- Rivelazione –

(Dettato ad Anita Wolf nel 1981)

Un bimbo si trova ai piedi di Gesù quando pronunciò quella frase conosciuta che non dimenticherà più, né lui , né i presenti, né coloro a cui fu riferita, raccontata dagli di uomini di quel tempo che credettero in Lui pur senza conoscerLo personalmente. Ma Poi? Il cristianesimo agli albori porterà il bambino Retzi  ai confini del mondo conosciuto fino alla Casa Paterna.

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 “Se non diventate piccoli come i fanciulli…”

 

 

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Titolo originale:  “Wenn ihr nicht werdet wie die Kinder”

Traduzione: Ingrid Wunderlich

 

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Questa edizione in lingua italiana è stata curata dal gruppo:

‘Amici della nuova Luce” – www.legamedelcielo.it

Contatti:    info@anitawolf.it

 

 

Prefazione all’Opera  (a cura di Josef Brunnader)

 

 

 

PERSONAGGI

Il Salvatore       anche l’Assistente di un tempio-casa terreno-spirituale

Borah               moglie di Sasju

Brudumus        capo romano in Cesarea

Chamana          la levatrice

Charius            israelita della stirpe di Dan, ma cittadino romano,

Chuva              uomo anziano

Criselzio           l’eremita

Giuditta            figlia di Jacob

Jacob               anziano della città, consigliere

Marba              figlia di Sasju e Borah, di 10 anni

Marchonas       commerciante siriano

Maska              schiava di Sporanato e di Sibillia

Matthia             anziano del villaggio sperduto

Matthus            uomo riflessivo, pensatore

Nerias               rabbino in Dan

Pilato               governatore romano in Gerusalemme

Retzi                figlio di 5 anni di Sasju e Borah

Sasju                giudeo, padre di otto figli

Selomith          un credente di Gerusalemme

Sematra            superiore romano del comando centrale

Sibillia             moglie di Sporanato

Sporanato         superiore romano in Sarepta

Susanna           moglie di Charius

Talmon            un vicino di casa di Charius, credente

Thoranian        guardiano presso la porta del tempio-celeste

un medico        nel campo militare

un legionario   

 

solo citati

Nisroch            dio dei siriani che pretendeva sacrifici umani di bambini

Cornelio           nipote di Cirenio

Cirenio             fratellastro dell’imperatore Augusto

 

Luoghi citati

Athene / Bethsaida / Cesarea / Dan / Filippi / Gadara / Gerasa / Gerico / Gerusalemme / Giordano / Giordania / Giscala / Merom (un lago) / Pela (un villaggio) / Kapernaum / Ramoth-Gilead / Ramoth / Sarepta / Sidone.

 

 

INDICE

 

Cap. 1

Un uomo povero nell’anima - Muore una mamma - Un bimbo fugge da casa

Cap. 2

Prima indicazione  ‘all’Uomo buono’ - Retzi trova un protettore

Cap. 3

A Sarepta - Per Retzi, un romano che conosce Gesù – Un amico commerciante da convincere

Cap. 4

La nuova casa in Dan - I nuovi genitori – Susanna la miracolata – A Bethsaida con Chuva miracolato

Cap. 5

Anche in lontananza si è vicini al Salvatore – Può aiutare Pilato? - Brudumus viene conquistato

Cap. 6

Una cattiva aggressione va a ramengo - Una magnifica conoscenza su Gesù.

Cap. 7

Brudumus da Pilato - Su di lui cade una buona Luce

Cap. 8

Il sogno di un bambino su Gerusalemme e sul Golgota – Charius e Brudumus: “Il Signore è il Signore!”

Cap. 9

La condanna di Gesù - Santo è solo Dio - Una parola profetica vale ancora oggi

Cap. 10

Un nuovo Ponzio - Charius testimonia agli amici – Una famiglia è aiutata

Cap. 11

Una nuova grande ingiustizia – Il rabbino e un romano cadono nella rete - La liberazione attraverso l’aiuto del Signore.

Cap. 12

Una consolazione dalla Luce – Retzi quarantenne lascia Dan – L’incontro con Sematra in Damasco - Un’elevata cena con i cristiani

Cap. 13

Un temporale porta salvezza - La capanna di pace dell’eremita

Cap. 14

Tre giorni, come i tre anni d’insegnamento di Gesù - A colloquio con Dio - Retzi, il Samaritano in un piccolo popolo

Cap. 15

Sempre avanti da viandante - La meravigliosa Guida di Dio nel sonno - Insegnamenti tra i cristiani italiani

Cap. 16

Dieci giorni di cammino, dieci Comandamenti vissuti - L’ultimo domicilio terreno-spirituale in un meraviglioso tempio antico - La resa dei conti di Dio è sempre Bontà e Misericordia - Fuori dal mondo intermedio, dentro nella Luce

 

 

Cap. 1

Un uomo povero nell’anima – Muore una mamma

Un bimbo fugge da casa

1. “Dev’essere un uomo cattivo?”. Due occhi scurissimi, increduli di bambino, guardano un paio di uomini e il padre che sono radunati nella stanza. Chi lo ha notato quando il ragazzino era entrato senza far rumore?

- “Che cosa vuoi qui? …Fuori!”, minaccia il padre. “Ci mancava pure che dei bambini cadano nel vortice! E’ sufficiente quello che noi abbiamo da superare”.

- Tutti gli uomini, ammettono con l’annuire e il brontolare, eccetto uno che appoggia la fronte nelle due mani.

2. Ah, sì, era già strano ciò che dovesse vedere ieri.

- Mentre riflette, girandosi pronto alla fuga, il bambino dice: “Aveva un volto molto amabile, quando Egli ci ... “.

- Non può più dire altro. Suo padre leva la frusta con la quale – purtroppo – picchia troppo spesso i bambini.

3. “Lascia stare il tuo ragazzino!”, il pensatore si avventa sul padre. “Ma non sai che cosa è successo ieri qui nel piccolo villaggio, Sasju? Hm, non ci sei stato, perché... “

- “... non mi apposto agli angoli per ascoltare i ribelli! Ho otto figli e una donna disordinata, altrimenti avrebbe... “-

4. Un uomo anziano di nome Chuva interrompe. “Non mi dispiacciono le donne, ma tua moglie, Sasju, lo si deve riconoscere, tiene tutto bene in ordine. Non si deve dimenticare che con il molto lavoro che tu non le alleggerisci giammai, si stancherà pure una buona volta, e non può avere costantemente sotto gli occhi otto bambini. Ieri sono stato al mercato quando il ribelle stava seduto su una pietra, spingeva via da sé gli adulti e raccoglieva i bambini attorno a sé. E’ già possibile che fra di loro ci fosse anche il tuo Retzi”.

- Mathus, il riflessivo, si alza. È un uomo famoso di quarant’anni ed esperto nella vita. Ora si stende un poco dicendo:

5. “Venendo per la via, Gli stavo accanto, quando il…”, non vorrebbe dire ribelle, anche se fino a poco tempo fa la pensava diversamente, così: «Che cosa può venire di buono dalla Galilea?» [Giov. 1,46] Nessun profeta vi era mai venuto. Leggermente tossendo continua: “…quando l’Uomo del quale nessuno sa ancora chi e che cosa Egli sia, soprattutto, quello che sa fare, respse da Sé gli adulti ed ha chiamato a Sé i bambini, potranno essere stati magari una decina.

6. Forse Lui ama molto i bambini? I nostri bambini vengono educati molto severamente, ma hanno anche da stare zitti. Ebbene, allora il timore dei piccoli fu come soffiato via. Si sono avvicinati molto all’Uomo ed Egli li ha abbracciati tutti, ha messo su di loro le Sue mani e ha detto una parola, di cui all’inizio non ho saputo come sarebbe da interpretare, l’ho considerata persino sciocca.

7. Lui ha detto: «In verità vi dico…”, indicando noi, “…a meno che non ritorniate e diventiate come i bambini, non giungerete nel Regno dei Cieli» [Mt. 13,15 e Lc. 18,15-17].

8. Mi è sembrato come se ci fosse il tuo ragazzino, Sasju, che era appoggiato proprio presso il ginocchio dell’Uomo, che la gente folle chiama ‘Salvatore’, e Gli ha chiesto: ‘Accetti noi bambini? Possiamo noi andare nel Cielo?’. Allora Lui ha sorriso così soavemente, e in verità non ho mai visto nessuno parlare così amabilmente a un bambino, come Lui: «Sì, figlio Mio, rimani buono come lo sei stato finora; ama Dio di tutto cuore e non fare mai qualcosa di male a qualcuno».

9. Il tuo bambino di cinque anni disse: ‘Dio Geova è molto severo. Lui minaccia con molte punizioni e, …io ho paura di lui’. Sapete voi che cosa è successo? Lui ha detto: «Non preoccuparti, caro bambino. Dio non è severo, Egli è giusto, Egli ama gli uomini. E’ solo così: chi fa del male, deve fare i conti con una punizione, come anche voi bambini quando non obbedite ai vostri genitori». E ancora una volta, in modo soave e gentile, ha detto: «Dio è l’Amore! Egli è buono!»

10. Io mi sono spinto più avanti. Chiamatemi stolto, non me ne importa nulla ma lo devo dire: Come sono giunto così vicino, mi era come – deridetemi – come se ci stessero seduti due Uomini. Uno aveva l’aspetto come noi, un Uomo con l’abito misero, ma pulito; e accanto – oppure anche come in Lui stesso, vi si vedeva uno del tutto diverso. ‘Oh,…’, ho pensato, ‘…forse dipende dai Suoi occhi, il cui profondo fuoco mi scorreva dentro, che sarei volentieri fuggito, mentre mi tratteneva, semplicemente come incantato”.

11. “Ecco, ci siamo!”. Un anziano della città comincia a gridare, tenendoci molto al nome di ‘Jakob. “Ti ha stregato, il mago, il ribelle. Mi stupisce solo che un saggio Mathus si è lasciato ingannare. Haha, non dobbiamo più farlo passare dalle nostre mura. E se una volta ritorna di nuovo, è da scacciare con la frusta”. Jakob inveisce selvaggiamente con i pugni. Tutti sono d’accordo con lui. Così lo si dovrebbe fare!

12. Mathus si alza tranquillo: “Se non volete altro che condannare qualcuno senza aver sentito né visto, allora mi fate molta pena. Non credete che mi sono lasciato catturare da soavi sguardi di fuoco. No! Allora uno si è inginocchiato all’improvviso ed ha gridato forte: ‘Mi ha guarito! Ero affetto dalla luna (epilessia), ed ero molto difficile [Matt. cap.17,14-18]. Ora sono sano e un giorno diventerò grande come lo siete voi.

13. Mio padre Lo ha pregato’, il quattordicenne ha indicato Quello con lo sguardo di fuoco, ‘Lui ha messo le Sue mani sulle mie spalle ed è come se cadesse da me un peso. Ma prima di poterLo ringraziare, è andato via con dodici uomini. Loro sono con Lui anche oggi e, guardatemi: da allora sono guarito. Troverò un lavoro per nutrire me stesso. Sì, ascoltateLo”, ha esclamato a noi adulti, ‘Lui ha ragione di preferire noi bambini, perché prima dobbiamo imparare a diventare puri e veri’. “

14. Mathus alza la voce: “Denunciatemi al Consiglio del tempio; ma io sono sicuro perch酔, no, dallo spirito, ora è meglio che non finisca: “…perché mi sono affezionato a Lui, a questo galileo che chiamano diavolo, mago e chissà quant’altro. Da quando mi ha colpito la Sua fiamma, io credo hce Lui è buono come nessun altro uomo, e…”, Mathus non osa pensarlo fino in fondo: ‘Lui potrebbe essere il Messia’, come certa gente lo pensa di Lui.

15. Se ne va. Ora deve aspettarsi la diffamazione, lo si disprezzerà, lui e la sua stirpe. Quando passa attraverso i vicoli ed arriva in quel punto dove Lui stava seduto il giorno prima, su di lui viene come se sentisse: ‘Non temere! Oltre ogni contesa umana sta la buona Volontà di Dio’. Mathus si volta; gli è sembrato come se avesse parlato Lui, mentre la piccola piazza del villaggio è vuota. Ecco… ecco… non sa come dire, lui sente solo come una beatitudine: ‘Egli mi proteggerà’. Se ne va diritto a casa.

*

16. Nel frattempo il piccolo Retzi si è incontrato con altri bambini al rivolo, quello che fa scorrere la sua acqua pura davanti al villaggio. Dapprima i bambini sono silenzioso, finché una bambina, anche lei di cinque anni, indica l’acqua e dice: “Così magnificamente chiari erano i Suoi occhi quando ci ha preso nelle Sue braccia. Mia madre è buona, mio padre, ebbene…”, fa da sapiente, “…credo che i padri sono quasi sempre severi, e non se ne curano particolarmente di noi bambine. Anche il mio, spesso gli sono una noia. Ma Lui, l’Uomo buono, allora mi è sembrato come se io potessi dire a Lui: ‘Padre’. “

17. “Così ho pensato anch’io!”, interviene una ragazzina più grande. – Eccetto Retzi, che nella giustizia infantile non voleva sentire chiamare cattivo uno Buono, nessuno dei bambini lo aveva raccontato a casa. Certo, non potevano misurare pienamente quale immensa Benedizione era caduta su loro, dato che qualcosa di… ‘Bello’ era penetrato profondamente nei loro cuori. Quindi a loro non era capitata nessuna punizione paterna.

*

18. Il Sole manda i suoi raggi serali sul mondo, quando Retzi sta davanti alla casa. Il suo cuore batte timoroso. Così tardi non deve mai tornare a casa. Aspetta a lungo e non osa entrare. All’improvviso sente la voce forte iraconda di suo padre: “Vorrei sapere per che cosa servi ancora. Non riesci nemmeno ad accudire otto bambini!”. – Poi le parole colme di paura di sua madre, che lui, il bambino, ama intimamente:

19. “Non pensi che i più piccoli…”, una femminuccia e un maschietto di due e di un anno, “…hanno bisogno ancora di cure? La mucca, la capra, la casa, il campo, tutto devo... “, vorrebbe dire ‘accudire da sola’. Viene interrotta rudemente.

- “Non mi accusare che ti sarebbe un peso troppo grande! Ho molto lavoro dal carpentiere, ed io provvedo al pane quotidiano, non tu!”

20. “Certo”, conferma l’impaurita, per tranquillizzarlo. Lui non lavora assolutamente troppo. Ma lei, oltre ad ogni fatica, porta anche a casa sulla schiena il foraggio per gli animali, lavora il piccolo campo con una vanga, provvede ai bambini, lava, pulisce la casa al meglio che può, aiuta la vicina che è malata, perché suo marito glielo ha ordinato.

- Retzi vuole strisciare attraverso la stalla verso la camera buia dove tutti i bambini, più male che bene, hanno il loro giaciglio. – Ecco che esce un grido di dolore dalla stanza e una caduta, un’imprecazione: “Appena le si sfiorano, cadono subito. Voi, strana gentaglia di donne!”

21. Retzi si precipita nella stanza, non badando a ciò che lo aspetta. Sua madre giace a terra, pallida a morte nel volto, dalla bocca scorre un filino rosso. “Madre!”, grida lui terrorizzato, e si getta su di lei. E ancora una volta: “Madre!”. C’è ancora vita nella donna. Lei ha sentito il grido di dolore del bambino, ma non può alzarsi.

- La paura di averla uccisa, rende l’uomo ancora più iracondo di quanto non lo sia già. Non ammetterebbe mai che le sue mani, ...la sua ingiustizia ... “Pah, è appunto solo caduta”. Strappa rudemente il bambino da sua madre.

22. “Aspetta”, rimugina, “ora tocca a te! Sei stato dal… dal… sul mercato?”. Lui non sa come deve chiamare il Salvatore che ama i bambini. “Invece di aiutarla…”, dicendo questo, colpisce nel fianco sua moglie con la scarpa di legno, che continua a giacere senza muoversi. No, ora non ha colpito con forza, vuole solo capire se si riprende di nuovo. Con tocco fermo tiene il suo piccolo ragazzino, va a prendere la frusta e colpisce duramente e cieco d’ira. Che lo faccia per la preoccupazione che sua moglie sia morta, non ci pensa.

23. Nonostante il dolore, Retzi non dice nulla. Vede davanti a sé solo il volto pallido di sua madre. Aveva già visto una volta una donna morta; e così, …così adesso vede la sua povera madre. Ma gli riesce liberarsi. Vacillando e piangendo così disperatamente, del suo stesso dolore e per il dolore dell’anima per sua madre, si precipita fuori, fuori dalla casa. Si è fatto notte; tra le nuvole si vede di tanto in tanto una Luna pallida. Per il resto, il paese è avvolto dall’oscurità.

24. “Retzi, torna indietro, subito!”. Sasju è corso fuori. Ora nel cuore gli è caduta la paura per lui. Innanzitutto per la moglie che giace pallida a morte sul rude pavimento di legno; allora il ragazzino non deve…  Sì, che cosa non deve? Che lui, il padre, gli ha inflitto con la frusta delle strisce sanguinanti?Ddi questo se ne rende conto. Questo è successo già più volte. Ma finora nei bambini era di nuovo guarito tutto. Il padre lo chiama inutilmente nella notte. Non  può corrergli dietro; non sa dove Retzi si è rivolto. Ah, domani sarà di nuovo qui, certamente giace da qualche parte in un fienile e piange. Ma la moglie…

25. Che lui, in verità non l’aveva voluto – che l’ha colpita con i pugni sul petto – lo vorrebbe volentieri annullare. Solleva il leggero peso, la adagia sul giaciglio alla parete e la scuote. “Svegliati, donna! Rinvieni, non lo faccio più. Rinvieni, svegliati!”

26. Non succede nulla. Il volto rimane rigido. Si è soltanto chiusa la bocca ed il filino rosso di sangue si è seccato. Prende un panno e lo asciuga. Non c’è bisogno che lo veda un altro, che lui… Come (colto) nella paura, si volta, gli sembra come se qualcuno stia dietro di lui, come se sussurrasse: ‘Davanti agli uomini puoi nascondere la tua azione, ma mai e poi mai davanti a Dio! E la tua anima non troverà più pace!’

27. Fantasia! Si asciuga la fronte. E’ bagnata di sudore. Bene, si vuole tranquillizzare che nessuno ha visto nulla. Va su e giù inquieto, cerca ripetutamente di scuotere sua moglie, davanti alla porta chiama a bassa voce il nome del bambino. Non deve svegliare nessun vicino con chiamate ad alta voce.

28. Tutta la notte striscia via, lentamente, come strisciano i piccoli vermi. Ma anche il più piccolo verme può rosicchiare un cuore. Quando sorge una pallida aurora, la donna non si è ancora risvegliata. Non è morta, lo sente dal calore del corpo, ma è appena percettibile. I bambini si svegliano. Dato che non lo ha mai fatto, dà  ai più grandi un pezzo di pane e li manda via. I più piccoli piangono, loro dovrebbero…

29. Sente gli animali che devono essere munti. Chiama ancora una volta sua moglie. Nulla! Con cuore pesante va a cercare il più anziano della città. Lui ha una figlia grande, magari lo aiuta un poco. Che cosa deve dire? Come coprire ciò che è successo? Certamente Retzi, che ha assistito a tutto, tradirebbe ciò che è capitato a sua madre. Sulla via per Jakob, Sasju guarda nelle vie, nelle più piccole crepe dei muri, sotto i cespugli. Non si vede nessun Retzi. Nonostante la paura, è sollevato. ‘Quando sarà passato un po’ di tempo, il ragazzino lo dimenticherà’. Lui, il padre, non lo renderà plausibile che la madre…

30. ‘Sì, amico Jakob, è successo così: Retzi non è tornato a casa, anche se la notte era già vicina’. Hm…: “Ho litigato un po’ con Borah, come lo facciamo appunto noi uomini. Non se ne vuole mica del male. Ad un tratto lei è caduta. Nell’ultimo tempo era sovente stanca, che è comprensibile. Anche noi uomini siamo stanchi dopo il duro lavoro giornaliero. Soltanto, lo superiamo più facilmente che una femmina. Ed ecco che giaceva lì e non si è più mossa, e... “.

- “E’ morta?”, chiede il cittadino. In lui arde il sospetto. Si sa quanto iracondo sia Sasju, se non va tutto secondo il suo volere.

31. “Oh, no!”, salta su Sasju che nota subito ciò che l’altro pensa. “Non è morta; prima aveva ancora respirato leggermente, ma giace immobile. Volevo chiederti di prestarmi tua figlia Giuditta. I bambini, ebbene e gli animali, ed io devo andare dal maestro, per dire che oggi non andrò a lavorare. Come devo fare tutto? Chi può aiutare mia moglie?”

32. “E’ caduta così gravemente che non si può più alzare?”, il cittadino aggrotta la fronte. Non lo riguarda veramente, ognuno può fare a casa ciò che vuole. Potrà essere successo qualcosa.

- “Sì sì”, conferma Sasju, che rafforza ancora di più il sospetto, “l’ho voluta solo scuotere. Ma cadere subito… A chi non è già capitato?”

33. “Chiedo a Giuditta se vuole aiutare”.

- “Chiedere?”. Lo dice del tutto sorpreso, che Sasju deve ridere. “Da me le cose vanno diversamente che da te, Sasju. Ma non credere di non poter governare la casa. Oltretutto, mia figlia ha molto da fare. Tu sai che mia moglie è deceduta e Giuditta provvede molto bene a me, ai suoi quattro fratelli, ala casa e al cortile. Allora è solo giusto a non comandarla”. – Sasju sopprime una parola, altrimenti si sarebbe giocato l’aiuto.

34. La bella ragazza chiamata dal padre non è entusiasta di aiutare da Sasju. Va con lui solo per via dei bambini e della malata. Sconvolta, sta davanti al giaciglio sul quale giace la povera Borah. Respira, per altro, ma solo a fatica, gli occhi sono chiusi e non riesce ancora muoversi. Sasju, che con intenzione cammina lentamente, cerca sempre ancora Retzi, e incontra Mathus all’angolo di un vicolo.

35. “Oh, che fai sulla via?”, dice costui. “Non hai più nessun lavoro?”. Lui è pronto ad aiutare, bada meno a chi a bisogno di un aiuto, ma solamente dov’è necessario. E’ abile nel lavorare il legno e così si guadagna il pane. E’ solo, sua moglie è morta e si è portata nella tomba il loro bambino, riesce a farcela con tutto, si prende anche del tempo quando qualcuno ha bisogno di lui. Sasju, vincendosi perché non ama quel ‘fantasioso’, si lamenta della sua sofferenza come lo ha fatto con Jakob il cittadino.

36. “Se vuoi mi aggrego”, dice Mathus gentile, Forse posso aiutare la tua Borah. Sono abile con le erbe, e di più con altro”. – Sasju è d’accordo. Lieto, ma non ammette se ‘costui’ lo possa aiutare.

- “Ma guarda, la buona Giuditta fa la samaritana. Allora posso andarmene”.

- “No, rimani!”, la ragazza lo ferma. “Mi chiedo che cosa è successo qui. L’ho accarezzata…”, indica Borah, “…l’ho chiamata, le ho sollevato le braccia, …nulla”. Timorosa, lei tira su le spalle.

37. Mathus solleva le palpebre, spinge sul petto e…: “Cos’è, Sasju? Non è morta, ma non è nemmeno viva (una paralisi). “Vado a prendere qualcosa e le strofino il petto, le braccia e le gambe”. Mathus è fuori prima che Sasju possa contraddire. ‘Per l’amor del Cielo, lui non deve vedere i lividi sul petto!’

38. Gli scorre il sudore. Verso Giuditta è esageratamente gentile, e lei non ci fa caso. Ha munto la capra e la mucca, ha dato il foraggio, si prende cura dei due piccoli bambini, e si vede come lo sa fare bene. Gli altri bambini si spingono più vicini. Al mattino il piccolo pezzettino di pane non ha mai calmato la loro fame. Si sono dissetati al pozzo, una vicina li ha fatti bere alla brocca.

39. Sasju sente come gli sguardi della ragazza vanno fra lui e Borah. Lei sente troppo chiaramente che ‘c’era qualcosa’. Che cosa? Ha ancora un senso puro, non sospetta nulla di veramente cattivo. “Ti posso aiutare in qualcosa?”, chiede lui per coprire il suo disagio, la sua paura. “No, se vuoi, puoi andare a lavorare”.

- “Oggi no, mia moglie deve prima stare meglio”.

- “Non si rimetterà quasi più in piedi, non le si può parlare”.

40. O guaio! Che cosa deve fare con i bambini? Il ragazzo più grande ha solo dodici anni, i bambini sono arrivati rapidamente uno dopo l’altro. Che questo dipende da lui, ora non lo vuole ammettere. La ragazzina, poco oltre i dieci anni non è in grado di fare tutto ciò che spettava a sua moglie. Ed ecco che entra di nuovo Mathus. Porta un cesto nel quale ha portato con sé delle erbe, succo ed unguenti.

41. Non si può evitare che veda il grosso ematoma. Sorpreso, estraniato, guarda Sasju. “Come si è procurato questa ferita?”. Che questo provenga dai colpi, lo riconosce subito. Per via di Giuditta non vuole tradire nulla.

- Sasju rovescia con il piede un vecchio sgabello. “Lui ha la colpa, lei vi è caduta direttamente sopra. Così, …nella caduta si è rovesciato lo sgabello, e prima che potevo evitarlo, è piombata sul duro bordo”.

42. “Hm”. Mathus unge il petto alla malata, braccia, gambe e la schiena, cerca di farle prendere un succo di erbe, che non riesce. Borah non può inghiottire, è svenuta. Dopo un po’ di tempo, in cui ogni sforzo è inutile di svegliarla, oppure che si muova, Mathus mette di nuovo le sue cose nel cesto. Con volto serio si rivolge a Sasju.

43. “Nessun medico aiuterà qui, anche se fosse il migliore di Roma. Oh, Uno, sì! Sei fanatico a negare il Galileo, Lo hai insultato che Egli raccoglierebbe solo degli stupidi bambini per attirarli via dai genitori. Che con un viso gentile sarebbe facilmente possibile. Non ti ho contraddetto…”, non serviva combattere contro una dura ristrettezza mentale. “Per via di tua moglie, Sasju. E ascoltami bene, voglio dire certamente solo il meglio… Colui che tu chiami diavolo e ribelle, Lui è l’unico che può aiutare Borah. Non ridere, non contraddire! … Io l’ho visto più volte, e finora non ho ancora conosciuto nessun uomo come Lui! Ha guarito i ciechi, i sordi, i lebbrosi, se lo credi oppure no! E poco tempo fa sono stato nel campo dove si erano radunati intorno a Lui anche molti alti romani.

44. All’inizio ho pensato: ‘Peccato, ora viene arrestato, questo Uomo puro, buono, del quale non ho mai sentito nulla di cattivo, che ha aiutato molto, e questo, senza mezzi esteriori. Lui parla, impone anche qualche volta le mani e… avviene!’. Quanto sono stato lieto di vedere che i romani Lo adoravano. In più, il contrasto:

45. Costoro, magnificamente vestiti, adornati con medaglie e portando le armi. Lui, un abito semplice, una specie di mantello blu che Gli pendeva dalle spalle. E Lui non era per nulla così alto come la maggior parte degli stranieri. Io so, Sasju: l’occupazione. Quanto volentieri la vorremmo fuori dal nostro paese.

46. Soltanto la differenza era unicamente in Lui. C’era una dignità, una maestosità che lo modellava, ed ho ben compreso il perché i romani ascoltavano le Sue parole. Tutti insieme sono poi andati in una grande casa a me sconosciuta”. Mathus indica la morta, “Sì, qui non posso più aiutare; il colpo sul… sullo sgabello, …ecco, si è rotto qualcosa nell’interno. Ma se hai ancora bisogno di altro aiuto, sono volentieri disposto a venire”.

47. “E’  matto”, mormora Sasju fra sé e sé. “Mai, mai Lo pregherebbe di aiutare sua moglie. Spinge via il pensiero, che come sovente vengono su di lui, perché ‘nel paese viene parlato molto’ di Lui, che tutti vedono, nessuno conosce, Lo che si perseguita e si fugge davanti a lui in un largo arco. Questo, è Lui! Sasju guarda Borah, e ad un tratto viene su di lui: ‘Hai peccato verso lei, l’hai continuamente costretta a partorire dei bambini’. Lui ne voleva dodici, come ne aveva dodici tribù l’Israele scomparsa.

48. Il lavoro non gli sembrava mai troppo; per che cosa si aveva una femmina? Ora si preoccupa di lei, che nessuno deve sapere. “Puoi rimanere?”, chiede a Giuditta.

- “Fin dopo mezzogiorno; poi devo andare a casa, là hanno bisogno di me”.

- “Puoi venire ancora una volta domani, perché ... “, guarda di sbieco verso la malata.

- “Vedremo”, Giuditta si terrà libera. I suoi giorni sono colmi di molto lavoro.

49. L’uomo passa attraverso i vicoli, cerca in ogni angolo, chiama il ragazzino. Inutile. Dov’è rimasto? Con la coscienza che gli rosicchia, torna indietro. I bambini sono accovacciati impauriti insieme; i più piccoli piangono. La Marba di dieci anni ha cercato inutilmente di tranquillizzarli. Lui vorrebbe sgridarli di nuovo, che cosa può pretendere da una bambina? Lui stesso non lo sa com’è da accudire un bambino piccolo.

50. “Per la miseria di Dio e la morte!”. Dove ci sarebbe un aiuto, almeno, prima per i bambini? Allora Marba guarda Sasju con molta paura, teme anche la sgridata. Lentamente, si sta sciogliendo il giaccio rigido? La corazza che circonda il suo cuore? Lui va a prendere la frusta. I bambini si spingono ancora di più nell’angolo e, …e lui spezza la terribile cosa di tortura.

51. “Vieni qui”, chiama Marba, “guarda: la frusta è spezzata! Non la devi più temere”. La ragazzina si avvicina titubante, sussurrando timidamente: “Volevo chiedere se tu potevi andare a prendere la zia, per i piccoli. Io…

- “Non ce la fai con loro? Vai e chiedi alla zia se vuole aiutare un po’, non lo deve fare gratuitamente”.

52. Colei che si chiama ‘zia’, è nel villaggio l’ostetrica. Ha anche aiutato a venire al mondo i bambini di Borah. Lei stessa ha comunque una famiglia, ma i suoi figli sono adulti. Marba corre via come il vento. Strada facendo le vengono le lacrime, che davanti al padre ha nascosto impaurita. …La buona madre! Che cosa sarà di loro? Che il padre,,, Oh, lei ha patito così tanto, non crede nello sgabello caduto.

53. Si ricorda che stava all’angolo del mercato, quando quell’Uomo ha chiamato a Sé i bambini. Quanto volentieri vi sarebbe accorsa, e solo la paura l’ha tenuta indietro. Ah, Lo ha visto solo da lontano e si sentiva strana, come se stesse anche al Suo Fianco, sentiva le Sue mani, udiva le Sue parole. … Nel frattempo è arrivata alla casa dove abita Chamana, l’ostetrica. Bussa titubante. Sì, i bambini picchiati rimangono timidi.

54. Da questa donna, ogni bambino, ogni neonato che una volta è stato nelle sue mani, ha un sicuro posticino del suo amore, e nessuno che non sentisse questo amore. Una ragazza di vent’anni guarda fuori. “Che cosa c’è?”, chiede subito. Ed è come sua madre, anche lei ha un caldo splendore negli occhi. “Prima entra, la madre è a casa”. Già liberata da un grave peso, Marba segue in una stanza che è chiara e pulita.

55. “Ah, è così, la Marba”. Chamana spinge la bambina su una sedia bassa. “Non è mica di nuovo qualcosa per la via?”. Intende un bambinello. Lei conosce anche la vita della famiglia di Sasju, che vuole avere dodici bambini. Al sesto, lei aveva detto: ‘Smettila finalmente, tua moglie è diventata debole, non posso garantire se alla prossima volta non succeda qualcosa’. Il grossolano aveva solo riso: ‘Ah, no’, aveva brontolato al letto della puerpera. ‘Femmine! Non la facciano così lunga. Un bambino arriverà!’. E poi tutto sarebbe finito. – Chamana accarezza le sottili gote di Marba.

56. “Parla: che cosa c’è? Devo preparare i miei panni?”, Pensa alle fasce e a ciò che serve per la pulizia di una partoriente.

- “No, non arriva, …non arriva nulla”, balbetta Marba. “La mamma è caduta, molto gravemente”, non vuole dire ciò che sospetta. “Ora giace lì, quasi come morta. Al mattino c’è stata Giuditta, la figlia del consigliere della città. Ma anche lei ha molto da fare a casa, perché non ha la madre. Noi bambini, i due più piccoli, ecco…”

57. “…andiamo subito velocemente”. Chamana informa ancora sua figlia di ciò che è da fare, prende per mano Marba, marcia velocemente, che la ragazzina deve formalmente correre. Già davanti alla casa Chamana sente piangere disperatamente i più piccoli, e anche del singhiozzare in qualche angolo. ‘E’ urgente’, pensa la brava donna. ‘Oh, a quel Sasju gliene suono!’. Già qualche uomo doveva lasciarsi dire qualcosa da lei e, …qualcuno si era piegato davanti a lei, quasi sempre perché si aveva bisogno di lei, così e così.

58. Sasju afferra impacciato la sua mano, per dirle grazie per la sua venuta.

- “Lascia stare”, comincia a brontolare lei, “si vede che cosa è suonato da te. Ce l’hai fatta che la tua Borah non può più vivere?”

- “No, madre, non è così”, si svincola Sasju. “Non ti ha raccontato Marba, che lei…”, guarda a Borah, “…è caduta tanto forte ed io non l’ho potuta afferrare, per salvarla dalla disgrazia?”

59. “Raccontalo ad altri!”, gli occhi di Chamana scintillano. La Verità è facilmente riconoscibile. Prima si prende cura dei più piccoli, li lava e li fascia, fa la pappa per dar loro da mangiare, e sotto le sue mani materne si addormentano presto. Poi provvede agli altri bambini, dicendo prima:

60. “Non si può quasi più aiutare Borah, perciò dapprima i bambini. Gli animali gridano, tu stesso li devi foraggiare, per questo non ho tempo. Dopo vado a vedere che cosa può essere con tua moglie”. Che anche Chamana ha conosciuto una volta il Salvatore, lo sanno solo i suoi; e loro tacciono. Loro credono ciò che la madre ha raccontato dell’ “Uomo”.

61. Chissà se lei si dichiarerà pubblicamente per Lui? Lo stava facendo, quando una donna Lo aveva pregato di pensare a sua figlia, tormentata da un demone. Allora si chiamava così la follia [Matt. 15,21-28] e come Lui aveva aiutato da lontano. Più tardi, un giorno aveva incontrato quella donna ed aveva chiesto come stava la figlia. Allora la madre era caduta raggiante di gioia e ringraziando: ‘Lui ha guarito la mia bambina!’

62. Lei c’era pure quando ‘il Galileo’, perseguitato dagli alti giudei, aveva nutrito una folla di uomini con pochi pani e pochi pesci, e la gente si era saziata [Matt. 15,29-39]. Che questi ‘Doni del Cielo’ avevano un altro sapore di quanto veniva preparato nel paese, lo aveva notato. E poi il Suo Discorso: forte e soave, facendo i conti e consolando, destinato ai terreni e – ebbene, sì – appunto, diverso.

63. Qualche fariseo lo aveva sentito; soltanto mai, mai una voce d’uomo sarebbe da confrontare con quella del Galileo. Quando ora si piega su Borah, pensa: ‘Lui potrebbe aiutare!’. Non sospetta che lo stesso giorno, Mathus aveva pronunciato lo stesso a Sasju. Pensando alla sua ira, perché proprio lui – lo sa da tempo – parla male di Lui e si sfoga sui suoi poveri bambini, si trattiene dal menzionare ‘l’unico grande Aiutante’. Perciò ripete solo:

64. “Non sembra che tua moglie guarisca. Il petto è sfondato”, ‘picchiata’, pensa lei con rabbia, “il polmone ha certamente un buco”.

- Sasju è ora certamente preoccupato, ma non ancora fino al punto da ammettere la sua cattiva azione. “Non conosci nessuno…”, chiede frettolosamente, “…un medico. Ce ne devono essere! I romani ne hanno tali, ma non ci si può rivolgere a loro. Noi siamo gli oppressi, loro i dominatori”.

65. “Non lo abbiamo meritato? Israele si è continuamente allontanato da Dio ed ha adulato il servizio agli idoli. Non mi dire che una volta sarebbe stato così. Da quando esistesse solo la Giudea... Ah”, si infervorisce la fedele, “da settecento anni, da quando le nostre dieci tribù sono scomparse, …si è ascoltati i profeti? No! Perciò la Giudea è anche arrivata nella giusta decima (70 anni) in Babilonia. Penso che tu conosca la storia [2° Re cap. 24].

66. E quanti commettono la cattiva usura? Non è questo un servizio idolatro e un… Qui si dice: ‘Uno porti il peso dell’altro’ [Gal. 6,2]. Oh, non ti agitare”, si difende, quando Sasju vuole contraddire, “sarebbe ingiusto, se uno deve trascinare per l’altro. Aha, la tua povera moglie è il tuo peso che tu le hai caricato spietatamente! Quanta fatica sarebbe stata per opera delle tue mani, così tanta che non ne sarebbe crollata!”

67. Sasju si precipita fuori, lo schiaccia il peso della coscienza. No! Lui è un uomo, non ne ha nulla a che fare. Lui ha… In lui bussa come duro ammonimento: ‘Non trovare scuse, la donna ha ragione e… DIO ha ragione, come Egli conduce i Suoi figli uomini’. Quello che loro stessi si rendono difficile, è da eseguire come, …hm, lui lo ha visto quanto difficili si possono svolgere le nascite.

68. Ah, con il parto è già morta qualche donna. Che cosa ne può un uomo? Nulla! ‘Ma picchiare tua moglie che deve morire ancora oggi, per questo devi portare il conto dell’Altissimo’. Sasju si volta,  come una girandola. Si è insinuato da lui un diavolo? Quello che ha sentito… Oppure no, che era come una voce, …era una fantasia? Un Asmodi, …che lo vuole confondere?

69. Nell’ira selvaggia avrebbe quasi picchiato la mucca, perché la sua mano dura non può soffrire. Lui corre sul campo vicino, arraffa del fieno, non badando dove giacciono ancora delle spighe. Ma non può fuggire alla ‘Voce’. Lo tratta…, è attaccata a lui come pece, brucia come zolfo, vi sta come un Leviatan [Giobbe, cap. 40], non lasciandogli nessuna via d’uscita, nessuna fuga.

70. Quando finalmente entra di nuovo nella camera, assiste come l’ostetrica adagia dolcemente la donna. “Ha finito di soffrire”.

- “No!”, grida lui selvaggiamente, “non mi deve lasciare! Non i bambini! Deve rimanere con noi! Maledico Dio! Lui me l’ha tolta!”. Come in preda alla follia, si precipita su Borah, per risvegliarla, scuotendola. Chamana lo butta indietro.

71. “Quello che hai fatto, lo devi ammettere davanti a te stesso; e non ti aiuta nessuna azione di pazzia, meno ancora alla tua povera moglie. Voglio tacere per via dei tuoi bambini; per via di te lo direi all’uomo della città, quello che qui è accaduto. Entra in te, pensa ai tuoi figli! Oltre a questi…”, conta la schiera che si trova ancora nelle fasce, “…manca Retzi. Ma dov’è?”

72. Sasju si asciuga gli occhi bagnati di lacrime. Spesso è solo del sudore che le paure fanno scorrere. “Non so dov’è il ragazzo. L’ho chiamato e cercato, ho... “

- “Risparmiati la parola, e credimi: si sa nel villaggio quale uomo sei. Verrà chiacchierato molto sulla morte di Borah. Devo aiutare. Qualcosa è vera: corporalmente era troppo debole per partorire così tanti figli. Hm…, ha ceduto il cuore”.

73. Che più tardi anche Mathus, che come Chamana ha visto di che cosa è morta Borah, non ha detto anche lo stesso per via dei bambini, …come la levatrice, questo salva Sasju davanti al giudice. Un magro risultato, per svincolarsi dalle paure disperate. Ma da ora in poi avranno pace almeno i bambini, dalla durezza di un padre del mondo disamorevole.

 

 

[indice]

Cap. 2

Prima indicazione all’Uomo buono – Retzi trova un protettore

1. Fuori da un villaggio sotto un cespuglio giace un bambino. Si è trascinato fin qui, nascosto, quando han cominciato a cadere su di lui oscure ombre. Non avrebbe mai potuto dire che erano passati quasi tre giorni, prima che non se ne rendesse veramente conto. Certo, talvolta gli si erano aperti gli occhi, ma i dolori gli avevano tolto il pensare. La sua camicia sporca è incrostata di sangue sulla schiena magra, sulle braccia, sulle gambe. Ora che si è ripreso del tutto di nuovo, striscia verso il vicino fiume, vi si getta dentro e l’acqua fresca gli fa bene. Così viene lavato via anche il sangue.

2. Più tardi il Sole non troppo caldo asciuga la sua roba. Guarda su alla tenda del Cielo. Nessuna immaginazione? Ecco una nuvola bianca da sembrargli come fosse un volto. Due occhi che scintillano dal blu del Cielo attraverso due buchi nelle nuvole, guardano giù a lui, così, …come il buon Uomo al mercato. ‘Se Lo incontrassi di nuovo, …non andrei mai a casa, rimarrei con quell’Uomo’, di cui Retzi sa che Lo si chiama il SALVATORE, e Lo è.

3. Curioso, continua a camminare verso nord. Strada facendo calma la sua fame con della frutta che giace lungo le vie ovunque c’è acqua. Qualche volta bussa a una capanna, perché ha già ben sperimentato che dalle case grandi viene scacciato via, mentre qualche donna e qualche uomo nelle casupole, gli ha dato almeno un pezzo di pane, una volta persino un pezzo di carne.

4. Per molti giorni il bambino cammina da solo attraverso le valli, oltre le colline, prati o zone deserte. Non sa perché, non ha nessuna idea di dove si trovi. Ha un percepire santo, a lui naturalmente ignoto: vede davanti a sé sul sentiero il Volto dell’Uomo buono, che gli viene nel sogno ogni notte, soave, ovunque si trovi in una caverna, sotto un cespuglio oppure qualche volta quando giace all’ombra di una capanna. Un piccino senza genitori né patria  nel mondo!

5. Lui evita impaurito i romani. Ha occhi acuti. Già da lontano vede il pericolo. E’ anche piccolo, perciò lo si ignora facilmente. Pensa con molto spavento alla casa, con disperato dolore a sua madre, ai fratelli; e al, al…  In lui si è spezzato qualcosa, completamente. A ‘lui’ non potrà più dire: “Padre!”, mai più!

6. Pensieroso, affamato, debole, ha visto troppo tardi un romano, e lo incontra vicino a un rivolo. Non ha imparato da nessuna parte che non si deve vagabondare, né elemosinare se, …lo vede un romano. Una mano dura afferra Retzi alle spalle, lo tiene stretto quando lui vuole fuggire. Ma è già abituato a mani dure; soltanto, ora è del tutto diverso. Una volta, a casa aveva sentito che gli stranieri prendono i bambini che non appartengono a nessuno e li tengono come schiavi. Allora dovevano servire i figli dei romani, che di rado non è peggio che per un adulto diventare uno schiavo.

7. Eccetto la sua paura, su Retzi viene qualcosa di inconsciamente non voluto, ma c’è. I suoi begli occhi scuri guardano orgogliosi il romano. E seppur la voce del piccolo suona tremolante, l’uomo armato riconosce il coraggio che dimora il maschietto. “Romano, hai già visto una volta un Uomo i Cui occhi splendono, che Lo si vorrebbe vedere sempre, e che parla come se fosse come avvolto, …che non si deve aver fame, né aver freddo, come se si fosse…”, si blocca, il piccolo non riesce a dire: ‘come se si fosse a casa’.

8. Il romano nasconde un sorriso. E’ toccato. Non è uno dei duri che si trovano ovunque, sì, in ogni paese, in ogni popolo. “Hm, intendi forse che a casa sarebbe meglio?”. Stupito vede come il ragazzino viene veementemente scosso, come nei suoi sguardi giace una grigia tristezza. “Ecco, sei scappato. E ora elemosini. Hai anche già rubato, he?”

9. “Mai!”, assicura Retzi. “Lo ha vietato il nostro Dio; ed io non lo faccio!”

- “Anche quando hai fame?”

- “Dio dà ai bambini, – lo ha detto l’Uomo buono. Mi ha benedetto e mi ha preso forte nel Suo braccio. Ecco, …allora ero, …a casa”. Lacrime scorrono sulle guance molto magre del piccolo. Al romano scintillano gli occhi, a tradimento. Costringendosi, continua a chiedere:

10. “Dove abita il l’Uomo buono? Se lo so, posso portarti da Lui; sembra che ti sei affezionato a Lui. Non hai genitori? Chi è tuo padre? Tua madre?”. Nuove lacrime irrompono scorrendo sul volto del piccolo.

- “Io, …non ho più un padre, lui, …non è appunto un padre. La buona madre è morta”. Anche se Retzi non lo può sapere, gli era sembrato che dopo i colpi non avrebbe potuto continuare a vivere.

11. Il romano omette di chiedere al cinquenne dove abita. Non è quasi possibile che il piccolo lo sappia. Oh, Retzi conosce il nome della sua città paterna, ma non lo direbbe a nessun uomo, per quanto fosse buono. Al buon Uomo lo confiderebbe piano, pensando inconsciamente: ‘Non sarebbe proprio necessario. Lui lo saprebbe già. Lui non rimanderebbe mai Retzi alla disciplina del padre. Mai!’. Di questo ne è convinto.

12. “Che cosa faccio con te?”. Affamato, impaurito il piccolo sta davanti a lui. Darlo in una ricca casa romana …no, non gli piace. Costui, abituato alla spada, non sospetta come una Mano soave tocca il suo interiore, non capisce come lui stesso agisce sotto una ‘costrizione di Luce’. Comincia un monologo che Retzi ascolta, ma pronto alla fuga. Nonostante ciò, non vorrebbe andarsene; lui sta soprattutto sotto quella maestosa Guida che l’uomo in genere riceve dalla Luce, quasi sempre senza conoscerla, e quando è così, …allora quasi sempre senza ringraziamento.

13. ‘Lo porto dai miei amici a Sarepta. Anche lui – hm – è un uomo buono, come il piccolo sogna di Colui che, certamente, non esiste. Uomini sono appunto uomini, e ognuno ha i suoi errori, i suoi difetti, molto più caratteriali che corporei. Sporanato terrà il bambino, lui ama i bambini. Ha con sé una negra che provvede alla casa, anche se io non prenderei mai una tale con me, sia come schiava né così, nella casa. … Ma la Maska nera è in ordine’.

14. “Ecco”, dice concludendo, “ti porto dal mio camerata. Anche se è lontano, ho il mio ordine fino a Sidone, è la stessa via. Dimmi: …”, s’interrompe, quando solo ora vede delle grosse striate sulle gambe e sulle braccia nude del bambino, “…che cosa ti sei fatto?”

- “Guarda la mia schiena”, si lamenta il ragazzino, “poi…”. Il romano solleva qualcosa di strappato, da non chiamare più camiciola, e vede, del tutto scandalizzato, una schiena magra gravemente colpita.

15. “Lo ha fatto il tuo ‘buon Uomo’?”, vuole  ironizzare, perché a tale vista gli fa mancare la parola.

- “Tu”, minaccia il piccolo, “non dire nulla contro di Lui, che ha preso caramente noi bambini nelle Sue Braccia! Non te lo puoi immaginare!”

- “Ah, e le tue ferite?”, Charius, così si chiama il romano, lo porterà con sé da un medico che staziona proprio adesso in Filippi.

- “Ce l’ho già da… da colui… colui…”

- “Lo so!”, Charius accarezza impacciato le guance bagnate di Retzi.

16. Vuoi venire con me?”.

- Il piccolo alza lentamente lo sguardo. C’è qualcosa nel viso del romano che risveglia in lui la fiducia: “Credo che non sei un uomo cattivo, come quello…”. Di nuovo questo blocco, non vuole uscirgli di bocca (papà).

- “Non sarai più picchiato, te lo prometto. Contento?”. – Allora Retzi stringe la sua piccola mano nella grande, in quella abituata alla spada. “Allora vieni!”

17. Uno straniero riesce a far uscire dal bambino ciò che deve stare al giusto posto. Ma se gli fa pensare a una punizione, non gli consentirà mai di portarlo a casa. Anche se a Roma si conosce la Palestina, soprattutto la Giudea, Charius ha l’incarico a continuare ad indagare, conoscendo la patria di Retzi. Pela, che è più un villaggio che una città, un po’ a nord di Gerasa. Si stupisce come la piccola figura maltrattata sia arrivata a Giscala, vicino al lago Merom. Qui aveva raccolto il ragazzino, letteralmente.

18. In Giscala sta il suo cavallo, sul quale fa salire Retzi, e partono cavalcando. Solo perché non abituato, Retzi si è aggrappato alla criniera del cavallo, ma un po’ alla volta ha imparato a stare seduto diritto. Solo la frusta, che il romano lascia frusciare di tanto in tanto, fa formalmente star male il bimbo.

19. “Perché lo fai?”, chiede, quando fanno sosta su un prato.

- “All’animale fa male quanto a me”. Indica le sue ferite.

- “Ma va”, ride Charius, “i cavalli hanno la pelle dura”.

- “Non hai visto come il cavallo si è spaventato, quando sentiva la tua frusta?”

- “Lo hai notato e non sei mai stato seduto su un cavallo?”

20. Retzi afferra la frusta, dicendo: “Mettila via! Il nostro Dio ha creato gli animali, noi non dobbiamo tormentarli. Non sono stato mai da un rabbino, ma ho sentito che il grande Mosè che ha guidato il nostro popolo fuori dall’Egitto, aveva rilasciato una Legge a protezione degli animali. E, …loro non si possono difendere. Trainano carri pesanti, devono correre veloci e… poi… poi,,,”. Il ragazzo guarda triste il cavallo.

21. Charius osserva profondamente colpito. Hm… veramente… Prende di nuovo la frusta, sale sul cavallo, leva Retzi davanti a sé sulla sella e dice: “Sai, senza frusta non si può governare nessun cavallo, sono forti e devono sentire che hanno da obbedire. Ma hai ragione; ora non colpirò più il mio cavallo, lo spronerò solo così leggermente, cos셔. Gli fa vedere come si spinge avanti l’animale con leggere carezze.

22. Retzi ride a rischio di scivolare giù, e dice: “Ora drizza le orecchie, prima erano abbassate all’indietro”.

- “Sei molto attento, farai ancora cose grandi. Bene! Presto saremo a Filippi, là riposiamo per un po’, là verranno guarite le tue ferite”. Charius ha notato che le ferite sanguinano ancora di tanto in tanto. Chissà che cosa è successo al piccolo, …no, ‘così non vengono trattati da noi i bambini’, pensa lui, e non ricorda che fra ogni popolo, e non sono pochi, persino delle donne, che sfogano la loro rabbia ed altro, sui bambini, animali e schiavi.

23. Alla sera successiva vedono Filippi, dove dimora una grande truppa dell’esercito. Charius, che è la guida di un gruppo, si annuncia dal superiore. Presso la ciurmaglia affida a un soldato bonario il ragazzino. “Non preoccuparti”, consola Retzi quando lui gli si aggrappa, “vengo poi a prenderti”. L’uomo dà da mangiare al piccolo, lo adagia su una coperta e dice allegro: “Ora dormi, sembri stanco”. Su un particolare cenno di Charius, ignora i maltrattamenti.

24. Questo da gli ordini su ciò che c’era da fare, svolge in fretta il compito e dopo va in cerca del medico. Meno male, lui conosce il dottore già da anni, allora è facile chiamarlo dalla ciurma. Quando il medico vede le ferite, alcune molto profonde e lunghe, guarda Charius con occhi lucidi. Non ha bisogno di fare la domanda ‘chi lo ha fatto’. Che non lo ha fatto un Charius, e certamente nessun romano, è chiaro. Retzi dorme molto profondamente. Charius riferisce ciò che è venuto a sapere, anche la ‘faccenda dell’Uomo buono’.

25. “Ascolta”, dice il medico, “dev’esserci Uno che passa attraverso tutta la Giudea, fin nel sud e nel nord. Lui – non posso crederlo – avrebbe guarito dei posseduti, persino lebbrosi, senza unguento né tintura, semplicemente con la Parola. Abbiamo già l’ordine di badare a Lui. Lui non dice nulla contro Roma. Come si sente, persino i nostri alti hanno parlato con Lui. Ad un comandante aveva guarito il servo, pensa: da lontano [Luca 7,2-10].

26. Il comandante lo ha raccontato ovunque e riferito persino a Roma. Costui è certamente credibile e dev’essere vero. Veramente appartiene alla parentela del trono, in ogni caso alla famiglia di Cirenio nel frattempo deceduto. Ebbene, …ci saranno delle cose che noi uomini che non comprendiamo, che per noi sono irraggiungibili, come il Cielo su di noi”. Il medico si schiarisce la gola imbarazzato.

27. “È già strano”, continua a dire, “viviamo di luce e pioggia, di quello che dà il cielo. Non lo possiamo toccare. Hm… forse…”.

- Charius annuisce. E’ enigmatico! Ci circondano, li dobbiamo conoscere, riconoscere; e chi li può comprendere? Similmente capita ai due uomini.

28. All’improvviso il bimbo salta su. “No”, grida selvaggio. Si è svegliato da un cattivo sogno che lo ha sorpreso: il volto del padre, duramente sfigurato, e la frusta cadeva continuamente su di lui. Il medico, un buon conoscitore di uomini, dice sommesso: “Un sogno, lascia fare a me”, fermando la mano di Charius che vorrebbe svegliare del tutto il fanciullo. Costui lo sveglia lentamente, amorevolmente.

29. “Allora, mio bambino? Guarda il bel Sole e tanti uomini cari intorno a te. Fammi vedere la tua schiena”. Parla intenzionalmente con leggerezza. “Non è così grave, ti passo sopra un unguento e in un paio di giorni sei di nuovo in piedi”.

- “Era… era…”. Retzi si asciuga l’umido dagli occhi. Il medico lo tranquillizza, mentre esagera ridendo:

30. “Nel sogno, ero già persino una volta morto?”. Con prudenza spalma il suo unguento sulle ferite. A quel tempo, un medico, come ogni legionario, prestava un duro servizio, e nonostante ciò riusciva a conservarsi il buon animo.

- “Brucia”, singhiozza Retzi, e si vuole ritrarre. Charius lo tiene fermo. “È solo per il momento, poi passa in fretta. Fa attenzione, domani non hai più dolori”.

*

31. Nonostante l’interessante vita (militare), a Retzi non passa di mente il ‘buon Uomo’ (Gesù). Là viene assistito, riceve dei giusti vestiti, naturalmente romani. Ma ricorda che Egli ha promesso ai bambini che non doveva importare l’esteriore, se il cuore dell’uomo era una dimora per il bene, per i Comandamenti di Dio, per l’amore per il prossimo, e si doveva evitare ogni male.

32. Il fanciullo non ha dimenticato nulla; è anche del tutto diverso di quando era a casa. Certo, la madre dava ai bambini qualche buona parola, li avvertiva, si faceva aiutare secondo la loro età, secondo la loro forza. Altrimenti…? Non c’era da stupirsi se poi un tale ‘buon Uomo’ dicesse qualcosa per i bambini che per via della bontà, dell’amore, restasse loro indimenticabile. Oh, i bambini si ricordano del bene, molto meglio che la gente adulta. E se era accaduto qui, pronunciato dal SALVATORE, che era venuto sulla Terra per la redenzione, allora certamente rimaneva fissa la buona Parola, come semenza dal Cielo.

33. Il bimbo sta seduto sovente in una qualsiasi piazza. I legionari gli vogliono bene, perché da bambino ha dovuto sopportare così tanto. Nonostante il servizio, a volte il medico rimane anche da Retzi; e Charius, che non è sottoposto al regolamento del campo, non lo perde mai d’occhio. E’ una serata mite, il campo diventa calmo, a parte le ronde e le guardie esterne, allora Charius e il medico prendono il bambino fra loro.

34. Oh, sì, si sono sentite certe cose di quell’Uomo, deriso, interrogato nell’interiore, soltanto in luoghi lontani si sa troppo poco del ‘Salvatore di tutte le ferite’! Che con ciò si pensa esclusivamente – ancora – al corporeo, non c’è da stupirsi, perché non si sa nulla della malattia dell’anima,. 

35. Charius, per l’appunto, chiede: “Dimmi, caro Retzi, sei un bimbo sveglio, e racconterai ciò che sai realmente? Vero?”.

- Retzi annuisce: “Quello che io so”.

- E il romano: “Sei bravo. Ora raccontaci una volta com’era quell’Uomo’. Mi hai detto che avrebbe spinto da sé gli adulti, per far posto intorno a Sé ad un gregge di piccoli bambini. E’ vero, così?”

36. “Certamente!”. Il piccolo guarda apertamente i due alti. “Noi bambini ci saremmo volentieri spinti avanti, ma gli adulti non lo hanno permesso. Alcuni gridavano forte. Ci siamo tenuti per mano, in parte per paura. Intanto, dove c’era qualche spazio, Lo potevamo vedere, ed io, per primo, ho subito detto: ‘Lui è buono’. soprattutto dicendo questo ho pensato a… a…”.

37. “Ora non ci pensare”, Charius gli accarezza la testolina. Retzi si strofina gli occhi. Non è un bambino piagnucolone, ma pensando alla madre, ai fratelli – allora capita presto qualche lacrima. Anche il medico accarezza le guance di Retzi. “Parla pure, vorremmo sentire altro dell’Uomo che tu chiami Buono”.

- Retzi è subito consolato.

38. “Sì, io ho sentito quello che Lui ha detto alla gente adulta: ‘La Mia Luce sia il lume al vostro piede!’. Avrei quasi riso, perché Lui non portava con Sé nessuna lampada. Ma allora ho visto i Suoi occhi, e mi è sembrato, anche se non lo comprendevo, come se i Suoi occhi risplendessero come una Luce; ed ho pensato: ‘Chissà se intende questa come la Luce ai piedi?’. Una volta sono tornato tardi a casa con la mamma. Lei portava una lampada riempita con l’olio, ha illuminato la nostra via perché non splendevano né la Luna né le stelle. ‘Forse’, mi è sembrato, ‘Lui lo aveva inteso così’.

39. Ma già Lui disse, per la rabbia degli adulti, come ho poi notato: ‘Date spazio ai piccoli che vogliono venire a Me!’. E quando non volevano subito fare posto, Egli esclamò forte:

‘Se non diventate come i bambini,

non giungerete affatto nel Regno del Cielo!’

40. Ha detto ancora di più; non riesco a ricordare tutto, ma è stato precisamente ciò che racconto. C’erano poi degli uomini che stavano sempre intorno a Lui (i discepoli), …come un buon amico della mamma che ho saputo si chiamava Matthus. Loro facevano posto per noi.

41. Quanto eravamo contenti! Lui spalancava le Braccia e prendeva ognuno di noi al Suo Cuore. Lui diceva: ‘Dio è l’Amore! Egli è buono!’. Noi eravamo piccoli, due soli bambini che andavano nella sinagoga, ma sapevamo che si insegnava un Jehova severo e indulgente, che punisce iracondo anche i più piccoli errori. Invece presso ‘qelll’Uomo’ era tutto diverso. Veramente ho pensato: ‘Se Egli fosse Dio-Zebaot, Gli si potrebbe dire tutto facilmente, se si era disobbedienti oppure anche qualche volta cattivi’, oppure… ebbene…”

42. “Come sono i bambini…”, ride il medico. “Sai, Retzi, noi, gente grande, anche una volta siamo stati piccoli. Se si pensa a questo, che si facevano certe cose, che non è stato per nulla buono, …hm, vorrei ben pensare che l’Uomo buono ci avrebbe una volta volentieri aiutato”.

- “Ma Egli lo fa anche ora”. Retzi lo esclama molto deciso. “Lui poi ha ancora detto molto che non ho potuto comprendere bene, e questo era pensato per la gente grande. Una cosa la ricordo: ‘Sono venuto per rendere beato ciò che è perduto’, e perduto sarebbe colui che fa del male e diffonde dispiacere”.

43. Stupiti, i due romani si guardano l'un l'altro. Il dottore pensa alla sua vita com’era stata finora, non ultimo a qualche ingiustizia, agli dèi, ai quali i legionari non tenevano quasi nulla. In realtà, …se ci si perdeva dopo la morte, nessuno se lo era mai chiesto. Retzi, ignaro di ciò che pensavano quegli uomini, continua:

44. “L’amico di casa, Mathus, sovente andava da quest’Uomo e sapeva molto di Lui, anche, che Lui aveva guarito molti malati. Uno cieco, uno che non poteva udire e anche quelli che vengono cacciati via, i lebbrosi, e molti altri. Ma io stesso questo non lo so; ma Mathus è molto religioso, e non avrebbe mai detto nulla che non fosse la verità. E’ da credere quello che ha udito, che lui ha visto”.

45. “È tempo di dormire! Vieni nella tenda, Retzi”. Oh, quanto volentieri obbedisce il ragazzino, dato che sente appunto la protezione che prima ha avuto solo da sua madre, e non era quasi mai possibile, perché… Con questo pensiero si addormenta, non senza riflettere ancora: ‘Se anche Lui...’. Ah, sì, ci sarà sempre qualcosa con cui fare i conti; ma ci si chiede il come viene fatta la resa dei conti. Questo il ragazzino non lo comprende ancora; per questo è troppo giovane.

46. “Che cosa ne pensi?”, chiede il medico.

- “Difficile da dire”. Charius alza un po’ le spalle. “Nella Giudea, nella Galilea, veniva detto, lodato, litigato  molto su di Lui, mentre, …non si sa davvero come sarebbe da distinguere. …A Lui sono molto attaccati i poveri che sovente sono stati aiutati da Lui, persino come si riferisce, con una nutrizione, e sarebbero stati un paio di migliaia. Ebbene, non è quasi da credere. Allora Lui avrebbe dovuto avere molti aiutanti, e soprattutto ricchi, per procurare tutto questo.

47. Lui andrebbe sempre con dodici uomini, giovani e anziani. Ma è vero questo: che degli alti romani si sono radunati spesso intorno a Lui, ed Egli avrebbe insegnato loro molto[1], come finora non lo aveva potuto comprendere  nessun uomo. Una volta me lo ha sussurrato uno dei nostri alti, che da un simile Maestro di Sapienza aveva sentito così tanto sapere inaudito, poiché Egli avrebbe rivelato certi enigmi del mondo, e che conoscerebbe anche precisamente la costituzione della Terra”.

48. “A Roma”, dice il medico, “si sente parlare di Lui, dello Strano. Sarebbe un ciarlatano, sacrificherebbe soprattutto bambini e quant’altro. Una cosa non si è mai detta certamente: che cospirasse contro Roma! Non credo che il piccolo Retzi confabuli. Se Costui raccoglie i bambini intorno a Sé, li ama, …non li sacrificherebbe. Cosa che, …come so, …ha fatto una volta il dio siriano Nisroch. Oppure altri. In ogni caso è vero: ciò che succede non coincide con le chiacchiere a Roma, e puoi tranquillamente ridere, Charius. Mi sembra che ora dovrei credere in Lui”.

49. “Nessun motivo per ridere! A me succede già da un po’ così da quando ho sentito molto. E’ solo peccato che io stesso non L’abbia mai visto. Conoscere da sé è diverso che credere solo qualcosa, dall’aver sentito dire, ma dato che qualcuno dei nostri alti, come il comandante (Cornelio) al quale è stato guarito il servo, conoscendolo e, …riconoscendoLo, si potrebbe anche approfittare dell’aver sentito dire”.

50. “E che cosa?”, chiede il medico. “Se potessi definirLo, mi sentirei molto meglio”, sospira profondamente Charius. “Allora possederei il definitivum, ciò che pretendiamo dal mondo, dalla professione”.

- “Aspettiamo! Io penso che se ci occupiamo di Lui, verremo a sapere ancora di più, oppure Lo incontreremo noi stessi in qualche modo da qualche parte”.

- “Per me non è quasi possibile, dato che devo andare a Sarepta. “

- “Per sempre?”

- “Non lo so ancora, là riceverò i prossimi ordini”.

- “Penso quasi che Egli li guiderà per te”.

- “Hm, sarebbe bello, devo appunto imparare ancora a credere come un infante, come lo può Retzi”.

51. Che cosa sarà poi del bambino?”

- “Dapprima lo sistemo da amici, buona famiglia con tre figli. Preferirei tenerlo del tutto con me. Ma in servizio: – come dev’essere possibile?”

- “Posso darti un consiglio?”

- “Sempre, dottore, un buon consiglio è quasi sempre caro, ma il tuo è anche buono”.

- “E va bene. Per il momento sistema il ragazzo in Sarepta; portare un bambino qua e là non è bene. Se poi sai dove stazionerai per sempre, cosa che è possibile anche da noi, allora vai di nuovo a prendere il bimbo. Ho notato che lui ti si è molto affezionato, come se tu fossi il padre”.

52. “Appunto! Lui è un bambino giudeo, ai romani del tutto estraneo, ma gli ho subito voluto bene. Potrà essere perché era stato picchiato ed ha pesato solo la compassione, ma sulla via per venire qui ho capito che il cinquenne è intelligente e aperto, amante della verità. L’ho messo alla prova senza che se ne sia accorto. Vedremo come vanno le cose. Domani devo proseguire; mi dispiace separarmi da lui”.

53. “Ebbene, io ho già visto che gli amici si rincontrano una volta, anche se noi – ammettiamolo – dominiamo tutto il mondo”.

- “D’accordo con la prima cosa; per la seconda…”. Charius fa una lunga pausa. “Che cosa sarà un giorno di Roma?”

- “Sta zitto!”, il medico si guarda velocemente intorno. È una fortuna che nessuno origli. Purtroppo non si è più sicuri di cadere in una rete; e ci sono abbastanza invidiosi che, da un filino, ti contorcono canapi.

54. Charius conferma sussurrando: “Noi e molti altri abbiamo le informazioni: più l’uomo si eleva in alto, più profonda è la sua caduta, …quasi sempre. In primo luogo può applicarsi solo per l’esteriore; ma anche ciò che si chiama interiore è sottoposto alla stessa Legge dell’obbligo: prima in alto, poi in basso! Certo, …camminare sempre solo sullo stesso piano? Procura davvero qualcosa?”

55. “Se inoltre si pensa al Galileo (Gesù), hai ragione. Per quanto finora riconosciuto o solo sentito, intendo ciò che è credibile, allora sale ripidamente in alto, nel pensare, nella conoscenza e nel riconoscere, e non ultimo nella carità, nell’amore per il prossimo e così via. Allora ‘l’alto’ potrà essere diverso che il nostro povero ergersi davanti al mondo, splendere, arricchirsi, vantarsi. Sarebbe bello se noi, entrambi, un giorno Lui… hm... “, il medico non ha bisogno di dire ciò che entrambi desiderano di cuore: Imparare a conoscere essi stessi quell‘Uomo’, che fino a Roma fa parlare così tanto di Sé.

 

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Cap. 3

A Sarepta – Per Retzi, un romano che conosce Gesù

Un amico commerciante da convincere

1. Che cosa? Mi porti un bambino giudeo?”. Il padrone di casa, una figura imponente, di per sé uno sguardo buono nei suoi occhi un po’ chiari, guarda Charius non proprio gentile. E’ un funzionario romano, non appartiene al servizio dell’esercito ed ha fatto del bene in Sarepta per la città, di più di quanto si era aspettato da lui. Per non confondere subito il bimbo, lo spinge verso una schiava che governa la cucina. “Vai, Maska, porta con te il piccolo e dagli qualcosa da mangiare; sarà affamato”.

2. Retzi afferra supplicando la mano di Charius. “Niente paura, non ti succede niente, per un po’ io rimango qui”. Il ragazzino segue malvolentieri quella schiava. Quando questa posa la sua mano scura sulla sua spalla e lo stringe a sé, la grande paura di Retzi scompare un po’ alla volta. Ebbene, lui è un bambino, ha fame, e quello che gli viene offerto è buono, nonostante il cibo sia diverso di quanto esisteva a casa.

3. “Ecco, vecchio amico, ora racconta quello che hai scaricato da te, e bensì a me. Non lo avresti fatto senza motivo, per questo ti conosco troppo bene”.

- “Ne sono contento, Sporanato, lo hai percepito subito che è successo qualcosa di speciale”. Dapprima Charius racconta in quale modo e come ha trovato Retzi.

4. “Ma, non so”, interviene il padrone di casa, “un giudeo che tratta così i propri figli, – ma che pezzente è?”

- “Non lo so”, risponde Charius, “non lo conosco. In genere non ho visto nulla del genere nella Giudea. I genitori amano i loro figli e non ci si deve avvicinare alle ragazze; allora vanno sulle barricate le madri, soprattutto i padri.

5. Retzi stesso ha visto quell’Uomo, quello Strano, del quale avrai certamente sentito, ed ha parlato con Lui. Più giusto: Lui con più bambini”.

- “Solo con loro?”

- “Che cosa pensi! Tutta la Galilea, la Giudea, i paesi limitrofi parlano solo di Lui. Il fatto è ciò che in genere non si vuole credere, chi non  Lo conosce personalmente: Lui fa davvero dei miracoli! Guarisce i malati, insegna un’inaudita sapienza ed ammonisce gli uomini ad essere buoni. Gli sono un abominio le guerre, oppressioni, appunto tutto il male. Ma dove Lui trova uomini che si sono ammalati attraverso cattiveria, Lui aiuta comunque, ammonendo seriamente e gentilmente.

6. Così Lui, quello che mi ha detto un testimone oculare, ha aiutato un uomo che era stato malato per lunghi trentotto anni, ma avrebbe sottolineato subito: ‘Non peccare più d’ora in poi!’ [Giov. 5,5]. Non dev’essere penetrato nulla fin qui di Lui? Oppure sì?”, Charius guarda indagando Sporanato.

- Costui alza la sua testa, non è da ignorare: non se ne vuole occupare! Ma di fronte ad un amico da tempo affermato? Si dà una spinta.

7. “Tienilo per te ciò che ti confido: con il silenzio è già stato aiutato qualche uomo, forse anche quel Galileo”.

- “Lui? Dove sono i molti romani intorno a Lui? Chiedono per sé qualche consiglio, ed è realmente vero, Sporanato! Lo proteggono contro la Sua stessa gente, i farisei. Loro Lo odiano perché sa mostrare la loro falsità e nullità fino in fondo e le cose più segrete che avvengono nel Consiglio del tempio. Credilo: un fariseo si staccherebbe piuttosto la lingua a morsi, prima di ammettere ciò che succede sotto la loro oscura coperta”.

8. “Spie ce ne sono ovunque, mio caro! Se penso a Roma, ai greci a noi avversi, mi cade quasi l’elmo dalla testa”.

- “Certo! Ma tra i farisei lo ha potuto fare solo uno in grado di arrivare alla comprensione e, com’è successo, è strisciato dal Nazareno (Nicodemo). Loro sono furbi a coprire qualcosa per via del popolo. La folla è presto sobillata, purtroppo quasi sempre al male. Il bene è quasi sempre appeso alla fine.

9. Proprio degli alti romani tengono molto a quest’Uomo il cui nome è GESU’. Non è da sospettare che mettano proprio nelle mani dei templari questo Maestro di sapienza, Benefattore e quant’altro Egli sia ancora”.

- “Non certamente con l’intenzione”, aggiunge Sporanato. “Chi come me ha a che fare con il popolo, sovente della folla rozza, e non ha importanza quale popolo è da governare, sa quanto presto si voltano favore e sfavore, il favore come foglie secche che il vento disperde”.

10. Charius deve fare di nuovo un sospiro; ha già visto molto. Chissà? “Il popolo, intendo la Giudea, mi fa pena; da centinaia di anni dipende dai sacerdoti, dei quali purtroppo sono pochi da chiamare buoni. Proprio questi ultimi vengono oppressi, persino assassinati nelle proprie file (Zaccaria p.e.). Nemmeno i re hanno avuto più potere di quanto ne hanno i templari”.

- “Appunto! Durante le nostre feste agli déi, …ora, questo sia ignorato.

11. Ma se, …allora non metto la mia mano nel fuoco per Lui, …non quello dei templari, e credimi: ho sentito molto del loro Consiglio, …Gli torceranno la corda. Una volta Pilato si è lamentato con me della sua pena. Senza i templari, …ce la farebbe bene con il popolo; ma quelli siedono già a Roma su una sedia abbastanza salda”.

- “Davvero?”

- “Sì, allora…”

- ‘No’, si tranquillizza Charius, ‘nessun romano si lascia fuorviare, meno ancora un procuratore’

*

12. Oh, quanto poco tempo passerà sul mondo, quando – troppo tardi – apprenderà che cosa si combinerà con Lui, il ‘buon Uomo’, tramite Pilato e tali suoi aiutanti, …ovunque, attraverso i templari! Una volta (Venerdì Santo) se la dovrà vedere il popolo.

13. La Luce Lo tiene ancora coperto, con grande pienezza di Grazia. Anche Giuda spera ancora nella liberazione, naturalmente dal peso di Roma, come lui la chiama in segreto[2]. Del ‘peso dell’anima’ – ah, chi se ne vorrà liberare? – si dovrebbe arrivare alla conoscenza (della crocifissione). Ma quanto più pesante sarà questa, …di qualsiasi peso di questo mondo. – Chi se lo chiede ora?

*

14. Charius si alza e dà la mano all’amico. “Ne parleremo ancora, restiamo in contatto. Voglio dapprima provvedere a Retzi. Lo puoi tenere con te? Dev’essere temporaneo. Dato che come te sono un funzionario, nonostante il sevizio dell’esercito, devo avere un’occupazione fissa. Allora prendo il bambino con me. L’ho trovato, lo vorrei tenere”.

- “Ne sono contento per il bimbo. Sai, i miei figli non sono facilmente governabili; questo piccolo non deve soffrire da me”.

15. “Mi sei abbastanza di garanzia; da te è all’opera la giustizia di casa. Tua moglie ha un buon carattere, non lascerà scappare il piccolo”.

- “Hm”, brontola Sporanato, di nascosto lusingato, dovrà dire qualche parola forte qua e là. “Dove vai a prendere l’ordine?”

- “Nel comando centrale locale. Speravo veramente di prendere il rotolo da te”.

- “Vengo con te, è possibile che non mi sia stato ancora consegnato, anche se già firmato. Veramente, fa parte della mia funzione”.

16. Vanno a cercare Retzi. Maska si è occupata bene di lui. Vedendo Charius, Retzi gli corre nelle braccia. “Posso rimanere adesso con te?”

- “Non ancora, sii bravo, dal nostro padre di casa”, indica Sporanato, il quale accarezza capelli e guance del bimbo. “Starai bene. Vengo a prenderti appena posso, anche se ci vorrà un paio di settimane”.

17. “Settimane…?”

- “Passano veloci, Retzi”, sorride Sporanato. “Ho tre figli, puoi giocare con loro e, se vuoi, anche imparare”. Lo dice perché ha assunto un proprio rettore.

- “Oh!”, gli occhi di Retzi scintillano. “Voglio imparare molto!”

- “Allora hai finito di preoccuparti, ragazzo”. Sotto la protezione di Maska che come schiava occupa una posizione particolare nella casa, i bambini vanno d’accordo.

*

18. Davanti alla città il commando centrale ha un campo recintato. I due uomini vanno lì. E’ guidato? Da chi? Il superiore, un uomo severo profondamente giusto, consegna a Charius il rotolo. “Sicuramente non sei contento di occupare un luogo alla frontiera”. Va a prendere una carta segnata con delle strisce. “Ecco”, indica un punto, “il luogo si chiama Dan, ad ovest di Cesarea di Filippi. Il confine è di certo ardente, ma in Filippi trovi sostegno”.

19. “Non mi è estranea la zona. I frontalieri litigano sovente, quantunque la sorveglianza, si va di là e di qua. E’ sbagliato dare la colpa solo ad una parte. Anche se è difficile, sono contento di possedere un posto fisso. Le truppe sorvegliano particolarmente i confini; di conseguenza mi sarà possibile farmi prestare dell’aiuto, se questo fosse necessario”.

*

20. “Non fare troppo affidamento su questo”, avverte Sporanato dopo che sono ritornati a casa. “Rimani ancora con me per uno o due giorni, se vuoi”.

- “Lo vorrei. Non parto oggi, solo domani mattina. Prima mi consolido il mio posto, prima vengo a prendere il mio Retzi”.

- L’altro ride. “Ecco, ‘mio’ Retzi è detto bene. Ma sono contento per il piccolo”.

21. Alla stessa sera i due romani sono seduti di fronte a un bicchiere; arriva un conoscente di Sporanato, e chiede di potersi invitare al bicchiere di vino. Presentato in modo allegro, il padrone di casa non glielo può negare, anche se Charius e lui avrebbero voluto conversare ancora su quel Galileo. Nel corso del discorso il visitatore comincia da se stesso a farlo; gli amici, per via di lui, avevano parlato solo di politica, economia e cose superflue.

22. “Ho conosciuto uno Strano”, comincia l’ospite di nome Marchonas. “Chissà, che cosa si deve pensare di Lui. Fa una strana impressione. Sporanato, mi conosci. Come commerciante si osserva più da vicino la gente, la si comprende anche, almeno in genere. Nel mio viaggio d’affari sono arrivato fino a Capernaum, una località a nord della Galilea.

23. Grazie al privilegio romano io passo con i miei animali oppure coi carri anche i confini. Vi stupirete! Su una collina stava un Uomo nel suo mantello bianco, un paio di uomini strettamente intorno a Lui, ma in modo tale che Costui si poteva rivolgere ad una grande folla che si era radunata lungo il pendio: uomini, donne, templari.

24. Lui – ma chi può crederlo? – deve aver richiamato un morto dalla tomba e pure risvegliato uno dalla bara (Lazzaro e il giovane di Nain). In ogni caso, Lui parlava in modo molto impressionante, veramente modesto, non con grande slancio, come lo fanno i nostri relatori. Poi Lui avrebbe detto ad una donna, come mi è stato sussurrato da una donna (Martha), mentre dalla folla suonava una risata:

25. ‘Io sono la resurrezione e la vita; chi crede in Me, vivrà, anche se muore. E chi vive e crede in Me, non morrà in eterno!’ [Giov. 11,25]. Lui stesso ha parlato alla folla dell’evento.

26. Qualcuno ha gridato: ‘Puoi vivere, se muori? Giovane Uomo, che cosa sai Tu della vita e della morte?’ Allora è salito un po’ più in alto, il Suo volto aveva un aspetto del tutto diverso, mentre diceva: ‘Io sono più vecchio della Creazione; prima che questa fosse, Io ero!’. Poi è sceso dalla collina con una piccola schiera. E’ successo quasi un tumulto. Diversi templari – ebbene, ne conosco alcuni, piuttosto meglio evitarli – gesticolavano alla folla. Ma non hanno avuto molto successo.

27. Un uomo dignitoso si è spinto avanti, indicava due templari, gli altri erano scomparsi del tutto sconvolti, ed ha esclamato: ‘Non lo potete negare: eravate presenti come me e molti hanno visto come il morto è tornato in vita. Lui’, ha indicato nella direzione dove era andato lo Strano con la piccola schiera, ‘fa molti miracoli, autentici, ben inteso! Guarisce malati, aiuta i poveri, consola e promette il Cielo. Nessuna rovina, come fanno la maggior parte dei templari. Per fortuna che ci sono anche dei buoni da voi!’

28. Dunque”, il commerciante si rivolge ai romani, “io mi sono avvicinato all’uomo che aveva dato testimonianza del grande Oratore. Ed è anche capitato questo: costui mi ha raccontato molto di Lui, del Galileo, Lo chiamava ‘Messia’. Non quello che ci si aspetta in genere, che deve rendere grande e magnifica la Giudea come sarebbe stato una volta sotto Salomone, ma un Messia che si deve chiamare ‘SALVATORE’, perché Lui guarisce ed aiuta.

29. Ha liquidato i templari con serietà e bontà; e stato come battere al vento. Il popolo Gli è affezionato ma, …per quanto tempo? I superiori della Giudea non danno pace, e questo, contro Roma, mentre il Nazareno è solo il loro scudo di copertura. Per una qualsiasi cattiva azione vogliono cacciare voi romani dal paese. Non con Lui! Questo giammai! Non ho mai sentito che Lui abbia parlato contro Roma, ma solo contro tutto il mondo, e con ciò è da intendere esclusivamente gli uomini cattivi”.

30. Sporanato è assai scettico che si possa aver successo contro di loro. “Hm”, si rivolge a Marchonas, “credo volentieri che il Galileo non istighi contro di noi. Tuttavia, gli alti hanno inviato degli agenti a Roma, e anche là non metto la mia mano nel fuoco che la Giudea…”. – Sul loro mondo, fin dove le legioni di Roma calpestano le loro vie, pendono già delle nuvole temporalesche, ed è imprevedibile quando, dove e come essi naufragheranno. Da uomo istruito, presagisce da tempo che anche il suo popolo, i romani, saranno colpiti da queste scure nuvole, …in qualche momento.

31. Charius disturba i pensieri: “La penso come voi; il Nazareno, come lo si chiama con scherno, è spiritualmente troppo elevato per occuparsi del povero atteggiamento mondano, e d’altra parte, con lo sguardo, Lui abbraccia molto più che il nostro piccolo mondo. Lui potrà sorridere un po’ in Se stesso quando vede il ‘viavai’, quanto rapidamente un popolo può essere persino portato nella tomba, ma sarà più serio e triste – detto per il mondo – se si considera che Egli, se le Sue parole sono vere, ‘sarebbe più vecchio che la stessa Creazione’. (allora) Lui stesso non possiede nessuno dei sentimenti umani.

32. Questo non esclude, di comprendere, come l’uomo si renda difficile il suo percorso nel su e giù, come si aggrappi inutilmente a cose che saranno soffiate via con la tomba, come se non ci fosse mai stato nulla di queste. Se Egli non lo percepisse, non potrebbe mai parlare così fedelmente ai Suoi figli degli uomini, aiutarli, guarirli, consolarli, e chissà quanto’altro ancora di quello che può fare e fà!

33. Siete stupiti? Anche tu, Marchonas, dato che Lo hai sentito, Lo hai visto, perché io ho parlato dei ‘Suoi figli umani? Credetelo oppure no, io Lo considero DIO, l’UNO, che esiste eternamente ed unicamente! Mai, anche se retrocediamo nella storia del mondo fino al suo principio, se potessimo, era mai stato inventato (riconosciuto) un Uomo che ha fatto, insegnato e rivelato una Sapienza, che cerca un suo pari!

34. Oh, sì, l’enigma rimane, forse magari anche fino alla fine di questo mondo, del quale Egli deve aver parlato di quanto un Dio si è umiliato come Uomo per quanto possibile. Esteriormente non Si dà e non Si mostra diverso per non far sentire il confine che esiste fra Lui e noi. Con me fu lo stesso quando ho sentito di Lui, …e L’ho incontrato”. Dunque, Charius dichiara di conoscere il Salvatore, pur se non del tutto da vicino, “…come se le Sue mani tendessero oltre questo confine, come se portassero ogni singolo di là, così – hm – a Sé.

35. E’ difficile da descrivere; solo il sentimento può portare chiarezza. Ognuno lo deve fare per se stesso. Uno ne può testimoniare, può preparare la piccola via alla Luce della verità ma, …ognuno la deve percorrere da se stesso. Al nostro amico Marchonas questo non è difficile, dopo che lui…”, Charius annuisce verso il commerciante, “…ha visto – ebbene sì – il SALVATORE, ed ha udito la Sua Parola, ha visto le Sue inaudite azioni.

36. Anche se io L’ho visto, più da lontano, per me è stato subito chiaro: Lui è uno particolare, non uno strano come certi dicono con scherno. Sporanato ha persino accolto il meglio: credere in Lui senza averLo conosciuto!”

- “Non è come la pensi tu, Charius; si deve essere in grado di esaminare per arrivare alla chiarezza. Io non dubito solo sul fatto che il Galileo abbia una posizione chiave in tutta la storia del mondo come Uomo, perché non la si può decifrare, alla quale – in ciò ti dò ragione – possiamo solo credere”.

37. “Appunto! Lui deve aver detto per via della grande tiepidezza di fede per via delle Sue parole e azioni: ‘Se avete fede quanto un granel di senape, allora potrete dire a questo monte: passa di qui là, e passerà, e niente vi sarà impossibile’ [Matt. 17,20]. Uno di Gerusalemme me lo ha raccontato. Lui era presente. Lo si avrebbe deriso ad alta voce e gli hanno detto di farlo Lui stesso. Ma non avrebbe inteso nessun monte di roccia, ma quelle rigide rocce nell’animo degli uomini, la loro assenza di fede, la loro ‘vita senza amore’, e quant’altro che separa noi uomini dal Cielo.

38. Dopo, solo pochi Lo avrebbero seguito e chiedendoGli: ‘Maestro, come lo hai inteso?’. A questi, Egli avrebbe appunto ottimamente spiegato la Sua Sapienza, irradiando sopratutto l’incomprensione, la scarsa fede, il ‘non-voler-riconoscere’ chi Egli fosse, ma avrebbe testimoniato appunto attraverso la parola e l’azione, il perché era venuto dagli uomini e chi Egli fosse.

39. Quelli di Gerusalemme erano sovente intorno al Galileo, ed avrebbero notato che se intorno a Lui erano in pochi, allora a questi tali che Gli erano affezionati Lui avrebbe parlato di Sé sempre nella ‘Persona dell’Io’, ma alla folla, come ‘Figlio del Padre’. Da notare che Lui non sarebbe una seconda Persona, ma sarebbe comparso allo scopo della redenzione di tutti i poveri pari oppure come ‘il Figliuol dell’Uomo’. Lui ha parlato persino di una ‘santa Redenzione’. Questo non è stato compreso. Nemmeno io so che cosa significa. Oppure…”

- “Che intendi ancora?”, chiede Sporanato.

40. “Forse Lui non ha potuto predicare prima, perché, appunto, ha parlato di miscredenza o falsa fede, di quanto gli uomini si costruiscono monti, sia in vista della materia o più sulla fede, questo è uguale. Ma in collegamento con questo, Egli ha potuto portare molto bene la parabola del chicco di senape [Mt 13,31], per far capire che si aveva meno bisogno di superamento per diventare buoni. Per quanto ne so, Egli avrebbe ed ha impiegato nei Suoi discorsi sempre meravigliose parabole, le quali possono essere accettate molto di più dal popolo che un insegnamento di retorica, per quanto anche formulato nel miglior modo.

41. Di questo ne avrebbero potuto trarre profitto i ‘superiori’, ma essi non riconoscono né questo né quello. Amico Marchonas, tu hai riconosciuto profondamente la differenza che ‘l’Uomo buono’ - usato volentieri secondo la conoscenza di Retzi – annunciata del tutto magnificamente di Sé, senza vantarsi per via della folla. Così, una volta (Lui è) solamente l’Uomo fra gli uomini, poi innegabilmente la Sua Altezza, sulla quale nessuno può arrampicarsi e, …nessuno vi giungerà mai.

42. Il profeta Isaia [Is. 6,1] circa settecento anni fa ed altri profeti nell’antico tempo di Grazia, videro il ‘Signore assiso sulla Sua sedia alta ed elevata’, che significa trono. Il profeta ha nominato l’Alto maestoso ‘SALVATORE’ [Is. 43,3 e 43,11 e 63,16], vedendolo seduto Lui solo, quindi di conseguenza nessuno potrà stare seduto sullo stesso seggio. Chi si vuole arrogare di regnare con LUI, con il Creatore di tutte le cose viventi?

43. Lui, Isaia, chiedeva appunto la gente: ‘Chi istruisce lo Spirito del Signore?’ E ancora: ‘Chi gli è stato consigliere per insegnargli qualcosa’? [Isaia, 40,13]. Io sono e rimango così come voi, sono della convinzione, ed anche se avessimo  a che fare con Lui, come se Egli fosse un uomo come noi – Egli sarebbe comunque un superuomo. Oh, Egli non è come noi, Si pone solo così affinché noi potessimo arrivare al contatto con Lui. Lui, con noi, …non c’è paragone!”

44. “Questo mi entrerebbe già”, si fa sentire Sporanato. “Certo, mi stupisco di me stesso. Mai, fino a poco tempo fa, mi era venuto il pensiero che ci potesse essere qualcosa che noi abitanti del mondo non comprendiamo, perché indaghiamo, ci spingiamo avanti, affinché l’orizzonte del pensiero diventi sempre più ampio. E poi…”. Il romano guarda pensieroso davanti a sé. C’è una lontananza, incomprensibile, e tuttavia crede di vederla. E’ avvolta in una foschia, in una luminosità, questa chiarezza, …non circonda il Galileo?

45. “Non sei l’unico, Sporanato, a cui succede questo. Quando L’ho sentito per la prima volta, mi sembrava come se Lui – ebbene – fosse salito dalla tomba di un faraone, come vecchissimo spirito. E poi di nuovo, come se Egli fosse nato troppo presto per il nostro tempo. Noi terreni non Lo potevamo proprio comprendere. Alla seconda volta Egli aveva di nuovo un altro aspetto. Allora Egli mi era allo stesso tempo, lontano e vicino, da non riuscirmi a spiegare come il sentimento in me si invertiva.

46. Due volte Gli sono venuto ancora più vicino, L’ho potuto riconoscere e sentire bene. Non riuscirei a dire come mi sentivo, come se non ci fosse nessuna barriera, come se ognuno si potesse occupare di Lui, – come se solo Lui, il Principale della riflessione, possedesse la possibilità di incontrare ciascuno, anche coloro che non vogliono! Quest’ultima faccenda dipende certamente dalla Sua Opera, che Egli si è prefissato sommamente santo, perché sovente ha detto: ‘Sono venuto per...’. Per aiutare, per redimere, per guidare in alto, finché la materia sprofonda dietro di voi.

47. Certamente ognuno di noi Lo vedrà diversamente; ma questo non dovrebbe essere un abisso insuperabile.  Allora Lui sarà per noi ‘il Ponte’, e la Sua Bontà, la Misericordia che procedono da Lui come Luce dal nostro Sole, certamente, la balaustra a destra e a sinistra. Se ci si tiene a questa, non si può precipitare in nessun abisso”.

48. Sporanato sospira: “Hai ragione, Charius, ma da noi ci sono abbastanza abissi, se si pensa al governo. – Ah, in passato, prima di questo tempo, che probabilmente porterà una svolta, a Roma era molto meglio. Hm…, noi abbiamo conquistato il mondo, siamo stati qui in Asia, in Africa, in Europa. Il nostro esercito ha sottomesso molti popoli. Soltanto, …non c’era nessun diritto! Seppur la chiamiamo ‘dea’ oppure no, la giustizia ha sempre avuto un abito pulito. Ma, …oggi?  Non chiedetemelo! Charius è originario di israele, non può percepire pienamente con noi. Ugualmente nemmeno il commerciante Marchonas che è un siriano.

49. Ma sia con o senza il diritto infranto, noi attraverso questo Galileo stiamo su una via, su un gradino, se lo si vuole chiamare così. Noi presagiamo quanto dell’antico sprofonda dietro di noi, e come qualcosa di nuovo che ci sta davanti, del quale non si sa ancora se arriverà qualcosa di meglio di quanto abbiamo posseduto finora. Voglio credere in qualcosa di meglio, per la vita interiore, per l’umanità, che è fortemente sprofondata. Se riguardo alla vita esteriore…, chiedo troppo! Ogni nuova direzione, non importa di quale genere, ha sempre dei nemici; e finché il vino è pigiato, c’è miseria, afflizione e morte!”

50. “Sarebbe molto triste se avvenisse questo”, riflette Charius. “Tuttavia, pensare solo a conquistare il Cielo? Si deve considerare insieme anche la costituzione umana. Invece, quello che porta il SALVATORE, durerà sopra tutto, opererà una Forza nei credenti, che nessun demonio spezzerà! Li si possono soggiogare una volta, togliere i beni e la vita, ma la FEDE che è radicata fermamente nel cuore, nessuno la estirpa! Egli lo aveva detto ed ha rimbombato come una consolazione, la promessa:

‘Cielo e Terra passeranno, ma non le Mie parole!’ – [Matt. 24,35]

51. Le Sue parole portano conforto e Forza, e la magnifica certezza che Lui c’è, Lui guarisce tutte le ferite!”

- “Ci sono ferite che non si possono mai guarire”, contraddice Sporanato.

- Charius lo conferma volentieri. “Se intendi quelle che è costretto a portare l’animo, mondanamente hai ragione, perché queste sanguinano così a lungo, tanto da credere che cessa qualunque aiuto.

52. Nondimeno, amico mio, pensa: questa volta dipende dal fatto se l’uomo si seppellisce nella sua sofferenza, se ha compassione di sé, se accusa Dio e tutto il mondo, se soltanto non cerca errori in sé. Costui scava nella propria sofferenza. Ma ciò che per me non vacillerà mai più, è certamente questo: il Salvatore si è piegato molto di più verso coloro le cui anime erano malate, la cui anima era raggrinzita, che alle infermità corporee, per Lui era indifferente se con o senza colpa propria.

53. Non lo si può interpretare del tutto, ma l’interiore dell’uomo è nel proscenio di Dio. Forse – come ho già sentito – questo ha a che fare con la dubbiosa continuità dell’esistenza. Di questa, esistono per noi ancora i veli di Iside. Tuttavia, …in piccole faccende penetra la Luce. Non  ho ancora sentito molto, ma mi basta una cosa: si tratta meno dell’esistenza di questo mondo, che molto di più della vita (spirituale) in genere”.

54. Marchonas annuisce: “L’ho riconosciuto in certi Suoi insegnamenti, fin dove – mi limito volentieri – ho potuto comprenderne la profondità. Sulle vie del commercio c’era tempo per riflettere su questo e su quello. Mi è capitato sovente di riflettere: ‘Quale scopo ha la nostra vita nel mondo?’. Si nasce senza che lo si desideri o se ne sa nulla. Si impara e ci si affanna. Infine, anche senza la propria volontà, si viene posti nella tomba. Finito! Se questo dev’essere tutto ciò che Dio ci dà, allora – ho pensato – Egli non ci dà molto. Ma quando arrivavo a questo punto, mi spaventavo di me stesso. No, o no! Non esiste un tale Dio, strettamente limitato, senza speranza in una qualche Eternità, che deve esistere. Perché altrimenti…”

55. Sporanato tira su  le sopraciglia a causa di ‘questa deve esistere!’.

- “Vedi, fin dove possiamo calcolare indietro, sono ora trascorsi su questo mondo circa quattromila anni. Le generazioni salivano, anche se un po’ alla volta vengono portate nella tomba, il flusso della vita come tale, rimane esistente. Questo deve dare da pensare. Quindi la domanda è: ‘Che cos’è la vita in genere?’. Solo il perituro della forma d’esistenza, che questo mondo offre all’uomo? Oppure…”, Marchonas fa ancora una pausa.

56. Charius sorride: “Noi odierni non lo sonderemo del tutto; ma potranno venire dei tempi, una volta, quando maturreanno i sentimenti della vitalità, che dopo si potrà guardare un poco più in profondità nella ‘Pentola del Creatore’, di come Lui, l’Eterno, ha creato la vita, la crea ed eternamente la creerà”.

- “Mi hai tolto la parola di bocca, Charius”.

57. Marchonas gli stringe la mano. – Nel frattempo il romano si alza, sorride, anche se nei suoi occhi c’è uno  sguardo buono, seppure non accetti pienamente ciò che è stato detto. Tanto si è risvegliato in lui, e non solo da oggi, da quando ha sentito del Galileo e persino meno ancora di quanto sa uno dei romani più alti. Finché va, anche se lo straordinario non istiga contro l’occupazione, Egli deve godere della protezione romana.

*

58. Se questo sia sempre possibile…? I superiori della Giudea stanno filando cattivi fili, e da ciò tessono reti. Allora persino Roma farà fatica ad affermare la sua posizione, e non si potrà proteggere un singolo, nemmeno il Galileo. Ah, che cosa? Il romano respinge il pensiero. Porge ai due ospiti una mano per stimolarli ad andarsene. Lui ha da fare, più che conversare, per quanto il discorso fosse importante, buono ed interessante.

59. “Qui, Marchonas. Hai il tuo biglietto perché vuoi andare a Damasco. Le nostre stazioni ti aiuteranno. Soltanto su quei tratti liberi dove dimorano dei manigoldi, devi badare tu stesso come vanno le cose”.

- “Non ti preoccupare, le vostre stazioni bastano da una postazione all’altra; e così, tante orde non ci sono più; avete fatto un buon ordine. Ti ringrazio per questo rotolo”. Il commerciante la mette con cura nella sacca di cuoio sul petto.

60. “Charius, vuoi andare ancora da Retzi?”. Si vede che al romano non entra nel suo tempo di servizio.

-“No, ho già detto arrivederci. Ma sarei contento, se mi potessti vendere un secondo cavallo, oppure affittare. Voglio andare velocemente a Dan, lo consegnerei presto e volentieri ad una postazione”.

- “Non m’importa per un cavallo; sceglietene uno”

*

61. Questo è presto fatto. Un’amichevole stretta di mano e Charius se ne va, carica il suo bagaglio sul secondo cavallo. Sporanato lo guarda mentre sta andando via. ‘Non avrei pensato che un israelita possa cavalcare sicuro; loro possono prendere solo asini. Ebbene, è al servizio di Roma, ha la nostra cittadinanza (come Paolo)’. Non gli è noto che Salomone aveva avuto molti cavalli.

 

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Cap. 4

La nuova casa in Dan – I nuovi genitori – Susanna la miracolata

A Bethsaida con Chuva miracolato

1. Dan non è una grande città, ma ben localizzata. A causa della gente troppo variopinta, Charius si deve dapprima ambientare, ma non gli è difficile. Va facilmente d’accordo con i romani perché alcuni anni fa aveva aiutato una colonna che aveva incontrato proprio nel sud della Giudea un agguato. Ciononostante non lo si vede di buon occhio al suo posto, ma un po’ alla volta si impara a stimare il suo lavoro, che è operoso nel migliore del senso.

2. Gli danno da fare i siriani e i sidoniti del posto, e anche dei greci. Peccato di non incontrare nessuno con il quale poter parlare del ‘suo Galileo’. Compra una casa, abbastanza grande da assumere una donna di servizio e per tenersi libere tre stanze. Una quarta è prevista per Retzi. Ma prima vuole esaminare come si ambienta la donna, e se le si può affidare il bambino.

3. Presto deve notare che era una ‘guida’ il trovare proprio questa donna. Una sera è seduto davanti alla casa e riflette come poter trovare un contatto con la gente che come lui sta dalla parte del Galileo. Anzi, molto di più: coloro che Lo rispettano, che Lo onorano e, …oh, sì: ‘Lo si deve amare!’. Così conclude la sua riflessione, quando la serva gli porta una bevanda e del cibo.

4. “Hai provveduto anche per te?”, chiede lui gentile.

- Non abituata che la servitù sia particolarmente interpellata dai signori, lei sorride un poco: “Da te non soffro nessuna mancanza, Signore, sto bene da te come non lo sono stata da molto tempo”.

- “Non hai avuto un buon servizio?”

- “Dipende; ci si deve adeguare al proprio destino, perché DIO sta al di sopra di tutto”.

5. “In quale Dio credi?”. Bramoso di vedere se succede qualcosa, Charius le fa posto. “Siediti un po’ accanto a me e racconta come la pensi, intendo di un Dio”.

- La donna, non sapendo che lui è un nativo d’Israele, quindi vede in lui solo il romano, di conseguenza appoggia la sua risposta: “Roma ha molti déi, e mi sono chiesta se adulate proprio quel Dio che siede nel reggimento”.

- “Lo hai riconosciuto bene”, interrompe Charius. “Continua, non devi temere; quello che mi dici resta tra di noi. Di questo ti puoi fidare”.

- “Posso quindi parlare liberamente e apertamente?”

6. “Senza alcuna paura! Oltretutto: come ti chiami?”

- “Susanna. Nel servizio non si viene interpellati con nessun nome”.

- “Da me questo cambia. Se credi anche tu in un Dio che ha creato tutti gli uomini, così siamo membri, visto da DIO”.

- “Signore, non avrei mai pensato, che un romano riflettesse su questo, profondamente e bene”.

- “Perché no? Sono stato da un amico, un funzionario elevato; ti saresti stupita quanto e che cosa crede”.

7. “Peccato, che non 腔

- “Intendi che dovrebbe conoscere qualcuno?”, la stimola Charius. La paura non è ancora superata. Si è sentito troppo contro il ‘loro Salvatore’; perché Lui, Lui l’ha guarita. Soffriva di una malattia del sangue, Lui aveva guarito anche un’altra con la stessa malattia. Lui che aiuta fedelmente, Lo si perseguita, come e dove si può. Sono quelli della propria gente, e Lui è venuto comunque dal Suo – oppure dal ‘loro’ – popolo.

8. Lei aveva assistito che i romani Lo interrogavano ed erano molto più gentili dei farisei o della gente sobillata. Non c’è da stupirsi se Susanna ha ancora un po’ di timore. Solo l’ulteriore assicurazione che non deve aver paura la fa parlare. Lei riferisce ‘del Dio d’Israele’, mentre lei stessa crede che DIO non appartenga ad un solo popolo, Colui che è eterno ed onnipotente. Ora, …uno sguardo interrogativo

9. Noi abbiamo antichi veggenti che già centinaia di anni fa avevano profetato che Dio starebbe su ogni opera. Che Egli sarebbe venuto nel mondo per redimere tutti. Gli insegnanti del popolo (il gruppo sorgente dei sacerdoti) dicono che sarebbe il Messia, che renderà grande e potente Israele davanti a tutti i popoli di questa Terra.

10. Non so se è vero. Mio padre ne parlava, che non sarebbe rimasto ancora nulla che fosse grande e potente. Lui era molto intelligente, sapeva dei persiani, dei babilonesi, persino di popoli remoti. Non ce ne sarebbe più nessuno, nulla o di ciò che erano. L’Egitto, una volta immensamente forte, …è oramai  sprofondato nella fossa come i faraoni.

11. Ora il Messia c’è, se lo credi oppure no! Soltanto, non ha mai parlato di un trono del mondo, mai raccolto una schiera di guerrieri intorno a Sé. Oh, molto popolo Gli è attaccato alla veste, come si dice, quasi sempre, quando Lui aiuta di nuovo molti. Guarda me, Signore, ero molto malata, un’altra donna aveva anche la stessa sofferenza, e noi due siamo state guarite”.

12. “Nello stesso tempo?”, chiede Charius.

- “No, l’altra donna Lo aveva seguito, per giorni, come mi ha raccontato. Io, …oh, ero così presa, quando ho visto i Suoi occhi, il Sorriso serio, santo. Non osavo dire una parola, sono andata dietro di Lui ed ho pensato: Toccare solo il lembo del vestito, e sei guarita! [Matt. 9,20-22]

13. Proprio così è avvenuto. Ho pensato alle parole di mio padre quando qualcuno Lo ha schernito di salire sul trono di Davide; allora Lo si riconoscerebbe. Ah, allora ho pensato: ‘Lui non è di questo mondo, non gli darà nemmeno nulla, non è quel Messia nel quale si spera da popolo …per via dei Suoi miracoli’.

14. Dato che passava attraverso il paese con pochi uomini, tenendo magnifici discorsi, aiutando poveri, ma non faceva nulla che Lo rendesse un re del mondo come lo era stato Salomone, la folla Lo ha abbandonato. Degli alti Lo avevano perseguitato fin dall’inizio, ed istigato contro di Lui, ma chi come me ha sentito la Sua cara Parola, era stato guarito da gravi sofferenze tramite di LUI, e questo unicamente attraverso un paio di buone parole. Costui sa chi EGLI è in verità”.

15. “E chi è, Susanna?”. Esaminandolo, la donna che guarda in faccia a Charius, costei ha un aspetto aperto, si potrebbe dichiarare…

- “Ti prego, tienilo per te, signore, altrimenti vengo bandita dal tempio. Là si muore. Oh, una donna ne era  stata liberata, e sulla via della lapidazione, si è sentita soltanto la Sua voce:

‘Chi è senza peccato, alzi la prima pietra e la scagli su di lei!’ [Giov. 8,7]

16. All’improvviso c’erano ancora solo i Suoi discepoli e un paio di fedeli che sono sempre attorno a Lui”. Interrogativa, Susanna alza gli occhi.

- “Abbi fiducia”, dice Charius. “Di quello che parliamo adesso fra noi, è la nostra faccenda. Vedrai come andiamo d’accordo, intendo, anche con la fede. Mi sono stupito di te. Succederà anche a te con me”.

17. “Così vorrei annunciare il mio ultimo pensare. Io L’ho riconosciuto! Lui non è assolutamente un uomo come noi, anche se vive come tutti noi, anche se beve, parla come tutti noi. Ma ‘il come’ di tutto, questo Lo differenzia dalla comune generazione di uomini. Lui non è il desiderato Messia del mondo, del Quale si sognava da centinaia di anni, e questo per via della caducità del mondo.

18. Per me, Lui è il SALVATORE, il nostro DIO! Ma per quale alta maestosa meta Egli è venuto, …chi lo sà? Ma che Lui è del tutto Maestoso, l’ho visto nei Suoi occhi. Dovrebbe anche cacciare i romani dal paese. Qualche ingiustizia è successa attraverso di voi, ma, …in genere? Che cosa hanno già fatto i templari? Per non parlare nemmeno dei re passati!”, Susanna intreccia le mani. Ora rimarrà libera? Che cosa farà il romano?

19. “Andiamo in una camera”, dice piano Charius. Anche se la casa ha un giardino abbastanza grande, chi vuole spiare trova sempre un cattivo angolo. Solo all’interno lui stringe le mani a Susanna, con buone parole: “Accudiresti accanto a me, anche un bambino?”

- “Tu, hai un bambino? Dov’è tua moglie? Chi di voi ha posti fissi, non come i legionari, ha comunque con sé una moglie. Anche Pilato ha sua moglie con sé a Gerusalemme”.

20. “Lo so mia cara, ma ora ascoltami una volta. Guarda…”, toglie dalla sua cassapanca un rotolo, “…sono stato assunto come funzionario romano, ma non come spia, siine certa, ma perché ho aiutato a scoprire un’ingiustizia a una coorte romana, perciò ho ottenuto la cittadinanza di Roma. Di nascita sono un israelita, uno dei pochi che sono rimasti della stirpe di Dan”.

21. “Della stirpe di Dan?”, Susanna lo dice senza fiato, con lo sguardo che brilla.

- “Perché te ne stupisci?”

- “La mia tribù è di questa stirpe. Lo so dalle relazioni: le dieci tribù sono state deportate completamente (700 a.C.) ma diverse generazioni hanno potuto salvarsi. Potrà essere così, ma non ha importanza se si è di questa o di quella stirpe.. “.

- “Appunto, Susanna! Non dipende dall’autentica fede, perché noi tutti insieme siamo uomini da DIO, figli Suoi.

22. Non ho moglie. Ho trovato il bambino, calpestato, un bimbo di cinque anni. L’ho, per modo di dire, inserito in Sarepta, finché non avessi una casa per prenderlo con me. Suo padre, …non è un padre, come si dice, un grossolano unico, cosa che – per fortuna – si trova di rado da noi. Sua madre è morta, come ho saputo. Ma per questo, l’uomo è cambiato, ci sarebbero altri sette bambini, e ora le cose andrebbero meglio. Ma il mio Retzi, così si chiama il bimbo, non lo dò via. Lo vuoi accudire?”

23. Susanna è emozionata, e lo diventa ancora di più quando Charius dice di conoscere il Galileo, che ha imparato ad amarLo, ed avrebbe la certezza che Lui è il Salvatore! Non solo uno come si chiamarono tali aiutanti (in Giudici 3,9). “Signore!”, esclama lei entusiasta. “Allora siamo…, tu sei... “

- “Fa silenzio! Per te non sono nessun ‘signore’, al massimo, quando vengono da me altre persone, e questo per la tua protezione. Più tardi parliamo ancora di qualcos’altro”.

*

24. Questo avviene quando Retzi tiene il suo ingresso, sopraffatto dalla gioia, e dice a Charius: “Ora tu sei mio padre, e Susanna mia madre, perché... “.  Lacrime cadono dagli occhi del bambino. Non ha mai dimenticato la madre.

- “Lo puoi dire così”, permette Charius, e Susanna prende il bimbo al suo cuore.

25. Un pensiero: ‘Non ho nessuna moglie e, come danita, Susanna può rimanere con  me. E’ fedele. Inoltre, la cosa più importante: lei conosce il Signore. Ha sperimentato la Sua Bontà, il Suo Amore e la Sua Parola. E anch’io dovrò indagare in Sarepta. Mi posso risparmiare il tempio; là ci sarebbe un semplice ‘no!’. Hm. prima devo sapere se Susanna, se lei...’ Questo capita più rapidamente di quanto pensa.

*

26. E’ Retzi che, senza volontà, fonde gli adulti. Sovente attira entrambi da sé, sorridendo beato: “I miei genitori! Oh, posso essere felice! Rivedrei volentieri il ‘buon Uomo’. Chissà se è possibile?”, chiede lui.

- “Vediamo”, risponde Charius. “Devo prima ancora andare una volta a Sarepta, forse per una settimana. Fa il bravo, Retzi. Non uscire di casa, non andare via da Susanna”.

- “Grande parola d’onore!”, fa importante il bambino.

27. Alla stessa sera, l’uomo domanda: “Susanna, ti starebbe bene se tu, se io… Ebbene, il nostro bambino lo ha già pensato, lo potremmo fare, …se lo vuoi”.

- “Ma che cosa intendi?”, chiede lei, desiderando che avvenga.

- “Sai, mia cara, sposiamoci; ti voglio proprio bene”.

- “Io, pure, te”.

- “Allora tutto è in ordine”.

28. “E il tempio?”

- “Non ti preoccupare! Come ‘anche romano’ posso fare quello che voglio. Ho solo bisogno del rotolo di un superiore dell’occupazione. Lo può fare persino Pilato, e lo farebbe. Ma come detto: vado a Sarepta. Un romano nel comando centrale, Sematra, è insediato là per me. Lui mi darà il rotolo, e allora stiamo insieme. A Dan, Gerusalemme non avrà nulla da dire”.

- “Sarebbe magnifico per noi, se... “.

- “Sarà!”

*

29. Lui prepara subito il suo viaggio e, come desiderato, il primo giorno dell’arrivo ha subito in mano il rotolo. Dato che Susanna appartiene alla tribù del suo popolo, non è stato un particolare problema, inoltre Sematra sa che Charius ha salvato un grande reparto, che ancora viene valutato altamente bene. Di buon umore, Charius si mette di nuovo sulla via per tornare a Dan.

30. Strada facendo sente di più su ciò che fa il Salvatore, anche dell’odio. Ma, grazie a Dio, non da tutti gli alti. Essi confondono solo la gente, e questo contro il ‘loro Salvatore’. ‘Se continuano così’, pensa Charius, ‘oh, …guaio! Il popolo ha poi tutto da subire. Il Signore? No! Chi Lo potrebbe avvicinare? Nessuno! È escluso!’. Quanto presto sperimenterà ciò che riusciranno a fare i malvagi!

31. Per lui, con Susanna passa un paio di belle settimane nelle quali si intreccia il legame dell’amore fedele e, sempre uniti con il Signore nel cuore, con Retzi che continua ancora a rimarcare ‘il buon Uomo’. Nell’esteriore Charius protegge se stesso e i suoi due cari; non conviene, non servirebbe a nessuno se loro cadessero nella mano dei cacciatori. Ha indagato in segreto come stanno le cose col padre di Retzi.

32. Non c’era molto da sapere, ma quello era diventato più gentile verso i bambini. La levatrice  Chamana avrebbe chiesto sovente di Retzi e non dava pace. Poi si era detto spaventati: ‘Dev’essere stato rapito, altrimenti sarebbe ritornato’. Dicendo questo, la donna aveva guardato amaramente Sasju, soffiandogli nell’orecchio inequivocabilemente: ‘Lo hai picchiato da farlo scappare’. A ciò, l’uomo avrebbe taciuto.

33. Lui lo ha cercato sinceramente, ma non ha mai trovato una traccia. Non riconoscerebbe quasi il suo bambino, tanto il piccino era cambiato attraverso il grande (nuovo) amore. Talvolta, come fa così tanta gente, Sasju ha inoltre pensato: ‘Avrei potuto aver bisogno di Lui, …per la Borah’, chiamandoLo ancora ribelle, ‘se faceva appunto così grandi miracoli’. E questo (pensiero) passava anche attraverso tutto il popolo. Ovunque era sovente lodato il Suo nome come ‘Salvatore’, persino molto in alto e, …molto bestemmiato.

34. Questo e molto altro ancora ha sentito Charius, ma ne discute di tutto solo con sua moglie Susanna. A Retzi viene raccontato soltanto il bello, tutto il magnifico. In queste tre persone si incide sempre di più l’amore, la venerazione, l’adorazione nel cuore. Se Lo si potesse vedere una volta, come era già avvenuto, si sarebbe felici, ricevere le Sue parole, il Suo sguardo, la Sua benedizione...

*

35. Qualcosa di buono, anche se considerato mondanamente, viene nella casa di Charius, per cui lui può parlare e agire più liberamente. Il suo privilegio romano riceve un secondo sigillo, in modo che – se necessario – lui vale del tutto come romano. In questo tempo, una benedizione di Grazia. Si rivela sempre che Dio pensa anche all’umano. Lui ha posto i Suoi figli sulla via da viandante, per rendere il libero servizio, il co-aiuto. Perché allora, Egli non dovrebbe essere il grande AIUTANTE in tutte le cose della vita?

36. Un segreto messaggero: – I seguaci di Gesù si sono già da tempo inventati un servizio di consegna, non per ultimo, ben inteso, per il loro ‘molto amato Signore’. Che sia proprio Chuva, quell’uomo anziano che prima era più che un ariete, ma che nel frattempo ha sperimentato su se stesso proprio quella ‘alta Mano del Salvatore’, di cui Charius dapprima se ne stupisce, ma fa regnare ancora la prudenza. Poi, nel discorso, riconosce che costui è cambiato.

37. Chuva dichiara: “Ho avuto forti dolori, non sapevo da dove venivano ed ho veramente incontrato per caso il Galileo. Non Lo avevo nemmeno supplicato di aiutarmi, perché ero ancora un caprone. Solo interiormente mi sembrava come se Lo avessi comunque pregato: ‘Ti prego, Signore, aiuta me, povero peccatore!’. Mi ha solo colpito il Suo sguardo, null’altro, nessuna  Parola, e il dolore è scomparso.

38. Tu sei un romano, voi servite molti déi…”.

- Charius sorride in segreto: ‘Se tu sapessi’,

- “...e allora il Galileo non varrà molto per te. Ma se vuoi imparare a conoscerLo, …Lui è sulla via verso il nord, verrà ben a Bethsaida, come ho sentito. Ora, da qui è già un bel pezzo di strada; ma ti consiglio: se puoi, va e vedi! Impara prima a conoscerLo, come io ho potuto imparare a conoscerLo”.

39. È bene che Chuva non veda né Retzi né Susanna; entrambi sono andati nel villaggio vicino. ‘Non do’ mai via il mio Retzi!’, pensa Charius, ed è sollevato. Dà a Chuva un buon cibo, anche del denaro, e dato che è il momento adatto, lo fa assistere da una schiera di legionari che sono in marcia verso il sud. Così il vecchio Chuva arriva bene a casa.

40. Nel frattempo Charius si affretta a preparare una carrozza, per via di sua moglie che non può cavalcare. Domani si parte per Bethsaida! Lui deve, Lo vuole rivedere, al Quale appartiene tutto il suo cuore. Oh, quanto giubilerà Retzi, anche Susanna. Non è quasi da afferrare questa gioia!

41. Strano, quando Retzi sente che cosa è successo, non scoppia in un giubilo come si aspettava. I suoi occhi scuri splendono, ma rimane serio. La sua chiara gioia del Cielo è in lui come incapsulata. Charius e Susanna, profondamente impressionati dal modo di fare del bambino, si ricordano della Parola del Signore,

“Se non diventate come i bambini .. “.

42. Un forte giubilo vale già qualcosa quando si tratta di qualcosa di buono. Ma quello che può divampare nel più profondo del cuore di un uomo, cosa che vede unicamente il Signore Iddio e lo sà benedire in segreto, questo è l’autentico alto cantico di gioia. Questo lo ha sentito Retzi, benché per lui ancora inconsciamente: il santo silenzio del cuore! Partono presto al mattino successivo. Nessuno nel villaggio se ne stupisce, solo perché il ‘romano’ ispeziona ancora una volta. Succede sovente.

 

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Cap. 5

Anche in lontananza si è vicini al Salvatore

Può aiutare Pilato? – Brudumus viene conquistato

1. Il Sole splende soave sulla folla di uomini che si è radunata su una collina presso Bethsaida. Su di essa, proprio in modo che Lo si possa vedere, è atteso il Signore, chiamato ancora il Galileo, per non ammettere che… Ma c’è un gruppo che sta da un lato, colmo di fede per ciò che Egli oggi dirà su cosa fare. Vi si posano sempre quelle Mani abituate alla guarigione, sui malati, quante volte anche sui perduti, che poi arrivano ad un ritorno, benché piccolo. Al Santo non sfugge nulla; qualsiasi infermità dell’anima, di un corpo, …Egli vede ed aiuta!

2. Pure da parte, su una piccola onda di terra, stanno Charius e Susanna, Retzi fra di loro. “Da qui potremo vedere certamente il Salvatore, soprattutto udire, perché non siamo dei molti”. Non inteso assolutamente in modo cattivo da Charius, non così da isolarsi dalla comunità, perché sarebbero più di questa. Per lui conta unicamente il vedere l’amato Signore, poter udire il Suo insegnamento, anche se non si troverebbero nel proscenio, magari direttamente davanti a Lui.

3. Su tutti passa come un’onda, quando sulla via che conduce da Kapernaum a Bethsaida, arriva l’Alto, seguito dai Suoi discepoli e da molti dalla città che Lo hanno seguito nella fede, nella dedizione, nel fedele amore, anche su lunghe strade. ‘Sì’, pensa Charius di nuovo: ‘Se non fosse per Susanna che non posso più farla camminare a piedi per un lungo tratto, presto aspetta un bambinello, oh, …come il buon Salvatore…, si dovrebbero muovere i piedi, non usare carri o cavallo. Non percorre Lui le molte vie, da sud a nord, da est ad ovest, a piedi? Si dovrebbe ...’. Viene fermato il corso dei suoi pensieri.

4. Di fronte a loro, una parte della folla fra di sé, il Salvatore sale su una piccola collina, appena più grande della misura di un uomo. Ma proprio così Lo può vedere ciascuno, e certamente, …tutti sentiranno la Sua voce. Se poi, …anche volentieri accettata, …anche se verrà operato di conseguenza? Ah, si deve pensare a se stessi, affinché non si perda ‘il collegamento’, quel Legame di Grazia che il Creatore tesse sempre. E Lui, oh, Lui, anche se prima per pochi ricchi di conoscenza, è il Creatore stesso, DIO, anche se intanto Lui si dà come gli uomini.

5. Una Parola! Egli la dirà di nuovo, allora, quando sarà giunto l’ultimo tempo, prima che si compia il Suo immenso Sacrificio per la Creazione [Giov. 13,15-17], come Egli ripeterà cose, per via degli uomini che dimenticano facilmente, soprattutto perché in tutti i luoghi si radunavano intorno a Lu,i sempre altri uomini. Appunto quella Parola:

“Vi ho dato un esempio per ognuno che lo vuole riconoscere per se stesso;

e se sapete questo: sarete beati se lo fate!”

6. Dio ammonisce sovente i figli Suoi in un inesprimibile grande Amore, in ciò che a loro manca, che essi anno accogliere solo molto scarsamente. E come Egli ha fatto conoscere i Suoi alti Comandamenti di base [Matt. 22,37-40] già una volta attraverso Mosè [Deut. 6,5], così in ogni tempo l’Insegnamento della Sua luce nella ripetizione, perché l’uomo dimentica fin troppo facilmente lo spirito della Parola, spingendolo da parte; perché la vita sul mondo e del mondo, …ah, come ci si attacca! E allora…

7. Un sommo cantico dell’Amore! Parole buone-serie, Sguardi gentili-caldi, tutto scivola sulla radunanza come una soave pioggia, colma di Benedizione. Sovente il Signore alza le mani, e non c’è nessuno – riconosciuto, percepito e negato – che non senta riposare su di sé quelle Mani, non percepisca quella Magnificenza miracolosa, che sa arare il cuore, ristorare l’anima.

8. In particolare ne sono colpiti Susanna, Charius e Retzi. Si inginocchiano. Pesi colmi di Benedizione dal Cielo cadono su loro, affinché si possano elevare. Lo devono vedere il più a lungo possibile, ignari che: è l’ultima volta. Potrà essere strano: nessuno dei tre vorrebbe recarsi in avanti per toccare l’orlo della veste bianca, per… E’ forse necessario? Mentre sanno:

“Sono Io unicamente un Dio da vicino?

Non sono anche un Dio da lontano?”  -  [Ger. 23,23]

9. Una Parola antica e sempre nuova, come il Santo conserva eternamente la Sua Opera, come la benedice, come presso di Lui riposa ogni Creazione. Una volta un rabbino aveva letto a Charius da un rotolo. Già allora gli era sembrato magnifico sapere che Egli c’è sempre! Proprio così capita ora ai tre. Anche Susanna conosceva quella parola; e a Retzi era stato spiegato che cosa ne sarebbe da intendere. Così il bimbo guarda verso il Salvatore, pensando: ‘Le Sue mani mi hanno toccato, giacevo nelle Sue braccia, e così… A Retzi è come se succedesse in quel momento, come allora, quando era ancora a casa.

10. Stando a lungo in piedi, non sentendo nessuna stanchezza, come Se Dio li avesse tutti insieme colmati con santa Forza, ascoltano la predica, un esempio senza pari, come non ne esiste una seconda nel mondo terreno. Non si sa, come hanno lasciato quella piazza di Grazia. Camminano come se sognassero [Salmo 126,1], vanno a casa a Dan, lentamente, per conservare le parole di Gesù. Solo a casa, dopo che è passata una notte, discutono il santo avvenimento.

11. “Non riesco quasi a comprendere”, dice Charius e non si vergogna di asciugare velocemente i suoi occhi, “tutto quello che abbiamo potuto sentire. Erano ore del Cielo, in verità, …in questo mondo basta certamente una volta, come Lui, il Sommo-Santo, è un Dio e Padre. Difficilmente gli uomini potrebbero sopportare una ultramisura di tutte le Magnificenze.

12. Già se si dice ‘grazia’, e si pensa che cosa abbia da significare, è come una pugnalata che passa attraverso cuore e anima, perché... “.

- Retzi prende la mano di suo padre; la domanda è infantile e così profonda, come solo i bambini la possono pensare, inconsciamente: “Perché deve pungere la Grazia? Non so bene che cosa ci sarebbe da intendere sotto ‘grazia’. Ma quando sento l’amore dell’Uomo buono, la Sua gentilezza, posso udire le Sue parole, e queste mi sono penetrate nel cuore, nessuna pugnalata. Così vorrei chiamare che la Grazia è qualcosa di miracoloso, qualcosa di delicato, e questa è venuta da LUI!”

13. “Ragazzo”, esclama Susanna.

- E Charius lo solleva sulle sue ginocchia, stringendolo a sé, e dice: “E’ così, Retzi, e comprenderai questo: quando qualcosa pesa su qualcuno, di bene o di male, quest’ultima cosa quasi sempre di questo mondo, cosa che anche tu hai sperimentato una volta, allora interiormente fa male qualcosa. Fermiamoci intanto presso la grazia di Dio che ci ha portato il Salvatore, e questo è il ‘tuo buon Uomo’, così Lo puoi chiamare sempre da ora in poi, come tu hai detto giustamente, che attraverso il Suo amore, la Sua gentilezza, la Grazia è sempre ciò che in genere l’uomo non merita. Perché?

14. Vedi, anche se si è di una buona volontà come te che ami la verità, sei ubbidiente, non fai nulla di cattivo, a noi uomini rimane comunque attaccato qualcosa – diciamola così – che non è adeguata al Cielo di Dio, quindi Egli dovrebbe veramente punire. Ma dato che Lui vede quando qualcuno si sforza di non fare mai intenzionalmente del male, e succede però questo o quello, allora Egli impiega volentieri la Sua GRAZIA che potrà significare come sento:

15. ‘Figlio Mio, Mi hai rattristato, non hai osservato i Comandamenti ed hai preparato preoccupazione al tuo prossimo. Ma dato che non lo hai fatto con intenzione, non hai riflettuto, ti rimetto il tuo peccato attraverso la Mia alta salvezza di Grazia. Non lo hai meritato; conosci la Mia Legge di base, tu sai che Io sono il Creatore di tutte le cose. Chi è di buona volontà di fare, di conseguenza, a lui riesce facilmente. La GRAZIA è il divino-maestoso cancellare una colpa’.

16. Il sommo Signore lo può dire in modo del tutto diverso da come lo posso dire io, piccolo uomo, come ho la grazia. Dunque, Retzi?”. I

- Il bambino, molto progredito nella conoscenza per la sua età, guarda seriamente i genitori: “Se è così, oh, vedete, allora, del Salvatore, da ora in poi chiamo il mio buon Uomo ‘Salvatore’, allora le Sue parole che abbiamo potuto udire e vederLo, …sì, era proprio tutta la Sua Grazia.

17. Io penso: quando una volta faccio qualcosa che a voi non piace e voi non mi punite, allora sarebbe la stessa cosa, come tu, padre lo hai spiegato di DIO. Come si potrebbe essere lieti di cuore, come chiedere intimamente la Sua Grazia non appena si sente che si è agito in modo sbagliato? Soltanto…”, Retzi si blocca, abbassa gli occhi come se dovesse nascondere qualcosa.

- Susanna gli accarezza la testa. “Non sarà nulla di troppo grave, che dovresti ammettere. Oppure sì? Dillo a noi”.

18. Retzi lo nega muto, ma poi: “L’ho percepito bene dal Salvatore: ‘Io sono venuto per cercare e per rendere beato ciò che è perduto!’ [Giov. 13,15]. Qualcosa non la so letteralmente: ‘Io sono un esempio per tutti voi, l’ho vissuto per voi di esempio. Chi Mi segue, sarà beato!’. Che cosa ha da significare ‘beato’, lo presagisco; deve essere qualcosa di particolarmente bello. E’ Lui che lo ha detto!”. Gli occhi del bambino sono raggianti, come se vi fosse una Luce e un raggio del Sole.

- Charius riflette fra sé e sé ed è d’accordo:

‘Se non diventate come i bambini ..’.

19. Voglio tenere i miei  occhi aperti su Retzi finché posso. Se Tu volessi, santo, vero Dio e Signore, nostro Salvatore, che sei venuto da noi, darmi la Tua forza e la Grazia, la Tua benedizione, affinché anch’io come questo bambino, mi affidi a Te con pienissimo cuore. Un’intima preghiera che non ha bisogno di parole ad alta voce. Sì, preghiere del cuore salgono facilmente nella Luce, all’Empireo del Creatore.

20. Susanna non pensa nemmeno diversamente, perché ‘solo un bambino’, e ancora così giovane negli anni, può sentire parole di DIO, conservarle e riferirle come di rado sono capaci gli adulti. Se si dovesse interrogare i centinaia di ascoltatori di oggi, ricorderebbero bene ciò che hanno udito? E se la ‘grande Benedizione’ del Salvatore ha colmato bene i loro cuori fino all’orlo? No, non lo può ammettere nemmeno di sé, e non le è sfuggito nulla del discorso di Dio.

21. Ora lei esprime i pensieri che le stanno arrivando: “Se ora dovessi ripetere molte frasi, oh Charius, chissà se mi sarebbe possibile. In me è rimasto vivente il magnifico miracolo, la Sua bontà, l’amore, che ogni Sua parola fluiva sulla gente come acque guaritrici. Dov’è adesso? La salvezza, la benedizione, quella incommensurabilmente alta Grazia?”. Charius annuisce, mentre Retzi afferra le mani di Susanna. Lui sa bene: ha avuto genitori adottivi, ma il pensiero alla madre lo porta silenzioso e fermo nella sua anima. Ora il Salvatore gli ha dato i nuovi genitori, perciò lo dice con pieno diritto:

22. “Madre, se soltanto in dieci, eccetto padre Charius e te, avessero accolto intimamente in sé come appunto tu, allora, – allora sarebbe…”. Gli si forma come un’immagine: ‘Se fossero appunto dieci giusti per i quali Abramo ha lottato con Dio’ [Gen. 18,32] il paese di Sodoma sarebbe stato salvato’’

- “Una volta quando il nostro Retzi aveva istruito alcuni ragazzi più grandi, aveva sentito che una volta ci sarebbe stato Abramo e si sarebbe trattato di una decina, così come i Dieci Comandamenti di Dio, e per questi sarebbero stati salvati migliaia.

23. “Ho sentito, anche se non lo posso dire bene: durante quel grande Discorso del mio,… sì, sì”, ride Retzi, “...non si deve più dire ‘buon Uomo’, anche se è vero che Egli lo era, è e rimane. Al discorso del nostro Salvatore molti non hanno fatto bene attenzione, si sono voltati, hanno sussurrato con altri, alcuni guardavano con scherno. Mi è dispiaciuto, perché non potevo fare nulla. Lo avrei fatto volentieri”. Un buon fervore infantile.

24. “Soltanto, non mi è sfuggito nulla di tutto ciò che il Salvatore ha insegnato. Nonostante ciò ho visto quello che ha fatto la gente. Certo, in moltissimi ho visto anche la serietà e come erano attaccati alle Labbra che ci hanno portato così tanto conforto, così grande benedizione. Ah, ho pensato, non si potrebbe dedicare ciascuno alla salvezza? Allora il nostro popolo non potrebbe rovinarsi”.

25. “Come t’immagini l’siuto, Retzi?”

- “Non lo so, sento soltanto come un ardore”. Indica il suo petto. “Non lo hai anche tu, padre? Qualche volta è come un’ombra oscura, come una oscurità che minaccia noi uomini. Ma ecco, dove opera appunto il Salvatore, qui dovrebbe essere tutto luce e Sole, tutti gli uomini dovrebbero convertirsi a Lui. Vicino a noi ho sentito sussurrare due uomini: ‘Questo cade presto, e ne accusiamo gli odiati romani. Si stupirà di quanto possiamo fare nonostante l’occupazione’. Se solo fossi grande”, Retzi piange, “gliele avrei date! Che cosa intendevano?”, chiede a Charius.

26. “Lo si deve esaminare”. Gli viene una dura preoccupazione, prevalentemente a causa di Gesù; ma davanti a lui è anche per Pilato. Charius sa che cosa deve eseguire il romano in Giudea, e non è nessuno dei maligni che tintinnano subito con le armi. Coloro che Retzi intende, erano certamente templari mandati  da Caifa. Oh, sì, le spie sono sempre sulla via; e ciò che riferiscono quelle spie, lo si considera come oro colato; inoltre, è così raggirato, gonfiato, che si…

27. “Vuoi venire con me? Devo andare a Cesarea a fare una denuncia”.

- “Oh sì”, giubila Retzi. E’ facile distrarre un bambino dalla sua preoccupazione, è sempre bene quando si riesce.

- “Fino a quando rimanete via?”, chiede Susanna. “Se mi sbrigo, entro tre giorni al massimo siamo di ritorno. Se incontro l’uomo giusto, allora è più veloce e non devo aspettare”. Susanna corre per preparare una sacca per ‘i suoi uomini ’. Il Sole è ancora alto nel Cielo, quando Charius e Retzi sono già in aperta campagna.

*

28. A Cesarea, Charius porta Retzi da una famiglia romana a lui nota. Il bambino viene volentieri accolto. Qui non si sa che è un bambino giudeo. Inoltre, la gente non odia. Charius va a cercare un comandante che conosce sia Pilato che anche il Salvatore. A lui può affidare tutto senza preoccupazione. Sono seduti nel piccolo vano che serve da ufficio, dove nessuno può origliare, chi qui non ha nulla da fare.

29. “Che cosa hai sul cuore?”, chiede il comandante Brudumus.

- “Oh, è molto, e spero che tu mi puoi aiutare”.

- “Se è possibile, volentieri, mi conosci”.

- “Appunto!”, conferma Charius. “Conosci il Nazareno che chiamano ‘il Galileo’. I templari di Gerusalemme istigano contro di Lui”.

- “L’ho sentito; soltanto, che qui non possiamo fare molto. Lui è uno del Suo popolo”.

30. “No”, contraddice Charius. “I galileiani sono una tribù a sé. Visto dal popolo non ci sono frizioni fra sud e nord; alti templari versano olio sul fuoco. Il popolo non sospetta dove viene spinto. Il fuoco – non vorrei sapere, quando e come brucia dentro – non lo si può quasi più spegnere”.

- “Nemmeno da noi?”, chiede Brudumus.

- “Ascolta, allora puoi darti da te la risposta. Sei in contatto con Pilato?”

31. “Sì, perché?”

- “Ancora la domanda: – Che cosa pensi tu del Galileo? Non hai fatto nulla contro di Lui?”

- “No”, risponde lui. “Umanamente lo considero una grande luce. L’ho sentito due volte. Mi sono stupito della Sua sapienza. Ebbene, i romani sono abituati diversamente; nelle sue parole c’era molta bontà. La si può necessariamente chiamare un’indulgenza come la si vuole avere; in ogni caso è ciò che in genere l’uomo non possiede.

32. Politicamente, lui non è pericoloso. Non ha mai parlato contro Roma, in genere contro nessuno, eccetto coloro che infrangono la legge, mentre era da intendere quella del mondo e – hm – le Leggi divine. E una volta, non lo dimenticherò mai com’è possibile, avevano portato un paralitico su un asino. Era evidente che non poteva camminare. Due uomini lo hanno portato davanti ai piedi del Galileo. Il paralitico ha esclamato: ‘Signore, perdonami i miei peccati e guariscimi!’.

33. A ciò, lo Strano dice: ‘Dato che prima hai fatto molto di ciò che era contro DIO, ma hai pensato ai tuoi peccati, perciò alzati e cammina. D’ora in poi non peccare più, affinché non ti capiti di peggio!’. La folla intorno a Lui, anche io, era irrigidita, quando il paralitico si è alzato, ma poi è caduto; ha ringraziato il Guaritore e si alzato senza aiuto. È rimasto a lungo nel seguito del Guaritore. Com’è da comprendere? Un enigma che certamente nessuno può risolvere. Oppure sì?”

34. Come nativo israelita, Charius comprende il miracolo, come chiamava la guarigione. Per un  romano sono difficili da scegliere le parole per spiegare il miracolo. “Vedi, si deve conoscere un po’ la fede della giudea di prima, allora diventa chiaro com’era possibile. Quasi ogni tribù nel paese del Giordano crede in un solo Dio che ha creato tutte le cose, il mondo, gli uomini, la natura. Egli avrebbe – e questo è proprio vero – già mandato in tempi passati nel mondo dei veggenti, dei profeti che facevano cose grandi dalla Forza luminosa del loro Dio.

35. Presumiamo…”, Charius circoscrive la sua conoscenza sulla fede, per aiutare l’amico, “…questo ‘Guaritore’, qualche volta Egli si chiama così ed anche ‘Figlio di Dio’, che significa ‘inviato’, che abbia la Forza per eseguire delle cose che vanno oltre la comprensione e facoltà umane, può significare anche: quanto alto è il firmamento al di sopra di questa Terra. Intellettualmente non si può comprendere; ma il nostro sentimento interiore lo può afferrare. Ma ora la cosa più importante:

36. Durante un Discorso che ho sentito da poco, stavano degli uomini intorno a Lui che credevano in Lui, altri ai quali Lui era riprovevole, anche due templari che parlavano a bassa voce, cosa che però qualcuno ha sentito e me lo ha riferito: ‘Costui cade, presto; e di ciò accusiamo i romani. Si stupirà quanto possiamo fare nonostante l’occupazione’. Senza dubbio: era inteso Pilato. Lui si trova senz’altro nel nido di vespe. Sei già stato una volta in Gerusalemme?”

37. “No, ho incontrato Pilato nella regione. Ho sentito molto di quanto è possibile. Ma non si passa mai al di sopra del procuratore!”

- “Oh, non dirlo troppo forte! Gli alti templari, Caifa ed Hannas, sono capaci di tutto. Loro si giocherebbero anche il nostro Cesare! Potresti forse avvertire Pilato? Avresti buone possibilità, soprattutto, dato che si tratta del nostro Guaritore.

38. Se Caifa ed Hannas si giocano il nostro Pilato, anche Costui cade insieme nella loro cattiva rete”.

- “Vedi troppo nero!”, Brudumus va avanti e indietro.

- “Si deve intraprendere qualcosa, anche se non conosco i due templari. Chissà se Pilato mi crede?” “Ti accompagnerei, ho solo proprio ora l’ordine di controllare la regione di Dan. Sembra ci sia qualcosa in corso”.

39. “Mi metto in cammino”. Ordina ai legionari di preparare cavalli e armi e poi si allaccia la sua armatura.

- Quanto si rallegra Charius, nonostante la preoccupazione. Di nuovo la Guida di Dio, il SIGNORE ha steso la Sua mano. “Ti posso consigliare perché conosco la zona?”

- “Mi è benvenuto ogni buon consiglio”.

40. “Rimani a sinistra del lago Merom, oltre Bethsaida, oltre Gadara fino a Ramoth-Gilead. Si sa che  là ci sono poche spie. A sud di Ramoth, non lontano, nonostante il largo Giordano, c’è un passaggio dove l’acqua arriva appena fino alle ginocchia dei cavalli”.

- “Non temiamo l’acqua”, ride Brudumus.

- “Va bene, poi continua oltre Gerico verso Gerusalemme. Compirai tutto al meglio”.

41. “Ti ringrazio per il consiglio. Sono sempre stato nella regione a nord; nulla mi ha attirato verso la Giudea, perché là viene mormorato molto. Ne cancello quasi sempre la metà, ma c’è sempre qualcosa di vero nel mormorio: la prudenza è l’audacia dei coraggiosi!”

- “Il mio punto di vista è che non ha senso penetrare nella tana del leone, ma se si vogliono salvare i minacciati, aiutarli, vai quindi nella tana del leone dove siedono i superiori della Giudea, che non solo sanno urlare, ma possono anche colpire a tradimento”.

42. “Con loro ce la faccio. Porto con  me dei legionari, e vedrai che... “.

- “È possibile, Brudumus, che loro ti pugnalano alle spalle prima ancora che li vedi”.

- “Con il Ponzio, io penso – se è necessario – diventano piccoli anche i volentieri-grandi”.

- “Di fronte! Ma poi? Ti posso dire ancora qualcosa che forse ancora non conosci?”. Brudumus aggrotta la fronte. Ora Charius viene con il Nazareno? Non sbaglia a pensarlo.

43. “Credilo, oppure rifiutalo!”, dice serio Charius. “Ho sperimentato come sovente, se davanti a me stava un problema ed ho pensato pregando: ‘Signore, Gesù di Nazaret, aiutami Tu’, allora i pericoli erano cancellati, come se nessuno mi avesse minacciato. E’ difficile da afferrare, ma è vero, amico mio. La Giudea è un nido di vespe, il procuratore te lo confermerà”.

44. “Lo voglio provare”, borbotta il romano. “Lo penso da tempo, che quando invochiamo i nostri dèi, quel poco in se stessi, non succede nulla. Si crede solo, ma i pensieri nell’aiuto sono la vera forza. Oppure no?”.

45. Charius annuisce, lui ha riconosciuto il meglio dell’autentica fede: “Se lo interpreti umanamente, dico di ‘sì’. Si tratta della fede in un Dio, allora arriva la forza da LUI, siine certo!”

- “Il Galileo non è un Dio, è un uomo, lui sà impiegare subito le forze che i mortali non hanno”.

- “Hm”, Charius indugia, poi si dà un ‘colpo’, se si vuole dichiarare ciò di cui si ha facilmente paura:

46. “Ora pensa di me quello che vuoi, Brudumus, io l’ho visto: quest’Uomo di Galilea è Uomo solo esteriormente, e solo per via degli uomini Egli si dà come tale. Se una volta Gli puoi guardare negli occhi, il Suo volto, le Sue parole, l’atteggiamento delle Sue mani, allora, …allora riconosceresti come me, chi Egli è, cioè: realmente Dio!

47. Lo so, non è così facilmente da digerire; soltanto, noi romani siamo abbastanza istruiti a distinguere molto bene fra tutto il mondano e ciò che chiamiamo ultrasensoriale, per sapere questo: l’Ultrasensoriale è la vera Vita, così come l’interiore nel nostro corpo è la vita.

48. Il cuore pulsa, se lo vuoi oppure no; il polmone respira anche nel sonno. I nostri organi lavorano senza impiegare la cosciente volontà. Noi non vediamo come questo si svolge. Non lo possiamo negare! Un medico dalla Grecia mi ha detto una volta profondamente sensato: ‘Si inspira ossigeno, questo aiuta il cuore e il sangue. Attraverso i polmoni espiriamo ciò che il corpo non consuma, e inspiriamo di nuovo facilmente. Come si trasforma di nuovo in aria buona davanti al nostro naso oppure alla bocca rapidamente ciò che è cattivo, il consumato, che in Athene chiamano anche ozono?’

49. Questo mi ha fatto pensare e mi ha insegnato che l’incomprensibile, l’ultrasensoriale è la vita, di cui sappiamo purtroppo molto poco”. Brudumus riflette per un po’ e Charius aspetta. ‘Sta fermentando’, pensa lui. Ci vogliono un paio di giorni finché nel discorso il cesareo si incoraggi, allora alza una volta all’improvviso la testa chiedendo: “Il Galileo sarebbe quindi un superuomo, un, …hm, un Dio? Come devo dire in caso di pericoli?”

50. “Signore, Gesù di Nazaret, assistimi Tu!”

 

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Cap. 6

Una cattiva aggressione va a ramengo

Una magnifica conoscenza su Gesù

1. Susanna ha aspettato per giorni il ritorno di Charius, che ha riportato Retzi a casa. Quante volte il bambino era corso davanti alla casa dove stava: “Non ritorna più!”. Ora, impaurito si stringe da sua ‘madre-Susanna’. Lei stessa, preoccupata, consola il bambino. “Ci sarà molto da fare in Cesarea. Lui viene certamente”.

2. Il quarto giorno due uomini vengono davanti alla casa. La paura si impadronisce di Susanna. Soltanto, …che lei conosce anche la chiamata del cuore: ‘Signore, Gesù di Nazaret, assistimi Tu!’. Lo chiede, ben temendo, nonostante sia colma di fede. Gli uomini entrano. Susanna tace, aspetta ciò che diranno loro. Subito dicono:

3. “Abbiamo un incarico da Gerusalemme, che cos’è, per il momento non ti riguarda, a meno che tu fai ciò che noi comandiamo”.

- “Ah, è così?”, chiede la donna. “Qual’è l’ordine?”

- Uno ignora la domanda, la squadra sfacciatamente e dice: “Sei una Giudea; che cosa hai da fare qui in Dan?” I due lo sanno precisamente. Ma sono provvisti al meglio con domande-trappola (come in Matt. 22,16-22).

4. “Non che io sappia”. Ad un tratto, Susanna sente una Forza, come se qualcuno stesse accanto a lei. Con ragione nega la sua appartenenza alla Giudea, perché la stirpe di Dan apparteneva a Israele; e questa non esiste più da settecento anni. “Sono la moglie di un romano”, dichiara lei orgogliosa.

5. “Conosco gente che non agisce come i giudei”. Lei intende piuttosto i buoni fra il popolo. Da un cassetto coglie un rotolo, un duplicato, che Charius ha fatto stampare per Susanna in caso di bisogno. Lui conserva l’originale del documento della sua appartenenza romana in un luogo segreto. “Ecco”, mostra il documento, “potete vedere che mio marito ed io apparteniamo a Roma”.

6. “Pah, lo sappiamo da tempo! Allora si fa un affare con gli oppressi, con molto denaro, non è vero? Già un israelita diventa chissà che cosa!”

- Susanna, ben informata, ride: “Israele non esiste più. Non dovreste sapere che... “.

- “Taci, donna stupida”, litiga il secondo, “sia Giudea o Israele, rimane uguale! Ora non perdiamo tempo, sei arrestata, vieni portata a Gerusalemme, e là si mostrerà che cosa sei!”

7. Sembra andar male. Nessun vicino le viene in aiuto, soprattutto perché la maggior parte non sono romani e temono il tempio. “Vengo con voi, ma solo con mio marito. Fino ad allora c’è tempo”. Da dove le viene il coraggio, …più tardi Susanna non lo può più dire. I due uomini – sgherri dell’alto Consiglio – vogliono già impiegare violenza, allora si sentono davanti alla casa delle forti voci e un rumore di armi. Di nuovo una segreta guida? Un aiuto sconosciuto, …che il mondo non conosce?

8. Charius era ritornato con rapida cavalcata, aveva raccolto dei legionari che avevano perduto la loro unità, senza colpa. Li aveva tranquillizzati. “Intanto rimanete da me; da Dan, indago dove si trova la coorte”. I legionari ringraziano salutando, molto contenti. Perché è anche già capitato che uno perduto era stato condannato come disertore.

9. Ora tendono l’orecchio, e uno domanda: “Comandante, che sta succedendo nella tua casa?”

- “Lo vorrei sapere anch’io. Mia moglie, e degli uomini? Lei è la fedeltà in persona! Sta zitto, vogliamo sentire, magari…”. Presto si accorgono che cosa sta accadendo. Allora sentono come una voce d’uomo sibilare formalmente:

10. “Tu vieni con noi! Il tuo straccio per noi non vale nulla”, vorrebbe già strapparle di mano il documento, ma Susanna lo aveva riposto rapidamente nel cassetto. “Ha, romana, con questo non ci puoi spaventare! Presto li cacceremo dal paese, se costringiamo Pilato, che…, che…” Chi intende, Charius se lo può immaginare: il Signore, il ‘buon Uomo’ di Retzi, il Salvatore di tutti gli uomini. Che ha convinto Budrumus a partire per andare dal procuratore, ah!

11. “Adesso”, ordina uno dei suoi legionari, “e sbarrate la porta, i pezzenti non devono fuggire!”

- “Non ti preoccupare, siamo in sei, dentro sono solo due”. Entrando, gli sgherri non si erano accorti di nulla, si vede che le braccia di Susanna sono state afferrate a destra e a sinistra e che viene brutalmente trascinata all’uscita. Ecco, che tuona già bellamente:

12. “Che cosa fate con una romana? Chi siete, e su quale ordine siete penetrati? Illegittimamente, voglio dire! Oppure no?”

- Gli uomini si voltano spaventati verso il proclamatore, e impallidiscono. Si accorgono che è un romano e sei legionari. ‘Asmodi! Oh, all’inferno!’. Mentre non pensano solo ai romani, ma anche al loro mandante, al quale non riusciranno mai a sfuggire, uno si mostra comunque coraggioso.

13. “Il tempio ci manda; Roma gli ha confermato il suo diritto. Lo saprai”.

- “Precisamente! Un romano non ha mai infranto il diritto! Ma se i superiori del tempio attaccano i romani, in più, pure una donna che in più è indifesa, allora perdete presto il diritto. Ora, niente storie: – Perché siete penetrati, proprio adesso che non sono a casa? Non ingannatemi, altrimenti verrete giudicati a Roma!”

14. Nonostante la minaccia, uno osa: “Siamo incaricati di cercare lungo il Giordano della gente che segue il Galileo, il seduttore del popolo. Se ne fai parte, non ci riguarda. Ma per la donna”, indica Susanna, “è dimostrato. E così agiamo con pieno diritto”. Un legionario alza la sua lancia, per scacciare gli avversari. Il Galileo, …lui non Lo conosce.

15. Charius ferma l’arma. “Non è ancora deciso chi scaccia chi. Intanto, qui il diritto di Roma: La provincia a nord, da Gadara dall’est a ovest, è appunto regione romana, non una parte della procura, non ha nulla a che fare con la Giudea. Potete agire là, finché mon sarete fermati. Sarà doloroso e, …molto giusto.

16. Avrei voglia di mandarvi a Roma, perch酔. No, sarebbe sbagliato dirlo. Basta pensarlo: ‘di oltraggiare, perseguitare il molto amato Signore, raggirare le Sue verità di salvezza, presentare le Sue azioni come un’opera del diavolo’. Oh, se potesse… Charius doma la sua ira; loro sono troppo sporchi, sono da scacciare, nient’altro!

17. “Andate! Ma veloci! Non fatevi più vedere qui! Ditelo al vostro superiore, che qui hanno i loro diavoli, e come gridano del Nazareno!”

- “Ha, Lo conosci allora?”, osa uno ancora una risposta.

- “Che cosa ti interessa, chi io conosco? In ogni caso – ammesso del tutto apertamente…”, continua appositamente: “…ho visto e udito più volte il ‘buon Uomo di Nazaret’.

18. Se i vostri superiori avessero un granello del MARE di Bontà, della Capacità superiore, di ciò che Lui ha e può, …in verità, basterebbe a giungere alla conoscenza! Ma la loro anima è nera, l’animo oscuro, e infernale è il loro agire; non si vorrà sentire nulla delle loro parole, perché sono tutte noci vuote. E ancora, con la differenza che le loro noci sono dure esteriormente come all’interno, senza una briciola che può essere riconosciuta gentile. Via! La mia indulgenza è finita!”

19. Scrive un rotolo, lo consegna a un legionario con l’ordine di portare questi due a Gadara e consegnare al comandante del luogo lo scritto; provvederà lui a portare via la gentaglia: “Per voi sarà la via per la vostra unità, spero”. Gli sgherri sono già stati scacciati dalla casa, mentre il legionario custodisce subito il rotolo sotto l’armatura.

- Lui dichiara: “Non ho mai sentito nulla del Galileo, ma se lo chiami un buon Uomo, allora ci credo”.

20. “Fai bene. Vedi, Lui ha fatto molte opere meravigliose, che – umanamente – non si riesce quasi a comprendere. Alti romani Lo onorano. Pensa semplicemente così: – Il Dio sconosciuto, che da noi si onora appunto, è da confrontare con il Nazareno, oppure viceversa”. Nella casa torna la calma. “Questo sarebbe quasi finito male”, sospira Charius.

- “Oh, ho avuto paura”, confessa Susanna. “Allora mi è sembrato come se qualcuno stesse accanto a me... “.

- “Questo era Lui! Non ha bisogno di essere fisicamente quà o là, Lui è – hm – d’ovunque!”

21. “Hai fatto certamente bene, ma ecco: ora la tua indulgenza è passata. Ho pensato a questo, a quando il Salvatore ha parlato della Pazienza di Dio. Una donna mi ha fatto notare che Egli profetasse della fine di Gerusalemme e della Giudea ed avrebbe detto: ‘Abbiate pazienza con le vostre anime’ [Luca 21,19]. Egli è la Bontà stessa. Così si dovrebbe essere pazienti anche con tali cattivi”.

22. “Ai cattivi c’è da mettere il laccio, altrimenti rovinano la gente migliore. Nonostante la Bontà e la Pazienza, il Signore ha vuotato il tempio con una verga [Giov. 2,15]. Ha risparmiato i venditori di colombi per via degli animali. Ma altrimenti,… si deve imparare ciò che insegna e fa il Salvatore”.

23. “Oh, sì! Ma quando impareremo ad eseguire ciò che Lui ci ha comandato? Ma poi, si è di una buona volontà, quando ci mancano solo le forze della nostra anima? Di notte ho riflettuto molto su questo, non appena mi mancavano i pensieri oppure anche le parole e, …umanamente è difficile eseguire ciò che è vero. Ci si considera facilmente meglio di quanto non si è in realtà.

24. Dio è  buono! Già Mosè ha insegnato: ‘Certo, l’Eterno ama i popoli’. [Deut. 33,3]. Ci si può affidare completamente a Lui, non si deve avere paura; perché Dio ci aiuta”. Questo suona come un grido di bisogno, dalla profondità dell’anima. Susanna si aggrappa a suo marito, come se lui potesse aiutare.

25. All’improvviso i due si voltano, Charius è oppresso: “Dov’è Retzi? Speriamo che non gli sia capitato nulla”. No, i soldati hanno portato via i cattivi. Retzi, …non lo possono. Oh, se questi hanno avuto delle seconde spie, e se…”. Susanna corre fuori, Charius la segue. Non è nel giardino, nei vicoli vicini non c’è nessuno. Si era notato che cosa stava per accadere. Ritornano preoccupati in casa. Susanna piange con veemenza. Charius corre avanti e indietro come un disperato.

26. E’ sera quando compare alla porta una testa arruffata. “Retzi!”, …ansima Susanna. Charius era andato via ancora una volta, per cercarlo nei vicoli. Quando è ritornato senza aver concluso nulla e vede il bambino presso Susanna, gli si sprigiona un lungo sospiro di sollievo dal petto. Quello che finora non ha mai fatto. … Comincia a sgridare: “Perché sei stato via così a lungo? Dove sei stato? Ma non sai quanta amara preoccupazione ci hai procurato?”

27. Il volto del bambino è così serio, che gli adulti si meravigliano. “Ah, avete avuto grande preoccupazione per me, io, …anch’io per voi”.

- “Come mai?”

- “Io giacevo dietro il cancello sotto un cespuglio, quando ho visto parlare a bassa voce tra loro quattro uomini. Due sono andati nella piccola capanna dove il vicino conserva alcune cose. Non è mai chiusa a chiave, quindi sono potuti entrare. Due sono andati da madre Susanna, e tu, padre, non c’eri. Mi sembrava come se vedessi del male negli uomini, per la nostra casa, per voi.

28. Alla fine, alla curva del vicolo dove si arriva alla campagna aperta, abita il piccolo uomo che viene qualche volta da voi. Anche lui crede nel nostro Salvatore, così come noi. Sono andato da lui e gli ho detto del pericolo; perché, dato che ce ne sarebbe stato, ho sentito come se il Salvatore me lo dicesse. Talmon mi ha tenuto stretto, lui non potrebbe aiutare, certamente, io ancora di meno. I forti uomini e quelli nella capanna; non avremmo davvero potuto fare nulla! Quelli del villaggio, pensava Talmon, non avrebbero pure potuto fare nulla e non avrebbero nessuna voglia di essere deportati a Gerusalemme.

29. Dovevo rimanere. Lui voleva vedere che cosa stava accadendo. ‘Ma’, disse lui: ‘Il Santo è il mio rifugio e la mia fortezza’ (Salmo 91,2) che una volta avrebbe cantato Davide. Poco fa è ritornato e mi ha lasciato andare. ‘Credo che l’aria sia pulita’, disse. Non sapevo che cosa intendeva; allora sono venuto di nascosto, ho spiato attraverso la piccola finestra. Come ero contento, perché il caro Signore mi ha aiutato! Che cosa volevano gli uomini dalla mamma?”

30. “Domani lo sentirai”, promette Charius. “Adesso è tardi e siamo stanchi”.

- “Anch’io”, dice Retzi.

- “Quindi ceniamo ancora. Lo preparo subito”, finisce di dire Susanna.

- Discende una buona notte. Nonostante ciò Charius si alza un paio di volte, va nella casa al buio. A lungo rimane tranquillo, non si vedono spie da nessuna parte.

31. Il giorno dopo, la prima cosa che Retzi vuole sapere è che cosa volevano gli uomini. Per quanto sia giovane, lui considera ogni avvenimento con più intensità che altri bambini della stessa età. Non è proprio da dire, la piena verità. Non si deve risvegliare nessun odio nel bambino. Si deve circoscrivere. – “Vedi, Retzi”, comincia con prudenza Charius, prendendolo fra le sue ginocchia, “volevano interrogare se da noi ci sia gente che ama il Galileo e Lo segue. Certamente sono venuti senza cattive intenzioni, si voleva appunto…”

32. “E’ vero, padre?”, dubita Retzi. “Ho visto le loro facce quando bisbigliavano insieme, ed ho percepito precisamente: ah, vogliono fare del male. Se vogliono sapere chi segue il Salvatore, allora loro stessi dovrebbero obbedirGli. E così, …no? Nessuno aveva quell’aspetto. Lo sapeva anche Talmon, non lo ha detto solo ad alta voce, perché i templari…”. Retzi tace. Certamente molto sveglio, il piccolo non sospetta tali retroscena; lui ha anche un senso da bambino troppo puro e autentico.

33. “Potrà essere”, conferma Charius. “Ci sono buoni e cattivi. Con questi ultimi si deve essere indulgenti; ma per questo non si deve tollerare il male. Ora sii lieto. Sono andati via, non ritorneranno certamente mai più”.

- “Se sono arrabbiati con il caro Salvatore, Gli possono fare qualcosa?”. Quanto sia vicino il pensiero al precoce avvenimento, …non lo sospettano ancora né Susanna, né migliaia di uomini a cui aspira l’oscurità.

34. “Ora va, Retzi, per badare a te ti segue la mamma. Rimani presso la casa, i tuoi compagni di gioco possono venire qui. Avete abbastanza spazio sul nostro prato”. Retzi se ne va, non senza uno sguardo che dice più che le parole.

- Susanna si siede accanto a Charius. “Se si sapesse che cosa c’è nel bambino”, comincia lei, “lui è molto diverso dai ragazzi del villaggio. Il suo piccolo cuore si è spalancato al Salvatore. Vorrei poterlo fare come lui”.

- “Anch’io. E la Parola del Signore: ‘Se non diventate come i bambini’, è davvero giusta”.

35. “Purtroppo la maggior parte degli ascoltatori non l’ha compresa”,

- “Oppure non volevano”, interviene Susanna. “Ah, sì, hai ragione. Lui riusciva ad essere gentile quanto voleva: guarire i malati, consolare gli oppressi, ignorare una parola contraria con inafferrabile longanimità, ecco: Lui la mette solo da parte per non punire i chiacchieroni. Mi era quasi inafferrabile questo:

36. Ho incontrato un Suo discepolo che prima mi era sconosciuto,. A quel tempo ero ancora un po’ scettico. Tuttavia, le parole e le azioni di Gesù mi davano da pensare. Alla domanda da dove venisse, lui disse rattristato: ‘Da quelle dieci città della Samaria che si sono formate in un blocco. Proprio là il nostro Maestro voleva operare. E’ andato con così tanto Amore, per salvare la gente’.

37. ‘Di che cosa’, ho chiesto.

- ‘Sono ossessionati dal denaro e dai beni, vendono le loro anime per via di mammona e commettono molte cose impure. E che cosa è successo? Scacciano gridando l’Aiutante! È stato così quando Egli ha purificato il tempio. Ora qualcosa che i miei fratelli ed io non comprendiamo ancora: Lui, la Bontà stessa, misericordioso verso ognuno che ha bisogno del Suo aiuto, Lui dice: “Queste città non Mi vedranno mai più!”.

38. A ciò io dico: ‘Chi non vuole avere nessun aiuto, a costui non lo si può dare’.

- ‘Sì, è vero’, ammise costui. ‘Ma se tu sapessi che il Salvatore benedice là dove si maledice, dove si bestemmia, …ah, la Predica sul monte [Matt. cap. 5 e 6], quelle ‘Beatitudini’. E ora, qui tutto il contrario’.

39. Dunque, ho cercato Lui più spesso, più da lontano, nonostante abbastanza vicino, per sentirLo, per vedere, esaminare io stesso. Sarà strano che ho incontrato lo stesso discepolo. Lui sembrava così liberato, mi aveva riconosciuto come io lui, e mi ha rivolto la parola: ‘Allora, quando ti ho riferito che cosa hanno fatto le dieci città della Samaria, oh, quanto eravamo stolti, non abbiamo riconosciuto la Misericordia, finché il Maestro lo ha spiegato.

40. Lui non dovrebbe andare prima di qua e di là per sapere che cosa avviene. La Sua parola fu: “Per via delle anime, per stimolarle a liberarsi dal peso del mondo, la Mia via va verso tutti i figli. Così e diversamente dov’è necessario, e come voi uomini non comprendete. Se vado ancora una volta in quei luoghi, Mi scaccerebbero un’altra volta. In tal modo, affinché non commettano ancora una volta il peccato contro di Me, loro DIO, rimango perciò lontano dalle città, e non per non esporMi al pericolo dello scherno!”

41. Susanna, questo per me fu il motivo principale per credere in Lui, di amarLo, di riconoscere come e che cosa Egli sia realmente. Mi è venuto il pensiero: ‘Nulla nell’Infinito, come si chiama l’Infinitum, può ostacolare minimamente l’Onnipotenza di Dio! Il Suo operare, il Suo omettere, nulla! Perché ciò che Egli fa, è fatto bene e rimane per tutta l’Eternità!’

42. Come uomo non lo si potrà mai afferrare pienamente, che Dio, il Santo…”

- “…ah, Charius”, Susanna si stringe a lui, “noi due lo sappiamo dalla vecchia fede, che in parte è scomparsa”,

- “Non ad ognuno, cara moglie”,

- “No, ma a coloro che hanno da portare la responsabilità. Essi sono dotti nelle Scritture, loro dovrebbero sapere dalle profezie, chi è e come arriva il Messia. Ma tutto il Magnifico viene raggirato, e invece di credere nella visione della Luce, si crede nel mondano. Io temo per il nostro Salvatore”.

43. “Anch’io, Susanna. Ora ti posso dire che ho convinto un superiore, uno del tutto fidato, di partire per andare da Pilato. Lui è troppo  giusto per non tollerare nulla di ingiusto per via dei superiori dei giudei. Se lui ha in mano la causa di Gesù, allora il Tempio, il Sinedrio, non può ottenere nulla. E, …contro Roma? Allora sono fuori bordo”.

44. Essi sperano così fermamente, coloro che sono presenti poco presso il Signore, coloro che stanno più ai margini e, …vengono tenuti stretti come la ruota dal cerchio. Lontano da Gerusalemme, non solo qui nel nord, anche lontano verso il sud, c’è molta gente che sente del Salvatore e crede in Lui. Quegli altri buoni che attraversano con Lui il paese, sono sovente con Lui per giorni, come qualche alto romano, greco o altri, loro Lo vedono e sentono ciò che insegna e Lui fa, il Nazareno. Allora non c’è proprio da stupirsi nell’attaccarsi a Lui. I lontani, questo sia qui rilevato, sono coloro secondo la Sua stessa Parola: ‘Oh, la fede dalla visione è buona; ma credere in Me senza aver visto, questo procura un ulteriore grado di felicità!’

45. Non possiamo mai ricordarci di tutto ciò che Egli rivela, così tanto di santo, ma l’interiore, la capacità della Luce, – vedi, Susanna, se la conserviamo e Lo amiamo, allora possa venire ciò che vuole: anche noi restiamo uniti con Lui attraverso la Sua Misericordia del Cuore”.

-  Susanna lo guarda con malinconia. “Lo voglio fare anch’io; soltanto, …ho avuto un cattivo sogno, perciò sono diventata timorosa, per via del nostro amatissimo Signore”.

46. “Che cos’è questo sogno?”  

- “Intorno a Lui stava un’oscura nuvola e come degli abiti che il vento muoveva. Poi è venuta un’altra figura che levava una mano contro questa nuvola, per proteggere il nostro Signore. Il Sinedrio non dava pace; lo hai appunto notato su di me, che hanno mandato persino fin qui degli sgherri. Se si potesse aiutare, Charius? Si dovrebbe andare da Lui, pregarLo di venire a Dan; da qui Egli potrebbe andare in Siria e là starebbe nella regione protetta dai romani, dove nessuno ha nulla da dire. Nella Giudea, il superiore del tempio ha purtroppo ancora molto potere”.

47. Charius si appoggia alla fronte. Com’è da interpretare il sogno? E’ escluso che Susanna confabuli. Quindi è da chiamare ‘una visione’? Oh, no! Si alza frettolosamente. “Il Signore ha una Forza miracolosa troppo grande, allora né Caifa né Hannas possono fare qualcosa. Sono convinto che loro non provocheranno mai il nostro Pilato! Tuttavia, lui ha già dovuto subire delle preoccupazioni, i cattivi sobillano e il popolo un giorno lo dovrà pagare”.

48. Retzi entra tumultuosamente: “Fuori c’era un uomo, i miei compagni di gioco sono subito scappati via. Anch’io me la sono svignata rapidamente. Mi ha gridato dietro: ‘Chi sta dalla parte del ribelle, sarà colpito dal nostro tribunale superiore’. Che cosa significa?”. Il ragazzino è del tutto senza fiato.

- “Rimani qui!”. Charius esce. Non si vede più nessuno. Va dal vicino di casa che, anche se non crede nel Salvatore come un ‘Messia per la Luce del Regno’, non è nemmeno contro di Lui.

49. Sulla domanda se ha visto qualcuno che gli poteva sembrare sospetto, costui dice: “Quelli ti attraversano sovente la strada, indagano sul Galileo oppure se nel momento opportuno si aiuterebbe a scacciare i romani. Ma chissà se questo sarebbe possibile! Loro e le loro dodici legioni, sapienti di guerra interna ed anche esterna, …ah, che cosa vogliono fare i giudei?”

50. “Hai ragione, vicino. Sei un galileo e non fai parte di Gerusalemme. Io sono romano; malgrado ciò, rispetto ogni popolo. Ognuno vuole vivere proprio secondo il suo modo abituale. Ora, ti ringrazio. Forse i ragazzini erano solo spaventati”. Charius ritorna a casa guardandosi intorno da tutte le parti. Ebbene, sta arrivando un lampeggiare. Quando verrà il temporale, come si scaricherà? E distruggerà, uomo, famiglia, paese? ‘Non si devono più lasciare giocare i bambini senza sorveglianza’, dice fra sé e sé.

*

51. ‘Arriva la tempesta! Potrà regnare ancora una pace ottusa per qualche anno? Con la santa comparsa di Dio, come rivelato dal Salvatore e Redentore, è cominciato il tempo di svolta. Come si svolgerà, chi lo può sapere prima? Nessuno! Soltanto: …si può credere nella Bontà di Dio, anche se l’umanità sprofonda nella sua pazzia, nel moloch della materia, in ...’.

52. Charius tranquillizza il suo ragazzino. “Era un pastore che non dovete temere. Intanto adesso rimani a casa. Se volete giocare fuori, chiederò al vicino di badare a voi, e lo facciamo anche noi”.

53. “Questo non era un pastore”, contraddice il bambino. “I pastori sono bravi uomini perché custodiscono le care pecore”.

- “Certamente, Retzi, di per sé sono buoni. Se pensi al Salvatore, chiamato da te ‘l’Uomo buono’, Lui ha chiamato Se stesso una volta ‘buon Pastore’ [Giov. cap. 10]”. Per non stressare Retzi con pensieri che non riesce ancora ad elaborare, Charius aggiunge:

54. “Questi pastori devono lottare con molte avversità per conservare i loro greggi, contro il maltempo o i ladri, non di rado contro un animale rapace; e così diventano quasi sempre duri”.

- Il ragazzo ha un’espressione scettica. L’uomo, …no, era tutto, eccetto un pastore. Retzi tace, ma poi domanda che cosa ha detto il Salvatore di Sé e come sarebbe da intendere con il Pastore; non avrebbe mai avuto con Sé una pecora.

55. Charius sorride amabilmente. “Si deve riflettere com’è da intendere, quando si spiega qualcosa a qualcuno. Il Signore ha quasi sempre avvolto il Suo insegnamento in una parabola, perché così la gente comprende meglio che cosa intendeva, ha paragonato noi uomini alle pecore che hanno bisogno di un pastore per non perdersi, per trovare un pascolo e non vadano in rovina. Per non parlare di ciò che noi chiamiamo vita: il mangiare, bere, lavorare e dormire e cose simili.

56. Tu senti quanto sia buono il Salvatore? Non si può vedere ciò che si sente. Il Creatore, il nostro Dio, ci ha dato un cuore, un’anima, che con lo spirito sono la vera vita. Questa è da conservare, affinché non si rovini, e noi dobbiamo credere nel Creatore come il PADRE, amarLo, ubbidirGli, e per questo ci vuole una protezione, che solo Dio ci sà dare. Dato che l’uomo sovente non la vuole, tu sai appunto quanto certi sono maleducati contro il nostro Salvatore, appunto per questo ci ha dato la parabola del Pastore.

57. Qualche pecora si smarrisce anche. Se il gregge è grande, allora il pastore deve cercare di riportarla al pascolo. Così Dio cerca gli uomini affinché non vadano perduti. Perché senza Dio, lo senti anche tu, saremmo come vermi che non sanno come devono strisciare per salvarsi dal pericolo.

58. Noi abbiamo riconosciuto che il Salvatore è il nostro Dio e Padre nel Cielo, anche se vive come noi sulla Terra. Se Egli è il nostro Dio, allora custodisce anche noi e fa di tutto per chiamare gli uomini a credere in Lui, di amarLo, di osservare i Comandamenti e di fare sempre del bene”.

- Sul volto del bambino s’infiamma una sensazione di beatitudine. Ah, quanto saranno delusi insieme con coloro che devono credere, quando sulla Giudea lampeggerà, seriamente su tutto il mondo, adesso e più avanti fino alla fine del tempo della materia.

59. “Noi lo amiamo molto, non è vero? Nessun maligno Gli può fare qualcosa. Quando allora Lui ha preferito noi bambini e ci ha preso nelle Sue braccia…, oh, non potete immaginare com’era! Certi adulti avevano facce amare; ma Lui ha detto loro: ‘Quello che Io faccio non vi riguarda. Io amo i bambini, per dar loro nel tempo della loro vita la Mia benedizione di Salvatore!’

60. Persino gli uomini che erano sempre intorno a Lui (i discepoli) avevano prima litigato, ma poi si sono messi intorno a noi. Nessuno ci poteva separare dal Salvatore! Ho sentito dire uno di loro, era un uomo giovane (Giovanni): ‘Lasciate stare i bambini; il Maestro ha già sovente preferito i bambini. Loro si sono lasciati volentieri benedire o accarezzare da Lui’. Lui somigliava quasi al Salvatore”.

61. “E’ vero, ragazzo mio. Quando una volta stavo un po’ più vicino, l’ho notato ed ho pensato se non fosse un fratello. Ma più tardi, quando ho imparato a conoscere molto meglio il Signore, i Suoi alti insegnamenti, allora ho capito: Lui non è come noi! Allora ho avuto l’illuminazione che, come DIO non ha fratelli o sorelle, se esiste un Dio, il Creatore di tutte le cose della vita, allora Egli sta al di sopra di tutto ciò che esiste ed è stato creato da Lui”.

62. Susanna dice la sua: “Se si potesse vivere sempre presso di Lui, sentirLo, vederLo sempre e continuamente, avere la Sua benedizione, ci si dovrebbe sciogliere per tanta felicità di Grazia”.

- “Sarebbe bello come nel Cielo”, risponde Charius. “Non ci scioglieremmo, ma allora ci sarebbe magari una sovrabbondanza, che noi creature-figli non potremmo sopportare a lungo.

63. Io lo intendo così: – Il nostro Padre sa che cosa serve a ciascuno. Riferiamolo intanto a noi uomini. Se noi Gli obbediamo, Lo abbiamo negli occhi e nel cuore, allora è una grande misura di Grazia. Magari così: se dopo un viaggio si rivedono i propri cari, regna sovente la gioia più grande e l’intima unione. Com’è dopo la vita terrena, non si sa, ma suppongo che è all’incirca come nel mondo. Oppure, …del tutto diverso!”.

64. Charius alza le due mani, quando Susanna ride: “Ma adesso hai detto qualcosa! Quel ‘tutto diverso’ è certamente giusto”.

- “Ebbene, ci si domanda appunto come continuerà quando la Terra sprofonda dietro di noi”.

- Dice Susanna: “Su questo non mi rompo la testa. Se crediamo in Dio che ci rende beati, ci risveglia veramente, per riconoscerLo già qui come nostro Salvatore, dimmi, Charius, abbiamo bisogno di più?”

65. Ah, la donna! Si può imparare da lei. Lui prende le sue due mani, include anche Retzi, ed ammette: “Lasciamoci guidare dalla Grazia. La cosa più importante è: rimaniamo fedeli, quando… – Vedete, miei cari, ho un po’ di timore. Chissà se Brudumus riesce ad ottenere qualcosa da Pilato. Gli alti templari non danno pace, anche se qualche buono si trova nel Consiglio. Soltanto, che io conosco Caifa ed Hannas, due teste ostinate, cuori duri, pensano solo al loro alto seggio, quasi per nulla al popolo.

66. Sacrificherebbero anche noi, se con questo rimanessero nei loro averi. Ora…”, si fa coraggio per via del bambino, “…Dio siede nel governo. La Sua Volontà è inafferrabile, ma eternamente buona! Se Gli rimaniamo fedeli, saremo consolati nonostante il mondo e l’afflizione”.

 

 

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Cap. 7

Brudumus da Pilato – Su di lui cade una buona Luce

1. “Che cosa? Un superiore della Cesarea? Che cosa vuole qui?”. Pilato siede, aggravato e malaticcio, cosa che a Roma non viene riconosciuto, si asciuga la fronte, anche se per il calore è vestito leggero e non porta armi. L’annunciatore saluta: “Si chiama Brudumus, secondo il distintivo fa parte della quinta legione, che, come tu sai meglio di tutti, è molto decimata ed ha piccole giurisdizioni in diversi posti”.

2. “Basta! Tieni la tua sapienza!”. E’ comprensibile, quando Pilato è colmo di dispiaceri. Giornalmente arrivano notizie su ribellioni e sopratutto dalla Giudea più stretta. E, …il tempio? Pilato non vuole nemmeno pensarci. Lui sa che costoro hanno i loro sobillatori, alle fine non solo contro di lui, a Roma ed altrove. Ebbene, deve ascoltare un romano di una posizione militare elevata. “Fallo entrare!”. Pilato si siede dietro la sua scrivania.

3. Brudumus entra nella sala, salutando militarmente. Lui sa, non solo da Charius, quanti incendi ardono. Ah, ancora un incendiatore e la Palestina esplode; se prima o poi, non ha più importanza. Il Ponzio dà la mano al superiore e gli indica un posto da sedere. “Siediti e riferisci, …ti prego, brevemente! Il lavoro mi cade sotto il tavolo”.

4. Costui sorride. “Lo credo! Anche da noi nella regione nord non è più roseo. Le certe onde ci travolgono”.

- “Anche là?”, si stupisce Pilato. “Ne ho sentito parlare, ma ho pensato che non fosse così grave come viene sussurrato”.

5. “Non lo si può nemmeno più chiamare sussurrare, fermenta ovunque ed anche gravemente”.

- Pilato brontola un poco. “Perché allora sei venuto? Senza una lunga cavalcata, …chissà che cosa sta di nuovo venendo su di me”.

6. Brudumus indugia, sopratutto perché lui stesso non sta proprio così vicino alla ‘causa di Gesù’, ma naturalmente nemmeno del tutto lontano. Charius lo ha proprio ben informato. “Parla pure liberamente”, Pilato è sempre pronto a ricevere dispiaceri, già da molto tempo.

- “Allora, è così: in Dan è stazionato un romano, di nome Charius. E’ un nativo israelita, ma non un giudeo, ma dalle tribù che sono state disperse attraverso Sargon oppure Salmanasser di Assiria.

7. Naturalmente si conservano sempre delle rimanenze quando dei popoli vengono dispersi. Questo è il caso di Charius e di sua moglie. Già in giovane età è andato volontario sotto servizio sia dell’esercito che dell’imperatore. Per questo servizio è diventato un romano, iscritto e sigillato. Gode di una straordinaria reputazione.

8. Ma ora, come si dice, non è del tutto da estirpare secondo il sangue, cioè quello che erano gli avi. Quindi è diventato un seguace del Galileo a te certamente noto, che a volte Lo si chiama Salvatore oppure Dio, nella rabbia anche ‘diavolo’. Quest’ultimo, come ho appreso dai superiori del tempio di Gerusalemme. L’edificio dev’essere magnifico, oggi vado a visitarlo”.

9. “Esteriormente”, suona in modo sarcastico, “all’interno puzza come i rifiuti nelle discariche di Roma!”

- “Sono davvero tutti  indigesti?”

- “No, solo quelli che si possono sopportare, certi altri sono persino amici di Roma, ma non hanno nulla da riferire. I più avversi, Caifa e il vecchio Hannas, molti degli arcifratelli, sono la peste nel popolo. Credimi, senza questi superiori potrei guidare facilmente la Giudea, sarebbe assolutamente semplice. Ora parliamo del Galileo”.

10. “Che cosa pensi di Lui?”, chiede Brudumus.

- “Io stesso non Lo conosco. Nel nord ha molta gente dietro di Sé, come ho esaminato anche senza Charius”.

- “Se e che cosa io penso di Lui, non lo si discute! Non posso occuparmi di singole persone, persino se avessero una posizione chiave, inteso nel popolo inferiore ed unicamente qui nella Giordania del sud.

11. Invierò delle spie, ne dipendiamo, perché dobbiamo sempre essere prudenti. Ma la nostra gente è già diversa dalle spie del tempio, come ho anche sentito. Questi non sono mai obiettivi, raggirano intenzionalmente se c’è qualcosa che a loro non garba. Il Nazareno – Lo si chiami come si vuole oppure quello che la gente pensa di Lui – non è un ribelle. Non si può ben comprendere che cosa Lui insegna e fa.

12. Il dato di fatto è il seguente: uno dei nostri ancora più importante, del vecchio trono dell’imperatore, Cornelio, il nipote di Cirenio, di cui oggi avremmo disperatamente bisogno, Lo va a visitare sovente e Lo ha pregato una volta di aiutare uno dei suoi servi. Questo dev’essere, come ho sentito, uno molto fedele. Ci si può appoggiare su Cornelio. Ora il nostro romano avrebbe pregato Lui, intendo il Nazareno, di guarire il suo servo, …da lontano!

13. Ben inteso, senza magia, come lo fanno i lontani indiani (allora la pensavano così). Se Cornelio lo ha fatto per preoccupazione, perché a Roma c’è una breve relazione? Se si vuole accusarci di qualcosa, mi hanno riferito dei testimoni credibili, che Cornelio starebbe fermamente per il Galileo. Cosa che fanno inoltre ancora tutta una serie dei nostri alti funzionari. Lui, quello di Nazaret, sarebbe più che un qualsiasi uomo.

14. In breve, …ho già iniziato il rotolo e con pensiero onesto posso scrivere del bene di Lui, ma temo che i templari riferiscano proprio il contrario. Così a Roma vi sta dichiarazione contro dichiarazione, e non è detto, se si dà fede senza dubbio, ad un procuratore invece che ad un Caifa o a un Hannas”.

15. “Questo sembra naturalmente non buono”. Brudumus si gratta dietro l’orecchio.

- “Se è così, non potrai concedere nessuna protezione. Charius mi ha dato la migliore impressione ed è anche da credere, che questo ‘Gesù di Nazaret’, come Lo si chiama, è veramente al di sopra…, come devo dire…”

- “…al di sopra della nostra umanità?”, dice Pilato.

- “Deve vivere in modo puro, sotto ogni punto di vista, com’è difficile da comprendere. Ora non mi è d’aiuto metterGli a fianco, pubblicamente, dei legionari. Ma chissà…. “

16. E’ quasi come un’immagine, che Pilato vede davanti a sé, nonostante la migliore volontà e la convinzione di salvare quest’Uomo Gesù senza qualsiasi errore da un giudizio. Impossibile, se… Sì, da come lo vorrebbe avere del tutto diversamente l’alto Consiglio di Gerusalemme. E il come, lo saprà presto, che a lui, il procuratore, verrà svincolato, …strappato dalla mano qualunque potere di diritto!

17. No, lui non si lascerà spingere via dai templari, non lui! Come già sovente, viene su di lui un improvviso dolore. Preme le due mani sul ventre; si vede come deve vincersi con vigore. Brudumus, uno dei romani migliori, gli mette le mani sulle spalle. “Davanti a me, Pilato, non trattenerti; vedo che soffri. Ebbene, …se sai che il Galileo può guarire, perché non vai da Lui?”

18. “Io?”. Il Ponzio salta sù e dimentica il dolore che scava nel suo ventre. “Non hai idea, che cosa viene spiato qui! Nel nord è ancora tranquillo, per quanto si pensa a coloro che abbiamo da assistere”.

- ‘Assistere’ non è proprio la parola giusta, pensa Brudumus. Qui nella Giudea sembra essere il punto peggiore, un abisso d’uomo o di destino.

19. Non del tutto; siamo nel paese da cento anni, e non tutti i Ponzio erano in grado di impedire i fermenti più per indulgenza e una certa capacità di riconoscere e mantenere il prestigio dei popoli travolti, senza spezzare le ali all’aquila di Roma. Nei sui pensieri sente un ansimare e parlare di Pilato.

20. Lui lo ripete: “Io? Incomprensibile! Non hai idea di quanto viene qui spiato. Se tramite dei messaggeri chiedessi al Galileo: ‘Signore, aiuta anche me’, sette testimoni sarebbero subito sulla via per Roma! E poi…? Il resto te lo puoi immaginare!”.

- Brudumus cerca di calmare il Ponzio. “Va bene, ti costerebbe molto perché non abbiamo più l’autentica disciplina e diritti giudiziali come li ha esercitati al meglio Augusto. Penso solo a ciò che hai detto di Cornelio. Lui è andato apertamente dal Signore e Lo ha pregato per il suo servo”.

21. “Ccome ho già detto, lo fanno molti dei nostri alti ufficiali. Loro non si occupano di nulla e, …lo possono anche fare, perché i templari sono così furbi. Se torcessero ‘la corda’ all’esercito di Roma, avrebbero finito rapidissimamente, il Caifa e la sua orda! Per me è una cosa del tutto diversa. Io sono responsabile per tutta la Giudea, ed oltre ancora, per ‘la lunghezza di una coda da cane’.  Mi vogliono rovinare; lo so persino senza essere un veggente!

22. Guarda qui, nel popolo ci sono molti buoni uomini che lo riconoscono: Se non proteggessimo noi il  loro paese, …dei popoli vicini li avrebbero da tempo rovinati, come una volta il logoro Israele era stato devastato. Persino nel tempio ci sono quelli che lo comprendono, che mi portano notizie dell’alto Consiglio, tredici sacerdoti inclusi Caifa e Hannas. Qui uno straccio, leggi da te; è stato contrabbandato poco tempo fa. Eccetto a te – ho avuto subito fiducia in te – non lo ha letto ancora nessuno, nemmeno i miei più stretti collaboratori. Per chi posso ancora garantire?”

23. Brudumus studia il papiro: ‘Quando catturiamo il Galileo e non voglio chiamarmi Hannas se non ci riesce presto, allora cade anche il Ponzio Pilato a noi avverso. Questo, cari fratelli, ricordatevelo bene! Secondo il diritto romano che noi disprezziamo perché non è mai da confrontare con i Comandamenti di diritto di Dio, lui cercherà di prendere il Galileo sotto la sua protezione. Allora li abbiamo tutti e due in pugno. Il ‘come’ lasciatelo a me e al nostro sommo sacerdote’.

24. Brudumus impallidisce. “Quale complotto! Come non è mai successo da nessuna parte! Così il Nazareno non può essere protetto, se…”. Si fa coraggio, “Ma questo Gesù, sarebbe il Suo Nome, fa grandi miracoli e, come tu sapevi, ha pesino guarito da lontano il servo di Cornelio, il tempio è comunque senza alcun potere! Ah, sì, adesso non voglio pensare più ai nostri dèi; di loro non ho giammai sperimentato un’opera miracolosa. E tu? Pilato?”

25. “Lasciami in pace con questo! Tutta nebbia che il Sole si mangia. Solo proprio questo Nazareno, se è vero e l’ho riconosciuto dalle molte testimonianze, non per ultima dai nostri romani, che Lui sta davvero al di sopra della nostra, ah, così povera umanità, allora sì, allora…”. Ora Pilato lascia aperto ciò che pensa, in segreto brama, assolutamente non solo per sé.

26. L’onore a lui: egli pensa a Gesù e al popolo di Giuda. Nonostante la sua difficile funzione con cui dei singoli dall’alto lo aggravano, lui ama il Paese del Giordano. Se capita la guerra, oh, allora è finito con i suoi uomini, con la cultura e con i buoni doni che il popolo possiede. Lui lo vorrebbe impedire, ad ogni costo. Ma,… lo potrà ottenere? E inoltre, ne deve tacere.

27. Brudumus si è alzato avendo l’impressione che ora Pilato non volesse sentire più nulla, ma si sbaglia.

- “Rimani”, lo invita il Ponzio, “di rado ho qualcuno con cui posso parlare apertamente. Strano…”, uno stretto sorriso passa sul suo volto, che i suoi romani conoscono come serio, i suoi nemici come severo e indulgente, “…non ti ho ancora conosciuto. Oh, persino tutti i nostri superiori, come ne sei uno tu, Brudumus, diramati lontani, non si può conoscere ognuno”.

28. “Io ti ho conosciuto”, risponde costui, “anche se da lontano, ma ho sentito della tua difficile funzione e quanto ci tieni di ottenere il meglio per Roma ed anche per il popolo a te sottoposto. Qui tuttavia…”, Brudumus fa una pausa, ma aggiunge volentieri, “…non la vorrei scambiare con te, eccetto, se ti potessi aiutare. Difficilmente raccoglierai ringraziamento; non dai romani e certamente non dalla Giudea, e da quella sarebbe ancora da comprendere, bench酔

- “Precisamente! Il male, come ho già menzionato, al momento sono i due superiori del tempio, che ancora vengono sempre considerati dal popolo molto sottomesso, cosa che il millenario strato superiore in Israele ha portato con sé.

29. Negli anni di gioventù sono già stato una volta a Gerusalemme, a suo tempo, quando risiedeva anche l’abbastanza giovane Cornelio[3]. Allora non ero stato ancora informato di quanto succedeva qui nell’angolo; ma proprio Cornelio mi ha aiutato al meglio, e così ho studiato la storia di questo popolo. Ma a che cosa mi serve in questo… questo tempo di svolta?”

- “Come mai tempo di svolta?”, chiede Brudumus sorpreso. Ah, anche Charius aveva accennato qualcosa del genere, e che questo tempo sarebbe arrivato con il Galileo. Hm, è possibile, e chissà…

30. È come se Pilato vedesse questa riflessione, perché, quasi come preoccupato, aggiunge:  “Questo tempo, credimi, non riguarderà quasi soltanto il Paese del Giordano. No, anche la nostra Roma, l’intera Italia con tutte le regioni straniere incluse, forse – sicuramente esagerato da me – tutto il nostro mondo ancora sconosciuto. Vedi, finché ci siamo spinti con le legioni verso est ed ovest, sud e nord, fin dove navigavano le nostre galere, non siamo ancora arrivati ad una fine. Finora abbiamo creduto fermamente che la Terra fosse piatta, perciò che da qualche parte avrebbe un bordo.

31. Una volta ho incontrato un superiore, Giulio di nome[4], che era sovente dal Nazareno. Quest’Ultimo avrebbe rappresentato a lui e a molti altri il mondo come un immenso globo, che orbita come il Sole, la luna, le stelle attraverso lo Spazio, con una velocità che non potremmo calcolare (allora) e a causa della grandezza della nostra Terra non potremmo nemmeno accorgercene. Egli avrebbe rivelato delle cose immensamente magnifiche del Cosmo. Vi ho riflettuto, nel piccolo l’ho compreso: o questo Nazareno esagera con cose che non può mai dimostrare, per procurarsi un nimbo, oppure Egli è un Dio, chiamato da alcuni ‘Figlio di Dio’. Se è così, allora Lui saprebbe com’è la Creazione.

32. Brudumus, uno se lo può immaginare che uno che vive come sulla Terra, che mangia, che dorme ed ha un aspetto del tutto umano, ed insegna comunque tali cose immense e compie miracoli?! Questo è troppo per me, anche se in me arde qualcosa. Se Lui fosse un Dio, quanto facilmente potrebbe aiutare tutti noi! Ma così? E ancora una cosa che devi sapere, ma non ne parlare, eccetto con Charius che ti ha mandato da me. Sembra uno di quelli del tutto particolari, dei quali ci si può fidare. Oppure no?”. Uno sguardo sbieco, d’avvertimento, colpisce l’ospite.

33. “Ti puoi fidare, e quello che mi vuoi ancora dire, …ne parlerò unicamente con Charius, ma per questo lascerò circolare di più, occhi e orecchi. Se vengo a sapere qualcosa per te, qualcosa di utile, lo saprai subito”.

- “Ma hai dei fidati, che magari non fanno sparire il messaggio?”

- “Non ti preoccupare, Ponzio, ne ho due, duramente messi alla prova, e mi sono grati perché li ho salvati da un’ingiusta diffamazione”.

34. “Bene! Quindi ascolta!”. Pilato si assicura dapprima, se davanti alla sua stanza da funzionario non ci siano ascoltatori. Inoltre ha alcuni fedeli che vegliano sempre davanti alla porta, abbastanza distanti per non sentire niente, e comunque di arrivare rapidi in caso di necessità.

35. “C’è una frotta, i cui capi vivono nel vicino deserto; i loro ‘sensori’ sono in mezzo a noi, anche fra i romani. Soltanto loro lo sanno, mentre quasi tutta la Giudea non sospetta nulla della ‘cosa’, e così può vacillare verso l’abisso. Si chiamano Zeloti[5], che aspettano il loro re che sarebbe stato promesso al popolo. Dato che ora il Galileo è davvero in grado di compiere cose sovrumane, Lo considerano in segreto come questo re, con il quale ci vogliono poi scacciare dal paese. A questo, si trova qualcos’altro di fronte. Se è vero, sia lasciato lì; non ne so nulla.

36. Cento anni fa il ‘Messia’ sarebbe stato annunciato ad Israele, che ‘sarebbe Signore su tutto il Cosmo’, quindi non soltanto su Israele o sull’intera Terra. Se questo è vero, allora lo potrebbe essere il Nazareno. Allora gli zeloti aspetterebbero del tutto inutilmente il loro Cesare che deve salire sul trono sprofondato di Davide. E’ dubbioso. Misterioso. Non è vero?”

37. Brudumus appoggia la sua fronte, senza coprire gli occhi. “Ho sentito degli zeloti, ma non vi ho badato molto. L’altra cosa, la profezia, anche per me è troppo. Chi la può comprendere? Come popolo siamo del tutto diversi dagli israeliti oppure da altri popoli secondari, nei quali è solo molto difficile immedesimarsi. Tuttavia, si può tenerne conto, non si dovrebbe solo lasciar subito cadere tutto nel nulla. Ed imparare, penso, si può anche da altri stranieri del mondo. E’ del tutto diverso con il Nazareno, che il popolo chiama Redentore o Salvatore, i ribelli ‘Messia’, gli alti templari ‘diavolo’, o ‘seduttore del popolo’  e, …amico dei romani!

38. Io lo so solo da seconda mano, ma Lui dovrebbe aver fatto i conti con gli alti [Matt. 23,35], perché nel tempio è successo qualche omicidio. Tra l’altro ci sarebbe stato uno rispettato, di nome Zaccaria. Dato che non era d’accordo con quelli come Hannas, lo si ha eliminato, nel tempio, con veleno.

39. Non lo si può dimostrare, non ci riguarda, sono cose che i templari dovranno affrontare un giorno, quando secondo la loro fede, dopo la morte, segue la resa dei conti. Lo si dovrebbe proteggere ed aiutarLo. Perché, che Caifa lo vuole catturare, me lo ha confidato Charius”.

40. Pilato, stanco, fa un cenno. Lui ha davvero altre preoccupazioni, ha anche il suo ‘orecchio’ a Roma, dove si fermenta contro di lui. Quanto ha fatto qui, secondo la migliore conoscenza, per il popolo! E’ da mettere a suo carico se proprio adesso arrivano molte avversità? Un senatore deve sforzarsi e cercare di dominare il Paese del Giordano? Come questo non gli sia riuscito, anche ogni altro subirà un naufragio.

41. Brudumus comprende ciò che sta passando in Pilato, lo sente in sé. Anche nel nord ci sono delle difficoltà, e non poche, solo non così gravi come qui. Lui potrebbe riferire come, ma, …ha saputo che le migliori guide che avevano informato Roma, …oh, …ha, sono spariti senza lasciar traccia!

42. All’improvviso Pilato dice: “Non puoi aiutare, Brudumus. Succederà a me come già ad altri, che per Roma ha fatto volare l’aquila. Torna di nuovo a casa. Cercherò comunque di proteggere in qualche modo il Galileo, non per via di una qualsiasi fede. Mi è proprio indifferente tutta la schiera degli dèi; ma Lui è per il diritto e per la verità. Lo sono anch’io! Chi ama il diritto e la verità, non ha bisogno di nulla di ultrasensoriale. Se uno può stare diritto davanti a se stesso, allora questa è la vera vita. Tutto il resto, …suono e fumo”.

43. “Al riguardo di diritto e verità, sono perfettamente d’accordo, Pilato. L’altra cosa mi ha impressionato, quello che ho sentito del ‘Aiutante’, proprio così si dovrebbe chiamare il Nazareno. Mi riservo di dire qualcosa di ultrasensoriale o divino dietro a Lui, indipendente dal fatto che tali cose devono già essere dimostrate. Ora aspettiamo come vanno le cose. Voglia non portarci qualcosa di troppo difficile. Ho ancora qualcosa, se mi vuoi ascoltare”.

44. “Naturalmente, parla”, lo invita.

- “Non spetta a me  dare un consiglio a un procuratore. Ma se vuoi sentirne uno, allora…”

- “Sta tranquillo”, dichiara Pilato, “ho sempre ascoltato un buon consiglio, anche se lo posso impiegare di meno. L’uomo che non ha bisogno di consiglio, come qualcuno pensa,  è stolto. Non si è persino lasciato consigliare Augusto, il nostro Cesare più grande? E con il Quirino Cirenio non si è mai trovato male”.

45. Brudumus nasconde lo stupore. Non avrebbe mai sospettato una tale accessibilità in Pilato. Quanto falsamente viene stimato. Allora lui, Brudumus, avrà da cantarla a qualche romano, e lo farà senza riguardo. Gli stringe la destra, lo guarda con sguardo caldo e dice riflessivo:

46. “Per il Nazareno, al tuo posto, farei tutto ciò che è possibile, sia soltanto per mettere un grosso laccio a Caifa, che non può scansarsela, per il diritto e la verità. Se ti riesce, c’è da aspettare. Chissà che cosa intende fare. Certamente, nulla di giusto. Esercita proprio ora una particolare indulgenza con Gerusalemme; intendo, perché i cittadini sono affezionati ai templari e con ciò catturati in modo oscuro, incapaci di decidere da se stessi. Se le cose si mettono male, allora tuttavia… Ho notato che sei il più capace in questo angolo, in questo tempo, in cui anche Roma…”.

47. Brudumus non ha più nulla da aggiungere. – Il Ponzio muove impercettibilmente la sua testa. Sì, quelli, che sarebbero davvero capaci di conservare il prestigio di Roma nelle regioni, vengono esclusi in molte parti. Ci sono abbastanza falsi consiglieri che bramano la corona. Come potrebbe essere migliore nelle regioni?

48. Il superiore aggiunge ancora: “Non hai nessuno del tutto fidato che ti può rappresentare presso il trono? Se sì, ti manderei subito, amico; altrimenti…?”

- “Certamente ho anche con me dei fedeli, ma nessuno che per me sarebbe in grado di sostituirmi. E’ impossibile fare appello al Galileo, una volta perché io stesso non so come Lui è stimato, indipendentemente dal fatto che io Lo consideri un autentico Fautori di miracoli; d’altra parte, dal tempio è certamente già partita la notizia. Di questo purtroppo non ho sentito nulla; dev’essere stato del tutto in segreto, senza pieno consiglio, come si usa in genere. Altrimenti mi è sempre stato portato un messaggio”.

49. “Certamente, Caifa ed Hannas hanno mandato dei giurati. Sembra andare male. L’uomo è caduto. Si soppesa e si scava. Il suo lato migliore, il suo animo infantile, è andato perduto”.

- Pilato ride tormentato. “Con atteggiamenti infantili non si ottiene nulla! Ti prego, Brudumus, tu stesso lo sai quanto i bambini sono sovente imprevedibili: oggi buoni, domani cattivi”.

50. “Anche noi adulti! Qualcosa, come ho sentito, ciò che ‘l’Aiutante’. Lui ha raccomandato: ‘Se non diventate come i bambini, non potete venire nel Regni dei Cieli’. Credimi, anch’io ho riso. I bambini non possono fare cose che un uomo può fare. Charius lo ha spiegato come segue:

51. ‘Non diventare infantili, sarebbe l’animo che si dovrebbe conservare puro. Il pensare, il parlare e l’agire male, che – e questo è vero – è soprattutto una caratteristica degli adulti; questo dovrebbe essere superato per sussistere dinanzi al Creatore. Lui non sarebbe mai un Giudice inesorabile, ma uno giusto! Lui saprebbe come siamo fatti’. C’è qualcosa di vero nel suo discorso, sovente non si riflette ciò che si dice e si fa. Solo dopo si notano i propri errori che solo di rado si possono correggere”.

52. “Bambini!”, Pilato ha da tempo disimparato a ridere, anche in vista di Gesù. Qualche notte gli era venuto il pensiero: se non fossi un Ponzio, allora vorrei essere un Suo discepolo. Di giorno la nostalgia viene cancellata, c’è troppo di mondano che si avvicina a me. Mentre vorrei… “Bambini”, ripete lui piano.  “Ho avuto una giovinezza severa, Brudumus, c’è rimasto poco dell’essere bambino. Qui nella Giudea i bambini vengono quasi sempre tenuti bene, mentre da noi è del tutto diverso. Se si proviene da una casa superiore, non c’è indulgenza. Dai poveri non ci si occupa quasi dei bambini. Crescono diritti, e basta!

53. Perdona, non ho tempo. Davanti a me si accumula tutto. Dì a Charius, che penso alla sua richiesta di prendere il Nazareno sotto la mia protezione, se mi è possibile. Soltanto, ora mi sono già legate le mani. Aspettiamo! Ora, buona cavalcata!”. Malinconico, come Pilato non è proprio, aggiunge: “Vale”.

 

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Cap. 8

Il sogno di un bambino su Gerusalemme e sul Golgota

Charius e Brudumus: “Il Signore è il Signore!”

1. “Padre!”, Retzi si stacca da Susanna e corre verso il ritornato a casa. Charius era stato comandato per alcuni giorni altrove. Il bambino ha sempre paura che Charius, che gli è diventato un autentico padre, talvolta non ritornasse, anche Susanna, che gli sostituisce appieno sua madre. L’uomo allarga le braccia per abbracciare Retzi. Nell’esclamazione c’era un tale suono, un timore, già una domanda, uno spavento sperimentato. Che cosa sarà?

2. “Sono tornato, figlio mio! Non devi mai aver paura. Il Salvatore ci ama; Lui aiuta, anche se ci si vuole scoraggiare quando ci opprime un’ingiustizia”. Dagli occhi scuri di Retzi scorrono lacrime e non è mai stato un piagnucolone. Charius si siede e prende il bambino sul grembo. “Di che cosa hai paura?” Prende la mano di Susanna e l’attira accanto a sé. “E’ successo qualcosa? C’era qualcuno, che non ha nulla da fare da noi?”

3. “No, tutto è rimasto calmo. Non so che cos’ha il bambino. Questa mattina ha un’aria stanca, come se non avesse dormito. Alla mia domanda si è quasi spinto nelle mie braccia tremando: ‘Aspettiamo finché torna il papà’, ha detto. ‘O madre!’. Questo è tutto ciò che ha detto. Aveva già le lacrime agli occhi; …ora scorrono”, aggiunge piano Susanna.

- Charius culla il bambino come se fosse ancora piccolo. “Che cosa ti opprime? Certamente potrò aiutarti”.

4. “Non lo puoi!”. Un forte singhiozzo, poi Retzi guarda suo padre negli occhi. “Nessuno può aiutare e nessuno sa che cosa, …né quando”

- “Quando cosa?”

- “Quando succede quello che ho visto di notte nel sogno”.

- “Va, Retzi, i sogni riflettono ciò che si è sentito, o visto il giorno prima”.

5. “Non l’ho mai ancora visto ciò che c’era; e tu e la mamma non lo avete certamente mai visto! ‘L’uomo buono’, così Lo chiamerò sempre, perché allora Egli era stato così inesprimibilmente buono con noi bambini, è del tutto diverso di come sono gli adulti. Oh, io so: Lui è il Salvatore che aiuta tutti, se soltanto si volessero lasciar aiutare tutti. Forse aiuta ancora molto di più coloro che sono ostinati e… e…”. Ancora un attacco di pianto.

6. “Padre, conosci Gerusalemme dove sta il tempio?”. Charius lo afferma. “Non ci sono mai stato. Nel sogno ho visto le case insieme al tempio. Fuori dalle mura c’era un monte: ‘Calvario-Golgota’, ha detto una voce. Che cosa significa? Hanno spinto lassù il buon Salvatore. Lui portava un legno pesante, come non ne ho mai visti”. Il ragazzino disegna una croce con il dito sul tavolo, come viene usato dai romani per i criminali”.

7. Nascondendo il suo spavento, Charius cerca di calmare Retzi. Lui sa solo troppo bene che cosa sono le crocifissioni. Anni fa ha visto quella di un assassino. Dopo di lui, quando veniva comandato là, lo ha sempre evitato, ed era in anticipo guidato con Grazia, di non dover esserci mai più.

8. Impossibile – il bambino non se lo potrebbe immaginare. Come arriva la visione da sogno nella sua anima? E che cosa – O Dio! – ha a che fare con il molto amato Signore? Strada facendo ha sentito che il Salvatore era andato a Betania. Là è certamente troppo vicino alle serpi, come lui, Charius, conosce i cattivi templari. Esclude sempre mentalmente i buoni i buoni che là ci sono.

9. “Retzi, un sogno, sono immagini, perché ci si preoccupa di qualcosa. Susanna, tu ed io siamo uniti saldamente con il Salvatore, anche se Lo abbiamo visto solo un paio di volte da lontano. Sì, sì, lo so …tu sei stato del tutto presso di Lui e perciò hai paura. Noi sentiamo molto di ciò che viene detto contro di Lui, il Buono. Ho portato un romano sulla via a Gerusalemme, dal Ponzio. Tu lo sai già: Pilato ha il diritto di giustizia sulla Giudea e con ciò anche su tutta la gente, insieme ai farisei”.

10. ‘Guai!’, pensa. ‘Loro girano sovente le lance, ma’, tranquillizza se stesso per paura: ‘Brudumus l’otterrà. Infine, Pilato può…’

- ‘Che cosa?’, è come una voce interiore. ‘Quando ribella l’inferno, un buono potrà sbarrarsi come vuole. L’inferno una volta si sfuria; solo poi ci sarà ancora Luce e pace. …Quando, non lo domandare!’

11. Questo non era il suo pensiero. Charius lo sente precisamente. La voce di chi? Il Salvatore, che lui, il romano di Dan, che Lo riconosce come DIO veritiero, non può far arrivare il pensiero negli uomini? LUI può! Ma se questo… A che serve al Ponzio il privilegio dell’imperatore? Costui è lontano, ma i serpenti scavano fino a lui. Ma che cosa! Il Signore è il SIGNORE!

12. Retzi alza di nuovo i suoi begli occhi profondamente tristi e ancora bagnati dalle ultime lacrime. “Come lo sai tu, padre, io non lo posso sapere. Ma il sogno era una disperata realtà. Non puoi andare rapidamente a cavallo dal Salvatore e portarLo da noi? Qui da noi Lui sarebbe al sicuro!”. Pensato caramente dal bambino. Ma DIO ha bisogno della protezione di un uomo? No! Gli uomini hanno bisogno del Suo aiuto e della custodia del Suo Cuore di Padre.

13. “Dobbiamo aspettare, Retzi. Budrumus vuole farci visita non appena ritorna da Pilato”. Charius non parla più della cosa triste che grava pesantemente su lui stesso. Come israelita nativo, ah, lui conosce i metodi, che i falsi sacerdoti – non essendo affatto sacerdoti – sanno impiegare quando vogliono rovinare qualcuno e che il Signore è scritto sulla loro lista nera come Primo. Che Lo vogliono eliminare adesso, non glielo si deve nemmeno dire. Il loro odio contro la Verità di Dio in GESU’ è troppo grande da non poterlo cambiare.

*

14. Sta finendo la seconda settimana, quando compare Brudumus. E’ bene che Retzi non sia a casa. Susanna è andata con lui per comprare qualcosa per la cena. L’ospite viene salutato quasi con una segreta domanda, dopo che il suo stanco cavallo ha avuto le sue cure e a Brudumus è stato offerto il bicchiere di benvenuto. Prima che il padrone di casa ponga la domanda più urgente, costui sospira pesantemente. Si nota il peso con il quale era venuto qui.

15. “È stato bene andare a Gerusalemme, prima per Pilato, che tira un carro. O Giove e tutti gli dèi! Nemmeno quaranta muli lo potranno mai tirare fuori dal…”. Budrumus avrebbe quasi detto ‘dallo sporco del tempio’, ma si tiene ancora indietro, “…dal Paese del Giordano. E’ anche malato, anzi molto. Mi sono stupito subito, che non si è lasciato finalmente dispensare. Inoltre gli spetterebbe da molto tempo delle vacanze, ancora in più da malato.

16. Credibile oppure no, Charius, lui vuole aiutare la Giudea, almeno nell’ultimo tempo. Anche lui sa che cosa sta sulla lama del coltello, per Roma, ben inteso! Non ci sono pochi alti giudei che riconoscono Pilato, malgrado la limitazione che un’occupazione di un Paese porta con sé, come ovunque! Lui non può operare miracoli come il tuo Salvatore”, un imbarazzato schiarirsi la gola e, ‘…salvare questo Salvatore?’. – “Venendo qui sono stato fermato da alcuni, se non avessi potuto aiutarli.

17. Alla mia domanda, ‘per chi’, un uomo ha sussurrato: ‘Prego per il Nazareno’. – Io l’ho fatto a posta, come se mi era molto contrario, ho detto rudemente: ‘Cosa mi interessa il vostro Galileo? Lui fa parte degli zeloti. Loro sono contro di noi e ora tu vorresti che io, un romano, debba aiutare? Non volete farLo re?’. L’uomo con i capelli bianchi ha sollevato la mano: ‘Per il nostro Dio’, ha detto con serietà, e gli è colata una lacrima nella lunga barba, ‘chi afferma questo, mente!’. Poi ancora:

18. ‘Il Galileo, come Lo si chiama con disprezzo, non ha mai qualcosa contro Roma, ancor meno di salire su un trono del mondo. E ancora meno sta dalla parte delle truppe degli zeloti’. E poi piano: ‘Uno dei Suoi discepoli è dalla parte di loro. Non so bene il perché, ma sospetto che vogliano davvero avere un re giudeo. Contro Roma! E dato che – lo dico liberamente – il nostro Salvatore fa miracoli, il discepolo Giuda pensa di poter costringere Gesù a compiere un miracolo, se Lui… Quale oltraggio, …se Lo si catturasse. Da chi? Di certo non dai romani!’

19. Io ho domandato ancora una volta rudemente, ma che non preoccupava l’anziano, se lui fosse sempre con il Galileo, come io sapevo già da tre anni. Mi ha guardato con uno sguardo, Charius, che non dimenticherò mai, e disse: ‘Si deve vedere e sentire solo una volta il Salvatore, com’è successo a me, …il Suo Essere, il Suo modo, si incide profondamente nel cuore quando Lo si riconosce. Io ho potuto riconoscerLo, e quest’unica volta mi è bastata, mi basterà fino alla mia morte’.

20. Ho lasciato cadere la mia maschera, ero già saltato giù dal cavallo, ho dato all’uomo la mano ed ho detto qualcosa che prima non portavo proprio in me. Sai, Charius: solo attraverso di te sono diventato attento sul Galileo, ed anche attraverso Pilato. Pare che Lo conosce molto meglio di quanto può come Ponzio. In ogni caso, gli occhi del vecchio splendevano, quando gli ho rivelato:

21. ‘Non conosco il vostro Salvatore dal vedere, non dal sentire; ma i romani Lo hanno riconosciuto da tempo. Anch’io ho una certa tendenza verso di Lui, non sapendo come devo valutarla’. All’uomo sono venute di nuovo come lacrime. ‘Imparerai ad amarLo, più tardi, quando si compirà la Parola annunciata centinaia di anni fa’. – ‘Quale Parola?’, indagai, senza che lo volessi sapere. Mi ha di nuovo guardato del tutto fedelmente, poi ha detto:

‘Lui ha portato le nostre infermità ed ha caricato su di Sé i nostri dolori;

attraverso le sue lividure noi siamo guariti”.  -  [Isaia 53,4].

22. Tu non conosci la storia del mio popolo. Solamente tu hai un animo aperto, l’ho visto nei tuoi occhi e, …tu troverai DIO!’. Detto questo se ne andato senza voltarsi, ed era sparito in una piccola casa, prima che me ne potessi avvedere giustamente.

23. Ora, Charius, tu potrai risolvere il miracolo, affinché lo possa impiegare per me? Per che cosa? Fin dalle parole del vecchio e dal colloquio con Pilato, mi sembra come se stessi a un bivio. A quale…?”

24. “Brudumus, presto ti passerà il tuo dubbio”. Che lui, Charius, è nato israelita, è da nascondere a suo vantaggio. La maggior parte dei romani sono troppo indisposti ad accettare la storia di Israele vecchia di millenni. E’ comunque giusto ed anche vero se si ammette:

25. “Si deve imparare a conoscere un popolo da occupare, la sua essenza, la sua storia del tempo, affinché, se è necessario, si possa anche agire rispettivamente. Quel popolo, di per sé una volta era solo una piccola tribù, veramente una famiglia un po’ più grande. Il suo padre di tribù, da UR, dell’attuale città leggendaria del basso Eufrate. Circa tre mila anni fa dovrebbe essere stato un luogo magnifico, era appunto il centro del re dei Caldei, avi della Babilonia più tardi.

26. Da questa venne il figlio del re, Abramo. Per quanto insegna la storia[6], lui era provvisto di grandi capacità. Poteva ciò che più tardi si confermò fermamente di lui: frequentare direttamente con Dio, nel Quale credevano già i sumeri, i caldei di prima. Questo Dio ha dato nuove indicazioni, dalla Benedizione che venne su Abramo, lo si chiamò ‘Abrahamo’. Per quanto avvenne ancora di più, è per ora troppo di raccontartelo tutto.

27. Nel corso del tempo si sviluppò il popolo da lui e da sua moglie. Certamente non puro, secondo il sangue, come nemmeno noi romani siamo rimasti completamente puri. Non sarà quasi diverso con nessun altro popolo, tuttavia, …nonostante la mescolanza con altre tribù di popoli che crescevano, attraverso prigionia a cui Israele era sovente sottoposta, rimase in genere nel suo modo di vivere, che Abrahamo aveva fondato, e nella fede in un solo Dio”.

28. “Ebbene”, interrompe Brudumus, “la fede non sembra del tutto salda. Si sentono così tante cose, e schernitori ci sono pure”.

 - Charius lo conferma. “L’uomo è una canna vacillante; oggi giubila (come avvenne la Domenica delle palme), domani fa cose che non si possono immaginare (il successivo Venerdì santo). Soltanto, …il popolo è comunque affezionato al suo Dio e ai profeti, che fin da Mosè, circa quattrocento anni dopo Abrahamo, annunciò continuamente la Parola di Dio. Di questo, ora la cosa più importante è stato predetto per il nostro tempo.

29. Una cosa mi ha sempre stupito: – In tutti le antiche Scritture, già fin da Mosè, si parla sempre di un Dio, collegato ad esso con il Messia, come il popolo chiamava il Salvatore da aspettare, anche per secoli. Inoltre, ciò che rimarrà per lungo tempo incomprensibile, è che questo Dio ‘che viene’, detto così fra di noi, possiede in Sé uno Spirito settuplo. Il verso dice:

«Lo spirito dell’Eterno riposerà su lui;

spirito di sapienza e d’intelligenza, spirito di consiglio e di forza,

spirito di conoscenza e di timor dell’Eterno»  – [Isaia 11,2] 

30. Sotto ‘timore’, come si legge in molti versetti, non è da intendere altro che la riverenza. Non ha per nulla a che fare con la paura umana.

31. La Persona-Io-Dio per il nostro tempo, riferito al Galileo, viene confermata così fortemente, che c’è da stupirsi, perché si pensa solo ad un re come Messia, a una seconda persona che dovrebbe distruggere Roma. Inconfutabile è in ciò ancora la Parola:

«Io sono il Signore, e fuori di Me non c’è Salvatore!»” [Isaia 43,11]

32. Quello che cito qui è una goccia delle magnificenze che Dio come Creatore e come Salvatore ha rivelato. Ho avuto bisogno di settimane per dire a te, Brudumus, ciò che porta quello che è stato detto nel passato.

33. Non lo possiamo certamente afferrare pienamente, nemmeno perché siamo nati in questo tempo di salvezza. Soltanto, …che la Grazia di Dio è particolarmente venuta da noi: il SALVATORE, con il nome di miracolo GESU’! Sarebbe comprensibile, se il popolo si affezionasse ai Suoi miracoli, per rendersi libero da Roma con questi. Oh, che i Suoi insegnamenti, il Suo aiuto continui sempre, che sono i miracoli, …chi può, …chi lo vuole riconoscere?

34. I sacerdoti della Giudea dovrebbero sapere che ‘adesso è adempiuto il tempo’, ma odiano il Redentore. Alcuni romani credono nel Nazareno esteriormente così povero! Senza qualsiasi sfarzo, come fanno i templari – hm – sarà anche così più avanti nel tempo, come ci si saprà atteggiare. LUI attraversava i paesi senza armi, di cui EGLI naturalmente non ha bisogno.

35. Se Lui si fosse atteggiato da grande, allora sarebbe stato riconosciuto se – essendo ancora nel mondo – Egli ci avesse scacciato. Lui non si è mai appoggiato su qualcosa di perituro, su ciò che vorrebbero gli uomini, a cui ci si aggrappa di più e poi, dimentica che con la morte il mondo sprofonda il potere, l’onore, ricchezza e sfarzo!

36. Comparabilmente con il mondo e che io ho potuto incontrarLo: Lui è DIO. Lo si vuole distruggere, scacciare dal paese, dal cuore! Quello che da ciò verrà sull’umanità, oh, …sarà un  tremendo abisso!”. Charius pensa al sogno di Retzi. Ne deve riferire a Brudumus? Chissà se l’amico è già pronto per…

37. Qualcosa soffia sui due uomini. Che cos’è? È, …incomprensibile, …ma c’è! Dio tocca profondamente nel petto di un uomo, là dove c’è la vera sede della vita. Può questo cuore, che comanda la circolazione del sangue, udire la ‘Voce dalla Luce’? Oppure vi è un punto, indipendentemente dal punto che comanda il sangue, che è da toccare, per cui anche l’organo percepisce ‘l’Atma’? Non vi è sempre ancora la vecchia Parola:

«E io darò loro un medesimo cuore,

metterò dentro di loro un nuovo spirito,

rimuoverò dalla loro carne il cuore di pietra,

e darò loro un cuore di carne!»  –  [Ez. 11,19]

38. Come viene su Charius, che sovente s’immerge nelle vecchie Scritture, che adesso la Parola sta vivente davanti a lui? Mentre ancora riflette ed esamina in sé: ‘Dico tutto, oppure nulla? Aspetto finché l’amico da sé…

- Brudumus, la cui voce ora è cambiata, da quella solita dura di un superiore, comincia quasi trepidante, come colpito, e si chiede:

39. “Non so cosa mi è successo. Come devo interpretarlo? Mi è sembrato davvero come se qualcuno mi ha toccato alla spalla, oppure,… no! Di certo, non ridere, anche se è stolto ascoltarlo: mi è sembrato di essere stato toccato interiormente. Sai, è come se qualcuno avesse rivoltato qualcosa dentro di me. Che cosa, …non lo posso né sapere né nominare.

40. È stato come un fulmine che saetta attraverso il Firmamento, soltanto che non c’era nessun tuono. Piuttosto…”, Brudumus balbetta quasi, “…mi era del tutto caldo intorno al cuore, come se qualcuno l’avesse avvolto. Strano, non è vero?”

- Oh, che gioia! Charius prende le due mani dell’amico nelle sue e lo guarda negli occhi sorridendo:

41. “Per il mondo lo si può chiamare strano; spiritualmente è un miracolo che ti è capitato”. Lui ora cita il profeta, interpretando ciò che un autentico romano non comprende: ‘il cuore semplice’, unito con DIO, è ‘il nuovo spirito’, come una conoscenza della Luce. Allora, è ‘il togliere il cuore di pietra’, sì:

42. “Ci si fa duri per mostrarsi maschi, il che ha avviato la strada in molti paesi, con tutto ciò che ci si immagina, come adesso con GESU’, il nostro DIO! Non Lo si ascolta nemmeno, si capovolge ciò che si ode, si rigetta la Sua opera dell’insolita salvezza, il Suo Amore, il Suo insegnamento, la Sua bontà, tutto ciò che LUI porta! Quanto ci si indurisce qualche volta contro il prossimo! Qui il profeta lo intende come cuore di pietra. E quello ‘di carne’ non è il vaso di sangue; significa che ci si deve sentire viventi, caldi d’amore.

43. Chissà se sarà possibile per Pilato di proteggerLo, come disse così, per il mondo. Mi sembra quasi come se l’oscurità, che purtroppo dimora in così tanta gente, gli metta una barriera che lui non può spezzare, nemmeno con la migliore volontà. E se no…? Bisogna saper aspettare, del perché qualcosa succede e come alla fine tutto cambierà.

44. Qualcuno ha già dato la sua vita per salvare un altro. Se penso alle vecchie Scritture, che ha proprio la Giudea, viene molto profetato sul tempo nel quale viviamo, anche DIO come SALVATORE e REDENTORE! Proprio così, che questo sarebbe il massimo Amore, di ‘dare la vita per l’amico’ [Giov. 15,13]. Se e come sarebbero gli effetti, …Brudumus, non lo so ancora, posso solo aspettare quello che LUI, …compie!”

45. Brudumus si gratta dietro l’orecchio, un segno di riflessione su qualcosa che non gli aggrada ancora. Il Galileo? Come questo: se una volta Lui farà grandi miracoli; in tal caso Egli sarebbe probabilmente Dio. Se Egli Lo è, che cosa Gli potrebbero fare gli uomini? Pur se fossero anche i più alti di questo mondo. Ah, che cosa sono i templari che siedono al loro timone? Non sarebbero meno di una zanzara contro dodici legioni? E contro altri potenti?

46. “Vi ho riflettuto, del bianco non fa nero. Se dunque è così come credi, sembra anche Pilato, da lui senza alcuna salda conoscenza, legato dalla funzione di cui avrei orrore, allora non temo per questo Gesù. Se poteva guarire i malati, come Divinità non ha bisogno di alzare alcun dito, e tutto il Consiglio del tempio, ah, …questo crolla tutto insieme, da dove, …non esiste nessuna resurrezione – per i cattivi, intendo.

47. Per i buoni, anche se giacessero a lungo al suolo, nella giustizia dev’essere un rialzarsi. Se, come, quando, …lo sanno appunto gli dèi”.

- “Dio”, dice seriamente Charius.

- “Va bene. I romani sono convinti dei loro dèi. Con me hai fatto la grande ‘pulizia’ e ti ringrazio. All’improvviso mi sento leggero come una piuma, al riguardo: che cosa  mi significano gli dèi?

48. Che gli sconosciuti sono per noi dei fantasmi, chi non lo sa? Il popolino, se posso chiamarlo una volta così, si attiene indubbiamente saldamente a questo, quando umanamente vuole avere qualcosa di migliore. Se uno chiede a sua volta, in genere c’è un’alzata di spalle, oppure, come avviene spesso, una replica: ‘Non ho ancora visto nessuno dei nostri dèi’. A ciò, si ride persino. La folla non si lascia istruire, forse più tardi, quando l’orologio del mondo porterà altri tempi.

49. Per la Giudea non vorrei mettere la mia mano nel solito fuoco, se tutti gli israeliti sono credenti. Hanno comunque un solo Dio”.

- “Sì, come ti ho potuto dire. Con il fuoco lo tengo come fai tu e ritiro la mia mano sulla domanda se l’intero popolo, dall’alto fino all’inferiore, crede nel suo unico Dio. Ma lasciamo riposare l’argomento; nel presente abbiamo abbastanza altri problemi che, appunto, hanno a che fare con questo unico Dio”. 

- “Con il tuo Gesù!”, Brudumus ride imbarazzato. Non lo ha inteso in modo contrastante, lui sta, per così dire, sul primo gradino che conduce in Alto, da dove Dio, il Salvatore, il Redentore fa cenno:

‘Vieni da Me, ti aiuto!’

50. Ben compreso, Charius risponde gentile: “Se non è ancora avvenuto, ma il fulmine che hai sperimentato te lo ha indicato che il mio Gesù è anche il tuo. Non restando ancora del tutto in primo piano, Egli però si abbozza già nel tuo cuore. Ancora qualcosa. Ho solo aspettato a dirtelo, come vedrai la faccenda. Riguarda un sogno che ha avuto il mio ragazzino Retzi. Appunto questa visione del sogno mi è diventata un grande peso”.

51. “Non cominciare a fantasticare! I sogni dei bambini non sono da prendere sul serio”.

- “Qualche volta sì. C’è qualcosa sul taglio della falce. Non hai notato il fermento in Gerusalemme?”

- “Hm, …in cortili bui si vedevano stare degli uomini, nonostante il divieto. Pilato ha vietato severamente le razzie, l’esercitare rappresaglie, ma di sorvegliare severamente ‘gli affollamenti’ e di dargli continuamente notizia. L’ho sentito suonare, forte e piano: si vuole rovesciare la procura. Allora ovviamente il tempio cadrà a una fune con Roma”.

52. “Se è così, allora…”. Oh, no, il Salvatore sta al di sopra di tutto questo macchinare! Nonostante ciò Charius riferisce il sogno del bambino.

- “Questo, sarebbe… Se il Galileo… Le crocifissioni sono le cose più abominevoli che un usurpatore si è inventato. Roma l’ha accettate spensieratamente. La augurerei di meno al Nazareno. Ma…”, Brudumus cerca di calmarsi, mentre non può opprimere la sensazione di preoccupazione e di onta, “…non lo permetterà nessun Pilato! Lui è stato certamente severo, ma mai ingiusto!

53. Se avessi saputo prima del sogno, …non lo avrei raccontato, ma avrei menzionato che cosa è ora in gioco: diciamo, dapprima per noi, per Pilato, e poi per il popolo giudeo. Se si arriva a questo colpo di mano, prima o poi dovrà andarci di mezzo tutto il Paese, così o così”.

- “Brudumus, così: politicamente; oppure così: il Cielo non lascerà impunito l’oltraggio!

54. Di quale potere DIO si servirebbe su questo, è da vedere. E’ possibile che Egli punisca gli uomini tramite gli uomini, per guarirli. Io non l’avrei mai creduto, e ciò rimane persino se il mondo intero sprofondasse, che Dio, che è buono e misericordioso, in tal modo collega un pieno naufragio con una punizione che deve servire da educazione, mai un’estinzione di una delle Sue Opere, come anche questa Terra è proceduta dalla Suo potere creativo, e mai (da) un essere vivente!

55. Prima ancora che sorgesse un popolo, sta scritto: ‘DIO soffiò nell’uomo il Suo alito;  allora l’uomo fu un’anima vivente’ [Gen. 2,7]. Se fosse diversamente, allora Egli dovrebbe distruggere il Suo stesso Respiro. Nonostante il naufragio che un uomo o un popolo prepara a se stesso, il Soffio di Vita rimane, perché proceduto dal Creatore. Potrà cambiare molto nel corso dei tempi, su e giù, …ma la Potenza del Creatore conserva tutto ciò che è proceduto dal Suo operare creativo.

56. Se la Giudea perisce – in genere – Roma sarà afferrata insieme; non rimarrà come ora che volteggia il suo scettro. Solamente, per me queste sono cose secondarie, perché tutta l’apparenza si disperde. La VITA rimane esistente per tutta l’Eternità. Quindi, Brudumus, non chiediamo più di questo o quello, ci sapremo unicamente uniti con DIO, il salvifico Redentore”.

57. “Lo voglio credere volentieri, Charius, anche senza una forte sella. Un po’ alla volta mi riuscirà di pensare come te, perch酔, un leggero indugio, “…che prometto di più, di quanto nel passato ho saputo dare. Che cosa intraprendiamo per garantire per il Galileo? Vorrei anche aiutare Pilato; lui merita l’aiuto”.

58. “Certamente! Sotto il Quirino Cirenio e suo nipote Cornelio dev’essere andata bene nella Giudea[7], per quanto fu possibile nei paesi occupati. A proposito: Cornelio una volta mi ha sussurrato che era fermamente affezionato al Salvatore insieme ad altri romani, e sovente sarebbe stato vicino a Lui. Se tali uomini credono nel Nazareno, allora ci dev’essere qualcosa di particolarmente grande in Lui”.

59. “C’è qualcosa”, riflette Brudumus. “Sarebbe bello se potessi incontrarLo io stesso”.

- “D’accordo! Oltre a questo – per quanto ho potuto imparare – ‘l’incontrare interiore’ non è solo prezioso quanto l’esteriore, ma spiritualmente è incomparabilmente superiore, perché questo si lascia trasferire all’aldilà, al durevole!

60. Se Dio-Gesù rimarrà per sempre sulla Terra, ne dubito, perché appunto lo spirituale, osservato dalla luce, difficilmente sopporta la materia continuamente. E DIO? L’Essere più Alto? – Oh, Dio dimora nella Sua Luce, come hanno detto gli antichi veggenti; e nella Luce, chi lo può credere, si ritorna. Se questo è vero, incalcolabili uomini non imparerebbero a conoscere Dio personalmente? Allora per questi non ci dovrebbe essere nessun collegamento con la Divinità

61. “Questo è forse un enigma, oppure lo si può risolvere?”

- “Senz’altro! Naturalmente si deve attingere più a fondo di quanto fa il pensatore superficiale. Già la domanda: ‘Da dove veniamo?’. Solo dalla nascita umana, dal ventre materno, è impossibile che possa venire la vita trascendentale.  Per ogni uomo deve esistere una pre-esistenza. Come, dove, in quale corso di tempo, amico mio, lo riconosceremo solo quando ritorniamo in questa pre-esistenza. Il Signore ha detto, me lo ha rivelato un Suo discepolo con il quale ho avuto contatto da poco:

‘Voi siete dall’alto, non dal mondo,

come IO non sono di questo mondo’. –  [Giov. cap. 15]

62. Da allora penso, siamo usciti da altrove, da dove esiste un ritorno. Possa essere questo un esempio: – Chi ha una bella patria e deve andare all’estero, non lo spinge indietro la nostalgia? Dove non avviene in modo terreno, vanno i pensieri a casa.

63. Quando si è completata la via da viandante attraverso questo mondo, il nostro spirito, ripieno di grande nostalgia, ci riporta a casa. Questo è anche, per quanto si è potuto udire e sapere dal Signore, il più alto contenuto del Suo insegnamento, l’indicazione del Suo dito: ‘Proceduti da ME, di ritorno a ME’

64. “Quante cose sai! Sì, sì, non si deve necessariamente conoscere qualcuno, buoni portatori possono essere distributori di quella verità, che ha il Nazareno, incomparabilmente contro ogni povera verità d’uomo che, per sua utilità, si avvinghia intorno a quella autentica.

65. “Ma guarda”, loda Charius, “anche tu stai distribuendo, e il Salvatore è lieto di te”.

- Brudumus solleva le sopraciglia: “Oh, ti prego, devo prima imparare ciò che è da accogliere spiritualmente. Mi aiuti?”

- “Sempre! E ci facciamo aiutare dal Salvatore; LUI lo può meglio di tutti. Certamente, intanto è bene se crediamo in Lui, se Lo amiamo e testimoniamo per Lui, ovunque è possibile.

66. Se l’umanità imparasse una volta a riconoscerLo, allora la Sua luce, il Suo insegnamento, la Sua verità non finirà mai nel mondo, non importa quello che intraprenderanno stolti grandi contro di Lui, contro gli uomini”.

- Brudumus stringe la mano al suo amico, va a prendere il suo cavallo, vi sale, fa un cenno e corre via con capo chino.

 

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Cap. 9

La condanna di Gesù – Santo è solo Dio

Una parola profetica vale ancora oggi

1. “Padre!” Retzi arriva di nuovo correndo, coperto di lacrime, e malgrado ciò non è un molle. Ma quando sul cuore gli preme molto qualcosa, allora trabocca. Il Signore, il suo Buon Uomo! Oh, il bambino è in qualche modo legato al Signore come lo può solo un bambino puro, non come un adulto che, attraverso la profondità della vita, ha percorso tutte le povere vie senza fede, nello smarrimento.

2. “Ma che cos’hai?”, Charius ferma il ragazzino e la madre gli toglie i capelli spettinati dalla fronte. “Calmati, Retzi. Qualcuno ti ha fatto qualcosa?”

- “Non a me, ma…, ma…, al nostro Salvatore, come ho sentito al Bazar, c’è…, c’è qualcosa…”. Un singhiozzo soffocato.

- “Qui, Susanna, dà al bambino qualcosa da bere e va per sentire che cosa succede”. Che su di loro sembra venire qualcosa di grave, Charius lo sa. Ma così all’improvviso, così, …senza sapere che cosa potrà essere? Non lo ha pensato.

3. Nel Bazar la folla ondeggia. Molta gente dal sud, uomini, donne, sono affluiti, certi timorosi, altri imprecando forte dell’una o dell’altra parte, cioè sul Salvatore, su Caifa e naturalmente su Pilato. Charius pesca un uomo del quale si vede che può distinguere il giusto dall’ingiusto.

4. “Amico, se non hai nulla di più urgente da fare, ti prego, vieni con me, vorrei parlarti”. L’interpellato indugia. Charius porta un abito romano, metà civile, metà militare, non si sa che cosa c’è dietro.

- Lui guarda esaminando Charius, annuendo fra sé e sé e dice: “Hai un aspetto sincero, anche se sei un romano. Ma che cosa vuoi da me?”

5. “Chiedere che cosa è successo a Gerusalemme. Tutta la Giudea sembra agitarsi, altrimenti non sarebbe venuta tanta gente da Dan”.

6. “E’ successo qualcosa di cui non si capisce da dove ci soffia il vento e chi ha torto: o Pilato, o Caifa. Se ora sei un romano oppure no…: ‘Il procuratore ha condannato il Signore di Nazaret!’.  È sicuramente già morto”.

- “Condannato? Pilato? Lo creda chi vuole! Ho chiesto ad un alto romano di andare a Gerusalemme, per parlare con il procuratore, per proteggere il Galileo, …soprattutto dai cattivi templari, ben inteso!

7. Pilato è disposto ad aiutare il Signore, anche se come Ponzio non può agire apertamente. Se sai qualcosa di più preciso, qui c’è una locanda, là possiamo discutere con calma. Non vorrei ancora preoccupare i miei. Ammesso apertamente, che noi crediamo nel Signore che per noi è il SALVATORE!”

8. “Come, …romano?”.

- “Non sai quanti romani adorano Gesù, vanno da Lui, riconoscono i Suoi insegnamenti? In più degli alto locati?”

- “Certo, l’ho visto quando molti dei vostri stavano vicino a Lui, Lo adulavano, erano appesi a Lui, come – purtroppo – pochi giudei, nonostante dovessero sapere che il Messia avrebbe da venire da noi, soltanto per Israele. Da tempo sono guarito da quest’opinione, lo puoi sapere”.

9. “Allora sei guarito bene!”. Un piccolo sorriso. “Vieni con me?”

- L’uomo di quarant’anni, di nome Selomith, cede, ma sulla via dice: “Non faccio una fossa omicida del mio cuore; non sono mai stato dalla parte dei romani, è comprensibile; quanti anni il nostro popolo è stato schiavizzato da voi, ma so anche che qualche volta abbiamo avuto la vostra protezione. Senza di voi, …ebbene, sarebbero appunto venuti altri su di noi”.

10. “Così succede ad ogni popolo quando viene travolto da stranieri”. risponde Charius. “Se per breve, o a lungo, non fa grande differenza”. Attraverso la confusione che è venuta sulla Giudea e in Dan, le persone si affollano, e la locanda è quasi vuota. Quindi sono indisturbati. Dapprima Charius ordina vino e pane; quello di Gerusalemme sembra di aver bisogno di mangiare. Viene accettato con gratitudine. La semplicità con la quale si atteggia Charius, rinforza nell’altro la fiducia. A nuove domande, l’uomo dice:

11. “Ho sento sovente il Salvatore ed ho anche visto le Sue azioni miracolose; ero là, quando ha risvegliato Lazzaro di Betania, anche se dimostrabilmente giaceva già da quattro giorni nella tomba. Dei farisei che sovente sono stati da Lui come spie, hanno poi detto che il Signore aveva indotto Lazzaro – lui e le sue sorelle credono anche in Lui – di farsi seppellire affinché Lui, Gesù, per legare il popolo a Sé, lo potesse poi, per così dire, risvegliare da morto.

12. Questo è stato l’abominevole gioco del nostro alto. Non ho comunque mai stimato molto alcuni, fra loro Hannas, Caifa ed ancora un paio che tiravano forti le briglie, non per ultimo a causa del pagare la decima di Mosè e possibilmente di più.

13. Questo gioco è stato l’inizio per la cosa più abominevole di ciò che è successo dopo”. Selomith riferisce della settimana greve di storia, prima dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme, di cui lui – Selomith – non aveva considerato nulla. Lui aveva visto il Volto santo serio dell’Amato, l’immenso cordoglio del Cielo negli Occhi, il popolo agitato, volendo precipitarsi sui romani se… Ma questo ‘se’ non era venuto. Poi dice ancora:

14. “Su ordine di Pilato, da tenergli altamente in conto, nessuno della truppa doveva alzare una lancia, solo quando ne sarebbe stato dato un segnale. Quindi anche da loro il ‘se’! Dopo non è successo nulla, perché il Salvatore era scomparso all’improvviso. Si è fatta sera, ma non si faceva nessuna calma” (la Domenica delle palme). A tratti, qualche volta asciugandosi gli occhi, così l’uomo di Gerusalemme dice tutto ciò che era successo, l’arresto di Gesù, l’insensato qua e là: da Caifa, da Erode, indietro da Pilato.

15. “…e Roma non doveva mai lasciar accadere che si schernisse pubblicamente il SIGNORE, Lo hanno orrendamente maltrattato! Con ciò l’Alto, il Santo, è rimasto il più misero, che era da vedere solo come Uomo. Tu pensi che mi sbaglio? No, romano, non mi sbaglio! Onta su Roma, onta sul tempio di Salomone, che con ciò è stato sconsacrato!”. Selomith singhiozza piano.

16. “Con l’onta sul tempio hai ragione”, risponde Charius. “Già da tempo non è più santo. Nelle sue mura sono successi omicidi e massacri. Santo è solo Dio! Un’onta per Roma…? In ciò vorrei dapprima avere notizie più precise del perché Pilato ha condannato il nostro Signore. Chissà come sono andate le cose. Le hai sentite?”

17. “Questo era impossibile. La città era stracolma di gente perché veniva appunto tenuta la festa della Pasqua. E le grida, confuse! Sovente Pilato ha dovuto procurarsi la parola con la forza. Oh, guaio! Mmolti templari, come si sono comportati, peggio che i più bassi da una fogna! E poi… Ah, poi vogliono istruire il popolo!”. Di nuovo corrono alcune lacrime sul volto raggrinzito sofferente.

-  Charius è profondamente scosso, ma non vuole che lo si accorga adesso; deve aspettare, deve mandare qualcuno. Così come Selomith ha riferito, …certamente alla vista del suo cordoglio, e così, …sì, così lo vedrebbe lui stesso.

18. Entra un messaggero. “Charius, devi andare subito a casa, ti aspetta uno a cavallo”.

- Sempre un paio di monete nella mano, Charius dà un soldo al messaggero ed anche a Selomith, dicendo a quest’ultimo: “Vieni con me, se vuoi, forse sentiamo ancora di più”.

19. E corre via. Arrivato a casa, vede un legionario del tutto sfinito insieme al suo cavallo. “Che cosa hai da annunciare?”. Entra nel suo ufficio, Susanna porta per i due uomini una fresca bevanda.

20. Su invito, il legionario dice: “Il superiore Brudumus ha ricevuto con la staffetta un rapporto, qui il rotolo. Lui è venuto con me a Gerusalemme. Hm, siamo per cosi dire, volati, e pure di ritorno. Quello che il superiore ha proferito con Pilato, lo devi leggere subito. Ho avuto il terrore, sulla via attraverso il paese… Oh, ovunque la gente è sconvolta, imprecazioni, minacce, non si sapeva contro chi era veramente rivolto, soprattutto le folle gridavano una contro l’altra.

21. Charius legge. Anche se immensamente triste, che gli si spezza quasi il cuore per via del sommamente Amato, …per Pilato, è un onore. Quattro volte ha annunciato l’innocenza di Gesù, secondo il costume romano si è lavato le sue mani, ha preso persino un criminale che era condannato a morte ed ha concesso al popolo la libertà di scegliere fra un assassino e ‘un Uomo senza peccato’. Istigato da Caifa, il popolo si è deciso per l’assassino, …per Pilato del tutto inaspettato. I massimi portatori di dignità gli hanno messo una cattiva trappola: ‘Se liberi Costui (Gesù), non sei amico dell’imperatore!’. In più, la cosa più spaventosa per la Giudea, fin nel futuro: ‘Il Suo sangue venga su di noi ed i nostri figli!’ [Matteo 27,25].

22. A ciò, il Ponzio scrive, che sapeva come gli ‘striscianti’ gli avessero ‘tagliato l’acqua’ al seggio dell’imperatore, il quale avrebbe già avuto l’avvertimento di deporlo. Lui (Pilato) avrebbe voluto salvare questo Gesù, ma più di centomila desiderato la Sua morte.

23. ‘Non posso prendere la colpa su di me’, ha scritto, ‘…il popolo era senza disciplina. Ho ricevuto ordini contradditori di procedere una volta severamente, poi di nuovo «la lancia diritta»! Da questo atto, brucerà un fuoco cattivo per Israele, quando e come, …non lo so! Per me stesso è indifferente che cosa sarà di me. Solo, via da questo luogo, è il mio ultimo desiderio’. Con ciò conclude il rotolo.

24. Pilato era deluso dal Nazareno, ma lo ha tenuto del tutto per sé. Una volta, inimmaginabili grandi miracoli, e poi, …standoGli di fronte era come impotente! Su di lui è giunta quella indifferenza, che ha persino detto: ‘Prendetelo voi!’ [Giov. 19,6]. Il sogno di sua moglie, il pensiero: ‘Veramente dovrebbe stare Lui a Roma, forse Lui sarebbe…’. Inutile la riflessione. E’ giunta La REDENZIONE!

25. Charius scrive due lettere, a Brudumus e a Pilato, sperando che costui riceva ancora la posta. “Quando ti sei ripreso”, chiede al legionario e gli dà una manciata di soldi, “puoi di nuovo cavalcare? Dapprima questo rotolo per il procuratore, è il più urgente, poi di ritorno dal tuo superiore, il secondo rotolo a Brudumus. Ti è possibile?”

26. “Tra un’ora di sabbia vado di nuovo al galoppo a Gerusalemme, dove potrò cambiare il cavallo; adesso le nostre truppe sono continuamente in giro. Ti va bene, comandante Charius?”

- “Molto! E grazie”. Susanna nel frattempo ha preparato ancora un pasto, dopo di questo il legionario riparte. Lo si congeda con saluti di benedizione, nonostante i gravi pesi.

27. Selomith entra, si guarda stupito intorno perché la stanza non è quasi romana, ma risponde alla domanda: “Mi hai invitato, l’ho notato che sei molto affezionato al Messia, anche se…”.

- “Sai quello che penso adesso?”, lo interrompe il padrone di casa. “Un altro romano che riconosce il Signore”.

- “Sì, è vero”, annuisce Selomith, “sovente mi sono meravigliato che di voi alti ed anche inferiori avete rinunciato alla vostra falsa fede negli dèi, e per questo vi siete scelti l’unico vero Dio”.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                 

28. “Sei convinto che Dio nel Messia sarebbe venuto solo per voi in questo mondo?” 

- Selomith riflette sulla domanda spinosa: “Non è da accettare senz’altro così, che nel Galileo dimorerebbe DIO, nonostante i molti grandi miracoli, più ancora per via dell’Insegnamento che era sempre giusto, indipendentamente a chi e che cosa Egli ha detto”.

29. “Messia? Sì, se ha da valere unicamente per il nostro popolo, e di ciò ne ero convinto”.

- “Eri?”, chiede Susanna che era seduta con loro in silenzio, ma non si è lasciata sfuggire nulla. E’ anche troppo profondamente inciso nel suo cuore: il promesso Redentore! Da chi? Di che cosa? Solo dalla costrizione esterna? Non sta del tutto in risalto l’anima, nella liberazione dal peccato e da un allontanamento da Dio? Se si crede in Lui, – non è già una bugia un simile allontanamento?

30. “E’ un problema”, riflette Selomith ad alta voce. “Ho sempre pensato che, quando arriva il Messia, come annunciato, è solo per Israele. Dapprima per una liberazione dal mondo, poi anche per tutto ciò che si fa di male e si pecca”.

31. Charius risponde molto seriamente: “Mi correggo: tu dapprima chiami il mondano, dopo il collegamento con Dio, con cui la redenzione sarebbe dubbia. Oppure no?”

- “Era espresso male”, confessa l’uomo di Gerusalemme. “Questo è appunto simile al fuoco in noi, che tu come romano non comprendi”.

- ‘Olà’, pensa Charius, ‘sono un israelita, soltanto non più ristretto. Nella mia posizione, adesso così romana, sento appunto meglio ambedue le parti’.

- Nel frattempo Selomith continua a parlare:

32. “Da quando conosco Gesù, per me molte cose sono diventate nuove, ma mi attengo saldamente al popolo. Non più del tutto rigidamente, lo puoi credere. Se Lui fosse davvero stato Dio, non si sarebbe mai lasciato crocifiggere! Che cos’è Caifa, cosa un Pilato, contro un Creatore di ogni vita?”

- “In questo ti do ragione. Noi siamo niente se si considera unicamente l’esteriore e, oltretutto, si crede di essere chissà che cosa. La nostra esistenza è una vita in e sotto la mano di Dio, quella che è proceduta unicamente dal Creatore, e certamente solo nella Sua Mano onnipotente deve essere presa tale via, se crediamo nella Vita, appunto quella dello spirito e dell’anima.

33. La domanda è giustificata se DIO si piegasse ai giudizi del mondo e di conseguenza non sarebbe da accettare la piena Divinità del Galileo. Sei stupito, Selomith, hai bensì riconosciuto in Gesù il Messia, e cioè per voi! Tuttavia, se dietro a questo procedimento ci fosse qualcosa d’altro, che noi omuncoli – certamente adesso – non comprendiamo ancora, direttamente troppo aggravati dal triste avvenimento che i superiori del tempio hanno osato fare? Non hai riconosciuto l’alto Divino nella Parola ed attraverso l’Azione del Signore, che un uomo non ha mai potuto compiere prima, e nell’Eternità nessun uomo compirà, come lo ha fatto il Salvatore?

34. Se fosse così, sarebbe da supporre che in Gesù si è rivelato l’Altissimo e il Santissimo di ciò che Dio fa ai Suoi figli, …dall’inizio fino alla fine dell’umanità! D’altra parte, anche così: che riguardo a questo per me non c’è nessun dubbio, il nostro Signore che era venuto simile ad un semplice uomo, era DIO stesso, perché non esiste nessuno che compirebbe anche solo uno iota nella Parola e nell’Azione, come ha insegnato ed agito LUI!”

35. Selomith guarda leggermente colpito: Un forestiero che pensa la cosa più profonda, che veramente non gli giunge attraverso l’avvenimento, e lo confessa apertamente: “Come lo coincidi con la morte sulla Croce? Si può pontificare questo abisso?”

36. “Eccome! Il Ponte è il Salvatore stesso; la Balaustra per preservarci da un precipizio, sono la Sua incommensurabile grande Bontà e il Suo Sacrificio! Soltanto, non so precisamente che cosa è la nostra parte. Chi di noi peccatori – lo siamo tutti, non è vero? – non avrebbe bisogno di compassione? Comprenderemo ancor più il santo Mistero, forse, quando sapremo di più di ciò che è successo, soprattutto: quello che il Salvatore ha ancora detto e fatto ultimamente”.

37. L’uomo di Gerusalemme è scosso. “Non ci sarà molto da sentire. Che cosa può già dire un prigioniero?”

- “Poco! Ma per il Signore? Sia che Egli parli o taccia, è unicamente la Sua faccenda! Anche se i farisei Lo abbattessero gridando, …nel grande incommensurabile Cosmo si sentirebbe la Sua voce, pur anche se Lui potesse solo sussurrare ‘per questo mondo!’ Lui, appunto, ha molta più conoscenza, così dallo Spirito, che l’intero alto Consiglio”.

38. Entra Retzi, non come al solito, ma strisciando, e il suo visetto è profondissimamente rattristato. Mentre sulla sua chiara fronte è come una Luce: “O padre, hai visite?”. Si volta già.

- Charius lo ferma. “Non disturbi, ragazzino, rimani”.

- “È vostro figlio?”, chiede Selomith, e guarda Susanna. Lei somiglia meno ad una orgogliosa Romana. In più il bambino – hm –  ha l’aspetto di un bambino giudeo.

39. Charius legge sulla fronte i pensieri dell’uomo, ma non gli spiega nulla. E’ meglio, non solo per lui e per i suoi cari, anche per certi di Dan che fanno parte di Israele. Anche se lui non ha una grande autorità di potere, …può creare ordine ed impedire qualche rappresaglia, soprattutto ora che l’opinione ondeggia su e giù come delle onde del mare durante un veemente uragano.

40. “Se posso”, Selomith si alza, “ritornerei volentieri, magari senti più di me”.

- “D’accordo”. Charius aveva visto subito l’agitazione di Retzi quando era entrato. Dapprima Susanna provvede al cibo; perché la sera inizia e per il bambino è tempo di dormire. Dopo cena Retzi si stringe al petto di suo padre.

- “Ebbene?”, chiede lo stesso. Segue un sospiro così profondo, come lo possono avere gli adulti. E poi:

41. “Papà, mamma, che cosa hanno fatto con l’Uomo buono

- “Devi dire Salvatore”, lo ammonisce Susanna.

- “Per me era da prima il buon Uomo, e…”, ostinato da infantile, “…Egli lo rimane per me! Nessuno Lo poteva proteggere?”

- “Tu sai, Retzi, chi Egli era ed è veramente, …per tutta l’Eternità! Perciò Lui non ha bisogno di nessuna protezione del mondo, persino se…”

- “Se gli infami…

42. “Ho di nuovo avuto un sogno”, sussurra Retzi.

- “Racconta subito, allora sappiamo che cosa può significare”.

- “Sì, era così: – Non ho mai visto questo… questo… Perché gli uomini lo fanno con i poveri uomini?”.

- ‘Me lo chiedo anch’io’, pensa Charius. “Non te lo si può ancora spiegare, per questo sei ancora troppo giovane. Ma io disprezzo il cattivo agire”.

- Negli occhi del bambino un po’ umidi, luccica beato. Oh, il padre, lui è giusto.

43. “Era così come nel sogno di Gerusalemme”, racconta il bambino. “Il monte, sul quale si spingeva il Salvatore con il pesante legno, ho visto di nuovo il monte. In alto stavano tre di tali legni”, Retzi non conosce ancora ‘croce’. “Su quella centrale stava il Signore”. Così venne mostrato al bambino, la sua pura anima non doveva vedere il peggio. “Molta gente stava intorno a Lui, forestieri, della città e una folla di armati.

44. “Ho visto il Suo Volto dolorante, ma c’era come un chiarissimo Raggio che era sul Suo Capo, come il grande Sole. Allora qualcuno stava accanto a me ed ha detto: ‘Non essere triste, figlio mio. Anche se i mondani stendono le insolenti mani verso il Salvatore, gli è concesso farlo, ma il crimine rimane attaccato a loro; questo è da rimettere! Con la morte del Signore per questo mondo, Lui a preso su di Sé ogni oltraggio dell’oscurità [Isaia 53,4], Lui toglie ogni male. Chi si lascia redimere attraverso la Croce, il Suo abito terreno è liberato eternamente’.

45. Così l’ho sentito. Proprio adesso lo ricordo di nuovo, parola per parola. Cosa succede?” Retzi guarda i genitori. Allora è caro un buon consiglio. Com’è da comprendere? E com’è da riconoscere, se solo attraverso l’oltraggio sarebbe da estinguere l’onta degli uomini? Quale scopo avrebbe lasciarsi uccidere, mentre non esiste mai un morire per il Creatore dell’Infinito? Se EGLI è il Vivente che ha creato ogni vita, com’è possibile se Egli solo ha dovuto salvare qualcosa attraverso una morte oltraggiosa? Con o senza dare?

46. “Retzi, ho bisogno di tempo per spiegare ciò che hai visto di santo. Lo si deve poter abbracciare con lo sguardo. Pazienza! E’ appunto difficile da comprendere: una visione per Grazia e…”. Charius chiude gli occhi come se volesse guardare prima nel proprio interiore. Che cos’è? – “Che cosa siamo noi uomini? Solo un minuscolo piccolo granello di sabbia da ignorare”, dice da pensieri che non può controllare.

47. “Un granello di sabbia!”, si fa sentire Susanna. “Siamo destinati, stimati, degni o indegni davanti al Signore? Così vedo anche me. Oh, il Dio-Creatore che ci ha creati, che ci ha dato il Suo Respiro dallo Spirito, anche se lo possiamo considerare solo come una piccola scintilla. Non è una scintilla del Sole? Parte del Suo Sole? Non è così la nostra scintilla dello spirito una Luce dal meraviglioso Spirito di Grazia di Dio? Per LUI siamo i Suoi figli, da LUI non così insignificanti simili proprio ad un granello di sabbia”.

48. “Susanna!”, Charius l’abbraccia forte, e Retzi ci si spinge in mezzo. “Hai attinto profondamente. Visto dal Creatore, siamo qualcosa. Come LUI ci inserisce, è unicamente la Sua faccenda abituata alla salvezza! Ma noi? Se il Signore mi ha indicato che nessuno si deve elevare? Se rimaniamo per noi del tutto piccoli, il resto lo lasciamo al Santo, nostro Dio-Padre!”

*

49. Passano un paio di giorni colmi con qualche timore: Che cosa sarà? Che il tumulto, la morte di Gesù – a Dan non si sa ancora nulla della Sua resurrezione – avrà per conseguenza qualcosa di orrendo, Charius lo vede arrivare. Lui conosce solo troppo bene gli uomini, non importa quale veste portano. Ma sa anche a cosa crede senza sconvolgimento: DIO sta al di sopra di loro, su questo mondo e al di sopra di quel Cosmo di cui si sogna, ma se ne può sapere poco.

50. Arriva un ulteriore messaggero di Budrumus con un rotolo strettamente legato. E’ bene che Retzi non sia in casa in questo momento. Va volentieri da un uomo, veramente non un rabbino impegnato, per questo, Dan è troppo lontana da Gerusalemme, ma in genere lui è rispettato e molto intelligente sulla vita, sa prendere i grandi e i piccoli ed ama i bambini.

51. Anche Retzi lo sente, ma ha detto: ‘Nerias accetta che io soffra, lui può spiegare molto ed è gentile verso noi bambini. Solo così, così com’era con noi il Salvatore..., a. Lui ha lasciato il resto aperto. Tuttavia nessuno è da paragonare al Signore con le Sue parole ed azioni, con il Suo Amore ampio come il Cielo.

52. Charius apre il rotolo. Con questo si rivela molto e qualche preoccupazione diventa ben piccola. Soltanto il buio per il futuro del loro popolo, oh, …di tutti i popoli, allora verrà un disperato peso fino alla fine del mondo. Tuttavia, ora sanno: il Signore ha dato il Corpo in Sacrificio per la morte; come DIO Egli non nemmeno giacere nella tomba. E solo per via degli uomini che Egli ha mostrato la ‘Resurrezione’; perché il Creatore dell’Infinito… “No!”, Charius parla per sé: “Egli ha cancellato per noi i tormenti della morte”.

53. Oh, le Parole di Gesù a Pilato, all’alto Consiglio, dalla Croce! Può darsi che una o l’altra cosa non sia esatta di ciò che Brudumus è venuto a sapere, …ma è vero questo: l’Alto, il Santo, l’avvenimento insieme! E questo consola talmente, che non può fermare del tutto le lacrime degli occhi. Gloria in giubilate, nonostante tutto, nonostante il dolore per il Signore, nonostante il pericolo che c’è ancora, che passerà ancora per lungo tempo attraverso il mondo. 

54. Ora Charius comprende il sogno del bambino, e gli diventa chiaro il  maestoso Sacrificio di morte sulla Croce. In più, la Redenzione, che ne è la conseguenza. Un Soffio: ‘Come conseguenza? Il Sacrificio non potrebbe già essere stato previsto dall’Eternità, che non afferri mai? …da DIO! Egli è diventato un Salvatore solo nel mondo? L’Eterno, non si trova in tutte le Sue cose creative? Se Egli è diventato per questo mondo il Redentore-Guaritore, allora rifletti: ciò che è altissimo è per ogni tempo una conclusione, anche la Sua conclusione, cioè la Decisione, ciò che era previsto dall’eterno Consiglio e Volontà di Dio, che si è sempre adempiuto, attraverso la Magnificenza della Sua Volontà!’

55. Ma cos’era? Charius è da solo, Susanna si è portata il messaggero nella sala pranzo, e si volta di continuo. Non lo può negare, non può metterlo da parte, anche se non si sente degno di sperimentare qualcosa di talmente alto della Luce. Non vede nulla; è da percepire solo il sentimento di delizia e d’umiltà del suo cuore: ‘Signore, chi sono dinanzi a Te’

56. Di nuovo come un Respiro, una Mano soave: ‘Ciò che sei, lascialo al tuo Dio-Creatore!’ Charius si china, come stesse dinanzi al Trono di Dio, dinanzi al Salvatore, che lui ama ed ha visto di rado. Non basta una volta, vegliando, sognando, coscientemente oppure appena come un Soffio, riconoscere LUI, adorarLo e amarLo di tutto cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutte le forze che si possono possibilmente sentire? [Matt. 22,37; Marco 12,30; Deut. 6,5] Non era anche questa una Parola miracolosa del Signore…

57. Lui, Charius, aveva sentito di una donna fermarsi più sovente presso il Signore, che era di buona memoria e lodava onestamente Gesù. Lei era in ogni caso credibile. Strano: gli sono sempre state guidate le persone che sapevano molto di Gesù, che Gli erano fedelmente dediti. Qualche volta gli era sembrato come se il Signore gliele avesse mandate. Come prima questa Parola. Oh, solo attraverso Retzi ha questa Grazia, dice colui che si sta risvegliando a se stesso, senza sospettare quanto alta gli venga considerata questa umiltà.

58. Con scritti di ringraziamento e un regalo per Brudumus, un ricco dono per il messaggero, questo parte di nuovo. Anche in lui cresce una semenza. Il suo signore e Charius gli avevano indicato il Salvatore. Ebbene, la notizia del Fautore di miracoli, del Potente nella Parola era passato per tre anni attraverso il Paese, attraverso altri paesi fino a Roma e questo allora era stato un lungo viaggio.

59. Stanno seduti insieme, Charius e Susanna, si danno sostegno attraverso tutta la conoscenza intorno al Signore.  Ah, le ombre passano ancora sulla sua anima, il ‘Perché’ non è del tutto cancellato. Soltanto, ora non presentano più le domande al loro Salvatore, non invocano Dio, perché Egli ha permesso questo, come fanno gli uomini per sé nell’ostinazione e nella ribellione. Qui la Luce risplende sempre più profondamente nel cuore:

EGLI – Gesù – EGLI era, è e rimane Dio nell’Eternità!

60. Non è ancora stato aperto del tutto il Mistero per il tempo, l’Amore sacrificante di Dio per la prima figlia (Sadhana); ma la Parola ha valore per tutti i figli nel mondo, nell’infinito,  ‘Quand’anche i monti dovessero cadere e i colli stramazzare, la Mia grazia non s’allontanerà da te né il mio patto di pace cadrà’, dice l’Eterno che ha pietà di te [Isaia 54,10], aveva detto loro Nerias di Dan e le aveva spiegate secondo il tempo:

61. ‘Si è creduto che le parole del profeta, sempre solo le buone’, e il rabbino aveva sorriso dolcemente, ‘avessero da valere solo per Israele. Il “non allontanarsi da te” fosse stato esteso sul singolo popolo. Tutti gli altri uomini, gli abitanti delle stelle, sarebbero esclusi. Perché dove doveva essere data una replica, forse da una Grazia più alta, questa valeva sempre per i pagani, come li si chiamavano e si chiamano ancora con disprezzo tutti gli stranieri’. E oggi, oh, …tu, uomo?

62. ‘Che qualcuno mi dica se il “te” è per il singolo! Allora taglierabbe fuori gli altri dalla Grazia di Dio? Allora io stesso starei lontano da Lui, che ha creato tutti insieme, li mantiene e li porta? Non splende il Sole sui buoni e sui cattivi? Non bagna la pioggia il campo, la foresta e la campagna? Finché l’uomo attribuisce a sé il meglio, il cattivo ad altri, fino ad allora non esisterà nessuna pace nel mondo!’ – Nerias, il benedetto con una ricca conoscenza, se ne era andato a casa in silenzio, pure i suoi ascoltatori.

63. Di questo si ricordano i due. Susanna chiama a casa il bambino, si fa già sera. Retzi guarda suo padre con uno sguardo interrogativo. Chissà se ora comprende il sogno, ciò che esso significa. L’uomo maturo legge bene negli occhi svegli di suo figlio. Sì, …il figlio suo e di Susanna, anche se ha avuto altri genitori. Inoltre Charius tace ancora su questo:

64. Aveva indagato se il padre di Retzi era ancora in vita. E’ meglio tacere al bambino sensibile ciò che era successo in Pela. Sasju aveva avuto in incidente dopo aver incontrato una volta il Salvatore, ed ha gridato forte: ‘Lui mi ha portato via il mio bambino! Ciascuno che ruba bambini dev’essere maledetto!’. Era stato Mathus che aveva tirato svelto indietro Sasju, minacciandolo: ‘Devo dire perché il bambino è andato via?’. Poco tempo dopo, Sasju era precipitato in una fossa per la selvaggina. Lo si era tirto fuori morto. I vicini si erano presi cura degli altri bambini. Quale avvertimento! Profondamente precipitato, perché si era allontanato da Dio. Una parabola per la caduta della prima figlia.

65. “Mangeremo”, dice Charius, “poi c’è ancora del tempo prima di andare a dormire e potremo discutere del sogno”.

- “Oh!”

- Questa esclamazione annuncia tutta una scala di sentimenti nel piccolo petto, e sarà riccamente benedetto, su misura, per il piccolo intelletto, come il sommo Santo si è chinato dal Cielo, non soltanto per le tre persone, non soltanto adesso:

Eterni sono i Beni del Cielo,

Dio si rivela eternamente!

66. Il sogno. “Il volto dolorante che ho visto riguardava l’umano. Il Salvatore si è mostrato come un uomo, affinché noi imparassimo a comprenderLo. Era un vero dolore, non finto. Vedi, quando un bambino non è obbediente, allora fa male ai genitori. Lo comprendi, vero?”

- “Sì”, mormora Retzi. Infine è ancora un bambino, ‘l’essere ubbidiente’ non viene sempre  scritto in maiuscolo per la piccola gente.

67. “Vedi? Ora ci sono molti uomini che sono cattivi, ma valgono comunque come figli di Dio; Egli li ha fatti tutti insieme. Il Salvatore ha preso su di Sé la difficile via verso il Golgota per via dei cattivi, che erano i dolori [Isaia 50,6; 43,1]. Proprio per i malvagi il Signore ha portato la Croce. Certo, chi in questo mondo sarebbe così buono da non recare fatica a Dio? Anche bambini di per sé bravi danno dispiaceri ai loro genitori. Ora la cosa più magnifica malgrado ogni pena e fatica nel mondo:

68. Ora sappiamo che Gesù non era il Salvatore unicamente per tutti i precipitati e Lo è, no, Egli è Dio! Tu hai visto sul Suo Capo il Raggio come un Sole; e Dio dà a tutti i figli, Luce e Vita! Egli era anche da considerare diversamente che un Uomo. Certamente, nella figura era simile a noi, come si legge già in Mosè: ‘Dio ha creato l’uomo a Sua immagine’ [Gen. 1,27]. In più la Parola meravigliosa, forse portata a te da uno spirito angelico. Così siamo confortati con la consolazione del Santo, che EGLI sa dare”.

69. Nemmeno bambini risvegliati possono comprendere qualcosa di difficile. Così succede anche al piccolo Retzi. Lui piange per il ‘buon Uomo’: “Questo non lo dovevano fare quelle persone cattive! Io, …io li odio, devono andare nel…”. Dove augura il bambino di andare i cattivi? La donna ferma le parole di Retzi, anche se puramente umano le si possono comprendere, quella pena, l’odio, l’augurio della rovina.

70. “Fermati! Non lo devi nemmeno pensare, meno ancora dire! Se ami il Salvatore, allora devi sempre cercare di pensare ed agire come Lui. Sei stato nel Suo braccio e al Suo petto, quindi Lo puoi sempre prendere come esempio. E il Suo insegnamento è: ‘Amate i vostri nemici; benedite coloro che vi maledicono; fate del bene a coloro che vi odiano’ [Matt. 5,44]. Lui ha insegnato ancora di più, e proprio questo ci era stato riferito. Chi Lo ama veramente, si dovrebbe sforzare di seguirLo in tutte le cose”.

71. “Questo non ci riuscirà pienamente”, aggiunge Charius. “Chiediamo a Lui la forza, se con questa si può superare l’umano. Oh, non sempre del tutto; ma noi abbiamo un Dio, le Cui mani donano Amore e Misericordia. Solo, non ci si deve contare come ha detto una volta uno: ‘Ah, se Dio è buono, allora Lui non deve mai punire. Lui ci ha messo sulla via del mondo. Sono nato da me? Non saprei di averlo fatto. Quindi è responsabile chi ha creato il mondo e noi. Questo è Dio!’

72. Così uno può bestemmiare senza riflettere che ciò ricadrà su di lui come lui ha peccato. Vedi, mio Retzi”, Charius lo alza sulle sue ginocchia, “così è anche con tutto ciò che pensiamo, diciamo o facciamo. Se odiamo, allora seminiamo odio per noi; se amiamo, allora possiamo comprendere  e perdonare. Allora la Bontà di Dio sta al di sopra di noi, similmente come noi ne abbiamo bisogno nella misura come tu hai visto il Raggio di Luce simile al Sole sul capo di Gesù”.

73. Ricordando il sogno, il bimbo si appoggia al braccio del padre. “Voglio fare come dicevi tu e la mamma. Sì, vorrei seguirvi, e non voglio odiare. Soltanto, non posso amare i nemici di Gesù”.

- “Non ancora, Retzi”, lo tranquillizza Charius. “Imparerai ancora se segui molto di più il Salvatore, che noi: i Suoi insegnamenti e la Sua via”.

*

74. Come in futuro sarà un giorno, …i due anziani, entrambi i genitori adottivi si meraviglierebbero moltissimo se sapessero già adesso l’apice della Guida, se potessero vedere il futuro riservato al bambino benedetto. Oh, santi veli! E quando saranno sollevati, allora sarà rivelato loro ‘l’eterna Luce della Grazia di Dio’.

 

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Cap. 10

Un nuovo Ponzio – Charius testimonia agli amici

Una famiglia è aiutata

1. A Gerusalemme è stazionato un nuovo Ponzio. E’ stato informato al meglio, purtroppo con un ordine di intervenire il più severamente possibile, indipendentemente di chi si potrà trattare. Ci sono ancora un paio di buoni romani che hanno mantenuto la fede nel Salvatore, persino quando non sempre sventola la bandiera della Luce, per non essere più di danno che utili. Uno ha dato al nuovo procuratore un cenno a non alzare le spade contro quella gente che crede nel ‘suo Nazareno’ – parola questa, usata del tutto intenzionalmente – e di andare loro incontro con gentilezza, perché non fanno parte della ribellione. Il ‘cenno’ viene soffiato al vento.

2. Così, sofferenza e pesi continuano ad attraversare il Paese. Non viene esercitata nessuna pietà. Soltanto, …anche questo nuovo è subordinato alla Volontà di governo di Dio, inconsapevolmente, senza badarvi, semplicemente urtando continuamente nel vuoto dove dev’essere trattato duramente. E questo per immeritata salvezza della sua anima. Non può fare altro di quanto gli è stato disposto. Un po’ alla volta sente la catena che non può sfilare.

3. Molti amici di Gesù in ed intorno a Gerusalemme, nella Giudea del sud, cominciano a spostarsi verso nord. Oh, il braccio romano è lungo, e anche se passa una settimana dopo l’altra, …non c’è calma. La paura aumenta devastante, la gente non sa più cosa fare. E nonostante ciò, …l’aiuto di Dio sta sempre su di loro, anche laddove l’uno e l’altro cade vittima della giustizia. Una volta, allora e anche adesso: i mondani rovinano il loro potere da una generazione all’altra.

4. Brudumus arriva con due fedeli al forte galoppo. Si precipita nella casa di Charius. Appena si sono seduti a tavola, viene annunciato un altro ospite: Sporanato, il funzionario romano di Sarepta. Là sembra ardere, pensa Charius. Non si fa solo accorgere della sua preoccupazione, saluta particolarmente gentile il secondo ospite, la squadra viene provveduta al meglio, e Susanna, che da un po’ di tempo ha una serva, pure una ‘figlia di Gesù’, prepara bevanda e cibo. Retzi è a scuola da Nerias, veramente ancora troppo giovane per questa, ma lui è attento, impara bene e dà gioia al rabbino.

5. Dopo il pasto, Charius domanda che cosa entrambi avessero da annunciargli.

- “Che è importante, lo è senza dubbio. Oggigiorno c’è così tanto davanti alla porta”.

- Charius in tal modo ha negli occhi anche il procuratore. Brudumus vorrebbe spazzare la sua preoccupazione dalla fronte. Più giusto: levarla dal cuore, perché ha trovato ‘veramente’ il Salvatore e non Lo ha nemmeno visto o sentito una volta. Ha solo ricevuto il ‘Messaggio di Dio’ e questo lo ha guidato alla fede.

6. Oh, proprio questo non vedere, non sentire, come ne parlava il Salvatore: “...tuo Padre, che vede nel segreto” – “Se non vedete segni e miracoli, allora non credete” [Matt. 6,4; Giov. 4,48], questo viene tenuto particolarmente in conto. Solo che ognuno che vede e crede, è benedetto dinanzi al Santo.

7. “A Cesarea si radunano gli amici di Gesù; li nasconderei volentieri da qualche parte perché, …sono troppo triste, io stesso ho spie ai calcagni. Ai nostri potrei portare Luce; sono i giudei che strisciano, che a me e agli altri rendono la funzione difficile. Il comandante esterno mi domanda come deve agire, mentre lui ha la sua propria autorizzazione di potere. Del ‘Uomo infausto’ così ha chiamato il Galileo, avrebbe di certo sentito qualcosa, contraddizioni quante se ne vuole; ha solo pensato che si potesse credere di più nel bene. Gli aizzatiori dalla Giudea gli sembravano troppo avversi. Non ha dovuto cacciarli via perché altrimenti avrebbero solo continuato a scavare.

8. La cosa più difficile è questa: ovunque è possibile denunciano le persone di Gesù e le presentano al giudice, e sono comunque i compagni dello stesso popolo. Il giudice, da me in Cesarea, non lascia valere nessuna pietà, non un serio esame. ‘Sei stato denunciato! Via con te nella prigione romana!’ Così agisce questo abbottonato”.

- Sporanato lo conferma quando Charius dice che sarebbe impossibile. Giudici romani non sarebbero influenzabili, giudicherebbero in modo giusto.

9. “Una volta!”, lascia cadere Sporanato. “Ora, più prigionieri sono denunciati, più alti onori e denari fluiscono”. A ciò un sospiro molto profondo. Entrambi, che stanno molto più in alto nella funzione di quanto lo è Charius, esaminano il suo volto, perché non vi si mostra ancora nessun moto. Che costui interroghi il ‘suo Salvatore’ nel cuore, non lo possono sapere. I due sono ancora degli iniziati, cosiddetti ‘principianti’ in vista della salda fede, dell’assoluto sapere che ‘DIO sta al di sopra di tutto!’, mentre Charius, in parte tramite Retzi, è un ‘istruito’. Sì, ‘…se non diventate come i bambini’.

10. “In modo terreno non c’è molto da fare; è Roma ad avere il diritto di giudizio. Spettava a Pilato? Lui era convinto che Gesù non fosse un ciarlatano, meno ancora un ribelle. Non riusciva però a spuntarla contro un Caifa. Lui avrebbe dovuto portare il Signore nel tribunale e mandarlo a Roma con il rispettivo rapporto ed accompagnamento. Allora persino l’alto sacerdote sarebbe stato spodestato. Spiritualmente…? Sì, amici miei, là le cose stanno del tutto diversamente.

11. Oggi so che cosa aveva da dire la via del Signore, nel mondo, quella dall’Alto Cielo. Gli uomini non lo afferreranno mai del tutto, ma si possono affidare alla Grazia, che Dio  ha collegato con la Sua ‘via di Salvatore’: per il popolo dei figli! Lo possiamo noi! Ci si domanda perché si deve portare questo e quello, senza esaminare se non si è ‘auto colpevoli’. Si soverchia sovente volentieri il peso ad un altro, non importa a chi. Ma noi possiamo sapere questo: Nella ‘Croce di Gesù’ sono racchiusi i pesi della materia, i nostri; e guardando alla Croce del Golgota possiamo peregrinare in pace la nostra piccola strada, quella della vita in genere, quella dall’Alto, la via del co-aiuto, anche per Grazia”.

12. Gli ospiti guardano stupiti Charius, ma su di loro viene il crepuscolo. La cosa più profonda dello spirito non lo si può afferrare sempre, ma la fede nell’eterno Dio, e l’amore per il prossimo, non per ultimo per tutti i nemici, questo è importante, questo, intanto, aiuta a completare la via del viandante attraverso la materia.

13. “Il Signore, il Quale è l’Eterno-Buono, considera sia il grande che il piccolo, avendo Lui creato tutto. Sì, è proprio in tal senso che occorre riconoscere questo: sia penetrando fin nel più profondo, che non è per nulla possibile, oppure anche, se un cuore debole ama con meno forza mentale il Padre del Cielo ma concede del bene al prossimo ed è libero dall’odio e da oscure brame, oh, …come lo potranno già essere quei piccoli che, come quei bambinelli, stavano più vicini al Signore, come è andato anche al mio Retzi”.

14. “Dimmi”, chiede Brudumus, “da dove hai tutto questa conoscenza? Mi sembra quasi, anche se io stesso non ho mai udito Gesù, come se EGLI ci abbia fatto sapere questo. In ogni caso, …ebbene, ho di nuovo imparato qualcosa e posso essere grato di cuore al mio nuovo Dio”.

- Un sorriso fugge sul volto di Charius, mentre Sporanato annuisce: “La penso come Brudumus. Hm, il tuo sorriso, Charius, …alla fine hai riso di noi perché siamo ancora delle persone così stupide?”

15. “Per nulla”, gli assicura lui. “Era la mia gioia che era per DIO, perché Lui ci ha fatto riconoscere la Luce. Il mio sorriso potrà essere per voi, mentre chiamate ‘nuovo’, l’antico-eterno-vero Dio. Ho pensato sovente: ‘A che cosa serve una Venere, un Mercurio o Marte?’. Alla fine, ci si doveva aiutare da sé.

16. Il nuovo Dio, …Si è solo rivelato nuovamente!”. – Che Charius, nativo d’Israele, conosca l’eterno-antico Creatore, è meglio tacere, per non irritare questi nuovi conquistati, per non diminuire la loro gioia, perché loro, detto così per sé, hanno trovato il nuovo Dio.

17. “Sì”, dice, e continua: “È qualcosa del più meraviglioso, di trovare giornalmente a nuovo il suo Dio, la Sua Benignità, la Sua Guida abituata alla Salvezza e sapere che Egli perdona giornalmente il nostro dare. Già un pensiero sbagliato diminuisce il voto che abbiamo dato a Lui, che Gli dobbiamo portare. Adesso non tirate su con la testa”, Charius afferra le mani dei suoi amici, “non c’è nessun uomo – finché esisterà ancora  il mondo – a cui non manchi qualche voto; ah, sì, …come il più delle volte non ci pensa proprio.

18. Non siete i primi né gli ultimi, me incluso, che possono diventare beati unicamente attraverso la Grazia del Signore Gesù. Soltanto, non si dovrebbe credere che la Via del Salvatore, di Dio, e il Sacrificio sulla Croce, sarebbero veramente vani se non fosse portato anche l’ammanco dell’uomo. Oh, allora, sembra quasi come se fosse del tutto bene se nell’umanità ci fossero da mostrare qualche o molte manchevolezze. Chi si reca in un tale garbuglio di spine, vi muore per un lungo tempo, finché non si lascerà liberare. Dio non ha dovuto mai portare il Sacrificio per la Creazione, per ottenere con ciò qualcosa! Dalla somma maestosa Magnificenza della Sua Volontà, Lui aveva molte vie, anzi così tante di quante per noi esistono innumerevoli stelle; ed ognuna Gli avrebbe procurato il Suo assoluto ri-avere! Il Suo raccolto dalla Creazione!

19. Ve lo indico: da quella prima caduta della figlia era necessario un Sacrificio per la Creazione, solo dalla santa Misericordia di Dio, e non da un Obbligo necessario per Lui! Un Dio, il Quale dovrebbe qualcosa, non è un Dio! Lui fa! Questo è nuovamente nella Sua Volontà. Infatti: Dio è nel Cielo; Lui può creare quello che vuole, ma proprio questo, l’aver adagiato tutto nella Sua Volontà di Creatore, l’intera caduta, le manchevolezze degli uomini, questa è la cosa più sublime che ci si può immaginare, anche senza piena conoscenza.

20. Noi vogliamo rivolgerci a ciò che è da portare”, Charius si accorge che questo cibo dalla Luce è ancora difficile per gli ospiti. “Ci vorrà molto sforzo per affrontare l’afflizione, per aiutare i sofferenti, oppure quello che rotola su questo mondo. Detto in anticipo: fa riflettere il perché Dio, il Salvatore, ha benedetto in particolare proprio adesso questa Terra, sebbene presso l’Altissimo non esiste alcuna cosa di più o di meno, se può esserci donato qualcosa di celeste; e tutto il povero potere del mondo dovrebbe svanire come nebbia, che il Sole scaccia via”.

21. “Sarebbe bello, se penso ai discepoli di Gesù che cosa potrà capitare loro”, dice Sporonato con un sottotono che fa riconoscere il suo scetticismo. “Costoro, …sono nel massimo pericolo! Allora mi si drizzano i capelli. Contro… contro…”. Lui è appunto un romano, non può sollevarsi contro il suo regime, nonostante già da tempo gli sia venuta la conoscenza anche senza l’Insegnamento d’amore di Gesù, come sono peggiorate le cose dopo Augusto, dopo così pochi anni.

22. I buoni, un Cornelio, un Fausto, e come lo sono altri, ottengono ‘funzioni d’onore estere’, affinché non abbiano più da immischiarsi. Loro lo sanno. E’ evidente, quanto proprio loro si sforzano in regioni straniere, per dare ancora l’ultima imbiancatura all’aquila di Roma e, …aiutare dove duole l’oppressione. Brudumus pronuncia quasi precisamente i pensieri di Sporonato, indipendentemente dal fatto che lo si possa accusare. Ovunque si trovano spie. Ma si sente così avvolto nella protezione di Dio, ed è anche coraggioso, se fosse necessario ne parlerebbe anche apertamente nel forum di Roma.

23. “I discepoli di Gesù si dovrebbero radunare”, aggiunge. “Ci sono posti dove sarebbero al sicuro. Infine, ci sono ancora paesi che non abbiamo mai visto”.

- “Dove?”, chiede Sporanato, mentre Charius lascia parlare i suoi ospiti. Lui ha ancora altri pensieri e, non a caso, questi non vengono da questo mondo e non dalla propria convinzione. Brudumus dà la risposta alla domanda del ‘dove’.

24. “Ovunque le nostre legioni sono arrivate, la Terra non ha cessato da nessuna parte.  Quindi devono esistere altri paesi. Credo quasi che potrebbe essere ovunque un po’ meglio che qui da noi. Penso ancora all’est. Se comunque ce ne sarebbero ancora, come sono questi? E i discepoli di Gesù, non hanno da adempiere un incarico? Solamente la gente altolocata percepisce, …sì, insomma, quale scopo avrebbe la maestosa vita di Dio nel mondo?”.

25. Ora s’intromette Charius. Lui parla riflessivo e in tal modo impressiona i due amici: “Avete guardato a fondo nel Vaso di salvezza di Dio. Dio stende benedicendo le Sue mani, affinché anche noi possiamo godere dell’alta Protezione. Come uomo si pensa che debba riguardare l’esteriore, la salute oppure tutto il bene. Che la nostra vita interiore, spirito, anima, mente, ha bisogno della massima Protezione, …ah, chi riflette su questo? Così sarà certamente con i discepoli.

26. Forse essi devono pagare la tasse della fede; infine furono eletti ad essere sempre intorno al Signore. Chissà se ognuno cadrà nelle pesanti catture? Spero che non succeda! Penso al più mansueto, mentre invece non era molle. Alla fine, come mi è stato riportato, a Giovanni sarebbe stata rivolta quella Parola che lui dovrebbe operare ancora molto e nessuno degli altri dovrebbe chiedere il perché proprio lui? [Giov. 21,23] Ognuno dovrebbe portare il suo peso di Grazia.

27. Subito qualcosa di amaro. – Ieri è venuta da me una coppia di sposi fuggiti da Gerusalemme, avrebbero avuto persino due volte una protezione dai legionari. L’uomo ha riferito: ‘Appunto Giovanni e Pietro, dopo che quest’ultimo ha tenuto una grande predica, sono stati messi in prigione, ma di nuovo meravigliosamente usciti. Sembrerebbe soltanto che anche altri dovessero fuggire, soprattutto perché un giudeo di nome Saulo che possiede la cittadinanza romana, avrebbe consegnato un giovane fervente all’alto Consiglio. Il giovane si chiamava Stefano.

28. Al Saulo, romano e giudeo”, Charius tace nuovamente di appartenere alla tribù di Dan, ma non gira la bandiera secondo il vento, come lo fa Saulo [Atti Ap. 7,57-59], “è facile stabilire il tribunale romano o quella dell’alto Consiglio di Gerusalemme. Il testimone di Gesù (Stefano) è stato ucciso con la lapidazione.

29. Guardando al Salvatore come EGLI ha esclamato sulla Croce: ‘Non imputar loro questo peccato’, così avrebbe esclamato Stefano: ‘Signore, prendi il mio spirito’, e ancora: ‘Signore, non imputar loro questo peccato!’. Dopo sarebbe deceduto senza un suono di dolore, con un volto celeste, così che Saulo si sarebbe distolto rapidamente. Ciò che sarà di lui, …chi lo può sapere?”.

- Charius tace per un po’ ed anche i due romani stanno seduto immersi nei pensieri.

30. Sporanato si riprende per primo. “Se Saulo si riferisce a Roma, non gli possiamo mettere nessuno sbarramento. Lo farei molto volentieri, a favore dei perseguitati. Se mi viene una volta davanti e si appellasse al tribunale dell’alto Consiglio, – ah sì, allora saprei come prenderlo”. Che cosa ne pensa Charius, lo dice all’incirca Brudumus:

31. “Quello non è mai così stupido a mostrarsi da noi come giudeo, soprattutto dal momento che le regole dell’occupazione sono diventate severe. Si appellerebbe al privilegio romano. Abbiamo poca influenza sul sud della Giudea, soprattutto sul Consiglio di Gerusalemme. E il Ponzio? Non ci ascolterebbe nemmeno, anche se noi siamo funzionari. Ma penso che agirebbe al contrario, peggio, e non sarebbe nemmeno da denunciare, nonostante violazioni nell’ambito del suo potere.

32. Che cosa ne vale questo, ancora? Nulla! Una Giudea calpestata! Dopo quell’infrazione di diritto sul Galileo, indubbiamente, sarebbe da supporre quanti poveri uomini ne muoiono, oppure vanno a fondo delle culture, se, …oh, che cos’altro?”, Brudumus si asciuga la fronte; è andato troppo oltre in vista della giustizia, insegnata dal SIGNORE per amico e nemico, dall’alto Insegnamento del Cielo.

33. “Giustissimo”. Charius alza le spalle. “Ci saranno ben sempre ammanchi negli uomini, perché ognuno pensa prima a sé. Il prossimo? Se si sa come il Salvatore ha rilevato questo, di rispettare il prossimo, la sua afflizione e preoccupazione, che la disponibilità di aiutare sarebbe sempre benedetta, anzi si dovrebbe sempre soltanto seguire l’ammonimento di Gesù, allora non esisterebbe nessuna ingiustizia, nessuna oppressione, nessun odio”.

34. Anche Charius si asciuga la fronte e gli occhi. Lacrime da uomo? Se sono autentiche, allora sono perle sul sommo Altare del Santuario. Non in Gerusalemme, là da tempo non esiste più nulla di santo. Lo ha visto una volta in sogno, e l’immagine rimane ferma. Proprio adesso si è manifestata di nuovo.

- Charius stringe le mani ai suoi amici. “Finché si può sotto la protezione di Grazia di Dio, ci teniamo insieme nella gioia e nel dolore”.

*

36. Quanto presto si avvererà quest’ultimo. Ma la fedele amicizia aiuterà a sopportare il difficile. Ad ogni modo, ben fortificati, i due romani lasciano correre i loro cavalli. Charius li segue a lungo con lo sguardo, finché una foschia impedisce la vista.

37. Si consulta con Susanna come sarebbero da aiutare gli altri, non molto tempo dopo. Retzi ritorna a casa, ha molto piacere nella scuola. Ma quello che poi ha ancora sentito nei vicoli, ha cancellato la sua gioia. A smesso di piangere; ma in lui il dolore sta più profondo che mai.

38. “Allora, ragazzo mio?”. Susanna lo accarezza. “Che cosa c’è?”

- Il bambino inghiotte un paio di volte e poi dice: “Perché c’è così tanta gente cattiva, che picchia, finché altri rimangono a giacere sanguinanti?”

- Charius salta su. Se è successo, allora deve indagare subito. “Dov’è successo? Sai anche il perché?”

39. “Per via del nostro Salvatore. Un uomo con una donna e un bambino sono stati urtati da un uomo forte. Quello ha gridato loro – e alla gente – che sarebbero traditori del popolo, sarebbero seguaci del sobillatore, e lui era contento che avevano impiccato il Nazareno. L’altro uomo ha detto con calma che il Nazareno non sarebbe stato un ribelle, ma avrebbe sempre aiutato, pronunciato il giusto, guarito molti malati, e non avrebbe mai parlato contro noi giudei.

40. Quello grande ha subito picchiato l’uomo, lo ha colpito con i piedi ed ha picchiato la moglie che si voleva chinare al ferito. Persino la bambina è stata urtata”. Ora rotolano ancora un paio di lacrime sulle guance di Retzi. La faccenda lo ha troppo colpito. Charius fa un cenno a Susanna e lei comprende ciò che deve succedere. Lei porta con sé Retzi in un altra stanza, mentre Charius dice:

41. “Ora rimani con la mamma, vero? Voglio vedere che cosa c’è da regolare”. Retzi sarebbe volentieri andato con lui; ma obbedisce e pensa che il padre ci riuscirà e porterà il picchiatore in prigione. Un desiderio di bambino.

- “Aspettiamo”, tranquillizza lei il bambino. “Vieni e mangia. Presto è tempo di dormire per te”. Lei stessa non è del tutto calma. Charius non potrà fare quasi nulla, a meno che non riesca ancora in tempo a poterlo sottoporre al comandante della città. Questo avviene.

42. “Che cosa devo fare?”, chiede il superiore. Lui è un funzionario, malvolentieri s’immischia in faccende dei giudei. E’ del tutto comprensibile. Un po’ alla volta i romani hanno molti disordini nella regione, e questo, prevalentemente adesso per via del ‘Galileo’. Ma per preservare il diritto, per evitare ribellioni in città, quale comandante della città si fa portare il picchiatore per un paio di giorni, senza pronunciarsi per questa o quella parte.

43. Charius ha rialzato l’uomo che sanguinava ancora forte e calmato anche la bambina. Con l’aiuto di un altro uomo – ci sono sempre molti curiosi nella folla – porta la famiglia nella sua casa. Lui stesso può pulire le ferite, inoltre le può anche fasciare come si deve; per fortuna non serve  un medico, che non esiste nemmeno in Dan.

44. “Oggi rimanete da noi”, dice lui dopo che si è calmato un poco per lo spavento. Retzi si occupa della bambina, anche se è più grande di lui. Gli adulti lasciano giocare i due bambini, così superano anche meglio la faccenda.

- “Come vi devo ringraziare?”, chiede l’uomo. “Tu sei romano, ti prego, comprendimi: noi israeliti abbiamo dovuto sopportare molto, e molto di rado siamo stati aiutati. A volte – sì, quando negli ultimi anni si trattava del Salvatore – non so se hai imparato a conoscerLo, allora abbiamo ricevuto prima da voi una protezione contro la propria gente. Mi sono già chiesto una volta se con il vostro insegnamento sugli dèi siete molto migliori di noi con il vero, unico Dio”.

45. Charius sorride: “Non lo crederai quasi; ma io ed i miei come molti romani conoscono il vostro Dio, che è diventato anche il nostro Dio, per cui abbiamo riconosciuto anche GESU’. Noi Lo amiamo, rimaniamo fedeli al Suo maestoso insegnamento. Se vuoi, allora vienimi a trovare. Ti stupirai quanti di noi credono nel Salvatore. Hm, naturalmente, in confronto al popolo siamo pochi. Ma questo è anche da voi il caso. Oppure no? I compagni del tuo popolo hanno assistito, ma nessuno ha aiutato”.

46. “Come mai che c’eri, quando mi è sembrato di non vivere più a lungo? Ero triste nonostante i dolori. Stavano intorno a noi dei curiosi, vili. Soltanto, nel primo momento dello svenimento ho saputo: ‘Il Salvatore mi aiuterà!’. Ed ecco: EGLI lo ha fatto, … attraverso te!”

- “E’ vero! Ogni aiuto che ci si presta reciprocamente, soprattutto nella fede nel nostro altamente amato Signore, è il SUO aiuto, anche se non lo notiamo, oppure solo qualche volta dopo”.

47. La donna dice modesta: “Che tu come funzionario romano hai così tanta comprensione, è meraviglioso”.  Per gratitudine bacia le mani di Susanna.

- Lei respinge con gentilezza: “Non ce n’è bisogno. Mio marito aiuta volentieri ovunque è sempre possibile. Ma ora vieni, ho preparato un pasto”.

- Charius annuisce, così viene aiutata la famiglia a superare il grave peso.

48. Il giorno dopo arriva l’uomo, porta a Susanna una coppa ben formata e la sua prima parola è: “Non riesco ancora ad afferrare che tu, Charius mi hai aiutato. Inoltre, dei vicini si sono scusati. Mi avrebbero volentieri assistito, ma quello rude sarebbe noto. Uno ha detto ancora: ‘Certi romani agiscono molto meglio che la nostra gente’. Nonostante ciò, anche noi aiutiamo volentieri. Non è vero?”

49. “Siediti prima”, risponde Charius, mentre Susanna ringrazia molto contenta. “Ora ti voglio anche dire come mai sono stato subito da te. Nostro figlio è tornato dalla scuola, va dal rabbino Nerias, ed ha visto come quell’uomo ti ha aggredito. Ha raccontato agitato che cosa era successo. Devi sapere che il nostro Retzi una volta è stato in una schiera di bambini che il Salvatore ha chiamato a Sé. Da allora lui ama il ‘suo buon Uomo’ al di sopra di tutto. Sovente ha pianto quando qualcuno ha detto qualcosa di cattivo sul nostro Signore e – come con te – ha agito così malamente.

50. Io sono corso alla piccola piazza e sono arrivato appena in tempo per liberare te e i tuoi. Il comandante della città sta trattenendo quell’uomo per un paio di giorni. Forse l’aiuterà a cominciare a riflettere. Quello che ora riguarda ancora l’insegnamento degli dèi, perché ti sei stupito che anche degli italiani credono nel Salvatore, ti sia detto: ‘I veri intelligenti si rendono conto da tempo, che gli dèi sono solo cose inventate, forse nell’antichità erano considerati come forze di pensieri di cui più avanti sono state fatte delle figure’.

51. L’ho notato quando ho sentito una volta di Gesù. Naturalmente non sono stato subito convinto di vedere in Lui qualcosa di particolare, ma lui attraversava il paese. Lui parlava una lingua come non ho mai sentito, e faceva miracoli come non ho mai visto, a parte qualcosa di quei profeti antichi che possedeva Israele. Ma questi hanno operato solo ‘dalla Forza di Dio!’. Appunto allora”, lo nasconde per via di Retzi, chi è e come ha trovato questo bambino, anche che lui, più tardi ancora Susanna, hanno trovato il Salvatore veramente tramite Retzi.

52. “In ogni caso”, continua Charius, “ho sentito la forte spinta di ascoltare ed esaminare io stesso il Galileo, su che cosa c’è dietro. E già al primo incontro ne sono stato del tutto convinto: Lui non era un uomo come lo siamo noi. Un po’ alla volta ho riconosciuto l’Alto, il Santo, che Lo circondava come una Gloria. Invisibile, ma c’era comunque, così mi sembrava”.

53. “Hai creduto così rapidamente? Io l’ho sentito quattro volte, prima di riconoscerLo. Abbiamo aspettato un Messia che ci avrebbe liberato da ogni nemico e ci avrebbe fatto grandi davanti al mondo. Questo mi è caduto in cocci. Oh, no, ho pensato. Questi Discorsi colmi di Grazia, la frequentazione con voi romani, coi greci e chi altro ancora, e per ognuno valeva la Parola dell’Amore, della Misericordia, l’Aiuto, sia amico che nemico.

54. Mi sono battuto sul petto: stolto che non sei altro! Dio non si sceglierà mai l’esteriore, per essere DIO! La Giudea rimane un popolo del mondo, se non riconosce COLUI che EGLI è! Non ho saputo molto dei profeti, sapevo solo quelle favole che girano sempre in un popolo, che viene il SALVATORE che libererà da ogni mondo. Come erigerebbe il Suo Regno dal mondano?

55. Allora si sono aperte i miei orecchi, ho sentito l’avvertimento: ‘Mondo, svegliati! Il Signore è venuto per la caduta!’. Quello che sospettano in pochi, …mi è venuto in mente: ‘Non Lo si deve considerare solo come Redentore, no, come Dio!’ [Col. 2,9]. Mi ha colpito il Suo sguardo, non riuscirò mai ad esprimere quale delizia mi ha attraversato. Mi sentivo come in Cielo”. L’uomo tace commosso, come se proprio adesso il magnifico sentimento volesse inondarlo nuovamente.

56. Charius e Susanna lo ricordano, quando Lo avevano visto, pur se da lontano, Egli era sempre così vicino, così vicino! Ah, Lui è solo un Dio da lontano [Ger. 23,23] che troneggia nel Suo Cielo? No, benché la Cosa più santa non viene portata nel mondo! E questo è bene.

*

57. L’uomo se ne va in silenzio. Charius e Susanna stanno seduti in silenzio. E di nuovo una piccola mano si spinge in quella dei genitori. Retzi aveva ascoltato di nascosto. Il suo cuore è stracolmo di gioia.

 

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Cap. 11

Una nuova grande ingiustizia

Il rabbino e un dirigente romano cadono nella rete

La liberazione attraverso l’aiuto del Signore

1. Passano tre anni. Si è sperato, ognuno a modo suo, che potessero scomparire odio e perfidia, che non sarebbero più esistiti omicidi e persecuzioni, perché coloro che hanno imparato ad amare il Salvatore, …quelli che credono saldamente nel Suo insegnamento miracoloso e nonostante le sciagure, si auspicano che proprio il Suo ‘insegnamento divino’ dovrebbe rendere pacifici tutti gli uomini.  E’ ancora da sperare che non succeda il contrario, se dovesse aumentare il male umano come i cardi sul campo magro, …sul quale dovrebbe crescere il grano?

2. Se la follia della persecuzione fa così alte onde che non solo degli israeliti cadono nelle reti, allora, allora è difficile rimanere credenti. Se nel sud oppure nel nord, in tutti i paesi che soffrono sotto l’occupazione, …gli inferiori o gli alti vengono cancellati, allora qualcuno che ha svolto fedelmente il suo servizio, che ha agito meglio che poteva oltre il suo campo, dove serviva sempre l’aiuto, cade? Non ci si ferma davanti a nessuno, quando ‘la minima ombra di essere del Salvatore’ cade sulla gente.

3. “Padre, hanno trascinato via Nerias!”. Retzi si precipita agitato nella stanza dove si trovano Charius e Susanna. Retzi è cresciuto molto, pur essendo ancora un bambino come il Salvatore li aveva preferiti: “Se non diventate come i bambini!”. Interrogando, guarda suo padre. “Non puoi aiutare? Nerias è un tal buon uomo, non ha davvero mai fatto del male a nessuno. Perché il Salvatore non può…”

4. Charius accarezza dolcemente il ragazzo sui capelli; lui stesso è bisognoso di conforto e viene molta gente in casa per trovare aiuto o protezione. Ed è difficile: Certo, dei romani portano via le loro vittime, ma quasi sempre su denuncia dei propri compagni di popolo. “Sai, caro Retzi, ora è così perché la maggior parte della gente non sa ancora di quale forza di fede si tratta.

5. Gli israeliti lo dovrebbero comprendere per primi, perché il Salvatore non ha insegnato nessun altro Dio che Quello che Abramo ha già riconosciuto, sia lui, che Mosè, Giosuè e molti altri che hanno potuto frequentarLo. E’ ancora l’odio di qualche templare – di loro qualcuno si è convertito – perché la bella coperta era stata tirata via, dal Signore, e questo non Gli è stato perdonato.

6. Qualcuno si è comunque risvegliato[8], ha chiesto pubblicamene ciò che si voleva nascondere volentieri. Questo lo si carica al Salvatore; e chissà, non finirà mai la lotta per la verità contro l’oscurità del mondo?”. Charius fa una lunga pausa che non disturba il ragazzino. Anche Susanna tace.

7. “Chiederò al comandante per via di Nerias. Se il rabbino è ancora da noi a Dan, sarà possibile, con l’aiuto di GESU’, liberarlo di nuovo. Dopo vado subito da lui”. Charius si rivolge a sua moglie: “Sarà difficile, perché proprio ora sta di nuovo rotolando una scura onda sulla nostra umanità, tu e Retzi rimanete a casa, per quanto sia possibile.

8. Lui può giocare nel giardino; un servo deve sorvegliare. Adesso non uscite senza accompagnamento. Ancora una cosa: se arriva un invito, allora aspettate finché io sappia da chi e di che cosa si tratta. Purtroppo è già successo che qualcuno viene invitato, del tutto amichevolmente, e una tigre aspetta la cattura”.

9. “Questo è da vigliacchi”, si agita Retzi. “Quando sarò grande, catturerò io le tigri!”. Veramente da maschio.

- “Ah, è così?”, un sorriso sperduto fugge sul volto di Charius. “Che cosa fai poi?”

- “Non lo so ancora”, la risposta intelligente. “Devo imparare molto, e poi posso aiutare al meglio. Il buon Salvatore ha sempre parlato dell’aiuto di Dio e della Sua Grazia.

10. Me lo sono ricordato subito, perch酔. I pensieri ritornano sempre più di rado al tempo in cui lui e la povera madre avrebbero avuto bisogno di aiuto. Oggi c’è uno sguardo retrospettivo a quando lui, battuto duramente, era andato via di casa. Ringrazia sovente in modo infantile il Signore che lo ha guidato ad un nuovo buon padre, ad una buona madre, come lo era stata anche quella sua vera; soltanto che quest’ultima non aveva potuto salvare i suoi bambini dall’ira di suo marito.

11. “Attieniti saldamente alla Guida di Gesù”, lo ammonisce Charius, Quello che era successo in tutti gli anni già prima della venuta di Gesù, come la gente si agitava quando non si poteva ancora prevedere il futuro, …un ragazzino non lo può sapere. Sì, lui stesso, Charius, vorrebbe volentieri credere in tutto il bene; e che non cadrà mai, mai dall’insegnamento di Dio, il Salvatore, di questo si rende conto. Ma come si deve conservare puro questo alto Insegnamento per l’umanità, questo è per lui, l’uomo esperto del mondo, ancora un enigma irrisolvibile.

12. ‘Questo enigma non lo risolverai mai, come uomo. Lascialo al Santo. LUI sta al di sopra di tutto il mondo! L’oscurità potrà volteggiare a lungo il suo scettro, sii certo che Dio dimora nel Suo Cielo e Lui può fare quello che vuole! Mai nulla cade dalle Mani della Sua Potenza di Creatore!’

13. Ecco, c’era qualcosa. Tutti si rivolgono alla porta, come se da lì fosse venuto un Soffio, non un colpo d’aria come avviene quando qualcuno apre una porta. No, è stato molto strano. E Charius? Oh, di nuovo ora l’inaudita Grazia, …lui ha sentito interiormente la Parola. Non ha parlato Gesù in una Parola, che appunto, esiste un Dio, il Padre di tutti i figli? Non ha detto Cornelio: ‘Dì solo una Parola, e il mio servo guarisce?’. Strano, quest’una, l’Uno!

14. Mentre Charius se ne va, con la parola chiusa in sé come una cosa preziosa, Retzi e Susanna siedono mano nella mano, guardandosi negli occhi; e c’è uno splendore così magnifico, come se avessero potuto udire ciò che l’uomo ha sentito. Oh, non sempre deve essere un suono, e comunque si è uniti con quella Luce di Grazia dalla Magnificenza di Dio.

15. Charius viene annunciato al comandante della città. Costui aggrotta la fronte. “Sei conosciuto”, dice senza saluto. “Forse non lo sai ancora che tutti quelli che seguono il Galileo, vengono chiamati ‘cristiani’ – chissà chi li ha chiamati così – sono da afferrare senza storie, anche, …anche i romani”.

16. “I nostri?”. A Charius striscia un verme nel cuore.

- “Di più non è da notificare, perché nemmeno io lo so. Non si deve tenere nessun giudizio. Catturare e via!”

- “Questo è contro ogni buon costume, che noi abbiamo comunque osservato”. Charius nasconde a fatica l’agitazione. La buona Parola di Grazia… Lui confida nel Signore. Con il coraggio della fede, presenta una richiesta.

17. “Ti è stato consegnato un rabbino giudeo. Che cosa è stato detto contro di lui?”

- “Non voglio occuparmi di ciò che riguarda il Galileo”.

- “Non hai ascoltato ciò di cui lo hanno accusato?”

- “Ebbene, così, …così, l’ho ascoltato a metà; ma non si tratta di questo. E’ stato accusato di seguire il ribelle. Questo è contro Roma. Tu lo devi sapere quanto siamo in pericolo nella regione. Noi abbiamo da mantenere una Roma! Oppure no?”. Uno sguardo si sbieco, ironico e, colmo di malignità, cade su Charius.

18. “Conformemente. È il mio servizio!”

- “Va bene, ma ho sentito che avresti seguito il Galileo”.

- “Quest’ultima cosa non è vera”, può ammettere Charius. “L’ho di certo incontrato, e per amor del vero, dico: ‘Lui non ha mai parlato contro Roma’. Al contrario, dei farisei Gli hanno chiesto se loro, gli oppressi, dovessero pagare la tassa dell’imperatore. Un sì era contro la Giudea, un no contro Roma [Matt. 22,17].

- “E che cosa ha detto Lui?”, chiede il cittadino. – Si vede quanto avidamente aspetta una risposta.

19. Charius risponde serio: ‘Date all’imperatore quel che è dell’imperatore, e a Dio ciò che è di Dio’. Non è mai stato nostro nemico, altrimenti non Lo avrebbero seguito così tanti alti romani. Lui ha coperto bene la trappola nella quale potevano farlo precipitare i templari, con un sì, con un no dalla Bocca di Gesù”.

- “Hm, molto intelligente. Ma ora, che cosa vuoi?”

20. “Libera Nerias. Lui non è colpevole di niente, io lo conosco bene e in lui non vi è niente di falso. E’ ancora qui da te?”

- “Sì, ma liberarlo? Impossibile! Lui ha persino raccomandato ai bambini di credere in quest’Uomo”.

- “Ti prego”, Charius conserva la calma, “questo non è un crimine, e soprattutto, …tu stesso lo hai sentito, oppure tieni un giudizio solo dall’aver sentito dire?”

21. “Per me è indifferente! Devo ringraziare la mossa e il testimoniato, che Nerias è un agente nemico”.

- “Una vera menzogna! Un buon romano non costruisce un giudizio su una tale chiacchiera! Pensa alla nostra Justizia!”

22. Dopo una lunga trattativa, testimonianza contro dubbio, amore contro odio, aperta confessione contro diffamazione, la Luce mantiene la vittoria. Molto raro in questo tempo. Il comandante suona per chiamare un legionario che è addetto alla prigione.

23. “Porta Nerias, che è stato consegnato oggi”. Presto il rabbino sta davanti al tavolo del giudice. Ah, solo un paio di ore, e gli si vede la sua afflizione. Soltanto gli occhi, …sì, l’oscuro scintillio non è spezzato. A Charius stringe quasi la gola. Se Roma agisce in questo modo, allora c’è da aspettarsi la sua fine, anche se possono passare ancora anni su questa Terra.

24. “Sei un seguace di questo Galileo?”

- “Non servo nessun uomo”, è la risposta finemente scelta, “te lo avevo detto subito alla tua prima domanda”.

- “Non mi basta!” dice rudemente il comandante. “Io stesso non ho mai sentito questo Gesù, mai visto; e non dò molto, alle sole chiacchiere degli altri, a meno ché non si possa credere in queste. Ciò è successo una volta.

25. Dei veri testimoni mi hanno riferito, e senza relazione: ‘Costui, che passa attraverso il paese, è il promesso Messia’. – Nessun un mondano, nessuna controparte per il regime di Roma! Lo spirituale di questo…?”

- “Perdona, non Lo riconoscerai mai”.

- “Non parlare troppo, potrebbe essere dannoso per la tua gola! Quello che io riconosco oppure no, …dimmi giudeuccio, ché t’importa?”

- “Nulla, orgoglioso romano!”. Il rabbino stà lì diritto.

- Charius pensa: lui testimonia per Gesù, di nascosto e nonostante ciò, apertamente. Lo trattiene a suo vantaggio:

26. “Sta zitto, Nerias, sei pulito davanti al nostro tribunale, quindi ti posso .. “.

- “...portare con te?”, schernisce il comandante.

- “Sì!”. Quest’unica parola, quasi lo uccide. ‘Mai permetterò…’, fermenta in lui. Lui sa come molti alti dell’occupazione, che non c’è più niente di giusto nella Roma una volta giusta. Non lo si deve ammettere, altrimenti gli occupati avrebbero il sopravvento, e loro stessi si siederebbero nelle ortiche. Ad un tratto il comandante fa uno stanco cenno. Charius approfitta del segnale. Porta fuori Nerias senza una parola e poi nella sua casa, che è veramente misera.

27. “Tieniti indietro per un po’ di tempo”, quando da soli, sono nella sua casa. “L’ho notato precisamente come la pensi, così come anch’io; e tu saprai che mio figlio Retzi mi ha veramente guidato al Signore. Quando i bambini verranno di nuovo da te, allora insegna loro un po’ dalla vecchia scrittura. C’è comunque annotato molto di meraviglioso, cosa che da adulto lo può persino ancora imparare e, …lo si dovrebbe!”

28. “Senza un’aperta dichiarazione?”. Una difficile domanda, taglia il cuore.

- Charius annuisce. “Il Salvatore ha detto una cosa che non ho subito compreso: ‘Siate intelligenti come i serpenti; ma senza falso, come i colombi!’ [Matt. 10,16]. Me lo ha riferito un discepolo. Guarda, davanti al comandante-giudice hai senz’altro dato comunque un’aperta confessione per il Signore. Ah, come bolliva in lui, avrebbe volentieri scritto un esempio, …di te!

29. Sei stato senza falso come i colombi, e la Benedizione di Gesù era con te, anche con me. Lo so da tempo che si vorrebbe scrivere anche me sulla certa lista. Questa confessione, Nerias, quando la perfidia ci butta nelle sue reti, …questo sarà disperatamente difficile, e dipenderà se noi nel disperato bisogno, con e se necessario senza parole, riveleremo la confessione: – per il nostro Dio, per il nostro Salvatore, per il nostro santo e Redentore Guaritore”.

30. “Non sospettavo che stai profondamente nella fede in Dio. Molti del tuo popolo hanno messo da parte il vostro servizio, per gli dèi. Osserva un esempio: la Giudea è stata schiavizzata per settant’anni. Proprio a Babilonia i nostri precedenti sono arrivati alla conoscenza, e qualche Babilonese ha imparato a riconoscere Dio[9]. Così siete stati guidati da noi: vincitori! Soltanto, l’eterno vero DIO ha vinto voi! Quei molti che hanno imparato a credere in Lui. Così è il Governo di Dio”.

31. Charius sorride. “Sai, rabbino, non sono del tutto informato, ho studiato la storia di diversi popoli e c’era anche Israele. Da ciò ho trovato il contatto con il Signore. Era sempre meraviglioso quanto precisamente era stato annunciato il Salvatore, come hai dichiarato tu: nessun Messia mondano! Se Egli non è venuto come tale, allora stava aperta la domanda: ‘Come che cosa?’

32. C’è solo da pensare una cosa: Lui è venuto come DIO! Il ‘come’ non lo sonderemo mai; ma pensare fuori dal mondo e lasciar splendere unicamente la Luce, allora non si potrebbe mancare il via che conduce al Salvatore. Proprio così ho potuto vedere il Signore, ho cominciato ad amarLo per quanto potevo. Ho messo i miei errori nella Sua mano; EGLI mi aiuterà a poter superare tutto un poco alla volta”.

33. Anche a Charius si bagnano gli occhi; il pensiero al Signore lo fa rabbrividire. Anche Nerias fa scorrere una lacrima. Quello che ha udito dall’apparente romano, è il suo pensare più profondo, che di rado ha potuto affidare ai suoi fratelli. O si attenevano saldamente al Messia del mondo, oppure non hanno mai riflettuto quale ‘Tempo di Grazia’ era iniziato con il SALVATORE, a parte ancora, che dai templari e dai rabbini sono facilmente da contare coloro che hanno riconosciuto il Nazareno, come una volta Athaja, Zaccaria, Nicodemo, e soprattutto –  come lo ha sentito da altolocati romani – che il Simeone del tempio era in effetti un angelo[10], lo lascia lì. Lo voleva solo credere volentieri.

34. Prende le mani di Charius nelle sue, lo guarda negli occhi senza una parola, si volta in silenzio e si siede nell’angolo della stanza dove si trova una sedia da preghiera. Charius saluta con la mano alzata. Va a casa profondamente commosso, senza sospettare che lo aspetta già un ulteriore cattivo messaggio. Tuttavia, quello che ha visto, il grande aiuto di Gesù, la breve ora di Grazia con il rabbino, lo rafforzano a vincere l’ulteriore nuovo peso.

35. Susanna gli si getta al collo piangendo. “Che cosa c’è? Calmati, abbiamo .. “.

- “... il nostro Salvatore!”, esprime singhiozzando. “Ah, perché l’ingiustizia, mentre noi..”. “...abbiamo LUI!”. Lo dice con fermezza, mentre la paura rosicchia nel cuore. Ma lui, Charius, dev’essere un sostegno per i suoi, …guardando al Signore, l’eterno Sostegno di tutti i tempi, di tutti gli esseri viventi.

36. “C’è un messaggero, da Sarepta, completamente sfinito”.

- “Lo hai rifocillato?”

- “Sì, ma prima non voleva mangiare, ha dato soltanto un lungo sorso”.

- Charius va nella casa accanto, costruita presso la stalla. Giace ancora lì il povero uomo. Quando vede Charius, si alza a fatica, poi con atteggiamento fermo. Il padrone di casa gli fa un gentile cenno: “Riferiscimi”.

37. Il messaggero è ancora scosso pur se come legionario è abituato a molte cose. “Il mio padrone Sporanato…”

- “Che cosa?”, la paura diventa densa. Non ci si ferma davanti ad un modesto rabbino; ma un, oh, Sporanato è un famoso superiore, allora non si può mai…

- “È stato arrestato, portato via”.

38. “Chi?”

- “Sematra”.

- “Lui?”. Incredibile. Era sempre andato d’accordo con Sporanato, benché non fosse direttamente amico. “Sai, se viene fermato a Sarepta?”

- “No, moglie e figli piangono, la Maska, la nostra aiutante di cucina, …và in giro coi pugni chiusi. Come schiava nera non è in pericolo; ma moglie e figli…”. Il messaggero fa un punto interrogativo.

39. “Ora ti riposi, mi segui a cavallo appena puoi”.

- “Vuoi andare a Sarepta?”, chiede timorosa Susanna. La sua preoccupazione è giustificata, nonostante la sua ferma fede, perché ora il bisogno ondeggia il suo scettro.

- “Porto con me un legionario, gli altri del nostro reparto e la servitù rimangono qui. Per adesso è abbastanza protezione. E poi…”. Charius indica in alto il Cielo velato di grigio. Anche questo è proprio un segno.

40. Mentre oscilla sulla sella con il suo ragazzo, Retzi ci si spinge in mezzo. Lui sta seduto sul suo piccolo cavallo, che è veloce. “Vengo con voi!”.

- Questa non è la voce di un bambino. Chissà, il Salvatore non ha preferito i bambini? “E’ troppo difficile per te”, Charius ostacola il ragazzino. Costui scuote i suoi scuri riccioli e si spinge fra suo padre e il legionario. A volte si evita la vera strada, e in tal modo si abbrevia di alcune curve.

41. A Sarepta si sente fra la popolazione un ribollire; da parte dell’occupazione ci vuole il massimo impegno. Qui abitano romani, giudei, greci, siriani, egiziani e quant’altro. Allora una pentola trabocca rapidamente. Il legionario libera un vicolo, dietro di lui Retzi e il suo Signore. Davanti all’ingresso della  casa di Sporonato stanno alcuni armati. Hanno l’ordine di non far passare nessuno. Charius mostra il suo sigillo, e questo è il suo ‘Efata’.

42. Maska è accovacciata nell’atrio. Quando riconosce Charius, si alza subito. “Signore, è bene che sei venuto”, sussurra lei, gli appostati non lo devono sentire, “anche se sono una schiava e non ho nulla da dire”, ghigna lei.

43. “Tu?”. Meravigliato, Charius guarda dentro. Ebbene, coloro che sono legati alla natura percepiscono meglio qualche ‘sotterfugio’. Sporanato è stato per la sua casa un fedele capo. “Dov’è la signora?”

- “Nella sua camera, disperata di tanto dolore”.

- “Portami da lei, non vorrei parlare con lei nell’atrio, ci sono facilmente degli orecchi”. Maska annuisce, sale le scale e Retzi li segue. Come sa all’improvviso il ragazzo che cosa si deve intraprendere? Oppure, …può?

44. “Padre”, soffia lui, come fa Maska, “sulla scala vedo una traccia”.

- “Fermo”, intima l’uomo. Dopo ci devi essere da guida”. All’improvviso su Charius gli giunge come un sussurro: ‘Fa quello che vuole il ragazzo, è la Guida di DIO!’. Sì, Dio può facilmente guidare attraverso chi e come EGLI vuole!

45. Nella stanza sono seduti la moglie di Sporanato, una delicata romana, immersa nei pensieri, e i suoi bambini sono fortemente abbracciati. “Sibillia, abbi di nuovo coraggio! Sono venuto subito per aiutare, se mi riesce in qualche modo”.

- “Non potrai più fare niente”, lo dice con sconforto. “Nessuno esce dalla rete, chi oggigiorno…”.

- “Non devi scoraggiarti; anche tu credi, vero…?

- “L’ho fatto finora. Ma ora che mi è stato tolto mio marito, a cosa mi serve una fede nel Dio che non mi aiuta?”

46. ‘Veramente umano’, passa a Charius attraverso la mente. Il regime non è più quello del tempo di Cesare, con il migliore che ci sia mai stato: il Quirino Cirenio! Se ci fosse ancora lui, si potrebbe facilmente chiedere per qualcuno e si verrebbe ascoltati. Ora si deve avere uno che tira alla fune, un invidioso, allora si può salvare ciò che è salvabile.

47. Retzi tira di nascosto la veste del padre. “Sibillia, rimani qui nella stanza, sono certo che qua sei al sicuro, per ora nessuno ti darà fastidio. Vado da Sematra per sapere che cosa è successo”. Che ha arrestato l’amico per via della fede, non è accettabile. Maska e il suo legionario al seguito, passano da un paio di vicoli, Retzi davanti, Maska camminando accanto a lui. ‘Sono curioso come andranno le cose’, riflette Charius. Questa non è la via nel campo del grande esercito.

48. La città è già alle loro spalle, ma il ragazzino rimane davanti inarrestabile. Maska annuisce fra sé e sé, mentre Charius pensa che non avrebbe dovuto lasciarsi guidare da Retzi. Si perde tempo prezioso. Tra fitti alberi si trova un piccolo castello. Che cosa fa qui? Intorno, né uomo né animale. Ed ecco, all’ingresso compaiono quattro armati, il generale numero di guardie. Dovrebbe qui? Ma, …perché?

49. “Fermi!” esclama uno di loro a Charius. Ah, magari è ancora una cattura? E’ un sottoufficiale. Ghignando perfidamente, ferma il gruppo. C’è un bambino? Male! Charius mostra di nuovo il suo sigillo, valido per una guida da manipolo. “Che cosa cerchi qui?”. Ora la guardia saluta in modo militare. “Ti ha mostrato Sematra la via per venire qui? Non c’è nulla da ottenere. Il castello è soltanto sorvegliato”.

- Charius vorrebbe essere gentile, ma qui si tratta di un caro amico; e che Sporonato giace incarcerato – non serve nessuna domanda. L’angelo di Retzi deve avere la guida.

50. “Dare a te un’informazione…”, suona lui appositamente severo, “…non è richiesta. Quello che faccio qui te lo dico subito: pensi che io creda alla tua bugia? Castelli a metà diroccati non vengono mai sorvegliati. O vengono abbattuti, oppure di nuovo ripristinati. Quindi, che cosa avete da fare qui?”. Le quattro guardie stanno lì imbarazzati. Contro questo superiore, quasi nello stesso rango di Sematra, …o guaio, un semplice legionario non può farci nulla.

51. “Abbiamo un ordine”, riferisce il primo. “Se hai un ordine superiore, …prego, guarda quello che puoi trovare qui”. Espresso non da stupido. Ancora una leggera tirata alla veste. Retzi guarda suo padre con uno sguardo: ‘lo trovi’.

- “Ho persino un ordine super superiore”, risponde Charius, e pensa a Dio, al loro Salvatore. Oh, sì, se Lui ci ha guidato fin qui, allora è l’Ordine del Cielo; e questo sta al di sopra del mondo.

52. Charius entra nell’edificio da solo con il suo legionario, mentre Retzi, Maska e gli sgherri rimangono davanti alla porta. Dentro sa fortemente di muffa. Attraverso piccole crepe passa una debole luce in uno stretto passaggio. Ci sono tre porte pesantemente guarnite di ferro. Charius torna subito indietro. “Le chiavi!”, ordina seccamente.

- Con molta esitazione sono consegnate. “Devi prendere il controllo, colonnello?”

- “Non ti preoccupare, non sei colpevole. Sarà chiarito da me.”

“Di questo devi occuparti, guida superiore”.

53. Retzi sguscia dentro. Prima che suo padre se ne accorga, si ferma davanti all’ultima porta. “Qui”, sussurra lui.

- “Ragazzo, non sai che cosa ti può succedere? Torna indietro!”

- “Padre, ti obbedisco volentieri, devo rimanere qui. Me lo ha detto il Salvatore”.

- “E’ così? Quando?”

- “Era sulla via, come se qualcuno camminasse accanto a noi”.

- “E poi?”. Charius prende una chiave e vede che è quella giusta. Ma si apre con difficoltà, la porta scricchiola come se volesse rivelare tutta la miseria che si trova dietro di essa.

54. La stanza è buia. Sotto il soffitto ci sono due minuscoli lucernai attraverso i quali non penetra quasi luce ed aria. Il pavimento è molto umido, le pareti ammuffite. Lo si vede soltanto, perché  gli occhi si sono abituati al buio. In un angolo giace un uomo nudo al pavimento. Prima che Charius lo noti, Retzi è già in ginocchio presso di lui e lo tocca.

55. “Sporonato! Per amor del Cielo!”, Charius e il soldato alzano l’indebolito.

- “Da qui esci! E guai al pezzente che ti ha fatto questo!”.

- Sporonato zoppica; in pochi giorni è dimagrito fino alle ossa. “Acqua”, mormora, “una goccia”.

- “Subito, prima vogliamo abbandonare il buco da ratti”.

56. Nel frattempo fuori è successo qualcosa d’altro. Un legionario voleva picchiare Maska, ma non ci è riuscito. Lei li ammonisce: “Siate intelligenti, andate via. Potete annunciarvi da qualche parte presso un’altra unità. Oh, avete certamente dovuto sorvegliare, ma non avete fatto ciò che vi era stato ordinato. Oppure no?”. La nera lo ha detto senza sapere nulla.

- Il sottufficiale, all’improvviso, preso da paura, fa un cenno ai suoi tre compagni. “Avanti, la vecchia ha proprio ragione! Non abbiamo dovuto, avremmo appunto… 

- “E’ troppo tardi per riparare. Dietro al castello pascolano i loro cavalli. In un attimo si lanciano su loro. Prima che Charius con Sporonato, Retzi e il legionario raggiungano l’ingresso principale, le guardie sono scomparse.

57. “Dove sono gli uomini?”. Charius si guarda intorno cercandoli. E’ impensabile: Sematra non avrebbe mai fatto morire il prigioniero; questo è a carico delle guardie.

- Maska ride. “Via! Lasciateli correre; il male trova il suo sbarramento”. Non c’è tempo di occuparsi della gentaglia. Sporanato è da aiutare. Vicino si trova dell’acqua. Charius stesso la va a prendere.

58. “Piano”,  ammonisce, “non devi bere troppo veloce”. Lui tiene il bicchiere. “Già un sorso – quale ristoro per la gola secca. Si fa riposare Sporanato un po’ nell’ombra e gli si dà un po’ di pane secco, in più un altro piccolo sorso. Questo aiuto per sollevarlo sul cavallo. Il legionario si pone dietro di lui e tiene fermo il vacillante.

59. Si va al passo affinché anche Maska possa seguirli senza fatica. La gioia è grande, ma si rimane seri; perché nella città nessuno si debba accorgere quanto si è potentemente rallegrati. Per Charius non è così forte. Deve andare da Sematra e, …come andrà lì? Si tratta di aspettare e confidare. Se il Signore ha già aiutato magnificamente, allora EGLI farà anche l’ultima cosa.

60. Maska si occupa così commovente della donna, dei bambini, e il padrone di casa viene particolarmente assistito da lei. Sibillia, affinché non si spaventi a morte, non deve vedere suo marito subito. Le viene solo detto: ‘Lui è salvo’. Dopo uno, due giorni, sotto la migliore cura, Sporonato ha già un aspetto migliore. Solo quando sta meglio, la nera dice: “Mia padrona, il nostro padrone è di nuovo a casa”.

61. “E Charius?”, chiede Sibillia timorosa. “Ti stupirai, buona padrona, lui ha fatto di tutto per ritrovare il nostro padrone di casa. Oh, gli è costata molta fatica. “La nera racconta cominciando un po’ da lontano la via al castello, ed aggiunge: “Non lo crederai quasi: suo figlio, otto anni, ha scoperto la traccia. Mi sembrava come se qualcuno lo guidasse, …qualcosa di non visto”. –

*

62. Charius è partito per Sematra, a cavallo da solo. Di per sé non poteva trattare; non è di competenza di quella postazione. Vuole prendere tutto su di sé nel Nome di Dio. Rimproveri e ancora molto altro, purché non succeda nulla a Sporonato. Quando si fa annunciare, nota come opera un subbuglio, oppure, …come se tutti gli uomini avessero paura. Perché? Ora lo verrà a sapere. Dapprima Sematra lo saluta come un estraneo, i suoi occhi sono cerchiati.

63. “Anche tu”, dice dopo un po’, “ti saluto. Penso quasi che sei venuto al momento giusto”.

- “Così sembra! Che cosa c’è?”

- “Qui è caduta una cattiva stella. Avrei fatto qualcos’altro; purtroppo si devono accettare i testimoni”.

- “Dimmi tutto, allora avremo anche l’aiuto”. Con un bicchiere di vino, che il superiore del magazzino beve troppo rapidamente, viene fuori una cattiva immagine.

64. “Dieci anni fa è venuto da Roma un portatore funzionario del trono; così si è presentato, capo dei legionari. Quest’ultima cosa non glie l’ho creduto, di questo non ne parliamo. Mi ha mostrato l’autorizzazione del regime, quello, hm…”, dice piano, “…straccio. Poi è cominciato. Alcuni della mia gente più brava sono stati portati via subito, poi, …credimi, per via di falsi testimoni. Ora ci si serve di questi”.

65. “Ah, è così? E tali falsificatori del giuramento hanno parlato contro Sporonato?”

- “Lo sai già?”

- “Di questo caso so ancora molto di più. È certo che non hai potuto agire contro l’inviato, è chiaro. Ma consegnare Sporonato alla morte per fame, questo 腔.

- “Permetti? Non è così. La prossima settimana sarebbe stato portato a Roma; là non si ha bisogno di nessun affamato, là si ha bisogno di qualcuno sul quale si possa emettere il giudizio”.

66. “Perché allora nel castello in rovina?”

- “No!”, Sematra va avanti e indietro, agitato.

- “Guardalo a casa”, contraddice Charius. “Se non lo avessi cercato subito…”, evita di dire che lo aveva trovato Retzi, “…domani avreste potuto seppellirlo ‘con gli onori’.

67. Giaceva nella cella più buia, era solo ancora uno scheletro; così ho potuto salvare lo Sporanato da sempre sommamente giusto”.

- “Charius, dammi la tua mano, ti giuro: non l’ho saputo e mai voluto! Il funzionario del trono si è cercato i guardiani dalla propria gente, non ha preso nessuno dei miei sottoposti. Ieri  è andato via e noi tutti abbiamo fatto un sospiro di sollievo. Ma le lacune che ha lasciato, non so come sono da colmare”.

68. “Lo dirò a Sporanato; o lui stesso è stato di fronte a questo ‘altolocato’?”, lo esprime con disprezzo.

- “Lo pensi? Quello si è avvolto nelle sue nebbie; ho dovuto fare quello che ordinava, quindi lui ha le mani pulite, mentre io…”.

- “Hai da levare lo sporco. Abbi fede in me, più giusto, in DIO, del Quale ti potevo riferire come LUI mi ha guidato fin qui, ancora in tempo. Allora l’Aiuto per te verrebbe anche da Lui. Siine certo!”

*

69. Nonostante la non comprensione, come sarebbe l’Aiuto del Cielo quando succede un disastro, – questo c’è. Talvolta coperto, come il Sole dietro le nuvole. Il serpente ha detto il falso: ‘Dovrebbe averlo detto Dio?’. – ‘Viene a mancare il Suo Aiuto?’. Può anche valere la domanda: ‘Perché l’uomo non comprende il Mistero della Luce?’. – Sta di fatto, come si chiama un avvenimento del mondo, questo è determinante per il mondano.

70. Qui abbiamo dei cuori fedeli, proprio perché non hanno mai incontrato o solo di rado il Salvatore. Con maggior ragione, quando ogni peso ha la Benedizione. Perché, il non vedere né udire, e credere comunque, è questo che il Signore ha molto spesso rilevato. Al contrario verso gli alti del tempio: essi hanno udito, visto e, …disprezzato la Salvezza dal Signore.

71. Sematra viene comandato a Damasco con la sua gente migliore. Detto in anticipo. fino nell’età da anziano rimarrà intoccato, si darà alla Grazia di cui ha predicato Charius. Una cosa gli dispiace, dato che con il cambiamento non ha potuto rimanere in contatto con i suoi amici. Ma il contatto con la Luce…, lo mantiene saldo.

72. Sporanato rimane al suo posto e non gli succede nulla che lo carichi di nuovi pesi. Il pensiero non sbaglia: il funzionario del trono è già stato dismesso. Sibillia e Maska si uniscono strettamente al Salvatore, come lo fa Sporanato. La Benedizione di Dio riposa sul loro operare.

73. Più tardi ancora un buon cambiamento,: Brudumus viene spostato a Dan. Viene formato un gruppo di credenti. Mondanamente meraviglioso, spiritualmente è un segno: nonostante la persecuzione, il gruppo rimane libero da odio e perfidia. A qualche perseguitato è da offrire asilo, altri vengono portati via in sicurezza. Su tutto l’agire del mondo domina la Luce, la Volontà del Creatore abituato alla Salvezza. E questa riceve la Sua

OPERA  di  GESU’ !

 

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Cap. 12

Una consolazione dalla Luce – Retzi quarantenne lascia Dan

L’incontro con Sematra in Damasco – Un’elevata cena con i cristiani

1. Sono passati molti anni. In quei paesi dove si sapeva del ‘Salvatore di tutti i mondi’, ha dominato il demonio degli uomini. La Giudea è naufragata in angoscia e lacrime; la vecchia grande Roma, l’Italia, è solo più un’ombra del suo vecchio potere. Ma nulla ha potuto impedire quel maestoso corso vittorioso che la Luce di DIO e la Croce di Grazia ha rivelato nel mondo, in tutto l’Universo, quell’eterna Salvezza, che UR ha preparato fin dall’inizio, quando era necessaria la redenzione ai caduti. In quanto tempo…? Nessun uomo lo comprenderà. Il Tempo di Dio si chiama eterno!

2. Di tutti i buoni cuori che in questa Rivelazione sono diventati noti, vive solo ancora Retzi, per annunciare l’ultima cosa della via della sua vita. Charius e Susanna, Brudumus, Sporanato, Sibillia, il rabbino Nerias ed altri hanno potuto lasciare il mondo in modo pacifico, mentre ah, così molti testimoni hanno portato il loro sacrificio per la fede nel Salvatore. E tutti sono stati ‘benedetti’; perché è così oppure in qualche altro modo che i figli viandanti della Luce tornano a Casa. Ognuno può deporre il suo obolo sul santo Focolare nel Sancto Sanctorum. Anche una volta, e più tardi come passa il decorso della materia e con ciò prevalentemente l’immenso santo Atto della redenzione attraverso le Mani abituate alla Salvezza, di UR.

*

3. Quando Retzi ha sepolto – giustamente – i suoi secondi genitori, Charius e Susanna, rimane solo per breve tempo in Dan. Il collegamento dalla Luce, avuto già da bambino, si è rafforzato. Sovente vede nei sogni ciò che è da intraprendere. Ha la sensazione decisa di essere guidato, sente le ispirazioni come le parole di buoni amici, ed è sempre il suo silenzioso ringraziamento che lui manda con riverenza e in adorazione verso il Cielo.

4. Ha più di quarant’anni. Dopo che Gerusalemme è stata bruciata quando l’orrore striscia attraverso il paese, una sera vede come una luce che sta davanti a lui. Abita ancora nella casa di Charius che ha ottenuto per eredità. E’ la prima volta che sperimenta qualcosa, è come un timore che passa attraverso di lui, ma uno beato. Poi l’umile domanda: ‘Non può essere! Non ne sarò mai degno! O Signore, mio Salvatore, buon Dio-Padre, che cosa fai con me?’. Già ode una soave Voce:

5. “Sii consolato. Anche tu sei il figlio del Padre. Chi si dà a LUI, chi si lascia guidare dall’Altissimo, troverà sempre la via che ha e che deve percorrere per la salvezza della sua anima. Retzi, questo poter fare è la cosa più meravigliosa su una via di Grazia attraverso la materia.  E credilo assolutamente, perché hai lasciato scorrere delle lacrime così disperate sulla molta sofferenza degli uomini: ogni figlio del Sacrificio è adagiato nel Sacrificio maestoso, necessario, della Croce di UR.

6. Tu pensi che allora non saresti stato coinvolto perché non hai portato un tale sacrificio, essendo sempre stato accudito? E’ vero! Chiediti: ‘Sei arrivato alla fine della tua via? Sai che cosa ti aspetta ancora?’. Vuoi domandare tu al Salvatore, del perché uno ha da soffrire molto come lo ha portato con sé la persecuzione, mentre altri come te possono, per così dire, rimanere senza peso?”

7. “No”, sussurra Retzi e non sa se sta parlando con l’apparizione di Luce. “Per questo non ho nessun diritto”.

- “Un diritto di figlio consiste nel riflettere solamente come si pone una domanda. Per te non ce n’è bisogno. Anche se sei un uomo maturo, a volte pensi al Salvatore come al ‘buon Uomo’, che per te è diventato tutto ciò che puoi sempre sentire di Lui nel cuore.

8. Quelli che soffocano nel sangue, portano gioiosi a casa le loro palme. Se prendi volentieri su di te la fatica di una lunga via, che superi a causa di GESU’, porti il peso di altri, per quanto possibile, di servire laddove la Luce ti vuol condurre, nell’ubbidienza verso Dio, allora hai adempiuto il tuo dovere. Una volta saprai, come il Santo pesa il dare ed avere di ogni figlio. Anche il tuo! Preparati, prendi il bastone, mantello e borsa, lascia tutto il resto dietro di te. Dalla Benedizione del Padre, alla fine ti chiederai: ‘Dove vuole arrivare la Bontà di Dio?’ Questa Bontà è l’accompagnamento della tua via”. – All’improvviso non si vede più la luce.

9. Per quanto tempo Retzi rimane seduto immerso nei pensieri, …lui non lo sa. Lo coprono gli ultimi raggi di un Sole di sera. Come se venisse risvegliato, alza gli occhi, profondamente ringraziando. Nella notte comincia la sua preparazione. Lui sa: non era inteso di abbandonare il caro bene dei genitori; anche il mondano dev’essere ordinato. Ha ancora un paio di vicini; pur non credendo in Gesù, sono comunque care persone. Lui vuole lasciare tutto a due famiglie più povere, per iscritto. Domani sarà impresso il sigillo, affinché la proprietà rimanga a queste persone. Se dovesse ritornare…  Allora Retzi ha annuito in silenzio. E’ inutile dire: ‘Non rivedrò mai più il luogo!’. Quale gioia! Il suo luogo è nella Casa del Padre celeste. A Lui sono da lasciare via e tempo.

11. Il mattino è ancora lontano. Retzi chiude la porta; congedandosi accarezza un rilievo. Questa rappresenta una grande lampada, questa, una volta riempita con l’olio. Preso saldamente in mano il bastone, se ne va a piedi. Di notte aveva portato i cavalli nella riserva romana, là saranno curati. E’ bene pensare alle creature. La sua prima meta da viandante, e ci vogliono tre giorni, è Damasco. – Di nuovo una Guida.

12. Su una strada laterale, Retzi evita volentieri il rumoroso centro città, davanti a una casa siede un vegliardo. Umanamente non si riconosce niente di chi era una volta. L’abitato rivela il romano. Magari, …lo è! Sematra! Retzi accorre. Oh, la Bontà di Grazia di Dio! Dopo il saluto di pace, l’anziano alza gli occhi, li stringe una volta e riconosce colui che lo saluta. “Retzi, che cosa fai in Damasco? Che cosa vuoi qui?”

13. “Lasciami riposare per un po’ da te, vecchio amico, e prima ti chiedo: ‘Come ti sono andate le cose? Sei solo?’. Raccontami”.

- “Non ho molto da dire”. Un leggero sospiro. “Sibillia non vive più”, – Retzi lo  sa – “i figli sono sparsi; non c’è più nessun ordine. Questa mia piccola casa”, Sematra indica dietro di sé, “me la son potuto ancora procurare quando sono stato licenziato con onore”. Espresso amaramente. Oh, sì, Retzi se lo può immaginare come sono andate tutte le cose.

14. “Adesso mi serve Maska, per quanto può fare. Sono contento perché sono stato dimenticato. Ma sono pulito”.

- Retzi stringe la mano al vecchio amico: “Nessuno ha chiesto di me, cosa che mi ha stupito, soprattutto perché si avrebbe avuto bisogno di qualunque uomo, così si diceva sempre. Per che cosa, …lo saprai certamente”.

- “Nulla di preciso, ma viene nascosto affinché la bandiera di Roma ottenga ancora rispetto. E’ strappata e viene solo rammendata, e tutto viene calpestato”.

15. “La cara Palestina dove il Salvatore ha predicato magnificamente, ci sono macerie, e non c’è quasi più gente che vi era a casa”.

- “Perché sei a piedi? Come capitano dovresti avere sempre dei cavalli”.

- “Li avevo”. Retzi riferisce dell’ultimo tempo, in cui si impicca, si tortura e, …molto di più,  la gente di Gesù. Per il momento non dice molto del compito che la Luce gli ha assegnato. Per la protezione di Sematra deve sentire come la pensa adesso, e se la semenza del Cielo è del tutto germogliata in lui.

16. “Ti stupirai, Retzi. Qual meraviglia mi ha portato Charius. Essa, …è saldamente chiusa in me; ma c’è! Lontano dalla vera città non è pericoloso di abiurare gli dèi, quelli vecchi, per quanto sia vera la storia di darsi all’unico Dio. Si dà la caccia alla povera gente come selvaggina! Dato che sono molti, penso che non sarebbe necessario aumentare il numero dei sacrifici. Perciò sono andato nella piccola casa. Qui di notte vengono i cristiani, come li si chiamano con disprezzo. Se rimani un po’, allora li conoscerai tutti”.

17. “Volentieri, Sematra”.

- Saranno ore buone. Non si accendono lampade quando ci si raduna. Dapprima i credenti sono timorosi quando a tavola vedono che è seduto un forestiero. Sul tavolo c’è un pane e un bicchiere di vino. Il padrone di casa, posando una mano sulla spalla di Retzi, dice tranquillizzando: Lui è un autentico cristiano; suo padre mi ha salvato, la mia anima si e convertita al Signore”.

18. Dopo la preghiera del ‘Padre nostro’, Sematra spezza per ognuno il pane, come adesso si sa che lo ha fatto il Salvatore alla Cena con i Suoi discepoli. Il bicchiere viene fatto girare. Un uomo, fuggito poi da Gerusalemme, ripete le Parole di Gesù: “Prendete il pane, e: bevetene tutti” [Luca 22,19-20]. Lo si ripete, profondamente serio e confortati, anche se i mondani minacciano con catene, afflizione, morte e fuoco.

19. Da dove vengono poi a Retzi le parole, …lui non se lo chiede. E’ la rivelazione dello Spirito. Le ci si è dato beato. Attraverso la stanza passa come un caldo soffio, nella quale più di cinquanta persone svolgono il loro ‘servizio per Dio’. Allora non c’è bisogno di nessun edificio fastoso, di nessun rituale esteriore. Perché la solennità di una Cena, che il SIGNORE ha imposto così santamente, sta al di fuori dallo sfarzo mondano, e non è una cerimonia. Si è uniti con il Santo, sommamente elevato, lontano dal mondo.

20. “Cari amici!”. Quale Parola di Grazia! è una guida nell’Eterno, che dà soltanto l’UNO: l’Iddio, il Salvatore da sempre. “Non stupitevi”, dice Retzi, “se cito una Parola che ha detto una volta re Davide in adorazione della Potenza del Creatore, di Dio, e dalla Magnificenza.

21. Gli israeliti credono che i romani non potrebbero sapere nulla della nostra storia. Qui siete uniti ad amici a una tavola, fuggiti dalla Palestina e da Gerusalemme, a dei cari romani che con e senza conoscenza del nostro Signore hanno riconosciuto LUI, hanno imparato ad amarLo. Quindi posso dire: per nascita sono dalla tribù di Benjamin, accolto ed educato come piccolo bambino da due cari genitori”. Che Charius e Susanna erano della tribù di Dan, lo evita saggiamente con l’indicazione: “Siate intelligenti come i serpenti, ma senza falsità come i colombi” [Matt. 10,16].

22. “Da bambino ho imparato a conoscere il Salvatore. Mi aveva stretto al Cuore amorevolmente. Non è mai da dimenticare la Parola: ‘Se non diventate come i bambini…’. “Oggi ci possiamo chiedere: Che cosa siamo? Davide ha pregato: ‘Agisci verso il tuo servitore secondo la tua benignità, e insegnami i tuoi decreti. Io sono tuo servo: dammi intelletto, perché possa conoscere le tue testimonianze’. [Salmo 119,124-125]

23. A ciò ora la grande Parola di Grazia del Signore, del migliore più alto Amico. Sovente Egli lo ha detto come conforto. Ingiustamente Lo si chiamava ‘un Amico dei doganieri e dei peccatori’ [Luca 7,34] e nessuno di questi schernitori ha sospettato quanto disperatamente avevano bisogno del Signore come loro Amico, per liberarli dalla loro arroganza.

24. Così stanno le cose fra coloro che esteriormente portano abiti puliti, ma dentro sono vuoti e marci. Voi sapete come lo si deve intendere. Danno con la mano destra, e con la sinistra se lo riprendono di nuovo dieci volte da coloro da cui hanno ricevuto meno di un obolo. Ora, pensiamo al Bene, al Santo, che il Signore ci ha portato: la Sua Benignità e il Perdono, la Sua Grazia e, …il Suo Sacrificio!

25. Lui ha detto: ‘Nessuno ha un amore più grande che colui che lascia la sua vita per i suoi amici! Voi siete i Miei amici!’ [Gv. 15,13]. Non ha annunciato solo la cosa facile, ma ha aggiunto: ‘...se fate ciò che Io vi comando!’ [Gv. 15,13]. Confrontiamo l’espressione di Davide con il servitore: ‘Non siete servitori!’. La differenza, qui, di amico e servitore, viene rilevata. Tuttavia: ‘Il servitore non è più grande del suo Signore!’ [Gv. 15,20]

26. Dunque, l’Uomo dei miracoli, com’è da chiamare, si è sempre chiamato Signore. Lui disse: ‘Non vi dovete far chiamare rabb셒, che significa signore; ‘…perché solo uno è il vostro Maestro…’, Cristo; ‘…ma voi siete tutti fratelli!’ [Matt. 23,8]. Se Egli è il Maestro ed il Creatore dell’eterna Infinità, allora noi davanti a Lui siamo i Suoi servitori. Se lo siamo volontariamente, allora Egli ci eleverà, affinché vediamo in Lui il PADRE, con cui si è collegati: noi siamo i figli Suoi.

27. Lo possiamo chiamare con migliaia di Nomi; Lui rimane sempre l’UNO: il Padre-Creatore, Guaritore e Salvatore! Noi invece, quale immagine della verità e conoscenza, siamo tutto ciò come ci poniamo verso di Lui. Più giusto: se ci lasciamo elevare a Lui. Se pensiamo a Lui  come Nazareno, come hanno detto con disprezzo gli alti del tempio: ‘Che cosa può venire di buono dalla Galilea?’ [Gv. 7,41]. Oh, dipende da dove uno proviene, oppure – impiegato su noi uomini – come uno si chiama e in quale popolo è nato? Oppure sta in primo piano, come si è? Se cattivo o buono?

28. Ora viviamo in un tempo cattivo, come si dice superficialmente. Ah, il male sta appunto intorno a noi come un Leviatan, ed è il genere cattivo degli uomini di tormentare gli altri, di dominare su di loro, di opprimerli, e il loro cattivo scettro è magari il panno nero della morte di molti sacrifici. Anche noi, voi amici, stiamo in mezzo all’inferno. Non ne esiste davvero nessun altro che quello nei cattivi cuori, che sono in agguato come gli sciacalli sulle povere vittime.

29. Soltanto il TEMPO, amici miei, non ha nulla a che fare con queste cose. Il Tempo dalla mano di Dio, Egli è il Signore di Spazio e Tempo, è eternamente qualcosa di buono, di santo, e per noi uomini qualcosa che guarisce! Dipende da noi stessi che cosa facciamo con il tempo donatoci. Il Signore ne ha parlato sovente, che Egli agirebbe finché è giorno. Sì, quale giorno intendeva? Quello nel quale Egli ha dato quest’indicazione, con quella strana frase aggiunta: ‘Arriva la notte nella quale nessuno può più operare!’ [Gv. 9,4].

30. È come un Respiro che ci cancella”. Retzi ha la grande visione, la prima grande della sua vita, lontano oltre quelle possibilità di conoscenza dalla Luce, come in genere non gli era ancora stato dato. “Giorno! Quale Magnificenza miracolosa! Nessun povero giorno del mondo con le sue brevi ore, nelle quali si può operare quasi sempre poco. No, miei cari, il Signore intendeva qui il grande Giorno della Creazione dell’Amore della Divinità.

31. Il Giorno dell’Amore! Incommensurabile per l’intelletto umano, il giorno della caduta della figlia e dell’eterna redenzione di tutti i caduti. Questo è il Giorno di Dio! Mai quello che gli uomini si misurano. Della Notte c’è qualcos’altro da rivelare. Una volta è la notte delle anime, nella quale sogniamo delle cose esteriori, le vorremmo catturare e sopprimerne il presagio: è caduco ciò che appartiene al mondo! Con la morte del corpo cessano tutti i sogni.

32. Dove tendiamo poi le mani? Sprofondiamo nella nostra notte? Oh, lo si vorrebbe incidere nei cuori di tutti: ‘Svegliati, amico. svegliati! Lascia entrare in te la luce del giorno. Fa del bene, come sai operare nella silenziosa richiesta, oppure con parole colme di compassione, quando non sei in grado di aiutare con una azione.

33. Un povero che dipende dall’assistenza, non può servire conandosi, ma può essere più ricco che l’uomo più ricco di denaro, e bene. Dio considera questo;  Egli scriverà questo nel libro d’oro. Questo verrà messo sulla Bilancia di Grazia quando suonerà l’ora del rientro a Casa, allora su tali poveri verràla Luce del Giorno del Cielo, e siate certi: da servitori e amici diventano ‘figli di Dio’!

34. Ora le donne mi guardano quasi tristi perché finora ho parlato solo di servitori, di amici. Non siate tristi, care sorelle! Ora mi viene in mente una vecchia parola: ‘Dite alla figlia di Sion’, e: ‘Tu, figlia di Sion, rallegrati!’ [Isaia 6,2; Zacc. 9,9]. Ci sono moltissime parole come queste nei tempi degli antichi profeti, che hanno da occuparsi del tutto straordinariamente con le care figlie di Dio.

35. Davanti a Dio, miei cari, esiste un solo popolo di figli, e qualcuno dovrebbe dirmi se Lui, l’eterna Misericordia, ama più una parte che l’altra. Se sì, allora dalla Sua stessa Opera dalla quale una volta Egli aveva fatto fuoriuscire l’intero popolo di figli, considera una parte più alta, e l’altra di meno. In tal modo la Sua stessa Opera di Creatore-Padre sarebbe divisa. Questo non può esistere in eterno!

36. In questo mondo potranno esistere delle differenze, compiute dagli uomini; essi stessi un giorno dovranno cancellare le differenze, perché altrimenti la casa della loro anima avrebbe due parti. Allora nell’aldilà non saprebbero più in quale parte dovrebbero dimorare. Questa è pure una notte, quell’incertezza che non deve mai essere scambiata con il ‘Santo-Buio’ sommamente maestoso di Dio. Con ciò arrivo al concetto: la notte.

37. In questa generalmente vi si vede l’oscuro; si ha paura perché può portare pericoli. Per alcuni la paura è molto salubre, in questa si riflette la loro immagine interiore. Ma chi si ascrive a DIO e crede in Lui come il sommamente amato Salvatore, costui sa che Egli è nostro Padre, fin dalle eternità, che noi non possiamo misurare; costui non teme nessuna notte, né quella della natura, meno ancora quella che il Creatore mette per noi per Grazia. Queste, voi cari, sono le notti della Creazione, nelle quali – se lo posso dire così – Dio è a Casa da Se stesso!

38. Là Egli opera nel maestoso Silenzio, vi attinge per noi la Beatitudine, prepara il giorno successivo che noi, le figlie e i figli, dobbiamo sperimentare lieti, uniti con LUI, benedetti da LUI, ricevendo ogni Dono di Luce dalla Sua mano. Questo lo si può ben sapere col pensiero, lo si può dire con piccole parole, crederci, – immaginare come ci andrà dopo la vita terrena, questo non lo possiamo ancora sapere e non sarebbe nemmeno necessario tendere in anticipo a quei miracoli che il Padre ha preservato per questo.

39. Anche se magro nel confronto, tristemente riferito al mondo, è bene se non si sveli il futuro. Ricordiamo una Parola del Signore, che per l’uomo il tempo ed il presente passa; rimarrebbe solo il futuro! Egli lo ha sovente indicato, ha liberato i cuori. Egli ha annunciato nel modo più meraviglioso l’eternità imperitura.

40. Ad ognuno che si è dato al Suo insegnamento, ha sentito la nostalgia nel petto e, non a caso: è sempre stato seguito da persone per ricevere da Lui conforto, la santa Promessa. Così noi, uniti qui, siamo anche circondati da Lui. Non dobbiamo temere quei tempi in cui prima o poi gli uomini saranno travolti. Il tempo, qui inteso anche l’umano, significa il loro odio, la loro perfidia, il loro miserabile atteggiamento.

41. Se DIO lo rotola nel Suo TEMPO, allora ricordate: proprio questa è la Grazia che riceve anche il Suo popolo di uomini. Non per il mondo! Noi veniamo, rimaniamo, e ce ne andiamo, cosa che avviene nel Tempo di Dio che nessuno può mai e poi mai cambiare? Non lo si può né abbreviare né accelerare, lo si può semplicemente colmare per sé, con il bene oppure anche con il male, e questo tempo sarà il giudice, perché l’eterno Signore-Giudice domanderà: ‘Che cosa, o uomo, hai fatto con il tempo affidatoti?’.”

42. I presenti guardano con riverenza l’oratore. Davanti a loro sta un uomo? Sì, uno di loro, e malgrado ciò un messaggero del loro caro Signore. Ad ognuno passa attraverso la mente come se il Salvatore stesse accanto a Retzi. Sì, no, accanto a ciascuno, perché tutti si rendono conto del sentimento: sia che Retzi parla, sia che loro sentono, sono avvolti strettamente da un nastro dell’amore.

43. Lui parla ancora: “Cari figli di Dio, se si pensa che il Santo è venuto come Uomo in questo mondo, stava vicino e lontano ed aveva tutti insieme nella Sua mano di Grazia, allora ci si chiede: ne siamo degni? Ognuno ha per questo un ‘no’, perché siamo peccatori, nonostante del volere il bene e il giusto, ma inciampiamo sempre qualche volta.

44. Soltanto, …il Salvatore ce ne ha resi degni! Con la croce Egli ha cancellato gli errori, ci ha incluso nel Suo Sacrificio. Ma dalla croce discende a noi quell’ammonimento, come Egli ha parlato a qualche malato, che le Sue parole di Grazia hanno guarito: ‘Non peccare più!’ [Gv. 8,11]. Questo è stato un amorevole ammonimento, un Tocco fin nel cuore più profondo, è stato un  cenno del dito verso l’Alto: ‘Guarda ciò che Io ti offro, è la tua via nella Luce!’

45. Allora viene su di me ciò che una volta Isaia ha esclamato: ‘Preparate nel deserto la via dell’Eterno, appianate nei luoghi aridi una strada per il nostro Dio’ [Is. 57,14]. ‘Acconciate! Acconciate, preparate la via, togliete gli ostacoli dalla via del mio popolo!’. Dio non pretenderà mai da noi la via larga, perché noi, come creature figli, non ne saremmo nemmeno in grado. Esiste solo una via, quella di Dio, e su questa potranno sfociare i piccoli sentieri e levie dei figli, quasi sempre con piccoli passi che uno potrà sviluppare.

46. Se questo avviene con buona volontà, allora si adempie su di noi la Grazia: ‘Non peccare più!’, il che significa, ‘non si deve mai fare qualcosa di male con intenzione, né agire contro la verità di Dio’. D’altra parte, fortificheremo l’anima dalla parte dello spirito prestataci, che prepariamo secondo la fede quella via, quel campo, la pianura. Nulla di ripugnante può rattristare il Signore. Questo era inteso, per il nostro Onni-Santo-Eterno!

47. Perché vedete: Per LUI che ha creato le Sue Opere miracolose e a nessun figlio ha chiesto come Egli deve operare per donare i Suoi Doni [Isaia 40,13], in questo senso in effetti nessuno può preparare la propria via! Il nostro fare e non fare è per Lui la gioia, se noi, come detto, siamo sempre di buona volontà. Oh, allora c’è la maestosa Rivelazione di Dio per gli uomini, per tutti i Suoi figli!

48. Egli è il Dio vicino, Egli ci libera da ogni colpa. Allora esiste la ‘pianura’; non esistono più spigoli. Anche se in questo mondo fino alla fine della nostra via, le vie sono storte, aggravate dai cattivi, questo vale solo per l’esteriore. L’interiore, lo spirito, il cuore, l’anima e la mente ne rimangono intoccati, finché ci affermiamo nella salda fede.

49. Se abbiamo Dio sempre davanti agli occhi e nel cuore [Tob. 4,6], allora siamo introdotti anche nella Sua unica via! Ricordiamoci questo: confessare Lui davanti agli altolocati, che infastiditi vorrebbero cancellare Dio. Ma avere nel cuore di non annunciare il Santissimo agli indegni, perché con ciò le loro anime peggiorerebbero e sarebbero aggravate.

50. Una volta, quando ho visto e sentito il Salvatore da lontano, mi sembrò un enigma, quando uno faceva delle domande trappola e il Signore, sempre paziente, non dava nessuna risposta. Sì, Egli si voltava e andava via con i Suoi discepoli. Più tardi ho sentito che con colui che non mostrava nessuna buona volontà, ma voleva esporre Lui al ridicolo, cosa che non è riuscito a nessuno, allora il Salvatore andava via per la salvezza di tali povere anime. Non dovevano provarsela ancora una volta con Lui, che sarebbe stato per il loro doppio danno. Per l’incommensurabile Benignità il Signore ha preservato i peccatori da quei peccati, che altrimenti sarebbero stati contati ‘contro lo ‘Spirito Santo’.

51. O amici, l’umanità non potrà mai imparare l’alto Linguaggio con cui Dio sarebbe da glorificare e da onorare in modo giusto. Rimane sempre un’opera frammentaria, quello che abbiamo da posare una volta sul sommo Altare di Dio. Egli lo considererà nella Sua Gentilezza se congiungiamo i pezzetti e non diciamo soltanto di noi stessi: ‘Signore, questo Ti ho portato’; ma: ‘Guarda i piccoli doni, assemblali nella Magnificenza del Tuo Amore’, allora per Lui potrà essere quella grande Gioia che Egli si aspetta dai Suoi figli.

52. Potranno portare ricchi doni i Suoi cari grandi? Oh, Egli prende nelle Sue mani anche i minori e li benedice. Su questo mettiamo la speranza e la fede: noi abbiamo un meraviglioso Dio della Benignità, della grande Misericordia di Cuore! Possiamo sempre essere certi del Suo Aiuto e, non sbagliamo mai la via che insieme porta nella ‘Casa del Padre’! Venite, inginocchiamoci e adoriamo il nostro Signore con lode, gloria, onore e con ringraziamento!”

*

53. Solenne silenzio come nel Duomo del Cielo, il Creatore presta ad ogni Opera il suo ‘tempo di riposo’. Lo si può percepire come gioia, nessuno lo può descrivere, …eccetto DIO! Questi uomini stanno seduti in mezzo alla miseria del mondo, beati; solo Sematra pensa una volta: ‘Ma questo è un uomo?’. ‘Noi siamo figli di Dio’, si aggiunge il pensiero quando tutti se ne vanno. Basta una muta stretta di mano che dice tutto: ‘Grazie, pace, nuova speranza’.

54. Le stelle stanno ancora nel Cielo, per il resto regna il buio nei vicoli. Si torna a casa non visti. Nessuna ronda li disturba, ci si sforza anche per la protezione di tutti di camminare senza far rumore. E Dio dona una pacifica notte. Retzi si stende al suolo, gli basta una coperta; non vuole togliere all’anziano padrone di casa il suo giaciglio che costui aveva offerto. Maska porta ancora una bevanda, un piccolo pasto. Poi regna la calma nella casa, finché il mattino guarda attraverso la finestra.

55. “Resta ancora con noi oggi”, dice Sematra. “Quello che hai insegnato questa notte, Retzi, era la Parola di DIO! Tuo padre, che mi ha potuto salvare attraverso il molto amato Signore, ha detto una volta che non ho compreso del tutto: ‘Beati sono coloro che non vedono e che comunque credono!’ [Giov. 20,29]. Solitamente, io non ho mai potuto credere a ciò che non si vede né si ode. Se qualcuno passa attraverso una grave afflizione senza speranza di salvezza, come l’io della mia anima che sarebbe perduto, come Sporanato nella prigione, e all’improvviso arriva l’aiuto che toglie uno dal vortice, …sì, allora si impara a credere e, …si impara a pregare.

56. Charius me lo ha insegnato con la parola e con il fatto. Un po’ alla volta sono arrivato alla conoscenza: tutto il bene, anche quello che si fa reciprocamente, è l’aiuto di Dio e la Sua Salvezza! Oh, sì, mi sono del tutto dato al Signore, ma in questa notte, mio Retzi, ho trovato ora del tutto quella viuzza, la mia piccola via, che mi potrà un giorno guidare alla Via dell’Altissimo, quando EGLI vuole.

57. “Lui vuole certamente! Penso per me lo stesso, e credo che vale per tutti i figli viandanti, che il nostro Padre conduce magnificamente. Ascoltare di più – questa è la mia ferma fede – allora attingeremo l’acqua con gioia dalla Fonte salvatrice di Dio! E’ quello Sommo maestoso, che non si svolge in questo mondo e nell’Universo, quello che il Creatore non dà e conserva. Anche noi, caro amico”. Retzi afferra le mani di Maska, che ha portato bevanda e cibo; lei non dev’essere esclusa.

*

58. Di giorno Retzi rimane nella casa. Delle ronde cercano volentieri nei vicoli secondari. Là abita il popolo povero, fra il quale ci si cerca il bottino. Prima, adesso, fino alla fine di questo mondo. Sematra ha bisogno di riposo, la vecchiaia consuma le sue forze. Il decorso di una vita d’uomo.

59. Una seconda buia notte di Grazia, quindi è facile sgusciare da un angolo di vicolo all’altro. Più tardi il cielo si schiarisce un po’, il che è abbastanza per riconoscersi. Debole, ma comprensibile, Sematra ripete il discorso con Retzi. Lui sottolinea: “Beati sono coloro che non vedono, e credono comunque!”. Ed aggiunge:

60. “Di noi, eccetto Retzi, nessuno ha mai visto né sentito il Signore. Non potevamo esserGli vicini. Non incontrarLo, per noi, senza merito: lasciarsi guidare, credere, senza aver visto! Non siamo comunque uniti con il Signore? Egli ci dà il Suo Amore. Anche se dalla vera fede manca qualcosa, perché siamo imperfetti, aggravati dal mondano, mentre abbiamo da pensare al proprio mondo in noi. Noi mettiamo la nostra imperfezione nelle Mani del nostro Salvatore; EGLI farà tutto bene! Così con la nostra via, come con l’ultima ora terrena di ognuno.

61. Egli ci voglia preservare, affinché non cadiamo nelle cattive trappole, finché possiamo andarcene in pace, ed attraverso di LUI riusciamo ad aprire beati gli occhi del nostro spirito. Non siamo già confortati in modo ultraricco? Ci serviamo il meglio che possiamo; ma ogni aiuto rimane l’aiuto del nostro Salvatore Gesù, del Padre, che ci ama benedicendoci!”

*

62. Come nella notte passata, un soave silenzio discende dallo Spazio di Dio. Sematra va a prendere il pane e il vino, per festeggiare ancora una volta con gli altri e con Retzi la ‘santa Cena’.

 

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Cap. 13

Un temporale porta la salvezza

La capanna di pace dell’eremita

1. Ora Retzi è già da tre giorni in viaggio. Sovente sta in silenzio e si stupisce dove lo conduce la via. Ebbene, più si arriva a nord-ovest, non si può quasi più parlare di vie. Sentieri calpestati, fatti da uomini, più di rado da piccoli zoccoli, spesso orme di diversi animali. Alle diramazioni lui stesso esamina: Se vado a destra, se mi rivolgo a sinistra, ogni volta è come se una mano lo tocca oppure gli indica la direzione.

2. Se talvolta sono i raggi del Sole, allora Retzi sa precisamente: una indicazione dal Dito del caro Signore! Allora cammina tranquillo seguendo il segnale. Fino adesso ha toccato sovente una piccola città, un villaggio, dove è stato accolto gentilmente il più delle volte e dove ha potuto anche spargere la semenza del Cielo. Se con o meno successo, non se lo chiede. Come succede, così sta scritto per lui nella santa-somma Volontà di Governo di Dio; e il suo personale Salvatore, completamente, come riflette sovente: …EGLI ha il controllo!

3. Un po’ alla volta la zona diventa deserta. Una volta cammina per due giorni, prima di vedere nuovo un piccolo villaggio. Lui lo percepisce in anticipo: ‘Attenzione! Cammini certamente sotto la protezione e custodia di Dio, ma devi anche mettere te stesso alla prova. E come! Appena si avvicina alle case le cui fronti non hanno alcuna apertura, come operano pericoli minacciosi, arrivano uomini robusti con lunghe barbe e lo circondano, gesticolando e agitando i pugni.

4. Retzi bada ragionevolmente al loro atteggiamento e a cosa accade. Viene picchiato, stranamente non molto; tuttavia, …lo si spinge in una piccola casa, la si potrebbe chiamare fortezza. Cresce l’immagine di Sporanato come giaceva nella prigione. ‘O Salvatore-Padre, TU mi hai nella Tua mano; Tu mi guidi secondo il Tuo Consiglio. Se mi hai dato l’Ordine dalla Luce di abbandonare la patria e portare fuori la torcia per Te, allora sono del tutto certo: se mi porti qui dentro, allora mi conduci anche di nuovo fuori!’

5. Come lingua non lo si comprende, e le lingue che Retzi conosce ed impiega, giudea, romana, greco ed egiziana, non viene compreso. Lo si spinge in una stanza abbastanza buia, piccola, ma non sporca, come può vedere dopo che viene chiusa subito la porta. E’ fatta di forti parti di tronchi d’albero; non la si può aprire da dentro. Penetra abbastanza luce e aria, in modo che puramente umano non sorge nessuna paura. Più tardi gli si porta persino pure una bevanda e un cibo. Lui assaggia con prudenza; non si può sapere se entrambe contengono del veleno.

6. Non ha un buon sapore, ma sazia. Il ‘farlo uscire’ lo lascia al suo caro Signore! Ci vogliono almeno due giorni, calcolati secondo il cambio fra luce ed oscurità, fin quando compare nuovamente un uomo e lo conduce senza spingerlo in una piazza del luogo. Quivi stanno circa due dozzine di uomini in piedi, che si somigliano tutti. Dietro di loro stanno anche un paio di donne, avvolte in lunghi scialli scuri.

7. Ha l’aspetto di una piazza del giudizio, saetta attraverso Retzi. In mezzo a questa piazza c’è una grande pietra, dove viene spinto. Uno ha nelle mani uno lungo strumento simile ad un coltello. Ma all’improvviso è come un soffio. Retzi non sa che in questa regione, nonostante un cielo senza nuvole, è possibile un temporale che viene accolto dalla gente come ‘voce degli dèi’. Arriva un vento, passa attraverso Retzi.

8. All’orizzonte sta arrivando un muro di nuvole; si avvicina fulmineamente e si scarica con veemenza un temporale. Retzi ha guardato l’uomo dal coltello senza timore. Da dove gli era venuta questa forza, …non lo avrebbe mai potuto dire, com’era e come sarebbe andata la faccenda. Dato che per lui un temporale non è altro che un avvenimento naturale, non vi bada nemmeno, e bagnarsi – se si ama il tempo – questo per lui non è un male.

9. Diversamente è per gli abitanti della regione. Le donne erano scappate subito, così velocemente che Retzi lo nota solo più tardi, quando anche gli uomini, dapprima titubanti, perché ora non c’è nessun sacrificio, corrono poi nelle loro case, chiudono saldamente le porte e non si fanno più vedere.

*

10. Retzi aveva avanzato dall’ultimo pasto qualcosa, ed abbandona il luogo non sapendo a quale morte era sfuggito. “Peccato”, dice, quando discende da una collina in un pascolo che gli sembra accogliente, “guarda, caro Salvatore, qui non ho potuto salvare nessuna pecorella, e lo avrei fatto volentieri. Anche se mi hai salvato, la mia anima, il mio corpo e mi hai sempre fatto del bene. Perdona, avrei dovuto rimanere”.

11. Questa volta non c’è risposta. “Non sempre la Luce agisce, perché sarebbe troppa Grazia, che Tu, Padre, mi sai donare”. Egli non può nemmeno dare una risposta attraverso dagli uomini? Retzi la sentirà ancora lo stesso giorno, quando al bordo del pascolo, e la sera scende pacificamente, arriva vicino a una capanna. Vi sarebbe quasi passato oltre, poiché si trova nascosta dietro un grande cespuglio e a un albero, difficile da trovare.

12. Fra i rami si mostra un viso, occhi chiari che salutano gentilmente Retzi. Lui segue solo troppo volentieri il cenno degli occhi. Avvicinandosi ai cespugli, vede un sentiero. Lo si vede soltanto quando si apre il cespuglio. Come si stupisce Retzi, quando l’uomo anziano dice in giudaico:

13. “Ti ho aspettato; ti saluto nel nome del nostro Dio. Lo Si chiama il ‘Santo d’Israele’, ma io Lo chiamo il Santo dell’Universo”.

- Retzi si china davanti al vegliardo, come lo faceva quando – raramente – aveva incontrato il ‘Salvatore-Signore’. Così Lo chiama per sé, così si china davanti al suo Dio.

14. Il vegliardo precede in silenzio. Lo stupore di Retzi aumenta, dopo che i cespugli alle loro spalle diventano di nuovo impenetrabili e in avanti si può camminare senza fatica su un sentiero stretto, ma ben percorribile. Dopo c’è ancora una siepe, simile a un muro. Il vegliardo afferra due viticci che si aprono come un ‘Efata’. Come l’eremita conosce proprio questi viticci nella confusione di migliaia di rami, gli rimane un mistero.

15. Si offre un quadro di una tale amabile natura, che si può afferrare solo un po’ alla volta. Un sorriso passa sul volto dell’uomo anziano. Sì, dove Dio, il Signore, mette i Suoi luoghi, l’uomo potrà ben indugiare, prima di osare a metterci il piede. ‘Togliti i calzari; perchè il terreno sul quale stai, è terreno sacro!’ [Es. 3,5]. L’anziano annuisce come se avesse udito le parole che erano salite in Retzi.

16. Una casa-capanna invita ad entrare, tutt’intorno piccoli giardini e un campo, tanto per nutrire uno solo. L’unico! Anche un simbolo. L’interno della casa si divide in due camere, certamente per abitare e per dormire. E’ arredato in modo primitivo, ma perfettamente pulito. Si sente uno strano soffio di pace e come se l’eremita non abitasse da solo nella casa, anche se non era presente una seconda persona.

17. Senza dire una parola, con un fare quasi solenne, mette del pane, bevanda e frutti su un tavolo un po’ rude, con un gesto della mano invita il suo ospite a sedersi e distribuisce i doni. Retzi si guarda continuamente intorno, come se dovesse vedere ancora qualcuno, facendo questo nota la calma che soffia attraverso la casa – dentro – fuori. Dopo il pasto, che lo fortifica magnificamente come quasi niente sulla via, eccetto in Damasco, l’anziano comincia a parlare come se si conoscessero da più tempo.

18. “Ti meravigli di trovare me e, qualcosa che smuove il tuo interiore? Io so da settimane che qualcuno doveva venire da me, che può dare qualcosa a me, io dare qualcosa. Poter dare, dai Doni di Dio! Comprendo anche il tuo stupore, perché parlo in giudaico. Detto subito: Non sono uno del tuo popolo, e forse”, un piccolo indugio, nato dalla modestia, “non sono uno del mondo [Giov. 15,19], ma ho avuto buoni genitori, da qualche parte in alto, nel nord, dove non hai bisogno di andare. Ma questo più tardi.

19. Da quando sono diventato eremita per vocazione interiore – non è un’onorificenza, è venuto molto di rado qui uno smarrito, che ho potuto aiutare. Tu sei il primo che entra nel mio domicilio, da quando me lo sono costruito. Nemmeno per te un privilegio! E’ sempre la via e la Volontà di DIO, il Quale fa questo per noi.

20. Tu hai visto e sentito il Salvatore-Dio e...”.

- “Permetti che ti interrompo”, chiede Retzi, “come lo sai?”

- “Sentirai ancora molto”, dice dolcemente l’anziano, “ci sono cose che l’uomo non conosce nella sua bassezza, non le vuole conoscere; dovrebbe girarsi intorno al suo stesso asse, distogliersi completamente dalle cose esteriori, senza considerare queste solo come rifiuto, perché la razza umana ha bisogno delle cose per la vita.

21. E’ questo che intendo: tu porti a me, io do’ a te, …dalla Mano di Grazia di DIO, affinché tu non abbia da scervellarti da dove. – Te lo voglio svelare: tu arrivi in una grande casa, un villaggio che molti secoli fa, degli uomini venuti da lontano hanno costruito ed hanno edificato il luogo al loro dio. Queste persone conoscevano Dio, l’Unico![11]. Io sono stato a lungo da costoro, quelli di oggi, dopo il ritorno a Casa dei miei genitori che ho perduto presto. Loro mi hanno curato, mi hanno insegnato le cose che oggi so impiegare”, leggermente imbarazzato per umiltà, “ho potuto continuare ad istruirmi, e tu porterai loro, a questa gente, tanto bene per quanto sia necessario.

22. “Tu hai visto e sentito il Signore, e secondo l’esteriore mi puoi riferire dei miracoli che si sono avverati. Io ho percepito la Parola rivelata, e nessun uomo ha più bisogno di questa. Troppo poco oppure una dose superiore non porta alla beatitudine. Solo il comune mondano accumula; più possiede in beni, più vuole avere ancora. Sarà accusato!

23. Questo succede con certi credenti, indipendentemente dal fatto a quale orientamento appartengono. È salutare una profonda ricerca e la nostalgia che spingono verso la Luce. Non è bene pretendere di più, appunto solo per via della conoscenza. Questo ha una duplice faccia. Se in tal modo si vuole servire gli altri, allora l’assoluta conoscenza è bene. La Sapienza che solo il Signore Iddio ha e dà, chi la chiede per la salvezza, questa è la vera via di ritorno alla Casa del Padre”.

24. ‘Oh, non è una corona su ciò che il Salvatore ha fatto e insegnato?’

- “Non è una corona, figliolo”, dice l’eremita come se Retzi avesse pensato ad alta voce. “L’umano è sempre un pezzo del tutto, minuscolo, simile ad una zanzara nei confronti di tutto questo mondo. Meno ancora, quando manca l’umiltà”.

25. “Posso sapere il tuo nome?”

- “È secondario. Né funzione né nome formano il carattere, ma come si pensa, si parla e si agisce. È questo che possiede piena validità dinanzi a DIO, e anche, quando Egli, nella Sua bontà Paterna, cancella volentieri qualcosa, quando copre amorevolmente una debolezza dell’anima che pesa oltre la seria volontà”.

26. “L’ho pensato anch’io, non così saggio come lo hai fatto tu. Fra di noi c’è una vibrazione, come se anch’io fossi trascinato dalla tua capacità caratterizzata dalla Luce. Vorrei chiamarti ‘padre anziano’, solo...”

- “...il sommo santo PADRE vale per il Creatore della Vita; lo hai pensato ed hai ragione. Chiamami Criselzio; così mi ha chiamato il superiore in quella casa dove ti condurrà la tua via. Ho previsto la tua via; solamente, non conosco nulla della tua infanzia, tranne che all’inizio è stata difficile”.

27. “Preferisco non parlarne”, risponde Retzi.  “Mia madre era buona, solo oppressa; il padre fisico ha lasciato il mondo, per cui non voglio più dire nulla di lui”. 3

- “Sei caro e benedetto! Dire qualcosa di triste dietro ad uno che è tornato a Casa, ricade sette volte su colui che l’ha mandata. Invece aiutare a coprire per lui cose cattive, inserire buoni pensieri di preghiera, è nuovamente una settupla Benedizione che viene su ogni mandante e ricevente.

28. “Sai che cosa ho incontrato sulla via?”. Retzi guarda avidamene l’anziano, che ha già imparato a voler bene.

- Criselzio sorride. “Posso comprendere che lo credi e non vuoi mettermi alla prova. Con te c’era sempre un accompagnatore, e tu hai riconosciuto con gratitudine l’Aiuto dalla Luce, dandoti a questa per quanto ti era possibile. Non viene mai pretesto di più! Ma questo non vale se si dice: ‘Ho fatto quanto mi era possibile’. Questo difficilmente colma il fondo del bicchiere più piccolo.

29. Ti voglio spiegare l’ultima cosa difficile. La tribù nella quale ti sei imbattuto, è ingarbugliata nella follia. Non si sono ancora risvegliati, le loro anime albeggiano, come si può essere nel dormiveglia. Eri triste, non avresti operato per il Salvatore e saresti volentieri ritornato indietro. Da ciò DIO ti ha preservato. Questo non solo per la salvezza della tua anima; su questa tribù è caduto un piccolo raggio. Sacrificano uomini senza sapere che cosa fanno.

30.. Non ti agitare”, esclama l’eremita, quando Retzi si alza.

- “Impossibile, non esistono più tali cose, è antichissimo paganesimo. Inoltre è successo di rado molte centinaia di anni fa che si faceva sacrifici di uomini”.

- “Se ne spaventano inconsciamente; viene appunto ancora osservato il vecchio di un tempo, non avendo mai eseguito sacrifici di animali.

31. Nell’ultimo tempo se ne sono staccati un poco, perché sovente”, l’eremita cade in una riflessione offerta dalla Luce, “un qualche avvenimento ha legato le loro mani”.

- “Per me è stato il temporale. Quelle persone lo temono questo, e ora credono che il ‘loro’ dio li vuole punire. Il ‘perché’ non lo riconoscono; ma dato che questo è successo spesso, perciò fuggono nelle loro case. L’ho visto come si nascondono timorosi e si sono consultati”.

- “Dev’essere stato qualcos’altro, ‘il loro dio sarebbe morto’, perché i sacrifici ‘verrebbero  portati via’. Oramai la pensano così.

32. A te lo posso dire, tu sei maturo come gli uomini lo diventano di rado. Certo, …ti ha toccato il SALVATORE. Lo posso essere io che libero le povere anime dal ‘bando del vecchio’. Non, salvare. Oh, non lo pensare! Salvatore è unicamente il Santo, il Creatore di tutte le Sue Opere! Ma noi possiamo aiutare[12], particolarmente attraverso la preghiera, la richiesta, l’intercessione e il ringraziamento. Quest’ultimo in anticipo[13]. Non è difficile ringraziare dopo. Credere in anticipo e ringraziare per ciò che arriverà, senza giacere là nelle Mani di Dio Creatore, senza sapere ciò che verrà da loro, per noi è sempre di Benedizione. Vedi, Retzi, questa è la fede dal Cielo!

33. Ho potuto chiedere il temporale. In quella regione ne passa uno rapidissimamente, senza che vi sia collegato qualcosa di spirituale. Ricorda, che a coloro che amano DIO, tutte le cose servono al meglio. Questo vale per ognuno che sovente vive ancora in modo piccino. Dal Dio-Creatore viene fatto tutto per il meglio senza eccezione, appunto per tutti i figli, in particolare – che può valere – per coloro che Lo amano. EGLI però ama senza eccezione tutte le creature-figli, i piccoli insieme ai grandi, i vicini e i lontani. Proprio a questi ultimi spetta il ‘tutte le cose servono al meglio’.

34. Per gli uomini poveri sono già stato sovente non visto da loro. Non sapevano chi fosse, percepivano soltanto che era entrato qualcuno, un messaggero del loro Dio, e a un tale deponevano poi i loro doni. Che io sappia prenderli in modo sonnambulo per non offenderli, non c’è bisogno di stupirsi. Retzi, perché hai tirato su le sopraciglia? Qualcosa che non hai mai visto, ma l’hai sentita da nostro Signore, che Egli all’improvviso sarebbe sparito qualche volta, come se lo avesse inghiottito un buco nel terreno? [Gv. 10,39]

35. Ancora una volta lo sottolineo, affinché nell’ultimo domicilio della tua vita tu sappi che cosa si può fare ‘dallo spirito’, ed è pura Grazia, non un proprio merito, mai degno di lode, elevare se stessi. ‘Tu sei maturo, figlio Mio’, ti fa dire Dio, ‘ma non ancora abbastanza maturo per riconoscere la cosa più profonda. Nessun danno per la tua anima, perché finché un figlio si lascia maturare, è sul vicolo migliore, che un giorno potrà diventare d’oro’.

36. Proprio così è con te, Retzi. Se ti sono avanti di un paio di passi, allora sappi che come viandanti percorriamo le nostre vie e non sarebbe proprio bene se stessimo tutti insieme in un mucchio. Quanto lunga il Creatore misura la via di una vita, non solo del mondo, dalla nascita fino alla tomba, ma è intesa tutta la nostra esistenza. E la strada della Luce sulla quale le Sue creature-figli possono fare tutti i loro passi!

37. Naturalmente, nonostante la Grazia, dipende anche da noi se cammiamo lentamente o velocemente, se ci fermiamo oppure come la moglie di Lot guardiamo indietro, che può portare con sé una retrocessione. Recuperare questa è il più grande peso e fatica della vita, che schiaccia l’anima, finché non le riuscirà di procedere da se stessa. Allora dalla Redenzione procederà quell’alto maestoso ‘distacco’, di cui noi, durante la via della materia, sappiamo quasi sempre molto poco.

38. Non è bene? Lo riconoscerai ancora che un ‘Bene del Cielo’ che Dio prende dal Cassetto segreto, non sopporta la materia. Non per nulla ‘l’Arca dell’Alleanza disegnata per il mondo, solamente il Santo in essa rimane riservato al Regno della Luce. Soltanto in quest’ultimo impareremo a conoscere nella piena misura il mistero.

39. Sicuramente è bene essere rattristati se non si comprende la piena salvezza; ma è comunque sbagliato percepire la tristezza come peso. È più giusto: curare coscientemente. Per la razza umana non è facile per sua stessa mancanza di conoscenza – mai che Dio rifiuti qualcosa – di mutare la tristezza in gioia: Signore, TU dai ciò di cui ho bisogno! Anche in questo caso la duplicità.

40. La vera conoscenza sui Doni di Dio, invece di essere disoccupato mentre sei occupato, passa sotto la Sua mano di Cura. Lo comprenderai bene e lo imparerai al meglio quando, …suonerà la tua ultima ora di vita. Ora non su questo. Adesso ti guiderò affinché sulla tua via fino all’ultima casa terrena continui anche a rimanere benedetta, attraverso la tua umiltà, attraverso la dedizione al Signore-Salvatore, che da bambino hai definito con ‘l’Uomo buono’. E quanto era vero!

41. Lui – al Quale appartiene l’incommensurabile Cosmo, dal Quale noi, ed anche se fossimo grandi spiriti, non avremo mai una completa comprensione della Magnificenza di Spazio e Tempo – passava attraverso i paesi!  Lui non ha reso facile in nulla la Sua via; non aveva nulla per servirsene di quello che cercano gli uomini. Quest’ultima cosa non è sempre sbagliata. Anche tu lo sperimenterai. Ma questo: come LUI ha camminato, dobbiamo farlo noi similmente; e tu lo hai fatto su indicazione di Dio.

42. Hai preso il tuo bastone, hai lasciato indietro il tuo avere, hai percorso il tuo sentiero come il Salvatore. Rimani così fino ad un’eccezione, e devi sapere che non avrai alcun dubbio. Seguire il Comandamento è la tua aspirazione interiore. Non incontrerai troppi uomini, ma abbastnaza per spargere la semenza della Luce, anche per aiutare. Proprio così:

43. In un deserto si trova un forte asino. Si lascerà sciogliere, non ha mai ancora dovuto sentire la cattiveria di un uomo. Siediti su di lui, procedi da dal mattinio presto fino al vicino calare del Sole. Troverai un uomo che giace ferito sul ciglio della strada. Non ti stupire di nuovo, se conosco la parabola del samaritano misericordioso [Luca 10,30-37]. Non ti serve solo adesso, hai aiutato sovente dove era appena possibile.

44. Chinati, alza il ferito sull’asino, e prima che sorgono le stelle di Dio, arriverai ad una casa alla quale sono allineate delle capanne. Là abita quell’uomo. E’ gente che non conosce Dio secondo il Nome, cosa che è quasi sempre insignificante. Loro sono anche custoditi, cosa che loro stessi non sanno, perché sono di mentalità buona e pronti ad aiutare. Dio, il Signore, non esige di più.

45. Rimani oggi ancora da me, lascia parlare il tuo spirito. Quando il Sole saluta il mondo, devi partire, senza mai dimenticarmi. Ti sarà facile perché ti sei dato completamente al Santo. Dio ti benedice!”. Criselzio mette la sua mano sulla testa di Retzi profondamente chino. E’ una forza che fluisce dalle mani animate, senza ulteriori parole. L’eremita lo sa che non è lui che benedice. L’Altissimo, il Creatore di tutte le Sue Opere del Cielo, …EGLI  soltanto benedice!

46. Retzi non lo cerca più per parlare con lui. E’ inutile pretendere più di ciò che ha ricevuto. Alla luce del mattino trova un pane accanto al suo giaciglio. Lo ha messo anche il Cielo? C’è un otre con una bevanda alla frutta. Retzi abbandona l’eremitaggio. Una volta si volta indietro, prima che il cespuglio gli chiuda la vista. Allora intorno alla casa risplende come un bagliore. Dal Sole? Oh, no, un tale splendore non lo può avere nessuna terra. Dietro di lui si chiude il cespuglio.

 

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Cap. 14

Tre giorni, un paragone con i tre anni d’insegnamento di Gesù

Un colloquio con Dio – Retzi, il Samaritano in un piccolo popolo

1. Sono trascorsi tre giorni senza che si adempia la previsione di Criselzio. Le notti – sono ancora miti – Retzi le ha passate sotto degli alberi, non visto né da uomo né da animale. Di giorno ha incontrato qualche casolare. Ha dovuto solo stendere le mani, con la lingua non era possibile fare delle richieste. Gli si è dato da bere e da mangiare. Ah, non c’è stato bisogno dell’esteriore, della lingua e cose simili, le persone forestiere hanno auto sempre la buona volontà e perciò hanno anche ricevuto la ‘Benedizione di Dio’, senza chiedere in cosa credevano. La gioia di dare procura sempre Benedizione.

2. Alla terza sera, che viene illuminata da un esercito si stelle, Retzi sta lì seduto per un po’ riflettendo. Può essere uno strano pensiero: tre giorni! Come Gesù ha passato per tre anni nel mondo attraverso i paesi, e poi si è compiuto il Suo sommo maestoso Sacrificio sulla Croce! Con tutto ciò che la Sua eternità ha immerso ancora prima in quest’Atto d’amore. E tutto venne alla luce!

3. “Signore”, dice in sé, “la mia vita con tutti i suoi alti e bassi, e sarà stato più nel basso, l’hai preso nel Tuo Atto di Creatore, mi hai avvolto nella Tua Provvidenza abituata alla Salvezza e, non voglio calcolare quanto devi avermi perdonato. Il Tuo ammonimento dato a molti uomini, vale anche per me, sta dinanzi a me: “Non peccare più d’ora in poi!”

4. Ma come stanno le cose circa il genere mondano? A volte mi angoscia se considero la mia esistenza, ed hai avuto molta fatica con me arrabbiato, fino alla fine nel mondo. Ti vedo davanti a me, nonostante i Tuoi occhi colmi di Serietà guardavano gentili alla folla. Potevi stare in mezzo a centinaia, eppure eri maestosamente in alto su tutti, e così…, così vicino e buono, come non lo può mai nessuno.

5. E’ facile dire: ‘Tu sei anche Dio’, con cui ci si vuole togliere il peso. Un magro inizio! Perché non esistono mai paragoni fra Te e noi! Ciò nonostante sento la vicinanza del Tuo Amore, Ti sento come se Tu stessi accanto a me. Quindi posso mettere tranquillamente nelle Tue mani le mie richieste e il mio ringraziamento, l’adorazione. Tu accetti tutto ciò che io Ti so dare nell’umiltà e modestia. Oh, custodisci la Tua schiera di figli, Ti prego, anche me”.

6. Retzi non ha già sperimentato quando un soave bisbiglio veniva come rugiada dalla sfera del Cielo? E l’eremita? Gli sembrava come se fosse stato il Signore. Come deve confrontarlo? Dio non può comparire come vuole? Il Redentore non era un Uomo fra gli uomini? Ha portato anche un Nome nel mondo, come ognuno. Arriva di nuovo quel soave bisbiglio; non visto, siede qualcuno accanto a lui. ‘Signore, che cosa fai con il Tuo servitore?’, quello piccolo? Troppa Grazia e Misericordia!

7. “Questo lascia che sia la preoccupazione del tuo Dio!”

- Hm, nonostante ciò, a Retzi gli vola in modo diverso attraverso il cuore: “Il Padre-Creatore pesa certamente i Suoi Doni sulla Bilancia dell’Ordine, perché ai figli non serve mai un troppo poco come qualcosa di troppo. E tu certamente credi che la Mia bilancia pesa precisa!

8. Lascia anche al tuo Dio il confronto fra Me e te; poiché ciò che tu come uomo, inoltre, comprendi, non esiste da ME! Ma altro sta pronto per il Mio popolo di figli. Questo è da parte Mia un paragone, perché con la nascita nella luce ho adeguato i figli a Me [Gen. 1,27]. Anche se apparentemente non importa, la differenza è così grande come l’Universo si inarca fra mondo e Cielo. Vedi, l’Arco della Mia Luce, che si chiama ‘Empireo’, per voi inafferrabile in Spazio e Tempo, questo sono IO!! I figli piccoli sono come questo mondo e puoi tranquillamente misurare con questo tutto il Mio popolo di figli. Ma ecco di nuovo:

9. Quanto il cielo è alto sulla Terra, la Mia Grazia e l’Amore del Padre rimangono su ogni figlio [Salmo 103,11]. Non pensare adesso agli assassini che hanno portato il Mio Corpo terreno sulla Croce, e che per costoro il Mio Amore di Grazia non sarebbe mai adeguato. Che cosa sai tu, che cosa sa l’uomo, finché la materia lo tiene nei legacci del Mio operare in e dall’Eternità? Non puoi mai contare le stelle, le gocce di tutti i mari; e così, molteplici, pure sconosciuti al viandante terreno – che non nuoce – sono i Miei pensieri e le vie appropriate per le Mie Opere.

10. E ancora no! Sarebbe peccato se l’anima dell’uomo sapesse troppo poco delle misure. Vedi, figlio Retzi, per Me non importa se un figlio viandante conosce le Magnificenze fin dove Io le rivelo. Ma dipende se qualcuno si sforza di essere gentile, pronto ad aiutare; anche per i nemici dove è necessario, non nega nessuna mano per aiutare un caduto ad alzarsi.

11. Se non  puoi aiutare solo fisicamente chi non vuole aprirsi alla Luce, rimane comunque l’aiuto esteriore quel bene celeste che viene calcolato per il donatore e per colui che lo riceve. Se Io sono misericordioso, allora dimMi se devo risparmiare in un qualche angolo, come lo fanno i commerciante nel mondo. Per Me vale tutto o niente. Il ‘niente’ riguarda solo le povere anime che sono da liberare prima. Infatti, per Me non esiste mai un niente!

12. Solamente, …anche il Mio ‘tutto’, preso dalla Magnificenza della Mia Volontà e dal potere creativo, viene affidato alla Bilancia dell’Ordine. Questa ha ‘un peso unitario’: quello della Giustizia! Vedi, ci sono buoni giudici nel mondo, naturalmente veramente di rado, che considerano se non ci sarebbe da salvare un accusato il cui carattere era stato debole, e che ha bisogno di una guida più paterna che giuridica. Al posto del carattere, da Me si chiama ‘Forza d’anima’.

13. Io opero paternamente nella Gloria e nella Grazia. Per la Mia Gioia non calcolare le grandissime differenze tra l’atteggiamento umano e il Mio onorato efficace ‘Bene’ eternamente guaritore. Infatti, nonostante l’Amore Paterno per i cattivi saliti dall’abisso, non ci sarebbe un coprire, come se Io non considerassi il male. Avviene il contrario, figlio Retzi.

14. Se non vedessi il male, non sarebbe da pareggiare. Non si estirpa la disobbedienza di un figlio, se la si lascia inosservata, se non si detta nessuna punizione al figlio rispetto alla sua età e capacità di comprensione. Come potrà mai imparare ciò che è bene e ciò che è male? Solo, che il Mio punire è diverso da quello degli uomini. Di conseguenza da Me diventa anche del tutto diverso.

15. Le punizioni fanno male. L’anima trema davanti al disagio. Ma Io non ho nessuna verga, nessuna prigione e simili cose. Io – fa attenzione – tengo nella Mano la ‘coscienza’ dell’uomo! E poiché ognuno può ribellarsi quanto vuole, può voltarsi come se non avesse sentito il colpo. Una coscienza, la miglior parte dell’anima, avvolta dallo spirito, non muore mai, non è mai insensibile!

16. ‘L’impulso’. Io però non lego mai la Mia Legge con un obbligo, bensì con il libero ‘dare’. Sarebbe bene se tu lo seguissi. Vedi, questo proviene dalla Mia Volontà, il primo Impulso-Ur, da cui sono sorte le Mie Opere! Io ho posato il loro Divenire sulla Bilancia del Mio Ordine. Ho posto l’Ordine, il secondo Impulso-UR, davanti alla grandezza della Magnificenza della Mia Volontà, …per i Miei figli!

17. L’uomo di questo mondo punisce fondamentalmente se stesso, perché ogni atto, buono o cattivo, ha le sue conseguenze. Anche se nella grande cordiale Misericordia le conseguenze passano attraverso la Mia Mano, attraverso la destra la Giustizia, attraverso la sinistra della Mia Longanimità, allora proprio da questo viene pareggiato ogni errore, pietosamente adeguato alla Mia Legge. Puoi comprendere che anche tu sei disceso dalla Luce, per co-servire, fin dove possa riuscire a ciascun figlio. La riuscita – passa anche attraverso la Mia Mano – è il merito, la moneta del salario del giorno che viene concessa a ciascun libero viandante nella materia.

18. E non lo diventa prima, Retzi. Viene consegnato realmente solo alla Benedizione della sera, quando il Giorno dell’Amore della Creazione sarà suonato dalla Campana del Regno. Credilo con certezza: questo è il culmine della Beatitudine del Cielo, il Bene della Luce preservato ai Miei figli. La maggior parte di ciò che hai ricevuto nella verità senza pari, puoi tenerlo per te, poiché qui, questi abitanti del mondo non sono generalmente ancora maturi per accogliere e valutare animicamente ciò che è santo.

19. Tu chiedi che cosa uno ne potrebbe, se mancasse di maturità dell’anima. Di per sé niente, Mio Retzi. Questo dipende dal corso di quel tempo che Io ho concesso nel Giorno della Creazione, e dopo la caduta dei poveri figli l’ho aggiunto con Grazia. Ma il Tempo di Grazia è stato considerato in anticipo, se attraverso la libertà donata una qualche creatura-figlio si fosse staccato dalla Luce. Pensato in anticipo, ma non determinato prima!

20. Quest’ultima cosa avrebbe per conseguenza la costrizione, che non corrisponde alla Mia Volontà. Soltanto pianificato in anticipo, per conservare in ogni caso per ME la Sovranità creativa, che succede in ogni corso di tempo. Nessun figlio può misurare questi Tempi (Anni-Ur). Vedi, questo lo ha fatto la BENIGNITA’, il Fondamento del Mio Essere dall’eternità! Non esiste nulla, sia minuscolo come una zanzara – detto come confronto – che non fosse stato preparato in anticipo nel corso di un maestoso Giorno di Creazione nella Mia Volontà di governo!

21. Ora puoi anche domandare qualcosa a Me. Il tuo cuore è stracolmo e trabocca verso di Me, quasi chiaro come il cristallo. Non ti spaventare, sulla via da viandante esiste per tutte le cose solo un ‘quasi’, perché qualsiasi perfezionamento è raggiungibile solo nella Luce. Anche un alto Reservatio mentalis, …per la Benedizione dei figli ritornati a Casa”.

22. Durante questo ‘discorso di Dio’ a Retzi sembra, come se accanto a lui, nella Figura, stesse seduto il Salvatore. A volte gli era sembrato di vedere un raggio. Alla fine, …oh, è il Salvatore, che può riconoscere. È del tutto diverso! Non gli sarà mai possibile definire questa differenza. Ma se ne rende perfettamente conto: GESU’, come quando passava attraverso i paesi; e DIO, che deve imparare a riconoscere nella Sua magnifica Entità. Certamente, anche dalla conservazione del Cielo. In seguito arriva poi la grande beatitudine nella Casa del Padre.

23. Ora che Retzi vede seduto come fisicamente il suo ‘sommamente amato Signore’, vuole mantenere la distanza che ha da valere fra Creatore e creatura, ma….

- Una Parola d’amore: “I figli possono sempre dimorare accanto al loro Padre, e alla fine è lo stesso se stanno seduti, se in piedi oppure in ginocchio dinanzi a Me, come lo richiede l’opportunità. Quindi non ti allontanare da Me; altrimenti ti allontani anche dal Mio Cuore. E questo, tu non lo vuoi seriamente”.

24. “Signore, Salvatore, Padre! Lasciami sempre stare con Te, in ogni tempo come adesso. Questa sarebbe la mia più alta Beatitudine”.

- “Certamente, figlio Mio; soltanto, conserva questa beatitudine per il tuo ritorno a Casa. La cosa più alta spetta nel Regno della luce. Quello che viene preso in anticipo, dopo ha appunto un magro campo, sovente vuoto”.

25. “Padre-Salvatore, lascia che io ponga la domanda: chi è l’eremita? Già il suo nome suona come un Cielo, e tutto il suo essere, …prima ho davvero pensato che Tu mi eri venuto incontro. Ma lui ha parlato dei suoi genitori, della casa dove dovrei andare. Questo non può essere divino. Oppure, come?”

- Una Mano di Padre accarezza i capelli confusi dell’uomo.

26. “Io vengo come voglio, come serve a ogni figlio. Non sono stato Criselzio, e malgrado ciò ti ho incontrato attraverso di lui. Tutto quello che è sommamente formato nella Parola e nell’Opera, proviene da Me! Anche se questo fluisce attraverso gli spiriti dei figli della Luce, come attraverso un uomo, è e rimane sempre la Mia Opera, la Mia Rivelazione! L’eremita è un figlio dall’Alto, da una regione superiore, …se vuoi fare tali differenze. Per questi messaggeri è facile accogliere il Mio Flusso di luce e, conformemente e puro, ritrasmetterlo.

27. Non pensare che un uomo non possa operare nella solitudine, almeno non molto e, …non cadere. Ti sbagli di grosso! Al di sopra di ogni svelamento esteriore, venuto da ME, c’è la strada dalla luce; queste sfociano tutte insieme nella Mia STRADA!

28. Pensieri di luce non passano solo su questo o su un altro mondo; provengono dall’Empireo e, per quanto degli uomini li vogliono e …possono, …li conducono oltre! Riguarda l’intero infinito! Così anche tu devi ancora imparare a operare, attraverso la Mia Grazia, l’Aiuto, attraverso una Rivelazione interiore. Non dimenticare il tuo primo incontro con Me e quello che ho detto: ‘Se voi – gli adulti – non diventate come i bambini, non potete venire nel Regno dei Cieli’. Questo vale ovunque, per ogni tempo. Sii benedetto, percorri la tua via. Attieniti a Me, Io ti tengo come ognuno dei Miei figli”.

29. Il Signore è scomparso insieme alle stelle. Il soffio mattutino, fresco, ristoratore, passa sulla natura, anche su di lui, sull’uomo che non riesce ancora ad afferrare ciò che è avvenuto per lui in questa somma notte di Grazia. “O mio Salvatore, sei andato via come non è più visibile lo scintillio delle stelle nelle notti. Chissà se le stelle esistono comunque? Non sarebbe possibile (allora non sapendolo ancora), che attraverso il chiarore del Sole di un giorno le possiamo solo non vedere più? Sì, credo che splendano in ogni tempo, per noi, visibili ed invisibili. E così… così…

30. Ah, Padre, che mi hai graziato in modo ultraricco, ovviamente non è lo stesso non vederTi più, come sei stato accanto a me nelle ore benedette. Ma ecco, …eternamente presente come di solito le Tue stelle scintillano perenni, invariabili nel loro splendore che TU hai dato loro. Mi aggrappo fortemente alla Tua presenza, metto la mia piccola mano nella Tua grande Destra di Creazione, come Tu vuoi che il Tuo Spirito di Grazia Mi guidi.

31. In questa prima ora mattutina dove si giubila ovunque, dove è l’adorazione degli uccellini, il loro canto cinguettato è autentica lode, gloria e onore. Mi inchino dinanzi alla Tua Magnificenza, Ti adoro, Te e la Tua cordiale Misericordia. Che cosa – se penso al mio lato umano – sono io dinanzi a Te? E mi hai adagiato nella Tua Gloria! A Te sia lode e gloria, onore e ringraziamento per ciò che è venuto su di Me da Te in pienezza”.

32. Eccetto i cari suoni degli uccellini, intorno a lui regna solenne silenzio, allo stesso modo come era stata la notte quando Dio-Padre aveva parlato con lui. Con un unico del grande mondo! Com’è inconcepibile! Eppure è accaduto comunque. Retzi aspetta inginocchiato in questo maestoso silenzio. Solo quando nei cespugli si muovono degli animali, l’aria si riempie di un ulteriore risveglio della natura, allora lui si alza.

33. Vicino scorre un fiumiciattolo argenteo, quivi calma la sua sete, immerge le sue mani, il suo viso e poi se ne va lentamente. Malvolentieri se ne va dal luogo benedetto da DIO e lo porta comunque con sé nei sui più profondi sentimenti del cuore. Mai, mai dimenticherà questa notte; non diventerà mai nemmeno solo, come un’ombra, come naturalmente negli uomini molto e ancora di più sprofonda.

34. Egli si snoda attraverso dei cespugli come in una foresta vergine. Si avvicina già mezzogiorno, quando scopre un sentiero. Viene da uomini? Scorre lungo il bordo del bosco. Ha superato i cespugli. Per questo il fogliame di alti alberi lo proteggono dal calore. Sul sentiero c’è molta ombra. Lui procede velocemente, dopo che ha trovato ancora dell’acqua e coglie anche del cibo dal sacchetto che gli ha riempito l’eremita.

35. Questo giorno rimane calmo; nessun insediamento si frappone nella via. Un po’ alla volta si fa di nuovo sera, il sentiero conduce su un monte non molto alto. Un segno, deve pensare: ‘Il buon Salvatore mi rende facile la via e sarebbe giusto se potessi portare il mio pacchetto’. Il Signore l’ha chiamato ‘croce’. “Chi non prende su di sé la sua croce e MI segue, non è degno di Me!” [Matt. 10,38].

36. “Sono solo delle piccole schegge,”, dice Retzi fra sé e sé. “Queste il Salvatore le ha inoltre caricate sulla Sua Croce! Quanti nel paese, dove DIO camminava nella Sua Magnificenza, benché coperta, nella Sua Benedizione, ansimavano, imprecavano, quando li colpiva un minuscolo, piccolo disagio. Ma quando tutto andava bene, allora pensavano molto di rado al ‘Dio dei loro padri’, come spingevano così volentieri in una lontananza l’eterno Dio vicino. Pensavano che Egli non potesse vedere come si infrangono i Comandamenti del Sinai.

37. “Fermati!”, Retzi si passa la mano sulla fronte. “Pensa prima a te, quanto eri stolto quando non hai messo Dio sul gradino più alto”. Ah, continua nei pensieri, dapprima  si deve osservare se stessi, prima di cercare e – trovare -  gli errori nell’altra gente. In se stesso mai molto volentieri, sovente per niente.

38. Sulla cresta del piccolo monte trova un buco nel terreno, formato come una caverna. Questa è opera dell’uomo, lo vede al primo sguardo. Presto incontrerà un luogo, viandanti, nomadi, oppure come il bosco me lo porta, ‘briganti?’.

39. Di notte Retzi si sveglia più volte dai rumori. Animali? No. Anche la selvaggina dorme. Inoltre, finora ha incontrato poca fauna. Chi ha visitato il cuneo di terra? Che non è stato attaccato, se lo chiede stupito al mattino. Secondo le orme che vede, potevano essere circa venti persone insieme. Sì, …DIO gli ha indicato la via, DIO lo protegge anche. Egli non dà nessun incarico che possa fallire già prima di adempiersi.

40. Il bosco rimane ancora sulla destra, a sinistra il terreno scende verso un pascolo. Su questo pascolano degli animali, piccoli e grandi, pacificamente insieme. “Così lo potrebbero fare gli uomini”, mormora. “Ma no: i grandi ignorano i piccoli, e questi vengono ancora perseguitati. Hm, per questo i piccoli sono colmi di odio, colmi di vendetta; per questo qualche popolo ha rovinato se stesso”.

41. Il meraviglioso Discorso di Dio gli è saldamente rimasto in mente, non lo dimentica mai, niente dell’eremita. Ha ricevuto molto di meraviglioso. Sì, ogni incontro con il Salvatore – la buona notte presso il Signore – nulla somiglia a questa Magnificenza miracolosa! Retzi chiude tutto nella sua anima, nel suo spirito.

42. Unito nei suoi pensieri con il Signore, scende per la via. C’è molto bestiame insieme. Gli viene in mente che Criselzio ha parlato di un asino che gli sarebbe servito. Non è sbagliato; un cavallo abituato a cavalcare gli avrebbe offerto servizi migliori (non uno selvatico!). Gli asini possono essere ostinati. Ma come catturare che cosa? Condurre senza laccio, questo sembra difficile.

43. Arrivato al pascolo, un forte asino trotterella fino al bordo del sentiero. Si ferma e dà un piccolo grido di ‘i-aa’. Prudenza, …gli animali non addomesticati mordono volentieri per paura, Retzi stende una mano verso il grigio. Oh, si lascia toccare, anzi si appoggia formalmente all’uomo. Questo gregge mescolato non ha forse mai avuto contatto con noi, lo si riconosce; non sanno quanto malamente viene quasi sempre trattato un animale.

44. Parlando soavemente, accarezzando testa, collo e coscia, sì, questo è l’animale che l’eremita ha predetto. Si lancia con leggerezza sul dorso non molto alto. Solo condotto dalle mani. L’asina trotterella finché Rezti lo ferma dopo un paio di ore. Di nuovo un rivolo d’acqua presso la via. Il sentiero serpeggia accanto. C’è abbastanza erba, solo che per Retzi il cibo comincia a scarseggiare. E’ ora di arrivare ad un villaggio, a una città.

45. L’asino si corica; anche Retzi fa come lui. Raziona il suo pane. E’ meglio non del tutto sazio, che più tardi niente, se… O no? Dio-Padre gli ha promesso il Suo aiuto, quindi si tratta di confidare. Dato che si fa notte, Retzi rimane accanto al suo bravo trottatore. Il terreno si scalda, il Cielo li copre.

46. Al mattino arrivano delle nuvole. Alla sera Retzi aveva pure preparato una briglia fatta di sottili felci. Lo fa provare al grigio e lui se lo lascia fare. Come reagisce a questo, prima nello stato brado, libero, senza uomini, senza costrizione, fa stupire. Gli viene il pensiero dall’antica storia di Israele: ‘L’asina Bileam’ [Num. 22,21]. E’ vero com’è tramandato, come poi è stato mostrato che il Creatore opera molto bene anche attraverso animali.

47. Il Sole percorre la sua via senza essere notato. – ‘O Signore, anche Tu non sei visto da me!’. Questo riempie sovente il cuore fino a traboccare. Il grigio del cielo si schiarisce, secondo il sentimento deve già essere passato mezzogiorno. Allora l’asino si blocca, punta gli zoccoli nella sabbia e Retzi sarebbe quasi caduto, come era successo a Bileam. Ciò non lo colpisce. Con il Signore lo ha visto sovente: gli animali percepiscono prima che l’uomo se ne accorga, quando minacciano pericoli oppure qualcosa blocca la strada.

48. Scende, tranquillizzando l’animale, che guarda di sbieco verso il vicino bosco, con un lamentoso ‘I-aa’. Retzi si guarda intorno ispezionando. Non ha bisogno di legare il grigio; nel breve tempo – un piccolo miracolo – ha constatato che il quadrupede non si stacca dal suo fianco. Non suona come un lamento? Oppure è il vento che adesso divide le nuvole? Questo è il lamento di un uomo, piangendo, come lo farebbe un bambino.

49. Retzi segue la voce. Dietro un paio di grossi alberi giace un uomo, legato e malmenato. Sulla fronte si vede una larga ferita. Il petto nudo è disseminato da strisce sanguinati. Chi ha fatto questo? A ciò non c’è ancora nessuna risposta. Oh, lo hanno fatto forse coloro che camminavano nella notte passata intorno al buco nella terra?

50. Retzi torna indietro, portando l’asino là dove giace il ferito. Ha con sé un coltello romano, nell’otre ancora dell’acqua dall’ultima fontana. Gli scioglie i legacci, poi bagna le labbra del ferito. Con il poco che ha a disposizione, pulisce le ferite.

51. Retzi si batte sulla fronte. Si riflette poco del perché questo o quello. Al pascolo aveva osservato i cavalli, animali dalle zampe alte; invece solo un asino. E, …ora? Lui non avrebbe mai potuto mettere il ferito sul dorso di un cavallo. Sarebbe stato comunque una cosa difficile. Ora solleva il mezzo morto sul grigio. Inoltre, lo può sostenere meglio.

52. Si procede molto lentamente. L’uomo non si può tenere da solo. Il ‘grigio’ è bravo. Retzi lo chiama così. E’ anche questa una guida? Il sentiero è più largo e sembra come se portasse ad un luogo. ‘Tutto, tutto è il Tuo Favore di Grazia!. Oh, Salvatore, un grandissimo ringraziamento, perché io, come nella Tua maestosa parabola, sono anche un samaritano, …lo posso essere! [Luca 10,25]. Mi hai benedetto ultraricco, Signore Gesù’. Pensieri di cuore.

53. All’orizzonte si spegne l’ultimo raggio di Sole, quando nella nebbia che sale, vede delle case. Vi tende. Certamente avrà aiuto per l’uomo, per sé e per il suo grigio. Avvicinandosi vede case incenerite, davanti alle quali stanno persone che stringono le mani, parlando insieme con veemenza. Doveva questo? E, …l’uomo battuto?

54. Quando lo si vede, ci si ritira. Le persone hanno paura. Quando vedono un solo uomo, in più il vacillante, si avvicinano subito. Due uomini si staccano dalla schiera molto grande. Senza parole adagiano il ferito su una grande pelliccia che qualcuno è andato a prendere rapidamente da una casa ancora intatta. Gesticolando si parla con Retzi.

56. Il ferito fa parte del villaggio, dev’essere un superiore; su di lui si alza un dito. E’ facile da combinare: i briganti hanno attaccato questo luogo, metà città, metà villaggio, derubato e incendiato e trascinato con sé il più anziano del luogo. Retzi viene accolto con gentilezza. Dato che non ci si può intendere con le parole, anche se Retzi parla più lingue, ci si serve dei segni. Nel sogno, Retzi vede quanto segue:

56. I briganti passano attraverso tutto il paese. Il più anziano voleva proteggere la sua gente, si era posto davanti all’orda e l’ha minacciati. Due omaccioni lo hanno deportato, mentre gli altri hanno rubato molto ed incendiato diverse case: Nessuno sapeva dov’era rimasto il loro più anziano. Nessuno aveva avuto il coraggio di cercarlo; si temeva altri attacchi.

- Su questo, quelle parole (dell’eremita): “Sono uomini buoni, pronti ad aiutare, anche se non conoscono l’unico Dio. Loro ne hanno tre. Di questi, chiamano il dio principale ‘Om-an-hua’, mentre gli altri due non hanno nomi. Loro dicono: dèi secondari sono la mano destra e la sinistra; lui, Om-an-hua è la testa. Per via della loro buona vita sono pure così benedetti come tutti coloro che credono in un Dio e Padre, che è il nostro Salvatore. Non ‘era’ soltanto, perché pensi persino nell’immagine del sogno che Lui, appunto, non sarebbe più nel mondo.

57. Puoi imparare ancora molto. Ti è stata portata la Parola d’eredità del Signore: «Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo!» [Matt. 28,20]. Quale fine? Questa non la saprà mai un uomo, fino proprio a questa fine, anche se si immagina di norma fino alla fine. Se il tempo immaginato è passato senza portare ciò che si è calcolato, …il tutto non è una vera profezia, allora si lancerà di nuovo con la tromba una nuova spanna di tempo. Un autentico modo d’uomo!

58. Non lasciarti confondere da nulla; in un vicino futuro si dirà persino: il mondo andrà a fondo. Dove? Non lo sa nessuno, nessuno conosce il luogo dove il mondo sprofonderà insieme alla materia. La Creazione di DIO è infinita; EGLI ha eternamente abbastanza luoghi per mettere un’Opera dopo l’altra – detto questo solo per voi – nel Suo Fondamento di Creatore! Ben inteso: mettere, e non cambiare, nelle Magnificenze dell’Onnipotenza, soltanto mai dissolto, come lo crede il piccolo abitante del mondo.

59. Non riuscirai a spuntarla con quella gente. Loro hanno imparato a riconoscere che il loro ‘Om-an-hua’ – il quale è comunque solo un nome, il cui contenuto creduto è pari alla vera fede – è il vero Dio e Creatore. La mano destra e la sinistra non è qualcosa di assolutamente sbagliato. Tu stesso lo hai visto: con la Mano destra il Salvatore ha rialzato e perdonato, con la Mano sinistra ha benedetto e guarito. Rimani qui due giorni, poi vai oltre sotto la Protezione e la Custodia di Dio”.

60. Retzi è infinitamente contento di ciò che gli ha portato la Luce: “È stato il Tuo buono Spirito”, dice nella preghiera religiosa mattutina che lui tiene sempre per sé. “Anche quando Tu, mio Salvatore-Padre, mi mandi un angelo. Tutto viene unicamente da Te! Quello che i terreni non credono veramente, …oh, quanto proprio in questo si rivela la Tua Guida, la Tua benedizione, la Tua Salvezza impregnata di Luce!”. Retzi esce fortificato dalla casa nella quale gli era stata preparata una camera, e anche il suo grigio ha trovato paglia e frumento.

61. Viene subito circondato. Ci si era radunati per portare il ringraziamento al loro salvatore. Avevano anche chiacchierato: ‘Lui è uno dei nostri, fa parte di noi, deve rimanere’. Un buon desiderio, soltanto non la Volontà di Dio. Il ferito sta meglio. Qui si conoscono le forze guaritrici della natura e vengono impiegate. Quando Retzi esce dalla porta, lo si saluta con le mani alzate. Il più anziano aveva desiderato salutare il suo aiutante. Dopo un buon pasto viene guidato in una casa che è devastata solo a metà dall’incendio. E’ la casa del più anziano.

62. La gente non è ignorante. Da dove ha imparato tutto, rimane intanto un mistero. L’anziano è intelligente, e non ci vuole davvero molto che essi comunichino tra loro. In primo piano sta l’insegnamento ‘dell’unico vero Dio’. Può destare stupore del perché anche qui ne esiste solo UNO. Il nome non ha importanza. Si può chiamare Dio come si vuole. Dove non dimora né la riverenza, né l’amore davanti alla Magnificenza di Dominio del Creatore, l’amore per il prossimo, e dove non ci si tiene da sé le briglie, là tutto è una cosa a metà, oppure magari niente.

63. Come tre dèi si conoscono tre gradini di vita. Il primo, che si chiama Om-an-hua, è la testa. Questa sta in alto, si chiama come il Dio superiore, come l’Altissimo. ‘Ma guarda’, pensa Retzi, ‘è un’immagine di vita dalla Luce. Gli dèi secondari, la mano destra e la sinistra, si dice, fanno ciò che la testa pensa e vuole. Nessuna mano può pensare, deve fare come e che cosa intende la volontà del pensiero. E questa siede nuovamente nella testa’.

64. Così non è difficile portare vicino alla tribù di questo popolo il loro dio come ‘l’unico vero Creatore’. Il più anziano, già guarito sotto la migliore cura, anche se alcune ferite devono ancora guarire, ha grande influenza sulla sua regione, opera come un padre. Nonostante la povertà che regna nel villaggio-città, gli abitanti sono svegli, creano diligentemente, e alla sera vengono quasi sempre dal più anziano. Anche oggi. Lui e Retzi si ritrovano molto vicini. Allora Retzi può devolvere qualche buon consiglio.

65. I due giorni, ripieni della benedizione di Dio, sono trascorsi troppo veloci. L’ultima sera vanno tutti sul terreno del prato. Da quale gradino di Grazia Retzi dovrà parlare,… più tardi non potrà più dire com’è avvenuto. Da una forte inspirazione parla abbastanza a lungo, ed infine ancora questo:

66. “Voi, amici, figli di Dio”, intenzionalmente chiama il nome del loro dio (Om-an-hua), “ora vi trovate sotto quella protezione che il Creatore del Cielo e della Terra vi fa giungere. Credete in questo unico Dio, amateLo pienamente coscienti; e come avete fatto finora, così fate fra di voi anche in seguito: servite ed amatevi reciprocamente. Chiunque viene da voi come straniero, aiutatelo quanto bene potete. DIO vi benedica, EGLI vi aiuti, EGLI vi è vicino in ogni tempo”.

67. Queste parole non sono comprese, l’essenziale santo, ma ognuno accoglie la fluorescenza: uomo, donna e anche i bambini. Proprio costoro si sono schierati strettamente intorno a Retzi. Oh, quanto è meraviglioso! Così stava lui, quand’era bambino, presso il Salvatore con gli altri bambini. Ah, nessun paragone, in questo senso non esiste niente tra Dio e l’uomo. Tuttavia, …anche questa è un’immagine.

68. A Retzi è stato dato molto di cibo e bevanda. Il grigio è curato e sazio. Su di lui si carica una coperta di corteccia, buona per il dorso e per il cavaliere. Fino alla successiva cima di collina lo accompagnano molti di loro. Retzi non è mai stato triste per qualcosa, eccetto per il molto amato Signore, ora sovviene su di lui una piccola malinconia. Si è affezionato a questi uomini, e anch’essi a lui. Quindi qui, come in molti luoghi attraverso cui Retzi è passato, regna la benedizione di Grazia del Padre celeste.

 

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Cap. 15

Sempre avanti da viandante – La meravigliosa Guida di Dio nel sonno

Insegnamenti tra i cristiani italiani

1. Quanti giorni, oppure quante settimane, mesi, hanno colmato i tempi da viandante, Retzi non li ha contati. Riflette fra sé e sé, quando una sera vede una capanna, in fondo a una traccia larga un piede, che una volta, chissà da chi, ha percorso prima. Che cos’è il tempo del mondo, con cui sappiamo fare così poco? Lo si può allungare o abbreviare? No! Entratovi, si siede stanco, senza osservare che il pavimento della capanna è coperto da erba secca.

2. Solo quando gli occhi minacciano di chiudersi, sente che giace su qualcosa di morbido. Si siede di nuovo. Qualche fatica del suo cammino gli ha insegnato qualcosa, a badare dove minacciano dei pericoli. Che appunto il ‘buon Uomo’, …ah, di nuovo sale in lui la sua fede da bambino, Lui lo protegge magnificamente, lo ha condotto fin qui, senza mai sparire dai suoi pensieri, e mai il ringraziamento.

3. Al mattino loda sempre in anticipo la Benedizione che il Creatore dona ogni giorno; alla sera è il ringraziamento, l’adorazione per via della Grazia, che gli capita. Lui sa anche che si devono impiegare intelletto e ragione. Si alza di nuovo, anche se gli tremano un po’ le gambe. Nei due ultimi giorni non ha incontrato nessuno, e si è nutrito di frutti selvatici. Ha sempre trovato acqua, non ha dovuto soffrire la sete. Tuttavia, quello che è in agguato per lui qui, la zona diventa in parte magra e rocciosa, c’è ben da contare con qualche difficoltà.

4. Damasco è lontana dietro di lui, Issus, l’Antochia più a nord, e altri luoghi dove sono da incontrare uomini e culture. Che persino la Macedonia è già sprofondata dietro di lui fino nella regione nord, non lo può sapere. Regioni occupate venivano registrate dai romani, per quanto si sapeva. Qui è comunque in parte, terra inesplorata.

5. Se incontro ora degli uomini, riflette Retzi si aggira intorno alla capanna, anche intorno ai cespugli vicini, anche ai piccoli che prosperano come una foresta vergine, allora dovrei stare in guardia. Ah, sul mio giaciglio veglia il Signore, il Santo, il meraviglioso Dio-Creatore! Per due volte gira attorno al posto per constatare delle orme. Qualcuno ha raccolto quell’erba, non è arrivata lì da sola. Chi l’ha fatto? E da dove è stata portata lì?

6. Non trova un punto d’attacco, di nessun uomo, nessun animale. Tranquillizzato, si stende di nuovo. Conosciuto dal servizio nell’esercito, ha tirato lì un grosso cespuglio dal suolo un po’ leggero intorno alla capanna, e l’ha di nuovo fermato davanti all’ingresso della capanna. Una piccola sicurezza.

7. Nel sogno gli viene la parola e una visione di Grazia: si vede giacere intorno al cespuglio che è cresciuto in alto, visto questo nel sogno. Lui stesso, sebbene si vede coricato, si occupa di spostarla. Oh, dice gioioso, sono bloccato, posso dormire tranquillo,

- “Lo puoi”, dice qualcuno accanto a lui. Vede una figura alta, magnifica, di luce. “Hai pensato al tempo del mondo. Sì, l’uomo non lo può né cambiare, né abbreviare né allungare. Che cosa ha detto il Salvatore del tempo?”. Oltre, nel sogno, Retzi si sforza di pensare alla Parola. La sente bensì, ma non trova nessun filo dove sarebbe da allacciare.

8. La Luce sorride: “Anche se non trovi il filino, tuttavia Dio-Padre guarda gentile il tuo sforzo. In collegamento con la via del Salvatore fino alla completa redenzione, il Signore ha detto: «Viene la notte (il buio del mondo), quando nessuno può più operare!» [Giov. 9,4]. Questo è il perituro, nel quale la Volontà di Grazia di Dio crea comunque.

9. Davide aveva già riconosciuto: «Egli mi copre nella Sua Capanna nel tempo maligno. Egli mi nasconde segretamente nella Sua Tenda e mi solleva sulla Sua Roccia» [Salmo 27,5]. Il tuo corpo giace nella capanna; spirito e anima stanno accanto a me. Nell’esteriore sei coperto da ciò che il Creatore ha lasciato crescere. Su questo s’inarca ancora il Firmamento del Cielo con i suoi occhi (stelle) umanamente incalcolabili, e ci sei custodito. Su ‘quella’ Roccia, che non vacilla mai né si allontana: il tuo DIO! Il Signore te lo mostra persino secondo la natura. Dalla pianura della valle sei salito un paio di ore e ti trovi su un alto piano.

10. Ti voglio annunciare una Parola a te ancora sconosciuta: «Il nostro tempo è passato come un’ombra; quando siamo andati via, è non c’è ritorno. Perché è saldamente sigillato, che nessuno ritorna» [Sapienza 2,5]. Salomone, malgrado la conoscenza  che gli ha dato la Luce, non ha pienamente riconosciuto il senso, l’ha interpretato mondanamente. Ma noi, Retzi, ce lo interpretiamo in collegamento con la Parola del Signore: «Quando viene la notte, nessuno può operare!»

11. Il tempo dell’uomo nella materia è come l’ombra, e la notte non lo riporta. A parte i grandi segni quando DIO manda ancora qualcuno nella materia, nessuna anima ritorna di nuovo nel mondo, sulla Terra oppure altrove[14]. Ma chi sulla sua via da viandante è stato rispettivamente attivo, spiritualmente, per qualche povero materialista, nella parola e nell’azione, sulla sua via, più giusto, sull’anima, non cade nessuna ombra, né un (ulteriore) corso del mondo ingannevole (cioè non una reincarnazione), né un peso dell’anima per il tempo di Grazia magari inutilizzato”.

12. “Quale vera parola!”, Retzi fa un sospiro nel sonno; in lui passano molti pensieri, e chiede: “Vorrei sapere volentieri chi parla con me, penso solo…”

- “Non è necessariamente”, viene risposto. “Vedi, non dipende solamente su ciò che viene dato? Oh, certamente, anche il ‘CHI’ può stare in primo piano! Solo che l’uomo tende troppo facilmente all’alto, a ciò che non gli spetta. E credi: più in alto cerca a lungo di arrivare, più in basso sprofonda l’anima, anche se tali desideri potrebbero non essere necessriamente cattivi.

13. Sei modesto, ti accontenti della ‘Figura della Luce magnifica’, che si occupa di te nel sogno. Perciò dopo viene su di te una Benedizione magnifica dalla Luce”.

- “Come posso, come ti devo ringraziare per questo? Non basterà ben nessuna eternità dell’Altissimo, per portare il ringraziamento al Padre, il mio, …nostro Salvatore, che è venuto per tutti, per redimere tutti. Anche me”.

14. Non contare su troppe eternità di cui ne esiste solo una! Il Creastore ha certamente creato  innumerevoli Opere e per ognuna ‘una eternità’; ma tutto è e rimane quest’Una, dall’UNO! Lo hai riconosciuto bene?”

- “Sì, attraverso la Bontà del Padre. In ciò si trova ben tutto il BENE che l’uomo non afferrerà mai del tutto. Ma qualcosa, se posso, vorrei chiederti”.

- “Chiedi! Dove però la brama di sapere non sale da quell’abisso che vuole: ‘Se lo so, posso splendere!’. Allora è la via verso la Sapienza dalla Luce. C’è …differenza?

15. Questo è veramente difficile per l’uomo e non viene calcolato, dove appunto non lo domina un pensare materiale. Altrimenti per lui arriva la resa dei conti. Ora domanda”.

- Retzi si volta un poco come se così venisse ancora più vicino alla magnifica Figura, e il pensiero: Essa avrebbe dovuto sapere ciò che voglio chiedere. Allora vede nel volto del Magnifico un sorriso, così fondamentalmente buono e, …veramente come santo, come lo ha visto una volta quando il Salvatore aveva sorriso colmo di indulgenza, per via dell’imperfezione umana. Ora si sente deliziato.

16. “Quando il Salvatore ha raccolto noi bambini intorno a Sé ed ho sentito quelle parole: ‘Se non diventate come i bambini…’. allora non l’ho compreso; mi sono solo ultra rallegrato. Il ‘buon Uomo’ ha raccolto proprio noi intorno a Sé. Più tardi, quando sono diventato adulto, credevo che non si potesse diventare infantili, piccoli, ignari, anche se forse…”

- “...ancora più credenti, perché puri di cuore, non è vero?”

17. “Hai ragione, Magnifico! Ma ‘il come’ rimase sconosciuto”.

- “Allora dovrò aiutarti affinché tu comprenda bene il tuo ‘buon Uomo’. Anche un romano l’aveva chiesto al Signore, così come te. Dato che lo stesso scacciava sovente le spie e gli invidiosi, nel migliore dei sensi, perciò il Signore gli ha detto:

18. “Sono intesi i bambinelli, che non significa che dovresti di nuovo diventare inesperto. I bambini si affidano incondizionatamente e credono in qualcosa, benché l’intelletto umano riposa ancora come nel sonno. La cosa più profonda è: figli di Dio, nel Regno del Padre, che è il Mio Regno, come l’ho indicato più tardi a Pilato: «Il Mio Regno non è di questo mondo», perché nella Luce tutto è buono e puro, senza alcuna materia.

19. Da questo (dal mondo della luce) sei venuto tu, romano, ti sei inoltrato sulla strada, hai prestato fedelmente il tuo servizio ed hai incontrato su questa via, Me, il tuo Dio-Padre, come anche quel romano che ha completato la via del co-aiuto avendo dismesso la materia ed è di nuovo puro come la Luce. Questo era il senso più profondo delle Mie parole. Quel romano lo ha compreso ed è uno di coloro che sono già tornati a Casa. Ora lui sa meglio ciò che l’insegnamento di Dio nel mondo ha significato in tutti i punti”.

20. “Ah, mi cade la benda dagli occhi. Anche se non ancora ancora raggiunto, ma con la Grazia del Padre-Salvatore un giorno sarò un vero bambinello”.

- “Oppure preferibilmente un figlio, se vuoi?”

- “Già lo voglio. Ma ci arriverò?”

- “Lascia questo a  Me con tutte le cose che Io so creare, per l’intero popolo dei figli!”

21. Ad un tratto la magnifica Figura di luce è svanita. Oscurità, soave e buona, circonda il dormiente. Da questa si è svegliato. Alzandosi all’improvviso, stendendo le braccia come se volesse raggiungere la Figura, così si inginocchia. I pensieri travolgono formalmente Retzi, cominciando l’alba: “Chi era con me? Il Padre ha certamente mandato qui un angelo, uno dei primi grandi. Perché Lui stesso…? No, non ne sono degno ancora per molto tempo”.

22. Sente una Parola: “La Grazia di Dio si rivela come Egli vuole. Egli dà secondo la misura che serve a ogni figlio. Se viene Lui stesso, come lo hai visto nel sogno, allora non è una onorificenza che valeva per te? Se Egli manda un angelo, allora non è assolutamente qualcosa di minimo. Noi – io sono la tua guida dalla luce – portiamo ciò che il Signore dà in carico. Non c’è nulla che non venga dalle Sue mani di Grazia, nulla che Lui non incassi di nuovo. Questa è la Benedizione, formata dall’eternità di Dio. Di più non hai bisogno, nessuno dei Suoi figli”.

23. Sulla fronte calda dal sonno passa una soave mano. Lui vi tende e si sveglia definitivamente. Del tutto intontito rimane ancora seduto per un po’, riflette sul sogno e non riesce ad afferrare le parole per via della Bontà che gli era capitata. Di nuovo in ginocchio, alza in alto le due mani, ringrazia senza parole con un cuore traboccante dall’anima diventata matura.

*

24. Ma il mondo entra di nuovo in primo piano, non dominandolo, soltanto l’esistenza della vita terrena esige alti e bassi. Oh, sì, nonostante l’incommensurabile maestosa Magnificenza deve pensare a ciò che l’aspetta, la via e come deve procedere. Ha anche fame. Il giorno prima non aveva mangiato molto di quello che gli aveva da offrire la natura in questo deserto. Scuote l’erba dal vestito e corre fuori. La notte non è ancora del tutto passata, si mostra solo una chiara striscia snella, fin dove lo permette una nebbia del monte.

25. Non c’è molto da trovare, dice Retzi a se stesso. Prima di tutto deve avere acqua per lavarsi e prendere un sorso, poi tutto avrà un aspetto migliore. Non deve andare lontano per cercare. Dal piano alto scorre un rivolino chiaro cristallino. Ai bordi stanno dei cespugli coperti di bacche rosse scintillanti. Beve e si lava. Dapprima controlla le bacche abbastanza grandi. Non si può sapere, l’intelletto dice: ‘Esaminare’!

26. Ne schiaccia un paio rosse nella mano cava, annusa. Il succo non diventa scuro ed ha un amabile profumo. Con prudenza prende un paio di gocce sulla lingua. Aspetta circa mezz’ora, mentre il Cielo si sta schiarendo. Comincia il nuovo giorno. Non si sente male, quindi le bacche sono buone. “La Tavola del Padre”, dice Retzi ad alta voce e ringrazia. Ne raccoglie abbastanza nella sua borsa. Riempie un piccolo otre con l’acqua fresca; in tal modo ne ha di nuovo abbastanza per un intero giorno.

27. “Mi guidi davvero con Grazia, Padre-Dio mio, Tu, Salvatore dell’alto Amore del Cielo! Vedo continuamente come se Tu stessi davanti a me, come da Charius e Susanna, come da molti altri che Ti erano fedeli, per quanto bene un uomo lo possa fare. Anche da me manca ancora molto. Tutta la marcia del giorno, interrotta da un paio di brevi soste, è colmato con parole dette a se stesso, con pensieri che sono rivolti solo al Salvatore Gesù.

28. Il paesaggio cambia. Di tanto in tanto ci sono ancora piccole colline da superare facilmente. Passano tre giorni senza incontrare nessun villaggio. “Mi sono smarrito? Criselzio ha predetto che troverei un luogo dove anche l’eremita ha trovato una patria”.

29. Si presenta la retrospezione nella casa di un tempo. Retzi vede sua madre. Quanto l’aveva amato; e da ragazzino ha immaginato: quando sarò grande, allora la proteggo da quel… ebbene, …perdonato: dal padre!

30. Compare Nerias (nell’immaginario), le ultime belle serate da Sematra, ma anche l’amaro. Che cosa si è fatto dell’insegnamento del Salvatore, del Suo operare miracoli? È già dimenticato, perché… Oh, guaio, sono stati perseguitati tutti coloro che hanno creduto in Dio, in Gesù! No, mai! Giammai l’alta salvezza di Grazia andrà perduta, perché altrimenti… Retzi non osa nemmeno pensarlo coscientemente, altrimenti Gesù non sarebbe stato il Dio Creatore! E LUI Lo è stato davvero!

31. Lui non lo sospetta ancora che la sua convinzione giunge quasi fino al Cielo. Non del tutto, sebbene la sua fede si debba chiamare ‘completa’. Lui stesso si crede ancora attaccato al mondo dalla certezza: L’altissimo e il più perfetto che appartiene unicamente a DIO, la perfezione di un figlio, …nulla di questo appartiene per diritto al mondo. Come ha detto il nostro Signore: ‘Il Mio Empireo!’. Oh, sì, solamente là c’è la perfezione del Creatore, la possibilità di perfezionamento dei figli; là il più Alto rimane in sé, a Casa! 

*

32. Il quinto giorno dopo quella notte in cui il ‘Magnifico della luce’ era venuto da lui nell’immagine del sogno, allora Retzi raggiunge finalmente un luogo. Visto da una altura sembra essere un villaggio. Su una grande pianura pascolano degli animali, sembrano capre. Ci sono anche campi, non particolarmente ben coltivati. Per questo l’osserva. Hm, tuttavia, è veramente ora di ricevere di nuovo altro che soltanto bacche, radici e acqua, nonostante la sincera gratitudine per tali Doni di Dio.

33. Sulla via stanno un paio di uomini, che l’osservano con circospezione. Lui allenta il passo. Si ha paura di un singolo? Secondo l’uso romano alza la mano destra in saluto. Ci saranno difficoltà per la lingua, come quasi sempre. Poi una grande sorpresa. Questa butta Retzi quasi a terra.

34. Un uomo grande, vestito poveramente ma pulito, gli si para davanti e dice in un italiano un po’ scapestrato: “Il tuo saluto ci indica il romano, e questi non hanno nulla da fare qui da noi. Ma se sei solo, senza agguato, allora vieni con noi. Hai un aspetto stanco; e la gente stanca non la mandiamo via. Ci dichiariamo subito apertamente: siamo cristiani da diverse regioni. Il nostro SIGNORE ci ha guidato fin qui, uno come l’altro.

35. Ma se dovessi dare un segnale per una qualche imboscata, allora”, l’uomo indica il villaggio, “uccidiamo noi stessi prima di cadere nelle mani degli sciacalli romani”. Dalle facce di questi uomini proviene una tale grande tristezza, che Retzi – un uomo non se ne dovrebbe  vergognare – gli vengono un paio di lacrime. Fa sul suo petto un segno della croce; ma appunto, ambedue, le lacrime e il segno, non convincono subito. Che cosa, …devono aver già subito questi poveri?

36. Retzi alza entrambe le mani in alto, abbraccia l’uomo e dice: “Fratello, in Cristo Gesù, credimi, anch’io sono cristiano. Vedo chi e che cosa siete: figli di Dio! Sia romani, giudei e chissà altro, non conta davanti al nostro Dio. Egli guarda solo i cuori. Sono solo, non porto armi, né vengono dietro di me degli armati. E lo dico, poiché vedi, …non potrei sapere se sono io ad essere capitato in un imboscata. L’ho sperimentato che vi si chiamava galilei, come se seguissero il Salvatore. Se poi ci si dichiarava al prossimo con fiducia, allora questa fiducia a volte è stata gravemente abusata. ‘Cosa sei? … Via da te!’

37. Così ci confrontiamo. Quindi potrà mostrarsi se la fiducia, offerta reciprocamente, possiede la piena validità. Dichiaro anche che di nascita sono da Israele, dalle circostanze sono diventato un romano, esteriormente, amici. Interiormente non sono diventato null’altro che un seguace di Gesù, del Salvatore, dalla Sua stessa eternità, di Dio! Da Lui, dal Signore, ho avuto quell’incarico di lasciare tutto dietro di me, casa e cortile, patria, denaro e proprietà. Ed ho compiuto l’incarico. …Ora

38. Gli abitanti del villaggio si guardano; un annuire: costui è autentico! Oh, malgrado la solitudine, è già venuto qualcuno, anche più di uno, su questa via, e finora è stato difficile scacciarli, per conservare la loro misera casa, donne e bambini. Retzi si accorge che cosa pensano gli uomini. Lui aspetta con calma, ma li guarda apertamente e fa nuovamente il segno sul suo petto; la croce. – Infine…

- “In effetti sei un fratello”, dice il più anziano del villaggio. “Vieni con noi!” Le case sanno più di capanne, modeste, comunque costruite forti, di legno. Anche l’arredamento è scarso. Ma ovunque regna grande pulizia. Gli viene offerto ciò che le persone sanno dare: pane di segala, latte di capra, formaggio e meloni. Retzi non avrebbe pensato che questi ultimi li avrebbe trovati qui. Su domanda gli viene spiegato:

39. “Abbiamo coltivato con grande fatica. Alcuni di noi si sono trascinati con sé alberelli da frutta, ma questi non prosperano. Ora, noi siamo soddisfatti, il Salvatore dà abbastanza, e di più non c’è bisogno. Possiamo sapere qualcosa di te, vicissitudini, via e meta?”

- “Non conservo nulla per me; può rendere facile anche il più credente, quando dopo una grande solitudine si può parlare con qualcuno. E se si trovano degli amici di Gesù, allora traboccano cuore e lingua”.

40. Questo convince. Il forestiero non è venuto con nessun serpente da paradiso. Quando, con le donne vengono bambini, i piccoli si schierano intorno a Retzi, un’immagine d come Retzi l’ha vissuto da bambino e molti piccoli stretti intorno al Salvatore, allora si scioglie l’ultimo ghiaccio, l’ultima, pure così timorosa domanda: Lui è autentico?

41. Dopo il pasto Retzi cade all’improvviso al suolo e non si muove. “E’ stanchissimo”, dice il più anziano che si chiama Matthia. Va a prendere delle coperte. Ne spinge una sotto la testa di Retzi, con l’altra lo copre. Si lascia la stanza per non disturbare il dormiente. Alla sera si sveglia, riposato. Dapprima deve comunque ricordarsi dov’è: ma quando viene da lui Matthia, sale subito il ricordo.

42. “Ti ringrazio, fratello”, dice cordialmente Retzi. “Avete accolto me, il forestiero, avete vegliato sul mio sonno, e questo mi dice che ho trovato degli amici”.

- “Lo sei anche per noi”, dichiara Matthia. “Andiamo prima a cenare, allora sentiremo volentieri quali lunghe vie hai percorso. Accetta quello che abbiamo da offrire”.

43. “Quello che uno dà volentieri, è benedetto dal Signore. Il molto o il bene mondano non serve sovente al meglio. Gesù ha distribuito molte volte, pane e pesci, e tutti si sono sempre saziati, una volta persino a circa cinquemila persone”. Matthia guarda sorpreso, come se non lo potesse credere. “Ve lo racconto dopo”, dice Retzi. Si attende con tensione questa storia.

44. La cena viene tenuta qui come da Sematra: pane e una bevanda. Anche qui non c’è vino: e questo non è importante. Non si conosce la precisa parola che il Signore ha detto ai Suoi discepoli. Retzi l’annuncia come l’ha sentito da uno dei discepoli. Oh, quanto splendono chiaramente tutti gli occhi.

- “Tu hai portato l’eredità del nostro amato Signore”, ringrazia seriamente Mathtia, “da ora in poi lo possiamo fare anche noi così, se magari... “.

45. “Perfetto”, interrompe Retzi. “Credo che non riguardi solamente la parola, il senso della Luce o quello che ne pensiamo, o sentiamo in noi; affidiamoci al sommo Amato, questo è considerato dal nostro Padre Creatore! Uno lo ha scritto, come ho sentito [Matt. 26,26-28] e su questo ci si può orientare. Sulle mie vie ho incontrato diverse cose; ma nonostante qualche cambiamento delle parole di Gesù, in primo piano stava la fede nel Signore. Questo, penso, rimane sempre la cosa più importante.

46. C’erano certamente alcune cose che erano da aggiustare perché si pensava con imprecisione all’Autentico, come magari: ‘Chi era il Signore?’. Questo perché Lui, e questo solo per via degli uomini che non potevano afferrare la cosa più alta, Si è rivelato come ‘Figlio di Dio’, e a quell’interrogante pose nuovamente quella domanda: “Chi vede Me, vede il Padre; lo credi tu?” [Giov. 14,9].

47. Quello che potrebbe creare dubbi: ‘Il Regno del Padre’. Lui disse a Pilato: “Il Mio Regno non è di questo mondo!” [Giov. 18,36]. Insieme ai miei genitori adottivi e da molti perfetti testimoni ho sentito l’alto Amato, ed ho riconosciuto questo: se intorno al Salvatore c’erano persone come il popolo in genere, che non era andato a scuola, allora il Signore si è nascosto parlando del Padre, di Sé come del Figlio, mentre una volta ho sentito che a questo riguardo ha parlato di ‘riconciliazione’, di ‘espiazione’, esteso a tutti gli uomini. Se presso di Lui ce n’erano pochi che riflettevano seriamente, non per ultimi qualche romano, ma mai, quando i templari Lo spiavano, …allora Egli si rivelava come l’IO!

48. Proprio su questo ho riflettuto più tardi quando sono diventato adulto, ma non ho potuto decidere da solo su che cosa è la verità? Così come chiese anche Pilato, ed io ho riconosciuto chi era il nostro Salvatore. Questo mi ha reso così felice, sono stato così felice, come non lo si è davvero mai così in modo materiale. Questo è appunto…”. Retzi appoggia la fronte, di nuovo è soprafatto da una sensazione:

49. O mio Dio, TU stesso sei venuto nel povero mondo, e quanti pochi Ti hanno riconosciuto! Amato, …oh, sì, moltissimi Ti hanno seguito nell’amore. Quante donne Ti hanno seguito, non badando che le si diffamavano e certi uomini non le volevano tollerare. Proprio queste donne furono perseveranti nell’amore, nella fedeltà, e guardavano solo a Te!

50. Non si accorge che la comunità del villaggio, essendosi radunati tutti, si guardavano, incerti, avvertendo, domandando. Ah, doveva ricordarselo, e Retzi lo fa ora, che qui di sono persone da diverse regioni con conseguenti differenti conoscenze. Non tutti hanno sperimentato da se stessi il Signore, e se è così, allora sono ancora bambini, come lo era stato anche lui. Allora...

51. Tuttavia c’è questo: lui è rimasto più a lungo nel paese promesso, come lo si è chiamato più tardi, mentre ah, quanta gente era sicuramente già emigrata nella prima giovinezza. Se loro come lui, Retzi, hanno sperimentato molto, …allora non si sa se hanno sentito davvero come era stata veramente la vita di GESU’, i Suoi insegnamenti, le Sue azioni, non per ultimo la cosa più maestosa, quello sulla Sua stessa Persona.

52. Prevale compassione e un leggero cordoglio. Retzi dice: “Siete oppressi da qualcosa. Delle confusioni portano facilmente a false opinioni. Niente è più importante che la chiarezza sul nostro Signore! Dite tranquillamente come vedete il Salvatore, e conseguentemente popssiamo discutere su questo senza farci del male. Io, l’ho dichiarato prima, Lo considero DIO, il Creatore del Cielo e di tutto il Cosmo, il Creatore di tutte le cose viventi. Io L’ho visto, L’ho sentito sulla mia via, perfettamente, siatene certi”.

53. “Tu sei sincero, fratello Retzi; ma noi crediamo che il ‘Salvatore’ sia stato il ‘FIGLIO di Dio’. Né più né meno, dopo Dio, il Primo e il più Alto fra tutte le creature”. 

- “Ti posso rispondere?”

- “Ma sì, non vogliamo assolutamente restare bloccati”.

- “Questo è lodevole e buono; così arriviamo ad un denominatore comune. Una cosa posso subito correggere:

54. Con il termine creature sono da intendere gli animali, mentre gli uomini nel mondo e altrove sono individui. la creatura più bella di Dio. L’ho notato solo secondariamente. Prima ho visto che hai dei figli”, Retzi si rivolge a Matthia, “il più grande è un figlio. Ho anche notato quanto lo ami. Ora fa una volta attenzione, ad esempio:

55. Un’orda attacca il villaggio. Per salvarvi, tu offri un riscatto con il pensiero di fermare i cattivi dall’atto di incenerire il villaggio e di uccidere la tua gente. Allora il capo della banda pretende te o tuo figlio? Sacrificheresti il ragazzino, oppure daresti te stesso per i tuoi protetti? Avresti il cuore di consegnare tuo figlio all’orda, ed assisteresti come trattano tuo figlio?”

56. “Smettila!”, urla Matthia. Qualcuno si discosta da Retzi.

- Ma lui percepisce l’ispirazione da Dio: “Parla pungente, come l’unguento di un medico che brucia in modo corrosivo e poi guarisce”.

- Ah, oh, guaio! – “Come ci siamo lasciati ingannare da te!”, Matthia non riesce a calmarsi. Lacrime scorrono sulle sue guance, mentre stringe a sé suo figlio.

- Allora Retzi si alza, grande sta dinanzi alla gente, il suo volto è serio e buono.  Si guarda di nuovo a lui.

57. “Matthia, cari amici, ascoltate prima di arrivare a false conclusioni. Gesù ha impiegato sovente delle immagini nei discorsi, con le quali ha spiegato degli Insegnamenti, sovente non facili. Proprio così l’ho potuto fare io. Che tu, Matthia, non daresti mai tuo figlio, e in genere nessun bambino in sacrificio, se potessi tu stesso liberare i tuoi, non c’è bisogno di nessuna spiegazione. Ora rifletti:

58. Tu sei migliore di Dio stesso? Puoi pensare più alto di quanto lo fa il Suo senso? Sei nella condizione di portare la Sua Opera fuori, infinitamente più che il nostro Dio-Creatore: la REDENZIONE?”. Retzi fa un intervallo. Ha caricato su Matthia un peso del Cielo. Un po’ alla volta fluisce anche nella comunità. Matthia si alza insicuro, abbraccia Retzi e dice a metà singhiozzando:

89. “Mi hai guarito, anche se non afferro ancora pienamente ciò che intendi con la parabola. Quando noi, uno più giovane, l’altro di meno, dovevamo fuggire dagli inseguitori, anche se quasi tutti abbiamo solo sentito del Salvatore e credevamo comunque in Lui, perché tutto era buono e chiaro come la Luce, abbiamo sentito certe cose, che il Signore forse ha detto in modo del tutto diverso oppure era interpretato diversamente. Così anche la fede: È Lui il primogenito Figlio di Dio!”

60. “Del tutto comprensibile”, sorride Retzi. “Ho dovuto colpire te, affinché ciò che io – certamente solo come parabola – ho chiesto come decisione: tuo figlio, oppure tu? E ora arriviamo al nostro Dio-Padre. – Avrebbe Lui sacrificato il primogenito Figlio? Inoltre chiedo: ‘Che cosa siamo noi, se Egli ci chiama figli Suoi? Figli, o figlie? Ma appunto: Dio, il sommo maestoso Amore e Misericordia, non sacrificherebbe mai uno dei Suoi figli, se si tratta di liberare con un più alto, infinitamente più difficile Cammino di Sacrificio, la caduta, che è accaduta una volta!

61. Come tu, Matthia, come uomo, non  potresti mai dare tuo figlio, quante volte di più Dio stesso, il PADRE dei Suoi figli! Non conoscete forse la storia di Abramo con cui abbiamo la migliore immagine, nel collegamento: come ha operato Dio? Non fu né la tentazione – Dio non tenta nessun figlio! – né per Sé un’immagine, se un padre potesse sacrificare suo figlio ‘su Incarico di Dio’. Ora, è così: Dio ha un Figlio, e dato che l’oscurità ha bisogno di una Redenzione, la deve avere! Dio metterebbe alla prova un padre terreno, se un tale ‘Sacrificio di figlio’ fosse possibile?

62. In un infinita lontana previsione, per noi uomini in questo tempo e in quello futuro, l’Altissimo ha dato questa Immagine miracolosa, come purtroppo viene sussurrata erroneamente: Abramo, un cherubino[15], era nella volontà di adempiere l’incompreso Comando dell’Altissimo (il sacrificio del figlio), ma anche lui si sarebbe gettato nel fuoco. Benché suo figlio avrebbe dovuto soffrire, tuttavia anche lui stesso lo avrebbe seguito, …liberamente! (“Il patriarca” cap. 21)

63. Dunque, c’è ancora questo da comprendere: una Creazione non può rimanere senza Guida, e dato che tutto è Opera di DIO, le Sue mani di Creatore sono sempre pronte a conservare i Suoi Beni della Luce. Quindi EGLI è rimasto nel Suo Santuario come somma Sovranità, proprio perché il Suo percorso di Sacrificio doveva avvenire. Egli ha preso dalle Sue sette Stelle, che hanno anche la descrizione di ‘fiaccole, o candelabri, o spiriti’ [Apoc. 1,16; 4,5], un’unica, come simbolo, appunto come un Figlio, scelto come riconciliazione.

64. Questo era il dominante del Giorno, la Sua sesta (la prima!) Caratteristica, l’Amore, che Egli ha fatto rappresentare dalla Volontà e dall’Ordine, dalla Sapienza e dalla Serietà nel Percorso di Sacrificio[16]. Gesù si faceva chiamare il ‘Figlio dell’Uomo’ e la sua veste era la Pazienza, il Suo Atto della croce la Misericordia. Quindi nel Senso della settima Caratteristica di Dio era LUI stesso DIO, il Portatore del Sacrificio e, …il Sacrificante: ‘Il Sommo Sacerdote Melchisedec’!

65. Questo è stato il vero senso della vita terrena del Salvatore; questo me lo ha rivelato Lui mentre ho dormivo sul pavimento della vostra capanna. In qualche modo mi è stato permesso di saperlo; precisamente lo so solo adesso, voi con me, se volete. Qualcosa di sacro non viene mai dato per un unico; vi è sempre legato il popolo dei figli, se prima solo pochi o molti, oppure una volta tutti, dipende dal Piano di Dio della maestosa redenzione! In questa Egli include tutti, soprattutto i maligni, i quali hanno particolarmente bisogno della loro liberazione: da se stessi”.

66. “Anche gli inseguitori? Un Caifa, Erode, un Ponzio, e molti che hanno schernito e perseguitato il Signore? Ah, quelli verranno eternamente dannati!”, dice duramente Matthia. Con ciò non sente come il suo cuore si rattrappisce timorosamente. Retzi aveva pensato così, allora, quando era successo la cosa tremenda, e lui, ancora giovane, non aveva compreso il Sacrificio sulla Croce. Questo è venuto un po’ alla volta attraverso qualche Rivelazione, direttamente, attraverso sogni e quello che la sua ultima via ha ancora portato con sé. Ora dice commosso:

67. “Amici miei, pensiamo al malfattore che malgrado indicibili dolori (sulla croce) ha visto la sua anima oscura che lo aveva sedotto alle cattive azioni. Con la confessione si è battuto mentalmente sul petto, rivolto al Salvatore: ‘Ho peccato, Signore. Ricordati di me quando sarai nel tuo Regno’ [Lc. 23,42]. Qui ancora una volta viene fatto notare che il ladrone, di sicuro non coscientemente, ha riconosciuto DIO nel Salvatore. Non ha detto ‘nel Regno di Dio’, ma ‘nel Tuo Regno’! Anche questa è un’indicazione di Grazia per tutti noi. Ma questo. per noi. Deve far pensare:

68. Non siamo noi, forse, peccatori, e manchiamo della gloria che dovremmo avere in DIO? [Rom. 3,23]. Questa Parola mi è stata riferita. Paolo, un grande combattente per il Signore, l’ha scritto alla comunità romana, e in più: ‘Qui non c’è nessuna differenza’. Proprio così vogliamo considerare anche noi. Nessun uomo è senza errore, e nessuno deve calcolare: né meno né più! La mancanza è ciò che è e che resta, e il Salvatore ha raccolto tutto nella Sua croce. Quindi, anche i nostri errori!|

69. Se Egli lo ha fatto, nonostante l’imperfezione con cui abbiamo meritato anche un inferno – se ne esiste uno come lo predicano i condannati – siamo liberati da LUI. E’ questo il nostro proprio merito? Oh, voi stessi scuotete la testa. Se desideriamo per noi la liberazione, la dobbiamo augurare e richiedere anche per tutti gli altri nella preghiera di intercessione! Sia menzionata una scena di Grazia:

70. Una donna era condannata alla lapidazione. Il SIGNORE ha parlato nel mezzo: “Chi è senza peccato, scagli la prima pietra su di lei” [Giov. 8,7]. Non si devono scagliare pietre, né su Pilato che ha riconosciuto quattro volte l’innocenza del Signore, né su Caifa, o su Erode, o su Giuda e su chi fa parte dei persegui tori. Questa è unicamente, …faccenda di DIO!

71. Battiamoci solo sul nostro stesso petto, qui abbiamo abbastanza da fare per spazzare via tutta la sporcizia, e chiedere: ‘Signore, perdona! Aiutaci al miglioramento! Guidaci, affinché non perdiamo la via che conduce nel Tuo Regno! Tieni le Tue mani di Salvatore su di noi’

*

72. La notte è progredita. Il bambino di Matthia si è appoggiato strettamente a Retzi; è sveglissimo. Ci si alza senza far rumore, le madri portano via i loro piccoli sognatori, ma si aspetta che cosa dirà Matthia. Ed è ciò che sale dal suo cuore:

73. “Fratello Retzi, sei un messaggero di Dio. Lo riconosco con gratitudine. Vogliamo mettere il ringraziamento nelle mani di DIO. Ora sono sicuro: qui rimaniamo nella tranquillità, EGLI ci ha donato il luogo. Se devi andar via, la nostra preghiera di richiesta sia un accompagnamento benedetto da Dio. Se puoi ancora rimanere, sarà per noi una grande gioia”.

74. Retzi ascolta dentro di sé; non vuole fare nulla, eccetto quello che Gesù gli caricherà nella Sua bontà. Può rimanere due giorni. Fisicamente il riposo è bene, per affrontare l’ultima parte della via. La grande meta: “Se non diventerete come i bambini...”. Allora, …sì! Si, è diventato un Suo figlio, da se stesso, come bene riportato da tutta quella Magnificenza che il Dio-Creatore ha dato per Primo: la figliolanza della Luce! Questa è venuta da LUI. E questa resta nell’eternità!

 

Cap. 16

Dieci giorni di cammino, dieci Comandamenti vissuti

L’ultimo domicilio terreno-spirituale in un meraviglioso tempio antico

La Resa dei conti di Dio è sempre Bontà e Misericordia

Fuori dal mondo intermedio, dentro nella Luce

1. Retzi viaggia dieci giorni attraverso una regione inospitale, attraverso formazioni che spingono alla meditazione, e località dove si coltiva ancora l’antica agricoltura ed allevamento di bestiame. All’ultima sera del periodo sta seduto su un avvallamento di una soave collina. Il Sole tende verso l’ovest, e anche se non sa se si trova ancora in Asia oppure già nel sud-est dell’Europa, si inchina ringraziando: “Signore, Dio Padre e Salvatore, mi hai guidato magnificamente. I dieci giorni…”, solo ora gli viene del tutto in mente che ogni giorno ha pensato ad un Comandamento del Sinai e su questo si è lasciato istruire dalla Luce.

2. Com’era? Subito il primo mattino: ‘Io sono il Signore, tuo Dio; non devi avere altri dèi (idoli) accanto a Me!’. Il giorno sorto dalla notte, illuminato da una chiara sfera del Sole, come avviene più di rado. Sovente il Sole esce rossastro dall’orizzonte. “Signore, così sei Tu stesso su tutte le vie nella Tua Grandiosità, nella Tua Magnificenza, anche se noi uomini ne sappiamo nulla o poco. Tu sei l’UNO!    

3. Le immagini continuarono, durante quel giorno, quando pensava ai buoni Doni di vita di Dio, alla richiesta per il ‘Pane della vita e della Terra’. Si era ripreso in un villaggio dov’era stato accolto gentilmente. Le persone non erano cristiani, né pagani; veramente non credevano in niente, perché non ne avevano mai sentito parlare. Ed erano buone anime! Ha potuto spargere un poco la semenza della Luce. Gli hanno dato un buon cibo per la via.

4. Poi il giorno della richiesta: ‘Non dire falsa testimonianza contro il tuo prossimo!’. Sarebbe quasi caduto in un pantano se non fosse passato davanti a lui un animale, al bordo della rovina. Due volte questa richiesta: ‘Non devi desiderare...’. Con la fame? Non aveva incontrato nulla fin dalla striscia di pantano, eccetto il giorno prima una capanna vicino alla via. Gli era venuta la sensazione: ‘rimani distante!’. Ma vi stavano alcuni alberi con un po’ di frutta. Forse l’unica cosa che poteva servire agli abitanti. Umanamente comprensibile; uno sguardo di fame desiderosa era stato rivolto al poco. Soltanto: ‘Non desiderare né togliere del poco che appartiene all’altro!’

5. Profondamente vergognandosi era strisciato via, si era nascosto in un cespuglio e non si era vergognato delle lacrime: “Ah Salvatore, mi devi ancora fortemente disciplinare, e mi hai regalato molta Grazia! Che cosa penserai di me?”. E poi si era addormentato. Ah, il sogno non era stato una beatitudine, ma nemmeno opprimente. Questi giorni erano passati in lui su e giù con tutto il magnifico; il Salvatore gli aveva rivelato un ricco insegnamento tramite quell’alto senso del Comandamento del Sinai attraverso la natura, attraverso ogni vicissitudine. A metà fortificato, ma pure ancora a metà oppresso, si è svegliato al mattino.

6. Un ulteriore miracolo: ‘Dio dà ai Suoi nel sonno’. Accanto a lui, stava – non lo aveva visto alla sera – un albero con i frutti; potevano essere fichi. Li ha assaggiati. Erano dolci e pieni di succo. Ha potuto scoprire pure un grande pozzo; questo era riempito con acqua limpida fino all’orlo. Chi ha trovato una volta questo e murato, anche se ruvido ma solidamente costruito…? Retzi non lo sapeva. Tuttavia per questo aveva ringraziato il Signore.

7. Alla decima sera gli era passato ancora molto di più attraverso l’animo. Tutto il tratto compiuto da casa, davvero difficile. Ma i miracoli della natura lo avevano fatto rimanere. Ora questa cosa sommamente maestosa al Firmamento del Cielo. Gli sembra come se il Sole, nonostante la vicina notte, fosse sorto dal bordo del mondo. Ah, forse il Signore Iddio può incontrare così velocemente un uomo, che abbaglia, che trabocca e ci si accascia dinanzi alla Sua grandiosa Maestà e Benignità di Padre.

8. Come al primo mattino dei dieci giorni con il primo comandamento del Sinai, così il Sole lo saluta con il suo sfarzo, con il suo corso nel Cielo. Intorno a lui c’è un soave soffio d’aria, come una voce: ‘Oggi arrivi alla tua meta’.

- L’uomo maturo alza da infantile le mani: “Padre, Tu, mio Salvatore. Io confido in Te! Come una volta da bambino ignorante, e potevo adagiarmi nelle Tue Braccia, potevo sentire le Tue Parole e, …ero presso di TE a Casa!

9. Ora mi doni l’ultimo luogo della Terra, e sarà un ponte, il sentiero finale nel Tuo Regno, là, dove la nostra nostalgia trova la sua eterna Patria, là, o Padre, dove anch’io sono il Tuo bambinello. Di più non voglio essere. Il Tuo piccolo bambino, cosicché possa gustare la beatitudine: riposare presso di Te, ben custodito nelle Tue Braccia!”. ‘Sì, sì, la meta’, era stato sussurrato, ma, appunto, solo per questo mondo? L’eterna Casa si avvicina, quando la mia via da viandante è passata. Come mi sentirò poi…?

10. Con lo spirito colmo di gioia, con l’anima vicina a Dio, con l’animo colmo di ringraziamento, il corporeo fortificato, Retzi sale nella successiva vallata. Dall’alto ha visto un nuovo monte, su questo un edificio. Attraversa la valle, scende oltre un paesaggio ondulato, da dove non lontano si nota l’edificio, quasi così come erano in Gerusalemme le belle case: solide, con il tetto piatto, qui provviste solo con ampie aperture di finestre. Un muro circonda il terreno, forse un giardino è recintato.

11. Giù per l’ultimo gradino, l’ultimo tratto. – Come se fosse un ultimo ‘tratto del Cielo’ che dev’essere superato: il deporre la zavorra animica, questo non-guardare-più-indietro-nel-passato. “Amato Salvatore-Padre, hai eternamente avuto ragione, che può diventare beato solamente chi distrugge in sé il suo proprio mondo, lo vince, oppure…  Ah, Signore, Tu lo sai meglio: si può deporre il peso nelle Tue mani di Grazia, perché solo con il Tuo aiuto benedetto il nostro mondano è del tutto da pareggiare”.

12. Retzi si ferma per darsi del tutto al Padre, certamente anche per prendere fiato. Sull’ultimo pezzo in salita non c’era nessun sentiero. Si è arrampicato di qua e di là, finché non era venuta l’illuminazione: ‘Chi cerca, troverà’ [Matt. 7,7]. Il sentiero è da cercare fra le pietre, tra grandi blocchi, tra forti cespugli di erba. Finalmente si trova non lontano da quel muro, che non sembrava trascurato, qua e là poco visibile per la fatica della via.

13. Guarda in alto esaminando. Com’è? Le aperture delle finestre sono coperte con forti stanghe di ferro. Ha quasi l’aspetto di una prigione. Che cosa c’è dentro? E’ quasi come un timore che lo assale. Di nuovo umano: ‘Dev’essere questo il mio ultimo luogo di Grazia sulla Terra?’ L’alto forte muro provvisto con un – solo adesso lo vede – cancello di assi?

- “Aspetta la Bontà di Dio”, gli viene sussurrato, “allora ti potrai sempre ancora affidare – ingiustificato – al Salvatore”.

14. Una profonda vergogna. “Tutta la mia via è stata ricolma di inafferrabile Grazia fin qui sopra, e ora sono più vicino al Cielo come mai prima. Signore, perdona il mio timore, fa che io possa diventare del tutto il Tuo bambinello”.

- “Lo vedrai ancora”, soffia il vento dall’alta grondaia, “quello che sei, ciò che ridiventi, se…”

- Quindi si tratta di aspettare; e sarà unicamente la Compassione guaritrice del Salvatore, in cui posso immergermi prima della mia morte...

15. Lui ammira il cancello, fatto da una mano da maestro in un qualche tempo grigio. Dove si bussa? Non si legge anche: ‘Bussa e ti verrà aperto?’ [Mt. 7,8]. No, prima: “Chiedi, e ti verrà dato!’  [Lc. 11,10]. Ah, lui vorrebbe già volentieri chiedere, sempre il SIGNORE; ma qui dovrebbe prima vedere qualcuno cui potrebbe o dovrebbe chiedere di aprire. A lungo sta lì riflettendo e piegato, guardando in su, aspettando volentieri, finché gli viene una luce.

16. “A Te solo, o Padre, devo chiedere: ‘Aprimi la porta, l’ultima del mondo, come mi hai promesso’; ma poi… Oh, guarda la mia nostalgia. Aprimi la porta del Tuo Regno, il Tuo maestoso «Ephata!». Signore, Dio Padre, Salvatore, Creatore…” Suona come un grido, ed è un bussare al muro.

17. All’improvviso il cancello si apre. Nel mezzo sta un uomo grosso. E’ questo l’angelo con la spada che ha chiuso il Paradiso e nessuno vi poteva più entrare? Ma il volto, è così caro… Allora non si deve aver paura. L’uomo fa già un cenno. ‘E’ un simbolo’, pensa Retzi. ‘Dio viene incontro al bambino che vuole ritornare a Casa, trovare la via per Casa’. Ma il figlio deve fare i suoi propri passi verso di LUI, presso il Quale si trova l’ultimo rifugio benedetto della felicità.

18. Retzi avanza lentamente, esaminando quanto c’è ancora da percorrere, per sussistere in qualche modo dinanzi all’Altissimo. C’è ancora molto da deporre. Eccetto la Grazia di Dio, non si deve portare nulla con sé oltre la soglia. Si deve…, si dovrebbe… Oltre, l’uomo non riesce ad arrivare, con la confusione dei suoi pensieri.

19. Si sente una Parola miracolosa: “Benvenuto!”. Per ora non di più. Ci vuole altro? No! Il saluto rende ultrabeati, per sprofondare sulle ginocchia. Già viene sollevato, in più quella cara voce: “Un benvenuto in questo luogo”, l’uomo indica dietro di sé, dove si mostrano delle magnifiche superfici verdi, le pareti dipinte di bianco, “non schiaccia nessuno. E’ ancora un posto su questa TERRA, beninteso: non mondo, lo si considera il cortile antistante, prima che si possa mettere i piedi nel Santuario di Dio.

20. Qui tutto il materiale si può superare, deve essere sfilato, sono da indossare abiti puliti, esteriormente e interiormente, fratello Retzi”.

- Quando sente questo suo nome, si stupisce. Come sa il forestiero il suo nome? E senza chiedere, senza bussare, gli era stato aperto.

- Il guardiano del cancello sorride, mette una mano sulla spalla di Retzi e continua:

21. “Io sono il guardiano, e devo sapere chi può essere fatto entrare. Finché camminiamo sulla Terra di Dio, io, come te, mortifichiamo il mondo. Ora tu noterai che non siamo asceti. Noi viviamo le nostre vie fino in fondo, come Dio il Signore le ha disposte, il che fa abbastanza bene a ciasun uomo. Ma a chi va contro i santi Comandamenti di Dio, noi non lo facciamo! L’ultima cosa autentica tu la impari ancora da noi. Per questo il Salvatore ti ha guidato fin qui. Ora vieni, voglio mostrarti la tua stanza”.

22. “Ti prego, guardiano, rimani. Vorrei superare la richiesta; ma mi comprenderai, se ti guardo. Se ora non sapessi che sei un uomo, direi: ‘Sei un guardiano-principe del Paradiso!’. Questo per quegli uomini era anche un cortile antistante, che conduceva indietro nella Patria, indietro a Dio”.

23. Chi chiede per una comprensione, e non per appropriarsi di ciò che non raramente può essere dannoso per il corpo della sua anima, costui riceve la risposta che lo benedice”.

- “Oh, allora sarei sgravato, perch酔

- “Dunque: da lontano ho anche visto la casa; avvicinandomi ho notato alcune cose, il che in genere non è consueto. Così le finestre. Perché sono provviste con stanghe di ferro? L’alto muro, il portone. Poi ho visto le aree verdi, mi è sembrato come se fosse un pezzo del Giardino dell’Eden una volta affondato”.

24. “Per primo sia menzionato l’ultimo, con cui il muro e il portone trovano la soluzione. L’Eden del Creatore non è affondato. Oppure credi che Egli crei delle Opere che cadono nel nulla, solo perché gli uomini le disprezzano?”

- “No, no!”, esclama Retzi, “le Opere di Dio rimangono eternamente! Lo ha detto una volta il Salvatore: «...ed Io darò loro la vita eterna» [Giov. 10,28]. Se la vita è eterna, allora lo devono essere le Opere che servono ai figli Suoi”.

25. “Ben riconosciuto! Il Paradiso, previsto come Giardino, aveva un’alta siepe per testimoniare la vitalità. Dato che gli uomini messi dentro per il terzo Tempo diventarono disobbedienti, è andata perduta la siepe, ,,,soltanto per questo mondo fino alla sua fine. Per questo gli uomini si costruirono muri. Poi Dio dalla Sua Volontà di governo – il che significa la Sua Vitalità-Ur – ha benedetto anche queste mura. Esse sono una protezione contro coloro che possono passare attraverso la porta; sono una difesa contro coloro che sono ancora immaturi, che agiscono anche intenzionalmente in modo cattivo, da miscredenti, perfidi, con ciò sono cattivi contro i santi Comandamenti di Dio.

26. Il portone è l’ingresso principale, chiusura e apertura, secondo chi si vuole fare entrare. Lascia per ora ancora stare la tua domanda secondaria, perché tu hai l’inaudita Grazia, persino senza chiedere, senza bussare. Tu hai certamente cercato che ti si aprissero le ante del portone e ti sarebbe persino stato offerto da me, il guardiano, in più, il ‘benvenuto’. In sé e per sé ogni Grazia di Dio è da chiamare comunque immeritata, altrimenti non sarebbe affatto nessuna indulgenza, nessuna bontà fino alla misericordia. dal superiore della casa verrai a sapere di più. Voglio spiegarti ancora le finestre.

27. Ti eri rallegrato della grandezza, allora affluirebbe appunto molta Luce ed aria nelle stanze a te sconosciute. Vedrai perché è così. Un simbolo: l’ampiezza, l’altezza, la larghezza mostrano le Finestre del Cielo di Dio, attraverso le quali defluiscono senza ostacolo i Suoi Doni verso le Opere, anche se pensi che non ci dovrebbero essere grate. Ben, non alle finestre del Cielo! Dio il Signore, ha altre possibilità di aprirle, di chiuderle, come è magari necessario, …anche per la Benedizione sconosciuta, inavvertibile.

28. Qui vale ciò che è pratico. Nella casa abitano molti bambini. Poi noterai presto che l’edificio è ancora un po’ più alto di quanto ti è sembrato prima. I bambini giocano guardando volentieri nello spazio libero, avidi di conoscere. Per questo, per prevenire qualche danno, già da secoli era stato preparato da alti forestieri le mura, il portone, il giardino e la casa per i credenti della Luce e per i bambini.

29. Una volta degli oscuri l’avevano dato alle fiamme; ma li hanno seguiti degli alti che hanno riparato tutto di nuovo. DIO ha mandato nuovi uomini forgiati dalla Luce. Da allora nessuna mano malvagia è riuscita a distruggere il luogo. Da qui escono dei raggi su questo piccolo mondo, nella regione dell’oscurità, dalla quale sono da liberare i poveri esseri. Ora vieni, andiamo avanti, vedrai qualcosa di cui vorrai chiedere di nuovo”. Il grande sorride dolcemente. “Lo puoi tranquillamente”.

30. “Se posso?” chiede Retzi, profondamente impressionato da ciò che ha vissuto, da quel che ha visto, colmo di umiltà verso Dio.

- “Aspetta!”. Il guardiano conduce Retzi attraverso il portone nel giardino ampiamente ventagliato. Circa al centro esce dell’acqua dalla terra, non molto in alto, ma forte e pura, come il cristallo quando scintilla al Sole. Proprio così è ora il raggio dell’acqua. Un bel bacino la raccoglie fino ad un largo letto, simile ad un grande ruscello, attraverso il quale tutto il verde viene innaffiato.

31. “Ah, quanto è bello!”, esclama del tutto entusiasta. E con piena ragione! Il bacino è cesellato con figure altamente spirituali. Il bordo superiore è coperto di marmo, scintillante, bianco, un’opera d’arte senza pari. Lo hanno costruito degli uomini? Centinaia di anni fa? Dov’era, dov’è la casa dell’arte? L’alto guardiano aspetta; tutti qui nella casa hanno sempre ammirato la maestosa arte, che non si trova da nessuna parte in questo mondo come appunto là, da dove era stata portata qui. Oh, sì. …e da dove?

32. “Vedi, fratello Retzi, questo”, l’alto indica il posto, la magnifica arte, “non può mai essere di questa Terra. Quella gente che l’ha costruito una volta, era ‘dal soffio celeste’! Comprendi che cosa significa questo?”.

- Retzi annuisce un poco, non gli è ancora del tutto chiaro, ma tanto quanto  percepisce di che cosa si tratta.

33. “Del soffio celeste, in realtà, lo hai sperimentato nel sogno, perché noi sappiamo che cosa hai ricevuto: le immagini dalla Luce, il linguaggio del Padre. Questo forgia l’anima umana, per cui sono conciso per via dei molti: anche chi non riceve un rapporto ultrasensoriale, che è la buona Volontà di Dio per la salvezza di ogni singolo figlio. Quindi la volontà dell’uomo per la propria via può essere per il bene quando osserva i Comandamenti di Dio, quando ama il prossimo, quando aiuta ovunque gli sia dato e pensa per ultimo a se stesso.

34. Chi nella veglia e nel sogno ha il collegamento con la Luce, è intanto previsto per qualcosa di extra. Se il suo servire è buono, per quanto umanamente possibile, allora può portare già ‘dalla Luce’ elevate parole ed immagini, ed ambedue nella figura. Lo hanno potuto fare quegli anziani, hai ragione, quante centinaia di anni fa e, potrà sembrare strano, che una volta degli oltraggiatori hanno distrutto questa casa per gran parte, l’edificio, il pozzo con tutta la magnificenza, …e a questo nessuno poteva mettere mano! Lo vedi ancora come era stato creato per la prima volta per il mondo, un’immagine di riflesso dal maestoso Cosmo del Cielo di Dio!

35. Vieni, hai ancora un po’ di tempo, per accogliere il simbolismo, per rallegrarti come lo facciamo noi giornalmente, anche se lo conosciamo già da molto, ognuno, che ha messo il suo piede in questo giardino e che appartiene alla casa. E’ anche un segno”.

- “I bambini?”, chiede Retzi. Quasi temendo, guarda la magnificenza. Dei bambini non lo potrebbero misurare pienamente che cosa viene loro offerto qui. La mano di un bambino può facilmente rovinare un’opera senza volere.

- Di nuovo quel caro sorriso, che fa apparire il volto del guardiano …lontano dalla Terra.

36. “I nostri bambini hanno il contatto migliore che i nuovi ospiti, intendo quelli che temporaneamente hanno bisogno di protezione e aiuto. Non ti preoccupare, non intendo te. Ti ho salutato come un fratello, e questo non è per un ospite che se ne va di nuovo. Abbi pazienza, presto avrai piena confidenza come se fossi stato qui da quando il tuo piccolo piede da bambino ha calcato il mondo”.

37. Il guardiano tira Retzi avanti, fino all’alto portone della casa, che dice: “Posso ancora sapere come ti devo chiamare, e se posso chiamarti pure ‘fratello’

- “Dato che è una vera umiltà che ti fa chiedere così, ti informo volentieri. Lo potevi sapere da te stesso: se vieni interpellato come ‘fratello’, allora il tuo dirimpettaio è anche un fratello o una sorella, in più ancora, lo sai proprio, persino il Salvatore stesso: LUI, Dio, il Creatore-Padre di tutti i Suoi figli, con cui è affermato inequivocabilmente, che questi figli sono fratelli fra di loro.

38. Sia nella materia, sopratutto in questo mondo, che gli uomini renderanno sempre più povero, sia materialmente che sopratutto spiritualmente di Luce, quindi povero spiritualmente, le anime si mettono d’accordo oppure si separano, si combattono, si aiutano a vicenda, …nulla cambia il buon Piano di Salvezza di Dio! Ebbene, chiamami Thoranian; così mi ha chiamato il più anziano, quando una volta in giovane età sono venuto qui. Questo anziano ha preso la via nella Patria di Luce. Prima ha nominato il successivo anziano che regna nella casa. Il sommo governo da noi lo ha unicamente l’eterno vero Creatore. Lui è il nostro Sacerdote, nostro Dio, nostro vero Salvatore e Padre dall’eternità. LUI unicamente!”

39. Retzi cammina accanto a quel guardiano, impressionato in modo magnifico verso la casa. Gli sembra come se avesse già saputo tutto questo, come se anche lui fosse salito dal profondo Pozzo di Grazia, nuovamente risvegliato, oppure, …il superiore della casa aggiunge al pensiero non ancora terminato, così come se Retzi appartenesse da tempo alla comunità della casa, come se avessero discusso di recente:

40. “...non è forse il ritorno di ciò che si conosceva prima della nascita nella materia, vissuto del tutto costantemente, perché qualunque cosa della nostra vita di Luce è imperituro? Se lo spirito, dato da DIO, non avesse anche l’eterno in sé, fin dove le creature lo potrebbero ricevere? Sia un minuscolo secondo dall’inafferrabile eternità di Dio-UR, è sempre una parte di questa, allo stesso modo anche la più minuscola scintilla del Sole è anche una parte del grande Sole.

41. La cosa più alta è questa: noi comprenderemo il meno nella sua Magnificenza, la maestosa Fonte della vita di Dio-UR (Fonte di Mezzanotte vedi “Opera-Ur…”), forse – non lo so precisamente, lo posso solo percepire – nemmeno vederla una volta, oppure come tu nei sogni hai avuto qualche Rivelazione, che si sà: Dio l’ha attinta dalla Sua sovrana Potenza di Creatore, e da questa la vita dei Suoi figli, delle Sue Opere!

42. In questo senso abbiamo noi la parte della Fonte, dalla quale Dio mantiene la Sua immensa Opera della Creazione. Questo è pure come l’immagine della scintilla del Sole, che non sa in quale modo sia divenuta, che è una parte del Sole. E lo è comunque! Così anche noi, i Suoi figli! E’ pienamente sufficiente sapere che noi siamo la Sua Proprietà, che Egli non lascia mai, giammai dalle Sue mani di Creatore. Egli ci governa nella Grazia con la Sua mano di Padre, ci conduce, ci benedice e ci prepara la via del ritorno nella Patria-Ur.

43. Intanto basta, presto riconoscerai la comunità da noi. Sì, l’hai già veramente accolta. Non c’è da stupirsi, dato che già da bambino potevi imparare ad amare il Salvatore. Non dipende sempre dal fatto, se si poteva vedere Lui, come prima, già sulla Terra, la Sua Bontà, tutto il Suo operare di miracoli, anche se questo dà certamente un inizio.

44. E’ importante amarLo sopra tutto e si pone il prossimo più in alto di quanto si vuole per se stessi. Allora Lo si ha anche sperimentato nel cuore, si è circondati dal Suo braccio, ci si riposa al Suo petto, così come dobbiamo conservare la Sua parola in noi [Giov. 15,7]. Allora non esiste nessuna differenza fra di noi, avendolo sperimentato fisicamente, come lo hai potuto tu, fratello Retzi; poiché, tutto è e rimane la Salvezza di Grazia del Signore! Ora vieni, affinché tu venga accolto nella comunità della casa”.

45. Un inafferrabile ringraziamento sale nell’altura della Luce. Retzi si lascia condurre senza dire una parola. Per questo accoglie ancora più profondamente in sé tutto ciò che avviene. In una sala sono radunati cinquanta uomini e così tante donne. La sala è magnifica e comunque formata in modo semplice e ancora molto di ciò che Retzi ha da assimilare, e pensa: qui è la corte antistante del Santuario, non come nel tempio di Gerusalemme dove il popolo ha visto appena qualcosa della corte antistante. No, è una porta aperta, si può riconoscere qualcosa del Santuario, che uno riceve poi, quando si lascia il mondo, la materia, e si ritorna a Casa, si può ritornare a Casa, nella ‘Casa di suo Padre’.

46. “In te, Retzi, sale ciò che hai vissuto una volta nella Luce, nella Casa del Padre di cui il Salvatore ha predicato molto. Lo hai del tutto accolto in te come il miglior sorso di ristoro, che viene offerto al bambino. Quello che hai visto, della Fonte della vita della quale hai sentito: non è opera d’uomo, come, …allora si è bloccata l’opera d’ingranaggio dei tuoi pensieri, anche se continuava sondando in profondità: come il Salvatore era anche visibile, simile ad un uomo, …e non era  di questo mondo”.

47. Retzi vorrebbe lasciarsi cadere a terra, come dinanzi ad una maestosa Rivelazione di Dio come troppa Grazia che gli capita. Thoranian lo solleva già ad un segno dell’oratore, di aspettare ciò che ci sarebbe ancora da dire. Intontito da tutto questo, di quanto succede di alto davanti a lui, Retzi guarda come se si svegliasse adesso da un sogno, come se tutto fosse una somma beatitudine, una Beatitudine della Luce. Ah…, questa non può esistere nella materia, non importa come e dove si vive.

48. “Non sei il primo e non sarai l’ultimo”, dice il superiore della casa. “Che dapprima ci si deve abituare a questa cosa elevata, …e il tuo pensiero ti dà ragione, …che non si trova da nessuna parte che solo nella Casa del Padre! E questa non è di questo mondo. È là dove l’Eterno-Santo ha il Suo Seggio di Diritto! [Isaia 6,1]. Ma vedi, Retzi, sarebbe triste e non bene per noi, se sulle nostre vie da viandanti non avessimo nessun contatto con ciò che abbiamo portato con noi dal Regno di Luce del Padre.

49. Guarda l’immagine: ‘La Fonte’. La puoi ancora esplorare; ma noterai, anche se la superficie dell’acqua sembra cristallo, come se si possa immergere lo sguardo fin sul fondo dove, …a nessuno è mai riuscito di misurare la sua profondità oppure di vedere magari il fondo. Questa è la cosa più celeste di tutte le cose che Dio-Padre ci prepara! Su questo, ancora una parabola:

50. Noi pensiamo che il nostro cuore – quello della vita dello spirito, non il vaso di sangue del corpo – sarebbe da sondare. Sapremmo il moto fra il bene e il male. Anzi, lo sentiamo persino nel cuore del corpo, se e come il cuore di Luce ondeggia su e giù, attraverso il nostro fare e non fare. Certamente possiamo riconoscere ciò che ci manca nel pensare e nell’operare buono, come Dio ci rivela di darci nella Sua mano di Salvatore. Come uomo non possiamo sondare del tutto noi stessi, quanto meno indagheremo il fondo della Fonte. Qui quella esteriore, che ci è data come meraviglioso simbolo”.

51. “Come mi posso rivolgere a te?”

- “Per il mondo non c’è più bisogno di nessun nome, sono solo la più piccola mano di co-aiuto del Signore. Vengo chiamato ‘assistente’”.

- “Ah, è di nuovo magnifico!”. Retzi riflette sulla parola e su tutto ciò che sente e vede dopo il giorno dell’arrivo. Vi cresce dentro, ‘appartiene alla comunità della casa’, come se questo fosse stato eternamente così. Anche una pregustazione per la Patria della Luce.

*

52. Ma non solo lui accoglie, lui è anche donatore. L’esperienza con il Salvatore, i Suoi insegnamenti e le azioni e quello che la vita di Retzi ha portato con sé, gli amici di Gesù, di cui molti credevano in Lui senza averLo visto, ma anche l’amaro viene accolto, quello che hanno fatto odio ed animosità. Così viene completata l’immagine della fede, quello che si possedeva qui, con ciò che Retzi sà presentare, non per ultimo il tesoro di Grazia che ha ricevuto.

53. Ora vive qui già da un po’ di tempo ed ha gioia, come sopratutto i bambini, quasi cento poveri orfani ed abbandonati, raccolti da qualche bordo di via, che si schierano intorno a lui e vogliono sentire del ‘loro Salvatore’. L’Amore di Dio, che lui sa attingere molto dalla propria esperienza, li avvicina, in modo che la piccola schiera si stringe a lui. Una volta una ragazzina dice: “Ora siamo con te, come tu sei stato presso il caro Salvatore”. Un sentimento infantile.

54. Una sera Retzi è ancora una volta da solo nella sua stanza. “Ah, Padre”, sussurra, “questa è troppa bontà, perché i bambini mi amano. Oggi penso che sarebbe anche un riflesso, anche se  uno piccolissimo: io come TE. Oh, Signore, Padre-Salvatore, quale Beatitudine!”. Allora è come una soave spinta che passa attraverso la sua anima. “O guaio, che cosa ho pensato?”. Cade, confessa dinanzi a Dio la grande colpa che ha caricato ora su di sé. Può un figlio confrontarsi con il Signore?! Una volta ha visto nel sogno come i principi del Regno si chinavano presso l’alto Seggio, davanti alla magnifica Onnipotenza dalla Quale non irradia niente altro che Bontà, nient’altro che ultragrande Amore. E lui, il piccolo uomo…? Lui piange e prega tutta la notte: “Signore, perdona, annientami!”

55. Verso il mattino si addormenta. Ha di nuovo un sonno benedetto in modo ultraricco. Anche la voce: “Il tuo paragone, figlio Mio, era superfluo, ma non sbagliato; perché allora hai veduto Me così come in quella piccola città quando ho preso te e una piccola schiera di bambini nelle Mie braccia. Devo punire Io, dove regna soltanto un amore umile?”

56. “Questa è e rimane appunto la mia grande colpa, Signore, Misericordioso; proprio spiritualmente era inaudito di cedere al più piccolo fulmine di Luce, che sarebbe… potrebbe...”. Persino nel sonno scorrono un paio di lacrime sulle guance rugate. “Mi sono giocato la Tua benedizione di Salvatore”. Retzi si getta da un lato all’altro, come a doversi nascondere davanti agli Occhi che… che…

57. “...che ti guardano amorevolmente. E’ bene se l’uomo riflette sugli errori, che non ha bisogno di commettere. Per te non era un errore. Ho sovente usato una parabola, affinché i Miei figli viandanti nel mondo possano avere con Me il collegamento di Luce. Se capita come è successo a te, se giunge qualcosa di santo, allora Io chiedo nuovamente: devo punire Io, quando un figlio si appoggia a Me, anche nel paragone, come lo hai vissuto tu con i bambini, qui nella casa?”

58. Il dormiente si difende: “Nonostante ciò, non doveva essere paragonabile nulla di ciò che spetta unicamente a TE”.

- “Va bene, figlio Mio, ora faccio i conti con te, perché dopo la resa dei conti un’anima si sente sempre più libera, da cui risulta poi il collegamento più stretto possibile con Me. Ma voglio sapere da te ciò che devo annientare”.

- “Santo, Misericordioso, lo sai molto meglio di me povero piccolo uomo!” 

- “Lo sei? Non sei anche tu uno dei Miei figli?”. Questo suona d’ammonimento, ma infinitamente e caramente confidenziale. Retzi – inconsciamente – apre i suoi occhi e vede accanto a sé una soave Luce.

59. “Oh, santo buon Padre Iddio, Salvatore di tutti i figli, da sempre! Se posso vedere il Tuo Raggio di Luce, udire le Tue buone Parole, allora…”

- “…sei libero, anche se in effetti avresti peccato. Peccato è soltanto questo: quando comunque qualcuno nota i propri errori, ma non le vuole ricordare. e inoltre ne aggrava altri; quella antica colpa di Adamo che – bada! – ha trovato la sua ripercussione nella materia del mondo senza la colpa di Adamo.

60. Ti meravigli perché non tengo conto della colpa di Adamo né quella dell’umanità? Sarebbe triste e certamente per nulla degno di Me, per tutti i Miei figli, eternamente inafferrabile se Io Mi ricordassi di una colpa dopo un paio di migliaia di anni terreni, inoltre per altri che un uomo ha commesso una volta nel Paradiso! Lo possono fare gli uomini, Retzi; loro tornano indietro chissà fin dove, solo per lavarsi puri dinanzi a Me, come naturalmente lo ha fatto davvero Adamo, mentre ha caricato la sua colpa non solo su Eva, ma oltre a questo su di ME, suo Dio pietoso!

61. Così come te, lui si è pentito della sua colpa già sulla Terra, per cui ha avuto ancora una ricca Benedizione, ed è ritornato di nuovo nella Patria con Eva nella Casa del Padre, sulla ‘Piazza di Luce’, che entrambi, come tutti i figli viandanti, avevano abbandonato volentieri nel co-servizio. Come dovrei Io, che conosco le vie di tutti i figli, di tutti gli uomini, non cancellare ciò che non dimora nello SPIRITO?

62. Il tuo spirito ha appunto visto l’immagine, quando una volta hai potuto riposare al Mio petto di Salvatore. Da questo sorse il tuo pensare, per cui non era nessun errore. Ora alzati di nuovo e, …rivolgiti indietro! Presto lo sperimenterai che cosa ti preparo con ciò nella salvezza per Grazia”.

63. Quando si riversa il primo raggio di Sole nella stanza, Retzi si sveglia. Subito sorge il ‘santo ricordo’: lui era sveglio ed ha dormito, il PADRE era stato da lui. Oh, quale Magnificenza ed incommensurabile Grazia! EGLI ha parlato con me, ha fatto gentilmente i conti con me, mi ha mostrato l’ultima vittoria e mi ha estinto ogni peso del mondo.

64. Allora può ricordare ancora una volta l’immagine: il SALVATORE e i bambini; lui e il piccolo popolo di bambini intorno a sé. quanto può essere beato! Se riferisce questo, …oppure? Gli altri non potrebbero allora essere tristi, perché solo lui… Ma tenere per sé la salvezza, no, non lo può fare! Qui è stato accolto fin dalla prima ora come se fosse già stato qui sin dall’inizio della sua vita insieme alla comunità della casa. Entra lentamente nella sala da pranzo, senza sospettare come il suo volto riflette l’esperienza della Luce; si rende conto solo che oggi è l’ultimo;

65. Gli adulti siedono su due banchetti, il custode e Thorianian in cima. Un tavolino più basso è per i bambini, ben curato da diverse donne. “Per favore, perdonatemi, sono arrivato troppo tardi”, si china Retzi benevolmente con cui saluta tutti..

- Il portiere sorride: “Uno sì può essere solo il primo ad entrare in una stanza, un altro l’ultimo; ma questo non fa nessuna differenza”.

66. Retzi ride sommessamente: “Hai ragione, Thoranian. Solo che questa notte…”

- “Conservalo per più tardi”, dice l’assistente, “prima vogliamo consumare la prima colazione”. Dice una preghiera da tavola, nessuna formula, come un giorno verrà impiegata. E’ sempre il ringraziamento del cuore, e potrà stupire: come se ognuno nella cerchia conoscesse precisamente le stesse parole e le ripete interiormente.

67. Più tardi i responsabili sono seduti – la casa è da condurre anche in modo mondano – accanto all’assistente e a Thoranian, dodici uomini come dodici donne in una sala, addobbata con immagini simbolici dall’Empireo. In questa sala regna sempre come un Soffio, una maestosa calma, un ‘Abbraccio’, come da buone Mani. Ognuno lo sa e l’accoglie grato: Qui operano le Mani di DIO! Dopo la consultazione, che è necessaria giornalmente, Retzi si alza per riferire la sua immagine da sogno.

68. L’assistente fa un leggero cenno dicendo cordialmente: “Hai vissuto qualcosa di meraviglioso, fratello Retzi, ti viene particolarmente tenuto in conto perché ci vuoi comunicare quello che il Signore ti ha donato. Rallegrati con noi: Anche se non siamo stati vicini, al mattino lo abbiamo riconosciuto: anche noi potevamo vedere la Salvezza. Ci siamo solo guardati, ed ognuno sapeva ciò che era successo. Tuttavia, …ci puoi ancora raccontare ciò che il Signore ti ha detto, quello che noi non sappiamo ancora del tutto”.

69. Retzi si passa la mano sulla fronte come se volesse vedere di nuovo in modo plastico ciò che aveva vissuto nella notte. E viene, senza il proprio sapere o volere, fedele alla parola, come se la potesse leggere, scritta su papiri, come tutto era stato. Allora regna una grande gioia e l’assistente dice: “Tutti lo devono sapere e, per i bambini… sì, Retzi, allora tu ora sei eletto di portarlo a loro, affinché il loro intelletto infantile lo possa ben afferrare”.

70. “Di questo non mi preoccupo”, risponde lui. “Le Parole stanno lì davanti a me: “ ...se non diventate come i bambini!”. Loro Lo chiamano il ‘loro Salvatore’, come io da bambino ho parlato del ‘buon Uomo’, e l’ho tenuto così a lungo. Solo quando sono diventato uomo sapevo che ci si deve rivolgere anche diversamente al Salvatore. Perché, …ebbene, ci sono anche buoni uomini nel mondo. Ma solo UNOèveramente buono, il PADRE del Suo popolo, forgiato nella Luce. I nostri bambini giubileranno! Ometterò l’indicazione sulla colpa di Adamo da tempo dimenticata; non lo comprendono ancora”.

71. “Hai ragione, Retzi, anche se i bambini sono molto più maturi di quanto risulta dalla loro età. Questo non è così come si pensa: Qui sono separati (come più tardi in severi monasteri), e di conseguenza non verrebbero confrontati con peccato e colpa. Accade il contrario affinché diventino diligenti per la vita, perch酔.

- “I bambini non rimangono per sempre nella casa?”, chiede Retzi ed è un po’ sorpreso. Lui lo ha pensato così, ma si è anche detto che non sarebbe molto buono.

72. “Dio distribuisce diversamente i Suoi doni, tu hai ricevuto questi, noi quelli. Nello scambio, nella reciprocità del dare e del prendere, veniamo perfezionati. Quindi sia detto: Non appena un bambino, ragazzo o ragazza, sono diventati abbastanza maturi da testimoniare del Padre-Salvatore fra gli uomini del mondo, possono operare per la verità; allora vengono inviati.

73. Allora quello”, un leggero cordoglio ombreggia il volto dell’oratore, “che va perduto un po’ alla volta, forse non del tutto perché il SIGNORE siede nel Governo; cosicché gli inviati stanno sotto la nostra protezione di Luce, le loro anime! Un mondano non la deve rovinare! Inoltre vengono esortati a portare nuovamente qui altri bambini poveri ed abbandonati, loro stessi oppure attraverso persone coscienziose. Così il luogo rimane finché è necessario, e questo lo sa unicamente DIO. Per questo mondo è un posto di Benedizione, come una volta per quei lontani che avevano edificato questa casa insieme al simbolo della fonte.

74. Tu ti chiedi come questi piccoli così fedelmente custoditi vengono a sapere del cattivo mondo, se rimangono qui fino alla loro maturità. Hai già notato che arrivano dei forestieri che sono senza la conoscenza né un collegamento celeste, e non si sforzano nemmeno di rinunciare al loro senso del mondo, ma hanno bisogno di aiuto per il lato umano.

75. Intenzionalmente, non senza supervisione, per loro senza essere visti, lasciamo quei bambini che presto possono essere inviati per il co-servizio – i nostri più piccoli non vengono toccati – da soli quà e là con tali forestieri. Loro raccontano del mondo, della ‘vita facile’, di tutto ciò che i mondani considerano unicamente importante.

76. Non è certamente una scuola facile. Ma ecco: finora nessuno dei nostri esaminandi ha fallito. Il seme posto nel puro cuore di bambino, che noi abbiamo anche ricevuto prima da DIO, non viene facilmente estirpato, rovinato. Allora vince la Luce! Quando questi bambini vengono per così dire mandati nel mondo, sono difesi e possono completare la loro opera ancora più al sicuro, mentre – questo vale per ogni uomo – l’anima si lascia ancora più affinare. Doppio lavoro, doppia Benedizione!”

77. I radunati hanno annuito in modo affermativo a questa esposizione e la rafforzano con altri esempi. Anche gli occhi di Retzi scintillano. Sì, così, similmente lo avrebbe percepito nel tempo, di cui sono già otto settimane da quando è giunto in questa cara casa di Grazia sotto l’alta Guida di Dio.

78. Una volta aveva visto nel sogno i primi, una sacerdotessa e molti benedetti dalla Luce e che erano venuti qui, un esempio semplicemente meraviglioso. Lui stringe tutte le mani, tanto è commosso e non sospetta che cosa vede in lui l’assistente. Nel cordoglio, oppure nella gioia…? Oh, quest’ultima deve dominare; perché viene richiamato a Casa. …Beata, ultrabeata può essere l’anima.

*

79. Giorni dopo, mentre scende una sera nella quale la Pace di Dio era formalmente afferrabile, il giorno Retzi aveva chiamato quei bambini – lui era stato guidato – che erano da annoverare fra gli adulti, di conseguenza potevano iniziare il loro servizio di co-aiuto. Lui, Retzi, per la prima volta parlò della sua vita, di suo padre, ma senza gettare alcuna ombra su di lui, della povera madre e quello che era successo di grave fra i mondani.

80. L’assistente aveva ascoltato. Il modo di Retzi di appianare ai bambini la loro via è quasi altamente spirituale, come lui spiega tutte le domande in modo che non rimane nessun timore. Dopo che questa schiera era uscita dalla loro aula di scuola, l’assistente aveva abbracciato Retzi in silenzio. L’amore che si davano reciprocamente era grande. In Retzi era sorto come un inspiegabile tirare, ecco, nonostante ciò, coperto dall’alta Bontà e Misericordia. Un presentimento della vicina fine terrena.

*

81. Si è radunati nella grande sala, sono presenti i bambini più grandi; i piccoli dormono già. Fin dall’arrivo di Retzi non era ancora avvenuto qui, ma lui lo aveva riconosciuto subito: ‘La cosa più santa non deve diventare quotidianità’. Quando lo si esige ed è necessario, allora si deve fare come ha fatto il SALVATORE! Così succede proprio adesso. Su una lunga tavola sta un meraviglioso calice, accanto a questa – ora la comunità è grande e perciò ce ne vuole molto – una brocca di cristallo magnificamente formata, nella quale alla luce delle lampade scintilla un vino rosso, con accanto dei piatti d’argento, colmi di piccoli panini.

82. L’assistente mette le mani sul pane e sul vino, richiede la Benedizione di Dio e che parla come ha parlato il Salvatore:

“Prendete e mangiate; questo è il Mio Corpo.

Prendete e bevetene tutt; questo è il Mio Sangue del Nuovo Testamento,

che viene versato per il Perdono dei peccati”.

83. “Amici, lo possiamo ricevere dallo Spirito di Dio: il Corpo di GESU’, …la Sua Vita come Uomo in questo mondo, fatta solo per noi, per quella grande caduta, per liberare tutti i poveri smarriti. Anche noi, voi, fratelli e sorelle!

84. Il nuovo Testamento, dato nuovo da quell’Alleanza che Dio ha fatto una volta eternamente nella maestosa Magnificenza [Ebr. 9,12-26; 10,14]. LUI, l’Eterno, l’Onnipotente, è un Dio! Quello che LUI fa, lo fa una volta per la Sua santa Eternità-Ur! Solo per noi uomini Egli ha ripetuto le Parole abituate alla Salvezza come un’eterna validità di Diritto!”

85. L’assistente distribuisce i panini, riempie il calice, potrà provenire da quel lontano paese, lo offre a tutti, senza ripetere la Parola del Testamento di Gesù. Fatto anche una volta. E basta! Ognuno alla tavola sente il Soffio, come il Santo Spirito venuto sui discepoli. In più: ancora oggi una lieta anima ritorna a Casa.

86. Dopo la cena Retzi racconta ancora qualcos’altro di quello che lui stesso ha sentito dal Salvatore, la cena presso Sematra in Damasco. Charius, lui e Susanna lo aveva ereditato da un discepolo, come il SIGNORE aveva tenuto la Sua Cena, anche quello che Giovanni ha sperimentato sotto la Croce[17]. Ora conoscono la Redenzione di base di quella prima figlia del Cielo. Questa è la conclusione di un tempo ricco, che ognuno ringrazia intimamente ancora per se stesso il Padre.

*

87. E Retzi? Lui giace sul suo letto, pregando, le mani congiunte sul petto. “Indicibilmente ricco, o buon Padre-Signore, Salvatore mio, di tutti noi, TU mi hai toccato. Lasciami ringraziare per questo nella Tua eternità, nel Regno di Luce, perché come uomo non ci riesco così come Ti spetta dal ringraziamento di un figlio”.

88. Di nuovo accanto a lui la Luce sta in una figura. Una Mano si posa sulla fronte dell’uomo, e una Voce dice, come non ne esiste nessuna: “Un ringraziamento di figlio; quando proviene da un cuore colmo, puro, che ha sempre rallegrato Me, il Padre, e verrà scritto nel Libro della Vita. Questo giace sul Mio Focolare-Altare, iscritto da ME per ogni figlio che può ringraziare per amore.

89. Hai adempiuto fedelmente la tua vita, hai percorso quella via, una volta assegnata a te dalla Mia mano. Non scuotere più la tua testa perché ci sarebbero stati così tanti ‘giù’. Il ‘su’, figlio Mio, la Mia Grazia lo tiene in conto per ogni figlio! Chiudi i tuoi occhi, lascia a Me la Guida fuori dal mondo, indietro nella Casa del Padre!”

90. Il mattino dopo si trova il dormiente liberato. Sì…

“ ... se non diventate come i piccoli fanciulli!”

 

- Amen -

 

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[1] Su questo, di più nell’Opera in 10 volumi rivelata a Jakob  Lorber “Il grande Vangelo di Giovanni”.

[2] Vedi l’opera “Il traditore e gli zeloti”.

[3] Vedi nell’Opera “Da lontano dalla Terra” le vicissitudini tra Cornelio e il giovane Pilato in diversi capitoli.

[4] Le vicissitudini di Giulio al seguito di Gesù si trovano nell’Opera “Il grande Vangelo di Giovanni” dettato a Jakob Lorber, nei volumi 2-3-4.

[5] Vedi l’Opera: “Il traditore e gli zeloti”.

[6] Per ciò che riguarda la storia di Abramo, vedi l’Opera “Il patriarca”

[7] Per la comprensione di questo accenno, vedi nell’opera “Da lontano dalla Terra”, in cui è rivelata la storia della guida del popolo in Gerusalemme nel tempo antecedente e durante la nascita di Gesù.

[8] Vedi in altre Rivelazioni, ad esempio, la storia di Ruben che poi diventa teofilo (Libro XII – A Betania, storia di Teofilo).

[9] Su questo, vedi nell’Opera “Babilonia, tu grande”

[10] La missione di Simeone come angelo ‘comparso’ in Palestina sette anni prima della nascita di Gesù, è nell’Opera “Da lontano dalla Terra”.

[11] Sul Dio-Unico, vedere nell’Opera “Eternità UR in Spazio e Tempo”.

[12] Aiutare: anche tramite la via del co-sacrificio. Vedi in “Appendice Karmatha”.

[13] Sul ringraziamento in anticipo, vedi diversi spunti nell’Opera “Il patriarca”.

[14] Qui è comunicato che la reincarnazione non è una fattibilità come è intesa dalle dottrine orientali, cioè come prassi per un pseudo ‘Karma’. Da notare che qui l’indicazione è solo verso ‘i grandi’ (della Luce). Addirittura, viene detto che nemmeno su altri mondi questa è possibile. Ciò per indicare che ‘una’ sola incarnazione è sufficiente per accedere poi al regno dell’aldilà, dove le infinite possibilità di decidere nella propria libertà, nel tempo che il Creatore ha stabilito per ciascuno di noi, farà sì che ciascuno cresca, se lo vuole.

[15] Abramo: un cherubino, il principe-arcangelo Muriel, il portatore della Serietà.

[16] Per la comprensione delle sette Carateristiche di Dio vedi la spiegazione.

[17] L’esperienza di Giovanni sotto la croce, riportata nell’Opera “Le 4 pietre miliari” - la 3° “Golgota

”