- Rivelazione –

(Dettato ad Anita Wolf nel 1985)

Zaccaria, un profeta del Vecchio Testamento piuttosto trascurato. – Le sue visioni, non facili da comprendere, vengono qui presentate come le ricevette, e perciò chiarite essendo suddivise come nei capitoli della Bibbia.

 

 

Un profeta

(Zaccaria)

 

(522-486 a.C.)

 

profeta_zaccaria

 

Titolo originale: “Ein Prophet”

Traduzione: Ingrid Wunderlich

 

Tutte le opere (in lingua tedesca) vengono consegnate gratuitamente agli amici che cercano la Luce

Per ristampe in lingua tedesca, eventuali offerte e contributi di spedizione sul conto:

Anita-Wolf-Freundeskreis e. V.

Postgiroamt Stuttgart (BLZ 600 100 70), Konto 351 983 709
IBAN-Nr. : DE 56 600 100 700 351 983 709

BIC: PBNKDEFF

Edito dal circolo degli amici di Anita Wolf - C/o Jurgen Herrmann

Hohenfriedberger Strasse, 52 - 70499 Stuttgart

Email:   bestellung@anita-wolf.de.

Sito:           http://www.anita-wolf.de

Questa edizione in lingua italiana è stata curata dal gruppo:

‘Amici della nuova Luce” – www.legamedelcielo.it

Contatti:  info@anitawolf.it

 

 

Indice

Cap. 1       In Silo, Zaccaria è chiamato a predicare - Un angelo lo conduce per mano - Prima visione: un uomo su un cavallo rosso

Cap. 2       Un invito accettato - La seconda visione - Hachalja quale scrivano - La terza visione - A silo il popolo radunato ascolta il profeta

Cap. 3       La quarta visione - Riflessioni sul suo significato - Ancora a Silo dal popolo, con l’angelo invisibile

Cap. 4       Quinta visione - Hortisa viene iniziata - Sulla via, Sebana e Miriam sono risvegliati alla fede, poi in Silo

Cap. 5       Nuovi impegni in casa di Hachalja - La sesta e la settima visione - In Silo gli insegnamenti

Cap. 6       Ottava visione - In Silo Mijamin accusa Zaccaria - Da Matuja fratturato, si scopre la verità

Cap. 7       La nona visione - Dure parole per la Giudea e per i suoi sacerdoti - In Beth-El il profeta scopre un inganno

Cap. 8       Decima visione: la Parola del Signore degli eserciti - Un angelo consola i tre amici - In Silo il profeta con la voce di Dio

Cap. 9       Sarezer attentatore - Undicesima visione – Zaccaria quale oracolo messianico

Cap. 10      Dodicesima visione – In Silo il profeta quale servo di Dio-Padre-Zebaoth

Cap. 11      La visita di Regem-Melech – Tredicesima visione – L’angelo tramite Zaccaria la spiega ai due amici, poi a lui solo – Una Voce parla ai tre

Cap. 12      L’angelo dà la quattordicesima visione e poi la spiega – In Silo è sventato un attentato – Tre superiori presenti all'

Cap. 13      Quindicesima visione – Un giovane la spiega ai due amici – In Silo si attenta alla casa di Matuja – Due parole di scuse – L’adunanza è piena

Cap. 14      Sedicesima visione – L’angelo chiarisce quest’ultima per il tempo futuro – Sul monte, a colloquio col Santo – Gli amici del profeta, quali figli di Dio incarnati

 

 

Personaggi

il Signore-Zebaoth

un angelo          il messaggero di Dio

Zaccaria            il profeta della Bibbia, figlio di Berechja

Asdod               un servo di Hachalja

Ateja                 un rapinato da Matuja

Asrah               3° anziano di Gerusalemme

Bebai                2° anziano di Gerusalemme

Dario                il re in Gerusalemme

Hachalja           amico e aiutante di Zaccaria facente parte

                         del Consiglio degli anziani a Gerusalemme

Hasabar            un uomo giusto

Hirma               una buona conoscente di Hortisa

Hiraele              nipote di Hortisa, di sei anni

Hortisa             una vedova in Silo con due nipoti

Jichri                ex giurista in Babilonia, aspirante principe della Giudea

Kadmiel            un fedele

Kofar                un uomo povero

Kores                un re

Marada             moglie di Kofar

Markes             nipote di Hortisa, di dieci anni

Matuja              uomo ricco, avaro

Miriam             moglie di Sebana

Mijamin            amico di Matuja

Ramanda          donna aperta

Regem-Melech  amico di Matuja

Romaseth         1° anziano di Gerusalemme

Sarezer             amico di Matuja

Sebana              uomo aperto alla fede

 

I capitoli del libro coincidono con i capitoli biblici di Zaccaria

 

 

Prefazione all’Opera    (a cura di Joseph Brunnader)

 

 

 

 

Cap. 1

[Zacc. 1,1-6]: [1]Nell'ottavo mese dell'anno secondo del regno di Dario, fu rivolta questa parola del Signore al profeta Zaccaria figlio di Barachia, figlio di Iddò: [2]«Il Signore si è molto sdegnato contro i vostri padri. [3]Tu dunque riferirai loro: Così parla il Signore degli eserciti: Convertitevi a me – oracolo del Signore degli eserciti – ed io mi rivolgerò a voi, dice il Signore degli eserciti. [4]Non siate come i vostri padri, ai quali i profeti di un tempo andavan gridando: Dice il Signore degli eserciti: Tornate indietro dal vostro cammino perverso e dalle vostre opere malvage. Ma essi non vollero ascoltare e non mi prestarono attenzione, dice il Signore. [5]Dove sono i vostri padri? I profeti forse vivranno sempre? [6]Le parole e i decreti che io avevo comunicato ai miei servi, i profeti, non si sono forse adempiuti sui padri vostri? Essi si sono convertiti e hanno detto: Quanto il Signore degli eserciti ci aveva minacciato a causa dei nostri traviamenti e delle nostre colpe, l'ha eseguito sopra di noi». [7]Il ventiquattro dell'undecimo mese, cioè il mese di Sebàt, l'anno secondo di Dario, questa parola del Signore si manifestò al profeta Zaccaria, figlio di Iddò.

 

In Silo, Zaccaria è chiamato a predicare – Un angelo lo conduce per mano

Prima visione: un uomo su un cavallo rosso

 

1. Silo, quella piccola vecchia città nella quale quasi cinquecento anni fa stava seduto il grande veggente di Dio, Samuele, giudice ed aiutante dei poveri, una volta davanti al Tabernacolo di Dio, che Giosuè, al rientro in Canaan, aveva eretto proprio così come Mosè l’aveva costruito nel deserto sotto la diretta guida di Dio, con tutte le magnificenze di miracoli, con quell’alto Atma che sa dare eternamente solo UNO.

2. Proprio là – intorno all’anno 520 a.C. – un uomo sta seduto profondamente interiorizzato, non sente il mondo circostante, poiché ha sentito una ‘voce’, piana e comunque così possente, che ha creduto dovesse sollevare il mondo e l’universo dai cardini, e lo ha così deliziato, da fargli scorrere le lacrime lungo le gote. Al profeta Zaccaria è ancora sconosciuto ciò che può sentire e cosa deve annunciare, ‘la chiamata al pentimento’, al rinnovamento dell’uomo.

3. “O Signore, come devo parlare? Se è la mia voce, nessuno mi ascolterà se dico: ‘Così parla il Signore’, allora chiederanno dove saresti stato nel lungo tempo della prigionia, oppure dell’oppressione. Ancora molti del popolo sono all’estero, il paese giace nella maggese[1], ci sono solo capanne dove dimorano dei poveri. Mi si deriderà al massimo se io dico: “Così parla il Signore!”

4. Allora accanto a lui sta una Luce. E’ il Sole che manda già i suoi raggi accanto alle nuvole? E’ ...?

- “Perché hai paura, se DIO t’impone le Mani e tu devi portare ciò che sta nelle Sue Magnificenze?”

- “O Signore Zebaot, che cosa succederà con me? Non sarò più io”.

- “Da ora in poi non lo devi nemmeno più essere, ma sarai solo la voce che riferirà ciò che ti verrà dato”.

- “E che cosa?”, chiede l’uomo silenzioso.

- “Ti chiederai del perché dirai qualcosa che non avrai pensato, che non volevi nemmeno dire per via dello scherno. Resta qui, ed Io sarò con te, invisibile; così l’uomo deve pensare che sei tu ad ammonire.

5. Presto ti accorgerai come scherno e derisione spariranno perché, ecco: re Kores, più giusto: il Signore Zebaot ha ricondotto il popolo. Oh, sì, si giubilerà ad alta voce, si comincerà a ricostruire, soprattutto il tempio a Gerusalemme. Ma tu avrai già sentito che si ringrazia l’Altissimo? Certo, fra questo popolo ce ne sono solo alcuni, ma nemmeno una decima, che Dio potrebbe esigere per poco. Per via di questi pochi, DIO aiuterà, …adesso e sempre”.

6. La luce è scomparsa, Zaccaria sa: ‘Era un angelo di Dio’. Lui sente ancora la sua vicinanza, come prima quando vedeva la figura di luce. Quando riflette ed esamina ancora un po’ ciò che gli è capitato, perché proprio lui può avere la Grazia, arrivano un paio di uomini sulla stretta via.

- Li sente litigare: “A che serve al nostro popolo di essere ritornati? Infine, abbiamo vissuto veramente bene presso l’Eufrate. Ma, …qui?”, colui che parla stende le mani. “Nient’altro che devastazione e macerie. Di questo si deve vivere?”

7. ”Hai ragione, Kofar”, finisce un uomo più anziano di nome Hasabar. “tuttavia, siamo ritornati. Non durerà a lungo, allora avremo di nuovo raccolto la ricchezza. Dato che siamo diventati piccoli, da quando tutta l’Israele è stato deportato 200 anni fa, non è facile diventare di nuovo un grande popolo. Prima, una volta, ricostruire, e ognuno deve muovere le sue mani. Ribellarsi non ha senso”.

8. ”Hah”, si annuncia un terzo che ha portato da Babilonia molta ricchezza e non ci pensa di darne qualcosa ai più poveri. “Io da parte mia ho già costruito una casa, ognuno se la deve vedere da sé come può continuare”.

- “Hai detto bene, Matuja”, Kofar è irritato, lui ha portato con sé poco. “Sei stato abile a fare amicizia con i pagani”.

- “Niente invidia”, ride Matuja, ognuno era libero ad essere furbo. “Ma adesso questo non è il discorso; vogliamo riedificare Silo com’era ai tempi di Giosué e di Samuele”.

- “Affratellarci con i pagani? – Quale onta!”, mormora un altro.

9. “Il Tabernacolo di Dio?”, Zaccaria si è avvicinato subito agli uomini ai quali se ne sono aggiunti pure altri, uomini e diverse donne.

- “La ‘barba da latte’ vuole ragionare con uomini maturi?”, Hasabar attacca Zaccaria. Ma allora all’infuriato è come se non potesse toccare nulla. Stupito, abbassa le sue mani, perché ora Zaccaria sta lì, alto ed eretto, con un vero sguardo di fuoco. Quanto ha detto il vero l’angelo: ‘Non saprai quello che dici, perché nulla proverrà da te: sarà la Voce di DIO!’

10. “Così parla il Signore: ‘Vi voglio condurre in un paese forestiero, perché Io sono diventato per voi forestiero. Avete osservato il Mio comandamento che vi era stato dato tramite Mosè? Avete osservato ciò che il Mio Giosuè aveva ordinato nel senso puro? Avete condiviso fra di voi il pane, quando uno ne aveva poco? Vi siete piegati a coloro che giacevano a terra? Esiste un ‘sì’? Esiste un ‘no’? Che devo fare Io, il Signore, con voi, con coloro che non badano più alla Mia Parola?

11. Sapete voi quanto dura la vostra vita? Dove sono i vostri padri? Se ne sono andati e nessuno li ha più visti? Se e dove vivono, …voi lo sapete? Se lo potete dire a ME, allora vorrei ben levare le Mie Mani su di voi. Ma voi siete tornati a casa estranei, IO vi sono diventato estraneo!

12. Toglietevi dalle vostre cattive vie! Lasciate stare il vostro cattivo fare! Ma chi vi vuole badare? Chi vuole obbedire alla Mia chiamata? Devo IO dire dei numeri, che stanno scritti nel Libro della Vita, oppure coloro, troppi di voi, dei vostri padri, che non volevano sapere più niente di Me, e vi ho comunque condotti a casa?

13. Voi dite: ‘Lo ha fatto re Kores, perché il Dio dei nostri padri ci è rimasto lontano’. Oh, voi stolti! Che cosa sapete voi della Mia santa Presenza? Come, so condurre Io ogni uomo, ogni smarrito? Se lo faccio nella vostra breve vita attraverso una bassa condizione, sofferenza e tormento, allora accusate Me, il Creatore di ogni Vita. Ma mai voi, che avete preparato da voi stessi la fatica.

14. Se qualcuno si è elevato, allora credete orgogliosi che lui stesso abbia raggiunto l’alta meta del mondo. Questo, potrebbe appunto valere così, se in ciò il cuore rimanesse colmo di umiltà e conoscenza. Ma questa manca alla maggior parte di coloro che hanno l’anima misera. Non è così che ho dovuto far dire la Mia Parola e il Mio Diritto, tutto ciò che vi ho fatto sapere attraverso dei buoni servi e profeti, ai vostri vecchi: ‘Come noi abbiamo fatto a DIO, così Dio Zebaot ha fatto a noi!’. E oggi?

15. Voi vi credete migliori dei vecchi, dei quali alcuni si erano rivolti a Me con la richiesta: ‘Signore, perdona!’, ed hanno intrapreso la buona via. Ma non dite: ‘Noi sappiamo che esiste un Dio, come lo ha insegnato Abramo! E lo crediamo!’. – Che cosa credete? Non servono le parole! E una fede senza opere è come un vento che passa e non c’è più [Giac. 2,17]. Non diteMi che ora siete seduti su posti vuoti, che il paese sarebbe devastato e vuoto. Oh, così è nei vostri cuori, che potrebbero comunque elevarsi a Me, se soltanto lo volessero seriamente.

18. Voi che siete radunati, volete agire come i vostri padri, deridere il Mio servo quando dice di aiutarvi nel guidarvi alla Mia Parola. Ma IO stendo le Mie mani e nessuno gli potrà fare del danno! Chi ha ancora una piccola scintilla di fede, si lasci istruire, perché IO gli mostrerò delle immagini, e Chi, che cosa e come Io sono!”

- Matuja mormora: “Quante chiacchiere. Ma com’era, così sarà ancora. Ci sono i ricchi e ci sono poveri; il mondo non cambierà”.

17. “Presentati dinanzi al Mio Volto, se lo osi”, esclama una voce, “ed Io ti dirò, chi e che cosa sei tu!”

- Matuja retrocede, con lui ancora molti che temono la resa dei conti, perché conoscono bene la loro ingiustizia, ma non l’ammettono, – non davanti agli uomini, non davanti a Dio, del Quale sanno che LUI è!

- “Le povere anime che Mi supplicano, che si convertono, le elevo a Me. Ma chi non si lascia elevare, dica lui stesso: ‘Come deve trovare una via verso di Me?’

18. Il mondo è un pianeta creato da ME, uno scopo di salvezza senza pari, non è né cattivo né buono nel senso umano. Ma sarà così: ‘Finché esiste il posto di Grazia, in genere cambierà poco!’. Solo nel su e nel giù delle vie ci saranno pochi buoni e molti cattivi, finché alla fine il Mio ‘Alt’ traccerà come SALVEZZA la riga finale. Questo è ancora lontano nel tempo e il suo ‘adesso’ non ha bisogno di comprenderlo. Guardate a voi che vivete ora, affinché siate di nuovo da inserire nel Mio popolo della Luce!”

19. Kofar il povero, che possiede ancora un cuore buono, osa domandare: “È la nostra Giudea, la nostra Beniamino, che risultano come ‘popolo’ del Signore? Dagli avi non sappiamo altro di ciò che dicevano: ‘Noi siamo il popolo dell’Altissimo’. Ma se ...”, A Kofar si blocca la lingua, “...se ci sono appunto molti cattivi, come può essere chiamato ‘il popolo di Dio’

- Intorno all’interrogante è come un soave soffio. Fa un passo in direzione dove vede stare Zaccaria, e pensa: ‘Là sta Dio!’. Perché questa voce – non può essere di un uomo.

20. Dalla folla che si sta ingrandendo giungono chiamate attraverso le file: “Ascoltatelo, Dio ci vuole aiutare!”

- “Lasciate che ci convertiamo tutti, all’estero abbiamo perduto molto del nostro Dio!”

- Ed altri: “Si vanta soltanto”, è inteso Zaccaria, “quello che abbiamo bisogno non è un insegnamento, ma aiuto. Dal Cielo non ne è venuto ancora nessuno su di noi!”

- “Taci, ammutinatore, altrimenti viene Dio su di noi, come una volta su quella frotta di Core!” [Numeri cap. 16 – la ribellione di Core]

21. “Il nostro Dio nella Sua ira ci deve condurre ancora oltre che a Babilonia, nel cattivo paese pagano? Andate all’inferno, tutti litiganti, io faccio pace con Dio!”. Questo buon desiderio, anche se esclamato più per paura, urta una folla maggiore. Irrompe attraverso quella prima fila che sta ancora davanti a Zaccaria. “Aiutaci, o uomo di Dio”, esclamano in coro, “insegnaci la giusta fede!”

22. Zaccaria è lieto interiormente. Ci sono ancora dei buoni fra il popolo. “Tu, Signore, insegnami, affinché io possa insegnare”. Come già prima, lui percepisce la vicinanza di un angelo e percepisce solo la parola: ‘Su incarico e nella volontà del nostro sommo Signore, il Padre della Misericordia, posso essere con te e devi insegnare molto, devi vedere molto. Raccogli il piccolo gregge e sappi che diventerà più grande, perché da te si verrà da lontano’.

23. “Ah, angelo di Dio”, sospira profondamente Zaccaria, “sono solo un piccolo uomo, un uomo da poco. E se ora dovessi comunque diventare profeta, allora non esisterà nessun paragone con i nostri veri grandi che sono passati attraverso Israele: un Elia, un Isa-i (Isaia), un Daniele e come si chiamano tutti. Allora con me le cose staranno davvero magre in questo campo, perché io ...”

24. “Vuoi ragionare, tu, piccolo uomo? Ma se il Santo, il nostro Dio, ti ha eletto, chi vuoi interrogare su ciò che è grande e ciò che è piccolo? Non dovresti sapere che il Creatore, nella Magnificenza della Sapienza, ha dato al popolo degli uomini, ogni tempo? Molto e poco; chiedi se questo vale dinanzi all’Altissimo! Oppure, chiedi come il cuore dell’uomo sia maturo e volenteroso?”

25. “Oh, ora ho fallito e non ho nemmeno cominciato a fare ciò che Dio mi ha prescritto. Allora le cose stanno male, ed io domando se posso sentire e riferire la cosa alta della Parola”.

- “È bene se ti pieghi, ma sarebbe meglio se anche tu, come tutti, ti lasciassi elevare a Dio. Egli conosce la via di tutti gli uomini, la Magnificenza della Sua Volontà non perde nulla. Quindi aspetta e confida in Lui. E’ Lui che ti guiderà”.

26. Adesso Zaccaria si sente del tutto strano, sente una forza che non conosce, non ne deve disporre. E comunque gli è data, affinché possa operare. Anche delle persone che stanno presso di lui e non sono diminuite, anche se la maggior parte aspetta per curiosità che cosa verrà ancora, di cui molti ne sono toccati, vorrebbero di nuovo volentieri imparare la buona fede.

27. Oh, sì, Babilonia ha arraffato molto del vero essere, anche se certi cosiddetti pagani e re si sono lasciati istruire da Daniele (vedi “Babilonia, tu grande”) ed hanno molto rispettato lui, il profeta. Dipendeva e dipende da ognuno, se lascia cadere inosservato il Bene della salvezza oppure se l’ha conservato in sé con questa conoscenza: ‘Non si può distruggere la fede del mio cuore!’

28. Pure così, con tutto il difficile, su e giù, si è ritornati a Canaan. Non c’è da stupirsi se ci si lascia di nuovo guidare faticosamente laddove DIO vuole condurre ciascuno. Non è intesa la Canaan esteriore, è la LUCE, il REGNO, che è imperituro, mentre tutti i regni di questo mondo sprofondano in macerie e dimenticanza.

29. Zaccaria conosce e percepisce tutto questo. Anche se è ancora giovane con gli anni, ma è già abbastanza maturo per comprendere gli uomini, osservarli, sicché e quando sono cattivi, …per il vissuto all’estero. Quindi fa un gentile cenno: “Ritornate qui di nuovo stasera in questo posto di Grazia, dove stava il Tabernacolo di Dio, dove abbiamo avuto proprio adesso la Sua Parola. Vedete, ve lo dico in umiltà e modestia: un angelo è venuto da me e lui ci istruirà, anche se ve lo potrò trasmettere io. Credetelo sempre: ‘Il nostro Dio, che ci è vicino, ci aiuta in tutta la nostra afflizione!’

30. Non pensate dapprima ai bisogni del mondo, pensate alla vostra anima se è diventata pura e chiara, pensate a quanto c’è ancora da spazzare, affinché il nostro Padre che è nel Cielo e sta comunque presso di noi, cosicché si fermi da noi con la Sua PAROLA (Giov. 15,7). Conserviamo dentro di noi la Sua Parola, allora siamo del tutto in LUI. Allora potrà venire ciò che vuole: la nostra vita, quell’altra, non di questo mondo, starà eternamente nel Tabernacolo di Dio.

31. Non è ciò che per noi era e deve rimanere comunque santo, che Giosuè ha salvato dal deserto e l’ha edificata in questo luogo, eterno simbolo di Grazia. …no, quella è la nicchia, l’alta custodia di Dio, prevenzione e protezione, scudo dell’Altissimo, come cantava Davide e l’ha chiamata il Signore, Rocca, Fortezza e Aiuto (Salmo 18,3). Chi si dà a questa protezione, si troverà al di fuori del mondo, anche se vive ancora sulla Terra.

32. Giustamente siamo stati interrogati dove siano i nostri padri che ci hanno preceduti. Noi sappiamo che vivono, ma non dov’è ora la loro esistenza. Oh, sì, Dio ha insegnato già dall’antichità che nessuna vita passa, perché Lui, il Creatore, l’ha attinto dalla Fonte della Vita dell’eternità per il Suo popolo di ‘figli’. Chi è il Suo popolo? Noi pochi che ci chiamiamo ‘giudei’! E gli altri popoli? Daniele vide il numero e non li poteva contare, ma ha solo detto, migliaia di volte migliaia e diecimila molte diecimila. Se è così, e non ne vogliamo dubitare, allora è vero: nessun popolo del mondo, altro non è, che ancora il ‘popolo del Signore’!

33. L’Eterno ha fondato per l’eternità il Suo Regno, mentre la materia passa come ogni uomo, come ogni creatura. Guardate là dove l’Altissimo ha eretto il Suo Trono e la Sua Città, il maestoso simbolo ‘Santa Luce’! Non siate tristi quando la Gerusalemme della Giudea, bensì un simbolo di quella alta Città, perderà il valore del mondo [Apoc. 21,16]. Peregriniamo verso la Città di Dio nel cuore e nella fede, che Dio-Zebaot Si è eretta. Solo in essa c’è la vera Vita, solo là rimaniamo nella Sua prevenzione e protezione. Là lasciateci guidare dalle Mani di Grazia, quando la nostra piccola opera giornaliera sarà compiuta”.

*

34. Lentamente se ne vanno, alcuni profondamente toccati, altri scuotendo di nuovo la testa, perché pensano che costui è solo un fantasioso. Andare via? Angeli.? Certe cose non esistono più. Forse una volta, al tempo di Abramo, di Mosè, hm .... Giosuè deve aver lottato con un angelo a Gerico. Tuttavia ci si preoccupa ancora, il perché la voce tuonava potente, non come quella del giovane uomo.

35. Questo ‘giovane uomo’, Zaccaria, con un cuore colmo d’amore e colmo di cordoglio per via dell’incomprensione, non si accorge e non ha voluto accorgersi che Dio, il Clemente, è venuto per consolare, per rialzare, per salvare le anime dal mondo nel quale sono catturate così tante. Lui segue le persone, ma poi fa una svolta.

36. Qui a Silo, non molto lontano dalla piazza del Tabernacolo di Dio, stava una volta la sua casa paterna, prima che venissero deportati a Babilonia, settant’anni fa, dove pesino lui, Zaccaria, era nato, ed ancor prima di quella svolta di grazia, quando re Kores ha lasciato andar via tutto il popolo, lui ha dovuto seppellire i genitori. Della bella casa non è rimasto nulla, le mura sono quasi del tutto distrutte. Ma ha trovato ancora una camera, che ha ristrutturato a fatica e dove può dormire.

37. Là si siede su uno sgabello, pregando: “Signore Iddio, Padre nostro Zebaot, hai steso le Tue mani, così e non diversamente è sempre stata la Tua Bontà e la Tua Misericordia. Non fa niente se ora vivo così miseramente e – certamente è sbagliato – (ma) è già stato giusto che ultimamente in Babilonia si è vissuto male. Ma prima? Ci si è dimenticati come molti uomini, donne, bambini, sono morti miseramente e persino il tuo grande Daniele ha dovuto soffrire a lungo, prima che i re lo hanno riconosciuto (vedi “Babilonia, tu grande” e Dan. cap.6).

38. Qualcosa di buono ha potuto procurare, insegnare, aiutare – sono pochi quelli che pensano a ciò con gratitudine, pur avendone già perso ancora molto. Se Tu vuoi e mi hai chiamato, …ecco, Signore fammi operare secondo il Tuo Compiacimento ed aiutare il popolo, per l’interiore, che è molto più importante che ogni aiuto per il corpo. Certo, anche per questo si deve provvedere nella giusta misura. Soltanto, si pensa anche troppo volentieri all’esteriore e ci si dimentica che cosa prepara la Tua eternità.

39. Non sto io pure seduto miseramente fra le mura? Non ho qualche volta mangiato nulla? Ed hai sempre aiutato, …eterno e fedele Dio e Signore! Non posso portarTi nessun dono, eccetto il mio cuore, la mia anima, il mio spirito e la mia mente, che si rallegra della Tua Grazia. Se a Te, Santo, basta questo poco, allora accettalo nelle Tue buone mani di Padre”.

40. Tramite la meditazione interiore in preghiera, Zaccaria non si accorge che vicino a lui è giunta nuovamente la Luce. Solo, quando sente una mano sulla sua testa, alza gli occhi. E’ ancora quasi solo un bagliore che vede, solo gradualmente la Luce diventa figura e si siede accanto a lui, che dallo spavento beato si scansa. ‘Ma sono io, degno, quando ora mi diventa visibile l’angelo di Dio?’. Così vicino, quasi umano, e il gentile calore che lo avvolge? Io non sono migliore di quelli che mi hanno lasciato e – forse – vogliono ritornare.

41. “Mio amico dalla Luce”, dice l’angelo, “Ti preoccupi troppo per i fratelli, per le donne e i bambini, e non hai nemmeno dimenticato gli animali. Ciò è bene, perché con il poco che ti è rimasto, sei soddisfatto e grato, mentre altri gettano davanti ai piedi del Creatore la loro lite ed accusa. Loro pensano che lo possono fare. – Credi tu che la Luce, il Santo, accetti il mormorio? Questo non abbandona nemmeno il mondo, per non parlare se penetra più in alto di quanto vola un uccello”.

42. “Oh, angelo di Dio, mi inchino profondamente dinanzi al Signore e anche davanti a te. Credo, ed è persino bene, quando gli strilli non giungono fino al Cielo. Queste potrebbero ancora diventare una benedizione per i mormoratori ...”

- “...una immeritata”, interviene l’angelo.

- “Si, sarà così, perché immeritata è la Grazia di Dio, altrimenti, …posso dire ciò che penso?”

- “Altrimenti non sarebbe proprio Grazia”, scopre l’angelo il pensiero.

43. “Esatto, Zaccaria. Di per sé ogni Grazia è immeritata, ma sappi anche: si può meritare la Grazia di Dio in seguito, quando la riconosci, quando ci si sforza a deporre l’abito del mondo, per liberare del tutto l’anima. Allora naturalmente la Grazia, passando dalla Misericordia, diventa una Benedizione rivelata, come con te”.

- “Con me?”, si stupisce Zaccaria.

- “Sì, la Benedizione di Dio opera, ma anche ...”

- “Lasciati interrompere, altrimenti rattristi Dio, cosa che certamente non vuoi”.

44. “Tu sei l’angelo di Dio e vedi il mio cuore. Non voler mai rattristare Dio l’ho imparato fin dall’infanzia. Solo malgrado la volontà, la riuscita è sovente magra”. (Rom. 7,18)

- “Non temere troppo ed ammetti, se l’Amore del Padre non cancella qualcosa, ciò che manca, che l’uomo non riesce a fare pienamente.

45. Inoltre hai creduto che sarebbe bene abitare miseramente ed hai solo delle mura, non c’è nemmeno un vero tetto. Prima che tu veda quelle immagini che Dio ti vuole lasciar vedere, sia prima inserita un’altra”. La mano dell’angelo si posa di nuovo sulla testa di Zaccaria e lui si sente di nuovo come fosse rimosso. Gli si mostra il futuro, come il Santo, viene sulla Terra come Redentore, molto povero esteriormente, ricco di tutti i sacrifici che Lui stesso mette sul Suo luogo del Sacrificio.

*

46. Zaccaria si risveglia profondamente scosso, gli è sembrato come un sogno, tutta quell’immagine è penetrata nella la sua anima. “O angelo di Dio”, ansima l’uomo, “questo – non – oh, no! E’ impossibile ...”

- “Che cosa è impossibile per Dio?”, chiede severamente. “Non ti abbattere che avresti pensato erroneamente. Quello che fa la Divinità, rimarrà quasi sempre incompreso per gli uomini, perché attaccati alla materia. Se si tratta solo della vita reale, non è uno sbaglio. Ma dove nonostante il sapere, vengono allontanate la conoscenza e la fede, rimane un peccato. Questo dev’essere espiato! Nemmeno gli alti principi lo riconoscono in piena misura: anche se la percepiscono e – detto così – lo sanno in segreto.

47. Ma ora devi vedere ciò che puoi portare ai volenterosi. Pur essendo solo, io ci sono visibilmente; rimango invisibile al povero gregge. Nessuno deve credere per costrizione, non porta a nulla. Lasciarsi elevare a Dio dalla libertà della coscienza porta la benedizione della fede dall’Eternità”. – Zaccaria non può dire niente, resta muto, colmo di ardente ringraziamento, stringe le mani dell’angelo che si posano nuovamente su di lui. E lui vede[2].

 

(prima visione: i cavalieri)

[Zacc. 1,8-17]: Io ebbi una visione di notte. Un uomo, in groppa a un cavallo rosso, stava fra i mirti in una valle profonda; dietro a lui stavano altri cavalli rossi, sauri e bianchi. [9]Io domandai: «Mio signore, che significano queste cose?». L'angelo che parlava con me mi rispose: «Io t'indicherò ciò che esse significano». [10]Allora l'uomo che stava fra i mirti prese a dire: «Essi sono coloro che il Signore ha inviati a percorrere la terra». [11]Si rivolsero infatti all'angelo del Signore che stava fra i mirti e gli dissero: «Abbiamo percorso la terra: è tutta tranquilla». [12]Allora l'angelo del Signore disse: «Signore degli eserciti, fino a quando rifiuterai di aver pietà di Gerusalemme e delle città di Giuda, contro le quali sei sdegnato? Sono ormai settant'anni!». [13]E all'angelo che parlava con me il Signore rivolse parole buone, piene di conforto. [14]Poi l'angelo che parlava con me mi disse: «Fa’ sapere questo: Così dice il Signore degli eserciti: Io sono ingelosito per Gerusalemme e per Sion di gelosia grande; [15]ma ardo di sdegno contro le nazioni superbe, poiché mentre io ero un poco sdegnato, esse cooperarono al disastro. [16]Perciò dice il Signore: Io di nuovo mi volgo con compassione a Gerusalemme: la mia casa vi sarà riedificata – parola del Signore degli eserciti – e la corda del muratore sarà tesa di nuovo sopra Gerusalemme. [17]Fà sapere anche questo: Così dice il Signore degli eserciti: Le mie città avranno sovrabbondanza di beni, il Signore avrà ancora compassione di Sion ed eleggerà di nuovo Gerusalemme».

 

48. Quando la prima immagine passa, il giorno sta per finire e si ricorda che aveva chiamato la gente sulla piazza del santo Tabernacolo. Corre velocemente là, pensando: ‘Era meraviglioso quando era con me il caro angelo di Dio’. – “Ma fermo!”, viene richiamato all’ordine. ‘Lui non è andato via, sento il suo luminoso calore e la vicinanza. Grazie, grazie mio Padre-Zebaot’.

49. Nel frattempo è arrivato. Quando ci si immerge nello spirito, è il suo pensiero, è sempre ancora come se ci stesse il Tabernacolo, come Mosè l’aveva edificato, che Giosuè aveva potuto portare qui. Quale Bontà! C’è molta più gente di quanto c’era prima, ed altri seguono ancora. Kofar, Hasabar e Matuja stanno insieme, quest’ultimo bisbigliando: “Non ne uscirà molto. Che cosa vuole portare adesso il giovane uomo, quello che noi anziani non sappiamo già?”

50. Hasabar alza leggermente le spalle: “Aspetta. Se porta qualcosa di buono che è utile per il nostro popolo, allora ascoltiamolo. Se DIO lo ha chiamato, …e non ne vorrei dubitare, può portare qualcosa che noi non sappiamo ancora, oppure l’abbiamo perduto nella prigionia”.

- “Perduto, l’abbiamo molto”, interviene Kofar, “oppure, lo ripeto: non lo si è più voluto sapere. Per molti, Dio non stava solo lontano, no, Egli stava del tutto lontano, Lo si aveva spinto via lontanissimo. E solo più tardi, attraverso Daniele, ci si è di nuovo risvegliati un po’ alla volta”.

51. Un uomo alto, stando vicino, dice sommessamente: “Sarebbe anche ora se tutta l’umanità, non solo voi pochi, vi svegliaste dal sonno ozioso”.

- “E chi sei tu?”, chiede scorbutico Matuja. “Non sei dei nostri”.

- “Oh, sì che faccio parte di voi! Provengo dagli avi di Neemia, e sono stato da Daniele sull’altura di Dura. (Dan. cap.3 e “Babilonia, tu grande”, cap. 9). Ho visto molto, sperimentato molto, e conosco la storia. Non è ancora passato molto tempo. Oppure…?”

52. “Come ti chiami?”, chiede Kofar, che si sente attratto dal forestiero.

- “Ho ricevuto il nome dalla stirpe: Hachalja. Ci tengo a consolidare un po’ alla volta nel popolo tutto il bene che Daniele ha potuto compiere. Ora si tratta di accogliere altro, perché poco fa ho sentito una voce: ‘Va e dirigiti verso Silo, là conoscerai molto dalla magnificenza di Dio. Proteggi il profeta che DIO ha provvisto – è intesa la protezione esteriore – contro la cattiva animosità. La protezione della luce è da tempo preparata. Per questa non devi preoccuparti’. Ora sono venuto.

53. Per ora si fa silenzio intorno, quando Zaccaria sale su una piccola collina. “Amici, oggi è venuto su di noi qualcosa di meraviglioso. Ma non soltanto perché il SIGNORE ci ha di nuovo condotto nel paese dei padri, ma ci dona anche di nuovo la Grazia della Sua rivelazione. Perché ho visto:

54. Un uomo stava su un cavallo rosso, sotto mirti nel prato, e c’erano cavalli rossi, bruni e bianchi”.

- “Non esistono da noi”, ride Matuja, “abbiamo appena degli asini”.

- Hachalja va verso lo schernitore dicendo a bassa voce: “Se ora non stai zitto, ti porto via da re Kores. Non ti auguro di dover stare zitto per sempre”.

- Matuja si ritira, soprattutto perché diversi lo mettono in guardia. Nel frattempo Zaccaria continua a parlare:

55. “Ho detto: ‘Mio Signore, chi sono questi?’. Presso di me stava un angelo di Dio che mi ha istruito: ‘Sono inviati di Dio che passano attraverso il mondo affinché i paesi si calmino. Io (l’angelo) stavo dinanzi a Dio e Gli ho domandato se ora il peggio fosse passato e il paese e Gerusalemme ora sarebbero stati di nuovo riedificati. LUI mi ha dato nella mano la consolazione, affinché la portassi ai più poveri. A te, Zaccaria, è dato che puoi portare la Grazia di Dio. Predica: Così parla il Signore:

56. “Io ardo per la Mia Gerusalemme e per la Mia Sion, che significa: è per il Mio alto Regno di Pace nella Città-santa di luce che ho edificato prima che un’Opera esteriore uscisse dalle Mie mani. Io infatti ho costruito un luogo prima di attingere dalla Fonte della Vita dei figli per Me. Cosa valgono per Me un paese e una città che sono perituri? Se ero adirato per tutti i pagani, allora chiedo: ‘Chi sono i pagani? Sono quelli nati nel paese straniero, oppure coloro ai quali ho dato la Mia Parola e sono diventati apostati da dimenticare chi IO sia?’

57. Guardate voi stessi nella vostra anima e badate di cambiare, se la Mia Grazia deve rimanere con voi. Io voglio essere misericordioso con tutti coloro che si rivolgono a Me e non parlano da stolti contro colui al quale ho dato la visione nella notte. Chi ovviamente si attiene al mondo, alla caducità dell’esteriore, non potrà incontrarMi, Se lo incontro Io, lo stolto…”, a queste Parole Matuja si è ritirato molto indietro. “…tutti noteranno che costui non vuole arrivare alla comprensione, che non conosce nessun pentimento, nessuna espiazione.

58. Adesso e più tardi si vorrà anche troppo volentieri coniare le Mie parole sull’esteriore, su città e sul Paese, anche sull’uomo ed sul suo atteggiamento; ma Io vi dico: ‘Come Io sono eterno, conserverò per sempre il Mio eterno! Chi si lascia inserire, è custodito’. Dunque, voi uomini che siete venuti nella casa mondana del Padre, pensate che valesse soltanto l’adesso, il vostro paese, la vostra città, il vostro tempio e la povera ricchezza di questo mondo. Molto sbagliato, figli, che non volete ancora ascoltare nel modo giusto, non accorgervi di che cosa si tratta eternamente! Anche se vi aggrappate al perituro, di questo naufragherete, perché rimane solo poco. Attenetevi alla Mia Parola, alla Mia Grazia, allora vi rimane conservato il Mio Eterno!”

59. Strana questa voce. Era Zaccaria che parlava? Accanto a lui ora sta Hachalja, con muto ringraziamento. Il profeta si sveglia come da un sogno. La folla è colpita dalla ‘Parola’, poiché gli uomini pensano ancora alla loro città Gerusalemme, al tempio di Salomone, a tutto ciò che desiderano avere di nuovo. Solo del tutto in segreto, sena ammetterlo, ci si accorge che si tratta davvero di qualcos’altro di tutte le cose che ci rendono mondanamente ricchi e di nuovo lieti, …dopo settant’anni di prigionia.

61. Hachalja conduce via Zaccaria, la gente si disperde. Ma che cosa, che cosa verrà ora?

 

 

[indice]

Cap. 2

Un invito accettato – La seconda visione

Hachalja quale scrivano – La terza visione

A Silo il popolo radunato ascolta il profeta

1. Hachalja è andato nella casa di Zaccaria che è quasi del tutto distrutta. Andiamo male, pensa lui, come posso aiutare? Fuori da Silo, in una insenatura generalmente sconosciuta, ha trovato una casa il cui proprietario, come è dimostrabile, era stato sepolto in Babilonia e non c’è più nessuno. Lui l’ha presa, ha fatto preparare il documento per poter compare la casa. Com’è adesso la situazione del popolo, non esiste un vero governo, ma ci sono gli anziani di Gerusalemme, ancora insediati da Daniele, con i quali può trattare. Se va bene, vuole tenere con sé Zaccaria. Non può dimorare bene nelle rovine dei suoi genitori.

2. Ci riesce anche in pochi giorni e può disporre come proprietario di casa e del terreno. Una sera viene da Zaccaria e lo prega di abbandonare le mura. (Hachalja): “Vieni almeno per adesso, crollerà presto comunque. Il terreno rimane tuo, è già sigillato. Ecco il rotolo”. Glielo consegna al profeta. “Vieni con me nella mia casa, è rimasta in ordine. Ripareremo di nuovo la tua casa appena possibile. Tu sei profeta; solamente: non potrebbero avere anche altri una voce

3. “Tu lo hai già mostrato, sei venuto nel giusto momento per chiudere bocche cattive”.

- “Appunto”, ride Hachalja piano. “Ho ricevuto l’ordine dall’Alto, dove pochi alzano gli occhi. Una voce ha detto: ‘Va a prendere il Mio veggente, deve avere ancora molte visioni, ed è bene che nel mondo gode di protezione!’. Ora eccomi”.

- Zaccaria riflette fra sé e sé. E’ autentico? Sì! Come una mano passa su di lui con questa sensazione: ‘Posso fidarmi’. Stringe forte le due mani ad Hachalja. “Vengo. Il Signore lo vuole così”. Il suo piccolo avere è presto messo in un sacco. Poi lo stupore: Hachalja, appena fuori, pone una lavagna con la scritta e un sigillo: ‘Proprietà di Zaccaria, figlio di Berechja’. Questo basta, e nessuno si approprierebbe del terreno.

4. “Hai una bella casa”, dice lui quando entra nel cortile della casa di Hachalja.

- “Me l’ha data DIO, e penso che EGLI sappia quello che deve accadere, prima di essere venuti alla vita. EGLI si è preso cura di te e di me”. Dopo che Zaccaria ha preso una camera, entrambi gli uomini vanno a dormire.

*

5. Una giovane serva di casa che Hachalja ha raccolto anche dalla via e l’ha aiutato, serve pure una cena. Già nella prima notte nella casa nuova per Zaccaria, viene da lui un angelo che ha già portato la prima visione della Luce. Vi è molto di elevato di ciò che Zaccaria può vedere; ma la maggior parte gliela deve spiegare l’angelo. E’ comprensibile, perché attraverso i molti anni difficili che in fondo ha vissuto come giovane, come non dovrebbe pensare anche all’esteriore, a Gerusalemme, alla costruzione del paese rovinato? Non si preoccupa di se stesso.

6. Alla colazione Hachalja nota subito il viso, gli occhi e l’atteggiamento del suo ospite, così chiari e in qualche modo oppresso, così, …non lo ha veramente nessun uomo nella quotidianità, anche se ha molti pesi. Ma lui aspetta, il profeta parlerà; è certamente bene se lui, Hachalja, venga a sapere ciò che di notte è capitato dal Cielo. Vanno nella camera superiore, là sono indisturbati, soprattutto perché raramente un viandante passa da lì, sovente per delle settimane. Il profeta comincia subito a parlare.

7. “O amico, ho visto una grande immagine quasi incomprensibile. L’angelo me l’ha portata da Dio. Ah, quanto volentieri avrei riconosciuto ed anche supplicato, che il bene riguardasse il nostro povero popolo. Certo, è anche così, perché il nostro Dio non ci abbandona, comunque, nessuno dei Suoi figli. Ora ascolta:

 

(seconda visione: le quattro corna e i quattro fabbri)

[Zacc. 2,1-4]: [1]Poi alzai gli occhi ed ecco, vidi quattro corna. [2]Domandai all'angelo che parlava con me: «Che cosa sono queste?». Ed egli: «Sono le corna che hanno disperso Giuda, Israele e Gerusalemme». [3]Poi il Signore mi fece vedere quattro operai. [4]Domandai: «Che cosa vengono a fare costoro?». Mi rispose: «Le corna hanno disperso Giuda a tal segno che nessuno osa più alzare la testa e costoro vengono a demolire e abbattere le corna delle nazioni che cozzano contro il paese di Giuda per disperderlo».

 

8. Ho visto quattro corna ed ho pensato che portassero il male, e poi anche quattro fabbri. Perché proprio sempre quattro? L’angelo disse: ‘Certamente, l’immagine, come altre, riguardano il popolo fra il quale vivi, perché le quattro corna sono come nemici, ed essi hanno forgiato la vostra sofferenza. Ma è da interpretare in modo giusto, dato che come tu sai, l’Eterno conserva eternamente il Lavoro delle Sue mani.

9. Le quattro corna sono invincibili spiritualmente, sono il Fondamento dell’Essere di Dio, la santa Quadruplicità, che devi ancora imparare a conoscere, perché la Giudea-Israele, credendo di certo in un Dio, non ha provato a penetrare nella ‘santità’ della Divinità, per quanto è possibile. Noi della Luce lo sappiamo. I quattro fabbri significano che Lui, l’Eterno-Santo, non consolida soltanto il Suo Lavoro abituato alla Salvezza, ma provvede per la Liberazione di Base, che è per i poveri caduti, per la prima figlia di Dio e per il suo seguito, in più per tutti gli uomini che rinnegano Dio, oppure persino fanno del male, nonostante la fede. Un’indistruttibile Opera di salvezza!’.”

10. “Questo è meraviglioso”, esclama Hachalja. “Ho sovente riflettuto come Dio fosse veramente costituito. Mi sembrava sempre che nella conoscenza di Lui manchi ancora molto. Oh, Zaccaria, attraverso di te…”, quando questo alza modestamente la sua mano, “…non difenderti, io so che tutto è Dono dell’alta Grazia di Dio. Ma chi lo può portare, vedi, …a costui va anche il ringraziamento. E quanto ringrazio che posso sapere di più del nostro Signore Iddio!”

11. “Così continua ad ascoltare, caro amico, ed è bene che scrivi certe cose, così il Bene della salvezza non va perduto”. Sì, Hachalja aveva subito preparato dei rotoli sul tavolo, al quale sono seduti i due uomini. Ha una mano veloce. Dato che ora Zaccaria, sempre di nuovo riflettendo, parla anche ad intervalli, è facile scrivere le immagini. L’interpretazione che possono conoscere, rimane comunque fissata in loro. Zaccaria racconta la visione:

 

(terza visione: l’uomo con la corda da misurare)

[Zacc. 2,5-17]: [5]Alzai gli occhi ed ecco un uomo con una corda in mano per misurare. [6]Gli domandai: «Dove vai?». Ed egli: «Vado a misurare Gerusalemme per vedere qual è la sua larghezza e qual è la sua lunghezza». [7]Allora l'angelo che parlava con me uscì e incontrò un altro angelo [8]che gli disse: «Corri, và a parlare a quel giovane e digli: Gerusalemme sarà priva di mura, per la moltitudine di uomini e di animali che dovrà accogliere. [9]Io stesso – parola del Signore – le farò da muro di fuoco all'intorno e sarò una gloria in mezzo ad essa. [10]Su, su, fuggite dal paese del settentrione – parola del Signore – voi che ho dispersi ai quattro venti del cielo – parola del Signore. [11]A Sion mettiti in salvo, tu che abiti ancora con la figlia di Babilonia! [12]Dice il Signore degli eserciti alle nazioni che vi hanno spogliato: [13]Ecco, io stendo la mano sopra di esse e diverranno preda dei loro schiavi e voi saprete che il Signore degli eserciti mi ha inviato. [14]Gioisci, esulta, figlia di Sion, perché, ecco, io vengo ad abitare in mezzo a te – oracolo del Signore. [15]Nazioni numerose aderiranno in quel giorno al Signore e diverranno suo popolo ed egli dimorerà in mezzo a te e tu saprai che il Signore degli eserciti mi ha inviato a te. [16]Il Signore si terrà Giuda come eredità nella terra santa, Gerusalemme sarà di nuovo prescelta. [17]Taccia ogni mortale davanti al Signore, poiché egli si è destato dalla sua santa dimora».

 

12. “L’angelo che era con me quasi sempre visibile, mi ha portato il messaggio di Dio. Lui, l’angelo, dovrebbe dirmi tutto. Sì, Gerusalemme verrebbe costruita senza mura con grande quantità di uomini e animali. Quando ho chiesto come potesse accadere questo, che non ci sarebbero così tanti uomini, per non parlare adesso di animali, e ho sentito che oltre al tempio si erigerebbero di nuovo le vecchie mura. L’angelo disse:

13. ‘Non è intesa la città del mondo, anche se quest’ultima, transitoriamente, è una visione secondaria. Il Signore stesso vuole essere come un muro di fuoco intorno alla santa Gerusalemme – il Suo intero Empireo – mostrarviSi magnificamente. Da ciò vedi già, Zaccaria, che la visione riguarda meno il vostro mondo, il vostro piccolo paese.

14. Più avanti nel tempo s’interpreterà tutto in modo mondano e si eviterà la domanda se era intesa la Gerusalemme mondana, che ha appunto le mura, e quant’altro di più. Questo non ti deve pesare, né ai pochi che penetrano più a fondo nella Luce, la verità. Il Signore continua e dice: “Fuggi dal paese di mezzanotte, perché presto avrà disperso i quattro venti sotto il Cielo!”

15. Tu riconosci, Zaccaria, che il paese di mezzanotte (verso nord) è il povero abisso nel quale è caduta la prima figlia del Padre (Lucifero-Sadhana) con il seguito, con tutti gli uomini che vivono malamente. Infatti, proprio questi stendono volentieri le mani verso est ed ovest, verso sud e nord, per prendere i beni perituri di questo mondo. Questi sono i quattro venti inferiori, che non devono mai essere scambiati con il numero di salvezza di Dio.

16. E il Signore continua e dice ciò che devi portare: “Metto e metterò a tutti i pagani, ai miscredenti e ai maligni, delle corde; lancerò la Mia mano su tutti e loro lasceranno cadere il loro bottino, senz’altro perituro, come alla fine il loro corpo cade nella fossa. Ma per questo Io parlo: ‘Rallegrati, figlia di Sion, e sii lieta, perché Io vengo (inteso anche come Salvatore) e voglio elevarvi a Me, affinché possiate dimorare presso di Me!’

17. Con ‘figlia di Sion’ su questo punto è inteso il popolo della Luce, i figli del Cielo che non hanno nulla a che fare con quello in basso. L’angelo ha sottolineato: ‘Potrebbe essere e diventare una buona immagine; ma quando una volta si disprezzerà e si perseguiterà COLUI che viene VIENE, allora sarà anche distrutta queel’immagine, e resterà solo il Nome, senza alcun contenuto di Luce”. Infatti il Signore (l’angelo al posto di Dio) continuò a parlare con me: ‘Voglio guidare molti pagani, affinché stiano con Me (Apoc. 7,9; 7,21e 24; 22,1) e devono appartenere del tutto al Mio popolo!’

18. L’angelo disse: ‘Zaccaria, si tratta sempre dello spirituale, dell’imperituro, anche quando il Signore benedice il mondo terreno, come tutte le Opere del Patto della benedizione. Senza questa non esisterebbe nessuna vita, nessuna sussistenza! Sì, verrà, ma non chiedere di nessun tempo in cui non esisterà più nessuna ‘carne’, come il Signore la chiama, quindi tutto il perituro. Ma l’interiore, lo spirito, l’anima, il cuore di Luce e la mente, …vedi, questo l’Altissimo lo tiene in alto e rimane eternamente di Sua proprietà.

19. Egli partirà dal Suo santo Luogo, l’alto Empireo, e discenderà nel mondo per liberare tutto lo smarrito, per guidarlo di nuovo nella Sua Luce. Ora, Zaccaria, prendi la Salvezza e portala agli amici, ed aspetta la prossima visione. Il Signore rivelerà ancora molto’.

20. Ah, amico Hachalja, questo è – io stesso non so come si può interpretare tutto – ed è comunque chiaro. Ma se con le immagini si tratta solo dell’Altissimo e nulla avviene per il nostro popolo sulla Terra, ‘chi’, domando, ‘mi ascolterà’?”

- Zaccaria lo guarda triste, ma celestialmente lieto. Che cosa vale anche l’esteriore, se un po’ alla volta tutto scompare? Oppure, in ciò: …non è quindi la Grazia di Dio che ci concede di vivere, l’inizio e la fine del proprio piccolo percorso da viandante? Non ha sentito una volta nel sogno, la Parola: ‘Via del co-aiuto’? Si sente abbracciato, e Hachalja non si vergogna delle lacrime che gli cadono sulle mani.

21. “Profeta del Signore”, dice sommessamente lui, “non sospetti ciò che ora ho potuto ricevere, con e attraverso di te, di santo, alto e meraviglioso? Ma se capitasse una volta che ci si vuole opporre a Dio, all’Altissimo, qui nel paese, in Gerusalemme, e – lo si farà – allora per il nostro popolo la Luce andrà perduta per moltissimo tempo”.

22. “Il Signore lo voglia impedire”, esclama Zaccaria. “E, …sì, l’uomo può perdere la Luce per sé; soltanto, …non la spegne in eterno! Così essa sarà conservata anche per il nostro popolo, dalla bontà e dalla misericordia di Dio Padre, forse in un tempo molto lontano. Ma noi non abbiamo bisogno di saperlo. L’eterno Altissimo siede da solo al Comando. Questo ci basta”.

23. “In questo ti do ragione, amico Zaccaria. Ma ora la domanda: ‘Come insegniamo la Luce agli altri?’. Quelli che ti hanno già ascoltato, ritorneranno. Dovremmo comunque portare qualcosa, tu e forse anch’io, essere con te per ordine di Dio, per tenerti lontano i bestemmiatori?”.

- Zaccaria sorride. “Lasciali bestemmiare, anch’io sono solo un uomo come tutti gli altri. La cosa principale è che non si bestemmi DIO, se non si vuol accettare la Sua Parola. Ci si attacca troppo volentieri a tutto ciò che per l’uomo sembra importante”.

- “Domani mattina andiamo a Silo”, dice Hachalja, “allora si vedrà se si è volenterosi di ascoltare la Parola di Dio”.

*

24. “Hm, ascolteranno, ma accogliere, conservare e vivere di conseguenza?”. Zaccaria non è troppo convinto che la Parola elevi ognuno al di sopra del suo povero mondo. Il profeta e Hachalja partono il mattino dopo, non senza supplicare prima la benedizione di Dio. C’è anche da portare con sé del cibo per la via. Dopo due ore di cammino arrivano a Silo e vanno subito al luogo dove stava il Tabernacolo di Dio.

25. Erano state predisposte delle guardie e spie; perché – naturalmente più per curiosità che per vera sete di sapere – si vuol vedere, se e quando il profeta sarebbe tornato e, naturalmente, se lo sia davvero. E’ umano che dopo il lungo difficile tempo si vorrebbe piuttosto il bene, per la vita, molto meno per lo spirito. E gli uomini si radunano già, molti ancor più che la prima volta: Quelli che conoscono Hachalja, si tengono indietro. Ci si informa che ha una grande influenza presso i re e gli anziani di Gerusalemme, i quali cercano di ‘ricostituire’ di nuovo il popolo.

26. Hachalja, che per questo ha uno sguardo migliore che Zaccaria, che pensa alla Grazia che può portare, sorride, perché Matuja sta nell’ultima fila. Che abbia con sé quelli che gli danno retta, non lo deve nemmeno chiedere. Ma è una gioia, perché la maggior parte della gente, ci sono anche donne, aspetta con il volto serio le parole del profeta. Costui si era messo d’accordo con Hachalja, che dapprima dovesse parlare lui a mo’ di saluto. Hachalja lo fa nel migliore dei modi.

27. “Cari fratelli, care sorelle”, dice gentile, “oggi potrete sentire parole di Grazia di Dio, ed io testimonio: io ho già ricevuto tutto, anche se Zaccaria me lo ha rivelato soltanto al mattino. Come nel sogno, sovente ero sveglio, ho visto entrare ed uscire la Luce, chiara e limpida. Se era questa, allora anche le parole e le immagini devono essere state vere come le ha ricevute Zaccaria.

28. Qualcuno fra di voi ...” lo sguardo dell’oratore cade sul gruppo intorno a Matuja, aspramente ammonendo: “…Svegliatevi finalmente, perché la realtà delle immagini di Dio e come sono da interpretare e da riconoscere, non gustano ai superiori. Ammetto volentieri e penso al popolo, che l’aiuto di Dio possa valere per la nostra riedificazione. In più, io credo che il Signore lo farà. Oltre a questo sta lo spirituale, la fede su tutto il mondo.

29. Per primo è da accettare il collegamento con la Luce, per le nostre anime, per la nostra via di ritorno a Dio; allora sono certo; ciò di cui abbiamo bisogno per il mondo, viene dato in aggiunta. Ascoltate il profeta, lui porta ciò che gli ha dato il Santo”. Una buona introduzione e non sono pochi fra questa schiera che desiderano ascoltare volenterosi.

30. Zaccaria riferisce le sue immagini come le ha viste.

- Con i ‘quattro fabbri’ Matuja ride: “Adesso non ne abbiamo nemmeno uno, per non parlare di quattro, che cosa vuoi con tutto questo? Il brontolone si è sbagliato nel conto, persino i sobillati non sono d’accordo.

- Ci sono invece molte voci: “Zitto! Vogliamo prima sentire tutto, e il profeta ci annuncerà che cosa deve significare questa immagine”. Allora Matuja va via. Oh, troverà altrove la gente giusta. E va bene – esiste appunto un Dio che ci ha però abbandonato per settant’anni. Prima si tratta della riedificazione del nostro paese. Allora non è tempo di congiungere in modo pio le mani. Povero uomo, lo scoprirai che il Signore non ha abbandonato nemmeno te, per Compassione, quando suonerà la tua ultima ora terrena.

31. Nel frattempo Zaccaria ha presentato tutte le immagini come le ha riferite ad Hachalja, e le ha sapute interpretare così come lo ha fatto l’angelo. Ed ecco: tutto intorno si fa silenzio, si guarda con solennità. Un uomo, è Kofar, si presenta con sua moglie, Marada, e dice ad alta voce: “Ringraziamo il nostro Dio, il Padre Zebaoth, che non ci ha abbandonato.

32. Adesso che siamo ancora nel bisogno, Lui ci ha aperto il Cielo. O gente, ricordate che dobbiamo cambiare completamente; quanti di noi hanno perduto, tradito il nostro Dio, appunto in Babilonia[3], quando si è trattato di inseguire una salvezza esteriore, anche se a volte si trattava solo della vita. Ora diventiamo di nuovo com’è venuto su di noi, dal tempo del padre Abramo. Lasciateci muovere spirito e mani, allora saremo anche di nuovo tutti felici”.

33. Sei un uomo giusto!”. Hachalja dà la mano a Kofar e a sua moglie. “Se avete bisogno di aiuto, …ci sono sempre io, per quanto mi è possibile, di aiutare ogni bisognoso”. Zaccaria si tiene al di fuori del cerchio che lo ha attorniato. Molti vogliono sentire ancora una parola da lui, non pochi lo ringraziano, e si conclude di radunarsi una volta alla settimana, il sabato, che era di nuovo stato introdotto in questo luogo per loro, comunque ancora degno, dove stava il Tabernacolo di Dio. Attraverso la folla passa un’immensa gioia, quando Hachalja dice che farebbe costruire qui, ma accanto al posto del Tabernacolo di Dio, un padiglione dove ci si potrebbe ritrovare. Prima che tutti si dividano, Zaccaria porta ancora una buona parola:

34. “Fratelli e sorelle, Dio ci ha riccamente benedetto perché abbiamo potuto risvegliarci dal sonno della nostra anima. Io so bene quanto erano gravi i pesi e lo sono ancora, ma con preghiera e diligenza conquisteremo la salvezza. Ora andate, la Pace di Dio sia con voi!”. Ci si divide lentamente, molti stringono la mano a Zaccaria, sfiorano magari solo il suo abito. Ci dev’essere qualcosa, pensa qualcuno, che proprio qui a Silo, nel luogo dove stava il Tabernacolo di Grazia di Dio, ci è stata data di nuovo una nuova Salvezza.

 

 

[indice]

Cap. 3

La quarta visione – Riflessioni sul suo significato

Ancora a Silo dal popolo, con l’angelo invisibile

1. “Oh amico Hachalja”, sospira un mattino il profeta, “è difficile accogliere e comprendere tutto”.

- “La prossima settimana andiamo di nuovo a Silo. C’erano cioè parecchi che hanno preso dimora qui per sentire dell’altro da te. Ma che cosa ti opprime?”, chiede il padrone di casa.

- “Mi sono sentito strano questa notte, è difficile da spiegare”, risponde Zaccaria. “Mi ha schiacciato giù qualcosa e mi ha comunque sollevato”.

- “Hai ricevuto una nuova immagine? In qualche modo l’ho percepito nel sogno”.

2. “Sì, una nuova immagine; e per me è comunque ancora incomprensibile, anche se un angelo me l’ha spiegato”.

- “Racconta, troveremo il bandolo della matassa di Luce per riferirlo, chi lo vuole sentire”.

- “Hai ragione, mi scende nell’anima, perché ho sentito un nome del quale sappiamo quanto forte stava il nominato sotto la Guida di Dio. Nell’immagine aveva un aspetto del tutto diverso di quanto ci è stato tramandato. Ora ascolta:

 

 (quarta visione: il sommo sacerdote Giosuè – il servo Germoglio)

[Zacc. 3,1-10]: [1]Poi mi fece vedere il sommo sacerdote Giosuè, ritto davanti all'angelo del Signore, e satana era alla sua destra per accusarlo. [2]L'angelo del Signore disse a satana: «Ti rimprovera il Signore, o satana! Ti rimprovera il Signore che si è eletto Gerusalemme! Non è forse costui un tizzone sottratto al fuoco?». [3]Giosuè infatti era rivestito di vesti sudice e stava in piedi davanti all'angelo, [4]il quale prese a dire a coloro che gli stavano intorno: «Toglietegli quelle vesti sudice». Poi disse a Giosuè: «Ecco, io ti tolgo di dosso il peccato; fatti rivestire di abiti da festa». [5]Poi soggiunse: «Mettetegli sul capo un diadema mondo». E gli misero un diadema mondo sul capo, lo rivestirono di candide vesti alla presenza dell'angelo del Signore. [6]Poi l'angelo del Signore dichiarò a Giosuè: [7]«Dice il Signore degli eserciti: Se camminerai nelle mie vie e osserverai le mie leggi, tu avrai il governo della mia casa, sarai il custode dei miei atri e ti darò accesso fra questi che stanno qui.

[8]Ascolta dunque, Giosuè sommo sacerdote, tu e i tuoi compagni che siedono davanti a te, poiché essi servono da presagio: ecco, io manderò il mio servo Germoglio. [9]Ecco la pietra che io pongo davanti a Giosuè: sette occhi sono su quest'unica pietra; io stesso inciderò la sua iscrizione – oracolo del Signore degli eserciti – e rimuoverò in un sol giorno l'iniquità da questo paese. [10]In quel giorno – oracolo del Signore degli eserciti – ogni uomo inviterà il suo vicino sotto la sua vite e sotto il suo fico».

 

3. Il sommo sacerdote era indicato con il nome Giosuè, ma vestito con abiti sudici, che non riguarda mai il Giosuè che dopo Mosè ha condotto Israele nel paese dei padri”.

- “Questo è impensabile”, riflette Hachalja ad alta voce. “Chissà se non riguardi qualcun altro”

- “Dunque, ho notato che l’angelo che viene sempre da me nel nome del Signore, al nome, ha riferito tutto il nostro popolo. Soltanto, su questo il sommo sacerdote suonerà malamente”. Zaccaria appoggia la sua fronte nelle due mani. All’improvviso alza gli occhi. “Ora mi ricordo di nuovo quello che ha detto l’angelo.

4. Inoltre, mi è stato mostrato come il Santo ha parlato con Satana e lo ha sgridato perché lo stesso non voleva appunto ancora giungere all’ammissione ed avrebbe dovuto riconoscere da tempo che le catene messe da se stesso sarebbero diventate sottili, anche la sua piccola schiera. Sì, Lui, il Signore, lo ha chiamato ‘incendio, che sarà salvato dal fuoco’, al Tempo di DIO.

5. Sotto ‘sommo sacerdote’ non sarebbero intesi coloro che si siedono su alte sedie, non importa quando e dove, i quali al posto del Pane della vita offrirebbero sovente pietre, che in seguito si rivelerà con una pietra (v. 9). Il nome stesso, ha detto l’angelo, non significherebbe niente, dovrebbe essere il segno di un nome di tutto il mondano, inoltre riguardando anche coloro che si scelgono alti nomi e non sono mai stati i loro portatori.

6. Viene anche nuovamente nominata Gerusalemme. Dato che non ho visto la parte più profonda, ho chiesto se con Gerusalemme e con sommi sacerdoti sarebbe da considerare i nostri luoghi. Allora l’angelo ha sorriso ed ha mostrato in alto nel firmamento stando infinitamente più in alto di come vede l’uomo il Cielo. Allora ho capito: vale eternamente ed unicamente l’Alta città dell’Altissimo.

7. Ora a Giosuè, come mi fu mostrato, furono tolti gli abiti sudici e lui restò nudo dinanzi a me. L’angelo disse: ‘Così viene tolto un po’ alla volta il male dei cattivi insegnanti, cosicché si può e si deve vedere quanto vuoto era l’insegnamento, appunto impuro, e che poi è da riconoscere la nudità. Pure così: gli uomini si risvegliano e loro stessi esaminano ciò che viene loro offerto e riconoscono quanto vi è di falso, anche se non è sempre da interpretare in modo cattivo. Perché gli insegnanti vengono appunto istruiti e credono ciò che viene loro offerto. Nondimeno, loro sono creature pensanti, hanno la Grazia dello Spirito di Dio e loro stessi possono notare la verità’.

8. ‘Vedi, Zaccaria’, disse l’angelo, ‘alla verità di Dio, detto così per gli uomini, vengono messi nuovi abiti puri, viene dato un nuovo cappello, la ‘Custodia di Dio’, la Sua Protezione e Scudo, che sotto questa Custodia quei figli di Dio che giungono alla vera fede, possono testimoniare con grande forza. Questa non si manifesta soltanto con violenza mondana. La testimonianza percorre la sua via quasi sempre in silenzio, modestamente. Appunto per questo, il Signore la rivelerà ancora più magnificamente!’. L’angelo ha continuato a spiegarmi l’immagine:

9. ‘Il Signore farà i conti con tutti, li interrogherà ed ammonirà, che, se camminano sulle Sue vie e fanno il servizio, il Signore li eleverà anche, pure coloro che hanno detto il falso e che sono penetrati alla conoscenza. Lo comprenderai ancora’, mi ha ammonito l’angelo. ‘quando Dio dirà: «...così devi governare la Mia casa e conservare la Mia elevatezza! E ti voglio dare di questi (una grande schiera di angeli) che stanno qui, affinché ti guidino!»’

10. Tutto questo, Zaccaria, non riguarda i mondani, ma il popolo di Dio sulla Terra. Ora non pensare soltanto alla Giudea; perché i figli di Dio sono posti ovunque. Anche tu! Credi forse che l’Onnipotente che ha creato infinite Opere meravigliose, guarderebbe solo ad un singolo, solo ad un popolo in questo mondo? Ti sbagli, e dovrai imparare ancora altro! Ma sii consolato e non ti rattristare. Chi impara, anche se non è subito in piena misura, perché stretto nel mondo, non perde la via della Luce.

11. In tutte le immagini osserva dapprima il celeste, e dov’è necessario, per via della Benedizione, aggiungi poi il terreno-mondano. In questo modo riconoscerai e potrai insegnare molto, cose che in genere non si conoscono. Invece Giosuè, del quale ora sai già che non riguarda nessuna persona, il Signore dice:

12. «Voglio far venire il Mio servo Zemach! Poiché, guarda, voglio posare su un’unica pietra (Isaia 28,16) che i costruttori rigetteranno (Salmo 118,22; Matt. 21,42), i Miei sette occhi».

13. Queste sono le sette Caratteristiche di Dio, rivelati dal Suo Cuore quadruplice. E se senti ancora che il Signore toglierà un giorno i peccati dal paese, allora ti sia spiegato:

14. «Zemach» significa mandato in se stesso. Per i caduti e per i fedeli; l’AMORE viene come un Figlio, …Zemach, perché solo DIO sa liberare! «Paese» ha qui due significati: secondo la Luce lo spirituale è sempre inteso l’Alto Regno’, l’Empireo di Dio, e in questa sequenza non ha nulla a che fare con la materia, con questo mondo. Ma dato che l’Altissimo, che chiamate con ragione anche ‘Signore Zebaoth’, non dà mai qualcosa dalle Sue mani abituate alla Salvezza, né perderà mai qualcosa, nel secondo senso è intesa per «paese» anche la materia nell’insieme. In essa sono appunto catturati i poveri caduti, in questa i figli di Dio percorrono la loro via del co-aiuto. E questo lo comprendi già.

15. Se poi passa anche un lungo tempo per gli uomini, finché tutto si compie e viene perfezionato, allora il celeste è solo una striscia, molto meno del battere di un secondo dell’eternità attraverso la Creazione. Allora succederà anche che non esiste nessuna lacuna, uno sarà l’amico dell’altro e fratello e una sorella, amandosi reciprocamente in modo spirituale oppure come ti mostra l’immagine: si condurranno sotto la vigna e l’albero di fico. (v. 10).

16. Riconosci pure ciò che significa ‘un giorno’. E’ il sesto Giorno della Creazione nel quale DIO-Padre ha creato il Suo popolo di figli. È in questo Giorno che avvenne la caduta, e proprio in questo Giorno si completerà la redenzione, come l’Altissimo ha eternamente previsto attraverso il Dominante del Giorno, che sarà: la Sua sesta Caratteristica: l’AMORE, che verrà sulla Terra come Figlio-Zemach, Riconciliatore, la riconciliazione per rendere rivelata la pietra finale della Salvezza.

17. E ancora questo: la vigna significa la verità, l’albero di fico l’amore. Nel Regno del Padre non esisterà e non ci sarà null’altro! Questa è un’immagine coperta per molto tempo, ciò che hai potuto vedere, e di questo dev’essere comunque portato l’annuncio. Chi lo riconoscerà, avrà accolto secondo il cuore la verità e l’amore, e porterà in sé la Luce di Dio, che possa risplendere, non importa se la lampadina è più grande o più piccola’. In tal modo tutta l’immagine è terminata. Mi sono svegliato, non sapevo proprio dov’ero, finché non ho sentito la tua chiamata, amico Hachalja”.

18. Stanno seduti uno di fronte all’altro, i due uomini si guardano ed abbassano gli occhi, così li fa rabbrividire la luce, come conoscenza, che hanno avuto qui. Ma come trasmetterla diversamente? Come interpretare, affinché gli ascoltatori si rivolgano pure verso l’Alto, come nel mattino lo ha potuto fare Zaccaria ed Hachalja, soltanto...

19. Quest’ultimo rompe il silenzio per primo, nel quale soffiano le Ali di Dio colme di bontà e Amore. “Sarà difficile insegnare al popolo l’alta immagine, e solo pochi saranno in grado di capire di che cosa si tratta realmente nella nostra vita nel mondo. Solo lavorare – anche se ciò è necessario – per mantenere la vita. Sarebbe davvero snello lasciare indietro l’avere; non si porta con sé nessun filo nella propria tomba. È indegno del nostro Dio lasciarci percorrere così la via della nostra vita!

20. Una volta ho camminato a lungo, molte lune (mesi) ed ho incontrato uomini che esteriormente erano simili a noi, ma molto alti, anche con pelle più chiara di quanto l’abbiamo noi. Non era la cosa più importante che ho potuto sperimentare. Fu strano, pur non conoscendoli, né il loro modo di fare né la lingua, tuttavia loro mi potevano comprendere, anche se fra di loro parlavano in modo del tutto diverso.

21. Queste persone, mi sono stupito del loro alto modo d’essere, conoscevano Dio in modo molto più alto, più santo, che il nostro popolo, nonostante la nostra provenienza da Abramo. Quando parlavo di lui, un uomo sorrideva, era un superiore, e ha detto che loro conoscevano Abramo, e cioè meglio di coloro che provengono fisicamente da lui. Loro saprebbero anche chi egli era secondo lo spirito: Muriel, il portatore della Serietà[4]. Ah, in breve tempo ho imparato molto di più di prima in tutti i miei anni.

22. Sì, mostrare a queste persone le tue immagini dell’angelo – sarebbe una gioia e una beatitudine di Grazia. Ma qui...”, Hachalja sospira profondamente e Zaccaria fa come lui.

- “Nonostante ciò, lo vogliamo fare, caro amico, e vogliamo servire il nostro popolo. Forse, in tal modo, un giotrno molti uomini. Perché di questo sono certo: Un ‘Messaggio di Dio’ non va mai, proprio mai perduto! Se ne passano pochi, se cento o mille anni sul nostro piccolo Cosmo, …la Luce di una rivelazione rimane, perché la data Dio, l’Altissimo, ai Suoi figli!”

23. “Questo è giustissimo”, conferma Hachalja, “di questo non c’è bisogno di comprovare ciò che il nostro Dio, l’Altissimo, fa in tutte le Sue Opere. A Lui nulla va perduto e, per quanto dato – non ai Suoi figli che Gli stanno vicini – gli altri possono starGli vicino per servizio e per amore. Dunque: quando vogliamo salire a Silo? Non spinge molto solo te, profeta del Signore, anch’io sono pieno di desiderio. Soltanto, come lo si darà agli altri, visto che la Giudea ha purtroppo ancora molti ostinati che non hanno quasi null’altro nella testa che arraffare del mondano, come onore, ricchezza ed altro ancora?”

24. “Andiamo dopo mezzogiorno, allora siamo a silo quando le persone smettono di lavorare. Di sera vengono già volentieri, e con l’alta Benedizione del Padre ci riuscirà a liberarle da tutto il ciarpame mondano. Esistono sempre dei non volenterosi, amico Hachalja, certamente anche fino alla fine di questo mondo, ma di quello che noi possiamo portare, …la Benedizione non si perderà mai”.

*

25. “Facciamo una sosta, ho anche qualcosa da fare in casa. Per decenni è stato proprio tutto vuoto, la maggior parte si è anche distrutta, e i fratelli non sono troppo da sgridare se pensano alla ricostruzione”.

- “Non lo fa nemmeno il Signore, altrimenti non avrebbe dovuto lasciarci passare nella via attraverso la materia. Forse ci sarà data la cosa più profonda, intendo il perché e per quale scopo viviamo sulla Terra”.

26. “Sapere questo mi sarebbe molto importante, anche se credo che in tutto l’Operare dell’Onnipotente ci sia una pura Benedizione. Se la riconosciamo, l’accettiamo oppure no, non cambia mai il saggio Piano del Signore”.

27. Dopo che la serva ha preparato il pranzo, si mettono in cammino, profondamente immersi nei pensieri, guardando indietro e in avanti, finché si fermano all’improvviso. Al bordo della stretta scala giace una dona, raggomitolata e lamentandosi piano. Gli uomini si chinano e sollevano un poco la povera donna. Lei sanguina da più ferite, come fosse stata picchiata.

28. “Che cosa ti è successo?”, chiede Hachalja. “Se puoi parlare, dicci quello che è successo”.

- Zaccaria si è tolto il fazzoletto dal collo ed asciuga con prudenza il sangue dal volto della povera donna.

- “Era un uomo alto di cattivo aspetto, mi ha tolto il mio fagotto, anche se avevo poco con me. Quando mi sono difesa, mi ha picchiato e mi ha lasciato per terra. Oh, il dolore!”

- “Ti aiutiamo”, dice gentile Hachalja.

29. “Ti portiamo a casa”, dice Zaccaria, “non è troppo lontana. Con Silo, …c’è tempo. Dapprima deve essere aiutata la donna. Questo è più importante che tutto il resto”.

- “Anche della profezia?”, chiede Hachalja, e si meraviglia, perché per lui la rivelazione di Dio sta al primo posto. Anche lui vorrebbe aiutare la povera.

“Certamente le parole di Dio e quello che LUI ha da dire, sono la cosa più importante e prima di tutte. Soltanto non dimentichiamo che già Mosè ed altri come Davide, hanno comunicato di aiutare i poveri (Esodo. 23,6; Salmo 82,3). Se parola e opera non vanno mano nella mano, allora manca sovente di adempiere il Comandamento di Dio”.

30. “Visto così, hai ragione, Zaccaria, sei anche un profeta e senti meglio ciò che ordina il Signore”.

- Insieme portano indietro la donna. Hachalja, ben informato in molte cose, si prende cura di tutto. Zaccaria è consolato, e la serva è sempre pronta ad aiutare, provvedendo al cibo e bevande.

- “Qui sei al sicuro, e aspetta finché torniamo indietro!”, viene ammonita la donna. “Può essere stasera oppure magari domani mattina. Ricordalo!”. La donna è troppo debole e si sente al sicuro. Solo che lei pensa alla propria casa, avendo due nipoti da assistere, e in lei sale la preoccupazione.

31. Zaccaria lo sente subito e chiede: “Come ti chiami? Dove abiti?”

- “In Silo”, soffia la donna. “Mia figlia e suo marito sono rimasti in Babilonia, …morti! Ci sono due bambini che hanno bisogno di me. Il mio nome è Hortisa, ed appartengo alla stirpe di Benjamin. Mi si conosce anche”.

- “Allora andiamo subito a verificare. Provvediamo noi ai bambini. Quindi non aver paura, eravamo sulla via per andare a Silo quando ti abbiamo trovato. La donna è sollevata e molto grata.

*

32. “Purtroppo ci sono ancora molti malvagi”, sospira Hachalja quando lui e Zaccaria possono finalmente avviarsi. “La Babilonia ha rovinato molto fra il popolo, e se non ci fosse stato un Daniele, …chissà quanto sarebbe rimasto di noi”.

- “Certo”, conferma Hachalja, “ma questo non diminuisce la colpa dei cattivi e di coloro che hanno perduto Dio per diventare ricchi all’estero. Lo vedi in Matuja. Difficilmente cambierà”.

33. “Chi non vuole, il Signore lo incontrerà per altra via, dove non esiste nessuna via d’uscita”. Ciò viene detto severamente. Zaccaria prende la mano dell’amico, stringendola cordialmente, “Cancella di nuovo le tue rughe dalla fronte, non è la fine di tutti i giorni; nessun albero cresce nel Cielo. Dio erige a ciascuno la barriera. ‘Fin qui puoi venire, e non oltre’ (Giobbe 38,11). Sia re oppure mendicante, …la Sua Parola vale per tutti coloro che si sollevano contro Dio. Certi potranno regnare a lungo ed anche gozzovigliare, …ma una volta arriverà l’ora dove risuonerà ‘l’Alt’ di Dio. Anche per noi, amico Hachalja, anche se attraverso la Sua Grazia in altro senso”.

34. Occhi colmi di gratitudine guardano il profeta. Più tardi Hachalja dice: “Sono curioso che cosa risulterà questa volta presso il Tabernacolo di Dio”.

- “Certamente non molti saranno cambiati; soltanto, lasciamo agire l’angelo che il Signore ci ha dato gentilmente. Forse ha già separato il grano dalla pula”.

35. “Ben detto”, risuona accanto ai due uomini. Voltandosi a metà, vedono ‘la Luce’ che si mostra loro come ‘un viandante’. “State tranquilli”, il Signore vi dice: “Si mostrerà chi si lascia toccare dal Mio Spirito di Grazia. La Mia Benedizione rivelata rimane sempre con coloro che confidano in Me”.

- “E gli altri?”, chiede Hachalja, vedendo ora anch’egli l’angelo.

- “Intendi coloro che non vogliono appartenere al Signore?”

- Hachalja annuisce.

- “Ora, oltre alla benedizione rivelata di Dio, esiste quella segreta, perché senza questa non si può conservare nessuna Opera, sia questa un sole oppure solo un uomo. Questa ha soltanto un altro effetto, ma è indifferente nella Mano dell’Altissimo!”

36. “Meno male!”, Zaccaria tende da sé alla mano dell’angelo, con questa sensazione: secondo lo Spirito è la mano di Dio, perché LUI ci ha mandato il messaggero.

- “Vengo con voi”, dice la Luce, “ma ora non visto, perché altri non mi possono ancora sopportare. Presso il luogo di Grazia di Dio in Silo, verrete a sapere quanto rapidamente qualcosa può cambiare. Una ricompensa in anticipo, che di per sé appartiene al Cielo. Ma dato che avete aiutato la povera donna e l’avete accolta da voi con i bambini, ...ecco perché”.

37. “Questo sarà compiuto!”, esclama Hachalja. “Ringrazio Dio, perché posso aiutare un poco”.

- L’angelo sorride, è di nuovo diventato invisibile. Presto si arriva in Silo. Prima ancora di arrivare alla piccola collina dove stava il Tabernacolo, incontrano Kofar.

- “Che gioia”, esclama costui ed abbraccia cordialmente i due arrivati. “Ogni giorno, verso sera, sono andato lassù, ho aspettato se tornaste. Ora interiormente l’ho sentito che voi arrivavate, e il mio cuore era colmo di nostalgia. Ma non solo io. Altri sono saliti e ieri sera si diceva: ‘Quando arriva Zaccaria, lo vogliamo ascoltare’

38. “Ma guarda: quale gioia!”. Zaccaria ringrazia interiormente per questa Grazia, perché forse… Chissà se un giorno tutta la Giudea non cambierà comunque. Un desiderio, un sogno; l’uomo stesso si è reso troppo diverso. Tuttavia, …ci saranno sempre ed ovunque delle isole di Grazia.

39. “Prima riposatevi un po’ dalla lunga via”, ammonisce Kofar, nel frattempo raccoglie tutti coloro che si lasciano chiamare.

- “Non dimenticare Matuja”, ride Hachalja, “forse è il sale della minestra!”

- “Lo pensate? Coloro che vi aspettano già, non lo vedono di buon occhio. Già nei pochi giorni ha scavato ovunque”.

- “Ha anche aiutato qualcuno?”

- “No”.

- “Dio chiama le pecore e i cattivi arieti”, dice seriamente Zaccaria, “vogliamo fare come lo vuole avere Dio”.

- “Certamente ...”.

*

40. Invece Kofar va in città un po’ scettico, ma Zaccaria lo richiama ancora una volta indietro. I figli, …oh, sì, dapprima si devono cercare i figli. “C’è ancora qualcosa di importante?”, chiede Kofar.

- “Conosci una vedova, una donna anziana di nome Hortisa? Ha due nipoti”.

- “Allora dovrei prima chiedere a qualcuno”, risponde Kofar. “Non la conosco”.

- Zaccaria gli racconta ciò che è successo strada facendo e che la vecchia donna sarebbe nella casa di Hachalja e là vi deve rimanere.

41. “Qual perfidia”, dice agitato Kofar. “Questi pezzenti dovrebbero stare...”

- “Lascia andare”, Hachalja tranquillizza l’uomo agitato. “Ci sono sempre stati dei cattivi. Dobbiamo assistere i bambini e se è possibile, la donna può rimanere da me con i bambini”.

- “Siete fedeli aiutanti”, s’inchina leggermente Kofar. “Se tutti facessero così, allora ...”

- “... saremmo nel Paradiso”, ride Zaccaria, ma aggiunge seriamente: “Gli uomini percorrono la loro via, alcuni verso l’Alto, altri verso il basso. Soltanto, succederà putre che il SIGNORE spazzerà via gli uomini. Allora – forse – la folla rifletterà. Tuttavia, …finché si arrivi a questo”.

42. “Va, Kofar, portaci i bambini”, Hachalja lo chiede formalmente, tanto ci tiene ad aiutare la povera donna.

- Ora Kofar corre via, e non ci vuole molto finché porta due bambini, un maschietto e una femminuccia, intimoriti, magri e vestiti così miseramente. È triste che esista tanta miseria.

43. “Vado a prendere Hirma”, si offre Kofar, “anche lei è sola, solo non così bisognosa, ed è una buona donna”. Si è sollevati, i bambini vengono bene accuditi, alla sera vengono poi portati a casa.

- Kofar aveva dietro di sé, oltre a Hirma, un lungo corteo di uomini, quasi cento, seguiti dalle donne. In modo modesto, ma comunque un po’ orgoglioso, dice a Zaccaria: “Ho parlato con tutti e ho detto che il Signore ti ha eletto a portare le Sue parole, le autentiche che erano perdute da così tanto tempo. Alcuni non erano subito pronti”, bisbiglia, “e certi, …ebbene, per certi sarà curiosità”.

44. “Non fa niente”, sorride il profeta. “Guarda, Kofar, dalla curiosità si può formare una brama di sapere, e da questa la spinta a rivolgersi a Dio. E questo è importante!”.

- Hirma porta via i bambini, e Kofar insieme alla folla segue il profeta, il quale tende alla collina con Hachalja. Proprio là dove stava il Tabernacolo di Grazia di Dio, solo là il popolo deve ricevere la Luce.

45. Si fa silenzio tutt’intorno quando Zaccaria annuncia loro l’immagine, la parola dell’angelo come l’ha riferita ad Hachalja. ‘È così! Così il Signore sembra impietorirSi di noi. Infatti, dove opera la Sua rivelazione, non vi è Egli stesso?’

- Si mormorano alcune buone parole, ma l’avversario, Matuja, non può digerire che Zaccaria, soprattutto Hachalja, lo hanno rimproverato della sua cattiveria.

46. Lui esclama ad alta voce: “Che c’interessa? Noi viviamo nel mondo. Qui abbiamo da faticare, da ricostruire quello che i pagani – Dio li maledica – hanno distrutto!”. Non sono pochi quelli che contraddicono Matuja. Ma succede qualcos’altro.

- Zaccaria vede quello che era avvenuto con la povera donna sulla via. Con pochi passi è presso Matuja; lo guarda triste-serio e chiede: “Devo dire ciò che hai fatto, e che hai quasi consegnato una povera donna alla rovina?”

- “Io?”, stirandosi a lungo, volendo coprire la paura che assale l’interrogato.

47. “Ieri qualcuno ha bussato da te ed ha chiesto un pane per dei bambini affamati. Conosci la vedova Hortisa e il suo difficile destino, l’hai persino conosciuta in Babilonia. Lei voleva prestarti un lavoro per il pane”.

- “Non ne so niente!”, mente Matuja e vorrebbe andar via.

- Hachalja, che ha subito notato di che si tratta, lo tiene fermo. “Se il profeta del Signore ti dice questo, allora è anche vero. Vergogna! Hai scacciato la vedova! Nel bisogno era andata al villaggio vicino sperando di ricevere là qualcosa. Sulla via è stata aggredita e il malfattore l’ha lasciata giacere nelle sue ferite. Sai, Matuja, chi è stato il maggior malfattore dinanzi a Dio?”

48. “Chiedilo a Dio!”. È pura paura che fa dire questo.

- “Sei tu il maggior malfattore, Matuja, perché se avessi dato un pezzo di pane alla vedova che conoscevi, e non lo puoi negare, allora non sarebbe stata aggredita sull’aspro pellegrinaggio. Come il SIGNORE farà i conti con il malfatto – con il tuo, ben inteso – lo saprai più avanti quando ti troverai davanti al Suo Seggio da Giudice”.

49. Matuja si precipita via, bianco come la calce. Non vede, ma sente nella sua coscienza come si levano dei pugni minacciosi. Nonostante la generale povertà si annunciano subito più persone che vogliono aiutare la vedova. “Questo ve lo benedica Dio-Zebaoth”, ringrazia Zaccaria. Lui è colmo di gioia come Hachalja, che ci sono comunque ancora ‘buone persone’. Lui riferisce anche dove si trova adesso Hortisa, protetta e ben custodita, e che andranno da lei i suoi due nipoti.

50. Allora certi se ne vanno profondamente svergognati, ma DIO indica: Lui passa con la Sua Benedizione attraverso le fila. “Verremo sempre quando ci porti l’insegnamento di Dio”, dicono molti a Zaccaria. E Hachalja raccoglie qualche ringraziamento per la sua buona azione.

 

 

[indice]

Cap. 4

Quinta visione – Hortisa viene iniziata

Sulla via, Sebana e Miriam sono risvegliati alla fede, poi in Silo

1. Sono trascorse alcune settimane, nelle quali Zaccaria e Hachalja sono andati a Silo ogni sabato. La vedova Hortisa e i suoi nipoti abitano ben custoditi presso i due uomini, e a Silo è prono il padiglione. Chi poteva, ha aiutato. All’interno è anche un po’ addobbato con dei simboli come si conoscevano dal Tabernacolo, e ci sono panchine affinché durante gli incontri regni sovente una santa-buona calma, quando parla Zaccaria.

2. Ora entrambi stanno seduti ancora una volta da soli nella casa di Hachalja, il quale domanda a bassa voce: “Ultimamente non hai più avuto nessuna grande Rivelazione e...”

- “Lasciati interrompere, caro amico. Per il nostro Signore Iddio non esistono di per sé piccole o grandi rivelazioni; per Lui tutto è grande e meraviglioso”.

3. “Non penso certamente un altro modo; ma le immagini che hai avuto finora, per me sono state una Grazia senza pari. Sai com’è la gente. L’ultima volta mi hanno chiesto se non avevi più niente di particolare da portare, oppure se non avessi più il sacerdotato. Naturalmente, hanno volentieri accolto i tuoi insegnamenti, e in questo senso non si tratta per me della gente, si tratta di te! Le tue immagini, per me sono state uniche e magnifiche, ed ho anche visto il tuo angelo e, …DIO! Oggi hai di nuovo un aspetto – come lo devo chiamare – celeste. Hai di nuovo sperimentato qualcosa di magnifico?”

4. “Sì, Hachalja”, risponde molto serio il profeta. “In questa notte è di nuovo venuto da me l’angelo e mi ha risvegliato, come le mamme che risvegliano i loro bimbi. Ero completamente sveglio e lui stava accanto al mio giaciglio. Allora mi sono sentito come se stessimo da tutt’altra parte; soltanto, non ti posso dire dov’e. È stata un’immagine dura. In tutto ho dovuto interrogare l’angelo su cosa significasse questo e quello. Sì, sì, si è purtroppo ancora troppo uomini”. Segue un piccolo sospiro.

5. “Non sospirare, Zaccaria, io penso che finché passiamo la via attraverso la materia, possiamo certamente essere e rimanere uomini; dipende solamente come viviamo”.

- “Giusto, Hachalja, e DIO lo sa meglio di noi come siamo fatti (Salmo 103,14). Sì, in questa notte Egli ha anche coperto la mia insufficienza, perché l’angelo ha avuto molta pazienza. Ma ora ascolta:

 

(quinta visione: il candelabro d’oro e i due alberi d’ulivo)

[Zacc. 4,1-14]: [1]L'angelo che mi parlava mi destò come si desta uno dal sonno, [2]e mi disse: «Che cosa vedi?». Risposi: «Vedo un candelabro tutto d'oro; in cima ha un recipiente con sette lucerne e sette beccucci per le lucerne. [3]Due olivi gli stanno vicino, uno a destra e uno a sinistra». [4]Allora domandai all'angelo che mi parlava: «Che cosa significano, signor mio, queste cose?». [5]Egli mi rispose: «Non comprendi dunque il loro significato?». E io: «No, signor mio». [6]Egli mi rispose: «Questa è la parola del Signore a Zorobabele: non con la potenza né con la forza, ma con il mio spirito, dice il Signore-Zebaoth! [7]Chi sei tu, o grande monte? Davanti a Zorobabele diventa pianura! Egli estrarrà la pietra, quella del vertice, fra le acclamazioni: Quanto è bella!».

[8]Mi fu rivolta questa parola del Signore: [9]«Le mani di Zorobabele hanno fondato questa casa: le sue mani la compiranno e voi saprete che il Signore degli eserciti mi ha inviato a voi. [10]Chi oserà disprezzare il giorno di così modesti inizi? Si gioirà vedendo il filo a piombo in mano a Zorobabele. Le sette lucerne rappresentano gli occhi del Signore che scrutano tutta la terra». [11]Quindi gli domandai: «Che significano quei due olivi a destra e a sinistra del candelabro? [12]E quelle due ciocche d'olivo che stillano oro dentro i due canaletti d'oro?». [13]Mi rispose: «Non comprendi dunque il significato di queste cose?». E io: «No, signor mio». [14]«Questi, soggiunse: sono i due consacrati che assistono il dominatore di tutta la terra».

 

6. E poi l’angelo mi ha chiesto che cosa vedevo, come fosse una seconda sveglia, perché ero diventato sonnolento. All’improvviso è diventato molto chiaro; perché ho visto un candelabro tutto d’oro. Unicamente la Luce su di esso era come una grande coppa, e solo su questo suo bordo ardevano sette lampade. Questo è stato molto strano, perché ognuna di queste lampade aveva sette tubi. Di notte si prendono in mano dei candelabri o delle lampade e si mettono in camera, ma se accanto a queste formazioni d’oro vi stavano due alberi d’ulivo, una a destra e uno a sinistra, come dovevo riconoscere che cosa avesse da significare? Alberi di ulivo crescono appunto all’aperto. Nonostante il presentimento, ero incerto che cosa ne dovessi fare, e allora ho chiesto all’angelo per via dell’immagine.

7. Lui ha verificato se io ero in grado di riconoscerlo, essendo già iniziato in molte cose che in genere l’uomo non sa. La prima cosa che l’angelo ha detto non mi era familiare. Era stato nominato un ‘serafino’ come Dio-Zebaoth. Il nome è conosciuto, ma qui è stato interpretato in modo che l’Altissimo si autodefinisse e mi desse questo insegnamento: “Non deve avvenire attraverso l’esercito e la forza, ma unicamente attraverso il Mio Spirito! Tu che ti sei allontanato da Me, ti credi forte e grande come un albero mentre devi essere dinanzi a Me una pianura e un bel prato. Nondimeno, Io ho costruito per Me una casa, ed ho posto quella prima pietra sulla quale riposano tutte le Mie Opere, ed Io (stesso) la completerò” [5].

8. (e l’angelo): ‘Riconosci nelle sette lampade nella coppa le sette Caratteristiche di Dio, i Raggi fondamentali della Vita, come sono là: Volontà, Ordine, Sapienza, Serietà, Pazienza, Amore e Misericordia. La coppa sul candelabro significa pure: Dio ha posposto la Sua Volontà di Dominio per i figli al Suo Ordine, affinché loro possano frequentare liberamente amando con Lui. Inoltre, i sette relativi tubi su ogni lampada significa ancora: ogni miracolosa Caratteristica porta relativamente una settima parte delle altre in sé, e non credere, ammonisce l’angelo, che un settimo non sarebbe molto’.

9. Lui, l’angelo, mi aveva pure detto prima: ‘Un Candelabro, facile da comprendere, è DIO stesso, l’Altissimo, con lo splendore della Luce della Sua magnificenza. La coppa al di sopra significa: il Creatore tiene la Sua Opera nelle Sue mani, la solleva, sopratutto il Suo popolo di figli, affinché appunto i Suoi figli, naturalmente un poco alla volta i figli viandanti, riconoscano Chi e Che cosa nel senso più profondo è il Creatore. Perciò Egli mostra anche il Suo Essere.

10. Le creature-figli non afferreranno mai questa Magnificenza, come Dio cela in Sé tutto nella Sua Potenza, ma dato che i figli dovrebbero avere una giusta parte portabile, ogni lampada ha appunto sette tubi per i figli di Dio, simbolo della conduzione. Con ciò è inoltre significato: Dio ha – nel simbolo – sette Occhi; perché con ogni Caratteristica, quelle determinanti e quelle portanti, Egli indaga il cuore di ogni figlio, Egli sorveglia tutte le Sue Opere, siano queste i più grandi soli, sia una zanzara nel vostro piccolo mondo’.

11. Alla mia domanda su cosa significassero gli alberi d’ulivo, l’angelo ha sorriso all’incirca così: ‘Sei così stolto che non vedi la chiarezza? Chiamali unti, più tardi le tue parole non saranno interpretate diversamente, perché coloro che si fanno grandi si ungono volentieri l’un l’altro, cioè si esaltano, combattendosi inoltre solo non raramente. Ma spiritualmente, Zaccaria – questo vale unicamente in eterno – significa la cosa più profonda della Divinità, appunto, i Suoi due Fondamenti della Creazione: la Sua Condizione-Ur, senza la quale nessuna Opera può mai sussistere, nemmeno nessun figlio, nessun uomo, e questo, da LUI, l’elevare in alto i Suoi figli: – la Legge della libera volontà!

12. Queste due Leggi fondamentali sono pari alla Sua Potenza e Amore! Perciò ti è stato mostrato come degli alberi d’ulivo che portano i loro frutti’. – Poi l’angelo mi ha imposto le sue mani ed ha detto: ‘Questo ti aiuterà per rivelare questa Santità, per adesso per gli uomini di questo tempo fin dove lo possono afferrare, ma perduto, a te, profeta del Signore, nulla va perduto della Santità! Infatti la Luce, qui il candelabro d’oro, Dio stesso nella Sua magnificenza, inonda tutto il Suo operare e disporre serio posto in Alto’.

13. Ora mi sono accorto, amico Hachalja, che in se stessa questa immagine era finita, ed ero comunque così stordito da ciò, che ancora sento continuamente quelle mani soavi, odo il suono del caro linguaggio. Ma comprendere del tutto? Sì, mio amico, ci vorrà ancora un po’ di tempo, finché in me tutto possa diventare chiaro”.

14. “In me del tutto certamente”, sussurra Hachalja. Poi la domanda: “Come lo si presenta agli amici? E’ buona gente, lieta nella fede, soltanto, comprenderanno questa immagine?”

.- “Il tuo angelo ti ha detto che ti avrebbe aiutato; e dov’è un tale aiuto, allora la ‘Luce del candelabro d’oro’ non dovrebbe rendere anche subito illuminati i loro cuori? Oh, amico mio…”, Hachalja abbraccia il profeta, “…quello che adesso ho potuto sperimentare, udire, …è incomprensibile la Grazia di Dio che Egli rivela a noi, Suoi piccoli uomini; tutto il Magnifico, il Maestoso!”

*

15. Presto si fa sera e i due uomini, Zaccaria e Hachalja, vogliono andare a Silo il mattino successivo, allorquando la vedova Hortisa bussa timidamente alla porta, dietro alla quale si stanno ancora consigliando gli uomini. Le si fa gentilissimamente un cenno. “Che cosa hai sul cuore?”, chiede il padrone di casa.

- “E’ inaudito immischiarmi in qualcosa che voi…”, la voce suona tremolante, “…ah, sì, penso… è stato dato da DIO. Ma questa notte, vegliando, ho visto una Luce passare attraverso tutte le stanze, ma non sapevo che cosa volesse significare. Soltanto, che non ero per nulla impaurita ed ho pensato: ‘Dio benedice questa casa, perché io ed i miei nipoti siamo stati accolti’

16. “Hai visto bene”, dice Zaccaria, e prende le mani rugose della donna nelle sue. “Vedi, una volta, quando su di te era venuta la grande indigenza, hai perduto tua figlia e tuo genero in un giorno, tu stessa sei stata minacciata, e ti sei messa davanti a due piccoli bambini. Questo, Dio non lo dimenticherà mai e ora hai già la ricompensa; infatti Hachalja ti ha accolto per tutti i tempi, finché vivi, e provvederà ai tuoi nipoti”.

17. “Sia lodato il Dio dei nostri padri!”. Lacrime bagnano il volto della donna anziana.

- “E ancora qualcosa”, aggiunge Zaccaria, “se vuoi e vorrai allontanarti da qualche antica tradizione, allora potrai condividere ciò che di elevato Dio ci rivela in questo tempo. Era il discorso di fede del popolo. Il Dio dei nostri padri, quindi non il proprio, il Dio vicino. Lo si spingeva e Lo si spinge – ah, così volentieri – in una lontananza, per non starGli vicino sotto il Suo sguardo. Questo è un grande errore di fede”.

18. Hortisa ascolta stupita: “Hm, sì, veramente hai del tutto ragione, sei anche un profeta del Signore. Soltanto, non vi ho ancora riflettuto, si diceva appunto così. Dunque, adesso il nostro Dio mi è venuto molto vicino, e se posso sentire qualcosa, …ti prego, vorrei ancora imparare”.

- “Ma guarda”, ride Hachalja, “una cara mammina e sa, nonostante una lunga vita, che con Dio e le Sue Faccende si può e si deve sempre imparare del nuovo: Alto, Santo! Quindi devi sentire, per quanto è possibile, delle immagini che Zaccaria vede e ode la voce dell’angelo”. Così avviene anche. Adeguato alla sua età, Hortisa viene iniziata sul futuro. Persino i nipoti, per loro nel concetto infantile, vengono istruiti in certe cose. Oh, sì, la Benedizione di Dio passa attraverso questa casa.

*

19. Il giorno dopo i due uomini salgono a Silo. Ad un incrocio incontrano un uomo e una donna che riposano al bordo della via. “E’ permesso di sederci accanto a voi?”, chiede Hachalja. “Ci fa bene un riposo”.

- “Perché no?”, dice l’uomo. “Qui è la Terra di Dio che appartiene a LUI; tutti si possono sedere”.

20. “Una buona parola,” interviene Zaccaria, “non avrei mai pensato che in Israele esistesse ancora una tale fede”.

- “Fede? Israele? Allora ti sbagli!”. Serio e un po’ triste, l’uomo guarda Zaccaria. “Da quando il nostro, è stato prigioniero così a lungo in Babilonia, si è spezzato molto dalla fede; e Israele non esiste più. Non siamo altro che due tribù: Giuda e Benjamino”.

21. “Ne fai parte?” chiede Hachalja.

- “Sì, io e mia moglie siamo della tribù di Benjamino e siamo stati in Babilonia. Forse voi no. Perché chiedete così?”. L’uomo diventa scettico a lasciarsi a parlare con questi uomini. Oggigiorno c’è troppo di incerto ed ovunque sono ancora in agguato dei pericoli. Tuttavia, i due non hanno l’aspetto di sgherri, oppure manigoldi. Tuttavia…

22. “Non devi aver paura”. Zaccaria afferra la mano dell’uomo come segno che erano amici. E lo dice anche: “Siamo come voi, del popolo giudeo. Hai ragione con l’Israele perduto. Il mio amico è stato molto tempo in Siria ed altrove, ha dovuto imparare a conoscere disagi e preoccupazioni, proprio come noi al fiume Eufrate. Io sono nato là”.

- “Allora posso aver fiducia in voi. Mi chiamo Sebana, mia moglie Miriam. E voi?”

23. “Nessun mistero”, Hachalja dice il nome suo e di Zaccaria, per ora viene solo taciuto che quest’ultimo è profetico. “Dove volete andare?”

- “A silo, là dev’essere sorto un profeta. Ma se oggi ce ne sono ancora? Non do molta importanza a quanto viene detto; io stesso voglio esaminare, farmi una propria idea”.

24. “Hai fatto molto bene!”, Zaccaria sorride. Il Signore ci ha mandato nuovi aiutanti, per la fede, forse anche per i bisogni della vita? Infatti, l’uomo e sua moglie non hanno proprio un aspetto misero, ed hanno anche occhi buoni, gentili. “Se siete d’accordo, possiamo andare insieme. Anche noi stiamo andando a Silo”.

- “Forse volete esaminare anche voi se è vero ciò che si dice del profeta?”

- “All’incirca”, ammette Hachalja in apparenza. “Solo con la differenza che io conosco il profeta e so che è veramente il testimone di Dio”.

25. “Tu conosci già il veggente di Dio? Racconta…”, spinge Sebana rapidamente. “Non sapete, come noi, come i miei amici ed io… Ah, quanto viene parlato dei tempi passati, quando una volta il Dio dei nostri padri…”, qui ambedue gli uomini sorridono: la vecchia treccia, “…ci ha mandato dei profeti, l’Elia, Eliseo, Isaia ed altri ancora”.

- “Aspetta, verrai ripagato”.

26. Sarebbe veramente necessario. Se Dio ci mandasse un ulteriore aiuto, per l’interiore, intendo…”, Sebana dicendo questo, guarda su al Cielo, “…naturalmente anche per la riedificazione del nostro paese. IL Dio dei nostri padri ci ha certamente mandato il grande Daniele, attraverso il quale è stato evitato qualche disastro. Oh, sì, quando poteva aiutare, allora lo si ascoltava volentieri. Altrimenti ...”

27. “Non ti agitare troppo”, avverte Zaccaria, “tu sai com’è tanta gente. Anche noi stessi, talvolta. Oppure no? E dopo, ancora nessun vero collegamento con il Signore, nostro Dio! Vedi, tu hai detto, come purtroppo si usa nella nostra Giudea: il Dio dei nostri padri! Quindi Lui non è ancora nemmeno il tuo Dio; tu, così, Lo spingi nella sconosciuta lontananza del passato. Tuttavia, non è Egli onnipresente, standoci vicino ancora oggi? Oppure pensi che giungeremmo a Dio solo attraverso i nostri patriarchi, quando l’orologio della nostra vita su questa Terra sarà terminato?”

28. “Fermati!”, esclama Sebana, mentre Miriam osserva Zaccaria con occhi scintillanti. Lei aveva riflettuto già da tempo, ma non aveva ancora osato chiedere a suo marito: “E’ importante che pensiamo ad Abrahamo e a tutti i buon vecchi alti, e ...”

- “...certamente è bene”, l’interrompe Hachalja, che solo troppo volentieri asseconda il profeta, dal sentimento più interiore. “Questo non dev’essere tolto a nessuno. Il rispetto per i grandi del popolo, come lo era soprattutto Mosè ed altri, deve persino rimanere. Ma questo non ha nulla a che fare con la nostra fede, con la ‘dedizione personale’ verso DIO.

29. Una domanda: Avete figli?”

- “Sì, due maschi e una femmina”, riferisce lieta Miriam, “sono a casa con la zia, là stanno meglio, quando noi, mio marito ed io, andiamo a Silo come adesso”.

- “Benissimo”, sorride il profeta, e lui stesso riprende il discorso. “Siete d’accordo che quando i vostri figli vi rivolgono una richiesta o una domanda, ve lo fanno sapere solo tramite la zia, quindi senza veniree loro stessi da voi?”

30. “A cosa stai pensando!”, si infervorisce Sebana. “Sarebbe assurdo se volessero dire o chiedere qualcosa solo attraverso la zia”.

- “Appunto! I figli devono venire ai genitori nella fiducia e nell’amore!”, ora Zaccaria lo chiede molto seriamente. “Pensi che per Dio, nostro PADRE (Isaia 63,16), sarebbe ora qualcosa di diverso? Oppure Egli non preferirebbe in eterno che noi, figli Suoi, noi stessi Gli presentiamo le nostre richieste, senza dimenticare il nostro ringraziamento?”. Segue un silenzio prolungato.

- Sebana guarda davanti a sé soppesando che cosa gli è stato detto ora. ‘Nuovo…?’. Hm, non l’ha mai riflettuto, anche se è rimasto nella ferma fede.

31. ‘Su questo c’è da riflettere’, dice fra sé e sé. ‘Quest’uomo ha ragione”, pensando a Zaccaria. Finalmente alza gli occhi. “Mi hai portato qualcosa di nuovo ed è veramente qualcosa di vecchio, che si perde solo nella superficialità del pensare. Vi prego, lascia che vi seguiamo”, indica a sé e a sua moglie, “allora, se a Silo esiste di nuovo un profeta di Dio, troviamo il contatto. Chissà se lui la pensa come voi”. La domanda suona quasi infantile ed è intesa così seriamente, perché Sebana desidera che tutta la gente del suo popolo debba oramai pensare: Dio, il Padre vicino!

32. “Allora venite, è ora che incontriamo a Silo i nostri amici che sono anche attaccati alle parole di Dio, anche se Egli le fa annunciare attraverso il profeta”.

- ‘Aha’, pensa Sebana ancora una volta nel vecchio senso. “Vi do certamente ragione con un Dio vicino, al Quale si può parlare da se stessi; ma se è così, …perché non parla Lui stesso, invece che solo attraverso i profeti?”

- “Hai già puntato a fondo”, intende Hachalja, “ma non hai ancora capito bene.

33. Vedi, quando il Signore fa annunciare attraverso qualcuno le Sue parole, le Sue rivelazioni, allora il Suo Spirito di Grazia è del tutto vicino a noi. Noi come uomini non Lo potremmo forse del tutto sopportare, perché ci manca molto in conoscenza. Lo hai notato in te stesso. Ora Egli ci annuncia il Suo meraviglioso Amore, perché non compare nella Sua Magnificenza. Questo tuttavia accadrà di nuovo un giorno, come era al tempo di Abrahamo, di Mosè e degli inviati dalla Luce.

34. Oggi, Sebana, accontentiamoci della Grazia che è venuta e che verrà; e la tua Miriam lo ha già molto fermamente accolto nel cuore”.

- “Mia moglie?”. Lo esclama in modo così stupito, che Zaccaria ed Hachalja devono ridere di tutto cuore.

- Quest’ultimo dice: “Pure ancora una vecchia treccia, come il Dio dei nostri padri’.

35. Dio ama le Sue figlie, ricordalo, Sebana! Perché prima che tu sei arrivato alla giusta comprensione, Miriam lo aveva afferrato subito, perché qualche volta lei se lo è chiesto in segreto. Pensa una volta alla giudice Debora, a Sara, che ha parlato con Dio, alla Ruth e ad altre donne valorose. Dio ha sollevato figlio e figlia dalla Fonte della Sua Mezzanotte. Come dovrebbero essere diverse nel valore e nell’essere?

36. E perché, chiedo, Mosè ha posto sull’Arca del Patto, cherubino e serafino? Non percepisci la delicatezza di questi due generi? Cherubino, cioè il principio maschile. Serafino, il principio femminile. ‘Dite alla figlia di Sion’, dice Isaia (61,11), e potrei indicare molti versetti dove il SIGNORE parla delle Sue figlie”.

37. ‘Questo mi è del tutto nuovo; una donna non ha nulla da dire. Ha da tacere (allora!), intendo ...’.

- “Rifletti su questo e andiamo”. Zaccaria precede con forza, Hachalja al suo fianco, la coppia dietro. ‘Hm, con la giudice[6], deve persino aver vinto la guerra (Giudici cap. 5), riflette Sebana e guarda di nascosto sua moglie. Così arrivano a Silo, dove la gente si raduna velocemente. Soffia un vento un po’ aspro e così vanno nel padiglione che Sebana e Miriam ammirano.

38. ‘Chi lo ha predisposto ed abbellito così bene? Si potrebbe pensare – secondo la vecchia storia – che così sarebbe stato il Tabernacolo di Dio nel deserto’. Kofar, che lo ha squadrato di nuovo da capo a piedi, dice gentile: “Anche se non ti conosco, hai però un aspetto sveglio. Il padiglione, …nel piccolo è anche vero, benché non abbiamo i mezzi per preparare il nostro santuario compiacente a Dio”.

39. “Non ce né bisogno”, dice il profeta. “Perché, non l’esteriore dimostra la fede, ma unicamente il cuore, inteso quello spirituale, se lo adorniamo per l’Altissimo. Tuttavia, …se con mente lieta si fa l’esteriore e deve servire alla lode di Dio, allora tutti e due sono giusti davanti al Signore: l’interiore e l’esteriore. Ma per tua conoscenza”, Zaccaria si rivolge a Sebana, “Hachalja ha fatto costruire il padiglione e molti di Silo hanno aiutato diligentemente, affinché ci potessimo radunare quando soffia il vento e con i temporali”.

- Di questo tutti gli aiutanti ne sono lieti, ed Hasabar, il più anziano, chiede: “Porti qualcosa di nuovo, veggente di Dio? Stiamo aspettando la Parola del Signore, perché ciò che hai portato finora – anche se non è facile da comprendere – è sempre meraviglioso”.

40. Dopo che si è fatto silenzio, il profeta riferisce del candelabro d’oro, delle sette lampade sulla coppa e dei sette tubi. Porta tutto nuovamente del tutto nuovo, come ha visto le immagini e le aveva riferite ad Hachalja. Ah sì, qui e là c’è qualche sospiro. Come lo si deve comprendere? Se si crede – di nuovo qui – al Dio dei vecchi padri, come mai che Egli si debba dividere? E questo, oltretutto ancora sette volte? Per non parlare del ‘quattro’. Vengono fatte domande alla rinfusa, e naturalmente, trionfa Matuja con il suo amico Mijamin al seguito.

41. “Fate attenzione, voi care persone, come ci vuole sedurre un Beelzebub! Allora avremmo potuto rimanere in Babilonia dove esistono abbastanza déi. Ma noi”, si vanta ad alta voce, “rimaniamo con un Dio, che serviamo”.

- “Lo servi davvero?”, chiede ad un tratto Hirma, che non può accettare quanto male ha agito Matuja con Ortisa, ed anche con altre.

42. “Le femmine non hanno nulla da dire”, s’infervorisce Mijamin, per sostenere il suo amico.

- “Chi ha qualcosa da dire, lo determina il Signore!”. Questo è detto così seriamente, con una voce…, appunto. Chi ha parlato veramente? Zaccaria, oppure… E la voce continua già: “Sarebbe onorevole, se si mettesse in effetti Dio al primo posto, e si osservassero i Comandamenti che Egli ha raccomandato per l’utile e per il bene dei Suoi figli-uomini. Ognuno potrà sentire su se stesso, se può sussistere dinanzi a Dio.

43. Ma, Matuja, ti chiedo: Quanti sensi hai? Puoi dare una risposta a questo? No! Ma solo, perché non vuoi! Badate tutti: Dio in Se stesso è indivisibile, Egli è e rimane eternamente l’UNO! Soltanto, ricordatevelo bene, Egli ha stabilito la Creazione dalla Magnificenza della Sua Volontà, l’incommensurabile alto Empireo, di cui non avete nessuna idea e non lo dovete nemmeno sapere in questo mondo.

44. Inoltre, Egli ha posto tutta l’Opera su una via dell’Ordine, in più dalla Sua Sapienza e dalla Serietà, da cui viene per ultima la salvezza e la benedizione sui figli che Egli si è creato per la Gioia, affinché questi, anche gli uomini, imparassero a riconoscerLo. Egli, nella Pazienza e nell’Amore, ha preparato la via ad ogni figlio: da LUI e, di nuovo, di ritorno a LUI! Lui ha concluso tutta la Sua Opera con la Misericordia! Queste sono le sette lampade che il servo di Dio ha visto; e la Misericordia conduce tutto questo ai Suoi figli, attraverso i tubi!”

45. Chi deve comprendere questo? Ma questo è… A Matuja non trema solo il cuore, si deve sforzare a rimanere seduto. Allora un uomo di nome Kadmiel va da Zaccaria, si inchina con riverenza e dice: “Ora abbiamo sentito una Parola che non è venuta da nessun uomo, anche se ha parlato il profeta. Ora Dio ci è venuto del tutto vicino, adesso comprendiamo la Magnificenza del Signore fin dove la possiamo afferrare. Ha parlato un angelo”, Kadmiel dice questo, perché, non volendo pensare al più sublime (a Dio), è venuto vicino alla verità.

46. “Matuja”, indica lui, “se Dio non fosse con te – e anche con noi – misericordioso, che cosa ti succederebbe per via del tuo scherno? A ogni opportunità prendi in bocca il Suo Nome, ma com’è il tuo amore per il prossimo? Chiedilo a te stesso! Ora che il Signore ci ha mandato di nuovo un profeta”, dicendo questo posa una mano sulla spalla di Zaccaria, “allora vogliamo essere grati e lasciarci istruire. Oltre a questo, …io ho compreso molto bene l’immagine del candelabro”. Dopo, Kadmiel si siede al suo posto.

47. Matuja e Mijamin strisciano via tossicchiando, mentre tutti gli altri si schierano intorno a Zaccaria, alcuni chiedendo: “Portaci la benedizione del nostro Dio”.

- “La potrò portare”, dice modesto il profeta, “quando Dio il Signore me l’affiderà. Altrimenti, miei cari, …tutti, ognuno può andare appunto da se stesso dal Padre; e siate certi: ognuno avrà la Sua benedizione”.

 

 

[indice]

Cap. 5

Nuovi impegni in casa di Hachalja – La sesta e la settima visione

In Silo gli insegnamenti

 

1. Il Cielo regala sempre una pausa di Grazia, viene anche molta gente nella casa di Hachalja continuando a lasciarsi istruire. Certamente, …è comprensibile che le alte immagini di Dio non siano facilmente da accogliere. Allora c’è qualche pro e contro; ma alla fine la verità penetra appunto nei cuori di coloro che riconoscono la via della Luce.

2. Durante queste settimane considerate silenziose, Hachalja e Zaccaria hanno fatto diverse cose. Della casa fa parte un grande terreno che attraverso i molti anni di maggese è diventato duro come pietra. Hachalja si è procurato due forti asini ed ha affittato un aratro. La sera aiuta con diligenza, e persino l’anziana vedova Hortisa offre le sue deboli forze. Ma viene rifiutata gentilmente.

3. Il terreno viene suddiviso in quattro parti, perché dev’essere seminato molto e, con la Benedizione di Dio, un giorno arriva il raccolto. Per tre parti si ha il frumento, miglio e orzo, una parte deve portare erbe e verdura. Allo scopo, Hachalja ha girovagato con il suo asino lontano dal paese ed ha portato a casa delle semenze. Così è provveduto al meglio per il terreno, che è pure necessario.

*

4. Sono passate sette settimane, allorquando, nella successiva notte, l’angelo ritorna da Zaccaria. Durante il suo sogno, in parte vegliando, vede l’angelo accanto a sé che gli consegna una lettera. Dato che in questo tempo allora non esistevano lettere, il dormiente chiede perciò: “Che cosa dev’essere?”

- “E’ una lettera”, viene istruito, “il che significa, un mandato, uno ‘scritto eterno’; poiché è il Signore che l’ha scritto”. Ora il dialogo:

 

(sesta visione: il rotolo volante)

[Zacc. 5,1-4]: [1]Poi alzai gli occhi e vidi un rotolo che volava. [2]L'angelo mi domandò: «Che cosa vedi?». E io: «Vedo un rotolo che vola: è lungo venti cubiti e largo dieci». [3]Egli soggiunse: «Questa è la maledizione che si diffonde su tutta la terra: ogni ladro sarà scacciato via di qui come quel rotolo; ogni spergiuro sarà scacciato via di qui come quel rotolo. [4]Io scatenerò la maledizione, dice il Signore degli eserciti, in modo che essa penetri nella casa del ladro e nella casa dello spergiuro riguardo al mio nome; rimarrà in quella casa e la consumerà insieme con le sue travi e le sue pietre».

 

5. “Perché questo scritto è lungo venti gomiti e largo dieci gomiti?”

- “Nel venti, riposa il due, perché il Padre della Misericordia esamina tutto per via dell’Amore. – Detto così, per il popolo degli uomini, ma nel dieci giacciono i Dieci Comandamenti di Dio, che il popolo, nell’insieme, ha sovente infranto. Se il Signore aspetta sempre due volte nell’eterna Compassione, quando il peccatore non vuole proprio convertirsi, allora la lettera passa attraverso tutto il paese e colpisce i ladri e coloro che giurano il falso nel Suo altamente lodato Nome, non volendo riconoscere la Sua Parola rivelata, perché allora devono abbandonare il loro cattivo fare e le loro malvagie vie.

6. Nel vedere che in quel modo, pietra e legno sprofondano in macerie e muffa, allora devi riconoscere quanto facilmente è da comprendere: qualunque cosa l’uomo arraffa nella sua cieca avidità e – esteriormente – costruisce magnificamente, non rimarrà nulla; e quando la morte viene al giaciglio, non rimane altro che un’anima disperatamente sola. Quanto incommensurabilmente meraviglioso, il fatto che Dio ha istituito in anticipo la misura del due, che è grande e lo si vedrà un giorno: questo è il Sacrificio di Dio, che Egli porterà per tutti i caduti e gli indegni (Golgota), ed Egli si renderà degno attraverso quella misura – il Sacrificio – affinché possano trovare la via di ritorno nella Casa del Padre.

 

(settima visione: l’efa)

[Zacc. 5,4-11]: [5]Poi l'angelo che parlava con me si avvicinò e mi disse: «Alza gli occhi e osserva ciò che appare». [6]E io: «Che cosa è quella?». Mi rispose: «E` un'efa che avanza». Poi soggiunse: «Questa è la loro corruzione in tutta la terra». [7]Fu quindi alzato un coperchio di piombo; ecco che dentro all'efa vi era una donna. [8]Disse: «Questa è l'empietà!». Poi la ricacciò dentro l'efa e ricoprì l'apertura con il coperchio di piombo. [9]Alzai di nuovo gli occhi per osservare e vidi venire due donne: il vento agitava le loro ali, poiché avevano ali come quelle delle cicogne, e sollevarono l'efa fra la terra e il cielo. [10]Domandai all'angelo che parlava con me: «Dove portano l'efa costoro?». [11]Mi rispose: «Vanno nella terra di Sènnaar per costruirle un tempio. Appena costruito, l'efa sarà posta sopra il suo piedistallo».

 

7. Ma prima rimane la misura come eterna buona disciplina e punizione; perché ‘Dio non lascerà impunito chi abusa del Suo nome’ (Es. 20,7). Anche questa Scrittura sta in questa lettera. Invece, quando hai visto una donna nell’efa (antica misura di capacità ebraica = 36,44 litri), allora non pensare che sarebbe una delle care figlie di Dio. E’ un simbolo e si riferisce alla prima figlia con il nome Sadhana, che si era allontanata da Dio ed è caduta nell’abisso fatto da lei stessa.

8. Vedere su questa cento libbre (mezzo quintale) di piombo, allora questo significa un tutto. La figlia è caduta del tutto, e sulla sua misura viene posta una piastra di piombo. Non ti spaventare nel tuo amore che sarebbe insopportabile e indegno dell’Amore e della Misericordia di Dio; perché così questa figlia non uscirebbe mai dal suo pantano.

9. “Angelo di Dio!”, grida Zaccaria e si getta qua e là nel suo sonno, “questo, …o mio Dio!”

- “Calmati”, l’angelo accarezza dolcemente la testa del profeta. “Hai pensato così umanamente… L’hai chiesto con ragione, ma non hai nemmeno compreso il senso di Salvezza divina in tutta la sua profondità, che tu come uomo – come appunto nessun altro – non puoi comprendere. Tuttavia, sappi:

10. Né la figlia, la figlia perduta, e nessun altro perduto viene chiuso così, che alla fine non trovi comunque la sua via di ritorno a Casa, ma queste: la morte e l’inferno, il maligno, mai i cattivi verranno gettati nello stagno (Apoc. 21,4) perché DIO asciugherà ogni lacrima dai loro occhi (Apoc. 21,4) Se ora domandi ciò che significa lo stagno di fuoco, ciò che l’uomo considera come spavento e come paura, allora qui vale eternamente: stagno = incommensurabile profondità, e questa è unicamente presso il Creatore di ogni Magnificenza! Il Fuoco = il Suo maestoso Essere-Creatore, il Suo primo o fondamentale elemento.

11. Se tu”, continua l’angelo e spiega al profeta l’immagine, “vedi due donne, allora ti si mostra dalla maestosa profondità del Dio-Creatore, il Fuoco della Vita, inizio e fine del Suo Sacrificio, il cui fondo si chiama eternamente Compassione. Era già indicato ad Isaia: ‘Non temere, poiché tu non sarai più confusa, non aver vergogna, che non avrai più da arrossire; ma dimenticherai l’onta della tua giovinezza e non ricorderai più l’obobrio della tua vedovanza’ [Isaia 54,8]. Perciò queste donne – principio paterno-materno – provviste di ali e portano l’efa, qui è inteso ciò che è perduto, nel Cielo.

12. Se il paese viene chiamato Sincar, (vedi anche M. Kahir: La parola perduta), allora non ha nulla a che fare con il paese della Terra, ma unicamente nella rispondenza. Sincar era una volta un buon paese, con molti buoni uomini. Se in più, il tutto viene posato su un suolo solido, allora riconosci che questa è la pietosa realtà di Dio, la Sua eterna Costanza, il dato di fatto della Sua Creazione!”

13. “Tutto questo è difficile”. E’ come un balbettio, a metà da sveglio e a metà ancora da dormiente, ciò che Zaccaria dice chiedendo: “Come lo devo spiegare? Ricorda, caro angelo, anche se abbiamo già potuto sapere molto di tutta la Magnificenza del Signore. Quello che hanno potuto annunciare Mosè e i nostri grandi veggenti, …nonostante ciò non vi è penetrato molto nella nostra umanità. Se parlo della lettera, del terreno o persino di Sincar, …chi mi deve comprendere?”

14. “La Parola è tua, oppure di DIO?”, suona quasi severo.

- “Oh, guaio, ora ho peccato molto; io ...”

- “Per nulla! Infatti la domanda proviene dal buon fondamento dell’anima. Anche da una parte del Terreno di Dio, dal Suo sommamente maestoso Regno-Terra. Anche se può essere un pulviscolo in vista dell’Eternità-UR, rimane comunque una particella, e questa basta. Inoltre, l’intero Santuario di Dio-UR, nel quale Egli raccoglie e custodisce tutte le SUE Opere, comprende tutto, non da ultimo i Suoi figli. Come ho già detto, questo lo puoi rivelare facilmente ai tuoi amici, che il Suo operare sta tutto sulla Terra!

15. Non pensare al vostro mondo che per un inafferrabile senso di Salvezza porta questo nome – mai per via degli uomini, ma dal Fondamento-Ur della Volontà redentiva: Terra, il Suo terzo meraviglioso elemento da Volontà, Ordine, Sapienza e Serietà. Ma su questo Elemento – beninteso – il Santo lo aveva previsto (ma con ciò non predeterminato), dalla libera volontà donata poteva sorgere un disordine, questo solo dal punto fermo creativo. E questo è successo, come tu sai. Così lasciati anche guidare dalla Luce per il servizio del co-aiuto dato a te; perché DIO è potente, nel grande e nel piccolo”.

16, ”Anche nel piccolo?”, chiede il dormiente. “Che cosa, domando, è grande o piccolo per l’Altissimo?”

- “ Osserva una zanzara e riconosci che in essa pulsa tutta la vita con tutte le cose che hai tu nel tuo corpo. E non è quasi visibile con l’occhio umano. Non è questo un miracolo di tutti i miracoli? Ora basta, fa il tuo e lascia operare Dio, l’Altissimo!”

*

17. Una dolce carezza sulla fronte del profeta e lui riposa ancora per un’ora. Solo al risveglio è di nuovo presente l’esperienza notturna in e dallo spirito, come se vedesse le immagini fluttuando, continuando a udire l’Insegnamento che gli era stato dato. Ma già alla prima colazione del mattino riferisce ad Hachalja tutto il Magnifico, e a quest’ultimo succede come se lui stesso lo ricevesse ora dalla mano di DIO. Abbraccia muto il suo amico. Più tardi iniziano in ciò anche Hortisa, la quale, malgrado l’età, pensa ancora ben salda, ma le viene comunque presentata l’immagine grande nel senso più leggero. Hm, …all’incirca così come lo si potrebbe rivelare agli amici di Silo. Allora Zaccaria deve sorridere.

18. “Perché ridi?”, chiede Hachalja. “Ho appena riflettuto se e come possiamo portare questa visione in modo veramente più leggero agli amici fedeli. Appunto questo l’ho anche pensato nella notte, anche se più inconsciamente, perciò l’ho chiesto al mio angelo”.

- “E che cosa ha detto?”, vuole sapere avidamente Hachalja.

- “Nonostante la sua cara mansuetudine, era serio e severo, e mi ha chiesto: ‘È la tua parola, o è di Dio?’. Ti puoi immaginare, amico, come mi è passato attraverso il cuore”.

19. “Io…? Sarei del tutto scomparso, se avessi sentito questo!”, Hachalja si batte una volta le mani sugli occhi, ma dice dalla propria riflessione: “Questo non era certamente nessun rimprovero rivolto a te. Con ciò erano intesi in genere coloro che pensano di sé, chissà quanto siano grandi; e se a questo riguardo osservo la zanzara, …oh, il nostro Altissimo ci mostra meravigliosamente la Sua magnificenza! Quando vogliamo andare a Silo?”

20. “Aspettiamo due giorni finché io stesso sono rafforzato in me”, propone Zaccaria. “E poi è Sabato, quando la gente viene volentieri a una funzione”.

- “Ben pensato! Dato che oggi vado comunque a cercare la semenza e passo anche da Silo, lo dirò a Kofar che Sabato arriva di nuovo qualcosa di grande”.

- “E’ meglio non dire ‘grande’, altrimenti i pungenti sono subito pronti a seminare zizzania”.

21. Quelli già da tempo non hanno più un grande numero”, minimizza Hachalja, “Matuja attraverso il suo cammino di vita ha messo da se stesso pietre sulla via. Verso l’esterno vive da pio, il fatto è che questa religiosità non sale certamente fino al Trono di Dio, visto che non abbandona la sua avarizia e la sua avidità. Questo non procura amici”.

- “E Mijamin?”

- La buona gente lo evita. Non vorrei sapere che cos’ha nella sua cantina che si è fatto allargare”.

22. “Lascia parlare entrambi, e ricorda la Parola: ‘I mulini di Dio macinano lentamente, ma macinano precisamente! Inizialmente l’angelo di Dio ha dovuto annunciare due misure, ed è oltremodo bene, incomprensibile, e nonostante ciò è afferrabile. Hachalja, quanto possiamo essere felici nello spirito!” –

23. Kadmiel e Kofra stanno già alla porta del padiglione. Sono venuti in molti, anche Sebana e Miriam, anche se abitano abbastanza distanti. Ciò che di per sé può stupire, …Matuja e Mijamin sono tra i primi. Questo sarebbe una gioia se – Zaccaria guarda meravigliato i due uomini – nonostante ci sia ancora grande povertà fra il popolo, loro due sono vestiti con abiti costosi. Gesticolando si recano avanti, affinché tutte le persone li possano vedere abbondantemente. Hachalja li punta e chiede gentile, tranne per il fatto che non possono guardarlo negli occhi, nei quali divampano reconditi fulmini.

24. “Vi siete smarriti? Di sicuro volete andare a Gerusalemme! Domani dev’esserci una piena assemblea”.

- “Non vogliamo andare nella città del tempio”, risponde Matuja, e lascia svolazzare un po’ il suo ricco mantello. “Noi, Mijamin ed io, abbiamo sentito che oggi il profeta viene di nuovo con una predica”, con malizia indica Zacccaria, “e non la vogliamo perdere”.

- “Se foste sinceri, questo sarebbe molto buono; soltanto, ritengo che non ci si debba presentare nello sfarzo, per ascoltare la Parola di grazia di Dio”.

25. “Ci siamo adornati per Dio”, dice Mijamin molto forte, che lo sentono tutti. “Davanti al Dio dei nostri vecchi padri si deve comparire con gioielli, perché questo è il Suo onore”.

- “Ti farebbe bene…”, s’immischia Kofar, “…se tu avessi un autentico gioiello d’anima; ma certamente voi due lo avete perduto, oppure…”, Kofar punta sul tutto, “…non l’avete mai posseduto! Vi conosco troppo bene, già da Babilonia; allora il nostro Dio, che voi volete troppo volentieri vedere da lontano, per giunta preferibilmente per niente, si distoglie da voi e il vostro sfarzo esteriore viene disperso dal vento, …il Vento di DIO!

26. Cosicché, non vi vergognate di presentarvi fra il nostro povero popolo in questa maniera? Qui non siete al posto giusto”. Kofar si asciuga la fronte. Si è troppo scaldato, …anche se nel senso buono.

- Zaccaria lo conduce a una panca, poiché tutti sono già entrati nel padiglione. “Siediti”, tranquillizza all’agitato, “e ricorda: Dio guarda diversamente sui figli degli uomini, di quanto lo facciamo sovente noi, reciprocamente. LUI può tenere qualcuno, ma può anche lasciarlo andare, oppure, detto in modo pesante: lo manda via, e questa è inoltre ancora un’ultragrande Grazia, …per chi la vuole comprendere”.

27. “Se ci mandi via, Zaccaria”, minaccia Matuja, “allora te la vedi con noi!”

- “E cosa?”

- “In Gerusalemme è stato emesso un comando, per sapere se e chi può agire profeticamente”.

- “Ma guarda un po’!”, schernisce adesso apertamente Hachalja. “Quindi, il Creatore che ci ha creato, ci deve domandare, se Egli può creare o parlare?”

- “Non è inteso così”, Mijamin cerca di coprire l’errore di Matuja, poiché qui ha esagerato.

28. Ma Matuja provoca il profeta: “Vuoi scacciarci dalla comunità che Dio ha fondato?”. Quanto è sciocco, se ne accorge solamente quando una piccola donna tocca Matuja sul petto e dice coraggiosa: “Hai sottolineato, che i tuoi fatti grandi in Gerusalemme possono decidere se un profeta che DIO ha scelto possa anche operare. Ebbene, ammettilo, che il nostro Dio ci ha radunati qui, in Silo, dove dopo il ritorno dall’estero in patria, Giosuè ha allestito qui l’Arca del Patto. Non credo nemmeno che a Gerusalemme sia stata emanata quella assurda legge. Loro da lungo tempo sono ancora sommersi da preoccupazioni mondane”.

29. “Ramanda!”, Kadmiel accorre dalla coraggiosa per proteggerla, perché l’ira di Matuja è nota. “Sei davvero una figlia di Dio e piena di coraggio. Inoltre ti do ragione”. Dicendo questo, Kadmiel si guarda intorno, soprattutto verso Zaccaria per accogliere la sua opinione. Costui annuisce di cuore lieto, perché una donna ha per così dire buttato fuori bordo gli ‘imbiancati’ (Matt. 23,27). Rivolto a Matuja e a Mijamin, dice calmo: “Potete andare o potete rimanere, dipende da voi”.

- O guaio, la coscienza si ribella e Matuja trascina Mijamin formalmente con sé. “Qui non abbiamo più nulla da perdere, tutto è menzogna e inganno!”. Abbandonano rapidamente il padiglione. E’ comprensibile che passi un sospiro di sollievo attraverso le file. Entrambi, soprattutto Matuja, ha seminato troppa zizzania. Soltanto, …sia ringraziato il SIGNORE, la cattiva semenza non ha trovato nessun terreno nei cuori.

30. Si fa silenzio. Si ascolta Zaccaria con meditazione, il quale porta con parole semplici ciò che ha ricevuto attraverso la parola dell’angelo. Vengono sollevate domande, perché la visione non può essere accolta facilmente. Ma infine diventa di nuovo come un soffio che passa attraverso gli animi. Zaccaria domanda intenzionalmente a Ramanda, quella aveva aggredito il cattivo, che cosa avesse ben da dire, mentre dà particolari cenni con gli occhi a Sebana: “Hai visto ciò che possono fare le figlie di Dio?”

- Sebana ha compreso il cenno ed ascolta avidamente ciò che la piccola donna dirà adesso.

31. “Non so dare una grande risposta, per questo mi manca l’intelletto”.

- “Ah…”, esclama Hasabar, l’uomo più anziano interiormente aperto, soltanto, finora ha quasi sempre taciuto, “…abbastanza intelletto per come hai affrontato il Matuja su di giri. Chi viene invitato, deve parlare”.

- “Del tutto la mia opinione”, dice Sebana al quale è entrato fortemente nel cuore la faccenda delle ‘figlie di Dio’.

32. “Ho sempre ascoltato avidamente”, comincia la piccola donna, “e il veggente di Dio vede se posso riconoscere la cosa magnifica. Per me è abbastanza! Tutto il magnifico che abbiamo sentito mi ha profondamente toccato; io l’ho compreso fin dov’è possibile per un essere umano. Abbiamo appunto bisogno dell’Insegnamento; per questo il Signore ci manda gli eletti, come ne è uno Zaccaria. Con la lettera – chi ha mai sentito una cosa simile? Che con questa debba passare attraverso tutto il paese la Parola del Signore, non solo attraverso la piccola Giudea, mi ha rallegrato. Quindi penso che sia sufficiente chinarsi grati dinanzi alla Grazia e lasciarsi colmare i cuori dalla Parola di Dio”.

33. “Brava!”, Hachalja abbraccia la donna. “Chi la pensa come te è sulla retta via. Ma, …per Matuja e Mijamin? Le loro anime sono ancora da salvare?”. Lui guarda a Zaccaria che è come immerso in sé, come se avesse ricevuto proprio adesso un’immagine. “Che cosa c’è, amico mio?”, chiede preoccupato. Lui sa che durante una visione non si deve strappare fuori il ricevente. Ma qui? Il profeta alza gli occhi e nei suoi occhi si trova uno splendore ed anche molto cordoglio.

34. “A causa dei nostri due poveri ricchi, DIO alzerà la Mano. Il ‘come’ sia lasciato santamente a Lui. Di te, Ramanda, il Signore si è molto rallegrato. Lo puoi credere perché sei colma di umiltà e d’amore. In una cosa ti devo correggere, è inteso, per tutti insieme, perché è pure un grande errore, come quello del ‘il Dio dei nostri padri’.

35. Cari amici, nessuno è eletto. Da una parte, dei buoni credenti lo hanno chiamato così quando hanno sentito l’Insegnamento da un veggente, che ha il Dono solo da DIO. E’ anche capitato che qualcuno, nonostante il libero Dono del Cielo, voleva elevare se stesso, e perciò si faceva chiamare ‘eletto’. Questo è un grande inganno dell’anima!

36. Sarebbe triste ed assolutamente non degno di Dio, se Lui, che ha creato tutti i figli, ne eleggesse solo alcuni per annunciare le Sue parole, la Sua Volontà. – Le cose stanno del tutto diverse. Il Santo ha eletto per la guida del Suo popolo di figli, coloro che devono operare nel Suo incarico. Soltanto, scelto nel senso complessivo, è ogni figlio, e cioè, di dichiararsi per Lui, essere grati per tutto ciò che EGLI dà, sia agendo apertamente, sia del tutto unicamente per sé. Ognuno è scelto per la Beatitudine del Cielo, per noi uomini pure particolarmente per il ritorno nella Sua casa Paterna!

 

37. Ecco, cari amici, ricordatevelo bene e credetelo fermamente: noi siamo figli Suoi, senza eccezione, non importa se uno opera e l’altro può ascoltare. Perché ascoltare ed accogliere, conservare ed agire di conseguenza è la cosa più bella che possiamo offrire come dono di figlio a Dio, l’Altissimo. Portatelo con voi nelle vostre capanne. La meravigliosa Benedizione di grazia di Dio sia con tutti noi”.

38. Lentamente il padiglione si svuota, soltanto, …ora si sa:

Accontentiamoci della Grazia di Dio.

 

[indice]

Cap. 6

Ottava visione – In Silo Miijamin accusa Zaccaria

Da Matuja fratturato si scopre la verità

1. Sono di nuovo trascorse sette settimane dall’ultima visione e Zaccaria si domanda in segreto che cosa ha da significare questo. La notte è chiara, innumerevoli stelle adornano il duomo di Dio quando l’angelo si avvicina al giaciglio toccando leggermente il dormiente. Nuovamente è a metà sogno, a metà di uno stato di veglia, nel quale il profeta riconosce la Luce e ode la Voce. Una difficile immagine con la quale Zaccaria non sa fare molto.

 

(ottava visione: i quattro carri – l’incoronazione di Giosuè)

[CC006][1]Alzai ancora gli occhi, guardai, ed ecco quattro carri uscire in mezzo a due monti e i monti erano di bronzo. [2]Il primo carro aveva cavalli rossi, il secondo cavalli neri, [3]il terzo cavalli bianchi e il quarto cavalli pezzati di rosso. [4]Domandai all'angelo che parlava con me: «Che significano quelli, signor mio?». [5]E l'angelo: «Sono i quattro venti del cielo che partono dopo essersi presentati al Signore di tutta la terra. [6]I cavalli neri vanno verso la terra del settentrione, seguiti da quelli bianchi; i pezzati invece si dirigono verso la terra del mezzogiorno. [7]Essi fremono di percorrere la terra». Egli disse loro: «Andate, percorrete la terra». Essi partirono per percorrere la terra; [8]Poi mi chiamò e mi disse: «Ecco, quelli che muovono verso la terra del settentrione hanno fatto calmare il mio spirito su quella terra».

[9]Mi fu rivolta questa parola del Signore: [10]«Prendi fra i deportati, fra quelli di Cheldài, di Tobia e di Iedaià, oro e argento e và nel medesimo giorno a casa di Giosia figlio di Sofonìa, che è ritornato da Babilonia. [11]Prendi quell'argento e quell'oro e ne farai una corona che porrai sul capo di Giosuè figlio di Iozedàk, sommo sacerdote. [12]Gli riferirai: Dice il Signore degli eserciti: Ecco un uomo che si chiama Germoglio: spunterà da sé e ricostruirà il tempio del Signore. [13]Sì, egli ricostruirà il tempio del Signore, egli riceverà la gloria, egli siederà da sovrano sul suo trono. Un sacerdote sarà alla sua destra e fra i due regnerà una pace perfetta. [14]La corona per Cheldài, Tobia, Iedaià e Giosia, figlio di Sofonìa, resterà di ricordo nel tempio del Signore. [15]Anche da lontano verranno a riedificare il tempio del Signore. Così riconoscerete che il Signore degli eserciti mi ha inviato a voi. Ciò avverrà, se ascolterete la voce del Signore vostro Dio».

 

2. Gli si mostrano due monti dai quali vengono quattro carri con diversi cavalli. Il primo carro ha cavalli rossi, il secondo neri, il terzo bianchi, il quarto dei forti cavalli chiazzati. Quasi impaurito il dormiente domanda: “Mio Signore, che cosa significa?”

- “Ascolta ed assimila”, suona la cara voce.

3. “I monti, te l’ho già spiegato una volta, significano i due Fondamenti della Divinità, la Sua eterna Legge della Condizione e la Legge della libera volontà data ai figli. Perciò li vedi come ferrei, saldi ed irremovibili sul Piano dell’Ordine dell’Altissimo. I quattro carri somigliano ai quattro venti: Fuoco, Acqua, Terra ed Aria di Dio-UR, i Suoi elementi abituati alla Salvezza, dai quali Egli ha creato le Sue Opere nel settuplo effetto. E quando vedi: ‘Stanno davanti al Regnante di ogni paese’, allora significa che sono pertinenti, anche se corrono attraverso il Cosmo posto in Alto, attraverso i Giorni della Creazione, ciò che ti dicono i cavalli.

4. Che i cavalli corrono nelle quattro direzioni del Cielo – detto così per la comprensione umana – non ti è difficile riconoscere. Nell’infinito Universo non rimane un punto dove questi venti non soffiano, dove gli elementi operano, dove si rivela l’eterna attività della Divinità! Una cosa la devi ricordare sempre: ‘Ogni visione, anche se indica del mondano con nomi e luoghi, queste sono rispondenze della santa Luce date a te nella visione’.

5. Se devi fare prigionieri, allora quelli le cui anime sono oscurate dal loro mondo. Salvare queste è quell’alto Comandamento di base che il Signore – nell’inizio a noi tutti sconosciuto – ha dato a Se stesso. Soltanto che, …chi lo afferra deve agire di conseguenza. E se ti viene detto che devi prendere oro e argento, allora non pensare al minerale del mondo con cui i mondani compiono il loro commercio. No!

6. L’oro = l’amore, l’argento = il perdono, fra voi uomini = anche indulgenza e pazienza. Forgiare da questo le corone dei cuori non è facile per l’umanità del mondo. Non è nemmeno necessario esprimerlo sempre apertamente alle povere anime, perché la maggior parte di loro non lo vuole sentire, per mantenere inerte la loro coscienza. A volte a ciascuno riesce, ma non per sempre, e per qualcuno il risveglio avviene dopo la morte terrena. Ora senti una parola: “Ecco, c’è un uomo che si chiama Zemach, perché crescerà sotto di Lui, e Lui edificherà il tempio del Signore!”

7. Questo te lo dice l’alto Signore ed è difficile da accogliere senza spiegazione. Perciò fa attenzione: un uomo = l’eterno Principio operante di Dio, LUI STESSO! Zemach = Salvezza di tutta la caduta, cominciata dalla prima figlia (Sadhana) fino all’ultimo figlio caduto. Zemach = contemporaneamente Colui che arriva, che il vostro popolo chiamerà Messia. Ma Lui, che tutti gli angeli servono in riverenza e amore, sarà il SALVATORE da uno dei Suoi sette Raggi, il Quale guarirà l’immensa ferita della Creazione (Ger. 23,5).

8. Il tempio, nell’immagine = riedificazione, è unicamente la Santa-Luce, il Santuario per i figli dal cuore puro e di animo forgiato di Luce e di spirito libero, che può riunirsi a DIO. Questo è il tempio per l’intero popolo dei figli. Se portano questo all’Altissimo come il loro bene riportato a Casa, allora entrano, riccamente adornati con corone di oro ed argento, nel Santuario del Signore, nel maestoso Santuario!

9. Insegna ancora che il Signore è anche Sacerdote, perché come Tale, Egli benedice il popolo dei figli. Il Signore regna come Creatore, Sacerdote, Dio e Padre = all’immagine dei quattro carri. Più tardi lo saprai ancora più chiaramente.

10. In questo tempo sarà distribuita molta Benedizione, poiché se avrete costruito il tempio del cuore nel legame amichevole, allora coloro che verranno da te lo sapranno: ‘Che il Signore-Zebaot mi ha mandato da te, affinché tutti coloro che si dedicano a Dio, trovino il loro buon sentiero’. Se obbedite il Signore, e questo devi dirlo ai tuoi amici terreni, il ‘Signore-Zebaot’ entrerà da voi, vi benedirà e vi guiderà per sempre, perché gli uomini ancora mondani vogliono causarvi danni. Sì, ma lo possono? Chiedilo a Dio, il tuo Signore, Egli ti dirà che nessuno si può sollevare contro la Sua mano. Ora prendi con te nel nuovo mattino la Pace di Dio”.

11. “Le immagini diventano sempre più difficili”. Hachalja si tiene la fronte, dopo che Zaccaria gli ha riferito l’esperienza notturna.

- “Certamente più difficili, ma anche, più ricche di Benedizione?”

- “Oh, certamente, perché per il nostro meraviglioso Dio non esiste una retrocessione, ma eternamente un magnifico ‘avanti’. L’ho inteso in vista degli amici. Ne sono venuti molti di loro, e seppur tra loro c’è talvolta un querelante, comunque rimane. Tutti si rallegrano in un modo o nell’altro di sentire ancora qualcosa di celeste.

12. La maggior parte è comunque non istruita, nel pensare intendo. Persino io rifletto su tutto, e dato che tu stesso ...”

- “...lo so bene. Senza insegnamento dell’angelo, …come ci starei io? Solo nell’incremento troviamo la via in salita e viene riconosciuta la Rivelazione di Dio, così – ebbene – come noi uomini ne siamo in grado. Il Signore Iddio non esige di più da noi, se ci sforziamo con buona volontà”.

13. La serva ha portato la prima colazione e Hortisa spinge la testa attraverso la piega della tenda. “Entra”, le fa cenno Hachalja, “di sicuro ti sei già accorta che c’è di nuovo qualcosa”.

- Lei si avvicina piano, si china davanti a Zaccaria e dice gentile: “Che io possa prenderne parte, per questo non potrò mai ringraziare abbastanza. Nella notte, nel sogno, ho visto la Luce che passava attraverso tutte le stanze e si è fermata presso il giaciglio di Zaccaria. Anche se non coscientemente, perché comunque dormendo, l’ho notato subito: Dio ha di nuovo qualcosa di nuovo per noi uomini. Posso sentire?”

14. “Naturalmente, Hortisa, ti consiglierei di venire con noi a Silo. Ai tuoi nipoti provvederà la serva, non c’è da preoccuparsi. Da quando poco tempo fa ho trovato il cane pastore, mezzo affamato – e nel frattempo si è ripreso bene – lui fa la guardia a tutto, nessun maligno penetra nella nostra casa”.

- “Profeta! Mi porti con te?”, persino il vecchio volto diventa rosso di gioia.

- “Ma la via è lunga, ce la farai ancora?”, chiede Hachalja.

- “Attacca un asino per Hortisa”, consiglia Zaccaria, “allora il problema sarebbe risolto”.

- “Perche non ci ho pensato io stesso?”, si rimprovera Hachalja.

15. “L’ultima volta avevamo proposto che quando Dio avrebbe portato di nuovo una Benedizione, avremmo mantenuto il Sabato, e su questo erano tutti d’accordo”.

- “Dopodomani partiamo per Silo”, determina il profeta.

- Hortisa ammonisce subito i nipoti di fare i bravi, e anche alla serva viene caricato molto. Il ragazzino, già molto sveglio con i suoi soli dieci anni, brontola un poco:

16. “Adesso sono già così grande, perché non posso venire con voi? Lo zio Zaccaria lo permetterebbe di sicuro”. I bambini chiamano zio i due uomini, che loro accettano di buon grado.

- “Chiedilo! Cu-ri-oso…”, ride la zia, “saprai subito che cosa intende lui”. Il ragazzino corre a precipizio nella stanza dove si consigliano i due amici, lui si chiama Markes, sua sorella Hiraele è di sei anni.

17. “Zio Zaccaria, sono grande, mi porti adesso con te a Silo? Vorrei tanto volentieri ...”

- “Fermati, piccolo uomo!”, Zaccaria alza un dito: “Hai pazienza?”

- “Non troppo”, confessa coraggioso il ragazzino.

- “Allora la devi prima imparare. Un giorno vedremo come possiamo predisporre per i bambini, insieme a Hiraele. Vuoi lasciare da sola tua sorella?” Giustamente appellato, perché i fratelli si amano.

- “Presto?”, chiede ancora il ragazzino.

- “Il più presto possibile”. Con un ‘grazie’ il fratello si precipita subito dalla sorella per annunciarle la grande gioia.

28. “Domani chiederemo se possiamo determinare un giorno per i bambini; lo considero buono”.

- “Anch’io”, ammette Hachalja, “solo, …finché si mette ordine nel piccolo gregge?”

- “Forse prima che in quella dei grandi”, sorride il profeta. “Pensa a Matuja e Mijamin, i disturbatori della pace. Oltre a questo, …l’ultima volta mi è sembrato come se accanto a Matuja stesse qualcosa di oscuro. Non una figura, …qualcos’altro”.

19. “Ho visto la tua faccia; mi sembrava come se mi venisse mostrato qualcosa. Che cos’era?”, chiede Hachalja.

- “Non lo so. Gli può capitare qualcosa. Ma quando e, …che cosa, lo lasciamo a Dio, nostro Signore, e preghiamo che non gli capiti nulla di spaventoso”.

- “Gli starebbe bene un’ammonizione”, dice Hachalja. “E’ troppo arrogante, oltre a ciò, avaro, e ci ha già causato molto disagio”.

20. “Dici bene, che non ha altri pensieri, come in genere li ha l’uomo; io non gli vorrei nulla di male (come a nessun nemico), soltanto, appunto... Proprio questo, se è pensato, e detto ingiustamente dinanzi a Dio”.

- “Sì, sì, …l’uomo!”, sospira Hachalja. “Ecco, si pensa a chissà cosa, per quanto bene si pensa, …e dietro è attaccata una cattiva coda”.

21. “Non ti rattristare”, lo tranquillizza il veggente di Dio. “Non vogliamo lodarci a vicenda, tuttavia, …tu hai un animo giusto ed già fatto molto del bene. Ho visto che l’angelo era stato anche già presso il tuo giaciglio”. Parlano ancora per un po’ e si preparano già per il viaggio a Silo.

*

22. Si è diffusa molto la notizia che il veggente è ritornato, ed è come un sospiro di sollievo dopo il lungo tempo a Babilonia, anche se c’era al loro fianco il grande Daniele. Zaccaria si rallegra per via della Parola di Dio che ha riempiono il padiglione di molti credenti. Aiuterà il suo angelo per spiegare l’ultima immagine a misura per la folla? Per il momento non è importante la cosa più profonda, ma che le persone si convertano di nuovo più fermamente verso Dio. Questa è la meta del profeta.

23. Kofar, Hasabar, Kadmiel, Sebana con Miriam, anche Hirma hanno aiutato bene; soprattutto quest’ultima è contenta di salutare Hortisa. Hachalja guarda veramente stupito, perché i disturbatori della pace non si mostrano ancora. Che cosa potrà significare? Zaccaria guarda spesso verso la porta aperta, e percepisce: ‘L’ultima visione era comunque difficile per loro’.

24. Non ha ancora cominciato e tutt’intorno è subentrato il silenzio, allora si precipita dentro Mijamin, con il volto rossissimo, armato, e si vuole precipitare su Zaccaria; ma subito viene circondato da più uomini. Il profeta va tranquillo verso di lui, provvisto con una Forza di Luce che persino a lui sembra immensa.

25. “Perché Mijamin, viene con un’arma? Siamo lieti di essere ora liberi e ricostruire in pace. Non ci servono armi. L’ira procura danni!”

- “Tu, …tu!“, ansima Mijamin. “Vuoi essere un profeta dell’Altissimo e porti la buona gente alla rovina!”

- “Di chi parli?”, si intromette Kofar, mentre Hachalja bada affinché Mijamin faccia del male.

26. “Hai attaccato del male al mio amico Matuja, con il Beelzebub che abita in te, ma mai Dio!”, grida Mijamin e cerca di gettarsi su Zaccaria.

- Il profeta diventa un po’ pallido. Dovrebbe l’improvvisa immagine, mostratagli poco fa, adempiersi su Matuja? – “Che cosa è successo?”, Zaccaria nasconde un tremore. Non ha mai augurato a nessuno e mai del male ad un altro o ad uno che era animoso. Al contrario – proprio per i maligni è rimasto nell’intima preghiera dinanzi al Signore.

27. Lui domanda ancora una volta che cosa fosse successo. “Che non ho augurato del male né a te né a Matuja, lo dovresti sapere. Avete sempre disturbato, e nonostante ciò ci siamo tutti”, Zaccaria indica intorno, “vi siamo sempre venuti incontro con gentilezza, non vi abbiamo mai ostacolati”.

- “Matuja è caduto così malamente, che non può più camminare. E tu glielo hai augurato!”

- Ora interviene Hachalja, davanti al quale – senza ammetterlo – i due cattivi si abbassavano.

28. “Va ora da Matuja, quando abbiamo finito il nostro culto che DIO ci ha regalato, veniamo noi. Ma sii certo: portiamo con noi dei testimoni”.

- Mijamin lascia più forzatamente che volontariamente il padiglione. Fra i radunati non subentra di certo subito la calma, ma quando Zaccaria parla come sempre, gentile e si sforza di spiegare l’immagine dalla Luce, da tutti cade di nuovo l’inquietudine. Si ascolta avidamente, e dato che Zaccaria lo vuole così, vengono fatte domande. In particolare non si sa che cosa farsene del nome ‘Zemach’. Alcuni vogliono prima che gli si rispieghi i diversi cavalli e i quattro venti, come anche la Mezzanotte.

29. “Animali neri e rossi non sono un buon segno”, esclama qualcuno, “nemmeno i chiazzati non sono buoni. I bianchi, ...ebbene, potrebbe essere una Benedizione”.

- “Cari amici”, spiega Zaccaria, “dipende meno dal colore, ma dato che ho visto come i cavalli scuri sono corsi via, come frusciavano forti venti, e così è ben da riconoscere che si tratta di più del passato. Certo, …finché l’umanità non si volgerà alla fede, adesso e più tardi, fino ad allora esisterà la morte (nero), omicidio e versamento di sangue (rosso). Il chiazzato ci mostra quanto vacillanti sono gli uomini.

30. Quando stanno bene, oh, allora, …forse, pensano anche qualche volta a Dio, ma la maggior parte no. Quando c’è un disastro e rovina, allora, o si invoca l’aiuto di Dio, oppure si dice precisamente il contrario: ‘Non esiste nessun Dio!’. Perché altrimenti, …come potrebbe succedere questo? Quindi, sono dei segni per come sono costituiti l’anima e la mente dell’uomo. Ma del tutto diversamente il cavallo bianco! (Apoc. 6,2)

31. Bianco, amici miei, è il colore della Misericordia di Dio! Oltre ogni atteggiamento umano – il proprio su e giù – regna eternamente il Santo, il nostro meraviglioso Iddio-Padre! Per conservare anche i suoi figli uomini, coloro che percorrono la via del co-aiuto, nonostante il disagio, non si allontanano dalla fede e lasciano regnare il Creatore, in più i molti altri che vacillano attraverso la vita; perciò il Signore ha posto dalla Sua santa quadruplice Entità, come ultima la Misericordia. E in questa, amici, si trova il nome Zemach

32. Ora Zaccaria lo spiega come lo ha discusso con Hachalja. Oggi non c’è nessuno che non cerca di toccare come con mani la salvezza e la redenzione.

- Una donna dice piangendo: “Oh, quanto è clemente il Signore, che EGLI, il Sommo Santo, al Quale non ci si può veramente avvicinare, viene da noi come Redentore, …anzi verrà!”

- “Lo hai detto bene”, la loda Zaccaria. “Noi tutti abbiamo bisogno della redenzione, affinché possiamo ritrovare la via del ritorno nella Casa di Grazia del Padre”.

*

33. Dopo una benedizione, ci si lascia gentili, pregando Zaccaria di ritornare il più presto possibile, anche una volta senza l’immagine dal Cielo. Hachalja, Kofar, Hasabar, Kadmiel e un uomo venuto per la prima volta di nome Jichri, che già ultimamente in Babilonia era un giurista (avvocato), accompagnano il profeta da Matuja.

34. Alla porta sta appoggiato un uomo piegato dal dispiacere. Si vede ora come tende alla maniglia che, comunque, non si lascia aprire. All’interno c’è Mijamin che tende l’orecchio; ma non deve del tutto indispettire coloro che arrivano, già… “Che cosa devo fare?”, chiede a Matuja che, ansimando, è accovacciato vicino su un giaciglio.

- “Per me falli entrare; non ho bisogno di ammettere quello che mi è successo”.

- “Intendi, con quale azione?”

- Attraverso la domanda risuona inequivocabilmente uno scherno. Come stanno appunto le cose, …trattandosi di denaro e proprietà, allora verrebbe a mancare l’amicizia. Fuori, nel frattempo si svolge altro.

35. Il giurista Jichri prende la parola prima che Zaccaria possa chiedere, facendolo nel senso buono. Riesce meglio a parlare con coloro che infrangono il diritto, che con il profeta del Signore. Lo sa ancora da Daniele, come a costui si gettavano davanti ai piedi delle pietre.

- “Che cosa c’è con te? E chi sei? Indaga molto cordialmente, mentre gli amici si schierano intorno ai due. “Io, …per me è finita, e con me i miei”.

- “Prima lo vogliamo esaminare. Non stai per nulla nella casa di Matuja, che conosco bene”. Il ‘bene’ è pronunciato. “Parla del tutto liberamente; se possibile, sarai anche aiutato rapidamente”.

36. “Dio ti aiuterà”, interviene Zaccaria. “Ti è capitato del male; ma fa attenzione. Il malfattore ha già il suo ben meritato castigo”. Indica la porta della casa.

- “Oh”, Jichri si stupisce un poco, “Te lo ha mostrato Dio?”

- “Anche questo. Il SIGNORE lo rivelerà dentro”. Subito si sente bussare, e Mijamin apre. Non vuole abbandonare del tutto Matuja, non lo può proprio. Entrambi sanno troppo l’uno dell’altro.

37. Quando Matuja vede l’uomo che è appoggiato davanti alla porta, diventa pallido, ma grida per difendersi. “Che cosa vuoi da me, Ateja?”

- “Lo sapremo”, dice Jichri, ripetendo una rima in sé, che ancora una volta ... Oh, purtroppo proprio nel tempo in cui il popolo è finalmente tornato in patria e pure nell’ultimo tempo in Babilonia, …quanta ingiustizia era successa e succede continuamente.

38. “Lascia prima parlare Zaccaria”, chiede Hachalja, “allora è bene se tu, Jichri, necessariamente puoi portare la storia davanti agli anziani di Gerusalemme”.

- “Eccome!”, Jichri non perde di vista Matuja. Un criminale può dominarsi quanto vuole, ma occhi istruiti vedono che cosa passa nell’interiore di un mentitore.

- Zaccaria prende il braccio di Ateja e dice tranquillizzando: “Niente paura, non ti può succedere niente, e il Signore ha già fortemente picchiato sulla mano del malfattore”. Nonostante i dolori, Matuja soffia:

39. “Non mi venire con questo, che Dio mi avrebbe già dato. E prima che questo”, indica Ateja, “menta, voglio dire la verità. Per la via di ritorno alla Giudea abbiamo avuto bisogno di alcuni piccoli rotoli, sottoscritti da Dario o da Kores, altrimenti non si poteva andar via. Avevo già comprato per me il rotolo, ma Ateja aveva dimenticato di andarsene a prendere uno. Mi ha chiesto di farlo per lui, volendo, come si usa, pagarmelo in patria.

40. Quando poco fa sono voluto andare a prendere la mia ricompensa, lui mi ha detto che me l’avrebbe già data in Babilonia. Era mio diritto di togliergli ciò che corrispondeva al valore del rotolo di Dario. L’ho fatto l’altro ieri e non c’è altro da dire”.

- “Sai che la tua bugia non grida nemmeno al Cielo??”, Zaccaria, l’uomo sempre mite, arde ora di ira. “Facciamola breve, e io dico, come l’ho visto. Poi Jichri esaminerà come Ateja sarebbe da aiutare.

41. Che tu hai fatto scrivere il rotolo, non l’unico, era un affare per te, questo è vero. Ma non hai dato a nessuno un rotolo, senza incassare, subito, e a questo molto altro. Lo hai già fatto con altri, e alcuni purtroppo ti sono caduti nella rete, …che ti sei fatto pagare per la seconda volta la somma già pagata. È più giusto questo: l’hai semplicemente preso! Ad Ataja hai rubato così tanto, che non può più provvedere ai suoi, per non parlare della ricostruzione della sua casa.

42. Ieri tu stesso hai chiuso fermamente questa refurtiva nella cantina nelle cassapanche. Salendo al buio dal basso sei caduto, caduto di nuovo giù nel pozzo. Là ti hanno trovato perché hai gridato forte. Ora giaci lì e difficilmente potrai camminare di nuovo. Non io, come ha detto Mijamin sono colpevole della tua disgrazia; sei stato tu stesso! E che vivi ancora, potrebbe essere la Grazia di Dio, affinché – forse – cambi ancora, in modo che la tua povera anima non vada del tutto perduta”.

43. Matuja vorrebbe schernire, preferirebbe perfino maledire con ira, ma è come paralizzato. Il veggente – oppure il Beelzebub – ha purtroppo scoperto tutto. Gli amici sono profondissimamente indignati.

- Solo Jichri è la calma stessa. Ad Ateja, che gli sta ancora al fianco, oppresso, dice: “Aspetta domani, vengo con il poliziotto. Sarà facilmente indagato chi è stato ancora danneggiato”. Non degna Matuja di uno sguardo. “Ognuno riceverà di nuovo il suo”.

- “Davvero?”, chiede Ateja. “C’era anche del denaro che mi serve urgentemente”.

- “Tutti avranno il loro diritto!”.

- Hachalja dà all’uomo un po’ di denaro, dicendo: “Affinché per i prossimi giorni, intanto, sei senza preoccupazione e puoi provvedere con calma ai tuoi”.

*

44. Si abbandona la casa, ma stranamente nessuno parla dell’avvenimento. Ci si deve dapprima calmare. Solo quando stanno davanti al padiglione, Zaccaria chiede ciò che gli stava a cuore, se si potesse organizzare di tanto in tanto un giro per i bambini e se, chi avesse dei bambini, fosse d’accordo. Questo viene accettato con gioia. I bambini hanno dovuto rinunciare a molto in Babilonia, sia sulla lunga via del ritorno in patria, e ancora adesso nel primo tempo con la faticosa ricostruzione, non solo per il corporeo. Insegnare e condurli spiritualmente per mano, …per questo, qualcuno si è preso il tempo?

45. Zaccaria sfoglia i pensieri di quelli che hanno dei bambini. “Io so bene quanto di difficile era venuto su di noi e giace ancora sulle nostre teste. L’uomo, soprattutto nell’oppressione, non può superare o affrontare tutto. Ma qualcosa possiamo fare, cari amici: recuperare il perduto con buona volontà, prevalentemente ciò che riguarda l’anima e lo spirito. Quante volte l’uomo deve riguadagnarsi la Grazia di Dio, l’uno come l’altro. EGLI, l’Onnisanto, penserà sempre nella Misericordia alla nostra piccola via. Noi possiamo del tutto essere sicuri della Sua Guida!”.

46. Sì, ha ragione il veggente di Dio. Sì, di certo si è fatto attenzione che i bambini non dovessero soffrire troppo, ma portare loro DIO, vicino, …là è mancato molto. Si decide per ogni mese due giorni, nei quali il profeta istruirà i bambini. Questo, quando arrivano al padiglione, …fa scaturire in tutti una tale gioia.

*

47. Nella casa del ladro le cose vanno diversamente. Matuja e Mijamin litigano. “Se tu non avessi fatto entrare l’orda, allora sarebbe...”.

- “Oha”, si difende con veemenza Mijamin, “tu stesso mi hai detto di aprire la porta”.

- “Avresti dovuto pensare di più ai miei dolori. Tu stesso lo sai certamente che qualche volta si dice qualcos’altro di quanto si vuole”.

48. “Che vuoi fare quando verranno gli sgherri? Questo Hachalja e Jichri, loro sono volpi: forse ti tolgono pure tutto”. Evidentemente Mijamin nasconde la gioia sul male dell’altro. Lui concede a Matuja la disgrazia, senza pensare che lui stesso cade forse nella sua stessa fossa. Questo succederà molto presto.

49. Jichri e Hachalja conoscono troppa gente, rapidamente raccolgono ciò che è da togliere ai malvagi in bottino. Il Mijamin perde molto, e diventa molto povero come Matuja. Così il Signore mostra come un male non porta mai benedizione, e che LUI, il Santo, aiuta in tal modo le povere anime a ripensarci. Sarà accettata la Grazia?

 

[indice]

Cap. 7

La nona visione – Dure parole per la Giudea e per i suoi sacerdoti

In Beth-El il profeta scopre un inganno

1. “È necessario tenere una grave resa dei conti a posteriori?”. Il dormiente domanda alla Luce che sta presso di lui. “Sei un angelo di Dio, che è il nostro Padre, e mi porti tali pesanti parole che io devo insegnare agli amici?”

- Ancora una volta la mano accarezza di nuovo dolcemente la fronte calda del profeta. Zaccaria in un attimo si sveglia e vede ‘il suo angelo’, come lui chiama i messaggeri di Dio, ma cade di nuovo nel sonno dello spirito. Allora l’anima è più capace di accogliere anche il difficile:

 

(nona visione: la questione del digiuno – la vera religione)

[Zc. 7,1-14]: [1]L'anno quarto di Dario, il quarto giorno del nono mese, detto Casleu, la parola del Signore fu rivolta a Zaccaria. [2]Betel aveva inviato Sarèzer alto ufficiale del re con i suoi uomini a supplicare il Signore [3]e a domandare ai sacerdoti addetti al tempio del Signore degli eserciti e ai profeti: «Devo io continuare a far lutto e astinenza nel quinto mese, come ho fatto in questi anni passati?».

[4]Allora mi fu rivolta questa parola del Signore: [5]«Parla a tutto il popolo del paese e a tutti i sacerdoti e dì loro: Quando avete fatto digiuni e lamenti nel quinto e nel settimo mese per questi settant'anni, lo facevate forse per me? [6]Quando avete mangiato e bevuto non lo facevate forse per voi? [7]Non è questa forse la parola che vi proclamava il Signore per mezzo dei profeti del passato, quando Gerusalemme era ancora abitata e in pace ed erano abitate le città vicine e il Negheb e la pianura». [8]Questa parola del Signore fu rivolta a Zaccaria: [9«Ecco ciò che dice il Signore degli eserciti: “Praticate la giustizia e la fedeltà; esercitate la pietà e la misericordia ciascuno verso il suo prossimo. [10]Non frodate la vedova, l'orfano, il pellegrino, il misero e nessuno nel cuore trami il male contro il proprio fratello”. [11]Ma essi hanno rifiutato di ascoltarmi, mi hanno voltato le spalle, hanno indurito gli orecchi per non sentire. [12]Indurirono il cuore come un diamante per non udire la legge e le parole che il Signore degli eserciti rivolgeva loro mediante il suo spirito, per mezzo dei profeti del passato. Così si accese un grande sdegno da parte del Signore degli eserciti. [13]Come al suo chiamare essi non vollero dare ascolto, così quand'essi grideranno, io non li ascolterò – dice il Signore degli eserciti. [14] Io li ho dispersi fra tutte quelle nazioni che essi non conoscevano e il paese si è desolato dietro di loro, senza che alcuno lo percorresse; la terra di delizie è stata ridotta a desolazione”».

 

2. (parla l’angelo): “Quelle persone, che stavano presso Sarezer e a Regem-Melech e che avevano mandato un messaggio affinché si chiedesse al Signore di togliere finalmente ogni sofferenza, che piangevano e si lamentavano e volevano ottenere (l’aiuto?) con il digiuno esteriore – umanamente mondano – per questo c’è bisogno di un certo tempo per rendere di nuovo pacifico il paese. Il Signore parla e tu lo devi dire loro, anche a quei sacerdoti che non appartengono solo del tutto veramente all’Altissimo.

3. Avete digiunato e portato sofferenza per settant’anni e vi siete posti dei tempi, nei mesi in cui avete digiunato, per scoprire la Mia Bontà. Io, il Signore, vi domando: ‘Avete forse digiunato così per ME? Avete anche condiviso il poco fra di voi? Avete accolto la Mia Parola, osservato la Mia Legge? Oppure, non avete magari sovente mormorato contro il Mio Spirito di Grazia?

4. Avete avuto presso di voi a lungo i Miei messaggeri (Elia, Isaia) ed avete abitato nel vostro paese, ricchi e satolli. Avete ascoltato i Miei messaggeri? Devo Io contare quanti di voi hanno osservato la Mia Parola? Se volete chiedere per voi la Benedizione, non per primo per la vostra vita esteriore, ma per l’anima che Mi evita, allora giudicate bene, e tutti dimostrino al suo prossimo, bontà e misericordia. Ne ho battuto diversi, posti come esempio, al quale Io non voglio che passiate oltre!

5. A quante vedove e orfani è capitata l’ingiustizia ed avete dovuto pensare a loro e aiutarli? Ma non solo tra quelli del vostro popolo! Anche gli stranieri che chiamate pagani e li disprezzate, e che comunque stanno dinanzi al Mio Volto; voi li dovete assistere ovunque è necessario. Oppure, devo anch’Io considerare voi, stranieri, ai quali è capitata un’immeritata Grazia, …cosicché non abbiate da Me nessuna patria?

6. Dato che tu – popolo giudeo che dovresti essere un esempio per il mondo – non hai osservato la Mia Legge dell’Amore, Io stesso sto contando per Me i mansueti! Perciò vi ho dato dal Mio settuplo Spirito i settant’anni sotto il dominio straniero, appunto perché avete disprezzato gli altri Miei figli, che non sono niente di meno di quanto Io disprezzi voi. E devo contare quelli che Mi hanno voltato le spalle ed otturato i loro orecchi, per non sentire le Mie parole anche attraverso i profeti? Infatti, tanti, tutti quanti lo hanno saputo: Se ascoltano le Mie parole che sono appunto pura Grazia e Compassione, allora si doveva anche agire di conseguenza. Molti non lo volevano!

7. Molti di loro hanno cuori ostinati ed ancora accusate Me, che Io li avrei condotti nel paese straniero! Oh sì, l’ho fatto IO! Soltanto, per quale eterno buon motivo? Non se lo sono chiesti, non hanno pensato prima che dall’allontanamento dell’Insegnamento del Mio Amore sarebbe risultata la via difficile? Inoltre, che con ciò volevo di nuovo attirare a Me gli smarriti? Perché, l’uomo, quando è in miseria tribolazione, pensa prima a Me.

8. Come sono diventati duri e deserti i cuori, così anche il paese è diventato deserto e lo diventerà di nuovo fertile attraverso la conoscenza e la diligenza. Voi pensate che i cattivi pagani avrebbero devastato il vostro paese? Secondo l’esteriore, è vero. Ma non avrebbero mai fatto irruzione qui, se il popolo non si fosse allontanato da Me! Che esista ancora per lungo tempo e molta fatica, nonostante l’afflizione, è da ringraziare alla magra decima di chi era fedele a Me e alla Mia Parola. Per via di Abrahamo, il Mio principe della Serietà, sotto il cui Raggio ho scritto il Mio Testamento eternamente valido, ho conservato il Mio nobile paese (ved. Opera-UR cap. 4).

9. Non pensate che sarebbe il paese del mondo, anche se l’ho incluso per l’ultragrande Grazia. No! È il Mio Regno di Grazia, costruito per i Miei figli, e rimarrà eternamente esistente. Badate a non restare solo una decima, ma aumentate nello spirito e nella verità, nell’amore e nella fraterna gentilezza, e ancora rimarrà sempre una Benedizione del Raggio di Luce su questo Paese, sia nelle vostre mani, sia in quelle di altri, questo per Me è uguale! Perché, come Io eternamente ero, sono e resto, così anche la Mia magnificenza e paterna Guida, se riconosciuta e accettata oppure no. Chi si allontana da Me, deve esperimentare per il suo bene, che Io so anche punire. Accettate il Mio ammonimento; esso è pura Bontà!”

10. Zaccaria si sveglia a metà; gli sembra come se tutto fosse destinato a lui, e comunque ama così tanto il ‘suo Signore’. A metà cercando la mano dell’angelo che sta accanto a lui sorridendo: “Che cosa, o tu, messaggero di Luce di Dio, mi ha fatto di grave il Santo?”

- “Non a te, fratello, ma devi andare da coloro che litigano ancora solo per l’esteriore. Sarezer e Regem-Melech e il loro grande seguito, di cui fanno parte dei sacerdoti. Si sono radunati in Beth-El. Ognuno vuole avere il meglio e il Signore ha detto il vero: non si pensa ai poveri”.

11. “Non devo andare dagli amici in Silo? Perché, portare loro questa resa dei conti, non lo posso fare!”

- “Non è affatto necessario scoraggiarli, ma devi anche istruirli. Questo lo devi fare. Vai a Beth-El, là sperimenterai la Mano di Dio”.

- “Posso portare con me il mio Hachalja, il fedele?”

- “Sei libero. Vedi: l’uomo, se ha ricevuto una scintilla di spirito dallo Spirito di Dio, costui deve e può anche decidere da se stesso, se si tratta di una piccolezza che non tocca il Cielo”.

- “Allora sono contento! Oh, mio angelo, apri le tue mani, lascia che vi metta il ringraziamento del cuore, e portalo al Padre-Zebaoth su al Suo Trono”.

12. L’angelo dice: “Il tuo ringraziamento è già salito, giace davanti a Lui sul Suo santo Focolare”.

- “Santo Focolare? Ma che cos’è?”

- “Questo è l’altare di Dio ed ha un cassetto nel quale viene conservato tutto, per cui Mosè, il grande portatore dell’Ordine, dovette creare quell’Arca del Patto, un simbolo del Patto e della Grazia!”

- “Quanto è magnifico!”. Ora Zaccaria si sveglia del tutto. Allora si inginocchia davanti all’angelo, pregando senza parole, e tende una volta all’orlo della chiara veste. Quando alza gli occhi, la Luce è scomparsa.

13. Durante la prima colazione, Hachalja domanda: “Dimmi: che cosa hai visto questa notte? Il tuo viso è a metà lieto, a metà oppresso. L’immagine che ti è stata data, era così grave?”

- “Non era un’immagine, era una seria resa dei conti, ed è già da portare oggi, caro amico. Ho bisogno del tuo aiuto”.

- “Non quella del Signore?”

- “Questo l’ho già ricevuto, ma ti posso chiedere di assistermi?”.

- “Allora, è molto seria. Ma i nostri buoni amici…?”

14. “Non è per loro”. Il profeta riferisce a chi riguarda, e che ancora oggi andranno a Beth-El.

- “Aha”, dice l’amico, “nel piccolo so già cosa fare. Quanto un paio di settimane fa ero sulla via per venire qui, sono anche passato da Beth-El.

15. C’erano molte grida, litigi e contese; sembrava quasi come se si volessero abbattere reciprocamente. È stato solo grazie a causa di un Sarezer e Regem-Melech, che non è corso sangue fraterno. Certo, entrambi non mi sembravano del tutto fidati. Si sono vantati troppo come dominatori”.

- “Allora andiamo presto, mi spinge di portarmi alle spalle questo disagio”.

- Hachalja ha assunto un uomo, è meglio non lasciare da soli Hortisa, la serva e i bambini, nonostante il cane, quando lui e Zaccaria non sono a casa. Ha trovato un uomo fedele.

*

16. A Beth-El le cose si svolgono in un clima riscaldato, quando si trovano in una baraonda. Sarezer e Regem-Melech stanno su una specie di sgabello per abbracciare tutto più facilmente con lo sguardo. “Restiamo uniti”, esclama Sarezer ad alta voce. “E’ ora che otteniamo finalmente una proprietà”. Mentre lui e Rgem-Melech hanno già incassato molto. Solo la maggior parte non lo sa.

- Uno dalla folla, dice: “Dichiarate cosa si deve fare!”

17. “Cari fratelli”, comincia Regem-Melech, “molti dei nsotri fratelli, …mi dispiace davvero…”, che è una spudorata menzogna, “…sono rimasti in Babilonia. Paese, mura, sono vuoti, non appartengono a nessuno. Nel grande circondario ho indagato e sono andato dagli anziani di Gerusalemme a sentire la conferma che posso distribuire fra di voi, paese e proprietà di coloro che sono rimasti, e per noi ho delimitato ciò che appartiene già a noi due”. Intende se stesso e Sarezer.

18. “Vi siete cercati il meglio?”, s’arrabbia un uomo.

- Sarezer ammonisce subito: “Ce n’è abbastanza. Ciascuno deve avere un buon pezzo”. Sono circa venti uomini che si schierano ed aspettano avidamente ciò che possono ottenere, confermato con un rotolo. Solo, che questi non ci sono ancora. In tutta questa confusione entrano all’improvviso il profeta e Hachalja, dopo che loro – non notati – stavano già da un po’ di tempo in disparte ed hanno udito tutto.

19. Regem-Melech nota i due, solo che non li conosce ancora. In lui sale una sensazione: ‘Attenzione! Succede qualcosa. Portano a noi un danno!’. Non pensa che lui ha mandato al profeta quel messaggio di chiedere per tutti presso il ‘Dio-Jahvè’ che potessero vivere di nuovo ricchi e pacifici.

- “Ma chi siete? Che cosa avete da fare qui da noi?”. Sarezer chiede brusco.

- “Che non ci conoscete, è comprensibile”, risponde il profeta. “Ma mi avete mandato il messaggio che devo pregare per voi. L’ho fatto! Solo diversamente di quanto avete pensato”.

- Sarezer e Regem-Melech saltano giù dallo sgabello.

20. “Se non hai richiesto ciò di cui abbiamo urgentemente bisogno, allora non hai nessun rango da noi! E chi è l’altro?”

- Hachalja dice il suo nome.

- “Tu? Tu sei il…”, Sarezer non osa pronunciarlo. Lo conosce troppo bene, che nel Consiglio degli anziani non ancora del tutto saldo in Gerusalemme, ha una voce che non si può ignorare.

21. “Si, io”, sottolinea Hachalja. “Voi non siete ben visti”, indica i loro capi. “Quello che vi siete inventati, allora Dio”, indica Zaccaria, “costruirà una barriera! Prima esaminiamo che cosa sta succedendo qui. Quindi?”

- “A te che t’interessa? Sei a metà forestiero, perché per molto tempo sei stato chissà dove, soltanto, non con noi nella nostra afflizione e sofferenza”.

- “Ci sono stato dentro più di quanto pensi ed hai sperimentato su te stesso. Tu, Regem-Melech, Matuja e Mijamin eravate così furbi. Avete sempre trovato scuse quando si è trattato di diritto e verità! Non interrompee, Sarezer, ogni ingiustizia viene scoperta. Ma ora deve prima parlare Zaccaria”.

22. “Ah, il profeta! Che cosa ha da portare? A Silo avete racimolato un povero gregge, con cui non c’è niente da fare”.

- “Nemmeno con Jichri?”.

- Oh, guaio, questo è meglio evitarlo. Se costui ora è ricomparso ed ha una ‘parola’ nel Consiglio degli anziani, allora addio tutto il nostro volere!

- Zaccaria con una sola parola scopre il pensiero della perdita mondana, e ogni ingiustizia che – non lo sa nemmeno lui stesso com’è possibile – riferisce letteralmente ciò che la notte prima ha detto l’angelo ed ha annunciato la Resa dei Conti di Dio.

23. Le facce diventano sempre più lunghe, rosse d’ira, pallide di rabbia, finché Sarezer non riesce più a tenersi non appena Zaccaria ha finito di comunicare l’Ammonimento di Dio. “Questo non lo accettiamo proprio! Se dopo settant’anni adesso non possiamo nemmeno…”

- “...rubare ciò che non vi appartiene?”, interviene Hachalja.

- “...allora non abbiamo bisogno di nessun Dio!”, Regem-Melech trema di rabbia.

24. “Se tu non hai bisogno di DIO, lo vedrai!”

- Questo suona così serio, che perfino Hachalja rabbrividisce, poiché pensa che non lo ha detto il profeta. Questa era una voce lontana. Ed ha effetto! I succubi, che naturalmente volevano insieme mungere la ‘povera mucca’ della Giudea’, sono scomparsi.

- “Qui opera un…”, ‘Satana’, vorrebbe chiedere Sarezer, mentre gli tremano le ginocchia.

- “Chi opera qui, lo verrai a sapere pure come lo ha sperimentato Matuja, chi gli ha portato via il bottino dei poveri e persino delle vedove e degli orfani, …se non lo vuoi avere diversamente”.“

25. “Matuja? L’amico mio? Che cosa gli è successo?”

- “Indaga tu stesso! In Gerusalemme è già noto come ha agito senza consenso, ed ha promesso rotoli che non sono mai stati scritti. Jichri ha già provveduto. – Ma non vi vergognate di prendere semplicemente proprietà e terreno? Voi sapete che gli orfani vengono raccolti ed assicurati, ed esaminati i loro diritti dai genitori. Oh, voi, povere anime!”. Zaccaria è così rattristato, e porta la sofferenza che verrà su di loro, se non cambiano il più presto possibile.

26. “Nessuno ci è così avverso come uno che vuole essere un profeta del Signore! Nei miei occhi sei tu, Zaccaria, solo un piccolo...”, Regem-Melech ha sulla lingua un’imprecazione. Ma ecco che, …è come un pugno, che gli paralizza la lingua, mentre Hachalja dice subito:

27. “Ingoia tu stesso la tua malignità! Siate certi, voi due!”, intende Regem-Melech e Sarezer. “Io andrò da re Dario, che vi potrà far citare nonostante le vostre ricevute riscattate; basta dirgli solo in quale modo vi siete procurati le ricevute!”

28. L’arroganza crolla, i due uomini diventano entrambi grigi come la cenere. Oh, sì, DIO porta tutto alla luce del Sole per, …guarire e per aiutare, se ammettessero la perfidia e riparassero ciò che hanno fatto di ingiusto ai poveri. Purtroppo, non ci sono ancora. Sarezer tira Regem-Melech formalmente via con sé, muto. Può essere colpito pesantemente, se Hachalja realizza ciò che ha detto; e ne ha la possibilità, i due lo sanno molto bene.

29. “Vuoi davvero denunciare i due cattivi al re?”, chiede Zaccaria, che avrebbe volentieri aiutato, affinché non succeda loro come a Matuja.

- “Lo meriterebbero, perché, guarda: tali indegni non danno un buon segno al nostro popolo davanti agli altri popoli. Per via di pochi maligni, viene timbrata tutta la Giudea. Questo, DIO non lo vuole di certo!”

30. “Hai ragione, mio Hachalja; ma lasciali andare. Appunto, Dio, del Quale credi giustamente che Egli vuole anche preservare il nostro popolo, ha altre vie, altri mezzi per uccidere i vermi velenosi”.

- “Che cosa? Tu credi che non potrebbero solo cadere nella propria fossa, com’è successo a Matuja?”

- “Non così! Ma se tuttavia i cattivi vivano, oppure no, penso, appunto, che non è faccenda nostra. No! È il male! Tutta l’astuzia e la malignità sono caduti nell’ultima morte e saranno estirpati dal Creatore”. (Apoc. 20,14).

31. “Oh, Zaccaria, mi hai liberato!”. Viene abbracciato freneticamente. “Mi era davvero difficile pronunciare la minaccia; soltanto, appunto, il nostro popolo in sé caro, …il nostro Signore lo ha preservato comunque, nonostante la molta afflizione. Non certamente per nulla”.

- “No!”, Zaccaria guarda in una sconosciuta lontananza, e dice piano: “Qui verrà Dio come SALVATORE; non per l’unica selezione della Giudea. Il Signore verrà per tutti gli uomini, per le anime, per i poveri esseri e mostrerà il Suo sommamente maestoso Simbolo (Golgota)”.

- Hachalja cammina lentamente, tornando verso la loro casa, e il veggente segue in silenzio, profondamente immerso nella visione e nei pensieri.

 

[indice]

Cap. 8

Decima visione: la Parola del Signore degli eserciti

Un angelo consola i tre amici – In Silo il profeta con la voce di Dio

1. Non è propriamente un’immagine che viene data nuovamente di notte a Zaccaria dopo alcuni giorni; è come un flusso di parole e pensieri che gli arrivano da Dio attraverso gli angeli. Vede a lungo la Luce presso di sé e gli arriva: un grande Discorso di Dio! Solo, come lo devo accogliere e riferire? Perché, l’angelo parla così:

 

(decima visione: parla il Signore-Zebaoth)

[Zc. 8,1-23]: [1]Questa parola del Signore degli eserciti mi fu rivolta: [2] “Così parla il Signore-Zebaoth: «Sono acceso di grande gelosia per Sion, un grande ardore m'infiamma per lei». [3]Dice il Signore: «Tornerò a Sion e dimorerò in Gerusalemme. Gerusalemme sarà chiamata Città della fedeltà e il monte del Signore degli eserciti Monte santo». [4]Così parla il Signore-Zebaoth: «Vecchi e vecchie siederanno ancora nelle piazze di Gerusalemme, ognuno con il bastone in mano per la loro longevità. [5]Le piazze della città formicoleranno di fanciulli e di fanciulle, che giocheranno sulle sue piazze». [6]Così parla il Signore-Zebaoth: «Se questo sembra impossibile agli occhi del resto di questo popolo in quei giorni, sarà forse impossibile anche ai miei occhi?» – questo dice il Signore degli eserciti”.

[7] “Così parla il Signore-Zebaoth: «Ecco, io salvo il mio popolo dalla terra d'oriente e d'occidente. [8]Io li ricondurrò ad abitare in Gerusalemme; saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio, nella fedeltà e nella giustizia»”.

[9] “Così parla il Signore-Zebaoth: «Riprendano forza le vostre mani. Voi in questi giorni ascoltate queste parole dalla bocca dei profeti; oggi vien fondata la casa del Signore degli eserciti con la ricostruzione del tempio. [10]Ma prima di questi giorni non c'era salario per l'uomo, né salario per l'animale; non c'era sicurezza alcuna per chi andava e per chi veniva a causa degli invasori: io stesso mettevo gli uomini l'un contro l'altro. [11]Ora invece verso il resto di questo popolo io non sarò più come sono stato prima dice il Signore-Zebaoth. [12]E` un seme di pace: la vite produrrà il suo frutto, la terra darà i suoi prodotti, i cieli daranno la rugiada: darò tutto ciò al resto di questo popolo. [13]Come voi foste oggetto di maledizione fra le genti, o casa di Giuda e d'Israele, così quando vi avrò salvati diverrete una benedizione. Non temete dunque: riprendano forza le vostre mani»”.

[14] “Così dice il Signore-Zebaoth: «Come decisi di affliggervi quando i vostri padri mi provocarono all'ira – dice il Signore degli eserciti – e non mi lasciai commuovere, [15]così invece mi darò premura in questi giorni di fare del bene a Gerusalemme e alla casa di Giuda; non temete. [16]Ecco ciò che voi dovrete fare: parlate con sincerità ciascuno con il suo prossimo; veraci e sereni siano i giudizi che terrete alle porte delle vostre città. [17]Nessuno trami nel cuore il male contro il proprio fratello; non amate il giuramento falso, poiché io detesto tutto questo» – oracolo del Signore”.

[18]Mi fu ancora rivolta questa parola del Signore degli eserciti: [19] “Così dice il Signore-Zebaoth: «Il digiuno del quarto, quinto, settimo e decimo mese si cambierà per la casa di Giuda in gioia, in giubilo e in giorni di festa, purché amiate la verità e la pace»”.

[20] “Così parla il Signore-Zebaoth: «Anche popoli e abitanti di numerose città si raduneranno [21]e si diranno l'un l'altro: ‘Su, andiamo a supplicare il Signore, a trovare il Signore-Zebaoth; ci vado anch'io’. [22]Così popoli numerosi e nazioni potenti verranno a Gerusalemme a consultare il Signore-Zebaoth e a supplicare il Signore»”.

[23] “Dice il Signore-Zebaoth: «In quei giorni, dieci uomini di tutte le lingue delle genti afferreranno un Giudeo per il lembo del mantello e gli diranno: ‘Vogliamo venire con voi, perché abbiamo compreso che Dio è con voi’»”.

 

3. “Santa-Luce? Che significa?”

- “Il senso lo puoi riconoscere per voi da te stesso, la cosa più alta ti sia detta: ‘Se il Signore parla di Gerusalemme, allora è una parabola, perché voi uomini, la vostra Giudea, considera questa vostra città come qualcosa di alto e non la confronta con altre grandi città di questo mondo. Santa-Luce è la Città, la Centrale-Ur, il più alto Centro nell’Empireo, quel Campo di Luce che il Creatore ha creato per primo dalla Sua somma maestosa quadruplice Entità e solo poi tutto il resto per il Suo popolo di figli.

4. Così anche la Giudea rimane una parte del tutto ed è, detto per il vostro mondo, un granello di sabbia di tutta la sabbia che appartiene alla vostra Terra. Fa attenzione: ‘Un granello’, quindi non da ignorare, come tutto nella materia del mondo è sempre un granello di fronte a quell’incommensurabile Regno dell’Altissimo, che è la ‘Casa del Padre’. Non essere titubante, se chiedi timoroso come farai a ricordare tutto ciò che adesso ti è dato e soprattutto di riferire. Non può soffiare lo Spirito di Dio come vuole? Oh, Egli non deve orientarSi secondo la vostra insufficienza, e quando vuole, Egli parla attraverso un figlio come attraverso un uomo maturo!”

5. “Mio angelo, lo credo proprio e che proprio dei figli che stanno vicini al Padre nostro. Ma considera, ti prego, che anch’io sono ancora sufficiente, perché la materia ci è troppo attaccata all’orlo della veste”.

6. “Lasciala appesa, Zaccaria, ti accorgerai di quanto rapidamente quest’orlo della veste viene tagliato, e non lo troverai mai più. Chi manda l’Altissimo, costui deve anche aver fiducia, deve lasciar governare il Raggio di Luce che non appartiene appunto a nessun mondo, intendo, a nessun uomo. Infatti, la LUCE rimane eternamente proprietà del Creatore! Se Egli ne lasciasse fluire dei Raggi per toccare dei figli recalcitranti, sono intesi gli adulti, allora rimarrebbe anche unicamente Sua Faccenda il come e attraverso chi, quando e dove, devono splendere i Raggi. Porta la Rivelazione, la Parola e l’Insegnamento di Dio il prossimo Sabato. Sei benedetto; perché il tuo cuore è puro”.

*

7. L’angelo se ne va. Rimane il dormiente, che rosicchia alla sua insufficienza ed ha comunque la magnifica sensazione: opererà il SIGNORE! Questa notte riccamente benedetta lo porta fino al mattino, lui è ancora come stordito e comunque si sente libero. Solamente questo cresce in lui: ‘Tutta la cara gente che si raduna in Silo, riconoscerà tale Insegnamento? Alcuni certamente, ed è comprensibile che dopo i lunghi anno di prigionia, ritornati in un paese distrutto, si pensi meno all’ultrasensoriale che a ciò che è vicino. Come potremo vivere in futuro?’

8. Hachalja guarda il profeta, esaminandolo, ma oggi non osa chiedere, perché lui stesso ha assistito a qualcosa nel sogno. Lui pone lo spirituale molto al di sopra di tutto il mondano; ma gli uomini devono vivere, manca quasi tutto, e dalla maceria è difficile costruire qualcosa.

9. E’ soltanto buono il poter dire a Dario e a Kores di contribuire maggiormente con l’aiuto, e così sono già arrivate lunghe carovane di carri. Ma per un grande popolo?

- “Lasciamo regnare il nostro Altissimo”, suona in risposta alla riflessione di Hachalja, e prende la sue mani nelle sue. “Ho anche chiesto come devo portare lo spirituale ai mondani, e ho dovuto riconoscere questo: ‘Non siamo noi che operiamo, anche se muoviamo le mani e procuriamo il più grande aiuto possibile’. È DIO l’Operante! Questo ci deve bastare”.

10. “Certamente, Zaccaria, ai nostri poveri è piuttosto da portare vicino la Parola di Luce di Dio, che agli altri che si sono riempiti in Babilonia, soprattutto nell’ultimo tempo quando sono venuti al dominio i buoni re. Con il popolo, in sé, non è un problema, nonostante quello che è necessario terrenamente, ma spingere nella fase iniziale la Parola di Dio? Non si deve pensare anche al terreno, di ciò che è necessario per la vita?”

11. “Sì, lo possiamo. Perché altrimenti Dio non avrebbe avuto bisogno di mandarci in questo mondo. Sono delle vie di prova e di co-aiuto, che sono da percorrere, secondo da dove proviene un anima”.

- “Su questo ho riflettuto sovente”, dice Hachalja, “perché nella vita umana ci sono molte cose diverse. Uno sta molto in alto, l’altro così in basso, che per la compassione ci si spezza quasi il cuore e ci si domanda: Signore, perché?”

12. “Domandare del perché è un grave impedimento sulla via nella Luce. L’uomo non sospetta quasi, quanti sassi getta con ciò a se stesso davanti ai piedi. Chi crede veramente, non pone all’Altissimo tali domande, ma Gli si dà nella Sua mano clemente. Allora è consolato, anche nella sofferenza, nella preoccupazione e nelle paure. Lui sa che il Signore è la sua fortezza e il suo rifugio. (Salmo 18,3). Vogliamo prepararci per Sabato, anche tu, amico Hachalja, perché ho bisogno del tuo aiuto, …attraverso Dio”.

13. “Lo devi avere, se te lo posso dare; ma il profeta sei tu. Io voglio prendere su di me quelli che brontolano”.

- Zaccaria ride: “Ho inteso proprio questo, e credimi, questo è un aiuto extra, quando si può portare la Parola della Luce e non si viene assaliti dalle onde oscure”.

- “Appunto. Tu più di me; ma sono pure consolato, il Cielo guida i cuori, qui coloro che vogliono portare le onde oscure.

14. Mi fanno pena, quel Matuja, e chissà come stanno ora gli altri, Mijamin, Sarezer e Regem-Melech”. Appena Hachalja ha detto questo, viene annunciato un ospite: Jichri. Viene accolto con grande gioia.

- “Vieni al momento giusto”, dice Zaccaria dopo il benvenuto. “Dopodomani dobbiamo andare a Silo, e se hai un paio di giorni di tempo, amico Jichri, allora, ti prego, vieni con noi”

- “Solo troppo volentieri”, dice costui, “anche se sono venuto per altro.

15. Vengo da Gerusalemme. Là un uomo ha presentato un’accusa contro Sarezer e Regem-Melech. Oltre a questo, …la faccenda di Matuja e Mijamin è già risolta. Gli esaminatori sono già sulla via”. Allora si riferisce a Jichri ciò che era avvenuto in Beth-El. “Questo mi è stato riferito due giorni fa, perciò sono venuto. Quindi è vera l’accusa che si aveva da ascoltare. Ebbene, anche questo sarà risolto presto. Mi rallegro piuttosto di nuovo di una cara Parola di Dio; perché, se andate a Silo, allora il Signore ha certamente donato la Sua rivelazione”.

16. “Ben detto, Jichri: ci è stata donata! Solo che questa volta è qualcosa di difficile, non un’immagine che sarebbe da interpretare, ma alte Indicazioni su cose che si metterebbero volentieri da parte”.

- “Non ti preoccupare, Zaccaria, quello che DIO dà, rimane esistente e si realizza per tutti, intendo, se uno non vuole subito ascoltare e riconoscere; quello che l’Altissimo fa, non è mai vano, e se, …se l’anima riconosce la Verità anche solo dopo la morte del corpo”.

17. Si stringono le mani a Jichri senza dire nulla. “Vuoi dirci qualcosa in anticipo?”, chiede costui al profeta.

- Lui indugia, ha la sensazione di strappare il magnifico Insegnamento della Sapienza, in modo che lui – considerato puramente umano – non potesse più riferire il tutto nel modo giusto. Si comprende il suo indugio. “Aspettiamo con pazienza ciò che importante”.

18. I due giorni passano rapidamente. Parlano molto per l’edificazione del popolo e per il loro bene, si cerca anche nelle vicinanze gente che ha cercato e trovato il loro terreno d’eredità. E’ solo difficile stabilire precisi confini. Jichri ed Hachalja aiutano loro, ed è di nuovo ristabilita una casa. “Durerà anni”, sospira Jichri, “finché la nostra Giudea un giorno sarà di nuovo del tutto in ordine”.

19. “L’esteriore”, dice una voce dietro i tre uomini. Ci si volta stupiti. Eccetto Zaccaria, gli altri si spaventano quasi. Si vede uno spirito di Luce, l’angelo di Zaccaria. – Il profeta gli si getta formalmente al collo, cosa che non ha mai osato nella visione del sogno, mentre Jichri ed Hachalja, ancora ignari di chi sia l’apparso, s’inginocchiano. Già vengono alzati entrambi.

20. “Davanti a me non avete bisogno di inginocchiarvi, fratelli,, vi porto la Benedizione di Dio. Perché Lui, nostro Padre, dà la Benedizione. E non temete nemmeno, perché sappiate che potrei guardare profondamente nei vostri cuori e ci sarebbe ancora molto da estirpare. Certo, posso ben guardarci dentro. La Luce penetra la materia! L’estirpare – che è necessario per ogni uomo – lo dovete fare voi stessi, il portarlo via lasciatelo all’Altissimo! Io sono stato inviato a rialzarvi affinché eliminate molta tristezza. Ma vedete:

21. Fate bene a stabilire l’esteriore, ma su tutto l’esteriore accrescete l’edificazione del vostro popolo, lo SPIRITUALE, affinché questo giunga di nuovo al diritto, per la Gioia di Dio Padre, per la redenzione dell’uomo. Così dovete agire anche in Silo”.

- Con queste parole la Luce è scomparsa. Ci vuole un bel po’, finché gli uomini possono di nuovo pensare, come se lo ammettono reciprocamente.

22. “Che esista ancora oggigiorno una tale visione dalla Luce, non lo avrei mai pensato”, comincia Jichri per primo, mentre Zaccaria ha riconosciuto subito il ‘suo angelo’ ed ha accolto con gioia, ringraziamento ed umiltà ciò che era stato dato.

- “Nemmeno io lo avrei mai pensato”, conferma Hachalja le parole di Jichri. “Prima, con un Abrahamo, Mosè, Giosuè e coi nostri profeti. – Sì, allora poteva succedere. Ma oggi…?”

23. “Hai ragione”, dice il profeta e sente l’influenza della Luce. “E’ una Grazia particolare, e questa – per quanto riguarda una visione – diventerà sempre più pallida nel tempo futuro, perché l’umanità si staccherà dalla Luce di Dio. Soltanto, rimarrà la GRAZIA, sia che venga riconosciuta oppure no. Che abbiamo potuto vedere un angelo, lo vogliamo tacere, altrimenti gli altri si sentiranno oppressi, come retrocessi”.

*

24. Sono arrivati in Silo. Il padiglione che Hachalja ha fatto costruire abbastanza grande, questa volta è stracolmo. Dove il profeta passa tra le file, viene salutato con una stretta di mano oppure ad alta voce.

- “Sembra come se non ci sia nessuno che possa disturbare la pace”, sussurra Jichri. “Sperimenteremo un miracolo”.

- “Ah, anche se viene uno dei cattivi, stiamo sotto la protezione e lo scudo di Dio”.

- Si fa silenzio, …ed arriva la Parola.

25. “Cari amici, fratelli, sorelle, lasciatevi annunciare ciò che ci vuole donare il Signore. Nella visione ho sentito la Rivelazione, e voglio riferire ciò che il Signore ha raccomandato. Sul nostro popolo della Giudea è venuta molta gravità e pure ora la grande miseria sta ancora davanti alla nostra porta. A questo pensa il nostro buon Dio, e ci fa sapere che possiamo bensì provvedere alla nostra vita, qui inteso nell’esteriore. Ma Dio, l’Altissimo, che è il Padre di tutti noi, ci vuole donare la Sua Luce; e proprio questa è stata offuscata da noi. Quindi così parla il Signore:

26. «Perseguo con ardore la Mia Sion nella giusta ira, che significa = resa dei conti. Voi lodate molto alta la vostra città e non pensate che la Mia Gerusalemme non è nessun luogo che passa, come passa tutto il mondo. Quando e come, …voi non ve lo chiedete! Da voi ci sono uomini, donne, bambini, in parte già di nuovo grandi e ricchi, ma la maggior parte ancora molto poveri e malati. Non così nella Città-Luce, alla quale dovete guardare, dovete averne nostalgia per entrare attraverso le sue porte, vivendo pacificamente dietro le sue mura ed adorare Me, il Signore-Zebaoth, con riverenza e amore, e servire Me.

27. Quello che vedete con i vostri occhi, per ME dovrebbe essere impossibile vedere? E se viene detto: ‘Voglio liberare il Mio popolo’, allora pensate troppo alla vostra piccola Giudea, e non al Mio grande popolo di figli, di cui fate parte come piccola parte. Ma ogni particella sta nella Mia paterna magnificenza. Come DIO, dovrei eleggere solo voi cosicché ritorniate nella Mia Città Santa-Luce, nella Casa del Padre preparata per tutti i figli?

28. Oh, vedo bene come ci si vuole da soli far elevare, per considerarvi come unici eletti. Proprio la Giudea – presentata come esempio – ha disprezzato e perseguitato i cosiddetti pagani. Ma un giorno IO riporterò indietro tutti, e non solo, dopo! Il Mio Operare dura per sempre ed incessantemente attiro tutti dai pagani, dai popoli di tutte le lingue (Apoc. 7,9) e nessuno Mi deve mancare! Oppure, volete, considerando solo voi, erigere in alto la vostra città mondana? Per via della vostra vita sulla Terra, Io ricostruirò anche il vostro luogo, ma finora nessuno vi è rimasto ad abitare, e tutte le persone, quando devono lasciare il loro mondo, vanno sempre fuori.

29. Perché vi attenete all’esteriore? Il Mio ETERNO non è l’unica cosa che rimane? Cercate ME nel cuore, allora potrà essere benedetto anche il vostro esteriore! Guardate indietro fin dove potete vedere nel tempo. Dove sono le opere degli uomini? Voi costruite e il vostro mondo precipita tutto di nuovo. A cosa vi serve il solo tendere a cose che sono caduche, come secca il corpo dell’uomo? Soltanto, …quello che IO ho dato a tutto il Mio popolo – di cui fate parte anche voi uomini, del popolo della Luce, cioè del Mio Spirito, l’anima vivente dal Respiro (Esodo 2,7) che è il Mio ATMA posto in alto – questo non passerà mai, e così nessuno dei Miei figli, liberi dalla materia e legati nella Luce! Allora ogni figlio diventa un portatore di seme della Mia Pace, e tutti conquisteranno la parte di Regno nella Mia eterna perfezione!

30. Allora non è come nel mondo, che IO conservo ancora allo scopo della Redenzione, dove uno evita l’altro, dove ci si innalza. Oh, no! Allora vengono qui da tutti i Luoghi della Mia Luce e portano i loro doni, affinché uno compiaccia all’altro. Vi ho annunciato questo affinché impariate ad elevare lo spirito al di sopra della materia, ed ognuno dev’essere benedetto quando dieci altri afferrano l’orlo del suo vestito e dicono: /‘Vogliamo essere come te, perché tu hai il Dio verace!’

31. Se voi, intesa l’umanità, rivolgerete in alto lo sguardo nell’ultimo tempo del futuro, anche la vostra Gerusalemme terrena potrà diventare un simbolo come il luogo di tutti i popoli. Solo, non dovete dimenticare, se ancora una volta vi dico: ‘Ponete lo spirituale al di sopra di tutte le cose della materia!’. Allora è e sarà riccamente benedetta proprio questa vita terrena come un passaggio attraverso la materia, e in tal modo voi stessi porterete un dono a Casa nel Regno!»”

32. Rimane indescrivibile ciò che gli uomini sentono, tanto profondamente sono toccati da questa Parola di Grazia. Hanno anche notato che la voce del profeta suonava diversamente di quando aveva parlato altre volte. La sua voce non era nemmeno cambiata nelle spiegazioni delle immagini. Ma adesso? Nessuno si muove ancora, la maggior parte con il capo profondamente chino. Jichri e Hachalja si guardano una volta brevemente di nascosto. Un leggero annuire: Questo era Dio stesso!

33. E Zaccaria! A lui non succede diversamente. Come risvegliandosi, si passa una volta la mano sulla sua fronte, non si accorge che qualcuno gli spinge vicino uno sgabello perché vacilla un poco. L’influenza della Luce era troppo forte. E non si accorge nemmeno che il suo angelo lo fa venire di nuovo a sé. Come a caso, tutti coloro che sono radunati si alzano, levano grati le loro mani e fruscia un canto a più voci. E’ il Salmo 99, perché hanno accolto senza dimenticare nel popolo, molti di questi canti di Davide, …nonostante Babilonia.

34. Poi è come se ci si fosse messi d’accordo prima: Uno dopo l’altro passano in silenzio da Zaccaria, gli stringono la mano, lo guardano grati, perché lui ha trasmesso la ‘Parola del Signore’. Ma lui fa sempre cenno: ‘Non io vi ho portato la salvezza, è stato unicamente DIO stesso, ve l’ha messo nel cuore’, è il suo pensiero. Hirma, la donna anziana presso la quale stava seduta anche Hortisa, dice la prima parola ad alta voce:

35. “Ti prego, profeta del Signore, entra nella mia capanna per un piccolo pasto e chi vuole venga con te!” L’ultima cosa viene detta sommessamente, perché Jichri, Hachalja, Kadmiel ed altri sono persone altolocate. La sua casetta è anche piccola. Jichri dice: “Veniamo anche noi, e vedrai che anche qui Dio ha il Suo Governo”.

36. Tutte le persone rimangono davanti alla casetta. Le donne portano molto, affinché ognuno venga saziato. In disparte, Jichri si rivolge a Kofar: “State in guadia, Mijamin e Matuja vogliono vendicarsi sul profeta perché sono diventati poveri”.

- “Grazie per la tua informazione. Faremo attenzione ed abbiamo anche i mezzi per proteggere Zaccaria. Per lui la protezione principale è il Signore, anche per noi tutti. Egli è il nostro Signore Dio-Zebaoth”.

37.Questo giorno non viene dimenticato da nessuno che ha potuto sentire la Parola di Dio.

 

[indice]

Cap. 9

Sarezer attentatore ­– Undicesima visione

Zaccaria quale oracolo messianico

1. Mijamin, che aveva ripreso il contatto con Sarezer e Regem-Melech a lui già noti, non si erano incontrati per un certo tempo, ma solo perché ognuno voleva arraffare di più che l’altro. Ora Regem-Melech aveva assunto un uomo forestiero dopo aver udito che attraverso il profeta doveva aver parlato Dio. Ha corrotto l’uomo a spiare Zaccaria, e per ucciderlo. “Meglio se uccidi insieme con lui anche Hachalja”, aveva mormorato. Il conto non tornava, poiché l’uomo forestiero era scomparso con il denaro.

2. Sarezer si reca nella casa di Hachalja per ira e rabbia, bussa e saluta gentilmente quando gli viene aperto. “Tu?”, chiede Hachalja molto stupito, e sente come una ondata. – Farà attenzione!

- “Siediti”, dice lui, ed offre al visitatore uno spuntino. Nel frattempo chiama in segreto il suo servo e il cane. Oh, sì, bisogna pensare anche all’esteriore, quando dei maligni sono in qualche modo all’opera.

3. Sarezer si accorge subito che cosa sta succedendo; ma è talmente infuriato, tira fuori fulmineamente un’arma. “A voi, gentaglia, faccio vedere chi ora può agire nella Giudea!”.

- Ma ancora più rapidamente agiscono il servo e il cane. Quest’ultimo attacca l’accotellatore e morde così aspramente, che Sarezer deve far cadere la sua arma, mentre il servo lo getta a terra da dietro. “Pezzente”, grida, “non riuscirai ad andar via finché non arrivano gli sgherri”.

- Hachalja è sconvolto. Un uomo rispettato dal popolo, ben visto, e vuole diventare omicida? Si controlla a fatica.

4. “Sarezer, come te lo sei immaginato? E perché vuoi uccidere? Che tu, Regem-Melech, Mijamin e Matuja avete preso di mira il profeta, lo sappiamo da tempo. Soltanto, la domanda: ‘Perché?’. Che cosa vi ha fatto?”

- “Siamo diventati poveri per colpa sua, abbiamo perduto molto di quello ...”

- “...che non vi apparteneva. Vi è stato tolto solo la refurtiva. Questo era certamente molto”.

5. “Se Zaccaria non avesse parlato come se fosse stato Dio stesso, allora avremmo potuto vivere in pace...”

- “...e tenere tutta la refurtiva!”, interrompe Hachalja arrabbiato. “Perciò non devi andare adesso. Dovrei proprio legarti finché non arrivano gli sgherri, e tu sai quale punizione ti aspetta (la lapidazione odiata dai Giudei). Invece puoi lasciare la mia casa; ma sii certo: UNO ti legherà, il Quale non vuoi più riconoscere per via del tuo mammona”.

6. “Hah, e che cosa fate voi? Partecipate alla ricostruzione di Gersualemme? Non ne ho sentito nulla! Per questo Zaccaria ha solo parlato con entusiasmo del Regno dei Cieli, che adesso non ce ne facciamo nulla sulla Terra. Che cosa c’interessa il tanto parlare, se giacciamo ancora al suolo?”

- “Tu e il tuo trio con altri ancora – conosco tutti – non siete nemmeno stati in Babilonia. Non siete più degni del popolo. Ricordati: macchie d’onta vengono estirpati! Non come lo volevi fare tu adesso: versando sangue. Presto saprai cosa posso intraprendere. Ora va: mi sei un abominio!”.

7. Hachalja tiene indietro il suo cane che vuole precipitarsi di nuovo sull’omicida. Al servo ordina: “Portalo fino al prossimo incrocio”, indica Sarezer, “e bada che vada avanti”. Non lo devo accompagnare del tutto? Chissà se lui, …lui”, suona di disprezzo, “non ritorna e tenti un’altra volta di uccidere te, il profeta e altri”.

8. “Non oserà, perché ora posso dire: lo segue DIO, e lo caccerà la sua coscienza!”, viene detto così profondamente serio.

- Sarezer si alza lentamente, il morso duole molto, il sangue gocciola. “Aspetta”, gli ordina Hachalja, “ti fascio la tua ferita”.

- “Signore”, esclama il servo, “non lo si deve aiutare, mentre ...”

- “Rimani fermo qui, vado a prendere la fascia”. Pulisce molto accuratamente la ferita e vi posa sopra del lino sottile. Nonostante la misericordia concessagli, in Sarezer non si muove né ringraziamento né comprensione. Se viene davanti al tribunale, allora…

9. Quando è andato via, Hachalja riferisce l’avvenimento al profeta. “L’ho visto l’ultima notte, come si avvicinava qualcosa di oscuro alla tua casa. Ma insieme ho visto una luce su questo oscuro, ed ho ringraziato il nostro Signore perché ci ha concesso già in anticipo il Suo aiuto. Mi fa pena Sarezer; sarà difficile liberarlo dal tribunale”.

10. “Non gli auguro nulla di male, ma non lo potrà negare, perché il nostro Asdod, il servo, è testimone. Poi la penso anche così: purtroppo ci sono anche altri, per fortuna non molti, che disonorano il nostro popolo, che sono proprio come Sarezer e compagni. Un esempio potrebbe magari funzionare, cosicché le persone che hanno le stesse vedute, girerebbero al bene, cioè che quelli della stessa mentalità si voltino ancora e diventino brava gente.”

11. Quando Jichri viene a sapere dell’attacco, chiama i più anziani a Gerusalemme. Dapprima scuotono le teste. “Impossibile”, dice uno, “un Sarezer non lo fa!”

- “Lui e i suoi compagni ladri sono capaci di ben altro”, discute Jichri. “Avete già udito abbastanza lamenti di povertà”, dice rivolgendosi ai tredici più anziani, “e quello che hanno arraffato, oramai lo sapete pure”.

12. “Certo, questo non dev’essere tollerato e deve essere punito. Ma un tentativo di omicidio?”

- “La ferita del morso alla mano di Sarezer ne è la conferma, il cane non lo avrebbe aggredito senza motivo. Il servo Asdod è appunto un testimone. Non stimate molto le donne, ma non viste da Sarezer e Hachalja, lo hanno visto la serva e la vedova di Hortysa Non hanno avuto il coraggio di farsi avanti, è comprensibile, non è vero? Così ci sono tre testimoni e la parola di Hachalja può ben valere. Oppure no?

13. Si è d’accordo, solo la domanda: “Quale punizione è da dare a Sarezer

- “Non potrebbe essere punito in modo peggiore, che non dargli mai più una voce nel nostro Consiglio. Questo lo colpirebbe più di qualsiasi altra cosa”. Con ciò si è d’accordo.

- Il capo più anziano dice: “Hm, altrimenti…”

- Oh sì, la lapidazione viene comunque ancora – purtroppo – applicata, ma solo su coloro che si sono nascosti dietro certe malefatte.

14. Allo stesso tempo, da Hachalja compare Regem-Melech. La pressione che grava su di lui viene nascosta con arroganza. Tuttavia il suo atteggiamento mostra troppo chiaramente quanta tempesta c’è in lui, …dalla paura.

- Il saluto che Hachalja gli offre è scarso. Gli chiede: “Quale arma hai nascosto sotto il tuo abito?”

- “…Io?”, tirato in lungo, che Hachalja deve ridere. “Sei il migliore amico di Sarezer, allora non manca molto che si possa sommare due più due”.

 15. “Non ho nulla con me; ma faccio un’accusa per l’amico: lui era qui, nella casa in cui è stato gravemente ferito. Tieni una tigre per assalire la gente indifesa?”

- “Vuoi conoscere la mia tigre?”

- “Per Dio, no!”, si terrorizza Regem-Melech.

- “Allora dì finalmente che cosa vuoi da me”.

16. “Sarezer esige il risarcimento dei danni e, …beh, non sarebbe necessario se portassi il piccolo incidente davanti agli anziani”.

- “Così, Sarezer non pretende altro? Naturalmente sei venuto del tutto inutilmente. Veramente, i danni dovrebbe pagarli il mio cane, e questo non ha denaro. Ho lasciato andare Sarezer liberamente da casa mia, e non ho intrapreso nulla”. Che lo avrebbe fatto Jichri, Hachalja non lo immagina.

*

17. “Sarezer si deve accontentare perché non ho fatto nessuna denuncia, avendone il diritto. Lo sapete anche voi, soltanto, non lo ammettete”.

- Regem-Melech se ne va sollevato. Almeno nessuna accusa. Ma presto vengono a sapere che lui, Sarezer, Mijamin e Matuja, non hanno più nessuna voce nel Consiglio. Gli amici che si sono radunati intorno a Zaccaria, non ne sentono nulla; si sono anche isolati per via dello spirituale, vogliono vivere in pace, ognuno ricostruire il suo e porre la Luce al di sopra della materia. Questo è bene. Lo sentiranno il Sabato successivo; il profeta ha sentito nella notte un’altra parola dell’angelo.

 

(undicesima visione: oracoli messianici)

[Zc. 9,1-17]: [1]Oracolo: - La parola del Signore è sulla terra di Cadràch e si posa su Damasco, poiché al Signore appartiene la perla di Aram e tutte le tribù d’Israele; [2]anche Amat sua confinante e Sidòne, che è tanto saggia. [3]Tiro si è costruita una fortezza e vi ha accumulato argento come polvere e oro come fango delle strade. [4]Ecco, l’Eterno se ne impossesserà, sprofonderà nel mare le sue ricchezze ed essa sarà divorata dal fuoco. [5]Ascalòna vedrà e ne sarà spaventata, Gaza sarà in grandi dolori, come anche Ekròn, perché svanirà la sua fiducia; scomparirà il re da Gaza e Ascalòna rimarrà disabitata. [6]Dei bastardi dimoreranno in Asdòd, annienterò l’orgoglio del Filisteo. [7]Toglierò il sangue dalla sua bocca e i suoi abomini dai suoi denti. Diventerà anche lui un residuo per il nostro Dio, sarà come un capo in Giuda ed Ekròn sarà simile al Gebuseo. [8]Mi porrò come sentinella per la mia casa contro ogni esercito, contro chi va e chi viene, non vi passerà più nessun esattore, perché ora io stesso sorveglio con i miei occhi.

[9]Esulta grandemente figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina. [10]Farà sparire i carri da Efraim e i cavalli da Gerusalemme, gli archi di guerra saranno spezzati, annunzierà la pace alle genti, il suo dominio sarà da mare a mare e dal fiume ai confini della terra.

[11]Quanto a te, per il sangue dell’alleanza con te, trarrò i tuoi prigionieri dal pozzo senz’acqua. [12]Ritornate alla cittadella, prigionieri della speranza! Ve l’annunzio fino da oggi: vi ripagherò il doppio. [13]Poiché io piego Giuda come un arco, Efraim come un arco teso; ecciterò i tuoi figli, Sion, contro i tuoi figli, ti farò come spada di un eroe greco. [14]Allora l’Eterno comparirà contro di loro, come fulmine guizzeranno le sue frecce; l’Eterno darà fiato alla tromba e marcerà fra i turbini del mezzogiorno. [15]Il Signore degli eserciti li proteggerà: essi divoreranno e calpesteranno le pietre della fionda, berranno il loro sangue come vino, ne saranno pieni come coppe dei sacrifici, come i corni dell’altare. [16]L’Eterno, loro Dio, in quel giorno salverà come un gregge il suo popolo, come gemme di un diadema brilleranno sulla sua terra. [17]Quali beni, quale bellezza sarà la loro! Il grano darà vigore ai giovani e il mosto alle fanciulle.

 

18. “Amici miei”, comincia, “nuovamente è una grave Parola del Signore e riguarda molta gente, città ed anche Israele. Egli ha nominato Tiro, Ascalon, Gaza e altre, e la nostra Giudea; perché c’è ancora molto da estirpare. Non da voi, fratelli miei, care sorelle. Voi cercare di raccogliere l’oro del cuore, non il perituro del mondo. Dato che ci sono ancora molti abominii contro Zebaoth, nostro Altissimo, quindi il Signore dice:

19. “Voglio togliere il sangue che versate, e i loro abominii e gettare nell’abisso, dove un giorno sprofonda tutto il materiale. Oh, non temete, voi, figli buoni, non vi getto la gente, soltanto il male e il loro cattivo operare. Ho costruito intorno alla Mia casa un Campo, e intorno al Mio terreno un alto Muro, affinché non vi possa penetrare nulla di animoso.

20. Anche oggi Io dico: Non pensate al vostro paese né alla vostra città, benché Io ci penso per Bontà. No! – Il Mio ETERNO l’ho posto IO stesso nella Mia Protezione, e contro questo, il mondo combatte inutilmente! Fate attenzione: Si parla solo del Mio popolo di Luce e Santa-Luce, del Regno. Ed Io dico:

Figliuola di Sion, rallegrati molto, e tu figlia di Gerusalemme, esulta!

Ecco, il tuo Re arriva, un Giusto e un Aiutante,

povero, e cavalca su un asino!

21. Voglio togliere carri e cavalli, gli archi dalla vostra Gerusalemme; perché Io, questo Re, farò pace fra tutti i pagani. Comprendetelo bene: ‘Chi non si arrende alla Luce, a costui verrà tolto l’esteriore! Tuttavia la Mia Parola passerà poi su tutto il mondo! Se accettata, rinnegata oppure no, – il Mio regale aiuto e la Mia redenzione rimane esistente, perché attinti dalla Mia Eternità, dal Mio Spazio-Ur e dal Tempo-Ur!

22. E quando si dice che attraverso il Sangue del Patto solleverò prigionieri dalla fossa in cui non scorre acqua, allora significa = Un giorno il Mio Sangue del Sacrificio solleverà tutto il perduto di una volta dalla propria prigionia, in cui si era immerso attraverso l’allontanamento dal Mio Patto e dalla Grazia! Lo ha dovuto sopportare il vostro popolo per lunghi settant’anni, perché l’idolatria era praticata così ampiamente, che la Mia Legge, rivelata così santamente e gentilmente, era stata disprezzata ed infranta.

23. Ora ho di nuovo guidato a casa il popolo di Giuda, come esempio che un giorno verrà redenta tutta la caduta e riportata a Casa nella Casa del Padre costruita eternamente, nella già nominata Luce-santa! Date oltre la Rivelazione a tutto il popolo, perché IO ricompenserò eternamente, a seconda se un cuore vuole cambiare oppure se rimane ostinato. Ricordate sempre che siete solo un esempio, posto per tutti i popoli, primordialmente per la figlia caduta e per la sua povera schiera.

24. La Mia Luce compare su tutta l’oscurità, perché questa non può mai esistere senza Luce, e alla Mia Resa dei Conti sarò come frecce. Soltanto, non uccideranno. Oh, no! Indicano solo la direzione, perché come un temporale che arriva da mezzogiorno quando il giorno è più chiaro, così il Mio Sacrificio colpirà tutti, anche se moltissimi non lo vorranno notare, perché il MIO Peso graverà su di loro!

25. E’ quel sommo Monumento del Mio Amore del Giorno che ho posto a Me stesso. Tuttavia l’effetto dello stesso viene su tutto il mondo. In ciò non è intesa unicamente la vostra Giudea. Perché come perdono due volte, lo dovete riconoscere in modo giusto: I figli della Mia Luce che erano rimasti fedeli e percorrono i loro percorsi di sacrificio sovente non facili per riportare a Casa ciò che era perduto, vengono ricompensati due volte per via della Giustizia.

26. Alla Sera del Mio Giorno della Creazione dell’Amore, quel sesto Giorno dalla Mia Eternità-Ur in Spazio e Tempo verrà consegnato a ogni figlio il denaro del Giorno, ‘uno’, perché Io sono ‘un’ Dio! Ma questi denari avranno due pesi. Dipenderà da questo: ‘I figli ritornati a Casa a raccogliere la vostra gioia e il giubilo, ricevendo il pesante denaro; i ritrovati per la Casa, rimpatriati attraverso tutti i co-sacrifici ed attraverso il Mio Sacrificio-redentivo, riceveranno quel denaro di ricompensa del Giorno comunque altamente benedetto, che possiede un peso più nobile, più pesante.

27. Ma non pensate che, quando ‘la Sera’ verrà su tutti illuminando e colmando di eterna pace, che sarà rilevato doppiamente. Il Mio Sacrificio di redenzione pareggerà poi tutto. Quei figli che hanno percorso la via del co-sacrificio, distribuiranno i loro doni fra tutti coloro che erano da rimpatriare.

28. Io, il Signore e Padre di tutti i figli, creerò questo compenso dal Bene di Salvezza della Mia Grazia; ma questo, deliberato da ME prima che ci fosse stata la caduta della Creazione, avverrà conseguentemente al suo tempo. Ma per la gioia di tutta la schiera dei figli ci sarà poi un solo gregge. Le corone dei benedetti splenderanno come smeraldi e rubini, come acquamarini e come brillanti.

29. Questo, poi, sarà il Mio raccolto di grano e vino, e tutto il miracoloso che una volta era proceduto dalla Magnificenza della Mia Creazione dell’Essere-UR, prima che un figlio, prima che i principi giungessero alla vita uto consapevole. Accogliete in voi la Mia rivelazione, conservatela pura, persino se più tardi dei mondani la cambieranno nel loro povero splendore del mondo. Costoro perdono appunto la Benedizione della Mia Parola, ma dalla Mia inaudita Grazia, mai la Mia Guida, poiché senza questa non sarebbe da conservare nessuna vita!

30. Il Mio tempo arriva sempre, prima o poi, com’è necessario per la Benedizione di tutta la Mia Opera di Creazione, cosiché la verità ritorni e poi non può essere cambiata. Perciò non siate rattristati se questa Mia rivelazione viene riferita da mondani del popolo, solo a se stessi. La Mia Parola non sprofonda! Ma soffiare via l’atteggiamento di questi grandi insignificanti, per questo non ci vuole nessun soffio, ed è la Misericordia, quando vengono soffiati via.

31. Siate benedetti, e oltre a voi anche gli altri che sono anche di cuore puro, pure se non dimorano in questo luogo. E la Benedizione di grazia venga su di voi, anche su coloro che si trovano ancora nella loro cattiveria. Lasciate regnare il vostro amore e perdonate quelli che vi fanno del male; perché Io ho perdonato anche voi, come ne ha bisogno ogni uomo. I Miei occhi vegliano su di voi, le Mie mani vi guidano, la Mia Luce rimane su di voi!” –

32. Subentra sempre il silenzio quando il profeta ha portato le immagini, oppure anche – come era già successo – la Parola di Dio. Oggi…? Dopo un lungo intervallo ognuno esce dal padiglione, ognuno per conto suo, e sono comunque uniti attraverso la Bontà di Dio.

33. Jochri, che era arrivato proprio per ultimo, prima che venisse portata la ‘Parola’, rimane fermo davanti al padiglione. Oh, anche lui vorrebbe conservare in sé, come tutti gli ascoltatori, il Santo, ed andarsene in silenzio; ma è molto spinto a parlare con Hachalja e con il profeta. Per lui rimane sempre conservato il Magnifico, come primo e come intoccabile, profondamente nell’interiore.

34. Ma quanto benignamente e amorevolmente il Signore ha sempre provveduto all’esistenza esteriore, con cui l’uomo deve vivere. C’è da parlare di certe cose, proprio di ciò che dev’essere eseguito. Loro possono ricostruire di nuovo la loro Giudea, è da superare ciò che è stato vissuto; e poi ne fa anche parte di governare il popolo. Ma per questo è stabile per Jichri: perché solo attraverso la forza della fede può essere eretto il necessario mondano e rimanere esistente.

 

[indice]

Cap. 10

Dodicesima visione

In Silo il profeta quale servo di Dio-Padre-Zebaoth

1. Nella casa di Hachalja stanno seduti uno di fronte all’altro, il padrone di casa, Zaccaria e Jichri. Dopo aver discusso di diverse cose riguardanti il popolo, Jichri comincia con un piccolo sospiro. “La Parola di Dio e venuta così come se Egli stesso l’avesse detta – non riesco ancora ad afferrare in modo giusto quale grazia sia venuta su di noi. Ho anche pensato: se la Giudea, anzi tutto il mondo che non conosciamo ancora bene, afferrasse la cosa Santa e si chinasse dinanzi al Signore per via della grande Bontà, che Egli prepara a noi, i pochi…

2. Ho punzecchiato un po’ presso gli anziani di Gerusalemme; ho chiesto se vogliamo riconoscere te, Zaccaria, pubblicamente. Purtroppo non erano disposti. Uno ha detto con veemenza che un Mosè, un Giosuè e un Elia, i veri grandi, sarebbero venuti una volta, e ciò che era rimasto per noi del Cielo, sarebbe magro e minimo. Non aveva scopo dimostrare loro che Dio ancora oggi ci porta la Sua Parola di Salvezza.

3. E un altro: ‘Innanzitutto il mondano, ciò di cui abbiamo bisogno per la ricostruzione, poi è anche da includere il Cielo’. E come vogliono governare questi il popolo? Che diventi come DIO lo ha previsto, come Egli ce lo ha indicato magnificamente: ‘La Giudea deve valere come esempio per tutti i popoli!’. Purtroppo non possiamo più dire ‘Israele’, di cui Mosè ha parlato come JESHURUN (Deut. 32,15; Deut. 33,5; Isaia 44,2). Temo che più avanti, quando il tuo agire, tu profeta del Signore, sarà comunque registrato, anche le parole di Dio verranno timbrati in modo mondano”.

4. “Questo può succedere”, dice Hachalja, mentre il profeta annuisce piano.

- Poi ribatte: “Dove rimane il tempo del mondo quando DIO lo sa disporre diversamente? Se il Signore è l’ETERNO, allora le Sue rivelazioni e le parole restano eternamente esistenti. EGLI conserva la Salvezza e la riporta di nuovo, quando, come e dove Egli porrà i Suoi tempi”. Questo lo dice Zaccaria, ed aggiunge:

5. “Ve lo annuncio perché persino ai nostri amici di Silo non vuole gustare una cosa o l’altra. E’ comprensibile, dato che il bisogno li spinge continuamente verso di noi. E gli ultimi che verranno ancora, saranno difficili da domare. L’altra notte”, erano ritornati già da alcuni giorni, “è tornata davanti a me la forte Luce.

 

(dodicesima visione: solo da Dio la salvezza – Israele risorge)

[Zc. 10,1-12]: [1]Chiedete all’Eterno la pioggia tardiva di primavera; è l’Eterno che forma i nembi, egli riversa pioggia abbondante, da’ il pane agli uomini, a ognuno l'erba dei campi. [2]Poiché gli idoli divinatori dicono menzogne, gli indovini vedono il falso, raccontano sogni fallaci, danno vane consolazioni: per questo vanno vagando come pecore, sono afflitti, perché senza pastore.

[3]Contro i pastori divampa il mio sdegno, e contro i montoni dirigo lo sguardo, poiché l’Eterno visiterà il suo gregge, la casa di Giuda, e ne farà come un cavallo da parata. [4]Da lui uscirà la pietra angolare, da lui il piuolo, da lui l'arco di guerra, da lui tutti quanti i condottieri. [5]Saranno come prodi che calpestano il fango delle strade in battaglia. Combatteranno perché l’Eterno è con loro e rimarranno confusi quelli che non cavalcano i destrieri. [6]Io rafforzerò la casa di Giuda e renderò vittoriosa la casa di Giuseppe: li ricondurrò in patria, poiché ne ho avuto pietà; saranno come se non li avessi mai ripudiati, poiché io sono l’Eterno, il loro Dio, e li esaudirò. [7]Saranno come un prode quelli di Efraim, gioirà il loro cuore come inebriato dal vino, i loro figli li vedranno e gioiranno, e il loro cuore esulterà nel Signore. [8]Con un fischio li chiamerò a raccolta quando li avrò riscattati, e come prima si moltiplicheranno. [9]Dispersi fra i popoli, nelle regioni remote, si ricorderanno di me, alleveranno i figli e torneranno. [10]Li farò ritornare dall'Egitto, li raccoglierò dall'Assiria, per ricondurli nella terra di Gàlaad e del Libano, e non basterà per loro lo spazio. [11]Attraverseranno il mare verso Tiro, percuoteranno le onde del mare, saranno inariditi i gorghi del Nilo. Sarà abbattuto l'orgoglio di Assur, e rimosso lo scettro d'Egitto. [12]Li renderò forti nell’Eterno, e del suo nome si glorieranno. Parola dell’Eterno.

 

6. Non era il mio angelo, da cui ho ottenuto amore era, …non oso dire se fosse DIO, se forse Elia, o un grande della Luce. Possa e deve bastarci, rallegrarci che ci è stata data di nuovo un’alta meta, di poter comprendere spiritualmente il linguaggio. Rifletto sovente su questo, perché il Signore parla e lo fa annunciare così terrenamente, mentre per Lui si tratta solo del popolo della Luce, del Suo alto Regno, dell’indicazione alla Sua guida che Egli fa giungere a tutti. E anche noi terreni ne possiamo far parte. Mi sembra estraneo e nonostante ciò da riconoscere, quando si supplica per la conoscenza.

7. Così parlava la voce: «Chiedete la tarda pioggia e l’Altissimo manda nuvole, cosicché piova sulla Terra». È srano che già da due settimane non abbiamo nessuna pioggia, ed è comunque così necessaria per le nostre colture. Ma l’ho percepito come un raggio che mi attraversava, cosicché questa indicazione – almeno per ora – varrebbe solo per lo spirituale. Una pioggia tardiva… Quanto è tardi nel nostro tempo, dato che in genere, il popolo, senza parlare degli altri popoli, ha così fortemente abbandonato il Signore?

8. Se persino gli anziani spingono in lontananza la salvezza e la rivelazione di Dio, che cosa ci si può aspettare dal popolo? La Parola dell’imponente ha continuato così: «All’estero lo avete sperimentato, lo avete voi stessi anche bramato: gli idoli parlano vani! Idoli, la vostra opinione e quello che desiderate. Gli indovini, che si vantano e nominano i loro sogni. Che cosa sono dinanzi a Dio? La loro opera è vana menzogna!

9. Molti uomini non hanno nessun pastore perché non ne vogliono riconoscere nessuno. Oh, sì, hanno falsi pastori, i grandi, gli indovini, che interpretano i sogni e simili cose. Sugli ‘affittuari’ comparirà la Mia giusta ira e sarà salubre come punizione, per portare i figli smarriti sulla retta via!» – Mi sentivo strano”, Zaccaria interrompe brevemente l’annuncio della Luce, “come se si trattasse degli anziani, dei quali tu, Jichri, mi hai riferito solo ora. Perché il discorso continuava così:

10. «Separo i capri dalle pecore e cercherò quelle finché non imparano a supplicare: ‘Signore, abbi Pietà!’. Qualunque cosa s’inventino i malvagi, con chiodi, pietre angolari, archi e cattive cose – ed è riferito prevalentemente alle povere anime – allora per Compassione voglio mandare i Miei grandi, affinché simili a giganti stiano dinanzi a loro, ed imparino a temere davanti all’Ira della Mia Santità!

11. Proprio a causa dei Miei grandi conservo il mondo, in particolare per via del Mio Sacrificio, in tal modo, una volta per tutti i caduti, affinché possano ritornare nella Casa del Padre dalla quale erano usciti senza ordine e nella ribellione. Quindi, come segno, sia di nuovo edificata la Giudea, finché riconosca il Redentore, oppure, …Lo rigetti. Sicché, ovviamente, non si potrà fermare la grande sciagura, perché generata da loro stessi. Se in ciò non regnasse più la Mia Grazia, …non vi rimarrebbe più nulla, non rimarrebbe nessun popolo, che soltanto la rovina.

12. Io ho costruito le Mie Opere e le conservo anche per Me, sia che gli uomini le comprendano, riconoscono, oppure no. Quei figli che sono proceduti dalla Luce e somigliano a povere pecore mondane, a loro verrà data la forza di badare alla Mia Parola e di agire di conseguenza.

13. Quello che è in tutto il mondo è male, viene messo sul disco del Vasaio e raffinato, finché Io Me ne formerò un nuovo vaso. (Isaia 45,9; Ger. 18,2-6) Detto così per la tua comprensione, a te che senti la mia rivelazione. I falsi pastori che non visitano ciò che è languente né guariscono ciò che è spezzato, li legherò Io per Me, perché fanno parte della povera argilla di cui Io creerò nuove forme per loro stessi[7]. Nuove forme, …nuova, preziosa conoscenza!

14. Me li chiamerò e redimerò e manderò la Mia Parola fra tutti i popoli, di pensare a Me. Comprendilo bene, figlio Mio: ‘Non viene lasciato nessuno indietro, di chi disprezza la Mia chiamata. Di questo siine certo!’. La redenzione non viene data affatto gratuitamente. Quello che Io esigo per questa, oh, non domandare; questo vive nel Segreto della Magnificenza della Mia Creazione.

15. Se parlo di tutti i paesi, questo è inteso comunque con il mondo e con i suoi popoli, ma questo sta al secondo posto. E’ anche importante, ricordalo! ‘Tutti i paesi’ sono le norme stabilite dagli uomini, e riguardano unicamente la fede, la dedizione offerta a Me. Voi sapete che Io intendo la Giudea, come coloro che da voi vengono chiamati pagani onorano gli idoli fatti da loro stessi. Ma anche Israele, oramai la Giudea, si è pure creata i suoi idoli.

16. Peserò tutte le false norme di fede sulla Bilancia della Mia Grazia, e le spargerò, finché un giorno si lasceranno raccogliere tutte. Se nomino l’Egitto, il Libano e l’Assiria, allora questi servono come esempio. L’Egitto = l’oscuramento della Mia rivelazione, il Libano = coloro che s’innalzano da se stessi e cadranno come un albero nella tempesta: l’Assiria = il povero potere dei potenti del mondo che si moltiplicano come il mare, che imparino a temersi reciprocamente, anche se alzano i loro pugni.

17. Questo vale per il futuro, ma è inteso anche il tempo attuale, rappresentato di nuovo dalla Giudea come esempio. Lo vedrai ancora come si renderà oscura mondanamente un po’ alla volta la Mia Parola a te rivelata. Ma la Mia PAROLA, quello che Io ti ho annunciato, anche attraverso il tuo angelo, lo conserva la Mia LUCE, per la Benedizione di Grazia per gli ultimi nel mondo.

18. Chi poi concederà il predominio al suo spirito dato da Me, a costui sarà data nuovamente una Benedizione tale da colmare il suo cuore e renderlo di nuovo lieto, anche se il mondo vuole impedirlo. Io rafforzerò i Miei fedeli, affinché camminino nella Mia Luce di Grazia. – Mi chiedi se Io penso anche agli altri. – E’ ben chiesto, anche se non era necessario. Se ho parlato anche di coloro che sono da redimere, allora sai bene se IO abbia mai perso un figlio. Sii benedetto; fai il tuo lavoro e lascia operare Me, tuo Dio e Padre, come compiace a Me!»

*

19. È come un risveglio, quando Zaccaria tace. Com’è possibile che abbia potuto riferire Parola per Parola, senza intoppo? Non ha pensato nulla, non ha dovuto cercare per rivelare tali Magnificenze, nella Verità. Qusto non capita solo a lui. Jichri e Hachalja sono seduti, le teste appoggiate come se dovessero ancora continuare ad ascoltare, per riconoscerne l’interpretazione.

20. “Questo è stato magnifico”, comincia piano Jichri, staccandosi dal bando della timidezza. Oh, che cosa hanno meritato, che a loro capiti questa Grazia? Sono più dei loro fratelli e sorelle, che vengono così volentieri a Silo, per ricevere una tale benedizione del Signore? “Mi sembra, come se il Signore mi abbia liberato da una vecchia esistenza. E so comunque: manca molto finché un giorno...”

21. “Fermati, amico mio!”, Zaccaria prende nelle sue le mani di colui che ha parlato: “Guarda, Dio ci ha certamente redenti e resi liberi, affinché possiamo credere lieti in Lui, in tutto ciò che Egli ci ha dato. Ma dobbiamo anche ricordare questo: Egli non dà solo di tanto in tanto, anche se può sembrare. Egli ha dato fin dalle Eternità preparandolo per tutti i Suoi figli. Quindi, anche per noi. Certo, dobbiamo ancora vincere certe cose in noi, ed anche questo è bene; allora, vediamo come possiamo procedere. Chi crede di avere tutto, in verità non ha nulla!

22. Certamente io penso dapprima alla nostra gente, ma questo, fra coloro che non alzano i loro occhi a Dio, resta ancora più difficile di coloro che si credono superiori come se unicamente loro possiedano la Luce, che guardano agli altri – come Dio ha giustamente menzionato le ‘povere pecore’ – perché più umili, che dalla migliore conoscenza sono più felici in Dio, il Padre della Misericordia!”

23. “Hai parlato bene”, risponde Jichri.

- E Hachalja conferma: “E potrebbe essere tutto più semplice se si sta nel vero amore, l’uno verso l’altro. Si può condannare presto, ma costruire, aiutare, almeno riconoscere gli altri, allora mancherà sempre, finché l’umanità rimarrà mondana, inclusi i cattivi credenti. Non devo proprio pensare agli attuali superiori! Essi vogliono certamente il meglio per il popolo, e si deve riconoscere che fanno molta fatica. Ma lo abbiamo sentito: innanzitutto deve stare la fede, allora tutto il resto percorrerà il suo giusto cammino.

24. Non riesco ancora ad afferrare bene che abbiamo l’immensa Grazia di ricevere l’insegnamento dell’Altissimo, e del tutto personalmente”, Hachalja abbandona la stanza.

- Jichri lo guarda sbigottito; ma il profeta fa un cenno cortese. “Nei suoi occhi brillavano lacrime che non voleva far vedere. La vergogna dell’uomo, …inadeguata! Un uomo che non vorrebbe mai piangere, sia di gioia che di dolore, gli manca la cosa più intima nell’animo. Tornerà presto, Jichri, e non ne parleremo”. Costui dice:

25. “Non lo si dovrebbe nemmeno fare. Io non ho avuto lacrime di gioia, quindi mi manca qualcosa nell’animo”.

- “Oh, no”, lo tranquillizza Zaccaria. “Ho visto i tuoi occhi umidi per via della caparbietà che hai visto in Gerusalemme. Ma ora discutiamo su cosa dev’essere fatto a Silo. Ripetere del tutto il discorso di Dio? Ecco, mi sembra che ci sia un no”.

- “Anch’io penso che tu – guidato dal Santo – presenti per così dire un estratto. Sai, per la folla, che nonostante la buona volontà è da guidare un po’ alla volta alle cose più alte, perciò, basterebbe se si parlasse delle cose più leggere.

26. Ometterei anche, inteso del tutto nel senso buono, di menzionare che hai già annunciato il Discorso di Dio a me e ad Hachalja. Potrebbe esserci tristezza da qualcuno: ‘Perché non anche a me?’. Ed altri, nell’invidia: ‘Siamo messi da parte, quindi per Dio non valiamo molto’. Entrambe le cose porterebbero danni a qualche anima”.

27. Hachalja ha sentito l’ultima parte, essendo rientrato nuovamente. “La penso come te, Jichri, anche se sarei contento se tutti sentissero l’intero Discorso. E chiamare qualcuno dalla fila?”

- “Non si può”, contraddice Zaccaria. “Chiediamoci se Dio chiama mai qualcuno dalla fila, per esporlo. No, non lo fa il nostro Padre! Egli ama tutti i Suoi figli.

28. Se i principi del Cielo hanno da eseguire un incarico, allora avviene per tutta l’Opera. Qui da noi? Se ne parlerebbe comunque e con ragione, se si domandasse: ‘Perché gli altri? Perché non noi?’. Lasciamo che arrivi il prossimo Sabato, allora sapremo come Dio svolge tutto, come si rivela la Sua benedizione”.

*

29. Il giorno è arrivato. Hanno portato Hortisa con loro. Lei sussurra subito a Hirma: “Dio mi dona così tanta grazia perché posso abitare da Hachalja e dal profeta. Sovente mi sembra come se intorno a lui ci sia come un bagliore. Lo percepisco solamente, ma penso...”.

- “...che è così. Sai…”, dice Hirma, “…non sono solo io che aspetta sempre con gioia il Sabato. A volte viene da me qualcuno e parliamo di tutto ciò che ci è stato dato”.

30. Alle donne si aggiungono Sebana e Miriam. L’uomo dice preoccupato: “Ho sentito che Matuja non dà pace. Quello che ha fatto Sarezer, lo si è saputo”.

- “Ma senti”, si infervorisce Hortisa, “né il profeta né Hachalja non ne hanno mai detto una parola. Già; per via di tutta la Grazia, che vale appunto per tutti, lo hanno taciuto. Questo fatto, non dovrebbe essere reso noto fra il popolo?”

31. “Neanche da loro nessun discorso”, si oppone Sebana, “loro stessi si sono traditi. Regem-Melech ha parlato con Mijamin, mentre si credevano soli, ma vicino stava Kadmiel ed ha ascoltato. Ci ha informato affinché facessimo attenzione. Un Matuja non dà pace, e i suoi cattivi amici soffiano nello stesso corno”.

- “Meno male, che lo sappiamo. Ma Zaccaria, con lui anche Hachalja, e veramente noi tutti, stiamo sotto la protezione e lo scudo di Dio. I cattivi rovinano solo se stessi”.

32. Miriam interrompe Hortisa: “State zitti, il profeta sta già presso la nostra piccola Arca del Patto. Sentiremo di nuovo cose meravigliose”. Davanti stanno anche Hachalja, Jichri e un paio di uomini. Tutti sanno che è previsto un disturbo. Chissà se arriva anche? Zaccaria alza un poco le sue mani, un gesto tranquillizzante, …e già si fa silenzio nella grande sala. Con la Parola di Dio arriva di nuovo il conforto:

*

33. “Figli nel mondo, siete benedetti le con molte difficoltà! Vi meravigliate e pensate che la fatica non è una benedizione, ma qualcosa che la vita porta con sé e quello che noi stessi ci roviniamo. In quest’ultima faccenda avete ragione; infatti, finché l’uomo passa attraverso la materia, in questo mondo e altrove, talvolta vacillerà continuamente, oppure persino cadrà. Se questo non accade per malizia, allora siate certi: il vostro Dio che vi guarda nell’Amore di Padre, vi rialza di nuovo e ripara ciò che è stata una svista.

34. Ma se ho parlato della Benedizione sulla fatica, allora considerate sempre ciò che prepara sempre la Mia Bontà. Chi porta volenteroso il suo peso, senza mormorare né lamentarsi, costui ha, nel ‘portare libero’, persino conquistato la Benedizione. Ben inteso: ‘Nessuno può benedire se stesso!’, e voler benedire altri è un male; in ciò Io considero solo la buona volontà. Ma se costui manca di esprimersi in tal senso, in quanto fa qualcosa che è unicamente faccenda Mia, che è il Mio fare dal Mio Amore abituato alla salvezza, il cui fondamento è la Compassione, allora colui che vuole benedire ha perso una parte del Mio Diritto di Benedizione.

35. Voi, che siete radunati qui, avete sopportato molto disagio, all’estero, e adesso di nuovo nella patria Terra da coloro che respingono da sé la Mia benedizione. Oh, sì, nell’esteriore si danno credenti, mentre calcolano quanto potrebbero incassare della materia rovinata. Ma voi avete appunto visto l’esempio, com’è andata ad uno degli arraffatori, quando voleva nascondere la refurtiva. La punizione è di Dio? L’uomo lo pensa velocemente, e non vuole sapere se anche lui soccombe alla punizione di Dio. – Io non punisco, cari figli, Io educo solamente!

36. Possa sembrare l’effetto mondano come un punire; …da parte Mia è la Benedizione segreta, per toccare l’anima, cosicché rifletta e giunga in tempo utile a un ritorno. Chi si sottomette volontariamente alla Mia Guida, ha la Benedizione rivelata, persino se la stessa non si mostra apertamente. Infatti, i Miei figli della Luce che prendono liberamente dei pesi su di sé, vengono disprezzati e scherniti dai mondani, cioè: vedete, credono ancora in un Dio, e L luii ha abbandonati. Come potrebbero allora essere poveri, malati, oppure anche abbandonati?

37. Sono abbandonati dal mondo, ma mai da ME! Io tento saldamente le loro anime nel Patto di grazia della Misericordia! Ed Io dico nuovamente: ‘Nella fatica e nell’afflizione siete benedetti!’. Siete venuti quando la Mia chiamata attraverso il Mio servo era penetrata nel paese.

38. Con gioia rinunciate a cose che sarebbero utili nel vostro bisogno, e siete sollevati davanti a ME: vi servite ed aiutate reciprocamente. Vedrete ancora certe cose, perché le Mie parole portano Luce e pace. Il grave lo porta il Mio fedele servo; ma gli ho aggiunto buoni sostegni. Un giorno lo si chiamerà ‘piccolo’, cosa che però non vale per Me.

39. Chi indaga ciò che è alto, ciò che è basso? L’uomo giudica secondo l’esteriore. Ma Io guardo all’anima, se in essa abita possibilmente la purezza. Se la trovo, allora il figlio si può avvicinare a Me senza timore, come ora sentono molti fra di voi, di non essere degni di ascoltare la Mia Parola. Se Io vi considero degni, lasciatelo a Me. Se non fosse così, allora vi potrebbe giungere la Mia voce, da credere che Io stesso sarei con voi?

40. Io lo sono certamente con la Mia santa Onnipresenza, davanti alla quale nessuno si può nascondere. Certe cose vi sono incomprensibili e cercate di indovinarle, come è possibile questo e quello. Non cercate ciò che è nascosto, quando si mostra apertamente il Mio Amore e la Mia Misericordia.

41. Va bene se qualcuno pensa così: ‘E la nostra lunga sofferenza all’estero? Avremmo voluto volentieri credere, ma abbiamo visto poco della Tua magnificenza!’. Va bene, cari figli, ragioniamo, e vedremo che i vostri pensieri sono fragili. Che il popolo in genere – e i buoni hanno dovuto soffrire con i cattivi – si sono caricati il peso da loro stessi attraverso il falso essere ed apostasia dall’Amore e dalla santa Legge data da Me, senza volerlo ammettere volentieri. E’ comprensibile, ed è veramente umano! Io però considero tutto ben diversamente. Oppure, non lo credete?”

42. A questa Domanda si sentono sospiri. Kadmiel osa dire: “Hai ragione Tu, o Signore!”

- “Sì, figlio Mio. La ragione è dalla Mia parte, perché ogni Opera è stata creata da ME e viene conservata come compiace a Me! Ma voi non siete stati soli, anche se la maggior parte non lo percepiva, perché non lo voleva riconoscere.

43. Dopo che il più ruvodo era stato levigato, vennero dei buoni re i quali, anche se non Mi conoscevano, hanno agito secondo il diritto e l’amore; e Daniele, il Mio veggente, anche lui vi è stato mandato. Il popolo ha avuto molto bene, per la maggior parte immeritato, perché anche i cattivi sono stati salvati. Ma adesso, figli Miei, si può sempre ancora fare i conti. Soltanto, non guardate a questa Resa dei conti, e lasciate a Me come sono da pagare i debiti a Me.

44. Pensate sempre, che ognuno ha da sussistere dinanzi a Me e da battere sul proprio petto, se la via nella Casa del Padre dev’essere colma di gioia. Chi si sforza seriamente, a costui potrà sempre mancare qualcosa di mondano, che si smarrisca nei pensieri, parole e atti! Se ho preparato ai figli le vie dello sviluppo, nella libertà, soltanto nel recinto della Volontà del Mio Dominio, allora nessuno deve pensare ad un piccolo grammo, come se Io fossi inesorabile.

45. Reggetevi saldamente al Mio Amore! La Mia mano di Padre vi conduce su tutte le vie. Evitate il male esteriore; includetelo interiormente nella preghiera, infatti l’intercessione porta a versare al richiedente quella parte della Mia Grazia, che è da chiamare immeritata. Ma proprio questa che viene offerta verrete a sapere solo un giorno, quando entrerete nel Regno della Luce, che cosa ha da significare questa Grazia. Siate benedetti! Badate bene a conservarvi la Mia benedizione!”

*

46. Quanto tempo trascorre, nessuno lo calcola dopo dalla grande radunanza. Ma l’alta beatitudine che ha inondato tutti, la si tiene stretta e se ne parla anche. Dapprima a bassa voce, vicino al vicino, ma si bada molto a ciò che era avvenuto con Zaccaria.

47. Come da un profondo sogno nel quale non ci si ricorda di nulla, così si è risvegliato il profeta, ed ha comunque conservato in sé il Magnifico. Più tardi lo si chiama miracolo, perché può riferire il Discorso di Dio per iscritto, come con le sue immagini, che ha registrato con l’aiuto di Hachalja. Chissà se delle generazioni future le conserveranno autentiche? Non il materiale, ma la LUCE conserverà la Sua Proprietà! Quello che è di Dio, l’uomo lo può coprire o appropriarsene in malo modo, lo può interpretare erroneamente, …ma nessuno lo può cancellare!

48. Nessuno può togliere il Sole dal Cielo, nessuno può nemmeno ostacolare le sue orbite, né la via del Cielo di incalcolabili Stelle; solo per la propria povera anima è da coprire con i sensi materiali ciò che l’Eterno dà apertamente. Jichri e Hachalja, per gli altri non visti, hanno sostenuto per un po’ di tempo il profeta.

49. Ad entrambi passa questo per la mente: ‘Il Signore parlava di sostegni dati al veggente’. Quale amore, se si può sostenere dalla Forza di Dio. – Non c’è più nessun sostenere. Zaccaria viene circondato, ringraziato, finché lui, finalmente di nuovo libero dalla propria oppressione per via della Rivelazione, alza le due mani ed esclama:

50. “Amici, cari fratelli, sorelle mie, vi prego, non ringraziate me. Il Santo, il nostro Dio e Padre ci ha fatto sapere la Sua Bontà, EGLI ci ha donato il Suo Pane di grazia. Andate a casa in silenzio e ringraziate il nostro Padre-Zebaoth. Riconoscete sempre: ‘Non, chi può dire o può portare qualcosa, può dare, bensì, ciò che gli capita. Noi siamo senza eccezione figli Suoi, ed Egli ha incluso tutti nell’arco del Sua alleanza e della Sua Grazia!”

51. “Ma ti possiamo portare alcuni doni?”, chiede Sebana molto modesto.

- Jichri ride sommessamente: “Fra di voi ci sono abbastanza poveri, dove c’è necessario di aiuto. C’è Kofar con la sua Marada, anche Hirma avrebbe bisogno di qualcosa”.

- “Precisamente”, asseconda Zaccaria. “Vedete, amici, Hachalja mi ha accolto nella sua casa, là ho abbastanza, e non ho bisogno di più. Accetto interiormente i vostri doni e li metto nella Mano destra del Padre-Zebaoth”.

52. “Un veggente molto umile”, sussurra Hortisa, e segue gli uomini. Jichri entra ancora una volta da Hachalja.

 

 

[indice]

Cap. 11

La visita di Regem-Melech – Tredicesima visione

L’angelo tramite Zaccaria la spiega ai due amici, poi a lui solo ­ – Una Voce parla ai tre

1. Hanno camminato attraverso la notte illuminata dalle Stelle, hanno conversato. Quando poi il Sole comincia a regnare, giungono a casa. Dopo la colazione ci si riposa. L’uomo ha bisogno di sonno e di cure. Ma presto gli uomini sono di nuovo in piedi. Jichri, che ha ancora molto da mettere in ordine, chiede prima:

2. “Abbiamo aspettato dei disturbi, ma non è successo nulla. Vorrei sapere chi ha eretto questa barriera”.

- “Chi?”, chiede Hachalja. “Non abbiamo proprio bisogno di cercare, penso. La cosa magnifica che ho potuto udire, è stata la barriera!”

- “Anch’io la vedo proprio così”, dice il profeta. “Nel dopo ci si è stupiti perché non è avvenuto nulla dalla immagine. Non è stato menzionato nulla del difficile.

3. Il nostro Dio-Padre ci ha dato una cosa meravigliosa, come non dovrebbe essere il meglio per tutti? Lo sentiremo ancora se dei disturbatori della pace sono stati davanti al padiglione e non hanno assistito a ciò che il Signore ha detto. Il come, naturalmente, lo interpreteranno – questo ci porterà ancora amarezza”.

6. “Lasciate che la portino”, ride Hachalja. “Loro stessi si tagliano nella carne. Il maligno, sulla loro via, è stato annientato, non ci aggraverà”. Di ciò sono d’accordo il profeta e Jichri. Per un po’ parlano ancora di tutto, allorquando, ben presto bussano alla porta.

- “Ah, quando si parla del lupo…”. Jichri si alza e dice: “Lasciate aprire a me, magari non si sa che sono venuto qui con voi; perché un po’ mi si teme, e questo è Regem-Melech”.

*

7. “Tu?”. Precisamente costui sta davanti alla porta.

- “Tu sei presso il traditore del nostro popolo?”, grida Regem-Melech.

- “Se pensi che sarei nel posto sbagliato”, risponde Jichri, “allora posso chiedere lo stesso a te”.

- “Ha, nel Consiglio degli anziani hai detto il falso, e, dai vecchi giorni comunque non validi, vuoi essere principe di Giudea?”

- “Se lo sono oppure no, non ti riguarda. Che cosa vuoi qui?”

8. “Voglio parlare con il falso profeta. Haha, lui non osa presentarsi davanti ai grandi; questi vedono subito che cosa c’è dietro. Per i piccoli è appunto il figlio prediletto”.

- “Appunto! Da nessuna parte i grandi formano il numero di un popolo. Questi sono i piccoli, disprezzati da voi, inoltre ancora sfruttati. Quindi?”. La domanda è inconfutabile e se ne accorge anche Regem-Melech. La sua parola è amaramente cattiva:

9. “Sarezer, Mijamin ed io volevamo sentire ieri che cosa si stava svolgendo da voi. Siamo stati per un po’ davanti alla porta. Quando abbiamo sentito le false parole di Dio. – Da dove prende Zaccaria il coraggio di parlare come fosse DIO? Abbiamo avuto il terrore solo di entrare. Perciò sono qui oggi”.

- “Ah ecco, non avete avuto il coraggio di entrare?

10. Mi stupisci”, Jichri lo dice con sarcasmo”.

- “Avete avuto il coraggio di rubare ai poveri le ultime cose, ma venire dinanzi al volto di Dio, non lo osate? Vi succederà come ad Adamo che si è nascosto dietro un grosso albero, quando il Signore lo ha chiamato (Gen. 3,8). Mi sembra, che QUALCUNO vi ha messo alla sbarra, visto che non siete venuti per ascoltare”.

- “A noi nessuno mette una sbarra, se vogliamo ottenere qualcosa”, Regem-Melech si dà maestoso, e suona così misero, sopprimendo la sensazione: ‘Non potevamo’.

11. “Appunto”, risponde serio Jichri, “QUALCUNO vi ha messo la sbarra. Non era un uomo che vi ha vietato l’ingresso. Sappiamo anche che non siete venuti con buone intenzioni, perciò non potevate disturbare”.

- “Basta con la diceria! Voglio parlare con Zaccaria!”

. “Allora entra, sono curioso, come si svolgerà il tuo discorso”.

- Regem-Melech spinge da parte con sgarbo Jichri. Costui fa come se non se ne accorgesse.

12. Nella stanza sono seduti il profeta e Hachalja con il viso calmo ad un tavolo. Anche qui, senza saluto né aspettare se sia il benvenuto, FRegem-Melech comincia frettolosamente; insulta Zaccaria come un ‘diavolo’, che rende ribelle il popolo, perciò disturberebbe la ricostruzione del paese. Chiama Hachalja ‘il primo servitore di questo diavolo’. Lo si lascia parlare a lungo, senza contraddire, senza nemmeno mostrare ciò che si considera del discorso. Alla fine Regem-Melech grida quasi senza fiato:

13. “Sabato c’è stato un chiacchiericcio: che Zaccaria ha pregato davanti a tutti e non si è vergognato di abusare del Nome di Dio. Questo verrà pure denunciato, ricordatelo bene! Allora davanti al Consiglio del tempio devi...”,

- “...che al momento non esiste ancora”, interviene Hachalja,

- “...allora non potrai parlare mai più!”

- “Lo pensi?”, chiede Jichri. “Non ci sono nemmeno ancora le mura del tempio, perciò di questo non esiste ancora nessun consiglio dello stesso”.

14. “Hah, il consiglio degli anziani è formato da tempo”.

- “Lo sappiamo; ma non ha nessuna legislazione”.

- “Non ci vuole più molto, e allora io...”.

- “Non potrai fare nulla, perché tu e i tuoi strani amici siete esclusi dal Consiglio”.

- “Jichri!”, Regem-Melech alza il pugno e minaccia: “Se non diventi ragionevole, ti succede come al falso oratore!”. Indica Zaccaria che finora ha taciuto. E’ bene. I sostegni datigli da DIO, possono ragionare meglio che lui come uomo.

15. “Che mi minacci, lo faccio sapere al Consiglio. Il fratricidio viene punito severamente”.

- “Chi parla di omicidio?”

- “I tuoi occhi e la tua lingua ti hanno tradito!”

- “Dimostralo”, dice Hachalja, “soprattutto che l’irruzione di Sarezer nella pace della mia casa non è stata punita. Finora abbiamo taciuto, ma se non date requie, allora, dopo se ne parlerà”.

16. Non lo ammette, ma una paura sale in Regem-Melech. Ne era perfino informato il popolo che – almeno al tempo della partenza della Giudea – nessuno doveva causare danno all’altro. Che il vietato furto di Matuja e Mijamin, di Regem-Melech e Sarezer fosse ancora impunito, lo sapevano tutti. Soltanto, che i poveri non si avevano osato procedere contro costoro.

17. “Ma non rendetevi ridicoli”, dice Regem-Melech senza importanza, “il nostro Consiglio ha da fare di più che gonfiare un paio di cosucce secondarie”.

- “Come le chiami tu, è faccenda tua; come le so presentare io, e siine certo lo farò nel Nome dell’Onnipotente, se non lasci all’istante la casa di Hachalja

18. La parola e la mimica di Jichri sono troppo seri, che Regem-Melech potesse adesso prestare resistenza. Con una imprecazione mormorata e minacciando a bassa voce: “Ci incontreremo presso un angolo”, se ne va iracondo. Tuttavia, anche se con ragione, i tre amici rimangono comunque insieme oppressi, finché il profeta sta davanti a Jichri e ad Hachalja, come era stato a Silo il Sabato.

 

(tredicesima visione: desolazione – il buon pastore – il pastore malvagio)

[Zc. 11,1-17]: [1]Apri, Libano, le tue porte, e il fuoco divori i tuoi cedri. [2]Urla, cipresso, perché il cedro è caduto, gli splendidi alberi sono distrutti. Urlate, querce di Basàn, perché la foresta impenetrabile è abbattuta! [3]Si ode il lamento dei pastori, perché la loro gloria è distrutta! Si ode il ruggito dei leoncelli, perché è devastata la magnificenza del Giordano!

[4]Così parla l’Eterno, il mio Dio: «Pasci quelle pecore da macello [5]che i compratori sgozzano impunemente, e i venditori dicono: Sia benedetto l’Eterno, io mi arricchisco, e i pastori non se ne curano affatto. [6]Neppure io perdonerò agli abitanti del paese». Oracolo del Signore: «Ecco, io abbandonerò gli uomini l'uno in balìa dell'altro, in balìa del loro re, perché devastino il paese – non mi curerò di liberarli dalle loro mani».

[7]Io dunque mi misi a pascolare le pecore da macello da parte dei mercanti di pecore. Presi due verghe: uno la chiamai Favore e l'altra Accordo e condussi al pascolo le pecore. [8]Nel volgere d'un sol mese eliminai tre pastori. Ma io mi irritai contro di esse, perché anch'esse si erano tediate di me. [9]Perciò io dissi: «Non sarò più il vostro pastore. Chi vuol morire, muoia; chi vuol perire, perisca; quelle che rimangono si divorino pure fra di loro!». [10]Presi la verga chiamata Favore e la spezzai: ruppi così l'alleanza da me stabilita con tutti i popoli. [11]La ruppi in quel medesimo giorno; i mercanti di pecore che mi osservavano, riconobbero che quello era l'ordine dell’Eterno. [12]Poi dissi loro: «Se vi pare giusto, datemi il salario; se no, lasciate stare». Essi allora pesarono trenta sicli d'argento come mia paga. [13]Ma l’Eterno mi disse: «Getta nel tesoro questa bella somma, con cui sono stato da loro valutato!». Io presi i trenta sicli d'argento e li gettai nel tesoro della casa del Signore. [14]Poi feci a pezzi la seconda verga chiamata Unione per rompere così la fratellanza fra Giuda e Israele.

[15]Quindi l’Eterno mi disse: «Prenditi gli attrezzi di un pastore insensato, [16]poiché ecco, io susciterò nel paese un pastore che non avrà cura di quelle che si perdono, non cercherà le disperse, non curerà le malate, non nutrirà le affamate; mangerà invece le carni delle più grasse e strapperà loro perfino le unghie. [17]Guai al pastore stolto che abbandona il gregge! Una spada colpirà sopra il suo braccio e il suo occhio destro. Tutto il suo braccio si inaridirà e tutto il suo occhio destro si accecherà».

 

19. “Non siate oppressi, figli Miei; contro la Mia mano si leva inutilmente l’uomo! Anche se uno nel mondo si mostra potente, …non rimane null’altro che un’amara morte. Voi pensate che certi muoiono comunque come nella pace? Apparentemente, ma non secondo l’anima. Si dirà formalmente: ‘Libano, apri le tue porte’ [Zc. 11,1], con cui s’intende mondanamente quel Regno sconosciuto di Dio, del quale si sa che esso esiste, ma per la paura del peccato Lo si rinnega.

20. Allora Io dico: ‘Voi, cipressi e querce, che volete splendere e dominare il mondo, …cadrete! E voi che state insieme come una foresta per manifestare la vostra forza, ecco, sarete abbattuti!’ [Zc. 11,2] Voi comprendete l’immagine, giacché anche tra il vostro popolo ci sono certi che si mostrano potenti ed hanno preso solo in prestito la loro povera forza del mondo, l’hanno strappata a sé.

21. Anche da voi non durerà più a lungo, come accade in altri popoli in cui molti si atteggiano come sacerdoti. Io indico quei sacerdoti che avevano il dominio in Babilonia e sono tutti falsi pastori. Grideranno, quando l’angelo della morte verrà a prenderli. Allora, quando il popolo batterà ‘il vero Pastore’, lo sfarzo del popolo del Giordano sarà distrutto, e non diventerà mai più come al tempo benedetto di Abramo! [Zc. 11,3]

22. I buoni credenti, simili ad agnelli, saranno rovinati, mentre si colmano le loro cassapanche, e si dirà: ‘Ora sono ricco!’ [Zc. 11,5]. Non pochi pronunceranno il Mio Nome come se Io abbia dato loro il perituro. Per quanto possa anche riuscire ai mondani credendo di sedere ora nel governo, allora Io verrò su di loro! Infatti, nessuno porta con sé una monetina sulla sua via della morte. Morto, detto così, perché le loro anime si sono denudate e ci vorrà molto tempo prima che nell’aldilà ritrovino un vicolo; inoltre, del tutto unicamente per via della Mia Grazia.

23. Io custodisco i cacciati con due verghe: una si chiama favore, l’altra accordo, perché sono uniti a Me [Zc. 11,7]. Le verghe somigliano a quei fondamenti della Creazione essenzialmente potenti: il primo della Magnificenza della Mia Volontà e Dominio, il secondo alla seconda Legge della libera volontà assegnata ai figli, che sono certamente guidati, ma non legati.

24. Quando dico: ‘Distruggerò tre pastori’ [Zc. 11,8], allora questo vale per quel tempo, dopo che gli affittuari hanno battuto l’autentico Pastore (Gesù). Perché allora non riconosceranno più un Dio, ma tre. Oh, sì, già adesso e fin da Adamo l’uomo si è inventato molto e con ciò ha rovinato molto.

25. Per i mondani sembrerà come se Io spezzi la Mia verga del Favore (Mc. 15,38) e senza la Mia evidente Guida [Zc. 11,10]. La segreta rimane esistente, perché senza questa nessun figlio vivente si lascia conservare. – Saranno spazzati via come nel vento, come fogliame secco che nell’autunno cade dagli alberi. Chi vuole ragionare con Me, lo faccia; se non piace a loro, Io esamino se possa valere. Se no, allora dipenderà da Me; perché, già detto in anticipo, Io valgo per loro trenta sicli d’argento (Matt. 26,15). Nel grande pre-ombreggiamento una volta Giuseppe è stato venduto agli Ismaeliti per venti monete (Gen. 37,28).

26. Allora i falsi pastori non visiteranno i moribondi, non cercheranno gli smarriti per aiutare, non guariranno i malati e non provvederanno a ciò che è sano [Zc. 11,16]. Questi quattro nominati sono le anime buone, e le si rovineranno, certamente solo secondo il corpo. soltanto, tutte loro saranno guidate a Casa nel Regno della Mia eterna Misericordia!

27. Quelli che cacciano le buone, crederanno pure di aver fatto una buona opera (al tempo dell’inquisizione). Ma quando sono nel sonno, verrà su loro il tormento. Ed Io dico: ‘O voi, pastori inutili che disperdete il Mio gregge nel mondo, che avete schiavizzato e rovinato, anch’Io vi abbandonerò per il vostro tempo (il tempo dell’espiazione), voi che cercate inutilmente di riparare di nuovo, in tempo, ciò che non vi riuscirà. Infatti coloro che avete ucciso non li potete rendere di nuovo viventi; coloro che avete calpestato non si potranno più rialzare e quindi vi rimarrà il peso della coscienza!’ [Zc. 11,17]

28. Ma sopra tutto, figli Miei…”, la Voce suona ora soave e gentile, “…i Miei occhi rimangono eternamente aperti, cosicché al Mio Tempo salvi i cattivi dall’oscurità, nella quale loro stessi si sono recati. Siate consolati, non temete per il futuro; perché le Mie mani di Creatore vegliano su ogni Opera! Siate benedetti e rafforzati. Inoltre, aiutate i poveri, gli smarriti, dato che alcuni non vogliono comunque cambiare finché vivono sulla Terra. La Mia Pace rimane con voi!”

*

29. ‘Già di nuovo – immeritato – è ricevere una Parola da Dio’, pensa Jichri. Anche ad Hachalja succede così. Sono seduti con il capo profondamente chino, e non si accorgono che Hortisa stava presso una fessura della porta ed ha vissuto con loro la Grazia. Si ritira in silenzio, pensando con modestia: ‘Questo era per i figli di Dio’. Mentre il suo cuore è colmo di gioia. Solo più tardi sentirà una volta quanto riccamente era stata benedetta anche lei.

30. Nel frattempo Zaccaria si è risvegliato dalla Parola immaginata, se la si vuol chiamare così. Lui ha parlato e non ne sapeva nulla. Ma interiormente ha accolto tutto. E’ così profondamente toccato – perché ha la Bontà di Dio – che gli scorrono lacrime sulle guance. In silenzioso accordo si aspetta la sera; c’è anche troppo dell’inaudito, che hanno ricevuto, allora la lingua rimane muta. Ma i cuori pregano.

31. Jichri pensa: ‘Come lo si deve sopportare? Inoltre, amare anche coloro che fanno molto di male? E sono uomini maturi. I ragazzi giovani si lasciano educare, necessariamente si può gentilmente ignorare qualcosa. Ma Matuja e i soci?’

32. Hachalja pensa esattamente lo stesso, ma si ricorda che anche lui ha commesso pure degli errori. Nessun uomo è perfetto, mentre il profeta lotta con sé nella sua camera, parlando piano: “O santo buon Padre-Iddio., io so che questa è la Tua Benedizione per noi tutti; ma che io ho la Grazia di essere Tuo servo, e ancora quale magro, è troppo di ciò che è venuto sopra di me”.

*

33. Allora il suo angelo sta accanto a lui, mette una mano sulla sua spalla e chiede: “Pensi che Dio non abbia un giusto Peso? Sia della Bontà di Padre, come anche – quando è necessario – la misura della disciplina creativa, che è sempre Grazia?”

- “O guaio, ora ho sbagliato del tutto. Come posso io, piccolo uomo, ragionare con l’Altissimo?”

34. “Non hai ragionato; era umiltà, che la Benedizione di Dio ha considerato come una ultramisura. Tali pensieri del cuore li portiamo noi, vostri assistenti, volentieri fuori nel Santuario, e li posiamo al Padre davanti al Suo volto. Di noi, nella Luce, nessuno domanda che cosa EGLI fa con questi. Alla fine del Giorno tutto si rivelerà”.

- “Alla fine del Giorno? E’ già sera, allora dovrei ....”

35. “Ora hai pensato come uomo e non come veggente di Dio. Non essere oppresso, anche questa è una Gioia del nostro Signore! Soltanto, tu sai già molte cose del decorso di un Giorno della Creazione, e che la Sua Sera – detto per il mondo – è così lontana, come il mattino dalla sera. Ti risvegli al mattino, ma quello che avviene nel giorno e quello che porta la sera, non lo sai, non lo sa nessun uomo. Il mondano si prefigge durante il giorno quanto vuole operare di ciò che poi raccoglierà alla sera, e non pensa che un ora dopo porterà già la sua fine. Ecco, così avviene anche per noi nel Regno della Luce, soltanto, appunto, in modo celestiale.

36. Noi sappiamo di sperimentiare spiritualmente la Sera dell’Amore e la Notte di Dio, ma quello che porta la Sera definitiva, anche questo ci è velato, eccetto questa conoscenza: ‘La cosa magnifica della Beatitudine della Sera giace già preparata nel Cassetto del santo Focolare’. In questo ti dò persino ragione, se parli dell’ultrapeso della Grazia di Dio. Ma ora va dai tuoi amici; la Parola del Padre vuole essere condivisa, affinché poi a Silo possiate diffondere questa Luce”. La porta si chiude senza rumore, quando l’angelo se ne va.

*

37. “Ma che cos’hai?” chiede Hachalja quando Zaccaria ritorna di nuovo da lui e da Jichri. “Hai un duplice volto, uno lieto e uno triste”.

- Anche Jichri se ne accorge e dice: “Lo posso comprendere, perché dapprima la meravigliosa pienezza di Benedizione, e poi il male che doveva essere portato a noi”.

38. “Ah amici”, sospira Zaccaria, “il Signore è stato insoddisfatto di me e mi ha mandato il mio angelo, per raddrizzarmi”.

- “Non lo credo”, dice Jichri, “Sei il Suo strumento, e pure umanamente sei buono e fedele. Non ho ancora notato nulla di ingiusto in te. Ma che hai pensato!”

39. Il profeta sorride un po’ di sbieco “Credevo di fare del bene e volevo ringraziare il nostro Dio Padre per il troppo alto mandato di grazia, e pensavo che sarebbe comunque troppo quello che Egli l’abbia posato proprio su di me. Allora è venuto il mio angelo e mi ha chiesto se Dio avesse due tipi di pesi, uno del troppo e uno del troppo poco. Poi lui, comunque, ha detto consolandomi che non stavo ragionando e…”, che l’angelo lo abbia sgravato, …che lui, Zaccaria, sarebbe umile, lo lascia modestamente da parte e riferisce ciò che l’angelo ha detto della ‘Benedizione della Sera’.

40. “Riflettendo e con parole piane ho anche ragionato”, confessa Jichri. “Se penso quanto ciarpame del mondo ho sovente da espletare, mentre non mi rimane nessun pensiero rivolto al Cielo, quasi sempre solo dopo, allora lo confesso ad alta voce: Dio ha fatto venire su di noi con il Suo insegnamento troppa Benedizione e Amore”.

- “Proprio così, e non posso ringraziare abbastanza per tutta la vita, di sperimentare con voi queste magnificenze”, ammette Hachalja.

41. Forse gli uomini, quindi anche noi, non ne sono degni; è appunto tutto cos셔. Hachajla vorrebbe dire ancora una volta nell’umiltà, una ‘Grazia immeritata’. Allora sentono una Parola, non attraverso il profeta, come se così stesse fra di loro qualcuno non visto. Una voce magnificamente profonda, come venendo da un pozzo profondo, suona attraverso la stanza.

42. “Se dei figli, questo o quello, hanno una Grazia immeritata, oppure, avendo sacrificato a Me dall’amore del cuore, hanno la Benedizione di poter sentire Me, lo potete davvero lasciare al Padre vostro di provvedere a loro e distribuire i Doni. La grazia, nella profondità della Salvezza del significato, è in sè sempre immeritata; altrimenti non sarebbe proprio, Grazia. Se da questa fluisce la Bontà assegnata ai figli, lasciatelo a Me, il Padre della Giustizia e della Sapienza.

43. E’ certamente la Mia Gioia di Padre quando qualcuno dinanzi a Me confessa la sua insufficienza, le manchevolezze, con la buona volontà di migliorare. Allora dalla Mia Grazia procede quel Raggio, che in questo caso cancella, per donare per questo il Mio benvolere. Questo – vi sia detto una volta per la vostra gioia – è il vostro caso, come per certi dei Miei buoni figli. Troppa lode rovina l’anima, troppa punizione può però distruggere la loro forza. Detto così, perché l’uomo del mondo non possiede quasi mai alcuna misura. Egli si rialza, e si schiaccia al suolo in basso.

44. Accogliete in voi le mie parole, vi sgravano, e pensate sempre che io so guarire un animo oppresso oppure persino spezzato. Dove dei figli non sono disposti, oppure rifiutano perfino di accettare il Mio favore o la grazia, pensate voi che Io vi agirei così apertamente come avviene fra di voi?

45. Non è però mai escluso il Mio operare nascosto, poiché senza questo Operare non c’è da conservare nessuna vita, sia quella spirituale della Luce oppure quella intesa transitoria, mondana. Sì, persino la Mia prima figlia vivente (Sadhana) sarebbe da tempo distrutta, del tutto dissolta per via della sua apostasia, se il Mio segreto operare non l’avesse conservata. Anche questa è una parte della ‘Beatitudine della Sera’ per tutti i figli come per il Mio santo primordiale Giubilo di Creatore! Rimanete sulla buona via, la Mia benedizione resta sempre con voi!”

46. Uno strano silenzio subentra dopo queste Parole, come gli amici non hanno mai percepito finora, ed hanno comunque pensato di essere già stati sovente del tutto in silenzio, perché, ebbene, …perché per l’umanità regna infine comunque la pura Grazia del Padre. Attraverso il loro cuore passa una delizia, che vorrebbero...:

- “Si vorrebbe quasi abbracciare tutto il mondo ed includerlo nella Magnificenza del nostro Dio”, dice per primo Jichri, quasi sibilando. Non vuole disturbare il maestoso silenzio. Il profeta e Hachalja sono d’accordo con Jichri; hanno sentito proprio così.

47. Jichri domanda: “Che cosa potremo portare ai nostri amici a Silo, il Sabato, di tutta questa ultraricca Bontà? È stata la prima volta che noi – quel noi è quasi impronunciabile – abbiamo sentito la stessa voce di Dio. Oh, sì, anche se attraverso di te, Zaccaria, sono venute le Sue parole, essendo stato Lui stesso. Ma così? Come questa volta?”

- “Aspettiamo un paio di giorni”, dice Hachalja, “il Signore annuncerà al Suo veggente che cosa serve ai nostri amici. Perché dire che solo a noi, …non lo considero molto buono”.

- “Hai ragione, Hachalja”, ammette Jichri. “Onestamente, anch’io domanderei: ‘Perché non io? Perché solo gli altri?’

48. Tutto è pensato bene; perché dopo tre giorni, nell’ultima notte, Zaccaria riceve nuovamente attraverso l’angelo un’ulteriore immagine.

 

 

[indice]

Cap. 12

L’angelo dà la quattordicesima visione e poi la spiega

1. Zaccaria dorme, ma il suo spirito è sveglio e accanto a sé vede l’angelo. La gioia cade su di lui come una soave pioggia. Un meraviglioso dialogo fra un inviato della Luce e dello spirito dell’uomo. “Che cosa porti oggi che io possa sentire? Abbiamo già ricevuto così tanto del Magnifico, e la Bontà di Dio non finisce”.

2. “In questo hai ragione e sarebbe bene che tutti i figli viandanti lo percepissero e lo riconoscessero. Degli altri, dei poveri viandanti, non lo si può pretendere, anche se di loro, appunto dalla Bontà di Dio, qualcuno ha trovato la sua via del ritorno. Tu pensi al facile e al difficile; ma io domando: la Rivelazione e la Parola di Dio, non sono sempre pesanti perché colme di Benedizione?”

3. “Sì, fratello di Luce, come ti posso chiamare, la Sua benedizione pesa forse così tanto, come tutte le Sue Opere possiedono un inesprimibile peso. Un uomo non lo potrebbe mai sopportare!”

- “Nemmeno noi della Luce nell’insieme. Ma quello che il Padre rivela, è da Lui sempre magnificamente misurato, anche se tu – per il mondo – ricevi di nuovo qualcosa di oscuro e lo devi dire”.

 

(quattordicesima visione: liberazione e restaurazione di Gerusalemme e di Giuda)

[Zc. 12,1-14]: [1]Oracolo. Parola del Signore su Israele. Dice l’Eterno che ha steso i cieli e fondato la terra, che ha formato lo spirito nell'intimo dell'uomo: [2]«Ecco, io farò di Gerusalemme come una coppa che dà le vertigini a tutti i popoli vicini e anche Giuda sarà in angoscia nell'assedio contro Gerusalemme. [3]In quel giorno io farò di Gerusalemme come una pietra da carico per tutti i popoli: quanti vorranno sollevarla ne resteranno sgraffiati; contro di essa si raduneranno tutte le genti della terra. [4]In quel giorno – parola del Signore – colpirò di terrore tutti i cavalli e i loro cavalieri di pazzia; mentre sulla casa di Giuda terrò aperti i miei occhi, colpirò di cecità tutti i cavalli delle genti. [5]Allora i capi di Giuda penseranno: ‘La forza dei cittadini di Gerusalemme sta nel Signore degli eserciti, loro Dio’. [6]In quel giorno farò dei capi di Giuda come un braciere acceso in mezzo a una catasta di legna e come una torcia ardente fra i covoni; essi divoreranno a destra e a sinistra tutti i popoli vicini. Solo Gerusalemme resterà al suo posto. [7]L’eterno salverà in primo luogo le tende di Giuda; perché la gloria della casa di Davide e la gloria degli abitanti di Gerusalemme non cresca più di quella di Giuda. [8]In quel giorno l’Eterno farà da scudo agli abitanti di Gerusalemme e chi tra di loro vacilla diverrà come Davide e la casa di Davide come Dio, come l'angelo dell’Eterno davanti a loro.

[9]In quel giorno io m'impegnerò a distruggere tutte le genti che verranno contro Gerusalemme. [10]Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a colui che hanno trafitto. Ne faranno il lutto come si fa il lutto per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito. [11]In quel giorno grande sarà il lamento in Gerusalemme simile al lamento di Adad‑Rimmòn nella pianura di Meghiddo. [12]Farà il lutto il paese, famiglia per famiglia: la famiglia della casa di Davide a parte, e le loro donne a parte; la famiglia della casa di Natàn a parte, e le loro donne a parte; [13]la famiglia della casa di Levi a parte, e le loro donne a parte; la famiglia della casa di Simeì a parte, e le loro donne a parte; [14]così tutte le altre famiglie a parte, e le loro donne a parte».

 

4. “Tra i vostri piccoli amici riconoscerete i sostenibili, coloro ai quali potete preannunciare di più per la loro beatitudine e gioia. Che si riuniscano in questa casa, e da qui i raggi devono poi fluire per l’aiuto a tutti gli altri. ‘Ascolta, così parla l’Eterno che ha disteso il Cielo’ (Zc. 12,1), quindi Luce e Benedizione, ‘che ha fondato la Terra’, la solidità delle Sue Opere, ‘che ha dato agli uomini il Suo Atma’, affinché divenissero spiritualmente viventi.

5. Adesso si ricostruirà Gerusalemme e il paese, esteriormente sarebbe anche giusto, se… dipende da questo “Sé”. ‘Così parla l’Eterno: voglio fare di Gerusalemme una coppa di stordimento’ (Zc. 12,2), perché vedono solo il materiale e non badano alla Luce, che Io, come su tutti i popoli, l’ho versata anche sulla Giudea.

6. Ma ‘la Mia Gerusalemme’ – gli uomini si aggrappano a questa Parola ed è la Mia ‘Santa-Luce’, la Centrale del Mio Empireo – l’ho conservata fin dal Principio, da quando l’ho preparata per i Miei figli, anche se i materiali che voi chiamate pagani, e tra di voi ce ne sono molti che sono da inserire proprio come voi, si elevano e combattono contro la Luce e contro la Verità della Mia magnificenza rivelata!

7. Le loro forze (= cavalli), le loro azioni (= cavalieri), avranno paura nel tempo della grande svolta, e non potranno nulla contro la Mia Volontà. Sarà una pietra pesante che, per via del Mio santo Luogo, poso sui popoli come sugli uomini che sono contro il Mio Nome, contro il Mio Amore e la Mia Misericordia; perché chi si indurisce, sperimenterà la durezza!

8. Ma non pensare, figlio Mio che senti le Mie parole attraverso l’angelo, che la Mia durezza sarebbe simile alla durezza del mondo! Se per via della comprensione mondana nomino i principi della Giudea, allora non sono intesi quelli terreni, servono solo come esempio e come rispondenza, anche se includo pur sempre i buoni nella Mia Luce e nella Mia Benedizione. Sono i principi del Mio Regno (i sette portatori delle Caratteristiche) e la schiera dei Miei figli, i cari piccoli, nelle cui capanne abitano pace e accordo.

9. La Giudea mondana non si deve elevare, né vantarsi della casa di Davide come più avanti quando Io verrò come Redentore, quando si cercherà di attribuire Me alla casa regale peritura. Io sono Colui che sono, fin dall’Eternità, che nemmeno i Miei cari grandi non riconoscono precisamente. – Come dovrei quindi provenire da una povera casa del mondo?

10. Passeranno coloro che alzano la mano contro di Me. Se Io li chiamo pagani, allora sii certo: ‘Non coloro che sono nati nel paese straniero e che la Giudea disprezza anche troppo, ma coloro che non Mi riconoscono, che non vogliono lasciar fluire nei loro cuori la Mia Grazia e la Mia Parola’. Questi, Zaccaria, sono i pagani dinanzi ai Miei occhi!

11. Molti che non provengono dalla casa di Giuda, riconosceranno Me, il Mio insegnamento, e faranno di conseguenza. Sì, sulla casa di Davide, sulla Giudea, voglio riversare uno spirito di resa di conti, ed è la Mia faccenda se avvolgo questo spirito nella Mia Grazia! Perché dopo, quando avranno compiuto il loro falso gioco, dovranno riconoscere chi era ed è COLUI, che loro – per il mondo – avranno trafitto. (Zc. 12,10)

12. Allora si lamenteranno nella Gerusalemme del mondo, come una volta nella battaglia per Hadad-Rimmon (Zc. 12,11), nella battaglia perduta. Se è troppo tardi per la via della loro vita, tutti si lamenteranno, ognuno per sé e comunque tutti insieme, e scaricheranno la loro propria colpa sull’altro. Ma essi non si possono nascondere davanti a ME, perché ogni cattiva azione viene davanti al Mio volto. Anche il bene, questo per primo, perché dalla Mia Misericordia Io dal male so cancellare con tutto il bene, come al loro tempo dev’essere per la loro salvezza.

13. Io, dagli uomini che si trovano nel passaggio della loro vita, non esigo che afferrino la cosa più profonda di tutte le rivelazioni. Ma aspetto amore, fedeltà, fede e prontezza d’aiuto verso tutti, per via di tutta la Bontà, che inonda i figli. Anche con questo non conta la Mia Bontà, quando un povero sacrifica pure la sua ultima cosa. Sono più lieto con una monetina (Marco 12,42), che con un dono grande con cui ci si vanta. Quest’ultima cosa non vale nulla dinanzi a Me!

14. Io guardo sempre al cuore, all’animo, come l’anima sta verso di Me, a come e se si affida alla Mia Custodia e si lascia guidare, persino quando la via della vita nel mondo è sovente difficile e amara. Questo lo possono percepire i Miei fedeli figli viandanti, e ciò l’ottengono con la loro via del co-auto. Anche il più piccolo co-sacrificio offerto senza adornarsene, Io lo scrivo in maiuscolo, poiché in tutto vale per Me sempre un cuore volonteroso e l’assoluta conoscenza della fede: Io sono il Donatore di tutti i doni, anche se li so distribuire attraverso i figli!

15. Chi nella vera umiltà vede la dedizione benedetta dalla salvezza, considera che tutto il suo fare ed operare è autentico aiuto solamente quando l’uomo riconosce questo: che viene da ME, che è benedetto da ME. Allora lui stesso avrà la parte di una Benedizione celeste, …già nel mondo! – Adesso è abbastanza. Tu, figlio Mio, riferirai le Mie parole, e per il difficile riceverai in aggiunta ciò che è previsto, che serve per i Miei figli. Sii benedetto e fortificato!”

*

16. Zaccaria si risveglia al mattino come se non avesse dormito per niente durante la notte. L’immagine del mondo sta dinanzi a lui talmente aperta, come se potesse ripetere alla lettera subito, adesso, tutto il discorso di Dio. A colazione, Jichri e Hachalja vedono in lui che ha ricevuto nuovamente qualcosa di meraviglioso. E ne possono prendere parte. Si chiama molto volentieri Hortisa, quando Zaccaria vuole annunciare la Parola di Dio. Si siede così modestamente nell’angolo della stanza, che Jichri la chiama al tavolo dove stanno seduti gli amici.

17. “Ma pensi forse”, dice lui, “che vali meno davanti al Signore, perché le donne vengono ancora considerate meno, sovente per nulla? Per che cosa il Padre Creatore ha risvegliato figli e figlie? Proprio la tua modestia, Dio la considera molto grande, ma non noi, se ora ti lasciassimo seduta nell’angolo!”

- “Sono perfettamente d’accordo!”, Hachalja, insieme a Jichri, attira la recalcitrante al tavolo.

18. Lei balbetta: “Dio ha previsto i figli a profeti, e questo è giusto, ma mi rallegro di poter ascoltare con voi”.

-  Zaccaria ride: “Hortisa, il fare il giusto, è perfetto per il Creatore, ma penso a certe donne del nostro popolo: Sara, Ruth ed altre, alla giudice Debora. Nessun uomo poteva salvare il popolo distrutto dalle mani abominevoli di Jabin, che lei, la donna (Giudici - cap. 4 e 5).

19. Lei aveva detto il giusto e persino il primo principe, si chiamava Jizri, quasi come te”, Zaccaria si rivolge a Jichri, “si è sottoposto al suo saggio operare. Lei era molto considerata presso i grandi e i piccoli”.

- “Lo credo”, dice Hortisa, “ma questa è un’altra cosa. Se Dio dal Suo Consiglio per noi sconosciuto, dà il primo posto a una donna; io invece ...”

- “Non vogliamo indagare cosa sarebbe diverso, così o cosà; vogliamo sentire le parole di Dio. Parla Zaccaria, il mio cuore è già aperto”, dice Hachalja.

*

20. Dopo che il profeta ha annunciato tutta l’alta immagine, Parola per Parola – e lui stesso è profondamente stupito come tutto fluisce da lui come lo ha sentito nella notte…, alla fine si inginocchia, alza in alto le mani e adora:

21. “Signore, mio Dio, quale indicibile Amore ci hai donato Tu. E’ pura grazia che dalla Tua Magnificenza possiamo cogliere così tanto, e se posso, dico: ‘E’ unicamente Grazia su Grazia, l’inesprimibile maestosa pienezza’! Quanto devi amare i Tuoi figli! Prendi nelle Tue care mani di Padre il nostro ringraziamento, e guarda con Bontà il nostro poco che Ti possiamo portare”.

22. A questo ringraziamento s’intonano anche Jichri, Hachalja ed Hortisa. La donna anziana esce in silenzio dalla stanza. Nessuno vede il fiume di lacrime che sgorga dai suoi occhi. Anche gli uomini si asciugano di nascosto i loro occhi. Dopo un bel po’ di tempo, quando i loro cuori sono di nuovo diventati un po’ più calmi, Jichri dice, e la pensa in modo giusto:

23. “Chissà se i nostri amici di Silo comprenderanno del tutto questa Parola di Luce? Pensate; molti di loro – attraverso il lungo tempo in Babilonia – non hanno più avuto il pieno contatto per la fede. Concedo loro volentieri ogni Parola, soltanto...”

- “L’abbiamo sentito”, interviene Hachalja, “il Signore ha appunto detto: “Tu, figlio Mio, riferirai le Mie Parole e riceverai in più, per il difficile, ciò che è previsto e serve per i Miei figli!”. Lasciamoci quindi guidare, e vogliamo considerare che anche noi facciamo parte della grande schiera dei cari piccoli, sulla quale cade l’Amore e la Benedizione del Padre”.

24. “Mi sono sbagliato”, confessa apertamente Jichri. “L’uomo è sovente misero nel pensare, ma Dio sa che cosa intendevo”.

- “Bene”, conferma il profeta. “Riconoscere alcune imperfezioni è un fermo gradino sulla scala nel Cielo. Prepariamoci; penso che sarebbe bene arrivare un giorno prima a Silo. Mi sembra, come se avessero bisogno di noi”.

- “Anch’io temo che si stia ordendo qualcosa contro i nostri amici”, dice Hachalja.

- “Che non osino”, s’arrabbia Jichri che conosce così tante macchinazioni, già fin da Babilonia, e i cattivi non danno ancora pace. “Una fortuna che nell’insieme, il popolo è diventato buono”.

25. “Fortuna?”, chiede Zaccaria. “Lo possiamo chiamare così, ma è veramente la Benedizione di Dio che ci aiuta su tutte le vie”.

- “L’ho inteso così, sovente si impiega una parola sbagliata”, confessa il principe.

- “Non fa nulla”, lo tranquillizza il profeta, “dipende sempre dai pensieri del cuore”.

- “Partiamo già domani mattina”, annuncia Hachalja. “E cosa facciamo con Hortisa? Di per sé ha già sentito tutto, e la via le procura fatica, nonostante i carri”.

26. “La lasciamo a casa, tanto dobbiamo comunque aiutare le donne, pure gli uomini”.

- “Andiamo tranquillamente nel Nome di Dio”, dice Zaccaria, “forse non sarà così difficile come l’ho sentito prima”.

- “Peccato che il più anziano, Romaseth, non si è ancora dichiarato per noi. Di per sé è un buon uomo, aperto, ha anche la prima voce nel Consiglio. Ha soltanto dato peso a qualche contraddizione che era stata detta contro di te”. Jochri mette una mano sulla spalla di Zaccaria.

27. Lo guiderà il nostro Signore Iddio”, risponde il profeta. “E’ bene se di tanto in tanto lo scuoti un po’. Può venire prima di quanto pensiamo”. Gli uomini si preparano la via per Silo per il giorno dopo; anche nella casa si devono ordinare ancora delle cose.

28. Hachalja chiede a Hortisa: “Come stanno le cose? Domani vuoi venire con noi? Ma questa volta rimarremo un paio di giorni”. Hachalja malvolentieri l’avrebbe esclusa.

- “Questa volta no”, dice l’anziana, gentile. “Non voglio lasciare soli per giorni i nipoti. E devo anche badare un po’ alla nostra serva. Deve appunto imparare ancora qualcosa”.

- “Allora va bene!”

- “Ho già avuto la Benedizione di ascoltare la Parola di Dio, e in più, prima con voi”.

- “Sei una brava donnina”. Hachalja le accarezza le sue guance appassite.

*

29. Il giorno dopo partono molto presto; il sole non è ancora sorto e sul paese giacciono freschi lembi di nebbia. Ma procedono molto bene e verso mezzogiorno arrivano a Silo, senza fare strada facendo nessuna sosta. Arrivano velocemente molti amici che li salutano molto cordialmente. Nessuno degli amici di Silo sa ciò che porta la sera, eccetto quattro uomini.

30. Senza essersi messi d’accordo, avvicinandosi la notte, Jichri, Hachalja, Kadmiel e Sebana s’incontrano presso il padiglione. Ognuno chiede all’altro: “Ma come? Perché sei qui?”.

- Sebana dice che dopo la sua inversione, anche attraverso Zaccaria, sta fermamente con la Parola di Dio: “Veramente, non è proprio giusto che a casa di Matuja ho drizzato gli orecchi. Mi perdonerà Dio, poiché in tal modo sarà isolato un grande male. Aspettate! Presto arrivano due corrotti che ora capiteranno insospettati in una trappola. Ho pure chiamato Hasabar e Kofar. Anche loro arriveranno presto”.

31. Dicci quello che è previsto di ripugnante”, lo invita Jichri.

- “Oggi i corrotti hanno voluto dapprima indagare, dove domani, quando il padiglione sarà colmo di uomini, avrebbero da eseguire, …il malefatto di Matuja”.

- “...che non ci arriveranno più”, interviene Hachalja. I quattro uomini si fermano nell’ombra di alcuni alberi presso il padiglione, in silenzio.

32. Dapprima si avvicinano due ombre che presto si riconoscono come uomini di Silo. Kadmiel li chiama con voce bassa e vengono nell’ombra degli alberi. “Presto arrivano”, sussurra Hasabar, “vengo dalla casa di Matuja dove hanno ricevuto un soldo da Mijamin. Ricompensa di criminali!”

- “Silenzio”, avverte Jichri, e pensa: ‘È bene che non ci sia Zaccaria, questo spettacolo da pezzente lo aggraverebbe troppo’.

33. Ora si avvicinano ancora due ombre, piegati e strisciano come lo fanno gli sciacalli. Girano intorno al padiglione ed arrivano di nuovo davanti al cancello. “Qui dobbiamo mettere il fuoco, allora nessuno riesce facilmente ad uscire. Hah, il costruttore”, intende Hachalja, “ha costruito troppo saldamente. Ieri sono stato dentro anche una volta e ho guardato tutto. Il legno è asciutto, ma senza utensili non si possono abbattere le mura. In ogni caso le fiamme si diffondono così rapidamente, prima che uno se ne renda conto. Domami, quando lo strano (inteso Zaccaria) tiene il suo discorso. Allora nessuno bada alla porta. Ha pagato bene il Matuka; ma lo peliamo ancora, altrimenti tradiremo chi ha ordito l’attentato”.

34. I pezzenti vogliono andarsene, quando all’improvviso sono circondati da sei uomini, dei quali tre ne tengono rispettivamente ciascuno. Sono troppo sorpresi da poter fuggire. “Ecco, che abbiamo gli uccelli”, ride feroce Kadmiel. “È bene che il carcere è rimasto in piedi, ma tutta la città distrutta. Li portiamo là, Hasabar li sorveglierà”.

- “Vado subito a cavallo a Gerusalemme”, dice Jichri, “e dalla stalla di Matuja vado a prendermi un cavallo”.

35. “Non lo danneggia se ne prendi uno”.

- “Non ti preoccupare, Kofar, li riavrà. Su quest’uomo ...” ‘non mi sporco le mani’, continua il pensiero di Jichri. Tutto si svolge velocemente. I corrotti strillano. “Non ce lo siamo inventati noi, dovete...”

- “State zitti”, avverte Hachalja. “È uguale chi l’ha provocato e chi lo vuole eseguire con la ricompensa criminale”. I due uomini vengono portati via. Kadmiel e Hasabar non se li lasciano scappare.

36. Nel frattempo Jichri è andato a prendersi un cavallo veloce. Se ne intende di cavalli, e schizza da là. Non arriva lontano, allorquando gli vengono incontro tre cavalieri dalla direzione di Gerusalemme. Ma, è possibile? Quello davanti è Romaseth, con due anziani nel seguito.

- Senza altro saluto, Romaseth domanda: “Principe, volevi venire da noi? E perché? Sembri aver fretta”.

- “Questo sì!” Ma l’ira di quel pezzo da criminali lo fa scoppiare, altrimenti è di animo calmo. “Non immagini che cosa doveva succedere domani sera a Silo!”

37. “Hm, non lo so di preciso. E’ venuto un cavaliere veloce, un giovane uomo carino che ha portato la notizia che a Silo le cose sarebbero spaventose. Perciò io stesso mi sono subito messo sulla via. Ha a che fare con il presunto veggente, con Zaccaria?”

- “Sì”.

- Tuttavia, prima che Jichri possa dire tutto, Romaseth dice: “Me lo immaginavo; allora mi posso risparmiare il resto della via”. Jichri lo ferma alla briglia, quando quello di Gerusalemme vorrebbe già voltarsi.

38. “Sei il primo degli anziani e non vuoi sentire prima da me, il principe, di che si tratta?” Ora Jichri è davvero arrabbiato e si era prefissato, attraverso le Parole di Grazia di Dio, di imbrigliare la sua ira.

- “Allora parla”, dice Romaseth, “così non dirai alle mie spalle che ti ho lasciato qui senza ascoltarti”.

39. Jichri riferisce ciò che si era inventato Matuja, sostenuto da Mijamin, Sarezer e Regem-Melech. Sarezer ha anche trovato degli uomini che dovevano lasciar morire in modo straziante centinaia di persone. Come se non ci fosse stata abbastanza sciagura dopo settant’anni all’estero. Gli uomini di Gerusalemme sono sconvolti. Ma questo...”. Uno degli anziani di nome Bebai, non trova parole per esprimere il suo orrore.

40. “Se i corrotti tradiscono chi ha dato l’incarico, allora sono consegnati. Il finto onore di Matuja non vale nulla, e persino Mijamin non potrà trovare nessuna grazia. Nessuno che ne fa parte!” Romaseth non si è ancora del tutto deciso, se deve dare fede alla storia; ma la parola del principe...

41. “Via, a Silo”, dice frettolosamente, “se è necessario, io stesso vi tengo il giudizio”.

- “Non esiste già, da norma, che intanto si deve giudicare solo a Gerusalemme?”. Jichri vuole risparmiare agli amici di Silo che, in più, sono stati pure intimoriti.

- “Naturalmente”, conferma Romaseth, “non parlerò apertamente, inviterò solo gentilmente i capi criminali di venire a Gerusalemme al colloquio. Se eseguono, passa senza spargere lo spavento fra il popolo; se no, non si può evitare che diventi pubblico”.

42. Jichri porta dapprima il cavallo nella sua stalla, mentre adesso Zaccaria, presso il quale si trova Hirma, Hachalja, Kadmiel e Sebana, aspetta davanti al padiglione, dove questi era andato prima. Sono tutti sorpresi di incontrare Romaseth e altri due anziani. ‘Forse si sono sbagliati’, pensa Kadmiel.

- Zaccaria lo nega, lui ‘ha visto’ ciò che era successo.

- Anche Jichri arriva correndo. In ogni caso vuole tentare di evitare il subbuglio. Dice anche subito, quando Romaseth domanda, che cosa sarebbe ora da intraprendere.

43. “Andiamo alla prigione ed interroghiamo dapprima gli uomini; allora il difficile lo si può eliminare facilmente”, indicando Matuja e i suoi amici. – Tutti sono d’accordo, anche se Hachalja avrebbe preferito affrontare subito i malfattori che avevano escogitato il peggio. Per Romaseth non è nessuna fatica di farsi dire tutto dagli uomini, soprattutto perché avevano sentito il loro parlare davanti al padiglione.

*

44. “Chi ha inventato il piano e vi ha dato il denaro?”, chiede molto aspramente Romaseth, pensando che i giovani uomini siano stati sedotti, tentati. Tuttavia, …sono ventenni, quindi loro stessi responsabili per ciò che era stato loro incaricato. Potevano appunto rifiutare, ma il denaro li ha sedotti.

- “Andiamo dapprima da Mijamin”.

*

45. Quando tutti, eccetto Zzaccaria, bussano da lui alla porta, e lui – insospettato – apre anche, fa un salto indietro. Che cosa vuole un Romaseth? Che cosa gli altri da lui? Non ha nessuna idea, nemmeno i tre maliziosi, che il loro cattivo piano era annullato, …attraverso la sconosciuta Benedizione di Dio.

46. Da Matuja, Romaseth si tiene indietro, perché costui giace del tutto spezzato sul letto. “Da te, Dio stesso ha tenuto il Giudizio; ma tu, Mijamin”, lo si aveva portato lì, “Regem-Melech e Sarezer, verrete presentati davanti al nostro tribunale degli anziani. Non dite che non ne facevate parte anche voi. Se sì, mi dovrei vergognare di essere il primo anziano! Vi era già stato tolto il vostro diritto; non dipende solo da me quale punizione vi colpirà. Quello che vi siete preparati e volevate far eseguire, grida al Cielo! Se venite liberamente a Gerusalemme, allora voglio cercare di mitigare la misura di punizione perché il malfatto non è avvenuto”.

*

47. Dopo alcuni giorni, predetto, si mostra che i tre si sono allontanati con i loro averi il più lontano possibile, in Siria. “Anche bene”, dice Romaseth nel Consiglio quando lo si viene a sapere, allora il popolo rimane non aggravato. – Ma quel giorno Romaseth deve cambiare la sua opinione sul profeta. Quando lo saluta, pensa dapprima: ‘Costui è ancora troppo giovane per essere profeta’, dimenticando che Samuele già da bambino era profeta di Dio.

48. Gli uomini di Gerusalemme sono molto impressionati dalla funzione nel padiglione, soprattutto quando Zaccaria può riferire le parole di Dio, smorzando solo quella più grave. Ma alla fine la sua voce suona diversamente, come da lontano, …e così vicino al cuore, che persino un Romaseth si inchina. Non avrebbe mai pensato una cosa simile. Dev’essere DIO! Anche qui dimentica nuovamente che Daniele ha parlato molto spesso ‘come Dio’.

49. “Figli Miei nel mondo”, suona con una strana voce, “ascoltate le Mie parole che vi portano forza e benedizione. Badate anche, che Io ho detto ‘nel’ mondo, non ‘del’ mondo. perché voi che siete riuniti qui, credenti, sotto la Mia protezione e scudo”, agli amici più stretti passa questo attraverso la mente: ‘Quanto il Signore ha ragione! EGLI ha evitato l’amara sciagura! – “Vi siete rivolti di nuovo al vostro Dio, che é vostro Padre. Mando sempre i Miei messaggeri quando è necessario, per stimolare gli uomini alla redenzione, per chiamarli nel luogo che è il migliore per ogni figlio: la Casa del Padre!

50. Non crediate che con ciò intendo solo il Cielo, del quale pensate che là sarebbe appunto la Casa del Padre. Anche questo; ma dove vengono accolte le Mie parole, là ci sono IO, e quindi anche il luogo è eternamente assegnato a tutti i figli. Così avete adesso il Cielo fra di voi, mentre l’inferno si deve nascondere ed avrà la sua espiazione, senza la quale non segue nessuna resa dei conti. Solo dopo questa viene aperta la porta nella Casa del Padre.

51. La maggior parte fra di voi Mi ha chiesto quale servo mando, ma si è rallegrata che la Mia rivelazione è giunta a voi. Alcuni devono ancora imparare, non necessariamente chiedere che cosa e come Io ho predetto qualcosa. Sono certamente di cuore buono ed Io guardo alla loro fede. Io annoto anche in anticipo, per la vostra salvezza come per il vostro alleggerimento, che su di voi sono venuti molti anni difficili e molto è da ricostruire, ma molto da estirpare; perché l’ultimo male vi ha mostrato quanto manca per voi ancora per la via della Luce.

52. Io ho taciuto entrambe le cose, la fatica e anche il fallimento, e siate certi: ‘La bilancia del Mio Ordine pesa giustamente!’. Se su questo stendo la Grazia, unita con la cordiale Misericordia, potete essere consolati e credere che Io, stendo su di voi le Mie Mani! Andate in pace, attenetevi saldamente alle Mie parole e ricordate sempre: Dio vede tutto!”

*

53. Non vi è nessuno fra tutti i presenti che non congiunga grato le sue mani e guarda interiormente su al Cielo. Sì, questo si è avvicinato a loro, quasi così come vicino sta seduto accanto al vicino. Profondamente impressionati sono particolarmente Romaseth, Bebai e il terzo anziano, Asrah. L’ultimo Ammonimento, fra l’altro, che alcuni dovevano ancora imparare, era riferito a tre, a loro stessi. Erano appunto venuti con prevenzione, e che cosa ne era rimasto? Nulla! Tutto è come cancellato, e loro percepiscono che Zaccaria è previsto per rendere di nuovo nuova la buona fede, …per gli uomini.

54. Oltre a questo, Romaseth ha dimenticato il malfatto; il suo cuore è diventato così lieto. Stringe muto le mani al veggente, lo guarda negli occhi ed è un ringraziamento che è rivolto all’Altissimo. Proprio così agiscono Bebai ed Asrah. Nonostante l’invito di Hachajla, Romaseth dice: “Sii indulgente che adesso non posso venire; devo dapprima riflettere su ciò che mi è all’improvviso diventato santo. Presto veniamo da te”, indica Bebai ed Asrah. Vorremmo sapere di più di tutto il Santo, ciò che Dio ha preparato in questo difficile tempo”.

55. “Va bene”, annuisce Hachalja. “Fra di noi capita ad ognuno di ritirarsi nella cameretta (Matt. 6,6), là si accoglie meglio la Magnificenza. Oltre a questo, se volete, abbiamo scritto tutte le immagini, in più le Parole che Zaccaria riceveva quasi sempre di notte. Preziosità? – Lo sapremo!”

- “Non si dovrebbero annunciare le Parole di Dio in tutto il paese?”

- “Lo desideriamo anche noi”, dice Jichri. Nella sua voce vibra un leggero cordoglio.

56. “Tutto sarà rivelato”. Zaccaria lo dice così determinato, che lo si conferma volentieri. “Tutto ciò che Dio rivela, adesso nel nostro piccolo mondo, passa attraverso la Sua infinita santa-Luce, penetra attraverso tutte le Sue Opere, e non solo noi siamo ascoltatori della Sua Parola. Non abbiamo bisogno di sapere quando e dove Egli lascia fluire le Sue magnificenze. Dobbiamo solo ringraziare e credere”. Allora si stringono ancora una volta le mani al profeta.

57. Asrah ricorda gli uomini che sono in carcere. “Li portiamo con noi a Gerusalemme. Dato che siamo a cavallo, non possiamo fare altro che legarli alle nostre selle. Abbiamo dunque bisogno di tempo per arrivare a casa”. Romaseth non lo fa molto volentieri, ma non è possibile diversamente, di portarli con sé. “Lasciarli liberi a Silo? Non si può”.

- Hachalja ride: “Agli uomini non farà male se devono camminare, allora espiano già qualcosa della pena”.

58. Romaseth fa un poco la bocca storta: “Loro sono i sedotti; allora voglio vedere se assegnando loro un lavoro, forse si lasciano ancora disciplinare”.

- “Ti riuscirà”, conferma Zaccaria. “Sotto la Benedizione arrivate di nuovo bene a casa”.

 

 

[indice]

Cap 13

 

1.     “A volte non so com’è da interpretare la Parola”. Zaccaria guarda triste il padrone di casa allorquando, una mattina, sono seduti insieme per la colazione.

- “Hai di nuovo sentito la Parola di Dio?”, chiede Hachalja.

- “Sai, mi è sembrato come se tutto fosse dato con intenzione in chiave. Non si lascia quasi riferire al nostro popolo, anche se venivano rilevati la casa di Davide e gli abitanti di Gerusalemme”.

- “Appunto; Dio Zebaot non sceglierà mai un piccolo popolo e una città come unici, per i quali varrebbe la promessa di salvezza”.

 

(quindicesima visione: l’estirpazione del servizio idolatro e dei falsi profeti / il resto purificato)

[Zc. 13,1-9]: [1]In quel giorno, per la casa di Davide e per gli abitanti di Gerusalemme vi sarà una sorgente zampillante per lavare il peccato e l'impurità. [2]In quel giorno – dice il Signore degli eserciti – io estirperò dal paese i nomi degli idoli, né più saranno ricordati: anche i profeti e lo spirito d’impurità farò sparire dal paese. [3]Se qualcuno oserà ancora fare il profeta, il padre e la madre che l'hanno generato, gli diranno: «Tu morirai, perché proferisci menzogne nel nome dell’Eterno», e il padre e la madre che l'hanno generato lo trafiggeranno perché fa il profeta. [4]In quel giorno ogni profeta si vergognerà della visione che avrà annunciato, né indosserà più il mantello di pelo per mentire. [5]Ma ognuno dirà: «Non sono un profeta: sono un lavoratore della terra, ad essa mi sono dedicato fin dalla mia giovinezza». [6]E se gli si dirà: «Perché quelle piaghe in mezzo alle tue mani?», egli risponderà: «Queste le ho ricevute in casa dei miei amici».

[7]Insorgi, spada, contro il mio pastore, contro colui che è mio compagno. – Oracolo del Signore degli eserciti. – Percuoti il pastore e sia disperso il gregge, allora volgerò la mano sopra i deboli. [8]In tutto il paese – oracolo del Signore – due terzi saranno sterminati e periranno; un terzo sarà conservato. [9]Farò passare questo terzo per il fuoco e lo purificherò come si purifica l'argento; lo proverò come si prova l'oro. Invocherà il mio nome ed io l'ascolterò; dirò: «Questo è il mio popolo». Esso dirà: «L’Eterno è il mio Dio».

 

2. “Già quella cosa: ‘In quel giorno’. Quale è inteso con questo? Non rimane tutto fissato nell’Eternità? Il tempo qui inteso è da attribuire al futuro? Con la ‘casa di Davide’ non è certamente inteso nulla di mondano, ma unicamente il ‘Luogo della Sua Luce’. E’ comprensibile che là si trova la libera Fonte aperta, dove non esistono né peccati, né idoli, né vie traverse”.

3. “Anch’io lo comprendo così”, confessa Hachalja. “Dobbiamo imparare molto di più, comprendere tutto dal punto di vista della Luce. Perciò non essere oppresso; Dio ti darà com’è da interpretare tutto”.

- “Ma quando Egli parla del collegamento con gli idoli dei profeti, il Signore non può intedere gli autentici. Altrimenti avrebbe inteso anche un Samuele, Elia o Daniele, attraverso i quali Egli ha fatto grandi rivelazioni e miracoli. Noi stessi abbiamo già sperimentato ciò che alcuni hanno gridato ai quattro venti, e poi non era altro che inganno e menzogna. Così sarà sempre, finché rimane esistente il mondo”.

4. “Era difficile da comprendere”, Hachalja riprende il filo che sembra così sottile, che pesa così gravemente sui loro cuori, “quella Parola che padre e madre dicono ad uno che dice il falso che non dovrebbe più vivere, se...”

- “Zaccaria, non dico una tale cosa! Questa è anche la mia opinione, detto più giusto: la Parola di Dio!”

*

5. “Accanto ai due uomini sta un giovane, bello e gentile da vedere. A Zaccaria passa attraverso la mente: ‘Sembra quasi essere un angelo, ma questo ospite…’. “Non ti spezzare il cervello, meno ancora il tuo cuore”, dice il giovane, e si siede fra i due uomini. Entrambi sono così meravigliosamente circumfluiti, …come celestialmente.

6. “Vedete”, dice il giovane, “finché un figlio della Luce, deve e può servire il Signore sulla Terra – anche come autentico veggente – fino ad allora il celestiale viene sovente molto velato, per il sollievo dell’anima. Ma a te, Zaccaria, e ai tuoi due amici, vi viene chiarito celestialmente. L’uomo interpreta tutto in base allo stretto ambiente, e non riflette – qui non sia toccata la fede – che dovrebbe comunque ricordare: ‘Che non vive unicamente in questo mondo’.

7. Quanto magnificamente Dio ha annunciato il Suo Comandamento di Salvezza: «Tu amerai dunque l’Eterno, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze”, e l’altro simile a questo: ‘Amerai il prossimo tuo come te stesso: Perché Io sono l’Eterno».

8. Ci sono uomini buoni – che anche senza conoscere i Comandamenti – agiscono giustamente ed aiutano il prossimo, se questo è necessario. L’Altissimo li può facilmente contare, anche fra il popolo della vostra Terra. Questo viene sottolineato perché secondo lo spirito e il sangue di Luce appartiene al popolo del Padre.

9. Avete domandato bene, quale tempo sarebbe, appunto questo: ‘In quel giorno!’. Questo non è mai da misurare per questo mondo e mai per questa materia, per la quale ‘è stata inventata l’eterna Redenzione’ e DIO l’esegue, come l’uomo nel bisogno della sua anima non afferrerà mai completamente. Questo non viene considerato come ammanco, chi di buona volontà crede nel Signore Iddio.

10. Vi chiedete: ‘Ma chi non conosce ancora i due Comandamenti dalla Luce?’. Questo del tutto giustamente. Ma sappiate: ‘Dio ha dato ad ognuno la coscienza, la voce dello spirito, che non potrà mai essere cancellata!’. La si può lasciare inosservata, coprire con parole che ingannano se stessi; ma tutto questo non serve, perché la voce bussa ed ammonisce di continuo, forte e piano; e alla fine ognuno dovrà depositare il suo conto, …davanti al Signore!

11. Dio ha continuato a parlare: ‘In quel giorno Io sterminerò i nomi degli idoli dal paese’ [Zc. 13,2] e così riflettete se vi sarebbe riconoscibile la differenza fra idoli e nomi. Gli idoli non sono le immagini che l’uomo si fa; perché sterminare questi non sarebbe mai degno di un Creatore. Quello che l’uomo si eleva in alto, è = il suo idolo; e questo viene estinto, sprofonda in sé, perché qualsiasi materia scompare con la materia! Invece i nomi non vengono estinti, perché simbolicamente sono – qui secondo questa immagine – l’uomo. E questo, Dio non lo estingue mai!

12. Questo, per l’appunto, lo sapete e non ha bisogno di insegnamento. Se l’uomo muore secondo il corpo, la sua anima continua a vivere, compenetrata dallo spirito, portata in su da lui nel campo eterno. Se qualcuno deve superare rapidamente o faticosamente la scala del Cielo, dipende dalla vita nel mondo. E se oltre viene detto, che i ‘profeti esisteranno con danni’, allora non avete bisogno di nessuna interpretazione, ma certamente per coloro che più avanti spiegheranno la Parola secondo la lettera, ma non secondo lo spirito. (2° Cor. 3,6)

13. I falsi profeti sono coloro che elevano se stessi. Costoro cadranno, e questo per giunta per la loro salvezza, cosa che la maggior parte noterà solamente sulla loro via del ritorno. Perciò anche la Parola: ‘Padre e madre diranno ...’ [Zc. 13,3] La Luce e lo spirito ammoniranno che la falsa vita verrà uccisa, ma non la Vita che il SIGNORE ha dato.

14. ‘In quel giorno’ [Zc. 13,4], che ho già spiegato che vale per l’ultimo tempo, nel quale tutto viene preparato per la via di rimpatrio, riguarda un pre-ombreggiamento che inoltre non verrà accettato dal vostro popolo. Allora si domanderà all’Altissimo – il Quale eleggerà per Sé come SALVATORE, la Terra – chi EGLI è, se è un profeta. Egli si chiamerà come Seminatore (servo del campo - Luca 8,5-11) che fin dalla gioventù, secondo la Luce, ha servito da sempre gli uomini, ma anche tutto il popolo dei figli. Gli uomini qui rilevati, perché qui e nella materia del Cosmo percorrono le vie da viandanti.

15. Per voi non è molto facile accogliere celestialmente il Celeste. Più avanti, gli uomini interpreteranno tutto secondo il mondo. Lasciateli interpretare! Non arriveranno molto lontano con i loro detti. Perché il ‘Seminatore’, il sommo Servo del Campo, raccoglierà la Sua semenza e non perderà nessun granello. EGLI porterà le ferite; e quelli saliti dall’abisso, scherniranno: Da dove hai le tue ferite? Oh, il Santo ha tutto il tempo nella Sua Mano; EGLI alzerà la Sua Spada, cioè la Sua somma maestosa Volontà di Dominio, e non le resisterà nessuno di quelli che si volevano elevare al di sopra di Lui!

16. Se si legge: ‘Batti il pastore e il gregge si perderà’ [Zc. 13,7], allora succedrà anche, naturalmente solo per un breve tempo, nel quale dei diavoli incarnati devono vedere che il loro attacco giudicherà essi stessi. Così verrà anche su questo paese, che rimarrà poca della gente, e sarà una Benedizione, se ne rimarrà un terzo, gli altri dispersi e all’estero.

17. Questa parte – riguarda l’umanità nell’insieme – Dio la purificherà attraverso il fuoco, cioè = attraverso la Sua vera Parola, e sorgerà la fede per l’oro del Cielo, anche se, finché esisterà la materia, non potrà essere recuperato l’ultimo. Il celeste, che rimane eternamente riservato al Regno della Luce, sarà assegnato ad ogni figlio solo dopo il suo ritorno. Vi sarà una grande gioia di Luce.

18. Se poi – per voi ancora incomprensibile ed è anche santamente bene che la copertura rimanga fino alla fine – suona la Campana della Sera, Dio nella Sua gioia di milioni di anni dirà: ‘Popolo Mio!’, mentre fluirà completamente l’immensa Benedizione del Giorno dell’Amore, e il popolo dei figli esclamerà giubilando: ‘Nostro Dio e Padre-UR!’. Ma non pensate che la Copertura di Grazia non sarà mai sollevata. Questo è avvenuto fin dal principio, quando l’Altissimo si è creato il Suo popolo di figli. Soltanto Egli – questo per la gioia dei Suoi figli – ha aumentato di tanto in tanto, altrimenti i Suoi figli non avrebbero mai avuto una sensazione di Beatitudine.

19. Meraviglioso è il nostro Dio; Egli distribuisce i Suoi Doni in modo giusto e santo. Noi che viviamo nella Luce sappiamo della Salvezza miracolosa, quella che il Padre ci prepara. Non sospirare, Hachalja”, il giovane gli posa la mano sulla sua spalla, “sarebbe bene per noi, perché la materia non ci toccherebbe. Non ti ingannare! Nessun figlio del Cielo rimane solo nella Luce! Voi non misurate il tempo nel quale uno dopo l’altro ha lasciato la Luce per alleggerire attraverso la via in un mondo, il peso della caduta (Sadhana e affiliati). E non misurate quanto succederà ancora a questo riguardo, …fino alla fine del mondo. Finché la materia non sarà sprofondata in eterno.

20. Naturalmente, la cosa più difficile nella quale sono racchiusi tutti i servizi del co-aiuto, nella Benedizione, con questi avvengono due cose secondo i due Fondamenti della Creazione: una volta, che l’Altissimo raccoglierà tutti i pesi nel Suo Sacrificio della Croce, e questo dalla Legge della Condizione che può essere compresa solo nella Luce; d’altra parte, con ciò gli rimane riservato eternamente immutabile il Dominio, dalla profondità della Sua Volontà!

21. Ora avete udito molto. Comunicate la cosa più profonda agli amici che la comprenderanno come voi. Ma la ‘cara gente’ che servite in Silo, ne devono aver la giusta parte. Per questo non ci vuole un aiuto extra. Questo lo potete fare voi stessi dal vostro spirito, soprattutto tu, Zaccaria.

22. Avrete davanti a voi pure qualcosa di difficile e domanderete disperati come avrà potuto succedere. Confidate nell’Aiuto del vostro Signore. EGLI vi assiste, affinché evitiate in tempo una sciagura, come dpoteva avvenire poco tempo fa. Accogliete la pace e la Benedizione di Dio che vi posso portare”. – Il giovane se ne va. I due uomini non si sono accorti se la tenda alla porta si è mossa. A lungo stanno seduti, entrambi le loro fronti appoggiate sulle mani, e non sanno se e quando potranno parlare di ciò che hanno sentito.

23. Con un profondissimo sospiro, dal quale sgorgano ringraziamento e la gioia, Hachalja dice: “Non avrei mai pensato di vivere una tale cosa! Zaccaria, abbiamo già ricevuto così tanto”, ed abbraccia il veggente, “ed attraverso di te, parole di grazia di Dio; – ma che Egli manda un angelo che viene a noi come se fosse un uomo, …no, questo va oltre la mia comprensione. Perché il giovane...”.

24. “A me capita lo stesso come a te. Sai, se nel sogno avviene una rivelazione, uno è libero dall’umano, che è attaccato così tanto alla veste dell’anima. Sì, l’ho visto in semiveglia, il mio caro messaggero di Dio, ma come adesso, è la prima volta che ricevo questa Grazia. Domandami come ringrazierò il Signore? Con le parole? Ah, queste sono così povere, rispetto a ogni Magnificenza e Bontà paterna di Dio!”

25. “Dio sa che noi uomini possiamo ringraziare solo con le parole, anche se il cuore vuole quasi traboccare. A Silo possiamo ringraziare con i fatti, che non possiamo ancora misurare”.

- Allora si sente dalla porta: “Il misurare lasciatelo al vostro Dio paterno!”

26. “Oh, il caro messaggero!”, suona come un giubilo ciò che esclama Hachalja. “E’ tornato ancora una volta indietro, e nel frattempo era dal nostro Signore-Zebaot. Quindi lo vogliamo ringraziare e servire, come meglio è possibile”.

 - “Mi sento anche spinto di partire verso Silo”, dice Zaccaria, “abbiamo l’indicazione che deve succedere qualcosa. Spero che ciò accada solo in modo da poter affrontare in tempo utile la cattiva situazione che ci è stata annunciata”.

- “Sono pronto. Prendiamo il nostro asino, questo va più veloce di quanto lo possono i nostri piedi”.

*

27. Hachalja informa Hortisa, senza dire nulla della difficoltà, altrimenti si spaventerebbe. E fa bene perché a Silo si è saputo ciò che Matuja e i tre avevano intenzione di fare. Chi ha tradito non lo si è saputo. In ogni caso tutta Silo era in agitazione e si erano precipitati verso la casa di Matuja, con delle fiaccole, per incendiare la casa.

28. Zaccaria e Hachalja arrivano sfiniti appena in tempo per soffocare le prime fiamme, mentre Kofar, Hasabar e Kadmiel aiutano con mano forte. Non sapevano che cosa intendevano fare gli uomini arrabbiati di Silo. Kofar aveva visto un paio di uomini, che gridavano e portavano fiaccole, e che avevano allarma degli amici che abitavano vicino. Dalla folla agitata si sentono queste voci:

29. “Il Satana ci voleva incendiare, più di cento uomini, e i nostri bambini sarebbero rimasti senza protezione! Lui deve soffrire la stessa cosa che voleva fare a noi!”

- “Sarebbe la giusta punizione! Che gli capiti come doveva capitare a noi!”

- Zaccaria e Hachalja non si sono ancora accorti, che in questo subbuglio era venuto Jichri, il principe che tutti riconoscono. Zaccaria voleva dapprima lasciare sfuriare un poco gli arrabbiati, ma ora dice duramente e aspramente, come non lo si aveva ancora mai udito:

30. “Amici, che cosa avete pensato? Di tenere un giudizio? Dovreste saperlo: DIO solo è il giusto Giudice! Avete già ricevuto così tanto di Bene, così tanta Benedizione, e il SIGNORE ha preservato voi, e noi! Sapete anche, che Matuja – se lo vogliamo chiamare così – ha già ricevuto la sua punizione. Che cosa, domando io, dice il Signore? Perdonate, affinché sia perdonato anche a voi; non ricompensate cattiveria con cattiveria, vendetta con vendetta, ma fate secondo il Mio Amore e secondo la Mia cordiale Misericordia, dice il Signore!

31. Avete già saputo tutto questo, ma ora non agite di conseguenza? Posso ben comprendervi che siete sconvolti e pieni di paura in seguito a ciò che sarebbe stato, se… Ma è successo? Non ha spinto il chiavistello il SIGNORE, affinché non vi colpisse la sciagura? Chi vi ha riferito la faccenda?”. – Chiama fuori un uomo del quale aveva già notato, solo ‘là vicino’, ma altrimenti…

32. “Chi ti ha detto ciò che poteva succedere?”. Zaccaria non se lo può immaginare che lo aveva scoperto Kofar e gli altri buoni.

- L’uomo dice ostinato: “Nessuno mi ha detto qualcosa; ma ho visto gli uomini in carcere e me lo sono subito immaginato che cosa ci stava dietro. Allora sono andato da Matuja, gli ho mostrato un coltello per farlo confessare. Perché lui e i suoi amici, …noi tutti sappiamo ciò che hanno detto sovente contro di te, veggente di Dio, contro Hachalja e contro i buoni superiori. Allora non c’è stato bisogno di avere un imbuto da cui arrivasse la notizia”.

33. “Ma guarda!”, all’improvviso il principe Jichri sta davanti all’uomo. “Lo hai bensì indagato tu stesso? Ma il profeta ha ragione. Lasciate all’Altissimo il Giudizio – quando è necessario – come la sa svolgere Lui la faccenda. Siete stati salvati e volete far cadere altri in carcere? – Anche se qui ce n’è uno solo? Vergognati! Perché pensi in modo così basso?”. Jichri in genere è rispettato e amato. Ha già fermato molte manchevolezze, pareggiato sofferenze e durezze. E in questo tempo ha seminato profondamente nel popolo: il principe è sempre stato ascoltato! Così anche adesso.

34. Tocca sulla spalla quell’uomo che ha parlato così iracondo; lo tiene fermo e dice alla folla: “Il vostro fare è stato così stolto, e contro colui che vi ha dato la Sua Benedizione. Andate al padiglione ed aspettate lì finché arrivo. Nel frattempo…”, suona intenzionalmente allegro, “…Zaccaria vi strapperà un poco le vostre piume!”. Già risuona qui e là qualche risata. Senza contraddire essi vanno nel padiglione. Zaccaria e Hachalja concludono. Per la gioia, nessuno rimane indietro. Un po’ alla volta affluisce tutta Silo, perché si è sparsa rapidamente la voce che ‘era successo qualcosa di speciale’.

*

35. Nel frattempo Jichri va con il portatore del coltello nella casa di Matuja e si avvicina al suo giaciglio, sul quale quest’ultimo non riesce quasi a muoversi. “Il principe! Che cosa vuoi da me? E lui…”.

- Nel volto scavato dal dolore si riflette la paura. “Te lo puoi immaginare perché vengo. Lui qui…”, spinge al giaciglio con mano dura l’uomo che si ribella, “…ti vuole chiedere perdono. Ma non ti avrebbe fatto nulla di serio. Tu sai ciò che hai combinato e che tutta Silo è in agitazione, perché la tua cattiveria è stata scoperta.

36. Ti domando: ‘Che cosa ti ha fatto il profeta?’. Io non mi lascio trastullare, lo dovresti ben sapere. Io esamino aspramente, ma giustamente, ed ammetto con gioia: ‘Dio non ci ha abbandonato, Egli ha di nuovo mandato un vero veggente, e questo, Matuja, lo avresti dovuto riconoscere!’.. Invece hai agito malignamente, anche contro dei poveri fratelli. Solo perché giaci su un letto di dolore, sei libero dal giudizio degli anziani.

37. Se tu cambiassi, chissà se il Signore non ti aiuterebbe a purificare il cuore della tua anima e di credere veramente, anche se abbiamo dovuto sopportare a lungo la sofferenza all’estero”. Spinge l’uomo vicino al giaciglio e costui confessa timidamente:

38. “Io... Molti si sono lasciati sobillare quando abbiamo saputo ciò che intendevi fare. Ho solo minacciato con il coltello, dovevi avere paura, come noi l’abbiamo avuta in seguito…”.

- “Ben detto”, loda Jichri. “Ora puoi andare, ho ancora da dire una parola a Matuja”. L’uomo corre via sollevato e si prefigge di fare più attenzione da ora in poi, quando predica il veggente. Jichri si siede accanto al giaciglio, sconvolto, e comincia gentilmente.

39. “Mstuja, non me lo sarei mai aspettato da te, che potevi agire molto malignamente in segreto ed hai pianificato un omicidio orrendo per centinaia di persone, e per questo hai ingaggiato uomini immaturi. Fin da Babilonia so bene che sei stato un querelante anche contro Daniele. Ma adesso… – Ti vuoi difendere?”

40. Matuja brontola, e nell’interiore sente come un bruciore: ‘Cambiare? Lasciare il proprio agire. Confessare? No, non ci arriva ancora’. “Non è Elia un veggente fatto grande da voi? Lui è solo...”

- “Quello che è, lo sa UNO, al quale non puoi più resistere”. Jichri percepisce formalmente, come un frugare nell’uomo di fronte a lui. Di nascosto sorride: DIO ha il tempo nella Sua mano.

41. “Se non ti vuoi difendere di fronte a me, allora me ne vado. Ti sia ancora detto: Che credi in Elia, è un miracolo, perché anche a Daniele hai gettato di nascosto dei bastoni davanti ai piedi. E un grande come lo era Elia, non lo abbiamo più meritato. Se stesse davanti al tuo giaciglio, potresti resistergli? Oppure, …DIO?”. Quest’ultima parola viene detta serissimamente, con un sottotono d’avvertimento che all’uomo spezzato passa attraverso le membra.

- “Non posso più aiutarmi, e Dio non mi aiuta, altrimenti Egli avrebbe...”

- “Non essere sciocco, Matuja, lo sai benissimo: ‘Tu stesso sei colpevole della tua disgrazia’. Vorrei comunque aiutarti, se è possibile.

42. In Gerusalemme si trova attualmente un medico da Babilonia, del quale so che è in gamba. Per te lo voglio pregare di visitarti, magari ti può aiutare un po’”.

- “Lo vuoi fare per me?”. Matuja guarda il principe talmente stupito, che costui ride dolcemente.

- “Conosco la Legge di Dio, il Suo Comandamento di aiutare il prossimo persino quando non lo merita. E a te non si può ammettere un merito. Oppure…?”

- Matuja scuote muto la testa. La voce del suo cuore conquista comunque la vittoria? Non del tutto, non subito; ma Matuja stende le mani, che non riesce quasi a muovere. “Se lo fai per me, allora...”

43. “Adesso non appendere un ‘se’ al pensiero che ti domina, perché allora confesseresti e chiederesti perdono a Dio, crederesti nel Suo veggente di ciò che può portare come Rivelazione. Un tale compromesso non vale dinanzi a Dio! Questo lo devi riconoscere. Tuttavia – possa essere il primo passettino, soprattutto perché so: Mijamin era il peggiore. Perciò se si viene a sapere ancora qualcosa, parlerò per te. Soprattutto per via del popolo. Quale subbuglio ci sarebbe, se il vostro fare travolge tutta la Giudea, adesso, mentre dobbiamo combattere ancora faticosamente per la riedificazione?”.

44. “A questo non abbiamo pensato. Hai ragione principe Jichri; era previsto appunto contro il profeta e contro Hachalja; volevamo aiutare il nostro popolo”.

- “Aiutare…? Ebbene, adesso viene su di te la l’ammissione che sovente può essere colpito tutto un popolo, se si causa un male contro un singolo”.

45. “Vuoi parlare per me da Zaccaria? Perché da me...”

- “Parla prima con Dio nel tuo cuore. Ogni male pensato per altri, va contro Dio, perché è LUI il Creatore della Vita”.

- Allora Matuja abbassa profondamente sconvolto la sua testa per la prima volta nella sua vita, per quanto lo rende possibile la sua infermità. Ora ammette che si è lasciato catturare da altri e...

- Come se Jichri percepisse il suo pensiero, lo ammonisce: “Non cercare la colpa negli altri, sei abbastanza uomo da distinguere da te il bene e il male”.

- “Quanto ha ragione il principe, che ora abbandona silenziosamente Matuja con un cenno della sua mano.

46. Quando arriva al padiglione – è stato abbastanza a lungo da Matuja – questo si è già riempito del tutto e per la gioia di Jichri sono arrivati gli anziani Romaneth con i suoi co-consiglieri e Asrah. A costui e ad Hachalja riferisce davanti al padiglione ciò che era successo da Matuja e gli riferisce che se ne poteva parlare più tardi. Romanseth è d’accordo; considera anche superfluo presentare tutto davanti alla grande folla. E poi arriva la cara Parola:

47. “Cari amici, fratelli e sorelle, il nostro Dio-Padre ci ha rivelato così santamente il Suo operare miracoloso, che possiamo chinarci solo dinanzi a Lui in profondo ringraziamento. Abbiamo vissuto un tempo difficile, soprattutto i più anziani fra di voi, e poi c’è ancora molto da fare, non per ultimo la riedificazione della fede, che ci era stata raccomandata dall’inesprimibile maestoso Amore. Il Signore ci ha consigliato la Sua Legge e sarebbe bene che tutti gli uomini seguissero questo consiglio, per raccogliere vero oro.

48. Quanto viene incamerato dall’uomo, molto in oro, in argento, in poveri beni di questo mondo… Nonostante ognuno sa che un giorno non terrà nella mano nessuna briciola, quando l’angelo della Vita, che lascia cadere solo il corpo nella fossa, porta ‘la chiamata del ritorno a Casa’, che unicamente il Dio-Creatore emana.

49. Anche il nostro popolo – sia lamentato – tiene troppo alto il caduco. A voi anziani chiamo alla memoria come in particolare nell’ultimo tempo in Babilonia si è ammassato, e facendo questo, qualche povero fratello è stato schiacciato, e c’è da chiedersi come abbia potuto vivere senza avere nulla. Ora, sia lasciato lì ciò che era; ma ciò che sarà ora, come la Giudea si elevi ad essere nobile, questa è la cosa più importante. Allora vorrei raccomandare, anche consigliare ai più giovani fra di noi la Parola dell’Altissimo:

«E io vi darò un medesimo cuore, metterò dentro di voi un nuovo spirito,

torrò via dalla vostra carne il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne,

cosicché camminiate secondo le mie prescrizioni». [Ez. 11,19]

50. Oh, questo Ammonimento vale per tutti noi, e non è escluso nessuno per il quale non possa diventare verità, ma solo, …se torniamo indietro al grande tempo di un Abrahamo, di un Mosè e di un Elia e vi attingiamo anche la magnificenza del Signore che può venire su di noi. Nessuno dica che questo tempo di salvezza è scomparso, che ne avremmo solo il ricordo ma nessuna parte della vecchia Grazia. Oh, voi, cari figli nel mondo, ascoltate ed imparate dall’immeritata Grazia, se rimanete con la vostra opinione.

51. Dio non è, né vecchio né nuovo, e così anche la Sua Grazia. Sì, le Sue mani sono aperte; Egli non ha bisogno di chiuderle quando trattiene un Dono, …sempre per l’utilità di un’anima. Allora anche voi potete sperimentare il cosiddetto ‘vecchio tempo’ con la sua Grazia, come una volta gli uomini lontani che non sono da meno di quelli che vi hanno preceduti. Tutto ciò che l’Altissimo fa e dà, è una ‘eterna Eredità’ ed entra in vigore per ogni figlio, non appena stende le sue mani alla Bontà di Dio.

52. I Doni di Luce rimangono Luce! Nessun uomo li può oscurare, al massimo nasconderli per se stesso, finché resiste al Creatore. La Serietà di un Abrahamo, l’Ordine di un Mosè, la Volontà dell’Elia – tutto è proceduto da DIO ed infinitamente di più. Conservate questo saldamente nei vostri cuori ed avrete la Grazia che aiuta l’uomo sulla via da viandante. Il SIGNORE vi dà la Sua benedizione, la Sua pace e il Suo aiuto, e questo vi è sicuro in ogni tempo!”

*

53. Di nuovo si fa silenzio nella grande sala, come nel Duomo del Cielo – sconosciuto all’uomo – quando la schiera della Luce prega in ginocchio dinanzi al Padre. Romaseth alza una volta lo sguardo, e allora vede come dietro al profeta, qualcosa che riconosce come un bagliore di Luce, quasi come una figura. Allora anche lui sa accogliere nuova e magnifica la ‘vecchia Grazia’.

54. Questa volta tutti gli ascoltatori passano in silenzio davanti a Zaccaria, lo guardano grati e lui sente la calda ondata che gli rende ampia e lieta l’anima. Gli amici più stretti rimangono presso di lui. Jichri chiede dove potrebbero parlare indisturbati. A lui succede come agli altri: sente una grande gratitudine, così che le cose avverse vogliono quasi scomparire, anche se sono ancora da compiere.

55. Kofar è l’unico di Silo che è rimasto vicino. Sente la domanda del principe. Si avvicina con modestia e tira la veste di Hachalja: “Se la mia casetta non vi è troppo modesta – vi prego – è a vostra disposizione; nel frattempo vado da Hasabar. Vi aspetto là finché non avete finito”.

- “Sei molto gentile e l’accettiamo grati”. Hachalja guarda Romaseth e Jichri se erano d’accordo. L’offerta viene accettata volentieri. Kofar corre avanti per andare a prendere sua moglie e per controllare se tutto è in ordine. L’arredamento è modesto, ma pulito.

*

56. “Qui ci si sente bene”, dice Zaccaria quando sono entrati nella casetta. Jichri dà a Kofar in segreto alcune monete. Lui sul momento respinge, ma gli serve questo dono. Ora stanno seduti insieme, il profeta, Hachalja, Jichri, Romaseth, Bebai e Asrah. Il principe comincia subito:

57. “Vorrei discutere volentieri dapprima la cosa santa; mi ha talmente colmato, come non riuscirei nemmeno a esprimere. Ma vorrei prima riferire la cosa non buona, a cui può poi far seguire quella buona. Ci conserviamo il meraviglioso affinché possiamo andare a casa con la Luce”. Questo viene accettato.

58. Lui riferisce ciò che è successo da Matuja, e aggiunge: “Credo che sia cambiato, anche se intanto manca ancora la comprensione. Dato che non viene più istigato dal maligno Mijamin, che è uscito dal paese con Regem-Melech e Sarezer. È possibile – con l’Aiuto di Dio – che diventi di nuovo giusto. Propongo di non tenere nessun giudizio. Di punizioni ne ha abbastanza. Lui sta molto male”. Che vuole chiedere al medico di Babilonia di aiutare un po’ Matuja, per quanto possibile, non lo riferisce. Si è d’accordo con la proposta.

59. “Ora dev’essere il turno di ciò che mi sta profondamente a cuore”, dice Romaseth.

- “Anch’io ero sconvolto”, confessa Bebai, ciò di cui tutti sono d’accordo. Si ringrazia Zaccaria, ma non lo si innalza, perché si sa: la Parola era il caro Dono di Dio. A Lui solo spetta l’onore. Zaccaria si tiene anche sempre indietro. Sovente rifiuta con veemenza un particolare ringraziamento.

60. Romaseth sospira un poco: “Sì, ho pensato spesso che su di noi era ed è giunto un tempo senza Grazia. Sono venuto con questo pensiero. Anche altrove è ancora da estirpare qualcosa. Ho detto: ‘O Dio, perché non ci dai ora un Mosè?’. Si sarebbe presentato diversamente! Proprio questo è stato sfogliato come se l’avessi detto ad alta voce e qualcuno lo avrebbe portato dal profeta. Magnifico, stupendo, così Dio ci ha aperto gli occhi sulla Sua Grazia, che è infinita, come Egli stesso governa la Sua Opera di eternità in eternità!”

61. “L’ho pensato anch’io all’incirca”, ammette Jichri, “ed ho anche pensato che Dio potrebbe di nuovo far regnare la Sua grazia sul nostro popolo. Noi uomini siamo stupidi, qualche volta così stupidi come la paglia dei fagioli, che non si può usare per niente, perché è troppo secca”. Zaccaria ride in silenzio. “Lo avete detto bene, fedeli amici. Teniamo la propria interiorizzazione e pensiamo all’eterna buona Grazia di Dio. Egli, il Signore, il Santo, ci aiuta. Chiniamoci grati davanti a Lui, e lasciamoci guidare dalle Sue mani, allora anche la nostra piccola opera potrà essere benedetta”. Dalla porta si sente un “Amen!”.

62. Sono strettamente uniti con il Signore, che non guardano alla porta, perché sanno: ‘Lui stesso, il meraviglioso buon Dio, ha detto il Suo Amen!’

 

 

[indice]

Cap. 14

Sedicesima visione – L’angelo chiarisce quest’ultima per il tempo futuro

Sul monte, a colloquio col Santo – Gli amici del profeta, quali figli di Dio incarnati

1. Zaccaria deve far passare su di sé una grave immagine del futuro, e il suo cuore è timoroso e pesante anche nel sonno.

 

(Gerusalemme e il mondo dei popoli nel Giorno del Signore)

[Zc. 14,1-21]: [1]Ecco, viene un giorno per l’Eterno, dove le tue spoglie saranno spartite in mezzo a te. [2]Egli radunerà tutte le genti contro Gerusalemme per la battaglia; la città sarà presa, le case saccheggiate, le donne violate, una metà della cittadinanza partirà per l'esilio, ma il resto del popolo non sarà strappato dalla città. [3]L’Eterno uscirà e combatterà contro quelle nazioni, come quando combatté nel giorno della battaglia. [4]In quel giorno i suoi piedi si poseranno sopra il monte degli Ulivi che sta di fronte a Gerusalemme verso oriente, e il monte degli Ulivi si fenderà in due, da oriente a occidente, formando una valle molto profonda; una metà del monte si ritirerà verso settentrione e l'altra verso mezzogiorno. [5]La valle di Hinnom sarà ricolma; sarà ostruita la nuova valle fra i monti, poiché si estenderà fino ad Asal; sarà ostruita come fu ostruita durante il terremoto, avvenuto al tempo di Ozia (Uzzia) re di Giuda. Verrà allora l’Eterno, il mio Dio, e con lui tutti i suoi santi. [6]In quel giorno, non vi sarà né luce né freddo, né gelo: [7]sarà un unico giorno, l’Eterno lo conosce; non ci sarà né giorno né notte; verso sera risplenderà la luce. [8]In quel giorno acque vive sgorgheranno da Gerusalemme e scenderanno parte verso il mare orientale, parte verso il Mar Mediterraneo, sempre, estate e inverno. [9]L’Eterno sarà re di tutta la terra e ci sarà solo l’Eterno, e solo il suo nome. [10]Tutto il paese si trasformerà in pianura da Gàbaa fino a Rimmòn nel Negheb; Gerusalemme sarà innalzata e sarà abitata nel luogo dov'è, dalla porta di Beniamino fino al posto della prima porta, cioè fino alla porta dell'angolo, e dalla torre di Cananeèl fino ai torchi del re. [11]Ivi abiteranno: non vi sarà più sterminio e Gerusalemme se ne starà tranquilla e sicura.

[12]Questa sarà la piaga con cui l’Eterno colpirà tutti i popoli che avranno mosso guerra a Gerusalemme: imputridiranno le loro carni, mentre saranno ancora in piedi; i loro occhi marciranno nelle orbite; la lingua marcirà loro in bocca. [13]In quel giorno vi sarà per opera dell’Eterno un gran tumulto tra di loro: uno afferrerà la mano dell'altro e alzerà la mano sopra la mano del suo amico. [14]Anche Giuda combatterà in Gerusalemme e là si ammasseranno le ricchezze di tutte le nazioni vicine: oro, argento e vesti in grande quantità. [15]Di piaga simile saranno colpiti i cavalli, i muli, i cammelli, gli asini e tutte le bestie degli accampamenti. [16]Allora fra tutte le genti che avranno combattuto contro Gerusalemme, i superstiti andranno ogni anno per adorare il re, il Signore degli eserciti, e per celebrare la solennità delle capanne. [17]Se qualche stirpe della terra non andrà a Gerusalemme per adorare il re, il Signore degli eserciti, su di essa non ci sarà pioggia. [18]Se la stirpe d'Egitto non salirà e non vorrà venire, sarà colpita dalla stessa pena che il Signore ha inflitto alle genti che non sono salite a celebrare la festa delle capanne. [19]Questo sarà il castigo per l'Egitto e per tutte le genti che non saliranno a celebrare la festa delle capanne.

[20]In quel tempo anche sopra i sonagli dei cavalli si troverà scritto: «Sacro all’Eterno!», e le caldaie nel tempio dell’Eterno saranno come i bacini che sono davanti all'altare. [21]Anzi, tutte le caldaie di Gerusalemme e di Giuda saranno sacre all’Eterno, re degli eserciti; quanti vorranno sacrificare verranno e le adopereranno per cuocere le carni. In quel giorno non vi sarà neppure un cananeo nella casa del Signore degli eserciti.

 

- Lui vede come nello spirito, l’angelo è triste e chiede: “Non c’è nessun aiuto, per salvare l’ultimo del caro popolo?”

-  L’angelo guarda così serio sul dormiente ‘sveglio’, tanto che Zaccaria si piega formalmente e non sente che lo sta facendo. L’angelo dice:

2. “Ascolta! La Serietà che ho da riferirti conservala del tutto per te, eccetto con i cinque amici più stretti. Loro sanno tacere come devi tacere tu. Se Dio deve salvare il tuo popolo? Ebbene, secondo la vita mondana fai parte del popolo; ma spiritualmente, fratello, siete voi, tu e tutti i fedeli, gli autentici credenti, proceduti da un altro Paese, e tu sai che cosa rivelo con ciò.

4. Intanto, il ‘mezzo tempo’ (Dn. 7,25). Quel tempo, come inizio di tutte le Opere di Dio per i figli, lo comprenderai nella Luce. Comprende il divenire che il Creatore si è creato per la Gioia, inclusi lo sono i Suoi figli fino alla caduta della figlia ed oltre, finché dall’inaudita santa Compassione, Dio ha creato il Cosmo dei mondi, nel quale la caduta è stata catturata, per liberarla attraverso il Cosmo. Fin dall’inizio dello stesso è venuto il secondo tempo, che è unito strettamente con il primo. Per la tua comprensione: i tempi della materia prima di Adamo e dopo di lui fino al culmine della Redenzione, di cui devi sapere alcune cose, sono il secondo e il terzo tempo, che secondo la Luce vengono descritti come ‘due tempi’.

5. A ciò segue il mezzo tempo, e questo è ora iniziato in un pre-ombreggiamento. Perciò un mezzo migliaio. Mille significa sempre un tutto! Ma il mezzo tempo che il Creatore ha posto per il rimpatrio della caduta, comincia con la venuta di Dio nel mondo come Salvatore e Redentore! Se fino all’ultima figlia nel ritorno a Casa dal ‘mezzo tempo’ sommamente benedetto – considerato in modo mondano – risulta solo un mezzo migliaio, di ciò non chiedere e non rivolgerti a nessuno!

6. Ora l’immagine che ti ha spaventato. Allora accogli prima la Grazia in te; e chi lo fa, avrà dalla difficile disperazione soltanto la pace e, …gioia! La Giudea non è rilevata davanti a tutto il mondo, perché qui il Salvatore comparirà come un Uomo. No? – La Giudea è un piccolo popolo. La Terra è di tutti i mondi la più piccola. E per rimpatriare tutto, per questo il Creatore ha previsto per Sé ad ogni riguardo solo la ‘piccola’. Comparirà per primo in una piccolissima città (Michea 5,1).

7. Allora i superiori del popolo considereranno tutto questo come un intoppo, e non riconosceranno LUI che ha creato tutto. Qui comincia l’immagine che hai visto, ed io te la spiegherò adesso. Se più avanti sarà interpretata falsamente, allora questo non ti deve preoccupare per ora, poiché ecco: ‘La Luce conserva la Sua e la può restituire quando, come e dove vuole!’. Perché DIO è Luce!

8. Quando si perseguita LUI, che aiuta e guarisce e chiama le anime affinché diventino libere dalla materia, dal loro fare e dai peccati, comincia il ‘Tempo del Signore’, in quanto Lui, attraverso la cattura del popolo e di tutto il bene materiale, prepara l’ultima via difficile, sulla quale a ogni uomo è possibile tornare indietro, se soltanto lo vuole. Dio aiuta! Chi però non riconosce il Suo aiuto, la Sua chiamata, deve arrivare fino all’ultima sua fossa (non è inteso solo la tomba) ed accadrà.

9. Il Signore utilizza i pagani, come la Giudea chiama gli altri popoli, come verga di disciplina e di grazia; e la città, sulla quale gli alti della Giudea si appoggiano così arroganti e ne sono così fieri, diventa una bottino delle fiamme, della distruzione. Anche qui un ‘mezzo’; perché metà della Giudea verrà uccisa e l’altra metà sarà dispersa in tutto il mondo.

10. Se Dio ‘viene’ anche sui cosiddetti vincitori, sia lasciato a Lui. Infatti, se i Piedi dell’Alto staranno sul ‘monte della Croce’ (Golgota), spinto lassù dai superiori che non sospettano ciò che fanno con questo atto a sé stessi, allora accadrà come se il mondo, la valle, la città, il popolo, si dividesse. E coloro che vi assistono (sotto la Croce di Gesù), fuggiranno.

11. Oh, già sovente i giorni per questo popolo sono diventati notte al tempo dei re e dei cattivi giudici. E sono stati comunque sommamente clementi degli ‘intoppi’, per smuovere gli uomini al ritorno, anche a questo popolo.

12. Quando l’indigenza fu al culmine, si volle cambiare volentieri. Soltanto, per quale motivo? Non hai bisogno di domandare, e fra questi uomini rimarrà così fino al loro ultimo tempo. Dio deve aiutare, affinché si diventi di nuovo liberi da tutte le preoccupazioni, peso e fatica. Ma la fede resterà sulla via in modo molteplice.

13. Così in questo la Giudea è anche un esempio per i popoli di questo mondo. Quello che ora non puoi ancora comprendere e non ce né nemmeno bisogno. Come ora nel piccolo in questo paese, così si brama nel grande per tutto, ci si solleva in alto e, …allora viene distrutto così tanto, che il mondo si raffredda, come si volesse togliere al Sole la Luce e il calore. Quindi su questi uomini terreni arriva gelo e freddo. Certamente il gelo interiore del cuore, il freddo dell’animo è il peggiore, il che l’hanno caricato su se stessi. Ma poi, Zaccaria, ascolta:

14. Poi arriva il Giorno – non uno terreno – ma nel Tempo di Dio, che Egli ha già previsto quando ha posto i figli nell’Opera, nella quale non c’era né gelo né calura, né giorno del mondo né notte del mondo, né vi esisteva nulla della materia. Sì, e ‘nella Sera del Giorno dell’Amore che si farà luce’ [Zc. 14,7], in quanto i figli rimpatriati, tutta la schiera di Dio, giungeranno all’ultima santa conoscenza su questo Giorno dell’Amore. Già Mosè, guardando molto lontano nel futuro, ha potuto rivelare questo, solo adesso la Luce rimane unicamente esistente.

15. Allora tutti i figli, soprattutto coloro che sono arrivati per ultimi, vedranno come alla santa-Luce che si descrive come la ‘Gerusalemme superiore’, fluicono tutti i fiumi d’acqua, in particolare quelli di un’infinita maestosa Grazia di Dio. Quando li avrai visti, a metà verso il mattino e a metà verso la sera, allora fa attenzione: La Sera = è l’ultimo attimo benedetto per i figli. Non calcolare l’attimo come una vostra misura terrena, secondo quanto esso dura. L’Acqua, che scorrerà verso il mattino è l’inizio di un nuovo Giorno di Creazione nell’anno dell’Atto-Ur, e nel Regno della Luce sarà il primo sommamente benedetto Sabato.

16. Ebbene, già in quest’ultima parte della Sera del Giorno dell’Amore, quei figli che hanno dovuto essere guidati a Casa, riconosceranno Dio come il loro Re. – Ma come sarà poi nel Giorno di Sabato, ecco, Zaccaria, il Signore lo attingerà per la nostra Benedizione dalla successiva Notte della Creazione. Sì, si dirà, come hai sentito:

‘Il Signore sarà Re su tutti i paesi

ed Egli sarà solo UNO, e uno solo il Suo Nome!’ [Zc. 14,9]

17. Se hai sentito i nomi degli Egiziani e dei pagani che non verranno alla festa delle capanne, per adorare [Zc. 14,18], significa questo: = l’Egitto, non inteso in sé, è il simbolo dell’oscurità, l’allontanamento da Dio, con cui sono da intendere anche i pagani come miscredenti. Di tutti questi, quindi, non pensare – non ancora adesso – a questo o a quel popolo, ma nell’insieme alla materia.

18. Non sai ancora molto della festa delle capanne, perché non la si poteva festeggiare in Babilonia; e come era una volta, non lo sai. Vedi, sotto il tempo di Mosè, sotto quello di Giosué, anche sotto alcuni altri fedeli principi, al tempo della giudice Debora era tenuta la festa come l’aveva stabilito Mosè per il popolo. All’origine non stava la ‘festa’ come tale, ma era un adornare nella preghiera e nel ringraziamento il cuore e l’anima per l’Altissimo.

19. Sotto i re del popolo il giorno della fede era diventata una povera festa della gioia del mondo. È da rilevare solo questo: ‘Alcuni rimanevano lontani dalla radunanza’. E costoro, Zaccaria, festeggiavano il giorno secondo il cuore. Perciò non vale più molto il venire esteriormente alla festa, e una volta avverrà che persino per la festa della passione (la futura Pasqua, l’orierna) la Casa, quella che doveva appartenere a DIO, diventerà un luogo per affari mondani. Ma questo sia lasciato al futuro.

20. Comprendi bene anche l’immagine quando hai sentito e visto che ‘al ‘TEMPO di DIO’ sui cavalli saranno appesi campanelli’ [Zc. 14,20], allora l’ultimo veggente del tuo popolo (Giovanni) vedrà in santa estensione la stessa immagine, egli vedrà schiere su cavalli bianchi, e davanti il Re di ogni Magnificenza (Apoc. 19,11-14).  campanelli significano = Annuncio; coloro che seguono il Re su cavalli adornati, esclameranno ciò che echeggia attraverso l’Empireo:

‘Santo al Signore!’

21. Non è facile da comprendere ciò che ti è stato dato che ‘verrebbe cotto e sacrificato nei bacini, i magnifici bacini davanti all’Altare di Dio’ [Zc. 14,21].

22. Fa attenzione: ‘Ancora adesso e per lungo tempo ci si servirà del linguaggio delle immagini, provenendo da giorni antichi. A volte è adeguato insegnare in parabole (come lo farà il Salvatore). Bacino significa = raccolta di tutte le anime, perché alla fine, appunto, di questo ‘Giorno del Signore’, non esiste nulla della materia. Infatti questa, che invecchia, passerà, e il Creatore-Dio farà tutto nuovo (Apoc. 21,5), che riguarderà, come ti avevo già detto, il nuovo, il successivo Giorno della Creazione, con il benedetto Raggio anticipato per l’ultima Ora della Sera del Giorno dell’Amore.

23. Quando hai visto l’immagine per questo paese, così, per una comprensione più facile, hai sentito Geba, Rimmon e Gerusalemme. Lo spirituale della Luce è più facile da offrire all’uomo quando lui vede una immagine come terrena. Lo spirituale di questo, Zaccaria, ti viene dato dalla Luce. Se ora nella retrospezione vedi ancora molto del mondo, è affinché tu riconosca la differenza fra Luce e mondo. Questo non ti è difficile, poiché il Signore ti ha utilizzato.

24. Quello che è da dire ai terreni, lo devi ancora sentire dal tempo della Sera del Giorno dell’Amore. Si camminerà nella santa-Luce della Gerusalemme superiore, che non è comparabile in nulla con quella mondana, come su un magnifico campo, senza nessun inganno, nessuna lacrima né qualsiasi peso (Apoc. 21,3-4).

25. Hai sentito che Dio manda piaghe su tutti i popoli. Soltanto, che in queste piaghe di cui si è colpevoli, che Dio non cancella solo affinché l’uomo non porti nessun peso, si trova la ricca disciplina della santa Grazia, perché i mondani continuano a sollevarsi continuamente contro Dio, e dove credono già a Questo o unico-Dio, là ci sono reciproche guerre per possedere da sé il potere.

26. Anche se gli uomini non sono in grado di dirlo verbalmente, è comunque una battaglia contro il Regno di Dio e contro la Sua Città. Già fin dal passato, molto nell’antichità, di cui ora non parliamo, esisteva ed esisterà la lotta e la lotta di fede. Se va contro Dio, si consegnano le forze di mano in mano; altrimenti sta popolo contro popolo.

27. Allora verrà una grande morìa su uomo e animale, non da Dio, il Padre di ogni Bontà, ma loro stessi si estinguono. Ti è ancora incomprensibile perché hai sentito che ‘verranno i popoli che sono andati contro Gerusalemme, per adorare il Re, il Signore-Zebaoth’ [Zc. 14,16]. Questo è da rilevare solo spiritualmente. ‘Contro Gerusalemme’ [Zc. 14,17], qui la città del mondo, significa = che i credenti, per quanto umanamente possibile, per dire addio al mondo, sapendolo, dunque, rimanere buoni e fedeli, riconoscere il loro Signore Iddio ed amarLo.

28. Un altra cosa: che su quei miscredenti che non hanno nostalgia per la santa-Luce, ‘che non ci sarà pioggia’ significa: = finché resistono all’Altissimo, non verrà su di loro nessuna Grazia. La santa grazia della Luce regna in ogni tempo; è una parte fondamentale dell’Essere del Creatore, senza la quale non sarebbe rimasta sussistente nessuna Opera, soprattutto nessun uomo!

29. Ciò che ti è stato preannunciato è cifrato, poiché poi la Giudea e Gerusalemme adorerà il Signore [Zc. 14,21], loro Dio, significa: = Giuda vale come l’intero popolo del Signore, e non ha nulla a che fare con quello mondano, appunto, ‘Gerusalemme’. La Città di Dio si chiama ‘santa-Luce’! Se hai percepito pure, quando hai sentito la parola ‘cananei’, con ciò è aperta tutta la caduta, dalla quale anche l’ultima figlia, una volta la prima, troverà il suo ritorno al Trono dell’Altissimo.

30. Nelle tue settimane di grazia che ti ha preparato il Padre, hai sentito e visto molto. Il tuo cuore si è ampliato come in una santa Beatitudine. Il ‘Santo’ vale in ciò unicamente per il Signore, il Padre-Zebaoth, perché tu lo sai e lo hai da tempo riconosciuto: ‘Nessuno può pretendere per sé il Santo, che unicamente il Creatore, il Quale ha creato tutte le Opere, soprattutto il Suo popolo di figli!’

31. Ecco, noi che siamo già passati attraverso la materia, anch’io, fratello, stanno oppure sono in ginocchio dinanzi alla maestosa Santità ed Amore del Padre, e siine certo: anche se siamo sprofondati nella meditazione dinanzi a Lui, …Lui è il nostro Padre! Ogni figlio può andare da Lui, anche quello caricato di colpa[8]. E non v’è nessuno di noi che siamo rimasti fedeli nella Luce, che non sia andato nel piccolo servizio del co-aiuto nella materia e vi vanno ancora, che su questa via da viandante che non sia capitato in una colpa. Soltanto, …quale inesprimibile alta gioia: DIO ci rende puri dai nostri peccati o imperfezioni, quando Lo serviamo il meglio possibile, quando ci diamo nella Sua Mano di Creatore, …incondizionatamente, Zaccaria!

32. Per quanto tu sia giovane e ancora terreno, ti sei affidato alla Sua Guida abituata alla Salvezza; hai seguito la Sua Parola. In vista di una visione e nel riferirla hai compiuto la tua piccola opera. Pertanto, non essere mai rattristato, non pensare che il Signore si sarebbe distolto da te quando non ricevi più qualcosa di alto celestialmente. Per te stesso rimane il collegamento con la Luce; ma per il tuo circondario, per ora, questo è sufficiente. Sappi ancora questo, ma tienilo per te solo, affinché tu riconosca il Conforto di Dio:

33. ‘In meno di cento anni il popolo sarà chiamato ancora una volta, che vale anche per l’ultimo tempo, che verrà dalla Luce un solo fratello (Malachia). Allora – dato che sono sempre soltanto pochi che si lasciano guidare dalla Rivelazione di Dio – alla Giudea restano quattrocento anni, finché non verrà più nessun profeta fino al precursore del Signore (Giovanni Battista). Allora arriverà il grande tempo di svolta, che metterà in moto l’Empireo, …ed avverrà: un eterno ‘è COMPIUTO!’

34. Io sarò sovente con te, anche se non mi vedrai né mi sentirai. Potrò essere il tuo angelo guida. Dio ti ha riccamente benedetto, Zaccaria. Sarai fino alla fine della tua vita sulla Terra sotto la protezione della Luce di Dio. Anche se su di te verrà ancora qualcosa, attieniti fermamente a ciò che Dio ti dà. Indica agli amici ciò che dà loro gioia di benedizione e che molto di ciò che sembra essere collegato solo con il vostro popolo, vale per tutto il Cosmo del mondo, anche su questa Terra di ciò che verrà, fino all’ultimo tempo, dove il finale del Giorno dell’Amore della Creazione sembrerà un’aurora. Quello che devi tenere per te, per non opprimere gli amici, conservalo del tutto in te e non lo scrivere. Verrà il tempo quando ogni mistero sarà rivelato. La pace sia con te!”

*

35. In questa grande visione, come sempre, data di notte, Zaccaria è del tutto sveglio come non gli era mai capitato. Ora vede il ‘suo angelo’ e come questo gli pone la mano sul capo e sulla fronte. Un bacio del Cielo, appena percettibile come un soffio, intimamente saldo, …non ha mai ricevuto un tale bacio, nemmeno da sua madre, che ancora in Babilonia, a motivo di troppa sofferenza e preoccupazione, era ritornata a Casa.

36. Il mattino seguente fa cenno ad Hachalja: “Lasciami da solo oggi, verranno anche gli amici Jichri, Romaseth, Bebai ed Asrah, forse già domani. Allora verrete a sapere tutto ciò che ci è stato dato come ultimo grande Dono di Grazia. Dovete sapere molto del buono e del difficile, solo del buono della Benedizione per la cara gente di Silo. Si devono rialzare gli oppressi; c’è ancora così tanto da pareggiare, finché un giorno la vita esteriore – se e può, essere necessario – otterrà di nuovo il suo giusto percorso.

37. Se hai bisogno di me, allora mi trovi sulla collina dove una volta stava un monumento a ricordo di come vi stavano anche di più nel paese come segno di ringraziamento per il ritorno nel paese del padre Abrahamo”.

- “Ora va, Zaccaria, sento qualcosa di grande, e nella notte mi è sembrato come se su di noi venisse riversata una pioggia di benedizione. Hm…”, Hachalja ride un poco, ed è un buon sorriso, “di nuovo l’ho detto in modo sbagliato:

38. ‘Pioggia di benedizione’! Il sommamente amato Padre conosce ed ha sempre una ‘Benedizione’, Lui è un Dio-UNO, quando fa operare differentemente la Sua benedizione per la salvezza di un figlio. Tuttavia, questa volta mi attengo strettamente alla Sua benedizione speciale”.

- “In ciò hai ragione, amico mio”.

*

39. Zaccaria lascia la casa. Fino alla nominata collina sono buone due ora di cammino, ma il profeta non se ne accorge quasi, e si meraviglia quando all’improvviso sta sulla collina. E’ un giorno chiaro, non molto caldo. Bianche nuvole passano nel blu del Cielo. Certi hanno l’aspetto come ‘ali di angelo’, pensa il veggente, e si rallegra del bel mondo di Dio.

40. Con un sospiro, dice: “Lo hai creato magnificamente, Creatore, persino il piccolo mondo. E che cosa combinano i Tuoi figli sul posto di grazia? Quante guerre, guai ed oppressione; e la Tua Luce irradia comunque attraverso l’oscurità. Le Tue mani tengono anche l’oscuro, i poveri che non Ti servono, che non vogliono seguire la Tua Parola. Signore, o Signore, aiuta in quell’ultimo difficile tempo che Tu mi hai annunciato”.

41. Zaccaria non sa di nuovo come ha camminato sulla via in quel tempo, la fronte appoggiata, sprofondato nella preghiera, nel ringraziamento e adorazione. Allora sente una mano sulla spalla. Solo per un momento il pensiero: ‘Perché non si può rimanere una volta da soli? Di nuovo disturbato, quando voglio mettere il mio cuore nelle mani del Padre’.

42. “Lo puoi fare, figlio Mio, le Mie mani sono sempre aperte per i cuori dei figli, quando pensano al ringraziamento, all’adorazione e all’amore; e invece di questo presentano richieste, delle quali la maggior parte sono comunque superflue”.

- Quasi come spaventato, Zaccaria alza lo sguardo. Accanto a lui sta una Luce, magnifica, più chiara del Sole, più calda che il suo raggio, e così – no, non trova nessuna parola con cui possa esprimere la delizia che fluisce su di lui – si chiede nell’intimo: ‘Di chi è questa soave, magnifica Luce?

43. Essa ha detto: “Figlio”. Ma di chi è figlio, lui?’. Che non è il Corpo del padre, un buon uomo pio, morto anche in Babilonia, …e ora sarebbe comunque nella Casa del Padre. Che i ritornati a Casa possano venire dagli uominmi, naturalmente quasi sempre nel sogno, di questo Zaccaria si rende conto da tempo. ‘Ma questa Luce…? No, questa non proviene da nessuno ritornato a Casa. Ma allora, …da chi?

44. “Non si romperti la testa, Zaccaria. Lascia percepire la verità al tuo cuore aperto, e fa attenzione!”.

- Durante queste parole, la Luce si è raddensata, in una figura. E Quale! Zaccaria non riesce ad afferrarlo. Con grave letizia sente che questa Luce non è un angelo, è chissà cos’altro. Ha dimenticato di alzarsi, stava seduto su una pietra circondata da erba. E se… E se è… Dio? Allora avrebbe, …dovuto alzarsi, è il suo pensiero nel dopo.

45. “Ancora una volta, figlio Mio, non scervellarti di indagare nel senso di un uomo del mondo. Hai ricevuto nella notte la parola e la rivelazione del Mio inviato, e ti sembra questa sarebbe troppa Grazia, se oltre al mio angelo, anche...

46. E allora ti si blocca la lingua. La puoi lasciare bloccata, se non può andare diversamente, perché sei come sopraffatto della Mia benedizione che ti è abbondantemente affluita; e ora Io stesso sono pure da te. Tu pensi, sì ad Abrahamo, a Noè e ai grandi, ma da Me...

47. L’umiltà è una pietra preziosa dell’anima, e preferisco un animo ricco, lieto, piuttosto che sottomesso, persino se questa è pure una parte dell’umiltà. Quando vengo da un figlio, nella Parola portata attraverso i messaggeri oppure portata da Me stesso oppure in una visione, non pensi, Zaccaria, che dovrei sapere se un figlio ne sia degno oppure no?

48. Gli uomini di questo mondo non sono pronti – in generale a ricevere Me – perché allora dovrebbero cambiare, appunto quasi lasciare dal loro falsa andare e fare. Questo, se non è per cattiveria, lo metto in conto alle vie della materia, e cancello volentieri qualcosa, per sgravare i Miei figli.

49. Nei primi anni terreni hai già portato qualche sofferenza del cuore, nell’ultimo tempo hai preso parte all’oppressione nel paese per voi straniero, come tuo padre è capitato in prigione a causa di diffamazione e lo ha liberato solo Kores, troppo tardi, e poi è morto a causa di afflizione e dolore, e poi anche tua madre. Nonostante ciò sei rimasto con la ‘Parola’ che tuo padre ti aveva insegnato, che lui ha conservato per se stesso, nonostante ogni male, fino alla morte.

50. Per questo e per via di te stesso, ti ho eletto a chiamare ancora una volta il popolo, il quale ha avuto cosi tanta Grazia e ci sono sempre stati pochi che, attraverso la loro fede, la loro fermezza li ha legati a Me. Ora tu sai che non eleggo mai un unico popolo, un solo uomo, ma che tengo tutti e la Mia incommensurabile maestosa Opera, nelle Mie mani di Creatore. Si, l’Israele passata, anche la Giudea come esiste adesso, entrambe si sono vantate di essere elette davanti a tutto il mondo. Anche umanamente sei intelligente per esaminare, per comprendere, che Io, l’onnipotente Dio, conservo per Me tutto, oppure nulla, se il Mio Sacrificio non dovesse condurre un giorno al ritorno in vista della libera volontà di un figlio, se non dovesse essere riconosciuta la Mia Condizione di Base.

51. Ciò ti scuote, e pensi che da Me non esisterebbe mai il niente. – Perfetto! Figlio Mio. Io sono un eterno ed anche visibile Dio, cosi da Me non può mai esistere creativamente un ‘niente’, nonostante la via della libertà lasciata ai figli. Ora la tua anima gioisce e giubila a Me dal cuore: ‘Padre, Tu, unico vero Creatore della Tua Infinità-UR…’.

52. In te sorge ancora la domanda, con sensi cupi: ‘Ho visto e udito Dio. Che cosa hanno i miei amici? Posso dire loro, senza rattristarli: perché non anche noi?’. Aspetta! Avrai nuovamente un miracolo. Non lo sai – e questo non è l’errore di nessun uomo – come Io educo un cuore fedele? Io amo i tuoi amici. Posso esaminare dei figli, perché non ricevono ‘qualcosa’ che un altro ha ricevuto? Così, è pure un esaminare, se qualcuno si eleva davanti agli altri attraverso un Dono ricevuto, come ho nominato ad esempio, Israele e la Giudea. L’ultima prova è molto più difficile che quella nominata prima.

53. Questa volta ti sia detto, ma lo cancello di nuovo per la salvezza della tua anima: «Non hai sentito direttamente la difficile prova, ma hai pensato sempre: ‘Il Signore non dà la Sua Parola e Rivelazione per via di me’». Con il pensiero di esserti sempre dato nella Mia mano, hai superato bene la tua prova. Presto ti accorgerai come i tuoi amici, che sono i Miei cari figli, non dimenticheranno le figlie, non la sentiranno nemmeno come prova, ma gioiranno di cuore, quando porterai loro le Mie parole.

54. Ora sii benedetto e pensa all’ammonimento del tuo angelo, di non sentirti rattristato, di superare i pensieri che rosicchiano quando il tuo aperto profetorato finisce. Quello segreto può rimanere aperto attraverso buone azioni ed attraverso la prontezza d’aiuto fino alla fine della tua vita terrena, perché un buon operare rivela se stesso. La Mia Luce irradia in tutti i tempi i Miei figli!”

55. Che l’uomo si era appoggiato già da un po’ al petto di Dio, non lo aveva notato. Solo ora, quando la Mano di Dio tocca la sua testa e poi se ne va come sulla Via di Luce, allora a Zaccaria sembra come se gli mancasse qualcosa. Ma si fa coraggio, accarezza delicatamente il punto dove l’Altissimo stava seduto accanto a lui, …e vorrebbe custodire questo punto. Là nessun uomo deve più sedersi! Con l’aiuto di Hachalja gli riuscirà anche più tardi. Accanto a questa pietra, piantano un cespuglio folto, che coprirà tutta la pietra. –

*

56. Com’era quando Zaccaria ritornato dalla collina non seppe immediatamente che cosa doveva dire? Per tutto il giorno resta ancora immerso in sé, ed aveva solo detto ad Hachalja: “Domani”. Costui si dà a questo ‘domani’. Nel frattempo vede nel volto del veggente un moto ineriore. ‘Che cosa’, si chiede, ‘ha vissuto il profeta? Che dev’essere ancora di più che un sogno? …e la parola dell’angelo gli diventa certezza, come se Zaccaria lo avesse già comunicato. Il giorno dopo…

*

57. E’ pomeriggio quando Hachalja si trova presso un’arcata, alla finestra che guarda nel paese. ‘Vengono davvero’, dice fra sé e sé allorquando può riconoscere mentre cavalcano degli asini, Romaseth, Bebai ed Asrah. ‘Zaccaria ha visto bene. Chi non guarda più a fondo, non riconosce in lui il profetorato. Chissà, quanto sentiremo’. Corre alla porta esterna per ricevere gli ospiti, chiama il servo per far provvedere agli animali.

58. “Benvenuti!”, Ed aiuta Romaseth a scendere dalla sella. Un leggero dolore, nel quale si trova qualcosa di più profondo. “Avete ben un buon naso, perché siete stati spinti da noi?”

- “Hm, veramente, siamo venuti per via di Matuja; ma in primo piano sta che c’è qualcosa di nuovo, di magnifico? Mi è sembrato come se nel sogno mi facesse cenno una mano; e dato che abbiamo vicino a noi il profeta, non siamo certamente venuti invano”.

29. “Lo voglio pensare”, dice Hachalja. “Ieri ha avuto un’esperienza particolare. Cos’era non lo so, ma nel volto di Zaccaria ho notato qualcosa di grande. Perché ieri è stato sulla collina del monumento ed è tornato trasfigurato; – interiormente è ancora chiuso, ma prima ha detto che sarebbe venuto oggi”.

- “Prevedeva anche questo?”, si stupisce Bebai.

60. “Dato che da più tempo sono unito con lui e viviamo qui insieme, so che è un vero veggente”, risponde Hachalja. “Forse non è un Elia come è stato schernito, il popolo non avrebbe proprio sopportato questo grande. Se penso alle sue azioni presso la cattiva Isebel e pure il cattivo Ahab come Elia ha dovuto agire allora su incarico del Signore, mi nasconderei davanti a lui”.

61. “Dovremmo anche nasconderci davanti a Dio, allora, in particolare; poiché persino se si vuole aiutare, per il bene e la salvezza del popolo di fronte a molte avversità, a volte si perde la pazienza, e comunque si dovrebbe pensare a quanta Pazienza ha il Signore da impiegare con noi”, dice preoccupato Romaseth.

62. “Non lo considero così severo”, dice Asrah, “perché il Signore vede quando uno si sforza, ma questo viene ignorato, e in ciò l’uomo stesso perde facilmente la pazienza. Dio, nostro Padr-Zebaoth, è buono come ha guidato il nostro popolo. Io vorrei volentieri sapere come Egli ha guidato dei popoli a noi sconosciuti”.

- Il colloquio, per grande grazia, è un pre-Raggio di ciò che Zaccaria annuncerà dopo.

63. Dopo cena sono seduti insieme in una piccola stanza. Hachalja è andato a prendere anche Hortisa. Nonostante l’età, lei è aperta, ed anche se non ne parla molto, …nel suo interiore dimora una buona Luce. Prima, Zaccaria chiede se quelli di Gerusalemme avessero compreso il ‘cenno’; lui l’avrebbe chiesto a Dio, di chiamarli.

- Hachalja lo conferma, dato che aveva già parlato con l’anziano.

64. Ora il profeta comunica ciò che ha potuto sperimentare il giorno prima, quell’ultra magnifico, e sopprime il sentimento: ‘Come l’accoglieranno gli amici?’. Esaminando ci si guarda intorno, ma non può riconoscere come sarà accolto il maestoso messaggio senza che gli ascoltatori pensino: ‘Perché non anche noi?’. Una piccola prova per Zaccaria. Lui stesso si stupisce quanto verbalmente gli ritorna il santo colloquio del Signore, risparmiando quell’indicazione di ciò che doveva tenere per sé, per la Benedizione degli altri.

65. Si avvicina la notte quando ha terminato. La voce suonava delicata mentre passava su quel punto dove accanto a lui stava seduto il Santo. Si guarda intorno anche con cautela e non osa domandare che cosa pensano gli amici. Questi rimangono muti per un po’, mentre Hortysa si asciuga le lacrime dagli occhi. Zaccaria lo vede ed accarezza le sue stanche mani, che sono sempre ancora laboriose e mobili. Hachalja ha appoggiato la fronte. Non è la stessa Benedizione, anche se ha ricevuto la Parola attraverso l’amico? Per questo ora Romaseth alza lo sguardo, e lo fanno anche gli altri. Lui dice sommessamente:

66. “Questa sì era una rivelazione! O Dio, come Ti posso ringraziare per aver avuto questa Grazia? Ci hai magnificamente benedetto, perché abbiamo potuto avvicinarci così tanto! Mi è sembrato di essere seduto al Tuo fianco come il Tuo profeta, e nient’altro. Ti possiamo solo ringraziare e pregarTi: Conservaci la Tua Parola e la Tua Grazia!” Bebai e Asrah stringono le mani al profeta.

67. “Tu hai sperimentato la cosa meravigliosa e noi attraverso di te”, dice Bebai. “A me sembra lo stesso, come se il Signore stesso l’avesse portato”. Asrah lo conferma, menter Hachalja – profondamente commosso come anche naturalmente gli altri – per il momento non riesce dire niente. “Come sono liberato”m, sospira Zaccaria, “e quanto ha avuto ragione il Signore. Ah, Egli ha sempre ed unicamente ragione! Ma aveva una grande preoccupazione che potesse opprimervi, perché ...”

68. Ora Hachalja si alza, abbraccia tutti per una gioia indomabile, tiene stretto Zaccaria e dice: “Che ti sei preoccupato per noi, è un segno del tuo amore e della tua modestia. Io ammetto che a me è venuto il breve ‘perché’ di ciò hai temuto per noi. Il buon Padre me lo perdonerà. Poiché, chi di noi”, si guarda intorno interrogativo, “non vorrebbe sperimentare la salvezza di essere del tutto vicino a Dio? Lo si vorrebbe, ed ha una piccola sensazione stringente: Ne sei degno? Non ti si fermerebbe il cuore di guardare nel riflesso della Sua Luce? Infatti, io penso questo:

69. Nessun figlio può sopportare la Sua piena Luce. Egli per noi prenderà sempre una ‘Coperta di Mosè’. Mi viene in mente una parola di Isaia che persino un cherubino e un serafino si coprivano con le ali, tanto magnificamente Egli si mostrava loro (Isaia 6,2). Perciò – anche se non so se compiace a Dio – sono quasi contento di accogliere la Sua Parola attraverso il Suo mandato. Voi anziani avevate ragione: ora possiamo stare seduti del tutto vicino al nostro Signore Iddio, anche se i nostri occhi non Lo possono vedere. Grazie, o Signore, grazie, e sempre di nuovo, grazie per la Tua ultragrande Bontà”.

70. Allora dalla tenda risuona una Parola: “Amen!”. Ed è un Soffio che li tocca come le ali d’un angelo, e ancora molto di più. Si chinano nell’umiltà.

- Zaccaria pensa: ‘Anche per me vale l’Amen!’. – Solo lentamente si ritrovano nel mondano. Nell’est si avvicina un primo luminoso chiarore. Nessuno sente la stanchezza del corpo, anche se sono rimasti svegli fino al mattino.

71. Solo più tardi si riposano un poco; vogliono andare subito a Silo dalla comunità che si sta formando. Ci si unisce sempre di più. Tutte le buone persone devono ricevere là la Parola dalla grazia di Dio. Vengono a sapere una gioia extra: Matuja si fa portare nel padiglione, una pecorella che ha riconosciuto la Chiamata del Pastore, e ora Lo ha seguito, si è lasciato condurre fuori dal suo oscuro smarrimento.

72. Da Silo parte ancora molta Benedizione. Gli amici più stretti aiutano, poiché Zaccaria riceve ancora qualche volta una Parola nel sogno, che solo lui può portare ai figli di Dio.

 

- Fine -

 

 [indice]

[prima pagina sito]

 

Pagina precedente

 

 



[1] Maggese: è una pratica agricola che consiste nella messa a riposo di un appezzamento di terreno per un anno, per restituirgli fertilità.

[2] La prima visione: l’uomo sul cavallo rosso.

[3] Vedi le vicissitudini del popolo giudeo deportato in Babilonia, nell’Opera “Babilonia tu grande”.

[4] La storia di Abramo-Muriel. (vedi l’Opera “Il patriarca”)

[5] Completerò: riferito alla crocifissione-redenzione e quindi all’esortazione di rimpatrio al figlio/figlia perduto. (vedi l’Opera “Golgota” quale terza Pietra miliare)

[6] La giudice: Debora. (vedi l’Opera “La funzione del giudice”)

[7] Nuove forme per loro stessi: questo è un concetto che solo molto più tardi dell’epoca di Zaccaria poteva essere compreso tramite nuove rivelazioni dall’Alto. (Vedi il concetto di “Nuova relegazione” trmite Bertha Dudde)

[8] Vedi ad esempio il colloquio tra Lucifero e il Padre nell’Opera “Sancto Sanctorum”, cioè la vita di Giobbe nei primi capitoli.