– Rivelazione –

(Dettato ad Anita Wolf nel 1956)

 

La vita terrena di Zuriel – arcangelo primario della Sapienza – quale il profeta Isaia.

 

(Cit. dal testo): «Asarja prepara le singole lettere in stampatello. Il primo getto dà il nome ‘Isa-i’». Asarja se ne stupisce. «Così si chiamava il padre del re Davide, solo che era scritto ‘Isai’. Non possiamo lasciare questo nome» … «Il secondo getto rimane vuoto». …. «Ora deve essere estratto una terza volta. Dalle lettere emerge il nome sillabato ‘J-Esa-ja’ (significa: ‘Io dico sì’, inoltre, secondo la Luce è un simbolo dalle sette Caratteristiche di Dio)».

 

 

 

E fu Luce

 

Isa-i  …  Isaia

(618 – 700 a.C.)

 

 

zuriel_isaia.JPG

 

[Isaia-Zuriel, il principe/cherubino della Sapienza]

 

Titolo originale: “Und es ward hell”

Tutte le opere (in lingua tedesca) vengono consegnate gratuitamente agli amici che cercano la Luce

Edito dal circolo degli amici di Anita Wolf - C/o Jurgen Herrmann

Hohenfriedberger Strasse, 52 - 70499 Stuttgart

Email:   bestellung@anita-wolf.de.

Sito:      http://www.anita-wolf.de

Traduzione: Ingrid Wunderlich

Questa edizione in lingua italiana è stata curata dal gruppo:

‘Amici della nuova Luce” – www.legamedelcielo.it

Contatti:  info@anitawolf.it

 

[Isaia 49,16]       «Le Tue mura mi stan del continuo davanti agli occhi».

[Isaia 60,11]       «Le Tue porte saranno sempre aperte».

[Isaia 58,11]       «Sarai come un Giardino ben innaffiato».

[Isaia 12,3]     «E voi attingerete con gioia l’Acqua dalla Fonte della salvezza».  

 

Vai all’INDICE

 

 


 

PERSONAGGI

 Il SIGNORE            UR, come Primo e Ultimo

 Uraniel                    arcangelo/cherubino dell’Ordine (Mosè)

 Muriel                      arcangelo/cherubino della Serietà (Abramo)

 Gabriel                    arcangelo/cherubino della Misericordia (Zuriel)

 Isa-i                        il profeta Isaia, nomignolo Yps, il cherubino della sapienza

 Abbuda                   sacerdote d’anticamera per l’Onnisantissimo nel tempio

 Abelu                      un sacerdote-rabbino del tempio in Gibea

 Abigail                     moglie di Abjathar

 Abjathar                  dotto del diritto, proprietario della libera scuola in Jerusalem

 Adonia                    figlio di Hattil

 Absad                     amico di Michea, un istruttore di asini

 Amoz                      padre di Yps-Isa-i, un israelita

 Asarja                     1° gran sacerdote

 Asgad                     un carpentiere di Gibea

 Asmodi                   il diavolo

 Assophag                giovane insegnante presso la scuola di Abjathar

 Assuram                 oste della locanda Batrath in Jerusalem

 Barisall                    sacerdote levitico e guardiano del pane d’esposizione (la volpe – confinato)

 Barthomas               figlio tredicenne di Jarat

 Beerot                     il fabbro in Gibea

 Benjamin                 un ragazzo rapito

 Chaphas                 un testimone

 Chenos                   capo sacerdote, padre di Hisrael, e cognato di Om-Sabra

 Chilijon                    sacerdote per le iscrizioni alla scuola del tempio

 Diblaim                   sacerdote e insegnante capo presso la scuola del tempio, poi presso la scuola libera

 Elimaluch                capo sacerdote e presidente della scuola del tempio (confinato)

 Elkana                    moglie di Joroham

 Ester                       figlia di Jarat e di Maphia

 Garozam                 ciabattino di Gibea, 1° padre adottivo di Isa-i e di sua moglie

 Geroboamo II           re di Samaria (Jerobeam)

 Haggith                   anziana serva dei genitori di Isa-i

 Hassmas                ladro in Gilead

 Hattil                       una vasaia di Gibea, madre di Adonia

 Hezeron                  sacerdote secondario della guardia del tempio

 Hisrael                    nipote di Om-Sabra, figlia di Chenos

 Hophei                    moglie di Diblaim

 Iddo                        vasaio e imprenditore in Jerusalem

 Ifra-Gohnora            padre di Samathuel e fratello di Sikha, zio di Isa-i, capo sacerdote nel paese straniero

 Isboset                    sacerdote guardiano degli allievi della scuola del tempio

 Jarat                       il più anziano di un rione presso Gibea

 Jehiel                      sacerdote-capo del culto pubblico di più sacerdoti

 Jephtha                   nonno di Yps-Isaia

 Joas                      

 Joroham                  insegnante capo e direttore della scuola del tempio, poi nella scuola libera

 Jotham                    il figlio del re Uzzia

 Jussbala                 giudice capo in Gilead

 La-Maku-i                Padre di Siha ed Ifra (solo nominati)

 Lailu                        la nipote di Abjatar

 Maphia                    moglie di Jarat

 Matguel                   sacerdote con la funzione di cassiere

 Michea                    il giovane profeta, contemporaneo di Isa-i

 Nathan                    il servo di Abjathar

 Naemi                     vicina di casa di Amoz

 Obed-Edom             sacerdote e giovane insegnante della scuola del tempio

 Olley                       una ragazzina, futura moglie di Barthomas, nipote di Om-Sabra

 Om-Sabra                anziano di Gibea, rabbino e 1° consigliere del popolo – cognato di Chenos

 Orpa                       moglie di Isboseth

 Parnach                  sacerdote dei ruoli sacri

 Phrybe                    madre di Michea

 Pinehas                   un muratore di Gibea

 Rochalet                 il maestro di Barthomas

 Salma                     una governante di Abjathar

 Samathuel               cugino di Isa-i e sacerdote nella patria di Sikha

 Samser                   sacerdote del culto pubblico

 Sarja                       sommo sacerdote di Jerusalem

 Sephthan                 sacerdote

 Simelah                   figlia di Jarat e di Maphia

 Sereboas                 anziano di Abel-Mehola, successore della famiglia di Eliseo dopo Saphat

 Sikha                      madre di Yps-Isaia, una sacerdotessa straniera

 Suo figlio                 futuro figlio adottivo di Isa-i

 Susanna                  la serva di Abjathar

 Telem                     capo doganiere in Jerusalem

 Uzzia                      re della Giudea

 Ziha                        un tessitrice di Gibea

 

Nomi solo citati

Amarja / Asaf / Baal / Boas / Elia / Eliseo / Ethan / Giacobbe / Heebar / Hur / Isaschar / Isai / Metudalah / Mosè / Rachele / Ruth / Salomone / Samuele / Saphat / Sebadja / Serebal / Som-Hasad / Thubias /

 

 

Località citate

Ai / Abel-Mehola / Abel-Gafra / Anathoth / Antiochien / Akko / Betesda (il laghetto) / Bethfage / Carmelo / Damaskus / Edessa / Egitto / Elath / Endor / Gibea / Gilead / Hadad-Rimmon / Haran / Hinnom / Jabes-Gilead / Jafo / Kodron / Jesreel / Jerusalem / Jordan / Mehola / Menphis / Michmas / Megiddo / Mizpa / Moab / Morija (il Golgota) / Musa / Ninive / Nisibi / Nob / On / Ophel / Kinnereth / Jabes-Gilead / Persepolis / Pithom / Rabbath-Ammon / Rama / Ramoth-Gilead / Rogel (un pozzo) / Samaria / Sebulon / Syffit / Sidon / Siddim / Syrien (Siria) / Siloa / Tirza / Tophet (valle) / Tor

 

 

PREFAZIONE

 

La storia presenta un tempo molto remoto. Quello che è successo con Isaia da bambino è una logora faccenda che si ripete per buona parte degli uomini, ma che per il giovane trentenne, come viene rivelato al cap. 25,31,  è l’arcangelo della Sapienza, uno che nel Regno sta davanti al Focolare di Dio.

Per tutti coloro che in ogni tempo credono nella fedeltà del tempio e nei suoi sacerdoti, anche per i moderni cristiani, su tuto ciò che riguarda la religione statuaria di qualunque popolo, che davanti agli uomini, dal pulpito, durante le funzioni indicate come sacre, vengono presentate come divine, al leggere la realtà di una storia che presenta un personaggio biblico ben noto, l’uomo comune e il cristiano scuoterà la testa. E’ lasciato a ciascuno di accettare liberamente oppure rifiutare ciò che succede nei meandri dietro gli altari, ma è storia antica, come anche del presente, che si ripete pur cambiando gli attori, generazioni su gnerazioni di sacerdoti e re semre asserviti all’orgoglio e al desiderio di imperare sul popolo, e ciò perché da sempre, tutto ciò che riguarda la sfera della religione e del potere non viene quasi mai riportato negli archivi ufficiali alla comunità, oppure è andato perduto definitivamente. A chi non gli è consentito di oltrepassare il muro dell’omertà religiosa, quindi, non saprà mai quale sia realmente la verità, né ciò che gli consentirebbe di scoprire in quei fatti, che, non velati, scardinerebbero anche la fede più profonda nelle istituzioni religiose, nonché nel servilismo omertoso.

Nessuno dica che Dio ha sostituito il Vecchio Patto con uno Nuovo, né che il Dio del Vecchio Patto è diventato secondario attraverso Gesù Cristo. Tali differenti opinioni sono oggigiorno molto diffuse, e tuttavia sbagliate! Dio è eterno! Non ci sono limiti né al Suo tempo né al Suo Essere. Se non si avesse più bisogno del ‘Dio del Vecchio Patto’, allora Egli dopo quel tempo sarebbe diventato un Dio minore come si sarebbe rivelato fin da Cristo. Egli era ed è, l’Immutabile, il perfetto Spirito-UR, e allo stesso modo lo è anche il Suo Patto che Egli ha concluso con i figli, e perciò è venuto dal Cielo nella materia. Egli non ha mai rinnovato il Suo Patto, perché lo stesso non ha bisogno di una trasformazione o di una nuova formazione, ma ha annunciato nuovamente di tanto in tanto solo il Suo unico Patto, affinché gli uomini non se lo dimenticassero, come l’arcobaleno, che è sempre tale, quando viene ri-donato. Egli è l’A (l’Alfa) e l’O (l’Omega), l’Inizio e la Fine, Luce della Luce da eternità in eternità! Perciò anche il Suo Patto, creato per il consolidamento di tutte le Opere [Gen. 1,8]. Non per Sé, ma, …unicamente per i figli.

Il libro di Isaia biblico è prolisso, ma ad un confronto con la sua vita sviluppata in questa rivelazione non si notano quasi elementi similari. Ciò, a differenza di altri testi biblici (come in Daniele) in cui la Scrittura ha ampi tratti rappresentativi, in questa, tali discordanze sono da mettere in conto sul fatto che egli, essendo un insegnante della scuola pubblica – e in parte della scuola del tempio – i suoi insegnamenti espressi a tratti nelle sue prediche, a parte la prima di cui si presero appunti (cap. 23,23-29), almeno fino ai suoi quarant’anni, forse fu perché proprio per il carattere dell’insegnamento autorizzato dal tempio, come non lo è stato con altri profeti, il lungo testo di Isaia biblico fu redatto in più tempi, probabilmente tratto dalle sue prediche riassunte dei suoi ultimi 40 anni, per condensare insegnamenti utili all’istruzione degli scolari nelle scuole del tempio, e renderlo utile come base di lettura e copiatura agli studenti. In un certo senso, la prolissità, la ripetitività, anche l’utilizzo di concetti che in questa rivelazione sono solo accennati, furono espressi anche da altri insegnanti (Muriel, Ifra-Gohnora, Samathuel), i quali rappresentarono comunque la base di questi insegnamenti poi riportati nel testo di Isaia. Da questa rivelazione sappiamo che solo dopo i suoi 40 anni e per altri 40 anni (cap. 18,12) Isaia andò peregrino per tutta la Giudea a predicare, ma non viene rivelato nulla di queste prediche.

Perciò, proprio queste discordanze devono farci riflettere sul fatto che, attaccarsi alla lettera, che più volte ci viene indicata che essa è ‘morta’, non va bene. Invece, occorre solo desumere da questa, antica, solo ‘lo spirito’ di ciò che deve servire come impulso alla fede nell’unico Dio e all’amore verso il prossimo.

Un tempo benedetto, quello in cui Dio ha operato direttamente con gli uomini. Solo così si spiega come poi, nel tempo, il ricordo nel popolo, coinvolto, non poteva sparire e, per questo, anche quella spiritualità rimasta per generazioni, e tale da essere riportata nelle S. Scritture, che i profani non possono comprendere e che perciò poi, a tratti, può essere stata oggetto di pseudo correzioni che ne hanno limato quel meraviglio rapporto di Dio con gli uomini.

L’ultimo tempo, l’O degli uomini, può far raggiungere la rinascita spirituale, l’alto Livello del Cielo, solamente quando questo ‘Omega’ degli uomini diventerà l’Alfa di Dio! Per questo deve servire la presente Opera, al fine di non utilizzare il racconto del Vecchio Testamento come un approfondimento da prendere alla lettera, ma esclusivamente come un ‘guidare all’Alfa di Dio’, in cui Cristo e l’uomo possiedono il loro vero ‘Omega’, che è da attingere solamente dall’A e dalla O di Dio.

Chi legge sotto questo punto di vista, avrà la Benedizione che è eterna da parte di DIO, la quale non è mai stata vecchia prima, né lo sarà nuova oggi.

Anita W.

 

 

Parte I

IL ‘MURO’

 

 

Cap. 1

Yps, il piccolo povero ragazzino (vermicello)

L’istruzione in sinagoga – Un amico

 

«Le tue mura mi stan del continuo

davanti agli occhi». – [Isaia 49,16]

1. Lo si chiama semplicemente Yps perché nessuno sa il suo nome nel piccolo rione, anch’esso senza nome. Perfino l’anziano rabbino che di tanto in tanto veniva da Gibea, che aveva una risposta ad ogni domanda, non sapeva fare gran che con il bambino.

*

2. C’era un tempo inospitale, allorquando un piccolo piede-nudo venne a bussare alla capanna del calzolaio. Sono passati tre anni. Non ci si è dati molto da fare per il ragazzino arrivato lì, se non domandare occasionalmente al rabbino Abelu che cosa dovesse essere di lui. Si era portato con sé il ragazzino nella sua stanza, quella che alla località serve come sinagoga, toccato profondamente dal suo sguardo affamato. La stanza non dà nessun diritto alla parola orgogliosa, ma quello che viene discusso qui, è Luce dalla Luce di Dio, per quanto la possieda il rabbino. Non si può dare di più di quello che procede dal suo proprio cuore, e tuttavia i suoi talenti sono umanità e bontà, di cui ognuno se ne avvale volentieri.

3. Quello che Abelu aveva trattato con il ragazzino, non era uscito dalla sua bocca; anche lui non aveva saputo di più, di quel viso del tutto spaventato, di quelle mani deboli tremolanti, e al collo una pergamena con una scritta. Dopo di ciò, Abelu era partito. Quando era ritornato, aveva detto alla gente di aver raccolto il vermicello, di volerlo tenere come uno dei suoi figli, e che il ragazzino ne era degno.

4. Ah, questo non era pesante. Tutti dovevano aiutare alacremente, sovente oltre quanto permesso dalla loro età. Il pane non bastava per preparare delle ore liete ai bambini. Quello che Abelu insegnava loro, era un pezzo del Bene del Cielo, sovente, meno per via dell’insegnamento, che per via del buon uomo, che a loro creava così l’occasione per riposarsi e gustare senza problemi la frutta che lui portava regolarmente.

*

5. Tre anni dopo non si è fatto molto con Yps. Gli scarsi pezzi non bastano per fortificarlo e farlo crescere. Viene anche sovente sgridato perché sogna. Poco prima sarebbe quasi caduta una preziosa capra madre, se non l’avessero salvata dei ragazzi coraggiosi e, per questo, si era picchiato il sognatore Yps. A casa, nuovamente sgridate, e nessuna cena!

6. Yps è seduto da solo su un terapieno. Tiene lo sguardo fisso nel chiaro (del cielo). La bocca ancora non esperta mormora per sé: ‘Ah, la Luce è buona, vorrei pregarLa. Il rabbino insegna un Dio che non posso comprendere’. I suoi occhi si fissano su un alto muro. I pensieri continuano senza esprimerli; premono, perché sono troppo grandi per questo piccolo pensatore.

7. All’improvviso si ricorda che oggi arriva il rabbino; lo aveva quasi dimenticato. Si alza rapidamente lisciandosi i suoi stracci. Per questo, oggi non deve pascolare oppure trasportare l’acqua, pestare il grano né portare qualsiasi cosa si possa caricare sulle sue spalle sottili. Scende correndo, si lava nel ruscello e corre verso la sinagoga, dove attendono già un paio di ragazzi.

8. Viene subito schernito: “Yps porta i vestiti da ragazza!”

- “Chi ti ha bruciato i capelli?”, continua un secondo. “Capelli di cenere, capelli di cenere!”.

- Un terzo sogghigna: “Oh, la sua faccia sembra un pane schiacciato fatto di latte acido!”.

- L’ora opprime il povero ragazzino, che sta lì quasi senza difesa. Ma c’è qualcosa in lui, nel suo sguardo, che fa temere senza rendersene conto. Gli occhi scintillano soavemente, ma con un ardore, che il rabbino Abelu ha già notato.

9. Costui si trova alla finestra, accanto a lui il più anziano del luogo. “Senti come si schernisce quello che è senza patria né genitori? Non è colpa dei bambini, bensì la tua, perché li lasci agire senza sentimento”. Il rabbino può permettersi questo tono, non soltanto perché è uno dei rabbini più anziani, ma perché trova sempre le parole giuste.

10. Il più anziano, un cinquantenne, forte nonostante il suo corpo pesante, con mani altrettanto pesanti che ciascuno teme, con uno sguardo un po’ duro aggrotta la fronte. “Va bene! Ma guarda il vermicello. Che cosa ne sarà di lui? Nulla! È un ragazzino debole!”.

- “E’ colpa sua?”, s’infervorisce Abelu. “Quando è arrivato stava morendo di fame. E come lo si è nutrito?” – “Fermati!”, l’uomo grosso stende il suo pugno. “Vai troppo oltre; osserva le nostre povere capanne!”

11. Abelu osserva l’uomo ben nutrito. “Jarat, non parlo male di nessuno. La tua casa ha abbastanza per accogliere l’orfano, invece di lasciarlo ai più poveri della comunità. Loro stessi stanno soffrendo la fame. Dovete essere uniti come una famiglia che si aiuta. Diventi davvero più povero se porti una misura di grano (circa 12 litri) al ciabattino Garozam? Oppure dell’agnello grasso che macelli con ogni Luna nuova?”

12. “Allora io stesso andrei presto a mendicare!”, grida iracondo Jarat.

- “Come mai? Ce ne sono quattro nel villaggio ai quali non manca nulla; e cinque famiglie dovrebbero essere aiutate. Rifletti ciò che ti ho proposto; unisciti a tutta Gibea. Il nostro più anziano ti lascerà il tuo diritto. Allora faresti parte del villaggio, e qualche vantaggio che cada sulla città andrebbe anche a vostro vantaggio”.

13. “In più, la tassa della città e del borgo e …ciò che si prende il tempio”. Jarat si schiarisce la voce. “So tutto!”.

- “Sei così miope? Credi che il re Uzzia non tenderà mai la mano a ciò che gli viene nascosto? I re superano i muri che altrimenti nessuno vince, …eccetto nella legge che Mosè ha dato”. Abelu indica la piazza. “I bambini sono agitati, devo cominciare, la maggior parte impara comunque con molta difficoltà. Se vuoi, ascolta una volta, e se lo fai, questa notte rimango con te”.

14. “Mi sta bene”.

- Jarat ama questo sacerdote intelligente che pensa più al popolo che al tempio. Nel frattempo Abelu è uscito e batte su un piatto che è appeso saggiamente in alto sull’ingresso. Yps è il primo alla porta, alcuni continuano a fare baldoria, altri arrivano strascicando i piedi.

15. Jarat si sporge dallo spigolo, la sua forte voce brontola: “Quanto tempo vi dobbiamo aspettare ancora?”

- Il gruppo guarda in alto, esterannoiteo. ‘Che è successo? Che vuole Jarat nella scuola?’. All’istante sono accorsi, ma entrano titubanti quando il più anziano si siede al tavolo dove giacciono aperti alcuni rotoli. Si guarda di sbieco al cestino nell’angolo, il cui contenuto viene trasferito[1] prima che si pensi all’imparare.

16. L’insegnante sorride. “Oggi dovete dimostrare ciò che sapete. Ma prima prendete i frutti, altrimenti penserete solo a questi, invece che al re Salomone, del cui tempo abbiamo discusso ultimamente”. Appena detto questo, sono già presso il cesto. Yps sta distante, lui può prendere solo ciò che rimane. Il ragazzino di Jarat, un tredicenne che somiglia al padre, strappa la mela più grande dalla mano di un altro. Ecco che Jarat sta accanto al suo figlio e comincia a sgridarlo per il peccato.  

17. “Barthomas, non ti vergogni? Dammi la mela! A casa hai abbastanza; la frutta è per i bambini poveri”. In un impeto dà il grande frutto al piccolo pallido Yps. Costui non sa che cosa gli succede; ancor più teme di essere picchiato. “Signore, lascia la mela al figlio tuo, non ho, …non ho fame”.

18. Abelu gli domanda: “Bimbo, da quando menti?”. I giovincelli lasciano rotolare di nuovo nel cestino i loro frutti. Yps abbassa gli occhi.

- “Ah, è così!”, si fa Luce in Jarat. E salta su: “Smettetela di picchiarlo!”

- Yps si sente all’improvviso grato per ciò che ha perduto: protetto! Non conosce la parola. Gli sembra soltanto come se quel muro lontano che oggi ha visto e dietro al quale ci si potrebbe nascondere, gli è venuto del tutto vicino.

19. Timidamente accarezza il grossolano pugno del più anziano. Costui si volta rapidamente. I suoi figli non hanno mai osato ciò che fa l’orfano straniero? Per farsi coraggio, prende il cesto con decisione. Yps riceve due mele, Barthomas nessuna. Nessuno osa mangiare e, come al solito, ascoltano solo a metà. Oggi sono occhio e orecchio. Soltanto, quasi nessuno conosce una perfetta risposta, eccetto Yps; lui ripete timidamente il suo versetto. Ma dopo la scuola cade la pressione e si mangia. Yps chiama Barthomas dietro una siepe.

20. “Prendi”, titubante, gli dà la mela grande. Facendo questo, gli vengono le lacrime.

- Barthomas tende già la mano all’omaggio. Allora vede da vicino quello sguardo, che è così inspiegabilmente splendente. Quasi si spaventa, e poi – più tardi non si spiega cosa è successo – abbraccia Yps e lo attira dietro ad un folto fogliame.

21. “Ti voglio bene”, sussurra. “Odiavo solo la tua debolezza. Aspetta, torno subito”.

- Sorpreso, Yps guarda il ragazzo che se ne va. Si sente del tutto bene; il muro – ah, se questo gli venisse vicino – oh, quanto sarebbe bello…

- Barthomas salta nei suoi pensieri con un grido di giubilo. “Ecco, guarda!”. Mostra due focacce. E…”, Barthomas quasi si stravolge, “…ora siamo amici; tu hai appunto bisogno di protezione”.

22. “Protezione? Che cos’è?”

- “Ah, i guerrieri proteggono la loro patria”, gli insegna il grande, “oppure quando un ragazzo vuole picchiare mia sorella, mi metto davanti a lei in modo che non lo possa fare”.

- “La protezione dev’essere qualcosa di bello”, sogna ad alta voce Yps. “Oh, se solo potessi proteggere e fossi grande e forte”. Il debole piange.

- Barthomas, catapultato dalla sua ruvida via da giovane, consola: “Devono esistere dei deboli, altrimenti, che cosa deve fare uno forte? Ma ora al lavoro! Prima ti aiuto io, e poi tu me; e la cosa pesante la faccio io”. Da ora in poi il povero ragazzo ha un buon amico.

 

[indice]

Cap. 2

Vecchie storie sull’origine di Yps

1. Si è fatto molto buio. Nella bassa stanza arde una lampada presso la porta. La tavola è coperta da una tovaglia, per onore dell’ospite. Jarat e Abelu si siedono di fronte. Davanti a loro sta della carne fredda e del pane. La stanza è arredata con sedie, una panca e cassettoni. Questa è arredata più comodamente che la maggior parte delle altre capanne.

2. “Prendi”, Jarat indica il cibo. L’ospite dice una preghiera e poi si serve senza indugio. La moglie di Jarat, una quarantenne sveglia, di buon animo ed equilibrata, si ritira nell’anticamera con Barthomas e le figlie Simelah ed Ester e con il servo della casa, per non disturbare gli uomini. Barthomas racconta con sguardo di fuoco del suo nuovo amico. Madre Maphia gli toglie delicatamente i capelli spettinati dal viso.

3. “E’ bene promettere la fedeltà; ma è anche difficile mantenerla. Domani va a prendere Yps per il pranzo”. Barthomas abbraccia la madre, cosa che ora fa anche solo raramente. Lei manda a dormire i bambini. Riassestando la casa sente il forte discorso di suo marito. Ha già dovuto intervenire parecchie volte. Jarat sta esclamando: “Maphia, porta del vino!”. Lei corre, e presto mette davanti agli uomini la caraffa e i bicchieri. Andando via si ferma titubante.

4. “Non disturbi”, le dice l’ospite. “Amo le donne intelligenti”.

- Maphia arrossisce. “O rabbino, mi lodi ingiustamente. Ciò che spetta alla donna…”

- “…è bene; sarebbe meglio se mancasse qualcosa”.

- “Cosa intendi con questo?”, chiede Jarat. “Vuoi incoronare delle femmine?”

- Abelu dice degnamente: “No, ma sta scritto: ‘Onora tuo padre e tua madre’. Non è questa, parità di diritto? (Es. 20,12)

5. “La Benedizione giunge dal marito su sua moglie”, s’infervorisce Jarat.

- “Anche quando è cattivo, ma la moglie osserva i comandamenti?”

- “Eccezioni non fanno testo!”

- “Eccome!”, contraddice il rabbino. “Contano, ma per oggi lasciamo stare”, cambia discorso, “c’è qualcosa di più importante da discutere”.

6. “Ebbene sì”, annuisce Jarat, al quale la faccenda dava fastidio. “Mi è più a cuore la contrada”.

- “E Yps”

- “Ah sì, il piccolo”, menziona Jarat negligentemente. “Questo è sistemato, farò più attenzione a lui”.

- “La faccenda non è sistemata; stupisci soltanto!”, Abelu tira fuori un rotolo.

- “Sarei curioso di sapere cosa ci sia da dire di grande di quel monello”, Jarat ride.

- Maphia invece drizza subito le orecchie. Lei vuole bene al ragazzino.

- Abelu liscia la sua barba con un largo gesto.

7. “Per me trattiamo prima il luogo. Segui Gibea, e le capanne miglioreranno”.

- “Con le tasse?”

- “Qual breve visuale!”, Abelu afferra la mano di Jarat.

- “Uzzia è diventato ricco e potente per via degli amorrei, ma i forestieri non portano soltanto, …ma prendono, e non poco. Fra non molto, Uzzia farà della vostra contrada un villaggio. La tassa del villaggio non viene calcolata secondo il numero delle case, se sono così poche come qui, ma secondo il paese. Uzzia chiede forse se avete campi o rocce? Però ti inserisce nella comunità, e la tassa di Gibea si distribuisce solo su di voi, nient’altro. Om-Sabra il più anziano ed appartenente al tempio, accetta il mio piano; ti sosterrà volentieri”.

8. Jarat chiede stupito: “Da quando Om-Sabra è un amico del tempio?”

- “Da un anno. Non lo sa ancora nessuno, perché …”, il più anziano ride sarcastico: “Ah, si ha forse bisogno di me per qualcosa?”

- Abelu fa finta di non aver sentito lo scherno. “Nei molti anni che sono entrato ed uscito da te, ho forse commesso un errore?”

9. “Mai, rabbino Abelu!”, interviene Maphia. “Perché non appartieni all’alto Consiglio?”

- “Taci!”, le ordina rudemente Jarat.

- “Lei ha ragione”, Abelu protegge la donna. “Sì, …sono stato distante dal tempio perché sono estraneo a coloro che siedono nel Consiglio. Mi è amico chi del popolo ha bisogno d’aiuto”. Ora sospira forte.

10. Jarat cerca di tranquillizzarlo. “E va bene; ma se porta qualcosa di buono?”

- “Non te ne preoccupare. Chiedi a Maphia cosa farebbe lei”.

- “Da quando, le femmine si occupano delle questioni del popolo?”

- “In parte la riguarda”, si oppone seriamente il sacerdote. Lui fa cenno a Maphia.

- Lei dice risoluta, avendo a fianco il rabbino come angelo custode:

11. “Accetto il consiglio. Chi vuole andare da Jerusalem a Sidon, in Siria oppure verso l’oriente, cammina quasi sempre fino ad Michmas oppure Ai. Molti passano da Gibea. C’è un buon artigianato, mentre noi qui dipendiamo solo da noi stessi”.

- Jarat spalanca gli occhi. In verità, non lo aveva mai considerato da quel punto di vista.

- Allora Jarat s’inalbera malignamente. “Rabbino, hai corrotto Maphia così che ti sostenga?”

- Abelu si alza degnamente.

12. “Le stelle stanno sono già alte, quindi dammi il mio bastone”.

- Jarat fissa dinanzi a sé, preoccupato. Poteva trattare così ognuno, ma non il rabbino. “Perdona, e ricorda che normalmente non c’è una tale intelligenza in una donna. Come mai?”, indica Maphia, per distogliere l’attenzione.

- Lei tiene strette le mani di Abelu e supplica:

13. “Non andare via, la benedizione di Dio se ne andrebbe di casa! Jarat non intendeva essere cattivo”, ammansisce lei.

- “Sì, sì”, aggiunge costui, “non sono cattivo; e …domani vengo con te a Gibea”.

- Sul volto di Abelu passa un guizzo. “Voglio dimenticare il rimprovero che hai inflitto al mio onore”.

- Jarat stringe la mano al rabbino. “A volte la parola galoppa dalla bocca come un asino selvaggio. Potrei picchiarmi”.

14. Maphia svia, chiedendo di Yps.

- Abelu racconta: “Quando tre anni fa il ragazzino venne da noi, che si chiama ingiustamente Yps, al suo collo pendeva questa lavagnetta”. Indica una lavagnetta con una catenella diventata scura dal sudore e dalla sporcizia. “Lì sta scritto: ‘Figlio di Amoz e Sikha; il suo nome procede dal Cielo’.

15 .La catena è di puro oro, nel genere del tutto estraneo. Sono andato al Consiglio del tempio. Si è solo riso: ‘Malignità;! Hanno solo respinto una bocca superflua’. Così gli è sembrato. Ma non mi dava pace. Io conosco un uomo della scuola, dotto nella storia dei popoli. Quando lui vide questa lavagna, disse: ‘Il nome Sikha non si conosce da nessuna parte, forse in alto nel nord, oppure nell’oriente’.

16. Amoz, il padre del nostro Yps ha vissuto ultimamente in Jabes-Gilead. Era molto rispettato ed aveva portato dei rari tesori dai suoi lunghi viaggi. Il più bello era sua moglie, una giovane dalla pelle chiara. Dev’essere stata stranamente bella. Amoz non ha mai detto il nome della sua patria. Lui era un giudeo, Sikha è stata amata fino alla sua fine di lui, quando tutto il rispetto è cambiato in ira contro di lei e contro il figlio dei due. Amoz, gravemente malato, è morto all’improvviso. E’ stata certamente Sikha a mettere la lavagnetta al suo bambino, perché allora – e ora la cosa crudele – si è avvolta nella paglia lontana da casa, dove giaceva il morto, e si è data fuoco.

17. Si è gridato che lei avesse ucciso Amoz e per paura della lapidazione si fosse giudicata da sé. Il piccolo è stato scacciato via. Il superiore stesso della scuola era in Gilead. Lui crede che Sikha fosse la figlia di un principe dal lontano oriente. Non si sa fin dove va il mondo verso là. Presso un anziano di Jabes c’era pure un rotolo dal quale il superiore ha appreso che Amoz aveva avuto sua moglie per via del suo contributo. Lei, Sikha, era molto rispettata nel suo paese. Là era una dea o una sacerdotessa. Anche alla nascita di Yps aveva avuto un segno. Comunque, quest’ultimo è difficilmente dimostrabile, anche se così è stato affermato dalla gente.

18. La morte nelle fiamme è una legge libera nel paese di Sikha; persino gli uomini possono seguire le loro donne nello stesso modo. Eccetto tutti gli alti. Da loro procederebbero i sapienti che verrebbero sulla Terra come déi. L’uomo della scuola dice che con ciò non si dovrebbe pensare ad idoli. La gente crede nelle forze, come le rivela anche il nostro Dio come Ordine, Sapienza, Amore, Potenza, Fedeltà e ancora molto di più. Lo si può certamente considerare così, ma per gli ignoranti ne esce solamente l’idolatria in molti modi.

19. Sikha, sottomessa alla prescrizione attraverso il matrimonio, ha temuto la lapidazione e non poteva dimostrare la sua innocenza. Il nome…”, Abelu indica la lavagna, “…l’avrebbe ottenuto da una stella. Lei non era lontana dal nostro Dio unico, …anche se insolitamente libera. Sulla domanda come si chiamasse suo figlio, si dice che lei abbia sempre detto ‘figlio’. E’ stupefacente, quale forte anima divampa dagli occhi del bambino. Yps impara facilmente, è solo troppo timido. Lo voglio prendere con me. Om-Sabra, al quale l’ho riferito, provvederà per lui. E a volte mi può aiutare nello scrivere. Per i lavori di casa e nel campo è troppo debole. E ciò che sonnecchia in lui, non deve andare perduto”.

20. “Hm”. Jarat appoggia la fronte sulle due mani. “Sarebbe bene, voglio trattare con Garozam”.

- “Sikha era certamente la figlia di un re”, sogna Maphia e domanda: “E chi era Amoz?”

- “Fin dove arrivano le lavagne”, informa il rabbino, “Amoz dev’essere un successore di Jephtha, di Gilead, il quale ha edificato come giudice, Jabes-Gilead. Lui veniva chiamato ‘figlio di prostituta’; ma il superiore lo considera falso. Ora, …non si devono più toccare le cose vecchie. Tuttavia, la maggioranza degli avi di Amoz erano fAmozi portatori dignitari e in parte anche sacerdoti”.

21. “Allora il povero sta al di sopra di noi”. Maphia in parte è entusiasta, in parte rattristata. Non potrebbe brillare una tale stella nella sua casa?

- Abelu guarda acuto, ma dice mite: “Non tutto è splendore ciò che insegnano i nostri superiori, soprattutto chi è senza la Luce dell’Altissimo. E’ molto meglio dare un buon cuore a Dio; l’apparenza dei mondani non vale nulla per Lui. Non fate sapere nulla a Yps, non si sa ancora che cosa sarà di lui. Non parlatene nelle capanne”.

- “Va bene”, conferma volentieri Jarat, “non sono per tali informazioni, di cui non si può esaminare l’autenticità”.

22. “Sembra autentico”, risponde Abelu.

- “Può essere”, devia Jarat. “Ora andiamo a dormire, è già oltre mezzanotte”. Ora minaccia la donna: “Taci, affinché il rabbino non abbia dei dispiaceri”.

- Maphia risponde: “Dovresti conoscermi, Jarat, che non chiacchiero né alla porta né al pozzo”.

- “Insegnatemi tu a conoscere le femmine quando qualcosa stuzzica la loro lingua”. Brontola lui,

23. “Le fai torto”, la protegge nuovamente Abelu. “Non mi stupirei, se ne venga fuori qualcosa. Ti assaliranno già per via del nostro incontro notturno”.

- Presto fatto”, risponde duramente Jarat. “Abbiamo parlato di Gibea”.

- “E a me”, trionfa Maphia, “nessuno chiederà perché nessuno sospetta che ero seduta anch’io alla tavola”.

- “Hm”, fa di nuovo Jarat con uno sguardo sbieco. La donna è intelligente, lo ha notato sovente a suo vantaggio. Ebbene, si vedrà.

 

[indice]

Cap. 3

Ancora la visione: il muro!

Due giovani crescono, un rifugio è costruito

1. Yps ha avuto molte più difficoltà ad abituarsi nella situazione più facile, di quanto ci si aspettava. Tuttavia le sue buone caratteristiche lo rendono amabile al rabbino. Om-Sabra, un uomo straordinariamente capace, nel corso di un anno (769 a.C.) ha trasferito la gente delle capanne sul terreno del suo villaggio. Jarat è arrivato per ultimo e per la gioia della famiglia possiede una bella casa.

2. Quest’anno Yps è stato molto diligente. Lui ama Abelu, senza mostrarlo. Si sofferma volentieri su quella collina dove una volta ha visto il muro, e da tempo lo sa: era una visione! Ma ahimè, così è rimasto; si urta ovunque e non trova nessuna porta dove poter passare. Abelu dice sovente: ‘Yps, tu sogni a occhi aperti!’.

3. Questo e altro lo rende timido. Solo con Barthomas che gli è fedele, si confida di più. Così è anche oggi. Oggi è libero perché è ancora così debole. Nessuno sospetta ciò che manca al ragazzino? Se si potesse risolvere, allora molto presto andrebbe meglio con lui.

4. I ragazzini stanno seduti sul pendio e guardano giù alle piazze delle capanne, le quali si riconoscono dalla pietra spoglia. Yps indica: “Così si brucerà la Terra di Dio”.

- Barthomas dice in modo tiepido: “Non lo si può cambiare?”

- Yps sogna: “Vedo una Terra, dietro il cui muro tutti gli uomini vivono pacificamente. Si riconosce Dio come Egli è e non come Lo si descrive. O Barthomas, se trovassi la strada, verresti con me?”

5. L’interrogato si stupisce. E’ strano che il timido parli così tanto. E si sente strano. “Verrei con te”, dice per esteso. “Ma il tuo paese è utopia. Ho sentito che i tempi peggiorerebbero sempre di più. A Jerusalem – ci sono stato con mio padre, …c’erano molti forestieri. Tutti portavano delle armi. Là nessuno sogna come te. Non c’è nessun muro dietro al quale è diverso. E dove cucinare, se non ci sono focolari che inoltre ci possano scaldare nell’inverno?”

6. “Il mio paese non ha nessun inverno”, continua Yps a sognare. “C’è sempre il Sole”.

- Barthomas domanda in modo passivo: “Dove sarebbe il tuo paese da sogno?”

- Gli occhi guardano lontani, Yps indica in avanti: “Là, il muro, lo vedo per la seconda volta”.

- “Ma va”, costui spinge il rapito, “la tua visione è vapore all’orizzonte. Se ci arrivi, allora è come qui: valle, collina, campo e…”

- “…uomini che non sanno il perché vivono”, interviene Yps, la cui bocca fa una dura smorfia.

7. “Parli come il rabbino, ed hai soltanto undici anni. Dai, andiamo a giocare, presto finirà. Devo imparare qualcosa”.

- Yps, sempre pronto a far gioire, getta un ultimo sguardo sul suo muro.

- “Cosa vuoi diventare?”

- “Ciò che preferisco è costruire. Quando ho visto nel tempio e la fortezza di Davide, mi è venuto in mente”.

- “Allora imparalo!”

8. “Tu fluttui nell’aria in tutto”, lo prende in giro Barthomas. “Oltre al talento si deve pagare anche l’apprendistato”.

- “Parlerò con Om-Sabra”, s’infervorisce all’improvviso Yps, “tu devi costruire”.

- Il più grande ride forte: “Tu? Apri appena la bocca quando ti si interroga. Tu vuoi parlare per me?”

9. Yps non si sente ferito. “Ridi, ridi”, dice soave. “Ho soltanto dei sogni; ma sono saldamente nel mio petto. Non fanno male quando…”, si raddrizza, “…tu vuoi giocare? Ed io ci sto!”. Non si nota lo sforzo di aver accettato.

10. Barthomas grida lieto: “Finalmente sei di nuovo sulla Terra! Ecco le molte pietre; costruiamo!”.

- Yps lo fa volentieri. Sostenuti da pali e rami intrecciati edificano una costruzione di pietre, che in caso di bisogno può offrire protezione da temporali a un viandante.

11. “È pronta!”. Barthomas balla intorno alla costruzione.

- Yps gli fa i complimenti: “La tua prima, fatta a quattordici anni. Qualcuno ha aiutato”.

- “Naturalmente tu”, viene preso in giro; “altrimenti non se ne sarebbe fatto niente”.

- Yps ride con lui, non vuole più sognare, finalmente vuole diventare qualcuno. Dietro un fitto cespuglio si trova Om-Sabra che era venuto dal campo. Lui ascolta per un po’ i due.

12. Barthomas si siede orgoglioso ed esclama: “Siediti vicino a me!”

- “Devo prima scrivere una lavagnetta”, risponde Yps. Spezza una dura spina. Ha sempre con sé un legno per scrivere, ed incide: ‘La prima casa costruita da Barthomas, a quattordici anni, figlio di Jarat e di Maphia di Gibea’.

- Barthomas, che deve ancora studiare a leggere, ulula ebbro di gioia. Soffoca quasi Yps. “Hai fatto bene! Qui! L’appendiamo qui sull’ingresso”.

13. “Il Sole sta calando, dobbiamo andare a casa”, ammonisce Yps.

- Barthomas non vuole separarsi dalla casa. “Sabato torniamo qui”, dice al piccolo, consolatdolo, “allora facciamo pure la tavola e una panca”.

- “Oh, sì!”.

- Andando via, il più grande domanda: “Che cosa diventerai, caro Yps?”

- “Io?”. Om-Sabra sente un tono che lo tocca profondamente. “Ognuno dice che di me non se ne farà nulla, anche se so leggere bene e scrivere in modo fine”.

- “Tu sarai un alto sacerdote in Jerusalem!”

14. “No!”, questa non è la voce di un bambino! L’uomo si spaventa. Se finora però non c’era nessuna conferma che dal sognatore se ne fosse sorto qualcosa, ora, questo ‘no’. Ma lui si può smarrire nella fantasia? Osserva la costruzione e la trova ben fatta. “Con tutto rispetto, il ragazzo ha talento”. Ma a causa del peso quotidiano, presto dimentica ciò che ha sentito, ha da pensare a cose più importanti.

*

15. Il giorno dopo arriva Yps al suo banco da falegname, lo osserva con quegli occhi che sovente cambiano colore in uno strano splendore. Sono occhi estranei. Il ragazzo non gli dispiace, è soltanto troppo maldestro e per la sua età è troppo piccolo e debole. Hm, si dovrebbe… Yps è già lì e l’osserva.

16. “Maestro carpentiere”, gli dice allegro, “ha un bell’aspetto, quando cadono i trucioli e dal legno, sorgono delle cose utili, belle”.

- L’uomo si stupisce. Quando si è visto e sentito Yps in questo modo? Strano, …ora gli vale di più la lode di quanto c’è da sperare di ricompensa dal re per il lavoro. “Hai fatto buoni progressi”, incoraggia il ragazzo timido. “Il rabbino è soddisfatto di te. Presto ti vuole portare alla scuola del tempio”.

17. Lo sguardo di Yps divampa nero. Uno duro. “No”, si sprigiona dalla sottile bocca.

- “Perché, non vuoi?”, indaga gentilmente Om-Sabra.

- Yps scuote i suoi biondi riccioli. Il maestro carpentiere, in guardia per non rovinare niente, lascia cadere le domande. Yps stesso cambia bruscamente. Solleva alcuni trucioli e chiede se le potesse conservare, vi si potrebbe intagliare bene.

18. “Quanti ne vuoi. Mia moglie a quest’ora deve darti da mangiare. Ma non ne lasciare la metà!” Il tono severo non irrita il ragazzo.

- “Vorrei qualcosa…”, indugia.

- “E cioè?”. Om-Sabra mette da parte il suo utensile e si siede sulla panca da falegname. “Vieni vicino a me”, invita il ragazzo.

19. Costui obbedisce e comincia subito: “Tu hai formato un Consiglio popolare e sei il primo”.

- Come mai il ragazzo lo sa? E come lo dice in modo strano?

- Yps afferra la mano grande, quasi sussurrando: “E’ bene quello che fai; tu sai, che il popolo…”

- All’improvviso Om-Sabra comprende questo giovane.

20. “Che cosa stai pensando?”

- “Non ho bisogno di pensare”, esce da Yps. “Viene tutto da solo. Quello che fai di bene e, …contro i sacerdoti che…”

- “Fermati, non così! Sacerdoti sono un concetto di Dio e non devono essere bestemmiati”. In segreto la pensa diversamente.

21. “Non dico nulla contro di loro”, spiega con veemenza Yps, “ma contro la loro legge”.

- “Sei ancora troppo piccolo, figlioletto mio, questa è una faccenda da uomini. Ma la tua richiesta…”, evita provvidenzialmente, “…se possibile, la voglio volentieri adempiere”.

22. “Grazie”, dice semplicemente Yps. “Quando sono venuto quattro anni fa, sono stato accolto gentilmente”. Il più anziano brontola qualcosa di incomprensibile. “Barthomas vuole costruire. Si rimane stupiti se si osserva il suo rifugio costruito”, esagera in modo giovanile. “Suo padre Jarat non lo può finanziare. Perciò vengo a te, perché tu sei il consiglio del popolo. Riesci a trovare un maestro che non si deve pagare? Barthomas diventerà certamente un maestro nella pietra, come lo sei tu nel legno. E questo è qualcosa di buono per il popolo”.

23. Yps non ha ancora mai parlato così a lungo. E i pensieri! Quanti uomini pensano così? Ah, sovente stanno seduti tutto il giorno, con sguardo fisso oppure litigano; ma essere utili per il popolo, per questo sono troppo pigri. ‘Questo lo facciano i responsabili’, dicono, e rimangono accovacciati. E qui un ometto piccolo, è maturo. Perciò la richiesta è da soppesare. Con delicatezza accarezza i capelli del ragazzo.

24. “Non posso prometterlo se riesco a trovare un tale maestro. Ma per te voglio andare a cercarlo”.

- “Oh, se lo fai”, Yps salta su con gioia, “allora sarà bene.

- Il rabbino dice: “Dio lascia ben riuscire tutto il bene!”

- Il timido, che non si fa quasi toccare, si appoggia al braccio di Om-Sabra.

- Costui nasconde la commozione. “Vieni, ho fame; mangiamo una volta per scommessa?”. Sì, Yps deve ricevere un miglior cibo; in genere può restare in casa sua. Il rabbino intanto non vede se il ragazzo mangia abbastanza.

- Presto tutto viene stabilito. Il rabbino è d’accordo, per amore del giovane, ma presto si accorge quanto gli manca, da quando Yps non abita più con lui.

 

[indice]

Cap. 4

Con la fiducia, si raccoglie la storia del piccolo Yps

1. Abelu va a Michmas e porta con sé il suo allievo. Là imparerà a conoscere il paese e la gente. Lui vorrebbe che Yps si aprisse di più a lui, ma dopo il colloquio con Om-Sabra è diventato più chiuso che mai. Lui evita Barthomas, certamente perché non vuole rivelargli ciò che non ha ancora nessun fondamento.

2. Sono in viaggio da cinque giorni. Sulla via del ritorno giungono al vecchio villaggio. All’improvviso Yps afferra la mano dell’insegnante. “Ti prego, rabbino, saliamo al rifugio”. Lui indica in su. “Lassù c’è anche una panca”.

- Abelu non ha nessuna voglia di salire lassù dopo il cammino faticoso, soprattutto perché c’è ancora una buona ora fino a Gibea. E in basso c’è abbastanza occasione per riposare.

3. Vorrebbe rifiutare, ma il ragazzo, che sempre più gli diventa ancor più enigmatico, più si occupa di lui, lo guarda supplicando.

- “E va bene”, dice, ma in modo che gli dimostri un sacrificio, cosa che è giustificato per via dei suoi anni. Proprio così lo intende Yps. Lui spinge la sua spalla sottile sotto il braccio di Abelu. “Appoggiati”, dice, “non ti devi affaticare”.

- Abelu tace, ma si accorge quanto bene lo aiuti Yps.

4. Arrivati lassù, sbuffa gentile: “Non sapevo che da qui si possa guardare così in lontananza. Una bella vista”. Yps trascina fuori la panca. Abelu ha notato l’incisione che sta orgogliosa sull’ingresso, più da caverna che come porta e sorride. Quasi con affetto stringe a sé Yps. Lui alza gli occhi spaventato, beato. Ecco, …come stare a casa. Allora gli scorrono le lacrime.

5. L’uomo si ferma. Se la sorgente si è svuotata, gli si aprirà l’anima. Percepisce qualcosa di meraviglioso. Di nascosto Yps spinge le sue dita nella mano del rabbino, al quale è così grato come per questo non gli basta nessuna parola.

- L’anziano chiede dolcemente: “Così stavi seduto presso il padre e la madre. Non è vero?”

6. Ciò che da lungo tempo è rimasto dentro, irrompe; quello che degli uomini hanno strappato impietosamente dalla patria dell’infanzia. “Mio padre è stato così buono. Ero piccolo, ma lui parlava con me come con un uomo, molti dei quali venivano da lui. Anzi, per loro nascondeva sovente ciò che era in lui. E, …credo, la maggior parte era per mia madre. Oh…”. Yps tace.

- Il rabbino si guarda di chiedere ora in modo inopportuno. La chiave sta già girando lentamente, magari la porta si aprirà pure del tutto.

7. Ah, se potesse passare attraverso la porta della fiducia. E il miracolo avviene, “La mia mammina era buona, non c’è una donna come lei. Ho molti ricordi di lei; il mio errore è soltanto, ‘sognare’. Anche mia madre lo aveva, ma era sempre magnifico. Mio Padre non l’ha mai chiamato ‘sogno’; lui chiamava questo,‘visione’.

8. Una volta si era ammalata la vicina, ed era già stata chiamata la barella. Sua figlia è venuta piangendo forte. Anche a me dispiaceva; ho dato un colpetto a mia madre. Allora i suoi occhi sono diventati chiari, proprio come succede a me, e disse: ‘Vai a casa, Naomi, domani tua madre starà bene’. Allora è andata nella sua camera. Io non sono potuto mai entrare, e nemmeno mio padre lo faceva. Lui diceva solamente: ‘Sta predicando’. La donna guarì. Da allora mia madre fu molto amata. Solo una volta prima della sua morte mi fece vedere ciò che faceva.

9. Fu, …quando morì mio padre, allora lei non poté predicare. Io sapevo che cosa significava quella sofferenza, quando muore qualcuno e ci si tormenta, il perché neanche lei lo ha fatto. Le vennero gli occhi tutti bianchi, come Luce, e disse: ‘Dove DIO ha tagliato il filo, non si deve predicare. Chi lo fa ugualmente, pecca contro la Forza di Dio’.

10. Io volevo sapere quando lo si può fare e quando no. Lei mi baciò e disse che l’avrei imparato se mi fossi sacrificato a tutti gli déi nella Divinità. Molti comincia a predicare contro la malattia, contro il male oppure contro la morte, e non sanno quanto agiscono in modo sbagliato. Tutto starebbe scritto nella Legge. – Io ho chiesto quale legge. Mi ha baciato per la seconda volta intimamente e, …fu, …il suo ultimo bacio”.

11. Yps singhiozza a lungo, prima di continuare a prendere il filo. “Mia madre diceva che nel suo paese la legge non era stata scritta; la ricevevano nel cuore coloro che si lasciavano eleggere oppure chiamare attraverso la vita molto faticosa. Mi ha appeso intorno al collo una lavagnetta, ha ordinato di non mostrarla a nessuno e di vegliare presso la bara. Non ho avuto paura. La nostra serva ha portato un pasto. Allora venne un bagliore di fuoco e non ho capito che questo mi avrebbe portato via.

12. Ad un tratto arrivò il più anziano e gridò: ‘Bene, che si è ricreduta, altrimenti sarebbe stata lapidata!’. La serva mi ha spiegato quella cosa terribile. Allora ho odiato gli uomini e, …e il loro Dio, che lasciava lapidare degli innocenti. Mio padre è stato sepolto solo, lui avrebbe portato con sé una strega. Per disgrazia morirono un paio di animali; allora si disse che mia madre li aveva stregati. Il più anziano portò via tutto quello che era in casa, persino il pane.

13. Mi ha sgridato di essere un cane di prostituta; il sacerdote disse proprio: ‘cane di prostituta’; e la gente me lo gridava dietro. Il templare gridava: ‘Avrei lapidato quella donna con la mia stessa mano!’. E lei aveva fatto molto del bene, tanto che prima, tutti dicevano: ‘Così può agire solo una principessa straniera’. Mi hanno cacciato via nella notte buia”.

14. “E poi?”

- “Sono andato lontano. Presso il grande lago c’erano dei buoni pescatori; mi avrebbero tenuto, ma non riuscii a mettere dei pesci nella botte. Allora, …ho quasi fatto solo la fame, ed ho pianto”.

- “La vita è quasi sempre dura”, dice Abelu, “pochi comprendono che è un’esistenza benedetta. Impara solo a fare pace con Dio, e non credere nell’idolatria. Esiste un solo Dio!”

- “E per questo che ha ordinato al sacerdote di lapidare un’innocente, se non avesse preferito la pura fiamma?”. Yps ride di scherno.

15. “Ti comprendo”. Abelu accarezza il bambino. “Ma ricorda: quello che gli uomini fanno e credono, non è sempre la Legge, la Volontà di Dio”.

- “Anche tu sei un rabbino”, s’infervorisce Yps, “gli altri sono solo sacerdoti”.

- L’anziano sorride. “Qual è la differenza?”

- “Tu sei un insegnante di Dio; gli altri, …parlano solo”.

16. “Hai detto bene!”, annuisce Abelu. “Ma ascolta: essere sacerdote non è così facile. Lo imparerai. Tua madre lo aveva proprio nel sangue”.

- “Non lo voglio diventare!”, si difende Yps.

- “Che cosa allora?”

- Lo sguardo del ragazzo si oscura. “Sacerdote! Profetare è quello che mia madre ha portato dal paese straniero, e anche mio padre lo sapeva fare un poco, è qualcosa del tutto diverso. Non posso spiegarlo, è… Si deve essere dietro quel muro, allora lo si sa”.

17. “Quale muro?”

- “Quello!”, Yps indica all’orizzonte. “Oggi si mostra per la terza volta”.

- Il rabbino vede solo un muro di nuvole. E’ quello che intende Yps? Allora esamina il piccolo volto del tutto trasfigurato, i cui occhi osservano fermamente l’immagine del Cielo.

18. “Spiegami il muro”, comincia con prudenza, “non so profetare e non lo vedo come te”. Non rovina la delicata immagine.

- “E’ meraviglioso”, indica il piccolo veggente. “Il Dio della Luce l’ha costruito dalla sostanza del Sole. Oh, io lo so: Esiste un solo Dio, nel Quale credeva anche mia madre. Lei Lo ha descritto diversamente, o piuttosto, …lei Lo portava diversamente nel petto”.

- ‘Lei Lo avrà portato in sé, veramente, in modo autentico’, mormora Abelu fra sé e sé; ma il ragazzo non lo sente.

19. “Devo aspettare finché sono maturo. Mio Padre direbbe che non sono ancora maturo”. Poi un sospiro. “Eccetto te, rabbino, gli oratori costruiscono delle mura estranee. E strano: questo, così lontano…”. Yps indica il bordo del Cielo, “…è vicino, …ma mi sarebbe molto più vicino; però nel mezzo minaccia il muro delle regole dei vostri sacerdoti, che non è di protezione, né un muro di Dio. Là ci si urta contro ogni pietra”.

20. Abelu si alza subito. “Vieni, questo è troppo grave per te. Ma ora so quello che ti manca. Ed io, da uomo, ti ringrazio per la tua fiducia. Vuoi lasciarla a me?”

- Allora Yps getta subito le sue sottili braccia intono al collo dell’insegnante. “Ti onoro, padre rabbino, e quello che decidi per me, lo voglio fare”.

- Abelu bacia il ragazzo, come vorrebbe presumere lo avesse fatto una volta suo padre.

 

[indice]

Cap. 5

Prima dell’addio, ancora una volta sull’altura

Il muro, la luce, la madre, il Cielo è vicino

1. L’anno 765 porta a Yps molta sofferenza. Ha quindici anni ed è diventato molto intelligente. La maggior parte dei sacerdoti conosce la legge secondo la parola, lui secondo il senso. Poco fa Abelu ha chiesto come mai, che sapesse sempre la giusta risposta alle domande. Yps avrebbe sorriso dolcemente. “Questo fa parte del profetare come lo faceva mia madre”.

2. E’ alla vigilia prima che venga portato a scuola. Lo si vede malvolentieri andar via, anzi non ci si può immaginare Gibea senza di lui. Om-Sabra, che guida da solo il suo Consiglio del popolo, sostenuto fortemente da Jarat, il più anziano del villaggio, regala a Yps un bel vestito da scuola. Quando anche Maphia ne porta pure un altro, lui arrossisce. Non merita tanta gentilezza. Fino adesso è solo costato alla comunità.

3. Lui domanda imbarazzato: “Un vestito è sufficiente; posso dare il secondo a un povero?”

- “Lascia fare questo ai ricchi! Non devi essere il più povero a scuola, così che tu non venga schernito. Guarda!”, si schiarisce la voce Om-Sabra, “Tu non sei più uno straniero per noi. Gibea è la tua patria”.

- Yps abbraccia lui e tutti i donatori.

4. “Questo vi deve essere ricompensato! Io pensavo che davanti a DIO si possedesse un solo abito e che non lo si possa cambiare arbitrariamente come si vuole. EGLI vede ciò che vi è sotto, e non ci si deve mimetizzare dentro molti, ed enormi”.

- Abelu guarda il suo allievo. Oh, non deve quasi più dire ‘allievo’. Ha dato al dotto molti enigmi di vita. E quale verità sull’abito! A lui mancherà di più il ragazzo. Ma si accontenta. Yps è in grado di salire molto in alto. Lui vuole vedere quando il suo allievo diventerà sommo sacerdote.

5. Per rendere facile il congedo, Jarat ride: “Jerusalem è nel mondo. Quando sei in vacanza vieni a casa, caro Yps”.

- Maphia ha preparato un pasto e ci si sforza di apparire lieti. Yps è il più lieto di tutti. Certo, …non si deve guardare nei suoi occhi.

6. Ecco che arriva la nipote di Om-Sabra, un essere caro, vivace come l’argento viva e piena di scherzi. La si chiama perciò ‘frugolo’.

- Hisrael prende la ragazzina di nove anni in grembo. “Da dove vieni?”

- “Da fuori”, suona la risposta esauriente. Olley indica Yps: “Ho pianto quasi tutto il giorno; lui se ne deve andare. Ora non ho più lacrime e gliele volevo mostrare”. Tutti ridono.

- Yps getta le sue braccia intorno alla fanciulla, come un fratello, e dice allegro:

7. “Frugolo, non cominciare di nuovo! Ritornerò e ti porterò qualcosa di bello”. Il ‘frugolo’ ha l’aspetto come un temporale.

- “Ma ci vuole così tanto tempo!”

- “Abbi pazienza, te lo posso mandare”.

- “E va bene può andare”, dice Olley. “Ma se te lo dimentichi?”

- “No!”. Anche lui è oppresso di perdere tutti i bambini che sono venuti dal sognatore, avendo potuto aiutare sempre, …quando nessuno lo vedeva.

*

8. Yps e Abelu vogliono congedarsi andando sulla collina. Camminano senza dire nulla. Solo giunti là sopra, i loro cuori si riprendono. Yps afferra la mano dell’insegnante. “Rabbino, qui e adesso voglio ringraziarti con tutta l’anima. Mi hai salvato dalla morte, mi hai istruito ed hai appianato una via che …mi farà raggiungere la meta”.

9. Il rabbino interviene rapidamente: “Ti sei fermato, prima di parlare della meta. Perché?”

- “Anziano padre, posso parlare senza impedimento?”

- “Non mi rattristare, il tuo senso è puro. Anche questo, … devi averlo preso da tua madre”.

- “Da un anno mia madre è spesso con me”.

- “Oh, Yps, i morti riposano nella loro tomba, finché un giorno il Redentore risveglierà tutti”. (Ez. 37,12-14)

10. Questo scuote il ragazzo: “Il muro dei precetti è a malapena superabile. Dai padri venerabili venivano sovente degli angeli, e i buoni uomini entrano nella Luce. Perché …non dovrebbero apparire viventi? La nostra vita parte solo dalla Terra? Prima, non ne esisteva un’altra?”

- “Chi lo sa precisamente?”. Una silenziosa domanda.

- Gli occhi di Yps diventano chiari. Lui (diventare) sacerdote?

- Mentre Abelu sospira piano: ‘Se io – il sacerdote – potessi profetare come quella donna e come suo figlio, allora…’

11. “Non si vuole esaminare; no!”, corregge Yps, “Non lo si vuole fare! Si restringe la vita di questo mondo. Poiché, chi crede, dovrebbe agire di conseguenza. Hai visto il superiore del tempio alla festa della Passione? Ha indossato in bella vista, oro, pietre preziose, porpora, scarlatto, argento, perle e broccato[2]

- “Questo non è mettere in mostra”, corregge Abelu, “questa è la Dignità di Dio, che lui deve rappresentare durante la sua funzione. Davanti al Signore ci si deve adornare; perché il Suo volto è santo”.

12. “Adornare? Quale gioiello Gli piace di più: quello del cuore o quello sul vestito?”

- Abelu risponde: “Nessuna domanda rimane aperta di ciò che il Signore preferisce. Ma Lo vorresti incontrare come uno straccione, senza lavato?”

- Un duro tratto s’incava intorno alla bocca del ragazzo: “Dimmi: avrei incontrato Dio, mentre ero sporco, nei miei stracci, perché ero senza patria, e se Lui fosse passato, non si sarebbe adornato il mio spirito dinanzi a Lui?”

13. “Ragazzo!”. L’anziano scatta spaventato, “Io…”

- Yps lo rappacifica: “Ma è necessario gingillarsi talmente, che per tanto fasto non riesce a camminare? Il suo viso era freddo, solo gli occhi si muovevano qua e là. Ha certamente lodato Dio con lingua forte e la voce suonava istruita”. …Ecco che all’orizzonte del Cielo, …sale il Muro del Cielo, meraviglioso! Il giovane veggente è sconvolto; lui fa come faceva sua madre e, …ora balbetta:

14. “O Santo, chi Ti può lodare! Chi può annunciare la Tua Potenza, che tiene eternamente il Tuo Dominio? Chi può rivestire il Tuo Onore? Dov’è la Forza, …portatrice del Tuo Nome? Metti la Tua Luce nella mia anima, il Tuo Spirito nel mio spirito! Metti la Tua via sul mio sentiero! Tieni TU l’Arco dell’eterna Misericordia, e lascia arrivare la Grazia sugli uomini. Signore: includi tutti!”

15. Dietro a Yps, Abelu sta tremando. – Quale potere proviene da quel ragazzo! Oppure verrebbe dall’Eterno e fluirebbe solo mediante il vaso, da spirito e sangue destinato al Signore? ‘Visione’ l’ha chiamata l’uomo la cui moglie aveva predicato. Anche Yps lo può fare. Ah, non vuole più chiamarlo con quel nome ridicolo; davanti a lui non si trova un figlio del mondo, no! Quanta ragione avevano i suoi genitori a scrivere: ‘Il suo nome procede dal Cielo’. (cap. 2,14)

16. Il rapito ad un tratto si volta: “Ti devo mandare i saluti”, dice allegro.

- “Da chi?” si stupisce Abelu.

- “Da mia madre”.

- L’anziano si mette le mani nei capelli. “Mi dai da risolvere gli enigmi, che poi io non riesco a risolvere”.

- Questo non è un enigma”, risponde Yps. “Dove un cuore trapassa da questa Terra, è nel Regno, anche se l’uomo vive ancora. Là non esiste nessuna separazione. Là ci si unisce nella più alta armonia”.

17. “Ho studiato molto e la mia sapienza è stata riconosciuta. A che serve ora, mentre mi manca l’armonia, che non, …non riesco bene a credere?”

- “Tu ci credi”, dice il piccolo consolatore. “L’armonia non la si trova senza sapienza. Coloro che camminano adornati, sono solo degli oratori che non sanno che cosa significa povertà. Non danno la mano a nessun povero, che per loro sono… Ah, lasciamo stare per ora!

18. Chi fa del bene come te, ha la Luce di Dio. Gli altri rimangono poveri dell’amore, che senza sapienza non trovano la retta via. Tu hai da tempo profetato, rabbino Abelu, solo che nella modestia non lo sapevi. Ora mia madre mi dice: ‘L’autentico profetare comincia là dove uno non se ne accorge! Tu hai il gradino dell’umiltà, senza la quale nessuno impara a profetare. La sapienza rivela dove, quando, come e se si può profetare’. – Mia madre lo ha sempre saputo”.

19. “Il mio essere sacerdote non è nessun sacerdozio. Io sto molto al di sotto”.

- “Nella Luce nessuno sta in alto, né in basso, né vicino o lontano. Là ognuno ha il suo posto. Ai terreni la Luce copre con gentilezza le lacune. Asarja ti concede con grazia l’udienza, dove ti devi piegare profondamente. Noti il muro con le pietre oscure che i grandi di questo mondo si costruiscono?”

- “Oh basta così!”, ansima l’anziano, “distruggi ciò che per decenni è stato vero per me. Nondimeno, ora è come …una Luce …che proviene forse anche da tua madre Sikha”.

20. “Tutta la Luce proviene da DIO! Ce la portano solo i messaggeri. Ma anche i portatori hanno bisogno del loro onore, della nostra gratitudine, altrimenti dovrebbero presentarsi a mani vuote davanti alla Divinità. Se non siamo orgogliosi e la diamo loro, allora attraverso di loro il povero ringraziamento d’onore viene purificato e giunge puro dinanzi al Volto di Dio”.

- “Chi ti insegna tutto questo?”, chiede sconvolto Abelu.

- “Ma non la vedi?”

- “Non ancora, perché sto ancora davanti al muro. Ma la sento parlare nel cuore; perché nella ‘sede dello spirito’ si può sentire ciò che proviene dalla Fonte di Dio”.

21. “Salutala”, balbetta Abelu. Pur non essendo in accordo con nessuna opinione. I templari lo schernirebbero: ‘E’ diventato marcio! Gli si è storto il mondo!’. Sì, …quest’altura lo ha cancellato (il mondo). Deve ricominciare daccapo, …se lui, che da quarant’anni è sacerdote, vuole profetare. Come se Yps lo sentisse, gli accarezza la mano sfiorita.

22. “Padre Abelu, hai aiutato uomini e animali. Pensa al figlio della tessitrice che aveva la malattia rossa (una specie di scarlattina). E l’asino del calzolaio che si era rotto una zampa? Lo hai rimesso in piedi. L’asino ti conosce ancora quando ti vede”.

23. “Questo non ha nulla a che fare con il profetare”.

- “Ma sì, anche se…”, Yps non vorrebbe rattristare il buon maestro. “…anche se è solo il primo gradino. Ma è importante”, s’infervorisce, “perché senza di questo non vi si entra. Nell’insegnamento sei in alto. Nell’insegnamento…”, ripete fermamente, “…il sommo sacerdote non può porgerti l’acqua”.

24. “Non così! Se lo si stentisse… Devo davanti al consiglio”.

- Yps lo tranquillizza: “Posso tacere. Ora vado volentieri nella scuola del tempio; si devono battere i falsi con la loro propria legge”.

- Abelu ammonisce: “Nel Consiglio dei sacerdoti si deve tacere su molto, in particolare in Jerusalem. Il Consiglio non si occupa troppo della provincia, si bada solo agli interessi e che alla festa della Pasqua venga abbastanza gente. Io ne sono rimasto lontano per studiare con calma. Ma tu diventerai un sommo sacerdote come il popolo non ne ha ancora visto”.

25. Il ragazzo lo guarda con calma: “Seppellisci il tuo sogno, non è una visione”.

- “Devi diventare qualcuno!”, esclama Abelu disperato. Ma ecco che gli si fa Luce. Lui guarda a metà su Yps, a metà all’orizzonte, che anche per lui è diventato il muro di Dio. “Dio ha chiamato tre volte Samuele, finché Eli non si accorse che nel ragazzino c’era lo Spirito di Dio (1° Sam. cap. 3 e 7). Samuele era duplice: sacerdote, giudice e profeta. E tu, …forse …” – Abelu cerca il bastone. “Andiamo! Il Sole tramonta”. Questo suona molto triste.

26. Yps singhiozza: “Rabbino Abelu, quanto mi è difficile lasciarti, e più di tutti. Sì. Sì, …il Sole tramonta e viene di certo una notte buia”. S’incamminano di nuovo in silenzio.

 

[indice]

Cap. 6

Uomini del popolo e i loro desideri popolari

1. “Se sono partiti col Sole, allora arriveranno presto. Devono passare dalla porta del palazzo (porta Ippica)”. Chi parla così, è Barthomas, ora presso il maestro Rochalet, che non si è mai pentito di aver preso con sé quel talento. Anche se ha sempre delle idee sorprendenti, rifiutate dal maestro, sovente dimostra però la loro utilità.

2. Rochalet viene brontolando alla porta: “Fissi continuamente la porta; ma oggi arriva lui”.

- “Uzzia? Lo hai visto sovente, si sentono anche le trombe”.

- “Ma non il re”, risponde brevemente Barthomas. “Aspetto il mio amico che è stato iscritto al tempio”.

- “Ah, ma chi è?”. Questa domanda induce Barthomas a servirsi della panca di casa, da dove inventa un eroe senza nome.

- “Dai, falla breve, alla fine ne esce un piccolino”.

- Barthomas aggrotta la fronte. Hm …debole? … Allora gli viene all’improvviso un pensiero salvifico: “Re Davide era un uomo piccolo, ma ha vinto il Golia ed ha fondato il nostro regno”.

- Rochahleth brontola. Senza accorgersene, lui stesso guarda con attenzione alla porta.

4. Là un paio di asini spingono le loro orecchie nella città. Il guardiano controlla il rotolo di un uomo.

- “Sono loro!!”. Barthomas corre giubilando salendo per la ripida scala, solleva – arrivato – Yps dalla sella ed esclama: “Ché gioia! Ora sei in Jerusalem, e la severa scuola ti permetterà di venire da me di tanto in tanto”. Poi saluta il rabbino che deve trattare con il consigliere del tempio, Om-Sabra, che sostiene la causa, e suo padre (Jarat), che ha colto l’occasione di venire a vedere chi si è preso cura di suo figlio.

5. “Vieni!”, esclama Barthomas, “il mio maestro vuole conoscervi”.

- Jarat dice: “Tanto mi conosce”.

- “Te sì”, estende Barthomas, “ma non conosce ancora Yps”.

- Costui sorride. “Per il tuo maestro sarà altro di importante”.

- Barthomas afferra subito con il pugno le briglie dei quattro asini e va avanti.

6. Rochalet pensa irritato: ‘Il ragazzo porta qui tutta la carovana!’. Ah, si assicura che continuino il viaggio senza interruzione. Il suo occhio cade su Yps. ‘Me lo immaginavo; un tale bambino striminzito può solo andare in una scuola del tempio’. Non pensa troppo bene dei templari.

7. Li chiama ‘mangioni’, senza per questo gettarli tutti in una pentola.

- Yps, con occhi chiari da bene educato, dice: “Sono contento di vedere il maestro del mio caro Barthomas”. Dà la mano all’uomo. Quelli di Gibea si stupiscono. Il timido si è abituato solo ultimamente a loro. Poi però si nota che tesse dei fili solidi. Rochalet è stranamente toccato; per ora, più che da Om-Sabra, che ha guardato studiandolo. Dice anche subito:

8. “Mi hai mandato tu Barthomas? Sei tu la guida del Consiglio popolare? Si parla molto di te; i templari, poco bene.

- Om-Sabra ride: “Questo non fa male, conosco la mia via. Ma…”, antepone, “…il mio consigliere spirituale è il (qui presente) rabbino Abelu; e Jarat è già ufficialmente il mio sostituto”.

9. “Ah! Entrate, non devo pentirmi che siete miei ospiti”. Lui pensa: ‘Tramite Om-Sabra può trovare buoni contatti per le costruzioni, e inoltre… lui vorrebbe ciò per cui finora ha comunque lottato veementemente senza successo: rendere il popolo del tutto indipendente dal consiglio del tempio! Non gli interessa nessuna notizia di Yps. Ordina ad un servo muratore di sistemare e di rifocillare bene gli asini.

10. Le sue figlie preparano un pasto. Lui è vedovo ed ha anche le due figlie. Presto s’instaura il colloquio.

- Rochalet litiga: “Il tempio deve accontentarsi”.

- ‘C’è poco da fare’, pensa Abelu.

- “Olala, questo si dimostrerà! Asarja la smetterà presto di essere orgoglioso. E chi pagherà la sua vita da spendaccione?”

11. “Uscite”, ordina Jarat a suo figlio. “Mostra a Yps un poco la città”.

- Barthomas lo fa volentieri, per stare solo con il suo amico, questo per la delicata sensazione di non disturbare gli uomini con la loro presenza giovanile.

12. “Hai ragione”, dice Om-Sabra al maestro. “Pensa comunque che raramente si può rendere prezioso qualcosa che è fatto affrettato. Io non voglio rovesciare il tempio, meno ancora la casa del re. Le mie mete sono: lo sgravio di tasse, in quanto la fortezza e il tempio stessi coprono per la maggior parte il bisogno. Inoltre: libertà di pensiero! Sarebbe comunque sbagliato lasciar votare tutti gli uomini; non ne uscirebbe nulla. No, ogni città deve scegliere un capo che rappresenti il bisogno della sua cittadinanza. Questo è stato annullato dopo il tempo dei giudici. Salomone, finora il più potente della Terra, ci ha tolto questo diritto di giudice e l’ha trasferito maggiormente sulla casa dei sacerdoti che allora si stava formando. (2° Cron. 8,14)

13. Certo, tutto doveva essere presentato al re, e si sa che Salomone era un giudice nobile. Ma il diritto del giudice è andato perduto per il trono e per il popolo, perché dei re cattivi hanno perduto il timone, e l’errore ha portato proprio alla scissione delle dodici tribù; e da allora si va in basso”.

14. Rochalet chiede brAmozo: “Puoi aiutare in pratica?”

- Om-Sabra alza le spalle: “Si può fermare una frana?”

- “Allora il Consiglio popolare non serve a nulla!”

- Il maestro è deluso. Aveva aspettato un uomo che infuriasse intorno a sé con i pugni.

- Jarat domanda: “Vorresti far parte del Consiglio popolare?”

- “Io…?”, Rochalet dice guardingo: “Non conosco né la vostra meta né le vostre possibilità di realizzare delle mete”.

15. “Le mete sono note”, dice Abelu. “La realizzazione dipende dagli uomini che sanno pareggiare la testa con i pugni”.

- Rochalet valuta giustamente il rimprovero nascosto. Riconosce anche che perfino la ‘mangiatoia’ ha dei sacerdoti che pensano al di fuori del tempio. Là il sacerdozio, in generale, soprattutto il sommo Consiglio, gli è una spina nell’occhio. Non senza ragione.

16. “Che cosa devo fare?”, indaga, disposto a dire di sì, se gli sta bene.

- “Tu puoi guidare il gruppo di Jerusalem”, dice Om-Sabra. “Ma non deve succedere nulla che non decida il Consiglio interno, al quale apparterresti. Con la mia testa sono sulla lista del re, cosicché tutto avvenga senza ribellione”.

- “La violenza è sempre un bastone marcio sul quale nessuno si poggia senza che si spezzi”. La voce di Abelu tintinna un poco.

17. Il rispetto del costruttore aumenta. “Perché non sei nel Consiglio?”

- “Quello che c’è oggi non riesce a scaldarmi”, risponde tranquillo Abelu.

- “Lo credo. Ma con la tua saggezza potresti cambiare delle cose, almeno ciò che là succede in modo ingiusto”, spinge Rochalet.

18. “Forse!”. Il rabbino ondeggia con la testa. “Nella gabbia non si ha nessuna guida con il popolo. Ma quello che minaccia di venire su di noi, contro questo si deve costruire un muro. Il muro è il popolo; gli uomini del Consiglio popolare sono le frecce. Potrei essere una freccia nell’alto Consiglio? Si riconoscerebbe presto la mia intenzione e, …immaginati il resto, Rochalet”.

- “Sono informato!”. Lui toglie alcune briciole dalla tavola. “Ci sto! Presso di me entrano ed escono giornalmente delle persone, là il Consiglio popolare può radunarsi in futuro senza preoccupazione, se avviene in Jerusalem”. Porge fermamente la mano ai tre uomini. Ognuno l’accetta con fermezza. Poi Abelu si alza rapidamente.

19. “Devo andare. Voi aspettate qui”, chiedo a quelli di Gibea.

- “No!”. Om-Sabra si alza. “Pensi che ti lasciamo da solo? Tu sei la testa saggia, noi i pugni se…”

- “Anch’io!” Rochalet si prepara. “Ho buoni motivi. Il pagamento per un muro è scaduto. Vado a controllare la cassa del tempio”.

- Jarat scoppia: “Ben detto; così verifichiamo quanto succede”.

20. Rochalet chiama Barthomas che era ritornato con Yps. “Bada alla casa. Se arriva qualcuno, accetta intanto delle ordinazioni. Uno doveva preparare la stalla nell’albergo della città. Puoi intanto andare a vedere come vanno le cose. Poi chiudi bene”.

- “Non preoccuparti, maestro”. Barthomas si sente onorato di ricevere l’incarico alla presenza di suo padre.

- Ovviamente, Jarat incalza: “Fa tutto bene per me”. L’altro sa come l’intenderebbe il padre.

- Lui dà un colpetto a Yps: “Non temere, sono dietro a te”. Il ragazzo sorride in modo fine.

 

[indice]

Cap. 7

Nel tempio l’incontrio con Joroham e gli altri insegnanti

1.     Loro stanno da tre ore nella sala del cortile antistante. Abelu fa un cenno: “Così non va”.

- Rochalet tamburella contro il ruvido muro. “Cattivo lavoro, sarebbe ora di rinnovare il tempio”. Non c’è dubbio sul doppio significato.

- Un servitore della cassa passa sfuggente. Rochalet se lo acchiappa.- “Hei, quando riceverò il mio denaro? Tre ore fa dovevo essere il successivo. Vi è difficile separarvi da mammona, vero?”

2. Il templare solleva il pugno.

- “Oha”, dice Om-Sabra, “Rochalet fa parte del Consiglio popolare! Ti conosco, storto; stai strisciando in giro per riferire al sommo Consiglio delle parole raggirate. Se Rochalet non riceve subito il suo denaro, sono subito da Asarja; ma senza anticamera o annuncio!”

- Il servitore corre e fa cenno al maestro di seguirlo. Om-Sabra gli corre dietro.

*

3.. Uno vorrebbe cancellare oltre alla percentuale del guadagno, il dieci per cento. Allora l’uomo del popolo minaccia con il re. E può farlo, perché Uzzia è abbastanza intelligente da vedere in lui il sostegno del trono e il diritto del popolo. Con rabbia viene pagata la piena richiesta.

4. Quando ritornano, gli altri attendono ancora. Om-Sabra contratta. Respinge il guardiano: “Siamo annunciati”. Nella prima sala giunge Joroham, un amico di Abelu. Quando lo vede, gli va incontro gioioso. “Che cosa ti porta qui?”

- Abelu chiama Yps come nuovo allievo del tempio. “E’ bene che siete venuti da me, altrimenti…”

- “…dovremmo aspettare quattro ore”, completa Jarat.

- “Può succedere”, risponde Joroham.

5. “Non è posibile, …ma è così! Aspettiamo da tanto nell’anti-cortile, dove diversamente, solo…”

- Joroham interrompe Abelu. “Un momento!”. Con una scampanellata chiama il servitore. Costui, entrando, si china davanti a Joroham, facendo finta, in modo velenoso, di non vedere gli uomini.

- Om-Sabra suffla udibilmente: Ah, il superiore dei superiori!”

- Il servitore diventa rosso.

- Joroham lo sgrida perché non aveva annunciato subito la visita.

6. “L’ho annunciata”, si difende l’uomo. “Il sommo sacerdote ha comandato di farli aspettare”.

- “Il rabbino Abelu?”

- “Si è detto…”, s’ingarbuglia il servitore, “…che Abelu sarebbe popolare, e dovrebbe accettare come il popolo …”

- Il pugno di Om-Sabra s’abbatte sul tavolo: “Tu?! Se ti incontro una volta fuori dal tempio, allora incontri in me il popolo! Capito?”

7. Il minacciato si rifugia dietro Joroham.

- Costui dice: “Rimprovero il tuo trattamento con una prescrizione di servizio. Era una mia faccenda; io stesso faccio parte del sommo Consiglio!”

- L’uomo scappa, Joroham afferra sospirando la mano del rabbino: “Sei contento di stare in campagna? – Così, e lui è quel ragazzo che hai iscritto?”

- Yps si fa avanti. “Sono felice che sei il capo della scuola; allora la notte non sarà senza stelle”.

- Il templare è colpito. Un bambino stupido, ma …maturo? Che cosa intenderà con ‘la notte’?

- Gli uomini chiedono per Yps un trattamento gentile.

8. “Se hai finito la scuola”, sospira Jarat, “a Yps non andrà male”.

- “Yps? Si chiama così?”

- Si tace imbarazzati. Nessuno si è mai sforzato di trovare il suo nome. Abelu racconta la storia. Jorham è preoccupato. Sarebbe meglio… Allora su di lui si posa uno sguardo limpido, che gli attraversa l’anima.

*

9. “Aspetta, la scuola inizierà presto. Presto si uniscono a Joroham sette sacerdoti. Li presiede il capo sacerdote Elimaluch, un templare incallito, che passerebbe sui cadaveri”.

- Rochalet si scalda. Al solo vederlo, ne ha già abbastanza. Due dei sette salutano gentili, gli altri in modo freddo.

10. “Che succede?”, chiede dignitoso Elimaluch. – E’ difficile spingere Joroham su un binario morto. Lui rimprovera, perché Abelu ha dovuto attendere quattro ore.

- Elimaluch ghigna: “No, nn è troppo per un rabbino che si siede alla tavola del popolo…”.

- Jarat salta su: “Il popolo c’è per voi, oppure al contrario? Il rabbino Abelu sa più di te e…”

Om-Sabra interviene rapidamente: “Jarat, non scaldarti. Dai, fatti coraggio”.

11. Joroham presenta Yps. “Caro ragazzo, non aver paura. Saluta il nostro Consiglio”.

- Yps si china verso il lato dove nessuno siede.

- Elimluch soffia grossolanamente: “Puoi fare la tua gobba di congedo dopo: hai da salutare noi

- Yps diventa una candela.

- “Ti pesa?”, grida uno arrabbiato.

- Abelu comincia a soffrire mille paure per lui.

- Jarat gli da un puffetto. Ad Yps, che duole la preoccupazione dei suoi uomini, dice con la sua chiara voce, che nel giovane non si sospetta:

12. “Nel tempio considero giusto salutare COLUI, cui appartiene la casa. Sta scritto: ‘Vieni, adoriamo, inginocchiamoci e cadiamo giù dinanzi al Signore!’ [Salmo 95,6]. Se onoro l’Eterno, i sacerdoti dovrebbero rallegrarsi, dovendo portare il Suo onore, soprattutto nel tempio di Jerusalem!”.

- Tutti guardano il giovane, più sconvolti che stupiti; …per tacere del tutto per il coraggio del giovane.

13. Abelu all’improvviso è calmo. ‘Lui profetizza!’

- Quelli del popolo, invece, fanno fatica a non scoppiare a ridere. Chi avrebbe mai pensato che il timido avesse agito subito, dall’inizio? E come!! Il sacerdote più giovane, Obed-Edom, è del tutto entusiasta.

14. Elimaluch domanda: ‘Dove sta scritto?’

- “Nel Salmo novantacinque”, risponde Yps.

- Il templare si era esposto con la domanda. Lui lo dovrebbe sapere prima del ragazzo.

- “E’ di Davide?”. Di nuovo chiesto stupidamente.

- “No, un gioco di Ethan, come si legge nella descrizione”.

15. “Allora è sbagliato!”, trionfa il sacerdote. “Solo Davide fa parte dei nostri rotoli”.

- Yps dice prontamente: “Allora non vi devono entrare nemmeno Mosè, né Asaf ed altri. Ma vi stanno dentro”.

- “Ragazzo presuntuoso, ti dominerò la lingua!”. Elimaluch diventa rosso di rabbia come un gambero.

16. Joroham interviene rapidamente: “Lui è maturo per la mia classe, anche se ho dei giovani leviti. Qui, il rotolo, manca…”, si blocca, “…solo il suo nome e quello dei suoi genitori”. Abelu si accusa amaramente che Yps non abbia ancora un albero genealogico.

- Ma Jarat agisce risolutamente. “Questo ragazzo ha la mia piena protezione!”. E lo riferisce come se fosse la cosa più naturale del mondo.

17. “Il ragazzo è venuto da noi come orfano. Dato che era senza nome e molto debole, lo abbiamo semplicemente chiamato Yps. La colpa è nostra. Dato che ora viene nella scuola del tempio, è compito del sommo sacerdote di far scegliere un nome. Alla nascita del figlio i genitori hanno scritto: ‘Il suo nome procede dal Cielo’. Ora…”, Jarat aggiunge, “…il Cielo è vicino al tempio, allora non sarà difficile trovare il nome del giovane”.

18. Barisall, la mano destra di Elimaluch, un divoratore di lettere di primo rango, salta su all’improvviso: “Ah, questo è quel favoloso giovane del quale ci ha riferito una volta il nostro rabbino?”.  Ora guarda Abelu con astio: “Elimaluch ha fatto esaminare la storia. Il giovane…”, indica Yps come uno che ha vinto la battaglia, “…è come il suo avo Jeftha, un figlio di prostituta, perché nato dal matrimonio di Amoz con la straniera che era una strega come quella di Endor (1° Sam. cap. 28), e perciò senza diritto!

19. Si prendono le parti. Elimaluch, Barisall come altri tre sono gli avversari; Joroham, Obed-Edom ed un piccolo uomo pallido di nome Diblaim, che si nomina come ‘pensatore politico’, sono all’istante gli amici del giovane. Nessuno bada a Yps, i cui occhi sprizzano un fuoco bianco.

- Diblaim appartenente segretamente al Consiglio popolare, senza che lo si sospetti nel tempio, dice tranquillo:

20. “Per via di queste cose vecchie non si può spezzare nessun diritto. Jeftha era forse un figlio di quello di Gilead dal primo matrimonio. Anche Boas ha preso come moglie la Ruth di Moab, e ai figli pagani di Salomone delle sue mille mogli vennero assegnati non visti al popolo (1° Re cap. 11). Inoltre la donna di Endor non era una strega. Se Amoz ha portato con sé una straniera altolocata, questo è stato un bene. In questo ragazzo vedo l’alta provenienza, e propongo che lui venga da Joroham. Chi è contrario?”

21. Barisall alza la mano, rosso d’ira: “Lo sono io!”, esclama, senza prima esaminare se qualcuno è con lui. “Ti arroghi ciò che solo Asarja deve decidere. Io lo spingo all’apice!”

- “Allora non ti stupire…”, risponde Dibalim sarcasticamente, “…se cadi da quella punta, perché sei l’unico che contraddice”.

22. Barisall si guarda intorno, sconvolto, mentre Elimaluch trema coi pugni serrati. Gli altri dal loro angolo, fissano dinanzi a sé. Allora grida disdegnoso: “Da quando, Elimaluch si nasconde davanti al piccolo Diblaim?”

-  Elimaluch lo guarda con occhi scintillanti.

- L’offeso non stende la sua figura storpia, come lo farebbero altri, solleva solo un poco la testa spiritualizzata. La sua voce suona troppo calma da non agire in modo allarmante:

23. “Porto la tua offesa davanti al sommo Consiglio quando si riunisce con il re Uzzia. Non ho altro da dirti”. Quel’uomo, corporalmente debole, mostra una superiorità che fa gelare i cattivi.

- Yps è entusiasta. Senza paura sta accanto a Dibalim e lo guarda con occhi chiari. Costui ha ben preso inconsapevolmente le parti del giovane, perché in lui riconosce il proprio io. Solo più tardi noterà che già in quest’ora si toccano spirito e spirito, come una sola Luce.

24. Barisall sembra di gesso.

- Elimaluch dice come intermediando, che non si era il caso di annoiare i capi con un’offesa non voluta.

- Diblaim domanda a Om-Sabra, come se non avesse con lui nessun contatto: “Non sei il primo del Consiglio popolare?”

- Om-Sabra afferma. “Adesso mi vieni giusto come testimone che il sacerdote Barisall mi ha ora offeso. Anche se non voluto, non mi interessa”.

25. “Questo reta stabilito, che ora sei stato offeso”, ribatte Om-Sabra, interiormente rallegrandosi. “Io, Jarat e Rochalet, tutti e due uomini del Consiglio popolare, lo giuriamo davanti ad Uzzia”.

- Elimaluch grida: “Chi giura, pecca contro la santa legge”.

- Jarat ghigna: “Ma noi non giuriamo, lo affermiamo solamente”.

26. “Via!”, Joroham si alza. “Non si può fermare l’incarico. Ecco, Elimaluch, firma per l’allievo Yps di Gibea, il cui nome sarà scritto più tardi”. – A costoro non rimane altro che scrivere.

- “Dove siete in albergo, voi uomini?”, chiede Joroham. “Voglio mandare a prendere il ragazzo non appena c’è un posto nella sala da letto”.

27. “Sono da me”, risponde Rochalet, che non conosce ancora il gioco dei sacerdoti fedeli al popolo.

- Diblaim dice veloce: “Sono contento se vai tu stesso a prendere il ragazzo. Questa non è una faccenda da sacerdote; per questo ci siamo noi servitori. Dato che ho bisogno di voi, cari uomini, eccezionalmente vengo e poi porto il ragazzo con me”.

28. “L’onore è molto grande”, s’inchina Om-Sabra. – Lui, Jarat ed Abelu sono gli unici che conoscono il buon templare; ma non li si devono tradire.

- Perciò Jarat aggiunge: “Possiamo incontrarci anche nell’albergo dei sacerdoti di Morija”.

- Diblaim nega: “Non voglio far conoscere l’offesa, perciò vengo dal maestro Rochalet”.

- La radunanza si scioglie.

 

[indice]

Cap. 8

Davanti all’alto Consiglio

1. “Abjathar, ti prego aiutami!”. Diblaim entra nella stanza della bella casa della città alta di Jerusalem salutando frettolosamente.

- Il padrone di casa guarda dal suo lavoro che si ammucchia sul tavolo. “Con che cosa, amico mio?”. Gli offre da sedersi.

- “Nathan”, esclama fuori dalla porta, “porta vino e cibo! … Racconta”, dice all’ospite e mette via il suo lavoro.

- Diblaim indugia: “Lascia prima venire il tuo servitore. Poi, siamo indisturbati?”

- “Assolutamente!”, gli assicura Abjathar. “Per ciò che riguarda Nathan, di lui si è del tutto sicuri”.

2. “Bene!”, dice Diblaim con prudenza. “È ovvio che se si tratta di cose del tempio è solo per uomini saldi”.

-  Abjathar loda: “Sei intelligente e… Ah, metti tutto qui”, si interrompe. Ci vuole solo un cenno e il servo sa cosa fare. Senza fare rumore lascia la stanza e si piazza non lontano dalla porta.

3. Diblaim comincia: “Dimmi: hai indagato anni fa per il rabbino Abelu su un certo Amoz di Gilead?”

- “Hm, mi ricordo. Aspetta, ho un rotolo”.

- “Mi basta il tuo ricordo”, restituisce Diblaim la lode avuta prima. “Vorrei solo assicurarmi, nel caso ci fosse bisogno, di poter testimoniare per questa faccenda davanti all’alto Consiglio che le cose stanno così”.

4. Lui racconta brevemente come prima della fine dell’anno Yps era giunto al tempio, e nonostante un’enorme diligenza, nulla procedeva, eccetto presso il maestro di classe Joroham, presso lui stesso, presso Obed-Edom e con il guardiano sacerdote Isboset. Elimaluch, che Abjathar appunto conosce, e Barisall la volpe, alla fine si era sperato nella loro cattura, poiché Asarja vuole scacciare dal tempio il ragazzo di talento come un ‘figlio di prostituta’.

5. “Semplicemente oltraggioso come si comportano!”, s’amareggia il dotto. “Invece di essere contenti di ricevere un buon seguito, come l’intero Consiglio non riesce a mostrare, agiscono come… come i...”

- “Dillo tranquillamente: … come gli asini!”

- “Non volevo offendere i quadrupedi”, s’inquieta Diblaim.

6. Abjathar non nasconde un sorriso. “Anche tu fai appunto parte del Consiglio”.

- “Me ne infischio! Finora ho creduto che il mio posto fosse lì, per badare, con il Dono di Dio, che l’erbaccia non cresca troppo, come può succedere. Ma se cacciano via il ragazzo, allora sparisco e voglio diventare come lo sei diventato tu. Verranno degli scolari per mantenere la mia casa”.

7. “Senza dubbio! Che cosa deve succedere?”

- “Niente! Dobbiamo solo saltare ancora nella pozzanghera. Allora il mangione mi ha offeso, e gli uomini del Consiglio popolare mi hanno tenuto fede davanti ad Uzzia. Domani il ragazzo deve comparire con il nome ridicolo Yps davanti all’alto Consiglio. Non so se s’intimidisce. È al di sopra della media sotto l’aspetto dell’apprendimento. Sarei contento di dimostrare ad Asajra come valido il matrimonio dei suoi genitori e che la madre – forse una strana donna – non era una strega, come sostiene il caprone”.

8. “Il…?”. Abjathar fruga nella confusione dei suoi lavori. Nonostante siano passati nove anni…, tira presto fuori un rotolo e indica: “Ecco la faccenda. E tu pensi che la devo difendere davanti all’alto Consiglio?”

- “Te ne prego. Tu entri facilmente come superiore della tua scuola libera”.

9. “In ogni caso, Asarja una volta è stato un mio allievo”.

- “Ah, non lo sapevo ancora. Meglio! Allora potrà non fare nulla contro il difensore”.

- Abjathar riflette: “Non era il peggiore”.

- Diblaim completa: “E’ salito solo troppo presto all’alto seggio, lo ha fatto vacillare, soprattutto …per via del suo orgoglio”.

- “Non disconosco che è intelligente e diligente, ma ce ne sono di più intelligenti, soprattutto di migliori. Dio non chiede davvero a noi sacerdoti quale vestito abbiamo portato sulla Terra, ma guarda al cuore, se la porta stava aperta per l’amico e il nemico, prevalentemente per i bisognosi d’aiuto come per tutto il popolo”.

10. “Ebbene sì! Se dotto, commerciante o pescatore: l’orgoglio non copre nessuna manchevolezza. ... Prendi!”, il padrone di casa indica il cibo e fa riempire il bicchiere”.

- “Grazie, bevo poco vino. Chi beve più di quanto chiede la sete, annacqua l’intelletto”. Si alza. “Perdona, ma devo incontrarmi pure con la guida del consiglio popolare, che in quella faccenda aveva udienza presso il re. Voglio sapere come sono andate le cose”.

11. “Con lui?”, chiede stupito Abjathar.

- “Perché no? Non è un ribelle come viene insultato falsamente. Per fortuna siede saldo presso il re; gli fa dei buoni servizi. Rispetto ognuno che serve in qualche modo il popolo. Volesse Dio che le tribù diventino di nuovo una; la loro separazione è assurda”.

- “Senza speranza”, spiega Abjathar. “Chi conosce la storia, nota la crescente rovina, la quale viene sfruttata dai popoli vicini. Purtroppo!”. Abjathar accompagna il suo ospite fino alla porta della strada. “Allora, fino a domani”.

*

12. L’alto Consiglio, tredici sacerdoti, sono radunati. Quando compare Joroham con Yps, si vede come si distanziano le sedie degli ospiti, pur venendo degli uomini rispettabili. Quando dice qualcosa al riguardo, Elimaluch ghigna perfido: “Disposizione del sommo sacerdote!”.

- “Da te sussurratogli nell’recchio?”, inchioda Joroham l’insolente. Senza volere, le due parti si siedono di fronte.

13. Diblaim, Abelu, Abjathar ed Om-Sabra entrano dalla porta del sommo sacerdote, contemporaneamente con Asarja. Dall’uno viene salutato lusinghiero, dall’altro per dovere, mentre ha dimenticato di inchinarsi anche lui. Ad Asarja non sfugge che, quando si è seduto sull’alto seggio, nota quanto stupida era stata la proposta di Elimaluch di allontanare i posti degli ospiti. Questo doveva certamente essere predisposto solo per il rabbino. Frettolosamente fa un cenno, e i servitori portano una panca.

14. Ora (il re) stende maestoso la destra verso Om-Sabra. “Un uomo del popolo non ha nulla da fare nell’alto Consiglio! Come sei entrato? Om-Sabra ha fatto della faccenda del ragazzo una questione del popolo?”. Con innegabile trionfo porge al servitore un rotolo del re: “Il sigillo del re è il mio ‘Efata’

- Con la fronte quasi al suolo, il servitore consegna al sommo sacerdote un rotolo riccamente adornato.

15. Lui stacca il sigillo. Imparato da tempo a dominarsi, gli si nota comunque la rabbia.

- Uzzia ordina di ascoltare la guida del Consiglio popolare e prendersi cura della sua faccenda. Un ‘altrimenti’ è nello stesso ordine che il re ha firmato.

16. “Siediti”, dice, nascondendo a fatica la sua ira. Senza preamboli comincia aspramente: “Sacerdote capo Elimaluch, hai portato un’accusa contro il rabbino Abelu che con false indicazioni ha portato nella nostra pura scuola del tempio il figlio di una prostituta. Fa il tuo rapporto!”.

- Elimaluch si alza con testa rossa e si strofina voluttuoso le mani. Poi comincia forte:

17. “Il rabbino Abelu ha complottato con Joroham per accogliere un ragazzo di rango inferiore. Perché lo ha fatto è incomprensibile; lo capisce invece il rabbino. Intanto voleva fare un piacere al sobillatore del popolo Om-Sabra, di accogliere il fastidioso orfano, che è costato solo del denaro a Gibea, per sgravare la comunità. Con questo gesto si è di nuovo accattivato il popolo. Questo testimonia che è nemico del tempio, come pure altri”. Getta degli sguardi perfidi a Joroham, a Diblaim, a Obed-Edom e a Isboset.

18. Joroham sfrutta la pausa per prendere la parola. Asarja acconsente.

- Joroham dice: “Quello che Elimaluch ha presentato, non ha nulla a che fare qui, nemmeno in passato, se lo vuole affermare”.

19. Il rimproverato comincia ad abbaiare: “Ebbene sì, questo fa parte!”, indicando Yps: “Il giovane è figlio di una prostituta ed è una macchia per il villaggio di Gibea. Abelu lo sapeva, ha messo in testa qualcosa agli stupidi, per portarlo dentro come un ragazzo miracoloso, per liberare Gibea dall’obbligo di mantenimento. Non è stata nemmeno pagata la tassa scolastica e di mantenimento. Forse… Ah, non voglio dire altro”.

20. Fa un ampio gesto con il braccio. “Il padre era un emigrante che era tornato con una persona altamente sospettabile, avendo dovuto fuggire dall’estero. Lui ha potuto portare la donna per il suo matrimonio. In seguito si è manifestato che era una strega. Ha stregato il bestiame, persino gli uomini, fino alla morte, tra l’altro, il padre di questo giovane, e poi si è bruciata da se stessa, per paura della lapidazione. Il matrimonio non valeva davanti alla nostra prescrizione, quindi il bambino è un ragazzino da prostituta.

21. Il rabbino Abelu ha dissacrato la casa del nostro Dio. Perciò pretendo seriamente: primo: – Il ritiro del suo sacerdozio senza sede da anziano nel tempio. Secondo: – l’espulsione del bambino da prostituta. Terzo: –l’espiazione della comunità di Gibea che con inganno si è arricchita del patrimonio del tempio, mentre ha sottomesso al tempio un bambino da nutrire. In più ci sarebbero da considerare delle punizioni speciali per i sobillatori del popolo, Jarat e Om-Sabra”.

22. Elimaluch si siede ansimando. Gli amici sono indignati. Il rabbino meritevole, può essere così disdegnato? Costui trema forte. Oh, quale oltraggio su di lui! Infatti, l’espressione di Asarja dice ‘sì’ ed ‘amen’ a ciò che l’ipocrita gli ha portato alle orecchie. Lui getta un occhio al suo figlio ferito.

23. Ma, …quanto più profondamente è stato ferito il ragazzo nel suo più santo sentimento, che colui che può difendersi? Qualcosa dal piccolo ragazzo poco appariscente passa su di lui. Una forza sopraffacente! Un raggio lo colpisce nel mezzo del petto.

24. Il viso bianco, negli occhi una Luce chiara, così bianca, che non si è mai visto negli occhi di un’uomo. Persino Asarja è abbattuto. E Isboset gli si pone dietro, credendo che il ragazzo si senta male. Questo straccione! Ah, l’abito è del tutto disonorato. Già vorrebbe andarsene con il ragazzo, nella convinzione che il tempio sia indegno di lui.

25. Diblaim perde quasi la sua calma, e sussurra ad Abjathar: “Intervieni, amico; non martorizzare troppo a lungo il ragazzo!”. – Sì, è martirizzato.

- Abjathar respinge: “Non ancora; non devono più avere delle frecce in faretra[3], poi se ne stupiranno!”

- “Che succede?”, chiede severamente Asarja. “In mia presenza non si sussurra!”

26. Abjathar lo guarda supplicando, finché Asarja volge altrove gli occhi. Non vuole strappare il legame, perché la libera scuola ha fatto qualche buon servizio alla scuola del tempio. E …Diblaim? Quello sa troppo!

27. All’improvviso Barisall strappa il ragazzo davanti ad Asarja. “Guarda il figlio della strega!”, grida selvaggiamente. “Se non ci sono altre prove, allora lui stesso! I suoi occhi da gufo, bianchi, e la figura poco sviluppata! I versetti imparati a memoria non sono nessuna iniziazione. Se non fosse a causa della stregoneria, non dovrebbe nemmeno vedere l’ante-cortile, visto che sua madre era un’omicida e suicida.

28. Non ci sarebbe nulla da stupirsi, se l’Ira di Dio cadesse su di noi, dato che tolleriamo una tale onta nel Suo tempio. Chiedi, altissimo-sommo sacerdote, e vedrai che cosa c’è in lui. … Perbacco! Mi sono sporcato, e non voglio mangiare per tre giorni, finché non sono ridiventato puro!”. Barisall getta la mano del ragazzo con tanta violenza da sé, che Yps sarebbe dovuto cadere. Una Forza sconosciuta lo fa stare fermo, occhio, nell’occhio con Asarja.

29. “Sì, occhi d’animale! Da temere! Cattivo ragazzo: da dove hai questi occhi?”

- “Dalla sua madre strega!!”, grida forte il sacerdote cassiere Matguel.

- Joroham domanda duramente: “E‘ forse sacerdotale, strappare l’anima all’orfano?”

- “Non si tratta di questo”, ribatte freddamente Asarja, “solo, della macchia del nostro Tempio, di cui si sono resi colpevoli il popolo selvaggio e i sacerdoti. Questo lo tratteremo nel gran Consiglio (Sinedrio).

30. Abjathar domanda con gelida gentilezza: “Hai da presentare qualcosa di particolare? Non hai mandato un rotolo d’iscrizione”.

- “Per questo non c’era tempo; finora non ne ho avuto bisogno. E’ la prima volta che lo pretendi da me”.

- Asarja cerca di nascondere il suo errore: “Pensavo solo…, visto che è una faccenda particolare. Che cos’hai da dire?”

31. “Molto”, il dotto apre lentamente gli occhi. Lo si conosce ovunque come estremamente buono, soprattutto come difensore del diritto, che non guarda alla persona. “Sarebbe bene”, dice, “che il ragazzo venisse prima esaminato sul suo stato mentale, prima di difenderlo”.

- Om-Sabra è per ora l’unico che intravede pienamente la tattica del dotto e l’ammette, anche se il ragazzo deve soffrire amaramente.

32. “Allora si faccia un intervallo, affinché si possa riprendere”.

- Asarja corre via presto. Una fuga davanti agli occhi…? Anche i nemici si ritirano, mentre gli amici stanno strettamente seduti uniti.

- Isboset porta un buon vino saporito. “Bevi, Yps, ora si comincia davvero. Potrei…”. Ma ciò che ‘potrebbe’, lo preferisce inghiottire.

33. “Perché hai indugiato?”, domanda Diblaim, al difensore.

- “Il corso è giusto”, risponde Om-Sabra al posto di Abjathar. Invece: “Mi dispace per entrambi, per il nostro buon rabbino e per il caro Yps. Si deve proprio vuotare la pentola. Ci si domanda solo, se alla fine è salato”. Ha ancora pronta una cosa che nessuno conosce. Abjathar ha persino due colpi: il diritto, e un vecchio conto.

 

 

Cap. 9

L’esame a Yps, ma lui profetizza nel tempio

1. Yps si allontana. Abelu dice di non disturbarlo per ora. In lui dimora una profonda fede, toccato dal ragazzo e – forse da sua madre. Diblaim vede anche sicura la faccenda, anche se non conosce la profondità di spirito del giovane. Joroham crede nella vittoria che Om-Sabra ha in tasca. Abjathar invece sa come si controbatte per il diritto. Uno sguardo, scambiato con Yps, attizza in lui il suo istinto paterno.

2. Lui dice: “Se il tempio agisce stoltamente, accolgo io il ragazzo,”.

- Obed-Edom è sopraffatto dalla compassione, e Isboset dall’ira. Così stanno le cose con gli amici quando la campana li chiama al raduno. Anche se gli avversari guardano con sguardo maligno, lo si constata nella parte del diritto con irremovibile calma.

3. “Vieni davanti al seggio del Signore, ragazzo, senza paura”. Asarja chiama Yps.

- Costui va verso la porta che conduce all’onnisantissimo.

- “Fermo! Dove vuoi andare?”, grida forte Asarja. ‘Forse Yps non sa ancora che la sua sedia è da considerare il Seggio di Dio?’.

- Il ragazzo si volta, il suo volto risplende in modo ultraterreno.

4. “Sommo sacerdote, hai comandato di presentarmi davanti al Seggio di Dio che ha visto Michea quando ha annunciato ad Ahab (Acab re d’Israele) il suo naufragio (1° Re 22,19). Dove altro, se non nell’Onnisantissimo, sta il simbolo del Seggio del nostro Signore?”

- Costa un grande sforzo, incassare questa risposta dal ragazzo. Quale sacerdote, avendo messo il materiale davanti al Cielo, lo avrebbe detto?

- Om-Sabra sorride, e Abjathar è felice.

5. I nemici fanno facce cattive.

- Barisall sbuffa: “Questa offesa al sommo sacerdote, gliel’ha suggerita Abelu al novellino!”

- “Allora il suo ordine doveva essergli noto prima”, ribatte Diblaim. “Il sommo sacerdote ci può dire se ha parlato con il rabbino Abelu?”.

6. Asarja perde lentamente le briglie della riunione, perché nessuno dei combattenti gli chiede se può parlare. Nondimeno, li ammonisce subito: “Sotto la mia dignità…”, inghiotte, “…non si discute prima, su ciò che è da dire dopo!”. E aggiunge orgoglioso: “In me agisce lo Spirito di Dio! Non devo prima pensare ciò che deve essere detto!

7. Giovane! Hai agito superficialmente! Ciò lo metterò volentieri in conto per la tua irriverenza. Nel sommo Consiglio, come anche nella funzione, siedo io sul Seggio di Dio! Ricordalo! E non essere così limitato”.

- “Io la chiamo sapienza di profeta”, lo corregge Abjathar.

- “Questo dev’essere difeso?”, dice Asarja di rimando in modo pungente.

- “Se vuoi…” dice tranquillo Abjathar.

8. Asarja deve inghiottire la pillola del suo insegnante. Ha dimenticato quanto deve ringraziarlo, e sfoga l’ira sull’allievo. “Spiega cosa significa ‘Legge di Dio’

- “Di questo ne ha già parlato l’alto Consiglio?”, para Abjathar per Yps. “Fai delle domande sulle quali può inciampare persino qualche sacerdote”.

9. Asarja s’infuria: “Quali domande d’esame sono da fare, …lo decido io! Se fai chiasso, Abjathar – mi dispiace – ma ti devo mettere alla porta”.

- “Assolutamente?”, si oppone Diblaim. “Un difensore ha il diritto di evidenziare ingiustizie!”.

- “Con questo, vuoi dire che lo avrei chiesto ingiustamente?”, soffia formalmente Asarja verso Diblaim.

- La parte nemica lancia cattive invocazioni.

10. Diblaim si rilassa: “Proprio così! Un alto sacerdote dovrebbe chiedere in altro modo e, …agire diversamente”.

- Elimaluch grida: “L’offesa va portata davanti al grand Consiglio!”

. “Non perdere il filo”, schernisce Joroham, “era giustificato. State procedendo maldestramente davanti alle orecchie di uno scolaro. Sono favorevole a lasciare dapprima la risposta all’allievo. Asarja deve esaminarlo rispetto alla sua età. Il difensore ha il diritto di intervenire. Osservate finalmente l’ordine dell’assemblea”.

11. Asarja sospira e ancora una volta pone la domanda.

- “Povero ragazzo”, pensano. “Persino dei nemici ammettono di non conoscere nessuna risposta”.

- Yps solleva in alto le mani come faceva sua madre quando profetava. Lo può fare dove il Consiglio così povero di Dio ha insultato il suo Santissimo? Le lascia scendere di nuovo, e ora profetizza per la seconda volta. Gli manca la maturità di Sikha; non sa che la raggiungerà e la supererà su Incarico di Dio, suo Signore. Ora comincia:

12. “Il concetto di ‘Legge di Dio’ è l’assoluta fede, dalla quale sono riconoscibili le leggi. Senza riconoscimento, nessuna legge si lascia adempiere. Io la comprendo, quando la elevo al di sopra di me oppure se la metto sotto i miei pedi”.

- “Hm, la risposta suona confusa, non si sa ciò che intendi”.

- Abjathar lo difende: “Ho compreso bene ciò che intende l’allievo”.

13. Asarja tuona: “Significa che io non avrei compreso?”. – Stupida risposta! – “Al contrario, il ragazzo la deve spiegare di più”.

- Riprende Yps: “Ogni legge ha una condizione e anche una benedizione. Noi siamo legati alla Terra, e nonostante ciò siamo liberi. Quindi l’uomo è legato alla Legge del Creatore, se lo vuole oppure no, con e senza fede, coscientemente e incoscientemente. Se non osserva la Legge, la Legge lo incarcera.  Come la forza della Terra attira a sé l’uomo, così opera il nostro Creatore nella Legge della Forza sapiente. Chi crede questo, ha su di sé quell’Arco che il Signore ha posto pieno di Benedizione dopo il diluvio (Gen. 9,13). Senza benedizione non si osserva nessuna legge. Senza l’osservanza delle leggi si ottiene ancor meno la benedizione”.

14. Gli occhi di Abelu risplendono. Persino lui non avrebbe risposto così precisamente.

- Diblaim drizza gli orecchi. Da dove ha preso il ragazzo una tale conoscenza? Ah, lo deve portare anche nella sua classe!

- Joroham è orgoglioso. Oggi si mostrerà il mistero sull’allievo di Dio.

- I piedi di Om-Sabra grattano: Gibea, Gibea, da te arriva un profeta!

15. Abjathar, altrettanto sorpreso, aspetta di vedere se non abbia parlato un grande spirito oppure perfino come avvenuto talvolta con la sua vicinanza.

- Invece Asarja, nonostante lo stupore, dice con leggerezza: “Non è male la risposta. Ora la seconda domanda: Si può unire o separare la Legge e Dio? Quando deve avvenire questo o quello? Dio, è da ricercare nella legge?”

- Yps non riflette. Solleva solo un po’ più in alto gli occhi, molto al di là di Asarja, e dice chiaro:

16. “Per dire questo in Onore a DIO, si deve conoscere la differenza tra la Legge di Dio e la prescrizione dell’uomo. Si può sottostare alla prescrizione, ma il cuore che porta la Luce e l’Amore di Dio, non vi è mai legato. La legge mi dev’essere scritta nel cuore (Ger. 31,33), altrimenti non sono né un portatore né un adempitore. Esso si deve separare rigidamente da ogni prescrizione. Sarebbe sbagliato cercare DIO nella Legge, non ve Lo si trova! Invece, il vedere la Legge in DIO è la vera via, la quale fa di noi, portatori e esteranno”.

17. “Bene…, bene…”, fa Asarja “Vedo che ti sei dato troppo presto a pensieri troppo profondi che non puoi digerire. La classe di Joroham era troppo difficile per te. Ebbene, questo finisce! Come figlio di prostituta vieni rifiutato dal tempio. Voglio farti ancora una domanda, affinché nessuno mi possa dire di essere stato ingiusto verso un condannato fin dall’infanzia. Ascolta:

18. Dio manda il Messia, che poi sale sul trono di Davide affinché le dieci tribù si inchinino. Jerusalem è e resta la città del mondo, e il sommo sacerdote la mano destra di Dio. Ti chiedo: il Messia, oltre a questo compito mondano, ne avrà ancora altri? Quali, come li compirà? E’ sufficiente una piccola risposta; sondare il più profondo senso spetta appunto solo all’alto Consiglio”.

19. “La tua cavillosità è senza pari!”, s’arrabbia Abjathar. “Come la penso su questo, te lo dico da uomo a uomo!”.

- “Non ne ho voglia. Ricorda, che io sono il sommo sacerdote e tu…”

- “…sono stato il tuo maestro”, interviene Abjathar. “Ma ora non voglio stupirmi se il ragazzo saprà dare una risposta che non ti è mai venuta nella tua mente da sacerdote!”

20. “Asarja non fa mai una domanda per la quale non sa dare una risposta, soprattutto quando ha superato ogni alto sacerdote”.

- Elimaluch si china strisciante.

- “Oltre a questo, lui può chiedere quello che vuole”, grida Barisall nel mezzo. “Perciò nessun uomo lo deve accusare”.

21. Dice Diblaim: “Per il fatto che l’arroganza non può salire più in alto di come è già salita. Tuttavia DIO vi metterà contro il Suo Muro di Dominio”. Il dotto, per via di questa parola, non potrà quasi rimanere nel tempio. Ma, …lo vorrà ancora? Non sogna già di unirsi con Abjathar e prendere con sé Yps, il figlio d’uomo dalla Grazia? Forse, come…

22. Il giovane strappa la cattiva tensione. Sembra cresciuto. Questo è il suo spirito, che sovrasta irradiando il corporeo. La sua voce è come una scampanellata che sale da un pozzo profondo, pura, e piena di Forza. Lui profetizza: “Se Dio venisse come Messia per il mondo, ciò rimarrebbe come parte della caducità. Tali aiutanti Egli li ha mandati sovente e li manderà continuamente, per Grazia. Othniel è stato un tale salvatore, come lo si è aspettato per sostenere chi era maturo per la caduta”. (Giud. 3,9)

23. E ora Yps alza in alto le mani come faceva sua madre. Gli occhi splendono chiaramente. “Un trono è stato eretto, e non ne verrà più un altro. Egli siede su questo, di cui Davide cantava: «L’Eterno ha detto al mio Signore: ‘Siedi alla mia destra, finché io abbia fatto dei tuoi nemici lo sgabello dei tuoi piedi’». (Salmo 110,1) Anche per Davide qualcuno doveva parlare. Ma chi può parlare dinanzi al Volto di Dio per qualcuno? Solo la Misericordia nel Suo Amore parla al Signore, la quale tiene le Leggi nella Destra. Il grande Salvatore viene per lo spirito, che gli uomini esteranno, come Caino ha abbattuto suo fratello Abele.

24. Le dieci tribù moriranno, perché si metterà la prescrizione più alta che la Legge del Sinai! Dio, per Misericordia, ha stabilito dai dieci Comandamenti, ulteriori due per le due ultime tribù. (Deut. 6,5 / Lev. 19,18) Tuttavia il tempio calpesterà il diritto e la Misericordia, ed abbatterà il Pastore, …e le pecore si disperderanno.

25. Jerusalem passerà, come un giorno anche il mondo. Eternamente resterà solo lo Spirito! Il Dio Creatore non ha bisogno di nessuna creatura come Mano destra che Lo aiuti per ristabilire e tenere il Suo alto Cielo. ‘Mie sono entrambi: Consiglio e Azione!’ (Prov. 8,14) E quando DIO discenderà come SALVATORE per salvare gli uomini, la Sua via sarà la Verità e la Vita, una Redenzione ‘sigillata con il Sangue’, se… se il tempio di Jerusalem non lo vorrà diversamente!

26. Israele costruirà un muro scuro, sul quale precipiterà, finché non cadranno tutte le pietre. Però, la Luce viene! Il Salvatore, il Quale non ha bisogno di nessun consiglio del mondo; non di abiti che coprano il corpo, nemmeno di una qualche posizione, né bassa né alta. Lui interrogherà il cuore, se mettere più in alto lo Spirito di Grazia, che non la prescrizione dell’uomo, la quale si spezzerà come questo mondo! Egli chiederà se l’Amore sta nella Sapienza. Solo così si aprirà il Muro del Cielo, solo così si passerà attraverso la Sua Porta. EGLI non abbatte, bensì riedifica! Non frantuma, bendì guarisce! Non disprezza, bensì ama! Non condanna, …ma redime!”

27. Un silenzio senza respiro. E’ il Sole che risplende presso le colonne? O è una Luce estranea che circonda Yps…? Lentamente le sue mani si abbassano, lentamente ritorna il suo spirito.

- Asarja sa: ‘DIO ha parlato attraverso il giovane. Ma lo respinge, altrimenti quel ragazzo sarebbe un profeta come Samuele, come lo erano stati Elia ed Eliseo. Con gesti frettolosi respinge il pensiero. Così fanno anche i suoi aiutanti e complici.

28. La profezia ha di certo scosso gli ascoltatori, ma in primo piano sta il giovane veggente che, …forse, …deve ancora diventare profetico e …che ora non sarà più sicuro della sua vita, se Asarja non può essere trasformato.

-  Abjathar lo vorrebbe tentare, aspetta solo la contro parola. Questa segue subito.

39. Si sente il freddo gioco del sommo sacerdote, allorquando, in modo dolciastro dice: “Cari co-consiglieri, ci siamo convinti che l’allievo è senza maturità ed ha dimostrato la sua provenienza dalla prostituta. Non lo Spirito di Dio, come sembra, domina il ragazzo, ma era un Asmodi (demone). Noi sacerdoti siamo da Dio e, per noi stessi, puri; perciò cacciamo fuori l’Asmodi. Con questo, chiudo l’alto Consiglio”.

30. Lui sospetta che Abjathar e Om-Sabra intendono altro; ma nessuno lo deve spegnere. Per il quieto vivere, chiede ancora: “Chi è per la cacciata del figlio di prostituta? La faccenda di Abelu seguirà più tardi”. Per sua non poca preoccupazione, ora sono d’accordo solo Elimaluch, Barisall, Matguel, Hezeron e Chilijon. Altri tre che prima stavano dalla sua parte, ora fanno la faccia seria. Pur se anch’essi considerano la faccenda chiusa, l’assemblea non può comunque essere interrotta in questo modo.

31. Abjathar si alza. Il suo bel corpo snello, la sua testa scolpita, hanno un imponente effetto; le sue parole pesano molto. “Sommo sacerdote, non ti sia risparmiato ascoltare me e i miei testimoni. Io pretendo persino, che ora il ragazzo venga lasciato andare. Ma non a tuo onore!”. Si rivolge al sacerdote guardiano Isboset: “Presso la porta dei maccabei nella parte interrna attende il mio Nathan. Consegna a lui il ragazzo, lui sa”.

32. Al superiore del tempio rimane nella gola un ‘fermo!’, per questo in lui sale l’ira molto non-sacerdotale. Come osa il dotto, di dare voce senza essere interrogato?

- Isboset prende cordialmente la mano del ragazzo: “Vieni, devi trovare pace, finalmente”.

- Allora Barisall ed Elimaluch esclamano in modo cattivo: “Cane di prostituta!”

33. Isboset abbraccia il protetto, affinché costui venga coperto con le sue larghe maniche, come con un mantello.

- Diblaim salta su furioso, quasi da non potersi dominare. “Voi, delinquenti!”, esclama senza riguardo, “voi dovete essere sacerdoti? Non il ragazzo, no! – Voi sconsacrate il tempio! Qui…”, getta la sua sciarpa da maestro davanti alla sedia di Asarja, “…mi vergogno di essere un templare sotto la tua mano!”

34. “In te è andato l’Asmodi?”, lo fulmina Asarja.

- “Molto probabilmente è il contrario!”, Diblaim lascia cadere l’ultimo rispetto. “Abjathar, dì quello che è da dire, anche Om-Sabra!”.

- “Quell’uomo è solo tollerato”, grida Matguel.

- “Se sono tollerato lo verrai ancora a sapere”. Quell’uomo del popolo è la calma stessa. Questo rende furioso Asarja. Semplicemente, per non voler sentire più niente. Si alza per correre via.

- Ma Abjathar lo ferma con una parola:

35. “Asarja! Se non vuoi interrogare qui la difesa, allora la leggerò domani pubblicamente! Non puoi impedirla: è il Consiglio del popolo”, Abjathar riconosce fulmineamente in Om-Sabra come il mediatore migliore, “che può far marciare a sufficienza quelli del re. E allora bada a come coprire l’onta del tempio!”

36. “Vuoi minacciare? Tu, …una volta mio amico?”. Asarja per rabbia dice la cosa più stupida che può dire in quel momento.

- Joroham interviene: “Hai offeso abbastanza sovente il tuo maestro, e adesso proprio tu vuoi ricoprirlo?”

- Asarja si morde la lingua.

- Allora Elimaluch ride, orribile essa risuona attraverso la sala: “La sua incapacità si nasconde dietro alle minacce!”.

- “Se non sono in grado di farlo, …lo saprai già oggi!”, risponde Abjathar gelido.

37. Elimaluch, …è pallido. – Ah, la vecchia faccenda, e…

- “Quindi, sommo sacerdote, lo vuoi, adesso? Se sì, allora garantisco che nessuno sentirà qualcosa da parte mia; e anche Om-Sabra come uomo d’onore tacerà, perché è più intelligente, perché ama più ardentemente i giudei, che il tempio, per il quale il popolo è diventato da tempo la mucca che si deve mungere tre volte al giorno!”

- “Se ti limiti alla difesa, ti sia pietosamente…”

- Intorno alla bocca senza barba del dotto c’è un sorriso. “La faccenda non delibera di concedermelo, bensi, adempiere le richieste. Se non lo fai, allora vedrai che cosa farò”.

39. Asarja strappa la sciarpa sotto il soprabito. “Parla!”, dice solo. Si sente come una selvaggina nell’angolo, da cui non v’è via d’uscita.

- Abjathar fa cenno agli amici. Costoro avvicinano le loro sedie più vicine al sommo sacerdote. Il difensore si pone tra le parti nemiche, di fronte ad Asarja. E’ una strana storia che ha da esporre.

 

[indice]

Cap. 10

Più di un diritto è messo in luce – La vera storia di Yps

Una vecchia resa dei conti e due colpevoli

1. (Abjatar): “Non avrei mai sospettato che mi ha pres quando una volta Abelu mi ha presentato un’incisione in legno legata ad una catena straniera. Io esamino sempre quando devo difendere un’innocente. Ma i colpevoli…”, Abjathar intreccia una piccola pausa, “…non sono da condannare, se si può espiare un’ingiustizia. Non è difficile spezzare il bastone; ma fare dal buio una luce, è compito fondamentale di quella Legge di Dio di cui l’allievo Yps ha parlato in modo sommamente saggio.

2. Allora sono andato a Gilead. Quello che sono venuto a sapere mi è sufficiente per proteggere l’orfano. Ora chiedo all’accusatore quello che ha scoperto. Non può aver campato l’accusa dall’aria, che il ragazzo era un bastardo e sua madre una strega. Quindi, sacerdote capo Elimaluch, presentati davanti all’alto Consiglio come testimone!”.

3. Elimaluch scivola avanti ed indietro: “Se Abjathar come ricercatore riconosciuto delle stirpi ha esaminato questa faccenda, allora…”.

- “Non ti nascondere! Nella pre-corte ti chiamo ‘furba volpe’. Sei stato in Gilead?”, lo spinge nella trappola Abjathar.

- “No…”, balbetta costui, “…non io stesso, ma…”.

- “…vi hai mandato una persona degna di fiducia?”

- “Non proprio”, ammette malvolentieri Elimaluch. “C’era da me un amico che era stato presente all’incidente”.

4. “E costui ti ha raccontato la faccenda?”

- “Sì, il popolo era agitato. Padre Amoz è stato solo sepolto”.

- Abjathar lascia riposare un’occhiata gelida su Elimaluch. “Troppo sovente tieni in bocca la parola ‘puttana’, perciò da ora in poi non ti chiamerò più ‘sacerdote’. Il perché, …presto si scoprirà!”.

5. Asarja si agita. Abjathar vuole strappare questa bella coperta del tempio? – “Hai solo da difendere, e non da accusare”, gli getta in faccia.

- Abjathar perde l’ultimo resto di simpatia. “Conosco molto bene la mia funzione! Il difensore accusa l’accusatore; lo dovresti sapere come alto sacerdote”. Si rivolge di nuovo ad Elimaluch.

6. “Che cosa hai fatto ancora per esaminare la frottola?”

- “Io…”, Elimaluch sta miseramente accovacciato. “Mi è bastata la parola del mio amico”.

- “E in seguito alla diceria, …hai presentato l’accusa? Hai preparato al sommo sacerdote una situazione abbastanza storta, …per scivolarci su? Hai condannato un orfano e, …minacciato la sua vita?”

- “Ma no!”, dice Elimaluch stranamente rauco.

7. Abjathar chiede chi può confermare i sui sospetti.

- Tutti i fedeli esclamano: “Noi!”

- Isboset, già di ritorno, testimonia: “Elimaluch una volta ha detto al sottoguardiano: ‘La cosa migliore è che il ragazzo muoia’

- “Ah!”, sfugge al difensore, “Con questo, è stabilita la dimostrazione del sospetto! Ora avanti:

8. Elimaluch si lamenta che non sarebbe stato pagato nessun pegno d’iscrizione.

- “Come stanno le cose con ciò?”

- Diblaim, molto agitato, dice: “L’ho pagato io, per sei anni, in anticipo. Ho la ricevuta”.

- Come mai l’hai pagato?”, chiede stizzito Asarja.

- “Ho preso il denaro d’espiazione di Barisall per questo buon motivo”. Diblaim non è del tutto libero da una gioia a danno dell’altro.

- “Allora è il mio denaro”, s’infuria Barisall. “Che insolenza averlo usato per questo!”

9. Abjathar brontola: “Il denaro d’espiazione, quando viene usato in modo nobile, lo chiami vile? Quello che Diblaim fa con l’espiazione pagata, non riguarda nessuno. Il tempio ha ricevuto il denaro per l’allievo, e così la maggior parte è stata restituita”.

10. “Il denaro va nella cassa di Dio!”, dice risoluto Asarja.

- “E cosa si fa con il denaro della cassa di Dio?”. Lo chiede Om-Sabra in modo offensivo. “Non ho mai saputo se dei poveri o degli orfani, o una vedova abbiano mai ricevuto un denaro, oppure un villaggio avesse avuto il sostegno per la costruzione di una sinagoga. Nemmeno il loro sacerdote viene pagato. Sono prorio interessato a sapere se DIO riceve la cassa di Dio e che cosa ne fa LUI”.

- “Una tale intromissione è degna solamente di un ribelle!”, grida Matguel, il sacerdote della cassa. “Non è da discutere qui”.

11. “A meno che tu non voglia ascoltarlo! La domanda della guida del leader Consiglio popolare provocata da Barisall, è giustificata”.

- Abjathar conduce la discussione oramai riscaldata, di nuovo sulla retta via. “Il punto tassa d’iscrizione per la scuola è concluso. Sono da restituire i pagamenti anticipati per cinque anni. Questi vanno al re Uzzia; ugualmente il vile sospetto che il rabbino Abelu si sarebbe lasciato corrompere. Om-Sabra, ricordalo!”

- Costui annuisce con veemenza. Ah, …ancora un appiglio da sbattere in fronte agli infami.

- Elimaluch comincia a diventare inquieto. Spera che non…

- Abjathar ora è in foga.

12. “Elimaluch si è inventato esterannoi che Amoz sarebbe fuggito dal lontano paese. Io ho viaggiato lontano, e nella Persia orientale ho trovato una regione che manda lontano i suoi sacerdoti e anche le sacerdotesse. Questi provengono dalle case regali, ed hanno conoscenze di lingue e cultura che noi non ce le sogniamo nemmeno.

13. Amoz era un dotto nella scrittura, ed ha portato all’estero la nostra fede. Lui ha trovato degli uomini che sono più credenti di noi, e là ha servito per dodici anni. In quel periodo hanno fatto irruzione dal nord ovest delle orde selvagge. Tutti i sacerdoti hanno mandato le loro forze spirituali per benedire i loro guerrieri. C’era anche Amoz ed ha catturato il capo delle orde. In tal modo la vittoria era stata conquistata in un giorno. Come è rimasto scritto, e la sacerdotessa Sikha ha sparso il suo desiderio di benedizione su Amoz.

14. Lui è stato elevato allo stato di principe, e perciò ha potuto prendere in moglie una sacerdotessa. Così ha scelto Sikha. Ll sindaco del paese, La-Maku-i, che ho conosciuto, il cui spirito splendeva visibilmente, poiché aiuta i poveri”, Abjathar penetra Asarja con lo sguardo, “mi ha mostrato la tavoletta d’oro, incisa con il mandato di Sikha. ‘Era stata la Volontà di Dio, di seguire uno straniero nel suo paese e dargli un figlio, affinché diventasse un gran sacerdote di Dio’, disse. Amoz e Sikha sono stati uniti in matrimonio da La-Maku-i, il sacerdote secondo il diritto del paese.

15. Per essere giusti anche davanti ad Israele, Amoz al ritorno ha fatto scrivere il rotolo di matrimonio ed ha pagato un’alta tassa di matrimonio. I due rotoli di matrimonio sono presso gli anziani di Gilead. Dopo la morte dei due, il matrimonio non può più essere annullato, e il ragazzo è doppiamente, per diritto, un figlio legittimo.

16. Che Sikha fosse una strega, non ne ho sentito qualche parola in Gilead. Questa si è sparsa solo perché un uomo al quale lei aveva profetizzato una cattiva morte a causa del suo cattivo modo di essere. Lei ha sempre aiutato, molti sono guariti tramite lei. Quel maligno ha sfruttato la sua morte nelle fiamme, incomprensibile per il popolo. Ancora oggi si dice: ‘Se solo avessimo Sikha’.

17. Con la sua morte è morto molto bestiame, e lei ne è stata accusata. Più tardi è stato scoperto che il criminale aveva avvelenato un pozzo. Con ciò cadono tutti i punti d’accusa presentati da Elimaluch. Io stesso prendo con me il ragazzo, è troppo buono per il tempio”.

18. Asarja, infiammato d’ira, salta su: “Te ne pentirai amaramente, Abjathar! Che tu sia maledetto, e tu…”

- Jorham e Diblaim esclamano ambedue “Fermo!”

- E Joroham dice serio: “Sommo sacerdote, che fai con questo omino, se lo maledici? Il difensore ha detto il vero. E’ stato anche provocato, e il Consiglio del tempio ha calpestato l’onore di un figlio d’Israele. Così anche il tempio deve accettare il rimprovero”.

19. “Sarai punito!” grida Asarja senza freno.

- “Allora oggi perdi un secondo insegnante”. Joroham si toglie tranquillamente la sciarpa. Preferisco pestare grani o tagliare pellame, …che essere un ipocrita. E’ da ipocriti, quando nell’alto Consiglio vengono dette cattive parole, ma si salmodia dinanzi al popolo”.

20. Asarja fa i pugni nella rigida stoffa dell’abito. Diblaim e Joroham sono i suoi insegnanti migliori. Ma non vuole pregarli di rimanere nel tempio, Abjathar sorpassa intenzionalmente il caso; non deve farne una sua faccenda, anche se avrebbe applaudito volentieri Joroham. Costui lo comprende senza parole, ed Abjathar continua a difendere.

21. “Togliere il diritto di sacerdote al rabbino, rende ribelli; l’alto Consiglio non potrebbe inoltre permettersi nessuna ingiustizia maggiore. Abelu ha agito correttamente. Invece Barisall ha agito in modo vile, quando ha gettato da sé la mano del ragazzo. Nessuna traccia della dignità di sacerdote! Gli farebbe bene digiunare tre giorni. Sovente vengono cacciati i poveri dalla sua porta, quando lui è seduto con un pasto grasso. Ora, per questo lo interrogherà DIO.

22. Neanche Lui ti perdonerà gli ‘occhi animaleschi’, alto sacerdote. Dovevi appunto riconoscere lo spirito, ma hai detto ‘Asmodi’! Ah, oggi l’ho sentito sovente! Rompere l’anima del ragazzo, mentre si scherniva sua madre, ti ha lasciato freddo. Tu eri solo interessato alla coperta del tuo tempio. Sotto cui tu sai. Anzi, …ti rispondo:Te ne intendi Come voi non avete avuto pietà del ragazzo, ora non l’ho io con voi.

23. La cavillosità delle tue domande non ha lasciato nulla da desiderare. Il segreto rotolo (7° libro di Mosè) lo dice come un giorno agirà il Salvatore. Il ragazzo lo ha saputo dallo SPIRITO. Ma se avesse tenuto in considerazione il mondano, gli avresti spezzato l’osso del collo per bestemmia contro Dio. A questo miravi. – Non stendere la mano…”, Abjathar fa un passo in avanti quando Asarja alza veementemente la mano e con la sinistra si scompiglia la barba.

24. “Non hai esaminato lo spirito del ragazzo, perché è troppo alto per il tuo tempio! Ah, …qui si impara a strisciare, come si è potuto constatare. Solo che Elimaluch ha strisciato erroneamente…”, Abjathar ride sarcasticamente, “…credendo che tu avresti sorvolato tutti gli alti sacerdoti. Eccetto Samuele, non ne esistito nessuno; perché agli attuali, anche a te, è quasi sempre mancato ‘l’alto’.

25. La conferma? Con la rovina di Ahab Josafat è ridiventato pio. Lui ha insignito dei giudici: Amarja come capo sacerdote in tutte le faccende per il Signore, e Sebadja come principe di giuda nelle faccende per il mondo; in più, della gente con le più diverse funzioni (2° Cron. 19,5-11). Amarja andò mano nella mano con Sebadja. Oggi, questo ci manca.

26. Tu, Asarja, lasci valere solo la tua opinione. Con ragione il re Uzzia appoggia Om-Sabra come proclamatore per il popolo. Finora sono esistiti entrambi i generi di giudici. Tu hai sfruttato la bontà del re e così ti sei appropriato il diritto come sacerdote-giudice. Tu giudichi solamente! Inoltre, ancora male”.

27. Om-Sabra, in una pausa di respiro di Abjathar, chiede la parola. “Porto un’amara medicina”, comincia semplicemente, e prende un rotolo dalla tasca del suo mantello. Si vede subito la sua importanza, perché l’ha sigillato Uzzia.

- Asarja si difende inutilmente.

- Om-Sabra apre il rotolo e legge:

28. “«Re Uzzia di Giuda: ad Asarja, sommo sacerdote in Jerusalem, io, il re, ti ho elevato alla tua funzione, ma in affari di giudizio sono io a dire l’ultima parola. Decidere su faccende interne del tempio rimane a te. Ma quando si tratta del popolo per qualunque cosa, allora è da ascoltare la guida del Consiglio popolare Om-Sabra, di Gibea, quando lo mando io come se vi sedessi io. – Re Uzzia di Giuda, nell’alto consiglio sul mio seggio.

29. Sulla faccenda del rabbino Abelu, che gode della mia regale protezione…”, ovunque si percepisce un forte movimento, “…come la lite intorno al ragazzo da sacerdote, come mi è stata presentata degna di fede, che riconosco come un secondo Samuele, è da far tacere secondo la mia volontà. E’ da esercitare unità e mitezza, ma non spezzare il diritto. – Scritto così nel quindicesimo anno del mio govrno. Re Uzzia di Giuda».

30. Sommo sacerdote, non sono io l’autore di questo testo”, dice pregando Om-Sabra. “Ho solo cercato la protezione per il nostro rabbino, come anche per il ragazzo, per il quale è responsabile Gibea. Lascia che sia destino, che oggi la parola del re ci unisca! Credimi, vi voglio servire, quando l’insegnamento di Dio sta al di sopra di ogni precetto. Lungi da me di sobillare il popolo; lo voglio unire con il re e con te. Certamente, solo nel diritto! Prendi la mia mano!”. Om-Sabra sale sul secondo gradino dell’alto seggio, per dimostrare la sua sincerità ad Asarja.

31. Costui guarda intorno a sé, in parte freddo, in parte disturbato. Lentamente incrocia le sue braccia.

- L’uomo del popolo attende un po’, poi si volta.

- Abbuda, un sacerdote dell’antisala, si alza con il volto pallido e dice disperato: “Sommo sacerdote, rifletti sul passo. Il tuo rifiuto è a danno del tempio, come anche per te. Prendi la mano della guida del Consiglio popolare”, getta lo sguardo ad Asarja, che deve dire che fra poco tempo vi sarebbe cresciuta sopra, l’erba. “Rifletti solo: lo ha mandato il re. Non devi offendere Uzzia”.

32. Asarja riconosce l’errore, provenuto dalla sua ira. “Ora, nessuno deve dubitare della mia buona volontà. Chiederò come devo agire, davanti al Seggio di Grazia”.

- “Va bene”. Om-Sabra ritira l’amarezza, perché una rottura tra il trono e il tempio potrebbe avere una’nfausta conseguenza per la Giudea.

33. Abjathar il dotto nel diritto, ricomincia così: “Ho ancora due punti. Secondo il testamento, il ragazzo deve ricevere un nome dalla Luce. Sorteggiarlo è un affare tuo, sommo sacerdote”.

- “Non oggi”, rifiuta costui. Non è calmo per entrare nell’onnisantissimo.

- “Allora domani; e scegli pure due testimoni”.

- Asarja decide questa volta con intelligenza: un amico e un nemico: Abbuda ed Obed-Edom. Con ciò sono tutti d’accordo.

34. “Adesso l’ultima cosa. Anche se è una vecchia faccenda, ha comunque bisogno di una purificazione”.

- “Una vecchia faccenda?”, chiede Asarja controvoglia. “Lasciala stare!”

- “No; io costruisco i ponti, sui quali è da condurre il diritto. Elimaluch ha appunto srotolato la storia di settecento anni fa; la mia non ha ancora trent’anni.

35. Ho aspettato questo giorno”, solleva il difensore con un profondo respiro. “Non avrei parlato, se sulla maligna cattiveria non fosse stata ammucchiata una nuova. Sommo sacerdote, che cosa pensi di un uomo che abusa di una ragazzina, di cui lui deve morire con i dolori?”

- “Se si può dimostrare l’innocenza della ragazzina, allora è una brutta faccenda; lui merita la lapidazione”.

36. La bambina non aveva ancora quattordici anni, era stata portata a casa nel suo sangue”.

- “Viltà!”, s’arrabbia Asarja. “Mi stupisce il fatto che un Abjathar abbia aspettato trent’anni”.

- “Comprenderai ciò che dico: era la figlia di mia sorella! Mia moglie ed io l’amavamo come nostra propria. Come è stato notato oggi, il colpevole sceglie particolarmente degli orfani, perché raramente c’è chi può accusare”.

37. Viene interrotto da chiamate di ribrezzo. Sì, …quale sacerdote non dovrebbe essere sconvolto? Solo due siedono pallidi come cenere.

- “Che ne diresti, tu, sommo sacerdote…”, la voce di Abjathar diventa acuta, “…se quest’uomo si vantasse e cercasse di uccidere coloro che sanno della sua azione, in ogni modo?”

- “Meriterebbe la morte con la tortura e la confisca dei suoi beni!”

38. “Ognuno la pensa così? Anche tu, guida del Consiglio popolare?”, chiede Abjathar.

- “Se questo mascalzone vive ancora, allora portatelo qui!”, tuona forte.

- Elimaluch si alza bianco come la calce, sostenuto da Barisall e chiede dispensa per un malessere.

- “No! Rimani qui!”, gli ordina il dotto. “Posso ben comprendere che ti senti male”.

39. Ansimando forte, tradendosi così da sé, il sacerdote crolla.

- “Il tuo malessere”, martella Abjathar ora impietosamente, “testimonia il malfattore che è stato scoperto!”

- Sorge l’inquietudine. Si riconosce troppo tardi a che cosa mira il dotto. Tuttavia gli onesti si sentono profondamente disgustati; così pure Asarja. Se questo… Senza proseguire, il tribunale si scioglie.

*

40. “Tu conosci molto bene questa faccenda. Tu hai visto l’attacco alla bambina. Testimonialo!”

- “Io, …non posso, …non c’ero, …no!”

- “Non c’eri?”, la domanda, frusta. “Perché balbetti?”. Chi è senza errore, può parlare con calma: “Ora il SIGNORE non ti lascia stare! Volevi assassinare Yps, perché a causa del dono della profezia ti avrebbe potuto riconoscere?

41. E con me? Sai ancora quello che ha fatto il mio fedele Nathan?”

- Elimaluch supplica senza senso: “Sii clemente, era…”

- “Con te? Hai avuto pietà, quando la bambina giaceva abbattuta nel sangue? Hai avuto pietà dell’orfano Yps?”. Come colpi, lo abbatte. “Ti voglio risparmiare il racconto, ma ora devi ammettere la tua colpa. Il sommo sacerdote farà confermare il giudizio del capo del Consiglio popolare dal re Uzzia! Parla! Lo hai fatto?”

42. Il criminale rantola solo un ‘sì’. All’istante subentra un silenzio da tagliare con il coltello. “O piccola Lailu, sei vendicata!”, sussurra Abjathar scosso. Ma lui continua a sfogliare: “Si è insinuato nel tempio per corruzione. Allora Barisall era il secondo sacerdote di cassa, un amico del defunto Thubias. Hanno falsificato una lavagnetta, dando così al criminale protezione dalla persecuzione. Perché, chi avrebbe sospettato di una tale bestialità, un uomo che proprio allora sarebbe diventato sacerdote?

43. Il medico conferma: “La bambina è stata aggredita alle spalle. Che cosa merita il falsificatore che ha aiutato a nascondere l’orrendo omicidio, avendo sconsacrato il tempio ed esercitato ripetutamente dei ricatti? Porterò dei testimoni, se l’alto Consiglio lo desidera”.

44. “No! … Per carità, nessuna onta!”

- Diblaim dice per esteso: “Ah, se esteriormente brilla ben bene, poi al di sotto può agire l’Asmodi. Tanto, nessuno lo vede!”

- Om-Sabra dice: “Bisogna dare ragione al rispettabile Diblaim; ma sarebbe difficile riparare se questo si viene a sapere. Il sommo sacerdote pensa al suo tempio, invece io al popolo. Se si spezza la fede, allora anche il diritto, e con ciò lo Stato! Se Barisall si dichiara colpevole, allora non c’è bisogno di altri testimoni”.

45. Barisall si divincola: “Allora, mi sono lasciato sedurre da Thubias”.

- “Potrà essere, eri giovane. Ma come primo della cassa hai ricattato molti furtivamente. Conosco molta gente, ed Abjathar lo stesso. Verrai imprigionato! I tuoi beni confiscati. E con questi saranno pagati i danneggiati. Il giudizio spetta al re”, dice Om-Sabra misurando le parole. “Anche Elimaluch sarà giudicato dal re. Solo, che io non sono per la lapidazione”.

46. “Allora muoia di spada!”, esclama amaramente Abjathar. Lui, che ha strappato molte verdetti di morte, non ha avuto nessuna pietà. Chi non lo comprende? Lui vede spiritualmente la salma della ragazzina. Il Consiglio è d’accordo. Asarja non vuole tollerare i criminali nel tempio. Già la stessa sera entrambi vengono portati via.

 

[indice]

Cap. 11

La lontana voce di Dio nel Santissimo – Isa-i, il nome regale

1. Asarja sospira davanti al seggio di Grazia. Presso la tenda stanno Abbuda e Obed-Edom. Da due ore sparge dell’incenso, finché compare una Luce. Il sommo sacerdote fa un sospiro: “Signore, ascoltami!”. Questo potrà sorgere per la prima volta dal profondo petto, poiché la miseria del tempio schiaccia.

2. Deve ringraziare l’anziano benefattore, che da ieri odia, poiché non ha chiesto quanto lui aveva già ricevuto per l’ingiustizia nascosta. Bensi erano stati Barisall e Elimaluch. – Ma lui? Molto gli passa per la mente, quando si china dinanzi alla Luce di Dio.

3. Da lontano sente la Parola: “Che Mi vale questo tempio che ha perduto il Santissimo, che Mosè ha portato un giorno nel Mio Tabernacolo

- “O Signore!”, il templare si volta verso i guardiani della tenda. “Rendi santo ciò che è divenuto impuro”.

- “Davanti a ME, o davanti al mondo?”. Si sente l’Ira.

- “Davanti, …davanti al Tuo volto di Grazia”, dice timidamente il terreno. “Ti voglio servire, Signore, voglio portare a Te degli uomini, affinché osservino credenti la Tua Legge”.

4. “Allora prima dev’essere pulita la casa; cosa che non succederà finché i suoi sacerdoti resteranno aggrappati alla Terra. Più fasto, meno il Mio Volto! Devo pretendere che tu dia il tuo avere ai poveri? Mi abbandoneresti (Matt. 19,22). Vedi …quant’è piccola la fiamma? Pochi si sono conservati la Luce; e costoro se ne vanno come Me ne sono andato Io. Loro Mi cercano nel cuore, dove regna la verità e l’amore. E là, Asarja, dimora il Mio Spirito!”

5. Nonostante il senso del mondo, Asarja è troppo sacerdote; sente bene di cosa si tratta. Si accascia. “Santo, giustamente sei arrabbiato. Fa che metta di nuovo a posto il tempio come era il Tuo Tabernacolo ai tempi di Mosè. Dammi la Tua Forza, senza la quale non posso niente”.

- Lui sente la Parola: “Ti voglio benedire, se rinunci al vano splendore del mondo. Puoi accendere la Luce presso l’alto altare, se sei vanitoso mondanamente? SacrificaMi il tuo cuore, ed Io lo purificherò, affinché ne risplenda il tempio”.

6. Asarja sospira profondamente. “Signore, devo essere d’accordo con il capo del Consiglio popolare? Lui sicuramente vuole il bene, ma abbatte la barriera che un giorno ha eretto Mosè. Poiché egli mise il bastone di Aaronne su tutto il popolo, sui principi e sui leviti. Deve governare il popolo al posto del re e del Tuo Santuario?”

7. “Asarja, sei abbastanza intelligente, per riconoscere il vero. Davanti a Me esiste una sola Via! Oppure pensi che il Creatore faccia differenza tra le creature? Pensi che EGLI ami differentemente i suoi figli?”

- “No, non lo fai. Ma come stanno davanti al Tuo volto gli assassini e simili, come altri che sono onesti?”

8. “L’Amore del Creatore non conosce nessuna differenza. Se a causa degli errori devo educare duramente qualcuno, devo lasciar cadere qualcuno, allora esamina se questo non è Amore. Finché Io educo un figlio, fino ad allora è nella Mia mano. Respingere qualcuno che fa del bene è contro la Mia Legge! Ieri hai agito male; oggi hai pregato ed Io sono venuto. Om-Sabra Mi è gradito, perciò opero tramite lui. Chi disconosce questo, dimMi: come devo agire con costui? Poiché, il Compiere spetta a Me!”

9. Il sommo sacerdote è del tutto scoraggiato. Oggi Gli si rivolge di nuovo, oggi pone ancora una volta su di sé lo Spirito di Dio, ma, …riuscirà a conservarlo così?

10. “Signore”, si umilia, “ammetto i miei errori, …anche con il ragazzo. Vado a prenderlo affinché Tu ne educhi un Samuele, poi anche Diblaim e Joroham, se è la Tua Volontà”.

- “Li hai offesi; sono liberi di decidersi. Agire per Me lo possono ovunque, poiché sappi: Io compio tutte le Mie Opere come Mi piace!”

- Asarja domanda imbarazzato: “Ma il tempio è superfluo?”

11. “Il Cielo che tu non esplori, è il Mio Firmamento! Il tempio potrebbe servire alla Mia Rivelazione, ma i puri vengono cacciati via e rimane la sporcizia!”

- Asarja inghiotte più volte, prima di rispondere: “Qui solo c’è pure della sporcizia?”

- “No”, lo consola Dio, “ci sono dei fedeli che Mi servono onestamente. Dipende da te se metti davanti alla porta la sporcizia senza condannare, e cerchi ciò che è perduto. Più ci sono dei puri, maggiore è il Mio Raggio!”

- “Signore, vuoi dare la Tua Benedizione per lo spoglio del nome? Il ragazzo diventerà un profeta? E’ venuto da noi come figlio puro?”

12. “Ogni messaggero l’ho mandato prima nel Mio Tabernacolo e in questa casa ma sono stati cacciati via. E se tu, Asarja, non ti volti oggi completamente, vedrai che coprirò il seggio di Grazia con la Mia Destra, finché su di esso non muoia la fiamma. Allora non arderà mai più dal miracolo del Mio rivelarMi, e non vi sarà nessun riverbero dal Mio Cielo!

13. Ora scegliete e mantenete ciò che vi rivela il Mio Spirito. Attizza la fede e l’amore per Me, allora voglio venire a te come a Samuele, affinché tu Mi possa ancora vedere”.

- Asarja si piega fino al suolo. Ma può portare il Santo nella quotidianità? – Quando si alza, anche Abbuda e Obed-Edom si alzano.

14. “Avete sentito anche voi il parlare di Dio?”, chiede in modo incerto, se fosse da considerare come un rimprovero.

- Abbuda è così impressionato, che non dimenticherà mai questa esperienza. Non lascia percepire che era stato un rimprovero che riferiva pure a se stesso.

- Obed-Edom capisce che tutti e due hanno sentito solo la Voce; lui, invece – oh, immeritata sorte – ha visto un Volto nella luce. Ma tace, per non rattristare nessuno.

*

15. Obed-Edom, Abbuda, Isboset, Matguel, Hezeron, Chilijon, Chenos, Parnach, Septhan e al posto di Diblaim, Joroham, Elimaluch e Barisall, sono radunati altri sacerdoti. Stanno entrando Abjathar con Yps. Lo si saluta cordialmente, ma la crepa rigida non si lascia guarire così in fretta. Qualcuno si domanda il perché il giorno prima non ha visto la pura fiamma nello sguardo del bambino.

- Asarja prepara le singole lettere in stampatello. Il primo getto dà il nome ‘Isa-i’. Asarja se ne stupisce. “Così si chiamava il padre del re Davide; solo che era scritto ‘Isai’(1° Sam. 17,12). Non possiamo lasciare questo nome”.

16. Asarja lo chiama un mercanteggiare; l’estrazione è stata giusta. Abbuda guarda Asarja fermamente: “Perché non vale il nome? Il getto era autentico! Il Signore ha detto: ‘Ora scegliete e tenete ciò che vi rivela il Mio Spirito’. Deve Dio sorteggiare due volte, per mostrare ciò che deve succedere?”

17. Asarja contraddice, “Ricorda: il Signore ci vuole esaminare. Isai proveniva dalla nostra grande casa Hur. Nessun israelita deve portare il nome del re”.

- Dice Isboset, abbattendo la collera: “Ieri ci è stata rivelata l’origine dell’allievo, secondo la quale egli proviene dalla parte della madre da una casa di sacerdoti regali. L’avo di suo padre di Gilead era pure un germoglio di principi”.

18. “Sorteggiamo ancora una volta”, distrae Asarja. “Se è la Volontà di Dio, allora il nome ritornerà. Gedeone ha messo due volte la pelle nell’aia (Giud. 6,36-40)”.

- Hezeron, appena inserito, dice: “Bene, così sia; ma per me il nome vale”.

- Il secondo getto rimane vuoto. Asarja evita un serio sguardo del ragazzo. Ora si deve gettare per la terza volta. Le lettere danno il nome sillabato J-Esa-ja[4]. (‘Io dico sì’)

19. “Il nome Isa-i è contenuto nel lancio”, constata Abbuda.

- Asarja non vuole più spingere niente all’estremo, ma non ammette il nome da re. Allora in sette lo contraddicono.

- “Chiedete all’allievo”, disturba Abjathar la disputa, “non si può negare il suo dono di veggente”.

- L’alto si difende: “I minorenni non hanno diritto al sorteggio!”

- “Ma lui non sorteggia”, risponde Obed-Edom. ‘…quel Volto! Ah, quanto era di Grazia; e ora è un rumore disgustoso. Se tutti stessero in silenzio, quanto volentieri parlerebbe Dio’.

20. Oh, …la voce del Signore ha echeggiato anche in Asarja. Ma lui è troppo autoritario e l’ha dimenticata, cosicché anche gli altri hanno una volontà, e la dittatura non conosce praticamente nessun lavoro di Benedizione. Si guarda intorno indeciso. Dice lentamente: “Se si sapesse che il bambino non tende direttamente la mano al nome del re, allora potrebbe…”

21. Con un paio di passi, Yps si trova nel mezzo del Consiglio degli uomini. Oggi non alza la mano, in questo posto non vale la pena profetare. Lui dice con una voce stranamente bella come campane: “Se la Volontà di Dio è rivelata, allora il tempio la dovrebbe anche seguire. La seconda foglia vuota ha dimostrato che nella prima gettata c’era il mio nome.

22. Non aspiro a quel nome perché è un nome da re, ma perché lo ha dato con Grazia il Signore. Qui la mia voce non vale nulla; mi trovo davanti a un muro, e…”

- Asarja s’immischia: “Devi tacere, dove gli uomini saggi si consigliano! Stai fuori davanti alla porta, invece che nell’Onnisantissimo! Sì, sì, sei appunto ancora un bambino”.

23. Yps non è colpito dall’offesa: “E’ il muro di Dio”, dice senza paura. “Non ha nulla in comune con il tempio, perch酔, i suoi occhi divampano, “…qui nessuno lo ha mai visto, e nessuno sa cosa significa. La pre-corte separa il popolo dall’interiore del tempio, ma il muro di Dio ha una grande porta, attraverso la quale ognuno può passare. Questo è solo il bordo, da dove la rivelazione di Dio ricade come Benedizione sugli uomini”.

24. Obed-Edom è commosso e meravigliato. Chi sospetta la sua beatitudine? Dice interiorizzato: “Comprendo Yps. Sommo sacerdote, tu lo metti da parte perché le sue parole suonano infantili e ti è nascosto il senso più profondo. Ma presto sarà maturato in lui l’uomo, al quale non resisterai mai! Il muro dell’Eden ha separato i primi uomini dalla Fonte; hanno perduto il Santissimo: adempiere la Volontà di Dio! Noi tutti dovremmo cercare finché non impariamo a contemplare il Volto di Dio, finché non saremo diventati di nuovo puri come lo è questo bambino e, …rimanervi!”

25. Obed-Edom è diventato un profeta da quando ha visto il Volto di Dio? – Lui dice: “Poiché la Parola di Dio ci è apparsa, facciamo secondo la Sua Volontà, e non faremo altro che ciò che EGLI ci ha rivelato. Il figlio di Amoz e di Sikha si chiama per via del Diritto e della Volontà di Dio, Isa-i, come lo ha dato il sorteggio. Se non diversamente, allora lasciate che votiamo secondo la maggioranza”.

26. Asarja è d’accordo; lui spera ancora di vincere. Soltanto: sette sacerdoti votano il sorteggio per autentico, tre dei nuovi si astengono dal voto. Sono contrari solo tre. – Viene scritto il rotolo della stirpe con la quale Yps viene riconosciuto come figlio legittimo, e gli viene assegnato il nome ‘Isa-i’. Abjathar pretende subito una copia di questo rotolo. Il sommo sacerdote esce dalla stanza senza salutare.

 

 

[indice]

 

Parte II

LA PORTA

 

Cap. 12

A casa da Abjathar – È giusta l’espiazione per diritto, o meglio la grazia?

Arrivano sette forestieri

«E le tue porte devono Sempre essere aperte».

[Isaia 60,11]

1. “Non hai perso nulla, rabbino”, Abjathar saluta gentile l’anziano che aveva atteso timoroso a lungo il sorteggio del nome.

- Om-Sabra riferisce la promessa d’aiuto di Uzzia, e i criminali sarebbero ora imprigionati.

- “Non mi serve a nulla!”, Abjathar, la bontà stessa, si scrolla il soprabito e lo getta via. “La morte! Soprattutto al… al…”. Lotta per stare calmo.

2. Isa-i, del quale per il momento nessuno si occupa, prende delicatamente la mano del suo nuovo insegnante: “Tu sei un dotto delle Scritture come ce ne sono pochi nel popolo, in più, un giudice come lo era Salomone. Allora ricorda: il miglior diritto dell’uomo non è uguale al diritto di Dio! Dio chiede: ‘Puoi tu, eccetto nella legge della natura della Terra, per pura forza del esterannoite, generare una vita? Puoi tu conservare pure una singola vita, secondo l’arte, appunto da questa Forza?’

3. Quasi spaventato per via della domanda, si siede a tavola.

- Nathan annuncia se Obed-Edom potesse venire.

- “Naturalmente”, esclama il padrone di casa, e lui stesso va a prendere una sedia. Alla sua destra deve stare seduto Isa-i, e alla sinistra Abelu.

- Om-Sabra, Diblaim, Joroham, Isboset e Obed-Edom si siedono in cerchio.

4. Quest’ultimo fa un sospiro di sollievo. Dopo la prima portata del pasto, dice: “E’ bene che mi sono liberato, vi devo annunciare qualcosa di importante”.

- Dice Diblaim: “Conservalo per più tardi, il nostro piccolo veggente…”, uno sguardo fondamentalmente buono cade su Isa-i, “…ha da rivelare qualcosa di più importante di quello che viene dal tempio”. Ognuno annuisce affermando.

5. Solo Abjathar sente la domanda dalla Luce come un peso, e dice titubante: “Lo so che non si può né generare né conservare nessuna vita dalla Forza ultrasensoriale, quindi creativa. Quello che possiamo fare noi, si basa sulla legge del mondo, mentre non è dimostrato se in una procreazione agiscano oppure no delle Forze indeterminate. Ma che cosa ha a che fare questo con il nostro verdetto? E’ stato ordinato: ‘Per mano d’uomo, muoia chi dimentica il sangue dell’uomo’.” (Gen. 9,6)

6. Diblaim conferma: “Così sta scritto in Mosè, ma è stato tramandato in modo giusto? Ho studiato qualche scrittura originale. Ce n’erano alcuni come ben imitati nella forma e nella scrittura, ma il contenuto, ho pensato che non sarebbe del tutto autentico”.

- “E’ successo anche a me”, conferma Joroham. “Ho cercato una volta di farlo notare ad Asarja, ma sono stato fulminato”.

- Diblaim ride: “Non c’è da stupirsi, se dovesse riconoscere i punti dubbi come falsi, allora molto cadrebbe di quello che è diventato piacevole per il tempio”.

7. Abelu annuisce riflessivo: “Per via di questo studio sono rimasto in campagna. Inoltre, a chi potevo parlarne senza cadere vittima del sommo tribunale?”

- Abjathar è interessato, e mette il braccio intorno ad Isa-i. “Non preoccuparti, la tua difficile domanda non viene dimenticata”.

- “Parlate pure, cari padri”, dice gentile il ragazzo, “perché anche questo ne fa parte”.

8. “Precisamente”, dice Abelu. “Devo confessare che mi manca la certezza oppure la conoscenza, di mettere al posto di certi errori il divino. Questo non lo può, credo, nessun uomo; a meno che lo Spirito di Dio non glielo annunci”.

9. “Lo Spirito di Dio!”, Isa-i si alza. Quale contrasto: la sua figura delicata, davanti agli uomini pesanti. “Lo Spirito di Dio è così lontano che non può agire attraverso degli uomini che Lo vogliono servire? Il suo Spirito crea e conserva la vita, la conduce in alto, anche se questa è caduta in basso. Per questo, Dio si prende il tempo, perché LUI è il Signore del tempo! Ma se vuole salvare qualcuno – e Dio non vuole fare altro – allora Egli guida ognuno fuori dal buio della sua via. Questo, Gli sarebbe possibile, se togliesse subito la vita agli uomini cattivi, solo perché una legge del mondo dev’essere osservata?”

10. “Che domande!”, Abjathar è quasi più sconvolto che stupito. “Ho cercato di cambiare qualche prescrizione, ma sovente mi sembrava insufficiente. Mi è sembrata la cosa migliore preparare un trampolino agli smarriti, poiché la punizione espia meno di quanto non lo faccia la riparazione”.

11. “Ognuno cerca di conquistarti quando vedono diminuito il proprio diritto oppure quando hanno infranto una prescrizione. Hai sempre aiutato dov’era possibile. Perciò sei anche benedetto, come tutti coloro che fanno del bene”. Gli occhi del veggente hanno uno sguardo limpido. “Ma a colui, che ha causato una grave sofferenza alla tua casa, non gli vuoi concedere nessuna grazia, ma solo l’inesorabilità del diritto prescritto?

12. L’Altissimo vi fa domandare”, continua Isa-i: “che cosa è più difficile: la punizione dalla Grazia, oppure dal Diritto?”

- Gli uomini anziani abbassano il loro sguardo, solo Obed-Edom guarda Isa-i.

- Abelu dice titubante: “Nel Diritto di Dio, la Grazia peserà di più. Ma se si esaurisce il suo vaso, sul quale – forse – il Signore stesso siede come Giudice?”

- Diblaim, ascoltando dentro di sé, formula la frase: “Dio come ‘Giudice’ è già una Grazia; chi è sottoposto a questa e alza le sue mani verso l’Amore, costui viene liberato”.

13. Isa-i si siede in silenzio al suo posto.

- “Come ci può essere una risposta?”, indaga Abjathar. Si vede la sua lotta. Nessuno gliene vuole, per via del ragazzo.

- Isa-i risponde: “Dobbiamo esaminare, prima che Dio ci dà una Risposta. Voi, cari padri, avete confidenza con Lui e sapete bene di cosa si tratta, anche se la chiarezza non brilla ancora del tutto”.

14. Ecco che Nathan si precipita in casa: “Signore, un cammello!”

- “Che cosa? Ma, …Nathan!”. Per la prima volta Abjathar è scontento del suo servo. Indipendentemente dal fatto che nelle sue stalle stanno dei cavalli e non cammelli, gli sembra che qualcosa di santo era stato rovinato. Così sembra.

- Nathan balbetta, diventato rosso: “Signore, è… è un animale forestiero”.

- Si ride, anche Isa-i sorride.

- Abjathar lo sgrida: “Oggi anche tu sembri molto forestiero”,

15. “Vieni”, lo prega Nathan molto confuso, “il forestiero sta scendendo nel nostro cortile. Con lui ci sono dei cavalieri a cavallo e…”

- “Scusatemi, ora devo vedere che cosa gli ha rovinato l’intelletto…”, dice Abjathar rivolto agli ospiti, Esce leggermente irritato.

- Nathan lo segue; mai gli era stata detta una parola cattiva. Per questo, presto avrà soddisfazione.

16. Nel cortile di fianco tra la casa e una parte del muro del palazzo maccabeo, sul prato è inginocchiato un magnifico cammello. Ha il pelo chiaro, una testa graziosa ed occhi intelligenti. La sella e il decoro sono di genere straniero, come gli uomini che saltano giù dai loro cavalli.

17. Il cavaliere del cammello lo si può stimare sui vent’anni. Il suo volto è delicatamente colorito, allo stesso modo le mani e le braccia, osservate quando ha lasciato scendere il parasole. Un abito blu fino alle ginocchia avvolge esterannoite i suoi fianchi snelli. Un mantello copre la schiena, tenuto da catene d’oro con la larga cintura. Una copertura del capo simile ad un elmo, e sandali dallo stesso tessuto, completano l’abbigliamento.

18. Sono sei guerrieri. Portano degli abiti colorati che sono chiusi alle ginocchia a mo’ di pantaloni. Alle selle sono appesi delle corte lance, scudi ovali e larghe spade, cosa che non risveglia un’immagine cattiva. Tutto ha l’aspetto pacifico. Abjathar ha bisogno di un momento per inserire il tutto in una vicissitudine. Gli sembra noto il genere della gente. Ma, in quanti paesi ha viaggiato? Ecco – come un fulmine nel pensiero – quell’aspetto lo avevano quei guerrieri dal paese di Sikha. E il giovane? Strano, sembra come se fosse un fratello di Isa-i.

19. Il forestiero si avvicina al padrone di casa. S’inchina con gentilezza; i suoi uomini toccano brevemente il suolo. Abjathar, certo che non parlino il giudaico, si rivolge a loro in persiano e li invita tutti come suoi ospiti. E‘ contento che lo comprendono.

20. Il giovane forestiero dice con voce melodica: “Grande dotto, ci inviti nella pace della tua casa. Non hai paura che possiamo fare del male?”

- Abjathar sorride: “Oh, no! Non mi preoccupo. I tuoi uomini hanno deposto le loro armi pressi i cavalli; questo significa ‘pace’. Mi sono neanche protetto. Da ieri abita Uno sotto il mio tetto; e Costui è il mio Dio”.

21. Sul giovane volto sfugge un gioioso rossore. “Allora riconosco che siamo arrivati nella giusta casa. Permettici di lavarci i piedi in giardino; poi voglio annunciare il mio messaggio”.

- “Non là; per i miei ospiti è pronto un bagno in casa”. Abjathar fa un cenno a Nathan e il fedele riconosce che il suo padrone ha dimenticato la goffaggine. Rapidamente chiama dei servi che devono aiutare i forestieri. Altri si occupano degli animali e le proprietà. Nathan sorveglia il tutto.

22. Il padrone di casa riflette: ‘Che cosa ha portato qui questa gente?’.

- Allora sua moglie Abigail, ancora bella, prende il suo braccio. Capelli scuri incorniciano le gote snelle. “Che succede?”. La breve domanda testimonia di paura. Suo marito ha sovente da combattere, e oltre ai molti amici, c’è qualche nemico. “Sapevi che arrivavano alti ospiti?” Sorridendo indica al suo vestito bianco con il velo.

23. Il suo volto le si colora ancora di più. “Volevo fare una festa perch酔, riprende, “…perché abbiamo avuto un figlio. Lo amo, anche se l’ho visto solo ieri. Il ragazzo deve stare a casa da noi, vero? Hai portato anche con te una squadra di amici, per cui ho fatto preparare qualcosa”.

24. “Oh, tu, perla di una donna!”, Abjathar bacia Abigail. “Chiama ancora una volta le tue ragazze e fa raddoppiare il pasto; anche i forestieri mangiano con noi”.

- “Ma chi sono?”

- “Nemmeno io stesso lo so ancora, ma sospetto una grande gioia. Lo sapremo a tavola”.

- “Ah, aspetto con gioia la festa”, dice triste Abigail, “ma non posso stare come unica donna fra soli uomini”.

25. “Perché no?” scherza lui. “Infine ci fa bene quando ci governa una donna”. Ordina ad una ragazza: “Salma, avanti, vai nel vicolo di Babele, là abitano gli amici Diblaim e Joroham. Chiama subito le loro donne di venire qui. Porta con te due serve, così le accompagnano. Tu vai pure nel vicolo all’angolo. Nella casa con la pietra rotonda abita il sacerdote Isboset. Chiama anche sua moglie. Fa presto!” Le dà tre monete d’argento come ricompensa. La serva è contenta e subito corrono via tre paia di piedi veloci.

26. “Oh, padrone mio, tu sai sempre qualcosa di buono!”, gli occhi di Abigail scintillano.

- Abjathar dice seriamente: “Non padrone, dare a te una gioia è la mia felicità. Ma ascolta, arrivano i forestieri, e sta tranquilla, facciamo una sorpresa ai nostri amici con le donne”.

- Lei corre ancora una volta in cucina, mentre Abjathar conduce i forestieri nella sala degli ospiti. Tutti sono sorpresi della visita. Lui esamina. Hm, Isa-i somiglia precisamente al forestiero. Che strano.

27. Costui si presenta: “Il mio nome è Samathuel. Sono il nipote del capo sacerdote La-Maku-i, che il padrone di casa ha conosciuto quando è venuto da noi a causa della nostra sacerdotessa Sikha”. – Un generale Ah interrompe il forestiero.

- “Quale onore!”, esclama gioioso Abjathar. Do a te, Samathuel, con i tuoi uomini, l’alto benvenuto. Il Signore benedica questo giorno, che avete trovato la mia casa”.

28. “Questo non è stato difficile”, risponde uno dei sei uomini, evidentemente il più anziano. “Il nostro capo sacerdote riconosce la via, non appena si immerge nello spirito”.

- ‘Questo manca al nostro sommo sacerdote’, mormora fra sé e sé Diblaim.

- “Sedetevi”, prega Abjathar. In una parte della sala sta la grande tavola da pranzo; ognuno vi trova posto.

29. “Mangiamo, fra poco arriveranno altri tre ospiti, in più mia moglie”. Fa un cenno a Nathan. Vengono portati i bicchieri scodelle, coppe, e piatti con pane, frutta, burro, miele, formaggio e quant’altro ancora. Anche il piatto principale è già pronto: pesce nobile del Kinnereth, volatili dall’Egitto ed agnello del mio allevamento. Oggi la casa si supera.

30. Arrivano le donne, felici di questo invito. Sono strette amiche di Abigail, soprattutto la moglie di Diblaim, l’allegra Hophei. Si mangia con gusto. Abigail riempie un piatto e, gentile, lo sporge ad Isa-i: “Prendi, caro ragazzo, da noi devi sentirti a casa”.

31. “Con noi è a casa!”, interviene accaldato Om-Sabra.

- “Non essere invidioso”, lo tranquillizza Abelu. “Per Gibea rimane il nostro caro Yps. Non è vero?”

- Isa-i sorride. “La gratitudine e l’amore sono una briglia gentile; con questa si può giungere davanti ad ogni porta. Dio ci ha dato Gibea come patria, e questa casa sia la mia custodia”.

32. “Porti sempre una buona parola. Se nessuno sapesse che dietro c’è qualc’un Altro, chiederei: Da dove vieni?”. Isobeth è stato uno dei primi che si è preso cura del ragazzo.

- Isa-i lo ringrazia: “Hai fatto molto per me. Dio ha raccolto la tua provvidenza”.

33. Avremmo dovuto provvedere diversamente per te”, confessa Abelu. “Sì, si deve badare meglio ai ragazzi”.

- “Allora è stato difficile pure a causa della guerra”, dice Om-Sabra. “ed Yps era timido”.

- “Questo è a causa del muro che ho visto, ma non la sua porta”, sussurra Isa-i. “Quello che Gibea ha fatto per me, non viene dimenticato. Chiedo al Signore, fino all’ultimo giorno di vita, di benedire coloro che mi hanno fatto del bene e, …di perdonare coloro che hanno agito senza comprendere”.

- Lo affermano tutti in silenzio. Solo Abjathar non è ancora liberato dal suo peso, se e come la piccola Lajlu deve avere la sua vendetta.

 

[indice]

Cap. 13

Amorevoli conversazioni – Uno sguardo nell’Universo

Isa-i, l’autentico figlio di sacerdote

1. Nella fresca sala delle colonne, la fronte aperta conduce nel cortile con il giardino, sulle piastrelle gialle di forma antica stanno delle brocche marroni con vino e succo di frutta. Isa-i è seduto presso le donne che si occupano di lui maternamente. Il padrone di casa dà la parola all’ospite, da lontano.

2. Samathuel comincia subito senza indugiare. Il suo genere e il modo di parlare somiglia sorprendentemente a quello di Isa-i: tenero e saldamente suonante. “Ho da annunciare delle cose, anche qualcosa di gioioso per Isa-i, perché lui ed io siamo parenti”.

- “Me lo immaginavo”, dice Diblaim.

- Il rabbino annuisce. Lui è un po’ orgoglioso perché ha salvato il ragazzo dalla morte per fame.

3. “La-Maku-i quattro mesi fa è tornato nella Luce”.

- “Ah”, interrompe Abjathar, “il buon uomo? Non l’ho mai dimenticato, credetelo. E chi è diventato capo sacerdote?”

- “La vita terrena è solo una fase che si deve svolgere secondo la nostra esistenza d’essere. Noi crediamo nel Creatore e sappiamo come si è sollevata la prima figlia della vita. Lei sentiva in sé lo Spirito di Dio e credeva di essere lei stessa un Dio. Questa follia ha provocato la sua caduta, da cui è sorta la materia, la nostra Terra e molti mondo lontani”.

4. “Si può interrompere?”

- Samathuel si china cordialmente.

- Dice Joroham: “Ti prego, spiega come riconoscete così precisamente dei mondi lontani che noi chiamiamo stelle, per descriverli come materia. Ho studiato nell’antica astronomia, dell’antica Caldea. Ma di mondi simili alla nostra Terra, non ne ho trovato alcuna”.

5. Samathuel comincia: “Certamente. I caldei consideravano delle stelle lontane come spirituali e le vicine come di specie materiale. Ogni ricerca è appunto un gradino sulla scala. Noi a casa sappiamo che cosa risulterà da future scoperte. Sarebbe male dire di più di quello che si potrà riconoscere in anticipo di due secoli. L’umanità dipende dal progresso. Chi può vedere più a fondo, deve adeguarsi alla comprensione del mondo di ciò che è da rivelare.

6. In questa cerchia”, indica intorno, “si può andare avanti. Qui ci sono uomini seri, donne nobili che elevano lo spirito di vita sulla materia. Perciò è stato guidato a voi un profeta, …ed io. Accadrà molto che vi aiuterà a liberare presto da questa Terra. – Ora qualcosa su come distinguiamo le stelle.

7. Intorno a molte Luci del Cielo, come intorno al nostro Sole, orbita un certo numero di corpi celesti. Questi soli mandano la luce e il calore per la vita vita, da cui risulta che i pianeti sono simili, indipendentemente dalla loro caratteristica, come noi uomini siamo appunto tutti uomini, ma ognuno pure secondo il suo genere. Essi sono da riconoscere nel raggio e come questo si trasmette oppure come viene accolto, due generi fondamentali a seconda se sono donatori o nse fanno mparte di coloro che prendono. La nostra Terra è una che prende.

8. La via di un essere su un mondo è una grazia, oppure un libero dovere. Il dovere portato liberamente ha come fondamento la Grazia del Patto, mentre una libera grazia, concessa dal Creatore liberamente a coloro che non l’hanno osservata come la prima figlia della vita, condiziona il dovere: un adempimento inevitabile!

9. La Terra orbita nello spazio; non si vede nessuna mano che la conduce e la sostiena. Il Creatore designa la sua strada e non vi è nulla da smuovere; ma su questa essa scorre libera. Così è anche l’uomo! Se adempie volentieri il piccolo dovere, allora può irradiare spiritualmente luce e vita come i Soli la Luce. Se resiste a Dio, allora la sua via viene legata. Perché Dio lo mantiene nel suo essere legato.

10. E ancora: mio padre ha ottenuto la funzione di capo sacerdote. Questa si eredita da noi quando il primo figlio è un bambino che può adempiere la premessa. Mio padre percorre una via antica; nonostante ciò non ci fermiamo. Anche noi cambiamo come lo condiziona lo spazio e il tempo. Io non ho solo vent’anni, ma quasi trenta.

11. Ancora esteran: anni fa dei sacerdoti si sono spinti verso l’ovest per rivelare la Luce di Dio. Fin da quando La-Maku-i è entrato nella Luce non c’è stata nessuna visione su di loro. Ora li dobbiamo cercare. Per venire nella vostra città è stata fatta una deviazione, ma mio padre voleva che venissimo qui. Abbiamo visto il figlio di Sikha nelle tavole spirituali della Luce. I miei guerrieri mi precedono”, egli indica gli uomini, “io, se piace, rimango qui finché non ritornano”.

12. “Oh!”, Isa-i ha abbracciato subito Samathuel. “Tu rimani? Ti ho voluto subito bene; davanti a me stava in’immagine”.

- “Quale?”

- “Il muro! Una mano faceva cenno dove la Luce apriva la porta. Tu mi conducevi alla porta”.

- “Non io”, corregge Samathuel. “Tu stesso sei maturo, stai nella Mano di Dio ed hai molto della Sua Luce in te. Da tempo gioisco di vederti, perché non siamo solamente figli dalla Luce del Cosmo dov’è andato La-Maku-i, no, …anche corporalmente siamo parenti vicini.

13. Mio padre, Ifra-Gohnora, aveva una giovane sorella. Lei era la nostra sacerdotessa più pura, si chiamava – Sikha”. Il nome cade. Ad Isa-i gli occhi diventato del tutto bianchi, tanto è sconvolto. Lui piange. Isboset, il buon sacerdote guardiano, è il primo presso di lui e lo stringe al suo cuore. Senza una parola gli accarezza le guance bagnate.

14. “Perché il tuo avo lo ha taciuto?”, chiede Abjathar.

- “Doveva essere così perché ogni uomo deve passare attraverso la scuola della vita. Se è un servizio di sacrificio, diventa una Benedizione che quella Parte della Creazione che è appesa alla caduta della prima figlia della vita deve sperimentare una volta”. Isa-i viene consolato. E’ stato così amaro quando si schernivano i suoi genitori.

15. Il caporale chiede una dimora che vorrebbe acquistare per due anni per Samathuel.

- “Non se ne fa nulla”, risponde Abjathar. “Il vostro padrone rimane con me finché gli piace. Il mio Nathan porta voi nella locanda Batrah[5]. L’oste si chiama Assuram. Lui farà ciò che voglio, perché in un litigio ho avuto il suo diritto”.

16. “Ora lascia parlare Obed-Edom. Certo, per me è uguale quello che fa il tempio; non ne faccio più parte e…”

- Abelu lo ammonisce: “Diblaim, comunque, rimani sacerdote, e non devi perdere la responsabilità verso il popolo. Non ti importa quello che decide il sommo Consiglio?”

- Diblaim brontola: “Questo no; solo Asarja ha agito da disonesto. Se penso alle domande dell’esame, mi stà fin qui!”. Si tocca la gola.

17. “A me pure”, annuisce Om-Sabra. “Soltanto, non si tratta di rottura o legame con Asarja, no, ma di come viene promosso il diritto per legare ogni usurpazione”.

- “Certo”, ammette apertamente Diblaim. “Intendevo solamente la faccenda personale”. Questa è da mettere in secondo piano dice Joroham. La cattiva rottura con Asarja non riguarda coloro che sono sinceri. Tanto, non dobbiamo ascoltare quando lui respira”.

18. Obed-Edom interviene: “A volte è bene quello che si esamina, aiuta la conoscenza, contro o per. Ho sentito e, …ho visto”. Di nuovo viene su di lui l’agitazione come presso il Seggio di Grazia quando Asarja ha parlato con la Fiamma.

- “Hai visto?”, in Isa-i divampa la nostalgia.

- Obed-Edom riferisce, ma risparmia Asarja.

- Si ascolta interessati, come la Luce era diventata il santo-vero Volto.

- “Tu Lo hai visto precisamente?”, le labbra di Isa-i tremano.

- “Sì, figlio, molto vicino; e nonostante ciò, lontano. Abbagliava e benediceva, era come una purificazione. Riferire dei particolari, …non posso. Dov’è una vera Immagine, nella quale si possa misurare ogni Magnificenza?”

19. Isa-i racconta: “Uno che vorrebbe diventare il primo, una volta mi ha detto: ‘Noi uomini siamo l’unica generazione fatta da Dio. Noi stessi, déi, possiamo vedere Dio in ogni fratello. Non abbiamo bisogno di nessuna visione e siamo sovrani in tutte le cose! Siamo con Dio su un gradino, che si è formato dalla libera volontà dataci’

20. Abjathar storce la bocca. “Chi ha inventato tale sapienza?”

- “Sapienza?”, dice Samathuel. “Questa si trova nella conoscenza secondo la ragione. La sapienza, una Luce concentrata di ogni Rivelazione e conoscenza, è troppo maestosa, non dovendosi confrontare con l’astuzia dell’uomo. Perfino il miglior spirito d’uomo è un raggio microscopico dalla macro-Luce-Ur di Dio!”

21. “Ti ringrazio, giovane amico, mi hai aperto gli occhi”. Il padrone di casa porge la mano a Samathuel.

- Costui la stringe forte: “Non era un insegnamento, l’ho detto in generale”.

- “Lo so”, risponde Abjathar. “La mia parola era espressa male”. Colui che sa così tanto, si umilia davanti a tutti. Una stolta arroganza ha fatto sorgere l’errore.

22. Isa-i mette la sua piccola mano su quella grande: “Sono contento della scuola. Inoltre, …era il ragazzo di Matguel”.

- Obed-Edom ride: “Quello? Quello è stupido come la paglia dei fagioli, e inoltre, è ancora pigro. Lo ha cresciuto scimmiottato a suo padre. Ma da questo scaturiscono delle domande che si riferiscono alla mia visione. Ero beato, per nulla più in questo mondo. Abbuda non ha visto niente, ma ha sentito ogni Parola. Più tardi ha detto: ‘Peccato, che Asarja fa tali grandi errori; l’ho riconosciuto nella Voce di Dio’

23. Abelu dice riflessivo: “Noi la razza terrena, non siamo gli unici. I padri hanno visto degli angeli di razza celeste. Il loro spirito è più alto del nostro. Chi è più vicino al Signore?”

- Dice Diblaim: “L’uomo è legato alla materia. Gli angeli, disposti per noi, sono i più forti. Solo il più forte può sostenere il debole. Dato che sono spiriti, certamente sono più vicini a Dio. EGLI è spirito, e coloro che Lo adorano, devono farlo nello spirito e nella verità (Giov. 4,24); il che, dei celesti possono fare decisamente meglio”.

24. “Il nostro spirito non è pari alla Luce?”, aggiunge Joroham per un’osservazione più profonda.

- Abjathar risponde: “Salomone ha predicato così: ‘L’uomo passa dove rimarrà in eterno. La polvere deve ridiventare terra; ciò che è stata, è lo spirito da Dio, che lo ha dato’. Questo potrebbe riferirsi ad una pre-esistenza, quando magari esistevano anche già degli esseri di Luce e uomini”.

25. Dice Isboset: “Se secondo Mosè (Genesi cap. 1 e 2) si legge due volte che Dio ha creato gli uomini, mentre prima è riconoscibile il creato spirituale e poi il mondano, con questo sarebbe stabilito che, secondo lo spirituale e il mondano, non ci sono differenze. La materia è un prodotto della caduta. Prima del suo tempo esistevano solo dei figli nati dallo Spirito del Creatore. Ma non vedo abbastanza chiaro il collegamento”.

26. Om-Sabra sospira: “Enigmi del mondo, una dura noce! Io non l’ho ancora schiacciata. Il mio senso è orientato più sul pratico, per togliere il più possibile il male del nostro tempo. Forse compiace anche a Dio, persino quando non si guarda nella Sua officina, nella quale non abbiamo nulla da cercare. In genere dovrebbe bastare, se sappiamo che ogni essere vivente è proceduto da DIO. Io stesso metto tuttavia il Cielo al di sopra la materia”.

27. Nessuno si accorge dell’inizio di una tiepida notte stellata. Nathan non osa accendere le lampade. E‘ seduto felice alla sua colonna. Vorrebbe sapere che cosa annuncia quel ragazzo che lui ha chiuso subito nel cuore, quando lo ha visto per la prima volta alla porta maccabea.

- Obed-Edom indica sia Isa-i che Samathuel: “Ci sarebbe un vantaggio spirituale se i nostri veggenti dicono ciò che rimane ancora da dire”.

28. Abigail ferma la discussione, benché lei stessa ascolti intimamente. Ha partecipato al discorso insieme alle donne: “Domani, il giorno del sabato, c’è abbastanza tempo per il resto. Il mangiare aspetta, e poi il sonno. I cavalieri saranno stanchi”.

- “Accettato!”, Diblaim si china sulla mano di Abigail. “Tu sei la donna più intelligente nel largo circondario, cio腔, lui sbircia tossicchiando verso sua moglie, “…la mia è ancora più intelligente”.

29. Tutti ridono allegri.

- “Non m’interessa di essere il pollo più intelligente”, para abile Hophei. Lei vive in modo così armonioso con suo marito, che è da considerare come esempio. Lui l’ha sempre silenziosamente ringraziata, perché lei non ha badato al suo piccolo corpo, ma al suo cuore.

30. “Lascia regnare la cara donna di casa”, schiocca Om-Sabra, “affinché presto si pieghi la tavola”.”

- Abjathar lo scuote: “Ma fai parte della casta dei ghiottoni?”

- “Questo, …comunque! E cioè finché sono sazio; …dopo smetto”.

- “Nathan, la luce! Le ore hanno avuto le ali”.

- Il servitore inghiotte: “Non volevo disturbare, pensavo…”

31. “…ma non al cammello”, risponde Abjathar. “Gli ospiti da lontano hanno riparato il tuo piccolo errore?”.

- Nathan esce gonfio d’orgoglio e in singoli botti porta chiare fiaccole, nutrite con l’olio più fino, che diffonde un piacevole profumo. Nella sala da pranzo sono accesi pure quattro grandi vasi con lampade.

32. Mangiando, si parla in generale. “Domani invito tutti qui da me”, invita il padrone di casa.

- “Io protesto!”, si alza Diblaim. “La mia casa sta aperta! Non devi voler avere tutto tu, Abjathar”.

- Costui da un piccolo colpetto al suo amico.

33. “Quanto tempo vi fermate voi cavalieri?”

- “Due giorni per via degli animali”, dice il caporale. “Nel frattempo cerchiamo di stabilire un collegamento”.

- “Fate bene attenzione nella locanda Batrah; là trovate la maggior parte degli stranieri. Nathan rimane con voi; lui è abile e conosce la città”.

- “Come il suo padrone”, ride astuta Hophei. “Anche lui è conosciuto in ogni vicolo”.

- Abjathar le tira la sua lunga treccia. Ci si divide lieti e ci si rallegra del giorno successivo.                                                                                                                                                                         

 

[indice]

Cap. 14

Un maligno cambia – Il grande carattere di Diblaim

1. Isa-i aiuta abilmente Abigail: “Stai legando i fiori graziosamente”, dice lodandola.

- “L’ho imparato in questa casa, madre””

- “Non è anche una casa di padre?”

- “Sì!”, dice lui raggiante. “L’ho detto così per la tua gioia. Posso chiamarti madre

- Lei lo stringe forte al petto. “Ti sono anche una madre”.

- “Non è di certo un’ingiustizia; anche alla mamma non dev’essere tolto nulla di quello che le devo”.

- “Non ci pensare nemmeno; ai genitori spetta il primo posto. Ma il tuo animo è ricco, e a me non mi mancherà nulla”.

2. Nathan è andato alla locanda di Batrah. Per questo l’anziana serva Susanna le annuncia: “Padrona, il superiore Chenos è arrivato. Ma dal padrone ci sono i tre uomini”.

- “Portalo qui; vado a chiedere se può essere ricevuto”.

- Abjathar e Om-Sabra non sono entusiasti; volevano trattare ancora cose importanti con Rochalet e Jarat, quest’ultimo era venuto presto da Gibea.

3. “E’ mio cognato”, dice Om-Sabra. “Non volevo evitarlo, ma lui si è ritirato da noi. Di questo soffre la mia Hisrael. In fondo è suo padre”.

- Il rabbino Abelu, che ha pernottato nella casa, dice tranquillo: “Prima si toglie ogni minestra dal fuoco, prima viene mangiata”.

- Subito dopo entra Chenos.

4. “Come posso servirti?”, Abjathar saluta gentilmente.

- Chenos ringrazia, leggermente confuso di trovare gli altri. Ma ognuno gli offre la mano come se facesse parte della cerchia. Così si riprende e… forse è bene incontrare gli uomini.

5. “Mi è difficile parlare”. Chenos di per sé è leale e ben visto come sacerdote, solo che il suo orgoglio da tempio non gli ha procurato molta gioia. Riferisce che da giorni ha revisionato alcune cose. Il giorno prima aveva comunicato la sua opinione ad Asarja. Ma questo non è andato bene. Ancora stravolto, con una rabbia che non si addice a un sacerdote, costui ha detto grossolanamente: ‘Anche tu puoi correre alla libera scuola!’

6. E dopo questo, aggiunge: “Non rispondo alla provocazione, ma il legame è rotto. Ammetto i miei errori e, …ti prego di aiutarmi nella riparazione”.

- “Se possibile, succederà senz’altro”.

- “A suo tempo ci siamo riscaldati quando abbiamo avuto un’interruzione per via della tua scuola. Perdonami che allora ho parlato contro di te”.

7. “Ma Chenos, questo è da tempo superato! Ho certamente evitato di incontrarti, ma senza alcun rancore”.

- “Per questo ti ringrazio; ora la mia richiesta mi viene più facile. Vorrei di tanto in tanto venirti a trovare per venire a prendere del sale per il pane del tempio”.

- “Perfetto”, esclama seriamente il rabbino.

- “Sì, il sale manca (Lev. 2,13). La Parola di Dio viene di certo predicata, ma come purissima pappa da bambini. Dopo si ondeggia in grande il bastone del sacrificio”.

8. “L’ho percepito l’ultimo Sabato”, schernisce Rochalet. “Chilijon ha interpretato la parola di Mosè dell’obbedienza che ognuno dovesse sacrificare al tempio un’abbondante decima dai ricchi doni del raccolto, che Dio avrebbe dato quest’anno. Possibilmente, però, di più!”

9. Chenos s’arrabbia: “Si è trascurati con la decima. Questo è a causa di…”

- “…del Consiglio del popolo?”, interrombe Om-Sabra. “Non ci siamo ancora ripresi dalla guerra. Joas non ha restituito nulla della rapina, anche se le tribù avrebbero fatto la pace. In questa contesa il ricco tempio non ha perduto nemmeno una moneta d’argento, eccetto quello che c’era presso l’anziano Obed-Edom. Dovreste essere più intelligenti; rimettere una parte della tassa del tempio, affinché ci sia di nuovo del benessere tra i nostri cittadini. Invece si spreme ognuno quanto è possibile.

10. Per fermarlo, ho chiamato dei bravi uomini. Uzzia sa che nessuno si ribella, come gracchia falsamente Asarja. La mia azione d’aiuto non è contro di voi. Qualcuno deve dimostrarmi che io mai ordinai di rifiutare la decima di Mosè. Ma quello che va oltre, contro di questo stendo la mano a favore del nostro povero popolo.

11. Tu non hai mai visto questo, ed hai detto alcune parole contro di me, risentito. Hai offeso tua figlia Hisrael. Non poteva far visita a te e a sua madre, e vi ha sempre rispettato e non ha mai avuto nulla contro di voi. Non c’è da stupirsi che è del tutto dalla mia parte. Lei ha visto la sofferenza in molte povere capanne e sa che io voglio il meglio”.

12. Al superiore rode dover ascoltare questo da un uomo del popolo, anche se è suo cognato. Ma sorge il ricordo di come Asarja ha parlato senza dignità, visto che credeva soffiasse con lui nello stesso corno. Con impulso da la sua mano a Om-Sabra. “Da ora in poi la nostra porta vi deve stare aperta. Rimango comunque fedele al tempio; ma per me dev’essere il luogo di Dio, e meno quello salomonico”.

13. Due mani si ritrovano. “Ora mi sei un amico! Vieni, quando il tuo cuore trabocca oppure quando lo vuoi riempire”.

- Chenos sospira profondamente. Anche la pressione di anni per via di sua figlia è caduta da lui. “Voglio convincere favorevolmente Asarja, se ciò è necessario tra lui e voi”.

14. “Bene! Inoltre, Asarja ha più che mai bisogno di te, perché Diblaim e Joroham non ritornano”.

- “E’ deciso che voi tre volete ampliare la scuola libera?”

- “Sì, sarà stabilito oggi. Diblaim ci ha invitato (a pranzo), è tempo di partire. Se non hai nulla di meglio da fare, vieni con noi”.

15. “Hm”. Chenos schiocca di nascosto le dita. “Diblaim ed io non siamo amici. Non posso, così, come se niente fosse…”

- “Tu puoi, …se lo vuoi”, lo interrompe Abelu. Sarebbe anche bene se gli insegnanti del tempio vivessero cordialmente con gli insegnanti liberi. E ti manca qualcosa di cui non posso parlartene prima. Solo questo: un parente di Isa-i è venuto dal paese di sua madre. Un ospite fine, maturo”.

16. “Hm”, fa Chenos un’altra volta. Difficile! Difficile, lui ha detto a Diblaim qualcosa di indegno per via del suo corpo, anche se costui, caratterialmente, era il migliore e il più saggio nel tempio. “Ne parlo dopo il pasto”.

- “Va bene”. Abjathar porta l’ospite alla porta, dove attende già tutta la casa.

- Isa-i porta con attenzione un mazzo di fiori; lui ha preso nel cuore l’allegra Hophei.

*

17. “Affinché si riempia la mia casa!”. Diblaim guida gli ospiti nella sala da pranzo. Isa-i diventa rosso come un ragazzo nobile, allorquando consegna il suo mazzo alla padrona di casa. Si loda la sua arte. Un vaso antico egiziano accoglie i fiori. Hophei ha preparato un buon pasto. Non si gozzoviglia. Il rabbino Abelu riceve il posto d’onore e in buona cerchia siedono Isa-i, Samathuel, Abjathar, Joroham, Isboset, Abigail, Elkana ed Orpa, Obed-Edom, Om-Sabra, Jarat e Rochalet. E ce n’è ancora uno: Barthomas. E’ stato chiamato su richiesta di Isa-i.

18. “La tua casa è piena”, conferma Abjathar. “Ma ne segue ancora uno”.

- “Lui è il benvenuto”, risponde Diblaim nel suo modo semplice.

- Abelu alza la mano: “Mantieni questo saluto, allora avrai perdonato come non l’ho ancora visto da nessuno”.

- Diblaim diventa attento. Domanda agitato: “Chi è che vuole arrivare?”

- “Chenos!”. Abjathar pronuncia pesantemente il nome. Non si sa nulla di preciso di ciò che sta fra i due uomini.

19. “Chenos?”, Diblaim diventa pallido. “Che cosa vuole qui?”. Lui lotta con sé.

- Samathuel lo tocca soavemente: “Quello che si svolge terrenamente, non lo posso sapere; io lo vedo spiritualmente. Padrone di casa, colui che viene, ti ha fatto un’amara ingiustizia, come ad altri del tuo rango. Tu hai sempre livellato, e nello spirito di Dio ne sei passato oltre ed hai pontificato l’abisso. Tutto il ponte è stato lo scherno dei fratelli. Ma i pilastri che li portano, te li ha costruiti il Fondamento di Dio.

20. Adesso giunge una ruvida tavola di schegge, che si chiama Chenos. E’ particolarmente difficile inserirlo per amore per il prossimo nel ponte del perdono?”.

- Isa-i guarda Diblaim con occhi chiari. “Perdona”, mormora, “che, …è venuto troppo di sorpresa”.

- “Se soltanto l’avessi sospettato”, Abjathar è scontento di sé. Lui non cosce la profonda ferita che è stata fatta a Diblaim.

- “Parla,” prega Joroham, “facci conoscere la tua faccenda”.

21. Un tratto amaro sfigura la bocca dell’uomo. “Ogni volta che Chenos mi ha offeso, vi sono passato sopra. Solo una cosa non è stata rimessa. Ma alla presenza delle nostre donne, taccio”.

- Abjathar racconta il perché Chenos è venuto da lui. “Ha avuto un’aspra discussione con Asarja. Il sommo lo ha quasi ‘buttato fuori’, anche lui potrebbe correre nella mia libera scuola come Joroham e tu”.

22. “Buttato fuori? Il Chenos? L’amico così intimo?”. Diblaim scuote incredulo la testa.

- “Lui ha criticato il sommo sacerdote, e allora è successo il crac. E tuttavia vorrebbe rimanere, e questo è ben fatto. Certamente viene qui con il cuore pesante. Vogliamo fondare una meta con l’Assistenza di Dio, forse…”

- Soltanto… Da chi c’è da aspettarsi di superare istantaneamente un’offesa mortale? Questo richiede il suo tempo.

23. Hophei, temendo per suo marito e sospettando di che si tratta, distrae: “Finiamo di mangiare, dopo si può mettere da parte il sasso”.

- Diblaim ha quindi il tempo di tranquillizzarsi.

- Samathuel ed Isa-i lo guardano sovente. Lui sente come se su di lui venga una Forza, che non comprende quasi. Un po’ alla volta si sente libero.

24. Dopo conduce Abjathar e Om-Sabra nel suo studio, e racconta come Chenos ha detto davanti ad Asarja e ad altri nel modo più vile, che non ci sarebbe stato da stupirsi, che la bella moglie Hophei non avrebbe avuto nessun bambino, e questo era positivo, perché ne sarebbe uscito solamente un nano. Le tempie di Om-Sabra si gonfiano come grosse funi. Quanto si vergogna che lui è il genero del mentitore.

- Abjathar dice rauco, sconvolto: “Se questo viene rimesso, gli costa due Bath[6] d’oro. – Perché non ne hai mai parlato, Diblaim? Ti avrei difeso davanti ad Usai”.

- “Va bene; ma Hophei, così, sarebbe stata offesa pubblicamente. E’ per causa sua che sono rimasto muto. Ora vedremo come si comporta”.

- “Mi rallegro che sia stata eliminata la vecchia lite. Adesso mi arrabbio!”.

- Om-Sabra sospira. “Questa infamia!”

26. “C’è da sollevare l’accusa per linciaggio d’onore”, dice Abjathar, “ma spetta a te sollevarla. Non ti voglio spingere, se viene fuori, penso all’omicida della ragazza nella fortezza”.

27. “Vieni, una piccola passeggiata all’aperto ci fa bene”.

- Diblaim ordina al servo presso la porta: “Fa attenzione al superiore Chenos, che vuol venire da me. Vagli incontro e digli: ‘Il mio padrone ti aspetta’. “Abjathar ed Om-Sabra si gettano degli sguardi nascosti. Non si sono sbagliati nella grandezza di carattere di Diblaim; anzì, è stata persino sottovalutata.

 

[indice]

Cap. 15

Usi e costumi nel paese di origine di Samathuel

Una profonda visione del ragazzo Isa-i

1. Lo scoglio è raggirato. Chenos è seduto nella cerchia degli amici, ma Diblaim ha l’aspetto malaticcio. Aveva a cuore di salutare nella propria casa il calunniatore. Anche lui non si sente a suo agio. Non osa quasi parlare. L’ospitante non lo ignora; va incontro all’offensore con finezza.

2. Le donne ritornano con i giovani dalla città. Samathuel ha trovato la sua gente in perfetta forma. Sulla domanda come gli piacesse Jerusalem, lui dice apertamente: “E’ una città le cui tradizioni sono appese in tutti i vicoli. Le case stanno vicine una all’altra, solo la città alta ha un po’ più di ampiezza. Certe case sono molto belle; ma noi ne costruiamo di migliori. Tuttavia il nostro genere non piacerebbe proprio alla Giudea”.

3. “Il tuo giudizio è giusto”, conferma Abjathar. “Io ho visto il vostro paese e devo ammettere, indipendentemente dalla mia percezione, che il vostro modo di vivere è molto più avanti perché più puro e culturale. Il vostro tempio principale mi ha impressionato. Nella sua delicata semplicità è magnifico e più prezioso del nostro. Ho trovato anche del tutto meraviglioso che ognuno vi si può muovere liberamente. Le vostre preziosità non si trovano né dietro alle grate né in un baule e, nonostante ciò, nessuno tocca minimamente.

4. I sacerdoti e le sacerdotesse sono sempre in servizio. Non si diceva mai: ‘Prima o poi potete venire una volta!’. Una sacerdotessa ha convertito una donna straniera, le ha dato buone regole di vita ed ha conquistato con un piccolo obolo da altare una casetta per la donna e per i suoi figli. Io stesso ho parlato con quella vedova. Qui questo non sarebbe possibile. Come mai che la sacerdotessa ha preso un obolo? Ma lo poteva fare?”. Si attende ascoltando ciò che Samathuel risponderà.

5. Lui dice: “Naturalmente, altrimenti non lo avrebbe fatto”.

- “Quanto è semplice da voi il diritto”, dice entusiasta Joroham.

- “Il buon diritto”, spiega Samathuel, “è il problema più semplice, quando si pretende il meno per se stessi. Nel nostro padiglione del sacrificio ognuno depone i suoi doni. Questo non viene né registrato né confermato mai ai donatori.

6. Una coppia di sacerdoti capo amministra questa parte del tempio. Ogni giorno è chiaramente stabilito che cosa è da impiegare per i poveri. Là si ritrova la gente, tuttavia quasi sempre straniera, e là le loro difficoltà sono lenite”.

7. Om-Sabra interrompe interrogando: “Come fate a sapere se la gente ha bisogno d’aiuto? Sovente è sbagliato mettere troppo nelle mani povere; la povertà dimentica rapidamente il calcolare”.

- “Non da noi. Noi teniamo dei rotoli sul modo di vivere di ciascuno. In altri paesi questo porterebbe alla rovina. Noi esaminiamo chi oltrepassa i nostri confini, perché questi sono sorvegliati. Ve ne stupite? Non conservate la vostra ricchezza? Vedete, il nostro paese è la nostra pietra preziosa! Ma non solo per noi; pensato solo così, sarebbe arido, e non saremmo avanti a nessuno.

8. La potestà sacerdotale conosce il decorso della Terra, persino molto nel lontano futuro. I celesti, spirituali o incarnati, portano con sé molti raggi, che non si possono incarnare tutti. Da ciò risulta un reservatio mentalis (una segreta riserva spirituale), da cui fluisce l’aiuto benedicente quando ce n’è bisogno. Il padre di Isa-i l’ha avuto, quando nell’attacco dei ladri ha offerto l’aiuto.

9. Chi non è collegato si separa da sé. Chi per profondo bisogno cerca il porto della patria, riceve la benedizione dalla Fonte segreta. Alcuni vi entrano, cosicché presto seguono di nuovo il loro vecchio istinto. Questi si sentono angusti, perché vengono sorvegliati senza mostrarsi. Questo si svolge spiritualmente. Allora scompaiono, ma si diffonde la favola di tesori favolosi, per cui di tanto in tanto ci attacca una tribù vicina.

10. Noi abbiamo dei tesori in una tale misura, come nessun re se li può sognare. Ma non valgono nulla, come può valutarli un uomo. Anche il valore privato non vale nulla come proprio possesso, anche se ognuno ne dispone liberamente. Il nostro piccolo popolo è una famiglia, alla quale appartengono tutte le cose in comune”.

11. “Con tutto rispetto…”, Jarat appoggia la fronte. “…il consiglio popolare dovrebbe discutere il problema”.

- “E’ impossibile”, dice Diblaim. “Israele è troppo lontana dalla vera via. Lo vediamo nella nostra città. L’ampio spazio che il patriarca una volta ha recintato, e stretto e malamente coperto. Così stretto è diventato il nostro orizzonte, quasi senza spirito! Eravamo eletti che tutti i popoli dovevano riflettersi in noi. E che cosa siamo ora? Che cosa sarà di noi?”

12. “Povero, povero popolo!”, si ascolta spaventati. Un veggente, ancora più maturo che nel tempio, si trova in mezzo a loro, irradiato di raggi. Samathuel riconosce il grande spirito incarnato. Oh, se questo lo potesse vedere suo padre! Unicamente… a Ifra-Gohnora è possibile partecipare in modo sonnambulo a quest’ora di Grazia.

13. Un povero popolo! Perduta è la via del sommo Re. Domandate ad Asarja se lascia il suo seggio al Sacerdote Melchisedec. Domandate a Uzzia, se scende dal trono per adorare il Creatore. Domandate ai superiori, domandate per ancora settecento anni chi vuol sacrificare all’Altissimo in umiltà e spiritualità! Quando arriverà il Redentore, qui ci saranno dei vicoli duri; ma i cuori batteranno più duri!

14. Dio voleva volentieri che Israele fosse uno specchio, attraverso il quale Si riversasse la Sua magnificenza al mondo. Invece, …al seme di Giacobbe il mondo è molto più vicino che il Regno dei Cieli. Con la morte della fede la Luce si spegne, e l’uomo cammina senza Dio. Quello che si fa per la pace, lo si costruisce su guerra  e oppressione. Il sangue del sacrificio di Abele scorrerà finché il mondo resiste al Creatore!

15. Se DIO è il Creatore di ogni cosa vivente, allora solo LUI è il Conservatore di tutto, e nessuna creatura la può rovinare! Dove la morte arriva attraverso l’uomo, ricade mille volte su di loro e sbarra la via al Regno di Dio. Chi porta il diritto per la Grazia di Dio, pronuncia a se stesso il diritto alla vita. La Grazia significa esercitare il perdono, anche se la colpa è ancora da rimettere. Chi condanna dei colpevoli alla morte, non risolve nessun peso, poiché i viventi hanno destato la colpa per la morte; e il sangue testimonierà della Vita! (Abele-Gesù).

16. La punizione come educazione proviene dal diritto di Dio e sfocia nella Grazia. Chi dal diritto crea anche la Grazia, aiuta ad estinguere certe colpe. Questo è il più santo Campo di Misericordia di Dio, sul quale EGLI stesso per il sommo eterno Diritto di Grazia, lascia fluire attraverso l’Amore su tutti i colpevoli. Egli non spegne nessuna fiamma di vita, perché così non verrebbe espiata nessuna colpa. Può pagare colui che non ha nessuna vita?

17. La Parola di Dio rimane vera anche se gli uomini la rinnegano. Che cosa interessa al SIGNORE? Chi riconosce la Sua Parola nella sua Luce, costui riconosce la Sua verità. Chi porta questa in sé non la perderà mai, persino se fosse perduta per tutto il mondo! Al ricercatore la Parola di Dio gli si rivela, e il desiderio per la Luce risolve ogni enigma, che rimane per coloro che vivono senza Dio se, generalmente, tendono le mani per ultimo a Dio, davanti al Quale pongono tutti i loro desideri del mondo.

18. La Grazia è così vicina! Nel diritto, Dio si tiene qualche volta lontano e si allontana di più, più viene provocato il diritto. Ma se questo è salubre? Dove si scaccia il Diritto di Dio, il filo diventa sottile, legando il figlio alla Sua Bontà di vita; unicamente la pura Grazia dall’Opera mantiene il legame.

19. Sì, ogni Opera è Proprietà di Dio! Egli appoggia la Grazia attraverso il Diritto, e viceversa. Il Suo Giudizio porta alla Vita, dalla sua Mano ne srotola anche il tempo. Infatti, EGLI ha assoggettato la PAZIENZA al Suo Diritto di Creatore; la PAZIENZA è il fondamento; la PAZIENZA genera il Redentore, il Quale porterà la redenzione attraverso l’AMORE”.

20. Oh, questa maestosa Preziosità! Chi la può sperimentare, non si volta più indietro verso la materia. In tutti gli occhi sta il silenzioso stupore, ma anche la gioia per la Magnificenza del Creatore. Nessuno degli uomini maturi pensa che un figlio, un giovane, lo possa portare. Solo a Chenos passa attraverso la mente quello che direbbe Asarja, se adesso avesse ascoltato”.

21. Abelu ringrazia intimamente per la Grazia e chiede la parola, se l’uomo fosse stato creato solo secondo l’immagine di Dio oppure se esistessero ancora altre razze. Le mani di Isa-i si abbassano, ma è ancora circumfluito dallo Spirito di Dio; e una risposta getta una buona Luce su questa domanda.

22. “Dio ha creato un’unica razza: i figli! Sta scritto da qualche parte che Egli lo ha fatto per primo nel Cosmo? No! Gli spiriti vengono, essi raccolgono delle povere spighe. L’uomo come essere incarnato proviene o dal Cielo oppure dalla caduta, a seconda se lo spirito una volta ha conservato la fedeltà oppure è precipitato con la prima figlia come essere nell’abisso. Da ciò si sviluppa: o aiutare ad adempiere dei compiti, o lasciar svolgere su di sé dei compiti. Entrambe le cose provengono dal Diritto di Grazia di Dio, da cui si rivela il Redentore insieme alla redenzione.

23. L’immagine di Dio la sopportano coloro che mettono l’obbedienza davanti alla loro libertà, e in tal modo sono diventati davvero liberi. Loro portano il perduto, dall’universo, dal cosmo, alla Casa spirituale. Se questi li vedete, allora vedete anche il volto di Dio, poiché sono degli angeli che contemplano il Padre e vegliano sui Suoi ‘figli viandanti’. Oh, sì, …viandanti sono tutti nel Cosmo dei mondi, sia che portano giù la Luce come spiriti incarnati, sia che la ricevono attraverso la nascita nel mondo, attraverso la quale a loro viene la redenzione dalla caduta.

24. Ma domandate a un angelo se si sente simile a Dio. Il tendere oltre al sommo Seggio di Dio ha fatto cadere la prima figlia nel suo orrendo abisso. Chi ama il suo seggio del mondo, è più vicino all’abisso di quanto immagina. Questo è un tendere la mano al ‘Frutto della Vita del Creatore’! Satana, nel simbolo del serpente, cerca di ottenere attraverso gli uomini del paradiso ciò che non le era riuscito una volta come figlia della Luce:

‘Sarete come Dio!’

25. Ma che la coppia di uomini Adamo ed Eva invece di precipitare nell’inferno, son dovuti solo uscire dall’Eden, lo ha ottenuto la Grazia di Dio come Giudice dalla Pazienza e il Suo Diritto di Grazia dall’Amore – appunto – dalla ‘Potestà di redenzione dal Tabernacolo di Dio’

26. Ascoltare il tentatore oppure no, era nella libera volontà che – data alle creature – è formata in modo sovrano. Questa sovranità si comporta però verso la Sovranità-UR come l’Opera verso il suo Maestro che l’ha creata. Uno specchio rappresenta certamente la vostra immagine, tuttavia: l’immagine è la personalità? Oppure, che cosa viene rispecchiato? – Così sono i figli nella Pienezza della vita della Verità, la fedele Immagine riflessa del Creatore, il Quale ha dato loro il Suo Respiro.

27. La Vita è un’eco da Dio, anche efficacia e forza di libertà. Chi riconosce questo nell’umiltà, possiede la fede: Dio come Creatore e Padre al di sopra di me; io come creatura-figlio in e sotto la Sua mano. Pensato così, strappa ogni radice di orgoglio dal suolo dell’anima, e il cuore fiorisce puro, su, a Dio.

28. Se mettete la Luce dei figli al di sopra di voi, allora essi metteranno coloro che pregano, presso il Focolare, nel volto del Padre; voi nella loro prima fila. Questo, scambiato per il pensiero che è senza Verità di Vita, che solo gli uomini sarebbero liberi nella volontà e simili a un Dio, vi darà quella vera letizia che proviene dalla Bontà di Vita di Dio, una parte di Luce-UR dalla Sua Magnificenza celeste”.

29. “Quale Raggio di sapienza, e come mi scalda il cuore!”, chi esclama così, è Samathuel. Nei suoi occhi divampa anche la chiarezza come in Isas-i.

- Gli uomini annuiscono seriamente. Nemmeno una donna che non abbia compreso quelle magnifiche cose, per quanto il Cielo possa essere compreso in modo terreno.

- Chenos pensa svergognato: ‘Questo portatore di Sapienza è stato scacciato via dal tempio ed io, …facevo parte dei cacciatori…’. Lui si sente indegno di star seduto in questa cerchia! Già gli saettano i piedi. Allora lo guardano gli occhi del veggente.

30. “Chenos, chi si distoglie dall’ingiustizia, volgendosi al suo Creatore e resta nel Suo Diritto di Vita, allora, invece di vedere la schiena del Padre, vedrà sempre il Suo volto, come lo vede l’angelo guida. Anche se non con gli occhi fisici, si riconosce comunque nella Parola la rivelazione di Dio, e il Padre-Creatore sta dinanzi a noi, proprio come nel Regno davanti alla schiera degli angeli che pregano. Questa schiera ha pregato anche per te”.

31. “Per me?”. Chenos spalanca gli occhi. “Ma non sono…”

- “…un figlio di Dio? Nessun peccato toglie un figlio dall’Albero della Vita. Vi rimane attaccato; da ciò cresce il procedere del sacrificio, che porta la redenzione ai bisognosi. Se non ti senti degno della Luce, allora è bene; proprio così ti tiene. Se vai via, allora esci dal Patto di Grazia. Se vuoi rimanere, allora afferri la mano del Padre tuo! E quando hai afferrato questa, allora ti tieni alla Sua mano di Diritto! Lo comprendi?”

32. “Sì, sì,”, balbetta Chenos tutto confuso. “Me lo può spiegare Abelu”. Ancora poco tempo fa una tale confessione non sarebbe sfuggita dalla sua bocca: “Voglio far parte del Patto di Grazia!” (Deut. 7,9).

- “Lo voglio anch’io”, chiede Hophei. Non domanda proprio, se, da donna, possa farne parte. Che cosa interessa ora alle donne una qualunque prescrizione? Hanno sentito la santa Legge di Dio, e questo significa per loro

‘Misericordia del Cuore’!

33. Così contagiati, tutti gli uomini con le donne, mano nella mano, formano un cerchio intorno ad Isa-i. E allora ognuno sente come scorre una Corrente di Forza attraverso la fila. In silenzio chinano i capi, grati e felici.

 

[indice]

Cap. 16

Diatriba sul nome cambiato – Una sortita dai buoni

Insegnamenti di Samathuel nel tempio, ottengono limitata grazia

1. Chenos è seduto di fronte ad Asarja. Costui sa che è andato troppo oltre. Ancora un paio di tali errori, e potrà allevare dei contadini, ma di certo non nuove generazioni per il servizio del tempio. Chenos non vorrebbe rovinare nulla, tuttavia la Rivelazione lo ha trasformato, e necessariamente, ciò avrà delle conseguenze. Il primo lo ascolterebbe volentieri, ma come sommo portatore della dignità non vuole farsi spiegare dai figli quello che Dio gli può annunciare presso il seggio di Grazia.

2. Perciò schernisce: “I sacerdoti si lasciano istruire, invece di insegnare? Non hai detto nulla di nuovo, perch酔, indica arrogante all’Onnisantissimo, “…là arde la fiamma di Mosè, dalla quale il Signore parla all’alto sacerdote”.

3. “Se è così, avresti tralasciato due punti della prescrizione. Dopo ogni Rivelazione devi affumicare, con cui – il tuo secondo errore: – l’alto sacerdote deve comunicare a tutti i templari ciò che ha ricevuto. Così, ci blocchi sulla nostra via. Per quanto riguarda la fiamma, lo sanno tutti che negli ultimi anni è diventata notevolmente più piccola. Lascio a te di interpretarlo”.

4. Asarja strilla senza dignità: “Sei stato punto? Vorrei quasi scacciarti via!”

- “Come vuoi”, Chenos si alza.

- Il sommo respinge in modo sobrio: “Non lo intendevo così”. A fatica sopprime la sua ira. “Con ti si deve mettere delle pelli alla mano”.

- “Questo dipende se doni oppure se batti”. Chenos sente di nuovo quella Forza che il giorno prima era passata tra le file.

5. “Inoltre”, aggiunge, “non voglio convertirti, poiché il tuo seggio è duro. A parte questo, ti ho solo consigliato di ascoltare una volta un forestiero”.

- Asarja tace. Gli passa molto per la mente. Lo vorrebbe certamente, perché considera sempre meglio convincersene da sé. Finalmente arriva ad un risultato.

6. “Lo voglio ascoltare, ma non così come se il tempio oppure persino il suo sommo sacerdote avesse bisogno di un insegnamento. Il forestiero e Isaia possono anche essere accompagnati”.

- Chenos drizza l’orecchio. “Isaia? Intendi Isa-i?”

- “Appunto, lui!”, Asarja stringe le labbra.

- “Il sorteggio ha dato il nome Isa-i. Sarebbe male se tu avessi scambiato…”

- “…il nome? Ah, faccio quello che voglio e non mi curo di nessun pettegolezzo! Nel rotolo del tempio non verrà mai scritto il nome Isa-i. Il nome del padre del re Davide non deve mai essere generalizzato. Esisteva appunto anche solo un Mosè!”

7. “Il tuo esempio zoppica”. Chenos si trattiene molto. “Pensi male di fermare così il mandato del profeta. Ti consiglio di scrivere il nome nel modo giusto”.

- “Lo è!”. Il pugno di Asarja si abbatte sul tavolo che sta in mezzo a l oro. “Il sorteggio era sbagliato; gli occhi da stregone del ragazzo lo hanno confuso!”

8. “Ma guarda un po’”, schernisce Chenos apertamente. “Il sommo sacerdote è stato preso dalla stregoneria?”

- Asarja diventa bianco come il latte. Quale meschina… Che si possa dannare! “Fa quello che vuoi! Domani il forestiero può venire oppure no, a me non importa”. La tenda ricade dietro di lui rumoreggiando.

- ‘Uguale?’, mormora Chenos fra sé e sé. “Questo lo potranno credere gli stupidi, ma non io”.

*

9. Si mette il mantello. Vorrebbe quasi adare da Diblaim. Ma che cosa deve pensare se già oggi ritorna? Il piccolo uomo ha agito come un principe, ignorando gentilmente la cattiveria del servitore. Strada facendo incontra i capi del Consiglio popolare. Rapidamente dice loro che cosa è successo; nessuno vuole separarsi. Si rivolgono verso la scuola libera.

10. Sul cambiamento (del nome), Abjathar dice: “Questa è una falsificazione. Ognuno verrebbe duramente punito; solo che Asarja non deve dare da sé nessun giudizio”.

- “Anche i più alti sacerdoti devono stare sotto Dio”, dice Samathuel, “Se nessuno li può giudicare, certamente il SIGNORE sì! Per noi vale Isa-i. Se entra nella vostra storia diversamente, allora nessun credente vi si attaccherà davvero, ma solo alla Parola che Dio manda attraverso il Suo veggente. Non concedete ad Asarja di ribellarsi, perché lui punta su questo. Passare oltre è la migliore medicina”.

11. “Mi togli la parola di bocca”, sorride Diblaim.

- Joroham chiede: “Che facciamo domani?”

- “Andiamo nella tana del leone!”, esclama Abigail. Vorrei proprio esserci”.

- “Anch’io”, ride Hophei. “Che cosa farebbe il nostro sommo, se marciando venissimo anche noi?” “’Caccerebbe tutte voi donne insieme”, dice allegro Abjathar. “Chi di noi ne partecipa?”

12. “Chi?”, Om-Sabra fa come se fosse sorpreso. Poi conta tutti: “Abjathar, Diblaim e Joroham, perché Isa-i è nella vostra scuola; Abelu come suo assistente; Jarat ed io, perché facciamo parte di Gibea; e tutti, perché accompagniamo il nostro ospite. Buoni motivi, vero?”

- “Accettato!”, Joroham si strofina divertito le mani. Invita Chenos di procurare alcune corna d’ariete.

13. “Queste li porta Asarja stesso”, dice Chenos. “Non crediate che lui venga senza un testimone”.

- “Ancora meglio”, fa notare Jarat.

- Il rabbino Abelu domanda ad Isa-i che cosa pensa sul cambiamento del nome.

- “Nulla, padre Abelu. Solo degli orgogliosi si basano sul rango e nome. Chi sceglie la via nel Regno di Luce, chiede di un solo nome: DIO, il SIGNORE! SIGNORE del Cielo e della Terra, che è nostro Padre”.

14. Abelu bacia Isa-i, mentre Diblaim dice: “Pensavo che ti avesse offeso, cosa che saresti giustificato. Ora sono contento che sei così coraggioso”. All’indomani i guerrieri di Samathuel partono cavalcando, allora si vuole essere presenti. Quelli di Gibea rimandano il loro ritorno di un ulteriore giorno. Non si può sapere se si ha ancora bisogno di Uzzia, con il quale Om-Sabra sa trattare al meglio.

*

15. Asarja aveva informato Chilijon ed Hezeron, e pure alcuni altri succubi. Un giovane sacerdote verrebbe da un paese straniero per visitare il tempio e ricevere l’insegnamento. Tra le parentesi aveva menzionato anche la parentela con il ragazzo Yps. Lo dice di proposito (il vecchio nome) e non ci si trova nulla da dire. I nomi degli orfani sono indifferenti, non ci si pensa. Asarja da l’ordine di far passare lo straniero e i suoi accompagnatori. Se avesse sospettato quanto forte stava l’avversario, avrebbe certamente ordinato qualcos’altro.

16. Chenos, Isboset, Obed-Edom ed Abbuda entrano. Asarja sta già sul suo seggio, e fa una faccia acida. Ma dato che ha con sé perfino alcuni sottosacerdoti, non può rifiutare i superiori. Arriva lo straniero. Lo si saluta rigidamente. Dato che ci sono sedie a sufficienza, ci si siede semplicemente. I templari non si accorgono come Samathuel dirige il tutto, - voluto spiritualmente. Lui vede le oscure ombre che si aggirano nella sala delle colonne.

17. Asarja, abbastanza esperto del mondo, tiene subito le briglie della conversazione. Non esporsi troppo! E’ certamente impressionato dal volto simpatico dello straniero. Lui contava su un uomo a metà maturo. L’ospite, tuttavia, mostra un alto livello di spiritualità, che modella il volto giovanile degli uomini.

18. Infine la Giudea, sebbene piccola, deve essere osservata nel circondario dei popoli. La sua arte e conoscenze richiama quella dei compratori, naturalmente anche dei conquistatori. Perciò si lancia a sfoderare un discorso adulatorio.

19. S.ii benvenuto, straniero, nella santità del nostro tempio, dove si onora il Dio-Uno, il Quale ha eletto Israele davanti a tutto il mondo. Quanto è magnifico che la nostra fama echeggi anche nel lontano oriente. Discutiamo di alcune cose, poi devi vedere il nostro tempio, godere anche una vista dell’onnisantissimo, perché hai cercato Dio e Lo hai trovato qui, e per il legame d’amicizia, un anello”.

20. Nell’incertezza se il figlio di sacerdote si chini davanti a lui, per prudenza fa consegnare il regalo da un sottosacerdote. Ha sospettato bene. Samathuel non si sarebbe mai chinato per via del dono. L’accetta ringraziando e fruga dalla sua cintura riccamente ornata un largo bracciale di argento nobile per il braccio superiore, decorato con un gigantesco smeraldo, come dono di risposta.

21. “Amico mio”, comincia amabilmente Asarja, “dimmi: ‘Quale Dio servite?’. Di certo esiste solo l’Uno del Cielo e della Terra, ma molti popoli adorano degli idoli. Come ho sentito, dovreste portare dei sacrifici a diverse Forze. Anche noi sacrifichiamo, come lo Spirito di Dio lo ha ordinato a Mosè, poiché l’Eterno parlava con Mosè faccia a faccia come un uomo parla con il proprio amico (Esodo 33,11). Non vi sarà mai un profeta più grande di Mosè (Deut. 34,10).  Sei informato sull’elezione di Israele?”

23. L’introduzione di Asarja è buona. Si sforza anche di nascosto di scegliere le parole e i modi. Ma sovente il fasto e il potere terreno vengono messi al di sopra della funzione celeste del sommo sacerdote. Perciò gli sfugge la visione che qualcuno dall’alto guidi le sue domande, inoltre per il suo meglio. Infatti è qualcosa di particolare, di avere un ospite da tanto lontano, come lo era la visita della regina del regno d’Arabia (1° Re, cap. 10).

24. Lui dice: “Sommo sacerdote del popolo di Giuda, mi chiami amico; allora permettimi di chiamare anche te ‘amico’. Questo, secondo il senso per quel motivo, perché il servizio divino di noi due dimora sulla stessa base”. Guarda Asarja conquistandolo.

- A lui rimane soltanto l’ammissione. E’ meglio non dire nulla che fosse una grazia, quando lui offre a qualcuno la sua amicizia.

25. “Ti ringrazio. Nel possesso della tua amicizia ritorno lieto a casa”. Gli amici, che prima erano di animo timoroso, fanno un sospiro di sollievo. Lo straniero si tiene magistralmente. Gli avversari la pensano diversamente.

- Asarja non può evitare il pensiero che non ha offerto loro nessuna amicizia. E’ stato il gesto di un attimo. Si sente travolto.

- Samathuel continua già a parlare:

26. “Accetto volentieri le tue domande. Noi crediamo al Creatore del Cosmo di Luce e dei mondi. Sarebbe arrogante esprimere che noi Lo serviamo perfettamente, dato che la possibile perfezione sulla Terra è solo un frammento di quella spiritualità con la quale non si può più vivere in modo terreno. L’ultimo gradino dello spirito sulla Terra è il primo sulla via di ritorno nella Luce.

27. Nonostante ciò, serviamo perfettamente, perché eleviamo lo spirito su ogni mondo. Perfino le leggi popolari sono formate dalla fede. Chi adora un idolo, non ha nessuna fede, come il servizio idolatro non è nessuna fede. Noi non diciamo mai: i pagani adorano gli idoli. Non esiste nessun donatore eccetto il Signore, il Creatore-Dio!

28. Israele disdegna tutti gli altri e li chiama pagani. Per noi esistono solamente ‘uomini’: i credenti, oppure coloro che mancano questa via. Questi ultimi sono il nostro vero prossimo, perché hanno bisogno di aiuto. Noi non inveiamo mai. Noi preghiamo! Ogni missione e preghiera sull’altare per il prossimo nel nostro tempio è il servizio per Dio e l’aiuto per gli uomini. In Israele non ho trovato da nessuna parte un tale servizio.

29. Sì, …noi adoriamo delle Forze. Queste riguardano le sette Caratteristiche che Dio rivela in particolare, come e quando è utile per le Sue Opere. Guarda un’immagine: – Un re parla diversamente con gli alti, che con un bambino. Non sarebbe stolto se disdegnasse il bambino che fa parte del suo popolo? Non rispetterà di meno una donna, un pescatore, oppure un contadino, che un tenutario di cintura che gli calcola le sue monete. Perché senza creativi, senza madri o figli, un re sarebbe senza popolo.

30. Così si rivela Dio. Egli si mostra nella Magnificenza a coloro che la possono già, Egli viene in una figura velata ai suoi piccoli, quando fa loro visita. Ma EGLI è sempre DIO! Il servizio dei sacerdoti si trova su un gradino più alto di conoscenza. Se vengono coloro che cercano aiuto, allora nessun sacerdote appare nell’abito dell’alto servizio. Noi non domandiamo prima la fede, meno ancora la percentuale del sacrificio”, la maggior parte fa una faccia amara, “i bisogni dei poveri per noi in primo piano.

31. Ora la domanda: ‘Dio ha piacere nel sacrificare gli animali, spargere l’incenso, finché una colonna non vede più l’altra?’. Noi sacrifichiamo solo nel focolare, sul quale una volta un alto Spirito ha acceso una fiamma. In questa mettiamo ciò che è da affumicare, finché sale splendente in Alto. Per noi non ci sono altri sacrifici, eccetto quelli che si mettono sull’altare dei poveri. Questo è il nostro sommo servizio. Sappiamo dalla fiamma, che solo questo servizio compiace a Dio”.

32. Questo ha mano e piede, anche se lo si vorrebbe raggirare diversamente. Qui sta un uomo maturo nello spirito e nella forza di fede.

- Una pausa che Samathuel ha fatto sorgere, viene usata da Asarja che dice: “Mi interessa la tua opinione. E’ solo strano trovare da voi la Dottrina del Dio-Uno, …quasi come da noi”. Si siede con dignità. Solo Israele è la casa eletta dal Signore! Questo, inteso meno per orgoglio, ma più per sentimento popolare. Lui continua ad indagare:

33. “Com’è la vostra popolazione? Fin da Adamo si sono scisse delle tribù che in parte sono scomparse, in parte si sono tenute piccole. I dodici principi del mondo di Ismaele si sono dispersi, dai quali sono sorti ad est e nord delle tribù senza nome in contrasto ai nomi delle tribù che Giacobbe ha ricevuto dalla Luce. E’ possibile che siete degli israeliti e possedete pure la fede di Abraham. Così potreste essere un nostro popolo da fratellastri”.

34. Dato che regna la libertà di parlare, Magtuel, sempre interessato a rendersi amato, interviene come primo: “Molto bene, sommo sacerdote! La fede di quest’uomo è rispettabile. Solo il suo pozzo non è quello santo che Giacobbe-Israele ha ricevuto. Ma se questa gente crede soltanto”, cerca di addolcire adulando, “allora si può sorpassare ciò che manca”.

35. “Che cosa potrebbe mancare?”. Diblaim copre la sua ira con indulgenza. Qui la stoltezza è più grande che il cattivo cuore.

- Il sommo sacerdote avrebbe voglia di togliere a Diblaim la parola. Ma oggi si deve mostrare dal suo lato migliore.

- Magtuel si liscia la barba incolta. “Ma ti prego, Diblaim, solo ciò che è di Ismaele significa di meno!

36. I loro sacrifici non sono ancora nessun tributo che è da pagare all’Altissimo. Preparare un altare di doni, significa allevare gentaglia. Ah, in un tal piccolo paesino ognuno può sorvegliare l’altro. Ma è meglio che un povero si annunci e la sua faccenda venga esaminata, affinché non riceva in ultramisura”.

37. Abjathar risponde: “Se non conosci altro errore che quest’uno, allora non ti sei sforzato molto. Ismaele si era allontanato con i suoi figli nel sud ovest, mentre dall’est stavano sedute delle tribù della pre-storia di Noè, che molto facilmente erano dei portatori di una cultura superiore oppure erano come noi”.

38. Matguel storce la bocca. Incrociare le lame con Abjathar sulla scienza dei popoli è osare. Perciò devia: “Solo Israele è il popolo di Dio”.

- Samathuel interviene, “Quest’uomo vuole certamente il meglio per il suo popolo, ma con ciò si eleva nell’arroganza, che mina la vera fede.

39. Noi, non conosciamo nessun obbligo che ci faccia considerare gli altri uomini di meno. Questo significherebbe seriamente accusare DIO di un errore, come se avesse creato una razza alta e una bassa. Il su e il giù esce solamente dalla semenza di Satana. Tuttavia, le sue anime oscure, povere, non vengono però condannate. Dio impiega piuttosto i Suoi angeli, i figli fedeli, per salvare tutti.

40. Ogni uomo è eletto da Dio. Se lui – seguendo la chiamata – diventa un portatore d’elezione, dipende da lui stesso. Se voi foste eletti nel senso di pre-eletti, qui non dovrebbero esistere né ladri né assassini; nessuno che fa del male al prossimo. Ho visto tutto questo, qui. Ciò è da scusare poiché dei popoli intorno a voi sono una corona di spine. Non avete nemmeno dei confini che la natura vi aiuti costruire. Siete all’aperto, e vi è difficile conservare ciò che Abraham è venuto a benedire. La Giudea dovrebbe osservare appunto di più, DIO e la Sua Legge.

41. Il nostro popolo non è sorto né dal grembo di Sara, né dalla serva (Gen. Cap. 16-17). Quando allora l’Eden venne chiuso, un angelo stava davanti alla porta. Là si sono incontrati la Luce e la tenebra; e Satana era libero di sedurre anche l’angelo. Soltanto, …in ciò fallì la sua arte. L’angelo ha assunto un corpo terreno. Da lui e dai viandanti del seme di Adamo venne una razza sotto la ‘protezione della Roccia del Cielo’ (Himalaja), che fino al giorno d’oggi è rimasta un’isola di Luce. E questi siamo noi.

42. Ma nessuno dice: solo noi siamo eletti! Dio chiama al servizio, che si chiama umiltà. Che cos’è l’uomo, se non cade su di lui la Grazia di Dio? Ogni arroganza conduce al precipizio. Se Israele vuole combattere per la Luce, deve lavare con molte lacrime il suo abito animico, deve coltivare con amara preoccupazione il campo del suo cuore, perché com’è ora, manca la via e la meta. – Ancora questo: – Noi esaminiamo certamente di cosa uno ha bisogno, ma non aspettiamo mai finché arrivi. Gli risparmiamo la vergogna. Dover aspettare fino a mendicare, tira l’uomo giù nel fosso, dove nessun povero deve cadere. Noi lo sappiamo quando dei bisognosi oltrepassano i confini. I nostri guardiani, in parte sacerdoti, vedono chi è spinto dal bisogno o dalla brama di conquista. Loro guidano non visti ogni genere al suo giusto posto. I poveri dal bisogno non devono perciò mai mendicare”.

43. “Questo è bene”, riconosce sinceramente Asarja. Vuole aiutare a cancellare l’errore di Matguel, perché ai suoi sacerdoti mancano delle cose. Abilmente cambiando il discorso, chiede degli scritti di prescrizioni, che sarebbero validi presso di loro. Lui indica come base di fede i libri di Mosè.

44. Samathuel indica in contorno del tempio: “Attraversando il deserto di Israele, il Tabernacolo di Dio stava fuori dal campo[7]. Ma Lui aveva preparato una buona via sulla quale l’uomo, perdendo il suo terreno, poteva andare da Lui. Sarebbe stato giusto schierarsi intorno al santuario, come un popolo si schiera intorno al re. Ma la materia doveva essere superata, affinché fosse stabilito un collegamento permanente tra Dio e l’uomo.

45. Esiste già il legame? Un sì significherebbe che la povera lontananza è sul ritorno. Purtroppo, c’è un ‘no’. Quindi sarebbe meglio che il tempio avesse un luogo santo, silenzioso, come le stelle inviano santamente ed in silenzio la Benedizione del Creatore. Tutti i nostri templi stanno verso est al di fuori delle città, perché non vogliamo portarvi dentro nulla di quotidiano. Chi entra nel consacrato, sta come al di fuori del mondo, dove l’anima, il cuore, la mente e lo spirito possono elevarsi a Dio.

46. Le Scritture, come i rotoli di Mosè, dei quali sappiamo di più di ciò che voi sospettate, non esistono. Voi agite dalla Scrittura; noi scriviamo dall’azione. La fiamma dell’altare principale ci indica tutto. In primo piano sta la via della Luce; attraverso di questa viene fatto anche il terreno. Tuttavia tratteniamo ogni Rivelazione per il futuro, per dimostrare che è possibile frequentare con l’Altissimo.

47. La Volontà di Dio, scritta nel nostro cuore, è la Sua viva Legge, e per osservarla non serve nessuna tavola. Nonostante ciò la scriviamo. Ma succede molto di rado che vi cerchiano delle questioni non risolte. Ognuno può essere del tutto certo della Risposta. Anche Mosè poteva parlare con il fuoco, e in esso lui vedeva il SIGNORE, persino molto spesso corporalmente.

48. I nostri templi sono aperti. Quando un cuore è colmo di nostalgia, non dev’essere legato a nessun tempo, perché quanto facilmente ne risulterebbe poi, un ‘troppo-tardi’. Quando qualcuno prega nei padiglioni, anche questo vale come servizio per Dio. Naturalmente abbiamo determinate ore solenni quando si radunano le comunità. Allora predicano i chiamati, gli eletti da Dio per questa funzione.

49. Il materiale non rimane indietro. Quello che pretende il corpo è da compiere secondo l’Ordine del Creatore. Noi siamo molto diligenti. Spirito e mondo sono pareggiati, come il ristoro di cui si ha bisogno. Sulla via per venire qui non ho trovato da nessuna parte la pace come da noi, nessuna etica per il cuore, come per le cose di questo mondo”.

50. “Questo deve significare che da voi non esistono mancanze, e diversamente, ovunque?”. Indagando, il sommo sacerdote sta in agguato. Mettere la funzione del tutto in primo piano, alla lunga ha l’effetto monotono. Ah, …allora molto dovrebbe cadere di ciò che rende la vita piacevole e allegra. “Ma così, non si perde il senso della vita?”, continua a chiedere. “Se tutto il terreno diventa solo secondario?”

51. “Ti comprendo, amico mio”, dice Samathuel, “perché tu non conosci il nostro senso della vita. La via del Tutto, è per noi una grazia, che si chiama co-servizio o aiuto. La nostra gioventù è così allegra, come non è qui in tutto il paese. Esistono certamente anche delle manchevolezze, altrimenti non avremmo più bisogno dell’insegnamento della Luce. Solo che non esiste un pensiero, una parola, un atto, che non sia valutato. Visto da questo punto di vista, siamo puri, perché ciò che rimane inaccessibile senza cattiva volontà, lo copre appunto la Bontà di Dio. Nella certezza di questa Bontà cominciamo l’opera del giorno; nella certezza di una tale Grazia, alla sera cessiamo con il creare”.

52. Om-Sabra sospira: “Se fosse così ovunque, per il mondo scenderebbe l’angelo dell’Eden, e sorgerebbe una razza di Dio, il Cielo scenderebbe sulla povera Terra. Ma, ah, …quanto tempo ci vorrà, prima che il firmamento del Cielo veda questa vittoria?”

- Gli amici pronunciano senza ritegno ciò che pensano.

53. Una nostalgia cade nell’anima di Asarja. Ma: vivere senza dignità? Non è edificante quando gli uomini si chinano servendo? Non è anche giusto? Lui sta al posto di Dio! Quello che si fa al sommo sacerdote, lo si fa a Dio. Si dovrebbe coltivare più forte il pensiero di accettare ogni onore solo per Dio. Ora, …questo è da studiare in un’ora tranquilla.

54. Ma lo straniero non deve rimanere senza un insegnamento; e che la fiamma dell’Arca del Patto è l’unica, a questa si attiene come una roccia. Possa unificarsi con quello che vuole la Luce forestiera del sacrificio, …qui, nel tempio di Salomone, abita Dio e si rivela attraverso la fiaccola!

55. “Sei un buon sacerdote”, dice a Samathuel, “perciò puoi vedere la fiamma di Dio che attraverso Mosè è venuta a noi”.

- La contesa di Asarja: mondo contro spirito, costui lo copre gentilmente, perciò dice: “Abraham possedeva la Rivelazione della Fiamma e la visione di Dio! Chi porta questa nel cuore, è riccamente benedetto, anche quando non ha mai visto Dio”.

56. Camminano attraverso tutta le stanze del tempio. Asarja non si lascia togliere di glorificare la sua magnificenza e spiegare tutto. Davanti alla tenda dell’Onnisantissimo attende in silenzio. Ognuno china il suo capo, inconsciamente pieno di presagio che avverrà qualcosa di maestoso.

 

[indice]

Cap. 17

Davanti al Tabernacolo, Isa-i profetizza la prima grande visione

DIO si rivela, severo, ma con ricca Benedizione

 

[Isaia 1,1-17]: [1]Visione che Isaia, figlio di Amoz, ebbe su Giuda e su Gerusalemme nei giorni di Uzzia re di Giuda, di Joroham, di Acaz e di Asarja. [2]Udite, cieli; ascolta, terra, perché il Signore dice: «Ho allevato e fatto crescere figli, ma essi si sono ribellati contro di me. [3]Il bue conosce il proprietario e l’asino la greppia del padrone, ma Israele non conosce e il mio popolo non comprende». [4]Guai, gente peccatrice, popolo carico di iniquità! Razza di scellerati, figli corrotti! Hanno abbandonato il Signore, hanno disprezzato il Santo di Israele, si sono voltati indietro; [5]perché volete ancora essere colpiti, accumulando ribellioni? La testa è tutta malata, tutto il cuore langue. [6]Dalla pianta dei piedi alla testa non c’è in esso una parte illesa, ma ferite e lividure e piaghe aperte, che non sono state ripulite, né fasciate, né curate con olio. [7]Il vostro paese è devastato, le vostre città arse dal fuoco. La vostra campagna, sotto i vostri occhi, la divorano gli stranieri; è una desolazione come Sòdoma distrutta. [8]E’ rimasta sola la figlia di Sion come una capanna in una vigna, come un casotto in un campo di cocomeri, come una città assediata. [9]Se il Signore degli eserciti non ci avesse lasciato un resto, gia saremmo come Sòdoma, simili a Gomorra.   [10]Udite la parola del Signore, voi capi di Sòdoma; ascoltate la dottrina del nostro Dio, popolo di Gomorra! [11]«Che m’importa dei vostri sacrifici senza numero?» dice il Signore. «Sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di giovenchi; il sangue di tori e di agnelli e di capri io non lo gradisco. [12]Quando venite a presentarvi a me, chi richiede da voi che veniate a calpestare i miei atri? [13]Smettete di presentare offerte inutili,l’incenso è un abominio per me; noviluni, sabati, assemblee sacre, non posso sopportare delitto e solennità. [14]I vostri noviluni e le vostre feste io detesto, sono per me un peso; sono stanco di sopportarli. [15]Quando stendete le mani, io allontano gli occhi da voi. Anche se moltiplicate le preghiere, io non ascolto. Le vostre mani grondano sangue. [16]Lavatevi, purificatevi, togliete il male delle vostre azioni dalla mia vista. Cessate di fare il male, [17]imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova».

1. Il tendone si divide con un fruscio maestoso. Da quando Dio ha fatto costruire il Suo Tabernacolo da Mosè, il santuario rarissime volte era stato aperto per i non consacrati. Asarja dimentica che ci sono due del popolo nel gruppo? Un ragazzo, che malgrado l’elezione lui non riconosce? Persino Abjathar non potrebbe mai entrarvi secondo la prescrizione. Lui alza la mano per negarglielo.

2. Allora davanti all’arca del Patto sta circumfluito da un alto bagliore di fuoco, il ragazzo. E come ci sta! Ah, …un errore? No! Con braccia allargate, il viso rivolto al seggio di Grazia, egli prega. Non lo si sente. Ecco, …si volta e predica, come lo faceva sua madre Sikha. Agli amici batte forte il cuore con paura incerta, …se Asarja dovesse diventare cattivo, interpretandolo come un oltraggio al tempio. Allora guai a questo ragazzo! Non si sbagliano.

3. Il sommo sacerdote scambia sguardi d’odio con i succubi. Essi dicono chiaramente: ‘Guardate l’oltraggio al tempio!’. Ma come ci è arrivato il ragazzo? Lui stava dietro ad Abelu e, tutti insieme, come dice la prescrizione, dieci passi davanti al tendono, prima che si dividesse. Infuriato, dimenticando la buona intesa con Samathuel, fa chiamare le guardie del tempio.

4. All’improvviso si posa una mano sul suo pugno. Come un fanale nell’alto firmamento, lo guardano due occhi. C’è della volontà su di lui. Asarja non ha mai voluto piegarsi in tutta la sua vita. La disciplina dei genitori fu mite; sapeva anche adattarsi per imporre la sua volontà.

5. Fin dall’inizio della sua funzione ha imparato meno a tollerare su di sé la volontà altrui, …‘eccetto la Volontà di Dio’? Ma questo non è da trattare ora. No? – Guarda lo straniero interrogativamente. Non è lo Spazio di DIO, dove EGLI si rivela, dove si deve riconoscere la Sua Volontà? – ‘Sì!’. Continua a ostinarsi Asarja mentalmente: ‘L’oltraggiatore del nostro santuario, deve essere lapidato già oggi!’

6. Davvero? Lo abbagliano gli occhi. Se Dio non vuole altro che uccidere il bambino alitato dal Suo Spirito, allora non avrebbe dovuto mandarlo! Non hai riconosciuto lo spirito profetico del ragazzo! – Che cosa sarebbe, continua ostinatamente Asarja, se esistessero solo i profeti? Inoltre, il sommo sacerdote sta al di sopra del profeto rato: ‘Lo sbatto via io, il bambino sterminatore dal nostro altare!’. – Tenta di scuotere via da sé la mano di Samathuel, ma viene sopraffatto dall’assenza di forza.

7. Lo sguardo ammonisce minacciando: ‘Scaccia questo ragazzo dall’Arca del Patto, sacrifica il miglior ariete, …e poi guarda che cosa ne sarà della fiamma! La tua anima è intoccata dal servizio. Tu preghi, e il mondo ti passa attraverso la mente; lo benedici, e pensi chi ti dovrebbe qualcosa; affumichi, e faccendo questo esterannoi il tuo tesoro. Non è questo un oltraggio di questo santuario?

8. Tu e Matguel vi siete nascosti quando il tuo guadagno era superiore di quanto era la tua funzione. Non era questo un oltraggio a questo santuario? Devo dire ancora di più? Deve parlare il giovane veggente?’

- ‘No!’. Asarja avrebbe quasi gridato. ‘Come può sapere tutto questo il forestiero che non ha mai visto? Fermo! Lo ha raccontato Diblaim! Quanto è stolto presumere che ha operato lo Spirito di Dio. Lo si vuole sopraffare, e null’altro. Ma si sbagliano!’

9. Ognuno si accorge che si sta svolgendo qualcosa di grave. La muta resa dei conti continua: DIO è il Rivelatore: ‘Nessuno, eccetto te, sapeva della catena d’oro come strumento per l’affumicazione per Amazia (2° Cron. 26,1). Hai dovuto sacrificare ogni giorno un anello d’oro. Hai pregato e affumicato; ma il dono del figlio del re giace conservato nel tuo scrigno’. – Asarja impallidisce. ‘E’ follia? Un Dio sconosciuto, che gli dice queste cose? …oppure, …è la sua coscienza davanti alla fiamma, nel cui bagliore sta il ragazzo?’. Il petto di Asarja si solleva dal profondo sospiro di cui nessuno deve sentire nulla.

- Il forestiero tace, questo è certo. Ma, …guardarlo ancora una volta negli occhi? Mai! Allora suona ancora una volta la voce di Isa-i, ed è così meravigliosa, che i portatori d’armi si mettono da parte.

11. “Ascoltate, voi Cieli! Terra, ascolta! Così parla il SIGNORE: – Ho elevato per Me dei figli ed ho costruito loro una via affinché non ci fosse nessuna separazione né tra il Creatore e la creatura, né tra il Padre e il figlio! Ma una parte se n’è andata e non vuole ritornare nel luogo che la Mia Gentilezza aveva preparato. Anche Israele, eletto come un’immagine riflessa, Mi volta le spalle. Si bestemmia: Vede Egli ciò che noi facciamo nel buio? Sì, un bue conosce il suo signore e un asino la sua mangiatoia; ma Israele non la conosce, e coloro che sono guide del popolo, non la sentono! Guai al popolo empio per il grande misfatto! Che cosa si deve fare, per salvarvi? Perché coloro che potrebbero aiutare, non lo devono fare? Perché stimate più alto il tesoro del mondo, che una Parola dalla Mia bocca. Il vostro capo e il cuore sono malati; sono scomparsi la compassione, l’amore, il diritto e la verità. La vostra anima soffre pene, e non vi è nulla di sano in essa.

12. Quando Dio dice: il vostro paese è deserto, allora pensate solo al materiale. Potete presentarvi davanti all’Arca del Patto senza tremare? Chiudete il tempio per via dei vostri tesori, che non rimangono a nessuno che lascia questa Terra. Oppure credete che Io Mi nasconda davanti a coloro che il Mio Spirito ha fatto nascere? Che cosa è più santo: la Mia Potenza che ha creato le creature, oppure il Mio Amore che ne ha fatto dei figli? Che cos’è più grande: ‘NasconderMi, oppure rivelarMi?’. Spiegatelo se potete!

13. Il vostro paese d’amore è piccolo, ma il campo del vostro servizio al prossimo è minimo. Quello che è rimasto dalla Luce, somiglia a una capanno presso la vigna. Vivete come in Sodoma e Gomorra. Credete forse che Io debba rivelare le Parole al popolo come lo ha fatto Elia sul Carmelo? Egli vi ha conservato il fuoco attraverso il Suo spirito; ed è una Grazia, se Io vi mando figli che lo fanno continuamente!

14. Io posso guidare un popolo attraverso i Miei portatori di fiaccole. Ognuno ha forse bisogno di pioggia per sé stesso? Non splende il Sole su molti mondi? Chi ha il diritto di chiudere la Grazia, di spezzare l’arco che passa da Me e giunge in tutti i cuori dei figli?

15. Non Mi sono adirato. Vi ho mostrato la via. Avete sentito del buon servizio. Mi fa piacere se bruciate agnelli? Preferirei se con ciò si nutrissero i poveri, oppure se l’oro, sacrificato per il fuoco, possa lenire i bisogni. Questo sarebbe caro e delizioso per il Mio Cuore! A che serve il tesoro nella camera oscura? Uccide il vostro cuore, rende povera l’anima. Sodoma: bada a te! Non ho soltanto il Fuoco che consuma la città; non ho soltanto l’acqua che copre il paese!

16. Avete sentito da ME che dovete spargere l’incenso? Ho preteso Io una colomba oppure magari un capro? Il Mio Comandamento è: ‘Fate del bene, e servite Me secondo la Mia eterna Legge!’. Chi cerca di interpretarlo diversamente, deve imparare a sentire la Mia Destra! Chi alza le mani contro colui che Io ho mandato per l’ultragrande Benedizione, morirà la morte dell’anima, che è più amara che la morte del corpo nei dolori!

17. Ho posto Io, Isa-i davanti al Mio Focolare! Se lo riconoscete, allora mando la Benedizione tramite il fumo del sacrificio. Ma i sacrifici di cibo sono inutili eccetto quelli dove si nutrono i poveri; e l’affumicazione è un abominio, eccetto quello che si perdona al proprio nemico! Io odio la nuova Luna e il Sabato. Ne avete fatto una festa santa e alla fine molti si addormentano ubriachi: Allora a Me, al Dio Creatore che ha creato i giorni, uno come l’altro, dite: ‘Cade solo il Sabato la rugiada? Splende solo alla Luna nuova il Mio (Tuo) esercito di Stelle?’

18. Ho assistito al vostro procedere, ho prestato la Mia Grazia, ho distolto Orecchio e Occhio, messo le Mani nelle tasche, affinché non vi colpisse la Mia Ira. Voi sapete ciò che Mi fa onore. Ma se fareste secondo questo, la vostra cintola rimarrebbe vuota! Potete dire voi come devo nascondervi davanti a Me? Oppure volete ricevere il Mio Consiglio?

19. Voi allargate le vostre mani. Oh: Io Mi chiudo quando pregate solo a causa della moltitudine! Con l’adulazione uccidete la luce della fede! Purificatevi, ed imparate ad amare il Mio Spirito. Cercate la cosa giusta; aiutate l’oppresso; non respingete nessun orfano; seguite la faccenda della vedova. Chi riconosce questo, si faccia avanti, lo voglio benedire finché riconoscerà Chi è che gli parla!”

20. Gli amici accettano ogni Parola come Grazia, si vorrebbero volentieri far benedire. Asarja non riesce quasi più a dominarsi. La resa dei conti martella su di lui. La sua anima piange per la prima volta: lo riguarda! Solo i testimoni… La vergogna colora le sue guance, lo schiaccia.

- Chenos s’inginocchia, e lacrime bagnano la barba.

- Om-Sabra prega tremando: “Signore, non ho meritato per nulla la Tua Grazia!”.

- Così pensa anche Jarat. Entrambi giurano di vegliare bene sul l’inviato di Dio.

21. Abelu, Diblaim, Joroham, Abjathar, Isboset, Obed-Edom e Abbuda vanno davanti all’Arca del Patto, tremando di gioia. Seguono gli uomini del popolo. Il sommo sacerdote non lo vieta. Sente appena il piccolo verme che lo rosicchia: ‘Veramente, dovrei procedere per primo!’. Allora lo aiuta Samathuel; lo conduce spiritualmente come se non fosse Asarja a procedere

22.. Cammina anche qualche passo davanti al gruppo di amici. Hezeron, Chilijon e gli altri ignari rimangono un poco da parte. Il piede di Matguel si blocca proprio dietro il tendone. Ah, …quanto male ha già commesso! E in tutti gli anni, nessuno se n’è accorto. La sua coscienza dormiva come se fosse morta. Oggi si volta; perché dato che Dio rivela davvero tutto, …chi lo avrebbe mai pensato! Ma, …domani?

*

[Isaia 1,18-20]: [18]«Su, venite e discutiamo» dice il Signore. «Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana. [19]Se sarete docili e ascolterete, mangerete i frutti della terra. [20]Ma se vi ostinate e vi ribellate, sarete divorati dalla spada, perché la bocca del Signore ha parlato»

 

23. Ora tutti vedono chiaro: davanti a loro sta DIO, e il ragazzo è come una lucetta dietro di Lui. Cadono sul loro volto; anche la piccola luce. Che cosa percepisce Dio, dato che giacciono davanti a Lui con riverenza, impauriti o credenti? La Sua compassione si leva su ogni Diritto. Egli pareggia: – Dove parla la Parola del Diritto, agisce la Misericordia; dove parla questa, là opera il Suo Diritto. Benigno, ammonendo, affluiscono le Sue Parole nei cuori.

24. “Venite, ragioniamo insieme. Anche se il vostro peccato è come sangue – Io vi lavo bianchi come la neve; se siete come lo scarlatto – dovete diventare come lana! Perché Io so, come Satana seduce. Ma nessuno potrebbe accusare che così fosse senza colpa; allora non ci sarebbe bisogno che Io discuti con voi della vostra Redenzione e del Mio Diritto. L’uomo, al quale è donata la Mia Luce, si può tendere contro il guastatore. Chi si lascia tentare, è il suo proprio tentatore. Perciò rivolgetevi a Me, Io vi aiuto!

25. Se Mi obbedite, allora diventate eredi del Mio Regno, certamente non di questo mondo. Com’è avvenuto che dalla città pia, fondata da Abraham, è diventata una prostituta? Voi guardate le città pagane dove è di casa il crapulone, e pensate: ‘Ah, se fossimo ricchi come loro!’. Abraham ha dato via la sua ricchezza e non c’era nessuno che non poteva presentarsi davanti a lui. Allora nella città abitava ancora la disciplina per Dio. Ma oggi, dei manigoldi di ogni genere!

26. Mosè ha preparato il Tabernacolo ed era colmo di argento, oro e gioielli. Lui ha messo del proprio. Perciò Io gli ho dato ciò di cui i poveri avevano bisogno per il lungo cammino attraverso il deserto. Oggi abitate in case solide e non avete bisogno di arraffare ciò che appartiene a Me e ciò che Io voglio regalare ai poveri! Abraham ha sacrificato persino l’ultima decima dalla battaglia. Ma voi calcolate prima per voi, e ciò che rimane di superfluo, lo riceve l’Onnisantissimo.

27. Il vostro argento è solo schiuma; il vostro oro è vino, reso leggero con acqua. Ma Io ho perdonato, altrimenti non potreste contemplare ciò che vi prepara la Grazia. Chiedo solo un’altra volta: ‘Volete osservare la Mia Legge, oppure Mi devo rivolgere a coloro che chiamate ‘Miei nemici’? E’ facilmente possibile che questi Mi servono come lo ha fatto solo di rado Israele dal tempo di Mosè.

28. Ho inviato i giudici per l’esteriore come per l’interiore. Questi sono figli spirituali dalla Luce: profeti, buoni re ed aiutanti di ogni genere. Consiglieri che devono essere sacerdoti. Avete sentito come si possono unire, spirito e mondo. Se fate di conseguenza, allora Jerusalem diventerà di nuovo una città pia, e il suo nome significa Giustizia. – Venite qui, voi che avete cuori liberi; venite qui, voi che siete aggravati! Io sono Un-DIO e benedico uniformemente; e se è così, allora Io copro anche tutto. Oggi avete ricevuto questa parte di Grazia. Chi conserva questa dal Mio Spirito, il suo piede rimane puro, la sua mano giusta, la sua lingua luminosa; ed Io benedico le sue azioni!”

29. Dopo, nessuno sa com’è successo di inginocchiarsi a pochi passi davanti alla maestosa Luce, sperimentato solennemente, come irreale. Persino Samathuel si sente strappato in alto, come… no… La-Kaku-i non l’ha sperimentato più maestoso e più santo di così. Il suo cuore si rallegra, la sua anima giubila, il suo spirito adora. Questo si posa su tutti gli uomini, finché fanno anche loro lo stesso.

30. Asarja cerca lo sguardo del forestiero, prima di osare di immergere gli occhi nella Luce. Lui vede gentilezza. Chi lo ha disposto? Asarja s’inginocchia nel mezzo, gli altri intorno a lui e, …sì, davanti a lui sta bensì Colui che ha incontrato Abraham come ‘Re di Salem,’ (Gen. 14,18), il Sommo Sacerdote secondo l’Ordine di Melchisedec. Titubante, tiene in alto le due mani, titubante lotta per far uscire dalla sua bocca: “Signore, purificami!”.

31. La Benignità di Dio dice: “Adempio questa richiesta. Chi è di buona volontà, diventa puro ogni volta che viene a Me. L’uomo è empio finché vive. Ma la Mia Benignità dura più a lungo (Salmo 106,1), e la Mia Misura di Grazia più di ogni vostra colpa. Chi Mi ama, non lo opprime questo mondo; chi osserva la Mia Legge, evita la via del tentatore. Perciò osservate ciò che vi ho comandato ed Io tengo la Mia Pace su di voi!”

32. Il maestoso ATMA senza tempo avvolge gli uomini. Solo Samathuel ed Abelu si accorgono quando la Vampata diventa una piccola fiamma tranquilla, quando la santa Figura scompare. Ma come? E’ uscita? È volata via? – Per primo si alza Asarja. Un silenzioso cenno, lo seguono. Nell’anticamera i guerrieri sono appoggiati alla parete. Le loro armi giacciono al suolo. Anche loro hanno sperimentato tutto, anche se in modo incerto. Ognuno si è chiesto nella paura: ‘Anch’io sono diventato puro?’

33. Lo afferma il buono sguardo del sommo sacerdote. Il tendone si chiude. Chissà se si potrà sperimentare una seconda volta un tale alto tempo di Grazia? Asarja tende alla mano del ragazzo. Ancora ore prima avrebbe ordinato per ira la lapidazione. Ora lui stesso lo conduce in quella stanza dove erano prima radunati. Arrivati là, lui dice solo:

34. “Cari uomini, ognuno porti nella sua capanna ogni Parola di Dio. E te, caro ragazzo, ti ringrazio, poiché dal tuo cuore puro che ha portato quaggiù la Luce di Dio, abbiamo potuto sperimentare i grandi del vecchio tempo. Ora so per certo che sei profetico. Presto, per la festa del pane azzimo, prego voi tutti di ritrovarci qui.

35. A te, forestiero, sia il mio ringraziamento”. Asarja inghiotte. Ora che la quotidianità lo richiama, lo opprime il pensiero che costui ha visto i suoi peccati.

- Samathuel va oltre la vergogna: “Anche a te, sommo sacerdote di Jerusalem, il mio ringraziamento. Dapprima dev’essere rimesso il mondano, ma lo spirito ha mantenuto la vittoria. E la Luce della tua anima è buona”.

36. Piuttosto, avrebbe dovuto indicare: ‘… può esser buona, se l’accendi sempre alla fiaccola dell’altare’. Ma DIO ha estirpato il male. Asarja è libero. Il rispetto che gli è venuto da ciò, è stato salvato da Samathuel. Ed Isa-i? Costui guarda in modo infantile Asarja, che gli si scalda il cuore. Dà la mano ad ognuno, non esclusi Diblaim e Joroham. – Si lasciano senza rancore.

 

[indice]

Cap. 18

 

Uno sguardo su Jerusalem – La porta spirituale di Isa-i

Preparativi per la partenza e una meravigliosa parola d’addio

1. Due anni più tardi ritornano i cavalieri di Samathuel. Coloro che erano penetrati fin nel lontano nord-est per cercarli, avevano pagato la missione con la morte. Ma non invano! La loro vittoria è registrata nel Libro della Vita. Nella montagna (Iliria) dirupata si erano costruiti una solida casa, dove ora abitano pacificamente coloro che li hanno potuti guidare alla vera fede.

*

2. Samathuel ed Isa-i sono andati a Morija, dove Abraham voleva sacrificare il figlio nella pià alta obbedienza a Dio. Lassù stanno seduti su un blocco di pietra, il viso rivolto secondo l’antica saga verso il luogo recintato del sacrificio (in futuro il Golgota), con una panoramica su tutta la città che scintilla magnificamente nella Luce di un tardo sole.

3. “Jerusalem è bella, ma vi corrono vicoli oscuri”, dice Samathuel dopo un prolungato silenzio. 

- Isa-i annuisce triste: “Potrebbe brillare principesca davanti a molte città pagane. Allora Asarja diventerebbe morbido, e quanto poco ne resterebbe di ciò che è. Non starebbe senza porpora e broccato. Gli stranieri potrebbero entrare nel tempio e si vanterebbero: ‘Noi abbiamo un Dio ricco!’. Come se la materia fosse la ricchezza del Cielo.

4. Allora sarebbero attaccati, ripetutamente. Da quando Barisall ed Elimaluch hanno dovuto andarsene, nel tempio è entrato un senso migliore. Ora trascinano pietre come i padri in Egitto; ma la punizione li purifica. Magtuel è stato tolto dalla cassa. L’ha ottenuta Om-Sabra attraverso Uzzia. Hanno scelto Chenos, che è magnificamente cambiato, come capo della cassa insieme all’amminsitrazione. Da allora le cose vanno per il verso giusto. Da voi le cose sono facili, Samathuel”. Isa-i sospira dolcemente.

5. Il cugino consola: “Non essere rattristato, hai un giogo di Grazia. Allora è stato meraviglioso quando è comparso il SIGNORE. Ho subito riconosciuto che da questa città”, indica la stessa, “DIO comparirà come Uomo; oppure…”, egli indugia, “…vi entrerà per via della redenzione. Ma se la Giudea non cambia, se non vuole riconoscere il SALVATORE, allora – EGLI – passerà!

6. Porto con me molte tue preziosità. Quale gioia, quando le annuncerò da noi! Possiamo essere orgogliosi spiritualmente di qualcuno, ma solo, non di noi stessi. Noi nominiamo con orgoglio te, tuo padre e la nostra Sikha. Da secoli non c’è stata nessuna sacerdotessa come lo è stata lei. Attraverso il tuo amore non ci perderemo mai nello spirito”.

7. “Mai!”, Isa-i trangugia le lacrime. “Dio mi ha scelto per Grazia. Sono come ogni altro e…”

- “Permetti? Ogni spirito da Dio, ogni anima dalla caduta divenata uomo non appena raggiunge una nascita nel mondo. In ciò non c’è nessuna differenza, come nemmeno, che Dio benedice lo spirito dall’Alto e redime il povero figlio animico.

8. Un grande spirito dev’essere rispettato, con ciò si rispetta il suo Donatore. Questo è il SIGNORE! Se non onoro i messaggeri, come potrei onorare il Creatore? Perciò lascia che ti faccia parte dei nostri grandi. Anche nel Regno della Luce i piccoli su subordinano, perché così compiace al Padre.

9. A suo tempo Diblaim mi ha chiesto il perché non ti ho lasciato parlare subito. Gli ho spiegato che ho dovuto agire nell’anticamera, tu come messaggero del Padre, prima nel santuario. Lui ha risposto: ‘Ma guarda, che cosa devo ancora imparare!’. I tuoi amici hanno uno spirito elevato. Da noi starebbero nelle file dei consiglieri e dei sacerdoti, soprattutto il tuo anziano rabbino Abelu, dal quale presto ti dovrai separare”.

10. “Io? Non ci penso proprio”, dice Isa-i.

- Samathuel sorride: “Così parla l’amore. Egli passa attraverso la porta che tu hai già vinto nello spirito”.

- “Pensi che Abelu – come mio padre – che lui…”

- L’altro annuisce. “E quando profetizzo?”

- “Oh, Isa-i, conosci la Legge fondamentale della Vita! Rimangono anche un paio d’anni. Non concederesti all’uomo anziano il ritorno a Casa?”

11. Il ragazzo sostiene la fronte. “Non per concedergli ‘il viaggio di pace’ solo affinché rimanga con noi, (ma) mi toglie la porta. Per questo ho persino perduto il muro”. Il rattristato viene abbracciato, ma si difende: “Non mi lodare, Samathuel. Sono sgusciato attraverso la porta, per la tua istruzione, attraverso la Guida di Dio tramite te. Ho da ringraziare il Padre della Luce del Cosmo ed anche te. Sovente mi è sembrato come se vivessi nel vostro paese. Ma così, …senza Abelu…”

12. “Non raccogliere nessun falso giogo. Vedi, anch’io profetizzo, ma a questo riguardo tu stai al di sopra di me. Solo una cosa è magnifica: davanti al Padre stanno tutti figli sui gradi di Grazia della MISERICORDIA! Io spiego ciò che da troppo giovane non puoi vedere. Anche i più alti figli della Luce-Cosmo, incarnati in un qualche mondo, hanno bisogno dello sviluppo per la parte animica, preso dalla materia come opera di rimpatrio, che sono da adeguare al loro compito ed ai tempi corporei. A diciotto anni sei maturo come pochi, lo sono a quaranta. Dai quarant’anni in poi opererai solo come profeta.

13. Due anni fa Dio mi è apparso per la prima volta così vicino per Grazia. Ho potuto condurti fino al pilastro della porta; ma tu mi hai portato dentro. Siamo ancora sotto il Suo magnifico Arco e non sarebbe bene correre via. Esiste un’Ombra di Grazia che si chiama ‘l’Ala di Dio’. Chiunque sta sotto queste, cammina verso la Luce, …anche attraverso i mondi della materia. Percepisci se ne siamo ancora soggetti?”

14. “Sì”, giubila Isa-i. “Voglio a lungo sperimentare la cosa deliziosa: Signore, mi hai aperto TU! Si deve purificare la nostalgia, prima che si gusta la Magnificenza di Dio. Oh, …il muro è l’Ordine del Creatore e la Sua Volontà; la porta è la Sapienza e la Serietà del Sacerdote: nel Giardino di Dio fioriscono Pazienza e Amore; e dalla Sorgente del Padre si beve la Misericordia come dall’eterna magnifica Sorgente di Vita”. 

15. “Questa era una parola! In Dio camminiamo insieme. Ritornerò! Avrò sempre nostalgia di te”.

- “Anch’io!”. Un singhiozzare, al ragazzo cadono le lacrime dagli occhi.

- Samathuel piange nell’interiore. Per distrarre, dice calmo: “Vieni, gli altri aspettano”.

- Isa-i asciuga il fiume delle sue lacrime.

- Samathuel getta ancora uno sguardo a Jerusalem, con silenziosa malinconia. Vede su questa città molto buio e poco di chiaro, …ma tace.

*

16. Nathan è già per la via e prende i loro mantelli. Lui tratta Isa-i come ‘il suo piccolo caro signore’.

- “Siete stati via a lungo”, dice il padrone di casa senza rimprovero né impazienza, ma solo nel desiderio di sfruttare l’ultima sera. Nella scuola libera ha organizzato qualcosa di vantaggioso: una cosiddetta classe per forestieri, per stranieri assetati di conoscenza.

17. Abjathar ha bisogno di insegnanti. Chenos, Abbuda e Obed-Edom verrebbero volentieri, ma sarebbe sbagliato adirare Asarja, senza considerare che il loro giuramento di sacerdote non può essere annullato senza motivo. Diblaim e Joroham a suo tempo erano stati provocati. Ora alcuni allievi sono avanzati a giovani insegnanti. Il migliore è Isa-i, amato ovunque.

18. Vengono allievi da Elath, Tor, Pithom, On, Memphis, Antiochien, Nisibi, Ninive e persino da Persepolis. La scuola nutre tre grandi case. Asarja è pieno di invidia. Con lui si tiene il collegamento per via dell’Opera di Dio e scambiano allievi, con cui al tempio giunge qualche dono. In tal modo rimane almeno esistente una certa cordialità, che in ogni caso è vantaggiosa.

19. Abelu, Om-Sabra e Jarat sono venuti con Hisrael e Maphia, anche Rochalet e Barthomas. Le donne si stupiscono, ma, quel giovane snello, …è il piccolo Yps di allora? La casa di Abjathar è ancora una volta piena. Gli allievi hanno avuto le vacanze, accettate perfino con giubilo dai più diligenti. Nella bella sala delle colonne che delimita il cortile del giardino sono seduti insieme, anche Isboset, Chenos, Abbuda e Obed-Edom e le signore di Jerusalem.

20. Il pasto è terminato. Aspettano ancora del pane, frutta e vino. La conversazione è molto stimolata, nonostante il dolore della separazione. Diventato maturo attraverso la fede, l’aldilà e l’inesplorato rimane al centro della discussione colma di Benedizione. Si è dischiusa una magnifica novità dopo l’altra; han potuto vedere sempre di più dal Cosmo di Luce. I gradini della conoscenza si sono formati come una Scala verso il Cielo e – naturalmente – nessuno sa dove finisce.

21. Abelu riprende un discorso precedente. Asarja fa porgere a Samathuel un prezioso rotolo di Salmi.

- Alla domanda di Abelu, Om-Sabra dice: “Siamo di nuovo arrivati una volta nell’Officina di Dio. E’ bene darvi uno sguardo, ma ci si deve accontentare con ciò che, come Grazia, gocciola attraverso la fessura della porta”.

- Samathuel gli stringe la mano, lui rispetta gli uomini del Consiglio del popolo, poiché ciò che nella sua patria si svolge senza fatica, altri devono lottare per questo, amaramente.

 22. La Benignità di Dio apre qualche miracolo”, dice. “E’ giusto continuare ad indagare e non stare fermi. E’ solo da ricordare, se si cerca l’ONORE di DIO, oppure se uno vuole brillare da se stesso. Voi vorreste offrire un’autentica conoscenza ai vostri allievi, quindi Dio vi ha fatto incontrare, non per ultimo ha lasciato venire a voi il Suo profeta. Chi vuole sentire la voce di Dio, la sentirà.

23. L’Onnipotente una volta ci ha detto: ‘Chi vola a Me nella nostalgia, sale in Alto, dove Io dimoro al di sopra della perfezione, a venire ai figli e alle creature. Chi si arrampica in Alto ed afferra la Mia mano, la raggiunge anche. Io non ho costruito barriere, né le riconosco, allora ognuno Mi incontrerà nella sua riverenza, umiltà, amore e fiducia’

24. “Si deve sempre esaminare diligentemente”, risponde Abelu, “perché l’uomo inganna più facilmente sé stesso. Allora delle immagini di tutti i colori giocano davanti all’anima e lui stende le ali. Rimane quasi sempre uno svolazzare come fanno quei pesanti uccelli terreni che possono volare solo a fatica”.

25. “Io l’ho sperimentato con qualche allievo che si sforza comunque, ma non ha il discernimento”, Diblaim indica intorno a sé: “A noi non manca il compito di esaminare, per accorgerci che cosa fa parte della vera religione oppure delle scienze, le quali possono certamente offrire dei gradini, ma non sono la Sapienza di Dio”.

26. “Dei gradini aggiunti, aiutano”, conferma Abjathar, “nemmeno la materia lo impedisce quando ci si lascia condurre all’altura dello Spirito. Il molto sapere non aiuta; ma un non-saper-nulla sbarra porta e portone! Quando so che le cose sante di Dio sono le Sue Cose per la salvezza, allora questo mi apre una porta attraverso la quale posso passare con riverenza. Allora il sapere mi ha aiutato ed io adoro Dio nell’amore sapiente”.

27. Rochalet, quasi sempre silenzioso, alla presenza dei dotti dice: “Il mio detto è: operare con onore, non augurare nulla di male, il resto lo fa il Signore! Noi del Consiglio del popolo…”, lui è fiero di far parte dei primi, “…abbiamo molto di più a che fare con il mondo che con il Regno del Cielo”.

- Chenos sorride: “Tu sai come si fa un muro di pietre disuguali. Ora guarda: il cammino attraverso la materia somiglia ad una tale costruzione. Diligenza, onorabilità e buona volontà sono inevitabili per il muro del Cielo o per la vita.

28. Tutti gli uomini dovrebbero costruire quell’unico muro che si chiama fede; una porta che conduce alla sapienza; un giardino, il campo dell’amore per il prossimo. Allora si arriverebbe alla Fonte della Vita dell’eterna Misericordia. Non dobbiamo contare le Stelle; dobbiamo solo sapere che sono le Luci di Dio che mandano benedicendo i loro raggi nel Cosmo dei mondi”.

29. “Grazie”, scherza Hophei, “ sarebbe qualcosa per me contare le stelle. O saggi uomini, dove si comincia? E dove si finisce?”. Poi aggiunge più seriamente: “Come sono appese tutte, lassù, e nessuna cade dal suo seggio! Chi deve piangere, deve solo guardarle. La consolazione non si nega mai”.

- A questo, Abigail annuisce: “Da bambina…”, si asciuga frettolosamente gli occhi. “…di notte andavo di nascosto sul terrazzo e così come guardavo le stelle, mi era come se mi togliessero il dolore”.

30. Orpa racconta: “Nella mia gioventù, Dio mi era molto lontano, mentre la sofferenza era vicina. Quando fuggii dal mio duro padre, camminai attraverso ampi campi. Molte stelle stavano appese infinitamente in alto, ma camminavano con me passo dopo passo. Allora mi è di nuovo venuta la fede. Da allora mi sono fatta forza come, …un saluto dell’Onnialtissimo. Presto, dopo, ho trovato il mio caro marito”.

- Isboset fa un cordiale cenno ad Orpa.

31. “Il sentimento femminile è sviluppato meglio che quello maschile”, dice Abelu. “Io rispetto ogni donna intelligente come l’uomo, e le amo quando partecipano al discorso”.

- Jarat ride: “Lo hai già dimostrato quando c’era ancora con noi Yps”.

- “Hm, Maphia ha rivolto il tuo ostinato pensiero a Gibea”.

- Maphia arrossisce: “Come sai pure questo, rabbino Abelu?”

- “Ma sì! Hai sempre operato qualcosa di vantaggioso. Ho potuto contare sempre su di te”.

32. “Concedere alle donne poca partecipazione alla vita pubblica, è un meno per il popolo”, spiega Samathuel. “Se voi sapeste quanto sanno fare le nostre donne, nella casa, nelle scuole e nel tempio, riconoscereste che cosa manca a voi e a molti popoli. Durante le alte feste si respira certamente tramite il sommo sacerdote come simbolo del Creatore, ma in ciò hanno servizio l’uomo e la donna nell’armonia sacerdotale”.

33. “La donna è davvero esteranno ovunque”, risponde Joroham. “Ma un detto dice: ‘Una donna che può tacere, è un Dono di Dio’. “Il proverbio, richiede l’obbligo del tacere?”

- “Non proprio, Samathuel. Solo, che il tacere non è una virtù che compiace all’uomo”.

34. “A Dio ancora di meno!”, comincia Isa-i. “Durerà a lungo ciò che è predisposto dagli uomini, che apparentemente non è conciliabile con la Volontà di Dio. Se la salvezza risulta dal Suo alto Diritto, allora non ci sarebbe bisogno che ci fosse prima una grande differenza tra uomo e donna, com’è diventata erroneamente tra ricco e povero.

35. Chi ha dato al ricco quel diritto di stimarsi più alto che un povero pastore sul campo? Costui deve custodire i suoi greggi e per casa ha solo la stalla. Il ricco comanda, ma essere gentile con il pastore, a questo non si presta. Invece entrambi sono nati nudi dalla loro madre, ed entrambi vengono posti nella tomba.

36. L’uomo ricco ha forse due cuori, e il povero uno? Costui, ha due mani e l’altro quattro? Oh, nel Bene, il pastore avrà piuttosto il doppio. Poi, dopo la morte esiste solo la via nella Luce, se avrà dato gentilmente. Dio non misura con la misura per il fatto che il ricco può dare più facilmente; Egli misura la gioia. Dato che il povero ha poca pretesa sul mondo, perciò viene il Signore ZEBAOTH nell’abito dell’inferiorità, un PASTORE per tutte le Sue pecore. Una stalla sarà la Sua dimora! Egli camminerà attraverso il pascolo di Israele per cercare l’ultima pecora (Sadhana) che fin dalla sua caduta è andata perduta.

37. Allora guai a voi orgogliosi signori che servite i vostri idoli! Come il corpo diventa di nuovo terra, come lo spirito va solo verso l’alto nella sua figura di Luce oppure come povera anima nei luoghi di cui una volta un angelo le ha liberate, …così la Terra cade nel Grembo della Potenza del Creatore (Giobbe 19,26). Chi è che domanda: ‘Santo: che farai con il povero Cosmo del mondo, oppure con la Luce nella cui Magnificenza si riflettono tutte le Tue Magnificenze?’

38. Chi disattende la legge, deve coprire il suo volto nella paura. Gli angeli lo coprono nella riverenza. Loro adorano, servono, sono uno con l’Entità di Dio. Egli li manda dove vuole; loro vanno dove Egli vuole! E vedono la Sua Grazia! Ma l’uomo eleva se stesso, perciò precipita anche da quel seggio fatto da sé. Un giorno si disprezzerà il PASTORE perché non porta né oro né argento. Dell’argento dalla fede, dell’oro dalla pietra preziosa del prezzo di riscatto oppure amore per la porpora. Ah, di questo non vogliono sapere nulla, perché con ciò ci si compra la casa.

39. E la si compra comunque! Nella Luce si hanno delle case i cui tetti sono del Proprietario, e molte altre cose che nel ondo non esistono. Nulla è offeto gratuitamente. Certamente Dio concede Benignità, ma dite: che si fa con un pezzo prestato? Non esiste nessun diritto di disporne! Il SIGNORE dell’Eternità vuole elevare tutti i figli nel Suo Diritto, affinché siano co-proprietari di ciò che EGLI ha dato alla Creazione.

40. Chi si arrende a Dio, va di là; là s’inginocchiano e adorano; là stanno e glorificano la gloria di Dio; là riposano da ogni fatica. Questo è il Dono della Sera che viene dato in anticipo, per conquistarsi il patrimonio della Luce, e dopo come Benedizione per il ‘è compiuto!’ del Figlio! DIO sta all’inizio e alla fine, e tra la ‘A’ e la ‘O’ Egli adagia i figli”.

41. Dolcemente, a tutti, soffia ulteriormente; «Voi riposate tra la ‘A’ e la ‘O’». Quale felicità!

- La notte tiepida beve i minuti. Nathan accende le lampade del giardino, la cui chiarezza confidenziale viene percepita piacevolmente.

- Abigail accarezza Isa-i: “Sia grazie all’Eterno-Padre che sei venuto da noi. Fa che io possa essere veramente tua madre”. E viene abbracciata.

42. “Sì, anche Hisrael e Maphia”.

- “E noi?”, chiede Hophei sempre allegra.

- “Fai parte del patto di madre, pure Orpa ed Elkana”.

- “Come ti senti come figlio di così tante madri?”, scherza Diblaim.

- “Estremamente bene!”, scherza di rimando Isa-i. “Tanto, ho abbastanza padri, che non mi manca assolutamente nulla nell’educazione”.

43. “Lui ha un sentimento enormemente delicato”, dice Abelu quando Isa-i ha lasciato la stanza.

- Abjathar lo conferma: “E la sua sapienza mi fa stupire. Ora accende anche lui le lampade. Quando gli ho detto che questo sarebbe il suo dovere, ha detto: ‘Padrone di casa, ogni lampada è per una povera anima; la accendo per la loro via buia’. Ho chiesto se giornalmente pensasse sempre alle stesse, e lui: ‘Sono sempre diverse. Dio non dimentica le lampade che noi abbiamo acceso una volta per qualcuno. È sufficiente che il Signore conosca i nomi”.

44. Samathuel si passa la mano sulla sua fronte: “Strano, nel nostro tempio si accendono ogni sera dodici fiaccole per lo stesso scopo. Da ora in poi deve splendere una fiaccola anche per Isa-i, dalla quale sono da accendere le altre”.

- “Un bel pensiero”, loda Abbuda.

45. “Io possiedo un olio”, s’immischia Chenos, “ che, …mescolato con la resina galbano[8], è quasi ignifuga come sostanza d’accensione (Es. 30,34). Mosè lo ha fatto in Egitto. Per questo ho anche delle speciali lampade. Diblaim e Joroham la conoscono. Permettimi, Samathuel, di portarti già questa notte una mezza bath (circa. 18 litri). Accendi la nostra lampada con l’olio da Jerusalem, …per gratitudine, perché tramite il ragazzo sono arrivato alla conoscenza”.

46. “Lo accetto di cuore”.

- Joroham rivela: “Asarja ha paura che un giorno la fiamma dell’Arca del Patto possa spegnersi. Elimaluch pensa che non sarebbe un problema; loro conoscerebbero il segreto dell’accensione, e si avrebbe appunto abbastanza olio con la resina galbano che Abraham e Lot avevano scavato in Siddim (Gen. 14,10).

47. Obed-Edom si agita visibilmente: “Oggi non tocchiamo nessuna sporcizia!”. Si approva.

- Prima che si discuta su altro, Abigail ammonisce maternamente: “È tardi; prima che impallidiscono le stelle, Samathuel parte con i suoi cavalieri. Concedete loro una manciata di sonno”. Chiama Isa-i di rientrare.

48. Om-Sabra chiede dove potrebbero rimanere Hsirael e Maphia. E rivolto a Samathuel: “Jarat ed io vi vogliamo accompagnare fino a Ramoth-Gilead e vi consigliamo di viaggiare verso est dal Jordan fino a Damaskus. A Ramoth-Gilead si trova sempre il collegamento per Damasco. Da lì il sentiero del nord porta attraverso il deserto della Siria direttamente a Babilonia, dove vanno delle carovane regolarmente sorvegliate. Potete cavalcare dal sud oltre Rabbath-Ammon da dove risparmierete tempo. Ma questa via è sovente visitata da ladri”.

49. “La vostra provvidenza vi mostra quali uomini nobili”, ringrazia Samathuel, “Io so Dio al di sopra di noi, ma godere della vostra fedeltà è la Sua benedizione”.

- Hophei striscia verso Maphia: Vieni da me”.

- “Hisrael, da me!”, esclama subito Orpa.

- “Ed io?”, Elkana fa una smorfia.

- “Guardate la lite, quando le donne amano!”, stuzzica Joroham. “Io decido: Ambedue le ospiti vanno una settimana da Diblaim, una da Isboset e una da me”.

- “Accettato subito! Quindi me ne vado con il mio bottino”.

- Hophei prende rapidamente il braccio delle donne del paese.

50. Le parole d’addio di Samathuel sono: “Amici di Giudea! Il tempo da voi mi ha portato cose meravigliose; nessuno sarà dimenticato. Avete visto che ho scritto mentre Isa-i sovente ha predicato. Noi fermiamo buoni discorsi con scritture con simboli. Fino a Ramoth tradurrò quello di oggi, e lo darò a Om-Sabra. Ho annotato molto, soprattutto – e questo è il mio dono d’addio – il discorso di Dio davanti all’Arca del Patto, che ho percepito letteralmente. A te, padrone di casa, do gli scritti in mani fedeli.

51. Alla madre di casa ho tessuto il tappeto dell’altare del nostro santuario”. A questa parola chiave, Nathan trascina come unico iniziato un rotolo gigantesco. Il motivo: – Un sole che domina il campo; un bambino tenuto nel braccio da una Figura divina; un uomo e una donna stanno dinanzi al Signore, ai due lati relativamente tre coppie inginocchiate, le mani sollevate in preghiera; dietro a questo una schiera su una  strada e si vede comunque come se ognuno andasse per il suo sentiero. Tutto sfocia nella luce della santa Figura. Il tutto è rappresentato così plasticamente, come se fosse dipinto, e non tessuto.

52. Nathan ha preparato dei ganci per appendere l’arazzo. Occupa tutta la parte stretta. Si sta lì come sognando. Isa-i si appoggia al cugino. La sua immagine, come l’aveva vista prima. Anche un atto di Grazia! Abigail all’improvviso sta appesa piangendo al collo di Samathuel, non riesce dire una parola. Abjathar deve dapprima rischiararsi la voce, prima che si sciolga la sua lingua.

53. “Amico sacerdote Samathuel, non c’è nulla da dire del valore interiore; questo supera il terreno. Ma con il tuo lavoro hai regalato una ricchezza. Non calcolo secondo monte d’oro o d’argento, voglio solo dire: Il tuo regalo appartiene a tutti noi, non è vero, Abigail?”

- Questa annuisce piangendo.

- “Di giorno lo vedrete meglio”, distrae un poco Samathuel. Bacia Abigail, come bacia sua madre.

54. “Ora vado a prendere l’olio”, dice Chenos.

- “Noi aspettiamo”, decide Diblaim che non vuole proprio separarsi. Come succede ad ognuno.

- Maphia, come abile tessitrice, esamina il tessuto, ma scuote presto la testa. “Non riesco a capire”, mormora. “Questa è un’arte delle sacerdotesse”, dice Samathuel. “Anche noi uomini tessiamo grandi cose. Non te lo posso spiegare; rimane il segreto delle cose del nostro tempio”.

- “L’ho pensato”, confessa Maphia.

55. Presto ritorna di nuovo Chenos. Due servitori portano i regali, ben impachettati. – Ora ci si deve di nuovo lasciare. Mezzanotte è passata da tempo; entro due ore la piccola cavalcata parte.

 

[indice]

Cap. 19

Cinque titoli da maestro per Isa-i – Uno scambio proposto

Un regalo è invendibile – Il Signore, visibile, insegna

1. Sono passati altri tre anni. Isa-i si è guadagnato davanti al Consiglio degli anziani diversi titoli d’opera (titoli da maestro). Si può persino rilasciare il titolo a qualcuno che non è riuscito a conquistarselo. Con le gote rossissime tiene cinque titoli nella mano: vasaio, lavori del pellame, tessitura, carpentiere, l’arte da fabbro. Naturalmente quel giorno si festeggia. In genere Isa-i non veniva viziato, ma solo quando profetizza, essendo ‘il profeta del Signore’, attraverso il quale non di rado DIO parla personalmente. Ma anche dal suo spirito soffia l’ATMA dell’Onnipotente.

2. Dopo il banchetto a festa, Diblaim chiede: “Dimmi, Isa-i, per che cosa impieghi i molti titoli? Ti abbiamo lasciato fare; ma sei magro, non avremmo dovuto tollerarlo. Ieri hai annunciato che volevi pure fare perfino il muratore. Vuoi forse fare da tè la tua casetta?”

- Il viso di Isa-i è trasognato. Nessuno presagisce il perché lo fa. “Non proprio questo”, risponde, “non voglio nemmeno arraffare nessuna ricchezza. Ma non è bene, se si può fare molto?”

3. “Va già bene”, ammette l’altro. “Ebbene, sei abbastanza grande da poterti dire che ti ammiro. Hai perseveranza ed abilità. Ma a fare il muratore non lo comprendo”. Diblaim diventa energico.

- “Peccato”, la voce di Isa-i suona strana, “il mio grande piano rimarrebbe così per la via. Chi fa una cosa a metà, in verità, non fa nulla”.

4. Joroham dice: “Chiediamo a Rochalet quanto ci vuole per conquistare quel titolo. E’ appunto difficile; ma ora, …mentre lo fa, si deve occupare solo dell’ultimo anno scolastico”.

- “Me lo immaginavo”, interviene Isa-i pregando, e ride da monello. “Barthomas ed io abbiamo già costruito una casa, da ragazzi”.

5. “Muri”, corregge Abelu. “Se viene messo al voto, soffio nella tromba di Diblaim”.

- “Nonno, mia madre lo vuole e ti manda di nuovo a salutare.?”

- “E, …allora? Davanti a Sikha liscio le mie vele”, balbetta Abelu. “Salutala da parte mia, forse…”, un sospiro.

- “Vinto!”

- “Ci passi sopra!”, minaccia Abjathar.

- Abigail chiede: “Parli quasi solo di tua madre, non menzioni quasi tuo padre”.

6, “Non metto il padre in fondo. Lui ed io eravamo d’accordo e la esteranno ‘nostra madre’. Quando arriva, c’è ora anche il padre. Lei si è elevata, ma lui ha preso da sé i gradini. Non serve nemmeno il levare, se non si ama DIO sopra tutto. Mia madre era solo matura prima, ed ha aiutato mio padre nel salire sulla scala del Cielo”.

7. Nell’aldilà il servizio sta in primo piano”, dice Abbuda. “Solo noi uomini sopprimiamo un tale servizio”.

- “Qualche volta penso che l’allegrezza sia un ostacolo”, sospira Hophei, “ma credo che io considero comunque, tutto con serietà”.

- Isa-i sorride: “La tua lietezza mi ha aiutato sovente. Ai poveri che bussano da voi, riempi il cesto e anche il cuore”.

- Diblaim ride: “Sì, sì, mia buona anima, l’ho sopportato presto, quarant’anni nella pazienza”.

- “Ed io te”, ribatte con calore Hophei.

8. Nathan si precipita in casa senza fiato. “Signore, sta arrivando…”

- “Di nuovo un cammello?”

- L’uomo sgrana gli occhi e sussurra: “Il sommo sacerdote sta prendendo il nostro vicolo. Allora ho pensato che…”

- “…giusto!”. Abjathar si rivolge a tutti: “Io vado al cancello della strada”. Arriva proprio nel momento giusto, quando Asarja, con due servitori al seguito è già vicino. Andandogli incontro, dice cordialmente: “Ti saluto di cuore, che hai diretto il tuo passo per venire da me”.

9. “L’ho fatto”, saluta Asarja più gentile che mai. “Mi hai invitato sovente; è tempo che venga”.

- Abjathar gli toglie il pesante mantello. “Se rimani, ti può accompagnare Nathan a casa”. Abjathar non vuole avere presso di sé dei servitori del tempio. Asarja è d’accordo, manda a casa i servitori.

10. “Ho sentito che Isaia…”, non dice mai Isa-i, “…ha cinque titoli d’opera. Mi stupisce. Un profeta – se vuole averne uno – deve operare solo spiritualmente. Spirito e materia non vanno ben d’accordo”. Si ferma, apparentemente osservando la bella vegetazione nel cortile, ma appositamente, per essere prima da solo con Abjathar. Costui tace. Che parli pure Asarja.

11. “Da tempo non hai mandato allievi nel tempio”, confessa l’alto malvolentieri.

- “Dopo il nostro ultimo scambio tre anni fa, non ti sei più fatto sentire”, risponde Abjathar. “Non sono offeso perché mi hai respinto due volte, quando allora volevo parlarti di questo”.

12. Asarja inghiotte la parola. Il suo orgoglio ha procurato per lui un triste risultato. La fama della scuola libera attira i bramosi di conoscenza, soprattutto perché il campo d’insegnamento è più grande che nel tempio. Non c’è da stupirsi che padri e figli si decidono per Abjathar, presso il quale possono anche insegnare gli allievi migliori. Questo li diverte e li sprona. Asarja non si vuole decidere per questo. No: il sacerdote insegna, l’allievo ascolta! Così è la vecchia usanza.

13. Cerca la mano di Abjathar: “Non volevo offenderti; il tempio occupa il mio tempo”. La scusa cade attraverso le dita di Abjathar come pula. Asarja non se ne accorge. “C’è da formare una nuova classe e sarei d’accordo se tu avessi dieci allievi in più. Per questo ho degli orfani di principi che godono della protezione del tempio; purtroppo, tutte ragazze, che non mi piacciono”.

14. Il dotto sorride delicatamente: “Non sono figlie del Creatore? Le ha fatte un altro Dio? E tua madre? Che cosa, se non esistessero le donne?”

- “Non parlarmi di femmine”, respinge stizzito Asarja. “Come la vedi tu?”, ritorna freddo.

- “Il tuo orgoglio da scapolone non tui ha permesso nessun matrimonio”.

- “Il sommo sacerdote dovrebbe stare senza moglie”.

15. “Chiederò se degli allievi vogliono venire da te per due anni. Se mantieni la responsabilità per le ragazze, allora mandale subito domani. Quante sono?”

- “Proprio dieci, da otto fino a dodici anni”.

- “Allora si può formare una classe”.

- “Che cosa? Come…?”, Asarja sembra non aver sentito bene. “Classi di ragazze? Per cosa?”

16. “Ne ho già una; in genere sono molto brave nell’imparare. Una volta il tempio aveva una scuola per principesse”.

- “Io non ho intenzione di reintrodurla!”, indugia il sommo. “I tuoi allievi devono decidere liberamente?”. Ha paura, che non venga nessuno.

- “Lo fanno per amore per me”, lo calma Abjathar. “Non si ottiene nulla con la costrizione. La libertà sotto una ferma guida garantisce la meta! Questo te lo dice il tuo vecchio insegnante”.

- ‘Hm’, brontola Asarja pensieroso, ‘tanto ho raggiunto la mia meta’.

17. Abjathar si dirige verso la stanza sul giardino. Si saluta con riverenza il templare. Questo rallegra lo stesso e copre un poco l’orgoglio da sommo sacerdote. Si siede affabilmente sulla grande sedia posta per lui. Allora il suo sguardo cade sul tappeto alla parete. Illuminato pienamente dal Sole, ha l’effetto come una meravigliosa immagine di vita.

18. Asarja ci va, tocca il tessuto e lo guarda di nuovo a distanza. “Da quanto, Abjathar, possiedi questa preziosità?”

- “Da sei anni”. Il padrone di casa sta in guardia. Al templare piace collezionare. Di tanto in tanto c’è qualche scambio e le stanze di Asarja, con ciò, si arricchiscono. “Lo ha tessuto Samathuel”.

- “Lui?”, chiede Asarja per esteso. “Il simbolo è comprensibile, ma si dovrebbero contare i figli di Dio, mentre qui… No, la massa che va incontro alla Luce è troppo grande. Come può venire in mente all’uomo il motivo? (Ap. 7,9)

19. Abjathar riferisce della serata d’addio, ed aggiunge: “L’arazzo me lo ha regalato”.

- “Regalato? Lo stimerei cinquanta quintali di oro. Quest’arte mi resta incalcolabile. Hai fatto una bella retata”.

- “Non è una retata!” Abjathar doma la sua rabbia. “Attraverso la Grazia di Dio questa immagine simbolica è un santuario, per noi; e i santuari, sommo sacerdote, non si possono stimare!”

20. “Non lo intendevo così”, lo ammansisce il templare velocemente. “In verità, è un santuario, inoltre, anche magnifico. Quanto sarebbe stupendo se decorasse il nostro tempio! Solo nel santissimo”, osa farsi avanti, questa volta senza desiderio per se stesso.

21. “Non si può misurare il suo valore. Riceveresti comunque cinquanta del tesoro dei 666 quintali (talenti) dell’oro della regina di Saba (1° Re 10,14), che Salomone ha trascritto al tempio prima della sua morte”.

- “No!”. Abjathar lo dice in breve. Sente che Asarja lo intendeva onestamente. Ma il regalo di Samathuel è invendibile, anche se ne ricevesse tutto il Salomone per questo.

22. “Rifletti”. Asarja si tiene calmo, ma, …lui deve avere il tappeto.

- Rilassato, Abjathar contraddice: “Mia moglie ha ricevuto il regalo”. Un improvviso movimento, un pensiero… Asarja lo rifiuta subito, benché gli sia incomprensibile come si possa regalare a una donna vecchia una tale cosa. Ma il forestiero è uno stolto? Con prudenza indaga. Hophei è l’unica che lo comprende pienamente, e non senza gioia maligna sogghigna in segreto.

23. Abjathar risponde alla domanda: “Samathuel è stato nostro ospite per due pieni anni. Per lui, aver conosciuto Isa-i il profeta, suo cugino, gli è stato abbastanza prezioso di poter fare senz’altro un tale regalo. Di conseguenza, io e mia moglie abbiamo lasciato in eredità il regalo a tutta la cerchia di amici. Possiamo disporne solo in comune accordo”.

24. Asarja comincia già con la sua battaglia: “Mi impedisci di comprarlo, affinché sperimenti nell’onnisantissimo del tempio la sua piena dignità!”.

- Joroham, che ha scambiato uno sguardo con Diblaim, dice duramente: “Samathuel lo ha destinato a questo vano, nel quale attraverso il nostro ospite, ancora di più attraverso Isa-i, abbiamo ricevuto la Rivelazione di Dio. Perciò è invendibile; offenderebbe anche il donatore. Questo, sommo sacerdote, è il nostro buon motivo, perché non siamo venditori”.

25. Asarja alza adirato le spalle. Ma nulla dev’essere fatto in fretta. Ognuno aveva ascoltato attentamente la disputa. Nessuno ha badato all’altro, così nemmeno a Isa-i. Perciò solo Asarja è stupito quando il giovane veggente sta all’improvviso davanti all’immagine della parete. Ed arriva la Parola:

26. “Ascoltate: così parla il SIGNORE! In Jerusalem ci sono molte grida; e la Giudea s’inalbera ed aspetta il giorno quando il ‘popolo della gloria’ sarà davanti al mondo. Si mostrerà chi è il MIO POPOLO, cittadini di Sion! Onore, Gloria, Potenza. Forza, Dominio e Vigore, la Magnificenza appartiene a DIO ZEBAOT. Nessun’altro che porta lo stesso titolo. Io solo sono Dio dall’Eternità in Eternità!

27. Pensate voi che coloro che vivono nell’ingiustizia non sarebbero figli? Se fosse così, allora nel mondo nessuno è da chiamare FIGLIO, perché tutti stanno sotto il peccato di Satana. Voi, vivete da puri? Se Dio volesse calcolare tutto ciò che Satana Gli oppone, che cosa ne risulterebbe? Se voi volete trovare Grazia, avete allora il diritto di elevarvi su altri? E’ vostra la faccenda di dire: Questo o quello è eternamente dannato? Potete voi misurare lo Spazio che forma l’Eternità? Sapete voi, se la grande cordiale Misericordia di Dio si rivela nello Spazio oppure questo è il suo involucro? Che cosa è più grande: l’avvolgimento, oppure ciò che colma le Eternità?

28. Nessuno dei più grandi angeli (portatori delle Caratteristiche) ha indagato la Sua parte di Luce, non la Magnificenza, l’Amore, la Benignità del Padre oppure il Suo Diritto. Nessuno spirito di Luce ha visto l’inizio di un Giorno di Creazione; ne sono nati dentro. Nessuno ha mai visto una ‘Notte’ nelle quali Dio ha creato dalla ‘Sera’ al ‘Mattino’ i Suoi ‘Giorni di Grazia’ (vedi Opera Ur).

29. Se Egli nella Sua insondabilità ha sparso così tanta Grazia, allora diteMi se voi potete dividere dove il SIGNORE unisce; opprimere, dove Egli sgrava; condannare, dove EGLI perdona; respingere, dove EGLI redime. Siete forse voi i creditori dei peccatori, oppure Lo è solo il Signore?

30. La Luce vi splende incontro, conduce a Dio, il Quale aspetta tutti voi. Stende la Mano con la Forza di Volontà e, …per l’imperfezione, viene offerta la perfezione nel divenire: Cammino, Grazia, Beatitudine! Dovete insegnare dalla conoscenza, non dalla posizione. Se Dio vi facesse sentire continuamente che EGLI non ha da soffiare, per spargere la Vita oppure per riprenderla, nella vostra piccolezza dovreste strisciare come vermetti su questa Terra! Dio vi fa percepire la Sua Grandezza? No! Come il più Grande, Egli rivela la Sua Gloria colma di Benedizione.

31. Si ricordino tutti, soprattutto chi ha una funzione e una dignità: che faccia come gli avviene. Perdonate, perché a voi viene perdonato; guarite, perché vi guarisca il SALVATORE. Ma aiutare solo quando uno viene già aiutato, non è un’azione pura. Voi credete, se chiedeste il perdono, voi andreste da Dio? Un tale pensare rende la via nel Cielo molto incerta.

32. Tuttavia, a causa della libertà, Dio conduce sovente nel segreto; ma dapprima EGLI tocca l’uomo. Riparare ogni ritorno, ogni vera volontà, viene dallo spirito. La sua voce vi stimola; e tutto il Bene viene da Dio! Egli guarda con Clemenza e calcola la sincerità della volontà come una azione.

33. Ugualmente dovete fare anche voi con i vostri simili. Chi lo vuole seriamente, attinge la Vampata dalla clemente Serietà di Dio, che illumina la via fino al Focolare della Santità, dove potrà deporre il suo covone raccolto sul campo del Cosmo materiale dei mondi. Badate a maturare, a portare covoni pieni a Dio nel Suo granaio”.

34. Con ogni silenzioso ringraziamento si dà l’Onore a Dio.

- Asarja esamina fino a quel punto in cui ha parlato Isaia, o DIO. Gli Spetta secondo la funzione; oggi esamina anche senza insidia. L’opera dell’immagine ha operato molto di più sul suo cuore che sulla testa con tutto il calcolo. Gli splendono incontro gli occhi chiari. Va verso il giovane veggente che è circondato come da un incantesimo. Asarja rimane fermo in disparte, gentilmente indagando:

35. “Isaia, la Parola testimonia te come profeta, io ne considero anche qualcosa di diverso. Si deve dapprima imparare a conoscere la tua natura. Ma se Israele non fosse stato eletto, con cui tutte le rivelazioni già date sarebbero cadute, di quale popolo avrebbe parlato il Signore? Dopo, è da prendere a cuore la Sua Grazia da estendere da tutti i lati. Soltanto, dove rimane poi la Promessa che si riferisce solo alla nostra Israele? Fin da Abraham corre come un filo rosso attraverso la storia del popolo fin su ai nostri giorni.

36. Questo, dev’essere non autentico? Per quale motivo? Siamo così malvagi? Il culto religioso si è elevato ed ha respinto indietro il mondo inferiore. Io mi sforzo di spazzare il tempio”. Il Sole sfiora già ultima colonna, quando una nebbia fine avvolge Isa-i, come a suo tempo nell’onnisantissimo. “Ah, no! Non qui. Dio, il Signore, si rivela solo là oppure nella sinagoga consacrata!”

37. Gli amici non chiedono né del luogo né del tempo. Si rendono conto dell’Onnipresenza del Signore. La Luce diventa Figura, del tutto vicina, nella Grazia. Anche Asarja lo sente all’improvviso, con gioia. Si stupisce quasi; perché non osa pensare se l’Altissimo non sia adirato proprio con lui. Lascia libero corso alla gioia. Dio parla:

38. “Voi, figli d’uomini, badate alla Mia Parola! Ma non solo quella sentita ora con il vostro orecchio, non – giornalmente nella preghiera, nel colloquio con il vostro Dio Paterno. Asarja: ti muovono domande molto più di quanto è necessario. Tu pensi per questo mondo e lasci inosservato il Cielo. Dopo la tua via terrena, puoi fare ancora qualcosa per Israele? L’altro che occuperà il tuo seggio, non agirà secondo la sua volontà? E così come è il tuo seggio, così cambia il popolo!

39. Ma nell’ultimo tempo (Isaia cap. 2), che non si misura né secondo i giorni, né secondo gli anni, tutti i popoli esclameranno: ‘Venite, lasciateci andare al monte, alla Casa di Dio, cosicché camminiamo per le Sue vie! . Perché da Sion viene la Mia Legge e da Jerusalem la Mia Parola. Non pensare che Israele sia Sion, e la città, nella quale sei sommo sacerdote, la Mia Jerusalem. Ti manca questo esempio.

40. Mi sono fatto ‘un’ popolo. Non là dove opera solo il riflesso della Luce. Posso pretendere dal vaso spezzato, che conservi la sua piena misura? Naturalmente ho salvato il povero fondo del vaso (Lucifero e la materia); e i cocci – ricordalo – li ho raccolti IO stesso, uno dopo l’altro. Da ciò, insieme ai resti del vaso posso formarne uno nuovo sul Mio disco da vasaio, in cui sono da raccogliere olio e vino, oppure buoni granelli e puro oro, purificato dalle scorie nel fuoco.

41. Il Cosmo dei mondi sono i pezzi della povera brocca. Credi che da questo venga un aiuto? Oppure, se non devo lasciar sorgere Io la Salvezza? E’ Israele a salvare il mondo, oppure unicamente IO, il vostro Salvatore? Io ho dato ‘una’ stirpe nel vostro mondo, con una lingua e un genere. Ho concesso delle stirpi che possano legare, mentre i popoli portano la separazione.

42. Ho creato solo ‘un genere’, in cui possano agire beneficamente le Luci del Cielo, finché non saranno raccolte tutte le schegge. Vuoi pretendere da ME, che Io sostengo ancora l’operato del diavolo, e faccia differenza? Tuttavia ho scelto dalla dispersione, ciò che serve alla Mia Opera, di qui fa parte che ho dato ad Abraham due vie: dalla moglie le stelle, dalla serva la sabbia!

43. Quando la sabbia riconoscerà le stelle che risplendono al Firmamento, ma non su Israele, allora fiorirà il MIO GESURUN, il popolo da tutti i pagani, popoli, lingue dai quattro angoli, dove stanno i quattro angeli! Perché popolo, Asarja, non si riferisce a quello terreno, ma alla ‘schiera dei figli’!

44. Per loro, in parte sparsi come sabbia e in parte brillando come stelle, non conosco nessun’altra meta di redenzione, che raccogliere il Mio popolo di Sion dalla SANTA-LUCE, dalla Jerusalem spirituale. Sulla sua Cima troneggia il Mio Tempio, visibile a coloro che trasportano tutte le cose della loro vita nello spirituale, e non viceversa come lo fa la maggior parte.

45. Di giorno avete bisogno del Sole, di notte del bagliore delle stelle o della Luna; ma nell’interiore una candela che è da accendere alle Mie sette Fiaccole. Anche una Candela! Non, saettare indietro; la Mia Parola è buona! E’ meglio aiutare ad educare Israele alla scelta dello spirito, anziché sostenere l’orgoglio che il mondano sarebbe il Mio Sion. Diventa sommo sacerdote solo colui che fa del tempio, di nuovo, un ‘Tabernacolo’. No, non esteriormente; perché, se Tabernacolo o casa, ricordati:

Io dimoro là dove dimora il vero amore!

Ma tabernacolo significa ‘Custodia’, che Io mando giù in ogni tempo fino all’ultimo giorno della Terra.

46. Davide ha calmato la sua fame con i pani di presentazione (1° Sam. 21,6). Preferirei che saziassero giornalmente dei poveri. Sarebbe una contemplazione di Luce, dove vedrei volentieri i pani della Benedizione. Ma così sono senza valore! Tu hai pensato che potrei parlare solo nel tempio consacrato? Ascolta: Mia è la Terra, Mio è il cosmo! Sono Io legato al vostro fumo di mirra? Ad una casa che bagnate con acqua?

47. Io vengo quando voglio Io, e vado anche, quando Io voglio! Voi vi attenete saldamente alle vostre forme; Io – Asarja – ho la Mia Volontà magnificamente libera! La devo sottomettere alle vostre prescrizioni?”

- “No”, interrompe Asarja senza volere. “La Tua Volontà mi è sacra!”

48. “Perfetto. Hai posto la gioia al di sopra della paura; perciò il Mio Spirito ti tocca. Ti sforzi, ed Io benedico ogni fatica. Hai scusato il popolo dinanzi a Me, che sarebbe migliore che al tempo di Ahab. Attenzione: Mosè ha sempre pregato per il popolo, quando abbatteva ogni Ordine. Lui pensava solo alla Mia Gioia, che avrei avuto dove era stata impiegata così tanta fatica. Mi puoi testimoniare che vuoi riportare ogni Onore alla ‘Mia Casa’?

49. Tu dici onestamente e sei rattristato che non puoi confrontarti a Mosè. Oh, in te manca ancora qualcosa. Nella tua città non stà comunque nessuna immagine di Asher e nessun altare di Baal; ma lo scavare per il guadagno, per cui si scrivono certi rotoli, è peggio dinanzi ai Miei occhi che quando pagani si fanno immagini e adorano i loro idoli come al tempo senza Dio di Ahab.

50. Non tendere la mano a ciò che mondanamente è prezioso. Nel santuario di Sion (tempio) esistono magnificenze mai sognate. Nel simbolo, il tempio si può adornare, quando nell’ornamento riposa l’onore dello spirito. Questo vale anche per la tua domanda se fosse ancora necessario erigere un alto seggio. E’ bene se continui a operare; meglio: ‘a come’ agisci. Credi nella Guida che ti ha fatto diventare sommo sacerdote. Ma sei libero quale senso sacerdotale porti! Se non continueresti ad agire, saresti un povero uomo che seppellisce la sua libbra (450 g.) affidata”. (Luca 19,20).

51. “Signore“, Asarja osa interrompere un’altra volta, “prima hai parlato dei figli, ma nei Tuoi occhi sono solo un servo”.

- Un sorriso passa sul volto del Signore. “Per i Miei più alti angeli, servo e serva è un titolo d’onore! Come tali, servono, che è la loro gioia più grande”.

52. “Ah, è così”, sfugge ad Asarja, “allora, …allora devo ringraziaTi per questo, Signore Zebaot; perché così è un titolo di grazia, e ancora, non un mio merito”.

- Si fa avanti Abelu e si inchina con la richiesta: “Signore, dona a tutti questo titolo, lasciaci essere Tuoi servi e Tue serve”. Come aspettassero queste parole, s’inginocchiano tutti dinanzi al Signore con il cuore colmo di gratitudine.

53. “Siate benedetti, Miei fedeli figli, avete fatto molto per la Mia Gioia. Mie care serve”, dice Dio particolarmente cordiale alle donne, “eravate già beatificate in anticipo. Sì, …chi è figlio e servo come serva in uno, se nel Cielo oppure nei mondi, ha raggiunto la misura di Grazia.

54. Servendo amando e servendo nell’amore, è attinto dalla Mia eterna Perfezione. Accettare la giusta parte e pareggiare l’essere figlio con il servire, è la faccenda di ogni spirito libero. Legatevi a Me, perché la Mia Benignità dura in eterno, e i Miei Fiumi scorrono sempre. Ognuno può attingere il suo da ogni parola! Siate benedetti come servi e serve e figli nella Pace di questa ora”.

*

55. Quello che succede dopo, nessuno lo può dire più tardi.

- Asarja rompe per primo il silenzio: “Questo era un pane di presentazione di Dio!”, e rivolto ad Abjathar: “Perdona se vado subito; devo stare nel silenzio”.

- Questo va bene persino a tutti, perché ognuno vorrebbe muovere la Parola di Dio nel silenzio del cuore. Asarja beve solo lentamente un bicchiere di vino, dà ad ognuno la mano, anche alle donne; perché le ‘serve’ gli sono diventate un problema. Ad Isa-i dice solo piano: “Ti ringrazio, profeta del Signore”.

56. Lo seguono molti buoni auguri, che non voglia dimenticare le Parole, affinché possano germogliare, come nel buon paese germoglia il grano.

 

[indice]

Cap. 20

I titoli di Isa-i, distribuiti agli amici – Aiuti da imitare

1. Sono passati ulteriori sei anni. Uzzia è diventato un po’ tiepido, mentre Asarja è cambiato; era solo molto attaccato al suo seggio. Abjathar, Diblaim e Joroham hanno ampliato sempre di più la loro scuola. Asarja ha impiegato in parte il sistema d’insegnamento nel tempio e ne ha presto riconosciuta l’utilità. Anzi, ancora di più: lui fa educare le orfanelle dal superiore nella parte femminile fatta nuova. Non può dimenticare le ‘serve di Dio’, così ora soffia un vento migliore nel tempio.

2. Si accetta con gioia ogni progresso, perché un camminare insieme nel tempio ha un favorevole effetto su ogni cosa. Isa-i ne gioisce di più. E’ diventato un uomo maturo che ognuno deve rispettare. Ha  superato la sua opera di muratura presso Rochalet, proprio come gli altri titoli.

3. La scuola sta facendo una pausa per l’ingrandimento dell’edificio e vuole aiutare praticamente. I suoi insegnanti, come lo hanno chiamato di nuovo, non sono d’accordo. Quindi viaggia di nuovo a Gibea. Diblaim, Joroham e le loro mogli lo accompagnano. L’ottuagenario Abelu si mostra in gamba; ma Isa-i riconosce quanto sono sfiorite il volto e le mani, e la schiena è piegata. Solo gli occhi brillano senza stanchezza.

4. Isa-i dà una lista ad Om-Sabra. Lui la esamina meravigliato. All’improvviso sorride: “Fra poco ci siamo”.

- “Mistero?” indaga Diblaim.

- “No! Sorprese”.

- “Bello?”, ride Hophei, “lasciamoci sorprendere”.

- “Purtroppo non per me”, lo prende in giro il profeta.

- “Ma Isa-i!”, lei fa finta di essere offesa.

- “Se ognuno oltre all’allegrezza avesse un cuore come te, ci sarebbe molta felicità sulla Terra”, risponde lui. C’è già noto molto del meraviglioso, e si è orgogliosi che Gibea sia diventata la ‘città del profeta’, come si dice con esuberanza. Quindi gli addetti al lavoro lasciano il lavoro ed arrivano di corsa.

6. “Cari amici, ventitre anni fa il calzolaio Garozam mi ha accolto come un ragazzo mendicante”.

- La moglie (di lui) stringe gli occhi.

- “Allora era un peso accogliere un trovatello. Era la mia meta ripagare ogni buona azione. Dio ha indirizzato la mia via come l’ha vista mia madre, la sacerdotessa di un paese straniero.

7. Voi tutti avete pensato che io sognassi solamente; ma ho visto bene la vostra miseria. Grazie al buon rabbino che ha predicato da voi da quarant’anni”, Isa-i sceglie intenzionalmente questa parola, “la vostra colonia è stata accolta nella comunità, così ha potuto essere eliminata la più grande miseria. Avete pure molto da ringraziare alle guide del Consiglio popolare Om-Sabra e Jarat”.

8. Garozam interviene: “Allora, caro Isa-i, non ti abbiamo tenuto molto bene. Mi dispiace”.

- “Non è necessario”, lo tranquillizza il profeta. “Avete sovente avuto fame, per tagliare più pane per noi bambini. Ti devi tormentare molto perché non puoi ingrandire la tua officina. Dapprima mi hai accolto, per questo tu e tua moglie dovete avere per primi la gioia”.

9. Lui dà a Garozam, un documento sigillato. “Il titolo è per il lavoro del pellame. Puoi fare scarpe, persino selle. In breve, tutto ciò che fa parte del settore pelle. Qui c’è il secondo rotolo”, ne aggiunge uno più piccolo, “nel quale re Uzzia conferma che puoi subentrare al mio titolo”.

10. Ah, e… oh! “Ma dimmi”, chiede Om-Sabra, “chi ti ha procurato il rotolo del re?”

- Isa-i si rallegra della sorpresa. “Quando due anni fa ho fatto il titolo da muratore, mi sono fatto annunciare dal re. Subito sono stato fatto passare. Lui era molto buono, ha persino offerto il buon vino e sigillato con la propria mano. Perciò per via della bontà del re, il rotolo può essere prezioso. Fai molta attenzione, Garozam, che rimanga indenne”.

11. “Mi faccio degli involucri”, dice con fervore il lavoratore di pelli, e dall’emozione dimentica di ringraziare Isa-i.

- Per questo Om-Sabra gli dà la mano: “Ma guarda. Così può agire unicamente un profeta dell’Altissimo!” Ognuno lo vorrebbe ringraziare particolarmente e non vi è nessuno che non sia contento per Garozam.

12. “Aspettate ancora”, ride Isa-i leggermente astuto, “dopo mi potete schiacciare”.

- “No respinge seriamente Maphia, “non lo permetto!”. Lei ha un preoccupato amore materno per lui e gli ha mandato delle cose a Jerusalem, di cui voleva credere che lui potesse averne bisogno.

- Il profeta dice a lei e a Jarat: “Voi due non avete nessun bisogno; ma ho operato per Barthomas, ho iniziato in Gibea una propria casa per l’edilizia. Qui il rotolo; Barthomas non sa ancora nulla”.

- Jarat cerca invano di nascondere la sua commozione, mentre Maphia singhiozza semplicemente.

13. “Ora qui c’è pure un muratore”, Isa-i indica un uomo che sta timidamente seduto presso la lavagna. “Pinehas, ho visto quanto bene fai le tue cose, ed ho raccontato a Uzzia di te. Guarda, tu puoi costruire insieme al figlio di Jarat. Ogni lavoro, responsabilità, come il guadagno, sono per voi due.

14. Pinehas si tiene al bordo del tavolo. “Io devo…”

- “Lo meriti”, lo assicura Jarat, “e sei il benvenuto”.

- Om-Sabra indica i rotoli: “Non è un sogno!”

- “Io faccio degli involucri preziosi”, dice Garozam entusiasta.

- “Bene”, lo loda Joroham, “chi dimostra così tanta gratitudine”.

- “Ma questo è …”

- “…naturale”, completa Diblaim la frase. “Continua così, caro Isa-i. Ora capisco ciò che hai detto della mezza via. Hai fatto bene la tua cosa”.

15. “L’ho spiato ai miei buoni insegnanti!”

- “Questo è l’autentico Yps”, Abelu non si trattiene da dire il nome.

- Isa-i dice: “Chiamo Asgad che s’intende della carpenteria. A causa del Consiglio popolare, Om-Sabra non ha quasi più tempo per piallare. Quindi ogni volta si deve chiamare qualcuno da Ai o da Michmas. Allora ho pensato che lo può fare Gibea anche da sé. Da ora un poi, Asgad è un maestro nel suo settore”. Costui stà li impacciato.

16. Om-Sabra ride divertito: “Stai zitto! Domani vado a prendere ciò che mi è superfluo in utensili, affinché tu possa iniziare subito”.

- Asgad balbetta: “Ora non ho denaro, per…”.

- Diblaim va verso di lui. “Siediti; pago io gli strumenti”.

- La gioia paralizza le labbra, ma non a lungo. C’è molta emozione.

17. Om-Sabra ringrazia Diblaim: “Sei un sacerdote secondo il Cuore di Dio! Avrai dato ad Asgad tutto per poco; purtroppo non posso regalarlo del tutto”.

- “L’ho pensato”.

- Elkana dice: “Speriamo che anche Joroham possa fare da padrino a qualcuno”.

- Costui accetta subito: “Hai qualcuno per noi, Isa-i?”

- “Eccome! Voglio pregare Abbuda ed Obed-Edom di sostenere Garozam”.

- “E noi ci aiutiamo nella costruzione della capanna per l’edilizia”, osa dire Asgad.

- “Bravo!”

18. “Ora viene la vostra parte di padrino, Joroham ed Elkana. Accanto a Mapha siede Ziha, per la cui figlia il nostro rabbino una volta ha pregato per la guarigione. Madre e figlia sono molto brave nella tessitura. Ora possono iniziare entrambi pubblicamente. Se volete, potete fornire lo strumento e un po’ di filo”.

- “Vogliamo…?”, Joroham ha una testa rossa. “Lo considero come un Cenno di Dio; e questo lo si deve seguire, quando chiama forte o piano. Noi abbiamo solo da ringraziare per la Grazia”.

19. Allora si fa silenzio. Ah, …quanto si è pettegolato sui superiori e sui ricchi. Ora sperimentano ciò che questa gente fa. Sono ‘miti’, dice Om-Sabra a se stesso. La povera Ziha, che nella vita ha avuto più fame di quanto ha mangiato, è senza parola. Si vuole gettare ai piedi di Joroham.

- Isa-i ferma la donnina. “Ringrazia Dio, EGLI ha voltato la tua miseria”.

- “Lo voglio fare”, piange forte la vedova, “e vi voglio lodare in tutti i vicoli”.

- “Loda l’Onnialtissimo, perché la Sua Benignità dura in eterno!”, ammonisce Joroham.

20. Jarat chiede quanti ce ne sarebbero ancora.

- “Due”, informa Isa-i. “Da ragazzo ho osservato volentieri quando Beerot, il nostro fabbro, che poteva provvedere solo ai zoccoli, ha creato molte belle cose dal rame. Allora, grazie al mio rotolo può fare abbellimento, adornamento e anche chiavistelli. Il benefattore di tutti noi, Abjathar, può aiutare Beerot, di questo sono del tutto certo”.

21. A Beerot, un uomo sempre di bocca ed azione, riesce dire ‘grazie’ impacciato; ma i suoi occhi scintillano. Se gli altri sapessero quanti campioni ha fatto! Il suo più grande – che chiama questo ‘giocare’ – può assumersi il ferrare i cavalli, mentre con il suo figlio più giovane, che gli somiglia, provvede all’arte.

- Om-Sabra gli stringe le due mani. “Non sapevo proprio che puoi pensare in modo così pratico”.

22. “Chi conosce il sacerdote Isboset?”.

- Oh, costui è ben conosciuto dagli allievi del tempio.

- Dice Isa-i: “Lui, ma ancora di più sua moglie, hanno un senso fine per il vasellame. Ho sovente assistito a come Orpa formava dei magnifici vasi. Ora c’è una donna il cui marito è morto troppo presto, che faticosamente ha potuto nutrire i suoi figli.

23. Lei è ben abile, ma non le piace il commercio. Dalla vendita rimane sovente così poco, che non può quasi comprare il pane, per non parlare dell’argilla. E’ Hattil. Per lei è l’ultimo rotolo. Ora devi avere un’officina, i nostri amici ti aiuteranno. Manda a scuola tuo figlio, affinché impari a fare i conti e anche a commerciare. Perché ogni lavoro è degno del suo salario”.

24. Alla vedova manca quasi il fiato. Era venuta per ascoltare la predica. E’ diventata bianca come la calce, e lacrime bagnano le sue magre guance.

- “O Hattil”, salta da lei Jarat spaventato, “tieniti solo stretta!”

- Allora il figlio Adonia mette la testa nella porta: “Mamma”, grida lui agitato, “è venuto il merciaio, ma vuole…”

- “Che cosa?”, chiede Om-Sabra. “Entra!”        

- Adonia segue, si china impacciato dalla confusione e balbetta: “Il commerciante, anche oggi voleva dare solo la metà”.

- “Ah, è così!” Diblaim si stende di scatto. “Jarat, tu sei il rappresentante del luogo; andiamo a vedere noi due chi è il commerciante. Conosco questo tipo di gente”.

- “Sì, andate; se è necessario, vi aiuto”, aggiunge Om-Sabra.

25. “Hattil, tu rimani”, Isa-i ferma la donna che vorrebbe seguire vacillando. “Perché non hai mai detto qualcosa?”

- Om-Sabra è adirato. Infine, non può guardare in ogni padella.

- Hisrael prende le parti: “Hattil è di natura timorosa”.

- “Hm! Ma se torna di nuovo uno, fammi chiamare subito”.

26. “Da me”, si offre il fabbro. “Io aiuto subito”.

- “Con o senza pugno?”, ghigna Hophei, e tocca le mani nere di fuliggine di Beerot.

- Costui sorride: “I commercianti temono quasi sempre i cavalli. Nel momento più adatto, prendo il primo cavallo che capita; lui fa ciò che devono omettere i miei pugni. Altro che legge”, aggiunge di cattivo umore. Poi c’è una cordiale disputa.

27. “Me lo immaginavo”, irrompe Diblaim. “Era il grosso Iddo, quello che ha la sua bottega in Siloa. Un uomo schifoso! Mi sono messo davanti ai piedi!”

- “Letteralmente?”, ride Hophei.

- Diblaim, non proprio pronto a scherzare, fa una smorfia con la bocca: “Con Iddo puoi solo litigare, altrimenti non sente nulla. Non voglio del male a nessuno, ma questo pezzente ha bisogno di un esempio!”

28. “Lo fa il Signore!”, dice seriamente Isa-i. “Quando Adonia è andato a prendere la madre, Iddo aveva caricato in fretta i pezzi migliori e dato alle due ragazze un paio di monete scarse. Siamo arrivati quando voleva scappare, abbiamo scaricato di nuovo, e Jarat lo ha denunciato per furto. Quasi ci scappava una rissa, ma i vicini ci hanno aiutato. Jarat deve andare a vedere da Hattil come stanno le cose, finché Adonia è nella nostra scuola. Ci vuole anche un uomo nella casa”.

29. “Noi avremmo qualcuno”, dice timida Hattil. “La mia più grande è stata promessa, ma l’uomo è povero. Abita a Mizpa”.

- Om-Sabra dice: “Scrivo io il rotolo, e mio genero, il sacerdote capo Chenos, provvede all’autenticazione. Lui troverà un paio di tortore come dono di nozze”.

- “Oh, quale fortuna!”, ride ora la vedova.

- Joroham dice: “Isboset provvederà per un commerciante che compri onestamente la vostra merce. Non tutti sono un Iddo”.

- “Una fortuna”, sospira Diblaim, “altrimenti ci si dovrebbe vergognare di essere un uomo d’Israele”.

30. Isa-i dice: “Domani voglio predicare sulla collina; mi spinge di far suonare la campana in Gibea. Amici miei, rimanete i solidi pilastri sui quali si spezzi questo mondo! Che il terreno dev’essere fatto, lo avete visto in me. Dio non mi ha regalato nulla; io stesso ho dovuto conquistarmi i titoli. Bene! – DIO dà i Doni ed anche il compimento; siamo riceventi in anticipo. Per questo dobbiamo muovere le mani. Dio mette nella nostra volontà la Sua Benedizione, nel nostro operare Egli dà il Bene. A Lui sia l’onore, amore, ringraziamento e gloria”.

31. Le loro teste stanno profondamente chine, i cuori levati in Alto, così ognuno torna a casa. Si aspetta con gioia il domani. Presto tutta la città saprà che il ‘suo profeta’ parlerà a tutti.

 

[indice]

Cap. 21

La prima grande predica di Isa-i per Gerusalemme

1. Da tutte le parti affluisce gente: anziani, giovani, a piedi, su carri o su asini. Chi ha suonato la tromba che un santo profeta vuole parlare? Sono rappresentati Jerusalem, Mizpa, Ai, Anathoth, Nob e Rama.

2. Jarat ha fatto erigere sulla collina dei parasoli, inoltre, anche pane e bevande accumulati. Beerot non vuole essere da meno e porta Abelu e i gerusalemmiti. Isa-i è andato avanti, una schiera dietro di lui. Incontra dei cavalieri che arrivano dalla strada principale. Quando lo riconoscono, egli dice piano (in sé): “Signore, conduci qui i migliori, e comunque, avrai ordinato di annunciare, invece dell’amore, un giudizio”.

3. Lui sente la Voce: “Il Mio Giudizio non può testimoniare anche del Mio Amore?”

- “Sì, Signore; pensa solo che è il mio primo discorso davanti al popolo”.

- “Il discorso è tuo, ma ciò che devi dire, le Mie Parole.

- Nel frattempo i cavalieri si sono avvicinati, e saltano giù. Abjathar, persino Chenos, Assuram della locanda Batrah e il capo dei doganieri di nome Telem.

4. “Abbiamo fatto una cavalcata veloce”, dice Abjathar, “ci farebbe bene una pausa”.

- “Questa c’è comunque”. Isa-i indica indietro dove ancora accorre gente da tutte le parti. “Chi vi ha portato l’annuncio?”, dice mentre conduce il cavallo di Chenos.

- “Un ragazzo è arrivato da me come correndo”, riferisce Isboset. “Si chiamava Adonia”.

- “Ah!”, Isa-i racconta in breve del giorno prima”.

- “Bene che mi hai provveduto; aiuto volentieri”, dice Abbuda.

- “Anch’io, anche io”, esclamano i gerusalemmiti.

- “Om-Sabra è informato fin dove è necessario”, consiglia Isa-i.

5. Si fanno accomodare cavalli e cavalieri sotto coperture di protezione dal vento. Nonostante le molte centinaia, subentra rapidamente la calma, grazie agli uomini del Consiglio popolare.

- Barthomas è appoggiato al muro, lo accarezza di nascosto. “Allora, quando Yps ha pensato che qualcuno lo avrebbe dovuto aiutare, ho riso. …Aveva ragione”.

- Il calore più grande è passato, un soave blu splende dall’alto. Isa-i sale su una cresta d’erba, il suo occhio passa su tutti.

- “Gli occhi di Sikha, oppure, …la Luce di Dio”, mormora Abelu. E così profetizza il profeta:

6. “Mio popolo, figlia di Sion, una Luce su questo mondo! Dodici secoli fa l’Onnipotente ha concluso un Patto con Abraham. Un lungo tempo. Che cosa sapete ancora di quel Patto, dalla Salvezza di Grazia, posta su un uomo, dal cui spirito e fianchi sorsero schiere, come simbolo della Luce e della redenzione dei caduti?

7. Una volta i primi figli di Dio portavano rami fioriti come sacrificio (vedi Opera-Ur, 3° Giorno della Creazione). Ma il rametto della figlia è diventato arido quando è caduta dal Cielo. E proprio così Israele si distoglie da Dio, e non ha pensato che nella lontananza, Dio valuta se si rimane lontani da DIO stesso. Ma dove Dio è lontano, come vi può agire la Sua Grazia oppure il Suo Amore, come anche la Mano che mantiene e porta il Cosmo? Viene certamente l’ora in cui il ramo arido rinverdisce e si arrampica in alto sul Bastone della Giustizia, la cui cima si chiama Mitezza, la cui presa si chiama Compassione.

8. Allora la prima figlia sarà di nuovo cara e degna come il mondo, sul quale percorriamo le nostre vie. Se il popolo di Dio si mantiene il ramo, allora i suoi fiori diventeranno di nuovo belli, poiché allora il Sacrificio di Dio havrà lavato pure tutte le figlie e rimesso la colpa dei figli. Dopo la Luce del Cosmo, di nuovo viene preparata per la schiera che si raccoglierà sul monte di Dio (vedi Opera-Ur: il monte Mahapatra).

9. Non vi è calura, nessuna notte, né pioggia né neve: La dura lotta dell’anima nel povero Cosmo dei mondi, dove la figlia perduta mangia i baccelli (per rispondenza: Luca 15,16). E Dio apre il Suo Tabernacolo, come al buon tempo di Mosè. Il primo Tabernacolo (Tempio della Luce) non conosceva nessuna tenda; era stato creato solo ‘uno Spazio come Custodia’. Questa è l’eternità!

10. Io so bene quanto vi è difficile comprendere, ma chi rivolge il suo sguardo verso l’alto, gli cade la Luce dall’Alto! Il Padre stesso salverà la figlia Sion. Ciò che era stato celeste, si riflette sulla Terra. In questo specchio guarda il tuo volto, Israele, dove Dio si è scelto Abraham come benedizione. Vi devo dire come si chiama l’elezione e che cosa è.

11. Nessuna scelta può essere terreno-mondana, altrimenti la materia comporterebbe oneri a cui nessuno resisterebbe. Che succederebbe con voi, se foste voi mondanamente la figlia eletta? Guardate in Salomone l’amara caduta. Il suo cuore è venuto puro sulla Terra, con molti Doni dalla Luce. Però, quando gettò lo splendore del suo trono come ombra sulla Terra, la sua anima fu muta e lo spirito paralizzato. Si è aggrappata alla sua scelta con dieci dita e non fu più libero di trattenere a sé la Luce.

12. Ma l’ebbrezza dell’oro di questo mondo è stata solo molto breve per Salomone; nessun raggio lo ha sollevato dalla polvere a cui si era abbassato. Solo prima della sua morte ha scambiato il suo letto d’oro con una povera capanna di paglia.

13. Anche se Dio ti ha dato il SUO NOME, così chiedete che cosa significa ‘Israele’. Giacobbe è rimasto un Giacobbe, nonostante ciò ha tenuto stretto COLUI, che lo aveva benedetto dal Nome del Cielo, JESURUN[9]. Così si chiama l’Onnipotente, quando Egli si china al più piccolo. Dal Nome che Egli si è conservato per un tempo, quando la Grazia porterà di nuovo in Patria la smarrita, affluirà quell’ATMA di cui Egli ha prestato ad ogni figlio. Da questo Nome-ATMA è sorto il ‘popolo della Luce’ come immagine di Dio!

14. Come si purifica l’infedele? Si puliscono i piedi sporchi con il fango? Oh, no! Se la materia deve essere lavata, allora la luce deve passare attraverso l’oscurità. Anche tu, popolo Israele, devi essere parte di questa Luce: tutti i grandi che si sposano con DIO, tutti i piccoli che Lo servono. Questi si possono contare; ma non gli oscuri che sostengono la caduta.

15. Trecento anni[10] avete tempo per diventare una parte di quella ‘Israele della Luce’, di cui fanno parte tutti gli uomini buoni. Se perdete la Rivelazione di Dio (nel 400 a.C.), fra settecento anni è la vostra fine. Solo alla fine tutti gli uomini saranno di nuovo da includere nel popolo della Luce di Dio, che non è di questa Terra (dopo Armaghedon).

16. Chi pensa in modo mondano, perde il Cielo; chi sceglie questo, per lui la via terrena è l’ora di lavoro sul campo di Dio. E’ compito di ogni uomo sollevare lo spirito al di sopra della materia, finché le luci tornano alla Luce-Ur e non si perde la meta. Infatti, ogni fine era già in quell’inizio, che l’Altissimo portava in Sé, dal quale Egli, poi, ha creato all’inizio per i figli i Suoi Giorni per gli Anni della Sua Magnificenza.

17. La Sua Israele ha immesso nella materia il JESURUN come un chicco di seme, in cui possono maturare grappoli buoni o cattivi. Sarebbe la Lode di Dio se diventate bacche dolci! Invece le cose sono aride; troppi hanno offeso la Legge del Signore. Si deve mettere quasi ogni dieci persone un giudice, mentre i buoni si devono cercare con la lanterna. Ma vantarsi che DIO vi avrebbe eletti, …lo volete cantare in ogni vicolo!

18. Nessuno è eletto secondo la stirpe di sangue. Solo chi ama l’Altissimo ed osserva la Sua Legge cade nella Scelta di Dio. – Avanti, voi cittadini d’Israele, elevate i cuori al Signore; ed Egli ritornerà di nuovo come al tempo della Rivelazione di Mosè. E se Egli arriva, allora la Sua veste è l’Amore, il mantello la Sua Grazia, le Scarpe la Sua Bontà, e il Suo Capello la Misericordia!

19. Oggi si apre la porta, benché i guardiani stanno presso le colonne. Il richiedente riceve; chi cerca, troverà; chi bussa alla porta, a costui Dio manda a dire: «Venite tutti voi che siete affaticati e carichi, IO vi apro!’ (Matt. 7,7) Gli affaticati hanno il loro proprio peso, gli aggravati sono i Miei aiutanti, ma anche l’affaticato può aiutare a portare, e l’aggravato Mi può portare nella fedeltà la sua fatica. Ma Io, il Signore del Cielo e della Creazione di mondi, pareggio fatica e aggravio!

20. Chi confida in Me, ha vinto! Io conservo la vincita. Affinché non venga dilapidata nell’abisso di un mondo malvagio. Costruite il vostro sentiero sulla Mia Strada e la vostra camera nella Mia Casa. Io vi dico: ‘Beato colui che fa parte del popolo della Mia Proprietà!’. Non fate che Israele sia terrena; fatelo diventare ciò che era dall’eternità, prima che questa Terra diventasse un mondo.

21. Allora apparterrete al popolo sacerdotale come quelli che una volta sono rimasti fedeli. Ed anche se lo percepite o lo vedete: Io sono con voi tutti i giorni, che il mondo non può contare! –

22. Ora conservate le Mie parole, aggrappatevi al Mio bastone. Ricordate: Il Bastone dell’Amore e della Giustizia sono IO, il vostro DIO di Eternità in eternità!».”

 

[indice]

 

Parte III

IL GIARDINO

 

Cap. 22

DIO visita Isa-i – Sull’Onnipresenza di Dio

1.Chissà dov’è?”. Maphia sta alla finestra; perfora il buio con lo sguardo. La notte avanza, ma il profeta non arriva. Dopo la predica si era andati a casa del tutto immersi, e solo a tarda sera mancava Isa-i.

2. Hophei dice seria: “Non cercatelo, egli ha seguito la Chiamata di Dio e verrà di nuovo quando il Signore avrà parlato con lui”. Ci si guarda reciprocamente senza parlare.

- Diblaim accarezza sua moglie.

- “Vai a dormire, rimango io sveglio”, propone Om-Sabra.

- “No, io”, impone Barthomas.

- “Io sto con te”, esclama Adonia.

- “Va bene così, ragazzi”, sorride Joroham. “Svegliateci, se capita qualcosa di importante”.

3. Hophei ha presagito bene. Isa-i andava senza sapere dove. Oh, sì, il Respiro di Dio lo aveva compenetrato. Si ritrova su un’altra collina. Le stelle risplendono solennemente ed è avvolto nella loro maestosa notte. Prega come lo faceva sua madre.

4. “Eterno-Padre! La mia bocca è troppo povera per ringraziarTi. Hai dato il Tuo frumento. Se ho potuto smuovere le zolle del terreno, allora ascolta la mia richiesta e fa che il paese porti i frutti della Tua fatica. Se potessi parlare con la lingua d’un angelo, vorrei glorificarTi come loro. Ma nella Compassione, ascolta anche il balbettìo di un figlio”.

5. Lo circumfluisce un sussurro. Oh, anche in questo c’è il Signore. Invece una Figura di luce prende il suo braccio e dice così, come se stessero parlando già da tempo: “Siediti, perché ti benedice la Mia presenza”.

- Sedersi? Si deve stare in ginocchio dinanzi al Signore. “Ah, Dio, com’è possibile che un uomo, …la Tua Santità, è cos셔

6. Dio ordina: “Non cercare parole. Devo sentire con le orecchie come balbetta la lingua del figlio? Molto sbagliato! Io odo ciò che pensa uno spirito di nascosto, ciò che l’anima sente solitaria ciò che copre il fondo del cuore. Non sarei accanto a te come un Dio? Dì: sono meno Dio, quando porto un mantello, affinché tu senta solo la Benedizione? Anche come profeta rabbrividiresti, se venissi nella Mia Maestà, come avviene nel Mio Santuario.

7. Devo metterMi in un involucro, oppure usare un angelo per venire come voglio? Ho creato tutte le forme, allora non posso nascondere o rivelare il Mio Essere come ne ha bisogno ogni figlio? Chi Mi potrebbe rappresentare ‘da Dio’? La Mia Parola è venuta attraverso te, ma Io non ero in te come Dio. Persino la più alta forma di un angelo sarebbe troppo piccola per accogliere in sé figurativamente la Mia più piccola Rivelazione”.

8. “Signore, posso dire qualcosa? Vedi, ho indagato a fondo il Tuo insegnamento e la sapienza”.

- “MostraMi la tua sapienza, e voglio riconoscere quanto si può misurare con la Mia Sapienza”.

- “Ooh!”. Un’esclamazione tirata in lungo. “Caro Signore, lascia appesa la Tua corda di misura, perché non ne uscirebbe nulla per me”.

9. “Lo credi?”, chiede Dio bonariamente. “Hai imparato e fatto bene; questo raddoppia il profitto. Non preoccuparti se nella Mia Corda da misurare rimane una spanna. Posso agire solo personalmente oppure anche individualmente?”

- Isa-i sospira: “Fammi dire PADRE, affinché Tu sia clemente con il Tuo figlio. A trent’anni sono ancora uno stolto. Ho bensì pazienza, finché continua. Ma se non conosco nessuna parola alla Tua Domanda, allora il Tuo giardino mi è ancora estraneo. Hai visto il mio interiore e mi avresti mostrato tutto, anche senza Parole”.

10. “Mi compiace la tua sapienza. Ma mi è anche così caro, oltre al tacere, chi si rivolge a Me nella piena fiducia. Lo hai fatto. Perciò ti istruisco ora in questa notte, come divengono anche di notte le Mie Opere. Devi portare il Mio olio a coloro le cui lampade sono offuscate. – Ma solo ciò che mostra la Mia corda da misurare: Io sono seduto accanto a te come tuo Amico”.

11. “Non del tutto così”, si fa coraggio l’uomo. “Con quelli posso parlare spiritualmente, ma TU parli celestialmente con il figlio”.

- “Ancora una Luce!”. Dio afferra la mano del figlio. “Riconosci già la spanna della corda. Oh, ricorda: Mi è caro quando il tetto della sapienza è pura umiltà. Nondimeno, bada anche:

12. La Mia mano opera tutto; dipende solo se è chiusa o aperta. La materia cova il male. Ci si domanda il perché Dio fa questo o permette quello, poiché il male è da redimere, e perciò lo prendo in mano Io. In ciò vengono sfogliate delle conseguenze, …sovente non viste. Io chiudo la Mia mano di Creatore affinché non venga visto davanti ai Miei occhi. In tal modo la cattiva semenza viene pngolata e può verdeggiare solo per un certo tempo, come un albero abbattuto manda ancora qualche germoglio.

13. Il bene fluisce nella Mia mano aperta. A te piace pensare volentieri che voglia crescere, finché lo posso misurare con la Mia Corda. Tuttavia Io guido personalmente l’oscuro come il buono, nella Persona! Tu credi, che il personale e la Persona sarebbero la stessa cosa. Così sembra soltanto, Mio Isa-i, ti si devono allungare le ali della tua sapienza. Ascolta!

14. Nel Personale Io sono ovunque nello stesso tempo, ma non nella Persona, la Quale – adottata a causa dei figli – Si rivela nella Realtà sostanziale. Chiedi della Mia Presenza? Dunque: i materialisti la suppongono dal punto di vista della conoscenza mondana. Essa supera la loro facoltà di comprensione, per cui la Mia corda da misura rimane appesa. I figli dopo il lavoro sul campo incontrano un’altra Onnipresenza che procura loro profondità.

15. Io non aggravio nessuno se non comprende qualcosa. Il terreno ha abbastanza peso! Certa conoscenza si trova facilmente nella luce del cosmo. Tuttavia: i pigri che non vogliono pensare, dovranno pentirsene! Allora copro molto di ciò che si mostra solo di nuovo nell’aldilà. Questo unicamente per via del Mio Onore!

16. L’Onnipresenza significa, che non occorre muoverMi per rivelarMi ovunque, tuttavia, come si deve muovere ogni essere, uomo ed angelo per giungere da un luogo all’altro, così approfitto anch’Io della Legge della vitalità che si esprime nel movimento; solo nella differenza che Io non ne sono vincolato, mentre tutti gli esseri viventi sottostanno alla Legge.

17. Personalmente sono ovunque nello stesso tempo! E sii certo: là il Mio Spirito è ovunque, anche se differentemente attraverso lo stato dei figli, ma senza differenza nell’ATMA della Mia Magnificenza! L’Onnipresenza non è da nessuna parte né meno né più grande. Io sono da contemplare da Volto a volto in ogni luogo. Ma come ‘DIO-UNO’ sono rispettivamente solo di Persona in un Posto. Proprio questo afferma l’Onnipresenza! Allora si stupisce persino un Isa-i, che è il Mio portatore della Sapienza”.

- Su costui vengono i brividi. Se potesse allungare la notte, …oh, lo farebbe per quattro volte.

18. “Non sei modesto”, sfoglia Dio il suo pensare. “Il tuo desiderio non può essere non buono?”

- “O Padre, ho pensato solo alla mia beatitudine. Sì, il desiderio allontana, invece di unire. Perdona, e guarda quanto devo ancora imparare. Non voglio togliere niente a nessuno dalla Tua magnifica santa Onnipresenza”.

19. “Va bene”, tranquillizza Dio. “Ti ho mostrato che anche il desiderio più pio non sempre è celestiale. Per questo non è sbagliato; Io lo compenso, anche, mentre non allungo la notte, e il ‘desiderio pio’ rimane inesaudito. Ma come desiderio di nostalgia i figli godono la misura di Grazia.

20. Io sono nel soffio e nella tempesta, nella pioggia e nello splendore del Sole; Mi trovi in tutto il cosmo. Questa è la Mia Presenza, che per via della Benignità possiede anche una Figura, ma invisibile nella Potenza dell’Essere. Per la vostra beatitudine Mi serve la Figura, attraverso questa pulsa nuovamente il Mio Essere di Creatore. Da questa ‘Pulsazione del Flutto’ (come il corso del sangue) passa la Rivelazione attraverso tutto il Cosmo. Così Io opero nella Parola e nell’Azione fino alla comparizione della Forma ovunque allo stesso tempo.

21. Ma non contemporaneamente c’è la Persona; non che Io non lo possa. Ho dato la Vita come Legge, le Leggi della Vita così come le consegno ai figli per l’osservanza. Per loro alla lunga sarebbe insopportabile, eccetto che operassi solo come Creatore, se questa prima Condizione-UR non rimanesse ancorata severamente sotto ttti gli aspetti. Ma dove può aver luogo l’Ancoraggio, prima e più profondamente se non in ME, il Legislatore della Mia Azione di Creatore?

22. Tu pensi che Io sarei sovrano verso ogni legame. Sì, se pensi in modo terreno, dove malgrado la libertà della volontà sei vincolato alla Legge. Per Me, spazio e tempo non hanno nessun ruolo nella loro sequenza. L’Infinito in Me secondo Spazio e Tempo non è da rivelare a nessun figlio. Ma anche ogni finitezza, come Giorni della Creazione presi dall’Infinito, è senza qualsiasi misura per le creature-figli.

23. Quando ho parlato con te, non hai fatto un solo respiro ed Io ero già nel Mio Santuario. Nella quasi uguale rapidità dello Spirito corrono i Miei angeli qua e là, ma durante un certo lavoro restano legati allo spazio e al tempo. Ti si faccia luce su cosa significa ‘divina Onnipresenza’. Asarja sta appunto pregando davanti al seggio di Grazia; lui sente la Mia Parola e gli è come se vedesse la Mia immagine. Anche se non sono personalmente con lui, lui vede e ode comunque nel modo giusto.

24. Ifra-Gohnora tiene il servizio divino del mattino. Loro Mi sentono, ma pensi forse che sarebbero tristi come se il Mio Amore per loro fosse più piccolo che per te? Nello specchio dello spirito Mi vedono seduto presso di te e sono ultrabeati che tu hai la Grazia. Per via del loro pensare aumenta di quattro volte la loro Beatitudine, …non come tu volevi allungare la notte”, sorride Dio, “ma il loro vaso è stracolmo”.

25. Isa-i, appoggiato a Dio, dice estasiato: “Santo, amato Padre, hai aperto una grande fessura di Luce. Se potessi offrire il ringraziamento in sovrabbondanza come Ifra-Gohnora! I Tuoi Doni sono: Santità, Vita, Luce, Rivelazione, Guida, Libertà e Redenzione. Per questo prendi da me: riverenza, gratitudine, conoscenza, dedizione, fiducia, il piegare della volontà e adorazione. È abbastanza ciò che io faccio dei Tuoi fiori del Cielo?”

26. “La tua corona fiorirà eternamente. Ben per tutti coloro che dalla regolarità formano il celestiale riconsegnandolo all’eterno Padre. Qualcuno pensa che le Leggi sarebbero delle catene; ma ciò che eleva al di sopra della Legge, è illusione. Ogni Legge – e nessuna cosa che non sia sorta da questa – irradia il Mio ATMA. Quello che l’uomo non vuole riconoscere, è il legame nella Guida, è libertà nell’Ordine! Chi non si lascia legare, resta incatenato nella sua follia di libertà. La Mia mano ti ha guidato perché sei legato a Me. DìmMi: hai notato che camminavi involontariamente?”

27. “L’ho notato, o mio Dio, ed ero ultrabeato che in me sia diventato qesto verità: ‘Costruite il vostro sentiero nella Mia Strada e la vostra camera nella Mia Casa!’. Mi sono fatto mostrare volentieri l’ultimo passo dal primo; così ho riconosciuto la direzione e il corso; e mi ha spinto qui la nostalgia. Oh, quanto è magnifico: La Tua Guida mi rende libero e la mia nostalgia mi lega a Te!”

28. “Hai riconosciuto bene, così il tuo spirito diventerà una sorgente”.

- “Sì”, giubila Isa-i. “La Tua Fonte colma Ruscello e Sorgente nel cosmo del Cielo, …e nel cosmo dei mondi. – Ah sì, la Fonte”, ad un tratto diventa triste, “quanto ci vorrà ancora, finché possa arrivarci?”

29. “Ascolta Isa-i, non Mi piace il tuo lamento. Che cosa sono: Muro, Porta, Giardino o Fonte?”

- “Tu?”, Isa-i riflette. Il Signore lo avrebbe dovuto vedere che lo spinge solo il desiderio di giungere nel più interiore. Sopprime il sospiro e non vede il rilucere di Dio. “Signore, ho riflettuto profondamente: Tu sei l’una come l’altro. Se io stesso non sono ancora nel Giardino, allora, ora tramite Te. Ma se Tu vai di nuovo via, io sto ancora sotto la Porta”.

30. “Umanamente sarebbe più che sufficiente. Ma i profeti devono camminare più velocemente che lo possono i piccoli o i poveri figli. Tu sei nel Giardino, e la Mia Rivelazione vi era il tuo primo percorso. Non lo hai percepito?”

- “Non precisamente, Padre Zebaoth; ho anche pensato…”

- “…che non sarebbe modesto, se ti credi nel giardino?”.

- “Sì, così ho pensato. Come sono lieto che Tu lo hai visto comunque”.

31. Dio sorride soave: “Con te non ci vuole molto, perché il tuo essere scintilla chiaramente come il cristallo nel Mio mare (Ap. 4,6). – Ora ritorna nel mondo, hai ancora molto da fare per Me”

- “Dove mi avevi portato?”

- “Sei sulla Terra, ed Io sono con te; dove sono Io, c’è sempre un pezzo dell’eternità del Cielo!”. Allora la piccola Luce deve sospirare ancora una volta.

31. Dice il Signore: “Sii benedetto. Annuncia il Mio insegnamento ai tuoi amici, e ognuno lo deve credere gioioso di averlo ricevuto da Me, per la Benedizione, la Pace e la Forza della Grazia”. – Il profeta si getta giù, il suo silenzioso ringraziamento sale come una fiamma. Non vede come su questa fiamma, Dio, il Signore, sale in Alto.

 

[indice]

Cap. 23

Come si vince l’amore terreno in modo celestiale

Tante copie della predica

1. Il mattino dipinge il primo sottile tratto. Isa-i si risveglia dal rapimento. Dov’è il Signore?

- ‘Ovunque’, gli sussurra l’austero mattino. ‘Egli è DIO, l’Eterno-Padre di tutte le forme d’essere!’

- Il profeta si alza, pianta un giovane cespuglio nel Posto di Dio e corre con passo veloce a Gibea. ‘Onnipotente, Tue sono tutte le Opere, Tuoi  siano il nostro ringraziamento e la lode!’ Già alle spalle del luogo della predica che il lieto popolo chiama già ‘la collina del profeta’, vede accovacciato qualcuno lungo la via. Nell’avvicinarsi riconosce la figura. E’ Olley, quella bambina che per la tristezza non riusciva più a piangere quando è venuta una volta nel tempio. È stupito di come sia diventata magra e bella.

2. “Olley!”, corre gioioso verso di lei. “Mi hai forse aspettato qui?”.

- Lei annuisce timida. “Sì, ho bisogno del tuo consiglio, Isa-i.”

- “Se posso aiutare una mia sorella, lo faccio di tutto cuore”.

- Lei sobbalza. Sulla sua speranza ha dovuto versare qualche acqua amara. Ah, l’amore! Ma lo può confessare all’uomo di Dio: ‘Io, una donna, ti amo?’. No, no! Con il pianto nascosto dice a tratti, abbassando profondamente gli occhi:

3. “Hai un amico che può sacrificarti tutto; ma se ciò che seguirà, è quello che un uomo vuole possedere, non lo so”.

- “Intendi Barthomas?”, Isa-i si fa attento.

- “Sì, intendo lui“, risponde lei. “Lui, …me lo ha chiesto, e finora ho detto no, anche se mi piace. Ora che tramite la tua fedeltà può provvedere al meglio per me, ripeterà la sua domanda”.

4. “Sarebbe la mia più grande gioia, se alla sorellina giungesse la felicità”, sparge Isa-i di cuore. “Om-Sabra, Jarat e alle madri, sarebbero d’accordo con l’imparentarsi”.

- “Mi fa male dover distruggere il desiderio. Non do la mia mano a nessun uomo, se nel mio cuore dimora un altro”. Lei aspetta impaurita che cosa Isa-i dirà a questo.

- Lui indugia. Può aiutare, dove deve ferire? Ma, alt, il PADRE aiuta! Delicatamente prende la piccola mano. Quanto trema... Allora stringe forte la ragazza al suo petto.

5. “Io sono profeta, che però non mi eleva al di sopra di nessuno. Mi si mostra solo la mia strada, che è difficile e – solitaria. Ti amo, piccola ragazza, ma non così come lo pensi tu. Per me c’è Dio, oppure… tu! Pensi che mi dovrei decidere?”

6. “No!”, soffia lei. “Non voglio rattristare Dio. Preferisco stare sola perché rimarresti sempre davanti a me”.

- “Vieni. Sulla via del ritorno ci spiegheremo”. Lui sente la lotta nell’anima di lei, e che lo ama più che per la susa fede. E’ appunto ancora così poco donna; il suo sentimento si lascerà piegare.

7. La conduce per mano con delicatezza. “Chiedi alla tua zia Hisrael, e ciò che lei consiglia lo devi fare. Preferirei che non mandissi Barthomas via dalla porta. Io viaggio nel paese; allora mi sentirei meglio che tu stessi in buona custodia”.

- Olley guarda il volto maschile puro, austero. Ah, quanto lo ama. Timida, prende un piccolo oggetto dal suo foular. Glielo aveva mandato una volta il ragazzo Yps, e non sa ancora che cosa deve significare. Non è ancora passato un giorno in cui non lo ha portato con sé.

8. “Ce l’hai ancora?”, Isa-i lo guarda riflettendo. “Un cuore che regola la vita, …che ce lo dobbiamo donare nell’amore. In questo c’è una sola cosa santa. Quanti uomini pensano all’amore di questo mondo, che passa presto, come il battito del polso che può fermarsi improvvisamente. Ma un Cuore batte immortale: il CUORE di DIO, secondo il Suo Essere, Egli ha fatto il nostro. Quello che io ti ho mandato, è la prima forma, imitato all’immagine come l’avevo visto”.

9. “Oh!”. Ogni tristezza fugge. Olley guarda l’uomo che la conduce gentilmente, come, …ah, non lo sa.

- “Lascia passare alcuni mesi”, dice lui “ed io penserò giornalmente al cuore della vita. Ma se tu non lo puoi, allora rimani la mia sorella per sempre. Ma se lo fai, ciò che l’Amore di Dio ti vuole preparare, mi sarai anche l’amica come la moglie dell’amico”.

10. “Lo voglio fare”, dice lei esitando, “perché, per via di te…”, si interrompe.

- “Silenzio, mia cara ragazza. Come conservi il mio dono, così io il tuo cuore, e vedi come batte. Ti ringrazio per la tua fiducia. Hai fatto bene che mi sei venuta incontro”. Cambia tema e chiede se il gioro prima lo si avesse pure aspettato.

11. “Molto”, risponde lei. “Molti hanno avuto paura; anch’io ti ho cercato ovunque. Ed ecco…”. Dalla foschia della valle arriva uno correndo. “…Barthomas!”

- Gli occhi di Isa-i compenetrano acutamente il soffio del mattino. Ma Olley non lascia la sua mano. Nel frattempo l’altro ha riconosciuto l’amico. Gli penetra nel petto come un coltello, quando nota i due, mano nella mano. Stoltezza! Isa-i è profeta, che non … mai come altri uomini… Si vergogna di se stesso del pensiero.

12. “Siete preoccupati? Ieri il Signore ci ha benedetto magnificamente, e solo alcune ore più tardi non credete? Olley mi ha trovata per prima. Ecco…”. All’improvviso vede in una visione, una donna che incontra COLUI che egli ama (in rispondenza, vedi Giov. 20,11-18). E LUI, la si può amare solo spiritualmente. Qui un piccolo riflesso. “…è un simbolo”.

13. Barthomas tende titubante alla mano libera della ragazza; lei gliela lascia. Allora in lui sale la gioia. Ah, Isa-i ha parlato con lei, allora andrà tutto bene. – Cade la nebbia; nella rugiada scende una bella giornata, limpida. Presto sono arrivati presso Om-Sabra. Il profeta viene salutato con gioia. Ognuno fa di nascosto un sospiro di sollievo. Oggi il mondo è cattivo e le Parole di Dio possono essere state dispiaciute a qualcuno. Allora nell’odio può succedere una cattiva azione.

14. Per la fame, che alla sera non era giunta al suo diritto, vengono preparati rapidamente i tavoli della cena. In seguito – nel frattempo è arrivata una folla di gente – Isa-i riferisce il miracolo di quella notte, come se tutto stesse succedendo proprio allora. Tutti sentono come se avessero visto, ascoltato e ricevutoo la Benedizione di Dio. – Isa-i parlerà ancora sovente sulla collina del profeta.

*

15. Quando, dopo giorni, i gerusalemmiti lasciano Gibea, molti gibeani li accompagnano per un tratto. Barthomas ritorna da Rochalet, che non può lasciare di colpo. Il capomastro lo cede malvolentieri. Barthomas ha ancora un colloquio con Isa-i. Non gli è facile cominciare, ma il suo amico gli viene incontro.

16. “Abbi pazienza, un tale cambiamento non è così rapido”.

- L’altro confessa incerto: “Io l’amo; ma tu vuoi…”

- “Barthomas, ogni amore ha la sua origine dal Regno, se dev’essere puro e spirituale. Il terreno-mondano che succede in questi casi, è da intrecciare nell’amore del Cielo. Chi ama solo terrenamente, ha solo desiderio, anche se chiama amore il suo sentimento”.

17. Non potrebbe amare così anche lui? Dove sta scritta la parola che un profeta dev’essere solitario? Pensa alla casa paterna in Gilead. Non sarebbe bello, se là – ritornando da viaggi da viandante – lo aspettassero moglie e figlio? La madre era appunto sacerdotessa e donna. Il padre, pure un sacerdote che ha generato lui, Isa-i. Improvvisamente continua il suo discorso dei pensieri: “Olley mi starebbe bene, ma non le devo preparare una posizione incerta. Barthomas, desidero che siate felici insieme. In certo qual modo, nella rinuncia si trova appunto la più grande forza d’amore”.

18. “Significa che non dovrei desiderare Olley per dimostrarle il grado dell’amore?”. Barthomas diventa rosso dall’emozione.

- Isa-i stringe sorridendo la sua mano. “Il tuo amore non diventa più grande, se ometti ciò che ti viene offerto. Non c’è quasi una cosa che ha lo stesso valore per due persone. La tua opinione sarebbe sbagliata. Lasciami sempre la tua mano; e voi due dovete essere miei amici, presso i quali vorrei volentieri far visita in ogni tempo”.

19. “Accettato!”, strombazza Barthomas.

- Jarat dà un colpetto ad Om-Sabra: “Si devono dapprima affratellare?”

- Om-Sabra, istruito da Hisrael, sorride: “Capita qualcosa!”

- “Oh, sì? Ora, …mi sta bene”.

- “Che cosa?”, Om-Sabra sembra l’unico a saperlo.

- Jarat dice: “Lo dovresti sapere da un po’: le donne non possono trattenere nulla, quando si tratta della felicità dei figli. Hisrael è stata da Maphia”.

- “Pensi che lei possa tacere?”

- “Certo”, la difende sorridendo l’uomo, “davanti alla porta e alla sorgente; perciò me lo ha detto in casa”. –

*

20. Entrano a cavallo attraverso la porta del palazzo. Il guardiano, conoscendo al meglio gli uomini, deve solo incassare la tassa della porta, che fluisce sempre abbondantemente da questa parte. Spalanca la porta e respinge un paio di commercianti che vorrebbero abbandonare la città. Abjathar, l’uomo del diritto, chiede gentile:

21. “Chi c’era prima: i commercianti, oppure noi?”

- “Voi, alto signore”, snocciola il guardiano con riverenza. “I commercianti non hanno ancora pagato la loro tassa di passaggio di uscita”.

- “E noi non ancora quella di entrata. Tu lo sai, anche senza guardare la persona!”

- “Sì, signore della scuola, aiuteresti un mendicante, se il re avesse torto”.

- Un commerciante che conosce bene Abjathar, dice rapidamente: “Tu conservi il diritto al piccolo uomo; noi aspettiamo volentieri”.

22. “Ti ringrazio, perché abbiamo fretta. Se hai bisogno del mio aiuto, sai dove trovarmi”. Il commerciante si china profondamente. Quanto si sarebbe comportato da stolto, se avesse insistito nel suo diritto, perché era per primo alla porta. Abjathar lo aveva notato; ora – se necessario – può chiedere al grande uomo del diritto. Al contrario di sempre, sacrifica volontariamente la tassa della porta.

*

23. Abjathar trova la sua nuova costruzione quasi completata. Rochalet era rimasto un giorno in Gibea ed aveva spinto forte la sua gente. Abjathar vuol fare un lteriore viaggio ed aprire la scuola dopo il suo ritorno. Anche se stanco, ci si incontra di nuovo alla sera. Ci sono anche gli amici del tempio.

24. Diblaim tira fuori un rotolo.

- “Che cos’è?”, chiede Joroham.

- “Stupisciti solo”, dice l’altro. “Samathuel mi ha insegnato la scrittura veloce. Sono già abbastanza bravo”, dice da scolaro, “ed ho scritto la predica di Dio”.

- “Per questo hai usato diligentemente la tua matita!”, Chenos, sempre pronto di aggiustare la sua ingiustizia presso Diblaim, lo esclama con ammirazione.

- Isa-i approfondisce la Parola.

- Abbuda chiede: “E’ giusto consegnare ad Asarja una copia?”

25. Isboset acconsente: “Non era destinato solo al popolo, bensì altrettanto anche al re come ance al Consiglio del tempio”.

- “La copio”, s’infervorisce Isa-i, “la deve ricevere anche Uzzia. Ma dimmi, Diblaim, quando hai imparato la difficile scrittura?”

- L’interrogato si strofina divertito le mani. Si arrossano le sue gote pallide. “Molto facile! Samathuel ha scritto i segni in persiano; e dove non ci arrivavo, ho avuto un giusto aiuto successivo”.

26. Una chiara risata: “Diblaim, lo scolaro di ripetizione! Questo dev’essere annotato alla colonna della lettura!”

- Hophei si getta al collo di suo marito.

- “Non così impetosa!”, si difende lui, e nasconde l’accelerato battito del suo cuore. Ha già preparato lo scritto in ebraico ed ho copiato la predica nella lingua madre.

27. “Sarebbe qualcosa di nuovo per la scuola”.

- Abjathar va su e giù. “Chissà se può essere una materia?”

- Joroham, ignaro di quant resistenza sarebbe richiesta, afferma di sì.

28. Diblaim dondola pensieroso la testa: “Lo possiamo provare con gli allievi maturi. Se lo facciamo, allora è meglio in persiano e in ebraico. E allora…”. Stanco si liscia i capelli diventati grigi e sottili.

29. “Oggi ti fuma ancora la testa”, sorride Abigail.

- Diblaim ammette gentile: “All’incirca. La pubblichiamo come materia libera d’insegnamento. Di tutti coloro che si sono iscriveranno entusiasti, ne rimangono forse una decina ai quali non dispiacerà la fatica”.

- “Comunque, facciamolo!”

- Il padrone di casa invita alla cena. Dopo il pasto ancora una volta viene discussa la Parola di Dio; perché, quanta grazia che la si può ora leggere e conservare.

30. Abjathar nel lasciarsi, chiede a Diblaim se il giorno dopo volesse ancora fare con lui un viaggio.

- “Non me ne volere”, risponde Diblaim, “questo è troppo per me. Sai, il mio cuore … Ma non dire nulla a Hophei, si preoccupa già abbastanza. Ti aiuterà meglio Joroham”. Per un momento restano lì da soli, poi li raggiunge Joroham. Alla richiesta, lui è ben disposto.

31. “Per dove?”, indaga Diblaim.

- “A Gilead. Ma non dire nulla, non so se riesce; se è così, allora dev’essere una sorpresa”.

- “Aha”, dice Diblaim comprendendo. “Fai bene ed io so in anticipo che sull’opera riposa la Benedizione di Dio”.

*

32. Molto presto al mattino, quando il buio è ancora sui vicoli, gli uomini con i servitori si lanciano nelle selle. Lo strepitio degli zoccoli echeggia chiaramente dalle mura.

 

 

Cap. 24

Un viaggio a Samaria per il diritto su un furto

Un giudizio restituisce la casa di Amoz

1. “Sei Abjathar, il dotto nel diritto?”. Geroboamo II di Samaria fissa gli uomini che gli stanno davanti.

- Abjathar con cordialità mette da parte l’astuta provocazione: “Presumo che il tuo maresciallo ti abbia detto il giusto”.

- La fronte del re si piega. “E l’altro?”, indica casualmente a Joroham.

- “È stato annunciato”.

- Geroboamo si abbassa ad usare un altro tono. Recondito

2. “Tu sei conosciuto”, dice lui, ma recondito. “Giudicheresti una persona senza guardarla? Avrei forse una posizione con te, ma se qualcosa andasse storto contro un piccolo uomo?”, chiede in modo maldestro.

- Abjathar risponde serio: “I re non commettono ingiustizie! Si può pensare anche a una sola faccenda, quando è stata trasmessa”.

- Geroboamo si mordicchia le labbra. “Per quale ingiustizia sei venuto qui? Perché devo certamente prestare le mie mani per qualcosa”.

3. Abjathar conosce la giustizia israeliana che sta accoccolata davanti a lui sul trono. Racconta il destino di Isa-i, e che, secondo il diritto israelita, sarebbe da restituire la proprietà rubata agli eredi. Dato che Gilead appartiene ad Israele, chiederebbe un sigillo che lo metterebbe nella posizione di un tutore, per regolare la faccenda in Gilead.

4. Geroboamo ascolta interessato le indagini del famoso giudice, la cui istanza non merita nessun ‘no’ neanche con la più grande vile infamia. Prima provoca il dotto, la cui calma gli dà sui nervi. Risponde di malavoglia: “Che ti riguarda? Un suddito giudeo, che cerchi l’aiuto presso Uzzia”.

5. “A re Uzzia ho preferito declinare la richiesta”, dice misurato Abjathar, “poiché l’oggetto del diritto appartiene ad Israele. Per quanto riguarda l’etimologia, gli avi del profeta sono arrivati fino a Jabes Gilead, che secondo il suo nome ha costruito la città nel tempo dei giudici, di Isaschar. Hai il diritto ed anche il dovere di occuparti della faccenda, persino se il padre del profeta fosse un giudeo tramite la fusione delle tribù o delle stirpi di Giacobbe”.

6. “Ah, sei informato,” sfugge a Geroboamo. “Dunque, ti aiuterei, ma mi infastidisce perché da me non hai creato un tribunale”, dice spigliato.

- Abjathar sorride fine: “”Non ho mai saputo del tuo desiderio; anche i tuoi giudici parlano in modo regale. Non c’è da pensare che sei consigliato malamente”.

7. ‘Mi voglia preservare Baal di avere un uomo a corte che rappresenta indenne il diritto della persona’, pensa Geroboamo. ‘Coscienza, taci! Anche quando sta davanti a me un giusto giudice!’. Si liscia la fronte: “I miei consiglieri consigliano bene”, riprende furbescamente. “Ho solo pensato che fosse un onore per te di possedere una sede in Samaria”.

- Abjathar s’inchina profondamente. “Considero la tua benevolenza come onore”, dice intelligente, “per me è come se fosse già avvenuto. Se un giorno hai una lite con degli stranieri e vuoi servirti delle mie conoscenze, sono gratuitamente a tua disposizione”.

8. Geroboamo schiocca forte: “Aha, un cattivo commercio con i filistei, che sulla collina di Akko mantengono una colonia al confine. Se mi aiuti il prossimo mese, allora ti darò il sigillo con cui puoi fare tutto. Oh, sì, sono per il diritto”, si vanta ostentando, “lo vedrai nella faccenda dei filistei. Dunque, …per cosa ti serve il mio scritto?”

9. Abjathar riconosce la Mano di Dio. “Voglio fornire ai giudici di Gilead che con la tua volontà è stata restituita la proprietà di Amoz ai suoi eredi insieme al risarcimento per gli anni nei quali altri ne hanno avuto l’utilità”.

- Geroboamo ghigna: “Quali pelli vuoi conciare? Mi stupirei, se ti riesce”.

10. Abjathar rimane calmo: “Dipende come uno fa cadere gli alberi. Il mio, cade certamente!”

- “Ne sei così sicuro?”. Il re pensa ai suoi incerti consiglieri di corte. “Lo faccio scrivere; nel frattempo bevete con me un vino. Nessun rifiuto…”, scaccia il rifiuto, “…altrimenti mi adiro”. – Presto stanno seduti davanti ad un pesante vino di Iesreel (1° Re 21,1). Joroham sorseggia riflessivo.

11. Per non provocare il re, Abjathar beve il primo bicchiere. Per fortuna un uomo di corte porta già i rotoli, mentre il coppiere riempie di nuovo il bicchiere. Ma qualcosa interrompe la bevuta. Viene portato avanti un ladro e i gerusalemmiti sfruttano l’occasione di ritirarsi. Il re non se ne accorge quasi.

12. La Samaria sprofonda dietro una cunetta. “Ce la siamo cavati con poco”. Joroham tira le briglie al suo cavallo scuro.

- Abjathar ride: “Tre di quei boccali, …ed ero fatto!”

- Joroham cambia discorso: “Temo per Diblaim; è più malato di quanto fa notare”.

- “Non si deve pensare subito al peggio”, Abjathar consola se stesso. “Un tale insegnante… Ah, lo comprendi, Joroham? La tua capacità…”

- “Io so che cosa è stato Diblaim per il tempio”.

13. Continuando a cavalcare, Abjathar dice: “Ho attirato il volpone nella trappola a causa dei filistei. Conosco i suoi attriti”. La via peggiora, solo più tardi trovano un ricovero in Tirza. Un buco da ricettatori. Le cose da ricchi, cavalli fini, risvegliano l’avidità. L’oste ha fatto solo il conto senza l’oste. Abjathar mostra il rotolo del re; ma la curiosità dell’uomo non trova dove posarsi. E Joroham ride di lui: “Il tuo naso è troppo lungo; vi ‘gocciolerebbe’ subito quel che gli è affidato. Se ci tieni bene, Geroboamo sarà soddisfatto di te”.

- Ah, qui significa: via le mani!

14. Prima che sorga il Sole, hanno alle spalle il nido di ladroni. Lasciano trottare lentamente i loro animali, e al pomeriggio arrivano in Mehola. Chissà se qui si troverà ancora una briciola di fede dell’Elia e di Eliseo? Conoscono bene la ‘storia’ della comunità di Abel-Mehola. (vedi “Il tisbita”).

15. Qual grande gioia, quando nella casa di Eliseo trovano i posteri della sua famiglia. Chi può, accorre. Si accetta con conforto che nella Giudea sia sorto un profeta. Quando la gente sente che Isa-i stesso deve ricevere la sua proprietà in Gilead, si rallegrano molto. Il padrone di casa di nome Sereboas, chiede con urgenza che il profeta venga a prendere dimora da lui. Non è facile per Abjathar prometterlo.

16. Quando il mattino seguente, fortificati, vogliono procedere, stanno pronti dei veloci cavalli e un servo per Sereboas. “Veniamo con voi”, diece l’abeliano, “così che possiate attraversare bene il Giordano. Un tratto non è nemmeno sicuro da banditi. La banda si guarda di attaccare me”. Lo si accetta grati. Gli israeliani hanno vie più favorevoli, e così molto prima di sera si è arrivati in Jabes-Gilead.

17. “Qui abita la figlia di mio figlio”, dice Sereboas, “presso la quale posso rimanere. Sarei lieto se al ritorno siete ancora una volta miei ospiti”.

- “Accettato!”. Abjathar stringe la mano al gentile. “Solo, non posso ancora sapere quando ho finito. Questo dipende dal giudice di Gilead”.

18. Lo conosco; con lui si può parlare. Altrimenti succede come in…”

- “…si strombazza in Samaria?”, chiede divertito Joroham.

- “Ssssh”, Sereboas mette un dito sulla bocca. “Da voi è molto meglio, vale ancora il diritto”. Li conduce ad un buon cortile. Abjathar e Joroham preparano ancora tutto bene alla sera; quel che è più urgente lo hanno saputo dall’oste compiacente.

*

19. Nathan è partito autonomamente. Striscia intorno ad un giardino che nasconde la bella casa di Amoz, ora trascurata. Dietro una siepe messa da mano estranea, spia un uomo. Ha visto Nathan andare in giro. Costui, dopo aver ispezionato il tutto, passa apertamente attraverso la siepe verso la porta di casa. “Dove vai?”, suona incontro a lui rudemente.

- Nathan squadra l’uomo grossolano, i cui occhi ardono d’astuzia. “Sei il padrone di casa?”

- “Che ti riguarda?”, soffia l’altro.

- “Ti ho solo fatto una domanda. Sei il servo?”

20. “Ho qualcosa del servo!”, sghignazza il grossolano.

- “Ah!”, Nathan si finge supito. “Quindi, posso ritornare”.

- “Ti ho visto vagare. Ora, che conosci il proprietario, vuoi scappare? Niente da fare!”. Improvvisamente alza il pugno.

- Nathan lo evita abilmente con un salto oltre la siepe. “Ci rivedremo dal giudice”, esclama.

21. Corre lungo la via storta, arriva senza fiato da Abjathar, che lo ha già inutilmente chiamato, e racconta che cosa ha saputo. “Un orso, se…”

- “Dovevi fare la ‘passeggiata del mattino’? Ci tengo a non suscitare interesse, e tu cadi con la porta nella casa sbagliata”. Nathan sta da così tanto tempo da Abjathar, così sa quando si può permettere una parola.

22. “Signore”, sussurra, “stupisciti…”

- “Non farla lunga, il tempo è scarso”.

- “Accanto alla casa di Amoz abita gente carina. Sono stato prima da loro ed ho comunicato che qualcuno vuole comprare il terreno; se conoscono il proprietario. Si sono traditi”, Nathan si strofina a lungo il naso, “cosicché il proprietario sarebbe il figlio di colui che a suo tempo ha avvelenato il bestiame ed aveva accusato Sikha di stregoneria.

23. Il sacerdote di allora e l’anziano lo avrebbero venduto al pezzente per un mucchio di denaro, ma egli l’aveva anticipato solo con i fondi dalla cassa delle tasse e della sinagoga per il suo obbligo di tacere. Un avo se lo ricorda bene e vorrebbe parlare con te”. Gli occhi di Nathan chiedono senza nasconderlo: fatto bene?

24. Abjathar loda il fedele. “Vieni dal giudice e testimonia”. Nathan, gonfio d’orgoglio, lascia gocciolare qualcosa del fulgore sul servitore di Joroham, mentre se lo rimorchia. L’oste aveva annunciato i giudei. Il giudice si era stupito su cosa avrebbe da cercare Jerusalem in Gilead. Spera di non essere disturbato troppo nel suo riposo. Gli attesi entrano. Oh, è gente rispettabile, allora ci si dovrà scomodare.

25. “Che cosa posso fare?”, chiede cordialmente. ”Pensavo che il guardiano avrebbe aperto quando vi ha annunciato, altrimenti vi sarei venuto incontro volentieri”.

- “Grazie per l’onore. Sei il giudice Jussbala di Gilead? Perdona la richiesta per via della faccenda”.

- “Hai ragione a chiedere?”, Jussbala riflette. “Ora mi ricordo! Tu sei il famozo dotto nel diritto Abjathar? Quanto sono lieto di parlare con un tale uomo! E Joroham è l’insegnante sacerdote?”

26. Sono già da anni nella scuola libera”, dice costui.

- “Com’è interessante! Vorrei sentire molto”, chiede Jussbala.

- Abjathar accetta. “Discutiamo prima il perché abbiamo intrapreso il lungo viaggio. Guarda i rotoli che ci ha lasciato il tuo re”. Mette i documenti sul tavolo. Il giudice chiede stupito: “Li ha scritti …Geroboamo? Che avete dovuto pagare?”

26. “Nulla!”, sorride Joroham. “Li ha dati del tutto gratuitamente e in più il vino di Izreel”.

- “Sono perplesso!”, Jussbala cade quasi dalla sedia. Gli si racconta di Samaria, ma il gilediano non riesce a superere il ‘gratuitamente’. “Ti prego, che cosa vi porta da noi?”

27. Abjathar riferisce. Con punti particolari si fa avanti Nathan ed annuisce con veemenza, come se questo facesse la differenza. Oggi è al centro dell’attenzione.

- “Mmmm!”, il giudice ascolta attento e cerca un documento, che studia con il labbro spinto in avanti. Si gratta la testa. Secondo questo sarebbe vero su che cosa dev’essere successo al suo predecessore.

28. “Un uomo si precipita dentro! Riconoscendo Nathan, grida: “Ecco il ladro! Giudice, tienilo stretto, lui ha…”

- Non va oltre. I servi del giudice gli chiudono la bocca a modo loro.

- Jussbala contende: “Come ti permetti, Hassmas, di disturbarmi? Aspetta fuori finché è il tuo turno!”

- Costui brontola: “Devo aspettare fino a sera, finché il ladro viene mandato via gentilmente?”

- “Possibile”.

- Jussbala non sospetta ancora il nesso.

- “Fuori! Oppure vieni rinchiuso!”

- “Che cosa? Vuoi mettere nella camera (agli arresti) gli onorevoli cittadini e…”

29. “Basta!”, grida iracondo il giudice.

- “Un momento”. Abjathar si volta. “Hai dichiarato come ladro un dotto nel diritto, un sacerdote e due uomini onorevoli. Sollevo l’accusa contro di te! Chiedo…”, si rivolge al giudice, “…di tenerlo. Secondo la legge di Israele non gli capita nessuna ingiustizia”.

- Nonostante le forti proteste, si porta via Hassmas.

30. Ora può parlare Nathan. Il giudice aggrotta la fronte. “Se l’accusatore non fosse un Abjathar non toccherei la sporcizia con un dito. Porta solo puzza! Ne ho il dispiacere”. Dal suo punto di vista ha ragione.

- Joroham lo tranquillizza: “Nelle pulizie, non si può evitare. Inoltre, poi, splenderai davanti a Geroboamo”. Uno sguardo di sbieco colpisce Joroham.

- Costui ride: “Almeno quest’unica volta, che basterà per lungo tempo”.

31. “Occupiamoci della sporcizia!”. Jussbala indica il rotolo. “Dato che il desiderio del re è il mio”, dice ironicamente, “domani si svolge il tribunale all’aperto. Oggi siete miei ospiti. Nathan il saggio”, indica divertito il servitore, “e anche l’altro. Voglio ancora sapere molto da voi”.

- “Sereboas da Mehola ci ha accompagnato qui. Vuoi invitare anche lui? Gli dobbiamo esteranno”.

32. “Naturalmente!”. E’ una bella serata, e il giudice è ripagato. Qualcosa del diritto dal tesoro di esperienze di Abjathar e il modo fine del sacerdote Joroham renderanno piccanti le ore. Sereboas sa cose meravigliose che ha lasciato Elia. – Solo dopo mezzanotte i portatori di torce accompagnano a casa gli ospiti.

33. Il giorno dopo Joroham fa visita alla ‘gente carina’ di Nathan. L’avo racconta: “Io so tutto! Sikha ha guarito mia moglie quando stava già morendo, e non si è mai più ammalata prima della sua morte. Le cose più preziose della casa di Amoz – e questo era molto – le hanno portate via il consigliere anziano e il sacerdote; le loro famiglie le dovrebbero ancora avere. E quello che so ancora io: Li si voleva rovinare perché Sikha era in grado di guarire, il sacerdote no; perché Amoz aiutava i poveri nel loro diritto, il consigliere anziano mai. Loro hanno anche messo il veleno nel pozzo. Ed Hassmas, allora ventenne, ha assistito”.

34. Joroham scuote a lungo la sua testa. ‘Perché il Signore ha permesso questo oltraggio?’. “Vuoi, avo, testimoniare davanti al giudice?”

- “Senz’altro!”, dice costui. “Mi ha disturbato tutto il tempo. Giorni fa Hassmann ha di nuovo cercato – per intascare la nostra eredità, …di avvelenare il pozzo che usiamo insieme. Lo hanno scoperto i miei nipoti”.

35. “Il carro d’asino dell’oste ti verrà a prendere”.

- “Ne abbiamo uno anche noi”. Naemi esclama gioiosa: “Oh, se viene il figlio di Amoz! Mi ricordo bene del piccolo”.

- “E’ cresciuto”, corregge Joroham.

- “Lo riconosco”, dice seriamente Naemi, “aveva gli occhi di sua madre, e questi non si dimenticano mai”.

*

36. “La gente si affretta davanti alla casa del giudice, e all’interno il gilediano si difende che la faccenda sarebbe andata in prescrizione. La ‘polvere’ gli fa drizzare i capelli. Il giudice deve accordare un’ingiustizia a un altro giudice? Joroham compare per ultimo, dopo aver ascoltato pure un po’ di gente. Dopo aver detto tutto, il pugno di Jussbala colpisce il tavolo. “Ma questo 腔, gli va di traverso. “…ora non è proprio andato in prescrizione, perché all’ingiustizia vecchia se ne aggiunge una nuova!”

37. “Avrebbe comunque validità”, Abjathar sottolinea. “Ho inoltre attaccato alla faccenda quattro volte sette anni. E se l’anziano avesse distrutto queta”, tira fuori una pergamena, “guarda: …qui c’è la conferma!”.

- “Perché non l’hai consegnata ieri?”, chiede Jussbala.

- Suona la riposta: “E’ meglio che mostro questo documento la prima volta davanti a testimoni”. Il gilediano ammette subito il vantaggio, e mette in alto conto il comportamento di Abjathar.

38. “Così anche i testimoni possono ascoltare che cosa cela questo vecchio rotolo”. Legge il testo: “Mi ha chiamato arcipezzente perché ho preso lo strumento d’oro alla strega – ma non lo era – ed io l’ho chiamato Beelzebub. Ha arraffato tutti i gioielli della sacerdotessa. Che furfante! Col fannullone ho solo sdegno. Deve vendere la casa e nessuno la vuole. Ah, vuol fingere una rapina alla cassa del re, il Beelzebub deve rapinare qualcosa dalla sinagoga. Allora il manigoldo lo acquisisce, così almeno sta zitto. E poi…”

39. Qui il contenuto si interrompe”, il giudice sospira. “Ma io so che il giudice avrebbe distrutto volentieri il documento. Non lo ha trovato. Quando Hassmas ha ereditato la casa da suo padre, sul foglio d’eredità sta scritta una piccola annotazione: ‘Se sapessi solo dove è andato finire lo scritto; mi divora ancora il fegato dal corpo’.

40. Quando ho fatto allargare la stanza, mi è catuto – sfilato tra le travi – davanti ai piedi. Provvidenza!”.

- Abjatar dà la mano all’avo: “Ti ringrazio; hai testimoniato fedelmente”.

- “Con ragione! Amoz era il mio migliore vicino. Che ora vendichi l’ingiustizia, ti deve rendere famoso in lungo e in largo”.

41. “Il nuovo tentativo di avvelenamento spezza il collo ad Hassmas”.

- “Ma non letteralmente”, Joroham frena l’agitazione di Jussbalas. “Ha un cattivo sangue ereditato dal padre ed è stato educato nella malignità”.

- “Non lo posso liberare”, si oppone il giudice, “per cattiveria mi rimarrebbe continuamente un querelante”.

42. Abjathar dice: “Da me otterrebbe due anni di lavoro forzato, senza ulteriori punizioni, come lo si fa in Israele. Poi altri due anni, se si comporta male. Il profeta ce la farà anche con un Hassmas, questa è la migliore medicina per questa povera anima”.

- Hassmas soffia come una pantera, anche se ‘i ladri forestieri’ nonostante l’offesa, hanno aiutato ad una punizione leggera.

43. Abjathar allarga ancora la proposta del verdetto, che Hassmas dovrebbe dare un paio di sacchetti d’argento nella cassa dei poveri. Altrimenti – sotto cinquanta frustate sul mercato e chissà che cos’altro, non se la sarebbe cavata. I servi del giudice lo portano fuori. Peccato, gli avrebbero dato volentieri dei colpetti. Però, …la presa in giro non era proibita, e di questo, entrambi ne fanno abbondante uso.

44. Tutto il resto si svolge velocemente. Alla fine si va a vedere la casa. Molti di loro si ricordano di Amoz e della ‘buona donna forestiera’. Solo con il successore del sacerdote e del consigliere anziano c’è una lotta rigida.

45. Abjathar non molla: “La eseguo intenzionalmente, perché si tratta di una eredità. Il profeta – per via di Dio e della fede – rinuncerebbe”.

- “Spiritualmente è giusto”, nota Joroham nel modo sacerdotale.

- Abjathar annuisce: “Certo; ma su un patrimonio rubato non vi riposa nemmeno nessuna benedizione. Avremmo una vittoria fine, se la gente la riconoscesse. Perciò per me è troppo”.

46. “In tali cose è difficile separare il mondo dallo spirito. Ma Isa-i deve entrare nella casa vuota del padre?” Sereboas ha detto la parola giusta: ‘Nessuna vuota casa paterna!’. Dopo qualche fatica la gente si lascia convincere. Persino ladri sconosciuti portano da se stessi la refurtiva di una volta. “Ci ha sempre oppresso”, dice uno del tutto contrito, ed indica una magnifica coppa d’argento, nella quale giacciono dodici calici.

47. Naemi e un esercito di donne puliscono dall’ingresso fin sotto il tetto; il campo viene arato e viene preparato il terrazzo. “Una buona casa”, dice Jussbala la terza sera, “là potrebbero sorgere solo dei giusti verdetti”.

- Sereboas indica: “Magari ci vorresti abitare?”.

- Il giudice annuisce riflessivo: “Un sogno! Quando ieri sono passato attraverso le stanze, mi era – ebbene, ho riso di me – come se qualcuno stesse accanto a me e, …mi è venuto il pensiero che …Ah che cosa, comincio a fantasticare”.

48. “Non fantastichi!”, risponde Joroham. “Sarebbe bene se qui qualcuno abita nella casa, del quale Isa-i si può fidare. Sì: anche a me sono apparsi i buoni spiriti di Sikha e di Amoz, e loro ti hanno toccato”.

- Il giudice fa un sospiro di sollievo: “Da allora sono diventato un altro. Voi avete già dato colpi, finché non è caduto da me un grosso pezzo. Se qualche volta ci fosse una qualcosa difficile, Abjathar, …come tu sai…”

- “Siamo   amici!”. Basta una stretta di mano.

49. Molta gente guarda andare via i cavalieri, quando costoro vanno di nuovo verso ovest. La città rimane ancora a lungo in agitazione; attende il profeta Isa-i, che potrà predicare come lo faceva sua madre.

 

[indice]

Cap. 25

La visita del ‘fratello’ Muriel – Buoni insegnamenti su molte cose

1.Uno se ne torna a casa silenzioso. Il rabbino Abelu era venuto da Gibea dopo il ritorno di Abjathar e di Joroham e si è annunciato al tempio. Ha detto solennemente ad Asarja: “Dammi il mio letto; voglio morire nella casa di Dio”.

- Il sommo sacerdote ha fatto preparare il meglio, ed Isboset ha adagiato il vecchio uomo.

2. Quando arrivano in fretta gli amici, li benedice il suo ultimo sguardo. Con un sospiro liberatorio passa gioioso oltre quel crepaccio che separa la materia dal Cielo. Centinaia vengono al funerale. A molti mancherà ancora il buon uomo. Anche Diblaim giace gravemente malato. Arriva persino Asarja per fargli visita. Non rimane nulla della vecchia lite.

3. Una sera, Isa-i dice rattristato: “La lacuna cresce. Jarat si è ammalato; l’ho sentito da Barthomas e devo andare a Gibea”.

 - “Questo ha la precedenza”, dice Abjathar. “E’ solo peccato che non torni così presto a Gilead come previsto. Ti dovrebbe accompagnare qualcuno. Per ora nessuno può assentarsi dalla scuola, ma Nathan potrebbe venire con te”.

4. “Cammino come profeta; allora bastano scarpe robuste e un bastone”.

- “Quando vuoi partire?”

- “Non appena Diblaim e Jarat staranno meglio, caro Joroham”, lo informa Isa-i. “Percorrerò così come voi avete cavalcato. Solo la Samaria – come so – non offre nessuna sosta. Geroboamo ha ascoltato la predica, ma farebbe del tutto il contrario. Tutto il resto lo conduce il Padre Zebaot”.

*

5. I malati si sono ripresi, quindi Isa-i può ripartire. I giorni calienti sono passati e lui cammina spedito. Il terzo giorno sente come se ci fosse qualcuno con lui. Si sforza di afferrare l’aldilà. Sussurra delicatamente: “ Sei tu, mammina?”. Un vento tiepido ventaglia intorno a lui. Si siede su una pietra miliare per la sosta da dove si vede giacere la Samaria in lontananza.

6. Ecco che passa un uomo. Isa-i lo squadra di nascosto. Molto giovane! Sul suo abito giallo pende leggero un mantello blu chiaro. Il vestiario somiglia a quello di Samathuel. Chissà se… ‘Stolto’, contende Isa-i con sé stesso. ‘Confida in Dio e cogli dalla Sua mano come e ciò che Egli ti vuol dare’. Il forestiero si ferma, getta uno sguardo al panorama e chiede se può riposare anche lui sulla pietra. Isa-i acconsente. Un sentimento delizioso passa attraversa il suo cuore. Se ciò viene dal giovane? Oppure, dall‘affidarsi del tutto al Signore?

7. “Un bel paese!”, indica l’altro tutt’intorno.

- “Certamente”, ammette titubante Isa-i, “è il paesaggio”.

- “Non è abbastanza?”

- “Difficilmente! L’uomo dev’essere la più bella Opera d’arte di Dio; ha soltanto…”

- Il forestiero mette una mano sulla spalla di Isa-i. “…ogni volta si deve vedere il buio accanto alle meravigliose Opere di Dio?”

8. “Sembra che possiedi la fede. Ma…”, Isa-i continua a pensare ad alta voce, “…quando si sta nell’incarico di Dio e ci si deve occupare della povera cova, solo che questa non si occupa mai di Dio, allora rimane aperta la domanda: Buio o Luce? E poi…? Un sospiro, perché si è imperfetti da sé”.

- “Mi piace lo sguardo nel proprio cuore”, dice gentile il forestiero. “Mi è simile nel genere”.

- “Come mai?”, Isa-i si volta di scatto verso l’altro. “Sei dal paese di mia madre?” Si trattiene a stento di abbracciare lo sconosciuto.

9. Costui sorride: “Sei profeta e, proprio tu, lo dovresti notare chi condivide con te l’altura”.

- Isa-i ride incerto. ‘Se costui fosse soltanto già così avanti…’: “Devo domandarti, mormora”.

- “L’Altura è il SIGNORE; e chi può stare seduto , avrà a che fare abbastanza con se stesso, se il suo mondo è rimasto indietro nella valle. Certamente ti trovi spesso sull’Altura, e avrei caro che mi sollevassi ciò che nascondi”.

10. “Non presagisci chi è venuto da te?”

- “No!”, confessa apertamente Isa-i. “Cioè, …credo volentieri che ti abbia mandato DIO, perché davanti a me sta qualcosa di nuovo. Una volta è venuto Samathuel e mi ha aiutato a passare dalla porta. Puoi comprendere che ho avuto bisogno di dodici anni, per passare da una porta? In ciò, vedi appunto che cosa mi manca ancora”. Abbassa rattristato la testa.

11. “Non hai torto…”, dice seriamente il forestiero, cosa che opprime Isa-i ancora di più. “…ma nella Luce, dodici anni del mondo sono solo un soffio, oppure, …una piccola eternità, a seconda di ciò l’incaricato di Dio fa in questi anni. Una conoscenza imprecisa influenza poco la via e il tempo. Se si lotta contro la sensazione come muove il tuo spirito, allora, soffio ed eternità diventano una cosa sola.

12. Il profetare non è da prendere nella tempesta. Di rado le tempeste portano Benedizione, a parte di una, che domina i venti selvaggi. Il Creatore ha dato con Clemenza al Cosmo dei mondi la Parola ‘avanti’. Una via passa come quattro stagioni attraverso l’età di un uomo: nel Sole, pioggia, tempesta e soave vento; nel lavoro, nutrimento, gioia, riposo come ne ha bisogno ogni creatura. Naturalmente lo sviluppo spirituale il cui tempo non si orienta secondo la Luna e il Sole, sta al di sopra di quello naturale”.

13. “Da dove hai questa sapienza?”, si stupisce Isa-i.

- “Da Dio! Solo in Lui è la Sorgente di Vita della Sapienza. Se vuoi sondare il suo A e O (alfa e omega), allora sonda Dio, ed avrai riconosciuto la costruzione, la direzione, corso e meta di tutte le cose”.

14. “Smettila!”. Il profeta si copre gli occhi. “Mai, ricordalo – questa è la mia convinzione – Dio lascia sondare il Suo Essere, né della Sua Vita né dell’Onnidominio! Mi basta la piccola Luce come lo ha prestato il mio Padre Zebaot. L’A e l’O della Sua Sapienza o del Suo Essere, per me, è ultrasanto; …non mi arrogo di sfiorarlo!”

15. “Nemmeno io!”.

- La risposta rende perplesso Isa-i.

- “Se vuoi essere profetico, allora esamina ogni parola che ti viene portata. La piccola Luce che Dio ti avrebbe prestato, deve bastare per tutti gli uomini finché hai da predicare. Presagisci com’è fatta?”

- “Che cosa hai detto?”, para Isa-i, “Se mi fossi presentato come grande Luce? DIO è il Creatore, io il servitore; EGLI il Padre, io il figlio! E quindi rimane la piccola Luce!”. Come per confermare, stringe la sua mano destra.

16. “Lascia morbida la tua mano; la Grazia di Dio fluisce solo attraverso un vaso aperto. Il Suo Sole manda un piccolo raggio a ogni figlio. Se è per il principio creativo, dapprima piccolo o grande, non fa differenza per le Luci. Aumentano, e rimangono comunque nell’Essere-Creatore quali la piccola Luce. Le grandi candele devono continuare a splendere, come le ha ‘prestate’ il SIGNORE.

17. Prestata rimane persino la vita, perché è Dio il Formatore della Vita! Che cosa ne fanno i figli, guarda, …è un’altra cosa. Dio chiede a ciascuno che cosa ha fatto con i Doni (Lc. 19,11-16). Nella natura creata – spiritualmente ancora molto di più che materialmente –ogni essere cresce con i Giorni della Creazione. La crescita esteriore è legata, l’interiore è libera; la Forza di Crescita procede dal Creatore. In questo senso tutti i Doni sono prestati.

18. Il nostro compito è portare frutto come un buon albero, con cui ciò che è prestato diventa una proprietà del figlio. Così può maturare anche la tua fiaccola, che da poco il Padre ha guardato con Gioia”.

- “Come lo sai? Sei forse…”, il profeta s’irrigidisce. Persino Abraham a volte non ha riconosciuto Dio. Se lo avesse mancato; se lui, …fulmineamente, come caduto, giace davanti alla pietra e solleva in alto, muto, le mani.

19. “Rimani accanto a me, Isa-i; non sono Dio, sono come te, uno dei Suoi figli”.

- “Sei una grande Luce”, balbetta il profeta, “ogni prestito è tua proprietà, mentre mi era rimasta ancora estranea la differenza. Ho certamente pensato che tutte le cose restano proprietà di Dio, perché Egli solo le ha fatte”.

20. “Il Creatore porta in Sé il Cosmo, che Egli come Sacerdote, Dio e Padre, compenetra completamente”.

- Isa-i è angosciato. “Dici cose che non oso quasi pensare. Ma allora, come si pareggia l’amore con la riverenza?”

- “All’uomo è difficile perché la materia avvolge lo spirito. Dio, per questo, deve essere insoddisfatto di qualcuno? Oppure anche con te?”

- “No?”, chiede per esteso Isa-i. “Ho più di trent’anni; e che cosa ho compiuto finora?”

21. “Non tutto ciò che fruscia attraverso il paese è buono. Ma ciò che cresce lentamente, ma inarrestabilmente, diventa forte per una eternità!”

- “Questo sarà ricordato, peccato che devo andare avanti. Oppure potresti camminare un poco con me? Mi hai portato l’olio per la mia lampada. Non volermene…”, Isa-i ride dolcemente, “…vorrei estendere quattro volte le ore, come presso il Signore in quella notte colma di Grazia”.

22. “Oggi puoi estendere”, ride allegro l’altro, “avevo voglia di far visita a mio fratello sulla Terra”.

- “Sei di questo mondo? Visitare la Terra significa il contrario. Mi sembra difficile che nel Cielo si abbia una tale voglia. La voglia è sensualità”.

- “Non è intesa una tale voglia”.

- “Magari un’altra? Non ne conosco nessuna che si lasci riflettere spiritualmente”.

23. “Ma io sì! L’uomo dice desiderio, e intende l’amor proprio. Già l’impiego della parola AMORE – che nel Regno è santa attraverso il Signore – è sbagliato. Ciò che Egli si sceglie, è fatto per la Sua Opera fin dal primo Soffio del Mattino fino all’ultimo ATMA della Sera. E tutto questo lo fa il Suo grande Desiserio che Egli ha dei Suoi figli”.

24. “Un nuovo raggio per la mia lampada!”, giubila l’uomo. “Solo, non mi adatto nei tuoi vestiti: una visita da tuo fratello. Ma dove abita?”

- “Al momento sulla via per la Samaria”.

- “Tu, …non sei proprio celestiale se vuoi scherzare con me. … Ah, così, …tuo fratello abita sulla via?”, riflette Isa-i.

- “No! È un viandante che come incaricato del suo Signore deve percorrere molte vie”.

- Isa-i si atteggia all’improvviso: “Hai indicato un tuo fraterno; sì, i figli di Dio sono fratelli. Ma se sei venuto qui per istruirmi, allora è una buona opera, ma non quasi un desiderio”.

25. “Perché no? Avevo voglia di vedere mio fratello dal quale si può imparare anche sulla Terra”.

- “Non tu”, si oppone Isa-i. “Io, ho imparato”.

- “E’ inteso nel modo che i celesti che non hanno ancora percorso una via del mondo, imparano volentieri dagli incarnati. Quelli non sono orgogliosi; tutti vogliono prendere su di sé una tale strada. Anch’io l’ho percorsa, e l’ultima non è stata facile”[11].

26. “L’ultima? Si può vivere più volte?”

- “Facilmente riconoscibile!”, prosegue l’altro. “Lo sviluppo a causa della caduta non era per nulla da mettere su una sola Terra. In periodi remoti tutte le Luci hanno cercato la materia che la Misericordia aveva preparato per i caduti. L’ultimo tempo, diciamo fin da Adamo, porta l’amara decisione in cui la prima figlia del Cielo ha dovuto giungere a questa conoscenza: liberamente, e nonstante ciò, attraverso un Sacrificio di Dio.

27. I sentieri di tutti i figli sono inclusi nel percorso di Sacrificio di Dio; ed ognuno che sacrifica sopporta il carico della caduta. Per questo ho detto che la mia ultimo cammino che si trova fra la tua e quella di Adamo, è stata amara, ma per questo più ricca di Benedizione. Anche tu percepisci l’amarezza, perché proprio noi, come strettissimi fratelli, serviamo mano nella mano l’altissimo Sacerdote Melchisedec”.

28. Isa-i si ferma: “Scusami che mi fermo. Quello che dici supera il mio orizzonte”.

- “Non questo”, suona soave, “l’umiltà non lo può afferrare”.

- “Hm, il fratello strettissimo, una vera voglia! Ma come uomo, con me, è mancata la fraternità, persino se…”

- “…se prima eravamo fratelli?”

- “All’incirca”.

- “Isa-i, lo spirito sta senza tempo al di sopra la materia, anche se l’abito della Terra copre la sua fiamma”.

29. Allora il profeta si batte sulla fronte: “Ah, fratello, quale pazienza hai avuto con me! L’ho visto in quella notte e c’eri tu e anche altri. Solo, non conosco il tuo nome. Me lo vuoi rivelare? Nell’altro senso, per me vale questo: mi basta la piccola Luce che mi ha dato Dio per questa Terra. Ciò che appartiene al Cielo, preferisco lasciarlo lì; là il mondo non lo può sporcare”.

30. Il Cielo abbraccia la Terra. “Dammi la tua mano; sono Muriel, uno che può stare presso il Focolare della Luce”.

- “Ah, l’ho pensato. – Quanto sei clemente, o caro Padre Zebaot!”, esclama Isa-i con le lacrime. “Finalmente posso passare attraverso il giardino, …e quando arriverò alla Fonte…”

- “…dietro di te il mondo sprofonda”.

31. “Devo evitare Gilead? Torno indietro! Non ero molto d’accordo del viaggio degli amici”.

- “Era buono; DIO ha appianato il sentiero. Anche Elia ha fatto molta opera sulla Terra”.

- “Fratello, aiutami a procedere in modo giusto”, chiede il profeta.

- “Non ti preoccupare, il portatore della Sapienza non perde la strada”.

- “Sì, tu; …ma io?”

- Muriel sorride in modo delicato: “Io porto la Serietà di Sacerdote da Dio”. Isa-i cammina a lungo in silenzio, passo dopo passo; gusta profondamente la Grazia del Padre.

32. Prima di Samaria, Muriel domanda: “Vuoi far visita a Geroboamo?”

- “Vieni con me?”

- “No, lui sopporta appena il tuo spirito avvolto terrenamente, molto meno una Luce non coperta”.

- Isa-i dice rauco: “Non lo voglio disturbare nella tana della volpe”.

- “Ha scritto il rotolo che è stato vantaggioso per te”, ammonisce Muriel.

- “Certo, perché Abjathar avrà da lenire la lite dei filistei”.

33. “Vieni”, Muriel fa un cenno, “oggi ritorniamo dove Elia è stato sovente ospite. Poi ti accompagno fino a Mehola”.

- “Non oltre?”

- “Sei davvero poco modesto!”, sorride Muriel.

- “Volentieri, quando si tratta del Regno della Luce di Dio”.

*

34. Pernottano nella ‘locanda della fortezza di Samaria’ (“Il tisbita”). Una serva anzianissima aveva pure conosciuto l’oste Som-Hasad, quando lei era una giovane donna. … Le anime si radunano velocemente intorno alla cena.

*

35. Le vecchie comunità, Abel-Mehola ed Abel-Gafra, sono in piedi. Sereboas osserva in silenzio gli ospiti; lui vede che con ‘l’amico’ del profeta c’è anche qualcosa d’altro. Dalla colonia dei sidoniani, cresciuti dagli ex cinquanta sacerdoti[12], molti accorrono per vedere ed ascoltare i due nuovi arrivati.

36. Nel giardino, come una volta aveva fatto Saphat sull’aia, Sereboas fa preparare i tavoli. Gli amici aiutano allegramente. ‘Molto bene’, pensa il padrone di casa, ‘non vogliono atteggiarsi elevati. Dopo il pasto – è un tempo come fatto apposta – ognuno prende la sua piccola sedia e si reca sul vicino piano del prato.

37. Isa-i racconta dalla sua vita.

- Sereboas lo interrompe: “Abjathar e Joroham hanno dello dell’amarezza che era sulla tua gioventù. Tu porti solo tante liete immagini”.

- “Se i miei buoni benefattori hanno riferito l’altro”, dice Isa-i, “allora è giusto tacere. Si loda Dio se si pesca nel fosco? Preferisco annunciare la Benignità di Dio e, questa cerchia che Elia ha fondato magnificamente, non ha bisogno di nessuna predica che ha da valere per altri”.

38. Alla richiesta di Sereboas, Muriel ripete il discorso che hanno fatto strada facendo. Nei suoi occhi c’è un bagliore che il sommo Sacerdote Melchisedec gli ha dato da portare. Ognuno si scalda nel suo chiaro splendore. Viene assalito; si vorrà sapere di più del suo essere. Ognuno ascolta commosso la sua parola.

39. Un sidoniano chiede: “Mio zio, un sacerdote di Asher, si era convertito. Allora era avvenuto per la paura della morte, oppure attraverso lo spirito di Elia? Penso così”, cerca di spiegare: “I pensieri sovente sono senza riva; si fa e si omette molto come si vuole semplicemente. Dove comincia la libertà? Dove finisce? E’ di struttura creativa, oppure soltanto della creatura?”

40. Isa-i risponde: “Amico, questo è un problema che molti fedeli non presagiscono. Non per primo vale la conoscenza, anche se le conoscenze maturano la vita. La vita legata alla Terra non ha nessun’altra libertà che quella della natura delle creature. Vedi, saresti libero di rinunciare al lavoro. Il contrario dello sviluppo naturale significherebbe che diventi povero e muori sul ciglio della strada. Una tale volontà è veramente libera? No, ti incatena al disagio!

41. L’antenato era libero di ascoltare Elia e di operare di conseguenza. Se lo avesse omesso, nemmeno Elia avrebbe potuto aiutarlo; e sarebbe morto in Sidon prima che fosse trascorso il suo tempo”.

- “Come mai?”, chiede un altro.

- “Se stiamo nella Mano di Dio, allora naturalmente secondo la vita interiore, ma anche secondo quella esteriore.

42. Si dice: ‘Egli ti chiede la vita; e tu gli dai la vita eterna’ (Salmo 21,4). Poi ancora: ‘Il vostro cuore deve vivere in eterno’ (Salmo 22,27). Possa riguardare solo lo spirito, dato che anche la vita terrena è nella mano di Dio. Come avrebbe potuto morire prima lo zio?”

- “La libertà non è essere non-legati”, dice Isa-i. “Lo si crede così, perché si fa questo e quello, come e quando si vuole; ma la spinta di conservazione, la vera forza vitale, determina l’uomo di conservarsi attraverso azioni sensate, attraverso proprio questa forza vitale.

43. Tutte le spinte sottostanno alle Leggi che nessuno può cambiare né raggirare. Queste sono gli Impulsi-UR del Creatore che Egli ha dato allo scopo della conservazione di tutte le Opere di Vita. A ciò siamo legati, in nessuna vita siamo senza riva. Una Grazia, che delle Leggi benedicono la nostra esistenza! Ma come stanno le cose intorno alla vita interiore? Lo spirito è libero, è sorto come Raggio dalla Luce sconosciuta di Dio; sconosciuto come l’Onnipotente, riconoscibile come la Forma che Dio si è dato per via dei figli.

44. L’alta Libertà di Dio ha creato la Legge della Sovranità come Fondamento. Ma nella libertà anche lo spirito figlio agisce secondo Dio, dove Legge e Libertà sono pareggiate. Nato nella Luce, incarnato e poi appartenente di nuovo alla Luce, vive liberamente nel Confine del Cosmo di ciò che è creato in tutto lo Spazio, perché di per sé è un portatore della Legge! Una scintilla dal Mare di Fuoco, un Respiro dalla Potenza di Vita creativa dall’ATMA (Gen. 2,7)!

45. Nei mondi la Verità della Luce è coperta. Ma quanto ricca rende questa ogni vita, non è quasi conosciuto. Non tanto, perché i celesti incarnati portano meglio i pesi sulla via del sacrificio d’aiuto, lasciano il genere di Luce quasi come a Casa, bensì perché la parte dell’anima del mondo ha il privilegio. Anche qui l’equilibrio tra libertà e Legge! All’interno della recinzione della Legge che delimita la materia, il caduto può operare come non legato. Naturalmente, alla libertà del caduto sta di fronte la libertà di tutti i figli fedeli.

46. Se ci si chiude, allora a Satana non serve nulla, e squarcia i muri del suo basso inferno. Allora non opera la sua libera volontà, allora opera lo spirito del figlio dalla Legge fondamentale del Creatore, dalla costruzione, direzione, corso e meta. Ma solo UNO dà l’Aiuto: il SIGNORE ZEBAOT! Tutti i paesi sono colmi della Sua Gloria!

47. Due poteri si contrappongono: La Potenza convincente di Dio e la potente costrizione dell’oscurità! Non è uguale, dato che ognuno rappresenta la caratteristica dell’altro? Molto sbagliato! La Potenza di Dio opera nella Legge fondamentale, nel cui fondamento risulta la necessità dell’Opera, senza la quale nessuna creatura diverrebbe figlio, che il Creatore però ha previsto fattivamente (l’Anno-Atto-UR).

48. I figli fedeli si sottomettono per conoscenza all’attività nell’Opera della Creazione, gli altri vengono sottomessi. La Potenza costrittiva di Dio lascia a tutti i figli la libertà non legata nello Spazio limitato creativo, che nell’essere legato dalla Legge fondamentale della Vita hanno la loro più alta Benedizione!

49. Diversamente stanno le cose con la potente costrizione dell’oscurità. Qui la costrizione sta nel primo piano della materia, per quanto non gli offra la fronte uno spirito puro. Fra i due poli si spalanca la voragine provocata da Lucifero. I poli stessi sono solo gli effetti tra Luce e tenebra. Perché Dio non E’ appunto nessun polo, bensì  Egli è il Fondamento e l’Altura, lo Spazio che sovrasta il limite e il suo tempo, come anche l’interiore e l’esteriore di ogni essere.

50. I poli sono ancoraggi. Se Dio e Satana si stanno di fronte, allora è solo condizionato dalla caduta; allora Dio non è nessun polo, perché due poli tengono una massa (simile) e vi sono legati. Dovrebbe Dio, legarsi così alla materia? Egli la tiene solamente, finché serve ai Suoi Scopi: la redenzione di tutti gli esseri dalla potente costrizione della tenebra attraverso

la Sua Potenza costrittiva della Grazia del Sacrificio!

51. Egli ha inventato l’eterna redenzione attraverso un Atto. Nessun peccato che il Suo Sacrificio non lavasse bianco come lana (cap. 17,24). Chi vuole, venga al Focolare. Allora potrà portare il dono del sacrificio magnificamente libero nel Regno, per la grande Misericordia del Cuore di Dio! – E così il Padre Zebaot vi benedice”. – Un chiaro Sole risplende giù, la natura adora solennemente il Creatore e i cuori insieme ad essa.

52. Muriel indica la stretta cerchia degli ascoltatori: “Voi somigliate ora ad una buona immagine. Prima, ognuno stava seduto come per sé, solo. Naturalmente sarebbe alla lunga insopportabile, se gli uomini venissero ingabbiati come pecore nell’ovile. Nel Campo di Luce ognuno ha il suo grande spazio. Nonostante ciò, sono tutti recintati; nessuno è lontano dall’altro. Questa è la comunità che Dio tiene ancorata nella Legge fondamentale della Vita. – Attraverso Elia, Dio ha dato ai vostri avi un cenno: la Sua rivelazione che è venuta su loro. E questo cenno ha operato così profondamente, che la comunità vive ancora oggi.

53. Nella comunità c’è da sentire proprio la Potenza costrittiva di Dio, poiché là regna la Guida, il Suo Sacerdozio, rivelato attraverso il Suo insegnamento. Questo – anche se non sembra così – è un Cenno costrittivo, ma nessuno deve credere che in tal modo la Potenza diventa costrizione. Invece, quando un uomo capita nella nebbia in un pantano, delle luci d’errore attirano nella rovina. Egli non lo vorrebbe, senza rendersene conto, e nonostante ciò soccombe quasi sempre a questa cattiva costrizione.

54. Diversamente Dio! Egli fa cenno nella parola, nell’opera e nell’amorevole compassione. La Sua fatica costringe. Non vi è nessuna creatura che resiste eternamente al Suo Creatore! Se fate sempre del bene al cattivo, allora lo vincerete. La vostra azione lo può sottomettere (vincere). Nonostante la libertà deve seguire questa costrizione, e in più viene ancora liberato dalla sua malvagità.

55. Seguire il costringente Cenno d’amore vi toglie solo il senso libero della materia. Se siete legati al Cenno dell’Amore, allora state liberi nella Luce e nella Magnificenza di Dio. Avete sentito che Satana può sedurre, ma non deve necessariamente sedurre. Chi non si lascia sedurre, ha reso sovrana la sua volontà.

56. Ora la domanda del perché l’avo avrebbe potuto morire prima, se fosse andato a Sidon. Che l’uomo vive sulla Terra solo legato allo scopo, è noto a tutti; ma non che in ogni caso il Creatore si è riservato la durata. Egli non accerchia ‘l’ora’, ma dà la molteplicità dello sviluppo, che si orienta secondo il numero degli esseri viventi.

57. Assolutamente, nessuno spirito della Luce indaga questo numero. Se magari il noto avo avesse respinto l’aiuto, sarebbe stato meglio abbreviare la sua vita secondo l’Ora di Dio. Altrimenti, avrebbe potuto continuare ad aggravare la sua anima attraverso maggiori atti cattivi. Mentre oramai vive da tempo nella libera Beatitudine”.

58. “Come lo sai?” chiede il sidoniano.

- “Lo conosco dalla Luce”, sorride Muriel. “Vedete, la disgrazia arraffa via qualcuno dalla vita. Allora si piange perché sia stato concesso. Tutto ciò che Dio unisce per conservare o abbreviare una vita per un percorso, non è da accennare. Egli esamina tutta la via: quello che era prima, la materia, e ciò che sarà dopo. Da cui la saggia Benignità forma quell’ora della morte del corpo che serve all’uomo.

59. Mosè è diventato quasi due volte più vecchio di Elia. Entrambe le brocche erano piene. Elia ha operato liberamente nello spirito; Mosè, attaccato al popolo viandante, ha dovuto procedere molte volte in modo mondano, affinché Israele rimanesse conservato. Il tempo terreno viene cambiato e da ciò è posta la fine. Grande è la Grazia quando qualcuno discende nel Cosmo del mondo; ancora più grande, se riporta la conquista. Se la vostra vita quindi è pacifica nella vecchiaia oppure spezzata, lo opera la benevola Legge fondamentale, nella quale il Creatore pone i Suoi Giorni insieme ai figli!

60. EGLI è senza limiti, ma Egli non se li pone! La creatura ha i suoi limiti; senza la Volontà di Dio sprofonderebbe senza limiti. Invece, recarsi nella santa Onnipotenza, lasciarsi guidare attraverso i suoi Cenni costrittivi, avere l’isola nella maestosa assenza di limite, rende i figli liberi e sotto la mano di Dio! Chiedete meno il perché avviene questo o quello così; piuttosto, credete alle cose miracolose abituati alla Salvezza del Creatore, che Egli ha allacciato per ogni figlio al filo di Benedizione.

Allora in voi arderà la scintilla dalla fiamma,

allora sarete raggio dalla Luce sconosciuta;

e  quindi si rivelerà l’essenza del Padre divino,

e spiritualmente camminerete dinanzi al Suo volto!”

61. Sereboas muto, porge la mano a Muriel e ad Isa-i. Profondamente commosso, dice alla comunità: “Amici, ognuno vada nella sua cameretta e preservi dapprima la preziosità che DIO ha fatto portare attraverso i Suoi buoni servi (Matteo 6,6). Quando è sera ritornate di nuovo; allora discuteremo che cosa muove il vostro cuore”.

- Muriel dà buoni cenni a Sereboas di rendere forte la comunità. Viene discusso perfino ciò che è pratico.

*

62. Quando è sera stanno seduti sull’aia di Saphat, come porta il nome dal costruttore. Isa-i parla gentile, Muriel risponde a tutto ciò che viene presentato. La notte piega le sue ali quando si avvicina il congedo. Il mattino viene con la rugiada, raramente era stata vissuta così o più cordialmente salutata.

 

[indice]

Cap. 26

Finalmente in Gilead nella casa paterna

Una trave, un criminale e come DIO può cambiare tutto

1. “Giudice, il profeta!”. Un ragazzo entra turbinosamente da Jussbala, che sta seduto davanti a una faccenda litigiosa che lo infastidisce molto. ‘O Israele, quanto sei lontana dalla tua via!’. Ora il lieto annuncio respinge ogni malumore.

2. Getta il rotolo nel cassetto. “Dammi il mantello e il capello! Se arriva qualcuno, …sono di ritorno solo domani”. Una moneta cade nella mano del servo. Costui ride: “Io aiuto. A galli litigiosi…”

- “…dividili; non deve essere sempre con il pugnale”.

- “Ma è fatto per questo?”, si stupisce il servo. “Ancora qualcosa: Hassmas è malato oppure pigro, non si alza e piuttosto prende qualche colpo”.

3. “Va a chiamare il nostro medico, domani vado a trovarlo”.

- “Un tale arcipezzente potrebbe gustare qualche verga. I giudei sono stati dei giudici troppo delicati; nelle loro carceri non fiorisce certamente una così cattiva erbaccia”. Nonostante ciò, il ragazzo gli porta una bevanda fresca e del pane. Hassmass se ne accorge. Il suo sangue martella nelle orecchie, la fascetta di paglia sulla quale giace, non lo protegge dal suolo umido.

*

4. Isa-i è sul terrazzo della sua casa. La serva dei genitori, oramai anziana, si è fatta trovare lì. Le sue lacrime scorrono come un fiume. “Vedremo come si regolerà la cosa”. Isa-i aveva accarezzato la sua mano raggrinzita. Lui congiunge le mani ringraziando. Per lui non vale il terreno; ma solo, che i genitori abbiano di nuovo il loro onore. Questo lo rende lieto. L’immagine cambia. Ha ancora l’aspetto come il suo giardino, ma celestialmente si estende in fioritura e in pieno frutto. Vede camminare delle figure e gli sembra come se ci fosse anche lui lì.

5. “O Padre Zebaot”, rabbridisce, “è un giardino diverso. Infatti, non ho ancora raggiunto così tanta Magnificenza. E’ il Tuo paradiso nel quale posso camminare. Conducimi alla Tua Sorgente; insegnami ad attingere dalla Tua Luce; lascia ardere la fiaccola, affinché io possa essere il testimone della Tua Verità”. Allora vede l’Alta Luce di Dio accanto alla sua piccola Luce. Quale Beatitudine! …E’ lontano dal mondo.

6. L’anziana lo tocca delicatamente: “Signore, è venuto il giudice e anche la vicina è già stata due volte qui. Non volevo disturbarti”.

- “Hai fatto bene”, risponde il profeta. “La prima ora mi doveva appartenere”.

7. “Sì, signore, ma non volevo far aspettare il giudice”.

- Isa-i abbraccia la fedele. “DIO è il tuo Signore! Chiamami con il mio nome”.

- La serva si strofina gli occhi: “Tu sei il buon figlio dei tuoi bravi genitori!”

- “Sai preparare un pasto?”

- “Già pronto”, ride lei, “il giudice può venire a tavola”.

8. Jussbala attende nella sala della casa e gira imbarazzato il suo cappello. Una stretta di mano, lo cattura un chiaro sguardo . Si china gentile, ma chiede per via dell’ordine: “Tu sei Isa-i, il figlio di Amoz e Sikha?”

- “Sì! Sono lieto che sei venuto, giudice Jussbala, altrimenti sarei venuti io domani a farti visita”.

- “Perdonami,” ride il gileadiano, “mi hanno spinto gioia e curiosità”.

- Isa-i ride allegramente: “Sii mio ospite, se ti aggrada”.

- “Molte grazie, l’accetto volentieri”.

9. Haggith porta molte scodelle, finché Isa-i chiede stupito chi verrebbe ancora, perché voleva discutere il necessario con il giudice.

- “Nessun altro”, dice la serva. “E’ da tempo che non hai mangiato nulla”.

- “La tua fedeltà è lodevole, il fervore… Ebbene, i vicini possono aiutare a vuotare le nostre scodelle. Va a prenderti la piccola, qualcosa… Che cosa dice, Jussbala, lo sopporta la casa?”

10. “Senz’altro, e…” si ferma imbarazzato, “…vorrei, …vorrei fungere volentieri in questa casa. Te lo ha detto Joroham?”

- “Sì sì, per me basta una camera e metà del terrazzo. Prendi dal terreno quello che ti serve. Anche Haggith deve avere la sua parte. Una decima del guadagno appartiene a Naemi. I suoi genitori e famiglia erano fedeli alla nostra casa. Una decima appartiene alla cassa dei poveri. Amministra tutto il resto secondo il diritto; ho fiducia in te”.

11. Jussbala è preciso nell’amministrazione. Isa-i non dovrà mai pentirsi di avergli dato la sua fiducia. Solo il modo semplice, come lo fa…

- Il giudice non va lontano con il pensiero.

- “Dio vede il patto che concludiamo insieme”, dice il profeta, “Anche il giudizio di Abjathar su di te è molto alto nel valore.

12. E’ la Volontà di Dio, che testimonio di Lui. Ora, …Egli aggiunge la facoltà senza la quale tutto il mio sapere rimarrebbe una misera grondaia. Se mi sbagliassi di te, potrei solo dire: va, povero mondo, perché quanto presto sfuma il tuo valore! – Lo terrò stretto, quando suonerà l’ultima ora della vita? E se andassi senza borsa attraverso il paese, Dio mi nutrirebbe come Elia una volta al fiumeKrith” (Luca 22,35 /1° Re 17,3-4).

13. Scrivi una tavoletta, allora sarai protetto. Credimi, appena sarai venuto ad abitare qui, insolenti passeri cinguetteranno: ‘Guardate come si è messo nel caldo nido!’. Lasciali parlare, Jussbala; un Altro tiene le Mani su di te. Se spettegolassero presso il re, allora lo scritto sarebbe la tua protezione”.

14. “Ho pensato che i profeti vanno in giro come bambini neonati; e saprebbero solo del Divino. Meno male che terrenamente sei informato. Elia, di cui Sereboas ha raccontato molto, avrebbe lavorato diligentemente, non importa in che cosa. Mi ha impressionato il perché noi sulla Terra non viviamo nel Cielo e dobbiamo riflettere sulla Parola: ‘Devi mangiare il tuo pane nel sudore del tuo volto’. Dietro a questa Parola di Fiamma è scomparso il paradiso”.

- “Tu rifletti”, lo loda Isa-i, e riferisce che possiede certificati di sei mestieri, di cui Jussbala se ne stupisce. Poi ordinano la casa.

15. Naemi chiede già per la terza volta impaziente, se potesse salutare Isa-i. In lui riconosce il piccolo ragazzo e, come sono intanto le donne, lei piange. Si mettono d’accordo che la sua figlia più giovane entra nel servizio della casa.. “Non come serva”, dice Isa-i, “come figlia che appartiene alla casa”. Di questo, Naemi è lieta.

16. Presto compare anche la famiglia, per primo lo zio, che oggi è molto claudicante. Suo nipote lo prende in giro: “Salti come un puledro!”

- “Mi sento così”. Ma quando saluta Isa-i, rimane muto con la stretta di mano e una lacrima scintilla nella barba bianca.

- Il fratello di Naemi esclama gioioso: “Finalmente un buon vicino, con Hassmas non è stato divertente”. Quasi tutti imparano a conoscere Isa-i: ma come ovunque, …ci si intende subito.

17. L’anziano dice: “Vedere ancora questo, non so quasi ringraziare il Signore. L’ho sperato di anno in anno: ‘Il figlio di Amoz e di Sikha ritorna di nuovo, non può essere scomparso. Un figlio nato da una tale sacerdotessa ha da adempiere la sua strada che passa attraverso tutta l’Israele e, …un giorno, pure attraverso tutto il mondo’

18. “Quale fede!”, Jussbala s’infervorisce. “Solo per ciò che riguarda tutto il mondo, mi limito ai paesi vicini. Eccetto Dio, nessuno li può esplorare (allora). Ed Egli non ne ha bisogno, tanto, lo ha fatto Lui. Quello che ne sappiamo, è come un panno lombare. E’ difficile immaginarsi qualcosa senza conoscenza”.

- Isa-i conduce gli ospiti sul terrazzo per gustare il finire di questa bella giornata prima del secondo pasto. Lassù continua la conversazione:

19. “Cari amici”, risuona la sua voce, “ciò che Dio manda, sia che sia la Sua Luce come Grazia o Personalmente, sia che sia la parola dalla Sua bocca oppure attraverso annunciatori, appare anche nella Luce. Voi vi chiedete se da qualche parte nello spazio – nel caso ci siano altri uomini altrove – viene rivelato lo stesso, allorquando, ovunque come qui sulla Terra, esiste una tale imperfezione.

20. Se ci fosse poca Benedizione, la Parola di Dio sarebbe un’Opera di lettere. Quello che Egli rivela, lo ricevono – non importa se prima o poi – quei mondi i cui uomini sono più progrediti che sulla nostra Terra. La Rivelazione si mostra nelle sfere fin nel più alto Cosmo del Cielo sempre più fine, gradualmente. Là viene impiegata per la stessa Rivelazione una Lingua, che per noi è incomprensibile.

21. Le Parole di Dio corrono attraverso tutti i paesi; ed io vi dico: se sprofonda Israele, se viene incenerito il tempio insieme ai libri, se muoiono i ricchi oppure sono solo ancora ombre, …la RIVELAZIONE di DIO rimane, iniziata da Mosè, finché non viene Lui stesso, e ancora cose più profonde, tutto rimane certo per l’intero mondo. Nulla GLI va perduto!

22. Le immagini rimangono quando le lingue cambiano; dalle immagini sale la Verità. Se si rimane attaccati al futuro del nostro tempo fin da Adamo, allora la Grazia della Parola passa su tutto il mondo. I pozzi rimangono gli stessi; cambiano solo i vasi. Non rimane l’acqua quella che è, sia che venga attinta con un ‘log’ oppure un ‘cad’? Lo stesso è della Parola di Dio! Chi rimane attaccato alla lettera del mondo, è spiritualmente morto (2° Cor. 3,6).

23. Ah, non ignoriamo la nostra così minuscola piccola Terra. Essa è stata eletta come ‘Efrata’ (Michea, 5,1), per raddrizzare i caduti fino al loro primo stato nel Cielo. Ma non la Terra porta liberazione. No, …questa procede dal Creatore-Padre! Egli può guidare la Benedizione su un Sole oppure su una Luna. Non perché si è uomo della Terra, si potrebbe essere più vicini alla Luce. Solo nella Vicinanza di DIO abitano contemporaneamente Cielo, Magnificenza e l’Efrata!

24. Quello che il mondo consuma del Raggio del Cosmo e della Luce del Sole, gli uomini non lo sonderanno mai del tutto. Certamente il pianeta si libera non visto delle sostanze consumate, in parte attraverso il fuoco, l’acqua, scuotimenti e uragani nello Spazio del Cosmo, dove però diventano una benefica sostanza di base. La Mano di Dio è colma più riccamente di come solo la nostra Terra avrebbe bisogno del Suo aiuto, poiché tutte le Luci del Cielo sono la Sua proprietà! Se noi, come gli uomini di altri mondi, siamo uniti nella fede del Signore, allora ognuno stà sotto la Sua Custodia.

25. Egli si chiama Consigliere ammirabile, Forza, Eroe, Padre-Eterno, Principe di Pace, un REDENTORE per tutti coloro che sono da raccogliere come spighe perdute, per coloro che raccolgono le spighe sul campo. (Isaia 9,5). Vale solo il nostro tempo? Vale quello futuro, oppure quello che è sprofondato da tempo? Che cosa si trova dietro le Spalle di Dio, dinanzi al Suo Volto, che non diventino entrambi l’inizio e anche la fine di un’Opera?

26. Noi e più o meno quaranta membri rispettivamente indietro e davanti, siamo un anello alla Mano Destra di Dio, alla Sua Mano del Diritto. Oppure così: ogni figlio è una foglia all’Albero del Creatore. Quale è ora meglio: quella del ramo inferiore, oppure in cima? Perciò considerate nell’umiltà la vostra vita, lasciate che piova su di voi la Benignità di Dio.

27. Non vi è né spazio né tempo dove non ci ombreggi la riconciliazione! ‘Non so quasi ringraziare’, dice l’avo. E’ la misura migliore tramite la quale versiamo ringraziamento e amore. Sovente il cuore si gonfia, lo spirito vola in alto, ma la povera parte dell’anima giace paralizzata. Ma sia che mormoriamo o giubiliamo, stiamo in ginocchio adorando oppure non usiamo elevare il nostro sguardo, …tutto giace in questo, non appena quando veniamo così,davanti all’altare di Dio.

28. Infatti, dove il ringraziamento non colma ‘il quasi’, là l’amore è soltanto il piccolo perizoma, di cui ha parlato l’amore di Jussbala. Fate tutti attenzione: ‘Questa è una cosa deliziosa: ringraziare il Signore e lodare cantando il Suo Nome!’. Sì, chiedete per diventare un anello nella Mano di Dio; pregate finché lo Spirito di Dio si china; intercedere sia il vostro servizio; e ogni azione termini con il ringraziamento (1° Tim. 2,1) Come voi venite sollevati dai vostri angeli, così dovete aiutare tutte le povere anime ed i poveri uomini, perché solo il bene fatto ad altri paga la propria imperfezione.

29. Ringraziamo e lasciamo lodare DIO attraverso i Suoi messaggeri; loro colmano il nostro ‘quasi’ fino all’orlo. Da ciò fluisce il ringraziamento d’onore dello spirito di cui l’anima ha la sua parte. Questo è l’anello, il cui inizio si chiama ‘Santa-Luce’, la cui via passa attraverso la materia, e la cui fine conduce attraverso l’inizio di tutti gli esseri nella Divinità. Da lì siamo venuti, là è la nostra meta!

30. Nessun figlio ha un’altra via, anche se la direzione sembra come perduta, il corso piegato e contorto. Noi abbiamo l’Atma di Dio, in noi Egli vede la Magnificenza delle Sue Opere! Il nostro pensare, parlare ed agire avrà la conseguenza solo nell’eternità, se noi lo viviamo per la Sua Gioia, per il nostro eterno-Padre, nell’umiltà, nell’amore, nell’adorazione e nel ringraziamento. Tutti i Paesi sono colmi del Suo Onore!”

31. Ritorna come un’eco dai quattro angoli dove stanno gli angeli. Chi percepisce la sacerdotessa (la nadre) che cammina su leggeri suole attraverso gli spazi?”

- Jussbala abbraccia Isa-i: “Questo era un culto di Dio! Solo ora so il perché sono diventato uomo. E l’anello… Se pensi che io possa raccogliere agnelli, come Sereboas dal tempo di Elia, anche se sono giudice e …”.

32. “Dio lo vuole tentare con me. Giudici devono ripiegare diritto ciò che è storto. Domani mattina verrai a sapere se Egli è soddisfatto di me”. Jussbala ride incerto.

- “Anche Abraham ha riso (Gen. 17,17), ma la Parola di Dio si è realizzata in lui”.

- “In questo, nessun paragone!”, risponde costui per esteso.

- “Certo; ma tra la Parola di DIO ad Abraham e te”.

- “Oh, voglio essere felice se mi riesce almeno  il ‘quasi’.

- “Questo basta”.

33. Haggith porta il pranzo.

- “Strano”, dice il fratello di Naemi, “ho pensato che dopo il meraviglioso insegnamento si preferirebbe mangiare proprio nulla. Ma mi piace come mai”.

- Isa-i porge i cibi e dice: “Finché non si gozzoviglia, Dio dà volentieri la Benedizione per il corpo. Ma si rivelerebbe più Benedizione, se l’uomo portasse la gratitudine come sacrificio.

34. Finché sussisterà la Terra, non smetterà semenza, raccolto, gelo, calura, estate, inverno, giorno e notte’ (Gen. 8,22).

- “Non era questa la Volontà di Dio?”, chiede Jussbala. “EGLI ha fatto anche venire gli anni di siccità tramite Elia. Com’è collegato che lo hanno fatto degli uomini, ma Dio ne ha dato la Forza?”

36. “Amico, la Terra rimane proprietà del Signore! Le catastrofi causate dagli uomini salgono prima su a Lui, ma Egli guarda già a queste diversamente che nella Longanimità e Misericordia? Attraverso la Sua Volontà da tutti i mali ricade solo una particella sul mondo. Elia ha sigillato il Cielo per sette mezzi anni[13]; ma fin da Salomone fino ad Ahab sono stati settanta cattivi anni[14]. Quindi la Parola di Benedizione rimane per Diritto, di Dio, come Egli ha parlato una volta a Noè”.

37. L’anziano s’infiamma formalmente: “Quale Magnificenza! Ma ci si aprono gli occhi per ciò che viene interpretato in modo sbagliato”.

- “Certo”, risponde Isa-i. “Venite, entriamo nella camera nella quale mia madre predicava”. Lui si era riservato questa stanza, che stranamente riporta ancora il carattere di Sikha, e gli strumenti disposti con impugnature rapide, così come gli era rimasto il ricordo. Belle lampade ad olio dalla loro patria adornano ed illuminano.

38. “Si dice legge e s’intende prescrizione. Per Jussbala qualche volta è stato difficile determinare una misura di punizione, in cui un mezzo torto è stato giudicato”.

- “Precisamente! Sovente volevo cacciare via da me il mendicante”, conferma Jussbala.

- “Comprendo”, annuisce lo zio.

- Isa-i chiede: “Sapete come si sente Iddio, quando Egli giudica? Vorrebbe aiutare con Gentilezza paterna, ma deve così sovente mostrare la verga, affinché la Giustizia rimanga nello scettro! Ma il diritto, la giustizia, la mitezza, la severità, l’insegnamento, la punizione e la compassione possono essere parte di un verdetto.

39. Mosè ha rilevato ogni prescrizione dalla Legge del Signore. Era amaro ordinare l’automatismo. Ma quarant’anni attraverso il duro deserto hanno richiesto un libro di prescrizioni, che conteneva giustizia e diritto. Mosè aveva visto volentieri che sarebbero bastati i Dieci Comandamenti, per guidare a Canaan un popolo fedele.

40. Non Dio, non Mosè, solo l’avversità del popolo ha provocato il libro delle prescrizioni. Giudici, nelle cui mani, eccetto la giustizia, riposa l’aiuto che può essere concesso ad un cattivo, riconoscendo nella prescrizione – per quanto tuttavia è ancora un’autentica prescrizione di Mosè – ancora un Comandamento di Dio dal Sinai.

41. Si deve distinguere Legge e prescrizione. I Dieci Comandamenti hanno validità in tutto il Cosmo; ogni mondo ha per sé prescrizioni come punti d’appoggio d’aiuto. Se tu, Jussbala, ti attieni alla Legge, allora nessuna prescrizione ti può confondere. Inoltre, le due Tavole della Legge mostrano: ‘Amare l’Onnipotente e credere in Lui!’. Oltre a questo, pregare per il prossimo, in cui il vero amore per il prossimo, pronto a servire, ha il suo nutrimento.

42. Chi lo fa, Dio gli incide indelebilmente i Suoi Dieci Comandamenti nel cuore! Costui non ha da circoscrivere; perché nella misura della Luce dei Comandamenti troverà umanamente il meglio. Dio dà il Suo, per Grazia”.

- “Se Egli lo fa”, sospira liberato Jussbala, “allora voglio tenere volentieri la mia funzione. Altrimenti…”. Racconta come due litigano da tempo per via di una trave.

43. Isa-i consiglia: “Dì ai litiganti: ‘Salomone ha consigliato di togliere la trave, viene utilizzata per la costruzione di una sinagoga!’. Vedrai come passa la lite. Se il diritto di un piccolo oggetto conteso non è da mostrare in breve, allora procedi sempre così. Presto nessuno si chinerà più per dei sassolini”.

44. Il consiglio vale oro!”, giubila Jussbala. “Aspettate, amichetti, sarete aiutati! Ci sono molte di queste faccende; è riprovevole come dei ‘figli eletti’ si picchiano per schegge”.

- “Calmati! Gli uomini sono attaccati alle cose del mondo. Prima viene il vitello d’oro, e poi il Signore! Non c’è da stupirsi quando Satana sogghigna”.

45. E’ profonda notte. Haggith dorme. Ha corso indaffarata per tutto il giorno.

- “Non deve lavorare”, si annuncia la giovane serva, “devo solo ancora abituarmi”.

- Isa-i le accarezza la guancia: “Nessun albero cade al primo colpo; sii diligente, fedele e brava”.

- “Abbiamo bisogno di un servo”, propone il giudice.

- “Fa come lo ritieni giusto”, asseconda  Isa-i.

46. Al mattino presto attende molta gente al recinto per supplicare la benedizione del profeta, una per un bambino malato. Deve predicare non appena i genitori hanno riavuto il loro onore? Ecco, …una luce: sono venuti Sikha ed Amoz. Quindi sarà la Volontà di Dio. Perciò va con loro. Ora la sua mano giace sulla fronte febbrile del bambino. Prende erbe, in parte come bevanda, in parte come bagno tiepido. “Fallo per quattro giorni”, ordina alla madre che sta tremando presso di lui, “poi tuo figlio sarà guarito. Lo credi?”

47. L’uomo confessa: “Lo credo! Ho pensato che dovevi dire una sola parola. Ma…”, indugia, “…Dio vuole provare la mia fede”.

- Gli occhi di Isa-i risplendono. “E’ concesso! Domani vengo a vedere”.

- La gratitudine è grande. “Possiamo farti una gioia? Ecco, …una brocca; mio padre l’ha fatta da solo”. Su una mensola sta una bella brocca d’acqua.

48. “Per un aiuto si ringrazia Dio! Hai fatto voti di servrLo con la tua casa ?”

- “Certo! Soltanto, purtroppo non l’abbiamo osservato bene”, ammette apertamente l’interrogato.

- “Osservalo d’ora in poi”.

- “Non ti volevamo offendere”, la donna, rattristata, rimette a posto la brocca.

- Questo dispiace ad  Isa-i: “Dalla a me, non dovete essere tristi. Altrimenti non voglio avere il tuo dono, eccetto, …vengo volentieri a una tavola”.

- “Te la porto”, si offre l’uomo, “e ti ringrazio, che hai accettato la gioia”.

*

49. Jussbala va su e giù impaziente. Quando Isa-i arriva finalmente, lo abbraccia pieno di gioia. “Pensa solo a ciò che è successo: il Signore ha dato due segni! Quelli della macchia dei vicini hanno portato oggi, sudando, la loro trave. Seguendo il tuo consiglio, hanno chiesto se avessi parlato con Salomone come la donna di Endor con Samuele – (1° Sam. 28,7). Erano tutti pallidi di spavento. Hanno lasciato la loro trave ed hanno ucciso la loro animosità. Sono andati via affratellati. Non è una bella vittoria?”

50. “Oh, molto!”, si rallegra Isa-i. “E l’altro segno?”

- “E’ successo con il mezzo diavolo, quello che si chiama Hassmas. La cella…”. Jussbala abbassa la testa, consapevole della colpa. “Sai, Isa-i”, dice titubante, “il primo servo della città ne ha abbastanza della prigione. Il pavimento è tutto umido e i prigionieri ottengono di rado paglia fresca. Hassmas ha difficoltà di respiro (asma).

51. Quando sono venuto da lui, io stesso mi sono spaventato. L’ho portato in una camera. Ad un tratto ha pianto, terribile, come un bambino, ha maledetto i suoi genitori e che non sarebbe mai stato bene nella casa di Amoz. Lo avrebbero tormentato degli spiriti. Sarebbe contento se dovesse morire, allora sarebbe finita ogni malvagità. Solo una cosa lo preoccupa: avrebbe un figlio che si aggiri presso gente forestiera e diventi cattivo come suo padre e come suo zio. Se lo si potesse aiutare…”. Il giudice va di nuovo avanti e indietro.

52. “Il pentimento è un buon segno”, dice Isa-i. “Forse può rimanere vivo; non di rado è meglio quando l’aldilà continua ad ammaestrare. Fa cercare il ragazzo. Quanti anni ha?”

- “Hassmas ha indicato circa quattordici anni. Già tardi per drizzare un alberello storto. Possono aiutare la preghiera, severa disciplina e buone parole. Ora vogliamo andare da Hassmas”.

*

53. A costui il medico fa prendere qualcosa. Hassmas si china quando sente che sarebbe venuto il figlio di Amoz. “O guaio, il giudizio!”, grida forte.

- “Non necessariamente; dipende come ti comporti”, dice intenzionalmente severo Isa-i.

- “Ah, è uguale? Devo morire?”, ansima il malato.

54. “Vuoi morire volentieri?”, chiede il profeta.

- “Volere…? Nessuno lo vuole, quando arriva la fine. Piuttosto, in prigione! Perché, che cosa ne avrei, se venissi liberato? Nessun uomo mi darebbe un pezzo di pane oppure un tetto; nessun lavoro né guadagno. Dovrei crepare come una bestia”.

55. “Da bambino eri pronto per ogni malfatto. Tu stesso devi pagare tutto, non vi è nessuno fra Dio e te”.

- “Nessuno?”. Una tosse cavernosa toglie al prigioniero il fiato.

- Isa-i aiuta gentile. “No, nessuno”, risponde. “Ma Dio vede anche quando uno mostra pentimento e cerca di riparare l’ingiustizia”.

56. “Ti posso restituire gli anni che il vecchio ti ha rubato? Anch’io c’ero”, si lamenta Hassmas.

- Isa-i dice mite: “Gli anni non si possono recuperare, e una ingiustizia rimane commessa. Ma ci si può dare da fare servendo, per ripagare la colpa in questo modo. Se lo vuoi fare seriamente, allora il Signore aiuta e trovi lavoro e il tuo pane”.

57. Il malato ansima: “Non so se lo posso”. Un piccolo sorriso rende quasi bella la faccia brutta.

- “DIO lo vuole tentare con te, anche se Egli ha da impiegare molta Longanimità per te e per tuo figlio”.

- “Mio figlio? Ah, se soltanto non debba morire così miseramente, che nessun sacerdote lo perdona e…”

58. “Nessun’Altro estingue il malefatto, se non il Signore! Hassmas, guarirai. Allora sii per me un buon servo e a tuo figlio voglio essere un padre”.

- Com’è venuto sulle ginocchia l’esausto fino alla morte? “Oh, avete compassione di me? E tutto il peso che mi ha tolto di giorno il respiro, che mi ha inseguito terribilmente di notte, può essere pareggiato? Sii certo, profeta del Signore, lo farò…”. Ricade nella sua febbre.

- “Curatelo”, ordina Isa-i, “presto guarirà. Nel campo può costruire una capanna, e quello che costa lo pago io”.

- “La metà viene su di me”, corregge Jussbala.

*

59. Il ragazzo viene cercato. Lo porta un servo della città, trascurato, sporco e selvaggio come uno sciacallo. Costa fatica ammansirlo. Isa-i ce la fa. Tutta Gilead parla di un miracolo, …così cambia il cattivo sangue. Fedele quasi come un cane, il ragazzo è attaccato al profeta, ed è triste che intanto deve rimanere in Gilead. “Fra pochi anni puoi sempre camminare con me”, lo consola Isa-i.

60. Gli portano molti bambini che devono guarire dalla malattia o da qualche vizio. Con quale gioia lo fa. Il suo essere è simile ad un salvatore; e i piccoli, quasi colmi di paura, alcuni persino astuti, diventano bravi e lo obbediscono alla parola. Vecchi e giovani, con o senza malattia, con pena animica o corporea, trovano ogni giorno la via nella casa di Amoz.

61. Viene forgiato un anello di fede; c’è persino un sacerdote della sinagoga. Con gratitudine nel cuore che non si può quasi misurare, Isa-i torna indietro. E’ stato un mese in Gilead.

*

62. Rimane due giorni in Abel-Mehola, anche in Samaria. Dopo si sente spinto dal Signore, con quell’inquietutinde comunque nota, a Jerusalem. Gli sembra come se Diblaim e Jarat lo chiamassero. Verso sud corre un veloce cavallo.

 

[indice]

Cap. 27

Diblaim, un figlio fedele, torna a Casa – Un esattore e una moneta dal Cielo

1. Isa-i salta dal cavallo bagnato di sudore. Barthomas dalla casa gli viene incontro precipitosamente. Il profeta rinsalda il suo passo quando entra nella casa di Jarat. Dalla Samaria aveva cavalcato a Jerusalem quasi senza sosta. Ha trovato bene tutti gli amici; solo Diblaim giaceva di nuovo malato. Per via della notizia che Jarat lo voleva vedere ancora una volta e di affrettarsi, aveva preso fiato solo brevemente.

2. Un morente gli dà la mano. Isa-i lo guarda, colui che con l’aiuto di Om-Sabra ha aiutato a lenire la miseria e il bisogno. Maphia opprime le lacrime, mentre le due figlie piangono senza sosta. Om-Sabra, Hisrael e buoni amici si sono radunati sperando: ‘Il profeta del Signore può aiutare’. Jarat è poco oltre i settant’anni. Chissa se il Signore arresta l’opera del giorno e l’orologio del cuore di un uomo? Ma l’anima ne sarebbe abbastanza lieta, …dato che può tornare a Casa nel Paese da dove era proceduta?

3. Una domanda: “Isa-i, dove si va?”

- “Nella Luce!”

- “Davvero? Sai, …quelle immagini, …quante volte ho agito in modo sbagliato”.

- Il profeta consola: “Se arrivano immagini prima dell’ora del ritorno a Casa, vengono rimesse sulla Terra e nessun peso entra nell’aldilà. Jarat, desideri tornare a Casa?”

- “A Casa? Sì! Solo, vorrei sapere volentieri dove, e che cosa è la Patria”.

4. Isa-i asciuga il sudore dalla fronte di Jarat. “Le povere anime che prima non hanno mai visto la Luce, vengono guidate alla Luce. Invece le persone dal Campo e dalla vigna di Dio, provenienti dalla Luce, vi ritornano. Dio disse ad Abraham: ‘Esci dalla tua patria e dai tuoi amici e dalla Casa del padre tuo, in un paese che ti voglio mostrare’ (Gen. 12,1). Questo gli è stato indicato più in senso spirituale, e dimostra che la sua Patria è stata UR, un Nome segreto del Cielo, che i grandi angeli conservano in modo muto. Da UR il Padre stesso conduce il figlio, dal Paese della Luce nel paese dell’oscurità.

5. ‘Patria’ significa qui ‘il Regno’; gli amici sono il cerchio nel quale Abraham – come angelo Muriel – era a Casa. Da ‘uscire dalla casa del padre’ risulta, che può agire senza evidente sorveglianza. Questo, meno per sé, perché uno spirito nella Luce si afferma pienamente. Lui è andato – come già quasi tutti gli angeli – per il povero paese forestiero nel Cosmo del mondo della materia. Perciò in aggiunta la Parola: ‘… nel paese che Io ti voglio mostrare’.

6. La via della materia è anche difficile per gli spiriti più alti, ma sempre condotti da Dio-Padre. Così anche tu sei proceduto dal Padre nel paese che Egli ti ha dato, ed hai compiuto bene la tua opera del giorno. Ben per te, la tua ora di morte terrena diventa ‘l’ora del Rimpatrio’! Allora tutto rimane dietro di te; perché solo ciò a cui ci si volta indietro, s’irrigidisce nell’immagine”. (Gen. 19,26)

7. “E ai suoi cari?”, sussurra esausto Jarat.

- “Si può pensare a tutti i cari fino all’ultimo respiro, affinché il Padre-Zebaot li possa benedire ed anche consolare. Soltanto, nessuna anima si deve voltare alla materia; altrimenti vengono con lei le immagini nell’aldilà e là dovranno essere rimessi.

8. Finché avviene una remissione materiale, fino ad allora la porta del ritorno rimane chiusa. Ma chi vede dinanzi a sé soltanto il Cielo, nel momento del passaggio riceve un mantello che respinge l’oscurità del mondo ed ogni paura. Allora