- Rivelazione –

(Dettato ad Anita Wolf nel 1979)

 

Nel tempo della persecuzione a Lutero, in Europa imperavano nascostamente alcuni monaci dell’ordine dei gesuiti, i cui capi, inquisitori autorizzati dal papa per perseguitare e requisire gli averi degli ebrei, erano liberi di operare al di fuori della giustizia. Dei malcapitati, sconosciuti alla storia, ma conosciuti nel Regno, provarono a resistere guidati dal Cielo. 

 

 

GLI  SCONOSCIUTI

 

Nel tempo dell’inquisizione spagnola (1517)

 

inquisizione

 

 

Titolo originale: “Die Unbekannten”

Traduzione: Ingrid Wunderlich

 

L’originale edito dal circolo degli amici di Anita Wolf - C/o Jurgen Herrmann

Hohenfriedberger Strasse, 52 - 70499 Stuttgart

Email:  bestellung@anita-wolf.de.

Sito:   http://www.anita-wolf.de

Questa edizione in lingua italiana è stata curata dal gruppo:

‘Amici della nuova Luce” – www.legamedelcielo.it

Contatti: info@anitawolf.it

 

 

Cari Amici,

nella seguente semplice opera “Gli sconosciuti” vorrei far notare qualcosa di particolare ai nostri fedeli lettori. Qui non si tratta affatto che vi sia il discorso contro o a favore di una Chiesa o di un orientamento religioso, ma si tratta unicamente della FEDE. Quella stessa fede che opera ovunque una persona si dedichi all’insegnamento di Dio. Non deve nemmeno essere in prima linea un ‘racconto’, come si vorrebbe considerare il contenuto di questa opera rivelata, magari secondo una prima impressione. Chi lo vuol credere che sia un’autentica rivelazione, lo dimostrano già le diverse prime parole dall’aldilà, le stesse che si manifestano attraverso i sogni o attraverso il linguaggio diretto.

Non si va nemmeno contro un determinato orientamento religioso come lo ha dimostrato purtroppo l’oscuro Medioevo. In effetti, viene indicato solamente: “Dove opera quella fede che il SALVATORE ha insegnato e raccomandato a tutti gli uomini?”. I nomi delle persone della trama sono di fantasia. Sia che i personaggi siano esistiti oppure no nella realtà storica, spiritualmente non ha nessuna importanza. Per questo vengono indicati come ‘gli sconosciuti’. Se ci poniamo accanto a questi sconosciuti di quel tempo in vista di ciò che noi abbiamo già ricevuto, allora possiamo considerarci allo stesso modo.

Davanti ai grandi del mondo non importa quali sarebbero da nominare, tutti noi siamo i completi sconosciuti. Nessun grande giornale, nessun governo prenderebbe nota di noi. E questo è bene! Così noi, cari amici della Luce, possiamo annoverarci fra quelli di una volta come lo ha riconosciuto la ragazzina ‘Beate’ di questa storia dalle molte parole dell’angelo: “I nomi non valgono nulla; valgono solo le azioni!”. Comunque, viene anche rilevato che qualunque sconosciuto davanti al mondo è ben ‘conosciuto’ presso DIO.

Chi legge questo piccolo libro sotto una tale luce, avrà certamente la ben ‘conosciuta Benedizione’. Questo lo auguro a tutti i nostri cari, fedeli amici lettori con i cordiali saluti dalla Luce.

Josef Brunnader

V. T. G., Weiz, maggio 1980

 

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Ulteriori riflessioni:

 

Quello del 1500 è un tempo che per le atrocità commesse sul suolo germanico, in cui si erano fatti largo tali ‘spagnoli’, veri persecutori, non poteva non essere rivelato, poiché una cosa sono le scene supposte che vengono presentate in alcuni films, altro è la realtà comunicata, nella cui rivelazione i vari personaggi ci fanno vedere uno squarcio dell’epoca. Così si può comprendere come sia stato possibile un tale tempo senza un’apparente giustizia, nel quale il potere temporale della Chiesa si frapponeva a quello dei principi, pur senza sfociare in una guerra aperta. Un epoca in cui la fede vera era ancora desiderata, a tal punto che non avrebbe potuto non esistere proprio allora quel Lutero attraverso cui si determinò la spaccatura tra i fedeli, verso l’evangelismo luterano, proprio grazie alla possibilità che essi ebbero, lì in Germania, con la traduzione e diffusione del Vangelo in lingua ‘vulgata’, del popolo, fino ad allora interdetto alle S.Scritture. Inoltre, il perché anche della peste nera, che imperversò per limare quel potere dell’inquisizione e frenare in quei territori l’espansione diabolica di quegli uomini-bestia appartenenti all’ordine dei primi gesuiti.

La fuga intrapresa per sfuggire all’inquisitore fu di oltre 400 km.

Non ultimo, un accenno al fatto che proprio in quegli anni 1517-1520, nel frattempo in Francia cresceva e si affermava con i suoi studi, l’astrologo, astronomo, mistico, farmacista, alchimista, e scrittore, Michel di Nostradamus, noto per le sue quartine, il quale, pur essendo figlio di ebrei, rimase salvo da quella persecuzione nata proprio per togliere agli ebrei, beni e vita.

Amici della Nuova Luce

 

 

 

 

 

PERSONAGGI

Angermann                un padre (frate Agostino)

Bartels                       maggiore

Beate                        figlia di Meurer

Cristoforo                   il padre inquisitore spagnolo dell’ordine

Freda                         moglie di Huber

Freierlein                    commerciante

Göster                       scrivano

Gustavo                     giovane monaco (ex affiliato all’inquisitore)

Hansel                       figlio di Schrober

Helene                       moglie di Meurer

Hias                          aiutante servo

Hieselbar Xavier         contadino

Hildegung                  sorella di Bertold (morta da bambina)

Huber August             contadino (difffidente)

Kieslutz Gregor           bracciante agricolo con casetta

Maria                         moglie di Stiebitz

Meira                         moglie di Bartels (la donna dei morti – la becchina)

Meurer Bertold           contadino (buono)

Peterle                       figlio di Meurer

Scharfner                   comandante della fortezza

Schöber                     consigliere della cittadina

Schrober Toni            produttore di candele

Sinkmann                  un bravo sacerdote

Stangler Franz            contadino

Stiebitz Sepp              contadino

Strauber                     medico

Therese                     moglie di Hieselbar

Wuhnicke                   maestro sarto

 

Luoghi citati

Augsburg (Augusta) - Erfurt - Eisenach – Wartburg (castello)

 

 

 

 

INDICE

cap. 1

Tempi duri sotto il controllo degli oscuri

cap. 2

Lo spagnolo e, …un fedele sacerdote

cap. 3

Il sacerdote ha la prima visione - L’avviso alle comunità - Un provvidenziale aiuto per i bambini

cap. 4

Il cattivo potere straniero dell’ordine - Un foro nella tenda del confessionale

cap. 5

Il grido del gufo - Tempi storici minacciano spirito e corpo - Un sano colloquio - Due parole con la Luce - Un ulteriore attacco va in fumo

cap. 6

Ancora l’angelo da Beate - Via l’ipocrita, Bertold dal prete per l’aiuto - La Luce insegna e conforta

cap. 7

Huber a rapporto - Il documento del potere dell’inquisitore - Un’ulteriore parola dall’alta Grazia

cap. 8

Il ritorno di Huber, ammalato - Preparazioni difficili e comunque benedette

cap. 9

La grande fuga - Il prete è torturato - L’erba miracolosa

cap. 10

La partenza, dopo una preghiera accorata - Il viaggio nell’ignoto - Un assalto va in fumo - Insegnamenti meditati

cap. 11

L’addio al commerciante - Il bravo oste, la cappella di Betlemme e un aiuto alla serva - L’acquisto del pane - A Eisenach è la patria?

cap. 12

La prima parola dell’angelo tramite Beate e l’uguale parola ricevuta da Sinkmann

cap. 13

La piccola Beate all’opera - La becchina - Ricondurre una chiacchierona - Difficili domande, e le risposte dal Padre

cap. 14

Il risveglio - Una voce tramite Beate spiega e conforta - Dalla Luce, ma sconosciuti - I due padri riflettono

cap. 15

Dio, l’unico Guaritore - Uno torna indietro

cap. 16

L’imboscata ai cattivi - La donna dei morti è salva - La Luce insegna ancora tramite Beate

cap. 17

Ulteriori insegnanti dalla Luce e indicazioni per il tempo in arrivo - L’essere con la falce e le sette baracche - Arriva la peste nera - Il grande inquisitore non demorde

cap. 18

Cosa fare? - La Luce risponde - Il grande è appestato, anche l’aiutante – Atti d’amore non mancano

cap. 19

Insegnamenti dalla luce tramite Sinkmann - Percezioni a Meurer - Beate davanti allo spagnolo morente è ancora guidata

cap. 20

Il monaco rimasto fedele - Ancora parole dalla Luce tramite Beate - Meira e il suo sogno - Meurer presagisce il ritorno a Casa di Beate - L’ultimo messaggio di Sinkmann dalla Luce

 

 

Cap. 1

Tempi duri sotto il controllo degli oscuri

«Poiché…

 dov’è ancora un tale Dio,

come Te?»

1.     “Padre, ho …”.

- L’uomo interpellato mette la mano sulla bocca di sua figlia, una ragazzina di dieci anni con occhi chiari e capelli biondi. Poi si guarda intorno impaurito, ma sono soli nella piccola misera camera.

- “Perché non posso …”.

- “Silenzio Beate, non qui! Andiamo sul prato, è da portare dentro il fieno, quello che ci …”. Anche lui, l’uomo leggermente piegato, al quale sofferenza e preoccupazione hanno scavato profonde rughe sul viso, tace. Ha quarant’anni.

2. Entra sua moglie, pure lei preoccupata, per mano ha un piccolo bimbo. Uno sguardo. La ragazzina è così cara, ma ha qualcosa…; e da quando sono venuti gli spagnoli non si è più sicuri della propria vita, soprattutto quelli che hanno un’anima forgiata dalla Luce. Non si fa nessuna differenza fra vecchio e giovane, al massimo, fra ricco e povero. Chi sacrifica tutto, viene risparmiato. Che cosa possono sacrificare i poveri, ai quali, come qui al piccolo contadino, viene diminuito il suo scarso raccolto, mentre viene incassato molto come ‘tributo’?

3. “Vieni”, dice il padre in modo rude, “mi devi aiutare, forse c’è rimasto qualcosa”.

- Beate è troppo intelligente per non comprendere le semplici parole. Dall’aia porta con sé un rastrello.

- Sulla via verso il villaggio arriva un altro. Costui tossicchia, tiene la mano davanti alla bocca e sussurra: “Fa attenzione, la prossima messa sarà tenuta da un oscuro. Lascia a casa tua figlia”. Getta uno sguardo su Beate, che è già andata avanti senza preoccuparsi.

4. Bertold Meurer, così si chiama l’uomo, padre della bambina, annuisce appena. Negli occhi ha il suo ‘grazie’ e, …presto evita l’altro; infatti, in lontananza si vede ferma una tonaca scura. Lui, Bertold, lascerebbe volentieri il villaggio con la moglie e i figli. Sospira mentalmente: ‘Signore, noi crediamo fermamente in Te. Da quando viene presentata una cosa nuova, buona, si dovrebbe credere più fermamente in Te; poiché, … dov’è ancora un Dio come Te?’. Unicamente nel loro paese, nel sud, il buon ‘nuovo’ non viene tollerato. Lo si estirpa con la tortura e il rogo, …per gli uomini. Anche: …la cosa nuova?

5. Bertold Meurer si ferma preoccupato. Più della metà del raccolto che ha tagliato ieri è scomparso. Ah, ci sarebbe da consegnare qualcosa del ricco raccolto. La crescita dell’erba non è stata così abbondante, tuttavia, sarebbe bastata per mucca e capra durante l’inverno. Una magra consolazione… Così non succede solo a lui; ai più poveri viene arraffata la maggior parte. E se li si scoprono quando tagliano con la falce di nascosto qualcosa che è al bordo del sentiero, allora – come è già successo – gli si prende tutto. Ad un vicino sono stati tagliati per questo, persino i pollici.

6. Nel frattempo Beate aveva già osservato il poco del fieno. Lei alza gli occhi al chiaro Cielo. ancora troppo giovane per comprendere, per portare insieme tutta la preoccupazione, poiché non sa ancora nulla di ciò che passa attraverso il paese: l’inquisizione! Porta i mucchietti al bordo del sentiero dove il padre sta triste presso il carro. In verità, non si ha nemmeno bisogno di un asino per portare a casa questo (magro) raccolto, meno ancora la mucca.

7. “Padre”, comincia di nuovo Beate, “volevo raccontarti il sogno; era meraviglioso”.

- L’uomo guarda dappertutto. Non ci sono spie. Si siede presso il carro e guarda sua figlia con profonda preoccupazione. Le sussurra: “Parla piano, non ci deve sentire nessuno”.

- “Perché no?”, chiede la ragazzina. “Non è magnifico quando un angelo mi porta così tanto dal Cielo? Intendo, di quello che ha da dire, e mi accarezza gentile il viso? Non ci crederai, padre, quanto beato può sorridere”.

8. ‘Lo credo volentieri’, passa al padre nella mente. ‘Nel Cielo non esiste nessuna povertà, nessun tormento, nessuna morte da martire, come …’. Smette anche con i pensieri, per paura che un oscuro potesse persino vederli. Poco tempo fa, dal villaggio vicino, ha sentito dire che anche una ragazza di diciassette anni, cara e gentile, solo perché ha detto di aver paura degli oscuri, sono venuti a prenderla. Ciò che era ritornato a casa, era un rottame umano. Si fa in segreto i pugni. Dov’è rimasto Dio, che dovrebbe dominare questa crudeltà? Per quanto tempo lo si deve ancora tollerare? – “E..?”, chiede lui direttamente a sua figlia.

9. “L’angelo si era seduto sulla mia paglia, e allora mi sono sentita così leggera, beata. Nella cameretta era tutto luminoso. Lui diceva che non ci vorrà più molto tempo, che Dio verrà presto, non si dovrà più aver paura”. Adesso, …sulla ragazzina viene un soffio gelido.

10. Un sospiro, la bocca non si muove quasi. “O Dio, Ti aspettiamo già da così tanto tempo! Perché permetti che i Tuoi uomini vengano perseguitati, martirizzati e, questo…, questo… ‘nel Nome di Dio’ ? Che cosa abbiamo fatto, dato che crediamo in Te, e ci si toglie la vita, la proprietà?”

11. “Gli oscuri riportano così tanta sciagura?”, chiede Beate. “Ho paura di loro, anche se l’angelo ha detto che non dovrei averne. Dio ci avrebbe portato via. Quando? Dove? …Lo ha taciuto”.

- Le mani di Bertold giacciono pesanti sui biondi riccioli della figlia. “Promettimi questo: qualunque cosa di straordinario sperimenti di notte, vedi o sogni, …non lo devi raccontare a nessuno, nemmeno, …nemmeno a tua madre!”

12. “Non lo capisco, padre. Perché me lo hai subito proibito, quando ho visto per la prima volta l’angelo? Non dovrei rendere felice anche la mammina?”.

- “Rendere felice…?”. Una donna? – Quanto è facile da raggirare. No, non da raggirare, ma prenderla nella pinza con cattive domande…, finché non sa più quello che dice, perché dolore e tormento non si possono sopportare. Allora, …viene quasi sempre la sciagura su tutta la casa.

13. “È così!”, lui cerca di spiegarlo a sua figlia, “La mamma è un po’ timorosa e potrebbe raccontare a una vicina ciò che sogni e vedi. Io – hm – ti credo, Beate, e chissà perché proprio tu sei stata scelta da Dio per sperimentare tutto questo. Ma gli altri? Non lo comprendono e griderebbero che sul nostro tetto si sarebbe seduto il diavolo”.

- La ragazzina, bianca dallo spavento come una morta, afferra le mani del padre: “Ma non sarebbe proprio vero! L’angelo, magnificamente fine, non può essere un diavolo. In più, le care parole, la benedizione che ci porta ogni volta? Non lo comprendo”. Comincia a piangere amaramente.

14. “Non piangere. Nessuno deve sapere nulla di quello che abbiamo parlato qui. Andiamo! Altrimenti viene ancora calcolato perché avremmo perso così tanto tempo con il mezzo carro. Anche questo…, può rovinare”, inghiotte il contadino. Sulla via, dove stanno dei cespugli, ordina a Beate di fare attenzione che non venga nessuno. Camminando lentamente, raccoglie con la falce qua e là un po’ di erba, badando che non si vedano subito le macchie vuote, mette la ‘refurtiva’ sotto il suo raccolto del prato. Ha imparato a fare attenzione fin nei minimi particolari. Perché per proteggere se stesso, qualche vicino ha denunciato il suo prossimo.

*

15. Arrivati a casa, la donna osserva il carro. Quanto difficile e buia è la vita. Che dal prato sia stato lasciato appena la metà, non lo si può ignorare. Di nuovo questo ‘silenzio’ del contadino. Quando stanno per aprirsi le labbra, ecco che sta arrivando uno dei vicini, che si preferirebbe vedere andar via, che arrivare. Ma vuol chiedere gentile: “Che cosa c’è, contadino Huber? Ti posso aiutare?”

16. “Non a me”. Risponde costui mentre scruta il fieno senza ritegno.

- E magari, è anche una guida dalla Luce il perché Beate prende già il timone? – “Lo porto dentro io. tempo di foraggio”.

- “Hai una brava ragazzina, è sempre diligente e abile”. Quanto menzognera suona questa parola, lo si constata senza fatica.

- Helene Meurer si girandosi verso casa, dice. “Vado a preparare il pranzo. Vieni presto, Bertold”.

- Lui annuisce e chiede ancora una volta al vicino che cosa volesse.

17. “Il Kieslutz chiede se puoi aiutare. È crollata una parte del muro della stalla, ma lui, con le mani storpie…”, se le era rotte una volta da bambino, “…non lo può fare da solo”. Il Kieslutz, come viene chiamato, perché sul suo terreno crescono più pietre (Kies) che frumento, è uno dei più poveri, ma per il resto è un buon uomo. Fino ad oggi è rimasto inosservato, e persino gli invidiosi che si trovano ovunque lo lasciano in pace.

18. Meurer risponde: “Se ci passi, allora digli che passerò nel pomeriggio”. Saluta ed entra in casa. Si devono lasciare non dette molte cose, anche se non si fanno volentieri. Per lui, l’ipocrisia è un abominio; per la protezione della famiglia si deve sovente essere gentili, quando si vorrebbe volentieri…

 

[indice]

 

Cap. 2

Lo spagnolo e, …un fedele sacerdote

1. Nella vicina città due uomini stanno seduti di fronte. Sono al piano superiore in una delle migliori case. Scelta con intelligenza, lassù non è facile spiare. La scala scricchiola, e anche la stanza dove sono seduti gli uomini è raggiungibile solo attraverso un’anticamera. Le porte sono sempre chiuse a chiave. Uno dei due è il predicatore del luogo, che ha due chiese. Non è particolarmente a suo agio nella sua pelle, anche se è abbastanza sicuro essendo appartenente ad un ordine. Ah, …chissà? Ha già sperimentato tante cose… Soltanto la prudenza e l’intelligenza gli sono servite finora.

2. L’altro uomo è uno degli oscuri, chiamati così a causa delle tonache scure e i cappelli quasi sempre neri. In più, occhi scuri che scintillano come pugnali. Certi dei pii sacerdoti hanno paura di loro. Proprio adesso il cittadino vede ardere nello sguardo del suo dirimpettaio un cattivo fuoco. Ma lui, Sinkmann, solleva un bicchiere e beve alla salute dell’oscuro, dicendo che adesso si poteva discutere del più necessario.

3. Lo spagnolo annuisce: “Per quanto ho potuto riconoscere qui da voi, siete diligentemente al lavoro. Una cosa è da cambiare: – Parlate in modo troppo pio. Intendo…”, si corregge velocemente, “…siete troppo buoni con le vostre pecorelle, che non sono dei piccoli bambini credenti di chiesa. Durante la vostra ultima predica, la gente guardava lieta, invece di abbassare gli occhi in penitenza. Che cosa ne pensate?”. Una ‘domanda trappola’, come la si era posta anche al Salvatore..

4. Sinkmann non cade nella trappola: “Onorevole fratello, le persone affidate a me…”, preferirebbe dire ‘figli di Dio’, “…hanno sempre pienamente confessato. Non le ho mai esaminate con leggerezza. Mi sono anche informato: lo so da questo o da quello – così, in privato – si può venire a sapere ancora altro. Tuttavia, in tutti questi anni, da quando sono qui nella funzione, sono stati pochissimi che hanno avuto da prendersi una penitenza più dura e…”

- “In che cosa consisteva la penitenza?”. Ciò che è in agguato sotto quel paio di occhi scuri, non può essere coperto del tutto.

5. “Mi sono tenuto alle regole giunte da Roma. Queste, finora, si sono affermate”.

- “Con questo, non avete detto quali penitenze sono state da imporre”. Lo spagnolo alza le mani un po’ frettolosamente.

- Il sacerdote Sinkmann si finge molto sorpreso, così automaticamente che persino il più astuto di tutti i neri non se ne accorgerebbe. “Fratello nel Signore, voi lo sapete molto precisamente, perché anche il vostro ordine è sottoposto alla protezione di Roma. Non dovreste conoscere la legge penale?”. Il sacerdote ha quasi un aspetto da sciocchino.

6. L’altro scaccia via l’obiezione. “Naturalmente, ma queste regole sono superate da tempo. Non dovreste sapere che nel frattempo sono da impiegare altri metodi, perché i figli della chiesa sono diventati più che tiepidi, commettono la magia del diavolo e cattive cose? Non si riforma la Chiesa con penitenza di denaro o servizio da carro, né con preghiere che vengono pronunciate!”

- Il sacerdote sa con pesantezza di cuore che cosa è capitato sulla povera umanità.

7. “Riformare?”, chiede con modestia. “La nostra Chiesa è salda da più di mille anni. Non potrei immaginarmi che cosa ci sarebbe da migliorare”. Ascolta nel suo interiore: ‘Ci sarebbe molto da cambiare a favore di tutti i credenti. Come stanno oggi le cose, …non c’è da stupirsi se coloro che si svegliano hanno nostalgia di altro. E l’uomo nel nord, – non ha ragione se…’

8. Lo spagnolo, che deve riprendersi pure lui, solo in altro modo, ferma i pensieri. La parola ‘riformare’ era stata scelta in modo inadeguato. Ah, contro di loro, il grande ordine, nessuno vi si oppone, meno ancora tali piccoli nulla, come lo è questo sacerdote. Dapprima solleva il bicchiere, beve, e la maschera della sua gentilezza sembra autentica. Si può avere paura, pensa il buono, come tutti i poveri, che per la maggior parte non sanno nemmeno leggere.

9. Lo spagnolo dice riflessivo: “Pensate saggiamente, caro fratello, che ogni istituzione si deve spingere in avanti, com’è necessario in tutti i campi del mondo. Sia un contadino, un tessitore, un commerciante, oppure, …anche la Chiesa, ognuno deve sforzarsi di fornire il meglio di quanto finora è stato possibile. Questo non cambia da noi la struttura dell’insegnamento. C’è da accogliere del nuovo; perché l’umanità, nell’insieme, non si arresti. Si deve tener conto del progresso!”.

10. “Sì, onorevole fratello, lo comprendo. Grazie per il buon insegnamento”. – ‘Oh, oh, mio Dio, perdonami la grossolana menzogna. Se non fossi legato saldamente al diritto della Chiesa, oggi lascerei subito tutto e me ne andrei dove si può sentire qualcosa di meglio, dove si tratta delle parole di DIO, e non della brama di dominio e di potere’. Allora vede davanti a sé la comunità che gli è fedelmente dedita, che pende dalle sue labbra, che trova sovente la via verso di lui, quando hanno bisogno di aiuto, …quasi sempre per la nuda vita. Può abbandonarla…? E non sospetta quanto presto dovrà fuggire, appunto, per salvarne altri. Adesso…

11. “Dunque, valoroso fratello: che cosa avete da criticare?”

- ‘Aha, costui diventa morbido’, saetta attraverso la mente dello spagnolo. ‘Fra poco verranno altri del suo ordine, lui stesso vorrebbe essere un grande (inquisitore), allora si dovrà vedere chi governa’. Congiunge le sue mani laddove scintilla la croce d’oro alla luce delle candele.

12. ‘Con questo oro, qualche povertà sarebbe da lenire’, pensa il sacerdote. ‘Sul petto dell’oscuro…, aha, purissimo scherno. La Croce di Cristo era di semplice legno, ed è con un ‘tale’ legno che il Signore ha vinto, non con oro, non con il potere e l’oppressione’. – Sulla sua anima grava un peso come quella Croce, poiché nella sua piccola comunità della città verrà presto eretta qualcosa di spaventoso. Lui avrà da assistere alcuni compaesani. Ora arriverà un mostro nel gregge di gente pia. Allora sente già il discorso, finemente forgiato in parole, il senso come fuoco, zolfo, spada e pece.

13. “Ho già detto che qui non regna vera umiltà, invece di giacere sulle ginocchia, ascoltano la predica con il volto lieto. Dio ne dovrebbe avere piacere? La gente è bensì stupida, ma non abbastanza per non accorgersi che ha da valere il potere della chiesa! Come lo volete dimostrare? Solo con detti pii, incoraggiamento, benedizione e chissà quant’altro?

14. “Ovviamente, è naturale che alla fine di un servizio…”, lui non dice ‘culto divino’, ”…è da portare anche la benedizione. Ma ecco… Come stanno lì le cose con la confessione? Ieri ho ascoltato come avete detto: ‘Sii soltanto consolata, cara figlia, il Salvatore ha perdonato il piccolo errore’. Come mai era uno piccolo? E perché non avete sottolineato che Dio vendica ogni errore?”

15. “Era una ragazza, quasi ancora una bambina. Da una tale non si può pretendere di soppesare il fare e il non fare. La ragazza ha avuto una lite con una sua amica, ma questa è già di nuovo passata. Quindi, penso, non ha nulla a che fare con la fede e con la nostra Chiesa. Sono cose da bambini”.

- “Così?”, l’uomo dalla tonaca solleva le sue sopracciglia. Se Sinkmann sapesse quale segno sia, fuggirebbe ancora nella stessa notte.

16. “Fate attenzione qualche volta, fratello. difficile cambiare la gente anziana. Quando ha superato i settant’anni, la si può spingere da parte, cioè, non la si prende più sul serio. Ma la gioventù? Questa è da disciplinare, non ci si deve perdere nulla. Con severità, se necessario, ancor più con durezza, si può insegnare qualcosa alla gioventù.

17. Le ragazze sono attaccate a cianfrusaglie, e seducono i ragazzi. Nell’esteriore la faccia liscia, ma nell’interiore hanno il diavolo. Un diavolo non bada alle buone parole, è da bandire con fuoco e con pena. Questo è da eseguire! L’uomo diventa sempre più ottuso, cosa che succede per la maggior parte attraverso le donne. Se giovani o vecchie, non fa differenza.

18. Di questo genere di diavoli ne abbiamo già scacciato molti. Allora le donne lo ammettono di avere un patto con Beelzebub”. Lo spagnolo esamina il suo dirimpettaio, ma non può vedere che cosa passa nel sacerdote. Costui ha appoggiato appositamente la sua fronte, ma ha lasciato libero il suo volto. Quanto gli costa in sforzo di assimilare ciò che ha sentito, senza picchiare, lo sa solo il Signore.

19. Lui si è ben sforzato di elevare la comunità nella fede …per la Chiesa che lui serve. Non c’era anche da considerare il mondano? Nell’afflizione e nell’amaro bisogno? Adesso, …sono venuti gli oscuri, e lui chiama quel tempo ‘l’oscuro della superstizione’, riempito fino all’orlo con i dolori del corpo e del cuore.

20. Lui vede già in anticipo ciò che, lo sdegno del grave gelo dell’anima, vorrebbe inondare tutto il bene. Si trattiene in se stesso con forza, non ha tempo di riflettere. Percepisce precisamente l’osservazione. Eppure… Chi gli dà l’ulteriore forza per attenuare la sciagura? Non la potrà arginare, poiché lui è uno degli sconosciuti, i cui nomi non vengono considerati. Allora, comunque, lui vorrebbe…

21. “Ditemi, onorato fratello, come vi chiamate? Avete certamente un alto nome”. Per quanto lo spagnolo sia diversamente astuto, se adulato, in lui, non ammesso, c’è la vanità. Si potrebbe pensare che questa sia il suo diavolo. E quale! Ma lui parla come a caso, il suo nome non sarebbe così importante. “Sono lieto perché lo volete sapere. Ora, quello dei genitori lo avevo dismesso con il giuramento, anche voi conoscete questa regola dell’ordine.

22. Ho ricevuto il nome ‘Cristoforo’. Mi sono sforzato di dare tutto l’onore proprio a questo nome”.

- ‘Proprio a te’, passa nella mente del sacerdote, ‘diventerà bollente’.

- “Cristoforo portò il Signore attraverso il mare. Aha, una pia leggenda”. Lo spagnolo accarezza lisciando il tavolo, come se togliesse delle briciole. “Tuttavia… lui ha fatto fatica a portare il bambino, e Questo gli ha detto: ‘Ora hai portato tutto il mondo’ . Ah, vedete, fratello, quindi mi sono prefisso anch’io di portare tutto il mondo. Non è un magnifico simbolo?”

23. Sinkmann beve prima un sorso del fresco vino, con cui manda giù ciò che gli era salito. “Avete proprio ragione, il più valoroso dei fratelli, un simbolo, come lo ha dato una volta il Signore Iddio. Io da piccolo sacerdote non ho ricevuto nessun altro nome e, …non è neanche importante, dato che non sono nessun luminare. Ho eseguito i miei servigi il più volentieri possibile, mi sono sforzato di legare la comunità alla Chiesa”. Supplicando mentalmente: ‘Signore, perdona, voglio legare a TE le pecorelle’.

24. Allora all’uomo pesantemente messo alla prova, come se delle dita passassero sulla sua calda fronte, ha la forza di non tradire quel moto che era venuto su di lui. Dice: “Gli uomini hanno bisogno di un forte sostegno, ed è bene quando lo trovano nelle chiese”.

- “Certamente. Una meta che ha pieno valore. Ma non dimenticate ciò che ho detto prima: Non soltanto belle parole, detti religiosi e… dove necessario… nemmeno un Vangelo con cui il basso popolo non sa cosa farsene. No!”. Il tono dello spagnolo diventa così duro, risveglia nel signor pastore nuova paura e un’opprimente preoccupazione.

25. “Si devono mostrare i peccati, il cattivo fare, l’apostasia, la diavoleria! Credetemi, uomo di Dio, in tutte le persone dimorano i diavoli. Perciò sono rimasti così arretrati, non riescono quasi mai aiutare se stessi e non sanno nulla del grande telaio del mondo, di tutto ciò che vuole veramente la nostra Chiesa, soprattutto qui il mio ordine. Questo lo ignorano del tutto.

26. Questo è ora da mettere in primo piano, è da imprimere loro formalmente nella mente, unicamente con il severo insegnamento. Il vostro discorso è troppo mite, allora ci si addormenta beati!”

- ‘Al contrario, tu, cattiva cova! Qui non è ancora caduto nessuno nel sonno quando ho offerto loro l’Amore di Dio, l’Aiuto del Salvatore e la Salvezza per Grazia! Non è naturalmente da ammettere, non ora, non più qui’.

27. E il pio sacerdote deve mentire di nuovo, come un molo oscillante su acque impetuose: “In questo senso ho anche sovente ammonito la comunità, fratello Cristoforo…”, e non ha piacere di chiamare l’altro così, “…prima che voi veniste. Ancora una domanda. La potete certamente interpretare: ‘È bene se si viene solo con parole aspre?’. Allora questi poveri… come li hai giustamente classificati, non essendo istruiti, si spaventerebbero, e poi non oserebbero dire più niente alla confessione. Come sarebbero allora da aiutare? Nonostante la severità, non potrebbe regnare un po’ di bontà?”

28. “Sono dello stesso parere. Solo che il mio è diverso. – Bontà! Dio è buono? Lui da sempre ha punito il popolo degli uomini, ha anche portato i giudei nella prigionia (in Babilonia), ha disperso quel popolo, che lo si deve cercare in tutti i venti. Non dubito della Bontà di Dio. Al contrario, la considero solo diversamente da voi, come un Cristoforo dal punto di vista del fardello. Dio ci impone dei pesi, a noi che stiamo al servizio della Chiesa, affinché agiamo con la stessa severità, per livellare il basso popolo, perché lo stesso è da cambiare solo con durezza.

29. Dunque…”, dice lo spagnolo all’improvviso gentile, “…spero mi offriate la mano per condurre al tribunale coloro che commettono l’arte della stregoneria e della diavoleria”. Stende la destra, le cui dita storte sarebbero anche un segno.

- Il buon pastore deve mettere la sua destra, che conosce anche il duro lavoro, in queste grinfie, senza indugio, per non tradire se stesso, per aiutare, per quanto bene gli voglia riuscire.

- Lo spagnolo cade ancora una volta in una trappola, in una che non proviene da Sinkmann, ma unicamente dalla sua bocca. Dopo, costui non saprà com’è stato possibile compiere questo.

30. “Onorevole alto fratello, non volete tenere la prossima predica? Provvederò affinché i compaesani, che appartengono alla parrocchia, vengano quanti più possibili. Alcuni abitano abbastanza lontani, hanno bisogno fino a sei ore di andata e ritorno, ma sono venuti sovente. Domani passo attraverso il luogo per spronare tutti. Siete d’accordo?”

31. “Non avrei proprio pensato che siete d’accordo con me. Sono molto contento. Lo vedrete: quando predico io, tutti cadono sulle ginocchia. Statemi bene, ci rivedremo di nuovo all’alta messa”.

32. Il sacerdote Sinkmann china la testa, scende la scala un po’ ripida. Il passo suona duro, i gradini scricchiolano come mai prima. Al momento è pieno di dubbi. ‘Signore, dove sei rimasto?’

 

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Cap. 3

Il sacerdote ha la prima visione

L’avviso alle comunità – Un provvidenziale aiuto per i bambini

1. Il sacerdote si getta da una parte all’altra. Non per via del duro giaciglio, a questo è abituato. Sono i pensieri. ‘Signore, le molte bugie e, …che non l’ho confessati’. Intendendo davanti allo spagnolo. ‘Si deve dire la verità, non importa di ciò che avviene. Come Salvatore, anche se Ti aspettava la morte sulla Croce, non hai confessato apertamente al nemico: ‘Lo sono!’? Quanto gravemente ho fallito, e volevo comunque essere un piccolo servitore dinanzi a Dio!’

2. Il letto si bagna di lacrime umane. I forti se ne vergognano, la gente povera le manda giù, perché nulla migliora con le lacrime. già passata mezzanotte, quando si chiudono gli occhi stanchi. I pensieri però fanno dei cerchi, una volta anche per la paura di Dio per via delle sue bugie. Poi vede di nuovo davanti a sé la comunità seduta, con i volti inondati di gioia, perché, ‘si’, sente la Benedizione dalle Parole di Dio. E ora…

3. È forse un sogno, una mezza veglia? Qualcuno si siede presso il giaciglio. Delle dita passano sulla sua fronte, così soavemente, così dolcemente. Di chi è la mano? Splende una vaga luce, comunque consolante, che Sinkmann nota, quasi coscientemente. Non sa che lui – ed è giusto il suo nome (che significa: l’uomo che sprofonda) – come a metà sprofondato nel sonno, tende la mano all’opaco bagliore di luce, come ad un abito. La voce! Non l’ha mai sentita in questo mondo.

4. “Tu sei uno degli sconosciuti del mondo; ma davanti a DIO sei ben conosciuto”.

- “C h i  s e i ?”, balbetta da sognante.

- “Sono il tuo spirito guida, comandato da Dio per questa funzione. Raramente gli uomini sono capaci di percepire questo, deve anche essere così, perché l’uomo cade troppo facilmente nell’arroganza. Solo dove nel cuore regna quella umiltà, nata dallo SPIRITO, arriva l’aiuto attraverso la Rivelazione, …non solo per dei singoli. Da questa, l’aiuto può valere per molti. Questo è il tuo caso.

5. Non hai pensato a te quando l’oscurità ha volteggiato il suo scettro; quelli che ti sono stati affidati, giacciono nella preghiera davanti al Trono di Dio. Tu mi vedi per via di loro, anche per via di te”, suona particolarmente caro, quando il ‘mezzo addormentato’ si raggomitola:

- ‘Oh, io stesso non ne sono degno’.

- “Chiederai timoroso, quando il male minaccerà di sopraffarvi: ‘Signore! Signore, perché? Che cosa ha commesso la mia cara gente, che gli oscuri li possono rovinare, non solo per il povero avere, ma anche per la vita? E come…?

6. Non solo adesso viene su di te il sospiro, non solo da oggi i tuoi occhi si sono bagnati, non te ne devi vergognare. Se Dio ti guiderà fuori da questo paese, allora non andrai da solo. Ti seguiranno dei piedi, piccoli, grandi, stanchi, e devi essere per tutti, dalla Forza del Signore, un bastone e un sostegno.

7. In questo tempo non sei l’unico ad essere consolato dalla Luce, a cui è permesso sapere, in un modo o nell’altro, e insieme siete i piccoli, gli aggravati, coloro che per gli sconosciuti sono i mondani, che essi stessi perdono. In ciò, pensa alla parola e all’immagine che Giovanni ha visto e udito nella Rivelazione, che qualche volta, leggendo, ti ha dato una grande gioia:

«…Io vidi sotto l’altare le anime di quelli che erano stati uccisi per la Parola di Dio’, [Ap. 6,9]

ed hai riconosciuto bene che altare significa ‘protezione’, anche ‘innalzamento nello stato del Cielo’. E ancora l’altra visione:

«…ed ecco una gran folla che nessun uomo poteva annoverare,

di tutte le nazioni e tribù e popoli e lingue, che stava in piedi

davanti al trono e davanti all’Agnello, vestiti di vesti bianche

e con delle palme nelle mani». [Ap. 7,9]

8. Pensa anche a ciò che segue, a coloro che sono venuti dalla grande tribolazione, ma anche, che il SIGNORE ‘asciugherà’ ogni lacrima dagli loro occhi, ed anche dai tuoi, fratello mio dalla Luce”.

9. La bocca mormora, lo spirito dice chiaro e limpido: “O Tu, mio Dio-Padre.Ccome mi hai consolato! Mi hai tolto il peso che riposa su di me come un palo della croce. La mia povera gente! Mondanamente esposta alla violenza degli infelici, mentre io, solo attraverso la piccola funzione, non sono del tutto senza protezione, altrimenti costoro dovrebbero distruggere tutti i loro sudditi. Allora si spezzerebbero. Lo sanno molto bene. Un inferno nel mondo! E nonostante ciò, …la Tua compassionevole Salvezza, il Tuo aiuto, non si può cancellare, anche se noi uomini siamo ottusi e senza conoscenza della Luce”.

10. “Ti devo correggere?”

- Ah, la buona voce, come una mammina accarezza il suo bambinello, così il sacerdote sente questo amabile tono: “Continuamente ho bisogno di correzione, dato che non sono istruito. Misera è la mia anima. Sovente, è confusa la mia mente. Oh, quanto sono grato, quando l’insegnamento della Luce viene su di me”.

11. “I mondanamente poveri, i miseri, gli ignari, gli sbadati, hanno quasi sempre un cuore puro. Il Padre-Creatore riconosce questo! Non ciò che il mondo sa offrire, ciò che la folla non possiede. Lo hai visto, come le pecorelle guardano credenti in alto, bensì anche a te, che cerchi di portare all’uomo l’insegnamento di Dio in modo puro, per quanto sia possibile. I loro occhi splendono di gioia, bevono letteralmente le tue parole che portano loro conforto e forza d’aiuto. E loro sanno: Tutto ciò che insegni, è la Parola di DIO. È il Suo Amore!

12. Non chiedere altro, quando degli oscuri trascinano il loro potere ed arbitrio attraverso il paese, come se il Signore avrebbe distolto da voi il Suo volto. Che cosa sai tu dell’eterno buon Consiglio di Dio, che agisce prima di quanto pensa l’inferno?”

- “Non so nulla”, dice colui che è quasi preso dal sogno.

- “Nulla?”, viene chiesto. “Sarebbe triste, se tu non conoscessi nessuna risposta”.

- “Ah”, sospira la bocca, “...lo so molto bene: il Consiglio di Dio è sempre la Protezione e Grazia per gli uomini. Anche se non troppo fermamente, me ne sono sempre aggrappato, come un naufrago alla barca di salvataggio”.

13. “Hai fatto bene, e proprio per questo vedi adesso la Luce, senti le Parole del Cielo, viene su di te il Conforto del Padre. Se ti basta, allora supererai anche la cosa più difficile che si trova ancora davanti ai tuoi piedi come una macchia nera. Questa può essere tolta all’improvviso, e il tuo cammino sarà libero. La lontananza a te sconosciuta diventerà per te e per altri una nuova patria. Sii raddrizzato e benedetto da Dio”.

14. Se il benedetto continui a dormire, se rimane a giacere a metà sveglio, …presto al mattino Sinkmann non lo saprebbe dire. Solo, che si sente come rinato, come se fosse stato gettato su di lui una barriera, così si alza e si prepara per il lungo cammino. Ciò che ovviamente deve dire ai suoi paesani, perché ora alla prossima domenica aspetta loro qualcosa di oscuro, questo gli è ancora enigmatico.

15. Tuttavia… congiunge pregando le sue mani prima della colazione, …se la bontà del Cielo gli è apparsa così questa notte, non lo abbandonerà adesso. Dato che ha detto allo spagnolo che sarebbe passato oggi attraverso la comunità del paese, non deve aspettare costui, perché non impiegherà proprio così tante ore, in più, ancora che sta piovendo. Per fortuna non forte. Oh, ci sono fango e pozzanghere... Si copre con una pelle per via della pioggia.

*

16. Per primo va a trovare Bertold Meurer, e i suoi sono a casa, non avendo ancora cominciato il raccolto del frumento. Quando Beate vede arrivare il suo sacerdote, giubila: “Arriva il signor sacerdote!”

- Bertold ed Helene vengono alla piccola finestra: “In effetti! Che significa?” L’uomo non sospetta nulla di buono. Deve avere una ragione, nonostante la gioia della visita. Allora corre per ricevere Sinkmann, mentre Helene mette una tovaglietta sul tavolo, là dove deve sedersi il sacerdote. Lei porta pane, latte e formaggio. Non ha nulla di meglio da offrire.

17. “Vi saluto, cari amici!”. A ciascuno viene data la mano. Ma con Beate, l’ospite è stupito. Il viso così caro gli ricorda il suo sogno. Oppure è stata un esperienza, perché lui non stava affatto sulla Terra? Quella luce, anche se incerta, non aveva l’aspetto del volto della bambina? Ora scaccia i pensieri, mentre son salite nuove preoccupazioni. Se lo spagnolo vedesse la bambina… Oh, …che cosa succederebbe?

18. “Sedetevi”, lo invita Meurer, “prendete del piccolo pasto, onorevole sacerdote, non siamo…”. ‘Ricchi’, dovrebbe significare.

- Sinkmann alza la mano: “Nemmeno da me il tavolo si può piegare. Qualche volta tu e dei fedeli portate del poco quando venite alla funzione. Sì, sì, il nostro Signore Iddio ci aiuta sempre, persino quando nel mondo siamo degli sconosciuti”. Lui ora ha scelto le parole della luce.

19. “Non è bene se lo siamo? Allora gli alti signori non si occupano di noi”.

- “Hm? E dai vostri campi, dai pascoli, non viene tolto niente?”

- Il contadino alza le spalle, ma racconta del furto sul pascolo.

- “Ah sì!”

- E dopo un po’: “Se rimane così, allora possiamo essere soddisfatti. – I bambini non vogliono giocare ora un poco? Va, Beate! Prendi il fratellino, rimanete vicini alla capretta nel cortile”.

20. Beate si è subito destata, sente ciò che minaccia di venire su di loro. L’angelo aveva indicato il futuro, ma anche la loro salvezza. Si deve essere salvati solamente, quando ci si trova nel pericolo. Inginocchiata davanti al sacerdote, mette le sue mani nel grembo dell’uomo, che lei ama di tutto cuore. Lui posa la sua sui capelli biondi e non dimentica la piccola testolina di Peter. Beate porta fuori il fratellino. Ora si fa un opprimente silenzio nella stanza. Il contadino domanda: “Che cosa c’è? Certamente portate una cattiva notizia”.

21. Sinkmann abbassa la voce. “Gli spagnoli, quelli dell’ordine, sono venuti per stare qui da noi. Che ora uno è anche rimasto in città, lo devo annunciare con il cuore pesante. Domenica, alla grande messa, lui stesso vuol tenere la predica, sicuramente anche la confessione. Oggi devo ancora passare per il paese, possibilmente devono venire tutti. Non posso passare da ogni singolo, non ce la farei; volevo solo dirlo a te espressamente, tu ed Helene siete i più fedeli. Nonostante la buona volontà, con altri c’è da essere prudenti”.

22. Meurer lo sa. Indica la casa vicina, ma ora si trova fra le due finestre e non vede ciò che succede fuori. Sinkmann lo ha visto. C’era un’ombra, gli sembrava che fosse stato lo spagnolo. O mio Dio! E Beate è nel cortile. Non si vede niente. Ma dove sono rimasti i bambini? E dov’è l’ombra? Non si è sbagliato.

23. Di nuovo ha operato il Signore, del tutto non visto, non notato da nessuno. – La capretta voleva andare nella stalla e i bambini l’hanno seguita prima che si mostrasse l’ombra dalla casa vicina. Il sacerdote fa il giro della casa. Dov’è quello che era in agguato? Che si è rifugiato velocemente nella propria aia, …chi lo può sapere. Ha visto abbastanza, e quando sarà possibile, la sua cattiva bocca si aprirà. Non gli porterà mai la benedizione.

24. “Ma che è successo? Perché vi siete precipitato fuori?”. Lo chiede Bertold quando il sacerdote ritorna.

- “Non ho sentito i bambini, e allora ho pensato che fossero in pericolo”. Non solo lo ha pensato! Se lo spagnolo vede una volta Beate, allora…

- “Ma, via…”, dice la madre, “Beate rimane in casa, soprattutto quando assiste il piccolo Peter. Lei somiglia a una chioccia”, ride Helene, “posso sempre fidarmi di lei”.

25. “Non vi sia nascosto: presso la casa c’era un’ombra, soltanto, che fuori non ho visto nulla. Non è pensabile che lo spagnolo mi abbia seguito. Ma se fosse… Custodite la vostra piccola figlia! Lasciatela a casa, adesso non deve mai venire alla messa. Nell’altro distretto sono andati a prendere una sedicenne, solo perché aveva fatto notare la sua paura dello spagnolo. Non si può dire com’è ritornata a casa, non potrà mai più camminare”. Non comunica che non potrà parlare mai più, mai più muovere le sue dita.

26. La contadina fa un grido: “Ma come possiamo proteggerla? ancora una bambina e…”.

- “…una buona…”, fa notare Sinkmann. “Posso fidarmi di voi?”. Lui racconta l’avventura notturna e – qui per fortuna – Helene va via a cercare i bambini, il padre riferisce anche del sogno di Beate. “Questo è… direttamente collegato insieme”, riflette lo spirituale. “Proprio questa notte, …ora sento la stessa cosa della bambina, che anche lei ha avuto le visioni. Ah, gli spagnoli, prendi nota, loro le chiamano diavoleria, e, …una magia da streghe. Questo è il pericolo”.

27. “Ma che cosa dobbiamo fare? Ah, qual mal di cuore! Io credo nella Bontà di Dio; ma di questo… questo…”, il contadino non vuol dire ciò che pensa. Solo questo: “Il nostro vicino non è uno buono, sovente spia, e non solo da me. Lo Stangler ne sa qualcosa. Non denuncio volentieri un vicino, per noi non avrebbe scopo. Ti ascoltano, raggirano il tutto, e poi il verdetto lo pongono su noi stessi”.

28. “Non mi dici affatto nulla di nuovo, Bertold Meurer, conosco molto bene la mia gente. Una diretta verità in questo tempo è una fune che conduce facilmente alla morte. Dunque, …vogliamo tuttavia confidare del tutto nel nostro Salvatore; Lui non ci lascia andare in rovina. Anche se gli spagnoli dell’ordine vogliono la rovina del popolo, a loro non viene tolto il dominio. Ora devo chiamare a raccolta il villaggio, per annunciare la messa”.

29. “Come giustificherete il perché siete da me e da nessun altro?”

- “Naturalmente è difficile”, sospira il sacerdote. “Sovente si devono prendere vie nascoste, se ci sbarrano completamente le strade diritte. Purtroppo è vero”.

- Ritornano la contadina e i bambini. La ragazzina si appoggia all’ospite, il bambinello guarda con i suoi occhi scuri come se lo sapesse già, quando il grande uomo viene a portare la benedizione.

*

30. Questo villaggio ha un’unica cappella, senza porta. Là si reca lo spirituale. Lui viene seguito. Quando annuncia, dicendolo prima così come per caso, come se fosse la cosa più naturale, che alla messa predicherà ‘fratello Cristoforo’, allora Franz Stangler chiede come mai e come sarebbe con la confessione. Nessun dubbio: quasi tutti sono presi da paura. Mostrare? Oh, no, non lo si può! Dove ci sarebbe oggigiorno una città, un piccolo villaggio, dove non strisciano gli sciacalli! E si deve soprattutto far buon viso a cattivo gioco...

31. “Miei figli della chiesa”, Sinkmann vorrebbe dire molto più volentieri ‘figli di Dio’, “sapete bene quanto me: ci vuole assistere l’ordine dalla Spagna. Ci è stato imposto, e noi dobbiamo obbedire. Siamo fedeli figli della nostra Chiesa, e come Dio ci guida, così noi Lo vogliamo seguire. La Sua mano è su di noi. Lo abbiamo sperimentato già sovente, tutta la Grazia, il Suo Amore, la Sua cordiale Compassione e la Salvezza. Vi prego di non mancare alla messa. Lasciate a casa i vostri figli, perché non possono ancora comprendere una tale difficile parola di predica. Chiedo anche, di stare molto tranquilli in chiesa”.

32. “Cosa c’è con la confessione?”. La moglie di Hieselbar, la gentile Therese, pone la domanda, e inoltre, chi deve rimanere con i figli. Non da ignorare, …che la sua voce vacilla.

- “Non è ancora del tutto deciso”, evita Sinkmann, per non impaurire nessuno, non ancora. Paura e preoccupazione arrivano comunque. Lui aggiunge incoraggiando: “Non siate oppressi, dite tutto ciò che avete da confessare. Se vi diventa un po’ difficile, allora pensate alla Croce di Cristo, che una volta ha ferito le spalle del nostro Salvatore. Scegliete due donne che assistano i figli durante il tempo della messa”.

33. “Perché siete andati dal Meurer?”. Lo chiede il contadino Huber.

- Ma guarda: l’ombra! Sinkmann se lo era aspettato, ma gli dà la mano. “Non lo puoi comprendere, August? Devo visitare anche gli altri siti, sono fuori fino a tarda sera. Da voi volevo prima vedere se foste a casa oppure sui campi. Tu lo sai certamente: per me siete uno come l’altro! Sono stato anche nella tua casa, ho visitato uno alla volta. Di che cosa mi accusi?”

34. Huber si accorge che è andato troppo oltre; con ciò, si è tradito?

- “Nulla di male, onorevole sacerdote, non era inteso così. Vi avrei volentieri ospitato, e mia moglie vi è affezionata”. Oh, sì! La moglie di Huber è una brava donna, ha molto da soffrire con suo marito. Lo sa tutto il villaggio.

35. “Non te ne voglio per la tua domanda”, dice Sinkmann di nuovo gentile. “Statevi bene. Vi prego, venite tutti puntuali. Padre Cristoforo si deve rallegrare”.

- ‘Cosa che sarebbe per il suo bene che lo spagnolo vedesse quanto bene conduce la comunità’. …chi lo pensa? Gregor Kieslutz. Soltanto, non lo esprime. Anche lui conosce i bravi e gli altri, non meno di quanto ne sa il suo pastore.

36. Come per caso, i tre contadini si incontrano alla sera. Meurer, Stangler e Kieslutz, sulla via per la cappella. Dato che la stessa sta su una collinetta, e come già detto non ha nemmeno una porta, il luogo dell’incontro è come fatto appositamente, per dire qualche parola senza essere spiati. Si fa già sera, ma si vede ancora abbastanza lontano; nessuno si può avvicinare senza essere visto.

37. Meurer è il primo ad arrivare, per ringraziare il Signore, perché il loro pastore conosce la visione di Beate ed ha provveduto affinché domenica non venissero i figli. Oltretutto, non è in pericolo solo sua figlia. C’è qualche altra ragazzina che cadrebbe facilmente in trappola, e chi la mette meglio con abilità ed astuzia, ah… lo si dovrebbe chiamare in modo più cattivo, che quelli dell’ordine, lo si sa da tempo.

38. Quando vede arrivare Stangler e Kieslutz, si stupisce molto. Che cosa vorranno anche loro? Ci si chiarisce. Il saluto da uomo a uomo è una silenziosa stretta di mano. “La tua domanda ti esce dagli occhi”, comincia Franz Stangler. “Come mai anche noi veniamo alla cappella, ecco… ti ho visto uscire di casa e non ho fatto nessuna fatica nell’indovinare dove ti conduceva la strada. E strada facendo ho incontrato Gregor. Ti abbiamo seguito insieme. Quello che hai sul cuore, è il nostro peso, la nostra preoccupazione, per noi e per il nostro pastore”.

39. “Non rimarrà impunito”, sibila Kieslutz. “Quindi facciamo bene a mordere la mela che ci vuole rovinare, e andarci. Speriamo che lo facciano tutti. Chi delle donne rimane con i figli?”

– “Hm”, dice Meurer, “non vorrei indicare mia moglie, altrimenti si dirà subito che lo avrebbe voluto Sinkmann. Il mio vicino…”

- “…lo sappiamo”, respinge Franz. “Proprio per questo indicherei la moglie di Huber. anche una brava donna, a lei si possono lasciare i figli”.

40. Soltanto, non Beate, sospira Meurer fra sé e sé. Lui deve ancora una volta parlare seriamente con sua figlia, affinché non riveli a nessuno quali sogni ha avuto. August Huber lo strapperebbe alla moglie, se sapesse qualcosa della faccenda. Lui ha già saputo molto da lei con la forza. In ciò, sovente lei ha giurato di cose, che erano del tutto inventate per paura di suo marito. Quante volte il sacerdote ha dovuto rimettere ordine. Ah, …non ha avuto anche lui una visione, come Beate? Così sarebbe da confidare che tutto sia nella mano dell’Altissimo.

41. Lui nomina la moglie dello Stiebitz, la Maria, buona amica di Helene, quindi non deve più temere troppo. “Domani lo diciamo ai due uomini, loro certamente sono d’accordo”, dice Stangler. “Solo, la confessione, …io l’ho percepito subito che il buon pastore non ci voleva solo aggravare troppo. La confessione la terrà quell’altro… Non vorrei proprio sapere come prenderà Sinkmann tra le pinze!”

42. “Andiamo! Nonostante la buia notte, si potrebbe essere spiati”, propone Bertold Meurer.

- Gli si dà ragione, profondamente preoccupati. Grazie a Dio hanno un solo cattivo tra di loro, che preferibilmente lo si evita. Non è consigliabile stuzzicarlo. Ma che quello è uno che può procurare del male, lo si sperimenterà pure.

- Per primo se ne va Kieslutz. Striscia lungo le mura, di ritorno nel campo libero, e così giunge alla porta posteriore della sua piccola capanna, arrivandovi senza essere visto.

41. Dopo è Franz Stangler che lascia la cappella. Si guarda intorno coi suoi ‘occhi da notte’. Quando nulla si muove, si rivolge lontano a destra, che quivi poteva dire di aver controllato se tutto andava bene, poiché di notte viene sovente rubato molto.

44. Rimane indietro Bertold Meurer, di cuore grato ed inquieto. L’indigenza, …ah, l’indigenza! È la ‘miseria nera’, come lui chiama per sé gli spagnoli. Si sono fatti largo nel buon paese tedesco. E non si può fare niente contro loro. Vengono sostenuti dal potere della Chiesa e del mondo.

45. Si sofferma nell’ombra che la Luna getta dalla chiesa. Stanno di nuovo arrivando delle nuvole per la protezione dell’uomo. Nonostante ciò, rimane comunque ancora fermo per un po’. Quando nulla si fa notare, allora va a casa per la via diritta. Ma ecco – gli viene incontro August Huber poco prima della sua casa, dove Meurer deve passare. Ora, lo ha da tempo imparato ad evitare pericoli, e non sa che qui opera bene il messaggero di Dio.

46. Si toglie il suo berrettino, chiedendo gentilmente: “Allora, Huber, anche tu vuoi godere un poco la bella notte? proprio il giusto caldo per il raccolto”.

- “Ebbene, godere, sì”, risponde costui a doppio senso. “Dove sei stato?”

- “Nella cappella”, ammette apertamente Meurer. Lo dice di proposito, così può sapere se la spia lo abbia visto andare. Non ha visto i due amici, quelli sono venuti da un’altra parte. Ma lui, …Bertold?

47. “Ah, è così! Nella cappella! Che cosa ci facevi?”

- “Ma Huber! Quello che ci si fa. Non lo sai? Ho pensato alla messe che, come sempre, ci porta la grande benedizione. L’ho pensato per tutto il nostro villaggio”.

- “Senza paura?”. Quanto è stolta questa domanda, lo stesso Huber non se ne rende conto.

- Bertold mette una mano sul braccio del vicino: “Stiamo nella protezione della Chiesa. Per che cosa, allora, avere paura? Non ne saprei nessun motivo”.

48. Come succede al loro buon sacerdote Sinkmann, così va ora al Bertold interiormente. ‘Signore, perdonami questa bugia. Non ci si può più proteggere diversamente. Ti prego, aiutaci che non andiamo in rovina!’. In verità, una preghiera d’istante, non per sé solamente. Vede, nello spirito, gli abominii che stanno succedendo, l’afflizione per molti uomini, soprattutto di povere donne e bambini. Vengono colpiti anche gli uomini. strano che gli spagnoli risparmino i loro, per quanto sia possibile. Tuttavia, …sulla panca al timone della Chiesa, sui troni di questo mondo, siedono tali uomini.

49. Questo passava fulmineamente nella mente di Meurer, ma si congeda con il volto gentile: “Ti saluto. tempo di andare a dormire”.

- Huber brontola qualcosa e ritorna a casa sua, insoddisfatto. Non è riuscito a scucire nulla all’altro e, …ebbene, non ammesso, ma lo sa: il Meurer è un vicino che aiuta, ma è stupido. Non sa nulla di come corre il ‘giochetto’, e che lui, August... No! Una tale cosa non la deve nemmeno ammettere a se stesso. Al maligno non arriva il sonno.

50. Bertold entra a piedi scalzi per non svegliare moglie e bambini. I piccoli dormono pacificamente, sulla fronte di Beate giace un chiaro bagliore. Chissà se lei… No, sarebbe bene se l’angelo non venisse sempre. Sua moglie giace tranquilla. Certo, il molto lavoro del giorno la rende stanca. Allora si corica sul suo giaciglio e si addormenta subito, calmo. Ha proprio la sensazione, come se qualcuno lo coprisse con qualcosa, del tutto leggero, più leggero che la sottile coperta, sotto la quale lui ha sovente freddo nell’inverno.

*

51. Il mattino dopo, mentre si sta seduti a tavola con scarso cibo, entra la vicina. Si vedono subito gli ematomi blu sul suo occhio sinistro. Nessun lamento, nulla sfugge alla sottile bocca. Freda Huber si siede semplicemente sulla panchina presso il focolare, non potrebbe andare alla grande messa, suo marito non lo vorrebbe nemmeno.

52. Evidentemente, il segno blu non passerà così rapidamente. E che poi non si dica che l’ha malmenata il diavolo! persino vero! Suo marito è sovente così duro con quella donna delicata. Perciò non la porta con sé. Quando lui si confessa, dovrà ammettere che l’ha picchiata, e trovare dei motivi che lo avrebbe stuzzicato lei, queste non le vorrebbe prendere su di sé. Nonostante tutto, non vuol mettere alle strette sua moglie. Altrimenti gli è indifferente quando qualcuno soffre.

53. “Sta bene…”, l’intende sinceramente Meurer, “…di domenica puoi tenere tu i nostri bambini. Chiedi pure a Maria Stiebitz, se anche lei vuol rimanere a casa con te. Allora sareste in due”.

- “Volentieri, con Maria”, si rallegra la vicina. “Sono amica con lei come con Helene”, indica costei che prepara la pappa per il suo bambinello. “Noi tre andiamo d’accordo”.

54. “E’ meglio che vai subito da Sepp Stiebitz e lo chiedi a sua moglie”. A Bertold Meurer sta molto bene, perché ora non devono nominare le donne, né lui, né Kieslutz o Franz. Non ci si chiederà: ‘Vi siete messi d’accordo così?’. Il pericolo è stato ben raggirato. Un sospiro di sollievo nascosto, come liberatorio. Ovunque ci sono angoli cattivi a cui ci si può urtare il corpo e l’anima, e quante volte si cade anche, prima che uno se ne avveda.

55. Raramente si evita la disgrazia, quando si confida nel mondano. Vero? Ah, Meurer si scuote, se pensa al diritto. Per lui si tratta di proteggere sua moglie, i bambini e, naturalmente, anche se stesso. Se Sinkmann non gli avesse raccontato il suo sogno, avrebbe ancora rifiutato per paura l’esperienza di luce di sua figlia, senza lasciarla del tutto inosservata. Ma che cosa pensa sovente una bambina? Fantasia e chiacchiere infantili! Che cosa ne sarà? Trappole, corde e…

56. Sta arrivando la figlioletta, si appoggia al suo braccio, lo guarda pregando, indica fuori, all’aperto, e il padre sa ciò che vuole. “Vieni. Presso il bordo del nostro piccolo prato c’è ancora un po’ d’erba. Andiamo a prenderla. Non abbiamo bisogno di nessun carro, solo i panni per portare”. Giunti nel luogo, si danno da fare, mentre Beate dice: “E’ di nuovo venuto, intendo il mio compagno di luce. Mi ha accarezzato la guancia e ha detto: ‘Vi aspetta ancora qualcosa di oscuro, e anche qualcosa di pesante graverà su tuo padre. Soltanto, vedrete quanto magnificamente, nonostante tutta la paura e l’afflizione, il Signore sa salvare. Rimani pia e buona. Sii un sostegno per i genitori’

57. Il padre sorride. Anche lui accarezza la ragazzina come se imitasse l’angelo, e dice: “Un sostegno! Mia cara bambina, se fossi già grande, allora potresti essere un vero sostegno per noi. Ora ci sono ancora io, sono appunto il padre”. Lui guarda di cuore Beate, anche se il peso lo schiaccia quasi. “Devo custodire la mamma e voi bambini. Lo comprendi, vero?”

58. “Mi sembra come se anche l’angelo lo avesse detto, ma non lo so precisamente. Soltanto questo: ‘Interiormente esistono dei sostegni che sono più sicuri di quanto un uomo possa fare esteriormente’. E poi è scomparso, il mio amico del Cielo. Dopo ho pensato che tu mi avevi accarezzato”.

59. “Appunto, l’ho fatto. Adesso rallegrati: domenica, voi bambini rimanete qui, sotto la custodia di Maria Stiebitz e della Freda. Non uscite mai. Rimanete in casa oppure presso Maria. Altrimenti, da nessun’altra parte! Promettimelo! Sei appunto la mia grande”.

- “Sì, padre, ti obbedisco. E dato che sono una dei bambini più grandi…”, si dà importanza, “…tutti insieme devono essere bravi”.

 

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Cap. 4

Il cattivo potere dell’ordine straniero;

un foro nella tenda del confessionale

 

1. Lo spagnolo sta seduto di fronte al sacerdote. Il giorno successivo vuole ispezionare città e chiesa, cosa che era già avvenuto, ma vorrebbe ancora cambiare molto. Non saluterà nessuno, solo gli altolocati. Tuttavia in questa regione non gli è venuto incontro nessuno. “Tutto un popolo stupido, utile a nient’altro che a servire; oppure, …per rovinare. A seconda…”.

2. “Ora”, comincia a parlare, mentre Sinkmann aspetta calmo da una forza che a lui stesso è incomprensibile, a meno che questa non venga dall’immagine che ha avuto tre giorni fa nella notte, “com’è andata la missione a piedi? Verranno tutti, grandi e piccoli? Ci tengo a vedere coloro che le sono affidati. Tengo io la confessione; qui, una volta bisogna usare il polso”.

3. “Certamente”. Sinkmann non fa notare nulla di come trema il suo cuore. “Dalle nostre otto borgate verranno tutti, eccetto una donna malata. Non può affrontare una lunga via, un’altra rimane con lei, come con i piccoli bambini che in parte non sanno ancora camminare. Questi non possono più venire in chiesa, come poco tempo fa abbiamo ricevuto il manoscritto dall’arcivescovo della diocesi. Nemmeno le loro madri li possono portare lungo le strade. E i piccoli cominciano a piangere. Ho ringraziato l’arcivescovo”.

4. Contro di questo, lo spagnolo sa di essere impotente. Nonostante il suo ordine, anche lui è subordinato rispettivamente al superiore della Chiesa, non appena opera nel distretto dello stesso. Ma fa i pugni sotto la tonaca. Per questo fornirà ancora uno spettacolo…, pubblicamente! Ci si dovrà stupire di quale potere lui ha. Adesso mostra ancora un volto gentile, affinché il sacerdote non debba rimanere perplesso. Che costui vede attraverso di lui, l’oscuro non lo sospetta.

5. “Nel primo villaggio dove è stato, c’è un contadino di nome Bertold”.

- Tradito! “Come lo sa?”, chiede Sinkmann. “Voi, degno Cristoforo…”, ah, se soltanto non pronunciasse il nome, “…siete qui solo da giorni e non avete fatto ancora nessun giro. Ve lo ha riportato qualcuno?”. Getta al cattivo la palla da trappola, per salvare altri.

- “Ebbene…”, suona velocemente.

- Hm, quindi è vero!

- “Mi stupisce molto come un …”, ‘contadino puzzolente’, lo manda giù ancora in tempo, “…povero contadino è riuscito ad avere un nome signorile? Non lo si usa”.

6. “E’ vero, eccellente fratello, in genere non ci sono nomi fini nelle comunità di campagna. Ma con il Meurer è diverso. Lui lo sa pure precisamente, i suoi genitori si chiamavano ‘Sul muro’, quindi nobili”. La piena verità viene taciuta, l’annuncia solo fin dove è necessario. “I suoi genitori devono essere stati ricchi, ma dove? Nel nord? In ogni caso, una volta è venuto in questa regione un ragazzino di dieci anni, come lo ha registrato il mio predecessore, con un nome che qui nel luogo non si usa.

7. Interrogato, ha parlato piangendo: ‘Una notte, mentre dormivamo, hanno fatto irruzione delle orde; hanno incendiato la casa, l’aia e le stalle. Quasi tutto il bestiame è morto bruciato, anche i genitori’. Lui si era svegliato, aveva visto le fiamme, strappato a sé la sua sorellina ed era fuggito attraverso una porta posteriore che era rimasta ancora risparmiata. Ha camminato per settimane con la sorellina, sempre verso sud, ha evitato le città, soprattutto le fortezze, ha solo elemosinato del pane per loro nei piccoli villaggi, riposato di notte da qualche parte.

8. Là dove abita adesso, un uomo e sua moglie si sono presi cura dei bambini, gli attuali genitori della Meurer, che nel frattempo sono già deceduti. Era gente religiosa”, rivela il sacerdote. “Così tutti i figli sono cresciuti insieme. Ma prima che i genitori morissero – e lo hanno anche visto di buon occhio – il Bertold ha preso in moglie la figlia dei genitori adottivi, alle nozze avrà avuto appena trent’anni.

9. Fin qui la storia. Ho indagato. Nel nord le cose devono essere andati male. Guerra da ladruncoli e omicidi ed incendi. Quindi la faccenda sarà vera. La sorella di Meurer, Hildegund, è morta già da bambina. Non ce l’ha fatta per via degli strapazzi ed ha avuto una polmonite, come lo ha detto il medico”.

10. “Hm, hm, non c’è bisogno di controllare la storia; quello che succede adesso, che deve succedere, è più importante che vecchie storie. Il Meurer ha dei figli?”

- Oh, guaio, la barca della Verità deve di nuovo essere deviata. Lo scoglio non sarà solo per Meurer. “Quelli del villaggio hanno molti bambini; purtroppo ne muoiono continuamente, di certo, piccoli e anche i più grandi. Alcuni genitori mi dicono poi soltanto: ‘È stato un bambino’, oppure ‘era una piccola bambina’. Sovente non ci sono nemmeno i nomi per i bambini. Per quanto si sa, i Meurer hanno un piccolo bambino, forse di tre anni.

11. Voi, fratello Cristoforo, imparerete a conoscere la gente un poco alla volta, almeno dei villaggi più vicini. Quelli che sono lontani sono difficili da visitare per voi, eccetto se non avreste un mezzo”.

- Ha, presto lo si troverà senza fatica. Dove lui, lo spagnolo, ne vedrà uno, verrà requisito. Quando ne ha bisogno, è da mettere a disposizione. Basta! Non lo dice; il suo oscuro piano è di visitare da solo quelli dei villaggi. Allora troverà ciò di cui ha bisogno: persone, vecchie e giovani, per lui non ha importanza. Se solo fa valere il potere dell’ordine.

12. Deve fare rapporto ai suoi superiori, quante ‘anime’ avrà salvato, ‘rovinato…’, e questo in nessun caso nel senso di Dio, il Quale esercita Amore e Compassione. Se lui stesso non fosse predisposto come i fratelli del suo ordine, come i suoi superiori… lui potrebbe risparmiare facilmente qualche vittima. In lontananza, la folla è sconosciuta e non ci si occuperebbe di questa. Che cosa varrebbe? Lui potrebbe dare dei numeri di persone, anche se non morissero, grazie alle sue mani crudeli.

13. A Sinkmann è come se dei pensieri gli attraversassero il cuore. Ah, della sua Chiesa, ci sono alcuni fratelli che operano come gli spagnoli; tuttavia, dice anche, ad onore degli uomini, che ce ne sono pochi come lui, il sacerdote. ‘O mio Dio: cambia il tempo!’, implora il suo spirito, mentre lui, per mascherare, offre di nuovo il vino allo spagnolo. ‘…e perdonami di nuovo la mia mezza verità, la mezza bugia’. Lui conosce le sofferenze dei Meurer, anche quella dei loro genitori. Devono essere stati religiosi, facendo molto del bene; soltanto, non appartenendo troppo sottomessi alla chiesa.

14. Com’era da indagare, si sarebbero uniti non strettamente agli ‘Hussiani’. Soltanto, avrebbero creduto all’insegnamento su Dio, portato da Hus, senza rituale superfluo, ma avrebbero comunque offerto molto alla chiesa. Era gente come servirebbe oggigiorno. L’altro interrompe il corso dei suoi pensieri, che era stato breve di secondi.

15. “Volete accompagnarmi? Vado in chiesa, ma non è necessario”. Non ha bisogno del sacerdote, lo deve ingannare, cosa che non gli riesce.

- L’alta Guida ispira i pensieri del buono, di cui lui ha molto bisogno, ed anche di sapere quello che studia il cattivo. Oh, lo si sa già. Per lui diventa certezza, sta sotto la protezione dell’Onnipotente. Quante volte lo ha notato nella vita, e non è ancora troppo vecchio, poco oltre i cinquanta.

16. “Qui c’è la chiave, alto fratello, ho chiuso a chiave perché ieri avete detto che volevate esaminare tutto”.

- “Ben fatto!”. Una falsa lode. Con la chiave si chiuderà poi dentro; nel suo lavoro non ha bisogno di ‘occhi’. Ogni confessionale ha una tenda un po’ spessa, come raccomandato; un padre confessore deve solo udire, non deve mai vedere chi gli parla. Oh, gli spagnoli lo hanno cambiato già da tempo, senza che nessuno se ne sia accorto. Haha, lui imparerà a conoscere le stupide pecore del sacerdote; le toserà, così o così, come gli piace.

17. Per l’onore …di Dio? Ah, una formula che è da dire. Dio non si cura di questa piccola gentaglia. C’è da esercitare il potere della Chiesa, soprattutto del suo ordine! Per questo serve la formula. Pensando così, entra all’interno, passa attraverso la navata non troppo grande, ma non trova nessuno che fosse stato chiuso dentro per sbaglio. Lui ha la routine. Presto il confessionale è preparato. Un cattivo ghigno passa sul volto magro.

*

18. Invece Sinkmann sta di nuovo seduto con il cuore pesante; mangia prima la sua magra colazione e riflette con un intima preghiera come possa proteggere coloro che gli sono affidati. Lui li dovrebbe portare tutti all’isola. Nella grande foresta intorno a loro si chiude una cintura di pantano, e lui conosce lo stretto sentiero che vi passa attraverso. Quest’isola coperta d’erba, protetta da alti arbusti, potrebbe ben essere l’ultimo aiuto.

19. Vorrei sapere, dice Sinkmann a se stesso, che cosa fa quello nella chiesa. Se solo fossi andato con lui! Ed ecco, c’è di nuovo come se mentalmente gli parlasse qualcun altro: ‘Non lo avresti potuto evitare, scoprirai pure il buco nella tenda del confessionale. Ora che sai ciò che il cattivo sta facendo, rimani vicino ai tuoi protetti, si dovranno piegare a confessare dei peccati anche a loro sconosciuti, oppure tali, che davanti a Dio sono così nulli, che Egli li ha cancellati prima che qualcuno li abbia confessati.

20. Se stai presso i credenti, allora si sentiranno particolarmente protetti e faranno i sospiri di sollievo. Tu operi ancora qui in questo luogo, ma presto la tua via cambia, e con la tua, pure quella di altri. Non credere che sarà facile. Non pensare nemmeno che DIO ti volesse mettere alla prova! Se Egli lo vuol fare, ha pronto, impareggiabilmente, dell’altro. Un giorno lo saprai quanto sono magnifiche le vie di Grazia dell’onnisanto e buon Padre. Adesso tieniti pronto’.

21. Il sacerdote si guarda intorno stupito. Che ‘la Parola’ non era la sua propria, lo ha notato. Ma chi? Da dove? Che cos’era che risuonava come una voce, in, accanto, sopra di lui? Impossibile saperlo! In ogni caso, però era buona, di questo se ne rende conto. Lui pensa alla bambina Beate. Oh, se una tale bambina può vedere e sentire un angelo, allora… Mio Dio, …allora devono esistere!

22. Che lui, se sacerdote oppure no, un uomo con imperfezioni, mentre una tale bambina non conosce quasi il peccato, deve anche lui avere un angelo che lo guida ed ispira. Che sia la salvezza dei suoi poveri figli di Dio, non osa pensarlo fino in fondo. Che è umiltà, dedizione al dovere verso Dio, non gli viene ancora in mente. Perciò, appunto, l’umiltà è autentica.

23. Ora parte per far visita ai malati, sconsiglia loro la messa, soprattutto perché il medico ha raccomandato il riposo. L’uomo, lui stesso povero, può aiutare poco. Che cosa ha appunto? Erbe cercate da lui stesso, un paio di unguenti. Sovente ha scambiato una parola con Sinkmann ed ha compreso che ambedue tirano lo stesso carro: quello pesante del mondo, l’altro, che DIO ha caricato, …il carro delle anime.

*

24. Alla sera il sacerdote giace nella preghiera. Dio voglia comunque cambiare i cattivi tempi. Veglia sul suo duro giaciglio, finché ad un tratto è come una soave coperta che lo avvolge. Non ha nessun sogno, è molto di più, è un condurre via dal mondo, da ogni preoccupazione, da ogni afflizione, senza sospenderle. Vede se stesso in un’alta stanza, i particolari gli si mostrano nebulosi, ma si rende conto che il luogo è magnifico. E sussurra: “O Signore, dove mi hai portato?”

25. “Non è necessario saperlo”, risponde una voce, che suona come una bassa campana. “Hai pensato che ora Dio dovesse cambiare i tempi che sono iniziati così male sulla Terra. Da parte del pensiero del mondo potrà essere ben vero; il tuo spirito lo può dire diversamente. Né mondo né tempo sono cattivi, perché entrambi stanno nella Mano del Creatore, e non vorrai dire che Egli abbia creato così cattivo il mondo e il tempo. Oppure…?”

26. Il corpo rimugina, gemendo qua e là, espressione di ciò che sperimenta lo spirito, il quale confessa: “No! Oh, no! Quello che il Creatore crea, è eternamente buono. Solo: come e che cosa dovrebbe cambiare…?”, e pensa alle sue pecorelle. “Come le posso proteggere, se non possiedo nessun potere come lo ha l’oscuro?”

27. “E’ incomprensibile per l’uomo, quando si tratta che qualche brocca dev’essere portata a traboccare. Questo ha a che fare con quell’essere dall’oscurità, che con sé porta la cattiveria sulla Terra. E questa deve finire. Se Dio lo fermasse – cosa che avverrà comunque attraverso la Sua Grazia non appena il Santo ne considererà giunto il tempo – allora negli esseri rimarrebbe anche la loro cattiveria.

28. Dunque: come dovrebbero giungere alla redenzione? E tu lo sai già: il Signore vuole e redimerà ogni caduto! Per far ciò, è da prendere e da guidare il singolo. Come nella luce le Magnificenze sono incommensurabili, così anche nella parte della caduta, che voi chiamate inferno, lo sono i cattivi istinti che l’uomo non conterà mai. Ma il Signore? Egli conosce tutte le cifre senza differenza!

29. Ora ti sarà mostrata ancora un’immagine di come potrai aiutare alcuni della comunità. Non chiedere subito: ‘Perché non tutti?’. Anche qui vale la Sapienza di Dio e la Sua Volontà. Egli pensa alla via di ogni figlio, di una volta, di adesso, di quelli più avanti. Questo ti basti”.

- Una maestosa pace si adagia sul dormiente come se giacesse su un grande prato circondato da figure. Chi sono, …lui non lo sa. ‘Da lontano dal mondo’, soffia su di lui.

30. Allora si sveglia. Finisce il sogno beatifico. Oggi, oh, oggi! Si prepara, mangia il suo pane secco e va in chiesa. Ai suoi ‘poveri figli’ deve dare delle parole che promettano un po’ di conforto. A volte lo fa con uno sguardo, una stretta di mano, ma tutto, prima che venga l’altro.

31. E come arriva! Gli occhi veloci, la cattiveria prende possesso di lui quando vede la gente stretta intorno a Sinkmann. ‘Haha! Come stupide pecore intorno al pastore stupido! I pastori sono mai stati intelligenti, per occupare dei posti dai quali è da governare la folla?’. Lui non lo sa quanti pastori hanno già imparato dal grande Libro di Testo di Dio, la natura, la migliore Sapienza per gli uomini, ed hanno saputo usarla, contro le sofferenze fisiche, contro l’afflizione dell’anima, anche per la salvezza di qualche animale.

32. Lui non lo ha ancora mai afferrato il senso dell’uomo, si crede potente, provvisto con il potere dell’ordine, provvisto con l’incarico di indagare fino in fondo la gente, inesorabilmente, dove risulta una cattiva situazione. Che cosa sa costui, senz’anima, del bene e del male? Lui scaverà finché dalla buona terra ne farà delle pietre. Poi le alzerà, per gettarle senza pensare, su ciò di cui il Salvatore ha detto: ‘Chi è senza peccato, scagli la prima pietra’.

33. Quanto si stringono le pecore nelle panchine strette; quanto cadono sulle ginocchia coloro che non trovano nessun posto a sedere, nonostante siano stanchi dopo un cammino di ore. Come scintillano quegli occhi, coperti, guardando funesti in basso. Parole dure vengono pronunciate come sciolte; mani vanno su e giù, come annientando suona l’ultima frase della lunga litania – non la si può chiamare ‘predica’ – ciò che dal pulpito cadeva sui cuori spaventati, quando diceva:

34. “Piegate le vostre ginocchia; fate uscire la cattiva anima; purificate i cuori e la mente dall’immondizia dei vostri peccati; confessate il procedere contro Dio quando poi venite alla confessione. Dio vede tutto! Ha dato a me l’incarico di convertirvi. ‘Nel Nome di Dio’ vedo ciò che è da impiegare. Se siete diventati così puri per una settimana, allora è da scoprire nella prossima confessione il nuovo male. Vi consiglio: non nascondete nulla di ciò che è da confessare! Il Signore sa punire gli ostinati, e cioè già adesso, e languirete eternamente nel pantano del fuoco. L’inferno è pronto ad accogliere i peccatori, poiché per questi la porta del Cielo è chiusa per l’eternità!”

35. Lui, nella furia del potere arrogante, dimentica ‘l’amen’. Tuttavia, ‘…sarebbe sbagliato’, pensa il sacerdote Sinkmann. ‘Dio gli ha chiuso la bocca, affinché non dica ‘l’Amen’, con cui il Salvatore intende Se stesso’ (Apoc. 3,14). - Quanto è pesante il cuore del buon uomo, e vede come le donne si asciugano gli occhi, come si alza faticosamente il petto di qualche uomo. L’altro che ha tuonato, che non ha dato nessuna pioggia soave, nessun calore di Sole, vede certamente tutto ciò, ma lo interpreta in modo del tutto cattivo.

36. ‘Sono sconvolti, li ho strapazzati, si sa ciò che c’è da aspettarsi, se…’. Deve bandire i pensieri. Non si è ancora avvicinato nessuno al confessionale. Ha, verranno, verranno del tutto certamente! Va verso lo stretto seggio, sicuro della vittoria; dall’interno spinge la tenda qua e là ed… ecco: ha la vista davanti all’occhio destro!

37. anche l’occhio giusto? Si sarebbe quasi voltato, gli sembrava davvero, come se l’avesse detto qualcuno. Sciocchezze, non esiste! Non crede alle voci dell’aldilà; solo fermamente in un inferno per gli altri, non per sé. Crede in Dio, lui sa che Egli esiste, altrimenti la sua Chiesa non avrebbe potuto sussistere per secoli. L’ha conservato il Dio severo. Via con il pensiero: ora ha da giudicare!

38. Arrabbiato, vede come il sacerdote conduce un uomo al confessionale. Che abbia scelto il Meurer, lo ignora. Un inizio di regia celeste, nel quale i mondani devono spezzarsi. L’angelo di Beate, di Sinkmann, ha forse la mano nel gioco? Meurer s’inginocchia, confessa titubante alcuni pensieri, che avrebbe offeso sua moglie, che una volta avrebbe evitato il suo vicino e poi ancora altre insipide bagattelle.

39. “E’ tutto?”, chiede molto aspro. “Non hai preso erba che non è tua? Dove sono i bambini e le donne che non sono venute con voi? Magari, non sei il primo fra di voi?”.

- Fulmineamente capisce: ‘È stato Huber. Del piccolo fascio d’erba nessuno può saperne nulla’. Perciò dice francamente. “Se con ragione, non lo posso determinare, solo dal mio terreno è stato portato via un terzo del raccolto, ma dagli altri non ho toccato nulla”. vero! L’erba lungo il bordo di una via, …a chi appartiene?

40. “Per i pensieri peccaminosi, la prossima volta mi riveli le cattive azioni; per due settimane dai il latte della tua capra, da fornire a giorni alterni al Municipio”.

- ‘E’ intelligente a non sparare subito aspramente alla prima confessione. Il povero ne deve ringraziare? Qual piccola punizione! Se il latte manca terribilmente al piccolo menage di casa e il cibo diventa del tutto scarso, se il bambinello riceve solo ancora latte magro, di ciò non si interessa. Ma… se lo chiede il Signor Iddio? Meurer dovrebbe confessare questo pensiero. Hm, lo confesserà al sacerdote’.

41. Tutti coloro che si piegano davanti al confessionale, hanno una paura imprecisa, anche coloro che hanno parlato in privato con lo spagnolo e lui è andato loro incontro come un amico. Adesso, …la voce dietro la tenda, …potrà essere che il tessuto modifichi il tono; il fatto è che tutte le parole risuonano taglienti come un coltello, senza il minimo calore di un animo umano. Potrà valere: i fratelli dell’ordine, mandati fuori nel mondo, vengono educati in modo talmente duro…, che non possono diventare diversi di come sono.

42. Unicamente questo: loro erano bambini prima di entrare nell’ordine, per lo più assistiti amorevolmente dai genitori. Se hanno lasciato che la buona semenza andasse a male, allora rimane la propria colpa. Chi opera crudelmente, durante l’alta resa dei conti (il loro giudizio) nessuno potrà nascondersi dietro ai loro superiori, come lo ha fatto Adamo dietro l’albero. Ognuno starà dinanzi al volto di Dio solo per sé.

43. Così, allora verranno interrogati gli afflitti dalla paura, fino all’ultima fibra, così e non diversamente, naturalmente nell’incompresa santa Grazia di Dio; come anche tutti i cattivi vengono interrogati, fino all’ultimo granello di sabbia della loro colpa. Questa la domanda dalla luce penetra ben fin nelle anime funeste:

44. ‘Chissà se a voi non capiterà proprio come adesso a questa gente – che non ha nessuna via d’uscita perché devono dire cose che a loro non erano nemmeno mai venute in mente – per non parlare poi di come hanno agito, …e sempre sotto la minaccia di un’eterna dannazione? Non dovranno poi riconoscere che succederà anche a loro, …proprio così come ai minacciati nel mondo?’. – Molte voci di domande.

45. Questi tali che parlano ‘nel Nome di Dio’, non conoscono la Sua Parola registrata nella Bibbia? Non conoscono quel saluto del congedo di Mosè:

«Quanto il Signore ama la gente!» ? [Deut. 33,3]

46. Se Egli li ama, come dovrebbe respingerli da Sé! A questi tali, non è mai capitato il detto:

«Quand’anche i vostri peccati fossero rossi come la porpora,

diventeranno bianche come la lana!» ? [Isaia, 1,18]

Dal molto, ancora qualcosa di magnifico:

«Io ho fatto sparire le tue trasgressioni come una densa nube,

e i tuoi peccati come una nuvola;

torna a me, perché Io ti ho riscattato!» [Isaia 44,22]

 

47. giusto, che un cuore semplice venga spinto nella disperazione? – ‘Tu, figlio cattivo’, dice il Santo, ‘ora puoi certamente fare ciò che proviene dal tuo male. Soltanto che, per ogni male che vuol portare rovina al prossimo, …non lo può assolutamente, perché i figli della Luce stanno nella MIA mano! – Si aprirà la porta dell’inferno, la propria, creata dalla propria crudeltà! Hai tu il diritto di fare i conti, dove non c’è quasi nulla da calcolare? Sei tu il Donatore e il Portatore della Vita? Oppure non Lo sono IO, eternamente?’

48. Chi lo ha sussurrato? Da dove viene questo suono sibilato? Dovrebbe Dio… Immaginazione! venuto dagli occhi delle donne che erano davanti a lui come se avessero guardato attraverso il suo buco segreto. ‘Attenzione’, pensa lo spagnolo, ‘di chi è la donna?’ Allora, guai a lei se mi volesse stregare con la magia. Una strega del diavolo fra la comunità! Ah, ne ho bisogno per farne un esempio; allora verranno piagnucolando, anche se con scarsi doni. Nella città ci sono certi che fanno saltare le monete d’argento, per non…

49. Oggi non riesce a saperlo chi è stata la donna. Non sospetta che anche Sinkmann ha sentito la ‘voce sibilata’, ed ha sussurrato a Helene Meurer: “Va via subito. Bertold ti raggiungerà dopo”. A Meurer fa un cenno di attesa.

- Costui ragiona con intenzione davanti al portale. “Non poteva aspettare?”, intendendo sua moglie.

- Sepp Stiebitz ride: “Conosci le donne; se non hanno alla gonna tutta la schiera dei figli, sospettano pericolo”.

- Tutti sono lieti, perché la ‘grande messa’ è trascorsa senza danno.

*

50. “Aspettiamo”, dice Kieslutz quando Huber non è presente. “La prossima volta perdiamo i capelli, dopo la…”, ‘la testa’, vorrebbe significare.

- Uno alza la mano. Il loro discorso può essere tradito per pura paura. Contro la sua opinione, che è in accordo con la maggior parte, costui dice come a caso: “Sembra essere uno migliore, e c’è sempre ancora il nostro sacerdote”. Ci si lascia e si guarda incontro timorosi a ciò che verrà.

51. Oggi Meurer ha percorso una lunga via due volte; per giunta, con così tanta preoccupazione. Lui è stanco, ma in serata si decide di uscire comunque. Il dove, lo tace a sua moglie, che gli aveva confessato tremando: ‘Ah, Bertold, nella tenda… non so mica… sembrava come un buco. Ho visto scintillare un occhio, poi è scomparso all’improvviso. Anche la piega della tenda è stata mossa. Che significa?’

52. Sì, che cosa? Adesso l’uomo comprende il perché Sinkmann ha mandato via velocemente sua moglie e gli ha fatto segno di seguire lentamente. Ma deve averne la certezza. Il segreto della confessione dovrebbe essere sacro, insegna la curia. Lui lo ha sempre creduto. Certo, gli sono anche venuti dei pensieri, qua e là, aumentati da quando gli spagnoli sono nel paese. Succedono cose che finora non sono mai capitate, e gettano luci sulla vecchia, grande Chiesa. Si dovrebbe dire ‘serie luci-fatue’ (di inganno). Queste conducono all’urto.

53. Non si era creduto volentieri e fedelmente a ciò che era stato predicato? E molto di buono era stato rivelato. Adesso, nel piccolo villaggio dove non c’è quasi gente istruita, certi si sono già risvegliati, sussurrano l’uno all’altro: ‘Non regnano più le cose giuste’, da cui, durante l’abituale atto del un culto religioso, ci sarebbe da aspettarsi comunque, di rado, grazia o aiuto dai superiori mondani. Però, nella Chiesa, la madre dell’intera cristianità…

54. Bertold abbraccia Helene: “Non aver paura, non mi può succedere niente. E dormi. Quando torno ti sveglio. Ci sarà poi qualcosa da discutere”.

- “Chiudi la porta, e ti prego, apri solamente quando senti bussare quattro volte”.

- “Se ritorni!”. Helene si asciuga gli occhi.

- “Certamente!”. Per poco non si era quasi tradito a dire della parola dell’angelo che Beate aveva sentito più volte.

55. Strano, …ora crede nella guida della bambina. In più, pure al messaggio dalla Luce del sacerdote? Oh, lui è uno di coloro nel quale la comunità trova vero sostegno. ‘Questi sono i fedeli servitori della loro chiesa’, lo pronuncia con ragione. Quello che nel tempo si è così sviluppato, quello che non adorna nessun podio, non lo si può più nascondere, e non c’è da stupirsi quando l’umanità ha nostalgia di qualcosa, lo percepisce, solo, non lo comprende ancora.

56. già ‘il vento’, la liberazione dell’arbitrio di certi superiori? Uno lo sussurra in segreto all’altro, quando si sa davvero che l’altro è saldo: ‘Verrebbe qualcosa dal nord, dal mediterraneo (Turingia); e la storia di un Hus[1] sta circolando. Questa non la si può nascondere’.

57. Questo e altro ancora sono i pensieri che assalgono il solitario viandante. Senza né Luna né senza stelle è la notte, ciò che è veramente particolarmente buono per la sua via. Di conseguenza non ha nulla da temere di incontrare gente in agguato. Chi – se non lo spingesse la massima afflizione – andrebbe nel buio senza luce?

58. “O mio fedele Dio e Signore, aiutaci nel nostro bisogno, guarda giù a noi che Ti serviamo il meglio che possiamo. Ti possiamo portare solo le nostre piccole offerte. Guardi TU al mondano? Non raccogli Tu, i cuori dei Tuoi figli? E loro, non Ti sono più importanti che tutto ciò che appartiene al mondo? Una volta è stato predicato:

«Il mondo passa via con la sua concupiscenza;

ma chi fa la Volontà di Dio, dimora in eterno!»  [Giov. 2,17]

 

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Cap. 5

Il grido del gufo – Tempi storici minacciano spirito e corpo

Un sano colloquio – Due parole con la Luce – Un ulteriore attacco va in fumo

 

1. Mezzanotte è quasi passata. L’anima del sacerdote è così sconvolta da non trovare sonno. Se il confessionale… non osa quasi pensarlo fino in fondo, …e che presto verrà confermato. Sotto le sue finestre c’è un giardinetto, brutto e incolto. Un gufo reale sta urlando proprio lì. Non penetrante, ma chi grida così, non ha nulla da temere? Gente veramente stolta temono il suono di questo uccello. Non lo guardano nemmeno. Ma Sinkmann si è svegliato e sa subito: ‘Non era un uccello. Era la voce di un uomo che ha chiamato nell’angoscia e nella paura.

2. Scende con prudenza la piccola scala, apre senza rumore la porta che conduce nel giardinetto e, nonostante l’oscurità, vede l’uomo che esce dal fitto cespuglio. Senza un segno, senza una parola, entrambi brancolano per entrare in casa. Non viene accesa nessuna candelina nella cameretta, lui riconosce anche così colui che è arrivato. un terrore interrogativo, quello che gli esce dalle labbra.

3. “Che ci fai qui? Non sei venuto senza un grave motivo. Per questo ti conosco troppo bene”.

- Meurer. Gli tremano le gambe; cuore e corpo sono esausti. Il poco che è da offrire,

- Sinkmann lo trova anche nel buio: una crosta di pane, un bicchiere con del vino leggero. “Mangia e bevi, e parla. Prima della luce mattutina devi essere a casa. Tu lo sai…”

- “… il vicino. Non voglio dire niente, non mi spetta, ma temo che è diventato succube dello spagnolo”.

- “Forse. Perché gli viene perdonato tutto in anticipo”. (l’indulgenza)

4. Bertold racconta ciò che sua moglie ha visto nel confessionale. Più tardi lui avrebbe notato come lo spagnolo ha squadrato le donne. Dapprima non aveva capito il perché il sacerdote ha portato via così velocemente sua moglie e dopo gli aveva fatto quel segno. Adesso, se ci fosse davvero qualcosa di vero di quello che Helene ha visto, oh, guaio! Un profondo, lungo sospiro riempie la stanza.

5. “Nessuno, nemmeno nessun altro dei buoni amici di cui mi possa fidare, sentirebbe ciò che ho da dirti”.

- Sinkmann versa qualcosa per sé. “Tienilo per te, non dire nulla a tua moglie; lei farebbe qualcosa di sbagliato per lo spavento. Lei ha visto bene! Proprio allora mi è giunta una parola e mi sembrava come se dovesse valere per lo spagnolo. Era come un fruscio del vento, per me, comunque, la voce era stata chiara:

6. ‘Tu cattivo figlio, puoi ora fare qualcosa che viene dal tuo male. Soltanto, per ognuno che vuole portare all’altro la rovina, …non lo può assolutamente fare, poiché i figli della Luce sanno della MIA Mano! … si apre una porta dell’inferno, il proprio, creato dalla propria crudeltà! Hai tu il diritto di fare dei conti dove non c’è quasi nulla da calcolare? Sei tu il Donatore e il Portatore della Vita, …oppure non Lo sono IO, eternamente?’ (cap. 4,47)

7. Quando ho sentito questo, tua moglie stava in ginocchio davanti al confessionale. Lei ha certamente notato il buco, altrimenti lo spagnolo, nella sua scelleratezza, non avrebbe cercato quell’occhio che lo aveva guardato. Che cosa significa ancora per noi la confessione, se non vale più come una volta? Non ho ancora dormito. Sono del tutto sconvolto e non so più che cosa deve succedere.

8. Dovrei riferirlo al vescovo. Dove resterebbe poi il buco, prima che si svolgesse un’ispezione, indipendentemente dal fatto, che non sarebbe intrapreso nulla? Questi stanno già troppo saldamente nella nostra sella”.

- “Hm, sì. E poi?”, Meurer controlla se si fa già giorno.

- “Non rimane altro da fare che veniate anche voi alla messa la prossima settimana. Tua moglie deve mettersi d’accordo con un’altra, essere fra le prime e poi andare via, non velocemente, del tutto senza dare nell’occhio. E tu rimani qui, ti mescoli fra la tua ultima schiera. Quello che sarà poi, per questo mi vorrà dare l’indicazione il Signore Iddio”.

9. Meurer alza disperato le due mani. “Mia moglie non troverà pace! Se lui, il confessore, perseguita qualcuno, quello non esce mai più dalle sue grinfie!”. Lo pronunzia senza alcun rispetto. “Dove si trova l’occasione, non si può nemmeno fare appello al ‘diritto del piccolo uomo’?”

- “Silenzio!”, avverte Sinkmann. “Vi ho aiutato volentieri, come il ‘piccolo diritto da sacerdote’, come hai pensato. Oh, quando una volta si pronuncia una parola, se a qualcuno viene sulla lingua, quando è nel momento sbagliato, allora è troppo tardi.

10. Va ora, ti faccio passare da un buco. Dio sia con te, che non incontri nessuno”.

- “Deve regnare l’intelletto. Ho nascosto la mia falce presso il campo di frumento che matura un poco al bordo. Se è necessario, posso tagliarne un poco. Si va a tagliare prima della rugiada e poi di giorno”.

- Nonostante la preoccupazione, il sacerdote deve sorridere. Sì sì, il Bertold proviene da una casa migliore dove non si era ciechi di fronte alla vita. La valle nel buio del mattino inghiotte la sagoma dell’uomo. Ritorna a casa indenne.

11. La moglie dorme profondamente, Meurer non la sveglia; non vale nemmeno la fatica che giace sulle sue spalle. Munge la capra, il buon latte scorre in una brocca, la mette nell’avvallamento di terra che ha preparato, dove nell’estate si può conservare qualcosa più a lungo. Domani di nuovo in città, con ‘la tassa del peccato’, mormora arrabbiato fra sé e sé.

12. Strano, nessuno del villaggio parla della messa. Si parla del tempo, del raccolto del frumento ed altro, che diversamente sta a cuore nei contadini. Persino August Huber non parla. Non c’è nessuno che non lo tema un poco, perché in tutte le cose non buone lui si affila la lingua. Hieselbar lo ha visto. Huber era stato del tutto l’ultimo che si era inginocchiato presso il confessionale, ha sussurrato a lungo e… ‘chissà’ – ha pensato Hieselbar , ‘costui non confessa solo i suoi peccati’. Proprio questo era successo.

*

13. In quel periodo (nel Medioevo) si verifica una delle più gravi rivolte tra le comunità cittadine e rurali. – Lo spagnolo è ancora in guardia; lui ha ancor prima bisogno di un privilegio, che lui attende dominandosi a fatica. Se ce l’ha una volta in mano, allora - Aha, allora a noi, stupido prete! Tuttavia, non lo può eliminare; ma se noterà la minima cosa, lo potrà distruggere per mezzo del suo ordine. Allora Roma lo deve scomunicare, lui stesso lo può trasferire, così o diversamente.

*

14. Mentre in lui vengono covati tali pensieri, il terzo giorno dopo la messa è un giorno tetro, il medico sta seduto di fronte al prete. Dapprima parlano di diverse cose quotidiane, finché il dottore dice con pesante sospiro: “Sta arrivando qualcosa, l’ho sentito in segreto. Uno dal sud est mi ha sussurrato che là imperverserebbe attualmente la peste e ci si dovrebbe preparare che passi oltre, soprattutto perché là non ci sarebbe nessun aiuto. Al primo annuncio, lui è scappato. Dato che è senza famiglia, gli è stato più facile”.

15. “La peste?”, chiede Sinkmann profondamente spaventato. “Ovunque regna grave miseria; se non si ha abbastanza da mangiare, il corpo è senza resistenza. Allora il soffio della peste può tenere un ricco raccolto”.

- “Questo è da temere. Ieri ho parlato con lo spagnolo; costui ha solo riso ed ha minacciato che mi farebbe scomunicare se fra il popolo si creasse un tumulto. Non gli farebbe comodo adesso. Capite la mia domanda: Perché non adesso?”

16. “Capisco! Credetemi: la ‘peste spagnola’ divora molte più vittime dell’altra”.

- “Anche da lì ne viene ancora una?”, Sinkmann ride disperato. Poi un sussulto, e riferisce della ‘messa saltata.

- Il medico salta su, corre avanti e indietro; si getta di nuovo sullo sgabello e sbotta: “Ma questo è orribile! Se non me lo aveste detto, …non l’avrei mai potuto credere. Dobbiamo tacere. Non sono uno che va sovente in chiesa; voi, prete, sapete anche il perché. Inoltre, da me i malati hanno la precedenza, non li posso lasciare a se stessi.

17. Fino adesso, il vescovo ha tollerato. I signori altolocati hanno maggiore paura quando arrivano certe ‘ariette’, poiché la peste non bussa soltanto alla porta dell’ospizio dei poveri. Perciò ho potuto dire allo spagnolo: ‘Voi alto signore, siete lì per l’anima, io per il corpo. Ma se come quarant’anni fa arriva la peste, volete curare voi i condannati a morte e cercare di fermare la peste?’. Che cosa crede abbia dovuto sentire come risposta?”

18. “Non lo so, non voglio indovinare; non sarà stato di certo qualcosa di buono”.

- “Precisamente, caro amico! Lui, lo spagnolo, non andrebbe mai da un tale malato; per questo ci sarebbero appunto i medici. I malati di peste morirebbero comunque, con e senza cura. ‘li si possono solo lasciare al diavolo’, verbalmente pronunciato”.

19. “Di voi mi posso pienamente fidare, da sempre mio valoroso amico…”

- “…cosa reciproca”, interrompe il medico,

- “…e voglio ammetterlo: ‘Alcuni della mia comunità di campagna, i più esposti alla peste spagnola, devono andar via. Non so come, né quando né dove’. Non li potrò più proteggere a lungo, e quando sarà, anch’io devo andarmene”.

20. “Signor pastore! Allora la Luna può cadere dal cielo, quando… non è contro Dio tutto questo?”, il medico cerca di fermare l’avvenimento. “Se andate voi, la vostra gente non avrà più nessun sostegno. So molto bene che cosa significate per loro! E…”, arriva l’ultimo colpo, “…voi potete sussistere dinanzi a Dio, …quando Egli dice: ‘Pastore infedele, tu hai abbandonato le anime a te affidate!’ ?”

21. Sinkmann ha già abbassato la testa. Ah, quanto passa attraverso il suo cuore! Quello che dice il dottore, lui stesso lo ha pensato migliaia di volte nell’ultimo tempo, trascinato qua e là, affermato, negato; e solo la parola dell’angelo che è venuta continuamente a lui lo ha sollevato da ogni tormento.

22. Così ora può alzare lo sguardo, leggermente velato e comunque in qualche modo fuori dalla luminosità di Dio. Sceglie con cura le sue parole; non è facile pareggiare l’indicazione del Cielo con la faccenda mondana: “Ho attinto dall’indicazione della vostra amicizia, che ho sempre avuto da voi, e quello che ora ho soppesato, è il risultato delle ultime settimane, da quando domina da noi lo straniero.

23. Credetemi, sono informato!”, il prete non dice nulla dell’angelo. Il dottore è un uomo buono, ma l’ultrasensoriale gli è ancora lontano. “Se dal mio gregge alcuni fuggono, …lo devono, se nessuna morte da tortura li deve colpire. Io… sarò bandito. Ciò che significa, non glielo devo spiegare.

24. Chissà? Il Signore Iddio non può impiegarmi altrove dove posso operare per Lui? Se sono bandito, allora posso andare dove voglio, il ‘lungo braccio’, voi sapete ciò che intendo, mi trova nell’ultimo angolo di questa Terra, e se arrivassi nell’Africa più profonda. Chi mi ci porta? Con che cosa? Domande superflue. Oh, guarda, amico mio, questa è la verità”.

25. “Ascoltate, Sinkmann, e credete che anch’io ho ancora orecchie che non sentono solo nella e dalla vicinanza. Si dice che verso nord sorgesse ora una nuova fede. Se è vero, se porta del bene… chi lo può soppesare? Viene già annunciato: ‘Ognuno che crede in questa dottrina d’errore, viene scomunicato e cade al giudizio terreno e spirituale’.”

26. “Così lo hanno fatto con Hus che, dimostrabilmente, si è appellato unicamente alla Scrittura, soprattutto alla Dottrina di Gesù Cristo. Se tutto era chiaro non lo si può dimostrare; poiché è possibile che si è attribuita qualcosa a Hus che non è mai uscito dalla sua bocca. Chissà se ha veramente riconosciuto e predicato così dall’alta Parola di Dio. Chi lo vuole decidere oggigiorno?

27. Comunque sia: fedeli seguaci hanno abbandonato finora casa e cortile per via dell’Evangelo”.

-  “Lo hanno dovuto”, aggiunge arrabbiato il dottore.

- “Hm, è possibile”, evita Sinkmann. Lui è ancora sacerdote della sua chiesa, e a questa si deve piegare, esteriormente, ma secondo la conoscenza, lui se n’è molto allontanato. Come stanno le cose, appunto nel tempo, dove il nudo potere sta di fronte alla nuda povertà, …chi potrebbe condannarlo, se lo colmasse una migliore conoscenza dalla Luce di Dio?

28. Rimane fermo comunque: la Sua chiesa ha molte buone anime, la maggior parte fra il popolo. Tuttavia, anche qualche altolocato, qualche principe della chiesa, qualche principe del mondo ammette errori, manca solo il potere di fermarli. I due uomini parlano di questo e sono d’accordo: presto dovrebbe arrivare uno grande che nessuno teme, eccetto DIO, in riverenza, nell’incrollabile fede.

- Sinkmann dice: “Non possiamo fare molto, con il giuramento di sacerdote mi è stata chiusa la bocca. Voi, caro dottore, non ascoltate nessun altolocato. Oppure?”

29. “No, una volta solo il vescovo, per via dei malati. Ah, mi viene di nuovo in mente ciò che volevo dire in relazione alla peste. Questa può stare già in agguato davanti alle nostre porte. Poco tempo fa ho dovuto andare di nuovo al vescovado, da impiegati, sono appunto solo uno ‘piccolo’! Non devo curare gli alti signori.

30. Sono stato condotto attraverso il cortile. Vi erano dei carri stracarichi, pronti, ognuno con quattro cavalli. Mi sono permesso ‘uno sguardo’ e poi, nella camera della servitù, ho chiesto che cosa significassero i carri, se il vescovo fosse stato magari convocato a Roma. Che il messaggio della peste era penetrato fino a lui, ne ero certo. Ha, …i carri, dove vanno?”

31. “E anche se fosse? Il braccio di Dio giunge più lontano di quanto credono i signori. Mai, mai, fin dove possiamo guardare indietro, la peste si è fermata davanti ad una qualsiasi porta, davanti…”, ‘…alle alte dignità e agli abiti lussuosi’.

- Il medico lo comprende anche senza parole. “E’ già tardi; devo ancora andare da due malati per lenire un poco i loro dolori”.

- “Ancora? Ma a quest’ora stanno già dormendo”.

32. “Per Dio! Vorrei volentieri che dormissero! Una cosa la rallegrerà, così, dalla Sua funzione spirituale: ‘Non vado mai dai malati senza prima pregare il Signore che mi voglia prestare la Sua mano d’aiuto’. Qualche volta mi è sembrato come se ci fosse qualcuno con me che…”. Il medico tace serio e se ne va del tutto impensierito. Anche il prete rimane seduto nei suoi pensieri, prima di coricarsi.

*

33. Scende una notte di Grazia sul dormiente, particolarmente chiaro in lui come se fosse sveglissimo. Davanti a lui sta il suo angelo: “Tu?” chiede il sognante, ed è da chiamarsi ‘veggente’. “Che cosa mi porti?”

- “Una cosa grave e una cosa leggera; tu stesso puoi misurarle entrambe”.

- “La cosa leggera è dal nostro caro Dio; la cosa pesante è il peso di questo mondo”.

- “Lo credi?”

- Viene condotto il dialogo tra la Luce di Dio e l’uomo.

34. “Diversamente non lo so interpretare, sono solo un piccolo uomo”.

- La luce lo ammonisce: “Esamina se in quello grave non riposi anche la Benedizione. Il peso leggero sarebbe facile da trovare”.

- “Oh, quanto sono stato stupido; allora Dio sarà insoddisfatto di me”.

35. “Getta via questo pensiero, non vale molto, eccetto che lo si potrebbe calcolare insieme all’umiltà. Fa attenzione! Quello grave, come la Benedizione, vengono da Dio, dal Santo, il Quale sa guidare tutti i Suoi figli, nel mondo non in modo particolarmente riconosciuto, cosa che però dipende dall’uomo e mai dalla Guida di Grazia di Dio. Lo riconosci, vero?”

- “Perfettamente, in ciò devo solo guardare a me stesso”.

36. “Questo può valere, soltanto, non ce n’è bisogno. Esiste una parte di gravità chiara e una oscura, e tu sai già che cosa significa. La parte oscura proviene dal mondo, sta già davanti alla porta della campagna e della città, anche davanti alla tua, che conduce dentro e fuori dalla camera. Molto lontano! La gravità chiara sta dalla tua parte, e tu sai chi te la porta”.

- “Padre Iddio”, dice lo spirito di Sinkmann che fisicamente sta presso la Luce. Vede anche se stesso.

37. “Proprio così! Ma non credere che non sarebbe un peso, perché il buon peso leggero, benedetto da Dio, è l’unico che serve ed aiuta. Se vuoi metterti alla prova, allora accogli il leggero peso con il pesante, il pesante con il leggero”.

- “Ah, messaggero di Dio, questo è un esempio difficile, mi sembra che gli uomini non lo possono risolvere”.

38. “Non attraverso parole e calcolo”, risponde soave lo spirito. “Nel servizio al prossimo, che è e diventa per te ancora molto più grande di quanto è stato finora, risolverai il conto sotto l’Ala di Dio; Egli ombreggerà te e i fuggitivi”.

- “Quindi è così”, lo dice con un sospiro. Nonostante tutto, aveva sperato di poter proteggere la comunità dai pericoli e rimanesse per loro l’aiutante, come lo è sempre stato, benché in piccola misura. Lui guarda l’angelo, in modo interrogativo:

39. “Non indagare prima che cosa verrà dato sulla via dal Padre-Creatore. Attraverso un breve, difficile tempo, saprai subito come devi agire. Ma c’è un ulteriore angelo, hai sentito di lui”.

- “Quello di Beate?”, osa interrompere l’uomo.

- “Ebbene sì, e siamo in due. Non perdi il tuo coraggio. Pensa:

Chi confida in Dio, non ha edificato sulla sabbia”.

40. “Mi attengo a questo, anche se ci guida un solo angelo, perché c’è sempre un solo Dio e un solo Creatore”.

- “Voi credete in tre Dèi, Lo rappresentate certamente in Uno e non sapete Chi è da mettere davanti. Tu ci hai riflettuto ed hai pensato che questo, veramente, non potrebbe essere giusto: o appunto un solo Dio, oppure tre. Ti è rimasta aperta solo la domanda Chi sarebbe il primo, il secondo o il terzo, e Chi è maggiormente da adorare.

41. Lascia stare questo; credi solo in un solo Dio, allora havrai sempre una Benedizione che durerà molto di più che unicamente per una lunga vita. Quello che devi ancora sapere, ti verrà dato ulteriormente, anche dalla bambina. Sta in guardia! L’uomo deve riflettere che cosa può servire al meglio, …per gli altri, e per sé. Così accogli la Benedizione del Padre, rimani saldo, consolato”.

*

42. È mattino presto, quasi ancora scuro, quando Sinkmann si strofina gli occhi. “O Padre-Dio, dove sono stato? Cosa ho sperimentato?”. Deve riflettere a livello umano, mentre interiormente gli sembra come se si unissero parola e immagine. Davanti a lui sta come un tutto. La sua anima rabbrividisce, loda il Signore in una silenziosa preghiera di ringraziamento e non riesce comunque a bandire il peso delle preoccupazioni: ‘Come andrà? Come ce la devo fare senza che lo spagnolo si accorga troppo presto di ciò che sta accadendo? Allora saremmo consegnati, l’uno come l’altro; io prima di tutto. E se fosse?’, Si chiede.

43. ‘Dapprima dovresti percorrere il vicolo del sacrificio’.

- ‘Ma…, ma…’, continua a dire a se stesso, ‘…lo spirito della luce è stato già sovente da me ed ha guardato indietro lontano’. Già da bambino ha avuto tali sogni, soltanto, che da bambino il suo spirito non ha potuto comprenderli. Oggi vede del tutto chiaro, alza lo sguardo, affinché Dio mandi i Suoi messaggeri del Cielo e compaia anche Lui stesso, come è bene e serva per la salvezza degli uomini. ‘Ma chi deve scegliere? Chi lasciare andare dapprima nell’ignoto? Sì, sconosciuti, lo sono anch’essi, lui e tutta la sua cara gente! O gioia! DIO ci conosce e questo mi basta’, conclude i pensieri.

44. Qualcuno bussa. Entra un ragazzino, intimidito, paura è nei suoi occhi. “Signor pastore, dovreste…”, balbetta.

- “Vieni qui, ragazzino. Non sei il Hansel del fabbricante di candele?”

- “Sì”, annuisce il ragazzino.

- “Non aver paura”. Sinkmann mette amorevolmente le sue braccia intorno al magro corpicino. ‘Oh, loro hanno anche più preoccupazioni che cibo’, pensa il fedele con tristezza.

45. “Non di voi”, dice il ragazzo. “Voi siete gentile, quando venite dal signor padre”.

- “Di che cosa hai paura?”

- L’interrogato guarda alla porta come se vi temesse dietro colui che lo ha mandato. “E’ l’alto signore”, sussurra Hansel, “mi ha chiamato fuori casa di annunciarvi di venire il più presto possibile in chiesa. L’alto signore aspetta lì”.

46. “Ecco! Anche noi aspettiamo con calma. Nessuna minestra viene mangiata così calda come viene cucinata”.

- “Ma lui aspetta, gli devo fare rapporto”.

- “Puoi farlo; ma prima mangia qui un pezzo di pane, l’altro può aspettare”.

- Il bambino prende avidamente il pane e come in un attimo è inghiottito. Così velocemente è anche corso via. Il sacerdote chiude delicatamente la sua camera.

47. “Adesso comincia! Mio Dio, Padre nel Cielo, aiutami, non lasciare rovinare le mie pecorelle”. Affamato, lui ha dato il suo pane al bambino, ma in qualche modo, forte nell’interiore, è da chiamare sazio dal Cielo. Si mette in cammino. Non deve far arrabbiare lo spagnolo, se lo lascia aspettare troppo a lungo.

48. Passa attraverso il portone. Dentro è ancora del tutto buio, perché il mattino è appena iniziato. Inoltre, le mura non hanno grandi finestre. Oltretutto, sono di colore scuro. Ecco, qui è a casa, si orienta e va nel vano dove si trova la parete dell’altare. Là i sacerdoti si cambiano e vi vengono anche conservati gli strumenti per i sacramenti. Non ci sono ricchezze; la comunità è una povera cerchia. Dall’ ‘alto’ non è mai stato dato nulla.

49. Colui che sta aspettando è seduto su uno sgabello Non considera necessario alzarsi quando Sinkmann saluta. ‘Ogni arroganza, una volta cade nella sua fossa’, pensa costui, e con ciò cancella la cattiveria: “Perdonate, onorevole alto fratello”, dice piano, “mi ero appena alzato, quando è venuto il piccolo messaggero. Che cosa c’è di importante che dev’essere discusso così presto?”. – Nulla, doveva solo venire.

50. “Per quanto riguarda il nostro lavoro, è sempre importante; come sacerdote lo dovreste sapere, anche se siete uno solo piccolo”.

- E volentieri, introduce Sinkmann il pensiero: ‘Il Salvatore ha fatto venire a Sé i bambini. I grandi dovevano stare distanti’, ma dice ad alta voce: “Sono pronto a servire anche di notte, se ciò è necessario”. Lui presagisce di che cosa si tratta: della messa. Non si è sbagliato. L’altro comincia già a rumoreggiare:

51. “Avete sbagliato nel condurre la comunità, cosa che è da denunciare. Era una confessione? Sono state mormorate delle bazzecole che quasi non riuscivo a capire”.

- ‘Per questo avete guardato attraverso il buco’, si arrabbia il sacerdote.

- “Poi, …la mia predica?”, ragiona. “Qualcuno mi ha guardato, ma ha ascoltato a piene orecchie? Mi hanno sentito le mura, ma non la vostra gente!”

52. “Posso interrompere?”, chiede modesto Sinkmann. L’ardore dell’odio non deve diventare una fiamma di fuoco, …non qui.

- “Che cosa?”, il cattivo non guarda l’interrogante.

- “Ieri, alcuni della città mi hanno parlato della vostra parola della predica”. Di che cosa, non lo dice. “Quindi hanno ascoltato, e sono sicuro che la comunità di campagna, che è stata particolarmente attenta, non si è lasciata sfuggire nulla di ciò che avete detto”.

- ‘Ah, …non predicato’.

53. Non si poteva non sentire le parole di tuono che avrebbero potuto risuscitare i morti. Lo spagnolo si è molto arrabbiato, perché la comunità abituata a guardare lieta verso Sinkmann, con lui non lo aveva osato nessuno. Lui si lamenta perché la cara gente avrebbe dovuto guardare al pulpito con piena fiducia, ma l’altro ha voluto che ognuno dovesse piegarsi in umiltà e nella paura davanti a lui, …per nulla dinanzi a Dio.

54. Ben guardingo, lo straniero deve sentire l’incisione. Allora il sacerdote dice: “Voi, valoroso fratello, potete pretendere che i più piccoli…”, riferito a sé, “…non osino guardarvi troppo. E… durante una predica? Va già bene chi si china così profondamente nella meditazione, nella preghiera. Voi stavate al di sopra della comunità”. Ecco, la freccia ben avvolta ha ben colpito.

- ‘Hm, chissà se questo stupido tedesco l’intendeva così come lo ha detto?’

55. Qui predomina dubbiosa l’ingenuità, che è particolarmente utile all’uomo dell’ordine, inteso così: lui interpreta tutto adattato soltanto alla sua carica. ‘Aha, devono tremare e impallidire, e soprattutto soffrire!’. – Va via cupo, la porta della chiesa si chiude con rabbia, così forte, …come non lo si ama per una casa di Dio.

 

 

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Cap. 6

Ancora l’angelo da Beate – Via l’ipocrita, Bertold dal prete

La Luce insegna e conforta

1. “Padre, è stato di nuovo qui”. Beate sta con suo padre presso il campo di frumento.

- “Chi?”, Meurer guarda indietro al villaggio dove abita il vicino. Si nota sempre di più come spia August Huber, come osserva tutti come se potesse guardare fino in fondo all’anima. Ma loro lì guarda unicamente il Signore Iddio. Tutto il villaggio è inquieto, e presto è come se uno non si fidi più dell’altro. Solo gli amici più stretti, Meurer, Stiebitz, Hieselbar, Kieslutz e lo Stangler restano uniti.

2. Beate si appoggia a suo padre, guarda felice in alto e sussurra: “Il mio angelo…”.

- Paura e gioia lottano insieme nel petto dell’uomo. Si sa già che i monaci dell’ordine, a ciò dicono ‘diavoli’, forse perché loro stessi ne hanno uno? Ma dove hanno un collegamento con la Luce? Ah, ‘diavolo’ è una falsa parola cattiva. Lui, il bravo contadino Meurer, non osa proprio fare riferimento allo spagnolo come maligno, se ne esiste uno.

3. “…è stato così caro. Mi ha persino baciato, la prima volta. Solo che allora c’era un grande bosco, ma dentro vi erano molte pozzanghere, semplicemente terribili, ed ero spaventata. Allora l’angelo mi ha portato oltre, su una grande isola, in mezzo a tutte le pozze d’acqua e ha detto: ‘Qui intanto siete al sicuro; certo, segue una via difficile, ma il Santo veglia su di voi, ed io…’, il suo volto risplendeva, ‘…ci sono anch’io, e pure un altro caro aiutante’. Poi è scomparso all’improvviso e mi sono addormentata di nuovo”.

4. “Ma eri sveglia?”. Il padre guarda sorpreso alla figlia.

“Del tutto sveglia! Era la prima volta che l’ho visto bene. Non solo nel sogno. Non era per niente buio, mi sembrava come se la Luce venisse dall’alto. La mamma giaceva tranquilla, tu hai sospirato pesantemente un paio di volte e Peter ha persino riso nel sogno. Per il resto era calmo intorno a noi”.

5. Il contadino alza la falce. Questo lo deve dapprima discutere con il sacerdote. Se una tal cosa è veramente possibile, oppure se… abilmente nasconde il suo profondo dolore. Se sua figlia non si fosse ammalata. Ah, oggigiorno la si chiama ‘malattia da strega’, quando si confondono i pensieri di una persona. Sì, allora non la si interpretava diversamente. Guai, se questa ‘malattia’ viene sulla sua povera, piccola figlia, che è così pura nell’anima, così buona, già più matura per i suoi anni e molto diligente. Allora anche lui, sua moglie, suo figlio, sono perduti.

6. Non vuole ritornare già di nuovo alla casa del prete, questo darebbe troppo nell’occhio, soprattutto per riguardo dello stesso con il quale sono strettamente uniti, il quale condivide con ognuno, gioia e sofferenza. Meurer lo sa: lo spagnolo odia il prete. Gli è del tutto chiaro del perché. Purtroppo, fino alla prossima messa che sarà celebrata dallo straniero, sono soltanto due giorni. Allora, …cosa fare? Non sarà quasi possibile chiedere prima a Sinkmann.

7. Gli sembra come se sentisse sulla nuca un soave soffio. Si volta. Ma non si vede nessuno, ed era come un respiro. Verrà ben da me, l’empio adulto, come viene alla pura bambina? Questo è del tutto impossibile! Nonostante ciò, fluisce su di lui come una forza, come se venisse spinto via qualcosa. Come si può percepire qualcosa che non si sente più?

8. Per liberarsi, comincia a falciare e dice ammonendo: “È vero, Beate? … Tu, taci! La mammina lo verrà poi a sapere anche abbastanza presto. Tu sei molto intelligente. Voglio parlarne con il nostro prete; lui sa com’è da interpretare”.

- “Non ho mai detto niente. Certamente l’avrei detto volentieri alla mamma. Però io faccio quello che vuoi tu, padre”.

- “Brava la mia bambina! Ora facciamo il lavoro. Oggi fa caldo, il grano si secca veloce; lo portiamo nell’aia entro sera, prima che qualcuno…”.

- Beate sorride. “Hai ragione, papino. Al pomeriggio rimango poi con la capra al bordo, allora lo vedo subito se viene qualcuno per prendere qualcosa”.

- “Ancora una volta: brava! Piccola, grande figlia”.

9. Il campo non è grande, ma il raccolto è buono; entro due ore la mietitura è finita. La schiena duole, anche a Beate fanno male le braccia. Hanno rivoltato sovente la falciatura, affinché il signor Sole lo dovesse asciugare molto presto. Allora il pane sarà ancora più buono, nonostante il latte magro; il buon latte grasso di capra lo ha preso quello… quello... Ah, le cose sono tristi in questo mondo. Dovrei comunque andare questa sera ancora da lui, dal prete, s’impone Meurer tra di sé.

10. molto sollevato che sua moglie Helene non presagisce ancora niente della figura di Luce, nulla delle escursioni di notte. Come se, hm, come se lei avesse pure una guida a parte, che le dona il sonno salubre. ‘Stolto’, si sgrida l’uomo mentre nell’aia pulisce gli strumenti. Prepara il carro per poi alla sera andare a prendere il raccolto con la mucca.

*

11. ‘Ogni persona ha una guida’. Lo ha confidato il prete alla sua comunità quando ancora non avevano avuto paura delle torture e della morte nel fuoco per mezzo di nessuno straniero. La comunità era stata così ben accudita, non c’erano invidiosi, e ancor meno di tutto ciò che ora si era rivelato. Naturalmente, fra il loro popolo c’è qualche lazzarone, ma c’era anche il diritto, se si trovava un buon giudice.

12. Il giorno gli passa molto faticosamente, non solo per il lavoro che diversamente gli dà gioia, anche se in lui il pensare è sviluppato. Grazie alla casa paterna. Se comincia a riflettere, allora gli si forma il pugno, allora deve lottare per non diventare psicologicamente un omicida davanti al Creatore. Oh, forse l’Altissimo lo comprenderà meglio, quando nel piccolo uomo viene richiamato un certo sentimento di vendetta a causa di una ingiustizia, un omicidio o una crudeltà fatta agli amati. Non sta forse scritto: ‘La vendetta è Mia!’, dice il Signore? ‘E come lo ha interpretato il prete?’. Suona quasi come una domanda all’orecchio dell’uomo.

13. Dolorante dal piegarsi per ore, solleva il suo busto. Sì, sì, è vero ciò che sapeva dire il buon Uomo: ‘La vendetta è Mia! Voi, figli nel mondo, non lo potrete mai sapere secondo il Mio Essere che cosa faccio Io con la Mia vendetta, per voi, che dovete soffrire amaramente con le ingiustizie. La Mia vendetta è la resa dei conti! Nessuno, chi fa del male al prossimo, le sfuggirà mai, poiché ciascuno è il prossimo dell’altro!’

14. Sì, così lo aveva spiegato loro Sinkmann, continua a riflettere Meurer, e si sente ben confortato. Ha lottato per lasciare la resa dei conti all’eterno Dio-Creatore, ma se sorgono tutte le immagini come si ha agito, che lui da ragazzino ha dovuto sperimentare prima che la bambinaia si nascondesse con lui e con Hildegund in un pagliaio distante da casa, mentre questa crollava in fumo e macerie, allora il perdono (verso i cattivi) per lui è difficile. Questo (dimenticarsi dell’ingiustizia) gli è anche riuscito, ma non ciò che il prete ha preteso: ‘Pregare per i nemici’.

15. Qualche volta gli viene in mente come adesso, quando pensa alla sua figlioletta. Tuttavia, Beate è ancora una bambina, allora la cattiva opera dell’uomo non ha ancora sfiorato la pura anima. Oh, proprio questo: un angelo che conduce la ragazzina, …e lui dovrebbe. Il resto se lo conserva per la sera; il prete lo aiuterà spiritualmente. Anche con l’altra cosa, come era venuto l’annuncio del Cielo.

16. “Ah, Tu, mio Signore e Dio, nonostante qualche disagio mi hai riccamente benedetto. Ho proprio una cara moglie, due bravi bambini, un paio di fedeli vicini, ed ho il Tuo pastore minore, come Sinkmann si chiama spesso del tutto modestamente. Naturalmente, il Pastore sei solo Tu eternamente, ma ci metti a fianco i tuoi aiutanti. Ci si dovrebbe sempre piegare dinanzi a Te in gratitudine. Aiutami, fedele Dio-Padre, a vincermi”. Meurer stesso non si è accorto che si era inginocchiato nella sua aia; solleva le mani congiunte, interiormente fino al Cielo, e poi guarda giù, umilmente piegato dinanzi al suo Dio. –

17. Ora è iniziata la sera. andato a prendere il raccolto con moglie e figlia, ha consumato la cena benedetta dalla preghiera e i bambini vanno a dormire. Questa volta non vuole andare via così in segreto, deve confidarsi con sua moglie. Con delicatezza, come non lo si sospetta da un uomo che lavora così duramente, prende le due mani di Helene nelle sue, dapprima le osserva per un po’, che a causa del molto lavoro sono ruvide e screpolate, ma hanno comunque una bella forma. Le preme alle sue labbra e dice:

18. “Carissima, non temere, devo andare dal nostro prete. importante per noi. Avrei certamente bisogno di un consiglio, ma non devo e non posso fare nulla di ciò che può danneggiare altri, soprattutto il nostro fedele aiutante. Chiudi porta e finestre. Se la spia dovesse accorgersi di qualcosa e persino bussare, allora digli – Dio la perdonerà, la bugia – che sarei andato al villaggio vicino per via di una falce. Ne abbiamo bisogno e la devo proprio andare a prendere prossimamente. Tutto il resto lo raccomandiamo al Signore. Egli veglia su di noi”. E il come, gli viene rivelato sulla via notturna.

19. Qui e là la mezzaluna si spinge tra il mare di nuvole che ora si è formato e che può portare la pioggia ardentemente desiderata. Con l’occhio acuto il contadino vede davanti a sé un’ombra che si muove lungo i cespugli, e la si vede dove ci sono dei vuoti tra il fogliame. Ogni volta, l’ombra corre – è un uomo – fino alla prossima siepe, guardandosi intorno ed abbassandosi profondamente. O caro Cielo, non è Huber? Il suo atteggiamento, la figura, il modo di camminare, anche nel correre, è inconfondibile, è August Huber. Chissà dove vuole andare, forse, magari da… Ah, come si deve comportare lui, Meurer? Non è forse osato andare adesso a far visita al prete?

20. Ah, la via dell’ipocrita porta verso la città. ‘Dove?’, per questo, Meurer non deve scommettere la salvezza della sua anima. ‘Una Guida di Dio’, è come un soffio al suo orecchio, ‘quando il maligno va dal maligno’. Un intimo ringraziamento sale al Cielo. Quindi può usare il suo grido di gufo. Questo lo si conosce, perché nel bosco vicino ci sono molti uccelli notturni che sorvolano la città e i villaggi con questo strano suono rauco.

21. Si vedono le prime case. Meurer vede dove Huber sta andando, perciò può penetrare del tutto tranquillamente nel giardinetto fino alla finestra del prete. Oh, quanto è contento, di sopra c’è già una luce come di una piccola candela. Sì, i poveri preti devono comprare da sé le candele, poiché a queste, la Chiesa non provvede. Che importa se sono solo dei monconi! Lancia la chiamata.

22.Meurer prende in mano le sue scarpe. meglio camminare scalzi. Che disagio, …dato che tutto deve essere fatto in segreto, …quindi sarebbe un criminale. E comunque, non vuol altro che salvare i suoi, ancora di più, spiritualmente, che la vita nel mondo. Sinkmann insegna la continuità della vita, quella sotto la Benignità di Dio, e non quella del pantano di fuoco della gola dell’inferno.

*

23. Per un po’ gli uomini stanno seduti di fronte in silenzio, la notte tiepida guarda dentro dalla finestra, saggiamente chiusa. Oggigiorno non si è mai sicuri se non si viene spiati, come lo fa un bracconiere con la selvaggina. Questo sta appunto passando nella loro testa, senza che nessuno ne parli. Sinkmann annuisce fra sé e sé percependolo, dicendo: “Non porti nessuna buona notizia, Bertold, oppure… Hm, hm, può essere una buona. La si deve solo prendere dalla mano di Dio; e già si sente la Sua Benedizione”.

24. “E’ certamente quest’ultima, onorevole, mi attengo a questa. Ma come continua? Non mi rimane quasi altro che…”

- “… dillo pure, piuttosto che fuggire. Lascia stare ‘l’onorevole’, l’ho già detto sovente. Non sono e non voglio essere altro che un piccolissimo aiutante sotto l’alta guida degli aiutanti di Dio.

25. ‘Andare’, per conseguenza, abbandonare apertamente casa e patria, non è mai possibile. Dio me lo ha fatto sapere. Ma ‘il come’ non lo so. L’angelo che sta presso Beate me lo rivelerebbe. E’… come purtroppo corrono ora i tempi, difficile da credere, che da noi uomini vengano davvero degli angeli. In fondo, nemmeno io sono libero dal peccato. Non lo è nessun uomo, eccetto i puri bambini”.

26. “Fermati!”. Meurer afferra una mano del prete. “Non conosco nessuno che è così fedele come voi! Ci avete sempre dato il miglior pane del Cielo, a noi che dobbiamo lottare amaramente per il pane della vita. Oramai si deve pagare anche all’altro a caro prezzo il pane del Cielo. Sì, andar via così semplicemente non è possibile. In segreto, …da soli, ma dove? Beate mi ha sussurrato che la sua Guida avrebbe detto qualcosa di una palude, l’avrebbe portata lì nel sogno e poi sarebbe stato molto bello. Certo, intorno a noi c’è palude, e voi comprendete, o amico prete, che cosa intendo con ciò”.

27. “Riferitemi precisamente della palude; mi sembra come se…”. Sinkmann appoggia la fronte nelle due mani. Dei pensieri sfuggono attraverso la mente, veramente attraverso il cuore, …se lo si vuole proprio dire così.

- “Forse non significa nulla”, il contadino fa cenno come se tutto fosse solo fumo, nebbia, mentre interiormente percepisce una spinta come se lo toccasse un mistero.

28. “Vedete, io lo interpreto così: la mia piccola figlia, già più matura per i suoi anni nell’intelletto e nella volontà, sente ciò che le preme. Se lo porta nel suo sogno; e la Luce – credo, perché vede e sente davvero – la conduce su un’isola verde, affinché si calmi e non debba sentire paura anche nel sogno. Perciò la palude, la sua paura. Il portarla oltre è la cara Benedizione che deve avere la sua piccola anima”.

29. “Ben detto”, conferma Sinkmann, “ma è da considerare anche diversamente. Guarda, Bertold, tu, Stangler, Kieslutz, Stiebitz, Hieselbar, nella città lo Schrober e, …ah, sarebbero molti da contare, purtroppo non lo si può fare, e mi preoccupa così tanto e mi pesa, voi tutti siete in pericolo, specialmente le vostre care mogli e, o guaio, anche qualche bambino. Prevalentemente Beate, poiché, chi al suo fianco ha un angelo, gli striscia vicino un diavolo. Chi sono costoro, lo sappiamo. È gente maligna, cattiva”.

30. “Questa è la mia grande preoccupazione”. Meurer si sente profondamente aggravato. “Chissà se potrò mai proteggere, moglie e figli? Non voglio parlare di me, per un uomo è più facile sopportare qualcosa”.

- “Non lo sottolineare troppo in grassetto, Bertold; anche un uomo sente tutti i dolori”.

- “Certamente! Soltanto, se per questo si potesse salvare moglie e figli, allora sarebbe…”

- “Lo si può accettare. Ma rifletti: lui…”, Sinkmann intende lo spagnolo, “…può prendere prima te nella pinza; quando sei finito, allora per lui è facile sterminare la famiglia”.

31. “Oh, l’avrei quasi dimenticato. Pensa: la volpe del nostro pollaio è andato davanti a me in città, nel vicolo dove abita ‘quello’.”

- Sinkmann quasi salta su. “Allora siete ancora molto più a rischio di quanto credevo! Allora il tempo stringe, non possiamo più aspettare a lungo!”

- “Con che cosa?”

- “Dovete andare via entro una settimana e…”, suona come una segreta gioia nella voce del prete, “…l’angelo di Beate ci ha indicato la direzione del Cielo. La palude! Perché non ci ho ancora pensato?”, dice battendosi la fronte. Poi siede di nuovo e alla domanda di Meurer risponde:

32. “Nel vicino bosco c’è una palude molto estesa. Ci vado a cercare erbe, che lascio al nostro medico per tè ed unguenti, quindi sono ben informato. Uno stretto sentiero conduce attraverso il cerchio della palude. Io lo conosco, per il resto nessuno. Ho impiegato mesi, passo dopo passo – mi sono fatto dei segni segreti – l’ho lasciato alle spalle. Poi ho scoperto un grande terreno erboso con molti alberi e cespugli, da far parte del bosco. Persino gli occhi più acuti non penetrano fino all’isola verde.

33. vi porto là”. Dicendo questo, ha un aspetto così fedele, che Meurer rabbrividisce. “Ci aiuta Dio, il Signore! Sta anche scritto: ‘Egli manda loro degli angeli’, e anche: ‘allora gli angeli venivano a Lui e Lo servivano’ (Matt. 4,11). E ancora una parola: ‘L’angelo del Suo volto li ha aiutati’[2] (Isaia 63,9) e molto di più. Il nostro Dio oggi non è diverso di quanto Egli era prima. Chissà, come EGLI ci guida. Lo credi, amico Bertold?”

34. Non solo attraverso queste parole di grazia, persino il contadino stesso confessa: “Lo credo!”

- “Bene, riflettiamo subito come ci si arriva prima. Fra due giorni la Luna cala del tutto, dura circa otto giorni finché la si possa vedere di nuovo. Forse ci favorisce un tempo nuvoloso. Venite ancora una volta alla messa; è proprio importante, perché quello, …non lo dico volentieri ‘la volpe’, anche se Huber ne è una, è andato appunto oggi dallo spagnolo.

35. Domani vedrò, poiché discuterà con me la messa come la vuole avere. In ogni caso, lunedì notte, verso le undici, vai alla grande quercia. Spesso l’ha colpita il fulmine e intemperie ed è lì ostinata, un vero simbolo della Bontà di Dio! Egli può essere rinnegato, abusato del Suo Nome, soltanto – EGLI è e rimane ciò che è Stato dalla Sua propria Eternità: il Creatore, che mantiene ogni Opera!

36. Certo, devi lasciare tutto, potete prendere solo ciò che siete in grado di portare. Nessun animale, per quanto può dispiacere. I versi degli animali ci possono tradire. Avvolgetevi in coperte scure, io faccio il gufo, così ti accorgi dove sono”.

- Al contadino scorrono lacrime sul viso, è seduto lì con le mani congiunte, ed anche a Sinkmann brillano gli occhi. Lui deve fuggire per ultimo; senza di lui, …chi si orienta?

37. “Dio misericordioso…”, esclama Sinkmann, “…aiutaci ad uscire questa necessità!”

- Non c’è un soave soffio? Non c’è una parola: ‘Vi aiuto io!’ ? Dura un po’, finché i due uomini ‘si riprendono’, come si dice. Le loro mani si ritrovano, ‘nella stessa sensazione: ‘Sono le mani di Dio-Padre che ci tengono’.

38. “Vieni, torna a casa”, dice il prete. “Percorri la piccola deviazione oltre il caseggiato del vostro vicino. Se ti vede qualcuno, allora si noterà che non vieni da qui. Io vado fino al vicolo dei passeri dove abita ‘quello’; e se là c’è ancora luce, allora Huber è ancora da lui ed io sono sollevato. Mi preoccupo della mia cara gente”.

- “Lo avete sempre fatto; non so come lo devo chiamare: da voi ci si sente sempre a casa”.

39. Il contadino se ne va. Nei vicoli è buio. Presto, il campo libero lo inghiotte, mentre Sinkmann si avvolge in un mantello nero. Ritorna a casa soddisfatto, dallo spagnolo arde ancora una luce. Alla finestra si vedono due ombre, del tutto chiaramente riconoscibili.

40. “E’ amaramente triste”, mormora quando si mette a dormire. “Si è lieti quando le volpi abbaiano, affinché i buoni siano al sicuro. Altrimenti… Santo Signore, salva la mia povera gente!”. Si addormenta. La sua anima è libera dal peso del giorno. Vede di nuovo quel suo fratello dalla Luce, amorevolmente sorridendo, anche se, come ammonendo, è molto serio. Nel prete si muove qualcosa: ‘Il tempo è serio, l’ammonimento del Santo ci fa bene’.

41. “Hai ragione”, dice l’angelo, “spesso ti devo correggere”.

- “Fallo, amico del Cielo”, lo accetta il dormiente.

- “Ascolta dunque! Il tempo è eternamente buono, proviene dalla Potenza di Dio Creatore e dalla Sua Bontà. Sono cattivi gli uomini che avvelenano il loro tempo; è questo è perituro, come passa la materia. Questo ti è ancora estraneo, non sai bene che rimane unicamente ed eternamente esistente solo la Luce, l’Opera e la Volontà di Dio!

42. Quello che era preparato per il ritorno dei caduti, passa nel corso di quella vita esteriore che ogni uomo perde, non appena la morte, come ‘l’angelo della vita’ viene al suo giaciglio. Riconoscilo e lo puoi insegnare alla tua ‘cara gente’. Ma gli altri? Questa volta non hai pensato a loro, ed è disperatamente necessario, come ha detto il Salvatore: ‘Non sono venuto dai sani, ma dai malati, dai perduti dalla casa d’Israele’.

43. È stato detto e ci si attiene ancora oggi: ‘Il Signore lo avrebbe detto al popolo tra i quali Egli viveva’. No, mio amico della Luce! La ‘casa d’Israele’ era, è e rimane il popolo del Cielo, che l’Altissimo ha creato per Sé dalla Magnificenza di Creatore. Da Lui è caduta la prima figlia, e con lei una grande schiera. Questi sono i malati, i perduti, per i quali noi nel Regno del Padre congiungiamo pregando sempre le nostre mani.

44. Non pensare che non si farebbe molto. Va bene alzare semplicemente le mani e pregare Dio; (ciò) è un misero tributo, sacrificato all’Altissimo. Noi muoviamo le nostre mani, andiamo nella tenebra, cerchiamo i perduti, gli ammalati nell’anima. Essi non lo percepiscono quasi mai, perché sono ostinati. Se percepiscono, allora strisciano via, poiché un peso della Luce, fratello, è infinitamente più pesante che ogni peso di questo mondo!

45. Prega anche per la vostra ‘volpe’. Lo descrivi malvolentieri così. Non si deve confrontare nessun uomo con un animale. E sai anche il perché?”

- Dormendo, Sinkann scuote la testa e non sa che la sua psiche parla con l’angelo. “Non lo so. Insegnamelo!”.

- “Così continua ad ascoltare: – Gli uomini cattivi sono cattivi da se stessi. Un animale non è mai cattivo, segue sempre, soltanto – anche nel furto – il cibo. Evita molto l’uomo come suo nemico. E quando un animale grande attacca l’uomo, non lo fa mai per la voglia di rubare o per avidità, ma solo per paura.

46. L’uomo che agisce nell’impulso del pensare, è cattivo intenzionalmente. Questa è la differenza creativa. A favore di un animale, creato da DIO, osservalo particolarmente bene, non si devono mai confrontare le persone con un animale. Ma anche per questo, che è importante: – Per quanto oscura, perfida, sia l’anima di un uomo, porta in sé il Respiro della Vita di Dio dalla Creazione; e per questo motivo nessun figlio rimane eternamente lontano dal Regno del Padre. Oppure credi che esista una lontananza eterna da Dio?”

47. “O amico di Dio”, sussurra, “a noi era impressa l’eterna dannazione (nel cattolicesimo), mai un ritorno alla Casa del Padre, e questo, …questo mi ha sempre rattristato. Se Dio è buono, come dice la Bibbia, come potrebbe, quindi Dio, il Buono, respingere del tutto da Sé in eterno un figlio perduto? In ciò non sono mai stato d’accordo con l’insegnamento della Chiesa. Come mai?”

48. “Perché hai un’anima di Luce. Questo ti viene di nuovo nascosto; per il resto della tua vita è meglio che rimani un uomo fra gli uomini. Quello che devi portare, ti viene dato. Non preoccupartene mai! Una cosa ti deve dare pace: tu porti via al sicuro la tua ‘cara gente’. Ora accogli la Benedizione e sii consolato”.

49. Se e per quanto, ha dormito l’aggraziato, nemmeno lui lo sa dire questa volta. Ci sono due sentimenti che muovono il suo cuore e, anche se contrastanti, non si disturbano. Strano, riflette. Oh, sì, ci sono i pesi, non li si possono cancellare. Ma c’è la Forza di Dio che si muove sotto questi pesi, quasi con veemenza, come se sollevasse in alto l’umano come una piuma, che il dolce vento soffia via.

50. “Mio Dio-Padre, Tu, Magnifico, del tutto Misericordioso, che cosa sono io davanti al Tuo Volto?! Un granellino e niente più, e…”

- ‘Figlio di Dio’, sente chiaramente accanto a sé. Allora piega le due ginocchia, anche la sua anima rimane muta in quell’adorazione senza parole, così sale meglio nel Regno della luce, fin davanti al Trono di Grazia di Dio. Quanto gli gusta il suo pane secco, il piccolo bicchiere di latte. Fortificato interiormente ed esteriormente, entra nel difficile giorno umano.

 

 

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Cap. 7

Huber a rapporto – Il documento del potere dell’inquisitore

Un’ulteriore Parola dall’alta Grazia

1. Oscuri demoni e sublime oscurità di Dio abitano sovente vicine su questa Terra. Si può comprendere, secondo la Luce, che l’uomo inciampa facilmente se non conosce le differenze, oppure cade nel proprio basso istinto prodotto autonomamente. Infatti, un uomo non può mai lamentarsi dal Creatore: ‘sono stato sedotto, sono…’, e qualunque cosa sia in grado di presentare. No! «Adamo, vieni fuori da dietro il tuo albero!» Questo è, in più, il linguaggio del sommo, del sublime Amore che irradia il Giorno della Creazione. Viene tenuta la resa dei conti; tu stesso devi confessare la tua colpa, allora una volta diventerai libero, libero da te stesso! Chi vuol credere a queste parole?

2. Non a colui cui non sono penetrate tali oltre l’orecchio, molto meno nel cuore, che corre come povera anima verso l’altra povera anima. Huber sta pensando una cosa: ‘Se spingo altri nella rete, allora sono libero, non potrò cadere in nessuna trappola’. L’ha pensato! Se ciò sia vero per lui, il povero uomo lo saprà, più tardi. Adesso, così crede, di poter vivere indenne.

3. Con tali pensieri sale la scala, bussa timidamente per non fare rumore. Deve aspettare. Oh, così velocemente un altolocato non va incontro ad un contadino che non è niente, che non ha niente. ‘Ma ho visto la luce’, pensa costui, e vorrebbe bussare di nuovo, piano. Ma la porta si apre appena, con  uno stretto spiraglio, e lo spagnolo che qui abita guarda fuori. Fa finta di essere molto sorpreso, anche se sa chi vuole fargli visita di notte.

4. “Tu? Che cosa vuoi da me?”

- “Alto signore, avete certamente ricevuto il ‘messaggio’[3], e mi avete fatto sapere espressamente che voi, nella vostra eccellenza, avete sollecitato me, povero peccatore, a venire. Sono lieto che nessuno mi abbia visto”.

- “Davvero?”. Chiesto in modo rude, dopo che il contadino è entrato. Non viene ancora offerto nessuno sgabello. Due ore di cammino, allora può stare facilmente ancora in piedi per un po’. “Perché sei venuto? Non saprei che cosa hai da dire di così importante”. Invece lo straniero brama letteralmente l’arma di una lama maligna di cui ha bisogno per perseguire il suo potere.

5. “Nel nostro villaggio stanno accadendo cose strane, soprattutto dal vicino, il Meurer e famiglia. Ho origliato anche da altri che hanno pronunciato parole cattive contro di voi, eccelso signore, ed anche contro la Chiesa. Solo quando diversi stanno insieme, allora Lei è lodato e tenuto in alto. Ma quando i… i diavoli si incontrano in segreto, viene detto il contrario”.

6. “Quando si incontrano in segreto… Come fai a sapere di cosa parlano? Allora dovresti essere con loro!

- “Stimatissimo signore”, Huber fa un profondo inchino, “non sono così stupido per espormi apertamente. Ho buone orecchie, e so anche dove si incontrano. Ci sono abbastanza nascondigli per spiare non visti”. Anche se l’aria notturna si è rinfrescata, Huber si asciuga il sudore dalla fronte; perché con sentimento incerto e cattivo presentimento, sotto sotto passa insieme una certa paura. “Non voglio, e non posso più tollerarlo”.

7. Per quanto il veramente stupido, ma povero contadino, si è impigliato nella trappola e non se ne accorge per nulla, questo dà una segreta gioia allo spagnolo. Costui se lo tiene per più tardi, sarà il suo turno, quando gli altri… – Al momento va su e giù, prende da un cassetto ben chiuso – la cui chiave porta nella sua tonaca – un grande foglio, fittamente scritto, con sigilli in alto e in basso e quant’altro. Lo mostra al contadino, non abbastanza vicino. I sigilli devono impressionare. E lo fanno indubbiamente.

8. “Qui sta scritto”, dice con trionfante, “ho ricevuto ieri lo scritto dal mio ordine; in più, Roma ha impresso un sigillo. Qui ho il potere di mettere in prigione chiunque dice qualcosa contro la nostra Chiesa”, il gesuita pensa meno a Roma, “e contro il mio ordine oppure… oppure, pensa! Sì, sì, il pensare è la cosa peggiore, questo è da estirpare con radice e stelo!”

- “Ma potete leggere i pensieri?”, osa intervenire Huber, tremando fin nell’ultimo membro.

9. “Che ne capisci tu di ‘interrogazione’, che io oramai so eseguire? Leggere i pensieri! Non fammi ridere! Aha, anche questo è il gioco del diavolo, che qui in qualche luogo si esercita e poi si dice: ‘Era la voce di un angelo’. In tal modo ci si mimetizza, lo dico affinché tu lo comprenda: il diavolo, Satana, sta dietro a tali cose. E per salvare le anime, il corpo deve soffrire. Solo nel dolore più grave, un’anima diventa libera dal legame dell’inferno!”

10. Con prudenza rimette il documento nel cassetto, chiude a chiave ed indica subito la porta al contadino. “Va! È meglio che non rimani più a lungo da me. Bada di lasciare il vicolo del tutto non visto. Ancora una cosa: alla messa non metterti di nuovo in coda. Il vostro prete, questo…”, ‘stolto’, avrebbe detto volentieri, “…uomo, ha fatto troppa attenzione”.

11. ‘Saranno presi tutti’, pensa l’oscuro. Chiude fermamente la porta, come prima il suo cassetto. ‘Gente indegna che crede che il Vangelo sarebbe da portare con soave soffio. Dio punisce! Egli è eternamente il Punitore, e in e presso di Lui stesso non vi è altro. Io voglio! Io devo anche punire! Il nostro potere mondiale è da imporre, nel Nome di Dio, il Giusto, il Cui Giudizio si chiama sempre ‘punizione’!’

*

12. A quest’anima non si avvicina nessuna Luce. Se la percepisse, …per la follia del potere – la rinnegherebbe. ‘Che cosa ha da fare il Cielo sulla Terra? Il potere governa, e il potere è nelle mie mani. Questo me lo ha trasferito il documento!’. Con molto disprezzo dice un po’ forte a se stesso: “Gli uomini sono vermi, li si stritolano, come il lombrico che non serve a nulla”. – Il suo pensiero! Quanto importante è anche il vermicello più piccolo, non lo sa il cattivo; non se ne occuperebbe nemmeno. Giammai! “Persino Dio non considera i vermi d’uomini!”. Non pensa che anche lui ne fa parte.

13. Con questi pesi riflessivi gli rimane lontano il sonno. Non ne incolpa se stesso, ah, gli altri gli creano il peso: quello stupido contadino, il piccolo prete, che anche lui fa parte della famiglia dei vermi. Tali, la Chiesa può certamente usarli bene, finché le servono. Si sente come abbattuto, quando lo colpisce il primo chiarore mattutino. Lo ignora con forza. Che questo arriva dal cattivo pensare, dal procedere cattivo, non gli verrebbe in mente, non ancora per molto.

14. Forse un giorno, quando dopo lungo tempo, l’anima si vedrà nell’aldilà, quando attraverso l’aiuto di angeli giungerà alla riflessione chi era stato come uomo, poi tutte le sue azioni oltraggiose saranno la sua pena (vedi anche: “La chiamata dall’Universo”). Adesso del tutto padrone di sé, così saluta dall’alto il prete Sinkmann, quando costui arriva più tardi per ‘discutere’ la messa.

15. “Che cosa c’è ancora da discutere?”, salta su lo spagnolo. “Quello che io decido, è da eseguire!”

- “Naturalmente”, lo calma l’altro, al quale interessa di ammansire il villanzone, per via del suo povero gregge. “Mi avete proprio fatto chiamare, fratello Cristoforo, e sono venuto”.

- “Finiamola di dire ‘fratello’!”. Con aria importante il gesuita va verso il suo cassetto, lo apre, tira fuori il suo documento e prima finge come se lui stesso lo dovesse leggere bene. E lo conosce comunque, parola per parola.

16. “Ecco”, si siede, senza offrire un posto a Sinkmann. A che cosa vale per lui quel gesto, mentre tutto è sul filo del rasoio? L’impugnatura del ‘coltello’ è nella mano dell’Altissimo! EGLI lo può rivolgere avanti o indietro, può mostrare la parte affilata o smussata, lo può fare eternamente nella Sua Magnificenza della Potenza da Creatore! Quanto sono diversi i pensieri dei due uomini, che comunque servono una sola Chiesa. Il piccolo mondano fedele, il grande mondano puro (solo) per dignità arrogata e dal falso diritto. Possa essere una ammissione: lui ha la convinzione di fare proprio tutto giusto!

17. “Ecco!”, sottolinea ancora una volta, forte: “Oramai sono insediato! Vedi i sigilli del mio ordine e quelli di Roma? Lo scritto è valido, per diritto, davanti ad ognuno!”. Con il ‘dare-del-tu’, mette ora il prete sul gradino di coloro che obbediscono.

- Sinkmann lo nota, ma non il minimo sorriso passa sul suo volto. ‘O tu, povero misero mondo! Tu, mondano, che cosa m’importa ancora come parli con me?’. Ma ad alta voce dice:

18. “Sembra essere un documento importante”. Lui tiene stretto il suo cuore con le due mani, poiché, ciò che esso porta, ancor prima, non ha bisogno di conoscerlo. già stato altrove, ed ha appreso tale cosa mostruosa. “Se non mi considerate degno di ciò che è importante per la nostra Chiesa …”

- “Non ne sei degno, prete, ma lo devi sapere affinché mi aiuti quando in futuro ho da eseguire la mia grande funzione.

19. Con questo documento, per tutta la diocesi di cui fanno parte tutti i villaggi nell’intero circondario della Chiesa – ascolta bene – sono il ‘grande inquisitore’! Cosa significa, lo saprai?”. Gli occhi scintillano formalmente verdi, come se volesse subito, in quel momento, avvelenare l’uomo. Aha, avvelenare! Non può mettere un prete della propria Chiesa su un rogo, porterebbe troppo sangue cattivo, e non è nell’interesse del suo ordine. Ma per il resto, …qui può governare come vuole.

20. Che con lui c’è il suo angelo, Sinkmann stesso lo percepisce. Sente solo la forza che pulsa attraverso di lui e lo rende capace di stare lì del tutto calmo. Nel volto spiritualizzato non si nota nulla di ciò che potrebbe servire all’inquisitore, perciò dice ad alta voce: “Sì, ti stupisci, piccolo uomo! Quindi, adesso sei informato che ho da decidere io il diritto della Chiesa. Tu mi sei sottomesso ed hai da fare ciò che io ordino”.

21. Il prete rimane sempre ancora calmo, anche se in lui sta formalmente ardendo: ‘È urgentissimo salvare almeno i migliori!’. Perciò risponde con una pazienza da agnello che è funesto per il gesuita: “L’ho pensato, alto signore (omette oramai il ‘fratello’), che vi sarebbe stata conferita la funzione del potere, e servirò”. Ma dietro a questo ‘servire’ ci sta dell’altro di quanto l’inquisitore immagina: ‘Oh, questo ce l’ho già nella mia pinza; la minima avversità, e lui è fatto’.

22. “Indicatemi ciò che devo fare per la prossima messa; tutto il resto è nella vostra mano”.

- “Questo è comunque così! Innanzitutto avete da eseguire questo: devi portare nel confessionale quelli della prima fila che si elevano contro il nostro diritto. Non credere che io non li conosca; mi sono ben noti i loro nomi.

23. Tutti gli altri che si possono ancora lasciare intoccati, possono venire quando vogliono. Ma nessuno deve evitare il confessionale! Il come lo farai, questa è una tua faccenda. Inteso?” Dall’inquisitore parte una minaccia che, formalmente, butta giù un uomo se non porta in sé la fede nella ‘Bontà di Dio’, come ce l’ha il buon prete.

24. “Quelli del villaggio sono già informati, vengono tutti. Nella città andrò di casa in casa e…”

- “Nulla di ciò che ora io sono il grande inquisitore. La gente deve venire con il cuore leggero”.

- “Alto signore, comunque non lo avrei detto, perché allora la nostra chiesa rimarrebbe piena a metà”.

- ‘Il prete ha qualcosa dietro le sue orecchie? (cioè conosce altro) C’è da fare attenzione. Questo non mi deve sfuggire’. Così è l’oscuro pensiero.

25. Che questi pensieri non dovrebbero venire ad un uomo dell’ordine, non ci pensa proprio. Vede solo il suo prestigio. Finora, prima che questa gente venisse nel paese tedesco, nonostante qualche fatica, si stava bene fra il popolo. Si possedeva la protezione della Chiesa e del dominio mondano, almeno in generale. Con ciò il ‘piccolo uomo sconosciuto’ si accontentava. Da anni le cose stanno diversamente. ‘Che cosa ne sarà in futuro?’. Domanda timorosa - -

26. Questo opprime gravemente il buono. È triste, perché non c’è quasi niente da intraprendere, per smorzare il grave ardore di fiamma e tortura. A Te, Dio, sia lamentato: ‘La Chiesa giace in grave travaglio!’. Adesso, da una forza che è venuta più forte su Sinkmann, dice, come se stesse nella migliore intesa con il gesuita, e fa tutto solo unicamente per i poveri uomini.

27. “Ah, dirò che terrete una grande predica che non sarebbe da disattendere. Sono certo che verranno tutti, eccetto gli anziani che non possono più camminare, e i bambini. Questi ultimi, al massimo disturbano, e non si può loro vietare di piangere”.

- Lo spagnolo fa un cenno d’impazienza: “Dì quello che vuoi. Eleverò la comunità, che tu hai trattato troppo tiepidamente, a quello stato dove deve stare. Sii certo di questo: allora ognuno farà quello che voglio io!”

28. Il prete annuisce. Ha un aspetto così gentile, mentre vi è profonda preoccupazione. Quello ‘stato’, lo sa molto bene che cosa significa. Ma lo ha incaricato DIO, lui, il prete sconosciuto, di aiutare tanto quanto adesso è possibile. Allora alza i suoi occhi, guarda impavido lo spagnolo, dicendo tranquillo: “Molto bene, alto signore. Lo ‘stato’ è da elevare. Dato che siamo la prima Chiesa sulla Terra, è da elevare lo ‘stato del Cielo’. Voi avete inteso questo, non è vero?”

29. Allora allo spagnolo sembra come se gli passasse una punta attraverso il cervello. Ah, la prima Chiesa! Tutto il mondo dovrebbe accasciarsi ai suoi piedi! Ci sono troppo pochi combattenti che andrebbero lungo le strada, da nord e da sud, da est e da ovest, che ci sarebbe da trovare ovunque il trionfo della Chiesa. A lui interessa il potere, persino senza Chiesa. Soltanto, non lo deve sapere nessuno. Che questo era la certezza del prete, l’oscuro non lo sospetta, altrimenti la sua fiamma ardente si spegnerebbe presto, diventerebbe un mucchietto di cenere. Ogni uomo diventa cenere, soprattutto coloro che nonostante portino in bocca la Parola di Dio, stanno distanti dal loro Creatore.

30. Non si accorge quasi come l’uomo, da lui oppresso, lascia silenzioso la stanza, senza piegarsi. Sulle scale, costui si asciuga gli occhi. Passando attraverso i vicoli, è un’unica preghiera, una supplica: “O Signore Iddio, aiuta! Metti fine, o Signore, metti fine a tutta la nostra miseria! Sono pochi che posso salvare, e porto le mie lacrime dinanzi al Tuo volto. Lasciami portare via soprattutto coloro che sono già in pericolo. Ma anche gli altri, …o mio Dio, assistili e non lasciarmi solo!”

31. Durante questa preghiera, presentata continuamente, deve riferire ai credenti ciò con cui lo ha incaricato il gesuita. Che dalla bocca del fedele non esca solo tutto in modo riguardoso, bensì per di più un po’ diverso, non c’è da stupirsi. Accanto a lui passa, non vista, la Luce: l’angelo di Dio.

32. Per ultima va alla casa del produttore di candele. Schrober è seduto al suo tavolo, sa di cera e come di incendio. L’artigianato è faticoso, perché riceve poco materiale buono, ma deve comunque fare le candele migliori per la chiesa. Quello che serve alla gente, può essere inferiore. Questo non ha importanza.

33. “Dunque, Schrober, hai pronte due belle candele per domenica? Verrà tenuta una grande predica da…”

- “Voi?”, interrompe l’uomo. “Allora le adorno particolarmente fini”. Intende le candele che giacciono davanti a lui sul tavolo. “Se predicate voi, degnissimo Sinkmann, il cuore sale al Cielo, come se voi sapeste come portarci su”.

34. “Ne sarei lieto, Toni, se potessi andare con voi in Cielo, subito, …prima, della messa”.

- Schrober alza spaventato gli occhi. “Costui vuole…”

- Sinkmann afferma: “Sei del tutto solo?”

- “Sì, mia moglie è al mercato con Hansel; oggi vengono un paio di contadini che possono vendere, a parte la verdura, anche di tanto in tanto un paio di uova o latte. Che cosa c’è?” Si avvicina al prete.

35. “Devi andar via tu, tua moglie e il tuo ragazzino”. Sul volto dell’uomo passa un movimento.

- “Vieni!”. Prende il prete per mano, lui sa già che cosa significa e lo conduce subito giù per una scala che conduce in cantina. Là non c’è nessuna finestra. Prima accende qui una lucetta, simile ad una candela da gioco. Da sotto un sacco tira fuori un fascio, pronto per uno zaino, lo deve solo mettere sulla schiena.

36. “Da dove…?”

- “C’è stato Meurer da me. Mi ha fatto sapere qualcosa. Allora potete immaginare che ho taciuto. Giurato di non parlarne con nessuno. Ci sono anche altri. Ma voi, prete Sinkmann? Temo molto per voi”.

- “Andiamo di nuovo sopra, non si può sapere se viene qualcuno”. Al tavolo di lavoro il prete comunica chi e in quale turno sa portare in sicurezza una famiglia.

- “Ma allora caricate molto su di voi”, dice Schrober.

- “Noi confidiamo in Dio, EGLI ci condurrà con la Sua mano!”

37. “Anch’io confido, ma penso che l’uomo è arrivato alla ragione di decidere se deve proteggere se stesso e i suoi cari. Oppure no?”

- “Sì, Schrober, abbiamo ricevuto la ragione, anche se questa zoppica qui e là in certa gente. Se si mette il pensare ragionevole nella Bontà di Dio e nella Sua Guida, allora siamo guidati. Lo vedrai”.

*

38. Sulla via Sinkmann incontra, apparentemente a caso, donne e anche uomini, salutando timidamente, con mute domande negli occhi: “’Puoi aiutare? Che cosa sarà di noi, …se?” Dietro a questo ‘se’ sta la nuda paura. La si è notata già in questo breve tempo, da quando è venuto nella loro cittadina la Spagna, con cui si intende solo gli uomini con la tonaca.

35. Il paese…? Chi lo conosce solo secondo il nome? A questo manca qualsiasi contatto. Senza conoscenza non esiste né affetto né odio. Ma l’uomo, che solo attraverso gli sguardi genera paura e spavento e davanti al quale si fugge? Lo si può amare? No! Oppure lo si può onorare? A questo non esiste certamente nessun no, bensì un sì è troppo nebuloso. Non lo si sa.

40. A tutti che lo supplicano muti per l’aiuto, il prete fa un gentile cenno. Lo guardano come un animale in trappola, con occhi da pianto: liberaci!

- ‘O Signore Iddio’, è di nuovo la preghiera, ‘È triste, poiché Ti sei così allontanato da noi in questo tempo, che si crede che Tu avresti dimenticato i Tuoi figli nel mondo. Ah, quale peccato chiedere così! Hai mandato a noi, a me e alla bambina, gli angeli, ed è veramente come se fosti venuto Tu stesso da noi!

41. impossibile svuotare tutta la città. Ci darebbero la caccia come alla selvaggina. Città e villaggi sarebbero mucchi di macerie pieni di cenere. Aiutami soltanto, mio fedele Iddio, che io possa organizzare, quanto bene è possibile’. Durante la preghiera, che fa tremare la mente del prete, sono molti sguardi buoni che devono consolare i poveri. Ah, sì, presto lo saranno gli abbandonati.

42. ‘Ma non abbandonati da ME!’, suona nell’orecchio dell’uomo. ‘Anche se qualcuno lascia la sua vita nella lotta di fede, le anime sono coronate di gloria, poiché il loro sacrificio supporta la caduta del grande. Se presto, se tardi, …non domandare del Mio Tempo, Mio servo!’

43. Sinkmann si ferma stordito. solo, davanti alla porta della casa decrepita nella quale abita, guarda rapido a destra, a sinistra e dietro di sé. Non vi è altro che il triste grigiore di un giorno d’estate ricco di pioggia. Tuttavia gli rimane la sensazione come se qualcuno stesse accanto a lui. Corre nella cameretta, deve accasciarsi, deve pregare senza parole, ringraziare, piangere, …da uno spirito stracolmo, da un travaglio, che si possiede, nonostante non lo si conosca.

44. Indicibile, dall’apice di un maestoso Cielo, la visione: ‘Come sono da salvare chi è in pericolo’. Sulla palude è già informato, e come vi sono da portare i gruppi. Esiste ancora la voragine, come da lì dovrà continuare e per dove. Adesso gli sembra comunque, come se vedesse la via, ben faticosa e pericolosa, ma circondata dalla luce che sta presso di lui senza vederla, …non ancora. Si scervella continuamente, come se sentisse qualcosa e senza conoscerla. C’è, ma è lontana come il Cielo. Allora si addormenta beato. Oh, di nuovo essa è presso il giaciglio:

45. “Hai ringraziato il Signore, fratello; quindi ti voglio spiegare ciò che tu non sai ancora. Non è un errore, non ti spaventare”. L’angelo mette la sua mano sulla fronte ardente del dormiente, finché il volto si calma. Il ‘non sapere’ lo ha oppresso. “Rimani sulla via della preghiera. Come hai lottato con DIO per i tuoi protetti, così Abramo per le città perdute. Il tuo spirito risponde: ‘Sodoma e Gomorra erano del tutto rovinati. La piccola città e i villaggi, dove vi sarebbe solo afflizione e fardelli, non c’è né gente cattiva, né tali che hanno esercitato atti crudeli contro Dio’.

46. Il tuo paragone può valere, anche se nel tuo gregge qualche pecora grigia e anche nera sta agendo male. Tu conosci i caproni che ti hanno sovente reso difficile la tua funzione, ma non è a causa di questi pochi che sembra come se la Bontà di Dio tacesse sul tuo posto. Hai percepito precisamente ciò che Dio stesso ti ha promesso. Oppure pensi che è stato il vento, oppure i tuoi stessi pensieri di desiderio?

47. Che cosa sai della Longanimità e della Pazienza di Dio? Che esistono cose miracolose e che Dio nel Suo Amore non dimentica nessuno, lo sai, lo hai conservato fedelmente nella vita. Soltanto… che cosa sono veramente i Pensieri di salvezza del nostro Padre-Creatore, per te come uomo, è ancora abbastanza nebuloso. Anche questo non è un errore, fratello mio della Terra. Finché un uomo vive su questa Terra, fino ad allora per lui rimane velato molto dalla Luce, che è meglio per lui. Ma non tutto, siine certo! Ciò che si può comprendere bene, è l’abbondanza di benedizioni derivanti di maestosa caritatevole Misericordia.

48. Lasciati guidare da questa e porta via coloro che ti stanno a cuore. Più avanti sentirai di un uomo che dallo spirito è un grande, un combattente che non si scompone, nonostante le onde del temporale lo lambiscono, che pensa di dover sprofondare e con lui il diritto che DIO gli ha dato nelle mani! I Suoi amici assisteranno te e la tua schiera.

49. Dopo una via difficile e qualche peso, alla meta verrete a conoscere pienamente la Salvezza del Padre-Creatore. Di questo ora basta; quello di cui hai ancora bisogno, ti verrà dato a tempo utile. Conserva solo l’indicazione: ‘Porta via il primo gruppo già alla sera quando l’oscuro stende le grinfie per divorare queste vittime. Sii consolato e fortificato in Dio”.

50. La notte si accorcia con questa visione da sogno, oppure si è allungata a causa di tutta la Bontà che è fluita giù? Sinkmann non lo esamina quando al mattino si alza fortificato perché la sua memoria spirituale ha trattenuto parola per parola. Le vorrebbe scrivere volentieri, ma se venisse trovato un tale ‘foglio’, allora non c’è bisogno di chiedere che cosa ne sarebbe. I mondani di cui fanno parte i portatori delle tonache dalla Spagna, anzi, loro per primi, lo dichiarerebbero come opera del diavolo, perché a loro stessi manca il contatto con il Cielo.

51. ‘Ah, no!’, combatte il sacerdote i pensieri. ‘Non lo posso nemmeno dire. Nessuna creatura sta distante dal Creatore, se magari…’. – Al contrario: il Santo non sta lontano da nessun figlio, e se per proprio fallimento stesse senza Luce e senza Grazia, è perché esso stesso si è allontanato da LUI. Chissà se il confronto possa valere così? Coscienziosamente esaminato. Il fedele ci tiene di scusare gli avversari, anzi, li eleva formalmente nella preghiera incontro al suo Dio.

52. È questo che rende quest’uomo così spirituale, cosicché ha una frequentazione interiore con un angelo, e di tanto in tanto con la voce paterna di Dio, come è necessario per lui. Quindi, pieno di fiducia, percorre un’ultima via attraverso la comunità, affinché domani, nella messa, la gente non lasci pendere troppo la testa.

 

 

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Cap. 8

Difficili preparativi e comunque benedetti

1. Regna ancora l’oscurità di una notte senza Luna. Nuvole mattutine pendono molto basse allorquando Meurer si avvicina alla sua casa. strano, c’è come un muro di nebbia che circonda la sua proprietà. Percepisce quasi fisicamente come se dovesse irrompere attraverso lo strato, ed è magnifico. ‘Questo proviene dall’angelo di Beate’, gli passa il pensiero attraverso la mente. Chissà per che cosa esisteva la protezione. Nella casetta trova i suoi pacificamente addormentati, quindi si corica sul suo giaciglio per l’ultima ora prima dell’alba.

2. Del tutto diversamente torna a casa il vicino, anzi arriva strisciando. Non vorrebbe incontrare nessuno. Allora la domanda: “Da dove vieni?”. Ha atteso a lungo in un magazzino, si è guardato intorno da rimanere possibilmente non visto. Come accade, ha cercato invano il rosso del mattino, che si mostra molto stretto al Cielo, ma si perde sotto le nuvole. La sua via, l’abbassarsi sull’erba umida che è stata caricata nell’aia, gli dà molto fastidio. Inciampa formalmente a casa ed incontra Kieslutz, che non può soffrire da morire.

3. Kieslutz saluta domandando gentile: “Dimmi Huber: non stai bene? Da dove vieni così presto?”

- “Pah! Ti chiedo io: dove vai tu così presto?”

- “Devo andare a prendermi un aiuto, la mucca vuole partorire, da solo non ce la faccio. Voglio vedere se aiuta Sepp Stiebitz, lui s’intende bene in tali cose”.

- “Ah, è così”, dice velocemente Huber. Ed è deluso per aver incontrato Kieslutz su un percorso sbagliato. Lui stesso trova la scusa:

4. “Sono stato tardi dal fabbricante di candele”. Che è una bugia. “Per domani avrei volentieri una piccola candela per accenderla per la messa. veramente bene se una volta si sente un altro linguaggio”, intende un’altra predica, “e confrontarlo dove si trova qualcosa di meglio”. Che miri alla differenza tra il loro prete e lo spagnolo, se ne accorgerebbe persino il più stolto.

5. “Hai ragione”, fa Kieslutz come per confermare. “Hai trattato per una bella candela? Fammela vedere. Io ne ho una mezza, questa deve bastare; non ho soldi per comprarne una nuova”.

- “La mia camminata è stata del tutto inutile, Schrober aveva già venduto la sua riserva. Sul tavolo c’erano solo due grandi candele per l’altare”. Hubler lo può dire facilmente perché per particolari messe sono sempre da mettere nuove candele.

6. Covo di menzogna! Kieslitz si deve dominare molto, per non gettare in faccia all’altro ciò che pensa di lui. “Devo sbrigarmi, altrimenti diventa tardi per la mia mucca”.

- ‘Ah, quello l’ho sistemato’, mormora Huber fra sé e sé. Deve tossire forte, si accascia in modo brusco sul fieno che si trova nel suo letto. Così lo trova sua moglie al mattino.

*

7. “August”, si lamenta lei, “ma dove sei stato? Ho aspettato tutta la notte. Sono andata tardi a dormire. Adesso giaci qui! Chi deve fare il lavoro? Devo essere in casa da sola, nella stalla e sul campo? In più i bambini? Avanti, alzati!”. Freda non è mai stata così risoluta. Si è sempre dovuta abbassare quando suo marito la comandava in modo cattivo.

8. L’agitato non si accorge del rimprovero. Sussurra timoroso il nome dello spagnolo. Freda lo interpreta benignamente: “Anche lui avrà avuto paura di quello… Non mi stupisce se lo ha incontrato”. Così lo ripete, ed avrebbe volentieri pensato ad altro, perché nel legame matrimoniale cercava invano una cara parola, essendo lei ad essere portata al bene, ereditato dai suoi genitori.

9. Non riesce a far scendere August Huber dal letto. Nella sua paura, Freda corre dal vicino, piangendo: “Vi prego, andate a vedere mio marito; non so cosa fare”.

- “Ma che cos’ha?”, chiede Meurer.

- “E’ ardente, parla del nuovo predicatore, si getta da una parte all’altra, e non c’è verso di farlo ragionare”.

- “Vengo con te. Helene, rimani coi bambini a casa; appena possibile torno indietro. Io stesso ho ancora molto da fare”. Cos’è questo ‘molto’, non lo rivela.

10. Helene si stupisce. Al momento c’è poco lavoro. Un campo è mietuto, per l’altro c’è ancora tempo un paio di giorni, e in casa e in cortile tutto è ben ordinato. C’è solo da fare il lavoro quotidiano. Guarda dietro a Bertold, mentre lui scompare nella casa vicina. Oggi lui le sembrava strano, non veramente distratto. Oppure era stanco come se avesse dormito molto male? Cosa si riferisca al ‘molto’, non lo può ancora sapere.

11. Bertold si china sul suo nemico, ma cancella subito questo pensiero. Ah, no, adesso è malato, ora non gli voglio nulla di male. Lui sa qualcosa dalla buona casa paterna, dove una volta frequentavano degli altolocati, allora persino un buon medico. Da questo aveva imparato da ragazzino come è da sentire un polso, e in tutti gli anni non ha dimenticato nulla.

12. “Qualcuno deve andare a chiamare il medico, ce l’ha sul polmone. Il suo respiro rantola. Prepara un tè al lillà e mettigli un panno freddo umido sulla fronte. Lo si deve cambiare sovente perché il calore consuma subito l’umidità”.

- “O Tu, Signore misericordioso! Chi andrebbe per me in città?” Guarda Meurer, se non…

- Lui andrebbe volentieri; soltanto, non oggi; c’è in gioco troppo per la sua propria famiglia. “Chiedo a Hieselbar, lui ha un asino, l’unico qui intorno; lui ci andrà certamente. Con un asino va anche più veloce che a piedi”.

13. “Te lo retribuisca il caro Salvatore!”. Freda si getta al petto di Meurer, piangendo disperatamente. “Lo so, August non vi vuole bene e voi avete sempre aiutato. Se è una punizione?” Guarda disperata al letto del malato.

- “Non parlare così, vicina!”. E guarda Huber, dove si è smarrito. stato lo smarrimento di denunciare lui ed altri. Oh, l’uomo non deve condannare; il giudizio spetta unicamente all’Eterno, all’Onnipotente. Meurer se ne va con delicatezza.

14. “Che cosa? Per Huber? Allora mi sarebbe troppo caro il mio asino, di consumare i suoi zoccoli!” Xaver Hieselbar, arrabbiato, va su e giù nel suo cortile.

- “Portami in casa”, chiede Meurer, “è urgente! E rifletti: la tua cavalcata in città può salvare un malato dalla morte”.

- “Non può essere così grave”, interrompe Xaver. Ma comunque, va in casa. Nella piccola stanza dove sta normalmente seduta la famiglia per il pasto, sono da soli.

15. “Xaver, pensa ai buoni insegnamenti che il nostro prete ha predicato. Ne devo ripetere una? ‘Amate i vostri nemici’, cosa che Sinkmann ha raccomandato ad ognuno. Lo ha insegnato il Salvatore! Vogliamo mantenere i Suoi insegnamenti, per quanto sia possibile per gli uomini. Hai sempre avuto un cuore buono, vecchio amico”, Bertold gli mette una mano sul suo braccio. “Allora? Datti una spinta. Per l’asino ricevi del fieno da me, presto ne potrò fare a meno”.

16. Hieselbar guarda stupito il Meurer. “Nell’inverno avrai bisogno di ogni fascio e…”

- “No, Xaver!”. Bertold controlla se nessuno origlia. “Quello che abbiamo da pensare dello spagnolo, lo sai precisamente come me”.

- Xaver alza con disprezzo una mano. “Non hai bisogno di dire nulla!”

- “Appunto! Tu, io, Stiebitz, Kieslutz, Stangler e ancora un paio, certamente anche il fabbricante di candele, tutti con la famiglia, dobbiamo andar via, molto velocemente!”

17. “Ed abbandonare casa e cortile? Mai!”

- “Dobbiamo! La via è preparata. Da domani, notte per notte. Lui ha ricevuto un documento, purtroppo firmato da Roma. La nostra chiesa lo avrà una volta da espiare amaramente, di istigare gli stranieri su noi credenti tedeschi. Non dipingo il diavolo al muro, …ma su di noi cadono tortura e rogo, come è già avvenuto altrove, su tutti coloro che stanno con il prete Sinkmann. Più giusto: con il nostro Dio, senza cerimonie”.

18. “Vengo da te, Bertold. Allora l’asino deve trottare. Non vorrei dover stare miseramente in ginocchio davanti al nostro Signor Iddio, se dovesse chiedere: ‘Xaver, hai aiutato il tuo nemico?’.”

- “Egli avrà da domandare ancora molto altro. Forse sorriderà solo benignamente, se Gli chiediamo grazia e perdono”.

- “Parli quasi come il prete! Hm, sei sempre stato qualcosa di speciale”.

19. “Davanti al caro Padre nel Cielo, siamo uno come l’altro: soltanto i ‘Suoi figli’. Se lo siamo, Xaver, allora siamo molti! Parti! Huber sta veramente male. Prima che il medico possa venire, non potrà quasi più rantolare. Speriamo che lo trovi”. Vanno nella stalla, dove l’asino sbuffa. Rapidamente mette una coperta sul dorso grigio ed attraversa il villaggio dove le persone sono già al loro lavoro.

20. Xaver verrebbe fermato, se Bertold non raccogliesse gli interroganti intorno a sé. Lui riferisce il perché Hieselbar spinge velocemente l’asino. Huber? Ah, si è d’opinione divisa; in genere non è amato. Ha lasciato certi in pace, perché era abbastanza furbo da non sobillare tutto il villaggio contro di sé. Malato? Non succede in ogni casa? Gli anziani muoiono, i bambini vengono portati via, perché c’è troppo poco aiuto.

21. Nel frattempo Meurer si dà da fare nell’aia, evita di fare forti rumori e spinge sua moglie, accarezzandola gentilmente, di nuovo in casa. “Te lo dirò. Sii molto forte, mia fedele anima. Presto saprai che da noi non tutto va come deve andare, da quando…”.

- Helene Meurer vede sempre davanti a sé quello scintillio attraverso il piccolo buco nella tenda del confessionale. ingiusto! Ma c’era! Sospirando, sbriga le sue faccende. Ad un tratto si trova presso la cassapanca, che contiene abiti e biancheria. Prepara delle cose, per ognuno qualcosa di caldo e qualcosa di leggero, e tiene un paio di coperte in mano. Cosa deve significare? Che cosa mi succede?

22. “O orrore! Che mi succede? Come mai, che preparo la roba, come se…”.

- Suo marito interrompe il monologo; voleva bere qualcosa. Quando vede i mucchi, annuisce ad Helene con sguardo serio. Va di nuovo senza parole alla suo difficile lavoro. C’è da dire che è pesantissimo. Ah, gli animali! Non vi possiamo portare con noi. ancora estate, rimarranno sul piccolo pascolo dietro la casa dove c’è l’acqua. Una benedizione, che al bordo sciacqua un chiaro ruscello. Da qui si prende la maggiore quantità d’acqua. Nel villaggio esiste appositamente un buon pozzo.

*

23. Così si avvicina già il tardo pomeriggio. Sotto una ruvida coperta di lana giace il grande fagotto che Bertold vuole portare. Non si ha solo bisogno di vestiti e cibo; qualche attrezzo non dev’essere dimenticato, se ne avrà urgentemente bisogno. Poi, al bagliore degli ultimi raggi del Sole, sta seduto con Helene, mano nella mano, presso l’angolo del loro Signore Iddio. La confessione che Bertold ha temuto, scoraggiato come non è mai stato. Chissà se la moglie riuscirà a farcela? Ed è molto sorpreso.

24. Lei sussurra al suo orecchio: “L’ho già immaginato che dobbiamo abbandonare patria, casa e cortile. I nostri poveri bambini! Nonostante che abbiamo dovuto lottare con qualche amarezza, nel nostro paese era bello, confidenziale. Gli alti signori non ci hanno mai oppresso troppo, e grazie al nostro buon prete, la chiesa ci è stata una madre. Ci hanno confuso solo gli stranieri! Bertold…”, lo guardano degli occhi timorosi, “…dove? Lo sai? Che cosa sarà di noi? Siamo gli unici che devono fuggire?”

25. “Ciò che sarà di noi, lo sa il nostro Dio, nel Quale confido pienamente. Tu, mia cara moglie, tu pure. Una parte della via che ci sottrae al pericolo, è assicurata. Il prete Sinkmann conosce il sentiero. Sai anche tramite chi?”

- “Come lo devo sapere?”. Helene guarda anziosa intorno alla stanza, come dovesse già congedarsi. A Bertold succede la stessa cosa.

26. “Tu non lo sai che la nostra Beate ha visto ultimamente un angelo, nel sogno, e le ha parlato. Si è confidata con me. E che brava! Non essere triste, Helene; purtroppo è così: certe donne affilano le loro lingue, quasi sempre non per fare del male, ma senza riflettere. Tu ne avresti potuto parlare, e da tempo avrebbero portato la bambina e te nella casa di tortura. Perciò ho pregato nostra figlia di raccontare tutto, solo a me. Ora il miracolo:

27. Non lo si può quasi credere che oggi esiste una vera rivelazione di Dio, come è stato una volta quando vivevano i profeti e i patriarchi, dove DIO comparve oppure mandava gli angeli, così come se venissero come uomini dagli uomini. Così succede naturalmente oggi. Perché… l’umanità… Ah, lasciamo stare adesso, il tempo stringe. Solo ancora una cosa:

28. Il nostro prete ha visto e sentito nel sogno uno spirito. Questo si riferiva all’angelo della nostra Beate. Entrambi hanno indicato lo stesso: ‘Dobbiamo andar via!’. È stata indicata la via. Sinkmann non sapeva che cosa ha detto il nostro angelo”, il ‘nostro’ lo pronuncia Bertold in modo come se non l’avesse potuto vedere e sentire solo la loro figlia. “Non voglio spaventare nessuno; quando è ora, ognuno di noi deve essere coraggioso.

29. Beate è matura molto oltre i suoi anni, cosa che proviene certamente dai suoi sogni del Cielo. Tu, Helene, sii la mia forte moglie, come hai finora portato con me gioia e sofferenza, quest’ultima sovente in grande misura. Mi preoccupo per il nostro Peterle, è ancora così piccolo. Non so come dobbiamo superare con lui il primo tratto, e questo è molto pericoloso, ma voglio pregare il nostro caro Signore Iddio che ci rimanga conservato il bambino”.

30. Helene riflette un poco. Non sarà buono per quel piccolo corpo, ma non subirà danni; e così parla del piano: “C’è ancora la birra leggera, in questo caso ci servirà molto. Se la si cuoce con un po’ di erbe, dà un lungo sonno. Questa lo potremmo dare a Peterle. E il piccolo carro? Non è quasi da chiamare una carretta, ha anche solo due ruote. Necessariamente ci si potrebbe coricare il bambino, coperto con una coperta di lana”.

31. “Lo si potrebbe considerare”, ammette Bertold. Inoltre, si potrebbe ancora cambiare qualcosa. “Voglio vedere se può andare. Domani sera…”. Non dice altro e la donna comprende. Va nel capannone. Ecco la cosa e il grande carro al quale è la legare la mucca. ‘Sarebbe bello’, si gratta dietro l’orecchio, ‘se si potesse camminare apertamente’. Olia le ruote, non devono scricchiolare. “Ma guarda”, dice, e nel suo cuore c’è un grande ringraziamento, “anche Helene ha il contatto con la Luce; lei ha certamente ricevuto il consiglio. Io stesso non lo avrei pensato, ma credo che al nostro piccolo ragazzino non può succedere nulla di male”.

32. Molto presto stanno facendo una magra colazione, la messa è già alle otto. solo bene che il nuovo non fa suonare già alle sei per quelli del villaggio.

- Allora Beate, questa volta alla presenza di sua madre, dice: “Il mio angelo è stato da me, e ha detto come voi, cari genitori, avreste preparato tutto, questo è buono, e non ci dovremmo preoccupare”. Guarda suo fratello, che ama intimamente. Cosa accadrà con lui, non lo deve sapere. “Poi ha ancora detto: ‘Coloro che si sono ammalati, lo avrebbe fatto Dio. In ciò non dobbiamo solo pensare a una punizione, lui non doveva… soltanto… era una parola difficile, non so più come si chiama: spi… oppure spo… Tu lo sai, padre?”

33. Nonostante la grande preoccupazione che oggi grava particolarmente su di lui, deve comunque ridere un po. Accarezza una volta sua figlia sui capelli: “Si dice ‘spiare’, quindi origliare, sai, quando uno guarda dietro l’angolo e non si fa vedere e poi dice cose cattive”.

- “Hm”, dice Beate con una faccia leggermente birichina, “il vicino Huber non è particolarmente buono. Una volta ha già scacciato me e Peterle, anche se non stavamo presso la sua casa. Ci ha persino buttato dietro dei sassi”.

34. “E’ bene che non l’abbia saputo, altrimenti…”. Adesso non ci si deve più preoccupare. ‘O Padre, caro Dio, aiutaci ancora oggi a superare il dispiacere!’. Bertold pensa al nuovo. In un altro luogo, uno degli stranieri ha portato via una donna dal confessionale nella casa delle torture. ‘Miscredenti!’, sgrida se stesso; l’angelo di Beate ci ha portato la consolazione, quindi te, come uomo e padre… – Non riesce ad andare oltre, è tempo di partire. Peter rimane a casa. Dato che, eccetto i piccoli bambini e una serva vecchissima che guarda volentieri i piccoli, tutto il villaggio sta andando in chiesa, non gli può succedere niente.

35. Sulla via, incontrando Hieselbar, chiede del medico e come starebbe il vicino. “Abbiamo fatto bene. Il nostro uomo degli ungenti stava proprio uscendo di casa. Dato che la sua commissione non era troppo importante, si è fatto prestare il mulo dall’oste e così siamo tornati veloci. Huber è gravemente malato e il dottore non sa ancora se guarirà. Ora è stato legato al letto, perché con la febbre, lui vorrebbe andare nella stalla, sul campo e altrove. Freda deve rimanere con lui, quindi non dà nell’occhio se alla confessione viene uno di meno”.

36. ‘Lo credo. Ma sarebbe bene se si sapesse se Huber ha parlato con il nuovo, anche se, della sua casa. Aspettiamo”.

- Sono già pietre amare, appuntite, che sono da trascinare con tremore in chiesa da quelli del villaggio, non meno dai cittadini. Ebbene, purtroppo pochi, che si sono accorti da tempo che cosa sta arrivando su tutti, senza perdere la fiducia, credendo che Dio metterebbe sotto le loro pietre un panno di Grazia, che allora non sarebbero troppo dure e pesanti.

*

37. Si combatte accanitamente. Come quando Helene Meurer, che è la terza che va in ginocchio al confessionale, sussurrando cose che non sono degne di essere menzionate, vede lo scintillio dell’occhio che la osservava senza alcun diritto, e sarebbe quasi caduta se Beate non l’avesse tenuta, cosa che nessuno ha visto.

- E la ragazzina? Quando l’uomo nel confessionale chiede se avesse già visto una volta un angelo, una domanda-trappola, posta in modo che qualche bambino ci sarebbe cascato… “Perché vedere un angelo? Quale gioia!”, anche se non è vero, Beate dice calma:

38. “Non ne ho ancora visto uno, ma ne vorrei veramente vedere uno”. L’intende sul serio, non è stato chiesto di un sogno.

- Suo padre sta vicino in ginocchio. Dalla risposta di sua figlia comprende molto come la si interroga malamente. Digrigna i denti; tossisce, nessuno deve sentire il digrignare. E così tutta la procedura si svolge ancora una volta senza danno.

39. Il sacerdote Sinkmann suda, come si dice, ‘sangue e acqua’, dalla paura per ogni singolo che con cattive domande è facilmente da spingere nella trappola. Più tardi ringrazia Dio, suo Signore, in silenzio nella sua cameretta. Qui non sta in ginocchio, obbligato, come anche lui ha dovuto confessarsi. Qui lo fa con animo gioioso.

40. “Signore Iddio, hai steso la Destra della Tua Grazia, hai strappato la rete in cui avrebbero dovuto rimanere i pesciolini. Tu sei il meraviglioso Dio, hai anche la mia via nella Tua mano. Come Tu mi conduci, avverrà nella Luce della Tua Magnificenza. Dacci la Tua Forza, rimani la nostra Rocca e Fiducia. A Te consacriamo il servizio, a Te, Santo, buon Dio-Padre!”

 

 

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Cap. 9

La grande fuga – Il prete è torturato – L’erba miracolosa

1. Una notte, da temere. In più il grido del gufo che causa facilmente paura agli uomini. Non si vede nessuna stellina, la Luna è morta, nuvole basse corrono sul paese. Ed era comunque l’ignota Benedizione di Dio. Certo, chi non vede di notte, chi ha paura, chi non conosce la via, per costui sarebbe magari meglio rimanere lontano, custodito nella propria patria.

2. Un po’ alla volta ci si abitua al buio, almeno per trovare l’albero che era previsto come punto d’incontro. Non è molto fresco, ma il vento fa sentire freddo; è comprensibile quella domanda: ‘Che ne sarà ora? Dove andiamo?’. Allora una mano prende il braccio di Bertold Meurer. Lui sa subito: la guida di Dio; così lo ha chiamato su questa via.

3. Potrà essere vero, anche se, …è DIO la Guida! Senza dire nulla, Sinkmann lega dapprima la donna a sé, poi Beate e infine l’uomo, che oltre al peso sul dorso tira il piccolo carro. In questo sonnecchia Peterle, non sospettando ciò che succede. una fune forte, con la quale ha legato tutti. Nessuno può fare un passo falso; e se capita una volta, allora la fune lo tiene.

4. Non molto tempo dopo, magari una mezz’ora di cammino, il suolo comincia a diventare molle, senza inganno: davanti a loro c’è la Luce che la guida di Dio segue.

- “Non può essere una luce d’inganno?”, chiede la donna.

- Del tutto comprensibile. Luci d’inganno ballano laddove una palude attira la gente nell’abisso. Ci si era messi d’accordo di non parlare; nella notte anche una parola detta piano è udibile in lontananza. La domanda ha raggiunto solo l’orecchio del prete.

5. Senza fermarsi, tende una mano dietro di sé. Helene sente la pressione che la tranquillizza. Adesso che sa che non soltanto il predicatore ha visto e sentito l’angelo, ma anche la sua figlioletta, vuole credere volentieri che sia una luce del Cielo, portata davanti a loro, da qualcuno. Si ricorda della predica nella quale Sinkmann lo aveva spiegato, come Dio una volta avesse illuminato la povera via nel deserto come ‘Colonna di Fuoco’ per la notte.

6. Bertold che si cura sovente del carro affinché non capiti nulla al ragazzino, vede anche una lucetta dietro di sé, come se qualcuno, camminando, tenesse una piccola lanterna. ‘Ah, Tu mio buono santo Dio, ci hai circondato con due lucette, ce le hai mandate per protezione e scudo?

7. Noi uomini non riusciamo quasi a credere che oggigiorno esista ancora una cosa simile. Oh, Tu sei il Dio dell’eternità, eternamente durano anche i miracoli! Sia che vediamo oppure no, percepiamo, oppure, come una talpa striscia nel suo buco nella terra, non ci accorgiamo di nulla della Magnificenza della Tua Guida, della Tua Benignità, ecco il mio ringraziamento: accetta me, se non diversamente, come sacrificio, porta fuori dalla miseria soltanto i miei cari e il buon pastore minore

8. Una profonda fede colma il cuore dell’uomo, come se fossero parole che ha ricevuto. stata accolta la sua preghiera, il Signore può sconsigliare il sacrificio. Meurer, uno degli sconosciuti, deve ancora dimostrare che la FEDE vince. Ma non soltanto lui sente la forza della pace, passa attraverso la forte fune. Tocca ognuno. E Beate? Se qualcuno potesse vedere i suoi occhi come splendono, come intreccia grata le sue mani, come pronuncia preghiere infantili e guarda gioiosa alle due luci! ‘Oh, i nostri angeli! Loro ci sono!’

9. Hanno camminato per tre ore attraverso il bosco, seguendo il largo anello della palude; ecco, finalmente sono su suolo fermo. Sono arrivati sull’isola sconosciuta, come in mezzo alla foresta vergine. “Sia ringraziato Iddio”, dice piano Sinkmann. I Meurer lo ripetono intimamente. Non si sa che ora è; le cime fitte di molti alberi sovrastano l’isola, non permettono ancora nessuno sguardo al Cielo. Si percepisce solo il mattino. Ora non può più essere molto lontano.

10. “Adesso dovete aspettare, cari miei”, Sinkmann si rivolge a Meurer, “circa una settimana. Posso portare rispettivamente un gruppo per notte. Non accendete nessun fuoco, per quanto ne avreste bisogno. Al mattino troverete la chiara fonte. L’ho esaminata, è buona, potete bere l’acqua. Di notte avvolgetevi nelle vostre coperte. Avete abbastanza da mangiare con voi? Domani porto qualcosa, voglio vedere se l’oste mi dà qualcosa”.

11. “Non preoccupatevi di nulla per noi, fedele. Speriamo che voi stessi ritorniate”.

- “Per questo è provveduto; ho con me il mio sacchetto nel quale raccolgo le erbe. E dato che lo faccio sempre presto al mattino, nessuno nota se sono a casa solo più tardi. Oggi e gli altri giorni le cose andranno comunque bene. Lui…”, intende lo spagnolo, “…vuole andare per un paio di giorni nella grande città vicina, dove fungono due del suo ordine.

12. Vedete, è tutto magnificamente preparato; e il vicino – anche se mi fa pena – è escluso. Vi protegga Dio, Egli ci benedica”.

- sparito. Sinkmann ha preso la fune per gli altri gruppi. Custoditi, ma non facilmente, nel bosco su quest’isola, non vi penetra nessun cacciatore. Il resto della notte porta ancora un po’ di sonno. Il giorno dopo, Bertold cerca un posto vicino alla fonte, dove tutt’intorno si trovano molti cespugli. Questi fermano i venti freschi. Così aspettano tranquilli, finché arrivano un po’ alla volta gli altri amici fuggiaschi.

13. Ecco, ci sono: Stangler, Kieslutz, Stiebitz, Hieselbar, Schrober, e del villaggio vicino, ancora due famiglie, non lo si può quasi credere: è venuto anche il medico.

- Bertold glielo domanda.

- “Hm, quelll’alto mi avrebbe interrogato volentieri per sapere dove eravati andati, e sembrava come se mi volesse interrogare in modo ‘severo’. Quello che significa, lo si sa già. Le vostre case sono state bruciate. Non fa nulla. Un convento ha preso tutto il bestiame; ed anche questo è ancora buono. Così le creature sono comunque in buone mani”.

14. “Come procediamo?”, chiede Sepp Stiebitz, al quale si aggrappano donna e figli.

- “Noi aspettiamo finché arriva il prete”, risponde Bertold Meurer, che nel villaggio era l’oratore, per il dispiacere di Huber, da cui risultava anche l’odio.

- “Aspettare?”, Stiebitz tira su le sopraciglia. “Ci lasciamo volentieri guidare da te; anche dal dottor Strauber. Lui conosce il paese e la gente. Sarebbe già bene se ci fosse con noi l’uomo delle anime, ma sappiamo che cosa è successo nel frattempo da noi? Non mi va di aspettare”.

15. Con ciò, alcuni sono d’accordo, mentre Kieslutz si mette al fianco di Bertold.

- “Che cosa ne pensi tu, dottore?”, chiede Meurer.

- “Difficile decisione. Di per sé anch’io voglio aspettare; senza Sinkmann, dove saremmo adesso? Dillo tu stesso! D’altra parte, non si sa se il cacciatore non perlustri ogni cespuglio. Da loro”, intende i servi spagnoli, “c’è da aspettarsi di tutto”.

16. “Non ci possiamo dividere”, soppesa Franz Stangler. Guarda Bertold supplicando che voglia aiutare.

- “Avete paura”, dice lui. “Ben comprensibile; ma come vi decidete, per questo dovete anche portare i pesi. Io rimango qui su quest’isola verde benedetta da Dio…”

- “…dove non abbiamo nulla da mangiare”, interrompe Hieselbar, per nulla inteso male,

- “…ed aspetto il fedele conduttore di Dio”, completa Bertold la frase.

17. “Lui sapeva la via, ci ha portato fin qui a rischio della sua vita, …sapendo che era già in trappola. Per sette notti ha guidato tutti, di giorno doveva pure svolgere la sua funzione per non dare nell’occhio. Non vorrei sapere come lo spagnolo lo ha preso nelle sue pinze con le domande! Oh, l’alta Guida è il Signore, di questo siamo del tutto sicuri! Ma noi”, indica i suoi, “abbiamo visto una Luce sulla via, davanti e dietro di noi.

18. Questa era la Nuvola e la Colonna di Fuoco di Dio, ed ha dato la certezza: ‘EGLI conduce anche fuori, là dove possiamo vivere in pace’, anche se forse in questo tempo non c’è vera pace da nessuna parte. La fede aiuta a sopportare tutto! Io rimango qui finché arriva lui, oppure finché muoio sull’isola verde”.

19. Allora una mano di bambina si infila nella sua destra. Beate, che si occupa dei piccoli, di Peterle, al quale la ‘bevanda’ non ha fatto male, che come bambino di quattro anni trova tutto divertente, dice al padre: “Qui tu non muori, mio caro padre, nessuno di noi sulla via, e il nostro buon prete arriva, oggi o domani. Me lo ha detto l’angelo”.

20. “Che cosa?”. Il medico guarda la ragazzina interrogando, se magari…? No, i suoi occhi splendono chiaramente come stelle, che scintillano consolanti dall’alto del Cielo. Com’è da intendere?

- Bertold Meurer dice spiegando: “Credetelo oppure no; da tempo Beate mi ha detto che un angelo le ha detto della nostra fuga prima ancora che in me ci fosse un pensiero per questa, e, …prima che venisse lo spagnolo. La cosa magnifica, …è che anche Sinkmann aveva un angelo che gli ha rivelato lo stesso come a Beate. Lui non sapeva nulla di noi, nemmeno noi di lui. E le cose coincidevano.

21. Abbiamo visto entrambe le luci, sottolineo ‘nostre’, ci sono per noi tutti”.

- “Ma chi crede adesso una tal cosa? Ciò era una volta migliaia di anni fa”, dice scettico il dottore.

- “Non è passato così tanto tempo”, contraddice Bertold. “Uno mi ha dato uno scritto, un viandante dal nord. C’era scritto dal Salvatore: ‘E gli angeli Lo servivano’ (Matt. 4,11). L’uomo mi ha sussurrato: ‘Se qualche volta siete in pericolo, allora andate presto verso nord. Là c’è un uomo che porta la vera Parola di Dio!’. E scomparve prima che gli potessi chiedere qualcosa. Poi l’ho del tutto dimenticato, ma nelle nostre afflizioni mi è di nuovo venuto tutto in mente”.

22. “Anch’io ho visto due luci”, conferma Strauber. “Ma ho fatto attenzione, potevano essere le luci della palude, mentre il nostro prete continuava tranquillamente a camminare, ma poi scomparvero all’improvviso, non appena abbiamo percepito il suolo solido sotto i piedi”.

- Adesso tutti ammettono che le hanno viste.

- “Come lanterne gentili”, dice Therese Hieselbar, “e non avevo paura”. Se persino il prete… Con un bambino si può trattare di inganno; non da Sinkmann, che ha sempre pensato a tutti ed ha aiutato per quanto gli è sempre stato possibile.

23. Nessuno vuole ora andare senza il loro sacerdote, e Kieslutz dice: “Aspettiamo due notti; se non viene, allora…”. Gli si blocca la parola, ad altri i pensieri. Per quanto meglio possibile ci si organizza fra i ben mimetizzanti cespugli, ci si divide il pane, si beve dalla fonte, dalla quale Bertold già il primo giorno ha deviato un letto verso una fossa da deflusso, che deve servire per lavarsi.

- Lui ne provvede molto, sostenuto dal medico: “Rimanete puliti, che non ci assalga nessuna malattia”.

*

24. Passano due giorni sperando, temendo. Di sera Meurer tiene un piccolo servizio religioso. Ora arriva la notte in cui si dovrà decidere. Tutti dormono, e questo potrà essere sotto la paterna Protezione di Dio, mentre Bertold e il dottore aspettano al confine dell’isola, cercando di penetrare l’oscurità se ‘lui’ arriva. Un paio di passi in là si riconoscono dei contorni. Secondo la sensazione è mezzanotte. Ecco, qualcosa si muove. Gli uomini si piegano senza far rumore, come ombre che la notte inghiotte. Non si può sapere…

25. Un grido di gufo. lui! Gli uomini saltano su, stendono le loro mani per tirare lo stanco viandante sulla terraferma. “Finito!”. Sinkmann crolla in sé.

- O tu, povero, fedele servo del Signore! Che cosa ti hanno fatto? Non è facile trasportare lo svenuto, per coricarlo sull’erba morbida accanto ai loro gruppi che dormono pacificamente.

26. Bertold e il dottore tolgono allo svenuto i vestiti per fargli aria. Si guardano spaventati. Terribile! Alle due parti superiori delle braccia si mostrano due grandi profonde ferite, marchi di ustione, che… Non si osa quasi, a riflettere come il sacerdote potrebbe essersele fatte. Da solo, per disattenzione? Mai!

- “Questi mascalzoni, questi cani d’inferno”, digrigna Strauber, mentre Meurer annuisce persino, profondamente impallidito.

- “Sarà difficile guarire”, dice lui sospirando.

27. “Guarire?”, brontola arrabbiato mentre Strauber fa i pugni. “Se potessi, con le mie stesse mani strangolerei l’uomo dalla tonaca; e siine certo, Meurer, lentamente, molto lentamente lo farei, affinché sentisse che cosa significa uccidere crudelmente! Se la cancrena passa fino alle ossa, allora il nostro sacerdote non può essere salvato, eccetto che gli si taglino entrambe le braccia”, mostra al di sotto la spalla. (una volta un’amputazione non era possibile diversamente) “La morte sarebbe per lui una salvezza pietosa”.

28. “Vi comprendo bene, dottore, e creda: in me ardono rabbia ed ira! Soltanto, pensiamo al nostro Dio che ci ha strappato dall’orrendo pericolo”.

- “Aha”, interrompe il medico, “e mille altri e più, ne sono ancora esposti!”

- “Purtroppo, non ci è dato di scacciare questi oscuri. Mi chiedo anche, che cosa hanno anche da fare da noi. Che cosa sappiamo noi delle vie di Dio abituate alla salvezza?”

- Con la parola ‘abituate alla salvezza’, Meurer viene colpito da uno sguardo sbieco.

29. “Le vie di Dio non sono da misurare da noi uomini. Raramente si riconosce la Sua Volontà, quando l’ingiustizia imperversa, e ci si accorge, amico ed aiutante…”, Meurer mette le due mani sulle spalle del dottore, “…Dio Padre non perde nessuna anima; le anime stanno nel raggio di Luce dell’eterna Misericordia! Si chiama Vita! Il corpo scende nella tomba, si corrompe come se non fosse mai stato. Ma spirito e anima, la nostra vitalità da Dio, ritornano nella Casa Paterna!”

30. “Sai predicare come il nostro sacerdote, Bertold; e va bene, lo so: non sei nato in uno stato inferiore, anche se non voglio fare nessuna differenza ed assisto particolarmente i poveri, perché possono aiutarsi poco. Facciamola finita, dobbiamo vedere come svegliare Sinkmann”.

31. Durante il discorso il medico si era sforzato di svegliare il sacerdote scuotendolo. Dapprima c’è un gemito che esce dalla bocca del ferito, poi un lamento, e a questo segue un grido. solo bene che giace abbastanza distante dal gruppo. ancora abbastanza presto, per vedere ciò che era accaduto. I due uomini vogliono anche parlare prima con Sinkmann, se è possibile. Non si può ancora prevedere quando l’isola di salvezza sarà da abbandonare. quasi impossibile che il ferito possa camminare da solo.

32. Dopo molta fatica, Sinkmann apre gli occhi, nei quali sta l’orrore. Il medico ha mescolato delle erbe per un sorso, soltanto non cotte, per anestetizzare i dolori peggiori. “Non parlare”, ordina con bontà quando si aprono le labbra secche, “c’è tempo per quello che avete da dire, adesso la portiamo dietro al cespuglio, le farà male; ma là starete meglio”.

33. Dai bordi di quest’isola hanno strappato dell’erba alta che era davvero più morbida che i duri letti dei poveri contadini. I gravi dolori tolgono a Sinkmann di nuovo la coscienza. Strauber lo lascia giacere così per un po’. Nel frattempo si sono svegliati gli altri. Meurer li informa senza dire molto delle ferite, ma sottolinea di non fare visita al malato. Il medico lo interrogherebbe prima, appena fosse possibile.

34. Le donne cercano ciò che potrebbe servire come cibo, trovano delle bacche scure, ma chiedono prima al medico se fossero commestibili. Dapprima lui morde una bacca, ma non l’inghiotte subito. Dato che non si raccoglie nulla di ciò che nella bocca si avverte di veleno o di non commestibilità, lui stesso mangia qualche bacca, aspetta un poco se si manifesta un malessere. Nulla! Sono buone, dolci, e tolgono anche la sete. Si raccoglie diligentemente.

- “Per un giorno”, determina il medico; prima assaggio io se non fanno male”. Ne conserva alcune e constata soddisfatto che le si possono conservare. Si raccoglie comunque solo giorno per giorno.

35. Nel frattempo il torturato si è svegliato. Sopportando con coraggio il suo dolore, emette comunque un ansimare.

- “Se soltanto potessi aiutarlo”, riflette il medico. Lui ha due coltelli, che usa per diverse cose, ma li ha sempre puliti prima di impiegarli. Qui non ha altro che acqua fredda, e questo non gli basta. Di tanto in tanto gocciola dei succhi d’erbe fresche sulle ferite del malato, gliene fa anche bere. Ciò non aiuta ad evitare la morte, se non…

36. Il mattino dopo il medico va a vedere Sinkmann. I suoi occhi fissano senza splendore, il volto è tirato, il respiro affannoso, il polso batte male. Forse è meglio ucciderlo, che esporlo alla morte tormentosa?

- Strauber dice fra sé e sé: ‘Non credo che Dio lo considererebbe un omicidio’. Intanto non ce la farebbe ad uccidere l’amico.

- Allora si spinge una mano morbida nel suo pugno.

37. Il viso di Beate fa capolino: “Non devi fare quello che pensi, lo ha detto il mio angelo. Questa notte è stato da me. Non dobbiamo avere paura. Il nostro sacerdote guarirà di nuovo. E mi ha mostrato un fiorellino blu, come non ne ho ancora visto, la direzione che avremmo dovuto prendere ed anche che mio padre la troverebbe. Là al bordo crescerebbero questi fiori. Li si devono schiacciare finemente e spargere sulle ferite. La guarigione non sarebbe proprio rapida. Soltanto, che i dolori svanirebbero ed entro tre giorni dovremmo poi camminare. Allora il nostro sacerdote potrebbe venire con noi”.

38. “Ti ha detto questo, Beate?”. Il medico che non crede nei miracoli. Comunque, ora guarda riflessivo. Hm, le luci che avevano guidato i gruppi attraverso la palude – Prende la mano della bambina. “Mi ci puoi guidare?”

- “Non so”, dice Beate, “ma li troveremo”. Già prende una direzione che ha visto nel sogno e che le viene di nuovo in mente. Camminano quasi un’ora. Oh, ecco – ecco – Una grande macchia blu nello scuro verde. Quest’ultima è morbida come il muschio, le stelline blu dei fiori splendono come il blu del Cielo quando è senza nuvole.

39. “In effetti!”. Il medico si inginocchia, raccoglie un fiore, lo annusa, lo strizza e si stupisce come presto si forma una fine polverina. “È certamente un vegetale, ma né fiore, né erba né qualcos’altro. Forse cresce solo al bordo della palude, dove esiste della terra con cespugli senza passaggio”. Guarda la ragazzina, che già raccoglie con fervore, e schiaccia ancora un paio di foglioline.

40. “Ha un buon odore”, constata lui e li fa annusare a Beate.

- La bambina è felice. “E’ un fiore del Cielo. Guardate, caro dottore, così blu come il Cielo su di noi”.

- “Hm, hai ragione piccola bambina dei miracoli”. Lui lo mormora, non si deve offuscare ai bambini la loro infantilità.

- Beate ha riempito il suo grembiulino. “Chissà se per ora basta”

- “Certamente, mio piccolo tesoro, e se no, noi due veniamo di nuovo qui”.

41. Nella tenda della boscaglia, come chiamano il nascondiglio, si mettono con fervore all’opera. Presto il raccolto dei fiori è stritolato. Il dottore va dal malato. Eccetto Bertold che deve venire più tardi, non porta nessuno con sé. Il sacerdote riposa sul suo giaciglio, gli occhi spalancati, nei quali si vede ancora il terrore. Quando vede Strauber, si solleva un poco il suo petto. Cerca di dare la mano al medico, cosa che non gli riesce.

42. “Non muovetevi, la nostra bambina del Cielo…”, sì, sì, il dottore ammette che Beate è diversa dagli altri bambini, e lui sa ciò che succede ancora, “…ha avuto un sogno. Il suo angelo è stato da lei ed ha mostrato un’erba miracolosa. Sono andato a prenderla. Adesso proviamo ad usarla”. Scopre le braccia ferite. Hanno un aspetto molto grave. In lui sale di nuovo l’ira. Ah, sì, ‘non è cristiano’. Ma chi vede questo, l’ira non è perdonabile?

43. Ora sparge delicatamente sulle ferite un po’ della polvere di quei fiori, che nel frattempo è diventata bianca. Che non duole, lo si vede dal volto del sacerdote. Ora riempie completamente le ferite, mette di nuovo la fascia e dice, non sapendo se è giusto: “Lasciamo così fino alla sera; poi vedremo se e come la ferita migliora”.

- “Non fa più troppo male”, dice Sinkmann piano. E si addormenta.

- “Il sonno fa bene”, brontola Strauber quando dopo un po’ arriva Bertold.

44. Gli uomini vanno su e giù. “Tua figlia… Hm, se lo posso credere? Insomma, sono un mondano che ha visto troppa miseria ed agonia nei malati, ma mai miracoli. Ma ora mi sembra… che esistono! Forse non rappresentati così come lo si sente da tempo nelle nostre chiese: una volta c’era un Dio che compiva pietosamente dei miracoli. Soltanto, se ne parla poco. Poi, Egli è senza pietà, che spinge i peccatori all’inferno, e tutti sarebbero peccatori. Sinkmann non lo ha mai insegnato.

45. Aha…”, Strauber ride con disprezzo, “…in questo mondo abbiamo l’inferno, non c’è bisogno di sprofondare mai! Lo si vede nel nostro amico. Quando potrà raccontare, sarà meglio che lo ascoltiamo entrambi. Non si sa cosa riferirà più tardi, se bene, falso, fedele oppure gonfiato, e…”

- “Una tal cosa non ha bisogno di essere gonfiata”, lo interrompe il contadino. “E’ abbastanza grave ciò che il buono ha dovuto soffrire. Chissà se guarirà del tutto?”

46. Strauber alza le spalle: “Bisogna aspettare; l’erba miracolosa aiuterà che non perda le braccia. Rimarranno grandi cicatrici e forse anche del dolore, ma questo sarebbe sopportabile, se può usare braccio e mano”.

- “Oh, lo credo”, dichiara solennemente Bertold. “Non dal ‘lo devi credere’, come si cerca di farla bere alla gente, ma una cosa e l’altra si sono incontrate: ‘Le parole dall’angelo di Sinkmann e quelle della bambina’. La mia piccola figlia. …chi lo avrebbe pensato?”

47. “La devi proteggere e non lasciar trapelare troppo. Dovremo aspettare come andranno per noi all’estero, e se là non ci saranno già i…”, il dottore vuol dire ‘…se non vi ardono già dei roghi e ulteriori orrori’. Ma questo lo inghiotte. “Io coltivo solo la speranza di poter rimanere insieme; come singole famiglie la nostra gente si perde. Per loro è difficile aiutarsi; solo Hieselbar ha una mente lucida”.

- “Ed anche Schrober”, aggiunge Bertold. “Forse perché fabbricando candele ha tempo per pensare”.

48. Tornano indietro ed aiutano dove serve ancora aiuto, ed aspettano la sera. Hanno messo Sinkmann su un giaciglio nuovo. Deve stare il più possibile sul morbido. Strauber gli ha avvolto un panno robusto intorno alla schiena, braccia e petto, affinché nel portarlo non gli cadano le braccia. Ora gli toglie con cura di nuovo il tutto. “Mio Dio”, esclama, ma in modo che il ferito non lo senta, “la bruciatura è diminuita, benché le ferite siano ancora sempre profonde e sanguinanti”.

49. Di nuovo sparge con grande prudenza della polvere di quei fiori; quello che aveva sparso al mattino si era consumato del tutto. “Come state?”, chiede gentilmente.

- “Già molto meglio”, dice con un piccolo sospiro. “Fa già meno male di ieri e di stamattina”. – “Potete dire cos’è successo?”

- Sinkmann annuisce, ma gli si vedono i suoi tormenti.

50. “Non adesso; domani, se potete, sarebbe bene se sapessimo ciò che è successo”.

- “Non tutti”, sussurra Sinkmann, “né le donne, neanche gli uomini…”

- “Lo so, amico, è sufficiente se lo sentiamo io e Meurer”.

- “Sì, così va bene”.

- Dopo aver mangiato e bevuto qualcosa, questa volta si addormenta tranquillo.

51. ‘Strano, come sono cambiato’, il dottore tiene un monologo con sé stesso. ‘Ebbene, non ero miscredente, ho sempre creduto nella Bontà di Dio, alla Sua Parola, anche se era difficile perché si è vista così tanta sofferenza e afflizione. Lo potevo collegare difficilmente con la Bontà di Dio e con le Sue parole. Adesso ho cambiato molto in me, oppure, …veramente lo ha fatto la bambina, oppure, veramente, il suo angelo?’

- ‘Oppure Dio?’

- Acanto a sé sente chiaramente la domanda, si volta rapidamente e, …non vede nulla. C’era! C’era certamente qualcosa!

52. Ha sempre pensato in modo reale, piuttosto che perdersi in inganni dei sensi. Questo, però, non era un inganno, lo può giurare davanti al mondo. “Ti ringrazio, caro Dio nel Cielo”, mormora, “hai salvato anche la mia anima”. Quale preghiera infantile di un uomo così maturo. Ed era autentica!

53. Il secondo giorno, che si doveva aspettare, per poi partire il terzo, in quel dopodomani certamente all’alba affinché potessero camminare più a lungo di giorno, Sinkmann è seduto sul suo giaciglio. La più grande paura, la più grave pena, si sono calmati. Il medico fascia le ferite con l’erba speciale e constata che guariscono dall’interno. bene che proceda lentamente, allora le arterie e i nervi si trovano e si uniscono di nuovo da sé. Si fa pomeriggio, allorquando stanno seduti insieme, il sacerdote, Meurer e il medico.

54. “Se potete riferire, noi ascoltiamo. Ma appena vi stancate e avete dolori, smettete subito”, decide il medico. “Abbiamo abbastanza tempo per sapere tutto un poco alla volta!”

- Meurer va prendere un’altra morbida coperta che a Peterle adesso non serve. La spinge nella schiena di Sinkmann. Il sacerdote guarda con gratitudine i due fedeli aiutanti e racconta:

55. “Ha cominciato negli ultimi tre giorni, quando volevo guidare ancora tre volte. Non avevo detto nulla, affinché per paura nessuno dovesse mettere se stesso in pericolo. Conoscete il commerciante Freierlein che va con i cavalli fino a Norimberga per fare degli acquisti di cui si ha bisogno. Il giorno prima della quarta fuga, Freierlein è stato arrestato. Nell’interrogatorio dello stesso, l’inquisitore mi ha detto che Freierlein non avrebbe parlato solo contro Dio, e questo, amici miei, non è vero per nulla, dato che conosco l’uomo, un uomo buono, no, …che lui avrebbe maledetto il grande inquisitore, cosa che sarebbe peggio che parlare contro Dio.

56. Che il commerciante non poteva evitare di esprimersi nei confronti dei clienti, ed io l’ho sovente avvertito, è stata la sua rovina. Quale, la vedete appunto su di me. La sua bella casa è stata svuotata. Già il giorno dopo sono arrivati dei carri, due dalla Spagna, stracarichi con molti strumenti di ferro. Non c’è bisogno di avere fantasia per che cosa sarebbero da impiegare. Non voglio descrivere i particolari, altrimenti ci carichiamo solo pesantemente i cuori.

57. Nel negozio ci sono delle cantine profonde. Le piccole finestre sono state murate, almeno quelle che danno sulla strada, se anche dalla parte del cortile, non l’ho visto; sarà certamente stato così. Là portavano gli strumenti di ferro, corde, grandi bacini per il carbone e molto altro ancora. Non c’era nessuno nel vicolo. Lo stesso giorno, quando sono arrivati gli spagnoli, c’era anche un buon numero di servi, che non si incontrano volentieri di giorno, per non parlare di notte; l’inquisitore li ha convocati da sé; lui era ritornato.

58. Credetelo, amici, ho tremato, meno per me, perché, che sarebbero stati arrestati anche i sacerdoti di Roma, non ne sapevo nulla. No, per i nostri ultimi che dovevano fuggire, per loro ho temuto. Non potevo certamente sospettare, se non sarei stato fermato in un determinato momento. Che ho potuto portare ancora tutti, – sia ringraziato l’Altissimo!

59. ‘L’eminenza’, come si fa chiamare adesso il monaco, era dapprima la mansuetudine stessa quando ha chiesto dove sarebbero le famiglie. Ha contato Kieslutz, Stangler e Schrober. Io avrei dovuto proprio saperlo, essendo la mia parrocchia. Come sono riuscito, Dio mi voglia perdonare la parola di menzogna, di dirgli apertamente in faccia che non ne sapevo nulla… Gli ho detto: ‘Non sono andato in campagna per un paio di giorni’, cosa che era anche vero, ‘perché allora mi sarei preoccupato, che lui’, l’eminenza, ‘prendesse la guida della chiesa’. – Oh, come ho potuto farlo?

60. La sua mansuetudine è diventata l’urlo di un leone! Disse che lo sapevo precisamente, e se fosse venuto fuori che io avevo aiutato alla fuga le ‘anime infedeli’, così vi ha chiamato, avrei sperimentato, nonostante l’essere sacerdote, tutta l’asprezza della giustizia nel mio corpo. DIO mi ha dato la forza di resistergli. Dissi: ‘L’eminenza mi voglia dimostrare quando sarei stato più a lungo lontano dalla funzione’, poiché lui, non era venuto alla funzione per un paio di giorni, ma io, sempre, ogni giorno.

61. Di voi, amico Strauber, non ha ancora detto nulla. È stato molto bene da parte vostra di esservi congedati da lui, dicendo che avreste dovuto andare da dei malati in un lontano villaggio di montagna. Anche la povera moglie del povero commerciante è stata incarcerata. I quattro figli erano in campagna da una zia. Così ho potuto mandare il servo, che non ha nulla da temere. La zia è andata subito con i bambini nell’altra zona di chiesa, dove non c’è ancora nessun inquisitore. Le vostre fattorie sono distrutte ed hanno rubato tutto il bestiame e le proprietà. La casa di Schrober è requisita.

62. Che ho potuto salvare gli ultimi, lo sapete, il giorno dopo ero stanco morto. Perché notte per notte le vie, di giorno nemmeno un’ora per riposarmi una sola volta – lo dovevo appunto ingannare. Dopo mezzogiorno sono venuti due dei servi cattivi. Senza cortesia, senza alcuna parola mi hanno fatto cenno, e si è andati …in nessun ufficio, non dall’eminenza, ma nella casa di Freierlein.

63. Alcune cose le ho potute spiare, come nell’interno era stato cambiato tutto per la giustizia spagnola. Della bella abitazione hanno fatto una sala, i muratori della nostra città erano stati all’opera, giorno e notte. Ho visto che non tutto era ancora pronto, ma già tanto, che cosa aveva da significare. Ad una grande tavola, coperta di nero, stava seduto l’inquisitore con due dei nuovi servi. C’era da presumere che siano monaci travestiti, del suo ordine.

64. Su mi me sono piovute delle domande. La forza di resistere me l’ha data il Salvatore, il nostro Dio. Sono stato condotto in una cantina. Eccetto delle piccole aperture sotto il soffitto, era buio pesto, eccetto una fiaccola che inoltre impestava l’aria. Lo spagnolo stesso mi ha fatto vedere i pezzi di tortura, ed ha chiesto se volessi forse farne la conoscenza, oppure ammettere che avevo la mano nel gioco, di avervi portato via.

65. È stato orrendo! Un cuore meno forte avrebbe detto chissà che cosa, la verità, oppure la menzogna, solo per liberarsi. Ma io avevo già sentito che una confessione non aveva salvato nessuno dalla morte, che sarebbe stata solo ‘in una forma un po’ più pietosa’. Quando ho dichiarato di non saperne nulla – inoltre, dimenticavo di dire che c’erano due servi della città che erano stati obbligati sotto minaccia, per collaborare nella caccia agli eretici o ai malfattori, soprattutto perché conoscono il paese e la gente – sono stato spinto su una ruvida panca, legato, spogliato degli abiti, e uno spagnolo ha preso un ferro, lo ha spinto nel bacino di carboni che bruciava orrendamente, e mi ha punto con il ferro nelle parti superiori delle due braccia.

66. Ho perso conoscenza. Quando mi ero ripreso, giacevo su un’altra panca. I due servi vegliavano accanto a me, uno spagnolo e uno della città. Si sono dati il cambio per dormire, i dolori non mi davano pace. Allora ho sentito come il servo della città ha detto allo straniero: ‘Sei certamente molto povero; con che cosa paghi le tue bevute?’. Costui ha riso rudemente: ‘Sono qui solo da poco, mi era stata promessa la paga, solo non è stata ancora data. La mia gola si è quasi seccata’.

67. Allora quello della città ha detto: ‘Vieni, il sacerdote è servito, non riesce quasi a muoversi, per non parlare di camminare. Dietro l’angolo puoi andare a bere, la bevuta ti scende solo così attraverso la gola, te la pago io. Chiudi, conserva la chiave. Domani, con quello la si continua’, indicando me.

68. La notte non era ancora passata, quando la chiave ha girato piano. Una piccola luce di candela mi cadde sul visto. ‘Potete camminare, sacerdote?’. Era venuto il servo della città. Mi sono alzato a fatica. ‘Dove?’. Allora il servo: ‘Non parlate, vi porto via. Non ho mai dimenticato come avete aiutato mia moglie, pagato il medico, finché è guarita.

69. Sono diventato servo appositamente, perché ho sentito che sareste stato arrestato. Allora per me ero certo di salvarvi, costi quel che costi’. – Dissi: ‘L’altro?’. – ‘L’ho riscaldato. Gli metto la chiave in tasca. Tocca a lui, di questo potete essere certo! Che ne avete salvato alcuni… ah, del vostro coraggio me ne faccio un esempio; mi sarà utile’.

70. Presto fummo fuori, mi ha portato da mangiare, un mantello, ed è sparito nella notte. Che ho trovato la quercia e in più la via, che ho potuto vincere il mio dolore… ecco, credetemi: è venuto il mio angelo, e mi sembrava come stesse lì fisicamente. Forse me lo ha fatto credere la febbre… Il fatto è, che non sapevo più se ero sulla via della palude. Poi, il mio ultimo grido… allora mi avete trovato”.

71. La voce alla fine era affaticata e taceva.

- “Che cos’altro?”, chiede il medico.

- “Lasciamoci guidare”, risponde Meurer. “Se fino a domani si è ripreso bene, partiamo il giorno dopo. Beate mi ha guidato fino al punto dei fiori blu. Ho cercato là e presto ho trovato un sentiero. Sembra come se la palude non sia troppo larga, non tanto, come era sulla via fin qui. Solo che, per quello che c’è fuori, bisogna aspettare. Gireremo intorno a città e villaggio, da singoli dobbiamo provvedere per pane, latte e frutti. Di più non ne abbiamo bisogno per adesso”.

 

 

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Cap. 10

 

La partenza, dopo una preghiera accorata – Il viaggio nell’ignoto

Un assalto va in fumo – Insegnamenti meditati

1. Si fa giorno, un po’ fosco, ma abbastanza chiaro per trovare via e sentiero. Bertold Meurer guarda su al Cielo, sta presso Strauber. “Non pioverà; e se non è molto chiaro, allora è bene per noi. Come sta il nostro amico? Può camminare?”

- “Penso di sì. Dato che il bagaglio è più leggero perché nessuno ha più troppo da mangiare”, suona sarcasticamente, ma è comunque preoccupato. “Allora Kieselbar e Stiebitz, i nostri uomini più forti, lo vogliono sostenere.

2. Le donne sono molto coraggiose, le ammiro; si caricano ancor più di quello che dovrebbero portare gli uomini. E i nostri bambini! Sai, con la vostra Beate avete davvero una… hm, ebbene sì, una chioccia; i piccoli sono attaccati alla sua gonna. Quindi avanti! Ho già controllato se non manchi niente a nessuno. I giorni sull’isola non sono stati per niente facili. Le rinunce indeboliscono il corpo.”

3. Bertold dice: “Sì, avanti, ma non senza supplicare la Luce e la Benedizione di Dio. Dottore, voi non congiungete volentieri le mani; non è nemmeno importante. A chi Dio non ‘dischiude’ il cuore, può inginocchiarsi e piangere, può supplicare con le mani, ma, a che cosa gli serve? Il nostro sacerdote non può ancora tenere un piccolo discorso; ha affidato a me di dire insieme una preghiera”.

- I gruppi si raccolgono, in modo solenne e liberi da questo mondo.

4. “Signore Iddio, Padre nostro, guarda giù a noi, che siamo sulla via nell’incertezza. Ci hai salvato, ci hai davvero aggiunto i Tuoi angeli, continua anche a guidarci. Passa davanti a noi come una volta al popolo come Colonna di Nuvola, che può anche nasconderci. Adempi su di noi la Tua Volontà, tieni ognuno alla Mano paterna. E poi, o Santo, se Ti compiace, fa che siamo i Tuoi testimoni, cosicché Tu, il Dio lontano, diventi eternamente il vicino (Ger. 23,23). Chi dunque crede in Te, che si mette volenteroso sotto le Tue mani abituate alla salvezza, viene sempre guidato da TE! Anche se nel mondo si passa attraverso sofferenza e molta miseria, perché ci sono uomini che chiamano bensì il Tuo Nome, ma Ti stanno lontani quanto il Cielo di questo mondo – visti da noi – e nell’orrore delle loro povere anime diffondono tormento, pena e spavento. Chi a casa è ancora nel pericolo, coloro che sono rimasti indietro, Padre Iddio, aiuta ognuno ad uscire dalla disperazione! Benedici noi e la nostra via; dacci ancora sulla Terra la patria, finché arriviamo nella Tua Patria, nella nostra così bramata eterna-meravigliosa Casa del Padre! Amen!”

5. Persino il medico dice ‘Amen’, con le mani congiunte. Si volta velocemente, nessuno deve vedere le sue lacrime che bagnano gli occhi. A tutti succede così.

- Sinkmann dice: “Bertold, non avrei mai potuto pregare meglio di quanto hai fatto tu ora per noi. Stiamo nella mano del Padre nostro e vi vogliamo sempre rimanere”.

- “Io stesso non sapevo precisamente che cosa potevo dire”, confessa il contadino. “Qualcuno ha messo le parole nella mia bocca, così mi sembra”. Si fa coraggio: “Vi prego, radunatevi. Dietro di me deve camminare il sacerdote. Se una volta il sentiero è troppo stretto, allora precede Hieselbar, Stiebitz dietro di lui e tenetelo stretto alla cintura.

6. Poi i bambini con le donne e gli uomini. Alla fine il medico. Lui vede poi subito dove serve aiuto”.

- “Ben ordinato”, loda Franz Stangler che malgrado l’età vuole aiutare in qualche modo dove questo diventa necessario.

- “Dovremo sempre aiutarci reciprocamente”, dice Kieslutz, e con ciò ha ragione.

- Premesso: che si rimanga insieme. Qui l’amore per il prossimo viene davvero scritto a lettere maiuscole.

7. La via attraverso la palude si mostra migliore che all’arrivo, un po’ alla volta si allarga e diventa solida. Finalmente sono fuori dal bosco. Davanti a loro si stende una valle libera; un po’ distante si vede un villaggio. A destra di questo si vede un piccolo boschetto. Su una deviazione, Bertold si dirige là. Tutti sono stanchi, soprattutto i bambini. Sovente, uno di loro, nonostante il peso, ha portato un bambino. Il sacerdote Sinkmann ha un aspetto sfinito e febbrile. Le sue ferite dolgono di nuovo di più.

8. Beate alla fine ha raccolto diligentemente degli altri ‘fiori del Cielo’; non si lascia togliere questa parola, ed ha anche trainato il carretto di Peterle. Si accampano in modo da avere le spalle coperte, davanti agli occhi quel luogo, è un villaggio. Meurer guarda dapprima un po’ da tutte le parti. Va verso le case attraverso i campi che non sono stati ancora mietuti. Al primo villaggio si ferma, riflettendo che cosa avrebbe da dire. Nella tasca dei pantaloni un po’ di denaro, a ognuno ha dato una moneta, perché si tratta di tutti.

9. Una donna esce dalla porta. Si ferma stupita. Oggigiorno è pericoloso incontrare un forestiero. Meurer ha un aspetto un po’ trascurato. Non c’è da stupirsi con la fuga e con il vestito che pende dal corpo. Si fa avanti lentamente, saluta gentile, e alla donna sembra che l’uomo, nonostante l’aspetto povero, sia uno bravo, non un vagabondo.

10. “Che cosa ti spinge fin qui?”, chiede lei.

- “L’amara miseria”, risponde Meurer, “non so come stanno le cose da voi, ma spero volentieri che possiate vivere in pace”.

- “Secondo....”. La donna volta la testa di lato, un gesto che significa: ‘Fidati? Guarda: di chi!’. “I nostri uomini sono agitati, noi donne abbiamo paura che debba arrivare un nuovo sacerdote, uno straniero. Non è ancora del tutto deciso, soltanto…”. Tace, come se avesse detto troppo.

11. “Non vi preoccupate”, Meurer le dà la sua mano. “Da me non avete nulla da temere. Dio abbia Pietà se viene da voi uno straniero. Non avete nessun principe che vi possa proteggere da questo?”

- “Sì, lo abbiamo; ma al di sopra di lui c’è un arcivescovo. Il nostro principe è buono, ma non riesce fare molto, perch酔 Lei osserva Meurer esaminandolo.

- “Non vuoi farmi entrare nella tua casa? Non ti faccio davvero niente, ne sii sicura! Dentro potrei dirti chi sono, da dove vengo, dove voglio andare”.

12. “Hai un aspetto sincero”, si vince la donna, “entra!”. Gli mette davanti una brocca con un magro succo di frutta e del pane. Che quello ha fame, non glielo deve nemmeno chiedere. Il contadino mangia e beve grato, e racconta. Non tutto, ma tanto che la donna scoppia quasi di compassione. Va a prendere un sacco e vi mette del pane, delle mele, persino un po’ di carne, posa accanto una brocca con del succo. “Me la riporti?”

- “Ti puoi fidare”. Bertold stringe la mano della donna. Il suo sguardo è umido, colmo di gratitudine.

13. Quale gioia! Bertold distribuisce i doni; presto ognuno è sazio. Sinkmann sta un po’ meglio dopo la sosta. Strauber ha rifasciato le ferite, con ‘l’erba miracolosa di Beate’. Il contadino riporta indietro la brocca e il sacco. Nuova benedizione. La donna ha informato alcuni vicini e ognuno ha portato volentieri un piccolo obolo, una persino un paio di soldi.

14. “Volete proseguire già adesso?”, chiede un uomo al quale la bontà ha segnato il volto.

- “Dobbiamo! Non è del tutto certo se non siamo inseguiti nonostante la palude. Gente a cavallo, quelli dell’inquisitore hanno i cavalli, quindi possono girare velocemente intorno al bosco, soprattutto perché abbiamo dovuto fare sosta per una settimana. Nessuno di noi rimarrebbe poi in vita”.

- “Hm!”, il buono d’animo non sa di più di quanto la sua gente sospettava.

15. “Siete veramente in pericolo; ma, …continuare ora la via di fuga? Sulle vie c’è troppa gentaglia. Ma, fermi, …fino a domani non avete certamente nulla da temere; è molto improbabile che ci si aspetta che sareste passati attraverso la palude. E se fosse, allora l’inquisitore presumerebbe – del tutto religiosamente! – che le luci della palude vi hanno inghiottiti.

16. Oggi è arrivato dal villaggio vicino il commerciante, costui scarica da noi la sua ultima merce. Come lo conosco, vi porterà con sé volentieri per un pezzo, verso nord. Lui viene da Erfurt, è molto lontano. Se deve di nuovo caricare, non lo so. Ma con lui arrivereste un buon tratto avanti, non sareste visti, ed i poveri bambinelli – Ah, miseria ! Le cose sono molto tristi in questo nostro mondo!”

17. “Vi benedica il Signore, nostro Dio!” Detto in modo così solenne, che si osserva Meurer del tutto stupito.

- “Secondo la vostra fuga, abbiamo pensato che avreste rinunciato alla nostra fede”.

- “Finora siamo rimasti fedeli alla chiesa”. Una confessione aperta. “Quello che abbiamo dovuto subire…? Oh, speriamo che non succeda a voi come a noi. Il povero sacerdote, così fedele, così buono! Ha aiutato ognuno in qualche modo, anche se aveva poche cose a disposizione. Se aveste visto come era venuto da noi come ultimo fuggiasco, e molti poveri sono rimasti là; non tutti potevano fuggire. Oh, voi, brava gente…”. Meurer tace. stato anche detto abbastanza.

18. “Adesso vado dal carrettiere; aspettate qui, certamente potrà aiutarvi”, dice il buono. Così anche è.

- Il commerciante, che ha due servi, quattro cavalli davanti al carro, fa poche parole. “Domani mattina presto, prima che vi colpisca il Sole, raccoglietevi in questa casa. Non vi preoccupate”, promette fermamente, “vengo davvero”.

19. “Lo vedo dal tuo volto, e ti posso già dire: Sii ringraziato nel Nome di Dio! Egli voglia proteggere te, tutto il villaggio e noi, che rimaniamo sotto la Sua Benedizione!”. Tutti sono impressionati dall’autentica religiosità del contadino. Non si riesce quasi a comprendere che la chiesa non riconosca più tali buoni cristiani, e li perseguita. Che cosa sarà della loro Chiesa? Come si potrebbe cambiare? Il popolo è troppo debole, troppo oppresso; non esistono mezzi per procurarsi un diritto. Giustizia…? La si può cercare, e non la si troverà mai! …né adesso.

20. Coloro che sono affidati alla protezione di Meurer, fanno un sospiro di sollievo. La notte regna ancora con la sua oscurità, quando ci si raduna nella casa della buona contadina, dove – e la gente non è ricca – attende a tutti, del pane, carne e thè alle erbe. Il sacerdote benedice questa tavola. Ciò significa: che lui stesso non ha mai benedetto come lo fanno i suoi alti fratelli di funzione. Lui ha sempre detto l’antica Parola di Dio: ‘Il SIGNORE benedica voi, benedica i doni’, e cose simili.

21. Proprio questo rende lieta la gente del villaggio. Il sentimento del popolo è molto più profondo di quanto vogliono sapere gli alti. Non lo si può solo dischiudere apertamente. Ma dove vengono portati tali detti buoni, là i cuori ardono, ci si sente elevati a Dio, sono liberate le anime, l’animo, che come preoccupazione è continuamente in agguato davanti alle loro port, si alleggerisce.

22. I bambini si stupiscono dei quattro cavalli, siederebbero volentieri davanti nel carro. Il commerciante li accarezza e dice: “Siate bravi, rimanete con i vostri genitori che, come d’accordo, sono seduti sotto il tendone del carro”. di certo un po’ buio, ma entra abbastanza aria. Ci si siede sulla paglia, i sacchi di frumento ed il fieno non vengono usati. Deciso da loro stessi, di cui il commerciante se ne rallegra, badando molto bene alle briglie. Per un lungo tratto, fino a prima che si faccia sera, va tutto bene, un tratto per il quale i fuggiaschi avrebbero impiegato più di due giorni.

*

23. In una locanda abbastanza lontana dalla strada, al commerciante ben nota da tempo dove pernotta, i cavalli riposano, dà un cenno e del denaro: “Hei, oste, lascia dormire la povera gente nell’aia. meglio che altri ospiti non vengano a contatto con loro. Uno va a prendere da mangiare dalla tua cucina. Sii generoso, la gente ne è veramente degna”.

- Oh, l’oste sente giorno per giorno certe storie, poche buone; lui e sua moglie si sono conservati un cuore aperto.

24. La signora oste stessa porta il mangiare nell’aia. Ha proprio adesso delle paste e ne dà appositamente ad ogni bambino. L’azione calda d’amore le ha procurato un ringraziamento di cuore, dal sacerdote la benedizione e da Meurer una stretta di mano. Il riposo è migliore che sull’isola verde, ma ci si pensa volentieri. Soltanto, nessuno ricorda volentieri la casa. Nei sogni salgono poi le immagini. difficilissimo perdere tutto e non sapere ancora per molto come sarà il futuro.

25. Di nuovo arriva la Luce del Cielo, non manca il Segno di Dio, per nessuno che confida in Lui. Proprio nel bisogno EGLI è vicino, conduce i Suoi figli alla buona Mano paterna. L’angelo di Sinkmann dice: “Sembrerà ancora triste, la strada non è piana. Tu sii una roccia, tieni stretto il tuo piccolo gregge, tu stesso hai bisogno di conforto e di forza; allora consola, riedifica, dà il Pane del Cielo tramite le parole di vita di Dio, nostro Padre, che è il nostro, il vostro Salvatore.

26. Anche il commerciante sarà protetto quando il secondo giorno si mostreranno dei pericoli. Aiuta attraverso l’Aiuto di Dio. Siate consolati, Dio non vi abbandona! Quello che viene ancora, il cambiamento esteriore di fede… Oh, l’Altissimo lo considera diversamente di quanto fanno gli uomini. Non vale nessuna espressione, ma la Verità: Dio stesso è la Verità, ed EGLI dà la stessa!”.

27. Svegliandosi, Sinkmann si strofina gli occhi. Davanti a lui sta parola per parola, si sente forte, anche se le braccia sono ancora ostacolati dal dolore. Che importa? Non dice ancora nulla di ciò che gli fa sapere la Bontà di Dio. Ah, è meno sorpreso, perché sa che Beate ha sovente sentito qualche ‘parola’. Ma è profondamente toccato quando la ragazzina si appoggia confidenzialmente a lui. “Allora, bambina, che cosa devi dirmi? Te lo vedo in faccia ciò che smuove il tuo cuore”.

- Lei lo guarda con riverenza. “Ho avuto un sogno”, sussurra, “vorrei dapprima farlo sapere a voi, perché...”.

- “Un po’ difficile?”

28. “Già, ma penso che è la benedizione di Dio se sappiamo ciò che ci aspetta sulla via”.

- “Ti ascolto!”

- “Il mio angelo è stato da me”.

- ‘Quindi è così’, pensa il sacerdote. ‘Se la sua parola coincide con quella rivolta a me, allora la ragazzina è una scelta. Per che cosa?’. Forse un giorno lo verrà a sapere’. Mette un braccio intorno alla spalla di Beate, la stringe a sé ed aspetta che cosa dirà.

29. “Lui ha detto che non dobbiamo temere tutto ciò che verrà su di noi. Ci custodisce Dio, con il caro uomo che ci fa andare con lui. Voi, fedele sacerdote, dovete fortificarci. Mio padre lo verrà a sapere, lo ‘riceverà’, così ha detto l’angelo, ‘per guidarci fuori dal pericolo’. Lui sarebbe la Guida di DIO, ed io, …ecco. Tuttavia mio padre, perché si è dato alla fede. Che toveremo ancora un’autentica fede, laddove potremo rimanere dopo la fuga. Poi mi ha abbracciato così caramente, mi ha baciato ed ha detto che sarei sua sorella”.

30. Beate dice riflessiva, che non sarebbe nessuna sorella di un angelo.

- “Ma sì! Non succede troppo spesso; e quando succede, non si deve pensare che si sarebbe chissà che cosa. Tutti siamo figli di Dio, quindi siamo veramente fratelli, con la differenza che tutti gli angeli sono più avanti nella conoscenza di noi, perciò possono vegliare sugli uomini”.

- “Ah, io sono la sorella del nostro Peterle, niente di più”.

- Sinkmann accarezza commosso il viso della ragazzina.

31. Il giorno successivo si procede rapidamente. Il carrettiere si ferma presso una piccola casa commerciale. “Qui ho qualcosa da caricare”, dice a Bertold Meurer. “Tranquillo”, suona gentile quando costui guarda preoccupato ai bambini e alle donne. “Lo trainano facilmente i miei cavalli. Dopodomani, tuttavia, c’è molto da caricare; ma i bambini rimangono lì, anche per qualcuna delle donne se è stanca e pure per il vostro sacerdote.

32. Voi uomini dovete purtroppo camminare, potete tranquillamente rimanere con me fino ad Erfurt. Là sarete più sicuri…”, fa un po’ una faccia, “…fin dove si è proprio sicuri. Oggigiorno, credetelo, ovunque esiste afflizione e morte, dal giudizio mondano e spirituale. Ma è comunque meglio da noi”.

33. “Non vi posso ringraziare abbastanza, caro signore. I bambini hanno rinunciato a molto e siamo rimasti bravi, anche se qualche volta veniva da piangere”.

- “E’ comprensibile, anche a qualche uomo può sopraffare l’orrore”.

- “Lo abbiamo visto; temo per la molta gente che è rimasta indietro. Ma come doveva fuggire tutta una città, anche se piccola, in più i villaggi insieme alle borgate? Ne risulterebbe quasi una trasmigrazione di popoli”.

34. Ora è stato caricato il carro, le donne e i bambini hanno ancora abbastanza spazio. I quattro cavalli forti non sentono il peso, soprattutto che la via è ancora in piano. Di tanto in tanto si sale e si scende. Nella salita le donne scendono volentieri dal carro. Il successivo pernottamento è proprio buono come il primo, e il terzo giorno si mostra un paesaggio più collinoso.

*

35. Ora è poco dopo mezzogiorno, durante una sosta lungo il bordo del bosco. Lì c’è acqua per gli uomini e per gli l’animali. Li accoglie il bosco. Ma ecco, …all’improvviso si precipitano dai cespugli dieci temerari; hanno un aspetto molto spaventoso. Le loro alabarde procurano paura e spavento, di certo, meno in alcuni uomini, poiché, eccetto il loro commerciante e i servi, nessuno dei fuggiaschi ha un’arma.

36. Chi lì aveva visti? Come è accaduto? Davanti ai ladri, che tendevano già alle briglie per liberare i cavalli, sta la bambina.

Beate, del tutto senza paura, dice ad alta voce: “Che cosa volete qui? Questo è un carro di Dio! Distruggetelo, e voi distruggerete le vostre anime! Andate! Altrimenti viene su di voi l’Ira di Dio, e domani sareste catturati”.

37. Uno prende già la sua arma per colpire la bambina.

- La loro guida la strappa indietro e soffia al compagno: “Sei pazzo? Non hai sentito che cosa ha detto questo angelo?”

- “Angelo?”, ride l’altro di scherno. “Da quando, tu credi negli angeli? E vuoi essere il nostro comandante?”

- Costui non si volta nemmeno a colui che parla. “Non ci ho mai creduto, ma adesso…”. Non dice che gli sembrava come se avesse visto una luce, bella come ultraterrena, e la bambina in mezzo allo splendore.

38. Fa cenno alla sua frotta: “Venite, a questa gente non dobbiamo fare niente. Non do niente ai sentimenti, lo sapete; ma oggi mi sta capitando: Vedremo ciò che la ragazzina ha detto”.

- Allora Beate gli dà la mano, così senza paura e così cara, che l’orda rimane ferma senza una parola. “Lo vedrai domani”, dice lei tenera, “sono sulle vostre tracce, ma non vi troveranno. E tu, caro amico, lascia la tua via”.

39. già sul carro, prima che il padre la possa aiutare, mette una mano in quella del sacerdote e come per magia è scomparsa la schiera dei ladri, mentre ci si tocca la fronte come in sogno. La madre di Beate piange in seguito allo schock di ciò che poteva succedere alla sua bambina. Tutte le donne piangono, gli uomini si asciugano una volta frettolosamente il volto. Freierlein va a prendere di nuovo la ragazzina dal carro, la stringe stretta al suo petto, senza parole. Questa è più che una preghiera, e sale su a Dio.

40. Beate stessa si sente come intontita, non sa che cosa ha fatto e che cosa ha detto. Aveva solo un magnifico sentimento che voleva spezzare il suo petto, ed è comunque un autentico canto di giubilo del cuore; anche questo sale su all’Altissimo. Bertold prende sua figlia dal braccio del commerciante, accarezza delicatamente i suoi riccioli, guarda nei suoi occhi chiari e la mette di nuovo accanto al suo sacerdote. ‘Hm, è quasi come', così pensa, ‘come se stesse seduta accanto a Dio, il Salvatore di tutti i figli’. – L’uomo pio, forte di fede, ha ragione.

41. Pernottano ancora più volte. Il grande carro viene riempito un poco alla volta. Il commerciante lascia comunque i bambini sul mezzo, le donne camminano volentieri accanto agli uomini, e quando la via sale più ripida, allora il carro viene spinto. Solo il sacerdote non riesce ancora dare un tale aiuto; lui è già contento di poter camminare, senza soffrire troppo. “Le ferite sono guarite bene, ma rimarranno profonde cicatrici”, dice il medico.

42. “Non fa nulla”, risponde Sinkamm durante una sosta, “le maniche coprono. Sì sì, qualche volta fa ancora male”, conferma lui, quando Strauber lo chiede. “Vorrei vincere i pensieri, perché è stato spaventoso quando…”

- “Un oltraggio, che degli uomini esercitano una tale crudeltà contro altri uomini! Mi domando quindi: ‘Come mai Dio, se è onnipotente, non ha ucciso queste bestie? Perché Egli permette questo?’

43. “Vi comprendo, dottore; e credetemi: anch’io me lo sono chiesto: ‘Signore, perché? Tu sei il Creatore dell’infinito, che hai creato tutto, che mantieni anche tutto, e non fermi il braccio ai furiosi? Che cosa credete mi è stata data come risposta?”

44. “Non lo so”, risponde Strauber quasi cattivo. “Non sono mica il caro Dio! E se lo fossi, questi malfattori verrebbero per me tutti nell’inferno, …se ne esiste uno. Allora potrebbero…”

45. “Calma, amico mio, prima che arrivate a bestemmiare Dio! Vedete, proprio questo la nostra Chiesa lo ha insegnato sovente: i cattivi vanno all’inferno, i buoni nel Cielo, mentre si sceglie per se stessi il Cielo. Per altri, in particolare per il povero popolo, l’inferno era abbastanza buono. Questi insegnamenti – naturalmente quando in giovane età fui vestito, ho pensato se ciò che mi era stato insegnato era giusto – ma un po’ alla volta questi insegnamenti mi hanno molto oppresso.

46. Quando le mie pecorelle stavano sedute in chiesa, mi guardavano così fiduciose, ma allora credete, dottore, che avrei avuto il cuore di dire una parola per la dannazione? Perciò l’uomo oscuro”, intende lo spagnolo “mi ha torturato, ha gettato sugli uomini il contrario, come ad un cane un osso putrido! La mia gente si è del tutto impaurita. Qualcuno è venuto da me di notte, tremando, e le donne piangendo per che cosa ora era da credere di ciò che avevo predicato io, oppure ciò che diceva ‘il nuovo’? Nessuno lo chiamava per nome, per tutti era il nuovo, nessuno lo chiamava sacerdote.

47. Allora ho dovuto consolare, ho aperto i buoni versetti che annunciavano il Salvatore. Nonostante ciò, in breve tempo tutta la comunità della chiesa era confusa, non c’è da stupirsi. Io stesso ho dovuto tenermi stretto, se avesse da valere la meravigliosa Bontà di Dio, oppure, comunque, l’ira che la Divinità riversa su ogni carne. Una volta gli ho chiesto se noi, i servi della nostra chiesa – non ho osato proprio dire ‘servi di Dio’ – facessimo parte della carne e così meritavamo la stessa ira come tutto il mondo.

48. Se aveste visto lo sguardo con il quale mi ha squadrato, sareste scappati”.

- Strauber brontola: “Io lo avrei fatto anche senza sguardo. L’avrei guardato, e allora ne avrei avuto abbastanza per tutto il tempo!”

- “Mi ha detto: sacerdoti falsi, che mettevano il popolo quasi sullo stesso gradino dove stanno i sacerdoti, farebbero tuttavia parte della ‘carne’; che l’ira di Dio brucia in eterno. Era indirizzato grossolanamente a me. Ma che mi starebbe stato di fronte come inquisitore, non lo avrei mai pensato. Perciò anche ‘l’arsura ’.

49. Alla difficile domanda che avete espresso, del perché Dio tollera tali elementi e non viene in mezzo con la Sua Potenza di Creatore, allora ci dobbiamo far guidare profondamente nel Suo mistero …da Lui stesso! Infatti, (solo) il Suo Spirito ci illumina. Non si può naturalmente guardare nel santo maestoso Essere del Creatore, non sarebbe proprio bene per noi uomini, tuttavia Egli ci rivela così tanto, che non possiamo quasi afferrare la ‘Pienezza della Sua Grazia’.

50. Se il Creatore Si è creato un popolo di figli, e noi uomini siamo una parte dello stesso, allora Egli ci dà una scintilla dello Spirito che – se l’ascoltiamo – dice ciò che è buono e ciò che è male. Nell’uomo domina il male, che sta così grandemente nello scettro in questo mondo. Se Dio impedisse l’ingiustizia con Onnipotenza, allora non saremmo liberi, saremmo solo dei guidati, legati per costrizione all’Onnipotenza. Allora, che è difficile da comprendere, mi è però venuto sovente in mente:

51. Quello che non si può esternare, rimane sempre appeso, persino – non pecco se lo dico – persino per Dio, perché Egli dovrebbe contare in e dall’eternità, dal Suo eccelso Domicilio sommamente maestoso, sempre con il male. Ci sarebbe eternamente, perché per mezzo della Sua Potenza e Forza creativa, il male legato non morirebbe mai, non verrebbe mai estirpato. Se si sfoga nella materia, allora una volta non esisterà più niente di male.

52. Non ponete la domanda a me, quando verrebbe ben quest’ora e se sapessi già il momento. Non lo so, lo conosce unicamente il Signore! Con ciò ci si deve pienamente accontentare; perché con ciò, caro dottore, siamo inclusi anche noi. Ogni uomo fa una volta qualcosa di cattivo, anche se nessuna cattiveria è il serpente della nostra anima. Ora ancora la vera risposta alla domanda, anche se in ciò sono un ricercatore, se e come…?

53. Mi ha già disturbato da tempo quando si predicava di più di Satana che di DIO per appesantire i nostri cuori. Se attribuiamo la propria colpa a Satana, e se fosse così, allora tutti i peccatori sarebbero liberi, e Dio non ci dovrebbe mai punire; soltanto Satana! Certo, l’autore di ogni colpa è stato lui. L’uomo non lo può riconoscere esattamente, come questo è successo una volta. Giovanni ha scritto della lotta del Cielo e che Michele è stato il vincitore (Apoc. cap. 12).

54. Ora di fronte a questo sta il Golgota, il Sacrificio della Grazia di Dio, in qui ha incluso colpa ed errore. La Sua Parola ‘È compiuto’ è ineluttabilmente vera! Se dunque EGLI ‘lo ha‘ compiuto, il Sacrificio, ed è quello che Egli si è prefissato nell’incommensurabile maestosa Bontà e Misericordia, allora di conseguenza – almeno in parte – dev’essere stata prevista anche la colpa fondamentale di Satana, altrimenti il Sacrificio della Croce sarebbe sempre valido solo per una parte.

55. Solo: Dio fa forse qualcosa solo a metà e lascia l’altra metà dietro di Sé? Allora ci starebbe: o Egli non lo può cambiare, allora non sarebbe un Dio onnipotente, oppure ci dovrebbe lasciare, come ci ha lasciato, tanta libertà, che questa sta al di sopra della VOLONTA’ di DIO! Questo non lo credo. Non è nemmeno così! Il Salvatore non ha elevato inutilmente così sovente la ‘Volontà di Dio’ al di sopra di ogni Vita, al di sopra di ogni essere, come magari secondo quella Parola: ‘Chi fa la Volontà del Padre’, e molto ancora.

56. In una notte mi è venuta comunque questa immagine: – La Croce di Gesù, più in fondo che in primo piano il Signore. Se Lo posso descrivere? Un’impresa inutile! Posso solo dire: ‘Santa, ultrasanta era l’immagine!’. EGLI, come alzava benedicendo le Sue mani, e davanti a Lui giaceva il figlio della parabola del figlio perduto. L’ho visto magari così: L’oscura, misera figura, che giaceva al suolo come distrutta, era l’autrice di ogni colpa e peccato. Satana, che viene chiamato Lucifero, come si chiama in realtà, non mi è stato mostrato. Non è certamente necessario saperlo ora.

57. In ogni caso, in questa visione c’era l’immensità di questa Potenza del Creatore, il Quale si manifestava attraverso la Croce sul Golgota, che nessun uomo può afferrare. Tuttavia si riesce a riconoscere quanto segue: – Lucifero è stato vinto attraverso il Golgota![4] Allora aggiungo questo alla vostra domanda: anche se Satana si è piegato sotto la Croce di Cristo e alla maestosa Volontà di Dio, la sua grande colpa e il peccato non è stata ancora espiata, né la sua caduta, che nalla parte di Forza lasciatagli, ha mantenuto il suo inferno. E tutti, l’affrontano passando attraverso la materia. Ecco, …c’è naturalmente ancora il grande enigma. Amico Strauber (al tempo della storia), questi accolgono qualcosa delle forze maligne, la cosiddetta ‘seconda parte dell’anima’, così mi è stato detto nella visione notturna.

58. Dopo ciò che ho potuto sentire e vedere, ho pensato: queste parti di anima sono la spinta all’operare del maligno, beninteso: solo la spinta. Dipende dalla ragione umana, dalla conoscenza, se si vuole fare al prossimo del male oppure del bene, assistenza, aiuto e simili cose. Questo dipende unicamente dalla nostra libera volontà. Con questa si possono vincere le spinte inferiori attraverso la Forza di Dio, guardando alla Croce del Golgota.

59. Una volta ho visto nello spagnolo uno spavento, molto brevemente, appena di più che un fulmine, che saettava fuori. Allora mi è venuto in mente: Dio lo aveva toccato. Non esiste nessun uomo che non venga ‘pungolato’ dall’Altissimo, come si suol dire. Si annuncia nella coscienza ed è la Voce di DIO, data nella scintilla dello Spirito. Soltanto, nella povera anima era solo un fulmine; perché subito dopo è diventato particolarmente veemente, ha combattuto se stesso a suo danno. ‘Ah, diventare teneri? No, non può essere! Alla gente si deve andare incontro con la durezza del volto!’. Così all’incirca era il suo pensiero che si rifletteva nella mimica del volto.

60. In tal modo ha scelto per sé il male. Ora, è venuto da noi già con l’intenzione infernale; e quando si è una volta indurito, l’uomo esce difficilmente dalle grinfie del suo proprio serpente dell’anima, come ho menzionato. Lui non pensa alla Croce di Gesù come Simbolo salvifico; lui pensa puramente al potere del mondo, che è transitorio come il corpo morto dell’uomo. Vedete, così Dio, tuttavia mai inosservato, mai senza la Sua mano d’Aiutante, lascia procedere i cattivi nei loro tempi. Se muoiono, allora muore con loro anche la cattiveria. Una volta nell’aldilà, l’anima impara a deporre tutto ciò che era stato commesso contro Dio, contro il Suo comandamento”.

61. Gli uomini si erano seduti distanti, avendo ancora una volta trovato protezione per il sonno in un’aia. “Si è fatto tardi, perdonate…”

- “Non c’è niente da perdonare, sacerdote. Oggi ho imparato molto, anche se non tutto rimane in mente”.

- “Se è solo entrato nel cuore”, risponde costui e stringe al medico le due mani. “Nel cuore c’è la sede della Divinità, se la si vuole chiamare così. ‘La Mia PAROLA in voi’ (Giov. 15,7), diceva Gesù ai discepoli. Se abbiamo la Sua Parola, allora siamo eternamente ben custoditi in Lui. Buona notte”.

62. “Buona notte anche a voi. proprio bene che ‘quello’ non ha ascoltato il vostro insegnamento; non vi sareste mai più seduto con noi. Serve ancora qualcosa per le ferite? Non posso lasciare accesa nessuna candela, per controllare. Potrebbe causare un incendio”.

- “Da un contadino è scoppiato un incendio in un’aia; subito si è detto: ‘E’ stato il tuo diavolo!’. Ciò che ne è seguito, non può essere manifestato”.

- “Questi miserabili mascalzoni”, mormora Strauber. E si nasconde nel fieno.

 

 

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Cap. 11

L’addio al commerciante – Il bravo oste, la cappella di Betlemme e un aiuto alla serva L’acquisto del pane – A Eisenach è la patria?

1. L’ultima sosta prima di Erfurt.

- Dice Freierlein: “Mi dispiace di separarci adesso. Qui c’è uno scritto, dirigetevi verso Eisenach. Troverete prima un albergo che gode della protezione del signore del paese. tutta gente che crede nell’insegnamento di Lutero. Ora lo posso dichiarare, ed anche voi siete già su questa via. Perché ciò che avete dovuto sperimentare, non vi potrà legare mai più alla vostra vecchia chiesa. Oppure?”

2. Sinkmann sospira oppresso, ma Meurer lo tranquillizza. “Avresti ogni diritto di dire addio a Roma. Quello che avete dovuto soffrire – e siete il suo sacerdote – grida al Cielo! E poi, sacerdote, chi servite: la Chiesa, oppure Dio? Io l’ho riconosciuto: l’esteriore non ha importanza; credo da tempo che Dio non chiederà se crediamo in questa o quella Chiesa, ma se abbiamo osservato il Suo Comandamento:

«Ama Dio sopra tutto, e il prossimo tuo come te stesso!»”

3. Il commerciante è raggiante: “Vedete, Lutero insegna anche questo. Lui era un monaco come voi, Sinkmann, un sacerdote. Ma ha gettato via il mantello esteriore, ha predicato pubblicamente e non si è mai avvicinato troppo alla Chiesa alla quale aveva fatto il suo voto. Non ha predicato contro la stessa, soltanto contro molto abuso, del quale i superiori della chiesa sono colpevoli, …davanti a Dio!

4. Guardateli! Voi, caro sacerdote, venite nell’abito quasi misero. Ma quello che ho sentito finora da voi, supera tutto ciò che persino l’arcivescovo ha già detto da sé: discorsi vuoti. Per questo grandinavano punizioni che DIO farebbe giungere a coloro che non servono la Chiesa fedelmente ed onestamente e, …sacrificano. Servire Dio, non usciva quasi dalla sua bocca.

5. “Non troverei pace da nessuna parte”, dice piano il fedele, “quando si venisse a sapere che sarei diventato luterano”.

- Dice Freierlein: “Non lo dovete chiamare così. Ho ascoltato Lutero, non parlava mai di sé, soltanto del Vangelo, di Dio. A LUI si deve appartenere, e a nessun potere del mondo. Questo mi ha convinto: Lui è un messaggero di Dio. Lutero ha rifiutato gli onori, che i principi del paese gli hanno offerto, stava in Worms davanti ad un gregge di alti signori, allora dev’essere stato lì in mezzo, quando gli si ordinava di ritrattare, e disse:

‘Eccomi! Sto qui, non posso diversamente. Dio mi aiuti. Amen!’

6. Da lui sarebbe uscita una forza, e lo si è portato alla fortezza di Eisenach per sua protezione. È da lì che escono i suoi scritti. Tutt’intorno non c’è rimasto quasi più nessuno tra principe, cittadini, contadini, che non cerchino avidamente ogni foglietto, perché su questi si trova la Parola di Dio”.

- Impressiona molto. Meurer è il primo. Lui ha visto troppo di ciò che al riguardo della Chiesa non ha potuto superare: la morte crudele dei genitori, la perdita della casa paterna e nell’ultimo tempo l’orrore dello spagnolo.

7. ‘Questa è opera dell’uomo’, dice a se stesso, ‘non ha nulla a che fare con l’insegnamento di Dio. Un giorno la Chiesa cambierà, dovrà cambiare, se non vuole perdere il suo prestigio’. già va così lontano col pensiero: ‘Anche questa Chiesa (la cattolica-romana) un giorno farà molto del bene, anche se miseri dell’umanità rimangono sempre, …ovunque’. Su ciò il contadino ha ragione.

8. Lui incoraggia tutti: “Aspettiamo, controlleremo dov’è la migliore luce di casa”.

- “Non dovete controllare più a lungo”, risponde Freierlein e mette una mano sulla testa di Beate: “Qui avete appunto un angelo, e dov’è un angelo, là è anche il caro Signore Iddio. Forse passerò una volta da voi, perch酔

- “Davvero?” chiede la ragazzina, “sarebbe meraviglioso! Speriamo presto”.

- “Aspetta, piccola impaziente, anche gli angeli devono essere pazienti”.

9. Anche se non troppo ricco, non è il tempo in cui un commerciante può raccogliere grandi beni, almeno, per chi viaggia solo con un carro, in contrasto ai signori di Norimberga, dei quali si era già sentito con quanti carri ed accompagnamento erano passati attraverso il paese. Freierlein dà comunque una buona mancia. “Per il primo periodo, quando dovrete pernottare. Chiedete sempre delle aie, cosa che alla lunga non è comunque niente di particolarmente male, tuttavia, …per prima cosa è meno costoso, e per secondo, non siete spiati. State bene, la Benedizione di Dio sia con voi”.

10. “E con voi!”. Esclamano insieme e molto intimamente, come se si fossero messi d’accordo. Il commerciante si volta, l’addio gli dà sui nervi. Era brava gente, ed è bene che è stata salvata, almeno per il prossimo tempo. Qui intorno dei mascalzoni della Chiesa non hanno nessuno spazio, non sono tollerati. Qualcuno se l’è già data a gambe. I fuggiaschi guardano dietro al carro, finché scompare in un avvallamento.

11. “Venite”, dice Meurer, “fino a mezzogiorno dobbiamo raggiungere un villaggio. Ora devono camminare anche i bambini. Per Peterle ho il carretto, e la tua più piccola, Hieselbar, può starci anche lei”.

- “Ti ringrazio, ci diamo il cambio per tirarlo”.

- “Beh, Xaver, i bambini non sono mica un peso?”

- “Io tiro il carrettino”, si offre Beate.

- “Diritto, e giù per la discesa”, sorride Hieselbar, mentre la madre siede già la sua ragazzina sul carretto.

*

12. Se ne vanno in silenzio. Fa abbastanza caldo, l’estate e l’inizio dell’autunno hanno favorito la loro fuga. Si giunge nella regione di Eisenach. Si trova l’albergo. Quando l’oste legge lo scritto del commerciante, il suo volto si schiarisce. Dapprima ha spinto duramente insieme i contadini. comprensibile, arriva anche gentaglia, si vuole dormire nell’aia, poi viene rubato e si scappa, prima ancora che i galli cantino.

13. Lui stesso sistema la gente, indica un angolo, va a prendere un paio di coperte, “per i bambini”, dice, e porta con sé in cucina Bertold, che si è presentato come il responsabile. Viene preparata una grande pentola di minestra, ed oggi non dovrebbero più proseguire; l’indomani il suo carro andrebbe nel prossimo luogo, e sarebbe il migliore accompagnamento. Vengono accettati volentieri sia il consiglio che il fatto. Il riposo fino al mattino successivo farà bene a tutti.

14. Poco distante sta una chiesetta che offre abbastanza spazio per circa cinquanta persone. Là il sacerdote guida molto presto i suoi passi; lo seguono anche gli altri. Quando l’oste vede ciò, lui è presto il primo a esortare veloce i suoi. Si arriva giusto in tempo quando Sinkmann sta davanti all’altare. veramente un tavolo. Nessuno dà un soldo per conservare degnamente la cappella. L’oste, sua moglie e figlia provvedono ora per la casa di Dio meglio che possono. “Questo è sufficiente”, …è ciò che dice il sacerdote.

15. Dopo la preghiera di introduzione, non letto da nessun libro com’è di solito, dopo il suo ringraziamento per ogni benignità che i fuggiaschi hanno potuto sperimentare sulla loro dura via, indica gentilmente intorno. “Amici miei”, comincia, “fratelli, sorelle, e voi cari bambini!”.

- L’oste e la sua gente drizzano le orecchie. Non suona come… se si trovassero nel cosiddetto ‘paese di Lutero’ e là è diventata abitudine che Lutero e gli altri predicatori parlino confidenzialmente con i credenti? Là non esiste nessuna barriera tra pulpito e comunità.

16. “Il nostro Signore Iddio”, arriva la sua parola, “ci ha guidato fin qui, e qui, come già altrove, abbiamo trovato care persone che ci sono stati d’aiuto, che non hanno lasciato inosservata la nostra sofferenza. Ora siamo di nuovo radunati in un piccolo spazio, sia ringraziato il Padre del Cielo. Questo ha un aspetto povero e molto modesto; perciò lo chiamerò ‘la stalla di Betlemme’.

17. Ho visto chiese nelle quali è di casa, potere e fasto, come nel tempio di Gerusalemme. Là non si tollera il Salvatore. Egli non è venuto al mondo, no, …ma in una povera grotta Egli ha previsto il Suo ingresso. Il Suo piede di Dio è entrato nel mondo nell’inferiorità. Proprio così, cara gente, possiamo sentirci noi oggi, come se stessimo nella stalla di Betlemme, come se ci venisse ancora una volta annunciato quel Miracolo. In verità, ovunque veniamo insieme nella stanza di una capanna, …c’è poi sempre il Signore, il Santo, con noi nella Sua Pienezza bendicente, così come una volta in Betlemme.

18. Si dovrebbe sempre essere modesti, non inseguire qualcosa di grande, perché questo sarà soffiato via! Se un granello di sabbia cade nel mare, nessuno lo ritroverà. Non diversamente con noi uomini! Se ci gonfiassimo, ci adornassimo con grandi nomi, dicessimo qualcosa di alto di noi mondani, allora dinanzi al Creatore siamo meno che il granello di sabbia, che è sprofondato nel mare. Questo lo conserva la Sua Onnipotenza, giace sul fondo del mare, come sul santo Fondamento di Dio, il Creatore, Cui stanno tutte le Sue Opere saldamente ed eternamente! Egli ha sollevato le Opere dall’immortalità della Potenza del Creatore.

19. Quando l’uomo incorona se stesso, intendo la corona d’oro con la quale si sa adornare per elevare la sua reputazione, (incorona) il potere del mondo, il quale, cari fratelli e sorelle, Dio non lo conserverà mai, perché non è venuto dalla Sua potenza di Creatore! Voi amici che abitate qui in questo luogo, andate sempre nella minuscola casa di Dio; perché qui, …qui”, Sinkmann indica tutt’intorno, “vi incontrerà il Signore Iddio nel silenzio, magari senza parole, ma mai senza la Sua Benedizione! Inginocchiamoci e ringraziamo l’Altissimo. La Sua Bontà, la Sua Grazia siano e rimangano sempre con noi; Egli ci avvolga nella santa Misericordia. Amen!”.

20. Piegando le ginocchia, allora prega il ‘Padrenostro nel Cielo’. Una volta l’aveva letto quando un uomo gli aveva dato un foglietto sul quale stavano un paio di parole di Lutero, fra l’altro, l’inizio della preghiera come sta scritta nella Bibbia.

21. In silenzio, sommamente beato, si ritorna in casa, il gruppo nel fienile.

- “No”, contraddice l’oste, “vi preparo le mie migliori camere. Il fienile non è più abbastanza buono per voi”. Dicendo questo, prende Sinkmann al vestito. Costui sorride benignamente fra sé e sé. Beate che dice all’oste:

22. “Siete cordialmente buono con noi, ma anche il fienile è una stalla di Betlemme. Vorremmo rimanere lì”.

- “Bambina!”, lo esclama la signora oste. “Hai fatto bene attenzione, mi hai pure mostrato una nuova via”. Poi si rivolge al sacerdote: “La prego, rimanete con noi con la vostra benedizione”.

- “La Benedizione di DIO rimane con voi”, suona seriamente, “ma ricordate: da voi arriva altra gente, e non si sa mai chi si trova in quale abito. Noi siamo fuggiti, è possibile che si è sulle nostre tracce. Siamo più sicuri nel fienile, là uno non può entrare subito”.

23. Si fa avanti il servo: “A questo provvedo io, questo è il mio ambito”. Poi dice intenzionalmente gaio: “Guai a colui che osa entrarvi”.

- “Bravo, buon amico”. Bertold Meurer dà la mano al servo. “Quindi rimaniamo un giorno; è solo peccato che oggi il carro non va al villaggio successivo. Sarebbe già bene per i bambini, se non devono camminare un tratto”.

24. “Devo andare a prendere un aratro, perché in quel villaggio c’è il fabbro. Potrei andare anche domani a prenderlo”.

- Lui guarda interrogativo l’oste.

- “Oggi non riusciamo più andare sul campo, c’è altro da fare. Preparatevi domani mattina presto. Ora venite”, dice a Bertold. E al servo: “portate là la pentola della minestra”. Anche l’oste non ha raccolto dei tesori, ma nonostante ciò offre una certa quantità di pane.

- “Posso raccogliere nel giardino la frutta?”, chiede Beate alla figlia.

- Viene permesso volentieri.

25. In questo giorno di riposo viene riparato qualcosa per i vestiti. La signora oste fornisce ciò di cui può fare a meno, poiché tutto il tempo, solo con questi vestiti con cui si è dovuti fuggire, allora molto si è rotto. Sarebbero da riparare le scarpe, purtroppo per queste non c’è niente. Ci si deve aiutare con delle toppe, ma cuore e bocca sono colmi del ringraziamento, perché si vede: non è una ricca casa, si consuma proprio ciò di cui si ha bisogno.

- … ‘Se ci si pensa bene, nonostante la fuga, la perdita della patria, del focolare e della casa, la paura, le lacrime dei bambini e quant’altro, …Dio non ci ha abbandonati. EGLI ci ha consolati, EGLI li ha guidati’.

26. Queste sono le parole della preghiera della sera fatta nella piccola cappella. Dopo, la signora oste dice: “Questo ci mancherà sempre. Abbiamo un luterano come predicatore, ma dato che nel circondario regna ancora Roma, lui non osa essere del tutto libero. Voi, caro sacerdote, avete portato qualcosa di magnifico. Non avremmo mai creduto che voi, senza saperlo, state sulla strada della nuova fede”.

27. “Non è una nuova fede. Per noi esiste solo l’unica fede: nel nostro Dio, nostro Salvatore come insegna la Scrittura. Ora andiamo a riposare per essere pronti domani mattina. Voi, amici”, intende l’oste e la sua gente, “avete pure bisogno del vostro riposo. già bene di non aver avuto qui oggi altri ospiti”. – Ah, sì, di questo si è contenti.

28. Lo sguardo di Beate cade sulla gamba destra della serva. Nessuno l’aveva notato. I padroni di casa non hanno fatto nulla finora di ciò che ognuno avrebbe potuto aiutare. O guaio! Chi bada oggigiorno, se qualcuno ha qualcosa? Nel caso di bisogno si prende un unguento. Se non aiuta, allora non lo si può cambiare. Non c’è nessun medico e una ferita non la si considerava come grave. Guarisce da sé.

29. “Zoppichi?”. Beate prende la mano della ragazza. “Che cos’hai alla tua gamba? Fammi vedere!” Un ordine infantile.

- “Ah”, viene nascosto il dolore.

- “Ah è così? Aspetta qui, vado a prendere il nostro medico, lui guarderà la tua ferita”.

- “Lui non può aiutare, non ha certamente nulla. Ha potuto salvare, come voi, la nuda vita”.

- “Nonostante ciò, aspetta, ti prego, oppure vieni con me; è ancora abbastanza chiaro, cosicché può esaminare la ferita”.

30. Formalmente con forza, tira con sé la ragazza e chiama nel fienile: “Dottore! Venite qui. Qualcuno ha bisogno del vostro aiuto!”

- Il medico è subito pronto, anche se voleva controllare le braccia di Sinkmann. Lo può anche fare più tardi. “Che cosa c’è, Beate?” Guarda la ragazza.

- “Guardate questo, la ferita ha un aspetto pericoloso”.

- “Tu lo devi sapere, piccola samaritana”, ride Strauber, e l’intende comunque seriamente.

31. “Ti sei bruciata?” Preme sulla ferita. Ne esce del pus.

- La ragazza fa un grido: “Fa molto male”, sibila un poco.

- “Non hai una pezza con cui era da fasciare la cosa? C’è molta sporcizia dentro. Devo cauterizzare con il fuoco; non può guarire diversamente. Se no, perdi presto la tua gamba”. E la vita, così è la faccenda.

32. “Ah, dottore”, dice Beate, mentre la ragazza lotta con grosse lacrime.

- Arriva la signora oste.

- Il dottore è arrabbiato. “Non lo avete saputo, cara signora?”, si trattiene, perché sono stati accolti bene.

- “Sì, che cosa potevamo fare? Mi sono bruciata chissà quante volte, il vento fa saltare in alto il fuoco sulla piastra”.

33. “Va bene, ma questo qui ha un aspetto molto grave. La ragazza può perdere la gamba se non si fa nulla. Naturalmente non ho nulla con me e i miei mezzi erano comunque molto limitati. Devo far uscire il pus. Ora due uomini tengono la ragazza ed io cauterizzo la ferita”.

- “No”, grida disperata la ragazza.

- “Ma sì!”, dice rudemente Strauber, anche se non gli piace per nulla. “Fa malissimo, ma è per conservare la gamba”.

34. Beate tira la manica del medico: “Ho ancora l’erba del Cielo, ci sarebbe qualcosa da sacrificare”, gli sussurra: “Il mio angelo ha detto che dopo la cauterizzazione dovete riempire la ferita con l’erba”.

- Così viene fatto. La ragazza sviene dal dolore.

- “Sia ringraziato Iddio”, mormora Strauber, “così non sarà percepito un dolore ancora peggiore”. Non la risveglia nemmeno subito, come lo avrebbe dovuto fare altrimenti, pulisce ancora la ferita, e Beate, che nel frattempo è andata a prendere l’erba, la sparge con attenzione nel buco profondamente cauterizzato.

35. “Ti tengo con me”, il medico abbraccia la ragazzina. Non potrebbe augurarsi un aiuto migliore. Chi vede come la ragazzina mette le sue mani sulla ferita, lei stessa non presagisce ciò che fa? Ma lei ha percepito: ‘Fa così!’. E le sue piccole mani andavano come da sole. La signora oste è andata a prendere delle pezze. Il dottore mette la più pulita e fascia rapidamente la gamba. Adesso risveglia la ragazza dal suo svenimento. Si è andati a prendere il suo letto, su di esso un sacco di paglia e due coperte, e ogni povero uomo è felice, se può chiamarsi una tal cosa ‘letto’.

36. La cameriera si riprende lentamente. Le grida di dolore che il medico si aspetta – lui che ha già fatto altre volte una cosa simile per salvare qualcuno – non ci sono. La paziente giace del tutto calma. Strauber la guarda preoccupato. Lui e Beate erano andati nella camera che appartiene alla ragazza.

- La ragazzina si siede accanto a lei, le accarezza di nuovo la fronte sussurrando: “L’angelo di Dio ha aiutato”, e esce.

- La signora oste che stava presso la porta, guarda dietro la bambina e più tardi dirà a suo marito:

37. “C’è qualcosa con la bambina, i suoi occhi sono celesti, cos셔.

- L’uomo brontola: “Non fatti sentire, donna, tu sai come si spettegola per rovinare. Ci toccherebbe tutti! Gli altri parlerebbero solo di un diavolo, di una strega, e noi avremmo accolto degli eretici”. ‘Non lo sono, almeno non fino ad ora’, continua lui a pensare. “Va a vedere la ragazza. Ho accolto volentieri questa gente, ma sono contento se proseguono. Non si può mai sapere se…”. Il resto non viene detto.

38. La signora oste va, temendo come l’orrore non sarebbe da ignorare. Spaventata, guarda la malata. Sta seduta sul suo giaciglio; la si vede comunque ancora coi suoi dolori, soltanto, che sorride. “Portatemi per favore il mio piccolo angelo, la voglio ringraziare, mi ha aiutato tanto. Solo la cauterizzazione fa ancora male, ma molto meno della mia ferita di prima. Mi alzo”.

39. “Tu rimani a letto, non c’è molto da fare. Ma se pensi che la ragazzina sarebbe un angelo, allora sta zitta. Non lo si deve nemmeno dire, altrimenti verremo considerati degli eretici, e poi…”

- “O guaio! Se soltanto non succede nulla alla bambina! L’ho visto nel sogno”, ma era comunque la realtà ciò che la serva aveva vissuto nello svenimento, “come la piccola mi ha messo qualcosa nella ferita, allora mi sono sentita come se avessi una nuova gamba”.

- La signora oste la pensa proprio così; soltanto, per via della sicurezza di tutti, non per ultima anche per la bambina, dice risoluta:

40. “Gli angeli stanno in Cielo. Se qualcuno te lo chiede, dì: ‘Abbiamo messo un unguento, dato che la ferita è guarita’. E se qualcuno dovesse chiedere di questa gente, allora dobbiamo mentire dicendo: ‘Quelli hanno dormito una notte nel fieno senza neanche saperlo, e sono andati via presto’. Così lo sa anche il servo. Guarda, abbiamo sperimentato qualcosa di bello, lo teniamo per noi, non riguarda nessuno. Oppure vuoi capitare nella ruota di ferro?”

- Così si chiamavano gli interrogatori e le punizioni degli inquisitori.

41. Terrorizzata, la serva alza le mani: “No! Per il nostro Salvatore! Sarebbe peggio che la mia gamba finora!”

- “Perciò stai calma; abbiamo visto solo che nel fieno vi hanno dormito degli uomini. Forse non ce lo chiedono nemmeno…”

- “…sarebbe meglio”, finisce la ragazza.

- E in effetti è andata così. Nessuno ha trovato le tracce dei fuggiaschi. Il commerciante e gli osti restano illesi. Questa è una Guida miracolosa di Dio come Egli la rivela sempre.

*

42. Giungono al villaggio successivo. Meurer dice al servo: “È meglio che non ti si vede con noi. Tu…”. – O dolore, di nuovo qualcosa che Dio, il Signore, voglia perdonare, dev’essere proprio per la protezione del ragazzo. – “…non hai visto nessuno. Da qui è anche vero. Noi prendiamo un sentiero per i campi, e perciò arriviamo dall’altra parte”.

- “Avete ragione, signore”, dice il servo, “vi ringrazio perché mi aiutate. Si sente così tanto di quello che succede qui nel paese. Desidero che rimaniate indenni”.

43. Beate vorrebbe dire qualcosa, ma suo padre precede con lei, gli altri seguono.

- Sinkmann stringe la mano al servo: “La Benedizione sia con te, e con la tua gente. Saluta tutti, vi penseremo sempre”.

- Se ne va veloce. Quante volte all’albergo hanno già dovuto prendere l’addio. “E’ buona gente”, mormora il servo, “spero che trovino una patria”.

44. Presso un prato con degli alberi davanti a un villaggio, rimangono indietro. Cè ancora del pane e frutta, e vicino anche un ruscello dal quale si beve. Chissà se nella notte troveranno un ricovero?

- Hieselbar consiglia: “E’ meglio che qui ci compriamo ancora del pane. Chi vuole andare”

- Adesso Beate non si tiene; lei lo ha percepito al congedo dal servo, che era meglio tacere. Adesso…: “Vado io con Maria Stiebitz. A una donna e a una bambina non danno particolarmente nell’occhio al posto degli uomini.

45. “Non sei solo buona, ma anche intelligente”, la loda il medico. “Ti istruisco un po’, allora mi puoi aiutare con i malati. – Siete d’accordo?”, chiede ai genitori.

- Il padre annuisce, anche la signora Helene. “Imparare qualcosa non può mai far male. Con voi, medico, nostra figlia è nelle mani migliori”.

- Beate prende un sacchetto, dà la sua mano a Maria Stiebitz e dice: “Vieni, zia, per denaro ci daranno certamente abbastanza pane”.

- Non lo si può chiamare nuovamente: un vero miracolo di Dio?

46. Si bussa ad una casa perché lì sa di pane fresco. Esce una vegliarda, squadra la donna e la bambina. Una madre con la figlia? Chiede che cosa desiderano.

- “Vogliamo proseguire, è ancora lontano fino a casa”, si scusa Maria. Ebbene, cercano una casa.

- Beate se ne stupisce. Ah, sì, lei se n’era accorta sovente che non si deve dire ad ognuno la verità se non si vuole cadere nella rovina. Ma Dio non può aiutare diversamente?

47. “Ve ne do volentieri, non lo posso regalare, ci sono otto bambini”.

- “Abbiamo il denaro”. Maria gliene dà cinque monete.

- “Non così tanto. Se prendete una provvista per più tempo, allora posso darvi cinque pani”.

- “Sarebbe bello”, ringrazia Maria.

- Beate dà la mano alla donna. “Dio vi benedica, perché siete così gentile”.

- “Sei una brava bambina. Oh, si deve sempre ricordare che Dio ci voglia proteggere”.

- Maria Stiebitz sente che in questa casa ci sarà qualche preoccupazione. – Proprio così è. E la donna guarda andar via le due.

48. Il medico in una casa ha chiesto la via da seguire. Fino al prossimo villaggio, sperano sia l’ultimo che è davanti alla loro meta, è abbastanza lontano. Già solo a causa dei bambini è meglio partire solo il mattino successivo. Il giorno era stato tiepido, così anche la sera rimane tale, gli alberi e i cespugli un po’ fitti proteggono dalla frescura di una notte.

49. L’ultimo oste con la serva malata aveva dato due coperte da cavalli. Non sono particolarmente buone, ma spesse. Presso un posto di palude le si stendono e vi si coricano i bambini. Coperti possono dormire bene. Ogni più piccolo dono aiuta, lo si coglie dalla Mano di Dio. Il fatto che la via di fuga sta sotto la Sua protezione, lo hanno visto tutti, persino il dottore.

50. Dove il ruscello riempie un po’ distante uno stagno, ci si lava al mattino. Beate, Peterle e Hansel, andando un po’ in giro, trovano delle bacche rosse. Sono lamponi, e vengono raccolti velocemente. Gustati con il pane …ah, quanto sono buoni. Allora il sacerdote Sinkmann ha prima ben pregato per ringraziare:

51. “Signore, Padre nostro, ci conduci davvero alla Mano, ci dai come i corvi hanno nutrito il Tuo servo Elia. Come hai riempito la brocca alla povera vedova, così hai nutrito noi finora (1° Re 17,5-6 e 14). Non lasciarci nemmeno poi dalla Tua mano, dacci ora qui una patria come pregustazione, fin quando potremo venire nella Patria del Cielo, uno come l’altro. Lode, onore, amore, ringraziamento e adorazione, mettiamo tutto nella Tua mano di Grazia”.

52. Ora la ricca Benedizione delle bacche! La signora Helene dice: “Non è del tutto giusto che prendiamo le bacche; appartengono a questo luogo. Quando verranno i bambini e non troveranno nulla, che cosa sarà allora?”

- Suo marito si gratta l’orecchio. “Non possiamo gettarle di nuovo a terra, dimostrerebbe che eravamo molti, non solo una donna con la bambina, che ha comprato il pane”.

53. “Ah, padre, ci sono molti cespugli pieni, non ne ho mai visti tanti in una volta. Ora abbiamo abbastanza, ne stanno anche maturando degli altri”.

- “Va bene, inoltre ci dobbiamo preparare. meglio che siamo già sulla via, prima che tutto il villaggio si svegli. Ieri sera ho trovato uno stretto sentiero, coperto dalla parte del villaggio, ed è la direzione che l’amico Strauber ha percepito. Quindi, avanti!”

- Le poche cose sono già caricate.

54. Il chiaro mattino annuncia un buon giorno, si cammina facilmente. Ci si aiuta sempre reciprocamente, e così si procede rapidamente. Ancora durante il mattino viene fatta una sosta presso un pascolo, il pane sta già diminuendo. Ognuno è soddisfatto, nessun bambino piange, e più tardi presso il bordo del sentiero trovano un palo, qualcosa che allora non era in uso. Una specie di indicatore di direzione. Che questo è per la gente di Lutero, non lo si sa. Ma è di nuovo la bambina che indica in avanti: “Dobbiamo rivolgerci di là”.

55. “Come lo sai?”, chiede timorosa la madre. preoccupata, anche se si sta fedelmente insieme. Non si può mai sapere. Suo marito ha da tempo consigliato di tacere i ‘sogni dell’angelo’.

- Sinkmann, che salva la faccenda: “Qualche volta”, dice come se stesse su un pulpito, “dei bambini indicano la via. Il Salvatore ha detto che avrebbero con sé un angelo, loro vedono ‘il Volto del loro Padre nel Cielo’. Ora, anche noi adulti abbiamo uno spirito guida che è presso ogni uomo, se seguiamo volentieri la buona voce.

56. Il palo deve significare qualcosa, non è stato posto lì per nulla. Non possiamo nemmeno essere molto lontani da quella piccola cittadina. Forse è solo una borgata che deve far parte di Eisenach? Là è la nostra meta”. Si è d’accordo e si segue la direzione come se fosse stato DIO ad indicare in avanti con la Sua mano.

57. Una sera scende la rugiada, di rado sperimentata così. Nell’est scintilla una stella. Una viuzza ben piana conduce in un villaggio che, come pensato, come desiderato, sarebbe la nuova patria. Ci sono relativamente delle belle case di contadini, e di tali mestieranti, quindi una specie di cittadina di campagna dove si troverà pane e lavoro, la cosa più importante di cui si ha bisogno.

- Bertold Meurer va avanti con Sinkmann e con il dottore, tutti e tre animati di evitare qualsiasi pericolo, se tali minacciassero le famiglie.

58. ancora abbastanza chiaro, allorquando un uomo di buona statura, sbarra loro la via: “Fermi! Chi siete? Che cosa volete adesso da noi, dove la notte conduce troppo facilmente a rapina e agguato? Che lo sappiate subito…”, l’uomo si stende particolarmente, “…sono il capo della città, e ci sono per tutto! Chi cerca di rubare da noi, viene rinchiuso”.

59. Indica una piccola pipa. “I miei servi vi indicheranno la via: O di nuovo via, oppure in prigione! Là potete poi confessare ciò che vi ha spinto fin qui!”. Nota la povertà al primo sguardo. “Siete mendicanti. Mi piace e…” Non dice altro.

60. Accanto a Bertold sta Beate, guarda su all’uomo e mette la sua mano in quella del padre. “Aha, ci sono anche dei bambini? Che cosa devo fare con loro? Li avete educati alla ruberia?”

- “Nulla di tutto questo”, interrompe Meurer la parola del cittadino. “La prego, ci ascolti prima da dove veniamo, del perché fin qui e che siamo gente onesta. Abbiamo perduto patria, casa e focolare”.

61. In quel tempo molti erano fuggiti dalla regione della miseria, perseguitati dal martirio e dalla morte. Lutero aveva ordinato di accogliere quei tali. Il piccolo potente della città, ah, naturalmente deve controllare. Non resiste allo sguardo della ragazzina, e gli piacciano comunque i bambini. Strano. “Venite!”. Conduce i poveri in una casa, una specie di Municipio.

62. “Parla!”, ordina il cittadino rudemente. “Ma non mi mentire!”

- “Guardatemi negli occhi, allora vi accorgerete se mento”.

- “Siete alla caccia di eretici ed avete portato con voi solo donne e bambini affinché non ci si debba accorgere? Qui…”, il cittadino, una specie di consigliere di nome Schöber, “…siamo tutti luterani, allora voi altri non ci avete nulla da fare. Lui è un cattolico, oltretutto un prete”, indica Sinkmann. “Che cosa c’è più vicino che voi tutti insieme…” Meurer interrompe nuovamente con calma:

63. “Ebbene sì, lo siamo, più giusto: eravamo cattolici. Voi, signore, sapete che da noi nel sud hanno fatto formalmente irruzione gli spagnoli che torturano e perseguitano gli uomini, non risparmiano nemmeno i propri preti. Volete la dimostrazione?”

- “Allora ne sarei curioso come è da dimostrare. Non mi lascio travolgere!”

- Meurer chiede a Sinkmann di togliere la parte superiore della sua tonaca. “Non ve lo chiedo volentieri; il cittadino deve vedere che cosa hanno fatto persino con voi”.

64. Quando il consigliere Schöber vede le ferite non ancora per nulla guarite e capisce in quale modo si sono formate, e quando Beate dice semplicemente: “E’ vero! Mio padre, il sacerdote, il nostro dottore, nessuno di noi mente!”, la sua chiara voce suona al cittadino fino nel cuore. ‘I bambini e gli stolti dicono la verità’, così dice la Parola, quindi è possibile…

65. già notte fonda. Le donne giacciono con i bambini sulle panche, soavemente dormendo. Beate non aveva sonno; non c’è da stupirsi, è seduta fra suo padre e il cittadino che di tanto in tanto, non intenzionalmente, accarezza i riccioli della bambina. “Se lo sente Lutero, quello che avete da riferire, …ha, allora parte di nuovo uno scritto, che ai cattivi che si fanno chiamare ‘rappresentanti di Dio’, sale nel naso!”

66. “Conoscete Lutero?”, chiede il sacerdote. “Sì, una volta l’ho incontrato, prima che andasse a Worms. Mi sono presentato come consigliere. Allora aveva talmente riso, che gli erano venute le lacrime. ‘Come? vi chiamate consigliere? Ne esiste solo Uno che si deve chiamare CONSIGLIERE. E questo è DIO, Lui il Signore, Lui sa sempre un Consiglio!’ – Da allora non mi faccio più chiamare così; preferisco che mi si dice semplicemente: Schöber”.

67. “Allora Lutero ha detto qualcosa di magnifico”, dice Sinkmann. “Sarebbe qualcosa per questi spagnoli e per i loro succubi. Essi esercitano qualsiasi giudizio secondo la loro misura”.

- “Ho saputo anche questo”. Schöber si dà una spinta. “Voi uomini! Siamo amici se volete appartenere a Lutero. Sì, mi devo correggere di nuovo. Mi correggo: ‘Non siete luterani, ma figli di Dio. Già solo per il fatto perché mi appoggio unicamente sull’Evangelo, allora chiamatevi evangelici. E questo basta!’

68. In Worms lui era molto grande. vero, dietro di lui stavano molti principi, nessuno avrebbe osato seriamente di mettere mano su di lui. Sarebbe scoppiata la guerra, che Roma non se la può permettere. Digrignando i denti si è dovuto ammettere che Lutero non poteva essere spezzato, poiché, quando gli è stato ordinato – sotto minaccia – che ritrattare, allora si è eretto altamente ed ha detto: ‘Io non ritratto! Qui sto, non posso fare altro; Dio mi aiuti, Amen!’ Sarebbe quasi scoppiato un tumulto; soltanto, che i portatori di tonache se ne sono andati, ardenti d’ira ed impotenti, perché metà della Germania e molti stranieri stavano dietro a quest’uomo di Dio”.

69. “Inaudito!”. Gli occhi di tutti scintillano. “Dov’è lui ora? Lo si potrebbe incontrare una volta?”

- “E’ prigioniero”, dice il cittadino con un sorriso nascosto.

- “Prigioniero? Io penso che ne uscirà libero?”. Il dottore vorrebbe ancora una volta dubitare dell’Onnipotenza di Dio.

- “Sì, prigioniero! Dove? I suoi principi lo hanno poi arrestato subito mentre tornava a casa dietro Worms, e lo hanno portato nella nostra fortezza di Eisenach[5].

70. Lutero doveva essere portato sulla via di ritorno a Roma, se non vivo, anche morto. Ora nella fortezza scrive i suoi scritti. Non chiunque può andare da lui, e se già ci va qualcuno, costui viene controllato fino alla nuda pelle. Il che si comprende bene. Non ci vorrà molto che se ne parlerà pubblicamente. Come ho detto: il papa non può far alzare nessuna arma, ci sarebbe la guerra, che adesso a Roma non fa comodo. Per loro stessi c’è troppo in gioco.

71. Sarebbe facilmente possibile che proprio per questo molti cattolici si confesserebbero per il Vangelo e verrebbero a mancare grasse entrate. Lutero inoltre non ha mai combattuto il religioso cattolico che è diventato cattolico solo dall’educazione. No! Contro il regime, contro i raggiri della vera Parola di Dio, e che si sa – ha, quanto volentieri – contro il parlare molto di più del diavolo che della Bontà di Dio, è questo che ha messo in evidenza Lutero”.

72. “Andiamo pure a dormire un poco”, chiede Meurer. “Domani, se volete, amico Schöber – la posso chiamare così? – possiamo discutere il resto. Abbiamo anche delle richieste”.

- “Va bene. Allora, piccola ragazzina”, dice il cittadino, “ti si chiudono gli occhietti? Mi dispiace che vi devo lasciare qui in sala. Domani scelgo dove potete intanto abitare in modo giusto”. Con grande, autentico ringraziamento, viene accettata la promessa.

 

 

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Cap. 12

La prima parola dell’angelo tramite Beate e l’uguale parola ricevuta da Sinkmann

1. Sono passate alcune settimane. Schöber si occupa della ‘sua gente’, come lui descrive in generale i fuggiaschi, il che significa prendersene cura, come ogni famiglia ai quali, sebbene raramente, ha assegnato una casa, modesta, ma comunque una propria abitazione indipendente, ma vicina alle altre. Il sacerdote Sinkmann abita con Meurer, Schöber stesso ha accolto il medico. Lo si sa già in tutto il circondario che il dottore aiuta per quanto possibile. Il consigliere procura anche le medicine, come si possono chiamare i mezzi modesti, in modo che qui è molto meglio per il dottore che nella patria perduta.

2. Sovente porta con sé Beate. Qui va in una scuola. Certo, ‘scuola’ è una parola importante in questo tempo, per il bambini del popolo. Tuttavia vengono fatte diverse cose, affinché tutti imparino a leggere ed anche a scrivere. Non ci si tiene molto ad andare a scuola, e non esiste ancora l’obbligo. Si fa una mossa di disprezzo con la mano: ‘È solo qualcosa per gli istruiti, il lavoro è la cosa più importante’.

3. Beate impara avidamente; le sono rimaste le sue intuizioni. Anche il sacerdote le ha ancora. I guai passano attraverso il paese; gli inquisitori vorrebbero volentieri incassare la regione di Lutero. Chi non ha paura di loro? In particolare si teme per il gruppo, perché, se non sono stati dimenticati i loro nomi, essendo scappati, …può ben accadere che uno o l’altro scompaiano.

4. Ovunque ci sono degli uomini rudi che con vera voglia infernale si precipitano sulle vittime, sia uomo, donna o bambino. Di sera la gente non osa quasi uscire ancora, nemmeno di giorno vanno da soli. Qui un angolo, là un portone oscuro, …già uno è catturato. Chi chiede se il catturato è colpevole oppure no? Se viene dal paese di Lutero, è un eretico. Con ciò esiste il diritto – ingiusto! – di procedere da inquisitore.

5. I principi che appartengono al Vangelo, vagano ampiamenti con i loro cavalieri armati. Hanno già liberato parecchi prigionieri, ma rudi scagnozzi siedono nelle prigioni della fortezza. Il gruppo tiene insieme. Beate aveva sussurrato a suo padre: “E’ stato di nuovo da me”.

- Meurer ha capito subito chi intendeva. Si deve rivelare il miracolo di Dio, affinché la Sua Parola di grazia sia ‘una’ in ogni tempo ed ovunque, per quello che EGLI sa dire.

6. Da Schöber sono presenti alcuni dei suoi amici, credenti, di cui ci si può fidare, che hanno fatto amicizia con Meurer e gli altri. Sinkmann è rispettato. Il suo inaudito coraggio di salvare le persone, e nonostante le torture non ha dato alcun nome, questo impressiona fortemente. Oggi dà una grande testimonianza. Diventa un privilegio per ciascuno. Si percepisce dove opera lo Spirito dell’Altissimo, come Dio-Padre si rivela magnificamente. ete una provvista per più tempo, allora posso darvi cinque pani."a rovina.  “H- “Hm:” Su

7. Si è parlato di diverse cose, di sapere ora finalmente di più dell’Evangelo, della vita del Salvatore, della Bontà di Dio, e che non si ha bisogno di assistere con spavento ad una predica, che veramente non lo è.

8. “Lo era”, dice un uomo, ed indica tutt’intorno: “Noi siamo cresciuti nella fede della vecchia Chiesa, eccetto i nostri figli. Quando ho sentito qualcosa di Lutero, ho pensato: Lui non è diverso dagli altri, era un monaco. Ma poi mi è venuta l’illuminazione: come quando sul paese permane come una tempesta e, quando dopo molte settimane non splende nessuna Luce, in cui tutto è fittamente annebbiato, e il Sole si spinge fuori dalle nuvole oscure. Così mi sono sentito quando mi è venuta la conoscenza”.

9. Il padrone di casa dice: “Ci sono stati certamente alcuni predicatori che non hanno parlato solo di diavoli e di un inferno. Ma questo non era la cosa giusta”.

- “Il nostro sacerdote, ogni volta che l’ho sentito, non ha mai detto nulla di poteri oscuri, quasi sempre dell’Amore di Dio, per cui lo spagnolo lo aveva appunto perseguitato”. Ha parlato Meurer, e i suoi lo confermano. Come ne parlano ancora, la bambina sta all’improvviso nella cerchia degli adulti.

10. La ragazzina è circumfluita dalla luce delle candele, i suoi capelli chiari sembrano di un bagliore, come se… Suo padre si alza frettolosamente per portarla via. Strano, …proprio Schöber fa cenno di no. Anche Sinkmann, che voleva raccontare del suo sogno, sospetta subito che arriva qualcosa di meraviglioso, il sogno del Cielo, suo e di Beate.

- Lui sussurra: “Il Bambino Gesù stava in mezzo agli uomini anziani, e nessuno poteva impedire il Suo discorso”.

- Beate non lo sente; come rapita, guarda diritta davanti a sé. E la sua voce…

11. “Su questa umanità ha fatto irruzione una grande disgrazia, una conseguenza di quel tempo quando dalla caduta è nata la colpa. Così rimarrà a lungo! Ombre si alzano per rovinare gli uomini, per rinnegare DIO! Chi chiama LUI, il Punitore, il Vendicatore, si può chiamare come si vuole, …Lo rinnega, e come Lui, il Padre, è veramente!

12. Non spaventatevi di ciò che sovente è in agguato davanti al cancello. Il Salvatore disse: «Nel mondo abbiate paura; ma siate consolati, Io ho vinto il mondo!» (Giov. 16,33) Per chi? Per voi, per le creature filiali che giacciono nella preoccupazione, nel dolore e nella paura; ma anche per coloro che si sono da se stessi ingarbugliati nella caduta della loro assenza di Dio! Oh, riflettete, che nessuno può uccidere la fede di chi la conserva saldamente nel cuore, nella mente!

13. Voi avete un combattente[6] tra di voi, mandato dalla santa onnipresenza di Dio, sotto la Cui protezione vi sentite custoditi: ed è soltanto un custode di DIO, sebbene Egli permette che giunga a noi tramite un inviato. Quello che lui può portare, non sarà mai soffiato via, anche se ne scrosceranno ancora gravi lotte attraverso il paese (1618 – 48). I nipoti e coloro che verranno dopo di loro, tremeranno e si scoraggeranno, innumerevoli porteranno in sacrificio la loro vita.

14. Non si conosceranno i loro nomi, manterranno il voto dato al Signore, staranno fermi nel dolore peggiore, in vista della morte. Ma come la fusione nel fuoco genera puro oro, così la vera fede risorgerà attraverso il fuoco d’afflizione di lunghi anni! Il vostro servizio sarà di spargere la semenza, di consolidarla da figlio in figlio. Se lo farete, allora avrete portato il sacrificio. Voi state in mezzo alla paura, nei bisogni di ogni genere; ma voi, che il mondo non conosce, che non vuol conoscere, voi siete noti a DIO!

15. Non pensate che la voce voglia confondere. Controllate, ed ognuno saprà dov’è la Luce, dov’è l’ombra. Sono parole buone che vi vengono date, anche se è venuta una indicazione all’afflizione che cadrà sugli uomini. Questa non viene da Dio; e non può neanche venire da un solo diavolo, nel quale – ah – si crede così volentieri per spingere su di lui tutti i peccati. Questo significherebbe che il Creatore non li potrebbe legare, coloro che sono lontani dalla Luce dell’Amore di Dio, lontani da una bramata svolta sconosciuta.

16. Quello che avete ricevuto adesso, viene dal Dio della Bontà e della Misericordia, per fortificarvi, ed attraverso di voi fortificare pure qualche vacillante e debole nella fede. Consolateli! Siate loro dei sostegni! Aiutate con buone parole e con azioni, ovunque siano sempre necessarie. Non può Dio mandare un angelo per donare la Sua Rivelazione? Non può risvegliare un bambino attraverso il quale vi guidi il Suo Spirito di Grazia? Non può EGLI mai fare come ha aiutato ed aiuterà nell’eterna Misericordia? Sì, non può Egli…?

17. Non dimenticate i Doni di Dio, per la vostra protezione: Teneteli per voi. Un giorno vi verrà rivelato tutto. Potete comunque essere testimoni, amando. Dio è onnipresente! EGLI, l’Onnipotente, il Signore e Salvatore, vi benedice e vi dà la Sua Pace”.

18. Silenzio. – Chi vede come la bambina viene guidata delicatamente alla sua sedia, come vi sta seduta, come se non si fosse mai alzata?

- Sinkmann rimane accanto a lei, aspettando, finché qualcosa si muove. Poi anche lui ha ancora qualcosa da annunciare, di cui si deve credere: “Questo è vero, e la parola della bambina è vera”.

- Un cittadino che ha già parlato una volta con Lutero, si rivolge al consigliere Schöber ed ora confessa apertamente:

15. “Ho indugiato a lungo prima di riconoscere la verità. Qualche volta mi sono venuti dei dubbi, quando non ho trovato nessuna pace nella nostra Chiesa, quando non sentivo nulla della Bontà di Dio, anzi, pensavo che dev’essere così, affinché l’uomo arrivi all’umiltà. Soltanto, il mio cuore era pesante. Mia moglie una volta ha pianto amaramente, perché si era parlato troppo della morte e dell’inferno.

20. Mentre invece abbiamo il padre (frate) in campagna dal quale vanno volentieri le persone. Soltanto, che costui non deve dire troppo, non può né sposare, né battezzare, né portare qualcuno alla tomba. Lui va di casa in casa, rialza gli oppressi, aiuta i malati per quanto bene possa fare, e nessuno è stato ancora lasciato da lui senza conforto.

21. Ovunque esistono anche dei buoni; infine, non ci sarebbe da confondere la Parola di Dio con il procedere degli uomini. Quando me ne sono reso conto, come la Parola di Dio viene predicata raggirata, come invece della Sua Bontà e della Misericordia piovono solo castighi, inferno, morte, rovina sugli uomini, allora non mi piaceva più la Chiesa. Ma sono stato anche dal padre, e dopo ho imparato a conoscere in modo giusto Lutero – hm – più giusto, attraverso la Parola d’insegnamento di Dio. Gli ho chiesto se anche lui sapesse qualcosa della gente di Eisenach.

22. Allora il padre ha sorriso in silenzio, mi ha solo guardato, e allora ho saputo: lui è uno dei silenziosi, degli sconosciuti che fanno molto del bene. Una volta ha detto: ‘Vedete, amico mio, io rimango nella Chiesa nella quale sono cresciuto, così posso confortare qualche povero quando ha imparato a conoscere paura e spavento, quando il popolo viene pressato in uno stampo: «Dovete obbedire a ciò che annunciamo! Dovete crederlo!», e sovente è così difficile di produrre questa fede’. – Non è questa, una parola d’uomo?

23. Disse ancora: ‘Se vengo come padre, allora vengo ascoltato. Se venissi come eretico nella regione romana, come si chiama la gente di Lutero, allora qualcuno mi spingerebbe nelle loro reti da cui non si sfugge mai. Se va bene, si diventa storpi, altrimenti si aspetta la morte da martire’, così diceva. Ed io gli ho dato ragione”. Il cittadino guarda al sacerdote Sinkmann, il cui turno è ora con la sua testimonianza. E adesso non c’è nessuno che non ‘lo’ riconosca, che non accetterà in questa testimonianza anche il discorso della bambina.

24. “Cari amici, noi che abbiamo dovuto fuggire, siamo da un po’ di tempo tra di voi. Avete imparato a conoscerci, e noi voi; abbiamo sentito reciprocamente amicizia, coloro che rimangono fermi in sofferenza e preoccupazione. Siamo pure certi che tra di noi abita la verità, benché a volte succedono delle cose, per cui si vorrebbero annunciare dei dubbi. Così questa sera con il discorso di questa bambina”. Sinkmann mette una mano sulla spalla di Beate.

25. “Ci sembra improbabile che Dio possa agire veramente attraverso i bambini. Io domando: stata inventata un’unica parola che sta contro la verità di Dio? Vorrei quasi domandare: questa rivelazione, non potrebbe valere per entrambi i generi di fede, che si chiama ‘cattolica’, e ora ‘evangelica’?

26. Ha Dio, il Signore, due generi di rivelazione di Luce? Se qualcosa non è in accordo con l’autentica Verità che viene dal Creatore, allora non è da Lui, anche se l’annunciasse un cardinale. Ben inteso: con ‘cardinale’ è da intendere soltanto qualcuno che pur essendo stato riconosciuto da tutto il mondo, anche se porta chissà quante funzioni d’onore, se non porta ciò che è in accordo con la Salvezza di Grazia di Dio, rimarrebbe comunque lontano dal Vangelo. Ma ora questo:

27. Io so da molto tempo che Beate”, di nuovo mette una mano sulla testa della bambina, “di notte ha sentito molto da un angelo; e le è stata persino indicata da lui la via. E precisamente, come detto prima, la fuga si è realizzata. Ma ancora qualcosa: anch’io ho sentito ripetutamente nel sogno una ‘Parola’, da un altro inviato dalla Luce, non da quello che era sovente già da Beate. Questi due erano due Luci, davanti e dietro di noi, quando abbiamo percorso la via attraverso la palude in un’orrenda notte, dove nessuna selvaggina prende la via. Gli animali presagiscono il pericolo. Un unico falso passo, e si è perduti senza salvezza.

28. Dunque, nell’ultima notte passata ho ricevuto l’indicazione dalla Luce che oggi sarabbe venuta da noi la Parola di Dio. Quello che la ‘bambina’ avrebbe avuto da dire, sarebbe già stato annunciato pure in anticipo a lei, come a me. Diventerebbe pura Benedizione, parola per parola, per chi crede, proprio perché la deve portare una bambina pura.

29. Voi avete sentito delle frasi compiute nel discorso. Io ho scritto tutto al mattino”. Trae una carta dalla sua tasca. “Ve lo leggo. Nessun uomo può mai ricordarsi tutte le parole, ma è da riconoscere come una cosa suona in sintonia con l’altra, come… come una melodia del Cielo”.

30. Sinkmann legge. Sui volti si disegna sempre maggior stupore. vero! Impossibile, puramente dalla capacità, se avesse, …già, se il sacerdote avesse voluto ingannare, se avesse impresso alla bambina questo discorso, da dover riferire ciò che ha ‘imparato’. Uno esprime il pensiero, ma si nota subito che agli altri vale solo come domanda.

31. “Sono giustificate le domande di dubbio”, interviene Schöber, “se il fondamento è autentico controllo. Nella confusione del tempo non è assolutamente facile sapere: ‘Dove sta la verità? Dove sta l’inganno?’. Io stesso ammetto apertamente: Quello che Beate ha potuto dire, per me era una parte dell’Evangelo del nostro Dio, ricco di Grazia.

32. Lo prendo a cuore, e per me è una ‘Luce angelica’, come voi scacciati avete davvero potuto vedere. Una visione interiore, intendo, non è meno di una esteriore. Ma una cosa la vorrei menzionare, affinché tutti voi scriviate ferreamente nei vostri cuori: ‘Non dite una parola di ciò che abbiamo visto!’. Forse singolarmente, quando un giorno ci sarà la possibilità. Si potrebbe chiedere a Lutero come la pensa lui”.

 

 

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Cap. 13

La piccola Beate all’opera – La becchina

Ricondurre una chiacchierona – Difficili domande, e le risposte dal Padre

1. Il dottor Strauber si era appoggiato alla ruvida parete della stanza nella quale la miseria ghigna da tutti gli angoli.

- “Ma che avete?”, chiede Beate. “Avete perduto Dio?”

- “Mi sento quasi cos셔.

- Una signora anziana e così buona che aiuta con quel poco che ha, vive sola, i vicini non si curano di lei. La febbre si è insinuata nel suo corpo; porta i dolori con più coraggio che qualche uomo un piccolo guaio. E non esisteva nessun mezzo (allora).

2. “Non vedi cosa è successo, cosa sembra venire su di noi?”

- Solo adesso la ragazzina vede il volto pallido della donna. Ieri era ancora sfigurato dal dolore, mentre ora le labbra pregano piano. Adesso ha un aspetto pacifico, come si trova solo nei buoni tornati a Casa.

3. “O dottore, questa è la liberazione, l’ho vista stanotte! Non devo più dire angelo”, gli sussurra nell’orecchio, “ma ‘lui’ c’era ed ha detto qualcosa che non ho capito bene: ‘Domani aiuta un’anima pura ad entrare nel Regno dei Cieli. Ovunque tu imponi le mani, su malati e su morenti, là si adempie la santa buona Volontà del Padre-Creatore.

4. Rimani nell’umiltà. Non tu puoi fare qualcosa, tu sei solo un piccolo strumento nelle grandi Mani del nostro Padre, del Salvatore da sempre. Dì all’amico dottore di non spaventarsi. Dove la fiducia sta su un saldo fondamento della fede, proprio là avviene sempre la Volontà di Dio.

5. Anche se qualche volta sembra che sia da considerare diversamente quando temete e vi preoccupate perché i mondani cercano di estirpare gli inviati della Luce, per tutti, sul Fondamento di DIO sta questo: – La tenebra può operare solo nel tempo, come se fosse l’unica potente su questa Terra? Oh, no! La tenebra non ne possiede il potere! Esiste una sola somma maestosa Potenza del Creatore nel Fuoco della Sua Magnificenza, e questa lo permette, conducendolo in modo che l’inferno agisca per perdere con ciò le sue povere forze.

6. Dà ai tuoi cari la Parola di Grazia di Dio, io posso guidarti ed è la mia gioia celeste, perché mi segui volontariamente. Tu stessa non lo senti, ti è come una spinta di fare, di parlare, come se venisse da te. Nonostante ciò tu sai: è sempre la Grazia del caro Padre! Egli benedice te e i tuoi cari”.

7. Beate si ferma all’improvviso: “Come mai che posso ripetere ciò che ‘lui’ mi ha detto?”

- “Non lo so, eccetto che stiamo sotto un Arco di grazia come non era mai stato inventato. Oppure…? L’amico Sinkmann ha predicato una volta di un ‘Arco’ che il Signore dopo quel grande diluvio ha alzato nel Cielo (Gen. 9,13). Come simbolo si mostra un arcobaleno. Ecco… forse…”, continua a riflettere, “…così Dio, il Signore, si rivela, sempre di tanto in tanto, malgrado ciò, comunque in ogni tempo. Egli è onnipresente, solo noi uomini non ce ne accorgiamo”.

8. Allora ai due sembra come se volasse una Luce attraverso la povera stanza. Stanno presso il giaciglio, il grande uomo, la bambina, guardano già alla donna avvolta dalla pace. “Finalmente ha finito di soffrire; è un miracolo di Dio”, detto pieno di fede. “Secondo la stima umana avrebbe dovuto soffrire ancora a lungo. Lo so, come un tale verme”, intende l’arsura, “che divora gli intestini (una specie di cancro), finché il cuore si ferma da sé.

9. Ora lei è liberata e…”

- “…è tornata beata nella Casa di suo Padre”, finisce Beate la frase.

- “Per mezzo di te, mia bambina! Non riesco ad afferrarlo; è il primo caso che incontro in questo modo. A certi malati hai posato la mano su una fronte calda, su membra doloranti, tanto che le persone mi dicevano: ‘Voi mi avete aiutato’. Pensavano all’unguento oppure al thé ed era bene per noi due, perché credevano nell’aiuto esteriore.

10. Tu stessa hai sperimentato come molti uomini sono superstiziosi. Purtroppo! Non è colpa loro. Si è spinto intenzionalmente il popolo nella bassezza. Pochi se ne son potuti liberare. Un tale è il tuo caro padre. Ora, lui proveniva certamente da una casa superiore, in cui regnavano comprensione, fede, azione di vero amore. Tuttavia, …lui stesso se ne è liberato, poiché dopo la perdita della casa paterna anche lui era un povero fra i poveri.

11. Non dobbiamo far notare nulla, Beate, e da te posso esigere la parola: non parlare del tuo dono! Dov’è necessario, lascia parlare me per te. Non voglio proprio perdere la mia piccola aiutante!”. ‘Al moloch di questo mondo’, aggiunge riflettendo.

- “Dottore”, quasi come lieti scintillano ora i chiari occhi della bambina, “non posso fare nulla? Se il Signore ci benedice, EGLI ci ispira che cosa c’è da fare o da non fare, così sono le SUE mani che ci guidano, le SUE parole che vengono a noi, che possiamo dare oltre. Tutto proviene unicamente dalla Sua Luce”.

12. O cara bambina! Strauber la stringe al suo petto, poi chiude gli occhi spenti (della donna), la copre con un telo. “Ti porto a casa, poi vado a prendere la donna dei morti; è meglio se la defunta venga sepolta subito”. Lui non dice che questa è già in putrefazione. Da ciò potrebbero venire cattivi vapori sui sani.

13. Anche lui, il bravo medico, ha una meravigliosa guida, ma non lo crede per sé. L’ha notato… sì, ma si crede indegno della diretta mano di Dio, ha impiegato molto tempo, finché era veramente credente, come il sacerdote, Meurer e la bambina! Tali pensieri gli passano per la mente quando lui, dopo che Beate è tornata bene a casa, porta la donna dei morti (la becchina) al giaciglio.

*

14. Con sgarbo lei respinge quando Strauber le lega un fazzoletto su bocca e naso, prima che si avvicinano al giaciglio. “Questo mi piace”, soffia dietro il fazzoletto legato. “Per me i morti sono amici, dottore, ricordatevelo!”

- “Bene, gobba”, così chiamavano la donna dei morti poiché presso la tomba si chinava pregando per un po’. Diceva sempre per sé: ‘Ora a te, cara anima, ho preparato nel mondo il tuo ultimo letto, ti ho accompagnata alla tomba; ti auguro un buon viaggio nel Cielo’.

15. “Ascolta”, dice Strauber, “la donnina ha avuto una cattiva arsura, ed è bene: il cuore ha ceduto. Il corpo si sta già putrefacendo. Se tu ne inspiri qualcosa, la malattia ti può assalire. Ti consiglio: mettiti sempre un fazzoletto, i nostri cari defunti non te ne vorranno”.

- “Lo pensate?”, lei guarda dubbiosa il dottore, poi guarda la salma coperta.

16. “Fa portare la cassa, mettetela dentro sempre coperta. Dato che la poveretta non ha nessuno, è meglio che la si porti via subito. Stammi bene, gobba”. Le dà una moneta, il cosiddetto denaro da morte, che diversamente danno i parenti.

- “Siete sempre gentile”, ringrazia la donna, “in più la moneta”. La fa cadere nella tasca del suo abito scuro.

17. Strauber va dapprima dal sacerdote. Gli riferisce che cosa era capitato. Profondamente toccato, però non stupito, costui ascolta. Un dolce sorriso passa su suo volto. “La nostra Beate, la nostra bambina”, dice. “Sì, lei è diventata veramente ‘la nostra bambina’. Avete aiutato bene! Non lo deve sapere nessuno eccetto i fidati che è diventata un dono per noi. Aggrotti le sopracciglia, caro uomo delle pillole, per via di ‘noi’?

18. Attraverso Beate abbiamo ricevuto la Benedizione di salvezza. Il Signore Iddio, non ha mostrato a tutti noi, insieme, la via, e fatto trovare una nuova patria?”

- “Avete ragione, siete anche prete! Ma anche a voi spetta un ringraziamento extra. Se penso indietro alla palude, e come notte per notte avete superato la lunga via… oh! Un uomo molto rispettato, una bambina, entrambi ci avete portato l’aiuto.

19. Se fosse soltanto la ragazzina, chi di noi ci avrebbe badato? ‘Oh, sogni infantili!’. Così lo si avrebbe messa da parte. Ma pensa all’immagine del Salvatore: Lui ha chiamato a Sé i bambini. Ora su di voi è venuta la dimostrazione che cosa era salvifico per noi adulti. Oppure no?”

- “Questo ci può stare. Nel nostro tempo, ahimè così difficile, si deve far doppiamente attenzione a tutto ciò che viene preparato: verità e… molta menzogna, molto inganno”.

20. I due uomini sospirano. “Vogliamo informare Schöber, così che non venga riferito nulla di falso. Voi siete stati dalla donna malata; se ora è morta all’improvviso, inoltre alla presenza di Beate – solo poco tempo fa ho sentito ad un angolo, mentre volevo andare nel vicolo di Hege – che tre donne e due uomini bisbigliavano: ‘Ci sono cose che non convincono. Il dottore aiuta bensì come e dove può, ma perché porta con sé sovente la ragazzina? Sembra persino…’. Altro non sono riuscito a sentire, le chiacchierone sono andate via. Non potevo certo seguirle; lo avrei fatto volentieri”.

- Il sacerdote, sempre buono, questa volta ha un volto stizzito, Strauber fa i pugni.

21. “Sapete chi erano?”

- “Al massimo, quella dalla voce stridula; la sento in chiesa quando prega. Si vanta come donna pia”.

- “Ha, queste sono certamente le più pie, delle quali il nostro Signor Iddio potrà avere una gioia dubbiosa!”

- “Ce l’ho anch’io!”, Sinkmann si siede, si versa del vino in un bicchiere, che in questo paese è migliore che nella casa perduta. “Bevete, dottore, qualche volta si deve mandare giù la rabbia”.

22. “Anche i pii sacerdoti si arrabbiano?”

- Entrambi gli uomini buttano giù la rabbia.

- “Dottore, penso spesso: Signore, quanto Ti devi arrabbiare dei Tuoi uomini. Tu dai loro continuamente la Benedizione. Ogni anno primavera, estate, autunno e inverno, e ogni tempo ha il suo privilegio. La natura multicolore rallegra l’occhio, i raccolti portano nutrimento e godimento. Nonostante la cattiva situazione, l’umanità va avanti; accanto al bene che viene inventato, purtroppo, purtroppo c’è molto più, del male. Come finirà un giorno…?”

23. “A questo, nessuno trova una risposta, perché non ‘si’ pensa alla fine. Il singolo non pensa alla sua morte; io l’ho naturalmente imparato dalla fede, attraverso di voi, sacerdote, ed attraverso la nostra bambina. Hm, dico anche volentieri, attraverso ‘la nostra bambina’, tanto che m’interrogo: ‘Come sarà il ritorno a Casa?’. Tuttavia, tutto il popolo degli uomini? Amico Sinkmann, lo si presagisce: questo andrà tutto insieme nel suo inferno, in quello costruito da sé! Questo lo si chiama naufragio caotico”.

24. Il sacerdote tace a lungo. Quanto è pesante il suo animo; ha visto qualche immagine, nel sogno, nella realtà, ed ha dovuto pensare al veggente di Patmos (Giovanni). Solo da poco ha ricevuto un piccolo frammento di Scrittura[7], lo ha certamente tradotto Lutero, in cui c’è scritto: – ‘O Dio, abbi pietà dei Tuoi figli degli uomini, quando una volta scenderanno giù i Tuoi angeli con la spada!’

25. “Chissà, se noi due, con Meurer e Schöber ci sediamo insieme? L’uomo della città conoscerà ben la sua gente e saprà prendere la strillona. Qui siamo ancora come protetti, ma ho una strana sensazione, ecco: – il gregge è su un pascolo, oggigiorno lo si deve chiamare gentilmente al contrario di altre regioni. Allora, cito ancora una volta la vostra predica: il paradiso, è magnifico, ma all’esterno striscia il serpente su e giù, come poter entrare.

26. Se solamente gli uomini dalle tonache scure non ci assalissero… Questa è la mia grande preoccupazione”.

- “Lo penso anch’io, dottore! Mi è stato riferito in segreto che tutto il nostro villaggio dal quale siamo fuggiti con Meurer e gli altri, da tempo è stato spazzato via. Tutta la gente è stata uccisa, ed era senza colpa. Nessuno ha saputo della nostra fuga. Persino Huber insieme alla famiglia non è stato risparmiato. Viene già detto, gli alti dell’ordine delle tonache avrebbero comandato di partire verso nord, per estirpare – letteralmente – il maledetto paese di Lutero con pece e zolfo, già per via di Worms”.

27. Stanno seduti lì, gli uomini fedeli, paura nel cuore; in prima linea non per sé, anche se sono colpiti pure loro. Ah, per tutti, per gli amici, per la cara gente di fede, per tutto il caro paese. Questo ha dei bei villaggi, città care, uomini fedeli che credono veramente nell’Amore del Padre Iddio. Sì, allora si vuole pensare che già molto presto scenderà giù un angelo del Giudizio. Chi colpirà? Solo i cattivi? Una domanda sul destino; infatti, essendo posta a DIO, …è oltraggiosa, pensa il sacerdote.

28. “Stasera da Schöber”. Strauber non dice altro; dà al sacerdote la mano, gettando in quegli occhi un bagliore di piena fede, che non dimora nel suo cuore.

- Proprio così gli ritorna lo sguardo: “Vado a cercare Meurer. Noi uomini ci troviamo; non voglio preoccupare le nostre donne, non ancora”.

- “È del tutto la mia opinione”, dice il dottore, e se ne va via preoccupato.

*

29. Alla sera racconta con cura, impressionato. Eccetto Sinkmann che conosce la faccenda, dapprima il contadino e l’uomo cittadino si tengono indietro. Lo si deve dapprima digerire; qui soprattutto il padre, che vede in pericolo sua figlia. Non dipende già più dal fatto che qui non si è ancora visto nessuna ‘tonaca’; se adesso dei tribunali mondani stanno procedendo in modo inquisitorio, allora Beate è una ‘strega’. Chi è collegato a lei, cade insieme nella cerchia diabolica, come la si chiama.

30. Schöber tranquillizza l’oppresso. “Non temere. Conosco la chiacchierona. Questa deve imparare a conoscermi! Quella una volta è già stata in prigione un paio di giorni, solo per avvertimento. Farò…”.

- “La prego”, interviene il sacerdote, “nessuna punizione fisica! Non vogliamo metterci nella posizione degli oscuri. Verrebbe risvegliato troppo sangue cattivo, e noi protestanti ne dovremmo soffrire, non per ultimi le donne e i bambini”.

31. “Cosa vi agita? Oh, non lo avrei mai fatto! Sono persino contrario di denunciare qualcuno. Questa volta lo vorrei fare solo non senza la protezione di un paio di servi. Si deve vedere la femmina solo da lontano, non la si deve né toccare né disprezzare, come purtroppo si usa. Se venisse solo rinchiusa, non le farebbe niente! Se viene ‘presa’ una volta pubblicamente, allora potrà essere che in futuro tenga la bocca chiusa”.

32. Meurer e il medico, a cuore pesante, cedono. Potrebbe davvero aiutare.

- Sinkmann ha lo sguardo triste. Certo, un esempio non potrebbe far male. Ma non viene chiacchierato dietro porta e righello? Si doma piuttosto un leone, che tali lingue. Lo dice anche, e gli si dà ragione.

33. “Rimanete lontani dalla questione”, ammonisce Schöber. “La presenterò nel Municipio, inoltre…”, aggiunge, “…sono molto soddisfatto di Bertold. Sono stupito come tu da contadino ti sei abituato così presto al lavoro, quindi: quando il costruttore edile, lo scrivano del Comune e il giudice spirituale del Tribunale stanno seduti a tavola.

34. Quest’ultimo è un uomo simpatico. Lo conoscete. Ah, lui vale il titolo che gli è stato dato, tanto quanto nulla. Detto a voi: è ‘un luterano’, come lui stesso si identifica. Soltanto, nessuno lo deve sapere pubblicamente, altrimenti non può aiutare come lo vorrebbe sempre”.

35. “Quando dev’essere?”

- “Già domani; prima viene cotto, meglio è il risultato. Allora i chiacchieroni non potranno più scavare a lungo. Vi informerò. Se avviene pubblicamente, non lasciate andare al mercato nessuna donna, nessun bambino”.

- “Ci penso io”, promette Meurer. “Voglia finire nel bene quest’azione”.

- “Lo spero bene. Ancora un piccolo sorso, poi andiamo a casa. Non è tardi, perciò nessuno può spiare”.

36. “Perdonate, amici, lasciatemi andare”. Sinkmann si alza. “Non è contro di voi, non contro ciò che pensate di fare. Mi sento spinto di andare a casa. Beate percepisce precisamente quando compare qualcosa di male; non deve temere. Bertold, rimani, vieni più tardi”.

37. Il sacerdote non viene lasciato andare volentieri; soltanto, quante volte hanno riconosciuto che il suo procedere era buono, andando o rimanendo. Lui può predicare pubblicamente. Gli amici si stupiscono come sa rappresentare abilmente al meglio entrambi gli insegnamenti: quello cattolico come quello evangelico. perché per lui esiste un solo insegnamento, una sola verità: la Parola di Dio!

*

38. una faccenda di Dio, poiché la chiesa che gli era stata assegnata non ha posti vuoti, e sovente molte persone devono stare nei corridoi e nessuno domanda chi è il suo prossimo, amico o nemico, cattolico o evangelico. Cuore, giubila! E ringrazia il tuo Signore, perché Egli è cordiale, la Sua Benignità dura in eterno! Questo sta nel Suo piano, quel che succede qui. Egli benedice tutti i figli. Non domanda di norma esteriore. Sì, Egli chiede:

39. ‘Sei volenteroso, caro figlio? Mi ami tu? Ami il Mio insegnamento, il Mio Comandamento? Ed aiuti sempre il tuo prossimo, per quanto bene puoi? Non dici cattive parole in qualche modo contro qualcuno? Mi vuoi dire tutto? I tuoi peccati o ciò che appesantisce il tuo cuore? Mi apri la tua porta, che Io possa prendervi dimora, senza voltarMi, se non Mi piaci? Invece, ti puoi piegare, finché non sei più, niente altro che una minuscola piccola scintilla della Mia Luce, del Mio Spirito di alta Fiamma di Dominio?

40. Vedi, figlio-figlia Mio, Io ti domando e tu devi tacere. Oh, l’uomo Mi pone mille domande ed ancora di più. Non aspetta nemmeno se Io gli do una risposta. Le sue domande sono sovente lamenti. Accuse contro la Mia mano di Grazia che sa guidare ogni figlio, e cioè in modo com’è per la salvezza dell’anima!’

41. “Signore, o Dio, da dove viene la Voce?”. Sinkmann è seduto da solo nella sua cameretta. Bertold Meurer è andato dai suoi amici per dare loro un cenno. Helene e i bambini raccolgono dietro la casa la frutta caduta. “Padre, caro Padre, hai inteso me? Le Tue domande sono rivolte a me? Devo cambiare ancora molte volte, prima che possa vedere il Tuo maestoso Volto? Quando, …non lo so e non lo voglio nemmeno chiedere.

42. Oh, guarda! Perdona! Ora ho espresso domande e me lo hai fatto sapere così chiaramente: non noi dobbiamo chiedere; c’è da aspettare umilmente finché Tu Ti riveli nelle Tue Magnificenze. Fedele Iddio, Salvatore dei perduti, Padre dei Tuoi figli! Aiutami, Ti prego, finché divento, finché Ti sono compiacente. Non voglio domandare null’altro che la Grazia, per aiutarTi nel servizio, anche tanto bene quanto mi è sempre possibile.

43. L’umano, o Santo, rimane sempre indietro zoppicando. Sì, lo spirito è volenteroso, ma la carne è debole (Matt. 26,41). Ma TU hai dato ad ogni figlio una scintilla dallo Spirito di Grazia; così Tu ci hai legati a Te; siamo Tuoi!”. E di nuovo sente accanto a sé un meraviglioso sussurro, una voce che il mondo non conosce, ma che ce l’ha; ed è come il fruscio del vento, che spinge via dal Cielo oscure nuvole di temporale:

44. “Tieni le Mie domande e predica di queste. L’animo dev’essere scosso, il cuore fortificato; perché quando arrivano le nere tempeste, …sì, ora non venirMi con cose che avreste già sperimentato molta tempesta, allora tacete con la bocca, lasciate servire le mani e l’amore dev’essere il reggente!

45. Indica sempre la Mia vita di Salvatore, e quello che ho fatto prima come onnipotente Dio-Creatore, cosa che faccio ancora quando è necessario il grande Aiuto. Il Mio aiuto è comunque sempre grande, siine certo, figlio Mio. Ma dipende come viene considerato. Grandi e molte sono le Mie Opere, senza inizio, senza fine, com’è eterna la Mia Bontà! (Salmo 104,24) In questa ho racchiuso il Mio popolo di figli, uno come l’altro.

46. Alcuni si sono posti da se stessi al di fuori del limite di Grazia, soltanto: Nessuna lontananza è così lontana da non essere nella Mia Vicinanza! Ti passa ancora qualcosa attraverso la mente. Nessuna preoccupazione: pensieri che cercano, possono essere domande, presentate giustificate, e sii certo, figlio Mio: Mi rallegrano, perché ascoltano volentieri la risposta, anche se sarebbe il Mio Spirito che dà la risposta. Questo è giusto!

47. Dato che prima ho descritto le domande come non buone, ma ora Mi compiacciono, allora rifletti se non esistono differenze. Se Mi puoi dare la risposta, allora si mostrerà fin dove sei salito sulla Scala del Cielo. Tu credi di stare sui gradini più bassi, forse sarebbe bene per te. In vista di autentica umiltà di figlio, che non è sottomessa, il tuo pensiero vale ed è benedetto da Me.

48. bene, trovarsi sulla parte inferiore della Scala della luce, così anche magari all’inizio di una via che conduce ad una meta posta in alto. Questo Io lo guardo con Compiacimento e conservo ad ogni figlio la sua parte che – guardato con i Miei occhi di Padre – risulta di più di ciò che pensa di sé un figlio o una figlia. Ora mostra se, con pensieri di ricerca, risulta pure il collegamento fra Me e te”.

49. di nuovo il santo serio silenzio, colmo della gioia del Cielo, come se lui, il povero prete, non fosse più sulla Terra. Hm, deve parlare, o deve solo pensare? Ma se, ah, sente la buona voce, allora potrebbe anche non parlare, come se stesse di fronte al suo Padre-Creatore? Soltanto, lui non sa se saranno parole dette ad alta voce, pur uscendo piano dalle labbra e può essere comunque potente, come se penetrasse dal basso mondo fino all’Altura più alta di Dio.

50. ‘O sommamente amato Padre della Misericordia, se penso come Tu hai salvato noi, me, dalla più grande afflizione e ora sei venuto paternamente da me, da me peccatore, che ho molto da riparare, mi si vorrebbe quasi spezzare il cuore, che sto in silenzio dinanzi alla Tua Santità! Hai eternamente ragione se chiami insufficienti le domande dei Tuoi figli smarriti. Ma non si potevano porre delle domande per ricevere il Tuo insegnamento? Per noi uomini esistono molti oscuri enigmi che non si possono risolvere, eccetto che TU ce ne dai la risposta e forse soltanto in rapporto a quanto noi uomini impariamo a comprendere: di guardare, di riconoscere, fin dove serve a noi sulla nostra via da viandante”.

51. “Pensato bene! Sarebbe triste se i Miei figli non Mi potessero chiedere nulla perché Io sono l’Onnipotente, il Creatore di tutte le Opere! Chi non chiede nulla, non impara nemmeno niente. Nella Mia eternità, unita alle vie dei figli viandanti, c’è molto da imparare, affinché ognuno possa vivere beato e felice nell’Empireo. Quando la via è sprofondata nella materia, c’è ancora molto da accogliere. Rifletti su questo, se la massima gioia non esiste proprio nel fatto di conoscere delle Magnificenze della Mia Parola, di ciò che ho preparato per i Miei figli e, …conservato per quel tempo, quando questo dev’essere dato. Quindi chiedi, ed Io ti darò la risposta”.

52. “Questa è troppa Grazia! Mi considero solo come un vermicello, giacendo ai Tuoi piedi e…”

- “Fermati, altrimenti, infatti, diventi un verme! Nondimeno, ho creato anche questi per il servizio, come non lo puoi ancora riconoscere. Tuttavia adesso, questo lascialo a Me e siiMi un figlio, cosa che preferisco eternamente. Oppure no?”

53. “O Padre, mi mancano le parole per ringraziarTi che Ti siano di compiacimento. Ora posso chiedere; il mio cuore è ampio per accogliere ciò che Tu mi insegnerai. Dapprima: che cosa significa ‘Empireo’? Non ho mai sentito questa Parola, ma vorrei credere che in questo ci sia contenuto molto di magnifico. E poi una domanda grave: non oso quasi porla a Te. Sovente mi ha oppresso perché non riuscivo ad averne chiarezza”.

54. “Perché la volevi trovare da te stesso! Di certo non è sbagliato, non ti abbassare, non era un rimprovero. Cercare da sé e con ciò trovare, può pure passare attraverso il Mio insegnamento, come se Mi si interroga ed Io gli do la risposta. Chi cerca guardando su a Me, fa bene e la troverà. Non è necessario ricordare la Parola della luce ‘Empireo’. Quando un giorno sarai tornato a Casa, saprai al meglio che cosa vi è collegato, cioè: Il Posto della Mia luce di Grazia per tutti i figli, complessivamente, quando una volta l’ultimo avrà potuto prendere la sua via di Casa. Chiamalo ancora Campo di Luce ed allora sai che cosa significa il nome”. “

55. “E’ meraviglioso, sono già consolato in anticipo, se l’altra mia domanda è una delle inadeguate. Ah, buon Padre, noi possiamo venire a Te con tutto quello che ci serve; sei Tu che lo dai a noi. Su ciò per cui ci manca ancora la maturità, Tu stendi il ‘Telo del futuro’, e poi ne defluisce quando e che cosa Tu consideri buono, sempre per la benedizione e per la salvezza. Ma ora la cosa amara:

56. Tu hai prodotto magnificamente le Tue Opere, non vi è nulla di imperfetto. Signore, Tu non commetti errori! Da Salvatore lo hai detto: noi, intesi a camminare la via terrena, dobbiamo ‘diventare’, in quel confronto, come ‘è perfetto il Padre’! Se Egli, quindi Tu, è perfetto, perché noi uomini siamo cattivi, senza fede, torturiamo uomini e animali? E i grandi, i ricchi, si danno alle loro passioni? Tu avevi donato ad ogni figlio, quindi anche agli uomini, dal Tuo Spirito, una parte, ed il Tuo Spirito è eternamente buono!

57. Anche se è solo una piccola scintilla – è spirito – e questo è buono perché nel Tuo Spirito di Grazia tutto è buono, perfetto. Perché ora, …questi maligni senza pari, che si annunciano ‘nel Nome di Dio’, elevano in alto il Tuo Simbolo di Maestà dell’Amore di salvezza, ed assistono come delle povere persone muoiono terribilmente? O Signore, perdona, questo non lo comprendo!”. Un singhiozzo appena udibile scuote Sinkmann, perché tutto il dialogo si svolge nel modo della Luce misteriosa. Ma quale beatitudine è già sulla Terra: La Mano paterna di Dio giace sul capo chino, ed è la Sua forza, che erige l’uomo in alto. A ciò la Parola:

58. “Figlio, se credi nell’eterna perfezione del Padre tuo e delle Sue opere, in cui stanno al primo posto le Sue creature-figli, hai confuso, poiché, essendo un figlio fuoriuscito dalla perfezione del Creatore, non sarebbe più capace di cambiare? Non avrebbe bisogno di esserlo? Oppure altre cose vanno di pari passo con la perfezione puramente creativa?

59. Dapprima vi ho aggiunto le proprie possibilità di sviluppo, senza le quali non sarebbe mai raggiungibile la massima beatitudine, perché nelle creature-figli è insito il concetto della percezione di Beatitudine. La ‘Beatitudine donante’ procede dal Padre-Creatore. – La seconda cosa data, è la libertà. Questa l’ho incorporata dalla Mia Volontà di guida; quest’ultima, l’eterna unica Libertà creativa, annessa (incorporata) anche nella parte dei Miei figli. Infatti, guarda:

60. Creare creature che non potessero andare né avanti né indietro, che quindi sarebbero state puramente legate creativamente, dimMi: quale gioia avrei avuto Io in tali Opere? Che bisogno avevo, qui, di guardare Me stesso davanti a Me, avendo avuto ciò che avrebbe riposato ancorato nella Mia Potenza? Non dovrei crearMi nessuna Gioia, persino se vi era possibile una deviazione dei nati liberi? Sì, a Me la Gioia, a voi la Beatitudine, un pareggio della Mia Potenza, Forza e Vigore!

61. L’uomo non lo comprenderà mai completamente, come accanto alla Perfezione creativa, il puramente proprio dei figli, è caduto così in basso. Ma tu lo sai già: ciò è dipeso dalla prima figlia nata con la sua caduta, alla quale il ‘proprio’ restò più in alto che ‘la via con Me’! Un percorso per sé, nonostante sotto la Mia mano della Grazia!

62. Tieni tenere separato: la creatura-creata, meglio comprensibile come l’esteriore-dei-figli, dell’umano, è e rimane buono, indipendentemente dal fatto quando qualcuno attraverso una vita sfrenata, distrugge da se stesso molto del patrimonio nobile datogli. ‘L’interiore’, la vita come lo spirito ricevuto insieme all’anima, è fissato alla capacità di cambiamento, perché in tal modo ogni figlio giunge alla Beatitudine, ed Io, col figlio, alla Mia Gioia di Padre-Creatore!”

63. Sinkmann è intontito, ed ha comunque una sensazione ultraterrena magnifica, che scorre gocciolando sul suo corpo, nonostante abbia dei pensieri interrogativi e li può espimere. “Ti ringrazio, Padre del Cielo, perché Ti posso dire ancora un’ultima cosa: se l’esteriore della vita è buono è giusto – perché Tu fai bene e giuste le Tue cose – perché allora l’interiore, lo spirito, l’anima, oppure anche il percepire, non sono perfetti? Non voglio e non posso parlare della santa Perfezione, unicamente Tua.

64. Se spirito e anima, quindi il ‘cuore spirituale della vita’, sono venuti da Te, allora questi dovrebbero stare molto più in alto che l’esteriore, il caduco del corpo, che Tu chiami ‘la creatura-creata’. In vista di quella prima figlia sulla quale Mi hai istruito, l’interiore dovrebbe essere perfetto del tutto in anticipo, e l’esteriore sottomesso allo sviluppo. Se la prima è precipitata così in basso, è incomprensibile il perché le hai dato dapprima la Vita dalla Tua santa Perfezione. Allora chiedo ancora di rimando: Eterno, a Te non capita mai nessun errore in nessuna Opera, né una volta, né più tardi, né nella prima figlia, né nell’ultimo dei figli?”

65. “Il corso dei tuoi pensieri è buono, anche se non ha quell’alta posizione che vale nel Regno e che è da raggiungere ancora nel ritorno a Casa. Tuttavia, …come in ogni parte di tutti i Doni, qui è da ottenere la conoscenza; e a questa, figlio, sei già molto vicino. Fa di nuovo attenzione, tieni separate le cose, anche se, certamente, stanno sulla stessa base che Io ho creato unitariamente per ogni figlio, ma che sono state date per l’uso libero, anche considerato che è una ripetizione: – Per la Mia Gioia, per la vostra beatitudine!

66. Creativamente perfezionato riguarda tutto il figlio: spirito, anima, il cuore vitale, la mente e l’esteriore per quanto riguarda la figura, sia vivendo nella Luce, prima e dopo un percorso di co-aiuto attraverso la materia, come essere umano sia in questo mondo che su altre stazioni stabilite per la redenzione fondamentale. Da Me! In ciò te lo chiedo di rimando e Mi darai ben una giusta risposta?”

67. “Signore, non ci riesco! Tu, ovvero, quando TU domandi, riguarda la Tua profondità, e come dovrei poterla sondare? E se ciò vale per raggiungere la Tua elevatezza, …nessun figlio ci arriverà. Perciò una risposta rimarrebbe sempre imperfetta. Ebbene, forse nella Tua inafferrabile bontà Ti serve anche una parola imperfetta per la Gioia, quando proviene dall’umiltà del cuore”.

68. “Il figlio si arrampica su bene durante un’ora terrena, per la Mia Gioia; la tua ‘parola imperfetta’ basta per la ‘profondità’ e per ‘l’elevatezza’, bene nella misura filiale. Credi tu che Io Mi aspetti che tu possa penetrare fino all’ultimo dettaglio? Non è proprio opportuno! Proprio come la Mia Luce-Ur[8] segreta, rimarrà proprio così, la prima e l’ultima in ogni Creazione per ogni Giorno di Creazione riservato unicamente a Me, e questo basta persino per i grandi della Luce se vedono e riconoscono i suoi bordi ancora un poco da lontano. Quindi:

69. Hai detto due volte che Io non farei mai un errore, né con la primogenita dei figli, né in una qualunque Opera, e di ciò ne sei convinto nel più profondo interiore. Riguardo la materia, diciamo: dell’umanità sprofondata, non sei del tutto convinto se in qualche modo e dove, …tu alzi la mano respingendo, non lo vorresti mai pensare o credere; è semplicemente l’incertezza che ti turba. Osserviamo più da vicino il Mio insegnamento.

70. Tutto è perfezionato in se stesso, nonostante ciò, capace di cambiamento (autoformazione), altrimenti dei figlioletti rimarrebbero così come nascono dal grembo materno, e veramente non esisterebbero nemmeno delle madri adulte, poiché anche loro resterebbero come sono nate. Un essere perfezionato, di qualunque Creazione, si riferisce sempre a ciò che è dato da ME. Il perfezionamento fluisce da Me, dalla Mia Perfezione-Ur.

71. La capacità di cambiamento della vita interiore è il culmine del perfezionamento, la meta di vita del figlio, inteso per sé. Raggiungere delle mete sono simboli della Beatitudine, per cui il perfezionato dato da Me per spirito, anima, cuore di vita ed animo, dimostra al figlio il più grande servizio, anche nel procedimento di ogni manifestazione di vita.

72. Inoltre, per renderti facile la risposta, un cambiamento, per quanto piccolissimo, non è una condizione prevista da Me, non è una rigida ‘Legge dell’obbligo’. Sulla base di una libertà saldamente costituita si manifesta la Vita, con ciò il cambiamento dell’andare avanti, assegnato alla stessa. Un indietro proviene solo dalla creatura, mai dai Miei Doni!

73. Ti sia detto ancora una cosa, anche se nella conoscenza umana non la comprendi pienamente, tuttavia percepirai spiritualmente che cosa significa la Mia Parola, …per tutta l’Opera del Giorno della Creazione. Ecco: nella Mia Perfezione-Ur non esiste nessun in su, né un giù, niente che va nella lontananza, perché profondità, altura, ampiezza, sono concetti primordiali della Mia Vicinanza abituata alla salvezza, ‘per i figli’.

74. Anche la perfezione deve avere un progredire, altrimenti starebbe ferma in se stessa, poiché, arresto, è retrocessione! Che questo non esisterà mai per Me, non ho bisogno di insegnartelo! Il Mio procedere non sarà mai riconoscibile, da percepire in Me. Per Me non è eternamente basilare stare al primo posto; è un flusso di Benedizione per i Miei figli, le cui Incommensurabilità sono per loro incommensurabili. Il loro avanzare e …crescere, giace adagiato nel flusso, unito ad essi per le Opere che non ho creato a causa Mia, non avendo bisogno di creare per Me, perché ogni Pensiero fondamentale, ogni ‘essenza’ dalla Potenza e dalla Forza, sono IO stesso!

75. In questo si trova la radice di come Io avevo stabilito e fatto divenire tutte le cose dal nocciolo interiore della potente forza-Ur della Luce. E come se dicessi: del tutto determinato! Dapprima per il Mio Giubilo di Creatore, rallegrandoMi nel Creato nello splendore delle Opere in milioni di anni; così pure è andato il secondo tratto fondamentale adattato al primo, accompagnante il popolo dei figli. Per questo avevo preso il più bello, il meglio della Mia Santità; e per poter gioire della Mia Opera dei figli, allora per essi doveva essere data dalla Mia propria Perfezione la possibilità di perfezionamento, e cioè sulla via dello sviluppo di Forza della Libertà della creatività dei figli.

76. L’avanzamento per i figli si trova primordialmente nel procedere delle Mie Opere! Come ho pianificato in anticipo, Io creo per il loro bene e benedizione, così ai figli è possibile, nel riflesso, di avere il loro proprio progresso. Mondanamente, caro figlio, tu sei solo un povero piccolo sacerdote, come ti fai chiamare quasi sempre, e ciò va bene; spiritualmente sei qualcosa di diverso, e ciò è sufficiente fin quando lo saprai al tuo ritorno a Casa.

77. Per lo meno, il grande Insegnamento che hai avuto, il tuo spirito può accoglierlo, a grandi linee può ricordarlo meglio, e questo è sufficiente affinché tu possa donare ai tuoi amici una buona parte, poiché Io li amo e Mi sono preziosi, si sono dati del tutto a Me. – Ora parla, la tua risposta non sarà una ‘merce difettosa’ come tu pensi ancora di più, per preoccupazione, che potrebbe non essere a Me compiacente. Per molti uomini molte parole sono meno che il ‘molto buono’, detto a te in anticipo per sgravarti”.

78. Un sospiro liberatorio si sprigiona dal petto dell’uomo; lo aveva immaginato, se avesse dovuto dire molto del grande discorso di Dio. E il ‘cosa’ gli era nebuloso. Gli sembra, anche se non ha visto nulla eccetto, …ah, sì, nella stanza era come un bagliore, nonostante si facesse sera. Deve controllarsi molto, l’uomo Sinkmann, affinché almeno la voce diventi sicura, poiché prima, … riuscirebbe solo a balbettare, null’altro, in cui vibrare naturalmente tutto il suo più profondo ringraziamento, la sua adorazione, il suo amore. Da ciò che ha imparato ora, dopo che si è rinsaldato, dice:

79. “Santo-meraviglioso Dio e Padre, non dimenticherò mai quest’ora di Grazia che non dev’essere nel mondo, la si potrebbe avere solamente nel Cielo. Sì, il ‘Flusso benedetto’ in cui hai incluso tutti, anche me, mi aiuterà di consegnare a Te del tutto il mio cuore vitale”.

- “Se non l’avessi già da tempo“, viene interrotto gentile Sinkmann.

- “Sì, oh, sì! Tu lo hai conservato sempre, buon Dio e Padre; era sempre la Tua Guida di Grazia, che io ho potuto conservare per Te.

80. Non ho bisogno di un lungo discorso, perché il magnifico ‘lungo’ spetta eternamente a Te solo. Nella smisurata eternità, per i figli, Tu non hai bisogno di nessun crescere, per Te stesso, nessun andare avanti né un salire. Ciò che riguarda Te, a questo riguardo, è fatto solo, pure per i Tuoi figli!

81. Nel Tuo magnifico maestoso creare non c’è mai stato nulla di qualcosa che avresti dovuto ripetere o migliorare! Non mi è mai venuto in mente, anche se la lettera data nella Scrittura (la Bibbia) lo vorrebbe interpretare, che avresti anche stabilito due Testamenti; perché una volta si legge: «…è il Mio sangue del Nuovo Testamento» (Matt. 26,28; Gal, 4,24). Allora il Tuo primo Testamento, quello del Sinai, non varrebbe più? Chissà se è giusto. O Signore, spiegamelo, Ti prego. Io, naturalmente, penso così:

82. Quello che Tu fai una volta, come si legge: «…entrato una volta per sempre nel Santuario…» (Ebrei 9,12) è fatto perfettamente da Te stesso, non ha bisogno di rinnovamento o cambiamento perché una prima volta non fosse riuscito bene. L’ho attinto da quell’altra Parola: «Ed ecco, era molto buono» (Gen. 1,31). Se era molto buono, allora nulla avrebbe dovuto essere fatto ancora una volta, a meno che – e questo, Padre, TU me lo hai ispirato – lo hai detto ancora una volta a causa dei Tuoi figli, perché sulla via se lo dimenticano, non vi badano più, diffamano, lo interpretano diversamente con scarse parole, di quanto era proceduto eternamente da TE!

83. Ancora i due Comandamenti del Tuo Amore: - Come Salvatore le hai dette così per via degli uomini: «Vi do un nuovo Comandamento» (Giov. 13,34) e stanno appunto già in Genesi, entrambe le parti (3,18; 6,5). Se è così, allora Tu l’hai nuovamente rivelato proprio ai discepoli, al popolo e ad ognuno che ha perduto, o disatteso, il magnifico ‘secondo comandamento’ . Affinché non fosse dimenticato.

84. Ora fammi tacere, sommamente amato Dio-Padre, affinché mi ricordi ciò che TU hai predicato, così tanto mi basta fino alla mia ultima eternità, se ne esiste una. Solo ringraziare e ringraziare, di ciò il mio cuore può traboccare per tutti i tempi, fino a Te, nelle Tue mani Signore, Dio mio, Amen!”

85. Sul benedetto cade un pacifico sonno. Nel sogno sente ancora una Parola d’Amore del Signore: “Sei un buon aiutante e lo rimarrai fino al tuo ultimo giorno terreno. Anche se ti lambiranno ancora molte onde fosche, …al di sopra di tutte le onde della materia è la Mia Luce, la Mia Grazia e la Mia Benedizione”. Di questa Parola il mattino successivo, Sinkmann non si rende conto, ma è una Forza speciale che lo supporta e conserva in ciò che verrà.

 

 

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Cap. 14

Il risveglio – Una voce tramite Beate, spiega e conforta

Dalla Luce, ma sconosciuti – I due padri riflettono

1. Il mattino dopo Sinkmann si sveglia. Deve riflettere a lungo su cosa è successo questa notte e come è arrivato nel suo letto. In più con il vestito da giorno. Accanto a lui sta seduta Beate con il volto raggiante, tanto che lui se ne meraviglia, anche se lei non è mai stata triste, eccetto quando la preoccupazione riguardava tutti.

- Svelta, si alza e lo prega: “Rimanga coricato, il nostro dottore la vuole visitare”.

- “ Ma non 腔, ‘necessario’, vorrebbe contraddire.

2. Entrano già Strauber, Bertold ed Helene. Il primo prende il polso, annuisce soddisfatto, tocca anche una volta la fronte che è senza febbre. “Può di nuovo essere vero quello che pensa Beate”.

- Allo stupire di Sinkmann che si era sollevato, oltre ad un leggero intontimento, si sente forte, Bertold gli riferisce:

3. “Era ancora presto, non potevo più dormire e mi sono alzato per svolgere un lavoro. Allora mi sono sentito spinto nella vostra camera e non sapevo perché. Non avevo nulla da fare e – vi ho trovato a terra, con il volto bianco, in qualche modo, spaventosamente malato. Sono corso a svegliare il nostro medico, che è venuto subito con me. Vi abbiamo coricato sul letto e Beate si è subito seduta qui. Doveva chiamare appena vi sareste svegliato. Quando vi ha visto, ci ha detto tranquilla:

4. ‘Lui ha avuto una visione magnifica; io stessa l’ho sentito nel sogno ed ho visto una grande luce. Era diversa che i nostri – ebbene, qui lo posso dire – i nostri angeli. Ma che cosa ciò significava, non lo potevo presagire e non lo so fino adesso. La devo chiamare ‘magnifica’, e il nostro caro sacerdote ce la spiegherà. Siamo contenti che siete sano e sveglio; l’amico Strauber ha avuto paura per voi”.

5. “Lo voglio ben dire”, sottolinea l’altro. “Come vi ho visto giacere, ho avuto paura, …anche per noi. Prima mi era sembrato come se aveste la ‘febbre’ che poteva diventare pericolosa per tutta la città. Non esiste ancora nessun rimedio eccetto un thè, che non porta sempre guarigione. Ma cos’è successo? Invece di essere nel letto, stavate a terra. Avete visto qualcosa? Non avete avuto nessun attacco fisico, nonostante non ci fosse sangue nelle vostre guance; altrimenti ne avreste dovuto soffrire”.

6. “Ah, voi, buoni amici, in me sale immagine dopo immagine, e le parole si allineano, come se mi fosse sussurrato tutto di nuovo. Io… io…”, Sinkmann respira a fatica, gli occhi splendono, “come può essere possibile che…”. Non trova ancora delle parole per spiegare cosa lo opprime, che lo rende ultra beato. “Oh, lasciate che mi riprenda prima un poco. Mi sembra come se fossi del tutto rinato”.

7. “Onorevole sacerdote”, interviene Beate, “qualche volta, penso che quando si ricevono nuove conoscenze, è poi come… sì, come si può dire…?”

- “Intendi ‘rinascita’ ?”

- “Deve chiamarsi precisamente così. Una volta l’avete predicato, quando il Salvatore ha detto ad un buon sacerdote: ‘A meno che uno non nasca di nuovo dall’acqua e dallo spirito, allora non può venire nel Regno di Dio’ (Giov. 3,5). Me lo ricordo bene, anche se non lo posso comprendere come il Salvatore intendesse questo”.

8. “Quello che non riconosciamo oppure non ancora, bambina, non è un errore. Sulla Terra possiamo imparare molto; la cosa più alta, la migliore, venendo su di noi dalla Parola di DIO, la impariamo, di certo insieme, solo ‘di là’. Voi sapete che cosa intendo con questo”.

- “Hm, l’aldilà, per me è comunque sempre ancora un po’ offuscato”, confessa il medico.

- “Ah, no, amico Strauber; solo la vostra conoscenza medica è ancora una trave che dovete spingere da parte”.

9. Per farsi coraggio, il dottore scherza: “Chiedo aiuto a Beate, lei è già di per sé la mia mano destra. Spingi anche tu diligentemente, bambina mia”,

- Strauber passa la mano sui capelli biondi della ragazzina, “affinché anch’io arrivi una volta là”.

- “Non ce n’è più bisogno”, ride Beate, “vi aggrappate a qualcosa che non esiste”.

- “Sei una buona ragazza, e se mai avessi voglia di una moglie, desidererei una tale ragazza”.

10. Helene era già andata via per preparare la colazione, che è meglio che nel vecchio villaggio. Lei chiama “Venite! Mangiamo! Sono anche curiosa di sentire ciò che il buon sacerdote ha da rivelare”.

- “Sì, sarà una grande rivelazione”, afferma lui.

- Ci si siede intorno al tavolo da cucina, il padrone di casa dice il salmo del mattino. Sinkmann, da se stesso, ha delle giuste preghiere per ogni ora del giorno, per isogni e malattia e… per nemici. Ha pensato a tutti. Si serve volentieri dei salmi che portano in sé molta verità, che lui sente profondamente.

11. Peterle è ancora piccolo, non può afferrare quello che viene discusso. Quindi lo si porta sul prato che appartiene alla casa, dove pascolano due allegre caprette. Là si trova meglio e lo si può sorvegliare dalla finestra. Helene ha già sparecchiato e adesso si aspetta ciò che arriva. Adesso non ancora tutto, dice Sinkmann, e si accetta subito:

12. “Accenno solamente a ciò che mi è capitato; per stasera vorrei vedere tutti gli amici intorno a noi, anche Schöber. Penso anche ai due signori che ultimamente erano aperti, anche se non sanno del tutto il più bello”, intende la frequentazione con gli angeli, che non si è mai interrotta. “Forse non lo potranno comprendere”. Sinkmann fa una pausa. “Se si fanno maturare…”, continua, “…poi dovrebbero mostrarlo quando sentiranno anche loro l’alto Messaggio. Non da me; è del tutto certamente un comando superiore che si avrà da seguire”.

13. “Comprendo”, interviene Bertold. “Non ho nulla contro i due signori. Possiamo chiedere a Schöber se e fino a che punto sono da iniziare nelle profondità. In fondo, è lui che li conosce meglio, anche se noi qualche volta ci siamo seduti insieme a loro”.

- “E’ anche la mia opinione”, asseconda il dottore.

- “Bene, poi vado a cercare il nostro cittadino e se possibile, a sera voglio dire tutto. A voi ora questo”, Sinkmann guarda il piccolo gruppo:

14. “Credetemi, amici, sono sempre ancora senza parola. Chi sono io? Né un signore altolocato, né ho particolari talenti, per poter avere un privilegio. Soltanto, …come il Signore Iddio percorre le Sue strade, ci fa sapere questo e quello, …il Suo Vangelo è per noi proprio l’intera rivelazione, quindi accettiamo in umiltà ciò che Egli ci dà con la Sua benedizione.

15. la prima volta ed è potente in modo inaudito, non oso quasi pronunciarlo: questa notte c’è stato DIO da me!”

- Allora tutti lo guardano. Il medico si fa da parte per ultra grande riverenza, che lui presagisce solamente. Per così dire, lo ha sopraffatto, e… sì, davanti al sacerdote gli è venuta una ‘sensazione’. Perché se il Signore è stato da lui, allora Sinkmann ha una grandezza interiore, non esteriore. Questa sarebbe un’apparenza che passa troppo velocemente. Non è strano, perché Beate ha creduto subito alla certezza di salvezza, incondizionatamente, come lo possono fare meglio i bambini che gli adulti, nei quali l’intelletto s’interroga prima: Può? Non può…?

16. “C’è stato un grande Discorso di ciò che Egli ha dato di sapere a me, piccolo sacerdote – ah, pensate, Lui mi ha chiamato così! – ebbene, quello che mi ha dato da sapere. Egli ha scoperto delle Profondità di Creazione. Chiedo ancora a me stesso come si può riconoscere così tanto. Ed è bene, infinitamente bene! Non si deve chiedere più delle sofferenze e affanni, se la vita è così diversa, del tutto diversa di quanto l’uomo crede. Venuta dalla LUCE, qui la piccola via da viandante, poi indietro nella vera Vita, che regna unicamente e soltanto nel Regno del Padre”.

17. Chi, non si vorrebbe distogliersi dalla depravazione? Chi, non avrebbe nessuna nostalgia di Casa? Chi, non penserebbe alla Parola di Grazia ‘Dio asciugherà tutte le lacrime dai vostri occhi’? (Apoc, 21,4) E non è forse vero che ‘Dio dimorerà presso di noi’? EGLI c’era! Non vale null’altro! Chi ha sentito una simile Parola, sia solo un singolo oppure molti, …non si sa. Ed Helene lo manifesta:

18. “Mi sembra come se l’avessi vissuto anch’io, dato che ora anche a noi viene data la rivelazione attraverso di voi, nobile sacerdote. Penso che veramente è proprio una benedizione se il Santo ci dona la Sua Grazia attraverso uno di noi, nella Parola e nell’Immagine, includendo noi tutti. Oppure no?”

19. “Guardate la nostra cara signora”, esclama Sinkmann. “Anche se non l’ho potuto percepire coscientemente, perché il SIGNORE ha parlato con me, mi è sembrato come se voi, cari amici, eravate radunati, la vostra anima, il vostro spirito, come lo si vuole chiamare. Riconosco ancora di più: chi può presagire le schiere di tutti i beati che sono venuti con Dio, per aver parte del momento di Grazia? E forse, …non è necessario che lo sappiamo. Chissà se possono venire anche degli infelici, affinché attraverso la Parola, attraverso il bagliore di luce, si lascino smuovere per distogliersi dal loro sentiero sbagliato?

20. Dipende solo dalla Terra? Oggi, dopo che ho sentito Dio per la prima volta, posso rivelare ciò che qualche volta mi smuove, come quando stavo sul pulpito della nostra vecchia chiesa, e anche nel nostro nuovo domicilio. Quando mi ha colmato così bene la Parola, come se venisse dall’Alto, come se non stessero seduti solo degli uomini sotto di me, ma come se tutta la chiesa fosse riempita da una grande, grande schiera che nessuno vedeva, nemmeno io, e mi sembrava sovente come dovessi parlare proprio agli invisibili. A me veniva un soffio dal basso, dall’alto su di me, come il soffio di pentecoste, come lo hanno sentito una volta i discepoli.

21. Non pensate che sarei confuso nella testa perché dico delle cose che sono proprio incomprensibili. Che cosa sappiamo noi dello Spazio, della Potenza del Creatore, della Sua Magnificenza? Guardate le stelle che di notte illuminano la via; …oppure? A cosa servono? Spazi vuoti? Per queste non potrebbe significare: ‘Nella Casa del Padre ci sono molte dimore’ (Giov. 14,2)? Si guarda in su, si pensa al Regno del Cielo. Non sarebbe ogni stella uno spazio della Casa del Padre?

22. Così mi viene il pensiero da tanto tempo, ma non ne ho mai detto nulla, questo ha a che fare con questa maestosa notte. Se si può percepire del vero senso della Vita, come la rivela Dio-Padre, perché non anche di cose che stanno così lontane da noi uomini come l’esercito delle stelle al firmamento notturno?!

23. Se ci si crede che – premesso – ‘i bambini hanno i loro angeli e questi vedono il volto del loro Padre nel Cielo’ (Matt. 18,10), allora si dovrebbe credere che le incalcolabili stelle siano luoghi dove l’uomo può avere in eterno la sua dimora. Non per vedere gli angeli, ma crederci; degli spazi come ‘posti di Grazia dei figli di Dio’, ah, ecco che le cose starebbero misere con la nostra fede e col nostro sapere!

24. Non si può spingere nessuno all’alta convinzione, si può solo dire: ‘Dipende dal singolo, autonomamente, di accettare il Santo-Bello e conservare nel cuore quanto è vero che esiste un Creatore-Padre! Chi dubita di Lui, difficilmente ritrova la via del ritorno; chi si affida alla Sua alta Guida, può voltare facilmente i piedi dello spirito là dove sono l’eterna Luce e la Verità! – Ora lasciatemi dapprima riferire un poco della notte, il resto lo conserviamo per la sera. Anche le nostre care donne devono ascoltare; nessuno è da escludere comunque”.

25. “Chi rimane con i bambini?”, chiede Helene che fin dalla fuga è ancora sovente timorosa.

- “Io saprei chi”, sorride Strauber.

- “Il consiglio viene accettato ancor prima di sapere il nome”, dice grata Helene.

- “Raccogliete i nostri bambini qui nella casa per stasera; quando sono stanchi, possono dormire qui. Come sorvegliante, vado a prenderla…”, il dottore si ferma intenzionalmente, perché essi non conoscono ancora la donna scelta, per fidarsi di lei. “…è la donna dei morti. Non rifiutate subito. Helene, è una brava donna e non lascia nessuno avvicinarsi ai bambini! Chi conserva la fede ai morti, come lo fa lei, non la farà mancare a nessun bambino”.

- “Ah, sì”, si entusiasma Beate, “lei è veramente una donna di animo buono!”

*

26. Scende la sera. Come unica dei bambini, Beate è seduta a tavola. Persino la moglie di Schöber, che inizialmente non era entusiasta, si è unita. Ha già tenuto qualche conversazione carina con una delle donne dei fuggiaschi mentre si parlava di cose spirituali. Non sta più su ‘suolo nuovo’. Il padre Angermann, inoltre, ha imparato parecchio in più di quanto si era conquistato da se stesso. Lo scrivano della città deve però ricordarsi ancora di certe cose, ma è sveglio, e a causa di lui, non c’è da preoccuparsi che al di fuori di questa cerchia per la protezione dei credenti non penetri nulla a quei malvagi che pensano sempre alla rovina.

27. Non è facile per Sinkmann riallacciare i fili. Di dire a braccio: ‘DIO è stato da me’. – Oh, c’è sempre da considerare il dubbio spirituale, ma all’improvviso sorgono una serie di domande: ‘Da dove è venuto l’uomo? Dove deve andare dopo la morte? Perché si vive nel mondo?’. Lo scrivano della città ha sollevato proprio adesso il tema, per lui è ancora un papiro non scritto. Gli altri conoscono quella mano che ‘scrive il papiro’! Così al sacerdote è reso facile il gradino per riferire adesso ciò che ha da dire ‘dall’Alto’.

28. Lui ricomincia dalla frequentazione con gli angeli, con la sua esperienza e quella di Beate, qualcosa che dovevano annunciare, toccando anche l’esperienza attraverso la palude fino a qui in questa ‘buona città’, lo sottolinea particolarmente, non ultimo, per rallegrare i cittadini. Si lascia valere una frequentazione con gli angeli; le molte testimonianze non si lasciano cancellare. Ma, …Dio? Sinkmann dice con riflessione:

29. “Già tutto il giorno mi sono sentito strano, ho pensato se non mi sarebbe venuta una malattia. L’ho notato quando a volte vacillavo, e poi ho riconosciuto: ‘Era il soffio dello Spirito’, il pre-raggio della Luce, affinché potessi poi ascoltare la Voce e riconoscere CHI avrebbe parlato con me. Oh, credetelo tutti, miei buoni amici: ‘Era il SIGNORE!’

30. Chi altro, se non il Creatore dell’Infinito che ha creato tutto, che lo conserva nella Sua mano, che raccoglierà di nuovo quando un Giorno della Creazione andrà a riposo, può istruire ciò che cosa è veramente la Vita? Ricordo l’Insegnamento, mi devo ancora far dare continuamente della sapienza per comprendere ciò che dalla Luce – non per me solamente – è affluito a noi”.

31. Quasi letteralmente, quello che il povero, piccolo sacerdote, ha udito; qualcosa di magnifico precisamente: ‘Sei volenteroso, caro figlio? Ami Me, il Mio Insegnamento, il Mio Comandamento? Aiuti sempre il prossimo, per quanto bene puoi? Dici una qualche cattiva parola contro nessuno? Mi vuoi dire tutto, i tuoi peccati e ciò che appesantisce il tuo cuore? Mi apri la tua porta, cosicché possa prendere dimora? D’altra parte, ti puoi piegare, finché non sei più altro che una minuscola scintilla della Mia Luce, del Mio Spirito dell’alta Fiamma di Dominio? E la Grazia procederà nel suo cammino. E…’.

32. E non ho bisogno di essere fedele alla lettera di ciò che posso riferire a qualcuno, ma l’alto senso è chiaramente presente, non manca nulla di tutta la Magnificenza, che per molti si rivela attraverso uno. Anche la particolarità: ‘Indica sempre la Mia vita da Salvatore, e quello che ho fatto prima come potente Dio-Creatore, e quello che faccio ancora quando serve il grande Aiuto’.

33. Oh, come si piegano… e non c’è nessuno che non percepisca il Respiro dello Spirito, muto, interiorizzato, finché – ed anche questo potrà essere un miracolo – lo scrivano della città dice: “Il grande Aiuto! Di questo ne abbiamo ora disperatamente bisogno, e penso… che la fine del mondo stia davanti alla porta! Quanto dev’essere funesto! Allora si vorrebbe quasi chiedere: ‘Signore Iddio, risparmiami questa afflizione!’. Non lo posso immaginare come deve succedere. Ho sentito una volta che una Stella cadrà dal Cielo sulla Terra (Apoc. 9,1) e si aprirebbe un abisso tremendo. Là dentro cadrebbero tutti gli uomini; allora la Terra sarebbe morta e vuota, anzi, non esisterebbe più”.

34. “Göster”, così si chiama l’uomo, “chi lo ha detto?”. Lo chiede il contadino Stangler. “E’ incredibile! Pensate: se DIO ha creato il mondo, Egli non permetterà che una cattiva stella distrugga ciò che ha creato”.

- Si discute su questo, non si arriva ad un’unica giusta conclusione. Persino Sinkmann alza le spalle:

35. “Deve esistere una Parola, ma chissà com’è da interpretare. Ninive doveva finire; nonostante ciò il Signore ha avuto pietà, persino per via degli animali, come si legge in un antico Scritto (Giona 4,1). Se già allora, forse duemila anni fa, ed oggi c’è ancora tutto il mondo, non vorrei credere che con un colpo la Terra sprofondi. Ma chiedo: dove? Da qualche parte dovrebbero persino rimanere delle macerie”.

36. “Avete ragione, sacerdote”, conferma padre Angermann. “Ho studiato qualche Scritto antico e il mio cuore si è infiammato, perché preferisco credere sempre nella Bontà di Dio, invece che alla rovina che – purtroppo – viene troppo predicata dalla Chiesa”. Angermann avrebbe detto volentieri ‘vengono tuonate’ tali prediche. E lo pronuncia ancora. Ognuno ne ha pronto un accenno di accettazione. Sì, e oggigiorno si è rapidamente pronti a: tuonare, punire, schiacciare, e in quei luoghi (chiese), dove la ‘buona Parola’ di Dio dovrebbe avere la precedenza.

37. Di nuovo per lo stupore, ma colmati di profonda fede, Beate si alza, si mette accanto a Sinkmann. Si vede chiaramente come se venisse alzata una mano, finché riposa sulle loro spalle. Si trattiene il respiro; perché non soltanto ci si rende conto della particolarità, no, …il volto infantile è cambiato. Ha un aspetto maturo, come se… Non lo si sa interpretare. Si vede soltanto il cambiamento e, …si crede. E poi la parola, così libera, senza alcun arresto, come non lo potrebbe dare nessun uomo maturo, se non ci fosse dietro un potere da un ‘mondo oltre’.

38. “Amici, c’è da riflettere che cosa crea dubbi fra la Bontà miracolosa di Dio e l’opinione di falsi oratori. Tali oratori non vogliono sempre il male; l’ignoranza delle alte cose di Dio crea confusione e falso pensare. Se quest’ultimo non viene controllato, cosa che succede proprio di rado, si presenta qualcosa di male. I poveri uomini, non istruiti, vengono strappati qua e là fra paura e speranza. Ma non voi!

39. Voi avete ricevuto molta verità dalla luce, per esaminare voi stessi se e fin dove una Parola viene interpretata per il bene o per il male. Oh, la Parola di DIO, anche se può annunciare qualcosa di pesante, è in se stessa santa e buona! Molto vero: ciò che EGLI crea, lo mantiene anche, persino ciò che va perduto per il piccolo intelletto umano, …ma solo sempre per un tempo, che nell’eternità è un minimo di un minuscolo secondo, come voi lo stabilite mondandamente, perché il nostro Padre-Creatore è eternamente buono e clemente.

40. Ora ho l’incarico di accendere una piccola Luce su ciò che si chiama ‘fine del mondo’, senza saperne anche solo un filino, se e come questa avverrà. In anticipo e vi sia tolta ogni paura: non per questo, nel TEMPO di Dio la Sua Longanimità, abituata alla salvezza, è Scettro, Bastone e Corona. Perciò ancora:

41. Pertanto: l’immaginata fine è molto lontana, …vista dal vostro tempo. Riguarderà davvero questo mondo. Ma come? Vi sia spostato un poco il velo: il vero avvenimento sarà rivelato solo quando per gli uomini sarà dato il tempo, …e questo per la salvezza della loro anima. Per questo, l’anima è nella posizione più alta, il mondano terreno sul più basso, povero fondamento!

42. Consideriamo la stella che cadrebbe dal Cielo. Voi non conoscete le grandezze che esistono nel Firmamento, la misura di una stella, delle quali persino la più piccola, per quanto si tratti di portatori di vita, sono molto più grandi che il vostro mondo, perciò sarebbe una assurdità se una tale stella frantumasse il mondo. Dovrebbe, se si staccasse dall’orbita ordinata da Dio, colpire una grande parte dello spazio della materia, con cui finirebbero anche i pianeti vicini a quel mondo.

43. L’antica profezia esiste ed è giusta, perché un discepolo di Gesù ha visto l’immagine. Non riguardava però nessuna stazione dello spazio di Luce, perché ‘stella’ significa contemporaneamente ‘luce’. Voi sapete che la prima figlia di Dio si è svincolata dalla Guida della Grazia ed ha percorso le proprie vie, ciò che, ha avuto per conseguenza la ‘caduta dal Campo di Luce’. Questo discepolo ha visto questa figlia. Dato che inizialmente era stabilita magnificamente, come una stella, la più splendente di tutte, quindi il discepolo la vide come una, caduta dal Cielo, la stella, la ‘figlia’, sprofondata nella materia creata postuma, cosa che significa ‘tenebra’, visto da una maestosa Grazia insondabile.

44. Qui sta scritto ‘Terra’ e non ‘mondo’. Il Mistero: ‘Terra’ è la vita fertile. Proviene unicamente dalla Potenza del Creatore. ‘Mondo’ rappresenta la materia caduca. Così la stella cadente è stata guidata dal Regno di Terra di Dio, la TERRA della Bontà da lei ora rinnegata, ed ha a che fare con il mondo nel quale vivete, solo tanto quanto gli uomini si prepareranno la fine.

45. Non è inteso il pianeta, anche se questo una volta finirà quando la materia non servirà più come ‘punto d’appoggio d’aiuto’ allo scopo della salvezza di tutti i caduti. Avete pensato bene: ‘Se il mondo cadesse in macerie, dove rimarrebbero queste?’. Appunto queste, da quale parte dovrebbero essere raccolte? Non è sbagliato: solo le Mani onnipotenti del Creatore potrebbero custodire queste macerie. Non c’è bisogno che sappiate la cosa più alta della visione, dove rimarrà un giorno la sostanza materiale dissolta (nella Fonte di Mezzanotte di UR - vedi “Opera UR”). Ma vi sia ancora detto questo: il nostro Creatore non perde nulla!

46. Se l’Eterno ha creato la materia per i caduti, questa è una parte fondamentale allo scopo della salvezza. Questa potrà mai perdere qualcosa? Io dico di no! Quindi non esistono nemmeno ‘stelle cattive’, come si dice senza convinzione. Se splendono, allora sono luce. Questo è eternamente buono! Nonostante ciò, esiste questa ‘fine’. Vi tormenterà la domanda, se ve l’annuncio.

47. A parte questo, ogni mondo materiale, anzi l’intera materia sperimenterà una volta la sua dissoluzione, cosicché allora esisterà solo luce nel Regno di luce di Dio, figli di Dio benedetti dalla luce che rimarranno eternamente viventi come portatori di luce. Di questo fa parte l’uomo, la sua anima, finché percorre le sue vie, finché ognuna, un giorno ritroverà il posto fondamentale da cui è proceduta.

48. Tuttavia, badate a questo: l’umanità finirà, perché essa stessa attraverso il cattivo procedere prepara la fine. Questa è la vera morte del mondo! Amici, non scuotete le teste, che sarebbe una contraddizione. O l’Opera di Dio rimane esistente, di cui fa parte l’uomo perché DIO lo avrebbe creato, oppure l’uomo scompare nella sua fine.

49. Siete già ora oppressi nel più profondo del cuore perché esistono uomini terribilmente cattivi, ancor più perché esercitano i loro abomini ‘nel Nome di Dio’. Il vostro fratello Sinkmann lo ha persino sperimentato su se stesso. Allora sarebbe appunto ora che Dio cancelli gli uomini, di cui sarebbero naturalmente colpiti anche i buoni? Non è così, amici terreni!

50. L’umanità si trova già comunque nella sua tomba, scavata da sé, ed anche profonda, cosa che significa anche ‘l’abisso’. Non si agirà diversamente; cambierà solo ‘il modo’. La cosa più profonda dell’abisso è l’assenza di fede, in cui sprofonda quasi tutto il mondo. Mondo, come uomo! Come oggi non aiutano le norme di fede che non si trovano nel vero Evangelo, così pure come un giorno che ci si odierà e si guerreggerà reciprocamente; poiché ogni norma, mondana e dalla fede, vorrà allora governare da sola.

51. Questa è la vera fine! Perché vedete, nessun uomo rimane eternamente nel mondo, come nemmeno su altre stazioni della materia sulle quali esiste la ‘via della prova’. Ah, no, non pensate che DIO metterebbe alla prova tutti gli uomini! Le vie di viandante sono fondamentalmente una faccenda di Luce.

52. Ad ogni figlio della luce, ad ogni essere caduto, viene preparata un’autonoma strada per affermarsi e, in ciò, aiutare a purificare la caduta, così come esistono pure dei sentieri di Grazia per i deviati, per liberarsi dalla propria caduta, …per lasciarsi liberare attraverso il Sacrificio della Croce di Dio! Inoltre, è ancora accennato: un ‘segnale di Luce’ che l’uomo certamente registra, ma che comunque non sospetta, come lo stesso lo spinge al buon pensare, non per ultimo, al buon agire.

53. Oltre alla grande assenza di fede, all’ odio e all’omicidio, che il sangue versato non riesce quasi a domare (Apoc. 14,20), viene fatto molto proprio per questi: per i poveri, i malati, gli anziani e i bambini. Ma saranno meno i potenti che se ne occuperanno. I ‘cuori vivi’ aiuteranno sovente con forze deboli. E credetelo: queste forze deboli sono potenti; soltanto, che uno non se ne accorge veramente. Però il bene sale fino al Cielo. Là viene conservato per ciascuno che ha aiutato, sia possibilmente molto oppure poco.

54. Poi si troverà mondo contro mondo, detto nel modo più giusto: ‘Mondo contro la Terra!’. Il mondo è la tenebra, la Terra è eternamente la luce! Perciò non pensate più alla fine del mondo come la si strombazza senza senso. Vivete nel presente e il futuro, ‘nello spirito’. Questo soltanto vale davanti al Signore. Per voi verranno ancora tempi amari, che crederete che la mia parola non sarebbe stata vera. Nella sofferenza potrete sperimentare la massima salvezza di Grazia!

55. Se l’uomo sta bene mondanamente, allora pensa più di rado alla Bontà di Dio Padre. Se deve portare qualcosa di pesante, allora sospira: ‘Signore, abbi Pietà!’. Dovete evitare entrambe le cose, poiché ogni giorno è un Dono del Padre dall’eternità. Vivete questo fino in fondo nella fede e nell’assoluta conoscenza: Dio è vicino, Egli c’è sempre! Se avete raggiunto questo, allora la porta nel Regno di Luce viene aperta non appena si intravvede la Patria. Questo soltanto è il vero senso della vita, la linea di condotta che è meglio mantenere.

 56. Ora siate confortati, voi cari amici terreni, siate certi: chi stende la sua mano incontro a Dio nell’autentica fede, non tende nel vuoto; presso il santo buon Creatore-Padre non esiste nessun vuoto! Vi posso annunciare la Sua Pace, il Suo Aiuto di Benedizione sarà sempre con voi!”

- Ci vuole molto, prima che ci si renda conto di cosa era successo. La ragazzina sta ancora lì, come se non fosse di questo mondo, e il sacerdote osa la domanda:

57. “Chi sei, amico della Luce? Si può sapere il tuo stato nel Cielo e il nome? Perdona, non chiedo per sapere, voglio solo ringraziare di tutto cuore. Come noi portiamo il nostro ringraziamento al Padre, Lo possiamo interpellare, così lo vorrei fare con te”.

- Un sorriso passa sul volto che non ha ancora una forma del mondo, come lo dice Sinkmann a se stesso. Segue un caro insegnamento:

58. “Hai chiesto bene, fratello; soltanto: eccetto il Nome di Dio, …vale il nome di uno che può portare qualcosa? La PAROLA è la cosa più importante che dovete sapere e ricordare, liberandovi dai ranghi del mondo. Per il futuro vi sia detto: – Qualcuno che cerca nomi, perde il meglio dall’insegnamento di Dio! Io sono uno dei vostri fratelli dalla Luce, e questo vi può bastare”.

59. “Ho molto sbagliato”. ‘Hm, gli adulti presentano rango e i loro nomi. Solo il Cielo sta nel rango più alto’.

- La consolazione: “Non hai sbagliato, ti sei denominato povero, piccolo uomo, e non sai chi sei… secondo la Luce. Fate che questo rimanga un mistero che sarà rivelato solo nel Regno della Luce. Chi vi tende prima, a lungo andare perde la vera via, anche se dalla mattina alla sera lodasse il Nome di Dio. Chi tende a qualcosa di alto che non gli spetta perché ciò rende pericolosa la via di viandante, costui sta continuamente davanti alla propria scala nel Cielo, anche se di se stesso crede di stare già in alto.

60. Ora andate a riposare di cui il corpo ne ha bisogno. Vostra è la protezione di Dio-Padre. La Pace sia la coperta per il buon sonno. Vi saluto, posso rimanere da voi, anche se – com’è la guida di Dio – magari non mi sentite più. Vi rimane conservata la parola interiore”.

- A ciò, il sacerdote dice un piano ‘Amen’. Ognuno l’ha colto, ognuno l’ha pronunciato, e nessuno si è accorto di come la bambina benedetta arriva alla sua sedia.

- Beate si strofina un po’ gli occhi. Lei non sa quello che è avvenuto; sente in sé un magnifico mormorio, come se il suo spirito le abbia affidato la Parola della Luce. Congiunge in silenzio le mani.

61. È un grande segno di maturità che i radunati non adulino la bambina, ora ragazzina, così che la sua infantilità, pura, non venga intaccata. Sinkmann lo ha detto ad ognuno, e lo si fa. La si ama ancora di più, perciò viene sorvegliata di più in segreto, cosa che fanno sempre in particolare i tre cittadini, il consigliere Schöber, padre Angermann e da poco lo scrivano Göster.

*

62. Il padre (frate) va da solo a casa, riflettendo: “Chi è questa bambina? Non si potrà mai attingere da sé a questa sapienza. Non la conosce nessun cardinale, nemmeno il papa. Non esistono nemmeno tali libri. Inoltre sarebbe troppo giovane – se leggesse – cogliere questa alta Verità. E riferire? Non lo oserei io, eccetto di leggere. Ne devo parlare con Sinkmann. Ah, povero, piccolo sacerdote! Ed ha la Luce in sé. – Signore, Dio, grazie! Mi hai pescato dalla tenebra!”

63. Il giorno successivo non è ancora del tutto risvegliato, allorquando qualcuno bussa alla sua porta. Chissà chi viene? Voleva andare presto da Sinkmann. Quando apre, costui sta aspettando sulla soglia.

- “Perdonate”, chiede, “è maleducato abusare di qualcuno così presto; ma mi sono sentito spinto a venire qui, vorrei parlare con voi”.

64. “Ah”, Angermann ride, “volevo appunto venire da voi, anche questo sarebbe stato un abuso, troppo presto? Avete già mangiato? Se no, …c’è ancora qualcosa”, indica un tavolo che sta alla finestra nella sua stanza non molto grande.

- Il sacerdote rifiuta ringraziando. “I Meurer provvedono bene a me, anche la fame spirituale sta ancora prima di quella dello stomaco”.

- Il padre lo conferma. I due uomini si siedono su una panca.

65. “Posso immaginare perché venite, precisamente per lo stesso motivo che mi spingeva a voler venire da voi”.

- Sinkmann conferma: “Quello di ieri l’ho sperimentato molto con Beate, come anche ho avuto il deriso ‘sogno con l’angelo’ che davanti a voi lo confesso liberamente”.

- Lo potete anche, mi siete stato come un amico, subito, da quando vi ho conosciuto. Noi due sappiamo cosa manca oggigiorno alla nostra Chiesa”.

66. “Appunto; ma c’è anche del bene, lo si deve riconoscere”.

- “Ebbene, lo dico così: La chiesa all’inizio ha combattuto molte lotte, e perciò potrà essere sorta qualche confusione. Ma adesso…”. Il padre solleva dispiaciuto una mano. “Ora ha un cattivo aspetto, e se la direzione della Chiesa non cambia, intendo quella superiore, chiedo inutilmente: che ne sarà un giorno?”

67. Risponde Sinkmann: “Credo fermamente che si purificherà; un giorno farà molto del bene. Noi non lo vedremo, perché, …è come una grave malattia infantile con cui i nostri sono affetti. Ci vuole molto tempo per la guarigione, finché ci sarà un risveglio. Soprattutto, anche il popolo in genere non dovrebbe rimanere su un gradino, sul quale… hm…”.

68. “Ditelo tranquillamente: sul quale… lo si spinge intenzionalmente!”.

- “Ah, sì”, Sinkmann è preoccupato. I due uomini vedono il pericolo che li può travolgere. Sono profondamente uniti con Dio, ma pensano anche alle persone oppresse alle quali verrebbe tolto il sostegno interiore ed esteriore. Le si costringerebbe a credere ciò che molti, sia ringraziato Dio, non tutti, offrono i Dottori della Chiesa.

69. Angermann comincia nuovamente: “Ieri sera, – amico, non riuscivo a dormire; così forte mi hai toccato. Gli adulti farebbero di tutto per accogliere questa sapienza, per insegnarla come loro ‘propria’ e …uccidere la bambina. Di questo ce ne rendiamo conto. Lo deve sapere soltanto il gruppo degli amici, altrimenti non potremmo salvare Beate dall’inquisitore”.

70. “Questa è anche la mia grande preoccupazione. Allora si direbbe subito: ‘Questo è stato il diavolo!’. Io penso invece che il diavolo sono i cattivi uomini, e si crede che non esiste, …che fin dal Golgota non esisterebbe più”.

- In modo interrogativo, un poco incerto, Sinkmann guarda il padre. Costui riflette, ma presto gli sguardi dei due uomini s’incontrano. Si comprendono.

71. “Lo avete pensato già spesso?”

- Sinkmann dice semplicemente: “Sì, noi piccoli sacerdoti non possiamo nemmeno avere tutta la Bibbia (il Nuovo Testamento), ci vengono inviati soltanto dei ‘foglietti’, scritti in modo che non si riesce quasi a decifrare. – Come mai? Negli ultimi anni, già nella mia piccola chiesa parrocchiale, mi hanno dato nuovi Scritti, quasi sempre da sconosciuti. Ma presto mi sono accorto che essi erano di Lutero che stava traducendo tutta la Bibbia.

72. Forse l’ha già terminata. Ora, ho letto tutto del tempo antico e del Salvatore. Contiene così tanta bontà, così tanta misericordia, che mi si sono riempiti gli occhi. E quello della croce – sì, ne viene predicato molto? Voi stesso sapete, amico Angermann, cosa viene detto alla gente.

73. Certamente l’ho riconosciuto secondo la Parola; solo più tardi ho avuto il senso profondo, da quando Beate ed anch’io sentiamo il messaggio della Luce. La santa vera Parola: ‘E’ compiuto!’. Inizialmente l’ho interpretato nel modo come se il Salvatore l’avesse riferito a Se stesso, fino alla Sua morte. Doveva essere tutto ciò che era da esprimere con l’immenso Sacrificio? Allora sono stato illuminato in un sogno: ‘La REDENZIONE era compiuta, attraverso la morte sulla Croce del Signore!’. LUI – secondo Paolo – era Dio stesso! (Col. 2,9).

74. Se questo è il caso, a chi altro, se non l’allontanato, che si chiama Satana, deve riguardare l’Atto del Sacrificio? Se è così, e non saprei se il nostro Signore Iddio compie invano una Azione, allora deve essere riferito logicamente nella santa Redenzione, a questa in prima linea, dalla quale proveniva il peccato, l’allontanamento da Dio. Mi è venuta anche la Parola nella Scrittura quando il Salvatore ha detto: «Egli non verrebbe dai sani, che non hanno bisogno del medico», - Egli intendeva lo spirituale e non il mondano. Egli sarebbe venuto dai malati, dai perduti (Matt. 9,12; Luca 5,31; Giov. 17,12; Matt. 18,12).

75. Tutto questo, padre Angermann, mi ha scosso; come, non lo posso dire. una Luce che abbaglia quasi, tanto magnificamente mi si è rivelata la croce del Signore, in verità, un Atto di Sacrificio che cerca un suo pari! E, …ieri sera? Non abbiamo potuto guardare anche noi in una profondità, oppure elevatezza, come la si vuole chiamare: la profondità della Salvezza della Misericordia e quella maestosa Elevatezza della rivelazione, che è propria solo dell’Eterno?”

76. “Sinkmann! Siete un portatore di misteri, uno dei pochi che si possono contare sulla Terra! Ora non mi stupisce che lei e la bambina, la benedetta, vi siete potuti trovare, …meglio, siete stati guidati. E ora anch’io! Quale inaudita Grazia! Ho già ringraziato, perché il Signore mi ha pescato dalla vecchia tenebra. Non ero un buon pesce. Ora penso che adesso mi potrà andar bene dinanzi al Signore”.

77. “Lo potete credere, padre. A me è capitato come a voi. Da ragazzo sono andato in un convento, posso naturalmente dire: le cose andavano meglio che altrove. Però si aveva da imparare una sola cosa, e più tardi da insegnare ciò che veniva sul ‘tavolo della parola’. Certamente a voi non è andata meglio negli anni giovani”.

- “Lo confermo”, annuisce il padre. “Sono contento, molto grato, che mi è stata tolta la spessa benda. Infatti, ciò che abbiamo potuto udire ieri, è stato veramente un’elevata luce. In sostanza, mi sembrava come se fosse stato il Salvatore stesso”.

78. “E’ vero, è soltanto da interpretare diversamente. Quello che il Salvatore ha insegnato ai Suoi discepoli, lo hanno portato fuori nel mondo. Il contenuto di ciò che hanno riferito, era la Parola del Signore; i cambiamenti linguistici non hanno importanza. Loro erano i messaggeri di Dio! Non diversamente ieri sera. L’amico della Luce ha portato la Parola di DIO. In questo senso abbiamo sentito Lui stesso, …attraverso la sua inviata”.

79. “Lo avete magnificamente interpretato, sacerdote, ho imparato qualcosa. La ringrazio! Ma ancora qualcosa su Beate. La dobbiamo proteggere. Non deve incontrare la gente della città”.

- “Ciò è regolato. Il nostro medico veglia bene. Lei va sempre soltanto con Strauber, anche con il cittadino Schöber. Da poco il Göster è del tutto uno dei nostri, è cambiato in bene. Così la ragazzina ha molta protezione.

80. La protezione più alta e migliore è Dio, il nostro Padre-Creatore. Conserviamo questo saldamente, anche per noi stessi, amico Angermann”.

- Costui porge entrambe le mani a Sinkmann senza parlare, con uno splendore negli occhi che dice tutto.

 

 

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Cap. 15

Dio, l’unico Aiutante; uno torna indietro

 

1. “Ah, la povera Meira di Bartels, la donna dei morti, è malata”. Beate lo dice a se stessa. Sono passati due anni nel movimento di questo mondo, con quegli uomini che portano morte e sciagura. In questa regione dove i fuggiaschi hanno trovato una buona patria, il tempo è trascorso abbastanza calmo, al contrario di altre regioni.

2. Non era ancora venuto il grande inquisitore, un ordine lo aveva deviato. Meno male, pensa Beate, e riflette se non deve andare dalla Meira. Si sente molto spinta. Ora è adulta, ha quasi sedici anni, allora potrà ben… Cede alla spinta. Non è lontano fino alla donna dei morti.

3. Appena ha svoltato nel successivo vicolo, un uomo chiede dove abitasse il consigliere della città. Beate lo informa senza sospettare che la domanda era stata fatta solo per interpellarla. Lei sa anche che l’inquisitore ha inviato delle spie per rendergli facile il suo lavoro. Gli agenti sono entrati da diversi maestri come uomini per bene, anche uno dal costruttore, dove Bertold Meurer ha trovato il suo buon lavoro.

4. Anche se non ha mai espresso la minima cosa, sul collegamento superiore con la Luce, …non lo si può evitare del tutto, penetra sempre qualcosa quando ci si incontra nella casa di Schöber, che è oltretutto il primo consigliere, dove, secondo la loro opinione ‘sembra che avvenissero strane cose’, questo ed altro gli agenti lo hanno indagato.

5. facile sapere che la ragazza, anche se sembra ancora una bambina, piuttosto che una persona adulta, vi si trovi con loro. Ah, l’inquisitore ha proprio bisogno di persone giovani, attraverso la tortura sono più facili da interrogare. Allora avrebbe subito ‘tutta la cova’. Così era il piano. Si era sentito ingannato perché una volta non avva potuto preparare tutto; ora, …raggiungerà la sua meta.

6. “Ah, è così”, dice gentile il maligno, e le passa la mano sui capelli.

- A lei viene il pensiero: ‘Guardati!’. Ma doveva forse essere così? – “Signore, dovete solo seguire il vicolo, svoltare in alto a destra, allora siete subito al Municipio, là è l’ufficio del consigliere che cercate”.

7. “Sei carina, non dovresti andare da sola; ci sono ragazzacci che lo sfruttano”. Vuole di nuovo accarezzare, capelli o guance, è uguale, lui si cattura sempre una giovane selvaggina.

- “Lasciatemi stare”, supplica Beate. Con sguardo chiaro vede l’oscura minaccia e si spaventa fino nel più profondo del cuore.

8. “Su, piccola, non così timida, non ti faccio niente. Ti posso accompagnare affinché nessuno ti assalga?”

- “No, la mia via è vicina. Se avete da annunciare qualcosa di importante, allora andate subito nel Municipio”.

- “Non è così urgente”, ghigna costui, vuole di nuovo accarezzare e, …ancora di più.

- La ragazza è presa dalla massima disperazione. ‘Se solo non avessi seguito la spinta; non mi ha dato pace di andare a vedere la donna malata’. Lei è buona e pronta ad aiutare; ma ora è lei che dev’essere aiutata. Ecco… l’altro aiuto…

9. Dietro l’altro angolo di una casa arrivano Strauber e il consigliere Schöber. Quest’ultimo conosce già ‘i compagni’; soltanto, finora non hanno ancora combinato nulla, così non c’è stato niente da intraprendere contro. Adesso i due uomini vedono naturalmente ancora come quell’audace getta le sue braccia intorno alla ragazza. Beate si difende con veemenza. Ah, adesso che ne hanno uno, metteranno anche gli altri alla catena, cosa non inteso assolutamente alla lettera. Tuttavia: la prigione ha abbastanza spazio per accogliere questi manigoldi.

10. “Fermo!”, tuona Schöber.

- I due uomini accorrono velocemente. Prima che quel ‘compagno’ possa fuggire, viene tenuto fermo. “Che cosa fai qui?”, chiede Schöber in modo rude. “Da noi le ragazze non vengono aggredite nei vicoli, in più, pure in pieno giorno! Sei proprio il garzone del maestro sarto Wuhnicke, peregrinato fin qui da Augsburg[9]

11. “Lo sono!”. Oh, gli agenti che l’inquisitore manda, sono abili, ammaestrati, si possono svincolare dal laccio, se già vi capitano. Peccato, lui avrebbe saputo che cosa c’è con la ragazza, e la ricompensa? – Ah, avrebbe ricevuto molto: almeno due ducati. Va bene, non la si catturerà mai. Quindi finge del tutto stupito:

12. “Ma uomo”, dice, come se non conoscesse il consigliere, “ho solo accarezzato la ragazza; e un bacio innocente… Cosa c’è di male?”

- “Non ingannarmi”, rimprovera Schöber.

- Strauber fa ben attenzione che l’uomo non gli scappi. Lo scambio di parole ha attirato un servo della guardia diurna della città. Costui è subito pronto ad intervenire per aiutare.

13. “Puoi baciare la tua ragazza, se ne hai una”. Dice Schöber arrabbiato. “Non tocchi le nostre ragazze. Ricordatelo bene!”

- Ora il maligno fa un errore che non si può più annullare e che più tardi, …in verità, inciterà l’inquisitore – un tale ‘uomo di Dio’ – ad una maledizione, come gli è scritto sul corpo.

14. “Una ragazza della città? Non me lo fa credere nessuno. Lei è una dei forestieri che anni fa sono venuti qui e che sono stati accolti dal cittadino. A suo tempo sono fuggiti perché la Chiesa li voleva punire, con tanta ragione! Il vostro cittadino non ha espulso i cattivi, cosa che va contro ogni diritto della Chiesa e…”

15. “Ma guarda… Ben chiacchierato! Noi non siamo sottoposti alla tua Chiesa. Ah, …Chiesa, peccato per la buona parola! Noi siamo sotto la casa del principe di qui! Dapprima sarai rinchiuso, non hai rispettato l’ordine pubblico; allora vedremo che cosa ha spinto qui te e i tuoi compagni! Non pensare che io devo dapprima indagare. Sono già informato!”

- Un’ira indomata fa commettere al prigioniero un secondo grande errore.

16. “Voi, covo di eretici! Verrete tutti alla tortura, sul rogo! Allora vi passa la vostra bocca larga!”

- “Via!”. Un fischio.

- Arrivano altre tre guardie e portano il prigioniero in una cella. O guaio! Sprofonda in sé, maledice la città, se stesso, la ragazza. Se non si fosse atteggiata così a lungo, allora lui sarebbe… Non gli serve la riflessione. Non può dare nessuna informazione ai suoi co-compagni, di essere prudenti.

17. Schöber fa sorvegliare gli stessi più acutamente, i quali si accorgono presto che manca uno del gruppo. Non possono accertare nulla di dov’è, né che cosa era successo; e cominciano ad eclissarsi. Che venga l’inquisitore stesso! Il più giovane dei monaci travestiti che ha preso lavoro presso il maestro delle corde, rimane indietro. Lui non sa ancora del perché, ma percepisce che lo farebbe per via del ‘fratello’ catturato. Non ammesso, teme la venuta dell’alto preposto.

18. Nel frattempo il dottor Strauber ha preso da parte Beate; la paura per lei lo fa arrabbiare: “Non sei stata brava, hai promesso di non andare mai da sola; e se ora non fossimo arrivati noi, il consigliere Schöber ed anch’io, …che cosa sarebbe stato allora di te?”. E mentre guarda Schöber, sente il tremore di Beate, e le dice paternamente:

19. “Perché sei andata via senza protezione? Non lo hai fatto tanto per fare”.

- “Era… era la parola del sogno di andare da Meira Bartel, che sarebbe malata. Giorni fa stava ancora seduta al letto di morte della casalinga. Mi sono sentita molto spinta a seguire. La becchina non abita appunto lontano. Non potevo sospettare che proprio…”

- “…incontrassi un mascalzone?”. Il dottore continua ad arrabbiarsi. “Avresti potuto portare tua madre, se non era possibile diversamente”.

20. “Non porto mai con me mia madre”, contraddice Beate. “Ci è troppo preziosa. Non dev’essere messa in pericolo. Perché, anch’io so che certi sono venuti in città, già da settimane. Ho visto l’immagine: sotto i loro abiti portano tonache. Sono stati mandati qui in città non per il bene della gente”. La ragazza guarda Schöber. Lui annuisce.

21. “Dottore, liscia la tua fronte quando la preoccupazione ti fa arrabbiare. Siete venuti nel momento giusto, la gentaglia è stata catturata. Mi è stato riferito che quello di oggi si sarebbe tradito da Wuhnicke, avrebbe appunto chiesto solo così, che cosa il maestro pensasse di Lutero. Dicendo questo, aveva avuto uno scintillio negli occhi, come me lo ha descritto Wuhnicke. Dove quelli di Augsburg sono stati assunti, ho messo all’erta i maestri, soprattutto perché sono tutti evangelici. Ma nessuno di loro ha detto qualcosa contro un cattolico; tutti mantengono la pace con gli altri, cosa che apprezzo molto. Infine crediamo appunto tutti in un Dio”.

22. Beate guarda raggiante il consigliere. “Oh, ‘mantenere la pace’, mi è stato detto, che per il Creatore esisterebbero credenti e miscredenti. Questi ultimi dovrebbero aspettare a lungo prima di poter entrare nel Regno del Padre; ma Lui, il Signore, non perderebbe nessuno degli smarriti. Quanto ho ringraziato. Ho pensato: ‘Se uno non impara una fede, sarebbe proprio povero, veramente più povero come se qualcuno non avesse niente da mangiare’. Ad un affamato gli si dà un pezzo di pane; ma che cosa si dà ad un’anima che non desidera nemmeno il pane?”

23. “Ah bambina, ci hai di nuovo portato una bella immagine! Ebbene”, Strauber dà la mano a Beate, “andiamo dalla donna dei morti, forse posso aiutarla. Ma non andare mai più da sola!”

- Questo viene promesso.

- “Va bene”, dice Schöber, “devo occuparmi del prigioniero e guardare gli altri dove vanno. Temo solo…”,

- “Che quelli scappino?”, completa la frase il medico.

*

24. La malata giace sul povero letto, tossisce forte, lotta per l’aria e poi riconosce la ragazza e il medico. “Voi?” chiede lei a fatica. “Chi vi ha detto che io… Non c’è stato nessuno da me, altrimenti vi avrei fatto chiamare”. Guarda pregando Strauber che la aiuti.

- E Beate? – Lei ha già riconosciuto da tempo che ‘con lei c’è qualcosa’. Ma che cosa? Era solo…, secondo il suo semplice pensare, …sempre bello quando incontrava da qualche parte la ragazza, quasi sempre presso un letto di morte.

25. Nel frattempo il dottore ha auscultato cuore e polmone, premuto l’orecchio sul petto. Allora sente rantolare. “Hai del miele?”, chiede, alzandosi.

- Lei scuote la testa; il parlare la stanca.

- “Del latte?”

- Da dove, quando si giace malati e nessuno aiuta?

- “Ritorneremo. Abbi pazienza”. Strauber se ne va con Beate, non vuole lasciarla presso il giaciglio. La donna è più malata di quanto poteva immaginare.

26. Nell’altro vicolo c’è un negozio, si riceve tutto, uomo e donna sono gentili con i clienti, in particolare con il medico. Lo conoscono in tutta la città. Gli si presta volentieri un contenitore con del latte e un bicchiere di miele, una rarità. “Ieri è arrivato qualcosa”, dice l’uomo. “C’è stato il commerciante di Eisenach”. – “Ah, ecco, hm, siamo arrivati nel momento giusto”, Strauber ringrazia e paga. Lui porta il miele, Beate il latte, e presto nella piccola stanza della donna arde un piccolo fuoco nella stufa.

27. Il dottore ha sempre con sé delle buone erbe da lui raccolte, ed unguento, altrettanto fatto da lui. Altro non si può quasi trovare in questo periodo antico. Il latte viene bollito, aggiunto un cucchiaio di miele, in più, un’erba per il polmone, anch’essa cotta e filtrata tramite un telo, e tutto questo lo si somministra a cucchiaiate alla malata. Quello che rimane, viene conservato al fresco.

28. “Ritorneremo stasera. Avverto la vicina. Sarebbe uno scherzo se non ti mettessi di nuovo in piedi”. Solo che il suo pensiero è una bugia contro l’espressione. Il suo principio era sempre stato: rialzare gli uomini malati. Una tale buona donna per i morti non se la ritroveranno così presto come lo è la Meira. Strauber lo dice a Beate chiedendole come stesse per lei la malata affinché preghi il suo angelo di aiutarla ad alzarsi. Vuole bene alla Meira, che assiste bene i tornati a Casa, quel che rimane di loro che appartiene al mondo. Ed ha sempre pregato per la salvezza dell’anima. Chi ne sa qualcosa?

*

29. Alla sera Meira sta un po’ meglio. La vicina ha portato una coperta calda, ha preparato una zuppa ed ha messo in ordine la cameretta. L’uomo che passa senza moglie attraverso la vita, vede tutto. In ogni caso, – come medico ha visto molto, del bene e del male, miseria amara, presso certi alti, troppo di ciò a cui l’uomo povero deve rinunciare. Ora è contento, la febbre non è più così alta, lo sente nelle sue dita. In verità, qui un medico, uno sconosciuto che è benedetto dalla LUCE.

30. Di nuovo somministra alla malata della bevanda ed aspetta la reazione. Beate tocca di tanto in tanto la fronte calda, che la donna apre ogni volta gli occhi, stupita, ora avendo la certezza: la ragazza ha la Benedizione di Dio nella mano! Oh, non la ragazza aiuta, è solo il nastro attraverso il quale arriva l’Aiuto benedicente, …da DIO! Sale la volontà di guarire, alla quale nei primi giorni, quando giaceva senza aiuto, aveva quasi rinunciato. Già dopo una settimana è di nuovo in piedi.

*

31. “Non andare di nuovo, subito al cimitero”, l’avverte il medico, “sei stata molto malata e…”

- “…lo so. La ragazza…”. Quando gli occhi del medico guardano avvertendola, lei dice calma: “Non si preoccupi, dottore, non esce nulla dalla mia bocca! Oppure credete che non sappia che cosa succede qui? Ci sono cani; ci si deve quasi sempre guardare dai neri”. Non dice di più e questo basta. Poi, quando ringrazia Strauber per l’aiuto, sussurra: “Beate sarebbe presto perduta, se si sapesse che è eletta”.

32. Ma guarda, pensa Strauber sulla via, per informare Meurer e il prete e che si deve badare anche alla donna dei morti. appunto successo spesso, se si aveva bisogno di una vittima per mostrare il potere, che chi era guarito si andava a prenderlo con queste parole: ‘In te c’è il diavolo! Lui ti ha guarito! Lo cacciamo da te!’, …con tortura e con la morte.

*

33. Poco tempo dopo, quando gli amici si sono resi conto che la persecuzione traccia cerchi sempre più grandi, di essere ancora più ermetici e di esaminare a lungo chiunque, prima di parlare.

- Allora Beate, quando è da sola con il prete nel giardino, dice: “Su di noi arriverà qualcosa di grave, molto. Non lo so ancora con certezza; lui…”, intende il suo angelo, che mi porta sempre nuovi messaggi, “…mentre era da me di notte. Aveva un aspetto molto triste, e nonostante ciò, un volto del tutto caro, pacifico. Disse:

34. ‘Voi’, buon sacerdote Sinkmann, ‘il padre, l’amico Schöber e gli altri, dovete aspettare un paio di giorni, per poi incontrarvi. Allora verrete a sapere ciò che succede. Per domani vedo qualcosa di oscuro’. E poi questo: ‘Si devono chiudere i portoni della città’, il perché non l’ho capito bene. Verranno qui i contadini e porteranno ciò di cui ha bisogno la città; anche i carri del commerciante devono entrare. Se no, tutta la gente dovrebbe morire di fame”.

35. “Sì, è vero”. Sinkmann non sa ancora con precisione di che cosa si tratta. Nel precedente secolo vennero chiuse le città e, …non è servito a nulla. ‘Questo’ passava attraverso i portoni, saltava i muri più alti ed entrava, dovunque voleva. Guai! Se arriva questo! Chissà se c’era da dire altro? Lui pensa all’inquisitore, ad altri dello stesso rango.

36. Loro fanno saltare pure, porte e portone, non chiedono se alto o basso, giovane o vecchio; loro divorano le loro vittime. Lui si aggrappa al fatto che il loro principe è un signore forte, che ha molti armati, che ha altri eserciti dietro di sé, nel nord e nell’est. Allora agli scuri verrebbe sbarrata qualche via. Lo stesso giorno viene a sapere di più, di ciò che lo può opprimere ed anche alleggerire.

37. Tra i compagni di Augsburg, il più giovane non era scappato. Quello catturato viene liberato ed espulso dalla città. Prima di andare aveva consigliato al più giovane di andare con lui.

- Costui, non comprendendo che cosa lo avesse spinto (a restare – v.17), trova una scusa: “Io sono libero, il mio maestro non ha sospettato di me, ed io uso prudenza. Voglio ancora origliare che cosa succede, per consegnare al nostro superiore la città quando… arriverà”. Il piccolo indugio non era stato notato dal più vecchio che aveva lodato il giovane, ma lo aveva anche avvertito di fare molta attenzione. Gli fece notare di badare a Beate, che sarebbe bensì giovane, ma lui sapeva già che lei sarebbe una strega. E allora…

*

38. Alla sera, quando Beate aveva portato la parola dell’angelo, qualcuno bussa alla porta di Sinkmann. Quando lui apre, vi sta quel compagno[10] rimasto. Quelli di Augsburg sono stati conosciuti dal cittadino e si sa che sono partiti, ma non che uno vi era rimasto. ‘Guardati!’. – Nonostante ciò, il sacerdote chiede gentile, con il suo solito modo, soprattutto per coprire il sospetto, nel caso fosse necessario, di cosa desiderasse, e se lui, Sinkmann, potesse aiutarlo. Costui dapprima indugia, non trova subito un inizio di ciò che vorrebbe dire, e poi comincia all’improvviso:

39. “Onorevole, datemi, vi prego, fede, vi dico la piena verità. Facevo parte dei compagni che hanno dovuto lasciare la città. Stiamo sotto il fratello Cristoforo, che ci ha ordinato quanto segue: che dovremmo sorvegliare coloro che una volta sono fuggiti dal paese dell’inquisitore, e rapire uno dopo l’altro ogni singolo. Si doveva iniziare con la ragazza, come esca, e così dire ai genitori: ‘se volete rivedere vostra figlia, allora venite qui volontariamente’. E in questo modo… anzi, guardate, io non ero d’accordo che si volesse catturare i suoi genitori in tal modo ingannevole, poiché nessuno, ne siete convinti anche voi stessi, sarebbe giammai stato liberato.

40. Anche a voi si doveva porre un ultimatum: ‘tutti gli altri sarebbero stati liberati, se voi vi fosse sottomesso all’inquisitore per questi. Qual gioco cattivo! Io ero adirato con Lutero, certamente, e guardavo al maestro – come si chiama Cristoforo – ed ero del tutto convinto della salvezza della nostra Chiesa come ‘unica che rende beati’. Fin da bambino non avevo proprio sentito altro.

41. Poco tempo fa è successo che una giovane bella donna, solo perché non ha assecondato la volontà dell’inquisitore, è stata legata non solo al palo della tortura, ma è stato acceso anche il rogo, lentamente, in modo che il tormento della povera donna durasse molte ore e… e… l’inquisitore assisteva da una finestra.

42. Si è travestito, non lo doveva sapere nessuno; ma io l’ho spiato, e quando con noncuranza ha alzato una tenda per assistere (dalla finestra) come doveva soffrire la vittima, allora – oh, onorevole, credetemi – allora ogni fede in me si è spenta, prima di tutto per Dio! Come ha potuto lasciar accadere che una donna, che ha tenuto più in alto il suo onore di donna, è stata uccisa in modo così oltraggioso, solo perché lei… perché lei… Ho gridato nella notte buia: ‘Dove è la Misericordia, che Tu, o Dio, hai predicato?’

43. Ho pure fatto ciò che si esigeva, ma interiormente stavo su una stella lontanissima, …da solo. Così mi sentivo. Non pensate che vi racconti una favola; io… ho bisogno di un sostegno, non so più che fare. Più tardi durante il nostro cammino ho sentito di un predicatore luterano. I miei fratelli lo schernivano ed hanno cercato di disturbare quel culto religioso. Loro ci avrebbero quasi picchiati. Il fatto è che il predicatore, che intratteneva seriamente la comunità, ed ha detto: ‘Non agite come altri! Noi manteniamo le Parole di Gesù: «Amate i vostri nemici!»’. Ed ha detto ancora altre cose buone.

44. Io rimasi distante dai fratelli, e me ne sono andato. Da allora la parola non mi usciva più dalla mente: ‘Amate i vostri nemici!’. Per non cadere nel loro giogo, ho fatto finta come se credessi fermamente ciò che insegnavano i fratelli anziani. Quello era falso, lo si doveva dichiarare. Ma come lo dovevo fare? Nulla mi avrebbe protetto; se andava bene, sarei stato mandato all’esilio di lavoro. Che cosa è questo, di ciò non avete certamente nessuna idea”.

45. “Lo so”, interrompe il sacerdote, in parte tendendo alla fede, in parte lasciando regnare ancora grande prudenza. C’è solo troppo nel gioco per tutti. Il giovane ha uno sguardo aperto, ma tormentato, sembra come se stesse su una via del ritorno. Se fosse… Ah, caro Padre Iddio, questa sarebbe una gioia! “Continuate con ciò che avete ancora da dire. Vi voglio aiutare volentieri. Vedete, noi evangelici siamo duramente perseguitati. Perché? Perché insegniamo diversamente le sante parole di Dio, fedelmente e reali, come ha parlato il Salvatore? Noi non condanniamo, non escludiamo nessuno.

46. O sì, ci sono dei fanatici, non importa se sono in qualsiasi regione. Li abbiamo anche noi, sia una lamentela a Dio, proprio come voi! Loro sono determinanti per la verità; che ha da lottare per l’accettazione? Date voi stessi la risposta, giovane amico”.

- “Amico?”, il monaco guarda triste. “Non ho mai avuto amici. I superiori ci dominano, in parte per diritto. I fratelli più anziani non hanno nessun sentimento per noi più giovani, di cui qualcuno ha nostalgia”. Vorrebbe dire ‘amore’. Questo non lo tollera la durezza dell’educazione.

47. Sinkmann sorride, riconosce ciò che manca al giovane. autentico, vuol trovare vera amicizia. Ma prima domanda: “Che cosa volete fare? Come vi posso essere d’aiuto?”

- “Se solo lo sapessi io stesso!”, il monaco lotta con le mani. “Non si deve proprio infrangere un voto; ah, che cosa sapevo io da ragazzo, che cosa porta con sé un tale voto?”

48. “Io vi libero. Fondamentalmente non avete dato il voto al Signore. Anch’io una volta. Ho da tempo riconosciuto che non vale ciò che si promette al mondo. Una Chiesa è un’istituzione fin dove si riferisce al puro potere, quindi non è autorizzata a pretendere un voto da bambini, poi punire, se più tardi l’uomo arriva ad una conoscenza migliore e non vuole obbedire all’istituzione, ma a DIO e servire solo LUI. Mi vuole sembrare che questo è il vostro caso”.

49. “O onorevole sacerdote, avete detto la giusta parola. Se l’adempio, ed intendo seriamente, vi prego, dove devo rimanere? Qui ci sono molti sgherri; non crediate che con l’uscita dei compagni non vi sia più nessuno che striscia intorno al vostro gregge! Non lo considero un tradimento. La donna dei morti è sulla lista. Non è più da salvare. E quando la si catturerà... Si dice che parlasse con i morti, e questa sarebbe l’opera del diavolo”.

50. “Non mi dite assolutamente nulla di nuovo”.

- “Come mai? stato discusso solo ieri”.

- “Sì, sapete, noi abbiamo un certo ‘UOMO’, lui ci fa sapere tutto. E poi, …si può parlare con i morti? Seriamente, non esistono i morti; ciò che scende nelle tombe, è il corpo materiale. Ma l’anima, giovane amico, rimane viva (Gen. 2,7); e quando la nostra donna dei morti parla con un’anima, dite: parla con un morto? Questo sarebbe insensato”.

51. Il monaco riflette. Ha pensato molto, cancellato ciò che ha creduto, senza trovarne qualcosa di meglio. Qui è stato detto quello che cercava. Porte chiuse? Chi è ‘l’uomo’ di cui ora gli ha parlato il sacerdote? Come se questo vedesse il pensiero, Sinkmann dice come se fosse profeta:

51. “Il nostro UOMO è il Signore del Cielo! I vostri superiori dicono semplicemente ‘diavolo’, perché non hanno un vero collegamento con Dio, l’Altissimo. Non dev’essere Dio, personalmente, che viene da noi, che ci fa sapere ciò di cui abbiamo bisogno? Esiste appunto un collegamento con la Luce. Se lo comprendete, su questa base si può conoscere molto, cose importanti per la nostra anima, per la fede e la verità, anche per quello che è utile per la vita terrena”.

52. “Devo venire nella vostra scuola, avrei molto da imparare, e ancora molto di più da estirpare. Dapprima dev’essere buttato via il vecchio, l’inutilizzabile, affinché il terreno diventi pulito; poi potete spargere la semenza”.

- “Questa era una buona parola!”. Sinkmann si rallegra come un bambino al quale gli si è dato un bel dono. I Doni di DIO sono i migliori. Tuttavia… per via degli altri deve continuare a metterlo alla prova. Nonostante ciò il giovane monaco è da proteggere. Dove e come? All’improvviso l’ispirazione:

53. “Non essere timoroso, non respingere, è per il vostro meglio. Vi mando con una lettera al Wartburg[11]; il nostro principe si prenderà cura di voi. Se qui una volta si libera il luogo, sapete che cosa intendo, allora venite di nuovo da me e sarete un buon aiutante, come si ha sempre bisogno”.

54. Quanto presto serve, non lo sospetta nessuno degli uomini. “Allora, quando ho fatto il voto, mi hanno dato il nome Luca, preferisco però chiamarmi Giovanni, come i miei genitori mi hanno fatto battezzare”.

- “Giusto! Domani mattina presto venite sulla via. Nella città c’è un commerciante con il suo servo, vi porto da lui. Tutto il resto verrà da sé”.

55. Chinandosi, il monaco ringrazia con poche parole, perché gli trabocca il cuore. Prima ha avuto una grande paura, ognuno veniva avvertito dalla ‘cova evangelica’, quale abominio commettesse… Spaventoso chi cadrebbe nelle loro mani… Dio abbia Pietà! Lui è sinceramente contento, il giovane monaco. Solo, la Wartburg… I principi agiscono diversamente da un sacerdote, che è la bontà stessa. Più tardi si stupisce come risulta del tutto diversa la sua via, una clemente Guida di Dio senza pari, anche se dapprima la ‘via verso la Wartburg’ non si svolgerà troppo facilmente.

56. Non il principe, un comandante lo aveva interrogato molto severamente, e solo la lettera di Sinkmann lo aveva salvato dalla prigione. E poi… Alla sua urgente richiesta, sul mandare subito degli armati, il comandante di guardia aggrotta dapprima le sopraciglia. “Ma dove?” chiede lui rude, e non perde di vista il monaco.

57. “Davanti alla porta del pascolo comunale c’è un piccolo boschetto, là dentro vi dovete mimetizzare. Ancora oggi verrà rapita una persona, l’ho detto all’onorevole Sinkmann. Non è una trappola messa a voi; per i rapitori può essere una trappola, se non indugiate”.

- Il comandante va a prendersi un permesso di marcia, dieci armati entrano presto nella valle, lui per primo. La strada viene attraversata al galoppo e il piccolo boschetto accoglie la gente della Wartburg.

 

 

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Cap. 16

L’imboscata ai cattivi – La donna dei morti è salva

La Luce insegna ancora tramite Beate

1. Il comandante dice piano agli armati: “Ascoltate: là dalla porta del

pascolo comunale arrivano dei passi. Me lo aveva confidato giusto il monaco?”. Gli alberi non stanno molto fitti, si passa facilmente con i cavalli, mentre lungo la via si trovano dei cespugli. Perciò non li si possono scoprire. Ecco che arriva un orrendo gruppo. Su un asino giace una forma simile ad un sacco, circondato da quattro uomini che somigliano alle persone di commercianti.

-         “Avanti!”, ordina il comandante. “Vogliamo vedere che gente è!”

- Ciò è fatto bene. Nell’avvicinarsi, i cespugli non erano un impedimento per cavallo e cavaliere, si vede da uno, sotto l’abito, l’orlo di una tonaca. Ah! All’istante i quattro con l’asino sono circondati.

3. “Che cosa avete lì?”, chiede il comandante, apparentemente calmo. “Avete pagato il dazio per la merce? Siete appunto commercianti, vero?”

- “Certamente, severo signore”, dice uno. “Siamo piccoli commercianti senza carro e ci accontentiamo di poco”.

- “Che cosa avete là nel sacco?”

- “Farina, per fare del pane”.

- “Da quando, un sacco con farina si muove?”

- Una maledizione soffocata. Se fossimo… Finché eravamo fuori dalla zona di pericolo… Ma l’inquisitore vuole vedere davanti a sé questa strega ‘perfettamente viva’.

4. Vorrebbero scappare, ma all’istante i travestiti sono catturati. Quando si toglie il ‘sacco’ dall’asino, c’è una coperta. Al di sotto di questa giace una persona, legata in modo tormentoso. La testa e i piedi pendono di lato. Nella bocca ha un bavaglio. Terribile! Quando slegano il fascio e lo adagiano sull’erba, si vede che è una donna. ‘Allora il monaco ha detto la piena verità’. Ecco che allora costui è da aiutare. Rimarrà più a lungo alla fortezza. Ancora consigliandosi chi fosse la donna, arriva una cavalcata, al galoppo, davanti il cittadino Schöber con le guardie dalla città. Quando vi giunge, salta dalla sella ed osservando il tutto esclama forte:

5. “Sia ringraziato Iddio, la nostra donna dei morti, la Meria Bartels! Non avrei mai creduto al monachello, ciò che mi ha rivelato”.

- “Da noi ha fatto lo stesso”, il comandante saluta il cittadino a lui noto. “Adesso ditemi, com’è possibile che questi ragazzi”, intende i monaci travestiti, “hanno potuto rapire la donna senza che nessuno di voi l’abbia visti? Infine, è ancora pieno pomeriggio”.

6. “Ce lo dirà Meira Bartels, perché questi…”, indica colmo di rabbia i legati, “…non confesseranno nulla”.

- “Il nostro principe scioglierà loro la lingua, siine certa! Se li consegna al loro strano superiore”, l’inquisitore, “non vorrei sapere che cosa succederà loro per la mancata spedizione”.

- I monaci diventano pallidi. O guaio, …che cosa sarà di loro?

7. Schöber chiede: “Comandante Scharfner, rimanete ancora con me. Una guardia va a prendere il medico, la povera donna è da curare, non ha quasi più respiro nel petto”.

- “Sei rimangono qui, io cavalco con gli altri alla fortezza, devo fare rapporto. Poi ci sono nove armati. Non può succedere più nulla. Invierò ancora un paio di armati, ci sono sempre alcuni sulla via, perché teniamo sicure le strade”. Dicendo questo, strizza gli occhi. Si aspetta l’inquisitore, non deve raggiungere la regione. Non lo si può catturare come i monaci, ma lo si può mandare fuori dal paese. Per questo, il principe ha pieno diritto.

8. Non ci vuole molto tempo, quando arriva Strauber con il carro, trainato da due forti muli.

- “Quindi è vero”, brontola il buon uomo fra sé e sé. “Avevo detto che non doveva andare al cimitero”, la Meira non lo ha fatto; tutto era ben studiato, allora anche il più prudente poteva capitare nella rete. Sul carro c’è molto fieno, che il medico aveva portato previdente con sé. La donna svenuta viene sollevata sul mezzo con la coperta.

9. “Il cuore batte ancora”, ausculta Strauber, “non sta niente bene”, dice rivolgendosi a Schöber, “perché è stata malata. Adesso torniamo indietro lentamente”, ordina a quel servo che conduce gli animali. “La potremmo sistemare da lei?”, chiede allo Schöber. “Sarebbe continuamente sotto la mia sorveglianza, che per lei sarebbe meglio”.

- “Naturalmente, questo si può fare senz’altro”. Detto, fatto. Ma ci vorranno un paio di giorni prima che la Meira possa dire veramente cosa è successo.

*

10. (il racconto): “Sono già stata chiamata una volta dalla zia alla porta del pascolo comunale, ma si era già ripresa. Al mattino era venuto un messaggero di andare subito, la zia sarebbe morta, avrei dovuto preparare l’ultimo giaciglio. Se l’avessi potuta vedere, allora avrei saputo che mi si voleva attirare fuori dalla mia casetta. Voi sapete, fra l’ultima casa del lungo vicolo e la casa al pascolo comunale stanno cespugli ed alberi che circondano in parte il pascolo comunale della città.

11. Io non ero ancora nella casa, quando da dietro mi è stato gettato qualcosa di spesso addosso, ho ricevuto un colpo sulla testa e poi non so che cosa altro è successo, finché sotto le vostre mani, dottor Strauber, mi sono di nuovo ripresa. Voi dite che ci è voluto tutto un giorno, finché non ho ripreso conoscenza. Mi sono sentita molto male. Quanti giorni sono già passati?”

12. “Cinque. Nessun mascalzone osa più venire in città, ma in futuro non andate più da sola, a nessun letto di morte, a nessuna tomba. Se arriva un messaggio, informateci. Non si preoccupi, noi sappiamo che cosa fate al cimitero; non sarete disturbata, là succedono cose buone. Se una volta muoio, puoi pregare anche al mio giaciglio funerario”. Un sorriso delicato della donna dei morti quando annuisce, che irradia formalmente il volto con leggere rughe:

13. “Lo farò quando… Ma non prego mai ad un letto di morte; sempre ad un ‘letto del Cielo’ Non ridete, dottore”. Cosa che Strauber non fa. “Se l’anima di una persona lascia il mondo, è più viva come non è mai nel corpo. La sua via va nel Cielo, prima o poi, è l’ultima stazione della via. Perciò chiamo l’ultimo giaciglio nel mondo il ‘giaciglio del Cielo’, oppure, proprio, ‘il letto del Cielo”.

14. Quante cose si possono imparare da questa donna anziana! Oh, i bambini pregano: ‘…che possa andare in paradiso’. Gli adulti si vergognano della (mia) preghiera infantile. Qualcuno può desiderarla, ma non lo confessa. Su ciò, cosa ha detto il Signore? «Se non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli»” (Matteo 18,3 e 19,14).

*

15. Sono da vincere molte preoccupazioni, il cittadino c’è sempre per la gente. Fin dall’avvenimento con Meira Bartels arrivano sovente degli armati dalla fortezza, rimangono a volte anche un paio di giorni nel luogo dove si è fatto tranquillo. Lo si vorrebbe solo mettere ulteriormente al sicuro dall’esterno, per fermare qualcuno. L’inquisitore è colmo di ira non cristiana, tiene molto stretti i suoi sottomessi, che cominciano un po’ alla volta a lamentarsi e qualcuno si interroga: ‘Questa, è ancora vita?’

16. “Oh, sì, tenuti troppo stretti, allora l’arco più forte si spezza, e qua e là qualcuno esce dalla salvezza della Chiesa. Sono persino i migliori che rimangono fedeli alla fede, anche della ‘Chiesa antica’, come la si chiama sovente, perché si chiama l’evangelica ‘la nuova Chiesa’. Assolutamente giusto, chi nella fede rimane fedele alla Chiesa di sua provenienza.

17. In quel tempo nessun evangelico, da predicatore, che era riuscito a parlare pubblicamente – senza pensare ai fanatici di entrambe le parti – si è espresso contro la Chiesa cattolica, contro i suoi fedeli; non ha mai esercitato nessuna arte di convincimento verso il miglior cattolico: ‘Venite da noi! Qui regna la vera Parola del Signore!’. Nonostante la lotta sotterranea in molti luoghi, qui le cose proseguono ben pacificamente, particolarmente sottolineato: fra le due parti di fede fra il popolo.

18. I quattro monaci, secondo il diritto del principe, pronti per la morte, vengono riportati indenni ad Augsburg, la loro città. Purtroppo, sono tali fanatici, che spargono appositamente la cattiva semenza; soltanto, non trovano molto ascolto. L’inquisitore ha ancora bisogno di loro, non può farne a meno, altrimenti li avrebbe puniti. Per questo gli capita nella rete qualche altra povera vittima, nemmeno troppo pochi dalle file della propria fede.

19. Dove rimane l’annunciata difficoltà? Se lo chiedono gli amici. Inutilmente l’uomo è lieto quando la vita scorre, nonostante il su e giù porti qualche preoccupazione, quando oltre al buon lavoro fa cenno la calma e tutto ciò che ‘il mondo’ può offrire. Certamente gli amici ne sono lieti, se in generale non si mostra nessun male, stando ora sotto la protezione del principe. Per loro, i perfetti fedeli, come sconosciuti, vale comunque soltanto la ‘Protezione di Dio’.

20. Nel frattempo è trascorso un anno intero da quando è stata la faccenda della Meira Bartels. Nulla è più successo, eccetto proprio quest’unico disagio, quello che l’angelo aveva allora annunciato. Ah, sì, la donna dei morti è amata ovunque. Anche se era grave e riprovevole, era ed è rimasto l’unico caso. Che cosa non si è realizzato della ‘Parola’? Allora, nemmeno ciò che era stato prima, non era autentico? La bambina Beate si è solo inventata qualcosa? Allora anche la parola dell’angelo del sacerdote dovrebbe essere non vera. E questo, …mai, giammai!

21. Su questo si discute continuamente, senza trovare nulla, e si rimane comunque in qualche modo attaccati fermamente a ciò che era stato detto. Di nuovo si sta seduti insieme. Beate interiorizzata in silenzio, e il sacerdote Sinkmann che pensa: ‘Rallegratevi, voi figli degli uomini, se ‘questo’ non è ancora capitato. Non si conosce proprio il ‘questo’. Si teme certamente una o l’altra cosa, soprattutto l’inquisitore che non dà pace. I suoi sgherri corrono attraverso il paese per catturare gli odiati. E si sente di gente che ha viaggiato molto, che lontano nel paese dei turchi ed altrove la peste miete le sue vittime.

22. In un giorno grigio di nebbia, in cui la sera scende molto presto in modo che si cerca la propria via di casa con delle piccole lanterne, l’inverno si deve certo far scacciare dalla primavera. Nonostante ciò, tutto è triste, come in qualche cuore. Si sta radunati, anche padre Angermann, Göster, e da poco la Meira Bartels. Fra lei e Beate si è formata una solida unione. Strano: la giovane ragazza, con la donna che porta sul dorso più di sessant’anni. Ah, che cosa chiede un cuore vivo della Luce dell’età di questo mondo? Nulla! Vale l’età del Cielo, anche se questa non la conosce nessuno, ben saggiamente nascosta dall’Altissimo.

23. Si discute la questione: – L’angelo ha detto qualcosa che non è capitato? Perché? Allora la ragazza sta di nuovo tra gli adulti, all’improvviso ha un altro aspetto, come sconosciuto, come… Non lo si può chiamare. Nessuna bocca d’uomo conosce quel linguaggio, queste Parole che il Signore manda, l’onnipotente Dio! una consolazione, una Guida: quando ‘questo’ arriva, siate pronti.

24. “Voi, figli di uomini, esaminate e non arrivate a nessun risultato, perché voi – certamente coniati dalla Luce – vi lasciate ancora affascinare dal movimento del mondo. Dio vede certamente quale difficile sorte opprime adesso l’umanità; è il decorso dell’avvenimento, il ‘frutto del divenire’, ancora acerbo nella materia, che non si è appunto dischiuso al santo maestoso Sole. Chiedete che cosa significa ‘frutto del divenire’? Oh, siete già ben maturati, anche se manca sempre qualcosa, finché un figlio del Padre percorre la via del co-aiuto.

25. Dagli smarriti non c’è da aspettarsi ancora nessuna maturazione. E ciononostante, costoro stanno sotto il raggio benefico dell’alto santo Amore redentivo, innanzitutto la prima figlia che si è dischiusa alla Luce. Rimane la vera Parola: ‘I primi saranno gli ultimi’. Questa è un duplice volto, difficile da riconoscere, perché si crede questo: – se per primo si ha riconosciuto il Signore e ci si è affezionati a Lui, si dovrebbe anche essere sempre il primo ed appartenere alla prima schiera. persino vero, solo diversamente di quanto uno lo vorrebbe considerare.

26. Coloro che il Creatore ha chiamato per primi alla vita, rimangono sempre i primi[12], nella loro funzione come si è svolta l’edificazione dei meravigliosi Giorni della Creazione (vedi Opera Ur). Sì! Voi pensate che allora tutti gli ultimi dovrebbero rimanere eternamente sull’ultimo gradino? A ciò fissate il dubbio: oh, che cosa ne possono loro, se saliranno per ultimi dalla Fonte di Grazia di Dio? E che cosa i primi, che avrebbero sempre avuto il loro privilegio? Chiesto così, la vostra conoscenza sbaglia. Fate attenzione:

27. Per via del Lavoro nella Creazione, rimanendo eternamente sotto l’onnipotente mano di Dio nel decorso (del tempo), e comunque nella sua sequenza di cambiamento che (neanche) nessuno dei primi afferra completamente, cosa che non è necessaria, resta intoccato ciò che è del Creatore! Questo non lo tocca nessun figlio, che si sa ben custodito sotto la Guida del Padre-Iddio. Infatti, ciò che è da riconoscere, lo dà LUI, l’Altissimo, ai Suoi figli.

28. Il Segreto-Ur è il Potere! A questo non arriva nessun figlio, nemmeno i principi del Regno che non hanno mai teso le mani al Potere del Creatore. Lo ha fatto solo la prima figlia (Sadhana). Perciò un giorno sarà l’ultima a poter mettere il suo piede nella Casa del Padre. Questa è l’interpretazione fondamentale della Parola di salvezza.

29. Esiste ancora un’altra immagine che avete già potuto riconoscere in parte, e cioè: ‘Chi si mette nella prima fila senza chiedere se ci può stare, …cioè mai, fa parte degli ultimi che il Signore chiamerà a Sé’. Questo – pensateci – per l’ultra grande Grazia e Pazienza! Così a questi rimarrà un lungo tempo, e secondo la Luce saranno colpiti sovente, sia che se ne accorgano oppure no, per giungere ancora da se stessi a un ritorno. Se questo è ancora così debole e povero, …LUI, il Padre della Misericordia, prende per questo l’alta misura della redenzione! Con questa misura, poi, le lunghe vie, per introdurre questi figli nel Regno della Beatitudine.

30. Ma anche nella materia, in particolare su questo mondo, si mostra il simbolo: – Coloro che si siedono su alte sedie, anche se vi vogliono rimanere molto a lungo, cadono comunque dalla sedia spinta in alto da loro. Appunto, tali saranno anche davanti al mondo ‘gli ultimi’, sovente disprezzati, i cui nomi sono diventati suono e fumo. I vostri nomi, quindi, quelli del mondo…”, è come un delicato sorriso che passa sul volto della ragazza, “…nessuno ammesso ad elevarsi lo lascia valere, né starà scritto in nessun libro nel quale sono scritti soltanto gli alti, …unicamente osservato dalla parte del mondo.

31. Adesso vi domando: ‘Siete per questo, meno di quello che siete? Si spezza perciò qualcosa dalla vostra entità, che interiormente è unicamente la vera Vita, distribuita dal Padre-Creatore?’. come una gioia che vi tocca in modo forte, in più il ringraziamento: ‘Siamo contenti perché davanti al mondo siamo i piccoli e gli ultimi; e davanti al nostro Creatore lo vogliamo rimanere, perché… Oh, qui aggiungo ciò che vi è riconoscibile solo nella percezione:

32. Il Padre guarderà, amerà e guiderà i Suoi figli eternamente singolarmente, li coprirà di Grazie. Quindi, sia davanti, nel mezzo, oppure in qualche modo stando alla fine: esiste una sola schiera di figli! L’ammaestramento su quella Parola di Gesù che gli intelligenti del mondo conoscono e raramente l’interpretano in modo giusto, è concluso; c’è ancora altro da insegnare su ciò che alla fine vi ha preoccupato molto. Questa è la questione se quella dichiarazione esiste per diritto, perché il ‘presto’ non è avvenuto e si fa sempre aspettare. Oh, non pensate troppo poco alla salvezza, che è la base di ogni rivelazione!

33. Se il Creatore pone un tempo, sempre ‘il Suo’, perché calcolate secondo la misura del tempo di questo mondo? Egli non può – per voi incomprensibile, cosa che non vale come errore – abbreviare il tempo, come lo ha detto il Salvatore (Matt. 24,22). Ciò, non andrebbe contro ogni Ordine in cui il tempo è ancorato? Allora l’Ordine, il Tempo dell’Opera del Signore, sarebbe vano, pensateci.

34. Un abbreviare o anche un prolungare il tempo non è altro che un avvenimento inserito nel decorso di ogni tempo saldamente stabilito, e giungerà ad effetto. questo che qui viene sottolineati continuamente per il bene degli uomini, perché succede in questo mondo. Diversamente, questa salvezza della Grazia vale nell’immenso cosmo della Creazione per ogni schiera di figli, su ogni stella con della vita, in tutti i mondi di vita dove dimorano i figli della Luce, dove peregrinano i viandanti attraverso la materia. Lo stesso che avevo una volta da preannunciare.

35. Riflettete, se il compassionevole Dio lascia ad un figlio il tempo per essere almeno inserito pure nel ‘frutto del divenire’. A questo riguardo lasciamo valere innanzitutto gli uomini. Non fa differenza se, nella difficoltà, se come frutto agro – non intesa la gioventù – viene tolto dalla via della vita (terrena) attraverso un avvenimento, che per molti dev’essere una riflessione, come per il ‘Mene Tekel U=pharsin’ (Dan. 5,25: «Contato, pesato e diviso»), a seconda, se un cuore vuole cambiare.

36. Se si viene richiamati attraverso il ‘Mene Tekel’, nell’aldilà ci vuole molto tempo prima che una tale anima giunga alla Luce dalla sua propria tenebra, ed è possibile solo attraverso un aiuto maggiore. Tuttavia, se è da calcolare al ‘frutto del divenire’ un ritorno della morte anticipato, come qualche volta un malfattore sulla croce, allora per lui vale quella stessa Parola: ‘Oggi sarai con Me nel Paradiso’ (Luca 23,43), il che significa, che per una tale anima anche la via nell’aldilà basta per la salvezza antecedente, di quanto sarebbe stata determinata altrimenti.

37. I tempi d’attesa sono inesprimibilmente i maestosi tempi di salvezza e di grazia, e nessun uomo che ha acquisito la conoscenza deve chiedere malamente: ‘Come mai la Parola non si è adempiuta?’. Voi, piccola schiera, avete creduto in ogni tempo: ‘La Parola di Dio è immutabile ed eternamente vera!’. Ciò che EGLI promette, lo mantiene certamente! Questa fermezza di fede vi ha elevato, non davanti al mondo né davanti ai figli di altra fede, perché per tutti, come già detto, esiste un solo gradino! No, amici, voi stessi siete saliti qualche gradino sulla vostra propria scala del Cielo, e questo procura la Grazia del nostro Signore, il Salvatore, per l’intera schiera dei figli di Dio!

38. Chi riconosce questo, non si eleverà né interiormente né esteriormente e non si vanterà. Solo il gradino dell’umiltà fornisce la più salda garanzia per la via nel Regno del Cielo, senza vacillare, senza deviare! Il ‘presto’ viene di notte, più rapidamente di quanto crediate. Non dubitate più della Rivelazione, e potete dimostrare la fermezza. Se lo potete e operate così, molti saranno il vostro sostegno ed aiuto.

39. Oh, in voi si vede facilmente la modestia: che il sostegno e l’aiuto verrebbero del tutto unicamente da Dio! A questo c’è da dire: chi la pensa diversamente è uno stolto, credendo che lui possa aiutare. Allora gli domando: ‘Attraverso chi? Con che cosa?’. – Non è eternamente il Creatore soltanto, l’Aiuto e il Sostegno per tutti i figli? Nondimeno, è da vedere così:

40. Il Creatore non si è creato il Suo popolo di figli cosicché uno come l’altro viva solamente per ricevere e mai dare. Attraverso i Suoi figli Egli fa fluire Sostegno ed Aiuto, quando hanno i cuori aperti, quando sono di buona volontà, quando il loro spirito, ricevuto da Dio, è unito con Lui. Si può aiutare attraverso la Sua guida abituata alla salvezza! Ogni bene proviene certamente dal Donatore di tutti i buoni Doni (Giac. 1,17). Egli lo fa scorrere attraverso l’uomo aperto tramite la Luce, tramite cui viene data la salvezza al donante e al ricevente.

41. Un figlio può essere un buon donatore sotto la Benedizione ricevuta. Questa sta davanti alla vostra porta! Non ne siete aggravati voi, dovete essere preparati e non chiedere mai ‘O Dio, perché viene il flagello degli uomini sui Tuoi figli?’. E se uno o l’altro di voi ne viene colpito, …non piangete, non lamentatevi, presentate la richiesta a DIO. State in silenzio nella vera fede: qualunque cosa – che gli uomini non possono comprendere – tutte le cose servono Dio per il meglio, …per i figli, perché EGLI non porta in Sé altri Pensieri di luce che la salvezza, destinata alla Sua Opera per i figli!”

42. Il messaggero della luce aspetta, se e come reagiscono gli amici.

- Che ora parli il sacerdote Sinkmann non stupisce; già terrenamente lui è unito fortemente con l’anima della ragazza-figlia, forse perché entrambi odono il loro angelo, oppure esiste anche un legame celeste? - “Posso chiedere, alto messaggero che Dio ha mandato a noi per confortarci?”

- “Qualunque cosa può chiedere chi è spinto a farlo. La luce dà sempre una risposta, ed è bene se l’uomo si accontenta, persino quando si vorrebbe sentire preferibilmente il bene, invece di sentire altro”.

43. Sinkman esita: “In realtà, non è una domanda; quello che Dio-Padre fa portare, è bene, anche se noi essendo esseri umani lo sentiamo spesso in modo diverso. Con ‘bene’ si comprende nel mondo ciò che non opprime la vita. Io penso realmente, che ciò che viene dal Padre, serve comunque ad ognuno per il bene, per l’educazione. E tutti hanno disperatamente bisogno di quest’ultima, anche noi tutti qui. Tuttavia, ritengo opportuno dire:

44. Ti prego, amico del Cielo, porta a Dio il Padre il nostro ringraziamento, amore, riverenza e la fede, con questa richiesta: Signore, aiuta, quando noi possiamo aiutare con deboli forze. TU sei il Sostegno, l’alto Aiuto. E se non è possibile diversamente, fa che maturiamo dai frutti del divenire nell’afflizione, paura, sofferenza e spaventi, …per la Tua Gioia di Padre, per la nostra salvezza sulla nostra via del ritorno a Casa! Anche a te, messaggero del Padre, sia offerto il ringraziamento di tutto cuore; servendoci, ci hai portati di nuovo sulla giusta via della fede”.

45. Ah, ecco che tutti sollevano in alto le loro mani, pregando, ringraziando, ed ogni cuore giace nelle mani come un magnifico fiore, portato giù dalla luce, che porterà gioiosamente in alto al Padre i doni dei figli degli uomini. “Vi ha colmato la Benedizione di Dio, Lui, Egli rimane da voi. La Sua Gioia di voi non è piccola. Conservate questo come Forza, di cui avete bisogno. Vi saluto”.

 

 

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Cap. 17

 

Ulteriori insegnamenti dalla Luce e indicazioni per il tempo in arrivo

L’essere con la falce e le sette baracche –­ Arriva la peste nera

Il grande inquisitore non demorde

 

1. Il gioco dei mondani continua a peggiorare, quello di coloro che usurpano con violenza nel delirio del potere per sé. Il popolo povero diventa sempre più povero, i buoni credenti – di entrambe le parti – si scoraggiano. Persino qualche principe, buono e fedele, pronto ad aiutare i suoi sudditi, deve fare di tutto per evitare essere anche lui ‘sequestrato’. Il consigliere comunale ha fatto sorvegliare da tempo, portone e muro della città, giorno e notte. Chi viene e vuole entrare nella piccola cittadina, viene formalmente perquisito a fondo, non solo riguardo a quello che crede, da dove viene, con quale intenzione visita il luogo, – no, non si tratta solo di questo, è più importante se qualcuno è sano e ben conservato.

2. Quest’ultima disposizione parte dal dottor Strauber, poiché arrivano ulteriori parole dell’angelo attraverso Beate e attraverso il sacerdote Sinkmann, e gli amici insieme ai cittadini fidati devono confidare nella Rivelazione dal regno della luce. Oh, sì, proprio ciò che prima avrebbe risvegliato in loro resistenza… È Beate che ha sussurrato al dottore, insistendo:

3. “Lui”, intende il suo angelo, “ieri notte mi ha detto che dovete costruire velocemente molte baracche grandi cosicché ognuna possa accogliere molti uomini, davanti al portone del pascolo comunale, sull’ampio prato che appartiene alla città. Devono essere luminose ed asciutte”.

- “Hm, e poi?”, Strauber tira su le sopracciglia.

- “Ci sia abbastanza spazio per ciascuno nella sua singola casa, oppure proprio in una cameretta come ce l’ha la donna dei morti”.

- “Per cosa ci servono le baracche? Il prato è pascolo; non vi rinuncia nessuno, siine certa”.

4. “Non lo so”, dice la ragazza, lui era serio, così serio come non l’ho mai visto. Mi ha stretto la mano ed ha detto: ‘Fate come ve lo devo portare; DIO, il Signore, vi vuole aiutare, persino se molti uomini fra breve non vivranno più’. Quando ho indagato come andrebbe per noi, ha sorriso con dolcezza: ‘Non lo domandare! Ogni figlio della Luce percorre la via del Signore, breve o lunga. I coraggiosi possono portare il loro obolo, …uno, forse anche un altro. Questo è nella Volontà di guida di Dio’. Poi è scomparso così velocemente, che ho avuto quasi la sensazione come se piangesse ma non voleva mostrarmelo. Ah, gli angeli, intendo, non hanno bisogno di piangere. Oppure sì?”

5. “Chiedilo al sacerdote, ragazza, forse piangono per gli uomini, per la loro cattiveria che corre attraverso il grande paese”.

- Allora Beate va riflettendo dal sacerdote, che è da Schöber. Gli uomini volevano discutere di diverse cose. da controllare ed ordinare giornalmente, per proteggere la città da diversi pericoli. La moglie di Schöber fa entrare subito la ragazza. Essa sa di lei, ha udito qualche ‘parola dalla luce’, si è affezionata a Beate, soprattutto perché lei stessa non ha figli. L’unica figlia era morta da bambina.

6. “Che cosa c’è, Beate?”, le viene chiesto.

- Il suo volto, ancora infantile, ha un aspetto preoccupato. Sinkmann ha avuto un altro sogno, ha visto un uomo tetro. Costui portava una falce come un contadino la sua; e dove passava, cadeva stelo dopo stelo. Dei singoli li lasciava stare. Dopo, questo grigio passava su tutto il mietuto con passo incurante, come se non avesse più importanza di raccogliere nessuna spiga e custodirla. Voleva proprio raccontare questa immagine al consigliere, non voleva appesantire i cuori ai vecchi amici. Come cercando aiuto, Beate si appoggia al suo braccio.

7. “Volevo dire oggi di ciò che è venuto questa notte; ma siete stati ancora via. Mia madre sapeva dove vi potevo trovare. certamente bene che il nostro migliore amico”, indica Schöber, “senta anche lui”. Riferisce il suo sogno dell’angelo. Sinkmann la guarda lei ed il cittadino. Quando vuole raccontare ora il suo sogno, che può somigliare in qualche modo alla parola dell’angelo, arriva il dottore che aveva seguito Beate.

8. Quando si sente parola e sogno, li si confronta, Schöber diventa del tutto pallido. “Quindi è così”, mormora. “Non lo volevo ancora credere, ho cercato di non pensare al racconto, pensando che il Signore non lo permetterà! E …ora? Non so che cosa significano le due cose, il vostro sogno, sacerdote Sinkmann, e quello che Beate ha da annunciare, in qualche modo sono simili a…”. Lascia aperto il pensiero, gli sembra essere troppo orrendo. Perché se… se…

9. Il dottore dice: “Ho raccolto diligentemente delle cose con Meira Bartels: molte erbe officinali, questo e quello. Presto, o Dio misericordioso, ne avremo bisogno! ‘Questo’ è più vicino di quanto sospettiamo o sappiamo. Non me lo sono mai immaginato così, perché il mietere del raccolto è qualcosa di buono, benedetto da Dio. Ho sempre pensato così quando non… Ebbene, sapete ciò che intendo”.

10. Strauber era un cosiddetto ‘a metà’ (strada), non veramente senza Dio, ma nemmeno saldamente unito con Lui. Attraverso Beate era arrivato alla conoscenza della Luce. Ora si tratta di innumerevoli uomini. Lo ha sentito da un viandante che si era insinuato ed aveva incontrato il dottore per caso. Costui gli aveva sibilato: ‘A sud, intere città, luoghi, molti villaggi, devono essere completamente morti’. Allora Strauber aveva pensato così: ‘È di certo disperatamente difficile, però è ancora meglio di ciò che gli stranieri – pensando allo spagnolo e al suo seguito – hm, fanno rubando la gente. Il loro rigore è maligno – non lo si può chiamare diversamente – perché procedono in modo orrendo contro le vittime. Li chiamerei: covo dell’inferno’.

11. Schöber si passa la mano nei capelli. Lui, può preservare ancora la sua cara città, se stesso, sua moglie e chi altro? – “Vedete”, si rivolge agli uomini, “ho fatto da tempo sorvegliare severamente i portoni e nessun malato è entrato con la …peste”. Lo dice piano, il grande uomo, che era coraggioso quando si trattava di servire sempre i suoi cittadini.

12. “Non si può fermare questo male; portoni, mura… A cosa servono altrove? Certamente è molto bene che voi, amico Schöber, avete messo dei chiavistelli. Ma se ora il Signore manda la piaga?”

- “Cosa dite voi, Sinkmann?” Strauber scuote la sua testa.

- Persino Beate ha una faccia preoccupata. “Dio è buono”, sussurra. “Egli non manda mai punizioni! Se sì, …allora la si dovrebbe chiamare ‘il Suo aiuto’, se per questo viene tolto un grave male”.

13. “Pensi all’inquisitore?”, chiede Schöber.

- Beate annuisce. “Si sentono certe cose nei vicoli; molte persone hanno paura che l’oscuro possa comunque arrivare, come ha fatto sentire; verrebbe ‘dal Satana evangelico con spada e zolfo’. Così stava scritto poco fa sul muro, all’esterno, davanti al cosiddetto portone dei vitelli. Era stato portato di casa in casa”.

14. Schöber conferma: “Sì, ci era stato riferito un mese fa. Ho incaricato tutti gli uomini nelle loro parti che ognuno ha da assistere, di esclamare: Lascio piuttosto distruggere la buona cara città in un mare di fuoco, piuttosto che il grande ‘piede nero zoppicante’, ho sempre chiamato così quello che si è fatto grande, potesse rubare una sola anima. Dopo di ciò è tornata la calma. Nessuno ha preso alla lettera il mio ‘mare di fuoco’; lo posso dire: si conosce il mio impegno di aiutare uomini e donne. Ma che cosa facciamo ora?”

15. Strauber si costringe alla ragione: “Davanti al cancello sarebbe certamente il posto migliore dove si porterebbero i malati. Nessuno di loro deve rimanere a casa! Altrimenti questo luogo diventerebbe del tutto deserto. Si deve far valere la severità, caro Schöber, anche se non dà nessuna gioia. Loro non si devono nemmeno incontrare reciprocamente come al solito, cugino ed amico del cuore. I malati devono rimanere isolati, eccetto che la vita ed il lavoro devono continuare.

16. Le baracche sono da erigere velocemente, un recinto, alto e solido, con solo una porta che è da sorvegliare il più severamente possibile. Nella vicinanza non si deve lavorare. Quando negli anni da giovane sono andato una volta lontano, verso sud-est, c’era una epidemia. Come si chiamava, non lo so. È stato spaventoso.

17. Nonostante ciò, i contagiati erano assistiti. Si portavano mantelli scuri con cappucci da cui potevano guardare attraverso solo gli occhi. Vicino a noi c’è del sambuco, ed è strano: la donna dei morti una volta mi ha detto: ‘Ne ho raccolto, mi strofino con questo prima di andare al giaciglio di un morto, anche dopo, ancora una volta. Raccoglietene molto, dottore, ne potremmo aver bisogno’. Anche la Meira ha avuto una ‘visione’?”

18.Senza il minimo segno come si era manifestato altre volte, Beate sta con gli occhi chiusi, e riferisce con calde parole: “Non pensate che Dio volteggi una verga! – Lo potrebbe fare per i cattivi. No, arriva il peso che vi abbiamo da tempo annunciato dalla Luce. In tal modo verrà trattenuto qualcosa di molto più spaventoso, e coloro che vorranno portare ‘questo’, standovi già molto vicino, è velato, per cui non lo sapete ancora. Cadranno sotto la falce del mietitore, e poi… Che cosa farete con loro, quando giaceranno davanti alle vostre mura?”

19. “Li lasciamo lì”, brontola Strauber.

- Risponde la Luce: “È comprensibile che gli uomini vogliano rendere la pariglia. Domandate prima come agirebbe il Signore Iddio. Quindi fate così: – Chi dei fedeli, presto, avrà terminato la sua via di viandante, non deve dire: ‘Signore, perché anch’io?’. Quello che va bene per uno, è indifferente all’altro, e ciò significa: ‘Lasciate solo a Dio, il Signore, la Guida! EGLI sa per chi è meglio che sia tolto dal mondo, per bloccare il suo male infernale e …l’anima di chi può peregrinare gioiosa verso Casa’. Questi ultimi hanno appunto compiuto la loro opera del giorno; e potete ben fare lutto, ma non essere mai tristi smisuratamente.

20. Non è la stessa cosa, amico dottore”, detto così amorevole che a lui vengono le lacrime. “Separazione richiama la tristezza, che nel vero senso proviene dall’amore. Il piagnucolare non viene riconosciuto! Sia pensato oppure no, viene misurato di meno. Siate pronti ad aiutare; non dimenticate le anime più povere. Questo servizio procurerà nell’aldilà il loro primo gradino alla conoscenza. Per certi un’eternità. Infatti, la Grazia di Dio non viene mai inutilmente, mai troppo tardi! Questo tenetevelo davanti agli occhi; tenetevi stretti alla Bontà di Dio!”

21. Dopo la ‘parola’ si è di nuovo fatto un lungo silenzio. Gli uomini si guardano, ci si porge la mano taciturni, ognuno va benedetto alla sua opera del giorno. Costa molta fatica chiarire al costruttore il perché deve costruire delle baracche. “Ne basterebbe una”, brontola contenuto.

- Il medico ne pretende inizialmente sette, ed ognuna deve contenere almeno cento persone.

*

22. Lui, comunque, aveva calcolato per molti più malati, poiché ora la peste infuria senza pietà. I contagiati vengono portati via rapidamente, con solamente il giaciglio e la biancheria di ricambio. Alla donna dei morti si vieta di assistere i morti, e anche di andare alle tombe; si avrà bisogno di grandi fosse comuni, per seppellirne molti. Diventando di nuovo cordiale, lui le spiega:

23. “Guarda, che se tu prendi il soffio della peste, lo porti oltre anche ai sani. Il sacerdote una volta predica, di andare nella propria cameretta e pregare lì; Dio ‘ricompenserebbe pubblicamente’ chi lo fa. Sii brava, prega a casa; là puoi aiutare al meglio ogni anima. Se dovesse riguardare anche me, …ti ringrazio già in anticipo se con la preghiera mi aiuti a raggiungere il Cielo”.

- La donna dei morti bacia la mano del medico, cosa che non ha mai fatto nella sua cerchia, e va via senza dire nulla.

24. Per paura e spavento non ci si fida quasi più del suo prossimo. Fra amico e nemico arriva la ribellione, persino qualche omicidio. Soprattutto in campagna dove non viene esercitata solo la prontezza di aiutare. Le settimane sono stracolme di afflizione e morte. Nelle città c’è ancora un sostegno tra i principi, come nell’oramai ferreo regime presso Schöber, …per l’utilità della popolazione.

25. Meurer e gli amici, Göster, Angermann ed altri che conservano la ragione, sono in piedi dal mattino alla sera. Ci sono le baracche. Meurer è il più diligente ed ha ammonito tante volte: “Pensate che anche noi possiamo giacere qui, assistiti? C’è da aiutare qualcuno nuovamente. Come avrete voi l’aiuto, allora concedetelo ad ogni altro, a tutta la vostra città”. Questo ha spronato gli altri.

26. Arriva qualcosa di buono che rallegra coloro che sono ultra aggravati: certi cittadini danno denaro, coperte calde, degli strumenti, di cui si avrà urgentemente bisogno. I contadini portano paglia, fieno, legna per letti, …tutto gratuitamente. Questa era l’idea di Schöber, come esempio dalla fortezza, là regna DIO!

- Poi una notte: all’improvviso viene bussato alle porte chiuse delle mura. “Lasciateci entrare, dietro di noi ci insegue la peste!”. Quelli che chiedono di entrare sono fuggiti da dove il grigio volteggia già la sua falce.

27. Aprire di notte un portone sarebbe pericoloso per tutto il luogo. Non si può sapere quanti stanno fuori, e se hanno già il loro segno della morte. Ora la notte è mite, allora non è difficile per nessuno di aspettare il vicino mattino. Strauber consiglia che si deve solo chiamare, e lui arriva. Al buon sacerdote dispiace, ma accetta che non si possa agire diversamente, non per ultimo proprio per coloro che aspettano fuori. Ed è fatto bene. Lo si vede già nel primo bagliore del mattino.

28. Dapprima avevano pensato che doveva arrampicarsi sulle mura un servo di guardia per vedere che cosa succedeva là fuori. Costui scende e ritorna di nuovo velocemente riferendo: “Ci sono cinquanta persone e con bambini, che fa pena al cuore. Alcuni vi giacciono, senza muoversi, sono certamente malati”.

- Ci si consiglia: Schöber, Sinkmann, Strauber, Meurer, Göster, e con loro due servi della città che si annunciano subito come assistenti, per cui si è molto grati con sollievo. Perché portare solo le persone nelle baracche? E poi…?

29. Il portone si apre. Uno spiraglio per gli uomini che vanno dal gruppo. Il dottor Strauber ha subito isolato i malati da coloro che sono ancora sani. Questi ultimi vengono portati nella prima capanna, che offre abbastanza spazio; gli ammalati, ce ne sono dapprima dieci, vengono mandati nell’ultima capanna, in modo che – almeno per il momento – si forma un grande spazio fra le baracche. È già cominciato!

30. Quando lui, con il sostegno di Schöber e degli altri, dispone severamente che nessuno deve andare avanti e indietro, allora si argomenta: ‘Andrò da mio marito!’ - ‘…io da mia zia…’ ed altro ancora, ‘non l’abbandonerò mai. Io curerò!’

- Viene detto loro: “Allora andate dai sani, che si spera siano salvati, se voi stessi strada facendo non vi siete già presi il germe.

31. O seguite i nostri ordini, oppure dovete andare! Sì, noi aiutiamo. Nessuno deve soffrire mancanze, finché ci è possibile. I sani rimangono qui in questa prima casa. Aspettate solamente; presto ne arriveranno ancora molti di più, e non sappiamo ancora se anche la nostra città non venga infettata”.

32. “Questa è la verga di Dio”, grida uno furiosamente, “perché non abbiamo seguito il santo Cristoforo e gli siamo sfuggiti. Lui ha il vero Evangelo…”

- “...con il fuoco, tormento e morte!”, interrompe padre Angermann. “Non sapete quante donne, uomini e bambini hanno dovuto soffrire insensatamente? Che cosa chiamate voi il vero Evangelo? Ora sei libero di tornare indietro, e davanti a questo…”

33. No, oh, no! Nemmeno in questo senso vuol dire ‘santo…’ – “…cadere davanti a questo straniero. Puoi tradire la nostra città, cosa che non è necessaria. Lui vuol venire qui e, allora, …aspettiamolo”. ‘Solo diversamente – amichetto – di come stupidamente lo pensi. Povero popolo guidato nell’errore. O Signore: aiuta!’

34. C’è molto da fare, mentre Strauber insieme con Meurer ha già assegnato ai malati i loro giacigli. Gli aiutanti e gli uomini della città portano dei camici scuri, e ne hanno lasciato pure un altro pendere sulla schiena.

35. “Nessuno può entrare qui”, ordina il medico ai servi. Dato che i due uomini sono forti, non è difficile respingere i non addetti. Finalmente si comprende che qui si trova la provvidenza come non la si trova da nessuna parte. Oh, se qualcuno ha bussato da qualche parte, non veniva aperto, inoltre era stato molto rimproverato: ‘Gentaglia di morte, andatevene, altrimenti sciogliamo i cani!’

36. Viene distribuito pane e minestra. Chi non ha niente, riceve la scodella con il cucchiaio, che deve utilizzare ognuno per sé. Poi, …sì, si è grati, perché si viene provveduto sotto un tetto e si può dormire tranquilli. Già il giorno dopo arrivano altre persone, tutte malate e segnate dalla peste. Viene aperta la terza capanna, è meglio che rimangano da sole.

37. Strauber lo sapeva di organizzare separatamente per diversi gradi di malati. E di nuovo del bene: del primo gruppo si annunciano degli uomini ancora sani. Sarà urgentemente necessario impiegare molte mani, molto presto anzi, quando avranno da portare via i morti. Molto lontano nella pietraia sono stati previsti i profondi fossi.

38. Per alcuni giorni la verga sembra diminuire. Gli amici non dicono ‘venuta da Dio’. Certi stanno meglio, nessuno è stato ancora contagiato; ma la preoccupazione rimane. Arriva un altro messaggio, come la peste in molte parti fosse progredita e si era diffusa tra poveri, ricchi, elevati e inferiori. Non si ferma nemmeno davanti alle porte chiuse, per quanto saldamente. Non c’è da stupirsi del marchio: gli impauriti lo sussurrano uno all’altro: ‘Vola attraverso l’aria come un drago. All’improvviso è tra di noi’.

39. Padre Angermann e il sacerdote Sinkmann si sforzano di estirpare la chiacchiera, con amorevoli ammonimenti ed indicazioni al Salvatore, alla Bontà e alla Misericordia di Dio. Ma naturalmente, ‘questo’ (il mostro=peste) è lì, non si lascia scacciare, nemmeno con buone Parole a Gesù. A volte Sinkmann deve appoggiare la sua fronte nelle due mani, temendo molto per la fede, persino per la sua.

40. Già dopo una settimana, quando era arrivato il secondo gruppo, cade all’improvviso qualcuno nel vicolo superiore: è una donna anziana. Un servo di guardia, dei quali molti sono stati assegnati dal consigliere per controllare i vicoli, se necessario, anche nelle case affinché, dove una persona giace sul suo letto, fosse velocemente portata via, mette in allarme il dottore.

41. Strauber arriva con Meurer. Si sta proprio facendo sera, il lavoro è fatto, quindi la schiera di amici è pronta, uno come l’altra, di aiutare dove serve sempre l’aiuto. Quando il medico osserva la donna, il suo volto si fa serio a morte; avevano già i ‘mantelli di peste’, come si descrive il vestito di protezione. “Ah, ora la morte nera è già nella città!”. Meurer lo dice a bassa voce, suona come un silenzioso pianto di uomo.

42. “Vai a prendere la lettiga”, ordina il medico al servo, “non devi fare altro”. In due portano via la malata.

- Strauber respira pesantemente. Donna e lettiga hanno un peso; non solo per quello materiale. No… il peso maggiore è il giogo del cuore. “Vuoi collocare i cittadini in modo particolare, quando…”

- “Non ci vorrà più molto”, interrompe il medico, “anche le nostre case si svuoteranno. Ho ordinato il quinto e sesto padiglione per il nostro luogo quando…”. sempre questo ‘quando’ del destino, che i responsabili devono portare, che vogliono portare. Con serietà, nel Nome di Dio, guardando al Suo Amore e Misericordia.

43. “Il primo padiglione lo vogliamo lasciare ai forestieri più sani, finché è possibile. Ma ahimè, quanti ne verranno! Tutt’intorno e più lontano nelle borgate, …chi vuole aiutare la gente senza paura? Scappano per spavento e bisogno, ciò è assolutamente comprensibile. Se poi bastano le nostre sette baracche per accogliere tutti i malati? Se non fosse così, dobbiamo occupare anche la prima. Chi è sano, può di nuovo andare a casa”.

- “Se se ne vanno, hm, si vedrà”, dubita Meurer.”.

44. I dubbi erano del tutto giustificati. Giorno per giorno davanti alle mura giacciono dei malati, così lui gira nella città, una volta qui, una volta là. Molto presto Strauber e due servi svegli che non temono né morte né diavoli, come dicono – non si deve guardare solo nei loro cuori, perché lì paura e la buona volontà di aiutante vanno mano nella mano – non hanno altro da fare che portare via dei caduti da case e vicoli.

45. Lo spazio nel quale erano stati preparati i posti per cento persone e dove si trovano ancora venti casi leggeri, ai quali si dà da mangiare, altrimenti ‘rubano il giorno al caro Dio’, viene sgombrato con l’impiego di alcuni armati. Un solo diventa ragionevole ed esce volontariamente dalla porta, dicendo: “Vi dobbiamo molto. Dove esiste una tale buona volontà come da voi? E davanti alla peste… Si può vivere dove si vuole, si viene contagiati. Quindi è bene lasciare questo ospedale ai prossimi ammalati”.

46. “Credetelo, cari voi”, dice Sinkmann davanti alla porta presso il recinto. “Andate nei villaggi vuoti, se non volete andare a casa. Dio vi protegga, voglia Egli salvarvi dalla morte nera!” Tutti si inginocchiano pregando ed anche ringraziando.

47. Sulla via verso il successivo luogo, incontrano un corteo abbastanza lungo. Davanti cavalcano degli armati con le armi pesanti, poi segue una portantina, dietro a questa, anche un drappello principale e alcune carrozze con diversi strumenti. Dato che la gente ha visto questo corteo da lontano, fa velocemente una svolta. Oh, non importa chi arriva, tali alti viaggiatori non chiederebbe proprio chi fossero. Uno lo ha poi soffiato:

48. “Il buon predicatore! (Sinkmann) Non chiedo su quale piede sta!”, intendendo se nella parte cattolica oppure nell’evangelica, “ci ha benedetto in silenzio. Quello nella portantina…” L’uomo anziano non ha bisogno di pronunciarlo, ognuno pensa la stessa cosa chi sia. Ed è proprio così.

49. Il corteo si ferma a distanza di un giorno di marcia davanti alla città di Schöber, Vengono piantate delle tende e il grande inquisitore riposa su suolo morbido nella tenda più ricca. I suoi occhi scintillano astuti. ‘Ah, ora sono entrato nel cuore del covo’, è quella parte del paese della Turingia che viene difesa dai principi e dal popolo, …l’Evangelo che era stato offerto a loro in modo puro, almeno così puro come era al tempo dell’umanità (di Gesù).

50. “Il Dio punitore mi ha guidato (oltre 400 km!); la peste ci ha risparmiato. La città verrà assalita, si andrà anche alla fortezza (di Eisenach). Ohlalà, quelli di Eisenach dovranno sciogliersi come il ferro nel fuoco. Allora la cova dell’inferno dovrà sperimentare che cosa io… io…”, si batte forte sul petto, “…io faccio!”

- Non è una sensazione d’avvertimento? Non vede entrare la morte nella tenda? Sciocchezza, lui è stanco dal lungo viaggio. Suona con veemenza per chiamare il primo servitore, che chinandosi, rimane fermo presso la tenda. “Il comandante, subito!” Si serve ‘il grande’ e lo si teme; ognuno è contento quando ci si può togliere dalla vista.

51. Anche il comandante attende in silenzio presso l’entrata della tenda, ma non piegato, finché viene interpellato. “Quanto tempo impiegate per arrivare alla vicina città? Forse tre ore?”.

- meno la domanda, che molto di più l’ordine: “Lo si può fare. Altrimenti…”.

- Che le persone siano stanche, che non si possono coricare su morbidi cuscini ed anche gli animali sono da rifocillare, che non possono continuamente camminare… ma di che cosa interessa a costui che si è fatto grande?

52. - Il comandante non è sottoposto all’inquisitore, l’accompagnamento gli è stato soltanto prestato, quindi l’armato dice tranquillo: “Signore, non lo si può fare. Questo può essere fatto nel tempo”. Con intelligenza, non mette in evidenza la stanchezza degli uomini. “I cavalli che trainano i carri pesanti, sono esausti. Abbiamo bisogno di due ore, altrimenti si fermano alla prossima collina”.

- Lo spagnolo si morde le labbra, ma poi gli saetta il pensiero nella mente: ‘Haha, anche questo va bene, assaliamo il covo di notte!’

53. Dice veemente: “Vai! Tra due ore partenza della colonna. Qui nel posto non si possono trovare dei cavalli di ricambio?”

- “Difficile, signore. Qui i contadini hanno quasi sempre, mucche o buoi. Se ce ne sono ancora. Quasi tutti i villaggi erano vuoti. Dove sono rimasti le persone con gli animali, non lo si è potuto sapere. Sono fuggiti nei boschi; perché la peste…”

54. “Taci!”. ‘Non si può nemmeno comandare l’armato’, pensa iracondo, ed è contento che ha avuto l’accompagnamento. Già due volte gli sarebbe andata male, se fosse dipeso dalla sua stessa gente. Degli armati del principe hanno incrociato la sua via. Adesso è qui, farà loro vedere ciò che gli è possibile fare. Devono piangere, gridare, attorcigliarsi nel fuoco e…

*

55. Ora si addormenta. Sono immagini orrende che si trascinano come un incubo sulla sua anima. Il servitore che lo sveglia, lo fa con un bastone. Il superiore non si fa toccare, non dà a nessuno la mano. Il suo essere è appunto così raggrinzito, il suo cuore impietrito, e della scintilla dello spirito che anche lui ha ricevuto, sembra che non ci sia più niente. L‘ha seppellito insieme a tutto il bene che di per sé possiede ogni bambino. Nessuna luce colma l’uomo superbo; somiglia ad una tomba viaggiante.

56. Come se non avesse dormito, chiede in modo duro: “Pronti?”

- “Sì, comandante”.

- “Potete andare”. Una fortuna che il campo sia stato sgombrato; c’è da caricare solo la sua tenda. Questo deve essere fatto velocemente, nel breve tempo mentre l’alto controlla e si siede nella portantina. Dopo tre ore, nonostante l’oscurità, si vede un grande recinto, molto lungo, molto alto, molto solido, sembra quasi un muro.

57. L’inquisitore guarda curioso dal finestrino della sua portantina, il comandante aveva imposto ‘l’alt’. A richiesta, lo stesso dice: “Chissà che cosa significa. Davanti a noi c’è la città, ma ciò che qui è recintato lo devo dapprima ispezionare”.

- “Perché non è già stato fatto?” Questa volta non è stato detto in modo grossolano come al solito; perché per assalire la città, ha bisogno degli armati. Chissà se dalla fortezza il luogo non possiede una protezione? Un vero e proprio combattimento è da evitare; il suo ingresso deve dapprima sembrare gentile, del tutto nel senso del suo ordine. Solo dopo…

58. “C’è un cancello nel recinto”, annuncia il corridore che il comandante aveva mandato per l’informazione. “Lo si può aprire rompendolo?”

- “E’ facile”, fa cenno il corridore, “ma dentro ci sono degli uomini, potrebbero essere dei servi”.

- “Avanti!”, ordina l’alto, “ci sono anch’io!”

- La via è annacquata. Dopo una pioggia e il molto andare avanti e indietro dei portatori dei malati, i carri con la minestra, allora l’alto con le scarpe fini che porta sempre, può rimanere presto bloccato, pensa in modo maligno l’alfiere e alcuni dei suoi.

59. Dato che lo spagnolo era già stato segnalato da tempo, e che i signori della città con gli alleati avevano già preso delle precauzioni. Costui non lo sospetta, e nessuno della sua gente. Sinkmann aveva pensato precisamente che avrebbero dovuto avvertirli presso il prato comunale; ma questa volta si è dato ragione a Schöber, il quale ha detto: “Se lo spagnolo passa il cancello, allora va nella rovina. Predoni! Speriamo che se ne accorga la sua guardia e si ritiri velocemente come i sorveglianti. Si esclami loro: ‘peste’! Non c’è altro da fare. Assalire la nostra buona città… Sì, ditemelo: lo dobbiamo tollerare?”

60. Proprio vero. Ma è cristiano esporre nemico e il suo seguito? A questo argomento lo scrivano Göster chiede: “E’ cristiano se il nero ci prende nella sua pinza? Quello che fa, sacerdote Sinkmann, guardate solo le vostre braccia! Impedisca Dio che il cattivo divori la nostra gente!”. Così, non lo potrà più fare.

 

 

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Cap. 18

Cosa fare? – La Luce risponde

Il grande è appestato, anche l’aiutante – Atti d’amore non mancano

1. Giunge la sera, quando lo spagnolo si avvicina con la sua truppa. Ci si è trovati presso il consigliere Schöber: Bertold Meurer con Helene e Beate, gli amici fuggiaschi, il dottor Strauber, il sacerdote Sinkmann, padre Angermann, lo scrivano della città Göster, ed eccezionalmente Scharfner, il comandante della Wartburg. Costui era venuto con alcuni armati, per la difesa, poiché anche alla fortezza era stato annunciato lo squadrone. Quello che lì sarebbe arrivato, non lo si doveva aspettare di sapere. Lo si sapeva.

2. Scharfner è spiritualmente piuttosto una pagina non scritta, ma ha sentito diverse cose di Martin Lutero e rispetta quell’uomo coraggioso. Non sa quello che succede di altro in questo cerchio protetto dalla Luce. Tuttavia, …lui è di mentalità aperta, e così anche lui prende parte ai dettami della Luce. Si discute su ciò che può succedere nella notte. Il pro e contro è stato dapprima soppesato con timore e – umanamente magari anche comprensibile – si dice senza esitazione ciò che succederà giustamente all’inquisitore, se lui stesso si consegna alla morte.

3. Solo i due predicatori, Angermann e Sinkmann, e Meurer e Beate sono seduti in silenzio. La preoccupazione mondana opprime. Certo, non possono fermare il male. Nell’interiore c’è l’ardore della compassione: lo si avrebbe dovuto avvertire, per salvare lui e la sua schiera. Ma chissà se l’avvertimento sarebbe stato accettato, magari il messaggero avrebbe sperimentato per questo, …l’odio dello spagnolo?

4. Il comandante dice: “Non è che glielo voglio; ma che cosa ha da cercare qui da noi? Come viene raccontato, la Spagna sarebbe un grande paese; là avrebbe abbastanza gente se non può fare a meno di torturare oltraggiosamente. E la nostra fede? Allora, sono appunto uno del mondo; ma il nostro Lutero mi ha insegnato questo: ‘Esiste un solo Dio! Ed anche se il mondo fosse pieno di diavoli, il Signor Iddio starebbe comunque al di sopra di loro nella Potenza di Creatore’.”. Con ‘diavoli’ l’aveva sussurrato a bassa voce. “Gli uomini sono diavoli, per me, e in segreto non ne esistono altri. – Ecco, questo mi ha dato da pensare. Lo spagnolo… Hm, non è lui il perfetto diavolo?”

5. Si annuisce e lo si auspica nel profondo del cuore, che non possa rovinare la buona città. C’è abbastanza fatica, perché la peste è già arrivata, anche se qui intanto solo in singoli casi. L’inizio d’autunno odioso sosterrà l’epidemia. Di coloro che lo spagnolo ha intorno a sé, alcuni potrebbero credere in modo autentico, affinché non li si debba calcolare con la ‘frotta di diavoli’.

6. “Può essere”, risponde Xaver Hieselbar, che prende volentieri parte nel discorso, “i servi della tortura non sono migliore che il loro padrone. A loro non importa, se e come uno deve soffrire. Oh, il nostro caro sacerdote ce lo può confermare”.

- Sinkmann annuisce; però dice: “Lasciamo stare questo tema e preghiamo il nostro caro Dio. Egli voglia continuare a proteggerci e… aiutare anche i nemici”.

- una preghiera interiore che sale in Cielo. Lui si è accorto da tempo di ciò che nell’ardore della disputa è sfuggito, eccetto che a Meurer, che in Beate si è svolto un grande cambiamento.

7. Anche lui stesso aveva sognato nella notte prima: ‘Domani sentirete una parola, per voi uomini, immeritato persino per i buoni. Ma la Bontà e la Misericordia di Dio-Padre vi dà la Sua Benedizione, quella che LUI solo sa sempre dare. – Aspetta e vedrai ciò che succede’. L’ultima cosa era stata aggiunta quando Sinkmann, sognando, ha chiesto inconsciamente l’avvenimento. Lo voleva già raccontare, ma gli sembrava soltanto come vi stesse davanti interiormente un ‘No’. Anche i discorsi, nonostante la giustificazione e il bisogno, per lui erano troppo mondani. Avrebbe preferito di molto predicare di Dio, della Sua Guida, della Misericordia di Cuore.

8. Inconsciamente e non voluto, si fa silenzio intorno. Come un Respiro, strano, come non lo può fare nessun soffio d’aria, così ognuno è circumfluito. Persino il comandante ne è toccato. Costui indaga segretamente nel volto di tutti, se loro sentono ‘qualcosa’ come lui non lo può negare, e si rende conto che la maggiore parte di loro stanno seduti con la testa china, Sinkmann, Meurer, Strauber ed il padre guardano Beate, che ha un aspetto quasi mutato.

9. Sta lì, si vede l’infantile della ragazza; solo, la cosa ‘estranea’, è come un involucro, calato su di lei come un vestito. Hm, che cosa potrà essere? Che cosa succede con loro? Persino la donna dei morti che sovente si sofferma in quel cerchio, ha un altro aspetto come di solito. Il suo volto di rughe splende, come dall’interiore, un raggio di rimando di sconosciuta gioia. E poi…

10. “Figli nel mondo! Nel passaggio della vostra vita che così spesso vi è incomprensibile con delle domande insoddisfatte, per alcuni anche con la propria nostalgia che proviene dal Cielo desiderando salire alla Luce, voi non sospettate e non sapete di chi sentite la lingua, chi ora è venuto da voi”.

11. Ah, ma quale voce è? In sé non suona diversa che quella di una persona giovane che una ragazza può avere. Nonostante ciò – nonostante ciò… suona diversa nelle orecchie di questi cuori aperti, e in ciascuno di loro sale la stessa domanda. Così bassa, calda, potente e magnificamente soave, come se una mano delicata accarezzasse la guancia. Ma già continua a parlare:

12. “Non indagate chi è venuto oggi da voi; accogliete la Luce e l’Amore del vostro Dio-Padre. Conservatelo come il cibo riccamente benedetto, quando per ognuno comincia la via del ritorno a Casa. Non domandate nemmeno se presto, se tardi, e… come! Sapete voi se in ogni avvenimento non riposi comunque la Benedizione del Padre nel Cielo? Egli, dà giammai diversamente, che Amore, Grazia, Pace e Misericordia?

13. Oh, sì, già come Salvatore Egli ha detto: «Se nel mondo avete paura, questa è doppiamente davanti alla porta!» Ma Egli ha anche detto, e cioè prima di aver percorso la Sua Via del Sacrificio: «Siate confortati, Io ho vinto il mondo!» (Giov. 16,33 e 15,27). In più la cosa magnifica: «Vi do (la Mia pace), vi lascio la Mia pace!»

14. Per chi era intesa? Per i discepoli, oppure per Lui stesso? Il Salvatore ha calcolato dei singoli, oppure ha incluso nella Sua Pace, magari tutto il popolo dei figli del Padre? Egli non aveva bisogno di dirlo e di farlo per . EGLI era, Egli è il Donatore della Sua pace e salvezza eterni! Non avete bisogno di coprire i vostri cuori, il Padre vi guarda dentro, vede e considera (se c’è) l’amaro: ‘Non c’è affatto nessuna pace nel mondo e – ovviamente – se stiamo nella paura e nello spavento, allora il Salvatore ha detto il vero’.

15. Solo questo, voi, care persone, che comunque siete i figli del Padre? Oppure credete che Egli non veda ciò che è in agguato davanti alle vostre mura come un Leviatan, per divorarvi tutti? Un drago con due corna, come pensate. Un corno è la peste, l’altro è il nemico, che voi chiamate con tanta ragione ‘il nero’. Le due corna non provengono da Dio; perché Egli è e rimane il SALVATORE, come da sempre (Isaia 43,3 e 11,63; Osea 13,4) che benedice, guarisce, aiuta su tutte le vie!

16. Com’è il Suo aiuto? uguale per ognuno? Si può cantare subito ‘l’Osanna’ quando all’istante è passata la sofferenza, la paura, sempre alla presenza del Padre colmo di Gentilezza? Oppure… l’Eterno potrà anche voltarSi una volta, cosicché un cattivo veda solo pure la Sua schiena? A ciò è attaccata quella domanda: ‘Dio, non lo vede così il cattivo? Non lo guarda? Lo dimentica, perché quell’essere salito dalla propria oscurità è cattivo ed in sé è indegno di qualsiasi Grazia e Misericordia?’

17. Pensate a colui che vi vuole assalire e corre per la rovina, senza sapere che è nella propria. Sì, per questo nero il Signore si è voltato, gli ha rivolto la Schiena e… non lo guarda! Molti tra di voi nell’autentica compassione umana lo hanno voluto pure aiutare affinché non corresse nell’infelicità. Vi chiedo: ‘Siete voi più misericordiosi del Signore?’

18. Voi rabbrividite, vorreste piangere, il confronto non vi si addice. Molto vero, figli del vostro Padre! Visto dall’alta vetta del Cielo non è rivolto a voi. Dio lo ha già da tempo registrato, per benedirvi un giorno con questo. Chi augura ai suoi nemici del bene e lo fa, costui adempie la Parola: «Amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a chi vi odia, pregate per coloro che vi offendono e vi perseguitano» (Matt. 5,44).

19. chiesto troppo? Uno tra di voi porta i segni del fuoco, a lui incisi con un fuoco infernale. Chi lo ha fatto? Aveva lui maledetto il suo nemico, o gli aveva augurato il perdono umano? Oppure – naturalmente non lo possono molti uomini – è stato in ginocchio davanti al volto del Padre ed ha detto ‘Signore, aiuta! Ah, Signore perdonagli questo peccato!’? Tra di voi, nonostante qualche contraddizione, non c’è stato nessun grave desiderio; non si sapeva solamente come si doveva inserire questi oscuri nella preghiera, oppure, …se avessero da percorrere la propria via. Certamente, quest’ultima la saprete, ma allora dipenderà da come voi agirete.

20. DIO non ve lo impone, dovete farlo da voi stessi! Con ciò potrete dimostrare se siete i buoni figli del Padre come lo eravate una volta, prima della vostra via del co-aiuto, perché il percorso attraverso la materia non è altro che questo. Se l’avrete raggiunto, allora il vostro procedere sarà scritto nel Cielo. Con ciò, anche la parola chiede: ‘Per chi?’. Per voi, oppure per i nemici, come il Salvatore ha fatto tutto per gli uomini, per amici e nemici?

21. Chi per fare il bene – lo si può riconoscere se ha operato nel giusto – calcola da sé la ricompensa, …se l’è già giocata prima! DIO non deve mai aspettare per vedere come uno agirà. Tuttavia Egli aspetta finché si adempie una o l’altra cosa, nell’uomo stesso. Allora Egli indica se considera paternamente il figlio, oppure mostra la Schiena ad uno sviato.

22. Il furioso è salito da un’oscura profondità, ed ha bisogno di disciplina. Come opera questa, non lo si comprenderà mai pienamente nel mondo. L’operare maestoso di Dio per i ‘perduti della casa d’Israele’ (Matt. 10,6) è magnifico. Israele era e rimane il popolo della Luce, quello che una volta è caduto dal Cielo con la ‘grande stella’ (Apoc. 9,1 - Sadhana). Il vostro nero è un co-caduto e la sua anima ha bisogno di quella prima salvezza che doveva valere anche per la prima figlia attraverso la sua caduta, …per Misericordia!

23. Non crediate che allora i migliori sarebbero veramente retrocessi. A loro spetterebbe magari solo la seconda Salvezza. – O voi, cari figli, anche se proceduti dal Padre, che cosa sapete voi della prima, della seconda, e di un’ultima salvezza? Nei piccoli passa attraverso la mente: ‘Non sappiamo nulla, ma presagiamo che ogni salvezza è eternamente presso il Padre, l’unica, come EGLI era, è e rimane l’unico DIO dall’inizio fino in tutte le eternità! Questa era conoscenza, che è entrata luminosa nei vostri cuori! Perciò ora vi sia detto per la consolazione, che non dovete più temere il secondo corno.

24. Per i persecutori, i cupi, i poveri e i freddi mortali è bene entrare nella loro depravazione umana. Solo su questa difficile via un giorno l’oscuro sarà salvabile per essere redento. Solo, poi non chiedete in quanto tempo! L’ora e il tempo dell’aldilà sono completamente diversi da questi, come nella materia, come voi uomini la chiamate. Tuttavia, secondo i vostri concetti possono passare mille anni e ancora di più, prima che una tale anima mortifera si lasci risvegliare – come la figlia perduta – per giungere a un ritorno a Casa.

25. Che cosa sono per il Creatore mille anni terreni? (Salmo 90,4) Ve lo dico perché siete spaventati. Per una valutazione umana ciò è percepito come un’eternità. Molto bene così deve, così può e deve essere percepito da un’anima che sceglie la ‘morte della luce’ per sé, che Dio come migliore Medico deve prima guarirla, per sollevarla in seguito dalla sua tomba. Allora può essere ricondotta alla via di Casa.

26. Non presagite quello che il Piano di salvezza di Dio ha eternamente previsto per Tempo e Spazio per qualsiasi generazione e per tutto ciò che vive nella luce e nella materia. EGLI c’è, EGLI siede nella Guida! Nulla ostacola la Sua Volontà di governare! E questa è buona, …così buona! Gli uomini possono certamente adempiere il loro piccolo o più grande dare, e degli innumerevoli senza-nome hanno dato, danno la loro offerta, volontariamente, fedeli nella fede, forti nel servizio. Chi è entrato nella storia del mondo con grande fare mondano, di questi, non ognuno ha portato un grande dare. Essi sono facilmente calcolabili e …vengono calcolati insieme.

27. Ora siate consolati se alcuni temono, come vi è stata riferita la Parola, e già prima, poiché la vostra via del mondo era lastricata con qualche fatica, qualche afflizione. Tutti coloro che ne saranno colpiti, ritornano senza tormento nella Casa del Padre. Se da voi ne vengono portati via alcuni, allora ricordate: l’esistenza sulla Terra è appunto solo una discesa, un passare attraverso e un risalire di nuovo, fino all’uscita della vostra vita benedetta dalla Luce, nella Patria di Dio. Voi dovete, potete essere buoni portatori di sacrifici!

28. Il mondo vi dà l’eternità, oppure l’ha nella Sua mano unicamente Dio, il Santo, il Creatore, senza inizio né fine? Oggi avete potuto sentirlo una volta, per fortificarvi particolarmente. Avete conservato la fede e la Forza per la Parola di Dio, sebbene in un angolo del cuore stanno alcune preoccupazioni, per il miglior pensiero per il prossimo, per gli amici, affinché nessuno capiti nella rovina che l’oscuro vuole portare. Ma Io vi dico: deponetelo pure da voi, diventate liberi nella libertà della magnifica unione con Dio, il Padre dell’alto Amore, Guida e Pazienza!

29. Tenete stretta la benedizione di Dio, queste Sue parole. Domani il mondo vorrà travolgervi e, …non lo può, anche se dovete pagare il tributo, così e diversamente, come la Bontà paterna ha previsto nelle vostre vie. Dio, il Quale benedice eternamente nella Potenza del Creatore, nella somma Forza sacerdotale, EGLI vi benedice!”

30. Quello che si percepisce come sentimenti, corre su e giù; giù nell’umiltà del proprio essere, in su nel ringraziamento, nell’adorazione, nel pensare silenzioso: ‘Indegno, indegno di questa Grazia!’. Nessuno chiede chi ha parlato. Gli iniziati sanno che non era l’angelo di Beate, bensì un grande dalla Luce, oppure… No! Questo non osa uscire. Eppure, in segreto c’è: ‘Può un altro, portare il Maestoso, che… l’assoluto SIGNORE

31. Un silenzioso accordo: ‘Non indagare, conservare per sé la benedizione del Salvatore. Facciamo come ci è stato ordinato, consigliato, oppure sì: ci è stato consigliato il nostro fare e non fare’ (Apoc. 3,18). Per quanto gli amici stanno ancora insieme in silenzio, …nessuno lo può dire. molto oltre la mezzanotte quando ci si porgono le mani, quando la ‘figlia’ viene condotta a casa, in presenza del comandante della fortezza.

32. Costui ferma il sacerdote Sinkmann davanti alla porta: “Sacerdote, vi stimo moltissimo; la ragazza, hm, non capisco, va oltre il mio orizzonte, ma confesso volentieri: mi ha colpito nel cuore. Come posso far fronte a questo? Non mi sono mai occupato di questo. Ebbene, il nero direbbe subito ‘strega!’, avrebbe ben…”

- “…non lo avrebbe proprio capito e non lo vorrebbe nemmeno comprendere, amico Scharfner, di quanto lo abbiamo potuto comprendere noi, potendolo, per Grazia, attraverso la benedizione di Dio.

33. Con questo non dovete fare null’altro di quanto fanno tutti: afferrare saldamente! E ancora: ‘Taci, mio amico. Lascia alla luce ciò che spetta alla luce!’. Lo riconoscerete dove e con chi si potrà un giorno sollevare un piccolo angolino, perché il meraviglioso non ha da valere solo per noi. Voi lo sperimenterete come DIO vi guida e come giungerete al Suo servizio. Statevi bene; se avete bisogno di me, sono sempre disposto per voi”.

34. Sinkmann ha interrotto improvvisamente il discorso, anche Scharfner ha drizzato le orecchie. Fino a loro suona un selvaggio rumore. Viene dal muro, da fuori; allora serve il suo intervento con gli armati, che – già senza chiamati – si sono radunati presso il portone al pascolo comunale. Là viene bussato con veemenza da fuori.

- Scharfner ordina: “Il portone rimane chiuso, e non si possono assalire i tavoloni!”

- “E se appiccano il fuoco?”

- “Sarebbero stupidi come paglia. Metterebbero se stessi in pericolo. Aspettiamo fino al mattino, non ci vuole più molto. Vedremo che cosa succede là fuori, e cosa…”

*

35. Quando l’inquisitore è arrivato con la truppa davanti alla piccola porta del campo, è ancora facilmente visibile nonostante la notte, poiché una mezza Luna si aggira come un fantasma tra le nuvole.

- Lui ordina con durezza: “Irrompiamo! Ci si vuol tentare di non conquistare la città. Eseguite!”

- La sua ira è potente, non vuol pensare alle sue scarpe che aveva faticato a non perderle. Il sentiero fradicio le voleva letteralmente risucchiare. Ah, il cancello è aperto, cosa che fa stupire il comandante. Troppo tardi si busserà in seguito unicamente al cancello del muro della città, cosa che hanno sentito dopo Sinkmann e il comandante.

36. “Alto signore”, si rivolge allo spagnolo, “c’è qualcosa dietro”.

- “Siete vigliacco, comandante?”

- “Questo non me lo ha ancora detto nessuno! Voglio…”

- “Avanti”, grida l’altro selvaggiamente, nonostante il fatto che, normalmente, fa il raffinato. Appena lui e una parte della gente sono entrati, i due sorveglianti retrocedono, esclamando su ordine di Schöber: “La peste, la peste!”. E questi sono scomparsi nei cespugli prima che li si possono afferrare.

37. “Questa è una finta! Nelle lunghe baracche!”, dapprima se ne vedono solo tre, “c’è certamente del bestiame. Vogliono attaccarci”.

- “Come pensate”, brontola il comandante. “Io da parte mia lo considero vero. Signore, riflettete: quasi tutti sulla via fin qui erano assenti eccetto poche persone, il bestiame crepato, molte mucche morte con le mammelle scoppiate perché non c’era nessuno che avesse potuto mungerle. Sarebbe possibile che i cittadini abbiano raccolto tutti da fuori le mura, intendo i malati di peste”.

38. “Il consigliere (della città) non è così stupido da prendere l’epidemia di prima mano”.

- Di nuovo si grida dai cespugli: “Peste, peste!”

- Quasi tutti retrocedono, non proprio fuggendo; persino gli aiutanti dell’inquisitore sono pronti a scappare.

- “Si salvi chi può!”

- “Vigliacchi”, soffia il nero. Precede verso due baracche. Ha dato solo uno sguardo nella prima. Dato che all’interno era buio non si accorge che qui, giacciono bensì i malati più leggeri.

39. Quando trova la porta angusta, gli barcolla incontro un uomo con una donna che si tiene appena in piedi.

- “Che cosa fate qui”, chiede l’inquisitore con rudezza, ora comunque stupendosi che non c’è né bestiame né paglia.

- “Ah, ancora un altro che la peste ha segnato?”, balbetta l’uomo. “Vieni con me, fratellino, accanto a me c’è ancora un sacco di paglia libera; là ti puoi coricare. Presto al mattino viene il medico che poi ti dirà quanto sei malato”.

40. “Hai la peste?”, chiede senza fiato. “Chi ti ha portato qui?”

- “Nessuno. Sono stati sollevati a centinaia che giacevano come miserabili davanti al muro. Viene curato ognuno per quanto è possibile. Abbiamo ancora la speranza di sfuggire alla morte della peste; per me e mia moglie è già troppo tardi. Quelli che giacciono qui, quasi cento, ci sono anche bambini, difficilmente guariranno. Tuttavia – non soffriamo la fame; dalla città ci viene portato abbastanza cibo, e il medico ci cura le ferite, per quanto gli è possibile. Assistere sette baracche, …diamine, e il medico lo fa tutto da solo”.

41. L’inquisitore barcolla indietro, senza risultato si spazzola le maniche dove lo aveva toccato il malato di peste. Può portare la guarigione, un miracolo che lui ha sempre messo in dubbio? “Andate via”, ansima, “è…”, e si accascia. La via attraverso luoghi contaminati gli aveva già attaccato il germe, perché cercava ovunque avidamente delle streghe ed è entrato in più case vuote. Il tocco con il condannato a morte gli dà adesso il resto.

42. Il comandante è scappato con la sua schiera, lo spagnolo non avrà bisogno di lui. Anche una parte dei boia, i quali esercitavano volentieri le azioni abominevoli ordinate, aveva ispezionato qualche casa. Ora scappano inutilmente; la morte è più veloce del piede, che un po’ alla vota perde forza. Alcuni sono già quasi caduti, rivoltandosi nella paura e nel dolore.

43. L’ingannatore di Dio, assistendo senza pietà alle torture, dato che era sempre mascherato, in vista della morte viene adagiato da due malati. Qui imparerà, soprattutto attraverso l’esempio di uomini fedeli, di non pensare mai solo a sé. Chi riesce ancora, aiuta: tanto non ha importanza quando si toccano gli altri. Questo vale davanti a Dio, dato che la compassione e la disponibilità di aiutare sono, anche se piccole, un raggio dalla Sua Bontà.

44. Ora giace lì, non riesce quasi a muoversi, maledice coloro che gli sono scappati. Nessuno sa chi sia lui; e lui ha ancora tanta capacità di pensare da non tradire se stesso. Che cosa si deve pensare di lui? Egli, il grande inquisitore, nella sua arroganza, …la mano destra del Dio iracondo? E non ha mai sospettato ciò che fa la ‘santa Destra’!

- “Acqua! Sto bruciando”. Ah, inutilmente si copre gli occhi. Lunghe file passano davanti a lui, storpiati e bruciati. Nessuno ha potuto trovare da lui nemmeno un soffio di compassione.

45. Dice un uomo giacendo accanto a lui: “Presto verrà il dottore, gli assistenti porteranno da bere”.

- “Io…, io sono…, voglio per primo…, devo essere messo da un’altra parte e…”

- “Non lo si può fare”, viene istruito. “Che cosa dovrebbero fare gli aiutanti, se questo o quello volesse avere subito qualcosa di speciale? Ringraziate di giacere proprio lì. Io e molti altri, ah, non hai idea come ci è andata, quante volte siamo scappati davanti ai sani, ben inteso! Ci hanno anche buttato delle pietre. Ma qui, ah…”, l’uomo interrompe se stesso, “…viene il carro, con lui la colazione. Allora c’è sempre il dottore”.

46. Sì, è lui, ci sono anche il sacerdote e Beate. Al mattino presto c’era dapprima il rimprovero dal padre, lacrime dalla madre, dal dottore un rude ‘no!’, quando Beate insisteva di andare con loro nelle baracche. Sì, ecco, c’era il sogno: il suo angelo portava una coppa. Sembrava vuota, e c’era comunque qualcosa dentro che Beate non poteva riconoscere. A ciò la parola:

47. ‘Va’ dagli espulsi, perché qualcuno può essere aiutato. Non necessariamente la purificazione fisica; lo sgravio animico è la cosa più importante per chi se ne deve andare, per chi si arrende al SIGNORE, alla Sua Volontà, che rimane comunque inesplorabile per gli uomini ed è comunque riconoscibile, e cioè: ‘Chi, senza domandare si piega sotto la Volontà di Dio, costui viene sollevato dalle Sue mani abituate alla salvezza, e i Suoi angeli lo portano a Casa!’

48. Bada bene: non tu aiuterai, come ti ho già detto una volta e sei rimasta fedele e cara. E proprio per questo si può e si vuole mostrare la benedizione d’aiuto di Dio. Rimani salda, non pensare ciò che avrai di ricompensa’.

- Quando lo si sente e si riflette sull’ultima parola, tutti rimangono muti, i genitori e il medico, anche il sacerdote Sinkmann. Guai! La buona bambina! Perché il Cielo la precipita nel pericolo?

49. “Vieni”, dice Strauber brusco e triste. Lui sa solo troppo bene che nonostante il coprirsi e la prevenzione siano così insufficienti, anche il più santo è in pericolo, colui che cura i contagiati dalla peste. A lui, il medico, non gli importa anche se viene colpito. Pensa sicuramente che la sua opera giornaliera finirà comunque, perciò non ha importanza se in un paio di annetti più o meno.

50. “Vengo anch’io”, si decide il sacerdote. Lo voleva fare Fin dal primo giorno. Ma Strauber, Schöber e gli amici hanno insistito perché desistesse. ‘Abbiamo bisogno di te’, gli avevano detto. Chissà di quanta consolazione i cittadini avranno presto bisogno”. Aveva assecondato malvolentieri, il fedele di Dio. Adesso, dato che ‘la ragazza’ ha ricevuto l’incarico dalla Luce, non lo trattiene più nulla di andare con loro: ‘Tu vai con me!’. Ed è andato.

51. Strauber imbacucca i due, anche se stesso. All’interno della porta del pascolo comunale era stata messa una piccola baracca dove viene appesa la ‘roba della peste’, stanno le tinozze, con spezie nell’acqua, e qualche strumento che serve al dottore. Sono arrivati alla prima capanna, coperti dalla testa ai piedi. Solo gli occhi guardano fuori dall’avvolgimento.

52. Costa molta fatica, muoversi e piegarsi per via dei mantelli. In più il lezzo della peste, che penetra attraverso i vestiti. Ma la ragazza rimane coraggiosamente con gli uomini all’opera altamente benedetta. Nessuno sospetterebbe di vedere nella snella figura quasi pure una mezza bambina.

53. I malati sono grati, anche se qualcuno brontola. comprensibile: dolore e paura sono grandi. Dove Beate mette la sua mano su una fronte, anche infagottata, cessa il lamento. Dato che il dolore non viene temporaneamente percepito così forte, non ci si accorge del sollievo attraverso la ‘piccola aiutante’. Sì sì, la piccola aiutante, insieme a loro, al medico, al sacerdote e ai servi. Il grande ed unico Aiutante è e rimane il SIGNORE!

54. Si rivolgono verso la seconda capanna. Ci vogliono ore, finché tutti sono saziati ed assistiti. Molte persone devono avere il giaciglio rifatto, perché sono sporchi e bagnati dal pus. Appunto là è accovacciato quell’uomo con sua moglie alla porta, colui che ha aiutato l’inquisitore a metterlo su un sacco di paglia, chiamandolo ‘fratellino’, e ora dice balbettando al dottore:

55. “C’è uno nuovo dentro, sembra essere un signore. Altrimenti… Uno dei tanti. Ah, l’epidemia non penetra solo nelle piccole casette; all’istante è in un castello, in una fortezza. Dio è molto giusto”.

- “Solo in questo, caro fratello?”, chiede il sacerdote.

- “Ebbene sì”, gli si risponde, “se si ha sempre creduto, se si andava fedelmente in chiesa, se si sacrificava volentieri del poco, allora… allora…”. Dalla gola dell’uomo si sprigiona un singhiozzo. Sua moglie è già diventata apatica. Strauber si china su di lei.

56. Allora Beate mette la sua mano sulla malata. Si sente un sospiro liberatorio. Gli occhi si chiudono senza paura. Strauber chiama con un cenno i servi, loro portano subito via la morta. L’uomo non se n’era nemmeno accorto. Nell’alta Grazia verrà per lui subito l’ultima piccola ora nel mondo, sotto quella piccola mano che è stata chiamata per questo.

57. Quando Strauber passa con il sacerdote attraverso le file, arrivano dal nuovo. Gli uomini vedono subito chi vi giace. Si guardano muti.

- Strauber si china, chiedendo a bassa voce: “Che cosa posso fare per lei?”

- Qui, dove uno come l’altro non ha nessun privilegio davanti a Dio, nessuno viene chiamato ‘signore’, non interpellato con il suo nome oppure con un alto titolo mondano.

58. Alla voce del dottore, il malato si agita. ‘Haha, qui trova gli infedeli che sono strisciati via. Si stupirebbe molto se non ci fosse anche l’odiato sacerdote, dato che anche lui ha potuto fuggire, di questo se ne è reso conto. Adesso… Oh, qui ha radunato tutto il covo di streghe! Farà…’. Inutile sforzo. Con forze sovrumane si tiene su per un po’, ma presto si accascia. Riesce ancora a nascondere i dolori, ma non lo sfinimento, i brividi della febbre e della debolezza. Allora lo vede, il maledetto, che augura di vedere nell’inferno più profondo. L’infagottamento non lo inganna. Gli occhi, …oh, lo ha riconosciuto dagli occhi, e il medico, e la bambina.

59. ‘Ora ho la strega!’, vorrebbe gridare; ma diventa quasi solo un mormorio. Alcuni malati si avvicinano.

- Il dottore li manda gentilmente di nuovo ai loro posti. “Coricatevi, vi visito; chi sta meglio viene in un'altra struttura”.

- Nessuno che non obbedisca subito.

60. Chi non desidera guarire? Nel frattempo Beate arriva al campo. Posa anche delicatamente le mani su di lui, il crudele. Il fatto che lui non senta niente proviene da una mente indurita. Troppo tardi per lui; sul sentiero sassoso verso l'aldilà vorrebbe avere le sue mani - e non l'ha fatto, per molto tempo. Non lo sa ancora. Cerca di cacciarla via.

61. “Andate! Voi, usciti dal diavolo! Voi, covo d’inferno! Voi…”, la voce cede.

- Sinkmann lo segna con la croce: “Morirà presto”.

- Il medico nega: “Lui si aggrappa troppo solamente al pensiero di ciò che vorrebbe distruggere. Lui scaccia a suo danno una precoce morte pietosa”.

- Vanno dagli altri. In alcuni è riconoscibile un miglioramento attraverso la ‘piccola mano’. Vengono portati nella prima capanna.

*

62. Nella notte ci sono stati ovunque dei morti. I servi li trascinano via come meglio possono, hanno preparato grandi fosse lontano dalla città. Si può solo gettare un po’ di terra sui morti, pregare il ‘Padre nostro’ e gettare su loro della calce. Si spera che l’inverno soffi via la ‘grande peste’, come si dirà più tardi. Sono poche le famiglie che non hanno avuto vittime da piangere. Qualche generazione è del tutto estinta, e non c’è nessuno che si occuperà della casa e cortile. I ladri strisciano attraverso il povero paese come iene. Rubano, …e devono di nuovo lasciar cadere tutto, perché la peste chiude anche a loro gli occhi, falsamente chiamata ‘la verga di Dio’.

*

63. Dopo che l’inquisitore, per nulla privilegiato, è tornato a giacere sulla sua paglia, sono arrivati di nuovo gli aiutanti: il dottore, il sacerdote e Beate. Sembra stare come un po’ meglio. Si è sollevato ed ha messo in subbuglio tutta il suo spazio; solo, che in quella direzione non era possibile augurare ai fedeli aiutanti la peste, morte e diavolo e ancora altro. La maggior parte dei malati è troppo debole per accettare la filippica[13], altri preferiscono tacere, ma alcuni rispondono sul muso al mentitore.

64. Dato che nessuno lo conosce, lui non ha ancora rivelato la sua posizione, gli viene detto: “Tu, grossolano! Ti starebbe bene se non avessi trovato questo posto di Grazia?”, l’inquisitore fa una stridente risata, “Sì, sì, posto di Grazia, oppure pensi forse che saresti stato raccolto davanti al muro, se blateri cose che gridano al Cielo?

65. Il medico e gli altri ci assistono, indipendentemente dal fatto che qui possono essere contagiati dalla peste. I servi portano via subito le salme, portano paglia fresca, bevanda e cibo. Che cosa vuoi allora di più, litigioso? Vai nel tuo proprio inferno, là starai meglio”.

66. Quelli che arrivano sentono pure le ultime parole, potendo immaginare ciò che era accaduto. Si conosce troppo bene il falso Cristoforo. Quando vede gli aiutanti, agita le due mani: “Non sapete quello che mi spetta? Mettermi in questo nido di serpenti, fra le dannate anime? Altrimenti la peste non sarebbe venuta su di loro; mentre io…”

67. “Vacci piano, amico”, interrompe il dottore. “Voi stesso siete penetrato qui. Chi vive già nella pace di Dio, vi ha aiutato di portarvi su un pagliericcio. Se non volete che vi curi…”, non del tutto ingiustificato, perché Strauber è iracondo, “…allora vi possiamo anche lasciare lì. I grati hanno il privilegio che loro vengano aiutati per primi”.

68. “Lo comprendo bene”, dice Sinkmann a bassa voce. “Essendosi distolto da Dio, come può riconoscere qualcosa di buono? Chi è così cattivo da sé, vede tutto grigio nel grigio …negli altri”.

- Nel frattempo Beate ha posato la sua dolce mano sulla fronte che scotta, una parola d’amore, e il perdono: “Presto starete davanti al vostro supremo Giudice. Allora dovrete aprire dinanzi a Lui la vostra vita come un libro, e voi stesso dovrete leggere ciò che vi sta scritto. Voglia essere più grande la Compassione, che la giusta resa dei Conti di Dio”.

69. L’inquisitore ha sentito la mano leggera, ha anche sentito la fedele parola, ma li scuote via entrambi: mano e parola. “Infame sposa del diavolo, non mi toccare! Voglio uscire! Non devo stare qui! Tu, prete, sei ben altro, ma non un servitore di Dio! Tu hai portato via la gente che doveva stare davanti a me. Hai dato la tua mano al diavolo che ti ha rapito. Attraverso la nostra giusta pena dovevi essere purificato, così che uscisse dalla tua oscura anima il falso predicare!”. Si rivolge sgarbatamente al dottore:

70. “Ti chiami dottore? Non fammi ridere! Grande, piccolo nulla! I nostri medici in Spagna possono aiutare diversamente che tu con le tue erbe o unguenti. Voglio andar via!”

- “Non c’è nulla in contrario”. Non è di nuovo la voce della ragazza che ora parla; gli amici sanno da tempo quando ‘qualcosa d’altro’ dà la parola.

71. “Alzati, esci da questa stanza dove puoi avere vero aiuto, quello che lenisce almeno i dolori fisici, prima che la morte volteggi la falce! I dolori della tua anima non te li risolve nemmeno la santa Misericordia, poiché nella superbia credi che sei tu a portare gli uomini in Cielo, …tramite enormi sofferenze. Questa è la malattia della tua anima, e finché non ti sei completamente arreso a DIO, nel pentimento e nella giusta espiazione, che è incomparabilmente più difficile compiere nell’aldilà che qui in questo mondo, fino ad allora ti tortureranno tutte le immense sofferenze che hai inflitto alla povera gente, come le hai torturate tu![14]

72. Chi respinge da sé l’aiuto di Dio, non si stupisca quando l’Onnimisericordioso rimane lontano! Se Egli non ti vede? Se chiude il Suo Cuore come hai fatto in tutta la tua vita? mai venuto su di te un buon moto, da quando tendevi all’alto seggio, ahimè così vulnerabile? Hai guardato con gentilezza ai poveri, hai dato aiuto? Oppure i minori ti erano solo ‘vermi schifosi’, come li hai descritti?

73. Che cosa vuoi adesso da Dio, dagli uomini che nella grande fede nel Padre del Cielo svolgono un’opera molto difficile? Vai, se vuoi! Adesso… adesso DIO non ti trattiene! Se e come EGLI preserva le più povere anime dalla tenebra, lo verrai a sapere un giorno, quando tu stesso tenderai le mani al supremo Giudice e supplicherai: ‘Signore, fai i conti, devo pagare, per diventare libero da me stesso!’

74. Oh, questa voce! Qualche malato si è avvicinato di soppiatto, ha riferito a sé la Parola, anche se non valeva del tutto per lui. Questa volta il medico non ha rifiutato; dove la LUCE porta la Rivelazione, non valgono i pericoli di rovinarsi reciprocamente attraverso il soffio della peste. Colui che si è fatto grande da sé, ha sentito la parola? Sì! L’ha riferito a sé? No! Che c’era ‘qualcosa’, glielo dice il suo intelletto, anche se non ne capisce nulla, non vuole capire. Inutilmente si solleva, appoggia le braccia diventate deboli al legno del giaciglio. Dato che non lo può, ma non vuole esporsi comunque in nessun caso, perciò dice schernendo:

75. “Ha parlato il tentatore! Io non lo seguo! Solo quando se n’è andato”, indica Beate, che lui riconosce di nuovo per via dei suoi begli occhi, “allora vado a prendere la mia gente, e vedrete che cosa succede con la cosa del diavolo!”

- Questa volta Beate stessa ha ascoltato, ha esaminato che non può né fermare le parole, non dirle da sé. Negli occhi scintillano lacrime, così triste guarda giù al cattivo. Lui è cattivo, ma malato, esposto alla morte. Lo ha visto sovente nel sogno come un’anima continua a vivere nell’aldilà, nel senso buono e nel senso non buono. Costui, …non osa immaginarselo.

76. Arriva un servo. “Fuori giace uno. Si vede dalla polvere della strada com’è strisciato. Non sarà quasi necessario portarlo dentro”.

- “Vado a vedere”, Sinkmann trattiene il dottore. “Avete molto da fare qui, ed anch’io so come sono da classificare i malati”. – “Va bene”. Strauber si rivolge al successivo. Per alcuni la ‘piccola mano’ può compiere la sua silenziosa opera, per uno che migliora, cosa che purtroppo succede a pochi, per questo nuovamente per altri, che una dolce morte cancella i dolori, la buona anima ottiene il suo decesso. Allora per questa sale nel cuore una preghiera di ringraziamento per l’aiuto di Dio, così e diversamente.

77. Il prete è uscito velocemente. Là giace un uomo che la compassione è come una coperta che copre l’uomo sfigurato. Oh, non è questo il servo della tortura, che con un ululato sadico ha spinto i ferri ardenti nelle braccia del sacerdote? Non passa un bagliore di riconoscenza, sul volto annerito di colui che giace al suolo? Lui ansima, cerca di svincolarsi. certo che colui che una volta è stato martorizzato, desideri ora ripagare al torturatore per ciò che ha fatto.

78. Persino il Cielo coprirebbe, se lo si avesse lasciato lì, per… doverlo fare arrivare al pentimento almeno attraverso la sofferenza? Che cosa fa ora Sinkmann, il fedele? Lui, per aiutare l’ANIMA, può andare davanti a Dio.

- Un aiutante indica il malato: “Non lo tocco, ci metterebbe in pericolo”. Sì, per tutti i servizi, come per coloro che possono in parte essere aiutati. “Lui puzza!”

- “Hai ragione, Hias, nonostante ciò, prendi in mano gli stracci, lo faccio anch’io, lo portiamo alla quarta capanna dai casi più gravi”. Per colpire lo spagnolo, Sinkmann avrebbe dovuto adagiare il vassallo accanto a quello. Da ciò l’inquisitore sarebbe stato magari toccato. Soltanto il buono non ne ha il cuore. Si è domandato, e quante volte anche qui: ‘Oh, come agirebbe il SALVATORE…’?

79. Questa è l’eredita della Luce che i figli viandanti del Padre portano alla materia, la loro proprietà, che durante la loro via ha di rado la Rivelazione. Non devono nemmeno essere parole: il miglior insegnamento è l’azione! Questa ha il privilegio dall’eredità ed è il nascosto bene di eredità in anticipo, lasciato dal Padre-Creatore a tutto il Suo popolo! I Suoi migliori non lo chiedono, lo sanno anche inconsciamente: c’è, nel segreto per alcuni, nell’immedesimarsi. In questa Luce si trova il sacerdote, Beate e i fedeli, gli sconosciuti nel mondo povero, reso così da uomini poveri.

80. Un poco brontolando, Sinkmann sorride fra sé e sé.

- Hias si piega per la barella.

- Il torturatore muore quasi di paura e non gli viene neppure il pensiero che i torturati erano nel terrore, vedendo proprio le pinze e gli strumenti di tortura, che lui mostrava loro prima di ciò che si faceva a loro. E ora…? ‘Proprio a costui devo cadere nelle mani? Che cosa farà? Non si vede nulla del volto buono’. Allora, all’abominevole sembra come se gli occhi lo guardassero seriamente e gentilmente.

81. Quando giace sul sacco di paglia, coperto, e un bicchiere d’acqua gli toglie il tormento della sete, nasconde il suo volto in due pugni. Una piccola, anche se minuscola introspezione guida i pensieri. ‘Ah, doveva essere del tutto diverso di quanto era stato spiegato a lui e a tutti i sottomessi: streghe, falsi credenti (evangelici) sedotti da Satana, potevano trovare la redenzione solo attraverso i dolori fisici, in più, però, solamente quando davanti alla più crudele morte ritrattavano e si piegavano davanti a lui, al gran inquisitore, cosa che però non avrebbe mai sospeso la tortura.

82. Questo viene ben scusato, perché i serventi non hanno visto nessuna scuola, e loro stessi non hanno imparato a pensare. Tuttavia ognuno dovrà confessare da se stesso davanti al suo Giudice, se si ha agito su comando, oppure se dalla propria cattiveria ha lasciato soffrire dei poveri. Pochi hanno, senza sorveglianza, aiutato l’una o l’altra donna, bambino e uomo gravemente torturati, aiutati almeno ad una rapida morte. Costui che ora giace qui sulla paglia, non faceva parte di loro; lui era uno dei più duri, un autentico riflesso del suo arci duro padrone.

83. Accanto a lui giace un giovane che parla a bassa voce: “Presto lasceremo il mondo; io non ho paura. Mi viene a prendere il mio Salvatore, vado nel Cielo. Me ne rallegro! Anche tu?”

- Quale domanda al senza Dio! Fantasticherie, oppure… Davanti a lui sta un’immagine: quello che si gridava alle vittime ‘andate all’inferno!’, così abbaglia lui, una profonda caverna di fuoco. Si volta ansimando. Ecco… che cosa…? Una mano gli si posa sulla sua fronte segnata dalla peste.

84. “Tu sei stato, sei – e rimani ancora – un servo del tuo proprio inferno! Non ne esiste un altro, perché è l’orrendo abisso di un’anima che proveniva dalla sua caduta, per vivere fino in fondo tutta la propria cattiveria. Oppure pensi che il Creatore, che è eternamente la Bontà, ti avesse eletto di esercitare le tue oltraggiose cattive azioni? Non hai chiesto a te stesso: ‘Posso io distruggere chi non crede nella nostra Chiesa?’. Tu hai creduto? Che cosa è la Chiesa? Non lo sai, e ti può un poco alleviare.

85. Oh, sì, è bene che sulla Terra esistano Chiese, ed ognuno, buono e fedele che le serve, sia benedetto, anche se mancano certe conoscenze. Chi come te rende impura la Chiesa attraverso il cattivo agire e il falso insegnamento, come lo ha fatto il tuo mondanamente grande – ah, così piccolo, così povero padrone – anch’egli che giace sul suo letto di morte, costui deve pagare tutta la sua colpa. Non sdarà rilasciato nulla!

86. Tu avevi paura per via del fedele servitore di Dio che ti facesse ciò che tu hai fatto a lui. Il tuo cuore impietrito una volta è saltato di gioia quando il fedele è svenuto ansimando. Con ciò hai maledetto te stesso, perché avrebbe potuto sfuggirti, e non sai ancora fino ad oggi come questo è stato possibile. Non lo potrai comprendere! Ma ti sia comunque detto: Come un angelo ha aiutato Pietro una volta dalla prigione (Apoc. 12,7), così anche un angelo attraverso un buon uomo servo di Dio, ha liberato il figlio.

87. Che tu non lo credi, non è di per sé una colpa; però, dato che senti una ‘voce’ e te ne distogli con forza, rimarrà appeso a te, e dopo la morte ne dovrai amaramente piangere. Rientra in te! Lascia passare davanti a te il tuo agire, come hai dovuto vedere l’abisso della tua oscura anima, …un Atto di Grazia dell’Eterno-Santo! Infatti, se non è possibile diversamente, anche i più scellerati che si sono staccati da DIO, vengono toccati da paura e afflizioni del cuore. Se prima di morire puoi pregare una volta, dato che tu come sedotto sei stato un seduttore, allora nell’aldilà ti sarà un po’ più facile che al grande piccolo che hai servito”.

88. Dopo questo, la ‘piccola mano’ si posa sul capo del giovane. “A te sia detto: è giunta la tua ora, un raggio di Luce ti conduce via dalla Terra, gradualmente in su sulla tua scala del Cielo. Quando sarai arrivato in alto, allora sarai eternamente a Casa presso il Padre colmo d’Amore nel Quale credi, al Quale ti sei dato fedelmente. Sii consolato, ti stenderai senza dolori. Così conservati: DIO ti benedice!”

89. Molti altri hanno sentito queste parole. Ci si augurava ardentemente che valessero anche per sé. Allora anche in loro entra la pace di Dio. Non ne ha parte solo il servo di tortura. Certamente ha ascoltato avidamente; ma finché non bramerà questa pace e questa luce, finché il suo cuore non sarà arato dal pentimento, per questo ci vorrà molto tempo, molto di più che per quello dell’inquisitore.

90. Strauber e il sacerdote hanno seguito la ragazza. Hanno ascoltato anche loro e se ne stupiscono. È stato sempre così: quando giungeva una ‘parola dalla Luce’, in Beate si svolgeva un cambiamento. Allora si sapeva: ‘Non parla lei, ma il Cielo’. Adesso avviene più spesso, e quando avviene, ‘la cosa’ è senza segni, come se la ragazza parli da se stessa, da una conoscenza auto acquisita, da una profonda chiara unione con la luce. Potrebbe significare che… Oh, gli uomini non osano immaginarlo, ed anche Sinkmann ha percepito sovente un ‘soffiare’, come se in lui agisse l’Alto, e nessuno ha notato che non parlava lui, il sacerdote. Un simbolo dall’Eternità…? La bambina, la nostra bambina, ci deve rimanere conservata a lungo.

91. Che cosa sa l’uomo, nonostante migliore conoscenza del tempo, ciò che ha posto il Creatore? Da una Sapienza che non è venuta in nessun cuore? (Rom, 11,33) Che cosa sa dello Spazio dell’eternità che l’Altissimo ha creato nello splendore di milioni di anni della Sua Magnificenza?

92. Che cosa sa della Guida che pulsa di salvezza, che vale proprio per ogni figlio, il cui inizio di vita era stato sollevato dalla Sorgente-Ur della santa alta Mezzanotte? Tanto quanto niente! Solo, qualcosa può venire da uno spirito su ogni anima, quando si affida volontariamente al suo MAESTRO.

93. Di costoro ce ne sono alcuni negli spazi niserabili, ed è un fatto mirabile che accanto a dei migliori giace un cattivo che non ne percepisce nulla, che si indurisce, che accusa Dio perché ha colpito ‘lui’. Lo spagnolo ne fa parte per primo. Lui bestemmia a voce alta e bassa, auspica gli aiutanti (di andare) nella voragine più profonda, senza sapere che è lui a precipitare nel suo proprio abisso.

94. In questo giorno un paio di buoni hanno dato il loro ultimo respiro. Guidati? Ci sono due grandi fosse per adagiarvi i morti. In quella dove ancora non giace nessuno, ci si fa scendere i buoni. Per ognuno prega Sinkmann, ma anche per tutti insieme pure il ‘Padre nostro’.

- Beate lo fa in silenzio per sé; lei si accorge quando qualcuno può andare nella Casa del Padre. Per i non ancora liberati è la richiesta speciale: “Padre, aiuta, e perdona al povero figlio d’uomo”.

 

 

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Cap. 19

Insegnamenti dalla luce tramite Sinkmann – Percvezioni a Meurer

Beate davanti allo spagnolo morente, è ancora guidata

1. L’inverno adesso è già arrivato, dapprima abbastanza mite, per cui la peste non sembra diminuire, come ovunque avevano sperato. Molti, ah quanti se ne sono già andati nel loro dolore, alcuni anche nella preghiera e nell’incrollabile fede: ‘Dio sa il perché!’. Hanno congiunto in silenzio le loro mani, sempre sotto quelle ‘piccole mani’, che accanto al medico e al suo sacerdote hanno aiutato fedelmente, ovunque sono state date a mani giunte, sempre pronte.

2. Nel contempo, non c’è del bene nel peso che gli amici discutono tra di loro? Un sospiro di sollievo passa per il paese evangelico, non per ultimo anche attraverso alcuni distretti cattolici, con la ‘morte nera’ che colpisce pure gli spagnoli. L’inquisizione non è più da eseguire inesorabilmente. Si teme persino di radunarsi nelle chiese. Chissà se più avanti cambierà? Si vorrebbe negare molto volentieri questa domanda: ‘Mai più questo orrore, questa follia del potere e di questi uomini!’. Gli uomini vorrebbero vivere una volta finalmente in pace. In questo mondo…?

3. “No!”. La parola arriva una sera, quando si incontrano gli ultimi amici con i cittadini. La fila si è assottigliata. Franz Stangler e Therese Hieselbar, la moglie di Schrober e il loro bambino Hansel, della città il costruttore e il maestro sarto. Loro tutti hanno percorso la loro via di Grazia. Loro non sono stati portati fuori dalla porta del pascolo comunale.

4. In città c’è qualche casa vuota, dove la famiglia non è più in vita. Il consigliere ha preso le case, le ha fatte disinfettare ed ognuno della città che era colpito vi è stato sistemato. Ciascuno ha ottenuto la sua propria tomba; non è stato possibile solo per tutti i forestieri. Tuttavia, per un amico, un marito, una moglie e un figlio, ci sono state molte lacrime. E ora proprio quest’unica parola a timorose domande.

5. “No, il mondo terreno non arriverà mai al suo ultimo respiro, che voi uomini non potete calcolare, che non avete nemmeno bisogno di conoscere, ad una vera pace! Detto per tutti insieme. Non è inteso il pianeta, un’Opera di Grazia del Creatore; sono i mondani superiori, che si rialzano nella follia del potere, cosicché fino all’ultimo volteggiano la ‘fiaccola della morte’.

6. Non ci sarà nemmeno un unico secolo dove non infurierà in modo molto diffuso la rovina (guerre, rivoluzioni, ecc.). Ciò che ora voi chiamate inquisizione, non sarà esercitata per un po’ di tempo; per questo, altri potenti porteranno dei pesi su voi uomini a modo loro e nel tempo loro.

7. Siate fiduciosi! Può essere e rimanere buio, può essere che il tempo si riempia di sangue e dell’orrore della morte…, ma al di sopra di tutto rimane sempre la Volontà di guida dell’Altissimo! Sia che lo si veda, che lo si riconosca oppure no, non ostacola il governo dell’Eterno! Se presto qualcuno vi abbandonerà ancora nella sofferenza del mondo, ma nella gioia indivisa non offuscata per il loro ritorno a Casa nel Regno e nella Casa del Padre, ogni cuore rimanga ancorato alla fede, all’amore che spetta al vostro Dio-Padre.

8. Nel servizio al vostro prossimo, senza dubbio quando a causa loro voi stessi doveste abbandonare troppo presto il mondo, i vostri cari e gli amici, …senza elevarvi sugli altri e non nella lode che ora vi porta la Luce, voi avrete accorciato di molto la vostra scala nel Cielo. Il che significa: ‘Badate di rimanete comunque nell’umiltà sul primo gradino della vostra scala nel Cielo’.

9. Costui non deve cominciare solo dopo la morte nel mondo. Veramente, un figlio discende dal Padre, poiché anche voi siete proceduti dalla Luce per la via del co-aiuto nella materia, sul vostro mondo ed altrove. Durante una tale via, in genere, la scala viene nascosta per il figlio, come tolta; eppure esiste, perché è un Atto di Grazia dell’Altissimo.

10. Chi dal collegamento interiore della luce giunge anche all’esteriore (Atto di Grazia), il che significa: se l’uomo si mantiene stretto alla fede, se si lascia guidare sempre dall’amorevole Volontà di Dio, se aiuta nel migliore dei modi e cioè fedelmente, veramente e giustamente, costui, poi, non sta più davanti alla sua scala che ogni anima ha, ma vi può già salire un poco sulla via del mondo.

11. In tal modo non viene misurato troppo se qualcuno può superare uno, due o magari più gradini. No! Qui, per Dio, vale soltanto la salita dalla fatica, insieme alla sofferenza, alla dedizione secondo il Comandamento di base che era stato dato fin dal primo inizio all’intero popolo degli uomini. La Legge di Dio ha poche parole, cioè:

«Ama Dio sopra tutto ed il prossimo tuo come te stesso!»

12. In queste parole è radicato tutto ciò che il ‘Santo’ ha svelato per l’utile dell’uomo, includendovi i Suoi magnifici insegnamenti che Egli ha rivelato nel Vecchio Testamento, come voi lo chiamate, quello prima della vita del Salvatore, di Lui come SALVATORE. Di conseguenza, chi opera al meglio come può riuscire ad un figlio viandante già prima della morte terrena, non è lontano dalla sua risalita nella Luce. Sta già salendo.

13. Nessuna sofferenza viene dalla Bontà di Dio! Né peso né prova vengono da Lui. È da adempiere il servizio, ed è da pagare il voto dato una volta liberamente nella mano del Creatore (Salmo 50,14), e questo pagare si chiama ‘mantenere’. È bene che non vediate quanto aiuto degli angeli vi circonda; ma è bene saperlo e, …credere! Fedeli nella fede, ognuno di voi rimane sulla via del ritorno a Casa. Ogni servizio del co-aiuto è una parte della ‘via’ di ritorno là da dove siete proceduti una volta. Lo sapete già, e per questo non serve un insegnamento extra.

14. Il Padre vi benedice, non vi abbandona la Sua forza di Grazia. Io, un fratello dal Regno, vi saluto”.

- Oh, le buone parole, nel tempo della loro afflizione e…

- “e… per questo mondo”, dispiega il sacerdote Sinkmann i pensieri che lui stesso portava in sé, “è il tempo difficile, triste, non propriamente il tempo. Che cosa è qualunque sofferenza, di fronte a quel magnifico attimo di Eternità, all’immeritata Bontà, che abbiamo ricevuto?”

15. “Proprio vero”, si fa sentire Bertold Meurer. “Immeritato!”, e pensa che la sua cara moglie, i bambini e lui stesso non giacciono come certi amici sul tavolaccio, portati via dalla miseria provocata dai mondani. ‘Ai ritornati a casa vale il meritato’. Lui lo pronuncia, mentre Beate interiorizzata è seduta in silenzio sulla sua seggiolina. Lei, vede e ode di più che lui, Meurer e gli altri, hanno percepito?

16. Il suo volto non è diventato molto snello e pallido? Lo vede solo ora, nella grande paura? Anche il loro primo amico, Sinkmann, sembra molto provato. ‘Non il primo, anche se è uno buono, ma solo il secondo amico’, se lo vuoi chiamare così. È come un soffio al suo orecchio, oppure interiormente come un percepire. In più: ‘l’Amico supremo, il migliore, è il Creatore della Giustizia, il primo, supremo Sacerdote della Sua Grazia, Dio e Salvatore da sempre (Isaia 63, 16), Padre della Misericordia! Conserva questo per te, quando crederai di spezzarti dal dolore’.

17. Ma che cos’era? Un pensiero, …una parola udita? Lui, l’uomo, lo può distinguere? O cittadini del mondo, si deve smembrare tutto fino nell’ultimo peso? Non basta la Grazia e la Parola? Dio, non dà ad ogni figlio secondo quella misura, come è in grado di accettare qualcosa, come sa portare anche un peso?

-‘Stolto’, si rimprovera Meurer, riferito a sé. Domande che salgono, possono essere quelle dalla Luce, e allora non è lui che deve dare la risposta al suo Dio. EGLI conosce tutto precisamente! Ebbene, è come una dolce gioia che scende su di lui, di aver sentito ‘anche’ lui una parola.

18. Nel frattempo Beate si alza. Alta, snella, bella spiritualmente come una sacerdotessa del tempo antico di un paese straniero, fa cenno a Sinkman e al medico. Lei va alla porta senza una parola, i due uomini la seguono senza dire nulla ed abbastanza a lungo anche gli altri rimangono senza dire niente. Presto verranno a sapere che cosa è successo adesso. Bertold Meurer sospira molto aggravato, nonostante la ‘Parola di Grazia’. Lui ha sempre tenuto d’occhio la figlia; ha visto come è diventata adulta da vergine; ha visto il cambiamento spirituale, che già da bambina si era svolto in lei. Ora…

19. A suo padre lei appare estranea ed ultraterrena, un essere di Luce che non deve stare in questo mondo. ‘Ah, solo non perderla’, mormora lui. ‘Dio, conservaci la cara figlia!’.

- E di nuovo come un soffio cancella i pensieri e la richiesta: ‘L’uomo non perde nulla quando è credente, cosa che è saldamente ancorato nel suo amore. Ecco l’amore donante, non quello che prende. Quest’ultimo domina quasi sempre gli uomini. Lui vuole ricevere, non trattenere, la vuole considerare come sua proprietà.

20. Riconoscilo: L’Amore di Dio dà! Quindi, pensa meno a te, pensa alla Proprietà dell’Altissimo! EGLI ti ha donato la figlia. Se Egli la toglie a Suo Tempo, allora rimani forte e consola chi dev’essere consolato. Perché già qualcuno negli anni giovani adempie il suo voto, il suo sacrificio del dare; e se è accettevole dinanzi a Dio, allora la figlia ritorna nella Casa del Padre.

21. Alcuni non sono nemmeno arrivati in una lunga vita al punto da vedere da lontano la loro scala nel Cielo, per non parlare di arrivare al primo gradino. Sì, questo e quello hanno perduto del tutto per sé la scala. Ne avete un tale nella baracca, e ancora oggi verrete a sapere ciò che succederà con lui. Congiungi le tue mani, ringrazia Dio, che Egli ti ha benedetto così riccamente.

22. Nel mondo hai perduto molto; per questo il Signore Iddio ti ha dato una brava moglie, buoni figli ed un senso pronto al combattimento. Con altri, Egli ti ha salvato. Se lo consideri, allora puoi portare il tuo ringraziamento all’Altissimo, senza sospirare se fino alla fine del mondo l’uomo non disimpari il sospirare, tantissime volte ingiustificato, perché non si misura mai la Bontà del Cielo di Dio con le piccole misure del mondo. Il deficit è la sua povertà. Tieniti pronto, verranno a prenderti; la ‘morte nera’ non cade su di te’.

23. In Meurer sarebbe quasi saettato il pensiero: ‘Ma verrà a prendere mia figlia’. Soltanto, che questo è un bisogno paterno, e Dio lo guarda con molta Clemenza. Un po’ alla volta si parla di ciò che si è sentito per mezzo di Beate. Quale grande conforto, qual mondo del tutto diverso, un tale percepire incomparabile! Loro, tutti gli sconosciuti, si sentono rapiti. Eppure – nonostante ciò – a loro si avvicina l’oscuro umano, ed è un mettere alla prova, una battaglia, e una vittoria. Lo dice ora padre Angermann, da lui ben spiegato. Gli si fa un cenno di gratitudine. Ma ecco che si precipita da loro un servo.

24. “Un messaggero dalle baracche”, esclama.

- Coloro che non assistono direttamente i contagiati dalla peste, eccetto Strauber, Sinkmann e Beate, non possono entrare in nessuna casa dove ci sono ancora dei malati o dei morti. “Svelti! Deve venire il Meurer, non ce la fanno più con uno”.

- Helene Meurer prende suo marito alle due mani, supplicando: “Oh, non andare! Non posso, non devo perderti!”. comprensibile che lei sia così colma di spavento.

25. Dolcemente si divincola dalle mani della moglie: “Tu lo sai, Helene: quando il Signor Iddio chiama, noi dobbiamo seguire, è il servizio! Non preoccuparti, ti rimango conservato”. Qui, le ‘parole silenziose’ che lui ha potuto sentire, sono certamente la convinzione che può dire questo con piena fiducia, ma è anche la sua propria fede, il ‘rimettere tutto nella Volontà del Padre’, ciò che lo rende forte e coraggioso.

- Helene guarda piangendo suo marito che se ne va.

26. Strano, è il comandante Scharfner il primo, come si pensa, che ‘la Luce ha un po’ spezzato, il quale dice consolando: “Donna, non piangere! Dove vengono a noi le Parole di Dio, EGLI è presente!”

- Ah, tutti sono beati; gli occhi di padre Angermann splendono chiaramente. ‘Signore, a Te si è rivolto un cuore buono’. A voce alta dice: “E’ meglio che ora andiamo a casa. Certamente ci vuole molto tempo, finché sapremo che cosa è successo”.

27. Si approva volentieri, si è stanchi dalla fatica del giorno, anche mezzanotte sta già davanti alla porta.

- Scharfner prende la mano di Helene. “Vieni, ti accompagno, allora non può succederti nulla nel vicolo. Oggi non devo neppure ritornare alla fortezza, voglio rimanere con te. Mi dai la cameretta dell’amico Sinkmann; voglio sorvegliarti finché viene il mattino. Non si può mai sapere…”

- Ha ragione, il coraggioso.

*

28. Che è successo nelle baracche? Lo spagnolo, con la forza dalla paura della morte, si è precipitato su colui che gli giace più vicino. “Finalmente ti ho preso, Satana! Ora sulla Terra deve migliorare con coloro che mi sono dediti fedelmente! Tutti gli altri… sono appunto la tua cova, tu, arci maligno, …saranno estirpati! Ha, ecco, vedo giacere qui coloro che vanno nel fuoco del purgatorio, ed io lo accendo sulla Terra. I vostri corpi devono cuocere, come le vostre dannate anime, nei loro tormenti dell’inferno!”

29. Con ciò schiaccia al debole la gola, che è comunque già vicino alla morte, finché all’aggredito era finito il soffio di vita. Chi si poteva ancora alzare, era anche saltato giù dal giaciglio con l’ultima forza, sono corsi alla porta ed hanno gridato a squarciagola per l’aiuto. Finché erano arrivati i due servi delle baracche, il diventato folle ha ucciso altre due vittime.

30. avvenuto certamente nella paura insensata, perché ha guardato la morte negli occhi, ma, senza ammetterlo, non ha voluto sapere che davanti a lui stavano le immagini delle sue azioni d’orrore, minacciandolo, come una nera roccia che sembrava rotolare su di lui. Soltanto, ciò non lo ha liberato nemmeno dalle ultime folli azioni.

31. Quando lui si vuol gettare su una quarta vittima, i servi non riescono a tenere da soli il demone scatenato, accorrono coloro che sono stati chiamati, avanti c’è Beate. una chiamata dalla ‘Mezzanotte di Dio’: “Fermo!”

- Anche se non è la voce di una ragazza. L’assassino si volta terrorizzato. Non vede naturalmente la cosa alta, santa. Non sente la chiamata delle trombe che lo deve colpire. Vede solo la santa ragazza, la quale bramava già da tempo.

32. Con la sua ultima forza costringe il suo corpo condannato a morte. “Haha, adesso ho la strega?”. E corre, verso un muro. Il suo volto sanguina, le mani gli sono come spezzate. Nonostante ciò vuole di nuovo andare verso Beate, e ora urta con la testa ferita contro un muro invisibile. Sono quattro passi davanti alla Luce, che nessuno vede.

33. Ansimando, si accascia. Le labbra distrutte dalla malattia esprimono comunque ancora l’altra maledizione, e pensa in modo abominevole …a Dio, in quanto lui crede di servirLo, mentre ha lasciato morire tanti uomini in modo disperato, come succede adesso a lui. Così giace sul tavolaccio, privo di qualsiasi forza.

34. Che cosa sta succedendo qui veramente? Persino il sacerdote Sinkmann, il dottor Strauber, si distolgono un poco dalla ragazza, per timore riverenziale, che non spetta alla giovane persona, soltanto alla Luce non percepita, non vista. C’era pure da temere che il segnato dalla follia e dalla morte si precipiti su altri malati. Ma questo è passato; era anche stato legato.

35. Si sentono delle grida sconnesse. Strauber non lo può più aiutare. Sinkmann prega a bassa voce per l’anima quasi distrutta, che riceva ancora la Bontà di Dio. Meurer vigila. Ma come l’angelo del cattivo che guarda triste all’anima a lui affidata, lamentando la sofferenza al Padre: ‘Non ho mancato in nulla, Signore; ma mi ha sempre respinto, non si è lasciato aiutare’, così sta lì Beate, piegata la cara testa, sussurrando:

36. “Povero uomo, vai senza pace nella tomba, e ti risveglierai nell’orrore, ancor prima che cada su di te l’ultima zolla. Che cosa allora?”

- “Lascia che sia la MIA Preoccupazione”, sente chiaramente accanto a sé. “Guarda Io ho protetto e custodito il più perduto dei Miei figli e… se lo vuoi chiamare così, …l’ho cercato, trovato e portato sulla via del ritorno. Attraverso il MIO GOLGOTA!

37. Ogni anima che si è allontanata, e inoltre da istinti maligni non ha fatto altro che diffondere paure e mostruose afflizioni, scende nel suo ‘proprio Armaghedon’. A ciò, nessun uomo sfugge per via della sua cattiveria, come mai dalla Mia Croce! Il tuo cuore piange. Il suo angelo…”, è come una mano che indica il morente, “…Mi mette nella mano le tue e le sue lacrime. Come spesso, lui ha abbandonato il posto nella Luce per aiutare il demone.

38. Io considero questo aiuto, mille e mille volte, soprattutto là, quando colui per il quale è l’aiuto, l’ha respinto ridendo di scherno. Ogni volontà di servizio è benedetta! Ora non essere più triste; lascia scendere nel suo Armaghedon l’anima quasi non più intera. Solo là, fra diecimila sofferenze in più di quanto ha inflitto ad ogni singolo uomo, l’anima si potrà un giorno liberarsi dai suoi legami, per ricevere ancora, postuma, la redenzione.

39. Il decuplo corrisponde ai Miei Dieci Comandamenti, perché ogni misfatto significa una trasgressione contro l’intera Legge, il luogo della Rivelazione per questo mondo nel suo ultimo tempo, da delle eternità fino al Sinai. Questo, Io non lo conservo!

40. Non dire che Io sarei senza Misericordia, potrei comunque cancellare qualcosa. Che cosa sai tu del procedere creativo di questa Caratteristica? Tanto quanto niente! Non è soltanto un mite cancellare, un coprire ciò che comunque dev’essere portato a conclusione. Appunto là, nell’ultimo, da portare a conclusione, giace il Concetto di base della mia santa-eterna Misericordia! La deve avere ogni anima smarrita. Ma il quando, come e dove, è unicamente la Mia Faccenda”.

41. Allora Beate stende all’improvviso le sue mani, lei stessa non lo sa, né come avviene. Si sente un ultimo rantolo, un inalberarsi, un accasciarsi in un corpo del tutto storpiato. Non lo si può adagiare diritto come lo si fa con i morti che vengono raddrizzati attraverso il dolore corporeo, ma che si stendono quasi sempre ancora nel morire. Il grande inquisitore rimane storto, come indurito in una roccia dura. Così lo si deve portare alla tomba. Questo è un ‘monito di Dio’, come non può essere dato più gravemente e …più santo.

 

 

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Cap. 20

Il monaco rimasto fedele – Ancora parole dalla Luce tramite Beate

Meira e il suo sogno – Meurer presagisce il ritorno a casa dii Beate

L’ultimo messaggio di Sinkmann dalla luce

1. Lentamente arriva la primavera nel paese, dopo che l’inverno ha regnato ultimamente in modo severo. Così, lentamente ma percettibilmente, la peste retrocede. Non ci sono più nuovi malati; degli ultimi, circa trecento, se n’è ancora andato qualcuno. Molti sono anche guariti. E si ringrazia! Per i tornati a Casa che ora hanno trovato la redenzione; per i sani perché possono lavorare di nuovo.

2. Sulla via verso il campo il medico incontra il giovane monaco che una volta aveva cercato l’aiuto dal sacerdote. Il dottore ha parlato di tanto in tanto con quest’uomo silenzioso; si era naturalmente ancora oppressi, alcuni (come costui) si erano mostrati molto a lungo gentili, e poi avevano scoperto il loro volto: dei travestiti che denunciavano – tutti quelli che, ingiustamente – credevano fossero da portare all’inquisitore come rinnegati. Perciò anche con il giovane monaco si era lasciata regnare la prudenza.

3. Solo Beate lo aveva incontrato in modo caro, scambiando con lui di tanto in tanto qualche parola e lo aveva confidato a Sinkmann che lui era puro, con cui intendeva che non era un menzognero. Costui aveva sorriso in silenzio. La ‘bambina ‘, come veniva chiamata da tutti, non ha ancora nessuna esperienza del mondo, aveva pensato lui, vede il buono negli uomini. Tuttavia, nel lungo grave tempo di amarezza, il monaco aveva eseguito i suoi obblighi da lui scelti, aveva detto di rado una parola, ma spesso aveva considerato: ‘Qui esiste un autentico amore cristiano; nessun uomo viene maltrattato, o colpito, e tutti sono aiutati, senza chiedere chi e che cosa sia’. Proprio questo lo aveva portato sulla sua via del ritorno.

4. Il medico interrompe i pensieri. “Giovane aiutante”, dice gentile, “non volermene se nel tempo difficile non mi sono quasi occupato di te. Lo voglio confessare oggi: sono sempre stato contento di te, hai servito giorno e notte, senza vantarti. Lo comprendi certamente: i tuoi altri compagni erano ‘cacciatori’, aizzati contro gli uomini. Tu, uno del gruppo, ti sei staccato; ma noi, nonostante la confessione potesse suonare autentica – che anche nei cattivi poteva essere il caso – non sapevamo se lo intendevi davvero in modo serio.

5. Ora lo sappiamo precisamente da tempo. Sono contento che la peste non ti abbia travolto; non ti sei mai veramente protetto. Lo vedo come segno della tua onestà e verità. Prendi il mio ringraziamento”, il medico gli dà la mano. “Mi sei stato di grande aiuto. Hm, quindi il nostro sacerdote aveva ragione; lui ti ha creduto. Di più ancora la nostra Beate; lei ti è sempre stata fedelmente al tuo fianco”.

6. “Posso dire qualcosa?”, lo esprime timidamente.

- “Dillo pure!”, annuisce l’altro, accarezzandosi gli occhi, e poi: “Voi dite alla santa ragazza ‘bambina’ , Molto giusto! Lei è una figlia di Dio. Dio l’ha mandata nel tempo tetro, …oh, che tempo! Umanità tetra sprofondata, si deve dire”.

- “Precisamente!”

- “Lei mi ha parlato in modo particolarmente caro, direi: celestiale. Attraverso la bambina, anche se io avevo la buona volontà del ritorno, è venuta su di me la forza, la serietà.

7. Nelle paurose settimane ho riconosciuto questo: Dove si aiuta, dove non si perseguita, dove si va incontro gentilmente anche al più povero, ecco, …ecco, c’è DIO! Da ragazzo sono andato in un convento severo, tutti erano severi. Non avviamo imparato null’altro che ciò che era da esercitare. Non ho bisogno di dire niente”.

- Strauber passa le due mani nell’aria; come dire: ‘Lo abbiamo notato!’. “Ma come dovevo diventare diversamente, io, come anche gli altri che siamo stati costretti?”

8. “Hai ragione. Dimmi come ti chiami veramente? Ebbene, in questi mesi colmi di afflizione, tutto l’esteriore è caduto”.

- “Me ne sono reso conto da tempo”, viene risposto. “Che cosa valgono per me gli alti nomi che si ricevono, senza la propria volontà? Certo, quando si è giovani e inesperti, ci si rallegra. Se qui si fa un poco alla volta luce”, il monaco si tocca la fronte, “quasi tutto sembra diverso. Alla consacrazione sono stato chiamato ‘Agostino’, e ne ero orgoglioso. Qui da voi mi sono reso conto che sarei tutto, eccetto nessuno che meriti anche soltanto il nome. I genitori mi hanno chiamato prima ‘Gustl’, potrei quindi chiamarmi Gustavo. una cosa secondaria”.

9. “Bene, ti chiamiamo Gustavo; è un nome carino. Ma adesso vieni, c’è sempre ancora molto da fare”. Passano attraverso le dieci baracche nelle quali ci sono già molti posti vuoti. “Oggi portiamo gli ultimi malati nelle prime quattro baracche, allora non dobbiamo nemmeno correre così tanto”.

- “E le vuote?”

- “Più avanti bruceremo tutto il campo, quando la morte nera sarà del tutto scomparsa e quando qui non ci saranno malati”.

10. Potrà essere stupefacente: nessun aiutante si è ammalato, anche se hanno avuto da curare giorno per giorno, più di un mezzo anno, centinaia di contagiati dalla peste. Hanno messo unguento sulle ferite, dovevano fasciare, fare i letti, porgere bevanda e cibo, portare i morti alle tombe e quant’altro. ‘Grazia di Dio’, sussurra il giovane monaco a se stesso. “Se lo chiede il mondo, se lo chiede un grande dell’azione che qui è stata svolta? Loro sventolano con i vestiti guarniti, anche qualche alto mondano. E nulla, nulla vi è dietro! Sono facciate e null’altro”.

11. Ecco che arriva Beate che aveva seguito Strauber, lei lo vorrebbe aiutare ancora fino all’ultimo caso. Ora prende senza timore la mano del monaco. Non poteva udire ciò che lui aveva detto a se stesso, ma ancora una volta si scopre:

12. “Tu pensi in modo giusto, caro fratello”, lo ha chiamato così, dandogli una segreta gioia. “I mondani grandi, di cui fanno parte i fregiati – il Salvatore li ha chiamati così – pensano solo a sé. Oh, fra di loro ci sono dei buoni, non si deve misurare tutti con lo stesso metro. In genere però – sei informato. Anche se siamo e rimaniamo degli sconosciuti, che abbiamo potuto operare dalla Grazia di Dio, ciò rimarrà comunque, non per sempre sconosciuta.

13. I nostri nomi non devono valere niente, solo l’azione. Vogliamo crederlo pregando: da Te, Padre Iddio, è registrato! Questo è sufficiente per tutta l’eternità”.

- Il monaco ascolta avido. Come si può chiamare ‘strega’ una tale ragazza eletta? Perseguitare, disprezzare e… questo, …o guaio, ‘nel Nome di Dio’?

- Il monaco è così intelligente che dice a se stesso: ‘I persecutori che sono stati trascinati nel vortice, erano convinti di fare bene. Qualcuno, tuttavia, come il grande inquisitore, loro stessi hanno congiurato con intenzionalità la sofferenza di innumerevoli. Questi hanno da portare la responsabilità. Dove’ Davanti a chi?’. Ora lui cancella i pensieri, stringe la sottile piccola mano e dice:

14. “Sorellina, ti posso chiamare così? Tu sei…!

- “Sst”, fa lei da monella, “dalla Bontà di Dio siamo figli Suoi”.

- “Io lo devo prima pure diventare”, confessa il giovane uomo.

- Oramai Beate lo chiama Gustl. Suona così caro, e dice: “Vieni, Gustl, il dottor Strauber aspetta. Non ci sono più molti nelle baracche e la maggior parte può ancora guarire, l’epidemia fugge”. Mano nella mano corrono dietro al dottore.

15. Quest’anno Pasqua è tardi. un ‘Segno di Dio’ perché gli ultimi saranno portati alla tomba pure nella settimana di Pasqua, mentre più di cento avranno la loro ‘resurrezione’? Il Venerdì santo si raccoglie tutta la città – più di un terzo è stato portato via – insieme ai forestieri sani sul mercato dove in un altro tempo i contadini avevano offerto le loro cose. Nessuno sa chi ha intonato un poco titubante il canto di Lutero, era stato portato in giro del tutto nuovo da uno che l’ha imparato velocemente. Anche altri cantano con voci forti.

16. «Siamo nel mezzo della vita, circondati dalla morte.

Chi cerchiamo che dà Aiuto, che riceviamo la Grazia?

Lo sei Tu, Signore, soltanto. Ci pentiamo delle nostre malefatte,

che hnnoa fatto inquietare Te, o Signore.

Santo Signore Iddio, santo forte Dio, più santo, più misericordioso Salvatore, Tu eterno Dio; non ci hai lasciato sprofondare nell’amara afflizione della morte.

Kyrie – Eleison!» - [15,24]

17. Oh, sono stati salvati coloro che ora possono vivere. Anche l’inquisizione è stata notevolmente ridotta, almeno per un notevole tempo. Il campo è stato bruciato, i fossi nei quali i morti – i tornati a Casa – sono stati adagiati, sono stati coperti con bei cespugli. Le case vuote vengono lasciate ai poveri forestieri che temono di ritornare nei loro precedenti luoghi di patria.

18. “Che cosa troviamo?”, chiede una donna al consigliere Schöber, che parlava con tutti. “La mia gente è passata, sono rimasta io. Con la mia malattia sono diventata vecchia. Mi basta una cameretta, se la posso avere”.

- “La riceverai certamente del tutto! C’è una coppia, non ancora così vecchia come te, che vorrebbe volentieri avere una casa. Andrai da loro, l’organizzo io per te”.

*

19. Stimolati da gente fedele di questa città per il continuo aiuto che hanno ricevuto qui, diversi cuori duri sono diventati teneri. Alcuni rimangono fedeli alla loro Chiesa; li si apprezza. Sono semplicemente accolti nella comunità della città, mentre dà comunque da pensare a molti, con quale ‘amore cristiano’ si è servito qui. Dipende dal fatto, se si appartiene a questa o a quella chiesa? Da ora vale ciò che il SIGNORE ha ordinato: ‘Ama il tuo prossimo!’. Premesso ciò, questa città rimarrà a lungo su questa buona via. Capiterà ancora una volta una profonda sofferenza dai suoi cittadini (la guerra dei trent’anni). Ne sarà visitato tutto il paese tedesco, e ancora di più.

*

20. Poco dopo Pasqua ci si incontra da Schöber. una serata mite. Gustav, non lo si chiama più monaco, è seduto nel loro gruppo. Lui è un vaso aperto nel quale fluisce tutto, il tesoro della Luce. Ogni rivelazione di Dio, non è la cosa più alta, il Bene più puro che l’umanità del mondo non conosce, …che sovente non vuole conoscere?

21. Oggi è per ognuno come un darsi interiore ad un esteriore terreno, che non si vede. Ma qualcosa lo si conosce precisamente: la PAROLA! La regalità di Dio! Agli uomini sembra ogni volta così, quando la ‘Luce’ è venuta da loro. Ancora un sussurrare qua e là, un’attendere, nonostante circumfluiti da una grande, timorosa preoccupazione.

22. Hanno constatato quanto Beate si è snellita. Non c’è da stupirsi, si è data completamente, come gli uomini al suo servizio, senza risparmiare la sua forza. Ha consolato i piangenti, i morenti, diversamente di quanto può una giovane bocca. Ha aiutato la madre, aiutato il fratellino, sovente ha aiutato il padre. vero, tutti qui hanno agito proprio così nell’impiego del Cielo’; sono stati pienissimamente occupati.

23. Di loro al primo posto ne fa parte il sacerdote Sinkmann; pur differenziando. Senza esagerazione si è messo in primo piano lui e Beate. Meurer e gli amici ancora vivi non hanno mai dimenticato come lui li ha salvati, notte dopo notte dalle oscure grinfie, come ha messo in pericolo se stesso, e con Beate, …oh, la bambina era diventata per loro come una luce. Sovente doveva solo essere lì, e già si sentiva in ogni sofferenza, afflizione e preoccupazione, una protezione, un influire dalla magnifica elevatezza di Dio.

24. Ora sta lì simile ad un angelo. Il volto di Beate era mutato continuamente, quando veniva un messaggio di luce dal Cielo. Oggi, …ah, indicibile come ha cambiato la figura, il viso. Se non lo si avesse sperimentato da sé, non lo si potrebbe credere. Certo, attraverso il molto lavoro, attraverso il servizio per gli uomini in agonia, ognuno può apparire in modo etereo. Nella giovane figlia d’uomo appare diversamente. Evidente è la cosa estranea, l’ultraterreno, che si manifesta con quelle Parole:

25. “Amici sulla Terra! Così come finora, ed oggi, udrete per l’ultima volta una Parola dalla grazia; ma non è l’ultima Benedizione del vostro Dio, del Padre della Misericordia. Non può fluire in voi silenziosamente e dolcemente? Si deve udire la rivelazione di Dio? Oppure le vie della Grazia che Egli vi ha fatto percorrere e lo farà ancora dopo, non sono anche una ‘maestosa Parola dalla Sua bocca’?

26. Qualunque cosa sperimentate nella Magnificenza della Volontà di Dio, è sempre il Suo Evangelo! Guardate quello che è successo già nei vecchi tempi fin dove potete saperlo; prendete l’insegnamento e le azioni di Gesù, vostro Salvatore e Redentore; aggiungete ciò che vi è capitato, …tutto era, è e rimane il Suo segno di bontà impresso ai Suoi figli.

27. Di ciò ne fanno parte i fedeli che camminano nella luce, uomini che si sforzano di osservare i Comandamenti di Dio; calcolate anche, che mai, come voi, hanno udito qualcosa del Creatore, essendo tuttavia di cuore caro. Anche coloro che non come voi hanno ricevuto guide, la diretta Parola. Dove divampa una sola piccola scintilla di autentico amore, là si rivela la benedizione di Dio, là il figlio sta nella mano del suo Creatore!

28. Conoscete la Bilancia dell’Ordine di Dio? No? Voi sospettate e sapete solo che possiede certamente il giusto peso della luce. Questo è vero! Il Signore, che è eterno Amore e Compassione, non può fare da un grammo, anzi da una particella che voi chiamate Quantum[15], un Sole? E, da quella stessa, Indulgenza e Pazienza, perché Lui sa di quale natura sono gli uomini? (Salmo 103,14 - Isaia 29,16).

29. Egli, non può cancellare il falso in coloro che si vantano: ‘Signore, tutto questo l’ho osservato fin dalla gioventù’ (Matt. 19,20), che si vedono splendere come dei soli, cosicché in un figlio di per sé fedele, ne rimanga tanto poco quanto dal piccolo Quantum? Oh, sì, Egli può e… lo farà! Siatene certi!

30. Adesso per voi è passata una difficile parte della vita, e il Padre vi guarda gradevolmente. Ognuno di voi ha dato il meglio secondo la sua misura, modestamente nel silenzio, oppure apertamente, come era urgentemente necessario. Credetelo: un unico gesto della mano, fatto con piena dedizione, è un buon tendere nel Regno del Cielo! Sì, ecco che avete il peso: grande e piccolo, nel silenzio o apertamente, …vale comunque davanti al Padre-Creatore; perché

EGLI conosce un solo peso: quello della Sua Grazia!

31. Chi si interiorizza, ha la pienezza come è stato scritto di Gesù Cristo: «…abbiamo avuto dalla Sua Pienezza, (di Gesù) Grazia su Grazia!» (Giov. 1,16). Ciò che vi è stato ritenuto nell’insegnamento (allora), nondimeno è ciò che viene dato ancora ai credenti, ‘noi tutti’, lo ha annotato questo discepolo pure alla fine del suo scritto: «La Grazia del Signor Gesù sia con tutti!» (Apoc. 22,21). Con tutti! Questa è una consolazione che dà solamente il Cielo. In questa, nella consolazione, sono inclusi tutti.

32. In questo numero non esiste un singolo. Pochi, oppure come si autodefiniscono gli stolti: ‘Solo noi, i prescelti!’, con cui si sono esclusi da sé, attraverso la loro arroganza. Avete voi mai percepito che sareste stati previsti di compiere questo o quello? Vi siete dati da voi stessi la forza di eseguire tutte le opere?

33. Oh, no! Nessuno tra di voi ci aveva mai pensato, di preporre il suo così piccolo io umano. Il servizio vi ha spinto ad operare, ed una tale spinta viene unicamente e solo dalla luce. In questa è radicata ogni spinta d’amore, sia anche solamente che si dà un bicchiere d’acqua ad uno stanco viandante. Nulla è così minimo dinanzi all’Altissimo, che Egli non scriva il buono nel libricino del Cielo dell’uomo! Voi non mi domandate – molto bene – se la vostra fatica, la vostra pena sia stata iscritta; perch酔.

34. Alzandosi il sacerdote Sinkmann interrompe: “Messaggero di luce mandatoci da Dio, Egli lo vede, e certamente anche tu: ‘Non abbiamo mai pensato che noi, che io…’.” sopraffatto dal sentimento e non solo lui, tutti sono come innalzati dalla immensa Bontà di Dio, non più in questo mondo. “Perdona”, balbetta lui, “non dovevo interromperti”.

35. “Ma sì, fratello, lo hai potuto, hai pronunciato per i tuoi amici ciò che ognuno portava e sentiva in sé. Anche questo è un dono, offerto dal Signore dell’Amore. Adesso non avete ancora bisogno di sapere se e che cosa è stato iscritto nel libriccino del Cielo. Allora sarebbe tolta la parte migliore della Beatitudine, che distribuisce solo vita nella Casa del Padre. Presto qualcosa in anticipo sarà consumato, e poi non rirrà niente che un bramare non saziato, con il detto, sovente pronunciato: ‘Ah, se avessi …’.

36. Povere parole d’uomo, con cui lo spirituale non è mai in primo piano. Per la cosa mondana viene piagnucolato ‘ah’. Ma voi, già colmi della Luce, avete pensato il ‘sospiro, …ah’ solo per il vostro cuore, da quando il Cielo vi è stato rivelato. Tu…”, un dito indica il comandante Scharfner, “…hai usato l’ah particolarmente nell’ultimo tempo, nel senso migliore. Sii consolato: prima non hai sentito quasi mai una vera Parola di Dio, sei stato educato nel procedere mondano cattivo e sovente hai agito nel bene da te stesso, hai di nuovo aiutato qualche ‘nemico’, come chiamate gli avversari, ed hai nascosto qualche donna perseguitata.

37. Sei stupito? Non lo sapeva nessuno dei compagni, non è mai venuto alla luce del giorno da nessuna parte. Ora, naturalmente non questo. L’Onnipotente che ha creato tutto, che Si mantiene tutto, come non dovrebbe vedere l’operare segreto di un uomo? Bene o male? Perciò sei venuto qui, guidato da un messaggero dalla Luce, che il SIGNORE ha mandato per te. Hai aperto il tuo cuore, vuoi sempre rimanere nella Grazia del Padre e mi chiedi temendo come lo devi fare, dato che tu…

38. Sì, se rimani un portatore di armi. Aspetta! Non dovrebbe voltarsi la via? Allora ringrazierai il tuo Signore Iddio, vedrai i Suoi miracoli, che sono del tutto diversi di quanto lo insegnano i mondani fattosi grandi. L’Ordine, dalle Leggi fondamentali del Creatore, rimane eternamente esistente, perché Egli non ha affatto bisogno di cambiare il Suo Ordine! Un monte rimane un monte, fintanto che – qui materialmente – ha da servire al suo scopo, come un ruscello conserva il suo piccolo corso, pure nel servizio, finché questo è nella Benedizione.

39. Non diversamente, ma solo più ricco di Grazia, infinitamente più magnifico, una creatura-figlio percorre la sua via. Se ha già un grande servizio, simile ad un monte, vi rimarrà, finché per esso non risulterà un altro servire. Pure così il piccolo rio, «la moltitudine dei figli, che nessuno può contare» (Dan. 7,10; Apoc. 7,9) sfociano tutti insieme nel Mare di Dio dell’eternità e nella propria Beatitudine!

40. Siate consolati in anticipo, come si ha da ringraziare prima quando non si conosce il cosa e il come, ma uno ce l’ha dentro, che la Bontà di Dio Padre dura in eterno, come Egli stesso è eterno. Infatti, finché voi uomini percorrete la vostra via del co-aiuto, fino ad allora si mostrerà alcuna difficoltà sotto cui ci si deve piegare. Da voi ci si aspetta che lo facciate senza sospirare. Potete essere tristi perché l’amore può avere il suo lutto. Presto riconoscerete la differenza tra fare lutto oppure sospirare. Allora è bene per ciascuno di voi se mettete il fare lutto nelle Mani del Padre vostro!

41. Oggi, in vista della vostra vita, detto per voi così, avete ricevuto una grande luce del Cielo, la piena Benedizione come un uomo la può portare e valorizzare. E anche se d’ora in poi non sentirete più tali Parole come è avvenuto per mezzo della ragazza, …la PAROLA di DIO vi rimarrà sempre rivelata. Ricordatevi di tutto ciò che avete ricevuto, allora è la stessa benefica Bontà, com’è avvenuto in questo giorno.

42. Io vi porto la Salvezza dall’eterno Paese di Grazia di Dio-Padre, poiché EGLI dice: ‘Siate benedetti, poiché avete servito i poveri sacrificandovi gioiosi; per via del vostro amore avete anche offerto la vita, ed Io vi ho incluso nella Custodia salvifica della Mia Bontà, che procede dalla Mia Eternità, né prima né oggi, poiché vi ho amato da sempre, e continuamente, attirandovi a Me per pura Bontà!’ (Ger. 31,3)

43. Conservate saldamente il Santo, cari fratelli, care sorelle; posso essere ancora con voi non visto, finché ognuno ha fatto il suo ultimo passo in questo mondo, finché gli occhi dello spirito vedranno Dio e il Suo Sole di Grazia. La Pace del Padre è e rimane con voi!”

44. indescrivibile ciò che fruscia beatissimamente sugli uomini. Solo dopo molto tempo viene un ‘Amen’, pronunciato dal sacerdote Sinkmann e da padre Angermann come da una bocca. Ognuno si piega in questo Amen. Dopo ogni rivelazione che hanno ricevuto già da tempo in misura immeritata, attraverso l’uomo maturo, attraverso la ragazza, si è fatto silenzio; sovente non si osava quasi respirare. Oggi…? Come un maestoso soffio passa attraverso la stanza, solamente, anche come un grave presagio: ‘E’ stata l’ultima cosa magnifica’.

45. ‘Oh, noi stolti’, pensa padre Angermann, come se potesse mai passare la Bontà e la Misericordia di Dio. ‘EGLI c’è sempre, sia che ce ne accorgiamo, magari vediamo, odiamo, oppure abbiamo solo un piccolo presagio del cuore, …tutto questo è SUA rivelazione’. Egli lo pronuncia, fedele; lui sa appunto quanti dei suoi fratelli della Chiesa, naturalmente più i piccoli e modesti che non sono portatori di alta dignità, ce ne sono già tanti che si sono destati, che si orientano secondo l’insegnamento di Cristo: ‘Non condannate, ma aiutate!’, secondo il simbolo della Vita di Gesù.

46. Si è sempre sforzato di imitare l’esempio del Signore, anche se gli erano legate le mani e la bocca. Ora è libero, ora serve così al meglio il suo prossimo ed anche la sua Chiesa. Una buona Luce, che le verrà attraverso uomini fedeli. Un po’ alla volta arriverà, come si suol dire, di nuovo ‘vita’ nella cerchia, dapprima sussurrando, timidamente, per non scacciare il Raggio del Cielo. Solo la gioia spezzerà il ghiaccio, benché l’incerta preoccupazione non è da bandire. Non c’è da stupirsi: la vita, per loro, era stata molto difficile, materialmente secondo la fede, e ciascuno ha sollevato il suo autentico covone. Non lo si sa ancora che lo si possiede, che un giorno lo si potrà portare al Padre. Questo è buono, molto buono.

47. “Oggi abbiamo ricevuto”, comincia di nuovo il giovane padre, “come se la maestosa Parola fosse stata una fine. Intendo cos셔, calma lui, quando ognuno lo guarda interrogando timoroso, “…è come con la vita. Un giorno arriva la fine, …per questo mondo. Noi lo sappiamo, cari amici: la morte del nostro corpo è un ingresso nell’eterna vera Vita, …che esiste presso Dio, il Padre, là, per sempre! Ed eternamente rimangono Parola e Rivelazione in e tra di noi.

48. Abbiamo proprio sentito che il ricordo dei Doni di Grazia è pure una Rivelazione. Noi uomini abbiamo sovente bisogno della ripetizione, perché dimentichiamo facilmente, perché possiamo lamentarci persino davanti all’onniamato Signore: ‘Guarda, Padre, il nostro mondano preme molto, sta così fortemente in primo piano, perché noi, come uomini, dobbiamo pensare anche all’esteriore. Chi lo potrebbe sapere meglio di TE, nostro Salvatore e Redentore?’.”

49. Mi soffia proprio ora come un respiro, come se il Padre pesasse ogni peso della vita sulla Bilancia dell’Ordine. Nessuno è proprio giusto, così come LUI! Perciò rimaniamo in futuro fedelmente insieme, discutiamo di ciò che Dio, il Signore, ci ha dato nel supremo Amore e Compassione. Qualcosa, secondo come ricordavo, me lo sono scritto; di ciò ne potremo gioire a lungo. Oppure no?”.

50. Dice Bertold Meurer: “Qualcosa l’ho memorizzata. fluita dentro di me in modo strano, occupandomi fortemente. Penso che 腔. Può dire che a lui, pover uomo, ha aiutato la Grazia? Secondo quel tempo, pochi del popolo sapevano scrivere, molti nemmeno leggere.

- Senza offendere, perché Angermann domanda: “Tu sai scrivere? Ebbene, anche se tutti i tuoi amici, proceduti dalla povera condizione di contadini, mi sono apparsi intelligenti ed aperti, in particolare tu, per me è comunque uno stupore che sai scrivere bene. Perdona”.

51. “Non c’è niente da perdonare”, risponde calmo Meurer. “Sarebbe bene che il popolo potesse imparare ciò che è riservato agli alti, qualcosa potrebbe migliorare, utile per la nazione. Forse si farà ancora?”. La domanda suona un po’ amara, lo è anche il pensiero: ‘Oh, il popolo si sveglierebbe presto, gli alti non lo potrebbero sottomettere più a lungo, come avviene al momento’.

- L’uomo desto ha ragione, ma il tema non viene sviluppato poiché la ‘Parola dal Regno’, tra di loro, ha sempre il primo rango.

*

52. Con questa Benedizione ci si lascia, basta una stretta di mano per augurarsi ‘buona notte’. Meurer ha offerto alle due donne, come dice volentieri a moglie e figlia, le braccia, come lo ha visto nella casa paterna: il padre ha guidato sua madre per il giardino. Pure così, lui le conduce a casa. Ma lui ed anche Helene guardano timorosi la figlia. Oggi, dopo il discorso era diventata debole, meno secondo il corpo. Il piccolo viso sembrava ‘lontano nel Cielo’, come se non appartenesse più a questo mondo. La preoccupazione per la figlia, mai bandita, viene di nuovo più forte in primo piano.

53. A casa viene portata a letto dalla madre. Il padre provvede ad una bevanda e Beate dorme già beata. Peterle, è diventato un ragazzo forte, dorme come sotto le ali d’angelo, non sente l’arrivo di sua sorella con cui divide la camera. I genitori baciano il loro ragazzo sulla fronte. A Meurer passa come un fulmine attraverso l’anima:

54. ‘Dio mi ha conservato i figli e mia moglie; ma Beate, …avrà solo il ragazzo intorno a sé e…’

- “…tua moglie”, è di nuovo come un soffio che gli parla. Ah, Dio, quanto Ti devo ringraziare, e Tu vedi certamente che la mia anima Ti loda per via della grande Bontà che ho sempre avuto, nonostante il tributo che i mondani hanno preteso da me. Anche Tu hai ora bisogno del tributo? Ho da pagare a TE, …con il voto attraverso mia figlia?

55. Va a giacere sul suo letto quando alla timorosa domanda del cuore segue la risposta. Non sente, …ma la sente comunque. Quel linguaggio della Luce risuona come un eco: “Chi porta il tributo con il voto, volontariamente, costui sta vicino all’Altissimo. Il cuore può piangere, l’anima rattristarsi, ma lo spirito dato da DIO, nella sofferenza, può ringraziare il Padre, con e senza parole. Anche nel sentimento qualcuno può piegarsi sotto la Volontà di Dio. Tu lo hai potuto fare e lo potrai di nuovo. Aiuterai a portarlo dove la sofferenza schiaccia le povere spalle. Sii consolato!”

56.  Era una parola? Era un sogno? Lui è degno di una tale inesprimibile Grazia? Quanto presto dovrà poter dimostrare ciò che proprio la Misericordia esige, ciò che incorona ogni Principio! Al mattino Beate giace ancora nel sonno, sorridendo, che duole al cuore della madre. Così si vede solo un angelo; e gli angeli non vivono in questo mondo. Qualche volta discendono, di tanto in tanto, e se lo fanno, la loro via di viandante è molto breve’.

57. Il padre pensa la stessa cosa quando sta accanto a sua figlia. Va a risvegliare Peterle: “Rimani in silenzio, Beate è ancora stanca. Vieni in cucina e adesso non fare rumore”. I ragazzi non camminano in punta dei piedi, e lui ha giocato volentieri con Beate, rumoroso e gaio. Lui obbedisce. La sorella, oltre ai genitori, gli è importante oltre tutto; anche là vale il legame dalla Luce.

*

58. Alla sera di questo giorno, nella stanza del consigliere Schöber si precipita Meira Bartels, coperta di lacrime. Inutilmente ha asciugato i suoi fiumi d’acqua. Ha impiegato tutto il giorno per calmarsi. Il sogno, la ‘visione’. che era diventata ‘sua’, …o Dio! No! No, lasciaci il nostro angelo! E lo ha saputo: la maestosa Volontà di Dio si sarebbe adempiuta!

59. “Che cosa c’è”, Schöber spinge verso di lei uno sgabello. “Siediti, e dì ciò che ti sconvolge”.

- “Anche voi perdereste la calma, se io…” Finalmente può riferire il suo sogno. “Ah, consigliere, il lungo tempo, la peste… Quello che succederà ora, sarà la nostra più alta prova. Perché, consegnare degli uomini alla fossa, i fedeli molto amati che hanno portato qualcosa di buono, è certamente la cosa più amara nella vita”.

60. “Devo allarmare dei servi? Che cosa viene su di noi?”

- “I servi non aiutano. A noi… a noi aiuta solo il Signore! Voglia essere Lui da noi con la Sua Grazia! Questa notte ho visto il sacerdote con Beate, mano nella mano. Percorrevano una magnifica via, come non la si troverà mai sulla Terra. Ci verranno tolti, loro sono… Loro hanno…”. Nuove lacrime cadono giù dagli occhi arrossati dal pianto.

61. “Calmati prima. Tu sai come me e come tutti: Sinkmann e Beate sono stati eletti a rivelare molto attraverso parole o sogni, ciò che il Signore voleva donarci. Perciò li hai visti mano nella mano. La via…? Sì, sì, attraverso entrambi è passata la luce del Signore.  Stata proprio la nostra consolazione nel tempo dell’afflizione e del bisogno. Hai sognato proprio molto bene”.

62. “C’era anche una voce, e diceva: ‘Entrambi, prima della via sulla Terra erano un’unità nella Luce, forse come il matrimonio nel mondo, solo celestialmente puro com’è nella Casa del Padre. Ora hanno compiuto la loro opera del giorno. Come sono usciti dalla Luce verso la materia, così ritornano a Casa insieme. La differenza d’età della Terra è esteriormente peritura. Stavano sempre insieme, com’è terrenamente possibile più di rado.

63. Concedete loro la loro via del ritorno a Casa. Un po’ alla volta qualcuno verrà a prendervi e spiritualmente sarete lieti di cuore, quando ad ognuno si aprirà la Porta della Luce’. Proprio così l’ho udito, e perciò… ah, è difficile sopportare la separazione”. Ancora un sospiro abissale e ad un tratto gli occhi di Meira splendono chiari come il Sole. Solo due ultime lacrime perlano giù. “Si pensa troppo alla propria perdita; gioia e sofferenza dell’altro stanno sovente in fondo. Tuttavia…”. La signora Bartels tace.

64. Il consigliere appoggia la fronte alle mani. A lui succede come alla donna. Due grosse gocce rotolano sulla sua barba. Loro, Sinkmann e Beate, mancheranno a lui come agli altri. Oh, lui ha imparato molto dello spirituale, non c’è da stupirsi se ora pensa: ‘Una Rivelazione vale per tutto il mondo, persino se la ode poca gente. Dipende appunto dalla BENEDIZIONE che vi è collegata. Il Signore Iddio non fa mai nulla per pochi. Per LUI vale sempre la Sua intera Opera’. Da questa riflessione dice ora piano:

65. “Meira, sii forte, anch’io; i genitori avranno poi bisogno della massima consolazione. Perdere una bella ragazza fiorente alla morte? Così si dirà. Ora lo so da tempo: non perdiamo nulla, perché da noi rimane la Benedizione di Dio! Non farti accorgere di nulla e sii grata, perché sei venuta da me. Aspettiamo, finché sentiamo la notizia. Ti consiglio di raccontare il tuo sogno solo quando il primo dolore del cuore cesserà un poco. Dato che me lo hai riferito subito, più avanti vi si attingerà conforto e Grazia”.

66. “Non ho avuto il cuore di riferirlo ai genitori, ma qualcuno lo doveva sapere. Non per il fatto che più tardi mi si creda. – Avete ragione, signore. Forse riesce a tutti noi di attingerne forza. Statemi bene”. Alla porta la donna dei morti si gira ancora una volta. “Per i nostri due non pregherò alla tomba; quando loro chiuderanno gli occhi, allora entrambi non sono più nel mondo e… e… Per noi essi porteranno la loro prima preghiera della Luce nella Mano del Padre, …davanti al Suo Trono”. Già è corsa via.

*

67. Il consigliere rimane seduto, riflettendo su se stesso: “Non avrei mai pensato che è così profonda. L’ho rispettata come brava donna, solo un po’… ebbene, che non sarebbe del tutto giusta (nella testa). Signore Iddio nel Cielo, quale peso. Ma TU aiuterai a portare questo peso nella Tua bontà. Sì, aiutami a ricordare sempre: la Tua benedizione non cessa mai nell’Eternità!”

68. Lui va, costringendosi come a caso, dai Meurer. Quando bussa alla porta gli sembra come se dentro fosse silenzio e non ci fosse nessuno. Dopo un po’ si apre la porta. Esce Bertold Meurer. Si vede che si tormenta nella preoccupazione più disperata. Non si stupisce del perché oggi il consigliere è venuto pure così tardi.

69. “Entra, amico Schöber, ti prego, fa silenzio, abbiamo chiamato il nostro medico. Ci sono due malati in casa”.

- “Speriamo nessuna peste?”. Il cittadino lo chiede con grande timore. Era già successo che l’epidemia nera che sembrava già svanita, dopo era sgusciata di nuovo in una casa.

- “No, no!”, respinge Bertold. “Il nostro Strauber non ha ancora nessun consiglio. Il sacerdote è solo stanco, inoltre è molto debole.

70. La debolezza è venuta su di lui del tutto all’improvviso. Sembra cambiato e… ah, amico Schöber, …mi spezza quasi il cuore, anche a mia moglie. Proprio così succede alla nostra Beate. Giace lì stanca, sorride, dorme, solleva di tanto in tanto le palpebre, gli occhi splendono diversamente che al solito. Se chiediamo che cosa possa avere, lei scuote la sua cara testa”.

*

71. Arriva il dottore da Beate. Gli si vede l’oppressione. Non può aiutare, ed è comunque, detto per questo tempo, un buon medico. Ha anche proibito che il pascolo comunale dove giacciono i poveri uomini dell’epidemia, non debba servire per un anno come pascolo per il bestiame. Aveva minacciato severamente:

72. “Ricordatevelo, cara gente, gli animali possono ammalarsi attraverso l’erba contaminata. I germi della morte potrebbero trasferiti su di voi, come è già successo. La seconda peste mieterebbe poi in breve successione molto più vittime di quella appena passata”.

- Allora si aveva mormorato: “Dove dovrebbero rimanere gli animali per tutto un anno?”.

- Ma il consigliere Schöber, d’accordo insieme ad altre persone, avevano dato ragione a Strauber. Il pascolo comunale era stato chiuso. Il prossimo inverno lo si potrà pulire di nuovo.

73. Il padre chiede timoroso come sta Beate. Meno male che la moglie cerca il suo Peterle, quindi non vede le spallucce senza speranza del medico. Ma costui poi dice: “E’ una cardiopatia. Il polso è debole, troppo lento, si ferma sovente, come nel nostro sacerdote. Strano che l’uomo molto più anziano e la giovane ragazza abbiano la stessa malattia”.

74. Schöber sa solo tramite la donna dei morti come questo è collegato. Quando poi cammina con Strauber attraverso il vicolo silenzioso, racconta la ‘visione’ della donna. “Qui non aiuta né tè né qualcos’altro, a meno che, ci cada giù un miracolo. Appena due giorni e sono spacciati”.

- All’improvviso Strauber getta un braccio intorno a Schöber. “Non sono deboli”, mentre nasconde la sua commozione, “ma il nostro Sinkmann… se voi foste stato presente come ci ha guidato per otto notti, mentre lui stesso stava nel pericolo più disperato…, mi comprendereste che io… che noi…”

75. “Lo comprendo bene comunque. All’inizio non l’ho accolto volentieri, il che allora era comprensibile, e poi le Parole della Luce, la prima volta nella nostra chiesa; ah, allora ho drizzato le orecchie e mi sono rallegrato! A me succede come a tutti, credimi, Strauber. E… la ragazza? Questo è troppo per tutti noi”. In silenzio camminano verso il municipio, dove Schöber ha la sua abitazione.

*

76. Ora arriva il giorno, il quale non porta agli amici solo l’amaro pianto, no, tutta la città prende parte al lutto. Appena superato il tempo spaventoso con tutta la fatica e la pena, allora si comprende, non appena un credente chiede: ‘Signore, perché?’. Anche se le persone non sanno nulla dell’alta Semenza miracolosa, di ciò che è avvenuto pietosamente agli amici, si aveva comunque onorato il sacerdote Sinkmann. Lui andava molto volentieri di casa in casa, come lo ha fatto il dottor Strauber. Non ci si chiedeva prima: ‘Quale credente sei?’, oppure in genere, se uno crede…, l’aiuto che era necessario in ogni casa veniva portato senza chiedere.

77. E Beate, la bambina fuggitiva? La si vedeva sempre lieta, salutando gentile. Ha aiutato i bambini caduti a rialzarsi, portava a qualche donna anziana il suo sacchetto a casa, e molto di più: era sempre via come il vento, prima che le si potesse dire un grazie. Come non si dovrebbe amare quest’animo solare? Come un colpo, così passa attraverso la città, quando si viene a sapere ciò che era avvenuto al mattino. E il giorno dopo ancora di più.

78. Il Sole non sta ancora nel cielo, il grigio della notte non è ancora scomparso dall’ampia valle nella quale è adagiata la cittadina, quando la madre viene al letto della sua figlia malata. Gli occhi splendono ancora come illuminati da un bagliore interiore, la bocca pallida sorride, la mano si stende incontro alla mammina. Helene, profondamente scossa, sveglia suo marito.

79. “Vieni! Credo…”.

- Il padre aveva presagito già la sera prima la fine di sua figlia. Nonostante ciò aveva sperato che cugina morte potesse aspettare. Ma poi nel sogno ha sentito la voce della Luce: “È l’angelo della vita che oggi viene due volte da te. Con te ci sarà il Conforto e la Forza di Dio”. All’istante è vestito. Peterle, che era stato messo nel letto dei genitori, dorme ancora profondamente.

80. Ora i coniugi stanno davanti al letto della loro figlia. Uno si aggrappa all’altra. Ieri notte, quando il consigliere era andato via con il dottore, Meurer non aveva chiuso la sua casa, affinché il dottore trovasse subito l’ingresso aperto. Lui ora arriva, rimane ai piedi di questa ‘figlia del Cielo’, deve pensare, stare. Nonostante il lutto, fa un cenno d’incoraggiamento alla sua piccola aiutante, quando lei saluta anche lui con un sorriso. Costa forza, l’uomo forte lo sente fin nell’ultimo nervo. Oh, i poveri genitori…

81. Ora si tiene indietro; gli ultimi minuti terreni sono riservati ai genitori. Allora si fa chiaro, certamente il primo raggio di Sole che colpisce i Meurer dall’alto del Cielo. sorta la luce di ogni giorno, anche se non si vede nemmeno il Sole.

- Strauber pensa: ‘Lei è con Dio. Non Lo si vede, oppure di rado; ma EGLI c’è!’, come il Sole con e senza nuvole.

82. Beate tende desiderosa le sue mani a qualcosa che nessuno vede.

- ‘Il suo angelo’, pensano i due uomini.

- ‘Il Salvatore’, presagisce la madre.

- “O Salvatore”, un sussurro dal letto. “O caro angelo! Ritorno a Casa”. Quest’ultima parola non si era sentita quasi, era come un soffio. Strauber adagia delicatamente il corpo, chiude gli occhi, incrocia le care mani che hanno sempre fedelmente aiutato, sul petto che non respirerà mai più, insieme alla preghiera. Ed esce. La prima ora la deve lasciare ai Meurer, si volta anche, quando gli occhi non si bagnano più, nella stanza dove giace il sacerdote… anche lui per il suo ultimo giorno terreno.

83. Il malato dorme. Il cambiamento che si mostra in lui è il segno per il medico: ‘Stasera’. Prende con delicatezza il polso, annuisce per sé: la Meira ha ragione, queste due anime sono parenti, cosa che si riflette proprio nei due volti nella loro ora di morte. Non appena Sinkmann riprende a dormire, Strauber va dai genitori. I due stanno piangendo lì, accarezzano continuamente il viso che ha un aspetto di pace ultraterrena, come la si può trovare molto di rado in un morto.

84. Oh, qualche credente percorre in pace il suo ultimo cammino in questo mondo. Ma qui, una ragazza…?

- «Diventate come i fanciulli», lo ha detto una volta il Salvatore. «Se non diventate come i bambini, non potete giungere nel Regno dei Cieli». Il medico dice le parole a bassa voce? Lui è cambiato, lui, come medico legato alla natura, non credendo nei miracoli, ma non era mai stato del tutto senza Dio.

85. Da quando conosce Sinkmann e Beate, il mondo (materiale) è caduto da lui. Queste parole di Gesù erano state il contenuto di un’ultima predica. Allora la chiesa era colma, non si richiedeva: ‘Sei cattolico?’ o: ‘Sei evangelico?’, ‘Sei pagano?’. I cuori si aprivano e le Parole del Cielo scendevano benedicendo come rugiada. Sì, ora a Strauber vengono in mente i due versetti della Bibbia.

86. Bertold Meurer guarda grato il dottore. Conduce fuori sua moglie. “Lascia dormire nostra figlia; dobbiamo anche pensare a Peterle e a Sinkmann”.

- In cucina ci si siede a tavola. Meurer prende solo una bevanda, mentre la madre sveglia Peterle. Sarà una cosa difficile. Come ha detto ieri il ragazzo? - ‘Caro Dio, guariscimi di nuovo la sorella. Io l’amo, e lei è così buona’. O guaio!

87. Le cose vanno diversamente di quanto avevano pensato preoccupati. Alla domanda se Beate venisse alla colazione, davanti al posto di Peterle sta una scodella con latte e pane.

- Strauber, poiché i genitori non ne sono in grado, dice: “Peterle, devi essere coraggioso. Sei già un ragazzo grande, un vero sostegno; perch酔, uno schiarirsi la gola, “…Beate è in Cielo. Il Salvatore e il suo angelo sono venuti a prenderla”.

88. “Mo… mo…rta?”, tremando.

- “Non morta”, comincia il padre. “Sai, Peter, le persone buone arrivano subito dal Padre nel Cielo. La nostra Beate…”

- “ …era la più brava”, dice il ragazzo con le lacrime. “Ma non mi ha detto ‘addio’. Allora non mi sentirei così… cos셔, ‘difficile’, vorrebbe dire. La madre gli toglie dalla fronte i capelli arruffati dal sonno.

89. “Hai dormito profondamente, non ti volevamo svegliare. Ha detto ‘addio’ pure per tutti”. vero. Prima di vedere il Salvatore e l’angelo, altrimenti non avrebbe detto i nomi, l’ha sussurrato.

- “E’ già dal caro Dio?”, ancora gli gocciolano le lacrime, ma viene come un conforto che ricevono i genitori provati dalla sofferenza. “Allora ieri ho pregato bene, che il Salvatore guarisca subito mia sorella, nel Cielo, non è vero?”

90. “E’ proprio così, Peterle”. Un fanciullo può afferrare la cosa più santa. Sicuro, non coscientemente come lo potrebbero gli adulti, …se lo volessero. Il ragazzo ha accolto la verità. La ragazza, sana, senza sofferenze, senza i dolori di questo mondo, amando intimamente il Salvatore, se n’è andata nel Regno dell’eternità.

- “Posso vedere Beate ancora una volta?”

- “Certamente”, il padre lo prende per la mano, la madre e il dottore seguono.

91. Beate giace come dormendo, come se si dovesse risvegliare adesso. Peterle le accarezza le mani, la bacia sulla guancia, come lo ha fatto sovente. “Così come te, Beate, non diventerò sicuro, così buona, brava e cara. Ma mi voglio sforzare; e se ora sei nel Cielo, mi puoi aiutare ancora meglio, perché…, perché…, s셔. finita la fermezza del ragazzo. Strauber lo tiene stretto, quando Peterle si vuole gettare su sua sorella.

92. “Non lo fare”, lo ammonisce mite, “lascia a Beate la sua pace. Non la si deve disturbare. Quello che desideri, si adempirà, come lei ti era una buona sorella”. ‘Ad ognuno come un raggio di luce’, continua a pensare, “quindi lei guarderà giù a te e ti aiuterà sempre. Ti porto da Meira Bartels, ti vuole bene; perché noi, i tuoi genitori, abbiamo ancora molto da fare”.

93. Il ragazzo si stacca malvolentieri dal letto di morte della sorella; ancora uno sguardo disperato, poi si volta. Dalla donna dei morti viene consolato in modo meraviglioso. La si ha sovente schernita perché pregava alle tombe. Sia che vi giacevano uomini buoni o cattivi, a lei non importava, lei sapeva che cosa era da pregare per questo o per quello nel servizio della vita.

94. Quando il dottore entra nella camera da Sinkmann, i coniugi stanno già presso il giaciglio. Il malato si è svegliato. molto stanco. Anche lui va’, dov’è andata la nostra Beate. Strauber lo sa. Strano, il sogno che Meira ha avuto, lo racconta il sacerdote, un po’ cambiato, ma del tutto uguale nel senso. Lui dice:

95. “L’altra notte ho avuto un’immagine magnificamente bella. Era venuto il nostro Signore. Il Suo sorriso era avvincente, conducendo Beate, ed ha detto mite: “Vengo a prendere la ragazza per prima, siete uniti fin dalla vostra nascita nella luce e deve rimanere così nell’amore della Mia santa presenza di luce. Come sollevati dalla Mia Fonte della vita, sarete per sempre l’unità di Grazia.

96. Tu, sacerdote in questo mondo, conosci la Parola che Mosè ha ricevuto una volta: «EGLI», quindi Io, «ha creato entrambi, un uomo e una donna» (Gen. 1,27), con cui è stato dato che la creata dualità vale sempre dinanzi a Me. Chi l’oltraggia, si distrugge molto della sua via! Infatti questo è il segno supremo: Io, il Creatore e la creatura! IO il Padre e il figlio! Io ho coniato questa Dualità, quando i Miei figli della Luce riposavano ancora nella Mia Fonte della vita e contemporaneamente corrisponde ai due Fondamenti della Creazione, nei quali stanno tutte le Opere, i figli della vita e il maestoso Empireo creato per la loro Benedizione attraverso la Mia Potenza!

97. I Fondamenti, cosa che ancora non conoscevi, sono la Condizione-Ur, senza la quale nessuna Opera potrebbe mai essere conservata, né quella applicata dalla Condizione della libera volontà data al popolo dei figli. Da questi due Fondamenti e con gli stessi – confronta con ciò anche i due piedi – Io conservo per Me stesso ogni Creazione: il vivente consapevole e l’inconsapevole.

98. Ora preparati, damMi nella Mano la tua mano terrena. Ciò che Io ho da dirti con questo, lo saprai al ritorno nel Mio Regno. Sii benedetto insieme a tutti coloro che hai potuto aiutare con il Mio aiuto, che attraverso le Mie parole d’amore che ti ho fatto dire Io, sono arrivati al buon ritorno. Ognuno per i quali hai congiunto le tue mani, …ecco, ho provveduto a tutti!”

99. “O amici”, alita il malato, “allora ho negato, ed ho detto al Signore che non avevo mai pensato che LUI non vi avrebbe provveduto prima, senza un povero uomo come me Lo pregasse per la Sua Benedizione di Grazia. Allora è di nuovo venuto un flusso di luce, incommensurabilmente santo, ed ecco, …allora ho sentito una volta brevemente Chi e Cosa è la Divinità. Era un folgore che saettava attraverso di me. Difficile che un uomo possa sopportare di più e… ed anche ben solo prima della sua fine terrena. Ma Lui ha detto:

100. “Mai, ricordalo, Io farò prima qualcosa, quando qualcuno Mi prega. Ma ancora, mai così che una richiesta implorata sia vana, portata inutilmente. Bensì è così: – La Mia Onnisapienza conosce la via e il sentiero di ogni figlio, vede il su e il giù, soprattutto nella materia. Se ora qualcuno prega per l’altro, prendo qualsiasi richiesta nell’Amore, abituato alla salvezza nell’Onnisapienza, per così dire intreccio il Mio Sapere con la richiesta, con quella preghiera che fluisce verso di Me nel fedele amore nelle Mie mani. Per questo gli intercessori sono maggiormente benedetti!

101. Quando sarai nella Casa del Padre, comprenderai chiaramente come questo Mio santo atteggiamento intreccia tutto: il Mio fare, sempre dapprima ed eternamente, il caro servire dei figli conservato come un tesoro, per la loro beatitudine, per l’aiuto delle anime degli altri, i quali sono stati aiutati da richiesta e preghiera. Nuovamente: tieniti pronto!”

102. Poi ancora una volta è diventato molto chiaro, e intorno a me molte magnifiche figure e la nostra Beate, questa beata, cara figlia, e adesso… non potevo staccare da lei il mio sguardo. Lieta mi ha fatto cenno come se volesse dire: ‘ti aspetto’. Poi tutta la magnificenza scomparve, tuttavia nel cuore . . . non riesco a descriverlo bene, c’era ancora tutto, nulla era scomparso, e me lo …tengo …stretto …fino a..”

103. La voce si interrompe, come soffiata via. Ora si vede chiaramente: il volto è raggiante di beatitudine dell’alta grazia ricevuta. Lui dorme pacificamente fino a sera. Gli amici, i cittadini e il padre, vengono per sentire come sta Sinkmann. Ci si volta tristi quando il dottore, lui stesso molto oppresso, confessa: “Domani sarà già andato via da noi”.

*

104. Bertold ha scritto in fretta ciò che si ricordava della magnifica visione. Riesce a riferirne la maggior parte. Più tardi, quando la più difficile sofferenza sarà passata, ci si rallegrerà delle maestose Parole di grazia per il loro tempo. Domina ancora il percepire mondano; e anche questo è bene, benedetto, dove i cuori si piegano alla Volontà di Dio. Così arriva la sera.

105. Come al mattino il Sole di Dio aveva illuminato magnificamente come con puro oro la Terra, anche alla sera avvolge il mondo con l’ultimo bagliore nel suo Raggio di luce. Tutti sono radunati, gli amici dalla patria, per quanti sono ancora in vita, i fedeli dalla città, persino Scharfner dalla Fortezza, anche se non sapeva cosa era successo nel frattempo. Il suo lutto, quasi non sospettato nell’uomo di spada, lo sconvolge. Lui si congeda del tutto solo da Beate, e gli viene concesso.

106. Poi sono radunati nella cameretta nella quale riposa l’amato sacerdote. Lui guarda tutto. il Sole del Cielo che entra dalla piccola finestra? una luce estranea, lontana, che dona al volto un soffio del Cielo?

107. “Miei amati da Dio, ora vi lascio; ma la Grazia, l’Amore e la Misericordia del Padre ci tengono saldi. LUI, il Santo, il meraviglioso Dio, ci ha uniti. EGLI ci guiderà una volta insieme, quando ognuno percorrerà la sua via del ritorno a Casa. Noi speriamo nella Grazia del nostro Signore Gesù Cristo, crediamo alla vita eterna, che era, è e rimane. Venuti dalla luce, abbiamo percorso la via da viandanti, e di nuovo abbiamo ritrovato la via di Casa fino al Trono di Grazia del Santo, il sommamente amato Dio-Padre. Rallegriamoci e siamone lieti; il SIGNORE è con noi, sempre. Amen!”

108. Si adagia delicatamente il corpo disanimato. Con ‘l’Amen’, che il fedele servitore di Dio ha detto, e gli si erano chiusi gli occhi con l’ultimo respiro sfuggito dal petto, si sono ritrovati con le mani nella preghiera. Una pace colma la stanza così povera, come se in essa fossero entrate tutte le magnificenze del Cielo. Agli uomini sembra come se ora non ci fosse nulla di questo mondo. Solo la luce, percettibile, il soffio della pace.

- Il padre dice: “Amen! Sì, rallegriamoci e siamo lieti, il figlio è tornato a Casa”.

109. Sinkmann e Beate vengono adagiati in un’unica tomba. Nonostante la pace e la gioia della luce, ci vuole molto tempo finché il lutto, come si può avere sulla Terra, si scioglie nel silenzioso ringraziamento rivolto al Dio dell’Amore. Separati dall’atteggiamento del loro mondo, s’incontrano spesso, parlano delle parole di Dio. Ora è il padre che guida la piccola comunità di luce e prega meglio nella città. come se fosse ispirato dal sacerdote Sinkmann mai dimenticato. La ragazza, la Beate – è sempre come se lei fosse con loro – sotto la suprema protezione e scudo di Dio.

110. EGLI regna su tutto, EGLI dà la Sua benedizione, la Sua pace, la Sua rivelazione. Questa è la fede:

Le parole di Dio non finiscono mai!

 

*  *  *

 

 

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[1] Jan Hus, (1371-1415) teologo e riformatore religioso boemo, nonché rettore all'Università Carolina di Praga, viene considerato il primo anticipatore della riforma protestante, promosse un movimento religioso basato sulle idee di John Wycliffe e i suoi seguaci divennero noti come HussitiScomunicato nel 1411 dalla Chiesa cattolica e condannato dal Concilio di Costanza, fu bruciato sul rogo.

[2] Curioso il fatto che le parole di questa citazione che il sacerdote cita, non siano come risulta dalla Bibbia. [Isaia 63,9]: «Non un inviato né un angelo, ma egli stesso li ha salvati; con amore e compassione egli li ha riscattati; li ha sollevati e portati su di sé, in tutti i giorni del passato».

[3] Li messaggio: il segno con gli occhi che lui aveva fatto verso lo spagnolo, per indicare che era al corrente di qualcosa che voleva riferire.

[4] Satana vinto attraverso il Golgota: Vedi “La terza Pietra miliare” - Golgota)

[5] Dagli archivi storici: «Il salvacondotto imperiale che il principe Federico aveva ottenuto per il suo protetto impedì l'immediato arresto di Lutero a Worms. Per salvarlo dalla condanna che ormai era stata emessa, il principe organizzò un falso rapimento di Lutero allo scopo di tenerlo nascosto nel castello di Wartburg ad Eisenach, dove rimase per dieci mesi, nel corso dei quali si dedicò alla sua più importante opera: la traduzione in lingua tedesca del Nuovo Testamento, partendo dal testo greco redatto pochi anni prima da Erasmo da Rotterdam».

[6] Un combattente: Lutero-Mackarat, uno degli angeli vicini al Trono dell’Altissimo. (vedi in “Karmatha”, il cap. 25,11)

[7] Storicamente è certo che la Sacra Scrittura era copiata sempre solo in latino o in greco per il clero. Lutero, al tempo di questi fatti storici – ipotizzati – nel 1517, oltre la traduzione del Nuovo Testamento in lingua vulgata (tedesco), preparò le ‘Risoluzioni delle 95 tesi’, in cui intese ridiscutere in modo articolato alcune citazioni bibliche.

[8] Ur: dittongo che in lingua tedesca esprime il concetto di ‚primordiale’ oppure ‘originario’, ma anche qualcosa di più profondo nella sua estesa utilizzazione nelle opere dettate ad A. Wolf, fino ad accreditarlo alla Divinità  (vedi “Il nome UR”)

[9] Augsburg: l‘odierna Augusta, una delle città più antiche della Germania fondata dall’imperatore romano Augusto nel 15 a.C. Sede arcivescovile e posta sulle rive del fiume Lech affluente del Danubio nel sud verso il confine con l’Austria, è nota per le sue torri d’acqua e i numerosi canali.

[10] Compagno: sta ad indicare la denominazione che tali monaci si erano dati, identificando il loro ‘ordine’, quali ‘amici della compagnia di Gesù’, appunto, gesuiti, e perciò, anche ‘compagni..

[11] Wartburg: è un castello che sorge negli immediati dintorni di Eisenach, nella Turingia, in Germania.

[12] I primi: il riferimento è alle sette Caratteristiche di Dio, i cui rappresentanti, quali arcangeli di ogni caratteristica, furono i ‘primi’, creati, dopo i primi tre. (vedi “Spiegazione delle sette Caratteristiche di Dio”)

[13] Filippica: una delle quattro orazioni attribuite a Cicerone che lui aveva scritto all‘amico Bruto e poi per il senato.

[14] Vedi il cammino nell‘aldilà di un grande inquisitore – “La chiamata dall’universo” – cap. 3-6

[15] Quantum: In fisica il ‘quanto’ (dal latino quantum che significa quantità) è la quantità elementare discreta e indivisibile di una certa grandezza. Per estensione, il termine è a volte utilizzato come sinonimo di particella elementare associata a un campo di forze.