- Rivelazione –

(Dettato ad Anita Wolf nel 1968/1969)

 

Daniele, il profeta-re e le sue molteplici immagini da veggente. Egli diventa principe in Babilonia e rimane ugualmente il messaggero della Luce di Dio. Abbondanti sono i riferimenti biblici in questa rivelazione, per comprendere il rapporto sulla cattività di Giuda con rispondenze celesti. La “grande Babilonia”, quale segno di allora e per ogni tempo, sopratutto per il tempo della fine, per indicare i popoli sempre in cattività. Ma sopratutto, come allora, splende continuamente l’eterna Bontà, Grazia e Misericordia dell’Iddio-UR.

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“Babilonia, tu grande”

(Daniele)

[600-520 a.C.]

 

daniele    babilonia_1.jpg

Daniele                         Babilonia

 

Titolo originale: “Babylon, du große”

Tutte le opere (in lingua tedesca) vengono consegnate gratuitamente agli amici che cercano la Luce

Edito dal circolo degli amici di Anita Wolf - C/o Jurgen Herrmann

Hohenfriedberger Strasse, 52 - 70499 Stuttgart

Email:     bestellung@anita-wolf.de.

Sito:           http://www.anita-wolf.de 

Traduzione: Ingrid Wunderlich

Questa edizione in lingua italiana è stata curata dal gruppo:

‘Amici della nuova Luce” – www.legamedelcielo.it

Contatti:    info@anitawolf.it

 

 

Indice

Cap. 1

I giudei arrivano come prigionieri in Babilonia  [Cr. 36,11-21]

Cap. 2

Un masso viene sollevato - Trovati Daniele e la sorella

Cap. 3

Asnorba è chiamato dal re - Chi scava fosse, vi cade

Cap. 4

La fede di Harfia - Un lieve Soffio - La scelta dal Cielo su Daniele infante - La piccola fedele

Cap. 5

Daniele davanti a Nabucodonosor, risponde profetizzando il suo regno - Arioch e il ciambellano - Altre quattro settimane per un'altra prova  [Dn. 1,1-20]

Cap. 6

Daniele ottiene una proroga su un giudizio - Il ringraziamento nella preghiera  [Dn. 2,1-12]

Cap. 7

Il sogno del re e la sua interpretazione - La conversione di Nabucodonosor  [Dn. 2,25-36]

Cap. 8

Daniele e il giudice; i fratelli si ritrovano

Cap. 9

Il feticcio idolatra del re - I giudei coraggiosi  [Dn. 3,1-19]

Cap. 10

I tre uomini nella fornace - Il quarto ‘uomo’ - Il vero miracolo di Dio e un re cambia  [Dn. 3,20-30]

Cap. 11

Un saluto di pace - Un grave sogno anticipa gli anni seguenti  [Dn. 4,1-37]

Cap. 12

La mano di Dio: “Mene Mene tekel U-pharsin”  [Dn. 5,1-30]

Cap. 13

Morto Bel-Tsazar 1°, un tumulto viene sedato benignamente - Arioch e i settanta per venti anni, poi il ‘peres’ - Babilonia soggiogata dai medi e dai persiani - Dario e un nuovo decreto per trenta giorni - Una visita dall’Alto  [Dn. 5,30-31] – [Dn. 6,1-9]

Cap. 14

Daniele è accusato - La sentenza: nella fossa dei leoni – Dario costretto a riconoscere il Dio dei giudei  [Dn. 6,10-15]  -  [Dn. 6,16-28]

Cap. 15

1° visione di Daniele: rispondenze nel materiale e nel Regno  [Dn. 7,1-12]

Cap. 16

2° visione: la rivelazione sull’Amore quale Figlio riconciliante per i caduti  [Dn. 7,13-28]

Cap. 17

Un falso giudizio su Susanna viene scoperto, e Dio impone il Suo  [Dn. cap. 13]

Cap. 18

Una Parola meravigliosa, spiegata da un angelo  [Dn. 7,27]

Cap. 19

Astiages, un re pagano muore in Dio

Cap. 20

La grande visione sull’Ulai; l’ariete e il caprone  [Dn. Cap. 8]

Cap. 21

Il dialogo con l’angelo-cavaliere sui profeti - Su Maledizione e Giuramento, Serietà e Ira - La grande preghiera di Daniele  [Dn. 9,1-19]

Cap. 22

Gabriel spiega la visione di Geremia: per quel tempo e per quello della fine  [Dn. 9,19-27]

Cap. 23

La magnifica profonda rivelazione e guida da Dio stesso su Esodo 19,5-6

Cap. 24

Sull’Hiddekel con Dio e poi con tre angeli per un’ulteriore immagine profetica  [Dn. cap.10] - [Dn. 11,1-28]

Cap. 25

Tre angeli spiegano la visione, per allora e per il povero tempo della fine  [Dn. 11,29-32]

Cap. 26

Una lite per i tesori del tempio – Gabriele conforta Daniele per il il proseguimento del servizio 

Cap. 27

La Pazienza, tu calice ultracolmo; altra visione sull’ultimo tempo del mondo terreno  [Dn. 11,33-45]

Cap. 28

Dio consola, ma la gente cattiva pianifica - Ciro al castello di Dura – Un altro Bel è spezzato e i sacerdoti puniti  [Dn. 14.1-2] - [Dn. 143-22]

Cap. 29

Il serpente-drago di Lysumacha; Daniele per la seconda volta nella fossa con dodici leoni  [Dn. 14,23-42]

Cap. 30

Un bel dialogo tra Daniele e Ciro – Dio consola – Il luogo dell’assemblea è in pericolo

Cap. 31

I traditori si tradiscono - Il meraviglioso discorso di Dio ai presenti tramite Daniele - Il giusto Giudizio di Ciro – L’ultimo magnifico discorso

Cap. 32

Il censimento dei giudei e il conteggio dei beni – Una resa dei conti – La restituzione del tesoro a Israele -  L’ultimo Insegnamento di Dio tramite Daniele

Cap. 33

L’ultima immagine del veggente per il tempo della fine sulla Terra  [Dn. Cap. 12]

Cap. 34

Il ritorno nella Patria di Daniele – verso Canaan e nel Regno di Dio – Spiegazione delle cifre

 

 

Personaggi

DIO                     

Gabriel/Zuriel              Portatore di Luce della Misericordia  (corona)

Michael/Elia               Portatore di Luce della Volontà  (spada)

Muriel/Abramo            portatore di Luce della Serietà  (torchio)

Raphael/Enoch            portatore di Luce dell’Amore (croce)

Uraniel/Mosè               portatore di Luce dell’Ordine  (bilancia)

Un aiutante/Asarja      il corazzato/cavaliere dal re e nella fornace  (uno del 4° gruppo davanti al Trono)

Daniel/Bel-Tsazar       Daniele, l’incarnato di uno degli angeli più anziani, figlio di Abia-Obadia

Il lontano                     un angelo dalla Luce

 

Abakuk                   un profeta

Abed-Nego             superiore e consigliere giudeo dell’ex Sinedrio

Achymad                re di Suan (cattivo, paragonato a Sadhana)

Arioch                    giudice superiore di Babilonia

Aroboas                  nobile giudeo

Artharas                  tesoriere di Dario

Astiages                  il re di Susan in Elam

Asarja/Abel-nego   amico di Daniele (fratello di Hananja e Misael)

Asnorba                  fabbro di Babilonia

Aspenas                  ciambellano del re

Bazloth                   giudice superiore giudeo

Bel                          principale dio dei babilonesi

Bel-Sazar I             re di Babilonia, succeduto al padre Nabucodonosor

Bel-Sazar II            re di Babilonia, succeduto al fratellastro Bel-Sazar I

Borojka                  avvocato e spia di Babilonia

Chylostar                sacerdote di Bel

Ciro                        re di Susan (Cyrus)

Dario                      re di Media (Darius)

Ephoseth                nobile giudeo

Hananja/Sadrach    amico di Daniele (fratello di Misael e Asarja)

Harfia                     sorella di Daniele

Hasupha                 un giudeo nobile, malfattore

Hilkia                     padre di Susanna

Hisebar                   nobile giudeo

Hodadja                  ricco giudeo, malfattore

Jojakim                   re dei giudei, deportato

Jojakim                   commerciante giudeo, marito di Susanna

Jolea                       moglie di Asnorba il fabbro

Judamäa                 un insegnante giudeo

Kambasy                2° guardiano della fortezza di Daniele

Kir-Arba                 commerciante giudeo

Kores                      re di Persia

Lotusja                   saggio superiore della Caldea

Lysumacha             sacerdote capo di Bel

Machado                traditore giudeo, padre di sette figli

Mesach                   superiore e consigliere giudeo dell’ex Sinedrio

Misael/Mesach       amico di Daniele (fratello di Hananja e Asarja)

Mithredath              tesoriere di Kore

Nabucodonosor      re di Babilonia (Nebukadnezar)

Nezarono                poliziotto, dei gialli

Paska                      ricco giudeo, malfattore

Pelajar                    ricco giudeo, malfattore

Phelag                    ricchissimo giudeo, malfattore

Pochereth               ricco giudeo, malfattore

Ranza                     ricco giudeo, malfattore

Raziduk                  il sorvegliante di Daniele e dei suoi amici

Reum                     

Sadrach                  superiore e consigliere giudeo dell’ex Sinedrio

Sasmigal                 saggio superiore della Persia

Schuthnaza             saggio superiore di Babilonia

Sesbazar                 un principe

Simsai                     consigliere di Rehum, malfattore

Sotai                       ricco giudeo, disonesto

Susanna                  moglie di Jojakim

Thamaro                 sacerdote di Bel

Themoh                  giudice superiore giudeo

Zambolama            giudice superiore giudeo

 

Solo citati

Abia-Obadia (padre di Daniele) / Abraham (Abramo) / Ahab / Ahasia / Ahas / Aschera / Astante / Baal / Giosuè / Haggai (Aggeo) / Maleachi (Malachia) / Mosè / Necho (un faraone) / Niesroch / Nisroch / Rehabiam / Sebub / Zaccaria

 

 

Luoghi citati

Ahmetha / Akkade / Canaan / Charobas / Damasco / Dura (una valle) / Dura (residenza di Daniele) / Edom / Elam / Euphrat (il fiume-Padre) / Giordano (fiume) / Giudea / Hazor / Hiddekel (3° - il fiume-Dio) / Kinnereth (lago Genezaret) / Meron (lago) / Moriah (collina in Gerusalemme) / Ninive / Peniel / Persepolis / Sepharvaim / Sinear (monte caldeo) / Susan (una fortezza) / Tigris (fiume) / Ulai (4° fiume spirituale)

 

 

 

 

 

Prefazione

 

Daniele, il profeta del re e le sue visioni profetiche. – Sembra strano, se non si conoscono i collegamenti spirituali, che lui, contro tutti gli altri profeti del Vecchio Testamento, durante il tempo della sua vita abbia avuto a che fare con il re, diventando un principe del mondo e, …sia rimasto ‘messaggero dalla Casa di Dio’, destinato ai servizi più alti. Daniele è un principe nel doppio senso: proveniente dalla Luce e per il mondo.

Se si indicano i tempi, rimane da notare che la storia di Daniele non risulta a caso, come dice l’annuncio. Settant’anni sotto il governo di Babilonia, un popolo ricco nell’alta conoscenza e negli atti demoniaci d’ogni genere. Accanto al progresso culturale dimorava la mania di grandezza e una terribile crudeltà, sotto cui ebbero da soffrire molti popoli, e infine, anche lo stesso popolo.

In questa ‘alta tensione tra Luce e tenebra’, il bambino-Daniele viene cresciuto dalla casa principesca giudaica. Sono desiderati i bei giovani, come anche le ragazze. Non c’è da stupirsi che il delicato ragazzo Daniele, intelligente, rimasto orfano presto, viene passato ‘di mano in mano’, finché non giunge alla corte di Nabucodonosor, allora, quando ha circa vent’anni.

Così come la Giudea rimane per venti anni oppressa dal proprio re e poi per cinquant’anni nella prigionia di Babilonia, anch’egli deve serve i re stranieri. Qui sia annotata la Parola di Dio: “Il cinquantesimo anno è il vostro anno del giubileo’ (perdono = riconciliazione; [Levitico 25,11]: «Il cinquantesimo anno sarà per voi un giubileo, non seminate e non raccoglierete quello che i campi produrranno da sé, e non vendemmierete le vigne non potate»). Dopo la lunga prigionia il popolo giudaico può ritornare a casa in Canaan. Gli avvenimenti sono registrati nella Bibbia, ma di quei tempi, come lo si scopre in questa rivelazione, c’è da comprendere ancora molto altro.

Mosè ed Elia stanno in due segni particolari: Mosè conduce il popolo fuori dalla schiavitù d’Egitto; da Elia in poi va incontro al suo naufragio. Isaia, Geremia, Ezechiele e Daniele – quale ultimo - sono i profeti che si susseguono uno dopo l’altro. Li si chiamano i ‘quattro grandi’, mentre al loro tempo, e dopo, compaiono i ‘dodici minori’.

Sono delle cifre chiavi della Quadruplice Entità-Ur, e sette Caratteristiche che ottengono una quadruplice rappresentazione come ‘spiriti’, ‘stelle’, ‘luminari’ e ‘fiaccole’. Dopo Daniele giungono ancora quattro inviati minori dai dodici, di cui l’ultimo arriva circa quattrocento anni prima di Cristo. Poi comincia il ‘povero tempo’, fino alla Nascita del Signore. Tutto questo, dev’essere un caso? Dato soltanto così, per caso?

Anche al tempo e il modo di operare di Daniele non è da ascrivere a nessun caso. Secondo il senso egli è l’ultimo precursore del Re (Gesù), ed ha prevalentemente a che fare con quattro re principali. Che con ciò sarà aiutato anche il popolo, dimostra la Benignità e la Misericordia di Dio. Questo raggio antecedente basterà come Benedizione, fino al punto di svolta dell’epoca finale (la Nascita di Cristo).

Ancora una profonda riflessione: il popolo giudaico viene trattenuto presso l’Eufrate. La quarta corrente dall’Eden (Gen. 2,14) simboleggia la quarta Entità-Ur e la Sua Caratteristica conclusiva: la Misericordia. Il settimo angelo-principe, Gabriel, come Suo portatore, ha da istruire Daniele quasi esclusivamente, così come farà visibilmente poco prima del tempo di Gesù a Gerusalemme nelle vesti di Simeone[1]. E il popolo giudaico era stato in schiavitù di Babilonia per settant’anni, e Daniele conta settant’anni. Babilonia è il paese, Babilonia è la capitale, Babele è una provincia a nord del paese.

Quel tempo della ‘grande Babilonia’ è da trasferire ad oggi? Senza alcun dubbio! Come allora, accanto alla ricca conoscenza, all’arte, alla cultura e alla tecnica, si svolgono omicidi, intrighi, crudeltà e vizi, uno sprofondare di interi popoli, in cui i nobili della ‘Luce’ vengono utilizzati dai caldei solo per cattivi scopi, nient’altro, eccetto masse che si sollevano. Questi erano come l’umanità di oggi, tendenti alla ricca conoscenza, al progresso, nel quale è esposto alla rovina anche il far bene, ma attraverso crudeltà incalzanti e guerre. Aumentano gli omicidi, il vizio è all’ordine del giorno. Accanto alla carità, altamente benedetta, regna il quasi totale fallimento tra uomo e uomo.

Allora erano i popoli fra stretti confini, oggi è l’intero mondo che si è scavato la fossa. Ma su ciò splende costantemente l’eterna Benignità, la Grazia, l’Amore e la Misericordia di Dio-UR. Questa sia la consolazione per tutti gli uomini nelle ultime ore di vita di questo mondo, con il suo naufragio come ‘la grande Babilonia’.

Le visioni di Daniele (Daniel) sono tra le più note sin dall’antichità, poiché simili ad altre date ad Elia e poi a Giovanni con l’apocalisse, con la differenza che a Daniele furono spiegate, benché con un linguaggio celeste che è sempre da interpretare. Qui con l’aggiunta, come ad esempio a Zaccaria, che gli viene indicato di scriverle (cap. 15,9). Solo così possiamo quindi essere certi che, almeno quella parte del rotolo, è veritiera.

Un’ulteriore occasione per meditare sulla veridicità della Scrittura, al fine di correggere gli errori e le trascrizioni errate, nonché quegli eventi falsi riportati impropriamente, ma che, essendo errati, sono quindi da annullare completamente. Solo nell’analisi particolareggiata della nuova Parola si potrà tenere ciò che è giusto da ciò che è da rilasciare, e meditare su questa nuova verità da Dio, lasciando perdere tutto l’antico, che ora, alle porte della nuova era, dovrà essere l’unica vera Dottrina per l’insegnamento dello spirituale sulla nuova Terra.

Le molteplici profezie date a Daniele oltre 2500 anni fa, restano enunciate non soltanto per il suo tempo, ma proprio per il tempo della fine, sebbene in una ermeticità cui nemmeno questa nuova rivelazione lascia chiarire esaurientemente, poiché, sempre di profezie date a quel tempo si tratta, pur ridonate all’umanità come allora furono date ad uno solo, dalla Luce. E tuttavia chiariscono tanti punti oscuri, in cui la Scrittura presenta fin troppe incomprensioni e dubbi sull’effettiva veridicità di quanto tramandato. Perciò diventa importantissima la nostra guida anche tramite questa rivelazione, per far Luce sulla verità. Sta a tutti noi comprendere che tutto è guidato dalla Luce, e farne tesoro per preparare i cuori, la mente e le braccia per il tempo in arrivo, l’ultimo, prima della purificazione annunciata.

 

A.W. 1968/69

 

 

 

Cap. 1

I giudei arrivano come prigionieri in Babilonia

 

[2° Cronache 36,11-21]: « 11 Quando Sedecìa divenne re, aveva ventun anni; regnò undici anni in Gerusalemme. 12 Egli fece ciò che è male agli occhi del Signore suo Dio. Non si umiliò davanti al profeta Geremia che gli parlava a nome del Signore. 13 Si ribellò anche al re Nabucodònosor, che gli aveva fatto giurare fedeltà in nome di Dio. Egli si ostinò e decise fermamente in cuor suo di non far ritorno al Signore, Dio di Israele. 14 Anche tutti i capi di Giuda, i sacerdoti e il popolo moltiplicarono le loro infedeltà, imitando in tutto gli abomini degli altri popoli, e contaminarono il tempio che il Signore si era consacrato in Gerusalemme. 15 Il Signore, Dio dei loro padri, mandò premurosamente e incessantemente i suoi messaggeri ad ammonirli, perché amava il suo popolo e la sua dimora. 16 Ma essi si beffarono dei messaggeri di Dio, disprezzarono le sue parole e schernirono i suoi profeti al punto che l'ira del Signore contro il suo popolo raggiunse il culmine, senza più rimedio. 17 Allora il Signore fece marciare contro di loro il re dei caldei, che uccise di spada i loro uomini migliori nel santuario, senza pietà per i giovani, per le fanciulle, per gli anziani e per le persone canute. Il Signore mise tutti nelle sue mani. 18 Quegli portò in Babilonia tutti gli oggetti del tempio, grandi e piccoli, i tesori del tempio e i tesori del re e dei suoi ufficiali. 19 Quindi incendiarono il tempio, demolirono le mura di Gerusalemme e diedero alle fiamme tutti i suoi palazzi e distrussero tutte le sue case più eleganti. 20 Il re deportò in Babilonia gli scampati alla spada, che divennero schiavi suoi e dei suoi figli fino all'avvento del regno persiano, 21 attuandosi così la parola del Signore, predetta per bocca di Geremia: “Finché il paese non abbia scontato i suoi sabati, esso riposerà per tutto il tempo nella desolazione fino al compiersi di settanta anni”.»

1. “Che confusione!”, dice un uomo mentre si spinge attraverso le file di molta gente fino al bordo della strada che si chiama ‘la magnifica strada di Babele’. “Ché cos’è?”, chiede ad un giallo. – I ‘gialli’ sono la polizia. Nabucodonosor[2] ha truppe da favola. Il potere maggiore sono i guerrieri, altri sono i poliziotti. Questi portano sulle spalle delle giubbe tinte di un giallo sgargiante; per questo si chiamano ‘gialli’. Sono temuti. Chi cade nelle loro grinfie, ci lascia quasi sempre la sua vita. È rischioso rivolgersi a loro.

2. Tutta Babilonia è in giro. I gialli si guardano di provocare la loro plebe. Oggi è stato raccomandato di tenersi indietro. Perciò il giallo brontola solamente. Molti di loro stanno ai bordi della strada. Di rado il popolo si spinge fin qui. Se è il caso, allora ammira i magnifici palazzi, i giardini pendenti che circondano in parte la città dalla valle dell’Euphrat. Ovunque regna un inaudito fasto.

3. La classe superiore, circa un decimo della popolazione, possiede il potere. La metà sono commercianti, operai e poveri. Il resto sono principi, funzionari, l’esercito e la polizia. Come schiavi si va a cercare gli stranieri. Ora ce n’è bisogno di nuovi perché la ricchezza dei ricchi è aumentata, per questo sale sempre di più la miseria dei poveri.

4. “Sì, così viene fatto!”, dice l’uomo, del tutto senza vergognarsi. “Sono contento che non appartengo a nessun partito”.

- “Ti conosco”, grugnisce di nuovo il giallo. “Tu sei Asnorba, il fabbro della porta. Non hai mai ferrato i cavalli regali”.

5. “Ah, ai cavalli è indifferente chi li ferra quando non hanno dolori. Ma questo non vale per Nezarono? Ebbene, tacciamo; vorrei piuttosto sapere che succede qui. Ah, là presso la piazza del re che conduce alla riva, là sta capitando qualcosa. C’è un tumulto? Ti devo proteggere con le mie braccia da fabbro?”, fa giocare i suoi muscoli.

- “Non è necessario”, dice il giallo sgarbato. “Tu sei solo uno, noi siamo molti!”

- “Oggi! Altrimenti ti consiglio di toglierti dalla mia via”.

6. Solleva in alto un ragazzo e gli ordina di guardare verso la piazza del re. Costui lo fa.

- Ma presto questi esclama terrorizzato: “Giù, non voglio vedere!”.

- Con delicatezza come non lo si aspetta dal fabbro, rimette il ragazzo in piedi.

- Costui si copre gli occhi. “C’è molto popolo, circondato dai ‘marroni’ (soldati); stanno picchiando gli stranieri con le sferze”.

7. “Va’ a casa, ragazzo mio, queste non sono cose per te; e se vuoi saperlo, io stesso sparirei. … Eh, Nezarono, è di certo il popolo dal Giordano? Vent’anni fa era sottomesso alla nostra casa reale. Questi non hanno più pagato il tributo”, bisbigliando: ‘lo posso ben comprendere’. “Ora viene preso prigioniero tutto il popolo?”

- “Che ti riguarda? Occupati della tua pelle…”

- “Non mi devi minacciare, giallo! Devo sussurrare qualcosa di te?”. Nazarono prende saldamente nelle sue mani il suo scudo e la sua sferza.

- Allora il fabbro ride di scherno: “Ah, ah, ah”.

8. Nel frattempo la fila degli uomini è stata spinta avanti. In cima cavalca una schiera dei ‘pesanti’, che persino Asnorba evita. Dopo, seguono i miseri grigi: molti uomini, incatenati, vacillando, vestiti di stracci. Non in pochi si nota la provenienza nobile; tra di loro il re Jojakim, scortato da quattro guardiani che lo conducono con quattro catene. Il corteo dura ore.

9. Quando però arrivano le donne con gli abiti stracciati, conducendo o portando i bambini che piangono, allora i vicoli di Babilonia si svuotano per il dispiacere dei comandanti. Anche il fabbro torna a casa. Rabbrividendo riprende il suo lavoro. Sua moglie, snella e fine, gli toglie la mano dal ferro che lui getta sull’incudine.

10. “Racconta. Il tuo peso è il mio peso”, dice lei piano.

- “Non oggi, va’ dai bambini”, risponde lui mentre si asciuga le guance di nascosto per togliersi qualche lacrima. Poi mormora: “Quello che ho visto, …no, non è nulla per te”.

- Jolea esce a tastoni. Arriverà l’ora in cui alleggerirà il suo cuore. Nessuno sospetta quanto delicatamente il fabbro sa trattare con moglie e figli, e che odia crudeltà e durezza. La scorza è ruvida, ma il nucleo è buono.

11. Stanco si siede sull’incudine accanto ai suoi pesanti martelli da fabbro. ‘O, se questo capitasse alla mia Jolea, ai miei figli, se…’ Si asciuga continuamente il volto; le immagini grigie rimangono. Entra un vicino. È un avvocatuccio, lo si chiama in segreto ‘lo spione’.

12. “Vuoi qualcosa, Borojka? Il tuo asino ha bisogno…”

- L’uomo respinge brontolando: “Lui sta bene. Oggi è arrivato il popolo del Giordano; non lo si può contare. Misere figure! Ho solo notato un paio di giovani donne. Ah…”, fa uno schiocco, “…se ne avessi una …”

- “Tu hai una brava donna”, risponde Asnorba come a caso. Vorrebbe quasi prendere il pesante martello per…

13. “Non lo intendevo così. Nezarono ha detto che sei scappato quando sono arrivate le donne. Anche loro si possono comprare, ah, ah, ah”. L’avvocato ride in modo disgustoso.

- ‘Ecco, ah, …il giallo mi manda in casa lo spione. Devo stupirmi?’. La domanda del fabbro giunge così, secondariamente: “Che ne dice tua moglie?”

- “Quella…? Non ha nulla da dire. Nella casa sono io il padrone!”

- “Ahaha! Ora, …perdonami, sono stanco, chiudo l’officina”.

14. “Ascolta ancora: non hanno risparmiato nessun bambino; le loro città e i templi sono distrutti. Dietro ai prigionieri – ma ne arriveranno ancora di più – hanno portato le loro magnificenze, del re, dei principi, e il grande tesoro del tempio”. Dopo una pausa che il fabbro non interrompe, riprende: “Non dici nulla contro questo cattivo popolo?”.

15. Asnorba, comprendendo bene il farabutto, dice rilassato: “Non ci si deve occupare dei cattivi, eccetto della parte che dobbiamo ottenere. Domani vado al mercato, sicuramente i prigionieri verranno messi all’asta”.

- “Che ne dirà tua moglie?”, ghigna quello, perfido.

- Una strana risata: “Ah, ah, ah. Mi succede come a te: anch’io sono il padrone in casa mia”.

16. Il fabbro spegne il suo fuoco. Al buio, stringe i pugni. “Bel? Sei nostro Dio, se…”. Non avendo sentito altro fin dall’infanzia, ha creduto nel dio principale di Babilonia, ma oltre alle feste, non se n’è occupato molto. Qualche volta ha riflettuto su questo, quanto un popolo è potuto cadere in basso, nonostante che ‘Bel’ significa anche ‘giusto’. Respinge con forza i pensieri; presso sua moglie e i figli trova di nuovo un po’ di pace serale.

*

17. Verso il mercato si sentono delle grida. “Quanto ti possono interessare i vecchi, i malati e i bambini?”

- “I vecchi muoiono, i malati vengono aiutati, i bambini crescono. Li si istruisce, se sono idonei”.

- Di nuovo la folla si spinge verso la strada larga fino alla piazza dove si svolgono le aste. Si mercanteggia per i prigionieri come per una merce.

18. Qualcosa ferma il peggio. È la Mano invisibile di Dio? Oppure Egli non ha nulla a che fare con questa faccenda? … Sull’alto trono, coperto da pelle di leone tinteggiata di blu, siede Nabucodonosor. Seleziona per sé i fanciulli e le ragazze ben formati. Tiene il re Jojakim in prigione. Dopo di lui scelgono i principi, i superiori e i ricchi che pagano piccoli prezzi. Così va avanti per giorni. Arioch, il giudice superiore di Babilonia, conduce la vendita[3]. Si allineano i prigionieri come animali e non si bada se cadono giù per la fame e il dispiacere.

19. Alla fine, il piccolo uomo che deve pagare di più, può comprarsi gli schiavi. Solo dei singoli ne prendono qualcuno. Due terzi dell’intero popolo del Giordano sfugge alla schiavitù. Fra Sepharvaim e Akkade li si assegnano nel campo e li si lasciano alla loro pena. Dato che non possiedono nulla, è difficile per loro nutrirsi dalla scarsa regione. Intanto non si esige nessuna tassa. Sovente vengono contati, e un balivo[4] sta su di loro.

 

[indice]

Cap. 2

Un masso viene sollevato – Trovati Daniele e la sorella

1. Sono trascorse settimane da quando quei miseri erano stati spinti attraverso la parte sfarzosa di Babilonia. Chi vuole, ora può comprare ancora qualcuno. Perciò Asnorba fa un viaggio. Nei pressi di Akkade incontra quattro giovani giudei. Strano: le guardie non volteggiano nessuna frusta, mentre i quattro devono sollevare dalla fossa un blocco di pietra. Ma sono troppo deboli. Asnorba si avvicina deciso. Non viene fermato.

2. “Ehi…”, esclama verso quei ‘grossi’, “…si può aiutare qui un poco?”

- “Se vuoi?”, ride uno. I giovani stanno come irrigiditi. Nonostante l’onta, hanno l’aspetto molto per bene; ma i loro occhi, …sono come di animali pronti da uccidere. Asnorba aiuta senza dire nulla, e con uno scatto viene portato fuori il blocco.

3. “Perché lo deve fare?”, chiede di nuovo una guardia.

- “Che ne so! Uno dei nostri saggi ha fatto sapere che chi possedesse quella pietra, diventerebbe potente come il dio Bel; e chi la toccasse, potrebbe risolvere sogni e presagi”.

- “Chi sono i giovani?”

- “Eccezionalmente li puoi interrogare, perché li hai aiutati. Già ieri il re era iracondo, ed ha giurato vendetta se non avessimo portato oggi la pietra”.

4. Coprendo gli occhi, il fabbro interroga i giovani.

- “Siamo prigionieri?”

- “Da dove conosci la nostra lingua, il nostro babilonese caldeo?”

- “Io e questi qui, siamo qua già da vent’anni”, dice uno degli oratori indicando gli altri tre”.

- “Allora eri ancora in fasce!”

- “Sì, è vero! I miei genitori furono portati via come ostaggi quando fu assalita la Giudea. Ma ora…”, lo dice con un‘innominabile sofferenza, “…tutto il nostro popolo è fermo presso il fiume Euphrat, invece che al Giordano, nella Canaan ereditata”.

5. “Ma tu chi sei?”

- “Sono Daniel, il figlio di un principe. Mio padre era un uomo saggio, mia madre intelligente e buona, e noi eravamo ricchi. Questi sono i miei amici Asarja[5], Misael ed Hananja. Anche i loro genitori erano ricchi. Ora sono tutti morti”.

- “Anche i tuoi genitori?”

- “Ho ancora una sola sorella, dev’essere nel campo. Allora viveva con una zia in montagna e si è salvata. Me lo ha raccontato la madre. Perciò non la conosco; chissà quanto sarà triste”. La malinconia vorrebbe sopraffare il giovane.

6. “Come state voi?”

- “Non male. Siamo presso il re. Il lavoro è sovente pesante”.

- “Lo vedo”, mormora il fabbro.

- Le guardie si alzano. “Avanti! Veloce! Prima di sera dobbiamo essere dal re!”

- “Come trasportate questo blocco?”

- “Aha, lo traineranno due coppie di buoi”.

- “Finche non cade”, schernisce Asnorba,. “Ebbene, vi aiuto ancora una volta”.

7. Stacca dei forti rami da un albero, con questi rotola il blocco fino al carro e poi sullo stesso, e mette i rami sotto lateralmente. Facendo questo chiede il nome di quella sorella.

- “Si chiama Harfia”, informa Daniel.

- “E il padre?”

- “Abia-Obadia”.

- “Forse sentirai di me”.

- “Qualche volta il re è buono, riceviamo da lui il nostro cibo; ma siamo …”

8. Ne so abbastanza”, ammonisce il fabbro e si rivolge al ‘grosso’: “Ora potete andare”.

- “Dobbiamo portare al re un saluto da parte tua?”, chiede uno guardingo.

- “Perché no? Sarà contento quando oggi riceverà la sua ‘pietra della saggezza’ e un fedele babilonese ha aiutato in questo”. ‘O, voi manigoldi’, continua a pensare. – Si reca verso Akkade.

*

9. Sul paese scende la sera. All’orizzonte l’ultima fine striscia è rosso fuoco, mentre all’est brillano già le prime stelle. Su un muro al di fuori del ghetto è appoggiata una ragazza. Guarda verso la striscia rossa nel cielo, coperta di lacrime. Là si trova il Canaan. Non ha mai visto i suoi genitori. Aveva cinque anni quando l’ha colpita la disgrazia. Vive ancora solo un vecchio zio. Il piccolo fratello, che amava intimamente, …dove sarà? Anche lui già morto…?

10. Allora qualcuno va verso di lei. Vorrebbe fuggire. Le ragazze sono esposte ad ogni oltraggio. La sua piccola capanna dove giace lo zio sul suo ultimo giaciglio, offre ancora un po’ di protezione. Non vengono mai degli alti babilonesi; è sporco ovunque. Ma se deve pulire tutto, solo con le mani – Quali magnifici strumenti si aveva a casa, …e molti servitori, e…

11. Due forti mani l’afferrano. Un grido. Già si preme una mano sulla sua bocca. Negli occhi un terrore vacillante, così guarda verso l’uomo forte.

- “Silenzio”, dice Asnorba piano, “non ti faccio nulla di male. Se mi vuoi dare un’informazione, …ma non deve essere subito oggi, allora vieni nella mia casa dove abbiamo bisogno di una ragazza per i bambini piccoli. Anch’io ne ho bisogno di una. Ognuno sta bene da me”.

12. C’era solo rovina quando veniva un babilonese nel campo. E i governatori… Quest’uomo, che le fa terribilmente paura, non tiene anche l’anima con il suo corpo? “Che devo fare? Presto suonerà il corno; chi viene trovato fuori, muore”.

- “Entro con te, la spunterò con il balivo che sorveglia la parte di quest’area”. ‘Hm, sorveglia…”, pensa rabbioso Asnorba.

13. Sulla via verso la capanna, lei tace. Lo zio dorme. Ansorba si siede su uno sgabello, l’unica posto per sedere. “Ascolta”, dice, “strada facendo ho incontrato quattro giovanotti che – come dissero – sono venuti qui vent’anni fa con i loro genitori. Uno si chiama Daniel”.

14. La ragazza fissa colui che parla. “Così si chiama mio fratello. Aveva sei mesi quando è stato deportato”.

- “Da voi, più di uno si chiama con questo nome?”

- “Forse; ma non conosco nessun altro Daniel”.

- “Sei Harfia

- Ancora più impaurita, lei retrocede fino in fondo alla capanna.

- “Non ti faccio nulla”, la tranquillizza Asnorba. “Se sei Harfia e tuo padre si chiamava Abia-Obadia, allora non hai nulla da temere. Daniel abita nel castello del re; non sta male. Ed io, se sei sua sorella, ti porto con me. Ho tre piccoli bambini e una cara moglie”.

15. ‘Dio dei miei padri!’, esclamato intimamente. ‘Vuoi davvero aiutare? Ma perché, me soltanto? I molti altri nella loro miseria… O Signore: che devo fare?’

- “Chi invochi? Bel?”

- “Ho sentito che questo sarebbe il vostro dio; avrei una sua forma. Ma, …perdona, …non ci si devono fare idoli. Il nostro DIO, il Signore Zebaoth, onnipotente e …”

16. “Onnipotente? E vi ha esposto alla disgrazia? Ma dubito che (anche) Bel ci possa preservare da tale disgrazia”.

- “Siamo diventati miscredenti, perciò Dio ci ha abbandonato!”.

- “Ma è così duro che Egli lascia soffrire i buoni con i cattivi?”

17. Harfia sospira: “Molti non hanno meritato questa punizione”.

- “Di questo ne parliamo a casa”, dice il fabbro.

- “Arriva la notte. Fai il tuo fagotto, nel frattempo tratto con il balivo”.

- “Non posso andare via”, lei indica lo zio. Basta uno sguardo. L’uomo accarezza delicatamente i capelli della ragazza. “Lui dorme, …per sempre, e …”

- Harfia si accascia singhiozzando. ‘Non era il suo ultimo sostegno? Ora è tutta sola’. Questo irrompe senza freno, dal profondo dolore.

18. “Sfogati, povera figlia! Quello che deve succedere con lui, lo faccio io per te”. Uscendo riflette: ‘… e per noi, ciò che Babilonia dovrebbe al popolo del Giordano’. Una moneta rende incline il balivo di dare una tomba al vecchio uomo e di lasciare andare la ragazza. Ansorba dà un’offerta per il re.

19. Camminano quasi tutta la notte. Asnorba tace e Harfia pensa triste: ‘Il futuro non sarà migliore’. Presto arrivano a un dazio, come è usuale trovarle sulle strade delle carovane di Babilonia. Là si può mangiare, dormire, comprare o prendere in prestito animali. Il maestro fabbro conosce bene il gestore.

20. “Vogliamo mangiare; prendo in prestito un asino, te lo riporto ben ferrato”.

- “Chi hai pescato?”, chiede curioso il gestore. “Hai una straniera carina!”

- “L’ho comprata per mia moglie”. Lo dice per ingannare.

- “Speriamo che le piaccia!”. Asnorba non può ignorare l’allusione, mentre ride divertito. “Lo spero con te, …se no, devi andare di nuovo nel campo”.

21. Ad Harfia i discorsi sono come pietre sul suo petto. Ma quando il fabbro la solleva sull’animale, dicendo: “Sei stanca, tieniti alla sella”, allora la paura vuole scomparire un poco. Si fa prestare un mantello scuro per lei, non la si deve riconoscere così presto; e deve anche scaldare.

*

22. E che cosa fa Jolea? Porta la ragazza ai suoi figli: “Qui avete una grande sorella; lei bada a voi e gioca con voi”. Nulla potrebbe meglio consolare Harfia, che la gentilezza della babilonese. Si sente come a casa. Esteriormente rimane ‘la prigioniera’; e lei si guarda dal dire altro ai vicini curiosi. Sovente ringrazia Dio per questa grande fortuna.

 

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Cap. 3

Assorba è chiamato dal re – Chi scava fosse, vi cade

1. Nazareno e un secondo ‘giallo’ vanno nell’officina del fabbro, dove Asnorba martella diligentemente.

- Nezarono sorride dolciastro: “Abbiamo l’ordine del nostro sommo re: venire subito, come sei! E cammina!”

- “Mi lavo prima le mani”. Suona senza preoccupazione. “Per me, nemmeno il re ama la sporcizia. Altrimenti…”, ghigna maliziosamente.

- “A lui non importa se sei pulito o sporco. Avanti!”

2. “La fretta fa cadere qualcuno! Mia moglie deve sapere dove sono”.

- “E la graziosa domestica?”.

- Harfia si trova dietro il tavolo: ‘Se gli succede qualcosa a causa sua? Signore Iddio’, supplica lei , ‘fa che non gli accada nulla! Lui è buono. In Giudea ho trovato pochi così buoni, come lo è il babilonese’.

*

3. Asnorba va con loro rilassato. Che il secondo uomo rimanga nella casa, non gli piace. “Perché non cavalchi?”

- Nezarono cavalca davanti. Il fabbro è evasivo. Ha tre buoni animali, non li deve rubare nessun ‘giallo’, nel caso… Presso la porta principale del palazzo la guardia lo fa passare. Due lo prendono in mezzo a loro. Il giallo fa cenno con scherno: “Arrivederci… Forse in…”. Asnorba non sente l’ultima cosa. Ora è in ginocchio davanti al trono, in pensieri.

- Daniel trasalisce, senza essere visto. Ma questo è… Copre il suo volto spirituale, …il gioco del re con gli uomini: ‘Signore! Signore, abbi pietà!’. mai capitato il re abbia parlato agli stessi sudditi? Diversamente, lui ad un consigliere parla con un telo davanti al volto, e guai a colui che non indovina il sussurro. Oggi la cerchia di corte è irrigidita come le mummie nella tomba.

4. “Alzati, fabbro degli stolti!”, dice Nabucodonosor. “Ho sentito che sei forte nelle membra. Mi volevi rallegrare? Me, che regno come ‘Bel’? Ti ha aiutato, che la mia pietra, come avevo ordinato, venisse da me quel giorno”.

- “Sì, mio re; e la gioia è stata la seconda forza”. Il fabbro evita una invocazione a Bel. Perché? Lui non lo sa. Oppure è stata la buona serva giudea, che ha già piegato qualcosa in lui?

5. “Ne sarai ricompensato. Ma mi è stato riferito che avresti preso una giudea senza riscatto. Tu sai quale punizione costa questo?”, il re si piega in avanti con la fronte offuscata e un gesto minaccioso.

- Senza paura… ora dipenderà…

6. Asnorba risponde: “Viva il re e regni a lungo! Ho osservato l’ordine, ed ho dato al balivo di quella parte del campo anche un denaro di riscatto. Ha osato incassare una percentuale? Era un’offerta fatta da me, ed abbastanza di valore per una serva giudea”.

7. A causa del coraggioso discorso, ogni dignitario trema.

- ‘Può peggiorare più di quanto è previsto? Voglia…, sì, …ma chi? Proteggere i miei cari insieme alla serva’.

- Su di lui cade uno sguardo dagli occhi giovani, …che si abbassano immediatamente. Il fabbro vorrebbe piuttosto, …stendersi. Questo sguardo era come una forza lontana...

8. “Nezarono!!”, ordinato con durezza. Anche il giallo si china profondamente. Non nasconde un ghigno insolente verso il fabbro. Il re lo vede e dice ad alta voce: “Hai riferito che quest’uomo avrebbe preso una serva giudea senza riscatto”.

9. “Sì, Bel e re!”

- “Portate il balivo!”

- Portato dentro, viene interrogato: “Conosci quest’uomo?”

- “Si, per via…”

- L’ira del re sale come un temporale.

- “…Bel e re”, dice il balivo, “hai dato dei liberi i prigionieri a chi ne paga un riscatto. Il fabbro ha dato un anello, fatto artisticamente. Per questo ha potuto avere la ragazza. Ho affidato l’anello a Nezarono il giorno dopo, per consegnarlo a te”.

- “Dov’è l’anello?”, rivolto a Nezarono.

- Il giallo si china, bianco come la farina. “Volevo, domani, …”

- Un cenno. Quattro armati lo prendono in mezzo. Dura molto, finché non torna. Aveva venduto l’anello; per fortuna il compratore lo possedeva ancora. Asnorba aveva sopportato molto dal Nezarono, ma ora gli fa pena. Nei fossati, dove non giunge né Sole né calore, vengono incarcerati i criminali. Finiscono quasi tutti nella pazzia.

10. Nabucodonosor è soddisfatto dell’anello. “Ah. Hai fatto bene la tua faccenda”. Una rara lode. “Per questo puoi ancora prenderti qualcuno. Ricordalo, balivo! Ma per quattro settimane non riceverai nessun salario, perché hai dato il gioiello ad un ladro. Ricordatelo tutti, e nessuno osi fare diversamente di quanto io ordino; perché sono io il vostro re e dio Bel!”

*

11. Eccetto la guardia, ognuno lascia rapidamente la sala, profondamente chinato, …e lieto. Sfuggito, …ancora una volta! Chi colpirà il successivo temporale d’ira? Asnorba, sinceramente grato, mette la sua mano destra sotto i piedi del suo re. Ma costui non la calpesta come avviene sovente; e qualcuno in ciò ha già perduto la mano.

12. Lui cammina come in sogno, salutato dai cortigiani. Pensa: ‘Certo, il diritto era con lui; e quando il re – certamente di rado – è mite, rimane anche lui con il saldo diritto, …una vita regalata!’, gli passa attraverso la mente, quando abbandona la città e si avvicina a casa.

13. Sua moglie sta davanti a casa, e all’angolo del vicolo sbircia l’avvocato Borojka. Asnorba lo vede ancora scomparire. Era così! Ma la moglie gli è già al collo. Le sue gote hanno l’aspetto grigio decadente; non sapeva ancora se avrebbe conservato suo marito. Lui la tira frettolosamente in casa; nessuno deve vedere quanto ama la moglie e i bambini.

14. “Ma dove sono?”. Si guarda intorno cercando i piccoli.

- Jolea riferisce: “È venuto un veloce cavaliere che è venuto a prendere il secondo giallo. Non sapevo che cosa significasse, ma sono stata lieta quando è stato richiamato. Lascia stare i bambini; voglio sentire prima che loro si spaventino”.

15. “Moglie mia, d’ora in poi vivremo in pace. Nabucodonosor è stato giusto, …come di rado”, sussurra, “e il nostro nemico è caduto nella fossa fatta per me”.

- “Nezarono…? Oh, Ansorba, ora te lo posso rivelare: mi ha inseguito sovente, ma c’erano sempre i nostri bambini, …nel momento giusto”.

16. “Ché…?“, un profondo sospiro. “Contro questa orda gialla non c’è niente da fare; fanno ciò che porta danno al nostro popolo. Non so se mi comprendi. I nostri avi – è molto indietro nel tempo – stavano seduti qui al fiume, un popolo regale dal re fino all’ultimo maniscalco. Allora non esistono diritti e leggi. Siamo successori di questo alto popolo (gli antichi caldei), solo, …siamo molto lontani dai loro costumi ed usanze. Babilonia non ne ha conservato nulla! Solo il potere; e questo è: paura, miseria, morte e oppressione!”

17. “Non così forte!!”, Jolea preme una mano sulla bocca di suo marito.

- “Hai ragione. Vieni, andiamo in camera. Prima saluto i bambini, tutti e quattro. Sei d’accordo?”

- “Lo chiedi?”, Jolea osa un leggero sorriso. “Harfia mi è entrata nel cuore; è buona e diligente. In genere, come il suo popolo, come lei, mi stupisce che lo si potesse sottomettere”.

- “Un’opera d’arte! Come ho sentito, è un piccolo popolo, oppresso da potenti che vogliono saccheggiare la sua diligenza, il suo sapere e l’arte”.

18. “Ho riflettuto su certe cose”, risponde Jolea. “Da dove sono venuti tutti i popoli? Alcuni sono soffiati via come sabbia quando sfreccia la tempesta sul deserto”.

- “Ma guarda quanto sei intelligente..!”. Vanno nel cortile interno, da qui si va alle camere. Asnorba si siede stanco. Ora viene la reazione. L’avvenimento vuole appesantire il suo cuore ancora una volta. Ma allora viene già circondato. Sei piccole mani lo accarezzano, e ci sta anche la serva giudea con occhi neri splendenti.

19. “Vieni qui”, le fa cenno il fabbro, e tiene in ogni braccio due bambini. Mentre i suoi piccoli chiacchierano allegramente, senza sospettare in quale spaventoso pericolo era loro padre, Harfia lo guarda grata. “Hai pensato a me?” chiede lui.

- “Sì, ho pregato continuamente per te”.

- “Preghiere? Che significa? Ah, aspetta fino a stasera; i nostri piccoli vogliono giocare di nuovo”.

20. “Ora rimangono nel cortile interno”, decide la madre. “Harfia deve aiutare a preparare subito un pasto. Oggi non hai ancora mangiato nulla”.

- “Dal re non si viene ospitati, a meno che non si faccia parte delle guardie”. Suona ironico.

- “Non fa niente”, ride intenzionalmente forte Jolea, “infine, il re non può nutrire tutto il popolo”.

 

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Cap. 4

La fede di Harfia – Un lieve soffio

La scelta dal Cielo su Daniel infante – La piccola fedele

1. Il fabbro, Joele ed Harfia sono uniti in un bagliore di luce di una lampada fatta artisticamente. Lui riferisce dell’avvenimento, Harfia domanda: “Che cosa sarà di Nezarono? Da catturati, ci si sente diversi, anche se qualcuno è colpevole. stato sovente nel campo; ognuno ha avuto paura di lui”.

- “Non c’è da stupirsi”, brontola l’uomo, “era il capo di un gruppo chiamato ‘cani’. Per colpa sua non posso fare tali cose e vendere, come magari questa lampada”. La attira più vicino a sé.

2. Allora Harfia dice: “Aspetta, cambierà”.

- Asnorba è stupito, alza una mano verso l’alto senza dire nulla e la volta verso il basso. Harfia non conosce il gesto, ma piega la sua mano come una coppa aperta verso l’alto.

- “Conosci questo simbolo?”, chiede sorpresa Jolea.

- “No”, segue la risposta, “ma l’ho riconosciuto”.

3. “Il tuo pregare è un simbolo?”

- Dai due occhi scuri irrompe uno scintillio: “Pregare è la fede nel Dio-Uno”.

- “Come lo fai? Qui non c’è nessun altare per Bel, né per il vostro Dio a me completamente sconosciuto”. ‘Si sa solo chi incassa i sacrifici’, pensa Asnorba adirato.

4. Harfia racconta: “I nostri doni sono quasi sempre monete. Dobbiamo nutrire anche i nostri sacerdoti, affinché ci possano comunicare la Sua Parola. Durante una festa i sacerdoti sacrificano anche spesso un animale”. Lei srotola la storia del suo popolo; la sua voce soave ricorda, allorquando continua: “Pregare è un colloquio con Dio. Si può pregare ad alta voce oppure piano, come capita; a Dio non sono nascosti i pensieri. Se si prega per altri oppure per i nemici, allora la preghiera è santificata e, …esaudita. Se subito, oppure più tardi, è unicamente il procedimento di Salvezza di Dio.

5. Mio fratello Daniel …”.

- Asnorba prende la delicata mano di ragazza nel suo pugno: “Quando stavo in ginocchio dinanzi al re, Daniel mi ha guardato una volta. Allora cadde da me la paura, …la paura per voi, tuttavia anche per me. Ma continua…”.

6. “I genitori hanno avuto, come diciamo noi, …una ‘visione’. I profeti inviati da Dio, possiedono una ‘vista nello spirito’. Anche mio fratello ce l’ha. Mentre giaceva nella culla, venne un uomo strano. Toccò la piccola fronte di Daniel e disse: ‘Lui è uno dei grandi che stanno dinanzi all’alto Seggio di Dio’”.

7. stata aperta una porta? I coniugi si alzano, …ma non è entrato nessuno. Nonostante ciò… La giudea è seduta immersa nei pensieri, i suoi begli occhi risplendono. Dice sommessa: “L’ho sentito, …EGLI c’è!”. I babilonesi non lo possono comprendere; ma il chiederlo, è una sufficiente dimostrazione che hanno perduto la loro fede negli idoli.

- “Spiega il mistero”, chiede Jolea.

- “Non c’era nulla da vedere, soltanto uno strano soffio…”.

- …a cui Asnorba annuisce con veemenza. “Ma tu hai detto: ‘Egli c’era!’. …Chi?”

8. Harfia può agire – un poco – come Daniel? Per Dio? No, è per gli uomini! “Comprendo che voi, cari babilonesi come non ne ho trovato finora, non potete comprendere tutto subito. Vedete: Il nostro Dio, del Quale ho riferito qualcosa, è ‘lo Spirito della vita’. Egli è ovunque. Il ‘niente da vedere’, …eppure: ‘Egli c’era’, è difficile per voi da risolvere.

9. Oh, per molti del mio popolo è un enigma che Dio possa essere trovato ovunque. Egli c’è sempre! Se lo crediamo oppure no, non cambia nulla nella Sua eterna-vera esistenza. Il lavoro delle mani è per voi la realtà della vita. Soltanto: respirate continuamente l’aria, sentite il suono della lingua e i rumori, ma non potete vedere né l’aria né il suono. Senza aria nessuno può vivere, nessuna creatura, nessun mondo vegetale.

10. Nel confronto il Signore si mostra nell’eterna-vera esistenza. Di ciò fa parte chi si è unito con Lui nella fede, nella preghiera, in quell’amore, nella riverenza e nella dedizione, che staccano le anime dal senso del mondo, perciò si uniscono strettamente con lo Spirito della Vita. Se in modo visibile o invisibile, la presenza di Dio è in ogni momento la Sua alta benedizione; ora per voi, come anche per me.

11. DIO vi ha toccato perché esercitate l’amore. Dove trionfa la spinta del potere, là Dio è molto lontano. Non così!”, risolve lei la questione. “Allora Egli non potrebbe nemmeno governare se il potere del mondo fosse più forte di Lui. Sì, …Egli lascia andare i cattivi fino al bordo della fossa scavata da loro stessi, li lascia cadere dentro, se con ciò sono salvabili spiritualmente. Ma nessuna creatura figlio cade più profonda di quanto le Sue mani di Padre non discendono nella Benignità.

12. Per quanto tremendo possa essere sovente una caduta, si cade dentro alla mano di Dio – quasi sempre inosservato e – non voluto. Di rado colui che precipita in queste Mani se ne rende conto subito. Tuttavia nessuno è così stolto o cattivo, così che la cordiale Misericordia di Dio non lo aiuti!

13. Nel fissare una svolta, lasciatevi anche guidare dalla Luce che mi è stato permesso di portarvi: l’insegnamento su Dio, il Creatore di tutte le cose! Le vostre anime provengono dalla Luce di Dio, e le vostre vie sfociano in questa Luce. Perciò ‘Egli c’era’, con la Benedizione della Sua maestosa Presenza”.

14. “Tu Lo hai visto?”, le viene chiesto timidamente.

- “Forse…”, un piccolo indugio, Harfia non vuol dare nessun dispiacere ai suoi aiutanti, “…l’ho visto nella ‘visione’. Questa però non è in nessun caso così grande come quella di mio fratello. Oggi ne sono certa: non a caso Asnorba mi abbia trovato, ha incontrato Daniel e con Jolea riconosce la via della Luce”.

15. “Sì, cara figlia, hai ragione”. Jolea abbraccia la ragazza. Lei si stringe alla donna come se fosse la buona madre.

- La mano di Asnorba si poggia attenta sui capelli scuri. Lui dice riflessivo: “Andiamo a dormire; dapprima ci devo riflettere. Sarà strano che tutto ciò che hai detto non mi sembra estraneo, anche se non ho mai sentito qualcosa di simile. Ma mi è come una gioia che mi colma profondissimamente”.

16. “Anche me”, conferma Jolea, “ed io – come posso dire? – ringrazio il tuo Dio, figlia mia, che Egli ci ha fatto trovare te. certamente avvenuto tramite tuo fratello, che a mio marito non è successo nulla”.

- ‘Anch’io ringrazio il Dio sconosciuto’, pensa il fabbro, ‘magari Lo conoscerò come Harfia’.

 

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Cap. 5

Daniele davanti a Nabucodonosor, risponde profetizzando il suo regno

Arioch e il ciambellano – Altre quattro settimane per un'altra prova

[Daniele  1,1-20]: «1 Il terzo anno del regno di Joiakim, re di Giuda, Nabucodonosor, re di Babilonia, venne contro Gerusalemme, e l'assediò. 2 Il Signore gli diede nelle mani Joiakim, re di Giuda, e una parte degli utensili della casa di Dio; e Nabucodonosor portò gli utensili nel paese di Scinear, nella casa del suo dio, e li mise nella casa del tesoro del suo dio. 3 E il re disse ad Ashpenaz, capo de' suoi eunuchi, di menargli alcuni de' figliuoli d'Israele di stirpe reale e di famiglie nobili, 4 giovani senza difetti fisici, belli d'aspetto, dotati d'ogni sorta di talenti, istruiti e intelligenti, tali che avessero attitudine a stare nel palazzo del re; e d'insegnar loro la letteratura e la lingua dei caldei. 5 Il re assegnò loro una porzione giornaliera delle vivande della mensa reale, e del vino ch'egli beveva; e disse di mantenerli per tre anni, dopo i quali sarebbero passati al servizio del re. 6 Or fra questi c'erano, di tra i figliuoli di Giuda, Daniele, Hanania, Mishael e Azaria; 7 e il capo degli eunuchi diede loro altri nomi: a Daniele pose nome Beltsatsar; ad Hanania, Shadrac; a Mishael, Meshac, e ad Azaria, Abed-nego. 8 E Daniele prese in cuor suo la risoluzione di non contaminarsi con le vivande del re e col vino che il re beveva; e chiese al capo degli eunuchi di non obbligarlo a contaminarsi; 9 e Dio fece trovare a Daniele grazia e compassione presso il capo degli eunuchi. 10 E il capo degli eunuchi disse a Daniele: 'Io temo il re, mio signore, il quale ha fissato il vostro cibo e le vostre bevande; e perché vedrebb'egli il vostro volto più triste di quello dei giovani della vostra medesima età? Voi mettereste in pericolo la mia testa presso il re'. 11 Allora Daniele disse al maggiordomo, al quale il capo degli eunuchi aveva affidato la cura di Daniele, di Hanania, di Mishael e d'Azaria: 12 'Ti prego, fa' coi tuoi servi una prova di dieci giorni, e ci siano dati de' legumi per mangiare, e dell'acqua per bere; 13 poi ti si faccia vedere l'aspetto nostro e l'aspetto de' giovani che mangiano le vivande del re; e secondo quel che vedrai, ti regolerai coi tuoi servi'. 14 Quegli accordò loro quanto domandavano, e li mise alla prova per dieci giorni. 15 E alla fine de' dieci giorni, essi avevano miglior aspetto ed erano più grassi di tutti i giovani che avevano mangiato le vivande del re. 16 Così il maggiordomo portò via il cibo e il vino ch'eran loro destinati, e dette loro de' legumi. 17 E a tutti questi quattro giovani Iddio dette conoscenza e intelligenza in tutta la letteratura, e sapienza; e Daniele s'intendeva d'ogni sorta di visioni e di sogni. 18 E alla fine del tempo fissato dal re perché quei giovani gli fossero menati, il capo degli eunuchi li presentò a Nebucadnetsar. 19 Il re parlò con loro; e fra tutti quei giovani non se ne trovò alcuno che fosse come Daniele, Hanania, Mishael e Azaria; e questi furono ammessi al servizio del re. 20 E su tutti i punti che richiedevano sapienza e intelletto, e sui quali il re li interrogasse, il re li trovava dieci volte superiori a tutti i magi ed astrologi ch'erano in tutto il suo regno.»

1. Dopo la morte dei loro genitori, Daniel e i suoi amici erano stati accolti da quelli di corte. All’inizio del governo di Nabucodonosor li aveva visti presso il giudice Arioch e chiesti subito per sé. Allora avevano un aspetto molto magro che non migliorava, anche se veniva dato loro il cibo del re. Il loro sorvegliante al quale capitò l’ira del regnante, si sfogò sui ragazzi. Daniel, quasi sempre l’oratore per gli amici, tolse all’uomo la verga.

2. “Stolto, con ciò non otterrai ciò che il re vuole da te! Dacci il cibo del nostro popolo, non la carne grassa e non spezie da selvaggina. Dacci la nostra carne magra e molta verdura. E vedrai: nel giro di dieci giorni avremo un aspetto del tutto diverso”.

- “Perché proprio nei dieci giorni?”

- “Non lo comprendi?”, ride Daniel, ma aggiunge seriamente. “Significano i dieci Comandamenti di Dio che Egli ha dato come santa Legge sul monte Horeb”.

*

3. “Tu lo devi sapere!”, viene gridato con scherno.

- Avviene ciò che i ragazzi volevano. Il guardiano l’annuncia presso il re malato. Ma il medico avrebbe constatato dalle stelle che entro dieci giorni sarebbero sani. – Allora si era compiuto il secondo anno di governo di Nabucodonosor, prima che il popolo del Giordano nella sua ultima parte venisse spinto a Babilonia. E proprio ora, quando Harfia ha espresso quelle meravigliose parole presso Asnorba, sono passati i dieci giorni.

4. “Portate i ragazzi! Guai, Aspenas, se non mi piacciono!”. La voce tuona attraverso la sala.

- Il ciambellano superiore china profondamente la schiena: “Dio Bel e re Nabucodonosor, vivano a lungo! Ho fatto ciò che avevi comandato. Il sorvegliante Raziduk ha indicato i dieci giorni”.

- “Credi che la colpa sia solo sua?”

5. “Si! …No?”, il ciambellano risponde in modo mondano. “Non spetta a me dare la colpa all’altro. Tu, o re, sei il più saggio di tutti i saggi; tu riconoscerai il colpevole”.

- ‘Che canaglia’, pensa Raziduk, ‘avevo chiesto a lui se dovevo adempiere il desiderio dei ragazzi’. – Loro entrano: Daniel, Misael, Hananja ed Asarja, uno più bello dell’altro, robusti nell’aspetto e la pelle chiara e liscia. Negli occhi risplende il lontano bagliore di Dio.

6. “Sono questi i deboli?”. – In fondo alla sala in mezzo ai funzionari minori, stanno i tre prigionieri. Nel Sinedrio giudaico loro erano i consiglieri migliori: Sadrach (Hananja), Mesach (Misael) e Abed-Nego (Asarja). Da poco sono venuti al castello, ed attraverso la Guida di Dio hanno subito incontrato Daniel. I tre consiglieri di Gerusalemme avevano ben conosciuto i genitori di Daniel.

7. Allungano un poco il collo. Anch’essi verrebbero puniti se l‘ira del re non si lasciasse lenire. Ma, o guaio! Lui pone tali domande alle quali nemmeno un consigliere giudaico sa rispondere, meno ancora un babilonese. Chi può sospettare che Nabucodonosor fa solo finta, come se sapesse precisamente la risposta?

8. Chiede severamente se Babilonia sarebbe rimasta al potere del mondo. Ognuno di corte crede che il loro popolo non naufragherà mai. Vedono appunto il fasto della casa del regnante, la grande città, l’Euphrat con le molte navi, la loro posizione nei paesi stranieri, i loro ‘pesanti’, i ‘marroni’, i ‘gialli’, i loro medici e molto altro. Babilonia, la grande, rimane il simbolo del mondo.

9. “Nessuno dei consiglieri sa quale sarà il nostro futuro?”. La fronte del re si rabbuia.

- All’improvviso si fa avanti Daniel. Guarda diritto in quegli occhi duri dei quali già ad Arioch gli incutono paura. Mai ammesso, …soltanto, ciò piace al regnante, quando qualcuno lo guarda negli occhi. Ma non lo deve sapere nessuno.

10. E Daniel comincia: “Il re vivrà a lungo”. Chi non lo desidera? La Rivelazione rimane incompresa: “Babilonia, tu, grande, regnerai qui fino alla fine di questo mondo! Per quanti popoli verranno, …Babilonia la grande troneggerà sempre (spiritualmente) finché non verrà il primo Re (Gesù), che sarà anche l’Ultimo! Il Torrente su cui Babele siede potentemente predominando su incalcolabili uomini, si riverserà attraverso tutti i paesi, su tutti i popoli. Chi berrà di questo flusso, gli sarà succube fino alla fine!”

11. “Chi è il re?”. A Nabucodonosor non è nascosto che nei paesi schiavizzati ardono dei fuochi dai ribelli. Il futuro sembra molto critico. Che Babilonia debba regnare su tutti i paesi e in tutti i tempi, è il suo pensiero, giorno e notte. Sorge il sentimento che rosicchia: ‘Che cosa intendeva il ragazzo? Tribù, stirpi, popoli, sono venuti e andati; e se il regno dell’Euphrat…’. Il pensiero viene disturbato.

12. “Chi è il re? – Per il tuo tempo sei tu il più grande, anche se la Persia tende la mano al timone del potere del mondo. Non è ancora così, e …se arriverà al potere come tutti, è solo per un certo tempo. Il mio Re è l’eterno-vero Dio! Non come ve Lo immaginate voi! Esiste solo quest’Unico-Dio, non importa quale nome Gli si dà”.

- “Quindi sarebbe Bel, il dio?”. Nabucodonosor mette una trappola.

- Dopo la dritta, il veggente si infastidisce. Costui guarda l’infuriato con tutta calma, dicendo:

13. “Se dai il nome ‘Bel’ all’Unico Dio perché non ne conosci un altro, allora Egli è per te il vero Dio, che fa tutto e conserva anche tutto! Egli era il primo che da Se stesso ha creato tutto. Perciò Egli è anche l’Ultimo (Ap. 1,17). Il Suo Regno esisterà eternamente, come fin dai tempi sconosciuti.

14. Ma se metti Bel sul tuo gradino, allora è un idolo di un concetto di potere e in lui non vi è nulla di divino. Se ti metti nella Mano del nostro maestoso Dio, allora Egli benedirà te e i tuoi sudditi, e tu potrai creare molte cose buone”.

- Si resta come impietriti. Che cosa osa dire il ragazzo ‘verde’ (immaturo)?

- La fronte del regnante si aggrotta duramente, mentre Daniel continua imperterrito: “Non durerà più a lungo, e un sogno ti dimostrerà la verità di ciò che ho potuto annunciare ora”.

15. “Chi ti ha dato questo incarico? Dimmi il nome e…”, ansima il re. La sua voce si incrina. Il giudice scrive una sentenza di morte, …mentalmente. Soltanto…, l’inviato alla grande Babilonia sta sotto il Patrocinio di Dio, e deve continuare a profetare:

16. “Mi ha mandato il mio Re a dirti questo. Chiama i tuoi saggi e consiglieri quando avverrà il sogno. Fa arrivare dalla Persia gli interpreti delle stelle e dei sogni, affinché si mostri se ora io ho parlato nel Nome del mio Dio!”. Daniel si gira verso i suoi amici che stanno sul gradino più basso presso il trono.

17. Nabucodonosor guarda attraverso le sue dita, esaminando chi si china timoroso. Gli passa attraverso il cuore come un fulmine se poteva contare sull’autentica fedeltà. ‘Ah! Io regno su babilonia. Tutti mi sono sottomessi!’. I suoi occhi evitano Daniel. E malgrado, avviene: lui e i suoi amici escono liberi, anche i consiglieri e i servitori. Il reggente trattiene solo il giudice Arioch e il ciambellano Aspenas.

*

 18. Dopo un lungo tempo solleva il suo volto. Solo di rado chiede liberamente, come appunto ora: “Che cosa pensate di questo ragazzo?”

- “Regnante di tutto il nostro mondo”, risponde Arioch, “è stato a lungo con me e non ha mai detto qualcosa di simile. Era timido, ma non ribelle. Il popolo del Giordano ha sovente avuto dei grandi saggi”, continua, “erano intelligenti, buoni e dotati di una ‘visione’. Alcuni potevano operare miracoli. Mosè ha fatto naufragare l’esercito dei faraoni, ottenne la loro Legge dalle nuvole (Sinai), da uno, del fuoco dal Cielo senza nuvole (Elia sul Carmelo). Se Daniel sia un tale…”

19. “E tu, Aspenas?”. Nabucodonosor è insoddisfatto della risposta.

- Il ciambellano alza leggermente la spalla. “Non so dire altro. Che cosa sappiamo di questo popolo? Non c’era nulla da sapere dagli ostaggi, …molti uomini famosi. Persino nella tortura, che aveva per conseguenza la morte, hanno chiuso la bocca. Ora, dopo vent’anni da quando hai portato tutto il popolo a Babele, impareremo a conoscerlo”.

20. “Voglio dominare, e non imparare!”. Nabucodonosor si alza di scatto, un segno della massima ira. Certo: hanno ragione entrambi, e di loro si fida.

- “Re e dio Bel”, dice il giudice, “aspetta se avviene …ciò che ha detto il veggente. Se si adempie nel giro di una Luna, allora ti porterà molta utilità; se no, allora lascia morire il giovinetto vanitoso”.

21. “Avvenga!”

- Arioch e Aspenas se ne vanno. “Ci è andata bene”, sospirano loro.

- “Avrei volentieri picchiato Daniel, da fargli passare di aprire la bocca!”

- “Con ciò non avresti ottenuto nulla. Ho notato nell’ultimo tempo, che nonostante la sua giovane età, è più intelligente che dieci uomini intelligenti.

22. Come sapeva un anno fa, del segreto di Stato che la Giudea, da vent’anni la nostra provincia, sarebbe stata trasferita? Ho riso; ma lui ha detto: ‘Lo vedrai, ma non che dopo cinquant’anni uno più grande ci porterà al Giordano, con tutti i nostri tesori. E prima, a Babilonia si conteranno le ore’. – Una parte di questo si è avverato”.

23. “Non farlo sentire al trono”, avverte Arioch.

- “Falso! Egli ha detto appunto, che Babilonia, che ha chiamato ‘la grande’, regnerebbe su tutti i popoli e in tutti i tempi, finché…, hm…, hm…, verrebbe il suo Re sconosciuto. A te aveva annunciato il crollo; al re, oggi, una dinastia illimitata”.

24. Il ciambellano va su e giù. “Babilonia. Popoli sono saliti e sono passati; su tutti era il potere del governo; solo, non presso i caldei ai tempi del re Abraham (Abramo), come si chiama il padre della tribù di Giuda. Noi trattiamo crudelmente e con potere. Questo potere…”, dice lentamente, “…schiavizzando i popoli – anche noi, Arioch – è magari quella ‘grande Babilonia’. Chi ama il re? Egli è il reggente! Ma anche lui è nato come bambino, in fasce. Perché ci dobbiamo accucciare come schiavi? Ah, …”. Ad un tratto Aspenas diventa pallido. Può…, forse…, Arioch?

25. “Non così forte”, risponde costui. “La penso come te. Anche un re muore, e anche noi, e tutti! Possa avvenire come vuole. Il giudeo ha certamente ragione. Aspettiamo”.

- Aspenas fa un sospira di sollievo. “Ora ancora qualcosa: come stanno le cose con il fabbro? La giovane giudea sarebbe una sorella di Daniel. Se lo sente il re, la prenderà con sé; e se è bella, allora…”

26. “Mi informo”, dice il giudice. “Il fabbro è stato bravo, e Nazarono è un malvagio. L’ho conosciuto da tempo, ma non ho avuto l’occasione di denunciarlo. Ora, …non getto tutto nella ‘grande gola’!”. Il ciambellano non sospetta che il giudice intende il loro proprio re.

*

27. Arioch va da Daniel. Nabucodonosor ha fatto annunciare che avrebbe avuto il sogno, ora avrebbe aspettato quattro settimane. Il giovane veggente guarda il giudice come uno che è del tutto certo della sua faccenda. Questo confonde talmente, che Arioch dice con ironia: “Ebbene, tu, dieci-volte-intelligente! Quattro settimane passano rapidamente”.

28. “Certo!”, lo ferma Daniel. “E tu, amico mio, lo vedrai …”

- “Io? tuo amico? Ma sei forse matto? Io, il primo davanti al trono, e poi, l’amico di un giudeo venuto da chissà dove? Haha…!”

- “Non sono venuto da chissà dove, sono stato trascinato qui contro ogni diritto di popolo! Quanto è misera la giustizia di Babilonia! Ma oggi, non si parli ancora di questo. È vicino il giorno in cui riconoscerai di più di quanto ti verrà mai in mente”.

29. “Ah, è così?, schernisce Arioch. “Volevo portarti da tua sorella se, …se vivi ancora fra un mese. Ma se viene portata alla nostra corte, tu sai che cosa le capita poi. Se sei intelligente, allora non rivelerai mai che è tua sorella. Vedo nero!”

- “Per me?”, sorride Daniel.

- “Ma per chi? Non per il re, e per me non ce n’è bisogno”.

30. “Vedremo! Dato che non la conosco, è facile negarlo. A suo favore e, …al tuo, giudice Arioch!”. Viene sottolineato duramente. L’uomo di Babilonia ha i brividi, nonostante il calore estivo.

- Esce bruscamente. Asarja si getta al collo di Daniel: “Oh, riguardati! Lui ci ha in mano! Dicci se tu …”.

31. “Niente paura, cari amici. Allora non conoscevo ancora il sogno. La notte scorsa ho avuto lo stesso (sogno) come il re, …della ‘grande Babilonia’. Ah, guardate fuori!”

32. Nel cortile ci sono molti cavalieri di ogni genere. I ‘veloci’, anche chiamati i ‘neri’, possiedono i cavalli veloci dell’Arabia. Sono corrieri. Poi seguono ‘i marroni’. Daniel conosce il segreto. I corrieri devono chiamare i propri interpreti dei sogni, in più i persiani ed anche i saggi dalla Caldea. I marroni li portano alla fortezza dell’Euphrat. Il re spera in loro, non in Daniel, il ‘ragazzo verde’.

33. “Sembra pericoloso ciò che sta facendo il babilonese; ma DIO mi ha ordinato di mettergli le briglie”. Questo fa voltare il giudice, e quindi, ‘l’amico’ ha ragione”.

- “Noi siamo i tuoi amici”, dice il più giovane.

- Daniel gli accarezza i capelli: “Siamo sotto la protezione di Dio, caro Misael, “persino se dovessimo andare nella fossa dei leoni”.

34. “Daniel!”. Un triplice grido.

- “Sono bestie!”

- “Queste non così gravi come lo sono le bestie umane! Pensate ai nostri genitori! Nessuna cara mano di madre, nessuna cara parola di padre abbiamo avuto nel tempo della gioventù. Piuttosto, la leonessa allatta gli agnelli, prima che uno…”. Hanno un segno per indicare il nome del re; per via delle spie lo pronunciano di rado.

 

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Cap. 6

Daniele ottiene una proroga su un giudizio

Il ringraziamento nella preghiera

[Daniele  2,1-12]: «1 Il secondo anno del regno di Nebucadnetsar, Nebucadnetsar ebbe dei sogni; il suo spirito ne fu turbato, e il suo sonno fu rotto. 2 Il re fece chiamare i magi, gli astrologi, gl'incantatori e i caldei, perché gli spiegassero i suoi sogni. Ed essi vennero e si presentarono al re. 3 E il re disse loro: 'Ho fatto un sogno; e il mio spirito è turbato, perché vorrei comprendere il sogno'. 4 Allora i caldei risposero al re, in aramaico: 'O re, possa tu vivere in perpetuo! Racconta il sogno ai tuoi servi, e noi ne daremo la interpretazione'. 5 Il re replicò, e disse ai caldei: 'La mia decisione è presa: se voi non mi fate conoscere il sogno e la sua interpretazione, sarete fatti a pezzi; e le vostre case saran ridotte in tanti immondezzai; 6 ma se mi dite il sogno e la sua interpretazione, riceverete da me doni, ricompense e grandi onori; ditemi dunque il sogno e la sua interpretazione'. 7 Quelli risposero una seconda volta, e dissero: 'Dica il re il sogno ai suoi servi, e noi ne daremo l'interpretazione'. 8 Il re replicò, e disse: 'Io m'accorgo che di certo voi volete guadagnar tempo, perché vedete che la mia decisione è presa; 9 se dunque non mi fate conoscere il sogno, non c'è che un'unica sentenza per voi; e voi vi siete messi d'accordo per dire davanti a me delle parole bugiarde e perverse, aspettando che mutino i tempi. Perciò ditemi il sogno, e io saprò che siete in grado di darmene l'interpretazione'. 10 I caldei risposero in presenza del re, e dissero: 'Non c'è uomo sulla terra che possa far conoscere quello che il re domanda; così non c'è mai stato re, per grande e potente che fosse, il quale abbia domandato una cosa siffatta a un mago, a un astrologo, o a un Caldeo. 11 La cosa che il re domanda è ardua; e non v'è alcuno che la possa far conoscere al re, tranne gli dèi, la cui dimora non è fra i mortali'. 12 A questo, il re s'adirò, montò in furia, e ordinò che tutti i savi di Babilonia fossero fatti perire.»

1. L’ultimo giorno delle quattro settimane. Nella sala di residenza si trova la ‘pietra della saggezza’[6], avvolta da un telo scarlatto. Tramite delle corna a forma ricurva, risuonano striduli suoni attraverso il castello. Sulle torri e sulle mura viene suonato l’allarme, lontano nel paese, lungo il fiume, su e giù. I monti rimandano il segnale come un’eco di ritorno nella città.

2. Tutti i cittadini si spaventano. Solo nella casa del fabbro la ‘piccola visione’ di Harfia ha bandito la paura. – A corte, i nobili del paese entrano nella sala; dopo di loro gli indovini di sogni e stelle, circondati dalla polizia gialla. Malgrado lo sfarzo, il tutto sembra un cammino verso il boia – pensano i persiani e i caldei. I babilonesi, abituati a questo genere, non pensano nulla di male. Nessuno sa ancora che cosa esigerà il re.

3. I ventilatori con le piume di struzzo stanno abbastanza lontani; i ventagli sono fissati a lunghe stanghe. Nabucodonosor non tollera nessuno nella immediate vicinanze. Anche Daniel e i suoi amici stanno distanti insieme ai saggi. Ora marciano molti marroni finché, spalla a spalla, stanno lungo tutte le pareti, mentre alle porte del re si radunano i gialli in tre file.

4. Un colpo di corno fa tremare la sala. I superiori si inchinano, le guardie stanno lì fermi come il ferro. Arriva Nabucodonosor e prende posto sul suo trono. Sa nascondere il ghigno diabolico. Oggi si deve sentire che lui è il più potente di tutta la Terra (fin dove era conosciuta allora dai babilonesi).

5. Quando si siede, risuona un secondo segnale di corno. Gli alti si possono drizzare, i minori stanno col capo chino. Un’immagine di inaudito potere, un’immagine di tirannia e crudeltà. Lo sentono i due uomini: Aspenas e Arioch. Piegano intenzionalmente in dure pieghe la loro bocca.

6. “Voi saggi!”, la voce regale risuona corrosiva. “Ho fatto un sogno che mi ha spaventato. Ditemi: quale sogno è stato?”. Lotusja, il superiore dei caldei, alzò la sua mano. Soltanto, …cedette alla paura quando lo colpì lo sguardo di Daniel a lui sconosciuto. Più tardi ritornò la preoccupazione, perché non conosceva il futuro. Ora…

7. “Il re viva in eterno!”, Lotusja non pensa al mondo; lui conosce la dottrina dell’aldilà, anche se non molto profondamente. Ma il babilonese la considera in modo mondano. “Dì al tuo servo il sogno. Un caldeo può interpretare tutto”. Lotusja parla la lingua caldea, incompresa dalla maggior parte dei presenti.

8. “L’ho dimenticato!! Vi faccio uccidere pezzo a pezzo, vi faccio rovinare le vostre case anche con tutto ciò che vi è dentro, di vivo, se non mi dite il sogno e lo spiegate! Ma se lo potete, allora vi voglio onorare con molti doni”.

- “Lascia che ci consigliamo”. Lotusja parla con il suo gruppo nell’antico caldeo, che al re è sconosciuto, amareggiandolo molto.

9. “Ti onoriamo, divino”, comincia di nuovo Lotusja. “Nascondi il sogno in veli scuri. Toglili! Allora la visione e l’interpretazione saranno facili”.

- Nabucodonosor sta giocando un cattivo gioco; domina ancora la sua ira. Ah, fanno male i conti. … Tutti! Tutti? C’è il veggente del Giordano che… Pah!

10. Si rivolge astutamente ai caldei: “Non ho preso nessun velo; ho dimenticato il sogno. Ditemelo ed interpretatelo! Se no…”. Non ha bisogno di ripetere la minaccia.

- Lotusja dice: “Nessuno può adempiere la pretesa. Non esiste nemmeno nessun re”, cerca di mitigare, “per quanto fosse anche potente, a desiderare questo. Sei potente, e come dio-Bel, vedi quanto ti vogliamo aiutare con sincerità”.

11. Nabucodonosor sorpassa la lusinga ed interroga i persiani. Loro agiscono come il superiore dei caldei. Schuthnaza, il superiore dei babilonesi, alla fine aggiunge: “Tu sei onnipotente; salve a te come nostro Bel!” Il resto suona tranquillamente, per cancellare la minaccia di morte. “Ci hai sovente interrogato, e dimmi una cosa che non abbiamo potuto spiegare. Lotusja è particolarmente intelligente, e il persiano Sasmigal è così saggio che conosce la parola delle stelle. Lui può risolvere la difficoltà.

12. Ciò che ora pretendi, o regnante dell’Euphrat, va oltre ogni linea di morte. Nessun dio ti rivelerà il sogno, se tu lo hai dimenticato. Bel è il più alto degli déi; e tu stesso sei Bel”. Il babilonese intelligente ha evitato il peggio. Questa lusinga, che Nabucodonosor viene considerato come il più alto degli déi, gli ha legato la sua mano di boia. Intanto… Ma contraddice:

13. “Aspetto ancora tre giorni. Chiamate subito gli indovini! Se poi il sogno non viene steso dinanzi a me, né è annunciata la sua interpretazione, devono morire tutti, insieme alle donne che possono predire il futuro (1° Sam. 28,7-12). Nessuno sarà risparmiato! Gli annunciatori vadano nell’oscura ala!”

*

14. Questa è una casa nel posto più ripido, fin dove giunge il castello. Non ha nessuna finestra. Un’apertura nel mezzo dà un po’ di luce e aria alle celle. I saggi vengono ben assistiti. Persino un Nabucodonosor non può evocare l’ira del re di Persia. Si danneggia molto, perché nei suoi protettorati fermenta e arde con veemenza.

*

[Daniele  2,13-24]: «13 E il decreto fu promulgato, e i savi dovevano essere uccisi; e si cercavano Daniele e i suoi compagni per uccidere anche loro. 14 Allora Daniele si rivolse in modo prudente e sensato ad Arioc, capo delle guardie del re, il quale era uscito per uccidere i savi di Babilonia. 15 Prese la parola e disse ad Arioc, ufficiale del re: 'Perché questo decreto così perentorio da parte del re?' Allora Arioc fece sapere la cosa a Daniele. 16 E Daniele entrò dal re, e gli chiese di dargli tempo; che avrebbe fatto conoscere al re l'interpretazione del sogno. 17 Allora Daniele andò a casa sua, e informò della cosa Hanania, Mishael e Azaria, suoi compagni, 18 perché implorassero la misericordia dell'Iddio del cielo, a proposito di questo segreto, onde Daniele e i suoi compagni non fossero messi a morte col resto dei savi di Babilonia. 19 Allora il segreto fu rivelato a Daniele in una visione notturna. E Daniele benedisse l'Iddio del cielo. 20 Daniele prese a dire: 'Sia benedetto il nome di Dio, d'eternità in eternità! poiché a lui appartengono la sapienza e la forza. 21 Egli muta i tempi e le stagioni; depone i re e li stabilisce, dà la sapienza ai savi, e la scienza a quelli che hanno intelletto. 22 Egli rivela le cose profonde e occulte; conosce ciò ch'è nelle tenebre, e la luce dimora con lui. 23 O Dio de' miei padri, io ti rendo gloria e lode, perché m'hai dato sapienza e forza, e m'hai fatto conoscere quello che t'abbiamo domandato, rivelandoci la cosa che il re vuole'. 24 Daniele entrò quindi da Arioc, a cui il re aveva dato l'incarico di far perire i savi di Babilonia; entrò, e gli disse così: 'Non far perire i savi di Babilonia! Conducimi davanti al re, e io darò al re l'interpretazione'.»

 

15. Arioch va da Daniel. “Tu, uomo del Giordano hai causato questo”, s’infuria iracondo. “Guai a te quando sarà pronunciata la sentenza! Ti uccido io con la mia stessa mano!”. Si sente svuotato. C’è troppo in gioco. Crede forse il re che, come figura principale nera, rimanga vincitore? Per …sempre?

16. Daniel sorride fra sé e sé.

- “Ti vien da ridere?”, sbuffa il giudice.

- “Non ho riso. Ero contento di qualcuno”.

- “Magari dei prigionieri, i quali sono i re dello spirito e uomini famosi?”

- “No! Di te. Copri la paura di voi con la tua ira, perché il re di Babilonia perde nel gioco duro? Questo ti strappa l’animo?”

- “Sei matto?”

17. Risponde Daniel: “Hai già in mano la sentenza, ma sei diventato titubante perché ciò infrange il diritto di ogni uomo? Perché se lo carica il re? Qualcosa di impossibile rimane non risolto!”. Lui vede che il giudice aveva sperato di poter aiutare. “Quando è da emettere la sentenza?”

18. “Domani, al sorgere del Sole”. Arioch si alza stanco.

- Daniel lo trattiene: “Annunciami dal re”.

- “Vuoi…? Da dove prendi questo coraggio?”. Arioch teme per lui che, …senza ammetterlo, …gli è divenuto caro.

- Gli amici piangono: “Non andare, sei perduto!”

- “E se… Allora meglio io per tutti! Il giovane veggente si alza deciso.

19. “Come vuoi! Ma non dare la colpa a me se il tuo piano fallisce”.

- “Sei libero davanti al mio Dio!”

- Arioch si annuncia con poche parole, perché con molte non si guadagna nulla.

- A Nabucodonosor sta appena bene, per versare ancora più olio nel suo rancore. “Che entri! Mi deve espiare!” Le guardie aprono.

20. Daniel striscia dentro per salvarsi? Esso piega un ginocchio, si alza e dice: “Al re il mio saluto! Sei stato grande quando hai dato a me tre giorni di tempo. Ancora più grande nella sentenza che nessuno ha ancora pronunciato. Ma, (qualcosa di) …meglio? I veri sovrani devono elevare la giustizia su tutte le cose. Aspetta ancora quattro giorni, prima di macchiarti con quel sangue che non sarebbe mai da lavare via. Allora sperimenterai la Potenza del mio Dio!”. Chi non è sconvolto per quel coraggio di questo discorso?

21. Non smuove le guardie quando qualuno viene ucciso, con o senza ragione, …quasi sempre senza. Nabucodonosor è per la prima volta senza parola. Quando ha mai sperimentato questo? Il ‘mandato da Dio’ lo guarda senza paura.

- Al contrario, nella sua ira, il re dice forte: “Sia!”. Deve mantenere la parola pronunciata davanti al servizio segreto, altrimenti perde il trono e il popolo.

22. Daniel esce senza chinarsi. Il re dice ad Arioch, passando velocemente davanti: “Il verdetto vale il quinto mattino, se…”. Questo ‘se’ pende su Babilonia.

- Anche gli amici vedono il tempo concesso come l’ha pensato il giudice: ‘Non sospeso, solo rimandato’.

- Il veggente prega i suoi amici: “Mettiamo la preghiera nelle Mani di Dio, così che mi voglia dare il significato del sogno. Infatti, la grande Babilonia mi ha concesso quattro giorni”.

23. Riferisce ciò che si è svolto. Pregano fino a sera, non in lunghe litanie. La richiesta sale intimamente per proteggere i prigionieri e loro stessi. E guarda, …nella notte viene data a Daniel l’immagine e il suo senso. Allora si sveglia, e risveglia i tre compagni.

24. “Ringraziate anche voi il Signore, l’Altissimo! All’uomo di satana viene legata la mano, e deve soffrire quattro giorni questa pena, anche se la sua ira infuria in pesanti ondate”. Nel più alto segno della luce e delle stelle, che era andato perduto già una volta nella ‘santa quadratura’, s’inginocchiano, e Daniel adora:

25. “Sia lodato il Tuo Nome, eterno, vero Iddio nella Tua Magnificenza! Tu cambi il tempo e l’ora, senza sospendere il Tuo Ordine. Hai distrutto il tempo del re arrogante. Tu insedi e togli di nuovo i reggenti del mondo; e Tu sai facilmente imbrigliare un diavolo secondo il Consiglio della Tua saggia Volontà. L’uomo non comprende, perché un potente è sovente a lungo al timone. Ma tu sfracelli il potere dei potenti, anche quando schiavizzano a lungo i loro popoli.

26. Mi hai aiutato ds strappare il bottino al rapinatore. Chi si fa istruire da TE, a lui Tu dai la Tua Sapienza e l’intelletto benedetto. Ciò che è profondamente nascosto, tu lo levi alla luce del giorno; ciò che troneggia al di sopra di noi in maestosa altura, lo porti ai Tuoi figli con care mani di Padre. Ti può essere nascosta l’oscurità? La Tua Luce illumina l’interiore della Terra, come ciò che è nascosto nel petto di un uomo.

27. Ti ringrazio, Padre di coloro che sono preceduti, che vivono oggi e nel futuro in tutte le parti del Tuo Regno. Ti ringrazio per la Tua Forza, per comparire come leone davanti allo sciacallo. Salve a Te, o Signore, nell’elevatezza del Tuo infinito!”

 

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Cap. 7

Il sogno del re e la sua interpretazione

La conversione di Nabucodonosor

[Daniele  2,25-36]: «25 Allora Arioc menò in tutta fretta Daniele davanti al re, e gli parlò così: 'Io ho trovato, fra i giudei che sono in cattività, un uomo che darà al re l'interpretazione'. 26 Il re prese a dire a Daniele, che si chiamava Beltsatsar: 'Sei tu capace di farmi conoscere il sogno che ho fatto e la sua interpretazione?' 27 Daniele rispose in presenza del re, e disse: 'Il segreto che il re domanda, né savi, né incantatori, né magi, né astrologi possono svelarlo al re; 28 ma v'è nel cielo un Dio che rivela i segreti, ed egli ha fatto conoscere al re Nebucadnetsar quello che avverrà negli ultimi giorni. Ecco quali erano il tuo sogno e le visioni della tua mente quand'eri a letto. 29 I tuoi pensieri, o re, quand'eri a letto, si riferivano a quello che deve avvenire da ora innanzi; e colui che rivela i segreti t'ha fatto conoscere quello che avverrà. 30 E quanto a me, questo segreto m'è stato rivelato, non per una sapienza ch'io possegga superiore a quella di tutti gli altri viventi, ma perché l'interpretazione ne sia data al re, e tu possa conoscere quel che preoccupava il tuo cuore. 31 Tu, o re, guardavi, ed ecco una grande statua; questa statua, ch'era immensa e d'uno splendore straordinario, si ergeva dinanzi a te, e il suo aspetto era terribile. 32 La testa di questa statua era d'oro fino; il suo petto e le sue braccia eran d'argento; il suo ventre e le sue cosce, di rame; 33 le sue gambe, di ferro; i suoi piedi, in parte di ferro e in parte d'argilla. 34 Tu stavi guardando, quand'ecco una pietra si staccò, senz'opera di mano, e colpì i piedi di ferro e d'argilla della statua, e li frantumò. 35 Allora il ferro, l'argilla, il rame, l'argento e l'oro furon frantumati insieme, e diventarono come la pula sulle aie d'estate; il vento li portò via, e non se ne trovò più traccia; ma la pietra che avea colpito la statua diventò un gran monte, che riempì tutta la terra. 36 Questo è il sogno; ora ne daremo l'interpretazione davanti al re.»

1. Arioch corre intorno come se la sua testa fosse in un laccio. Non vuole eseguire la sentenza, ma ci sono abbastanza servi che torturerano gli uomini con la voluttà di un diavolo. Per un uomo, ci sono ben due boia.

2. È la nona ora del mattino. Di nuovo la sala del re è colma di sfarzo, di polizia, guardie e soldati. I saggi vengono formalmente spinti nella sala. Fra di loro ci sono donne altolocate, anche qualche povera, piccola donna. Nonostante il consiglio giorno e notte che ogni gruppo ha condotto, non è stato riconoscibile il sogno, meno ancora la sua interpretazione. Daniel è la calma stessa.

3. Ci si piega fino al suolo, quando arriva il re e nessuno vede come due paia d’occhi ardono gli uni negli altri. Chi è più potente: la grande Babilonia, oppure il profeta? Nabucodonosor respinge la sua rabbia; ma guai, se… Di nuovo questo ‘se’. – Una spada pericolosamente tagliente.

4. “Portate qui colui che sa il sogno e l’interpretazione!”

- Arioch risponde: “Io ho colui che può adempierti il tuo desiderio”.

- ‘Desiderio’, è buono, pensa Aspenas. Arioch conduce Daniel al trono. La sua stessa mano è fredda, nonostante l’ardore estivo. La mano di Daniel gli toglie il pesante giogo, …dal Bel.

5. Comincia con il suo discorso: “La cosa perduta, regnante dell’Euphrat, non posso rivelartela. Hai spinto una spessa coltre sui pensieri che non ti sono sfuggiti di mente. Nemmeno io ho tolto questo panno. Lo ha fatto il SIGNORE della Verità e della Magnificenza! Egli rivela ciò che tu – per pura paura – avevi nascosto”.

6. “Non parlare troppo coraggiosamente!”, scintilla come l’ascia del boia.

- Daniel non vi bada. Lui sente la Spada come Luce, Scudo, Elmo e Corazza: le armi di Dio che egli porta. Il veggente sta diritto davanti al potere del mondo e dice:

7. “Babilonia, tu, grande, regnerai fino alla fine di questo mondo! Per quanti popoli verranno anche, troneggerà sempre Babilonia, la grande, finché non verrà il primo-Re, il Quale è contemporaneamente, l’Ultimo! Il fiume dove siede potentemente Babele dominando su innumerevoli uomini, trascina il suo flutto attraverso tutti i paesi, tutti i popoli! Chi beve di questo fiume, gli sarà succube fino alla fine!

8. Non parla la mia saggezza, non sono più che tutti gli altri. Il mio Dio rivela il sogno. Ascolta dunque! Era formato come la figura d’uomo. Il suo capo era come di finissimo oro, il suo petto e le braccia erano d’argento; la sua pancia e i suoi fianchi erano di rame; le sue cosce di ferro; i piedi in parte di ferro, in parte di argilla. Nel sonno hai detto: ‘Così è la mia Babilonia!’.

9. Cadde un sasso che nessuna mano aveva gettato. Potentemente colpì i piedi e stritolò argilla e ferro. Allora l’immagine cadde e fu stritolata insieme al ferro, l’argento, il rame ed l’oro. Rimase un soffio di polvere. Lo soffiò via il vento come pula sparsa, finché non ne rimase più nulla. Tu hai cercato di conservare ciò che ti sembrava così regale. Inutilmente! Ti sei voltato; allora il sasso diventò un grande monte che nessuno poteva abbracciare con lo sguardo. Colmò presto tutto il mondo. – Ora dimmi se ho descritto abbastanza il tuo sogno”.

10. Mostrando sempre quella rigida maschera, persino ad Arioch, che di rado indovinava ciò che passava dietro a quella fronte che adornava il pesante cerchio d’oro. Ma oggi…? È come se fosse stata strappata una coltre, nel cui strappo lo spavento del re stava come una faccia deformata. – Daniel attende un poco. Il re non deve ancora giungere alla fine davanti allo stato della corte. La domanda è segretamente un avvertimento: “Vuoi saperlo ora il significato? O te lo devo dire domani? …a te solo?”

11. ‘L’immagine del sogno è giusta. Daniel vorrebbe solo svignarsela attraverso il «domani» o «con te solo…»? Aspetta, fruttolino, ti passerà il coraggio!’. – “Lo voglio sapere ora!”, s’arrabbia il re duramente, e stringe forte i denti. Che cosa porterà l’interpretazione per lui stesso, per il suo popolo, per il suo futuro?

*

[Daniele  2,37-49]: «37 Tu, o re, sei il re dei re, al quale l'Iddio del cielo ha dato l'impero, la potenza, la forza e la gloria; 38 e dovunque dimorano i figliuoli degli uomini, le bestie della campagna e gli uccelli del cielo, egli te li ha dati nelle mani, e t'ha fatto dominare sopra essi tutti. La testa d'oro sei tu; 39 e dopo di te sorgerà un altro regno, inferiore al tuo; poi un terzo regno, di rame, che dominerà sulla terra; 40 poi vi sarà un quarto regno, forte come il ferro; poiché, come il ferro spezza ed abbatte ogni cosa, così, pari al ferro che tutto frantuma, esso spezzerà ogni cosa. 41 E come hai visto i piedi e le dita, in parte d'argilla di vasaio e in parte di ferro, così quel regno sarà diviso; ma vi sarà in lui qualcosa della consistenza del ferro, giacché tu hai visto il ferro mescolato con la molle argilla. 42 E come le dita de' piedi erano in parte di ferro e in parte d'argilla, così quel regno sarà in parte forte e in parte fragile. 43 Tu hai visto il ferro mescolato con la molle argilla, perché quelli si mescoleranno mediante connubî umani; ma non saranno uniti l'uno all'altro, nello stesso modo che il ferro non s'amalgama con l'argilla. 44 E al tempo di questi re, l'Iddio del cielo farà sorgere un regno, che non sarà mai distrutto, e che non passerà sotto la dominazione d'un altro popolo; quello spezzerà e annienterà tutti quei regni; ma esso sussisterà in perpetuo, 45 nel modo che hai visto la pietra staccarsi dal monte, senz'opera di mano, e spezzare il ferro, il rame, l'argilla, l'argento e l'oro. Il grande Iddio ha fatto conoscere al re ciò che deve avvenire d'ora innanzi; il sogno è verace, e la interpretazione n'è sicura'. 46 Allora il re Nebucadnetsar cadde sulla sua faccia, si prostrò davanti a Daniele, e ordinò che gli fossero presentati offerte e profumi. 47 Il re parlò a Daniele, e disse: 'In verità il vostro Dio è l'Iddio degli dèi, il Signore dei re, e il rivelatore dei segreti, giacché tu hai potuto rivelare questo segreto'. 48 Allora il re elevò Daniele in dignità, lo colmò di numerosi e ricchi doni, gli diede il comando di tutta la provincia di Babilonia, e lo stabilì capo supremo di tutti i savi di Babilonia. 49 E Daniele ottenne dal re che Shadrac, Meshac e Abed-nego fossero preposti agli affari della provincia di Babilonia; mentre Daniele stava alla corte del re.»

 

12. “Come preferisci”, risponde Daniel. “Tu credi di essere reggente dalla perfezione del tuo potere? Ti sbagli! Il mio DIO ti ha dato nella mano il governo per il tuo tempo. Ed Egli ti ha dato tale potere, ma non per la morte e la crudeltà. Questo proviene dalla bassa parte dell’anima. Dall’alto governo tu hai stabilito la brama di dominio; dal potere della Luce hai fatto l’attività di potere.

13. Il capo d’oro sei tu, ma hai l’oro fino, il governare, che può essere benedetto dalla Luce, posto su piedi che sono facilmente fragili; se ora il portatore del tuo capo fosse anche di oro, il che significa che il governo sarebbe colmo di benignità, allora la Benedizione di Dio sarebbe evidente tramite te. Invece no!

14. I tuoi avi sono morti. Così morirai anche tu, mentre Babilonia rimarrà ancora. Ma non sarà mai governata dall’oro fino. Dopo di te comparirà un altro, il cui regno è minore. Sì, il mondo percorrerà il suo cammino nella tomba! La ‘grande Babilonia’ sprofonderà, quando il Mio Re verrà per Ultimo!

15. Il regno dell’argento viene dall’est (popoli fino a Cristo) e sprofonderà nell’ovest. Il terzo avrà il potere ferreo (legioni romane). Il rame scomparirà esteriormente; solo l’interiore si estenderà in lungo e in largo e, ..alla fine, distruggerà se stesso. Ma dallo stesso sorgerà il ‘regno del ferro’, che schiavizzerà molti uomini (dominio di Roma fin oltre il medioevo)! Odio, fuoco, sangue ed oppressione, fanno degli uomini, meno che un granello di polvere sulla strada.

16. I piedi e le dita, in parte di ferro e in parte di argilla, mostrano che ogni governo decade prima del completo naufragio. Dominatori e reggenti, segreti ed alti, aperti e nascosti, stanno già con il loro sorgere al bordo della loro fossa. Perché argilla e ferro sono il potere del mondo che dà da se stesso il colpo mortale. Ogni casa (dinastia) regnerà brevemente nel rapporto.

17. Più ci si basa sul ferro (armi), più un reggente sta sull’argilla. Il peso ferreo macina l’argilla. Come entrambi non si lasciano mescolare, quindi tutti i dominatori che regnano, nello stesso tempo non sono d’accordo. Il forte opprime il debole, finché esiste il mondo debole, finché il ferro non si spezza con la propria argilla.

18. Dopo giungeranno tutti coloro che sperano nella fede, nel Regno dell’Eterno. Esso non è di questo mondo Il Regno dello Spirito e della fede rimarrà in eterno. DIO è la Pietra, sospettata e negata, invisibile e, comunque, esistente! Diventato il monte, i figli di Dio, i re della Luce, serviranno sulla Sua Altura il loro Padre-Creatore, e Lo onoreranno.

19. L’immagine del sogno è una ‘santa visione dei tempi’ fino alla fine di questo mondo. Riconosci dunque che esiste eternamente un solo Capo: l’oro fino lo possiedono i sette Spiriti di Dio: Governo, Dominio, Verità e Giustizia, Fraternità, Amore e la soave Mano.

20. La mitezza non è una briglia molle; è la misericordia che è da dare al popolo. Se agisci di conseguenza, allora si dirà di te: ‘Vedete, si era rivolto a Dio ed è tornato come un figlio perduto!’. Allora non sei tu la grande Babilonia, lo spavento di innumerevoli uomini. Se una cosa sorge dall’altra, come un animale fa i piccoli, dipende comunque ancora dal fatto, di chi si lascia sollevare dall’oscurità alla Luce, a Dio. EGLI fa dal basso, l’alto; dal rigettato, il bene; dall’oscurità, la Luce.

Infatti: il Suo governare, era ed è, e rimane in eterno!”

21. Alla parola segue un solenne silenzio, penetrato da un soffio di un mormorio come se degli invisibili dirigessero tutto, …anche il re. Costui rimane seduto a lungo con la fronte appoggiata. I superiori temono la sua ira. Quando mai avrebbe riconosciuto un diritto dell’altro? Temono maggiormente i tre consiglieri giudaici. Se Daniel è perduto, allora anche loro: Sadrach, Mesach e Abed-Nego.

22. Diversamente pensano Arioch, Aspenas, i persiani e i caldei. Loro riconoscono sia ciò che si sta movendo nel re, sia quanto profondamente il giovane veggente ha fatto Luce. Nonostante ciò, fanno solo segretamente un sospiro di sollievo; la corte di Nabucodonosor è colma di diavoli d’uomini. Magari oggi cambia; ma domani, …oppure dopo?

23. Finalmente alza gli occhi, e ordina: “Qua, un altare che non c’è ancora in nessun tempio, incenso, mirra, nardo, oro! Voglio mostrarvi ciò che può un dio!”. Intende se stesso? …come Bel? Il tesoriere corre via. Presto degli schiavi trascinano ciò che è stato ordinato. Soltanto…, nessun uomo cattivo cambia così rapidamente in un buono. Il re domanda astuto:

24. “Sei stato qui ed hai interrogato la mia pietra?”. Non indica a ciò che è avvolto; nessun estraneo deve sapere che egli ha la ‘pietra della sapienza’. Sarebbe possibile che…

- Il profeta guarda tranquillo: “Chiedi ai tuoi guardiani se sono uscito dalla nostra stanza. L’hai fatta chiudere ermeticamente, e nessun guardiano avrebbe mai osato trasgredire l’ordine”.

25. Il guardiano striscia avanti sulle ginocchia: “Signore, prendi le mie mani oppure uccidimi, se ho offeso il dovere!”. Aspenas conferma che i giovani non sono usciti, nemmeno per un cammino all’aperto durante i quattro giorni.

- “Davvero non hai toccato la mia pietra?”, chiede nuovamente Nabucodonosor.

26. “Mi ha illuminato il mio DIO, non la pietra morta! Ho svegliato i miei amici, ma ho taciuto loro la visione”.

- Il re si scervella. Avviene una cosa incomprensibile: scende all’altare riccamente addobbato, e mette il pesante cerchio che adorna la sua fronte, il simbolo del più alto potere del mondo, nel mezzo, e fa cenno a Daniel, mentre la corte di stato si avvicina un poco.

27. Nabucodonosor getta nel fuoco sull’altare un quarto dell’oro, dell’incenso, del nardo e della mirra. Il fuoco divora il tutto. Il Dio di Daniel non accetta il sacrificio?

28. Il veggente prega ad alta voce: “Signore, Tu sia ringraziato per la Tua azione! Hai cambiato un cuore rigido. Non sorse nessun fumo né odore nel sacrificio; quindi la Tua Luce l’ha accettato. Se è così, non rimane nulla di mondano. La Luce prende tutto, …oppure nulla! A Te solo spetta la gloria, l’onore, il ringraziamento e l’adorazione!”

29. Solo di rado il mondo sperimenterà che un re si china alla presenza dei suoi sudditi. Il babilonese lo fa davanti all’altare. “Ora so che esiste qualcosa che non si può riconoscere da se stessi. Tu, misterioso Dio di Daniel, mi hai mostrato ciò che nessun altro ha saputo dire. Perciò voglio credere in te, come l’ho fatto proprio ora sotto i Tuoi occhi invisibili”.

30. Allora Daniel mette di nuovo al re il suo cerchio d’oro. Persino gli uomini più duri sono commossi. E Nabucodonosor dice ai suoi funzionari di corte: “Vi faccio sapere, ed ognuno deve badare a questo, insieme a tutto il popolo: io innalzo te, Daniel, a principe, più vicino a me, qui al mio trono!

31. I doni dell’altare, la casa bianca dei principi e i beni del paese della provincia di Babele, sono la tua proprietà libera da tasse. Regna là al posto mio. Sei il superiore di tutti i saggi, e nessun consiglio deve avvenire senza la tua presenza. Se vengono qui i superiori dei persiani e dei caldei, allora anche loro sono sottoposti a te finché sono nel mio paese”.

32. Si porta un abito principesco. Alcuni pensano: ‘Ora farà di me come io faccio a lui e ai suoi amici’. Mentalmente se ne vanno certe funzioni. Nonostante ciò si giubila. Si è vissuto qualcosa di unico. Loro stessi, gettati fuori dal corso abituato dal tempo, è come se egli sedesse su un nuovo trono, che starebbe più in alto di quello vecchio. Oggi il re permette che gli si venga molto vicino.

33. Della regione di Babele fa parte il campo dei giudei fra Sepharvaim ed Akkade. Il ferro dev’essere battuto finché il fuoco arde sull’incudine. Perciò Daniel si siede a destra del trono sul gradino superiore, e dice:

34. “Il re viva a lungo, …nella pace del mio Dio! Mi hai offerto molto di questo mondo. I tuoi doni devono portare benedizione. Solo, fammi restare con te; la conversione non è facile per governare oramai nella giustizia, pure nella buona severità, che è necessaria per ogni popolo. Se sono lontano da te, chi ti deve trasmettere il Consiglio del mio Dio?

35. Ci sono tre alti uomini che ti servono, se vengono lasciati liberi: i dotti nella scrittura: Sadrach, Mesach e Abed-Nego. Metti loro come amministratori. Presto riconoscerai quanto sarà stato buono il mio consiglio. Rilascia anche Joiakim dal suo arresto, che abiti presso i giudei. Non come reggente! Ha convertito il suo cuore, perciò può riottenere la sua libertà.

36. ‘Quanto è astuto’, si sussurrano i maligni; ‘quanto è intelligente’, pensano altri. L’intelligenza vince. Il popolo giudaico non è ancora da rimpatriare, non ancora per lungo tempo. La lunga via nella prigionia, la totale perdita dei beni, distrugge le città e i villaggi di Canaan. – Dove si dovrebbe abitare? Tuttavia, tra i propri dotti la vita nel paese straniero sarà più facile da sopportare. Così anche il popolo rimane nel suo genere.

37. Daniel alla corte del re; – questa è la Guida di Dio. Un Nabucodonosor può bensì convertirsi in un attimo, ma un animale rapace non diventa un agnello; al massimo, si lascia ammansire. E questo è l’incarico del mandato dal Regno.

 

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Cap. 8

Daniele e il giudice, i fratelli s’incontrano

1. Nel castello del re le cose si svolgono allegramente. Arioch si stupisce che Daniel sia presente. Si è affidato a Dio, …anche se non nella piena profondità. Il Suo mandato può avere gioia nei banchetti mondani? Se lo chiede quando, dopo un caldo ricevimento, sale alla casa del principe.

2. Daniel lo accoglie nel padiglione di marmo bianco. “Che cosa ti porta qui?”. Attira Arioch sui divani, allineati lungo una parte.

- “Molto”, sospira l’ospite. “Mi hai aspettato, visto che non dormi ancora?”. Sovente il veggente sa cose in anticipo. “Oppure sono stato annunciato? Nessuno sapeva che ora sarei venuto ancora da te”.

3. Daniel ordina a un servitore di portare il succo di melograno.

- “Non vino?”, chiede Arioch.

- “Se lo vuoi? Oggi abbiamo bevuto molto”.

- “Perciò vengo. Non manchi in nessun ricevimento del nostro re; e lui si dispone sempre, quando non sei al controllo della provincia di Babele”.

4. “Si sente a suo agio accanto a me, …per il momento. Non è ancora sgusciato fuori dalla sua pelle di Babele, e si chiede a come alcune cose sarebbero di nuovo da piegare”.

- “DIO ti ha afferrato; da allora sei un giusto giudice. Certamente devi fare certe cose che tormentano la tua coscienza; ma dov’è possibile, tu indebolisci qualche durezza di giudizio”.

5. Bada a questo: ‘Quando sono presente, certe cose si possono evitare’. Quanto rapidamente lo riscalda il vino, così rapidamente emette una sentenza di morte, e se qualcuno che non più del tutto in sé, dice qualcosa di stolto... Perciò io lo distraggo e bevo il suo vino come acqua”.

- “Il vino rimane vino, mio caro!”

- “Precisamente! Ma con la Forza di Dio tramuto il vino in acqua; come sarebbe possibile, fare pure dell’acqua, vino.

6. “Allora, piuttosto, dal vino pesante ne farei uno leggero!”, esclama entusiasta Arioch.

- “Sì, proprio i beoni non conoscono più nessuna differenza, altrimenti tutti i tavernieri verrebbero frustati”.

- “Hai ragione”, mormora Arioch. “Ma per me…”, si avvicina a Daniel, “…lo puoi fare. E per Aspenas, che comunque regge male i vini pesanti…”.

7. “Fallo pure da te”.

- “I o …?”

- Lo dice in modo esteso così a lungo, che Daniel ride forte. “Non è un mistero. Bevi lentamente, mangia prima qualcosa che sopporta molto liquido, e bevendo, pensa: ‘L’Acqua di Dio’. Il vino è un dono nobile, ma viene bevuto solo raramente così, come sarebbe di benedizione per ognuno. La prossima volta prova, allora non ti verrà una testa pesante”.

8. “Come ti posso ringraziare?”

- “Con la tua amicizia. Sei un babilonese, io un giudeo. I nostri popoli sono così diversi come la terra e il mare. Ma bada: come i popoli hanno vissuto finora duramente nella sfida, così rimarrà fino alla fine di questo mondo. Ma come abbiamo fatto amicizia noi, qui e là anche due paesi giungeranno all’amicizia.

9. Il nostro mondo è mare e terra. Indipendentemente dalle forze della natura, entrambi sono portatori di vita, fatti da Dio. Tu pensa, che se Egli l’avesse dato, tutti dovrebbero anche orientarsi secondo questa. Tuttavia noi stiamo sulla via dello sviluppo, per cui nella cornice della nostra vita dobbiamo avere la libertà. Unicamente la libertà non è interminabile. Lo hai visto quando ho saputo interpretare il sogno del re”.

10. “Lo comprendo”, annuisce il giudice. “Ma se noi babilonesi siamo veramente una parte dei persiani e dei caldei, perché ora l’odio mette fra di noi e loro dei confini come dure mura?”

- “Quelle invisibili sono le più dure. Una muraglia che separa una cosa intera in due parti, può separare certamente il qua e là per lungo tempo. Ma poi…?

11. Conosci Sinear, la montagna dei caldei, accanto a quella, una così bella città, UR[7]: simbolo di fedeltà, amore, pace. Sinear era stata edificata per via di tribù selvagge. Oggi non è più protezione e scudo, ma la vostra porta d’accesso. Una volta possedeva un trono, presso il quale poteva accusare anche il più povero, dove veniva espresso il DIRITTO, come oggi non ne esiste quasi più. Più tardi…? Allora il diritto aveva l’aspetto di un piatto rotto”.

12. “Dimmi ancora molto dei popoli”, chiede Arioch.

- “Tu stesso sei istruito”, loda Daniel, “solo non sai ancora il collegamento che risulta dallo Spirito; avete in voi il loro sangue. Nonostante ciò, oggi le differenze sono diventate grandi, ciò risulta dal proprio sviluppo e dalla costrizione di vita. Anche noi tramite il nostro patriarca Abraham portiamo in noi qualcosa dei caldei.

13. Come popolo non esiste più nessuna Caldea, la Persia è in salita e voi avete oltrepassato la vostra elevatezza. Ma quella Babilonia, ‘la grande’, avrà in tutti i popoli la sua ripercussione; e questa si chiama mania del potere, arroganza, spietatezza e bavaglio degli uomini, corporalmente ed anche animicamente”. Daniel si alza.

14. “Guarda, si fa giorno. Riposiamoci ancora un poco”, indica attraverso la finestra la vicina collina che viene indorata da un primo raggio di Sole.

- “Posso rimanere?”

- “Non devi fare nessuna riverenza al re?”

- “No! Lui vuole formulare leggi che potrebbe fare meglio lui da solo”. Il giudice ride, non è un suono lieto.

15. “Con quelle leggi che forgia, naufragherà, perché con quelle, anche il popolo va a fondo. Lasciamolo stare ora. Anch’io sono libero; potremmo intraprendere qualcosa”.

- “Lo volevo discutere con te”, risponde Arioch: “Ti ricordi del fabbro, che a suo tempo fu accolto pietosamente dal re?”

16. “Sì; sono attratto dall’uomo. Lo conosci?”

- “Non molto; da lui ci sarebbe una giudea. Dallo spione Borojka ho sentito che sarebbe saggia. Mi stupisce che il manigoldo non l’abbia già portata in prigione”.

17. Daniel ascolta dentro di sé. Chissà, …Arioch gli vuol dare la gioia di trovare ora sua sorella, perciò dice svelto: “Vedremo chi è lei. Non voglio dormire, solo mangiare qualcosa. Se vuoi, andiamo a cavallo. Ho anche da riferire qualcosa di buono al fabbro, dal re”. ‘Ancora una volta’ aggiunge pure ulteriormente nel pensiero.

18. Daniel batte le mani. Dà ordini gentili, affinché non abbia alcuna parola dura per i servi. Suo padre gli aveva pure raccontato di Abraham, come avesse trattato servo e serva, che tutti si sentirono da lui come figli. A ciò tende Daniel, dovendo lasciar valere la prudenza. Babele non è una casa paterna come esisteva presso il patriarca.

*

19. Presto salgono in sella. Cavalcano tranquillamente. Dato che il Sole sta appena sorgendo, soffia dal fiume l’aria mattutina ancora fresca e dolce. Riconoscendo il giudice e il principe, la guardia alla porta dell’est spalanca entrambe le ante. Inoltre comincia la vivace vita nelle strade. La città si sveglia. Si sale leggermente, e si vede già ardere il fuoco del fabbro.

20. “Lui è diligente”, dice il giudice. “Fu denunciato, ma la sua onestà lo ha protetto. Ora vieni, Daniel, oggi devi avere una grande gioia”.

- “Mi incuriosisci”. Gli occhi di Daniel vanno verso la casa. Nel cuore, canta e risuona come adorazione, portata in anticipo per la Grazia di Dio. Nel frattempo scendono dai loro cavalli.

21. Asnorba esce dall’officina. Conosce il giudice; ma, …il più giovane nell’abito principesco? Non è colui che doveva sollevare con lui la pietra? Aveva bensì udito che Daniel era diventato un principe. Dato che non sapeva se fosse esatto, non ne aveva ancora raccontato nulla a Jolea ed Harfia.

22. Con riverenza saluta i due uomini e conduce i loro cavalli al pascolo.

- “Un buon uomo, che assiste dapprima un animale”, dice Daniel.

- Arioch annuisce: “Sentirai cose buone di lui”.

- Il fabbro si è lavato al pascolo, mani e volto, e si è tolto il grembiule di pelle. Ritornato, apre la porta. “Vi prego sedetevi, vado a prendere una buona bevanda”.

23. Il tinello non è arredato severamente nel modo babilonese. Qui opera uno spirito buono. Asnorba sorride fra sé. “Che cosa vi porta da me?”

- “Molto”, comincia il giudice. “Il re ti è ben disposto”. Da una tasca toglie un tubicino, riempito con oro puro. “Ne devi fare qualcosa. Se gli piace, ti eleverà a primo fabbro; inoltre, poi ti sarà affidata la scuderia. Allora potrai istruire i giovani uomini, poiché per te, il solo lavoro diventerebbe certamente troppo”.

24. Asnorba si scervella. Oh, quanto il re è come una bandiera al vento; e proprio coloro elevati da lui, li lascia di nuovo ricadere secondo il suo beneplacito. Anche Nezarono lo aveva una volta fatto alto, e poi… Certamente era bene che questo diavolo d’uomo venisse tolto dalla strada. Chiede al giudice: “Che cosa pensi, debba fare dell’oro? Che cosa darà gioia al re?”

25. “Conia la sua testa, lo sceglierà come mezzo di pagamento”.

- “Preferisco di no”, avverte Daniel. “Più tardi si faranno tali monete, e con ciò si schiavizzeranno i sudditi! Daniel prende il suo sacchetto. “Qui c’è argento; te lo regalo. Forgia dall’oro un vaso, ed aggiungi l’argento nobile. Colmalo con buoni frutti, e allora vedrai se e come il re ne gioirà”.

26. Il fabbro soppesa il metallo nella sua mano. “Voglio vedere di farcela in una settimana”.

- “Non c’è fretta”, fa cenno il giudice. “Il re non sa che sono stato già oggi da te. Ora un’altra cosa:

27. Daniel ha una sorella. Conosci il suo destino. Va a prenderla, tu sai dov’è”. Lo dice leggermente sorridente.

- Ma il fabbro si spaventa. Harfia, la buona ragazza a cui è affezionata sua moglie, i bambini e lui stesso, …dev’essere consegnata alla corte? Perché se Daniel la porta con sé… O guaio…

28. “Non temere”, dice all’improvviso il profeta. “Ora so che cosa significa l’ultimo sogno. Qui trovo la sorella; e qui in questa casa deve rimanere. E’ bene per tutti se nessuno sa che mia sorella vive e dove. Guardatevi dal dire che la vostra ‘cara serva giudea’, come la chiamate, è la sorella di un principe. Fin dalla nascita eravamo figli di principi.

29. Come Nezarono, così può succedere a me, e il destino di Harfia sarebbe segnato. Ora portala. Fin dalla mia infanzia ho sperato in questo giorno”. Daniel trema quasi. Chi non lo comprende?

- Asnorba va, profondamente toccato come allora quando il popolo del Giordano venne deportato. Si asciuga di nuovo il volto, chiama Harfia e le dice: “C’è un ospite che ti vorrebbe parlare volentieri”.

30. “Ah, padrone”, così lo chiama Asnorba, “chi è? Voglio rimanere con voi. Prego, non mandarmi via!”

- “Rimani qui, l’ospite stesso ha espresso questo desiderio. Prendi il tuo cuore nelle due mani, figlia, è una grande gioia che ti capita”.

31. Arioch sta uscendo dalla stanza. Si stupisce. Qual fine ragazza! In verità è bene lasciarla con il fabbro. A corte non sarebbe mai sicura da tutti i lussuriosi. Trattiene il fabbro e spinge dolcemente la ragazza attraverso la porta. I fratelli devono imparare del tutto da soli a conoscersi.

32. Daniel sa che troverà Harfia, ma lei no, che finalmente, lo trova… ora, …dopo oltre due decenni. Unicamente il sangue della stirpe esercita quel linguaggio che va oltre i paesi, i mari. “Harfia!” Quale esclamazione, morbida, suonando, colma di nostalgia. E l’esclamazione di rimando: “Daniel!”, lo esprime singhiozzando. Uno vola verso l’altra, e lui si adagia nelle braccia della sorella allargate maternamente.

33. A lungo non dicono una parola. Poi si raccontano che cosa hanno portato con sé i molti anni, finché Harfia chiede timorosa: “Come stai verso il re? Sei diventato il suo principe. Vuoi ora portarmi con te?”

- “Lo farei volentieri, ma è pericoloso. Se ti volessi proteggere, presto mi si eliminerebbe; e fin qui non posso venire sovente. Darebbe nell’occhio e si verrebbe a sapere che sei mia sorella. Altri farebbero di te la mia amante.

34. Adesso, …vedremo! Venire qui con il giudice non darà nell’occhio; troveremo un modo affinché possa avvenire più spesso. La cosa principale è che ci siamo ritrovati”.

- “Così è giusto”, dice Arioch dalla porta. La sua curiosità e la gioia lo hanno spinto ad entrare presto. Dietro di lui compaiono Asnorba, Jolea e i bambini.

35. Arioch continua: “Vi tolgo la preoccupazione, almeno finch酔, si limita, “…finché dura l’incarico del re. Mi ha incaricato di esaminare se fai bene il tuo lavoro”. Quest’ultima cosa riguarda il fabbro. “Devo persino sorvegliare la scuderia quando si portano da te i nobili cavalli”.

36. “Allora avrai molto da fare”, Daniel si rivolge ad Asnorba. “Certi ti invidieranno; ti tengo lontano la volpe”.

- “Intendi l’avvocato da strapazzo? Ma lo conosci già?”

- “No; ma dalla sua casa correva qui un’ombra scura”.

- “E’ vero”, si fa sentire Arioch. “Nezarono e la sua schiera, di cui fa parte Borojka, sono già diventati abominevoli per il nostro superiore. Ora, la testa di questa serpe pende in un laccio; c’è da aspettarsi come la faccenda proseguirà”.

37. “Non lo si può aiutare?”, chiede Harfia. “Mi fanno pena tutti coloro che vanno in prigionia oppure nel carcere”.

- “Ragazza, hai un cuore caldo!”, Arioch la bacia sulla fronte. “Solamente, non sai che Nezarono – come si dice – è un diavolo incarnato. Passava sui cadaveri, ed io ho dovuto firmare qualche sentenza che lui aveva disposto al re.

38. Almeno nove decimi. E quanti ne sono stati finora? …li ha uccisi lui stesso! Mettere lui di nuovo al suo posto, significa scatenare su dei poveri uomini un Satana. Noi tutti verremmo assassinati, e altre migliaia. E se il re fosse al sicuro dal cane sanguinario, non lo fermerei ancora per tanto tempo”.

39. “Sembra spietato”, aggiunge Daniel, “ma non restituirei a Nezarono nessuna libertà, con cui la sua anima è da salvare. Se disponiamo diversamente le prigioni, assumiamo funzionari migliori, allora agiamo in modo giusto. Non si può fare troppo. Il re è solo da voltare un po’ alla volta, finché ascolterà pure i suoi diavoli. Succederanno ancora molte cose”.

40. Chiede ad Arioch: “Aiutami affinché io possa visitare di tanto in tanto mia sorella”.

- “Nessun problema, vi proteggo io”.

- Jolea offre un pasto. Daniel abbraccia Harfia, devono ripartire. Non si può sapere se il re li farà chiamare comunque.

41. “Sono grato a Dio e alla brava gente del fabbro che lo hai trovato così bene”.

- “Anch’io”. Harfia sospira. Non sarebbe bello se abitassero in Gerusalemme, nel palazzo dei loro genitori? Liberi e, …non disturbati. Un sogno! La realtà è dura e ruvida, e nonostante ciò, irradiata dalla Benignità di Dio. Di ciò, è da riconoscere questo: il mondano esiste per essere superato!

 

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Cap. 9

Il feticcio idolatra del re – I giudei coraggiosi

[Daniele 3,1-19]: « 1 Il re Nebucadnetsar fece una statua d'oro, alta sessanta cubiti e larga sei cubiti, e la eresse nella pianura di Dura, nella provincia di Babilonia. 2 E il re Nebucadnetsar mandò a radunare i satrapi, i prefetti, i governatori, i giudici, i tesorieri, i giureconsulti, i presidenti e tutte le autorità delle province, perché venissero alla inaugurazione della statua che il re Nebucadnetsar aveva eretta. 3 Allora i satrapi, i prefetti e i governatori, i giudici, i tesorieri, i giureconsulti, i presidenti e tutte le autorità delle province s'adunarono per la inaugurazione della statua, che il re Nebucadnetsar aveva eretta; e stavano in piedi davanti alla statua che Nebucadnetsar aveva eretta. 4 E l'araldo gridò forte: 'A voi, popoli, nazioni e lingue è imposto che, 5 nel momento in cui udrete il suono del corno, del flauto, della cetra, della lira, del saltèro, della zampogna e d'ogni sorta di strumenti, vi prostriate per adorare la statua d'oro che il re Nebucadnetsar ha eretta; 6 e chiunque non si prostrerà per adorare, sarà immantinente gettato in mezzo a una fornace di fuoco ardente'. 7 Non appena quindi tutti i popoli ebbero udito il suono del corno, del flauto, della cetra, della lira, del saltèro e d'ogni sorta di strumenti, tutti i popoli, tutte le nazioni e lingue si prostrarono e adorarono la statua d'oro, che il re Nebucadnetsar aveva eretta. 8 Allora, in quello stesso momento, alcuni uomini caldei si fecero avanti, e accusarono i giudei; 9 e, rivolgendosi al re Nebucadnetsar, gli dissero: 'O re, possa tu vivere in perpetuo! 10 Tu, o re, hai emanato un decreto, per il quale chiunque ha udito il suono del corno, del flauto, della cetra, della lira, del saltèro, della zampogna e d'ogni sorta di strumenti deve prostrarsi per adorare la statua d'oro; 11 e chiunque non si prostra e non adora, dev'esser gettato in mezzo a una fornace di fuoco ardente. 12 Or vi sono degli uomini giudei, che tu hai preposti agli affari della provincia di Babilonia: Shadrac, Meshac e Abed-nego; cotesti uomini, o re, non ti tengono in alcun conto; non servono i tuoi dèi, e non adorano la statua d'oro che tu hai eretta'. 13 Allora Nebucadnetsar, irritato e furioso, ordinò che gli fossero menati Shadrac, Meshac e Abed-nego; e quegli uomini furon menati in presenza del re. 14 Nebucadnetsar, rivolgendosi a loro, disse: 'Shadrac, Meshac, Abed-nego, lo fate deliberatamente di non servire i miei dèi e di non adorare la statua d'oro che io ho eretto? 15 Ora, se non appena udrete il suono del corno, del flauto, della cetra, della lira, del saltèro, della zampogna e d'ogni sorta di strumenti, siete pronti a prostrarvi per adorare la statua che io ho fatto, bene; ma se non l'adorate, sarete immantinente gettati in mezzo a una fornace di fuoco ardente; e qual è quel dio che vi libererà dalle mie mani?' 16 Shadrac, Meshac e Abed-nego risposero al re, dicendo: 'O Nebucadnetsar, noi non abbiam bisogno di darti risposta su questo. 17 Ecco, il nostro Dio che noi serviamo, è potente da liberarci, e ci libererà dalla fornace del fuoco ardente, e dalla tua mano, o re. 18 Se no, sappi o re, che noi non serviremo i tuoi dèi e non adoreremo la statua d'oro che tu hai eretto'. 19 Allora Nebucadnetsar fu ripieno di furore, e l'aspetto del suo viso fu mutato verso Shadrac, Meshac e Abed-nego. Egli riprese la parola, e ordinò che si accendesse la fornace sette volte più di quello che s'era pensato di fare;

1. “Ho progettato una legge, ditemi che cosa ne pensate”. Nabucodonosor mostra una tavoletta a Daniel, ad Arioch e ad Aspenas. Daniel vede il minaccioso fantasma. Tranquillo esamina il progetto. Il re guarda molto acutamente se e che cosa si mostra nel volto del principe. Nel veggente non si muove nulla.

2. Senza dire una parola, la restituisce. Pure i babilonesi rimangono muti con il volto imbarazzato. Daniel guarda il re con uno sguardo che vuole avvertire; ma costui lo scuote via. “Deve essere fatto!”, dice dispotico.

3. “Tu lo dovresti sapere, se questo sia per il tuo bene”.

- “Non c’entra nulla! Il tuo popolo è da molto nel paese ed io non ho preteso nessuna tassa. Allora i giudei si devono inchinare a ciò che ho previsto nella valle Dura. E’ la minima cosa da pretendere per onore che mi spetta. Oppure no?”

4. “Puoi esigere molto. La valle Dura fa parte della provincia di Babele che hai assegnato a me alla presenza dei tuoi superiori. Non ne avrei da dire una parola? Non hai preteso da me nessuna tassa, ma ho sempre dato al tesoriere la metà dei beni e monete che ho potuto conquistarvi”.

5. Il re fa un cenno di malavoglia. “E’ una faccenda tua di darmi una metà della ricchezza che ti ho appena regalato. I tuoi giudei – forse anche tu? – non adorano Bel, il mio dio, quindi nemmeno me. Questo è il tributo che esigo”.

- “Fallo, e ancora una volta si mostrerà su di te la Mano del mio Dio! Lo hai riconosciuto qui in questa sala. Ma oramai Lo vuoi rinnegare. Perciò avverrà ciò a cui non sei all’altezza”.

6. “Sarebbe bene che ti gettassi nel buco più profondo!”

- “O sì, se tu vuoi regnare come ‘la grande Babilonia’! Io vado nella provincia di Babele; mi trovi nel castello della collina di Dura. Se hai bisogno di me, manda lì qualcuno; verrò per aiutarti”. Con un saluto e senza piegarsi Daniel esce. Il re evita bruscamente il giudice e il ciambellano. Ah, lui sa bene che cosa voleva dire il veggente del Giordano, questa ‘grande …’. Se non si avesse bisogno di lui, della sua intelligenza, …della sua visione. Se… – Comanda da sé il fabbro.

*

7. Costui ha fatto una ciotola con l’oro del re, un cestino senza manico con una larga fascia d’argento che adorna il recipiente. Proprio oggi vuole andare, proprio mentre arrivano due messaggeri a cavallo, conducendo con sé un terzo cavallo. Ha appena riempito il cesto con dei bei frutti.

8. “Il re ti vuole vedere”, dice un giallo.

- Asnorba mostra agli uomini il suo dono. “Lo hai fatto tu? Per chi?”

- “Per il re; glielo volevo appunto portare. Egli ha dato l’oro. Il principe Daniel l’argento”, lo dice appositamente così.

- “Allora sbrigati!”. I gialli si scambiano di nascosto gli sguardi.

9. Si apre la sala delle udienze. Sono presenti un paio di funzionari e le guardie. Anche il re guarda del tutto stupito la coppa. “L’hai fatta tu?”

- “Sì! Per la tua gioia, Daniel mi ha dato l’argento. Ti prego, guardala con grazia. Vedi, ho mani grosse, che è a causa del mio pesante martello da fabbro. Ma ho anche martellini molto piccoli, e tu vedi che cosa si può fare con questi: – questa coppa!”. Asnorba la solleva.

10. “Mi hai rallegrato molto, fabbro della porta”. Il regnante ama l’arte; certi progetti dei magnifici edifici di Babilonia provengono dalla sua mano. Ma come al solito, vuole dapprima impaurire la gente, persino quando può impiegare bene qualcuno. Perciò domanda spiando, com’è nel suo stile:

11. “Dì, Asnorba: puoi guarire gli animali?”

- “No!”, risponde costui per lo stupore di tutti.

- ‘Che stolto! Si dice sì, anche se non corrisponde’.

- “Se il mio re ha cavalli e cammelli, dromedari che portano pesi, allora so molte cose per aiutare a togliere il male. Solo con gli elefanti, di cui ci si serve in guerra, non ho potuto mettere nulla alla prova”.

12. “Questi sono fuori questione. Il mio cavallo preferito è malato. Se puoi aiutare, allora metterò sulla tua officina una tavola affinché ognuno veda ciò che faccio di te”.

- “Lo voglio portare sul mio pascolo”.

- “Il principe degli animali[8] ti deve porgere la mia ‘Onice’. E dammi subito notizie! Ma ora la cosa più importante: su un alto zoccolo deve essere eretto ‘Bel’, al quale noi babilonesi siamo sottomessi, anch’io, quando faccio la funzione all’altare di Bel. Altrimenti nel governare, io stesso sono Bel. Chi si china dinanzi alla figura, si china anche davanti a me. Mi puoi creare la figura? Il mio artista ti aiuterà”.

13. Asnorba ha imparato a dominarsi tramite molte vicissitudini. Nessuno nota il suo spavento. Lui ha riconosciuto il ‘vero Dio’; lui e i suoi Lo servono. Ma non lo si deve sapere. Non si preoccupa di sé, no! …la sua paura è per i suoi cari ed anche per Harfia.

14. “O Re, l’artista conosce già il piano?”

- L’uomo viene subito chiamato. Fa subito uno schizzo. Su un animale, davanti come un leone, dietro come un orso, si vede un tronco d’uomo. Sulla schiena dell’animale siede un avvoltoio. La testa d’uomo porta una corona; la mano destra tiene una sferza, la sinistra un bicchiere di vino. ‘Questo dev’essere forgiato?’ pensa Asnorba profondamente agitato.

15. L’artista mostra l’idolo: “La testa è il nostro re; la corona il suo potere, la sferza il suo diritto. Il bicchiere di vino porta gioia, che tu doni al tuo popolo. Come leone ti mostri a tutto il mondo; come orso sorvegli i confini del tuo regno. Tutta questa immagine è Bel”.

16. “Proprio così la volevo avere”, mente il re. Gli piace moltissimo. Lui ordina di fabbricare l’immagine in otto giorni. “Prendete tanta gente quanta ne avete bisogno. E guai chi si oppone a questo alto lavoro! Chi ha famiglie, non se ne deve occupare. Ma ognuno che ha aiutato, alla fine sarà riccamente ricompensato”.

*

17. La figura è pronta. Arioch chiede a Daniel che cosa ne pensa.

- “Ancora nulla. Si vedrà che regna il vero Dio. EGLI darà un’immagine con la quale Babilonia si irrigidirà!”

- “E noi?”, chiede Aspenas. “Ci hai insegnato il tuo Dio; anche noi dobbiamo ora…”. Rimane muto. Prima non si pensava nulla quando ci si piegava davanti ad un’immagine.

18. “Non vale per voi, amici, ma per il mio povero popolo. Già oggi andrò al campo (dei prigionieri) per avvertire e, ..per rafforzarli”.

- “Mi ha fatto pena Asnorba”, dice Arioch. “Ha pianto amaramente come non lo si sospetta di quest’uomo, perché aveva da collaborare a fare ‘l’immagine idolatra’, come lui la chiama”.

- “Non ha colpa davanti al nostro Dio; non vi collabora il suo cuore. Se non avesse collaborato, allora davanti ai suoi occhi avrebbero torturato moglie e figli, e lui sarebbe stato spinto in quel carcere che spinge i carcerati alla follia. Che cosa avrebbe guadagnato? Nulla! Così con il lavoro ha pure purificato la sua anima”.

19. Vicino ad Akkade sta l’immagine dell’idolo su uno zoccolo alto dieci metri, di rame e marmo nero. I giudei la guardano tristi. Ognuno vi deve passare. Il re ha chiamato i peggiori sgherri per controllare la marcia. Chi non si china, viene annotato. Ogni uomo con moglie e figlio vi deve passare sei volte. Questo dura settimane.

20. Ci sono alcuni che si inchinano colmi di rabbia per salvare i loro parenti. Molti che non salutano, vengono crudelmente picchiati. Un ufficiale giallo fa passare per ore i consiglieri Sadrach, Mesach e Abed-Nego, finché crollano sfiniti. Non hanno ancora chiamato Daniel. Prima lui aveva predicato al suo popolo di confidare nel Padre-Creatore, per quanto potesse diventare terribile. Non ha sobillato nessuno di non salutare; ma, naturalmente, non ha approvato.

21. Gli ufficiali sono quasi sempre caldei. Sebbene il loro antenato Abraham fosse stato un caldeo, querelano i giudei. “O re, gli stranieri e i babilonesi salutano con riverenza la figura di Bel, ma non la maggior parte dei giudei, soprattutto i consiglieri, il principe Daniel”, viene detto con un viso perfido, “chiamato là come amministratore nella sua Babele. E’ questo che hai ottenuto come ringraziamento per la tua bontà? Li hai liberati dalla loro prigionia, e per questo hanno istigato i giudei, …contro di te”.

*

22. Vengono radunati i funzionari di corte; inoltre, un grande contingente di pesanti, bruni e gialli. Daniel è presente. Il re indaga continuamente gli occhi del veggente; ma questi sono come coperti. Nulla rivela ciò che passa nel profeta. Vengono portati i tre consiglieri giudei, pesantemente incatenati. Sono come scheletri, tanto sono stati torturati.

23. “Avete disatteso il mio ordine!!”, tuona il reggente. “Ho annunciato ciò che sarebbe successo a colui che non saluta la mia immagine! Che ne dite ora?”

- Abed-Nego solleva la testa. Dagli occhi scuri, infossati, arde un raggio che può più ferire, spaventare più che un cattivo pensiero.

24. “Lo sappiamo, re dell’Euphrat”, dice debolmente. “Ma tu sai che il popolo dei giudei conosce una sola fede. Hai saputo come lo ha sperimentato il tuo predecessore, quando vent’anni fa ci ha schiavizzato. Ci hai deportati qui con moglie e figlio e non hai lasciato dietro nulla, che macerie e devastazione.

25. Noi rimiamo con la fede del nostro padre Abraham, il cui padre una volta era re in UR, la meravigliosa città. Suo figlio era re di tutta Canaan. Il suo paese è il nostro, la sua fede la nostra! Ci pieghiamo solo davanti a DIO!”

26. E’ detto! I giusti – molto pochi – sono depressi. Non solo per via dei prigionieri. Sta in gioco Babilonia. Daniel solleva di nascosto la sua destra, ma Nabucodonosor lo ha visto. Non può ancora fare a meno di questo veggente; ma se… Di nuovo questo fatidico ‘se’.

27. “Che cosa hai indicato?”

- “Tanto quanto nulla”, dice Daniel. “Esegui la tua volontà, e DIO alzerà la Sua Destra, come l’ho appena fatto io. Contro chi?”

- “Lo so”, risuona iraconda la risposta, “non onori né me né Bel”. I perfidi gioiscono già ora della caduta del ‘grande’.

- Costui sorride soavemente: “Tu lo devi sapere, re, come sto verso di te”.

28. “Ah, ecco? Da ora in poi ti chiamerai Bel-Tsazar secondo i miei idoli!” (da non scambiare con il re Bel-Sazar) “Il nome Daniel sia cancellato davanti a me!”

- “Che male fa? Nomi? Ciò che è basato solo su questi, sono fumo, passeggero come un fuoco spento. Ma ciò che sono, regnante dell’Euphrat, me lo ha detto DIO!”

29. Il babilonese si rivolge di nuovo arrabbiato ai consiglieri giudei. “Volete ora onorare Bel, salutare ora, me, in lui?”

- Sadrach dice abilmente: “Ti abbiamo sempre salutato in ogni tempo, come lo hai preteso; non adoriamo Bel, l’idolo!”. Mesach e Abed-Nego ripetono la stessa cosa.

30. “Attizzate il forno di ferro, come se ci si mettesse tre volte di più del metallo. E voi”, dice il re ai giudei, “dovete di nuovo diventare più grassi finché la brace sale al cielo; perché il grasso brucia meglio, che soltanto le vostre ossa”. Arioch guarda Daniel disperato. Se costui è un profeta dell’eterno-vero Dio, perché non ferma l’orrore?

31. Lo stesso dice già: “Vuoi sentire, o re, come io posso interpretare il tuo monumento? Il tuo artista lo ha pensato ed eseguito per lusingarti; se è anche per il tuo onore, questo te lo dirà presto il mio Dio!”

- Questa seria parola irrompe come un fulmine. Con il massimo sforzo, il re si tiene diritto, lo sguardo fisso. “Haa, rinuncio all’interpretazione e… al tuo Dio!!”

32. Daniel riconosce la contesa nel duro cuore. Si rivolge verso l’uscita e dice, come a caso: “Se hai bisogno di me, allora chiamami”. Si scioglie l’assemblea. Come in una fuga, così si ritira Nabucodonosor nelle sue stanze, dove nessuno lo deve disturbare.

33. Arioch, Aspenas e Daniel vanno su e giù all’ombra degli archi. “E ora?”, chiede Aspenas.

- Daniel guarda al Cielo. “Vi sia detto: gli uomini non bruceranno! Siate tranquilli. Ora li vado a visitare in prigione”.

- “Non entrarci!”, avverte preoccupato Arioch. “Non attizzare l’ira del re”.

- “Vediamo! Venite pure voi con me, ma innanzitutto per me”.

34. Vanno su nel castello bianco. E là attende ‘uno’ nell’alta sala di marmo, vestito con un’armatura sconosciuta.

- Il gestore contorce le mani: “Principe Daniel, non ho potuto respingerlo, anche se tu…”.

“Conosco il cavaliere; hai fatto bene ad aprirgli il castello”.

35. I babilonesi sono stupiti, quando Daniel saluta il cavaliere, come mai il re. Da dove verrà il forestiero? Non è un… La loro riflessione viene interrotta.

- “Sii salutato, amico dall’Alto”, suona riverente la voce di Daniel e colma di grande gioia. “Ti ha mandato qui il Re, e così ora so che EGLI ha raccolto la mia preghiera nelle Sue mani dell’Onnipotenza”.

36. “Sì, Daniel; ma non perdere tempo, vogliamo andare dai fratelli. Vedi, hanno dichiarato DIO in vista di una grave morte. Ma nell’oscura cella dimora la paura. Da questa li voglio liberare, così che non impazziscono ancora. E credilo: Dio ha tenuto conto solo come erano saldi davanti al potere del mondo. La paura, che offusca la chiarezza della mente, EGLI la mette nella coppa della Misericordia”.

37. Nella prigione il cavaliere spinge dolcemente di lato tutti i guardiani. Sono confusi. Il re ha assegnato un incarico particolare? Il giudice può entrare per interrogare i prigionieri? Daniel chiude la porta. Ad un tratto nella stanza c’è una buona chiarezza; ma nessuno vede da dove proviene. I giudei si gettano a terra, senza presentire, nella loro paura, che si rivelerà la Magnificenza di Dio. Pensano come i guardiani, che il forestiero sarebbe un nuovo giudice severo. Soltanto…, la sua buona voce suona dentro nel loro spavento come… Parola di Dio:

38. “Cari fratelli, non temete coloro che attentano alla vostra vita. Attraverso il coraggio della fede avete affidato la salvezza della vostra anima al Creatore. Credete che GLI sarebbe qualcosa da strappare?

- “No, mai! Ciò che DIO tiene nelle Sue mani, rimane a Lui! Ma…”

- “Oggi non voglio ancora dire tutto, ma io stesso verrò con voi, solo, per tutti, …non visto. Inoltre, nella Magnificenza di Dio! Gli sgherri gioiranno in modo sadico, quando arderà la grande fornace. Esercitano già la danza di gioia. Se poi la balleranno ancora… E dove…?”

39. Il cavaliere va via senza altre parole. Cinque uomini s’inginocchiano.

- Daniel li alza. “Ora sappiamo che la grande Benignità di Dio è con noi”, dice interiorizzato. “Mangiate e bevete ciò che vi viene dato”, si rivolge al superiore, “vi porto in un’altra stanza”. Ordina alle guardie di aprire una cella illuminata. Chi osa contraddire?

40. Egli è l’autentico figlio di Abia-Obadia, il quale, come giovane consigliere aveva aiutato Israele una volta nella battaglia di Meggido, contro il faraone Necho. Aveva anche stabilito con Necho una sicura pace. Daniel è un profeta, e il cavaliere straniero…”

- “…è un angelo di Dio, così vero, quanto io credo nel Signore del Cielo e della Terra!”

- “Sì, sì!”

- “Confidiamo fermamente!”

- “Nel Signore!”. I consiglieri si abbracciano. Ma, ma…

41. “Se ci mettono comunque nella fornace?”. Un’amara domanda.

- Quel ‘se’ ad un povero mondo. “Allora vogliamo soffrire per via del popolo. In noi, ciascuno può riconoscere che la fedeltà della fede è da elevare su tutta la paura del mondo”.

42. Daniel, Arioch ed Aspenas vanno di nuovo nel castello bianco. Il cavaliere resta invisibile. Dopo un pasto, Daniel chiede: “Volete conoscere il senso dell’immagine dell’idolo?”

- “Lo si può quasi indovinare”, risponde Aspenas.

- “Ascoltate dunque, il re ve lo chiederà comunque. Lui presume che io ve la spiego. Non lo voleva sentire da me, per vergogna non ammessa.

43. Quel che è successo nella sala, quando Nabucodonosor – riconoscendo Dio – ha deposto il cerchio della sua corona, che io gli ho restituito su incarico di Dio, lo opprime giorno e notte, …e molto di più. Si pente anche che i consiglieri devono patire la morte del fuoco. Soltanto, per lui non esiste nessun appello. Così credetelo fermamente: Dio agirà! Sul monumento di Bel vi sia detto:

44. Un animale! Inoltre, rappresentato differentemente, significa: brama di dominio e violenza su uno o molti popoli. In ciò il leone è la stessa brama di dominio, e l’orso l’oppressione, così viene rappresentata l’immagine come idolo. La testa dell’uomo è la volontà dell’uomo, che giunge da sé oppure anche tramite dei potenti al cattivo governare. Tali sanno imporre la loro volontà, dimostrata dalla corona sulla testa.

45. L’avvoltoio sulla schiena è la paura di perdere il potere del governare; e le grinfie, appunto questa paura che viene soppressa attraverso le leggi per i sudditi. La verga è la crudeltà, anche l’avidità, cosicché venga adorato con sottomissione dal suo popolo e da altri, come esecuzione di ciò che lui ordina, …per paura, oppure dalla piccola mania del potere che si prende in prestito dal dominatore.

46. Con il vino come bei discorsi oppure anche l’occasionale indulgenza, viene annebbiato il senso dei sudditi. Il ‘buon dominatore’ è però così facilmente fragile, come il bel bicchiere, qui formato in parte da argilla. Ora, ancora più tardi, Bel, chiamato anche ‘Baal’, regnerà e troneggerà come ‘Ascer’. Ascer è l’immagine dell’inganno, Baal oppure Bel della mania del potere, a cui è sottoposto l’inganno. Ricordatelo bene e ditelo al re, quando richiederà da voi il senso dell’immagine.

47. Spiritualmente, però, nel simbolismo le cose sono del tutto diverse di come si scopre da se stessi con l’immagine dell’idolo di Bel”.

- “Dobbiamo chiamarti Bel-Tsazar

- “Alla presenza del re è bene per voi se osservate il suo comando; altrimenti per voi rimango Daniel”.

 

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Cap. 10

I tre uomini nella fornace – Il quarto uomo

Il vero miracolo di Dio e un re cambia

[Daniele 3,20-30]: «20 poi comandò ad alcuni uomini de' più vigorosi del suo esercito di legare Shadrac, Meshac e Abed-nego, e di gettarli nella fornace del fuoco ardente. 21 Allora questi tre uomini furon legati con le loro tuniche, le loro sopravvesti, i loro mantelli e tutti i loro vestiti, e furon gettati in mezzo alla fornace del fuoco ardente. 22 E siccome l'ordine del re era perentorio e la fornace era straordinariamente riscaldata, la fiamma del fuoco uccise gli uomini che vi avevano gettato dentro Shadrac, Meshac e Abed-nego. 23 E quei tre uomini, Shadrac, Meshac e Abed-nego, caddero legati in mezzo alla fornace del fuoco ardente. 24 Allora il re Nebucadnetsar fu spaventato, si levò in gran fretta, e prese a dire ai suoi consiglieri: 'Non abbiam noi gettato in mezzo al fuoco tre uomini legati?' Quelli risposero e dissero al re: 'Certo o re!' 25 Ed egli riprese a dire: 'Ecco, io vedo quattro uomini, sciolti, che camminano in mezzo al fuoco, senz'aver sofferto danno alcuno; e l'aspetto del quarto è come quello d'un figlio degli dèi'. 26 Poi Nebucadnetsar s'avvicinò alla bocca della fornace del fuoco ardente, e prese a dire: 'Shadrac, Meshac, Abed-nego, servi dell'Iddio altissimo, uscite, venite!' E Shadrac, Meshac e Abed-nego uscirono di mezzo al fuoco. 27 E i satrapi, i prefetti, i governatori e i consiglieri del re, essendosi adunati, guardarono quegli uomini, e videro che il fuoco non aveva avuto alcun potere sul loro corpo, che i capelli del loro capo non erano stati arsi, che le loro tuniche non erano alterate, e ch'essi non avevano odor di fuoco. 28 E Nebucadnetsar prese a dire: 'Benedetto sia l'Iddio di Shadrac, di Meshac e di Abed-nego, il quale ha mandato il suo angelo, e ha liberato i suoi servi, che hanno confidato in lui, hanno trasgredito l'ordine del re, e hanno esposto i loro corpi, per non servire e non adorare altro dio che il loro! 29 Perciò, io faccio questo decreto: che chiunque, a qualsiasi popolo, nazione o lingua appartenga, dirà male dell'Iddio di Shadrac, Meshac e Abed-nego, sia fatto a pezzi, e la sua casa sia ridotta in un immondezzaio; perché non v'è alcun altro dio che possa salvare a questo modo'. 30 Allora il re fece prosperare Shadrac, Meshac e Abed-nego nella provincia di Babilonia.»

1. “Dì, Daniel: è vero che i vostri consiglieri devono subire la morte del fuoco? Che cosa osa fare il nostro re?”, chiede il fabbro. Daniel ed Arioch erano usciti presto quel giorno in cui doveva avvenire (l’esecuzione). Harfia e Jolea piangono.

- “Ah, ora non ho voglia di consegnare al re il suo Onice”.

2. “Ma è guarito?”

- “Sì, gli si dava troppo da mangiare e troppa erba bagnata; sarebbe morto”.

- “Portalo indietro”, lo prega Arioch, “forse …”

- Daniel nega. “Non piangete, care donne; oggi il Signore fa un miracolo. Non deve essere influenzato, altrimenti se ne vanterà il re. Ed è meglio che venga il principe degli animali a prendere il cavallo”.

3. “Gli può fare del male”, dice Asnorba, non senza motivo.

- “Costui fatica a fare il leccapiedi al re; altrimenti gli succederebbe come ai nostri tre uomini. Lo vogliamo salvare da questo”.

- “Ha parlato contro di te”, interviene il giudice, “non gli farebbe male se venisse punito”.

- “Con una morte da fuoco?”. – Arioch naturalmente non lo desidera.

*

4. Si avvicina mezzogiorno. Da lontano si vede una colonna di fuoco e il fumo della fornace. In basso, davanti al grande foro del fuoco, stanno gli schiavi che con lunghe stanghe devono spingere nuovo cibo sulla base del fuoco. A metà altezza della fornace ci sono tre passaggi larghi come padelle, sulle quali viene solitamente spinto il ferro. Sull’altro lato il ferro scorre liquido in giganteschi contenitori, ai quali sono attaccate diverse officine regali.

5. Oggi si fa scorrere acqua fredda attraverso le padelle, altrimenti i prigionieri sarebbero carbonizzati all’istante. Ma devono soffrire. Stanno sulla seconda balaustra dov’è l’accesso alle padelle. Sulla terza, dove si sorveglia il procedimento, si sofferma il re con i funzionari comandati qui.

6. Molti si rallegrano di assistere allo spettacolo. Ora che la brace toglie anche quasi a loro il respiro, alcuni rabbrividiscono e guardano di nascosto ai consiglieri, che in vista di questo inferno sono vicini allo svenimento. E nonostante ciò, …ci dev’essere uno che li sostiene e aiuta.

7. Si apre la porta di ferro. Un’immensa calura passa attraverso l’edificio. Da scanalature impostate scorre l’acqua fredda, che deve proteggere gli sgherri. Ma, o guaio…, nell’attimo in cui spingono i prigionieri nella fornace con le stanghe, l’acqua, a causa della brace, è una cascata incandescente. Muoiono con tormenti. Non colpisce gli altri schiavi che si sono allontanati in tepo, perché il fuoco era abbastanza. Li protegge anche il controsoffitto.

8. Ma, che succede al re? Gli uomini stanno sì sulle padelle, ma ecco… “Vedete”, dice terrorizzato, “erano tre che avevo condannato. Ora sono quattro nella fornace. Chi è il quarto?”

- “Forse Daniel”, ghigna uno, “che predica loro”.

- “No! Guardate! Camminano sulle padelle come su un sentiero da giardino, e ora…, ora si fermano nel mezzo”.

9. Sono morti sei sgherri; mentre quattro uomini stanno nella brace della fornace, …indenni. Ora il quarto comincia a lodare forte Dio. Il suo canto penetra su fino al re. Questo è più potente che il crepitare del turbine che infuria nella fornace. E’ una lunga adorazione all’eterno-vero Dio che il re deve sentire. Dopo un’ora, i quattro uomini escono ben conservati dall’inferno di questa arsura.

10. I giudei cadono a terra, hanno sperimentato troppo: la paura, il quarto ‘uomo’, la salvezza. A loro sembra come se tutto sia stato solo un sogno. Allora ritornano maestosi, riverenti. Sono gli stessi uomini che sono stati spinti nella fornace? Oppure ne hanno chiamati altri, per ingannare il mondo? Ma no! Portano i loro mantelli, le scarpe e i cappelli con i quali erano stati vestiti per prolungare i loro tormenti.

11. “Dovete venire dal re”, dice un giallo. Il suo volto è deformato dalla paura; guarda oltre al quarto, al corazzato. – Arioch, Aspenas e Daniel vanno verso i giudei.

- “Il cavaliere”, sussurra Aspenas. “Se c’era dentro anche lui, allora…”.

- “Incomprensibile!”. Arioch si agita continuamente. I consiglieri giudei, nei quali si è dimostrato il miracolo, adesso sono calmi, mentre molti babilonesi vorrebbero quasi morire di paura.

*

12. La grande sala è colma di uomini. Principi, amministratori, consiglieri, e chi altro sta nel servizio a corte. Tutti sono radunati, mentre arrivano una guardia, i giudei e il cavaliere. Nabucodonosor impallidisce. Lo sguardo del forestiero …lo penetra come il potere del fuoco.

13. Aveva ordinato preziosi abiti e bastoni di maresciallo per i tre giudei; non aveva pensato al ‘quarto’. Si alza come sotto una costrizione. Davanti al trono stanno poltrone, affinché qualcuno vi si possa sedere. Il cavaliere prende posto sulla migliore, e il re si siede accanto a lui.

14. “Cancello i pensieri che ti stai facendo ora”, comincia costui. “Sei un principe del mondo, non un signore regale! Paura e miseria, caricati su uomini innocenti! … L’hai tutta tu, e una volta sarà da pagare. Considerala come Grazia di Dio, se succede ancora in questo mondo. Nonostante la crudeltà esercitata da te sul loro popolo, gli uomini ti sono stati sempre ben disposti e ti han voluto conservare bene la regione di Babele.

15. Tu li volevi fare abbassare davanti alla tua immagine idolatra di Bel. Non hai voluto riconoscere DIO, ed in questo punto…”, indica dove stava l’altare, “…non Lo avevi adorato? Ma guarda…, lo devi riconoscere da te stesso. E tu stesso ti devi voltare – se lo vuoi – all’eterno-vero Dio!

16. Ora lo farai, ma resterai incostante fino alla tua morte. Vuoi onorare gli uomini. Ma loro hanno un onore, che nessun mondo può dare: l’Onore di Dio!”, il cavaliere si rivolge ora ai superiori, “Voi assumete l’esteriore e lo considerate anche così. In Onore di Dio! E per l’incrollabile fede non volete più accettare nulla dal mondo. Soltanto, – servite il vostro popolo con questo dono esteriore”. – Quale linguaggio!

17. “Chi sei?”, chiede timido Nabucodonosor. Un raggio, provenendo dal cavaliere, lo ha continuamente toccato.

- “Non lo comprenderesti”, dice lo stesso gentilmente. “Per il mondo sono Asarja, dalla Luce sono un messaggero di Dio. Ecco, …allora sono proprio un nulla davanti a te?”

18. “Nulla, non esiste per Dio!”.

- Viene istruito: “Tutte le cose sono l’Opera Sua! Il ‘nulla’ se lo inventano solo gli uomini, e poi si stupiscono quando si devono considerare come ‘nulla’, …come appunto tu. Persino i tuoi migliori consiglieri erano davanti a te, sovente, meno che un nulla. Ciò che si mette come peso su altri, un giorno lo si dovrà portare da se stessi… così o così!”. Dicendo questo, il cavaliere guarda coloro i cui cuori sono ancora impietriti, nonostante il miracolo, e ora non sono capaci di nessun moto d’amore. All’improvviso il messaggero di Dio se ne va.

19. Ci vuole molto tempo, fin quando il subbuglio nel re si calmi. Lui chiama i giudei accanto a sé. Loro ricevono magnifici abiti, che rivelano un’alta funzione. Il re loda ‘il Dio del buon cavaliere’. Si giubila con lui. Daniel, come unico, vede che le parole dell’angelo si adempiranno. I fedeli babilonesi non lo sospettano; conoscono precisamente il loro re.

20. Lui lo dimostra già, perché minaccia subito con punizioni di morte chi non riconoscà l’eterno-vero Dio e non Lo servirà. È rimasta il desiderio di dominare. Dopo che sono stati lasciati andare quelli di corte, Daniel non lo risparmia. Sono presenti Sadrach, Mesach, Abed-Nego, Aspenas ed Arioch. “Re, vuoi servire Dio? Oh, Egli è un ‘Dio della Vita’, ma non della morte! Inoltre, ti servi della crudeltà babilonese.

21. E’ bene questo, mentre hai visto il miracolo di Dio? La fornace non ardeva solo nell’interiore, ma le sue mura erano da spezzarsi. Chi ti ha aiutato a risparmiare la tua grande città? L’immenso turbine, attraverso il quale venne attizzato il fuoco, l’avrebbe distrutta fin alle fondamenta, anche la tua fortezza. E ora continui a pensare a crudeltà e omicidio? – Ricorda questo, principe del mondo:

Non si può imporre la fede!

La fede viene dallo spirito!

Questa, è la voce di Dio che l’uomo può sentire, …se vuole!

La fede è il Bene nobile della Luce!

La fede è l’azione dell’amore!

22. Questa non la può generare nessun mondo, la genera solo lo spirito da Dio! Perciò ora cambia, e sii un esempio al tuo popolo e a tutti gli stranieri!”. Allora anche il re esce in silenzio come il cavaliere, …solo, …del tutto diversamente.

*

23. Nella casa del fabbro – anche Aspenas è presente – il veggente spiega il ‘miracolo del fuoco’. Chiede seriamente: “Pensate allora che non sarebbe nessun miracolo, come si è svolto? Le domande le poniamo alla fine. Asnorba sa precisamente che le fornaci da fabbro si costruiscono per determinati gradi di calore, per cui le mura e l’interno dello spazio devono essere misurati”. Il fabbro lo conferma.

24. “Il compressore che genera il vento, protegge le mura dall’arsura. Con del calore ultra alto c’è tempesta. Tre volte attizzato per i tre uomini, si è sviluppato un vento per la tempesta omicida. Gli sgherri sono morti nella prima pioggia sorta dall’acqua che è mutata attraverso l’arsura in vapore incandescente. E il miracolo di Dio? Sembra naturale; soltanto…

25. Nel Cielo azzurro stava una nuvola. Da tempo è passato il periodo delle piogge, e non l’ha portato nessun vento del sud, dal mare. Venne dalla Mano di Dio! Nell’immensa calura nessuno si accorse che stavamo sotto questa pioggia del Cielo che bagnava le mura dall’interno e dall’esterno, spingendo così il fuoco alle pareti. Questo ha anche raffreddato le padelle dallo scioglimento del ferro. Avete notato, quanto rapidamente il fuoco ha perduto in potere, quando i nostri fratelli stavano al di fuori della fornace con il cavaliere di Dio?

26. Dov’è rimasta poi la nuvola? Il firmamento era limpido. I nostri vestiti furono subito asciutti dal calore, nessuno se n’era accorto. La nostra protezione è stata la PIOGGIA DI DIO! Vi dico anche che nessun temporale avrebbe fermato la distruzione. Così il Signore rivela i miracoli della Sua Potenza! Se fosse già venuto un temporale, …senza la Salvezza di Dio, i nostri fratelli sarebbero morti subito, pure noi e tutta la città.

27. Tenetelo per voi; si farebbe di ciò una favola e lo si chiamerebbe un avvenimento naturale. Oh, …i miracoli di Dio sono del tutto diversi di come lo si pensa, si crede e, …il povero piccolo uomo nega. Gli elementi servono Dio; EGLI li ha fatti! EGLI li impiega secondo il Suo saggio Consiglio e Volontà. Chi crede in questo, ne ha l’alta Benedizione, anche se la stessa non si rivela sempre, non sempre allo stesso modo.

La Benedizione di Dio è la solida strada della nostra via della vita attraverso il mondo!”

 

 

Cap. 11

Un saluto di pace

Il terzo grave sogno anticipa gli anni seguenti

[Daniele 4,1-37]: «1 'Il re Nebucadnetsar a tutti i popoli, a tutte le nazioni e lingue che abitano su tutta la terra. La vostra pace abbondi. 2 M'è parso bene di far conoscere i segni e i prodigi che l'Iddio altissimo ha fatto nella mia persona. 3 Come son grandi i suoi segni! Come son potenti i suoi prodigi! Il suo regno è un regno eterno, e il suo dominio dura di generazione in generazione. 4 Io, Nebucadnetsar, stavo tranquillo in casa mia, e fiorente nel mio palazzo. 5 Ebbi un sogno, che mi spaventò; e i pensieri che m'assalivano sul mio letto, e le visioni del mio spirito m'empiron di terrore. 6 Ordine fu dato da parte mia di condurre davanti a me tutti i savi di Babilonia, perché mi facessero conoscere l'interpretazione del sogno. 7 Allora vennero i magi, gl'incantatori, i caldei e gli astrologi; io dissi loro il sogno, ma essi non poterono farmene conoscere l'interpretazione. 8 Alla fine si presentò davanti a me Daniele, che si chiama Beltsatsar, dal nome del mio dio, e nel quale è lo spirito degli dèi santi; e io gli raccontai il sogno: - 9 Beltsatsar, capo de' magi, siccome io so che lo spirito degli dèi santi è in te, e che nessun segreto t'è difficile, dimmi le visioni che ho avuto nel mio sogno, e la loro interpretazione. 10 Ed ecco le visioni della mia mente quand'ero sul mio letto. Io guardavo, ed ecco un albero in mezzo alla terra, la cui altezza era grande. 11 L'albero era cresciuto e diventato forte, e la sua vetta giungeva al cielo, e lo si vedeva dalle estremità di tutta la terra. 12 Il suo fogliame era bello, il suo frutto abbondante, c'era in lui nutrimento per tutti; le bestie de' campi si riparavano sotto la sua ombra, gli uccelli del cielo dimoravano fra i suoi rami, e ogni creatura si nutriva d'esso. 13 Nelle visioni della mia mente, quand'ero sul mio letto, io guardavo, ed ecco uno dei santi vegliardi scese dal cielo, 14 gridò con forza, e disse così: - Abbattete l'albero, e tagliatene i rami; scotétene il fogliame, e dispergetene il frutto; fuggano gli animali di sotto a lui, e gli uccelli di tra i suoi rami! 15 Però, lasciate in terra il ceppo delle sue radici, ma in catene di ferro e di rame, fra l'erba de' campi; e sia bagnato dalla rugiada del cielo, e abbia con gli animali la sua parte d'erba della terra. 16 Gli sia mutato il cuore; e invece d'un cuor d'uomo, gli sia dato un cuore di bestia; e passino su di lui sette tempi. 17 La cosa è decretata dai Veglianti, e la sentenza emana dai santi, affinché i viventi conoscano che l'Altissimo domina sul regno degli uomini, ch'egli lo dà a chi vuole, e vi innalza l'infimo degli uomini. 18 Questo è il sogno che io, il re Nebucadnetsar, ho fatto; e tu, Beltsatsar, danne l'interpretazione, giacché tutti i savi del mio regno non me lo possono interpretare; ma tu puoi, perché lo spirito degli dèi santi è in te'. - 19 Allora Daniele, il cui nome è Beltsatsar, rimase per un momento stupefatto, e i suoi pensieri lo spaventavano. Il re prese a dire: 'Beltsatsar, il sogno e la interpretazione non ti spaventino!' Beltsatsar rispose, e disse: 'Signor mio, il sogno s'avveri per i tuoi nemici, e la sua interpretazione per i tuoi avversari! 20 L'albero che il re ha visto, ch'era divenuto grande e forte, la cui vetta giungeva al cielo e che si vedeva da tutti i punti della terra, 21 l'albero dal fogliame bello, dal frutto abbondante e in cui era nutrimento per tutti, sotto il quale si riparavano le bestie dei campi e fra i cui rami dimoravano gli uccelli del cielo, 22 sei tu, o re; tu, che sei divenuto grande e forte, la cui grandezza s'è accresciuta e giunge fino al cielo, e il cui dominio s'estende fino alle estremità della terra. 23 E quanto al santo Vegliardo che hai visto scendere dal cielo e che ha detto: - Abbattete l'albero e distruggetelo, ma lasciatene in terra il ceppo delle radici, in catene di ferro e di rame, fra l'erba de' campi, e sia bagnato dalla rugiada del cielo, e abbia la sua parte con gli animali della campagna finché sian passati sopra di lui sette tempi - 24 eccone l'interpretazione, o re; è un decreto dell'Altissimo, che sarà eseguito sul re mio signore: 25 tu sarai cacciato di fra gli uomini e la tua dimora sarà con le bestie dei campi; ti sarà data a mangiare dell'erba come ai buoi; sarai bagnato dalla rugiada del cielo, e passeranno su di te sette tempi, finché tu non riconosca che l'Altissimo domina sul regno degli uomini, e lo dà a chi vuole. 26 E quanto all'ordine di lasciare il ceppo delle radici dell'albero, ciò significa che il tuo regno ti sarà ristabilito, dopo che avrai riconosciuto che il cielo domina. 27 Perciò, o re, ti sia gradito il mio consiglio! Poni fine ai tuoi peccati con la giustizia, e alle tue iniquità con la compassione verso gli afflitti; e, forse, la tua prosperità potrà esser prolungata'. 28 Tutto questo avvenne al re Nebucadnetsar. 29 In capo a dodici mesi egli passeggiava sul palazzo reale di Babilonia. 30 Il re prese a dire: 'Non è questa la gran Babilonia che io ho edificata come residenza reale con la forza della mia potenza e per la gloria della mia maestà?' 31 Il re aveva ancora la parola in bocca, quando una voce discese dal cielo: 'Sappi, o re Nebucadnetsar, che il tuo regno t'è tolto; 32 e tu sarai cacciato di fra gli uomini, la tua dimora sarà con le bestie de' campi; ti sarà data a mangiare dell'erba come ai buoi, e passeranno su di te sette tempi, finché tu non riconosca che l'Altissimo domina sul regno degli uomini e lo dà a chi vuole'. 33 In quel medesimo istante quella parola si adempì su Nebucadnetsar. Egli fu cacciato di fra gli uomini, mangiò l'erba come i buoi, e il suo corpo fu bagnato dalla rugiada del cielo, finché il pelo gli crebbe come le penne alle aquile, e le unghie come agli uccelli. 34 'Alla fine di que' giorni, io, Nebucadnetsar, alzai gli occhi al cielo, la ragione mi tornò, e benedissi l'Altissimo, e lodai e glorificai colui che vive in eterno, il cui dominio è un dominio perpetuo, e il cui regno dura di generazione in generazione. 35 Tutti gli abitanti della terra son da lui reputati un nulla; egli agisce come vuole con l'esercito del cielo e con gli abitanti della terra; e non v'è alcuno che possa fermare la sua mano o dirgli: - Che fai? - 36 In quel tempo la ragione mi tornò; la gloria del mio regno, la mia maestà, il mio splendore mi furono restituiti; i miei consiglieri e i miei grandi mi cercarono, e io fui ristabilito nel mio regno, e la mia grandezza fu accresciuta più che mai. 37 Ora, io, Nebucadnetsar, lodo, esalto e glorifico il Re del cielo, perché tutte le sue opere sono verità, e le sue vie, giustizia, ed egli ha il potere di umiliare quelli che camminano superbamente'.»

1. Sono trascorsi un paio di anni, in parte in buona pace, in parte con attriti con i paesi assoggettati. I persiani e i caldei imparentati di sangue, hanno pure portato qualche preoccupazione. Nonostante ciò, il re, che è ancora oppresso dal ‘grande miracolo del fuoco’, fa annunciare ovunque: “Dapprima molta pace!”

2. “Il saluto di pace non porta nessuna calma”, dice Daniel. Misael approva, ed Asarja annuisce, colmo di presentimento che la pace conquistata con difficoltà è un velo sottile che però nasconde ciò che sta sotto. “Intanto la Giudea che in parte è rimasta risparmiata”, aggiunge Hananja, “sta di nuovo rifiorendo un po’. Ma quanto di babilonese ha accettato? Se lo riporterà al Giordano, se…”

- “…. se potrà ritornare di nuovo?”. Asarja è molto pessimista.

3. “Non oggi né domani”, conferma Daniel. “Lo vedremo, quando saremo uomini attempati”.

- “Così tanto durerà?”. Misael è sconsolato.

- Daniel prende le sue mani nelle proprie: “Sembra che Dio ci abbia del tutto dimenticato, come se la Compassione fosse spenta. Ma se confrontiamo il dare e avere di DIO con il nostro, fin dal tempo dell’arcipadre Giacobbe, che ne pensate? Quanto ne risulta di ammanco per Israele?”

4. “Non per gli altri popoli? Che cosa è della loro resa dei conti?”

- “Sta tranquillo, piccolo! Non è escluso nessun popolo, nessun uomo; ma lascia a Dio in quale modo avverrà ciò, quando e, …dove! Babilonia naufragherà prima che il resto delle nostre ultime due tribù. E coloro che una volta ci spargeranno, dovranno pagare duramente il tributo, anche se non lo si riconosce subito. Ora venite, il re ha chiamato”.

5. Nella sala magnificamente abbellita sono già radunati i funzionari di corte, secondo l’ordine, in parte con le loro donne. Anche Asnorba era stato chiamato, insieme a Jolea. E c’è anche Harfia. Da quando all’officina del fabbro sta scritto su una tavola: ‘Asnorba è il primo fabbro di Babilonia’, la schiera degli invidiosi si è ritirata. Ora il fabbro può fabbricare belle cose senza impedimento. Era già stato diverse volte ospite alla fortezza. L’incontro dei fratelli è così affettuoso, che se ne confabula subito.

6. Il re l’ha visto. “Chi è la ragazza?”

- Daniel risponde: “Mia sorella; era venuta …”

- “Non me lo ricordare! Era…”, non può dire ‘…un errore’. È successo”.

- ‘Oh, sì’, pensano i tre consiglieri giudei, che dopo la divina salvezza stanno sempre vicino al trono. ‘È successo, e non può più essere cambiato’. Oppure - ?

7. “Ascoltate il mio discorso!”. Nabucodonosor si drizza deciso. “Sapete che ho avuto di nuovo un sogno che nessun babilonese, né persiano né caldeo, ha potuto interpretare. Per questo non ho condannato nessuno a morte, perché mi era venuto incontro il ‘Dio straniero’ con la Sua azione miracolosa. Non si deve tentare il Dio di Daniel a compiere ancora una volta un tale miracolo”. Guarda i giudei. Che cosa ne dicono?

8. Il veggente del Giordano parla per tutti: “Il re viva a lungo! Hai ragione che non si deve tentare il Creatore. Unicamente questo: EGLI non è mai da tentare! Questo premetterebbe di soccombere alla stessa tentazione. Quello che Dio fa, nel piccolo come nel grande, Egli lo fa una volta! Il mondo non vedrà ancora una volta lo stesso miracolo del fuoco. Ma altri? Che cosa sa l’uomo della maestosa Forza miracolosa di Dio?

9. Guardate un fiorellino, o il meraviglioso firmamento. Potete contare le stelle, o le gocce di un ruscello? Come scorrono tutte le gocce d’acqua in tutto il mondo, che scorrono tutte nei mari, e non esiste nessun ruscello, provenendo dalla profondità, che si secca?

10. Se il tempo povero di pioggia prosciuga certamente i piccoli rivoli, tuttavia nessuna sorgente che dona continuamente acqua. Esistono paesi che non conosciamo (allora, il Nilo), dove il corso d’acqua trascina anno per anno i flutti attraverso il paese. Non sono questi dei miracoli, persino maggiori di quanto lo è stato il miracolo del fuoco? Allora, pronuncia solamente ciò che hai pensato”.

11. Il re si china di nascosto e dice: “Tu lo sai, superiore dei veggenti. Tu hai lo spirito degli déi, cosicché nulla ti rimane nascosto. Il tuo Dio ti comunica tutto! Non voglio nascondere il sogno che mi ha spaventato. Ero contento che il nostro paese era in buona pace e c’era calma nella fortezza. I messaggeri sono venuti con regali e sono ritornati ai loro paesi con doni. Così ho voluto che tutto il mondo giungesse alla pace; perché ho riconosciuto Dio, al Quale obbedisce Bel-Tsazar-Daniel. Nondimeno, ho sognato questo:

12. Nel mezzo del mio paese stava un albero. La sua altezza giungeva fino al cielo, il suoi rami fino alla fine di questo mondo. Portava molti frutti e tutti gli uomini si saziavano, in più anche tutti gli animali. Allora venne un guardiano che esclamò con voce forte: ‘Abbattete l’albero e spezzategli i suoi rami; toglietegli il fogliame e i suoi frutti, che tutti gli animali lo fuggano, ma nel terreno lasciate il suo tronco insieme alle sue radici.

13. Dev’essere legato con catene di ferro. Lo deve coprire la rugiada del cielo e si deve nutrire come gli animali del campo. Gli sarà tolto il cuore d’uomo e gliene sarà dato uno dalla creatura inferiore. Nel consiglio dei guardiani è deciso; perché l’Altissimo ha Potere su tutti i ricchi di questo mondo. Abbasserà gli altolocati, innalzerà soavemente i piccoli, finché una volta nel Castello del Padre troveranno la loro tranquillità. E così sia!’

14. Io ero sconvolto. Certo, non consapevolmente, sentivo come se il sogno riguardasse me stesso. Ora, Bel-Tsazar-Daniel, annuncia ciò che significa. Non nascondere la verità, persino se è amara”. – Che non c’è nulla di buono nel sogno, lo notano persino coloro che altrimenti non si occupano di sogni.

15. Harfia guarda preoccupata Daniel. Che succede se dice ciò che lei riconosce nella piccola visione, lui nella grande? Anche lui esamina a lungo e preoccupato, se ‘dallo Spirito’ non può risultare una cosa più leggera. No, oh, no! …come se l’oscurità della notte inghiottisse il paese, così si è posto come un panno nero davanti a tutta la Luce.

16. Ecco che suona inaspettatamente in modo soave: “Non ti rattristare, superiore dei saggi, Io stesso sento il peso dell’immagine. Hai ordinato molte cose buone per il popolo e per quello straniero. Mi opprime ancora la dinastia dei persiani. Soltanto, … deve valere il saluto: ‘molta pace prima’!”. Questo rende ben leggero; ma se rimane, …quando il veggente porterà la verità di Dio?”.

17. Dapprima Daniel piega un ginocchio, poi si mette vicino davanti al re, dicendo: “Re, per questo mondo sei il mio padrone. Perciò, e a causa del tuo cambiamento, preferirei che l’interpretazione valesse per coloro che non vogliono sapere nulla del tuo saluto di pace. Le prigioni sono quasi vuote; e voi amministratori, i tuoi peggiori nemici, sono adirati. Per questi sarebbe bene se il sogno si adempisse per loro. Ma Dio vuole che tu senta la verità.

18. Il cavaliere ha detto: ‘Tu sei un principe del mondo, non un signore regale. Una volta avrai da espiare tutto. Consideralo come Grazia di Dio, se avviene ancora in questo mondo!’. Questo significa il sogno. Certi, quando sono diventati buoni, pensano che tutto il vecchio è stato rimesso. No! Attraverso il fare del bene viene certamente perdonata una parte della vecchia colpa; ma, …tutta? E così ascolta:

19. Tu sei l’albero, potente, sul seggio della ‘grande Babilonia’. Giungendo fino al cielo, significa che perfino i tuoi principi si devono chinare dinanzi a te. I rami fino alla fine di questo mondo indicano che tu dai molte leggi a cui sono sottomessi tutti i sudditi fino ai confini del tuo paese, e ancora oltre lo stesso, dovendo mangiare i loro ‘frutti’.

20. Il guardiano sta presso il seggio del governo con altri tre. Era la PAROLA di DIO! La Sua alta VOLONTA’! Come ‘tronco delle radici dell’albero’ rimane attaccato nel Terreno di Dio, nonostante l’avversità. Devi abbandonare il tuo castello e vivere nel campo libero, finché sarà rimesso ciò che macchia il tuo governare con sangue e crudeltà.

21. Il tuo regno rimarrà finché non è trascorso il suo tempo, e non tu ne vedrai la sua fine. Se riconosci la Legge del Signore che si adempie su di te, allora ritornerai di nuovo quando la rugiada del cielo ti avrà purificato. I tuoi nemici si pentiranno del trionfo. Come nell’alto esempio ti ho restituito il cerchio d’oro, così sottostarà a te il regno per il tuo ultimo tempo di vita.

22. Pensa a ciò che fu detto una volta: ‘Il mio Re è il Primo, EGLI è eternamente anche l’ULTIMO. Egli ha parlato, EGLI ha annunciato la Sua Volontà! E’ una Grazia immeritata che si adempirà per te, anche se certi la chiamano ‘punizione di Dio’. Dio non punisce! Ciò che l’uomo percepisce come punizione, è la Benedizione sconosciuta di Dio! Se ti atterrai saldamente a questa Consolazione, allora Dio ti terrà alla Sua mano di Padre, finché non imparerai ad obbedire alla Sua Volontà”.

23. Può la grande Babilonia comprendere e sopportare la Parola di Dio? A volte è successo. Anche Nabucodonosor l’accetta. Ma un grande darà definitivamente via dalla sua mano il suo potere del mondo? Il babilonese lo sperimenterà su se stesso. Una rivolta segreta, eseguita dalla maggior parte dei principi, amministratori e consiglieri, deporrà il re. ‘Dev’essere catturato!’. Allora Daniel lo potrà salvare.

*

24. Lo porta dietro al suo castello sull’altura di Dura nelle caverne segrete. Un passaggio noto solo a Daniel conduce alla caverna più grande. Dei fedeli aiutano il loro re a superare il tempo mondano senza Grazia. Regna un ‘regime dei consiglieri’ che la Persia sfrutta, sostenuta da altri paesi. Sangue e lacrime scorrono come un fiume attraverso il paese dell’Euphrat.

25. Arioch ed Aspenas sono stati deposti. Daniel li ha liberati. Così stanno con il re nella caverna. Il giaciglio è duro, il cibo povero. Per la loro protezione Daniel rimane più a lungo lontano; va da loro solo di notte. Verrebbero strangolati se li si trovasse. Babilonia sta due anni sotto il regime del terrore, dell’ingiustizia e della morte. Ecco, all’improvviso…

*

26. Inizia la domenica. Il cielo si è adornato con seta blu. Il ‘consiglio di sangue’ è stato arrestato dal popolo. Ecco che arriva il re su un cavallo bianco, al suo fianco e in un lungo corteo dietro a lui, i fedeli. Lo segue un popolo giubilante come un grappolo d’uva. Nabucodonosor sale ancora una volta sul suo trono. Deve uccidere i traditori? Devono languire nella prigione fino alla fine della loro vita?

27. “Daniel, consigliami!”. Una esclamazione, venendo dall’anima più profonda.

- “.DIO ti consiglierà”, dice seriamente il veggente del Giordano. “Tu stesso sai che cosa ha fatto il Signore su di te, fallo anche al tuo prossimo”.

- “Tu sei il mio prossimo, e i fedeli”, confessa il re, mentre il suo volto è ombreggiato dal lutto. Si è anche ammalato, malato e vecchio.

28. Daniel dice amorevolmente: “Non concedere ai tuoi nemici di fare ciò che è stato fatto da loro su di te. Sono povere anime, senza un cuore vitale che dica loro ciò che sarebbe buono o cattivo. Guarda: vivono ancora secondo il corpo, ma sono morti! Non conoscono né Dio, né amore, né compassione. Se ora vuoi fare di loro ciò che DIO ha fatto per te, allora lasciali liberi e impuniti; ed hai fatto un miracolo, più santo e più grande che fu quello del miracolo del fuoco”.

29. Si possono fare da nemici, degli amici? In questo mondo, sovente non riesce; ma oggi aiuta la Luce. Il reggente segue il consiglio e ordina da sé i prigionieri. La loro paura è più grave che una morte di tortura, perché non presagiscono che Nabucodonosor darà loro la grazia. Li licenzia dalla loro funzione solo con un serio ammonimento. Crollano confusi.

30. “Signore”, si lamenta uno, “fa di noi, schiavi, ce lo siamo meritati”.

- “No, dovete essere liberi sudditi. Non dovete giurarmi di conservare la fedeltà, ma a quel Dio, che il profeta del Giordano ha portato a noi, e riconoscere LUI, che io ho potuto riconoscere prima come re, nella mia crudeltà, nell’esilio, e ora di nuovo qui sul mio trono.

31. Sì: Arioch, Aspenas e gli altri mi hanno cercato, e Daniel con i suoi amici, i consiglieri giudei e molti altri mi hanno ricondotto al castello. Mi è divenuta maggior magnificenza attraverso il consiglio di uomini pii. Perciò lodo, glorifico e onoro io, Nabucodonosor, questo altissimo Re.

Tutto il Suo fare è Verità,

e le Sue Vie sono giuste!

32. Egli può abbassare l’orgoglioso, ma chi si china davanti a Lui, Egli lo eleva nella Sua Luce”.

*

33. Nabucodonosor non governa più a lungo. Suo figlio Bel-Sazar assume il governo alla sua morte. Con ciò la ‘grande Babilonia’ giunge ancora più forte sul piano.

 

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Cap. 12

La mano di Dio: “Mene Tekel U-pharsin”

[Daniele 5,1-30]: «1 Il re Belsatsar fece un gran convito a mille de' suoi grandi; e bevve del vino in presenza dei mille. 2 Belsatsar, mentre stava assaporando il vino, ordinò che si recassero i vasi d'oro e d'argento che Nebucadnetsar suo padre aveva portati via dal tempio di Gerusalemme, perché il re, i suoi grandi, le sue mogli e le sue concubine se ne servissero per bere. 3 Allora furon recati i vasi d'oro ch'erano stati portati via dal tempio, dalla casa di Dio, ch'era in Gerusalemme; e il re, i suoi grandi, le sue mogli e le sue concubine se ne servirono per bere. 4 Bevvero del vino, e lodarono gli dèi d'oro, d'argento, di rame, di ferro, di legno e di pietra. 5 In quel momento, apparvero delle dita d'una mano d'uomo, che si misero a scrivere, difaccia al candelabro, sull'intonaco della parete del palazzo reale. E il re vide quel mozzicone di mano che scriveva. 6 Allora il re mutò di colore, e i suoi pensieri lo spaventarono; le giunture de' suoi fianchi si rilassarono, e i suoi ginocchi cominciarono a urtarsi l'uno contro l'altro. 7 Il re gridò forte che si facessero entrare gl'incantatori, i caldei e gli astrologi; e il re prese a dire ai savi di Babilonia: 'Chiunque leggerà questo scritto e me ne darà l'interpretazione sarà rivestito di porpora, avrà al collo una collana d'oro, e sarà terzo nel governo del regno'. 8 Allora entrarono tutti i savi del re; ma non poteron leggere lo scritto, né darne al re l'interpretazione. 9 Allora il re Belsatsar fu preso da grande spavento, mutò di colore, e i suoi grandi furono costernati. 10 La regina, com'ebbe udite le parole del re e dei suoi grandi, entrò nella sala del convito. La regina prese a dire: 'O re, possa tu vivere in perpetuo! I tuoi pensieri non ti spaventino, e non mutar di colore! 11 C'è un uomo nel tuo regno, in cui è lo spirito degli dèi santi; e al tempo di tuo padre si trovò in lui una luce, un intelletto e una sapienza, pari alla sapienza degli dèi; e il re Nebucadnetsar tuo padre, il padre tuo, o re, lo stabilì capo dei magi, degli incantatori, dei caldei e degli astrologi, 12 perché in lui, in questo Daniele, a cui il re avea posto nome Beltsatsar, fu trovato uno spirito straordinario, conoscenza, intelletto, facoltà di interpretare i sogni, di spiegare enigmi, e di risolvere questioni difficili. Si chiami dunque Daniele ed egli darà l'interpretazione'. 13 Allora Daniele fu introdotto alla presenza del re; e il re parlò a Daniele, e gli disse: 'Sei tu Daniele, uno de giudei che il re mio padre menò in cattività da Giuda? 14 Io ho sentito dire di te che lo spirito degli dèi è in te, e che in te si trova luce, intelletto, e una sapienza straordinaria. 15 Ora, i savi e gl'incantatori sono stati introdotti alla mia presenza, per leggere questo scritto e per farmene conoscere l'interpretazione; ma non han potuto darmi l'interpretazione della cosa. 16 Però, ho sentito dire di te che tu puoi dare interpretazioni e risolvere questioni difficili; ora, se puoi leggere questo scritto e farmene conoscere l'interpretazione, tu sarai rivestito di porpora, avrai al collo una collana d'oro, e sarai terzo nel governo del regno'. 17 Allora Daniele prese a dire in presenza del re: 'Tienti i tuoi doni, e da' a un altro le tue ricompense; nondimeno io leggerò lo scritto al re e gliene farò conoscere l'interpretazione. 18 O re, l'Iddio altissimo avea dato a Nebucadnetsar tuo padre, regno, grandezza, gloria e maestà; 19 e a motivo della grandezza ch'Egli gli aveva dato, tutti i popoli, tutte le nazioni e lingue temevano e tremavano alla sua presenza; egli faceva morire chi voleva, lasciava in vita chi voleva; innalzava chi voleva, abbassava chi voleva. 20 Ma quando il suo cuore divenne altero e il suo spirito s'indurò fino a diventare arrogante, fu deposto dal suo trono reale, e gli fu tolta la sua gloria; 21 fu cacciato di tra i figliuoli degli uomini, il suo cuore fu reso simile a quello delle bestie, e la sua dimora fu con gli asini selvatici; gli fu data a mangiare dell'erba come ai buoi, e il suo corpo fu bagnato dalla rugiada del cielo, finché non riconobbe che l'Iddio altissimo domina sul regno degli uomini, e ch'egli vi stabilisce sopra chi vuole. 22 E tu, o Belsatsar, suo figliuolo, non hai umiliato il tuo cuore, quantunque tu sapessi tutto questo; 23 ma ti sei innalzato contro il Signore del cielo; ti sono stati portati davanti i vasi della sua casa, e tu, i tuoi grandi, le tue mogli e le tue concubine ve ne siete serviti per bere; e tu hai lodato gli dèi d'argento, d'oro, di rame, di ferro, di legno e di pietra, i quali non vedono, non odono, non hanno conoscenza di sorta, e non hai glorificato l'Iddio che ha nella sua mano il tuo soffio vitale, e da cui dipendono tutte le tue vie. 24 Perciò è stato mandato, da parte sua, quel mozzicone di mano, che ha tracciato quello scritto. 25 Questo è lo scritto ch'è stato tracciato: MENE, MENE, TEKEL, UFARSIN. 26 E questa è l'interpretazione delle parole: MENE: Dio ha fatto il conto del tuo regno, e vi ha posto fine. 27 TEKEL: tu sei stato pesato con la bilancia e sei stato trovato mancante. 28 PERES: il tuo regno è diviso, e dato ai medi e ai persiani'. 29 Allora, per ordine di Belsatsar, Daniele fu rivestito di porpora, gli fu messa al collo una collana d'oro, e fu proclamato che egli sarebbe terzo nel governo del regno. 30 In quella stessa notte, Belsatsar, re dei caldei, fu ucciso; 31 e Dario, il Medo, ricevette il regno, all'età di sessantadue anni.»

 

1. La provincia di Babele assegnata, non può essere espropriata. Dei funzionari avvertono il loro nuovo re di non provocare ‘il veggente del Giordano’, come viene chiamato ancora ovunque. “Tuo padre”, dicono, “ha voluto bruciare i consiglieri giudei, ma il loro Dio ha aiutato attraverso il miracolo del fuoco, del quale si parla ancora ovunque”.

2. “Pah! Magia! Se la tenga! Tanto, in parte è un deserto”. Non lo si tradisca, cosicché la provincia, grazie alla diligenza, soprattutto lungo i fiumi, avendo campi fertili e grandi giardini, aiutano a colmare le casse regali con alta percentuale. Sì, qualche giudeo ora è di nuovo diventato ricco.

3. Daniel aveva portato da sé Harfia quando a suo tempo era giunto al potere ‘il governo dei consiglieri’. La gente del fabbro ne era rimasta molto rattristata, ma Asnorba sapeva che presso il fratello, che nessuno osava toccare, era sicura. Sovente vengono nella casa del fabbro, e per tutti è poi un bel giorno di festa.

4. Bel-Sazar non ha ancora comandato da sé il ‘principe di Dur’. A costui sta bene. Ora vive fra il suo popolo. Si va da lui per chiedere consiglio e legge. I consiglieri Mesach, Sadrach e Abed-Nego, che hanno ancora il privilegio della guida, lo rispettano. Nell’ultimo tempo di Nabucodonosor i giudei han potuto costruirsi delle sinagoghe come scuole per la gioventù.

5. Un annuncio rende ribelle il popolo giudaico. Bel-Sazar, dando un ricevimento, ha fatto portare le stoviglie del tempio di Gerusalemme che venivano custoditi nel castello di Erech nel paese di Sinear. Gli altolocati erano stati invitati insieme alle donne; c’era pure l’harem del re. Solo la regina non è comparsa. Chi sa che Daniel le abbia insegnato a riconoscere Dio?

6. Il ricevimento comincia a mezzogiorno. Il re alza quel calice in cui aveva accolto una volta all’anno il sangue dell’agnello di Pasqua, colmo con vino rosso. Egli esclama: “Guardate, non sono solo Bel, come lo era mio padre, …no! Sono io il dio degli déi, e voi mi dovete adorare! Io sono anche il dio dei giudei, perciò bevo dal Suo calice. Ma dato che Bel è il nostro dio principale, chiamatemi d’ora in poi ‘Bel-dio-Bel-Sazar’!”

7. Si giubila, si mangia, si beve e ci si diverte, e non si teme di accoppiarsi pubblicamente. Bel-Sazar bada comunque acutamente che i magnifici vasi non vengano danneggiati. Per questo sono stati incaricati dei consiglieri segreti, e qualche ladro che ha osato rubare un vaso, viene subito arrestato. Babilonia in questo tempo è stracolma di stranieri. In seguito si festeggia l’incoronamento di Bel-Sazar per tutta una settimana.

8. Salendo al trono ha considerato intelligente piangere per tre mesi la morte del padre. Ora mostra il suo animo, malato e confuso, aggravato da una mania più grande di quanto era quella di Nabucodonosor nel suo tempo peggiore. Il popolo non se ne accorge ancora. Lui risparmia ancora i suoi sudditi, …intanto, mentre cerca di svuotare gli stranieri. E ora…

9. E’ tardi. Canti a squarciagola, deliri, alcolismo, donne nude, …uno spettacolo da inferno! Dalle torri risuonano delle corna: mezzanotte. Ecco, è come se un pugno gigante scardinasse le porte, e come una tempesta, rumoreggia attraverso la sala. E’ un tornado dal deserto? Oppure è l’aria di gelo qui sconosciuta, dal nord? I partecipanti alla festa si irrigidisono.

10. Proprio in quel momento il re solleva quel Calice per – per non si sa quante volte già – svuotarlo. Lo lascia cadere al suolo senza forza. Il vino rosso penetra nel suo abito. Ah, …avviene un altro miracolo del fuoco?, Un altro, …che Nabucodonosor ha dovuto sperimentare? Una mano, come un fulmine, saetta qua e là, lungo la parete bianca. Un’orrenda immagine. La mano cancella continuamente ciò che lei stessa ha scritto, e scrive per una mezz’ora.

11. Sono morti coloro che siedono presso le tavole? Morti, e sobri? Si aggrappano con le unghie ai loro pantani. E quando la mano corre via, diventa buio. Si sono spente tutte le torce. Gli schiavi, senza invito, portano nuova luce. Allora si vedono maschere deformate dalla paura, il re è accovacciato pallido a morte sull’alto seggio. Si sforza intimorito a riprendersi. Con grande sforzo rinsalda la voce:

12. “C’è qualcuno che, …che lo può spiegare?”. Chi osa guardare il muro bianco, come se il fulmine scrivesse ancora? “Meno male…”, dice Bel-