- Rivelazione –

(Dettato ad Anita Wolf nel 1984)

In quest’Opera ci rechiamo in Giudea nell’anno 30 dopo il grande censimento di Roma. È il tempo del grande Insegnamento di Gesù. Nel paese dei giudei s’incontrano periodicamente in segreto gli zeloti, un gruppetto di uomini legati alla fede e uniti dall’odio contro gli occupanti romani, con la consapevolezza di essere i prescelti del popolo giudaico eletti da Jehova allo scopo di liberarsi dal giogo dei romani. Si conquista il discepolo Giuda, nella speranza di poter coinvolgere Gesù nel movimento di liberazione.

 

 

 

Il traditore e gli zeloti

(Giuda)

(A.D. 30 d.C.)

 

giuda     zeloti

Giuda                                 Gli zeloti

 

 

Titolo originale: “Der Verräter”

Tutte le opere (in lingua tedesca) vengono consegnate gratuitamente agli amici che cercano la Luce

 

Edito dal circolo degli amici di Anita Wolf - C/o Jurgen Herrmann

Hohenfriedberger Strasse, 52 - 70499 Stuttgart

Email:   bestellung@anita-wolf.de.

Sito:           http://www.anita-wolf.de

 

Traduzione: Ingrid Wunderlich

Questa edizione in lingua italiana è stata curata dal gruppo:

‘Amici della nuova Luce” – www.legamedelcielo.it

Contatti:  info@anitawolf.it

 

 

 

INDICE

Cap. 1          In Giudea gli zeloti fermentano

Cap. 2          Un molteplice piano da realizzare – Il giovane Meremot tra gli zeloti

Cap. 3          Il contatto: Jedatja al mercato con Giuda

Cap. 4          Presso Tiberiade, Meremot e Tommaso

Cap. 5          Il punto della situazione – Piccoli passi, molte speranze

Cap. 6          Un ulteriore incontro con Giuda, porta buoni frutti

Cap. 7          Il grande miracolo della risurrezione di Lazzaro, dà speranze certe

Cap. 8          L’incontro con gli zeloti - Il progetto di Giuda

Cap. 9          Sulla collina, secondo incontro con Giuda: Gesù eletto a Re dei giudei

Cap. 10        Meremoth torna a casa – Padre e figlio, credenti

Cap. 11        L’ultimo incontro con gli zeloti – Confermato il piano

Cap. 12        Sereboa scacciato dall’alto Consiglio – Nicodemo riconosce Gesù quale il Messia

Cap. 13        Il giorno della festa della Passione, il progetto salta: ma perché – Nuovo proposito di Giuda: il finto tradimento

Cap. 14        Dal gran sacerdote, la proposta del tradimento – L’ora è arrivata, ma perché non va’ come previsto?

Cap. 15        Ancora non sanno, ma la benedizione ricade già sui tre amici

Cap. 16        L’ineluttabile fine terrena del traditore

 

 

PERSONAGGI

 Gesù                il Salvatore

 Caifa                il gran sacerdote

 Choas              il servitore di Sereboa

 Churus             un commerciante anziano, (zelota)

 Feodar             fruttivendolo, (zelota)

 Giuda               l’iscariota

 Hanna              il vice gran sacerdote

 Jedatja             un quarantenne (zelota)

 Maradju            l’uomo-guida degli zeloti, mezzo dotto del diritto

 Meremot           un giovane zelota, figlio del consigliere Sereboa

 Nicodemo         sacerdote di Gerusalemme

 Sereboa           anziano consigliere di Gerusalemme

 Tommaso         l’apostolo

 

Solo citati

 Abramo / Asmodì / Beelzebub / Lazzaro / Marco / Maria / Maria (madre di Gesù) / Marta / Mosè / Pietro / Pilato / Tobia

 

 

Luoghi citati

Betania / Beth-Semes / Genezaret (lago) / Gibea / Giudea / Kidron / Merom / Nazareth / Semes / Sichem / Tiberiade /

 

 

Introduzione

Un’ulteriore rivelazione su un personaggio ‘scomodo’ nella storia del Maestro Gesù. Ma qui, un punto diverso da tenere da conto. Osservare i fatti di quel tempo in un livello più basso, nell’umano di chi, pur vedendo non capiva, pur ascoltando non comprendeva. Uomini semplici, non essenzialmente cattivi, non ribelli allo spirituale, ma perfettamente umani, freddi nello spirito, benché osservanti delle pratiche della Legge dei loro padri. Giuda e gli zeloti, qui presentati come un pugno di uomini che volevano sovvertire il potere della grande Roma, di quel popolo imperioso che aveva oltrepassato i confini di così tante nazioni, insediandosi nella cultura di popoli così diversificati tra loro. Questi ‘zeloti’ che pensano di liberare il loro piccolo paese da questi usurpatori, che piuttosto, sembrano dei bambini cui piace giocare alla guerra. Sognatori alle prime armi il cui unico intento era di immaginare un mondo nuovo che desse loro quella libertà desiderata.

Un tale modo di pensare è sempre esistito nell’uomo di ogni epoca, e si chiama: ribellione, rifiuto della propria condizione di vita! Ciò, e come quel desiderio che in ogni tempo può paragonarsi alle marachelle di quei bambini che non vogliono sottostare alle regole imposte dai loro genitori, e sognano quella libertà che ritengono gli sia stata negata. E perciò vorrebbero fuggire, liberarsi da quelle imposizioni che invece vengono loro imposte proprio per il loro bene, per guidarli con sapienza verso una crescita sana che potrà essere riconosciuta giusta solo nella maggiore età, quando l’esperienza più ampia della vita farà loro comprendere che oltre le mura familiari c’è un altro mondo, altri esseri, bisogni, necessità, affetti, in cui tutti devono mutuamente convivere, con ulteriori regole, leggi ‘oltre’, che servono per regolare e tenere in equilibrio una sfera ben più ampia delle sole mura familiari conosciute in tenera età.

Questi zeloti, di cui la storia li relega esclusivamente dal tempo di Gesù fino alla distruzione di Gerusalemme nel 66 d.C., tali rimasero. Né, nonostante i grandissimi segni lasciati dalla predicazione di Gesù, furono scalfite quelle tendenze pseudo religiose che non li legavano né al tempio, né ad una eventuale nuovo filone religioso verso una fede più pura di quella considerata corrotta dei templari.

In questa ulteriore rivelazione, non soltanto viene messo a nudo il carattere di Giuda, rimasto troppo umano e desideroso degli onori del mondo nonostante avesse seguito il Maestro nei tre anni come gli altri apostoli, ma ancora una volta viene confermato il progetto dei templari, soprattutto dei due gran sacerdoti Hanna e Caifa che avevano progettato la morte di Gesù da tempo, disconoscendo sia qualunque spiritualità del messaggio evangelico, sia il carattere divino negli innumerevoli miracoli di cui erano ben a conoscenza. Inoltre viene evidenziato che essi ben avevano compreso la veridicità dei rotoli che presentavano Gesù quale ‘il Messia’, ma l’orgoglio imperioso del potere acquisito non consentì loro di accettare nulla della nuova Dottrina insegnata nei tre anni in lungo e in largo nel paese, sempre osservato dalle spie del tempio.

Giuda rimane il tipico umano che, ebbro del desiderio di emergere, vorrebbe usare gli altri, e nel nostro caso addirittura l’Eterno – che egli ben sapeva Chi fosse – per i suoi fini. A nulla valsero gli ammonimenti interiori, né la conoscenza della verità di tutta la Dottrina del Cielo ascoltata, insieme ai moltissimi miracoli visti da vicino. Lui, nella sua libertà, quella stessa in cui può essere identificato l’intero genere umano, voleva che Lo stesso Creatore gli si sottomettesse: “Lo costringerò a prendere la decisione! E quando LUI sarà messo alle stette, dovrà scegliere: o la gloria, o la morte! E sicuramente sceglierà – come chiunque – la gloria di essere Re, e con il Suo potere scaccerà i romani dalla Giudea!”. – O mondo, è sempre stato così! L’uomo, con la libertà concessa, decide per la sua strada, trascinando qualunque cosa gli si possa mettere davanti per farlo riflettere, e per i suoi interessi sottometterebbe chiunque, perfino la stessa Divinità che a suo dire deve adattarsi a concedere qualunque cosa per i suoi desideri!

Un’altra particolarità di non poco conto è riferita al cap. 13,6 in cui, il fatto che dai Vangeli non si comprende il perché non ci sia stato seguito alle acclamazioni il giorno della festa delle capanne (la cosiddetta ‘Domenica delle palme’).

Il tradimento viene sviscerato nella sua terribile realtà. Quante volte questa si confonde con spinte interiori, applicabile ad ognuno di noi, in cui la propria volontà resta appesa a un filo, nell’eterno dubbio se effettivamente è la nostra propria, oppure è guidata da forze, buone o cattive che siano, che però fanno la storia, personale o di una famiglia, di una comunità, di una nazione, di un popolo… Ciò che deve avvenire, avverrà se così è ciò che dall’alto è stato preordinato, ma non come se necessariamente debba accadere così, ma solo perché, il Cielo, conoscendo l’animo di ciascuno, le tendenze, i limiti, le aspettative, tutto il mondo animico concorre affinché quella realtà generata dalla coscienza che quel mondo, dell’Alto, conosce, vede in anticipo ciò a cui si tende. Ciò non significa che tutto, anche i giudizi annunciati, debbano avvenire così come annunciato, ma che questi, pur nella loro inconscia realtà esecutiva, possono essere sviluppati e concretizzati su diversi piani, in rapporto alla volontà di chi opera, che in ogni istante può, se lo vuole, tirarsi indietro, e quindi cambiare quel piano e smussarne l’esito più o meno apparentemente coercitivo e ineluttabile.

Certamente l’Evento ‘doveva’ accadere, ed era necessario che avvenisse come profetizzato. Solamente, vi hanno concorso personaggi che, per la realizzazione di quell’Atto misericordioso e salvifico per il mondo dei caduti, erano nella condizione di sviluppare i fatti in rapporto alla propria individualità, azioni ineluttabili, in cui essi credevano di operare secondo la loro natura e/o amore. Come ciò sia possibile, lo può solo l’onniscienza di un Dio che ha dato la vita a ciascuno di noi, infinite schiere di spiriti che Egli conosce e usa, per la crescita spirituale di ciascuno in rapporto alla sfera di vita e di amore sul proprio piano spirituale, innestato tra il gradino superiore e quello inferiore.

 

Amici della Nuova Luce

 

 

 

Cap. 1

In Giudea gli zeloti fermentano

 «Ed egli andò a conferire

coi capi sacerdoti e i capitani

 sul come lo darebbe loro

nelle mani».

[Luca 22,4 ]

 1. A sud di Beth-Semes, vicino al confine dei filistei, esistevano delle colline che sembravano come create per dei nascondigli. Al tempo della ‘santa Storia’ c’erano una quantità di uomini che vi si riunivano in segreto. Il loro paese, la Giudea, è già da tempo occupato e si ansima, anche se non c’è proprio molto da lamentarsi. L’odio contro i conquistatori fa sovente dimenticare la chiara visione e, …quella fede, della quale si crede che sarebbe riservata solo ed unicamente al popolo della Giudea.

2. E’ una serata buia, ma ancora abbastanza chiara per riconoscere le vie nascoste. Senza dare nell’occhio, come abitando lontano, si va a due a due o anche a tre; gruppi più grandi vengono rapidamente fermati e perlustrati in malo modo. E, …andare da soli? Non lo osa nessuno in questo tempo. Ognuno fa come se tendesse alla propria casa, dato che sono molti gruppi singoli che presso delle anse cercano di tendere verso alcune colline molto precise. Nonostante avanzi il buio della notte, nessuno si smarrisce; tutti trovano il loro sentiero.

3. Sovente la sabbia molle, il pietrisco e i sassi, ma non fermano il piede; ci si vuole dedicare alla propria ‘santa causa’. Nessuno della frotta vuol saperne che il loro operare è così distante dalla salvezza, dalla verità, come la Terra lo è dalle nuvole del Cielo. Intanto, ora sono radunati circa cento uomini.

4. La collina prescelta è per loro il nascondino più sicuro; è più alta di tutte le altre colline che si trovano tutt’intorno; nel contempo ha in alto molte scanalature, abbastanza profonde da nascondersi, ma non così profonde da non consentire una vista allungata nel paese. Da lì si nota ogni arrivato. Solo dopo determinati segni i nuovi arrivati vengono lasciati passare. Per la frotta, così pensano, è bene che in genere dei viandanti evitino la collina, perché sono troppo difficili ed ostacolano un rapido procedere.

5. Si scrive l’anno: “trenta”, secondo il grande censimento di Roma dei popoli. Ovunque fermenta e bolle, non solo nella Giudea. Ma lì in particolar modo, perché da circa cento anni Roma volteggia lo scettro sul povero popolo. In sé, perciò, non c’è da stupirsi se si formano delle orde di ribellione. Se proprio come nella Giudea viene tirata dentro anche la fede, per l’occupazione non è così facile separare la pula dal grano.

6. Gli uomini si avvolgono nei loro mantelli perché la notte è fresca e non si possono permettere dei fuochi per scaldarsi. Anche delle truppe romane passano attraverso la desolazione e il deserto. Si tace per un po’. Parlare a voce alta è vietato. Il loro capo, di nome Maradju, ora alza leggermente la mano. Tutti sono avidi di sentire annunciare qualcosa di nuovo. Ufficialmente è un uomo molto rispettato in Gerusalemme, ma si dà sempre per modesto, gentile, ed è anche pronto ad aiutare, …quando si tratta dei suoi fratelli del popolo e della (loro) fede.

7. “Qualcosa di nuovo viene su di noi”, comincia, misterioso, “ma c’è da aspettarsi che cosa ne viene fuori, e se ci possiamo, intanto magari prima uno, rendere utile la faccenda. Solamente, per noi…”, un ardente fervore fa tremare letteralmente l’oratore, “…vale solo la nostra fede che i nostri padri ci hanno lasciato, la fede in Dio-Jahve, senza la quale non possiamo nulla e non vogliamo intraprendere nulla. Gli odiati romani ci portano nel paese il cattivo insegnamento degli dèi, e alcuni del popolo, per rimanere indenni, seguono gli abominevoli nemici”.

8. “Parliamo della causa”, viene interrotto Maradju da un uomo più anziano il quale possiede anche un negozietto in Gerusalemme. “Quello che hai detto finora, lo sappiamo”.

- “Calma, Churus, avrai la tua ricompensa”. Riprende Maradju, mentre una bassa risata sottolinea la frase. “Poco tempo fa sono stato al nord. Là ho incontrato un giovane uomo. In sé aveva un aspetto misero, secondo l’esteriore, ma ho notato qualcosa: i suoi occhi! In essi c’era un profondo splendore, mi è sembrato come fuoco, e nonostante ciò, aveva un volto del tutto gentile.

9. Ah, fratelli e compagni miei, sì: apertamente dobbiamo anche essere gentili nei confronti dei romani, e tuttavia dobbiamo fingere, per cacciarli finalmente via! Noi vogliamo solo proteggere la nostra fede! All’improvviso mi è quindi venuto il pensiero, come se si potesse conquistare questo giovane uomo per le nostre mete.

10. Ma ricordatevi tutti bene: noi siamo di certo conosciuti come ‘zeloti’, come l’ho potuto sentire più volte, ma in genere, molti altri stanno dalla nostra parte. – No, no...”, respinge lui con veemenza, quando più di qualcuno domanda, “…non semplicemente in pubblico; questo, oltretutto, non sarebbe bene per noi. Ma proprio …quest’Uno? Si dovrebbe trovare qualcuno, un cosiddetto pendolare, affinché riuscissimo a sapere che cosa c’è dietro a quel giovane uomo. Ascoltate un po’ in giro, se e con chi lui è in amicizia. Allora si potranno trarre le conclusioni. Avvicinarlo subito, …per ora lasciamo stare”.

11. “Io non tengo molto alla gente giovane”, contraddice un uomo tarchiato, che presso un muro di Gerusalemme ha un piccolo stand di frutta che lui compra da alcuni giardini vicini. “Ah, questi si gonfiano volentieri; e che cosa c’è dietro? Nulla!”

- “Tu lo devi sapere, amico Feodar, tu stesso hai tre giovani figli”, viene preso in giro. Si sa quanto lui sia orgoglioso e indulgente coi suoi figli. “I miei ragazzi percorrono una buona via!”. La difesa suona un po’ grossolana. “E poi...”

- “Non vogliamo litigare”, interviene tranquillo Maradju. “Intanto sappiamo come dobbiamo comportarci. Dunque, al lavoro!”.

*

12. Si segue volontariamente. E’ a favore di tutti mettersi bene al sicuro davanti ai romani. Dalle scanalature hanno diramato più fossati in diversi punti in discesa. Appena vengono avvistate delle truppe che marciano anche di notte, gli zeloti, a due o a tre, possono strisciare in discesa in questi fossati. Finora non sono mai stati scoperti. Non dà nemmeno nell’occhio quando si va da un commerciante, oppure da Maradju, che è un mezzo dotto nel diritto. Si fa pagare il suo consiglio, ma dai poveri non prende nulla. Ciò gli è lodevole, da tenere in conto.

13. Hanno formato una rete ampiamente diramata, e perfino gli acuti occhi dei romani non hanno ancora scoperto altro che ‘tale gente’ fa parte dei ferventi di fede. Dunque, Roma non ha ancora mai oppresso la fede dei popoli sottomessi. Santo Cielo, loro hanno da fare cose più importanti che occuparsi con i ‘troppo-tesi’. In ciò, gli zeloti, effettivamente, si occupano della ‘fede dei loro padri’, nella quale attirano anche i ribelli. Stanno saldamente uniti e nessuno si tradisce minimamente, affinché sotto la loro ‘copertura della fede’ venga nascosto qualcosa d’altro. Perciò sono liberi, anche sulle loro vie, fin dove e come è permesso.

*

14. Passano alcune settimane, durante le quali si sono incontrati più volte, ma senza avvicinarsi realmente di un passo alla loro meta. Ebbene, …fermentano nel popolo, ma l’unità non è solo troppo debole, il popolo, tutti insieme, non potrebbero nemmeno intraprendere qualcosa contro l’occupazione. Maradju, il più intelligente e il più abile tra quelli del suo gruppo, nel frattempo ha chiesto certe cose, soprattutto su quel ‘giovane Uomo’ di Nazaret. Ma finora lo ha tenuto per sé. Dapprima vuole essere sicuro se e come sia da valutare questo strano, oppure sapere anche se è da impiegare per l’utilità!

15. Infatti, Maradju ha notato che il nazareno è del tutto diverso dagli uomini della sua età, così, …lui non sa ancora chi e che cosa Egli sia davvero, oppure, …può essere. Da stupirsi? Lui ha già sentito di questo, ma su ciò non ne dà uno statere. Solo ragione e intelletto possono aiutare il loro povero popolo a lungo tormentato. Intanto, dal ragionevole non riesce assolutamente a liberarsi: cioè quegli occhi, quella dignità, quell’operare, il come Egli si da’. Ah, …che cosa? Ancora una volta Maradju spinge via i pensieri, …e non se ne libera.

 

[indice]

Cap. 2

Un molteplice piano da realizzare – Il giovane Meremot tra gli zeloti

1. Si è all’inizio del secondo anno d’insegnamento di Gesù. Sempre più gente, vicini e lontani, Lo notano. Gli uni schernendo, certi altri stupiti, ma molti già strettamente uniti con Lui, non per ultimo anche alcuni alti romani che cercano continuamente la Sua vicinanza. Questo non vuole piacere per nulla a Maradju. – Come può un autentico giudeo equipararsi a questi ‘oppressori’, sfruttatori del popolo? In ciò, Maradju spara oltre lo scopo. Lui sa ed ammette che i romani creano un buon ordine, sanno terminare qualche male, ma l’ira del superiore degli zeloti passa semplicemente oltre il bene.

2. Lui ha quindi reimpiegato tutta la sua gente sulla collina a sud di Semes. Tardi, alla sera, già quasi notte, il paesaggio è al buio. Le figure fuggono attraverso le strette valli verso la loro meta. Dapprima Maradju spia gli uomini su cosa hanno potuto indagare, ma non ne esce molto. Tuttavia, mattone aggiunto a mattone, talvolta fa una casa. Lui stesso ha scoperto qualcosa che lo può aiutare, se…

3. Oh, ancora e ancora questo “se”, con cui l’uomo può combinare così poco, su cui appoggiandovisi, questo si spezza così facilmente. Appena adesso il pensiero: ‘Se questo ‘strano’ fosse da inserire, magari da uno della Sua schiera che Lo circonda quasi sempre, allora… A quale scopo rimanere con Lui, peregrinare con Lui per le vie, ora già quasi attraverso tutto il Paese, verso sud, poi verso nord, pure verso est e ovest, in Gerusalemme e in molte altre città, che questo zelota e la sua gente non ha potuto ancora indagare? Ma adesso lui stesso parla, e non sa esattamente cosa dire:

4. “Miei cari fratelli, mi sembra come se ci avviciniamo di più alla nostra meta, anche se non sembra. Un dato di fatto è qualcosa cui dapprima non volevo credere, perché una cosa del genere non è ancora mai successa: lo strano uomo da Nazaret fa davvero miracoli. Io c’ero quando ha guarito diversi malati solo attraverso una parola. Su un monte dove erano radunati a centinaia, Egli ha tenuto una grande predica. E se in ciò c’è anche molto di nuovo, nonostante tutto mi ha dato molto da pensare come gli è possibile parlare così, improvvisando. (Matt. cap. 4 e 5).

5. Non lo potrebbe nemmeno un Caifa! Lui, come mi ha sussurrato una volta un templare, prima si scriveva quasi tutto, in modo da poter stare davanti al pubblico e, …questo lo sappiamo, …abbastanza, sì, e comunque, cose di poca importanza. Ci aiuterebbe? Lo ha già fatto una volta… ?

6. Ma lasciamo questo per ora; l’alto non ci è mai stato d’aiuto. Ma è anche messo in dubbio se potremmo conquistare anche ‘l’Uomo dei miracoli’. Solamente, … si sono mai visti dei fatti miracolistici …come quelle di questo nazareno? Se …fossero da intrecciare? – Perché, se a qualcuno riesce di guarire davvero solo con una parola, dei lebbrosi… Non dubitate!”, Maradju reprime una mormorata opposizione, “L’ho visto io stesso! E credetelo, …e mi conoscete: io non mi lascio stupire da nulla e tengo ben aperti gli occhi e gli orecchi. Ecco, …potrebbe succedere facilmente, che lui deve solo stendere le sue mani, e tutta lo splendore dei romani sprofonderebbe in macerie e cenere!

7. Ora, ammettiamolo… – ed è ciò che io desidererei di cuore – di poterLo legare ai nostri fianchi. Ma dovremmo esaminarLo seriamente. C’è uno della Sua schiera che Lo circonda sempre, l’ho notato in modo particolare perché più volte ho visto che porta un sacchetto, nel quale cade qualche dono.

8. Certo, …ognuno ha bisogno di soldi. Altrimenti, come si dovrebbe vivere in modo giusto? Ma ho notato ripetutamente e l’ho seguito qua e là con intenzione, Lui non ha mai avuto nella Sua mano il sacchetto, non ha mai guardato né chiesto che cosa dava la gente. Mi è sembrato persino, come se Lui lo tollerasse soltanto, ma senza desiderarlo, perché una volta Lui ha detto: “Gratuitamente avete ricevuto e gratuitamente dovete dare” [Matt. 10,8].

9. Ebbene, giovani! Non mi piacciono queste cose. Per ogni merce si paga il giusto prezzo…”,

- “…e sovente ingiustamente”, interviene uno.

- “Ora state zitti con queste interruzioni, fratelli, non porta a nulla! Ascoltatemi piuttosto: scegliamo ora uno di noi che al più presto si attacca ai calcagni di questo portatore di sacchetto, …chiaramente, non visto.

10. Quest’uomo ha capelli nerissimi, non è particolarmente alto e si distingue facilmente dagli altri. Molti sono già più anziani, tre ancora abbastanza giovani (Giovanni, Giacomo e Stefano), e questi si possono lasciare in pace. Non sembrano molto maturi. Gli anziani, …hm, ci chiederebbero l’anima dal corpo, soprattutto, dato che tutti sembrano rimanere fermamente al Suo seguito. Anche quello che porta il sacchetto. Però mi sembra solo…, che lui, fra tutti gli altri, ha più viaggiato nel mondo, e lo si può, …hm, hm, …corrompere. Per questo ci vuole naturalmente la massima cautela. Lo si deve avvicinare a tentoni, come nella tana di un leone.

11. Forse tramite lui si può conquistare quell’Uomo dei miracoli, e poi… ecco… ah, …se con le Sue forze potessimo scacciare Roma… Ma ascoltate, ho ancora qualcos’altro che brucia sul fuoco: siriani, gente in vista, che oltremodo sono intelligenti e di larghe vedute, ma che inoltre hanno collegamenti abbastanza diversi da noi. Non solo noi, amici! La Giudea langue sotto la verga di Roma! Tutt’intorno nell’ampio paese fin su verso nord, fermenta e bolle tutto. Non abbiamo notato inutilmente che arrivano sempre nuove truppe e sanno incessantemente scovare gli ultimi angoli?”

12. “In tutto hai certamente ragione, Maradju”, si annuncia un giovane uomo che è ben insediato saldamente presso gli zeloti, ma vede di animo molto aperto il bene, che infine si trova ovunque, se lo si vuole riconoscere onestamente. “Non vogliamo gettare il bambino con l’acqua! Senza scusare altre difficoltà, è comunque consolidato che attraverso l’occupazione di Roma non veniamo attaccati da altre parti come nei secoli precedenti, …e lo ha dimostrato la nostra storia anche troppo sovente.

13. Non credere, Maradju, anche tutti voi altri: come ragazzo non sarei ancora in grado di tendere con chiarezza e logica alla nostra meta. Tramite mio padre, e proprio tu, Maradju, lo sai anche: lui ha già viaggiato molto. – Ho saputo da lui molto di altri popoli. Mio padre non deve sapere che mi sono unito a voi. Ma amo il nostro popolo, la nostra valida Giudea. Si può e si deve giungere all’ultima libertà; ed io mi sacrifico per la libertà, se… se non è possibile diversamente a scacciare gli oppressori! Proprio, solo questo:

14. Su di noi è venuto anche qualche buona cosa. Rilevo soprattutto che nessun Ponzio ha giammai eliminato la fede dei nostri vecchi padri. Possiamo celebrare le feste del nostro tempio e non ne siamo mai stati disturbati. Oppure potete dimostrare altro? Che con le masse che si radunano, magari come durante la nostra festa della passione… ora, allora è comprensibile che l’occupazione vegli e controlli particolarmente. Altrimenti, però…

15. Come mio padre – me lo ha raccontato – ha sentito una volta da un fariseo che era ben dotto nella storia del popolo, i nostri antenati nella prigionia babilonese di settant’anni[1] dovevano salutare gli idoli, inchinarsi profondamente davanti alle loro immagini. Questo, Roma non lo ha mai fatto! Loro hanno tante divinità, ma non ne hanno mai messo nessuna davanti a noi”.

16. ”Va bene”, si fa sentire Feodar, “sarebbe anche l’ultima cosa con cui ci potrebbero aggravare. Non condurrebbe nemmeno a nulla, Meremot”, si rivolge al ragazzo. “Solo questo ci interessa: come e quando possiamo spezzare l’aquila di Roma! Solo, lo so anch’io ce da soli non possiamo farcela. Dobbiamo allungare il nostro braccio, e tenderei fino a chissà dove, anche fino all’Egitto, se da ciò ne avessimo un sostegno.

17. Siamo disarmati; questo è il nostro male. Ma perfino con le armi non ci sarebbe mai possibile battere Roma. Questi hanno adesso pure dodici legioni, armati al meglio; e perfino con più alleati non potremmo ottenere nulla. Ci è possibile solo una cosa…”, Feodar aggiunge un lungo intervallo, finché Churus esclama impaziente:

- “Fuori con il piano!”

- “Non così forte”, avverte Maradju, “nella notte ogni suono va chissà quanto lontano”.

18. “Non lo capite da voi stessi?”, chiede Feodar. “Ce da giocarsi, romani contro romani. Forse durerà un po’ di tempo. Se denunciamo Pilato a Roma, questo trascinerà ampi cerchi. Allora uno parlerà per molti altri, per salvare se stesso. A Roma dovremmo conquistare il seggio, e lentamente, sia chiaro. Se ora abbiamo lasciato sopportare su di noi il giogo per più di cento anni, allora non importa se per uno o due decenni ancora. Ma io sono covinto che raggiungeremo prima la nostra meta”.

19. Tutti accettano il piano. Solo il giovane uomo la pensa diversamente, pur se anche lui vuole liberare la sua Giudea. Il ragazzo ha ragione, anche se non riesce proprio a indovinarlo. Niente aiuterà gli zeloti, né altri movimenti; e si sbaglieranno tutti nell’inserire del tutto falsamente il ‘Nazareno’. Nondimeno, si crede così volentieri all’idolo fabbricato da sé, e questo rimarrà finché esisterà un mondo e i suoi uomini.

20. Maradju mette fine al soppesare, che per un po’ segue. Lui tiene i fili saldamente nella mano; lo si obbedisce anche. Già troppo spesso ha dimostrato di tirare alla giusta corda, …secondo la loro opinione. “Ora decidiamo. Chi può, forse, formare un blocco a Roma, e chi si attacca al portatore del sacchetto che apparentemente segue fedelmente il Nazareno come gli altri. Ebbene, il denaro ha già fatto cadere qualche fedele, quindi non mi dovrebbe stupire se il nominato (Giuda) farà pure parte dei vacillanti”.

21. “Nessuno di noi va senz’altro in un nido di vespe (è inteso Roma). Inoltre, per questo ci vuole una grande conoscenza, si deve imparare a conoscere di più l’atteggiamento romano di quanto si è riusciti finora. Con il portatore del sacchetto non sarà così difficile. Io considero Questo nazareno solo un fanatico, e voglio prima esaminare io stesso se Lui sa veramente così tanto di più che un comune mortale”.

22. “SeguiLo una volta”, consiglia Maradju, “è persino bene se alcuni di noi si occupano di Lui. Hm, …mi viene proprio qualcosa in mente: …uno dovrebbe seguirLo come la piccola schiera che è costantemente intorno a Sé. – Come sarebbe con te, Meremot? Sei giovane, ed ho notato che il Nazareno preferisce radunare intorno a Sé gente giovane e persino bambini; che gente vecchia che sovente è caparbia”.

23. E’ come una spinta – venendo da una profondità dell’anima – che il giovane Meremot non è ancora in grado conoscere, quando dice: “Voglio farlo per noi e per la nostra meta!”. Intanto, più volte ha già percepito che la meta sarebbe vana. Oh, contro Roma certamente. Contro quel ‘Fanatico’…, chi può saperlo in anticipo? … “Se la prossima volta non sto radunato con voi, allora sapete dove sono. E’ possibile che può durare settimane, prima che trovi un’indicazione che possa esserci veramente d’aiuto”.

24. “Rimani pure finché puoi senza dare nell’occhio”, decide Maradju. “Devi proprio incontrarLo come a caso. Forse una volta Gli puoi chiedere qualcosa. Ma non parlare mai della nostra meta di liberazione. Chissà come la gente intorno a Lui la pensa, soprattutto i romani?”

- “Cosa ne pensi, Maradju, allora sarebbe facile andare al tribunale e dire: ‘Lascia il nostro paese, siamo giudei liberi’

- “Hm, se soltanto ci fossimo già…”, Churus ride esagerando, “…dopo sacrifico due arieti e nutro per sette settimane due vedove insieme ai suoi bambini”.

25. “Lodevole, Churus, ed io credo che ognuno di noi affonderebbe profondamente le sue mani nel borsello per l’ultragrande gioia”. Nella loro immaginazione che venga così presto, gli uomini si lasciano andare a sogni futuri, e ciascuno ha già pronto un piano su cosa sarebbe da rovesciare, da cambiare, da costruire, e che poi Maradju diventasse il superiore del popolo. Costui si liscia la barba, e ne è orgoglioso, perché già ora si sente eletto.

26. Nessuno bada al giovane Meremot che nella cerchia viene più tollerato che riconosciuto; lui è inserito al meglio per via di suo padre. Quest’ultimo ha già viaggiato lontano, si pensa non solo oltre i vicini confini. In questo modo è da escludere Roma. … Guai, è del tutto inutile: suo padre è stato a Roma, e quello che costui ha già saputo, non porta nessuna colomba di pace alla sua patria. Solo i mezzi dovrebbero essere diversi. Chissà se riuscirà ad ottenere qualcosa dal Nazareno? Forse…

27. Nel frattempo si annuncia Jedatja che finora ha taciuto quasi sempre. Ha quarant’anni, ed ha anche una visione un po’ più ampia, ma come tutti, una sola meta: liberi da Roma e di imporre a tutti i pagani il vecchio insegnamento dei loro anziani padri!

28. “Si fa giorno”, ammonisce Maradju. “Dividiamoci tra i fossati. Feodar, vedi se riesci ad unirti ai romani, magari ti portano anche a Roma. Per il nostro migliore scopo, puoi fingere che vorresti imparare a conoscere la loro meravigliosa città. Jedatja, segui quel portatore di sacchetto, lo si può certamente avere con del denaro. Meremot, striscia intorno al Nazareno!

29. Se Lui è così come l’ho osservato, per noi può esserci qualcosa da guadagnare. Infine, anche LUI nato nel nostro popolo e fa parte di noi. Come non dovrebbe, voler presto, sapere libera la nostra Giudea? Voi altri ritrovatevi di nuovo alla prossima Luna nuova presso di me. Ma chi di voi tre”, intesi sono Feodar, Jedatja e Meremot, “ha già indagato qualcosa, allora saremmo lieti di sentire già presto qualcosa. Solo con Feodar durerà un po’ più a lungo; là è da impiegare maggior prudenza”.

30. Ci si divide muti, un po’ alla volta in piccoli gruppi.

 

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Cap. 3

Il contatto: Jedatja al mercato con Giuda

1. “Dimmi, caro amico, ti ho visto spesso sulle mie vie presso un uomo che m’interessa moltissimo. Anche se non mi sembra popolare – se comprendi ciò che voglio dire con questo – nonostante ciò, Egli ha lasciato su di me una particolare impressione. Non l’ho ancora sentito perché sfortunatamente non mi sono potuto avvicinare a causa della folla, anche se ciò ha fatto su di me una buona impressione. Come si chiama? E perché c’è sempre un certo numero di uomini che Lo seguono? Ne fai parte anche tu?”

2. Lo dice Jedatja che ha incontrato Giuda Iscariota così, per caso. Da smaliziato, un giorno gli fa la posta mentre Giuda si sta occupando del cibo in un mercato. Il suo sacco non è molto pieno e Jedatja glielo indica: “Se è solo per te, allora può bastare; ma se hai comprato anche per gli altri, allora il vostro pasto sarà magro. Adesso, visto che non sono interessato ad un paio di monete d’argento, se dovessi avere ancora bisogno d’altro…”.

3. Giuda sgrana gli occhi. Finora non gli era mai capitato. Costui sembra essere un uomo ricco. “Ebbene…”, indugia un poco, “…non siamo ricchi, io, i compagni e il Maestro”.

- “Come? Maestro? Ma chi è?”, Jedatja lo sa bene che il Nazareno viene chiamato ‘Maestro’, anche che Si chiama GESÚ. Ma se vuole sapere molto, deve fingere come se ora avesse bisogno di una piccola luce.

- Giuda, per ora di mentalità ancora buona, per quanto lo può il suo essere, è affezionato al Signore, ed è orgoglioso di far parte dei Suoi discepoli.

4. “Ah, sì, ti stupiresti”, dice perciò, “se una volta impari a conoscerLo meglio, il nostro Maestro. Se vuoi, posso fare da intermediario”.

- “Davvero?”, Jedadja fa come se fosse la cosa più alta che gli potesse capitare. “Allora ti sarei molto obbligato. E qui, … prendi ancora tre monete d’argento, comprane abbastanza”. Jedatja vuole imparare a conoscere meno il Salvatore, al Quale si deve attaccare Meremot. Giuda, che viene chiamato ‘il portatore del sacchetto’, vuole catturare questo come gli riesce. Giuda non se ne accorge; solo alla fine della sua vita comprenderà questo gioco. Allora, – oh, allora – qui detto in anticipo, …sarà troppo tardi per lui.

5. È sinceramente lieto di comprare con le monete d’argento ciò di cui hanno bisogno urgentemente il Maestro e i fratelli. Non sa ancora che il SIGNORE, che solo per ora copre il Suo Essere-creatura, il Suo Essere onnipotente, finché questo è necessario, non ha bisogno di tutto l’esteriore, cosicché Egli ‘opera umanamente’ solo per via degli uomini? Non è ancora da mettere sul conto di Giuda, come a nessuno dei suoi fratelli, come a nessuno di tutta quella gente che in parte sono credenti, oppure molti seguono i Suoi piedi solo come spie.

6. Ebbene, Giuda ci tiene ancora molto al denaro; ma ora, per la gioia per via del buon dono, tende frettolosamente al mantello di Jedatja e lo trascina formalmente con sé: “Vieni con me”, dice, “il Maestro è presso un uomo che ha guarito ieri. Ma oggi vuole ancora proseguire, presumo fin lontano sul lago di Genezaret”.

7. “Verrei volentieri”, mente Jedatja senza battere ciglio, “ho una via che conduce ad un amico che mi aspetta. Ma sicuramente ci incontreremo di nuovo, soprattutto perché viaggio molto”.

- “Che cosa fai?”, chiede Giuda.

- “Diverse cose. Sai, per i cari amici si devono fare diverse cose per assisterli nel commercio oppure anche in altre cose. Inoltre, sono anche assunto dal Consiglio del tempio, di sorvegliare le sinagoghe e i rabbini, per sopperire a manchevolezze e vedere che, secondo la nostra fede, tutto sia bene e giusto”.

8. “Molta responsabilità, un servizio non facile”, dice Giuda veramente dispiaciuto. “Allora è naturalmente possibile che ci incontriamo. Il Maestro passa attraverso tutto il Paese. A volte è troppo per noi, che Lo seguiamo sempre e lo facciamo però volentieri. Egli sa magnificamente insegnare ed abbiamo visto molte azioni meravigliose: Lui può guarire tutti: ciechi, sordi, lebbrosi e quant’altro. Ma a volte è anche molto severo”.

9. “Severo? … Allora, perché Lo seguite? Intendo…”, Jedatja fa intenzionalmente una pausa. Non si è sbagliato ed ha stimato Giuda in modo giusto.

- Costui tira Jedatja un poco di lato, sussurrando con la mano d’avanti alla bocca: “…come lo sono gli oppressori”.

. “Intendi i romani?”

- “Chi altro”, soffia Giuda.

- “Il nostro popolo langue già abbastanza a lungo. Oppure lo pensi diversamente?”, dice Giuda spaventato mentre ritira la sua testa. Se l’altro è una spia di Roma… Non pensando solo a se stesso, no, ora ancora al Maestro ardentemente amato, al Quale nessuno riesce a porgere una sola goccia d’acqua.

10. “Non preoccuparti”, lo tranquillizza presto Jedatja che riconosce facilmente quanto fermenta con veemenza in Giuda, a causa della grande paura. E questa sarebbe proprio giustificata, perché se lui, Jedatja, fosse in effetti una spia… “La penso come te. La nostra Giudea ha davvero sopportato abbastanza a lungo la schiavitù. Ma come liberarci? Hai forse un consiglio?”, attira il discepolo di Gesù nella trappola.

11. “Non certamente con le armi! E come mettere d’accordo tutto il popolo. …È lì che manca”.

- “Ci sono abbastanza tiepidi, non solo nell’amore e nel sacrificio per la patria. Ah, no! Anche la fede dei nostri vecchi padri vacilla sempre di più. Penso che solo nella fede si può ottenere qualcosa. I nostri profeti che oggi ci servirebbero urgentemente, non hanno già sovente ottenuto molto nella preghiera? Conosci la storia di Elia?”

12. “La conosco in genere. Hai proprio ragione: un tale doveva solo stendere le mani, e tutta la gloria e lo splendore dei romani… ah! Ma noi non abbiamo bisogno di un Elia; noi abbiamo fra di noi Uno che può di più che tutti i nostri profeti, se stessero in un mucchio!”

- “Ah è così? Intendi forse il vostro Maestro?”

13. “Proprio Lui! Non hai nessuna idea di quante cose può fare LUI! Credimi: non vivo sulle nuvole, non mi lascio buttare sabbia negli occhi; ma quando si vede da se stessi quanto può fare Lui, allora, amico, allora si arriva a questa giusta fede: noi abbiamo fra di noi, proprio Colui che – detto con prudenza – può tutto ciò che vuole!

14. Pensa: ha persino da lontano guarito un servo (Matt. 8,8). Dapprima non eravamo proprio d’accordo perché era il servo di un alto romano (di Cornelio, vedi cap. 4,7). Costui, il comandante, è davvero affezionato al Maestro e Lo segue molto spesso. E va bene, ci potranno anche essere uomini buoni fra i romani, come purtroppo ci sono anche da noi degli uomini oscuri. Ho ragione?”

- “Precisamente”, conferma Jedatja, ma devia dal tema.

15. “Mi volevi parlare del vostro Maestro e di quante cose può fare. Certamente comprenderai che sono scettico. Quale uomo può tutto? Non ne conosco nemmeno uno”.

- “Ti dò ragione, se parli di un uomo in generale. Ma il Maestro, …sai, per noi stessi, Lui è un enigma, perché a volte è come uno di noi, poi, quasi di nuovo, inavvicinabile, maestoso e dotato di un’indicibile Forza che va oltre ogni pensare.

16. Io c’ero quando ha guarito il servo del romano. Subito dopo, una lebbrosa che era vicina alla morte, poi la suocera del nostro più anziano di nome Pietro, altri malati, molti, sono guariti subito. Poi ancora qualcosa di straordinario che per me ancora oggi è incomprensibile. Ti chiedo: puoi tu sul mare, quando infuria la tempesta che frusta le onde alte come case, calmare con un’unica parola il flutto (Matt. 8,26)?”

- “Non esagerare!”, si arrabbia Jedatja. Presentargli una tale favola… Allora lo strano Maestro dovrebbe cercarSi altri, per credere questo, ma non lui.

17. “Non essere indispettito!”. I due uomini camminano su e giù sulla via del campo dove si erano ritirati. “Non è né una bugia, né esagerazione; e centinaia che stavano alla riva ti possono testimoniare che questo miracolo è vero. Se non credi questo a noi, i seguaci, non te ne vorrà nessuno. Persino i farisei, e sono i Suoi nemici, hanno confermato che il Maestro ha sedato la tempesta con una parola.

18. Puoi davvero stupirti: Egli ha sollevato la mano, la Sua Parola ha superato la tempesta e il brontolio dei tuoni. Subito – come con un soffio – entrambi furono cancellati! Siamo arrivati indenni alla riva”.

- “Hm, mi puoi nominare un fariseo che fosse presente?”

- “Già; solo che la maggior parte non lo confermerà mai. Lo odiano molto. Ma chiediglielo una volta a loro del perché! Al massimo, …ah, uno si chiama Nicodemo, questo una volta è stato di notte da Lui (Giov. cap. 3). Da allora segue sovente in segreto il Maestro. Costui ti direbbe la verità”.

19. “Peccato, non lo conosco. Una volta lo devo cercare. Non essere cattivo”, Jedatja cerca di tranquillizzare Giuda perché si sente malamente urtato. “Non mente mica? Guarda, si tratta del nostro popolo, allora si deve esaminare tutto, altrimenti capitiamo dalla padella nella brace”.

20. “Hai ragione”, si calma l’iscariota, “solo per quanto riguarda il Maestro, su di Lui non lascio venire nulla! E…”, rallegrandosi, come se lui, Giuda, ne avesse la sua parte, “…con una tale Forza, come lo dimostrano molte persone, … non riuscirebbe EGLI a spezzare Roma? E’ perfino sufficiente cacciarli dal nostro paese del Giordano”.

21. “Anch’io sono dello stesso parere”, ammette Jedatja, ma senza convinzione. Lui stesso vuole sicuramente vedere che cosa può fare lo Strano; soprattutto se ha anche una fede salda, quella che tutto il mondo dovrebbe conoscere. Jedatja, come la maggior parte del suo gruppo, è un fanatico incallito. Come se solo lui avesse il buon senso e sapesse distinguere tra destra e sinistra. Su ciò, spia Giuda.

22. “Il vostro Maestro è anche fedele nella fede? Sicuramente sai quanto spesso il nostro popolo è stato esposto all’oppressione degli idoli pagani e quanto di bene si sia sbriciolato. Noi dobbiamo mettere la fede dei nostri vecchi padri al primo posto, solo con questa siamo da liberare, siine certo”.

23. “Se il nostro Maestro abbia quella stretta fede come pensi e come di solito è anche generalmente, non lo vorrei ribadire. Egli è del tutto diverso, non lo si può nominare. Lui parla sempre magnificamente di Dio con un rispetto di cui Lui non ne ha bisogno, ma che vuole seminare nel cuore degli uomini. Soprattutto parla spesso della ‘Volontà del Padre’. Lo insegna più come un Dio severo che noi chiamiamo Jehova. Lui non ha ancora usato questo Nome, ma quando parla ‘del Padre’, allora è strano. Ti entra profondamente nel cuore, e c’è sempre pure molta gente che ascolta le Sue parole e ritorna a casa in silenzio.

24. “Hm, devo prima riflettere. Da tempo non abbiamo mai sentito nominare Dio come Padre”.

- “Qui però ti sbagli”, contraddice Giuda. “Non sono ignorante, ho guardato in qualche antico rotolo. Qualcosa so letteralmente, come magari del profeta Isaia: ‘Tu sei nostro Padre’, e si sta parlando anche del ‘Padre eterno’ [Isaia 9,5 e 63,17]. Pure Geremia lo ha chiamato ‘caro Padre’, e Dio di Se stesso: ‘Io sono il Padre di Israele’ [Ger. 3,19 e 31,9]. Persino in Malachia sta scritto: ‘Non abbiamo tutti un Padre?’ [Mal. 2,10], e sai che cosa ha detto uno stolto?”

- “Come devo saperlo?”, ride incerto Jedatja.

25. “Che con questo sarebbe inteso il padre Abramo! Ciò è ridicolo e contraddirebbe tutti i versetti dei rotoli della nostra Scrittura. Un rotolo che si riconosce solo quando serve ad una questione esteriore (quanto bene ha pensato qui Giuda), non vale comunque nulla. Nel libro di Siracide si legge anche: ‘Signore Iddio, Padre e Signore della mia vita’. In un altro versetto: ‘Ho invocato il Signore, mio Padre e Sovrano [Sir. 23,11 e 51,14]. Se questo non deve valere, allora nulla vale più nel mondo!”

26. “Non ti agitare”, Jedatja calma Giuda agitato, “In questo caso ti do’ ragione, sono molto sorpreso. Da dove sai tutto questo? Perché io stesso sono istruito. Non è facile avere in mano i rotoli. Il tempio li custodisce come oro. Ma ora devo proseguire, ho lasciato la via, stavo per andare dal mio amico. Però non ne sono pentito, sono lieto di aver scambiato dei pensieri con te il nostro problema comune. Se il vostro Maestro la pensa anche come noi, allora Lo si può utilizzare. Si tratterebbe se per prima cosa possieda tanta forza miracolosa da spezzare l’aquila superba di Roma e, …secondo, se Egli lo voglia anche fare”.

27. “Di certo ne ha il Potere”, dice Giuda. “Se lo faccia anche, – questo non lo so di certo, adesso non ancora. Vedi, è ancora meno di un anno che noi dodici camminiamo con Lui. Mi sembra però che le Sue forze stiano aumentando, come anche i Suoi discorsi si mostrano di volta in volta più potenti. Mi starebbe bene se ci incontrassimo più spesso. In te riconosco un uomo che starebbe risoluto al fianco del Maestro”.

- A ciò Jedatja nasconde un sorriso: ‘O uomo, che cosa pensi? Non ci si lascia legare così senza motivo ad un carro di cui non si conosce il carico’. Ma porge gentilmente la sua mano a Giuda.

28. “Vedremo! Se sapessi dove abiti…”.

- “Non c’è motivo”, lo interrompe Giuda, “sono quasi sempre presso il Maestro”. Sottolinea con orgoglio.

- “Se conoscessi il tuo indirizzo, potrei darti più facilmente notizie”.

- “Io stesso sono molto in giro”, evita Jedatja. “Ah, noi”, – intende gli zeloti – “dobbiamo far regnare molta prudenza”.

- Giuda non ci pensa più. Fa un cenno con la mano attraverso il campo incolto in direzione di Nazareth dove il Maestro sosta di tanto in tanto.

 

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Cap. 4

Presso Tiberiade, Meremot e Tommaso

1. Dopo settimane, il Signore e i Suoi discepoli sono andati lontani a nord del Paese, fino vicino a Tiberiade, e finora il giovane Meremot li ha seguiti senza riuscire a conquistare l’accesso al Salvatore. Talvolta gli è sembrato quasi come se il Signore cedesse il passo ai discepoli; oppure, anche, …che essi abbiano camminato di notte. A Meremot, questo era sfuggito. Non scoraggiato, cerca comunque ogni traccia, e lui stesso non sa ancora da quale spinta proviene questo cercare. In lui predomina il legame con gli zeloti, ma è già convinto che la loro meta sarebbe la migliore: per la fede, per il desiderio della liberazione.

2. Finalmente! È al mattino presto, molto bello, quando Meremot ha trovato il Signore. Avvicinarsi a Lui – Oh, no, certamente non è voluto da Lui. Ma all’uno o all’altro che seguono sempre il Maestro, allora potrebbe forse venire a sapere, se e come Quello strano sarebbe da stimare. Fuori da Tiberiade stanno alcuni commercianti, dei carri, in più un po’ di bestiame e i campi. Adesso i discepoli stanno andando da loro, singolarmente oppure anche in due, in tre, come capita [Lc. 10,1]. Uno dei singoli è Tommaso, un bell’uomo, fervente e fedele, che è profondamente dedito al Signore.

3. Sta proprio uscendo da una casa, per un po’ di denaro ha comprato persino un po’ di carne arrostita, perché la gente conosce già il Signore. Anche la donna di casa è stata guarita, …attraverso la Sua Parola. “Quando il Maestro parlerà di nuovo qui vicino”, dice la donna all’uomo, “informaci, ti prego; noi verremo lì, Lo vorremmo ascoltare ancora una volta volentieri”.

- “Verso sera”, aveva annunciato Tommaso, ed era andato con il ringraziamento.

4. Davanti alla porta urta contro Meremot. ‘Ah, l’ho visto più volte’, riflette Tommaso fra sé e sé. ‘Hm, non sembra una spia. Ma che vuole da noi?’. Tommaso viene già interpellato.

- “Perdona, buon amico, se ti aggredisco, …con parole, intendo, “sorride Meremot.

- “Ma cosa vuoi da me?”

- “A te stesso, nulla, eccetto appena una domanda: chi è quell’uomo, quello con l’abito bianco? L’ho visto sovente, e intorno a lui ha sempre degli uomini. Io penso che ci stavi anche tu”

5. “Allora? Non lo posso fare?”

- “Per me, volentieri; mi stupisce solo che i romani lo tollerino. Da nessuna parte ci si può formare a gruppi; e se già sono solo quattro o cinque, si viene subito fermati, perquisiti se ci sono spade nascoste, …ed è stolto, intendo. Possono combattere contro Roma cinque persone? Ma voi siete di più, e sovente molto popolo, e nessun romano interviene. Come mai?”

6. Meremot, secondo la sua opinione ha agganciato al meglio.

- Tommaso si presta. Ha un carattere aperto ed anche orgoglioso di essere stato scelto, ma non vanitoso come Giuda. No! La sua gioia è umile e modesta di appartenere al Maestro, seguirLo, servirLo, com’è possibile per ognuno. Perciò dice senza rilevanza:

7. “Con il Signore è anche diverso. Gli alti dell’occupazione lo sanno da tempo che il Maestro non si ribella mai. Nessuno di noi porta un’arma (solo più tardi, Pietro si procurerà una spada corta). Il comandante capo, un romano di nome Cornelio il cui servo è stato guarito dal Maestro – pensa – …da lontano, Lo conosce molto bene ed ha raccomandato alla sua gente di proteggere Lui e noi, e non infastidirci. Perciò possiamo anche passare attraverso il paese, camminare per le nostre vie come lo ordina il Signore”.

8. È strano”, continua ad insistere Meremot: “Da più di cento anni, ovunque, nel paese governa Roma. Ebbene, forse sono troppo giovane per comprendere questo atteggiamento. Ma siamo governati con pugno ferreo, oppure no?”

9. “Non la vedo così”, risponde Tommaso. “Pensiamo a tutti i paesi vicini ai quali abbiamo sempre dovuto molte guerre, allora in questo lungo tempo siamo stati protetti tramite Roma. Non so se conosci meglio la nostra storia. A parte l’Egitto sotto Giosuè, e prima sotto Mosè, presso il cui paese abbiamo avuto una lunga pace, non è passato nessun secolo nel quale non abbiamo avuto da soffrire miseria, afflizione, guerra e oppressione, intendo i nostro avi.

10. Si doveva servire gli idoli che sono onorati da ogni popolo pagano”.

- “Anch’io ne sono informato”, interviene Meremot che non vuole sapere della storia, perché la conosce. Vuole sapere qualcosa dello strano. Così dice come per caso: “I nostri padri non hanno imparato il servizio idolatro solo dai pagani; loro stessi se ne sono anche inventati qualcuno. Saprai ancora del ‘vitello d’oro’, oppure del tempo sotto il re Ahab: Baal e Asher?” (1° Re cap. 17)

- “Però, sei intelligente”, ammette Tommaso. Non lo avrebbe mai pensato di un tale giovane. Nonostante ciò in lui sale un dubbio, quando Meremot continua a domandare:

11. “Il vostro Maestro, come voi Lo chiamate, è un autentico giudeo? Tiene alla fede? Non è che porta nuovi idoli ai quali potremmo cadere?”

- “Ma no!”, s’infervorisce Tommaso. “Lui parla solo di Dio che Egli chiama ‘Nostro Padre’. ‘Nostro Padre nel Cielo!’. Quello che Lui dice è sommamente maestoso: non te lo puoi immaginare quante cose sa! Così p.e., sul nostro profeta (Mosè), quando Glielo hanno chiesto, chiedendogli se Egli voleva cambiare tutto. Lui ha detto questo: ‘Non sono venuto per abolire la Legge e i profeti, ma per adempiere’ [Matt. 5,17], quindi l’ha confermato”.

12. “Questo è bello”, confessa Meremot. “Come sta verso i romani? Dobbiamo pagare molte tasse all’imperatore – e il tributo e quant’altro viene preteso qui – attraverso la costrizione. Anche questo è giusto?”

- “Dipende come lo si considera”. Tommaso è anche gentile verso il popolo. Prima di aver imparato a conoscere il Salvatore, sovente ha chiesto in segreto: ‘Dove sei Tu, Dio dei nostri padri, che li hai salvati magnificamente dall’Egitto e condotti nel paese della stirpe del padre Abramo?’. Questo lo ha subito abbandonato, quando ha incontrato per la prima volta il Signore ed ha udito la Sua voce’.

13. “Ma guarda: dei farisei Gli avevano presentato la cattiva domanda se fosse giusto di pagare il tributo all’imperatore. Con questa Lo volevano incastrare. Dunque, se Egli avesse detto ‘Sì’, sarebbe stato timbrato come nemico del popolo. Con un ‘no’, Lo avrebbero subito accusato nel tribunale”.

- “E che cosa ha detto?”, suona avido.

- “Ti stupirai, giovane amico; una tal cosa non è mai venuta in mente ad un uomo, chiara e buona. Lui ha detto: «Dà a Cesare quel che è di Cesare, ma a DIO quel che è di Dio!». A noi ha detto: «Questo lo si chiederà ancora qualche volta, più avanti, e non risponderò altro!» [Matt. 22,21]. Non è questo, saggio, al di sopra di ogni pensare?”

14. Deluso, ma toccato, Meremot pensa: ‘È comunque detto con intelligenza in ogni caso. Il vostro Maestro ha trovato la migliore scusa’.

- “Tu, non pensarlo nemmeno!”, Tommaso afferra il giovane al vestito, “Ti sbagli enormemente! Intanto non lo possiamo cambiare, intendo non ancora, di stare sotto Roma; allora dobbiamo pagare le tasse proprio come se avessimo anche noi un re come ne abbiamo avuti già molti. È da pagare la percentuale al tempio e la decima di Mosè. Ma questo non viene considerato”.

- “Vale anche per il nostro popolo?”, si oppone Meremot, “Allora rimane nelle nostre tasche”.

15. “Sei un amico del popolo?”, s’infervorisce Tommaso. “Certo, sei ancora giovane e non sei in grado di guardare dietro l’angolo. Hai già sentito dire qualche volta che dalle tasse del tempio e di Mosè, una vedova abbia mai avuto uno statere? Se sì, allora questo lo appendiamo alla grande campana!”

- Meremot riflette su questo: ‘Questo discepolo ha ragione, anche suo padre se n’è inquietato’. Prima che possa rispondere qualcosa, Tommaso continua:

16. “Ascolta quello che è già successo: siamo andati con il Maestro nel tempio e dovevamo pure dare la tassa allo stesso”.

- “Vi è stato difficile?”, chiede Meremot un po’ sornione.

- “Che t’inventi! Allora è venuta una povera vedova che raschiava certamente il fondo, ed ha messo due monetine nella grande cassa di Dio, su cui i due templari hanno solo arricciato il naso. Ma il Signore li ha subito inchiodati e disse: «In verità, vi dico: questa povera vedova ha messo nella cassa di Dio, più che tutti!» [Matt. 12,43]. Che ne dici?”

17. “Qualche volta è già una sofferenza con il nostro popolo. Se poi, si deridono pure dei poveri quando portano del poco la loro offerta... Anche mio padre lo dice che il nostro tempio, da intendere i farisei, non bada ai poveri, e non c’è da stupirsi quando molti si rivolgono di più agli odiati romani che a questi tali, che potrebbero molto bene aiutare i compagni del popolo”.

- “Appunto! E guarda: lo fa il nostro Signore!”

18. “Ma è così ricco? Se passa solo attraverso il Paese, senza fare alcun lavoro, senza imparare nulla, …hm, …in pratica, come vuole aiutare? Oppure, fra di voi, ce n’è uno che può affondare le mani nelle sue tasche?”

- “Prendi pure in giro, non fa male perché non sai proprio di che si tratta. Certo, il nostro Maestro non porta nessuna borsa, ma ha imparato da falegname ed ha creato molto con Suo padre adottivo Giuseppe”.

19. “Padre adottivo? Ma non ne ha uno vero?”

- “Non lo comprenderesti ancora, anche se te lo volessi spiegare. Forse, …ebbene, chissà, una volta conoscerai Chi è il nostro Maestro! Anche noi che Lo seguiamo volontariamente, non siamo ancora per molto penetrati nel profondo mistero che Lo circonda, e sovente splende una Luce dai Suoi occhi. Ma una cosa la sappiamo: Lui non è un uomo come noi, lo rivela già la potenza del Suo insegnamento, il potere dei Suoi miracoli”.

20. “Perdonami se te lo dico: tu sei un uomo maturo, e fantastichi? Qualcuno potrebbe essere in grado di insegnare bene, …ma in questo momento non ci sono più miracoli. Questi lo furono una volta, quando Mosè dovette guidare il nostro Israele attraverso il Mar Rosso, …sotto la mano di Dio! Oppure di Giosuè che sapeva come prendere Gerico per ordine di Dio, per riprendere legalmente la terra di Abramo. Allo stesso modo, in passato, potrebbero esserci stati degli angeli nel mondo – si conosce la storia di Tobia o dei profeti – ma ora? Mio caro uomo, tutto questo appartiene al paradiso chiuso!”

21. “Non ha nulla a che fare con i vecchi tempi, solo con uomini come lo sono diventati. Anche noi!”

- “Grazie ai romani?”, lo dice piano, perché è facile che da qualche parte stia una spia.

- “Oh, lo dobbiamo a noi stessi, come i grandi che hanno molto nel loro sacchetto, ma lo chiudono. Tuttavia, …abbiamo anche conosciuto due uomini ricchi che aiutano molti poveri, che hanno accolto sovente il Maestro e noi, che credono in Lui e Lo amano”.

22. “Come si chiamano?”

- “Lazzaro, un possidente con le sue sorelle, Marta e Maria. L’altro si chiama Marco. Sono da rilevare entrambi. Ma quelli che si vantano davanti alla folla, il Signore li ha attaccati sovente. Lo si ha insultato Beelzebub. Lui, la bontà e la verità personificati. Allora Lui li ha chiamati ‘razza di vipere’ [Matt. cap. 12] ed ha indicato loro più volte che cosa e come sono realmente”.

23. “Perché va da loro?”

- “Non LUI li cerca. Sono loro che, …Gli mandano dietro i loro spioni, persino dalle loro alte file, solo per trovare talvolta qualcosa per trascinarLo davanti al tribunale. Dai romani non hanno nessuna fortuna; questi sanno meglio che gli alti templari, Chi è il Maestro!”

- “Chissà se un giorno posso conoscerLo? Sai, sono ancora giovane, ma mio padre mi ha istruito bene ed ha sempre detto: ‘Esamina tu stesso. Non ascoltare gli altri solamente, perché ciascuno vede la faccenda come gli aggrada, sia la cattiva che la buona’

24. “Hai ragione”, ammette gentilmente Tommaso. “Lui ci ha invitato, che se qualcuno vuole venire, di dire solamente: ‘Vieni e vedi!’. Ora – o guaio! – mi sono tradito! Egli mi starà aspettando. Ci rivedremo una volta da qualche parte. Prossimamente saremo vicini a Gerusalemme. Dato che là è quasi sempre radunata molta gente, ci troverai certamente”.

- “Ti ringrazio, farò attenzione e mi sta bene se una volta posso io stesso udire Lo strano”.

- Tommaso e il giovane si separano. Ognuno fa ancora una volta un cenno all’altro.

 

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Cap. 5

Il punto della situazione – Piccoli passi, molte speranze

1. Una successiva Luna nuova fornisce una buona occasione affinché gli zeloti s’incontrino. Tutti sperano avidamente che gli ‘inviati’ Churus, Feodar, Jedatja e Meremot possano annunciare qualcosa. Sono appena arrivati, e ci si schiera strettamente intorno a loro. Naturalmente si vuole dapprima sapere se dai romani c’era qualcosa da punzecchiare.

2. Feodar alza le spalle alle domande. “Sono solo come ostriche. Un’ostrica si apre da sola quando sente che non la minaccia nessun pericolo, altrimenti la si apre solo con la forza. Una volta ho pensato: ‘È arrivata l’occasione! Un romano che portava un’insegna, quindi non uno dei legionari, è venuto al mio stand a comprare della frutta’. In genere non lo fanno.

3. Lui ha solo detto: «Sono in pattuglia ed ho sete. I tuoi frutti hanno un buon aspetto. Dammene!».

- Ho preso intenzionalmente un prezzo molto piccolo, per metterci sotto una buona luce, e anche per iniziare un discorso. Lui dice: «Non sei caro, mentre molti dei vostri commercianti sono cari».

- Io rispondo: «Prendo solo così tanto, per nutrire i miei. Tanto, non serve racimolare ricchezze».

- Lui ha riso forte: «Senza ricchezza non si può vivere».

- Ed io: «Se si parte nella tomba, non si porta con sé nemmeno una moneta».

4. A ciò, lui dice ancora: «Sei matto?», alzando la mano, ma era comunque molto gentile, mentre certi romani mostrano delle facce dure. E continua: «Certo, non si porta nulla nella tomba, ma fino ad allora si deve vivere, e per questo si ha proprio bisogno di soldi».

- «Va bene», l’ho riverito, ed ho preso una rincorsa: «Sei il primo romano che è gentile con me. Altrimenti…? Non illudiamoci, intendo il nostro popolo. Ci avete occupato e…».

- Allora mi ha interrotto: «Non puoi sapere niente, ed io non ti denuncio perché sei a buon mercato ed hai dato merce buona. Ma bada: Non siamo venuti per opprimere, anche se sovente può sembrare. L’umanità deve essere rinnovata, e ora, …ora è giunto il tempo. Per questo siamo qui e ovunque».

*

5. Quanto aveva ragione quel romano con il tempo di svolta. … Chi, eccetto Dio, poteva saperlo, proprio in quel tempo? Nemmeno i più vicini discepoli. – Nel frattempo, Feodar continua:

*

6. “Purtroppo il romano se n’è andato via, avrei ancora voluto sapere troppo volentieri che cosa intendeva con questo ‘nuovo tempo dell’umanità’, e come loro, i romani, lo comprendessero. Ora, cari fratelli, lo sappiamo: andiamo incontro a questo tempo! Noi lo facciamo arrivare. Noi, che siamo chiamati zeloti. Questo sia per noi una parola d’onore”.

7. “Hai fatto bene, Feodar”, lo loda Maradju. “Rivolgere semplicemente la parola a un romano può costare facilmente la testa”.

- “Non più così facilmente”, interviene Churus. “Da quando il Quirino Cirenio è stato nel paese, è stata eliminata qualche severità. Tuttavia, …Roma rimane Roma!”

- Tutti ridono.

- “Ora, come stanno le cose con te?”, Maradju si rivolge a Churus, che era da impiegare per una delle faccende più pericolose.

8. “Questa è una cosa difficile. Se con ciò otteniamo qualcosa, sta scritto nelle stelle, e a queste nessun uomo arriva. Ho avuto l’occasione di allacciare un discorso con un superiore, e cioè attraverso un piccolo aiuto. Lo avevo seguito senza l’intenzione, dato che non sapevo chi fosse. Lui è scivolato su una liscia pietra e sarebbe caduto malamente, se non fossi saltato da lui e salvato da una caduta.

9. Prima ha mostrato una faccia scura. Si è arrabbiato perché un oppresso gli erta venuto in aiuto. Ma poi ha cambiato il suo volto e mi ha ringraziato. Io, modestamente gli ho detto: «Non c’è di ché, alto romano, è del tutto naturale aiutare qualcuno quando gli può capitare una disgrazia».

- «Lo fai sempre?» ha chiesto.

- Ed io: «Si tratta di questo: ‘Come tu a me, così io a te’, oppure viceversa».

- «Hm», dice lui, «non male la tua opinione».

- A ciò, io subito: «Romano, agisci anche tu così. Io ho già sentito molte cose buone…», naturalmente ho mentito, e Dio Jehova mi voglia perdonare, ma ho ancora detto: «Mi augurerei di essere una volta a Roma, per imparare, e conoscere l’alto Cesare. Ma, ah, …questo è un sogno».

10. Lui ha riso del tutto divertito: «Hai ragione, piccolo giudeo, questi sono sogni! Sulle nostre navi possono viaggiare solo i romani. E altre navi possono viaggiare verso l’Italia solo dopo il controllo. Quindi, non ci arriveresti mai!»

- «Peccato», dico io dispiaciuto, «ci si dovrebbe comunque unire di più, popolo verso popolo; allora regnerebbero molta più pace e accordo».

- A questo, non ha più risposto, mi ha solo ringraziato ancora una volta e se n’è andato. Non sarà quasi possibile stabilire con Roma un collegamento. Ma ho sentito che dei templari sarebbero già stati a Roma”.

11. “Ti sei dato molto da fare, Churus…”, lo loda Maradju, “…chissa, forse, nonostante le apparenze, un giorno sarà possibile prendere contatto, e verremo a sapere dove gli orgogliosi romani hanno i loro lati deboli. Questi li ha proprio ogni uomo, ogni popolo”.

- “Li si devono solo conoscere”, interviene Churus. “Come stanno le cose con te, Jedatja? Hai potuto prendere contatto con quel portatore di sacchetto (Giuda)?”. Si ascolta subito avidamente, senza ancora ammettere se Lo strano – che fa parlare di Sé fra tutto il popolo – fa davvero grandi miracoli. Allora Lui sarebbe il loro Uomo migliore che sarebbe da conquistare per la liberazione.

12. Non si hanno illusioni, ci si deve avvicinare diversamente al Nazareno. Quando Jedatja ha riferito tutto, alcune cose fedeli alla realtà perché ha una buona memoria, ci si rallegra. Era stato stabilito un legame, ora ci sono ancora da aggiungere forti nodi. Se questo discepolo ha una mentalità popolare, il che c’è da aspettarselo dopo ciò che è stato ottenuto, sarebbe magari bene accoglierLo nella loro schiera.

13. Maradju pone questo incarico. “Evidentemente, non dall’oggi al domani, questo vuole essere molto soppesato”, smorza subito quando cadono alcune contraddizioni. “Cosa ne pensi, Jedatja? Hai parlato proprio con quell’uomo”.

- “Sarebbe già possibile inserirlo; ma aspetterei ancora un po’. Sarebbe anche bene non offrire da noi questo invito, ma dare soltanto l’esca, che lui stesso desideri il collegamento. Allora più tardi si potrà dimostrare facilmente che è stato lui a cercare il collegamento, e non che lo avremmo attirato noi”.

14. “Molto furbo”, dice Churus, “ma lasciate dapprima parlare ancora il nostro più giovane. Perché la cosa più importante, rimane catturare il Fautore dei miracoli, naturalmente sotto una ‘certa coperta’, e non pubblicamente”.

- Ognuno degli zeloti lo desidera, e si dà la parola a Meremot. “E’ ancora giovane, e non potrà ottenere più di tanto”.

- “Non v’ingannate”, avverte Jedatja. “Ho sentito dire che Quello si occupa molto volentieri di bambini e giovani, senza respingere le persone più anziane. Ora parla, Meremot!”

15. Ci si stupisce, quando lui riferisce quasi verbalmente la sua vicenda con il discepolo Tommaso. “Ho l’impressione che sono piaciuto subito a questo Tommaso. La prossima volta mi vuole anche portare nel loro gruppo che è sempre intorno al loro Maestro. Così chiamano il Fautore di miracoli”.

- “Allora avremmo ottenuto molto. Non lo avrei mai pensato che proprio il nostro più giovane si sarebbe avvicinato bene ed avrebbe subito potuto ottenere così tanto”, confessa Maradju.

16. “Ascoltate, cari uomini: io stesso mi sono stupito com’è avvenuto”, confessa Meremot e, profondamente nascosto nell’interiore, sente: ‘Questa è stata una strana guida. Anche se non Lo hai proprio conosciuto, LUI ha guidato questo così, se è vero che Egli è un Fautore di miracoli’. Ma non rivela questo corso di pensieri. Anche se è ancora giovane, lui conosce bene gli zeloti. Talvolta ha pensato: ‘Sovente sono caparbi, non vanno bene con il tempo’.

17. Oh, sì, anche lui, Meremot, vorrebbe vedere la Giudea libera e sola; ma come ipotizzato dal gruppo segreto, …questo è difficile da raggiungere, a parte il fatto che Roma è ancora saldamente in sella.

18. Ora dice modesto: “Se posso, vado di nuovo a cercare il Tommaso, molto presto; perché ora so dove lo posso trovare, con questo, …questo Maestro”. Ah, sarebbe magnifico e quasi da non credere, se esiste un Uomo che con la sola forza della Sua Parola può aiutare gli uomini, tutto il popolo, i malati, storpi, ciechi o poveri e: ‘…anche me?’, chiede inconsciamente la giovane anima.

*

19. O giovane Meremot, non hai ancora nessuna idea di quanto ti occupi di Lui, inconsciamente ancora involontariamente e, nonostante ciò, segretamente ispirato, che questo Maestro non libererà la Giudea solo esteriormente – in particolare secondo le anime, anche se in apparenza essa quasi sprofonda – ma libererà ancora qualcos’altro di completamente diverso? Dalla profonda caduta della prima figlia del Cielo, prenderà su di Sé, con un Sacrificio senza pari, colpa ed errore, per liberare tutti, e che dopo l’ultimo ritorno non vi sia nessuna anima di figlio che resti ancora lontana dalla Patria del Cielo (Isaia 53,4).

20. Questo sarebbe ora naturalmente troppo alto, non accettabile, persino se venisse della Rivelazione agli uomini. Ma la ‘nostalgia’, sì, questa è l’inaudito magnifico dono anticipato di Dio dell’ultima Beatitudine! Meremot, sente il soffio che dimora nel dono, in anticipo? È per questo che rimane in silenzio e non parla di ciò che colma il suo cuore fino all’orlo? Lui non lo sa, …lo percepisce soltanto.

*

21. Conferma Maradju: “Sei libero, Meremot. Otterrai certamente molto, ma pure tu sei libero”, rivolgendosi a Jedatja. “Ho la sensazione che possiamo procedere anche molto bene con il portatore del sacchetto. Il denaro fa di qualche fedele, un traditore! Intendo…”, tranquillizza quando viene interrotto da un mormorio, “…a volte si può costringere qualcuno di dare la sua ultima cosa, quando lo si mette davanti ad una grave svolta.

22. Se questo Fautore di miracoli dovesse essere Colui che annunciano gli scritti antichi: ‘Arriva il Messia e libera il Suo popolo’, allora sarebbe possibile che Lui operi in modo alto e santo, che dapprima non veda mondanamente la Missione che è giunta su di Lui, ma pensa ed agisce dai pensieri, perfino etici, …e vuole agire così.

23. Questo ha da valere! Un popolo senza etica è un ramo all’arido albero del mondo. Noi, naturalmente, dobbiamo dapprima pensare all’esteriore, poi a ciò che dimora di elevato nel nostro popolo. Oppure no?”

- “Lo penso anch’io”, ammette Churus. “Prima lavare le mani, e poi andare a tavola”.

- Uno dal gruppo ride e dice: “Se è possibile, Churus. Ma qualche volta si deve anche mangiare prima, quando si ha fame ma non si ha l’acqua per pulirsi prima”.

24. “Non l’ho inteso così letteralmente”, ride Churus, “ma prima la libertà, poi l’edificazione della Giudea davanti a tutti i popoli di questo mondo. Jehova lo ha promesso, e noi siamo stati eletti tramite il patriarca!” Attraverso gli uomini passa come un’arsura.

*

25. Ah, quanto sono lontani da quella verità che DIO ha dato ad Abramo dalla Sua Luce. Si calcola a ritroso per migliaia di anni; sono saliti e scomparsi molti popoli, e di loro nessuno è rimasto, perché sotto questo aspetto non esiste nessuna elezione.

26. Israele ha perduto la visione, perché, come ancora pochi sconosciuti, ha avuto quella ‘fede in un Dio’ che non aveva nulla a che fare con la materia peritura, e non verrà mai. Viene inizialmente solo inclusa, allacciata dalla ‘Grazia della redenzione’, poiché è eletta solo questa Luce che la Divinità dona al Suo popolo-figli, fin dal suo inizio, quando il Creatore si è creato il Suo popolo-figli.

27. Ora tendono le mani al Fantasma, e credono – perché vogliono crederlo – di poter vedere solo una cosa: noi, …siamo! – Nuovamente, attraverso le loro file passa l’entusiasmo, si scaldano al fuoco attizzato. E così, mentre la notte corre attraverso il paese, vanno, separandosi con la testa in su: ‘Presto! Presto siamo liberi!’

 

 

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Cap. 6

Un ulteriore incontro con Giuda, porta buoni frutti

1. Passano settimane senza che gli zeloti siano giunti più vicini di un passo all’alta meta. Non lo vogliono ammettere; oppure no? Il loro fervore di fede, il loro odio verso i romani sono troppo grandi. Anche le spie inviate non hanno ancora ottenuto molto. Giuda, soprattutto Tommaso, non si lasciano catturare così facilmente, benché Giuda aveva incontrato due volte Jedatja, sempre, quando voleva comprare qualcosa e gli mancavano le monete.

2. Dice Jedatja nell’ultimo incontro: “Avverrà che mi restituisci il prestito, oppure un giorno mi aiuti, e allora tutto è pareggiato”. Ha aggiunto l’ultima frase, anche se la pensa diversamente. “E comunque, il vostro Maestro – si sente parlare molto di Lui – dev’essere infatti Uno grande, un profeta come lo era Elia (il Tisbita); solo, per questo mi sembra ancora troppo giovane”.

3. Giuda ricorderà questa conversazione quando, poco tempo dopo – con intenzione – lo incontra al mercato di Sichem. Dopo il primo avanti e indietro, Giuda s’infervorisce: “Non hai idea, Chi e che Cosa è in verità il nostro Maestro!”. Con le mani davanti alla bocca, sussurra: “Ho l’impressione come se Egli ci voglia liberare. …lo può! Sii certo di questo: non hai bisogno di alzare le spalle, di tirare col volto”. Perché Giuda non sa che Jedatja lo fa appositamente, per spiarlo, per nulla in senso cattivo.

4. “Abbiamo quasi la stessa età”, Jedatja cerca di calmare, “quindi, già più grandi. Allora si può guardare un po’ più lontano di quanto lo possono i giovani”.

- “Haha, il Maestro non è tanto giovane? Tuttavia ha quasi trentadue anni, inoltre, cosa che certamente non lo comprendi, …perché tu stesso non sei ancora stato dal Maestro. “Qualche volta, a noi, i Suoi discepoli, sembra che Lui sia senza tempo, soprattutto quando tiene una predica oppure quando guarisce i malati, ancora molto di più quando parla con noi.

5. La Sua Sapienza va’ molto oltre ogni pensare. Sai, veramente, io non sono affatto inesperto per i romani. Alcuni si devono lasciar valere. Quelli che vanno a prendere istruzioni da Lui, a loro Egli annuncia sovente qualcosa di così meraviglioso, come magari sul nostro mondo sul quale viviamo senza conoscerlo per nulla, così (in quel tempo), e si fa luce su ciò che Lui rivela al riguardo”[2].

6. “Hm, potrà essere che non sia del tutto male frequentare con gli alti di Roma, potrebbe essere utile al nostro povero popolo. Altrimenti…? Di per sé non ho nessun odio, sono appunto anche solo uomini, ma che si fermano così a lungo nel paese del Giordano, con ultragrande potere e forza, contro questo mi vorrei chiudere”.

7. “E come?”, chiede Giuda con scherno. “Se hai una ricetta sicura, allora ci sono subito a metterla alla prova! Ma una cosa la so del tutto certamente: non con qualsiasi arma possiamo vincere i forti, soltanto – soltanto con la Forza miracolosa del Signore!”

- “Allora portaci dal tuo Signore”, schernisce di rimando Jedatja. “Lo accogliamo volentieri da noi, da...” Jedatja si blocca. Nell’ultrafervore, si sarebbe quasi tradito.

- Giuda, assolutamente non stupido, si accorge dell’errore ed aggancia:

8. “Da chi e dove te Lo devo portare? E’ già possibile che Lui lo faccia, se la faccenda è pulita”.

- “Lo intendevo così”, ripiega Jedatja, “alla meta di tutti noi, di liberare la Giudea, per questo Lo potresti portare da me, a smuoverLo, che con la Forza – se Lui ce l’ha – spezzi la tirannia e ponga la Giudea come un popolo libero nella sua grandezza che Geova ha promesso, già da tempo fin dal padre Abramo!”

9. “Mi starebbe del tutto bene e credo che i miei fratelli la pensano proprio così”, forse non tutti, passa all’improvviso attraverso la mente di Giuda. “Ma come pensa il Maestro, vedi, questo non lo si può sondare, perché a volte è del tutto inavvicinabile, così, …così, …come te lo devo descrivere? Si potrebbe infatti pensare che Egli sarebbe un… un Dio… al Quale non ci si deve avvicinare nell’eternità, se non si vuole scomparire dinanzi a Lui. Poi di nuovo Egli è inesprimibile, straordinariamente dolce e molto paziente con coloro che non Gli potrebbero mai porgere una goccia d’acqua e sono caparbi e stupidi, come tori disgustosi.

10.Allora noi discepoli vorremmo qualche volta colpire in mezzo, quando Lui viene offeso e infastidito. E ci tiene sempre indietro, proprio allora con una Forza senza Parole, ci deve solo guardare e noi diventiamo piccoli come bambini nella culla. – Lo puoi comprendere?”

- “No, nemmeno io mi lascerei rendere piccolo. Oppure… Lui dovrebbe parlarmi da uomo a uomo, oppure, …io Lo lascerei semplicemente là dov’è”.

11. “Provaci una volta” ride gentile Giuda, “allora sperimenti su te stesso un miracolo, che non sai più chi e che cosa sei”.

- “Non ti vantare, mio caro uomo! Ma si tratta di qualcosa d’altro, e mi puoi credere: vorrei infatti molto volentieri legare questo… vostro Maestro al carro del nostro povero popolo così gravemente tormentato. Credo anche, che questo può riescire tramite te. Se voi discepoli avete comunque anche un’influenza su di Lui, allora…”

- “Non l’abbiamo ancora; che in sé è da compiangere.

12. In genere, non me lo posso immaginare che noi Lo dovremmo portare a qualcosa che LUI non voglia! Vedi, è strano: Lui parla sovente della ‘Volontà del Padre’. In ciò la Volontà Gli è come scritta sulla Sua fronte, giace nei Suoi occhi, in tutto il Suo Essere. A volte ci si abbassa dinanzi a Lui, qualche volta le Braccia si chiudono saldamente intorno a noi, non esteriormente, amico, come una madre abbraccia fortemente i suoi bambini. No, …questa è solo una sensazione, ma meravigliosa, credimi! Vorrei sempre rimanere con Lui!”

13. Sì, per ora, Giuda è ancora saldamente unito con il suo Signore, anche se si ribella sovente: ‘Sei troppo mite, arrendevole; Tu dai le buone parole, conforto, quando sarebbe meglio scuotere gli uomini e…’, – si guarda sempre ancora a Lui, quando la Sua innominabile Bontà conforta, aiuta loro, i discepoli e i poveri uomini, come nessun uomo possa mai aiutare gli altri.

14. “Lo posso già capire”, ammette Jedatja le ultime parole di Giuda, “ma penso, che se il vostro Maestro possiede così tanta Forza, non sarebbe bene metterLo davanti al nostro popolo? Per conto mio, se è vero tutto ciò che dici di Lui, potrebbe essere anche il nostro Re; tu stesso sai come sarebbe da valutare. Perché Erode che,,, ebbene, non c’è bisogno di dirlo, non ha nulla da dire sotto Roma. Dì un po’, Giuda: mi posso fidare di te? Puoi tacere di qualcosa, perché non è ancora da dire, ma che deve aiutare il nostro popolo profondamente oppresso?”. Jedatja punta su tutto. Il su e giù non porta più nulla.

15. “Per la nostra Giudea salirei già sulle barricate, e posso rimanere in silenzio. Naturalmente dipende se il tuo piano… si tratta proprio di questo: … se è d’accordo con ciò che fa, può e vuole, il nostro Maestro. Poiché: non vorrei agire contro di Lui”.

16. Non lo devi nemmeno fare, solo una volta, per sentire che cosa noi, io e il mio gruppo, vogliamo per il meglio. Ho già sentito molto del Nazareno, dello Strano, come Lo si chiama, e noi, e io la mia gente, pensiamo che Lui sarebbe da impiegare al meglio. Se una volta tu vieni da noi, del tutto senza impegno, puoi rimanere o andare via, dovresti solo tacere e non tradirci a Roma, perché...”.

17. “Non lo farei mai”, assicura Giuda che ama il suo popolo e lo intende sinceramente. “Per me Roma è il nostro nemico numero uno! Oh, che cosa si lascerebbe avviare contro questi oppressori, allora ci sarei anch’io fermamente”.

- Giuda dà la sua mano a Jedatja il quale nota la buona volontà, la convinzione, quel profondo dolore nel cuore: ‘O Roma, che cosa hai fatto di noi?’. Ed è – secondo il tempo – così sbagliato pensarlo, anche se nasce da una convinzione che per via del molto male può essere riconosciuta loro.

- “Bene”, Jedatja stringe le mani a Giuda, caldamente e fermamente. “Ti voglio annunciare qualcosa di più preciso.

18. Ci sono molti onorevoli autentici fratelli che si sono uniti per necessità: prima di tutto per la vera fede nel Dio-Uno, che abbiamo ricevuto dal nostro padre Abramo, il nostro patriarca. Quante volte siamo stati pesantemente oppressi sotto i pagani e costretti ad adorare i loro idoli. Certamente vogliamo confermarlo: Roma non lo ha ancora fatto, ma molte cose straniere ci hanno travolti. Quindi combattiamo per la nostra fede, fanaticamente, lo ammetto senz’altro. Ma quanto non si fa per pieno impiego. Dimmi tu stesso: una lotta ha poi uno scopo?”

19. “No, sono pienamente d’accordo con te. L’unica cosa che conta è chi guida i vostri combattenti, che cosa può fare e se l’obiettivo vale tutto lo sforzo”.

- “Sicuramente! Puoi anche sapere che siamo uniti già da tempo, non solo consigliandoci ed infervorandoci con le parole, ma tessiamo saldamente i nostri fili ed abbiamo raggiunto sorprendentemente molto: collegamenti con altri che languono pure sotto Roma”.

- “Hm, e la vostra seconda meta? Non è accettabile che per voi si tratti puramente della fede”.

20. “Hai una vista acuta, Giuda, perciò sei da impiegare al meglio. Te lo dico del tutto apertamente: saresti il nostro uomo mediatore tra noi e il vostro grande Maestro”.

- “E’ da rifletterci su”. Giuda non si vorrebbe legare, senza sapere precisamente fin dove viene giocato.

- Jedatja lo sente subito, ma, troppo intelligente ed abile, passa oltre il dubbio di Giuda e dice particolarmente gentile:

21. “Non ti preoccupare, Giuda, andiamo piuttosto a fondo, che consegnare inutilmente qualcuno, soprattutto non a Roma! Quindi nemmeno il vostro Maestro, che ci è diventato troppo prezioso, anche se nessuno dei miei fratelli ha ancora trovato contatto con Lui, intendo quello personale”. Su ciò, tace ancora che è stato messo una traccia tramite il giovane Meremot, che – forse – ha da stabilire un più stretto collegamento con il Grande. Questo lo potrà sapere Giuda più tardi, quando si saprà, se lui è davvero utile.

22. “Che cosa posso? Che cosa devo fare?”, chiede Giuda. Quale delizia, se il Signore deponesse presto il loro re, Erode, e con ciò scacciasse Roma. – Alleluia! Giudea, tu, popolo dei popoli! Il tuo potere si deve estendere su tutto il mondo! Il pensatore dell’Alleluia, come gli uomini di questo tempo e del paese, ancora non sanno proprio nulla della dimensione della loro Terra. Jedatja calcola quando sarà la prossima nuova luna.

23. “Ascolta, e ricordati…”, dicendo questo sta andando su e giù con Giuda, “…fra tre settimane il cielo è di nuovo buio di notte, allora non c’è Luna. In quel tempo ci incontriamo sempre su una collina, che certamente non conosci. L’abbiamo arredata con fatica, dapprima l’abbiamo cercato a lungo. Propongo, di incontrarci là, e cioè lontano dalle mura della nostra città, dietro alla piccola porta (chiamata asola).

24. Da lì conduce una stretta via quasi sconosciuta verso sud fino ad un piccolo pozzo, che non puoi mancare per nulla. Là ti aspetto dopo che è suonata la chiamata della sera. Là mi troverai con due asini. Altrimenti andremmo a piedi e dovremmo partire già molto prima; ma dato che non conosci la lunga via ed incontreremmo troppo tardi i fratelli, perciò dobbiamo prendere gli asini. Strada facendo li lascio semplicemente liberi, loro trovano da soli la strada del ritorno. Ti puoi organizzare per incontrarmi?”

25. “Speriamo”, indugia Giuda, “Sai, Non mi vorrei separare dal nostro Signore; e se Lui andasse per caso una volta verso nord, cosa che fa sovente, allora non sarei nelle vicinanze. Ebbene, posso anche dire una volta che andrei a casa, cosa che qualcuno di noi fa di tanto in tanto veramente. Questo non dà certamente nell’occhio”. Dicendo questo, il cuore di Giuda batte. Ha sperimentato abbastanza sovente quanto chiaramente il Salvatore sa scoprire menzogne e nascondini. Sia che Egli ne parli o taccia, …si sente nel Suo sguardo: ti ho scoperto! Potrà essere che si tratti di un’alta causa: il Signore, il nostro Re!

26. “Vengo; non aspetterai invano. Sono curioso di cosa si fa da voi. E’ già giusto, di mettere in primo piano la fede dei nostri padri. Ma ora si tratta di tutto il popolo, …e del nostro Maestro! Su di Lui non lascerei davvero, proprio mai, venire qualcosa. Lo capireste subito!”

27. O Giuda, presto penserai diversamente e, …agirai diversamente. Allora sarebbe ancora da perdonare, se …se tu stesso desiderassi stare nello splendore del Maestro. Ancora non lo sa che il suo cuore ha pure due voci, delle quali la più buia soverchierà la chiara.

28. “Posso ripetertelo ancora una volta? Ti prego di tacere anche verso Coli che segui”.

- “Certamente. Non tradirò nemmeno una parola ai miei fratelli”. Sopprime il pensiero che davanti al Maestro nulla è da tacere. Lui vede tutto, fin nel più profondo dell’anima. Via con i pensieri. Oppure sì, se Egli una volta è il nostro Re, allora… allora....

 

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Cap. 7

Il grande miracolo della resurrezione di Lazzaro, dà speranze certe

1. Come non avviene ovunque, Meremot e suo padre, l’anziano consigliere Sereboa, sono perfettamente d’accordo. Quest’ultimo è un uomo intelligente sommamente rispettato per l’autentica bontà di cuore, con la quale ha già eliminato qualche male. Ciò viene riconosciuto contro volontà del Sinedrio, che deve contare su di lui. Anche da Pilato lui ha una buona fama. Ora è perfino d’accordo, quando Meremot chiede di lasciarlo libero per un tempo più lungo, poiché vorrebbe seguire una volta quello strano Nazareno e vedere che cosa si cela dietro di Lui.

2. Sereboa non lo sa veramente dal suo proprio punto di vista, dal proprio percepire, ma anche da buoni testimoni, che Lo strano fa molti miracoli. Oh, sì, Costui nel popolo ha molti Nomi, per umiltà, gratitudine, rispettabilità e, dai riprovevoli, anche per odio e viltà. Dove umiltà, gratitudine e amore coniano un nome, la ‘Luce’ lo accetta, sia che sia adeguato oppure no. Con gli altri – per quanta Bontà di salvezza venga anche impiegata – nessun uomo lo saprà mai. Infatti, la Cosa più santa (per lui) rimane nel Santuario, nel maestoso Santuario di Dio!

*

3. Dall’ultimo incontro degli zeloti sono passate altre settimane, nelle quali Meremot segue il Salvatore. E’ oppresso da una cosa, perché suo padre non sa ancora che lui appartiene già agli zeloti. Per il padre la fedeltà di fede sta al primo posto; ma rifiuta categoricamente il fanatismo o l’ultrafervore. Lo stesso Meremot riflette sovente su quelle strade in lungo e in largo per il paese, com’era avvenuto in generale con quel gruppo di fanatici.

4. Ha ripetutamente visto e udito il Signore, ed era rimasto sempre profondamente impressionato dalla Forza del discorso, delle azioni, nonché da Lui stesso. Poi Meremot si allontana di nuovo. Ha ancora una grande timidezza a presentarsi davanti al Maestro e pregarLo: ‘Portami con Te!’. Sì, ma, per dove? Per cosa? E poi: che cosa dovrebbe fare?

5. Domande su domande che la sua giovane anima non elabora. Ma ‘l’attrazione’ rimane: verso di Lui, senza ammetterlo, e talvolta rifiutandolo, per vecchia convinzione. Ma questa è già fragile, ricomparendo, ma facendolo sprofondare nel nulla non appena vede e ode LUI più da vicino, che ha imparato ad amare.

6. Non ha nemmeno avuto un ulteriore contatto con Tommaso, pur essendosi già qualche volta insinuato tra di loro. Gli sembra come se qualcuno gli abbia tirato una riga, abbia edificato come un muro. Meremot non sa affatto che il SIGNORE, che vede e sa tutto, attira a Sé il suo cuore senza nessun intermediario, di cui LUI non ha bisogno. Egli stesso è il Mediatore! Lui solo media, e Lui solo dà la Sua Grazia, …inesauribile.

*

7. Dopo un paio di giorni il Maestro parte abbastanza velocemente con i Suoi discepoli, e un’ulteriore seguito di popolo, verso Betania, ben sapendo che cosa era avvenuto e starebbe per accadere. Questa volta, solo per via della gente, Egli si dà quasi come un uomo che deve dapprima conoscere che cosa Lo aspetta. In Betania, dove il Signore dimorava sovente con i Suoi discepoli e qualche seguito, giorni fa Lazzaro era deceduto, al quale apparteneva la grande tenuta. Le sorelle Marta e Maria avevano fatto profondo cordoglio.

8. Il molto parlare che giunge alle orecchie di Meremot lo fa riflettere: ‘Che cosa si va a fare in una casa di lutto? Nella perdita di una persona cara, il conforto è quasi inutile. Ebbene, forse Egli ha una Consolazione particolarmente grande, perché Lui sa parlare sempre così magnificamente, e la Sua Gentilezza non può essere superata’.

9. Meremot vuole già voltarsi; è ancora giovane e non va volentieri da coloro che sono in lutto, e in quel tempo potrebbe far visita a suo padre e segretamente ai suoi fratelli, gli zeloti. Allora vede arrivare velocemente una che è in lutto (Marta), sembra essere una sorella del defunto che si precipita formalmente verso il Salvatore. La sente parlare.

10. «Signore, se TU fosti stato qui, mio fratello non sarebbe morto» [Gv. 11,21].

- ‘Così possono parlare le femmine senza comprensione né intelletto’, mormora Meremot fra sé e sé. Quando l’orologio dell’uomo è finito, allora cessa proprio di battere. Questa è una faccenda di DIO! Ogni uomo ha pure dovuto lasciare questo mondo. Bene, ho visto molto di ciò che può fare Lo strano.

11. Contro la forza della morte non è cresciuta nessuna erba, nessuna forza dell’uomo la ferma. Ma sono curioso di vedere cosa succede questa volta. Meremot si spinge di nuovo più vicino, affinché non gli sfugga nulla. E’ certamente importante che cosa può poi annunciare ai fratelli. Sente il dialogo fra questa donna in lutto e il Maestro, come anche lui Lo chiama, anche se in segreto – ancora senza ammeterlo – comunque arde nella sua anima come una Luce.

12. Che cosa? «Tuo fratello deve risorgere!» [Gv. 11,22] Oh, sta ingannando quella donna. Lei sa che esiste una resurrezione, nel cosiddetto ‘giorno del Giudizio’. Che cosa si deve immaginare uno con questo, non è stato tuttavia ancora annunciato. Per quanto ne sa lui, non lo hanno nemmeno mai spiegato i farisei stessi. Per Jehova, quale esagerazione dell’Uomo di Nazaret! LUI ‘sarebbe la resurrezione e la vita! E chi crede in LUI, vivrebbe, anche se morisse?’ [Gv. 11,25] Oh, Lui è folle! Oppure: non sa quanto oltraggia contro l’Onnipotente?

13. Una seconda donna arriva correndo (Maria), piangendo, e si rivolge al Maestro ad alta voce come lo ha fatto prima la prima. Dev’essere la sorella più giovane. Questa è ancora più intelligente, pensa Meremot. Questa non si ferma nemmeno, ma corre indietro. Nel frattempo tutto il gruppo continua a camminare. A causa della molta gente non si è arrivati a Betania dove giaceva sepolto il defunto.

14. ‘Lui è comunque umano’, continuano i pensieri di Meremot. ‘E’ persino rattristato. Di che cosa? Sembra fare il misterioso. Ma guarda: ci sono persino dei farisei che si spingono tra la folla. Saranno spie, come lo ha notato così spesso’. Meremot fa i pugni iracondo. Anche se finora sa ancora troppo poco di ciò che avviene nel mondo vero e santo: la via di luce di DIO per tutta la Creazione, presagisce comunque, che veramente pochi farisei siano buoni e onesti. LUI che fa così tante buone cose, viene gravemente perseguitato. Perché veramente…?

15. Ora sono arrivati alla tomba nella roccia. Nell’ingresso è stata inserita una piastra di pietra abbastanza pesante. O guaio, qui finisce male! Come può ordinare l’Uomo, di spingere via questa pietra, e soprattutto, quando la donna (Marta) dà da pensare: «Signore, lui puzza già,; perché giace da quattro giorni» [Gv. 11,39]. E – «…devi vedere la Gloria di Dio!»

16. ‘Dove? Magari qui in questo mondo? Dov’è una Gloria? Dove i folli popoli si opprimono reciprocamente? Anche sovente, uomo contro uomo? La Gloria di Dio è nel Suo Cielo, altrimenti da nessuna parte!’. – Hai pensato veramente bene, giovane Meremot, perché tu stesso finora non hai ancora sperimentato la Gloria di Dio. Eccetto, …hm, i miracoli non sono anch’essi parte di una Gloria di Dio? La gente si spinge ancora avanti, anche indietro, quando la donna pare che ordinerà davvero ai servitori di spostare la pesante pietra. Si urtano curiosità e paura.

17. Vicino a Meremot stanno alcuni templari. Uno getta selvaggiamente le due braccia: “Se la Betaniana fa aprire la tomba, è consegnata!! Soprattutto questo… questo… Beelzebub, il Nazareno! Su di noi viene la peste di cadavere. Mi stupisce che proprio i ‘suoi molto amati romani’ non sono presenti. In lui sale formalmente un’indomabile odio. Loro farebbero altro di quanto possiamo noi”.

18. Dice un altro che tira il suo volto in amare pieghe: “Abbiamo certamente le mani legate, ma la nostra via non può più essere fermata”. Molto piano: “A Roma abbiamo già un buon seggio; e Pilato si stupirà quando gli sarà tirata via la coperta”.

19. “Silenzio”, avverte un terzo. “Ascoltate che cosa succede”.

- Sì, Marta ha indugiato ancora un momento; lei sa che cosa è in gioco. Ma guardando negli Occhi buoni che possono splendere così profondamente, del tutto diversi di quanto possono gli occhi umani, viene su di lei la ferma fede. Il Salvatore può fare cose immense, …lo ha visto più volte. Ordina ad un paio di servitori della casa di suo fratello di spingere via la pietra.

20. Questi conoscono bene il Signore, soprattutto uno tra di loro, affetto da una sofferenza al petto che era stato guarito. Non sono amici di quei templari che da Lazzaro hanno sovente fortemente infastidito il ‘buon Aiutante’. Lo vedono stare lì, colmo con veleno e bile. Se questo Nazareno fosse solo nel tempio, allora Lo farebbero saltare. Se Egli non si occupasse con il basso popolo, spezzerebbe – in segreto lo credono – gli orgogliosi romani con la Sua incomprensibile Forza, allora, …sì, allora Egli sarebbe il loro Uomo!

21. Quattro uomini spingono la grande pietra; ed ecco, si può spingere via. Esce, avvolto fermamente con sudari, la figura, scioglie da se stessa le fasce e i tessuti, ed ecco Lazzaro, sta lì solo precisamente ancora visibile, come in effetti era da morto. Ma presto il morto si cambia nel vivente. Quando vede il Signore, suo Dio, cade pregando dinanzi a Lui.

22. “Non esiste!!”, sussurrano i quattro templari.

- “Non esiste!”, dice Meremot abbastanza ad alta voce. Lui ha visto il cambiamento, l’ha visto precisasmente. Nessun dubbio! Un miracolo più grande come non è mai stato e non ci sarà mai più di nuovo fino alla fine del mondo, del quale ha anche parlato il Salvatore.

- C’è ancora uno del tutto sconvolto: Jedatja. Si era spinto molto avanti e, …potrà essere un caso? Oppure, certamente una via? – Ad un tratto sta accanto a Giuda.

23. I discepoli di Gesù, a causa della folla troppo grande, si sono allontanati dal Signore; hanno tentato inutilmente di mettersi accanto a Lui, ma sono abbastanza vicini per vedere precisamente il miracolo, anche di sentire quale cosa inaudita si è svolta. Tutti, anche Giuda, sono sommamente felici, perché il ‘loro Maestro’ ha compiuto una tale azione.

24. Certamente Egli già una volta aveva resuscitato due morti: la figlia di Jairo (Lc. 8,49-56) e il giovane di Nain (Lc. 7,11-15). Solo che entrambi erano ancora bambini, morti da poco, e non come Lazzaro, non essendo stati in una tomba per quattro giorni interi. Comunque, entrambi erano stati eventi di vasta portata

25. Nei pensieri che vengono su Giuda, uno lo urta, non malamente, solo proprio così che lo deve sentire. Jedatja, del tutto fuori di sé dall’avvenimento, vuole avere a tutti i costi il contatto, ebbene, dapprima con il portatore del sacchetto (Giuda), tramite lui, però, con l’Uomo dei miracoli. Se LUI è nelle loro file, allora bada, tu, orgogliosa Roma, che cosa sarà di te!

26. Allora non abbiamo bisogno di armi, nessuna attrezzatura di guerra, né alleati, che sono quasi sempre dubbiosi aiutanti; abbiamo solo bisogno… – O voi, piccoli poveri uomini: per che cosa vi fate delle supposizioni? Del tutto certamente, l’Onnipotente non ha bisogno né di spada né di scudo, né qualunque altra cosa, quando la Sua onnisapiente Volontà abituata alla salvezza passa sulle Sue Opere di Creazione, con un Soffio, con il Suo Tempo, come serve per la salvezza dei Suoi figli.

27. “Tu?”, chiede Giuda piano, perché vicino stanno ancora un paio di altri templari, e loro non devono percepire ‘nulla nell’orecchio’. Che la maggior parte dei farisei sono certamente temuti dal popolo, ma quasi sempre non amati, soprattutto in questo tempo, non c’era da stupirsi. Roma prendeva già alte tasse; ma le percentuali del tempio e di Mosè non sono comunque diminuite, oppure magari qualche volta omesse, dove la povertà regnava nelle capanne. Ma se ne conoscevano pochi buoni, e contro di loro non si sollevava mai una cattiva parola.

28. Per Giuda la rabbia era del tutto comprensibile; non soltanto, che il ‘Suo Maestro’ chiamava gli alti ‘razza di vipere’ (Matt. 3,7), ma perché lui stesso voleva volentieri raccogliere un denaro nel sacchetto. Ora, lui non sa quanto sia sbagliato il suo pensare. Ah, sì, bene dal suo punto di vista, gonfiandosi formalmente. Ah, che vengano pure, loro che si sono fatti grandi, oppure i romani, oppure i templari; – imitino pure ciò che si è svolto qui, quanto riesce fare il Maestro!

29. “Hai visto che cosa è successo qui? Ora ammetti che non ti ho per nulla promesso troppo del nostro Maestro? Questa non la conosce la storia del mondo: una tale Azione! Ma fa attenzione, Jedatja, che cosa ne faranno loro”, indica in segreto i templari!”

- “Come mai? Lo hanno visto perfino loro stessi che – non è davvero quasi da credere, e i miei fratelli, quando lo sentiranno, scuoteranno dapprima la testa – ah sì, che là sta un risorto. Gli si vede la tomba, sta anche diritto. Ho visto come lui stesso ha sciolto i suoi sudari. Ebbene, un servitore ha pure aiutato, ma …altrimenti? Inaudito! Del tutto inaudito!”

30. “Voglio portarLo”, arde nello sguardo oscuro di Giuda, “che EGLI aiuti il popolo. Lui deve diventare il nostro Re!”

- “Sarebbe meraviglioso”, Jedatja soffia nello stesso corno. “Ti deve riuscire in qualche modo, che Lui venga dai miei fratelli. Sii solo certo: anche se in segreto siamo dapprima solo pochi, un centinaio, ma fra il popolo abbiamo già operato da tempo. Ci vuole solo una chiamata, e al tuo, …ebbene, si potrebbe quasi dire: il popolo corre dietro con giubilo al nostro Re (Domenica delle palme). Dapprima ti porto con me al nostro Consiglio; se noi due testimoniamo di ciò che è successo qui in Betania, allora loro si risvegliano ancora di più”.

31. “Quando?”, Giuda è avido. Stare insieme in cima, …questo era il suo sogno fin dall’infanzia. Due voci dominano in lui: seguire onestamente il Salvatore per fede, perché intorno a Lui ci sono sempre molti uomini onorevoli, man mano che nel tempo si adempiono sempre più miracoli. Ma allora subentrava in primo piano quell’altra voce: incassare anche ammirazione, e di più, accanto a questo alto Uomo di miracoli, …avere la propria parte.

32. Nessuno dei due sospetta che il giovane Meremot è ancora più vicino ed ha sentito ogni parola, del Signore, di Marta, di altri, nonostante le grida e molta confusione di una grande folla, che non sa quasi dove inserire l’avvenimento.

33. Certi giubilano, altri vorrebbero inginocchiarsi davanti al Salvatore, soprattutto quei molti che sono stati guariti. Alcuni dei buoni romani sono sul posto. Non si aspettano nulla di cattivo dal popolo, anche se uno e l’altro guarda con occhi storti e segue qualche parola contro. No, ai farisei è rivolta la grande sorveglianza. Loro stessi fanno l’errore e dopo se ne meravigliano perché alcuni di loro vengono spinti via. Infatti ad un tratto uno grida forte:

34. “Quale inganno! Vedete, voi cara gente, quale diavolo è stato qui all’opera! E’ stato un gioco, e noi del tempio sappiamo precisamente che Lazzaro e le sue cattive sorelle vogliono elevare in alto questo nazareno. Non ci stupiremmo se faranno di Lui il loro re!”

- Quanto presto questo avverrà, …nessuno lo sa, e che un ‘voler fare’ non ha per conseguenza nessun esaudimento.

35. Ora il templare continua a schernire: “Che cosa ne dice Roma? Hahaha, allora Lui sarà portato via al più presto e gli succederà giustamente se imparerà a conoscere la giustizia!”

- Ora interviene un alto romano, afferra il templare dal vestito, gridando iracondo: “Tu, ipocrita, tu, raggiratore di parola e di fatto! Lo hanno visto a migliaia che il Maestro ha reso di nuovo vivente un morto che giaceva da quattro giorni nella tomba!”

36. “Sei un romano e ti lasci abbagliare?”. Il templare cerca di liberarsi, ma viene tenuto stretto. “E’ chiaro sulla mano: la tomba era stata preparata, la pietra non inserita, affinché ci fosse abbastanza aria per il respiro. Hanno dato a Lazzaro bevanda e cibo, fatto tutto di notte. Certo, doveva già portare i sudari, affinché avvenisse in modo autentico, il miracolo!”

37. “Ora tocca a te”, dice il romano. “Conosco Lazzaro e le sue sorelle, nei quali non ho mai trovato un inganno. Tu e i tuoi simili dovete solo aprire la bocca e ci sprizza subito incontro, inganno e menzogna. Bada di tornare indenne a casa, magari il tuo popolo ti colpisce ancora”. Il templare corre via frettolosamente, perché intorno a lui la gente ride, indica lui anche senza vergogna con il dito. Un altro sacerdote, che ha pure visto e sentito la scena, dice al romano:

38. “Ti rivolgi in modo impietoso ai miei fratelli, soltanto, …questa volta ti do’ ragione. Anch’io conosco Lazzaro. Non si sarebbe mai lasciato sedurre ad una tale azione inaudita. Inoltre, amava troppo il Maestro e Lo adorava”. Aggiunge a bassa voce: “Anche se duramente, sovente avete aiutato il popolo a contrastare …il silenzio”.

39. “Come ti chiami?”

- “Nicodemo. Ho imparato ad amarLo. Ha fatto una grande quantità di cose buone. Ah sì, certi miei fratelli che Lo perseguitano, sono ingiusti. Anche oggi, …questo Atto – proprio come lo può davvero solo un DIO – non voglio esaminare quali conseguenze avrà ancora”.

40. “Da quei templari dei quali noi romani ridiamo solamente, …assolutamente nulla di buono. Così come te, non ci saranno molti tra di voi. Voi pochi non potrete nemmeno fare molto. Soltanto, …ci siamo ancora noi”, il romano indica i suoi corazzati, le sue armi. “Quindi il Maestro sta sotto la nostra protezione!”. Oh, sì, è inteso onestamente. Faranno di tutto per rispettare il Signore. Ma chissà del ‘santo Avvenimento-Ur”, della piena redenzione che il SALVATORE …prenderà su di Sé.

41. Nicodemo sospira. “Mi starebbe bene che voi poteste salvarLo dai falsi. Qualche volta Lui mi sembra come se avesse bisogno di aiuto, poi Lui è di nuovo maestosamente alto, così che – se guardo su al Firmamento – Lo posso vedere, ma mai comprendere”.

- “Un magnifico confronto!”, il romano batte Nicodemo sulla spalla. “Vieni con me, vogliamo avvicinarci, chissà se non già adesso...”

42. Quasi si sarebbe arrivati al tumulto, poiché nel frattempo si sono svolte molte scene, qui e là, pro e contro, non si può riferire tutto ciò che ha provocato un simile Atto. C’è molto del bene, molto del male, una lite del Cielo e dell’inferno. Chi sarà vincitore? Cari figli degli uomini, la Luce rimane sempre nel suo governare, anche quando la materia la copre, rendendola non avvenuta. Il breve tempo di Betania lo insegnerà.

43. Meremot è strisciato via. Ha visto abbastanza e udito molto. Spinge lontano da sé il male, il cattivo a cui ha assistito, e – per quanto sia giovane – gli sorge una Luce: ‘Il Maestro non sarà mai da conquistare per una causa esteriore’. Mai!

 

 

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Cap. 8

L’incontro col gli zeloti – Il progetto di Giuda

1. In un angolo buio, lontano da Gerusalemme, s’incontrano Giuda e Jedatja. Fin dal miracolo in Betania, inaudito per gli uomini, è trascorso un breve tempo. Un mormorio passa attraverso il popolo: ‘Saremo liberi!’. Perché, chi è in grado di fare questo, farà... Sì: ‘Che cosa farà Lui?’. Il Signore era rimasto presso Lazzaro, non a lungo. Egli si è scelto la Sua via, Lui sa che, unicamente il Suo sacrificio libererà ogni oscurità.

2. Quello che gli uomini fanno per questo, così oppure diversamente, EGLI lo raccoglie nella Sua Volontà di grazia e vi passa sopra, benché anche Lui deve parare il Suo dare, certamente, …per Bontà, da una santa Compassione che è colma della luce dal Regno. Tuttavia, ora, …come una volta il popolo del Giordano si è aggrappato all’esteriore, …anche oggi l’umanità non fa diversamente.

3. “Jedatja, devo continuamente sottolineare che il nostro alto Maestro può davvero tutto? Ho visto un paio di romani, nemmeno loro stessi sapevano più che cosa pensare. L’ho visto nelle loro facce, anche se gli orgogliosi si mascherano quasi sempre e non vogliono far riconoscere nulla di ciò che li smuove molto. Certo, c’erano anche alcuni per proteggere Lui, nel caso il popolo oppure i templari Lo avessero assalito. Ebbene, allora si sarebbero da se stessi gravemente ustionati, gli stolti! Solo i nostri del popolo sarebbero stati colpiti gravemente; perché il Consiglio del tempio ha ancora il suo privilegio, e i romani non lo potrebbero cancellare così facilmente.

4. Hm, per nascita, il Maestro appartiene alla nostra Giudea, pure la madre e il suo padre adottivo, che è un Nazareno, per cui lo si chiama anche così, il Maestro”.

- “Padre adottivo? Chi è il Suo vero padre?”

- “Ah, sì, c’è qualche mistero, che nessuno ha ancora potuto risolvere giustamente (allora).

5. Egli tuttavia è nato in Betlemme. Sua madre era molto giovane, proviene dalla casa di Davide; il padre adottivo, Giuseppe, pure. Era già molto anziano. Strano, ho sentito una volta che allora era stato nel paese il più alto romano, Quirino Cireneo, lui avrebbe tenuto la sua mano sulla famiglia e per un certo tempo li ha preservati in Egitto, per la protezione da Erode[3]. Suo nipote, Cornelio[4], è un grande seguace del nostro Signore ed è sovente da Lui con tutta una serie dei suoi uomini”.

6. “E’ un po’ nebuloso”, pensa Jedatja dubbioso.

- “Oh, no”, contraddice Giuda con fervore, “è tutto precisamente così; infine sono ora tre lunghi anni, durante i quali io e gli altri fratelli passiamo con Lui attraverso il paese. Allora ci si aprono anche gli occhi, me lo puoi credere!”

7. “Va bene”, lo tranquillizza lo zelota. “Non abbiamo nemmeno bisogno di saperlo, perché vecchie cose sono sempre un po’ oscure, quindi non esaminiamo nemmeno. La cosa più importante è che riusciamo ad averLo come nostro Re,”

- “Lo sarà senza dubbio; Lui lo deve diventare!”. Giuda batte con un pugno nell’altra sua mano cava. “Ah, non voglio chiamarmi Giuda se non Lo posso portare da voi, oppure, …voi da Lui! Se avete le vostre trincee nel popolo, allora non ci vorrà più molto tempo, e saremo liberi. Liberi!”

8. “Oh, sì, anche questo è da comprendere. I romani sono già da cento anni nel paese del Giordano, da cento anni il popolo spera in una liberazione, finalmente! Si parla anche quasi sempre di tutte le difficoltà che l’occupazione porta con sé. – Il bene, …e ci sarebbe molto da annunciare, semplicemente non lo si vuole conoscere, né riconoscere. Così è il desiderio, per quanto sia anche stolto e comprensibile: – Abbiamo bisogno di un Re, un Re e la libertà del nostro popolo!”.

9. I due uomini se ne vanno, esaminando continuamente nell’oscurità. Una tiepida serata, le ombre prima della notte che dà il cambio al giorno, copre la loro via in modo che nessuna spia li vede. Da comprendere così: l’agitazione in Betania ha generato ampie onde, su e giù. Gli alti romani sono ai loro posti e le pattuglie passano attraverso tutta la notte. Ma fino in alto, dove si trovano gli zeloti, ancora abbastanza lontani da Beth-Semes, fin là non penetrano. Chi ha anche qualcosa da cercare di notte, nel deserto? Quindi Giuda e Jedatja arrivano non visti sulla collina dove sono radunati già quasi tutti i congiurati.

10. Si aspetta avidamente le proprie spie, proprio Jedatja e Feodar, come anche Meremot. Aha, Jedatja porta persino un seguace dell’Uomo dei miracoli. Sembra che sia davvero successo ‘qualcosa’. Come se Giuda avesse già da tempo fatto la conoscenza dei congiurati e fosse unito a loro, così viene salutato. Giuda si stupisce: non si era aspettato tanta gente così. Allora ci saranno anche molte vie nel popolo, da uomo a uomo; quindi, solo una scintilla, …e la fiaccola del sollevamento arde.

11. “Jedatja”, saluta Maradju a colui che arriva, “ci hai certamente mostrato un grande servizio; dicci chi è il tuo accompagnatore”. Ci si schiera strettamente insieme, non si deve parlare ad alta voce. Ma ognuno vuole udire ciò che è da annunciare. Il piccolo orgoglio di Jedatja è già comprensibile per aver portato persino un discepolo. Lo spinge nel centro ed è illuminato dal bagliore delle stelle, si può riconoscere il suo viso.

12. “È Giuda”, viene presentato, “uno dei dodici uomini che seguono da tre anni giorno per giorno ed attraverso tutto il paese, il grande Fautore di miracoli chiamato anche Maestro. Non solo nel piccolo circondario di Gerusalemme, oh, no, persino lontano nel nord e nel sud, lungo il Giordano, presso il Merom e il lago di Genezaret. Migliaia di uomini Lo hanno visto e udito, le Sue opere, che non si possono contare, né superare o esaurire ...”

13. Piano”, interrompe Maradju, “non esagerare. Ho da tempo saputo che Lui può molto. Ma – così – così ...”

- “Aspetta”, risponde Giuda, interrompendo a difesa. “Ora saprai una cosa del tutto particolare. Ma voglio lasciare a Jedatja di riferirla, lui è il vostro uomo, mentre io non potrei sembrarvi credibile. Inoltre ho visto altra gente che ha fatto a Jedatja un cenno segreto. Se erano i vostri uomini non lo so”.

14. “Lo hai notato al meglio”, conferma Jedatja. “Feodar e il nostro giovane Meremot quando arrivano lo potranno confermare anche loro che cosa è successo”. Ora riferisce della resurrezione di Lazzaro da quattro giorni morto. Sottolinea, che c’erano anche molti romani, e che proprio loro hanno creduto al miracolo del tutto inaudito, anche di cattivi templari che non riescono mai a smettere di spiare il Signore, soprattutto infangare tutte le Sue opere, di schernire i Suoi insegnamenti e sobillare il proprio popolo contro di Lui.

- “Questi ultimi”, riferisce Giuda, “non lo hanno ancora ottenuto e non arriveranno mai alla meta.

15. Il Maestro ha già aiutato molti poveri uomini, ha guarito ciechi, paralitici, sordi, lebbrosi ed altre infermità, ha aiutato spesso dei poveri ed è stato sempre magnifico: Egli ha fatto aiutare le persone che Lui chiamava sovente “figli di Dio”, attraverso altri. Proprio questo Lazzaro – ah quante volte – ha accolto molti poveri, li ha vestiti e nutriti quando era necessario, ha procurato agli uomini un buon lavoro, e con ciò era sempre “al servizio nel servizio”! Se questo lo potesse imitare una sola volta un solo uomo, allora direi: Tu, Nazareno, non sei nessun altro diverso da noi tutti!

17. Giuda ora si rivolge a tutti: “Portatemene una volta un altro che solo approssimativamente sarebbe capace di fare ciò che il nostro Maestro ha compiuto ora per tre anni”.

- “Ma lontano nell’Est deve esserci gente che fa miracoli, ho sentito dire”, dice Churus, che pensa troppo intellettualmente, per farsi subito incantare.

- “Io non ho ancora visto nulla, ma la notizia giunge fino a noi. Potrà essere vero oppure no – per noi adesso sarebbe importante conquistare un contatto personale con il tuo Maestro. Lo puoi combinare?”

18. “Sì”, dice Giuda senza riflettere quante volte il Signore ha parlato della caducità del mondo, della materia, della vita di un uomo, e che sarebbe valido soltanto il ‘Regno del Padre’. “Inoltre hai ragione”, rivolgendosi a Churus, “da noi una volta ci sono già state delle persone che venivano da lontano, che facevano molte cose. Soltanto, …è sempre successo quando il nostro Maestro era presente. Gli stranieri Lo hanno onorato, Lo hanno formalmente adorato. Potrà quindi essere che, semplicemente, attraverso di Lui hanno compiuto la loro piccola opera miracolosa, oppure non volevano misurarsi con Lui, né lo potevano nemmeno”.

19. “Non si può esaminare?”, chiede Maradju, al quale, per così dire, brucia sulle unghie, per arrivare finalmente alla grande meta.

- “Ma sarebbe necessario?”, chiede Jedatja. “Contro quello che abbiamo visto, soprattutto il miracolo di Betania, tutto il resto cade per me. Aspettiamo un poco, penso che Feodar e Meremot arriveranno ancora questa notte da noi; allora potrete sentire tutto, che è vero ciò che io e Giuda abbiamo saputo riferire”.

*

20. Ancora una volta, come troppo spesso, si discute del più e del meno, il pro e i contro. Su una cosa gli zeloti sono subito d’accordo: ‘Il grande Fautore di miracoli, è nostro!’. Quanto sbagliata sia la loro ambizione, secondo il loro punto di vista così umano, per nulla inteso in modo cattivo, ci sarebbe da riflettere:

21. Un Uomo, non importa chi e che cosa sarebbe, che fa cose così inaudite, che le sa esplicare, tramite l’insegnamento con la Forza di Dio, che può rendere beati tutti gli uomini, mettere alla berlina gli alti templari che nessuno ha mai osato contraddire, che frequenta gli alti romani, in genere temuti, giustificato e anche no, che non ha mai respinto gli odiati pagani, che, …ah, sì, non si sa proprio di che cosa si può ancora sparlare di Lui, vero ed elevato, che…

22. …appunto, questo lo dovrebbero riconoscere, soprattutto perché gli uomini zeloti non sono ignoranti. Un tale Uomo non dovrebbe essere incluso nelle loro file. Se Egli è superiore a tutto il mondo, allora Lui non ha bisogno di gente per ottenere ciò che dimora nella Sua saggia Volontà, ciò che EGLI vuole avere …per la Benedizione dei Suoi figli. Altrimenti Egli sarebbe venuto già da tempo, senza alcuna chiamata, se in questo modo ci potesse essere qualcosa da ottenere, soprattutto la redenzione.

23. Giuda vede comunque una sola meta: il suo Maestro su Israele, su tutto il mondo! E lui, il discepolo, accanto a Lui nel degno abito, in una posizione di co-potere, che nessun romano, nessun fariseo può mostrare. Lui copre il pensiero: non lui soltanto, anche i suoi fratelli dovrebbero stare lì, dodici nella corona intorno all’Altissimo. Così Lo si chiamerebbe poi. Per questo, se dovesse succedere, rinuncerebbe anche alla salvezza della sua anima. Ma questo non sarà necessario; il Maestro li attirerà del tutto a Sé.

24. “Si riuscirà senz’altro così, a conquistare questo Grande per noi?”, disturba Churus i pensieri di Giuda.

- Costui alza le spalle. Ha visto così tanto, all‘Ombra di Colui che finora ha amato e sovente ha guardato, ammirandoLo[5]. Deve anche rimanere così, come vuole Giuda: “Io sono della ferma convinzione che Lui aiuterà! Non ha mai negato un Aiuto, e se Lui viene da se stesso da noi…

25. Vedete, Lui si è sempre tenuto umanamente indietro, è sempre stato modesto, non ha mai accettato per Sé l’onore; Lui ha sempre indicato DIO, che Egli chiama “Padre di tutti gli uomini”, persino ‘Padre degli angeli’. Quest’ultima cosa potrà essere un po’ esagerata perché non sappiamo per niente che cosa sarebbero realmente gli angeli”.

26. Giuda, hai dimenticato, quante volte gli angeli hanno dimorato presso il Signore? Non sai più come Egli li ha persino presentati come esempio per gli uomini e li ha amati come ogni uomo? Con un gesto violento, Giuda si accarezza la fronte. Di questo ora non si deve parlare, soltanto, imbrigliare il Maestro, questo soltanto vale. Perciò parla in fretta:

27. “Se Lui stesso non dovesse per un qualunque motivo non venire da noi, se non Si lasciasse elevare, dobbiamo portare la massa a giubilare per Lui, dichiararLo il loro Re. E scommetto, …che allora accetterà questo onore. Quale uomo non lo farebbe? Allora avremmo vinto! Se Roma non ha deposto l’erodiana, se con molto o con poco potere, allora non si scaccerà nemmeno il ‘nuovo Re’, soprattutto la maggior parte degli alti dell’occupazione Gli sono affezionati. Certi vedono in Lui Quel Dio, l’Uno, come noi crediamo in un Jehova. Nessuno potrebbe resistere senz’altro al Suo potente braccio”.

*

28. In questo hai ragione, smarrito Giuda. Nessuno resiste al potente Braccio dell’Onnipotente! Hai dimenticato Chi sono, Mio Giuda? Non sai, che ho sempre elevato lo spirituale al di sopra di tutto il mondano? E che inoltre, ho detto: ‘Il mondo passa con le sue gioie; chi fa la Volontà del Padre, rimane nell’Eternità!’. Inoltre, hai dimenticato quante volte vi ho ammonito a lasciare il mondo dietro di voi, che rimane unicamente la Vita, e in Dio, eternamente?

29. Nei tre anni nei quali Mi hai potuto seguire, come pure i tuoi fratelli, non hai mai visto che ho tenuto lontano da Me tutte le cose esteriori? Tutte le Mie azioni e tutte le Mie parole ti sono del tutto …svanite? Giuda: torna indietro! E rimani fedele alla Mia PAROLA. Allora continuerò a condurti alla Mia mano di grazia. Ti strappo dall’oscuro vortice nel quale sei capitato per via di te stesso.

30. Vuoi diventare un grande, anche se combatti contro tutti i grandi di questo mondo? Che cosa vi ho detto? ‘Chi fra di voi vuole essere il maggiore, sia il minimo!’ E l’altra Parola di Grazia, il Mio ammonimento: ‘Chi crede di stare, badi a non cadere!’. Dove stai ora? Dove stai andando? Cerchi il fasto, l’onore di questo mondo? Allora hai perduto per molto tempo il buon posto nel Regno del Padre tuo. Torna indietro!

*

31. Ma che cos’era? Non passava qualcosa su questa buia collina, che nel confronto non è altro che la collina di una talpa? Non era come una mano che faceva chiaramente un cenno? Giuda si è voltato due volte, ha asciugato la sua fronte, ha persino chiuso gli orecchi come se volesse cancellare la ‘voce della coscienza’, che è sempre la Voce di DIO, la Sua Chiamata. Anche gli zeloti hanno sentito ‘qualcosa’, ma essendo troppo attaccati al mondo e alla loro meta, hanno creduto a un cattivo vento che portasse un cattivo tempo.

32. Sì, un ‘tempo’ arriva, ma uno del tutto diverso di quanto credono gli uomini. Maradju dà un colpetto a Giuda. “Avanti! Come immagini che si possa smuovere il popolo ed elevare il tuo Maestro e proclamarLo come loro Re?”

- “Non lo si può determinare prima; dipende se la folla si lascia guidare. Io la penso così: Egli ha proprio detto che sarebbe venuto di nuovo a Gerusalemme, e dato che viene celebrata la festa della Passione dove molti uomini si radunano, dove sono anche presenti molti della regione, anche coloro che Egli ha guarito, allora dovreste soltanto mescolarvi alla confusione, dato che anche voi volete certamente celebrare la festa della Passione. Oppure no?”

33. “Certamente!”, conferma Maradju.

- “Una mia certa chiamata”, annuncia Giuda, “e vi dovete avvicinare il più possibile al nostro Maestro. Aspetteremmo. Allora uno di voi comincia a gridare molto forte: ‘Osanna, Figlio di Davide, salute a Te, nostro Re!’. L’ho già detto una volta, che non voglio chiamarmi Giuda se questo non prepara quel successo a cui tendete voi e anch’io”.

34. “Non male! Ne parleremo ancora. Prima vogliamo sentire pure che cosa hanno da riferire Feodar e Meremot. Fra otto giorni ci incontreremo di nuovo qui, fino ad allora si vedrà come sono da eseguire i nostri piani: elevare il Fautore di miracoli come nostro Re e, …togliere a Pilato la sua sedia”.

- Tutti sono d’accordo. Si abbandona la collina, si avvicina anche presto il mattino, allora non si deve cadere nelle mani di nessuna pattuglia.

 

 

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Cap. 9

Sulla collina, secondo incontro con Giuda: Gesù eletto a Re dei giudei

1. Otto giorni più tardi. Anche se la luna sta sorgendo, ci si incontra. Favorevole per i congiurati, così pensano, è che il cielo della tarda sera è coperto da nuvole, che nella luce della notte stellata si vede solo poco. Tutti sono radunati, anche Feodar e Giuda. Quest’ultimo non può rimanere a lungo, vuole essere dal Maestro, quando…

2. Meremot non è venuto. Negli uomini si diffonde l’irrequietezza. Che cosa gli è successo? Si è certamente badato poco alla sua voce; era giovane e inesperto. Tuttavia era un membro fedele. “Speriamo che non sia caduto nelle mani dei romani”.

- “Una volta l’ho visto”, riferisce Feodar. “Si era spinto molto avanti, là dove stava il grande Fautore di miracoli, dove c’erano tuttavia anche degli alti romani. Lo volevo portare da me, ma non sono riuscito a passare. La folla era troppo grande e il movimento, avanti e indietro, …semplicemente insopportabile.

3. Certo, ammetto che è stato inafferrabile ciò che EGLI ha fatto il grande Maestro, come Lo chiamano i Suoi discepoli. Lui… che cosa? Se Lui si è dato il titolo da Se stesso? Per Lui, anzi, tutto è possibile”. Feodar non è ancora aperto, non lo ammette, anche se in lui sconvolge e fermenta..

4. Diverso adesso Jedatja. Il miracolo di Betania lo ha stravolto molto: “Non sono ancora il suo uomo”, dice riflessivo. “Ma se Lui dovesse comunque diventare il nostro Re, allora voglio stare dalla Sua parte. Non si potrà mai cancellare Betania! Un paio di templari l’hanno chiamato ‘inganno’. Ma loro si sbagliano. Se i romani – e non sono teste stupide – hanno riconosciuto il miracolo, sono rimasti con il Nazareno, sono andati insieme con Lui nella casa del Lazzaro risorto, allora è impossibile chiamare bugia ed inganno questo Miracolo”.

5. “Se le cose stanno così ed io credo alle vostre parole”, Maradju intende la sua gente, “allora il Fautore di miracoli è il nostro Uomo! Se una volta Lo proclamiamo nostro Re, allora scommetto la mia anima, …che Egli accetta l’onore!”

- Giuda si abbassa. Gli è di nuovo affluita una parola, come un ultimo ammonimento:

6. ‘Tu sai, il Maestro non ha mai accettato un onore, così dipende da te salvare questi uomini e il tuo popolo! Ogni ribellione è la fine del popolo’. No, no! se lo è immaginato, perché era stato così a lungo con il Signore e Lo conosce. Esiste una sola Salvezza. Lui deve diventare il nostro Re! – Giuda si passa di nuovo la mano sulla sua fronte calda, ed è come una maledizione, quando dice:

7. “Cari fratelli, adesso lasciatemi andare, voglio vedere dove Lui va. Se è possibile, mi occuperò di Meremot, dov’è rimasto. Alcuni di voi dovrebbero formare una catena verso di me, per farvi sapere, se, come e quando Lo eleviamo. Spero solo, che Caifa non ci torce la corda; quello ha il suo naso dappertutto. Poco fa ho sentito che avrebbe un uomo fisso anche già a Roma. Come questo vi è arrivato, …allora avrà aperto molto il suo sacchetto”.

8. “Davvero?”, chiede Maradju, coprendo lo sgomento che lo ha colpito. Si devono proteggere molto di più, perché l’alto templare è intelligente per non sospettare che cosa loro – gli zeloti – pianificano doppiamente: un unico regno, una severa fede, …non l’elevare del tempio.

- “E’ vero”, afferma Giuda ancora una volta, “i romani, che seguono spesso il Maestro hanno parlato di questo caso, e nemmeno a voce bassa. Hanno pure detto: ‘Questo Giudeo non riesce a ottenere nulla da Cesare!’. Tuttavia, …si sa che cosa vi si svilupperà?”

9. “Appunto!”. All’improvviso Maradju ordina: “La prossima settimana non ci riuniamo qui; ma ognuno di noi deve cercare di ascoltare molto, in particolare, rimanere vicino al futuro Re per quanto è possibile. Ci dobbiamo anche informare reciprocamente, per presentarci uniti presso il ‘nostro Re’, se fosse il caso e…”. Suona già lieto, ‘il nostro Re!’, ed è un frutto immaturo che non sarà mai commestibile. A ciò gli zeloti non pensano. Giuda copre il suo segreto timore. Si attacca al loro piano: ‘Liberi da Roma! Il loro Maestro governando su tutto il mondo!’. – Ora se ne va velocemente.

10. “Possiamo fidarci di lui?”. Churus guarda dietro a Giuda, riflessivo, quando costui lascia il loro luogo. “Ha due facce; sarebbe veramente la morte di tutti noi, se lui...”

- “...ci tradisce?”, chiede Feodar.

- “Non lo credo”, dice Jedatja. “Ho proprio visto come ardentemente rispetta l’Uomo dei miracoli. E’ già possibile, perché gli piace farsi pagare, che pensa anche diversamente che soltanto al suono di giubilo e all’osanna. Ma tradire…? No, non lo fa”.

11. “Rimaniamo in guardia, contro tutti, e anche contro…”. Maradju tace. Gli è sembrato come se un paio di mani gli chiudessero la bocca. Vi passa sopra con la mano per cancellare qualcosa. Che cosa? “Andiamo, si è fatto tardi. Questa volta distanziatevi di più, non si sa mai che cosa ha intrapreso l’occupazione per via della festa della Passione, che ha diffuso lontano le sue ombre, in avanti. Già nell’ultimo anno abbiamo avuto da soffrire perché sono state emesse molte limitazioni; e dovevamo…”

12. Di nuovo viene tagliato il discorso da una mano che Maradju non conosce. Il pensiero va solo avanti: “…abbiamo dovuto ringraziare l’Uomo dei miracoli”.

- Jedatja sente formalmente che cosa voleva dire il loro primo uomo. “Non è vero! Caricare sull’Uomo dei miracoli le limitazioni dello scorso anno. Per quanto io ne so, Lui c’è stato solo molto brevemente. La maggior parte della gente non Lo ha nemmeno visto. E se in generale…? Si è venuto solo a sapere che Lui sarebbe stato in Gerusalemme. In ogni caso, non è stato LUI l’autore dell’oppressione. Quest’anno, ce lo ha concesso Pilato, offrendoci maggiore libertà per la festa. Quindi sarà presente anche questo Maestro”.

13. “Questo ci capiterebbe bene”, dice Churus, “allora noi potremmo sorvegliarLo, esserGli vicino, per guardare anche sul piede di Giuda”.

- “Sì, sì, così lo vogliamo fare. Ma ora via, è già molto tardi”.

- Maradju è il primo che lascia il suo posto; tutti seguono a distanza.

14. Giuda se ne era corso via rapidamente. Si sente strano. Oh, sì, lui ama il Signore a modo suo, Lo adora anche, anche se per lui Egli è sovente incomprensibile. Lui ha proprio questa immensa Forza, e sovente non deve nemmeno stendere le Sue mani, ed avviene come Lui dice, forse persino più spesso di quanto creda. Se Lui si fa fare Re…? Che cosa ci sarebbe allora da fare, per portarLo ad accettare il trono del mondo?

15. ‘Giuda, non sai ancora chi sono IO? Non hai mai notato che per Me il mondo non vale, eccetto nel tendere a salvare i poveri uomini, le loro anime? Ho giammai accettato un onore? E Mi è stato offerto, non so quante volte! Non solo tutti i poveri, i malati, sono appesi alla Mia veste, molti alti, soprattutto i romani da te odiati o altri stranieri, i quali, pur essendo da Me solo di rado, Mi hanno riconosciuto. Da tre anni sei nel seguito, sei Mio discepolo, e non vuoi capire che la tua aspirazione è inutile?

16. Non ho detto molte volte, come finisce il mondo, a quei poveri mondani che si aggrappano al perituro? Se ne andranno tutti insieme e non rimarrà nessuno nel mondo! E quante volte ho parlato del ‘Regno dell’eternità’, del suo Maestro, del suo Creatore, del suo Signore, e sono IO! Non comprendi, finalmente, che Io non ho mai teso al perituro? Un povero trono del mondo, non è pure immerso nel nulla?

17. Vuoi tradire il popolo, oppure, …Me? Ritorna indietro, Giuda, sei ancora in tempo. Poiché se non offri la mano al serpente, allora questo (è inteso Lucifero) si può voltare prima che è da portare la Mia Cosa più difficile (il Golgota)! E’ vero che Mi ami, questo è il tuo pensare; ma è un amore, offerto a Me, che Mi sta più lontano che il povero mondo dalla Luce dell’eternità? Adesso ti chiamo ancora, Giuda; perché ti amo! Torna indietro, come ho dato l’esempio nel povero figlio perduto (Luca cap. 15). Vedi, ogni anima che si è allontanata, in un modo o nell’altro, è uguale al figlio perduto. Ti devo perdere…? Vuoi abbandonare ME…? Oh, ricorda una cosa: ‘Non vai perduto per ME, persino se perdi te stesso!’. Se non diversamente, …nella Cosa più difficile Io ti salverò ancora!’

18. Come inseguito da furie, Giuda corre per la sua sorte attraverso gli ultimi veli di questa notte. No, no, non era proprio nessuna voce, se lo è solo immaginato! Ma perché il suo cuore batte così timoroso, così veloce come non mai nella sua vita? Questo è a causa della veloce corsa. Sì, una frotta di legionari gli era ai calcagni; ma l’aveva seminati attraverso una crepa in muro. Proprio questo lo aveva agitato e gli era sembrato solo come se avesse sentito una Parola del Signore.

19. “Devo riflettere: come porto il Maestro a metterSi d’accordo coi nuovi amici”. Giuda intende gli zeloti. ‘Loro vogliono perfino il bene, la salvezza del nostro popolo, e ciò che voglio anch’io. Al nostro Israele, fondato da Abramo, deve essere concesso finalmente quello che gli spetta: il dominio del mondo, la corona di tutte le corone’. I pensieri vanno oltre: ‘Sì, sì, abbiamo avuto dei re buoni, dei re cattivi, e nemmeno la gente è sempre stata brava. E’ così in ogni popolo. Ammetto che anche i romani hanno del bene, soprattutto coloro che seguono il nostro Maestro e Lo riconoscono. Hm. se tutti fossero così, allora… Ma loro sono stranieri, pagani che servono i loro idoli, che ci opprimo. Loro sono…’

20. Giuda non riesce andare oltre con i pensieri frullanti. Nella sua paura è andato così oltre, tanto che nel mentre si è già avvicinato a Gerusalemme, e all’improvviso incontra il discepolo Tommaso. Costui sembra confuso ed ha paura. “Che ti è successo?”, chiede Giuda. “Dov’è il Signore? Dove gli altri?”.

21. E’ come un risveglio che passa sul volto di Tommaso: “Dove sei stato, Giuda? Ti abbiamo cercato. Il Maestro è ancora vicino a Gibea, tutti gli altri sono con Lui. Ora ho corso solo avanti. Lui vuole assolutamente andare a Gerusalemme. Non è bene per Lui. Sion da Betania viene molto sorvegliato dalle spie del tempio, così mi vuol sembrare. Per quanto operi ancora del bene, su quello che Egli dice …loro raggirano tutto ed istigano il nostro popolo.

22. Lui, che è la Bontà stessa, aveva sempre un umore serio; ma la Sua Gentilezza ha sempre diminuito la Serietà. Ora, …ora ha quasi l’aspetto come se tutto l’Amore, tutta la Sua Bontà sono scomparsi. In ciò, mi sento ancora più strettamente attratto da Lui; e agli altri succede lo stesso. Loro, comunque, soprattutto Pietro, hanno detto che ora Egli dovrebbe evitare Gerusalemme, soprattutto per via della festa della Passione. Allora è venuto su di me. Ho invitato i miei fratelli: ‘Andiamo con Lui e moriamo con Lui’. [Giov. 11,16]

23. “Sei matto!”. Giuda ride incerto. “Come può LUI, morire, Lui che ha così sovente parlato della ‘vita eterna ’? E tutti i Suoi miracoli? No, Tommaso! Non ho dimenticato. Non ti sono mai piaciuto, mi hai sovente rimproverato, ma non l’ho presa a male. Il nostro Maestro…? Ah, Lui viene tenuto da Qualcosa del tutto diverso, che morire, proprio ora per la festa della Passione. Tra di noi comunque è sempre come un Uomo. Ma Lui è uomo?”

24. “In questo ti do ragione, Giuda; Lui, o LUI, è stato sempre al di sopra di noi, sopra tutti gli uomini! Quante volte si sono chinati dinanzi a Lui gli orgogliosi romani, cosa che mi ha sempre stupito. Persino l’alto Caifa, che non lo ha mai salutato per primo, si è lasciato istruire dal nostro Maestro, ha accettato i Suoi alti insegnamenti e Lo ha sovente riverito”.

- “Appunto”, interviene frettolosamente Giuda. “Credimi, Tommaso, i fili sono già tessuti da tempo, e se non diversamente, allora, elevare LUI con gli alti romani e cacciare loro”. Gli occhi di Giuda scintillano formalmente, tanto è agitato e ne è convinto: Lui diventa il nostro Re!”

25. Tommaso sorride come nel dolore: “Elevare? Dove, Giuda? Oh, il nostro Signore e Maestro non sta al di sopra di tutte le cose? Non sta su tutto questo mondo, del quale abbiamo saputo solo tramite Lui, come e che cosa è realmente? E poi, …non abbiamo da tempo riconosciuto, che Lui è venuto come Uomo, solo a causa di noi, che Lui ha vissuto così solo a causa di noi; e tuttavia, che EGLI è eternamente DIO stesso? Questo, intendo, lo abbiamo da tempo riconosciuto! Tu, forse no?”

26. “Hm, potrà essere vero come dici tu, Tommaso. Soltanto, penso questo: Lui è venuto come DIO, e nonostante ciò come un Uomo, è molto giusto a causa di noi, perciò Lui continuerà a rimanere anche umano, ci aiuterà a liberarci, liberi da…”. Giuda si guarda intorno preoccupato. Ha parlato troppo forte e là dietro l’angolo arriva già di nuovo una ronda. “Andiamo lentamente, come se ci fossimo incontrati adesso”, dice di nascosto, “non vorrei cadere nelle catene dei legionari”. Sì, il suo odio lo tradirebbe. Anche Tommaso lo nota e continua a camminare in silenzio. Giuda lo segue anche a piccola distanza, come se l’altro non lo riguardasse, …per via della ronda. Solo nella confusione dopo un paio di vicoli secondari si rivolge a Tommaso:

27. “Ascolta, caro fratello, e bada una volta a me: puoi tenere per te severamente un segreto, finché …non si mostrerà apertamente?”

- “Un segreto? Con questo dovremmo lasciar regnare la più grande prudenza, per quanto riguarda qualcosa di mondano, ed è contro di noi. Davanti al molto amato Maestro non esiste nessun segreto; lo sai bene. LUI ci guarda fin nel cuore più profondo, anche a tutti gli uomini, non importa chi e che cosa sono”.

28. “Non l’ho inteso così”, risponde Giuda, anche nella paura. Lui si vorrebbe volentieri confidare con uno dei suoi fratelli, soprattutto, proprio con Tommaso con il quale ha litigato sovente, e gli vorrebbe dire: ‘È così, caro fratello Tommaso. Guarda: adesso, vicino alla festa della Passione, sembra che molto precipiti. Che la nostra nobile Giudea vorrebbe essere liberata dall’occupazione, non ho bisogno di dirtelo”.

- “Certo, solo che non ne sono appassionato, da quando so che cosa ci ha portato il nostro Maestro: l’eterna esistenza, e quella vita, la bontà di Dio, la salvezza delle nostre anime! Di questo ne sono convinto, è la cosa più importante che tutta la liberazione esteriore, che prima o poi andrà di nuovo in pezzi.

29. Siamo informati della partenza del nostro popolo, per quanto è possibile, e sappiamo anche che noi – ah, quante volte – dovevamo sopportare il dominio straniero. Se ci penso del tutto onestamente, Roma ci ha concesso infine anche qualcosa di buono, e qualche aiuto. Che molti dei loro alti, soprattutto i capi, riconoscono il nostro Signore e Maestro, Lo amano formalmente – pensa solo a Cornelio – allora sono perfino dell’opinione che non ci dovremmo perdere, non lasciarci sopraffare da cattivi desideri. Questo non conduce a nulla, Giuda. Pensa inoltre alla Parola del Signore:

«Amate i vostri nemici che vi maledicono; fate del bene a coloro che vi odiano.

Pregate per coloro che vi offendono e vi perseguitano, affinché siate figliuoli del Padre vostro nel Cielo!»  [Matt. 5,44-45]

30. Pensa alla meravigliosa predica sul monte e che Egli ha anche detto: «Cercate dapprima il Regno di Dio, la Sua Giustizia, allora vi verrà dato tutto!» [Matt. cap. 5 e 6].

31. E che signfica? EGLI ha giammai parlato del mondo, che questo ci possa colmare la vita o dare ciò che EGLI ci ha preparato in magnificenze?”

32. “Io so tutto, caro Tommaso, non ho dimenticato nulla della Sua Parola e le Sue opere. Questo deve del tutto certamente rimanere in primo piano. Ma ci porta oltre? La nostra Giudea resa povera, la cara gente, a continuare a sopportare il giogo? Va bene che anche alcuni, da me…”, odiati, sarebbe quasi sfuggita dalla bocca di Giuda, “...certi romani sono accettabili; e il Cornelio, …ebbene, se non fosse un romano, lo amerei persino. Ma così? Ah, no, il popolo deve finalmente diventare ciò che ci è rimasto di Abramo: Israele al di sopra di tutti i popoli! Per questo abbiamo anche bisogno di un re, il cui dominio è senza fine!”

33. “Da quando, ti chiedo, sogni, Giuda? Sono davvero fantasticherie! Pensa al tempo dei re, a Salomone. Che cosa esiste ancora di tutti loro? Nulla! Tutti se ne sono andati; tutto l’esteriore che è rimasto, il tempio …dico, che cosa ci dà ancora oggi!”

- “Anche questo deve cadere, come il dominio di Roma. La casa…? Oh, sì, se la guardano gli stranieri, il fasto; ma che cosa dà prima la struttura ad un tempio, i suoi sacerdoti. Non dobbiamo nemmeno girarci per sapere da tempo che cosa si trova in loro. Loro sono anche i più grandi nemici del Maestro!”

34. “Non tutti, Giuda. Nicodemo ci ha mostrato qualche servizio, da quando ha imparato a conoscere e ad amare il nostro Maestro. Anche altri sono fedeli servitori di Dio. Tuttavia, un Hanna, un Caifa e i loro succubi, sono tutt’altro che veri sacerdoti. Loro sono anche soltanto interessati al potere e al danaro. Loro vorrebbero scacciare Roma, per poi loro stessi arrivare al più alto dominio. Caifa non sarebbe mai servitore di un re”.

35. “Ad uno comune no. Ma se ci fosse uno come lo è il nostro Maestro, animato da una forza inaudita, con il fare miracoli e tutta la magnificenza di quello che Lui ha da dire, penserei… che, …LUI dovrebbe essere il nostro Re!”. Giuda lascia lentamente, per così dire, uscire il suo gatto dal sacco. Tommaso è già sovente stato un querelante, ma in genere è stato molto aperto; con lui, Giuda, voleva osare il suo primo attacco. Ora, se potesse imbrigliare i discepoli insieme al suo Carro, …un soffio, e il Maestro sarebbe subito il Re del popolo. Uno, come se lo immagina Giuda, che non è mai esistito e non ve ne sarà mai un altro

36. Quanto ha ragione con quel pensiero; soltanto, il suo errore cardinale: che appunto, con quel pensiero lui pensa mondanamente, perché ora spinge sempre più di lato l’Alto, il Santo del Signore. Quando si accorge che Tommaso non è da conquistare per ‘il suo’ Re, gli dà la mano, dicendo come a caso: “Devo ancora fare qualcosa, poi ti seguo per andare dal nostro Signore. Sicuramente Lo incontreremo nei prossimi giorni in Gerusalemme. Non c’è da stupirsi. Dove si raduna la gente, là Lui c’è certamente”. In ciò, Tommaso gli dà ragione.

 

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Cap. 10

Meremoth torna a casa – Padre e figlio, credenti

1. Nello stesso tempo è successo qualcosa a Meremot, il giovane che ha imparato a pensare così diversamente da certi anziani. Quando ha visto il miracolo di Betania, ha capito: fin qui, la via certamente intesa bene per tutto il popolo, era sbagliata, assolutamente sbagliata. Perciò si è allontanato in segreto e intanto va a casa. Suo padre, il consigliere anziano di Gerusalemme, si era già da tempo ritirato dalla ‘funzione’, l’aveva deciso da tempo e non aveva quasi più lasciato la sua casa mediamente grande ubicata tra Gerusalemme e Betlemme. Sì, Lo aveva seguito di nascosto, Colui che faceva parlare molto di Sé. Nell’Uomo di Nazaret doveva esserci qualcosa. Ma, …che cosa?

2. Aveva sentito qualche parola Sua, rivolta alla folla, anche a volte ad un piccolo gruppo, ha anche assistito a questo e a quel miracolo. Gli era solo sfuggito quello di Betania. Stanco, indebolito dalla vicina vecchiaia, vuole elaborare nel silenzio ciò che ha veduto e udito. E si preoccupa di suo figlio, che non percorra vie storte, ne è certo, e sarebbe grato se Meremot si staccasse dal ‘gruppo del re’, come si soprannominano nel frattempo gli zeloti, e percorrere una viuzza che sta anche già al suo cuore, suo padre Sereboa. Certo, solo non ancora del tutto saldamente.

3. Nella sua riflessione il battaglio di rame risuona alla grande porta d’ingresso. Il suo servitore corre rapidamente. Sereboa ha due servitori e due ancelle, perché sua moglie, che amava intimamente, è già da tempo ritornata a Casa, da più di tre anni. Così adesso viene ancora ben provveduto per lui. Quando il servitore vede Meremot, il figlio del padrone di casa, gli spalanca la porta, si china gentilmente e dà a Meremot il saluto di benvenuto.

4. “Tuo padre sarà contento”, dice subito. “Nell’ultimo tempo, da due settimane, non era più del tutto in salute. No, no, nessuna preoccupazione”, lo tranquillizza quando Meremot si spaventa. “Nulla di grave. E’ solo andato temporaneamente nella regione, non so soltanto dove. Non ne ha voluto parlare”.

- “Portami da mio padre”, prega Meremot.

- Il rapporto fra il padrone e la servitù è quasi amichevole nella casa di Sereboa. Non si dà troppa importanza alla “padronanza”.

5. “Forse è meglio annunciarti prima”, dice il servitore.

- “Hai ragione, Choas, si deve avere riguardo dell’età. Sono stato via a lungo. Mio padre si è molto preoccupato?”

- “Questo sì, ma non se ne fece accorgere”. Choas va, mentre Meremot appende il mantello al gancio presso la porta, mette da parte i sandali, che sono pieni di sabbia e sporcizia. Si usa anche di pensare alla pulizia nella casa. Non ci vuole molto, quando ritorna di nuovo Choas, porta scarpe pulite e fa cenno.

- “Il signore sta aspettando nella sala dove spesso è occupato (una specie di camera da lavoro).

6. Quando Meremot entra nella camera, gli occhi di Sereboa splendono. “Figlio mio!” esclama commosso.

- E Meremot: “Padre mio!”. Si abbracciano. Per un po’ c’è silenzio. L’ancella ha portato bevanda e cibo, senza fare rumore.

- Dopo il piccolo pasto, Sereboa chiede: “Dove sei stato? Ti ho aspettato da lungo tempo; ma ora sei qui, e ora rimarrai con me. Vero?”

7. “Anche io lo voglio. Solo nei prossimi giorni avrei ancora qualcosa da fare. Non immagini, padre, che cosa ho visto nel frattempo”. Sì, soprattutto ciò che Meremot ha visto del ‘Maestro’, che ora conosce anche così come ha sentito dai discepoli di Gesù, …così profondamente, indicibilmente profondi le rune degli avvenimenti sono stati incisi nella giovane anima.

8. “Ah così? E che cosa?”

- “Ho imparato a conoscere Uno, padre, non si sa che cosa si deve davvero pensare di Lui. Ma non ho ancora mai conosciuto uno che insegna quello…, tutto ciò che può Costui, come questo Uomo di Nazaret! Non è anziano, al massino circa trent’anni, stimo. Ma quando uno sta vicino a Lui e vede il Suo volto, è come se fosse anzianissimo. Non solo così com’è per gli uomini. Proprio indescrivibile. – Lui è del tutto diverso da come siamo noi, e nonostante ciò, uguale. L’ho visto mangiare e anche bere. Solo sovente, alla sera, quando i Suoi uomini (discepoli) sono con Lui, quando cercavano il luogo di riposo, allora Lui era semplicemente, via”.

9. “Sembra essere uno strano Uomo”, risponde tranquillo Sereboa. Adesso non rivela ancora che anche lui ha visto il “Fautore di miracoli”, oltretutto, Lo ha anche sentito parlare un paio di volte. Dapprima vuole sapere cosa pensa suo figlio su questo, se può parlare con il ragazzo di tutto ciò che muove la sua mente, il suo cuore e lui stesso non è ancora compenetrato nella piena chiarezza. “Vuoi riferirmi ciò che hai potuto sperimentare?”

10. Meremot scopre incondizionatamente al padre di essere stato per lungo tempo con gli zeloti e di essere del tutto d’accordo con loro. Tuttavia, quando aveva incontrato per la prima volta il Signore, allora in lui qualcosa era del tutto cambiato. Meremot è ancora troppo giovane per trovare subito quella giusta via e percorrerla incondizionatamente, ma il suo buon cuore: …come non dovrebbe aver visto in LUI, che conosce tutti i figli degli uomini, essere guidato affinché potesse abbandonare il sentiero sbagliato? Al sentirlo, Sereboa si deprime. Lui conosce da tempo le mete degli zeloti e sa che potrebbero condurre all’abisso, ...tutto il popolo.

11. Ma ora… ‘Quale fortuna’, sospira Sereboa sollevato, in segreto, visto che suo figlio è ‘uscito’ da questa trappola. Nemmeno da immaginare, essendo il giovane ancora così infantile, e che cosa ne sarà del gruppo di ribelli. Oh, sì, l’anziano consigliere lo può riconoscere: per gli zeloti, la fede sta in effetti in primo piano; soltanto, strettamente accanto – e questo è il pericolo – si sono posti la meta: liberi da Roma! Anche lui, Sereboa, scuoterebbe volentieri da sé le catene, …se ora fosse ancora una catena.

12. Hm, stranamente gli passa fulmineamente attraverso il cervello: da quando quest’Uomo dei miracoli è all’opera, noi giudei sotto la dittatura non abbiamo veramente dovuto soffrire. Si doveva pagare la tassa all’imperatore, ma per questo si aveva la protezione contro altri che stanno ostinatamente intorno alla Giudea. Ma altrimenti l’occupazione ha stabilito anche del bene. E oltre a questo c’e anche ordine. Di tanto in tanto, …no, ora non vuole smembrare che cosa è bene e che cosa è male. Per lui, uomo serio, sta ora in primo piano Lo strano di Nazaret.

13. Ma quando Meremot, in seguito a ciò che figlio a padre si riferiscono reciprocamente, racconta di Betania, il risveglio di un morto, di Lazzaro – ben conosciuto al consigliere anziano – quattro giorni in una tomba, allora lui scuote la testa. “Impossibile”, dice quasi con veemenza, perché la sua mente vorrebbe dire un “No”, ma il suo cuore un “Sì”, “questo non esiste!

14. Ammetto volentieri, Meremot, questo Strano è per me decisamente uno Grande, forse così come lo era il nostro Mosè, oppure il profeta Elia, anche lui ha fatto miracoli, …nel nome del nostro Dio. Solo che, un morto, quattro giorni nella tomba, …no, non lo credo! Anche se riconosco volentieri Colui che viene chiamato ‘Maestro’, Lo riconosco volentieri ed ho imparato a stimarLo”.

15. “E’ realmente vero, caro padre. Stavo abbastanza davanti ed ho anche sentito tutto ciò che ha detto il Maestro con la sorella Marta, che dapprima ha negato, perché aveva paura di coloro che oziano continuamente come spie intorno al Maestro. Questi hanno poi persino gridato che quello era un inganno, come se si avesse dato a Lazzaro bevanda e cibo nella tomba, stabilito un’apertura affinché ricevesse aria, per poi… Allora… – Oh, quale scherno!

16. Ho visto chiaramente le tracce della morte nel volto di Lazzaro, e migliaia con me. Non c’è mai stata così tanta gente intorno al Maestro, come proprio allora. E dei romani hanno riconosciuto questo miracolo. Non devi pensare che loro si lascino imbrogliare. Loro sono troppo istruiti; loro vedono subito se è verità, o se è inganno.

17. Che purtroppo i nostri templari, la maggior parte, sono contro di Lui, nonostante faccia così tante opere buone, e si ribellano, è bensì comprensibile, se si pensa come è successo una volta, alla purificazione del tempio (Matt. 21,12), e che Egli dovrebbe aver detto: «Voi (i templari) avete fatto della casa una spelonca di ladroni» [Matt. 21,13]. Deve anche aver chiamato il tempio la Sua Casa, anche se è stato di rado in Gerusalemme, quindi nemmeno nel tempio. Non lo capisco del tutto. Magari tu, caro padre?”

18. “Oramai lo posso comprendere, Meremot, anche se il Suo operare sembra come nascosta. Vedi, quando l’Uomo dei miracoli quel giorno ha brandito nel tempio una verga, ha fatto veramente bene. Nel Santuario di Dio accadevano cose come in un bazar (mercato). Grida e mercanteggiare qua e là, semplicemente disgustoso. Proprio allora, vorrei quasi dire, Lui è diventato il mio Uomo! Dato che nel nostro tempio le cose non si svolgevano, ah, proprio da tempio, perciò ho restituito la mia funzione. Ho pensato: che in futuro se la vedano loro come andare avanti. Ma non ho chiuso occhi e orecchie con tutto questo male. Questo lo puoi credere!”

19. “Lo credo, caro padre, non lo devi confermare con forza. Ma parliamo ancora una volta di Betania: è tutto vero come ti ho riferito precisamente. Da allora ho riconosciuto che il Maestro è molto di più di quanto Lui lasci riconoscere oppure ciò che noi piccoli uomini potremmo notare in Lui. Perciò mi sono allontanato dal gruppo degli zeloti. Tanto, non ci sono sempre stato. Dapprima, forse, perché come il più giovane, non sono stato considerato pienamente; ma mi lasciavano anche parlare.

20. Ma poi, grazie al tuo insegnamento ed educazione, mio caro padre, allora l’ho saputo solo troppo presto: qui non c’è molto di bene, anche se tuttavia la fede nel Dio Jehova viene messa in primo piano. Tutti sono severamente credenti, l’ho notato; ma anche, …sono comunque senza indulgenza contro tutti coloro che hanno un’altra fede, e vengono tutti condannati duramente. Una volta mi è venuto in mente che se Dio si è creato gli uomini, allora tutti dovrebbero valere qualcosa davanti a Lui. Chi ne può qualcosa, se è nato come Greco, come romano oppure diversamente come un cosiddetto figlio di pagani? Non è mica una trasgressione da caricare su un bambino innocente”.

21. “Rifletti acutamente figlio mio; sono molto contento che tu stesso sei arrivato a questa conoscenza. Tuttavia, …per me ci è voluto più tempo per riuscire a pensare così. Ma non sono mai stato ultra fervente. Non andare più dagli zeloti; loro stanno già su una lista, come ho sentito da poco senza essere stato visto.

22. Un paio di romani lo hanno detto. Per loro vale certamente soltanto, perché gli zeloti si radunano. Non li si sorveglierebbero per via della fede. E se qualcuno di loro cade nella rete, colpisce quasi sempre anche le famiglie. Se tu venissi catturato, toccherebbe poi a me, persino se non ci sono mai stato nemmeno una volta. Haha, questo è il corso del mondo”.

23. “Mondo? Ho sentito ripetutamente, come il Maestro ha parlato del mondo, sempre in senso negativo, solo mai con condanna. Per Lui il mondo, detto più giusto, coloro che adulano la vita mondana, non pensano a quella vita della quale EGLI ha invece dato una grande rivelazione, sulla ‘vita eterna’, non la peritura senza qualsiasi consistenza. Non ha ragione? Quando si muore, il mondo è proprio sprofondato, insieme a tutto ciò che ha dato oppure ha tolto per la vita esteriore”.

24. “Sì, una volta L’ho ascoltato, e poi Egli ha anche parlato di ciò che mi ha dato molto da pensare. Ora te lo dico e innanzitutto tienilo per te: nell’Uomo di Nazareth vedo molto di più di quanto erano Mosè ed Elia, cominciando dal patriarca Abramo e in tutti i buoni grandi che hanno arricchito il nostro popolo, sulla salvezza di Grazia di Dio. Sfortunatamente, spesso invano, perché i grandi del mondo non hanno voluto riconoscere la loro Luce, come la maggior parte dei templari di adesso non vogliono sapere che l’Uomo di Nazareth è il Messia da tempo annunciato. Ma che significa, sotto sotto?”

25. Meremot interviene: “Una volta il capo degli zeloti, quando ha sentito di più dell’Uomo dei miracoli, che Lui potrebbe essere magari il Messia, come è stato predetto profeticamente, ha detto che allora Lui diventerebbe anche il Re della nostra Giudea, il Signore su tutto il mondo.

26. Già allora mi è entrato questo nel cuore: se il Maestro ha mostrato che il mondo passa con tutte le sue voluttà, quindi proprio anche con il fasto e la magnificenza che tutti perdono quando vengono portati alla tomba con la propria morte, allora il Messia non potrebbe mai diventare un re della Giudea, in genere, nessun re del mondo, assolutamente nessun Trono. E inoltre ritengo che se il Cielo è il Suo trono, oppure Sedia, allora la Terra, questo mondo, è soltanto lo sgabello dei Suoi piedi”.

27. “Non c’era nessuna lode, ragazzo mio, perché troppa lode può rovinare; ma ora devo dire: tu sei già maturo già molto oltre i tuoi anni. Potrà essere anche l’influenza di Costui, …sì, del nostro Maestro, il Quale riconosco semplicemente come Messia, ma nemmeno di questo mondo, né soltanto per il nostro popolo. Perché i Suoi insegnamenti e soprattutto le azioni che fa, indicano che Lui è, dev’essere DIO stesso!

28. Altrimenti non si può spiegare che cosa Lui può fare. Nessun uomo può farlo! Se Betania…”, Sereboa tace. Gli passa troppo attraverso il cuore, attraverso i pensieri. Sì, pensieri di cuore è da dire, ciò che muove l’uomo sincero.

29. “Taci ancora di questo, Meremot, quello che ho pensato, su, …hm, sul nostro Messia. Voglia conservarSi Lui stesso, poiché gli alti templari, Caifa, Hanna e i cattivi, non danno tregua. Loro sanno perfino chi è il Maestro. Nel gran Consiglio se ne parlava e allora ero presente. Non si sapeva ancora precisamente, come si aveva da stimare il Nazareno; ma già le Sue prime azioni, il Suo insegnamento, quando cominciava a passare attraverso il paese, ci si domandò subito nel tempio: ‘Chi è l’Uomo?’

30. Uno dei più anziani ci ha a suo tempo riferito che il Nazareno sarebbe nato povero in Betlemme e sarebbe stato il Quirino che aveva preso sotto la sua protezione il bambino, il Giuseppe anziano e la madre, la Maria. Ci fu una grande congettura, ma si calcolava sulla Forza del Grande. Allora, Meremot, venne già studiato un piano: – ‘Se il Nazareno portava danno al nostro tempio, allora Egli era da estinguere, non importava in quale modo’. Questo, temo, accadrà fra non molto.

31. “Non lo possono fare”, si infervorisce Meremot, “si tagliano da se stessi le dita”.

- “Lo sa Dio, come il ‘sangue dei giusti’ scorrerà sul nostro popolo!’

- “I romani Lo proteggeranno”.

- “Ma quelli del tempio che tirano le fila, stanno già seduti a Roma. I migliori possono essere richiamati. Pilato…? Non dev’essere proprio un nemico del Nazareno, ma nemmeno un amico. Questa volta lui teme molto la festa della Passione”.

32. “Padre, Lo andiamo a prendere per portarLo in nostra casa. Ci sono molte voci terribili, e il popolo è troppo facilmente istigato, per il male piuttosto che per il bene. Dei romani non ci verranno vicini, perché loro stessi...”

- “...temono per Lui? Di sicuro no, loro stanno perfino nel loro potere, ma quello che combina un Caifa, non lo vorrei sapere in anticipo! Lui ha detto una volta, subito dopo la scena della verga, che sarebbe bene toglierLo di mezzo, meglio che morisse uno che tutto il popolo, nella cui occasione Caifa non ha pensato al popolo, ma solo al ‘suo tempio’. Una casa di Dio, no, questo, il tempio non lo è già più da molto tempo. E poi…?”

33. Il popolo non è affezionato a Caifa, questo l’ho sentito spesso, perché fa vedere troppo in grande. Non ha mai dato la mano a un povero, e ci sono molti più poveri che ricchi fra il popolo. Dato che il Maestro stesso è povero e non porta mai un abito fastoso come lo fanno certi nostri alti, Lui sta vicino alla maggior parte della massa”.

34. “Certamente, Meremot; ma quanto rapidamente una folla diventa vacillante, già oggi, e domani profondamente. Se Caifa ripete la sua parola di allora e la sparge tra la folla, allora è possibile che nemmeno un Pilato Lo possa aiutare”.

35. “Vedi troppo nero, padre! Ricorda quanto fa il Maestro, e questo da tre anni. Finora non è stato possibile per nessuno ostacolarLo nel Suo procedere abituato a guarire. Lui è molto più che solo ‘una voce’, come venne chiamato il Battista”.

- “Appunto! E che cosa è successo con lui? I romani non si sono occupati per nulla di ‘colui che ‘gridava nel deserto’

36. “Allora ero ancora un bambino. Di tanto in tanto gli zeloti parlavano di lui che sarebbe stato un autentico fervente”.

- “Lo era anche, nel senso buono. Il procuratore di allora lo avrebbe potuto salvare; invece no, lo si è lasciato all’Erode insensato. A suo tempo mi è molto dispiaciuto. Ora, …aspettiamo, figlio mio. Ma d’ora in poi vogliamo farlo”, Sereboa lo sussurra, non vuol prestare a nessun orecchio la sua parola, “…vogliamo credere in Lui come il Redentore delle nostre anime! Questo, intendo, è assolutamente la Sua santa maestosa Meta.

37. Non L’ho sentito sovente; ma quello… Mi è bastata una parola per sconvolgermi completamente. Ho sempre rispettato la legge, venuta da Dio del nostro Mosè. Quella stessa – riflettiamo su questo con serietà – è diventata una pula negli insegnamenti dei nostri templari. Per questo motivo mi sono anche ritirato presto dalla funzione. Si mercanteggia di nullità e si raggira la santa Legge della buona Parola di Dio. Ma LUI,,, ah, Meremot, andiamo incontro ad un tempo difficile”.

38. “Sono difficili i tempi, oppure l’ingranaggio che risulta dall’operare dell’uomo?”, chiede il giovane Meremot.

- Sereboa drizza gli orecchi, scosso. Lo ha riconosciuto il suo ragazzo su cui lui, il più anziano, non ha mai riflettuto. Si dice semplicemente ‘tempo’ e con ciò si respinge ogni male ad una incertezza, necessariamente a un Asmodi (diavolo), ma non a coloro che portano il peso, il giogo: l’uomo. E ognuno da se stesso? Ha sempre agito in modo tale, da poter sussistere al meglio dinanzi a Dio? Com’è possibile per un uomo di procurare qualcosa di buono?

39. No, certamente non dinanzi a DIO, anche se ha agito giustamente nella sua funzione verso i poveri. Ora non vorrebbe guardare nell’occhio del Nazareno. “Hai detto il vero, figlio”, Sereboa stringe il giovane al petto. “Ma guarda, anche noi anziani possiamo imparare dalla gioventù. E’ quasi un enigma che mi hai dato da risolvere; ma è possibile. Quanto superficialmente si parla del tempo! Ma da dove vengono così molta miseria e necessità, su questo non ci si rompe la testolina. Ti ringrazio, caro ragazzo”.

40. “Padre, non mi devi mica ringraziare! Per che cosa? Mi è venuto ora in mente, perché il Maestro ha detto una volta: «Arriva la notte, in cui nessuno può agire» [Giov. 9,4] Intendo, che Lui non ha inteso con la notte le notti del nostro mondo. E’ stato un lungo insegnamento e non mi ricordo di tutto, ma di questo: EGLI è la Luce, non per ultimo per i figli di questo mondo, con cui intendeva i senza-Dio, i cattivi e gli arroganti. In ogni caso così l’ho afferrato”.

41. “Può essere, Meremot, per questo ricordiamoci ancora di più: Lui non è un uomo come noi, Lui 腔, Sereboa lo sente interiormente, ‘…È Dio!’. Ma non osa pronunciarlo: ”…ci è stato dato dalla Luce, oppure...”

- “Lui stesso si è chiamato ‘la Luce’, come prima ho ripetuto le Sue parole. Quindi Lui non è stato mandato, nel senso di quella parola, ma LUI stesso è venuto, ma per noi uomini come un Mandato, affinché noi non scomparissimo dinanzi a Lui”.

42. “Me lo prendo molto a cuore, noi due ci teniamo a Costui. Che cosa vuoi fare ancora?”

- “Lo seguirei volentieri. Ho appena sentito che sarebbe sulla via per la festa della Passione, quindi verrebbe qui a Gerusalemme”.

43. “Bene! Diciamo, se possibile, nella nostra seconda casa nella città. Io stesso sentirò un’altra volta che cosa si dice nell’alto Consiglio. A me non si può rifiutare il mio ingresso, anche se pubblicamente ho rimesso la mia funzione. Persino un Caifa deve ancora contare con me”. Che quest’ultimo abbia escluso adesso tutti gli uomini buoni, Sereboa non lo può ancora sapere.

 

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Cap. 11

L’ultimo incontro con gli zeloti – Confermato il piano

1. Mancano solo un paio di giorni fino alla ‘Cena del Signore’ (Giov. cap. 13), quando Giuda incontra nuovamente due zeloti, e cioè Maradju e Churus. Non sono distanti da Gerusalemme, ma in un angolo, nel quale le spie non li riconoscerebbero subito, e là si sentono anche sicuri. A causa della vicina festa della Passione verso la città ci sono soprattutto delle ronde romane sulla loro via, per dividere grandi radunanze, affinché non disturbino in alcun modo ‘l’alta festa dei giudei’. Pilato, abbastanza lungimirante ed informato da spie, sa che cosa c’è in gioco, ma non ancora come il Consiglio del tempio prenderà lui stesso nelle loro pinze.

2. “Che cosa hai ottenuto?”, chiede Maradju. Si vede che è arrabbiato, perché lui stesso non ha ancora incontrato da qualche parte il loro ‘re’ per domandarGli se fosse davvero d’accordo di eleggerLo, di accettare la dignità di re e scacciare finalmente i romani, tutti i pagani. Ebbene, di tanto in tanto Lo ha visto, ma c’era sempre molto popolo intorno a Lui. Maradju non ha potuto avvicinarsi mai così tanto come lo desiderava. Ora sfoga la sua rabbia su Giuda.

3. “Sono molto curioso se mantieni la tua promessa, oppure se la puoi mantenere. E’ tempo di avere finalmente chiarezza”.

- Churus soffia nello stesso corno e comincia a schernire Giuda.

- Costui si difende e dice: “Non avete idea quanto difficile è sovente per noi discepoli condurre con Lui un discorso mondano. Allora Egli comincia sempre a parlare dello ‘spirito’, dell’allontanamento da questo mondo e, …spesso continua in modo strano, che non ci rimane altro che seguirLo in silenzio.

4. Ma ho ottenuto qualcosa, e vi stupirete, mi sarete grati fino alla fine della vostra vita. Ho detto una parola con un uomo mediatore particolare, un templare, e lui la vuole portare al nostro sommo sacerdote. Se non diversamente, spingo il Maestro con forza sul Suo trono e, se… se avviene attraverso il tradimento, deve succedere. Ma solo in apparenza. Lui non deve mai cadere nelle grinfie degli odiati romani, oppure, chi altro!”. Gli occhi di Giuda ardono trionfanti, ed è così convinto del suo piano… E non sa che cosa sta facendo davvero. Non ancora…

5. Solo quest’uomo mediatore, uno strettissimo che fa parte di Caifa, non ci pensa proprio ad accettare l’indicazione di Giuda. Ma usarlo? Sì, questo è possibile che tradisca il suo Signore, per la benedizione del popolo e contro Roma; ma loro, i templari, daranno poi uno spettacolo, come il mondo non ha ancora mai visto, mai lo rivedrà! – Voi, poveri uomini, anime senza luce, senza onore, senza amore; che cosa sarà di voi, quando porterete LUI sulla Croce, che è il vostro Creatore, …che vi vuole redimere?

6. Giuda, se non fosse troppo attaccato al mondo che lui si è formato, ora dovrebbe percepire su quale barca oscillante si trova, vicino al naufragio, …e si aggrappa al ‘suo albero’, respingendo da sé il pensiero: Mi riuscirà? Sì, gli deve riuscire! Così come lo vuole lui, come molti fra il popolo, bassi e alti, anche se di loro quasi nessuno pensa che ci dovrebbe essere un re e liberarli. Per Giuda, per gli zeloti e il seguito, vale proprio soltanto questa follia: ‘L’Uomo dei miracoli deve andare sul trono, …ad ogni costo!’

7. Perfino Giuda si vuole arraffare questo prezzo, solo non sa ancora come, né cosa questo ‘assolutamente’ gli costerà. Decadenza, morte e un pentimento, che sarà difficile da portare. Non pensa a questo, e lo potrebbe comunque fare. Per tre lunghi anni è passato attraverso il paese con il Maestro, Lo ha visto fare miracoli, i quali si è attaccato maggiormente. L’insegnamento, che è il vero ‘miracolo’ portato da Dio-Gesù, …ah, sì, anche questo ha accolto volentieri. Ma lo spinge solo al secondo posto. Questo è stato il suo più grande errore.

8. A sua discolpa: – la maggior parte degli uomini si aggrappa a ciò che vedono i loro occhi, che porta loro un’utilità per la vita esteriore. Invece vale l’insegnamento della luce, la parola di grazia di Dio, …poiché il Cielo conta facilmente gli uomini che elevano proprio questa PAROLA al di sopra di tutto l’esteriore e al di sopra di tutta l’apparenza. Giuda non deve fare i conti che avrà l’indulto, meno ancora, perché ha potuto vivere così a lungo con il Maestro, che ha potuto conoscere così tanto di tutta la Magnificenza.

9. “Io so già cosa devo fare”, dice adesso, quando i due zeloti si consultano a bassa voce, stando un poco in disparte.

- “Ah, così”, incalza Maradju. “puoi forse mettere davanti alla decisione il ‘vostro Uomo’ tramite il templare: Re, oppure morire?”

- “Che cosa?”. Giuda si scandalizza. Non ha pensato al morire del suo Signore. Ed ha comunque percepito, continuamente coperto frettolosamente, che il ‘piano del re’ poteva ed avrebbe potuto portare una cosa completamente diversa con sé, – di quanto ha previsto.

10. “Morire? Chi deve morire? Il nostro alto Maestro? L’Unico? – Ma non esiste! Lui aveva risvegliato dalla morte un giovane di Nain, la figlioletta di Jairo, liberato dalla tomba Lazzaro di Betania dopo la morte di quattro giorni! No, no!”, respinge ad alta voce il pensiero che lo rosicchia. “Lui non può morire! Nessuno può portarLo alla morte!”

11. “Aspettiamo”, dice Churus ribelle, quasi colmo d’ira. “Perché, ti dico questo, Giuda: se alla festa della Passione non si lascia eleggere come nostro re, per l’unica salvezza, allora, …Lui deve morire! Allora tutti i Suoi insegnamenti, le Sue azioni sono niente, sono un’opera fumosa! Noi abbiamo le nostre acque sotterranee fra il popolo; se scoppia, per Lui non c’è nessuna salvezza! Ricordati ancora questo: un Caifa non riconoscerà mai, mai il Nazareno, né alcun altro, soprattutto mai come… come…”. A Churus sembra come gli venisse tolta la parola di bocca, la Parola ‘D I O’!

12. Oh, sì, da quando Lo ha sentito una volta, visto una volta, anche se più da lontano, …gli aveva colpito molto il cuore, sovente vi aveva riflettuto chi fosse realmente quell’Uomo, ed aveva scacciato da sé, come Giuda, la questione di coscienza. Anche ora ne viene di nuovo assalito.

13. “Caifa, lo sappiamo”, risponde Giuda quasi ridendo, “è un fervente senza giusto intelletto; intendo, non rifletto sul fatto che cos’è il nostro Maestro per noi e cosa può diventare, e deve diventare. Ci si stupirà quando sarà diverso di come si pensa”. In questo, Giuda ha ragione; solo che lui stesso non sa ancora quanto precisamente vero ha parlato adesso. Lui lo considera anche in modo del tutto diverso. “Scommetto trenta monete d’argento”, si vanta, che Caifa paga, nella speranza di rovinare il Maestro.

14. “Noi Lo rendiamo Re, …già prima! L’importante è che voi siete subito pronti secondo il piano. Perché, come ho sentito, il Signore viene ora anche a Gerusalemme, molto presto, già nei prossimi giorni. Allora Lo dobbiamo provare, proclamarLo come Re dei giudei, come il figlio di Davide. Lo è anche; perché nato in Betlemme, in più Sua madre dimostrabilmente dalla stirpe del re Davide. – Cos’altro ci serve per giubilare a Lui, proclamarLo, spingere la gente all’estasi? Ah, allora avremo vinto noi, ma non il tempio!”

15. “Questo potrebbe andare, ci potrebbe riuscire. Hai ragione, Giuda, non chiedere a Lui prima, non lasciare a Lui la decisione, ma semplicemente elevarLo senza lasciare il tempo di opporSi, cosa che – ebbene sì – Gli sarebbe magari possibile. Come ho già sentito sovente da molti testimoni, Lui non ama il mondo, …il mondano. Lui mette sempre in guardia dal mondo, dalla gioia, dal fasto e dal falso onore. Quindi deve essere semplicemente sopraffatto e onorato, elevato da tutto il popolo. Allora non ho più bisogno di scommettere, come tu, Giuda, per monete d’argento, per altro: LUI accetta l’onore! Se ha il sangue dalla stirpe di Davide, in Lui si risveglierà il lato popolare, cosa che per via dell’Insegnamento ha omesso. Lui aiuta il Suo popolo alla libertà e al potere davanti a tutto il mondo!”

16. “Corro e voglio vedere quale via prende Lui. Tenetevi pronti e formate la segreta catena, affinché siate subito vicini, quanto più possibile. Voi lo sapete: un paio di urlatori travolgono anche tutto un popolo. La festa della Passione è proprio il momento giusto”. Giuda corre via, mentre Maradju e Churus si incontrano con altri zeloti. Evitano la loro collina; innanzitutto perché la via è troppo lontana, e adesso, tra la confusione della festa sono anche più sicuri. E’ impossibile che il procuratore possa controllare tutto, oppure sorvegliare.

17. Non si può ottenere molto, non sanno se e come quest’Uomo dei miracoli reagirà. Costringere? In qualche modo, Maradju lo percepisce sotto la cute, il più intelligente del loro gruppo, che uno che risveglia i morti, guarisce i paralitici, i ciechi, i lebbrosi, non Si lasci mai costringere a qualcosa. Ma si aggrappa al loro bel sogno, non vuole credere che i sogni, sono quasi sempre schiuma. Così anche Giuda.

*

18. Ha raggiunto il Signore che con altri discepoli e come quasi sempre con molto seguito, è sulla via per la festa, che ora ‘alza tutta la gente al Cielo’. Strano: ‘Quale aspetto ha il Maestro?’. Quel Suo sguardo che getta su Giuda? E’ una domanda? Un ammonimento? – ‘Dove stai andando? Fai ancora parte di Me?’. Oppure… No, il Signore mi guarda con clemenza! Giuda si vuole aggrappare a questa speranza.

19. Oh, sì, è una Bontà dal Santuario del Cielo, di cui Giuda non sospetta proprio nulla, non può più sapere né riconoscere nulla. Nel primo tempo, sì, allora era affezionato al Maestro, benché per lui il mondo non è mai stato del tutto escluso, anche per qualche altro discepolo. Allora stava in primo piano la famiglia o qualcos’altro: soltanto, gli altri si erano staccati dal mondo nel corso del tempo. Giuda non lo poteva ancora, amava denaro e fama.

20. Nel seguito c’è anche Meremot. Ha lo sguardo supplichevole di cuore: Signore, aiutami e, …lasciaTI aiutare! I tuoi nemici sono i nostri alti. Non vorrei chiedere quanti si distaccheranno subito da Te, quando… Oh, questo ‘quando…’ sta al di sopra di Te per via di tutta l’umanità. Lo fai come il Dio coperto. Come avverranno le cose! Di ciò passa anche una sensazione sui discepoli di Gesù, sui fedeli, su Meremot e su alcuni che stanno realmente e fermamente con il Salvatore. Come avviene, Meremot non lo potrà dire dopo: lui sta davanti al Signore; no, s’inginocchia, afferra l’orlo della veste. Solleva lo sguardo in alto, muto, in quegli Occhi soavi, nei quali si trova tutta una Creazione e ancora molto di più. Indescrivibile!

21. “Signore”, si sprigiona dal giovane petto, “Signore, benedicimi ed aiuta che...”. Chi non deve rovinare? Il Signore? Meremot? Oppure Giuda? Il Maestro mette le Sue mani sul capo, senza dire nulla. Profondamente rabbrividendo, Meremot si china ancora di più. Non ci vogliono parole, le ha sentite interiormente: ‘Sii benedetto, conservati la fede, anche se tutto il mondo perde la Mia Parola, …per questo tempo nel quale succede di più, di ciò che adesso può afferrare il Mio Cielo!’

22. Meremot si alza barcollando, lascia lentamente cadere l’orlo della veste, esteriormente. E’ sconvolto nell’anima, così forte, che la sua bocca rimane muta, ma il suo cuore adora. Mai nella sua vita dimenticherà quale Salvezza è venuta su di lui. Dato che anche altri si spingono più vicino, lui retrocede. E’ come un grido, uno inaudito, interiore, che passa attraverso la folla, come se anche tutti avessero ricevuto o percepito la Parola: ‘Avverrà qualcosa del tutto grande, qualcosa di terribile, che nessun uomo afferrerà mai in questa Potenza divina. Mai!

23. L’Alto continua a camminare e nessuno vede con quale eterno amore Egli benedice la folla. Già ora nella Preghiera del Calice, già come con la Parola: «E’ compiuto!», oppure ora: ‘Io lo compirò per tutti, …per la figlia perduta, anche per te, Mio Giuda!’

24. Costui rimane dietro di Lui, gli sembra come se non potesse sopportare gli occhi del Maestro. Devo lasciar cadere gli zeloti? ‘No, sarebbe un tradimento’, pensa Giuda; e sente in sottofondo: ‘Chi tradisco?’. Di nuovo come così spesso nell’ultimo tempo, spinge via la sensazione, la copre con belle parole, che non sono altro che polvere, soffiate via dal vento, come neve assorbita dal Sole. E non rimane nulla come resterà una volta quel pianto disperato.

*

25. Gli ultimi giorni fino al maestoso Golgota, ancora sovente misconosciuto, né sovente non sapendo che cosa sarebbe successo con il santo-Sacrificio-di-afflizione della Croce di Dio, profondissimamente celato, passano velocemente. Il Signore dà ai Suoi fedeli discepoli, sono ancora undici senza Giuda, gli ultimi insegnamenti (Gv. cap.14-17), da descrivere umanamente. Per Lui, anzi, non esiste nulla di ultimo, Egli dà sempre, …di eternità in eternità.

 

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Cap. 12

Sereboa scacciato dall’alto Consiglio

Nicodemo riconosce Gesù quale il Messia

1. Nello stesso giorno quando Meremot era stato presso il Salvatore, suo padre si è recato dall’alto Consiglio. Caifa si rivolge a lui impaziente. “Che cosa vuoi adesso da noi? Hai deposto presto il seggio della tua funzione, quindi da noi non hai nemmeno nessun diritto a parlare”.

- “Lo so da me”, risponde tranquillo Sereboa. “Vorrei solo sapere volentieri che cosa succede alla festa della Passione. Questa volta il popolo è molto agitato, non come al solito: gioioso, fiducioso, che tu, Caifa, porti loro la benedizione di Dio”.

- “Ah, questa l’abbiamo perduta, da quando questo – questo diavolo scava tra il popolo. Ha chiamato così noi, mentre Lui stesso è il Beelzebub! Come si deve arrivare così a una vera festa?”

2. “Io l’ho visto e sentito due volte, ma allora non ho visto in lui nulla di un diavolo. Al contrario! AccoglieteLo nelle vostre file, non è ancora troppo tardi, e voi troverete la vostra salvezza!”

- “Tu no?”, chiede astioso Hanna. “Intendo, che se dev’esserci la salvezza, allora, proprio per tutti! E dov’è, dai ribelli? Non posso descriverLo diversamente. Lui ha istigato il popolo contro di noi, ha concluso un patto coi nostri nemici, gli odiati romani, che devono rimanere, perché...”

3. “Hanna, non è degno di te, rivoltare tutto ciò che è Verità? Io so di perfetti testimoni, che nemmeno tu puoi ignorare e spingere da parte, che il Maestro non ha mai fatto una cosa simile. Certo, proprio dagli alti romani, non teste stupide, ci sono molti che Lo riconoscono e che sanno Chi EGLI è!”

4. “Chi?”, grida un anziano fariseo. “Vuoi dire che Lui sarebbe più, che solo un povero uomo? Noi sappiamo da dove è venuto; è nato persino in una stalla, in più, da una ragazza senza marito. Già questo indica come Egli è da inserire”.

- “Lo puoi fare tu”. Sereboa si scalda lentamente. Quale scherno! Si sa da tempo che era quella pura vergine, una volta allevata nel tempio, e il falegname, l’alto stimato Giuseppe che ha preso in moglie Maria, con cui non esistono ombre da attaccare al Maestro. E poi…? Giocherebbe qualche ruolo contro tutto il magnifico e meraviglioso che si vede come Egli parla e agisce? Dalla riflessione, Sereboa chiede: “Che cosa volete fare contro Colui, che è il Solo che ci può aiutare?”. Interiormente il pensiero: ‘…contro il nostro Dio?’

5. “In che cosa?”, solleva Caifa la domanda. Il suo volto è cattivissimo, si può dominare solo a fatica. “Tutti voi non sapete nulla! Tu, Sereboa, una volta consigliere anziano della nostra città, dovresti riflettere: ‘E’ meglio un uomo muoia per il popolo, e non che perisca tutta una nazione’ [Giov. 11,50] A ciò segue un silenzio, insopportabile. Persino alcuni farisei sospirano fra sé e sé.

6. “Se lo fai, Caifa, allora hai tradito il popolo, tu! Allora, oltre a ciò hai da portare unicamente tu, quello che porteranno le tue gravi parole!”

- “Non ho paura”, contraddice Caifa orgoglioso. “Quando il ribelle è morto, …escluso, allora il nostro tempio diventerà di nuovo puro. Lui è stato qui, lui lo ha reso impuro, lui...”

- “Fermati!”, Sereboa solleva in alto le due mani, implorando. “Tu lo sai bene quanto me ed altri”, Sereboa indica intorno, “che cosa è successo qui una volta nel tempio. Ricordo ancora Zaccaria.

7. Non sei colpevole della sua morte; ma Hanna?”.

- L’anziano consigliere lo guarda così severamente, che a costui scorre un brivido sulla schiena, e lo scuote via: “Pah, Zaccaria era un piantagrane; voleva rinnovare tutto. Mentre suo figlio chiamato ‘uno che grida nel deserto’ venne ucciso del tutto giustamente. Che cosa ha lasciato? La parola che colui ‘che sarebbe venuto dopo di lui, sarebbe stato più grande di lui’, mentre ha indicato il Nazareno e che costui fosse proprio prima di lui. Giovanni, questa è stata una pura menzogna! Il figlio di Zaccaria, dimostrabilmente, è venuto prima nel mondo che il Nazareno. Questa è  un opera di menzogna, con cui entrambi si sono circondati!”

8. “Vedi, Hanna, questo, dal tuo punto di vista. Ed io ti dico: così del tutto raggirato, avresti ben ragione, ma il Nazareno è Colui che hanno annunciato già Isaia e altri profeti, …soprattutto voi dovete conoscere le Scritture, Caifa e Hanna”, sottolineato con ironia. “Allora questo Fautore di miracoli,. come non ce n’è mai stato nessuno, sarebbe proprio il Messia! Io sono convinto che non verrà mai un Messia mondano che deve rendere grande la Giudea davanti a tutti i popoli.

9. Per LUI si tratta delle anime, per la liberazione dal mondo! Il Nazareno lo ha insegnato già da tre anni. Voi sapete anche, negandoLo, perché non trova spazio nelle vostre mete che passeranno così del tutto, come – forse – passerà una volta l’intero mondo!”. La voce di Sereboa suona triste. Vorrebbe volentieri aiutare i templari, ma guardando Caifa e Hanna, basta per girarsi senza parlare. Dolcemente cade la piccola tenda nella sala del Consiglio.

*

10. Nessuno di tutto il circondario del tempio ha visto che si è già allontanato uno: Nicodemo. Solo alla porta per la corte antistante viene fuori da dietro una colonna, tende quasi prudente verso il braccio del consigliere anziano e gli sussurra: “Hai detto il vero, Sereboa. E se Caifa la spinge sulla punta sanguinosa, come lo ha segretamente rivelato, allora una volta, …o mio Dio! … Il mondo sprofonderà. Ma prima, anche il tempio, la nostra città e, …il nostro popolo, come Israele, le dieci tribù, è stato disperso settecento anni fa.

11. Caifa ha due ferri nel fuoco che un giorno bruceranno lui. Con la morte del Nazareno vuole rovesciare Pilato. E’ possibile che questo gli riesca. Ma non raggiungerà mai le sue mete!”

- “Ma quando mai si è sentita da un templare una verità non truccata?”. Che Sereboa chieda questo, è comprensibile; lui non sa come costui si è incontrato con il Signore (Giov. cap. 3).

12. “Non ti stupire, anziano consigliere di Gerusalemme. Una volta ho fatto visita di notte al nostro Maestro; allora ho saputo subito chi è Costui! Ma già prima, quando ero ancora giovane e stolto, allora quel Simeone[6] mi ha acceso la giusta candela. Allora, come so, tu eri fuori dal paese, avevi da adempiere una funzione in Siria, per la Giudea. Quindi non hai conosciuto questo Simeone. Lui non era un uomo, credimi; era un angelo di Dio che ci ha preparato alla venuta del Messia del Quale hai parlato: non per noi, non per il mondo, soltanto per tutte le anime, …per il Regno di Dio!

13. Allora sono stato magnificamente preparato con gli altri, dei buoni qui del tempio. Il romano Cornelio ed altri come lui, c’erano anche loro. Ora comprenderai come mai Cornelio sa completamente del Maestro, Chi Egli è realmente. Venuto come Uomo per via degli uomini, ma, …Lui è DIO!”

- Sereboa ha ascoltato profondamente rallegrato. Ah, se ora ce ne fosse una buona decina nel tempio e nel popolo, …ci sarebbe la salvezza.

14. “Se ti è possibile, senza dare nell’occhio, …per via degli altri, allora vieni oggi verso sera nella mia casa, Nicodemo. Allora ci potremo informare meglio reciprocamente. Qui…”, il consigliere anziano si è guardato più volte intorno, “…ci sono spie. Abominevoli! Anche mio figlio voleva cercare di avere un contatto con il Maestro ed ha promesso di ritornare stasera. Forse, allora sentiremo di più e possiamo necessariamente intraprendere qualcosa, poiché quello che intessono Caifa ed Hanna, è una corda con la quale soffocano il nostro popolo”.

15. Nicodemo annuisce e dice a voce alta, perché ha visto nasi lunghi: “Sì, riferisco il tuo incarico”. Questo suona innocente, dopo quello che Sereboa ha detto ai sommi sacerdoti. Il consigliere anziano se ne va subito, e la porta esterna viene chiusa dietro di lui. Nicodemo ritorna all’alto Consiglio, annunciando come a caso: “Sereboa non è d’accordo con il nostro Consiglio,”

- Caifa mormora qualcosa che alcuni comunque comprendono:

16. “Ora tocca anche a lui”. Che cosa ne intende, nessuno lo deve domandare. Ma qualcuno scuote la sua testa, rispettando però gli alti, e nessuno osa adesso una contraddizione. Inoltre si sta facendo sera, c’è da tenere l’ultima funzione. Nella corte antistante aspettano alcune persone e si vuole anche andare a casa. Nicodemo è subito il primo che lascia il Consiglio.

17. Ah, ‘è amaro’, riflette, quando intenzionalmente va prima a casa. Si dice che i romani ci sorveglino. Ah, per la nostra salvezza; ma qui si viene quasi sempre spiati dal proprio Consiglio. Non si può quasi più dire una parola aperta. Come si deve andare avanti? Vorrei quasi crederlo: non si può danneggiare il Signore; ma… il pensiero corre avanti triste: loro non si daranno pace finché non avranno annientato Lui, la Salvezza del mondo. Solo dopo arriverà, poi… o guaio, allora si vedrà davvero nero!

*

18. A casa, Nicodemo prende ancora un piccolo spuntino, si getta sulle sue spalle un mantello scuro e corre attraverso diversi vicoli in lungo e in largo, finché non arriva alla casa di Sereboa. La è stato provveduto. Come per caso il servitore Choas si occupa davanti alla grande porta, sposta questo e quello ed apre velocemente la porta quando si avvicina il visitatore. Il suo signore gli ha descritto l’ospite. Inoltre conosce anche quasi tutti i templari, dividendoli acutamente in due parti. Secondo la sua opinione la parte cattiva è la più grande. “Entra”, dice a Nicodemo, “il mio signore ti aspetta”.

19. “Ben per la casa che ha servi fedeli!”. Nicodemo dà la mano all’uomo.

- Choas chiude dietro di lui saldamente la porta. Una bella stanza nella quale conduce Nicodemo. Là sono già seduti il padrone di casa e suo figlio Meremot. In tavola c’è del vino, pane e frutta.

- Dopo il cordiale saluto, Nicodemo fa un udibile sospiro di sollievo. “Qui regna la pace! Così dovrebbe essere nel tempio. Ma, …ah”

- “Precisamente, amico Nicodemo; sono contento che ci sono ancora sacerdoti che sanno dove abitano diritto e verità. Non ci si può proprio pensare e comunque stai vicino da noi; che sarà, quando...”

20. “…quando si torceranno le corde al Maestro?”, interviene Meremot. “Ancora non Lo conosco bene come gli uomini che sono sempre intorno a Lui, ma sono comunque venuto a sapere: Lui è diverso di quanto fa riconoscere il Suo esteriore. In più, ah, come è maestoso, come è inavvicinabile, oppure”, si corregge velocemente, “semplice, …vorrei chiamarLo ‘…santo’. Dunque, se si sa che DIO è santo, che non ci si deve nemmeno avvicinare, come insegnano i nostri rotoli, allora il Maestro è oramai quel Dio vicino, del Quale ha cantato una volta Davide: «Il Signore è vicino a quelli che hanno il cuore rotto». [Salmo 34,17] Invece i templari insegnano afflizione, morte e inferno: un Dio inavvicinabile!”.

21. “Hai ragione, Meremot”, lo assicura Nicodemo. “Ma credimi: qualcuno dei miei fratelli templari vorrebbe molto più volentieri parlare dell’amore e della gentilezza di Dio, della Sua cordiale compassione, di quanto viene prescritto dall’alto. Se lo facessero con il cuore libero, quanto presto capiterebbe anche a loro oggi, come è capitato una volta a Zaccaria. Io l’ho conosciuto bene. Con gli alti sacerdoti di una volta è stato sovente meglio; allora ognuno poteva parlare liberamente secondo la sua opinione e coscienza, che era in linea con la verità di Dio. Allora quegli anziani buoni erano perfino uniti con Dio. Oggi…?”

23. Sereboa si unisce al profondo sospiro. Molto lo aveva oppresso, e dice: “Avrei volentieri conservato la mia funzione per aiutare dove serviva l’aiuto, ma con un Caifa e un Hanna non era il caso. Sono da tempo contento di aver deposto il giogo, perché oramai posso aiutare come, quando e dove è possibile, …secondo le mie forze, secondo quello che posso. I nostri alti diventati miserabili, non mi vengono nel recinto. Non lo possono più fare.

24. Quanto essi siano poveri, si manifesterà molto forte nel tempo del difficile destino, tanto da doverne quasi avere compassione, senza meritarla. Una domanda, Nicodemo, e puoi parlare apertamente; qui non c’è nessun tradimento né perfidia: ‘Che ne pensi tu del Nazareno?’, a parte che Lo si deve descrivere come l’Uomo dei miracoli, come ‘l’Insegnante dalla Luce’ come non ce ne è mai stato certamente nessuno, e certo molto più in alto che i nostri profeti”.

- Una domanda veramente non facile. C’è da riflettere su quanto insicuro era il tempo di Gesù. Ovunque, animosità e tradimento. Prima di rendersene conto, si giaceva già nella pinza del tempio del tribunale dell’alto Consiglio. Nicodemo lo sa troppo bene.

25. “Dichiaro liberamente ed apertamente”, dice coraggioso, ed alza la sua testa, “che Gesù di Nazaret, chiamato Maestro ed anche Signore, non è di questa Terra! Anche se è nato come Uomo, è stato generato dallo SPIRITO, oppure… ah, con parole umane non lo si può dire precisamente. Io l’ho sperimentato allora, quando quel Simeone era nel tempio, ed anche lui non era uomo come lo siamo noi. Si è dato solo così per via di noi.

26. Quello che là abbiamo potuto sperimentare, non lo si potrà mai dimenticare, né distorcere, né invalidare mai! Perciò dichiaro: ‘Il Maestro è DIO stesso!’. Se Egli si dà come un uomo, allora è soltanto per la nostra salvezza! Se noi potessimo sussistere dinanzi a Lui, Egli comparirebbe nella Sua magnificenza? E poi…” Nicodemo fa una lunga pausa, che né Sereboa né Meremot abbreviano.

27. “Non lo so esattamente, ma da tutta la pienezza che Egli ci ha già portato, presagisco questo: dev’essere qualcosa di immenso ciò per cui Egli, il Supremo, è venuto così da noi. Una volta in cui Lui ha presentato la parabola del figlio perduto, c’ero anch’io (Luca cap. 15). Un esempio, oh, in verità, afferrabile per ogni uomo! Infatti, quando noi pecchiamo e ci allontaniamo da Lui, siamo perduti, se DIO non ci perdonasse compassionevolmente ed amorevolmente! Quello mi ha toccato particolarmente: «Dato che lui – il figlio – era ancora lontano, il padre lo vide e pianse, gli corse incontro e gli si gettò al collo e lo baciò!» Una volta ha ancora ripetuto: «…il Padre gli è andato incontro!»

28. Ah, non sarebbe nemmeno da immaginare, se… se… I responsabili del nostro tempio dovessero proprio sapere che adesso è giunto il tempo annunciato dai profeti: ‘Il Messia!’. Non so se è vero, ma ho riflettuto su questo: che nel censimento, fatto da Roma, risultava l’anno ‘uno’ e proprio quando era nato il Bambino in Betlemme: il Nazareno.

29. Se abbiamo un solo Dio, e Lui stesso si è annunciato in anticipo per questo anno uno, …per che cosa abbiamo bisogno di un’ulteriore testimonianza e conoscenza, che il Salvatore è il nostro Dio e Padre?”

- Che ne sia convinto così precisamente chi è il Nazareno, Sereboa non se lo sarebbe mai aspettato, non da un templare. Lui, anzi, non sa che cos’era successo a Nicodemo con Simeone e con Hanna che abitava allora nel tempio. C’è già anche molta magnificenza in preparazione per ricevere COLUI che vuole e può liberare tutto il Suo popolo-figli e renderlo beato!

30. Anche Meremot, la cui anima del tutto pura si è data al Salvatore, è letteralmente travolto, e prima aveva pensato che sarebbe stato lui a portare Luce, quella giusta, a Nicodemo. Ora non ha solo la conferma di ciò che lui stesso ha potuto riconoscere e vivere, no, …è ancora molto di più: l’Inconfondibile, quella cosa magnifica senza alcun dubbio! Vorrebbe cantare, giubilare, vorrebbe...

31. A Sereboa non succede diversamente che a suo figlio. Dà le due mani a Nicodemo, profondamente felice: “La tua testimonianza è vera, e posso dichiarare che la penso come te! Sono convinto che il Nazareno con il Nome GESU’, il Signore e Maestro è, …è un ‘Amico’ di tutti gli uomini, E’ ciò che tu hai potuto confermare. Sì, l’Amico! Questo mi è stato comunicato da un discepolo, Egli avrebbe detto così:

«Nessuno ha un amore più grande, che quello di dar la sua vita per i suoi amici». [Giov. 15,13]

32. Allora sale l’amarissima domanda: ‘Può Caifa pronunciare un verdetto di morte su Colui, che è, e dà la Vita stessa? Oppure, …che Egli prende su di Sé questa morte per…’. – Quale Mistero! Non riusciamo quasi a sondarlo”.

- “Simenone, nel tempio, ci aveva istruito e guidato in qualche futuro, anche in questo: Quando Dio stesso viene sulla Terra, allora è per via di un Sacrificio, per redimere ogni oscurità, tutte le anime, tutti gli uomini.

33. Soltanto… come questo si deve, oppure dovrebbe svolgersi… Oh, no, per l’Altissimo, il Creatore dell’Infinito, non esiste nessun ‘devo’! Egli fa tutte le Sue Opere secondo la Volontà della Sua magnificenza! «A me appartiene il consiglio e l’azione» [Prov. 8,14]. Se è questo, allora tutto il mondo, i mondani, si potrebbero sollevare; …non servirebbe a nulla se DIO lo vuole avere diversamente!

34. Ma tu, Nicodemo, bada a te: mi sei diventato caro! Dato che anche tu sei un amico del Maestro, questo deve sfuggire ad un Caifa ed ai suoi succubi?”

- “Lui lo sa. Certo, con lui non si può parlare così apertamente come qui nella tua casa, Sereboa, tuttavia… anche Hanna ne è rispettivamente informato. Ho raccolto qualche sguardo stolto. Che male fa? Non stiamo nell’alta Custodia di Grazia del Signore? LUI mi ha letto i pensieri come se stessero scritti sulla mia fronte (Giov. cap. 3). Così EGLI saprà che cosa si pianifica e si fa dal tempio, …o si vuol fare”.

35. “Mi è successo proprio così”, conferma Meremot. Lui racconta ancora una volta la magnifica esperienza che colma il suo cuore fino a traboccare.

- “Ora devo andare”, dice Nicodemo e si alza subito. “Ci sono abbastanza spie ovunque, chissà se sono stato seguito. Questo sarebbe riferito subito all’alto del nostro tempio. Sai, Sereboa, da noi ci sono anche dei buoni, più alti e più bassi; ma da entrambe le parti viene fatta la gobba, …per paura, per non perdere la funzione”.

36. “Sì, vai, è meglio. Ti deve accompagnare il mio servitore? Lui è intelligente e semina meglio le spie”.

- “No! Se si sa dove sono andato, si fa la massima attenzione quanto tempo sono stato da te. Domani me lo si chiederà certamente”.

- “Hm, che cosa dirai?”. Oh, è già un piccolo timore, perché certamente l’alto consigliere e sommamente rispettato. Il tribunale dell’alto Consiglio non si ferma davanti a nessuno, nemmeno come allora, davanti a Zaccaria, che era il secondo sommo sacerdote.

37. “Dipende come lo si chiede. Mi lascio guidare dal Maestro, …in segreto”.

- “Meglio sarebbe toglierti il più presto possibile. Puoi facilmente fuggire all’estero”.

- “Perché? Voglio rimanere al mio posto”. Allora, Nicodemo non sospetta ancora quanto presto deve fuggire, sotto una protezione, che DIO gli ha provvisto (vedi ‘Il prigioniero’ – cap. 1).

38. Con un saluto di benedizione, augurato da entrambe le parti, Nicodemo se ne va. Il suo animo è colmo e, …tranquillo, colmo di pace, di fiducia; l’intelletto, che è anche molto bene benedetto, gli ispira però quella prudenza che mondanamente è necessaria.

 

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Cap. 13

Il giorno della festa della Passione, il progetto salta: ma perché?

Nuovo proposito di Giuda: il finto tradimento!

1. iniziato il giorno, il principio per l’immenso avvenimento della Luce che porterà l’ultima: la piena Redenzione! Gli zeloti si sono molto distribuiti tra il popolo, ma in modo che abbiano il reciproco collegamento. Il Signore sa ciò che succederà, con Lui, con il popolo, con il Suo Atto? Una domanda da stolti. Lui ha nella mano sinistra i cattivi fili oscuri, dove batte il Suo cuore colmo di bontà e compassione; la Sua Volontà e il Bene degli uomini nella Sua mano destra, non visto, per il Suo alto Diritto!

2. Deve ancora stupire, poiché Egli manda due discepoli per andare a prenderGli il puledro [Luca 19,30] e sottolinea ancora «...sul quale non era ancora montato nessuno». Anche un segno per chi ci vuole badare. Così si avvicina il grande corteo alla città costruita in alto, eretta da Abramo da una piccola località. I discepoli si schierano intorno al loro Signore, soprattutto Tommaso, che prima aveva detto: «Andiamo anche noi, per morire con lui!» [Giov. 11,16]. Giuda rimane non lontano, indietro; ha visto gli amici. Ma, …lo sono, sparsi ovunque? Il capo del gruppo, Maradju, il superiore degli zeloti, si spinge più avanti.

3. Come a caso, nella confusione, non visto, incontra Giuda e sibila: “Un asino? Per il nostro re? Che cosa dev’essere?”

- Anche Giuda non ne è molto soddisfatto. Un orgoglioso cavallo, come li cavalcano gli alti romani, …sarebbe stato più giusto. Per conservare il suo prestigio, sussurra: “Aspettate; forse è proprio questo il meglio per il popolo. In tal modo Lui si avvicina, simile a loro, come la nostra gente ha anche solo asini, e non cavalli come i nemici”.

4. “Visto così, potrà valere. Ma guardaLo! Il Suo volto sembra come andasse all’esecuzione…”, quanto ha ragione lo zelota. “…soltanto non come Uno al quale aspetta la corona. L’abbiamo già fatta forgiare, vedremo se Gli sta bene”. Giuda ora è tutt’altro che convinto che il piano riesca. Certo, viene giubilato ed esclamato ad alta voce: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il Re d’Israele!» [Marco cap. 11]

5. Alcuni distendono i loro abiti davanti agli zoccoli dell’asina, molti gettano dei rami di palma; chi riesce, tocca l’orlo del vestito che arriva fino ai Piedi di Gesù, oppure toccano anche l’asina. Non c’è fine col giubilo. E poi…

*

6. Dopo, nessuno sa, nessuno ha visto la realtà, come è successo alla fine, con l’entrata in Gerusalemme. Tutto si accavalla. La grande folla di uomini gettata qua e là, migliaia di voci e ancora di più, e sopra tutto questo, l’occhio vigile di Roma, l’occupazione. Ma per quanto in modo acuto le ronde sorveglino, …l’operare degli zeloti rimase loro sconosciuto, per questo giorno.

7. E’ già sera, c’è buio. L’ultima parola di Maradju, espressa con ira, echeggia nelle orecchie di Giuda. “Ci hai guidato nell’errore, hai assicurato che il vostro Maestro si lasciasse eleggere come re. Haha, e poi, su un’asina! Ma dov’è? Dove rimane il giubilo? Che cosa fanno i romani? Siedono come prima sul nostro collo! Avremmo fatto qualcosa del tutto diverso se tu non ci fossi venuto di traverso! Ora guarda che non cadi nelle nostre mani; perché gli zeloti non si lasciano giocare così”.

8. Giuda può interrompere solo a fatica: “Tutto era pensato e pianificato nel modo giusto. Il procedere del Maestro, …tu sai, Maradju, che Lui è veramente sovrumano. Perché sia andato via all’improvviso, …nessuno lo poteva sapere prima. Ora fa attenzione: io Lo trovo e costringerò che Egli diventi Re”.

- “E come?”, schernisce lo zelota. “Lo vorrei sapere volentieri”. “Vieni con me”, Giuda cerca di calmare l’iracondo, “mi è venuto ora in mente cosa ci è oramai possibile di fare. Poi – o sì, poi abbiamo il Re! Il nostro!”

9. Maratju scuote la testa; è diventato più scettico di quanto lo era già. Il corso dei pensieri non si lascia scacciare facilmente; è inutile. Al prossimo angolo del muro arrivano ad una buia piega, a metà, caduta, tutt’intorno disabitato. Non è un buon luogo, dove tali angoli deserti vengono scovati proprio dalle ronde. Solo in tali angoli i romani possono trovare i ribelli. Ora Giuda sussurra: “Presto riconoscerai che raggiungiamo la meta solo così come l’ho prevista io, per noi.

10. Tu sai quanto aspramente un Caifa ricerca il nostro Maestro. Ora vado da Lui e, …Lo tradirò. Per finta…!”. Giuda tocca lo zelota, il quale si difende con veemenza.

- Lui non è uno che si appoggia ai traditori. Il tradimento, di qualunque genere sia, gli è fondamentalmente odiato. Che lui stesso, senza cattiva volontà, fa certe cose che vanno al di là di uno buono, non lo sa. Ma in questo modo è riuscito a comprendere che l’Uomo dei miracoli è un Amico degli uomini, e tradirLo significherebbe precipitarsi in un inferno.

11. “No!”, respinge Giuda ancora una volta, perché – adesso non ancora – vuole spingere il Signore in cattivi lacci, “io so: un gioco difficile, dato che so dove Egli sta andando. Là condurrò le guardie del tempio, se necessario con i romani. Credimi: se un uomo sta davanti alla decisione: o la morte oppure messo in alto su un trono, allora vorrei vedere se quello sceglie la morte!”

- “Hm, ebbene, suona accettabile. E poi?”

12. “Farò come se Lo volessi davvero portare nelle mani del sommo sacerdote; ed affinché lo creda, pretendo inoltre trenta monete d’argento. Me le daranno!”

- “Non c’è dubbio”, così schernisce Maradju, accorgendosi che questo discepolo ama denaro e onore. Sì, così Giuda se lo aveva immaginato: il Maestro dev’essere Re, ai fratelli anche una funzione! Invece lui, non solo accanto a Lui, ma sarebbe stato il ‘consigliere’. – Povero cuore, hai vissuto e udito così tanto in questo tempo di Grazia, e non hai imparato Chi è il Nazareno?

13. Se poi il Signore starà davanti a una forte ronda, con spade, con lance, che afferreranno le Sue mani, che... – All’improvviso Giuda vede che cosa tengono queste Mani, così molto in Opere d’amore come hanno sempre sparso Benedizione, tante volte anche su di lui, mentre lo guardava amorevolmente, ammonendo. Lui se lo scuote via, e continua a parlare: “...è di più di quanto possono tutti gli uomini. Allora ogni arma cadrà a terra, e forse cadranno pure gli inseguitori.

14. Badate di essere vicini. Questo sarà il momento in cui Lo facciamo Re. Gli inseguitori scapperanno perché a loro sarà tolta ogni forza”.

- “Non sono del tutto convinto. Un Caifa vede perfino attraverso nove porte chiuse. Lui si accorgerà ciò che intendi fare”.

- “Haha, l’alto, che da sempre è ossessionato di catturare un innocente, …sarà così preso dal suo piano, che non si accorgerà della mia intenzione”.

15. “Possibile. Vogliamo provarci. Se fallisce questo, Giuda, allora tu sei il nostro uomo. Saprai che cosa intendo con ciò!”

- Eccome, Giuda lo sa. Ora conosce gli zeloti; se è necessario, non si spaventano di nulla. Giuda scuote via il disagio, come già così molte cose, soprattutto, sempre quello Sguardo degli occhi soavi, sia che sta davanti al Maestro oppure no. Quegli Occhi non lo lasciano. Deve succedere! Digrigna con i denti, senza dare la mano a Maradju. Corre via, nell’oscurità.

16. Lo zelota lo guarda per un po’, finché la pallida Luna sorgente lo mostra ancora una volta. Poi è buio intorno a lui. Va a casa, non è lontana. Sua moglie non sa che cosa sta facendo, non ha mai osato domandare quando, come così sovente, rimaneva tutta la notte lontano da casa. Lei si preoccupa molto. Il perché questo, nuovamente, Maradju non lo sa. Lei è una seguace credente del Signore.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                 

17. Quando arriva, stanco e stizzito, lei non gli si avvicina. Nell’ultimo tempo lui è quasi sempre astioso, ma non intende essere cattivo. Non glielo può nemmeno spiegare che peso e preoccupazione lo schiacciano. Il piano, il desiderio, i nemici che lui chiama anche con disprezzo “pagani”, e non ha mai compreso come mai il Nazareno li frequenti, devono scomparire per rendere grande la Giudea, se non diversamente, allora anche senza Re.

18. Nel segreto ha anche paura che i romani lo potrebbero riconoscere insieme al suo gruppo, benché finora non abbiano mai trovato niente per prenderlo. Ma fino a quando? Le cose non si acuiscono troppo, ora? Ha a che fare con l’Uomo dei miracoli? E’ Lui che ha la Sua mano nel gioco? Perché… Domande su domande, che non trovano nessuna risposta.

19. “Dammi da mangiare”, dice di cattivo umore, senza concedere una gentilezza a sua moglie. Lei è già da tempo abituata a questo, e corre per apparecchiare. Si siede a tavola senza dire una parola, per servirlo. “Lascia stare”, brontola lui di nuovo, “posso magiare da solo”.

- “Oh, sei preoccupato?”, dice lei piano. “Ti aiuterei volentieri a portarle, ma da tempo ti sei molto chiuso.

20. Un tempo ci siamo sempre consigliati quando c’era qualcosa…”. Le cade una lacrima dai suoi begli occhi.

- Maradju si alza infuriato, perché non vuole ammettere quanto lei ha ragione. Ma che cosa? … Le femmine non hanno nessuna idea di che cosa si tratta: del popolo, della fede dei loro vecchi padri, di… Oh, guaio, di che cos’altro ancora…

21. All’improvviso lui chiede: “Dimmi: hai già sentito dell’Uomo dei miracoli? Deve fare molte cose”.

- Strano, la donna sente la trappola nella quale dovrebbe essere spinta. Maradju lo sa quanto popolo, non per ultimo le donne, ricche, povere, intelligenti oppure sciocche, Lo seguono. Lo fa più arrabbiare, perché anche degli alti romani, hm Lo seguono… Questo… Ah, che cosa! Lui guarda sua moglie esaminandola. Lei dice modesta: “Sì, ha sentito molto. Quando va a compare, si parla molto di Lui. Lo si chiama saggio, pronto ad aiutare, e Lui avrebbe già guarito molti malati”.

22. “Ah, sì? Io stesso ne ho sentito qualcosa, si mormora che Egli vuole diventare Re della Giudea”.

- “Re? Adesso che abbiamo Roma nel paese? Non lo permettono, penso; e nemmeno la casa di Erode; a meno che…”. Maradju è stupito. Che in genere delle femmine pensano, gli è del tutto nuovo, perché non si è mai chiesto se donne possono pensare. Ah, lo avrà solo acchiappato da qualche parte. E’ solo contento che lei non conosca il Nazareno. E, quanto si sbaglia, lo saprà una volta più tardi, quando si cercherà di catturarlo, dopo il santo Avvenimento sul Calvario.

23. “Non c’è bisogno che oggi mi aspetti”. Senza riposo, non ha dormito tutta la notte, come già sovente, lascia la casa uscendo da dietro. Dal piccolo vicolo secondario può confondersi facilmente non visto. La festa della Passione è adeguata per questo. Cerca la sua gente e ordina loro la massima prudenza. È previsto il giorno dove si vogliono incontrare, vicino a quel giardino chiamato più tardi ‘Getsemane’, presso il fiume Kidron. Che cosa? Chi parlerà con lui?

24. Maradju si gira su se stesso. Qualcuno gli ha detto: ‘Voi pensate che sarebbe il vostro giorno; soltanto: è il giorno del SIGNORE che Egli si è scelto, prima che sorgesse l’Opera della Creazione!’. Maradju spinge di fianco la grossa pancia, dietro alla quale si trova. Da qui può abbracciare tutto con lo sguardo: chi è venuto, se uno oppure molti. Ma non c’è nessuno nella sua vicinanza; non c’è neppure nessuno della sua gente. Quindi: chi ha parlato adesso? Dimenticare? Lui non lo può, la voce era troppo chiara. Ah, che cosa? Lui è solo agitato; tutto sta infatti sull’ultimo punto. Allucinazioni, e null’altro!

25. E nonostante ciò, gli sembra come se una mano tendesse a lui, del tutto delicatamente. Non lo ha mai percepito. Di nuovo, questo lo sopprime, perché non sa chi gli vuole sbarrare la via, …per la sua salvezza. Quando si è messo qualcosa in testa, allora nulla e nessuno lo trattiene, …nemmeno DIO!

26. O tu, stolto! Non sai che non si può impedire il procedere di Dio? Che Egli opera come Gli compiace? Che Egli lascia cadere un uomo nella fossa creata da lui stesso? Allora è ancora maggiormente il ‘Suo Procedimento di salvezza’. Non di rado, amarissimo, ma ricco di Benedizione. Quando non compreso, è pianto e ira; inoltre, ci si chiede il perché Dio lo ha lasciato capitare in una tale disgrazia. Nondimeno, talvolta irrompe il tempo in cui si apre la porta della conoscenza, in cui si fa Luce in ogni povera anima. Chissà se anche a Maradju capiterà un giorno…

 

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Cap. 14

Dal gran sacerdote, la proposta del tradimento

L’ora è arrivata, ma perché non va come previsto?

1. Nell’alto Consiglio c’è tumulto. Lo si fa entrare, oppure no? Giuda ha impiegato molto tempo fino ad arrivare nella corte antecedente. Questa è quasi sempre aperta per il ‘popolo inferiore’, come certi templari dicono arroganti, per fortuna non tutti. Ma Giuda ha desiderato parlare con il sommo sacerdote stesso, la sua richiesta non gli sarebbe da presentare tramite altri.

2. “Che cosa vuole il traditore? Appartiene al Nazareno, e dalla Galilea è mai venuto qualcosa di buono per il popolo? Da lì, giammai un profeta, per non parlare del Messia atteso!”

- “Uno che fa solo discorsi…”, inteso, è astiosamente il Signore, “…che vada a farsi friggere! A noi serve Uno che porti FATTI!”

- “Aha, e quanto povero è passato attraverso il paese, senza alto seguito, senza ricchezza o onore! Non ha nulla da mostrare, che solo...”

3. “Fatevi interrompere, cari fratelli”, viene fermato il malignare su e giù. “Io non sono per nulla Suo amico, soltanto, non sono nemmeno Suo nemico. Una cosa è certa: LUI non porta solo discorsi, fa molte Azioni inaudite. Infatti, fin da Mosè o da Elia, fin da altri grandi del nostro popolo, nessun uomo ha mai compiuto così tante meraviglie, come il Nazareno! Pensate solo a Lazzaro, che cosa è successo da poco, ecco…”

4. “Quello è stato un inganno!”, interviene ora finalmente Caifa che finora ha taciuto perché voleva esaminare come l’avrebbero pensata i suoi sottomessi. “È dimostrato che anche il Lazzaro, da noi anche odiato, giaceva per finta nella tomba, provvisto con bevanda e cibo. Ha, e i romani non si sono accorti dell’inganno. Che Lo seguano pure e …vadano a fondo con Lui!”

5. “Non voglio contrastarti troppo, sommo sacerdote, ma questo non è vero! Ci sono troppi perfetti testimoni che ci hanno confermato il miracolo. Centinaia hanno visto il corpo consumato, e non lo possiamo cancellare! Lo dovremmo ora anche mettere da parte? Davanti alla nostra porta sta scritto del tutto diversamente. Come escludiamo il Nazareno? Forse questo Giuda ha comunque qualcosa da dire che ci è magari utile? Ascoltalo! Se è utile ciò che dice, allora bene; se no, voglia di nuovo andar via”. A questo, viene finalmente assecondato.

*

6. Giuda entra con due guardie. Si inchina, non per riverenza, ma per calcolo; lui vuole, lui deve conquistare il sommo sacerdote per il piano e, …da ciò, combattere contro quel diavolo d’arroganza, come lo chiama Giuda. Ma se ha pensato di poter parlare subito, si sbaglia. come un muro muto gli stanno seduti di fronte tredici sacerdoti. Questa è la cosiddetta ‘maglia’, per rendere confusi dei richiedenti; ma per Giuda è sbagliato. Lui è intelligente per non notare il perché si tace. Quindi tace anche lui.

7. Dopo un lungo tempo, uno dell’alto Consiglio domanda, quasi sbuffa verso Giuda: “Non sai parlare? Che cosa vuoi da noi”.

- Giuda riderebbe volentieri a squarciagola, ma davanti a lui sta la cosa più alta: il Signore come Re! – ‘Quale Re?’, risuona in lui. Ah, sempre quei pensieri! Lui scaccia quell’ammonitore che lo vorrebbe salvare volentieri, seppur, intanto, solo per il mondo, per la vita esteriore. Ancora un inchino più profondo e Giuda dice modesto:

8. “Alto Consiglio, al richiedente spetta di aspettare finché viene interpellato. Non potevo nemmeno sapere chi vuol trattare, parlare con me. Sono solo uno del popolo; l’alto Consiglio sta al di sopra di noi. Non dovevo aspettare finché non mi fosse concessa la parola?”

- ‘Per essere così, è intelligente e… scaltro’. Ammette subito Caifa, non lo avrebbe ritenuto quale un seguace dell’odiato Uomo dei miracoli. Tuttavia, per un ulteriore grado più intelligente, Caifa lo ignora. Proprio per questo si lascia convincere di trattare lui stesso con Giuda. Arrogante, pieno della sua funzione e dignità, gli chiede:

9. “Che cosa mi puoi portare? Cosa puoi dirci? Ora parla liberamente; se è necessario, hai la mia protezione”.

- Quale menzogna! Il discepolo l’ha riconosciuto subito e la cancella. Non deve farci i conti, perché è ancora dell’opinione che il suo piano riuscirà. Quando il Maestro sarà riconosciuto da tutto il popolo come Re, e lui – Giuda – al fianco del suo Re, ah, sì… allora…

10. Comincia calmo: “Lo so che il Nazareno dà molta preoccupazione al nostro alto Consiglio”. Ora Giuda mente, e ancora non crede che sarebbe bene agire così. “Non credere, sommo sacerdote, che sono sempre stato per convinzione con questo Fautore di miracoli. Dapprima sì, lo ammetto volentieri, ma quando un po’ alla volta non succedeva null’altro che solo molti discorsi anche sovente buoni e… va bene, non è davvero da negare che è capitato anche qualche miracolo, allora sono rimasto volentieri lontano.

11. Ma il nostro grande Mosè ed altri hanno fatto una volta molto di più. Così ho continuato a rimanere con Lui, solamente per vedere che cosa sarebbe ancora accaduto. Tuttavia sono convinto da tempo che non c’è molto dietro, veramente senza valore ciò che il Nazareno ha detto e fatto finora. Ora ho saputo che l’alto Consiglio Lo vuole catturare”, ‘con ragione’, lo omette Giuda, perché anche se non molto interiore: lui ha amato il Signore.

12. Lui continua: “Posso dire dove Egli andrà fra breve. Allora sarebbe molto facile catturarLo e portarLo davanti all’alto Consiglio. Io...”

- “Lo sai precisamente? Non ci inganni adesso?”, chiede avidamente Caifa.

- “No!”. Giuda mette la mano destra sul suo petto. “In questa notte Lui va in un giardino selvatico, vicino al fiume Kidron. Non ci sono alti romani, solo gli altri, gli undici uomini che si chiamano discepoli. Nessuno di loro sarebbe mai capace a resistere ad un massimo delle forze”.

13. “Lo puoi testimoniare al nostro Dio, che Mosè ha visto, che le tue affermazioni sono la piena verità?”

- “Sì, sommo sacerdote, lo posso fare!”. Con ciò, Giuda dice anche la verità. Non sospetta però quale inaudito alto Avvenimento sta dietro alla Guida, iniziato da LUI, l’Alto stesso, sarà presto compiuto. “Voglio ancora dire”, continua Giuda per rafforzare il tradimento, con cui vorrebbe incassare naturalmente molto denaro, “non voglio dare l’indicazione gratuitamente. Ti prego, dammi trenta monte d’argento, e il sommo Consiglio vedrà che ho testimoniato tutto giustamente”.

14. “Trenta monete d’argento è molto denaro”, interviene il templare che tiene la cassa.

- “Sia! Per questa volta!”, ordina Caifa, “questo alto traditore, questo Nazareno, questo Satana, mi vale la somma! Se tu, Giuda, ci dovessi aver presentato una favola, allora sii certo: cadrai ancor prima del Nazareno!” – La seconda minaccia, che capita a Giuda.

15. “Sommo sacerdote, mi puoi far sorvegliare. Ma se, cosa che è purtroppo capitato sovente, il Nazareno dovesse aver previsto qualcosa d’altro, e non farà il Suo percorso verso il Kidron, che ancora non lo posso sapere, garantisco fermamente: allora io Lo seguo, non da vicino, ma rimango sulle Sue tracce. Se si dovesse cambiare qualcosa sulla Sua via, allora ti informo subito”. Con ciò l’alto Consiglio è soddisfatto.

16. “Va!”. Una parola crudele-dura, nella quale oscilla il disprezzo che tuttavia un Giuda merita.

- Si volta, perfino al più presto, lieto di sfuggire al tempio. Aveva paura che non lo avrebbero lasciato parlare, che non avrebbero accettato il suo piano, e che lui stesso poteva non rimanere indenne. Molte paure scavano nella coscienza del traditore. Lo sente del tutto precisamente, soltanto sforzandosi, lo copre continuamente. Inutile, del tutto inutile, pure la meta degli zeloiti. Sì, …è quant’altro ancora?

*

17. Non gli è subito possibile seguire il Signore. Inquieto, corre intorno per ore, come un animale impaurito, sempre in fuga, …da se stesso. Nella nicchia di un muro, si accascia. I pensieri gli corrono attraverso il cervello: ‘Avrei’, …gli vengono di nuovo in mente quelle parole del Signore e i Suoi Sguardi, quando durante la cena, Egli ha detto: «Quello che fai, fallo presto!» [Giov. 13,27].

18. Quanto triste lo aveva guardato, un cordoglio che il mondo non conosce, che un uomo non può avere. Gli era entrato nel più profondo del cuore. Ma allora, ancora del tutto convinto, il suo tradimento farebbe del loro Signore, il Re. Perciò non aveva accolto quella Parola, quello Sguardo, ed ha pensato: il Signore sa ciò che penso di fare; Lui lo approva, non vuole essere elevato da Sé. E’ meglio che ci si lasci elevare dagli altri.

19. Non aveva detto una volta: «Chi fra di voi è il più grande, sia il più piccolo!»? Se Egli si è mostrato sempre come un Uomo, uno della folla, ed era comunque un Maestro senza pari, perciò è giusto elevarLo. “E questo lo voglio fare”, dice Giuda piano fra sé e sé. Perciò la Sua Parola, l’Invito, in qualunque modo, che fosse di arrivare alla meta.

20. Ma non gli riesce di calmarsi. Ora che i dadi erano stati lanciati, che non c’è più un ritorno, si trova davanti come a un muro nero. Lui tenta ancora di abbatterlo in sé, di distruggerlo e creare con la magia la meta come formazione gentile. Ma, ah… tutto si confonde: oscurità, ombre grigie nell’assenza di fondo, in cui minaccia di sprofondare.

21. “Che cosa devo fare se…” , se fosse tutto sbagliato? La via verso l’alto Consiglio? O Giuda, anche se non puoi più impedire l’Avvenimento perché non lo può fare nessun uomo, perché dietro a tutto c’è qualcosa, di incommensurabilmente alto, santo, unico, durante tutto un Giorno di Creazione, così, tu rimani comunque il traditore.

22. Per via di quell’alta meta della Creazione, che unicamente il Supremo ha previsto, non DIO ti giudicherà! Tu stesso sarai il tuo giudice. Solo quando avrai pagato tutto, potrai stare in ginocchio dinanzi al Padre tuo, piangendo, profondamente sconvolto, con il cuore rotto e, …potrai percepire la Grazia di Dio[7]. Ora il tuo percorso in questo mondo ti conduce in un’oscurità che ti toglierà l’ultima cosa che ti ha unito con il Signore. Rimane però, o Giuda, resta il rimanente: la Luce di Grazia del Signore! Soltanto, non è ancora il momento.

23. Spinto come da furie, s’intrufola nel rivo Kidron, per vedere se, forse non… se non… il Signore, la Sua Forza miracolosa, dovesse distruggere ogni procedere vanitoso dei potenti, come un vento che cacci le nuvole dal Cielo. O guaio. Lui ora deve vedere…

- Nascosto nell’erba secca, la testa solo leggermente alzata, vede arrivare la frotta, armata come se dovessero incontrare un grande nemico e… È solo Uno a cui essi devono resistere. Ma …quale UNO! Brividi passano su Giuda. Oh, no, questo non era voluto! Perché il suo Maestro non ritorna? Al contrario… lui va incontro alla frotta e sente chiaramente ogni Parola:

24. «Chi cercate!» Come immagini offuscate, ma spaventosamente chiare, l’avvenimento passa immutabile oltre il traditore. Giuda lo grida quasi ad alta voce: ‘Questo non era voluto!’. Poi sale in lui l’ostinazione: ‘Perché Lui non si difende?’. Ha aiutato a centinaia e portato a migliaia la Sua Parola. E ora… l’Incomprensibile stende le Mani e – Si lascia legare. Se ora Egli non fa un Miracolo, allora non ne posso nulla, se… se…”

25. Il Signore viene trascinato via[8], dieci discepoli fuggono; solo Tommaso viene arrestato da un soldato. ‘Lui, Giuda, ha litigato sovente con lui’. – Allora gli viene in mente all’improvviso la sua volontà sulla via per Gerusalemme quando disse: «Andiamo con Lui e moriamo con Lui». Così era Tommaso, del tutto dedito al Signore come lo era il più giovane, Giovanni. Si adempirà questo desiderio? Entrambi sono spinti via, gli altri dispersi…?

26. “Devo aspettare”, pensa Giuda, “il Signore vuole sicuramente dare un grande spettacolo davanti all’alto Consiglio”. Che Lo si conduca là, è certo. Giuda sgattaiola via. E’ ancora notte. Non visto, arriva in città. Evita chiunque, poiché, per via della festa e perché di notte una folla di gente più furba è sulla via, qua e là, soprattutto salendo verso la piazza del tempio, là Giuda non osa andare.

27. Per lui sarebbe troppo pericoloso, anche se vorrebbe sapere che cosa sta succedendo. Quante volte il Salvatore lo ha rimproverato quando aveva litigato con Tommaso, come anche con altri, quando si è fatto dare del denaro dalla gente, anche contro la volontà di Gesù, come se lui, Giuda, guarisse un malato, confortasse i poveri ed aiutasse qualcuno in qualche modo.

28. Dev’essere stato del tutto sbagliato il suo impegno? Lo respinge, si aggrappa all’operare miracoli di Gesù. Solo da angoli bui cerca di constatare ciò che succede. Ma quando nel primo grigiore mattutino deve riconoscere che si conduce il Signore, legato, da Erode, corre velocemente nel tempio, getta le trenta monete d’argento e grida: “Ho tradito un Innocente!”

29. Lo si deride: che veda che cosa succede con il falso Uomo dei miracoli. Così tanto scherno e odio ricade su di lui, appena meno di quello che il SIGNORE deve sopportare, …con la differenza, che lui stesso si è attirato scherno e odio. Il SIGNORE lo porta anche per lui, per il traditore. Che cosa ne sarà di lui? Dove andare? Non può tornare a casa, lo si troverebbe. Una volta saetta anche il pensiero di cosa ne sarà dei suoi, se… Ah, se potesse trovare ancora una risposta, una via d’uscita a tutti i ‘se’.

30. Nell’immensa folla di uomini, osa per un’ultima volta assistere allo spaventoso avvenimento. Davanti al tribunale, davanti a Roma che ha sempre odiato. Ora ammette, troppo tardi: l’odio non porta mai nulla di buono, conduce unicamente alla rovina. Sente quattro volte la voce di Pilato, che non troverebbe nessuna colpa nel Nazareno. E poi… il grido, quel “Mene tekel”:

«Il Suo sangue cada su di noi e sui nostri figli!»

- Giuda serra i due occhi, …e scappa dalla folla.

 

 

Cap. 15

Ancora non sanno, ma la benedizione ricade già su tre amici

1. Quella sera, e nella notte in cui il Signore ha pronunciato la ‘santa Preghiera’, la Preghiera del Calice, nel giardino selvatico solo più tardi chiamato Getsemane, per Sadhana, per il Suo popolo-figli, Nicodemo era corso da Sereboa. Viene subito lasciato passare. Il suo volto del tutto stravolto e triste porta con sé il terrore, e Sereboa chiede anche subito, diventando impaurito:

2. “Che è successo, Nicodemo? Anche se oggi sono stato in città, la confusione della folla e di così tanti stranieri mi ha spinto a tornarmene presto a casa. E’ solo bene che oggi mio figlio è venuto a casa, ed anche lui era stravolto. Ha riferito che contro il nostro Signore sarebbe stato forgiato un complotto. Che cosa veramente, non lo ha saputo. Solo che, molte persone si divertivano con l’ingresso in Gerusalemme ed hanno deriso il Signore. Ci sarebbero stati anche altri che hanno detto del bene di Lui, ma anche questi sarebbero stati rimproverati, e molti di loro sarebbero poi andati via. Loro l’hanno fatto certamente per paura. E tu?”

3. Nicodemo ha bisogno di un po’ di tempo, per trovare intanto una parola, per riferire ciò che si era svolto nel tempio. Quando ora ripete la storia di Giuda come avrebbe tradito il suo Signore per trenta monete d’argento, e come nel tempio hanno schernito LUI, l’Alto, il Santo, …che lui ha riconosciuto anche come DIO, ed hanno inconfutabilmente preparato la Sua morte, allora era uscito dall’alto Consiglio. Non meno per paura che si prendesse anche lui nella pinza dalla quale non si poteva sfuggire, …no, si era sentito semplicemente male, poiché coloro che dovrebbero portare la buona Parola e l’Insegnamento di Dio, l’Amore, la comprensione con la povera umanità con indulgenza e pazienza, …sì, che cosa avevano portato in quel giorno?

4. Quanto giustamente aveva parlato a suo tempo il Salvatore degli imperfetti, come ‘sepolcri imbiancati’ (Matt. 23,27), con ragione Egli aveva chiamato coloro per i quali aveva da valere, ‘voi ipocriti’ (Matt. 15,17) Nicodemo trema formalmente. Era da comprendere che questa resa dei conti era salita al naso degli alti del tempio, che… e che loro stessi Lo tenessero sotto controllo. Per quanto sono arroganti un Hanna e un Caifa, veramente, Giuda non avrebbe avuto bisogno di dire dove il Salvatore sarebbe andato. Ci sono abbastanza spie del tempio.

5. Soltanto, ad un Caifa è capitato solo al momento giusto. Allora più tardi avrebbe potuto dire: ‘Il Suo seguace di nome Giuda ce Lo ha dato nelle mani’. Oh, quanto potrà valere questo, un giorno davanti a Dio, il Supremo, quando gli assassini – e questi lo saranno Caifa e Hanna – verranno a conoscere la loro resa dei conti? Non in questo mondo. Voglia Iddio, il Supremo, essere loro clemente, come… come Lo è stato anche con me una volta.

6. Perché una volta, imperdonabile, anche se allora ero giovane, – sì, allora ero certamente su una via sbagliata. Nonostante ciò, quale Grazia! Quel Simeone nel tempio che era il cherubino di Dio (vedi “Da lontano dalla Terra”), è lui che mi ha cambiato e portato alla ragione spirituale. Senza questa Guida di Grazia…? Chissà se anche oggi non sarei uno stupido”.

7. “Ce l’hai già riferita la storia”, tranquillizza Sereboa il suo ospite, “e ti posso dire che anch’io per lungo tempo ero sul sentiero sbagliato. Solo quando ho imparato a conoscere il Maestro, nemmeno del tutto da vicino, allora nella mia anima si è fatta Luce”.

8. “Così è capitato anche a me”, interviene contenuto Meremot. Lui è straordinariamente oppresso e confessa anche: “Impossibile! Chi vuol prendere questo su di sé? Non si può mai uccidere DIO! E questo è il Signore di Nazaret! Dietro di Lui sta molto popolo, poiché Lui ha fatto molto del bene, giorno per giorno, anno per anno e… ed eternamente, intendo. Se dal Suo santo pensare è venuto sulla Terra, Si è avvolto del tutto per causa nostra, e la Sua Luce irrompeva comunque, sempre nel Suo Amore, allora nessun templare Lo può afferrare”. Non lo sanno ancora che nel frattempo una frotta Lo ha catturato. “Lui deve soltanto…”

- “Sì, che cosa?”.

- I tre uomini lo percepiscono, anche se il Mistero non è ancora diventato evidente e vi sta dietro l’infinito, incomprensibile per gli uomini e… fatto per loro!

9. “Non è ancora spuntato il giorno, andiamo nel tempio. Forse riusciamo a sapere che cosa è successo”, consiglia Sereboa.

- “Chissà? Non ci voglio andare”, sospira ad alta voce Nicodemo. “Non per via di me, siine certo, ho solo la paura nel cuore che i nostri alti agiscano diabolicamente. E allora…”

- “Andiamo separati, tu per conto tuo, Nicodemo, mio figlio ed io, insieme. Ci possiamo magari incontrare; anzi dovrebbe essere a caso. La città è sovraffollata; la nostra gente è venuta da lontano e molto popolo straniero. Allora non dà nell’occhio quando ci si incontra”.

10. Stanno ancora seduti insieme per un po’ di tempo. Allora è all’improvviso come un soffio, soave e forte. Sentono chiaramente una Parola, come se UNO stesse in mezzo a loro: “Voi, figli della Terra, ma non di questo mondo, non potete sapere che cosa porta con sé il Mio santo Avvenimento. Da tempi, che non avete bisogno di conoscere, che non potete nemmeno indagare, IO ho previsto di preparare al Mio popolo-figli  la piccola strada che può e deve sfociare nella MIA strada. Da Me il ‘deve’, da voi è il ‘può’ ad essere portato liberamente da chi si sa dare a Me nell’amore.

11. Voi lo avete fatto, e certamente nel santo Avvenimento altri ancora che si sono lasciati chiamare per nome. Gli altri, per voi ancora gli incalcolabili, caparbi e che si sono perduti da sé, costoro sono da staccare dalla loro oscurità soltanto sulla Via del Mio Sacrificio, che quella prima figlia della Creazione – voi la chiamate Lucifero o Satana – ha provocato tramite la sua caduta. Proprio per questa figlia, come ho introdotto anche per tutti i figli, i buoni e i cattivi, i lontani e i vicini, ho creato da questo baratro la materia, perfino anche il mondo, il blocco centrale di ogni oscurità, per rivelare, proprio attraverso l’oscurità, la Mia Luce e la Mia Magnificenza.

12. Voi in parte lo avete riconosciuto ed accettato, riconoscendoMi come Salvatore e Redentore e vi siete elevati all’Amore. Io sono venuto per creare attraverso l’ultima porta un passaggio largo, sul quale tutti i caduti inizieranno un giorno la loro viuzza, anche se buia, per aprirsi, dopo la dissoluzione del cosmo-mondo materiale, anche per questa Mia Magnificenza, il Mio Regno.

13. Questo avviene attraverso un Sacrificio, come non è mai stato visto in tutto l’Universo e in tutta la MIA Eternità non sarà mai visto! IO sono il Sacrificatore, ed Io stesso sono il Sacrificio, liberamente portato dalla Mia Magnificenza di Volontà, quel Raggio fondamentale del Mio Essere, dal Quale ho creato e fatto divenire tutte le Mie Opere.

14. Non potete ancora afferrarne il profondo senso, e non è un errore, per cui non dovete temere. Quando avverrà per voi il terribile, già domani, non lo potrete afferrare, allora siete profondamente rattristati solo per via dell’Amore; ma nella ‘fede’, IO sono il vostro Salvatore e Redentore da sempre, questo deve elevare ancora del tutto a Me il vostro cuore e rendervi gioiosi, nel senso immutabile: riscattati da ogni colpa e peccato, in cui gli uomini cadono così facilmente, nella ‘co-cattura’ dall’oscurità.

15. Se vi rendete conto che Io vi ho riscattato e vi ho elevato a Me, servite Me e il vostro prossimo, senza dimenticare i caduti, non il traditore, come lo chiamerete (Giuda), allora sarete anche gli aiutanti dalla Luce, i co-portatori del sacrificio che hanno già intrapreso la loro via del co-aiuto nella Luce, avendo dato il vostro voto e procedete per mantenerlo.

16. In ciò è la via nella materia. Nessun altro che Io solo so del santo Significato! Quando un giorno sarete ritornati di nuovo a Casa nel Regno del Padre vostro, che è il MIO Regno, allora la vostra conoscenza della Luce vi porterà ogni Beatitudine!

17. Quando domani Mi vedrete morire, allora sappiate: ‘È il Corpo prestato, l’Involucro, che Io dato a ME, affinché dallo splendore di Luce della Mia Divinità, nessun uomo senza fede, nessun povero essere si accasci al suolo, e sarà ‘come se’ scomparisse. Nei tre anni della Mia Attività in questo mondo anche i migliori sarebbero stati come schiacciati, se Io fossi venuto come DIO. Sì, nemmeno un uomo Mi avrebbe sopportato ora così come sono apparso ad Abramo, a Mosè e agli altri, perché i mondani sono sprofondati, e coloro che hanno ancora fede, a loro è stato tolto del Bene di salvezza attraverso falsi insegnanti e rappresentato in modo oscuro. Ecco l’Esempio per tutti:

18. Attraverso il portatore del Mio Ordine, Mosè (cherubino Uraniel) ho fatto conoscere, accanto ai Miei dieci Comandamenti sul monte Horeb, anche le Leggi fondamentali:

“Ama Dio, il Signore, con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutta la forza tua;

e devi amare il prossimo come te stesso, perché IO sono il SIGNORE

19. Io ho dato di nuovo questi due Comandamenti fondamentali perché erano stati perduti e disprezzati. (Matt. 22,37-40 / Lev. 19,18 / Deut. 6,5) Così all’umanità – in genere – è andata anche perduta la Mia Parola fondamentale e ci sono finora pochi che hanno conservato un raggio. Questo è abbastanza forte attraverso la Mia Bontà e la Compassione, per rimanere sul sentiero della Luce a conservarsi la Mia Parola, la pura verità del Mio Spirito. Di questi pochi fate parte anche voi.

20. Proprio in questo Mio Spirito ed attraverso il MIO Sacrificio raccolgo i fedeli, e con la Mia CROCE, il simbolo del Mio Amore, insieme, tutti gli altri che hanno bisogno del Mio Sacrificio-d’Emergenza fondamentale. Senza questo, non diventeranno mai liberi e privi della loro caduta!

21. Se per scandalo e compassione volete accusare coloro che hanno certamente attirato l’avvenimento esteriore come ‘demoni’, allora ricordate che essi stessi si sono caricati i pesi più amari, e nessuno li libera che soltanto la MIA CROCE! In questa, il maestoso Simbolo del Mio Amore, di Dio, si trova nella Mia Compassione, e che li voglio liberare dal loro peso. Una volta, per ognuno dopo il tempo dell’Espiazione! Questo non rimane risparmiato a nessuno, sia che porti molto oppure meno nel peso dei suoi peccati.

22. Qualcosa può ancora essere eliminato su questo mondo a chi arriva alla conoscenza e supplica: ‘Signore, perdona! Lasciami pagare la mia colpa, ed aiutami Tu attraverso la Tua Bontà, per diventare puro dinanzi al Tuo maestoso Volto!’. Se una tale supplica sorge dal più profondo dell’anima, unita con la ferma volontà di una riparazione, allora il percorso nell’aldilà sarà facilitato; perché

IO sono l’AMORE!

23. Voi due, Sereboa e Meremot, potrete ancora operare molto nel silenzio, non nel trafficare di questo mondo; ma siate certi: ‘Chi altro se non Io solo guardo sempre nell’angolo più piccolo? Se pensate: ‘Signore, così poco!’, allora Io alzo la Bilancia dell’Ordine e una volta si mostrerà quale peso di salvezza voi Mi portate a Casa.

24. Tu, Mio Nicodemo[9], hai avuto innanzitutto una piccola paura, ma non hai dimenticato di averMi seguito e che credi in Me. Pertanto, non tu, moriranno piuttosto i tuoi perseguitori, se vogliono resistere alla Mia Grazia. Dopo la tua preoccupazione irromperà su di te la Luce della Guida e il tuo cuore sarà lieto nel ringraziamento rivolto a Me, e la Mia Bontà traboccherà (vedi “Il prigioniero”). Sotto le Mie mani anche tu andrai un giorno a Casa. Allo stesso modo Io tengo per Mano ciascuno dei Miei figli, in questo modo e anche diversamente: nella libertà del loro amore, nella costrizione abituata alla salvezza dell’eterna redenzione.

25. Ora siate consolati, non temete il giorno (Venerdì Santo) che è e rimane un Monumento in tutta l’eternità e splenderà sui Giorni della Creazione, che sono da rivelare al Mio popolo-figli. Anche se questo non lo comprendete ancora, percepite comunque la Benedizione che è venuta a voi con la Mia Parola.

26. Io vi benedico come Salvatore e Redentore, come Dio e Padre, come ciò che eternamente Io ero, sono e rimango dopo la Misura abituata alla salvezza

della Mia cordiale Misericordia!”

27. Non si può descrivere il silenzio che segue a queste parole di Grazia, nemmeno approssimativamente ciò che fluisce sui tre uomini. Dura a lungo finché osano guardarsi reciprocamente. I loro capi erano rimasti profondamente chini, ma i cuori divampavano in alto, nonostante il peso che portano per via del Maestro. Ah, sì, …il peso! Di questo, essi osano appena parlarne, perché proprio per via delle parole di Grazia rivolte loro è sfuggito ciò che il giorno seguente irromperà su tutti gli uomini, …inimmaginabile, quella inafferrabile Magnificenza del ‘distacco’, della Redenzione, che sa dare unicamente un DIO e, …lo spaventoso che capita a un Uomo.

28. Il Signore, …ma Egli è un Uomo, oppure… non è Egli per molte anime, uno Sconosciuto? Il Dio vicino e lontano? (Ger. 23,23) Tuttavia, come se un Dio non si potesse mai mostrare visibilmente.

E lo ha fatto comunque!

29. Con voce bassa, titubante e comunque di cuore lieto, ne parlano, escludendo il loro proprio: la Promessa di come si adempirà la loro vita. EGLI solo è Colui che colma l’ultima ora di questa notte. Questo, oh, questo basterà fino alla fine di Grazia della loro vita.

 

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Cap. 16

L’ineluttabile fine terrena del traditore

1. L’inesprimibile crudeltà è avvenuta. Se Sereboa e Nicodemo l’avessero saputo, in più, tutti coloro che avevano sperimentato le più grandi profondità del Signore, ciò di cui DIO si era occupato per tutti i figli, allora, – Sereboa sarebbe subito penetrato nel tempio ed avrebbe detto a Caifa e ai suoi succubi che loro erano caduti al loro Asmodi, e che loro – quale scherno – avevano eliminato il Messia per se stessi. Per quale tempo…? Così loro e tutti i buoni, i comprensivi, i giudei, i romani e anche gli altri, hanno riconosciuto che il SIGNORE ha sacrificato l’umano, per conservare per tutti i figli il Suo Spirito e la Sua Grazia, il Diritto e la Misericordia.

2. A Sereboa costa un grande sforzo superare di pensare l’ultima meravigliosa Parola di Grazia (cap. 15), di includere nella preghiera: ‘Signore, abbi Pietà dei miseri e dei perduti, dei traditori’, poiché per lui, Caifa era stato il traditore più grande che Giuda. Costui avrebbe dovuto riconoscerlo dai loro rotoli, dalle magnifiche antiche profezie, Chi era il ‘grande Nazareno’, e tutti gli insegnamenti di Salvezza e di Grazia, a parte pure tutti i molti miracoli, tutto questo avrebbe ovuto aprire gli occhi ad un superiore della Scrittura.

3. Invece no! Si era voluto chiudere occhi e orecchi, perché il Salvatore aveva rimosso la loro coperta, indicato l’abisso, tutto il cattivo e il male, ed era stato piuttosto indulgente coi ‘nove lebbrosi’ che non erano tornati indietro per ringraziare il Signore (Luca 17,17), perché questi, anche se avessero potuto, per via della Grazia che era capitata loro, erano comunque persone non istruite per riconoscere menzogna e verità, per accettare il Salvatore.

4. Nicodemo va al tempio, dopo aver visto come il Signore pendeva sulla Croce, la Sua ultima Parola profondissimamente brucia nella sua anima: «E’ compiuto!» e adesso ha presagito che cosa era stato pronunciato con questo nel più alto senso della Luce, nell’incommensurabile alta magnificenza del Supremo! Che cosa avrebbe seguito a questo, spiritualmente, (vedi “La 3° Pietra miliare”), questo certamente non lo poteva ancora sapere nessuna anima d’uomo. Ma che ciò fosse qualcosa di indicibilmente Alto, di questo si resero del tutto conto i fedeli che si erano annoverati a LUI.

5. Nicodemo lo si interroga su cosa pensasse ora di Gesù, e lo si schernisce che avrebbe seguito un falso Salvatore, perché altrimenti… pah, era tutto da rinnegare. Lo capiscono molto bene, lo percepiscono, che oramai – senza ammetterlo – quale peso del Golgota verrà su di loro.

6. Nicodemo, vigile, ma senza paura, dice profondamente commosso: “Ciò che ha fatto l’alto del tempio”, guardando acutamente Caifa e Hanna, “un giorno il tempio lo dovrà pagare, quando sprofonderà in fumo e fiamme; in più, tutta la città, tutto il popolo. «Guai su di voi!» ha profetato il Maestro, e la SUA PAROLA si adempirà!”. Esce dalla sala delle colonne dove si era discusso ad alta voce del trionfo sulla morte del Nazareno. Un Caifa ed altri riescono ancora a mettere a tacere la coscienza battente; no, …non a morte, la si spinge solo da parte percependo precisamente che essa rimane sveglia, che esce con forza sul suo piano e poi… Allora non sarà mai più possibile evitare la resa dei conti di DIO.

7. Similmente ed ancora altro, capita agli zeloti. Fino all’ultimo momento hanno sperato: ‘Succederà il più grande miracolo di tutti!’. Perché, che infatti il Maestro aveva compiuto dell’immenso in miracoli e insegnamenti, era stato compreso persino anche dal più semplice tra di loro. Perciò hanno pensato: ‘Adesso arriva la liberazione! Sì, sì, quando starà davanti a Pilato, allora Egli dimostrerà la Sua Regalità in tutta la Magnificenza’, così il discorso passa qua e là.

8. Non ha promesso al romano: ‘Io sono un Re!’? (Giov. 18,37). wenn Er dabei von der Wahrheit sprach ‒ nun gut, Wahrheit brauchen wir, über unsere Feinde und auch über unseren nunmehr falschen Tempel. Bloß das andere wurde nicht verstanden und falsch ausgelegt, weil man es sich weltlich wünscht, als Er auf Befragen sprach: "Mein Reich ist nicht von dieser Welt!" (Joh.18,36)

 

9. Maradju e Churus, i superiori degli zeloti, rimangono insieme nei giorni seguenti. Quando il Golgota sprofonda in un’amarissima notte, …per i malfattori, Churus dice: “Dobbiamo trovare Giuda; ha tradito anche noi, ci ha ingannato, che credevamo nel …Portatore della croce. Sì, quando ancora Lui stava davanti a Pilato, mi ero convinto che LUI era il nostro Aiutante! Ora vediamo che è stato tutto un vento! Haha, Maestro, Re, Dio e che altro ancora? Lui è morto ed è scomparso come scompare ogni uomo dopo la sua morte!”

10. “Hai ragione, Churus, e troviamo il Giuda. Possa seguire il ‘suo Maestro’. Ma ci dev’essere stato qualcosa in Lui, mi opprime l’anima, poiché questa morte sulla Croce, …no, non Glielo avrei mai augurato!”

- “Certo, nemmeno io, ma non si può più cambiare niente”. Escono dalla città verso la ‘valle della morte’, come la bocca popolare chiama quel luogo dove dimorano i lebbrosi e i criminali.

11. Allora vedono un uomo, piegato, un mantello scuro gettato intorno a sé. Si guarda da tutte le parti intimidito. Già poco prima era sfuggito solo appena a fatica a degli inseguitori che erano del tempio. Caifa li aveva messi sulle sue tracce. Che lui, il più alto del tempio, aveva dato trenta pezzi d’argento al traditore ed era una falsa testimonianza, gli rodeva. Giuda non lo deve confessare a nessuno! Allora lui, Caifa, sarebbe stato marchiato a fuoco davanti a tutto il popolo.

12. Giuda sa che se fosse caduto nelle mani degli inseguitori, sarebbe stato portato nel loro tribunale. Se andava bene, sarebbe diventato uno schiavo in galera, per il tempo della sua vita. Questo non lo avrebbe accettato. Lui avrebbe voluto… Che cosa? Viene anche perseguitato dagli zeloti. Mescolarsi a loro… O mio Dio! Che cosa, Giuda? Ora fai appello a Dio, …che hai tradito?

13. Lui è inseguito tre volte. La sua coscienza sta al primo posto. Tutto gli passa davanti, come lo ha ammonito il Salvatore, ed ha sempre tenuto su di lui le Sue mani benedicenti, ha calmato ogni lite con le Sue care parole che lui provocava con Tommaso o con gli altri discepoli. Ed comunque ne era sempre convinto: ‘Il Salvatore aiuta!’

14. Ecco: – nell’ombra di alcuni alberi vede due figure, ancora riconoscibili nonostante la notte. Churus e Maradju. Non vuole incontrare il primo; lo giudicherebbe crudelmente. Crudele sarebbe Roma, e… crudele è anche la sua coscienza. Non lo lascia in pace. Il suo peggiore cacciatore. Può giammai pregare: “Signore, perdona!”? – Non lo potrà mai. Rigettato nell’eternità! Così si sente, e non sa ancora, …per l’ultima salvezza della sua anima,

…che la Croce del Golgota lo farà libero![10]

 

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[1] Sulla prigionia babilonese vedi Daniele 3,1-19 nell‘opera “Babilonia sì grande” cap. 9

[2] Il cammino terreno di Gesù, giorno per giorno e cosa insegnò, lo si trova nell‘Opera dettata a Jakob Lorber “Il grande Vangelo di Giovanni”.

[3] Le vicissitudini della sacra Famiglia in Egitto sono spiegate nella Rivelazione a Jakob Lorber nell‘opera “L’infanzia di Gesù” dal cap. 33.

[4] Cornelio, nipote del quirino Cirenio, era il governatore responsabile del censimento a Betlemme che si era occupato della sacra Famiglia all’epoca della nascita di Gesù. (Vedi “L’infanzia di Gesù” dal cap. 19)

[5] Sui tre anni di insegnamento, le vicissitudini, i colloqui, i personaggi, le tematiche e le esperienze di Gesù con al seguito i dodici apostoli e numerosi discepoli, vedi l’opera dettata a J. Lorber “Il grande Vangelo di Giovanni“

[6] Simeone, l’arcangelo della Misericordia, Gabriel, compare in Gerusalemme sette anni prima della nascita di Gesù per guidare il tempio ad accettare quella nascita prodigiosa. Nicodemo è un giovane sacerdote che sarà guidato nei giusti limiti della vera fede. (vedi “Da lontano dalla Terra” cap. III/14 e III/19)

[7] Il cammino spirituale di Giuda nell’aldià è stato rivelato intorno all’anno 1940 a Max Seltmann nell’opera-libretto n. 20 “Giuda Iscariota”

[8] Invitiamo il lettore a confrontare la passione di Gesù raccontata in un'altra rivelazione anonima “Autobiografia di Cristo” in cui dal cap. 6 c‘è l’inizio dei Suoi dolori.

[9] “Mio Nicodemo“ – Un’espressione che a qualcuno potrebbe sembrare forte, poiché egli era comunque un templare che faceva parte del gran Consiglio del tempio. Tuttavia, per questo personaggio, è possibile aprire una grande parentesi, poiché di lui, quale spirito, è possibile seguire il suo cammino spirituale nell’opera “La chiamata dall’universo”, nelle cui vicissitudini egli è Diadjar, uno dei capi-angeli che guidano la sfera spirituale di un Sole-centrale, la Stella della speranza, sulla quale confluiscono le anime provenienti dalla grande Creazione, per essere guidati ‘oltre’. Lo si scopre solo al cap. 8 versetto 50, quando ricorda a un’anima proveniente dalla Terra il suo cammino terreno come colui che era andato a far visita di notte a Gesù.

[10] Per la comprensione profonda del significato di quest’ultima frase, si rimanda il lettore all’opera “Giuda Iscariota” (nota 7) rivelata a Max Seltmann, in cui nell’aldilà, il senso della croce per Giuda diventerà in modo eccellente ‘un crocevia’ per tutte quelle anime che, affini al senso del tradimento, si ritroveranno nel suo stesso piano spirituale.