– Rivelazione –

(Dettato ad Anita Wolf nel 1963)

Che un figlio della Luce, incaricato di un grande compito, non possa cominciare a operare facilmente qui nel tenebroso mondo scelto per la redenzione dalla caduta, soprattutto in un tempo difficile, lo dimostra la preparazione spirituale del terzo angelo-guardiano Perutam, per la sua missione terrena quale Giosuè.

----------

“Phala El Phala”

[1250-1125 a.C.]

                                                                          

 

( Giosuè / Perutam )

 

«Da allora furono aperte le Porte».

[A.G. 16,26]

 

«Beato chi legge

 e beati coloro che ascoltano le parole della profezia».

[Ap. 1,3]

 

 

Personaggi - ( 1a Parte – su Dysothera )

 

Tao-Mana                      Dio, il Reggitore del Tutto

Abaturan                       sacerdote e reggente della stella Dysothera

Phroebe                        moglie di Abaturan

Chata                           1° cittadino e rappresentante del reggente

Myo-Chata                    moglie del 1° cittadino

Dyso-Chata                   nome del 3° angelo guardiano Perutam su Dysothera

Sopher                          2° cittadino

Bela-Sopher                  moglie del 2° cittadino

Luosartum                     3° cittadino

Phroebe-Luosartum        moglie del 3° cittadino

Midgurd                         4° cittadino

Nusar                           ricercatore di stelle

Vasto                            un ragazzo

Chersta-Vasto               una ragazza

 

Mugona                         Sole-centrale primordiale della Serietà

Dysothera                     Sole-centrale galattico (su cui risiedono i personaggi)

Atareo                           Sole-centrale di Sadhana andato distrutto con la sua caduta

 

Personaggi - ( 2a Parte  – su Trigidur )

 

LISHI-ANA               UR-Dio nella Rivelazione di Persone e del Discorso

Karmosha                 reggente della stella Trigidur e 1° anziano

Hera                        moglie di Karmosha

Ja-Ardua                  nome del 3° angelo guardiano Perutam nella sua incarnazione di Luce su Trigidur

Alrinna                     una vicina

Necoador                 un anziano

Crispar                     è lo stesso Nusar su Dysothera, il ricercatore di stelle

Reegany                  una aiutante sul sole Trigidur

Maras                      un almanaccone non ancora incarnato nel mondo

Prudon                     il grigio, non ancora incarnato nel mondo

Vladda                     un altro essere non ancora incarnato nel mondo

Fraola                      una donna più matura del gruppo su Trigidur

Rayjutam-Ralgar       Il quarto angelo guardiano (solo citato)

 

Damanona                Sole-centrale originario spirituale tra l’Empireo e i Globi-involucro

Trigidur                     stella - Sole-centrale irradiato da Damanona

Sadhura                   Il settimo Sole-centrale irradiato da Damanona

Mira                        

 

 

 

Personaggi - ( 3a Parte – sulla Terra )

 

DIO                     la Divinità-Padre
Uraniel                il cherubino portatore dell’Ordine (incarnato in Mosè)
Urea                    la compagna/serafino di Uraniel nel Regno
Michael               il cherubino della Volontà (-che sarà Elia)
Aaron                  il più anziano dei sacerdoti e dei Leviti
Amalek                un dissidente tra il popolo esodato
Eleasar                3° figlio di Aaron, sacerdote
Giosuè                l’incarnazione del 3° angelo guardiano Perutam, figlio di Nu-Anim,                      
Ithamar                4° figlio di Aaron, sacerdote

Mirjam                 moglie di Aaron

Musa                   Mosè
Nu-Anim              giudice anziano d’Israele, detto Nun                    

Abida                  principe di Benjamin

Ahi-Eser              principe di Dan

Deguel                principe anziano di Gad

Eliab                   principe di Sebulon

Eliasaf                 principe di Gad

Elisama               principe di Ephraim (traditore)

Elizur                  principe di Naftali

Gamliel                principe di Manasse

Hur                     anziano gran principe di Israele

Nahesson            principe di Giuda

Nathanael            principe di Isaschar

Pagiel                  principe di Asher

Selumiel              principe di Simeone

 
Abeldan               consigliere anziano e presidente dei 70 anziani

Ahira                   principe di Ruben

Begiana               figlia del principe giudeo, più tardi la moglie di Giosuè (Laija)

Benaja                 consigliere

Caleb                  giovane aspirante alla guida di Israele

Chargo                anziano

Chol-Hosar          un costruttore di pozzi, di Issacar

Hadad                 figlio del principe Ben-Hur, poi successore di Giosuè

Hesabal               Giudice di Isaschar

Ismahael             figlio di Ben-Hur-Hadad

Isora                   moglie di Kahathael

Jaddua                anziano

Jeroboas             (Geroboamo) comandante delle forze armate di Israele

Kahathael            aspirante principe di Gad

Khamnat              Giudice di Sebulon

Melaon                un anziano (sobillatore)

Nisroch               uno sgherro di Gerico

Othniel                giovane consigliere, più tardi giudice in Israele

Pinehas               figlio di Eleasar, sacerdote

Rahab                 la prostituta di Gerico della stirpe di Gerico

Rehum                principe di Sebulon successore di Eliab

Sanhus                figlio di Kahathael e di Isora, più tardi principe di Gad

Zinsbar               

Zippora                moglie di Mosè, defunta

Assodi                 atro nome di un cosiddetto ‘diavolo‘              

                       

Luoghi citati

Arnon (fiume) - Aroer - Baal-Hazor - Beth-Sean - Beth-El - Bethlemme - Cades - Dibon - Edom - Elath - Furt (fiume) Gerico - Haran - Issacar - Issale - Jabes-Gilead - Jarmuk (fiume) - Madian - Moab - Ramoth-Gilead - Sin (deserto) - Tel-Araba - Thimnath-Heres - Thimnath-Serah - Rafidim

 

 

Personaggi - ( 4a Parte – nel Regno)

 

UR-DIO                        il Creatore

Perutam                        il 3° angelo guardiano (Giosuè)

Uraniel                          il cherubino portatore dell’Ordine (incarnato in Mosè)

Urea                             il serafino compagna di Uraniel

Alaniel / Madenia           portatori della Pazienza (sarà Giobbe)

Raphael / Agralea          portatori dell’Amore (Enoch)

Orytam                         1° angelo guardiano (Adamo)

Hagar                           angelo compagna di Orytam

Muriel / Pargoa              portatori della Serietà (Abramo)

Begiana                        moglie di Giosuè

Layja                            la compagna spirituale di Perutam

Harim                           in ebreo-spirito dell’epoca di Mosè

Pherida                         un ebrea-spirito del tempo di Mosè

Osnie                            Un ebreo-spirito del tempo di Mosè

 

 

INDICE

 

Ia parte: Dio / Tao-Mana

Cap. 1       Su Dysothera l’arrivo dell’angelo guardiano – Gli insegnamenti di Tao-Mana

Cap. 2       Alla festa della permanenza

Cap. 3       Insegnamenti del Padre e di Dyso-Chata fino alla partenza

 

IIa parte: Dio / Lishi-Ana

Cap. 4       Su Trigidur l’arrivo di Perutam come insegnante Ja-Ardua

Cap. 5       La permanenza

Cap. 6       Crispar e Ja-Ardua insegnanti della Luce – Lishi-Ana meraviglioso insegnante dei figli - La partenza

 

IIIa parte: Dio / Emmanuel

Cap. 7       Uraniel, benedetto, parte per la Terra, poi segue Perutam-Giosuè - Trent’anni impegnativi nel deserto – Giosuè viene chiamato sul monte - Dio interviene nelle contese – Aaron riconosce gli errori  - Giosuè co-guida altri dieci anni fino ai moabiti - L’arrivo

Cap. 8       Giosuè guida fino a Gerico – Il colloquio con Dio – Ancora opposizioni – Dio consola – Arriva un angelo-guida che insegna e aiuta: è Mosè – La battaglia, l’incendio, Rahab è salva – Un solo arrestato -  Un principe tradisce – Primi giudici in Israele

Cap. 9       Guidare Israele - In Silo, infondate accuse - Nel Tabernacolo, il Padre - Un’elevata visita - Un altare a Beth-Sean - Un giudizio su due cattivi - Sanhus di Gad al primo posto - Hur-Hadad nuovo giudice - Un vandalo viene ammansito - Dio consola - A Sichem l’ultimo messaggio di Giosuè, poi il voto - Il giuramento e la pietra - La partenza

 

IVa parte: Dio-UR, l’Eterno-Santo, L’Eterno-Unico e Verace

Cap. 10     Sulla via verso il Cielo, davanti all’Albero della vita

Cap. 11     L’accoglienza di Urea – Un’ultima prova è superata - Alla mano di UR

Cap. 12     Nel Santuario, il Padre insieme ai Suoi figli benedetti

 

 

Alcune spiegazioni delle parole:

 

Alluiha                    = Alleluia!

Cheru-Serpha         = Trono o Seggio della Divinità

Chlumba                 = una specie di gazebo

Damanona              = un Sole spirituale/materiale (chiamato anche Mira)

Kybatum                = lo spiazzo/balconata della torre

Mi-Ara-Mi              = un particolare ringraziamento, anche ‘Amen’

Urlafa                     = culla, simbolo della mangiatoia di Gesù

Yitu-Aca                = misticismo e lingua della stella                             

 

 

 

 

PREFAZIONE

 

Dove il dogmatismo disturba la libera conoscenza, manca lo Spirito di Dio, e se questo non alita, mancherà l’autentica chiarezza. PHALA-EL-Phala: due volte cinque lettere, uguali ai Dieci Comandamenti del Sinai, più due lettere come rispondenza dei due Comandamenti d’amore, ‘EL’ (Dio).

L’Opera non è facile da leggere; nella prima, nella seconda e nella quarta parte ci si deve far trasportare nello Spazio e nelTempo dell’ultra terrestre. Chi comprende bene la Parola del Salvatore «…ma dato che non siete del mondo» [Giov. 15,19] costui sa che nessuna creatura fu partorita nella materia. Là dove i figli rimasti fedeli operano, là dove questi figli fedeli attendono l’occasione della loro prova per dimostrare la fedeltà con il co-aiuto, là il Padre, sebbene con un nome diverso, opera e insegna. Ogni occasione, ogni atto avviene per la crescita spirituale di ciascuno, e ciò viene fatto con colloqui continui nei quali insegnano coloro che sono titolati a farlo, occasioni in cui il Padre, Tao-Mana oppure Lishi-Ana in questa rivelazione, ma anche UR, compare tra i figli non caduti per donare insegnamenti su insegnamenti. L’esperienza passata in un incarnazione, che altro non è che il ricordo che nello spirito resta indelebile di come si è affrontata una prova, viene sempre messa alla luce per farne tesoro, per imparare, per capire, per riaffermare quanto appreso ed evitare che l’esperienza possa portare ad una retrocessione. Perciò anche la caduta di quel terzo dei fratelli e del primo spirito creato – Sadhana – fa fare esperienza, al fine di continuare a crescere nella conoscenza degli errori da non commettere e nella comprensione del procedere della Divinità-Padre per il recupero dei caduti.

Sul titolo della rivelazione, l’esperto V. Mo. Linz scrive quanto segue: “Dato che l’antico ebraico conservava le radici del linguaggio primordiale, sarebbe un’indicazione valutarla in ebraico, ‘Phala’ = Miracolo, atto miracoloso” (non vocalizzato sarebbe Paalha), ebraico ‘El’= Dio, la Luce di Dio. La parola temporale ‘phala’ = (non si potrebbe vocalizzare) ‘phlh’ (ma pronunciato come ‘Phalaa’). Con ciò, per noi, per poterlo leggere “Phala El Phala” il cui significato è: Dio (come Luce rivelata) ha esternato da Sé un atto miracoloso. Il titolo mi fu rivelato in sogno”.

Possa questo libro diventare una benedizione per gli amici della Luce.                                       

Anita Wolf

 

*  *  *

Commento al testo

(dagli “Amici della Nuova Luce”)

Con la presentazione della vita spirituale  di Giosuè, quale il terzo dei quattro angeli guardiani prima della sua incarnazione, espressa nella prima e nella seconda parte del libro, ci viene rivelato che, sebbene egli sia il figlio-bambino di una coppia di angeli, Chata e Myo-Chata, è come se fosse da sempre un adulto. Nello spirito, ciascuno di noi è un’entità creata ai primordi, ma nello sviluppo ciascuno resta per la Divinità un bimbo nella fase della sua crescita. Inoltre, ancora una volta viene rimarcato come l’infinità del tempo della Creazione è ancora nel suo primo Giorno, nel quale dovrà avvenire il recupero della totalità dei caduti. Pertanto, nulla può essere immaginato riguardo agli altri sei Giorni che seguiranno in epoche lontanissime per i quali, il Padre riconosciuto da tutti i figli, dai fedeli e dai redenti, ha già preparato inimmaginabili creazioni da portare avanti e da far vivere nella vita spirituale futura.

Una riflessione particolare credo sia importante sul tempo di come questo viene vissuto nello spirito, poiché più volte si percepisce come, mentre lì sembrano passare pochi giorni, sulla Terra passano invece molti anni, centinaia e più. In parte, questo si è già esplicato nell’opera “Karmata” con il cammino spirituale di un piccolo angelo poi incarnato come Jakob Lorber, e perciò qui con Perutam, il terzo angelo guardiano, non è altro che una conferma di questo concetto ‘tempo’. 

I linguaggi, a tratti non immediatamente percepibili, derivano dal linguaggio del Cielo, perciò è solo per Grazia che ci è possibile seguirli. A differenza di altre rivelazioni, in questa si esplica molto la vita spirituale degli angeli non caduti, come pensano, operano, guidano, ai quali il compito di co-aiutanti diventa per tutti la base di vita in questo primo Giorno della Creazione per il recupero del primo caduto e di tutta la sua schiera. Un ‘lavoro’, cui tutti sono soggetti in un tempo lunghissimo con incarnazioni anche ripetute negli infiniti mondi della Creazione. Grandi e piccoli della Luce cui, assoggettandosi a un tale ‘lavoro’, per amore dei fratelli caduti diventa anche una scuola di vita, per crescere nella comprensione dell’immenso progetto di recupero del Padre e della Sua infinita Misericordia.

I dialoghi che si sviluppano nel Regno nelle varie sfere di vita dei figli-fratelli non caduti, sono ricchi di insegnamenti, e non necessariamente pronunciati dalla Divinità-Padre, ma si nota come la sapienza viene concessa a coloro che occupano posti sempre più elevati. Qui, tramite un angelo-guardiano, anch’egli un cherubino come i primi sette arcangeli, e anch’egli con accanto un serafino. Anche il rapporto-rispondenza del mondo spirituale presentato come mondi-luce che in cascata illuminano e portano vita spirituale-materiale all’intero universo spirituale e materiale, è espressione di insegnamenti di non poco conto.

Ciò che fa riflettere è il progetto del Cielo per la preparazione dell’incarnazione di Gesù, anticipata migliaia di anni prima con la preparazione dei figli che con la loro incarnazione sulla Terra, pur con la reminescenza, devono seguire un percorso prefissato, guidati spiritualmente, ma liberi nella loro libera volontà, di restare fedeli al Cielo. E’ chiaro che un vero profeta che annuncia la volontà di Dio, nella realizzazione di quella profezia vi ha concorso anticipatamente tutto il Cielo. Cosa che non può avvenire assolutamente, quando si tratta di false profezie propinate dagli spiriti del mondo dei caduti, che non si avvereranno mai.

Poteva, il libro di Giosuè biblico, non avere le sue correzioni? Solo dopo aver seguito gli avvenimenti citati in questa rivelazione, si può comprendere come la Parola nella Bibbia, per quanto vasta, è tuttavia inficiata e contorta per i grandi errori che riporta, non soltanto per la sequenza/cronologia degli eventi, ma soprattutto per certe affermazioni che nella S.Scrittura invertono spesso sia il senso delle cose che il comportamento dei personaggi e quindi dell’interpretazione perfino errata di Dio, che se ne può trarre. Correzioni queste, che ancora una volta ci devono spingere a quelle indicazioni di non prendere alla lettera tutta la Parola biblica, ma solo il senso della fede contenuto in essa. In particolare, essendo proprio questo libro uno dei più efferati per ciò che riguarda il comportamento degli ebrei guidati nella Terra promessa da Giosuè, i quali su richiesta del Signore parrebbe dovessero uccidere le popolazioni là presenti, al fine di poter poi prendere possesso delle terre da assegnare alle 12 tribù, proprio questo aspetto doveva essere chiarito (cap. 9,215-220). Cioè: poteva, un Dio d’amore, che aveva intimato il comandamento di ‘non uccidere’, proprio Lui, imporre di uccidere? Tema questo, sempre caro agli oppositori della vera fede, per presentare un Dio omicida e condottiero. Niente di più falso! Perciò la necessità nel nostro tempo di fare chiarezza su queste assurdità contenute sulla Bibbia, e contenute anche nei libri di Mosè.

Peraltro, anche l’evento di Gerico e delle sue mura cadute per la forza del Cielo, spesso così mistificato dai negazionisti, doveva essere preso in considerazione dall’Alto, affinché qualunque dubbio, ora, può anche essere messo al bando. Infatti, proprio il cap. 6,17-21, uno dei più crudi e difficili da digerire della Bibbia, è completamente falso! Non per la caduta delle mura che ha sempre rappresentato una sorta di mistero nell’interpretazione letterale, ma per lo sterminio seguente che non dovrebbe neppure essere ipotizzato, e solo comprendendo le tematiche dei vari personaggi di quel tempo, adesso si capisce perché fu riportato così, evidentemente artatamente mistificato. Infatti, come poteva, un popolo, guidato da un angelo (Gios. 5,14), quindi al servizio di Dio, indicare lo sterminio del nemico? Non sarebbe andato ciò, contro il comandamento “non uccidere”, che proprio questo popolo doveva osservare più di altri? Inoltre: perché passare a fil di spada anche le donne, giovani, vecchi e perfino il  bestiame che, di per sé, avrebbe fatto loro comodo, dopo quaranta anni di ristrettezze, proprio adesso che si erano stabiliti nella terra promessa?

E ancora: La città non fu distrutta, ma data in custodia agli anziani della tribù di Beniamino. E neppure tutto ciò che riguarda il cap. 7 biblico può avere attinenza con la realtà che ci viene svelata in questa rivelazione, poiché l’unica ribellione legata a Gerico, fu Da parte di Elisama, principe di Ephraim, ma solo per un capovolgimento del potere di Giosuè, pensato con pochi uomini durante la presa di Gerico, a cui non seguì nessuna lapidazione, né si trattò di possesso di beni preziosi rubati. Che le sue parole furono distorte storicamente lo si può intravedere al cap. 9,22-32, in cui Giosuè a sua difesa annota proprio questa eventualità, che poi gli scribi adottarono evidentemente di nascosto dopo la sua morte.

 

 

 

 

Dio / TAO-MANA[1]  -  Ia parte

 

Cap. 1

Su Dysothera l’arrivo dell’angelo guardiano – Gli insegnamenti di Tao-Mana

 

«Allora giubilarono tutti i figli di Dio»

[Giobbe 38,7]

1. Un flusso di luce e magnificenza. Una casa su un’ampia distesa pianeggiante. La porta è aperta. Dalle finestre cristalline rispecchia la luce mattutina. Nessun vetro più puro del nostro mondo si lascerebbe confrontare con questo cristallo, La casa è costruita a forma di quadrato, ma il giardino, nel mezzo in cui si trova, è rotondo ed è recintato da una siepe a muro che ha due ingressi. Attraverso una si entra, dall’altra si esce.

2. Il padrone di casa, Chata, sta rispettosamente alla porta e saluta gli ospiti con il saluto di pace che suonerebbe così:

‘Pace ti doni Tao-Mana, nostro Dio;

porta la Sua pace nella nostra casa!’

3. Ogni ospite alza il palmo della mano destra incontro alla luce, che arde come d’oro da un grande Sole (Hagarma) e dona un soave calore che cade sulla loro Stella di Luce DYSOTHERA. Nella mano sinistra si portano i doni, che si regalano alla padrona di casa per la ‘Festa dell’arrivo’. Chata è un uomo alto, fine, molto maturo secondo il suo essere.

 

3. Ogni ospite alza il palmo della mano destra verso la luce di un grande Sole[2] che brilla come color oro e dona un soave calore che cade sulla loro stella di luce Dysothera[3]. Nella mano sinistra si portano i doni per darli alla padrona di casa per la ‘Festa dell’arrivo’. Chata è un uomo alto e raffinato, molto maturo secondo il suo essere.

4. Anche sua moglie è abbastanza alta, di statura mgnifica. Le gote, altrimenti di un rosa delicato, in questo giorno sono più scure, talmente lei è colma di gioia celeste. I suoi capelli biondi riccioluti cadono fino alla cintura, la quale cinge sotto il suo seno, sull’abito di un rosa pallido. Oggi non deve ricevere gli ospiti, perché li riceve il primo figlio della casa.

5. Questo avviene diversamente che sulla Terra. Qui regna la legge della luce. Sta scritto nel Libro-Ur che contiene anche la Legge per la materia. Tutto viene unicamente da LUI! Su Dysothera non esiste nessuno spirito che stia al di sotto delle leggi [Gal. 4,5], soltanto nelle stesse. Loro vivono queste leggi fino in fondo.

6. Non diversamente la bella Myo-Chata. Il nome aggiunto a quello dell’uomo indica il legame tra di loro. Il suo nome proprio, al primo posto, vale per lo stesso rango dalla luce. Infatti lui e lei sono due candele di un unico candelabro, come la Divinità-UR che qui si chiama TAO-MANA, che significa Padre-Creatore oppure Dio-Sacerdote, il che ha proprio svolto in tali candelabri la prima creazione dei figli.

7. Myo-Chata siede su una sedia. Accanto a lei siede il sacerdote, il quale è contemporaneamente anche il reggente e primo insegnante.

- Lui posa la mano sulla spalla di lei: “Come ti senti, cara figlia?”. La sua voce sembra come un caldo raggio di Sole. Quello che dice, ha un unico peso per tutti gli abitanti della stella: è sempre importante. Sia che trasmetta la Dottrina di Tao-Mana, oppure che si adoperi per le famiglie sotto sua guida, tutto rimane uguale.

8. La domanda non è rivolta ad una preoccupazione materiale.

- “Bene, Abaturan”, dice la donna. “La gioia supera tutto, se sono matura spiritualmente, e forte, per ricevere il figlio dalle Mani di Tao-Mana, voglio stare nella tua ombra”. Lei intende che il figlio deve diventare pure lui un maestro e un sacerdote.

9. “Che nome gli darai?”

- Una domanda d’esame. I genitori di luce possono scegliere un nome, e non è un peso se lo fanno in anticipo. E’ comunque meglio sceglierlo solo quando – soprattutto da un punto di vista più elevato – arriverà il nuovo cittadino del Cielo. Chata è il primo, un co-reggente del regno della stella. E non lontano c’è la padrona di casa Myo. Spiritualmente è intelligente ed è ben vista tra la sua gente.

10. Lei china il suo capo in riverenza, “Lo so. È meglio aspettare finché il figlio non arriva dal Santuario. Allora Tao-Mana ci regalerà il nome”.

- “Molto bene, cara figlia. Ricordatevelo tutti:”, Abaturan lo dice agli ospiti, mentre Chata chiude già la porta, “siete liberi di scegliere un buon nome ai figli affidati, che a volte diventano più alti di voi stessi. La nostra lingua ne è perfino ricca.

11. Dysothera si trova nel campo di Mugona (Sole-centrale primordiale della Serietà), che Hagarma[4] irradia, tramite cui ci giunge rivelazione, luce e calore. Le irradiazioni si mostrano anche sovente nella forma, come quei figli con il cui arrivo si rivela il loro nome che devono portare sulle stelle”.

12. “E’ il nome che porta nella propria posizione del Regno?”, Chata abbraccia sua moglie nel santo gesto di preghiera, quando un figlio rende felice una casa.

- Il sacerdote spiega: “No, solo quando uno appare senza essere generato. Tao-Mana ha ricchissimamente provvisto ogni spazio nel quale vivono quei figli della Creazione che nella caduta (di Sadhana-Lucifero e dei suoi) erano invece rimasti fedeli alla Divinità, anche con una propria lingua, benché l’Empireo[5] conosca la sola lingua-Ur vocale.

13. E’ proprio così: Sulla via del cammino, fintanto che si vive qui nell’Empireo, si comprende ogni lingua che viene parlata qui e là. Come mai? Tutti i generi sono soltanto parti di una lingua espressa ad immagine quasi inafferrabile di Tao-Mana. Oh, la conoscenza più profonda di ciò che si riflette in tutti i Suoi insegnamenti. Noi la comprendiamo, non importa con quale linguaggio Egli la esprima.

14. Questa è la Sua porta aperta! Persino in quella lontananza che nel libero dovere dobbiamo ricercare, dove non si trova quasi un pallido riflesso della lingua della luce, una povera creatura dello spazio (l’uomo) comprenderà l’insegnamento dalla parola e dall’immagine, se si lascia aprire la porta del cuore. Dipende solo da questo; anche da noi, e… ciò dappertutto”.

15. Bela-Sopher chiede: “Quando viviamo secondo la ‘Luce nella luce’, perché non abbiamo un’unica lingua? Noi sappiamo che siamo proceduti da Tao-Mana, nostro Creatore-Padre. Sulle stazioni di Luce – essendoci passata con Sopher attraverso alcune – abitano soltanto dei figli della luce, senza influenza di quella lontananza che vediamo sovente nell’immagine degli insegnamenti. Ma perché non parliamo la lingua del Santuario?”

16. Sopher annuisce: “Anch’io ho riflettuto su questo. Ti prego, Abaturan, dicci che cosa è giusto!”

- Costui risponde: “Certamente! Bela-Sopher ha parlato anche per gli altri. La spiegazione è facile. La nostra vita sarebbe bella se avessimo tutto, se potessimo tutto, se non dovessimo conquistare niente? Dove sarebbe la nostra gioia, l’unica a donarci il progresso?”

17. “L’ho capito!”, esclama Luosartum, il terzo cittadino e quale sostituto insegnante. Sua moglie si procura molti meriti per via dei bambini che da stelle subordinate ricevono qui il loro ulteriore ammaestramento.

- Abaturan risponde gentile: “Bene! Spiegalo. Abbiamo ancora un po’ di tempo”. Lui intende fino all’arrivo del figlio per la casa.

- Luosartum indica il sole che attraverso il suo movimento nello spazio ora irradia la stanza degli ospiti:

18. “Se questo sole stesse fermo, e se la nostra stella non si muovesse, allora ne verrebbe illuminata una sola parte. Invece, attraverso il mutevole ‘avanti’ arriviamo in quel punto in cui si mescolano insegnamenti e conoscenze, fin dove – osservato dal punto di vista creativo – non c’è più bisogno di ampliamento. Se questo fosse la fine della conoscenza creativa, allora con l’arresto della nostra vita si fermerebbero tutte le nostre gioie. Cosa, …allora? Ma ancora: ah, molto di più. Oltre il limite di questo ultimo limite procede il Raggio della Bontà del Creatore: – La Sua luce e il Suo operare, la Sua dottrina e le Sue opere!

19. Allora – non abbiamo bisogno di saperlo adesso – Egli mette il Suo popolo, non appena è di nuovo pienamente raccolto, davanti ad una nuova Porta. Aspetteremo felicissimi, finché EGLI la aprirà lentamente, cosa che è ancor più miracoloso che se fosse aperta d’un tratto. Questa è la gioia da cui sorge la Vita: l’eterno permanere!”

20. Abaturan conclude: “La dottrina di Tao-Mana giace nella vita che ci educa. Phroebe-Luosartum pensa che se viviamo di luce e nella Luce della Divinità, perché abbiamo bisogno dell’educazione come la povera lontananza ne ha amaramente bisogno? Beh, …non è difficile!”, Abaturan sorride soavemente:

21. “La nuova Porta di cui parlava Luosartum è, per il nostro regno della luce, quella meravigliosa rivelazione che ci indica che la Divinità non conosce nessun arresto, e perciò tutte le opere, specialmente i loro figli, sono legati al progresso della Creazione. Questo progresso è unico e diverso, affinché ogni creatura se lo possa conquistare sui propri gradini di mutamento.

22. Giorno e notte si allineano quasi senza differenza, a parte le Notti maestose quando si sperimenta il Santuario. Noi edifichiamo, raccogliamo, istruiamo i nostri figli e teniamo il nostro servizio per Tao-Mana. Ciononostante, nessun giorno somiglia all’altro. Non ne percepiamo la differenza perché il progresso è appeso proprio spiritualmente al decorso della luce della nostra stella.

23. Se potessimo vedere il corso di Dysothera, allora ci accorgeremmo quanto corre veloce. Sarebbe possibile vederlo se, per questo, i nostri occhi fossero ombreggiati dalla mano del Creatore. Lo scopo della velocità rimarrebbe comunque incompreso; senza una rivelazione speciale, e il vedere ci servirebbe a poco.

24. Potremmo vedere camminare in modo maestoso anche i corpi nello spazio e il Dysothera, proprio come volteggiano le nuvole bianche su di noi, simili a grandi navi. Per le creature, nel concetto ‘lentamente’ giace la cosa più bella della nostra vita: sviluppo, insegnamento, azione e buona conseguenza della conoscenza.

25. Tao-Mana non ha bisogno di progresso, dato che Egli ha creato proprio dalla Sua Perfezione ciò che riguarda il genere, cosa che nelle Opere inconsapevoli si estende anche al loro essere (animo). Diversamente è inteso per noi. Qui si stanno di fronte, genere ed essere, o anima. Il genere indica la nostra origine. Il Perfetto crea il perfetto! (Gen. 1,31) L’anima, come cosa propria, lasciata alla creatura-figlio, Egli l’ha posta davanti alla Porta della perfezione e le ha trasmesso la meta finale del perfezionamento.

26. Indipendentemente dal fatto che Egli ‘metta davanti alla Porta’, e sorveglia (fino alla) la fine[6], lo tiene nel santo Anticipo nelle Sue mani di Creatore-Padre. Anche la via che noi chiamiamo sviluppo oppure vita, la governa Egli stesso dalla Sua Natura, dal Suo Essere, perché EGLI è uniformemente ‘il TUTTO’.

27. Nessuna creatura può essere portatrice di questo ‘Tutto’; noi rimaniamo sempre una parte di Tao-Mana. Questo è per noi molto più meraviglioso, poiché solo così ci troviamo al centro del Governo di Dio, solo così siamo custoditi dalla Sua Perfezione-Ur. Se non fosse così, …la prima (figlia) caduta sarebbe un eterno precipitare! Non ne rimarrebbe nulla che l’Essenza-Ur e la Sostanza-Ur, da cui il Signore si è creato il Suo primo figlio.

28. Certo, Tao-Mana potrebbe certamente creare un nuovo figlio dalle potenze raccolte; ma persino per la perfezione dell’Unico, il Perfetto, una nuova Creazione non sarebbe mai ‘la primizia’! Se il Creatore dissolvesse in Se stesso le potenze di un figlio che ha perduto il pieno scopo della vita – cosa che finora non è mai avvenuto – perché l’essenza della creatura ha rovinato il genere; allora sorgerebbe sempre qualcosa di completamente nuovo. Dovrebbe avere un nuovo nome, con cui sarebbe collegato ad una via del tutto nuova; in più, un nuovo scopo di vita o di creazione.

29. Nessun progresso, se si distrugge! Tao-Mana ha creato in modo perfetto! Proprio il nostro sviluppo, quello fino al punto della fusione d’insegnamento e di conoscenza, è una perfezione, anche se quasi sempre incompresa. Non avremmo raggiunto nessun grado di perfezionamento sulle stazioni spaziali, se non possedessimo il perfetto genere da Tao-Mana, con cui possiamo portare la nostra essenza alla perfezione, …attraverso il Suo Governo!

30. Sia menzionato ancora una seconda cosa: se senza quella caduta saremmo proceduti più rapidamente nello sviluppo. – Se ciò lo potessimo percepire nel tempo, non lo so. E’ anche senza importanza di farsene un’idea oppure persino – come succede nel povero spazio – di inventarsi qualcosa per ottenere questo o quello con esercizi fisici. Mancheremmo di molto!

31. Tao-Mana sa come il nostro sviluppo sia anche da collegare con la lontananza. Egli ha retrocesso il Suo Orologio della Creazione; Egli lascia andare lentamente il corso delle lancette. EGLI, il Signore del tempo, può appendere il Suo operare: Creazione, divenire e sviluppo, al Pendolo del Suo Orologio di Spazio e Tempo, e non importa se pendola di più o di meno. Nel ritmo del Pendolo tutto ciò che è trascinato ha quel ritmo.

32. Secondo: Egli ha disposto su un lento tempo il Pendolo dell’Orologio-Ur di Spazio e Tempo, affinché anche la povera lontananza possa tenere il passo e non rimanga ferma, quando un giorno il Suo più veloce detterà il decorso del tempo. Anche a noi, che possiamo servire, così è resa facile la strada.

33. Se passassimo dalla luce nella lontananza, nel ‘flusso fulmineo di un Universo’, …perderemmo molto[7]. Rimarrebbe bensì il genere del perfetto, ma dal proprio personale, che ha bisogno del progresso per la beatitudine, verrebbe tagliato molto. Non saremmo proprio in grado di giungere nella povera lontananza in un ‘volo di luce’. E se invece fosse stato così, allora la nostra entità avrebbe avuto bisogno di più aiuto di come potremmo aiutare noi stessi. Questo sia detto così, per gli incarnati …dalla Luce[8].

34. Noi possiamo aiutare, benché su una via da viandante è Tao-Mana il nostro Aiutante. Come avete appunto visto, gli esseri delle tenebre, incarnati nella materia, si lasciano aiutare soltanto contro volontà. Si ribellano di accettare l’insegnamento dalla Luce. Per questo l’Orologio dello Spazio e del Tempo è disposto diversamente, e noi facciamo bene ad orientarci su questo.

35. Quindi, per via della povertà il nostro procedere è lento, sempre su una via, sovente quasi non percepito. Il decorso di stella e Sole[9] sono un simbolo, perché l’ombra si muove in modo lumacoso, generando come un procedere della Luce. Il mattino porta, il mezzogiorno ha, la sera toglie la Luce: Arrivare, rimanere, andare, ci mostrano il corso delle Opere e dei Tempi.

36. Noi abbiamo bisogno dell’educazione a causa della nostra anima, ma anche – disposto pietosamente nel Pendolo della Creazione, per la ‘lontananza’ (i caduti) – un gradino dopo l’altro: dalla Luce, giù nell’oscurità; e da lì, …di ritorno nella Luce.

37. Arriva il figlio della casa!”, esclama Abaturan all’improvviso. “Egli ha una missione più grande; ma è come noi – un figlio – come Tao-Mana ci ha creato. Le funzioni affidate alle creature sono differenti, altrimenti non avrei bisogno di insegnare, non avremmo bisogno di aiutarci. Se fosse così, il nostro regno di luce sarebbe più povero che il mondo più povero.

38. Quando lui qui sarà adulto, assumerà il mio posto, perché io andrò oltre, per servire chi ha bisogno di aiuto, di servizio e di amore. Tali vie (dell’incarnazione) non sono facili, portano apparentemente più perdita sapienziale: ‘Da dove? Perché?’, e… ‘Per dove?’. L’ultimo viene aperto prima per via della via, perché ogni procreazione dalla luce somiglia ad un’incarnazione nella povera lontananza, ma non è come là, senza conservazione della fede.

*

39. Arriva la luce della casa”. Chata apre e vi penetra – come se lo avesse aspettato – un ampio raggio di Sole.

- Myo domanda: “Che cosa manca alla casa, sacerdote Abaturan, tanto da sottolineare ‘Arriva la Luce della casa’

- La domanda è gradita al superiore; non riguarda nemmeno uno sbaglio, piuttosto quella dedizione a Tao-Mana, con cui il progresso viene conquistato secondo la Luce. Perciò il sacerdote dice:

40. “Non preoccuparti, la vostra luce splende pura. Nel Regno, ancora di più che nella lontananza, i figli portano una benedizione come ampliamento della beatitudine che è propria di una casa. Tu, Chata, io e tutti gli ospiti siamo abitanti di questa stella. Quando avremo completato il corso [2° Tim. 4,7: «Io ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho serbata la fede»] allora Dysothera ci riaccoglierà. Fino alla Sera di questo Giorno di Creazione, in cui Tao-Mana si è creato i figli, saremo uniti e felici. Ma questo ‘figlio della luce’ serve ad uno scopo santo-grande”.

41. “Voglio sacrificare a Tao-Mana la mia Luce per rallegrarLo”, confessa Myo.

- Nusar pronuncia: “Lo vogliamo tutti. Egli siede sovente su una torre per misurare l’orbita dei corpi celesti, la loro velocità, il grado di luce e del calore, anche come e in qual numero di gradi colpiscono quelle stelle che si trovano nel mantenimento di luce di Hagarma. Nusar ha anche registrato come questo procede. Al suo lavoro manca certamente ancora la maturità sulla quale ‘poter costruire il prossimo’, come l’intende lui stesso.

42. Si acconsente. Oh, – ognuno vorrebbe dare una gioia a Tao-Mana, amarLo, onorarLo e servirLo. Mentre Myo sta al suo posto in casa, Abaturan le resta accanto, gli altri si recano davanti alla casa, Chata a destra della porta. Così si guarda nel raggio di sole che si è formato in uno spiraglio.

43. Nella sua parte centrale si vede una forma ingrandirsi sempre più; avvicinandosi viene verso la stella e vi entra. Poi si ferma un momento e riflette: ‘Da dove sono venuto? Dove sono ora? Dove devo andare?’. E’ certamente difficile confrontarlo come sulla Terra, quando un neonato nel primo anno impara a conoscere l’ambiente, senza conoscerlo coscientemente. Qui un’annata è paragonabile a sette anni terreni; e come un bambino di sette anni quella sagoma à verso la casa dove il raggio indica.

44. Un bel bambino! Qui sono tutti belli; si distingue solo il lavoro che compiono gli spiriti dei figli della Luce. Non esistono gradi di valore. Ogni servizio è consacrato ad UR, sia grande che piccolo, sia vicino che lontano.

45. Il figlio si trova al recinto. Supplicando allunga entrambe le mani. Chata e Bela-Sopher gli corrono incontro. Il bambino va verso la casa tra i due adulti. E’ del tutto diverso da come sulla Terra; egli è maturo per le stelle, nonostante il necessario sviluppo. Ma che questo figlio è situato più in alto nel Santuario, lo si nota nel suo spirito. Solo la sua anima adattata alla vita della stella in cui ha ricevuto la sua prima incarnazione della via, deve ancora crescere, maturare, come ovunque.

46. Nessuno lo saluta ancora. Il primo diritto spetta alla madre, dai cuori di lei e di Chata si è unito un raggio per la ‘via di figlio’.

- Myo allarga le braccia. Sul suo grembo c’è un panno bianco. Con delicatezza vi adagia il ‘bimbo’, lo stringe al petto e dice:

47. “Ti saluto, figlio dal Santuario di Tao-Mana! Tu sei un nuovo Raggio per noi; ma la nostra stella proviene dalla tua specie, poiché ciò che il Creatore ha creato, lo ha posto nel progresso della Sua Magnificenza sul Suo ricco Sentiero. Hai portato molta ricchezza con te”. Myo prende la mano di suo marito; “Chata, dì la preghiera di lode, ed Abaturan voglia trasmettere la benedizione di Tao-Mana per la ‘Festa dell’arrivo’. Con questa Benedizione abbiamo ricevuto con gioia il nostro primo figlio su questa stella”.

48. Chata prega: “O Essenza del tutto, Creatore-Padre Tao-Mana, hai benedetto la mia casa! La Tua bontà che corre attraverso lo Spazio, si rivela di tempo in tempo, ci fornisce la via e il corso; colma i cuori dei Tuoi figli. Ci hai insegnato ed inviato maestri per guidarci alla piena conoscenza.

49. Tu ci hai creato nel principio [Gen. 1], che è sempre un iniziare, quando da una stella giungiamo ad un’altra. Ma Tu tieni magnificamente nella Mano da Creatore la fine della via. Tao-Mana, Santo, siamo sempre con Te! Nulla ci separa, perché Tu Solo governi tutti i Tuoi Giorni della Creazione.

50. Oh, la Tua Guida! Noi possiamo servire, possiamo partecipare alle Opere. Tu il sesto Giorno hai elevato il Tuo Amore al maestoso servizio che il Tuo Lavoro abituato alla Salvezza ci pone. Non abbiamo nessun merito, se non sei TU a darcelo: quella Forza che ci rende viventi, che è la nostra Vita. Nondimeno, Tu accetti la nostra buona volontà come un dono da noi.

51. La mia gratitudine sia per Te il Sacrificio per il figlio; porterà molta Luce dalla Tua Luce. Questa è una meravigliosa Rivelazione; quindi chiamo il figlio secondo la nostra stella: DYSO sia il nome. Myo, la mia aiutante di Luce, deve indicare la seconda parte del nome. In onore a Te ed alla meditazione, o Tao-Mana, che sei santo, meraviglioso e magnifico”.

52. Myo ringrazia affettuosa: “Il nome della stella e della casa sia per il figlio che ci ha donato Tao-Mana”. Per la madre la nascita era stata non dolorosa, non fisica come in un mondo. Tuttavia, nella Luce, per la caduta, alla nascita, che si è svolta spiritualmente[10], è anche fissato un ‘co-peso’: – I genitori vedono nell’arrivo di un figlio la sua via fin giù sulla povera lontananza, qualche volta, sovente incarnato sui mondi della materia, a volte anche profondamente oppressi, benché mai separati secondo lo Spirito di Dio.

53. ‘Preoccupazioni di Luce’ viene indicato da UR, e Lui benedice colui che porta il co-peso da se stesso oppure in visione, …nel battito del Pendolo dell’Orologio di Tempo e Spazio di Dio[11].

- “Dyso-Chata!”. Myo stringe il bambino al cuore.

- Baciandola, lui dice: “E il tuo nome, madre? Non devo averlo?”. E’ giusto, nella Luce, che la prima parola del figlio sia per la madre.

- “Mi chiamo Myo-Chata. Siamo uno”, lei indica Chata. “I nostri nomi sono scritti nel ‘Nome’ Tao-Mana; siamo uniti con Lui nell’eternità”.

54. Abaturan, il reggente e sacerdote, posa le sue mani sull’altare di casa; poi, uno dopo l’altro sugli ospiti. Ecco che arriva l’Onnipresente tra loro. Se visibile, oppure invisibile, non lo si chiede. Il sapere della Sapienza splende: ‘C’è LUI !

55. Abaturan adora: “Tao-Mana, Signore della Creazione, Santo delle opere, Amante dei figli, Eterno dell’azione! Il figlio è venuto dal Santuario; il suo percorso era ampio. Su tutte le stazioni di Luce vale per primo il Tuo insegnamento, da cui dipende il progresso del nostro essere. Come una stella supera l’altra in chiarezza (1° Cor. 15,41), proprio così Dyso-Chata supererà me nella funzione.

56. Ma che importa, Tao-Mana? TU mi hai messo al mio posto. Se mi rimane conservato per la Tua Magnificenza, …possa essere più grande o più piccolo, è il posto attraverso il quale mi è permesso e posso servire. Ma come le stelle fervono nella chiarezza per annunciare il Tuo dominio, così pure i Tuoi figli che hanno ottenuto una funzione maggiore.

57. Tao-Mana, Ti ringrazio! La stella, ed anche il mio posto, giunge anche alla maggior chiarezza nella perfezione nel divenire, anche se si trova (già) in una prima fila dei Soli. Oh, la cosa maggiore ricade sul nostro popolo di stella. Oggi hai donato questa Benedizione, questa Magnificenza e Bontà.

58. Tao-Mana, io inizio questo Tuo invio nella YITU ACA (linguaggio mistico della stella), affinché dopo quattro anni (circa 28 anni terreni) lui assuma la carica di sacerdote. Lui dovrà istruire ancor meglio il Tuo popolo di come è stato possibile a me. RingraziandoTi, discendo per la via, quando il maggiore opera per il Tuo Onore, con la Tua benedizione per quei cari che finora ho potuto assistere. Possano loro, come molti altri che sono preceduti, iniziare la via che i genitori di Dyso-Chata hanno anche visto per il loro figlio della stella.

59. Tao-Mana, Tu chiami ‘preoccupazioni di Luce’ per il timore della via. Ah, – quanto Tu stesso sei preoccupato per ogni figlio, in particolare per i poveri che hanno abbandonato la Bontà, la Luce, l’Amore e la cordiale Misericordia (i caduti)! Proprio a loro va il lavoro. Sì, ora comprendo perché Tu hai detto ‘preoccupazione di Luce’. Il pensiero non mi è ancora del tutto maturo; ma quando ritorni, altamente amato Signore, allora insegnacelo.

60. Tao-Mana, Signore della Creazione, Santo delle opere, Amante dei figli, Eterno dell’Azione, lascia che festeggiamo la festa dell’arrivo, di fare il giusto soltanto nel Tuo Nome-Amore. Lascia venire su di noi la Tua benedizione, giù sulla nostra via; di ritorno una volta con la Tua Bontà, per riprendere di nuovo le sedie, che Tu ci hai preparato.

MI …ARA …MI !”  (esclamazione di gratitudine, Amen!)

61. Abaturan s’inginocchia presso l’altare della casa, davanti a lui il figlio (della Luce), ai due lati i suoi genitori, gli altri intorno a loro. Dyso-Chata tiene nella mano una candela rossa. Nessuno se ne stupisce. Ogni spirito di figlio della Luce porta con sé la sua candela. Il colore rosso indica la provenienza. Lui proviene quindi dalla regione del Focolare del Santuario, dalla terza delle quattro sedie dei guardiani[12].

62. Allora sulla Dysothera giubilano dei figli di Dio, e si percepisce il giubilo di tutti sulle stelle. Abaturan accende la candela al fuoco dell’altare. Essa divampa chiaramente; dopo comincia a bruciare costantemente, calma e forte. Nella sua fiamma si vede lo spirito di Dyso-Chata. Oh, gioia, quale beatitudine Tao-Mana ha donato loro con il figlio!

63. Il sacerdote ringrazia: “Tao-Mana, Signore, Santo, Amorevole, Eterno! Amare Te sempre di più come nostro Creatore tramite l’insegnamento, con cui impariamo – fin dove delle creature ne sono capaci – di riconoscere la Tua santa Entità-Ur; anche l’amore del Giorno che ha acceso tutte le candele dei figli. TU non le lasci spegnere, e nell’ultimo Sacrificio d’amore della Tua Azione…”, ora Abaturan ha una visione del futuro (la croce), “…conserverai presso il Fuoco del Tuo Focolare tutti coloro che i poveri caduti non hanno più.

64. Tao-Mana, ora vediamo che cosa significa questo”, dice descrivendo con la mano in cerchio su tutti gli ospiti e gli abitanti della casa. “Finora abbiamo creduto che la propria candela avesse per ognuno lo stesso valore. Ora, anche questo è certo: lo spirito che Tu ci hai insufflato, è la Fiamma della nostra Vita.

65. Come Tu hai dato ad ogni Opera il Tuo Spirito di Vita, l’interiore e l’esteriore dallo stesso UR, rappresentato il più magnificamente in tutte le Opere, quindi, come simbolo, anche le nostre candele sono rese contemplabili. Le loro fiamme indicano se procediamo, se rimaniamo fermi oppure – Signore, custodisci! – se come una ‘povera stella cadiamo dal Cielo’ (Ap. 9,1).

66. Tao-Mana, riconosciamo chi Tu ci metti come filo conduttore, e ora giubiliamo alla festa dell’arrivo: il Tuo terzo guardiano dal Santuario istruirà il popolo della nostra stella. Questo è un procedere, pietosamente donato da Te. Ah, …le Tue beatitudini non cessano mai nell’eternità!

67. Tao-Mana, custodisci questa candela rossa; lasciala ardere in futuro. I Tuoi alti insegnamenti che Tu stesso hai predicato già sovente, non sono mai stati dimenticati. Tu sai – come tutte le cose – pure anche questo: che Ti lodiamo, Ti onoriamo, Ti glorifichiamo e Ti ringraziamo, nella riverenza, nell’amore e nell’adorazione. Come poteva mai andarci perduta una delle Tue parole, …abituate alla salvezza?

68. Tao-Mana, i Tuoi insegnamenti portati da Te stesso oppure attraverso i superiori, ci hanno mostrato il progresso. Lo abbiamo riconosciuto con gioia e con gratitudine. Nessun numero del Cielo potrà mai misurare tutta la pienezza della Tua Bontà! Questa è la cosa più meravigliosa di tutte le Tue Opere! Ma non basta:

69. Tao-Mana, il Tuo Spirito di Creatore ha attizzato benedicendo la nostra scintilla di luce; Tu l’hai nutrita insegnando dallo Spirito sacerdotale che potevamo vivere anche senza di Te, come se fosse la nostra propria e venisse da noi stessi. Tuttavia, nulla fin dalle eternità è mai stato senza di Te! Nulla è esistente senza di Te e nulla sussisterà senza di Te nell’eternità. Solo riconoscendo questo, ci indicherà cosa significa la VITA. Da ciò ne risulta un quarto, santo:

70. Tao-Mana, Il Tuo Spirito paterno ci ha legati alla Tua Essenza, anzi, legati per Grazia. Sia che leviamo costantemente gli occhi a Te oppure Ti sfuggiamo, nessun cammino, nessun fare o non fare viene adempiuto senza di Te! Questo lo hai preparato TU nel santo Anticipo al popolo filiale, perché con ciò – ora che è avvenuta la grave caduta – giace la povera lontananza (i caduti) sul fondo della Misericordia; come sfracellati, ma non morti; come sciolta da Te, – ma attraverso il Tuo santo Anticipo, legati con Te nell’eternità.

71. Tao-Mana: chi, nel corso del suo divenire, …può commisurare questo santo Anticipo? Nondimeno, alla Sera della Tua Magnificenza del Giorno dell’Amore, viene rivelata questa Cosa sublime, quando per noi si aprirà la Porta[13]. Il nostro arrivo, rimanere, andare, sia per quella strada il cui inizio si chiama ‘riverenza’, e la fine si chiama ‘amore’.

Tao-Mana, Signore della Creazione, Santo delle Opere,

Amante dei figli, Eterno dell’Azione! Mi-Ara-Mi”.

72. Ora Chata stende una coperta bianca sull’altare, il cui orlo rosso proviene dalle mani di Myo. La coppa d’argento con il fuoco rimane al centro. Egli posa dietro questa il suo candelabro della casa con le due candele. A destra del fuoco dell’altare si trova l’alta Croce del Giorno, a sinistra la stella a sette punte, che il popolo di Abaturan si è conquistato da se stesso attraverso la grande fedeltà.

73. E’ stata preparata una buona cena. In cima è seduto Abaturan, a destra il padrone di casa, a sinistra il figlio, di fronte Myo ed intorno tutti gli ospiti. Sui piatti cristallini giacciono i ricchi Doni di Tao-Mana, che la stella benedetta dona.

74. Nel frattempo il popolo si raduna, non essendo stato escluso, ma ogni volta una stirpe festeggia la prima parte della festa della ‘nascita’ nella casa, la seconda parte nel grande boschetto del sacerdote. Il pranzo non dura a lungo; in tal modo non si unisce nessuna festività come magari nel mondo.

75. Camminando intorno all’altare della casa si canta un cantico. Quando per la prima volta il primo figlio festeggia con loro, ognuno porta una piccola candela che viene accesa camminando intorno al fuoco dell’altare. Più tardi le si gettano nel grande bacino del sacrificio, che è l’altare della stella. Anche la gente della casa porta con sé delle piccole candele che sono state accese al proprio altare di casa.

76. Una lunga colonna passa attraverso una chiara vallata, poiché la casa del primo cittadino Chata si trova su un’altura. Oltre c’è un fiume il cui ponte scintilla come di marmo bianco. Si apre un bosco curato con differenti alberi; ovunque degli animali gentili, miti. Durante le camminate si ha sempre pronto del pane da darle a loro. C’è anche un prato, disseminato di fiori. Dietro a questo sale una via dolcemente su per un monte, la cui cima forma un ampio piano. Al suo centro si trova la casa del sacerdote, che il reggente possiede di volta in volta.

77. Rimane però proprietà del più anziano della stella, se una volta ritornato mette il suo cammino nelle Mani di Tao-Mana come dono di sacrificio, e riottiene di nuovo la sua sedia benedetta ed incoronata. Allora è per sempre il padrone della casa. Lo sa ognuno; lo sa già ora Dyso-Chata quando entra con Abaturan nella sua casa, seguito soltanto dai suoi genitori.

78. Un’alta stanza viene illuminata da una volta dolcemente arcata. Alle sue pareti si trovano dei simboli dell’Empireo, alle quattro colonne dell’altare della casa i simboli della stirpe. Sull’altare – in piccola forma – si trovano i sette segni del Giorno, come nel Santuario sul santo Focolare di UR. Davanti, sulla tovaglia gialla dell’altare, si vede nel quadrato in alto a destra un Sole, simbolo della Divinità; a sinistra una stella, simbolo della Creazione; nel mezzo in basso una luna sorgente, formata come una bella lampada con una fiammella, simbolo del popolo, qui contemporaneamente il segno della casa e della stirpe.

79. Abaturan toglie dall’altare quattro chicchi d’oro, simbolo del seme, della crescita, del raccolto e del ringraziamento e li tiene nel fuoco. Tao-Mana li deve benedire.

- I genitori della stella fanno lo stesso.

- Myo dà i chicchi a suo figlio, ma chi ha insegnato al figlio cosa dire, come agire? Il suo spirito vede come opera UR presso il santo Focolare? Lo ispira qualcuno? Gli spiriti di Luce non hanno necessariamente bisogno di essere visibili.

80. Unicamente… alla Sua comparsa, UR ha allacciato la Benedizione per i figli. Dal modo in cui agiscono Abaturan e i genitori, Dyso-Chata nota subito come lui deve portare il suo sacrificio. Ripete le parole del sacerdote:

81. “Tao-Mana, Signore della Creazione, Santo delle Opere, Amante dei figli, Eterno nell’Azione! A Te consacro il mio arrivo, la mia permanenza e la mia partenza. Lascia che la Tua Gloria sia il seme”, egli posa i chicchi davanti al fuoco, “di ciò che Tu mi hai affidato”. Li prende di nuovo in mano.

82. “Fa in modo che da ciò Ti venga in Onore il raccolto, per l’aiuto di coloro che ne hanno bisogno, per la gioia di coloro che sono nella Luce”. Dyso-Chata tiene i chicchi nel fuoco. “A Te sia portata la lode e il ringraziamento”. Li lascia cadere nella fiamma. Ecco che sale nuovamente una colonna bianca. Dopo s’inginocchiano, ognuno ad un angolo dell’altare, alzano le loro mani come dei boccali, per ricevere ciò che la Divinità vuole dare.

83. Una Parola: “Tutto il vostro lavoro è benedetto. Con Gioia da Creatore guardo il fumo che riempie il Mio Santuario. Orakania ed Hagarma (vedi nota 4) stanno al primo posto della Mia Magnificenza. Il Mio Regno, l’essere-ricco’, è consacrato ad ogni figlio. Quando una volta tutti saranno pronti per il Regno nell’eternità, non esisteranno più Porte chiuse.

84. Ai fedeli che hanno scelto il servizio, sono comunque aperte; ma l’ultima rimane riservata alla Sera della Festa. I fedeli potrebbero certamente passare, …per i lontani e per sé, ma nell’ultima Porta loro stessi terranno saldi la maniglia. Solo quando invierò quel Raggio di Luce sul quale il primo figlio troverà la via del ritorno a Casa, tutti i figli passeranno attraverso l’ultima Porta; ed inizierà la Sera di Festa del Giorno dell’amore.

85. Abaturan percorrerà la via del co-aiuto. E’ lasciato libero se a percorrerla fino alla fine sarà sovente amara. Non avete bisogno di incarnarvi sempre; pure un’unica ‘via dello spirito’ pretende la stessa dedizione. Senza sapere: da dove, perché, per dove può condurre fino al povero abisso; ma, …non dentro! Infatti, da ciò vi preservi il Mio Sacrificio!

86. Tuttavia, il vivere nello stato spirituale tra coloro che sono così difficili da guidare può accorciare la via. La Luce nel figlio si oppone contro ogni caduta della materia. Allora l’ultima parte di un lavoro può rimanere sospeso, mentre gli incarnati – ma soltanto i caduti – possono accorciarsi il tempo di vita[14].

87. Ogni via degli spiriti di figli della Luce, incarnati oppure spirituali, è giusta davanti al Mio volto. Devo punire, dove unicamente il ribrezzo dall’operare demoniaco spinge i figli verso Casa?[15] Oppure, in un altro caso, dove l’essere pietoso dovrebbe sollevare i poveri caduti, lasciar regnare l’ira, addebitandola a Me, che il Mio Io-Ur non conosce proprio?[16]

88. I Miei figli vicini Mi restano stretti, loro possono vivere dove vogliono. Una volta rimasti fedeli (nell’incarnazione), sono introdotti, inestirpabili, nel Mio Sacrificio, che un giorno Io prenderò per tutti i caduti! E siatene certi: presso di ME non rimane comunque nulla di ultimo, non rimane indietro nessun povero resto! Nel Mio ultimo è adagiato l’ultimo in modo santo, ciò che nessuno può terminare. Un giorno, con ME compirete per il buon servizio e per amore, il vostro ultimo tratto.

89. Io, il Creatore, che nella volenterosa Magnificenza governo l’Opera, raccoglierò facilmente gli ultimi pezzi, con cui sarà saziato il lontano affamato. Perciò cammina, Abaturan! Io sono l’Inizio e la Fine della tua via; ti vengono indicati la direzione e il corso. Quando raccogli dal povero campo una spiga, hai fatto molto. Qui, su Dysothera, è e rimane la tua sedia, che Io ti ho preparato.

90. Chata e Myo, anche voi ritornate pure riccamente benedetti a Casa dalla vostra via su questa stella. E dato che voi tre, come pure il vostro popolo, riconoscete in Dyso-Chata il ‘più alto’, che è venuto fin qui per un (certo) tempo dal Santuario, è per tutti già la prima mattonella per le vie, che iscrivo come dono di sacrificio nel Mio Libro del Focolare. Per lui, il figlio, la vita sulla stella è la prima pietra miliare della sua strada. Di questo, di più con la Benedizione successiva nel boschetto; i fedeli Mi chiamano, alzano già in alto le candele e sanno che sono venuto qui”.

91. Con la Comparsa di Dio le famiglie s’inginocchiano ed Abaturan, davanti all’altare, alza gli occhi; perché vedere LUI, ah, …quale benedizione, per quante volte succeda anche. Si alzano di nuovo, non senza ringraziamento, sia per la venuta di Dio, che per la Sua parola. Entrambe sono la più sublime benedizione.

92. Tao-Mana precede verso l’altare, si reca dietro a questo. Il popolo della stella si tiene schierato in due file. Un gruppo di piante alte forma un mezzo cerchio, ombreggiando il luogo verso il fondo. C’è una somiglianza con il Quadrato della Sedia e del Focolare nel Santuario di UR.

93. Abaturan, Myo, Dyso-Chata e Chata stanno davanti all’altare, mentre gli altri, un gran numero di magnifiche figure: uomini, donne ed anche bambini, gettano le loro candele nel bacino di fiamme, poi, da un angolo all’altro dell’altare, fin nel davanti, formano un ampio mezzo cerchio.

94. Il sacerdote adora: “Tao-Mana, Signore della Creazione, Santo delle Opere, Amante dei figli, Eterno dell’Azione! Inarrestabilmente abbiamo la beatitudine di comprendere Il Tuo arrivo, il Tuo insegnamento, il Tuo volto e il Dono: la Tua rivelazione. Nel nostro principio ci insegnarono dapprima i più alti; poi Ti potevamo vedere, e il Tuo Amore ci tenne saldamente nel Tuo Santuario, dove noi, benedetti dalla Tua mano, ricevemmo nella maestosa consacrazione la nostra funzione d’insegnamento.

95. Tao-Mana, ad ognuno Tu hai dato una sedia; le nostre sono anche una parte della tua Sala dell’Altare. Ci sono certamente delle differenze, poiché dobbiamo aiutare perfino i piccoli, obbedire ai più grandi, perché solo con questo Ti sono da portare il Rispetto, l’Onore, il Ringraziamento, l’Obbedienza, il Servizio insieme all’amore e alla gioia.

96. Tao-Mana, grazie per il tuo terzo figlio guardiano. Guidato da lui, attraverso la Tua Fedeltà, noi procediamo. Sei venuto da noi già sette volte[17] da quando la figlia della Creazione è caduta dal Cielo. Istruiscici come possiamo aiutare questo figlio. Pochi sono scesi nella valle oscura; perciò – non vedo ancora nulla di preciso. Non abbiamo ancora potuto mandare abbastanza forze?

97. Tao-Mana, con la Tua settima venuta credo che le nostre vie di co-aiuto giungano fino alla lontananza più distante. Santo, parla Tu, poiché il Tuo insegnamento è la Forza di cui abbiamo bisogno costantemente, e che vorremmo chiedere. Mi-Ara-Mi!”

98. UR stesso ha bisogno di una Candela? Egli l’ha posta per la gioia dei Suoi figli? Qualcuno se lo domanda meravigliato. E perché è rossa? Oppure, perché anche Dyso-Chata ne ha una rossa? Nondimeno, sospettano che da ciò verrà l’alto Insegnamento, che tutti insieme attendono con gioia.

99. Ed UR dice: “Figli Miei, ogni popolo di stella è una parte dell’intero popolo, ed ha da sperare tutta la Rivelazione. Il tempo più lungo è ancora davanti a voi, c’è ancora molto da fare: da Me, da voi! Dedizione a Me, e una volenterosità che Io trasformo in quella Forza che avete chiesto, di cui avete bisogno.

100. La vostra domanda, se Io abbia bisogno di una candela, e quale simbolo sia collegato con ciò, può valere. Anche Dyso-Chata lo ha chiesto. Il suo servizio è nel Santuario, in cui avete ricevuto qualche Benedizione. Non avete mai visto che Io ho portato una candela, benché anche sul Mio Focolare stiano sette candelabri con ognuno due candele[18]. Riconoscete già che ora tengo nelle Mani una Candela per voi, e ce ne occupiamo.

101. Le candele sono come i figli, per diffondere la Luce. La vostra esistenza è la fiamma che la rende viva; la Vita è il genere, il suo essere, come si adegua alla Mia Creazione, come si sottomette alla Mia Volontà. Di conseguenza arderà la fiamma; forte, piccola, oscillante oppure ferma.

102. Se aumentate nel servizio e nell’amore, allora si vedrà il simbolo; non che le candele crescano. Metto dei segnali soltanto per l’insegnamento e per la conoscenza, persino nel più lontano angolo della materia. Proprio là devono servire i segni, se, come e in quale modo vive qualcuno. Lo imparate ancora; ho assegnato a Dyso-Chata la funzione d’insegnamento per questo. Con ciò troverete ancora molti segni che – chi vuole - conducono al progresso. Sì, fino alla Sera della Festa c’è ancora molto da fare.

103. Nusar”, Tao-Mana chiama costui ad avvicinarsi, colui che ricerca la scienza della stella, “perché hai pianto? Non ti è una gioia di ascoltare il Mio insegnamento?”. Anche nella Luce può esserci un timore: quello beato. –

104. Nusar si fa avanti e dice: “Tao-Mana, Padre di tutti i figli! Ti prego, guarda le lacrime che piange la mia ‘insufficenza’. Che la mia candela è più piccola che quella di coloro che stanno più in alto nella funzione, lo so. E’ anche gioia, affinché possa perfezionarmi. Ma che tutte le nostre candele – che erano uguali – siano state così piccole che le abbiamo messe nel Tuo Bacino del Sacrificio, è il mio dolore.

105. Sei venuto sette volte, ma il nostro dono non è stato sette volte più grande. La Tua candela è il contenuto del Tuo insegnamento, che possiamo ascoltare. Oh, la mia pochezza mi ha oppresso!”

- In molti parlano anche le lacrime. Soltanto – chi lo vede? – la buona Mano del Padre le raccoglie. Ed Egli dice:

106. “Figlio Mio, le lacrime valgono per Me diversamente che da voi. I Simboli non hanno appunto bisogno di crescere, come la conoscenza, nell’azione e nel servizio d’amore del figlio. Se crescereste nell’interiore come anche nell’esteriore, - dimMi, Mio Nusar: dove dovreste stare? Allora non dovrebbero essere offerti ai Luoghi del Cielo, uno spazio più ampio? Guardate i miracoli della Mia Creazione: la crescita esteriore è limitata; l’interiore – non legato a nessun tempo, a nessuno spazio – è adeguato all’Infinito del Mio Essere-Ur, così come il vostro spirito e la vostra Forma riflette la Mia immagine. Così, il Mio Esteriore, secondo la vostra contemplazione, non è più grande che prima nel Santuario.

107. Tu porterai con te il dono, il tuo sapere, nella materia. Te lo insegnerà Dyso-Chata quando sarà venuto il tempo per questo. – Gioite, perché i vostri doni di sacrificio erano buoni. Ora avete riconosciuto che ho portato la Candela soltanto per voi. Ma con essa c’è allacciato qualcosa di meraviglioso. Ascoltate:

108. Dapprima rappresenta l’Unitarietà del Mio Io-Ur, per cui per voi è da vedere l’ultragrande e il più meraviglioso con una luce, simile al fuoco. Questo fa scaturire la gioia, come voi – secondo la vostra opinione – non l’avete ancora sperimentata. In ciò avete comunque ragione, perché Io dono gioia ai Miei figli, che nel loro accrescimento di doni sono il Mio Amore.

109. Per secondo, vale per il Mio popolo. Sì, Io amo tutti i figli, e loro Mi sono valorosi. Cari coloro che hanno sostenuto nell’essere fedeli la loro prova di libertà nella Creazione per l’Opera, abbastanza valorosi gli altri che hanno bisogno di Aiuto e di Misericordia. Il ‘valoroso’ si riferisce anche a voi, perché Mi è preziosa la vostra fedeltà. Il ‘caro’ è riservato a tutti gli altri finché non ritrovano la via per la loro Patria.

110. Come terzo, osserviamo il colore. Voi domandate perché non avessi una Candela blu, che riguarda la Creatività. Dapprima opero come Creatore e svelo la Parte del Mio Essere dall’Essere-Ur, un po’ alla volta, benché ne risulti complessivamente il Mio Io unitario. Intanto la cosa più importante:

111. Ho creato il Mio popolo nella Potenza di Creatore e nella Forza di Sacerdote dal Mio Potere divino sotto l’impiego della Caratteristica della Pazienza, ma anche dell’Amore, perché il sesto Giorno della Creazione, in cui voi vivete, è sottoposto all’Amore. Voi avete riconosciuto che la Mia Divinità ha scelto il caldo rosso come rivelazione per i figli. Pure così vi diviene chiaro che sono venuto da voi per Amore.

112. Abaturan pensa che la settima Mia venuta svelasse la Misericordia, dove dominerà il colore ‘bianco’. Ben detto! Ma tu e molti di voi provenite dalla sesta Sfera, dove Dyso-Chata è guardiano presso la terza Corrente per tutto il popolo, e per l’oscurità. Perciò sforzatevi di servire il Giorno dell’Amore, con cui servite nello stesso volume e sullo stesso livello tutte le Caratteristiche. Lo indica sempre il Tutto unitario, come lo dice la Mia Candela”. UR la mette ora presso il bacino del fuoco, la prende di nuovo nella Mano sinistra e continua ad insegnare:

113. “Siano spiegate ancora due cose, per quanto lo potete afferrare. Con riverenza guardate la Mia candela che ora, come quella della vostra Stella, rimane al suo posto”. Dio indica il posto dove era rimasta dapprima per un momento. “E nel bacino del fuoco vedrete se Mi venite sempre più vicino, anche se non vi separa nulla da Me e dal Mio Amore.

114. Come potete unirvi con Me, se non esiste nessuna separazione? E ancora: avete ben sostenuto la prova della libertà della Creazione e non esiste nessuna differenza, anche se i principi, i guardiani, i più anziani e gli angeli comandanti hanno portato il peso principale della decisione e lo porteranno fino alla fine del Giorno.

115. Se una volta Mi avete dato il voto di osservare, quanto più allora Io, ciò che ho giurato davanti a Me stesso [Ebr. 6,13: «Poiché quando Iddio fece la promessa ad Abramo, siccome non poteva giurare per alcuno maggiore di lui, giurò per se stesso»]! Ho ancorato il Mio Voto nel Testamento (la promessa ad Abramo). Io conservo la vostra fedeltà persino quando qualche volta non rimane molto del voto nel su e nel giù della via. Ma rimane questo:

Poiché la Parola dell’Eterno è diritta

e tutta l’Opera Sua è fatta con Fedeltà!

116. Ora comprendete il venirMi vicino. Tuttavia, Creatore e creatura non si trovano sullo stesso gradino! Non potevate dare nessun voto, se Io non avessi scritto prima il Mio Testamento e non l’avessi lasciato al popolo di figli, in più la Ricchezza di tutti i Giorni della Creazione. Le creature rimangono nel seguito del loro Creatore, da cui risulta quell’alta Beatitudine, la cui ricchezza dura per tutti i Giorni, che ho radunato nell’Opera di Spazio-Tempo (Ciclo-Ur).

117. Voi siete uniti con Me; ciononostante Mi dovete afferrare sempre di più. Io stendo le Mie mani ed afferro così ogni Giorno della Creazione, la cui maestosa Totalità vi rimane nascosta. Voi potete vedere oppure magari riconoscere il Tutto con gli Occhi del Creatore? All’inizio del Giorno tutti stanno su quel posto dal quale ogni creatura può camminare verso di Me grazie all’Insegnamento e alla conoscenza, dallo sviluppo e dal perfezionamento; esteriormente, quando vi faccio visita oppure quando vi chiamo nel Santuario, nell’interiore attraverso la vostra volontarietà, nell’osservazione dei Comandamenti, nell’amore ed attraverso la disponibilità di aiutare ciascuno.

118. La parte spirituale è unita con Me, anche quella dei caduti, perché il Mio Essere vicino sovrasta la lontananza. La beatitudine aumenta creativamente, più ci si avvicina a Me. Lo offrono il Mio Insegnamento, l’Amore, la Vita e l’indissolubile Unione.

Perchè Io sono, Mi chiamo e, vi do la Vita!

Quindi, anche i figli devono essere legati al Mio ETERNO.

119. Il vostro ‘Eterno’ è bensì limitato creativamente, perché ogni Giorno porta con il mattino e con la sera un inizio e una fine. Dalla Notte, il riflesso della Mia luce sconosciuta, risulta il procedere per l’Opera del Giorno successivo. In questo modo il vostro ‘Eterno’ rimane velato; perché così lo conservo per voi.

120. Proprio questo è l’essere unito con Me. I caduti conoscono l’afflizione della Creazione e – la morte della Creazione. Esteriormente come il più alto, l’ultimo avvertimento per coloro che uccidono il sentimento di eternità, la fede in Dio, che per conseguenza ha il morire del sentimento. Questa morte, per quanto sia difficile, rimane sussistenza creativa[19], quindi sempre temporanea, perché Io ho posto la creatura su un gradino di esistenza con la possibilità di percorrere anche da sé la sua via verso di Me. Appunto con questo è allacciato l’essere ‘Eterno’.

121. Io non dò nessuna morte, altrimenti in Me dovrebbe esserci stato il principio (della morte). Questo distruggerebbe il concetto dell’immutabilità del Creatore! (il sempre esistito!) Tra Me e voi esistono dei punti di contatto nell’infinita incessante limitatezza dell’Opera, temporaneamente sulla via del cammino, l’inizio, lo scopo, la benedizione dallo scopo, e anche la sua fine ogni volta su quel gradino, che limita un tratto di vita.

122. Ogni gradino è una pulsazione dell’Infinito, non del tutto comprensibile a voi – intralciati dalla caduta – ma non nascosto. Alcune cose hanno bisogno di uno sviluppo più lungo, per cui vi splende la Mia Candela. Nell’infinito la Mia pulsazione somiglia ad un Ciclo-Ur, il cui Spazio e Tempo rimane nell’insieme irriconoscibile come Io l’ho risvegliato in un Mattino, come cala simile al sole della sera, per far posto ad un nuovo Ciclo.

123. Ogni Giorno è anche come una pulsazione che si riflette nelle parti singole come pure nei figli. Il vostro sangue di Luce è il simbolo della Pulsazione-Ur; e negli esseri e negli incarnati è persino generato il battito del cuore.

124. C’è qualcosa di più connesso a questo di quanto gli incarnati siano in grado di supporre; e non è da ‘uccidere’! Esso è appeso al Pendolo del Mio Orologio di Spazio-Tempo. – Finché nei figli della materia batte il cuore, fino ad allora il polso è contemporaneamente il segnale di ammonimento ed avvertimento di tutto ciò che infrange la Legge della Vita, contro la Misericordia. Nessuno può cancellare i Miei Segni di Luce! Un deliberato mancato-ascolto è un auto inganno.

125. Ora allaccio la seconda domanda che si lascia spiegare meglio attraverso ciò che è stato detto. Sorge dalla vostra fedeltà, ed è questa: ‘Com’è possibile che Tu – perché sei il Creatore – Ti mostri così manifestamente, come Tu ci hai creati, nonostante l’Infinito, il Non-Afferrabile, rimanendo maestosamente Santo, e ciononostante, così magnificamente vicino, caro?’

126. Dyso-Chata ve lo insegnerà più tardi. Adesso, appeso allo sviluppo della via, egli impara prima con voi ciò che serve ai poveri. La Mia Luce ha da offrivi di più; unicamente la Benedizione che ne deriva rimane uguale. Poco o molto non è la misura del proprio sviluppo uguale per chiunque. Per lo più dipende dal fatto a chi potete portare una rivelazione. Su ciò, ancora un insegnamento:

127. Fin dal vostro progresso, l’infinito e la Mia personale comparsa, soprattutto dato che non ne conoscete nessuna differenza, era un problema principale. Già secondo il Mio stesso genere la forma dei figli, in più l’insegnamento, l’amore e i doni che vi rendessero capaci di frequentare Me come un Amico con un amico [Es. 33,11], come il figlio con il padre, indicandovi l’Infinità-Ur. Ma, …comprenderlo? Ne manca ancora. E viceversa: notare nell’Infinito ‘la visibilità del Mio Essere’ è ancora una cosa difficile.

128. I Miei doni, tutto il sovrappiù dell’amore, dall’insegnamento, come vi guido da una conoscenza all’altra, …tutto questo lo potete prendere da voi stessi. Il sovrappiù vi rivela l’Infinità, la Mia continuità. Da ciò è riconoscibile quest’ultimo, il Mio Macro, e non c’è bisogno di una visione del Tutto, cosa che non è nemmeno possibile alle creature.

129. Come si mostrerebbe il Mio infinito, se non fossi con voi personalmente? Vedete, i Giorni della luce si allineano in Anni di stella; e voi avete già vissuto molti di tali anni. Luce e benessere, gioia e pace, il servizio Mio e del prossimo, …tutto è venuto da Me, senza che Io sia sempre visibilmente tra di voi.

130. Le Mie mani – invisibili – vi guidano; la Mia bocca – inascoltata – v’istruisce. Così imparate a comprenderMi nell’infinito, come anche vicino attraverso la Forma. Entrambe le rivelazioni rimangono del tutto uguali nell’Opera. Quei Doni che Io giornalmente vi do attraverso la VITA, valgono meno degli Insegnamenti oppure quando vi preparo il Tavolo della Gioia durante una Festa?

131. Quello che per così dire ricevete da Me stesso, sorge dalla Fonte dell’Infinito. Con questo vi sono così vicino, quanto vicino Lo sono anche personalmente. Su questo, dipende l’accoglienza del Mio Essere vicino anche nell’Infinito, con cui si mostra la Mia Bontà dall’Origine del Creatore fino alla Misericordia come chiave di volta della rivelazione Paterna, come ‘Pienezza dei Miei doni’.

132. Che cosa è ora più vicina: la Visibilità oppure quella Salvezza che provoca segretezza? Ambedue non sono il Mio Io? Questa Parola vale per tutto il popolo. Anche se alcuni non la vogliono notare, la Benedizione dalla Parola rimane preservata alla Creazione, ma innanzitutto si rivela unicamente ai volonterosi.

133. Nulla è esistente al di fuori dell’Infinito-Ur! Già da lì viene sparsa la Benedizione, come la semenza sulla terra. Una parte della terra l’accoglie gioiosa e si lascia fare volentieri la profonda aratura. In tal modo ottiene la Benedizione proprio con il seme, da cui risulta un campo ricco.

134. Alcuni accettano malvolentieri il seme. Allora la Benedizione opera innanzitutto quando esso stesso nota quanto povero è stato il raccolto. Qui di nuovo: ‘Nulla va perduto!’. Per quanto tardi arrivi la conoscenza, così pure una Mia benedizione include il voto diventato povero, dalla Bontà del Creatore fino alla Misericordia, la qualità del Padre. In questo riconoscete: ‘Anche come Infinito, Io vi sono vicino come quando Mi rivelo visibile’. (Ger. 23,23) Per voi sono un Amico; ai caduti, per Misericordia, sono un Salvatore, un Aiutante, un Medico o un Redentore. Infatti, Io non vengo solo quando qualcuno chiama!

135. Nella materia l’afflizione e la morte sono in sé una chiamata. Echeggia qualche grido come se Io non lo sentissi, per via del disdegno, perché la fede nell’Aiuto somiglia ad uno stelo di paglia. Questo è quell’Aiuto dal Mio Essere-lontano, che può ed aiuterà davvero! Conservatelo nel vostro spirito, per chi– anche se spesso più inconsapevolmente – lo porta nella povera lontananza. – Ora ancora qualcosa sulla preoccupazione di luce. Su questo lasciamo parlare Myo-Chata”.

136. Figlio e madre sono cari e valorosi a Dio come le candele sul candelabro nuziale. Myo si reca a sinistra dell’altare e dice: “Tao-Mana, Signore, Santo, amorevole ed eterno! Ti ringraziamo. Mi hai chiamato, anche se dapprima ho bisogno io dell’insegnamento. Solo lo spirito, acceso al Fuoco del Tuo Santuario, mi rende capace di rivelare il nostro pensare o sapere.

137. Preoccupazione di Luce! Quanto è inesprimibilmente maestoso il Tuo Essere, lontano e vicino. Tu, Tao-Mana, sei preoccupato per tutti i poveri. Non hai bisogno di pensare che cosa e quando deve avvenire qualcosa, per conservare qualcosa alla Luce che le appartiene in eterno; per ritrovare qualcosa di perduto, per drizzare il suo scarso sentiero affinché giunga di nuovo là, da dove era caduto: a Te!

138. Non posso quasi sfiorare con le parole la Tua maestosa preoccupazione e maestosa Fatica. La Tua preoccupazione non è nessun bisogno, il Tuo impegno non è nessun peso. Hai raccolto tutte le difficoltà e i fardelli dei poveri, anche quelli che già, nel decorso della materia, si svilupperanno, aumenteranno. Tu prendi su di Te la Fatica fino alla fine della materia! La preoccupazione di luce è Assistenza, l’alto duale come il Tuo Essere Vicino e Lontano. Fin dalla caduta hai adottato provvedimenti per i poveri, per preparare a tutti una via per ritrovare la Casa.

139. Tu hai incluso tutti nella Magnificenza di Creatore e Guida, Tao-Mana, ed hai deciso che la Tua preoccupazione di luce irradi meravigliosamente la Creazione. La Luce della tua Candela lo svela: ‘La materia viene spazzata, finché non crollerà come una casa di carte’. Ma dalla Tua Bontà e Misericordia diventerà dapprima come un involucro vuoto, non più utile ad altro che sprofondarla nell’Abisso della Tua Fonte-Ur. Ciò che una volta ne vorrà sorgere, …oh, Tao-Mana, non abbiamo bisogno di saperlo ora.

140. Quelli della casa di carte, gli affaticati dalla lontananza, gli aggravati dalla Luce, li togli in anticipo e nessuno è eternamente perduto. Spazzi il fare e non fare dei figli, persino se nel su e giù della via non rimane più molto del voto. Metti il grano nella Bontà, mentre la pula e ciò che la povertà lascia indietro, va’ in Misericordia. Chi può magari sapere qualcosa, approssimativamente, di ciò che ne farai?

141. Dà, affinché le nostre candele irradino su quelli senza Luce. Lasciaci condividere la Preoccupazione, come hanno fatto i Tuoi grandi: il primo strappo che la materia ha dovuto subire attraverso di loro[20]. Ah – quanti ‘strappi’ salvifici sono già avvenuti!

142. Tao-Mana: possa Dyso-Chata portare il Tuo insegnamento affinché maturiamo fortemente, per scegliere la via in discesa. Anzi, Tu ci tieni nella Tua mano, siamo indenni attraverso il Diritto dell’Amore e della Potenza. Tu ci riporti di nuovo a Casa! Ci conserverai la nostra figliolanza”.

143. Myo è in ginocchio davanti all’alto Amato. All’istante Egli è circondato fittamente da tutti. I Suoi occhi splendono profondamente santi, che basta un unico Sguardo per distribuire delle Benedizioni, che nessuna parola e nessun sentimento possono misurare. Fluiscono come un’Acqua salvifica intorno ed attraverso i figli. Spiriti beati! Può sondare l’uomo, …ciò che ha da significare questo?

144. Dio risponde: “Qui non ci sono candele piccole che illuminano la povertà. Figlia Mia, Mi dai Gioia! Mi hai portato l’Onore dal tuo stesso spirito. In ciò osserviamo il Nome TAO-MANA, in Vista del grande Nome-Ur (Gesù). Tutti – ed ho molti Nomi – sono meravigliosi e maestosi. Allo scopo della redenzione, ben nominato con Provvidenza e Previdenza, ho nascosto quell’unico Nome, in cui tutti avranno la loro Posizione-Ur. Nel Santuario non sarà velato, e prima che si passi all’ultimo spazzamento (pulizia, cacciata), lo annuncerò anche alla povera lontananza.

145. I Miei Nomi valgono per tutte le Opere della Magnificenza di Creatore. C’è ancora da andare oltre: Ogni figlio, perché è diventato vivente dalla Mia Vita, somiglia ad un Nome, che spetta a ME e che porto Io. Ho preso i figli dal Mio Essere; quindi sono eternamente fissati al Mio Io-UR.

146. Da ciò attingete la conoscenza che TAO-MANA è anche un grande Nome, appunto quello: ‘Io sono l’Eterno-Santo UR, l’Eterno, Unico e Verace’! Dato che ogni figlio con il suo proprio ‘io’ è una parte del Mio Io-UR, nel TAO si mostra tutto il finito, il che nell’Infinito non significa transitorietà, bensì il ‘Divenuto’, proceduto da Me.

147. Voi pensate allora che TAO starebbe meglio al secondo posto, nel caso che MANA riguardasse il Mio Spirito, lo Spirito perfetto! E’ inutile dire ‘lo Spirito più Sublime’. Nella Perfezione non esiste nessun aumento. Al contrario, invece, tutte le Opere, tutti i figli, vengono perfezionati secondo il tempo, da un tratto di Vita fino all’altro.

148. Perfetto significa: essere compiuti in sé stessi senza cambiamento! Questo Lo è unicamente il Creatore; altrimenti tutte le Opere che Egli ha creato, non sarebbero soggette alla possibilità di perfezionamento. Ciò che si deve perfezionare, può essere d’aiuto all’altro, soprattutto attraverso una buona via d’esempio. Ognuno può prestare co-aiuto, così come il figlio fedele prende su di sé un co-sacrificio.

149. Io sono l’Aiuto, Io stesso porto il SACRIFICIO! Voi avete scelto bene, attraverso un Mio Cenno, il Nome TAO-MANA. Il Perfetto, MANA = leva in alto le Opere, TAO = per la possibilità di perfezionamento; notate: in una visuale oltre a Sé. Non per guardarle solamente nel Giubilo del Creatore, ma come ‘l’Opera nell’Opera’, così come ho alzato su di Me la Candela affinché poteste vederla fino all’ultima fila.

150. Così il vostro proprio è elevato al primo rango. Io sono il PRIMO e l’ULTIMO, che inizia e conclude ogni Giorno, che ad ogni mattino dona nuove Beatitudini. E’ comprensibile che un’Opera ottenga un rango soltanto per via di se stessa, con cui la Mia Bontà e la Mia Misericordia si rivelano sempre.

151. Non metto un limite che qualcuno si tenga lontano da Me. TAO-MANA ve lo indica ancora: ‘Figli di Dio, siete delle creature nel principio della finitezza. Dallo Spirito siete benedetti nel santo Infinito ed elevati al Seggio della Luce di Dio!’ Perciò lasciate valere il Nome; in esso si rivela il Padre-UR! Stendo su di voi le Mani benedicendo. Chiamerò anche ciascuno quanto prima nel Santuario, prima che vada per la sua strada”.

153. Se fosse possibile di smuovere le stelle attraverso l’adorazione, …questo, ora avverrebbe.

- UR se n’è andato, anche esteriormente, nella Luce, ma senza separazione. Egli è lontano e vicino allo stesso tempo.

 

[indice]

 

 

Cap. 2

Alla festa della permanenza

«Allora si dirà:

Oh, voi figli dell’Iddio vivente!»

[Osea 2,1]

 

1.     Molto popolo tende dalla casa di Chata verso il boschetto di Dio; davanti c’è Dyso-Chata che ha ottenuto la funzione di Abaturan. Nel maestoso fuoco dell’altare si può riconoscere la sua via di co-aiuto. Ha sempre agito bene. Per la meta del perfezionamento interiore ed esteriore della stella, tuttavia, Dyso-Chata ha portato l’insegnamento della conoscenza ampliato.

2.      Egli sta al focolare, alto di aspetto, la gentilezza del suo essere – se necessario – toccherebbe il cuore di ogni ascoltatore. Qui non è necessario. Tutte le persone sono unite con Dio. Il tocco è dato soltanto per il progresso, per cui ognuno ringrazia di cuore. Dyso-Chata dice:

3. “Amici miei! Tao-Mana ha indicato che noi finora, da quando il sacerdote maestro Abaturan ha iniziato la sua strada del sacrificio, siamo progrediti. Vedete”, indica la candela che UR durante la festa ha posato sull’altare, “ciò è riconoscibile in questa Luce, presso il bacino del fuoco.

4. Tao-Mana ha detto: ‘La forma è sempre limitata; ma per crescere dallo SPIRITO, aumentare nell’anima, per superare noi stessi nel servizio d’amore, - non c’è nessun limite eccetto quello che la creatura ha ricevuto e di cui ha bisogno’.

5. Ci ha indicato il limite; ma nella Sua illimitatezza della Bontà e Misericordia che rivelano il Suo Essere, possiamo passare da un essere all’altro senza essere notati, passare da una conoscenza all’altra. Collegato a questo è il passaggio da un grado d’amore all’altro, con cui testimoniamo a Tao-Mana la nostra riverenza e adorazione.

6. Davanti al Santuario…”, Dyso-Chata vede ora ciò che deve dire, “…UR-Luce ci viene incontro. Oh, Tao-Mana è qui come il Santo-Lontano, come se Egli fosse presente personalmente, com’è già successo graziosamente molte volte. Con la cui Vicinanza Egli ci rivela proprio l’illimitata Divinità dell’Essere Luce-UR.

7. Noi non notiamo nessun limite da un gradino all’altro, ma solo quando il nuovo è avvicinato all’esistenza. Poi però è dietro di noi, non è più percettibile, quanto meno si può pre-percepire ciò che sta per arrivare. Infatti, entrambi sono una parte dell’illimitatezza del Creatore, in Cui aumenta il nostro perfezionamento. Il nostro spirito – detto per noi – è la Parte più sublime del Creatore, che EGLI ha generato e da cui ci ha fatto nascere. EGLI è il nostro PADRE, e la Sua Luce è la nostra MADRE.

8. Voi avete fatto un gran passo quando Tao-Mana mi ha mandato, mentre i genitori della Stella”, un caldo sguardo cade su Chata e Myo, “hanno insegnato la vostra esistenza ed io ho ri-ottenuto un aperto contatto con il Santuario. Allora Tao-Mana mi ha trasmesso la funzione del più anziano, e guardando indietro è stato percepibile il progresso. Perché…? Non sarebbe più eccellente se lo potessimo vedere, per imparare in questo, per fortificarci?

9. Oh, se Tao-Mana ha predisposto l’avanti, allora è certamente per il nostro meglio. Noi siamo delle creature temporanee ed abbiamo un inizio che non abbiamo vissuto coscientemente. Nuovamente, solo in retrocessione sappiamo quando e come siamo divenuti. In seguito si può percepire questa gioia che il nostro spirito ha ricevuto nel divenire.

10. Io indico la cosa più difficile, cioè quanto eternamente buona è la Guida del Padre, di non percepire coscientemente il procedere. Voi avete sperimentato la ‘grave caduta’, quando la prima figlia di Dio cadde dalla sua sedia di Luce (Ap. 9,1), giù in uno spazio poveramente limitato, di cui credeva di essere più grande che il seggio del Cielo (Dominio) che le era stato assegnato come primogenita[21].

11. Questo è stato un inganno cosciente! A questo è allacciato il ‘santo e giusto’, altrimenti non verrebbe mai l’ora della conoscenza e della sottomissione. Santa è la resa dei conti, giusto è un miracolo della Misericordia! Incosciente invece è l’inganno, perché con la caduta lo spirito era nascosto nel figlio. Non spento! E’ quella povera candela che si trova nel Santuario al bordo sinistro del Focolare. Essa non è ancora rischiarata, presumiamo soltanto, che la Mano nascosta di UR custodisca la fiammella malata.

12. Da cosa? Può spegnersi una Luce custodita? Dipenderebbe se il primo riconoscesse quel maestoso percorso che Tao-Mana ha preparato prima della caduta per la sicurezza dei figli, e se si lascerà attirare (al Golgota) o persistere nella caparbietà.

13. Nel libero servizio la via del co-aiuto è da intraprendere per Tao-Mana; per compassione per i caduti, per i grandi come per i piccoli, per quel terzo, anche per noi. Credete voi che non ne abbiamo bisogno? Oh, la redenzione arriva, persino quando i poveri devono morire. Tao-Mana ha soltanto una Mano ed un solo percorso, per conservarSi le Opere? Egli opera con entrambi, unitariamente, ma ha previsto due percorsi, che nella maestosa Sapienza si mostreranno come uno .

Perché Egli è Un (solo)[22] UR!

14. Voi domandate timorosi: ‘Se ora UR lascia morire la povera candela? Che ne sarà? Entrambi i percorsi risulteranno comunque un insieme? Sì, amici! Come due mani operano un solo lavoro, due piedi percorrono un’unica via, quindi anche il Senso-UR e un Suo unico Percorso! In lei (in Sadhana), Tao-Mana unisce entrambi attraverso il Governo della Sua Bontà e Misericordia in una unica Meta di redenzione!

15. Anche se la candela si spegnesse, l’Opera di un Giorno sprofonderebbe di certo in una notte (ma) la cui maestosa Magnificenza non si potrebbe mai sognare. Quello che UR crea per Se stesso, rimane celato. Ma quello che da ciò attinge per noi, ci viene dato come Dono rivelato. Questo è molto, cosicché delle eternità non sono da colmare di Benedizione (cioè già piene di questa) da ciò che UR ci avrebbe preparato[23].

16. Solamente, che con ‘la morte di questa candela’ saremmo come spenti, e non sapremmo se e quando ci sarebbe un risveglio. La materia conosce la morte del corpo come ‘simbolo’. Molti materiali (materialisti?) non sanno che la vita, nonostante ciò, non va perduta. Oh, meno lo credono, e di questo se ne rallegrano.

17. Se venisse quel sonno della Creazione, allora UR ci risveglierebbe in un nuovo ciclo, …magari soltanto per i fedeli. Per la salvezza è ancora velato se costoro (i caduti), la cui candela vacilla debolmente, potrebbero risvegliarsi pure loro. Anche noi non sapremmo subito se dapprima vivevamo e che cosa era avvenuto prima, ma una volta arriverebbe la conoscenza che noi non avevamo perduto la nostra Vita[24].

18. Comparirebbe un rosso mattutino della Creazione (di una nuova), dove si potrebbe portare la propria parte all’Alto Altare della Divinità. Da questa il Creatore riparerebbe il Suo primogenito, per il quale noi andiamo (nella materia) per amore. Questo sarebbe quel secondo percorso che colmerebbe il primo (quello di Gesù) di Tao-Mana. Che cosa sono per Lui, Tempo e Spazio, …che Egli ha creato per la benedizione del Suo popolo?”

19. Tao-Mana ci annuncia: ‘Non perdete né Me né la vostra vita (nel servire con l’incarnazione). Io vi porto ovunque passano i vostri piedi; Io vi avvolgo, ovunque voi comincerete o finirete, fino a quella Porta che non viene chiusa. Io rivelo quell’unico Mio percorso, anche se nella fatica della via ne sapete poco[25].

20. Se la vostra fede splende dallo spirito, allora là riconoscerete anche molto (nel mondo), dove non avete bisogno di sapere su quale sedia siete seduti nella Luce. Là vi basta sapere che siete figli Miei. Esercitate questo fedelmente, …e siete presso di Me ed Io presso di voi. Per questo dò una Parola d’insegnamento; il Mio inviato Dyso-Chata ve lo spiegherà. Vedete: La Luce non conosce nessuna umiltà, perché non conosce l’orgoglio!’.” –

21. Chata dice inoltre commosso: “Tao-Mana, Signore, Santo, Amorevole, Eterno, Tu sia ringraziato! Non abbiamo sperimentato fin dall’inizio lo sviluppo di quel figlio, ma quello di quando si è elevato nell’orgoglio. Lui era presso di Te con i suoi alti e bassi. Se con lui l’orgoglio fosse capitato nella Luce, allora, per estirparlo di nuovo, sarebbe da inserire quell’umiltà che Tu hai insegnato quando i Tuoi cari grandi si sono formati le loro vie nella lontananza (sulla Terra). Ti prego, com’è da intendere?”

22. “Pensato bene!”. Ah, …la gioia colma i cuori fino a traboccare; perché Tao-Mana è arrivato ed ha parlato Lui stesso. Egli benedice i Suoi figli, sposta di nuovo in avanti la candela e posa la Sua destra sul libro dell’altare, continuando ad insegnare:

23. “Quando Sadhana si è allontanata dal Mio Amore, lei stessa si è costruita un muro. Sì, lei è venuta nel Santuario, …come forma vuota. La cosa più nobile in lei, la Parte dello spirito, era velata; lei non doveva più stare nel Campo della Luce. Perciò la Santità della Luce non ha preso nessun orgoglio. E dove questo non dimora, non serve nessuna umiltà, che ho creato solamente come Dono per la caduta, con cui era da pareggiare l’orgoglio della creatura.

24. Voi vi siete affidati alla Mia Volontà. Detto a causa vostra in questo modo, la vostra prova della libertà della Creazione viene eseguita come nell’umiltà. L’umiltà è santificata da Me per via del Sacrificio, che voi portate alla povera sorella. L’umiltà è la Forza del Cielo che fa rinvigorire un cuore. L’umiltà è la Luce dello Spirito. L’umiltà è il bastone dell’anima! Questa solleva il capo del credente, persino quando il materiale lo spinge nella polvere e nella cenere.

25. Per via dello sviluppo la Mia Bontà fa notare il progresso sempre sul gradino successivo. Non per costrizione, che non lascerebbe nessuna via autonoma! La Mia Guida e la Mia Volontà sono i limiti della via che vogliono avvertire per preservare dalla caduta. Sadhana li ha disattesi e è forgiò da sé i vincoli nella sfrenatezza. Perché l’ho concesso? Non sarebbe stato possibile che almeno i poveri creati rimanessero nella Luce, invece di conquistare ora la figliolanza attraverso la via faticosa, che i fedeli hanno ottenuto attraverso prove superate come proprietà?

26. La figlia attraverso la quale doveva sorgere casualmente per tutti il legame con la Luce-Ur – eccetto i Miei principi, i guardiani e i più anziani – aveva bisogno di una prova di libertà prescelta. Nel genere della prova dei principi, si è potuto riconoscere come doveva essere la sua. Il procedere dei principi è stato come nascosto, in modo che non notassero proprio nulla, neppure per alleggerire la loro prova, per rendere più difficile la prova di Sadhana. No! A questo riguardo lei come ogni figlio doveva provvedere soltanto per se stessa.

27. La prova dei principi è valsa per le generazioni future. Con la sublime interazione – già come Insegnamento anticipato – c’è la redenzione fondamentale: l’attraversamento come simbolo del Segno del Giorno (la croce), cosicché il REDENTORE farà di Sé il povero Servo, affinché la povertà possa di nuovo ritrovare la Mia Ricchezza.

28. La prova di Sadhana consisteva nel riconoscere il progresso, soppesarlo con quello della ‘quiete’ dei Miei principi e, nel non contare su se stessi. Lei si è sforzata; tuttavia poneva il valore sul fatto di essere la prima figlia e perciò (voleva) dominare su tutti gli altri. Che non potesse dominare i sette principi, lo sapeva, …persino nella caduta. Lei dimenticava che Io sono il Regnante!

29. Io avevo assegnato a Sadhana un terzo della Luce e della Forza come Parte dell’Opera, ai setti principi gli altri due Terzi, con cui, contemporaneamente, era soppesata insieme la Parte per tutti i figli. Il gioco della sua primogenitura diventò per Sadhana la scala del suo progresso, la pura parte del sapere ‘io sono’. (invece) Lei travisava: ‘Io sono diventata’! Questo fu l’inizio della sua caduta.

30. In questo, la sua conoscenza cadde; ebbene, così: Lucifero sa quanto profondo è il suo abisso, che non può conservarsi se non lo conserva il Mio ATMA, lui e le sue deformità. Egli sa ciò che Io ho avviato apertamente fin dalla sua caduta.

31. Lui non vuol conoscere la Mia Azione: la REDENZIONE, la Mia Via: la MISERICORDIA! La Misericordia è molto santa, molto giusta! – Adesso, ancora qualcosa: il perché è avvenuta la concessione (della caduta), se Sadhana era da liberare dal suo Lucifero adottato[26], senza sacrifici, e da ricondurre di nuovo a Casa senza il suo seguito. Ascoltate: Se la caduta fosse stata voluta (dalla Divinità), nessuno avrebbe avuto alcuna colpa. Nemmeno Io avrei da provare qualcosa a causa di Me. E l’averla concessa? Non sarebbe stata comunque, in questa, la Mia Volontà? Oppure così: (poiché) Io non avrei potuto impedirlo, in tal modo l’Onnipotenza – almeno nella caduta di Sadhana – per quel terzo della Mia Opera, sarebbe andata perduta per quel popolo filiale.

32. Allora non avreste potuto risvegliarvi nuovamente in nessuna Opera. Non perché non potessi farlo, ma perché quella Parte dalla Mia elaborazione di Forza, sarebbe rimasta in Me stesso, nella ‘Luce della Luce inaccessibile’! Questo può essere solo detto, non spiegato. Il Mio Amore per le Opere, sorte dalla Volontà, dall’Ordine, dalla Sapienza, dalla Serietà e dalla Pazienza, incoronate con la Misericordia, che non deve mai essere scambiata con la Compassione per la caduta, non conosce nessuna Concessione. Ogni passo della via di ogni figlio è pianificato in anticipo, nella cui pianificazione si forma la sua libertà limitata.

33. In secondo luogo, la Concessione sarebbe ‘pure, Guida’. In ciò non esisterebbe nessuna libertà della volontà, che Io ho lasciato ai figli dalla Mia Magnificenza di Volontà. La caduta era nel ‘piano della possibilità’ solamente inclusa, prepensata per la salvezza di tutti i figli. Nella materia questo piano si mostra come una Concessione, che però si opporrebbe alla Mia Forza, Magnificenza, Bontà e Misericordia. Voi lo conoscerete meglio sulla via del co-aiuto.

34. Sarebbe stato meglio se Sahdana fosse precipitata senza seguito? Fu previsto, non pre-pensato; così l’incrocio della redenzione stava sul Piano. Questa era stata considerata in anticipo, …per via delle creature. Io esaminai la caduta e dalla riflessione trassi l’Effetto del Governo della Mia Creazione. Altrimenti si sarebbe avverato l’insegnamento di Dyso-Chata (vers. 15-16) e non ciò che ora è da intendere, rivelato con le Mie Opere nella Luce inaccessibile.

35. Ogni Opera è una rivelazione al Mio popolo. Il Mio pensare in anticipo non conosce nessuna lacuna, nessun ‘solo dopo’! La vostra libertà è una parte dell’Opera, altrimenti non esisterebbe nessuna libertà. SANTO e GIUSTO si riferiscono al percorso delle creature. Il Giusto è avere dei figli; il Santo è il Mio Avere. Entrambi devono essere pareggiati solo attraverso il debito nella CROCE.

36. Chi cammina in modo ‘santo’ lungo il bordo della via, cammina al bordo della via della Giustizia, la cui seconda parte ne diminuisce o cancella la colpa (il debito) – risultante dalla penombra di una viuzza. Il peccato, che proviene sempre dalla propria cattiveria, è soggetto alla prima parte, dove si dice per via della redenzione: “Paga!”

37. Io non ho avuto bisogno di nessuna divisione, e perciò non ho staccato Sadhana dal suo seguito nel suo baratro, questo non dalla caduta auto voluta. Dato che le creature sulla base del Mio Anno-Atto-Ur sottostanno allo sviluppo che proviene dalla via dell’Opera, per tutti vale esclusivamente quella seconda parte dalla Giustizia, che può diminuire oppure anche rimettere le colpe (debiti).

38. Oltre allo spirito e all’anima dalla Luce, per la via del co-aiuto, si aggiunge ancora la potenza di forza di Lucifero, che è da condurre all’anima attraverso il sacrificio e il servizio del vostro spirito. I peccati cadono sotto il ‘pagamento’, perché Sadhana, nonostante gli alti Doni e Talenti propri, si è staccata da Me; non attraverso una colpa come seguito del peccato, ma la sua ‘causa fondamentale’ è la sua caduta!

39. Lei ne era responsabile! I fedeli attraverso le vie di co-aiuto riscattano molto di quelle nude colpe, con cui Sadhana aveva incatenato a sé i co-caduti. La sua colpa fondamentale, che ha per conseguenza tutti i peccati e la colpa degli spiriti di figli della Luce incarnati, l’ho presa su di Me, perché nessuno avrebbe potuto risolvere la stessa.

40. Soltanto delle colpe successive vengono estinte dai fedeli. La Meta della Mia Redenzione guarirà la caduta! Dato che i fedeli conservavano il loro spirito, loro sono partecipanti all’opera di redenzione e alla Benedizione di redenzione che ne risulta. Questa poi, attraverso il Mio Sacrificio ed attraverso le vostre vie di co-aiuto, viene preparata a coloro che si sono staccati dalla Luce. Di fronte alla redenzione sta la fuoriuscita, il DISTACCO.

41. La povera schiera non era nemmeno da guidare alla Luce rivelata con una benedizione costrittiva, perché avevano ricevuto una vita senza spirito attraverso un atto di libertà ed erano mantenuti solamente dal Mio Potere di Creatore con un piccolo ‘sfavillare’ di spirito. Inosservato dalla prima figlia, la conservazione delle loro povere forme attraverso la Mia Forza nel Segno del Giorno-CROCE fu il forte supporto che impose lo ‘Stop’. Ma già nel principio (Giov. 1,1) prima che avvenisse la caduta e prima che diventasse necessaria la redenzione, ho scelto il secondo Supporto dalla Parte che impone ‘l’Alt’, eleggere Me per Croce, …come segno del Mio Amore per i figli.

42. Appiglio e sostegno, come i piedi e le mani, sono le parti della Giustizia. Due piedi corsero senza sosta, finché la figlia cadde nel suo abisso. L’altra coppia (di Piedi), segretamente nella Luce, corse avanti, in apparenza come se seguisse, per ‘trattenere’ l’ultimo, affinché non avvenisse nessuna dissoluzione.

43. Un paio di mani si liberarono di scatto; l’altro (paio di Mani) fornì l’appiglio di quel sostegno! Per la prima, attraverso il seguito, si attua il meglio. Nel seguito essa vede il suo peccato e la colpa. Vede – questo è il principio salvifico – come i Miei Piedi e le Mie Mani operano l’appiglio e l’arresto, affinché i co-caduti possano giungere nell’Empireo anche se su una lunga via.

44. Volente o nolente, …al figlio (figlia) viene indicata la via, gli viene impiantata la nostalgia, per sfuggire al tormento della lontananza. Non sente ancora il duro taglio del badile nel suo duro campo dell’anima. Ma se così tanti esseri sono da portare via, tanti tagli di badile sentirà. Chi prende su di sé dalla ‘forza’ della primogenita, a questo riguardo fa parte del Mio Aratro, che ovviamente opererà più che tutti i tagli di badile.

45. La redenzione sono i tagli del badile e l’Aratro. Il Mio Sacrificio è la semenza! Poi da un arresto e un appiglio, segue ancora un ritorna indietro (Golgota); dopo, ancora un ritorna a Casa! (Armaghedon) – Ora sapete quanto è stato importante, che il seguito rimanesse con Sadhana, da cui venne già creato un lungo tratto della via di salvezza. Perché

Tutte le cose devono servire al meglio

a Me e alla Mia Opera!

46. Anche l’altra possibilità come secondo percorso potrebbe portare la redenzione. Ma Io sono l’UNO, l’ETERNO, Io penso tutte le cose solo una volta e faccio tutto solo una volta! Ciò che si ripete, è formato così per la vostra Benedizione. Sì, un secondo percorso si può compiere attraverso il primo; allora, dopo la prima contemplazione, ognuno potrebbe portare la sua parte all’alto Altare della Divinità. Proprio questo ho assegnato al primo percorso, cosa che vale certamente per Me e per le Mie Opere, la cui conseguenza, però, è giunta in genere a vantaggio dei figli fedeli. Questo è riservato al secondo Giorno della Creazione, poiché questa parte dei Doni fa parte del ‘Bene della Corona della Misericordia’!

47. Ma sappiate questo: Via ed azione sono parti del sacrificio che potete deporre sul Mio Altare. Io raccolgo i doni riportati indietro, e dal figlio caduto faccio un figlio nuovo; non un altro, beninteso! Una volta (un giorno) lui entrerà nel Santuario in una nuova purezza!

48. Qualcosa che si ripete è per voi sempre nuovo, mentre io non ho mai bisogno di fare qualcosa di nuovo in un ciclo. Ciò che viene alla rivelazione, è concluso; viene solo ancora deposto sulla via dello sviluppo. La Mia Struttura dà la direzione e il decorso; la Mia Meta indica dalla Struttura la sua Abilità.

49. Non c’è nulla di male nel vedere qualcosa come del tutto nuovo. Da un lato il progresso fornisce costantemente qualcosa di nuovo, con cui maturate per il tempo finale di ogni Creazione; d’altra parte, nella retrospezione di un Giorno è da riconoscere che nelle Mie Notti, Io formo in anticipo ogni maturità. Questa dona appunto quella beatitudine che si lascia aumentare in, da ed attraverso se stessa. - -

50. Se ora termina la ‘festa della permanenza’, in cui l’insegnamento di Abaturan è stato: ‘Restiamo saldi!’, poiché, quando Sadhana voleva sedurre tutto il popolo, questa è stata la prova più difficile con cui la Luce dovesse lottare, oppure diventare un’intera caduta”.

51. Tao-Mana chiama Dyso-Chata (Perutam-Giosuè) accanto a Sé: “Rivela nuovamente la tua confessione che hai tenuto davanti a colei che è diventato Lucifero, quando ha cercato di sedurre voi quattro guardiani. Non è stato facile innalzare la barriera e tenerla, senza con ciò estinguere il vostro amore per colui che stava cadendo”.

52. Dyso-Chata dice: “Tao-Mana, UR, Tu sapevi che la nostra parola di lotta era soltanto una chiamata al pentimento, con la quale abbiamo cercato di ricondurre nella Tua Luce la prima figlia che stava perdendo se stessa. A quel tempo eravamo afflitti perché alla nostra chiamata non seguì nessun ascolto. Ma TU hai utilizzato la nostra chiamata per il grande percorso sul quale TU hai lasciato riecheggiare la Chiamata del Creatore. O Tao-Mana, UR: per questo Tu sia ringraziato nell’eternità! – Era questo che ho detto alla mala insistenza della nostra povera primogenita quando era ancora Sadhana, ma era già diventata anche Lucifero:

53. ‘Temi di nuovo il tuo Dio! Servi Lui nuovamente con animo retto! Lascia andare il tuo idolo, l’egoismo, con cui perdi DIO, il PADRE, che ci è permesso amare! Lascia stare di là a cui tendi infruttuosamente le tue mani! Lascia che il Creatore guidi un flusso d’Amore fra te e la tua slealtà. Ma se non vuoi, allora diventerai una povera serva al di fuori dall’Eden, nel paese di Nod. Non puoi sedurre me e nemmeno i miei, che UR mi ha dato, poiché, io e la mia casa vogliamo servire UR, in eterno!’

54. Invece Sadhana se n’è andata via. L’ira ha distrutto la sua amabilità, l’odio il suo cuore. Per lei ho messo la candela rossa sull’altare della casa, e Tu mi hai donato una candela rossa. Possa rimanerle il mio detto, santificato e conservato da Te, come una Luce dal Santuario. Tao-Mana, UR, Signore della Creazione, Santo delle Opere, Amante dei figli, Eterno dell’Azione! Fa che con la Tua benedizione possiamo essere sempre al servizio!”

- Allora UR passa attraverso le loro file; ed è come un agricoltore che esamina le spighe del suo campo. Buone spighe, …perché i Suoi occhi splendono soavi, scuri.

*

55. Più tardi viene tenuto un pasto; anzi, il Cibo del Cielo non è soltanto Insegnamento. Su ciò una parola, irradiata dallo Spirito di Dio. Sul davanti, su un posto elevato del terrazzo a forma di mezzo cerchio, sta il sacerdote. Ed anche i suoi occhi ora scintillano, nel riflesso di quello splendore, magnifico-santo, che tutti possono vedere. Dyso-Chata, nel Raggio della guida di UR, dice:

56. “Amato popolo! Tao-Mana, il Signore, il Santo, l’Amorevole ed Eterno, ha aperto la Sua Magnificenza nella Bontà. Ci ha esentato da quel peso che l’umiltà, conseguente all’orgoglio, non esiste nella Luce, che può essere praticata soltanto nella materia. Ma grazie alla Bontà di Tao-Mana, ha un buon posto. Presto, però, irromperà l’oscurità. Noi lo vediamo certamente nel fuoco dell’altare, che possiamo portare questa umiltà nell’afflizione. Ma come con quale forza, se nella Luce non abbiamo bisogno di esercitare l’umiltà?

57. Tao-Mana ci avvolge nel mantello dello sviluppo dalla Sua Perfezione-Ur, come anche in noi lo spirito è la spinta della nostra vita, tuttavia dalla forma com’è il nostro corpo dell’anima e nella luce del mantello dello sviluppo, in cui la parte del nostro spirito può operare magnificamente.

58. Che l’anima abbia bisogno dello sviluppo, altrimenti il nostro spirito disimpara l’attività nella materia, è la parte principale di quell’umiltà che noi dobbiamo esercitare. Il nostro spirito è luce; questo la tiene salda per sempre.

59. Non soltanto per via della caduta, stando ora in prima fila, vale lo sviluppo, perché nell’avanti si trova ogni aumento della Vita. La Condizione-Ur, alla quale Tao-Mana annoda tutte le Opere e da cui proviene la Forza per il progresso, alla quale dobbiamo piegarci liberamente, legati a ciò per esercitare fedeltà ed obbedienza.

60. Questa è la dedizione come dodicesima Perla che i più anziani conservano, poiché inserire il perfezionato nel nostro sviluppo, libera la via del co-aiuto per la lontananza. Tao-Mana, UR, che non ha bisogno del nostro servizio, lo accoglie nel Suo maestoso SERVIRE, con cui soltanto possiamo aiutare i caduti. Magnificamente l’Onni-Eterno ci conduce dalla Mattina della Creazione fino alla Sera, dalla Sua Santa perfezione fino al nostro divenire perfetto. Nelle maestose Notti della Creazione Egli forma tutto nuovo per tutti, ciò che Egli ha già preformato in un Ciclo-Ur.

61. Inserirsi, dall’Insegnamento e dalla Guida, amarLo fiduciosi, è la Forza della dodicesima Perla che noi possiamo chiamare umiltà, non da confondere con quella della materia. Solo il servire è uguale nei due generi. – Ora parliamo ancora molto sulla via.

62. Tao-Mana al mio arrivo diceva che la vita (spirituale) sulla stella è stata la mia prima pietra miliare sulla mia strada. Questo riguarda la via del co-aiuto. Finché questa conduce attraverso l’Infinito, ogni via rimane la propria: ‘Trovato fedele, perciò invariabilmente appartenente all’Empireo!’. Tuttavia mi annovero del tutto con voi, come lo ha fatto Abaturan nonostante ‘la supremazia sacerdotale’. In questo pareggio è ancorata ogni pietra miliare; dalla prima prova della libertà sono da adempiere tutte le altre.

63. Io insegno certamente su incarico di Tao-Mana, ma fra noi a questo riguardo non esiste nessuna differenza, essendo tutti figli. Io sono con tutto il cuore, uno di voi. Dei compiti non separano nessuno dal popolo del Padre e non lo elevano su coloro ai quali è destinato il suo servizio.

64. Voi avete osservato volentieri la distanza. Va bene soprattutto se adeguato alla nostra gioventù, quando il primo si trova sacerdotalmente nella funzione quando ha da annunciare una rivelazione oppure quando Tao-Mana parla attraverso di lui. Ma quando ci conciliamo, oppure teniamo una festa di casa o di gioia, che sia da ospite presso di voi o voi presso di me, allora unitariamente siamo una parte del popolo del Padre.

65. Come Tao-Mana preferisce vedere quando ci avviciniamo a Lui con fiducia, ma ascoltiamo con riverenza il Suo insegnamento, così deve avvenire tra di noi. Con questo ammonimento concludo questa festa della permanenza. Ancora una volta andiamo al focolare del fuoco; e questa volta sono fiori che vogliamo spargere su questo”.

66. Tutto il popolo si affolla dietro Dyso-Chata. Arrivati all’altare, egli ringrazia: “Tao-Mana, Signore della Creazione, Santo delle Opere, Amante dei figli, Eterno nelle opere, Ti preghiamo, fa che la Tua benedizione, dataci alla festa, sia sempre con noi”. Un silenzioso premio sale in alto, visibile come un fumo bianco. Dyso-Chata va avanti, con lui in fila, Chata, Myo e quattro bambini.

67. Solennemente camminano intorno al focolare, posano i loro fiori variopinti e ritornano ognuno nella sua casa. Nel futuro tutti gli insegnamenti porteranno un buon progresso, anche nella gioventù. Benedetta è la stella, benedetto il suo popolo, benedetta ogni azione.

 

 

[indice]

 

Cap. 3

Insegnamenti del Padre e di Dyso-Chata fino alla partenza

 

«Voi siete figli del Signore, vostro Dio».

[Deut. 14,1]

1. Il primo mondo che UR ha creato come Ponte del ritorno, esiste ancora. Se fosse stato usato dai caduti si sarebbero potuti risparmiare il ritorno più difficile. La ricchezza della luce viene portata ancora solo come ospite nella lontananza, finché un figlio della Luce visita la materia; ma Satana deve vedere ciò che viene sacrificato per lui. Egli chiude inutilmente i due occhi con forza. La sua dura crosta viene colpita di nuovo, dove su di lui attraversano i sacrifici. Uno di questi raggi incrociati parte[27] da Dysothera.

2. Molti, provvisti con la Forza di UR, che loro chiamano TAO-MANA, discendono con Pazienza ed Amore dalla terza Parte del Cuore di UR, da cui risulta il percorso del Sacrificio del Santo. La partenza non strappa nessuna lacuna nell’Empireo. L’ottavo Sole ha formato con inafferrabile Grazia del meraviglioso Atareo, oramai distrutto da tempo, uno dei più importanti Portoni. La sua prima coppia di Sole, Orakania e Hagarma, sono delle Porte d’uscita e d’entrata: in giù… e di ritorno. I Soli abitati vengono anche chiamati stelle; altri sono puri portatori di luce e calore.

3. E’ una mattinata luminosa. I raggi della stella giungono nella lontananza, come pure quelli del sole[28] che serve un ampio campo dello Spazio e ne limita il suo tempo. Grati e gioiosi si osserva la magnificenza della Creazione. Si va verso l’altare, che è santo per ognuno. Non come nel mondo, dove stanno sovente più in alto che il SIGNORE dove deve essere adorato. I focolari che UR stesso prepara sempre, sono il simbolo del Santuario. Questa è la differenza tra la Luce e il mondo.

4. Nonostante ciò, sulla Terra ogni altare può significare il simbolo come l’Arca dell’Alleanza su cui stava seduto ARIEL, il ‘Fuoco del Creatore’, anche il Creatore come nell’Apocalisse. Il Patto di Grazia include chi conserva ARIEL come il Santissimo.

*

5. Oggi essi posano di nuovo alcune piccole candele nel cerchio del fuoco, Dyso-Chata una più grande. Egli adora ed insegna: “Tao-Mana! Signore, Santo, Amorevole ed Eterno! Gloria, onore lode e ringraziamento, riverenza, amore ed adorazione siano Tuoi! Ci hai dato un tempo ricco, affinché la Tua Luce diventi in noi la fiaccola. Hai anche benedetto la mia pietra miliare, e posso sapere che il prossimo è in fila”.

- Si sollevano gli occhi verso l’alto. E’ già tempo, che Dyso-Chata se ne vada di nuovo? Non era… Egli indica ammansendo tutt’intorno:

6. “Tranquillo, amato popolo! Chi vi è più importante: Tao-Mana, oppure io?”

- “Non c’è problema!”, annuncia Nusar, l’esaminatore del Cielo, come viene chiamato allegramente. “Hai chiesto il perché noi…”

- “Fatti interrompere, amico. La mia domanda non riguardava il vostro dare e avere nei confronti di Tao-Mana. Nella risposta della domanda si può mostrare anche qualcos’altro”.

7. “Allora non hai da sentire da noi ciò che tu sai del Santuario”, risponde Nusar. “Eravamo felici quando sei arrivato. Ma, …se te ne vai? Siamo magnificamente informati sulle Preoccupazioni della Luce. Ci sarebbe forse anche un ‘cordoglio della Luce’ se ci lasci?”

- “Cordoglio della Luce”, mormora ognuno.

- Dyso-Chata sorride amabilmente e seriamente:

8. “Tao-Mana è per voi al di sopra di tutto. Vieni qui, Nusar, guarda nel fuoco e riferisci ciò che indica”.

- Nusar si avvicina svelto, ma afferra la mano del sacerdote come se con ciò potesse vedere meglio. Felicità arrossa le sue gote.

9. “Arriva Abaturan! Si trova già su un gradino del ritorno. Per questo te ne vai”, Nusar si rivolge a Dyso-Chata, “tu gli lasci di nuovo la sua sedia. Sì, lui ci appartiene! Nonostante ciò, con noi rimane il cordoglio; perché ti vogliamo molto bene, e separarci ci duole sempre. Oppure la gioia del ritorno di Abaturan può coprire un cordoglio?”

10. “Sì! La ‘festa della partenza’ lo può irradiare. Questo vi meraviglia; ma prima ognuno deve guardare nel fuoco, affinché notiate ciò che Tao-Mana vi prepara”.

- “Anche noi?”, chiede un ragazzino.

- “Certamente! Soltanto che il turno è prima per gli adulti”.

- Il ragazzino annuisce: “Ho solo chiesto, affinché noi giovani non…”. Si blocca imbarazzato.

11. “…foste dimenticati?”

- Un annuire ancora più imbarazzato.

- Dyso-Chata va verso la gioventù che durante le feste forma sempre un gruppo. Gli vengono incontro delle domande dalla bocca dei giovani, e lui risponde volentieri.

12. Nel frattempo la contemplazione del fuoco è terminata. Il primo cittadino del momento (sostituto) dice: “Dyso-Chata, ho percepito la riflessione di Nusar, e nonostante la grande gioia sul ritorno di Abaturan, non so com’è da pareggiare la gioia con il nostro cordoglio. Com’è possibile che – anche se non è schiacciante – porta con sé dell’insospettato? Temo che questo non piaccia a Tao-Mana; è insoddisfacente e – perfino – è anche uno spettacolo di cordoglio”.

13. “Non necessariamente, caro Midgurd. E Nusar mi accompagna fino alla prossima pietra miliare. Ma è libero di decidere”.

- Nusar si avvicina, sottolineando: “Quello che vuole Tao-Mana, questo sarà fatto. Ma, …con me? Ah, non riesco bene a risolvere. Di certo l’onore spetta unicamente ad UR. Se lo si potesse riferire a se stesso, non lo avrei meritato. Oppure lo si vede nel Focolare ciò che ne risulta per me?”

14. “Solo nel Santuario, quando si deve lasciare la Luce”.

- “Anche una parte del cordoglio”, dice Luosartum, “rinunciare a tutte le magnificenze che Tao-Mana, UR, ci dona in ultra misura”. Phroebe, stando accanto a suo marito, si vela il capo, pure triste.

15. Dyso-Chata ferma quella malinconia: “Muraglia di Luce! Il fuoco vi ha indicato quanto triste è l’esistenza dei poveri esseri, e quella dei nostri amici che hanno preso su di sé dalla Forza qualcosa del buio. Là generale peso e sofferenza, il cordoglio sui mondi.

16. Muraglia di luce e preoccupazione di luce hanno lo stesso suono. Per noi non esiste nessuna separazione, né lacrime eccetto quelle della gioia. Noi percorriamo la nostra via, da Tao-Mana e di nuovo di ritorno a Lui. Quello che possiamo sacrificare in questa, è poi pura Gioia di UR, se lo facciamo di pieno cuore per quelli che caddero. Nessun sacrificio pareggia tutto il nostro più o meno; lo pareggia Tao-Mana! Noi stiamo nella prima parte principale dello sviluppo, ma già all’ombra di quell’evento (caduta). Così un certo qualcosa cade nell’inconsapevole che non si riesce a risolvere così facilmente.

17. Qual beatitudine, di misurare la Forza sull’imperfetto, da una pietra miliare all’altra, finché abbiamo ritrovato tutti la via verso Casa alla Sera della Festa! Nel Regno di UR siamo a Casa. Alla Sera della Festa sarà aperta proprio ogni Porta nella Casa del Padre; e noi gusteremo la grande Bontà di Dio, perché noi – dalla Luce – siamo cresciuti nella Sua Luce.

18. Non sarebbe bene di interrogare il Fuoco di Dio solamente per via del sapere”. Dyso-Chata lo fa notare. “Ma siate lieti; posso togliervi il peso del cordoglio e dell’addio. Molti di voi hanno sperimentato la festa dell’Arrivo, quando Tao-Mana ha detto che siete ben progrediti. Questo si è ripetuto alla nostra bella festa della Permanenza.

19. Non pensare, cara Bela-Sopher, che lo avessi portato io. E’ il Dono di Tao-Mana! Io sono stato soltanto il portatore. Non ho ancora vissuto sovente la festa della Partenza. Alla partenza di Abaturan non è stato percepito in modo grave, perché vi ha assistito DIO. Avete visto e udito Lui! Egli verrà quando serve. Dapprima dovete dimostrare la gioia della fede, di sapere Lui nella Sua maestosa visibilità, anche nella Sua Entità velata per il nostro bene.

20. Ogni via di co-aiuto è un progresso per tutti. Se non si è notati, non diminuisce la Benedizione. UR tiene la catena della comunità nello spirito con entrambe le Mani; i suoi anelli rimangono insieme. Voi pensate che staccandosi il primo membro (Sadhana), con lei (si staccherebbero) molti piccoli anelli. Certamente, se lo si osserva dal punto di vista della conoscenza di un figlio.

21. Satana doveva aprire la sua tana, affinché gli esseri si incarnassero per lo sviluppo. Tuttavia, già da sempre, prima che un figlio nascesse alla vita, UR ha pre-pensato una Porta speciale e la Redenzione fondamentale! Egli ha preso nella Mano sinistra il primo anello dei figli dalla Condizione-Ur, i successivi anelli della volontà della libertà nella Mano destra.

22. Con le Caratteristiche – senza che fossero nella successione di Volontà, Ordine, Sapienza, Serietà – Egli creò i figli dalla Pazienza, dall’Amore e dalla Misericordia, la Pietra bianca (Ap. 2,17), che ha da suggellare il ciclo dei figli, non però da seppellire. Specialmente dalla Pazienza Egli non ha escluso il primo anello alla catena, che la Sua Destra (Diritto) tiene sempre.

23. Chi ci dice poi, se da ciò, non provenga di nuovo un’ulteriore catena, perché entrambe le mani di UR tengono tutti gli anelli? Se da ciò, a quel tempo non fosse stata prevista la via di ogni primo anello, per cui rimase anche come singolo nella Sua mano sinistra? Questo è da riconoscere, perché l’anello nel divenire figlio diventò anche il primo, ed è rimasto il primo,…nonostante il tradimento di fedeltà e la caduta.

24. Se si farà fondere alla catena per ultimo, allora Tao-Mana, UR, aprirà una finestra dalla luce inaccessibile, le Sue mani lo inseriranno e chiuderà la catena. Allora non esisterà più nessun primo, nessun ultimo.

UR non ha nulla da cambiare!

25. Del perché solo pochi di voi sono andati nella lontananza, ce lo spiegherà ancora Tao-Mana. Egli ci vuole far visita. I Suoi rimpatri sono una grande parte della Grazia dell’Alleanza: La chiamata e il rimpatrio non hanno per noi nessuna differenza. Vogliamo salutare Tao-Mana, UR, come nostro più caro Ospite già davanti alla casa”.

2. Ecco che si avvicina il ragazzino che ha chiesto la contemplazione del fuoco e dice: “O sacerdote Dyso-Chata, perché non andiamo su quel monte dove si è visto prima Tao-Mana?”

- “Quando Lo hai visto?”

- “L’ultima volta; allora ho visto sul monte la Sua Luce”.

- Anche una ragazza ha visto la Luce.

27. Il sacerdote prende per mano i due ragazzi e dice: “Egli è il Padre di tutti noi, ma nel Suo popolo esistono degli adulti e dei bambini. Andando via si aumenta in saggezza, in età e in Grazia. Se si raggiunge attraverso lo spirito il grado di maturità di adulti, allora si viene anche trasportati nel loro stato. Materialmente vale di più la maturità del corpo che – sia vecchio che giovane – è perituro. Dato che voi due”, Dyso-Chata intende i figli, “avete guardato voi stessi per Tao-Mana e Lo avete potuto vedere, perciò ora dovete avere la consacrazione che fa di voi degli adulti. Sapete come si svolge questo?”

28. Il ragazzino esclama: “O sacerdote, anche se lo sapessimo, allora il tuo insegnamento ci dà la consacrazione. La Benedizione ce la dà Tao-Mana, UR! E’ giusto?”

- “Bene. Vasto! E tu, cara Chersta-Vasto?”

- La ragazza annuisce con occhi scintillanti, con un gioioso “Sì”, e domanda: “Siamo insieme, perché aggiungi il mio nome a quello del ragazzo?”

29. Dyso-Chata lo conferma. A te, persino parte della mia casa”.

- Molto felici, entrambi chiedono: “Perché questo ci era nascosto? Nella scuola stavamo insieme”.

- “Per il meglio di ogni spirito di figlio della Luce è necessaria l’unione, la maturità benedetta; nella Luce è sempre la maturità della conoscenza”, vengono istruiti.

30. “Mettete le vostre mani sul focolare”.

- I volti infantili appaiono seri. Tutti i bambini gettano dei fiori rossi sull’altare e adornano gli abiti degli eletti. Dyso-Chata solleva la mano destra, mette la sinistra sul libro dell’altare. Accanto a lui stanno ora i più anziani della stella. Egli dice:

31. “Il Signore, il Santo, l’Amorevole ed Eterno vi ha messo nello stato di maturità. Volete operare per amore per Lui? Percorrere la strada che EGLI vi indica? E’ difficile rinunciare alla Luce; il sentiero sul mondo è sassoso. Volete questo? Allora dite ‘sì’ per ricevere da Tao-Mana, UR, la consacrazione”.

32. Un lieto, serio “Sì” echeggia fuori nell’infinito. Dyso-Chata chiede ancora: “Volete obbedire ai più anziani?”

- “Sì!”

- Due anziani portano i due bambini fino a Dyso-Chata, dove s’inginocchiano, insieme agli anziani che diventano i loro protettori (padrini) affinché si possano affermare.

33. Il sacerdote sparge alcune scintille sui bambini. Nell’impulso dell’azione che fa battere i loro cuori, posano le fronti sui piedi del sacerdote, …un’atto anticipato verso Tao-Mana. Non viene detto, che questo tocca a UR; viene riconosciuto pienamente il lato infantile dell’azione. Ai consacrati si portano buoni auguri.

- Una ragazza dice a Chersta: “Anche noi ci siamo quasi”. Indica un ragazzo che sta presso Vasto. “Ora studiate diligentemente”, fa costei apprezzandoli un po’.

34. Si va incontro ad UR. Chersta e Vasto per primi; vengono presentati a Tao-Mana. Tutti portano dei fiori rossi. Arrivati al Monte di Dio, in alto si trova già l’Alta Luce: UR, il più Amato. Per due terzi salgono loro, per un terzo discende il Signore. Qual è questo segno? E perché Egli va lentamente? In discesa è più facile che in salita. Oppure, …no? Gli anziani lo riconoscono come santo simbolo; Dyso-Chata vede però il senso profondo.

35. Un tappeto magnificamente verde separa il terzo superiore dai due terzi più in basso del Monte. Ha l’effetto di un punto di riposo, e non si può ancora dire quale parte della via ne ha più bisogno. Liberi nel loro spirito, avvolti dalla Luce, accerchiano UR; abbastanza vicini come per appoggiarsi a Lui, ma nella distanza della giusta adorazione per la luce. Vasto e Chersta rabbrividendo profondamente posano le loro fronti sui piedi di Tao-Mana. E l’Alto dice:

36. “Popolo Mio! Siete venuti per raggiungerMi. Con ciò avete conquistato molto. Mi siete venuti incontro con rami rossi, immagini della pazienza e dell’amore; Amore e Pazienza siano dunque la vostra ricompensa. Chi ha terminato la sua via di co-aiuto, ottiene una visione d’insieme che – anche se ritardata come nella caduta – giunge fino a Casa, nel Mio Santuario. Da ciò costruiamo ai poveri il loro tratto per ritrovare la Casa. Adesso portateMi il vostro benvenuto; poi entriamo in una casa che potete scegliere voi stessi”.

- Allora irrompe un giubilo, come quasi mai udito; e sovente si ha giubilato.

37. Come il giubilo, così la solenne adorazione percorre silenziosa nell’Empireo. La venuta di UR offre un continuo accrescimento. Ogni volta si pensa: ‘La beatitudine ha raggiunto il suo apice’. Ma in UR non esiste di certo nessun culmine, dove Egli direbbe: ‘Ora avete tutto! Ora basta!’ –

38. Presso il focolare dell’altare Egli posa la candela della stella al centro sul davanti, indica l’adornamento del pavimento e dice: “Popolo Mio! Non potete misurare la gioia catturata da voi, ma nel legame che avete creato attraverso la via verso il Mio Monte, siete in grado di conservare l’eco della gioia.

39. Chi si può conquistare e conservare l’eco, di cui fanno parte i lontani, ha anche incassato poi nel rapporto di Creatore-Padre = figlio-creatura, pure un tutto intero, come ora Io la Mia Gioia di voi. Questa è lavata con puro Olio. Questo pretende una maggior dedizione a Me? Certo è, che questo è da calcolare in aggiunta; tuttavia un opposto può essere un buon nutrimento.

40. Non così come se Io avessi creato degli opposti, altrimenti questi sarebbero stati in Me. Il suo autore è lo sviluppo; ma la Guida spetta a Me, perché non ho creato dagli opposti, ma dal PERFETTO. Come ogni Previsione, non era una pre-destinazione. Similmente ho allacciato la possibilità di un opposto, al libero divenire dei Miei figli.

41. Dyso-Chata vi ha insegnato la Mia catena e l’anello di figlio. Attraverso la caduta, a cui seguirono tutti gli opposti, c’è ancora da insegnare qualcos’altro. Un opposto fornisce l’incrociare di due cose che si lasciano completare solamente quando uno sperimenta la dissoluzione nell’altro. La caduta è la lontananza; la Mia luce, la Patria. Non la lontananza, gli smarriti vengono ricondotti a Casa! Se quella (Sadhana nella materia) in tal modo si svuota, allora crolla in se stessa, e l’opposto verso la Patria viene riparato.

42. Se volete aiutare, allora prestate gioiosi questo aiuto dai Raggi d’incrocio che ho creato dalla Pazienza e dall’Amore. Questo è autentico Olio per ogni lampada. Voi pensate che la Mia luce non abbia bisogno di nessuna lampada. Certamente, visto dal Punto di vista-UR. Ma per voi sono necessarie le lampade attraverso la caduta.

43. Che cosa sono ora dei Raggi d’incrocio? Come sono formati? Che cosa fanno? La dichiarazione di lotta è una chiamata all’annientamento? I caduti erano liberi di opporsi, perché un piegarsi per costrizione[29] non è un piegamento nobile. Non ne ho bisogno, per portare magari attraverso la Forza i figli alla ragione.

44. Nessuno si difende dal Mio Potere di Creatore, nonostante la libertà che ho concesso a ciascuno. Un Dono della Pazienza! Ma come Io li formo, sta nella Sapienza e nella Serietà della Forza sacerdotale che vuole benedire, aiutare, guarire, salvare. Il Sacerdote non ha posto nessun obbligo, perché lo possiede il Creatore; altrimenti non sarei COLUI che ha creato tutte le cose, che conserva tutto.

45. L’obbligo ottiene solo la costrizione, quando (innanzitutto) riporterò il Potere di Dio tramite i Raggi d’incrocio, dopo aver formato per lui il Mio Sacrificio, il cui piedistallo o altare si chiama: ‘Fare di tutto il cuore, sotto il compito di una gioia, ciò che si riferisce unicamente a Me’[30]. Nel secondo rango (secondariamente) riguarda la figliolanza conquistata, che i fedeli hanno da dare, se vogliono servire la povertà[31].

46. La Sapienza fornisce l’Agnello, la Serietà lo sacrifica[32]. Dev’essere questo, Gioia, sacrificare alla caduta la Mia Santità? Ma se la Gioia fosse soltanto il proprio percepire accresciuto, allora non esisterebbe nessun sacrificio, provenendo dai Raggi d’incrocio. Come Gioia la Mia Luce conosce unicamente il servizio al prossimo! Così sarebbe anche stato se non ci fosse stata la caduta. Non è troppo severo? Oh, sembra severo; ma nei Raggi d’Incrocio pongo la reciprocità, il contro di un’opposizione.

47. Il Sacrificio giace nella Pazienza, che fra la Formazione e l’Effetto è la portatrice della Meta. Non la Meta stessa! Co-proprietari dell’effetto sono i fedeli, perché – se il primogenito dovesse sbarrarsi e non riconoscere il servizio del Sacrificio portato da Me stesso[33] – ai fedeli rimane comunque assicurata la Meta del Creatore, poiché Mi conservo le Opere, così o così, come Mi compiace per la Gioia.

48. Il Compiacimento è il Partner della Mia Gioia. Un servizio sulla reciprocità, che proviene dai Miei e dai vostri sacrifici, ha consistenza eterna, perché dalla Gioia e dal Compiacimento ho creato i Miei figli per Me. La dedizione come servizio al prossimo è una conseguenza del bene di Luce e di Vita conquistato in anticipo (nell’incarnazione), la giusta ricompensa che spetta ad ogni sacrificante.

49. Che cosa provocano i Miei Raggi d’incrocio? Dov’è la Porta attraverso cui la caduta avrebbe una via d’uscita, mentre, nonostante lo stridente trionfo, percepisce la sua impotenza al muro auto costruito? Non esiste un Ponte per ritrovare la via verso la Patria, appoggiato sui Piloni del Mio Sacrificio, per preparare, dopo la porta della via d’uscita (Golgota), la via verso Casa? Oppure, non dovrei Io, fare degli eredi solo tra i servitori?

50. Oh, anche per voi vale ogni Raggio d’incrocio. Solo a voi portano la Beatitudine, la più amara pena per la caduta. Se per lei da ciò si lascia tessere la gioia, questo rimane ancora velato. Ma sia detto questo: persino le vie del co-aiuto cadono nel campo dei Raggi d’incrocio, perché sono i vostri sacrifici.

51. Il massimo del vostro servizio è, di aggiungervi un tempo di luce. Io benedico ogni chicco di seme che viene dato, ogni granello di sabbia che aiuta a costruire il Ponte per far ritrovare la Patria. Una via di co-aiuto può essere un progresso per un intero popolo solare. La strada di Dyso-Chata è per voi di una tale benedizione. Non vi ha detto che la vostra stella fa parte della sua casa? Ed Abaturan, che ha rilasciato dalla Mia mano una ricca benedizione alla sua uscita, …da ME? –

52. Anche la consacrazione è benedetta. Venite, Vasto e Chersta!”

- I guardiani conducono i due giovani verso Tao-Mana. Rabbrividendo, s’inginocchiano.

- “Siate benedetti, figli dalla terza casa di guardiani. Ben per voi, se vi sentite come ‘figli’! Nonostante ciò, ora state nella cerchia degli adulti che hanno da portare la maggior responsabilità. Ho parlato dei granelli di semenza e di sabbia. In verità, nessun piccolo starà dietro ad uno grande, se il lavoro viene fatto bene e fedelmente.

53. Tendete verso il tutto, che giace anche nel piccolo; rimanete volentieri piccoli, perché così rimanete figli Miei. Non esiste maggior onorificenza che il magnifico ‘FIGLIO MIO’! Accettate anche sempre l’insegnamento da Abaturan”. UR guarda paternamente alla gioventù; il Suo sguardo benevole vale anche per i grandi.

- Dyso-Chata s’inginocchia, e tutti lo imitano subito. Egli alza le due mani, pregando con fervore:

54. “Tao-Mana, Signore della Creazione, Santo delle Opere, Amante dei figli, Eterno nell’Azione! Tu non chiedi mai del grande e del piccolo, quando un cuore Ti ama. TU ci hai amato per Primo, noi Ti amiamo! Quando il Tuo Spirito-Ur ci ha creato, il Tuo Amore stava già sopra di noi. Tao-Mana, UR, Mi-Ara-Mi

55. UR risponde: “Ho conservato la vostra figliolanza per ME!”. Egli posa le due Mani sui due bambini consacrati. Poi chiede gentile in quale casa volessero andare. Si sceglie la casa del sacerdote. “E tu?” chiede UR al guardiano. “Io scelgo la casa di Nusar, perché farà parte con Me nel cammino (tempo di Gesù)”.

- Costui balbetta: “Io sono …”

- UR lo interrompe: “…non ancora maturo perché da molto sei senza la aiutante che fa parte di te? Vedremo che cosa succederà nella tua casa. Voglio passare oltre la tua soglia”.

- “E’ troppo piccola, e questo, o Tao-Mana, lo considero come un ammanco”. cerca di obiettare Nusar

56. “Aspetta!”, Dyso-Chata lo sospinge in avanti sorridendo. “Dove s’accampano i figli del Padre, là c’è il tuo terreno”.

- “Allora voglio correre e ritornare e seguire Tao-Mana. EGLI mi preceda”. Così parla lui, uno spirito dell’Empireo.

- Il volto di UR risplende.

- Nusar, ritornato svelto, si china: “Signore, l’abitazione è pronta. Entra con la Tua benedizione”. Ed entra dopo Dio.

*

57. Sono migliaia che vedono Tao-Mana, ed ognuno si sente come se stesse seduto al Suo fianco. Sì, nella Luce cadono tutti i muri, senza che vengano abbattuti. Lo spirituale ha sempre un’ampia visuale. – Dopo una tavola a festa, …Dio entra per la prima volta da Nusar, e gli chiede:

58. “Hai una richiesta? L’esaudimento si può dimostrare in modo differente, inoltre non è legato al tempo, perché il richiedente ne dà il motivo. I materiali (materialisti) chiedono cose periture; e si meravigliano perché non l’esaudisco e perché sovente avviene il contrario. Non sanno che il contrario è la BENEDIZIONE, che non può riposare sulla loro richiesta”.

59. Nusar chiede modesto: “Tao-Mana, posso chiedere qualcosa prima che ponga la richiesta del mio cuore?”

- “Sì; con le domande, nessun figlio viene a Me inutilmente. In alcuni ci sono buone richieste, sovente ignote allo stesso interrogante. Una cosa è da notare: si richiede una risposta, per venire a conoscere qualcosa di ignoto”.

60. “Tao-Mana, Tu hai scelto la mia casa. Io non ne sono degno perché mi manca la donna aiutante. In quasi tutte le case ardono le due candele (uomo e donna)”. Incerto alza le spalle.

- “Lo credi?”, chiede UR gentilmente.

- Nuovamente, Nusar si china profondamente. “O Padre, noi sappiamo della Tua alta Meta, anche se noi figli non la possiamo visionare. Ti prego, aiuta i poveri che si ribellano al Tuo aiuto. Porta il mio granello di sabbia per la costruzione del Ponte, per attirare con questo uno smarrito a Casa”.

61. “Figlio Mio!”, UR solleva colui che è chino. “La tua richiesta pareggia completamente l’incerto della tua domanda, anche il dubbio che tu solo non avresti potuto preparare per Me la tua casa. Sappiatelo tutti:

Richieste che sono per la povertà,

 sono come le gocce

 nel Mare-Ur delle Mie benedizioni!

62. Questo non impedisce di chiedere per se stessi. Ciò che serve a ciascuno e porta la Mia benedizione, è il buon Fondamento della richiesta per i poveri. Chi non si spiritualizza, cosa che è persino necessario nella Luce, …solo diversamente che nella materia nella quale non si svolge quasi nessun inizio di spiritualizzazione, difficilmente imparerà dal Fondamento dello Spirito l’autentico linguaggio dell’intercessione.

63. Nusar può servire da esempio. Quindi tolgo il peso della sua richiesta, perché in questo caso non ne esiste davanti a Me”. UR posa la Sua mano sulla spalla di Nusar ed indica a Dyso-Chata e ad alcuni altri: “Costoro, anche Abaturan, sono per così dire ancora soli. Pensi tu, Nusar, che Dyso-Chata abbia scelto la tua, soltanto dall’insufficienza della sua casa?”

64. “No, Tao-Mana! Egli lo ha fatto per la mia gioia, per preparare a me il Tuo ingresso. Voglio posare per lui nelle Tue mani il mio ringraziamento. Lui è venuto dal Tuo Seggio di Guida ed ha assunto il dovere per la nostra stella, per cui non necessitava la aiutante. Questo non è un confronto con me”.

- Dyso-Chata interviene: “Come mai le nostre due cose sono differenti?”

65. Nusar risponde: “Tu sei il reggente finché ritorna Abaturan, e tu sei responsabile davanti al Volto di Tao-Mana”.

- “Nonostante ciò, ognuno può chiedere o domandare ed assumere la responsabilità per se stesso”, dice costui. “Davanti ad UR non esiste nessuna differenza nel rango, per il fatto che siamo figli Suoi, nati dalla Sua Luce, insufflato dal Suo Spirito.

66. I doveri di un voto sono differenti, da cui risulta la posizione. Questo non ci eleva, a parte che ci si deve far guidare volentieri da colui che è più alto nella posizione del dovere. Ora la differenza può ben scomparire come nebbia”.

67. “Questa è anche la Mia opinione”, sorride UR.

- Vasto, stando seduto vicino a Chersta, dice seriamente: “O Tao-Mana, la Tua opinione! E’ la Tua Volontà di creare eternamente del Bene, e vorrei far valere eternamente la Tua Opinione”. Ecco che subentra il silenzio solenne, come sul monte quando avevano adorato UR senza parlare.

68. “Mi avete preparato un’onorevole Entrata, poiché ciò che uno dice e fa, proviene dal cuore di tutti voi. Ora c’è ancora da togliere un ultimo pezzetto, che Nusar ha caricato inutilmente su di sé. Nonostante ciò, ‘l’inutile’ non era vano. Io l’ho ben iscritto al tuo percorso celeste”, gli dice UR.

69. “Devi percorrere un tratto con Dyso-Chata. Se le vostre donne non sono con voi, allora stanno svolgendo ancora qualcosa dopo di voi; è anche possibile, …che attendano già”, UR sorride di nuovo meravigliosamente. “Possono anche aspettarvi in un altro luogo. Nell’Insegnamento che ora segue, noterete di cosa si tratta. Ascoltate:

70. Quando tutti saranno preparati per il Regno nell’eternità, non esisteranno più Porte chiuse. Dyso-Chata conosce quelle aperte e quelle chiuse, e vi ha insegnato che una volta staranno tutte aperte. Conoscete ancora la cosa più magnifica dell’insegnamento?”

71. Dalla gioventù una ragazza esclama: “UR non ha nulla da cambiare!”

- “Molto bene! Vieni qui, ragazza Mia!”

- La ragazza guarda alquanto ansiosa perché con ciò era stata impertinente.

- Dyso-Chata la porta avanti, ed UR attira la piccola accanto alla Sua sedia, dicendo:

72. “Questa è una lode, ascoltare da una bocca giovane l’Onore, Mia piccola figlia! Ti ricordi solamente della cosa più importante?”

- La ragazza si stringe delicatamente: “No, amato Tao-Mana. Noi bambini ci siamo consigliati, ognuno ha presentato qualcosa. Solo, non potevamo ricordarci di tutto; certe cose erano anche troppo difficili per noi, specialmente quello da una finestra”.

- “Vi ha preoccupato?”, chiede UR, mentre i Suoi occhi benedicono tutti i piccoli.

- “Non so”, dice la ragazza. “Abbiamo sospirato un po’, dato che dobbiamo imparare diligentemente, per far parte degli adulti, presto”.

73. “I sospiri sono molto buoni, una fonte da cui sorge la nostalgia. Quest’ultima sviluppa quella Forza, con cui viene compreso l’incompreso. Ogni piccola meta è un tassello della grande, in cui splendono sempre nuove mete, perché nel Creatore non c’è nessun arresto. La tua annotazione era anche una buona meta. – Ora va’ di nuovo verso la gioventù. Io continuo ad insegnare di Porte e di una Finestra”.

- Tutti ascoltano pieni di aspettativa.

74. “Quando tutti saranno preparati per l’eternità, sarete preparati dal Mio ATMA! Chi si potrebbe sviluppare se non fossero generate in essi alcune facoltà? Pronto, magnifico, come i Miei esseri della Creazione, così entrava ogni figlio dal Mio Atma nella Vita autoconsapevole.

75. Anche l’auto consapevolezza è una parte della Parte spirituale dell’Atma. Non chiedeteMi come si può sviluppare il proprio. Se ogni facoltà proviene dal Mio Atma, dove rimarrebbe la responsabilità, la personalità del figlio? Non è del tutto naturale che Io sappia dare ciò che Io stesso possiedo? Come la Mia Opera, anche i figli devono portare la Mia immagine, indipendente dal fatto se sembrano le foglie di un albero.

76. Nonostante la differenza, una somiglia all’altra, i figli e le foglie. Ma nemmeno una è così precisa come l’altra nel più piccolo particolare. Io sono l’Albero, e i Miei figli sono le foglie. Io ho preso le Forze dalla Mia Magnificenza di Creatore, dalle quali ho creato per Me il popolo.

77. Com’è possibile che esistano delle differenze? Molto semplice! Sono contenute nella Mia luce irraggiungibile da cui ho preso le scintille dell’Atma. Dato che non avevo nulla da cambiare, questo indica anche che nella Fonte del Creatore giace la continuità e la molteplicità della vita. Così siete stati preparati, fin da prima con delle facoltà come riflesso delle maestose Facoltà del Creatore. Così come ho fatto sorgere Opera su Opera, così si possono sviluppare tutte le facoltà nei figli.

“Ogni dono proviene da Me!’

78. Nonostante ciò, a causa delle facoltà, è da portare la responsabilità. Qui comincia il proprio della creatura. Qui essa sta di fronte al Mio volto. Ho anche il Diritto di chiedere: ‘Che cosa hai fatto con i maestosi Doni dell’Atma, col Mio Patrimonio?’. Dal Diritto sale il conto. …la Mia resa dei Conti, quando è necessario.

79. Questo non ricade solamente sulla materia ma, diversamente, anche sulla Luce, benché, poiché dalla preparazione ho collocato pronto l’impiego dei talenti con molte possibilità per facilitarvi il vostro sviluppo, unicamente, …non così facile che diventasse verità il fatto che voi non foste in grado di svilupparvi da voi stessi, se ogni facoltà fosse provenuta dal Mio Atma.

80. Se voi siete portatori della Mia immagine dell’Essenza interiore ed esteriore, allora dallo sviluppo attivato, la propria responsabilità dev’essere una faccenda del tutto personale, poiché – come già detto – la preparazione crea la messa a disposizione al fine di poter impiegare i Doni liberamente. Ma ora si tratta di questo:

81. ‘Quando tutti saranno preparati per il Regno nell’eternità!’ (vers. 74). Questo ha l’aspetto come se in ciò, giacesse quel che è preparato. Oppure ne esiste un terzo che aprirà tutte le Porte? Ecco, qui manca ancora la chiarezza; solamente Dyso-Chata lo conosce in parte dal Santuario. Oggi però non facciamo nessun salto; piuttosto, soltanto il passo successivo: la Preparazione, l’essere preparati per ottenere qualcosa. E, …che cosa verrebbe dopo?”. Oh, quanto gentile l’altissimamente Amato guarda ognuno.

82. Ecco che si alza Nusar e dice: “Tao-Mana! La Tua domanda è in sé già una risposta. Se la preparazione fornisce il venir preparati, ma la responsabilità nel libero dare della scintilla dell’Atma è tuttavia da portare da sé, allora al terzo posto sta: ‘Siamo pronti, noi, a valutare i Tuoi Doni, seguire nei fatti, l’Insegnamento, per essere pronti da tutti questi pezzi per il Regno nell’eternità?’

83. Essere pronto per accogliere Te e il Tuo insegnamento e fare ciò che Tu puoi aspettarTi da me, perché io ho la parte dello Spirito del Creatore. Chi potrebbe ostacolare il Tuo Lavoro, dicendo: ‘Non porre nessuno sul percorso della Libertà, sulla Parte della Tua Forza di Volontà!’. E’ sufficiente se noi, attraverso la Guida, siamo i Tuoi figli. Allora non c’è nessun rischio se costoro volessero riuscire come lo prevede la Tua Magnificenza di Creatore!’

84. Non del tutto indovinato, la libertà ha fatto cadere la primogenita. Preparata al meglio, preparata per la via, …non preparata da se stessa, di impiegare i Doni con gratitudine. Tao-Mana, aiutaci affinché siamo pronti quando Tu chiami, quanto Tu ci istruisci e ci fai istruire. Fa in modo che con il Tuo Aiuto possa diventare anch’io un aiutante”.

- Tutti s’intonano a questa richiesta.

85. UR risponde: “Figli Miei, dipende dall’essere pronti. Meno per la Mia eternità, perché Spazio e Tempo sono Parti-Ur fondamentali di Me stesso. Quindi rimane così: ‘Quando tutti saranno preparati per il Regno nell’eternità!’. Se il Mio Regno è pronto ed Io voglio riportare di nuovo coloro che dimorano nell’ovile forestiero, allora dovete essere sempre pronti ad eseguire la Mia Volontà.

86. Di questo fa parte lo stare davanti alla Porta. Io conosco il Tempo quando si deve aprire questa o quella. Una rimane chiusa, attraverso la quale Io porto le Opere nello Spazio di lavoro oppure le riprendo di nuovo nella Fonte della Mezzanotte, che i primi potranno vedere solo in futuro nello Spazio di Luce[34], poiché nessuna creatura può sperimentare la Mia Fonte-Ur nella Mezzanotte del Creatore!

87. La nostra primogenita voleva aprire questa Porta. Allora l’ho voltata in segreto e la disobbedienza diventò muro per la sua salvezza. Probabilmente ancora senza rendersene conto, il muro attizza la nostalgia di essere liberata un giorno tramite il Mio Sacrificio, in più l’ardente desiderio che il suo muro possa cadere di nuovo.

88. Questa per i poveri diventa in seguito una Porta di Grazia, per i fedeli la loro ultima. Con ciò non è inteso che voi, prima non abitavate nell’Empireo; la vostra beatitudine e gioia raggiungeranno il loro culmine quando il Mio popolo abiterà unito nella Luce, perché dove ci sono delle lacune, là ci sono i dolori, …anche nel Regno!

89. Dalla Mia abbondanza Io do ciò che il Mio popolo può sopportare nell’insieme. Se manca un anello, allora la parte dello stesso ritorna nell’eternità, perché oggi non aumenterebbe la vostra beatitudine. Nondimeno, …la parte ritirata per la salvezza vostra e della caduta, questa manca, …manca proprio a tutto il popolo! Una volta chiusa la falla del popolo (con il Golgota), allora la visione giungerà anche nell’unica Finestra di Luce nascosta. Allora sentirete l’ultima Rivelazione del sesto Giorno; di questa non esiste nessuna Previsione, perché l’ultima Benedizione del Giorno rimane l’ultima.

90. Ancora un’indicazione: – Attraverso le Porte si può passare, si può anche abbassare la maniglia, se la Mia Santità non vi ha messo il chiavistello. Con ogni ulteriore conoscenza l’apertura da sé va Mano nella Mano con la Mia apertura. Quest’ultima permetterà il giusto afferrare della Porta; dall’esterno verso l’interno, un avvicinarsi sempre di più a Me. Allora Io apro dall’interno e così lascio splendere incontro dalla Mia Luce interiore.

91. Con le Finestre è diverso e comunque è uguale. Attraverso queste si può guardare nella Stanza. Ma così ci sarebbe poco da vedere, se dentro fosse buio come davanti alle Finestre. Se si vuole vedere una stanza dall’esterno, allora dev’essere illuminata dall’interno oppure all’esterno dev’essere ‘giorno chiaro’.

92. La Luce inaccessibile non conosce nessuna oscurità. Per via della caduta le Imposte sono state chiuse. tuttavia quello che i Miei fedeli possono portare dalla luce della Stanza, la porto fuori IO, perché Io stesso abito sempre nell’interno e da nessun’altra parte. Soltanto, nulla Mi lega alla stessa, alla Stanza serrata per voi.

93. Io ho preso dalla Mia Santità il Mio Abito e il Mio Mantello = Figura e Forma; non soltanto ora oppure più tardi, per incontrare tutti i figli. Ho preso tante scintille dall’Atma della Mia Luce velata, per quanti figli esistono – non intendo lo Spirito, che è dato con la procreazione di Luce – per lasciare a loro stessi il progresso della conoscenza con la facoltà impiantata.

94. Bela pensa in qual modo queste scintille entrino in voi. Anche il vostro spirito verrebbe dalla Mia luce, perché non ne possiederei due specie; oppure, se la Luce rivelata fosse una minore che la segreta Luce dello Spazio. Ben pensato, cara figlia! Facciamo un esempio pratico”. UR pone una grande candela davanti al Suo Posto, chiude le due finestre che la stanza possiede e conduce tutti davanti alla casa. Là Egli continua ad insegnare:

95. “Dalla candela, come confronto alla Luce incontemplabile, non penetra nessuna scintillina attraverso le imposte. Ma ora tolgo un legnetto per guardare attraverso di esso e…”

- “Posso io?”, chiede Bela.

- UR glielo permette.

- Indicando alla fessura, lei dice: “Noi vediamo un minuscolo raggio della luce dello Spazio del Creatore, perché il foro è molto piccolo. Ciononostante il raggio ha la stessa chiarezza rispetto alla Tua intera candela. Così, penso, è proprio con la Scintilla dell’Atma della Tua luce velata.

96. Quello che ne abbiamo ha la stessa luminosità, corrispondente alla grandezza di una scintilla. Anche il Tuo insegnamento proviene da quella parte che Tu ci doni con la Tua contemplazione della rivelazione, poiché, vedere TE è una visione della Luce velata. La Figura è il graziosissimo velo (Es. 34,33), affinché possiamo godere della Tua magnificenza senza scomparire. E ancora qualcosa. Posso?”. Lei guarda Tao-Mana in modo interrogativo.

- Lui accenna concedendolo.

97. Bela indica al foro: “Se dalla luce dallo Spazio della Tua magnificenza velata di Creatore ci viene incontro così tanto, allora vediamo abbastanza per nutrircene eternamente, cosicché il nostro spirito conservi per sempre la sua forza vitale”.

- Bela si reca al lato di Sopher, ma UR la richiama e dice:

98. “Per la gioia di Dyso-Chata, oggi ci sono più lodi. Bela ha potuto trasmettere il Mio insegnamento proprio secondo il tempo. Così ognuno ne ha accolto una buona parte. Ora spengo la candela stessa, perché attraverso la vostra conoscenza essa è aumentata. Poi c’è ancora dell’altro da discutere”.

99. Quando tutti hanno ripreso i loro posti, Dyso-Chata dice: “Eternamente buon Tao-Mana, UR! Dalla Parte del Cuore del Padre ci hai persino donato una seconda Luce. Ma come può diventare più grande la Candela della luce dello Spazio attraverso la nostra conoscenza? Da guardiano della Tua terza Corrente del Cuore di Dio, ho già sperimentato sovente come hai ‘sospinto’ verso di noi la Parte che è la Tua Parte-Ur. Riguardo alla Tua Parola, l’ho chiesto come (lo ha fatto) una tua cara figlia”.

100. UR risponde: “Tu sai che una domanda o un discorso, …entrambi vengono guidati dalla Mia Luce velata, per il vostro progresso e per la vostra gioia”.

- “Tao-Mana, UR, la Tua indicazione è un forte bastone; oppure, detto così: il bastone che una volta ho ricevuto da Te, è cresciuto di una buona parte. Ti sia portato nell’onore, la lode e la gratitudine. Sia ancora osservata la Parte coperta:

101. La Tua luce dello Spazio non diventa più grande da ciò che un figlio può compiere. Se dalla Sostanza di luce Tu crei nuove Opere, nemmeno l’insondabilità della luce non diminuisce. Diversamente, la stessa non esisterebbe! Se si formassero delle lacune, come in uno stagno la luce non si riempirebbe da se stessa. Dalla luce dello Spazio proviene il Mattino del Giorno della Creazione, vi scendono le sue Sere, nel cui decorso è anche adagiato il Tuo popolo di figli. L’arrivo, la permanenza, la partenza; facoltà e doni. Questo lo valuta il nostro spirito; perché lui sa che la Tua Bontà ci dà la nostra Parte.

102. Ciò che viene su di noi dalla Candela della luce dello Spazio, è la cosa più meravigliosa della Bontà: pensare, parlare, agire da sé; nondimeno, sapendo di farlo dalla Forza della scintilla dell’Atma. Tao-Mana, UR, Signore, Santo, Amorevole ed Eterno, in riverenza a Te un Mi-Ara-Mi

- Ci si intona nell’esclamazione di ringraziamento. E’ un ‘Amen’ il cui eco ricade su tutti gli spiriti dei figli della Luce.

103. UR dice: “Figlio Mio, dal Tuo Seggio, ma anche dalla pietra miliare della via, hai guardato profondamente nella Mia magnificenza. Da ciò si è conclusa la festa della partenza. Nel termine, sia illuminato ciò che Abaturan ha insegnato; ma allora il tempo e la profonda contemplazione non era ancora una briglia. Sì, …il tempo, quella dimensione che voi sperimentate nello Spazio senza misurare, perché la misura del passato è caduco creativamente. Solo in ME i Tempi sono e rimangono una cosa, alle quali allaccio le Mie Azioni.

Atto-compito sono Spazio e Tempo nell’Eternità-Ur!

104. Egli ha retrocesso il Suo Orologio della Creazione; Egli fa andare lentamente il corso delle lancette; EGLI, il Signore del Tempo, può, appendere il Suo Agire: Creazione, Divenire e Sviluppo al Pendolo del Suo Orologio di Spazio e Tempo, e non importa se pendola più ampio o più stretto. ‘Al Ritmo di questo Pendolo tutte le cose hanno il loro ritmo’.

105. Che questo, solo pochi lo hanno capito, non è un errore. Riguardava la lentezza del Mio Pendolo. Nel lento comprendere, più giusto, nell’afferrare, la conoscenza sarà permanente. Esse sono un eterno prodotto permanente della Luce-Ur.

106. L’Orologio della Creazione retrocesso! Così, non doveva cadere l’Ordine dai cardini? Io sono nel senso della Luce velata di Spazio e Tempo, così la Volontà e l’Ordine non potevano completarsi a vicenda, poiché la VOLONTA’ ferma l’Orologio del tempo, mentre il Mio ORDINE lavora ineluttabilmente pianificante. Che cosa significa in genere, ‘retrocesso l’Orologio’? Non andava bene? Non andava avanti?

107. Tutte le Opere dipendono l’una dall’altra, come lo rivela l’orbita dei Corpi del cielo. La Luce velata è la Mia propria coppia di Lancette, quella dell’Infinito delle Mie Opere. Se ai figli era da trasmettere ciò che è stato pensato e preparato per la loro più sublime beatitudine, allora dovevo pensare in anticipo la via e il percorso, per così dire, tenere Consiglio con Me stesso. L’Obbligo non è un non-poter-diversamente; questo lo concede la Mia magnifica-libera Volontà.

108. Dato che ho assemblato in Me Spazio e Tempo, e nel precedere di questo Divenire interiore necessitavo il Tempo per lo Spazio, così procedette il suo Cammino l’Orologio della Luce nel battito del Pendolo dell’Ordine. Ma non solamente questo, perché doveva essere preparata un’alta Opera dei figli; bensì, nello sviluppo embrionale dei Miei figli ho previsto il loro essere; – sottolineo ancora una volta: non predeterminato!

109. Se dovevate arrivare alla vita autoconsapevole, allora dal Mio Obbligo abituato alla salvezza, l’Orologio di Luce doveva essere riportato indietro fino a quella posizione in cui dovevano procedere le Lancette dell’Opera e dei figli, altrimenti, molto della meraviglia sarebbe diminuita per la parte essenziale. Mi procurerebbe un giubilo, se Io accorciassi il Tempo Luce-Spazio? Oppure, i Miei figli dovrebbero semplicemente essere guidati da Me e vivere (così) la loro esistenza? Allora non ci sarebbe nulla di beato, su cui i figli potessero giubilare e perciò ringraziarMi.

110. Se e fin dove, l’Orologio-Luce conserva il suo corso, è una Mia faccenda! Quelle Lancette che riguardano voi, le avevo già disposte quando ho risvegliato in Me un popolo. Così lo ha inteso Abaturan, senza vedere lui stesso il senso più profondo.

111. Come mai allora lo ha potuto svelare? Vedete, voi coltivate i giardini e i campi (non inteso fisicamente) e sapete che la semenza necessita del suo tempo, prima che germogli dal terreno. Questo somiglia alla rivelazione data in precedenza, perché solo dalla conoscenza acquisita procede meglio la sua crescita.

112. Ora fuoriesce la semenza di Abaturan. Dato che proveniva dalla Mia Luce velata, nessun’altro la può spargere se non IO solo. Segue ancora questo: ‘Egli lascia passare lentamente il corso delle Lancette’. Questo si riferisce certamente alla caduta, ma solo come la sua conseguenza. Oppure credete, che Io debba intervenire rapidamente nelle rotelle dell’Orologio, perché si è insinuato un ammanco?

113. No! Certamente il ‘procedere lentamente’ è comunque destinato alla previsione della caduta, ma mai dalla causalità. Non è indicato il Mio Tempo di Luce, poiché il Mio operare segreto non è una faccenda delle creature. E questo, è dal Mio Lavoro abituato alla guarigione, per i figli! Infatti, di tutto questo non ne ho bisogno per Me! Il Mio Giubilo di Creatore, che risuona attraverso il Mio Petto al cospetto di milioni di anni di Opere, sorte nella Mia Officina di Luce, è impossibile che s’ingrandisca quando un nuovo mondo, come una Perla, riempie il Mio torace di Creatore! Altrimenti Mi dovrei accrescere, cosa che annullerebbe l’Io sono perfetto.

114. Gli accrescimenti sono i gradini verso la perfezione che corrispondono alla creatura e al suo genere. Ciò che non ha bisogno di essere cambiato è PERFETTO! Tuttavia Io ho posto dalla propria Perfezione le Opere sulla via verso la perfezione. Sì, il Raggio che potevate vedere attraverso il foro, aveva la stessa chiarezza secondo la grandezza come la possiede tutta la Mia Candela di Luce-Ur.

115. Le Opere secondo l’Origine sono perfette, ma allo sviluppo previsto si avvera però il ‘lento’. Anche qui un esempio di Abaturan dai Corpi del Cielo: l’Orbita maestosa e veloce corrisponde alle coppie di Lancette dell’Orologio Spazio-Tempo, di cui una annuncia il Mio Tempo di Luce, l’altra il Tempo dell’Opera.

116. Nell’Infinito-Ur con le Opere di millenni il Pendolo oscilla ampiamente, perché il più stretto non sopporta la velocità. Nel flusso della Luce del Mio Potere di Creatore sono uniti l’ampio e il veloce. Stretto e lento sono adeguati al tempo di vita dei figli. In ME nulla s’accresce; quindi il più ampio ed il più veloce nel Mio Orologio da Creatore può riguardare anche soltanto il Mio IO.

117. Questo lo avete compreso senza stendere le vostre mani verso l’ultima Porta della conoscenza. Ascoltate ancora un esempio: voi potete giungere nel volo veloce da una stella all’altra, anche a Me nel Santuario, ma siete ritornati lentamente verso il Monte e verso di Me. Io ho adeguato i Miei piedi da Creatore ai vostri passi. E qual è stata in ciò la cosa più bella?”

118. “Oh”, esclama un bambino, “abbiamo sperimentato tutte le meraviglie della natura (spirituale), i cari animali e – abbiamo visto Te, amato Tao-Mana, sul Monte, finché vi siamo saliti, così pure ritornando sulla via, in più l’insegnamento che Tu hai rivelato. Se tutto andasse velocemente, non comprenderemmo i miracoli del Tuo insegnamento, della Tua Creazione”

119. Tao-Mana solleva la Destra: “Vieni qui, figlio Mio!”

- Allegro, lui corre avanti.

- Dyso-Chata ride: “Ebbene, piccolo, nonostante la tua opinione sei saltato veloce”.

- Non sapendo che cosa intendesse, il bambino guarda Tao-Mana.

- Egli dice, sorridendo pure: “Giusto, ben per illuminare l’ultima frase dall’insegnamento di Abaturan. ‘Nel Ritmo di questo Pendolo tutte le cose hanno il loro ritmo’. Nessuno sa dove sarebbe da iniziare il lento oppure il veloce. Ora, chi Io chiamo, …nel suo cuore può accorrere a Me con passi di tempesta del suo cuore, a cui lo spinge il suo amore.

120. Quando succederà questo, vi spinge la scintilla di ATMA che è appeso all’ampio, veloce Battito del Pendolo dell’Orologio di Luce. Perciò badate: il solo spirituale può percorrere vie veloci, nel profondo, nell’alto, nell’ampio e nel vicino verso di Me! Le spanne di queste vie vi sono ignote, ignoto l’avanti nella Legge del Tempo della Luce dello Spazio! Proprio questo vi assicura in ogni Giorno della Creazione il massimo grado di perfezione nel ritmo di tutte le cose, al Pendolo dell’Orologio dei Misteri.

121. Il bambino corre, ma passo per passo: un segno del divenire, affisso alla santa Legge dell’Orologio di Spazio e Tempo. Nella materia opera la catena; nella Luce l’Alleanza della Grazia che ad ognuno dà la sua sedia nella Luce. Non gliela toglie nessuno! Non ho tolto nemmeno la sedia alla primogenita; persino nel Santuario essa si trova al vecchio posto. Un figlio può lasciare la sedia solo da se stesso. Così pure il Patto della Grazia, perché ciò che ho creato Io, rimane esistente.

Io non perdo nulla!

122. Questo ritenetelo saldo nel flusso del sangue del vostro spirito. Non era un Cibo leggero; ma voi siete come questo bambino…”, UR posa la Sua mano sulla testa riccioluta, “…da quando l’insegnamento di Abaturan è corso a Me nel fulmineo flusso del vostro spirito, anche se il tempo del corso delle stelle ha impiegato molti secoli.

123. Dov’è la Mia Luce, là sono Io stesso, visibile o invisibile, come lo richiede il progresso. Dyso-Chata, dopo ti chiamo nel Santuario. Da lì la via conduce alla successiva pietra miliare, da dove poi senza interruzione conduce in giù nella materia. Chiamo anche te, figlio Nusar.

124. Quando la materia divora i suoi propri tempi, presto si spezzerà il primo posto di Grazia[35]. Sul secondo (la Terra) e nel secondo tempo (dopo Adamo), Dyso-Chata porterà la sua fiaccola nell’abisso (la Terra)”. Tao-Mana si rivolge a tutti: “Tutti vengono chiamati nel Santuario prima della loro via di co-aiuto. Senza Benedizione presso il santo Focolare, nessuno esce”.

*

125. Si guarda sopraffatti Tao-Mana, mentre s’inginocchiano aspettando finché il Signore e andato via. Un canto di lode e di ringraziamento riecheggia, a seguirLo come una luce attraverso la Luce che UR ha lasciato. – Si discute l’insegnamento. Al sospiro di un primo (una prima ipotesi) che solo pochi avrebbero intrapreso la via del co-aiuto, Dyso-Chata risponde gentile che la materia si troverebbe ancora nelle scarpe di bambino[36], e Satana-Lucifero avrebbe aperto la sua porta soltanto di uno spiraglio[37], per cui ‘il fronte di Luce’[38] non sarebbe ancora cresciuto nella piena larghezza.

126. Qualcuno domanda: “La materia sarà estirpata dal fronte di Luce?”

- “Sì, ma nessuna creatura, nessuno dei caduti verrà distrutto. E noi, che scenderemo dalla Luce nell’abisso per aiutare l’oscurità nella via del co-aiuto, saremo noi stessi una parte dell’ampio fronte.

127. Il principio della forza cattiva e le forme d’apparizione che sorgono da lui (dal maligno) sono sottoposti alla decadenza, quale conseguenza della caduta. Tao-Mana ha detto: ‘Mi sono cari i fedeli, ma abbastanza preziosi gli altri che hanno bisogno d’Aiuto e di Misericordia’. Così devono conservare la loro vita, per quanto poveri e scarsi siano”.

128. Nusar si siede accanto a Dyso-Chata, chiedendo con buon senso: “Si può portare la propria conoscenza nella materia?”

- Dyso-Chata risponde:  “Certamente, poiché la specie viene conservata, sebbene rimanga come sotto un velo[39]. La Luce non vuole opprimere, nonostante un ampio fronte. ‘Largo’ è l’accerchiamento della materia per la salvezza dei caduti, ma, allo stesso tempo, al ‘fronte’ opposto, per l’aiuto a tutti i soccorritori. Satana non cede mai alla Luce.

129. I legati si nascondono, solo la Luce cade fin nella loro fossa. Come le nostre sedie di cui parlava Tao-Mana, così ci rimane anche la specie. Quello che ne abbiamo attinto ce lo portiamo nella materia come parte della Luce. E questo è sufficiente per penetrare nelle fenditure.

130. Là si lascia cadere dentro una piccola scintilla. Se nell’incontro (luce-tenebra) viene riconosciuta, allora questa è un’evidente vittoria. L’altro non è da meno, se un abitante della fenditura rimane accovacciato nell’angolo buio. Badate: nessuno spirito lascia le fenditure della materia senza lasciarvi la scintilla iniziale dalla Luce di Tao-Mana, …anche dalla propria!

131. Degli incorreggibili la calpestano, perché una tale scintilla tormenta la loro anima. Qualche volta si accertano se l’hanno calpestata a morte. Ma lei vive non appena batte la loro coscienza. Alla lunga è insopportabile. Se poi diventano in sé folli, allora la scintilla esce dalla fenditura. Se lentamente o velocemente, rimane riservata all’Alleanza di UR. Come ora la nostra piccola scintilla conserva la sua specie e cammina seducendo, dopo è la seconda vittoria. Il compimento delle due vittorie giace nel senso di Tao-Mana abituato alla salvezza.

132. Il tuo dono, caro Nusar, farà splendere l’impulso di guardare in su agli incalcolabili eserciti del Cielo del Creatore, per chiedere a loro, conforto, forza e aiuto. Questo lo vedrai nella successiva pietra miliare”.

- Uno dei bambini che si appoggiano a Dyso-Chata, dice all’improvviso: “Ora ci viene tolto il capo! Se solo tu potessi rimanere con noi!”.

- Dyso-Chata attira i bambini al suo cuore, tranquillizzandoli.

133. “Gioite del reggente della vostra stella. La mia partenza darà il cambio al suo arrivo. Midgurd assume la guida fino al suo arrivo. Vogliamo ringraziare ancora una volta nel boschetto dell’Alto”.

*

134. Midgurd stesso prega a lungo, e alla fine dice: “Tao-Mana, Signore della Creazione, Santo delle Opere, Amante dei figli, Eterno dell’Azione! La nostra vita giace nella Tua mano. Ovunque si mostra un inizio, una via ed una fine, un arrivo – rimanere – partire. Conducici alla Tua Mano destra; ci hai considerati fedeli; con la Sinistra attira ognuno al Tuo Cuore. Noi, le creature-figli, abbiamo bisogno del Tuo ATMA e, …del Tuo sangue (spirituale)!

135. Fa che nella Tua Costanza possiamo rimanere costanti nel Tuo maestoso Amore, e amorevoli. Dalla Costanza è proceduta Opera dopo Opera, dalla costruzione fino alla Meta; l’Amore era la Direzione ed il Corso, da qui i figli furono previsti per la perfezione. Tao-Mana, UR, Signore, Santo, Amorevole, Eterno! A Te sia offerta la gloria, l’onore, la lode e il ringraziamento in tutta la riverenza. Amore e adorazione per tutti i buoni Doni! MI-ARA-MI!”      

136. ‘Mi-Ara-Mi’ echeggia eoni di volte attraverso Spazio e Tempo. Su queste ali il terzo guardiano va nel Santuario, seguito da uno spirito che nella luce conosce la via dei corpi celesti.

 

 

[indice]

 

 

 

DIO / Lishi-ANA[40]  -  IIa parte

 

Cap. 4

Su Trigidur l’arrivo di Perutam come insegnante Ja-Ardua

 

«Ché tutti quei che son condotti dallo Spirito di Dio,

son figliuoli di Dio».

[Rom. 8,14]

1. Nella casa si trova una Urlapha (culla/mangiatoia); in questa si adagia il bambino. Non è un neonato inerme come nel mondo, ma sottoposto allo sviluppo fisico e spirituale. Qualche buon vicino è accorso. E’ sempre un avvenimento di gioia quando arriva un bambino proveniente da Lishi-Ana. La madre stende un velo sul bambino e sulla culla, per proteggerlo dall’ambiente circostante, visto simbolicamente.

2. Questo non sarebbe proprio necessario; nel loro mondo, della stella, non esiste gente cattiva. La stella (Trigidur) fa parte di un sole che si chiama ‘Damanona’ e che non fa parte dello Spazio materiale, ma aiuta ad irradiarlo. E’ un essenza di luce. Solamente il suo branco, come si chiamano le stelle che orbitano intorno ad esso, sono delle stazioni di passaggio dal Bordo esteriore dell’Empireo verso la materia più alta, quella parte che attraverso una più forte influenza di luce non fa parte della materia dell’abisso.

3. In queste parti marginali di Luce vanno tutti gli spiriti prima di rivolgersi alla materia nell’abisso. Proprio qui è arrivato Perutam, il terzo guardiano, che già è incarnato nella materia come in modo soffiato. In tali parti di bordi della Luce arrivano anche gli uomini/spiriti, che dal letto di morte si sono, per così dire, rivolti a Dio. Loro sono salvati, ma non ancora maturi per le regioni superiori; hanno anche quasi sempre dei gravi pesi da riparare, che fanno parte della regione dell’abisso della materia. A causa loro la donna di casa fa bene a coprire la culla insieme al bambino.

4. Lo conferma Karmosha, suo marito. “Bene, fedele Hera; nostro figlio Ja-Ardua è un inviato da Lishi-Ana. Quelli che sono in cura da noi e portano degli abiti così oscuri, difficilmente sono da condurre su un percorso di Luce. La sfera oscura avvolge anche in parte il mondo della nostra stella Trigidur. Oh, quale grazia, che la splendida Damanona ci copre coi suoi raggi, come hai coperto tu Ja-Ardua con il tuo velo. Quando sei pronta, andiamo nell’alto padiglione (Tempio). Là vi ho chiamati i nostri amici.

5. Hera si mette un mantello giallo ricco di pieghe, Karmosha uno simile. Li si mettono leggermente sulle spalle, con una magnifica chiusura a corda ciascuno legato davanti alla cintura. Una vicina mette nei capelli di Hera dei fiori gialli e mette anche questi sulla culla. Karmosha solleva in alto la stessa con il bambino. Sulla soglia di casa s’inginocchia quattro volte, chiedendo:

6. “Maestoso Lishi-Ana, dà la Tua benedizione al bambino; Tu ce l’hai donato, a TE appartiene il suo arrivo. Fa di lui una Luce! Noi siamo proceduti da Te, percorriamo la nostra via, in giù – in su, e Tu ci tieni nella Tua mano. Ora apri la porta nell’alto padiglione, perché lo hai sempre fatto Tu stesso. In ciò riconosceremo di quale spirito è il bambino che proviene secondo la visione del mio sogno, dal più interiore del Santuario”.

7. Karmosha percorre la via curata che conduce dalla casa sulla via larga. Qui tutto è ordinato al meglio. Solo dove abitano le anime affidatarie è quasi sempre poco buono. Là ci vuole molta fatica, finché qualcuna crea ordine intorno a sé e in se stessa. Nella stessa misura si mostra poi la ricompensa della fatica, perché tutti i trigiduriani aiutano i poveri.

8. Accanto a Karmosha camminano Hera e la vicina, a loro segue la stretta parentela. Entrambe le donne portano delle coppe colme di puro olio, gli uomini delle ampolle gialle di cristallo. Le altre donne si sono messe delle corone di fiori. Camminano solennemente, negli occhi uno scintillio serio.

9. Si sale un monte, poiché nella Luce ogni casa-tempio si trova su un’altura[41]. Ai chiari la salita non procura nessuna fatica. Ma se è da condurre a Lishi-Ana un affidatario, la salita gli diventa ben difficile. Tuttavia, dato che gli aiutanti aiutano a portare i loro pesi, la via verso il tempio di Lishi-Ana è libera per gli oscuri, e l’aiuto viene sempre eseguito con gioia.

10. Oggi ci si sente portati in su. Davanti alla porta riccamente intagliata dell’alto padiglione si trova la stirpe. Karmosha è il primo dei sette più anziani di cui tre assistono i trigiduriani, tre gli affidatari. Ogni anziano ha accanto a sé due aiutanti uomini e due aiutanti donne. I trigiduriani sono di statura bella; una testa fine, le espressioni fini indicano la loro origine. Karmosha posa la culla davanti alla Porta larga che risplende misteriosamente. Non si vede da dove proviene questo atto, ma si sa:

da LISHI-ANA.

11. Hera toglie il velo e il bambino si sveglia. I suoi occhi scintillano. Qualcosa di meravigliosamente santo, si sta svolgendo. Tutti i bambini che qui ricevono un’incarnazione di Luce, sono, come già fatto notare, sottoposti allo sviluppo, anche se lo stesso non è da confrontare con quello della materia profonda. Ci si allinea celestialmente, perché la spiritualità sta al primo posto.

12. Ja-Ardua chiede di uscire dalla culla.

- Karmosha, profondamente commosso dal miracolo, mette in piedi il neonato. Fin dove i più anziani conoscono la storia della stella, una cosa simile non si era mai verificata. Quando degli alti inviati di luce apparivano senza nascita non ci si stupiva, agivano subito come dei re e sacerdoti (sulla Terra?[42]). Certo, anche gli incarnati portano con sé le loro funzioni, ma queste divengono solamente nel corso del tempo dello sviluppo. Ja-Ardua – come lo dimostra il miracolo – nonostante la nascita è un inviato superiore di Lishi-Ana.

13. Il bambino bussa. – Come nelle funzioni religiose, oppure quando gli affidatari vengono benedetti in anticipo per continuare il viaggio, si apre la porta. Ma è sempre diverso. Durante le feste si aprono entrambe le ante verso l’interno, e la Luce dell’alto padiglione fluisce fuori su coloro che attendono.

14. Se si portano dei bambini, allora si apre l’anta destra, ancora verso l’interno; e in ciò la magnificenza non è minore. Per gli affidatari, cui dapprima è permesso deporre i loro abiti oscuri e, secondariamente, vengono vestiti con abiti più chiari, si apre la parte sinistra della porta verso l’esterno. Allora la Luce risulta smorzata, la magnificenza della casa viene molto indebolita per entrambi, tuttavia incomprensibile per i ritornati. Quelli che guidano e coloro che sono tornati indietro la vedono sempre in piena chiarezza, per quanto sia appunto misurata per la stella di luce. E questo è molto.

15. Oggi la porta si apre verso l’interno; strano, è anche come verso l’esterno: dentro, …fuori! Karmosha si china profondamente. Chi è il bambino? Nonostante la visione del sogno, non lo si riconosce. Alte figure di luce, senza nascita, come Karmosha ha potuto vedere due volte[43], sono usciti ogni volta dall’alto padiglione. Non si è mai visto come e quando siano entrati prima nel Tempio. Il bambino, magari, …dovrebbe essere un sacerdote regale?

6. Le donne prendono in mano le loro corone, gli uomini aprono le loro ampolle per spegnere le candele. Lishi-Ana non ne ha bisogno. Alla fine di una festa si accende nuovamente la sua luce al focolare del padiglione, che arderà fino alla successiva festa per Dio. Si posano solamente le corone; e se bruciano subito, allora è il segno di un’alta Grazia.

17. Karmosha precede, lo segue Hera con il bambino, subito dopo la stirpe. Una passatoia centrale, larga, interrotta nel mezzo da barriere d’oro, conduce al focolare del padiglione. Gli affidatari rimangono quasi sempre indietro presso la grata, mentre i curatori operano come mediatori tra loro e il sacerdote regale. Quando si apre di nuovo la barriera, si rimane presso di loro. Quelli che attendono, ricevono comunque una ricca benedizione. E …oggi?

18. Si apre la grata. Karmosha è adesso il rappresentante di un sacerdote regale; infatti, Trigidur si trova sotto una tale guida. Oggi tutti possono entrare nel recinto del focolare; dopo, la grata si chiude da sé. C’è l’alto guardiano del padiglione che apre e chiude le porte e la barriera:

LISHI-ANA!

19. Karmosha va a sinistra del focolare, mentre il sacerdote regale funge a destra. Nessuno va mai al Posto che spetta unicamente all’ALTO. Quando viene LUI, cosa che succede di tanto in tanto, si rimane fermi presso la grata, tuttavia all’interno del recinto del focolare. E quando Lui chiama, quando Lui li benedice, essi accorrono. Lishi-Ana viene quasi sempre in mezzo a loro.

20. Con una liturgia solenne inizia la ‘nascita’. Poi Karmosha prega: “Maestoso Lishi-Ana, dalla Tua Santità e Magnificenza Tu hai aperto l’alto padiglione. Nell’umiltà, di cui abbiamo bisogno per la bassa stazione della via, chiniamo il capo; tendiamo in alto i cuori al Tuo Cheru-Serpha (Trono o Seggio della Divinità), da dove scorrono i Tuoi Fiumi di Benedizione.

21. Maestoso Lishi-Ana, con nostro figlio hai inviato a noi la Benedizione. Oh, fa che tutti coloro che prendono il passaggio (la via del co-aiuto) vengano di nuovo sollevati dall’abisso della materia nella Tua Luce, e fa trovare nella conoscenza della loro caduta il Tuo Luogo del Regno, che loro vedono solo da lontano, mai conosciuto; nemmeno mai sospettato, che TU sei il Padre di tutti.

22. Maestoso Lishi-Ana, Creatore della Luce e Reggente! Indica la Tua Volontà attraverso il ‘figlio della Benedizione’. Quello che Tu hai pensato e sarà pronunciato, deve determinare la nostra azione, guidare i nostri passi, elevare il nostro cuore a Te. Tutto ciò che è fatto solo in TE, raggiunge nella Tua eternità l’eterna sussistenza!

23. O Lishi-Ana! A Te consacro il figlio con la mia funzione. Dà alla festa della nascita l’alta Consacrazione con la Tua venuta!”

- Si forma un semicerchio davanti al focolare del padiglione. Stupiti della grazia, vedono nella solenne gioia come Ja-Ardua si reca all’improvviso a destra, là dove stanno i sacerdoti regali. Oh, oh! La chiara voce del bambino dice:

24. “Lishi-Ana! Creatore, Sacerdote, Dio e Padre! Ti saluta il mio cuore, Ti serve il mio spirito, Ti adora la mia anima, il mio animo si dà a Te. L’inizio della mia via giace nel Tuo Cuore; il Tuo Spirito irradia il mio; i Tuoi miracoli guidano la mia anima, che rimane al servizio delle sante Leggi.

25. Non conosco ancora il prima e il dopo, ma la vivacità in me batte secondo il Polso creativo. Il Tuo Spirito mi ha spinto fin qui; qui rimango, qui voglio imparare e poi insegnare, non appena la campana del Tuo alto padiglione annuncerà il mio servizio. Questo padiglione è un’immagine del Tuo Santuario, che la mia nascita non può coprire del tutto. Tutto ciò che Tu dai, ha una consistenza eterna. Insegnami ad agire secondo il Tuo compiacimento affinché il Tuo Spirito mi conduca sulla retta via.

26. Qui vedo”, Ja-Ardua indica la stirpe, “buoni spiriti, il cui inizio di vita è provenuto pure dalla Fonte del Creatore. Essi portano sulla fronte il Tuo Segno, sono proceduti da Te e ritorneranno una volta con qualche patrimonio nobile, con qualche peso. Il primo è preso dalla Tua Santità e dalla Magnificenza, l’altro viene raccolto dal povero campo. Dal peso Tu fai la benedizione in Onore del Tuo Nome, che ricompensa i portatori del peso, che redime coloro che si sono allontanati.

27. Lishi-Ana! Nessuna richiesta rivela la Benedizione, Tu stesso sei e ti chiami BENEDIZIONE, e tutto ciò che tu fai è Benedizione. Pertanto, Tu sei anche Colui che Benedice, che forma la pienezza dei pensieri in parole ed azioni. Allora dici e Ti chiami

ALLUIHA – LISHI-ANA”.

28. Ja-Ardua s’inginocchia, e lo si imita profondamente commossi “Condisci per noi il Cibo della Tua rivelazione. Riconosco la Legge di Trigidur, alla quale hai dato una buona orbita. Donaci la Benedizione della Tua Santità, la Pace della Tua Magnificenza. Alluiha! Alluiha!”. L’invocazione viene ripetuta due volte. Indubbiamente, per ognuno, Ja-Ardua è un figlio dall’alta Sfera. Sembra ancora piccolo, come era stato sollevato dall’urlafa (culla). Ma nel suo discorso sembrava un sacerdote regale, nonostante la figura infantile.

29. Gli uomini accendono le loro ampolle, questa volta prima. Il fuoco sull’ARIEL arde alto, consuma velocemente le corone di fiori, quale segno che sarà elebrata un’alta Festa. Le ampolle vengono appese ad anelli predisposti, il cui argento è diverso che quello nella materia. Ora ci si trova sette passi lontano dal focolare del padiglione, in file diritte, Karmosha vi sta un passo davanti. Si canta a più voci una preghiera.

30. Scende una pace solenne. Al focolare del padiglione compare una Luce dorata, una Stella con innumerevoli Raggi. Poi si vede LUI, il Cuore del Santissimo: LISHI-ANA! Ci si china quattro volte, mentre Karmosha sta nella prima fila. Ora non esistono i primi: ora è venuto LUI, il Re come Reggente, il Sacerdote come il miglior Maestro.

31. Lishi-Ana toglie dal focolare del padiglione il catino di fuoco, un Atto eseguito raramente. Il ringraziamento fruscia in alto silenziosamente, ma comunque con cori eoni di volte. Lishi-Ana soffia sul fuoco, allora si forma in una alta Fiaccola gialla. Così il fuoco viene sollevato di nuovo sull’Ariel (la parte superiore del focolare - Ez. 43,15-16) E ora Lishi-Ana dice:

32. “Figli Miei! I vostri primi che formano ovunque nell’Empireo una popolazione, ognuna come un forte ramo all’Albero della Creazione, hanno fatto bene ad erigere dalla visione che hanno ottenuto nel Santuario, un tempio sulla più alta cima del monte. E’ giusto anche il nome ‘alto padiglione’.

33. Monte e padiglione sono pari all’adorazione e alla riverenza, che non sempre hanno bisogno di una parola. Sul monte e nel padiglione hanno accesso i fedeli, anche un povero che lo desidera. Se oltre a questo viene aperto il ‘recinto del focolare’ allora è possibile il collegamento interiore ed esteriore con Me.

34. Soltanto, nessuno deve afferrare la maniglia! Non perché non lo dovreste, poiché siete usciti come spiriti dei figli della Luce e lo siete ancora, anche se vi soffia intorno già il ‘vapore materiale’. Il mondo della stella è fissato alla Luce attraverso l’irradiazione di Damanona, grazie alla vostra prova di libertà superata, in modo che il povero vapore non vi può preoccupare.

35. Certo, ogni povera anima che la Mia Misericordia guida a voi, porta con sé il vapore del mondo. Voi l’accogliete senza con ciò separarvi dalla Luce, ma la percepite come peso e fatica, che loro vi preparano. Questa è una parte della prova di umiltà, fatta pietosamente come stazione antistante, in cui vedete quelle tracce su cui delle parti di forza della materia toccano il vostro essere. Proprio queste sono le parti povere animiche nell’incarnazione in un mondo. Nondimeno, Io conduco sulle tracce pure le Parti di Forza della Mia Luce.

36. Qui la Bontà copre ogni peso. Devo aggravare chi serve i poveri per la libera volontà? Il peso viene comunque, quando nell’ultima stazione dell’aiuto le Parti di Forza si uniscono con voi. Siate tranquilli quando in coloro che voi curate, molta poca Luce rischiara l’essere materiale.

37. Provengono proprio da Satana, dove non hanno lasciato entrare alcuna Luce che, inarrestabilmente, sta davanti alla loro porta. Osservate il parallelo: loro volevano aprire, e il raggio sarebbe fluito dentro. Loro portano con sé la lavagnetta della loro vita che vedono per la prima volta quando possono continuare il cammino. Proprio voi lo sapete come solo alla fin fine, attraverso le afflizioni, che sono il Mio metodo di guarigione, tendono alla maniglia chiara e,… quasi sempre titubanti, la aprono. Per questo i fedeli non devono tendere alle porte dei padiglioni e dei recinti.

38. Tra l’Empireo e la materia predomina un’interazione che si svelerà quando potrà concludersi la Sera di Festa del Giorno dell’Amore. Tuttavia sarete introdotti gradualmente. Dei portatori di pesi liberi da peso[44] devono conoscere i loro pesi,. altrimenti potrebbero premere molto, anche …schiacciare. Per questo, però, non Mi sono fatto il Mio popolo di figli (per nulla).

39. Osserviamo la vostra stazione antistante, su cui vi trovate. Venite vicino al focolare del padiglione e presentateMi le vostre richieste. Prima, però, sia benedetta la festa della nascita, con essa il figlio, che porta il suo candelabro nel mondo dell’abisso”. Karmosha ed Hera lo conducano presso il focolare del padiglione; davanti, Ja-Ardua si china profondamente.

40. Karmosha, chinandosi pure, dice: “Maestoso Lishi-Ana! La TUA Luce basta nell’eternità in tutti luoghi del Tuo governo. E fuori dallo stesso non esiste nulla, poiché …la materia? O Lishi-Ana, Tu raccogli sul suo suolo il Tuo raccolto che i caduti Ti vogliono negare. Essi vogliono, Lishi-Ana, ma …possono? Ovunque essi vogliano volteggiare il loro scettro, là siedi TU sul Tuo Cheru-Serpha come nel Santuario. Tu mandi i portatori della dignità e il seguito, con Luci grandi e piccole[45], come compiace al Tuo processo di guarigione.

41. Tu hai inviato qui un grande candelabro”, Karmosha posa una mano su Ja-Ardua, “un segno che molto deve accadere; però non hai prescelto la nostra Trigidur solo come luogo di Grazia. Fino a che punto arrivano le Mani della Tua grazia, …chi ha bisogno di saperlo? Tu lo conservi per Te per il nostro benessere? – Allora lo rivelerà il Tuo Tempo ciò che Tu vuoi farci riconoscere.

42. Lishi-Ana! Ja-Ardua è Tuo figlio, ora contemporaneamente un figlio di Trigidur. Sulla sua nascita abbiamo ricevuto la parte della Benedizione che fai ricadere anche su di noi. Alluiha, Alluiha, maestoso Lishi-Ana!”. Il ringraziamento eccheggia. Eoni di voci lo portano attraverso Spazio e Tempo.

43. Lishi-Ana posa le mani su Ja-Ardua. Soltanto… queste Mani che creano, che allineano e conservano innumerevoli Opere, possono posarSi allo stesso tempo su tutti i figli. È più facile contare le gocce d’acqua di tutte le fonti, fiumi, laghi e mari, piuttosto che le Opere che crea la Divinità, e le Azioni che non fa semplicemente una dopo l’altra.

44. UR dice: “Cari figli, siete usciti con la Mia benedizione, a portare la Mia Semenza sul povero campo. Il Seminatore sono comunque Io solo, però invio i Miei aiutanti affinché possano dimostrare il loro servizio. Nessuno può seminare, se Io non tengo nella Mia destra la mano del figlio. Come aiuto volentieri i figli attraverso i figli, li istruisco per aumentare la gioia e la Benedizione, così succede con la Semenza della Luce.

45. Non pensate che le vostre candele siano piccole perché a voi è venuto un grande candelabro. Davanti alla porta oscura dell’abisso ognuno ha bisogno di Protezione, Forza e Benedizione, per osservare il voto dato liberamente. Per questo vi serva un esempio. – Intorno al vostro Sole orbitano delle stelle di cui alcune sono dei Soli inferiori. Anche la vostra Trigidur è una di questi, poiché una unione di mondi stellari (Ammasso stellare o Galassia) orbita intorno ad essa[46]. Appartiene al seguito di Ja-Ardua, di cui qualcuno è anche preceduto, cosa che vedrete nel fuoco del padiglione.

46. La Damanona volteggia con le sue famiglie di stelle intorno ad un Sole superiore (il Sole della Luce di Dio). La Mia Luce del Fondamento dell’Opera ricade sui sette Soli-centrali-primordiali. Questi, potrebbero nutrire i loro successivi gruppi di Soli, se non avessero la Luce fondamentale del Centro-Ur? Si procede gradualmente: e così il più piccolo mondo di stelle riceve, rispetto alla sua grandezza, la Luce Fondamentale dell’Opera sulla via del Sole. Visto da questo punto di vista, ognuno splende da se stesso.

47. Lo stesso vale per il popolo. Io sono la Luce-Ur fondamentale, senza la Quale i primi (arcangeli-Ur ed altri arcangeli)[47] non avrebbero nessun candelabro. Se splendono particolarmente forte, allora meno per via degli spiriti dei figli della Luce ai quali vengono inviati in missione. Lo noterete ancora per quale scopo principale questo avviene. Ciononostante, anche i più piccoli devono essere fortificati, a volte anche molto consolati.

48. Bisogna che per la Beatitudine della Sera della Festa i gruppi si guidino reciprocamente. In ciò la disponibilità di servire viene esercitata, cosa che non è secondaria. E’ naturale che ogni gruppo più anziano guidi quello più giovane, il quale poi, essendo guidato esso stesso, assuma la guida del gruppo successivo. Dato che Io guido i primi, tengo Io come Padre di tutti i figli, ognuno, alla Mano.

49. Così anche con il guardiano che invio. Davanti al Mio Seggio, che voi chiamate ‘Cheru-Serpha’, lui è uno dei primi, guidato e provveduto con dei Doni, ma un maestro nel campo della funzione. In prima linea, la funzione è per la materia.

50. Se Mi volete tenere in mezzo a voi, visibilmente e invisibilmente, allora ascoltate Ja-Ardua; lui porta la Mia Parola dal Santuario”. Lishi-Ana dice a lui: “La tua via del co-aiuto è già benedetta; ma per i figli fedeli sulla Trigidur il tuo voto insieme al dovere diventa un bastone, il cui capitello deve splendere come una stella, anche se questo non viene visto nell’abisso”.

51. All’improvviso alcuni spiriti di figli della Luce che hanno percorso la loro prima via del co-aiuto, stanno accanto ad ogni incarnato[48]. Consegnano loro un bastone. Non è difficile da indovinare che essi saranno degli angeli guida. Oh, con gratitudine si accoglie il Dono. Lishi-Ana sorride gentile, realistico. Allora nessuno si lascia trattenere; gli angeli e i trigiduriani Lo circondano. Ed Egli li benedice.

52. La fiamma del fuoco è così alta, così magnificamente chiara, che in essa ognuno può vedere ciò che ora rivela: adesso discende un incarnato, al suo fianco sta il suo angelo. Si nota chiaramente che lo stesso è più maturo nella conoscenza che il guidato, che però fa anche parte della schiera più alta.

53. Egli giunge in un mondo (non necessariamente la Terra, il cui corso del tempo è appunto pre-adamitico), dove degli spiriti incarnati non conoscono la loro provenienza, come i poveri esseri che ricevono la loro pre-incarnazione per una (successiva) incorporazione salvifica più tardi. Con un ‘Ah’ si osserva l’immagine.

54. Hera domanda: “Lishi-Ana, sono degli spiriti giovani, perché altri aiutino? Non hanno poca forza soltanto degli esseri poveri?”

- “Esatto!”, risponde Lishi-Ana: “Ascoltate! Quando i forti devono cadere, i deboli devono essere tolti. Vi stupite? Nel popolo di Luce esistono pochi grandi, invece molti piccoli che Mi rallegrano molto. Entrambe le parti possono far agire le stesse Forze. In tal modo si guadagnerebbe solo poca Benedizione.

55. Solo nella materia, dove – come nella Luce – ci sono pochi grandi e molti piccoli, si confronta la misurazione di Forze. La caduta ha innescato un Intervento, che non colpisce né la Condizione né la libera volontà. La Stessa è il pareggio della Forza, fatto tramite la Mia Forza di Volontà. A ciò che Io faccio come Creatore, nessuno si può opporre! Lo vedete in colui che va verso il sacrificio, che compirà molto aiuto sugli esseri, in modo che avrà bisogno dell’aiuto dell’angelo guida. Riconoscete in questo che lascio volentieri a voi l’aiutare,

che però, sono Io stesso l’unico vero Aiuto!

56. Vi ho spiegato le tracce che potete vedere, ma non le parti di forza della materia, che appunto su queste tracce vi vengono incontro e che significano il patrimonio da restituire. La visione dev’essere un Insegnamento. Ora, Alrinna…”, Lishi-Ana chiede alla vicina, “…che cosa c’è da riconoscere?”

- “Moltissimo”, dà lei come risposta. “Ma chissà se lo vedo in modo giusto?”

57. Ja-Ardua dice: “Si vedrà. Se è così, allora il mio parlare è libero”.

- Alrinna viene rincuorata. “Vedo una strada irradiata dalla luce, su di essa una moltitudine di irregolari macchie oscure. Corrono veloci verso il portatore del sacrificio. Oh…”. Alrinna si blocca, vede come si vogliono già precipitare sulla loro Vittima. Alcune sembrano delle cattive maschere, stando vicinissime davanti al Figlio della Luce. Ognuna si tira dietro ad un nastro molte macchie.

58. Le piccole smorfie si spingono tutt’intorno e… sciò! Vengono spinte dentro. Le macchie non entrano nel Portatore del sacrificio”. Alrinna guarda in modo interrogativo Lishi-Ana.

- Egli le annuisce e dice: “Vi spiego l’immagine, con cui anche le domande segrete troveranno la loro soluzione.

 59. I particolari saranno svelati un po’ alla volta nel decorso dell’accaduto. E’ una cosa importante, perché siete aiutanti liberi. Dovete riconoscere la vostra via, benché nell’abisso della materia non ne sapete niente oppure solo molto poco. Ma badate a questo:

‘la conoscenza dello spirito è la forza della sapienza,

che lo aiuta a compiere il suo percorso di co-aiuto!’

60. Le smorfie sono la parte di forza, quello sforzo dell’inferno per respingere gli aiutanti, oppure di precipitarli nella fenditura. Se questo riuscisse, allora verrebbe su di loro l’eco della loro orrenda risata! Perché solo l’eco? Oh, …questo è ancora abbastanza difficile! La Misericordia costruisce una barriera alla risata (Giobbe 38,11), altrimenti l’eco schiaccerebbe anche i caduti.

61. Questo accade mentre metto su di voi, attraverso la via di co-aiuto, le forze che Sadhana aveva disperso. Un Atto creativo dell’Intervento di salvezza! Le smorfie sono forme di desiderio dei caduti che vogliono scacciare il vostro spirito, impaurire la vostra anima. Persino degli alti incarnati possono avere queste paure in un cattivo sogno, provocato da vicissitudini, oppure nella persecuzione dagli oscuri di un mondo.

62. Tuttavia… più un incarnato dalla Luce si sforza di darsi a Me per conoscenza (autonomamente), meno degli oscuri lo possono confondere. Le smorfie sono la parte che un figlio della Luce prende su di sé: il cosiddetto patrimonio di rimpatrio. Per non perdere questa Forza, benché l’oscuro veda che non può mettere da parte ‘la Mia cura salvifica’, per lui vale questo: la lotta contro ogni Luce ad ogni costo!

63. Le macchie sono i poveri esseri. I non-liberi ed inseguiti si ‘devono’ precipitare sulle vittime. E a questo cattivo ‘devo’, Io sottraggo una parte di forza. Gli esseri sono incatenati a questa; da Parte Mia ne sono soltanto legati, perché così sono più facili da liberare, prima che esso stesso giunga all’incarnazione in un mondo. A costoro è più facile avvicinarsi. Che c’è da stupirsi, …se l’oscuro si precipita su ogni manifestazione di Luce?

64. Questo lo ‘incrocerò’ nel doppio Raggio della Misericordia. Questo può ardere, tagliare quasi fino alla morte di un essere; soltanto, è salvifico come la forte pomata di un medico. Quello che il demone fa a suo vantaggio, Io lo inverto nel contrario! Il vostro spirito durante la via del co-aiuto rimane anche unito con Me. Per mostrare questo all’oscuro, il vostro corpo di Luce, la vostra anima, forma il primo involucro intorno allo spirito. Non per proteggere lui, ma Lucifero deve vedere il:

‘Fin qui e non oltre!’

65. All’anima, il primo involucro dello spirito, se ne aggiungono altri due. Dalle parti di forza della materia Io formo due corpi intorno alla vostra forma dell’anima, anche questi non per la vostra protezione. Tuttavia, tra le due forme dello spirito di Luce e quelle due dalle parti di forza della materia esiste un Ponte, altrimenti le forme di materia non avrebbero nessuna manifestazione di vita.

66. Il legame che risulta nello stile di vita più spirituale o più materiale, si svolge tra l’anima e le parti di forza adeguate animicamente, le cui prime o provengono dalla Luce oppure da quei poveri esseri i cui ultimi sono il patrimonio di rimpatrio raccolto. Negli esseri c’è il puro legame della loro anima al corpo fisico.

67. Secondo la Mia Entità avete quattro parti di Vita, di cui quelle della Luce sono sempre viventi, le altre sono vitali temporaneamente. Infatti, il patrimonio di rimpatrio diventa di nuovo ‘sostanza di vita’ soltanto sul santo Focolare. Il corpo è perituro; serve allo scopo di facilitare la vostra via di co-aiuto, per preparare ai poveri le loro vie di ritorno e di rimpatrio: per voi come ben meritata, agli altri come libero Dono straordinariamente concesso”.

68. Un primo di nome Necoador, ha una domanda.

- UR dice amorevolmente: “Ho invitato a parlare”.

- “Chi vuole interrompere Te, maestoso Lishi-Ana?”

- Egli risponde seriamente: “Nessuno Mi può interrompere se Io non ne do la libertà. A Me nessuno ferma i Pensieri, né le Parole né le Azioni!”

69. Necoador ringrazia: “O Lishi-Ana, ci sei venuto incontro con la Tua Santità e Magnificenza! Ma ho una domanda: “Se qui abbiamo solo spirito e anima, ma materialmente (avremmo) quattro parti, che Tu inoltre colleghi con la Tua maestosissima quadrupla-Essenza, – la Luce, allora, starebbe dietro la materia?”. Mi sembra che la sacra, quadrupla-Entità, nell’oscurità sia al posto sbagliato”.

70. Lishi-Ana loda: “Ben pensato, ma dove manca qualcosa, lo aggiungo Io, raramente in modo palese, non immediatamente per l’uso. Non riconosciuti e immeritati, i Miei Doni rimangono velati[49]. Questo non esclude il ‘flusso della Benedizione’. Senza di questa, nessun essere vive, e le vostre vie del co-aiuto rimarrebbero inadempiute. Voi partecipate alla Benedizione evidente, a volte anche alla sua visione, perché Io calcolo la via del sacrificio dal voto.

71. Lucifero deve notare che Io non rendo più difficile la sua via di come lui stesso se l’aggrava. Per questo al corpo di materia e al patrimonio di rimpatrio (parte dell’anima materiale) stanno di fronte due parti di Luce. Lo spirito pareggia la materia grossolana, l’anima quella parte di forza. Le Forze, passando nel pensare cosciente, sono più leggere che il corpo? Dal principio salvifico quella Forza è il peso più grave; ma il desiderio corporeo è l’istinto molto maggiore che dà molto da fare all’anima.

72. Pertanto il corpo soggiace allo spirito, affinché l’anima riesca a superare prima gli istinti. Chi li domina, conquista per l’anima, dal suo spirito, quel peso, sostanza e forza principali, attirando le parti materiali sulla via della Luce. Se questo viene fatto una volta, viene perfino nobilitato il corpo.

73. Come mai questo, se nella morte il corpo ne sperimenta la dissoluzione? Ebbene, – (in tal caso) essendo entrambe le parti materiali unite, lo sono pure lo spirito e l’anima. Gli istinti del corpo passano nelle porzioni di forza, perché anch’esse – benché siano le più basse – sono delle manifestazioni di vita che (così) non cadono in nessuna dissoluzione. Quello che succederà con la sostanza morta corporea, lo rivelerà un successivo Giorno della Creazione. Una possibile nobilitazione del corpo dipende perciò unicamente dal suo istinto.

74. Lo spirito non è mai da mettere alla pari dell’istinto! Nel confronto, quando si tratta della materia dell’abisso, un piccolo passo è da valutare come buono. Il più povero lo sostengo attraverso la sua povertà, cosicché un piccolo (dalla Luce) ottiene una lode, mentre invece, persino al contrario, un grande (dalla Luce) raccoglierebbe piuttosto un rimprovero.

75. Si aiuta i piccoli, quando dal loro punto di vista si valuta il loro fare e non fare, (mentre) un figlio maturo, non con troppa lode. Chi inoltre, si mette ancora da sé in prima fila, nonostante gli sforzi, si troverà più basso che un povero ‘diavolo’.

76. L’equiparazione alla quadrupla-Entità vale pure per i fedeli; e unicamente dei più alti vicini possono essere d’aiuto. IO stesso incontro Satana! Questo non è una contraddizione alla Parola che la Luce e l’oscurità si trovebbero di fronte alla pari. Né a voi né ad un qualunque essere Io rendo la via difficile. Da ciò è indipendente il principio conducente. Io retrocedo certe cose, senza esclusione. Ciò che viene retrocesso rimane solo inosservato finché, fino a quando Lucifero avrà la prima nostalgia del ritorno (Golgota). Se lascerà libero corso alla stessa, se l’opprimerà, ciò non cambia nulla al fatto che dopo le prime scintille di nostalgia, ciò che era stato retrocesso gli apparirà apertamente: il Mio procedimento di Salvezza! (nota 33)

77. Come nell’Empireo ogni figlio esiste come spirito e anima che somiglia ai due Fondamenti della Creazione (basi), alla consapevolezza di Forza interiore ed esteriore – che per Me sono la Polarità di Forza esistente e governante – così un incarnato materiale ha in sé anche due forme: una interiore ed una esteriore. In ciò Satana deve vedere, per Grazia, che l’oscurità centrale incontra una stessa centralizzazione di luce.

78. Nonostante ciò, la Luce conosce quattro forme di vita. Accanto alla vostra propria, allo spirito e all’anima, regnano quelle due alte: la Mia visibilità e la Mia vicinanza invisibilie. Voi, in quanto un eco, formate alla santa quadruplice-Entità: cuore, spirito, anima e mente. Io vi ho creati come un’Immagine di Me stesso.

79. Del tutto diverso, tuttavia nel giusto compromesso, è con gli esseri pre-mondani e con gli incarnati. Anche loro due specie: l’interiore come principio animico, l’esteriore come figura. A Lucifero è stato mostrato che persino dopo la caduta gli è rimasta la vita. Che poi, lui se l’è rovinata, che le ha rubato la sua elevatezza, questa è una sua faccenda.

80. Lui non vede ancora ciò che una volta gli renderà più facile il ritorno e il rimpatrio. Il suo spirito è stato tolto via, ma non tagliato. Ogni spirito fa parte del Mio Reservatio mentalis, che non è mai da toccare. Al tempo del ritorno Io allaccerò dalla magnifica libera volontà, Lucifero e il suo spirito, per formare nuovamente il vaso, bello e nuovo.

81. Osservate ancora: gli esseri, come incarnati, sono una divisione a tre di sostanza, forza e sensazione. Una parte della loro anima viene investita nel corpo. Per voi è il parrimonio di rimpatrio. Osservate come l’inferno incatena i suoi incarnati. La forza dell’anima legata in esso viene ostacolata attraverso il corpo. Per lei, la sensazione è quella parte dello spirito che viene data durante una nascita nel mondo, che si lascia impiantare nell’anima. Il Mio procedimento di salvezza è che lo spirito irradia anche attraverso la povera anima.

82. Loro (i demoni) usano la loro forza legata in esse per l’agire del male. Ma ho sbagliato qualcosa? Vedremo! Ogni manifestazione di forza è una perdita di forza, Per voi, …un guadagno di Forza. Attraverso il bandire delle forze più cattive, queste vengono escluse con ogni azione, con parole e pensieri, perché uno oscuro non può più fare nulla con quella stessa parte di forza.

83. Tuttavia la cattiveria di qualcuno trabocca formalmente. Dove rimane l’esclusione? Esistono diavoli e demoni. Questi ultimi, bensì piccoli in numero, sono la cova forte. Se si lasciano incarnare, allora sembra come se si strappino delle funi. Dimorano a lungo nell’abisso della materia. Solamente, …anche loro perdono la loro forza, non appena la stessa viene impiegata.

84. Ma il più povero Mi vale abbastanza per chinarMi giù, per salvarlo, ma non senza resa dei conti. Dopo la loro morte, per loro non esiste più nessuna via del ritorno nell’inferno degli esseri, per non parlare di una via di Luce, cui loro tendono inutilmente sforzandosi, con cui agivano attraverso il corpo del mondo e come esseri.

85. La piccola parte dello spirito viene isolata; pure così inizia la redenzione. Allora non si stanno di fronte delle forze uguali, ma vengono abbagliati da luci. Tante volte hanno rifiutato il Mio aiuto, tanti raggi penetreranno in loro, finché non potranno nascondere più nulla da se stessi.

86. Questo è il Mio aiuto, che arde, taglia, che agisce come un’aspra pomata. Senza forza, l’essere non si può più opporre al Mio intervento, anche se infuria come nel suo vecchio inferno.

Il Mio Diritto nella Mia mano destra

pretende la resa dei conti!

87. Oppure è da dire: ‘Io sono il Creatore, li solleverò di nuovo per Me?’. – No, figli Miei, così non va! Il bene, continuamente abusato, richiede l’espiazione per via del Diritto. Mai per Me, anche se la Santità esige l’espiazione!

88. Sono le fedeli vie del sacrificio, per le quali il diritto d’espiazione sta al primo posto, perché nell’incarnazione in un mondo sottostà la morte, la miseria e il peccato. Ed Io, il fedele e giusto Dio, lo espio! Questo, in più per la redenzione, che aiuta, di cui loro non ne hanno bisogno, eccetto quando agiscono contro una conoscenza migliore. A questi poveri esseri viene dedicata la parte principale della redenzione.

89. Ma nessuno deve congiungere le mani nel voler essere solo religioso: (cosicché) faccia tutto Io! Quale inganno! Un giorno nessuno potrà dire che l’intendeva onestamente (così). Ognuno vedrà l’idolo auto intagliato. Io non calcolo troppo aspramente, perché la via del co-aiuto viene valutata. Per coloro ai quali devo esaudire ciò che chiedono nella loro vanità, e per coloro che tendono a ciò che spetta di fare unicamente a Me, non se la caveranno così ‘senz’altro’. Ognuno può agire, ma per Me non esiste un pio fervore!

90. Coloro che si trovano nella Luce della Croce della Misericordia, si dilettano nell’arroganza della loro religiosità. Alcuni agiranno come se possano salvare, guarire o benedire, cosa che è unicamente una Faccenda Mia! Non domandate perché non metterò nessuno chiavistello. Guardate soltanto nel fuoco del padiglione, e vi spiego l’immagine.

91. Se l’arroganza proviene solamente dal materiale oppure anche dall’animico degli incarnati, c’è poca differenza. I piccoli della Luce sono più esposti al contagio. Perché? Ebbene, i demoni vengono sopraffatti dai grandi della Luce, i diavoletti tramite i piccoli. Se in ciò i nostri piccoli vacillano, questo costerà agli oscuri un grave danno d’insegnamento.

92. I demoni come incarnati si daranno più raramente un aspetto divino; per questo, più uno mondano. I diavoli[50], che proprio attraverso la fede rendono i credenti arroganti, vengono ispirati da demoni. Dato che conservate anche da incarnati la vostra volontarietà, attraverso il ‘vapore’ non vedete chiaramente la luce che viene apportata per aiutare, perciò è possibile, che i ‘diavoli del nimbo[51]’ vi seducano.

93. Ma siate senza preoccupazione! Ai maligni viene sottratta molta forza, e questo per un Diritto alto, santo. La loro diavoleria rimane la loro colpa, ma non la vostra propria mancanza. Lo Spirito fornisce sovente la possibilità di discernere la menzogna dalla Luce, l’inganno da DIO, e di sapere ciò che spetta a ME! Chi vi tende, con e senza seduzione, su costui cada poi il peso.

94. Lo stimolo attraverso i demoni viene pesato. La Mia bilancia dell’Ordine pesa precisamente! Degli smarrimenti, che voi stessi fate per fascino, ricadono sulla Luce e – ascoltate bene – su di ME! Siete terrorizzati…? Oh, qual bontà si vede qui! Chi deve aiutare a portare ai cari piccoli il loro peso della via del co-aiuto? Se Io redimo gli oscuri quando si convertono, allora con più ragione redimo i favoriti del Regno. Certamente viene fatta la resa dei conti; ma dopo segue la consolazione, e loro ‘entrano nella Gioia del loro Padre’!

95. Sia le aspirazioni che le seduzioni riuscite sono il peso e il fardello dei seduttori. Perciò (i sedotti) sono da salvare quando la coscienza addormentata si sveglierà all’improvviso. Questo lo produce la Mia Volontà abituata alla salvezza, di spronarli a un ritorno. Una pesante pietra da molino, che macina il duro chicco.

96. Se poi tali esseri dopo aver lasciato un mondo e se la grande resa dei conti anticipata[52] è avvenuta davanti alla Porta della Luce, allora quei pesi su spinta dei demoni vengono di nuovo tolti da tutti i piccoli. Solamente, …tanto come Io prendo su di Me i loro pesi, così Lucifero nel pareggio della Giustizia deve portare il peso degli esseri e dei demoni.

97. Il peso della colpa originaria giace comunque su di lui, perché lui non era e non è in nessun modo un sedotto. Egli seduce! Ho indicato che anche i fedeli della Luce possono vacillare. Questo risulta dalle parti di forza della materia (che devono portare), così nello strano effetto di scambio la stessa confusione è di nuovo da riparare. Tuttavia, sotto l’aspetto della redenzione, che è prevalentemente dedicata ai caduti, ricade sul demone più alto.

98. La voce dello spirito come coscienza, non dorme in nessuno della Luce, e dà così tante Forze, che perfino la parte di Forza accolta può resistere nel legame con l’anima del Cielo. I demoni cercano bensì di respingere oppure anche di far cadere gli spiriti dei figli della Luce attraverso le seduzioni.

99. Qui su questo piano vengo Io come Aiutante. Colpa e peccato della seduzione rimangono attaccati all’inferno; l’oscillare o il cadere dei sedotti lo prendo Io su di Me, …dopo la ‘resa dei conti’! Della strana alta meta dell’effetto di scambio sia ancora dato qualcosa: è molto meglio non scaricare da sé qualcosa che accade per infuenza. Io non ascolto i querelanti che accusano altri con e senza ragione.

100. Devo sentire ciò che succede? Per presentare delle lamentele, per questo ci sono gli angeli. Sgrava, (se stesso) quando un altro conduce l’accusa. Chi difende se stesso, si aggrava quasi sempre. Raramente un incarnato sarà completamente libero dalla colpa e dal peccato. Quindi, per se stesso, non ha nessun diritto di giuste lagnanze.

101. Non confondete il lamentare o il dire, cari figlioletti. Io sento i silenziosi sospiri. Tuttavia nell’Empireo non esistono lamentele, …contro nulla! Oppure sì?”. chiede Lishi-Ana seriamente.

- Allora tutti alzano i loro occhi, poi dicono: “No!”. Nel Campo di Luce, tutto va bene.

102. Karmosha risponde: “O maestoso Lishi-Ana, la Tua Santità e Magnificenza ha fatto tutto bene. Tu ci ascolti gentilmente quando noi domandiamo o diciamo qualcosa davanti a Te, quando Ti contempliamo, o nella preghiera, o nel servizio del padiglione. Sovente abbiamo ricevuto la Tua Parola attraverso alti inviati, nella fiamma del focolare del padiglione o attraverso il nostro cuore. Quando siedi sul Tuo Cheru-Serpha, sei comunque santo magnificamente vicino, come proprio vicino in mezzo a noi. Per questo, maestoso Creatore-Re Lishi-Ana, hai portato gloria, lode, gratitudine e onore!

103. Ti prego: spiega quella differenza tra una lamentela e quel Tuo ‘dire’. Perché non dobbiamo venire noi stessi a Te?”. Karmosha guarda con timore. Cosi si strappa un legame riccamente benedetto. Sarebbe separato da LUI, al Quale va il suo amore.

- Ma ecco che suona consolante al suo orecchio:

104. “Figlioletti, anche il più infernale dell’inferno non vi separa da Me! Io sono vicino ad ognuno. L’espressione del cuore, o l’espressione della vostra bocca, trova sempre la via verso di Me. Allora non serve nessun intermediario. Nondimeno, coloro che su Incarico guidano e proteggono, possono sempre presentarMi tutto, e allora è come se voi stessi state davanti al Mio Cheru-Serpha. E proprio così precisamente, potete sentire la Mia risposta che quasi sempre porta l’angelo-guida, anche se non vi accorgete apertamente di questo.

105. Potreste servivi, aiutarvi, dare gioia reciprocamente, se Io stesso facessi tutto? Allora la vostra beatitudine sarebbe molto magra, e nessuno potrebbe essere spirito tutelare, perché secondo questo non esisterebbe nessuno da proteggere, a parte i poveri esseri. Così non avreste nemmeno bisogno di nessun insegnante, e la missione del Mio (angelo) guardiano sarebbe anche inutile. Invece la vostra gioia è stata comunque, pura e grande, che egli sia venuto da voi come Ja-Ardua, non è vero?

106. La vostra vita è preparata così magnificamente, che una rivelazione, scorrendo attraverso un inviato, trasmette un’uguale beatitudine, come se la portassi Io stesso. Ogni rivelazione è una Mia Parola, un Dono, …nella materia anche un Aiuto, non importa attraverso chi si compie.

107. In parte staccati dalla luce, i fedeli hanno il desiderio di ricongiungersi con lo (stesso) Spirito. Questo desiderio è buono finché non viene smossa la brama di mettersi in luce, istigata dalle parti di forza accolte, oppure ascoltando la seduzione dei tentatori, che non sono soltanto degli essenziali diavoli. Nell’abisso della materia, sovente gli incarnati si seducono reciprocamente.

108. Il peggio è l’imitazione, persino dell’Altissimo, cosa che annuncio attraverso pochi profeti. Ma guai a colui che la sua caduta è causata da lui stesso! Qui includo l’insegnamento sul portare lamenti ed essere in grado di dirMi qualcosa.

109. Parlavo della vostra volontarietà e dell’influenza. Questa prima la potete avere sempre. Considerato che il Potere della luce sta di fronte al potere del mondo, non deve vincere la Mia Luce? Voi dite ‘sì’ e non sapete se lo raggiungerete così, senz’altro. Se no, per voi decade il diritto di lamentela. Se un incarnato dice velocemente: ‘Il mondo mi ha sedotto’. A tale lamentela sono sordo, poiché lasciarsi sedurre è la colpa propria di ogni incarnato. Questi accusatori sono scellerati! Nascondersi dietro altri è una parte principale della materia.

110. Se anche alcuni riescono ad accusare se stessi, il che diminuisce la resa dei conti in anticipo, allora devono comunque avere la Benedizione coloro che dicono: ‘Mi sono lasciato sedurre! La prossima volta…’. Sia lasciato lì cosa succederà dopo. Questo non riflette un autentico pentimento, di conseguenza, la forza per resistere rimane scarsa.

111. Ma se uno dice: ‘Mi sono lasciato sedurre; la colpa è la mia. Aiuta, Signore, che non ripeta ancora una volta questo errore!’, questo scagiona anche il seduttore in vista della redenzione, non alla resa dei conti. Questo è un discorso del cuore, in cui un figlio Mi può dire tutto. La redenzione – lo ripeto – precede sempre la resa dei conti.

112. Avrete abbastanza tempo per iniziare le vie del co-aiuto. Ja-Ardua continuerà ad insegnare dalla funzione che ha assunto per amore. E siate certi: Io sono con voi, benché non sempre visibilmente presente.

Il Mio Spirito opera ovunque,

dall’eterna Lontananza, dalla santa Vicinanza!

113. Chi lo ascolta, lo accoglie; chi lo tiene, ha Me con sé in grande pienezza. Ricordate l’alta Meta dell’effetto di scambio che si riferisce all’ulteriore, Creatore e creatura, Maestro dell’Opera e Opera, i Fondamenti, che operano il peso del pareggio: Io per tutti, voi per voi, reciprocamente e per i poveri esseri.

114. La Meta più alta è il Mio aiuto, in cui è incluso per Grazia e Misericordia il vostro voler aiutare. Se da ciò attingete la vostra meta di figlio, allora la via conduce, veniente dalla Luce, attraverso la materia nel servizio del co-aiuto, indietro nell’eterno Recinto della LUCE-santa!”

115. Lishi-Ana, come si chiama Dio su Trigidur nell’alto amore, adorazione e riverenza, nel senso stranamente più alto della lingua della stella: LUCE-PADRE, impone ad ognuno le Sue mani. All’uscita del padiglione sta Ja-Ardua, aprendo le due ante. Chi vede se ondeggiano verso l’interno e verso l’esterno? UR non ha bisogno di Porte, anche se Egli le usa per via dei figli ed in segno della Sua Presenza.

116. Lo si vede in grande lontananza, e comunque splendendo vicino la maestosa LUCE, allontanarsi nella luce. Con ciò, è finita la festa della nascita.

 

 

[indice]

 

Cap. 5
La permanenza – Un compito di Luce viene assolto

«Non sapete voi

di che spirito siete figli?»

[Luca 9,55]

1. “Sembri ricco, Ja-Ardua, per questo mi sottometto a te”. E’ Karmosha che dice questo. Non suona di rassegnazione, no. – Le mani di due amici si uniscono.

- Ja-Ardua lo vede così e ride allegro: “Tu…? Mio caro Karmosha, noi continuiamo ad operare insieme. Lishi-Ana lo ha benedetto, non diminuirà la Benedizione”.

- “Lo credo”, dice sommesso Karmosha. “Ma ricorda: ogni popolo sopporta un solo superiore. E… la mia via di co-aiuto?”

2. Molti della festa se ne erano andati via. Anche Hera è via già da un po’, poiché già lunghi tempi per la preparazione sono trascorsi. Ja-Ardua ha ottenuto la funzione pubblica, è molto rispettato dai trigiduriani. Abbraccia Karmosha, come un figlio il padre, ma parla come un amico:

3. “Non dipende dalla durata di una permanenza, ma soltanto dalla funzione. Più è importante, più tempo è necessario. Ascolta la mia retrospettiva che ho avuto poco fa”.

- Entrambi gli uomini vanno verso la Chlumba (gazebo) che è collegata con la casa attraverso un passaggio. Il tetto chiaro poggia su quattro colonne; un muro basso, rotondo, è la recinzione, che serve contemporaneamente come sedile. Proprio là gli uomini si siedono.

4. Ja-Ardua racconta di TAO-MANA, della stella di luce Dysothera, su cui abita il più anziano Abaturan ed aggiunge: “Anche lui vi è stato per lungo tempo un reggente nella funzione, poiché doveva operare per gli abitanti della stella. Lui ha percorso la via del co-aiuto solo tardi, mentre molti, arrivati dopo di lui, lo avevano già preceduto. Proprio così succederà a te, caro Karmosha; perch酔

5. “Ti interrompo! C’è una grande differenza, se uno può giudare una stella di luce oppure operarvi per un tempo. E…”

- “Ora ti interrompo io”, dice Ja-Ardua, “E’ certamente una buona credenza ciò che pensi. Io lo so fin dall’immagine in retrospettiva, ma l’ho sospettato prima, e cioè:

6. Tu qui sei il reggente permanente. Quelli che sono stati prima, davanti alla tua venuta, a differenza di Abaturan, hanno solo preparato il popolo. Sul Sadhura hai ricevuto la nascita di Luce. Sadhura è il settimo sole che orbitava intorno all’Atareo. Il quarto angelo-guardiano di Dio, Rayjutam-Ralgar, ha chiamato così il sole, derivato dal nome Sadhana.

7. Questa è la tua provenienza esteriore; noi conosciamo quella interiore: da Lishi-Ana-UR, l’Eterno! Tu hai posto resistenza a Sadhana, non soltanto al seguito, come lo devono fare i nostri eserciti di figli. Perciò sei diventato un reggente, in più in un posto che – per via della caduta – è difficile.

8. Lishi-Ana ci ha rivelato le tracce e il vapore che si stende sulle nostre regioni esterne. Per questo sei qui a lungo, non per via dell’insufficienza”.

- Karmosha riflette; ‘Così meravigliosamente Lishi-Ana guida ogni figlio?’. Oh, …per Lui, tutti sono cari e valorosi. Che lui, Karmosha, possa guidare una stella di luce, gli sembra essere fin troppa Grazia.

9. Ja-Ardua rimuove il dubbio: “Lishi-Ana ha molti gradi di Grazia, oppure – una (sola) Grazia?”

- “Secondariamente, su chi e per quale scopo viene applicata. EGLI non ha gradi. Per via della vita, qualcuna ci deve essere. Ma, …altrimenti?”, Karmosha guarda Ja-Ardua, come se lui qui non fosse il primo. In vista della funzione nel Santuario, in questo ha ragione.

10. Costui dice: “Ammiro la tua conoscenza. Come parte integrante di Lishi-Ana, la Grazia non conosce graduazioni, non nel Suo impiego. Per i figli ha l’effetto secondo il merito, nel maggiore dei casi, immeritato. Ma esistono due gradi: l’uno per la Luce, dove è un caro Dono e non una ‘eccezione’; nel Regno non si misura nessun merito né demerito.

11. Agli oscuri vale il grado di ‘immeritato’ e ‘dato liberamente’, differenti nell’impiego e nell’effetto. Per noi la Grazia è la Corona della Misericordia, per la materia è unico, ‘dall’eterna Redenzione e Compassione’! Tu sai se per te agisce per un certo grado o per un caro Dono, una ricompensa per la fedeltà?”

- Karmosha ci pensa su, veramente, non perché debba riflettere, ma per dedizione ad UR. Da ciò sale in lui il delicato fiore della saggezza: “Hai ragione quando lo misuri secondo il Dono di Lishi-Ana. Da come la vedo io, …le cose stanno leggermente diverse.

12. Non saremmo noi, perché proceduti dal Creatore, una Parte della Sua Divinità? Soltanto: siamo ancora imperfetti, altrimenti non avremmo bisogno di un procedere. Da quale delle Sue parti la Divinità ci ha creato? L’UR, perfetto, non ha forse dato alle Opere, la Perfezione? La Grazia che è capitata a me, la considero un Dono in vista che su Trigidur posso rimanere il primo. Per di più, come minimo necessitavo della perfezione; infatti, il perfetto, da cui fluiscono tutti i Doni di Grazia, rimane riservato alla Divinità.

13. Da (esseri) imperfetti non siamo pari all’Essenzialità di Dio. Non dovremmo considerarci ‘divini’. Quindi, come ha detto un affidato: ‘…le due cose rimangono aperte’. Io ho sempre potuto dare una risposta a tutte le domande, ma quella volta … gli ho detto, perché è un almanaccone[53], che dovrebbe spazzare la sua capanna, altrimenti la conoscenza non avrebbe potuto essergli portata dentro, …nella sua anima”.

14. “Ci consulteremo con i tuoi aiutanti, perché tali domande sorgono abbastanza sovente, chissà perché solo con gli esseri che si trovano sulla via del rimpatrio. Non hai pensato così qualche volta?”

- “Certo”, risponde Karmosha, “ma per me non era un problema. Ah, …attendo con gioia il tuo insegnamento, allora sarà illuminato di nuovo un angolo del mio cuore”.

- “Ricordati bene dell’angolo del cuore!”, Ja-Ardua sorride. “Chissà quali altri ‘angoli’ vedrai ancora”.

*

15. Incomparabili sono le serate della stella di luce in confronto alle più belle serate d’estate del (nostro) mondo. Un dolce soffio e un soave sussurro veleggiano sui campi di luce. I raggi d’incrocio di molti soli illuminano i corpi abitati dello spazio di luce, come ‘la lampada della mamma’ nella camera dei bambini.

16. Si sta seduti nella Chlumba di Ja-Ardua. Karmosha, il primo, due si sono allontanati e due si sono aggregati, (insieme a) dodici aiutanti uomini e dodici aiutanti donne. Inizialmente si condivide l’opinione, pur se è ben differente, ma non ha l’effetto di distrarre. Un’aiutante di nome Reegany, conferisce:

17. “Io sono passata dal processo di lavoro del settore sei degli affidati, dove abitano gli almanacconi. Il primo stava seduto davanti al suo edificio e parlava con fervore agli ascoltatori. Ho notato che il suo spazio dove si trova la capanna era pulito, nonostante l’ammonimento finora trascurato. Il solo voler ‘dimostrare’ agli altri ciò che lui considerava intoccabile, era in genere ed è, tutta la sua occupazione.

18. Alla fine l’ho ammonito che si ripulisse. Lui brontolò che questa era una questione secondaria, che dipendeva dal pensare. Da allora mi nega il saluto. Questo è stato sbagliato”, s’interrompe Reegany. Si deve essere pazienti quando negli esseri non c’è subito un progresso.

- Allora Ja-Ardua prende le sue mani nelle proprie. “Nessuna paura”, dice cordialmente, “è bene di mostrare a loro di tanto in tanto che hanno bisogno di voi, non viceversa. Karmosha ha scosso il ‘signor professore’. Sarebbe ora di andarli a prendere?”

19. Si acconsente.

- “Propongo Crispar[54]. Anche lui è un almanaccone, certamente uno il cui pensare conduce alla sapienza. Questo ci permetterà molti colpi di badile”.

- Crispar è pronto. “Voglia illuminarmi Lishi-Ana”.

- “La cerchia dell’almanaccone è grande”, ricorda Reegany, “tutti credono in ciò che dice”.

- Ma Crispar si mette il suo mantello; senza di questo non si va mai dagli esseri. Il simbolo: ‘Non facciamo nessun passo senza Lishi-Ana’.

*

20. L’almanaccone sta seduto, per la prima volta rimuginando veramente. Non ha mai riflettuto sul fatto del perché il ‘loro mondo’ (la stella di luce Trigidur) sia arredato così magnificamente, ma lui insieme agli ascoltatori sono ospitati miseramente. Come da molto lontano, sorge in lui un’immagine: ‘Io ho già vissuto una volta; soltanto: come, dove, quando… come qualcosa…

21. Gesticola: “Così ci si affligge! I trigiduriani sostengono che esisterebbe un Dio buono e giusto. E’ giusto che noi viviamo nella scarsità, mentre altri, magnificamente e nelle gioie? No! – Non esiste nessun Dio! Solamente una forza; ma appunto, questa, siamo noi stessi. Questsa è la vita, è lo sviluppo di cui fanno parte anche i corpi dello spazio.

22. Se esistesse quel Dio, come ci si sforza di indottrinarci, allora addio con lo sviluppo e la vita! Come creati, noi dovremmo comunque esere come Dio, almeno come coloro che tendono ad istruirci. Oppure, siamo il gioco del capriccio di un Dio, per cui si spiega la diversità?

23. Vapore! Si proviene dallo sviluppo più basso e ci si forma da se stessi. Lo stesso filo d’erba non cresce mai quando viene spezzato. Anche noi…”, l’almanaccone sospira di nascosto; “…siamo soltanto l’erba. Con la morte, la vita è finita”. Inconfondibile, suona come estremamente lamentoso.

- Allora un piccolo uomo, grigio, il senso è come la sua pelle rinsecchita, dice:

24. “Sbagliato! Tu lasci valere i sentimenti; io il nudo essere: è così e non diversamente! Non ha senso occuparsi del se e del ma”. Solleva un pezzo di terra e lo lascia cadere sbriciolato. “Ecco che hai un esempio”, ride seccamente. “Tutto rimane quello che è, anche in forma diversa. E… una forza? Non è come la terra sbriciolata?

25. La terra conserva la forza; un chicco di seme germoglia dalla propria forza e da quella della terra, finch酔

- “… muore”, interviene amaramente l’almanccone. “Si sono fatte ricerche, …anche tu”, ribatte con veemenza quando l’altro vuole contraddire. “E cosa abbiamo guadagnato? Qualcuno mi può dare una risposta?”

26. “Sì!”, dice una voce dietro di loro. “Un altro…”, mormora l’almanaccone. “Non sei mai stato qui, il che avrebbe certamente poca utilità”.

- “Per te, …o per me?”, Crispar aveva ascoltato non visto.

- “Forse, mi porti tu qualche utilità? Ah, non mi servi nemmeno come allievo!”. Una smodata superbia impregna la frase, affinché il novellino sia cacciato. Solo l’uomo grigio pensa arrabbiato: ‘Io non mi lascerei offendere da lui, anche se è un almanaccone’.

27. Crispar sorride: “Chi vive nell’oscurità, non vede nessuna luce”.

- “Come mai?”

- “Intendi me?, risponde Crispar.

- Nell’ultima fila qualcuno sussurra: “Ora diventa interessante; finalmente qualcosa di nuovo”, poi nascondendosi: “…e da voi non abbiamo mai avuto nessun guadagno”.

28. “L’unica conoscenza tra di voi!”

- Quando costui se ne vorrebbe vantare ancor più, Crispar ribatte: “Non è da te.”, poi intendendo l’almanaccone, “Maras pensa che lui sappia tutto. Vogliamo fare la prova sull’esempio?”

- Maras rimane stupito.

- Il grigio s’affanna: “Maras deve riguardarsi che nessuno sia al di sopra di lui!”. Ciò, perché ci sarebbe, come così sovente, una riprovevole lite.

29. Rispar la ferma: “Non soltanto Maras potrebbe inciampare”.

- “Non noi”, grida il grigio. Contro un trigiduriano (il Rispar) ci si difende insieme. “Non ci ammaestri!”

-  “Lo vedrai, Prudon, chi può ammaestrare chi, ovviamente, solo se ti sforzi di venire con noi”.

- “Si tira fuori dal cappio!”, scherniscono i due almanacconi.

- E i loro ascoltatori s’intonano ridacchiando: “Proprio ora veniamo con voi. Altrimenti…”

- “…resteresti qui da codardo”, finisce Crispar la frase.

- “Dove?”, chiede Prudon. Lui è la prudenza stessa.

30. “Il nostro superiore vuole parlare con voi”.

- “Ma come si chiama?”, chiede Prudon.

- “Ja-Ardua”.

- “Non è vero!”, salta su Maras. “Si chiama Karmosha, un uomo superbo, inavvicinabile”.

- “Non proprio così orgoglioso come lo sei tu”, lo corregge Crispar. “Karmosha è certamente il primo, ma sta andando in viaggio, per il cui tempo è venuto qui un inviato di Lishi-Ana”.

- Le domande s’intrecciano.

- “Venite; vedete; e ascoltate”, taglia la confusione Crispar.

*

31. Sulla via verso la casa del superiore, per la prima volta vedono la bella regione. Bosco, prati, laghi e fiumi, case in mezzo a dei graziosi giradini, vie pulite, larghe, che a loro sembrano come miracoli. I due superiori attendono al cancello del giardino.

- “Siate i benvenuti!”, Ja-Ardua offre ad ognuno la sua mano.

32. Questo bel gesto è sconvolgente. Soltanto, …passando oltre la cordialità del padrone di casa, Maras risponde orgoglioso: “Abbiamo seguito il tuo invito. Ma ci hai attirati qui. A quale scopo? Ah, ritorniamo di nuovo indietro.

- Karmosha lo ferma: “Mi conosci, Maras. Vi ho già tentato a fare qualcosa?”

- Ecco che si annuncia l’oratore dell’ultima fila: “Solo che ancora non ti è andata bene…”

33. “Poi tocca anche a te, Vladda”, s’arrabbia Ja-Ardua. “Prima entra”.

- Per le anime degli assistiti, se necessario, nelle case c’è un padiglione arredato semplicemente e comodo. Ai poveri sembra magnifico. Per la prima volta fanno dei confronti. Manca soltanto la comprensione.

- Diventando furioso, Maras tende di nuovo verso la porta, mentre dice:

34. “Qui non c’è posto per noi! Oppure…”, lo dice minacciando Ja-Ardua, “…soppesi la mia ricca conoscenza con il fasto esteriore?”

- “Vi guido nella stanza più semplice”.

- Ah… Che cosa? Ah, li si vuole imbrogliare?

- Prudon aggiunge: “Per noi è troppo amaro confrontare la tua casa con le nostre capanne. Ma mi sembra che ci fai sentire con intenzione la nostra povertà; e questo è vile! Vieni, Maras, scompariamo”.

35. Ja-Ardua li lascia andare, mentre un paio dei primi e anche gli asistenti infermieri vorrebbero rimanere.

- “Fate spazio!” Maras alza arrabbiato la mano.

- Ecco che Reegany sta davanti a lui. Si può picchiare questa bella ragazza? Lui la spinge grossolanamente da parte e si precipita fuori, con il suo seguito. Gli assistenti si recano ad una finestra del padiglione e guardano tristi dietro a loro.

36. “Non andranno molto lontano”. sorride Ja-Ardua: “La Luce contro la quale si difendono inutilmente, li ha sospinti. Questa non è costrizione voluta da Dio; Lishi-Ana li fa ora condurre al ritorno tramite noi. Anche nella grande caduta è avveuto questo: un cherubino ha combattuto di fronte alla primogenita. La libertà creativa di un figlio, su ambedue i lati! Sadhana era libera di sollevarsi; e Michele, di vincerla.

37. Gli esseri diffondono molto del vapore materiale. Questo ricade sui trigiduriani. Contro questo ci possiamo difendere. Venite a Kybatum (la balconata della torre)”. La torre ha cinquanta gradini. La scala è fatta di pietra bianca e gialla, simile al marmo. La torre quadrata porta in alto una piattaforma della stessa pietra, circondata da un fine reticolato.

38. Si vede il torrente che separa il loro campo di Luce dai campi spogli, e come Maras cerca di trovare un ponte. Ma i suoi occhi sono trattenuti (velati).

- “Questo è l’effetto dei gradi di Grazia”, dice Ja-Ardua

- Karmosha chiede: “Possa aiutarli Lishi-Ana”.

- “Egli lo fa già; badate!”

39. Si sente litigare gli almanacconi. Uno vuole andare a destra, l’altro a sinistra; ognuno considera giusta solo la propria via. Tre volte passano vicino alla casa, senza volerlo. Precipitosamente corrono via e si trovano nuovamente presso l’acqua, non sapendo che sono legati al loro posto per via del loro essere, e tuttavia il servizio dei trigiduriani li sta liberando da questo.

40. “Ritornati per la quarta volta, riconosceranno che c’è in gioco un’altra Forza, alla quale non resisteranno mai. Gli almanacconi sono troppo orgogliosi per ammettere i loro errori, il loro seguito troppo tiepido per soppesare da se stessi una faccenda. Ma ora suona l’ora della Grazia. Non pensate che Lishi-Ana abbia solo aperto la Porta. No! – Una conoscenza orgogliosa e la pigrizia di pensare a se stessi l’hanno chiusa in anticipo. Se dipendesse da questo, per lungo tempo non sarebbero ancora liberi. La vostra fatica troverà la sua ricompensa”.

*

41. Gli esseri si sono ammutoliti; a nulla serve il loro cercare. L’acqua scorre misteriosamente, il ponte è come scomparso per loro. Anche se non lo ammettono, tutti pensano: ‘Che cosa dobbiamo fare ancora, su quel vecchio posto, deserto e vuoto?’. Dall’altra parte, oltre l’acqua, vedono la riva scarsa, mentre la spiaggia dove si sono seduti, ha l’aspetto caro e gentile.

42. Vedono delle magnificenze del tutto sconosciute. Non calcolano quanto tempo sia passato per loro; e non sono mai stati toccati quando qualcuno del loro gruppo se ne è andato. Di nascosto guardano verso gli alberi carichi di frutta.

43. “Qui, amici, mangiate!”. Ja-Ardua, uscito, si siede in mezzo a loro e posa una cesta colma di frutti, come se fosse stato sempre così. Lo si guarda stupiti, ma si prende il dono. Ora sentono che cosa sia la fame. Non quella corporea come negli incarnati in un mondo nella materia. Solo, non ne sanno ancora niente. Mentre mangiano, a loro sorge qualche lucina. Ja-Ardua si tiene in silenzio.

44. Finalmente Maras non si trattiene più; non lo ammetterebbe, perciò, tanto per dire, dice: “Ci hai seguito; che cosa vuoi ora da noi?”

- “Nulla”, dice rilassato Ja-Ardua, “perché non ci potete dare niente”.

- “Ah, ecco, ma tu a noi?”. Prudon ricade nel suo vecchio tono.

45. “E’ possibile… Come questi frutti”.

- “Ah, sarebbe andato anche senza di te”, schernisce Vladda.

- Maras ribatte: “Sto trattando con il forestiero!”

- “Che cosa?”, chiede Ja-Ardua.

- “Io… Eh…”

- “Se non sai dire altro, posso dirlo io”, s’inviperisce di nuovo Prudon.

- “Quindi?”, lo stimola Ja-Ardua.

- Prudon ha l’aria da importante: “Io… Eh… Penso che…”

- “…non sai altro?”

- “Non riesci a farmi perdere la calma, per questo sono troppo intelligente!”, dice Prudon voltando le spalle a Ja-Ardua.

- “Farti perdere la calma è costata sei volte un tempo di vita!”, risuona seriamente.

46. “Che cosa?”. All’improvviso si volta di nuovo.

- “Se sei abbastanza intelligente, a te non c’è nulla da mostrare!”

- “Sei stato bravo, straniero”, ripaga Maras per la nota velenosa.

- Ja-Ardua si alza: “Sono venuto fin qui per ascoltare la vostra stupida lite. Prima avete perscorso con Crispar un ponte, che però ora è scomparso. Com’è successo? Non vi indica che esistono delle cose che vanno molto oltre il vostro povero sapere? E come mai che io lo so?

47. Come l’ho visto? Come ho sentito ciò che avete trattato? Com’è stato possibile guidarvi fuori dalla vostra regione, per liberarvene? Com’è nata la nostalgia per i frutti, benché finora sul povero campo non avete avuto né una buona bevanda né un buon cibo?”

48. “Non li conoscevamo”, ammette timidamente Maras.

- “Non sapevi tutto?”, indaga Ja-Ardua.

- “Le mie domande non erano un problema”.

- “Non problemi”, Prudon si dà di nuovo importante. “Delle cose secondarie, da noi non hanno peso. Soltanto…”

- “…problemi!”, Ja-Ardua sorride piano.

49. “Non è un problema esaminre dov’è rimasto il ponte sul quale vi ha guidato Crispar?”

- “Queste sono bagattelle”.

- “Per te, Prudon! Vieni qui da me, Fraola”, Ja-Ardua fa cenno a una donna che è vestita più pulita; non ha nemmeno un aspetto così afflitto. Si avvicina titubante. In genere veniva disprezzata, nonostante faccia parte della cerchia degli ascoltatori.

50. “Non temere, nessuno ti può fare niente. Cos’hai pensato quando il ponte non si trovava più?”

- Fraola guarda verso Maras. Chissà che cosa l’aspetta, se parla!

- Ja-Ardua la tranquillizza. Ecco che la fiducia entra nel suo cuore, un sentimento – ah – non l’ha ancora conosciuto. Sommessamente Fraola dà la risposta:

51. “Ci hai deviato la via. Ho quasi sospettato che ci volessi liberare. Già nel tuo padiglione mi era sembrato così. E’ stata sbagliata la mia riflessione?”

- “Eccome!”, interviene velenoso Maras.

- “Ora devi tacere”, lo comanda Ja-Ardua. “Non sei più tu il primo; lo è diventata Fraola, perché tratto con lei”. Rivolto a lei, continua a dire:

52. “Diventerai vedente. Vieni!”.

- “Qui! Rimani!”, grida ferocemente Maras, “Qui comando solo io!”

- “Te ne accorgerai chi comanda qui!”. Ja-Ardua se ne va tranquillamente, senza vedere cosa sta succedendo dietro di lui. Accanto a lui, la donna.

- Tutti gli altri li guardano confusi. Da loro non ha mai potuto decidere una donna? Nemmeno gli uomini, E’sempre successo ciò che voleva Maras. Solamente Prudon ha sovente contraddetto, e anche Vladda.

53. Prudon si sente quasi scoppiare, non anche… Allora si alzano quelli che – chissà per quanto tempo – stavano accovacciati nei loro anfratti, morti nell’anima, come senza manifestazione di vita. Timorosi strisciano anche loro. Se il forestiero vuole minacciarli? Ma costui conduce Fraola alla mano.

- Lei si volta e fa cenno: “Venite!”

- Loro non osano avvicinarsi del tutto.

- Ja-Ardua li lascia fare; solo al cancello del giardino si volta verso il povero gregge. Il suo volto è cambiato, è diventato ancora più gentile. Ma che cosa c’è nel suo sguardo? Non è una grave serietà? Oppure…

54. Lui apre il giardino. Allora Fraola domanda se dovesse andare a prendere Prudon. Lui lo nega, perché vede che verranno, ma le anime non lo comprenderebbero ancora. Nel grande padiglione c’è una tavola apparecchiata. I trigiduriani si siedono in mezzo agli invitati. Timidi, diventando solo un po’ alla volta più alleggeriti, i poveri giungono alla conoscenza: ‘Che cosa sono stati finora? Perché era proprio così cattivo da noi?’

55. Necoador va ad una delle finestre larghe. Fuori dal giardino stanno Maras e Prudon. “Litigano, Ja-Ardua; ognuno ha ostacolato l’altro a venire con noi. Ora sono soli. Ora posso…”

- “Sì! Va e domanda che cosa vogliono”.

- E’ difficile insegnare loro che la lite serve a poco, finché dopo un lungo avanti e indietro Maras chiede della cerchia di ascoltatori e pretende che siano licenziati.

56. “Gli ascoltatori rimangono; li avete già perduti”. Esteriormente come insensibile, Necoador fa come se tornasse indietro. “Crispar vi condurrà oltre l’acqua sul vostro vecchio campo. Certo, poi sarete soli e non è quasi possibile che qualcuno venga di nuovo da voi. Non volete sapere nulla di Dio; ora Dio vi ha abbandonato, mentre ora il vostro seguito va’ alla Sua scuola”.

57. I due non trovano nessuna contraddizione. Come annientati, si appoggiano al recinto.

- Guardando indietro, Necoador dice: “Quello che gli altri e voi vi siete preparati, è vapore, chiacchiera che non serve a niente!”.

- La solitudine, che li minaccia, spinge rapidamente gli almanacconi verso la casa. Non lo sentono chiaramente, ma così è come se vivessero in un grande mondo, dove non avrebbero nessuna comunità eccetto con se stessi.

58. Hanno perduto il pranzo. Ma a loro viene offerto del pane e una bevanda, senza spiegazione, il che aiuta spiritualmente. Già sono attraversati da una piccola Forza. Sì, si sentono al sicuro, nonostante ciò, i due vorrebbero fuggire, per conservare la cosa propria. Ja-Ardua disturba la loro incertezza:

59. “Vi aggrappate a ciò che sta sprofondando. Quello che ho da dirti, Maras, vale per tutti. Spesso siete stati invitati a pulire la vostra dimora. Era comprensibile che questo si riferiva meno all’esteriore; l’interiore era in primo piano. Non lo avete voluto mai lasciar valere, perch酔

- “…gli altri magari no?”, interviene Maras a metà oppresso, a metà arrabbiato.

60. “Certo; valeva solo l’opinione tua oppure di Prudon”, abbassa gli orgogliosi almanacconi. “Da ora in poi la prima tra di voi è Fraola”.

- Allora lei chiede: “O salvatore, lascia che rimangano i primi, non voglio stare in prima fila”.

61. “Tu stai nell’obbligo di Dio! Gli almanacconi ne hanno un altro, e questo…”, Ja-Ardua lo dice gravemente sottolineando, “…spedisce all’inferno! Prima che vi istruisca, dapprima dovete guardarvi indietro. Io non sono il Salvatore, Fraola; io compio solo l’incarico del vostro SALVATORE!”

- “Tu ci hai portato via dal luogo dell’’afflizione”.

- “Aspetta! Dovete vedere che cosa avverrà con voi, se siete di buona volontà”. Ja-Ardua li conduce fuori casa.

*

62. In un bassopiano si trova una pietra. Ja-Ardua vi soffia sopra e si sviluppa un fuoco. Come avviene questo? Solo ora quei poveri si accorgono quanto dolorosamente freddo, e quanto ardente fosse il loro luogo? Quel fuoco riscalda senza bruciare; rischiara senza che abbagli.

- Fraola supplica: “Lasciaci venire qui quando…”

- “…voi vi lasciate guidare”, completa Karmosha con amorevole serietà.

63. “Ja-Ardua, inviato qui da Dio, Lishi-Ana, vi porterà ad una nuova porta. Voi stessi vi dovrete passare ed andare oltre”. Egli suddivide il gruppo.

- Gli almanacconi e i peggiori sono gli ultimi; oltremodo, a loro vantaggio. Nei ‘casi alquanto più leggeri’ devono trovare in anticipo il sostegno, affinché non s’irrigidissero dal più forte spavento. Ed essi vedono…:

64. La loro caduta con Lucifero! I peggiori si portano da se stessi qui, gli altri trascinati. Gli ultimi stanno davanti al fuoco, Fraola in mezzo a loro. Certo, non devono ancora riconoscere che in parte è successo solamente tramite l’ingiusta creazione dei figli di Sadhana; tutavia vedono come hanno servito volontariamente e senza riflettere hanno cercato di compiere ogni incarico.

*

65. Una Mano chiara li solleva dal loro pantano. L’inferno ha ancora potere su di loro, ma non sono ancora costituiti in modo che possano rispecchiarsi nel fuoco, oppure come lo sono persino questi trigiduriani. In questi luoghi sono brutti da vedere, ancora molto poco simili ad un essere umano. Ciononostante hanno intelletto, ma essendo distaccati dall’inferno nell’immagine del fuoco; viene anche aggiunta un’influenza spirituale. Tuttavia, dato che tra lo spirituale e gli esseri non si può stabilire un legame più stretto, rimangono sottomessi all’influenza del loro inferno.

66. La Mano chiara li conduce attraverso molti stadi. In ciò sperimentano secondo la loro provenienza il loro basso stato. Le esistenze pre-terrene sono state delle porte per la futura piena incarnazione, per conquistare la figliolanza di Dio. E la Mano chiara è la Misericordia di Dio per la meta.

67. Ancora: dalla stella Trigidur si ritorna nella materia, la quale – da Satana – è una componente fissa dell’inferno. Deve intraprendersi l’incorporazione nella materia, la porta per la loro figliolanza a Dio. Questa è la parte più difficile dell’intera via di redenzione; ora loro ‘sanno’ di che cosa si tratta. Poi, la scintilla ‘spirito’ verrà unita con il loro povero essere in modo indissolubile.

68. I luoghi con esistenze non troppo difficili sono provveduti per accogliere gli esseri piccoli[55]. Solo che, per ora rimane loro velato. La cosa più difficile viene mostrata per iniziare il proprio ritorno, affinché – quando arrivano alla volontà del ritorno – la loro via, secondo l’incarnazione, li condurrà su una stella di luce, e dopo, attraverso una completa redenzione, troveranno il ritorno a Dio.

*

69. Dopo che ognuno ha ‘visto’ la sua via, si sente sospirare ed anche ragionare qualche esclamazione di “Ah” e “Guai!”. E’ comprensibile che i caduti si sentao sbattuti qua e là. Sono ancora troppo legati, per staccarsi dal vecchio, dopo una sola contemplazione. D’altra parte, la contemplazione ha attizzato la nostalgia: ‘Voglio incamminarmi ed andare da mio Padre’ (Luca 15,18). Sì, …lo vorrei volentieri, ma… farlo?’

70. Come gli uomini si separarano difficilmente dalla ricchezza, così un caduto non si lascia, senz’altro, staccare dalla caduta. I trigiduriani vedono la loro lotta, ed aiutano nella silenziosa preghiera, nel silenzio che non schiaccia. Vengono di nuovo condotti in casa. Arrivati là, Ja-Ardua comincia con un serio insegnamento per la buona salvezza del povero gregge:

71. “Maras, hai posto con astuzia la domanda sul perfezionamento e sulla perfezione. Karmosha non ha dato nessuna risposta, tanto non l’avreste nemmeno compresa. Tu eri superbo, ma senza nessuna idea da dove provenisse la domanda. Il tuo Satana, che conosceva la differenza, te l’ha insufflata. Anche un vapore! Egli sapeva che non poteva riottenervi, dopo che la Mano chiara vi avrebbe sollevato dall’oscurità. Ma tentare era la sua meta. È andata male, come vedi, eccetto, …uno.

72. Oppure vuoi ritornare di nuovo nel crepaccio?”

- Maras s’indurisce: “Non me ne importa nulla! Se ci ha creato il tuo Dio…”, vuole risuonare sprezzante, “…di Cui tu dici che Egli sarebbe il Creatore di tutte le cose, allora mi stupisce…”

- “Tieniti il tuo stupore, perché non conosci le connessioni.

73. La differenza tra Creatore e creatura non si riferisce a questo, bensì alla differenza in sé. Nessuna creatura può essere ‘CREATORE’! Ciò che ‘si forma da se stesso’ ha il suo acquisto di base nel Creatore. Ogni acquisto di base si riflette nella ‘Sua Perfezione divina’, che come tale non è mai trasferibile sulla creatura.

74. Tuttavia, da questo acquisto di base una volta ci fu un effetto retrogrado sulla creatura, sulla Condizione-Vita, quei Doni tramite i quali essa può agire come da se stessa. Nessuno può agire senza ‘Dono’. Pure le imitazioni sono come un agire morto, perché non vi è nessun elemento creativo.

75. Come per agire da se stessi, il Creatore ha preso dall’irradiazione della (Propria) Luce. Egli ha soppesato al meglio questa parte che era trasferibile sulla creatura. Questo ha dato la differenza, che inoltre – a malapena comprensibile – è il collegamento permanente tra Lui e noi sulla base della condizione-Vita. Per Lui, l’acquisto di base; per noi, come da noi stessi.

76. Ciò che il Creatore allinea inarrestabilmente, è l’espressione della perfezione. Il riflesso da ciò, nuovamente sulla base-Vita, è l’elisir, la spinta che porta ‘la via della creatura’ alla perfezione. Se abbiamo un’Opera su un gradino del divenire, meglio ancora, perfezionati da noi stessi, poi, in vista di ogni sviluppo, che è sempre creativo, abbiamo raggiunto un riflesso dalla Perfezione.

77. Ben inteso: il riflesso! Mai la formazione stessa! Per le creature significa ‘dover essere’. Il Creatore ha formato per noi questo concetto di tempo – e questo per alta Dedizione. Egli possiede l’essere come il divenire! Hai brontolato, Maras, …anche gli altri”, indica tutt’intorno Ja-Ardua, “perché Reegany ti ha ricordato la purificazione. Per comodità hai detto che l’esteriore sarebbe una cosa secondaria. Proprio questo esteriore è il riflesso del vostro interiore. Oh, i ribelli hanno devastato, …per sé, e reso deserto e vuoto ciò che il Creatore ha creato magnificamente …per Sé!

78. Osservate la formazione spirituale: essa testimonia di Cose deliziose di ogni genere. Allo stesso modo il Creatore ha preparato tutto l’esteriore così magnificamente, che perciò non è una cosa secondaria. Dopo hai certamente riflettuto del perché la nostra parte giace davanti a voi bella, mentre la vostra è oscura, povera e solitaria.

79. La tua teoria dello sviluppo è pertanto sbagliata. Per questo, che noi, siamo come ‘l’erba’, in parte è giusta. Creazione e sviluppo sono per il Creatore il predestinato ‘divenire’, il ‘perfezionarsi’ su tutti i gradini, che relativamente – quando li raggiungiamo – è il procedere sul successivo.

80. Tu ti sei reso conto che una volta è esistita già una Vita. La contemplazione del fuoco te lo ha dimostrato. Anche se nella caduta, è proprio, comunque, la vita, perché l’Opera di Creazione è appunto sorta dal VIVENTE. Solo che voi non siete ancora pronti per vivere per la Luce, nemmeno una volta per un mondo materiale. Invece è da dire che dapprima dovete sviluppare voi stessi, cioè prima, procedere avanti.

81. Dovete ancora vivere fino in fondo dei gradini intermedi, finché sarete pronti per ricevere una Luce spirituale in una prima piena incarnazione. Dopo maturerete per la Luce. Avete vissuto su diversi gradini quasi come uomini. E poiché siete stati creati senza lo Spirito di Dio[56], cosa che riveste una grande differenza del creare divino, dovete diventare ‘figli di Dio’, per Compassione. Perché siete stati creati dal primo figlio della vita (Sadhana).

82. La forza della prima figlia che lei stessa ha frantumato, viene raccolta, per fare del ‘creato’ anche del creativo. DIO crea, per darvi la ‘scintilla’ dello Spirito! Questo è il Suo santo grande Piano di salvezza: lo sviluppo; ma non una come lo pensa ora Maras. Tu pensi che la Vita e voi stessi siete ‘Forza’. Maras, se è così, come potresti, dal dopo, creare te stesso prima, da te? E perché così amaramente povero?”. Questo colpisce. Ahm, …tutto è vapore!

83. Ja-Ardua, continua a parlare: “Riferisci il tuo argomento solo sulla materia, che non tornerebbe mai lo stesso filo d’erba, allora può valere, benché nella Luce nulla viene tagliato. Il cambiamento dalla radice attraverso la Forza vitale avviene solo quando una nuova Opera creativa viene formata. Nella materia la natura muore. Ma persino da questo morire, l’Alto Creatore fa sorgere sempre nuovamente del nuovo, per il vivente, per le creature.

84. La radice rimane! La Forza del Creatore opera il sorgere fondamentale di tutte le cose. Anche se materialmente è solo un piccolissimo rintocco di ciò che è la Luce come ‘eterno Principio’ del Creatore. Allora, comunque, la vita si rivela in un rintocco, scambiandosi, e da ciò, sempre rinnovandosi.

85. Prudon si è denominato ‘troppo intelligente’, per perdere la sua calma. Soltanto – la sua calma era ‘morte’. Tu ridi? La fiamma ti ha indicato sei volte un’esistenza, in genere per ottenere un po’ di vita dalla Luce.

86. Non devi storcere la bocca perché ho parlato della vita in sei volte (stadi, non incarnazioni). Gli stadi per sviluppare un’anima dagli esseri, si chiamano esistenza e non Vita! Guidati attraverso i gradini dell’esistenza sulla Trigidur, così avete iniziato per voi la vita, i cui portatori sono spirito e anima. Solo qui siete diventati anime, accanto alle quali ora rimane la scintilla spirituale che si unirà con il vostro essere in una piena incarnazione.

87. Dovete diventare dei ritornati a Casa. Siete stati legati; ciò che Lucifero ha ordinato, lo dovevate adempiere. Ebbene, …Maras e Prudon, certamente sospinti, erano pessimi istigatori. Per questo la via di voi due è anche molto difficile. E che dopo i gradini dell’esistenza siete stati strappati dal vostro pantano, non dovete ascriverlo a voi stessi. Questa è pura Grazia, naturalmente, non per voi soli.

88. No! – Satana doveva vedere che anche dei vassalli più solidi possono essere strappati liberamente; un preambolo per lui stesso, per cui voi ora siete delle figure. Quello che ne potrà diventare tramite la Compassione divina: la vostra salvezza, questa avviene per voi, se… voi la volete. E di ciò, dipende. Ora Fraola deve guidare il vostro piccolo gregge, perché nel povero libero gioco, è stata strappata via con i piccoli. Per questo, sul Piano c’è la santa Giustizia del Creatore: sedotti da Lucifero, guidati da DIO alla Luce; ma anche Fraola deve dapprima incarnarsi.

89. Nella contemplazione del fuoco avete pensato: ‘Che cosa siamo noi pochi, contro il regno di Satana?’. L’inferno non è un regno, è solo uno spazio che il Creatore ha creato per i caduti. Sulla nostra Trigidur esistono Magnificenze su Magnificenze; accanto a queste, il vostro povero campo. Non è diverso con l’Empireo, nel quale – non all’esterno – si trova l’inferno. Vi credevate di essere grandi; ora vedrete quanto poveri eravate di fronte alla Ricchezza di Dio.

90. I fedeli vi aiuteranno a costruire un ponte per riportarvi a Casa e per richiamarvi. Il vostro luogo, inserito sulla stella di luce, corrisponde all’inferno, delimitato, un pezzo a parte. Al di là dell’acqua (come l’Eden), unicamente, …all’interno dell’Infinito, perché all’esterno non c’è nessuna esistenza. Delle vie di collegamento vengono create solamente dalla Luce, affinché tutti gli esseri possano abbandonare i loro posti, sperperati sui gradini dello sviluppo, per giungere nel Regno della Luce.

91. Questo lo fa il nostro Dio, il nostro Lishi-Ana, il Quale vuole salvare ogni smarrito e, …lo può fare! Solo LUI, anche se indica diversi percorsi. Come ogni acquisto di Base, così la salvezza stessa è …la Sua Opera!

92. Satana sente l’impotenza contro il Piano di salvezza di Lishi-Ana, e ogni cattiveria provoca la Giustizia; toglie voi esseri dall’oscurità.

93. Vi trasmetto le Parole di Lishi-Ana. – Vladda…”, chiama Ja-Ardua, “…puoi ritornare sul campo, perché hai schernito, per il fatto che non doveva essere Karmosha, il superiore, a portarvi la Parola. Il molto lavoro, fatto per voi dai trigiduriani, era la via sulla quale mi ha mandato Lishi-Ana!”

- Chi vuole ritornare, se i poveri non possono nemmeno comprendere la realtà della conversione?

94. Fraola chiede: “Guidaci a Lishi-Ana!”

- “Anche i peggiori?”, chiede Karmosha.

- “Noi siamo un (solo) gregge; non dovrebbe mancare nessuno”.

- Reegany si siede accanto a Fraola, col viso raggiante: “Ora sei una piccola sorella. Chiederò che tu possa venire una volta sul nostro mondo di Luce e…”

- “…includici anche noi”, supplica all’improvviso Maras. In modo vago percepisce un decisivo: ‘Avanti, …nella Luce! Ritorno, …nell’oscurità!’

95. Ja-Ardua dice: “La Grazia di Lishi-Ana si rivelerà. Se volete seguire, allora la cattiveria deve sprofondare dietro a voi. Non dovete volgervi al vostro luogo dove credevate di esercitare un potere arbitrario. Più tardi riconoscerete che nonostante tutto, siete stati deboli”.

96. Ja-Ardua, Reegany e Karmosha conducono. Gli esseri si stupiscono. Quando mai hanno visto tal ampi, magnifici campi? In ciò vengono guidati sulla ‘via dei poveri’. Non li deve convincere il maestoso fasto della luce; solo la loro propria conoscenza, per quanto sia piccola, è il gradino che – così detto – conduce come primo piccolo passo dall’inferno verso il Cielo.

97. Anche la magnificenza velata dell’alto padiglione, soverchia. Dallo sfarzo? Oppure dell’inafferrabile Bontà che si ottiene …senza meritarlo? Dall’anta sinistra della porta entra un raggio. Ora stanno nel tempio davanti alla grata; Ja-Ardua e Karmosha a destra e a sinistra. I trigiduriani intorno a loro in semicerchio. Gli esseri sono chiusi nel recinto dei figli di Dio viventi di luce.

98. Karmosha prega: “Santo-maestoso Lishi-Ana! Gloria, onore, lode e ringraziamento perché ci hai aperto. Gli esseri non sono ancora cittadini della santa-Luce, però, se una volta sono passati attraverso la porta, Satana non li può più rapire. Insegna loro a riconoscere, che Tu, o Lishi-Ana, sei il Creatore che li includerà nella Sua Opera di luce; sei il Sacerdote che li benedice; sei il Dio che li sorveglia; sei il Padre che vuol fare di loro, i Suoi figli. Alluiha – Alluiha!”

99. Il Signore sta presso il focolare, per i poveri esseri Eglì è ‘solo’ un ‘Bagliore’. Il sentimento non si lascerà conservare quando più tardi percorreranno la via di un mondo; soltanto, …sarà conservato come la santa Redenzione, come tutta la volontà per il ritorno. Nulla va perduto nel Piano di SALVEZZA di Dio.

100. Egli parla: “Per l’eterna misericordia Mi chino verso coloro che sono senza Dio. Non c’era nessuna (Mia) volontà che la prima figlia, creata senza il Mio Spirito, si staccasse con il seguito. Anche i creati Mi avevano visto e sentito. Ognuno poteva decidersi, se – prima della caduta – voleva far parte del popolo della Luce che avrebbe procurato poi, ad ognuno, il Respiro di vita.

101. Se dalla caduta fondamentale si escludono tutti i piccoli che sono rimasti indietro nel loro stadio di Vita, perché già creati da quella forza gravemente frantumata, così da un alto grado di Grazia avvantaggiando la figlia primogenita, voi che non avete ricevuto nessuno spirito, dovete sapere che non voi meritate il grado di Grazia, benché dovevate essere allontanati dal luogo oscuro.

102. Come siete venuti fin qui? Lo avete voluto? Siete venuti da voi stessi? Siete entrati liberamente nel Mio alto padiglione? Non conoscete nessun ‘sì’. Ebbene, i vostri fedeli aiutanti vi hanno dato la prima spinta per la conoscenza, cosicché la Mano chiara vi ha sollevato dall’oscurità. MIA era questra Mano chiara! Là, sono Io stesso! Io, il Creatore-Dio, il Salvatore e Redentore!

103. Come PASTORE vengo a prendere i più poveri dal deserto di Satana; e loro vengono (Giov. 10,16), anche se non comprendono la Mia chiamata. Quando seguono i diavoli, aggiungo al grado di Grazia ancora una striscia di Grazia: non lo vieto loro, anche se per loro quasi mai è giunto il loro tempo. A chi credete che Io abbia parlato nel vostro inferno? Voi, tre diavoli (Maras, Prudon, Vladda), non lo sapete; solo i piccoli hanno raggiunto un grado d’umiltà, senza pensare a sé. Perciò voglio dire:

104. Fraola è un membro dell’ultima frantumazione della forza di Lucifero. Un’ulteriore grado di Grazia. Questi piccoli hanno perciò anche meno oscurità in sé, che Io ho concesso; inoltre Satana non potrà mai caderMi nella (dalla?) Mia mano destra.

Il Diritto è una Parte assoluta del Mio Potere di Creatore!

105. Voi, che ancora chiamo proprio ‘diavoli’, vi siete superati in malvagità. Quando ho liberato i piccoli, voi li avete seguiti. Siete corsi dietro nei loro gradini d’esistenza, per continuare ad opprimerli. Ma, …una cosa non vi è riuscita: non li avete riportati a Satana!

106. Avete invece catturato la Mia Luce in voi; ma non è ancora un ‘distacco’. Dapprima vengono portati via i piccoli, gradualmente, come Satana si era creato degli esseri (simili a lui). Voi diavoli, dopo l’abbandono di questa stella, siete liberi di essere liberati attraverso una nascita, …oppure di uscire e ritornare nel vostro buco. Ma non i piccoli. Questi sono ora già Miei e diventeranno figli Miei quando li condurrò nell’esistenza uomana.

107. Costerà molta fatica prima che passino attraverso la porta della luce, benché la loro co-caduta venga calcolata leggermente. La ‘colpa’, sorta dalla disobbedienza di Lucifero, riempie il suo abisso infernale. La propria colpa e una parte di quella colpa, di Lucifero, ricade sui diavoli e sugli stessi demoni. Dopo un amaro sviluppo in un mondo devono comparire davanti a Me.

108. Maras ha supplicato mia figlia di includere tutti nella preghiera di poter ritornare qui. Voglio annotarlo nella sua striscia di Grazia, benché la sua supplica sia sprigionata solo dalla paura, e non per desiderio di sfilarsi dalla malignità. Ad ogni gruppo viene preparata una via speciale; alcuni camminano anche lentamente; alcuni veloci. Qualcuno …ritornerà alla sua sedia!”

- Ma è possibile questo? Persino i trigiduriani sospirano timorosi.

109. “Ricordo il vostro sospiro. Inoltre, tutti i luoghi della Misericordia sono buoni. Tra i figli del Regno della luce non esiste nessuna differenza, perché i cari grandi continuano ad aiutare con gioia, e i Miei cari piccoli si lasciano guidare volentieri. Ciò che un giorno avverrà nel pareggio, sarà la ‘Beatitudine della Sera’, quando l’intera caduta – anche per la Luce – sarà purificata[57].

110. Chi vuole confessare la sua colpa? A chi piace tornare volentieri a casa senza chiedere ancor prima il tempo e quali ulteriori rimedi sono da accollarsi? Avete quel pentimento che porta alla liberazione nell’espiazione? Chi si appoggia sui gradi della Grazia, non ricade così facilmente, poiché, come Io cerco gli smarriti ed anche li trovo, allora li tengo stretti nella Mia mano!”

111. Oh, che cosa si può dire? Cosa fare affinché sia giusto? Fraola è scossa. Che cosa è lei dinanzi a LUI, che lei ora riconosce come CREATORE? Se una volta è caduta… Guarda a Reegany e piange: “Non posso chiedere io stessa, per diventare una figlia. Qual differenza tra noi: ‘Tu sei grande, io sono piccola! Tu hai l’aspetto nobile, io preoccupata! Tu hai l’abito bianco, il mio è sporco e strappato, perch酔

112. Reegany consola: “Chi vuole seriamente, gli riesce anche. La SERIETA’ ci spinge in tutte le cose della vita. La SERIETA’ ci dà la possibilità di raggiungere delle mete fissate. Per questo aiuta la Grazia, e molto di più di Doni meravigliosi da Lishi-Ana; ma l’impiego degli stessi li ha assegnati a noi”.

113. “Voglio tentare appena qualcosa”.

- “E’ sufficiente, povera anima!”. La ‘Luce’ cammina fino al recinto; il Suo Raggio penetra oltre: “Benedico la tua via, piccola creatura-figlia, alla fine Mi sarai una cara figlia. – Reegany, la vuoi assistere sulla sua via?”

- “Lishi-Ana!”. Un’esclamazione di gioia. “Lasciami fare il Tuo incarico sotto la Tua benedizione!”

- “Allora va con l’essere e, quindi, porta indietro la figliolina!”

- Allora riecheggia un ‘Alluiha! – Alluiha!’, fuori, lontano nello spazio e nel tempo.

114. E quell’uno? Vladda mormora fra sé e sé: ‘Se ritorno al più elevato, sarò il primo del gruppo, perché non mi sono lasciato catturare”. Non si accorge che viene condotto già sul povero campo.

- Solo più tardi lo riconoscerà, dopo che sarà sprofondato di nuovo nell’oscurità. Il suo pentimento giungerà troppo tardi, per lungo tempo.

115. Nell’alto padiglione regna della sofferenza …per un’anima. Lishi-Ana la cancella: “Certamente, risprofondata, per ME non è comunque perduta! I caduti possono perdere solo se stessi. Ricordate, il piccolo ‘gradasso’ ha gustato la Luce, ma in modo immeritato ed incosciente, e questa gli rimane attaccata. Prima o poi, quasi sempre tardi, il piccolo raggio di luce comincierà a vagare ed attirerà l’essere dalla caverna”.

116. Le mani di Dio diventano visibili.

- Prudon chiede singhiozzando: “Posso avere un’aiutante come l’ha avuta Fraola, per ricevere la liberazione attraverso le strisce di Grazia?”

- Allora si solleva un solenne irradiare, non molto forte, ma gli esseri ce l’anno fatta. Si vede la libertà e la beatitudine? In un certo senso sì, poiché la differenza del loro povero campo e dell’amore che ora hanno sperimentato, è imponente.

117. Lishi-Ana dice: “Karmosha, convoca la vostra stirpe successiva; da essa si annunceranno gli aiutanti. Ma ricordatevi del loro essere: Io sono il Pastore che vi ha tirato fuori dall’inferno e vi guiderà nel Mio Regno di luce dopo i vostri tempi di cammino”. La ‘Luce’ rimane ferma, finché il padiglione non si chiude dopo tutti.

118. I poveri si lasciano guidare volentieri. Maras e Prudon vanno persino, mano nella mano. Non è ancora nessuna fraternità che li unisce, ma non esiste nessuna salvezza, se l’animosità non viene sepolta. Rispetto alla loro facoltà, Ja-Ardua spiega la rivelazione. Poi vengono rifocillati con un pasto. Con ciò, in realtà e simbolicamente, le loro anime assumono buone forze.

119. Vengono portati sulla vecchia piazza. Ma come si stupiscono! C’è di nuovo il ponte e il campo, e le capanne sono mutate. Nulla è ancora così magnifico com’è il campo di luce, ma al confronto di prima, trovano il tutto meraviglioso. Ne prendono possesso con gratitudine. Un po’ alla volta vengono incarnati nella materia. Per questo arrivano altri esseri sulla Trigidur, per sperimentare anch’essi la loro salvezza.

120. Che gioia! Tutto un gruppo, eccetto quell’uno smarrito, è stato salvato nel faticoso servizio. “O Lishi-Ana, Creatore-Luce, Alto Sacerdote, Dio-Padre, UR! TU hai aiutato, ci hai affidato i Doni con cui abbiamo potuto aiutare i più poveri. TU ci hai salvato! Alluiha – Alluiha!”. Un’esclamazione di gratutidine e giubilo, eoni di volte, che rieccheggia nell’Empireo.

121. Suona la profonda campana dell’alto padiglione. Chi può iniziare la via del co-aiuto? Tramite l’Alluiha sono accorsi molti abitanti della stella. La comunità di luce è molto grande, alla quale Karmosha tiene l’ultima predica. Dopo, lui prega:

122. “Gloria, onore, lode e ringraziamento siano Tuoi, Lishi-Ana! Aiutami a servire Te in riverenza, amore e adorazione. Dalla Tua Magnificenza di Creatore ci hai donato il genere di vita, affinché possiamo perfezionarci dai Doni della Luce. Possiamo! E questa, …è la nostra beatitudine.

123. Noi Ti chiediamo: fa che la scintilla del Tuo Spirito di Creatore possa avere sempre il dominio in noi; nutrila con la Tua Forza di Sacerdote. Conservaci la via! Allora terremo stretti la vera Vita, con cui ci benedice il Tuo Spirito divino, da sempre guidato qui dalla Tua Misericordia paterna, di Cuore.

124. Io vedo la Tua Via, le Opere, com’è avvenuto per noi il cammino dalla Tua santa quadruplice Entità. Da questo hai dato una Parte altamente giusta. Ci hai dato in eredità la Tua ‘Pienezza di Grazia’. Ci hai lasciato leggere il Tuo Testamento, nella Tua Eredità hai inserito i nostri sentieri, hai fatto camminare i nostri piccoli piedi sulla Tua unica Via!

125. La Tua Campana dà Conoscenza, Insegnamento, Amore e Benedizione! E cosa prendi Tu? La volonterosità dello spirito, il servizio dell’anima! – O Lishi-Ana, il Tuo prendere è il più sublime dono! Guidami TU, Aiutante di tutti i figli; sii il mio Salvatore quando la materia irromperà su di me; sii il mio Medico quando mi ferirà l’oscurità; sii il Mio Salvatore quando l’anima avrà bisogno della redenzione. Mi do nelle Tue mani, santo-maestoso Lishi-Ana!”

126. Affidarsi così alla Divinità, prima che uno spirito si lasci incarnare, non può esistere nessuna via sbagliata. Anche la comunità prega, come per ogni membro, quando devono percorrere le loro vie. Su incarico di Lishi-Ana il superiore più vicino posa le sue mani su coloro che se ne vanno. Ecco Ja-Ardua. Profondamente commosso, gli dice:

127. “Amico mio! UR ti chiama nel Santuario. Là Egli ti affiderà il Dono con cui potrai usurare cento volte. Rayjutam, dalla cui casa di guardiano provieni, ti darà una buona guida. Ma sopra tutto, sta l’unica-maestosa Guardia del Creatore-UR!

Come vedi, alla porta c’è già il messaggero che ti viene a prendere”.

*

128. Alta gioia! Finalmente è ora; Karmosha può sacrificare dai Doni di Lishi-Ana il suo dono filiale. Si congeda. Ognuno gli invia molti auguri di benedizione.

129. Uno spirito di figlio della Luce lascia la Patria, per portare l’AMORE nella povera lontananza, per il servizio.

 

 

[indice]

Cap. 6

Crispar e Ja-Ardua insegnanti della Luce
Lishi-Ana meraviglioso insegnamte dei figli
La partenza

«Affinché diventiate figli della Luce».

[Giov. 12,36]

1. Damanona diffonde la sua luce in una meravigliosa forma a ventaglio. E’ il Dono di Lishi-Ana, oppure è un segno che Egli vuol dare ai Suoi figli? Oppure, è il riverbero che scintilla incontro ad UR? Ogni Sole-infinito ha ricevuto la sua luce dal Centro-Ur, rispetto al suo genere e alla cerchia di stelle che ha da accudire. Perciò quel sole può splendere né troppo chiaro né troppo scuro, e rimane indipendente dai figli dell’Empireo.

2. Queste sono alcune questioni di cui si parla su Trigidur. Fin dalla festa della ‘permanenza’ è passato un tempo benedetto. Ja-Ardua ha consolidato la sua poizione sulla stella e svincolato anche qualche povero essere a Satana. Per ogni gioia, ogni vittoria, ringrazia Lishi-Ana e con ciò mette una grande parte nella mano ai primi della stella. Proprio questo lo rende così degno d’essere amato.

3. Anche ora, con tutte queste domande, dice gentilmente: “Per buona parte le potete chiarire voi stessi. Ciò che manca, lo chiediamo a Lishi-Ana-UR. Su questo, può dire qualcosa Crispar; non per nulla si chiama ‘ricercatore dell’Infinito’, perché si occupa volentieri con il Firmamento di luce”.

4. Crispar sorride: “Se dipende da questo, allora è meglio che parli colui che Lishi-Ana ha inviato dal Santuario”. Tutti sono d’accordo.

- Costui lascia valere la gioia, ma quando gli si affida il discorso, risponde: “Amici miei, fratelli e sorelle, non è così che avessi da esaminiare da solo come insegnante ciò che avete imparato durante il mio periodo d’insegnante.

5. Siete stati fedeli, la vostra conoscenza non è piccola. Se aumentiamo la ‘vita’ da quella prima Condizione-Ur in età, sapienza ed intelligenza, allora non è perché non ne possedessimo niente, no! Perfetto è il Creatore, perfette le Sue Opere: quelle del nucleo della Vita – questi sono i Suoi figli, quelli del guscio della vita – lo sono i Soli, le Stelle e ciò che Egli ha creato magnificamente per la maestosa gioia per Sé e per noi.

6. L’aumento dei Doni della vita dipende dallo sviluppo: questo è il posto di base della nostra beatitudine. Tuttavia la stessa sarebbe scarsa se non avessimo da darci nulla reciprocamente, se non sperimentassimo mai nuovamente la Benedizione di Lishi-Ana. Da ciò, aumentiamo, cresciamo. In che cosa? Per dove? Cresciamo dentro alla Sua Magnificenza, che si rivela su di noi, ed impariamo sempre di più ciò che il Creatore-Padre ha preparato alle Sue creature-figli.

7. Nessuno misura la Profondità del Creatore; l’Altezza del Sacerdote non ha nessuna misura; l’Ampiezza di Dio non si può circoscrivere; la Vicinanza del Padre è così meravigliosa, che diventiamo silenziosi quando possiamo portare dal ‘tutto’ la nostra parte nella vicinanza del Padre, per riposare là il ‘Giorno della Magnificenza’ (il 7° Giorno della Creazione) da ciò che abbiamo operato su ed intorno a noi in questo Giorno di lavoro.

8. Dalla Pienezza-Ur cogliamo una Grazia dopo l’altra. Vediamo se è aumentata o diminuita? No! Nondimeno, ogni cosa ha il suo su e giù. Non dal Potere creativo di DIO, ma dal su e giù dei figli. Più siamo diligenti, maggiore è anche la benedizione. Ascoltare diligentemente è appunto importante; ma con l’aprire unicamente le orecchie, non si è fatto molto (Giac. 1,21-27).

9. “Comprendo”, esclama Crispar. “Si tratta di trovare una risposta alle domande che ti sei posto e progredire su una varietà di cose. Porto volentieri il mio piccolo dono, affinché venga su di noi la Pienezza di Lishi-Ana”.

- “Ben riconosciuto! Anche voi tutti (lo riconoscete)”, dice Ja-Ardua indicando i primi e il popolo.

- Crispar, che non sa ancora di aver vissuto con Ja-Ardua sul sole Dysothera, inizia con il suo discorso:

10. “Fratelli e sorelle! Vedete a che cosa serve la diligenza, se con noi non ci fosse la benedizione di UR? A chi servirebbe la Benedizione, se non se ne servisse? Perciò a Te, maestoso Lishi-Ana, per la Tua Luce come Dono, sia ringraziato mille volte! Ti prego, per le nostre cose della vita, dacci la Tua benedizione”. Subentra un piccolo silenzio di consacrazione; ognuno ringrazia dal più profondo del cuore.

11. E Crispar insegna: “Possediamo un comune Dono di Grazia che riguarda il nostro Trigidur. Nonostante ciò, ognuno possiede un proprio Dono, con cui ci dobbiamo servire nell’amore. La Pienezza a cui accennava Ja-Ardua, indica che in essa dimorano incalcolabili Doni come scintille di luce e calore di un Sole e – forse – è stata preparata una scintilla di Dono per ogni figlio.

12. Come i soli irradiano sulle loro stelle, così Lishi-Ana sui Suoi figli. Una scintilla ad ogni singolo, il tutto a tutto il popolo. L’ho visto così quando cercavo di studiare i percorsi della luce. Ma ci sono dei limiti fin dove si può ricercare. Proprio questi sono una parte della maestosa Magnificenza del Creatore.

13. Il Damanona ha differenti campi di forza-luce che danno certi segnali. Ho visto nel gioco di raggio e colore di un sole molto lontano, che questo supera in grandezza il Damanona. Le armonie di raggi e colori che risuonano come imponenti cori, indicavano che il Damanona con molti soli traccia le orbite più meravigliose intorno a questa lontana Luce.

14. Ogni cerchio di soli suona una sinfonia, con cui armonizzano i suoni del Cosmo. Il sole lontano è in certo qual genere un maestro che dirige il suo coro principale. Ho visto ancora di più. Anche il Sole lontano raccoglie i cerchi dei suoi raggi in un gioco unitario di suoni e colori che diffonde – come il Damanona – a forma di ventaglio.

15. Più tardi mi sono apparsi dei soli simili che percorrono le loro orbite-Ur imponenti intorno ad una luce ancora più grande. Da quel sole, per me ancora più grande, partivano pure dei raggi di suoni e colori. Ho calcolato la posizione ed il corso degli spazi dei soli, ed ecco, …mi si è fermato il cuore”. Crispar tace un momentino. “Inimmaginabile come ogni corpo dell’infinito possiede la sua orbita ed il fasto, ma si uniscono tutti insieme nella più sublime armonia. Un gioco di inaudita comune magnificenza!

16. Tutti i soli, persino quelli dello spazio materiale, hanno differenti campi di forza-luce. Nell’insieme unitario non si riconoscono differenze. Non si può misurare, ma vedere come dai più forti campi di forza-luce irradiano le stelle più lontane e vengono anche guidate, e come i raggi di ritorno cadono sempre sullo stesso campo, mentre il sole intorno al quale orbitano per così dire le stelle, ricevono la loro parte ed il percorso dai campi di forza-luce più deboli.

17. Dato che in genere le stelle vicine ad un sole non sono così grandi come quelle lontane, quelle lontane hanno certamente anche bisogno di maggior irradiazione; certamente non solo perché gradualmente sono maggiori, ma ogni sole ha da accudire tutto il suo spazio nel quale camminano le sue stelle.

18. Nessuna stella si somiglia a un altra, per non parlare di due soli, anche se un’unione di luce possiede l’equilibrata velocità, forza di raggi e calore. Nelle orbite d’incrocio sono da calcolare le differenze. Negli spazi dei soli risultano insieme un’indescrivibile maestosa immagine dell’Ordine.

19. Il segno di Lishi-Ana! Se (è così) precisamente, ce lo dice Ja-Ardua: Il Creatore corrisponde al sole più sublime che nutre il gruppo più grande, di cui un sole è da considerare come Ja-Ardua. Gradualmente si scende fino a tutte le stelle più piccole, magari anche fino ai mondi, - questo come i poveri esseri, quello come il popolo della Luce come simbolo.

20. Come i piccoli mondi non hanno nessun raggio di ritorno, anche gli esseri non possono sacrificare a nessun Lishi-Ana. Ogni stella dell’infinito restituisce dalla luce ricevuta insieme a un raggio di ritorno dalla propria ricchezza. Lo ha insegnato il Damanona con il suo raggio a forma di ventaglio. Se impieghiamo i Doni e non dimentichiamo il ringraziamento, allora il riflesso dei Doni scintillerà incontro ad UR secondo il cuore.

21. Tutte le luci, attraverso la magnificenza con cui il Creatore le ha create, adorano LUI. Quanto più noi che siamo Suoi figli. LodateLo per la Sua pienezza e lasciate a Lui ciò che vi è contenuto da parte nostra. La forma a ventaglio indica ancora l’irradiazione che un grande trae dalla sua strada di co-aiuto”.

22. Ja-Ardua molto rallegrato aggiunge questo all’insegnamento: “Questa era una ricca predica del fatto come il meraviglioso Creatore ha creato le Sue Opere; era anche una ricca parola del cuore. Ti ringraziamo, fratello Crispar”.

- “Ma non a me!”, dice costui del tutto intimidito. “Potevo parlare della pienezza, e la Pienezza proviene da UR! A LUI soltanto spetta il ringraziamento”.

23. “Sì, ma tu, oltre alla Pienezza, hai anche indicato il raggio di ritorno che fluttua avanti e indietro fra tutti i soli e le stelle. Proprio così è per noi. UR ci dà la Pienezza, e nel rapporto spetta solo a Lui la pienezza della nostra adorazione, della riverenza, amore e ringraziamento. Dei quattro pezzi rimane a Lui solo l’adorazione. Onorarci reciprocamente significa rispettare, amare ed anche ringraziare; è un raggio di ritorno di ciò che ci dona Lishi-Ana. Onoro i nostri principi-angeli, ed ogni altro se ne è degno. Questo soprattutto con coloro che non sono solo ascoltatori, ma dai pensieri e dalle parole formano le azioni.

24. Un buon insegnamento è pari ad una buona azione, degna di gratitudine, in cui vive il vero amore”. Crispar si schiarisce la voce: “Voglio bene ad ognuno, non c’è differenza. Ma come mai che per te un sentimento più forte colma il mio cuore? Bene. – Ritengo che per te, per il superiore, spetti l’onore. Allora è giusto, oppure sarebbe da considerare diversamente?”

25. “Rimane la tua buona opinione, amico Crispar. L’amore non è diverso quando dei gruppi si stanno più vicini. Lo hai visto nella magnificenza. Ogni spazio di soli ha il suo proprio genere, il singolo si unisce poi nell’armonia. Su questo, ancora un esempio d’insegnamento. In una casa è importante tutto: il fondamento senza il quale non si può costruire nessuna casa, come pure il tetto dal quale – detto bene – risulta la protezione.

26. Lishi-Ana è il Fondamento su cui stanno le Opere. Come Unico sublime, Egli è anche contemporaneamente il Tetto. E i muri? Ci circondano come il santo Recinto di UR. Fondamento, muri, tetto somigliano alle tre dimensioni: profondità, ampiezza, altezza, la Rivelazione di UR, come EGLI ce la porta, l’accudisce e la protegge.

27. Si abita nella Casa, racchiusi dalle tre dimensioni nello spazio della camera-PADRE! L’Empireo è la Casa che la Divinità ha creato per noi. Altrettanto così è con l’amore. I rapporti sono differenti, uniformi nel sublime eco dell’Amore di Dio, se ci prendiamo un costante esempio nella meravigliosa maestosa Creazione.

28. Quando abbiamo portato il gruppo a Lishi-Ana, quegli esseri credevano che quella regione fosse vasta. La materia somiglia ad un sassolino in rapporto all’Infinito, naturalmente anche una stella o un sole di fronte a tutta la Magnificenza del Creatore. Come però la Luce fluisce attraverso il Cosmo, così il più piccolo o il più lontano è ristretto nello Spazio interiore di una Casa.

29. Nel Cosmo non opera nulla che per noi non sia uno specchio. Lo stesso è viceversa. Ciò che si compie in noi, si mostra anche nel Cosmo. L’infinito è l’esteriore, l’Empireo è l’interiore della Casa del Padre. Ma l’Empireo somiglia al primo Fondamento, e l’infinito al secondo Fondamento della Creazione. Su entrambi riposa l’Opera di figlio-Ur e causa-Ur! Le differenze sono perfino importanti nel gioco dell’insieme, ma imposti nello stesso rango dal Creatore.

30. Il sole che Crispar ha visto è il Sadhura che con sette Soli sorelle orbita intorno ad un Sole più grande. Gli otto formavano un anello di protezione intorno all’Atareo, prima che scoppiasse; dopo sono diventati uno spazio di soli per sé. Il loro percorso principale corre intorno ad uno dei ventiquattro Soli-centrali. I relativi soli a loro subordinati insieme al seguito di stelle sono precisamente adeguati nonostante la propria orbita, velocità e giro intorno al proprio asse.

31. I Soli-centrali non sono subordinati, ma la Luce fondamentale procede dal Centro-Ur oltre ai sette Soli-centrali-originari. Le quattro prime sfere d’anello hanno un proprio limite, un percorso d’Ordine proprio. Le sette sfere d’anello sono unite attraverso le sette sfere di raggio che passano attraverso loro.

32. Il Damanona si trova nel settimo cerchio della sfera, il Sadhura con i suoi Soli sorelle sono a casa nel punto d’incrocio della quinta e sesta sfera, in mezzo al raggio della settima sfera[58]. Crispar ha visto come il Damanona volteggia intorno al Sadhura, e questo, intorno ad un Sole-centrale. Questo riguarda l’Orbita esterna, oltre a questo ancora quella irradiazione che unisce i singoli spazi di soli che camminano anche lontani. Questa cosiddetta circolazione di irradiazione è un principio fondamentale altamente significativo nell’Empireo.

33. Questo è fissato al primo Fondamento, alla Polarità del Potere di UR, i reali percorsi dei Soli nelle sfere al secondo Fondamento, come un infinito paragonabile con la Polarità del Potere dominante. Nessuna ruota è senza un asse; nessun infinito è senza Empireo; nessun raggio di ritorno è senza un raggio fondamentale; nessun Potere dominante è senza un persistente, costante, potere fisso!

34. Solo la visione delle reali orbite dei soli, certamente importanti e provenenti da un ricco Dono, è pari, per l’ascoltatore di buona volontà. Tuttavia la visione delle orbite dei raggi ci indica che l’amico Crispar è diventato attivo dall’ascolto; egli ha sondato fin dove è possibile la magnificenza delle Opere del Creatore.

35. Egli vide in genere che le stelle vicine a un sole sono più piccole, le lontane più grandi, su cui si orienta l’irradiazione dal campo di luce-forza. Un Simbolo! Lucifero insieme alla materia si trova al bordo più lontano della Ruota della Creazione. Egli era – e rimane – come Sadhana, la prima figlia nata nella Luce. Perciò il suo spazio, il più lontano dal Centro-Ur, ha bisogno di un’irradiazione più intensa dalla regione centrale dell’Empireo.

36. Lui ha la via di ritorno alla Casa del Padre più lontana. Perciò per lui giunge il Raggio principale dalla polarità del Potere permanente. Se lì come colonna stanno gli otto soli-sorelle nel punto d’incrocio della quinta e sesta sfera d’anello, allora vediamo che a Sadhana e alla zona di macerie dell’Atareo non è stato tolto il muro di luce e di protezione di una volta.

37. Maestosi splendono i miracoli di Lishi-Ana! La quinta sfera è quella della Pazienza, la sesta quella dell’Amore. Pazienza ed Amore si uniscono nell’Espiazione (il Figlio-Gesù), per riportare di nuovo per l’inaudita Longanimità, sulla ‘lunga via’, la povera lontananza nel Centro-Ur attraverso la settima sfera della Misericordia.

38. Così Lishi-Ana ci rivela la Sua guida. Nulla che non valga per noi figli; e noi non possediamo nulla che non ri-irradi nella ricchezza della luce dell’Empireo. Perciò tutte le piccole stelle, come persino i mondi della materia, rimangono schierati intorno al loro Sole-principale. Pure così i nostri piccoli, il favoriti del Regno, devono percorrere solo una piccola via. UR li tiene sempre amorevolmente uniti intorno a Sé (Matt. 19,13).

39. Più grandi sono i Corpi dello Spazio di luce, più ampie orbite percorrono. Questo corrisponde alle vie di co-aiuto dei grandi spiriti…”

- “…come lo sei tu!”, viene interrotto Ja-Ardua.

- Egli sorride: “Certo, ma UR chiama compiuta ogni via di chi la percorre con buona volontà. Le piccole stelle splendono secondo la loro grandezza come tutte le grandi. In ciò non esistono differenze di valore.

40. Vi sia ancora intrecciato: alcune stelle attorno alle quali fluttuano dei corpi del Cosmo a loro subordinati rispetto alla loro regione orbitale, sono pure da considerare ‘Soli’, perché continuano a viaggiare per la Luce ereditata oppure per la propria. UR, l’unico Sole più sublime è il Donatore, e noi, come Stelle, siamo coloro che accolgono. Se ri-irradiamo i Doni della (Sua) Luce, allora siamo simili a piccoli Soli, ma di fronte a LUI siamo sempre soltanto una Stella.

41. I principi della Luce assumono le vie più difficili, fino all’ultimo bordo della materia profonda, dove comunque può andare ognuno. Ai nostri più piccoli viene abbreviata, perché la loro via è la volontà del co-aiuto”. Ja-Ardua interrompe l’insegnamento. “Venite, amici, Lishi-Ana ci chiama nell’alto padiglione. Vedremo cose Meravigliose!”

- ‘Sì’, sospira Crispar, ‘sta venendo a prenderlo’.

- Ja-Ardua lo alleggerisce: “Anche a te attende la via”.

- I figli della luce gioiscono, per quando sarà giunto il loro tempo, per sacrificare ad UR la via del co-aiuto …per Sadhana.

*

42. Nell’alto padiglione arde la fiamma; la magnificenza dell’ATMA avvolge tutti gli abitanti della stella. Lishi-Ana è presso il Focolare del padiglione. Riverenza è il piede destro, l’amore quello sinistro, - così accorrono e stanno dinanzi a LUI con il volto raggiante, attendendo la maestosa Rivelazione che l’alto Amato porta.

43. Lishi-Ana alza due volte il bacino del fuoco.

- Ja-Ardua e Crispar indossano quei mantelli con i quali sono venuti. Durante una permanenza ne hanno degli altri; li si lasciano indietro, così come un uomo perde il corpo della materia con la morte.

44. Lishi-Ana dice: “Figli Miei! Oggi la porta è rimasta invisibile, cosa che alcuni hanno riconosciuto come simbolo che gli altri hanno ugualmente la stessa parte nella gioia. Infatti ora non esiste nessuna differenza nel prendere il Mio Dono, nemmeno nel vostro, portato a ME. Lo vedete nel divampare della fiamma, quanto Mi rallegrate.

45. ‘Doni restituiti, alto Amato Lishi-Ana!’, pensa Ja-Ardua.

- “Il Dono, come l’essenziale, proviene da Me; il ritorno è la vostra parte, cresciuta in alto dal servizio. IO, il Donatore, voi i beneficiari, di ciò rimanete non toccati. Su questa intoccabilità ho posto la reciprocità, altrimenti non sareste capaci di riportarMi il minimo.

46. Questa non è una contraddizione. La prima Fiaccola del Fuoco del Creatore, la Mia magnifica libera Volontà come Potere stabile, come stabilità, l’ho aggiunta dopo per il vostro bene nella quadruplice Creazione del Mio Ordine, affinché dal Potere dominante dobbiate divenire delle libere creature-figli.

47. La libertà dei figli non offre nessuna illimitatezza. Proprio nel magnifico Recinto considero ciò che è restituito come ‘dono dei Miei figli’ per la vostra beatitudine, e per la Mia gioia. Oggi non esiste nessuna porta per insegnarvi questo. Chi arriva alla rivelazione, non ha bisogno di altro che ME!

48. Ora non vale più nessuna porta esteriore? Oh, questo non sarebbe proprio bene! Lo sviluppo, la cui più ricca magnificenza ha l’Empireo, nei nuovi gradini ha sempre bisogno di porte. Più gradini di sviluppo oppure anche di conoscenza sono una sfera di conoscenza. Siete arrivati in una nuova sfera. Tra le sfere d’esistenza e di conoscenza Io stesso apro le porte; perché: …Io sono la Porta! (Giov. 10,7)

49. Non avete bisogno di bussare? Per via dell’esteriore certe cose potrebbero rimanere escluse; il collegamento interiore richiede che si bussi. Come? Preghiera e ringraziamento! L’autentico amore portato a Me è il proprio dono del patrimonio riportato, il chinare la volontà e il servizio nella materia è anche l’umiltà e la speranza che IO sia il Salvatore, il Redentore, l’Aiutante e il Guaritore. Non c’è altro Aiutante all’infuori di Me! (Isaia 43,11)

50. Alcuni non comprendono la materia profonda, ma per questo vale l’insegnamento sui demoni e sui diavoli come co-precipitati, quegli esseri come i co-trascinati. La materia profonda è la regione dei demoni; la materia in genere più leggera da qualche parte (mondi superiori), è quella degli esseri.

51. La separazione della regione si estende di più sull’essenziale, e questo per la magnifica Misericordia. Ho insegnato che quando i forti devono cadere, molti deboli devono essere tolti prima. Soppeso le due parti sulla Bilancia dell’Ordine. Dove dei demoni possiedono il sopravvento, là vanno i Miei grandi. Anche il loro operare viene dapprima pesato, molto particolarmente per la schiera dei cari figli della luce. Chi diventa un ‘portatore di pesi libero da pesi’, perché dovrebbe avere inoltre, meno Aiuto?

52. Non è stato riconosciuto precisamente che il corpo materiale alleggerisce la via del co-aiuto. Ora fate attenzione: (questo) a voi deve servire per purificare la parte da riportare indietro (i caduti) e portarMela come dono di raccolto. Questo è il peso. Dato che il corpo, innanzitutto, è materia, dalla Mia Bontà del pareggio vi diventa protezione. Contro chi? Ebbene, …contro Satana, perché lui vi vuole accusare, e lo farà prima che egli stesso arrivi al ritorno.

53. Se si presenterà davanti a Me[59], …e lo può fare, allora vi accuserà, soprattutto i grandi. Tuttavia il Mio Diritto imposto respingerà la sua accusa, perché è ingiustificata. Con ciò accuserà la sua stessa materia, che voi – per la sua utilità – prendete su di voi. Questo non se l’aspetta. Io ho provveduto a questo, prima della caduta. Le vostre vie del co-aiuto indicano questo, che lui accusa seriamente se stesso.

54. Solo, nessuno pensi che allora voi non pecchereste se il vostro corpo è una faccenda di Satana. Pensato così, allora ogni conto circa la Bontà del pareggio è sbagliato! Allora, le parti riportate che devono essere restituite di nuovo tramite la grande salvezza di Lucifero, non verrebbero nobilitate per fare di lui – di nuovo – SADHANA, la Mia bella figlia della Creazione.

55. Non per questo vengono sovente menzionati i primi come i grandi luminari del Regno, perché sarebbero preferiti ai Miei piccoli. Loro prendono su di sé delle parti di forza dei demoni, la Mia schiera quella per i poveri esseri. In vista della capacità di carico di ogni figlio, i pesi rimangono tra di loro del tutto uguali. Non dipende dalla quantità, bensì dal modo come viene fatto qualcosa.

56. Appunto perché i loro luminari sono più grandi, dal Diritto affermato è da respingere qualunque accusa di Satana. Poprio così: ‘Satana! Tu hai impiegato il più grossolano della tua grossolanità per sedurre coloro che servono te nella via di co-aiuto, e soprattutto per accusare ancora davanti a Me. Quanto ti sei sbagliato nel conto!

57. Io, dal ‘Diritto dell’eterna Redenzione’, ho messo di fronte qualcosa di grande dalla Mia Luce, di fronte al tuo cattivo pezzetto. Il tuo senso è ‘pelle per pelle’? (Giobbe 2,4) Il Mio è la Giustizia per l’Espiazione! Tu vuoi rovesciarli, ma non puoi. Allora ti lamenti contro. Porta qui i tuoi piccoli, ed Io metterò di fronte a loro i Miei piccoli!’. – Questo dibattito gli ha già causato molto fastidio e lo infastidirà ancora a lungo finché resiste alla sua propria redenzione. Ad ogni piccolo favorito, Io dico: ‘Il tuo servizio è una grande parte della magnificenza del Regno!’

58. Non nell’immutabile, …ma nella previsione della Redenzione ho previsto il Diritto di pareggio dalla Mia bontà di pareggio anche su di voi per Lucifero: Se un prìncipe della luce cadesse a causa dei grossolani pezzi gettati davanti ai suoi piedi, questo causerebbe nella sfera di dominio nella regione della sua Caratteristica una sensibile perdita, cosicché allora, tutti gli spiriti dei figli della Luce della sua Casa dovrebbero aiutare a sopportare questa perdita.

59. E’ giusto questo? Oh, nella Sapienza ho lasciato a Satana libero gioco per misurarsi coi principi[60] Lui non ha riconosciuto che il ‘blocco dei sette principi’ non si può spezzare, dato che essi hanno sostenuto pienamente la loro prova di libertà. Ma doveva riconoscere, che una libera volontà, creativamente, sta sempre sotto la Mia Volontà creativa!

60. Con ciò si ottiene il contrario. Ogni principe della luce che mantiene la fedeltà in tutta la sua casa, di cui fa parte la strada del co-aiuto, per proprio merito della prova di libertà compiuta, procura con ciò una vittoria alla sua sfera, che l’intero inferno non può distruggere.

61. Il guadagno è due volte più grande di come sarebbe stata una perdita. Invece la perdita di tempo che voi subite a causa della via del co-aiuto, nel Diritto del Pareggio lo metto in conto in tutta severità a Satana, soprattutto, avendolo lasciato sedurre gli aiutanti fin dalla Redenzione di base. Certamente, ognuno deve mettere il suo conto, affinché Satana non possa dire che l’avevo voluto IO.

62. Consideriamo ancora una cosa importante: – qualche sasso viene gettato anche davanti ai cari piccoli, perché Satana pensa così di poter ‘calpestare la massa’, e poi ce la farebbe con i grandi. Invece la Mia Meta è: il rimpatrio dei poveri esseri, perché loro – e Lucifero è il più misero – prima dell’incarnazione in un mondo sono solo una dualità: sostanza grossolana e forza grossolana. I corpi degli incarnati (dalla luce) in confronto ai corpi degli esseri (delle tenebre) sono da chiamare ‘fini’, perché, dalla Mia bontà di pareggio in modo fine, quindi in segreto, sono da riportare attraverso loro i beni perduti di Sadhana.

63. Anche la dualità è un confronto: Luce e oscurità, patria e terra straniera. Questo poggia sulla bontà di pareggio e sul Diritto di pareggio come fondamenti, quei Portatori di tutte le Opere. Gli esseri devono accettare in sé questo confronto, assoggettandosi a questo, nella loro libera volontà.

64. Se si lasciano incarnare (i piccoli delle tenebre), anche se per il motivo di opprimere i figli della Luce al fine di rovinare la larga strada ai grandi, è allora che poi si manifesta in modo evidente l’Aiuto. Quello segreto opera sempre. L’Aiuto evidente è che attraverso la scintilla ‘SPIRITO’ essi diventano una trinità, con cui il peso più grave viene pareggiato dal confronto anzidetto, certamente solo attraverso la Mia Grazia e la Mia Misericordia.

65. In questa trinità manca, dalla caduta, il confronto con Me-Creatore; nell’incarnazione nel mondo (in un), manca il confronto con Me-Padre. Non sarebbe molto meglio viceversa? – Ascoltate: Sadhana voleva perfino mettersi alla prova in modo creativo, ed ha sfidato il Potere del Creatore. Se lì avesse operato la Mia parte di Creatore, allora non sarebbe esistita per nessuno una salvezza. Dopo di ciò, potete vedere quindi che cosa significa ‘MISERICORDIA’!

66. Come per il bene dei figli ho spostato la Mia Volontà al secondo posto, l’Ordine al primo, così, per gli esseri, il Creatore all’ultimo; e si è manifestato sul piano la Parte-Ur del Sacerdote, di Dio e del Padre. Dopo un’incarnazione nel mondo (in un) vale per loro poi anche il Mio Tutto: Creatore, Sacerdote, Dio e Padre.

67. Per il loro vantaggio il ‘Padre’ passa in secondo piano, poiché quello che si devono conquistare, che è possibile con la Misericordia redentrice, lo può procurare il loro ritorno, il che riesce quasi sempre dopo il percorso in un mondo. Allora diventano ‘figli’ che hanno ritrovato la via verso la Patria; allora vado loro incontro già da lontano come ‘PADRE’ (figliol prodigo).

68. Ancora un grande Scambio fatto da ME, e non esiste eternamente nessun proprio guadagno, benché la moneta del salario quotidiano conserva continuamente la sua validità per la disponibilità al sacrificio. Questo è il distacco! Nessuno può liberare chi è incatenato, con o senza colpa. Per voi è lo SCIOGLIMENTO – badate, e non confondetevi – dal voto, per sacrificare la vostra beatitudine per un certo tempo.

69. Voi lo avete dato a Me, ed Io lo riscatto per Satana. Il poterlo dare, non prevederebbe l’intero Scioglimento? La Mia ‘Previsione’ che fu anche ‘pre-supposta’, lo ha indotto. Questo è il Mio aiuto, che non sorge prima, dall’acquisizione creativa che opera eternamente, come Lo sono eternamente Io, il Creatore! Ma se ciò che è sottomesso all’Aiuto dipendesse dalla caduta, allora, nel divenire dei pensieri degli stessi figli creati, avrei previsto, predestinato – per chissà quale motivo – la caduta? Questo non è avvenuto!

70. Il Mio aiuto valeva originariamente per il percorso di sviluppo, fare di ogni figlio la scintilla nell’immagine della Mia Luce. Questo, nel genere essenziale, è proprio ‘una realtà dell’Empireo’, rimane uguale nel nocciolo, se scintilla, raggio, fascio di raggi, oppure come il Sole. Tuttavia cose singole non sono il Sole; tutto splende solamente rispetto alla sua grandezza. Vi ho posto liberi in un percorso di sviluppo perché voi dovevate risplendere.

71. La Conduzione, l’Insegnamento, la Guida, la Rivelazione, erano i quattro Aiutanti. Se ho trasferito questi sulla caduta, allora il Diritto di pareggio insieme alla Bontà di pareggio includeva dapprima i fedeli. Oppure, si può dire così: Il Mio aiuto per loro non si è interrotto; in vista della loro fedeltà non è nemmeno mai cambiato. Semplicemente, si è aggiunto ulteriormente, proprio, il segreto scioglimento dal voto.

72. Prima della caduta non era necessario nessun voto. I figli sapevano di provenire dal Mio Fuoco di Creatore. La confidenza tra Me e loro conosceva unicamente la Mia alleanza che avevo creato per loro. Se ora le sette case dei principi avevano conservato la Mia alleanza e la loro fedeltà nella reciprocità, perché, dopo, avrei dovuto aggravarli per via della caduta?

73. Loro, lasciandosi caricare, sono diventati ‘portatori di pesi liberi da peso’; uno scambio che nella caduta ha creato il voto e lo scioglimento. Da parte Mia, l’alleanza e lo scioglimento; dalla vostra, fedeltà e voto. Quindi, dal Mio aiuto vitale – come già detto – che valeva primariamente per lo sviluppo, per voi ne è derivato lo SCIOGLIMENTO.

74. Colpito dalla caduta, altrimenti i voti insieme alle vie del co-aiuto non sarebbero dei sacrifici, è iniziato subito lo scioglimento, dato che amavo i Miei figli, ma non per Amor Proprio. Io ho unito lo sviluppo con il servizio. Quest’Atto non poteva avere nessun contributo filiale. Così come l’Aiuto è stato partorito dall’eternità del Creatore e fluisce nell’eternità dei figli, così anche lo scioglimento dalla Previsione fino al santo ‘COMPIUTO’!

75. L’Aiuto per lo sviuluppo valeva anche per Sadhana prima della sua caduta, perché allora non era necessario nessuno scioglimento. Unicamente la Mia Alleanza stava sul Piano. Null’altro! Questo era – detto per voi – la santa eredità che era stata data ai figli. E per questa, non c’è in eterno nessuna propria conquista.

76. Questo era del tutto diverso per Satana. Al posto della Mia Alleanza venne la Legge, e cioè in quella parte che, senza Pareggio, genera immutabilmente la conseguenza, se e come si infrange contro la Legge. La Parte fondamentale della Legge, il senso dell’Alleanza, rimane esistente senza cambiamento, senza rinnovamento, come IO in eterno non MI devo mai cambiare, mai rinnovare!

77. Questa Parte fondamentale è lasciata in eredità nei Fondamenti della Creazione come una ‘durata eterna’. Egli conserva la validità negli Eoni-Ur, indipendentemente dalla capacità di cambiamento delle Opere. Invece la parte del seguito a cui sottostanno anche i figli fedeli, vale per l’intera materia. Questa, è ora mutabile, giacché i poveri esseri sono decisamente sottomessi ai cambiamenti? Lo vedremo.

78. Una parte dev’essere come il Tutto. I rami sono dello stesso legno del tronco. Dal legno del tronco si possono costruire le case, dai rami i tetti o intrecciare recinti. Questo vuol dire che il tronco e il ramo, nonostante lo stesso genere, si impiegano differentemente. Dalla Parte fondamentale della Legge è derivata la Parte seguente, come perfino dall’Aiuto rinsaldato provengono tutte vostre mutevoli vie di co-aiuto. La struttura di base è anche qui lo stessa: ‘Il MIO AIUTO’! Sì, nella Legge non c’è mai nulla da rinnovare. Ho stabilito il Mio aiuto per il popolo filiale prima d’averlo chiamato in Vita.

79. Da ciò risulta il durevole nella Legge come l’ho ‘pre-organizzatato a favore del Mio popolo. In questo, si trova – mai predeterminato – il ‘Giudizio’ contenuto nella Parte del seguito della Legge, a seconda di come agiscono gli incarnati. Di conseguenza si mostrerà differente. Sì! – Può persino essere ampliato, ma anche diminuito, non toccando in ciò la solidità della Legge fondamentale.

80. Questa è la Mia Alleanza, in cui, dopo, ho incluso il Giudizio per Misericordia. Diversamente nessun caduto potrebbe sopportare la Mia Grazia nel Giudizio. Ma perché no? Vedete, senza solido Fondamento non c’è nessuna capacità di cambiamento; senza una solida strada non c’è nessun passo. Sarà utile un esempio.

81. Le formazioni dello Spazio si muovono. In ciò cammina e muta lo Spazio? Notate che il Trigidur va per la strada dei Soli? No! Lo indica solamente il cambiamento delle posizioni dei soli e delle stelle. Voi stessi camminate avanti e indietro. Quindi tutto dipende dal riflesso posto in alto, bordato dalla Mia Alleanza, dalle Fondamenta, cosa che insegna a riconoscere quanto segue:

82. IO, immutabile. L’esternato-mutabile attraverso ‘la Legge pre-giudicata’. Nello Spazio le formazioni sono magnificamente ordinate nella solidità; su di esse i Miei figli si muovono liberamente. Il vostro corpo preformato, definito – anche come incarnato – deve comunque crescere. Non è necessario fare altri confronti. In tutte le Mie parti Io sono immutabile, su qualunque base anche le Mie Opere si muovono sui ‘percorsi del divenire’ e su queste si possono sviluppare. Appunto questa Base è la Legge fondamentale.

83. Se nella materia predomina il seguito della Legge invece che l’Alleanza, allora anche in questa è evidente la verità. Non può, la Mia Alleanza, essere molto migliore per i caduti, che la Parte ramificata del seguito della Legge fondamentale? Ma che cosa vale maggiormente: la Mia Alleanza o la Mia Legge? È Mio il Potere! Il ‘Mio Potere e il suo Impiego’ sarebbero minori? Oh, l’Alleanza e la Legge possiedono immutabilmente il ‘MIO’! Questo testimonia l’Amore che ho avuto per i Miei figli quando erano ancora un embrione nel Mio Fuoco creativo.

84. Con l’indicazione all’Alleanza e alla Legge, alla vostra fedeltà e voto, concludo l’Insegnamento. Oltre, potete cercare voi stessi. In sovrappiù vi dico: il Mio Insegnamento è il Suolo solido su cui non c’è nulla da scuotere, ma quello che dovete cercare e che potete trovare, è la vostra capacità di cambiare nel Raggio di luce della conoscenza!”

85. Lishi-Ana tace, e come risvegliandosi si guarda in sù. In un fitto cerchio stanno intorno al Focolare del padiglione. Lishi-Ana, UR, si trova in mezzo a loro. E qui vedono un confronto: loro nel padiglione saldamente stabilito come l’Alleanza, e la santa Legge di Lishi-Ana; nella conoscenza ampliata esteriormente verso il focolare del padiglione, interiormente nel progresso avanzati nella loro vita.

86. Al loro rinnovato ringraziamento l’Empireo dà la Risposta. Oggi seguono UR sul Suo Monte, ed attendono finché Egli scompare al loro sguardo sulla strada regale. Non scomparsa è la Magnificenza dell’ora di consacrazione. Ja-Ardua mette la Parola di Dio in fondo, per la fine della sua permanenza qui. Discute con Crispar la sua via, di cui quest’ultimo riconosce in genere egli stesso; perché prima che si vada nella materia, tutti gli spiriti dei figli della Luce vedono la loro via di co-aiuto. Solo che la visione viene di nuovo coperta con il passaggio attraverso la porta del mondo.

87. Raramente qualcosa passa nella consapevolezza mondana, eccetto quando c’è da eseguire un Incarico (come profeta p.e.).

- Crispar chiede: “Nella materia è utilizzabile il mio dono? Se penso – questa visione di Grazia fin dentro al secondo anello di sfere, - di certo, difficilmente sarà possibile annunciare, se in genere, non posso portare con me il sapere della Luce”.

88. “Lo possiamo”, dice Ja-Ardua, “anche se pochi lo sanno, per il bene di Lucifero, altrimenti si lamenterebbe che è stato violentato. In un certo qual modo è una violazione, ma è giusta in UR. Lishi-Ana ci ha insegnato la Bontà del pareggio e il Diritto del pareggio. Satana non può superarli senza urtarsene. Un urto, previsto nella Misericordia.

89. Molti incarnati per piacere a se stessi hanno la pretesa d’esser loro i creatori di una cosa. Ma guai a chi si riflette nella presunzione! Nessuno è un creatore o un maestro (Matt. 23,10), poiché la facoltà di impiegare dei Doni ricevuti, è la Forza che ogni figlio riceve dal Creatore.

90. La Sapienza della luce rimane davanti alla porta materiale, perché gli spossati non possono sopportarla. Tutto il loro sapere sarà (come) una scheggia di un vaso rotto. Tu, amico Crispar, scenderai ancor prima di me nella prima parte dell’ultimo tempo dello scioglimento. E’ un popolo buono, al quale porterai la tua sapienza del Cielo. Tramite questa si lascerà calcolare l’Alta Luce di Lishi-Ana, quando e dove cadrà sul luogo dell’ultimo scioglimento[61]“.

91. Ad alcuni che presto inizieranno la via del co-aiuto, Ja-Ardua indica dove e come devono agire. – Nuovamente è un ringraziamento ad UR, che riecheggia dall’Infinito. Dopo un pasto e una preghiera davanti all’altare della casa, si svolge una parola d’addio. E’ comprensibile che Ja-Ardua prenda per sé come linea di condotta il meraviglioso discorso di Lishi-Ana nell’Alto padiglione. Egli dice:

92. “Amati amici! La mia partenza, certo in un piccolo riflesso, sarà come l’arrivo, la permanenza o la partenza di Lishi-Ana. Una piccola scintilla vi rimane. Per noi non esiste nessuna separazione, persino quando non ci si vede sempre. Noi fondiamo le nostre scintille, che abbiamo accolto in noi dalle maestose parole di UR”.

93. Esse sono da trattenere, anche se non si può portare tutto con sé. La materia non sopporta la ‘Grazia del Giudizio’. Trattenete ciò che Lishi-Ana ha insegnato. Karmosha ritornerà presto con molta Sapienza; insieme a lui imparerete ciò che manca dall’Insegnamento di Dio, prima che ognuno prenda la propria strada.

94. Abbiamo sentito dello scioglimento, che cancella per così dire un voto dato liberamente. Lishi-Ana ha inteso questo? Tanto, non è un Dono quando lo si riottene o si riprende. Un voto è da osservare (Salmo 50,14); ciononostante ne veniano sciolti. Nella materia è difficile pagare un voto dato nella Luce. Proprio ciò che non possiamo mantenere attraverso l’oppressione, viene sciolto da noi. Dal Diritto del pareggio!

95. Lishi-Ana ha qualcosa da pagare? No! Noi assumiamo una parte della colpa che Lucifero ha casuato. Senza colpa, nella materia diventiamo colpevoli, più o meno: ed è questo che Lishi-Ana intende. In ogni caso è importante riscattare la cambiale presa liberamente. Qui, pure il maestoso confronto: noi sciogliamo, …UR ci riscatta!

96. Questo è quell’Aiuto dalla Previsione che era un’onnipotente pre-Azione senza predestinazione. UR ci ha messo su quel Suo percorso sul quale possono scorrere i nostri sentieri, nel meraviglioso anticipo orlato dall’Alleanza di UR, per catturare dei caduti nel maestoso Recinto di UR. Non da legare, perché la loro caduta è la propria catena. Il loro scioglimento si formerà diversamente che quello per i figli della fedeltà. Noi veniamo sciolti dal voto attraverso la colpa; i poveri dalla colpa attraverso la Legge …liberati …riscattati!

97. Noi andiamo nell’abisso come ‘scintille’ e possiamo operare come ‘raggi’ nella fusione della forza dei nostri pensieri. La pietosa Alleanza di UR è già nel magnifico anticipo il segreto scioglimento, cosicché, anziché incatenati dai caduti, restiamo i LEGATI, per cui Egli include la nostra fedeltà ed anche il voto.

98. Durante la lite del Cielo dei principi siamo rimasti sulla nostra giusta posizione. Soltanto, abbiamo conservato anche da noi la fedeltà. Se fosse successo soltanto per l’Aiuto di Dio, allora Satana, un giorno potrebbe chiedere il perché la Forza di Dio non ha aiutato per lui. UR non diminuisce il Suo Aiuto, come non diventa nemmeno differentemente grande.

99. Già prima del divenire, UR aveva i pensieri-figli. Il seguito della Legge si mostra diverso solamente nella materia, perché là, fedeltà e voto possono morire, riferendosi semplicemente a noi. I degenerati non conoscono nessun voto. Ma tra di loro non vi è nessuno che prima della caduta non sia stato istruito o guidato. Quindi è giusto se vengono a stare sul lato sinistro (Matt. 25,41). Loro si distolgono; nel Seguito, UR si distoglie. Per sempre? Se sì, a che cosa servirebbe allora la ‘Grazia nel Giudizio’?

100. Se UR avesse fatto la Sua santa Eredità, la Sua Alleanza, unicamente per noi, allora mancherebbe sempre una parte del Suo Amore. Solo nella caduta la Sua Alleanza ha preso il posto della Legge. Se però proveniva da Lui, l’Alleanza insieme alla Legge, allora entrambi devono essere una unità, tendendo ad un’unica Meta, anche se le vie tra Rivelazione e Compimento si possono mostrare diverse per ognuno.

101. UR insegna Edificazione, Direzione, Corso e Meta. L’Edificazione e la Meta, immutabili, riguardano l’Alleanza; la Direzione e il Corso per lo sviluppo creativo è la parte del seguito della Legge che appoggia la facoltà di cambiamento delle Opere, nel Recinto del Suo Patto! Egli ha stabilito l’Aiuto. Allora è aperta anche qui la domanda: soltanto per noi? Questo sarebbe nuovamente soltanto una parte, oltretutto, quella da meno, perché ci siamo lasciati circondare dalla Sua Alleanza.

102. Certamente il Diritto di pareggio e la Bontà di pareggio hanno incluso dapprima i fedeli. Se questo era per UR più facile o più difficile, non lo potremo mai capire e non ne abbiamo nemmeno bisogno. Ma che dei caduti non possano sopportare la GRAZIA nel Giudizio, risulta dal fatto che dopo un atto di pentimento e conoscenza che spinge al ritorno e al rimpatrio, il peso del pentimento li travolge.

103. ‘Violentare’. Satana si infurierà quando si mostrerà di nuovo l’ampio Fronte di Luce[62]. Se il Giudizio copre la Grazia, mentre gli esseri vengono sul lato sinistro dove la luce non può splendere, allora è lo stesso Aiuto dell’Alleanza, ma rivelato diversamente. Nessuno dica che per UR nulla sarebbe condizionato dal tempo, che sarebbe quindi secondario se a tutti, alla fine, spettasse la Grazia di Dio. Gli esseri potrebbero perseverare, e noi diventare peccatori, e ciò senza alcuna importanza, tanto, l’ALLEANZA avrebbe già un Rimpatrio per tutti. – Ah, questo argomento è una trappola, disposta da sé!

104. UR non ha per Sé nessuna spanna di tempo. La percezione del tempo in collegamento con la Grazia del Giudizio, accresciuta come peso dal pentimento, ha un doppio effetto sugli esseri: cioè dall’Alleanza e dalla Legge fondamentale. Questo è il loro proprio tempo d’esistenza, e quello (ulteriore) che rubano a tutti i figli del co-aiuto.

105. Noi pure possiamo sentire doppiamente il tempo della vita; non buono dalla via materiale, buono dalla Luce, …nel ringraziamento ad UR e nella nostra beatitudine. Non per ultimo questo doppio proviene dal Potere di UR e dal suo utilizzo, rivelato nell’amore e dalla nostra facoltà di cambiare, che può renderci beati.

106. UR ha dato ad ogni Opera dal Suo Genere immutabile il cambiamento nella Legge pre-giudicata. Dalla santa Perfezione affluisce tutto a noi, ma questi doni sono anche da accogliere e da perfezionare per se stessi. Il cuore ha la sua salda sede in noi, un meraviglioso simbolo della Divinità-UR. Tuttavia il suo battito può essere costante, veloce e lento, del tutto secondo come noi stessi lasciamo riecheggiare in noi, questo o quello.

107. Chi conserva i Doni di Lishi-Ana nella Costanza, ottiene per sé, una perfezione perfetta per ogni progresso. UR ha donato dalla Polartità del Potere permanente e dominante la capacità di cambiamento, con cui ora conquistiamo la perfezione. La perfezione appesa al progresso è la parte centrale della Vita, eternamente dall’Eterno, rimanendo nella Permanenza!

108. Vedete, voi trigiduriani avete afferrato il senso del Nome LISHI ANA, per interpretarlo affinché diventi una Colonna solida, mancante ancora della ‘Pietra bianca’. Ma non fa male. Se avessimo tutto, ci mancherebbe la spinta ad una conoscenza più ricca. Infatti, solo l’avanti dà la beatitudine, e di questa fa parte per primo l’avanti della conoscenza.

109. Così allora ascoltate: – Noi conosciamo il Nome di Dio, il Quale vive in noi. Per via della molteplicità delle Sue Opere Egli porta molti Nomi, rivelando Se stesso Egli li prende dall’UNO. A voi e al vostro luogo, UR ha rivelato un maestoso Nome. (questo Nome) E’ noto pure su tutte le stelle che hanno da accogliere, come il Trigidur, i rimpatriati, e questo significa:

110. LISHI = rivelazione di Luce, anche ai poveri! Se essi Lo incontrano in seguito alla caduta, allora è una rappresentazine ‘luminosa’, con e senza visione. Infatti anche il Suo insegnamento è un contemplare, fin dove questo serve alle creature. Ovunque UR c’incontra nell’Insegnamento e nella Persona, là è la ‘Sede della Luce’, un pezzo del Suo Seggio (Cheru-Serpha). Contemporaneamente ‘Lishi’ significa = il primo Fondamento, la Polarità di Forza permanente, la costante.

111. ANA = è la Raccolta di ciò che UR crea. Egli ‘lo raccoglie’ per la Sua dignità di Governo, raccogliendo anche le due parti dei figli, nell’Alleanza e nella Legge fondamentale. ANA significa pure = ‘Radunanza’. Quando Egli ci chiama, oppure viene a noi nella maestosa Bontà, ci schiera sempre intorno a Sé. Lo abbiamo potuto sperimentare sovente, – raccolti intorno a Lui.

112. Nel punto di vista di entrambe le Parti del Nome, l’ANA ricade sul secondo fondamento e la Polarità di Forza regnante. Anzi vedete: Lishi è il Creatore, Ana il Suo popolo. Per via della materia al bordo della luce la parte del Suo Nome è sempre al primo posto, come una Protezione per noi, come una difesa contro l’irruzione di Satana.

113. Sul sole Dysothera il Nome TAO-MANA di UR vale al contrario: Il TAO a noi, il MANA a Lui. Là Egli mette i figli davanti a Sé per vedere che cosa fanno e che cosa succede? Deve forse guardare intorno a Sé? Oh, noi sappiamo che Egli guarda sempre a noi. Se avete questo davanti agli occhi e nel cuore, allora andate incarnati con la Forza, con gli occhi (sapienza) e il cuore (amore), consolati nella povera lontananza. Là la buona volontà eleverà il vostro cuore, renderà sapienti e vedenti i vostri occhi!

*

114. Il ‘venite!’ di UR risuona quattro volte: per me, per Crispar, per voi e per gli estranei. Metto il vostro ringraziamento nel Santuario, sul santo Focolare davanti al Volto di Dio”.

- Ognuno si spinge intorno a Ja-Ardua; anche Crispar viene colmato di Luce. Entrambi sono una alta Benedizione.

115. Ja-Ardua prega ancora con la comunità: “Maestoso Lishi-Ana-UR! Ti sei rivelato nella Santità e Magnificenza come Creatore, Sacerdote, Dio e Padre. Gloria, onore, lode e ringraziamento Ti siano portati. Seguo il Tuo ‘Vieni!’ pieno di grazia nel cuore e con i miei piedi. Anche i tuoi figli sul Trigidur accoglieranno la Tua chiamata ‘Vieni!’, non appena il Tuo Raggio li condurrà alla Citta Santa-Luce.

116. Il Tuo figlio di questa stella (Karmosha) ha pronunciato una volta una Parola significativa dall’Angolo del Cuore. Già nel Santuario egli ha ascoltato il Tuo Alto Insegnamento che hai dato al buon popolo. Pure l’Infinito ha ascoltato, e per questo fluisce la Tua Benedizione. Per dove? Solo nella Luce, …che è Portatrice della Tua Benedizione?

117. O Lishi-Ana! Anche dove la Benedizione non ha nessun suolo (parabola del seminatore), opera il suo percorso. Riconosciuto oppure rifiutato… ‘Che cosa vale per TE?’. Tu compi ogni Tua opera per il Tuo compiacimento. Il Tuo giubilo di Creatore fruscerà sopra di noi quando la ‘semenza della Benedizione’ maturerà per il ricco raccolto. Fa che possiamo essere ‘raccolto e mietitori’; raccogliere dei covoni ed essere il Tuo buon frumento.

118. Maestoso Lishi-Ana-UR! Gloria, onore, lode e ringraziamento; e a Te, eternamente un ‘Alluiha’ … ‘Alluiha’!”

- Due Fiaccole divampano in alto. La Luce del Trigidur, risplende ancora più magnificamente del Damanona, libera la strada nel Santuario per Crispar e per Ja-Ardua. Le fiaccole dell’altare caminano accanto, portate dalla Mano invisibile.

 

 

[indice]

 

DIO / IMMANUEL  -  IIIa parte

 

Cap. 7

Uraniel benedetto parte per la Terra, poi segue Perutam-Giosuè

Trent’anni impegnativi nel deserto – Giosuè viene chiamato

Dio interviene nelle contese – Aaron riconosce gli errori

Giosuè co-guida altri dieci anni fino ai moabiti

«Tal è l’eredità dei servi

dell’Eterno e la loro giustizia…»

[Isaia 54,17]

1. La terza porta del Santuario si apre. La Magnificenza fluisce fuori, o dentro? Oh, dal Centro-Ur fluisce fuori: Luce, Vita, Magnificenza e, …Bontà. E i figli possono riportare la loro parte secondo la misura che hanno nei loro cuori.

2. UR siede sul Suo alto Seggio, il cui lembo riempie il Tempio (Isaia 6,1), davanti a Lui una schiera dei Suoi primi. Perutam viene da Trigidur, accanto a lui i portatori di fiaccola, Uraniel e Michael. All’uscita della sfera questi si erano rivelati, non là solamente per lui (Ja-Ardua), ma per via dei poveri che venivano guidati dai loro luoghi d’espiazione su Trigidur.

3. L’incredibile riempie Perutam presso il santo Focolare davanti al Volto del Suo alto amato UR. La luce vibra dal canto del coro. Perutam apre le due mani per accogliere ciò di cui ha bisogno per la strada del co-aiuto; per dare ciò che può sacrificare il suo spirito al Padre. UR si reca al lato del regnante del Focolare, solleva in alto il Libro della Vita e dice:

4. “Figli Miei, è bene che abbiate scelto il Mio Percorso che conduce all’abisso di Satana. Un segno sono i portatori delle fiaccole che hanno guidato fin qui Perutam. Questo non è avvenuto per via di lui, perché non ne ha bisogno, ma la Mia Guida conduce ogni figlio, anche i Miei cari grandi.

5. Le fiaccole sono la Mia Luce; i portatori rappresentano ambedue i Fondamenti della Creazione. L’evidente di questo, vale per le strade del co-aiuto nell’oscurità e per la via del ritorno di tutti i figli: ai fedeli come ritorno a Casa dal campo di lavoro, ai precipitati come rimpatrio, affinché diventino figli di Dio.

6. Voi pensate che soltanto Io vi salvo il percorso della Luce. Certamente, ma dalla prova della libertà vi ho posto sul tratto (di strada) ed in questo senso diventate Miei cari aiutanti. Davanti a questo vi siete sempre chinati nella riverenza. Chi si china, lo elevo in alto; egli si trova sotto il Segno del nostro Giorno, libero nella luce! Voi siete andati nel vicolo del sacrificio sulla prima ed anche sulla seconda grande stazione d’Aiuto, avete riportato molto del patrimonio di ciò che era stato sperperato ciecamente dalla primogenita. Questo fa di voi i cari aiutanti. – Per la figlia della Creazione e per la sua schiera.

7. Alzati, Perutam! Grandi ed anche piccole buone candele scendono prima di te (p. e. Uraniel come Mosè). Compi bene tutti i gradini intermedi che hai da percorrere per via di certe anime, oppure che hai compiuto abbastanza nella terza Spinta di grazia”. Quanto suona gentile la voce di Dio, che sconvolge ogni figlio.

8. Perutam risponde: “O UR, Eterno-Santo, Eterno-Unico e Verace! Nel padiglione del Tuo Santuario possiamo chiamarTi con quel Nome che ci ridona l’eterno Eco saldamente formato. La Tua domanda è la Grazia stessa. Ci indica che possiamo ancora una volta prestare la prova delle libertà per la povera caduta.

9. Per Sadhana restituiamo la figliolanza – già conquistata – a TE. (vedi in “Opera-Ur”) Tu, eterno buon Padre-UR, non hai bisogno di sentire prima la risposta. Tu conosci tutte le cose; e noi sappiamo che la direzione ed il corso è una faccenda propria come quella della via del co-aiuto, offerta tramite la Tua Bontà, ma la Costruzione e la Meta in tutte le cose rimane eternamente la TUA FACCENDA!

10. E’ stato fatto abbastanza per la terza Spinta di Grazia? TU hai fatto abbastanza prima che i figli fossero, ed hai adagiato nella Tua sufficienza la piccola sufficienza dei figli. Come si allineano i gradini, lo lascio totalmente a Te. La Tua Parola è la Luce del mio piede (Salmo 119,105), e la Tua Volontà sia il mio bastone da viandante!”

11. “Ben riconosciuto!”, loda Iddio. “La vera beatitudine della vita è il progresso, da conquistare solamente nella luce ed unicamente sul Mio percorso. Da ciò ricade un riflesso nell’abisso, altrimenti i nostri poveri esseri non potrebbero mai sperimentare la redenzione. Le loro catene vengono certamente strappate nella materia, ma la liberazione dal carcere arriva quasi sempre dopo una via del mondo. In ciò il Mio splendore irradia sul riflesso della vostra strada del co-aiuto.

12. Il Mio guardiano ora seguirà le orme del portatore dell’Ordine (Mosè) come lo ha previsto la Mia Volontà di guida”.

- Uraniel ed Urea[63] che hanno ricevuto la Benedizione per il ‘terzo tempo di Grazia’, stanno a destra e a sinistra del santo Focolare. Mano nella mano lasciano il Santuario, sorvegliati dagli occhi di UR.

*

13. Su Israele è capitato qualcosa di orribile. Ogni giorno si chiama ‘fatica’, e il duro giaciglio si chiama ‘peso’. Infine, si aveva sperato fortemente che l’aspirante al trono che si chiama Musa (Mosè) avrebbe lenito le loro piaghe. Ci si era sbagliati; veramente non in lui al quale il faraone ha dato la sorveglianza e che ha cercato di alleggerire in segreto qualche peso, ma i servi della sferza guardando storto a Musa, gli rendono difficile la sorveglianza.

*

14. Gli anni corrono. Musa ha quasi raggiunto i cinquant’anni. A quel tempo – è quando inizia la via del terzo guardiano – un uomo alto passa attraverso la desolata parte delle capanne del popolo di Giacobbe. Lui è, per quanto si nota, l’unico che nessun egiziano osa toccare. Il suo essere principesco, fine, tiene lontano l’orda rude. Lo si chiama ‘il principe-sacerdote’ perché è proceduto da una linea rimasta pura del Ben-Jamin (Gen. 35,18) ed ha il dono di un sacerdote.

15. Egli indirizza i cuori gravemente tormentati e nelle capanne rotte, aiuta le donne, custodisce i bambini, lava le ferite degli uomini e va a prendere l’acqua. Nessuno lo ostacola. Chi chiude la bocca agli sbirri che il faraone non lo senta? Chi lascia cadere le fruste quando quest’uomo passa attraverso le file degli egiziani?

16. Il suo nome è Nu-Anim, chiamato dal popolo ‘Nun’; perché si dice: ‘Nun ritorna; Nun ci aiuta; ed altro. – Musa, chiamato così dagli egiziani anche se si chiama Mosè (Es. 2,10) vede l’operare di quest’uomo. Allora il suo cuore trabocca per i suoi poveri fratelli. (un giorno) Un colpo delle sue mani colpise il peggiore dei servitori della tortura. E’ un omicidio? Un Giudizio di Dio per domare altri attraverso la morte di un battitore?

17. Mosè fugge; ma Nun continua ad agire. Il suo ragazzo, Joshua (Giosuè) cresce bene, di cuore puro e con un corpo forte. E’ amato dai giovani e dai vecchi. Solo alla mano del padre, più tardi anche da solo, passa tra il popolo aiutando qua e là. – E nuovamente passano degli anni sul mondo. …Allora succede:

18. “Padre, è tornato di nuovo!”. Joshua si precipita nella capanna.

- “Chi, figlio mio?”

- “Musa!”

- “Ah!”, un sospiro – e parlando fra sé e sé: “L’ho visto nel sogno, lui è un grande. Signore…”, esclama colui che è provato nella sofferenza del popolo, “…ci vuoi salvare Tu? Hai ora aperto il Tuo Santuario?”

- Gli risuona udibile: “La Mia Porta è aperta, giorno e notte! Soltanto, …chi ci bada, se la Luce della Mia Santità penetra nel vostro buio?”

- “Hai ragione, Signore!”, Nu-Anim si china fino a terra.

19. “Per via di pochi che badano alla Mia Luce, la porta è aperta per le pecore che sono andate dal Mio Pascolo nel deserto. Preparatevi; il giorno è vicino!”

- “Signore!”, esclama mezzo soffocato.

- Joshua afferra la mano di suo padre: “Chi ha parlato con te? Non ho visto nessuno”. La prima grande Rivelazione che Joshua sperimenta.

20. “Hai appena trent’anni[64] ed hai sperimentato Dio, il Signore. EGLI ti ha chiamato! Per che cosa? Non abbiamo bisogno di saperlo subito. Ma preparati, il Giorno di Dio è vicino!”

- “Insegnami la preparazione”, chiede Giosuè.

- Allora Nu-Anim conduce suo figlio nella più profonda simbolica della fede.

*

21. Mosè ha agito, ed Aaron ha parlato. L’Egitto giace dietro ad Israel, come un cattivo incubo. Ma, …il grande deserto? Inghiotte gli uomini; distrugge la fede, nonostante la grande Bontà di Dio che giornalmente compare su Israele. Mosè potrebbe quasi scoraggiarsi, se non avesse dei fedeli aiutanti accanto a sé.

22. Nu-Anim aveva condotto suo figlio da Mosè prima dell’esodo: “Che sia tuo servo (discepolo - Es. 24,13)”.

- Mosè lo aveva guardato a lungo e, ‘…vide la mano di Dio sul suo capo’. Attraverso il peso della responsabilità, diventato molto serio, Mosè disse: “Deve diventare il servo di DIO, tuttavia rimanga presso di me”.

- Giosuè allora era diventato molto oppresso a servire quest’uomo severo, ma adesso sa da tempo quanta bontà c’era dietro a quela severità.

*

23. Avevano camminato rapidamente, erano quasi fuggiti per lasciare dietro di loro l’Egitto. La Luna era diventata piena quando avevano abbandonato il deserto Sin. Sospirando si guarda indietro; timorosamente in avanti, poiché li attende il grigiume. Rafidim, dove Mosè vorrebbe da tempo farli accampare per concedere riposo agli uomini e agli animali, è povera d’acqua[65]. Con Giosuè e diversi fedeli si trova nella calura, nella confusione degli arrabbiati che gridano per avere l’acqua.

24.Si guarda al lontano Horeb, le contrafforti si estendono fino a Rafidim,

- “Padre Mosè”, esclama Giosuè, “ecco un uomo che ti fa cenno”.

- “Hai occhi acuti”, risponde Mosè, “i miei sono già offuscati, tanto ho ottant’anni”.

- “Non vedo nessuno”, s’immischia Aaron, “e finora ho avuto una buona vista”.

25. “Si vede chiaramente”. Giosuè ombreggia i suoi occhi.

- Mosè dice: “Vogliamo esaminare che cosa vuole da noi”.

- Vanno verso una roccia, lontana milleseicento piedi (500 m.) dal bordo del campo. Qual segno? Non è il terzo tempo della Grazia, come ha detto il Signore nel sogno? E non sono tre mesi, da quando sono usciti dalla tirannia dell’Egitto?

26. Grazia? Questo deserto è impietoso! I milleseicento passi sono un segno della rovina, passa attraverso la mente di Mosè.

- Giosuè è stranamente legato a lui. Ha ancora bisogno di insegnamento, finché lo spirito conquisti su di lui il dominio. Ma ambedue hanno ora la Grazia e il segno: l’acqua …in mezzo al deserto; battuta dalla roccia con il bastone di Mosè (Es. 17). In mezzo al povero mondo la meravigliosa Rivelazione di Dio.

27. Ma hanno appena provato la Grazia, che il popolo mormora. Amalek, attirato dalle grida e sentendo dell’acqua che scorre, secondo lui così scarsamente, per conto suo rende la zona discutibile. Naturalmente, …perché Rafidim e ciò che ne fa parte è una regione di Amalek; solo che prima nessuno ha litigato per questo luogo scarso d’acqua. E con Israele, Mosè ha di nuovo un peso.

28. “Se quello stupido ragazzo, ‘l’uomo’ dell’acqua”, – non si dirà mai ‘DIO’ –  “non lo avesse attirato, allora…”

- “…saresti morto di sete”, viene interrotto il mucchio arrabbiato. “Sia un segno, se è stato Dio”, si schernisce Giosuè.

- “Va verso Amalek!”, dice Mosè che teme del male; perché Amalek con seicento combattenti bene a cavallo, provocando, getta in aria la sua lancia.

29. Giosuè è coraggioso e… vince. Non soltanto su Amalek. Dice grato: “Dio ha aiutato, …contro il nostro popolo!”

- “Contro Israele?”, lo chiede stupito Aaron.

- Mosè sorride fine: “Ha più intelletto di qualcuno dei nostri anziani. Non sentitevi colpiti”, lui ammansisce diversi che litigano con Giosuè. “Esclamate ‘Osanna’, perché è venuta l’acqua, ed Amalek sarà scacciato; la crocifissione sarà per lui pure il suo carico. Il suo sguardo riposa su Giousé con malinconia.

30. Il ‘giovane servo del Signore’ entra sempre di più nella via miracolosa di Dio. Dopo un lungo tempo presso ‘l’acqua di Dio’ si tende verso l’Horeb. La camminata è dura. Ovunque soltanto deserto o nemici. Mondo deserto = materia nemica! Un segnale, come non può quasi diventare più maestoso: in mezzo al deserto, l’acqua di Dio; in mezzo alla roccia, la Rivelazione dei Comandamenti di Dio!

*

31. Dio chiama di nuovo per salire sul monte, che a Mosè è, ah, così santo, che ogni volta gli tremano le ginoccia. Possono venire con lui quattro fedeli e settanta dei più anziani, per vedere Iddio (Es. 24,9-11). Questo vale per il popolo. Giousè, sette passi dietro a Mosè, può vedere la Magnificenza del Signore, per quanto la sua anima la sopporti. Senza corpo, – oh, non vi sarebe nessuna barriera tra UR e i suoi ‘cari aiutanti’. Lui e Mosè rimangono in alto quaranta giorni.

32. Questa è la seconda Rivelazione per Giosuè. Da essa risulta la seconda epoca dell’obbligo: la Permanenza, da adempiere dopo Mosè, assunta liberamente nel Santuario, affidata nel cuore al suo ALTISSIMO. Lo sa già, anche con Mosè; nel sogno ha visto l’uscita dal Santuario; solo non precisamente. Deve ancora sviluppare tutto ciò che arriva, per il suo dovere.

*

33. Segue la terza contemplazione preparatoria. Lontano dal Sinai e… con la meravigliosa Legge, è assorto dalla Fedeltà, dall’Amore e dalla Guida di Dio. Certo, qualcosa è da comprendere. Sono in fuga da trent’anni, ancora dalla fatica del loro cammino; ancora lontano dal paese che il Signore ha promesso. Ma, per loro, sarà un nuovo paese? Non è di Abrahamo, il principe della Serietà, preparato magnificamente sotto la Bontà di Dio? Non è uno Specchio per il Regno, che rimarrà eternamente la Patria dei figli di Dio?

34. Giosuè, ora un uomo di sessant’anni – Mosè ha già centodieci anni – parla di questo con costui. Ora è seduto nella sua tenda, la fronte appoggiata nella mano. Il suo cuore è diviso; pieno di gioia sulla miracolosa Guida di Dio, giorno per giorno; pieno di tristezza per il mormorio di Israele; pieno di dubbio se Dio aiuterà, perché lui – Mosè – scusa troppe volte il povero popolo, invece di badare unicamente alla Santità di Dio, anche se Israele vuole perire. E comunque, …nell’interiore la fede dimora profondamente, portata dalla Luce nel cattivo mondo. Anche un segno della contesa tra Luce e tenebra, da eseguire dal portatore dell’Ordine.

35. Da trent’anni sono senza patria, senza salvezza, perché Israele non vuole ascoltare. Non tutti! Nel popolo ci sono molti fedeli. Ma, …la massa? Nel frattempo viene giù la Man-hu (la manna), piovono quaglie, …ma si fa chiasso: ‘Chi ha appiccato il fuoco? (Numeri 11,1) …Dio? Ah, …Mosè, per opprimere il popolo! In Egitto si aveva…’. Le piaghe sono dimenticate; il piano soffiato via. Si pensa ai grossi pesci dal Nilo.

36. Mosè giace nel Tabernazolo di Dio, che EGLI ha spinto a farlo. Tutti i pesi sono sulle spalle stanche. Davanti alla tenda attende Giosuè, certo, temendo, ma non scoraggiato. Egli sente il lamento del molto amato e ciò che il Signore risponde a questo. Allora raccoglie la forza dello spirito; vieterà ai monelli, se a Mosè…

*

37 Lo spirito di Mosè arriva sui settanta e più anziani, la fiamma dell’Ordine del santo Focolare è nel Santuario. Giosuè vede la Luce blu come una fiaccola. Gli uomini proclamano la Volontà di Dio. Nel frattempo molti altri nel campo vorrebbero operare profeticamente, ma senza avere questo Spirito dell’Ordine.

38. Giosuè prega: “Mosè, manda me, voglio gettarli giù; non devono abusare delle forze del tuo spirito!”

- Costui, ancora rattristato dalla resa dei conti di Dio, che prende sempre su di sé per Israele (vedi ‘Quando Mosè morì’), contende: “Sei tu il combattente per me? Io stesso sto diritto dinanzi a Dio! Preferirei che tutti avessero il mio spirito, invece di picchiarsi e mormorare!”

39. Aaron non respinge i pensieri maliziosi, e Miriam, sua moglie, istiga forte: “Finalmente all’aspirante del trono gli vengono messe le briglie in mano”, intende Giosuè. “Sei tu che hai da dare il cambio a Mosè. E ciò è proprio ora. Per ogni sciocchezza, Mosè corre dal Signore, invece di condurre lui stesso”.

- Improvvisamente Giosuè interviene: “Lo saprete chi riceve la guida”, dice piano affinché Mosè non lo senta. “Né tu né io lo vogliamo per me, se non è DIO a scegliermi”.

40. “Eri un uomo verde quando ho incontrato il faraone!”, dice Aaron arrabiato, e contende con Miriam. “Dovevo essere io a parlare, Mosè non aveva la lingua e…”. Si girano verso il campo.

- Mosè segue con i settanta a una certa distanza.

- “E…?”, chiede aspro Giosuè. “Senza Mosè? Avrei voluto vedere che cosa avresti potuto fare davanti al faraone! E’ noto il tuo coraggio, Aaron, ma i fatti, il Giudizio di Dio, passavano solamente attraverso la mano di Mosè!”

41. “Ti infervori solo per la barba”, ghigna Miriam. “È il popolo che decide chi arriva al timone”.

- “Di te, pensa solo la lingua!”. Giosuè si ricompone tranquillo: “Su di te, Aaron, si meraviglia persino il Signore. EGLI solo è il Reggente!”

- Pure costui, più tranquillo, risponde: “Mosè è ancora seduto sulla sedia”.

*

42. Costui (Mosè) non sente nulla dei risentimenti, è troppo affaticato. Appena è finita un’indigenza, già altre due stanno davanti alla porta, senza sosta. Quasi spaventato, dopo la terza notte sente la ‘Voce di Dio’ accanto al suo letto. Giosuè stava ancora seduto davanti alla tenda e conversava con i guardiani. Lui vede che Dio va verso Mosè, ed è impaurito. Benedirà, oppure terrà la resa dei conti? Dura un po’, finché il vento della notte apre la tenda.

43. Dio dice a Giosuè: “Figlio Mio, la Mia benedizione fa di te ciò che era previsto nella Luce. Domani si vedrà chi è il reggente del popolo: IO, il Creatore! Per il luogo, se nell’Empireo oppure sul mondo, Io scelgo secondo la Mia Volontà quei figli che guidano la supervisione, dove e come compiace a ME!

44. Per primo, Mi servivano trent’anni per spezzare l’ultimo chiavistello dell’inferno (tanto quanto per l’inizio della funzione d’insegnamento di Gesù). Non Io ho bisogno degli anni; sono l’ultimo pre-cortile del Mio Santuario della Grazia. Tutti gli aiutanti – tu conosci la Rivelazione – devono vedere nelle ‘Cifre della Mia salvezza’ la loro opera di cifre: poiché Io conto - conto Spazio e Tempo, e quello che avviene nel mezzo!

45. Hai servito fedelmente trent’anni in mezzo alla schiumana del mondo ed hai sessant’anni. Una metà vale per la parte materiale, l’altra per il sangue spirituale. Se in ciò vedi la tua via, noterai che ti mancano dieci anni nella cifra della Luce ‘sette’. Non per via della maturità, che sussiste dinanzi a Me, no, …per il popolo e per la meta che pone al mondo i MIEI Segni fino alla sua fine: nel complesso, la Redenzione dalla caduta.

46. Sii fedele: Io sono con te, così come Lo sono con il Mio portatore dell’Ordine. Ho anche Pazienza con coloro che si lasciano sciogliere difficilmente dalla materia. Ricorda solo, che molti non sono mai stati nel Mio Santuario; come possono allora essere cari figli? Lo devono solo diventare, Giosuè. Agitati con serietà, ma non agitarti troppo di fronte alle anime.

47. Domani si fisserà che non Mi fermerò nemmeno davanti ai grandi, se il Mio zelo giudica (Es. 20,5). Ora annuncia ciò che ha da dire il tuo spirito”.

- “Signore, se la Mia gratitudine fosse così grande come la Tenda del Cielo!”

- Dio sorride: “Pensi tu che il ringraziamento di un figlio possa riempire l’ampiezza dell’Infinito?”

48. “Mai!” Inginocchiato, Giosuè mette la mano nelle pieghe di Dio. “Ma dal momento che Tu sai tutte le cose, allora anche il mio ringraziamento. Purtroppo è piccolo”.

- “Non ti deve preoccupare. I figli, i grandi e i piccoli, corrispondono ad un ringraziamento grande o piccolo. In ciò, nessuno Mi è più vicino o lontano”.

- “Quanto sei Buono! Signore, benedici Mosè e il popolo; benedici anche tutto il mondo”.

49. “Ci rifletterò!”. Dio Se ne va; rimane indietro un uomo sconvolto fin nella più profonda profondità del suo essere. ‘Non sono mica un Mosè! Come mai che il Signore ha parlato con me così a lungo?’ I mori[66] non hanno sentito niente, ma hanno percepito la Luce; ed hanno sentito la Benedizione.

*

50. La Grazia vuole riferirla il giorno seguente; non vuole abbreviare il sonno di Mosè, anche se la sua anima trabocca. Mosè è stato informato… da Dio stesso.

- “Che cosa ti ha detto?”, chiede Giosuè, mentre al mattino siede di fronte a Mosè.

- “A Me?”. Ah, …lui ha sempre avuto da presentare il conto per i peccati degli altri, ma a Giosuè concede la maestosa rivelazione di Dio. Lui lo ha già da tempo eletto come ‘successore’, non solo per via della sua fedeltà, anche per via delle sua capacità che possiede il suo spirito, a lui, Mosè, di pari nascita.

51. “Tra di noi ci sono degli spiriti di figli della Luce incarnati”, dice Mosè, “e se Israele non fosse così cieco, saremmo già da tempo arrivati a Canaan, inteso meno il regno terreno, che piuttosto il ‘Regno dell’eternità’. Il Signore può fare tutto con l’impiego della luce. Lo aumenterà meravigliosamente, quando… il mondo si troverà alla sua fine. Ma alla tua domanda, caro Giosuè, Dio non ha annunciato nulla di buono per due.

52. Non spaventarti, sono Aaron e Miriam”.

- “Aaron? Si era vantato…”

- “Lascia stare”, lo ferma Mosè, “nonostante la tua prudenza, mi è stato riportato maliziosamente”.

- “Vigliacchi!”, digrigna i denti Giosuè. “Sarebbe bene…”

- “Trattieniti fermo”, ordina Mosè. “Me lo ha ordinato Dio”.

- Giosuè riconosce: “Egli ha indicato la loro meschinità. Oh, sì, il popolo, che somiglia agli agnelli. Ma Aaron? Mi ha dato una fitta, come se non il SIGNORE lo battesse sulla lingua”.

53. “Chiama il gran duca Hur, tuo padre e l’anziano consigliere Abeldan”.

- “Ed Eleasar? E Ithamar?”

- “No, non devono vedere la meschinità dei loro genitori. Dopo potranno aiutare a portre il peso”. Nessuno penserebbe così nobilmente, come il servo del popolo.

- Giosuè sospira. Il servo di DIO si corregge.

54. Dio invita Aaron a portare lì dei profeti tramite i quali EGLI si rivelerebbe in visione oppure in sogno. Ma poi non ce n’è nessuno:

«Non così il Mio servo Mosè, che è fedele in tutta la Mia Casa.

Io parlo con lui verbalmente, ed egli Mi vede,

il Signore, nella Mia Figura,

non attraverso parole oscure o parabole». [Num. Cap.12]

55. Si percepisce come Dio frequenta con il Suo servo. Non c’è nulla da ridire. Tutti i testimoni lo sapevano. Aaron è terrorizzato per via della resa dei conti di Dio, soprattutto perché il Signore si distoglie da lui e Miriam all’improvviso ha uno sfogo. Ma è del tutto giusto che la moglie, davanti a tutto il popolo, porti la punizione, mentre Aaron conosce solamente la resa dei conti, soprattutto non in pubblico?

56. E’ quasi mezzanotte quando ognuno cerca un breve sonno. Giosuè vede qualcuno davanti alla sua tenda. Risplendono una mezza Luna e delle stelle. Dev’essere un forestiero. Come è entrato nel campo? Sente soffiare dentro in un soffio, un… Già viene interpellato:

57. “Giosuè, vieni con me!”

- “Qualcuno è malato? Perché non si chiama il medico? Oppure…”

- “Vieni!”, ripete il forestiero senza rispondere alla domanda.

- Incerto di quel che sarà, Giosuè tiene il passo con lo straniero attraverso il deserto. Quanto rapidamente camminano e quanto tempo passa, …lui non lo sa. “Chi sei?”, chiede lui cordialmente.

- “Sono una guida (femminile) dalla Luce”.

- “Una guida donna? Come mai? Non viene guidato un uomo da un angelo, una donna da… ebbene… sì… da un angelo femmina?”

58. “Questa volta non pensare nulla, Giosuè, lascia fluire attraverso di te la Magnificenza di Dio”.

- “Se soltanto fosse così semplice!”. L’uomo afferra la mano chiara. “Allora vorrei ringraziare Dio con l’ampiezza del Suo Cielo. Lui mi ha rimandato al ‘piccolo ringraziamento’, che Gli basterebbe. Tu dici il contrario”.

- “Come mai il contrario? Quello che noi, figli di Dio, diamo, è piccolo nei confronti dell’Altissimo. Oppure no?”

- “Hm, …certamente, ma per questo un uomo non può far fluire attraverso di sé la Magnificenza di Dio, che è infinita dall’Infinità del Signore”.

59. “Dipende se ci si apre completamente, e così si riceve la ‘Corrente piena’, …secondo la misura con cui il Creatore ci ha creato”.

- Qual buon cenno dalla Luce! ‘Aprirsi totalmente’, quindi anche confidare pienamente nella guida, persino quando lui ha…, hm, …al fianco, una Guida donna. La notte beve il sorriso di un angelo. Ora stanno alla base di un monte.

60. “Sali!”

- Giosuè domanda timido: “Vieni con me? Rimani con me”, chiede lui, “il tuo essere mi è diventato così caramente confidenziale sulla breve via, e…”

- “La via era lunga”, dice l’angelo seriamente. “Bada: la salita non è molto facile; io veglio finché ritorni”. Dà a Giosuè una lampada nella mano, magnificamente formata.

61. Giosuè guarda in su. Non ci sta qualcuno? Colui che lo ha fatto chiamare? Non pensa proprio a Dio perché non c’è Mosè, il quale parla sempre con Dio e Lo vede ovunque – per Israele – quindi anche per lui. Che lui abbia potuto vedere Iddio, lo ritiene una Benedizione che ha avuto tramite Mosè.

62. Nel frattempo è arrivato in cima, allora vede LUI. La sua piccola luce della lampada è aumentata; la Luce di COLUI che siede su una pietra bianca irradia lontano. Lui gli fa cenno di avvicinarsi. Giosuè segue il Cenno. Non ha bisogno di coraggio per seguire la Luce, ma procede con titubanza. Impossibile che… Ma chi altro dev’essere che… No, Mosè non c’è, sul quale il Signore…

63. “Vieni qui, figlio Mio, ti ho aspettato qui”.

- Questo è troppo per Giosuè. Si precipita in avanti, è coperto da brividi, le lacrime scorrono. “Signore! O Signore!”. Di più non riesce a dire. La mano di Dio lo tocca dolcemente, e ad un tratto è seduto accanto a Lui, non sapendo com’è avvenuto questo. Nuovamente gli si sprigiona un’esclamazione: “Signore! O Signore!”

64. “Ti sembro così superpotente?”. Chiede Dio gentilmente. “Con ragione non ci tieni molto ai sogni; ma alcuni sono delle visioni. Lo sai, vero?”

- “Sì, Signore!”. La voce di Giosuè si rinsalda.

- “Quindi sai anche, che quattro notti fa sei stato preparato per incontrarMi qui, non solo verso Mosè, come pensi sempre. Se un altro inviato, a causa di un servizio, fa un passo indietro, non c’è nessuna deviazione per un proprio collegamento, che ognuno ha da stabilire con Me.

65. Tu pensi giustamente che il collegamento verrebbe solo da Me! Quello causale, sempre. Da ciò ne consegue il ri-collegamento di ritorno che deve essere originato dal figlio. Tu l’hai raggiunto, altrimenti non staresti seduto qui”.

- Giosuè osa interrompere: “Signore questo lo opera solamente la Parte della Tua Grazia. TU hai chiamato, Tu hai dovuto farmi guidare perché altrimenti non Ti avrei trovato”.

66. “No?”.

- Che cosa cela la Parola interrogativa? – “Signore…”

- “Nessuna preoccupazione. Non Mi hai ancora mai trovato?”

- “Attraverso la Tua Bontà”, risponde Giosuè. “Il Tuo insegnamento è stato la via: in ogni tempo nel cuore; nella via di questo mondo attraverso la Tua rivelazione”.

67. “Giusto! Ed Io svelo: ‘Solo ancora un paio d’anni, e tu dovrai portare il giogo del fedele servo, tu stesso un servo nel Mio alto Servizio’. Guarda, Giosuè, Mio caro aiutante: servo e serva, loro stessi devono stare diritti come ha detto il buon senso di Mosè. Inoltre, ognuno deve lasciar splendere la sua lampada; ed Io vedo…”, Dio indica a quella magnifica che arde davanti ai piedi di Giosuè, “…la tua, splende chiara e pura”.

68. “Signore, lo ha fatto la Tua Grazia”.

- “Non metterMi tutto nella scarpa”, sorride Dio, “altrimenti stai davanti a Me, povero e nudo. E questo non lo vorresti, vero?”

- “No! – Oh, no! Se solo potessi portarTi almeno un autentico chicco di semenza”.

- “Questo si vedrà, Perutam”.

- Rabbrividendo di felicità, Giosuè si china, per baciare l’Orlo di Dio. Il Signore lo tiene indietro.

69. “Hai compreso il nome ‘Perutam’?”

- “No, Signore, non so chi sia”.

- “Bene, allora rimanga nascosto per via della tua umiltà che ti sei conquistato. Lo sente il tuo spirito ciò che Io ho rivelato. – Tu hai sentito per la terza volta la grande Chiamata e l’hai seguita interiormente ed esteriormente. Quindi devi essere la spalla destra di Mosè, per levargli il peso che il popolo ha preso su di sé volonterosamente come fosse il proprio. Chi porta così le colpe estranee, è un ‘portatore di pesi libero da peso’; e colui che porta un tal peso, non ha bisogno di pagare la materia.

70. Anche tu lo sei, Mio Giosuè. Quello che ti manca in conoscenza non è un ammanco, è soltanto il resto della tua via del co-aiuto. Questa è intanto solo terminata quando un giorno, come ogni messaggero, …nel ritorno a Casa vieni nel Santuario. Quando il Dono di riporto viene posato sul santo Focolare, solo allora è compiuta la misura. Solamente, ancora questo, che non ti deve spaventare.

71. Per via di te hai la Mia Grazia; proceduto dalla Luce sei in grado di avere questa visione. Dato che come tutti gli aiutanti percorri puro questa via per i poveri caduti – ora vedrai delle immagini successive – così puoi servire per l’Opera. Voi fedeli potete aiutare a lavare la Ferita della Creazione; ma guarire, Giosuè, lo posso solo IO. Questo suona santamente serio.

- Giosuè non sente nessun mondo intorno a sé; ne è rapito.

72. “Perché scelgo la notte per incontrarti? Vedi, anche se gli uomini non lo comprendono, che nulla, venendo dalla Luce nella materia, manca di simbolo, lo puoi notare che nell’incontro fra Me e te succede qualcosa di particolare. E’ sempre una Benedizione per i fedeli e per il processo di salvezza per la nostra Lo-Ruhama. (Osea 1,6)

73. La ‘notte’ nel collegamento con una via di co-aiuto, significa ‘materia’; primo, perché gli aiutanti discendono da essa; secondo, perché non vedono la loro propria Luce. E questo perché, affinché Satana non debba arrogarsi di fronte a Me ‘che sarebbe facile percorrere la vostra via con il sapere della Luce’. Lo fa comunque, ma a suo danno. Perciò la Luce viene quasi sempre velata, per impedirle il massimo nell’oltraggio.

74. Anch’Io comparirò nella notte della caduta. Quando comparirò come Uomo la sottile candela si starà spegnendo. Il Mio Amore, ora il Dominante del Giorno, andrà all’Espiazione e alla Pacificazione, come procedente da Me. Ma non isolato; viene come ‘FIGLIO’, caricandosi l’Espiazione e la Pacificazione nell’ultima Fase, dalla terza Parte-Ur, dalla Mia alta Entità, dalla Camera del Cuore di Dio.

75. Se un messaggero ottiene una terza grande rivelazione – le più piccole si adattano solo per lui – allora è quella parte che dalla Mia Figliolanza irradia sulla materia. Se accettata oppure no, non diminuisce l’irruzione nell’oscurità con cui Io prendo ciò che non appartiene all’estraneo.

76. Ora su di te cade una parte fin nella profonda valle della morte, della rovina. Ciascuno di tali Raggi è un campo tramite cui metto uno scoglio per recintare la materia. Tu pensi che da quello non verrebbe mai fuori, se il Creatore, recintandolo, non ci sarebbe di certo mai in eterno nessuna fuga. Hai persino ragione, dapprima devo anche guidare il Pensiero. Vedi, niente deve sfuggire, nessuno nascondersi, perché con la Figliolanza voglio salvare tutti.

77. Per certi dura a lungo, come la tua via fin qui, mentre attraverso la percezione del tempo della materia ti pareva breve. Appunto nel collegamento con la Figliolanza Io attendo molto a lungo, che però non significa nessuna inattività.

La Mia ATTESA è la più alta dischiusa d’Azione per la caduta!

78. Per la salita non facile la guida ti ha dato una lampada. Ma per te non è stato molto difficile. Come mai?”. Dio afferra la mano che si solleva. “Mi vuoi di nuovo mettere qualcosa nella scarpa! Quello che fate voi, rimane eternamente la vostra parte, benché senza la Mia Benedizione non può essere conquistato nulla. Ma questo, Giosuè, ricade sul ri-collegamento di un figlio: e di questo sei informato.

79. Ogni Rivelazione porta all’alto simbolismo del Mio Empireo. Questo è in Alto! Non là”. Dio sorride quando Giosuè osserva il Firmamento. “In ‘alto’ è la Mia Perfezione-Ur, a cui conducono i vostri gradini. La tua collina sarebbe ancora piccola, pensi? Oh, ovunque dimorano i fedeli, nel Regno, su i mondi d’esecuzione oppure di nuovo ritornati a Casa, là stanno sul loro monte della propria perfezione, che Io nel corso della Creazione continuo a perfezionare.

80. Non posso discendere dalla Mia Altura per visitare i figli, per rallegrare, consolare, ammonire, com’è appunto necessario? Tu dici gioioso: ‘sì’! Per te questo monte non è più così piccolo, è la percezione del tempo nel quale ti trovi attualmente. Abbastanza per un Perutam, quando nonostante la notte vede la guardiana alja base del monte.

81. La Mia e la loro luce splende fuori, lontano; e c’è anche la tua lampada. Questo significa, che nell’unione tra Me e il tuo ‘angelo accompagnatore’, così plasmato da te, la tua luce si distende su un gran pezzo di oscurità, che Satana vuole intralciarti. Egli può fare certe cose e te ne accorgerai. Ma ogni malfatto toglie qualcosa del suo essere, …per la sua salvezza.

82. Si deve essere in grado di poter affrontare dei monti. Spesso sono la traversa messa davanti. Tu pensi che il tuo occhio, per quanto era da intendere spiritualmente, era insufficiente, per cui avevi bisogno di una lampada. No! Per venire da Me non ci sarebbe stato bisogno della stessa, nemmeno di una guida. Ma Satana deve sentire extra questo Aiuto. Questi sono i ‘punti d’urto’ che non può raggirare. Ma che la tua lampada diventi più chiara, dipende unicamente da te.

83. Tu sei andato dietro a Mosè; ma se si trattava di alleggerire il suo peso – molto meritato, troppo poco riconosciuto dal popolo – allora ti sei messo di traverso. Per questo e per molto di più ancora, Io ti ho aspettato, qui in questo mondo oscuro, una volta (lo farò) nel Regno, per quando porterai il tuo covone dal campo della Creazione nella Casa. – Se hai ancora altre preoccupazioni, allora puoi presentarli ora davanti a Me”.

84. Giosuè non sa che cosa può accadere spesso nel Regno. Si appoggia al petto del Padre. “Signore, posso dire ‘PADRE’?”

- “Se per te Lo sono, allora è anche la Mia Gioia”.

- “Oh, pensavo…”

- “La Mia Gioia è la Beatitudine dei figli!”

- “Certo, Padre; Ti crei la Tua gioia tramite le Opere”.

- “ E… I Miei figli non sono la Mia Opera?”

- “Voglio darTi molta gioia come meglio posso, in questo povero mondo. Amato Padre”.

- “Questo si lascia ascoltare, è maturo anche per l’Empireo. Ora parla”.

85. “Perché Miriam è stata punita? Dipendeva da Aaron, perché non ha educato la sua lingua. Lui soffia sempre nel suo corno; sovente contro Mosè. Ora è stata esclusa da tutto il popolo; ma hai risparmiato Aaron. Non lo comprendo bene”.

86. “Non è molto difficile. Finché Miriam porterà la sua punizione, Aaron non avrà nessuna visione nello spirito. Io Mi sono allontanato da lui, Giosuè, il che pesa di più. Ora l’ho ‘esiliato’, allontanato da Me. Lui voleva offendere Mosè e fare delle osservazioni a Me, su chi dovessi mettere sul seggio del popolo.

87. Per questo ho dato nuova Forza a Mosè. Sono venuto da te e metto te sul suo seggio nell’Israele del mondo. Mosè lo deve fare apertamente. Quando volto a qualcuno le Spalle – e di certo solamente per il suo bene, non per sempre – allora costui ha molto da recuperare. L’uomo la chiama ‘punizione’; Io la chiamo ‘educazione’, che è sempre benevola. Non era nessuna ingiustizia nei confronti di Miriam”.

88. “Signore!”, si indigna Giosuè, “non intendevo che…”

- “Va bene. Umanamente eri vicino a pensarla così. Ma ricorda: – Il Mio Nome è GIUSTIZIA!”

- Giosuè respira come liberato. “Ognuna è la Tua Guida! Padre, Tu hai permesso che Aaron e sua moglie si comportassero riprovevolmente, e li hai coperti di Grazia, …come anche me. Ma nell’ammissione si è visto che Tu rendi tutte le cose servibili; inoltre, per il meglio di ogni figlio. Ti sia reso un eterno ringraziamento, o Padre!”

89. “Cos’altro pensi?”

- “Perché Mosè non è qui? Lui poteva aiutarmi a portare la Pienezza della Grazia; Tu hai dato troppo”.

- “Questa è una faccenda Mia! Oppure no?”

- “Sì, certo, mi preoccupa solamente il perché lui non vive questa notte di salvezza”.

90. “Lui la vede e si rallegra che ti ho chiamato. Con l’ammissione e la Guida hai ragione. Io permetto il legno di traverso di Satana; sarebbe male se lo si chiamasse ‘guida’. Invece questo: Io guido ogni servente oltre il legno trasversale di Satana, anche se qualche volta qualcuno vacilla. Allora ancora di più!”

91. “Di nuovo la Tua grande Bontà! Ora ancora per mia guida. Mi è parso nuovo che ne esistono tali. Nel piccolo, l’ho riconosciuto salendo il monte”.

- “Quale?”

- “Che le Tue figlie sono pari ai Tuoi figli! Me lo ricordo bene: ‘Il Tuo Nome è Giustizia! Tu hai creato una parte dei Tuoi figli dalla Tua mano destra, l’altra dalla sinistra; entrambi sono le Tue mani’. Pensavo solo, che un uomo avesse un angelo protettore maschile; una donna uno femminile”.

92. “Quasi sempre”, insegna il Signore. “Lo hai riconosciuto spiritualmente, altrimenti non saresti arrivato all’angelo femmina, che per il mondo è comunque giusto”.

- “Accanto a Te, mio buon Padre, mi è facile di penetrare alla conoscenza. Da giovane sono venuto dalla tirannia dell’Egitto, ma la sofferenza della gente era come un proprio peso. Anche mio padre la portava”.

93. “Per questo è stato riccamente benedetto insieme a tutta la sua casa”.

- “Ancora una cosa, Padre: – Nell’Empireo i figli sono legati in un matrimonio come nel mondo. Soltanto là vivono nella più sublime armonia. Io pensavo che si rimanesse uniti anche su una via nel mondo. In molti matrimoni c’è lite e contesa. Se fossero uniti dalla Luce, non esisterebbe questo. La mia guida ed io, siamo uniti? Ma se è così o diversamente, riconosco la sua guida, poiché Tu, o Padre, lo hai deciso così”.

94. “In questo, fai bene. In genere gli assistenti stanno sempre più in alto che un protetto, perché questi primi operano con la loro Forza di luce; gli ultimi sono ostacolati dal peso materiale. Nel tuo caso – come anche in alcuni altri – tu con la guida sei su di uno stesso gradino. Voi siete, anche se non sposati, uniti nella Luce. Lei fa parte della cerchia degli angeli-guardiani. Dovevi riconoscere il servo, la serva. Entrambi figli Miei.

95. La ‘spinta’ la potevi percepire già prima quando ho chiamato Mio figlio con il suo nome del Cielo”.

- “Chi?”, chiede Giousè.

- “Colui che siede accanto a Me”, sorride Dio.

- “Ma intendi me? E cosa significa ‘Perutam’

- “La tua flessione[67] non permette di presumere ciò che ti appartiene dal Cielo. Per la via terrena, secondo il Mio senso, ma durante una Rivelazione un figlio devia dalla via mondana, e allora non deve servire Satana. Quello che lo aiuta comunque, passa nuovamente solo attraverso le Mie mani.

96. Ora porto di nuovo con Me i nomi dei Miei angeli-guardiani, perché per questa notte abbiamo finito di parlare”.

- “Già?”, Giouè si infiamma (d’amore), “Non chiamarmi immodesto, caro Padre; ma poter rimanere con Te, come per me in questa maestosa notte… ah, fedele Custode, santo Tesoro, lasciami essere nel Tuo cuore, poiché terrenamente…”. Il vento della notte porta via il sospiro.

97. “Sii consolato, figlio Mio! E’ meglio per la nostra figlia perduta, nel mondo, di aiutare nella Luce velata, con cui viene preparato il suo ritorno a Casa. – Spargi la Mia benedizione che ora hai ricevuto”.

- “Sì, Signore; e fammi aiutare a lavare ciò che Tu stesso devi guarire. Guarisci insieme, anche la mia anima”.

98. “Questa notte ha cancellato tutto; va in Pace!”

- Giosuè alza in alto la sua lampada. Che magnifica luce! Se la può conservare? Scendendo il monte, gli viene un canto nel suo spirito:

‘Verso di Te, o Signore, è sempre il mio desiderio,

verso di Te, o Padre, voglio sempre andare;

e in mezzo al mondo, in tutto il timore,

starai Tu, o Eterno, al mio fianco!’

99. Il ‘caro angelo femminile’ lo prende per mano. Giosuè la ringrazia senza parlare, intimamente, con la preghiera: ‘Guidami nella misura della tua Luce’.

- Lei, arrivati al campo, dice: “Sono stata con te da quando ti hanno adagiato nella culla. E rimango accanto a te. Questo fa parte della via del co-aiuto: della mia. Quello che facciamo dalla Luce, prima e dopo, è un principio e una conclusione”.

- Ancora una stretta di mano. La Luce fugge… per l’occhio esteriore.

100. Giosuè si ferma riflettendo, finché lo nota un guardiano (un moro). I superiori a volte sono fuori di notte, quando il fuoco del Tabernacolo di Dio si abbassa. Ancora, …solo?

- “Signore”, lo chiama piano, “da dove vieni?”. E svelto apre l’ingresso.

- Giosuè guarda in alto. Ah, sì: …da dove viene? Dov’è la sua permanenza? Dove sta andando? Dato che è un guardiano fedele, Giosuè lo informa:

101. “DIO mi ha chiamato; lo deve sapere solo Mosè”.

- L’uomo mette un dito sulle labbra e fa luce lungo il sentiero di Giosuè. Arrivato poi nella tenda, da lui sale nuovamente un ringraziamento dall’interiore del suo spirito. L’est si sta arrossendo, quando Giosuè va da Mosè.

- I guardiani salutano: “Il signor Mosè si sta proprio ora alzando”.

- “Va bene”. Giosuè si lascia andare su una sedia dei guardiani.

102. Non molto dopo, Mosè lo chiama di entrare. “Non dire nulla”, comincia subito, “ho vissuto tutto. Sono felice che la scelta che deve riguardare te, sia anche la Volontà di Dio. Anche se ci vuole ancora un po’ di tempo”, anche un piccolo sospiro. “Ora il popolo deve sapere un po’ alla volta che tu diventerai la guida dopo di me, …per il mondo”.

103. Ci vuole molto tempo! Prima ci conduci a Canaan e…”

- Mosè si fa ombra sul viso, sorride però di nuovo come un vecchio combattente. “Comunque sarà, …ti deve riconoscere Israele. Tu sai trattare meglio di me con la gente che somiglia a cattivi figli. Tu sei equilibrato, mentre io…”

- “Fermati!”, Giosuè va avanti e indietro. “Il tuo paragone è ingiusto. No…”, respinge, quando Mosè vuole dire qualcosa, “…non contro Dio, contro di te, Padre-Mosè, sei ingiusto.

104. Nella fede irremovibile in Dio, per te allora invisibile, tu sei stato davanti al faraone, hai guidato il popolo dal Nilo, e con immensa tensione dello spirito e del corpo, oramai da trent’anni attraverso il deserto! Hanno caricato tutto su di te, …anche la più grande sporcizia!”. Giosuè si asciuga la fronte, bagnata di sudore. “Dio ha parlato sprattutto dell’inchino, che ne è compiaciuto, ma non era inteso questo, che ti abbassassi davanti a me, mentre ho ancora molto da imparare, …da te, il buon servo di Dio!”

105. “Va bene così”. Mosè si stira nuovamente. “Il più delle volte agisco inesorabilmente, altrimenti mi muoiono le povere pecore nel deserto”. Compassione trema nella vecchia voce. “Anche tu agirai ancora più severamente, quando tu – come me – avrai da trascinare il peso”.

106. In Giosuè sale un pensiero: “Se pensi che si faranno dei paragoni fra te e me, che tu saresti severo, mentre io …ah, allora ci vado di mezzo! Nessuno ti deve…”

- “Come ti ha parlato DIO, figlio mio?”

- “Abbi anche pazienza con coloro che si lasciano difficilmente staccare dalla materia”

- “Lo vedi, dopo hanno sempre ammesso la loro ingiustizia”, dice morbido Mosè.

107. “Dopo! Questo fa male! Gli anziani vogliono sapere tutto meglio, ma la gioventù…”

- “…chiudiamo un occhio!, sorride Mosè.

- Giosuè lo guarda con stupore.

- Ancora un sorriso fine. “La Grazia di Dio e il peso di questo mondo non sono adeguati per la gioia?” All’improvviso nuovamente un’alta severità:

108. “Questa maestosa notte mi ha tolto il peso. So che siamo sotto il fedele Capello di Dio ed Israele è nella buona Mano, guidati dal Signore, per quando io… me ne potrò andare. Non deve rallegrarsi il mio spirito? Non deve far gioire la mia anima? Tu sei predestinato per questo tempo”.

- “Ti ringrazio, padre Mosè. Tra un’ora sono di ritorno. Aaron voleva venire da me”.

- Con fermo proposito si rivolge verso la sua tenda, non presumendo il ‘legno trasversale’ che Dio aveva accennato.

*

109. Tornato a casa, si presentano davanti a lui alcuni uomini. “Vogliamo parlare con te”, dice il primo.

- “Così presto? Non c’è tempo?”

- “Non si rimanda un male sulla lunga panca!”, dice il secondo ingrugnito.

- “Aha!”, Giosuè fa cenno di entrare nella tenda. “Allora?”, chiede al primo:

110. “Perché Aaron e sua moglie sono stati colpiti?”

- “Questa è una Faccenda di Dio”, dice Giosuè.

- “Dio?”, schernisce il terzo. “Noi sappiamo chi è che fa i ‘miracoli’

- “Se lo sapete, allora è finito il parlare”. Giosuè si indurisce. Di nuovo dovrebbe andare contro Mosè, questi…

- Uno s’arrabbia: “Dio bastona chi testimonia della Verità?”

111. “Quale?”, Giosuè comincia lentamente ad ardere. Oggi si devono abbassare le fauci di maldicenza.

- Il quarto litiga: “Aaron è rispettato da tutto il popolo, è anziano, e i suoi figli sono i migliori sacerdoti. Lui è sempre buono, quando noi qualche volta… il duro deserto ci ha resi duri. Ricordalo, tu che spingi da parte Aaron, per tormentarci come il vecchio che non è più buono a nulla, per schiavizzarci. Il miracolo proviene dalla dura testa di Mosè. Valga quindi: durezza contro durezza

112. “Ancora dell’altro?”. Le brevi domande tolgono formalmente l’intelletto ai cinque uomini.

- Il quinto imita con scherno la domanda. “Questo sarebbe già abbastanza dopo che Mosè ha chiuso lo spirito ad Aaron. Noi senza di lui non riceviamo nessuna autentica Parola di Dio. Voi, tu e Mosè, avete inviato i vostri sgherri per spiare ai confini di Canaan (Num. 13). Voi stessi vi siete nascosti nella vostra tenda; non vi hanno visto per alcuni giorni”.

113. Interviene un altro: “Di notte sei stato lontano dal campo. Chissà dove. Solo al vecchio lo hai riferito veloce. Noi abbiamo catturato la vostra clientela; inutile volerci ingannare. La marcia nel deserto è stata del tutto vana, non siamo arrivati fino a Canaan”.

114. Giosuè si procura l’ascolto con forza: “Avete finito? Voler difendere il buon servo di Dio, sarebbe oltraggiare DIO! E’ possibile che non vedete il Giordano se…”, tocca i cinque, “…se il Signore non vi chiama prima!”

- “Non puoi difendere Mosè!”, esclama uno, riscaldato.

- “Molto vero! Ma diversamente da come pensate voi! Ora andatevene, siete diventati ripugnanti! Vi si dovrebbe…”, Giosuè si ferma.

115. ‘Non saranno quei poveri che non sono mai stati nel Santuario? Saliti dalla profondità, affinché ora vengano salvati? Signore, la mia collina è passata, la mia lampada spenta’.

- ‘No, Giousè; se IO non Fossi Dio, potrei sentirMi male anch’Io per via di questi bugiardi che sono davanti a te come un legno trasversale!’

- ‘Che cosa devo fare?’

- ‘Agisci secondo il tuo cuore, ed agisci bene’.

116. Sarebbe sbagliato se i bugiardi si accorgessero della ‘Parola di Dio’. Ma devono avere una parte della Grazia. Giosuè si rivolge di nuovo agli uomini: “Venite qui di sera, ma non senza i vostri principi; allora vogliamo chiarire l’accusa che osate presentare”.

- Gli uomini erano entrati pretendendo; imbarazzati, strisciano via. – Si fa sera.

*

117. Entrano cinque principi e gli uomini.

- Eliasaf, il prìncipe di Gad, è arrabbiato. Lui, per primo, dice: “Giosuè, tu sai come sto verso Mosè e verso di te. Gli insensati…

- Giosuè taglia gentilmente il discorso: “Lasciali parlare, caro principe; si vedrà chi deve mangiare la minestra”. Versa del vino nei loro bicchieri. Una rara delizia.

118. “Non ci lasciamo catturare con il tuo vino”, si tizzisce il prìncipe Nahesson di Giuda. Nonostante ciò, lo beve d’un sorso.

- Una risata: “Solo se ti piace”.

- “Tu ridi, Giosuè? Siamo qui per le nostre cose”.

- “Lo so, principe Gamliel”.

- Il principe di Dan, Ahi-Eser, dice arrabbiato: “Non pensare che ci puoi spingere sotto le tue pelli con la tua chiacchierata! Se lì Mosè non risolve, ci sarà una ribellione!”

- “Non secondo il tuo modo!”, interviene rapidamente Eliasaf. “Voi siete solo nove uomini, ma dietro a voi stanno le vostre tribù. E voi avete sedotto Gad!”. Amareggiato, solleva un pugno.

119. Giosuè cattura: “Ci regaliamo le minacce a vicenda? Il Signore provvede alla resa dei conti!”

- Il principe Elisaf brontola: “Ci penserà il mago del Nilo!”

- “È possibile. Di fronte a voi principi voglio difendere il servo di Dio, dato che...

- “Non di fronte a noi?”, si scalda l’uomo di Gad.

- “Taci!”, gli ordina Eliasaf, “per la tribù parlo io, il loro prìncipe!”

- Si arrivava quasi a menar le mani.

120. La forte figura di Giosuè si stende imperioso, da far abbassare persino i principi. “Facciamola breve! Per via del popolo voglio strappare la vostra rete di bugie. Voi sapete di cosa si tratta, ma siete troppo vili per ammetterlo”.

- “Ci chiami vili?”. Nahesson non riesce più a dominarsi.

121. “Parlo io!”, Giosuè alza la mano. “Se non lo tollerate… prego, potete andare”.

- Si rimane accovacciati. “Avete avanzato che Mosè avrebbe picchiato Aaron e sua moglie. A una ertaora il Signore rivelerà la verità”. Giosuè si siede di nuovo, la sua calma non manca l’effetto.

122. “Aaron ha detto che la moglie di Mosè sarebbe una mora. Voi lo sapete che suo suocero Jethro, il medianita, era un sacerdote (Es. 3,1). Essi sono solo più scuri di noi a causa dell’influenza del Sole, quindi non sono dei negri come dalla lontana Africa, e sapete che proprio Jethro seguiva ancora precisamente la dottrina di Abraham, comunque, più precisamente di noi; per non parlare del vitello d’oro”.

123. Gamliel osa: “Prescritto! Ma Mosè è stato con te quaranta giorni sul monte; tutti pensavano che il Fuoco di Dio vi avesse consumato”.

- “Per via dei peccati loro, o i vostri?”, chiede molto aspramente Eliasaf.

- “Non l’intendevo così”, evita Gamliel. “Ognuno aveva paura che senza Mosè non si sarebbe andati avanti”.

124. “Ferma questa opinione, Gamliel, ne parleremo ancora. – La mora era stata evitata felicemente. Inoltre tutti gli uomini sono figli di Dio; EGLI li ha fatti! Quindi nessuno si deve elevare sugli altri. Qualche principe ha di nuovo accolto qualche bassa egiziana. Non te lo ha già fatto notare una volta Mosè?”. Giosuè guarda Elisama, la cui moglie è una meticcia.

125. “E inoltre, la figlia di Jethro era di pia fede, come si usa nella casa del patriarca, Aaron non la doveva disprezzare. Se però il vitello d’oro è caduto in prescrizione, allora molto di più lo è il matrimonio di Mosè con Zippora, che inoltre è defunta. Oppure no?” – Si tace.

- Solo Eliasaf annuisce affermando.

126. “Se è stato offeso”, continua Giosuè, “spettava a DIO punire Aaron. Riguardo al fatto che ‘Mosè fa i miracoli’, dico di cuore: ‘Sì, dalla Forza di Dio che lo riempie!’. Per quelli fatti a suo tempo davanti al faraone, l’acqua nel deserto, Man-hu (la manna) e le quaglie, tutto l’aiuto nelle cose gravi, suscitate sulla via nel deserto…”

- “Appunto!”, esclama Nahesson tra di loro: “…non avete nemmeno mai ringraziato Mosè”,

 

.... (forse manca testo – n.d.r.)

 

- Giosuè ignora lo scherno.

127. “Elisama ora penserà certamente che i ringraziamenti sono dovuti unicamente a Dio. E… quando ti chiederà di ringraziarlo? Io ho chiesto il perché Miriam ha dovuto sopportare apertamente la sua punizione e, invece ad Aaron solo in segreto.

128. EGLI ha detto: ‘Io sono andato via da lui’,”; ciò che pesa di più’ lo omette. “,‘IO l’ho esiliato, l’ho allontanato da Me. Voleva offendere Mosè e fare a Me delle osservazioni su chi dovessi mettere sul seggio della guida’.

- “Quando ha parlato con te il Signore?”, chiede Eliasaf commosso.

129. “Stanotte”. Giosuè è ancora sopraffatto dalla Grazia che gli era capitata. “Volevo tacere volentieri per via di Aaron, ma mi hanno accusato che commetterei dei segreti fuori dal campo”. Gli uomini si piegano oppressi. Innegabile, …che dietro Giosuè si trova una Luce. Allora continua: “Anche Mosè lo ha vissuto in spirito. Qui devo subito farvi notare:

130. Si è criticato di aver passato molto tempo nella tenda, mentre (prima di parlare) gli uomini dovrebbero andare a prendere (verificare) la notizia. Voi sapete che Mosè stava male. Il Signore lo ha lasciato riposare pietosamente. Il cuore ultracolmo mi ha spinto verso di lui, cosa che è stata male interpretata. Di Aaron si dice adesso, che lui vi portasse l’autentica Parola di Dio? Ciò che è successo dopo l’episodio del vitello d’oro, sia brevemente menzionato.

131. Quello che è stato sacrificato all’idolo vitello, DIO lo ha soffiato via attraverso il suo servo (Es. 32,3-20). Il Signore elevò Aaron; ma lui e i suoi figli Abihu e Nabad lo fecero in barba al popolo. Mosè aveva educato Eleasar e Ithamar, e voi avete confessato che loro sono i vostri migliori sacerdoti. Mosè aveva protetto Aaron dalla furia del popolo, perché tutto l’oro era andato perduto.

132. Aaron accusò Israele che lo avrebbe costretto, tuttavia fu lui a dire: ‘Questi sono i tuoi dei che ti guidano fuori d’Egitto’. (Es. 32,4 e 22) A me che allora ero un ragazzino, ha detto che quando doveva parlare davanti a faraone, parlava lui perché Mosè non lo poteva. Certo, allora ero ancora un uomo più giovane”.

133. “Non volevo dire questo”, cerca di arginare Ahi-Eser. “Tu sfiguri il suo essere buono. Tu e Mosè si potrebbero rispettare, ma mai amare, perché non siete così trasparenti”.

- “Possibile!”, Giosuè rimane tranquillo. “Se sfiguro, lo dirà il SIGNORE!”.

- La Luce dietro Giosuè , non notato da lui stesso, aumenta. Sul suo capo si stende una Mano come di un uomo si sente la Voce di Dio:

134. “Sfracello la vostra bugia! Giosuè è buono con il più povero, ed avete detto sovente: ‘Con Giosuè, uno se la passa meglio che con Mosè. Lo fa perché ha l’animo buono’. Ma ora non dite che IO lo avrei sollevato davanti a Mosè! Oh, voi non spezzate l’elezione che proviene dalla Mia volontà! Aaron agisce per calcolo, che uno se la passasse meglio con lui, invece che con il Giosuè sovente severo, oppure persino con Mosè che ‘sgrida’. La bugia sia sfracellata! Lo volete voi, che Mosè deve togliere dalle mani il bastone del miracolo, oppure fate – come già sovente – la ribellione.

135. Ribellatevi!”, la voce di Dio aumenta, “e noterete che anche il Cielo ribellerà, …contro di voi! Io non ho punito Aaron; ho dimostrato solamente, quali Mani stanno su Mosè. – Tutto il resto lo annuncerà Giosuè”.

- Per un po’ di tempo la Mano di Luce rimane visibile. Eliasaf si getta sulle ginocchia; gli altri, leggermente chinati, hanno guardato timidamente alla Rivelazione. – La Luce svanisce.

136. Giosuè ringrazia in silenzio, perché Dio svolge il cattivo tempo. Dedicato alla Luce, dice gentilmente: “Gamliel ha rivelato che tutti avrebbero avuto paura, se avessero dovuto continuare a camminare senza Mosè. Oh, perché oggi gli volete togliere il ‘bastone della guida’ che solo il SIGNORE riprende? Quando sarà chiamato a Casa? Forse allora piangerete e griderete di Mosè; forse…”, Giosuè tentenna, lui stesso oppresso dall’immagine interiore.

137. “Se Aaron (sull’Oreb) voleva diventare la guida perché il Fuoco di Dio avrebbe divorato il Suo servo e me, per cui Aaron vi ha creato quell’idolo, allora nessuno doveva disperare. Inoltre, il simbolo era noto: il vitello è un animale irragionevole; così irragionevolmente Israele sarebbe stato scacciato dal sicuro Nilo.

138. Si diceva anche: ‘Mosè ci ha guidato male, pieno di irragionevolezza ci ha tolto il tetto e ci ha esposto al deserto. Solo gli animali corrono per paura nel pericolo, dal quale fuggono. L’oro era il preambolo di portare Israele in Canaan. Mosè vedeva che il deserto ci avrebbe inghiottito, per questo ha poi distrutto il vitello insieme all’oro’

139. Giosuè termina il discorso: “Egli ci serve da trent’anni. Nonostante il deserto il popolo è cresciuto e finora lui lo ha conservato. Non ci sarà mai più una tale Grazia nel deserto, una ‘strada di Grazia’, per lunghi quarant’anni …come lo ha previsto Dio che ha salvato tutto un popolo da ogni afflizione.

140. Sono defunti degli anziani, degli ammalati ed anche dei bambini. Dove passa forse la morte da noi? Tutto il mondo somiglia a un deserto, perché a molti manca la conoscenza. Se voi riconoscete la bontà di Dio, allora si compirà anche la quarta decima del cammino, e Canaan, come simbolo del Regno di Dio per il mondo, aprirà ad Isrtaele le porte”. Giosuè dà ad ognuno la sua mano. Viene accettata, dalla ‘sovrapressione della Rivelazione’, come la chiamerà più tardi Ahi-Eser.

141. Eliafas, rimasto indietro, abbraccia Giosuè. “Lo sapevo che Dio ti ha eletto, quando… che…”. Dopo un po’, riprende: “Se Mosè prima, prima che noi…”.

- Giosuè finora ha respinto da se questa possibilità. Ora anche lui dice oppresso: “Vogliamo supplicare che ci rimanga conservato”.

*

142. Il principe va di notte da Aaron, per portargli la ‘Parola segreta di Dio’. “Rimanga tra di noi, è da conservare il rispetto davanti al popolo. Tuttavia non deve accadere a causa dei chiacchieroni”, intende i nove uomini. “Quella è stata una dichiarazione di lotta contro Mosè. Ma che ti ha fatto? Si è elevato davanti a Dio e ad Israele, nonostante tu hai… lo sai tu stesso. Mettiti dalla sua parte e… stai presso Dio!”

143. Aaron lotta con se stesso. Il ritorno non è facile. Non si chiacchierebbe se lui …Aaron …si mettesse d’un tratto dietro a Mosè? E dietro a Giosuè? – Allora gli si mostra una clessidra. Devono essere trascorsi i suoi giorni? E Miriam? Non deve ripensare anche per lei? La molta Grazia che gli è capitata nonostante il vitello d’oro, …ah, sì, ci si dovrebbe…

144. “Ho sbagliato molto”, comincia piano, “la via nel deserto ha contribuito molto…”

- “Oh, Aaron”, dice Eliasaf, “rivolgiamoci a Dio, allora non dovremo mai cercare delle scuse. Con ciò, ostacoleremmo la base della salvezza”.

- Ancora una piccola lotta. – Aaron da la mano a Eliasaf. Le labbra rimangono mute, solo gli occhi pronunciano la confessione.

- Il principe si alza in silenzio. Sulla via di ritorno alla tenda, guarda grato alle stelle. “O Signore, è stata la Tua Vittoria!”

*

145. Aaron prega al Tabernacolo di Dio per la guarigione di Miriam.

- Mosè attende finché arriva lui stesso. Il Sole mattutino fluisce dorato sulle tende.

- Allora il medico porta la donna al Tabernacolo di Dio, proprio come salvata. “Aaron, Aaron, portala a Mosè; lei è guarita! In altri si compie lo stesso miracolo”.

- O Dio! Lui salta su dal sedile di pietra.

146. “Guarita?”. Incredulo guarda, nonostante la speranza, che Dio volesse pensare a loro due. Si inginocchia, un rivolo di lacrime scorre nella sabbia.

- Il medico lo tocca dolcemente: “Aaron, sei giustificato davanti al Signore; e guarda… quando comparirai mano nella mano con Mosè davanti ad Israele, anche gli altri si convertiranno”.

- Allora Aaron si reca svelto nel campo. Come un fuoco si diffonde la notizia: ‘Miriam è guarita!’ –

147. In quel giorno Giosuè è presso Mosè. Gli racconta della serata con gli uomini e con i principi.

- Mosè dice pensieroso: “Il deserto li ha induriti tanto. Loro hanno ragione. Vorrei andare avanti, almeno fino a Kades, e poi senza grandi soste verso est, affinché i mormoratori notino che Dio apre Canaan”.

148. “Senza Aaron? Lui non viene se Miriam rimane espulsa”.

- Mosè sospira: “Il peso non cessa mai. Il Signore ha parlato solo di sette giorni; oggi è l’ottavo”.

- “Oggi Egli guarisce lei ed Aaron”.

- “La sua anima?”

- “Sì!”.

- In quel momento risuona nella tenda il piatto di bronzo. “Ti prego, guarda chi è”. Mosè è ancora stanco dalla malattia.

- Entrano Aaron e sua moglie. La gioia per la guarigione, il pentimento nei confronti di Mosè fa piangere Miriam con veemenza.

149. Mosè li attira al suo cuore. “O figlia, non piangere! Dio ti ha benedetto! Già oggi abbandoniamo il luogo. Come questo deve sprofondare dietro a noi, così anche ogni male”.

- “Mosè!”, Aaron si getta giù.

- “No!”, Giosuè lo alza. “E’ la tua buona volontà. Ma se ci dai la mano da vero fratello, allora hai fatto meglio che baciare una scarpa”.

150. “Che valga questo!”. Gli occhi di Mosè qualche volta stanchi divampano chiaramente; gli scintillano delle lacrime sulle guance. “Già oggi staremo mano nella mano davanti ad Israele e faremo di tutto per risparmiare il popolo”.

- “L’ho compreso da tempo, Mosè”, risponde Aaron tremando, “ma ho pensato che non fosse buono il voltarsi davanti alla massa. Da ora in poi voglio stare con te; anche con te, Giosuè, perch酔, un breve indugio: “Il principe Eliasaf è stato da me”.

151. “Ha parlato con te?”, chiede Giosuè.

- Aaron annuisce. “Me lo ha reso così facile, e vuole tacere”.

- “Anche noi!”, esclama cordialmente Mosè. Questa gioia lo butta quasi a terra, il suo cuore è diventato debole, ma con la forza dal suo spirito passa attraverso il campo con Giosuè ed Aaron.

*

152. Giosuè stabilisce il campo presso Cades nel deserto Sin e procede fino ad Edom, ad ovest di Tel-Araba. Nel frattempo alcuni mormorano: “E’ scappato!”

- Il principe Pagiel sente il loro mormorio, e dice ferreo: “Se fosse rimasto, il vostro discorso sarebbe: ‘Guardate quanto si nasconde da vile!’ 

- Il sacerdote Ithamar, appena arrivato, dice più soave: “Vendete le vostre anime all’Asmodi? Chi vi deve redimere?

Non attestate il falso contro il vostro prossimo. [Es. 20,16].

153. Voi non osservate i Comandamenti, ma volete avere la Benedizione di Dio e il paese che Egli ha dato ai patriarchi!”

- Davanti ad Ithamar ci si abbassa in vera vergogna; davanti a Mosè solo per pura paura. E proprio lui avrebbe meritato altro. Giosuè ha ragione: dopo la sua dipartita si piangerà.

*

154. Si abbandona Cades, dopo che Aaron ha ricevuto un bastone verde e Miriam è stata sepolta (Num. Cap. 17 e 20). Allora Giosuè arriva di corsa da Edom, coperto di polvere. La sua serietà cancella la gioia dei fedeli, preme l’odio degli infedeli. Non risponde a nessuna domanda, ma si precipita nella tenda di Mosè.

155. “Egli non vuole”, dice esausto.

- “Non potevi parlare con il re di Edom?”

- “Sì, oltre Tel-Araba. Ha giurato di sterminare Israele”.

- Mosè va su e giù un paio di volte. Quanto volentieri sarebbe andato al Tabernacolo di Dio per chiedere un Consiglio. Come già sovente, non vorrebbe versare del sangue, anche quando è stato provocato. Ma deve correre all’orecchio di Dio per ogni faccenda? Non ha ricevuto il suo spirito dal Suo Spirito?

156. “Non vogliamo battere Edom; Israele ne ha ancora bisogno come amico, …più tardi. Cavalca domani fino ad Elath; giriamo intorno ai confini di Edom. Porta con te degli esperti cercatori di vie e fin da Elath preparaci i campi fino al fiume Arnon, che – com’è noto – è il confine fra Moab e gli amorrei. Là Israele deve accamparsi ancora una volta per lungo tempo. Vienimi incontro, Giousè, come… come sei venuto da me dal Signore”.

157. Giosuè risponde: “Tu sei venuto prima di me, inviato da Dio al popolo che cammina nella tenebra. La tua fiaccola dovrà splendere a lungo, finché diparti da dove sei proceduto”.

- “Sì! Da DIO è la nostra venuta; la Sua Bontà ci dona la permanenza. Nella Sua Grazia sfocia la nostra partenza, a Casa, nel Regno”.

- Allora tutti coloro che sono radunati, sentono la Voce di Dio:

158. “Proceduti da ME, compiuta la via e ritornati a Me, è la Mia Verità di Luce! Io ho aperto la via al popolo di Luce verso gli smarriti, per portarli a Casa, come vi conduco come Simbolo ancora a Canaan. Questo è il Mio Segno dell’eterna Compassione. Voi sapete di cosa si tratta. Io vi consolo!”

159. Oh, la buona Voce! Se si tenesse sempre aperto cuore ed orecchi per questa, se… Con l’indicazione dalla Parola di grazia si discute la loro continuazione della via. Il giorno dopo, Giosuè lascia di nuovo il campo. Mosè manda dietro per delle singole tappe dei fedeli gruppi di uomini che devono tenere i bastioni.

*

160. I quarant’anni si compiono. Ma il popolo è ancora lontano dalla vecchia, nuova patria: vecchia dal patriarca; nuova perché la si deve conquistare. Si è passati oltre il piccolo Arnon. Il campo si trova tra Dibon ed il luogo Aroer, una regione dei moabiti. Giosuè ha spinto fino al Giordano di fronte a Gerico dei messaggeri, lui ritorna indietro. Si fa un sospiro di sollievo.

*

161. Ma poi, …l’ultima ribellione[68] poco prima della morte di Mosè ha profondamente disdegnato Giosuè. Con forza pensa alla Parola di Dio: ‘Non sono quei poveri che non sono mai stati nel Santuario, saliti dall’abisso, che ora verrebbero salvati?’. Soltanto, …prende saldamente nel suo pugno destro la spada del patriarca …dal Potere di Dio.

*

162. Mosè ha detto l’ultima parola al popolo, che il SANTO ha parlato attraverso la sua bocca (Deut. 32). E ora, …ora si nota che cosa significa. All’esterno del campo, quindi lontano dal mondo, invece vicino al Tabernacolo di Dio, spintisi vicino alla Luce, seguiti dal fedele portatore dell’Ordine, il cherubino Uraniel (Mosè), il buon Insegnamento dell’eterna Misericordia. Il popolo vive ancora in questo mondo e viene anche – come simbolo – rispedito al muro del campo. Nel Tabernacolo di Dio, creato da Lui stesso, come Custodia del Suo Amore, rimangono Mosè e Giosuè.

163. Nell’ARIEL splende la Fiamma di Dio. Mosè si vede giù nell’Alto Santuario, posando il patrimonio di riporto nelle mani di Dio. Anche Giosuè lo riconosce. Commosso e confuso, che cosa dev’esere senza Mosè, guarda verso l’Ariel. Allora gli viene la fiducia: Davanti a lui e dietro, al di sopra ed anche al di sotto di lui la Bontà di Dio gli prepara la via che egli ha da percorrere nella propria responsabilità. ‘L’Onnisanto mi guiderà’.

164. Quando Mosè si vuole inginocchiare, Giosuè sussurra: “Tu hai compiuto la tua grande opera; sia la mia faccenda, offerta a Dio”.

- Allora entrambi vedono Dio nella Sua Magnificenza, che toglie loro quasi il fiato. Due figure di Luce portano delle sedie, una grande per il Signore, e due più piccole. Dio Si siede tra i figli dei Suoi figli. Egli indica ciò che significa la via di Mosè, e dopo, nella maestosa Verità per l’intera caduta. E aggiunge:

165. “La parte di tutte le le caratteristiche di Sadhana ritornata attraverso la sua caduta alla Mia Fonte-Ur. La Misericordia l’ha sollevata e l’ha data ai Miei sette principi. Attraverso le vie del co-aiuto di tutti i fedeli, allacciati alla Mia propria Via della redenzione, questa parte doveva essere portata nella sua povera casa, affinché – com’era accettata la parte – sarebbe di nuovo diventata chiara.

166. Durerebbe a lungo finché l’abisso – tuttavia attraverso una Guida segreta dalla Luce – aprisse una porta. Questo avverrà quando per la prima volta discenderanno dei fedeli. Come delle gocce un po’ alla volta perforano il sasso più forte …e la roccia non si può difendere, così la Luce opera nell’oscurità di Satana.

167. Al primo attacco, quando la roccia è stata rotta e non si lasciava più chiudere, affinché l’inferno rimanesse aperto e tutti gli esseri trovassero la loro uscita, allora la parte così alta di Sadhana fu da portare talmente saldamente nella materia, che ‘Lo-Ruhama’, come si chiama la povera figlia, pensò con paura al tempo, quando questo sarebbe diventato invano contro la Mia Bontà.

168. A questo è legata ogni via del co-aiuto, anche se IO sono la ‘Breccia’ (il Golgota). – Tu, Mio Uraniel, non hai portato per la prima volta la fiaccola dell’Ordine nella materia da altre parti e anche su questo mondo. I suoi uomini, per la maggior parte appartenenti all’abisso, mai stati prima nel Santuario, combatteranno contro la Mia Grazia, coscientemente ed incoscientemente. Quindi regnerà caos al posto dell’Ordine, e invece della buona volontà, cattiveria o tiepidezza.

169. Il sapere morto trionferà sulla Sapienza; sulla Serità prevarrà la pazza gioia. La Pazienza rimarrà senza timore; l’amore sarà dipinto nelle variazioni che coprono l’eogismo; l’assenza di misericordia regnerà nel mondo! E ciononostante, …i sacrifici attraverso le vie del co-aiuto di tutti gli spiriti dei figli della Luce aiuteranno incessantemente a costruire le strade sulle quali un giorno la povera lontananza è da riportare a Casa.

170. Tu Mi hai visto; il tuo spirito desiderava anche una visione, come avviene solamente nella Luce. Allora ho detto: ‘Non puoi vedere il Mio Volto; perché nessun uomo che Mi vede vivrà’ [Es. 33,20]. Ma voi e gli altri Mi avevate visto (Es. 24,10-11) e non ne siete morti.

171. Fin dalla prima visione, dapprima con la Magnificenza coperta, non siete stati più dei puri uomini terreni; ed è impossibile che dopo la Mia Contemplazione poteste essere al servizio del mondo. Infatti, avete continuato a vivere secondo la vostra ricca fatica, così come il povero gregge affidato al vostro amore sarebbe da salvare.

172. Strappare Israele al deserto era la parte principale della vostra fatica; la ‘ricchezza’ di ciò era lì per le anime, per stacccarle dalla materia. Mio Uraniel, tu lo hai compiuto bene come uomo-Mosè; e tu, figlio Mio, Giosuè, sei stato il fedele sostegno. Nel Mio diritto, dal Mio alto Diritto, Mosè ti ha eletto davanti a tutto il popolo. Vuoi anche tu essere per quaranta lunghi anni il portatore dei pesi libero da peso? Da ciò ti calcolo dalla Mia Bontà dieci anni, perché sempre avuto nel cuore e davanti agli occhi i Dieci Comandamenti.

173. Pongo questa alta scelta su di te. Deciditi! Guardando in su alla Mia Magnificenza, vuoi prendere su di te la ricca fatica? Quello che succederà nel piccolo con il popolo, è un eco di quella lotta tra la Luce e la tenebra, certo, abbastanza forte, in modo che il mondo non ne dimenticherà nulla fino alla sua fine. Tutto è orientato sulla salvezza di Lo-Ruhama! Quello che succede è solamente la ricaduta della grande Salvezza che ho riservato fin da sempre e fino alla fine della materia”.

174. Mosè chiede: “Eterno Padre di tutti i figli, è Tuo figlio, in Cui hai la Tua Gioia. Come me, quindi benedicilo nella Tua Bontà. Il mio cuore si è sempre rallegrato in lui. Io sapevo che Tu, Onni-Santo, mi hai dato in lui una Parte della Tua Bontà, un Bastone dal Tuo Amore. Laciami porre come uomo il mio ultimo grazie davanti ai Tuoi piedi, i quali preparano ad ogni figlio la via del co-aiuto, alla povera lontananza il suo sentiero per il rimpatrio”.

175. Mosè, quando riceve da Dio la Benedizione di conclusione per il mondo, muta.

- Giosuè lo vede scosso. Allora pronuncia la confessione: “Mio Signore e Dio, Padre e Redentore! Da TE accetto la via dell’obbligo; deve diventare la ricca fatica del mio amore, a me affidato dopo Mosè, nell’amore per il prossimo, per la povera sorella (Sadhana) e per il popolo.

176. Signore, Tu chiedi se io voglio assumere quarant’anni della ricca fatica della Tua Benedizione. Mi hai messo in conto – immeritatamente – dieci anni che ho potuto servire Mosè. Eccomi qui, Signore, manda me! Lascia regnare le Tue mani davanti e dietro, al di sopra e anche sotto di me nell’eterna Misericordia”.

177. Dio dice: “Ti voglio benedire per la tua funzione”.

- Giosuè si sente rapito.

- “Ora va! Quello che ho ancora da parlare con il Mio buon servo, deve diventargli celeste per via della sua fedeltà. Il popolo è anche nella paura, e ne ho Compassione, nonostante la trasgressione dei Comandamenti. Avrai un segno (il mantello di Mosè), e ci sarà molta Forza nella tua opera”.

178. Mentre Mosè si appoggia alla spalla di Dio e cela il suo capo al Suo petto e le sue lacrime cadono sui piedi di Dio, Giosuè non vorrebbe andar via né da Dio e né da Mosè. Insieme lo accompagnano un pezzo lungo la via. Si volta sovente. Il Santo e Mosè attendono, finché dietro di lui si chiude la porta del campo. Giosuè non potrà mai descrivere com’è uscito dal ‘Santuario del Cielo in mezzo al deserto del mondo’ e, nella sua tenda, non lo abbandonerà mai il sentimento che lo aveva invaso.

 

 

[indice]

Cap. 8

Giosuè guida fino a Gerico – Il colloquio con Dio – Ancora opposizioni

Dio consola – Arriva un angelo guida che insegna e aiuta: è Mosè

La battaglia, l’incendio, Rahab è salva – Un solo arrestato

Un principe tradisce – Primi giudici in Israele

 

«Guai a colui che contende col suo Creatore,

egli, rottame fra i rottami di vasi di terra!

L’argilla dirà essa a colui che la forma: ‘Che fai?’

oppure l’opera tua dirà: ‘Egli non ha mani?’»

[Isaia 45, 9]

1. Giosuè conduce il popolo dal ‘Monte del Cordoglio’ (Nebo), dove non fu trovata la tomba di Mosè, fin quasi al fiume Jarmuk, perché a destra del Giordano si trovano delle tribù ben armate. Che cosa starebbe là in agguato per loro? Non c’è nemmeno un buon passaggio. Costretto, ritorno di nuovo indietro. A sud di Jabes-Gilead fa accampare. “Per breve tempo”, consola gli uomini stanchi.

2. Sora sa seduto nella tenda, riflettendo se Dio volesse aiutare. Nu-Anim è ritornato da poco a Casa; con ‘ricca fatica’, risuona nel suo cuore. Sì! Ma centocinquant’anni sono una bella età; lui stesso presto ne avrà settanta. Non meno di suo padre si occupa del popolo.

4. Ininterrottamente arrivano degli annunciatori, dal movimento del nemico e dall’ultima tenda. Il ringraziamento per la molta fatica non è sempre abbondante. Non si era aspettato altro; perché a Mosè capitava lo stesso. Se… Nella sua riflessione, pochi minuti d’intervallo, entra un giovane uomo con un saluto reverenziale.

4. “Che succede, Sanhus?”

- “Mio padre ha mandato un messaggio”.

- “Dove si trova ora?”

- “Con venti uomini vicino al Giordano. Il principe Pagiel è andato da lui. Di fronte, alla stessa altezza, si trova Gerico, che i caananei tengono con circa mille uomini pesantemente armati. Hanno avuto dei rinforzi. Alcune truppe si spostano verso nord. Mio padre pensa che ora ci sarebbe l’occasione di passare il Giordano. Ha trovato un largo passaggio”.

5. Giosuè sospira. “Battiti, sei fedele e coraggioso. Kahathael (il padre si Sanhus) voglia far annunciare la minima cosa. Il principe Pagiel si annunci quando sarà tornato; terrò un consiglio dei principi. Chiedi se noi – intanto – potremmo sorprendere con la metà dei nostri guerrieri. Qui tutt’intorno non c’è nemico; la metà protegge facilmente il campo. Devo dapprima prendere piede, prima che il popolo sia da esporre ad un destino incerto. Potresti essere di nuovo qui da me entro la sera?”

6. “Sì, signore”.

- “Sanhus, tu lo sai, …Dio solo è il nostro Signore”.

- “Oh, sì”, risonde costui seriamente. “Ma DIO ha messo te come nostro signore in questo mondo. Ci rivolgiamo anche ai principi con i loro titoli”.

- Giosuè spiega: “Loro sono principi di sangue”.

- “Ah sì? E tu?”, s’infervorisce il giovane. “Che cosa sta più in alto: la Casa di Dio, oppure quella di un uomo?

7. Ho visto il Magnifico[69], proprio a chi era stato dato il mantello di Mosè. Lo porti tu! Il nostro gran duca Hur ti tiene molto in alto. ‘Non dal sangue proviene l’elezione’, dice lui, anche se lui proviene da una casa di principi. Si avrebbe solamente i due nipoti delle due mogli di Giacobbe, ma non le ragazze, elevate ai ‘primi del nostro popolo’, da cui più tardi divennero i principi. Hur deriverebbe dal primo nipote di Giuseppe dalla linea di Rahel; il faraone lo ha decorato con la dignità di gran duca. Tu, Giosuè, provieni dal primo nipote Ruben, il primo figlio di Giacobbe. Di conseguenza tu sei il nostro primo principe. Soltanto, …meno dal sangue, piuttosto dalla Forza dello Spirito, dalla Luce, tu sei dopo Mosè il più elevato di tutto il popolo”.

8. Giosuè annuisce gentilmente: “Certo; soltanto ci si fa troppo volentieri un idolo. Più saldamente è da lodare ‘UN SIGNORE’

- “Bene, quindi ti chiamo pubblicamente ‘principe Giosu蒔.

- “Piccolo adulatore!”, e dopo una pausa: “Ora va, in modo che tu possa ritornare per la sera”.

- “Sissignore, principe Giosuè!”. Sanhus si pone come un guerriero.

- “Non nella tenda”, Giosuè alza la mano, “il prìncipe Hur ti sia come un padre”.

- Il ringraziamento del giovane non conosce parole, i suoi occhi splendono chiari.

*

9. Giosuè, riflettendo, si meraviglia perché non arriva già di nuovo qualcuno. Raramente ha tempo di tenere un intimo colloquio con Dio. Fino ad oggi sono quarant’anni che Israele – guidato sotto la mano di Dio e di Mosè – ha passato il Mar Rosso. Per lui sono precisamente il giorno d’oggi, dieci anni da quando può servire accanto a Mosè, …Dio ed Israele.

10. “Signore”, dice piano, “Tu calcoli molto precisamente; ma Canaan è lontano, anche se sarebbe da raggiungere in quattro giorni con il popolo. Se ci hai assegnato il paese del patriarca, perché i pagani si possono ribellare?”

- Allora entra Dio nella tenda, e come un Amico, il Signore si siede di fronte a lui. Spavento e gioia irrompono su Giosuè. Lui salta in piedi.

11. “Rimani seduto! Voglio parlare con Mio figlio per scoprirgli ciò che lo aggrava, inteso mondanamente, perché anche a Mosè succedeva questo. Ma Mio figlio sa che IO l’ho scelto, e il ragazzo doveva annunciare ‘la stirpe della Luce’, allora al posto della questione può regnare la fiducia. Oppure no?”

- Giosuè afferra la Mano di Dio e vi si pone la sua fronte.

12. “Signore, devo imparare ad interscambiare le domande con fiducia. Lasciami posare nelle Tue mani la mia fatica di questo tempo, dalla Tua Ricchezza di grazia”.

- “Dà qua, devi notare che Io so tutto e guido tutto!”, risponde Dio

- “Questo certamente, mio buon Padre-Dio. Tu vedi anche, se e come mi fido di TE.

- “Ecco perché sono venuto da te, figlio Mio”.

13. “Quale Grazia! Il popolo brontola e mi accusa di essere quarant’anni senza casa. Io avrei voluto erigere Il Tuo vessillo edificato su quel suolo che Tu avevi dato ad Abraham. Se tutto va bene, in quattro giorni saremo là; se però è una solida base, lo sai soltanto Tu”.

14. “Condivido la tua preoccupazione”, dice mite Dio.

- “…Come? Ma… Tu non ne hai bisogno…”

- “…di essere preoccupato?”. Nuovamente quel buon Sorriso. “Se IO condivido le tue preoccupazioni, non pensi che almeno la metà dei pesi decade?”

- “Ah, è così!”. Gli occhi di Giosuè traboccano. “O Signore, Tu sei il miglior Padre; non ne esiste un altro allinfuori di Te!”

15. “Allora bada: qualcuno pensa che i tempi si dovrebbero compiere secondo il suo orologio, soprattutto quando una Rivelazione delinea i tempi degli uomini. In sé è giusto. Nella buona fede hai aggiunto ai quarant’anni ancora quattro giorni. Vuoi contare quante volte il popolo si è distolto da Me? E quanti Comandamenti, ed anche quante volte sono stati infranti?”

- “Quante volte, …quante volte? Signore, non lo so, è stato purtroppo sovente”.

16. “Appunto! Se calcolassi da mille la Mia Decima, allora ci sarebbe da aspettare ancora quattro anni, prima che si aprano le porte”.

- “Signore!”. Un’esclamazione di spavento.

- “Si direbbe apertamente che da Me non ci sarebbe nessuna Grazia, altrimenti i quarant’anni si sarebbero compiuti”.

- “Lascia chiacchierare i chiacchieroni! Ma vorresTi caricarTi il peso?”

- Un sospiro abissale, e poi…

- “Con la Tua Forza”.

- Allora Dio prende le mani dell’uomo nelle Sue; e vi è un alto Bagliore che si sprigiona da Occhi santi-scuri.

17. “Era soltanto una domanda d’esame, Giosuè. Per via di Mosè voglio dividere i quattro anni, in modo che ne valgano solamente due”.

- “Grazie! Grazie! Ce la farò!”

- “Non Mi chiedi, Giosuè, se non volessi dividere pure per te, la cui fatica riempie le tasche del tuo mantello dalla Luce?”

- “Ah, Padre, Tu hai già condiviso pietosamente le preoccupazioni con me”.

18. “Ma guarda! Allora rimangano dei giorni: dieci per i Miei Dieci Comandamenti. Su questo, taci; devi imparare a conoscere i mormoratori. In faccia, alcuni sono cordiali, dietro le spalle alzano il pugno. Come IO apra questi, lascia che sia la Mia preoccupazione. Nel sogno hai visto la Mia luce. Come la palpebra dell’occhio è chiusa, così l’anima guarda sotto le ali del suo spirito la Mia Magnificenza coperta. Questo è molto per un uomo!

19. Da questa visione ed ancora altre, percorri la tua via del co-aiuto. Ed affinché i mormoratori si mordano la lingua, prima di Gerico devono avere il ‘loro’ miracolo. Sarebbe meglio che agisse la FEDE; ma per via della povertà, portata dalla loro schiavitù, voglio pietosamente aiutarli”.

20. “Padre, intendi la servitù della gleba al Nilo?”

- “No; è la povertà d’anima, è la schiavitù prestata a Lucifero”.

- “Allora fammi servire ancora più gioioso il povero popolo, come un servizio che spetta a TE”.

- “Tu sei e rimani benedetto, Giosuè”.

- “Padre, vuoi condividere ancora un’altra preoccupazione? Purtroppo il mondo è appeso a me come a dei pali che legano i piedi. Gerico è fortificata, i nostri uomini sono stanchi e, …come devo preservare gli uomini, quando sollevano le loro armi?”

21. “Ti ho detto, che Issale deve avere il ‘suo’ Miracolo, per via di te. Con te combatterà uno, al quale il mondo non resiste”.

- “Sì, o Padre-Dio, TU sei l’Uno!”

- “Anche questo, figlio Mio; soltanto, che Io aiuto dalla Mia Lontananza, che ti è sempre vicina. E vicino ti sarà un principe dell’esercito del Cielo. Anche su questo taci; perché Io esamino chi crede nel Mio aiuto.

22. Il quarto giorno solleverai il Mio vessillo davanti a Gerico; e dopo, al sesto, cadrà il tallone. Per Satana sarà un segno che ora nel sesto Giorno della Creazione cadrà il suo tallone. Tu non vuoi versare nessun sangue per via del Comandamento ‘Non uccidere!’. Vedi, se questi smarriti potessero essere aiutati senza la morte fisica, allora sii certo che non ci sarebbe bisogno di attaccare la città!

23. Essa è come Sodoma, solo che non morrà come Sodoma. Con la morte si può salvare qualche anima …per l’eternità. Vi provvederai tu, affinché Israele non diventi crudele. Dove lo si fa in segreto, la Mia Mano interverrà.

24. Io amo i Miei pagani. Ovunque, dove esistono degli spiriti dall’Alto ed esseri dal basso. Dei prigionieri si lascino servire sette o quattordici anni gli uomini, ventuno anni i ragazzi. Sono da preservare i vegliardi e i bambini; ma anche le giovani ragazze sono da impiegare. Se lo fai, allora in Canaan il tuo nome non sarà dimenticato, così come non lo sarà il nome di Abraham.

25. All’inizio della tua funzione ti ho mostrato il Libro della Vita che è aperto nel Santuario, il quale diceva: «Questo Libro della Legge non si diparta mai dalla tua bocca, ma meditalo giorno e notte, avendo cura di mettere in pratica tutto ciò che v’è scritto; poiché allora riuscirai in tutte le tue imprese». [Giosuè 1,8] La VITA è la più alta Legge della Luce, la prima Condizione-Ur che valeva per il popolo di figli.

26. Si è giurato la fedeltà, e ciò era – come raramente – ben intenzionato. Si è temuto meno la Mia ira; di più quella di Mosè, che secondo la loro opinione sta accanto. Proprio così temono i pagani; sono più scoraggiati di come pensi”.

- “Che cosa devo fare con la prostituta Rahab? Abbiamo acconsentito di risparmiarla”.

- “Con ragione! Non solo per questo, perché ha lasciato andare i tuoi uomini; la si chiama una prostituta perché serve il ‘Dio del patriarca’. Per questo ho guidato la tua gente nella sua casa tramite un angelo”.

27. “Sia fatto, eterno buon Dio”. Giosuè si china profondamente. “Come mi aggrappo ai Tuoi piedi, trattengo la Benedizione che mi hai dato. Lasciala venire su Israele e su tutti i pagani, affinché da questo paese vada come su questa Terra come simbolo della Luce la TUA VERITA’, finché una via larga ed anche difficile guidi i caduti fino all’Empireo”.

28. Ho benedetto questo mondo”, dice Dio profondamente serio, nello sguardo l’ardore soave del Fuoco del Creatore. “L’ho eletta come quello dei mondi più bassi. Io discendo nella sua povertà; e la tua immagine, salita dalla buona richiesta, diventerà Verità!”.

- Il Signore impone le sue Mani su Giosuè. La loro soave pressione si sentirà a lungo, nonostante Dio sia andato via esteriormente. Rimane indietro la Sua Grazia, …fino al presente.

*

29. Eleasar, Ithamar, i principi ed alcuni dei più anziani si radunano. Si discute per il pro e il contro. Giosuè considera ogni buon consiglio.

- Infine, Hur chiede: “Qual è la Volontà di Dio? Che cosa vuoi fare domani?”

- Giosuè si passa la mano sulla fronte, e dal suo spirito trae il Consiglio di Dio:

30. “Durante il nostro cammino il popolo ha fatto molto male davanti al Signore, …non solo i piccoli”, dice lui seriamente. “Dio non potrebbe attaccare ai quarant’anni, ancora quattro?”

- “Ancora …qualcosa? Te lo ha annunciato Lui?”, si domanda con veemenza.

- Ithamar interviene: “Sarebbe ben il Suo Diritto. Egli ci può far attendere altri quarant’anni, finché impariamo ad osservare la Sua Legge”.

31. “La Legge della Vita”, sottolinea Giosuè.

- Qualche occhio brilla, e un anziano dice: “Se domani non conquistiamo Canaan, la maggior parte del popolo cade da te!”

- “Ah, è così?”, lo chiede Hur per esteso. “Hai già pronte le liste?”

- “Liste?”, balbetta costui. “Non ne ho bisogno; il popolo…”

32. “Non mandare avanti nessuna folla, se sei tu il conduttore del gruppo!”, dice Giosuè alzandosi. “Vado al Giordano per ispezionare la situazione”.

- “Non andare”, lo avverte Pagiel, “là sta in agguato della gentaglia”.

- “Come lo sai?”, si preoccupa Hur.

- Ed Eliasaf supplica: “Evita il pericolo, se perdiamo te, siamo perduti anche dinanzi a Dio”.

- I principi Abida, Eliab, l’anziano dei primi Abeldan, l’anziano principe Deguel ed altri, sono d’accordo.

33. “Lo scrivano delle liste”, dice, “…che mandasse altri in avanguardia, ma avrei assicurato me stesso”.

- “E’ vero?”, Ithamar va verso il sobillatore. “Te lo segno, davanti a Dio, credilo!”

- “Non ti scaldare per via del sobillatore”, tranquillizza Eleasar suo fratello. “Da sacerdoti dobbiamo …”

- “…coprire la cattiva bocca  menzognera?”, Isthamar è fuori di sé.

34. “Ce ne sono ancora altri, lui non è solo”, Giosuè liscia le onde. “Ciò che riguarda il pericolo, …ora, Mosè non si è mai tirato indietro quando si trattava del tutto. Dio mi ha dato la funzione, dalla mano di Mosè nella mia; quindi agirò come Mosè. Per la vostra tranquillità, mi possono accompagnare due principi”.

- Presto viene circondato, ma alcuni arrivano titubanti. Ora, …saranno timorosi, Giosuè cerca di scusarli. Si sceglie Abida e Pagiel.

- “Il prìncipe Hur mi sostituirà. Qui la delega”, Giosuè consegna l’anello di Mosè.

35. “Porta con te dei guerrieri”, chiede preoccupato Eliasaf.

- Giosuè lo tranquillizza: “Buon amico, un mucchio, darebbe subito nell’occhio”.

- “Quando ritorni?”. La domanda di Nahesson non tradisce preoccupazione.

- “Difficile da dire”, annuncia brevemente Giousè.

- “Allora andiamo?”

- “Dipende, Melaon. Se ora vuoi continuare a sobillare, …non ho nulla in contrario. Non sobillarti solamente nella tomba!”

- Ci si lascia oppressi.

*

36. Giosuè si spinge fino da Kahathael, che si indigna.

- “Anche tu sei in pericolo come me”, risponde Giosuè. Lui, Kahathael e un esploratore guadano di notte nel fiume Furt. E’ molle: non ci si potrebbe passare con i carri. Ma …pesantemente caricati? Dovrebbero condurre (per mano) i bambini e i malati e in alcuni punti il fiume è limaccioso. Tuttavia, …che Dio dividerebbe anche a lui i flutti, non gli viene in mente, …per modestia.

37. Al di là, l’uscita del Furt è buona si estende fino alla successiva altura e per una buona larghezza. Giosuè viene spiato per vedere se e quando sarebbe tornato.

- Uno di loro che di notte aveva spiato con Melaon, dice all’improvviso: “Giosè è l’uomo di Dio; lui ci porta avanti, lo dimostra il suo ritorno. Possa durare ancora un po’, che c’è di male? Non mi piaceva la faccenda di Melaon, ma ora mi tengo strettamente a Giosuè”.