- Rivelazione –

(Dettato ad Anita Wolf nel 1981)

Un bimbo si trova ai piedi di Gesù quando pronunciò quella frase conosciuta che non dimenticherà più, né lui, né i presenti, né coloro a cui fu riferita, raccontata dagli uomini di quel tempo che credettero in Lui pur senza conoscerLo personalmente. Ma poi? Il cristianesimo agli albori porterà il bambino Retzi ai confini del mondo conosciuto fino alla Casa Paterna.

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 “Se non diventate piccoli come i fanciulli…”

 

 

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Titolo originale:  Wenn ihr nicht werdet wie die Kinder

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Traduzione e revisione a cura degli: ‘Amici della nuova Luce” – www.legamedelcielo.it

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Prefazione all’Opera  (a cura di Josef Brunnader)

 

 

 

PERSONAGGI

Il Salvatore     anche l’Assistente di un tempio-casa terreno-spirituale

Borah             moglie di Sasju e madre di Retzi

Brudumus      capo romano in Cesarea

Chamana        la levatrice

Charius           della stirpe di Dan, ma funzionario cittadino romano,

Chuva            uomo anziano

Cryseltius       l’eremita

Giuditta          figlia di Jacob

Jacob              anziano della città, consigliere

Marba             figlia di Sasju e Borah, di 10 anni

Marchonas      mercante siriano

Maska            schiava di Sporanato e di Sibillia

Mattia             anziano del villaggio sperduto

Mathus           riflessivo, pensatore, amico di famiglia di Retzi

Nerias             rabbi in Dan e maestro di Retzi

Pilato              governatore romano in Gerusalemme

Retzi               figlio di 5 anni di Sasju e Borah

Sasju              giudeo, padre di otto figli tra cui Retzi

Selomith         un credente di Gerusalemme

Sematra          superiore romano del comando centrale

Sibillia            moglie di Sporanato

Sporanato       superiore romano in Sarepta

Susanna          moglie di Charius e madre adottiva di Retzi

Talmon          un vicino di casa di Charius, credente

Thoranian       guardiano presso la porta del tempio-celeste

un medico      un legionario nell’accampamento militare

 

solo citati

Nisroch          dio dei siriani che pretendeva sacrifici umani di bambini

Cornelio         nipote di Cirenio

Cirenio           fratellastro dell’imperatore Augusto

 

Luoghi citati

Athene / Antiochia / Bethsaida / Cesarea / Dan / Damasco / Filippi / Gadara / Gerasa / Gerico / Gerusalemme / Giordano / Giordania / Giscala / Issus / Macedonia / Merom (un lago) / Pela (un villaggio) / Kapernaum / Ramoth-Gilead / Ramoth / Sarepta / Sidone.

 

 

 

 

INDICE

Cap. 1

Un uomo povero nell’anima - Muore una mamma - Un bambino fugge da casa

Cap. 2

Primo accenno ‘all’Uomo buono’ - Retzi trova un protettore

Cap. 3

A Sarepta - Per Retzi, un romano che conosce Gesù – Un amico mercante da convincere

Cap. 4

La nuova casa in Dan - I nuovi genitori – Susanna la miracolata – A Bethsaida con Chuva miracolato

Cap. 5

Anche in lontananza si è vicini al Salvatore – Può aiutare Pilato? – Brudumus viene conquistato

Cap. 6

Una brutale aggressione, ma senza successo - Una magnifica conoscenza su Gesù.

Cap. 7

Brudumus da Pilato - Su di lui cade una buona Luce

Cap. 8

Il sogno di un bambino su Gerusalemme e sul Golgota – Charius e Brudumus: “Il Signore è Il Signore!”

Cap. 9

La condanna di Gesù - Santo è solo Dio - Una parola profetica vale ancora oggi

Cap. 10

Un nuovo Pontius - Charius testimonia agli amici – Una famiglia è aiutata

Cap. 11

Una nuova grande ingiustizia – Un alto romano cade nella rete - La liberazione con l’aiuto del Signore.

Cap. 12

Una consolazione dalla Luce – Retzi quarantenne lascia Dan – L’incontro con Sematra in Damasco - Un edificante cena con i cristiani

Cap. 13

Un temporale porta salvezza - La pacifica capanna dell’eremita

Cap. 14

Tre giorni, un confronto con i tre anni d’insegnamento di Gesù - A colloquio con Dio – Retzi, il Samaritano

Cap. 15

Sempre avanti da viandante - La meravigliosa conduzione di Dio nel sonno - Insegnamenti tra i cristiani italiani

Cap. 16

Dieci giorni di cammino, dieci Comandamenti vissuti - L’ultima dimora terrena-spirituale in un meraviglioso tempio antico - La resa dei conti di Dio è sempre bontà e misericordia - Fuori dal mondo, dentro la Luce

 


Prefazione all’Opera

Cari amici della Luce! Il fatto che nel nostro tempo riceviamo meravigliose rivelazioni di Dio della più grande importanza spirituale, non è solo una gioia e un rafforzamento interiore per ogni aperto ricercatore della verità, ma nella nostra epoca, è decisamente difficile anche una sola vivente prova dell’operare dell’eterno Dio.

È comprensibile il pensiero di alcuni amici della luce che i discepoli di Gesù e tutti coloro che hanno sperimentato i molti miracoli, quindi, che erano spesso presso il Salvatore, abbiano avuto molto più facilmente la possibilità di credere. Essi vedevano il Signore, vedevano cosa operava. Noi, quasi 2000 anni dopo, in una maggiore incertezza, non siamo forse danneggiati? Non è forse più difficile trovare la vera fede nella vittoria redentrice di Gesù, nella nostra frenesia altamente tecnica?

Cosa dice il Salvatore a questo proposito? “Oh, la fede proveniente dal vedere è buona; ma credere in Me senza vedere, porta un ulteriore grado di beatitudine!”. Come uomo non ci si può mai attenere alla lettera a ciò che ci viene rivelato in così tante cose sante e superiori, ma la forza interiore, la forza della Luce, se la conserviamo, se l’accogliamo nel nostro cuore, allora può avvenire ciò che vuole: noi siamo, se Lo amiamo saldamente e intimamente, sempre collegati con Lui, attraverso la Sua calorosa misericordia.

È sempre determinante in giorni buoni, e in quelli cattivi, tenersi stretti alla conduzione di Gesù. Cosa succedeva già prima della Sua venuta, come aumentavano i pesi, l’incomprensibile sacrificio dell’Amore sul Golgota che, probabilmente, noi uomini non potremo mai afferrare, e comprendere solo approssimativamente, e ora la conseguenza del giudizio finale nel nostro attuale tempo con tutte le molte sofferenze, difficoltà, guerre e catastrofi naturali fino alle iniquità dei potenti del mondo – come si potranno conservare gli alti insegnamenti del Signore per l’umanità? Come mantenere puro l’insegnamento di Gesù? Nessuno potrà risolvere questo mistero; bisogna lasciar fare a Dio! Lui, il Santo, sta al di sopra di tutto il mondo! Possa l’oscurità brandire adesso ancora il suo scettro, – ma una cosa è certa: Dio dimora nel Suo Cielo, Egli può creare ciò che vuole! Nulla fa cadere dalla Sua potenza creativa!

L’alto dono dalla luce che stiamo ricevendo adesso, mostra certamente che lì, dove ci sono cuori fedeli, Dio ci dona la Sua rivelazione, e ancora di più a causa di tutti i fardelli che le vie del mondo porta con sé. Anche se non ci incontriamo su questo mondo personalmente con il Salvatore: Egli è con noi fino alla fine del mondo! Infatti, non vedere, non sentire, e tuttavia credere, questo è ciò che il Signore ha spesso accentuato.

In antitesi ai superiori del Tempio: essi videro, udirono e disprezzarono la salvezza del Signore! I sapenti mondani di oggi pensano di poter fare tutto senza il Salvatore, e molti vogliono redimere se stessi, mentre è proprio ai nostri giorni che l’umanità ha afferrato la grande paura davanti all’orribile e folle autodistruzione. Il naturale fondamento della vita dato da Dio viene impetuosamente distrutto. Questa è la conseguenza dell’illusione del potere, dell’avidità di dominio e, non ultimo, la conseguenza di una quasi totale mancanza di Dio!

“Ma quando vedrete accadere tutto questo”, dice il Signore in Matteo 24, “allora non abbiate paura; siate consolati, Io ho vinto il mondo!”. Qualunque cosa accade, sia che siamo richiamati nella patria della Luce, o che possiamo svolgere nella tribolazione del mondo il nostro servizio, siamo sempre nelle mani di Dio! Una volta compreso che il giudizio sul nostro mondo è, in fondo, un grande atto dalla misericordia di Dio, allora la paura e la poca fede, o preoccupazione, non avranno la meglio su di noi. Mai vogliamo dimenticare che Dio non manda i suoi figli in un posto senza un incarico, sia nell’aldiquà, o nell’aldilà nel regno degli spiriti, questo, presso di Lui non gioca nessun ruolo! Si può servire dappertutto.

Sebbene non sia facile comprendere che le sofferenze e i fardelli che noi portiamo e sopportiamo, spesso provocati da noi stessi, cosa che possiamo assumere anche per gli altri – tutto è Grazia incomprensibile di Dio! Noi possiamo percorrere un piccolo cammino del co-sacrificio, il cammino di assistenza per i poveri caduti che non riuscirono mai a liberarsi. Tuttavia, vogliamo considerare sempre questo come saldo fondamento: il grande Portatore dell’Amore e del sacrificio e Salvatore, è e rimane sempre Gesù Cristo! Solo attraverso e con Lui possiamo percorrere le nostre piccole vie assistenziali e trasmettere pieni di buon senso la luce che noi riceviamo in una indicibile magnificenza in questa difficile fine della materia.

In questa presente opera viene accennato del tutto particolarmente quanto importante e piena di benedizione è la fede, senza vedere direttamente il Signore e i Suoi miracoli. A differenza delle rivelazioni attraverso Jakob Lorber, dove gli apostoli e molti discepoli erano costantemente, o comunque molto spesso, intorno al Salvatore, e sperimentavano le Sue parole e i Suoi miracoli, nella presente rivelazione, invece, sono presentati dei fedeli che molto raramente, la maggior parte per niente, avevano incontrato il Salvatore, e tuttavia credevano in Lui. Non è lo stesso per noi, oggi, nel XX secolo? Non troviamo anche noi quella fede, senza vedere né sentire? Possa anche questo libro, donato dal Signore, rallegrare molti cuori, fortificarli ed essere per noi di benedizione.

Quest’opera, come tutte quelle che abbiamo ricevuto, fa parte delle rivelazioni nel tempo della fine del nostro mondo e dell’umanità. Non vogliamo mai dimenticarlo: su tutto ciò che accade nel mondo domina la Luce, la Volontà del Creatore abituata alla salvezza e la Grazia di Dio!

 

Weiz, Advent 1981, Josef Brunnader

 

 

 

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Cap. 1

Un uomo povero nell’anima – Muore una mamma

Un bambino fugge da casa

1. “Dev’essere un uomo cattivo?”. Due occhi profondamente scuri di bambino, increduli, guardano un coppia di uomini e il padre che sono radunati nella stanza. Chi lo ha notato quando il ragazzino si è intrufolato?

- “Cosa vuoi qui? Fuori!”, minaccia il padre. “Ci mancava pure che i bambini cadano nel vortice! Basta quello che dobbiamo superare noi”.

- Tutti gli uomini si accordano con un cenno del capo e con un brontolio, eccetto uno che poggia la fronte nelle due mani.

2. Oh, sì, è stato già strano ciò che lui ha dovuto vedere ieri.

- Mentre riflette, voltandosi per fuggire, il bambino dice: “Egli aveva un volto molto amabile, quando ci ...”.

- Non può dire altro. Suo padre alza la verga, con la quale – purtroppo – percuote troppo spesso i bambini.

3. “Lascia andare il tuo ragazzo!”, chi era immerso in meditazione si precipita sul padre. “Non sai cos’è successo ieri, qui, nel piccolo villaggio, Sasju? Hm, tu non c’eri, perché...”

- “... non me ne sto agli angoli per stare ad ascoltare i ribelli! Ho otto figli e una donna disordinata, altrimenti lei avrebbe...”.

4. Un uomo anziano di nome Chuva interrompe. “Non ho niente da dir di male sulle donne, ma tua moglie, Sasju, va riconosciuto, li mantiene tutti ben allevati. C’è da considerare che con il molto lavoro che tu stesso non glielo rendi mai facile, si stancherà pure una buona volta, e non può avere sempre sotto gli occhi otto figli. Ieri sono stato al mercato quando il ribelle (Gesù) stava seduto su un sasso, allontanava da sé gli adulti e raccoglieva i bambini attorno a sé. È possibile che tra loro ci fosse anche il tuo Retzi”.

- Mathus, l’immerso in meditazione, si alza. È un uomo rispettabile di quarant’anni e pratico della vita. Ora si stiracchia un poco e dice:

5. “Venendo per la via Gli stavo accanto, quando il…”, non vuol dire ribelle, anche se fino a poco tempo prima la pensava diversamente, allora pensava: «Cosa può venir di buono dalla Galilea? [Gv. 1,46] Nessun profeta vi è mai venuto». Tossendo leggermente, continua: “…quando l’Uomo, del quale nessuno sa ancora Chi e cosa Egli sia, soprattutto, cosa può fare, ha respinto da Sé gli adulti ed ha chiamato a Sé i bambini, saranno stati circa una decina.

6. Forse Lui ama molto i bambini? I nostri figli vengono educati rigorosamente, ma devono tenere anche la bocca chiusa. Ebbene, allora la timidezza dei piccoli è sparita come per incanto. Si sono avvicinati molto all’Uomo e Lui li ha abbracciati tutti, uno per uno, ha imposto su di loro le mani e ha detto una parola, di cui all’inizio non sapevo come fosse da interpretare, l’ho ritenuta perfino sciocca.

7. «In verità Io vi dico”, con questo, indicando noi, a meno che non ritorniate e diventiate come i bambini, non giungerete nel Regno dei Cieli» [Mt. 13,15 / Lc. 18,15-17].

8. Mi è sembrato che fosse tuo figlio, Sasju, appoggiato proprio vicino al ginocchio dell’Uomo, che la gente esaltata chiama Salvatore, quando Gli ha chiesto: ‘Tu accogli noi bambini? Possiamo andare nel Cielo?’. Allora Lui ha sorriso tanto dolcemente e, in verità, io non ho mai visto nessuno parlare così amabilmente a un bambino, come Lui: «Sì, figlio Mio, rimani bravo come lo sei stato finora; ama Dio di tutto cuore e non fare mai qualcosa di male a nessuno».

9. Tuo figlio di cinque anni ha detto: ‘Dio Jehova è molto severo, Egli minaccia con molte punizioni e, …io ho paura dinanzi a Lui’. Sapete voi cos’è successo? Lui ha risposto: «Non preoccuparti, figlioletto caro. Dio non è severo, Egli è giusto, Egli ama gli uomini. È solo così: chi fa del male, deve fare i conti con una punizione, come anche voi bambini quando non obbedite ai vostri genitori». E proseguendo, disse dolcemente e gentilmente: «Dio è Amore! Egli è buono!»

10. Io sono andato più vicino. Potete chiamarmi matto, non me ne importa nulla, ma lo devo dire: come mi sono avvicinato, era come – deridetemi – se lì sedessero due Uomini. Uno somigliava a noi, un Uomo in abiti miseri, ma pulito; e accanto – o anche come in Lui stesso, si vedeva uno del tutto diverso. ‘Oh,…’, ho pensato, ‘…forse dipende dai Suoi occhi, il cui profondo fuoco mi attraversava, tanto che sarei fuggito volentieri, e mi teneva stretto, semplicemente come ammaliato”.

11. “Ecco, ci siamo!”. Un anziano della città che tiene molto al suo nome, ‘Jakob’, comincia a gridare. “Ti ha stregato, il mago, il ribelle! Solo, mi meraviglio che il saggio Mathus si sia lasciato ingannare. Haha, non dobbiamo più lasciarlo nelle nostre mura. E se dovesse ritornare, bisogna cacciarlo fuori con la frusta”. Jakob gesticola selvaggiamente con i pugni. Tutti sono d’accordo con lui. Così si dovrebbe fare!

12. Mathus si alza calmo: “Se non volete altro che condannare qualcuno senza averlo sentito né visto, allora vi compiango molto. Non crediate che mi sia lasciato catturare dai soavi sguardi di fuoco. No! Qui all’improvviso uno si è inginocchiato ed ha gridato forte: ‘Mi ha guarito! Ero prigioniero della Luna (epilessia), è stato molto difficile per me [Mt. cap.17,14-18]. Ora sono sano e un giorno diventerò grande come lo siete voi.

13. Mio padre Lo ha pregato per me’, il quattordicenne ha indicato a Quello con lo sguardo di fuoco, ‘Lui ha messo le mani sulle mie spalle ed è stato come se mi fosse caduto un peso di dosso. Ma prima che Lo potessi ringraziare, se n’era andato con dodici uomini. Questi sono con Lui anche oggi. Guardatemi: da quel momento in poi sono guarito. Troverò un lavoro per mantenermi. Anzi, ascoltate…’, ha esclamato a noi adulti, ‘Egli ha ragione di preferire noi bambini, perché prima dobbiamo imparare a diventare puri e veri’.”

14. Mathus alza la voce: “Denunciatemi al Consiglio del Tempio! Ma io sono sicuro, perché…”. No, per lo spirito è meglio non finire adesso: ‘…perché mi sono affezionato a Lui, a questo Galileo che chiamano diavolo, mago, e chissà cos’altro ancora. Da quando i Suoi elogi mi hanno toccato, io credo che Lui sia buono come nessun altro uomo, e…’, Mathus non osa immaginarlo ‘Lui potrebbe essere il Messia’, come alcuni credono di Lui.

15. Se ne va. Ora deve fare i conti con la diffamazione, lo si disprezzerà, lui e la sua famiglia. Quando va attraverso i vicoli e arriva in quel posto dove Lui stava seduto il giorno prima, si sorprende, come se sentisse una voce: ‘Non temere! Al di sopra di tutte le contese umane c’è la buona Volontà di Dio’. Mathus si volta; gli è sembrato come se avesse parlato Lui. Eppure, la piccola piazza del villaggio è deserta. Questo… questo è… non riesce a nominarlo, sente solo come una beatitudine: ‘Lui mi proteggerà’, e se ne va dirittamente a casa.

*

16. Nel frattempo il piccolo Retzi si è incontrato con altri bambini al ruscello, quello che fa scorrere la sua acqua pura davanti al villaggio. All’inizio i bambini sono silenziosi, finché una bambina, anche lei di cinque anni, indica l’acqua e dice: “Così magnificamente chiari erano i Suoi occhi quando ci ha preso nelle Sue braccia. Mia madre è certamente buona, mio padre, ebbene, sì…”, fa la saputella, “…credo che i padri siano di solito severi, e non si curano particolarmente di noi bambine. Anche al mio gli sono spesso d’intralcio. Ma Lui, l’Uomo buono, è stato come se avessi potuto chiamarLo: ‘Padre’.”

17. “Così ho pensato pure io!”, interviene una ragazzina più grande. – A parte Retzi, che nell’obiettività infantile non ama sentir chiamare cattivo uno Buono, nessuno dei bambini lo aveva raccontato a casa. Certamente non potevano apprezzare appieno quale immensa benedizione era caduta su di loro, tuttavia qualcosa di… ‘Bello’ era penetrato profondamente nei loro piccoli cuori. Quindi loro non avranno alcuna punizione paterna.

*

18. Il Sole manda i suoi raggi serali sul mondo, quando Retzi sta davanti alla casa. Il suo cuore batte trepidante. Non deve mai tornare a casa così tardi. Aspetta a lungo e non osa entrare. All’improvviso sente la voce fortemente adirata di suo padre: “Vorrei sapere di cosa sei veramente capace. Non sai nemmeno badare a otto bambini!”. – Poi le parole piene di paura di sua madre, che lui, il ragazzino, ama profondamente:

19. “Non pensi che i più piccoli…”, una femminuccia e un maschietto di due e di un anno, “…hanno bisogno ancora di cure? La mucca, la capra, la casa, il campo, tutto devo...”, vorrebbe dire ‘accudire da sola’. Viene interrotta bruscamente.

- “Non rinfacciarmi che il carico ti peserebbe troppo! Come carpentiere lavoro duramente, e sono io a provvedere per il pane quotidiano, non tu!”

20. “Certo”, conferma la donna impaurita, per tranquillizzarlo. Intanto, lui non si affatica per niente. Lei, invece, oltre ad ogni fatica, porta anche sulla schiena il foraggio per gli animali, lavora il piccolo campo con una vanga, provvede ai bambini, lava, pulisce la casa come meglio può, aiuta la vicina che è malata, perché suo marito glielo ha ordinato.

- Retzi vorrebbe già entrare di soppiatto dalla stalla fino alla buia camera dove tutti i bambini, più male che bene, hanno il loro giaciglio. – A questo punto prorompe un grido di dolore dalla stanza, un fracasso e un’imprecazione: “Appena le si tocca leggermente, cadono subito a terra. Genia di donne senza dignità!”

21. Retzi si precipita dentro, incurante di ciò che lo aspetta. Sua madre sta a terra, pallida a morte sul viso, dalla bocca scorre un filino rosso. “Mamma!”, esclama terrorizzato, e si getta su di lei. E ancora una volta: “Mamma!”. Ancora c’è vita nella donna. Lei ha sentito il grido disperato del figlio, ma non riesce ad alzarsi.

- La paura di averla uccisa, rende l’uomo ancora più inferocito di quanto lo sia già. Non ammetterebbe mai che le sue mani, ...la sua ingiustizia ... “Aha, è solo caduta”. Strappa bruscamente il ragazzino da sua madre.

22. “Aspetta, tu, razza infame, ora tocca a te! Sei stato dal… dal… al mercato?”. Lui non sa come deve chiamare il Salvatore che ama i bambini. “Invece di aiutarla…”, dicendo questo, colpisce con la scarpa di legno nel fianco di sua moglie che continua a giacere senza alcun movimento dinanzi a lui. No, adesso non ha colpito con forza, vuole solo provare se lei si riprende. Con una salda presa tiene fermo il ragazzino, va a prendere la verga e colpisce con forza e cieca furia. Che lo faccia per il timore che la donna sia morta, oh, non ci pensa proprio.

23. Nonostante il dolore, Retzi non emette alcun lamento. Vede davanti a sé solo il volto pallido di sua madre. Una volta aveva già visto una donna morta; e così, …così sembra adesso la sua povera madre. Riesce a liberarsi. Barcollando e piangendo amaramente per il proprio dolore e per il dolore dell’anima per sua madre, si precipita fuori casa. Si è fatta notte; tra le nuvole si mostra di tanto in tanto una pallida Luna. Per il resto, il paese è avvolto nell’oscurità.

24. “Retzi, torna indietro, subito!”. Sasju è corso fuori. Ora, però, nel cuore gli è piombata la paura per lui. Prima, la moglie che giace pallida a morte sul grezzo pavimento di legno; poi il ragazzino che potrebbe…  Sì, cosa non potrebbe? Che lui, il padre, gli abbia inflitto con la verga le ferite sanguinanti, se ne rende conto. Questo è già successo spesso. Ma finora tutto è diventato di nuovo bene nei bambini. – Ancora, lo chiama invano nella notte. Non può corrergli dietro; non sa dove Retzi si è rifugiato. Oh, domani sarà di nuovo qui, certamente sta da qualche parte su un mucchio di fieno e piange disperatamente. Ma la moglie…

25. Che lui, non l’avesse voluto veramente – che l’abbia colpita con i pugni in mezzo al petto – vorrebbe volentieri non fosse accaduto. Solleva il leggero peso, la adagia sul giaciglio alla parete, e la scuote. “Svegliati, donna! Rinvieni!Non lo farò più. Rinvieni! Svegliati!”

26. Non succede nulla. Il volto rimane rigido. Solo la bocca si è chiusa e il filo rosso di sangue si è seccato. Prende un panno e lo pulisce. Non c’è bisogno che lo veda nessun altro al di fuori di lui… Come colto dalla paura, si volta, gli sembra come se qualcuno stesse dietro di lui e sussurrasse: ‘Davanti agli uomini puoi nascondere la tua azione, mai e poi mai davanti a Dio! E la tua anima non troverà più pace!’

27. Fantasie! Si asciuga la fronte, è bagnata di sudore. ‘Bene che nessuno abbia visto nulla’, vuole tranquillizzarsi così, poiché prima, questo è  stato il suo pensiero. Va su e giù inquieto, cerca ripetutamente di scuotere sua moglie, davanti alla porta chiama a bassa voce il nome del figlio. Non deve svegliare nessun vicino con chiamate ad alta voce.

28. Per lui l’intera notte passa strisciando lentamente, come strisciano i piccoli vermi. Ma anche il più piccolo verme può rodere un cuore. Quando spunta una pallida aurora, la donna non si è ancora svegliata. Non è morta, lo sente dal calore del corpo, ma ancora è appena percettibile. I bambini si svegliano. Dal momento che non lo ha mai fatto, dà ai più grandi, senza garbo né modo, un pezzo di pane e li manda via. I due più piccoli piangono, questi dovrebbero…

29. Sente gli animali che si devono mungere. Ancora una volta chiama sua moglie. Niente! Con cuore pesante va a cercare il più anziano della città. Questi ha una figlia grande, forse potrebbe venirgli un po’ in aiuto. Cosa deve dire? Come nascondere ciò che è accaduto? Certamente Retzi, che ha assistito a tutto, rivelerebbe ciò che è capitato a sua madre. Sulla via che porta a Jakob (l’anziano della città), Sasju scruta i vicoli, guarda nelle più piccole brecce dei muri, sotto qualche cespuglio, ma Retzi non si vede. Nonostante la paura, è alleggerito. ‘Quando sarà passato un po’ di tempo, il ragazzino lo dimenticherà’. Lui, il padre, gli renderà plausibile che la madre…

*

30. “Sì, amico Jakob, è andata così. Retzi non è tornato a casa, sebbene la notte fosse già vicina’. Hm, ho litigato un po’ con Borah, come lo facciamo noi uomini. Non si pensa di far del male. All’improvviso lei è caduta a terra. Ultimamente era spesso stanca, il che è comprensibile. Anche noi uomini siamo stanchi dopo una dura giornata di lavoro. Noi la stanchezza la superiamo più facilmente di una donna. Ed eccola lì a giacere a terra, non si è più mossa, e...”.

- “È morta?”, domanda il cittadino. In lui cova un sospetto. Si sa quanto Sasju sia irascibile, se non va tutto esattamente secondo i suoi desideri.

31. “Oh, no!”, salta su Sasju, il quale nota subito ciò che l’altro pensa. “Non è morta; prima respirava ancora lievemente, ma giace immobile. Volevo pregarti di darmi in prestito tua figlia Giuditta. I bambini, sì, e gli animali, ed io devo andare dal mio mastro per dire che oggi non andrò a lavorare. Come devo mettere in ordine tutto? Chi potrà aiutare mia moglie?”

32. “È caduta così male che non si può alzare?”, il cittadino aggrotta la fronte. Veramente, non sono affari suoi, ognuno può fare a casa ciò che vuole, ma potrebbe essere successo qualcosa.

- “Sì sì…”, conferma Sasju troppo in fretta, cosa che rafforza ancora di più il sospetto, “…la volevo solo scuotere. Ma cadere subito a terra… A chi non è già capitato una volta?”

33. “Chiederò a Giuditta se è disposta ad aiutare”.

- “Chiedere?”. Detto del tutto stupito, di modo che il cittadino deve sorridere.

- “Da me le cose vanno diversamente che da te, Sasju. Ma non pensare che io non possa governare la casa. Inoltre, mia figlia ha molto da fare. Tu sai che mia moglie è deceduta e Giuditta provvede molto bene a me, ai suoi quattro fratelli, alla casa e alla masseria. Allora è giusto non comandarla”. – Sasju reprime una parola, altrimenti avrebbe potuto perdere l’aiuto.

34. La bella giovane, chiamata dal padre, non è entusiasta di andare in aiuto a Sasju. Va’ con lui solo a causa dei bambini e della malata. Scossa, sta davanti al giaciglio sul quale giace la povera Borah. Respira certamente a fatica, gli occhi sono chiusi e non riesce ancora a muoversi. Sasju, che di proposito cammina lentamente, cerca ancora Retzi, e incontra Mathus all’angolo di un vicolo.

35. “Toh, che fai per strada?”, dice costui. “Non hai più lavoro?”. Lui è pronto ad aiutare, guarda poco a chi ha bisogno di un aiuto, ma solo dov’è necessario. È molto abile nella lavorazione del legno e si guadagna il pane in questo modo. È solo, sua moglie è morta col primo figlio e si è portata nella tomba il loro bambino, affronta bene ogni cosa, si prende anche il tempo, quando da qualche parte si ha bisogno di lui.

- Sasju, superando se stesso, perché non sopporta questo ʻsvitato’, si lamenta dei suoi dispiaceri come lo ha fatto con Jakob il cittadino.

36. “Se vuoi mi unisco anch’io…”, dice Mathus con gentilezza, “…forse posso aiutare la tua Borah. Non sono sprovveduto in fatto di erbe, e di parecchio altro”. – Sasju acconsente, lietamente intollerante che ‘costui’ lo possa aiutare.

*

- “…Ma guardala, la buona Giuditta fa la samaritana. Allora posso andarmene…”.

- “No, rimani!”, la giovinetta lo ferma. “Mi chiedo cosa succede qui. L’ho accarezzata…”, indica Borah, “…l’ho chiamata, le ho sollevato le braccia, …nulla”. Afflitta, alza le spalle.

37. Mathus le solleva le palpebre, le preme il petto e…: “Sai cos’è, Sasju? Non è morta! E non è nemmeno viva (una paralisi). Vado a prendere qualcosa e le strofino il petto, le braccia e le gambe”. Prima che Sasju possa obiettare, Mathus è fuori. ‘Per l’amor del Cielo, lui non deve vedere i lividi sul petto!’

38. Gli cola un denso sudore sul viso. Verso Giuditta è esageratamente amichevole, e lei non ci fa caso. Lei ha munto la capra e la mucca, ha dato loro il foraggio, si prende cura dei due piccoli bimbi, e si vede come li sa gestire bene. Gli altri bambini si fanno avanti. Al mattino il piccolo pezzettino di pane non ha quietato la loro fame. Si sono dissetati al pozzo, una vicina li ha fatti bere alla brocca.

39. Sasju sente come gli sguardi della ragazza vanno tra lui e Borah. Lei sente troppo chiaramente che qui ‘c’è stato qualcosa’. Ma cosa? Lei ha ancora un sentimento puro, non sospetta nulla di veramente cattivo. “Ti posso aiutare in qualcosa?”, domanda Sasju per coprire il suo disagio e la paura. “No, se vuoi, puoi andare a lavorare”.

- “Oggi no, mia moglie deve prima star meglio”.

- “Difficilmente si rimetterà in piedi molto presto, non reagisce”.

40. O guai! Cosa deve fare con i bambini? Il più grande ha solo dodici anni, gli altri sono arrivati rapidamente uno dopo l’altro. Che ciò dipendesse da lui, adesso non lo vuole ammettere. La fanciulla, poco più di dieci anni, non è in grado di fare tutto ciò che spettava alla moglie. Proprio in quel momento entra di nuovo Mathus. Porta con sé un cesto con erbe, succhi e unguenti.

41. È inevitabile che egli veda il grosso ematoma. Con stupore e sorpresa guarda Sasju. “Come si è procurata questa lesione?”. Che questa provenga dalle percosse, lo riconosce subito. Per via di Giuditta non vuole rivelare nulla.

- Sasju rovescia con il piede un vecchio sgabello. “Di questo è stata la colpa. Vi è caduta direttamente sopra. Così, …nella caduta lo sgabello si è rovesciato, e prima che potessi impedirlo, è cozzata sul duro bordo”.

42. “Hm”. Mathus friziona alla malata il petto, poi braccia, gambe e schiena, e cerca di farle ingerire un succo di erbe, cosa che non ha successo. Borah non riesce a deglutire, lei sta in uno stato di svenimento. Dopo un po’ di tempo, in cui ogni sforzo di svegliarla o farla muovere è completamente inutile, Mathus rimette le sue cose nel cesto. Con il volto serio si rivolge a Sasju.

43. “Qui nessun medico può portare aiuto, anche se fosse il migliore di Roma. Oppure ce n’è Uno! Tu sei appassionato a contestare il Galileo, Lo hai diffamato, dicendo che Lui raccoglierebbe solo stupidi bambini per tirarli via dai genitori, il che, con un viso gentile, sarebbe facilmente possibile. Io non ti ho contraddetto…”, non aveva senso lottare contro una dura grettezza. “A motivo di tua moglie, Sasju, ascoltami bene, io intendo certamente il meglio… Colui che tu chiami diavolo e ribelle, Lui è l’unico che può aiutare Borah. Non ridere, non ribattere! … Io l’ho visto più volte, e finora non ho ancora mai conosciuto un uomo come Lui! Ha guarito ciechi, sordi e lebbrosi, che tu lo creda o no! E recentemente sono stato nella zona dove molti alti romani si erano radunati intorno a Lui.

44. All’inizio ho pensato: ‘Peccato, ora viene arrestato, quest’Uomo puro e buono, di cui non ho mai sentito qualcosa di cattivo, ha aiutato molto, e questo, senza mezzi esteriori. Egli parla, talvolta impone anche le mani e… avviene!’. Quanto sono stato lieto di vedere che i romani Lo adoravano.

45. In aggiunta a questo, il contrasto: costoro magnificamente vestiti, adornati con medaglie e portando armi. Lui in veste semplice, una specie di mantello blu che Gli pendeva dalle spalle. Per di più, non era neanche così alto come sono la maggior parte degli stranieri. Io so, Sasju: l’occupazione, quanto volentieri la vorremmo fuori dal nostro paese.

46. Solo questa differenza stava completamente in Lui: c’era in Lui un’elevatezza, una maestosità che lo plasmava, ed io ho capito bene il perché i romani ascoltavano le Sue parole. Poi sono andati tutti in una grande casa a me sconosciuta”. Mathus si dirige verso la porta, “Sì, qui non posso più aiutare; il colpo sullo… sullo sgabello, …qui si è rotto qualcosa all’interno. Ma se hai ancora bisogno d’aiuto, sono volentieri pronto a venire qui”.

47. “Questo è matto”, borbotta Sasju fra sé. Mai e poi mai Lo pregherebbe di aiutare sua moglie. Scaccia i pensieri che spesso lo assalgono, perché ‘nel paese si parla molto di Lui’, che tutti vedono, ma che nessuno conosce, che si perseguita e si fugge davanti a Lui a gambe levate. Questo è Lui! Sasju guarda Borah, e ad un tratto gli viene in mente: ‘Hai peccato verso lei, l’hai continuamente costretta a partorire figli!’. Ne voleva dodici, come la passata Israele aveva dodici tribù.

48. Il lavoro non gli è mai sembrato troppo; a cosa serve avere una moglie? Ora si preoccupa di lei, cosa che nessuno deve sapere. “Puoi restare?”, chiede a Giuditta.

- “Fin dopo mezzogiorno, poi devo andare a casa, là c’è bisogno di me”.

- “Puoi venire ancora una volta domani, perché ...”, guarda di soppiatto alla malata.

- “Vedremo”, Giuditta si terrà libera. I suoi giorni sono colmi di molto lavoro.

49. L’uomo va’ attraverso i vicoli, cerca in ogni angolo, chiama il ragazzino. Inutile! Dove si è cacciato? Con la coscienza che gli rode, torna indietro. I bambini impauriti stanno rannicchiati l’uno accanto all’altro; i più piccoli piangono. Marba di dieci anni ha cercato invano di calmarli. Lui vorrebbe sgridarla di nuovo, ma cosa può pretendere da una bambina? Lui stesso non sa come prendersi cura di un bambino piccolo.

50. “Santo bisogno e morte!”. Dove sarebbe un aiuto, perlomeno, prima per i bambini? Allora Marba guarda Sasju con molta paura, anche lei teme la punizione. Si sta forse sciogliendo il rigido giaccio, la corazza che circonda il suo cuore? Va a prendere la verga. I bambini si accalcano ancora di più nel loro angolino e, …e lui spezza il terribile strumento di tortura!

51. “Vieni qui…”, chiama Marba, “…vedi, la verga è spezzata! Non devi più temerla”.

- La fanciulla si avvicina esitante, sussurrando timidamente: “Volevo chiedere se potevo andare a prendere la zia, per i piccoli. Io… io…”.

- “Non ce la fai con loro? Va’ e chiedi alla zia se vuole aiutare un po’, non lo dovrà fare per niente”.

52. Colei che si chiama ‘zia’, è l’ostetrica del villaggio. Ha anche aiutato a venire al mondo i bambini di Borah. Lei stessa ha certamente una famiglia, ma i suoi figli sono cresciuti. – Marba corre via come il vento. Strada facendo le vengono le lacrime, quelle che davanti al padre ha represso impaurita. …La buona madre! Che ne sarà di loro? Che il padre… Oh, lei ha visto così tanto, non crede allo sgabello rovesciato.

53. Lei si ricorda quando stava all’angolo del mercato, quando quell’Uomo ha chiamato a Sé i bambini. Quanto volentieri vi sarebbe accorsa, e solo la paura l’ha trattenuta. Oh, Lo ha visto solo da lontano e aveva percepito un meraviglioso stato d’animo, come se anche lei stesse al Suo fianco; sentiva le Sue mani, udiva le Sue parole. Nel frattempo è arrivata alla casa dove abita Chamana, l’ostetrica. Bussa esitante. Sì, i bambini picchiati rimangono timidi.

54. Presso questa donna ogni bambino che, come neonato, un giorno è stato nelle sue mani, ha un sicuro posticino nel suo amore, e non c’è nessuno che non senta questo amore. Una ragazza di vent’anni si affaccia. “Cosa c’è?”, chiede subito e, come sua madre, anche lei ha un caldo splendore negli occhi. “Entra, la mamma è in casa”. Come già liberata da un pesante fardello, Marba la segue in una stanza luminosa e pulita.

55. “Allora, ecco Marba”. Chamana fa accomodare la ragazzina su una piccola sedia. “Non ci sarà già ancora qualcosa in arrivo?”. Intende un neonato, lei conosce anche la vita della famiglia di Sasju, che vorrebbe avere dodici figli. Al sesto figlio, lei aveva detto: ‘Smettila una buona volta! Tua moglie è diventata debole. Non posso garantire se, col prossimo, non succeda nulla’. Lo sgarbato aveva solo riso: ‘Oh, no’, aveva tuonato alla moglie partoriente: ‘Le donne non dovrebbero fare le stizzose. Dopo, sarebbe arrivato un (altro) figlio, e tutto sarebbe finito’. – Chamana accarezza le scarne guance di Marba.

56. “Parla! Cosa c’è? Devo impacchettare i miei panni?”, pensa alle fasce e a ciò che serve per la pulizia di una donna in travaglio.

- “No, non arriva, …non arriva nulla”, balbetta Marba. “La mamma è caduta, molto gravemente”, non vuol dire ciò che sospetta. “Ora giace lì, quasi come morta. Al mattino c’è stata Giuditta, la figlia del signore della città. Ma anche lei ha molto da fare a casa, perché non c’è la mamma. Noi bambini, i due più piccoli, ecco…”

57. “…andiamo lì subito!”. Chamana dà a sua figlia altre indicazioni su ciò che deve fare, prende per mano Marba e cammina così svelta, che la ragazzina deve correre nel vero senso della parola. Già davanti alla casa, Chamana sente piangere i più piccoli disperatamente, e anche i singhiozzi che provengono da qualche parte. ‘È urgente’, pensa la brava donna. ‘Ebbene, a quel Sasju gliele devo proprio suonare!’. Già più di un uomo si è dovuto far dire qualcosa da lei e, …qualcuno si è piegato, per lo più perché si aveva bisogno di lei in un modo o nell’altro.

58. Sasju le afferra goffamente la mano, per ringraziarla di essere venuta.

- “Lascia perdere…”, mugugna lei, “…si vede come batte la campana da te. Sei arrivato al punto che la tua Borah non può più vivere?”

- “No, comare, non è così”, si tira d’impaccio Sasju. “Non ti ha riferito Marba, che lei…”, guarda di traverso a Borah, “…è caduta così violentemente, ed io non l’ho potuta afferrare per proteggerla dalla disgrazia?”

59. “Raccontalo agli altri!”, gli occhi di Chamana scintillano. La verità è facilmente riconoscibile. Prima si prende cura dei più piccoli, li lava e li fascia, cucina la pappa per nutrirli, e sotto le sue mani materne si addormentano presto. Solo dopo provvede agli altri bambini, dicendo inoltre:

60. “Borah potrà essere aiutata difficilmente, perciò prima i bambini. Gli animali stridono, tu stesso devi foraggiarli, per questo non ho tempo. Dopo vedrò cosa si può fare con tua moglie”. Che anche Chamana abbia conosciuto una volta il Salvatore, lo sanno solo i suoi; e questi stanno zitti. Loro credono ciò che la madre ha raccontato dell’“Uomo”.

61. Chissà se lei si dichiarerà pubblicamente per Lui? Lei era accanto quando una donna Lo aveva pregato di ricordarsi di sua figlia, tormentata da un demone. A quel tempo si chiamava così la pazzia [Mt. 15,21-28] e come Lui aveva aiutato da lontano. In seguito lei aveva incontrato quella donna e le aveva chiesto come stava sua figlia. Allora quella madre cadde a terra raggiante di gioia e di ringraziamento esclamandomi: ‘Lui hai guarito mia figlia!’

62. C’era ancora lei quando ‘il Galileo’, perseguitato dagli alti giudei, aveva sfamato una moltitudine di uomini con pochi pani e pochi pesci, e la gente era stata saziata [Mt. 15,29-39]. Che questi ‘Doni celesti’ avessero un altro sapore di quanto veniva preparato nel paese, lo aveva notato. E poi il Suo discorso: forte e dolce, rasserenante e consolante, destinato agli uomini terreni e – sì, – era proprio diverso.

63. Aveva ascoltato molti farisei, solamente mai, mai una voce umana poteva essere paragonata con quella del Galileo. Adesso, mentre si piega su Borah, pensa: ‘Lui potrebbe aiutarla!’. Non sospetta che lo stesso giorno Mathus aveva espresso la stessa cosa davanti a Sasju. Considerando la sua ira, perché proprio lui – lei lo sa da tempo – parla in modo ripugnante del Galileo e se la prende sui suoi poveri bambini, si trattiene dal menzionare ‘l’unico grande Soccorritore’.

64. Perciò si limita a ripetere: “Non sembra che tua moglie guarisca. Il petto ha ceduto…”, ‘è stata picchiata’, pensa lei cupa, “…il polmone ha certamente ricevuto una crepa”.

- Di certo, Sasju adesso è contrito, solo, non è ancora fino al punto di confessare il suo misfatto. “Non conosci nessuno…”, chiede in fretta, “…un medico. Ce ne devono essere! I romani li hanno, ma non ci si può rivolgere a loro. Noi siamo gli oppressi, loro i dominatori”.

65. “Non lo abbiamo meritato? Israele si è costantemente allontanato da Dio ed ha ossequiato il servizio idolatro. Non obiettarmi che in passato sarebbe stato così. Da quando esiste solo la tribù di Giuda... Ah…”, si infervorisce la fedele, “…da settecento anni, quando le nostre dieci tribù sono andate in rovina, … i profeti sono stati ascoltati? No! Perciò anche la tribù di Giuda è arrivata a Babilonia nella giusta decima (70 anni). Penso che tu conosca la storia [2° Re cap. 24].

66. E quanti praticano la maligna usura? Non è questo un servizio idolatro e un… Qui si dice: ‘Portate gli uni i pesi degli altri’ [Gal. 6,2]. Oh, non ti accendere d’ira…”, ribatte lei, quando Sasju vorrebbe contraddire, “…questo sarebbe ingiusto, uno deve trascinare il peso dell’altro. Ahimè, la tua povera moglie, è stato il tuo peso che tu le hai addossato spietatamente! Quanto lavoro doveva essere fatto dalle tue mani, tanto che lei, la tua povera moglie, non si sarebbe rotta la schiena per colpa tua!”

67. Sasju si precipita fuori, il peso della coscienza lo opprime. ‘No! Lui è un uomo, lui non ha nulla a che fare con questo, lui ha…’ In lui bussa come un duro ammonimento: ‘Non trovare scuse, la donna ha ragione e… DIO ha ragione, come guida i Suoi figli umani. Ciò che loro stessi si rendono difficile, questo lo devono portare a termine come …’ Hm, lui lo ha visto quanto possono essere difficili le nascite.

68. Ah, con il parto è già morta più di una donna. Cosa può fare un uomo? Nulla! – ‘Ma percuotere tua moglie in modo da farla morire già oggi…, per questo, dovrai portare il conto davanti all’Altissimo’. – Sasju si volta come una trottola. Si è annidato in lui un diavolo? Quello che ha sentito… Oppure no, ciò che è stata come una voce, …è un’allucinazione? Un Asmodeo (Demonio biblico) lo vuol confondere?

69. Avrebbe quasi colpito la mucca in preda all’ira, perché lei, la mucca, non può soffrire la sua mano dura. Corre sul campo vicino, raccoglie in fretta la paglia, incurante dove giacciono ancora le spighe. Ma non può sfuggire alla ‘Voce’. Questa va intorno a lui…, si attacca come la pece, brucia come lo zolfo, sta lì come un Leviatan [Giobbe, cap. 40], non lasciandogli nessuna via d’uscita, nessuna scappatoia.

70. Quando finalmente rientra nella stanza, vi giunge nel momento in cui l’ostetrica adagia dolcemente la moglie. “Ha finito di soffrire”.

- “No!”, grida lui selvaggiamente. Non può andar via da me! Non può andar via dai bambini! Lei deve rimanere con noi! Maledico Dio, Lui me l’ha tolta!”. Come in preda alla follia si precipita su Borah, per risvegliarla scuotendola. Chamana lo respinge.

71. “Quello che hai fatto, lo devi ammettere davanti a te stesso; e non ti aiuta un’azione folle, tanto meno la tua povera moglie. Per amore dei tuoi figli tacerò; lo direi all’uomo della città, ciò che è accaduto qui per colpa tua. Rientra in te, pensa ai tuoi bambini! Oltre a questi…”, conta la schiera ancora rannicchiata nell’angolo, “…manca Retzi. Dove si è cacciato?”

72. Sasju si asciuga gli occhi senza lacrime. È solo sudore denso che le paure fanno grondare. “Non so dove sia il ragazzino. L’ho chiamato e cercato, ho...”.

- “Risparmiati la parola, e credimi: nel villaggio si sa che razza di uomo sei. Verrà sussurrato molto sull’improvvisa morte di Borah. Devo servire, e qualcosa è vera: fisicamente era troppo debole per partorire così tanti figli, hm…, il cuore è venuto meno”.

73. Il fatto che più tardi anche Mathus che, come Chamana, ha visto di cosa è morta Borah, per via dei bambini ha detto la stessa cosa che ha detto la levatrice, questo salva Sasju davanti al giudice. Un magro risultato, per svincolarsi dalle paure disperate. Ma d’ora in poi avranno pace almeno i bambini, dalla durezza di un disamorevole padre del mondo.

 

 

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Cap. 2

Primo accenno all’Uomo buono – Retzi trova un protettore

1. Discosto da un villaggio, sotto un cespuglio giace un bambino. Retzi. Si è trascinato fin qui, nascondendosi, quando ombre scure han cominciato a cadere su di lui. Non avrebbe mai potuto dire che erano passati quasi due giorni, prima che rientrasse veramente e in coscienza di sé. Talvolta gli si erano certamente aperti gli occhi, ma i dolori gli avevano tolto la facoltà di pensare. La sua camicia sudicia gli si era appiccicata alla magra schiena, alle braccia e alle gambe incrostate di sangue. Ora che finalmente si è ripreso del tutto, si trascina fino al vicino ruscello, vi si rotola dentro e l’acqua fresca gli fa molto bene. Anche il sangue viene lavato.

2. Più tardi un Sole non troppo caldo asciuga le sue cose. Guarda su alla volta celeste. Nessuna immaginazione? Lì c’è una nuvola bianca, questa gli sembra come fosse un volto. Due occhi che scintillano dal blu del cielo attraverso due buchi nelle nuvole, guardano giù a lui, così, …come l’Uomo buono al mercato. ‘Se Lo incontrassi di nuovo, …non andrei mai a casa, rimarrei presso quell’Uomo’, del quale Retzi non sa ancora che Lo si chiama il SALVATORE, cosa che Egli è.

3. Strano: continua a proseguire verso nord. Per strada quieta la fame con la frutta che giace lungo le vie. L’acqua c’è quasi ovunque. Talvolta bussa anche a una capanna; poiché ha già sperimentato parecchio: nelle case grandi viene scacciato, mentre qualche donna, qualche uomo nelle casupole, hanno dato perlomeno un pezzo di pane, una volta persino un pezzo di carne.

4. Per molti giorni il piccino va solo per valli, per colline, boschi o luoghi desolati. Non sa nulla, non sa perché, non ha nessuna idea di dove si trovi. Ha come un solenne percepire, a lui naturalmente sconosciuto: vede davanti a sé sul sentiero il Volto dell’Uomo buono, Lui viene come dolce sogno ogni notte, sia che si trovi in una grotta, sotto un cespuglio oppure qualche volta quando sta all’ombra di una capanna. Il piccino è solo su questo mondo, senza genitori né patria!

5. Evita con timore i romani. Ha occhi acuti, già da lontano vede il pericolo. È anche piccolo, lo si ignora facilmente. Pensa a casa con molto timore, con amaro dolore a sua madre, ai fratelli e alle sorelle. Vorrebbe essere grande e forte. Vorrebbe proteggere la madre e i fratellini; e al, al… In lui si è spezzato qualcosa, completamente. A ‘quello’ non potrà più dire: “Padre!”. Mai più!

6. Pensieroso, affamato, debole, ha visto troppo tardi un romano, e lo incontra vicino a una borgata. Non ha imparato da nessuna parte che non si deve vagabondare, né mendicare se… Un romano lo vede. Una mano dura afferra Retzi alle spalle, lo tiene stretto quando cerca di fuggire. Ma è abituato a mani dure; solo che adesso è completamente diverso. Una volta a casa aveva sentito che gli stranieri prendono i bambini che non appartengono a nessuno e li tengono come schiavi. Se sono ancora così piccoli, com’è Retzi, li si porta a Roma e altrove. Lì devono servire i figli dei romani, cosa che non di rado è peggio di quanto per un adulto è diventare schiavo.

7. Eccetto la paura, su Retzi viene qualcosa di inconsapevole, di non voluto, ma c’è. I suoi stupendi occhi scuri guardano orgogliosi il romano. E seppur la voce del piccolo suona piuttosto incerta, l’uomo d’armi riconosce il coraggio che si trova nel maschietto. “Romano, hai già visto una volta un Uomo i Cui occhi splendono tanto che Lo si vorrebbe sempre vedere, e quando parla è come se si fosse avvolti, …tanto che non si ha bisogno di aver fame, di soffrire il freddo, come se si fosse…”, il piccino si blocca, non riesce più a portare sulle labbra: ‘come se si fosse a casa’.

8. Il romano reprime un sorriso. È toccato, non è uno di quei duri che si trovano ovunque, certamente in ogni paese, presso ogni popolo. “Hm, pensi forse che a casa sarebbe meglio?”. Stupito vede come il ragazzino si agita violentemente, come nei suoi sguardi si cela un grigio bisogno. “Allora sei scappato, e ora chiedi l’elemosina. Hai anche già rubato, vero?”

9. “Mai!”, assicura Retzi. “Il nostro Dio lo ha proibito; e io non lo faccio!”

- “Anche quando hai fame?”

- “Dio dà ai bambini, – lo ha detto l’Uomo buono. Egli mi ha benedetto e mi ha stretto forte tra le Sue braccia. Ecco, …allora ero …a casa”. Lacrime scorrono sulle guance molto scarne del piccino. Al romano brillano gli occhi rivelatori. Costringendosi, continua a chiedere:

10. “Dove dimora l’Uomo buono? Se lo so, posso portarti da Lui; sembra che ti sei molto affezionato a Lui. Non hai genitori? Chi è tuo padre e tua madre?”. Nuove lacrime irrompono scorrendo sul volto del piccino.

- “Io, …non ho più un padre, lui, …non è affatto un padre. La buona madre è morta”. Sebbene Retzi non lo possa sapere, gli era sembrato che dopo le percosse, lei non avrebbe mai potuto continuare a vivere.

11. Il romano evita di chiedere al bambino di cinque anni dove abita. Non è difficilmente possibile che il piccino lo sappia. Oh, Retzi conosce il nome della sua città natale, solo, non lo direbbe a nessuno, per quanto buono fosse. All’Uomo buono lo confiderebbe piano, pensando inconsciamente: ‘Non sarebbe proprio necessario, Egli lo saprebbe già, mai rimanderebbe Retzi alla disciplina del padre. Mai!’. Di questo ne è convinto.

12. “Cosa faccio con te?”. Affamato, impaurito il piccino sta dinanzi a lui. Darlo a una ricca casa romana …no, non gli piace. Costui, abituato alla spada, non sospetta affatto come una Mano soave tocca il suo interiore, come lui stesso agisca sotto una ‘costrizione di Luce’. Comincia un monologo che Retzi ascolta, ma pronto alla fuga. Nonostante ciò, non vuole andarsene; l’uomo sta principalmente sotto quella maestosa Guida che riceve dalla Luce, perlopiù senza conoscerla, e se la conosce, …allora, quasi sempre, senza ringraziare.

13. ‘Lo porterò dai miei amici a Sarepta. Anche lui – hm – è un uomo buono, come il bambino sogna di Colui che, sicuramente, non esiste. Gli uomini sono solo uomini, e ognuno ha i suoi errori, i suoi difetti, molto più caratteriali che corporei. Sporanato terrà il bambino, lui ama i bambini. Ha con sé una negra che provvede alla casa, anche se io mai prenderei con me una tale, né come schiava né in casa. … Ma la Maska nera va bene’.

14. “Allora”, dice concludendo, “ti porterò da un mio commilitone. Certamente è lontano, ma ho il mio ordine fino a Sidone, la via è la stessa. Dimmi …”, s’interrompe, quando ora vede dei grossi lividi sulle gambe e sulle braccia nude del bambino, “…cosa ti sei fatto?”

- “Guarda la mia schiena”, si lamenta il ragazzino, “poi…”. Con cautela il romano solleva qualcosa di strappato che non si può più chiamare camicia, e vede, del tutto inorridito, una schiena magra gravemente colpita.

15. “Lo ha fatto il tuo ‘buon Uomo’?”, vuole ironizzare, perché tale vista gli toglie la parola.

- “Tu…”, minaccia il piccolo, “…non dire nulla contro Colui che ha preso amorevolmente noi bambini nelle Sue braccia! Non devi neanche pensarlo!”

- “Ah, e le tue ferite?”, Charius, così si chiama il romano, lo porterà con sé da un medico che attualmente è di stanza a Filippi.

- “Le ho da… da quello… quello…”

- “Lo so!”, Charius accarezza imbarazzato le guance bagnate di Retzi.

16. Vuoi venire con me?”.

- Il piccolo alza lentamente lo sguardo. C’è qualcosa nel volto del romano che ispira fiducia: “Credo che tu non sei un uomo cattivo, come il…”. Di nuovo questo blocco, non vuole uscirgli di bocca (papà).

- “Non sarai più picchiato, te lo prometto. Contento?”. – Allora Retzi preme la sua piccola mano in quella grande, in quella abituata alla spada. “Allora vieni!”

17. Uno straniero può fare in modo di farsi dire da un bambino dove abita, ma se pensa alla punizione, non si lascerà mai portare a casa. Charius ha l’incarico, sebbene a Roma si conosca la Palestina, soprattutto la Giudea, di continuare ad ispezionare, a lui è conosciuto il luogo natio di Retzi. ‘Pela’, più villaggio che una città, un po’ a nord di Gerasa. Si stupisce come la piccola figura maltrattata sia arrivata fino a Giscala, vicino al lago Merom. Qui egli ha raccolto, nel vero senso della parola, il ragazzino.

18. In Giscala sta il suo cavallo, sul quale fa salire anche Retzi, e partono al galoppo. Solo perché non abituato, Retzi si è aggrappato alla criniera del cavallo, ma poco a poco impara a star dritto. Solo la frusta, che il romano di tanto in tanto lascia un po’ sibilare, fa letteralmente male al bambino.

19. “Perché fai questo?”, chiede, quando fanno sosta su un prato.

- “All’animale fa male, precisamente come a me”. Indica le sue ferite.

- “Ma va…”, ride Charius, “…i cavalli hanno la pelle dura”.

- “Non hai visto come il tuo cavallo si è spaventato, quando ha sentito brandire la frusta?”

- “Lo hai notato e non sei mai stato seduto su un cavallo?”

20. Retzi afferra la frusta, implorante: “Mettila via! Il nostro Dio ha creato gli animali, noi non dobbiamo maltrattarli. Non sono certamente ancora stato da un rabbi, ma ho sentito comunque che il grande Mosè, che ha guidato il nostro popolo fuori dall’Egitto, aveva emanato una legge a protezione degli animali. E, …loro non possono difendersi. Tirano carri pesanti, devono correre veloci e… poi… poi…”, il fanciullo guarda triste il cavallo.

21. Charius osserva profondamente sorpreso. Hm… veramente… Prende di nuovo la frusta, monta in sella, mette Retzi davanti a sé sulla sella e dice: “Sai, senza frusta non si può governare un cavallo, essi sono forti e devono capire che devono obbedire. Comunque hai ragione; adesso non colpirò mai più il mio cavallo, lo spronerò solo in modo così leggero, così…”. Mostra come si spinge avanti l’animale con leggere carezze.

22. Retzi ride e quasi sarebbe scivolato giù: “Ora tende gli orecchi, prima stavano all’indietro”.

- “Sei molto attento, diventerai qualcuno. Adesso, presto saremo a Filippi, lì riposeremo un po’, e le tue ferite guariranno”. Charius ha notato che le ferite di tanto in tanto sanguinano ancora. Chissà cos’è successo al piccolo, …no, ‘da noi i bambini non si trattano così’, e non pensa che tra tutti i popoli e non sono pochi, ci sono perfino donne che sfogano la loro rabbia e altre cose su bambini, animali e schiavi.

23. La sera successiva appare Filippi in lontananza, dove si trova una grande truppa armata. Charius, che è un capo gruppo, deve andare a rapporto dal superiore. Alla salmeria[1] affida il ragazzino a un soldato dal carattere buono. “Sta tranquillo…”, consola quando Retzi si aggrappa a lui, “…vengo a prenderti dopo”.

- Il soldato dà da mangiare al piccolo, lo adagia su una coperta e dice allegro: “Adesso dormi, sembri stanco”. Su un particolare cenno di Charius, il soldato non si cura dei maltrattamenti.

24. Quest’ultimo fa rapporto, sbriga cosa c’è da fare rapidamente, e dopo va in cerca del medico. Meno male che conosce il medico già da anni, allora è facile portarlo con sé alla salmeria. Quando il medico vede le ferite, alcune molto profonde e lunghe, si limita a guardare Charius con occhi lucidi. Non riesce a trattenere la domanda ‘chi lo ha fatto’. Che non lo abbia fatto Charius, e certamente neanche un romano, questo è chiaro. Retzi dorme profondamente. Charius riferisce ciò che è venuto a sapere, anche la ‘faccenda dell’Uomo buono’.

25. “Ascolta…”, dice il medico, “…deve essere Uno che va attraverso l’intera Giudea, da sud a nord. Costui – c’è da non credere – avrebbe guarito degli infermi, persino lebbrosi, senza unguento né tintura, semplicemente con la Parola. Abbiamo già l’ordine di badare a Lui. Non dice nulla contro Roma. Come si vocifera, persino alcuni nostri superiori devono aver parlato con Lui. A un centurione ha guarito il servo, pensa: da lontano [Luca 7,2-10].

26. Il centurione lo ha raccontato dappertutto e riferito perfino a Roma. È credibile e del tutto vero. Egli (il centurione) veramente è imparentato col trono, in ogni caso appartiene alla famiglia di Cirenio, nel frattempo deceduto. Ebbene …forse ci sono cose che noi uomini non comprendiamo, cose che per noi sono irraggiungibili, come il cielo su di noi”. Il medico si schiarisce la gola imbarazzato.

27. “È buffo”, continua, “viviamo di luce e pioggia, di ciò che il cielo ci dà, e non lo possiamo afferrare. Hm… forse…”

- Charius a questo fa cenno di sì col capo. “Misteri del mondo! Essi ci circondano, noi dobbiamo conoscerli, riconoscerli; e chi li può comprendere?”. Capita così ai due uomini.

28. All’improvviso il bambino balza in piedi. “No!”, grida spaventato. Si è svegliato da un brutto sogno che lo ha colto di sorpresa: il volto del padre, duramente deformato, e la sferza che lo colpiva continuamente.

- Il medico, un buon conoscitore di uomini, dice contenuto: “Un sogno. Lascia fare a me!”. Fermando la mano di Charius che vorrebbe svegliare del tutto il fanciullo. Il medico lo sveglia lentamente, amorevolmente.

29. “Allora, ragazzo mio? Guarda il magnifico Sole e tanti amabili uomini che ti circondano. Fammi vedere la schiena”. Lui parla intenzionalmente con leggerezza. “Non è molto grave, ti stenderò sopra un unguento e, in un paio di giorni, potrai saltellare di nuovo”.

- “È stato… è stato…”. Retzi si asciuga l’umido dagli occhi.

30. Il medico lo tranquillizza, mentre esagera ridendo: “Io nel sogno sarei perfino già morto”. Con cura spalma il suo unguento sulle ferite. A quel tempo, un medico, come ogni legionario, prestava un duro servizio, e nonostante ciò, riusciva a conservarsi un buon animo.

- “Brucia”, singhiozza Retzi, e vorrebbe svincolarsi. Charius lo tiene fermo. “È solo per il momento, poi passa in fretta. Vedrai che domani non avrai più dolori”

*

31. Nonostante l’interessante affaccendarsi, Retzi non riesce a togliersi dalla testa quel ‘buon Uomo’ (Gesù). Ora viene assistito, riceve una veste appropriata, che ovviamente è romana. E non aveva Egli promesso ai bambini che l’aspetto esteriore non aveva importanza, se il cuore dell’uomo fosse stato una dimora per il bene, per i Comandamenti di Dio, per l’amore per il prossimo, e che si doveva evitare ogni male?

32. Il fanciullo non ha dimenticato nulla; è solo del tutto diverso di quando era a casa. Certamente la madre dava ai bambini qualche buona parola, li ammoniva, si faceva aiutare molto secondo la loro età, secondo la loro forza. Altrimenti…? Non c’era da stupirsi se poi un tale ‘buon Uomo’ dicesse qualcosa per i bambini che, a causa della bontà, a causa dell’amore, restasse indimenticabile. Oh, i bambini si ricordano del bene molto meglio dei grandi. E se qui è successo, pronunciato dal SALVATORE che è venuto sulla Terra per la redenzione, allora certamente rimane salda la buona Parola come semenza proveniente dal Cielo.

33. Spesso il ragazzino sta seduto in un qualche posto. I legionari sono ben disposti verso di lui, perché da bambino ha dovuto sopportare così tanto. Nonostante il servizio, talvolta il medico rimane anche con Retzi; e Charius, che non è sottoposto al regolamento del campo, non lo perde mai di vista. Ora è una mite serata, il campo è a riposo, a parte le ronde e le guardie esterne; allora Charius e il medico prendono il bambino tra di loro.

34. Oh, sì, si sono sentite parecchie cose su quell’Uomo, deriso, interrogato nell’interiore, solo che in luoghi lontani si sa troppo poco del ‘Salvatore di tutte le ferite’! Che con ciò si pensi esclusivamente – ancora – al corporeo, non c’è da stupirsi, perché non si sa nulla della malattia dell’anima.

35. Charius, per l’appunto, chiede: “Dimmi, caro Retzi, tu sei un ragazzo sveglio, non vuoi raccontarci ciò che sai veramente?”.

- Retzi, in mezzo ai due, fa cenno di sì col capo: “Quello che so”

- E il romano: “Bravo. Ora raccontaci una buona volta com’è andata con ‘quell’Uomo’. Mi hai detto che avrebbe allontanato da sé gli adulti per far posto a un mucchio di piccoli bambini. È vero, è così?”

36. “Completamente sicuro!”. Il ragazzo guarda schiettamente entrambi gli alti uomini. “Noi bambini ci saremmo volentieri fatti avanti, ma gli adulti non ce lo permettevano. Alcuni ci sgridavano ad alta voce. Noi ci tenevamo per mano, in parte per paura. Nel mezzo, dove c’erano alcuni spazi vuoti, Lo potevamo vedere, ed io, per primo, avevo subito detto: ‘Lui è buono’, nello stesso tempo pensavo a… a…”.

37. “Adesso non ci pensare”, Charius gli accarezza la testolina. Retzi si strofina entrambi gli occhi. Lui non è un bambino piagnucolone, ma pensando alla madre, ai fratelli, …allora c’è sempre una piccola lacrima. Anche il medico accarezza le guance di Retzi. “Va’ avanti. Vorremmo sapere di più dell’Uomo che tu chiami Buono”.

38. Retzi è subito consolato: “Io ho sentito come Lui parlava alla gente adulta: ‘La Mia Luce sia il luminare dei vostri piedi!’. Stavo quasi per ridere, perché Lui non portava con Sé nessuna lampada. Allora vidi i Suoi occhi, e mi sembrò, anche se non lo compresi, come se i Suoi occhi risplendessero come una luce e pensai: ‘Chissà se intende questa come luce dei piedi?’. Una volta che ero tornato tardi a casa con la mamma, lei portava una lampada riempita con l’olio, e questa aveva illuminato la nostra via, perché non splendevano né la Luna né le stelle. ‘Forse’, pensai, ‘È questo ciò che Lui intendeva’.

39. Nondimeno Lui aveva già detto, per il risentimento degli adulti, come poi notai: ‘Fate spazio ai piccoli che vogliono venire a Me!’. E quando essi non volevano retrocedere subito, Lui esclamò ad alta voce:

‘Se non diventerete come bambini,

non entrerete nel Regno dei Cieli!’

40. Disse ancora di più; non posso ricordare tutto, ma precisamente quello che racconto. C’erano poi degli uomini che stavano sempre intorno a Lui (i discepoli), …così come un buon amico della mamma, che lei sapeva, egli si chiamava Mathus, lui faceva posto per noi.

41. Quanto eravamo contenti! Lui allargava le braccia e prendeva ognuno di noi al Suo Cuore. E diceva: ‘Dio è Amore, Egli è buono!’. Noi eravamo piccoli, solo due bambini andavano già alla sinagoga, ma noi sapevamo che là si insegnava Jehova come severo e inesorabile, che rimprovera adirato anche i più piccoli errori. Invece presso ‘quell’Uomo’ era del tutto diverso. Io ho pensato veramente: ‘Se Egli fosse Dio-Zebaoth, si potrebbe dire a Lui tutto facilmente, se talvolta si era disobbedienti oppure anche cattivi’, oppure, eh, sì…”

42. “Come sono i bambini…”, sorride il medico. “Sai, Retzi, una volta anche noi grandi siamo stati piccoli. Se si pensa che si facevano certe cose che non erano affatto buone, …hm, mi piace pensare che l’Uomo buono una volta ci avrebbe aiutato volentieri”.

- “Ma Lui lo fa anche adesso”. Retzi lo esclama con molta fermezza. “Egli ha poi detto ancora molto che io non potevo comprendere bene, e questo era destinato per i grandi. Una cosa l’ho conservata: ‘Sono venuto per rendere beato ciò che è perduto’, e ‘perduto’ sarebbe colui che fa del male e diffonde dispiacere”.

43. I due romani si guardano stupiti. Il dottore pensa alla sua vita com’era stata finora, non ultimo, a qualche ingiustizia, agli dèi, ai quali i legionari tengono difficilmente ancora qualcosa. In realtà …se si è perduti dopo la morte, nessuno se lo è mai chiesto.

44. Retzi, che non sospetta ciò che pensano gli uomini, e continua: “L’amico di casa, Mathus, era spesso presso quest’Uomo e sapeva molto di Lui, sapeva anche che guariva veramente i malati: uno cieco, uno che non poteva udire, e anche quelli a cui scacciava il male, i lebbrosi, e molto di più. Io stesso non lo so; ma Mathus è molto pio, e non ha mai detto nulla che non fosse verità. È da credere a ciò che ha udito e visto”.

45. “È ora di andare a letto! Vieni nella tenda, Retzi”. Oh, quanto volentieri obbedisce il ragazzino, poiché sente la protezione che prima ha avuto solo dalla madre, e di solito, questa non era neanche possibile, perché… Con questo pensiero si addormenta, non senza riflettere ancora: adesso è completamente certo di essere presso il Buon Dio, che sarebbe Amore, e non severo, se anche Lui...’. Ah, sì, di certo ci sarà sempre la resa dei conti, ma ci si chiede come sarà fatta. Questo, il ragazzino non lo comprende ancora, è troppo giovane.

46. “Che ne pensi?”, chiede il medico.

- “Difficile da dire”. Charius fa le spallucce. “In Giudea, in Galilea, si è parlato molto di Lui, lodando e disputando, …laddove non si sa davvero come si fa a discernere. I poveri che più di tutti sono stati aiutati da Lui, Gli sono affezionati, perfino, come è stato riferito, con un pasto, e sarebbero stati un paio di migliaia. Ebbene, questo è difficile da credere; allora Lui avrebbe dovuto avere una moltitudine di aiutanti, e soprattutto ricchi, per procurarsi tutto questo.

47. Egli andrebbe sempre con dodici uomini, giovani e vecchi; ma questo è vero: alti romani si sono spesso radunati intorno a Lui, e avrebbe insegnato loro molte cose[2], come finora è stato difficile a un uomo di comprendere. Una volta uno dei nostri superiori mi ha sussurrato che da un simile Maestro di sapienza, dalla conoscenza inaudita, aveva appreso così tanto, come se a Lui sarebbero stati manifestati tutti i misteri del mondo. Conoscerebbe anche la precisa natura della Terra”.

48. “A Roma…”, dice il medico, “…si sente parlare di Lui, dello Stravagante. Sarebbe un ciarlatano, sacrificherebbe soprattutto bambini e quant’altro. Una cosa non si è mai detta certamente: che cospirasse contro Roma! Io non credo che il piccolo Retzi racconti storie. Se Costui raccoglie i bambini intorno a Sé, li ama, …non li sacrificherebbe, cosa che, …come io so, …ha fatto una volta il dio siriano Nisroch. Oppure altri. In ogni caso questo è vero, ciò che accade nei fatti non coincide con i pettegolezzi di Roma, e puoi tranquillamente ridere, Charius. Adesso mi sembra come se dovessi credere in Lui”.

49. “Nessun motivo per ridere! A me è così già da un pezzo, da quando ho sentito molto. È solo peccato che io stesso non Lo abbia mai visto. Conoscere personalmente, è diverso che credere in qualcosa solo per sentito dire, ma poiché qualcuno dei nostri superiori, come il centurione a cui è stato guarito il servitore, Lo conoscono e riconoscono, si potrebbe anche trarre profitto dal ‘sentito dire’ ”

50. “E cosa?”, chiede il medico.

- “Se potessi definirlo, mi sentirei molto meglio”, Charius manda un profondo sospiro di sollievo. “Allora possiederei il definitivum, cosa che noi pretendiamo sostanzialmente dal mondo, dalla professione”.

- “Aspettiamo! Io penso che se ci occuperemo di Lui, verremo a sapere ancora di più, oppure una buona volta ci incontreremo noi stessi con Lui da qualche parte”.

- “Per me sarà difficile, dato che devo andare a Sarepta”.

- “Per sempre?”

- “Non lo so ancora, là riceverò ulteriori ordini”.

- “Penso quasi che Lui li guiderà per te”.

- “Hm, sarebbe bello, devo proprio imparare ancora a credere in modo infantile, come può fare Retzi”.

51. Cosa ne sarà del ragazzo?”

- “Per prima cosa lo alloggerò presso degli amici, una buona famiglia con tre figli. Preferirei tenerlo con me. Ma nel servizio, come potrebbe essere possibile?”

- “Posso consigliarti?”

- “Sempre, dottore. Un buon consiglio, di solito, è caro, ma il tuo è anche buono”.

- “Bene, per il momento porta il ragazzo a Sarepta; spostato qui e là, per un bambino non è affatto bene. Se poi ti sarà assegnato il luogo di stazionamento per sempre, cosa che da noi è anche possibile, allora andrai di nuovo a prenderlo. Ho notato che lui ti si è molto affezionato, come se tu fossi il padre”.

52. “Giusto! Lui è un bambino giudeo, ai romani completamente estraneo, ma gli ho subito voluto bene. Potrà essere perché è stato così maltrattato ed ha prevalso solo la compassione. Ma sulla via per venire qui ho capito che il bambino di cinque anni è intelligente e aperto, amante della verità. L’ho messo alla prova senza che se ne accorgessi. Vedremo come andrà. Domani dovrò proseguire; mi dispiace separarmi da te”.

53. “Ebbene, ho già sperimentato che gli amici s’incontreranno ancora una volta, sebbene noi – è accertato – dominiamo il mondo intero”.

- “D’accordo sulla prima cosa; sulla seconda…”. Charius fa una lunga pausa. “Cosa sarà un giorno di Roma?”

- “Fa’ silenzio!”, il medico guarda rapidamente intorno. È una fortuna che non ci siano spie. Purtroppo, non si è più sicuri di cadere in una rete; e ci sono abbastanza invidiosi che, da un filino, ne fanno una gomena.

54. Charius conferma bisbigliando: “Noi e molti altri lo sappiamo. Quanto più l’uomo si eleva in alto, tanto più profonda è la sua caduta, …quasi sempre. In un primo momento può valere solo per l’esteriore; anche ciò che si chiama interiore è sottoposto alla stessa Legge dell’obbligo: prima in alto, poi in basso! Certamente, camminare sempre e solo sul piano liscio…, porta questo veramente a qualcosa?”

55. “Se, inoltre, si pensa al Galileo (Gesù), hai ragione. Per quanto abbiamo riconosciuto o solo sentito finora, intendo dire il credibile, va ripidamente in alto, nel pensare, nel conoscere e nel riconoscere, e non ultimo, nell’essere buoni, nell’amore per il prossimo, e così via. Allora ‘il sopra’ potrà certamente essere diverso dal nostro povero ‘sopra’ del mondo, dello splendore, della ricchezza e della presuntuosità. Sarebbe bello se noi due un giorno potessimo incontrarLo… hm...”. Il medico non ha bisogno di dire ciò che entrambi desiderano di cuore: imparare a conoscere essi stessi quell’‘Uomo’ che, fino a Roma, fa parlare così tanto di Sé.

 

 

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Cap. 3

A Sarepta – Per Retzi, un romano che conosce Gesù

Un amico mercante da convincere

1. Cosa? Porti un bambino giudeo?”. Il padrone di casa, di figura prestante, con uno sguardo buono negli occhi un po’ chiari, guarda Charius non proprio molto gentile. Lui è un funzionario romano, non appartiene al servizio nell’esercito, ed ha fatto in Sarepta più di una cosa buona per la città, più di quanto ci si aspettasse da lui. Per non turbare subito il bimbo, egli lo indirizza verso una schiava che si occupa della cucina. “Va’, Maska, porta con te il piccino e dagli qualcosa da mangiare; sarà affamato”.

2. Retzi afferra supplicando la mano di Charius. “Non temere, non ti accadrà nulla. Per un po’ rimarrò qui”. Il ragazzino segue malvolentieri la schiava. Ma quando questa posa la sua mano scura sulla sua spalla e lo stringe a sé, la grande paura di Retzi un po’ alla volta scompare. Ebbene sì, è un bambino, ha fame, e ciò che gli viene offerto ha un buon sapore, nonostante il cibo sia diverso da quello che aveva a casa.

3. “Allora, vecchio amico, adesso riferisci quello che hai preso su di te, e che ora scarichi su di me. Non lo avresti fatto senza motivo, ti conosco troppo bene”.

- “Mi rallegro, Sporanato, hai capito subito che è successo qualcosa di speciale”. Dapprima Charius racconta in quale modo e come ha trovato Retzi.

4. “Mah, io non so…”, irrompe il padrone di casa, “…un giudeo che agisce così con i propri figli, – che razza di mascalzone è?”

- “Non lo so…”, risponde Charius, “…non lo conosco. In generale non ho visto nulla del genere in Giudea. I genitori amano i loro figli e alle ragazze non ci si può avvicinare; allora vanno sulle barricate le madri, soprattutto i padri.

5. Retzi ha visto di persona quell’Uomo, quello Strano, del quale avrai sicuramente già sentito, ed ha parlato con Lui, oppure, detto più correttamente: Lui con parecchi bambini”.

- “Solo con quelli?”

- “Cosa credi! Tutta la Galilea, la Giudea e i paesi limitrofi parlano solo di Lui. Il fatto è, ciò che in generale non si vuol credere, chi non Lo conosce personalmente: Lui compie veramente miracoli! Guarisce i malati, insegna un’inaudita sapienza e ammonisce gli uomini ad essere buoni. Guerre, oppressioni, proprio tutto il male, Gli sono un abominio. Ma dove trova uomini che si sono ammalati a causa della malvagità, soccorre comunque, ammonendo seriamente e gentilmente.

6. Un testimone oculare mi ha detto che ha aiutato un uomo malato da trentotto anni, ma avrebbe subito accentuato: ‘D’ora in poi non peccare più!’[Gv. 5,5]. Non è trapelato nulla fin qui di Lui? O forse sì?”, Charius guarda Sporanato con aria interrogativa.

- Costui alza la testa, non se ne rende conto: non se ne vuole occupare! Ma di fronte ad un vecchio amico sperimentato? Qui si concede una scossa.

7. “Tienilo per te ciò che ti confido; con il silenzio è già stato aiutato qualche uomo, forse anche quel Galileo”.

- “Lui? Dove sono i molti romani intorno a Lui? Essi supplicano con la preghiera qualche consiglio, ed è realmente vero, Sporanato! Lo proteggono dalla Sua stessa gente, i farisei. Questi Lo odiano perché sa mostrare il loro falso intonaco e la loro nullità fino alle ultime e più segrete cose che avvengono nel Consiglio del Tempio. Credilo: un fariseo si staccherebbe piuttosto la lingua con un morso, prima di ammettere ciò che succede sotto la loro tenebrosa copertura”.

8. “Ci sono informatori ovunque, mio caro! Se penso a Roma, ai greci che ci disgustano, allora a uno cade quasi l’elmo dalla testa”.

- “Concesso! Ma presso i farisei lo ha potuto fare solo uno in grado di arrivare al discernimento e, com’è successo, è andato quatto quatto dal Nazareno (Nicodemo). Questi sono troppo avveduti a scoperchiare qualcosa a motivo del popolo. La massa è velocemente sobillata, purtroppo quasi sempre per il male. Il bene rimane sempre in coda.

9. Proprio degli alti romani tengono molto a quest’Uomo il cui nome è GESU’. Non si può accettare che essi mettano nelle mani dei templari questo Maestro di sapienza, questo Benefattore e quant’altro sia ancora”.

- “Certamente, non con intenzione”, concede Sporanato. “Chi come me ha a che fare con il popolo, spesso con la moltitudine poco raccomandabile, e non importa quale sia la tribù da governare, sa quanto presto il favore e lo sfavore si trasformino, il favore come foglie appassite che il vento disperde”.

10. Charius deve sospirare ancora una volta; ha già sperimentato molto. Chissà? “Il popolo, intendo la Giudea, mi fa pena; da centinaia di anni dipende dai sacerdoti, dei quali, purtroppo, sono pochi da chiamare buoni. Proprio questi vengono oppressi, perfino assassinati nelle proprie file (Zaccaria p.e.). Nemmeno i re hanno avuto più potere dei templari”.

- “Precisamente! Nelle nostre feste degli déi, ebbene… Lasciamo perdere per adesso.

11. Ma se, …qui non metto la mano sul fuoco per Lui, non che i templari… E credimi: ho sentito molto del loro Consiglio, …Gli torceranno la corda! Una volta Pilato si è lamentato con me della sua pena. Senza i templari, …andrebbe d’accordo col popolo; ma quelli siedono già a Roma su un seggio abbastanza solido”.

- “Davvero? Sì, e allora…”

- ‘No’, si tranquillizza Charius, ‘nessun romano si lascia ingannare, tanto meno un procuratore’

*

12. Oh, quanto poco tempo passerà nel mondo, quando – troppo tardi – egli verrà a sapere cosa si inizierà con Pilato, con Lui, il ‘buon Uomo e soccorritore di tutti, attraverso i templari! Un giorno il popolo ne dovrà portare le conseguenze.

13. La Luce l’ha ancora nascosto in una grande pienezza di Grazia. Anche Giuda spera ancora nella liberazione, naturalmente dal peso di Roma, come lo si chiama in segreto[3]. Dal ‘peso dell’anima’ – ah, chi vuol farsi liberare da questo? – Si dovrà arrivare alla conoscenza (della crocifissione). Ma quanto questo è più pesante di qualsiasi fardello di questo mondo, – chi se lo domanda?

*

14. Charius si alza e porge la mano all’amico. “Ne parleremo ancora e dobbiamo restare in contatto. Voglio dapprima provvedere a Retzi. Lo puoi tenere con te? Sarà provvisorio, dato che come te, nonostante il servizio dell’esercito, sono un funzionario e devo avere un’occupazione duratura. Prenderò poi il bambino con me. L’ho raccolto, e vorrei tenerlo”.

- “Mi rallegro per il bimbo. Sai, i miei figli non sono facilmente contenibili; non voglio che il piccolo debba soffrire presso di me”.

15. “Tu sei per me una sufficiente garanzia; da te è all’opera la giustizia domestica. Tua moglie ha un buon carattere, non farà mancare nulla al ragazzo”.

- “Hm”, mugugna Sporanato, velatamente lusingato, che dovrà frapporre qui e là la propria autorità. “Dove vai a ritirare l’ordine?”

- “Al comando centrale locale. Veramente, speravo di ritirare il rotolo da te”.

- “Vengo con te, è possibile che, pur essendo già bollato, non mi sia stato ancora consegnato. Di per sé fa parte della mia funzione”.

16. Vanno a cercare Retzi. Maska si è occupata bene di lui. Vedendo Charius, Retzi corre tra le sue braccia. “Adesso posso rimanere con te?”

- “Non ancora. Fa’ il bravo, sotto il padre della casa”, indica Sporanato, il quale accarezza i capelli e le guance del bimbo. “Starai bene. Vengo a prenderti appena posso, anche se ci vorrà un paio di settimane”.

17. “Settimane…?”

- “Passano in fretta, Retzi”, sorride Sporanato. “Io ho tre figli, puoi giocare con loro e, se vuoi, anche imparare”. Dice questo perché ha ingaggiato un proprio rettore.

- “Oh!”, gli occhi di Retzi scintillano. “Io voglio imparare molto!”

- “Allora hai finito di preoccuparti, ragazzo mio”. Sotto la protezione di Maska, lei, come schiava, occupa una posizione particolare nella casa, e i bambini andranno certamente d’accordo.

*

18. Davanti alla città il comando centrale ha un campo saldamente delineato. I due uomini cavalcano lì. È guidato? Da chi? Il superiore, un uomo severo e profondamente giusto, consegna a Charius il rotolo. “Certamente non sarai contento di andare in un posto di confine”. Egli và a prendere una specie di carta tratteggiata. “Qui…”, indica un punto, “…il luogo si chiama Dan, ad ovest di Cesarea di Filippi. Il confine è certo molto caldo, ma in Filippi c’è sostegno”.

19. “La regione non mi è sconosciuta. Le guardie di frontiera sono spesso ai ferri corti, nonostante la sorveglianza si va’ di qua e di là. È sbagliato dare la colpa ad una sola parte. Anche se difficile, sono contento di avere una postazione fissa. Le truppe fanno la guardia soprattutto ai confini; di conseguenza mi sarà possibile farmi prestare aiuto, se sarà necessario”.

*

20. “Non contarci molto”, ammonisce Sporanato dopo che sono ritornati a casa. “Rimani ancora con me, uno o due giorni, se vuoi”.

- “Mi piacerebbe; oggi non mi metterò in marcia, ma solo domattina. Quanto prima consolido il mio posto, tanto prima verrò a prendere il mio Retzi”.

- L’altro sorride. “Ecco, ‘il mio Retzi’ è ben detto. Tuttavia, son contento per il piccolo”.

21. La stessa sera, mentre i due romani sono seduti uno di fronte all’altro davanti a un boccale, arriva un conoscente di Sporanato chiedendo se si può aggregare al boccale di vino. Manifestato piacevolmente, il padrone di casa non glielo può rifiutare, sebbene Charius e lui volessero discutere ancora di quel Galileo. Nel corso della conversazione il visitatore comincia da se stesso; gli amici, a causa sua, avevano parlato solo di politica, economia e cose superficiali.

22. “Ho conosciuto un uomo Strano”, comincia l’ospite di nome Marchonas. “Chi sa cosa si deve pensare di Lui. Mi ha fatto una strana impressione. Sporanato, tu mi conosci. Come mercante si osserva la gente più acutamente, la si penetra anche con lo sguardo, perlomeno in generale. Nel mio viaggio d’affari sono arrivato fino a Capernaum, una località a nord della Galilea.

23. Grazie al privilegio romano, io con i miei animali, ovvero coi carri, passo anche i confini. Vi stupirete! Su una collina stava un Uomo in un mantello bianco, un paio di uomini strettamente intorno a Lui, ma in modo tale che si poteva rivolgere a una grande moltitudine che si era radunata giù al pendio, composta da uomini, donne e templari.

24. Si dice – ma chi può crederlo? – di aver chiamato fuori dalla tomba un morto, di aver risvegliato un tale dalla bara (pensava a Lazzaro e al giovane di Nain). In ogni caso, Egli parlava in modo molto impressionante, effettivamente modesto, non con grande enfasi come lo fanno i nostri rettori. Poi avrebbe detto, come mi è stato sussurrato, a una donna (Marta), mentre dalla moltitudine echeggiava una risata:

25. ‘Io sono la resurrezione e la vita; chi crede in Me, vivrà, anche se muore:e chi vive e crede in Me, non morrà mai più!’ [Gv. 11,25]. Dell’evento, Egli stesso aveva parlato alla moltitudine.

26. Qualcuno gridò: ‘Puoi vivere, se muori? Giovanotto, cosa sai Tu della vita e della morte?’ Allora si sollevò un po’ più in alto, il Suo volto appariva completamente cambiato, quando Egli parlò: ‘Io sono più vecchio della Creazione; prima che questa fosse, Io ero!’. Subito scese dalla collina con una piccola schiera. Ci fu quasi un tumulto. Parecchi templari – beh, ne conosco alcuni di loro, piuttosto, è meglio evitarli – gesticolavano alla moltitudine, ma non ebbero molto successo.

27. Un uomo degno di questo nome si fece strada in mezzo a questi, indicò due templari, gli altri erano scomparsi del tutto angustiati, ed esclamò: ‘Non lo potete negare, eravate presenti come me e molti hanno visto come il morto è diventato vivente. Lui’, indicò nella direzione dove era andato lo ‘Strano’ con la piccola schiera, ‘fa molti miracoli, autentici, ben inteso! Guarisce i malati, aiuta i poveri, consola e promette il Cielo. Nessuna perdizione, come fanno la maggior parte dei templari. Per fortuna che ci sono anche dei buoni tra voi!’

28. Ebbene”, il mercante si rivolge ai romani, “io mi avvicinai all’uomo che aveva dato testimonianza del grande Oratore. E così avvenne anche. Questi mi raccontò molto di Lui, del Galileo, Lo chiamava ‘Messia’. Non quello, disse, che si aspetta generalmente, che deve far grande e magnifica la Giudea come un giorno era stata sotto Salomone, ma un Messia che si deve chiamare ‘SALVATORE’, perché guarisce e soccorre.

29. Egli regolava i conti con i templari con serietà e bontà; e si batteva nel vento. Il popolo è attaccato a Lui. Per quanto tempo? I superiori della Giudea non si danno pace, e questo, contro Roma, mentre il Nazareno è solo la loro copertura. Per una qualsiasi cattiva azione vogliono cacciare voi romani dal paese. Non con Lui! Costui, giammai! Non ho mai sentito che Egli abbia parlato contro Roma, ma contro tutto il mondo, intendendo esclusivamente gli uomini malvagi”.

30. Sporanato è piuttosto scettico sul fatto che si possa aver successo contro di loro. “Hm…”, si rivolge a Marchonas, “…credo volentieri che il Galileo non fomenti contro di noi. A dire il vero, i superiori hanno insediato degli agenti a Roma, e anche lì non metto la mia mano sul fuoco che la Giudea…”. – Sul loro mondo, fin dove le legioni di Roma calcano le loro vie, incombono nuvole temporalesche, ed è imprevedibile quando, dove e come scenderanno. Da uomo esperto, sospetta da tempo che anche il suo popolo, i romani, saranno colpiti da queste tenebrose nuvole. Prima o poi.

31. Charius interrompe i pensieri: “La penso come voi; il Nazareno, come Lo si chiama in modo beffardo, spiritualmente è troppo elevato per occuparsi delle povere beghe mondane; d’altra parte Egli con lo sguardo abbraccia più che il nostro piccolo mondo. Qui potrà sorridere un po’ in Se stesso quando vede il ‘movimento’, quanto rapidamente perfino un popolo può essere portato alla tomba. Ma sarà – detto per il mondo – più serio e triste, se si accordano le Sue parole, ‘Egli sarebbe più vecchio della Creazione’. (allora) Lui stesso non possiede nessuno dei sentimenti umani.

32. Questo non impedisce di sentire come l’uomo, nei suoi alti e bassi, si renda più difficile il suo percorso, inutilmente si aggrappa a cose che si disperdono con la tomba, come se non ci fossero mai state. Se Egli non lo percepisse, non potrebbe mai parlare così fedelmente degli uomini ai Suoi figli, aiutarli, guarirli, consolarli, e che altro so io di tutto quello che Egli può fare e fa!

33. Siete stupiti? Anche tu, Marchonas, dal momento che Lo hai sentito e visto, perché ho parlato dei ‘Suoi figli degli uomini’? Credetelo oppure no, io Lo considero DIO, l’UNO che esiste eternamente e unicamente! Mai, e retrocediamo nella storia del mondo, se possibile fino dal suo inizio, mai è stato trovato (riconosciuto) un Uomo che abbia fatto questo, insegnato e rivelato una Sapienza che non ha eguali!

34. Oh, sì, il mistero rimane, forse anche fino alla fine di questo mondo, di cui Egli deve aver parlato di quanto un Dio si è umiliato come Uomo per quanto possibile. Esteriormente non Si rende diversamente e Si mostra così per non far sentire il confine che esiste tra Lui e noi. Nonostante ciò, è stato per me lo stesso quando ho sentito di Lui e L’ho incontrato…”, adesso Charius confessa di conoscere il Salvatore, non proprio da vicino, “…come se le Sue mani si propagassero oltre questo confine, come se portassero ogni singolo oltre, così … hm … a SÈ.

35. È difficile da descrivere; solo il sentimento può portare chiarezza. Inoltre, ciascuno lo deve fare da se stesso. Certamente si può testimoniare di questo, si può spianare la via alla luce della verità, ma ognuno la deve percorrerla da se stesso. Al nostro amico Marchonas non è difficile questo, dopo che lui…”, Charius annuisce verso il mercante, “…ha visto – ebbene sì – ha visto il SALVATORE, ed ha udito la Sua Parola ed ha visto le Sue inaudite azioni.

36. Anche se L’ho visto da lontano, per me è stato subito chiaro: Lui è uno speciale, non uno strano, come alcuni dicono con scherno. Sporanato ha perfino accolto il meglio: credere in Lui senza averLo conosciuto!”

- “Non è come pensi tu, Charius; si deve poter esaminare per giungere alla chiarezza. Io non ho dubbi sul fatto che il Galileo abbia una posizione chiave in tutta la storia del mondo che non può essere spiegata, alla quale noi – e in ciò ti do’ ragione – possiamo solo credere”.

37. “Appunto! Lui deve aver detto, a causa della grande tiepidezza di fede nelle Sue parole e opere: ‘Se aveste fede quanto un granello di senape, allora potreste dire a questo monte: spostati da qui a là, e il monte si sposterà, e niente vi sarà impossibile’ [Mt. 17,20]. Uno di Gerusalemme me lo ha raccontato. Lui era presente. Sarebbe stato deriso ad alta voce e gli sarebbe stato detto di farlo Lui stesso. Ma Lui non avrebbe inteso un monte di roccia, ma quelle rigide rocce nell’animo degli uomini, la loro mancanza di fede, la loro ‘vita senza amore’, e quant’altro che separa noi uomini dal Cielo.

38. Dopo di questo, solo pochi Lo avrebbero seguito e Gli avrebbero chiesto: ‘Maestro, come lo intendi Tu?’. A questi Egli lo avrebbe per l’appunto spiegato del tutto meravigliosamente con la Sua Sapienza che supera ogni cosa, l’incomprensione, la scarsa fede, il ‘non-voler-riconoscere’ chi Egli fosse, eppure aveva testimoniato con la parola e con i fatti, perché era venuto agli uomini e chi Egli fosse veramente.

39. Quello di Gerusalemme era spesso intorno al Galileo, ed aveva attirato la sua attenzione: se intorno a Lui erano pochi, a questi tali che Gli erano affezionati avrebbe parlato di Sé sempre ‘nell’Io personale’, invece alla moltitudine, come il ‘Figlio del Padre’. Si sarebbe notato che Lui non era una seconda Persona, ma che sarebbe comparso allo scopo della redenzione di tutti i poveri come ‘il Figlio dell’Uomo’. Ha perfino parlato di una ‘santa redenzione’. ma questo non è stato compreso. Nemmeno io so cosa significhi. Oppure…”

- “Che altro vuoi dire ancora?”, chiede Sporanato.

40. “Forse Lui non poteva predicarlo prima, perché parlava di incredulità o di falsa fede, di come molti uomini si costruiscono le montagne da soli, sia per quanto riguarda la materia, sia per quanto riguarda la fede, sarebbe certamente lo stesso. Ma in relazione a questo, Egli ha potuto usare benissimo la parabola del granello di senape [Mt. 13,31], per far capire che per diventare buoni bastava un po’ di abnegazione. Per quanto ne so, Egli avrebbe usato ed ha impiegato nei Suoi discorsi, sempre meravigliose parabole, le quali possono essere accolte molto meglio dal popolo che un insegnamento retorico, per quanto formulato nella forma migliore.

41. Da un Tale i ‘superiori’ ne avrebbero potuto trarre profitto, ma essi non hanno riconosciuto né questo né quello. Amico Marchonas, tu hai riconosciuto profondamente la differenza che ‘l’Uomo buono’ – termine usato volentieri secondo la conoscenza di Retzi – annunciata del tutto magnificamente di Sé, senza enfatizzarsi per via della moltitudine. Così, una volta (Lui è) solamente l’Uomo con e tra gli uomini, poi inequivocabilmente la Sua altezza, sulla quale nessuno può arrampicarsi, e …nessuno mai vi giungerà.

42. Il profeta Isaia [Isaia 6,1] circa settecento anni fa, e altri profeti nell’antico tempo di Grazia, videro il ‘Signore assiso sul Suo alto ed elevato seggio’, il che significa trono. Il profeta ha nominato l’Eccelso ‘il SALVATORE’ [Isaia. 43,3 e 43,11 e 63,16], vedendoLo seduto da solo. Quindi nessuno potrà sedere insieme sullo stesso seggio. Chi vuole permettersi di regnare con LUI, con il Creatore di tutte le cose viventi?

43. Egli, Isaia, chiese anche al popolo: ‘Chi istruisce lo Spirito del Signore? E quale consigliere Lo ammaestra’? [Isaia. 40,13]. Io sono e rimango convinto, come lo siete voi, che anche se avessimo a che fare con Lui, come se fosse un uomo come noi, – Egli sarebbe comunque un Superuomo. Oh, Lui non è come noi, si presenta solo così, affinché noi potessimo entrare in contatto con Lui. Lui, con noi, …non c’è paragone!”

44. “Questo posso già capirlo”, dice Sporanato. “Veramente, mi stupisco di me stesso. Mai, fino a poco tempo fa, mi era venuto in mente che ci potesse essere qualcosa che noi abitanti del mondo non comprendiamo perché indaghiamo, ci spingiamo in avanti, e l’orizzonte del pensiero si allarga sempre di più. E poi…”. Il romano guarda pensieroso davanti a sé. Qui c’è una lontananza, inafferrabile, e tuttavia si crede di vederla. Essa è avvolta in una foschia, in una foschia luminosa, e questa chiarezza, …non circonda il Galileo?

45. “Non sei l’unico, Sporanato, a cui succede questo. Quando L’ho sentito per la prima volta, mi sembrava come se Lui – ebbene sì – fosse emerso dalla tomba di un faraone, come spirito primordiale. E poi di nuovo, come se Egli fosse nato troppo presto per il nostro tempo. Noi terreni non Lo potremmo proprio comprendere. La seconda volta  che L’ho visto aveva ancora un altro aspetto. Allora mi è stato allo stesso tempo, lontano e vicino, da non riuscirmi a spiegare come il sentimento in me si ribaltava.

46. Due volte Gli son stato ancora più vicino, L’ho potuto riconoscere e sentire bene. Non posso dire come mi son sentito, come se non ci fossero barriere, come se ognuno si potesse occupare di Lui e, – come se solo Lui, la cosa principale da considerare, possedesse la possibilità di incontrare ciascuno, anche quelli che non volevano! Quest’ultima faccenda sta sicuramente nella Sua Opera sacrosanta come Egli se lo è prefissato, perché spesso ha detto: ‘Io sono venuto per... per aiutare, per redimere, per guidare in alto, finché la materia non sprofonderà dietro di voi’.

47. Sicuramente ognuno di noi Lo vedrà diversamente; ma questo non dovrebbe essere un abisso che non si possa superare. Allora Lui sarà per noi ‘il Ponte’. La Sua bontà e la Sua misericordia che procedono da Lui come luce dal nostro Sole, sono certamente il parapetto a destra e a sinistra. Se ci si tiene saldamente a questo, non si può precipitare in nessun abisso”.

48. Sporanato sospira: “Hai ragione, Charius, ma da noi ci sono abbastanza abissi. Considera il regime. – Ah, in passato, prima di questo tempo, che probabilmente porterà uno sconvolgimento, a Roma era molto meglio. Hm…, abbiamo conquistato il mondo, siamo seduti qui in Asia, in Africa, in Europa. Il nostro esercito ha soggiogato molti popoli. Soltanto, …non c’era un diritto! Che ora la chiamiamo ‘dea’ oppure no, la giustizia ha sempre avuto una veste pulita. Oggi… non chiedetemelo! Charius è originario di Israele, non può percepire pienamente con noi, ugualmente nemmeno il mercante Marchonas che è un siriano.

49. Ma con o senza il diritto infranto: attraverso questo Galileo ci troviamo su una sola via, su un unico gradino, se lo si vuol chiamare così. Noi sospettiamo quanto del vecchio sprofonda dietro di noi, come qualcosa di nuovo sta davanti a noi, di cui non si sa ancora se arriverà qualcosa di meglio di quanto abbiamo posseduto finora. Voglio credere in qualcosa di meglio, per la vita interiore, per l’umanità che è fortemente decaduta. Se ciò riguarda la vita esteriore…? Qui devo confessare la mia ignoranza! Ogni nuova direzione, non importa di qual genere, ha sempre dei nemici; e finché il vino non viene pigiato, c’è miseria, afflizione e morte!”

50. “Sarebbe molto triste se si arrivasse a questo”, riflette Charius. “Tuttavia, pensare solo a dar l’assalto al Cielo? Si deve considerare attentamente la costituzione umana. Ma ciò che porta il SALVATORE, sopravvivrà su tutto, produrrà una forza nei credenti che nessun demone spezzerà! Li si potranno soggiogare, si potrà togliere loro i beni e la vita, ma se la FEDE è radicata fermamente nel cuore, nessuno la potrà sradicare! Egli lo ha espresso ed ha echeggiato come una consolazione con questa promessa:

‘Cielo e Terra passeranno, ma le Mie parole no!’ – [Mt. 24,35]

51. Le Sue parole portano consolazione e forza, e la splendida certezza: Lui c’è, Lui guarisce tutte le ferite!”

- “Ci sono ferite che non potranno mai guarire”, obietta Sporanato.

- Charius lo conferma volentieri. “Se intendi quelle che l’animo deve sopportare, mondanamente hai ragione, perché queste sanguinano tanto a lungo, che uno pensa: ‘Qui finisce ogni aiuto!’.

52. Nondimeno, considera questo, amico mio: dipende se l’uomo si seppellisce nella sua sofferenza, se si compiange, se accusa Dio e il mondo intero, se non cerca nessun errore in se stesso, allora fruga nella propria sofferenza. Ma per me è certo questo, e non vacillerà mai più: il Salvatore si è proteso molto di più verso coloro la cui anima era malata e il sentimento atrofizzato, che alle infermità fisiche, indipendentemente dal fatto che fosse colpa loro o meno.

53. Non lo si può interpretare completamente, ma, per Dio, l’interiore dell’uomo è al primo posto. Forse – come ho già sentito – questo è congiunto strettamente con la discutibile ulteriore esistenza. Su questo argomento c’è per noi ancora il velo di Iside. In tutti i casi, …nel piccolo penetra la Luce. Non ne ho ancora sentito molto, tuttavia, una cosa è sufficiente: non si tratta tanto dell’esistenza di questo mondo, quanto, molto di più, della vita (spirituale) in generale”.

54. Marchonas fa cenno di sì col capo: “L’ho riconosciuto in alcuni dei Suoi insegnamenti, fin dove – mi limito volentieri – ho potuto comprenderne la profondità. Sulle rotte commerciali c’era tempo per riflettere su questo e su quello. Mi è venuto spesso in mente: ‘Quale scopo ha la nostra vita nel mondo?’. Si nasce senza volere e senza saper nulla. Si impara e ci si affatica. Per buon ultimo, anche senza la propria volontà, si viene posti in una tomba. Finito! Se questo deve essere tutto ciò che Dio ci dà, allora – io pensavo – Egli non ci dà molto. Ma quando arrivavo a questo punto, mi spaventavo di me stesso. No, oh, no! Non esiste un Dio così strettamente limitato, senza la prospettiva di una qualche eternità che deve esistere. Perché altrimenti…”

55. Sporanato alza le sopraciglia a causa di questa ‘deve esistere!’.

- Continua Marchonas: “Vedi, per quanto possiamo calcolare a ritroso, sono trascorsi su questo mondo circa quattromila anni. Generazioni sono sorte, anche se un po’ alla volta sono state portate alla tomba, il flusso della vita in quanto tale rimane esistente. Questo deve far riflettere. Quindi la domanda: ‘Cos’è la vita in generale?’. Solo il perituro della forma dell’essere che questo mondo offre all’uomo? Oppure…”, Marchonas fa un altra pausa.

56. Charius sorride: “Ai nostri giorni non lo sonderemo appieno; ma forse un giorno, quando matureranno i sentimenti della vitalità, si potrà guardare un po’ più a fondo nel ‘Vaso del Creatore’, e si potrà vedere come Lui, l’Eterno, ha creato la vita, la crea ed eternamente la creerà”.

- “Mi hai tolto la parola di bocca, Charius”.

57. Marchonas gli stringe la mano. – Nel frattempo il romano si alza, sorride anche lui ed ha uno sguardo buono, anche se non accetta pienamente ciò che è stato detto. Molto si è risvegliato in lui, e non solo da oggi, ma da quando ha saputo del Galileo e perfino quello che, all’infuori di pochi, sanno i romani superiori: finché è possibile, che ‘Lo straordinario’ non sobilli gli animi contro l’occupazione, deve anche godere il più possibile della protezione romana.

*

58. Questo, sarà sempre possibile…? I superiori della Giudea intrecciano fili malvagi e ne tessono le reti. Roma stessa avrà difficoltà a mantenere la sua posizione, e non si potrà proteggere un singolo, nemmeno il Galileo. Il romano allontana il pensiero. Porge ai due ospiti una mano per incoraggiarli alla partenza. Egli ha più da fare che conversare, per quanto la conversazione sia importante, bella e interessante.

59. “Ecco, Marchonas, qui hai il tuo certificato, perché vuoi andare a Damasco. Le nostre stazioni ti aiuteranno. Soltanto su quei tratti liberi dove dimorano i briganti, devi vedertela tu stesso”.

- “Tranquillo, le vostre stazioni arrivano da una postazione all’altra; e non ci sono più così tante orde; avete fatto una bella pulizia. Ti ringrazio per questo rotolo”. Il mercante lo mette con cura nel collare di cuoio sul petto.

60. “Charius, vuoi ancora andare da Retzi?”. Si nota che al romano non è conveniente passare il tempo nel suo incarico.

- “No, ho già detto arrivederci. Ma sarei felice se mi potessi vendere un secondo cavallo, oppure darmelo in prestito. Voglio andare velocemente a Dan, lo consegnerei il prima possibile ad una postazione”.

- “Non m’importa di un cavallo; sceglietene uno”

*

61. La cosa è presto fatta. Un’amichevole stretta di mano e Charius si allontana a cavallo, con il suo bagaglio caricato sul secondo. Sporanato lo guarda andar via. ‘Non avrei mai pensato che un israelita potesse cavalcare in sicurezza; questi possono prendere solo asini. Beh, egli sta al servizio di Roma, ha la nostra cittadinanza (come Paolo)’. Che Salomone avesse avuto già molti cavalli, a lui non è noto.

 

 

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Cap. 4

La nuova casa in Dan – I nuovi genitori – Susanna la miracolata

A Bethsaida con Chuva miracolato

1. Dan non è una grande città, ma ben situata. A causa del troppo variopinto miscuglio di persone, Charius deve dapprima abituarsi. Tuttavia non gli è difficile. Va facilmente d’accordo con i romani, perché alcuni anni prima aveva aiutato una colonna che, nel sud della Giudea, aveva aiutato ad evitare un agguato. Ciononostante non lo si vede volentieri al suo posto, ma un po’ alla volta s’impara ad apprezzare il suo lavoro. Egli è operoso nel senso migliore della parola.

2. I siriani e quelli di Sidone residenti, e anche i greci, creano problemi. Peccato di non incontrare nessuno con cui poter parlare del ‘suo Galileo’. Compra una casa, abbastanza grande da assumere una donna di servizio e per tenere libere tre stanze per sé. Una quarta è prevista per Retzi. Per prima cosa vuole esaminare come si ambienta la donna, e se le si può affidare il bambino.

3. Ben presto si rende conto che è stata una ‘guida’ l’aver trovato proprio questa donna. Una sera è seduto davanti alla casa e riflette come poter trovare un contatto con la gente che, come lui, tiene al Galileo. Anzi, molto di più: che Lo rispettino, Lo onorino e, …oh, sì: ‘Lo si deve anche amare!’. Conclude così le sue riflessioni, quando la donna di servizio gli porta da bere e da mangiare.

4. “Hai provveduto anche per te?”, chiede lui gentilmente.

- Non abituata particolarmente che la servitù sia interpellata da un’autorità, lei sorride un po’: “Presso di te non soffro nessuna mancanza, signore, sto bene come non mi capitava da molto tempo”.

- “Non hai avuto un buon servizio?”

- “Come lo si prende; ci si deve subordinare al proprio destino, poiché DIO sta al di sopra di tutto”.

5. “In quale Dio credi dunque?”. Desideroso di vedere se succede qualcosa, Charius si sposta di lato. “Siediti un pochino qui accanto a me, e riferiscimi come la pensi, intendo, su un Dio”.

- La donna, non sapendo che lui è un nativo d’Israele, quindi vede in lui solo un romano, segue la sua corrispondente risposta: “Roma ha molti déi, e mi chiedevo se rendete omaggio proprio a quel Dio che siede nel governo”.

- “Lo hai riconosciuto bene”, interrompe Charius. “Continua, non devi temere; ciò che mi dici rimarrà tra di noi. Di questo ti puoi fidare”.

- “Posso quindi parlare liberamente e apertamente?”

6. “Senza alcun timore! Inoltre, come ti chiami veramente?”

- “Susanna. Nel servizio non si viene interpellati con nessun nome”.

- “Con me, questo si cambia. Se anche tu credi in un Dio che ha creato tutti gli uomini, allora noi siamo membra, visti da DIO”.

- “Signore, mai avrei pensato che un romano considerasse questo, profondamente e bene”.

- “Perché no? Sono stato da un amico, un alto funzionario; ti meraviglieresti di come e cosa crede”.

7. “Peccato, che non conosca il…”

- “Intendi che dovrebbe conoscere qualcuno?”, la stimola Charius. La paura non è ancora superata. Si è sentito troppo contro il ‘loro Salvatore’; poiché Lui, Lui l’ha guarita. Soffriva di una malattia del sangue, Lui aveva guarito anche un’altra con la stessa malattia. Lui che aiuta fedelmente, Lo si perseguita, come e dove si può. È la propria gente che Lo perseguita, ed è venuto da loro – ovvero dal ‘Suo’ – popolo.

8. Lei aveva visto che i romani Lo interrogavano ed erano molto più gentili con Lui che i farisei o la gente sobillata. Non c’è da stupirsi se Susanna è ancora un po’ oppressa. Solo l’ulteriore assicurazione che non deve aver paura la fa parlare. Riferisce ‘del Dio d’Israele’, come lei pensa e lei stessa crede, che DIO non appartenga ad un solo popolo, Colui che è eterno e onnipotente. Ancora uno sguardo indagatore…

9. “Noi abbiamo antichi veggenti che già centinaia di anni fa hanno profetizzato che Dio sarebbe stato al di sopra di ogni opera. Lui sarebbe venuto nel mondo per redimere tutti. I maestri del popolo (il gruppo sacerdotale nascente) insegnano che sarebbe il Messia che renderà Israele grande e potente davanti a tutti i popoli di questa Terra.

10. Non so se è vero. Mio padre parlava di questo, dicendo che non è rimasto esistente nulla di ciò che era grande e potente. Lui era molto saggio, sapeva dei persiani, dei babilonesi, perfino dei popoli precedenti. Non esisterebbe più nessuno, nulla di ciò che erano. L’Egitto, un giorno straordinariamente forte, … e ora, come i faraoni, altrettanto sprofondati nella fossa.

11. Ora il Messia è qui, che tu ci creda oppure no! Solo che Lui non ha mai parlato di un trono mondano, non ha mai riunito una schiera di guerrieri intorno a Sé. Oh, molto popolo Gli pende alla veste, come si suol dire, di solito, quando aiuta di nuovo molti. Guarda me, signore, ero molto malata, anche un’altra donna aveva la stessa sofferenza, e siamo state guarite entrambe”.

12. “Nello stesso momento?”, chiede Charius.

- “No, l’altra donna Lo aveva seguito per giorni interi, come mi aveva raccontato. Io, oh! … Io ero così stordita, quando ho visto i Suoi occhi e il sorriso serio e incantevole. Non osavo dire una parola, camminavo dietro di Lui e pensavo: tocca solo l’orlo della veste, e sarai guarita! [Mt. 9,20-22]

13. Ed è accaduto esattamente così. Lui si è voltato e mi ha guardato. Ero così piena di lacrime, che non mi accorsi di nulla. Pensai alle parole di mio padre, quando qualcuno Lo aveva schernito dicendo di salire sul trono di Davide; così, Lo si sarebbe riconosciuto. Ah, allora mi sovvenne: ‘Egli non è di questo mondo, non vi concederà nulla, non è il Messia nel quale si spera nel popolo … a causa dei Suoi miracoli’.

14. Dal momento che andava attraverso il paese con pochi uomini, tenendo discorsi meravigliosi, aiutando i poveri, ma non faceva nulla che Lo rendesse un re del mondo, come lo era stato Salomone, allora la moltitudine si è allontanata da Lui. Gli alti Lo hanno perseguitato fin dall’inizio e istigato contro di Lui; ma chi come me ha sentito la Sua amata Parola, è stato guarito da gravi sofferenze tramite LUI, e questo, solo con un paio di buone parole, questi sa chi LUI è veramente”.

15. “E chi è, Susanna?”. La donna guarda esaminando il volto di Charius, questo sembra aperto, allora si lascia andare…

- “Ti prego, tienilo per te, signore, altrimenti sarò bandita dal Tempio. In questo si muore. Oh, una donna che stava per essere lapidata ne fu liberata. Ad un tratto Egli era lì, come spesso, al momento giusto, scrisse qualcosa sulla sabbia. Solo la Sua voce:

‘Chi è senza peccato, prenda la prima pietra e la scagli su di lei!’ [Gv. 8,7]

16. All’improvviso rimasero solo i Suoi discepoli e un paio di fedeli che erano sempre intorno a Lui”. Susanna alza lo sguardo con aria interrogativa.

- “Abbi fiducia”, dice Charius. “Quello di cui abbiamo parlato, adesso è affar nostro. Vedrai che andremo d’accordo, intendo anche con la fede. Mi sono meravigliato di te. Tu farai altrettanto con me. Aspetta tranquilla”.

17. “Allora vorrei render noto il mio ultimo pensiero. Io L’ho riconosciuto! Lui non è assolutamente un uomo come noi, anche se vive come tutti noi, mangia, beve, parla. Ma di tutto,‘il come’, questo è ciò che Lo differenzia dalla comune stirpe umana. Lui non è il desiderato Messia del mondo, del Quale si sognava da centinaia di anni, e ciò per la transitorietà del mondo.

18. Per me, Lui è il SALVATORE, il nostro DIO! Per quale eccelso scopo è venuto, …chi lo sà? Ma che sia qualcosa del tutto sublime, l’ho visto nei Suoi occhi. Dovrebbe cacciare voi romani dal paese. Più d’una ingiustizia è stata fatta da voi, ma in generale…? Cosa hanno già fatto i templari? Per non parlare anche dei re precedenti!”. Susanna intreccia le mani. Rimarrà ora libera? Cosa farà il romano?

19. “Andiamo in una camera”, dice Charius a bassa voce. La casa ha certamente un grande giardino, ma chi vuole origliare trova sempre un cattivo angolo. Solo all’interno stringe saldamente le mani di Susanna, con buone parole: “Assisteresti accanto a me anche un bambino?”

- “Tu, hai un bambino? Dov’è tua moglie? Chi di voi ha un posto fisso, non come i legionari, ha con sé la propria moglie. Anche Pilato ha con sé sua moglie a Gerusalemme”.

20. “Lo so mia cara, ora stammi prima a sentire. Guarda…”, prende dalla sua cassapanca un rotolo, “… io sono impiegato come funzionario romano, ma non come spia, di questo sii certa, ma perché ho scoperto un’ingiustizia e con ciò ho aiutato una coorte romana; per questo motivo ho ottenuto la cittadinanza di Roma. Di nascita sono un israelita, uno dei pochi che sono rimasti della tribù di Dan”.

21. “Della tribù di Dan?”, Susanna lo dice ansante, con lo sguardo luminoso.

- “Perché te ne stupisci?”

- “La mia stirpe è di questa tribù. Lo so dalle relazioni: le dieci tribù furono completamente annientate (700 a.C.), ma alcune famiglie poterono salvarsi. Potrà essere così, ma non ha più importanza se si è di questa o di quella tribù…”.

- “Esatto, Susanna! Dal punto di vista della vera fede non ha alcuna importanza, perché noi tutti, l’un con l’altro, siamo uomini provenienti da DIO, siamo figli Suoi.

22. Non ho moglie. Ho trovato il bambino, un bimbo di cinque anni maltrattato. L’ho lasciato, per modo di dire, in custodia a Sarepta, finché non avessi avuto una propria casa per prenderlo con me. Suo padre, …non è un padre, come si dice, un bruto come nessun altro, cosa che – per fortuna – si trova molto raramente da noi. Sua madre è morta, come ho saputo. Ma a causa di ciò, l’uomo si sarebbe cambiato, ci sarebbero altri sette bambini, e ora le cose andrebbero meglio. Ma il mio Retzi, così si chiama il ragazzo, non lo lascerò andar via. Vuoi tu, prenderti cura di lui?”

23. Susanna è emozionata, e lo diventa ancora di più quando Charius dice di conoscere il Galileo, di aver imparato ad amarLo, e avrebbe la certezza che Egli sia il Salvatore! Non uno come si chiamavano certi salvatori (Giudici 3,9). “Signore!”, esclama lei entusiasta. “Allora noi siamo…, tu sei...”

- “Fa’ silenzio! Per te non sono un ‘signore’, al massimo, quando vengono da me altre persone, e questo per la tua protezione. Più tardi parleremo ancora di altro”.

*

24. Questo avviene quando Retzi fa il suo ingresso, sopraffatto dalla gioia dice a Charius: “Ora tu sei mio padre, e Susanna è mia madre, perché...”. Lacrime scorrono dagli occhi del bambino. Non ha mai dimenticato la madre.

- “Puoi dirlo, anticipa Charius, e Susanna prende il bimbo al suo cuore.

25. Un pensiero: ‘Non ho una moglie e, come danita (della tribù di Dan), Susanna può rimanere presso di me. È fedele, e la cosa principale e che lei conosce il Signore, ha sperimentato la Sua bontà, il Suo Amore e la Sua Parola. Anch’io l’ho sperimentata! Dovrò chiedere in Sarepta. Mi posso risparmiare il Tempio; là ci sarebbe un «no» secco! Hm, prima devo sapere se Susanna, se lei...’ Questo arriverà prima di quanto lui pensi.

*

26. È Retzi che, senza volere, unisce strettamente gli adulti. Spesso attira entrambi a sé, sorridendo beato: “I miei genitori! Oh, posso essere felice! Rivedrei volentieri il ‘buon Uomo’. Sarà possibile?”, domanda.

- “Vedremo”, risponde Charius. “Devo prima andare ancora una volta a Sarepta, forse per una settimana. Tu fa’ il bravo, Retzi. Non uscire di casa, non lasciare Susanna”.

- “Hai la mia parola d’onore!”, risponde il piccolo con tono grave.

27. La stessa sera l’uomo domanda: “Susanna, ti andrebbe bene se tu, se io… Ebbene, il nostro giovinetto lo ha già pensato, potremmo farlo, …se tu lo vuoi”.

- “Cosa vuoi dire?”, chiede lei, desiderando che potesse accadere come pensa.

- “Sai, mia cara, sposiamoci; io ti voglio veramente bene”.

- “Anch’io ti voglio bene”.

- “Allora tutto è in ordine”

28. “E il Tempio?”

- “Tranquilla! Essendo ‘anche’ romano, posso fare e non fare quello che voglio. Ho solo bisogno il rotolo di un superiore della guarnigione. Lo può fare perfino Pilato, e lo farebbe. Ma, come ti ho detto: vado a Sarepta. Un romano al comando centrale, Sematra, è incaricato per questo. Lui mi darà il rotolo, e allora ci apparterremo. A Dan, Gerusalemme non avrà nulla da dire”.

- “Sarebbe meraviglioso per noi, se...”.

- “Lo sarà!”

*

29. Lui prepara subito il suo viaggio e, come desiderato, già il primo giorno dell’arrivo ha in mano il rotolo. Dal momento che Susanna appartiene alla sua tribù, non c’è stato nessun problema particolare; inoltre, Sematra sa che Charius ha salvato un grande reparto, cosa che ancora adesso viene altamente valutato. Di buon umore, Charius si mette di nuovo sulla via per tornare a Dan.

30. Lungo il cammino sente parlare ancora di ciò che fa il Salvatore, anche dell’odio. Ma, grazie a Dio, non da tutti gli alti. Essi non fanno altro che confondere la gente, e questo contro il ‘loro Salvatore’. – ‘Se continuano così’, pensa Charius, ‘oh, guai! Il popolo ha tutto da portarne le conseguenze. Il Signore? No! Chi potrebbe avvicinarsi a Lui? Nessuno! È fuori discussione!’. Quanto presto sperimenterà cosa riusciranno a fare gli ostili!

31. Per lui, per Susanna e per il bambino, ci sono alcune belle settimane in cui si tesse il legame dell’amore fedele e, secondo il cuore, sempre uniti con il Signore, che Retzi continua ancora a rimarcare come ‘Uomo buono’. Esteriormente Charius protegge se stesso e i suoi due cari; non avrebbe scopo, non servirebbe a nessuno se cadessero nelle mani dei rapitori. Ha indagato in segreto come stanno le cose col padre di Retzi.

32. Non c’era molto da sapere, ma sarebbe diventato più gentile verso i bambini. La levatrice Chamana avrebbe chiesto spesso di Retzi e non gli dava pace. Poi, spaventati, dicevano: ‘Deve essere stato rapito, altrimenti sarebbe ritornato’. Dicendo questo, la donna aveva guardato con amarezza Sasju, sibilando all’orecchio inequivocabilmente: ‘Lo hai malmenato da farlo scappare’. Al che, l’uomo aveva taciuto.

33. Lui lo ha cercato sinceramente, ma non ha mai trovato nessuna traccia. Difficilmente riconoscerebbe il suo ragazzo, tanto il piccino si è trasformato per il grande (nuovo) amore. Talvolta, come molta gente, Sasju aveva pensato tra sé: ‘Di Lui’ Lo chiamava ancora ribelle ‘Avrei potuto aver bisogno per Borah se faceva così grandi miracoli’. E questo (pensiero) passava attraverso il popolo intero. Ovunque il Suo nome di ‘Salvatore’, era spesso lodato, perfino molto in alto, e molto bestemmiato.

34. Questo e molto altro ancora ha sentito Charius, ma ne parla solo con sua moglie Susanna. A Retzi viene raccontato soltanto il bello, tutto il meraviglioso. In queste tre persone si scolpisce sempre più profondamente l’amore, la venerazione, l’adorazione nel cuore. Se Lo si potesse vedere una buona volta, com’è già avvenuto, si sarebbe felici di ricevere le Sue parole, il Suo sguardo, la Sua benedizione...

*

35. Qualcosa di buono, anche se considerato mondanamente, entra in casa di Charius, per mezzo del quale può parlare e agire più liberamente. Il suo privilegio romano riceve un secondo sigillo, in modo che – se necessario – sia considerato del tutto romano. Per questo tempo, una benedizione di Grazia. Si rivela sempre, che Dio considera anche l’umano. Egli ha posto i Suoi figli sulla via del viandante, per riportare la cooperazione per loro come libero servizio. Quindi, come potrebbe non essere il grande AIUTANTE in tutte le cose della vita?

36. Un messaggero segreto. I seguaci di Gesù si sono già da tempo inventati un servizio di collegamento, non per ultimo, per quanto ben pensato, per il loro ‘molto amato Signore’. Dapprima Charius è sorpreso che sia Chuva, quel vecchio che prima era più un caprone, ma nel frattempo ha sperimentato su se stesso proprio quella ‘alta mano del Salvatore’. Egli usa ancora prudenza. Poi, nel discorso, riconosce che costui è completamente trasformato.

37. Chuva dichiara: “Avevo forti dolori, non sapevo da dove venissero ed ho incontrato per caso il Galileo. Non Lo avevo nemmeno supplicato di aiutarmi, perché ero ancor sempre un caprone. Solo che dentro di me mi sembrava come se Lo avessi pregato: ‘Ti prego, Signore, aiuta me, povero peccatore!’. Mi ha solo colpito il Suo sguardo, niente di più, nessuna parola, e il dolore è scomparso.

38. Tu sei un romano, voi servite molti déi…”.

- Charius sorride in segreto: ‘Se tu sapessi’,

- “...e quindi il Galileo non conterà molto per te. Ma se vuoi conoscerLo, …Egli è in cammino verso nord, verrà a Bethsaida, da come ho sentito. Ebbene, da qui è già un bel pezzo di strada; ma ti consiglio: se puoi, va lì e vedi! Impara prima a conoscerLo, come ho potuto imparare a conoscerLo io”.

39. È bene che Chuva non veda né Retzi né Susanna; entrambi sono andati al villaggio vicino. ‘Non restituirò mai più il mio Retzi!’, pensa Charius, e si sente sollevato. Offre a Chuva un buon cibo, anche del denaro, e dato che è il momento adatto, lo fa accompagnare da una schiera di legionari che sono in marcia verso sud. Così il vecchio Chuva arriva a casa sano e salvo.

40. Invece Charius si affretta a preparare un carro, a causa di sua moglie che non può cavalcare. Domani si va a Bethsaida! Egli deve, Lo vuol rivedere, al Quale appartiene tutto il suo cuore. Oh, quanto giubilerà Retzi, anche Susanna. Questa gioia è appena da afferrare!

41. Strano, quando Retzi sente cosa è previsto, non scoppia in un’esultanza come ci si aspettava. I suoi occhi scuri ben risplendono, ma rimane serio. La sua chiara gioia celeste è in lui come incapsulata. Charius e Susanna, profondamente impressionati dal comportamento del ragazzino, si ricordano della Parola del Signore:

“Se non diventate come i bambini … ”

42. Un giubilo sonoro vale già qualcosa, se si tratta di qualcosa di buono. Ma ciò che può divampare nel più profondo del cuore di un uomo, cosa che vede unicamente il Signore Iddio e lo sa benedire in segreto, questo è l’autentico alto cantico di gioia. Retzi lo ha percepito, sebbene per lui ancora inconsciamente: il santo silenzio del cuore! Si mettono in camino presto al mattino successivo. Nessuno nel villaggio se ne stupisce, solo perché il ‘romano’ va ancora una volta a ispezionare. Succede spesso.

 

 

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Cap. 5

Anche in lontananza si è vicini al Salvatore

Può aiutare Pilato? – Brudumus viene conquistato

1. Il Sole splende mite sulla moltitudine di uomini che si è radunata su una collina presso Bethsaida. Su di essa, proprio così che Lo si possa vedere, è atteso il Signore, chiamato ancora il Galileo, per non ammettere che… Ma lì c’è un gruppo che sta in un lato, pieno di fede per ciò che Egli dirà oggi e su cosa fare. Le Sue mani abituate alla guarigione si posano sempre sui malati, quanto spesso anche sui perduti che giungono a una sia pur piccola conversione. Nulla sfugge al Santo; qualsiasi infermità dell’anima e del corpo, …Egli la vede e soccorre!

2. Altrettanto in disparte, su un piccolo dosso, stanno Charius e Susanna, Retzi tra loro. “Da qui potremo certamente vedere il Salvatore, innanzitutto potremo udirLo, perché qui non siamo in mezzo ai molti”. Charius non intende assolutamente male nel senso generale di isolarsi dalla comunità, come se valessero più di questa. Per lui vale unicamente questo: vedere l’amato Signore, poter ascoltare i Suoi insegnamenti, anche se non Gli si trovano davanti, magari proprio vicino a Lui.

3. Come un’onda si abbatte su tutti, quando sulla via che porta da Kapernaum a Bethsaida, arriva il Sommo, seguito dai Suoi discepoli e da molti cittadini dalla città che, nella fede, nella devozione e nel fedele amore, Lo hanno spesso seguito anche per lunghi tratti. ‘Sì’, medita Charius di nuovo: ‘Se non fosse per Susanna, che non posso più farla camminare a piedi per lunghi tratti, poiché essa aspetta presto un pargoletto, oh, …come il buon Salvatore…, si dovrebbero muovere i piedi, non usare carri o il cavallo. Non percorre Lui molte vie, da sud a nord, da est ad ovest, a piedi? Si dovrebbe ...’. Il corso dei suoi pensieri viene interrotto.

4. Di fronte a loro, tra una parte della moltitudine, il Salvatore sale su una piccola collina, appena più grande dell’altezza di un uomo. Proprio così, tutti Lo possono vedere, e certamente tutti udranno la Sua voce. Anche se son venuti volentieri, lo avranno fatto per questo? Oh, qui bisogna pensare a se stessi, affinché non si perda il ‘legame’, quel legame di Grazia che il Creatore tesse sempre. E Lui, oh, LUI, anche se solo per pochi ricchi di conoscenza, è il Creatore stesso, DIO, anche se per il momento si presenta come gli uomini.

5. Una Parola! Egli la ripeterà quando sarà giunto l’ultimo tempo, prima che si compia il Suo immenso Sacrificio della Creazione [Gv. 13,15-17], come ha ripetuto più volte a causa degli uomini che dimenticano facilmente, soprattutto perché in tutti i luoghi si raduna intorno a Lui sempre altra gente. Appunto quella Parola:

“Vi ho dato un esempio per ognuno che lo vuol riconoscere per se stesso;

e se sapete questo: sarete beati se agite conformemente a questo!”

6. Dio spesso esorta i Suoi figli con inconcepibile grande Amore, ad accogliere ciò che manca loro, che spesso sanno accogliere solo in minima parte. E come un giorno già attraverso Mosè fece conoscere i Suoi alti Comandamenti fondamentali [Mt. 22,37-40 / Deut. 6,5], così si ripete continuamente l’insegnamento della Sua luce, perché l’uomo dimentica fin troppo facilmente la parola dello spirito, e la mette da parte, poiché la vita sul mondo e del mondo… Ah, come ci si aggrappa! E adesso…

7. Un nobile cantico d’amore! Parole amorevolmente serie, sguardi amichevoli e calorosi, tutto scorre sull’adunanza come una dolce pioggia colma di benedizione. Spesso il Signore alza le mani, e non c’è nessuno – riconosciuto, sentito o negato – che non senta quelle mani posarsi su di lui, che non senta quella magnificenza meravigliosa che sa solcare il cuore e ristorare l’anima.

8. In particolare, ne sono colpiti Susanna, Charius e il bambino. S’inginocchiano. Carichi pieni di benedizione celeste cadono già a rugiada su di loro, affinché si possano innalzare. Devono vederLo il più a lungo possibile, senza sapere che questa è l’ultima volta. Potrà essere strano: nessuno dei tre vorrebbe portarsi avanti per toccare l’orlo della veste bianca, per… È forse necessario questo, nonostante sappiano:

“Sono Io dunque solo un Dio nelle vostre vicinanze?

Non sono anche un Dio da lontano?”  -  [Ger. 23,23]

9. Una Parola antica ed eternamente nuova, così come il Santo sostiene eternamente la Sua Opera e la benedice, come presso di Lui giace ogni Creazione. Una volta un rabbino aveva letto a Charius da un rotolo. Già quella volta gli era sembrato magnifico sapere che Lui è sempre presente! Proprio così capita adesso ai tre. Anche Susanna conosce quella parola; e a Retzi è stato spiegato il suo significato. Allora il ragazzo guarda al Salvatore, pensando: ‘Le Sue mani mi hanno toccato, io giacevo nelle Sue braccia, e così…’. A Retzi è come se stesse accadendo in quell’istante, come quella volta, quando era ancora a casa.

10. Stando a lungo in piedi, senza sentire nessuna stanchezza, come se Dio li avesse colmati tutti di una forza superiore, ascoltano la predica con l’orecchio teso, un esempio senza pari, come se non ne esistesse un secondo sulla Terra. Non si sa come hanno lasciato quel luogo di Grazia. Camminano come in un sogno [Salmo 126,1], tornano a casa a Dan, lentamente, per serbare tutte le parole di Gesù. Solo a casa, dopo che è passata la notte, discutono la santa esperienza di vita.

11. “Quasi non riesco ancora ad afferrare…”, dice Charius, e non si vergogna di asciugare rapidamente gli occhi, “…tutto quello che abbiamo potuto sentire. Quelle sono state veramente delle ore celestiali, in questo mondo basta certamente una volta, come Lui, il Sommo-Santo, è un Dio e un Padre. Difficilmente gli uomini potrebbero sopportare un eccesso di tutte queste magnificenze.

12. Già se si dice ‘grazia’, e si pensa cosa debba significare, è come una stoccata di pugnale che attraversa cuore e anima, perché...”.

- Retzi afferra la mano di suo padre; la domanda è infantile e comunque profonda, come spesso solo i bambini la possono pensare, inconsciamente: “Perché la Grazia deve stoccare? Io non so esattamente cosa sarebbe da intendere sotto ‘Grazia’, ma se sento l’amore dell’Uomo buono e la Sua gentilezza, posso ascoltare le Sue parole, e queste mi sono penetrate nel cuore, nessuna stoccata di pugnale. Così vorrei pensare che la Grazia è qualcosa di meraviglioso, qualcosa di magnifico, e questa è venuta da LUI!”

13. “Giovanotto”, esclama Susanna e Charius lo solleva sulle sue ginocchia, lo stringe a sé e dice: “È così, Retzi, e lo comprenderai: quando su qualcuno pesa qualcosa, di bene o di male, quest’ultima solitamente di questo mondo, cosa che un giorno anche tu sperimenterai, allora fa male interiormente. Fermiamoci innanzitutto alla Grazia di Dio che il Salvatore ci ha portato, e questo è il ‘tuo buon Uomo’, così Lo puoi chiamare sempre d’ora in poi, come tu Lo hai giustamente definito: attraverso il Suo Amore e la Sua gentilezza. La Grazia è sempre ciò che in genere l’uomo non merita. E perché?

14. Vedi, anche se qualcuno è di buona volontà, come te che ami la verità, che sei ubbidiente, che non fai nulla di cattivo, a noi uomini rimane comunque attaccato qualcosa che – diciamola così – non si addice al Cielo di Dio, perciò Egli dovrebbe veramente punire. Tuttavia, poiché Dio vede quando qualcuno si sforza di non far mai del male con intenzione, e tuttavia succede questo o quello, allora applica volentieri la Sua GRAZIA, la quale significa qualcosa come la percepisco io:

15. ‘Figlio Mio, Mi hai addolorato, non hai osservato i Comandamenti ed hai preparato preoccupazione al tuo prossimo. Tuttavia, poiché non lo hai fatto con intenzione, ma non hai riflettuto che con le tue parole e le tue azioni avresti danneggiato gli altri, ti rimetto il tuo peccato attraverso la Mia grande Grazia salvifica. Non l’hai meritata, poiché conosci la Mia Legge fondamentale, ma tu sai che Io sono il Creatore di tutte le cose. Chi è di buona volontà di conformarsi, ci riuscirà facilmente. La GRAZIA è una cancellazione di colpa altamente divina’.

16. Il supremo Signore lo può dire in modo del tutto diverso da come posso farlo io, quale piccolo uomo, come ho la grazia di dirlo. Ebbene, Retzi?”.

- Il ragazzo, per la sua età molto più avanti nella conoscenza, guarda seriamente i genitori: “Se è così, oh, vedete, allora le parole del Salvatore, che d’ora in poi chiamerò il mio buon Uomo proprio ‘Salvatore’, che abbiamo potuto ascoltare e potuto vederLo, …certamente è stata proprio tutta Grazia Sua.

17. Io penso che se una volta faccio qualcosa che a voi non piace e voi non mi punite, allora sarebbe questa la stessa cosa, come tu, padre, lo hai spiegato di DIO. Come si potrebbe essere lieti di cuore, come chiedere intimamente la Sua Grazia, non appena si sente che si è agiti in maniera sbagliata? Soltanto…”, Retzi si arresta, abbassa le palpebre come se dovesse nascondere qualcosa.

- Susanna gli liscia i capelli. “Non sarà nulla di troppo grave, ciò che dovresti ammettere? O forse sì? Diccelo!”

18. Retzi nega silenziosamente, ma poi: “Ho tenuto bene a mente ciò che ha detto il Salvatore: ‘Io sono venuto a cercare, e per render beato, ciò che è perduto!’ [Gv. 13,15]. C’è qualcosa che non conosco alla lettera: ‘Io sono un esempio per tutti voi, affinché, come ho vissuto io, lo facciate anche voi. Chi segue questo, sarà beato!’. Cosa significa ‘beato’, lo presumo; deve essere qualcosa di particolarmente bello. Lo ha detto Lui!”. Gli occhi del ragazzino sono raggianti, come se in essi ci fosse una luce e un raggio del Sole.

- Charius riflette in sé, ed è proprio così:

‘Se non diventate come i bambini...’.

19. ‘Voglio tenere gli occhi aperti su Retzi finché potrò. Se Tu vuoi, santo e vero Dio e Signore, nostro Salvatore, che sei venuto da noi, darmi la Tua forza, la Tua grazia e la Tua benedizione, affinché anch’io, come questo bambino, mi affidi a Te con tutto il cuore’. Un’intima preghiera che non ha bisogno di parole ad alta voce. Anzi, le preghiere del cuore salgono facilmente su alla Luce, all’Empireo del Creatore.

20. Difficilmente Susanna la pensa diversamente, perché ‘solo un bambino’, e ancora così giovane, può ascoltare, conservare e riferire le parole di DIO, come raramente gli adulti sono capaci di fare. Se si dovesse domandare alle centinaia di ascoltatori di oggi se hanno serbato giustamente ciò che hanno sentito, e se la ‘grande benedizione’ del Salvatore ha colmato i loro cuori fino all’orlo? No, non lo può nemmeno pretendere, eppure non si è lasciato sfuggire nulla del discorso di Dio.

21. Lei esprime i pensieri che le sono appena arrivati: “Se ora dovessi ripetere molte frasi, oh, Charius, chissà se mi sarebbe possibile. In me è rimasto vivente il magnifico portento, la Sua bontà e l’amore che ogni Sua parola emanava su tutta la gente come un’acqua guaritrice. Dov’è adesso la salvezza, la benedizione, quella incommensurabile alta Grazia?”. Charius acconsente, mentre Retzi afferra le mani di Susanna. Lui sa precisamente: ha acquisito i genitori adottivi. Nondimeno, il pensiero della madre lo porta silenzioso e saldo nella sua anima. Ora il Salvatore gli ha dato i nuovi genitori, perciò lo dice a pieno titolo:

22. “Madre, se soltanto dieci, eccetto padre Charius e te, avessero accolto intimamente in sé come lo hai fatto tu, allora, – allora sarebbe…”. Gli si forma come un’immagine: ‘Se ci fossero dieci giusti per i quali Abramo aveva lottato con Dio’ [Gen. 18,32] il paese di Sodoma sarebbe stato salvato’.

- “Io una volta, quando il nostro Rabbino insegnava a diversi ragazzi grandi, ho sentito che un giorno ci sarebbe stato Abramo e se si fosse trattato di una decina, come i Dieci Comandamenti di Dio, se ne sarebbero salvati migliaia.

23. L’ho percepito, anche se non posso dirlo giustamente: durante quel grande Discorso del mio,… sì, sì”, sorride Retzi, “...non si deve più chiamare ‘buon Uomo’, anche se è vero che lo era, è e lo rimane. Durante il discorso del nostro Salvatore molte persone non hanno prestato molta attenzione, si giravano, bisbigliavano con gli altri, alcuni guardavano con malizia. Ero irritato, perché non potevo intervenire. Lo avrei fatto volentieri”. Un buon fervore infantile.

24. “Ma nulla di ciò che il Salvatore ha insegnato mi è sfuggito. Nonostante io abbia visto cosa facevano le persone, in molti ho visto anche la serietà e come pendevano a quelle labbra che ci hanno portato tanto conforto, tante grandi benedizioni. Ah, ho pensato, non potrebbe, ognuno, arrendersi alla salvezza? Allora anche il nostro popolo non andrebbe in rovina”.

25. “Come t’immagini l’aiuto, Retzi?”

- “Non lo so, lo sento soltanto, è come un bruciore”. Indica il suo petto. “Non ce l’hai anche tu, padre? A volte è come un’ombra scura, come un’oscurità che minaccia noi uomini. Però, là dove opera il Salvatore, tutto dovrebbe essere luce e sole, tutti gli uomini dovrebbero convertirsi a Lui. Vicino ho sentito bisbigliare due uomini: ‘Questo cadrà presto, e daremo la colpa agli odiati romani. Si meraviglieranno di ciò che possiamo fare nonostante l’occupazione’. Se solo fossi stato grande…”, Retzi piange, “…gliele avrei suonate di santa ragione! Cosa intendevano con questo?”, chiede a Charius.

26. “Questo si deve esaminare”. Lo assale una dura preoccupazione, soprattutto a causa di Gesù; ma anche per Pilato la preoccupazione sta davanti a lui. Charius sa cosa deve fare il romano (Pilato) in Giudea, e non è uno di quei malvagi che risuonano con fragore subito con le armi. Coloro che Retzi intende, erano certamente templari inviati da Caifa. Oh, sì, le spie sono sempre sulla via; e ciò che riferiscono queste, lo si considera per oro colato, per di più così distorto, così esagerato, che si…

27. “Vuoi venire con me? Devo andare a Cesarea per fare un rapporto”.

- “Oh, sì”, giubila Retzi. È facile distrarre un bambino dal suo dispiacere, è sempre bene quando ci si riesce.

- “Quanto a lungo vi rimarrete?”, chiede Susanna. “Se mi sbrigo, tre giorni al massimo e saremo di ritorno. Se incontro l’uomo giusto, faremo più in fretta, e tu non avrai bisogno di aspettare”. Susanna si affretta a preparare una sacca coi viveri per ‘i suoi uomini’. Il Sole è ancora alto nel cielo, quando Charius e Retzi trottano in campo aperto.

*

28. A Cesarea, Charius affida Retzi alle cure di una famiglia romana a lui conosciuta. Il ragazzo viene accolto volentieri. Qui non si sa che lui è un giovane giudeo. Inoltre, non sono persone che odiano. Charius va a trovare un comandante che conosce sia Pilato che il Salvatore. A lui può affidare tutto senza preoccupazione. Si siedono nella stanza più piccola che funge da ufficio, dove nessuno può origliare, né ha nulla da cercare qui.

29. “Cos’hai sul cuore?”, chiede il comandante Brudumus.

- “Oh, è molto, e spero che tu mi possa aiutare”.

- “Se è possibile, volentieri, mi conosci”.

- “Per l’appunto!”, conferma Charius. “Tu conosci il Nazareno chiamato ‘il Galileo’. I templari di Gerusalemme istigano contro di Lui”.

- “Mi è noto; solo che qui noi non possiamo fare molto. Lui è uno del Suo popolo”.

30. “No!”, obietta Charius. “I galilei sono una tribù a parte. Dal punto di vista del popolo non c’è nessun attrito tra sud e nord; i templari superiori gettano olio sul fuoco. Il popolo non ha idea dove viene spinto. Il fuoco – non vorrei sapere quando e come brucerà dentro – lo si potrà spegnere difficilmente”.

- “Nemmeno attraverso di noi?”, chiede Brudumus.

- “Ascolta! Poi potrai darti la risposta da te stesso. – Sei in contatto con Pilato?”

31. “Sì! Perché?”

- “Ancora la domanda: – Cosa pensi tu del Galileo? Non hai intrapreso nulla contro di Lui?”

- “No”, risponde Brudumus. “Umanamente lo ritengo per una grande Luce. L’ho ascoltato due volte. Sono rimasto stupito della Sua sapienza. Beh, i romani sono abituati ad altro; nelle Sue parole c’era molta bontà. All’occorrenza la si può chiamare indulgenza, come la si vuole avere. In ogni caso è ciò che, in generale, l’uomo non possiede.

32. Politicamente non è pericoloso. Non ha mai parlato contro Roma, in genere, contro nessuno, all’infuori di coloro che infrangono la Legge, dicendo la qual cosa era da intendere quella del mondo e – hm – quella divina. E una volta, non lo dimenticherò mai come sia stato possibile, su un asino avevano portato un paralitico. Era evidente che non poteva camminare. Due uomini lo portarono ai piedi del Galileo. Il paralitico esclamò: ‘Signore, perdona i miei peccati e guariscimi!’.

33. A ciò, lo Strano disse: ‘Poiché in primo luogo hai pensato ai tuoi peccati ed hai fatto molto di ciò che era contro DIO, perciò alzati e cammina. D’ora in poi non peccare più, affinché tu non vada in rovina!’. La moltitudine intorno a Lui, e anch’io, restò di stucco, quando il paralitico si alzò, ma poi cadde, ringraziò il Guaritore e si alzò senza aiuto. Egli rimase a lungo al seguito del Guaritore. Come si può comprendere questo? Un mistero che certamente nessuno potrà risolvere. O forse sì?”

34. Come nativo israelita, Charius comprende il miracolo, come si chiamava una simile guarigione. Per un romano le parole giuste sono difficili da scegliere. Charius cerca di spiegare il miracolo: “Vedi, si deve conoscere un po’ la fede di Giuda dal passato, allora diventa chiaro come questo sia possibile. Quasi tutte le tribù nel territorio del Giordano credono in un solo Dio che ha creato tutte le cose, che ha creato il mondo, gli uomini e la natura. Questo Dio – e questo è sicuramente vero – avrebbe già inviato in tempi passati, nel mondo, dei veggenti e dei profeti che facevano grandi cose dalla Potenza di luce del loro Dio.

35. Supponiamo…”, Charius parafrasando la sua conoscenza sulla fede, per aiutare l’amico, “… che questo ‘Guaritore’, talvolta si chiama così e talvolta anche ‘Figlio di Dio’, il che significa ‘inviato’, abbia il potere di compiere cose che vanno aldilà della comprensione e delle facoltà umane, diciamo così: un potere alto, quanto è alto il firmamento al di sopra di questa Terra. Intellettualmente non si può comprendere; ma il nostro sentimento interiore lo può afferrare. Ora però la cosa più importante:

36. Durante un discorso che ho sentito di recente, Gli stavano intorno degli uomini che credevano in Lui, altri ai quali Lui era avverso, inoltre, due templari che parlavano a bassa voce, cose che però qualcuno ha sentito e me lo ha riferito: ‘Questo cadrà presto, e daremo la colpa agli odiati romani. Si meraviglieranno di ciò che possiamo fare nonostante l’occupazione’. Senza dubbio era inteso Pilato. Questi è seduto proprio in un vespaio. Sei già stato a Gerusalemme?”

37. “No! Ho incontrato Pilato da quelle parti. Ho sentito molto di cosa è possibile, ma non si fa mai riferimento al procuratore!”

- “Oh, non dirlo troppo forte! Gli alti templari, Caifa e Hannas, sono capaci di tutto. Questi si giocherebbero perfino il nostro Cesare! Forse potresti avvertire Pilato! Avresti buone possibilità, principalmente perché si tratta del nostro Guaritore”.

38. “Se Caifa e Hannas si giocassero il nostro Pilato, anche Lui (il Guaritore) cadrebbe nella loro maligna rete”.

- “Vedi troppo nero!”, Brudumus va su e giù.

- “Si deve fare qualcosa, anche se non conosco i due templari”.

- “Ma Pilato mi crederà?”. Il romano alza le spalle.

- “Prova”, esorta Charius. “Ti accompagnerei. Proprio adesso ho ricevuto l’ordine di controllare il distretto di Dan. Sembra ci sia qualcosa in corso”.

39. “Mi metto in cammino”. Ordina a dieci legionari di preparare cavalli e armi e si allaccia l’armatura.

- Quanto si rallegra Charius, nonostante le preoccupazioni. Di nuovo la conduzione di Dio, il SIGNORE ha steso la Sua mano. “Posso consigliarti, dal momento che conosco la zona?”

- “Ogni buon consiglio sarà accettato volentieri”.

40. “Rimani sulla sinistra del lago Merom, passando per Bethsaida e Gadara fino a Ramoth Gilead. Lì ci sono poche spie. A sud di Ramoth, non lontano, nonostante l’ampio Giordano, c’è un buon guado dove l’acqua arriva a malapena alle ginocchia dei cavalli”.

- “Non abbiamo paura dell’acqua”, ride Brudumus.

- “Bene, poi continua oltre Gerico fino a Gerusalemme. Sistemerai tutto per bene”.

41. “Grazie per il tuo consiglio. Sono sempre stato nella regione settentrionale; nulla mi ha attirato in Giudea, perché là ci sono tante voci. Di solito ne cancello la metà, ma c’è sempre un fondo di verità nelle voci: la prudenza è l’audacia dei coraggiosi!”

- “Sono d’accordo con te; non ha senso penetrare nella tana del leone. Ma se si vogliono salvare i minacciati, aiutarli, va’ quindi nella tana del leone dove siedono i superiori della Giudea, che non solo ruggiscono, ma possono anche colpire a tradimento”.

42. “Con loro ce la farò. Porto con me dei legionari, e vedrai come...”.

- “È possibile, Brudumus. Questi colpiscono alle spalle, e prima che ci si accorga”.

- “Con Ponzio Pilato, io penso – se necessario – diventano piccoli anche i presuntuosi”.

- “In faccia! Ma poi? Ti posso dire ancora qualcosa che forse tu ancora non riconosci?”.

- Brudumus aggrotta la fronte. Ora Charius viene con il Nazareno? Pensiero non sbagliato.

43. “Credilo, oppure rifiutalo!”, dice seriamente Charius. “Ho sperimentato come spesso, quando mi son trovato di fronte ad una difficoltà e pensavo pregando: ‘Signore, Gesù di Nazareth, aiutami Tu’, allora i pericoli erano spazzati via, come se nessuno mi avesse minacciato. È difficile da afferrare, ma è vero, amico mio. La Giudea è un vespaio, il procuratore te lo confermerà”.

44. “Voglio provarlo”, mormora il romano. “Lo penso da tempo, quando invochiamo i nostri dèi succede poco, in sé proprio nulla. Si crede solo, ma i pensieri nell’aiuto sono la vera e propria forza. Non è così?”.

45. Charius fa cenno di sì col capo. Lui dell’autentica fede ha riconosciuto il meglio: “Se lo interpreti umanamente, dico di ‘sì’. Se si tratta della fede nell’unico Dio, allora la forza viene da LUI, di questo sii certo!”

- “Il Galileo non è un Dio, è un uomo, Egli sa usare forze che ai mortali non sono assoggettate”.

- “Hm”, Charius indugia, poi si dà una ‘scossa’, quando vuol confessare ciò di cui facilmente ha timore.

46. “Adesso pensa di me quello che vuoi, Brudumus, io l’ho sperimentato: quest’Uomo proveniente dalla Galilea è Uomo solo esteriormente, e solo a causa degli uomini Egli si presenta perlopiù come tale. Se una volta puoi guardarLo negli occhi, il Suo volto, le Sue parole, i gesti delle Sue mani, allora, …allora riconosceresti come me, chi Egli è, vale a dire: veramente, Dio!

47. So che non è così facile da far fronte; ma noi romani siamo abbastanza istruiti, Brudumus, a distinguere molto bene tra tutto ciò che è mondano e ciò che noi chiamiamo ‘trascendentale’, per sapere questo: il trascendentale è la vera e propria Vita, così come l’interiore nel nostro corpo è vita.

48. Il cuore pulsa, che lo si voglia o no; i polmoni respirano anche nel sonno. I nostri organi operano senza impiegare la volontà cosciente. Noi non vediamo come questo accada. Non lo possiamo negare! Una volta un medico proveniente dalla Grecia mi disse meditabondo: ‘Si inspira ossigeno, questo aiuta il cuore e il sangue, attraverso i polmoni. Espiriamo ciò che il corpo non consuma, inspiriamo di nuovo subito. Come si trasforma davanti al nostro naso oppure davanti alla bocca, rapidamente, ciò che è cattivo, il consumato, di nuovo in aria buona, che noi in Atene chiamano anche ozono?’

49. Questo mi ha fatto riflettere e mi ha insegnato: l’incomprensibile, il trascendentale è la vita, di cui purtroppo sappiamo molto poco”.

- Brudumus riflette a lungo, e Charius aspetta. ‘È in fermentazione’, pensa.

- Anche se ci vuole qualche tempo prima che il cesareo romano si faccia coraggio nella conversazione, all’improvviso alza la testa chiedendo: “Il Galileo sarebbe quindi un superuomo, allora un, …hm, un Dio? Come devo dire nel pericolo?”

Signore, Gesù di Nazareth, aiutami Tu!”

 

 

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Cap. 6

Una brutale aggressione, ma senza successo

Una magnifica conoscenza su Gesù

1 Per giorni Susanna ha aspettato il ritorno di Charius, il quale ha fatto scortare Retzi a casa prima di lui. Quante volte il ragazzino è corso davanti a casa: “Non ritorna!”. Ansioso, si stringe alla ‘madre Susanna’. Lei stessa, preoccupata, consolandolo: “Ci saranno molte cose da sistemare in Cesarea. Tornerà sicuramente”.

2. Il quarto giorno due uomini si presentano davanti a casa. Susanna è vinta dalla paura. Ma lei conosce anche la chiamata del cuore: ‘Signore, Gesù di Nazareth, aiutami Tu!’. Questo lei supplica, certamente temendo, tuttavia colma di fede. Gli uomini entrano, Susanna tace, aspetta di sentire ciò che diranno loro. Si comincia subito:

3. “Abbiamo un ordine da Gerusalemme che per il momento non ti riguarda, a meno che tu non faccia cosa noi ordiniamo”.

- “Allora?”, chiede la donna. “Qual è l’ordine?”

- Uno ignora la domanda, la esamina molto disinvolto e dice: “Tu sei una giudea; cosa ci fai qui a Dan?”. Entrambi lo sanno precisamente. Ma sono ben dotati di domande a trabocchetto (come in Mt. 22,16-22).

4. “Questo non vi interessa!”. Susanna sente ad un tratto una Forza, come se qualcuno fosse accanto a lei. Con ragione nega la sua appartenenza alla tribù di Giuda, perché la tribù di Dan apparteneva a Israele; e questa non esiste più da settecento anni. “Sono la moglie di un romano”, dichiara lei orgogliosa.

- “Tu?”, sibila uno malignamente. “La tua faccia non ha mai visto Roma!”

5. “Io conosco persone che non operano come giudei”. Lei intende piuttosto i buoni tra il popolo. Da un cassetto estrae un rotolo, un duplicato che Charius ha fatto bollare per Susanna in caso di bisogno. Egli conserva l’originale del documento della sua appartenenza romana in un luogo segreto. “Ecco”, mostra il documento, “potete vedere che mio marito ed io apparteniamo a Roma”.

6. “Beh, lo sappiamo da tempo! Allora si fa un affare con gli oppressori, con molto denaro, non è vero? E gli israeliti diventano già qualcos’altro!”

- Ben pratica, Susanna ride: “Israele non esiste più. Non dovreste sapere che...”.

- “Taci, stupida donna”, sbraita il secondo, “se Giuda o Israele, non cambia nulla! Ora non perdiamo tempo. Sei in arresto! Sarai portata a Gerusalemme, e là si mostrerà cosa sei!”

7. Sembra che si metta male. Nessun vicino viene in aiuto, soprattutto perché la maggior parte non sono romani ed hanno paura del Tempio. “Verrò con voi, ma solo con mio marito. Fino ad allora c’è tempo”. Da dove ha preso il coraggio, …più tardi Susanna non lo potrà dire. I due uomini – sgherri del Consiglio superiore – già vogliono usare violenza, allorché davanti alla casa risuonano delle forti voci e un rumore di armi. Di nuovo una conduzione segreta? Un aiuto sconosciuto che il mondo non conosce?

8. Charius è tornato in serrato galoppo, ha raccolto dei legionari che si erano allontanati dalla loro unità, senza volerlo. Li ha tranquillizzati. “Intanto restate con me; da Dan, indagherò dove si trova la coorte”. I legionari ringraziano salutando, molto contenti, poiché è anche già capitato che uno smarrito sia stato condannato come disertore.

9. Ora tendono l’orecchio, e uno domanda: “Capitano, che sta succedendo in casa tua?”

- “Vorrei saperlo anch’io. Mia moglie, …e degli uomini? Lei è la fedeltà in persona! Fate silenzio, vogliamo stare ad ascoltare con l’orecchio teso, forse…”. Presto capiscono cosa sta succedendo. Allora sentono come una voce maschile sbuffare nel vero senso della parola:

10. “Tu vieni con noi! Il tuo straccio di documento, per noi non vale nulla”, vorrebbe già strapparle di mano il duplicato, ma Susanna lo ha riposto subito nel cassetto. “Ah, romana, con questo, non puoi spaventarci! Presto vi cacceremo dal paese, se costringeremo Pilato, al… al…”. Chi intende, Charius se lo può immaginare: il Signore, il ‘buon Uomo’ di Retzi, il Salvatore di tutti gli uomini. Perciò ha convinto Budrumus a partire per andare dal procuratore, ah!

11. “Adesso…”, ordina ai suoi legionari, “…bloccate la porta, i cenciosi non devono scappare!”

- “Tranquillo, noi siamo in sei, dentro sono solo in due”. Entrando, senza che gli sgherri si accorgano di nulla, vedono che le braccia di Susanna sono state afferrate a destra e a sinistra, e la si trascina brutalmente verso l’uscita. Già tuona un gran fracasso:

12. “Cosa ci fate qui con una romana? Chi siete e per conto di chi siete entrati? Arbitrariamente, direi! Oppure no?”

- Gli uomini si voltano spaventati verso colui che ha gridato, e impallidiscono. Si accorgono che è un romano e sei legionari. ‘Maledetti! Andate all’inferno!’. Dicendo la qual cosa non pensano solo ai romani, ma anche al loro mandante, al quale non potranno mai sfuggire. Nonostante ciò, uno si mostra coraggioso.

13. “Ci manda il Tempio; Roma gli ha confermato il suo diritto. Certamente lo saprete!”

- “Esatto! Un romano non ha mai violato il diritto! Ma se i superiori del Tempio attentano ai romani, e in più a una donna indifesa, allora perdete presto il diritto. Ora, niente storie: – Perché avete fatto irruzione in casa, proprio adesso che non c’ero? Non ingannatemi, altrimenti sarete giudicati a Roma!”

14. Nonostante la minaccia, uno dei due osa dire: “Siamo stati incaricati di scovare lungo il Giordano coloro che seguono il Galileo, il seduttore del popolo. Se ne fai parte, non ci riguarda. Ma nel caso della donna…”, indica Susanna, “…è dimostrato. E così agiamo con pieno diritto”.

- Un legionario alza la lancia per scacciare i ripugnanti. Il Galileo, …lui non Lo conosce.

15. Charius stende la mano per fermare l’arma. “Non è ancora deciso chi sarà scacciato. In primo luogo qui c’è il diritto di Roma: le province settentrionali, da Gadara a est e a ovest, sono proprio territori romani, non fanno parte del protettorato, non hanno nulla a che fare con la Giudea. Potete dimorare lì finché non si metterà fine ai vostri maneggi. Sarà doloroso e, …molto giusto.

16. Avrei voglia di mandarvi a Roma, perché voi…”. No, dire questo sarebbe fuori luogo. Basta solo il pensiero: ‘Disprezzare e perseguitare il tanto amato Signore, falsare le Sue salvifiche verità, presentare le Sue azioni come un’opera del diavolo’. Oh, se egli potesse… Charius contiene la sua ira; questi sono troppo sporchi, vanno cacciati via, niente di più!

17. “Andatevene, ma in fretta! Non fatevi più vedere qui! Ditelo ai vostri superiori, che hanno i loro diavoli, da come sbraitano del Nazareno!”

- “Aha, tu Lo conosci bene?”, uno osa ancora rispondere.

- “Cosa ti interessa chi io conosco? In ogni caso – ammesso del tutto apertamente…”, continua con intenzione: “…ho visto e udito più volte il ‘buon Uomo di Nazareth’.

18. Se i vostri superiori avessero un granello di sabbia del mare di bontà, di capacità superiore di ciò che Egli ha e può fare, in verità, basterebbe a giungere al discernimento! Ma la loro anima è nera, il sentimento tenebroso, e il loro operare è infernale; le loro parole non si possono ascoltare, perché somigliano tutte a noci vuote. Con un’ulteriore differenza: le loro noci sono dure esteriormente come interiormente, senza alcuna curvatura che si possa riconoscere benigna. Via! La mia pazienza è alla fine!”

19. Mette una scrittura su un rotolo, lo consegna a un legionario con l’ordine: “Porta questi due a Gadara. Consegnate al comandante del luogo lo scritto; provvederà lui a portar via questa gentaglia! Per voi sarà la via che porta alla vostra unità, spero”. Gli sgherri sono già stati cacciati da casa, mentre il legionario mette subito al sicuro il rotolo sotto l’armatura.

- Egli dichiara: “Non ho mai sentito qualcosa del Galileo, ma se tu lo chiami un buon Uomo, allora ci credo”.

20. “In questo, fai bene. Vedi, Lui ha fatto molte opere meravigliose, che – umanamente – sono difficili da comprendere. Alti romani Lo onorano. Pensa semplicemente così: – Il Dio sconosciuto, che da noi si onora, è da paragonare con il Nazareno, oppure viceversa”.

- Nella casa torna la quiete. “Per poco non finiva male”, sospira Charius.

- “Oh, ho avuto paura”, confessa Susanna. “Poi ho sentito come se qualcuno stesse accanto a me...”.

- “Era Lui! Egli non ha bisogno di essere fisicamente quà o là, Lui è – hm – d’ovunque!”

21. “Hai fatto certamente la cosa giusta, solo questo: ora la tua pazienza sarebbe alla fine. Ho pensato a quando il Salvatore ha parlato della Pazienza di Dio. Una donna mi ha rivelato che Egli avrebbe profetizzato della distruzione di Gerusalemme e di Giuda, ed avrebbe detto: ‘Afferrate le vostre anime con pazienza’. Se Lui è la Bontà stessa, allora si dovrebbe essere pazienti anche con tali malvagi”.

22. “Ai malvagi bisogna mettere il legaccio, altrimenti rovinano la gente migliore. Nonostante la Bontà e la Pazienza divina, il Signore ha sgombrato il tempio con una verga [Gv. 2,15]. Ha risparmiato i venditori di colombi a causa degli animali. Ma per il resto,… si deve imparare da ciò che insegna e fa il Salvatore”.

23. “Oh, sì! Ma quando impareremo a fare ciò che Lui ci ha comandato? Ma si è di una buona volontà, se solo mancano le forze alla nostra anima? Di notte ho riflettuto spesso su questo, non appena un pensiero oppure anche delle parole sono andate a vuoto e… Umanamente è difficile adempiere il vero. È facile mostrarsi migliori di quanto si sia in realtà.

24. Dio è buono! Già Mosè aveva insegnato: ‘Dio ama tanto gli uomini’ [Deut. 33,3]. Ci si può affidare completamente a Lui, non abbiamo bisogno di aver paura; perché Dio ci viene in aiuto”. Questo risuona come un grido di soccorso che viene dalla profondità dell’anima.

- Susanna si aggrappa a suo marito, come se lui potesse aiutarla.

25. All’improvviso si voltano entrambi, Charius è oppresso: “Dov’è Retzi? Spero che non gli sia successo nulla”. No, i soldati hanno portato via i maligni. Retzi, non avrebbero potuto… Oh, e se quelli avevano degli uomini alle spalle, e se…”.

- Susanna corre fuori, Charius dietro di lei. In giardino non c’è, i vicoli vicini sono deserti. Si sono ricordati ora di ciò che poteva capitare. Angosciati, ritornano in casa. Susanna piange dirottamente. Charius corre su e giù come un disperato.

26. È sera quando alla porta compare una testa arruffata. “Retzi!”, emana un grido Susanna. Charius ancora una volta è andato nei vicoli a cercarlo. Quando ritorna senza aver concluso nulla e vede il ragazzo con Susanna, un lungo sospiro di sollievo gli esce dal petto. Ciò che finora non ha mai fatto… comincia a gridare: “Perché sei stato via così a lungo? Dove sei stato? Non sai quanta penosa preoccupazione ci hai procurato?”

27. Il volto del ragazzino diventa così serio che gli adulti si meravigliano. “Ah, voi avete avuto grande preoccupazione per me, io… io anche per voi”.

- “Come mai?”

- “Stavo dietro lo steccato sotto un cespuglio, quando ho visto quattro uomini parlare a bassa voce tra loro. Due sono andati nella piccola capanna dove il vicino conserva alcune cose. Essa non è mai chiusa a chiave, quindi sono potuti entrare. Due sono andati dalla madre Susanna, e tu, padre, non c’eri. Mi sembrava come se vedessi del male in quegli uomini, per la nostra casa, per voi.

28. Alla fine della curva dove la strada esce all’aperto, abita il piccolo uomo che a volte viene da voi. Anche lui, come noi, crede nel nostro Salvatore. Sono andato da lui e gli ho parlato del pericolo; perché mi sembrava che il Salvatore mi stesse dicendo che ce ne sarebbe stato uno. Talmon mi ha fermato, lui non poteva aiutare, certamente io ancor meno. Contro i robusti uomini e quelli nella capanna non avremmo davvero potuto far nulla! Anche quelli del villaggio, ha pensato Talmon, non avrebbero potuto fare nulla, e non avrebbero nessuna voglia di essere portati via a forza a Gerusalemme.

29. Dovevo restare lì, egli voleva vedere cosa stava succedendo. ‘Ma’, ha detto: ‘Il Santo è il nostro rifugio e la nostra certezza’ (Salmo 91,2) quello che un giorno avrebbe cantato Davide. Poco fa è ritornato e mi ha lasciato andare. ‘Credo che l’aria sia pulita’, ha detto. Non sapevo cosa intendesse; allora sono venuto di nascosto, ho sbirciato attraverso la piccola finestra. Come ero felice perché il caro Signore ha aiutato! Cosa volevano gli uomini dalla mamma?”

30. “Lo sentirai domani”, promette Charius. “Adesso è tardi e siamo stanchi”.

- “Anch’io”, interviene Retzi.

- “Quindi ceniamo, preparo subito”, aggiunge Susanna.

- Scende una buona notte. Nonostante ciò, Charius si alza un paio di volte, va nel buio intorno alla casa. Rimane del tutto tranquillo, non si vedono spie da nessuna parte.

31. Il giorno dopo, la prima cosa che Retzi vuol sapere è cosa volevano gli uomini. Per quanto sia giovane, egli esamina ogni specie di avvenimento con più intensità che altri bambini della stessa età. La piena verità è bene non raccontarla. Non si deve risvegliare odio nel bambino. Si deve circoscriverlo. – “Vedi, Retzi…”, comincia cauto Charius, prendendolo sulle ginocchia, “…si vuol sapere se da noi c’è gente che ama il Galileo e Lo segue. Certamente son venuti senza cattive intenzioni, si vuole per l’appunto…”

32. “È vero, padre?”, dubita Retzi. “Ho visto le loro facce quando mormoravano a lungo l’un con l’altro, e l’ho percepito molto precisamente: Aha, vogliono far del male! Se vogliono sapere chi segue il Salvatore, allora loro stessi dovrebbero obbedirGli. E così… No! Nessuno aveva quell’aspetto. Talmon lo sapeva. Solo, non lo ha detto ad alta voce, perché i templari…”. Retzi tace. Certamente molto sveglio, il piccolo non sospetta tali malvagi retroscena; lui ha anche un senso infantile troppo puro e genuino.

33. “Può essere”, conferma Charius. “Ci sono buoni e cattivi. Con questi ultimi bisogna essere indulgenti; ma per questo non bisogna tollerare il male. Ora sii lieto. Se ne sono andati. Sicuramente non torneranno mai più”.

- “Se sono adirati con il caro Salvatore, Gli possono fare qualcosa?”. Quanto vicino è il pensiero in ciò che sta per accadere, né Charius, né Susanna, né migliaia di uomini sospettano cosa gli oscurantisti aspirano di fare.

34. “Adesso va’, Retzi, la mamma si prenderà cura di te. Rimani vicino a casa, i tuoi compagni di gioco possono venire qui. Sul nostro prato avete abbastanza spazio”. Retzi si allontana, non senza uno sguardo che dice più delle parole.

- Susanna si siede accanto a Charius. “Se si sapesse cosa c’è nel ragazzo”, comincia lei. “Lui è molto diverso dai ragazzi di qui. Il suo cuoricino si è spalancato al Salvatore. Vorrei poterlo fare anch’io come lui”.

- “Anch’io. E la Parola del Signore: ‘Se non diventate come i bambini’, è proprio vera”.

35. “Purtroppo, la maggior parte degli ascoltatori non l’ha compresa”.

- “Oppure non volevano”, interviene Susanna.

- “Oh, sì, hai ragione. Lui ha potuto essere ancora tanto gentile, ha potuto guarire i malati, consolare gli oppressi, ha potuto far finta di non udire una parola avversa con inconcepibile longanimità, in questo modo: l’ha messa da parte per non punire i pettegoli. Quello che segue mi è stato difficile comprenderlo:

36. Incontrai uno dei Suoi discepoli, a me, prima sconosciuto. A quel tempo ero ancora un po’ scettico. Nondimeno, le parole e le opere di Gesù mi davano da pensare. Alla domanda da dove egli venisse, lui rispose rattristato: ‘Da quelle dieci città samaritane che si sono formate in un blocco. Là, perfino il nostro Maestro voleva operare. Con tanto Amore Egli giunse là per salvare la gente’.

37. ‘Salvare da cosa’, domandai io.

- ‘Essi sono ossessionati dal denaro e dai beni, vendono le loro anime per amor di mammona e commettono molte cose disoneste. E cosa accadde? Cacciarono imprecando il Soccorritore! È stato così quando Egli purificò il Tempio. Ora c’è qualcosa che i miei fratelli ed io non comprendiamo ancora: Lui, la Bontà stessa, misericordioso verso tutti coloro che hanno bisogno del Suo aiuto, disse: «Queste città non Mi vedranno mai più!»

38. Al che, dissi io: ‘Chi non vuole avere aiuto, a costui non lo si può dare’.

- ‘Sì, è vero’, ammise costui. ‘Ma se tu sapessi che il Salvatore benedice dove si maledice, perdona dove si bestemmia, …oh, la Predica sul monte [Mt. cap. 5 e 6], quelle Beatitudini. E ora qui, proprio il contrario’.

39. Da allora io Lo cercai più spesso con cura, più da lontano, tuttavia abbastanza vicino per ascoltarLo, per vederLo, perfino per esaminarLo. Potrà sembrare strano il fatto che incontrai di nuovo lo stesso discepolo. Lui sembrava così liberato, mi riconobbe, come io riconobbi lui, e mi rivolse la parola: ‘A quel tempo, quando ti riferii cosa avevano fatto le dieci città della Samaria, oh, quanto eravamo stolti, non abbiamo riconosciuto la misericordia, finché il Maestro lo ha spiegato.

40. Egli non doveva andare prima qui o là per sapere cosa stava accadendo. La Sua parola: «A motivo delle anime, per stimolarle a liberarsi dal peso del mondo, la Mia via va verso tutti i figli, così e altrimenti com’è necessario, e come voi uomini non comprendete. Se andassi ancora una volta in quei luoghi, Mi scaccerebbero un’altra volta. Ma affinché non commettano ancora una volta il peccato contro di Me, loro DIO, Io rimango lontano da quelle città, e assolutamente non per esporMi al pericolo dello scherno!».’

41. Susanna, questo fu per me il motivo principale per credere in Lui, per amarLo, per riconoscere come e cosa Egli sia veramente (Col. 2,9). Mi venne il pensiero: ‘Nulla nell’infinità, che si chiama ‘Infinitum’, può ostacolare minimamente l’Onnipotenza di Dio! Il Suo fare, il Suo lasciare, nulla! Perché, ciò che Egli fa, è ben fatto e rimane in tutte le eternità!

42. “Come uomo non lo si potrà mai afferrare pienamente, che Dio, il Santo…oh, Charius”, Susanna si stringe a lui, “noi due lo sappiamo dalla vecchia fede che, in parte, è scomparsa”.

- “Non per tutti, cara moglie”.

- “No, ma per coloro che devono portare la responsabilità. Essi sono dotti nelle Scritture, dovrebbero sapere dalle profezie, che e come il Messia viene. Ma tutto ciò che è meraviglioso viene distorto, e invece della visione nella Luce, si crede nel mondano. Io temo per il nostro Signore”.

43. “Anch’io, Susanna. Ora posso dirtelo: ho convinto un superiore, uno del tutto fidato, ad andare da Pilato. Lui è troppo giusto per tollerare l’ingiustizia a causa dei superiori giudei. Se lui avrà in mano la causa di Gesù, allora il Tempio, il Sinedrio, non potrà ottenere nulla. E contro Roma? Allora saranno defenestrati”.

44. Così sperano fermamente coloro che sono poco presenti presso il Signore, coloro che stanno più ai margini e …vengono tenuti stretti come una ruota dal cerchio. Lontano da Gerusalemme, non solo qui nel nord, anche lontano verso il sud, c’è molta gente che sente del Salvatore e crede in Lui. Quegli altri buoni che percorrono con Lui in lungo e in largo il paese, sono spesso insieme per giorni, come alcuni alti romani, greci o altri, essi vedono e sentono ciò che Lui, il Nazareno, insegna e fa. Allora non c’è proprio da stupirsi nell’appiccicarsi a Lui. I più lontani, questo sia qui rilevato, sono coloro secondo la Parola del Signore: «la fede proveniente dal vedere è buona; ma credere in Me senza aver visto, questo procura un ulteriore grado di felicità!»

45. “Non possiamo mai serbare letteralmente ciò che Egli rivela di così tante cose sante; ma l’interiore, la capacità della luce, – vedi, Susanna, se la conserviamo e Lo amiamo, allora, qualsiasi cosa possa avvenire: noi siamo anche uniti con Lui attraverso la Sua amabile misericordia”.

-  Susanna lo guarda malinconica. “Voglio fare così anch’io; solo che ho avuto un sogno confuso, perciò sono diventata ansiosa, per Lui, per il nostro amatissimo Signore”.

46. “Che tipo di sogno è stato?”

- “Intorno a Lui stava una nuvola tenebrosa e come degli abiti mossi dal vento. Poi è venuta un’altra figura che ha sollevato una mano contro questa nuvola, per proteggere il nostro Signore. Il Sinedrio non dava pace; lo hai notato su di me nel fatto che hanno mandato qui perfino degli sgherri. Se si potesse aiutare, Charius? Si dovrebbe andare da Lui, pregarLo di venire a Dan; da qui potrebbe andare in Siria, e là starebbe sotto il protettorato romano, dove nessuno avrebbe nulla da dire. In Giudea, il superiore del Tempio ha purtroppo ancora molto potere”.

47. Charius si regge la fronte. Come si deve interpretare il sogno? È escluso che Susanna racconti storie. Quindi è da chiamare ‘una visione’. Oh, no! Si alza brusco. “Il Signore ha una Forza miracolosa troppo grande, allora né Caifa né Hannas potranno fare qualcosa. Sono convinto che loro non provocheranno mai il nostro Pilato! Tuttavia, lui ha già dovuto subire molte preoccupazioni, i malvagi sobillano, e un giorno il popolo dovrà pagare per questo”.

48. Entra Retzi con impeto: “Fuori c’era un uomo, i miei compagni di gioco sono subito scappati. Anch’io me la sono svignata alla svelta. Mi ha gridato dietro: ‘Chi tiene al ribelle sarà colpito dal nostro tribunale superiore’. Che significa?”. L’ometto (Retzi) è del tutto senza fiato.

- “Rimani qui!”. Charius esce. Non si vede più nessuno. Và dal vicino più prossimo che, certamente, non crede nel loro Salvatore come ‘Messia per il Regno della Luce’, ma non è nemmeno contro di Lui.

49. Alla domanda se ha visto qualcuno che gli poteva sembrare sospetto, questi dice: “Tali individui attraversano spesso la strada, indagano sul Galileo, oppure se, al momento opportuno, si aiuterebbe a scacciare i romani. Come se questo fosse possibile! Contro questi e le loro dodici legioni, esperti di guerra interna e anche esterna, …aha, cosa pensano di fare i giudei?”

50. “Hai ragione, vicino. Sei un galileo e non fai parte di Gerusalemme. Io sono romano; tuttavia rispetto ogni popolo. Ognuno vuole vivere proprio secondo il suo modo abituale. Ora ti ringrazio. Forse i ragazzini erano solo spaventati”.

- Charius torna indietro guardandosi intorno da tutte le parti. Sì, sì, si sta avvicinando un lampeggiare temporalesco. Quando arriverà la tempesta, come si scaricherà? E distruggerà uomo, famiglia, paese? ‘Non si può più lasciar giocare i bambini senza sorveglianza’, dice a se stesso.

*

51. ‘La tempesta sta arrivando! Potrà esserci ancora una pace sonnolenta per qualche anno. Con la santa comparsa di Dio, come rivelato dal Salvatore e Redentore, è iniziato il tempo della svolta. Come andrà a finire, chi lo può sapere in anticipo? Nessuno! Solo …si può credere nella Bontà di Dio, anche se l’umanità sprofonda nella sua follia, nel moloch della materia, in ...’.

52. Charius tranquillizza il suo ragazzo. “Era un pastore che non dovete temere. Intanto rimani in casa. Se volete giocare fuori, chiederò al vicino di badare a voi, e noi faremo lo stesso”.

53. “Quello non era un pastore”, contraddice il ragazzo. “I pastori sono bravi uomini perché custodiscono le care pecorelle”.

- “Certamente, Retzi, di per sé sono buoni. Se pensi al Salvatore, chiamato da te ‘il buon Uomo’, Lui una volta ha chiamato Se stesso ‘buon Pastore’ [Gv. cap. 10]”. Per non opprimere Retzi con pensieri che non riesce ancora ad elaborare, Charius aggiunge:

54. “Questi pastori devono lottare con molte avversità per preservare i loro greggi, dal maltempo o dai ladri, non di rado da un animale rapace; e così diventano quasi sempre duri”.

- Il ragazzo sembra scettico. No, quell’uomo era tutto, fuorché un pastore. Retzi tace, ma poi domanda cosa ha detto il Salvatore di Sé, e come sarebbe da intendere il Pastore; Egli non avrebbe mai avuto con Sé una pecorella.

55. Charius sorride amabilmente. “Quando uno spiega qualcosa si deve riflettere come interpretarla. Il Signore, di solito, ha avvolto il Suo insegnamento in una parabola, perché tramite questa la gente comprende meglio ciò che intendeva. Egli ha paragonato noi uomini alle pecorelle che hanno bisogno di un pastore perché esse si perdono facilmente, così non trovano un pascolo, e periscono. Per non parlare di ciò che noi chiamiamo vita: il mangiare, il bere, il lavorare, il dormire e cose simili.

56. Tu senti quanto è buono il Salvatore? Non si può vedere ciò che si sente. Il Creatore, il nostro Dio, ci ha dato un cuore e un’anima che, con lo spirito, sono la vera vita. Per conservare questa, affinché non si rovini, noi dobbiamo credere nel Creatore come PADRE, amarLo e ubbidirGli, e per questo ci vuole una protezione che solo Dio può dare. Dato che l’uomo, spesso non la vuole, anzi tu sai quanto sono maleducate certe persone verso il nostro Salvatore, proprio per questa ragione ci ha dato la parabola del Pastore.

57. Qualche pecorella si smarrisce anche. Se il gregge è grande, allora il pastore deve cercare di riportarla al pascolo. Così Dio cerca gli uomini affinché non vadano perduti. Senza Dio, infatti, lo senti anche tu, saremmo come vermi che non sanno come devono strisciare, per salvarsi dal pericolo.

58. Noi abbiamo riconosciuto che il Salvatore è il nostro Dio e Padre celeste, anche se vive come noi sulla Terra. Se Egli è il nostro Dio, allora custodisce anche noi e fa di tutto per invitare gli uomini a credere in Lui, ad amarLo, a osservare i Comandamenti e a fare sempre ciò che è giusto”.

- Sul volto del ragazzo divampa una sensazione di beatitudine. Oh, quanto saranno delusi, insieme ai più credenti, quando lampeggerà su Giuda, così come lampeggerà seriamente su tutto il mondo, adesso, e più tardi fino alla fine del tempo materiale.

59. “Noi lo amiamo molto, non è vero? Nessun maligno Gli può fare qualcosa. Quando quella volta ha preferito noi bambini e ci ha preso nelle Sue braccia…, oh, non potete immaginare com’è stato! Alcuni adulti avevano il volto amareggiato; ma Lui intimò loro: «Quello che faccio non vi interessa. I bambini Mi sono cari e degni di ricevere, per il tempo della loro vita, la Mia salvifica benedizione!»

60. Persino gli uomini che erano sempre intorno a Lui (i discepoli) all’inizio avevano discusso, ma poi si sono messi intorno a noi. Nessuno ci poteva separare dal Salvatore! Ho sentito uno di loro, era un uomo giovane (Giovanni): ‘Lasciate stare i bambini; il Maestro ha già spesso preferito i bambini. Essi si lasciano benedire volentieri, o accarezzare da Lui’. Il giovane somigliava quasi un po’ al Salvatore”.

61. “È vero, ragazzo mio. Una volta, quando stavo un po’ più vicino, l’ho notato e ho pensato che fosse un fratello. Ma più tardi, quando ho imparato a conoscere molto meglio il Signore, i Suoi insegnamenti superiori, allora ho capito: Lui non è come noi! Allora mi venne l’illuminazione che, come DIO, Egli non ha fratelli o sorelle. Se c’è un solo Dio, il Creatore di tutte le cose della vita, allora Egli sta al di sopra di tutto ciò che esiste ed è stato creato da Lui”.

62. Susanna si unisce alla conversazione: “Se si potesse vivere sempre presso di Lui, ascoltarLo, vederLo continuamente e avere la Sua benedizione, ci si dovrebbe sciogliere per pura felicità nella Grazia”.

- “Sarebbe celestialmente bello”, risponde Charius. “Certamente non ci scioglieremmo, ma allora ci sarebbe forse una misura eccessiva che noi, come creature-figli, non saremmo in grado di sopportare in modo permanente.

63. Io la penso così: – Il Padre nostro sa cosa è giovevole per ciascuno. Se ci rapportiamo innanzitutto a noi uomini, se Gli obbediamo, Lo abbiamo davanti agli occhi e nel cuore, allora questa è una grande misura di Grazia. Forse così: quando dopo un viaggio si rivedono i propri cari, regna spesso la gioia più grande e il legame più intimo. Com’è dopo la vita terrena, non si sa, ma suppongo che sia più o meno come nel mondo. Oppure…hm…del tutto diverso!”.

64. Charius alza entrambe le mani, allorquando Susanna ride: “Adesso, però, hai detto qualcosa! Quel ‘tutto diverso’ risulta certamente vero”.

- “Beh, ci si domanda proprio come continuerà quando la Terra sprofonderà dietro di noi”.

- Dice Susanna: “Su questo, non mi rompo la testa. Se crediamo in Dio che ci rende beati, ci risveglia veramente per riconoscerLo già qui come nostro Salvatore. Dimmi, Charius, abbiamo bisogno d’altro?”

65. Ah, questa donna! Si può imparare da lei. Lui le prende entrambe le mani, include insieme anche Retzi e ammette: “Lasciamoci guidare dalla Grazia. La cosa più importante è: rimaniamo fedeli, quando… Vedete, miei cari, ho un po’ di timore. Chissà se Brudumus riesce ad ottenere qualcosa da Pilato. Gli alti templari non danno pace, anche se qualche buono siede nel Consiglio. Solo che io conosco Caifa e Hannas, due teste ostinate, cuori duri, pensano solo al loro alto seggio, quasi per nulla al popolo.

66. Essi, il popolo lo sacrificherebbero, se con questo rimanessero nei loro averi. Ebbene…”, si fa coraggio a causa del ragazzo, “…Dio siede nel Suo governo. La Sua Volontà non si può afferrare, ma è eternamente buona! Se Gli rimaniamo fedeli, saremo consolati, nonostante il mondo e le avversità”.

 

 

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Cap. 7

Brudumus da Pilato – Su di lui cade una buona Luce

1. “Cosa? Un superiore dalla Cesarea? Cosa vuole qui?”. Pilato siede lì aggravato e malaticcio, cosa che a Roma non si riconosce; si asciuga la fronte, nonostante a causa del caldo sia vestito in modo leggero e non porta armi.

- Il messaggero saluta: “Si chiama Brudumus. Secondo l’insegna appartiene alla quinta legione che, come tu stesso sai meglio di tutti, è molto decimata ed ha piccole giurisdizioni in differenti posti”.

2. “Basta! Tieni la tua sapienza!”. Comprensibile se il Pontius è pieno di dispiaceri. Ogni giorno arrivano notizie di insurrezioni e principalmente dalla vicina Giudea. E il Tempio…? A questo, Pilato non può affatto non pensare. A lui è noto che costoro hanno i loro istigatori a Roma e altrove, non ultimo contro di lui. Ebbene sì, deve ascoltare un romano di alto rango militare. “Fallo entrare!”. Pilato si siede al suo tavolo.

3. Brudumus entra nella stanza, salutando militarmente. Egli sa, non solo attraverso Charius, quanti incendi covano. Ah, ancora un innesco, e la Palestina esploderà; se prima o poi, non ha più importanza. Il Pontius porge la mano al superiore e gli indica un posto a sedere. “Prendi posto e riferiscimi, …ti prego, brevemente! Il mio tavolo è sovraccarico di lavoro”.

4. Brudumus sorride. “Lo credo! Anche da noi nel territorio settentrionale non è particolarmente roseo. Le onde certe ci travolgono”.

- “Anche lì?”, si stupisce Pilato. “Ne ho sentito parlare, ma pensavo che non fosse così grave come si mormora”.

5. “Non lo si può nemmeno più chiamare ‘mormorare’, fermenta ovunque e gravemente”.

- Pilato mugugna un po’. “Cosa sei venuto a fare adesso? Senza ulteriori indugi, una lunga cavalcata …chissà cosa mi sta capitando di nuovo”.

6. Brudumus esita, sopratutto perché lui stesso non sta proprio così vicino alla ‘causa di Gesù’, certamente, anche non del tutto lontano. Charius lo ha proprio ben contagiato.

- “Parla francamente e liberamente”, ai dispiaceri, Pilato si è sempre adattato, già da molto tempo.

- “Ebbene, le cose stanno così: in Dan è stazionato un romano, di nome Charius. Egli è un nativo di Israele, non un giudeo, ma delle tribù che furono disperse attraverso Sargon oppure Salmanasar dell’Assiria.

7. Naturalmente rimangono sempre dei residui quando i popoli vengono dispersi. Questo è il caso di Charius e di sua moglie. Già in giovane età si presentò per essere al servizio sia dell’esercito che dell’imperatore. Grazie alle sue ottime prestazioni è diventato un romano, riconosciuto e sigillato. Adesso gode di una straordinaria reputazione.

8. Ma ora, come si dice, non è possibile sradicare completamente ciò che gli antenati erano in termini di sangue. Quindi è diventato un seguace del Galileo a te certamente noto, che si chiama a volte ‘Salvatore’, a volte ‘Dio’, nell’odio Lo si chiama anche ‘diavolo’. Quest’ultimo appellativo, come ho avuto modo di sapere, è usato dai superiori del Tempio di Gerusalemme. L’edificio deve essere magnifico, oggi andrò a dargli un’occhiata”.

9. “Esteriormente”, suona sarcastico Pilato, “all’interno emana un fetore come i rifiuti nelle discariche di Roma!”

- “Sono davvero tutti sgradevoli?”

- “No, solo quelli che devono essere sopportati, alcuni sono perfino amici di Roma, non hanno nulla da dire. I più odiosi, Caifa, il vecchio Hannas e parecchi degli arci ingannatori, sono la peste nel popolo. Credimi: senza questi superiori potrei tenere facilmente la Giudea alle briglie. Ora passiamo al Galileo”.

10. “Cosa pensi di Lui?”, chiede Brudumus. “Io stesso non Lo conosco. Nel nord ha molta gente dietro di Sé, da come ho scoperto anche senza Charius”.

- “Se e cosa penso di Lui, non è in discussione! Non posso occuparmi di singole persone, perfino se avessero una posizione chiave nel popolo inferiore, e qui s’intende solo il Giordano meridionale.

11. Invierò le mie spie, dipendiamo da loro, perché la prudenza è sempre d’obbligo. Ma la nostra gente è già diversa dalle spie del Tempio, come mi è anche venuto all’orecchio. Queste non sono mai obiettive, distorcono intenzionalmente le cose, se a loro non garba. Il Nazareno – Lo si chiami come si vuole o come la gente pensa di Lui – non è un ribelle. Non si può comprendere appieno tutto ciò che insegna e cosa fa.

12. Il fatto è il seguente: uno dei nostri ancora più importante, facente parte del vecchio trono imperiale, Cornelio, il nipote di Cirenio, di cui oggi avremmo disperatamente bisogno, Lo va spesso a visitare, e una volta Lo ha pregato di aiutare uno dei suoi servitori. Questo servitore, da come ho sentito, deve essere stato uno molto fedele, sul quale Cornelio può fare affidamento. Ebbene, il nostro romano Lo avrebbe pregato, intendo il Nazareno, di guarirlo, …da lontano!

13. Ben inteso, senza magia, come fanno quelli della lontana India (allora la pensavano così). Se Cornelio lo fa per preoccupazione – perché a Roma viene velocemente riferito, quando a noi si vuole affibbiare qualcosa – dei testimoni affidabili mi hanno accertato che Cornelio starebbe fermamente dalla parte del Galileo. Cosa che, del resto, fanno parecchi dei nostri alti funzionari. Lui, quello di Nazareth, sarebbe più che un qualsiasi altro uomo.

14. Insomma, …ho già messo per iscritto il rotolo, e con il pensiero onesto posso riferire cose buone su di Lui, ma temo che i templari riferiscano esattamente il contrario. Così a Roma sta poi deposizione contro deposizione, e non si concorda se prestar fiducia, senza dubbio, a un procuratore invece che a un Caifa o a un Hannas”.

15. “Questo ha proprio un aspetto sgradevole”. Brudumus si gratta dietro l’orecchio. “Se è così, non potrai offrire nessuna protezione. Charius ha lasciato la migliore impressione e c’è anche da credere che questo ‘Gesù di Nazareth’, come Lo si chiama spesso, sta veramente al di sopra…, come devo dire…”.

- “…al di sopra della nostra umanità?”, dice Pilato. “Egli deve vivere in maniera così pura, sotto ogni punto di vista, che è difficile da afferrare. Ebbene, non mi è d’aiuto metterGli al fianco, pubblicamente, dei legionari. Ma chissà….”.

16. È quasi come un’immagine che Pilato vede proprio dinanzi a sé, nonostante la migliore volontà e la convinzione che quest’Uomo-Gesù sia senza alcuna macchia, per preservarlo da un giudizio. Impossibile, se… Sì, come lo vorrebbe avere del tutto diversamente il Consiglio superiore di Gerusalemme. E il come, lo sperimenterà presto, che a lui, al procuratore, verrà strappato di mano qualunque potere legale!

17. No! Lui non si lascerà mettere da parte dai templari. Non lui! Come già spesso, viene sopraffatto da un dolore improvviso. Preme entrambe le mani sul ventre; lo si vede come deve vincersi con forza. Brudumus, uno dei romani migliori, gli mette le mani sulle spalle. “Davanti a me, Pilato, non irrigidirti; vedo la tua sofferenza. Anzi, …se sai che il Galileo può guarire, perché non vai da Lui?”

18. “Io?”. Il Pontius salta su e dimentica il dolore che scava nel suo ventre. “Tu non hai idea di come si spia qui! Al nord è ancora tranquillo, per quanto si pensi a coloro che dobbiamo assistere”.

- ‘Assistere’ non è proprio la parola giusta, pensa Brudumus. Qui in Giudea sembra essere il punto peggiore, un affondo dell’uomo o del destino.

19. Non del tutto comprensibile: siamo nel paese da cento anni, e non tutti i Pontius sono stati in grado, con pazienza e una certa capacità, di impedire fermenti per riconoscere e preservare il prestigio dei popoli invasi, senza spezzare le ali dell’aquila di Roma. Nei pensieri sente un lamentarsi e un parlare di Pilato.

20. Egli ripete: “Io?, tu non hai idea di come si spia qui. Se tramite dei messaggeri chiedessi al Galileo: ‘Signore, aiuta anche me’, sette testimoni sarebbero subito sulla via verso Roma! E poi…? Il resto te lo puoi immaginare!”.

- Brudumus cerca di calmare il Pontius. “È vero, ti costerebbe molto, perché non abbiamo più quell’autentica disciplina e i diritti giudiziari come li esercitava Augusto nel modo migliore. Penso solo a ciò che hai detto di Cornelio. Lui è andato apertamente dal Signore e Lo ha pregato per il suo servitore”.

21. “Come accennato, lo fanno molti dei nostri ufficiali superiori. Questi non si curano di nulla e, …lo possono anche fare. I templari, infatti, sono così astuti da capire che se torcessero ‘la corda’ all’esercito di Roma, questo esercito farebbe fuori Caifa e la sua orda il più rapidamente possibile! Per me è qualcosa del tutto diversa. Io sono responsabile di tutta la Giudea, e oltre ancora. Essi mi vogliono rovinare; lo so anche senza essere un veggente!

22. Guarda, qui tra il popolo ci sono molti uomini buoni che riconoscono questo: se noi non proteggessimo il loro paese, …i popoli vicini li avrebbero sterminati da tempo, come un giorno è stato disperso il deviato Israele. Perfino nel Tempio ci sono uomini avveduti che mi portano notizie del Consiglio superiore, nel quale prestano servizio tredici sacerdoti, compresi Caifa e Hannas. Qui uno stralcio, leggi tu stesso; è stato contrabbandato poco tempo fa. All’infuori di te – ho avuto subito fiducia in te – non lo ha letto ancora nessuno, nemmeno i miei più stretti collaboratori. Per chi posso garantire ancora qui?”

23. Brudumus studia il papiro: ‘Quando cattureremo il Galileo e non voglio chiamarmi Hannas se non ci riuscirò presto, allora cadrà anche il Pontius a noi odioso. Questo, cari fratelli, ricordatevelo bene! Secondo il diritto romano, che noi disprezziamo, perché non potrà mai essere confrontato con i Comandamenti del diritto di Dio, egli cercherà di prendere il Galileo sotto la sua protezione. Allora li avremo entrambi in pugno. Il ‘come’ lasciatelo a me e al nostro sommo sacerdote’.

24. Brudumus impallidisce. “Che complotto! Di cui non si trova traccia da nessuna parte! A questo punto il Nazareno non può essere protetto, se…”. Si fa coraggio, “Ma questo Gesù, come sarebbe il Suo Nome, fa grandi miracoli e, come tu hai saputo, ha perfino guarito da lontano il servitore di Cornelio, Nondimeno, il Tempio è senza alcun potere! Oh, certo, adesso non voglio pensare ai nostri dèi; di loro non ho mai sperimentato un’opera miracolosa. O forse tu, Pilato?”

25. “Lasciami in pace con questo! Tutta nebbia che il Sole lecca. Solo proprio questo Nazareno: se è vero e l’ho riconosciuto dalle molte testimonianze, non ultima quella dei nostri romani, sta davvero al di sopra della nostra, aha, così povera umanità, allora sì, allora…”. Adesso Pilato lascia aperto ciò che pensa, in segreto brama, assolutamente non solo per sé.

26. A suo onore: egli pensa a Gesù e al popolo giudeo. Nonostante la sua difficile carica, con la qual cosa alcuni dall’alto lo aggravano, egli ama il paese del Giordano. Se si giunge alla guerra, oh, allora perirà con i suoi uomini, con la cultura e con i buoni doni che il popolo possiede. Lui vorrebbe impedirlo ad ogni costo. Sarà in grado di pagarlo? E per giunta, deve tacere su questo.

27. Brudumus si è alzato con l’impressione che ora Pilato non volesse sentire più nulla. Ma si sbaglia.

- “Rimani…”, lo esorta il Pontius, “…è così raro che io abbia qualcuno con il quale posso parlare apertamente. Strano…”, un sottile sorriso passa sul suo volto, che i suoi romani conoscono come serio, e i suoi nemici come severo e inesorabile “…non ti conosco ancora. Ah, caro tempo, persino tutti i nostri comandanti, come ne sei uno tu, Brudumus, ramificati lontani, non si può conoscere ognuno”.

28. “Io ti ho conosciuto”, risponde Brudumus, “Certamente da lontano, ma ho sentito della tua difficile carica e di quanto ti preoccupi per ottenere il meglio per Roma e anche per il popolo a te sottoposto. Qui, a dire il vero…”, Brudumus fa una pausa, ma aggiunge volentieri, “…non la vorrei scambiare con te, a meno che te la potessi alleggerire. Difficilmente raccoglierai ringraziamenti; non dai romani e certamente non dalla Giudea, il che sarebbe comprensibile, sebbene…”

- “Precisamente! Il male, come ho già menzionato, è attualmente costituito dai due superiori del Tempio, i quali vengono ancor sempre apprezzati dal popolo molto assoggettato, cosa che in Israele il millenario strato superiore ha portato con sé.

29. Sono già stato una volta a Gerusalemme negli anni giovanili, quando risiedeva anche l’ancora abbastanza giovane Cornelio[4]. A quel tempo non ero ancora iniziato di quanto accadeva qui; ma proprio Cornelio mi aiutò nel miglior modo possibile, e così mi misi a studiare la storia di questo popolo. Ma a cosa mi serve ora, in questo tempo di sconvolgimenti?”

- “Come mai tempo di sconvolgimento?”, chiede Brudumus sorpreso. ‘Ah, anche Charius aveva lasciato trapelare qualcosa del genere, e che questo tempo sarebbe arrivato con il Galileo. Hm, è possibile, e chissà…’

30. È come se Pilato avesse visto questa riflessione, quasi come afflitto, aggiunge: “Questo tempo, credimi, difficilmente riguarderà solo il paese del Giordano. No, anche la nostra Roma, l’intera Italia con tutti i territori stranieri inclusi, forse – sicuramente cervellotico da me – anche l’intero mondo a noi ancora sconosciuto. Vedi, per quanto ci siamo spinti con le legioni verso Oriente e Occidente, verso il Meridione e il Settentrione, fin dove le nostre galee hanno navigato, non siamo ancora giunti a una fine. Finora abbiamo creduto fermamente che la Terra fosse piatta, perciò da qualche parte doveva avere un bordo.

31. Una volta ho incontrato un superiore, Giulio di nome[5], che spesso è stato presso il Nazareno. Quest’Ultimo avrebbe rappresentato a lui e a molti altri il mondo come un’enorme sfera che, come il Sole, la Luna e le stelle, corre attraverso lo Spazio con una velocità che non potremmo misurare (a quel tempo) e, a causa delle dimensioni della nostra Terra, non potremmo nemmeno accorgercene. Egli avrebbe rivelato delle cose immensamente meravigliose dell’Universo. Ho riflettuto su questo, allora nel mio piccolo sono arrivato alla conclusione: o questo Nazareno si sta inventando cose che non potrà mai dimostrare, per procurarsi un nimbo, oppure Egli è un Dio, chiamato da alcuni ‘Figlio di Dio’. Se così fosse, allora saprebbe com’è fatta la Creazione.

32. Brudumus, riesci ad immaginare che uno che vive come noi sulla Terra, che mangia, dorme e agisce del tutto umanamente, e nondimeno, insegna tali cose immense e fa miracoli? Non riesco a star dietro, anche se qualcosa brucia in me. Se Lui fosse un Dio, quanto facilmente potrebbe aiutare tutti noi! Ma così? E ancora una cosa che devi sapere, ma non ne parlare, eccetto con Charius che ti ha mandato da me. Lui sembra essere uno di quelli del tutto particolari, di cui ci si può fidare. Non è vero?”. Uno sguardo di traverso, indagante e ammonendo, colpisce l’ospite.

33. “Di costui c’è da fidarsi, e ciò che mi vuoi ancora dire, …ne parlerò solo con Charius, ma in compenso lascerò girovagare occhi e orecchi ancora di più. Se scopro qualcosa di utile per te, lo saprai subito”.

- “Hai tu dunque dei fidati che non fanno sparire un messaggio?”

- “Nessuna preoccupazione, Pontius, ne ho due, duramente provati, e mi sono grati perché li ho preservati da un’ingiusta ignominia.

34. “Bene, allora ascolta!”. Per prima cosa Pilato si assicura che davanti al suo ufficio non ci siano origliatori. Per quanto abbia alcuni fedeli che vegliano sempre davanti alla porta, abbastanza lontani da non sentire niente, e comunque, vicini da poter intervenire in caso di necessità.

35. “C’è una fazione, i cui capi vivono nel vicino deserto; le loro ‘antenne’ sono in mezzo a noi, anche tra i romani. Solo loro ne sono a conoscenza, mentre quasi l’intera Giudea è all’oscuro della ‘faccenda’, e così può andare barcollando in un abisso. Si chiamano Zeloti[6], i quali aspettano il loro re che è stato promesso al popolo. Dunque, il Galileo è davvero in grado di compiere cose soprannaturali, essi Lo ritengono segretamente, per questo, re, con il quale ci vogliono poi scacciare dal paese. A questo sta qualcos’altro di fronte. Resta da vedere se sia vero oppure no; qui devo confessare la mia ignoranza.

36. Il ‘Messia’ sarebbe stato annunciato cent’anni fa ad Israele, che ‘sarebbe un Signore su tutto l’Universo’, quindi non solo su Israele o sull’intera Terra. Se questo è vero, potrebbe essere il Nazareno. Ma allora gli zeloti aspetterebbero invano il loro Cesare che deve salire sul trono caduto di Davide. Pericoloso, di cattivo augurio, non è vero?”

37. Brudumus aggrotta la fronte, senza coprire gli occhi. “Ho sentito parlare degli zeloti, ma non ne so molto. L’altra cosa, la profezia, anch’io come te non so rispondere. Chi la può comprendere? Come popolo noi siamo completamente diversi dagli israeliti oppure da altri popoli vicini, nei quali è molto difficile immedesimarsi. Tuttavia, se ne può tener conto, non si deve lasciar cadere subito tutto in blocco. Ed io penso che si possa anche imparare dagli altri, diversi alla propria natura. Del tutto diverso è con il Nazareno, che il popolo chiama Redentore o Salvatore, i ribelli Lo chiamano ‘Messia’, gli alti templari ‘diavolo’, ‘seduttore del popolo’ e, …amico dei romani!

38. Io, di certo, lo so solo da seconda mano, ma si dice che Lui abbia regolato i conti con gli alti [Mt. 23,35], perché nel Tempio è accaduto più di un omicidio. Tra l’altro, ci sarebbe stato uno stimato, di nome Zaccaria. Dato che non veniva in accordo con quelli come Hannas, lo si è tolto di mezzo, nel Tempio, con il veleno.

39. Questo non può essere provato, non è affar nostro, queste sono cose che i templari un giorno dovranno portarne le conseguenze, quando, secondo la loro fede, dopo la morte seguirà la resa dei conti. Ci si dovrebbe occupare di Lui e aiutarLo. Charius, infatti, mi ha confidato che Caifa vuol metterGli le mani addosso”.

40. Pilato, stanco, si mostra contrario. Egli ha davvero altre preoccupazioni, ha anche il suo ‘orecchio’ a Roma, dove si minaccia una crisi contro di lui. Cosa ha fatto qui secondo la migliore conoscenza, per il popolo! È da mettere a suo carico se proprio adesso arrivano molte avversità? Un senatore deve sforzarsi e cercare di domare il paese del Giordano. Come non è riuscito a lui, ogni altro subirà altrettanto naufragio.

41. Brudumus comprende ciò che sta accadendo in Pilato, lo sente distintamente. Anche nel nord ci sono delle difficoltà, e non troppo piccole, solo, non ancora così gravi come qui. Egli potrebbe riferire come... Ma ha saputo che le migliori guide che avevano informato Roma, …oh, … sono sparite senza lasciar traccia!

42. All’improvviso Pilato dice: “Tu non puoi aiutare, Brudumus. Succederà a me come già a qualcuno che per Roma ha fatto volare l’aquila. Torna a casa di nuovo. Cercherò comunque di proteggere in qualche modo il Galileo, non per via di una qualche fede. Mi è comunque indifferente tutta la schiera degli dèi; ma Lui è per il diritto e la verità. Lo sono anch’io! Chi ama il diritto e la verità, non ha bisogno di nulla di trascendentale. Se uno può star diritto davanti a se stesso, allora questa è la vera e propria vita. Tutto il resto, …suono e fumo”.

43. “Per quanto riguardo il diritto e la verità, sono pienamente d’accordo, Pilato. L’altra cosa che mi ha impressionato è ciò che ho sentito del ‘Soccorritore’, altrettanto così si dovrebbe chiamare il Nazareno. Sono ancora riluttante a dire di Lui qualcosa di trascendentale o divino, a prescindere dal fatto che tali cose Egli deve averle già dimostrate. Ora aspettiamo. Presto viene la Pasqua, come i giudei chiamano questa festa. Voglia non portarci un qualcosa di troppo difficile. Ho ancora qualcosa, se mi vuoi ascoltare”.

44. “Naturalmente, parla”, lo esorta Pilato.

- “Non spetta a me dare un consiglio a un procuratore. Ma se vuoi sentirne uno, allora…”.

- “Sii rassicurato…”, confessa Pilato, “…ho sempre ascoltato un buon consiglio, anche se lo posso impiegare meno. L’uomo che non ha bisogno di consiglio, come qualcuno pensa, è stolto. Non si è lasciato consigliare perfino Augusto, il nostro Cesare più grande? E con il Quirino Cirenio, non si è mai trovato male”.

45. Brudumus reprime il suo stupore. Non avrebbe mai sospettato una tale accessibilità in Pilato. Quanto falsamente viene egli valutato. Allora lui, Brudumus, avrà da cantarla a qualche romano, e lo farà senza riguardo. Gli stringe la destra, lo guarda con calore e dice cauto:

46. “Per il Nazareno, al tuo posto farei tutto ciò che è possibile, anche soltanto per mettere un grosso legaccio al tuo Caifa, oltre il quale non può saltare, per diritto e verità. Se ti riuscirà, c’è da aspettare. Chissà cosa sta tramando. Difficilmente qualcosa di legittimo. Esercita adesso una particolare indulgenza con Gerusalemme; voglio dire, per il fatto che i cittadini sono legati al Tempio e quindi tenebrosamente catturati, incapaci di decidere da se stessi. Se le cose si mettono male, allora… Ho notato che tu sei il più capace in questo focolaio di disordini, in questo tempo, dove anche Roma…”.

47. Brudumus non ha bisogno di aggiungere altro. – Il Pontius muove impercettibilmente il capo. Sì, coloro che sarebbero veramente capaci di preservare nei territori il prestigio di Roma, vengono eliminati in molte parti. Ci sono abbastanza falsi consiglieri che bramano la corona. Come potrebbe essere migliore nei territori?

48. Il superiore aggiunge ancora: “Non hai nessuno del tutto fidato che ti possa rappresentare al trono? Se sì, ti manderei subito, amico; da…?”

- “Certamente ho con me anche dei fedeli, ma nessuno che sarebbe in grado di sostituirmi. È impossibile richiamarmi al Galileo, in primo luogo perché io stesso non so come Lui debba essere valutato, indipendentemente dal fatto che io Lo consideri un autentico Operatore di miracoli; in secondo luogo, dal Tempio è certamente già uscita la notizia. Di questo, purtroppo, non ho sentito nulla; deve essere stato del tutto in segreto, senza un consiglio completo, come è usuale altre volte. Altrimenti mi è sempre stato portato un messaggio”.

49. “Sicuramente Caifa e Hannas hanno mandato degli uomini sotto giuramento. Sembra, dal male. L’uomo è caduto profondamente. Si pesa e si scava. Il suo lato migliore, l’animo infantile, è andato perduto”.

- Pilato ride angosciato. “Con atteggiamenti infantili non si ottiene nulla! Ti prego, Brudumus, tu stesso sai quanto spesso i bambini sono imprevedibili: buoni oggi, cattivi domani”.

50. “Anche noi adulti! Qualcosa, come ho sentito, ha raccomandato ‘il Soccorritore’: ‘Se non diventate come i bambini, non potete venire nel Regni dei Cieli’. Credimi, anch’io ho riso. I bambini non possono fare cose che un uomo può fare. Charius lo ha spiegato come segue:

51. ‘Non, diventare infantili, ma sarebbe l’animo a doversi conservare puro. Pensare, parlare, ed agire male, – e questo è vero – è soprattutto una caratteristica degli adulti; questo dovrebbe essere superato per sussistere dinanzi al Creatore. Egli non sarebbe mai un Giudice inesorabile, ma un Giudice giusto! Lui saprebbe come siamo fatti’. C’è qualcosa di vero nel discorso, spesse volte non si riflette ciò che si dice e si fa. Solo dopo ci si rende conto dei propri errori che, purtroppo, solo raramente possono essere corretti”.

52. “Bambini!”, Pilato ha da lungo tempo disimparato a ridere, anche in considerazione di Gesù. Qualche notte gli è venuto il pensiero: “Se non fossi un Pontius, allora vorrei essere un Suo discepolo”. Durante il giorno il desiderio viene cancellato, c’è troppo di mondano che si avvicina a lui. Inoltre vorrebbe… “Bambini”, ripete lui sommesso.  “Ho avuto una giovinezza severa, Brudumus, qui è rimasto poco dell’essere bambino. Qui in Giudea, di solito i bambini sono tenuti bene, mentre da noi è completamente diverso. Se si proviene da una casa altolocata, non c’è indulgenza. Nel caso dei poveri, non ci si occupa quasi dei bambini. Crescono e basta!

53. Perdonami, non ho tempo, tutto si accumula davanti a me. Dì a Charius, che prenderò in considerazione la sua richiesta di prendere il Nazareno sotto la mia protezione, se sarà possibile. Soltanto, che ho già legate le mani. Aspettiamo! Ora buon viaggio!”. Con malinconia, visto che Pilato non lo è affatto, aggiunge un: “Addio”.

 

 

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Cap. 8

Il sogno del bambino su Gerusalemme e sul Golgota

Charius e Brudumus: “Il Signore, è il Signore!”

1. “Padre!”, Retzi lascia andare Susanna e corre verso l’uomo che è tornato a casa. Charius è stato distaccato ad altro reparto per alcuni giorni. Il ragazzo ha sempre paura che egli, diventato per lui un autentico padre, non torni più; come anche Susanna, la quale gli ha sostituito completamente sua madre. L’uomo spalanca le braccia per accogliere Retzi. C’è un suono nel grido, una paura che è già una domanda, un terrore vissuto. Cosa potrà essere?

2. “Sono qui, figlio mio! Non devi mai aver paura. Il Salvatore ci ama; Egli ci aiuta, anche se ci si perde d’animo quando ci opprime un’ingiustizia”. Lacrime scorrono dagli occhi scuri di Retzi, e lui non è mai stato un piagnucoloso. Charius si siede e prende il ragazzo in grembo. “Di cosa hai paura?”. Prende la mano di Susanna e l’attira accanto a sé. “È successo qualcosa? C’è stato qualcuno qui che non ha nulla a che fare con noi?”

3. “No, tutto è rimasto calmo. Non so cos’abbia il piccino. Questa mattina sembrava stanco, come se non avesse dormito. Alla mia domanda, si è stretto saldamente nelle mie braccia, tremando: ‘Aspettiamo finché torna il padre’, ha detto. ‘O madre!’. Questo è stato tutto ciò che ha espresso. Le lacrime erano già nei suoi occhi; ora scorrono”, aggiunge a bassa voce Susanna.

- Charius dondola il bambino come se fosse ancora piccolo. “Cosa ti opprime? Certamente io potrò aiutarti”.

4. “Tu non lo puoi!”. Singhiozzi sfrenati, poi Retzi guarda negli occhi suo padre. “Nessuno può aiutare e nessuno sa cosa, …se…”.

- “Se cosa?”

- “Se succede quello che ho visto nel sogno durante la notte”.

- “Suvvia, Retzi, i sogni riflettono ciò che si è sentito o visto il giorno prima”.

5. “Non ho ancora mai visto ciò che c’era lì; e tu e la mamma non lo avete di certo sperimentato! ‘L’Uomo buono’, così Lo chiamerò sempre, perché quella volta è stato così inconcepibilmente buono con noi bambini, del tutto diverso da come sono i grandi. Oh, io lo so: Egli è il Salvatore che aiuta tutti, se solo vogliono farsi aiutare. Forse aiuta molto di più coloro che sono così cocciuti e… e…”. Ancora un attacco di pianto.

6. “Padre, conosci Gerusalemme dove c’è il Tempio?”. Charius dice di sì. “Io non ci sono mai stato. Nel sogno ho visto le case insieme al Tempio. Fuori dalle mura c’era un monte: ‘Calvario-Golgota’, ha detto una voce. Cosa significa questo? Hanno portato lassù il buon Salvatore. Egli portava un pesante legno che non avevo mai visto prima”. Il ragazzo con il dito disegna sul tavolo una croce, come a quel tempo venivano usate dai romani per i malfattori.

7. Nascondendo il suo sgomento, Charius cerca di calmare Retzi. Solo troppo bene lui sa cosa sono le crocifissioni. Anni fa aveva assistito a quella di un assassino. Dopo, quando gli veniva ordinato di assistere a una di queste, lo ha sempre evitato, e misericordiosamente era guidato in anticipo per non essere mai più presente a una di queste esecuzioni.

8. Impossibile! – Il bambino non se lo poteva immaginare. Come fa la visione a venire nella sua anima? E cosa – o Dio! – ha questo a che fare con il tanto amato Signore? Lungo la strada ha sentito che il Salvatore era andato a Betania. Là è certamente troppo vicino alle vipere, come lui, Charius, chiama i maligni templari. I buoni che ci sono, egli li esclude sempre nei pensieri.

9. “Retzi, un sogno è un’immagine, perché ci si preoccupi per qualcosa. Susanna, tu ed io siamo saldamente legati con il Salvatore, anche se Lo abbiamo visto solo un paio di volte da lontano. Sì, sì, lo so …tu sei stato completamente presso di Lui e perciò hai paura. Noi sentiamo molto di ciò che viene detto contro di Lui, contro il Buono. Ho inviato un romano a Gerusalemme, dal Pontius. Tanto, tu lo sai già: Pilato ha il diritto di giudizio su Giuda e quindi anche su tutte le genti, compresi i farisei”.

10. ‘Ahimè! Spesso ribaltano la situazione. Ma’, tranquillizza se stesso per paura: ‘Brudumus ce la farà. Alla fine Pilato potrà…’.

- ‘Cosa dici’, è come una voce interiore. ‘Quando l’inferno si ribella, un buono potrà opporre resistenza quanto vuole. Tuttavia l’inferno una volta si sfogherà; solo dopo ci sarà ancora luce e pace. Quando…? Non lo domandare!’

11. Questo non è stato un suo pensiero. Charius lo sente precisamente. Di chi è stata la voce? Non può il Salvatore, che lui, il romano di Dan, riconosce come DIO verace, far giungere il pensiero negli uomini? LUI può! Ma se è così, a che serve al Pontius il privilegio dell’imperatore? Questi è lontano, ma i serpenti si grufolano fino a lui. Ma che dico! Il Signore è il SIGNORE!

12. Retzi alza di nuovo i suoi stupendi occhi profondamente tristi e ancora bagnati dalle ultime lacrime. “Come lo sai tu, padre, io non posso saperlo. Ma il sogno è stata un’amara realtà. Non puoi andare speditamente a cavallo dal Salvatore e portarLo da noi? Qui sarebbe al sicuro!”. Amabilmente pensato in maniera infantile. Ma DIO ha bisogno della protezione di un uomo? No! Gli uomini hanno bisogno del Suo aiuto e della custodia del Suo Cuore paterno.

13. “Dobbiamo aspettare, Retzi. Budrumus vuole farci visita non appena ritorna da Pilato”. Charius non entra più nel torbido che grava pesantemente su lui stesso. Come nativo d’Israele, ah, egli conosce i metodi che i falsi sacerdoti – che non sono affatto sacerdoti – sanno impiegare quando vogliono rovinare qualcuno. Che il Signore sia scritto sulla loro lista nera come Primo, che Lo vogliono eliminare adesso, non glielo si deve nemmeno dire. Il loro odio verso la Verità divina di GESU’ è troppo grande per poterlo cambiare.

*

14. La seconda settimana volge al termine, allorché appare Brudumus. È bene che Retzi non sia in casa. Susanna è andata con lui a comprare qualcosa per la cena. L’ospite viene salutato già con una segreta domanda, dopo che il suo stanco cavallo ha avuto le cure e a Brudumus è stato offerto la coppa di benvenuto. Prima che il padrone di casa ponga la domanda più urgente, Budrumus sospira profondamente. Si nota il peso con il quale è venuto qui.

15. “È stato bene andare a Gerusalemme, prima per Pilato, che tira un carro, – o Giove e tutti gli dèi! – Nemmeno quaranta muli potranno mai trarlo fuori dal…”. Budrumus avrebbe quasi detto ‘dal sudiciume del Tempio’, ma si trattiene ancora, “…dal Paese del Giordano. Lui è anche malato, molto malato. Mi sono meravigliato subito che alla fine non si sia fatto esonerare. Per di più, gli spetterebbe da molto tempo una licenza, soprattutto come malato.

16. Credibile oppure no, Charius, egli vuole aiutare Giuda, per lo meno nell’ultimo tempo. Sa anche cosa sta sulla lama del rasoio. Per Roma – si badi bene! Non sono pochi i giudei di rango superiore che riconoscono Pilato, nonostante le restrizioni che comporta l’occupazione di un paese. Come dappertutto! Operare miracoli come il tuo Salvatore”, si schiarisce la gola con imbarazzo, “lui non può. E ‘salvare questo Salvatore?’. Alcune persone qui mi hanno fermato, se non avessi potuto aiutare.

17. Alla mia domanda, ‘aiutare chi’, un uomo ha sussurrato: ‘per il Nazareno io prego’. – Mi sono comportato deliberatamente come se questo mi ripugnasse molto, ho risposto un po’duramente: ‘Che m’importa del vostro Galileo? Lui fa parte degli zeloti. Questi sono contro di noi e adesso tu vorresti che io, un romano, debba aiutare? Non volete farLo re?’. L’uomo coi capelli bianchi ha alzato la mano: ‘Per il nostro Dio’, ha detto con serietà, e gli è colata una lacrima sulla lunga barba, ‘chi sostiene questo, mente!’. Poi ancora:

18. ‘Il Galileo, come Lo si chiama sprezzante, non ha mai avuto in animo qualcosa contro Roma, ancor meno di salire su un trono mondano. E ancor meno sta dalla parte delle schiere degli zeloti’. E a bassa voce: ‘Uno dei Suoi discepoli è dalla parte di costoro. Non so bene il perché, ma sospetto che, in effetti, vogliano avere un re giudeo. Contro Roma! E siccome – lo dico liberamente – il nostro Salvatore fa miracoli, il discepolo Giuda pensa di poter costringere Gesù a compiere un atto miracoloso, se Lui… che infamia, … Lo si catturasse. Da chi? Certamente non dai romani!’

19. Io ancora una volta ho domandato sgarbatamente, cosa che non ha infastidito il vecchio, se lui fosse sempre stato con il Galileo, come io sapevo già da tre anni. Egli mi ha guardato con uno sguardo, Charius, che non dimenticherò mai, e ha detto: ‘Si deve vedere e sentire solo una volta il Salvatore, com’è successo a me. … Il Suo Essere, il Suo modo di fare, si imprime profondamente nel cuore quando Lo si riconosce. Io ho potuto riconoscerLo, e quest’unica volta mi è bastata, mi basterà fino alla mia morte’.

20. Ho lasciato cadere la maschera, ero già saltato giù dal cavallo, ho dato all’uomo la mano e ho detto qualcosa che non avevo mai pensato prima. Sai, Charius: solo attraverso di te sono diventato attento sul Galileo, e anche attraverso Pilato che pare conoscerLo molto meglio di quanto può uno come il Pontius. In ogni caso, gli occhi del vecchio splendevano, quando gli ho rivelato:

21. ‘Non conosco il vostro Salvatore né di vista né di udito; ma i romani Lo hanno riconosciuto da tempo. Anch’io ho una certa attrazione per Lui, non sapendo come devo valorizzarla’. All’uomo son venute ancora alcune lacrime. ‘Imparerai ad amarLo, in futuro, quando si compirà la Parola annunciata centinaia di anni fa’. – ‘Quale Parola?’, chiesi, senza che volessi saperlo. Di nuovo mi ha guardato del tutto fedelmente, poi ha detto:

‘Lui ha portato le nostre infermità ed ha caricato su di Sé le nostre pene;

per mezzo delle Sue piaghe noi siamo guariti’.  -  [Isaia 53,4].

22. Tu non conosci la storia del mio popolo. Ma hai un animo aperto, l’ho visto nei tuoi occhi e, …troverai DIO!’. Detto questo, se ne è andato senza voltarsi, ed è sparito in una piccola casetta, prima che potessi ritornare in me.

23. Ora, Charius, potrai tu risolvere il miracolo, affinché lo possa utilizzare per me? Per cosa? Dalle parole del vecchio e dal colloquio con Pilato, mi sembra come se stessi a un bivio. A quale…?”

24. “Brudumus, la tua esitazione passerà presto”. Il fatto che lui, Charius, fosse un nativo d’Israele, è da tacere a favore di lui. La maggior parte dei romani è troppo restia ad accettare la millenaria storia d’Israele. Tuttavia è giusto e anche vero quando egli dichiara:

25. “Si deve imparare a conoscere in anticipo un popolo da occupare, la sua natura, la sua storia contemporanea, in modo da poter agire di conseguenza dove necessario. Questo popolo in sé e per sé una volta era solo una piccola tribù, veramente, una famiglia più grande. Il suo capostipite veniva da UR, l’attuale città leggendaria sul corso inferiore dell’Eufrate. Essa doveva essere stata un luogo meraviglioso circa tremila anni fa, era nondimeno il centro regale dei Caldei, antenati dei successivi babilonesi.

26. Da questa nacque un figlio di re, il cui nome era Abramo. Per quanto la storia[7] insegna, era dotato di grandi capacità. Egli poteva, cosa che più tardi si confermò fermamente su di lui, frequentare direttamente con Dio, nel Quale già i sumeri, precaldei, credevano. Questo Dio diede istruzioni precise, dalla benedizione che era venuta su Abramo, lo si chiamò ‘Abraham’ (Gen. 17,5). Molto di ciò che ancora accadde, porterebbe adesso troppo lontano spiegarti tutto.

27. Da lui e sua moglie nel corso del tempo si sviluppò questo popolo. Certamente non puro, secondo il sangue, come nemmeno noi romani siamo rimasti completamente puri. Difficilmente sarà diverso con nessun altro popolo, tuttavia, nonostante la mescolanza con altre tribù che crescevano, con la cattività a cui Israele era spesso assoggettata, rimase in generale fedele al suo stile di vita, stile che Abramo aveva fondato, e con la fede in un solo Dio”.

28. “Ebbene…”, interrompe Brudumus, “…la fede non sembra essere del tutto salda. Si sentono così tante cose, e ci sono anche schernitori”.

 - Charius lo conferma. “L’uomo è una canna ondeggiante; oggi giubila (Domenica delle palme), domani si fanno cose che non si possono immaginare (Venerdì santo). Ma il popolo è comunque attaccato al suo Dio e ai profeti, così che fin da Mosè, circa quattrocento anni dopo Abramo, annunciarono continuamente la Parola di Dio. Adesso la cosa più importante di questa Parola è stata preannunciata per il nostro tempo.

29. Una cosa mi ha sempre meravigliato: in tutti le antiche Scritture, già a partire da Mosè, si parla sempre di un Dio, associato al Messia, come il popolo chiamava il Salvatore atteso, e questo, da secoli. Inoltre, ciò che rimarrà a lungo incomprensibile, è che questo ‘Dio veniente’, detto così per noi, possiede in Sé uno Spirito settuplo. Il passo recita:

«Sul quale si poserà lo Spirito del Signore,

lo Spirito della sapienza e dell’intelligenza, lo Spirito del consiglio e della forza,

lo Spirito della conoscenza e del timore del Signore» – [Isaia 11,2]

30. Sotto ‘timore’, come si legge in molti versetti, non è da intendere altro che la riverenza. Questo non ha assolutamente nulla a che fare con la paura umana.

31. Il Dio-Io-Persona per il nostro tempo, riferito al Galileo, è così fortemente confermato, che c’è da stupirsi il perché si pensa solo ad un re come Messia, a una seconda persona che dovrebbe distruggere Roma. Inconfutabile è inoltre ancora la Parola:

«Io sono il Signore, e all’infuori di Me non c’è Salvatore!» [Isaia 43,11]

32. Quello che cito qui è una goccia delle magnificenze che Dio ha rivelato come Creatore e come Salvatore. Mi ci son volute settimane (di studio) per dimostrarti, Brudumus, ciò che il vecchio detto porta con sé.

33. Non lo possiamo certamente afferrare pienamente, nemmeno perché siamo nati in questo tempo di salvezza. Ma la Grazia di Dio è venuta a noi particolarmente attraverso il SALVATORE con il nome meraviglioso di GESU’! Sarebbe comprensibile se il popolo si attaccasse ai Suoi miracoli, per rendersi con questi, liberi da Roma. Oh, che i Suoi insegnamenti, che il Suo aiuto continui sempre, questi sono i miracoli più alti, …chi può, chi lo vuol riconoscere?

34. I sacerdoti di Giuda dovrebbero sapere che ‘ora il tempo è compiuto’, ma odiano il Redentore. I romani credono nel Nazareno, esteriormente così povero! Senza alcuno sfarzo, come fanno i templari, hm – sarà così anche in seguito, visto che si sa come presentarsi. LUI attraversa i paesi senza armi, di cui non ha certamente bisogno.

35. Se si fosse atteggiato a grande, allora Lo si sarebbe riconosciuto se – essendo noi ancora nel mondo – ci avrebbe scacciati. Egli non si è mai poggiato sul transitorio, su ciò che vorrebbero gli uomini, a cui ci si aggrappa più di tutto e dimentica che con la morte il mondo inabissa: potere, onore, ricchezza e splendore!

36. Per transazione con la storia del mondo, ed io ho potuto incontrarLo, ho riconosciuto: Egli è DIO. Lo si vuole distruggere, scacciare dal paese e dal cuore! Quello che si abbatterà sull’umanità a causa di questo, oh, …sarà un abisso terribile!”. Charius pensa al sogno di Retzi. Di questo deve riferire a Brudumus? Chissà se l’amico è già pronto per questo…

37. In qualche modo, qualcosa alita su entrambi gli uomini. Cos’è questo? Incomprensibile e tuttavia c’è! Dio arriva in profondità in un petto umano, dove c’è la vera sede della vita. Può il cuore, che comanda la circolazione del sangue, percepire la ‘Voce proveniente dalla Luce’? Oppure c’è un luogo, indipendentemente dal punto che comanda il sangue, che deve essere toccato, per cui anche l’organo sente il ‘respiro’? Non è ancor sempre vera quell’antica Parola:

«Vi darò un concorde cuore,

metterò dentro di voi un nuovo spirito,

rimuoverò dal vostro corpo il cuore di pietra,

e vi darò un cuore di carne!»    [Ez. 11,19]

38. Come arriva Charius, al fatto che spesso s’immerge nelle antiche Scritture, così che la Parola sta adesso vivente dinanzi a lui? Ancora riflette ed esamina: ‘Dico tutto o niente? Aspetto finché l’amico da se stesso…’

- Brudumus, la cui voce ora è diversa da quella abitualmente dura di un superiore, comincia quasi trepidante, come colpito pone la domanda:

39. “All’improvviso non so cosa mi sia successo, come devo interpretarlo? Mi è sembrato davvero come se qualcuno mi avesse toccato sulla spalla, oppure no! Tu certamente non ridi, anche se è assurdo da ascoltare: mi è sembrato di essere stato toccato interiormente. Sai, è come se qualcuno avesse rivoltato qualcosa in me. Che cosa, …non posso né saperlo né nominarlo.

40. È stato come un fulmine che attraversa il Firmamento, solo che non c’è nessun tuono. Piuttosto…”, Brudumus balbetta quasi, “…mi era completamente caldo intorno al cuore, come se qualcuno lo avesse avvolto. Strano, non è vero?”

- O gioia! Charius prende entrambe le mani dell’amico nelle sue e lo guarda negli occhi sorridendo:

41. “Per il mondo puoi chiamarlo buffo, spiritualmente è un miracolo che ti è capitato”. Egli cita i profeti, spiegando ciò che un autentico romano non comprende: ‘il cuore concorda’, unito con DIO, lo ‘spirito nuovo’, come una conoscenza della Luce. Poi, ‘il rimuovere il cuore di pietra’, sì:

42. “Ci si rende duri per mostrarsi virili, il che ha prodotto la via in molti paesi, con tutto quello che ci si può inventare, come adesso con GESU’, il nostro DIO! Non Lo si ascolta nemmeno, si capovolge ciò che si ascolta, si rigetta la Sua opera abituata alla salvezza, il Suo Amore, il Suo insegnamento, la Sua bontà, tutto ciò che LUI porta! Quanto ci si indurisce talvolta contro il prossimo! Qui il profeta intende questo come ‘cuore di pietra’. E quello ‘di carne’ non è il vaso sanguigno; significa che ci si deve sentire viventi, caldi d’amore.

43. Chissà se a Pilato sarà possibile proteggerLo, detto così per il mondo. Mi sembra quasi come se la tenebra, che purtroppo dimora in così tante persone, gli metta un impedimento che lui non può infrangere, nemmeno con la migliore volontà. E se non è così? Bisogna saper aspettare, perché qualcosa succederà e come alla fine tutto si rivolterà.

44. Qualcuno ha già sacrificato la sua vita per salvare un altro. Se considero le antiche Scritture, che proprio Giuda possiede, viene molto profetato sul tempo nel quale viviamo, compreso DIO come SALVATORE e REDENTORE! Altrettanto, che sia proprio questo il massimo Amore: ‘sacrificar la vita per l’amico’ [Giov. 15,13]. Se e come sarebbero gli effetti, …Brudumus, io ancora non lo so, posso solo aspettare quello che LUI compirà!”

45. Brudumus si gratta dietro l’orecchio, un segno di riflessione su qualcosa che a lui non va ancora bene. ‘Il Galileo? Come no! Egli fa grandi miracoli. Se sì, allora sarebbe probabilmente Dio. Se Lo è, cosa Gli potrebbero fare gli uomini, anche se fossero i più alti di questo mondo? Ah, cosa sono i templari che siedono al loro timone? Non sarebbero essi meno di un moscerino contro dodici legioni e contro altri potentati?

46. “Ci ho riflettuto: dal nero non si fa il bianco! Se è così, come tu credi, anche Pilato, vicino a lui senza alcuna salda conoscenza, sembra vincolato dalla carica, davanti alla quale avrei orrore, allora io non temo per questo Gesù. Se poteva guarire i malati, come Divinità non ha bisogno di alzare un dito, e l’intero Consiglio del Tempio, ah, crolla nel nulla, da cui non esiste resurrezione – per i malvagi, intendo.

47. Per i buoni, anche se giacciono nella terra per molto tempo, nella giustizia deve esserci un movimento verso l’alto. Se, come, quando, …lo sanno gli dèi”.

- “Lo sa Dio”, dice seriamente Charius.

- “Giusto. I romani sono convinti dei loro dèi. Con me hai fatto la grande ‘pulizia’ e ti ringrazio. All’improvviso mi sento leggero come una piuma riguardo a questo: cosa significano gli dèi per me?

48. Chi non sa che quelli che noi conosciamo sono in sé ombre? Il popolo volgare, se posso chiamarlo una volta così, si attiene indubbiamente in modo saldo ad essi, se umanamente vuole avere qualcosa di meglio. Se si chiede in giro, in genere c’è un’alzata di spalle, oppure, come avviene anche spesso la replica: ‘Non ho ancora visto nessuno dei nostri dèi’. A ciò si ride persino. La moltitudine non si lascia illuminare, forse in futuro, quando l’orologio del mondo porterà altri tempi.

49. Per Giuda non posso mettere la mano nel solito fuoco, se tutti gli israeliti sono credenti. Essi hanno in ogni caso un solo Dio”.

- Charius: “Sì, come ti ho detto. Con il fuoco faccio come fai tu, e ritiro la mano sulla domanda: l’intero popolo, dall’alto al basso, crede nel suo unico Dio? Ma lasciamo stare l’argomento; nel presente abbiamo ben altri problemi congiunti strettamente proprio con quest’unico Dio”.

- “Con il tuo Gesù!”, Brudumus ride imbarazzato. Non voleva contrariare, lui sta, per così dire, sul primo gradino che conduce in alto, da dove Dio, il Salvatore e Redentore fa cenno:

‘Vieni a Me, ti aiuto Io!’

50. Compreso correttamente. Charius risponde cordialmente: “Forse non è ancora avvenuto, ma il fulmine sperimentato ha comunicato che il mio Gesù è anche il tuo. Non è ancora completamente in primo piano, ma sta già emergendo nel tuo cuore. Un’altra cosa, ho solo aspettato per sapere cosa pensi tu della faccenda. Riguarda un sogno che ha avuto il mio ragazzo Retzi. Proprio questa visione è diventata un grande peso per me”.

51. “Non cominciare a vaneggiare! I sogni dei bambini non sono da prendere sul serio”.

- “A volte sì. C’è qualcosa sulla lama della falce. Non hai notato il ribollire in Gerusalemme?”

- “Hm, in cortili bui si sono visti stare uomini, nonostante il divieto. Pilato ha proibito rigorosamente i rastrellamenti e di esercitare rappresaglie, ma di sorvegliare rigorosamente gli ‘affollamenti’ e di riferirgli tutto costantemente. L’ho sentito dire, forte e piano: si vuol rovesciare il procuratore. Le due fazioni, Roma e il Tempio, tirano alla stessa fune in direzione opposta, per i propri interessi”.

52. “Se è così, allora…”. Oh, no, il Salvatore sta al di sopra di tutto questo movimento! Nonostante ciò, Charius riferisce il sogno del bambino.

- “Questo sarebbe… Se il Galileo… Le crocifissioni sono la cosa più abominevole che un usurpatore si potesse inventare. Roma se n’è impadronita senza pensarci due volte. La augurerei meno di tutto al Nazareno. Ma…”, Brudumus cerca di calmarsi, dicendo la qual cosa non può reprimere il senso di preoccupazione e di vergogna, “…nessun Pilato lo permetterà! Egli è certamente severo, ma non è mai stato ingiusto!

53. Se avessi saputo prima del sogno, …non lo avrei raccontato, ma avrei richiamato all’attenzione ciò che adesso sta in gioco: diciamo, dapprima per noi, per Pilato, e poi per il popolo giudeo. Se si arriva a questo colpo di mano, prima o poi dovrà andarci di mezzo tutto il paese, in un modo o nell’altro”.

- “Brudumus, così: politicamente; oppure così: il Cielo non lascerà impunito il sacrilegio!

54. Resta da vedere di quale potere si servirebbe DIO. È possibile che punisca gli uomini attraverso gli uomini, per guarirli. Io non l’ho mai creduto, e questo rimane vero persino se il mondo intero sprofondasse, che Dio, che è buono e misericordioso, con una punizione che deve servire per l’educazione, associasse con questa una completa distruzione, mai un’estinzione di una delle Sue opere, come del resto, anche di questa Terra che è proceduta dalla Sua potenza creativa, e mai (di) un essere vivente!

55. Prima ancora che sorgesse un popolo, sta scritto: ‘DIO insufflò nell’uomo il Suo alito; allora l’uomo divenne un’anima vivente’ [Gen. 2,7]. Se così non fosse, allora avrebbe dovuto distruggere il Suo stesso Respiro. Nonostante la distruzione che l’uomo o un popolo prepara a se stesso, l’Alito di Vita rimane, perché proceduto dal Creatore. Si potrà cambiare molto nel corso dei tempi, verso l’alto e verso il basso, …ma la Potenza del Creatore conserva tutto ciò che è proceduto dalla Sua attività creativa.

56. Se Giuda perisce – in generale Roma ne sarà investita; non rimarrà, come adesso, a brandire il suo scettro. Ma queste per me sono questioni secondarie, perché tutto l’esteriore si disperde. La VITA rimane esistente per tutte le eternità. Poi, Brudumus, non chiederemo più di questo o di quello, ci sapremo uniti unicamente con DIO, il Redentore che guarisce”.

57. “Voglio crederlo volentieri, Charius, anche senza una salda sella. Un po’ alla volta riuscirò a pensarla come te, perché…”, una leggera esitazione, “… prometto più di quanto nel passato ho saputo dare. Cosa intraprendiamo per difendere il Galileo? Vorrei anche aiutare Pilato; lui merita l’aiuto”.

58. “Certamente! Sotto il Quirino Cirenio e suo nipote Cornelio, deve essere andata bene in Giuda[8], per quanto sia stato possibile nei paesi occupati. A proposito: Cornelio, una volta me lo affermò uno, era saldamente affezionato al Salvatore, e insieme ad altri romani era spesso nelle Sue vicinanze. Se tali uomini credono nel Nazareno, allora ci dev’essere qualcosa di particolarmente grande in Lui”.

59. “C’è qualcosa in questo”, riflette Brudumus. “Sarebbe bello se potessi incontrarLo di persona”.

- “Acconsentito! Oltre a questo – per quanto ho potuto capire – ‘l’incontro interiore’ non solo ha lo stesso valore di quello esteriore, ma spiritualmente sta incomparabilmente più in alto, perché questo può essere trasferito nell’aldilà, nel permanente!

60. Se Dio-Gesù rimarrà sempre sulla Terra, ne dubito, proprio perché lo spirituale, considerato dalla Luce, difficilmente sopporta la materia per sempre. E DIO? L’Essere supremo? – Oh, Dio dimora nella Sua Luce, come dicevano gli antichi veggenti; e nella Luce, chi lo può credere, si ritorna. Se questo è vero, innumerevoli uomini non vorrebbero far la conoscenza di Dio personalmente qui? Non ci dovrebbe, quindi, essere per questi nessun collegamento con la Divinità?”

61. “Questo è forse un rebus, o può essere risolto?”

- “Senz’altro! Naturalmente si deve indagare più a fondo di quanto fa il pensatore superficiale. Già la domanda: ‘Da dove veniamo?’. Solo dalla nascita umana, dal grembo materno, è impossibile possa venire la vita trascendentale. Per ogni uomo deve esistere una pre-esistenza. Come, dove, in quale corso di tempo, amico mio, lo riconosceremo solo quando ritorneremo in questa pre-esistenza. Il Signore ha detto, me lo ha rivelato uno dei Suoi discepoli con il quale sono entrato recentemente in contatto:

‘Voi siete dall’alto, non dal mondo,

come anch’IO non sono di questo mondo’. – [Giov. cap. 15]

62. Da allora penso che siamo usciti da qualche altro luogo, dove esiste un ritorno. Possa essere questo un esempio: chi ha una bella patria e deve andare all’estero, la nostalgia lo spinge a ritornare. Dove non accade terrenamente, i pensieri vanno comunque a casa.

63. Una volta completato il cammino attraverso questo mondo, il nostro spirito, colmo del più nobile ardente desiderio, ci riporta a casa. Questo è anche, per quanto si è potuto sentire e apprendere dal Signore, il più alto contenuto del Suo insegnamento, il Suo dito puntato: ‘Proceduti da ME, ritornate a ME’!”

64. “Tutto ciò che tu non conosci! Sì, di certo non bisogna conoscere necessariamente qualcuno; buoni informatori possono essere propagatori di quella verità che il Nazareno possiede, incomparabile con tutte le povere verità umane che si snodano intorno a quella autentica per la loro utilità.

65. “Ma guarda…”, elogia Charius, “…anche tu stai aiutando a portare a termine l’opera, e il Salvatore è contento di te!”.

- Brudumus solleva le sopraciglia: “Oh, per favore, devo prima imparare cosa si deve accogliere spiritualmente. Mi aiuterai?”

- “Sempre! E facciamoci aiutare dal Salvatore; LUI lo può meglio di tutti. Sicuramente è bene anzitutto se crediamo in Lui, Lo amiamo e testimoniamo per Lui, ovunque sia possibile.

66. Se l’umanità imparasse una buona volta a riconoscerLo, allora la Sua Luce, i Suoi insegnamenti e la Sua verità non si perderebbero mai nel mondo, qualunque cosa dovessero intraprendere i grandi stolti contro di Lui e contro gli uomini”.

- Brudumus stringe la mano all’amico, prende il cavallo, vi sale, saluta e si allontana a capo chino.

 

 

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Cap. 9

La condanna di Gesù – Santo è solo Dio

Una parola profetica vale ancora oggi

1. “Padre!”. Ancora una volta Retzi arriva con impeto, inondandolo di lacrime, e tuttavia non è un fifone. Ma se qualcosa gli opprime molto il cuore, allora trabocca. Il Signore, il suo Buon Uomo! Oh, il ragazzo è unito al Signore in un modo che solo un bambino puro può farlo, non come un adulto che, attraverso la profondità della vita, ha percorso tutte le povere vie, senza fede e nella confusione.

2. “Cosa c’è che non va?”, Charius prende il ragazzino e la madre gli toglie i capelli disordinati dalla fronte. “Calmati, Retzi. Qualcuno ti ha fatto qualcosa?”

- “Non a me, ma…, ma…, al nostro Salvatore, come ho sentito al Bazar, c’è…, c’è qualcosa…”. Singhiozzi soffocati.

- “Ecco, Susanna, dà a Retzi qualcosa da bere, io vado a sentire cosa succede”. Che su di loro sembra venire qualcosa di grave, Charius lo sa. Ma così all’improvviso, senza sapere cosa sarebbe successo? Non lo ha pensato.

3. Nel Bazar la folla ondeggia avanti e indietro. Molte persone dal sud, uomini e donne, sono accorsi in massa, alcuni angosciati, altri imprecando forte sull’una o sull’altra parte, cioè sul Salvatore, su Caifa, e naturalmente su Pilato. Charius si sceglie un uomo al quale si riconosce che può distinguere il giusto dall’ingiusto.

4. “Amico, se non hai nulla di più urgente da fare, ti prego, vieni con me, vorrei parlarti”. L’interpellato esita. Charius indossa una veste romana, metà civile, metà militare, non si sa cosa ci sia dietro.

- Egli osserva Charius esaminandolo, annuisce fra sé e sé e dice: “Sembri sincero, anche se sei un romano. Cosa vuoi da me?”

5. “Chiedere cos’è successo a Gerusalemme. Sembra che l’intera Giudea si sia sollevata, altrimenti non sarebbe venuta così tanta gente da Dan”.

6. “È successo qualcosa di cui nessuno sa ancora da che parte ci soffia il vento e chi ha torto: Pilato, o Caifa. Che tu sia romano o meno…: ‘Il procuratore ha condannato il Signore di Nazareth!’. Certamente Egli è già morto”.

- “Condannato? Pilato? Lo creda chi vuole! Io ho chiesto ad un alto romano di andare a Gerusalemme per discutere con il procuratore, così da proteggere il Galileo, …soprattutto dai malvagi templari, ben inteso!

7. Pilato è disposto ad aiutare il Signore, anche se, come Pontius, non può operare apertamente. Se tu sai qualcosa di più preciso, qui c’è una locanda, là possiamo parlare in pace. Non vorrei opprimere ancora i miei. Ammesso francamente: noi crediamo nel Signore che, per noi, è il SALVATORE!”

8. “Tu come romano?”.

- “Non sai quanti romani ossequiano Gesù, quanti erano presso di Lui ed hanno riconosciuto i Suoi insegnamenti? In aggiunta, di alto rango!”

- “Certo, l’ho visto quando parecchi dei vostri stavano strettamente presso di Lui, Gli rendevano omaggio, pendevano da Lui, come – purtroppo – pochi giudei, nonostante dovessero sapere che il Messia doveva venire da noi, solo per Israele. Da tempo sono guarito da quest’opinione, come forse tu saprai”.

9. “Allora sei guarito bene!”. Un piccolo sorriso. “Vieni con me?”

- L’uomo di quarant’anni, di nome Selomith, accondiscende, ma strada facendo dice: “Io non faccio del mio cuore un covo di assassini; non sono mai stato ben disposto nei confronti dei romani, è comprensibile; quanto a lungo il nostro popolo è stato assoggettato da voi, ma so anche che a volte abbiamo avuto la vostra protezione. Senza di voi, …ebbene, altri ci avrebbero occupati”.

10. “Così è per ogni popolo quando viene occupato dagli stranieri”. risponde Charius. “Che l’occupazione sia breve o lunga, non c’è nessuna grande differenza”. A causa della confusione che ha colto la Giudea e in Dan, gli uomini fanno ressa, la locanda è quasi vuota. Perciò sono indisturbati. Per prima cosa Charius ordina pane e vino; quello di Gerusalemme sembra di aver bisogno di mangiare. Viene accettato con gratitudine. La semplicità dei modi di Charius rafforza nell’altro la fiducia. A nuove domande, l’uomo risponde:

11. “Ho ascoltato spesso il Salvatore ed ho anche visto le Sue opere miracolose; ero vicino quando ha resuscitato Lazzaro a Betania, sebbene giacesse, e questo è ben dimostrato, già da quattro giorni nella tomba. Dei farisei, che spesso erano presso di Lui come spie, dissero poi che il Signore aveva indotto Lazzaro – il quale con le sue sorelle credevano in Lui – di farsi seppellire, affinché Lui, Gesù, per legare a Sé il popolo, potesse poi, per così dire, resuscitare un morto.

12. Questo è stato il gioco più abominevole dei nostri superiori. Non ho comunque mai avuto una grande opinione di alcuni di loro, tra cui Hannas, Caifa e alcuni altri ancora che hanno tirato le redini, non per ultimo in termini di pagamento: la decima di Mosè e, se possibile, anche di più.

13. Questo gioco è stato il preludio per la cosa più orribile di ciò che è successo dopo”. Selomith riferisce della settimana carica di storia, prima dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, di cui lui – Selomith – non pensava nulla. Egli aveva visto il santo e serio volto dell’Amato, l’immensa afflizione celeste negli occhi, il popolo agitato che voleva precipitarsi sui romani se… Ma questo ‘se’ non è venuto. Continua dicendo:

14. “Su ordine di Pilato, a lui da mettere altamente in conto, nessuno della truppa doveva alzare una lancia, ma solo quando sarebbe stato dato un segnale. Quindi, anche da loro questo ‘se’! Dopo non è successo nulla, perché il Salvatore era scomparso all’improvviso. Si è avvicinata la sera, ma non subentrò ancora nessuna quiete”. Incespicando, talvolta asciugandosi gli occhi, l’uomo di Gerusalemme presenta tutto ciò che era accaduto: l’arresto di Gesù, l’insensato su e giù da Caifa a Erode, e indietro da Pilato.

15. “…E Roma? Non doveva mai permettere che si schernisse pubblicamente il SIGNORE, Lo hanno crudelmente ridotto in cattivo stato! Quanto più misera era la Sua immagine di Uomo, tanto più alto e Santo rimaneva. Tu pensi che m’inganni? No, romano, non m’inganno! Vergogna su Roma, vergogna sul Tempio di Salomone che, con ciò, è stato profanato!”. Selomith singhiozza sommessamente.

16. “Con la vergogna sul Tempio hai ragione”, risponde Charius. “Già da tempo non è più santo. Tra le sue mura si sono verificati assassinii e bastonate. Santo è Dio soltanto! Una vergogna per Roma…? Qui vorrei dapprima avere notizie più precise del perché Pilato ha condannato il nostro Signore. Chissà come sono andate le cose. Le hai sentite tu?”

17. “Questo è stato impossibile. La città era stracolma di gente perché si celebrava la Pasqua. E le grida disordinate? Spesso Pilato ha dovuto ricorrere alla forza per ottenere la parola. Oh, guai! E molti templari come si sono comportati? Peggio dei volgari topi di fogna! E poi… Ah, poi vogliono istruire il popolo!”. Di nuovo alcune lacrime sul volto rugoso e sofferente.

- Charius è profondamente scosso, ma non vuol farlo notare adesso; deve aspettare, deve mandare qualcuno. Così come Selomith lo ha riferito, …certamente dal punto di vista del suo dolore, e così, …sì, così lo vedrebbe lui stesso.

18. Entra un messaggero. “Charius, devi venire subito a casa, un uomo a cavallo ti aspetta”.

- Avendo sempre qualche moneta a portata di mano, Charius dà al messaggero e anche a Selomith una moneta, dicendo a quest’ultimo: “Vieni con me, se vuoi, forse sentiremo ancora qualcosa di più”, e si allontana in fretta.

19. Arrivato a casa, vede un legionario completamente sfinito, insieme al suo cavallo. “Cos’hai da riferirmi?”. Entra nel suo ufficio, e Susanna porta per i due uomini una fresca bevanda.

20. Dopo l’esortazione, il legionario dice: “Il superiore Brudumus ha ricevuto con la staffetta un rapporto. Qui il rotolo. Egli è venuto con me a Gerusalemme. Hm, per cosi dire, abbiamo volato, e altrettanto al ritorno. Quello che il superiore ha proferito con Pilato, lo devi leggere subito. Ero inorridito, e Brudumus ancora di più, da ciò che stava accadendo. Per le strade, nei cortili, lungo la vie attraverso il paese… oh, ovunque gente scossa profondamente, imprecazioni, minacce, non si sapeva contro chi fossero effettivamente rivolte, principalmente le masse si urlavano a vicenda”.

21. Charius legge. Sebbene immensamente triste, tanto che gli si spezza quasi il cuore a causa del sommamente Amato, …per Pilato è un onore. Quattro volte ha proclamato l’innocenza di Gesù, secondo le usanze romane si è lavato le mani, ha preso addirittura un criminale che era stato condannato a morte, lasciando al popolo la libertà di scegliere tra un assassino e ‘l’Uomo senza peccato’. Istigato da Caifa, il popolo si è deciso per l’assassino, per Pilato del tutto inaspettato. I più alti dignitari gli hanno teso una brutta trappola: ‘Se liberi Costui (Gesù), non sei amico dell’imperatore!. Inoltre, la cosa più terribile per Giuda stesso, proiettato nel futuro: ‘Il Suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli!’ [Mt. 27,25].

22. Il Pontius, in aggiunta, ha scritto che lui sapeva come gli ‘ipocriti’ gli avrebbero ‘sottratto l’acqua’ al seggio dell’imperatore, ed era già stato avvertito di essere deposto. Lui (Pilato) avrebbe voluto salvare questo Gesù, ma più di centomila hanno chiesto la Sua morte.

23. ‘Non posso prendere la colpa su di me’, Pilato ha scritto, ‘il popolo era senza pudore. Ho avuto ordini contradditori, una volta di procedere con rigore, poi di nuovo, «lancia ai piedi»! Da ciò brucerà un brutto fuoco per Israele, quando e come, …non lo so! A me stesso è indifferente cosa sarà di me. Solo lontano da questo luogo, è il mio ultimo desiderio’. Con ciò conclude il rotolo.

24. Pilato era stato deluso dal Nazareno, ma lo ha tenuto completamente per sé. Una volta, inconcepibili grandi miracoli, e poi, …standoGli di fronte come se fosse impotente! Su di lui giunse quell’indifferenza, tanto che disse: ‘Prendetelo voi!’ [Gv. 19,6]. Il sogno di sua moglie, il pensiero: ‘Egli apparteneva propriamente a Roma, allora sarebbe forse …’. Inutile la riflessione. È venuta la REDENZIONE!

25. Charius scrive due lettere, una a Brudumus e una a Pilato, sperando che quest’ultimo riceva ancora la posta. “Quando ti sarai ripreso”, chiede al legionario dandogli una manciata di soldi, “puoi cavalcare di nuovo? Dapprima questo rotolo per il procuratore è il più urgente, poi ritorna dal tuo superiore, a Brudumus dà il secondo rotolo. È possibile, sì?

26. “Tra un’ora si riparte. A Gerusalemme al galoppo, potrò cambiare il cavallo; adesso le nostre truppe sono costantemente in movimento. Ti va bene, comandante Charius?”

- “Molto! E grazie per questo”. Susanna nel frattempo ha preparato ancora un pasto, dopo il quale il legionario riparte immediatamente. Gli vengono inviati saluti di benedizione, nonostante i pesanti fardelli.

27. Selomith entra, si guarda intorno stupito perché la stanza sembra a mala pena romana, ma all’interrogazione dice: “Mi hai invitato, ho notato che sei molto legato al Messia, anche se…”.

- “So cosa stai pensando”, interrompe il padrone di casa. “Un altro romano che riconosce il Signore”.

- “Sì, è vero”, conferma Selomith. “Spesso mi sono meravigliato che voi superiori, e anche inferiori, abbiate rinunciato alla vostra falsa fede negli dèi, e per questo vi siete scelti l’unico vero Dio”.

28. “Sei convinto che Dio sia venuto in questo mondo, nel Messia solo per voi?”. Dice Charius.

- Selomith riflette la domanda spinosa. Non c’è da presupporre senz’altro che nel Galileo ci fosse di casa DIO, nonostante i molti grandi miracoli, più che altro per via dell’Insegnamento che è sempre stato giusto e del tutto uguale a chi e cosa Egli abbia detto.

29. “Messia?” Dice Selomith. “Sì, se è solo per il nostro popolo, e di ciò ne ero convinto”.

- “Lo eri?”, chiede Susanna che è rimasta seduta in silenzio, ma non si è lasciata sfuggire nulla. È anche troppo profondamente impresso nel suo cuore: il promesso Redentore! Da chi? Da cosa? Solo dalla costrizione esteriore? Non sta l’anima, del tutto in primo piano nella liberazione dal peccato e da un allontanamento da Dio? Se si crede in Lui, – non è già una bugia un simile allontanamento?

30. “È un problema”, riflette Selomith ad alta voce. “Ho sempre pensato che quando il Messia verrà, come annunciato, è solo per Israele. Dapprima per una liberazione del mondo, poi anche per tutto ciò che si fa di male e si pecca”.

31. Charius risponde molto seriamente: “Riesamino: tu chiami in primo luogo il mondano, in secondo luogo il collegamento con Dio, con la qual cosa la redenzione sarebbe discutibile. Non è così?”

- “Mi sono espresso male”, confessa l’uomo di Gerusalemme. “Questo è proprio come il fuoco in noi, che tu come romano non comprendi”.

- ‘Olà’, pensa Charius, ‘io sono un israelita, solamente, non più confinato. Nel mio attuale stato di romano, mi sento meglio per entrambe le parti’.

32. Selomith, intanto, continua a parlare: “Da quando conosco Gesù, per me molte cose sono diventate nuove, ma mi attengo saldamente al popolo. Non più del tutto rigidamente, lo puoi credere. Se Lui fosse stato veramente Dio, mai si sarebbe lasciato crocifiggere! Cos’è Caifa, cosa un Pilato, contro un Creatore di ogni vita?”

- “In questo ti do ragione. Noi siamo nulla, se si considera solo l’esteriore, e per di più si crede di essere chissà che cosa. La nostra esistenza è una vita in e sotto la mano di Dio, quella che è proceduta unicamente dal Creatore, e certamente solo nella Sua mano onnipotente deve essere presa la via, se crediamo nella Vita, proprio quella dello spirito e dell’anima.

33. La domanda è giustificata dal fatto che DIO si pieghi ai giudizi del mondo, e quindi non sia in grado di accettare la piena divinità del Galileo. Sei stupito, Selomith, hai certamente riconosciuto in Gesù il Messia, e precisamente per voi! Ma ci sarà qualcos’altro dietro a questo processo che noi, piccoli uomini – certamente adesso – non comprendiamo ancora, direttamente troppo aggravati dal triste avvenimento che i superiori del Tempio hanno osato fare? Non hai riconosciuto l’alto Divino nella Parola e nell’Opera del Signore, cosa che un uomo non ha mai potuto compiere prima, e nell’eternità nessun uomo sarà in grado di compiere come lo ha fatto il Salvatore?

34. Se così fosse, allora dovremmo presumere che in Gesù si è rivelata la cosa più alta e più santa che Dio fa ai Suoi figli, …dal sorgere fino al tramonto dell’uomo! Ancora dell’altro, e in questo, per me non c’è nessun dubbio: il nostro Signore, che è venuto nelle sembianze di un semplice uomo, è DIO stesso, perché non esiste nessuno che abbia operato anche un solo iota nella Parola e nell’azione, come ha insegnato LUI!’.”

35. Selomith guarda lievemente colpito: un forestiero considera la cosa più profonda, che veramente non è valida per quello che è successo, e lo confessa apertamente: “Come si concilia questo con la morte sulla croce? Si può colmare questo abisso?”

36. “Eccome! Il Ponte è il Salvatore stesso; i parapetti per preservarci da una caduta, sono la Sua incommensurabile grande bontà e il Suo sacrificio! Solo, non so precisamente cosa toccherà a noi. Chi di noi, peccatori, – lo siamo tutti, non è vero? – non ha bisogno di misericordia? Comprenderemo ancora il santo Mistero, forse, quando sapremo di più su ciò che è accaduto, soprattutto su ciò che il Salvatore ha ancora detto e fatto per ultimo”.

37. L’uomo di Gerusalemme è scosso. “Non ci sarà molto da sentire. Cosa può ancora dire un prigioniero?”

- “Poco! Ma con il Signore? Sia che Egli parli o taccia, è unicamente faccenda Sua! Anche se i farisei Lo abbattessero gridando, …nel grande incommensurabile Universo si sentirebbe la Sua voce, e potrebbe solo sussurrare per questo mondo!” L’israelita è stupito. Costui dovrebbe essere un romano? Lui ha molta più conoscenza, così dallo Spirito, che l’intero sommo Consiglio”.

38. Entra Retzi, non come al solito, più di soppiatto, e il suo visino è assai profondamento rattristato. Nonostante ciò, sulla sua luminosa fronte c’è come una luce: “O padre, hai visite?”. Già si volta per uscire.

- Charius lo trattiene. “Non ci disturbi, giovanotto, rimani qui”.

- “È vostro figlio?”, chiede Selomith, e guarda Susanna. Lei somiglia tanto poco ad una orgogliosa romana. In più il bambino – hm – ha l’aspetto di un bambino giudeo.

39. Charius legge i pensieri dell’uomo dalla fronte, ma non gli svela nulla. È meglio così, non solo per lui e per i suoi cari, ma anche per qualcuno degli abitanti di Dan che fanno parte di Israele. Anche se lui non ha una grande autorità, …può mettere ordine e impedire alcune rappresaglie, soprattutto adesso che l’opinione ondeggia su e giù come le onde del mare durante un violento uragano.

40. “Se posso…”, Selomith si alza, “…tornerei di nuovo volentieri, forse tu sentirai qualcosa più di me”.

- “D’accordo”. Charius ha visto l’agitazione di Retzi non appena è entrato. Susanna provvede dapprima per il cibo; poiché la sera irrompe e per il bambino è tempo di andare a letto. Dopo il pasto, Retzi si stringe al petto del padre.

- “Ebbene?”, chiede Charius. Segue un profondo sospiro, come solo gli adulti lo possono fare. E poi:

41. “Padre, madre, cosa hanno fatto con l’Uomo buono?”

- “Devi dire Salvatore”, lo esorta Susanna.

- “Per me è stato prima il buon Uomo, e…”, con sfida infantile, “…Egli per me lo rimane! Nessuno Lo ha potuto proteggere?”

- “Tu sai, Retzi, chi veramente era ed è, …in tutte le eternità! Perciò Lui non ha bisogno di nessuna protezione del mondo, persino se…”

- “Se gli infami…

42. Ho avuto di nuovo un sogno”, sussurra Retzi.

- “Raccontalo subito, allora sapremo cosa può significare”.

- “Sì, era così: – Non ho mai visto questo… questo. Per quale motivo gli uomini lo fanno alla povera gente?”.

- ‘Me lo chiedo anch’io’, pensa Charius. “Non te lo si può ancora spiegare, per questo sei ancora troppo giovane, ma io disprezzo le azioni malvagie”.

- Gli occhi infantili un po’ umidi splendono beati. Oh, il padre, lui è giusto.

43. “Era così…”, racconta il ragazzo, “…come nel sogno di Gerusalemme, Il monte sul quale si costringeva il Salvatore ad andare con il pesante legno, ho visto di nuovo questo monte. In cima stavano tre di tali legni”, il termine ‘croce’, Retzi non lo conosce ancora. “Al centro stava il Signore”. Così è stato mostrato al bambino; la sua anima pura non doveva vedere il peggio. “Molta gente stava intorno a Lui: forestieri, abitanti della città e una moltitudine di soldati armati.

44. Ho visto il Suo volto dolorante, c’era, però, come un Raggio assai luminoso sul Suo capo, come il grande Sole. Allora qualcuno stava accanto a me e ha detto: ‘Non essere triste, figlio mio. Anche se gli uomini mondani stendono le insolenti mani verso il Salvatore, avevano solo il permesso di farlo, ma il crimine rimane attaccato a loro; questo è da estirpare! Con la morte del Signore per questo mondo, Lui ha preso su di Sé ogni infamia delle tenebre [Isaia 53,4], Lui toglie ogni male. Chi si lascia redimere attraverso la croce, la sua sofferenza terrena è libera per l’eternità’.

45. Così l’ho sentito. Proprio così mi ritorna in mente, parola per parola. Come avviene questo?” Retzi guarda i genitori. Allora è molto caro un buon consiglio. Come si fa a riceverlo, e come riconoscerlo se solo attraverso l’ignominia può essere estirpata l’ignominia degli uomini? Quale scopo avrebbe farsi uccidere, dove non esiste mai un morire per il Creatore dell’infinità? Se LUI è il Vivente che ha creato ogni vita, come doveva essere possibile salvare qualcosa solo attraverso una morte vergognosa? Con o senza debito?

46. “Retzi, ho bisogno di un po’ tempo per spiegare ciò che hai visto di sacro. Lo si deve poter abbracciare con lo sguardo. Pazienza! È difficile comprenderlo: un aspetto di grazia e…”. Charius chiude gli occhi come se volesse guardar prima nel proprio interiore. Cosa c’è lì? – “Cosa siamo noi uomini se non un minuscolo granello di sabbia da ignorare?”, dice da pensieri che non può controllare.

47. “Un granello di sabbia!”, si fa sentire Susanna. “Siamo determinati, apprezzati: degni o indegni dinanzi al Signore? Così vedo anche me. Oh, il Dio-Creatore ci ha creati, ci ha dato dal Suo respiro lo Spirito, sebbene lo possiamo considerare solo come una piccola scintilla. Non è una scintilla del Sole? Una parte del Suo Sole? Non è così la nostra scintilla spirituale una Luce proveniente dal meraviglioso Spirito di Grazia di Dio? Per LUI noi siamo figli Suoi, da LUI non siamo così insignificanti simili proprio ad un granello di sabbia”.

48. “Susanna!”, Charius l’abbraccia forte, e Retzi ci si mette in mezzo. “Hai attinto molto profondamente. Dal punto di vista del Creatore, noi siamo qualcosa. Il modo in cui LUI ci classifica, è unicamente Sua faccenda abituata alla salvezza! Ma noi? Il Signore non ha forse insegnato che nessuno deve elevarsi? Restiamo completamente piccoli per noi stessi, il resto lo lasciamo al Santo, al nostro Padre-Dio!”

*

49. Passano alcuni giorni, pieni di ansia: cosa succederà? Che il tumulto, la morte di Gesù – in Dan non si sa ancora nulla della Sua resurrezione – avrà per conseguenza qualcosa di orribile, Charius lo vede. Lui conosce fin troppo bene gli uomini, indipendentemente dall’abito che indossano. Ma sa anche ciò in cui crede senza essere scosso: DIO sta al di sopra di loro, al di sopra di questo mondo e al di sopra di quel Cosmo di cui si può sognare, ma si può sapere poco.

50. Arriva di nuovo un messaggero di Budrumus con un rotolo saldamente legato con spago. È bene che Retzi non sia in casa in questo momento. Lui va volentieri da un uomo, veramente non è un rabbi insediato, per questo Dan è troppo lontana da Gerusalemme, ma in generale egli è rispettato e molto pratico della vita, sa come prendere grandi e piccoli e ama i bambini.

51. Anche Retzi lo sente, ma dice: ‘Nerias mi è simpatico, sa spiegare molte cose ed è gentile verso noi bambini. Così, così come lo era con noi il Salvatore..., ah’. Ha lasciato aperto il resto. A dir il vero nessuno può essere paragonato al Signore, con le Sue parole e opere, con il Suo Amore grande come il cielo.

52. Charius apre il rotolo. Con questo molte cose si rivelano, e molte preoccupazioni diventano piccole Solo il buio per il futuro del loro popolo, oh, …di tutti i popoli, allora si rileverà un peso amaro fino alla fine del mondo. In tutti i casi ora sanno: il Signore ha sacrificato il Corpo per offerta mortale; come DIO non poteva nemmeno giacere in una tomba. E solo a causa degli uomini ha mostrato la ‘Resurrezione’; poiché il Creatore dell’infinità …? “No!”, dice Charius a se stesso: “Egli ha cancellato per noi i tormenti della morte”.

53. Oh, le Parole di Gesù a Pilato, al sommo Consiglio, dalla croce! Può darsi che una o l’altra cosa non corrisponda alla lettera di ciò che Brudumus è venuto a sapere, …ma questo è vero: l’Alto, il Santo, l’accaduto nel suo insieme! E questo consola talmente che non può reprimere del tutto le lacrime degli occhi. Gloria in giubilate, nonostante tutto, nonostante il dolore per il Signore, nonostante il pericolo che probabilmente attraverserà rumoreggiante per lungo tempo il mondo.

54. Adesso Charius comprende il sogno del bambino, e gli diventa chiaro il sublime Sacrificio della croce. Oltre alla redenzione che ha per conseguenza. Un alito: ‘Come conseguenza? Il Sacrificio, che tu mai afferrerai, non poteva essere stato previsto già dall’eternità?, previsto da DIO! Egli è diventato un Salvatore solo nel mondo? L’eterno non si trova in tutte le Sue cose creative? Se Egli è diventato per questo mondo il Redentore che guarisce, allora rifletti: l’Altissimo è in ogni tempo una conclusione, anche la conclusione, vale a dire la Decisione, cosa che era previsto dall’eterno Consiglio e Volontà di Dio, che si è sempre adempiuto, attraverso la magnificenza della Sua Volontà!’

55. Cos’è stato? Charius è solo, Susanna ha portato con sé il messaggero nella sala da pranzo, si gira e rigira. Non lo può negare, non può metterlo da parte, sebbene non si senta degno di sperimentare qualcosa di siffatto della Luce. Non vede nulla; prova solo il sentimento di delizia e l’umiltà del suo cuore: ‘Signore, chi sono io dinanzi a Te?’

56. Di nuovo come un Respiro, una Mano soave: ‘Ciò che sei, lascialo al tuo Dio-Creatore!’ Charius s’inchina, come stesse dinanzi al Trono di Dio, dinanzi al Salvatore, che lui ama ed ha visto raramente. Non è sufficiente una volta vegliando, una volta sognando, coscientemente oppure proprio come un Respiro, riconoscerLo, adorarLo e amarLo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutto il sentimento e con tutte le forze di cui si dispone? [Mt. 22,37; Marco 12,30; Deut. 6,5] Non era anche questa una Parola meravigliosa del Signore…?

57. Lui, Charius, lo aveva sentito da una donna che si tratteneva spesso col Signore, aveva una buona memoria e lodava onestamente Gesù. Lei era in ogni caso credibile. Strano: gli sono sempre state guidate persone che sapevano molte cose su Gesù, erano fedelmente affezionate a Lui. Talvolta gli era sembrato come se il Signore gliele avesse mandate. Come poco prima questa Parola. Oh, solo attraverso Retzi ha questa Grazia, dice colui come risvegliato da se stesso, e non sospetta quanto alta gli venga messo in conto questa umiltà.

58. Con una lettera di ringraziamento, un regalo per Brudumus e un ricco dono per il messaggero, questo parte di nuovo. Anche in lui cresce un seme. Il suo signore e Charius gli hanno indicato il Salvatore. Ebbene sì, la notizia del Taumaturgo, del Potente della Parola è andato per tre anni attraverso l’intero Paese, attraverso altri paesi fino a Roma e questa era, a quel tempo, una lunga distanza.

59. Essi siedono insieme, Charius e Susanna, si danno il sostegno attraverso tutta la conoscenza intorno al Signore. Ahimè, ancora ombre spirituali passano sulle loro anime, il ‘Perché’ non è completamente cancellato. Solo che adesso non presentano più le domande al loro Salvatore, non gridano a Dio perché ha permesso questo, come fanno gli uomini per sé, nell’ostinazione e nella ribellione. Qui la Luce splende sempre più profondamente nel cuore:

EGLI – Gesù – era, è e rimane Dio nell’eternità!

60. Non è ancora stato aperto pienamente il Mistero per il tempo, l’Amore sacrificale di Dio per la prima figlia (Sadhana); ma la Parola ha la validità per tutti i figli del mondo, i figli che sono nell’infinità,

‘Sì, i monti verranno meno e le colline vacilleranno,

ma la Mia grazia non verrà meno e il mio patto di pace non vacillerà,

dice il Signore, il tuo Dio misericordioso, Colui che ha pietà di te [Isaia 54,10],

aveva detto loro Nerias di Dan e l’aveva spiegata conformemente al tempo:

61. ‘Si credeva che le parole del profeta, sempre e solo quelle buone…’, il rabbi aveva sorriso dolcemente, ‘…avessero valore solo per Israele. Che il «aver pietà di te» fosse stato coniato solo per il singolo popolo,  che tutti gli altri esseri umani, gli abitanti delle stelle, sarebbero stati esclusi. Infatti, dove doveva essere data una parola di dissenso, forse proveniente da una Grazia più alta, questa valeva sempre per i pagani, come si chiamavano e si chiamano ancora con disprezzo tutti gli stranieri’. E oggi, oh, uomo…?

62. ‘Qualcuno mi deve dire se questo «te» è un singolo! Allora taglierabbe fuori gli altri dalla Grazia di Dio, io stesso starei lontano da Lui che ha creato, mantiene e porta tutto. Non splende il Sole sui buoni e sui cattivi? Non bagna la pioggia, campo, bosco e campagna? Finché l’uomo attribuisce a sé il meglio, il peggio ad altri, non ci sarà pace nel mondo!’ – Nerias, il benedetto, ricco in conoscenza, se n’era andato a casa in silenzio, altrettanto i suoi ascoltatori.

63. Questo è ciò che entrambi ricordano. Susanna chiama a casa il ragazzo, già si fa sera. Retzi guarda il padre con aria interrogativa. Chissà se ora egli comprende il sogno, ciò che significa. L’uomo maturo legge bene negli occhi svegli di suo figlio. Sì …il figlio suo e di Susanna, sebbene avesse altri genitori. Inoltre Charius tace ancora su questo fatto:

64. Lui ha indagato se il padre di Retzi fosse ancora in vita. È meglio tacere al sensibile ragazzo ciò è successo in Pela. Sasju (il padre di Retzi) è perito dopo aver incontrato una volta il Salvatore ed aveva esclamato ad alta voce: ‘Lui mi ha portato via il mio bambino! Chi ruba i bambini deve essere maledetto!’. Era stato Mathus che aveva tirato rapidamente indietro Sasju, minacciando: ‘Devo dire perché il bambino è andato via?’. Poco tempo dopo, Sasju era caduto in una fossa per la selvaggina. Lo si era dovuto tirar fuori morto. I vicini si sono presi cura degli altri bambini. Che ammonimento! Profondamente caduto perché si era allontanato da Dio. Una parabola per la caduta della prima figlia (Sadhana).

65. “Ora mangiamo…”, dice Charius, “…poi c’è ancora tempo prima di andare a dormire e discutere del tuo sogno”.

- “Oh!”

- Quest’unica esclamazione rivela tutta una serie di sentimenti nel piccolo petto, e viene riccamente benedetto, affinché possa comprendere, in maniera infantile, come il Santissimo si è chinato dal Cielo, non soltanto per le tre persone, non soltanto adesso:

Eterni sono i beni del Cielo,

Dio si rivela eternamente!

66. Il sogno: “Il volto dolorante che tu hai visto, riguardava l’umano. Il Salvatore si è mostrato come un Uomo affinché noi imparassimo a comprenderLo. Era un autentico dolore, non finto. Vedi, se un bambino non è ubbidiente, allora fa male ai genitori. Lo comprendi, vero?”

- “Sì”, mormora Retzi. Dopotutto è ancora un bambino, ‘l’essere ubbidiente’ non è sempre una cosa importante per i piccoli.

67. “Vedi? Ora ci sono molti uomini che sono malvagi, ma comunque sono considerati figli di Dio; Egli li ha fatti tutti quanti. È stato a causa dei malvagi che il Salvatore ha preso su di Sé la difficile via del Golgota, che sono stati i Suoi dolori [Isaia 50,6; 43,1]. Proprio per i malvagi il Signore ha portato la croce. In verità, chi, in questo mondo, sarebbe così buono da non procurare fatica a Dio? Anche bambini, in sé bravi, procurano dispiaceri ai loro genitori. Ora la cosa più meravigliosa, nonostante tutte le pene e le fatiche nel mondo:

68. Ora sappiamo che Gesù non era e non è solo il Salvatore per tutti i caduti, no! Egli è Dio! Tu hai visto sul Suo capo il raggio come un Sole; e Dio dà luce e vita a tutti i figli! Lui era anche da considerare diversamente che un Uomo. Certamente, nell’aspetto era simile a noi, come già si legge in Mosè: ‘Dio ha creato l’uomo a Sua immagine e somiglianza’ [Gen. 1,27]. Inoltre, la Parola meravigliosa, portata a te da uno spirito angelico. Così siamo confortati con la consolazione del Santo, che LUI sa dare”.

69. Anche i bambini più svegli non riescono a comprendere qualcosa di difficile. Altrettanto succede al piccolo Retzi. Lui piange per il ‘buon Uomo’. “Questo non lo dovevano fare quelle persone cattive! Io, …io li odio, devono andare nel…”. Dove, il bambino, augura ai cattivi di andare? La donna trattiene le parole di Retzi, anche se si possono comprendere in termini puramente umani, la pena, l’odio, l’augurio, …per la rovina.

70. “Fermati! Non lo devi nemmeno pensare, tanto meno dirlo! Se ami il Salvatore, allora devi sempre cercare di pensare e agire come Lui. Sei stato tra le Sue braccia e al Suo petto, quindi Lo puoi prendere sempre come esempio. E il Suo insegnamento è: ‘Amate i vostri nemici; benedite coloro che vi maledicono; fate del bene a coloro che vi odiano’ [Mt. 5,44]. Egli ha insegnato ancora di più, e proprio questo ci è stato riferito. Chi Lo ama veramente, deve sforzarsi di seguirLo in tutte le cose”.

71. “Questo, probabilmente non ci riuscirà in pieno”, aggiunge Charius. “Se chiediamo a Lui la forza, con essa l’umano si può superare. Oh, non sempre del tutto; ma noi abbiamo un Dio, le Cui mani elargiscono amore e misericordia. Solo non dobbiamo contarci, come ha detto una volta qualcuno: ‘Oh, se Dio è buono, allora non può affatto punire. Egli ci ha messo sulla via del mondo. Sono nato da me stesso? Non saprei di averlo fatto. Quindi è responsabile chi ha creato il mondo e noi stessi. Questo è Dio!’

72. Allora, uno può essere empio e non riflettere ciò che ricadrà su di lui per colpa propria. Vedi, mio Retzi…”, Charius lo alza sulle ginocchia, “…così è anche con tutto ciò che pensiamo, diciamo o facciamo. Se odiamo, allora seminiamo odio per noi stessi; se amiamo, allora possiamo comprendere e perdonare. Poi la Bontà di Dio sta sopra di noi, come ne abbiamo bisogno, come tu hai visto il raggio di luce simile al Sole sul capo di Gesù”.

73. Ricordando il sogno, il ragazzo si stringe affettuosamente al braccio del padre. “Voglio fare come hai detto tu e la mamma. Anzi, voglio sempre seguirvi, e non voglio odiare. Solo che non riesco ad amare i nemici di Gesù”.

- “Non ancora, Retzi”, rabbonisce Charius. “Imparerai se seguirai il Salvatore molto più di noi, se seguirai i Suoi insegnamenti e la Sua via”.

*

74. I due anziani, i genitori adottivi, si meraviglierebbero altamente se conoscessero già adesso come sarà un giorno la grandezza di una conduzione, se potessero vedere il futuro che è riservato al bambino benedetto. O veli sacri! E se vengono sollevati, allora sarà rivelata ‘l’eterna Luce proveniente dalla Grazia di Dio’.

 

 

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Cap. 10

Un nuovo Pontius – Charius testimonia agli amici

Una famiglia è aiutata

1. A Gerusalemme è stazionato un nuovo Pontius. Gli sono state date le migliori istruzioni, purtroppo con l’ordine di procedere con rigore, con chiunque. Ci sono ancora alcuni buoni romani rimasti fedeli al Salvatore, perfino quando, per non fare più male che bene, non sempre sventola il vessillo della Luce. Uno di loro ha dato al nuovo procuratore un suggerimento, quello di non brandire le spade contro coloro che credono nel ‘loro Nazareno’ – parola, questa, usata del tutto intenzionalmente – e di andare loro incontro con affabilità, perché non appartengono alla ribellione. Il ‘suggerimento’ viene mandato all’aria.

2. Così, sofferenza e aggravio continuano ad attraversare il Paese. Non viene esercitata nessuna clemenza. Solamente, anche questo nuovo Pontius è subordinato alla Volontà sovrana di Dio, inconsapevole, senza accorgersene, solo che sempre di nuovo, dove bisogna agire duramente, egli colpisce come nel vuoto. E questo per l’immeritata salvezza della sua anima. Egli non può far altro che quello che gli è stato inculcato. A poco a poco si accorge che dalla catena non ci si può liberare.

3. Molti amici di Gesù in e intorno a Gerusalemme, nel sud della Giudea, cominciano a ripiegare verso nord. Oh, il braccio romano è lungo, e pur passando settimane, una dopo l’altra, …non c’è riposo. La paura aumenta in modo devastante, la gente non sa più cosa fare. E nonostante ciò, l’aiuto di Dio sta sempre su di loro, anche là, dove l’uno o l’altro cade vittima della giustizia. In passato, quella volta e anche adesso: gli uomini mondani trasmettono in eredità il loro potere una generazione dopo l’altra.

4. Brudumus arriva a cavallo con due fedeli, al galoppo più serrato. Quasi si precipita nella casa di Charius. Appena si sono seduti a tavola, viene annunciato un altro ospite: Sporanato, il funzionario romano di Sarepta. Qui sembra che ci sia un incendio, pensa Charius. Egli solo non lascia trasparire la sua preoccupazione, saluta il secondo ospite in modo particolarmente gentile, gli uomini vengono provveduti al meglio, e Susanna, che da un po’ di tempo ha una ragazza di servizio, altrettanto una ‘figlia di Gesù’, prepara cibo e bevanda. Retzi è a scuola da Nerias, veramente ancora troppo giovane per questa, ma lui è attento, impara bene e dà gioia al rabbi.

5. Dopo il pasto, Charius domanda cosa avessero da annunciargli entrambi.

- “Che sia importante, non c’è dubbio. Ai nostri giorni c’è così tanto davanti alla porta”.

- Charius ha in mente il procuratore. Brudumus vorrebbe evidenziare la sua preoccupazione dalla fronte, più correttamente levarla dal cuore, perché ha trovato ‘veramente’ il Salvatore pur non avendoLo visto né sentito una sola volta. Ha solo ricevuto il ‘Messaggio di Dio’ e questo lo ha portato alla fede.

6. Oh, proprio questo ‘senza vedere né sentire’, come parlava il Salvatore: «...Il Padre tuo che vede nel segreto»«Se non vedete segni e miracoli, allora non credete» [Mt. 6,4; Gv. 4,48], viene particolarmente conteggiato. Ma chiunque vede e crede, è benedetto dinanzi al Santo.

7. “A Cesarea si radunano gli amici di Gesù; li nasconderei volentieri da qualche parte, perché, …troppo triste, …io stesso ho delatori ai calcagni. Ai nostri potrei portare la lampada; sono i giudei viscidi che a me e agli altri rendono la carica più difficile. Il comandante esterno mi ha chiesto come deve comportarsi, nonostante abbia il suo potere. Dell’‘Uomo minaccioso’ così ha nominato il Galileo, avrebbe certamente sentito alcune cose, cose contraddittorie; egli solo pensava che si potesse credere di più nel bene. Gli istigatori provenienti dalla Giudea gli sembravano troppo contrari. Non gli è stato permesso cacciarli via, perché altrimenti avrebbero solo continuato a grufolare.

8. La cosa più difficile è questa: ovunque sia possibile, denunciano le persone di Gesù e le presentano al giudice, e sono comunque concittadini. Il giudice presso di me a Cesarea, non mostra alcuna pietà, nessuna seria indagine. ‘Sei stato denunciato! Via con te nel sotterraneo carcere romano!’ Così agisce quest’uomo abbottonato”.

- Sporanato lo conferma quando Charius dice che sarebbe impossibile. I giudici romani non sarebbero influenzabili, giudicherebbero con giustizia.

9. “Una volta!”, interviene Sporanato. “Quanti più prigionieri vengono denunciati, tanto più alti onori e soldi si riversano”. A questo, un sospiro molto profondo. Entrambi, che stanno molto più in alto nella carica di quanto lo è Charius, esaminano il suo volto, perché non vi si mostra ancora nessun moto. Che questi chieda al ‘suo Salvatore’ nel cuore, essi non lo possono sapere. I due sono ancora solo cosiddetti ‘principianti’ per quanto riguarda la salda fede, la conoscenza incondizionata: ‘DIO sta al di sopra di tutto!’, mentre Charius, in parte tramite Retzi, è un ‘istruito’. Anzi, ‘…se non diventate come i bambini’.

10. “Mondanamente non c’è molto da intraprendere; è Roma ad avere il diritto di giudizio. Guardate Pilato! Lui era convinto che Gesù non fosse un ciarlatano, meno ancora un ribelle. Solo che non è riuscito a spuntarla contro un Caifa. Egli avrebbe dovuto portare il Signore nel tribunale e portarLo a Roma con relazione e scorta adeguata. Allora il sommo sacerdote stesso sarebbe stato defenestrato. Spiritualmente…? Sì, amici miei, qui le cose hanno tutto un altro aspetto.

11. Oggi so cosa aveva da dire la via del Signore, quella nel mondo, quella dall’alto dei Cieli. Gli uomini non l’afferreranno mai completamente, ma possono affidarsi alla Grazia che Dio ha associato alla Sua ‘via di Salvatore’: per il suo popolo di figli! Noi possiamo farlo! Si domanda, perché si deve portare questo e quello, senza esaminare se non si è ‘auto colpevoli’. Volentieri si scarica il peso su un altro, non importa su chi. Ma noi possiamo saperlo: nella ‘Croce di Gesù’ sono racchiusi i pesi della materia, i nostri; e nello sguardo verso l’alto, alla croce del Golgota, possiamo peregrinare in pace la nostra piccola via, quella della vita in generale, la via proveniente dall’alto, la via dell’assistenza, anche per Grazia”.

12. Gli ospiti guardano Charius con stupore, ma su di loro albeggia. Non sempre è possibile cogliere la profondità dello spirito; ma la fede nell’eterno Dio e l’amore per il prossimo, non per ultimo per tutti i nemici, questo è importante, questo aiuta a completare la via del viandante attraverso la materia.

13. “Il Signore, che è la Bontà eterna, guarda il grande e il piccolo, avendo Lui creato tutte le cose. Sì, è proprio per questo che si riconosce: se è penetrato fin nel più profondo, il che non è del tutto possibile, oppure, se un cuore è debole, con meno forza di pensiero, se ama il Padre celeste, se fa del bene al prossimo ed è libero dall’odio e dalle pulsioni tenebrose. Oh, …questi possono già essere quei piccoli che, come quei fanciulletti, stavano più vicini al Signore, come è capitato anche al mio Retzi”.

14. “Dimmi”, chiede Brudumus, “da dove hai preso tutta questa conoscenza? Mi sembra quasi, anche se io stesso non ho mai sentito Gesù, che sia stato Lui a darci questa conoscenza. In ogni caso, …ebbene, sì, ho di nuovo imparato qualcosa e posso essere grato di cuore al mio nuovo Dio”.

- Un sorriso passa leggermente sul volto di Charius, mentre Sporanato fa cenno di sì col capo: “Io la penso come Brudumus. Hm, il tuo sorriso, Charius, …alla fine hai riso di noi, perché siamo ancora così stupidi?”

15. “Neanche per sogno”, assicura Charius. “È stata la mia gioia che è per DIO, perché Lui ci ha fatto riconoscere la Luce. Il mio sorriso può essere per voi, chiamando ‘nuovo’, l’antico-eterno-vero Dio. Ho pensato spesso: ‘A cosa serve una Venere, a cosa un Mercurio o Marte?’. Alla fine ci si doveva aiutare da se stessi.

16. Il nuovo Dio, Si è solo rivelato di nuovo!”. – Che Charius, nativo d’Israele, conosca l’eterno-vecchio Creatore, è meglio tacerlo, per non irritare questi nuovi conquistati, per non sminuire la loro gioia, perché, detto così per sé, hanno trovato il nuovo Dio.

17. “Sì…”, dice, e continua, “…è la cosa più meravigliosa trovare ogni giorno il proprio Dio, la Sua bontà, la Sua conduzione abituata alla salvezza e il sapere questo: Egli perdona giornalmente i nostri debiti. Già un pensiero sbagliato sminuisce il voto che Gli abbiamo fatto, il voto che Gli dobbiamo portare. Adesso non scuotete la testa…”, Charius afferra le mani dei suoi amici, “…non c’è nessun uomo – da quando esiste questo mondo ed esisterà ancora – al quale non manchi qualcosa del voto; aha, sì, come il più delle volte non ci si pensa proprio.

18. Voi non siete né i primi né gli ultimi, me compreso, che si possa diventar beati unicamente per Grazia del Signore nostro Gesù. Solo che non si dovrebbe credere che la salvifica Via di Dio e il sacrificio sulla croce sarebbero stati vani, se Egli non avesse portato con Sé anche i difetti dell’uomo. Oh, allora, sembra quasi che sarebbe un bene se alcuni o molti difetti venissero evidenziati nell’umanità. Chi si addentra in un tale groviglio spinoso, vi perisce dentro per un lungo tempo, finché non si lascerà liberare. Dio non ha mai dovuto portare il Sacrificio della Creazione per ottenere qualcosa! Dalla sublime magnificenza della Sua Volontà, Lui aveva molte vie, anzi, tante quante sono le innumerevoli stelle per noi; ed ognuna Gli avrebbe riportato il Suo incondizionato avere! Il Suo raccolto della Creazione!

19. Ve l’ho già accennato: da quella prima caduta della figlia divenne necessario un Sacrificio della Creazione, solo per la santa misericordia di Dio, e non da un obbligo necessario per Lui! Un Dio che dovrebbe fare qualcosa, non è un Dio! Egli la fa! Questo, a sua volta, sta nella Sua Volontà. Perché Dio è nei Cieli; Egli può creare quello che vuole, ma proprio questo, l’aver racchiuso tutto nella Sua Volontà creatrice, l’intera caduta, le mancanze degli uomini, è la cosa più alta che si possa concepire, anche senza una piena conoscenza.

20. Vediamo di passare a ciò che può essere sopportato”, Charius nota che questo cibo proveniente dalla Luce è ancora difficile per gli ospiti. “Ci vorrà molta fatica per affrontare l’afflizione, per aiutare i sofferenti, cosa che volteggia su questa Terra. Detto in anticipo: si dovrebbe riflettere il perché Dio, il Salvatore, ha benedetto in modo particolare adesso questa Terra, sebbene presso l’Altissimo non esista alcuna cosa di più o di meno, qualcosa di celestiale che potrebbe esserci donata; e tutta la povera potenza del mondo dovrebbe andare a fondo, come una nebbia che il Sole mette in fuga”

21. “Sarebbe bello…” dice Sporanato con un sottotono che fa riconoscere il suo scetticismo, “…se penso ai discepoli di Gesù, a cosa potrebbe capitare a tutti loro. Questi sono nel massimo pericolo! Allora mi si drizzano i capelli. Contro… contro…”. Lui, dopo tutto è un romano, non può sollevarsi contro il suo regime, sebbene già da tempo, anche senza la conoscenza dell’amorevole insegnamento di Gesù, si è convinto di quanto sono peggiorate le cose dopo Augusto, dopo così pochi anni.

22. I buoni, un Cornelio, un Fausto, e altri come loro, ottengono ‘cariche onorifiche estere’, affinché non abbiano più da metterci bocca. Essi lo sanno. È evidente, quanto, proprio loro, si  sforzino nei territori stranieri, di dare ancora l’ultima apparenza all’aquila di Roma e aiutare dove l’oppressione causa dolore. Brudumus esprime quasi per filo e per segno i pensieri di Sporanato, incurante dal fatto che lo si possa accusare. Ovunque ci sono spie. Ma si sente così avvolto nella protezione di Dio, ed è anche coraggioso, se fosse necessario ne parlerebbe apertamente pure nel foro di Roma.

23. “I discepoli di Gesù si dovrebbero radunare”, aggiunge. “Ci sono posti dove sarebbero al sicuro. Dopo tutto, ci sono anche dei paesi che non abbiamo mai visto”.

- “Dove?”, chiede Sporanato, mentre Charius lascia parlare i suoi ospiti. Lui ha ancora altri pensieri e, non a caso, poiché questi non gli vengono da questo mondo e non dalla propria convinzione.

24. Brudumus dà la risposta alla domanda sul ‘dove’: “Ovunque sono arrivate le nostre legioni, la Terra da nessuna parte è terminata. Quindi devono esistere altri paesi. Penso quasi che potrebbe essere ovunque un po’ meglio che qui da noi. Penso all’Oriente. Se ce ne fossero ancora, come sono questi? E i discepoli di Gesù non hanno una missione da adempiere? Solo per ascoltare insegnamenti superiori, …anzi, quale scopo avrebbe la nobile vita di Dio nel mondo?”

25. Ora s’intromette Charius. Egli parla riflessivo, e in tal modo impressiona entrambi gli amici: “Avete guardato profondamente nel salvifico Vaso di Dio. Benedicendo, Dio allarga le braccia, affinché anche noi possiamo godere dell’alta protezione. Come uomo si pensa che debba riferirsi all’esteriore, alla salute o a tutto ciò che è buono. Che la nostra vita interiore, spirito, anima e sentimento, abbia bisogno della massima protezione, …aha, chi riflette su questo? Sarà certamente così con i discepoli.

26. Forse devono pagare il dazio della fede; in fin dei conti sono stati scelti per stare sempre intorno al Signore. Chissà se ognuno cadrà nei pesanti artigli. Spero che non accada! Penso al più mansueto, nonostante ciò non era affatto fiacco. Alla fine, come mi è stato riferito, a Giovanni sarebbe stata rivolta quella parola, lui doveva operare ancora molto, e nessuno degli altri doveva chiedere perché proprio lui! [Giov. 21,23]. Ognuno portava il suo carico della Grazia.

27. Subito qualcosa di amaro. – Ieri è venuta da me una coppia di sposi fuggiti da Gerusalemme, avrebbero avuto persino due volte una protezione dei legionari. L’uomo ha riferito: ‘Proprio Giovanni e Pietro, dopo che quest’ultimo aveva tenuto una grande predica, sono stati messi in prigione, ma ne sono usciti in modo meraviglioso. Sembrava che anche questi dovessero fuggire, soprattutto perché un giudeo di nome Saul che possiede la cittadinanza romana, avrebbe consegnato un giovane fervente al sommo Consiglio. Il giovane si chiamava Stefano.

28. A Saul, romano e giudeo…”, Charius nasconde ancora una volta di appartenere alla tribù di Dan, ma non gira la bandiera secondo il vento, come fa Saul [Atti 7,57-59], “…è facile istituire un tribunale romano o quello del sommo Consiglio di Gerusalemme. Il testimone di Gesù (Stefano) è stato ucciso con la lapidazione.

29. Guardando al Salvatore come ha esclamato sulla croce: ‘Non imputar loro questo peccato’, così avrebbe esclamato Stefano: ‘Signore, accogli il mio spirito’, e ancora: ‘Signore, non imputar loro questo peccato!’. Dopo sarebbe deceduto senza un grido di dolore, con un volto celestiale, così che Saul si sarebbe allontanato rapidamente. Che ne sarà di lui, …chi lo può sapere?”.

- Charius tace per un po’, e anche i due romani rimangono seduti, immersi nei pensieri.

30. Sporanato si riprende per primo. “Se Saul si riferisce a Roma, non gli possiamo mettere nessuna barriera. Lo farei molto volentieri a favore dei perseguitati. Se dovesse attraversarmi una volta la strada e si appellasse al tribunale del sommo Consiglio, – oh, sì, allora saprei come mettergli le mani addosso”. Cosa ne pensa Charius, lo dice all’incirca Brudumus:

31. “Quello non è mai così stupido da mostrarsi a noi come giudeo, principalmente da quando le regole dell’occupazione sono diventate severe. Egli si richiamerebbe al privilegio romano. Noi abbiamo poca influenza nel sud della Giudea, soprattutto sul Consiglio di Gerusalemme. E il Pontius? Non ci ascolterebbe nemmeno, sebbene anche noi siamo funzionari. Continuo a pensare che lui agirebbe al contrario, o peggio, e quello non verrebbe nemmeno denunciato, nonostante le violazioni nell’ambito del suo potere.

32. A cosa servirebbe farlo? A nulla! Una Giudea calpestata! Dopo quella violazione, del diritto contro il Galileo, sarebbe piacevole sapere quanti poveri uomini moriranno, se le culture andranno a fondo, se… Oh, cosa, ancora?”, Brudumus si asciuga la fronte; si è chiesto troppo a riguardo della giustizia insegnata dal SIGNORE nell’amico e nemico, proveniente dal superiore Insegnamento celeste.

33. “Proprio così”. Charius alza le spalle. “Ci saranno certamente sempre delle mancanze negli uomini, perché ognuno pensa prima a se stesso. – Il prossimo? Se si sapesse come il Salvatore lo ha accentuato, il rispetto verso il prossimo, verso le sue necessità e le sue preoccupazioni, la disponibilità di aiutare sarebbe sempre benedetta, anzi, si dovrebbe solo seguire sempre l’ammonimento di Gesù; allora non ci sarebbe né ingiustizia, né oppressione, né odio”.

34. Anche Charius si asciuga la fronte e gli occhi. Lacrime umane? Se sono autentiche, allora sono perle sull’Altare maggiore del Santuario. Non in Gerusalemme, là da molto tempo non esiste più nulla di santo. Lo ha visto una volta in sogno, e l’immagine gli è rimasta impressa. Proprio adesso è venuta di nuovo a galla in lui.

35. Sporanato non può lasciare la sua carica per troppo tempo; è meglio sorvegliare i sobillatori. Brudumus fa come lui.

- “Grazie, Charius, tu ci hai guidato sulla strada giusta. Grazie anche per il tuo banchetto. Guardiamo come il Salvatore: prima l’interiore, poi anche l’esteriore ha altrettanto un valore. Riferisco ciò che è urgente.”

Anche Sporanato dice di sì, pregando: “Se hai nuove notizie, non dimenticare di inviarci un messaggio”.

36. Charius stringe le mani ai suoi amici. “Finché possiamo, sotto la protezione della Grazia di Dio, teniamoci uniti nella gioia e nel dolore”.

- Quanto presto quest’ultimo si presenterà, ma la fedele amicizia aiuterà a sopportare il difficile. Ad ogni modo, ben fortificati, i due romani fanno correre i loro cavalli, e i cavalieri armati dietro di loro. Charius li segue a lungo con lo sguardo, finché una foschia impedisce la visuale.

*

37. Si consulta con Susanna su come potrebbero aiutare gli altri. Non molto tempo dopo, Retzi torna a casa. La scuola gli piace molto, ma dopo quello che ha sentito nei vicoli, la sua gioia è stata spazzata via. Ha smesso di piangere; ma in lui il dolore è ancora più profondo.

38. “Allora, ragazzo mio?”. Susanna lo accarezza. “Cosa c’è?”

- Il ragazzo inghiotte un paio di volte e poi esplode: “Perché c’è così tanta cattiva gente che percuote finché qualcun altro rimane a terra sanguinante?”

- Charius si alza di scatto. Se è così, deve indagare subito. “Dov’è successo? Tu lo sai il perché?”

39. “A causa del nostro Salvatore. Un uomo, con una donna e un bambino, sono stati urtati violentemente da un uomo forte. Questi ha gridato a loro – e alla gente – che sarebbero traditori del popolo, sarebbero seguaci del sobillatore, e che era contento che avevano appeso il Nazareno. L’altro uomo ha detto, con calma, che il Nazareno non è stato un ribelle, ma avrebbe aiutato sempre, che aveva espresso il giusto, aveva guarito molti malati e non aveva mai parlato contro noi giudei.

40. Quello grande ha subito gettato a terra l’uomo, lo ha preso a calci ed ha colpito la donna che voleva correre in aiuto del ferito. Persino al bambino è stato dato uno spintone”. Ora scorrono ancora alcune lacrime sulle guance di Retzi. La faccenda lo ha colpito troppo. Charius fa un cenno a Susanna e lei comprende ciò che deve fare. Porta Retzi in un altra stanza, mentre Charius dice:

41. “Tu adesso rimani con la mamma, non è vero? Voglio vedere cosa c’è da regolare”. Retzi preferirebbe andare con lui; ma obbedisce e pensa che il padre ci riuscirà e porterà il villano in prigione. Un desiderio infantile.

- “Aspettiamo”, tranquillizza Susanna il bambino. “Vieni e mangia. Presto è ora di andare a letto”. Lei stessa non è affatto tranquilla. Charius non potrà fare molto, a meno che non riesca ancora in tempo a poterlo sottoporre al suo comandante della città. Questo è ciò che accade.

*

42. “Cosa devo fare?”, domanda il superiore. Egli è un funzionario, molto malvolentieri s’immischia in faccende interne dei giudei. Ciò è del tutto comprensibile. A poco a poco i romani hanno molte grane nel territorio, e questo, adesso, in prevalenza a causa del ‘Galileo’. Tuttavia, per preservare il diritto, per evitare tumulti in città, essendo un comandante, si fa portare l’uomo villano per alcuni giorni, senza pronunciarsi per questa o quella parte.

43. Intanto, Charius ha rialzato l’uomo che sanguina ancora copiosamente, ha confortato la donna e calmato anche il bambino. Con l’aiuto di un altro uomo – ci sono sempre molti curiosi che assistono a queste scene – porta la famiglia in casa sua. Lui stesso pulisce le ferite e le fascia come si deve; per fortuna non è necessario un medico, che in Dan non esiste nemmeno.

44. “Oggi rimanete qui da noi”, dice dopo che lo spavento è un po’ diminuito. Retzi si prende cura del bambino, anche se è più grande di lui. Gli adulti li lasciano giocare, così che possono superare anche meglio la situazione.

- “Come devo ringraziarti?”, domanda l’uomo. “Tu sei romano, ti prego, comprendimi: noi israeliti abbiamo dovuto sopportare molto, e molto raramente siamo stati aiutati. Talvolta – sì, quando negli ultimi anni si trattava del Salvatore – non so se hai potuto conoscerLo, abbiamo ottenuto la protezione, prima da voi contro la nostra gente. Una volta mi sono già chiesto se voi, con la vostra dottrina sugli dèi, non siete molto migliori di noi con il vero unico Dio”.

45. Charius sorride: “Difficilmente ci crederai; ma io e i miei, così come molti romani, conosciamo il vostro Dio che è diventato anche il nostro Dio, per mezzo del quale abbiamo riconosciuto anche GESU’. Noi Lo amiamo, rimaniamo fedeli al Suo grandioso insegnamento. Se vuoi, allora vieni a trovarmi. Ti stupirai nel vedere quanti di noi credono nel Salvatore. Hm, naturalmente in confronto al popolo siamo pochi. Ma questo è anche presso di voi il caso. Non è vero? I tuoi connazionali hanno assistito, ma nessuno ti ha aiutato”.

46. “Com’è stato possibile che tu fossi lì, quando mi sembrava che non sarei vissuto più a lungo? Ero triste, nonostante i dolori. La gente ci stava intorno curiosa e vigliacca. Ma nel primo momento dello svenimento io sapevo: ‘Il Salvatore mi aiuterà!’. Ed ecco: EGLI lo ha fatto attraverso di te!”

- “È vero! Ogni aiuto che ci si presta reciprocamente, soprattutto nella fede nel nostro altamente amato Signore, è il SUO aiuto, anche se non ce ne rendiamo conto, oppure, qualche volta solo dopo”.

47. La donna dice modesta: “Il fatto che tu come funzionario romano hai una visione così elevata, è meraviglioso”.  Per gratitudine bacia le mani di Susanna.

- Lei rifiuta gentilmente: “Non ce n’è bisogno. Mio marito aiuta volentieri, sempre dove gli è possibile. Ma ora venite, ho preparato un pasto”.

- Charius fa cenno di sì col capo, così la famiglia viene aiutata a superare il gravoso fardello.

*

48. Il giorno dopo l’uomo ritorna, porta a Susanna uno scialle di stupenda fattura e la sua prima parola è: “Non riesco ancora ad afferrare che tu, Charius, mi abbia aiutato. Oltre a ciò, i vicini si sono scusati. Mi avrebbero volentieri aiutato, ma il bruto era conosciuto. Uno ha detto ancora: ‘Alcuni romani agiscono molto meglio della nostra gente’. Tuttavia anche noi siamo volentieri pronti a prestare aiuto. Non è vero?”

49. “Prima siediti”, risponde Charius, mentre Susanna ringrazia molto contenta. “Ora ti voglio anche dire come sono venuto subito da te. Nostro figlio è tornato dalla scuola, và dal rabbi Nerias, ed ha visto come quel villano ti ha aggredito. Era sconvolto ed ha raccontato quello che era successo. Devi sapere che il nostro Retzi una volta è stato con un gruppo di bambini che il Salvatore ha chiamato a Sé. Da quel momento, egli ama il ‘suo buon Uomo’ al di sopra di ogni cosa. Spesso ha pianto quando qualcuno diceva qualcosa di male sul nostro Signore e – come con te – ha agito così malamente.

50. Sono corso nella piazzetta e sono arrivato appena in tempo per liberare te e i tuoi. Il comandante della città sta trattenendo quel bruto per un paio di giorni. Forse l’aiuterà a riflettere. Per quanto riguarda ora la dottrina degli dèi, dal momento che ti sei stupito che anche gli italiani credono nel Salvatore, ti sia detto questo: ‘Le persone veramente intelligenti hanno capito da tempo che gli dèi sono solo cose immaginarie, forse nell’antichità erano considerati come forze di pensieri da cui poi si formavano delle figure’.

51. Sono diventato attento quando una volta ho sentito parlare di Gesù. Naturalmente non sono stato subito convinto di vedere in Lui qualcosa di speciale, ma la cosa correva attraverso il paese. Lui parlava una lingua come non ho mai sentito, e faceva miracoli come non ho mai visto, a parte qualcosa di quei profeti antichi che Israele aveva. Quelli, però, operavano solo ‘dalla Potenza di Dio!’. Proprio allora”. Egli nasconde, per amor di Retzi, che e come ha trovato questo ragazzo, e anche che lui, e più tardi anche Susanna, hanno effettivamente trovato attraverso Retzi il loro Salvatore.

52. “In ogni caso…”, continua Charius, “…ho sentito il potente impulso di ascoltare il Galileo stesso ed esaminare cosa c’era dietro. E già al primo incontro ne sono stato completamente convinto: Lui non è un uomo come lo siamo noi. A poco a poco ho riconosciuto l’Alto, il Santo, che Lo circondava come un’aureola. Invisibile, ma comunque esistente, così mi sembrava di essere”.

53. “Hai creduto così rapidamente? Io l’ho ascoltato quattro volte, prima che Lo riconoscessi. Noi aspettavamo un Messia che ci avrebbe liberati da ogni nemico e ci avrebbe reso grandi davanti al mondo. Questo mi ha mandato in frantumi. Oh, no, pensavo, questi discorsi pieni di Grazia, la frequentazione con voi romani, coi greci e con chi altro ancora, e per ognuno valeva la Parola dell’Amore, della misericordia, valeva l’aiuto, sia che fosse amico o nemico.

54. Mi sono battuto al petto: stolto che non sei altro! Dio non si sceglierà mai l’esteriore per essere DIO! La Giudea rimarrà un popolo del mondo, se non riconoscerà COLUI che è! Non sapevo molto dei profeti, sapevo solo quelle leggende che circolano sempre in un popolo, che viene il SALVATORE che ci libererà da tutto il mondo. Come erigerebbe Egli il Suo Regno sul mondano?

55. Allora i miei orecchi furono aperti, sentii l’ammonizione: ‘Mondo, svegliati! Il Signore è venuto per la caduta!’. Quello che pochi sospettavano, …mi venne in mente: ‘Lo si deve considerare non solo come Redentore, no, ma come Dio!’ [Col. 2,9]. Mi colpì il Suo sguardo, non riuscirò mai ad esprimere quale delizia mi attraversò. Mi parve di essere in Cielo”. L’uomo tace commosso, come se proprio adesso quella meravigliosa sensazione volesse inondarlo di nuovo.

56. Charius e Susanna ricordano quando Lo avevano visto. Pur se da lontano, era sempre così vicino, ‘Così vicino! Aha, Egli è solo un Dio lontano [Ger. 23,23] che troneggia nel Suo Cielo? No! Anche se il più Santo non viene portato nel mondo! E questo è bene’.

*

57. L’uomo se ne va in silenzio. Charius e Susanna restano seduti in silenzio. E di nuovo una piccola mano si infila in quella dei genitori. Retzi ha ascoltato di nascosto. Il suo cuore trabocca di gioia.

 

 

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Cap. 11

Una nuova grande ingiustizia

Un alto romano cade nella rete

La liberazione con l’aiuto del Signore

1. Sono passati tre anni. Si sperava, ognuno a modo suo, che potessero scomparire odio e infamia, che l’omicidio e le persecuzioni non sarebbero più esistiti, perché – lo pensano coloro che hanno imparato ad amare il Salvatore – credono saldamente nel Suo prodigioso Insegnamento e, nonostante la sciagura, si auspicano che proprio il Suo ‘Insegnamento divino’ dovrebbe rendere pacifici tutti gli uomini. C’è ancora da sperare che non succeda il contrario, se dovesse prosperare la cattiveria umana come i cardi sull’arido campo, sul quale dovrebbe crescere il grano?

2. Quando la follia della persecuzione solleva onde così alte che, non solo gli israeliti cadono nelle reti, sì…, allora è difficile rimanere fedeli. Sia nel sud che nel nord, in tutti i paesi che soffrono sotto l’occupazione, …inferiori e superiori vengono spazzati via. Molti uomini che hanno svolto fedelmente il loro servizio, che hanno agito nel miglior modo possibile, si spingono oltre il loro territorio, ovunque ci sia bisogno di aiuto. Non ci si ferma davanti a nessuno, la minima ‘ombra del Salvatore’ cade sulla gente.

3. “Padre, hanno portato via Nerias!”. Agitato, Retzi si precipita nella stanza dove si trovano Charius e Susanna. Retzi è cresciuto molto in altezza, pur essendo ancora un bambino, come il Salvatore li aveva preferiti: «Se non diventate come i bambini!». Con aria interrogativa guarda suo padre. “Non puoi aiutarlo? Nerias è un uomo così buono che veramente non ha mai fatto del male a nessuno. Perché il Salvatore non può…”

4. Charius accarezza dolcemente i capelli del ragazzo; lui stesso bisognoso di conforto, e viene molta gente in casa per cercare aiuto o protezione. Ed è difficile: certo, i romani portano via le loro vittime, ma di solito su denuncia dei propri connazionali. “Sai, caro Retzi, ora è così perché la maggior parte della gente non sa ancora di quale forza di fede si tratta.

5. Gli israeliti dovrebbero comprenderla per primi, perché il Salvatore non ha insegnato nessun altro Dio che Quello che Abramo già riconosceva, lui, Mosè, Giosuè e molti altri potevano aver relazioni con Lui. C’è ancora l’odio di qualche templare – dei quali qualcuno si è convertito – perché la bella coperta stesa su di loro, è stata tirata via dal Signore, e questo, non Glielo hanno mai perdonato.

6. Qualcuno si è comunque risvegliato[9], ha chiesto pubblicamene conto di ciò che si voleva nascondere volentieri. Per tutto questo si addossa la colpa al Salvatore; e chissà, se la lotta per la verità contro tutte le tenebre del mondo non avrà mai fine!”. Charius fa una lunga pausa che non disturba il ragazzino. Anche Susanna tace.

7. “Per Nerias, chiederò al comandante. Se il rabbi è ancora da noi in Dan, sarà possibile, con l’aiuto di GESU’, liberarlo di nuovo. Dopo andrò subito da lui”. Charius si rivolge a sua moglie: “Sarà meglio – perché proprio adesso un’onda oscura si sta abbattendo di nuovo sulla nostra umanità – che tu e Retzi rimaniate in casa, per quanto sia possibile.

8. Retzi può giocare in giardino; un servitore lo dovrà sorvegliare. La ragazza di servizio potrà andare al bazar e prendere ciò che serve. Adesso non andate fuori senza una scorta. Un’altra cosa: se arriva un invito, allora aspettate finché io sappia da chi viene e di cosa si tratta. Purtroppo è già successo che qualcuno viene invitato, del tutto amichevolmente, e una tigre è in attesa per la cattura”.

9. “Questo è da vigliacchi”, si agita Retzi. “Quando sarò grande, catturerò io le tigri!”. Schiettamente fanciullesco.

- “Ah, è così?”, un sorriso smarrito scorre sul volto di Charius. “E poi, cosa farai?”

- “Non lo so ancora”, viene la giudiziosa risposta. “Devo imparare molto, e poi posso aiutare al meglio. Il buon Salvatore parlava sempre dell’aiuto di Dio e della Sua Grazia.

10. Me lo sono ricordato subito, perché…”. Raramente i pensieri ritornano al tempo in cui lui e la sua povera madre avrebbero avuto bisogno di aiuto. Oggi c’è uno sguardo retrospettivo a quel tempo, e come lui, picchiato brutalmente, era fuggito di casa. Infantilmente ringrazia spesso il Signore che lo ha guidato ad un nuovo buon padre, e ad una buona madre, come lo era stata anche la sua vera; solo che quest’ultima non poteva proteggere i suoi bambini dall’ira di suo marito.

11. “Attieniti saldamente alla guida di Gesù”, ammonisce Charius. Quello che è successo in tutti gli anni già prima della venuta di Gesù, come i fardelli aumentavano, come il futuro non era ancora prevedibile …un ragazzino non lo può sapere. Anzi, lui stesso, Charius, vorrebbe volentieri credere in tutto il bene; e che non cadrà mai, mai dal salvifico insegnamento di Dio, di questo è consapevole. Ma come si deve conservare puro, questo alto Insegnamento per l’intera umanità, questo è per lui, uomo navigato, ancora un enigma insolubile.

12. ‘Questo enigma non lo risolverai mai, come uomo. Lascialo al Santo. Egli sta al di sopra di tutto il mondo! Che la tenebra brandisca a lungo il suo scettro, sii certo: Dio dimora nel Suo Cielo e Lui può fare ciò che vuole! Mai nulla cade dalle mani della Sua Potenza creatrice!’

13. Qui c’è stato qualcosa. Tutti si voltano verso la porta, come se da lì fosse venuto un alito, non un riscontro d’aria come avviene quando qualcuno apre una porta. No, è stato completamente strano. E Charius? Oh, ora di nuovo l’inaudita Grazia, …lui ha sentito interiormente la Parola. Non ha parlato Gesù, spesso, di una Parola, proprio perché esiste un Dio, il Padre di tutti i figli? Non disse Cornelio: ‘Dì solo una Parola, e il mio servitore sarà guarito?’. Strano, quest’Uno, l’UNO!

14. Mentre Charius si mette in cammino, con la parola chiusa in sé come un bene prezioso, Retzi e Susanna siedono mano nella mano, guardandosi negli occhi; e c’è uno splendore così magnifico, come se avessero potuto udire ciò che l’uomo ha sentito. Oh, non c’è bisogno che sia sempre un suono, eppure si è connessi con quella Luce di Grazia proveniente dalla magnificenza di Dio.

*

15. Charius viene annunciato al comandante della città. Questi aggrotta la fronte. “Sei conosciuto”, dice senza saluto. “Forse non lo sai ancora che tutti quelli che seguono il Galileo e si chiamano ‘cristiani’ – chissà chi li ha chiamati così – devono essere presi senza fare storie, anche, …anche i romani!”

16. “I nostri?”. Charius sente un verme strisciare nel cuore.

- “Non c’è altro da dire, perché non lo so nemmeno io. Non deve essere tenuto nessun giudizio. Catturare, e basta!”

- “Questo è contro tutte le usanze che noi abbiamo comunque tenuto alte”. Charius a fatica reprime l’irritazione. La buona Parola di Grazia… Egli confida nel Signore. Con il coraggio della fede presenta la sua richiesta.

17. “Ti è stato portato un rabbi giudeo. Cos’è stato detto contro di lui?”

- “Non desidero occuparmi di ciò che verte intorno al Galileo”.

- “Non hai sentito ciò di cui lo hanno accusato?”

- “Ebbene, l’ho sentito a metà; ma non è questo il punto. È stato accusato di aderire al ribelle. Questo va contro Roma. Tu dovresti sapere quanto siamo a rischio nel territorio. Dobbiamo difendere Roma! Oppure no?”. Uno sguardo di traverso, ironico e pieno di diffidenza cade su Charius.

18. “Questo corrisponde al mio servizio!”

- “Esatto, ma ho sentito che sei andato dietro al Galileo”.

- “Quest’ultima cosa non è vera”, può dichiarare Charius. “Certamente L’ho incontrato, e per amor del vero, dico: ‘Lui non ha mai parlato contro Roma’. Al contrario! I farisei Gli chiesero se loro, gli oppressi, dovessero pagare il tributo dell’imperatore. Un sì sarebbe stato contro Giuda, un no contro Roma [Mt. 22,17].

“E cosa disse Lui?”, chiede il comandante. – Si capisce quanto avidamente aspetta una risposta.

19. Charius risponde serio: “«Date all’imperatore ciò che è dell’imperatore, e a Dio ciò che è di Dio». Non è mai stato nostro nemico, altrimenti non Lo avrebbero seguito così tanti alti romani. Così facendo Egli è sfuggito sottilmente alla trappola nella quale i templari potevano farlo precipitare, con il sì e con il no dalla bocca di Gesù”.

- “Hm, molto saggio. Ma ora, cosa vuoi?”

20. “Libera Nerias, egli non è colpevole di niente, io lo conosco bene e in lui non c’è nessuna falsità. È ancora presso di te?”

- “Sì, ma metterlo in libertà? Impossibile! Ha perfino raccomandato ai bambini di credere in quest’Uomo”.

- “Ti prego…”, Charius conserva la calma, “…questo non è un crimine, e soprattutto, … lo hai sentito tu stesso, oppure tieni un giudizio solo per sentito dire?”

21. “Per me è lo stesso! Ti ringrazio per la battuta, e questo testimonia che Nerias è un agente nemico”.

- “Bugia bella e buona! Un buon romano non costruisce un giudizio su tali pettegolezzi! Pensa alla nostra Giustizia!”

22. Dopo un lungo tira e molla, testimonianza contro dubbio, amore contro odio, aperta confessione contro diffamazione, la Luce mantiene la vittoria. Molto raro in questo tempo. Il comandante chiama il legionario che è addetto alla prigione.

23. “Và a prendere Nerias che è stato portato qui oggi”. Presto il rabbi sta davanti al tavolo del giudice. Aha, solo un paio d’ore, e gli si vede il suo tormento. Soltanto gli occhi, …sì, lo splendore è intatto. Charius si sente quasi serrare la gola. Se Roma agisce in questo modo, allora c’è da aspettarsi la sua fine, anche se possono passare ancora anni su questa Terra.

24. “Sei tu un seguace di questo Galileo?”

- “Io non servo nessuno…”, è la risposta, scelta con cura, “…lo avevo detto subito alla tua prima domanda”.

- “Non mi basta!” dice il comandante in modo brusco. “Io stesso non ho mai sentito questo Gesù, non L’ho mai visto; e non presto molta attenzione alle sole parole degli altri, a meno che non possano essere credute. Una volta è successo. Testimoni autentici mi hanno riferito e senza vincolo: ‘Colui che attraverso il paese, è il promesso Messia’. – Non un mondano, non un avversario del regime di Roma! La parte spirituale di questo…?”

25. “Perdonami, non la riconoscerai mai!”

- “Non parlare troppo, potrebbe farti male alla gola! Che io riconosca o meno, …dimmi, piccolo giudeo, che t’importa?”

- “Nulla, orgoglioso romano!”. Il rabbi sta lì diritto.

- Charius pensa: egli testimonia di Gesù, segretamente e tuttavia apertamente. Egli lo trattiene a suo favore.

26. “Zitto, Nerias, sei pulito davanti al nostro tribunale, quindi ti posso…”.

- “...portare con te?”, schernisce il comandante.

- “Sì!”. Quest’unica parola, quasi lo uccide. ‘Mai da effettuare…’, fermenta dentro di lui. Egli lo sa come molti alti dell’occupazione: non c’è più niente di giusto della Roma di una volta, che era giusta. Non lo si deve ammettere, altrimenti gli occupati avrebbero il sopravvento, e loro stessi si metterebbero nei pasticci. Ad un tratto il comandante fa stancamente un cenno. Charius approfitta del segnale. Senza proferir parola porta fuori Nerias e poi lo conduce nella sua casa, che è veramente misera da vedere.

27. “Nasconditi per un po’ di tempo”, egli ammonisce il rabbi quando sono soli nella sua casa. “L’ho notato precisamente come la pensi, e la penso così anch’io; e tu saprai che mio figlio Retzi mi ha veramente guidato al Signore. Quando i bambini verranno di nuovo da te, allora insegna loro un po’ dalle antiche Scritture. Lì c’è comunque annotato molto di meraviglioso, ciò che si può e si dovrebbe imparare perfino pure da adulti!”

28. “Senza un’aperta confessione?”. Una difficile domanda che trafigge il cuore.

- Charius fa cenno di sì col capo. “Il Salvatore ha detto una cosa che non ho compreso subito: ‘Siate prudenti come serpenti; ma senza falsità, come i colombi!’ [Mt. 10,16]. Questo me lo ha riferito un discepolo. Vedi, davanti al comandante-giudice hai senz’altro dato un’aperta confessione per il Signore. Ah, come si agitava in lui, avrebbe volentieri dato un esempio …in te!

29. Sei stato senza falsità come i colombi, e la benedizione di Gesù è stata con te, e anche con me. So da tempo che si vorrebbe scrivere anche me su quella certa lista. La confessione, Nerias, quando la malignità ci trascina nelle sue reti, … sarà amaramente difficile, e dipenderà se noi nella disperata angoscia, con e all’occorrenza senza parole, riveleremo la confessione… per il nostro Dio, che è il nostro Salvatore, il nostro santo Redentore e Guaritore”.

30. “Non sospettavo che tu fossi nella profonda fede di Dio. Molti del tuo popolo hanno messo da parte il vostro servizio agli dèi. Osserva un’immagine: Giuda è stato soggiogato per settant’anni. Proprio a Babilonia i nostri antenati sono giunti alla conoscenza, e più di un babilonese ha imparato a riconoscere Dio[10]. Così siete stati guidati da noi: da vincitori! Solo l’eterno vero DIO ha vinto voi, perché molti hanno imparato a credere in Lui. Pare che sia così il Governo di Dio”.

31. Charius sorride. “Sai, rabbi, non sono del tutto sprovveduto, ho studiato la storia di differenti popoli e c’era anche Israele. Da ciò ho trovato il contatto con il Signore. È sempre stato meraviglioso come il Salvatore sia stato annunciato con precisione, come hai dichiarato tu: nessun Messia mondano! Se Egli non è venuto come tale, allora rimaneva aperta la domanda: ‘Com’è venuto?’

32. Qui c’è solo una riflessione: Egli è venuto come DIO! Il ‘come’ non lo sonderemo mai; ma se pensiamo fuori dal mondo e lasciamo splendere unicamente la Luce, allora non potremo perdere mai più la strada che ci conduce al Salvatore. Proprio così ho potuto sperimentare il Signore, ho imparato ad affezionarmi a Lui per quanto bene potevo. Ho messo i miei errori nelle Sue mani; EGLI mi aiuterà a superare tutto a poco a poco”.

33. Gli occhi di Charius si bagnano; il pensiero al Signore lo fa rabbrividire. Anche Nerias manifesta una lacrima. Ciò che ha sentito dall’apparente romano, è il suo pensiero più profondo che raramente poteva confidare ai suoi fratelli. Questi, o si attenevano saldamente al Messia del mondo, oppure non riflettevano mai quale ‘Tempo di Grazia’ era cominciato con il SALVATORE, a parte il fatto che tra i templari e i rabbini si possono facilmente contare coloro che hanno riconosciuto il Nazareno, come una volta Athaja, Zaccaria, Nicodemo, e soprattutto, come gli è venuto agli orecchi, gli altolocati romani. Se sia vera la notizia che Simeone del Tempio era in effetti un angelo[11], lo lascia da parte. Voleva solo crederci volentieri.

34. Egli prende le mani di Charius nelle sue, lo guarda negli occhi e, senza parole, si volta sedendosi nell’angolo della stanza dove si trova un inginocchiatoio. Charius saluta con la mano alzata. Va a casa profondamente felice, senza sospettare che già lo attende un altra notizia funesta. Nondimeno, quello che ha visto, il grande aiuto di Gesù, la breve ora di Grazia con il rabbi, lo rafforzano a vincere l’ulteriore nuovo fardello.

35. Susanna gli cade al collo piangendo.

- “Cosa c’è? Calmati, abbiamo il nostro Salvatore!”.

- Presentando singhiozzi. “Aha, perché questa ingiustizia, quando noi…”

- “...abbiamo LUI!”. Lo dice con fermezza, mentre la paura rode nel cuore. Ma lui, Charius, dev’essere un sostegno per i suoi, …con lo sguardo rivolto al Signore, l’eterno primordiale Sostegno di tutti i tempi, di tutti gli esseri viventi.

36. “C’è qui un messaggero, da Sarepta, completamente sfinito”.

- “Lo hai assistito bene?”

- “Certamente, ma prima non voleva mangiare, ha fatto solo una lunga bevuta”.

- Charius va nell’ala della casa, aggiunta alla stalla. È sdraiato ancora lì il poveretto. Quando vede Charius, si alza a fatica, poi in portamento energico. Il padrone di casa gli fa un gentile cenno: “Riferiscimi”.

37. Il messaggero è ancora agitato, anche se, come legionario, è abituato a molte cose. “Il mio signore Sporanato…”

- “Cosa?”, la paura prende consistenza. Non ci si ferma davanti ad un umile rabbi; ma un, oh, Sporanato è un rispettato superiore, allora non può mai…

- “Lo si è arrestato, portato via!”

38. “Chi lo ha arrestato?”

- “Sematra”.

- “Lui?”. Incredibile. Era sempre andato d’accordo con Sporanato, sebbene non direttamente amico. “Sai tu, se viene tenuto a Sarepta?”

- “No, moglie e figli piangono, la Maska, la nostra aiutante di cucina, …và in giro coi pugni chiusi. Come schiava nera non è in pericolo; ma moglie e figli…”. Il messaggero fa un punto interrogativo.

39. “Ora riposati, vienimi dietro a cavallo non appena puoi di nuovo”.

- “Vuoi andare a Sarepta?”, chiede angosciata Susanna. La sua preoccupazione è giustificata, nonostante la sua ferma fede, perché adesso la necessità brandisce il suo scettro.

- “Prendo con me un legionario, gli altri del nostro distaccamento e la servitù rimangono qui. Per il momento c’è abbastanza protezione. E poi…”. Charius indica in alto, al cielo velato di grigio. Anche questo è un segno.

40. Quando si slancia sulla sella con il suo attendente, Retzi si mette in mezzo. Si siede sul suo piccolo cavallo, che è un veloce corridore. “Vengo con voi!”.

- Questa non è la voce di un bambino. Chissà, il Salvatore non ha preferito i bambini? “Questo è troppo difficile per te”, Charius ostacola il ragazzo. Questi scuote i suoi riccioli scuri e si spinge tra suo padre e il legionario. In parte si evita la vera e propria strada, in tal modo si abbrevia anche qualche curva.

41. A Sarepta si sente un ribollire tra la popolazione; da parte dell’occupazione c’è bisogno del massimo impegno. Qui vivono romani, giudei, greci, siriani, egiziani e quant’altro. Allora una caldaia trabocca rapidamente. Il legionario libera un vicolo, dietro di lui Retzi e il suo signore. Davanti all’ingresso della casa di Sporanato ci sono alcuni soldati armati. Essi hanno l’ordine di non far passare nessuno. Charius mostra il suo sigillo, e questo è il suo ‘Hephata’.

42. Maska sta accovacciata nell’atrio. Quando riconosce Charius, si alza subito. “Signore, è bene che sei venuto, sappi…”, sussurra, perché gli appostati non la devono sentire, “…sono certamente schiava, non ho nulla da riferire”, ride sommessamente.

- “Accetta il mio aiuto per la liberazione; ho già accertato diverse cose”.

43. “Tu?”.

- Charius guarda dentro stupito. Bene, coloro che sono legati alla natura percepiscono meglio un qualche ‘intrigo’. Sporanato è stato per la sua casa un fedele padrone. “Dov’è la signora?”

- “Nella sua camera, disperata per tanto dolore”.

- “Portami da lei, non vorrei parlare con lei nell’atrio, qui ci sono facilmente orecchi”.

- Maska fa cenno di sì col capo, sale le scale e Retzi al seguito. Da dove sa il ragazzo all’improvviso, cosa si deve intraprendere? Oppure, …può?

44. “Padre…”, sussurra lui come aveva fatto Maska, “…sulla scala vedo una traccia”.

- “Fermati”, ammonisce l’uomo. “Dopo ci farai da guida”. All’improvviso su Charius giunge come un sussurro: ‘Fa quello che vuole il ragazzo, è la guida di DIO!’. Sì, Dio può guidare chi e come EGLI vuole!

45. Nella stanza siede la moglie di Sporanato, una distinta romana, immersa nei pensieri, abbracciata saldamente dai suoi bambini. “Sibillia, abbi coraggio! Sono venuto subito, per aiutarti, cosa che in qualche modo mi riuscirà”.

- “Non potrai fare più nulla”, dice sconsolata. “Nessuno esce fuori da una rete, chi al giorno d’oggi…”.

- “Non devi scoraggiarti; anche tu credi, non è vero…?

- “Finora l’ho fatto, ora che mio marito mi è stato portato via, a cosa mi serve una fede nel Dio che non mi aiuta?”

46. ‘Schiettamente umano’, passa a Charius per la mente. Il regime non è più quello del tempo di Cesare, con il migliore che ci sia mai stato: Quirino Cirenio! Se ci fosse ancora, si potrebbe facilmente pregare per qualcuno e si verrebbe ascoltati. Sporanato non è mai stato colpevole di nulla. Si dovrebbe avere un manipolatore, un invidioso istigatore, allora si potrebbe salvare il salvabile.

47. Retzi tira di nascosto la veste del padre. “Sibillia, rimani qui nella stanza, sono certo che in questo luogo sarai al sicuro, adesso nessuno ti molesterà. Io vado da Sematra per sapere cos’è successo”. Che abbia arrestato l’amico a causa della fede, non è accettabile. Maska e il suo legionario al seguito, passano da alcuni vicoli, Retzi davanti, Maska accanto a lui. ‘Sono curioso di vedere come andranno le cose’, riflette Charius. Questa non è la via che porta nell’accampamento del grande esercito.

48. La città è già alle spalle, ma il ragazzo è inarrestabile. Maska fa cenno col capo tra sé, mentre Charius pensa che non avrebbe dovuto lasciarsi guidare da Retzi. Si potrebbe perdere del tempo prezioso. Tra fitti alberi si trova una piccola fortezza. Cosa ci fa qui? Intorno, né uomo né animale. Ed ecco, all’ingresso compaiono quattro uomini armati, il numero generale delle guardie. Dovrebbe essere qui? Ma, …perché?

49. “Alt!” esclama uno di loro a Charius. Ah, è forse ancora una cattura? È un sottoufficiale. Ghignando perfidamente, ferma il gruppo. C’è un bambino? Male! Ancora una volta Charius mostra il suo sigillo, valido per un capitano di plotone. “Cosa cerchi qui?”. Ora la guardia saluta militarmente. “Samatra ti ha mostrato la via per venire qui? Non c’è nulla da venire a prendere. La fortezza è solo sorvegliata”.

- Charius vorrebbe essere amichevole, ma qui si tratta di un caro amico; e che Sporanato giaccia lì incarcerato – non serve più domandare. L’angelo di Retzi deve avere dato l’accompagnamento.

50. “Dare a te un’informazione…”, suona lui intenzionalmente severo, “…non è il luogo. Quello che faccio qui lo verrai a sapere subito. Pensi tu che io creda alla tua bugia? Fortezze mezzo diroccate non vengono mai sorvegliate, bensì demolite oppure di nuovo ricostruite come si deve. Quindi, cosa avete da fare qui?”. Le quattro guardie stanno lì imbarazzate. Contro questo superiore, quasi dello stesso rango di Sematra, …o guai, un semplice legionario non può farci nulla.

51. “Siamo sottoposti agli ordini”, riferisce il primo. “Se tu hai un ordine superiore, …prego, guarda cosa puoi trovare qui”. Non espresso stupidamente. Ancora una delicata tirata alla veste. Retzi guarda suo padre con un lampo: ‘lo trovi’.

- “Ho perfino un ordine supremo”, risponde Charius, e pensa a Dio, al loro Salvatore. ‘Oh, sì, se Lui ci ha guidato qui, allora è l’Ordine del Cielo; e questo sta al di sopra di tutto il mondo’.

52. Charius entra nell’edificio da solo con il suo legionario, mentre Retzi, Maska e gli sgherri rimangono davanti alla porta. All’interno c’è un forte odore di muffa. Attraverso piccole feritoie penetra una debole luce in uno stretto passaggio. Ci sono tre porte pesantemente guarnite di vecchio ferrame. Charius torna subito indietro. “Le chiavi!”, ordina bruscamente.

- Con molta esitazione le si consegna. “Devi prendere tu il controllo, capitano superiore?

- “Non ti preoccupare, non vi coglierà nessuna colpa; la faccenda sarà sistemata da me”.

53. Retzi s’introduce di soppiatto. Prima che suo padre se ne accorga, si ferma davanti all’ultima porta. “Qui”, sussurra lui.

- “Ragazzo, non sai cosa ti può succedere? Torna indietro!”

- “Padre, ti obbedisco volentieri, ma devo rimanere qui. Me lo ha detto il Salvatore”.

- “È così? Quando te lo ha detto?”

- “È stato lungo la via, come se qualcuno camminasse accanto a noi”.

- “E poi?”. Charius prende una chiave e vede che è quella giusta. Ma si apre con difficoltà, la porta scricchiola, come se volesse rivelare tutta la miseria che si trova dietro di essa.

54. Lo spazio è buio. Sotto il soffitto ci sono due minuscoli abbaini attraverso i quali penetra a stento la luce e l’aria all’interno. Il pavimento è molto umido, le pareti ammuffite. Lo si vede solo dopo che l’occhio si è abituato al buio. In un angolo giace un uomo sul nudo pavimento. Prima che Charius lo noti, Retzi è già in ginocchio accanto a lui e lo tocca.

55. “Sporanato! Per l’amor del Cielo!”, Charius e il soldato sollevano l’uomo indebolito. “Vieni fuori! E guai a quel miserabile che ti ha ridotto in questo stato!”.

- Sporanato zoppica; in pochi giorni è smagrito fin quasi alle ossa. “Acqua…”, mormora, “…una goccia”.

- “Subito! Prima lasciamo questa topaia”.

56. Nel frattempo, fuori è successo qualcos’altro. Un legionario voleva colpire Maska, ma non ci è riuscito. “Siate saggi…”, ammonisce lei, “…andate via, potete far rapporto a un’altra unità da qualche parte. Oh, avete certamente dovuto sorvegliare, ma non avete fatto cosa era stato ordinato. Non è vero?”. La negretta ha detto questo senza saperlo.

- Il sottufficiale, colto all’improvviso dalla paura, fa un cenno ai suoi tre compagni. “Via, la vecchia ha proprio ragione! Non abbiamo dovuto, avremmo appunto…”.

- È troppo tardi per fare meglio. Dietro al forte pascolano i loro cavalli. In un attimo montano su di loro. Prima che Charius con Sporanato, Retzi e il legionario raggiungano l’ingresso principale, le guardie sono già scomparse.

57. “Dove sono i mascalzoni?”. Charius si guarda intorno con aria interrogativa. Impensabile, Sematra non avrebbe mai lasciato morir di fame il prigioniero; questo ricade sulle guardie.

- “Se ne sono andati”, dice Maska ridendo. “Lasciateli correre; il male trova la sua barriera”. Non c’è tempo di occuparsi della gentaglia. Sporanato deve essere aiutato. Nelle vicinanze c’è dell’acqua. Charius stesso la va a prendere.

58. “Lentamente…”, ammonisce, “…non devi bere in fretta”. Egli tiene stretta la coppa. Giù un sorso – quale ristoro per la gola riarsa. All’ombra, Sporanato viene lasciato riposare per un po’ e gli si dà del pane secco, oltre ad un altro piccolo sorso. Questo l’aiuta a sollevarsi su un cavallo. Il legionario si mette dietro di lui e tiene fermo il barcollante.

59. Si va a passo d’uomo, affinché anche Maska possa seguirli senza fatica. La gioia prevale, ma si rimane seri; poiché nella città nessuno deve notare quanto potentemente essi si rallegrino. Per Charius non è così forte. Deve andare da Sematra e, …cosa succederà lì? Significa aspettare ed aver fiducia. Se il Signore ha già aiutato meravigliosamente, allora farà anche quest’ultima cosa.

60. Maska provvede in maniera così toccante per la moglie, per i bambini, e il padrone della casa viene particolarmente assistito da lei. Sibillia, affinché non si spaventi a morte, adesso non deve vedere subito suo marito. Le viene solo detto: ‘È salvo’. Dopo uno o due giorni, sotto le migliori cure, Sporanato ha già un aspetto migliore. Solo quando sta meglio, la negretta dice: “Mia signora, il nostro signore è di nuovo a casa”.

61. “E Charius?”, chiede Sibillia ansiosa. “Ti stupirai, buona signora, lui ha fatto di tutto per rintracciare il nostro padrone di casa. Oh, questo è costata molta fatica. “La negretta racconta un po’ in modo prolisso della via verso il forte, e aggiunge: “Quasi non lo crederai: suo figlio, di otto anni, ha scoperto la traccia. Mi sembrava come se qualcuno lo guidasse, qualcosa di così … invisibile”. –

*

62. Charius si reca da Sematra da solo. Di per sé non gli è permesso di agire; è di competenza locale. Nel Nome di Dio vuol prendere tutto su di sé. Rimproveri e molto altro, purché non succeda nulla a Sporanato. Quando si fa annunciare, nota come opera l’agitazione, oppure così, …come se tutti gli uomini avessero paura. Perché? Lo verrà a sapere. Sematra dapprima lo saluta come un estraneo, i suoi occhi sono pieni di ombre.

63. “Oh, tu”, dice dopo un po’, “sii salutato. Penso quasi che sei venuto al momento giusto”.

- “Così sembra! Cosa c’è?”

- “Qui è caduta una cattiva stella. Avrei fatto altrimenti; purtroppo si devono lasciar valere i testimoni”.

- “Dimmi tutto, allora arriverà anche l’aiuto”. Davanti ad un boccale di vino, che il superiore dell’accampamento beve troppo rapidamente, viene fuori una brutta immagine.

64. “Dieci giorni fa è venuto da Roma un funzionario del trono; così si è presentato, capo delle legioni. Quest’ultima cosa non gliel’ho creduta, ma di questo ho taciuto. Mi ha mostrato l’autorizzazione del regime, quello, hm…”, dice piano, “…straccio. Poi si è cominciato. Alcuni dei miei uomini più bravi sono stati portati via subito, in seguito, …credimi, a falsi testimoni. Ora ci si serve di questi”.

65. “Ah, e tali falsificatori di giuramenti hanno parlato contro Sporanato?”

- “Lo sai già?”

- “Di questo caso so ancora molto di più. Che tu non abbia potuto agire contro l’inviato, è chiaro. Ma consegnare Sporanato alla morte per fame, questo è…”.

- “Permettimi, non è vero! La prossima settimana sarebbe stato portato a Roma; là non serve un cadavere affamato, là ci vuole un uomo sul quale si può spezzare un bastone senza che ne risenta alcun danno”.

66. “Perché allora nella fortezza in rovina, senza il più piccolo nutrimento? Peggio di come si tengono le iene?”

- “No!”, Sematra va avanti e indietro, agitato.

- “Và a dargli un’occhiata a casa”, obietta Charius. “Se non lo avessi cercato subito…”, evita di dire che lo ha trovato Retzi, “…domani avreste potuto seppellirlo ‘onorevolmente’.

67. Giaceva nelle carceri sotterranee più buie, era solo uno scheletro; così ho potuto salvare il sempre sommamente giusto Sporanato”.

- “Charius, dammi la mano, ti giuro: non lo sapevo e mai lo avrei voluto! Il funzionario del trono si è cercato le guardie dalla propria scorta, non ha preso nessuno dei miei sottoposti. Ieri è andato via e noi tutti abbiamo tirato un sospiro di sollievo, ma i vuoti che ha lasciato, non so come sono da colmare”.

68. “Lo dirò a Sporanato, o lui stesso ha affrontato questo ‘altolocato’?”, espresso con scherno.

- “Tu credi? Quello si è avvolto nelle sue nebbie; io ho dovuto fare quello che ordinava, quindi lui ha le mani pulite, mentre io…”.

- “Devi pagare il fio della colpa. Abbi fede in me, più correttamente, in DIO, del Quale potrei riferirti come mi ha guidato fin qui, ancora al momento giusto, quindi l’aiuto per te viene anche da Lui. Di questo sii certo!”

*

69. Nonostante la non-comprensione dove fosse l'aiuto del Cielo, dove avviene una avversità - esso (l'aiuto) c'è: talvolta coperto come il Sole dietro nuvole oscure. Il serpente disse falsamente: ‘Dio dovrebbe averlo detto? Verrà a mancare il Suo aiuto?’. La domanda può essere giustificata, perché l'uomo non vede il mistero della Luce. Per l'uomo mondano è determinante il dato di fatto come si chiama un avvenimento del mondo.

70. Qui abbiamo dei cuori fedeli, proprio perché non hanno mai incontrato, o solo raramente, il Salvatore, sono tanto più benedetti per via di tutti i fardelli. Poiché non vedere né udire e tuttavia credere, questo è ciò che il Signore ha molto spesso accentuato. In contrasto ai superiori del Tempio: essi hanno udito, hanno visto ed hanno disprezzato la salvezza del Signore.

71. Sematra viene trasferito a Damasco con la sua gente migliore. Detto in anticipo: fino all’età avanzata rimarrà inviolato, abbandonandosi alla Grazia di cui ha predicato Charius. Una cosa gli dispiace: il fatto che con il cambiamento non può rimanere in contatto con i suoi amici. Ma il contatto della Luce…, egli lo tiene saldamente alto.

72. Sporanato rimane al suo posto e non succede nulla che gli imponga nuovi oneri. Il pensiero non sbaglia: il funzionario del trono è già stato destituito. Sibillia e Maska si uniscono strettamente al Salvatore, come Sporanato. La Benedizione di Dio giace sul loro operare.

73. Poco dopo, ancora un buon cambiamento: Brudumus viene trasferito a Dan. Si forma un gruppo di credenti. Mondanamente meraviglioso, spiritualmente è un segno: nonostante la persecuzione, il gruppo rimane libero da odio e perfidia. Ad alcuni perseguitati viene offerto asilo, altri vengono portati al sicuro.

74. La Luce, la Volontà del Creatore abituata alla Salvezza, domina su tutte le attività del modo e questa sostiene

l’opera di Gesù!

 

 

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Cap. 12

Una consolazione dalla Luce – Retzi quarantenne lascia Dan

L’incontro con Sematra in Damasco – Un edificante cena con i cristiani

1. Molti anni sono passati. In quei paesi dove si sapeva del ‘Salvatore di tutti i mondi’, hanno vissuto dei demoni umani. La Giudea si è persa in angoscia e lacrime; la vecchia grande Roma, l’Italia, non è che un’ombra della sua antica potenza. Ma nulla ha potuto impedire quel superiore corso vittorioso che la Luce di DIO e la Croce di Grazia ha rivelato nel mondo, nell’intero Universo, quell’eterna salvezza che Dio ha preparato dall’inizio, quando divenne necessaria la redenzione dei caduti. In quanto tempo…? Nessuno lo comprenderà. Il Tempo di Dio si chiama eterno!

2. Di tutti i cuori buoni che in questa Rivelazione sono diventati noti, solo Retzi vive ancora, per render noto l’ultimo cammino della sua vita. Charius e Susanna, Brudumus, Sporanato, Sibillia, il rabbi Nerias ed altri, hanno potuto lasciare il mondo serenamente, mentre tanti testimoni hanno portato il loro sacrificio per la fede nel Salvatore. E sono stati tutti ‘benedetti’; poiché in un modo o nell’altro i figli viandanti della Luce ritornano a Casa. Ognuno può depositare il proprio obolo sul santo Focolare nel Sancto Sanctorum. Anche prima e più tardi, mentre il decorso della materia e quindi l’immenso santo Atto della redenzione passa attraverso le mani del Padre abituate alla salvezza.

*

3. Quando Retzi ha sepolto – giustamente – i suoi secondi genitori, Charius e Susanna, per breve tempo rimane solo in Dan. Il legame proveniente dalla Luce, avuto già da bambino, si è rafforzato. Spesso vede nei sogni ciò che deve intraprendere. Ha la sensazione intangibile di essere guidato, sente le ispirazioni come fossero le parole di buoni amici, ed è sempre la sua ‘silenziosa gratitudine’ che lui invia con riverenza e in adorazione verso il Cielo.

4. Ha più di quarant’anni, dopo che Gerusalemme è stata ridotta in cenere, l’orrore penetra furtivamente attraverso il paese; una sera vede come una luce che sta davanti a lui. Egli vive ancora nella casa di Charius che ha ottenuto in eredità. È la prima volta che fa un’esperienza del genere, questo è come uno sgomento che lo attraversa, uno sgomento beato. Poi la domanda piena di umiltà: ‘Non può essere! Non ne sarò mai degno! O Signore, mio Salvatore, buon Dio-Padre, cosa fai con me?’. Già sente una voce soave:

5. “Sii consolato, anche tu sei figlio del Padre. Chi si consacra a LUI, chi si lascia guidare dall’Altissimo, troverà sempre la via che deve e può percorrere per la salvezza della sua anima. Vedi, Retzi, questo lasciarsi guidare è la cosa più meravigliosa in un cammino di Grazia attraverso la materia. E credilo, perché hai lasciato scorrere lacrime così colme di amarezze su tutte le tante sofferenze umane: ogni figlio del sacrificio è incluso nel sublime e necessario sacrificio della Croce del Padre.

6. Tu, in questo caso, pensi che non ne saresti stato coinvolto, perché non hai portato un tale sacrificio, essendo sempre stato provveduto? È vero! Chiediti: ‘Sei giunto alla fine della tua via? Sai tu cosa ti aspetta ancora?’. Vuoi chiedere al Salvatore del perché uno deve soffrire molto come la persecuzione ha fatto, mentre altri, come te, possono, per così dire, rimanere senza peso?”

7. “No”, sussurra Retzi a fior di labbra, e non sa se sta parlando con l’apparizione di Luce. “Per questo non ho nessun diritto”.

- “Un diritto di figlio consiste nel riflettere solamente come si pone una domanda. Con te non ce n’è bisogno. Anche se sei un uomo maturo, a volte pensi al Salvatore come al ‘buon Uomo’ che è diventato tutto per te, qualsiasi cosa tu possa sentire di Lui nel cuore.

8. Quelli che affogano nel sangue, portano gioiosi le loro palme a casa. Se prendi volentieri su di te la fatica di un lungo viaggio, che superi per amore di GESU’, porti il peso degli altri, sei pronto, per quanto possibile, di servire laddove la Luce ti vuol portare, nell’ubbidienza verso Dio; allora anche tu hai adempiuto il tuo dovere. Un giorno verrai a sapere come il Santo pesa il dare e l’avere di ogni figlio. Anche il tuo! Preparati, prendi il bastone, il mantello e la borsa, lascia tutto il resto dietro di te. Dalla benedizione del Padre, alla fine ti chiederai: ‘Dove vuole andare la bontà di Dio?’ Questa bontà è la guida della tua via”. – All’improvviso la luce non si vede più.

9. Per quanto tempo Retzi rimane seduto profondamente assorto, … non lo sa. Gli ultimi raggi di un Sole serale lo inondano. Come se si fosse risvegliato, alza gli occhi, ringraziando nel più intimo. Nella notte comincia i suoi preparativi. Egli sa: non è inteso lasciare il caro bene dei genitori; anche il mondano deve essere ordinato. Ha ancora un paio di vicini, pur non credendo in Gesù, sono comunque delle care persone. Vuole lasciare tutto a due famiglie più povere, per iscritto. Domani sarà impresso il sigillo, affinché la proprietà rimanga a queste persone.

10. Oh, sì, la borsa. Prende con sé delle monete d’argento, potranno servire durante il viaggio. Ci sono tante cose belle in casa, ma si separa volentieri da tutto. Ovunque la Luce lo conduca, non serve altro che la ‘Grazia del suo caro Signore’. – Due giorni dopo le famiglie sono molto felici e promettono di mantenergli la casa e i bene nelle migliori condizioni possibili. Se dovesse ritornare… a questo punto Retzi in silenzio fa cenno col capo. È inutile dire: ‘Non rivedrò mai più il posto!’. Quale gioia! Il suo ultimo posto sarà nella Casa del Padre celeste. A Lui sono lasciate la via e il tempo.

11. Il mattino è ancora lontano. Retzi chiude la porta; congedandosi accarezza un rilievo. Esso raffigura un grande lume, una volta riempito con l’olio. Preso saldamente in mano il bastone, se ne va a piedi. Di notte ha portato i cavalli nel distretto romano, là saranno assistiti. È bene pensare alle creature. La sua prima destinazione, che richiede un paio di giorni, è Damasco. – Di nuovo una Guida.

12. In una strada laterale dove Retzi evita volentieri il rumoroso centro cittadino, davanti a una casa siede un vegliardo. Umanamente è impossibile riconoscere chi fosse stato una volta. L’abito tradisce il romano. Dovrebbe essere …È lui! È Sematra! Retzi si avvicina di corsa. Oh, bontà misericordiosa di Dio! Dopo il saluto di pace, il vecchio alza lo sguardo, socchiude gli occhi e riconosce colui che lo saluta. “Retzi, cosa ci fai in Damasco? Cosa cerchi qui?”

13. “Lasciami riposare per un po’ presso di te, vecchio amico, e prima ti chiedo: ‘Come te la sei passata? Sei solo?’. Raccontami”.

- “Non c’è molto da dire”. Un sommesso sospiro. “Sibillia non vive più…”, – Retzi lo sa – “…i figli sono sparsi; non c’è più nessun ordine. Questa mia piccola casa…”, Sematra indica dietro di sé, “…me la son potuta acquistare quando sono stato ‘onorevolmente’ congedato”. Espresso così amaramente. Oh, sì, Retzi se lo può immaginare, come sia successo tutto questo.

14. “Adesso mi serve Maska come meglio può. Sono contento perché sono stato dimenticato. Sono indisturbato”.

- Retzi stringe la mano al vecchio amico: “Non hanno chiesto di me, il che mi ha sorpreso, soprattutto perché si sarebbe usato qualsiasi uomo, come si diceva sempre. Per cosa, …lo saprai di sicuro”.

- “Proprio no, tutto viene messo a tacere, affinché il vessillo di Roma sia ancora rispettato. Esso è strappato e viene solo rammendato, e tutto è duramente calpestato”.

15. “La cara Palestina, dove il Salvatore ha predicato meravigliosamente, ci sono rovine, e non c’è quasi nessuno che sarebbe lì di casa”.

- “Perché sei a piedi? Come capitano dovresti avere sempre dei cavalli”.

- “Li avevo”. Retzi riferisce degli ultimi tempi, che i seguaci di Gesù si catturano e si tormentano e, altro ancora. Per il momento non dice molto del compito che la Luce gli ha assegnato. Per la protezione di Sematra deve sentire come la pensa adesso, e se la semenza del Cielo è pienamente germogliata in lui.

16. “Sarai stupito, Retzi. Qual meraviglia mi ha portato Charius, essa è saldamente chiusa in me; ma c’è! Lontano dalla città vera e propria non è pericoloso abiurare gli dèi, quelli vecchi, per quanto sia vera la storia di dedicarsi all’unico Dio. Si dà la caccia alla povera gente come agli animali selvaggi! Dal momento che sono molti, io penso che non sarebbe necessario aumentare il numero delle vittime. Per questa ragione sono andato nella piccola casetta. Qui di notte vengono i cristiani, come li si chiamano con disprezzo. Se ti fermi qui per un po’, li conoscerai tutti”.

17. “Volentieri, Sematra”.

- Diventano ore buone. Non si accendono lumi quando ci si raduna. Dapprima i credenti sono timorosi, quando a tavola vedono che si è seduto un forestiero. Su questo tavolo c’è un pane e un calice di vino. Il padrone della casa, posando una mano sulla spalla di Retzi, dice rassicurando: “Lui è un autentico cristiano; suo padre mi ha salvato, la mia anima si e convertita al Signore”.

18. Dopo la preghiera del ‘Padrenostro’, Sematra spezza il pane per ognuno, come adesso, si sa che lo ha fatto il Salvatore nell’ultima Cena con i Suoi discepoli. Il calice viene fatto girare. Un uomo, fuggito qui da Gerusalemme, ripete le Parole di Gesù: “Prendete il pane, e: bevetene tutti” [Luca 22,19-20]. Lo si ripete, profondamente seri e confortati, anche se gli uomini mondani minacciano con catene, angustie, morte e fuoco.

19. Da dove a Retzi vengono le parole, egli non se lo chiede. È rivelazione dello Spirito. Ci si abbandona a questa beatamente. Come una calda brezza attraversa la stanza, nella quale più di cinquanta persone celebrano il loro ‘servizio divino’. Qui non c’è bisogno di un edificio sontuoso e di nessun rituale esteriore, poiché la solennità di una Cena, che il SIGNORE ha stabilito così santamente, sta al di fuori dallo splendore mondano, e non è una cerimonia. Si è collegati con il Santo e si è sommamente innalzati, lontani dal mondo.

20. “Cari amici!”. Quale parola di Grazia; è una conduzione verso l’eterno che solo l’UNO dà: Dio, il Salvatore da sempre. “Non stupitevi”, dice Retzi, “se cito una Parola che ha pronunciato un giorno re Davide in adorazione della Potenza creativa e della magnificenza di Dio.

21. Gli israeliti pensano che i romani non possano saper nulla della nostra storia. Qui, amici, siete riuniti a un’unica tavola, fuggiaschi dalla Palestina e da Gerusalemme, e cari romani che, con e senza conoscenza del nostro Signore, Lo hanno riconosciuto ed hanno imparato ad amarLo. Quindi posso dire: per nascita sono della tribù di Beniamino, accolto ed educato come piccolo fanciullo da due cari genitori”. Che Charius e Susanna discendessero dalla tribù di Dan, lo evita saggiamente dopo l’accenno: «Siate prudenti come serpenti, ma senza falsità come colombe» [Mt. 10,16]

22. Da bambino ho imparato a conoscere il Salvatore. Egli mi aveva stretto al Cuore assai amorevolmente. Non bisogna mai dimenticare la Parola: «Se non diventate come i bambini…». Oggi possiamo chiederci: cosa siamo noi? Davide pregò: «Agisci verso il Tuo servitore secondo la Tua grazia, e insegnami i Tuoi decreti. Io sono Tuo servitore; istruiscimi, affinché io riconosca le Tue testimonianze» [Salmo 119,124-125].

23. E ora la grande Parola di Grazia del Signore, sui migliori amici. Spesso Egli ha detto questo come consolazione. Ingiustamente Lo si chiamava «un Amico dei doganieri e dei peccatori» [Luca 7,34] e nessuno di questi istigatori sospettava quanto disperatamente avessero bisogno del Signore come loro Amico, per liberarli dalla loro arroganza.

24. Così stanno le cose con coloro che esteriormente indossano abiti puliti, ma interiormente sono vuoti e marci. Voi sapete come si deve intendere questo. Questi danno con la mano destra e, con la sinistra, si riprendono il decuplo da coloro che hanno ricevuto meno di un siclo. Ora pensiamo alle cose buone e sante che il Signore ci ha portato: la Sua bontà e il perdono, la Sua grazia e, …il Suo sacrificio!

25. Egli disse: «Nessuno ha un amore più grande di colui che dà la sua vita per i suoi amici! E voi siete i Miei amici!» [Gv. 15,13]. Non solo fu annunciata una cosa facile (a farsi), ma fu aggiunto: «...se fate ciò che Io vi prescrivo!» [Gv. 15,13]. Confrontiamo l’espressione di Davide, del servitore: «Voi non siete servitori!». Qui viene accentuata la differenza tra amico e servitore. E ancora: «Il servitore non è più grande del suo padrone!» [Gv. 15,20]

26. Ebbene, l’Uomo dei miracoli, come deve essere chiamato, si è sempre denominato SIGNORE. Egli disse: «Non dovete farvi chiamare rabbi…», che significa maestro; «…poiché solo uno è il vostro Maestro…Cristo; voi invece siete tutti fratelli!» [Mt. 23,8]. Se Egli è il Maestro e il Creatore dell’eterna infinità, allora noi, davanti a Lui, siamo Suoi servitori. Se lo siamo volenterosi, allora ci eleverà, affinché vediamo in Lui il PADRE, il che significa che siamo figli Suoi.

27. Lo possiamo chiamare con migliaia e migliaia di Nomi; Lui rimane sempre l’UNO: il Padre-Creatore, il Guaritore e il Salvatore! Noi, invece, quale immagine della verità e della conoscenza, siamo tutto questo come ci poniamo davanti a Lui. Più giusto: se ci lasciamo innalzare a Lui. Noi pensiamo a Lui come Nazareno, come dicevano con disprezzo i superiori del Tempio: «Cosa può venir di buono dalla Galilea?» [Gv. 7,41]. Oh, importa da dove proviene una persona, oppure – applicato a noi uomini – come uno si chiama e in quale popolo è nato? Oppure sta in primo piano, come si è? Se cattivo o buono?

28. Viviamo adesso in un tempo malvagio, come si dice superficialmente. Ahimè, il male sta intorno a noi come un Leviatan, ed è il modo in cui gli uomini malvagi tormentano gli altri, li dominano, li opprimono, e il loro scettro malvagio è addirittura il nero panno mortale di molte vittime. Anche noi, amici, stiamo nel mezzo dell’inferno. Non ne esiste veramente nessun altro se non quello che c’è nei cuori malvagi, i quali stanno in agguato come sciacalli sulle povere vittime.

29. Ma il TEMPO, amici miei, non ha nulla a che fare con queste cose. Il Tempo dalla mano di Dio, Egli è il Signore dello Spazio e del Tempo, è eternamente qualcosa di buono e di santo, e per noi uomini è qualcosa che guarisce! Dipende da noi cosa facciamo con il tempo che ci viene dato. Il Signore ha parlato spesso dicendo che avrebbe operato finché fosse stato giorno. Sì, quale giorno intendeva? Quello in cui ha dato questo accenno, con quella strana frase aggiunta: «Viene la notte, in cui nessuno può operare!» [Gv. 9,4].

30. È come un Respiro che ci avvolge”. Retzi ha la grande visione, la prima grande visione della sua vita, molto al di là di quelle possibilità di conoscenza provenienti dalla Luce, come generalmente non gli era ancora stata data. “Giorno! Quale meraviglia! Nessun povero giorno del mondo con le sue brevi ore, nelle quali si può operare quasi sempre poco. No, miei cari, il Signore aveva inteso qui il grande Giorno creativo dell’Amore della Divinità.

31. Il Giorno dell’Amore! Incomprensibile per l’intelletto umano, il giorno della caduta della figlia e dell’eterna redenzione di tutti i caduti. Questo è il Giorno di Dio! Mai quello che gli uomini si misurano. Della notte c’è altro da rivelare. Una è la notte dell’anima, nella quale sogniamo delle cose esteriori, che vorremmo cogliere, e sopprimerne il presentimento che ciò che appartiene al mondo sia transitorio! Con la morte del corpo cessano tutti i sogni.

32. Dove tendiamo poi le mani? Sprofondiamo nella nostra notte? Oh, lo si vorrebbe incidere nei cuori di tutti: ‘Svegliati, amico, svegliati!! Lascia entrare in te la luce del giorno. Fa’ del bene, come sai operare nella silenziosa preghiera, oppure con parole colme di compassione, se non sei in grado di aiutare con un’azione’.

33. Un povero bisognoso di aiuto non può servire con un’offerta, ma può essere più ricco dell’uomo più ricco in denaro e in beni. Questo vede Dio; questo scriverà nel libro d’oro; questo verrà messo sulla bilancia della Grazia quando batterà l’ora del ritorno a casa. Allora su tali poveri verrà la luce del Giorno celeste, e siate certi: da servitori e amici, diventano ‘figli di Dio’!

34. Ora le donne mi guardano quasi con tristezza, perché finora ho parlato solo di servitori e di amici. Non siate afflitte, care sorelle! Adesso mi viene in mente un’antica parola: «Dite alla figlia di Sion», e: «Tu, figlia di Sion, rallegrati!» [Isaia 6,2; Zacc. 9,9]. Ci sono moltissime parole come queste, nei tempi degli antichi profeti che si occupano del tutto straordinariamente delle care figlie di Dio.

35. Davanti a Dio, miei cari, esiste un solo popolo di figli, e qualcuno dovrebbe dirmi se Lui, l’eterna Misericordia, preferirebbe più una parte che l’altra. Se così fosse, allora dalla Sua stessa Opera, dalla quale un giorno aveva fatto uscire l’intero popolo di figli, dovrebbe considerare una parte più alta, e l’altra più bassa. In tal modo la Sua stessa Opera di Creatore-Padre sarebbe divisa. Questo non può esistere eternamente!

36. Le differenze possono esistere in questo mondo, introdotte dagli uomini; essi stessi un giorno dovranno cancellarle, perché altrimenti la loro casa animica avrebbe due parti. Allora nell’aldilà non saprebbero più in quale parte dovrebbero dimorare. Questa è altrettanto una notte, quell’incertezza che non deve mai essere confusa con la sublime ‘Santa-oscurità’ di Dio. E qui vengo al concetto: la notte.

37. In generale, in essa vi si vede l’oscurità; si ha paura, perché può portare pericoli. Per alcuni la paura è molto salutare, in questa si riflette la loro immagine interiore. Chi invece si dà anima e corpo a DIO e crede in Lui come il sommamente amato Salvatore, egli sa che Egli è il Padre nostro da eternità che non possiamo misurare, questi non teme nessuna notte, né quella della natura, ancor meno quella che il Creatore mette per noi benignamente. Queste, voi cari, sono le notti della Creazione, nelle quali – se posso dire così – Dio è a Casa con Se stesso!

38. Là Egli opera nel maestoso silenzio, vi attinge per noi la beatitudine, prepara il giorno successivo che noi, le figlie e i figli, dobbiamo sperimentare con gioia, uniti con LUI, benedetti da LUI, ricevendo ogni Dono di Luce dalla Sua mano. Questo si può ben sapere nei pensieri, si può dire con piccole parole, crederci, – immaginarsi come ci andrà dopo la vita terrena, questo non lo possiamo ancora sapere e non sarebbe nemmeno necessario tendere la mano in anticipo a quelle meraviglie che il Padre ci ha riservato.

39. Anche se magro nel confronto, triste in relazione col mondo, è bene se non si sveli il futuro. Ponderiamo una Parola del Signore, secondo la quale per l’uomo il tempo e il presente passano; resterebbe solo il futuro! Egli lo ha sottolineato spesso, tanto che ha sciolto i cuori. Nel modo più meraviglioso ha annunciato agli uomini l’eternità imperitura.

40. Ad ognuno che si è dato al Suo insegnamento, la brama è entrata nel petto e, non per caso: la gente è sempre andata dietro di Lui, per ricevere da Lui il conforto e la sacra Promessa. Così noi, qui riuniti, siamo anche circondati da Lui. Non dobbiamo temere quei tempi in cui prima o poi travolgeranno gli uomini. Il tempo, anche in questo caso, è inteso l’umano, significa il suo odio, la sua infamia, il suo miserabile comportamento.

41. Se DIO lo fa rotolare nel Suo Tempo, allora riflettete: proprio questa è la Grazia che mantiene anche il Suo popolo di uomini. Non per il mondo! Noi veniamo, rimaniamo e ce ne andiamo, cosa che avviene nel Tempo di Dio, che nessuno potrà mai e poi mai cambiare! Non lo si può né abbreviare né accelerare, lo si può semplicemente colmare adeguato a se stessi, con il bene oppure anche con il male, e questo tempo sarà il giudice, perché l’eterno Signore-Giudice domanderà: «Cosa hai fatto, o uomo, con il tempo che ti è stato affidato”.

42. I radunati guardano con devozione l’oratore. Davanti a loro sta un uomo? Sì, uno di loro, e tuttavia è un messaggero del loro caro Signore. Ad ognuno sembra come se il Salvatore stesse accanto a Retzi. Sì, no, accanto a ciascuno, perché tutti si rendono conto della sensazione: sia che Retzi parli, sia che loro sentano, sono avvolti strettamente da un legame d’amore.

43. E continua: “Cari figli di Dio, se si considera che il Santo è venuto come Uomo in questo mondo, stando vicino e lontano, ed aveva tutti nella Sua mano di Grazia, allora a uno viene da pensare: ‘Ne siamo noi degni?’. Ognuno ha, per questo, un ‘no’, perché siamo peccatori, nonostante la nostra buona e giusta volontà nel volere il bene e il giusto, ma inciampiamo sempre in qualcosa.

44. Solo il Salvatore ci ha resi degni! Con la croce Egli ha cancellato le nostre mancanze, ci ha inclusi nel Suo sacrificio. Ma dalla croce viene su di noi quell’ammonimento, come lo espresse a molti malati che le Sue parole di Grazia guarirono: «Non peccare più!» [Gv. 8,11]. Questo era un amorevole ammonimento che doveva toccarli nel più profondo del cuore, era un dito puntato verso l’alto: ‘Guarda ciò che Io ti offro, è la tua via nella Luce!’

45. Allora mi viene in mente ciò che una volta Isaia disse: «Appianate nel deserto la via al nostro Dio», e ancora: «Sgombrate la via!» [Isaia 40,3; 57,14]. Dio non pretenderà mai da noi di percorrere la via larga, perché come creature figli non ne siamo nemmeno capaci. Esiste una sola via, quella di Dio, e su questa possono sfociare appunto i piccoli sentieri e i vicoli dei figli, quasi sempre con piccoli passi che si possono fare.

46. Se questo accade con buona volontà, allora si adempierà in noi la Grazia: «Non peccare più!», il che significa, che non si deve mai fare qualcosa di male con intenzione, né agire contro la verità di Dio. D’altra parte, fortificheremo l’anima dalla parte dello spirito prestataci, affinché prepariamo secondo la fede quella via, quel campo, quella pianura. Nulla di spiacevole deve rattristare il Signore. Questo, era inteso, per il nostro Onnissanto-Eterno!

47. Poiché vedete: per LUI che ha creato le Sue opere meravigliose, a nessun figlio ha chiesto come deve operare per elargire i Suoi doni [Isaia 40,13]. In questo senso in effetti nessuno può preparare la Sua via! Il nostro fare e lasciare è a Lui per la gioia, se noi, come detto, siamo sempre di buona volontà. Oh, allora sta lì la grandiosa Rivelazione di Dio per gli uomini e per tutti i Suoi figli!

48. Egli è il Dio vicino, ci libera da ogni colpa. Allora c’è la ‘pianura’; non c’è più nessun sotterfugio. Ci sono certamente su questo mondo fino alla fine della nostra vita le vie storte e sbilenche, aggravate dai cattivi, ma questo vale solo per l’esteriore. L’interiore, lo spirito, il cuore, l’anima e il sentimento rimangono intatti, finché ci confermiamo nella salda fede.

49. Se abbiamo Dio sempre davanti agli occhi e nel cuore [Tob. 4,6], allora siamo collocati anche nella Sua unica via! Dobbiamo avere davanti agli occhi di confessarLo davanti agli altolocati che, infastiditi, vorrebbero cancellarLo. Ma avere nel cuore di non annunciare il Santissimo agli indegni, perché questo aggraverebbe e appesantirebbe le loro anime.

50. Una volta, quando vidi e sentii il Salvatore da lontano, per me era un mistero quando qualcuno faceva domande a trabocchetto e il Signore, sempre paziente, non dava nessuna risposta. Sì, Egli si voltava e andava via con i Suoi discepoli. Più tardi sentii che con chi non mostrava nessuna buona volontà, ma voleva esporLo al ridicolo, cosa che a nessuno è riuscito, allora il Salvatore andava via per la salvezza di tali povere anime. Essi non dovevano più metterLo alla prova, il che sarebbe stato doppio danno per loro. Per l’incommensurabile bontà, il Signore ha preservato così i peccatori dai peccati che, altrimenti, sarebbero stati considerati ‘contro lo Spirito Santo’.

51. O amici, l’umanità non potrà mai imparare l’alto linguaggio con il quale sarebbe da glorificare e onorare Dio adeguatamente. Rimarrà sempre un’opera imperfetta, ciò che un giorno dobbiamo mettere sull’Altare maggiore di Dio. Egli lo guarderà nella Sua cordialità se congiungiamo i pezzetti e non diciamo di noi stessi soltanto: Signore, questo Ti ho offerto’, bensì: Signore, guarda i piccoli doni, messi insieme nella magnificenza del Tuo Amore, allora per Lui potrà essere quella grande Gioia che si aspetta dal popolo dei Suoi figli.

52. I Suoi cari grandi possono portare ricchi doni. Oh, Egli prende anche i più piccoli nelle Sue mani e li benedirà. Su questo mettiamo la speranza e la fede: noi abbiamo un meraviglioso Dio della bontà, della grande cordiale misericordia! Possiamo sempre essere certi del Suo aiuto e, non manchiamo mai la via che insieme ci porta nella ‘Casa del Padre! Venite, inginocchiamoci e adoriamo il nostro Signore, con lode, gloria, onore e ringraziamento!”

*

53. Solenne silenzio come nella volta celeste, quando il Creatore concede a ogni opera il ‘tempo del riposo’. Lo si può percepire come una gioia, nessuno lo può denominare, …tranne DIO! Questi uomini siedono beatamente in mezzo alla miseria del mondo; solo Sematra pensa per una volta: ‘È dunque questo, un uomo?’. – ‘Noi siamo figli di Dio’, si collega il pensiero quando tutti se ne vanno. Basta una silenziosa stretta di mano che dice tutto: ‘Grazie, pace, nuova fiducia’.

54. Le stelle splendono ancora alla volta celeste, per il resto, nei vicoli regna l’oscurità. Si torna a casa indisturbati. Nessuna ronda li importuna, ci si sforza anche di camminare piano per la protezione di tutti. E Dio dona una pacifica notte. Retzi si sdraia sul pavimento, gli basta una coperta; non vuol togliere al vecchio padrone di casa il suo giaciglio che questi gli ha offerto. Maska porta ancora una bevanda e un piccolo pasto. Poi regna la quiete nella casa, finché il mattino si annuncia attraverso la finestra.

55. “Resta ancora con noi oggi”, dice Sematra. “Quello che hai insegnato questa notte, Retzi, è stata la Parola di DIO! Tuo padre, che mi ha potuto salvare attraverso il molto amato Signore, una volta disse che non avevo compreso del tutto: ‘Beati sono coloro che non vedono e tuttavia credono!’ [Giov. 20,29]. Solitamente io non ho mai potuto credere a ciò che non si vede né si sente. Se si passa attraverso una grave afflizione senza alcuna prospettiva di salvezza, come se il mio io animico fosse perduto, come Sporanato nelle carceri sotterranee, e all’improvviso arriva l’aiuto che toglie uno dal vortice, …sì, allora s’impara a credere e, …s’impara a pregare.

56. Me lo ha insegnato Charius con le parole e con i fatti. A poco a poco venni alla conoscenza: tutto il bene, anche quello che si fa l’un l’altro, è l’aiuto di Dio e la Sua salvezza! Oh, sì, mi sono consacrato completamente al Signore, ma in questa notte, mio caro Retzi, ho trovato del tutto quel vicoletto, la mia piccola via che mi potrà un giorno guidare al sentiero dell’Altissimo, se EGLI vuole”.

57. “Lo vuole certamente! Per me penso la stessa cosa, e credo che valga per tutti i figli viandanti che il Padre nostro guida magnificamente. Se ne facciamo parte – questa è la mia ferma fede – allora attingeremo con gioia l’acqua dalla Fonte salvifica di Dio! È quel certo sommamente maestoso che non si svolge su questo mondo e nell’Universo, che il Creatore non dà e non mantiene. Vuole anche noi, cara amica”. Retzi afferra le mani di Maska che ha portato bevanda e cibo; lei non dev’essere esclusa.

*

58. Durante il giorno, Retzi rimane in casa. Le ronde cercano volentieri nei vicoli secondari. È lì che vivono i poveri, tra i quali si cercano le prede. Prima, adesso, fino alla fine di questo mondo. Sematra ha bisogno di riposo, la vecchiaia consuma le sue forze. Il corso di una vita umana.

59. Una seconda buia notte di Grazia, quindi è facile scivolare rapidamente da un angolo all’altro del vicolo. Più tardi il cielo si schiarisce un po’, il che è sufficiente per riconoscersi. Fragile, ma comprensibile, Sematra ripete una conversazione con Retzi. Egli sottolinea: «Beati sono coloro che non vedono, e tuttavia credono!». E aggiunge:

60. “Di noi, all’infuori di Retzi, nessuno ha mai visto né sentito il Signore, e non poteva che essere vicino a Lui. Per noi, senza merito, vale lasciarsi guidare e credere senza vedere! Non siamo così, forse uniti con il Signore? Egli ci dona il Suo Amore. Possiamo mancare qualcosa della vera fede perché siamo imperfetti, aggravati dal mondano, dovendo pensare al proprio mondo in noi. Mettiamo la nostra insufficienza nelle mani del nostro Salvatore; EGLI farà tutto bene! Così con la nostra via, come con ciascuno nell’ultima ora terrena.

61. Egli ci vuol preservare, affinché non cadiamo nelle insidie del male, fino a quando possiamo andare serenamente, e attraverso di LUI possiamo aprire gli occhi del nostro spirito beatamente. Non siamo, così, già confortati abbondantemente? Ci serviamo il meglio che possiamo; ma ogni aiuto rimane quello del nostro Salvatore Gesù, del Padre, che ci ama benedicendoci!”

*

62. Come nella notte precedente, un soave silenzio discende dallo spazio del Cielo di Dio. Sematra va a prendere il pane e il vino, per festeggiare ancora una volta con gli altri e con Retzi la ‘Santa Cena’.

 

 

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Cap. 13

Un temporale porta la salvezza

La pacifica capanna dell’eremita

1. Ora Retzi è già da tre settimane in viaggio. Spesso rimane silenziosamente stupefatto dove lo conduce la via. Bene, quanto più si va a nord-ovest, tanto più non si può parlare di vie. Sentieri calpestati, fatti da uomini, più raramente da piccoli zoccoli, spesso tracce di animali di ogni tipo. Agli incroci lui stesso esamina: se vado a destra, se mi rivolgo a sinistra, ogni volta è come se una mano lo toccasse oppure gli indicasse la direzione.

2. Se talvolta ci sono i raggi del Sole, allora Retzi sa precisamente: “È un cenno del caro Signore!”. Allora segue con fiducia il segno. Finora ha toccato spesso una piccola città o un villaggio dove è stato accolto per lo più gentilmente e dove ha potuto anche spargere la semenza del Cielo. Se con successo o meno, non se lo chiede. Il modo con cui accade, per lui sta nella sacra suprema Volontà della potenza di Dio; e il suo personalissimo Salvatore, come spesso è immerso in meditazione: …EGLI ha la direzione!

3. A poco a poco la zona diventa arida. Talvolta cammina per due giorni interi, prima di vedere nuovamente un piccolo agglomerato. Talvolta sente in anticipo: ‘Sta attento, certamente stai sotto la protezione e la custodia di Dio, ma devi anche mettere te stesso alla prova’. E come! Non appena si avvicina alle case, le cui facciate non hanno alcuna apertura, come pericoli incombenti, ecco venire dei tipi corpulenti con lunghe barbe e lo circondano, gesticolando e agitando i pugni.

4. Retzi presta razionale attenzione al loro atteggiamento e a ciò che accade. Viene percosso, stranamente non molto; tuttavia, …lo si trascina in una piccola casa. La si potrebbe chiamare ‘fortezza’. Sorge l’immagine di Sporanato quando giaceva nelle carceri sotterranee. ‘O Padre Salvatore, TU mi hai nella mano; Tu mi guidi secondo il Tuo consiglio. Se mi hai dato l’Ordine dalla Luce di abbandonare la patria e portare la fiaccola per Te, allora sono del tutto certo: se mi hai portato qui dentro, mi porterai di nuovo fuori!’

5. Dal punto di vista linguistico, non c’è nulla da capire, e le lingue che Retzi conosce e impiega: ebraica, romana, greca ed egiziana, non vengono comprese. Lo si mette in un stanza abbastanza buia, piccola ma non sporca, come si può constatare dopo che la porta viene chiusa subito. È fatta di robusti tronchi d’albero; dall’interno non la si può aprire. Luce e aria penetrano a sufficienza, in modo che, dal punto di vista puramente umano, non sorge nessuna paura. Più tardi gli si porta perfino una bevanda e una pietanza. Li assaggia con cautela; non si sa mai se l’una cosa e l’altra contiene veleno.

6. Non ha un buon sapore, ma quieta la fame. Il ‘farlo uscire’ lo lascia al suo caro Signore! Ci vogliono comunque due giorni, calcolati in base al cambio tra luce e oscurità, quando di nuovo appare un uomo e lo conduce senza tormentarlo in una piazza del luogo. Quivi stanno circa due dozzine di uomini, uno sembra come l’altro. Dietro di loro stanno anche alcune donne, avvolte in lunghe vesti scure.

7. ‘Sembra un luogo di esecuzione’, balena un pensiero a Retzi. Nel mezzo di questa piazza c’è una grande pietra, dove viene portato. Uno ha nelle mani uno lungo utensile simile a un coltello. Ma all’improvviso c’è come un agitarsi. Retzi non sa che in questa regione, nonostante un cielo senza nuvole, è possibile che si verifichi una temporale che viene accolto dalla gente come ‘voce degli dèi’. Arriva un vento, è come un soffio mugghiante.

8. All’orizzonte si sta alzando un muro di nuvole; si avvicina rapidamente e si scarica con violenza un potente temporale. Retzi guarda il portatore del coltello senza timore. Da dove gli viene questa forza, …mai avrebbe potuto dire come questo fosse successo. Perché per lui un temporale non è altro che un evento naturale, non ci si fa nemmeno caso, e bagnarsi – caro tempo – per lui non è nessun male.

9. Diversamente è per gli abitanti della zona. Le donne sono fuggite subito, così velocemente che Retzi se ne accorge solo molto più tardi, quando anche gli uomini, dapprima esitanti, perché ormai non c’è nessuna vittima, corrono nelle loro case, chiudono saldamente le porte di assi e non si fanno più vedere.

*

10. Retzi dall’ultimo pasto ha avanzato qualcosa, e abbandona il luogo, ignorando a quale morte è scampato. “Che peccato”, dice, mentre scende da una collina e si trova in un bel prato che a lui accenna gentilmente, “Vedi, caro Salvatore, qui non ho potuto salvare nessuna pecorella, e lo avrei fatto volentieri. Hai salvato anche me, la mia anima, il mio corpo, e mi hai sempre fatto del bene. Perdonami, avrei dovuto restare”.

11. Questa volta la risposta non viene. “Non sempre opera la Luce, perché sarebbe troppa la grazia che Tu, Padre, mi sai donare”. Non può, Lui, dare una volta una risposta attraverso gli uomini? Retzi lo apprenderà ancora in quello stesso giorno, quando ai margini del prato, e quando la sera scende tranquilla, giungendo vicino a una capanna. Sarebbe quasi passato oltre, essa si trova nascosta dietro un cespuglio e dietro un albero, quindi difficile da vedere.

12. Tra i rami appare un viso, occhi luminosi che salutano Retzi amichevolmente. È fin troppo felice di seguire il cenno degli occhi. Avvicinandosi ai cespugli, si snoda un sentiero. Lo si vede solo quando i cespugli si aprono. Come si stupisce Retzi, quando un vecchio dice in giudaico:

13. “Ti ho aspettato; ti saluto nel nome del nostro Dio. Lo si chiama il ‘Santo d’Israele’, ma io dico: il ‘Santo dell’Universo’.”

- Retzi s’inchina davanti al vegliardo, come lo aveva fatto quando – poche volte – aveva incontrato il ‘Salvatore-Signore’. Così Lo chiama per sé, così s’inchina davanti al suo Dio.

14. Il vegliardo precede in silenzio. Lo stupore di Retzi aumenta, quando i cespugli alle loro spalle sono di nuovo impenetrabili e si può percorrere senza fatica un sentiero stretto ma facilmente percorribile. Dopo c’è ancora una siepe, come un muro. Il vegliardo stende la mano verso due tralci e, come un ‘Ephata’, si staccano. Come l’eremita conosce proprio questi tralci nel groviglio di migliaia di rami, rimane un mistero.

15. Si offre un’immagine di tale leggiadra natura, che si può afferrare solo un po’ alla volta. Un sorriso passa sul volto del vecchio. Sì, dove Dio, il Signore, mette i Suoi luoghi, l’uomo potrà ben esitare, prima di osare a mettervi piede. ‘Togliti i calzari, perché la terra su cui stai, è terra santa!’ [Es. 3,5]. Il vecchio fa cenno col capo, come se avesse sentito ad alta voce le parole che sono sorte in Retzi.

16. Una casa-capanna invita ad entrare, tutt’intorno piccoli giardini e un campo, sufficiente a sfamare una sola persona. L’individuo! È anche un simbolo. L’interno dell’abitazione si divide in due camere, certamente per abitare e dormire. È arredata in modo primitivo, ma scrupolosamente pulita. Si percepisce un singolare alito di pace, è come se l’eremita non abitasse da solo nella casa, sebbene non fosse presente una seconda persona.

17. Senza parole, con fare quasi solenne, mette su un tavolo un po’ grossolano, del pane, bevanda e frutta; con un gesto della mano invita il suo ospite a sedersi e distribuisce i doni. Più volte Retzi si guarda intorno, come se dovesse vedere ancora qualcuno, notando la quiete che pervade la casa – dentro e fuori. Dopo il pasto, che lo fortifica magnificamente come nient’altro sul cammino, eccetto in Damasco, il vecchio comincia a parlare, come se si conoscessero da molto tempo.

18. “Ti meravigli di trovare me e qualcosa che smuove il tuo interiore! Io so da settimane che qualcuno sarebbe venuto qui, al quale avrei potuto dare qualcosa. Permesso dai doni di Dio! Comprendo anche il tuo stupore, per il fatto che parlo in ebraico. Lo dico subito: non sono del tuo popolo, e forse”, una piccola esitazione, dovuta alla modestia, “non sono uno del mondo [Gv. 15,19], ma ho avuto buoni genitori, da qualche parte, in alto nel nord, dove non hai bisogno di andare. Ma questo più tardi.

19. Da quando sono diventato eremita per vocazione interiore – questa non è una distinzione – molto raramente è venuto qui uno smarrito che ho potuto aiutare. Tu sei il primo che entra nel mio domicilio, da quando me lo son costruito. Non è un privilegio nemmeno per te! È sempre la via e la volontà di DIO che fa questo per noi.

20. Tu hai visto e sentito il Salvatore-Dio e...”.

- “Permetti che ti interrompa”, chiede Retzi, “da dove sai questo?”

- “Sentirai ancora molto”, dice il vecchio con dolcezza, “ci sono cose che l’uomo nella sua bassezza non sa, non le vuole sapere; dovrebbe girarsi intorno al proprio asse, distogliersi completamente dalle cose esteriori, ma senza considerarle solo spazzatura, perché il genere umano ha bisogno delle cose per la vita.

21. È questo che intendevo: tu porti a me, io do a te, dalla mano della Grazia di DIO, affinché tu non abbia da lambiccarti il cervello: da dove? – Te lo voglio rivelare: tu arriverai a una grande casa, un insediamento che, molte centinaia di anni fa, degli uomini venuti da lontano hanno costruito ed edificato il luogo al loro Dio. Queste persone conoscevano Dio, l’Unico, il Solo! Presso gli attuali sono stato molto a lungo, dopo il ritorno a Casa dei miei genitori che ho perso in tenera età. Essi si presero cura di me, mi insegnarono cose che oggi so impiegare”, un po’ imbarazzato per umiltà, “ho potuto continuare ad istruirmi, e tu porterai a questa gente, tanto bene per quanto sia necessario.

22. Tu hai visto e sentito il Signore, secondo l’esteriore puoi riferirmi del miracolo che è avvenuto. Io ho sentito la Parola della rivelazione, e nessun uomo ha più bisogno di questa. Troppo poco oppure una dose eccessiva non porta alla beatitudine. Solo l’uomo mondano raccoglie alla rifusa; quanto più possiede in beni, tanto più ne vuole avere ancora. E se ne lamenta!

23. Questo accade presso molti credenti, non importa a quale corrente uno appartiene. Sono salutari una profonda ricerca e il desiderio ardente che li spinga verso la luce. Non è bene pretendere di più solo per il gusto della conoscenza. Questo ha un duplice aspetto. Se con questa si vuol servire gli altri, allora l’assoluta conoscenza è buona. La Sapienza che solo il Signore Dio possiede e dona a chi la ottiene con la preghiera per la salvezza, è la vera via di ritorno alla Casa del Padre”.

24. Oh, non è forse come una corona, quello che il Salvatore ha fatto e insegnato?’

- “Non è una corona, figliolo”, dice l’eremita, come se Retzi avesse pensato ad alta voce. “L’umano è sempre un pezzo del tutto, piccino piccino, simile a un moscerino rispetto a questo mondo intero. Ancor meno, se manca di umiltà”.

25. “Posso sapere il tuo nome?”

- “Questione secondaria. Né carica né nome forgiano il carattere, ma come si pensa, come si parla e si agisce. È questo che possiede la piena validità dinanzi a DIO e, nella Sua paterna bontà, cancella volentieri alcune cose, copre amorevolmente una debolezza animica che supera la seria volontà”.

26. “L’ho pensato anch’io, non con la stessa saggezza come lo hai potuto fare tu. Tra di noi c’è una vibrazione, come se anch’io fossi trascinato dalla tua capacità di imprimere la Luce. Volevo chiamarti ‘vecchio padre’, solo...”

- “...il sommo santo PADRE, spetta al Creatore della Vita. Lo hai pensato ed hai ragione. Chiamami Cryseltius; così mi ha chiamato il superiore in quella casa dove ti condurrà la tua via. Ho previsto la tua strada; solo, non conosco nulla della tua infanzia, tranne che all’inizio è stata difficile”.

27. “Preferisco non parlarne più”, risponde Retzi.  “Mia madre era buona, solo oppressa; il padre naturale ha lasciato il mondo. Per questa ragione non voglio dire più nulla di lui”.

- “Sei caro e benedetto! Far seguire delle cose tristi dietro ad uno che è tornato a Casa, ricade sette volte sul mittente. Ma aiutarlo a coprire cose non buone, inserire buone suppliche, è di nuovo il settuplo di una benedizione che viene su ogni mittente e destinatario”.

28. “Sai cosa ho incontrato lungo la strada?”. Retzi guarda con impazienza il vecchio al quale si è affezionato.

- Cryseltius sorride. “Posso comprendere che tu creda senza volermi mettere alla prova. Con te c’è sempre stato un compagno, hai riconosciuto con gratitudine l’aiuto dalla Luce, ti sei dedicato a questa come meglio potevi. Non si pretende mai di più! Tuttavia, non vale questo: ‘Ho fatto del mio meglio’. Questo, difficilmente riempie il fondo del più piccolo calice.

29. Voglio spiegarti l’ultima cosa difficile. La tribù nella quale sei caduto nelle loro mani è impigliata nella follia. Non si sono ancora risvegliati, le loro anime albeggiano come può albeggiare nel dormiveglia. Eri triste perché non avresti operato per il Salvatore e avresti preferito tornare indietro. Da ciò, DIO ti ha preservato. Questo non solo per la salvezza della tua anima; su questa tribù è caduto un piccolo raggio. Essi sacrificano uomini, senza sapere cosa stanno facendo.

30.. Non trasalire”, esclama l’eremita, quando Retzi insorge.

- “Impossibile, non esiste più una cosa del genere, è vecchio paganesimo. Inoltre, è successo di rado molte centinaia di anni fa che si facessero sacrifici umani”.

- “Inconsciamente ne rifuggono; la tradizione viene ancora conservata. Essi non hanno mai eseguito sacrifici animali.

31. Ultimamente se ne sono allontanati un po’, perché spesso…”, l’eremita incorre in una riflessione offerta dalla Luce, “...un qualche avvenimento ha legato le loro mani. Con te è stato il temporale. Quelle persone lo temono e ora credono che il ‘loro’ Dio li voglia punire. Il ‘perché’, certamente non lo riconoscono; ma poiché è successo spesso, si rifugiano nelle loro case. Io ho visto come si nascondevano impauriti e si sono consultati. Deve essere stato certamente qualcos’altro, ‘il loro Dio sarebbe morto’, perché le vittime ‘sarebbero portate via’. Ora la pensano così.

32. A te lo posso dire, tu sei maturo come raramente diventano gli uomini. Certamente, …il Salvatore ti ha toccato. Posso essere io colui che libererà le povere anime dal ‘potere del vecchio’. Non, salvare. Oh, non pensare questo! Salvatore è unicamente il Santo, il Creatore di tutte le Sue opere! Ma noi possiamo collaborare[12], sopratutto attraverso la preghiera, la supplica, l’intercessione e il ringraziamento. Quest’ultimo in anticipo[13]. Non è difficile ringraziare in seguito. Credere in anticipo e ringraziare per il veniente, in ogni caso giacente nelle nani di Dio Creatore, ciò che verrà da loro, per noi è sempre per benedizione, vedi, Retzi, questo è il credo celeste!

33. Ho potuto pregare per il temporale. In quella regione ne arriva uno rapidamente violento, senza che vi sia collegato un elemento spirituale. Ricorda che a coloro che amano DIO, tutte le cose servono al meglio. Questo vale per ognuno che spesso vive ancora in modo meschino. Dal Dio-Creatore, tutto viene fatto per il meglio, senza eccezione, proprio per tutti i figli, specialmente – cosa che può valere – per coloro che Lo amano. EGLI, tuttavia, ama senza eccezione tutte le creature-figli, i piccoli insieme ai grandi, i vicini e i lontani. Proprio a questi ultimi appartiene il ‘tutte le cose servono al meglio’.

34. Per gli uomini poveri sono già stato da loro, spesso ospite non visto. Essi non sapevano chi io fossi. Sentivano soltanto che era entrato qualcuno, un messaggero del loro Dio, e davanti a un tale deponevano poi i loro doni. Che io sappia prenderli in modo sonnambulo per non offenderli, non c’è bisogno di stupirsi. Retzi, perché hai alzato le sopraciglia? Non hai mai visto qualcosa del genere, ma l’hai sentita dal nostro Signore che talvolta scompariva all’improvviso, come se un buco nel terreno Lo avesse inghiottito? [Gv. 10,39]

35. Ancora una volta accentuato, affinché nell’ultimo domicilio della tua vita tu sappia cosa si riesce a fare ‘dallo spirito’, ed è pura Grazia, nessun merito proprio, mai degno di lode, per esaltare se stessi (Rom. 3,23). ‘Tu sei maturo, figlio Mio’, ti fa dire Dio, ‘ma non ancora abbastanza maturo per riconoscere le cose più profonde. Nessun danno per la tua anima, perché finché un figlio si lascia maturare, è sulla strada migliore, che un giorno potrà diventare ‘d’oro’.

36. Per me è proprio così, Retzi. Se sono davanti a te di qualche passo, allora sappi che come viandanti percorriamo le nostre vie e non sarebbe affatto bene se stessimo tutti in un unico mucchio. Quanto lungo il Creatore misura un percorso di vita, non solo del mondo, dalla nascita fino alla tomba, ma è intesa la nostra intera esistenza, è la strada della luce sulla quale le Sue creature-figli possono fare tutti i loro passi!

37. Naturalmente, nonostante la Grazia, dipende anche da noi se cammiamo lentamente o velocemente, se restiamo fermi oppure, come la moglie di Lot, guardiamo all’indietro, il che può comportare una retrocessione. Il recupero è il peso e la fatica più grande della vita, che appesantisce l’anima fino a non poter mai progredire da se stessa. Allora dalla redenzione procederà quell’alta maestosa ‘liberazione’, di cui noi, durante la via della materia, sappiamo per lo più molto poco.

38. Non è un bene? Lo riconoscerai ancora che un ‘Bene celeste’ che Dio va a prendere dall’arca segreta, non sopporta la materia. Non per nulla ‘l’Arca dell’Alleanza’ è stata disegnata per il mondo; solo il Santo in essa rimane riservato al Regno della luce. Solo in quest’ultimo impareremo a conoscere il mistero in piena misura.

39. Certamente è bene essere tristi se non si comprende la piena salvezza; ma è sbagliato percepire la tristezza come un peso, più giusto dire: coltivarla consapevolmente. Per il popolo degli uomini non è facile, per propria mancanza di conoscenza – mai che Dio neghi qualcosa – trasformare la tristezza in gioia: Signore, TU dai ciò di cui ho bisogno! Anche in questo caso ci sono due cose:

40. La vera conoscenza dei Doni di Dio, invece di essere povera di lavoro, allo stesso tempo è ricca di lavoro, passa sotto la Sua mano curatrice. Lo comprenderai bene e lo imparerai meglio quando, …scoccherà la tua ultima ora di vita. Ora, basta parlare di questo. Ti guiderò ancora affinché il tuo cammino fino all’ultima dimora terrena continui ad essere benedetto, grazie alla tua umiltà, alla dedizione al Signore-Salvatore, che da bambino hai definito con ‘Uomo buono’. E quanto è vero!

41. Lui – al Quale appartiene l’incommensurabile Universo, di cui noi, anche se fossimo grandi spiriti, non avremo mai una piena comprensione della magnificenza dello Spazio e del Tempo – andava attraverso i paesi! Non ha fatto nulla per facilitarsi il cammino; non ha preso nulla da utilizzare di ciò che gli uomini cercano. Quest’ultima cosa non sempre è sbagliata. Lo sperimenterai anche tu, sicuramente questo: come LUI ha camminato, così noi dobbiamo fare altrettanto, e tu lo hai fatto su indicazione di Dio.

42. Hai preso il tuo bastone, hai lasciato indietro i tuoi averi e i tuoi beni, hai percorso il tuo sentiero come ha fatto il Salvatore. Rimani sempre vicino a questo con una sola eccezione, e devi conoscerla, affinché tu non abbia alcun dubbio. Seguire il Comandamento sia il tuo sforzo più interiore. Non incontrerai molti uomini, ma abbastanza per spargere la semenza della Luce e, anche per aiutare.

43. Proprio così: in un luogo selvaggio si trova un robusto asino. Si lascerà prendere, non ha mai provato ancora la cattiveria di un uomo. Cavalcalo, trotta dal mattino presto fino al tramonto. Troverai un uomo che giace ferito sul ciglio della strada. Non stupirti di nuovo, se conosco la parabola del buon samaritano [Luca 10,30-37]. Non ti serve solo adesso, hai aiutato spesso dove ti era appena possibile.

44. Chinati, solleva il ferito e mettilo sull’asino, e prima che si schierino le stelle di Dio, giungerai in una casa alla quale sono aggregate delle capanne. Là quell’uomo è di casa. Sono uomini che non conoscono Dio secondo il Nome, il che per lo più è insignificante. Essi sono anche protetti, cosa che loro stessi non sanno, perché sono di sentimento buono e pronti ad aiutare. Dio, il Signore, non pretende di più.

45. Rimani oggi ancora presso di me, lascia venire il tuo spirito a parlare. Quando il disco solare saluterà il mondo, dovrai partire, senza mai dimenticarmi. Ti sarà facile perché ti sei donato completamente al Santo. Dio ti benedice!”. Cryseltius impone una mano sul capo di Retzi profondamente chino. È una forza che scaturisce dalle mani piene di sentimento, senza ulteriori parole. L’eremita lo sa che non è lui che benedice. L’Altissimo, il Creatore di tutte le Sue opere celesti, …EGLI soltanto benedice!

46. Retzi non lo cerca più per parlare con lui. Inutile pretendere più di quello che ha ricevuto. Accanto al suo giaciglio nella luce del mattino trova un pezzo di pane. L’ha messo qui anche il Cielo? C’è lì anche un otre con una bevanda alla frutta. Retzi lascia l’eremo. Si volta indietro ancora una volta, prima che i cespugli gli impediscano la vista. A questo punto intorno alla casa splende come uno splendore. Dal Sole? Oh, no, un tale splendore non può averlo nessuna terra. Dietro di lui il cespuglio si chiude.

 

 

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Cap. 14

Tre giorni, un confronto con i tre anni d’insegnamento di Gesù

Un colloquio con Dio – Retzi, il samaritano

1. Sono passati tre giorni senza che si avveri la previsione di Cryseltius. Le notti – esse sono ancora miti – Retzi le ha trascorse sotto gli alberi, indisturbato da uomini e animali. Durante il giorno ha incontrato alcuni agglomerati. Ha dovuto solo stendere le mani, perché secondo un linguaggio non era possibile fare richieste. Gli si è dato da bere e da mangiare. Oh, non c’è stato bisogno dell’esteriore, del linguaggio e cose simili, queste persone estranee sono state sempre ben disposte e perciò hanno anche ricevuto la ‘benedizione di Dio’, indipendentemente in cosa credevano. La gioia di dare procura sempre benedizione.

2. La terza sera, illuminata da un esercito si stelle, Retzi sta lì seduto riflettendo un po’. Può essere uno strano pensiero: tre giorni! Come Gesù è andato per tre anni nel mondo attraverso i paesi, e poi si è compiuto il Suo grande sacrificio sulla croce con tutto ciò che la Sua eternità ha immerso prima in questo Atto d’amore. E tutto è venuto alla luce del giorno!

3. “Signore”, dice tra sé, “la mia vita con tutti i suoi alti e bassi, e sarà stato più un basso, l’hai presa nel Tuo Atto creativo, mi hai avvolto nella Tua Provvidenza abituata alla salvezza, e non voglio calcolare quanto mi devi perdonare. Il Tuo ammonimento, dato a molti uomini, vale anche per me, sta dinanzi a me:

«D’ora in poi non peccare più!»

4. Ma come stanno le cose con il genere umano? A volte ho una gran paura quando considero la mia esistenza, e per me hai dovuto faticare molto, fino alla fine nel mondo. Ti vedo dinanzi a me, nonostante la Tua sublime serietà, i Tuoi occhi guardavano amabilmente la moltitudine. Potevi stare in mezzo a centinaia e, tuttavia, eri maestosamente elevato su tutti e, …comunque, così vicino e buono come non lo può nessuno.

5. È facile dire: ‘Tu sei anche Dio’, con la qual cosa ci si vuole togliere il peso. Un magro inizio! Perché non potrà mai esserci un paragone tra Te e noi! Tuttavia, sento la vicinanza del Tuo Amore, Ti sento come se Tu stessi accanto a me. Quindi posso riporre con fiducia nelle Tue mani le mie preghiere, il mio ringraziamento e la mia adorazione. Tu accogli tutto ciò che so dare in umiltà e modestia. Oh, custodisci la Tua schiera di figli, e prego anche per me”.

6. Non lo ha già sperimentato Retzi, quando un soave sussurro veniva giù come rugiada dalla sfera del Cielo? E l’eremita? Gli sembrava come se fosse stato il Signore. Come deve paragonarlo? Dio non può apparire come vuole? Il Salvatore, non era un Uomo tra gli uomini? Egli ha portato anche un Nome nel mondo, come tutti. – Gli giunge di nuovo quel soave sussurro; non visto, qualcuno si siede accanto a lui. ‘Signore, cosa fai al Tuo servitore?’, a quello piccolo? Troppa della Tua grazia e misericordia!

7. “Questo, lascia che sia una preoccupazione del tuo Dio!”

- E tuttavia, in modo diverso, passa questo attraverso il cuore di Retzi: “Il Padre-Creatore pesa certamente i Suoi doni sulla bilancia dell’Ordine, perché ai figli non giova mai un ‘troppo poco’, così come, ‘un troppo’. E certamente, credilo, che la Mia bilancia pesa precisamente!

8. Anche il paragone tra Me e te lascialo al tuo Dio, poiché ciò che tu, come uomo, comprendi, non esiste presso di ME! Ma dell’altro sta pronto per il Mio popolo di figli. Questo è da parte Mia un paragone, perché con la nascita nella Luce ho equiparato i figli a Me [Gen. 1,27]. Sebbene apparentemente identici, la differenza è così grande, come l’Universo si inarca tra mondo e cielo. Vedi, la Mia Volta di luce, che si chiama ‘Empireo’, per voi inafferrabile in Spazio e Tempo, questo sono Io!! I figli sono piccoli come questo mondo, e puoi tranquillamente misurare con questo mondo tutto il Mio popolo di figli. Ma ancora questo:

9. Quanto s’innalza il cielo sopra la Terra, tanto è grande la Mia Grazia e l’Amore paterno su ogni figlio [Salmo 103,11]. Non pensare adesso agli assassini che hanno portato il Mio corpo terreno alla croce, e per costoro il Mio Amore di Grazia non sarebbe mai fuor di posto. Cosa sai tu, cosa sa l’uomo, finché la materia lo tiene nei lacci del Mio operare in e dall’eternità? Mai puoi contare le stelle, le gocce di tutti i mari; e così molteplici, altrettanto sconosciuti per il viandante terreno – cosa che non è di danno – sono i Miei pensieri e le vie che sono commisurate per le Mie Opere.

10. E ancora no! Sarebbe un peccato se l’anima dell’uomo sapesse troppo poco delle misure. Vedi, figlio Retzi, a Me non importa se un figlio viandante conosce le magnificenze fin dove Io le rivelo. Ciò che importa è se uno si sforza di essere amichevole e soccorrevole; anche con i nemici, dov’è necessario, e non nega una mano per aiutare un caduto a rialzarsi.

11. Se non puoi aiutare solo fisicamente uno che non vuole aprirsi alla Luce, rimane comunque l’aiuto esteriore, quel bene celeste che viene conteggiato al donatore e al beneficiario. Se sono misericordioso, allora dimMi se devo risparmiare in qualche angolo, come fanno i merciai nel mondo. Presso di Me vale tutto o niente. Il ‘niente’ vale solo per le povere anime che prima devono essere liberate, poiché presso di Me non esiste mai un niente!

12. Ma, …anche il Mio ‘tutto’, preso dalla magnificenza della Mia volontà e dal potere creativo, viene affidato alla bilancia dell’Ordine. Questo ha ‘identico peso’: quello della Giustizia! Vedi, ci sono buoni giudici nel mondo, in verità molto raramente, che considerano se non ci sarebbe da salvare un accusato, il cui carattere è stato debole ed ha bisogno di una guida più paterna che giuridica. Invece di carattere, presso di Me si chiama ‘Forza d’animo’.

13. Io opero paternamente in benevolenza e grazia. Per la Mia gioia tu non calcoli le immense differenze tra l’atteggiamento umano e il Mio ‘Bene’ misericordioso eternamente curativo. Infatti, nonostante l’Amore paterno per i maligni venuti fuori dall’abisso, non ci sarebbe nessuna copertura, come se Io non considerassi il maligno. Invece avviene il contrario, figlio Retzi.

14. Se non vedessi il male, non sarebbe da compensare. Non si estirpa la mala creanza di un figlio, se la si ignora e non gli si infligge una punizione in base alla sua età e alla capacità di comprensione. Come potrebbe imparare ciò che è bene e ciò che è male? Solo che la Mia punizione ha un aspetto sempre diverso da quello degli uomini. Di conseguenza ha anche un effetto completamente diverso presso di Me.

15. Le punizioni fanno male. L’anima trema davanti alle avversità. Io, però, non ho verghe, né prigione né cose simili. Io – sta attento – tengo nella mano la ‘coscienza’ di un uomo! E qui ognuno può opporsi come vuole, può voltarsi come se non avesse sentito il colpo. Una coscienza, la parte migliore dell’anima, avvolta dallo spirito, non muore mai, non è mai insensibile!

16. ‘L’impulso’, Io non collego la Mia Legge con nessuna necessità assoluta, bensì con il libero ‘dovere’, sarebbe bene se tu lo seguissi. Vedi, questo proviene dalla Mia Volontà, il primo impulso primordiale, da cui sono sorte le Mie opere! Ho posto il loro divenire sulla bilancia del Mio Ordine. L’Ordine, il secondo Impulso primordiale, l’ho messo davanti alla grandezza della magnificenza della Mia Volontà, …per i Miei figli!

17. L’uomo di questo mondo punisce fondamentalmente se stesso, perché ogni atto, buono o cattivo, ha le sue conseguenze. Anche se nella grande cordiale misericordia le conseguenze passano dalla Mia mano, attraverso la destra quella della Giustizia, attraverso la sinistra quella della Mia Indulgenza, allora proprio con ciò viene pareggiato ogni errore, benignamente equiparato alla Mia Legge. Lo puoi comprendere, anche tu sei disceso dalla Luce, per servire, per aiutare, per quanto possa riuscire a ogni figlio. La riuscita – che passa anche dalla Mia mano – è il merito, è il salario giornaliero che viene concesso a ogni libero viandante nella materia.

18. Non avverrà prima, Retzi! Sarà consegnato certamente solo alla benedizione della Sera, quando il Giorno dell’Amore della Creazione[14] sarà annunciato col suono della campana del Regno. Credilo con certezza: questo è il punto culminante di tutta la beatitudine celeste, il Bene della Luce riservato ai Miei figli. La maggior parte di ciò che adesso hai ricevuto veramente senza pari, puoi tenerla per te, poiché qui, questi abitanti mondani, in generale, non sono ancora maturi per accogliere e valutare animicamente il Santo.

19. Tu chiedi cosa ne può uno se gli manca la maturità animica. Di per sé, nulla, Mio Retzi. Questo ha a che fare strettamente con il decorso di quel tempo che Io ho concesso al Giorno della Creazione ed ho aggiunto con clemenza dopo la caduta dei poveri figli. Ma il Tempo della Grazia era pensato in anticipo, se con la libertà donata delle creature-figli si sarebbero staccate dalla Luce. Pensato in anticipo, ma non determinato in anticipo!

20. Quest’ultima cosa avrebbe come conseguenza la costrizione, cosa che non corrisponde alla Mia Volontà. L’ho solo pianificato in anticipo per conservare in ogni caso a Me la sovranità creativa, il che accade in ogni corso del Tempo. Nessun figlio può misurare questi Tempi (Anni-primordiali). Vedi, questo ha fatto la Bontà, il tratto fondamentale del Mio Essere dall’eternità! Non esiste nulla che sia minuscolo come una zanzara – detto come paragone – che non fosse stato preparato in anticipo nel corso di un maestoso Giorno della Creazione nella Mia Volontà sovrana!

21. Ora puoi anche chiederMi qualcosa, il tuo cuore è traboccante e fluisce verso di Me, quasi chiaro come il cristallo. Non ti spaventare, sulla via del viandante esiste per tutte le cose, solo un ‘quasi’, perché ogni specie di perfezionamento è raggiungibile solo nella Luce. Anche un alto Reservatio mentalis, …per la benedizione dei figli ritornati a Casa”.

22. Durante questo ‘discorso di Dio’, Retzi ha la sensazione come se accanto a lui stesse seduto il Salvatore in carne e ossa. Talvolta gli sembra di vedere un raggio. Alla fine, …oh, è il Salvatore che gli è permesso di riconoscere. E gli sembra del tutto diverso! Mai gli sarà possibile definire questa differenza. Tuttavia se ne rende perfettamente conto: GESU’, come andava attraverso i paesi, e DIO, che lui deve ancora imparare a riconoscere nella Sua meravigliosa essenza. Certamente, anche dalla (sua) riserva celeste. Poi arriverà la grande beatitudine nella Casa del Padre.

23. Ora che Retzi vede ‘il suo sommamente amato Signore’ seduto come fisicamente, vuole mantenere la distanza che deve esserci tra Creatore e creatura.

- Una Parola dall’Amore: “I figli possono sempre dimorare accanto al loro Padre, e alla fine è lo stesso se stanno seduti, se in piedi oppure in ginocchio dinanzi a Me, come lo richiede la situazione. Quindi non ti allontanare da Me; altrimenti ti allontani anche dal Mio Cuore. E questo tu non lo vuoi davvero”.

24. “Signore, Salvatore, Padre! Lasciami stare sempre con Te, in ogni tempo come adesso. Questa sarebbe la mia suprema beatitudine”.

- “Certamente, figlio Mio; solo, conserva questa beatitudine per il tuo ritorno a Casa. Il massimo è concesso al Regno della luce. Le anticipazioni, dopo, hanno un magro campo, spesso vuoto”.

25. “Padre-Salvatore, permettimi di porre la domanda: chi è l’eremita? Già il suo nome suona come Cielo, e tutto il suo modo di essere, …all’inizio ho davvero pensato che eri Tu ad essermi venuto incontro in lui. Ma lui ha parlato dei suoi genitori, della casa dove dovrei andare. Questo non può essere divino. Oppure, come?”

- Una Mano paterna accarezza i capelli scompigliati dell’uomo.

26. “Io vengo come voglio, come serve a ogni figlio. Non ero Cryseltius, tuttavia, sono Io che ti son venuto incontro attraverso di lui. Tutto ciò che è sommamente formato nella Parola e nell’Opera, proviene da Me! Anche se questo fluisce attraverso gli spiriti dei figli della luce, come attraverso un uomo, è e rimane sempre opera Mia, Mia rivelazione! L’eremita è un figlio proveniente dall’alto, da una regione superiore, …se vuoi fare tali differenze. Per questi messaggeri è facile accogliere il Mio flusso di luce e, puro allo stesso modo, ritrasmetterlo.

27. Non pensare che un uomo nella solitudine non possa operare, per lo meno non molto e, …non cadere. Ti sbagli di grosso! Al di sopra di tutte le rivelazioni esteriori, che provengono da Me, c’è la strada proveniente dalla luce; e queste sfociano tutte nel Mio sentiero!

28. I pensieri di Luce non passano solo su questo o su un altro mondo; essi provengono dall’Empireo e, in quanto gli uomini li debbano… li possono trasmettere, riguarda l’intero infinitum! Così anche tu devi ancora imparare a operare, con la Mia grazia e l’aiuto, attraverso una rivelazione interiore. Non dimenticare il tuo primo incontro con Me e ciò che Io dissi: ‘Se voi – adulti – non diventerete come bambini, non potrete entrare nel Regno dei Cieli’. Questo è vero ovunque, in ogni tempo. Sii benedetto, percorri la tua via. Tieniti a Me, Io tengo te come ciascuno dei Miei figli”.

29. Il Signore è scomparso insieme alle stelle. La brezza mattutina, fresca e ristoratrice, passa sulla natura, anche su di lui, sull’uomo che non riesce ancora ad afferrare ciò che è avvenuto per lui in questa suprema notte di Grazia. “O mio Salvatore, sei andato via, come non è più visibile lo scintillio delle stelle della notte. Chissà se le stelle esistono comunque? Non sarebbe possibile (quella volta ancora non sapendo) che con la luminosità del Sole, durante il giorno non le potremo più vedere? Anzi, io credo che esse splendano sempre, visibili e invisibili per noi. In un modo o nell’altro.

30. Oh, Padre, Tu che mi hai abbondantemente benedetto, non è forse lo stesso non vederTi più, come sei stato accanto a me nelle ore benedette? Ma qui, sei qui eternamente presente come di solito le Tue stelle brillano perennemente, immutabili nello splendore che TU hai dato loro. Io mi aggrappo saldamente alla Tua presenza, metto la mia piccola mano nella Tua destra, grande come una Creazione, e vado come Tu vuoi, dove il Tuo Spirito di Grazia mi vuol guidare.

31. In questa prima ora del mattino, giubilando in lungo e in largo, è l’adorazione degli uccelli. Il loro canto cinguettato è autentica lode, gloria e onore. Mi inchino dinanzi alla Tua magnificenza, adoro Te e la Tua amabile misericordia. Cosa sono io – se penso al mio lato umano – dinanzi a Te? E mi hai collocato nella Tua grazia! A Te sia lode e gloria, a Te onore e ringraziamento per ciò che da Te, è venuto su di Me, in pienezza”.

32. All’infuori dei cari cinguettii degli uccelli, intorno a lui c’è silenzio solenne, com’è stata la notte quando Dio-Padre ha parlato con lui, con un singolo del grande mondo! È inconcepibile, e tuttavia è accaduto. Retzi attende in ginocchio in questo solenne silenzio. Solo quando gli animali si muovono nei cespugli e l’aria si riempie dell’ulteriore risveglio della natura, si alza.

33. Nelle vicinanze scorre un ruscello con acqua purissima, qui quieta la sua sete, vi immerge le mani e il viso, e poi si allontana lentamente. Malvolentieri se ne va dal luogo benedetto da DIO e lo porta comunque con sé nei sui più profondi sentimenti del cuore. Mai e poi mai dimenticherà questa notte; non diventerà nemmeno solo un’ombra, come naturalmente molto, un po’ alla volta, sprofonda negli uomini.

34. Si arrabatta attraverso i grovigli simili a quelli di una foresta vergine. Si avvicina già mezzogiorno, quando scopre un sentiero. Proviene dagli uomini? Si snoda lungo il margine del bosco. Il groviglio di cespugli è rimasto indietro. In compenso, una chioma di alberi ad alto fusto tiene lontano il caldo. Su questo sentiero c’è molta ombra. Procede rapidamente, dopo che ha trovato dell’altra acqua e, nella sua borsa, riempita dall’eremita, trova ancora del cibo.

35. In questo giorno la situazione rimane tranquilla; nessun centro abitato incontra sulla via. Un po’ alla volta si fa di nuovo sera, il sentiero conduce su un monte non molto alto. Un segno, deve pensare: ‘Il buon Salvatore mi rende facile il cammino e sarebbe certamente giusto se potessi portare il mio piccolo fardello’. Il Signore l’ha chiamato ‘croce’. “Chi non prende su di sé la sua croce e MI segue, non è degno di Me!” [Mt. 10,38].

36. “Per di più sono piccoli frammenti,”, dice Retzi tra sé. “Per giunta, questi il Salvatore li ha caricati sulla Sua croce! Quanti, nel territorio dove DIO con la Sua benedizione camminava nella Sua magnificenza, sebbene celata, si lamentavano e imprecavano quando li colpiva una piccola avversità. Ma se tutto andava bene, allora molto raramente pensavano al ‘Dio dei loro padri’, e quanto volentieri allontanavano l’eterno Dio vicino. Pensavano che Egli non potesse vedere come si trasgredivano i Comandamenti del Sinai.

37. Fermati!”, Retzi si passa la mano sulla fronte. “Pensa prima a te stesso, quanto sei stato stolto a non mettere Dio sul gradino più alto”. Ah, prosegue nei pensieri, anzitutto si deve esaminare se stessi, prima di cercare e – trovare – i difetti negli altri. In se stesso mai molto volentieri, spesso per niente.

38. Sulla cima del piccolo monte trova un luogo infossato, a forma di caverna. Questa è opera dell’uomo, lo vede a prima vista. Presto s’imbatterà in un luogo composto da viandanti e nomadi, oppure briganti, come il bosco porta con sé’.

39. Di notte Retzi si sveglia parecchie volte a causa dei rumori. Sono di animali? Difficilmente. Anche la selvaggina dorme. Inoltre, finora ha incontrato poca fauna. Chi ha visitato il terrapieno? Al mattino è sorpreso di non essere stato aggredito. A giudicare delle impronte che vede, potevano essere circa venti uomini l’uno accanto all’altro. Sì, …DIO gli ha indicato la via, DIO lo protegge anche. Egli non dà nessun incarico che possa naufragare già prima di adempiersi.

40. Il bosco rimane ancora a destra, a sinistra il terreno si abbassa verso un prato. Su questo, pascolano animali, piccoli e grandi, pacificamente insieme. “Così potrebbero fare gli uomini”, mormora. “Ma no: i grandi ignorano i piccoli, e questi vengono ancora perseguitati. Hm, per questo i piccoli sono pieni di odio e di vendetta; più di un popolo ha distrutto in tal modo se stesso”.

41. Il meraviglioso discorso di Dio fissato saldamente, non gli esce mai dalla mente, e nulla di quello che gli ha detto l’eremita. Egli ha ricevuto molte cose meravigliose. Sì, ogni incontro con il Salvatore, la bella notte con il Signore – nulla somiglia a questa magnificenza prodigiosa! Retzi chiude tutto nella sua anima e nel suo spirito.

42. Unito in pensieri con il Signore, vaga lungo il sentiero. Ci sono molti animali insieme. Gli viene in mente che Cryseltius ha parlato di un asino di cui avrebbe avuto bisogno. Niente di sbagliato: solo un cavallo abituato a cavalcare gli avrebbe prestato i servizi migliori. Gli asini possono essere testardi. Ma come catturarlo senza briglie, questo sembra difficile.

43. Giunto sul prato, un robusto asino trotta fino al bordo del sentiero, si ferma ed emette un sommesso raglio. Prudenza, …gli animali indomiti mordono volentieri per paura, Retzi stende una mano verso l’asino. Oh, si lascia toccare, anzi si stringe letteralmente all’uomo. “Questo branco eterogeneo non ha forse mai avuto contatto con noi, si capisce; essi non sanno quanto malamente si tratta per lo più un animale”.

44. Parlando dolcemente, accarezzando testa, collo e coscia, sì, questo è l’animale preannunciato dell’eremita. Balza facilmente sul dorso non alto. Guidato solo dalle mani, l’asino trotta finché Rezti lo ferma dopo un paio di ore. Vicino al sentiero si trova nuovamente un corso d’acqua. Il sentiero procede accanto. C’è abbastanza erba per l’asino, solo per Retzi il cibo comincia a scarseggiare. È ora di giungere in un villaggio o in una città.

45. L’asino si corica; Retzi fa lo stesso. Divide il suo pane. Meglio non del tutto sazio, che più tardi niente, se… O no? Dio-Padre gli ha promesso il Suo aiuto, quindi è una questione di fiducia. Dal momento che si fa notte, Retzi rimane accanto al suo bravo trottatore. Il terreno si scalda, il cielo li copre.

46. Al mattino si addensano le nuvole. La sera, Retzi ha preparato una briglia fatta di sottili ramoscelli. La prova sull’asino e lui se lo lascia fare. Come reagisce a questo, prima nello stato brado, libero, senza uomini e senza costrizione, è sorprendente. Gli viene il pensiero dall’antica storia d’Israele: ‘L’asina di Bileam’ [Num. 22,21]. Se è vero com’è stato tramandato, allora si mostra che il Creatore opera molto bene anche attraverso gli animali.

47. Il Sole percorre la sua via senza essere visto. – ‘O Signore, anche Tu sei con me non visto!’. Questo riempie il cuore fino a farlo traboccare. Il grigio del cielo si schiarisce, secondo la percezione del tempo, mezzogiorno deve essere già passato. A questo punto l’asino si arresta, punta gli zoccoli anteriori nella sabbia e Retzi sarebbe quasi caduto, come successe a Bileam. Ma non lo colpisce. Nell’esercito lo ha visto spesso: gli animali percepiscono i pericoli, oppure qualcosa che ostruisce la strada prima degli uomini.

48. Smonta, tranquillizzando l’animale che guarda di sbieco verso il vicino bosco, con un lamentevole raglio. Retzi si guarda intorno indagando. Non ha bisogno di legare l’asino; nel poco tempo qui trascorso ho costatato un piccolo miracolo: il quadrupede non si allontana dal suo fianco. Non sembra un lamento? Oppure è il vento che adesso disperde le nuvole? Questo è il lamento di un uomo che piagnucola come un bambino.

49. Retzi segue la voce. Dietro alcuni grossi alberi giace un uomo, legato e ridotto in cattivo stato. Sulla fronte si vede un’ampia ferita. Il petto nudo è cosparso di piaghe sanguinati. Chi è stato? Su questo non c’è ancora una risposta. Lo hanno fatto forse coloro che la notte precedente brancolavano intorno alla fossa sotterranea?

50. Retzi ritorna di corsa, va a prendere l’asino e lo porta dove giace il ferito. Ha con sé un coltello romano, nell’otre c’è ancora dell’acqua dell’ultima sorgente. Per prima cosa gli scioglie i legacci, poi bagna le labbra del ferito. Con il poco che ha a disposizione, pulisce le ferite.

51. Retzi si batte la fronte. Non riflette molto sul perché di questo o quello. Sul prato aveva rivolto lo sguardo verso i cavalli, animali dalle zampe lunghe; invece, solo un asino…E ora? Egli non sarebbe mai riuscito da solo a mettere il ferito sul dorso di un cavallo. È stata comunque una scena difficile, quando solleva l’uomo quasi mezzo morto sull’asino. Inoltre, può sostenerlo meglio.

52. Si procede molto lentamente. L’uomo non è in grado di tenersi da solo. Il ‘grigio’ è bravo. Retzi chiama così l’asino. È altrettanto una guida? Il sentiero diventa più largo e sembra come se portasse ad un luogo. ‘Tutto, tutto, o Signore, è Tua benevolenza e grazia! O Salvatore, un grandissimo ringraziamento, perché io, come nella Tua nobile parabola, sono anche un samaritano, … posso esserlo! [Luca 10,25]. Mi hai benedetto abbondantemente, Signore Gesù’. – Pensieri del cuore.

53. All’orizzonte si consuma l’ultimo raggio di Sole quando, nel sollevarsi la nebbia notturna, vede delle case. Si avvicina a queste. Certamente riceverà aiuto per l’uomo, per sé e per il suo grigio. Con l’avvicinarsi vede case bruciate, davanti alle quali stanno persone che si torcono le mani, parlando l’un l’altro con forza. Deve essere questo…? E l’uomo abbattuto?

54. Come lo si scorge, si indietreggia. Le persone hanno paura. Quando vedono un solo uomo, in aggiunta il vacillante, si avvicinano subito. Due uomini si staccano dalla schiera piuttosto grande. Senza parole adagiano il ferito su una grande pelle che qualcuno ha frettolosamente recuperato da una casa ancora intatta. Gesticolando cercano di intendersi con Retzi.

56. Il ferito fa parte del luogo, deve essere un capo; lo trattano con riguardo. È facile da capire: briganti hanno assalito di sorpresa questo luogo, metà città, metà villaggio, lo hanno derubato, incendiato e portato via il più vecchio del luogo. Retzi viene accolto amichevolmente. Dal momento che non ci si può intendere con le parole, sebbene Retzi parlasse parecchie lingue, ci si serve dei segni. Nel sogno, Retzi vede quanto segue:

56. I briganti si aggiravano in lungo e in largo nel paese. Qui il più anziano ha voluto proteggere la sua gente, si era messo davanti all’orda e l’aveva minacciata. Due brutti ceffi lo avevano portato via, mentre gli altri rubavano molto ed avevano incendiato parecchie case. Nessuno sapeva dove fosse stato portato il loro anziano. Nessuno aveva avuto il coraggio di cercarlo; si temeva ulteriori attacchi.

- In più, le parole (dell’eremita): “Sono uomini buoni, pronti a soccorrere, anche se non conoscono l’unico Dio. Loro ne hanno tre. Di questi, chiamano il dio principale ‘Om-an-hua’, mentre gli altri due non hanno nomi. Essi dicono: gli dèi secondari sono la mano destra e la sinistra; lui, Om-an-hua è la testa. A causa della loro buona vita sono altrettanto benedetti come tutti coloro che credono nell’unico Dio e Padre, che è il nostro Salvatore. Non soltanto ‘era’, perché tu, perfino nella visione pensi che Lui non sarebbe più su questo mondo.

57. Puoi ancora imparare molto. Ti è stato portato il lascito del Signore: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo!» [Mt. 28,20]. Quale fine? Quando? Questo fino a questa fine non la verrà a sapere veramente mai nessuno, anche se di norma la si immagina. Se il tempo immaginato passa senza portare il calcolato, …il tutto non è vera profezia, allora si strombazzerà ancora una nuova spanna di tempo. Un autentico modo di fare dell’uomo!

58. Non lasciarti confondere da nulla; in un prossimo futuro si dirà persino: il mondo andrà a fondo! – Dove? Nessuno lo sa, nessuno conosce il luogo dove il mondo sprofonderà insieme alla materia. La Creazione di DIO è infinita; EGLI ha eternamente abbastanza luoghi per mettere un’opera dopo l’altra – questo è detto solo a causa vostra – nel Suo fondamento di Creatore! Ben inteso: mettere e cambiare nelle magnificenze dell’Onnipotenza, ma mai dissolversi, come immagina il piccolo abitante del mondo.

59. Con queste persone sarai ancora in buon ordine. Esse hanno imparato a riconoscere che il loro ‘Om-an-hua’ – che è comunque solo un nome, il cui contenuto creduto è uguale alla vera fede – è il vero Dio e il Creatore. La mano destra e la sinistra, non è affatto sbagliato. Tu stesso lo hai sperimentato: con la Mano destra il Salvatore ha rialzato e perdonato, con la Mano sinistra ha benedetto e guarito. Rimani qui due giorni, poi prosegui sotto la protezione e la custodia di Dio”.

60. Retzi è immensamente lieto di ciò che gli ha portato la Luce: “È stato il Tuo Spirito buono”, dice nella meditazione mattutina che tiene sempre per sé. “Anche quando Tu, mio Salvatore e Padre, mi invii un angelo. Tutto viene solo da Te! Ciò che gli uomini terreni non credono giustamente, …oh, come proprio in questo si rivela la Tua conduzione, la Tua benedizione e la Tua salvezza impregnata di Luce!”. Rafforzato, Retzi esce dall’abitazione nella quale gli era stata preparata una camera, e anche il suo grigio ha trovato giaciglio di paglia e foraggio.

61. Viene subito circondato. Si sono radunati per portare il ringraziamento al salvatore. Hanno anche discusso: ‘Lui è dei nostri, fa parte di noi, deve rimanere’. Un buon desiderio, solo che non è la Volontà di Dio. Al ferito va meglio. Qui si conoscono e vengono impiegate le forze guaritrici della natura. Si saluta Retzi con le mani alzate, quando esce dalla porta. L’anziano ha desiderato salutare il suo soccorritore. Dopo un buon pasto viene guidato in una casa devastata solo a metà dall’incendio. È la casa dell’anziano.

62. Queste persone non sono prive di istruzione. Da dove hanno imparato tutto, rimane un mistero. L’anziano è intelligente, e non ci vuole davvero molto per intendersi l’un con l’altro. In primo piano sta l’insegnamento ‘dell’unico vero Dio’. Può meravigliare perché anche qui ne esiste solo UNO. Il nome non gioca nessun ruolo. Si può chiamare Dio come si vuole. Dove non c’è né la riverenza, né l’amore davanti alla magnificenza sovrana del Creatore, né l’amore per il prossimo, e dove non si tiene in briglia se stessi, là tutto è una cosa a metà, spesso addirittura nessuna cosa.

63. Si conoscono i tre stadi della vita come tre dèi. Il primo, che si chiama Om-an-hua, è la testa. Questa sta in alto, si chiama il Dio superiore, l’Altissimo. ‘Ma guarda’, pensa Retzi, ‘questa è un’immagine di vita proveniente dalla Luce. Le Divinità secondarie, come la mano destra e la sinistra, si dice che fanno ciò che la testa pensa e vuole. Nessuna mano può pensare, essa deve fare come e cosa esige la volontà del pensiero. E questa risiede nuovamente nella testa’.

64. Quindi non è difficile portare vicino a questo popolo il loro Dio come ‘l’unico vero Creatore’. L’anziano, già guarito sotto le migliori cure, anche se alcune ferite devono ancora guarire, ha grande influenza sul suo territorio, egli opera come un padre. Nonostante la povertà che regna nel villaggio-città, gli abitanti sono intelligenti, lavorano sodo, e di solito la sera vanno dall’anziano. Anche oggi. Lui e Retzi si trovano molto vicini. A questo punto, Retzi può impartire qualche buon consiglio.

65. I due giorni, pieni della benedizione di Dio, sono trascorsi troppo veloci. L’ultima sera vanno tutti sul prato. Da quale profondità di Grazia Retzi dovesse parlare,… più tardi non seppe dire come fosse avvenuto. Da una forte inspirazione parla abbastanza a lungo, e alla fine dice ancora questo:

66. “Amici, figli di Dio…”, intenzionalmente chiama il nome del loro Dio (Om-an-hua), “…ora vi trovate sotto quella protezione che il Creatore del Cielo e della Terra vi fa giungere. Credete in quest’unico Dio, amateLo pienamente coscienti; e come avete fatto finora, così fate tra di voi anche in seguito: servitevi ed amatevi l’un l’altro. Chiunque viene da voi come straniero, aiutatelo quanto bene potete. DIO vi benedice, EGLI vi aiuta, EGLI vi è vicino in ogni tempo”

67. Queste parole non vengono comprese, ma il sacro, la fluorescenza viene recepita da tutti: uomo, donna e anche bambini. Proprio questi ultimi si sono schierati strettamente intorno a Retzi. Oh, quanto è meraviglioso! Così stava lui, quando da bambino era presso il Salvatore con gli altri bambini. Oh, nessun paragone, perché in questo senso non esiste niente tra Dio e l’uomo. Tuttavia, …anche questa è un’immagine.

68. Retzi ha ricevuto molto cibo e bevanda. Il grigio è ben curato e sazio. Su di lui si stende una coperta di pelle, buona per la sua schiena e per il cavalcatore. Fino alla collina successiva lo accompagnano molti di loro. Retzi non è mai stato triste per qualcosa, all’infuori per il tanto amato Signore, ora lo coglie una piccola malinconia. Si è affezionato a queste persone, e loro altrettanto a lui. Quindi qui, come in tanti altri luoghi attraverso cui Retzi è passato, regna la benedizione della Grazia del Padre celeste.

 

 

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Cap. 15

Sempre avanti da viandante – La meravigliosa conduzione di Dio nel sonno

Insegnamenti tra i cristiani italiani

1. Quanti giorni, oppure quante settimane o mesi, abbiano colmato i tempi del viaggio, Retzi non li ha contati. Riflette tra sé e sé, quando una sera vede una capanna, su un sentiero largo appena un piede che, una volta, ha calpestato chi sa chi. Cos’è il tempo del mondo, col quale sappiamo seriamente di aver poco a che fare? Lo si può allungare o accorciare? No! Stanco, sprofonda, e non si accorge che il pavimento della capanna è coperto da erba secca.

2. Solo quando gli occhi minacciano di chiudersi, sente di essere sdraiato su qualcosa di morbido. Si alza di nuovo in piedi. Alcune difficoltà durante il suo cammino gli hanno insegnato di stare attento dove minacciano i pericoli. Il fatto che il ‘buon Uomo’, …ah, di nuovo si affaccia in lui la fede infantile, lo abbia protetto meravigliosamente e guidato fin qui, non è mai scomparso dai suoi pensieri, e non è mai stato ringraziato per questo.

3. Al mattino, Retzi loda sempre in anticipo la benedizione che il Creatore elargisce ogni giorno; alla sera c’è il ringraziamento e l’adorazione per via della Grazia che gli viene concessa. Che si debba adoperare intelletto e ragione, lo sa. Si alza di nuovo, sebbene gli tremino un po’ le gambe. Negli ultimi due giorni non ha incontrato nessuno, e si è nutrito di frutti selvatici. L’acqua l’ha trovata dappertutto, non ha ancora avuto bisogno di soffrire la sete. Tuttavia… cosa si nasconde qui per lui? La zona è in parte arida e rocciosa, c’è certamente da aspettarsi ulteriori aggravi.

4. Damasco, Issus, la settentrionale Antiochia, e altri luoghi dove si possono incontrare uomini e culture, stanno ampiamente dietro di lui. Che perfino la Macedonia l’abbia già lasciata alle spalle fino nella regione settentrionale, non lo può sapere. I territori conquistati sono stati registrati dai romani nella misura in cui sono stati dati. Qui c’è comunque una parte di territorio inesplorato.

5. “Se adesso incontro degli uomini…”, mentre medita, Retzi si aggira intorno alla capanna, “…anche tra i cespugli vicini, piccoli e lussureggianti come una foresta vergine, allora dovrei stare in guardia. Oh, il Signore, il Santo, il meraviglioso Dio-Creatore, veglia sul mio giaciglio!”. Per due volte gira attorno al luogo per trovare delle orme. Qualcuno ha raccolto l’erba, non può essere arrivata qui da sola. Chi sarà stato? E da dove è stata portata qui?

6. Non trova nessun indizio, né umano né animale. Tranquillizzato, si distende a terra di nuovo. Conoscendo i suoi trascorsi nell’esercito, ha estratto un folto cespuglio dal terreno un po’ leggero che circonda la capanna, e l’ha di nuovo ripiantato davanti all’ingresso. Una piccola sicurezza.

7. Nel sogno gli viene la parola e una visione di Grazia: vede giacere se stesso, il cespuglio è cresciuto tutt’intorno, questo lo vede nel sogno. Egli stesso, pur vedendosi sdraiato, va intorno al rigoglioso arbusto. “Oh, dice con gioia, sono circondato dalla siepe, posso dormire tranquillo, e…

- “Lo puoi anche”, dice qualcuno accanto a lui. Vede un’alta, meravigliosa figura di luce. “Hai considerato il tempo del mondo. Sì, l’uomo non lo può né cambiare, né abbreviare né allungare. Cosa ha detto il Salvatore, del tempo?”. Continuando a sognare, Retzi si sforza di pensare alla Parola. Certamente la sente, ma non riesce a trovare un filo dove si potrebbe annodare.

8. La Luce sorride: “Certamente non trovi il filino. Tuttavia, Dio-Padre guarda con benevolenza i tuoi sforzi. In relazione alla via della salvezza fino alla completa redenzione, il Signore ha detto: «Viene la notte (le tenebre del mondo), allora nessuno può operare!» [Gv. 9,4]. Questo è il transitorio, nel quale la Volontà della Grazia di Dio crea comunque.

9. Davide aveva già riconosciuto: «Egli mi protegge nella Sua capanna nel tempo del male, mi nasconde in segreto nella Sua tenda e mi eleva sulla Sua roccia» [Salmo 27,5]. Il tuo corpo giace nella capanna; lo spirito e l’anima stanno accanto a me. Con l’esteriore sei nascosto con quello che il Creatore ha fatto crescere. Sopra di questo s’inarca ancora il firmamento del cielo con i suoi occhi (stelle) umanamente incalcolabili, e sei custodito al suo interno. Su ‘quella’ Roccia che mai barcolla né si ritira, il tuo DIO, il Signore, te la mostra persino secondo la natura. Dalla pianura del bassopiano sei salito per qualche ora e ti trovi su un altipiano.

10. Ti voglio annunciare ancora una Parola a te sconosciuta, (dicono gli empi) [Sapienza 2, 1-25]: «Il nostro tempo è come un’ombra che passa; quando ce ne andiamo, non c’è ritorno. Perché è saldamente stabilito che nessuno tornerà». Salomone, nonostante la conoscenza che aveva avuto dalla Luce, non riconobbe pienamente il senso, e lo espresse mondanamente. Ma noi, Retzi, ce lo interpretiamo in collegamento con la Parola del Signore: «Quando viene la notte, nessuno può operare!»

11. Per gli empi, il tempo dell’uomo nella materia è uguale all’ombra, e la notte non lo riporta indietro. A parte i grandi segni, quando DIO manda qualcuno ancora una volta nella materia, per loro nessuna anima ritorna nel mondo, né sulla Terra né altrove. Invece colui che è stato convenientemente attivo spiritualmente nel suo cammino, per molti poveri terreni, meglio detto nella parola e nell’azione, l’anima non è afflitta da nessuna ombra, né da un corso ingannevole del mondo, né da un peso animico da qualche tempo di Grazia non utilizzato”.

12. “Che parola vera!”, Retzi sospira nel sonno; molti pensieri gli passano per la mente, e chiede: “Vorrei volentieri sapere chi mi sta parlando, penso solo…”

- “Non è necessario saperlo”, gli si risponde. “Vedi, non dipende solo da ciò che viene dato? Oh, certamente, anche il ‘CHI’ può stare in primo piano! Solo che l’uomo si aggrappa troppo facilmente all’alto, a ciò che non gli spetta. E credi: quanto più in alto cerca di arrivare, tanto più in basso sprofonda l’anima, anche se questi desideri potrebbero non essere cattivi.

13. Sii modesto, accontenti della ‘Figura dalla splendida luce’ che si occupa di te nel sogno. Perciò una benedizione dalla splendida luce s’impadronirà anche di te”.

- “Come posso, come devo ringraziare per questo? Non basterà un’eternità dell’Altissimo per portare il ringraziamento al Padre, al mio, …al nostro Salvatore che è venuto per tutti, per redimere tutti. Anche me”.

14. “Non fare i conti con troppe eternità, di cui ne esiste solo una! Il Creatore ha certamente creato innumerevoli opere e, per ognuna, ‘una eternità’; ma tutto è e rimane questa unica, dall’UNO! Lo hai riconosciuto bene?”

- “Sì, con la bontà del Padre. In ciò si trova tutto il BENE che l’uomo non afferrerà mai completamente. Ma una cosa vorrei chiederti, se posso”.

- “Chiedi! Se il desiderio di conoscenza non sorge da quell’abisso che vuole: ‘Se so, posso splendere!’. Allora è la via per la Sapienza proveniente dalla Luce. Differenza …?

15. Questo è veramente difficile per l’uomo, e rimane non calcolato, se non lo domina un pensiero materiale. Altrimenti, per questo c’è la resa dei conti. Ora domanda”.

- Retzi si volta un po’, come se così andasse ancora più vicino alla magnifica Figura, e il pensiero: “Lei deve sapere cosa voglio chiedere”. Allora nel volto del Magnifico scorge un sorriso così fondamentalmente buono e, …veramente come santo, come lo aveva visto una volta quando il Salvatore sorrideva colmo di indulgenza, per via dell’insufficienza umana. Si sente ben deliziato.

16. “Quando il Salvatore raccolse noi bambini intorno a Sé e sentii quelle parole: Se non diventate come i bambini…’. allora non lo compresi; solo, divenni ultrafelice. Il ‘buon Uomo’ raccolse proprio noi intorno a Sé. Più tardi, quando divenni uomo, credevo che non si potesse diventare bambini, piccoli e inconsapevoli, anche se forse…”

- “...tanto più credenti, perché puri di cuore, non è vero?”

17. “Hai ragione, Magnifico! Ma ‘il come’ rimane sconosciuto”.

- “Allora dovrò aiutarti, affinché tu comprenda precisamente il tuo ‘buon Uomo’. Anche un romano l’aveva chiesto al Signore così come l’hai chiesto tu. Dato che lo stesso scacciava spesso le spie e gli invidiosi, nel senso migliore, perciò il Signore gli disse:

18. «Sono intesi i pargoletti, il che non significa che dovresti diventare di nuovo inconsapevole. I bambini si fidano senza riserva e credono in qualcosa, sebbene l’intelletto umano giace ancora come nel sonno. La cosa più profonda è: figli di Dio, nel Regno del Padre, che è il Mio Regno, come lo annunciai più tardi a Pilato: Il Mio Regno non è di questo mondo’, perché nella Luce, senza alcuna materia, tutto è buono e puro.

19. Da questo (dal mondo della luce) sei venuto tu, romano, hai iniziato il cammino, lieto hai compiuto il tuo servizio e su questo mondo hai incontrato Me, il Padre, Dio tuo, anche chi ha completato il percorso di aiuto si è spogliato della materia e di nuovo è puro come la Luce. Questo era il senso più profondo delle Mie parole». Quel romano lo aveva compreso ed è uno di coloro che è già tornato a Casa. Adesso egli sa meglio di tutti, ciò che l’insegnamento di Dio nel mondo significa in tutti i punti”.

20. “Ah, mi sta cadendo la benda dagli occhi. Non ci sono ancora riuscito, ma con la Grazia del Padre-Salvatore, una buona volta sarò un vero pargoletto”.

- “Oppure preferisci essere un figlio, se lo vuoi?”

- “Lo voglio. Ma ci riuscirò?”

- “Questo, lascialo a Me con tutte le cose che so creare, per l’intero popolo dei figli!”

21. Ad un tratto la magnifica Figura di luce scompare. L’oscurità, soave e buona, circonda il dormiente. Con ciò si sveglia. Alzandosi bruscamente, stendendo le braccia come se volesse raggiungere la Figura, s’inginocchia. I pensieri travolgono letteralmente Retzi. Albeggiando dice: “Chi era con me? Il Padre ha certamente inviato qui un angelo, uno dei primi grandi, poiché Lui stesso…? No, ne sono ben lontano dall’esserne degno”.

22. Sente una Parola: “La Grazia di Dio si rivela come vuole. Egli dà secondo la misura che è utile ad ogni figlio. Se viene Lui stesso, come lo hai sperimentato nel sogno, allora, non è una onorificenza che ha valore per te? Se Egli invia un angelo, non è assolutamente niente di minore. Noi – io sono la tua guida proveniente dalla luce – portiamo ciò che il Signore ci ordina. Non c’è nulla che non venga dalle Sue mani di Grazia, nulla che Lui non accolga di nuovo. Questa è la benedizione impressa dall’eternità di Dio. Di più non hai bisogno; di più, nessuno dei Suoi figli”.

23. Sulla fronte calda dal sonno passa una mano soave. Egli porta la mano su questa e si sveglia definitivamente. Del tutto stordito, rimane ancora seduto per un po’, riflette sul sogno e sulle parole, e non riesce ad afferrare la bontà che gli è capitata. Di nuovo in ginocchio, alza entrambe le mani e ringrazia senza parole con il cuore traboccante di un’anima diventata matura.

*

24. Ma il mondo entra di nuovo in primo piano, non dominandolo, solo che l’esistenza della vita terrena esige gli alti e i bassi. Oh, sì, nonostante l’incommensurabile grandiosa magnificenza, deve pensare a ciò che viene dopo, alla via e a come deve procedere. Ha anche fame. Ieri non ha trovato molto di ciò che la natura ha da offrire in questo deserto. Si scrolla di dosso l’erba dal vestito e si affretta ad uscire. La notte non è ancora passata del tutto, si mostra solo una sottile striscia luminosa, fin dove lo permette una nebbia montana.

25. ‘Non c’è molto da trovare’, dice Retzi a se stesso. Prima di tutto deve avere l’acqua per lavarsi e bere un sorso, poi tutto andrà meglio. Non ha bisogno di cercare lontano. Dall’altopiano scorre giù un ruscello cristallino. Ai suoi bordi ci sono degli arbusti carichi di bacche rosse splendenti. Beve e si lava. Dapprima esamina le bacche abbastanza grandi. Non si può mai sapere, l’intelletto dice: ‘Prova’!

26. Ne schiaccia alcune nell’incavo della mano, ne sente l’odore. Il succo non si scurisce ed ha un profumo delizioso. Con cautela ne prende un paio di gocce sulla lingua. Aspetta una buona mezz’ora, mentre il cielo diventa più chiaro. Inizia il nuovo giorno. Non si sente male, quindi le bacche sono buone. “La tavola del Padre”, dice Retzi ad alta voce, e ringrazia. Ne raccoglie abbastanza da colmare le tasche. Riempie il suo piccolo otre con l’acqua fresca, e in tal modo ne ha di nuovo abbastanza per un giorno intero.

27. ‘Mi guidi davvero con Grazia, Padre mio e Dio mio, Tu, Salvatore dal sommo Amore celeste! Vedo sempre come se Tu stessi dinanzi a me, come presso Charius e Susanna, come presso molti altri che Ti erano fedelmente devoti, per quanto bene un uomo lo possa fare. A me manca ancora molto’. L’intera giornata di cammino, interrotta da qualche breve sosta, è colma di parole espresse a se stesso, con pensieri che sono rivolti solo al Salvatore Gesù.

28. Il paesaggio cambia. Di tanto in tanto ci sono ancora delle piccole colline, facili da superare, ma passano tre giorni senza incontrare un insediamento. “Mi sono smarrito? Cryseltius ha previsto che avrei trovato il luogo in cui anche l’eremita aveva trovato una patria?”.

29. Egli riporta lo sguardo retrospettivo nella casa passata. Vede sua madre. Quanto l’aveva amata e, da piccolo, s’immaginava: ‘Quando sarò grande, allora la proteggerò da quel…’. Sì, sì, …perdonare: da suo padre!

30. Compare Nerias (nell’immaginario), le ultime stupende serate presso Sematra, ma anche l’amaro. ‘Cosa ne è stato dell’insegnamento del Salvatore e dei Suoi miracoli? Già dimenticati, perché… oh, guai, tutti coloro che hanno creduto in Dio Gesù sono stati perseguitati! No, mai, mai l’alta Grazia salvifica andrà perduta, perché altrimenti…’. Retzi non osa nemmeno pensarlo coscientemente, altrimenti Gesù non sarebbe stato il Dio Creatore! E LUI lo è stato veramente!

31. Retzi non sospetta ancora che la sua convinzione giunga quasi fino al Cielo. Non del tutto, anche se la sua fede si può menzionare ‘completa’. Egli stesso s’immagina ancora legato al mondo dalla certezza: il sommo e il più perfetto, che appartiene unicamente a DIO, la perfezione di un figlio, di questo, …il mondo non ha nulla a che fare! Come disse il nostro Signore: ‘Il Mio Empireo!’. Oh, sì, solo là c’è la perfezione del Creatore, la possibilità del perfezionamento dei figli; là il Sommo rimane in se stesso a Casa!

*

32. Il quinto giorno dopo quella notte in cui il ‘Magnifico proveniente dalla luce’ è venuto a lui nel sogno, Retzi raggiunge finalmente un luogo. Visto dall’alto sembra un villaggio. Su un grande piano pascolano degli animali, sembra che siano capre. Ci sono anche campi, non particolarmente ben coltivati. In compenso ha una bella vista. Hm, in ogni caso è veramente ora di mangiare qualcosa di diverso che soltanto bacche, radici e acqua, nonostante la sincera gratitudine per questi Doni di Dio.

33. Sulla via stanno alcuni uomini che l’osservano diffidenti. Egli modera il passo. Si ha paura davanti ad un singolo? Secondo l’usanza romana alza la mano destra in segno di saluto. Ci saranno per lo più difficoltà linguistiche. Poi una bella sorpresa. Questa getta Retzi quasi a terra.

34. Un uomo poderoso, vestito poveramente ma pulito, si fa innanzi e dice in un italiano un po’ stentato: “Il tuo saluto ci annuncia il romano, e questi non hanno nulla a che fare da noi. Ma se sei solo, senza secondi fini, allora vieni con noi. Sembri stanco, e la gente stanca non la mandiamo via. Ci dichiariamo subito apertamente: siamo cristiani provenienti da differenti zone. Il nostro SIGNORE ci ha guidato qui, uno come l’altro.

35. Ma se tu dovessi dare un segnale per una qualche imboscata, allora…”, l’uomo indica il villaggio, “noi stessi ci uccideremmo, prima di cadere nelle mani degli sciacalli romani”.

- Dalle espressioni di questi uomini c’è una tale grande tristezza che a Retzi – un uomo non se ne dovrebbe vergognare – viene qualche lacrima. Egli si fa sul petto un segno della croce; ma entrambi, le lacrime e il segno, non convincono così presto. Cosa devono aver già subito questi poveretti?

36. Retzi alza entrambe le mani verso l’alto, abbraccia l’uomo e dice: “Fratello, in Cristo Gesù, credimi, anch’io sono un cristiano. Io vedo chi e cosa voi siete: figli di Dio! Sia romani, giudei e chissà cosa ancora, non conta nulla davanti al nostro Dio. Lui guarda solo i cuori. Sono solo, non porto armi, né uomini armati vengono dietro di me. E dico che non potrei sapere se io stesso sono capitato in un’imboscata. Mi è capitato di vedere persone che si definivano galilei, come se seguissero il Salvatore. Se poi una controparte in via confidenziale lo dichiarava anche, allora questa confidenza veniva grossolanamente abusata. ‘Cosa sei tu? … Via con te!’

37. Così noi stiamo di fronte. Allora si potrà mostrare se la fiducia, reciprocamente offerta, possiede la piena validità. Dichiaro anche: sono originario di Israele, per circostanze sono diventato romano, esteriormente, amici. Interiormente sono diventato nient’altro che un seguace di Gesù, del Salvatore proveniente dalla Sua stessa divina eternità! Da Lui, dal Signore, ho avuto l’ordine di lasciare tutto dietro di me, casa e podere, patria, denaro e beni. Ed ho eseguito l’ordine. E ora…?”

38. Gli abitanti del villaggio si guardano l’un l’altro; un cenno di sì col capo: questi è autentico! Oh, nonostante la solitudine, è già venuto qualcuno, anche parecchi lungo la via, e finora è stato difficile farli scappare, per preservare la propria misera casa, moglie e figlio. Retzi si accorge di ciò che gli uomini pensano. Aspetta con calma, li guarda apertamente e fa ancora una volta il segno della croce sul petto. – Alla fine…

- “In effetti sei un fratello”, dice il più anziano del villaggio. “Vieni con noi!”. Le casette sembrano più che altro capanne, modeste, ma saldamente costruite in legno. Anche l’arredamento è manchevole. Ma ovunque c’è grande pulizia. Gli viene offerto ciò che la gente sa dare: pane di segale, latte di capra, formaggio e meloni. Retzi non avrebbe mai pensato che questi ultimi si potessero trovare qui. Ad una sua domanda, gli viene spiegato:

39. “Li abbiamo coltivato con grande difficoltà. Alcuni di noi avevano portato con sé degli alberelli da frutta, ma questi non prosperano. Ora siamo soddisfatti, il Salvatore dà abbastanza, e di più non c’è bisogno. Possiamo sapere un po’ di te, esperienze di vita vissuta, via e meta?”

- “Non serbo nulla per me; può alleviare anche il più fedele, quando dopo una grande solitudine si può parlare con qualcuno. E se s’incontrano degli amici di Gesù, allora trabocca il cuore e la lingua”.

40. Questo convince. Il forestiero non è venuto con un serpente del paradiso. Quando, con le donne, vengono anche i bambini, i piccoli si schierano intorno a Retzi, un’immagine di ciò che Retzi aveva vissuto da bambino, quando molti piccoli premevano stretti intorno al Salvatore. Allora si rompe l’ultimo ghiaccio, l’ultima domanda ancor sempre così ansiosa: è sincero?

41. Dopo il pasto, Retzi cade improvvisamente a terra e non si muove. “È troppo stanco”, dice l’anziano che si chiama Mattia. Lui va a prendere delle coperte, ne mette una sotto il capo di Retzi, con l’altra lo copre. Si lascia la stanza per non disturbare il dormiente. Alla sera si sveglia nuovamente rinvigorito. Per prima cosa deve ricordarsi dove si trova; ma quando da lui viene Mattia, il ricordo sorge immediatamente.

42. “Ti ringrazio, fratello”, dice Retzi con calore. “Avete accolto me, il forestiero; avete vegliato sul mio sonno, e questo mi dice che ho trovato degli amici”.

- “Lo sei anche tu per noi”, dichiara Mattia. “Andiamo prima a cenare, allora sentiremo volentieri quali lunghe vie hai percorso. Accetta quello che abbiamo da offrire”.

43. “Ciò che uno dà volentieri, è benedetto dal Signore. Il molto o il bene mondano, spesso non serve per il meglio. Gesù ha distribuito molte volte pane e pesci, e tutti si sono sempre saziati, una volta persino a circa cinquemila persone”. Mattia guarda sorpreso, come se non riuscisse a crederci. “Allora ve lo racconto, dice Retzi”. Si aspetta con ansia questo racconto.

44. Come presso Sematra, anche qui viene tenuta la Cena eucaristica: pane e una bevanda. Anche qui non c’è vino, e questo non è importante. Non si conosce la precisa parola che il Signore ha pronunciato ai Suoi discepoli. Retzi l’annuncia come l’ha sentita da un discepolo. Oh, come splendono chiaramente gli occhi di tutti.

- “Tu hai portato il lascito del nostro amato Signore”, ringrazia seriamente Mattia. “D’ora in poi possiamo fare noi così, se forse...”.

45. “Perfetto”, interrompe Retzi. “Credo che non riguardi soltanto il senso letterale; il senso della Luce o ciò che noi stessi pensiamo o sentiamo in noi, affidiamolo al Sommo amato, questo riguarda il nostro Padre Creatore! Uno lo ha messo giù per iscritto, come ho sentito [Mt. 26,26-28] e ci si può orientare conformemente a questo. Sulle mie vie ho incontrato molte cose differenti; ma nonostante qualche cambiamento delle parole di Gesù, in primo piano stava la fede nel Signore. Questo, a mio avviso, rimane sempre la cosa più importante.

46. Probabilmente c’erano alcune cose che erano da aggiustare perché si pensava in modo impreciso rispetto alle cose reali, come ad esempio: ‘Chi era il Signore?’. Ciò era dovuto al fatto che Lui, e questo solo a causa degli uomini, i quali non riuscivano ad afferrare il Sommo, si rivelava come ‘Figlio di Dio’, ed Egli pose di nuovo quella domanda a coloro che pensavano: “Chi vede Me, vede il Padre; credi tu questo?” [Gv. 14,9].

47. Riguardo a ciò che potrebbe creare dubbi: ‘Il Regno del Padre’. A Pilato, Egli disse: “Il Mio Regno non è di questo mondo!” [Giov. 18,36]. Con i miei genitori adottivi ho sentito il Sommo amato e molti dei testimoni ineccepibili, ed ho riconosciuto questo: se intorno al Salvatore c’erano persone, come il popolo in genere che non era andato a scuola, allora il Signore nascondeva la Sua divinità, parlava del Padre e di Sé come del Figlio, dicendo la qual cosa una volta ho sentito che a questo riguardo parlava di ‘riconciliazione’, di ‘espiazione’, offerta a tutti gli uomini. Pochi stavano presso di Lui che riflettevano seriamente, non ultimi, molti alti romani, ma mai, quando i templari stavano presso di Lui ad ascoltare con l’orecchio teso, allora si rivelava come l’IO!

48. Proprio su questo ho riflettuto più tardi, quando divenni adulto ed ho potuto decidere io stesso: ‘Cos’è la verità?’, così come chiese anche Pilato. Ed io ho riconosciuto che era il nostro Salvatore. Questo mi ha reso molto beato, allora mi ritenni fortunato come non lo si è mai veramente in sé in modo materiale. Questo è proprio…”. Retzi aggrotta la fronte, ancora una volta è sopraffatto dal sentimento:

49. “O mio Dio, TU stesso sei venuto nel povero mondo, e quanto pochi Ti hanno riconosciuto! O Amato! …Oh, sì, moltissimi Ti hanno seguito nell’amore. Quante donne Ti hanno seguito (Luca 8,2-3), non badando al fatto che le si diffamavano, e alcuni uomini non volevano tollerare ciò. Proprio queste donne furono incrollabili nell’amore e nella fedeltà, poiché esse guardavano solo a Te!”

50. Non si accorge che la comunità del villaggio, tutta riunita, si guardano l’un l’altro, ammonendo incerti e interrogandosi. Oh, si deve riflettere, e Retzi lo fa, qui ci sono persone provenienti da zone differenti con conseguenti differenti conoscenze. Non tutti hanno fatto l’esperienza del Signore; e se l’avevano fatta, allora sono ancora bambini, come lo era stato anche lui, …a quel tempo.

51. Tuttavia c’è questo: egli è rimasto più a lungo nella terra promessa, come la si è chiamata più tardi, mentre aha, quanta gente era sicuramente già emigrata nella prima giovinezza. Se loro, come lui, Retzi, hanno sperimentato molte cose, non è detto che le abbiano sentite come era stata veramente la vita di GESU’, i Suoi insegnamenti e le Sue opere, non per ultimo la cosa più maestosa, quella sulla Sua stessa Persona.

52. Prevale compassione e lieve afflizione. Retzi dice: “Voi siete oppressi da diverse cose. Le confusioni portano facilmente a opinioni sbagliate. Nulla è più importante che la chiarezza sul nostro Signore! Dite senza alcun timore come riconoscete il Salvatore, e poi possiamo discutere su questo senza farci del male. Io l’ho dichiarato prima, Lo considero DIO, il Creatore del Cielo e dell’intero Universo, il Creatore di tutte le cose viventi. Io L’ho visto, L’ho sentito sul mio cammino, in modo ineccepibile, siatene certi”.

53. “Tu lo pensi sinceramente, fratello Retzi; ma noi crediamo che il ‘Salvatore’ sia stato il ‘FIGLIO di Dio’. Né più né meno, dopo Dio, il Primo e il più Alto tra tutte le creature”.

- “Ti posso rispondere?”

- “Certamente, non vogliamo assolutamente essere bloccati”.

- “Questo è lodevole e buono; così arriviamo ad un comune denominatore. Una cosa posso correggere subito:

54. Con il termine ‘creatura’ sono da intendere gli animali, mentre gli uomini nel mondo e altrove sono esseri umani, le più belle creazioni di Dio. Solo una nota a margine. Prima ho visto…”, Retzi si rivolge a Mattia, “…che hai dei figli, il più grande è un ragazzo, ho anche notato quanto li ami. Ora presta attenzione a un esempio:

55. Un’orda attacca il villaggio. Per salvarvi, tu offri un riscatto, col pensiero di fermare i maligni a compiere le loro azioni, cioè di incenerire il villaggio e uccidere la tua gente. A questo punto il capobanda pretende te o tuo figlio. Sacrificheresti il ragazzo, oppure consegneresti te stesso per i tuoi protetti? Avresti il coraggio di consegnare tuo figlio all’orda e stare a guardare come agiscono con lui?”

56. “Smettila!”, grida Mattia. “State lontani da Retzi!”

- Ma Retzi sente il suggerimento di Dio: “Parla in modo mordace, come l’unguento di un medico che brucia in modo pungente e poi guarisce”.

- “Ah! – Come ci siamo lasciati ingannare da te!”, Mattia non riesce a calmarsi. Lacrime gli scorrono sulle guance, mentre tiene stretto suo figlio.

- Allora Retzi si alza, grande sta dinanzi alla gente, il suo volto è serio e buono. Si guarda di nuovo a lui.

57. “Mattia, e voi cari amici, ascoltate prima di giungere a false conclusioni. Gesù usava spesso immagini nei discorsi, con le quali spiegava gli insegnamenti per lo più non facili. Proprio così ho potuto farlo io. Che tu, Mattia, non daresti mai tuo figlio, e in genere nessun figlio in sacrificio, se potessi tu stesso liberare i tuoi, non c’è bisogno di spiegazioni. Ora rifletti:

58. Sei tu migliore di Dio stesso? Puoi tu pensare più in alto di quanto faccia il Suo saggio sentimento? Sei tu nella condizione di portar fuori, infinitamente più che il nostro Dio-Creatore, l’Opera: la REDENZIONE?”. Retzi fa un pausa. Ha caricato un fardello celeste su Mattia. A poco a poco si diffonde anche nella comunità. Mattia si alza malsicuro, abbraccia Retzi e dice quasi singhiozzando:

89. “Mi hai guarito, anche se non afferro ancora pienamente ciò che intendi con la parabola. Quando noi, l’uno più l’altro meno giovane, dovevamo fuggire dai persecutori, anche se quasi tutti abbiamo solo sentito del Salvatore e credevamo comunque in Lui, perché tutto era buono e luminoso, ci giunsero all’orecchio molte cose che il Signore ha detto forse in modo del tutto diverso, oppure era interpretato diversamente. Così anche con il credere che Egli è il Figlio unigenito di Dio!”

60. “Assolutamente comprensibile”, sorride Retzi. “Ti dovevo toccare, affinché ciò che io – certamente solo come parabola – ho preteso decisamente: tuo figlio, oppure tu? E ora arriviamo al nostro Dio-Padre. – Avrebbe Lui sacrificato il Figlio primogenito? Inoltre chiedo: ‘Cosa siamo noi, se ci chiama figli Suoi? Figli e figlie? Ma, proprio per questo, Dio, il supremo Amore e Misericordia, mai, mai sacrificherebbe uno dei Suoi figli, se si trattasse di redimere con un più alto, infinitamente più difficile cammino di Sacrificio, la caduta che un giorno accadde!

61. Come tu, Mattia, quale uomo, non potresti mai dare tuo figlio, quanto più lo farebbe Dio stesso, il PADRE dei Suoi figli! Certamente non mettete in relazione la storia di Abramo, con la quale abbiamo l’immagine migliore: come ha operato Dio? Non fu né una tentazione – poiché Dio non tenta nessun figlio! – né di per sé un’immagine, se un padre potesse sacrificare suo figlio ‘per conto di Dio’. Dunque, è così: Dio ha un Figlio, e poiché le tenebre hanno bisogno della redenzione, che l’abbiano! Dio attraverso un padre terreno, ‘prova’ se un tale ‘sacrificio del figlio’ sia possibile.

62. In un’infinita lungimiranza, per noi uomini, in questo tempo e in quello futuro, l’Altissimo ha dato questa immagine meravigliosa, come purtroppo si mormora falsamente: Abramo, un cherubino[15], era disposto ad adempiere l’incompreso comando dell’Altissimo (il sacrificio del figlio), ma anche lui si sarebbe gettato nel fuoco. Come suo figlio avrebbe dovuto soffrire, così anche lui stesso avrebbe sofferto, …volontariamente! (“Il patriarca” cap. 21).

63. Ora c’è ancora da comprendere quanto segue: una Creazione non può rimanere senza governo, e poiché tutto è Opera di DIO, le Sue mani creative sono perciò sempre pronte a conservare i Suoi beni della Luce. Quindi EGLI è rimasto nel Suo Santuario come la Sovranità suprema, proprio perché doveva avvenire un cammino di sacrificio. Egli dalle Sue sette Stelle, che sono chiamate anche‘fiaccole, candelabri, spiriti’ [Apoc. 1,16; 4,5], ne prese una sola, come simbolo, proprio come un Figlio, scelto come riconciliazione.

64. Questo era il dominante del Giorno, la Sua sesta Caratteristica, l’Amore, che Egli ha fatto rappresentare dalla Volontà e dall’Ordine, dalla Sapienza e dalla Serietà nel percorso del sacrificio. Gesù si faceva chiamare il ‘Figlio dell’Uomo’ e la Sua veste era la Pazienza, il Suo atto della croce la Misericordia. Quindi nel senso della settima Caratteristica di Dio era LUI stesso DIO, il Portatore del Sacrificio e, …il Sacrificante: ‘Il sommo Sacerdote Melchisedec’!

65. Questo è stato il vero senso della vita terrena del Salvatore; questo me lo ha rivelato Lui mentre giacevo addormentato sul pavimento della vostra capanna. In qualche modo mi è stato permesso saperlo; precisamente lo so solo adesso, voi con me, se lo volete. Qualcosa di sacro non viene mai dato a un singolo; vi è sempre legato il popolo dei figli, che siano pochi o molti, oppure un giorno tutti, sta nel sovrano piano di Dio della redenzione! In questa, Egli include tutti, soprattutto i malvagi, i quali hanno particolarmente bisogno della loro liberazione: da se stessi”.

66. “Anche i persecutori? Un Caifa, un Erode, un Pontius, e molti che hanno schernito e perseguitato il Signore? Oh, quelli saranno eternamente dannati!”, dice Mattia con durezza. Dicendo questo non sente come il suo cuore si contrae inquieto. Retzi aveva pensato così, quella volta, quando accadde il terribile fatto, e lui, ancora giovane, non aveva compreso il Sacrificio sulla croce. Questa comprensione è venuta un po’ alla volta attraverso qualche rivelazione, direttamente attraverso i sogni, e ciò che il suo cammino ha portato con sé. Adesso dice commosso:

67. “Amici miei, pensiamo al malfattore che, nonostante insopportabili dolori (sulla croce), vide la sua anima tenebrosa che lo aveva indotto ad azioni malvagie. Con la confessione si batteva mentalmente il petto e, rivolto al Salvatore: ‘Ho peccato, Signore. Ricordati di me quando sarai nel Tuo Regno’ [Lc. 23,42]. Qui, ancora una volta viene fatto notare che il ladrone, di sicuro non in modo cosciente, ha riconosciuto DIO nel Salvatore. Egli non disse ‘nel Regno di Dio’, bensì, ‘nel Tuo Regno’! Anche questo è un segno di Grazia per tutti noi. Ma dobbiamo anche considerare:

68. Non siamo noi, forse, peccatori, e manchiamo di quella gloria che dovremmo avere in DIO? [Rom. 3,23]. Questa parola mi è stata riferita. Paolo, un grande combattente per il Signore, l’ha scritta alla comunità dei romani, e inoltre: ‘Qui non c’è nessuna differenza’. Proprio così vogliamo considerare anche noi. Nessun uomo è senza peccato, e nessuno deve calcolare: poco o molto! La mancanza è ciò che è e rimane, e il Salvatore ne ha raccolto ogni specie sulla Sua croce. Quindi, anche i nostri errori!

69. Se Lui lo ha fatto, nonostante la nostra insufficienza, per la quale meritiamo anche un inferno – se ce n’è uno come lo predicano coloro che condannano – tramite LUI siamo resi liberi. È questo un nostro merito? Oh, voi stessi scuotete la testa. Se desideriamo per noi la liberazione, la dobbiamo augurare e implorarla con la preghiera di intercessione anche per tutti gli altri! Sia menzionata una scena di Grazia:

70. Una donna era stata condannata alla lapidazione. Il SIGNORE intervenne: “Chi è senza peccato, scagli la prima pietra su di lei” [Gv. 8,7]. Non si devono scagliare pietre, né su Pilato che riconobbe quattro volte l’innocenza del Signore, né su Caifa, su Erode, su Giuda o su chi fa parte degli oppressori. Questa – imprimiamocela nella mente – è unicamente una faccenda di DIO!

71. Battiamoci solo al proprio petto, qui abbiamo abbastanza da fare per spazzare via tutta la sporcizia, e preghiamo: ‘Signore, perdona! Aiutaci al miglioramento! Guidaci, affinché non perdiamo la via che conduce nel Tuo Regno! Tieni su di noi le Tue mani di Salvatore’!”

*

72. La notte è avanzata. Il ragazzo di Mattia si è appoggiato strettamente a Retzi; egli è ben sveglio. Ci si alza piano, le madri portano via i loro piccoli dormienti, ma si aspetta di sentire cosa dirà Mattia. E questo è ciò che sorge dal suo cuore:

73. “Fratello Retzi, tu sei un messaggero di Dio. Lo riconosco con gratitudine. Vogliamo mettere il ringraziamento nelle mani di DIO. Ora sono sicuro: qui rimarremo in pace, EGLI ci ha donato questo luogo. Se devi proseguire, la nostra supplica sia un accompagnamento benedetto da Dio. Se puoi ancora fermarti, sarà per noi una grande gioia”.

74. Retzi ascolta dentro di sé; non vuole far altro che quello che la bontà di Gesù gli ordina di fare. Può rimanere due giorni. Il riposo fa bene al corpo per affrontare l’ultima parte del viaggio. La grande meta: «Se non diventerete come i bambini...». Allora, …sì! Si è diventati figli Suoi, da se stessi, come bene di ritorno di tutte le cose gloriose che il Dio-Creatore ha dato per primo: la figliolanza della Luce! Questa è venuta da LUI. E questa rimane nell’eternità!

 

 

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Cap. 16

Dieci giorni di cammino, dieci Comandamenti vissuti

L’ultima dimora terrena-spirituale in un meraviglioso tempio antico

La resa dei conti di Dio è sempre bontà e misericordia

Fuori dal mondo, dentro la Luce

1. Retzi è in cammino da dieci giorni, attraversa territori inospitali, formazioni che conducono alla meditazione, e località dove si pratica l’agricoltura e l’allevamento del bestiame ancora all’antica. L’ultima sera di questi giorni si siede su un terrapieno di una dolce collina. Il Sole si volge verso ovest, e anche se non sa se si trova già in Asia oppure ancora nel sud-est dell’Europa, si inchina in segno di gratitudine: “Signore, Dio Padre e Salvatore, mi hai guidato meravigliosamente. Gli ultimi dieci giorni…”. Solo adesso si rende conto che ogni giorno ha pensato ad un Comandamento del Sinai, e su questo si è lasciato istruire dalla Luce.

2. Com’è stato dunque? Subito al mattino presto: ‘Io sono il Signore Dio tuo; non devi avere altri dèi (idoli) accanto a Me!’. Il giorno sorge dalla notte con una chiara sfera solare, come raramente accade. Spesso il Sole viene fuori rosseggiante dall’orizzonte. “Signore, così sei Tu su tutte le vie nella Tua Maestosità e nella Tua magnificenza, anche se noi uomini ne sappiamo nulla o poco. «Tu sei l’Unico!»”

3. Le immagini continuano durante quel giorno quando pensa ai buoni Doni della vita di Dio, alla preghiera per il ‘Pane della vita e della Terra’. Si è riposato in un centro abitato dove è stato accolto amichevolmente. Gli abitanti non erano né cristiani né pagani; in realtà non credevano in niente perché non ne hanno mai sentito parlare. E sono anime buone! Lì egli ha potuto spargere un po’ di semenza della Luce, e gli hanno dato del buon cibo da portare con sé nel suo cammino.

4. Poi il giorno della preghiera: ‘Non testimoniare il falso contro il tuo prossimo!’. Sarebbe quasi caduto in una palude se un animale non gli fosse passato accanto, rischiando di essere sull’orlo della rovina. Due volte questa pretesa: ‘Non devi desiderare...’. Con la fame? Non ha trovato nulla da quando si è allontanato dalla palude, eccetto il giorno prima in una capanna vicino al sentiero. Gli era venuta la sensazione: ‘stai lontano!’. Ma c’erano lì alcuni alberi guarniti con magri frutti. Forse l’unica cosa che poteva servire agli abitanti. Umanamente comprensibile; un desideroso sguardo affamato era stato rivolto a quel poco. Soltanto: ‘Non desiderare né togliere quel poco che appartiene all’altro!’

5. Profondamente svergognato, si era allontanato di soppiatto e si era nascosto dietro un cespuglio, non vergognandosi delle lacrime: “Ah, Salvatore, come mi devi ancora educare a forza, e mi hai fatto pervenire molta Grazia! Cosa penserai di me?”. E con questo pensiero si era addormentato. Oh, il sogno non era stato beatificante, ma nemmeno opprimente. Questi giorni trascorsero con tutto il meraviglioso su e giù; il Salvatore gli ha rivelato quell’alto significato del Comandamento del Sinai attraverso la natura, attraverso ogni tipo di esperienza di vita. Per metà fortificato, ma ancora anche metà oppresso, al mattino si sveglia.

6. Un ulteriore miracolo: Dio dà ai Suoi nel sonno’. Accanto a lui stava – non lo aveva notato la sera – un albero con dei frutti; potevano essere fichi. Li assaggiò. Erano dolci e pieni di succo. Ha potuto scoprire anche un grande pozzo; questo era colmo con dell’acqua limpida fino all’orlo. Chi l’ha trovato e recintato con un muro, certamente grezzo ma solidamente costruito…? Retzi non lo sa. Per questo, ringrazia il Signore interiormente.

7. Alla decima sera gli passa ancora molto di più attraverso l’animo. Il viaggio da casa è stato davvero difficile, ma le meraviglie della natura lo hanno fatto indugiare. Ora questa sublimità nella volta celeste. A lui sembra come se il Sole, nonostante l’avvicinarsi della notte, sia sorto ai confini del mondo. Oh, forse è così che il Signore-Dio può incontrare velocemente un uomo, in modo da affascinarlo, da farlo traboccare e sprofondare dinanzi alla Sua grandiosa Maestà e Bontà paterna.

8. Come al primo mattino dei dieci giorni con il primo comandamento del Sinai, così il Sole lo saluta con il suo splendore, con il suo percorso celeste. Intorno a lui c’è una soave brezza, come una voce: ‘Oggi arrivi alla tua destinazione’.

- In modo infantile, l’uomo maturo alza le mani: “Padre, Tu, mio Salvatore. In Te confido! Come un giorno, quand’ero un bambino inconsapevole, e potevo, ho potuto stringermi affettuosamente tra le Tue braccia, ho potuto sentire le Tue Parole e, …ero a Casa presso di TE!

9. Ora mi doni l’ultimo luogo terreno, e sarà un ponte, il sentiero finale che porta nel Tuo Regno, là, dove il nostro ardente desiderio trova la sua eterna Patria, là, o Padre, dove anch’io sono il Tuo figlioletto. Di più non voglio essere. Il Tuo figlioletto, affinché io possa gustare la beatitudine: giacere presso di Te, ben custodito nelle Tue braccia!”. ‘Sì, sì, la destinazione’, aveva sentito sussurrato, ma proprio solo per questo mondo. “La ‘Casa eterna’ viene dopo, quando la mia via da viandante sarà terminata. Come sarà con me, poi…?”

10. Con lo spirito colmo di gioia, l’anima vicina a Dio, il sentimento colmo di gratitudine e il corpo fortificato, Retzi scende nella valle successiva. Dall’alto vede un nuovo monte e su di esso un edificio. Attraversa la valle; su un terreno ondeggiante si scende, dove non molto lontano si vede la grande costruzione, quasi come erano a Gerusalemme le belle case: solide e con il tetto dritto, solo, provviste qui con ampie aperture per le finestre. Un muro circonda un considerevole terreno, sarà certamente il recinto di un giardino.

11. L’ultima salita, l’ultimo tratto. – Come se fosse un ultimo ‘tratto celeste’ che deve essere superato: la deposizione della zavorra animica, il non-guardare-più-indietro-nel-transitorio. “Amato Salvatore-Padre, hai sempre avuto ragione sul fatto che può diventar beato solo chi annienta in sé il proprio mondo e lo vince, oppure… O Signore, Tu lo sai meglio di tutti: si può deporre il peso nelle Tue mani di Grazia, perché solo con il Tuo aiuto benedetto il nostro mondano può essere del tutto appianato”.

12. Retzi si ferma per darsi completamente al Padre, certamente anche per riprender fiato. Sull’ultimo pezzo in salita non c’era un sentiero. Si è arrampicato qui e là, finché non è venuta l’illuminazione: ‘Chi cerca, trova’ [Mt. 7,7]. Il sentiero si snoda tra le pietre, tra grossi massi e una fitta vegetazione. Alla fine non dista molto da quel muro che non può essere abbracciato con lo sguardo, qui e là nascosto anche dalla difficoltà della via.

13. Alza lo sguardo scrutatore. Come può essere? I battenti delle finestre sono schermati con robuste sbarre di ferro. Sembra quasi una prigione. Cosa c’è dietro? È quasi un’ansia che lo invade. Di nuovo, l’umano: ‘Deve essere questo il mio ultimo luogo di Grazia sulla Terra?’. L’alto e robusto muro – lo nota solo adesso – è provvisto di un portone fatto di assi.

- “Aspetta la bontà di Dio”, gli si sussurra, “allora potrai affidare le tue continue preoccupazioni – ma ingiustificate – al Salvatore”.

14. Profonda vergogna. “Tutto il mio cammino fin qui è stato colmo di un’inafferrabile Grazia, e sono più vicino al Cielo come mai prima. Signore, perdona il mio timore, fa che io possa diventare del tutto il Tuo figlioletto”.

- “Vedrai ancora…”, soffia il vento dall’alto pinnacolo, “…ciò che sei, ciò che diventerai di nuovo, quando…”

- “Quindi si tratta di aspettare, e sarà solo la misericordia guaritrice del Salvatore, nella quale potrò immergermi prima della mia morte”.

15. Guarda stupito il portone. Una mano maestra l’ha fatto in un qualche tempo antico. Dove si bussa? Non si legge anche: ‘Bussate e vi sarà aperto?’ [Mt. 7,8]. No, prima: “Chiedete, e vi sarà dato!’ [Lc. 11,10]. Ah, lui vorrebbe già volentieri chiedere, sempre al SIGNORE; ma qui dovrebbe prima vedere qualcuno a cui potrebbe o dovrebbe chiedere di aprire. A lungo rimane lì a riflettere e, oppresso, guardando in su, aspettando volentieri, finché gli viene una luce.

16. “Te solo, o Padre, devo pregare: ‘Aprimi la porta, l’ultima del mondo, come Tu hai promesso’; ma poi… Oh, guarda il mio struggimento. Aprimi la porta del Tuo Regno, il Tuo grandioso «Ephata!». Signore, Dio Padre, Salvatore, Creatore…”. Echeggia come un grido, ed è un bussare al muro.

17. All’improvviso il portone si apre. Nel mezzo sta un grosso uomo. È questo, l’angelo con la spada che ha chiuso il Paradiso e nessuno poteva più entrare? Ma il volto, così caro, allora non si deve aver paura. Già l’uomo fa un cenno. ‘È un simbolo’, pensa Retzi. ‘Dio viene incontro al figlio che vuole ritornare a Casa, che vuol trovare la via di Casa’. Ma il figlio deve fare i propri passi verso di LUI, presso il Quale si trova l’ultimo rifugio benedetto.

18. Lentamente, Retzi procede, esaminando quanto c’è ancora da togliersi di dosso in questo cammino, per sussistere in un certo qual modo dinanzi all’Altissimo. ‘C’è ancora molto da rigettare. Al di fuori della Grazia di Dio, non si deve portar nulla con sé oltre questa soglia. Si deve…, si dovrebbe…’ Di altro, l’uomo non riesce ad arrivare con la sua accozzaglia di pensieri.

19. Si sente una Parola meravigliosa: “Benvenuto!”. Per il momento è tutto. C’è bisogno di altro? No! Il saluto lo rende ultra beato, da lasciarsi cadere sulle ginocchia. Già, per questo, viene sollevato da quella cara voce: “In questo luogo, un benvenuto…”, l’uomo indica dietro di sé, dove si mostrano meravigliose aree verdi, la casa, dipinta di bianco, “…che non opprime nessuno. Se c’è ancora un posto su questa TERRA, nota bene: non mondo, allora guardalo come anticamera, prima di poter mettere i piedi nel Santuario di Dio.

20. Qui tutto il materiale deve essere superato, deve essere tolto, si devono indossare abiti puri, esteriormente e interiormente, fratello Retzi”.

- Quando sente il suo nome, si stupisce. Da dove sa il forestiero il suo nome? E senza chiedere, senza bussare, gli è stato aperto.

- Il guardiano del portone sorride, mette una mano sulla spalla di Retzi e continua:

21. “Io sono il guardiano, e devo sapere chi si può far entrare. Finché camminiamo sulla Terra di Dio, io, come te, castighiamo il mondo. Noterai solo che non siamo asceti. Noi godiamo appieno le nostre vie, come Dio, il Signore, le ha disposte, il che giova assolutamente ad ogni uomo. Ma ciò che va contro i santi Comandamenti di Dio, noi non lo facciamo! Da noi imparerai ancora l’ultima cosa autentica. Per questo ti ha guidato qui il Salvatore. Ora vieni, voglio mostrarti la tua camera”.

22. “Ti prego, guardiano, fermati. Vorrei superare le continue domande; ma tu, capisci, te lo leggo in faccia, se ora non sapessi che sei un uomo come me, direi: ‘Tu sei il principe-guardiano del paradiso!’. Questo, per quegli uomini era anche un’anticamera che li riportava a Casa, li riportava a Dio”

23. “Chi chiede comprensione, e non per appropriarsi di ciò che non di rado è dannoso alla vita della sua anima, questi riceverà la risposta che lo benedirà”.

- “Oh, allora sarei alleggerito, perché… Ebbene sì: da lontano ho anche visto la casa; venendo vicino ho notato alcune cose che in genere non è usuale. Le finestre, per esempio. Per quale motivo sono schermate con sbarre di ferro? L’alto muro, il portone. Poi ho visto le aree verdi, mi è sembrato come se fosse un pezzo del Giardino dell’Eden un giorno decaduto”.

24. “Per primo, sia menzionato l’ultimo, con la qual cosa il muro e il portone trovano la soluzione. L’Eden del Creatore non è decaduto. Oppure supponi che Egli crei delle opere che si dissolvono nel nulla, solo perché gli uomini le disprezzano?”

- “No, no!”, esclama Retzi, “le opere di Dio rimangono eternamente! Egli una volta parlò come Salvatore: «...ed Io darò loro la vita eterna» [Gv. 10,28]. Se la vita è eterna, allora lo devono essere anche le opere che servono ai Suoi figli”

25. “Ben riconosciuto! Il paradiso, inteso come giardino, aveva un’alta siepe che ne testimonia la vivacità. Perché quegli uomini che vi furono collocati per il terzo Tempo, divennero disobbedienti, la siepe andò perduta, solo per questo mondo, fino alla sua fine. Per questo motivo gli uomini si costruirono muri. Allora Dio dalla Sua Volontà sovrana – il che significa la Sua vitalità originaria – ha benedetto anche queste mura. Esse sono una protezione per coloro che possono passare attraverso la porta; sono difesa per coloro che sono ancora immaturi, che agiscono anche intenzionalmente in modo malvagio, da increduli e perfidi, quindi sono maliziosi contro i santi Comandamenti di Dio.

26. Il portone è l’ingresso principale che si chiude e si apre a seconda di chi vuole entrare. Lascia ancora in sospeso la tua domanda intermedia per il cui motivo tu hai l’inaudita Grazia, perfino senza chiedere, senza bussare. Tu hai cercato, a dire il vero, che i battenti del portone si aprissero per te e che, oltre a ciò, da me, il guardiano, ti venisse offerto il ‘benvenuto’. In sé e per sé ogni Grazia di Dio deve essere definita immeritata, altrimenti non sarebbe affatto una grazia, nessuna bontà fino alla misericordia. Dal superiore della casa apprenderai di più. Voglio ancora spiegarti le finestre.

27. La grandezza ti aveva rallegrato, perché molta luce e molta aria si riverserebbe nelle stanze a te sconosciute. Vedrai perché è così. Un simbolo: l’ampiezza, l’altezza e la larghezza annunciano le finestre del Cielo di Dio, attraverso le quali fuoriescono liberamente i Suoi doni sulle opere, anche se pensi che non ci dovrebbero essere inferriate. Ebbene non alle finestre del Cielo! Dio, il Signore, ha altre possibilità per aprirle o chiuderle, a seconda dei casi, …anche per la benedizione sconosciuta e non avvertita.

28. Qui vale l’aspetto pratico. Nella casa vivono molti bambini. Ben presto noterai che l’edificio è ancora un po’ più alto di quanto ti è sembrato prima. I bambini giocano, desiderosi d’imparare guardano volentieri nello spazio libero. Affinché nessuno riceva danno, già centinaia di anni fa alti forestieri costruirono le mura, il portone, il giardino e la casa per i credenti della Luce e per i bambini.

29. Una volta, degli oscurantisti l’avevano data alle fiamme; ma gli alti  seguirono e ripararono tutto di nuovo. DIO inviò nuovi uomini forgiati dalla Luce. Da allora nessuna mano malvagia è riuscita a distruggere questo luogo. Da qui escono dei raggi su questo piccolo mondo, nel territorio delle tenebre, dalle quali i poveri esseri sono da liberare. Ora vieni, proseguiamo, vedrai qualcosa e continuerai a chiedere”. Il grande sorride dolcemente. “Lo puoi fare senza alcun timore”.

30. “Se posso?”, chiede Retzi profondamente impressionato da ciò che ha vissuto, da ciò che ha visto, pieno di umiltà verso Dio.

- “Aspetta e vedrai!”. Il guardiano conduce Retzi attraverso la porta nell’ampio giardino all’aperto. Più o meno nel centro c’è un getto d’acqua che zampilla dalla terra, non molto alto, ma forte e puro come il cristallo quando scintilla al Sole. Proprio così sembra il getto d’acqua. Una bella vasca la trattiene in un ampio letto, simile ad un grande ruscello, attraverso il quale tutto il verde viene irrorato.

31. “Ah, quanto è bello!”, esclama del tutto entusiasta. E con piena ragione! La vasca è cesellata con figure altamente spirituali. Il bordo superiore è di marmo, di un bianco splendente, un’opera d’arte senza pari. Lo hanno costruito gli uomini, centinaia di anni fa? Dov’era, dov’è stata di casa l’arte? L’alto guardiano aspetta; tutti qui nella casa hanno sempre ammirato la grandiosa arte che non si trova in nessun altro posto in questo mondo, se non proprio da dove è stata portata qui. Oh, sì. …da dove?

32. “Vedi, fratello Retzi, questa…”, l’alto indica la sorgente, l’arte meravigliosa, “…non potrà mai essere di questa Terra. Quelli che un giorno l’hanno costruita erano ‘ispirati celestialmente’! Comprendi cosa voglio dire con questo?”.

- Retzi dice di sì un po’ col capo, non gli è ancora del tutto chiaro, ma intuisce di cosa si tratta.

33. “Ispirati celestialmente. In realtà tu lo hai sperimentato nel sogno, cioè noi sappiamo cosa ti è stato concesso: le immagini della Luce e il linguaggio del Padre. Questo foggia l’anima di un uomo, dicendo la qual cosa abbrevio per amor dei molti: anche chi non riceve un rapporto trascendentale, è la buona Volontà di Dio per la salvezza di ogni figlio. Quindi la volontà dell’uomo per la propria via può essere per il bene, se osserva i Comandamenti di Dio, se ama il prossimo, quando aiuta ovunque gli sia possibile e pensa per ultimo a se stesso.

34. Chi nella veglia e nel sogno ha il collegamento con la Luce, è certamente previsto per qualcosa di straordinario. Se il suo servire è buono, per quanto umanamente possibile, allora può, ‘dalla Luce’ portare giù, parole e immagini, ed elevarle entrambe alla forma. Questo è ciò che gli antichi potevano fare. Dici bene, tante centinaia di anni fa, e potrà essere strano che una volta degli oltraggiatori abbiano potuto distruggere in gran parte questa casa, questo edificio; ma la sorgente con tutta la sua magnificenza, … a questa nessuno ha potuto metter mano! Tu la vedi ancora come fu creata la prima volta per il mondo, un’immagine riflessa proveniente dal grandioso Universo celestiale di Dio!

35. Vieni, hai ancora un po’ di tempo per cogliere il simbolismo, per rallegrarti come lo facciamo noi giornalmente, anche se la conosciamo già da molto tempo, e ognuno che ha messo il suo piede in questo giardino e appartiene alla casa, la conosce. Anche questo è un segno”.

- “I bambini?”, chiede Retzi mentre guarda quasi con apprensione la magnificenza.

- “I bambini non possono apprezzare appieno ciò viene loro offerto qui. La mano di un bambino può facilmente rovinare un’opera senza volerlo”.

- Di nuovo quel caro sorriso che fa apparire il volto del guardiano così lontano dalla Terra.

36. “I nostri bambini hanno il contatto migliore che i nuovi ospiti, intendo quelli che hanno bisogno di protezione e aiuto temporaneo. Non ti preoccupare, tu non sei inteso. Ti ho salutato come un fratello, e questo non è per un ospite che se ne va di nuovo. Abbi pazienza, presto avrai piena confidenza come se fossi stato qui da quando il tuo piccolo piede infante ha calcato il mondo”.

37. Il guardiano tira Retzi oltre, all’alto portale della casa. “Posso sapere come ti devo chiamare, e se posso chiamarti, altrettanto, ‘fratello’?”

- “Dal momento che è vera umiltà che ti spinge a far questa domanda, ti rispondo volentieri. Tu stesso potresti saperlo: se ti viene rivolta la parola ‘fratello’, allora anche la tua controparte è un fratello o una sorella, del resto lo sai bene, persino dal Salvatore stesso: LUI, Dio, il Creatore-Padre di tutti i Suoi figli, ha chiaramente indicato che questi figli tra loro sono fratelli e sorelle.

38. Sia nella materia, principalmente in questo mondo, che renderà gli uomini sempre più poveri, materialmente e sopratutto poveri di luce spirituale, quindi spiritualmente poveri, le anime si uniscono o si separano, si combattono o si aiutano a vicenda, …nulla cambia il buon Piano di salvezza di Dio! Ebbene, chiamami Thoranian; così mi ha chiamato l’anziano, quando un giorno in anni giovanili venni qui. Questo anziano ha intrapreso la via verso la Patria della luce. Prima ha nominato il successivo anziano che governa nella casa. Il governo supremo, da noi, lo ha unicamente l’eterno vero Creatore. Egli è il nostro Sacerdote, il nostro Dio, il nostro vero Salvatore e Padre dall’eternità. Solo completamente Lui!”

39. Meravigliosamente impressionato, Retzi cammina accanto a quel guardiano verso la casa. Gli sembra come se avesse già saputo tutto questo, come se anche lui fosse venuto fuori dal profondo pozzo della Grazia nuovamente risvegliato, oppure, …il superiore della casa aggiunge al pensiero non ancora terminato, così come se Retzi appartenesse da lungo tempo a questa comunità, come se avessero parlato di recente:

40. “...non è forse il ritorno di ciò che si conosceva prima della nascita nella materia, vissuto del tutto costantemente, perché qualunque cosa della nostra vita di Luce è imperituro? Lo spirito, dato da DIO, non ha anche l’eterno in sé, per quanto le creature possono riceverlo? Che sia un minuscolo secondo proveniente dall’incomprensibile eternità di Dio, è sempre una parte di questa, come la più piccola scintilla solare è anche una parte del grande Sole.

41. La cosa più alta è questa: la maestosa Fonte della vita di Dio (Fonte di Mezzanotte vedi “Opera-Ur…”) la comprenderemo meno di tutti, forse – non lo so precisamente, la posso solo percepire – nemmeno vederla una volta, oppure come tu nei sogni hai avuto qualche Rivelazione, che si sa: Dio l’ha rilevata dalla Sua sovrana Potenza creativa, e da questa la vita dei Suoi figli, delle Sue Opere!

42. In questo senso noi abbiamo  parte alla Fonte, dalla quale Dio mantiene la Sua immensa Opera creativa. Questa è altrettanto uguale all’immagine della scintilla del Sole, che non sa in qual modo essa è divenuta, no, che è una parte del Sole. E comunque è così! Anche noi, figli Suoi, lo siamo! È pienamente abbastanza riconoscere che noi siamo Sua proprietà, che Egli non ci lascia mai, giammai dalle Sue mani di Creatore; Egli ci governa clemente con la Sua mano paterna, ci guida, ci benedice e ci prepara la via del ritorno nella Patria primordiale.

43. Per adesso basta. Presto riconoscerai la comunità presso di noi, anzi, veramente l’hai già accolta. Nessuna meraviglia, dal momento che già da bambino hai potuto imparare ad amare il Salvatore. Non dipende sempre dal fatto, se Lo si poteva vedere già sulla Terra, come negli ultimi tempi, con la Sua bontà, con tutto il Suo operare meraviglioso, anche se questo dà certamente l’ultima spinta.

44. È importante amarLo sopra ogni cosa e porre il prossimo più in alto di quanto si vuole per se stessi. Allora Lo si può sperimentare anche nel cuore, a questo punto si è avvolti dal Suo braccio, si giace al Suo petto, così come dobbiamo conservare la Sua Parola in noi [Gv. 15,7]. Allora non esiste nessuna differenza tra noi che non lo abbiamo sperimentato fisicamente, come lo hai potuto fare tu, fratello Retzi; poiché tutto è e rimane la Grazia salvifica del Signore! Ora vieni, affinché tu possa essere accolto nella comunità della casa”

45. Un inafferrabile ringraziamento sale alle altezze della Luce. Retzi si lascia condurre senza proferir parola. Accoglie ancora più profondamente tutto ciò che sta accadendo. In una sala sono riuniti cinquanta uomini e altrettante donne. La sala è splendida e, tuttavia, molto semplice, e c’è molto altro che Retzi deve ancora ricevere, e perciò pensa: ‘Qui c’è l’anticamera del Santuario; non come nel Tempio di Gerusalemme, dove il popolo vedeva appena qualcosa dell’anticamera. No, è una porta aperta, si può riconoscere qualcosa del Santuario che ci accoglie quando si lascia il mondo e la materia, e si ritorna a Casa, si può ritornare a Casa, nella Casa del Padre’

46. “In te, Retzi, viene a galla ciò che hai vissuto un giorno nella Luce, nella Casa del Padre di cui il Salvatore ha predicato molto. Lo hai accolto pienamente in te come la migliore bevanda rinfrescante che viene offerta al figlioletto. Ciò che tu hai visto, la Fonte della vita della quale hai sentito, non è opera dell’uomo, come …allora l’opera dei tuoi pensieri si è arenata, sebbene ha continuato a sondare in profondità, come anche il Salvatore era da vedere, simile ad un uomo, ed era, …non di questo mondo”

47. Retzi vorrebbe lasciarsi cadere a terra, come dinanzi ad una grandiosa Rivelazione di Dio, come se fosse una Grazia troppo grande che gli capita. Thoranian lo tiene già diritto a un cenno dell’oratore, egli vuole aspettare per sentire ciò che ci sarebbe ancora da dire. Stordito da tutto ciò che accade di superiore, a Retzi sembra di essersi risvegliato da un sogno, come se tutto fosse una beatitudine suprema, una beatitudine della Luce. Oh… questa non può esistere nella materia, non importa come e dove si vive.

48. “Non sei il primo e non sarai l’ultimo…”, dice il superiore della casa, “…che deve prima abituarsi a quella elevatezza – e il tuo pensiero ti dà ragione – che non si trova da nessuna parte che unicamente nella Casa del Padre! E questa non è di questo mondo, ma è là dove l’Eterno-Santo ha il Suo trono eccelso e sublime! [Isaia 6,1]. Ma vedi, Retzi, sarebbe triste e non bene per noi, se sulle nostre vie da viandanti non avessimo nessun tipo di contatto con ciò che abbiamo ricevuto dal Regno di luce del Padre.

49. Guarda l’immagine: ‘la sorgente’ la puoi ancora esplorare, ma noterai, sebbene la superficie dell’acqua appaia come il cristallo, come se si potesse immergere lo sguardo fin sul fondo, …a cui nessuno di noi è mai riuscito di scandagliare la sua profondità oppure di scorgere il fondo. Questo è il celestiale di tutte le cose che Dio-Padre ci dona! Su questo ancora una parabola:

50. Noi pensiamo che il nostro cuore – quello della vita dello spirito, non il vaso sanguigno del corpo – possa essere scandagliato; noi conosciamo il moto tra il bene e il male. Anzi, lo sentiamo perfino nel cuore del corpo, se e come il cuore di Luce ondeggia su e giù, attraverso il nostro fare e lasciare. Certamente possiamo riconoscere ciò che ci manca nei buoni pensieri e nel buon operare, come Dio lo rivela per metterci nella Sua mano salvifica. Come uomini non possiamo sondare del tutto noi stessi, quanto meno indagheremo il fondo della sorgente. Qui quella esteriore, che ci è stata data come un simbolo meraviglioso”.

51. “Come posso rivolgermi a te?”

- “Per il mondo non c’è più bisogno di un nome, io sono solo una piccolissima mano soccorritrice del Signore. Mi si chiama ‘attendente’.”

- “Ah, questo è di nuovo meraviglioso!”. Retzi riflette su questa parola e su tutto ciò che sente e vede nei giorni successivi al suo arrivo. Egli cresce dentro, ‘appartiene alla comunità della casa’ come se fosse stato sempre così. È anche una pregustazione della Patria della luce.

*

52. Ma non solo Retzi riceve, è anche colui che dà. L’esperienza con il Salvatore, i Suoi insegnamenti e le Sue azioni e ciò che ha portato con sé nella sua vita, gli amici di Gesù, molti dei quali credevano fermamente in Lui senza averLo visto, ma anche le amarezze dell’odio e dell’inimicizia. In questo modo, l’immagine della fede che si possedeva qui, viene integrata con ciò che Retzi sa riferire, anche grazie al tesoro di Grazia che aveva ricevuto.

53. Ora vive qui già da un po’ di tempo ed ha gioia di vedere come soprattutto i bambini, quasi un centinaia di poveri orfani e abbandonati, raccolti ai bordi delle strade, si riuniscono intorno a lui e vogliono sentir parlare del ‘loro Salvatore’. L’Amore di Dio, che lui sa attingere molto dalla propria esperienza, lo porta vicino a loro, in modo che la piccola schiera si stringe affettuosamente a lui. Una volta, una fanciulla dice: “Ora siamo con te, come tu sei stato con il caro Salvatore”. Un sentimento infantile.

54. Una sera Retzi è ancora una volta solo nella sua stanza. “O Padre…”, sussurra, “…questa è troppa bontà, perché i bambini mi amano. Oggi penso che sarebbe anche un riflesso, certamente piccolissimo: io, come TE, o Signore, Padre-Salvatore, quale beatitudine!”. Allora è come un soave pugno che gli attraversa l’anima. “Aha, cosa ho pensato?”. Cade a terra, confessa dinanzi a Dio la grande colpa che ha caricato su di sé. Può, un figlio, paragonarsi al Signore? Una volta ha visto nel sogno come i principi del Regno s’inchinavano al supremo Seggio, davanti alla meravigliosa Onnipotenza, dalla Quale non irradia altro che Bontà, nient’altro che ultragrande Amore. E lui … il piccolo uomo? Piange e prega l’intera notte: “Signore, perdonami, annientami!”

55. Verso il mattino si addormenta. Un breve sonno ancora abbondantemente benedetto gli viene concesso. In questo la voce: “Il tuo paragone, figlio Mio, era superfluo, tuttavia non sbagliato; perché in esso hai visto Me come in quella piccola città quando ho preso te e una piccola schiera di bambini nelle Mie braccia. Devo Io punire dove domina soltanto un amore pieno di umiltà?”

56. “Questa è e rimane la mia grande colpa, Signore misericordioso; proprio spiritualmente è stato sconveniente cedere al più piccolo lampo di Luce, sarebbe stato… sarebbe potuto essere...”. Anche nel sonno scorrono alcune lacrime sulle guance solcate. “Ho perso per leggerezza la Tua benedizione salvifica”. Retzi si gira e si rigira, come se dovesse nascondersi davanti agli Occhi che… che…

57. “...che ti guardano amorevolmente. È bene che l’uomo rifletta sugli errori che non deve commettere. Con te non è stato un errore. Ho usato spesso una parabola, affinché i Miei figli viandanti nel mondo possano avere con Me il collegamento dalla Luce. Inoltre, se capita com’è successo a te, qualcosa di santo, allora chiedo ancora una volta: devo Io punire, se un figlio si appoggia a Me, anche nel paragone, come lo hai vissuto tu coi bambini, qui nella casa?”

58. “Nonostante ciò…”, ribatte il dormiente “…nulla può essere paragonato a ciò che è dovuto unicamente a TE”.

- “Va bene, figlio Mio, ora faccio i conti con te, perché dopo la resa dei conti, un’anima si sente sempre più libera, il che si traduce nel legame più stretto possibile con Me. Ma da te vorrei sapere cosa devo annientare”.

- “Santo, Misericordioso, TU lo sai eternamente molto meglio di me, povero piccolo uomo!”

- “Sei tu, questo? Non sei anche tu, uno dei Miei figli?”. Questo suona come ammonizione, ma infinitamente caro e confidenziale. Retzi – inconsapevolmente – apre gli occhi e vede accanto a sé una soave Luce.

59. “O santo, buon Padre, Dio, Salvatore di tutti i figli, dalla notte dei tempi! Se posso vedere il Tuo Raggio di Luce, udire le Tue amabili parole, allora…”

- “…allora sei libero, anche se in effetti avresti peccato. Peccato è solo quando uno si rende conto dei propri errori ma non li vuole ammettere, e per di più li fa pesare agli altri; quell’antica colpa di Adamo che – sta attento! – pur senza la colpa di Adamo, ha trovato la sua ripercussione nella materia del mondo.

60. Ti meravigli del perché ho da tener conto della colpa di Adamo, e senza attribuirla all’umanità? Sarebbe triste e certamente non degno di Me ed eternamente inafferrabile per tutti i Miei figli, se Mi ricordassi una colpa dopo un paio di millenni terreni, per giunta, per altri che una volta ha commesso un uomo nel paradiso! Lo possono fare gli uomini, Retzi; loro tornano indietro chissà fin dove, solo per lavarsi dinanzi a Me, come lo ha fatto veramente Adamo, scaricando la sua colpa non solo su Eva, ma anche su di ME, il suo Dio clemente!

61. Così come te, lui si è pentito della sua colpa già sulla Terra, per il cui motivo ebbe ancora ricche benedizioni, ed è tornato di nuovo a casa con Eva nella Casa paterna, nel ‘luogo della Luce’, che entrambi, come tutti i figli viandanti, un giorno avevano volentieri lasciato per collaborare nel servizio. Come dovrei poi, Io che conosco le vie di tutti i figli, di tutti gli uomini, non rimuovere ciò che non è insito allo SPIRITO?

62. Il tuo spirito ha visto l’immagine quando un giorno hai potuto giacere al Mio petto salvifico. Da questo si formò il tuo pensiero, ed è per questo che non è stato un errore. Ora rialzati e …volgi lo sguardo indietro! Presto sperimenterai cosa ti preparo nella Grazia salvifica”.

63. Quando il primo raggio di Sole si riversa nella stanza, Retzi si sveglia. Subito sorge il ‘santo ricordo’: era sveglio ed ha dormito, il PADRE era stato da lui. Oh, quale magnificenza e incommensurabile Grazia! LUI ha parlato con me, ha fatto amabilmente i conti con me, mi ha mostrato l’ultima vittoria e mi ha cancellato ogni fardello del mondo.

64. Allora può riflettere ancora una volta l’immagine: il SALVATORE e i bambini; lui e il piccolo popolo di bambini intorno a sé. Quanto può essere beato! Se lo riferisse? Oppure…? Gli altri, non potrebbero allora essere tristi, perché solo lui… Tuttavia, tenere per sé la salvezza, no, non può! Qui è stato accolto fin dalla prima ora come se fosse già stato dall’inizio della sua vita insieme alla comunità della casa. Entra lentamente nella sala da pranzo, senza sospettare come il suo volto rifletta l’esperienza della Luce; si rende solo conto che oggi è l’ultimo.

65. Gli adulti siedono a due tavoli, l’assistente e Thoranian in testa. Un tavolo un po’ più basso è per i bambini, ben assistito da alcune donne. “Vi prego di perdonarmi, sono arrivato troppo tardi”, Retzi s’inchina amichevolmente, facendo la qual cosa saluta tutti.

- Thoranian sorride: “Uno può essere il primo ad entrare in una stanza, un altro l’ultimo; ma questo non fa nessuna differenza”.

66. Retzi sorride sommessamente: “Hai ragione, Thoranian. Solo che questa notte…”.

- “Serbalo per più tardi”, dice l’assistente, “prima vogliamo consumare il pasto del mattino”. Recita una preghiera prima del pasto, nessuna formula, come veniva usata una volta. È sempre il ringraziamento del cuore, e può meravigliare, come se ognuno nella cerchia conoscesse precisamente le stesse parole e le esprimesse interiormente.

*

67. Più tardi i responsabili sono seduti – la casa è da gestire anche mondanamente – accanto all’assistente e a Thoranian ci sono dodici uomini, così come dodici donne, in una sala decorata con allegorie provenienti dall’Empireo. In questa sala regna sempre come un alito, una maestosa quiete, un ‘abbraccio’, come di buone Mani. Ognuno sa e l’accoglie con gratitudine: Qui operano le Mani di DIO! Dopo aver discusso sulle necessità quotidiane, Retzi si alza per riferire la sua visione.

68. L’assistente fa un leggero cenno, dicendo affabilmente: “Hai vissuto qualcosa di meraviglioso, fratello Retzi, e sei particolarmente grato perché vuoi condividere con noi ciò che il Signore ti ha donato. Rallegrati con noi. Anche se non siamo stati vicini, al mattino lo abbiamo riconosciuto, anche noi abbiamo potuto sperimentare la salvezza. Ci siamo solo guardati l’un l’altro, ed ognuno sapeva ciò che era successo. Tuttavia, …ci puoi ancora raccontare ciò che il Signore ti ha detto, quello che noi non sappiamo ancora del tutto”

69. Retzi si passa la mano sulla fronte come se volesse rivedere in modo vivido ciò che aveva vissuto nella notte. E viene, a sua insaputa o per sua volontà, testualmente, come se lo potesse leggere, scritto sulle tavole, come tutto è stato. Allora regna una grande gioia e l’assistente dice: “Tutti lo devono venire a sapere; e per i bambini… sì, Retzi, tu ora sei stato scelto per portarlo a loro così che il loro intelletto infantile lo possa ben afferrare”

70. “Di questo non mi preoccupo”, risponde lui. “Le parole stanno lì davanti a me: “...se non diventate come i bambini!”. Essi Lo chiamano il ‘loro Salvatore’, come io da bambino avevo parlato del ‘buon Uomo’, e l’ho conservato a lungo. Solo quando sono diventato uomo sapevo che ci si deve rivolgere in modo diverso al Salvatore. Perché, …ebbene, anche nel mondo ci sono uomini buoni. Ma solo UNO è veramente buono, il PADRE del Suo popolo impresso dalla luce. I nostri bambini giubileranno! Tralascerò l’accenno sulla colpa di Adamo da molto tempo dimenticata; non la comprenderebbero ancora”

71. “Hai ragione, Retzi, anche se qui i bambini sono molto più maturi di quanto risulta dalla loro età. Questo non è dovuto al fatto che qui sono chiusi (come più tardi nei monasteri troppo severi), che quindi non si confronterebbero con il peccato e la colpa. Accade il contrario, affinché diventino capaci di affrontare la vita, perché…”.

- “I bambini non restano per sempre qui nella casa?”, chiede Retzi un po’ sorpreso. Lo aveva già pensato, ma anche che non sarebbe stato molto bello.

72. “Dio distribuisce i Suoi doni in modo diverso, tu hai ricevuto questi, noi quelli. Nello scambio, nella reciprocità del dare e del ricevere, veniamo perfezionati. Quindi sia detto: non appena un figlio, ragazzo o ragazza, è diventato abbastanza maturo al punto da testimoniare del Padre-Salvatore tra gli uomini del mondo, e può operare per la verità, viene mandato fuori.

73. Inoltre questo: …”, una lieve afflizione adombra il volto dell’oratore, “…ciò che un po’ alla volta va perduto – forse non del tutto perché il SIGNORE siede nel Governo – è il fatto che gli inviati stanno sotto la nostra protezione della luce, e le loro anime non devono essere rovinate da un mondano! Inoltre, essi sono anche esortati a portare qui altri bambini poveri e abbandonati, loro stessi oppure attraverso delle persone coscienziose. Così il luogo rimane finché è necessario, e questo, solo DIO lo sa, e per questo mondo è un luogo di benedizione, come un giorno lo era presso quei lontani che hanno edificato questa casa insieme alla simbolica sorgente.

74. Tu chiedi come fanno questi piccoli così fedelmente custoditi a venire a sapere del cattivo mondo, se rimangono qui fino alla loro maturità. Hai già notato che qui arrivano dei forestieri che sono sia senza conoscenza e sia senza un collegamento col celestiale, e non si sforzano nemmeno di abbandonare la loro mondanità, ma hanno bisogno dell’aiuto umano.

75. Di proposito, ma non senza un sorvegliante, non visto da loro, lasciamo quei bambini che presto possono essere inviati per il servizio di collaborazione – i nostri più piccoli non li lasciamo entrare in contatto – da soli qui e là con tali estranei. Questi parlano del mondo, della ‘vita facile’, di tutto ciò che gli uomini mondani considerano l’unica cosa importante.

76. Questa, certamente non è una scuola facile. Ma vedi: finora ancora nessuno dei nostri esaminandi ha fallito. Il seme posto nel puro cuore di un bambino, che noi abbiamo anche ricevuto da Dio, prima, non si sradica facilmente, non si corrompe. Lì la Luce riporta la vittoria! Quando questi bambini vengono, per così dire, dimessi nel mondo, sono immuni e possono completare la loro opera ancora più al sicuro, facendo la qual cosa – questo vale per ciascuno – l’anima si lascia affinare ancora di più. Doppio lavoro, doppia benedizione!”

77. I radunati acconsentono con un movimento del capo a questa esposizione, convalidata con altri esempi. Anche gli occhi di Retzi scintillano. Sì, così, similmente l’aveva percepito in quel tempo, sono già passate otto settimane da quando, sotto l’alta conduzione di Dio, è giunto in questa amata casa di Grazia.

78. Una volta aveva visto in sogno i primi, una sacerdotessa e molti benedetti dalla Luce che erano venuti qui, una visione semplicemente meravigliosa. Egli stringe tutte le mani, tanto è commosso, e non sospetta cosa vede in lui l’assistente. Nel dolore, o nella gioia…? Oh, quest’ultima deve dominare, poiché, chi viene richiamato a Casa. …beata, ultrabeata può essere l’anima.

*

79. Giorni dopo. Una sera in cui la Pace di Dio era palpabile. Durante il giorno Retzi aveva chiamato quei bambini – era stato guidato – poiché dovevano essere annoverati come adulti, dovendo adesso iniziare il loro servizio di collaborazione. Lui, Retzi, per la prima volta parla della sua vita, di suo padre, ma senza gettare alcuna ombra su di lui, della povera madre e quello che di grave era successo tra gli uomini mondani.

80. L’assistente ha ascoltato. Il modo di Retzi di appianare ai bambini la loro via è quasi altamente spirituale, spiegando tutte le domande in modo che non rimane alcuna agitazione. Dopo che questa schiera è uscita dalla sua aula scolastica, l’assistente ha abbracciato Retzi in silenzio. L’amore che si offrono reciprocamente è grande. In Retzi è sorto come uno strattone inspiegabile, ecco, e ciononostante, coperto dalla grande bontà e misericordia. Un presentimento della vicina fine terrena.

*

81. Ci si è radunati nella grande sala, sono presenti i bambini più grandi; quelli piccoli dormono già. Dall’arrivo di Retzi non ci si era ancora radunati qui, solo che lui l’aveva riconosciuto subito: ‘La cosa più sacra non deve diventare quotidianità’. Quando lo si esige ed è necessario, allora si deve fare come ha fatto il SALVATORE! Questo è esattamente ciò che sta accadendo adesso. Su una lunga tavola si trova un meraviglioso calice, accanto al quale – ora la comunità è numerosa e ne ha bisogno in gran quantità – c’è una brocca di cristallo dalla forma meravigliosa, nella quale alla luce delle lampade risplende un vino rosso, con accanto dei piatti d’argento, colmi di piccoli pani.

82. L’assistente pone le mani sul pane e sul vino, implora con la preghiera la benedizione di Dio, e chiede di poter parlare come ha parlato il Salvatore:

«Prendete e mangiate, questo è il Mio corpo.

Prendete e bevetene tutti, questo è il Mio sangue del Nuovo Testamento

che viene versato per il perdono dei peccati».

83. “Amici, possiamo riceverlo dallo Spirito di Dio: il Corpo di GESU’, …la Sua Vita come Uomo su questo mondo, fatta solo per noi, per quella grande caduta, per riscattare tutti i poveri smarriti. Anche noi, fratelli, e voi sorelle!

84. Il nuovo Testamento, dato nuovo da quell’Alleanza che Dio fece una volta eternamente nella sublime magnificenza [Ebr. 9,12-26; 10,14]. LUI, l’Eterno, l’Onnipotente, è un solo Dio! Ciò che LUI fa, lo fa una volta sola per la Sua sacra eternità originaria! Solo per noi uomini ha ripetuto le salvifiche parole come un’eterna validità!”

85. L’assistente distribuisce i pani, riempie il calice, esso (il vino) può venire da una terra lontana, lo fa passare intorno, senza ripetere la Parola testamentaria di Gesù. Anche questo viene fatto una volta, ed è sufficiente! Ognuno alla tavola sente un alito, come lo Spirito Santo che è venuto sui discepoli. In aggiunta: oggi stesso un’anima felice ritorna a Casa.

86. Dopo la cena, Retzi riferisce ancora alcune cose che lui stesso ha sentito del Salvatore nella cena presso Sematra in Damasco. Charius, lui e Susanna lo avevano ricevuto da un discepolo, come il SIGNORE aveva tenuto la Sua Cena, quello che Giovanni aveva vissuto sotto la Croce[16]. Ora conoscono la redenzione fondamentale di quella prima figlia celeste. Questa è la conclusione di un tempo ricco di meraviglie, ed ognuno va in silenzio nella propria camera, beato , non senza aver ringraziato ancora una volta il Padre.

*

87. E Retzi? Lui giace sul suo giaciglio, prega, le mani incrociate sul petto. “Indicibilmente ricco, o buon Padre-Signore, Salvatore mio e di tutti noi, TU mi hai guidato. Lasciami ringraziare per questo nella Tua eternità, nel Regno della luce, perché come uomo non sono in grado di ringraziarTi come spetta ad un figlio”

88. Di nuovo presso di lui sta la Luce nella forma. Una Mano si posa sulla fronte dell’uomo, e una Voce, come non ne esiste nessuna, dice: “Un ringraziamento filiale; se viene da un cuore colmo e puro, a Me, il Padre, ha sempre rallegrato e viene registrato nel Libro della vita. Questo sta sul Mio Focolare-Altare, nel Santuario, portato dentro da ME per ogni figlio che può ringraziare per amore.

89. Hai adempiuto fedelmente il dovere della tua vita, hai percorso quella via, un giorno assegnata a te dalla Mia mano. Non scuotere più il capo perché ci sarebbero così tanti ‘giù’. Il ‘su’, figlio Mio, la Mia Grazia lo mette in conto a ogni figlio. A te anche! Chiudi gli occhi, lascia a Me l’accompagnamento fuori dal mondo, di ritorno nella Casa del Padre!”

90. Il mattino dopo si trova il dormiente liberato. Sì…

« ... se non diventate come i bambini!»

 

- Amen -

 

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[1] Termine militare antico derivato dal latino indicante il magazzino vestiario.

[2] Su questo, di più nell’Opera in 10 volumi rivelata a Jakob  Lorber Il grande Vangelo di Giovanni”.

[3] Vedi l’opera “Il traditore e gli zeloti”.

[4] Vedi nell’Opera “Da lontano dalla Terra” le vicissitudini tra Cornelio e il giovane Pilato in diversi capitoli.

[5] Le vicissitudini di Giulio al seguito di Gesù si trovano nell’OperaIl grande Vangelo di Giovanni” dettato a Jakob Lorber, nei volumi 2-3-4.

[6] Vedi l’Opera: “Il traditore e gli zeloti”.

[7] Per ciò che riguarda la storia di Abramo, vedi l’Opera “Il patriarca

[8] Per la comprensione di questo accenno, vedi nell’opera “Da lontano dalla Terra”, in cui è rivelata la storia della guida del popolo in Gerusalemme nel tempo antecedente e durante la nascita di Gesù.

[9] Vedi in altre Rivelazioni a Max Seltmann, ad esempio, la storia di Ruben che poi diventa teofilo (Libro XII – “A Betania, storia di Teofilo”).

[10] Su questo, vedi nell’Opera “Babilonia, tu grande

[11] La missione di Simeone come angelo ‘comparso’ in Palestina sette anni prima della nascita di Gesù, è nell’Opera “Da lontano dalla Terra”.

[12] Aiutare: anche tramite la via del co-sacrificio. Vedi in “Appendice Karmatha”.

[13] Sul ringraziamento in anticipo, vedi diversi spunti nell’Opera “Il patriarca”.

[14] Il Giorno dell’Amore della Creazione : è il settimo Giorno della Creazione, dopo la conclusione del sesto, in cui ora si trova la presente Creazione, e dopo la Sera – non ancora giunta (è evidente!) in cui saranno benedetti tutti i figli ritornati a Casa. (vedi il 7° Giorno in “Eternità-ur in Spazio e Tempo”)

[15] Abramo: un cherubino, il principe-arcangelo Muriel, il portatore della Serietà.

[16] L’esperienza di Giovanni sotto la croce, riportata nell’Opera “Le 4 pietre miliari” - anche la 3° “Golgota”.