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Il Libro di Grazia

“parte III”

spiegazioni su: [Apocalisse cap. 13 / 14 / 15 / 16 / 17 / 18 / 19 / 20]

 

L’ULTERIORE  ESERCIZIO  DEL  DIRITTO

 

 

[ Il testo dell’Apocalisse di Giovanni ]

 

INDICE

Parte III

[Ap. cap. 13-20]

Premessa  parte III/I   [Ap. 13-14]  L’ulteriore Esercizio del Diritto

Cap. 13             (premessa)           La bestia dal potere mondano e spirituale

Cap. 13,1-18                                  a) La comparsa della bestia con la forza legata

Cap. 14,1-5                                    b) Il puro Agnello come Polo opposto; la conservazione dei Suoi; due tempi di Giudizio

Cap. 14,6-13                                  c) I tre angeli con il potere delle Irradiazioni fondamentali, il loro successo

Cap. 14,14-20                                d) L’inizio del grande Giudizio in arrivo (1914). Il primo effetto dello stesso

Cap. 15  parte III/II    [Ap. 15-16]  Il confronto del divino adempimento dell’Opera

Cap. 16             (premessa)

Cap. 16,1-2                                   a) Il primo angelo porta la follia di potere

Cap. 16,3                                       b) Il secondo angelo uccide il mare (comunità)

Cap. 16,4-7                                   c) Il terzo angelo uccide i pozzi (influenza)

Cap. 16,8-9                                   d) Il quarto angelo batte il sole (autorità mondiale)

Cap. 16,10-11                                e) Il quinto angelo batte il seggio (legge mondiale)

Cap. 16,12-16                               f) Il sesto angelo distrugge l’Eufrate (commercio mondiale)

Cap. 16,17-21                                g) Il settimo angelo distrugge l’aria (la politica)

Cap. 17  parte III/III    [Ap. 17-18] Insurrezione delle potenze mondane e spirituali con l’aiuto dell’oscurità

                                                      – Il Giudizio su di loro si accresce

cap. 17,1-6                                     a) Il quarto angelo e la grande Babilonia

Cap. 17,7-18                                  b) La rappresentazione della donna e della bestia

Cap. 18,1-19                                 c) Inizio del crollo annunciato

Cap. 18,20-23                               d) La fine del Giudizio viene sigillata

 

Cap. 19  parte III/ IV   [Ap. 19-20]   La fine di tutte le potenze mondiali; la resa dei conti dell’ultimo tempo

Cap. 19,1-10                                 a) Previsione del tempo durante e dopo la resa dei conti 

Cap. 19,11-16                               b) Il Signore della resa dei conti

Cap. 19,17-21                               c) La dissoluzione di ogni potere mondano

Cap. 20,1-3                                   d) L’oscurità viene legata

Cap. 20,4-6                                   e) I testimoni di Dio ed il loro insediamento nella Funzione

Cap. 20,7-10                                 f) La rimanenza del pasto di lenticchie

Cap. 20,11-15                               g) Definitiva dissoluzione della Creazione materiale

 

 

Parte III/I

Premessa

 [Ap. cap. 13]

 

L’ulteriore Esercizio del Diritto

 

1. Già la parola ‘ulteriore’, indica che il precedente Esercizio del Diritto, giusto, continuerà ad agire, e questo non senza motivo, perché allo stesso modo di come rimane la cattiveria ed aumenta, così andranno le conseguenze, che l’Onnipotente avrà da determinare e le determinerà.

2. Il tempo ha dato agli uomini e agli oscuri delle occasioni più che a sufficienza per giungere alla conoscenza, affinché le cose rivelate per ultime debbano succedere in parte in modo solo minimo, perché all’Amore di Dio sta più a Cuore il formare pietosamente la fine del Giudizio, dato che Lui, l’Onnisanto-Ur, ha sacrificato il suo Amore come Figlio d’Uomo, Lui, per di più, ha avuto come Conseguenza la Misericordia dalla parte del Suo paterno Cuore-Ur: la pietra finale del Golgota! Questa rimane esistente, eternamente, senza vacillare. Anche la Misericordia era stata offesa a causa della caduta nella Creazione; la sua soddisfazione mancava e in parte manca ancora. Questo avverrà ora tramite un ulteriore Esercizio del Diritto.

3. Quanto l’Onnisanto, attraverso la Sua Misericordia, sarà volonteroso di sospendere l’ultima amarezza, anzi di offrire, malgrado l’inevitabile Effetto della terza parte della Rivelazione, ogni possibilità di tramutare l’atto finale del Suo Giudizio in un pietosissimo stato del Diritto, sarà riconoscibile chiaramente a posteriori nella seconda immagine del tratto parziale.

4. È l’umanità non volerlo! E’ falso rendere l’oscurità responsabile come unica seduttrice. Questo non è umile; questo è il vecchio Adamo che si nasconde dietro a Eva e alla propria debolezza, invece di confessare la colpa, come nascondersi dietro al serpente, come Eva. E ognuno dice: “L’altro mi ha sedotto!”

5. Se questo fosse stato giusto, – Dio non avrebbe mai scacciato la coppia di uomini dall’Eden; anzi non ci sarebbe nessun Diritto-Ur, se il dragone fosse l‘unico colpevole. Ogni primo arrivato su un mondo porta con sé i Comandamenti della Luce. Se si lascia sedurre, allora è colpa sua. Nondimeno, dato che Lucifero era stato il seduttore di base, Adamo ed Eva non sono nemmeno usciti senza benedizione dal Paradiso di Dio.

6. Ora l’umanità sta davanti al Giudizio, sul quale l’abbattuto non ha nessuna parte eccetto la sua causa prima. Un “luogo per deporre la colpa” non esiste più ([Giov. 11, 50]: «Voi non capite nulla; e non riflettete come vi torni conto che un uomo solo muoia per il popolo, e non perisca tutta la nazione. Isiaia 53, 4: Egli vedrà il frutto del tormento dell’anima sua, e ne sarà saziato; per la sua conoscenza, il mio servo, il giusto, renderà giusti i molti, e si caricherà egli stesso delle loro iniquità».)! Per l’Espiazione si è offerto l’Amore-Ur come ‘Figlio del Sacrificio’. Allora l’autore del Giudizio era ancora prevalentemente colpevole, tuttavia il Golgota ha dissolto questa colpa un poco alla volta, cosicché con l’inizio ‘dell’ulteriore Esercizio del Diritto’ essa giace sugli uomini, perché: chi ha capito il Golgota? Più si avvicinerà il tempo della fine, più ci si chiuderà davanti alla Luce di Dio, davanti alla Sua Parola di Vita eternamente vera.

7. Nella resa dei conti finale non potrà essere spinto in avanti (accusato) né il santo Portatore della colpa né il povero autore della colpa. Ognuno che ne è diventato colpevole fa scaturire ‘l’ulteriore Esercizio del Diritto’. Che in questo anche l’oscurità avrà ancora la sua “summa” (il suo peso), è certo! Al veggente questo viene indicato chiaramente nella terza visione della Rivelazione, ed egli ha tasmesso in modo semplice ed impressionante ciò che ha visto e udito.

 

 

[Salmo 53, 2-6]

«Dio ha riguardato dal Cielo sui figli degli uomini

per vedere se vi fosse alcuno che avesse intelletto,

che cercasse Dio.

Ma tutti si son tratti indietro, tutti quanti si son corrotti,

non v’è alcuno che faccia il bene, neppure uno.

Son essi senza conoscenza,

 questi operatori d’iniquità che non invocano Iddio?

 Ecco, là son presi da grande spavento,

poiché Dio ha disperso le ossa di quelli che si assediavano;

tu li hai coperti di confusione,

perché Dio li disdegna.

Oh, chi recherà da Sion la salvezza d’Israele?

Quando Dio farà ritornare gli esuli del suo popolo,

Giacobbe festeggerà,

Israele si rallegrerà!»

 

[indice]

Parte III/I

 [Ap. cap. 13]

La bestia dal potere mondano e spirituale

 

(l’immagine sull’Apocalisse): “Il mondo corre a precipizio. Un avvenimento insegue l’altro. I nuovi, provenendo dall’orrendo abisso, si attaccano ai calcagni dei vecchi. Una valanga che precipita assumendo forme sempre più atroci in violenza e velocità, tanto più corre, quanto più si avvicina alla valle”.

Le due bestie che appaiono nella prima visione parziale, sono la nuova forma del passato. Questa immagine comincia bensì nella cornice del suo tempo, con il quale non soltanto sorgono veramente, là invece inizia piuttosto il loro personale operare. Nessuna ‘bestia’ comparirebbe in modo elementare se l’inizio del suo potere fosse del pari significato con l’inizio della sua nascita. Quindi, la visione parziale sperimenta le sue rispettive scissioni d’immagine.

 

*  *  *

 

Parte III/I

capitolo 13/a

[Ap. 13,1-18]

La comparsa della bestia con la forza legata

 

3. Le due bestie agiscono apertamente indipendenti l’uno dall’altro, persino come avversari, ciò che viene rilevato attraverso due immagini del tempo; in segreto camminano mano nella mano, perché sorgono da un solo fattore: mare e terra, le due grandi parti della superficie di un mondo.

4. La prima immagine comincia nel 1914 e con la diretta pre-ombra della guerra. Che la pre-ombra ha diverse immagini del tempo, dipende dal genere dell’ulteriore Esercizio del Diritto, mentre le singole immagini dipendono l’una dall’altra nell’operare insieme, benché ognuna riceva un proprio decorso del tempo.

5. «1E andai sulla riva del mare e vidi salir dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste e sulle corna dieci diademi e sulle teste nomi di bestemmia» [Ap. 13,1]. Giovanni viene a diretto contatto con l’apparizione. La sua anima pura ne rabbrividisce. Colui che giaceva al Cuore di Gesù, che percepiva il grande Amore del Salvatore come nessun’altro dei discepoli, proprio lui deve annunciare al mondo la sua fine.

6. Perché proprio lui? Ebbene, – il santo Amore ha preso su di Sé il Sacrificio-Ur, per purificare la caduta di Satana, inimmaginabile per gli uomini, per dare la redenzione nella Mano. Così è bene quando l’Amore glielo rivela; poiché l’Amore sopporta, soffre e tollera! Giovanni, mentre riceve la Rivelazione, ha prestato una continua preghiera d’intercessione, cosa che si vedrà alla fine.

7. La «sabbia del mare» = la parte dell’umanità che ha suscitato il Giudizio, è in opposizione alla ‘Semenza come le Stelle’ (figli della Luce incarnati) promessa ad Abraham. Il secondo rango di “sabbia del mare” viene posto successivamente come la progenie mondana ([Gen. 5,5]: «…tutto il tempo che Adamo visse fu novecentotrent’anni; poi morì»; – 22,17: [Gen. 22,17]: «…certo, ti benedirò e moltiplicherò la tua progenie come le stelle del cielo e come la rena che è sul lido del mare, e la tua progenie possederà la porta dei suoi nemici»). All’inizio del tempo della fine «la sabbia del mare» = anche cosa senza valore, avrà il predominio, dalla quale sorge «l’animale raccapricciante» = il movimento del mondo”.

8. Il dragone (12,3) dà le sue dieci corna della testa, il potere del mondo, alla bestia (13,2). Sabbia e mare = la massa e la sua autorità, la muniscono magnificamente secondo la loro opinione, con dieci corna e dieci diademi, ma nulla può svelare più chiaramente l’avversità del movimento del mondo, che la disuguaglianza delle teste cornute.

9. Le teste e i diademi sono già stati interpretati, ma dalle nuove teste mimetizzate spuntano dieci corna. Questi sono: industria, borsa, banca, diplomazia, alleanze, pianificazione di guerra, armamento, tecnica, spionaggio, rivolta. Di questi, sei potrebbero essere del tutto buoni, come magari servono agli uomini dei buoi da traino con le loro corna. Purtroppo qui non è il caso; il movimento del mondo è diventato la bestia cattiva.

10. I dieci diademi vengono certamente lasciati alle corna; questi però le utilizzano, ma dato che le teste, le corna e i diademi stanno su una bestia, è naturale che ogni diadema si serve di tutte le corna e di tutte le teste. Tuttavia, la sequenza ha un particolare significato.

11. I dieci diademi sono i governi, colpevoli del 1914. Qui non è dato di specificare le loro parti di colpa, perciò la sequenza non ha nulla a che fare con una responsabilità maggiore o minore. Compaiono: Inghilterra, Francia, Germania, Russia, Austria, gli Stati dei Balcani, Belgio, Italia, America e Giappone.

12. Qui i diademi valgono anche come pieni poteri arraffati o ottenuti, i quali sono stati impiegati di volta in volta a danno dell’avversario. Chi dice: “Lo faccio a favore dello Stato”, non ha in modo assoluto nessun rappresentante del diritto davanti all’Onnipotenza! La conferma, da questo: tutto ciò che ogni diadema avrà fatto per sé, capo e corpo = governo e popolo, – è disperso, tutto passerà. Resterà soltanto il peso.

13. I nomi delle bestemmie = azioni contro l’Ordine di Dio, contro la Legge della vita di UR: l’Amore! Scritte sulle teste = registrate secondo il falso diritto, presunto o consapevole. Nondimeno, i diademi e le loro aree di potere (popoli) si scandalizzeranno (e qualcuno si è già scandalizzato), quando arriverà la resa dei conti finale.

14. «2E la bestia ch’io vidi era simile ad un leopardo e i suoi piedi erano come di orso, e la sua bocca come di leone, e il dragone le diede la propria potenza e il proprio trono e grande potestà» [Ap. 13,2]. – La descrizione è avvenuta certamente nel linguaggio della Bibbia, ma nessuno può dire: “Non sapevo che cosa avesse da significare!”. – Chi non lascia agire lo spirito, è simile al servo pigro ([Matt. 25,26]: «E il suo padrone, rispondendo, gli disse: ‘Servo malvagio e infingardo, tu sapevi che io mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso»). I nomi = parole; le bestemmie = azioni; ambedue segni di riconoscimento della bestia.

15. Leopardo = pericolo strisciante che attacca all’improvviso. Gli animali rapaci spiano la preda prima dell’attacco. Proprio così il movimento del mondo nelle mani dei singoli come l’uomo, quale bestia di potere. Piedi come di orso = violenza, nello stesso senso del leopardo dalla natura strisciante. La sua bocca come la bocca di leone = tamburi di guerra, grida di spavento. Il dragone dà alla bestia la sua forza = l’uomo presta al movimento del mondo la sua efficacia; perciò in aggiunta la potestà = governo, dominio; gran potere = l’esercizio del dominio.

16. Quello che è stato rivelato finora, abbraccia la preparazione (l’incendio dei Balcani, Sarajevo) alla grande lotta dei popoli. La vera immagine comincia solo nell’estate del 1914 nel “segno della falce” (Ap. 14,14, Ernting[1], agosto). Giovanni in questa previsione vede le conseguenze che si stanno accumulando.

17. «3Ed io vidi una delle teste come ferita a morte, e la sua piaga mortale fu sanata; e tutta la Terra meravigliata andò dietro alla bestia. 4E adorarono il dragone perché aveva dato il potere alla bestia; e adorarono la bestia dicendo: “Chi è simile alla bestia?”, e: “Chi può guerreggiare con lei?”» [Ap. 13,3-4]. – Il veggente non dice quale testa venne colpita, perché è soltanto la previsione.

18. Questo ha la sua motivazione nel fatto che la ferita al capo comincia già con la visione della falce. E’ il diadema della seconda testa il centro di potere di mammona, il quale ricevette un immenso colpo con la guerra (l’inflazione). Il mercato finanziario ha riconquistato il sostegno solamente con l’intervento infernale, il cosiddetto “piccolo uomo” fu spinto a guarire di nuovo la ferita mortale.

19. Se la stabilità non ha dato nessuna ragione d’oro = motivo di salute dell’economia, è comunque vero che la bestia del mondo ha solo ottenuto il suo tempo. Il fiume d’oro perduto, nella guarigione (1923) ha riottenuto una crosta. Giovanni si sofferma temporaneamente sull’immagine di sequenza anticipata, perché la testa principale, mammona, ha ottenuto malgrado ciò, oppure oramai, una pesante spinta in su. Si vede solamente la guarigione, ma non come sarebbe avvenuta.

20. La ferita ha contagiato anche le altre teste, che però sono ridiventate efficaci sostenendosi a vicenda, soprattutto perché si tratta di un campo unitario portante: tutte della stessa bestia! La paralisi dell’economia che colpisce persino i paesi pacifici, viene sospesa un poco alla volta. Perciò: tutto il suolo terrestre = tutti i popoli; si meravigliavano = di notte tutto continuava di nuovo nella ricchezza che si accumulava. = Apparentemente …

21. Adorare il dragone = sottomettersi; adorare la bestia = sostenere il movimento del mondo, adularlo. Non si vive più senza divertimento di ogni genere, senza bramosia dei sensi, gozzoviglia, superare in vantaggi il prossimo, non più senza apparire in pubblico, non più senza tendere al Cosmo. Questo porta fortuna! Ma questo è un servizio idolatro, come nemmeno i pagani lo fanno. A costoro in seguito sarà rimesso molto ([Matt. 11,22]: «E però vi dichiaro che nel giorno del giudizio la sorte di Tiro e di Sidone sarà più tollerabile della vostra»).

22. Chi è simile alla bestia? = il culto dei sensi non viene paragonato a nulla nell’adulazione; chi può guerreggiare con essa? = chi può vincersi? E chi lo fa è uno sciocco, … nel senso del movimento del mondo. Solo un’indicazione: il pericolo di essere derisi, essere scherniti come sciocchi, nessuno vi si espone volentieri. Il pover uomo del suolo terrestre non vuole sapere nulla del pericolo di precipitare, diventando uno sciocco della bestia. Non lo crede nemmeno che possa essere così.

23. «5E le fu data una bocca che proferiva parole arroganti e bestemmie, e le fu data potestà di agire per quarantadue mesi. 6Ed essa aprì la bocca per bestemmiare contro Dio, per bestemmiare il suo nome e il suo tabernacolo e quelli che abitano nel cielo» [Ap. 13,5-6]. – Le fu data = l’uomo concede alla bestia il diritto del potere; d’altra parte il Regno guarda con inimmaginabile Pazienza e Longanimità i ‘grandi preparatori’ del Giudizio e della resa dei conti finale.

24. La differenza: il suolo della Terra ‘dà’ alla bestia; il Regno ‘permette solamente’. Una bocca = la stampa, la propaganda; per dire cose grandi = promesse che, osservate con attenzione, ricevono troppo spesso solo un altro abito, elasticità e possibilità di cambiamento; in più le bestemmie = la buona fede viene schernita, perseguitata.

25. I 42 mesi non hanno nessun altro significato che il proprio, soprattutto perché la bestia del potere del mondo è un effetto collaterale del dragone. Sia ancora aggiunto, che il tempo di tre anni e mezzo è quello intero della caduta di Satana, in cui i 42 mesi hanno solo la loro suddivisione come epoche, come i 1260 giorni per i destini dei popoli e degli uomini. In ogni caso, tutto insieme è il tempo del Giudizio, cioè il ‘tempo della riedificazione’!

26. Aprire la bocca = discutere di guerra, di odio nel guerreggiare. Tutto questo è bestemmia contro Dio = contro l’onore, il sangue, la vita, la Verità. ([Rom. 2,21-24]: «Ebbene, tu che insegni agli altri, non insegni a te stesso? Tu che predichi di non rubare, rubi? Tu che dici che proibisci l’adulterio, sei adultero? Tu che hai in abominio gli idoli, saccheggi i templi? Tu che ti glori della legge, disonori Dio trasgredendo la Legge? Infatti, come sta scritto, il nome di Dio per causa vostra è bestemmiato fra i Gentili».). E a chi da assicurazione di non aver mai avuto in bocca il Nome di Dio, l’angelo di rame gli domanderà: “Possono le tue azioni essere coperte tramite una santa Legge?”. Chi può portare un aiuto al povero sciocco, un pezzo di bocca della bestia? – Il Giudizio, la Resa dei Conti, Giustizia!

27. Il santo Nome, l’eterno-santo UR, l’Eterno, l’Unico, il Verace = Verità della Sua Parola! Con questo, Egli ha sottoscritto con il Suo Sacrificio la Legge del Sinai e il Comandamento del Golgota (i due monti; [Zacc. 6,1]: E alzai di nuovo gli occhi, e guardai, ed ecco quattro carri che uscivano di fra i due monti, e i monti erano monti di rame»). Quello che si oppone a questo, è bestemmia. Contro il Suo Tabernacolo = Custodia della Sua Parola! E ancora, contro tutti quelli che abitano nel Cielo = che sono nati nell’onnipotente protezione del Diritto; inoltre ancora tutte le cose della Divinità: La Dottrina di Salvezza, i Beni del Regno, la Ricchezza.

28. «7E le fu permesso di far guerra ai santi e vincerli; e le fu data potestà sopra ogni tribù e popolo e lingua e nazione» [Ap. 13,7]. – Il “dato” è spiegato. A vincere i santi = contro il Vangelo. Di questo fanno parte la letteratura rovinosa da guardare, ecc. Di vincerli = il linguaggio del mondo diminuisce la credibilità (credenza nella Verità della fede); dato il potere = influenza; potere contro = influenza; successo contro = razze, comunità religiose; lingue = confessori; nazioni = cristiani di parola, coloro che corrono accanto, persone guidate nell’errore e miscredenti in genere.

29. «8E l’adoreranno tutti gli abitanti della terra i cui nomi non sono scritti fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello che è stato immolato. Se uno ha orecchio, ascolti» [Ap. 13,8]. – Gli uomini terreni che credono solamente nell’aldiquà, i cui nomi non stanno certamente nel Libro della Vita dell’Agnello; ma: «…e il mondo passa via con la sua concupiscenza. Chi però fa la volontà di Dio, dimora in eterno» [1° Giov. 2,17].

30. E’ importantissima l’indicazione che l’Agnello è ‘immolato fin dal principio del mondo’. La morte sulla Croce di Gesù non era avvenuta per nulla al principio del mondo. Ma, dal principio del mondo = il Sacrificio dell’Agnello è preparato da lunga data. Chi ha orecchie = chi fa attenzione alla voce dello Spirito, lo può capire.

31. Nella formazione del maestoso Testamento della Creazione, il Sacrificio-Ur che finora non era quasi noto, era sigillato, da cui risultava il Sacrificio dell’Amore. Così l’Agnello fin dal principio = nel caso di bisogno, sarebbe stato immolato in vista di una possibile caduta, eletto per il Golgota. Ur ha preparato Sé e il Suo Giorno dell’Amore, alla Rivelazione di questo Sacrificio, un continuo ‘lasciar la Vita per gli amici’!

32. «Se uno tende alla cattività, andrà in cattività; se uno uccide con la spada, bisogna che sia ucciso di spada. Qui sta la costanza e la fede dei santi!» [Ap. 13,10]. – Tendere in cattività = sedursi nel piacere della vita. In verità, nessun’altra prigione è più difficile da aprire che la società umana, l’etichetta, ecc. Chiunque sia legato al mondo è un uomo non libero. Nello stesso senso vale la spada. Chi uccide l’anima dell’altro, con la morte di quell’anima uccide la propria. Naturalmente, tutto vale anche in modo puramente terreno.

33. Qui è = straordinario appello. Non è che secondo la precedente dichiarazione la pazienza e la fede sulla Terra siano reali e la bestia vince i santi. Ma, il Regno e anche i suoi santi = sono i beni della Salvezza! Per questi vale il “qui è”. Questa costanza è il sostegno dei credenti. Anche se il mondo vacilla, il Regno è nella Forza! Aver pazienza, finché arriva il Santo. Conservare la fede nella Sua Legge della Giustizia, Verità e fedeltà.

34. Ma ancora qualcosa d’importante. – Chi ha sfilato il guanto di sfida contro Dio e si mette dalla Sua parte, deve pensare che dapprima ‘stava di fronte’. Attraverso l’entrare in sé viene trovata la vera pazienza e la vera fede. A chi è rimessa pietosamente la ricompensa del Giudizio, non annunci una fine alle povere anime ([Giov. 8,7]: «E siccome continuavano a interrogarlo, egli, rizzatosi, disse loro: “Chi di voi è senza peccato, scagli il primo la pietra contro di lei”». – [Matt. 18,27-30]: «E il signore di quel servitore, mosso a compassione, lo lasciò andare, e gli rimise il debito. Ma quel servitore, uscito, trovò uno dei suoi conservi che gli doveva cento denari; e afferratolo, lo strangolava dicendo: “Paga quel che devi!”. Onde il conservo, gettatosi a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me, e ti pagherò”. Ma costui non volle, anzi andò e lo cacciò in prigione, finché avesse pagato il debito».) Per questo è più importante questa conclusione della prima immagine del tempo, perché l’ulteriore Esercizio del Diritto è diventato immutabile, – per tutti!

35. La seconda immagine dal tratto a) fa diventare pubblica la “bestia spirituale del potere” come il suo fratello mondano, per la gente della Terra. La loro copertura che hanno avuto finora, decade, come sta annunciato: «11Poi vidi un’altra bestia che saliva dalla terra, ed aveva due corna come quelle d’un agnello, ma parlava come un dragone» [Ap. 13,11]. – Il Signore avverte da questa bestia ([Matt. 7, 15]: «Guardatevi dai falsi profeti, i quali vengono a voi in vesti di pecore, ma dentro son lupi rapaci»). Esternamente sono come agnelli = nell’allegoria di riconciliazione, volontà di sacrificio e virtù. Ma viene loro tolta la maschera.

36. Salire = ottenere maggiore influenza, anche essere smascherati; dalla Terra = luogo d’esilio ed essere volontariamente succubi dei materialisti; due corna che irrompono ai due lati = difendere contemporaneamente la propria grande duplice posizione. Un’ulteriore testa significa che si unisce lo spirituale con il mondano. In ciò è da considerare anche la Chiesa principale e anche altre, le quali faranno valere su tutta la Terra, oltre all’influenza spirituale, anche un’influenza mondana molto grande (tra l’altro, Roma nel regno romano della nazione tedesca).

37. Nel Nome del Vangelo innumerevoli uomini saranno soffocati nella morte da martiri. La testa del dragone incappucciato non può rivelarsi più chiaramente. Poi viene la coda: parla come un dragone = irradia il potere tenuto nascosto. Anche questo il Signore lo ha rimproverato con poche parole: «Non è quel che entra nella bocca che contamina l’uomo, ma quel che esce dalla bocca; ecco quel che contamina l’uomo». [Matt. 15, 11]).

38. Ma non soltanto questo cade sulla bestia spirituale. Secondo le due corna il suo effetto si estenderà in genere sullo spirituale, cioè sulla vita interiore, l’etica, la fede, la dignità d’uomo, non per ultimo anche sulla forza di pensare, sulla ricerca, ecc., in cui oramai ha trovato il più grande campo d’azione, come lo dimostra il seguito.

39. «12Ed esercitava tutta la potestà della prima bestia alla sua presenza; e faceva sì che la Terra e quelli che abitano in essa adorassero la prima bestia la cui piaga mortale era stata sanata. 13E operava grandi segni, fino a far scendere del fuoco dal cielo sulla terra in presenza degli uomini. 14E seduceva quelli che abitavano sulla terra coi segni che le era dato di fare in presenza della bestia, dicendo agli abitanti della Terra di fare un’immagine della bestia che aveva ricevuto la ferita della spada ed era tornata in vita» [Ap. 13,12-14]. – La seconda bestia aumenta il potere della prima; ma la sua decadenza avviene irrevocabilmente proprio per questo.

40. Qual motivo ascriversi al movimento del mondo, di elevarla a dittatore! Gravi errori questi, che certi religiosi hanno spinto gli uomini nelle braccia di Moloch: adorare la prima bestia = riconoscere il dato di fatto del potere del movimento del mondo come inevitabile, di adulare in particolare ciò che si riferisce alla testa ferita a morte, i centri di potere di mammona (vitello d’oro; [Esodo 32]).

41. Fare grandi segni = nella fusione delle teste vengono rovesciati interi popoli. Fuoco = distruzione, rapina; dal cielo = l’insieme dell’adorazione della bestia, il guardare a questa con ammirazione, ma anche del fuoco vero che cade dal cielo (2° guerra mondiale). Le due bestie sono unite nelle dieci corna, nei diademi e bestemmie. Davanti agli uomini = mostrare loro il suo potere e vincere coloro che si lasciano sedurre.

42. Sedotti per via dei segni = disgregazione spirituale, aver fatto un’immagine alla prima bestia = orientarsi sul movimento del mondo, sulla politica, sui mercati finanziari, ecc, per sapere che, …uno deve educarsi (Achab, [1° Re, 16,33]: «Achab fece anche l’idolo d’Astarte. Achab lo fece più per provocare a sdegno l’Etenro, l’Iddio d’Israele, di quello che non avevano fatto tutti i re d’Israele che l’avevano preceduto».)! Ora viene anche mostrato che cosa ha ferito la testa della bestia, cioè una spada = guerra, con cui sono indicati senza dubbio i centri finanziari e quelli del potere.

43. «E le fu concesso di dare uno spirito all’immagine della bestia, onde l’immagine della bestia parlasse e facesse sì che tutti quelli che non adorassero l’immagine della bestia fossero uccisi» [Ap. 13,15]. – All’immagine della bestia = conoscenza del movimento del mondo; far parlare lo spirito = la stampa, la propaganda con particolare (segreto) orientamento; adorare = credere ai discorsi.

44. L’immagine parla = i seguaci sollevano le loro voci; coloro che non l’adorano = riconoscere l’inganno (Achab); vengono uccisi = messi fuori corso. Chi non passa al seguito di mammona o come servitore di Baal, non si unirà a nessun movimento del mondo. Chi non è politico, ecc., perde il diritto a buoni posti o posizioni speciali di ogni genere.

45. «E faceva sì che a tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e servi, fosse posto un marchio sulla mano destra o sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere se non chi avesse il marchio, cioè il nome della bestia oppure il numero della bestia, poiché è un numero d’uomo» [Ap. 13,16-17]. – Piccoli = coloro che corrono accanto (simpatizzanti), anche seguaci; grandi e ricchi = i portatori di potere e d’influenza, ambedue sono piazzati non per caso fra i piccoli e i poveri, che li spingono via, fuori.

46. A questo corteo seguono liberi e servi appesi come retroguardia, affinché nessuno rimanga indietro. Liberi = coloro che servono volontariamente; servi = costretti con la violenza. Tutti insieme si danno un marchio = una parola d’ordine, convenzione, regole, secondo cui si deve assolutamente agire, che sono da impiegare in tutti i campi. Per esempio: devi prendere il 50%; se prendi meno, allora danneggi il tuo fratello, perché sei più conveniente. Questo è contro l’accordo = marchio. Questa indicazione deve essere sufficiente per l’intera bestia.

47. Mano destra = Prescrizioni, pretesto, attività; fronte = il sapere. Messi insieme, quasi intenzionalmente, sono tutti coloro che hanno la facoltà di pensare e agire; nessuno può comprare o vendere = chi non fa parte del ‘patto col mondo’ non può far valere nessuna influenza, inoltre perde sovente la posizione, il patrimonio, e malgrado i talenti non procede. In aggiunta ancora: senza convincere, corrompere la settima testa, raramente c’è una guida, acquisto, vendita, diplomazia o simili. Governano il nome e il numero = i potenti e i ricchi nel concetto esteso.

48. «18Qui sta la sapienza. Chi ha intendimento, computi il numero della bestia, poiché è il numero d’uomo: e il numero è 666» [Ap. 13: 18]. – Qui sta la sapienza = conoscenza, come stanno le cose intorno alla bestia del potete mondano e spirituale. Il suo nome: Baal = guida nell’errore; la sua immagine = Achab = inganno; il suo numero = 666 = l’idolo d’oro!

49. Il numero d’avvertimento è rivelato. La regina del regno arabico diede a Salomone 666 quintali d’oro ([1° Re 10,14]: «Ora, il peso dell’oro che giungeva ogni anno a Salomone, era di seicento sessantasei talenti»). Si cerca di spiritualizzare questo numero, ma ciò è sbagliato. Secondo ‘la Luce’ nel “ sono radicati gli Elementi di UR, e nel “ gli spiriti, le stelle, le fiaccole, i candelabri di Dio. Invece il dragone a sette teste è scoperto attraverso le sue corna e diademi in disaccordo, come l’anticristo. Il santo Agnello ha tuttavia, in modo corrispondente, sette Occhi e sette Corna, che significano: i Raggi della Vita fondamentale nella loro caratteristica ed attività.

50. Riflettere sul numero della bestia = rendersi conto dell’immenso pericolo, che può capitare ai portatori del marchio: Con ciò non è detto che tutti i credenti devono essere poveri e disdegnati, ma chi ha della ricchezza deve ricordarsi di amministrarla giustamente dinanzi a Dio. Deve riconoscere la grande responsabilità in sapienza e con l’intelletto, che con essa l’Eterno-Onnipotente gli ha assegnato.

51. E’ indubbio: un numero d’uomo! Non il numero di DIO! Si trova ovunque, anche nella triplice corona del mondo ricco. In contrasto al fatto che il Creatore di tutte le cose ha portato una corona di spine! Il pericolo, che ambedue le bestie come parte del dragone portano con sé, è chiaro: lo dimostrano i loro effetti dei tre tratti della prima parte dell’ulteriore Esercizio del Diritto.

 

 

[Salmo 20,8-9]

«Gli uccelli del cielo e i pesci del mare,

tutto quel che percorre i sentieri e i mari,

O Eterno, Signore nostro,

quant’è magnifico il tuo Nome su tutta la Terra!».

 

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Parte III / I

Apocalisse cap. 14

1. inimmaginabile quanto è longanime la Benignità che salva ontinuamente. La fine si avvicina e così ogni ammonimento rimane inosservato, – anzi, viene gettato al vento per pura cattiveria. Oh, tu, santa Grazia del Patto, di cui così pochi ne sanno qualcosa, – non ne vogliono sapere!

 

Parte III/I

Capitolo 14/a

[Ap. 14,1-5]

Il puro Agnello come Polo opposto; la conservazione dei Suoi; due tempi di Giudizio

2. Anche oggi vale la parabola del quadruplice campo ([Luca 8,5-8]: «Il seminatore uscì a seminar la sua semenza, e mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada e fu calpestata e gli uccelli del cielo lo mangiarono. E un’altra cadde sulla roccia; e come fu nata, seccò perché non aveva umore. E un’altra cadde in mezzo alle spine, e le spine, nate insieme col seme, la soffocarono. E un’altra parte cadde nella buona terra; e nata che fu, fruttò il cento per cento. Dicendo queste cose, esclamava: ‘Chi ha orecchi da udire, oda’»). Ora – forse per l’ultima volta – suona dall’eternità ‘la chiamata’ al mondo. Giovanni vede l’ultima preparazione per il mondo. Sette immagini del tempo, alle quali opera in anticipo una triplice preparazione celeste e una conclusione della grazia fondata in essa, che con ciò raggiungerà la sua fine per quanto riguarda l’ulteriore Esercizio del Diritto.

3. “1Poi guardai: ed ecco, vidi l’Agnello che stava in piedi sul monte Sion, e con lui erano 144.000 persone, le quali avevano il suo nome e il nome del Padre loro scritto sulla loro fronte» [Ap. 14,1]. – L’Agnello è già stato spiegato; ma Esso sta = a Lui appartiene la Forza del Regno e la Magnificenza del Regno; sul monte Sion = alta vetta del Giorno della Creazione; con lui = che ora possiedono, per diritto, la redenzione attraverso la fede conservata nella più alta osservanza dalla Legge, del Comandamento, della Grazia e del Patto. Il motivo dei 144.000 è basato sui 24 più Anziani, come simbolo del Regno delle dodici tribù; perciò vale figurativamente soltanto il quarto gruppo della Luce (angeli comandanti). Inoltre è il segno del sigillamento di tutti i credenti in genere.

4. Questi 144.000 angeli comandanti portano sulla Terra la Luce della Salvezza e rappresentano la Legge del Diritto. Il perché è scritto il Suo Nome sulla loro fronte = conoscere l’Opera del Cristo; il Nome del Padre = i co-portatori del principio-Padre che è preparato a tutto il popolo dei figli. Loro portano con piena sapienza l’unico Nome del loro UNICO DIO! È evidente che questo vale per tutti i figli (anime) che raggiungono Sion.

5. Il marchio della bestia può essere portato liberamente sulla mano oppure sulla fronte, ma il segno della salvezza solamente sulla fronte, poiché Ur tiene il Cristo, da Lui compiuto, nella Sua mano destra. Egli ha elevato su di Sé il dono-Cristo, affinché i figli Lo riconoscano Lo accettino e Lo conservino, tramite cui saranno ‘conservati’ nell’Opera. Sulla loro fronte = appartenenti all’Agnello.

6. «2Poi udii una voce dal cielo come rumore di molte acque e come rumore di gran tuono; e la voce che udii era come il suono prodotto da arpisti che suonano le loro arpe» [Ap. 14,2]. – Voce dal Cielo = L’annuncio del decorso della Longanimità in collegamento con: grande acqua = diluvio di miseria; grande tuono = spavento. Il successivo, “come da suonatori d’arpa” non indica un musicismo delicato. Il suono dell’arpa possiede ‘un potere perfetto’ (l’arpa di giubilo del 7° Giorno della Creazione; l’Opera-Ur): allora Asmodi è scacciato ([1° Sam. 16,23]: «Or quando il cattivo spirito suscitato da Dio investiva Saul, Davide pigliava l’arpa e si metteva a sonare; Saul si sentiva sollevato, stava meglio e il cattivo spirito se n’andava da lui») = tutta la caduta è guarita.

7. «3E cantavano un cantico nuovo davanti al trono e davanti alle quattro creature viventi e ai vegliardi, e nessuno poteva comprendere quel cantico, se non quei 144.000, i quali erano stati riscattati dalla terra». [Ap. 14,3]. – Non un nuovo cantico, ma solo come = quindi già cantato una volta, ma nel frattempo coperto come con il nuovo Nome; ciò che era nascosto a causa della caduta, ora può essere rivelato nuovamente [Dan. 12,4 e 9]: «E tu, Daniele, tieni nascoste queste parole e sigilla il libro fino al tempo della fine; molti lo studieranno con cura, e la conoscenza aumenterà. Ed egli rispose: ‘Va’, Daniele, poiché queste parole son nascoste e sigillate fino al tempo della fine’».]: il Cantico dell’Alta santa Grazia del Patto!

8. Davanti al trono = della maestà-Ur; davanti agli animali = la Sua Quadruplicità; davanti agli anziani = rappresentanti delle dodici tribù della Salvezza: così insieme = la Rivelazione durante l’ulteriore Esercizio del Diritto. Nessuno poteva imparare il cantico = appropriarsi semplicemente la parte della Grazia del Patto. Solo chi raggiunge ‘l’Alta Casa’ è riscattato dalla Terra, è liberato dalla materia. Tuttavia, non solo riscattato, ma che si lasci anche riscattare. Approfittare del prezzo di riscatto esige una presenza. Questa à l’anima vivente, la pecora, per la quale il PASTORE ha perso la Sua Vita.

9. «4aEssi son quelli che non si sono contaminati con donne, poiché son vergini. Essi sono quelli che seguono l’Agnello dovunque vada» [Ap. 14,4a]. – Non è inteso nessun celibato, perché un uomo senza una donna non sarebbe proprio una vergine. La conservazione dell’appartenenza all’Agnello si trova nella condizione divina. Donne = l’assenza di Legge; vergine = pura nell’etica, nella morale, nella fede, nella dignità umana. Queste cose ujesti sono la sposa = la ricca comunità. Seguire l’Agnello = subordinarsi alla Volontà della Salvezza.

10. «4bEssi sono stati riscattati di fra gli uomini per essere primizie a Dio e all’Agnello» [Ap. 14,4b] = dal vivente; inoltre: la loro obbedienza conduce i figli della Luce oltre l’umanità materiale, per aiutare a riportare dalla stessa tutto ciò che era stato perduto una volta = la prestazione inversa per il prezzo di riscatto ([Ebr. 5,8-9]: «Benché fosse figlio, imparò l’ubbidienza dalle cose che soffrì; ed essendo stato reso perfetto, divenne per tutti quelli che gli ubbidiscono, l’Autore d’una salvezza eterna»). Con la caduta di Satana inizia subito il Sacrificio-Ur, che assicurava ai figli di Luce il ‘santo luogo libero’, perché avevano superato nell’obbedienza la prova della libertà nella Creazione. Per questo hanno il Diritto dalla loro parte.

11. La loro via su un mondo può ora aumentare, e mai diminuire questa parte di Regno, nemmeno in caso di peccati che discendono dalla materia. Le primizie di Dio e dell’Agnello = appartenente a Ur e alla sua Opera di quel primo tempo e del tempo della prova della libertà.

12. «5E nella loro bocca non fu trovata menzogna; sono stati trovati irreprensibili davanti al trono di Dio». [Ap. 14,5]. – Con questo, il precedente è confermato. Non si lasciano incarnare per conquistare per sé una posizione più alta, ma per dare a DIO la libera obbedienza come prestazione corrisposta, per l’altro, per Lo-Ruhama ([Osea 1,6]: «Ed essa concepì di nuovo e partorì una figliuola. E l’Eterno disse a Osea: ‘Mettile nome Lo-ruhama;, poiché io non avrò più compassione della casa d’Israele in modo da perdonarla»), per raccogliere la sua cosa perduta dal povero campo e, per questo, formarla di nuovo secondo il Regno. Quindi nella loro bocca non c’è del falso = sono completamente non punibili per diritto davanti al trono di Dio e alla forza del Diritto del Regno.

13. L’immagine del tempo magnificamente sconvolgente, indica che malgrado l’ulteriore Esercizio del Diritto la Grazia rimane intoccata per i figli del Regno. Rivelando questo non viene aggiunta nessuna ripetuta ammissione, perché loro stessi devono conservare la consolazione, perché l’afflizione non passa nemmeno da loro. Dopo questo inizio, santo e bello, la comparsa degli animali continua con forze legate (cap. 14). Su questo, il seguito:

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Parte III / I

capitolo 14/b

[Ap. 14,6-13]

I tre angeli con il potere dei raggi fondamentali – Il loro successo

1. «6Poi vidi un altro angelo che volava in mezzo al cielo, recante l’Evangelo eterno per annunciarlo a quelli che abitano sulla Terra e ad ogni nazione, tribù, lingua e popolo, e diceva a gran voce: 7“Temete Iddio e dategli gloria, poiché l’ora del suo giudizio è giunta; e adorate Colui che ha fatto il cielo e la Terra e il mare e le fonti delle acque» [Ap. 14,6-7].

2. Giovanni vede nella chiara Luce l’attuale operare di tre angeli. Nella sua ulteriore descrizione, per via della conclusione della successiva immagine del tempo, deve di nuovo retrocedere. Ogni singola azione dei tre angeli rimane perciò riservata alla fine nel tempo del Giudizio.

3. Un angelo che vola = supera con velocità lo spazio e il tempo; in mezzo al Cielo = attraverso il Regno e con ciò percettibile unito per la materia, se lo si voglia riconoscere oppure no; annuncia un eterno Vangelo = annunciare la Verità pienamente valida. Si fa riferimento al Vangelo della Bibbia soltanto con la linea del tempo, ma è ben anche un annunciatore del Giudizio ([Matt. 24]: «Il discorso profetico di Gesù», ed altro).

4. Coloro che abitano sulla Terra = coloro che sono caduti sotto all’influenza delle due bestie del potere; viene annunciato = devono arrivare ancora alla conoscenza tramite “l’atto degli angeli”, per fare della Verità del Giudizio una Verità di Salvezza. In fondo lo ottengono tutti: pagani = miscredenti; tribù = i simpatizzanti; lingue = quelli che sono stati condotti nell’errore; popoli = partiti uniti. Malgrado ciò, vale anche per i gruppi di fede.

5. Gran voce = impressionante! L’inizio della guerra del 1914 ha portato molta gente nelle chiese. Temete Iddio = temete la fine dei vostri giorni. Dare l’onore a Lui = riconoscere l’unico Creatore; è venuto il tempo del Suo Giudizio = il tempo il Dominio di Grazia è passato. Perciò in mezzo al cielo = passare attraverso il Dominio della Grazia, contemporaneamente l’invito di adorare Colui che ha fatto tutto.

6. Cielo, Terra, mare, fonti d’acqua! Nuovamente una quadruplice rappresentazione. Il Cielo = Luce, ha creato la Terra = Vita, alla quale veniva portato il Mare = l’Amore, sì, un ‘mare d’Amore’ attraverso il Cristo; in più le fonti d’acqua = la Verità ([Giov. 4,14]: «Ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete; anzi, l’acqua che io gli darò, diventerà in lui una fonte d’acqua che scaturisce in vita eterna»). Ma gli uomini della Terra soffocano il divampare della fede; e le continue epoche di Giudizio subentrano in una brevità di tempo ravvicinato, per questo ancora più imponenti. Il vero segno sarà pure rivelato (versetti 14-17).

«8aUn altro angelo seguiva» [Ap. 14,8a]. – Segue la seconda guerra mondiale portando innominabile miseria che poteva essere evitata, solamente se i quattro Beni della salvezza prima menzionati fossero stati riconosciuti. E’ una visione solo secondo la parola anticipata, condizionata dal tratto; infatti, solo più tardi ciò che è pertinente per questo sarà interpretato in modo giusto temporalmente [18,2]. Ma i due versi che suonano uguali verbalmente, hanno poco a che fare l’uno con l’altro.

8. «8bA un tratto, Babilonia, la grande città, è caduta, è frantumata. Inebriava con il vino della sua prostituzione tutta la Terra» [Ap. 14,8b]. – E’ caduta = è caduta sotto al Giudizio; con il vino della sua prostituzione = inebriare tramite le bestie del potere; inebriava tutte le nazioni = seduceva tutti i poveri, gli ignari, i creduloni ([Ger. 51,6-8]; «Fuggite di mezzo a Babilonia, e ognuno salvi la sua vita, guardate di non perire per la sua iniquità! Poiché questo è il tempo della vendetta dell’Eterno; Egli le dà la sua retribuzione. Babilonia era nelle mani dell’Eterno una coppa d’oro, e inebriava tutta la Terra. Le nazioni han bevuto del suo vino, perciò le nazioni sono divenute deliranti. A un tratto Babilonia è caduta, è frantumata. Mandate su di lei alti lamenti, prendete del balsamo pel suo dolore, forse guarirà!»). In verità, tutte le conseguenze della fine della seconda guerra rimangono non scritte! Qui la vittoria dei vincitori sta scritta sulla carta. I quattro venti di Daniele ([Dan. 7,2]: «Dunque, Daniele prese a dire: Io guardavo nella mia visione notturna, ed ecco scatenarsi sul grande mare i quattro venti del cielo») spingono sul gran mare = inarrestabilmente verso la rovina.

9. «9E un altro, un terzo angelo, tenne dietro a quelli dicendo con gran voce» [Ap. 14,9]. Quindi, un terzo peso. La fine della guerra è la conclusione della seconda Epoca del Giudizio finale; la terza irromperà presto dalla porta con violenza. Ciò che fluisce, dimostrerà la seconda, terza e quarta visione parziale dell’ulteriore Esercizio del diritto [Ap. cap. 15-20].

10. «9bSe qualcuno adora la bestia e la sua immagine e ne prende il marchio sulla fronte o sulla mano, berrà anch’egli del vino dell’ira di Dio versato puro nel calice della sua ira e sarà tormentato con fuoco e zolfo al cospetto dei santi angeli e al cospetto dell’Agnello». [Ap. 14,10]. – Finora tutto era stato detto con precisione; ora ci dice: «se qualcuno…» – Il Cielo lascia libero corso al mondo, perciò il discorso suona come se è diventato indifferente ciò che fa l’umanità.

11. Chi adora la bestia del potere mondiale = vive solo secondo il terreno-materiale, accettare il marchio sulla fronte e sulla mano = sfruttare secondo il proprio beneplacito la conoscenza e il potere di fatto per suo vantaggio, svincolarsi dalla Mano altissima e ritrovarsi al di fuori dello stato di Diritto o d’assistenza del Diritto del santo Regno. Ira = giusta Resa dei Conti, nessuna punizione arbitraria. Il Signore stesso non punisce, perché: “Davanti all’Agnello!”. Questo sarà ancora spiegato.

12. Il vino d’ira = assoluta Verità. Due vini si trovano di fronte: la prostituzione e l’ira di Dio. Il santo Vino dell’Ira versato puro = porta uno spaventoso risveglio, la conoscenza: “Troppo tardi!”. Il Calice della Sua ira = l’Opera della Sua Verità: Getsemani! Dopo il ‘troppo tardi’, nessuno potrà passare oltre al Getsemani senza essere stato afferrato dal peso della resa dei Conti della Verità.

13. Tormentati con fuoco e zolfo = pentimento e disperazione; abbiamo due visioni davanti ai santi angeli e dell’Agnello. Per prima cosa, non è il Signore del Regno che ha provocato un tormento, altrimenti dovrebbe dire “di” e non “davanti”. Dover bere il Vino dell’Ira è colpa di ciascuno per proprio conto, di colui che prima ha bevuto il vino della prostituta. La maestosa Condizione di UR: ‘chi non vuol stare nella Mano del Sublime, deve stare sotto la stessa’. Stare nella Legge porta la giustificazione, ma restare al di sotto della Legge, è doversi piegare. Per secondo: davanti agli angeli = prima del tempo della caduta; davanti all’Agnello = adagiati nella redenzione. Perciò qui l’Agnello viene anche nominato dopo gli angeli.

14. «11E il fumo del loro tormento salirà nei secoli dei secoli; e non avranno requie né giorno né notte quelli che adorano la bestia e la sua immagine e chiunque prende il marchio del suo nome». [Ap. 14,11]. – Il fumo del loro tormento = l’invocazione per la redenzione che un giorno troverà ascolto. Perciò sale: deve nuovamente rimanere in basso. Di eternità in eternità (di secolo in secolo) = fin dal confine temporale dello Spazio, abbandonato spiritualmente fino alla durata del tempo del santo Regno, dalla povera eternità del mondo fino davanti al Trono di Grazia, da Armaghedon fino a Sion!

15. Se esistesse del continuo tormento, dove rimarrebbe la Misericordia? Il Tempo di Dio è senza fine! Se questo riguardasse anche il tormento, la Vita creata dovrebbe consumarsi. Se fosse così, non vi sarebbe nessuna Vita dal Creatore. («Ogni cosa è stata fatta per mezzo di essa, e senza di essa neppure una delle cose fatte è stata fatta». [Giov. 1,3]). Esiste una Via di Grazia, non appena la Grazia regnerà di nuovo.

16. Non avranno requie giorno e notte = nessun esaurimento ([Ebr. 4,1-3]: «Temiamo dunque che talora, rimanendo una promessa d’entrare nel suo riposo, alcuno di voi non appaia esser rimasto indietro, poiché a noi come a loro è stata annunziata una buona novella; ma la parola udita non giovò loro nulla non essendo stata assimilata per fede da quelli che l’avevano udita. Poiché noi che abbiam creduto entriamo in quel riposo, siccome Egli ha detto: Talché girai nella mia ira: Non entreranno nel mio riposo!»), finché non riconosceranno la loro colpa e si piegheranno sotto le Condizioni di Ur. Anche qui il confronto: requie dei santi = perfezionamento. Aver accettato il marchio del nome ha un significato, eccetto ciò che è stato detto finora – altrimenti non sarebbe stato menzionato nuovamente – che i precedenti adoratori e coloro che lo portano oltre ne sono gli autori, mentre coloro che ora vengono indicati, possono valere come sedotti.

17. «12Qui è la costanza dei santi, quelli che osservano i Comandamenti di Dio e la fede in Gesù».[Ap. 14,12]. – Un ricordo alla chiamata in battaglia contro l’oscurità e l’accettazione della costanza del Regno. Perciò particolarmente l’osservanza dei Comandamenti di Dio = i due monti; e la fede in GESU’ = l’alta santa Opera di Cristo . La quarta immagine secondo la Rivelazione è finita.

18. «13E udii una voce dal cielo che mi diceva: “Scrivi! Beati i morti che da ora innanzi muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, visto che si riposano dalle loro fatiche, poiché le loro opere li seguono». [Ap. 14,13] Questa è una faccenda del tutto a se stante, ma non senza riferimento al cerchio delle immagini gravi che la circondano. Voce dal Cielo = annuncio, il quale riceve il più alto significato attraverso l’incarico di scrivere, che ha il suo motivo nel santo Testamento della Creazione.

19. Viene compreso il “beati sono i morti”? Certuni credono che siano coloro che sono morti nella fede in Dio. Certo, anche questi; soltanto, questo non è il significato fondamentale. Beato = felice; chi è un morto = allontanato dal mondo, non essere catturato dal lui (non monasticismo). Proprio per questo: ‘che muoiono nel Signore’ = affidarsi a Lui con tutta la loro vita totalmente nel Cielo e sulla Terra. Questo è il senso più profondo di questo morire.

20. “Da ora in poi” è condizionato dal tempo per chiunque, specialmente nel momento della meta raggiunta. Allora subentra il frutto del co-sacrificio (morte). Lo spirito parla = lo afferma l’onnisanto-Ur; riposano dal loro lavoro = guardano tranquillamente le loro opere, anche nella quiete della Luce [Ebr. 4,9-10]: «Resta dunque un riposo di sabato per il popolo di Dio; poiché chi entra nel riposo di Lui si riposa anch’egli dalle opere proprie, come Dio si riposò dalle sue»). I frutti come le loro opere li seguono = sono un eterno bene prezioso, che il Regno raccoglie di continuo nei suoi Beni del Regno, rimanendo rivelato nella Ricchezza ([Ez. 47,12]: «E presso il torrente sulle sue rive, da un lato e dall’altro, crescerà ogni specie d’alberi fruttiferi, le cui foglie non appassiranno e il cui frutto non verrà mai meno; ogni mese faranno dei frutti nuovi, perché quelle acque escono dal santuario; e quel loro frutto servirà da cibo, e quelle loro foglie, di medicamento»).– ([Rom. 14,8]: «Perché, se viviamo, viviamo per il Signore; e se moriamo, moriamo per il Signore. Sia dunque che viviamo o che moriamo, noi siamo del Signore»).

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Parte III / I

Capitolo 14/c

[Ap. 14,14-20]

L’inizio del grande Giudizio in arrivo (1914 ?)

Il primo effetto dello stesso

 

1. Al veggente viene fatto prevedere la prima visione parziale dell’ulteriore Esercizio del Diritto nel suo volume, prima che fossero da rivelare gli ultimi tre orrendi periodi. E’ una notevole retrospezione sul ricevente della Rivelazione, tanto da scuoterlo profondamente. Solo quando fu in grado di occuparsi delle cose spaventose, poté riconoscerne i particolari.

2. «14Guardai ancora, e vidi, ed ecco una nuvola bianca, e sulla nuvola, assiso, uno simile a un figliuol d’uomo, che avea sul capo una corona d’oro e in mano una falce tagliente» [Ap. 14,14]. – ‘Guardai’ e ‘vidi’ è di nuovo una doppia spiritualizzazione, contemporaneamente un immagine ad effetto. Nuvola bianca = una cosa chiara; c’era seduto uno = chi ha ricevuto la Sede del Diritto della faccenda; come il figliuol d’uomo = su Incarico di UR; corona d’oro sul capo = documento della Potestà di Dominio ricevuto; falce = strumento, segno del raccolto del Giudizio. Dove la falce ha mietuto inizialmente (Europa ?), vale l’Agosto (1914 ?) come la Luna per il raccolto.

3. «15E un altro angelo uscì dal tempio, gridando con gran voce a colui che sedeva sulla nuvola: “Metti mano alla tua falce e mieti, poiché l’ora di mietere è giunta, perché la messe è ben matura (magra)!”» [Ap. 14,15]. – Un altro angelo = il primo Guardiano; uscendo dal tempio = dal pieno Potere di Ur; gridare = dare il comando; metti mano alla tua falce = inizio del tempo; e mieti = non indugiare più; la mietitura della Terra è diventata matura (seppur scarsa) = l’opera degli uomini è seccata, – non magari matura! – «16E colui che sulla nuvola stava seduto, mise mano alla sua falce sulla Terra e la Terra fu mietuta» [Ap. 14,16] = i dati di fatto portati davanti al Signore, per estirpare anche l’apparente opera terrena.

4. «17E un altro angelo uscì dal tempio che è nel cielo, avendo anch’egli un ronchetto tagliente». [Ap. 14,17]. – L’angelo dal ronchetto segue direttamente il portatore della falce nel segno della Serietà. Dal tempio = di nuovo nel pieno Potere di Ur, ma dalla sua regione come angelo della falce, non come colui che dà l’incarico, ma come esecutore di un comando dato.

5. L’angelo del ronchetto è senza corona. Il Regno osserva la rivelazione della sua Magnificenza con l’inizio della sua mietitura con la falce, e non perché uno potrebbe essere più dell’altro. Fino alla ricomparsa del Cavaliere bianco vengono solo ancora grandi voci, ma nessuna cosa preziosa. I portatori di comando o gli esecutori compaiono senza adornamento, come nel lutto più profondo.

6. «18aE un altro angelo che aveva potestà sul fuoco, uscì dall’altare e gridò con gran voce a quello che aveva il ronchetto tagliente, dicendo:» [Ap. 14,18a]. – L’altro angelo è il secondo Guardiano e rappresenta la Santità Sacerdotale. Perciò esce dall’altare = santo Focolare, dalla ‘Protezione’, soprattutto per i fedeli.

7. Secondo: la protezione vale per il Regno. Terzo: in lui viene racchiuso il portatore del Comando, perché alla fine le anime rinsecchite hanno anche ricevuto un diritto d’accusa. Chi accuseranno? Sé stesse oppure l’oscurità alla quale appartengono? No, – rendono responsabili “il Cielo” ([Gen. 3,12]: «L’uomo rispose: ‘La donna che tu m’hai messa accanto, è lei che m’ha dato del frutto dell’albero e io ne ho mangiato’»), perché la nuvola del portatore della falce è la stessa parte del tempio, da dove viene il portatore del tronchetto. E del terzo segno c’è da aspettarsi pure soltanto una uscita dal Cielo.

8. Ai perduti viene data la quarta protezione. Strano che su di loro giunge una protezione del Diritto accanto al Giudizio. Questo ha la sua radice nella grazia del Patto, che per loro è ‘l’esteriore’, l’involucro per una parte di redenzione. Così si apre il segreto operare insieme delle quattro determinate Caratteristiche dell’Ordine, della Volontà, Sapienza e della Serietà, come tutte le quattro cose rivelate nella Rivelazione. Sì, l’altare e il suo fuoco = protezione e potere della Santità!

9. Chiamando a gran grida = penetrante, terribile per il mondo: scoppio (Settembre 1939 ?),

 decorso, fine e conseguenze della seconda guerra mondiale. La vita parzialmente di nuovo pacifica è una coperta ingannevole su un pantano, fatto dall’inganno delle guide del mondo. Con questa hanno acquisito l’auto inganno per loro stessi.

10. “18bMetti mano alla tua falce affilata e vendemmia i grappoli della vigna della terra, perché le sue uva sono mature». [Ap. 14,18b] – Metti mano = Comando per iniziare; col tuo falcetto = forza del Diritto trasferita; affilato = inesorabile; tagliare i grappoli dalla vigna della Terra = togliere agli uomini il loro potere e le facoltà. Ciò ha portato poca pace, malgrado alcuni buoni sforzi fatti. La sua uva è matura; al contrario di “mietitura scarsa” sta scritto ‘maturo’ = è tempo, scaduto, staccato anche da DIO, dalla Vigna santa.

11. «19E l’angelo lanciò la sua falce sulla terra e vendemmiò la vigna della terra e gettò l’uva nel gran tino dell’ira di Dio». [Ap. 14,19]. – La prima parte della frase non ha bisogno di nessuna spiegazione. Ma: le cose buone non si gettano, le si mettono nel loro posto.. Perciò: e le gettò via = per c»ose inutili non vale la pena. Malgrado, dove? – “Nel grande torchio dell’ira di Dio!”

12. Il torchio è il segno della Serietà. Nel senso dell’immagine del tempo rappresenta il mezzo del Diritto = anche mediatore, non la forza del Diritto, che diventa efficace solamente attraverso il suo ‘genere di mediazione’. Così il Giudizio sono i torchi, le sue conseguenze d’effetto sull’uva, e l’ira di Dio è l’impiego del mezzo ([Matt. 13,38-43]: «Il campo è il mondo, la buona semenza sono i figliuoli del Regno; le zizzanie sono i figliuoli del maligno; il nemico che le ha seminate è il diavolo; la mietitura è la fine dell’età presente; i mietitori sono angeli. Come dunque si raccolgono le zizzanie e si bruciano col fuoco, così avverrà alla fine dell’età presente. Il Figliuol dell’uomo manderà i suoi angeli che raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori d’iniquità e li getteranno nella fornace del fuoco. Quivi sarà il pianto e lo stridor dei denti. Allora i giusti risplenderanno come il sole nel regno del Padre loro, chi ha orecchi, oda»). – «20Il tino fu calcato fuori della città e dal tino uscì del sangue che giungeva fino ai freni dei cavalli per una distesa di 1600 stadi (200 miglia)» [Ap. 14,20]. – Qui si riflette la seconda uccisione delle masse. Ma perché fuori dalla città? Il Signore era stato gettato fuori e, fuori, davanti alla città, crocifisso ([Ebr. 13,12-14: Perciò anche Gesù, per santificare il popolo col proprio sangue, soffrì fuori dalla porta della città. Usciamo quindi fuori del campo e andiamo verso di lui, portando la sua infamia, poiché non abbiamo qui una città stabile, ma cerchiamo quella futura»).

13. Qual giusta ricompensa primordiale, che annienta ogni accusa contro questo! Il dominio della Grazia ora è esaurito durante i tempi dei tre angeli. Davanti alla città = davanti alla siepe, il luogo dei cittadini liberi. Il mondo ha rigettato le fedeli mani di Dio, quindi la loro uva viene ora rigettata fuori dal recinto spirituale. Solo fuori dal luogo libero della salvezza il mezzo del Diritto sarà efficace su di loro.

14. Il sangue andava da, …a! Giovanni vide flutti di lacrime, sofferenza e morte. Per questo ha solamente un’immagine misteriosa. Non sono intesi solo il sangue corporeo e le oppressioni esercitate dall’abuso di diritto, ma anche la perdita di valori mondani e campi di potere. Nella grande cornice, quest’Atto significa dall’A fino alla Z del Giudizio.

15. Tuttavia, singolarmente: torchio e cavalli sono simboli di Luce, successivamente l’arrivo del Cavaliere bianco, fedeltà e veracità! Il tempo dell’immagine comincia dall’Ira fino al punto dove l’Arco del Patto e della Grazia risplenderà di nuovo. Il torchio è anche per terra = dato di fatto; con la briglia si guida il cavallo = il Patto di Grazia conserva tutto, malgrado ciò, il sangue non sale più in alto. Ciò che non è guidato, oltre le briglie, non esiste! Tutto il Giudizio viene condotto da Ur! Quando ha raggiunto il suo avere, viene deviato, anche guidato a Casa; attraverso la briglia = guida, conduzione; dei cavalli = delle forze della Creazione e della conservazione. Presto il Giudizio sarà terminato.

16. Per una distesa di milleseicento stadi = quattro tempi: tre angeli del Giudizio e il loro finale. Il “ è dischiuso, e il “100” vale come unità. Ogni unità di tempo ha con ciò quattrocento vie di campo. Nell’interpretazione più profonda tutto viene condotto unitariamente dalla quadruplice Entità di UR come Potenza creativa, Forza sacerdotale, Potestà divina e Vigore paterno. Un santo simbolo, anche condizione! Queste unità di tempo dei Giudizi e della Resa dei conti sono valutate unitariamente. Inoltre, loro sono da considerare relativamente sedici ore al giorno, spiritualmente e materialmente.

17. Campo = in collegamento con l’immagine di desertificazione, via = direzione, dove conduce la desertificazione, lo spazio libero, dove le potenze possono sfuriarsi. Nella rappresentazione celeste il campo vale come agricolo buono, la via come Dottrina di salvezza; ambedue, Ur stesso ([Giov. 14,6]: «Gesù gli disse: Io son la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me».), che porta il buon Insegnamento. Nell’avvenimento dell’immagine del tempo il campo è in aggiunta il suolo del tradimento, il campo di sangue ([Matt. 27,8]: «Perciò quel campo, fino al dì d’oggi, è stato chiamato ‘campo di sangue’»); la via di quel mondo, l’ingiustizia. Ma questo campo di sangue diventa un campo santo per via del mezzo di Diritto e dei suoi impieghi, e la strada dei peccati la via della salvezza, perché:

 

             solo fino alla briglia dei cavalli, non oltre;

             solo fino alla fine del Giudizio, posta da Ur, non più a lungo;

             solo fino alla macina del chicco di grano, non fino alla distruzione;

             Solo, – oh, qual santa, redentrice, onnimisericordiosa, Parola di Grazia!!

 

[Salmo 36,3]

«Le parole della sua bocca sono iniquità e frode;

egli ha cessato d’esser savio e di fare il bene».

 

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*  *  *

 

Parte III/II

[Ap. 15 e 16]

1. Ciò che ricade ancora nel campo del Diritto della falce e del torchio se ne incarica il terzo angelo del Giudizio, perciò il suo Atto comincerà con un terribile “Ah” e “Guaio” e finirà anche così. Ma nel Regno si svolge dapprima un atto intermedio, che l’umanità – certamente soltanto nel limite – sentirà come sospiro di sollievo. Questo indica che il Regno manda la sua Efficacia sempre nella sua ripercussione, nella materia.

 

Parte III / II

[Ap. 15, ]

Il confronto del divino adempimento dell’Opera

2. Questo, frammezzo, ha due immagini: «1Poi vidi nel cielo un altro segno grande e meraviglioso; sette angeli che avevano sette piaghe, le ultime; poiché con esse si compie l’ira di Dio». [Ap. 15,1]. – Un altro segno = una faccenda del tutto nuova nel decorso dell’avvenimento, anche il compimento ultimo, come si legge: …si compie l’ira di Dio. Lui conduce l’intero Giudizio soltanto, …fino alle briglie dei cavalli.

3. Il segno visto nel Cielo = la conferma di ciò che è stato detto. Perché ora è grande e meraviglioso? Riferito al Regno, ambedue i predicati s’incontrano. Se la visione dall’effetto del Giudizio viene trasferita alla materia, la si deve chiamare imponente. Per il Regno è meraviglioso, dato che in precedenza il compimento dell’Ira è appunto motivato e i celestiali vedono la magnificenza del compimento dell’Opera. Il “grande” significa realmente per il mondo “imponente”, superando tutto ciò che era stato finora.

4. Il primo e secondo angelo del Giudizio chiamavano sul piano, rispettivamente, soltanto un angelo Comandante e uno esercitante; il terzo angelo, sette esercitanti, che insieme sottostanno a un angelo imponente di Comando. Le ultime sette piaghe partono direttamente dal maestoso trono del Potere.

5. “2E vidi come un mare di vetro e di fuoco, e coloro che avevano ottenuto la vittoria sulla bestia e sulla sua immagine e sul numero del suo nome stavano in piedi sul mare di vetro, accompagnandosi con delle arpe divine» [Ap. 15,2]. – Il mare di vetro non contiene in sé nessun’altra interpretazione che quella di prima, ma l’accrescimento con “mescolato al fuoco” significa un decorso di Giudizio molto esteso. Inoltre: nelle faccende del mondo, il mare, la cui fine vedono tutti i celestiali = vitreo, trasparente, viene mescolato con la Santità (Fuoco), per purificare la materia.

6. Le scorie della precedente visione parziale (grappoli della vigna della terra), qui sono gli sconosciuti che – non avendo mantenuto la vittoria sulla bestia – sono nel fuoco durante questo tempo, nel torchio; invece i vincitori stanno presso il mare di vetro = avendo parte nell’adempimento.

7. Avevano = parte di Grazia, che però viene data senza merito, ma non senza piena dedizione, non senza la vittoria sulle bestie del potere del mondo. Arpe = segno visibile e udibile; in più, divine = preso dall’Arco del Patto, e significano in aggiunta, il perfezionamento, inoltre lo strumento, perciò annuncia l’onore dell’Alta Casa.

8. Non tutti i suonatori d’arpa hanno svolto la via su di un mondo. Se l’intero coro di arpe fosse chiamato a Casa prima delle sette piaghe, la conclusione della Rivelazione rimarrebbe inesatta e non verrebbe raggiunto il compiuto dell’Ira. No, – le loro opere, la loro fermezza, la fede e la forte dedizione voluta per il Regno, stanno presso il mare di vetro; perciò, intanto solo ‘come’ un tale dato di fatto, non veramente già compiuto. Il riflesso del futuribile è mostrato.

9. «3aE cantavano il cantico di Mosè, servitore di Dio, e il cantico dell’Agnello, dicendo:»  [Ap. 15,3a]. – I due testimoni. Il cantico del servo (Mosè) è quello del Diritto, quello dell’Agnello è come il Principio redentore ([Salmo 119,54]: «I tuoi statuti sono i miei cantici, nella casa del mio pellegrinaggio»; – [Luca 2,14]: «’Gloria a Dio nei luoghi altissimi, e pace in terra fra gli uomini ch’Egli gradisce!’»). Al Portatore della Legge, Mosè, segue il Portatore del comandamento, Gesù. Il servo precede il Signore = Diritto e Principio mettono fine al Giudizio! Ma il cantico di Mosè risuona fino alla conclusione dell’ulteriore Esercizio del Diritto, mentre in seguito, il cantico dell’Agnello della santa Pace eterna riecheggerà come redenzione compiuta e verace.

10. “3bGrandi e meravigliose sono le tue opere o Signore Iddio onnipotente; giuste e veraci sono le tue vie, o Re delle nazioni. Chi non temerà, o Signore, e chi non glorificherà il tuo nome? Poiché tu solo sei santo, e tutte le nazioni verranno e adoreranno al tuo cospetto, poiché i tuoi giudizi sono stati manifestati» [Ap. 15,3a-4]. – All’adorazione della glorificazione è stato aggiunto qualcosa, per riconoscere qualcosa più avanti.

11. Grande è l’Opera del Diritto! A Ur, il Portatore del Diritto, è da offrire la riverenza come dono. Non con la paura da schiavo; un figlio giunge al Trono di Grazia con la riverenza. E meravigliosa è l’Opera della Pace, perciò: “Tu solo sei santo!”. Chi afferra l’imponente esclamazione delle moltitudini celesti? Ma quanto abuso ne viene fatto con l’onnipotente Santità! Tra l’altro, viene detto: “Dovete essere santi, perché Io sono santo, il Signore vostro Dio” ([Lev. 19,2]: «Parla a tutta l’adunanza dei figlioli d’Israele e dì loro: ‘Siate santi, perché io, l’Eterno, l’Iddio vostro, sono santo’») da ciò annuncia l’indicazione che questi cosiddetti (santi) sono proceduti appunto dal Creatore e perciò sono santificati, ma per nulla auto santificati. Chi si fa chiamare ‘santo’, pecca contro lo Spirito Santo di Dio! E’ il riflesso alla collaborazione e all’essere attivi da sé ([Matt. 12,32]: «E a chiunque parli contro il Figliuol dell’uomo, sarà perdonato, ma a chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo mondo né in quello avvenire»).

12. Il Diritto e la Pace sono le due vie, e i monti compiono il Giudizio e lo scioglimento. Perciò: “Tu, Re delle nazioni!”. L’ultima opera presso il mare di vetro rivelerà le meraviglie della Giustizia divina. Quando Dio avrà torchiato la Sua ira (Ap. 21,5-27), nulla resterà più fuori. Questa è l’anticipazione, all’apertura del Cielo

13. I tuoi giudizi sono stati rivelati = lo Stato di Diritto nel Giudizio, avverrà per Giustizia. Nel senso nascosto: la Parte-Ur = la santa Parte di Ur nell’Opera diventerà evidente; e ‘ogni Opera è Parte di UR’! Quindi sono inclusi come Parte nella Sua Opera anche ‘tutte le nazioni’. L’Anno-Atto-Ur, nella Parte di Ur, della redenzione. In verità, nei confronti degli sforzi distruttivi delle bestie del potere del mondo, la santa Opera, come eterna Parte-Ur stabile, è un grande, meraviglioso Fasto e santa Maestà!

14. Ma succede ancora qualcosa: «5E dopo queste cose, guardai, e il tempio del tabernacolo della testimonianza fu aperto nel cielo» [Ap. 15,5]. – La nuova visione viene dischiusa tramite l’indicazione della Parte di Ur, perché il “dopo” vale per il riporto a Casa. Aperto il tempio = l’intero ritorno dello “spirituale perduto viene accettato. Questo lo dice qui il “Tempio del Tabernacolo”: la santa Custodia della Testimonianza nel Cielo = ogni Opera dell’Onnisanto è una sublime Testimonianza.

15. Questo vale ogni volta per il Compimento di sei Giorni del creare attraverso un Giorno di Festa ([Gen. 1,31]: «E Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono. Così fu sera, poi fu mattino: e fu il sesto giorno»), che diventerà testimonianza dei ricchi giorni di lavoro, in particolare dell’attuale sesto Giorno della Creazione con il dominante Amore di Dio. Agirà durante l’emissione del Giudizio attraverso le quattro determinanti Caratteristiche secondo la seria domanda: “Tutto questo l’ho fatto per te; che cosa fai tu per Me?”. E dato che il mondo non darà nessuna risposta a questa domanda, è l’Amore che la deve dare a Se stesso.

16. “6E sette angeli che recavano le sette piaghe uscirono dal tempio, vestiti di lino puro e risplendente, e col petto cinto di cinture d’oro». [Ap. 15,6]. – Ambedue le immagini, per quanto riguarda la Terra, sono da separare in modo temporale. L’attuale visione è persino preceduta dalla precedente. Nel senso del mare di vetro sono però una conseguenza dipendente. Che l’immagine della Terra viene mostrata dopo quella per il Regno, è una dimostrazione ancora più eclatante per la santa Parte di Ur, perché solo dallo spirito possono fluire le Verità guaritrici dal Tempio aperto del Tabernacolo per la Terra e dell’Atto del Giudizio più grave. E’ l’intenzione più meravigliosa, che mantiene eretto l’Arco del Patto e della Grazia in maestosa Costanza.

17. Dunque, gli angeli preparati dal terzo angelo del Giudizio finale, emergeranno dalla verità della salvezza e dal Giudizio secondo le due interpretazioni. Ora: vestiti di vesti di puro lino e risplendente = la Forza e la Chiarezza auto conquistata dalla collaborazione nell’Opera di redenzione; cinture d’oro = strettissima unione immutabile con UR; ai loro petti = portate così in alto, sollevati al cuore di Ur. Significa ancora, l’onore personale dei sette principi, al cui campo di potere appartengono gli angeli, e perché i sette Raggi della Vita fondamentale sono da re-abilitare nella parte caduta.

18. “7E una delle quattro creature viventi diede ai sette angeli sette coppe d’oro piene dell’ira di Dio, il quale vive nei secoli dei secoli». [Ap. 15,7]. – Questo ‘essere’ può essere solo il primo, quindi il primo Guardiano della Corrente del Creatore, ‘Pison’ nel segno della bilancia e della spada. Come in nessun altro tempo sarà ora raddrizzato nuovamente l’Ordine (bilancia) in tutte le parti della caduta, e cioè tramite la Volontà di Dominio (spada) di Ur, come ha annunciato Gesù ([Giov. 4,34: “Il mio cibo è di far la volontà di Colui che mi ha mandato, e di compiere l’opera sua»).

19. Le coppe d’oro! Lo spavento finale, dovrebbe essere contenuto in vasi preziosi? Ah, l’ira di Dio è = Misericordia incompresa! L’ultima Caratteristica del Padre, come Ur, è posta in alto! In essa, Egli adagia l’ira! Se anche le coppe, che contengono l’Ira, fossero di metallo o sanguinose, oh, in verità, – il Giudizio distruggerebbe solamente! Ma d’oro = la Misericordia! ([Salmo 130,4]: «Ma presso te v’è perdono affinché tu sia temuto!»)

20. Per via della Giustizia, l’ira non viene fermata, e il mondo può gloriarsi felice nella sua ora più amara, così che l’amarezza riposi in coppe d’oro. Non la vedrà né la riconoscerà, ma solo quando la Resa dei Conti sarà passata.

21. Oro = autentico; coppa = contenitore. DIO conserva tutto, veramente e certamente nella Sua mano! Di eternità in eternità significa veramente, Onnipotenza; ma nell’immagine è la via della Legge e della Giustizia verso la Fedeltà e la Verità; dall’Ira alle coppe d’oro; dalla caduta di Satana alla redenzione della Creazione! Giovanni lo ha visto così.

22. “8E il tempio fu ripieno di fumo a causa della gloria di Dio e della sua potenza; e nessuno poteva entrare nel tempio finché fossero compiute le sette piaghe dei sette angeli» [Ap. 15,8]. – Il tempio ([Isaia 6,1]: «Nell’anno della morte del re Uzzia, io vidi il Signore assiso sopra un trono alto, molto elevato e i lembi del suo manto riempivano il tempio»), qui il Trono alto ed elevato è colmo di fumo = preghiere d’intercessione, che malgrado la Resa dei conti dell’Ira, la caduta sperimenterà presto la sua definitiva purificazione dalla caduta attraverso le sette coppe d’oro.

23. Che i portatori del co-sacrificio possano ricevere il fumo dell’intercessione per fede, amore, fedeltà e dedizione, è proprio la meravigliosa Opera di Dio ai Suoi figli! In essa Egli pone la Forza, perché porta al compimento la Creazione. Che secondo l’immagine nessuno possa entrare nel Tempio, vale per i figli della Luce in modo condizionato, assolutamente però per tutti coloro che durante questo tempo di piaghe verranno richiamati. Costoro attenderanno successivamente la grande entrata, a cui seguirà la sera di Festa del Giorno dell’Amore della Creazione.

254 Nel frattempo, alcuni figli del Regno, i portatori del Comando, andranno nell’Onnisantissimo, perché fanno parte del Patto di Grazia, perché dal Piatto d’argento del santo Focolare verrà tolto il fuoco dalle coppe; e soltanto ‘il trono’, quindi i primi delle sedie, potranno sopportare il relativo Fuoco della Resa dei conti della Santità, co-portato anche per l’oscurità.

25. La ‘Misericordia non compresa’ purifica l’intera caduta dei figli nel santo Fuoco, con cui il meraviglioso Compimento avrà la sua preparazione. Il successivo ‘equipaggiarsi’ è regale per la nuova, santa Nascita (7° Giorno)! La Glorificazione viene coperta durante il tempo d’Ira, ma quando successivamente i figli entreranno nel Santuario, ognuno potrà di nuovo inginocchiarsi con le arpe d’oro, oppure con le coppe d’oro piene di opere di Fumo, perché per loro sarà apparecchiato il Tavolo dei Doni dell’eternità.

26. Giovanni descrive la sua visione solo indirettamente; nelle sue indicazioni il più è velato, che scoperto. La copertura somiglia a quella della nuvola, che può essere un poco tirata via, affinché la ‘Consolazione’ colmi il cuore ai poveri figli sulla Terra, e lo rimangono certamente.

 

“Il SIGNORE è nel Suo santo Tempio,

tutto il mondo faccia silenzio dinanzi a LUI”.

 

[Salmo 75, 9]

«Ma io proclamerò del continuo queste cose,

salmeggerò all’Iddio di Giacobbe»

 

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Parte III / II

Apocalisse cap. 16

(premessa)

 

Il resto del confronto del divino compimento dell’Opera. Questo – generalmente unitario – si suddivide in sette immagini del tempo, condizionate tramite gli angeli delle coppe dell’Ira. Questi fanno parte della terza epoca della fine, indipendentemente dal loro ombreggiamento nella parte ora velata, cosa che lo dimostra p.e. l’anno del destino 1943. Ogni angelo opera circa quattro anni; nell’insieme riempiono il terzo tempo del Giudizio. Ogni immagine singola passa l’una accanto all’altra nel suo genere proprio e complessivo.

 

Parte III / II

Capitolo 16/a

[Ap. 16,1-2]

Il primo angelo porta la follia di potere

 

1. “1E udii una gran voce dal tempio che diceva ai sette angeli: “Andate e versate sulla terra le sette coppe dell’ira di Dio!» [Ap. 16,1]. – Solo una Voce ha il Diritto della piena Onnipotenza di emettere il Comando dalla Condizione. Sentire dal tempio = nel proprio pieno Potere, di annunciare il verdetto con immediata esecuzione; andate = verso il luogo dell’esecuzione; versate = il giusto Giudizio; sulla Terra = sul resto della misera minestra di lenticchie: uomini, esseri e, sul luogo una volta lasciato a Lucifero.

2. “2E il primo andò e versò la sua coppa sulla terra; e un’ ulcera maligna e dolorosa colpì gli uomini che avevano il marchio della bestia e che adoravano la sua immagine» [Ap. 16,2]. – Si pensa quasi sempre, letteralmente, che sul corpo si formino delle cattive ulcere. A parte di generali epidemie che sorgono ovunque, l’immagine delle ulcere significa: versare sulla Terra = incassare il debito; Terra = ancora veramente gli uomini; cattive e dolorosi ulcere = pessime inclinazioni, soprattutto la follia del potere; ulcera nel corpo, funzione importante = funzionari; quindi: i capi influenzano i loro popoli. Gli uomini valgono come forza centrale, partiti e opinioni del mondo, in cui si mostra orribilmente l’ulcera della follia del potere.

3. Anche se nell’anno 1943 questa era riconoscibile prevalentemente solo in un popolo, si mostrerà più avanti – gravemente spaventosa – in quasi tutti i popoli. Quanto profondamente e da tanto tempo, questa ha preso possesso di “tutto il mondo”, non ha bisogno di spiegazione, perché il potere di Giudizio trasmesso all’angelo si limita per nulla a uno stretto tempo di Giudizio; agirà come con gli altri angeli delle coppe: fino all’ultimo Atto della terza visione principale!

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Parte III / II

Capitolo 16/b

[Ap. 16,3]

Il secondo angelo uccide il mare (comunità)

 

1. «3Poi l’altro angelo versò la sua coppa nel mare; ed esso divenne sangue come di morte; e ogni essere vivente che si trovava nel mare, morì».” [Ap. 16,3]. – Ora segue colpo su colpo, senza sosta; non arriva nemmeno un rinnovato invito. L’unica voce dell’Onnipotenza era sufficiente! Nel suo effetto si rivela la maestosa magnificenza e dominio di Ur.

2. Versare la coppa dell’Ira nel mare = nella fraternizzazione etnica che dovrebbe salvare i loro capi. Questi non hanno ancora raggiunto la conoscenza che i popoli non si lasciano rappezzare (come all’incirca nel 1947), per fondare una salvezza. La coppa del primo angelo non ha trattenuto nulla. diventa sangue come di un morto = il loro sforzo si arresta; tutte le anime viventi = coloro che agiscono con una certa illuminazione; morirono nel mare = non possono fare nulla. La loro volontà, anche se buona, muore sotto premesse di alleanze del tutto false unite alla rinfusa.

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Parte III / II

Capitolo 16/c

[Ap. 16,4-7]

Il terzo angelo sopprime i pozzi (influenza)

 

1. «4Poi il terzo angelo versò la sua coppa nei fiumi e nelle fonti delle acque; e le acque diventarono sangue». [Ap. 16,4]. – L’acqua in sé è grazia e verità ([Giov. 3,5]: «Gesù rispose: “In verità, in verità ti dico, che se uno non è nato dall’acqua e dallo Spirito non può entrare nel regno di Dio”»), ma in vista alla sua interruzione quasi totale: corsi d’acqua = alleviazioni, alleggerimenti, solo alleanze militari segrete; fontane d’acqua = influenze sotto il mantello di copertura della salvezza del mondo.

2. Perfino coloro che hanno una ricca conoscenza non possono pontificare le comunità distrutte dai due angeli nel senso di nuove alleanze. Con le unioni (fiumi) e grandi promesse ed influenze (fonti) viene commesso talmente l’inganno e la perfidia, che i pochi onesti (anime nel mare) capitolano. Accanto all’inimmaginabile bramosia, regna un’inimmaginabile povertà.

3. Malgrado i colpi senza sosta, subentra un’interruzione, la quale riguarda una faccenda del Regno, indipendente dall’agire dei sette angeli delle coppe. L’interpolazione si basa per primo sulla sorveglianza delle intere conseguenze del Giudizio; per secondo, ancora a un avvenimento che è una particolare indicazione. Nel frattempo, però, Giovanni ha uno sguardo su ciò che avviene nel Regno.

4. I tre angeli che conducono la terza epoca della fine del Giudizio (circa dal 1954) hanno già versato parecchio. Perciò il passaggio dal secondo al terzo tempo è generalmente difficile da distinguere. L’Atto del Cielo, malgrado l’interruzione del dominio della Grazia, è l’incompresa Misericordia, infatti l’aiuto per i vincitori giungerà in segreto a favore del mondo. Solamente, che questo non è incluso nella Rivelazione.

5. E la cosa segreta: «5E sentii l’angelo dell’acqua che diceva: “Sì, o Signore, Iddio onnipotente, i tuoi giudizi sono veraci e giusti. Colui che è e che era e che sarà, Santo, per aver così giudicato”» [Ap. 16,5]. – Ciò che fa la Tua Volontà: l’interruzione del dominio della Grazia, il nascosto collegamento dal Regno ai cittadini sulla Terra. L’angelo dell’acqua = il portatore della Verità che annuncia che l’Onnipotente è giusto e santo, l’unico verdetto del Giudizio.

6. «6Essi hanno sparso il sangue dei santi e dei profeti e tu hai dato loro a bere del sangue; essi ne sono degni!» [Ap. 16,6]. – Questo non ha bisogno di spiegazione ([Matt. 23,35]: «…perché ricada su di voi tutto il sangue giusto sparso sulla terra, dal sangue del giusto Abele fino al sangue di Zaccaria, figlio di Barachia, che voi uccideste tra il santuario e l’altare»). Ma: «7Udii un altro un altra voce (un altro angelo) dall’altare che diceva: “Sì, o Signore Iddio onnipotente, i tuoi giudizi sono giusti e veraci”» [Ap. 16,7]. – Dall’altare = trono, protezione del Diritto; anche qui quella della Santità di Ur e di tutti gli abitanti della Luce ([Efes. 3,15]: «Per questo motivo, io dico: piego le ginocchia dinanzi al Padre, dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome»).

7. La conferma del Diritto non ha luogo, perché ne ha bisogno nei confronti del mondo; è il riconoscimento delle condizioni che pretendono un immane effetto, per cui, intanto la condizione della Santità viene elevata al di sopra della Legge della libera volontà.

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Parte III / II

Capitolo 16/d

[Ap. 16,8-9]

Il quarto angelo batte il sole (l’autorità mondiale)

 

1. «8Poi il quarto angelo versò la sua coppa sul sole; e al sole fu dato di bruciare gli uomini col fuoco. 9E gli uomini furono arsi dal gran calore; e bestemmiarono il nome di Dio che ha la potestà su queste piaghe, e non si ravvidero per dargli gloria» [Ap. 16,8-9]. – Con il pieno effetto del terzo tempo della fine del Giudizio, inizia una forte avversità eclatante.

2. Sole = rispetto all’immagine, l’autorità della Terra, per quanto si china alle bestie del potere del mondo. Le grandi potenze si sforzano di coprire con dello splendore il loro potere e la loro capacità che sta raggrinzendo. Questo intervento è prevalentemente da impiegare sulle comunità dei popoli che hanno sperimentato solo poca distruzione. Sono colpite solamente le ambizioni delle comunità dei popoli. 

3. Raggiungere alleanze e, allo stesso tempo la propria posizione al timone, richiede un notevole sforzo. uocere gli uomini con il fuoco e farli ardere con gran calore = delle sofferenze orrende e crudeli, come un tino per la fusione; al Sole (all’angelo) fu dato = avviene durante il suo tempo. Il folle gioco con idee miserabili, viene considerato dai popoli come fossero loro idee; perciò bestemmiano il nome di Dio, non vedono ciò che devono, grazie alle idee folli dei singoli. Non lo ha mandato Dio, …il vendicatore?

4. Quale contraddizione! Loro non credono più al Donatore di tutti i buoni Doni, ma utilizzano Dio come discarica di colpe per ogni tormento. Questa è la loro maggior bestemmia: rivestire la santa Misericordia di Dio in una camicia da stolto! Ovvero: occhio per occhio, dente per dente! Dio potrebbe estinguere le piaghe in …un giorno, se gli uomini facessero penitenza e si sottomettessero a Lui per Grazia. Invece si aggrappano alla loro caducità, quella del mondo come ai fianchi di una nave distrutta dalla tempesta. Verrà tentato di tutto – soltanto – si resiste all’Onnnisanto!

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Parte III / II

Capitolo 16/e

[Ap. 16,10-11]

Il quinto angelo batte il seggio (la legge mondiale)

 

1. «10Il quinto angelo versò la sua coppa sul trono della bestia, e il regno d’essa divenne tenebroso; e gli uomini si mordevano la lingua per il dolore e 11bestemmiarono l’Iddio del cielo a motivo dei loro dolori e delle loro ulcere; e non si ravvidero delle loro opere». [Ap. 16,10]. – Trono = autorità mondana, opinioni e simili. Il trono colpito = la legge del mondo. Con ciò è meno inteso il Tribunale circondariale, che piuttosto l’opprimente classe (remissioni, disposizioni) e ordinamenti non scritti di differenze sociali che hanno creato il trono del mondo. Questa classificazione, tuttavia, che non dev’essere confusa con una separazione puramente naturale, ha provocato l’odio di classe.

2. Distruggere un tale orientamento anti divino nel segno del Giudizio finale, pretende come un intervento chirurgico nella legge del mondo che all’origine non esiste da secoli. Il continuo scambio di un’etichetta, non inganna. Tali fondatori scientifici di quest’ordine di classe anti divino non hanno fatto nulla per eliminare il ‘foruncolo’. Anche oggi non si è privi di una visione su questo; soltanto, – chi vuol creare un cambiamento? Così facendo si minerebbe la propria posizione, e le poche ‘anime vive’ che lo tentassero, ancora oggi nuoterebbero inutilmente contro questa corrente.

3.Per tutti gli altri vale questo: mordersi le lingua = il loro ‘detto’, distruggere se stessi. Una volta diversi movimenti di potere hanno sovente tirato esteriormente alla stessa corda; oggi ci si espone vicendevolmente con fervore. Lingue = giornali, informazione, propaganda di sfida, per coprire delle proprie manchevolezze e scoprire quelle altrui.

4. Bestemmiare Dio nel Cielo ha lo stesso significato come prima, soprattutto se ci si riferisce alla piaga delle ulcere (pessime inclinazioni). La follia del potere sperimenterà un tale colpo, che il dolore per la perdita li lancerà del tutto fuori dalla loro direzione. Non ravvedersi = malgrado la decadenza cercheranno con tutta la forza di conservare il loro falso sistema di mondo.

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Parte III / II

Capitolo 16/f

[Ap. 16,12-16 ]

Il sesto angelo distrugge l’Eufrate (il commercio mondiale)

 

1. «12Il sesto angelo versò la sua coppa sul gran fiume Eufrate, e l’acqua ne fu prosciugata affinché fosse preparata la via ai re che vengono dall’oriente» [Ap. 16,12]. L’Eufrate ha un senso spirituale, naturale e tecnico. L’Eufrate spirituale ([Gen. 2,14]: «E il quarto fiume è l’Eufrate»), un simbolo dalla fonte di Ur, non può essere colpito; il naturale non era e non è così significativo, cosicché gli valga un intero Atto di Giudizio.

2. Il commercio mondiale, flusso concreto, è prosciugato = smercio e le aree d’accoglienza si contendono. A questo contribuiscono: crollo di immagine di potere, comunità, influenza, autorità e legge del mondo. Le ‘arterie di denaro’ si seccano = speculazioni subiscono sempre maggior fallimenti; molti potenti di borse non si affidano più alla loro ‘nave’ (gli affari) = al fiume Eufrate. Con ciò un giorno si esaurirà il commercio del mondo nell’attuale forma (Ap. 18,11-19).

3. Qualcosa risplende meravigliosamente: fin da Adamo l’operare evidente di Dio si ritirò un poco alla volta, finché avvenne nell’oscurità dei giorni della settimana “la santa Nascita”. Allora la Luce dello Spirito aumentò di nuovo, – quasi sempre in segreto; perché il calo dell’Eufrate nel senso raggiunto aprì “ai re la via che viene dall’Oriente”.

4. Re = messaggeri del Regno provvisti con grande autorità di potere. Accompagnano il “Cavaliere bianco Fedele e Verace” prevalentemente quattro araldi della Luce, due d’avanti e due dietro (Ap. 18,1 e 21; 19,11 e 17; 20,1). Dal Levante/Oriente = dal Regno di Luce portano la grande Magnificenza sulla strada seccata dell’Eufrate: riedificazione di ciò che è caduto tramite il Dominio di Ur!

5. Il resto si riferisce all’intero tempo dei sette angeli. «13E vidi uscir dalla bocca del dragone e dalla bocca della bestia e dalla bocca del falso profeta tre spiriti immondi, simili a rane; 14perché sono spiriti di demonì dai re di tutto il mondo per radunarli per la battaglia del gran giorno dell’Iddio onnipotente». [Ap. 16,13-14].

6. Dragone = miscredenza; bestia = potere del mondo; falsi profeti = orientamento di pensare; dalla loro bocca = presunzione di potere, agire impuro; simili a rane = pensare molto basso, sovente senza senso ed intelletto. Spiriti di diavoli = esseri e uomini senza Dio; radunare dei re del mondo per combattere contro Dio = voler sbarrare la via al Cavaliere bianco e ai Suoi araldi.

7. I re del mondo si invitano reciprocamente. Il grande giorno di Dio = la resa dei conti e le conseguenze, da cui non si può scappare e non si può mentire, per cui si attrezzeranno insieme. La battaglia non riguarda solo ufficialmente il rinnegamento di Dio, ma anche il non voler rinunciare alle posizioni mondiali, bramosie di ogni genere e tendenze verso lo Spazio.

8. L’Onnieterno affronta questa battaglia: «15Ecco, io vengo come un ladro. Beato colui che veglia e serba le sue vesti, onde non cammini ignudo e non si veggano le sue vergogne». [Ap. 16,15]. L’armamento del mondo va in rovina con il: Io vengo come un ladro ([Matt. 24,27]: «Perché, come il lampo esce da levante e si vede fino a ponente, così sarà la venuta del Figliuol dell’uomo»)! Chissà quando, dove e come, e chi, Dio vuole in genere incontrare?

9. Questo vale anche per coloro che hanno osservato la vittoria sulla bestia, altrimenti non verrebbe annunciato che sarebbe beato colui che veglia = essere pronto alla venuta di Dio; che tiene i suoi abiti = la fede nell’Ordine e contemporaneamente la tiene stretta. Abiti, significa protezione, nella quale ci si affida o sotto la quale ci si può anche mettere. Chi non lo fa, nel tempo di prova ha molta poca protezione. Camminare ignudo = senza un guida della Luce; vedere le sue vergogne = povertà di cuore, assenza di fede e d’amore. Una vita senza vera speranza.

10. Ora, ancora qualcosa che apparentemente non ha nulla a che fare con questo. «16E radunarono i re in un luogo che in ebraico si chiama Armaghedon» [Ap. 16,16]. – Si noti che Giovanni non fornisce nessuna relazione, ma vede l’immagine soltanto nella connessione di ciò che era stato menzionato prima, cosa che per questo non è sottomesso al sesto angelo delle coppe. L’anticipazione di quell’Atto che porterà un nuovo Cielo e una nuova Terra (Ap. 21,1).

11. Chi viene radunato? Difficilmente ci si può riferire a coloro che qui vengono chiamati i beati; loro in realtà non compaiono. Invece Giovanni vede i re del mondo, poiché essi si preparano, ma dato che l’Onnieterno arriva come un ladro nella notte per il loro giorno d’armamento, il raduno nel luogo di Armaghedon non potrà svolgersi né ora, né prima, né durante il tempo dell’armamento. Esso ricade sul ‘dopo’.

12. Si combatterà davanti alle Porte. A questo è allacciato il contrordine degli accusati, tuttavia il Diritto, il Giudizio e l’Esecuzione daranno Armaghedon = luogo di purificazione, con il suo doppio senso: davanti alla sua porta, per la seconda volta nel sesto Giorno della Creazione, combatteranno Luce e tenebra. Un luogo della sottomissione, a cui segue la Grazia, oppure quell’ultima perdita, voluta, che forma le Condizioni dell’Opera-Ur.

13. Che il veggente porta solo più tardi l’immagine d’effetto, ha il suo motivo nell’incompresa Misericordia. E’ una consolazione, un’indicazione alla Grazia per i credenti, che sperimentino l’unico sostegno possibile che può essere offerto nella fase culminante del Giudizio.

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Parte III / III

Capitolo 16/g

[Ap. 16,17-21]

Il settimo angelo distrugge l’aria (la politica)

 

1. «17Poi il settimo angelo versò la sua coppa nell’aria, e una gran voce uscì dal tempio, dal trono, dicendo: “E’ fatto!”» [Ap. 16,17]. L’uomo può vivere per giorni senza fuoco, acqua o nutrimento, ma non pochi minuti senz’aria. Perciò questa viene colpita per ultima, perché con ciò l’ira di Dio è completa.

2. Interpretare l’aria come politica ha due motivi: uno, un giorno questa scoppierà come una bolla di sapone nell’aria, – e allora non sarà più quella attuale o del tempo passato. La seconda causa è radicata nei miseri tentativi dell’intesa per i propri bisogni di vita, ma senza una reciproca intesa (concessioni), i popoli come tali cessano d’esistere (l’ultima costruzione della torre di Babele).

3. Una voce dal Cielo = la Verità rivelata; dalla Sedia = il Governo dell’ulteriore Esercizio del Diritto; procedere = chinarsi verso la fine; è fatto = il Giudizio dell’Ira. Ciò che segue è da considerare come un rimettere in Ordine, come avvistamento ([Matt. 13,40]: «Come dunque si raccolgono le zizzanie e si bruciano col fuoco, così avverrà alla fine dell’età presente»; [Matt. 24,41]: «Due donne macineranno al mulino: l’una sarà presa, l’altra lasciata»; [Matt. 25,33]: «…e metterà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra»). Ur esegue la selezione ‘dopo’ la fine, mentre fino alla fine restano ripercussioni, perché le Forze del Cielo si muoveranno dopo la grande afflizione ([Matt. 24,29-31]: «Or subito dopo l’afflizione di quei giorni, il sole si oscurerà, e la luna non darà il suo splendore, e le stelle cadranno dal cielo e le potenze del cielo saranno scrollate. E allora apparirà nel cielo il segno del Figliuol dell’uomo; e allora tutte le tribù della terra faranno cordoglio e vedranno il Figliuol dell’uomo venir sulle nuvole del cielo con gran potenza e gloria. E manderà i suoi angeli con gran suoni di tromba a radunare i suoi eletti dai quattro venti, dall’un capo all’altro dei cieli») = la “Verità” conduce la selezione, ma anche l’Aiuto tramite questa.

 

4. «E si fecero tuoni e voci e lampi; e ci fu un gran terremoto, tale che da quando gli uomini sono stati sulla terra non si ebbe mai terremoto così grande e così forte» [Ap. 16,18]. – E’ già comparso una volta un temporale, ma in cui le voci stavano fra fulmini e tuoni. Qui non sono più un avvertimento, ma esclamazioni del ‘È compiuto!’. Perciò i tuoni precedono i fulmini, cosa che non succede durante dei temporali naturali. Tuono = crollo della sussistenza del mondo e la chiarezza del Regno, rivelata.

5. Il terremoto non è nessuna conseguenza, è l’unisono di voci, tuoni e fulmini = demolizione dell’intero telaio del mondo; tuttavia, qui non solamente in modo di Stati e di Vita, ma delle imponenti eruzioni naturali scuoteranno questa Terra. Perciò è marcato particolarmente:

Tale terremoto così grande!

6. «E la gran città fu divisa in tre parti e le città delle nazioni caddero, e Dio si ricordò di Babilonia la grande, per darle il calice del vino del furor dell’Ira sua» [Ap. 16,18]. – ­La grande città è là come qua il luogo dell’intera tenebra. Decade in tre parti come gli spiriti impuri del dragone, della bestia e dei falsi profeti.

7. Queste parti combattono uniti contro Dio, ma fra di loro sono in disaccordo. Le parti si sono mostrate da tempo come rinnegamento di Dio, bestemmia contro Dio e tiepidezza verso Dio. Ora compaiono così potenti, che dilaniano delle comunità umane. Le città delle nazioni cadono = dogmatismo, darwinismo, classi. A Babilonia era stato pensato prima che a Dio = il loro agire viene ricompensato: Al mondo viene dato il calice del vino della grave Ira di Dio ([Tob. 3,5]: «Agisci pure come ora meglio ti piace, da’ ordine che venga presa la mia vita, in modo che io sia tolto dalla terra e divenga terra, poiché per me è preferibile la morte alla vita»).

8. Le città dei pagani cadute significa pure = decadono da Babilonia, perché ‘pagani’ significa due cose. Innanzitutto sono quelle nelle quali s’incorporano i tre orientamenti menzionati; per secondo, coloro che sono giunti al trono di Grazia, ai quali fu portato il Vangelo oppure il Giudizio, la conoscenza, il ritorno e la redenzione.

9. «E ogni isola fuggì e i monti non furono più trovati» [Ap. 16,20].  – Isole = posti di salvataggio, l’aiuto dov’è possibile; fuggire = la Salvezza viene ritirata; nessun monte fu più trovato = stabilità, verità, Luce, Grazia. Su questo, la parola di Gesù: ([Matt. 23,37-38]: «Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figlioli, come la gallina raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa sta per esservi lasciata deserta»)

10. «21E cadde dal cielo sugli uomini una gragnola grossa del peso di circa un talento (45 chilogrammi) e gli uomini bestemmiarono Iddio che a motivo della piaga della gragnola era grandissima» [Ap. 16,21]. – Come in certo qual modo il tempo fin da Gesù iniziò con una grandine, così anche alla fine cadrà giù una tale grandine, inoltre, come un talento = unico nella sua violenza, ora non distruggendo solamente singoli popoli o edifici del mondo, ma tutti attraverso gli elementi del Cielo = il Verdetto di Dio e il Giudizio!

11. La bestemmia ha la stessa\ interpretazione come si è avuto finora. Ma ora: ‘la sua piaga era molto grande’  ([Zacc. 14,12]: «E sarà la piaga con la quale l’Eterno colpirà tutti i popoli che avran mosso guerra a Gerusalemme: la loro carne si consumerà mentre stanno in piedi, gli occhi si struggeranno loro nelle orbite, la lor lingua si consumerà nella lor bocca»). = concessione, provocata dagli uomini. Ciononostante, segue la selezione, quando con la grandine di un mezzo quintale terminerà l’ultima piaga del riversamento dell’Ira. Il tempo tra la piaga della grandine e la selezione dovrà ancora sopportare le ultime doglie del Giudizio.

12. Sì, – malgrado gli avvenimenti che sembrano come sparsi nell’Atto finale, tutto si ripeterà d’un tratto ([Matt. 24,39]: «...e la gente non si avvide di nulla finché venne il diluvio che portò via tutti quanti, così avverrà alla venuta del Figlio dell’uomo»). Il tempo del Giudizio con le sue doglie, prima e dopo si potrebbe certamente abbreviare in vista di una svolta degli uomini. Allora a loro verrebbe d’un tratto la conoscenza, ciò che sarà rivelato magnificamente nella terza parte dell’ulteriore Esercizio del Diritto.

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Parte III / III

Capitolo 17

[Ap. 17-18]

Insurrezione delle potenze mondane e spirituali con l’aiuto dell’oscurità

Il Giudizio su di loro si accresce

 

Se finora la bestia del potere mondano e spirituale è comparsa separatamente, allora la nuova parte mostrerà che il dragone mette da parte la scissione da lui provocata e va nella fase finale con forza riunita ma del tutto esaurendosi. Invece nel finale il Potere-Ur si misurerà con la demoniaco, perché una volta Sadhana si aveva osato misurarsi con UR. Questo pareggio sarà parzialmente svelato. Come la prima parte, anche questa III sperimenta quattro tratti che – allineati – non portano con sé nessun limite di popoli né epoche, di come si procedeva nell’Esercizio del Diritto. – Cominciamo:

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Parte III / III

Capitolo 17/a

[Ap. 17,1-6]

Il quarto angelo e la grande Babilonia

 

1. L’inizio nella grande cornice, le cui singole conseguenze si cristallizzano soltanto un poco alla volta.

2. «1E uno dei sette angeli che avevano le sette coppe, venne e mi parlò dicendo: “Vieni, ti mostrerò il giudizio della gran meretrice che siede su molte acque”» [Ap. 17,1]. – Se la terza parte del tempo principale del Giudizio comincia ufficialmente con l’operare degli ultimi quattro angeli delle coppe, di conseguenza lo può essere solamente il quarto dei sette che è sottoposto al primo.

3. La Serietà, la lancetta della bilancia nella Caratteristica determinante e portante, pareggia i determinanti Raggi della Vita fondamentale dell’Ordine, della Volontà e della Sapienza con il portante della Pazienza, dell’Amore e della Misericordia nella propria maestosità. Questo angelo amministra: 1°) il terzo tempo del Giudizio finale; 2°) porta l’ira di Dio all’ultima conclusione voluta; 3°) esegue il Pareggio della Creazione; 4°) da tutto questo posa la vittoria della Corona sul santo Focolare nell’Onnisantissimo. Quindi, è importante quale angelo opera.

4. La sua Chiamata “Vieni” che finora si è riferita a Giovanni, vale ora in assoluto per tutte le anime, per tutti i figli. E’ di un alto senso la grande Chiamata della Condizione-Ur: “Vieni!”. Non si può più schivare! Anche il resto è rivolto a tutti, e tutti devono vedere che cosa c’era, che cosa c’è e che cosa viene. Lo mostrerà il versetto 9.

5. Voglio mostrarti = ammaestramento; il Giudizio = la Resa dei conti senza la libera Grazia; la grande meretrice = riassunto dei vizi degli uomini oscuri; che siede su molte acque = che occupa tutte le sedi di autorità e comunicazione; anche: atteggiarsi caparbiamente.

6. «2Con la quale han fornicato i re della terra, e gli abitanti della terra sono stati inebriati del vino della sua fornicazione» [Ap. 17,2]. – Aver fornicato = sfruttamento esteriore di una posizione; i re della Terra = come finora spiegato, i dominatori e gli autorevoli. Abitanti della Terra = tutti coloro che si elevano al di sopra di Dio; si sono inebriati = si sono lasciati sedurre, gli “amanti (fornicatori) in alto”, che tendono a conquistare l’onore e mammona, preferibilmente ambedue.

7. Nell’ebbrezza, tutto acquista due immagini, anche due colori. Ciò che elevano al di sopra di sé lo considerano come ‘fenotipo’[2]. Del vino della sua fornicazione = anestetico, deformazioni della verità della vita. I re hanno inventato questo ‘vino’, gli abitanti della Terra si danno troppo volonterosi all’inebriamento. Non c’è da stupirsi che da ebbri non hanno né il tempo, meno ancora di vedere i segni di gravi conseguenze - !

8. «3Ed egli, nello Spirito, mi trasportò in un deserto; ed io vidi una donna che sedeva sopra una bestia di colore scarlatto, piena di nomi di bestemmia e avente sette teste e dieci corna» [Ap. 17,3]. – Questo ‘nello Spirito’ non è da impiegare – come sempre – solo per Giovanni; questa volta deve valere per ognuno che è animato insieme al veggente ‘spiritualmente’; nello Spirito = liberamente consapevole, con la sua propria volontà e mediante la grazia, che è in Cristo Gesù, avendo scelto la via verso l’alta Meta.

9. Tutto è certamente Grazia! Ma dalla Sapienza della Luce, anche la giusta parte delle proprie facoltà, si lascia impiegare per la via con la consapevole energia. L’io non deve certamente trionfare sull’anima, dev’essere il suo servitore. Chi ottiene questo, ha ambedue: la Grazia e la Forza personale che sono da accoppiare, come UR accoppia le Caratteristiche determinanti e portanti mediante la Sua maestosa Serietà.

10. Portato nel deserto = nell’umanità rovinata, trasportato nella desolazione del suo cuore, a cui fugge lo Spirito libero, puro. Il deserto significa qui, ancora l’assenza di fede. Ora, – il vedere una donna! Non riguarda nessuna personalità, magari come una volta di una sola generatrice di peccati. L’apparizione si riferisce a tutti coloro che secondo la dimostrazione avvenuta, hanno ‘fornicato’.

11. Non per nulla viene chiamata la grande Babilonia, il principio della bramosia dell’io, il cui reame di potere inonda gli uomini senza freni, li inebria con il suo vino della fornicazione. I figli di Dio, stando ancora sotto la divina Influenza della Luce, percepiscono rabbrividendo i poteri diabolici, mentre “coloro che abitano sulla Terra” preferiscono cercare ciò che vogliono nel cieco specchio del mondo.

12. La donna siede su una bestia di colore scarlatto = forza sottomessa, istinto sotto lo sfruttamento di posizioni importanti, quindi del tutto condotta dalla bramosia dell’io. Una bestia = predisposizione unilaterale, anche unica; il colore scarlatto significa qualcosa del tutto particolare. Scarlatto = cattivo contagio; e colore = pericolo dell’inquinamento. Nel collegamento con la donna vale la bestia come pazzia di potere, che ha incatenato la bramosia dell’io con una forza violenta.

13. Qui “la bestia” è quella che unisce o unifica le parti di potere mondano e spirituale, dapprima separate. Era piena di nomi di bestemmia = non più soltanto che i nomi erano scritti sulla bestia, non – scritta piena di nomi, cosa che significa contemporaneamente una misura stracolma.

14. Nuovamente sette teste, dieci corna! L’unificare della bestia al drago precedente, determina un altro significato, senza però sospendere quello antefatto. Dalla bramosia dell’io sorgono soprattutto = bramosia di fama, ingiustizia, ipocrisia, avarizia, irascibilità, servilismo e brama di vendetta. Questi spingono in avanti le loro corna = bramosia di piacere, alterigia, stupidità, cattiveria, litigio, contesa, diffamazione, lussuria, avarizia di possesso, follia.

15. Quanto in alto stanno nel valore gli istinti curati dagli uomini del suolo della Terra, è dimostrato: «4La donna era vestita di porpora e di scarlatto, adorna d’oro, di pietre preziose e di perle. Aveva in mano un calice d’oro, era piena di abominazioni e delle immondizie della sua fornicazione» [Ap. 17,4]. – La bramosia dell’io adornata può gareggiare apparentemente senza fatica con i celestiali, perché anche loro hanno solo delle arpe e coppe d’oro e simili.

16. Soltanto – questi gioielli della donna sono solo indorati nella presunzione. Crede di aver un aspetto magnifico, e in modo terreno è così. Ma chi discerne il Gioiello del Cielo con la cianfrusaglia del mondo? – Chi però ha visto una sola volta un Raggio dell’Infinito, può chiamare oscuro anche il più chiaro splendore del mondo. Così è rispettivamente il discernimento fra l’autentico Gioiello del Regno e il povero oro da gatto della donna-mondo!

17. La donna era vestita = la sua natura velata, anche accompagnata dal parentado; con porpora = bramosia di dominio; scarlatto = prevaricazione; indorato con oro = opere illusorie; pietre preziose = mondo esteriore; perle = lacrime, a suo carico. Ma non è ancora sufficiente! Per la bramosia dell’io, tutto è ancora troppo poco. Per ignorare il confine che ha disdegnato, tende la mano al Santissimo, il Quale alla Terra offre protezione e aiuto: cioè ad un calice d’oro. E’ sempre un Simbolo del santo Calice, per quanto possa essere descritto come d’oro.

18. La donna commette un peccato con l’alto segno, perché la Dottrina di Dio è una stoltezza per la bramosia dell’io ([1° Cor. 1,18]: «Poiché la parola della croce è pazzia per quelli che periscono; ma per noi che siam sulla via della salvazione, è potenza di Dio»). Colma di abominazione, impudicizia della fornicazione = coscientemente cattiva di rendere ridicola il Santo, di schernire; piena = una misura stracolma, alla quale sta proprio di fronte la piena misura dell’Ira. Nella sua mano = oltre allo scherno come bestia spirituale ha il potere saccheggiare per sé il Vangelo. Questo è il più grave abominio e porta la rovina alla grande Babilonia.

19. «5Sulla fronte aveva scritto un nome: “Mistero, Babilonia la grande, la madre delle meretrici e delle abominazioni della terra”» [Ap. 17,5]. – Sulla sua fronte = comprensibile superiorità; scritto = inciso e trionfante; mistero = abbagliatrice; madre della prostituzione e tutti gli abominii sulla Terra = porta e nutrice dell’anticristo. In verità, una madre-bestia, che genera instancabilmente i suoi piccoli.

20. «6E vidi la donna ebbra del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù. Al vederla, mi meravigliai grandemente» [Ap. 17,6]. – Ebbra = incosciente; si lascia – come ebbra – indurre a diverse cose. Ma non è ebbra solo da se stessa, ma – terribile e spaventosa – del sangue dei santi e dei testimoni di Gesù = dei figli della Luce, i qual vanno nella materia come portatori del co-sacrificio.

21. Questa Babilonia, dominando i troni del potere mondano e spirituale, ha scatenato innumerevoli fiumi di sangue, iniziati un giorno da Abele fino a Zaccaria, con la persecuzione dei cristiani, con l’inquisizione e fino ai giorni degli abomini della guerra mondiale. – E quant’altro rimane ancora riservato?

22. Se il veggente si stupisce, allora è veramente spaventato. Allora vidi – l’Edificio della Creazione e il suo decorso come Gradini sulla Scala del Cielo, su cui ora la figlia caduta deve arrampicarsi insieme al seguito – fino alla fine, fino in cima! La grande Babilonia è il peso della figlia in questo “santo-grave Dramma della Creazione”, che attira in basso, creato dalla colpa.

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Parte III / III

Capitolo 17/b

[Ap. 17,7-18]

La rappresentazione della donna e della bestia

 

1.               La nuova immagine inizia con la domanda: «7Ma l’angelo mi disse: “Perché ti meravigli? Io ti dirò il mistero della donna e della bestia che la porta, e le sette teste e le dieci corna. 8La bestia che hai visto, era e non è; e deve salire dall’abisso per andare in per

2.               dizione. E quelli che abitano sulla terra i cui nomi non sono stati scritti nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo, si meraviglieranno, vedendo che la bestia era e non è, e riapparirà» [Ap.17,7-8].

2. La bestia = pazzia condotta dalla bramosia dell’io; è stata = la sua fine è predeterminata; e non è = è senza verità. L’angelo parla dalla vetta della Luce, dalla caduta di Lucifero fino alla completa redenzione. Lo spazio e il tempo intermedi sono forme che perdono la loro esistenza senza valutazione di parte. Quindi: ritornerà di nuovo = si lancia nuovamente in due limiti di tempo. Così, in pratica, domina ancora, per cui il suo ritorno cade nella quarta parte dell’ulteriore Esercizio del Diritto.

3. Salire dall’abisso. Nel senso materiale, questa è una forza subordinata, anche intelligenza; nel santo senso-Ur l’abisso significa la materia, nella quale il fuoco di Dio ha spinto Lucifero. Salire, da qui, ha richiesto il tempo sconosciuto di quasi sette Ore della Creazione, di cui secondo l’Ordine fa parte anche “andrà in perdizione”. Noi vi andiamo improvvisamente, senza ostacolo; nella dannazione = nella dissoluzione dell’essere istintivo, non di quello animico, poiché delle anime diventate istintive sperimenteranno il loro Armaghedon.

4. Di questo si meravigliano coloro che abitano sulla Terra = uomini del suolo della Terra si spaventano anche, solo diversamente da Giovanni, poiché i loro nomi non sono scritti = sono risultati inutili. Loro sono bensì anche scritti nella santa Opera di UR, se non nel Libro della Vita, allora in quello della morte, alla resa dei conti.

5. Dal principio del mondo = dall’inizio della materia e non magari i ‘figli del Regno’. Nella caduta i loro nomi sono stati scritti nel ‘Libro del Giorno del Creatore’. Se, quando e in quale modo potranno un giorno di nuovo esservi iscritti, lo dirà la fine di questa Rivelazione.

6. Il vedere la bestia = arrivare alla riflessione; che è stata e non è e che sarà = sulla bestia, cioè perdere ogni sostegno nella loro illusione. Questo lo intendeva l’angelo con il linguaggio un po’ confuso delle immagini. Perciò la sua grande chiamata: «9aQui sta la mente e la sapienza!» [Ap. 17,9a]

7. L’angelo non eleva invano in alto lodando la Sapienza; sì, non manca in nessuna adorazione di gloria. Chi sposta la Sapienza nel secondo rango, non ha compreso l’Essere dell’Altissimo. Qui sta il senso = ambizione, nostalgia di conoscenza, da cui si può raggiungere un valido collegamento secondo la Parola del Maestro.

8. «9bLe sette teste sono sette monti sui quali la donna siede e sono anche sette re» [Ap. 17,9b]. – Il monte interpretato secondo la Luce, è trascuratezza, secondo l’immagine del tempo, la falsa elevazione. Comunità (popoli, logge ecc.), legge del mondo, atti di difesa e d’accusa, concetti di fatti materiali, conoscenza (invenzione). Re, come vengono chiamati i monti, sono tutto e tutte le potenze dominanti.

9. «10Cinque sono caduti, uno è, e l’altro non è ancora venuto; e quando sarà venuto, ha da durar poco» [Ap. 17,10]. – Quanto poco questi ‘re con i monti’ si riferiscono a dei sovrani, lo si nota facilmente. Cinque sono caduti = arbitrio arrestato alla caduta nella Creazione; secondariamente, i cinque sensi naturali, che sovente sono sottoposti alla brama dell’io, mentre il sesto e settimo senso senza la Verità non valgono come forze spirituali ultrasensoriali.

10. Uno è = è reale, e i campi del potere dei cinque caduti devono piegarsi al suo dominio, in cui alla realtà terrena caduca, viene dato il cambio da quello spirituale che arriva. Chi lascia cadere i cinque sensi naturali = subordinato, si dà al vero Spirito e alla vita esistente. Che all’ultimo re = conoscenza, rimane solo un breve tempo, dipenderà dallo sviluppo finale. Se ora la realtà e la conoscenza basteranno per arrivare a quel senso di cui fa parte la Sapienza, è discutibile. L’angelo lo annuncia.

11. «11E la bestia che era e non è, è anch’essa un ottavo re, e viene dai sette e se ne va in perdizione» [Ap. 17,11]. – Sebbene riguardo al tempo della bestia = cattivo principio, non sarà più determinante, sarà comunque sostenuto da Lucifero. Ma è stato = la sua caduta è stata; e non è (più) = poiché sarà vinto dall’ “E’ compiuto!” Questo è l’ottavo, posticipato nella caduta ai sette principi della Luce.

12. C’erano otto grandi Spiriti: Sadhana e gli arcangeli-Ur[3]. Perciò: Egli è dei sette = non proceduto da loro, ma facente parte di loro, attraverso la sua caduta oramai dipendente da loro. I sette stanno al di sopra di lui. Ma anche in modo terreno i portatori dei principi cattivi dipendono dal potere del mondo.

13. Dato che la bestia nel tempo dell’immagine non è più Lucifero stesso ma è il principio demoniaco, deve di nuovo andare nella perdizione = dissoluzione, oppure seconda morte (21,8); andare = all’improvviso, contemporaneamente, tutto ciò che gli si è ascritto. La predetta dipendenza si estende nel decorso dell’immagine a: «12Le dieci corna che hai visto, che sono dieci re che non hanno ancora ricevuto il regno, ma riceveranno potestà come re, assieme alla bestia, per un’ora» [Ap. 17,12].

14. Le dieci corna come re = troneggiano gli istinti della brama dell’io; ma, senza regno = senza ricchezza. Dato che non somigliano ai re delle teste, non hanno nessuna sfera personale di potere, sono delle posizioni. Un tempo (un’ora) = è lasciato a loro per comparire insieme, inseguire delle mete, anche in quel tempo materiale della Creazione; nel senso dell’immagine “l’alto tempo concentrato della terza epoca della fine”. E il ricevere il potere con la bestia = la rafforzata bassezza e dipendenza dalla grande Babilonia.

15. «13Costoro hanno un unico intento e daranno la loro potenza e la loro autorità alla bestia» [Ap. 17,13]. Un unico intento = sottomettersi all’unica legge, oltre a questo, una comune influenza dalla brama dell’io. Dare la loro forza e potere alla bestia, tramite cui riceveranno unitariamente il potere, elevando solamente la loro vita istintuale, animale-istintiva, sotto la degradazione dei cinque sensi naturali (presenti) in un “sentimento umano”.

16. «14Costoro guerreggeranno contro l’Agnello e l’Agnello li vincerà, perché egli è il Signore dei signori e il Re dei re; e vinceranno anche quelli che sono con lui, i richiamati, gli eletti, e i fedeli» [Ap. 17,14]. – Non ‘c’è da stupirsi, che gli adoratori della brama dell’io combatteranno contro l’Agnello = Cristo e il Suo Vangelo, altrimenti al posto della gioia terrena dovrebbe porsi (per ciascuno) una vita nell’astinenza e nel portare la croce[4].

16. Ma a cosa serve la loro battaglia, se l’Agnello li vincerà? Questo riguarda ancora il verdetto per i re indicati. I loro uomini saranno rovesciati nel loro tempo, – se non prima; quindi, con la morte e con la resa dei conti finale, che loro sperimenteranno.

17. L’Agnello darà la Sua Vittoria anche a coloro che passano attraverso la scuola dell’umiltà. Costoro possono vivere sia sulla Terra come anche già nell’aldilà. Lo afferma: per gli eletti = coloro che sono sulla buona via; eletti = perfetti; credenti = la grande moltitudine. Non a caso gli eletti sono piazzati nel mezzo; tramite loro, l’Alta Guida della Grazia giunge ai chiamati e fedeli nel giusto pareggio. Un giorno gli eletti porteranno come sposa di ambedue i gruppi come una veste e come un gioiello.

18. «15Poi mi disse: “Le acque che hai veduto e sulle quali siede la meretrice, son popoli e moltitudini e nazioni e lingue”» [Ap. 17,15]. – E’ la continuazione di ciò che risulta alla fine dall’immagine del tempo. Le acque come popoli, moltitudini, nazioni e lingue sono gli ammassamenti di coloro che pensano all’unanimità nelle assemblee; gli ignari, gli indifferenti e coloro che gridano insieme.

20. «16E le dieci corna che hai visto e la bestia odieranno la meretrice e la renderanno desolata e nuda, e mangeranno le sue carni e la consumeranno col fuoco» [Ap. 17,16]. – Le corna non sono identiche di quelle della bestia scarlatta (Ap. 12,3), nemmeno di quelle che hanno dato il loro potere unito alla bestia (Ap. 13,1), perché non sono menzionate delle teste. Questa è una faccenda particolare.

21. Sotto la guida dell’angelo, Giovanni vede insieme il passato e il futuro. Non sono gli istinti della brama dell’io che odieranno la meretrice, piuttosto gli uomini subordinati agli istinti, in cui la subordinazione si rivelerà anche come bestia. Lo dirà il testo che pre-menziono: «Perché Dio lo ha dato loro nel cuore» (Ap. 17,17). Dio stesso non cambierà mai gli istinti, ma Egli dà la facoltà e la Grazia di trasformare tali istinti. Dare nel cuore = nella conoscenza ragionevole.

22. Una volta toccata da questo, l’anima ha nostalgia di liberazione. Allora tende avanti le sue dieci corna (attività): cinque sensi naturali, tre sensi di Grazia (nostalgia, conoscenza, dedizione) e due sensi spirituali (illuminazione, sentimento religioso). Odiare la meretrice e renderla desolata = staccarsi; mangiare la sua carne = sottoporre il materiale alla trasformazione spirituale; consumare con il fuoco = uccidere con i tre sensi di Grazia dell’anima ed i due sensi della Luce dello spirito.

23. «17Dio infatti ha messo in cuor loro di eseguire il suo disegno e di avere un medesimo pensiero e di dare il loro regno alla bestia finché siano adempite le parole di Dio» [Ap. 17,17]. – Di ciò ne darà la conferma il tempo, poiché “eseguire i suoi disegni ed avere lo stesso pensiero” secondo l’immagine è la grande misteriosa preparazione a questo Atto.

24. I dieci sensi riconoscono la santa opinione e vi si adeguano unanimemente, subordinando i cinque sensi naturali ai tre sensi di Grazia e ai due sensi spirituali, perché anche all’inizio i sensi naturali hanno portato un’alta decisione, a cui li elevano di nuovo i cinque sensi della Luce. Se i cinque sensi naturali ([Matt. 25,1-13]: la parabola delle dieci vergini) diventati stolti, ricevono presto il buon olio dello Spirito, potranno ancora seguire i cinque sensi della Luce (giungere a un impulso più elevato).

25. Poi cedono il loro regno = la vita del mondo; alla bestia = estirpare gli istinti della brama dell’io, “finché le parole di Dio siano adempite!”. Questo si riferisce all’intera Rivelazione di Giovanni, alla grande Porta per “l’Eternità-Ur in Spazio e Tempo”! Quest’immagine veramente ultima era stata data in anticipo ai fedeli nel mondo. Il Significato di base riguarda tuttavia l’enorme Anno-Atto-Ur già menzionato, e non soltanto il suo sesto Giorno dell’Amore.

26. Quello che UR ha mostrato ai Suoi grandi Spiriti in questo Anno nel primo Giorno dell’Ordine, scritto alla Sera del quarto Giorno, quello della Serietà, nel Suo Libro della Creazione come Testamento, vale esclusivamente a questo: “finché le Parole di Dio siano adempite!”

27. Infatti, l’Anno-Parola-UR era già compiuto; a lui seguiva l’Azione, sigillata dal GOLGOTA come il santo-vero Garante della parola: “Sia Luce: tramite l’Azione!”

28. La successiva indicazione restituisce al veggente il vero decorso dell’immagine. «18La donna che hai visto è la gran città che impera sui re della terra» [Ap. 17,18]. – Con ciò è indicata la terza parte nel riassunto. La donna = tutto ciò che è anti divino, ora chiamata la grande città; circondata da mura = quindi caparbietà rigida; impera sui re della Terra = radunare alla battaglia i re delle teste e delle corna. Ciò che porta la battaglia attrezzata della meretrice di brama dell’io, lo rivelerà la fine della terza epoca del Giudizio.

 

 

[Salmo 110, 5-6]

«Quelli che si gloriano non sussisteranno

dinanzi agli occhi tuoi,

tu odii tutti gli operatori d’iniquità.

Tu farai perire quelli che dicon menzogne;

l’Eterno aborrisce l’uomo di sangue e di frode».

 

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Parte III / III

Capitolo 18/c

[Ap. 18,1-19]

Inizio del crollo annunciato

 

1. «1E dopo queste cose vidi un altro angelo che scendeva dal cielo, il quale aveva gran potestà; e la terra fu illuminata dal suo splendore» [Ap. 18,1]. – Il primo dei quattro araldi compare come ufficiale comandante del terzo Giudizio angelico. A differenza degli angeli precedenti, lui appare nel fasto di Colui che lo manda. Inoltre non viene soltanto sulla via dell’Eufrate, ma discende dal Cielo = con grande velocità e inimmaginabile Veridicità. Il messaggero regale introduce fattivamente il crollo della meretrice di scarlatto.

2. Un gran potere = non solo quello degli araldi, no, ma con una più profonda parte del Potere del Creatore, intesa quale prima Camera del Cuore-Ur. Tuttavia, il messaggero regale non è nessuno dei portatori fondamentali di questa Potenza creativa, gli è stato affidato soltanto dalla Fonte della grazia dell’Alleanza, affinché così esista un Giudizio finale indebolito. Se il Creatore agisse nella propria Sovranità, il resto ancora notevole della minestra di lenticchie luciferina sperimenterebbe una dissoluzione, invece che la redenzione.

3. Solo per questo motivo “l’altro angelo” può ‘avere’ parte della Potenza del Creatore. E perciò discende dal Cielo con gran Potere, affinché la Terra venga illuminata dal suo splendore. Terra = uomini che appartengono ancora alla grande città; essere illuminato = insegnare, riconoscere il potere e la magnificenza del Regno. Perciò lo splendore dell’angelo = con l’auto inganno non c’è più nulla da coprire.

4. «2Ed egli gridò con voce potente dicendo: Caduta, caduta è Babilonia la grande, ed è divenuta covo di demoni, contenitore di tutti gli spiriti immondi e contenitore di ogni uccello immondo e abominevole» [Ap. 18,2] – Al contrario della stessa chiamata nel Regno, ora viene annunciata la vera caduta. Caduta = restare vittima della caduta, diventata esigibile; Il “è” assume perciò il tutto, fino alla completa fine.

5. La distruzione della Babele di una volta non ha avuto bisogno di nessun impiego celeste di fronte alla caduta della meretrice-Babele. Perciò grida con potenza = compenetra Spazio e Tempo; inoltre, grazie all’Incarico ricevuto. Per l’angelo vale (Isaia 51,9): «Risvegliati! Risvegliati! Rivestiti di forza, o braccio dell’Eterno!». Invece, con la gran voce = facoltà personale, per essere all’altezza della rappresentanza del Creatore; dicendo = espressa conferma dell’Incarico.

6. La Grande Babilonia = oscurità, finché non può giungere ancora a nessun ritorno; diventata covo di diavoli = vale per il mondo e per il suo più stretto circondario, mentre altri pianeti, che appartengono pure alla materia, stanno molto più in alto. Diavoli = esseri e uomini caduti; contenitore/albergo = abitazione poco buona; Trattenuto = la materia terrena li tiene catturati; tutti gli spiriti impuri = orientamenti d’intelligenza anti divini; uccelli immondi e abominevoli = coloro che si elevano al di sopra della Parola di Dio (volare), così da miscredenti immondi davanti a Dio, come massa, in abominio dai superiori.

7. «3PPoiché tutte le nazioni han bevuto del vino dell’ira della sua fornicazione con lei, e i mercanti della terra si sono arricchiti con la sua sfrenata lussuria» [Ap.18,3]. – Il vino dell’ira porta l’inganno e l’annebbiamento dei sensi; la sua fornicazione = influenza del potere su coloro che sono attaccati alla materia. Qui sta in inaudito impiego di potere e ira contro ira!

8. Tutte le nazioni = le genti materiali e terrene, esseri infernali; hanno bevuto = si sono lasciati sedurre dalla brama dell’io; i re sulla Terra = conducenti in vista mondano e spirituale; hanno fornicato con lei = prestare differenti servigi; i mercanti sulla Terra si sono arricchiti = gruppi industriali, coloro che sono ricchi nell’influenza nella politica, giornale, film, ecc. Inoltre, con la sua sfrenata lussuria = nell’agire folle di conquistare ciò che è terreno e rigettare ciò che è divino.

9. L’araldo ha introdotto il crollo in modo celeste. Anche se c’è ancora qualche immagine intermedia, questo ha la sua importanza. Soltanto, – non lo indica l’araldo, è il CREATORE che dirige questa potente Sinfonia. Ciò che avviene nel mezzo lo è nell’influenza tramite gli angeli sottoposti alle Caratteristiche.

10. «4aPoi udii un'altra voce dal cielo che diceva» [Ap. 18,4a].  – Al veggente nulla sfugge di tutte le cose che succedono intorno a lui nel Regno. – Un’altra voce = un angelo comandante dato per diritto all’araldo e a lui direttamente aggiunto, che ha da mostrare i segnali dal grande Messaggio dei figli del Regno sulla Terra.

11. «4bUscite da essa, o popolo mio, affinché non siate partecipi dei suoi peccati e non abbiate parte delle sue piaghe» [Ap. 18,4b]. – Questo Messaggio dell’Onnipotente vale esclusivamente per la Terra. ‘Quest’altra voce’ trasmette letteralmente ciò che l’Onnisanto-Ur ha da dire dal Suo maestoso trono. Manca ancora un piccolo tempo, prima che arrivi il Re, per cui Egli stesso non parla ancora alla Terra.

12. Ora il grande appello: “Uscite da essa, o popolo Mio!” = Qual invito contiene quel: Abbandonate tutto, rinunciate a onori e a funzioni; non cercate la ricchezza né possesso; presto è passato! Non abbiate caro nulla del luogo d’abominio, accontentatevi con ciò che vi dona l’Onnipotenza. E voi alla fine esclamiate giubilando:

“Quale Pienezza ci ha dato il Padre!”

13. Affinché non siate partecipi dei suoi peccati = della sua cattiveria; e non abbiate parte alle sue piaghe = al Giudizio, come peso interiore ed esteriore. Qualcuno crede che Dio distolga ogni peso dai fedeli. Su questo Paolo dice [Cor. 5,9-13]: «Altrimenti dovreste sgomberare il mondo!». Proprio tramite gli ultimi dal popolo (Regno) i figli del mondo rovinato devono essere sollevati dalla loro seconda morte. Se il popolo di Dio rimanesse libero da ogni peso del destino, – avrebbe da soffrire di più a causa del mondo che dalla sofferenza con e nel grande destino finale.

14. «5Perché i suoi peccati giungono fino al Cielo e Dio si è ricordato delle sue iniquità» [Ap. 18,5]. – Fino al Cielo = la misura di tempo e spazio della materia, trabocca. Fra l’oltraggio e il Cielo non c’è più nessun’altra barriera che questa: la Misura della Grazia! Così Dio deve ricordare = pensare che il tempo della ricompensa e della liberazione dei fedeli non rimanga inadempiuto.

15. «6Rendetele il contraccambio di quello che essa vi ha fatto, e rendetele al doppio la retribuzione delle sue opere; e nel calice in cui ha mesciuto ad altri, mescetele il doppio» [Ap. 18,6]. – Quest’ordine non dipende più dalla chiamata al popolo. E’ forse l’Onnisanto che dice questa Parola? No, in quanto che i figli celesti del Regno, grazie al loro co-scrificio, sono autorizzati a far appello alla santa Giustizia, ma anche alla Benignità. Affinché il caduto sia di nuovo “sollevato”. In segreto è l’Altissimo stesso che elargisce il Comando; avviene soltanto nell’evidenza tramite l’angelo comandante, il quale rappresenta l’Araldo del Regno.

16. L’Ordine e la Volontà invitano gli altri cinque Raggi della Vita fondamentale: Rendetele = secondo il Potere della nostra Sovranità; come ha retribuito = agire secondo il suo arbitrio; doppio = spiritualmente e terrenamente. Questo ‘doppio’ si basa sull’abuso del calice d’oro, perché nel cui calice lei ha versato = cioè non in un qualunque calice di vino che la meretrice di scarlatto ha preso, ma nel Simbolo, nel santo Calice, il Simbolo della Dottrina di salvezza di Gesù, il Sacrificio e la redenzione di Dio. Per questo le viene versato il doppio = nel tempo e nell’aldilà attraverso la prima e la seconda morte. Così dovranno sostenere Giudizio della seconda morte (Ap. 20,6 e 20,14).

17. «7Quanto essa ha reso in gloria per se stessa e per il lusso, tanto datele di tormento e cordoglio, poiché ella dice in cuor suo: “Io seggo regina e non son vedova, e non vedrò mai cordoglio”» [Ap. 18,7]. – ([Luca 12,19-20]: «Dirò all’anima mia: “Anima, tu hai molti beni risposti per molti anni; riposati, mangia, bevi, godi”. – Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa l’anima tua ti sarà ridomandata; e quel che hai preparato, di chi sarà?”). In verità, la santa Misericordia aveva bisogno di ‘un‘altra visione’: una nuova Creazione sarà il ‘suo diritto’ sulle anime corrotte e, tale, – da farla risplendere sui corruttori.

18. Glorificarsi = strappare a sé il dominio; fatto intenzionalmente = gonfiato nell’arbitrio. L‘arbitrio e il dispotismo vengono loro ricompensati, versandoli con tormento e sofferenza = la violenza carnale terrena e spirituale generano una coscienza tormentosa, l’amara paura dalla propria rovina, senza trovare alcun mezzo per fermarla.

19. Parlar in cuor suo = oltraggiare fino all’ultimo termine della rovina; io siedo = ho una salda posizione, sovente attraverso il tradimento di amici e nemici, della patria e del Vangelo; come regina = dominare i succubi; non vedrò mai cordoglio = chiudersi alla sofferenza dei sofferenti.

20. «8Perciò in uno stesso giorno verranno queste piaghe: mortalità e lutto e fame, e sarà consumata dal fuoco; poiché potente è il Signore Iddio che l’ha giudicata» [Ap. 18,8]. – “Questo giorno indicato non ha 24 ore ([2° Pietro 3,8]: «Ma voi, diletti, non dimenticate quest’unica cosa: che, per il Signore, un giorno è come mille anni, e mille anni son come un giorno») = può essere il riconoscere graduale, ma anche un risveglio improvviso, spaventoso. Le sue piaghe = con le speranze e i legami stretti, i preparativi politici, tutto sperimenta l’inesorabile distruzione.

21. Morte = senza sostanza di vita; sofferenza = senza vera esistenza; fame = non una mondana, certamente nessun possesso di spirito; consumata con il fuoco = totale perdita. Questo, ora, da DIO ! Egli sterminerà ciò che essi stessi, gli uomini, non possono ‘far morire’, poiché Dio, il Signore, è forte. Colui che giudicherà = Chi ha giudicato il centro della materia sul Golgota stesso. Ma poi ha istituito com’era ‘edificata’ la Sua Croce, e mettere nel giusto, come Egli, attraverso la propria resurrezione, per tutto il popolo, include ‘giustamente’ la morte nella Sua vita di Creatore!

22. «9I re della terra che fornicavano e lussureggiavan con lei, la piangeranno e faran cordoglio per lei quando vedranno il fumo del suo incendio» [Ap. 18,9]. – Sono da menzionare in anticipo due gruppi, di ognuno quattro generi, poi si può risolvere facilmente l’immagine complessiva: il gruppo del mondo dei re nominati: i mercanti, i commercianti e signori del mare (versetto 17); e il gruppo spirituale del Cielo: dei santi, apostoli e profeti (versetto 20).

23. I re piangeranno e faran cordoglio = la classe superiore cerca di nascondersi dietro al cosiddetto bene; fornicato e lussureggiato = aver agito senza autentico discernimento; quando vedranno = riconoscere in un giorno (il loro); il fumo del suo incendio = le conseguenze delle proprie azioni.

24. «10Standosene da lungi per tema del suo tormento diranno: “Ahi! Ahi! Babilonia, la gran città, la potente città! Il tuo giudizio è venuto in un momento!”» [Ap. 18,10]. – Starsene lontani = senza fonti d’aiuto; per tema del suo tormento = dover assistere alla rovina, tremando; guai, guai = che cosa c’è da fare?; la grande città Babilonia = tutti i gruppi industriali riuniti; la forte città = ancora una volta sollevarsi contro Dio. Ora il forte Dio si trova contro la forte città! In un momento = l’inizio dell’avvenimento, non più nessuna indugio come quello di un giorno.

25. «11I mercanti della terra piangeranno e faran cordoglio per lei, perché nessuno compera più le loro mercanzie» [Ap. 18,11]. – Mercanti = potenti delle borse e delle industrie, tutti coloro che sono attaccati al solo lavoro materiale; piangono e portano sofferenza = indignazione irosa, perché il loro mercato, anche il loro mercato di idee, è diventato caduco ([Atti Ap. 19,23-28]: «Ora in quel tempo nacque non piccol tumulto a proposito della nuova Vita. Poiché un tale, chiamato Demetrio, orefice, che faceva dei tempietti di Diana in argento, procurava non poco guadagno agli artigiani. Radunati questi e gli altri che lavoravan di cotali cose, disse: “Uomini, voi sapete che dall’esercizio di quest’arte viene la nostra prosperità. E voi vedete e udite che questo Paolo ha persuaso e sviato gran moltitudine non solo in Efeso, ma quasi in tutta l’Asia, dicendo che quelli fatti con le mani non sono déi. E non solo v’è proprio che questo ramo della nostra arte cada in discredito, ma che anche il tempio della gran dea Diana sia reputato per nulla e che sia perfino spogliato della sua maestà, colei che tutta l’Asia e il mondo adorano, Ed essi, udite queste cose, accesi di sdegno, si misero a gridare: Grande è la Diana degli Efesini!”»).

26. «12Mercanzie d’oro, d’argento, di pietre preziose, di perle, di lino fino, di porpora, di seta, di scarlatto, e ogni sorta di legno odoroso, e ogni sorta d’oggetto di legno preziosissimo e di rame, di ferro e di marmo» [Ap. 18,12]. – Qui può cambiare qualcosa nell’interpretazione, in quanto ora si mette prontamente in prima linea le cose materiali. Ciononostante, lo ‘Spirito del Giudizio’ rimane il più importante fino alla fine. Così anche qui.

27. La mercanzia dell’oro rovinata = circolazione del denaro (fin dalla prima inflazione); argento = promesse; pietre preziose = punti d’appoggio; perle = sedi; lino prezioso = standard di vita; porpora = ricchi possedimenti; seta = aspirante; scarlatto = arresto; legno odoroso = arte; strumenti diversi = esperienza raccolta, e cioè dall’avorio = grande arte di Stato; legno prezioso = scienza (genere tecnico); rame = unioni di popoli; ferro = armamento; marmo = accordi particolari. Questo riguarda soprattutto i potenti (spiriti impuri v. 2). Ma ora tocca alla massa e cioè:

28. «13Cinnamomo e l’amòmo, e i profumi, gli unguenti, l’incenso, il vino, l’olio, i buoi, e le pecore, i cavalli, i carri, i corpi e le anime degli uomini».” [Ap. 18,13]. – Quell’accusa ([Ez. 27]) alla ricca Tiro, per questo è un parallelo, come anche a Babilonia ([Isaia 13 e 21]; [Ger. 50-51]). Ma qui l’intera umanità del mondo babilonese sperimenta la sua duplice morte.

29. Cannella = soddisfazione; le essenze = sacrificio; unguento = buoni istinti; incenso = adorazione; vino = etica; olio = forza utile; farina per pane = necessario possesso; grano = fertilità; bestiame = utilizzo; pecore = tranquillità; cavalli = forza; carri = servilità; corpi = dipendenza. Ma le anime degli uomini sono la fede in Dio e questa è stata rubata. Al suo posto si trova l’uccisione della fede, anche schiavismo (uccelli – v. 2).

30. «14E i frutti che l’anima tua appetiva se ne sono andati lungi da te; e tutte le cose delicate e sontuose sono perdute per te e non si troveranno mai più» [Ap. 18,14]. – Frutta = generale fertilità (grano, solo quello degli uomini); che l’anima appetiva = mercanteggiare con tutti i mezzi; sono andati lungi da te = oramai senza successo; non si troveranno mai più = perfezione esteriore ingannevole; magnifico = messo in alto. Il secondo ‘andato lungi da te’ = il forte Dio ti ha tolto. Perciò: non si troveranno mai più!

31. «15I mercanti di tali mercanzie arricchitisi da essa se ne staranno lungi per tema del suo tormento, piangendo e gemendo» [Ap. 18,15]. – Alla terza categoria succederà come alle prime due che valgono come re delle teste, mentre loro e la quarta categoria sono i re delle corna. Mercanti = scienziati che usurano con le invenzioni, per il merito o a danno delle forze planetarie; tali mercanzie = possibilità ‘riccamente’ sfruttate; stare lungi = incapaci, per lo spionaggio, di evitare il disastro; del frutto del suo tormento = rimorsi, paura della rovina; piangere e gemendo = futile tentativo di mettere un innocuo mantello al loro scavare della morte.

32. «16Guai, guai! La gran città ch’era vestita di lino fino e di porpora e di scarlatto, e adorna d’oro e di pietre preziose e di perle!»  [Ap. 18,16]. – La gran città = ferma speranza; vestita = avvolta; con lino fino = vita spensierata; porpora = influenza di potere; e scarlatto = licenze; placcato di oro = agire ingannevole; oro = illusioni, opere d’abbaglio; pietre preziose = posizione esteriore; perle = cordialità.

33. «17Una cotante ricchezza è stata devastata in un attimo. E tutti i piloti e tutti i naviganti e i marinai e quanti trafficano sul mare se ne stavano da lungi» [Ap. 18,17]. – In un attimo, è spiegato nel versetto 10. Devastato = diventato inutile; tale ricchezza = sforzo dei re, dei mercanti, dei commercianti (politica, lavoro, scienza); e armatori (arte) = portare tutto a un comune denominatore, oppure giocarselo fino in fondo, mantenendo la rotta, obbedendo; e quanti trafficano = appartenere alla moltitudine degli armatori, e cioè: sulle navi = i tirapiedi volontari; sul mare = gli inesperti sfruttati; tutti stavano lungi = non possono più salvarsi dal naufragio.

34. «18E vedendo il fumo dell’incendio d’essa, esclameranno dicendo: “Quale città era simile a questa gran città» [Ap. 18,18]. – Il fumo del suo incendio = conseguenze terribili; in collegamento con la gran città = chi ha fatto cose grandi come noi? E poi naufragano con le loro macerie.

35. «19E getteranno della polvere sul capo e grideranno, piangendo e gemendo diranno: “Ahi! Ahi! La gran città nella quale tutti coloro che avevano navi in mare si erano arricchiti con le sue merci, in un momento è stata ridotta a un deserto”» [Ap. 18,19]. – Per la terza volta “Guai! Guai!” – tutti e tre causati dai tre angeli del Giudizio, – riassume ciò che è successo finora in modo crescente. Perciò, gettare polvere sul loro capo = arraffare ciò che è diventato inutile per mostrarlo al Giudice e poter dire: “Volevamo solo il meglio!”

36. Nuovamente il quattro, cioè: gridare = prevaricare; piangere = lavarsi puri; gemere = accusare Dio; parlare = affermare la loro innocenza; in più la gran città = il loro campo d’azione diventa la dimostrazione della loro colpa, poiché i colpevoli sono diventati ricchi con le navi sul mare = potere attraverso l’influenza; della loro mercanzia = potere tramite la politica, il lavoro, la scienza, l’arte. Ora accade in un attimo! Con ciò è avvenuta l’introduzione e una parte del crollo.

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Parte III / III

Capitolo 18/d

[Ap. 18,20-23]

La fine del Giudizio viene sigillata

 

1. «Rallegrati d’essa o cielo, e voi, santi, e apostoli e profeti, rallegratevi, poiché Dio, giudicandola, vi ha reso giustizia» [Ap. 18,20]. – Ogni parola di Dio ha due facce, quello che uno ha da aspettarsi e una che adempie. La prima procede dalla Grazia, la seconda dalla Giustizia! Alla Grazia si dice: “Sciocchezza!”. Ma se l’adempimento guarisce una tale cecità, allora si grida: “Perché Dio permette questo?”. – Soltanto, “La profezia si adempirà pure a suo tempo([Habacuc 2,3]: «Poiché è una visione per un tempo già fissato; ella s’affretta verso la fine e non mentirà: se tarda, aspettala, poiché per certo verrà, non tarderà»).

2. Perché devono gioire i Cieli, i santi, gli apostoli e i profeti di questa amarezza? Oh, è quella maestosa gioia, sconosciuta sulla Terra. Rallegrati, perché con la fine del Giudizio la grave caduta è passata, la grande ‘ferita della figlia’ è guarita. La magnificenza del Golgota opera nel ‘Gloria’ e nel ‘Giubilate’ di DIO l’alto Giorno del riposo!

3. Ma significa ancora qualcos’altro: il quadruplice gruppo della Luce deve troneggiare sulla caduta, cosicché le possa essere data la benedizione del Cielo e affinché stia sotto questa benedizione come sotto la protezione e il patrocinio di Dio. Il ‘sopra’, quindi, non è presunzione; contiene il doppio dovere del co-aiuto per la benedizione e per la propria assoluta umiltà.

4. Cielo = eterno Dominio; Santi = co-portatori del Sacrificio; apostoli = che predicano e sentono la Parola di salvezza; profeti = trasformare in azione il pensiero e la parola. Loro tutti, del tutto uniti, rappresentano simbolicamente il Cuore-Ur con le Sue quattro Camere del Cuore.

5. Perché Dio ha = già stabilito la redenzione di base; reso giustizia = quello che i figli del Regno possono pretendere. Qui si vede che il Giudizio era stato provocato dall’Opera mentre l’esecuzione si riferisce sempre soltanto condizionatamente al Giudizio di Dio! Il riportare ciò che era caduto era stato pensato per il libero co-aiuto degli abitanti del Regno. I co-portatori del Sacrificio sono perciò i co-esecutori del Giudizio. Il Giudizio di Dio è e rimane la maestosa “Parte-Ur”; il giudizio dei figli del Regno è il “verdetto del Diritto secondo la misura della Santità offesa”!

6. Il ‘vostro giudizio’ è ancora: la vostra dedizione (partecipazione) alla Mia Opera e alla redenzione. Perciò: giudicandola = dapprima vendicata, dopo riedificata, raddrizzata con l’ultimo Atto di Grazia (vedi cap. 21,3-5):. Su ciò UR veglia come santo Vendicatore. Egli ha aperto i Libri, e alla Sera del Giorno dell’Amore compiuto Egli chiude di nuovo il Suo Libro principale. IL Golgota ha pareggiato il dare e l’avere dell’Opera.

7. «21Poi un potente angelo sollevò una pietra grossa come una gran macina, e la gettò nel mare dicendo: “Così sarà con impeto precipitata Babilonia, la gran città, e non sarà più ritrovata”» [Ap. 18,21]. – Il potente angelo è il secondo re del fiume Eufrate. Quello che il primo ha illuminato con la sua gloria, ora il secondo lo copre in segno che è avvenuto. Il primo araldo agisce nel Potere del Creatore, il secondo nella Forza dell’alto Sacerdote Melchisedec.

8. Sollevò una grande pietra = la pietrificazione della figlia caduta e la crudeltà del mondo. Come una macina che può macinare il grano, nella Mano di Dio è la Pietra della Grazia che copre l’abisso, per preservare i salvati da una nuova caduta. Fatta così è la santa macina che guadagna dal chicco la farina fine. Su questo, la fine dice di più: una terza interpretazione. Il Giudizio viene finalmente sospeso dall’Alto Sacerdote; non ha più bisogno di nessuna continuazione né di una ripresa.

9. La gettò in mare = da questa pietra vengono colpiti tutti i mondani insieme alla loro vita mondana, ma non per essere macinati dalla Grazia come per la macinazione del chicco di grano. Oh, vedete la Gentilezza di Dio: “La Tua Parola non è altro che Verità; tutti i Diritti della Tua Giustizia durano in eterno!” (Salmo 111,7).

10. Con impeto = potente, anche violento; la grande città Babilonia gettata = l’istinto viene estirpato; nell’eterna dannazione non cadono i poveri figli, perché questo non sarebbe nessuna Misericordia di UR. Soltanto i frutti della formazione apparente di Lucifero, cioè giustamente, la materia, come la grande città Babilonia. Questa viene distrutta.

11. Così parla l’araldo nella forza del Sacerdote: non sarà più ritrovata! La materia non era stata formata dalla Potenza della Luce, non ha quindi nessuna sussistenza di Eternità, perché non vi sarà più sofferenza, né peccato, né cordoglio, né dolore né morte. Ogni povertà viene liberata e portata a Casa! Le magnifiche Caratteristiche dell’Alto Sacerdote Melchisedec, Sapienza e Serietà hanno pronta un’assoluzione, che non può mai essere riconosciuta o impiegata in modo terreno, perché è sorta unicamente dal “santo Sangue del Golgota”! E nessun’altro che COLUI che ha portato il sangue al sacrificio, il “grande Alto Sacerdote GESU’”, è autorizzato di assegnare un tal complessivo perdono! (Ebr. 4,14-16 / 5,9-10)

12. Non è ancora ora. Dapprima l’araldo dice ciò che non si ritrova più. «22E in te non sarà più udito il suono né di arpisti né di musici, né di flautisti né di sonatori di tromba, né sarà più trovato in te alcuno artefice d’arte qualsiasi, né s’udrà più in te rumor di macina. 23aE non rilucerà più in te lume di lampada,e non s’udrà più in te voce di sposo e di sposa!» [Ap. 18,22-23a].

13. In genere, così cessa la vita. La voce = vanagloria; cantori = lodare in modo terreno; arpisti = imitare con la bocca; flautisti = dare il rintocco; non dev’essere più udito, nemmeno trovato = il Libro del Giudizio di Dio viene chiuso per sempre.

14. Nessun artefice di nessuna arte = produzione con percentuali; la voce del mulino = ripetere chiacchiere in modo spensierato e senza scrupoli; non rilucerà più nessuna lampada = propaganda abbagliante; voce dello sposo = corteggiatori per il materialismo; della sposa = seguire volontariamente. Per quanto riguarda l’immagine del tempo, questo decade ancora sugli esseri e sugli uomini, ma per la visione ultima vale solo ancora per gli istinti, la forza che separava le anime dalla Luce.

15. «23bPerché i tuoi mercanti erano i principi della terra, perché tutte le nazioni sono state sedotte dalle tue malìe. 24In essa fu trovato il sangue dei profeti e dei santi e di tutti quelli che furono uccisi sopra la terra» [Ap. 18,23b-24]. – Ciò che viene detto per ultimo è un riassunto.

16. Vale ancora un’indicazione: tutte le nazioni = uomini del mondo; con la tua malìa = promesse di ricchezza, potere, influenza; essere sedotti = essere esiliati. Chi poteva liberarsi, doveva pagare il tributo a questo mondo: il sangue dei profeti e dei santi! Non per tutti, questo significa la morte da martire; in genere per questo è da considerare la rinuncia a tutto il terreno per lo spirituale.

17. Con ciò il crollo in sé è concluso. Quello che ne porteranno ancora le successive immagini è il “mettere in ordine le macerie” e cioè: persino ciò che la caduta della figlia (Sadhana) della Creazione ha operato dalla sua forza apparente, il Misericordioso lo vuole impiegare ancora come una crosta terrestre, che comunque rimane una ‘parte del campo’ nell’arare. La trasformazione sarà il ritorno del figlio perduto; il campo è il nuovo Giorno della Creazione. Il veggente di Dio ha riconosciuto questo in una meravigliosa Veracità, e nel rivelarlo, “Qui sta la mente e la sapienza”.

 

 

[Salmo 19,3-4]

«Il giorno al giorno ne affida il messaggio,

e la notte alla notte ne trasmette notizia.

Non è un linguaggio, e non sono parole;

di cui non s’ode il suono.

Ma la loro voce si diffonde per tutta la terra

e fino all’estremità del mondo i loro accenti vanno»

 

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Parte III / IV

Capitolo 19

[Ap. 19-20]

La fine di tutte le potenze mondiali – La resa dei conti dell’ultimo tempo

1. L’ultima parte dell’ulteriore Esercizio del Diritto, il “grande Giorno del Signore!”. Risplendente, anzi ammonendo, passa attraverso la meravigliosa Apocalisse; santa-seria è la sua Scrittura della Creazione. Il suo tempo è smisurato. Il principio procede dal Creatore; la direzione conduce alla fine del potere del mondo; il corso è la resa dei conti; la meta è la riedificazione dell’Ordine di UR per tutti i figli della Creazione.

2. Quello che è stato rivelato finora viene ancora incorniciato con due colori dalle immagini in arrivo: dal blu del Cielo e dal grigio del mondo. L’Infinito mantiene il ‘Trono del Dominio’; il finito – il tempo, popoli, uomini e destini – è per sempre sospeso. L’infinito, l’eterno Potere-Ur, è la Parola: “Guarda, Io faccio tutto nuovo!” (Ap. 21,5).

3. Inafferrabile Grandezza, Potere, Maestà e Magnificenza lasciano cadere una Goccia dalla Fonte della Grazia del Patto sul tempo della fine – un ATMA! – Quanta Redenzione dal sangue del Golgota riempie questo unico ATMA? Non calcolatelo, voi uomini; guardate la Benignità di Dio!

4. La quarta parte, come la seconda, si suddivide in sette immagini temporali, alle cui sequenze allineate giungono ancora di più quasi simultaneamente delle influenze e degli effetti, quanto più la limitatezza e la redenzione vengono spinte verso la loro dissoluzione e perdonate. Ora da ciò la prima immagine:

 

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Parte III - IV

Capitolo 19/a

[Ap. 19,1-10]

Previsione del tempo durante e dopo la resa dei conti

5. La visione di Giovanni nel Cielo viene prima percepita sulla Terra, quando compare la quarta parte principale: “La Magnificenza Celeste”. – «1Dopo queste cose, udii come una gran voce di una immensa moltitudine nel cielo che diceva: “Alleluia! Salvezza e gloria e onore e potenza appartengono al nostro Dio!”» [Ap. 19, 1]. Il dopo sia la conclusione, come anche l’Atma di UR è una conseguenza del tutto determinata, che dev’essere inclusa dal momento dell’inizio dell’immagine fino alla fine della visione complessiva.

6. Udire = dato di fatto; una voce di una gran moltitudine = dalla dichiarazione unanime di tutti i richiamati a Casa dai singoli tratti di tempo, che conduce all’adorazione di gloria per la meravigliosa fine. Nel Cielo = le moltitudini dichiarano e ricevono la Salvezza veritiera; che dicevano = e dichiarano la vita spirituale di Luce. Alleluia! Questo non è solamente un gioire, altrimenti farebbe parte della fine dell’intera Rivelazione.

7. L’immagine mostra un quadruplice alleluia, la cui importanza non si può non riconoscere. Qui è semplicemente l’anticipazione di una preghiera conclusiva, perché anche le moltitudini vedono gli ultimi fermenti. Per questo nel corso del tempo vale però giustamente come forza del Diritto pronunciata, che il Regno conserva la fine per suo diritto.

8. Salvezza, Gloria, Onore, Forza! Nuovamente una quadruplice adorazione. Questo “Quattro” rappresentato in modo molteplice possiede un mistero come il nuovo nome, che il versetto 12 rivela ancora. Se DIO ha parlato del Cuore vivente, che – suddiviso in quattro Camere efficaci – pende adagiato nel Petto come nell’universo di questa Terra (la Terra pende nello Spazio con 23, 27° d’inclinazione), sulla quale il SANTO vuole compiere la Sua Opera miracolosa, allora sono da riconoscere le magnificenze di tale Rivelazione. Riflettete, voi ultimi di questo mondo!

9. La quadruplice adorazione di Gloria vale perciò per la quadruplicità di UR come Creatore, Sacerdote, Dio e Padre, come ai sette Raggi di Vita fondamentale suddivisa in Essa. Qui significa ancora quanto segue:

 

Salvezza = Tu hai con il Tuo Diritto,

Gloria = fondato la Tua Opera,

Onore = elevato in Alto a Te,

Forza = e non v’è nessuno che Ti resiste!

 

10. Questo trova nell’espressione “Sia Dio il nostro Signore” il più degno rafforzamento. Per di più la rivelazione conosce quattro quadruplici adorazioni di lode (Ap. 5,13 / Ap. 12,10 / Ap. 15,3 / Ap. 19,1-2).

11. Ma ancor più: «2 “Perché veraci e giusti sono i suoi giudizi, avendo Egli giudicato la gran meretrice che corrompeva la terra con la sua fornicazione, ed ha vendicato il sangue dei suoi servitori ridomandandolo dalla sua mano”» [Ap. 19,2]. – Veraci = l’ultimo Cenno d’ammonimento e di grazia; e giusti = intoccabile, pensato misericordiosamente per i più umili nel senso dell’esclamazione dell’Alleluja; i Suoi Giudizi = finora indicato solo come singolo, in questo numero plurale significa il Giudizio eseguito e la conseguente riedificazione. In questo modo la grande meretrice ottiene anche la sua doppia immagine: la figlia caduta e il male proceduto da essa = Babilonia.

12. Anche qui potrà significare: i primi saranno gli ultimi, gli ultimi saranno però i primi. Sadhana è proceduta dal Cielo come prima figlia, riceverà come ultima la Benedizione della Sera nel glorioso Giorno dell’Amore. Nell’atto dell’immagine si tratta della brama dell’io, da cui sorge il maggior male. Il sangue dei servitori di Dio viene reclamato = ogni co-sacrificio viene richiesto indietro, i figli della Luce svincolati dalla materia; dalla sua mano = dalla guida consapevole nell’errore. Nella pretesa si trova contemporaneamente la ‘santa vendetta’ per i servi.

13. «3E una seconda volta dissero: “Alleluia! Il suo fumo sale per i secoli dei secoli”» [Ap. 19,2] – L’adorazione di gloria – com’era iniziata – termina con un “Alleluia!”, che significa = “Io, IMANUEL, sono l’Inizio e la Fine”, in ciò splende la Sua ultrapienezza della Sua magnificenza e della Sua forza del Diritto. Il primo alleluia cela oltretutto la presa di conoscenza del Testamento della Creazione; il secondo alleluia, il suo particolarissimo rafforzamento in vista dell’compimento.

14. Il fumo sale in eterno = nell’Opera di fatto dalle moltitudini, e solo condizionatamente dal male. Il fumo vale piuttosto per lo spirituale soltanto nella preghiera di salvezza e d’intercessione di queste moltitudini; perciò sale in eterno = l’eredità inestinguibile, un chicco di grano che porta i suoi frutti.

15. «4I ventiquattro anziani e le quattro creature viventi si gettarono giù e adorarono Iddio che siede sul trono, dicendo: “Amen! Alleluia!”» [Ap. 19,2]. – Qui non adorano insieme anche i Primi? I sette principi del Regno fanno comunque parte del Trono, e il gettarsi giù passa, o dai Primi fino alle moltitudini, oppure viceversa. Dato che ora hanno prima adorato le moltitudini cui partecipava non menzionato il quarto gruppo del trono, ora seguono gli anziani e i quattro animali come terzo e secondo gruppo. In verità, un santo Ordine di base.

16. Si gettarono giù = un atto d’umiltà, ma ancor più, un Simbolo della purificazione dei caduti attraverso il Giudizio finale. Gli adoratori sfiorano il suolo con i loro volti e le loro mani = UR si china giustificando nella Grazia, alla caduta della figlia. Quindi, espressamente, l’adorazione a Dio, alla terza Camera del Cuore di UR, in cui la Pazienza e l’Amore con il Calice e la Croce hanno ricevuto la loro santa unione.

17. Dio sul Trono ([Isaia 6,1]: «Nell’anno della morte del re Uzzia, io vidi il Signore assiso sopra un trono alto, molto elevato e i lembi del suo manto riempivano il tempio») = nell’eterno dominio e magnificenza, EGLI porta il ‘compiuto!’ al Giorno dell’Amore come il Portatore della Croce, GESU’! Gli adoratori lo confermano con un “Amen”, con il “Così avvenga!”. Il primo senso si trova nel “Lo dice Colui che si chiama AMEN!”, soprattutto la magnificenza del Cielo ha iniziato la vittoria finale. “Amen” è qui un’invocazione a “Colui che è”, giacendo nel terzo alleluia.

18. «5Una voce partì dal trono dicendo: “Lodate il nostro Dio, voi tutti suoi servitori, voi che Lo temete, piccoli e grandi”». [Ap. 19,5]. – Una voce = opinione unanime, e l’espressione parte dal Trono. E’ stato menzionato a sufficienza la riedificazione dell’Ordine; quindi non è difficile riconoscere qui il portatore dell’Ordine, perché l’Ordine è stata la prima Caratteristica di UR, per l’Opera. Uraniel rappresenta contemporaneamente il settuplice Potere del Diritto della Maestà-Ur.

19. Partì da = nella sua essenza di portatore. Questo meraviglioso principe del Regno testimonerà più tardi la sua umiltà (al versetto 10). Lodate il nostro Dio = riconoscete, per noi, l’Amore nella Croce: il nostro CRISTO! ([Rom. 5,8]: «Iddio mostra la grandezza del proprio amore per noi, in quanto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi») Il Nome UR non viene nominato dal primo angelo, perché l’Onnisanto Lo aveva coperto con la caduta di Lucifero, affinché i caduti non sentissero troppo la Santità. Se ora come DIO Egli ha purificato la caduta nella Creazione, anche la terza Camera del Cuore deve rimanere anche fino alla fine nella pre-reggenza. La continua adorazione in gloria degli angeli a Dio conferma quest’Opera d’amore di Cristo. Quindi, l’invito di Uraniel, il Portatore dell’Ordine, “lodate il nostro Dio!”, è un magnifico Diritto.

20. Tutti i Suoi servi = coloro che seguono come cooperatori il Sacrificio riconosciuto di UR; coloro che Lo temono = i redenti dalla maledizione della materia satanica; ambedue: i piccoli = che giungono al ritorno soltanto dopo la via in un mondo; i grandi = che potevano vincere Babilonia. Gli ultimi vengono posti al di sopra dei più piccoli, ma soltanto per assisterli.

21. «6Poi udii come la voce di una gran moltitudine e come il suono di molte acque e come il rumore di forti tuoni che diceva: “Alleluia! Poiché il Signore, Iddio nostro, l’Onnipotente, ha preso a regnare”» [Ap. 19,6]. – L’immagine del tempo viene mostrata insieme al quarto alleluia, soprattutto perché le tre voci fanno parte del primo. Quindi sono anche quattro cori che parlano, di cui il primo era l’inizio, mentre i triplici gruppi di voci formano la direzione, il decorso e la conclusione.

22. Sotto la guida di Uraniel viene terminata la quarta quadruplice adorazione di Gloria, perciò la prima voce è una rappresentazione del Potere del Creatore; la seconda, come la grande moltitudine, la Forza del Sacerdote; la terza come grandi acque, la Potestà di Dio; la quarta come quella di forti tuoni della Forza del Padre. Le quattro voci formano un’assoluta unità nel senso della quadruplice Entità (non quattro figure) e i quattro gruppi del trono. – Sì, ‘Io sono’, perciò tutti come una sola voce!

23. Alleluja! Questo quarto alleluia può essere accolto quasi solo sentimentalmente, poiché l’onnipotente Dio ha dato = in effetti l’Onnipotenza dalla Sua Parte del Cuore di Dio attraverso “l’Opera di Cristo nella Mano”, come sublime Reggenza per il sesto Giorno della Creazione.

24. Ha preso a regnare = fondato eternamente la Sua Magnificenza di Creatore a favore di tutti i figli, e : ha liberato la Sua Santità dalla ferita dell’Opera, affinché possa essere affidata anche ai figli per la giusta, voluta cooperazione. Da questo risulta il Fondamento per un nuovo Giorno, il settimo, il Sabato (21, 1).

25. «7Rallegriamoci e giubiliamo e diamo a lui la gloria, poiché son giunte le nozze dell’Agnello, e la sua sposa s’è preparata» [Ap. 19,7]. – Malgrado il giubilo, l’esclamazione ha ancora un secondo senso, e cioè: rallegrarsi = il Regno gioisce; essere lieti = prendere possesso della materia; dare l’Onore a Lui = nel servizio; sono giunte le nozze = riportati nella Luce, nel “E’ compiuto!”, “È avvenuto”! L’Agnello, come sempre, significa = l’Opera di Cristo. Il trasferimento sulla Terra richiede ancora ‘un piccolo tempo’, in vista delle ulteriori sequenze d’immagine.

26. Preparate le nozze per coloro che si sono uniti nella chiamata del quadruplice alleluia, vale per la donna della comunità fedele, perché quando l’Opera del Giorno dell’Amore sarà incoronata, allora le creature dallo spirito e dall’anima saranno diventate “figli di UR”. E quest’Opera, riuscita in modo inaudito, l’Onnisanto la chiama “Sua sposa”, la Sua assoluta Proprietà.

27. Ancora un senso più profondo: ‘la magnifica sposa’, una volta ‘l’amabile Sadhana’, nella quale l’Opera di UR ha trovato il suo vis-à-vis, si tiene pronta. Solo con il suo ritorno l’intera caduta sarà salvata, con il suo re-insediamento in tutti i diritti del Regno i fedeli riceveranno la loro più alta ricompensa. Nel momento in cui il “E’ compiuto” riecheggiò imponentemente attraverso gli Spazi, il punto basso della Creazione era stato sorpassato, il tempo era stato regalato per una unica conoscenza.

28. Il ‘compiuto’ , la cui portata rimane umanamente inafferrabile, non deve aver fatto scaturire ciò per cui era avvenuto? Oh, – dopo una terribile lotta tra il “Figliuol d’uomo” e il “signore della Terra” venne la conoscenza, a cui seguì il diritto ritorno. Questo non poteva essere un rientro a Casa, poiché questo avverrà solamente quando la donna sarà pronta per le nozze. Giovanni descrive questa Rivelazione data gloriosamente, con poche parole marcanti.

29. «8le è stato dato di vestirsi di lino fino, risplendente e puro» [Ap. 19,8]. – Il prezioso lino = la Giustizia dei santi. Al ritorno si viene invitati, mai costretti; perciò le era dato (a Sadhana) = offerta l’occasione; di vestirsi = nella confessione, accettare il Sacrificio dato, per lei; per cui la pura = purificata attraverso il Golgota; risplendente = appartenente al Regno; riceve il lino = quella Benignità che avvolge un figlio. Santificazione = dichiarazione di diritto dalla riconoscenza del sacrificio dell’Espiazione, anche liberazione dalla caduta. Questo, ora, si riferisce a tutti. Il “prezioso lino come Giustizia dei santi” menzionato in aggiunta, è un gioiello che UR preserva alla Sua nuova Opera del Giorno. Ma Giovanni lo può già vedere.

30. «9E l’angelo mi disse: “Scrivi: beati quelli che sono invitati alla cena delle nozze dell’Agnello”. E aggiunse: “Queste sono le veraci parole di Dio”» [Ap. 19,9]. – La Voce dal Trono ordina: Scrivi! In sé questo non è nulla di particolare, dato che Giovanni ha ricevuto ripetutamente l’ordine di scrivere. Qui però si riconosce che è il primo principe che rappresenta la figlia caduta, che impone l’ordine di scrivere.

31. Chi osa tendere oltre agli stretti confini dell’intelletto umano, si accorgerà presto quanto altamente importante sia proprio la rappresentazione di Uraniel. Sadhana si è distrutta il fondamento dell’Ordine. Quindi il portatore dell’Ordine sta di fronte a ciò che è caduto: prima del suo ritorno, come pretendente ed accusatore ([Giov. 5,45]: «E’ scritto nei profeti: E saranno tutti ammaestrati da Dio. Ogni uomo che ha udito il Padre ed ha imparato da lui, viene a me»); dopo, come grande aiutante, che come dalla sua Entità ha da guidare il prestito distrutto alla giusta corsia dell’Ordine. Perciò il primo principe dà l’incarico di scrivere, perché lo scritto nella Luce sarà l’immutabile Testamento, l’unico!

32. E la firma nel documento? Beati coloro = i chiamati; ma pure: beato = riscattato attraverso il Sacrificio-Ur della somma del riscatto del GOLGOTA; per la Cena = l’ultima di questo Giorno. Quando la Campana-Ur annuncerà la Sera, allora la meravigliosa Opera del Giorno del Creatore sarà compiuta, allora torneranno tutti a Casa per l’ultimo pasto d’amore o Cena. Ogni buon padrone di casa offre una cena a tutti i suoi ospiti, anche se l’opera del giorno di diversi figli è stata soltanto scarsa. Tanto più: Egli non lasceà andare a dormire nessuno affamato. Quanto più il Signore! – La Cena dell’Agnello rimane il simbolo di quello con cui Gesù ha saziato i Suoi discepoli.

33. Ogni figlio è stato chiamato, e ora viene chiamato a Casa. Il detto del diritto, dello “Scrivi”, significa: l’intera opera filiale è riscattata per la Cena, ed è riportata di nuovo a Casa tramite l’Agnello, per ricevere la nuova Opera in un’alta santa Notte di Creazione, il riccamente benedetto ‘Giorno di Festa del SIGNORE’! – Qui, lo sottolinea il portatore dell’Ordine:

“Queste sono le veraci Parole di Dio!”

34. «10E io mi prostrai ai suoi piedi per adorarlo. Ma egli mi disse: “Guardati dal farlo; io sono co-servo come te e come i tuoi fratelli, che custodiscono la testimonianza di Gesù. Adora Iddio!» [Ap. 19,10]. (La testimonianza di Gesù è lo Spirito della Profezia). – Che Giovanni si prostri dinanzi al principe è comprensibile. Ma il portatore dell’Ordine si chiama in umiltà un co-servo di Giovanni e dei suoi fratelli. Quanto ha ragione! Dato che anche lui è stato guidato nella materia attraverso il peccato, esaminato, purificato e di nuovo riportato a Casa. Uno che ha «la Testimonianza di Gesù”». Anche per lui vale la parola secondo Romani 6,18: «Ed essendo stati affrancati dal peccato, siete divenuti servi della giustizia».

35. Adora Iddio! ([Matt. 4,10]: «Allora Gesù gli disse: “Va’, Satana, poiché sta scritto: adora il Signore Iddio tuo, e a lui solo rendi il culto”.»). Questa, per Giovanni, è un’amorevole guida, non un rimprovero, perché tramite l’immensa visione non sa quasi che cosa fa parte dell’Onnisantissimo. Lui vorrebbe includere tutto. E se adora l’Agnello-Ur, gli sembra giusto anche adorare l’Opera che è stata creata dalle mani del suo Maestro. In questo senso il veggente ha fatto bene. – Ora segue la successiva immagine.

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Parte III / IV

Capitolo 19/b

[Ap. 19,11-16]

Il Signore della resa dei conti

1. L’Onnipotente precede sempre d’un Passo, affinché l’Opera Lo possa seguire. Così anche qui un’immagine in anticipo della celeste visione del Signore. «11Poi vidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco; e colui che lo cavalcava si chiama ‘Fedele’ e ‘Verace’; ed egli giudica e combatte con giustizia» [Ap. 19,11]. – Forse per Giovanni il Cielo finora è stato chiuso? No, lui è già nell’Empireo, ma ora questo stesso gli viene dischiuso del tutto: una piramide di Creazione di inafferrabile magnificenza! E lui guardò! Su questo è come finora nessuna indicazione su una nuova immagine, l’esclamazione: ‘Guardò!’.

2. Già una volta è comparso il cavallo bianco (Ap. 6,2). Qui ha lo stesso significato come là, in più, ancora, che tira dietro di sé tutte le Forze. E Chi vi era seduto! Colui che è il maestoso, unico Sovrano, Colui che ha il Seggio del Diritto su ogni Potere, Forza, Vigore e Potestà. Oh, quale profondità di ricchezza! ([Rom. 11,33]: «O profondità della ricchezza e della sapienza e della conoscenza di Dio! Quanto inscrutabili sono i suoi giudizi, e incomprensibili le sue vie!»). Lo stare seduto sul cavallo bianco è oltretutto l’atto più regale e vale come segno di partenza, come anche il Finale-Ur. Quello che avverrà ancora per la Terra, è nel Regno quel dato di fatto di cui nulla dev’essere cambiato.

3. Fedele e Verace! L’indicazione è nel Nome e nella descrizione di Colui di ciò che Egli è. Anzi, ancora di più, ciò che Egli ha ‘comandato’: La fedeltà! – Che cosa ha indotto l’Onnipotente ad eseguire la Sua Meta malgrado la grande caduta, appunto di riportare di nuovo i figli smarriti? Egli ha aggiunto all’Amore la Sua regale Fedeltà! Solo dei cattivi possono dire: “Poiché la Sua Opera aveva subito un naufragio così misero, Egli doveva fare di tutto per riabilitarSi”. – Quindi, dare a Se stesso una Fedeltà?

4. Quale Verità: ‘Fedeltà a se stesso è la radice di ogni fedeltà!’. Il Suo essere “Fedele” e “Verace”, era rivolto alle creature-figli, perché la Fedeltà ha aiutato l’Amore a raddrizzare di nuovo ciò che era caduto. Ora che Egli siede una seconda volta sul cavallo bianco = siede di Diritto per ambedue i Fondamenti della Creazione, allora la Fedeltà e la Veracità d’aiuto sono la redenzione diventata assoluta! (Rom. 8,34)

5. Egli giudica = nell’avvenimento del tempo celeste solo ancora il raddrizzare, il conciliare in eterno la contesa nella Creazione. Come ultimo effetto dell’ulteriore Esercizio del Diritto vale per il mondo certamente secondo la parola ancora come Giudizio ciò che si riferisce al contendere = lottare, e nella battaglia decisiva significa impiegare la Giustizia.

6. Il tempo della prova della libertà è stato difficile, avendo da sostenere dapprima Sadhana e poi i principi. Ma se UR voleva formare i figli secondo la “Sua immagine”, doveva permettere loro di eseguirla; e dato che facendo questo era magari possibile una profonda caduta, quanto alta era prevista la salita degli spiriti liberi, allora proprio questo richiese l’impegno per la Giustizia giudicante e contendente del Fedele e Verace.

7. «12I suoi occhi erano una fiamma di fuoco e sul capo v’erano molti diademi; e portava scritto un nome che nessuno conosce, fuorché lui stesso» [Ap. 19,12]. – I Suoi occhi compenetrano tutte le cose e sono come una fiamma di fuoco = due tipi di Potestà d’Esercizio in vista dei due Fondamenti della Creazione. Le fiamme possono riscaldare oppure consumare. Qui la fiamma è il simbolo della santa ed unica redenzione attraverso un Verace (Ap. al cap. 1,14 in contrasto del cap. 2,18).

8. Sul Suo capo = il Dominio personale più sublime, unico; molti diademi = ha già creato molte Opere; perché al Giorno della Creazione dell’Amore sono preceduti cinque simili Giorni magnifici, le cui Opere precedenti nessuno può contare. Ognuna ha ricevuto la sua incoronazione, perciò, “molti diademi”.

9. E portava scritto un nome = stabilito, autenticato nel Suo Testamento. E’ lo ‘Scritto dell’Anno-Atto-Ur’, soprattutto qui il pieno impiego delle forze-Ur per il Golgota, anzi, con la Sua Legge della Vita grazie al Seggio del diritto della Propria sovranità. Ora, il Nome tenuto nascosto a causa della caduta, può di nuovo essere rivelato. Alle chiese di Pergamo e di Filadelfia era già stato dato un accenno, e tramite l’adorazione di Gloria è già stato confermato a sufficienza.

10. Che nessuno conosceva fuorché Egli stesso = conservato nel Santuario dopo la caduta e soltanto quivi rimasto pertinente. In questo, vi era ‘la sedia’ (il trono), nella cui immediatezza si poteva sentire e nominare il Nome. Al di fuori del Santuario, rimaneva nascosto fino all’Ora di un’ultima Rivelazione per il Giorno e per i Suoi figli.

11. «13Era avvolto d’una veste tinta di sangue, e il suo nome è: ‘Verbo di Dio’». [Ap. 19,12]. – avvolto = adeguatamente vestito; con una veste = collegamento, ponte, che ha elevato la caduta di nuovo a Lui.

12. Originariamente ‘la veste’ è la visibilità, cosa che succedeva prima nel Regno; non riguarda prima l’incarnaziuone di Dio. Tinta di sangue = ha santificato l’Opera con la Legge della Vita, perché LUI è Santo.

13. Il Suo Nome è “Il Verbo di Dio”. La Rivelazione indica molti Nomi e ognuno è un tratto dell’essenza del Signore, così come il nuovo Nome riceve il santo Essere, ed è, oppure Si chiama ed è, ‘UR’: il Firmamento inesplorato che l’Eterno rivela a modo Suo. “Il Verbo di Dio”, però, è il nome GESU’, e questo è conosciuto. Perciò qui sta scritto solo “il Suo Nome”, e non il “nuovo Nome”.

14. «14Gli eserciti che sono nel cielo Lo seguivano sopra cavalli bianchi ed eran vestiti di lino fino bianco e puro» [Ap. 19,14]. – Lo seguivano = riguarda dapprima l’ante immagine del Regno dalla prova della libertà della Creazione, dal cui seguito è da considerare il rimpatrio degli smarriti dopo la caduta. Quest’ultimo riguarda anche la sequela dopo GESU’, che quindi non sperimenta nessun degrado, com’è ovvio.

15. L’esercito nel Cielo = i fedeli conoscevano le condizioni riservate a UR, inevitabili per l’esecuzione dell’Opera, e le hanno poste al di sopra della loro libera volontà. Così erano d’accordo = un esercito che è andato contro i trasgressori delle condizioni con l’armatura ([Ef. 6,11]: «Rivestitevi della completa armatura di Dio, onde possiate star saldi contro le insidie del diavolo»). Significa pure, seguire il bene – la Benignità – di DIO!

16. Su cavalli bianchi = per i figli, quella Forza pura, buona, che hanno ottenuto tramite il co-aiuto del Cavaliere fedele e verace. Mentre invece il puro lino = la via del co-sacrificio; il bianco = dalla prova della libertà nella Creazione sostenuta nel Regno, ambedue conquistate da sé; il lino è in più la giustificata guarigione.

17. «15E dalla sua bocca gli usciva una spada affilata per percuotere con essa le nazioni; ed egli le reggerà con una verga di ferro, e calcherà il tino del vino dell’ardente ira dell’onnipotente Iddio» [Ap. 19,15]. – Tre cose: nel passato, nel futuro e nel presente. La spada come possesso senza tempo è legata al passato: andava = fin dall’eternità! Reggere le nazioni con verga di ferro sarà = nel futuro, dato che l’ulteriore Esercizio del Diritto esiste tuttora. Ma calcare i tini = presenza dei sette angeli del Giudizio che stanno operando.

18. Dalla sua bocca = la Legge veritiera; una spada tagliente = arma della decisione. La spada a due tagli (Giov. 12,48) ha provocato la separazione; il tagliente della decisione è nella Parola. Questa, porta a tal punto anche il Compimento dell’Ira, ed è – non per ultima – il giusto pareggio per la lotta di Michele contro Lucifero.

19. Nazioni = i senza fede; percuotere = colpire con l’inesorabilità della Parola. Più avanti rappresentano qualcosa di particolare (Ap. 21,26 / 22,2). Reggerà = assenso e adempimento; l’allora è un diventa ([1° Tess. 5,24]: «Colui che vi chiama è Fedele, e farà anche questo»), al quale l’Aurora dell’ ‘È’ risplenderà magnificamente. Reggere = guidare percettibilmente, mentre prima era non percettibile: un ‘pascere’ in ambedue i casi, però la Volontà di Dio come verga di ferro, come aiuto in più. Ferreo = giusto; verga = buono; quindi: giusta benignità!

20. Egli percuote = le vince; tino = segno della Serietà nella Caratteristica determinante e portante; vino = la bevanda più nobile, qui un alto Simbolo del Sangue del Sacrificio; ira ardente = straordinaria protezione del Diritto di DIO, la cui Pazienza e Amore hanno testimoniato e partorito il Figlio del Sacrificio. Il calcare il tino è finora da trasferire soltanto sull’attualità nel senso dell’ulteriore Esercizio del Diritto.

21. Il capitolo 10,7 dimostra dal settimo angelo l’attuale calcare il tino, il compimento dell’Ira, del Giudizio e del Mistero. Da ciò si possono riconoscere quattro Cose-Ur, che irradiano il Giorno della Creazione. E questi sono:

a) La previsione-Ur attraverso lo scrivere il Testamento della Creazione;

b) La caduta, proceduta dalla Legge della libera volontà, la sua soluzione (aiuto) rimasta assegnata alla Legge della condizione da UR;

c) La Rivelazione celeste dell’assegnazione tramite il Golgota;

d) La Rivelazione di queste cose di UR all’Opera e per i figli.

22. Questo è l’Onnipotente = perfezione del Potere, che Egli rivela completamente attraverso il Suo compimento del Mistero.

23. «E sulla veste e sulla coscia porta scritto questo nome: RE dei RE, SIGNORE dei SIGNORI» [Ap. 19,16]. – L’unico Nome scritto corrisponde al versetto 12; sulla Sua veste c’è la spiegazione per la nuova Rivelazione delle Sue cose-Ur: un rimettere di nuovo nelle mani di tutti i figli, perché ogni Creazione è la Veste magnifica dell’Onnipotente. Il nome “UR” sulla veste, vale perciò per l’Opera, mentre sull’anca vale per Lui stesso: Re e Signore.

24. Non a caso il nome del Reggente sta scritto sull’anca, dato che le anche sono il sostegno più forte della costruzione del corpo. Anche la lotta di Giacobbe si è trasferita una volta decisivamente sull’anca ([Gen. 32,30-32]: «E qui lo benedisse. E Giacobbe chiamò quel luogo Peniel, ‘perché’, disse: ‘ho veduto Iddio a faccia a faccia e la mia vita è stata risparmiata’. Il sole si levò com’egli ebbe passato Peniel; e Giacobbe zoppicava dell’anca. Per questo, fino al dì d’oggi gli Israeliti non mangiano il nervo della coscia che passa per la commessura dell’anca, perché quell’uomo aveva toccato la commessura dell’anca di Giacobbe, al punto del nervo della coscia»). Allora Giacobbe chiese del tutto inutilmente il Nome del lottatore santo, ma non lo conobbe mai. –

25. Ora nel Piano compare gloriosamente la terza immagine del tempo della fine. Dà il cambio alla precedente e porta qualcosa di nuovo, eternamente nata nella Fonte-Ur della santa Grazia, nella Luce delle Fiaccole delle sette Caratteristiche. E perciò ora:

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Parte III / IV

Capitolo 19/c

[Ap. 19,17-21 ]

La dissoluzione di ogni potere del mondo

 

1. «17Poi vidi un angelo che stava in piè nel sole, ed egli gridò a gran voce, dicendo a tutti gli uccelli che volano in mezzo al cielo: “Venite, radunatevi per il gran banchetto di Dio, per mangiar carni di re e carni di capitani e carni di prodi e carni di cavalli e di cavalieri e carni d’ogni sorta d’uomini, liberi e schiavi, piccoli e grandi» [Ap. 19,17]. – Stupisce magari che già ora sia venuta la dissoluzione del potere del mondo, benché secondo la parola del veggente si parla del dominio del mondo, specialmente del lasciar andare da parte l’intera oscurità dopo i mille anni di Grazia (Ap. 20,7).

2. L’angelo è il terzo araldo. È l’Onnipotenza di UR che della dissoluzione si può incaricare questo messaggeri, dato che rappresenta in modo evidente la terza Entità di DIO, il Sacrificio dell’Amore, anzi il sesto Giorno della Creazione preso dalla terza Camera del Cuore. Non ha però nessuna precedenza davanti agli altri re dell’Eufrate, perché: Sole = UR stesso, che dona la Luce della Vita. Perciò l’angelo sta nel Sole = è pertinente per la conservazione, per cui è incaricato come uno dei più alti Messaggeri del Regno. Lui rappresenta il Regno della Santità, la via del co-sacrificio di tutti i figli della salvezza e della potestà di Dio.

3. Gridò a gran voce = dalla Potestà del Comando; diceva = ordina dal Comando e grazie alla sua personale pertinenza; a tutti gli uccelli = anime degli uomini ed esseri, che si possono elevare almeno temporaneamente al di sopra della materia: volano = Dono e propria Forza impiegata per il talento di lasciar sotto di sé il mondano; volare sotto il Cielo = non ancora conquistato del tutto il puramente spirituale. Ma che sono in volo, sorge dalla Chiamata alla Cena. Il “venite” vale per il loro impiego della volontà.

4. Radunatevi! Questo potrebbe succedere sulla Terra solo in misura limitata, e secondo il genere del Regno è al secondo posto. Le Forze raccolte sulla base dell’essenza hanno maggior forza irrompente. Questo radunarsi è inteso, vale certamente anche per le chiese, le comunità, ecc., per quanto questi non perseguano un altro scopo che “radunare il Regno”! Per il grande banchetto di Dio = una Cena anticipata, nella quale i figli descritti come uccelli vengono preparati alla Cena con l’Agnello. Che questa stia al secondo posto, corrisponde all’immagine del tempo per la Terra; il Golgota porta la Cena di Dio, e questa è la Cena dell’Agnello!

5. L’ “estirpazione della carne” vale intanto per la propria insufficienza, altrimenti nessuno può essere un co-portatore del sacrificio. Mangiare la carne altrui = aiutarli con l’intercessione e nei fatti; contro i re = bramosia di dominio; cavalieri = saccenteria; forti = vanteria; cavalli = pensieri vaganti; che vi siedono = sfrenatezza; corteggiamento = rifiuto degli obblighi interiori; servi = sottomissione; piccoli = arraffare piccolezze; grandi = arroganza. Tutto questo è da estirpare. Sulla parola amata del mondo: “se lo fa l’altro, lo faccio anch’io”, c’è da dire: la menzogna punisce se stessa.

6. Malgrado l’estirpazione sia fuori dubbio, l’immagine del tempo significa anche altro. Tutti i gravami terreni collegati con gli indicati generi di persone sono certamente destinati al naufragio, che però non si svolge nell’eterno inferno. Chi crede in questo, porta in sé il germe della morte da prostituta della brama dell’io, perché è naturale che ognuno esclude volentieri se stesso dalla dannazione, ma con ciò si troverebbe fuori dal giudizio e dalla sua Giurisdizione, che non deve venire solamente alle pecore alla destra, ma anche ai capri sulla sinistra.

7. La dissoluzione del potere del mondo non arriva mai così, bandendo eternamente i cattivi in un luogo come succedeva nel tempo tramite la materia, piuttosto, attraverso il mangiare la carne = totale trasformazione. In questo modo nel Cielo e nell’inferno della materia le forze scheggiate vengono trasformate, allo stesso modo di come un uomo riceve la forza corporea e spirituale attraverso il cibo. Non esiste nessun inferno senza utilità; perché tutte le forze hanno da servire Dio e la Sua Opera! Chi sostiene che esista un’eterna dannazione, anche una distruzione, potrà dire all’Altissimo: “La Tua Opera ha una lacuna nell’Onnipotere!”. Ma questo, chi lo vuole osare?

8. «19E vidi la bestia e i re della terra e i loro eserciti radunati per muovere guerra a colui che cavalcava il cavallo e all’esercito suo» [Ap. 19,19]. – Ora, …il Ladro è arrivato! All’improvviso per coloro che Lo attendevano, ancora più improvvisamente per tutti i rinnegatori. Ambedue, la Luce e la tenebra, entrano in battaglia. Non veramente a una nuova; questa è la “battaglia finale nella Guerra della Creazione”. Questa battaglia finale farà scaturire in ogni caso un avvenimento ultimo.

9. La bestia = il potere unito del mondo; re della Terra = sviluppati con una personale esecuzione di volontà; radunati = adoperando tutte le facoltà; guerreggiare = per raggiungere la loro ‘meta del mondo’, elevando quindi il materiale al di sopra dello spirituale.

10. «20E la bestia fu presa e con essa fu preso il falso profeta che aveva fatto i miracoli davanti a lei, coi quali aveva sedotto quelli che avevano preso il marchio della bestia e quelli che adoravano la sua immagine. Ambedue furon gettati vivi nello stagno ardente di fuoco e di zolfo» [Ap. 19,20]. – Chi legge questo senza la simbolismo della Luce, rinnega ciò che è stato prima. Dopo di allora, esisterà un eterno inferno? Nondimeno, chi è di buona volontà noterà che le parole così terrene contengono un senso del Cielo.

11. La bestia fu presa = la gente del suolo della Terra perde la sua posizione nel mondo e la sua ricchezza, il potere e l’influenza, tutto diventa cianfrusaglia insensata; falso profeta = parola non vera, che inverte intenzionalmente il bene nel contrario; che aveva operato segni = che aveva creato tramite la tecnica, l’arte, la scienza fenomenale, ciò che fa stupire gli uomini, conseguendo ammirazione, e alla fine spingendoli alle adorazioni. La “parola non vera” è anche diffamazione fino a rinnegare Dio.

12. Ambedue = la volontà dell’uomo e la sua formazione; gettati vivi = in contrasto ai re non vengono trasformati, perché sono solo ancora degli involucri vuoti della materia. Le sostanze di forza interiore di Lucifero, spezzate in eoni, ricevono la trasformazione, perché sono il bene nobile, il bene del Regno, mentre il suo esteriore come materia grossolana attraverso la misurazione delle forze non è nessun bene nobile nel senso della parola. La sua trasformazione per poterla usare per il resto del Giorno dell’Amore, non è più considerata. Ma UR nella Sua nuova ‘Notte di Creazione’ può formare dall’argilla vecchia un nuovo vaso. ([Ger. 18,6]: «O casa d’Israele, non posso io far di voi quello che fa questo vasaio? Dice l’Eterno: “Ecco, quel che l’argilla è in mano al vasaio, voi lo siete in mano mia, o casa d’Israele!”»).

13. Perciò: gettati vivi = la cosa messa da parte così com’è; nello stagno di fuoco = abisso, ma comunque un fondo; bruciare con lo zolfo = nel quale il Fuoco dell’Onnipotenza di Dio e lo zolfo, la corrosione, svolgeranno la purificazione. Da ciò il Dio-Ur creerà un giorno da questa degli elementi di salvezza per tutti i figli, che loro prenderanno nelle mani con il fiato sospeso, perché Colui che crea, che dimora nelle forze dei Pensieri, diventerà un giorno un’Opera dello spirito.

UR non perde nulla!

14. «21E il rimanente fu ucciso con la spada che usciva dalla bocca di colui che cavalcava il cavallo; e tutti gli uccelli si satollarono delle loro carni» [Ap. 19,21]. – Il rimanente = tutte quelle anime, uomini e anche esseri che non riconoscono lo spirito: vengono uccisi = quindi non ancora la trasformazione.

15. Ma più tardi il Re, seduto per Suo Diritto nel Governo del Suo Potere con la spada = Parola di Vita, uccide le anime morte e attraverso la morte = restituisce loro la trasformazione, alla Sua eterna Vita vera. La spada, anche qui uscendo da una bocca, è la Sua personale Rivelazione come anche la Sua Parola.

16. Tutti gli uccelli si satollarono, non include solamente i figli secondo il versetto 17, bensì, in genere, tutti i figli vengono satollati dalla loro via del co-sacrificio, dalla trasformazione, dalla Grazia e dal mettere da parte delle forze diventate inutili per il giorno dell’Amore = avendo l’eterna Redenzione ([Ebr. 9,12]: «…non mediante il sangue di becchi e di vitelli, ma mediante il proprio sangue è entrato una volta per sempre nel santuario, avendo acquistata una redenzione eterna»), perché il nuovo (Ap. cap. 22) lo rivelerà del tutto gloriosamente, per quanto sia da donare a questo mondo.

 

 

[Salmo 2, 1-6: ]

«I re della terra si ritrovano e i principi

si consigliano assieme contro l’Eterno

e contro il suo Unto, dicendo:

Rompiamo i loro legami e

gettiamo via da noi le loro funi».

 

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Parte III / IV

Capitolo 19/d

[Ap. 20,1-3]

Chi misurerà il santo dare e avere dell’ulteriore Esercizio del Diritto? Non è il solo Giudice-Ur che sulla Sua bilancia dell’Ordine peserà o soppeserà, separerà alla destra o alla sinistra? La terza immagine del tempo della quarta visione parziale ha dato la dissoluzione del potere del mondo, aperta là solo su grande scala; il suo particolare rimarrà quasi nascosto, ma con la fine dell’immagine del tempo troverà il suo compimento. Invece sulla Terra avrà ancora effetto per quanto risulta dalla quarta, sesta e settima immagine della quarta visione parziale. La quarta immagine del tempo è quindi:

 

L’oscurità viene legata

 

1. Se il legare si trova dietro alla dissoluzione, allora per il fatto che la via dalla materia deve ricondurre all’essenziale, come la caduta – staccata dalla Luce – dalla sostanza-essenza si giunga alla materia. A questo è legato, anche dopo i mille anni di Grazia, il lasciar andare la tenebra, che però non può fermare gli Atti dell’Onnipotenza effettuati dal Regno. Lasciare ancora una volta per breve tempo il luogo di macerie del mondo, dimostra all’avversario la sua completa sconfitta.

2. «1Poi vidi un angelo che scendeva dal cielo e aveva la chiave dell’abisso e una gran catena in mano» [Ap. 20,1]. – E’ il quarto re dell’Eufrate. Sul Piano sta l’intera rappresentanza della quadruplice Entità di UR ed è questa a mettere mano all’Opera nella Potenza, Forza, Vigore e Potestà. E’ comprensibile che l’Araldo proviene dal Cielo; pure, che con ciò si svolge un’ultima voluta separazione. Solo la separazione degli spiriti conduce alla decisione dell’ultima dedizione a DIO! Anche gli esseri dell’oscurità – quando il loro “piccolo tempo” è trascorso – giungeranno alla dedizione.

3. L’angelo scende dal Cielo = con il carro di Elia ([2° Re 2,11]: «…ecco un carro di fuoco e dei cavalli di fuoco che li separarono l’uno dall’altro ed Elia salì al cielo in un turbine»), perché così si rivela la Volontà dell’Onnisanto! E all’improvviso significa, veloce, e anche = abbreviando il tempo del pianto. L’accorciamento del tempo ([Matt. 24,22]: «E se quei giorni non fossero stati abbreviati, nessuno scamperebbe..») ha oltre alla legislazione di Dio per i fedeli della Luce, anche la legislazione della Grazia per i caduti. L’oscuro ammassamento porta un superare di ulteriore colpa. A questo, l’Onni-Misericordioso mette però un chiavistello, come pure al peso troppo grande dei fedeli nel mondo. LUI questo lo prende nelle due mani, rispetto alle due azioni, e per le pecore è la Mano destra = giustamente fatto; per i capri la Mano sinistra = che trae la Grazia dalla parte del Cuore di Padre.

4. Egli aveva = la funzione della Misericordia; la chiave = aprire o chiudere la porta. Ambedue è Grazia! Inoltre: come quarto Guardiano ha ‘saldamente nella mano’ il tempo abbreviato e le sue conseguenze. Nella Luce sarà ‘l’ultima Ora del Giorno dell’Amore’. La chiave per l’abisso è contemporaneamente quella con cui sarà chiuso il Santuario, quando inizierà l’Alta Notte per il settimo Giorno. L’abisso chiuso diventa la fine della Creazione parziale materiale.

5. Proprio questa chiave è il grandioso collegamento fra il Cuore del Padre di UR e il figlio perduto. Ciononostante, il Diritto della santa Serietà non viene sminuito nella riparazione. Lo dice la grande catena = duro legame, calcolando dapprima completamente la colpa, non dando nessuna possibilità per un agire libero. Ma poi, tutto a un tratto, il male e i libri della colpa verranno chiusi, cosa che accadrà nella diretta sequenza del tempo.

6. «2Ed egli afferrò il dragone, il serpente antico, che è il Diavolo e Satana e lo legò per mille anni» [Ap. 20,2]. – Tutte le battaglie d’opinioni su quest’immagine sono soltanto da derivare dalla comprensione legata alla Terra. Si interpretano arbitrariamente i numeri, senza soppesarli reciprocamente, dato che tutte le immagini sono mostrate nel modo celeste e solo una piccola parte corrisponde al terreno, il materiale dei numeri, soprattutto le indicazioni del tempo ([Salmo 90,4]: «Perché mille anni agli occhi tuoi, sono come il giorno d’ieri quand’è passato e come una veglia nella notte») cadono particolarmente sotto la rispondenza spirituale. Quindi anche qui la Verità illuminerà tutto un mondo.

7. E lui prese = nella sua pertinenza egli ha; il dragone = il materialismo; antico serpente = come primo seduttore (Lucifero), che striscia attraverso tutto il tempo della caduta nella Creazione; diavolo = le false rappresentazioni, cattivi mascheramenti; Satana = l’ostinazione, la rinnegazione della Guida giustificata della Creazione, anche ripresa.

8. E’ notevole, che oramai anche l’avversario di Dio ottenga una quadruplice descrizione: dragone, antico serpente, diavolo, Satana. Se questo riguardasse soltanto un genere d’essere, tutti questi nomi sarebbero soltanto delle parole secondarie d’abbellimento di Giovanni. Soltanto, la brevità del suo linguaggio nell’immensa visione, dimostra che ogni parola significa più che soltanto un senso. Perciò le quattro descrizione stanno in certo qual modo di fronte alla quadruplice Entità di UR, cosa che significa, che Sadhana ha teso una volta illegittimamente al Potere del Creatore.

9. Era dato alle creature di incorporare le Forze delle Entità di Sacerdote, Dio e Padre. Non si doveva mangiare dell’Albero della Conoscenza come simbolismo della Creatività di UR. E’ comprensibile che Lucifero volle attirare dalla sua parte le Luci attraverso la seduzione fondamentale che gli venivano sovente inviati per la sua salvezza, cosa che anche sovente gli riuscì. Quanto gli ha fatto male il frutto del Creatore, lo mostra precisamente il decorso della materia. Ora lui stesso deve riportare al Creatore il ‘frutto rubato’, – però come Sadhana!

10. L’essere di Satana e la persona di Lucifero non sono identici. Il Satana = principio cattivo, lo lega soltanto l’angelo = buona Forza. La Legge della libera volontà non può più essere sfruttata dalla meretrice della brama dell’io Babele menzionata a sufficienza. Un giorno il più alto Dono dei figli, abusato da Lucifero, sarà svincolato al mondo ([Isaia 27,1]: «In quel giorno, l’Eterno punirà con la sua spada dura, grande e forte, il Leviathan, l’agile serpente, il serpente tortuoso, e ucciderà il mostro ch’è nel mare!»). Così l’uomo si crede libero; non vuole proprio ammettere come viene spinto. Questo passa dalla classe più alta fino alla più piccola e viceversa. Sulla carta sta il libero potere della volontà dei conducenti, la libertà del trattare è perduta. Quindi sono legati anche gli uomini e gli esseri del principio luciferino. L’uomo vive libero più in apparenza.

11. Questo legame esiste già da molto tempo. Tuttavia, l’incatenarsi secondo la sequenza del tempo dell’immagine vale dal momento in cui diventa percettibile, indipendentemente dal fatto che lo si riconosca oppure meno. Lo stesso si riferisce ai mille anni. Migliaio = una realtà, con cui ognuno deve fare i conti; mille = avvenimento complessivo; anni = esecuzione della parte materiale della Creazione, il decorso di vecchie corsie e l’inizio di nuove, anche il tempo della svolta della Creazione per il mondo.

12. Le Condizioni che finora governavano su vie segrete dell’Ordine, ora si manifestano apertamente, affinché in queste, l’uomo, il mondo e quello che vi appartiene, abbia da rispecchiarvisi. Una svolta = mille anni, volano via più velocemente di come si crede. L’uomo cerca con la forza di trattenersi ciò che è suo ed aumenta maggiormente il suo sforzo, più nota la sua impotenza. Sì, – la veglia notturna dei mille anni è iniziata da tempo! Ma questo è da interpretare solamente in modo spirituale.

13. «3Lo gettò nell’abisso e lo chiuse, e lo suggellò sopra di lui onde non seducesse più i pagani finché fossero compiuti i mille anni; dopo di che egli ha da essere sciolto per un po’ di tempo» [Ap. 20,3]. – Gettare = catapultare ([Isaia 27,12]: «In quel giorno, l’Eterno scuoterà i suoi frutti dal corso del fiume al torrente d’Egitto, e voi sarete raccolti ad uno ad uno, o figliuoli d’Israele»), togliere dalla salvezza nella nullità della materia. Chiudere l’abisso = mettere fine alla vita senza leggi, suggellare su incarico del Regno; mettervi sopra il sigillo = portare tutto il basso sotto la decisione dell’Onni-Salvezza, quindi suggellare il precipitato nella riconciliazione attraverso il Golgota. Questo è il senso spirituale, che si rivela dopo l’ultimo distacco.

14. Affinché non seducesse più i pagani, afferma che l’influenza degli uomini ha già gettato le sue ombre così lontano in avanti, che per loro sarà difficile cambiare da un’epoca di tecnica mordente a un’epoca di generale liberazione, oppure, – lasciarvisi guidare. Finché non fossero compiuti mille anni = è ciò è stato predetto, con l’aggiunta: ‘la svolta del tempo spirituale avverrà da parte di DIO’!

15. Dopo, dovrà staccarsi. Se nei mille anni le condizioni-Ur giungono al Diritto della Creazione, allora ne soffrirà la Legge della libera volontà. Quando Sadhana si è rivoltata contro Dio, grazie alla libera volontà, ha disdegnato le giuste Condizioni, conservatrici di UR, le ha costrette e ne ha abusato. Così non rimane nessun altro giusto pareggio tranne che la libera volontà sperimenti nel tempo la costrizione tramite UR. Questo non provoca nessuna distruzione, ma la maestosa Libertà di UR eleverà di nuovo in Alto ciò che Lui aveva preparato a favore di tutti i figli: il secondo Fondamento!

16. Quanto incomparabilmente regna UR! Dopo la Potestà dei mille anni Egli regala di nuovo alle forze legate il loro libero moto in quel breve tempo, anche se allora agirà nuovamente la meretrice della brama dell’io. Il tempo di Grazia posto in alto da UR avrà sciolto il legame dell’oscurità. Ciò che si innalzerà, sarà soltanto il flusso delle ultime sostanze di forza, le quali non devono più servire all’Opera. Dato che non devono andare perdute, sarà dato il ‘piccolo tempo per sfuriarsi’, che non ha il valore di un anno. E’ un flusso di Grazia aggiunto, la cosa minuscola di un ATMA, con cui UR soffia sulla rimanenza. –

17. La quarta sequenza dell’immagine del tempo, che porta in sé molto del dinamico, davanti a cui quasi tutti gli uomini chiuderanno i loro occhi, è passato. Sì, per non vederlo, per non accorgersene, ci si precipita intenzionalmente nel grave traffico del mondo. Ma questo non è utile a nessuno; la resa dei conti è sul Piano dell ‘Ora (Ap. cap. 18,19).

18. Le i immagini si allineano magnificamente. Su ciò che opprime, segue di nuovo la Luce. Anche gli uomini del suolo terreno si ribellano veementemente a riconoscere gli avvenimenti, nemmeno quando gli stessi schiacciano il loro modo di vivere diventato stupido. Barcollano con la morte nel suo abisso – animicamente come anche terrenamente. Allora la santa Misericordia non dovrebbe alzare la Mano per il giustificato Giudizio dell’Ira, la “grande Benignità dell’Onnipotente”? – Sì, da tempo si manifesta in segreto e con evidenza, e proprio qui alle oscure ombre della morte segue un Raggio dal Cielo come la terz’ultima immagine del tempo dell’ulteriore Esercizio del Diritto.

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Parte III / IV

Capitolo 19/e

[Ap. 20,4-6]

I testimoni di Dio e il loro insediamento nella funzione

 

1. Chi crede che la funzione dei testimoni di Dio non sia di nessun aiuto, non conosce il collegamento di salvezza fra il Maestro dell’Opera e l’Opera, fra Padre e figlio, per non parlare fra Creatore e creatura. Allora l’uomo guarda troppo la grande voragine che separa la ‘polvere terrena’ dall’Altissimo; ma sovente non considera il maestoso confine che dev’essere osservato. Però, il confine è il ponte sul quale il caduto viene guidato dalla lontananza voluta liberamente verso la vicinanza del Cuore di UR.

2. «4Poi vidi dei troni, e a coloro che vi si sedettero fu dato il potere di giudicare. E vidi le anime di quelli che erano stati decapitati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio, e quelli che non avevano adorato la bestia né la sua immagine, e non avevano preso il marchio sulla loro fronte e sulla loro mano; ed essi tornarono in vita, e regnarono con Cristo mille anni» [Ap. 20,4]. – E’ incerto per chi ci siano i troni, se c’erano oppure se sono stato messi.

3. Il “trono dell’eterno dominio” passa come linea risplendente attraverso l’Apocalisse. Se se ne parla continuamente, allora nemmeno i troni che sono da includere nel trono del Dominio non sono stati messi in precedenza. Sono un diritto di figlio, conquistato attraverso la prova della libertà sostenuta nella Creazione. Il Giudizio viene dato a tutte le schiere? In genere ogni figlio fedele ha naturalmente il diritto di assistere al Giudizio, ma dato che le ‘chiere’ durante la via in un mondo sono diventate esse stesse dei debitori (colpevoli), per loro il diritto viene soppesato con la co-colpa, in cui si trova la parte d’aiuto attraverso le vie del co-sacrificio, in modo che ci siano i troni anche per loro.

4. Troni = nella conservazione del diritto; coloro che vi si sedettero = coloro che possono pretendere la parola come testimoni; poiché unicamente il rapporto fra “DIO quale Giudice” e dei co-consiglieri, è chiaramente visibile. Tutti gli assistenti al Giudizio riconoscono UR come l’unico Giudice supremo, Avvocato, Difensore e, – Esecutore del Giudizio, e sono animati dalla volontà per il perfezionamento dell’Opera, che è raggiungibile solamente attraverso la redenzione intera. Quindi a loro “può essere dato il Giudizio”.

5. Fanno parte del Giudizio degli aiutanti che hanno la ‘testimonianza’ ([Rom. 8,16]: «Lo Spirito stesso attesta insieme col nostro spirito, che siamo figliuoli di Dio»). Anche qui non vale necessariamente la morte da martire, ma viene calcolata espressamente per via della Testimonianza di Gesù e della Parola di Dio. Giovanni lo riassume in due gruppi fondamentali: i martiri e coloro che non hanno adorato la bestia. Ambedue i gruppi sono inclusi nell’immagine del tempo presso l’Alto Trono.

6. Costoro tonarono in vita e regnarono con Cristo per mille anni = lo stesso tempo in cui Satana è legato. Ma che cosa succede con lui dopo? Nella Luce sarebbe semplicemente insopportabile per i testimoni del Cielo se ora, dopo i mille anni, venisse loro tolto l’impiego della funzione diventato magnificamente giusto. No, qui i mille anni significano piuttosto il loro tempo. L’unica santa svolta è per loro solamente d’adempimento – non del tempo – da non metterlo pari al millennio riferito a Satana. Se fosse diverso, il Figliuol dell’uomo avrebbe pronunciato invano la Sua alta preghiera sacerdotale (Giov. cap. 17).

7. «5Il rimanente dei morti non tornò in vita prima che fossero compiuti i mille anni. Questa è la prima risurrezione» [Ap. 20,5]. – La rimanenza della quarta visione parziale rivela precisamente la parola poco chiara, perché gli altri morti, che il terzo angelo re ha dato da consumare agli uccelli, lascia dedurre che un gruppo di morti sia già risorto, che però non riguarda i ‘testimoni del giudizio’. Questi ultimi, svincolati dalla materia, sono ritornati nel Regno, altrimenti non avrebbero ottenuto i troni. Quindi si tratta di tali, che solamente tramite il giudizio sono giunti al ritorno o nella seconda morte. Il gruppo non nominato si riferisce al cap. 19,21 («E il rimanente fu ucciso con la spada che usciva dalla bocca di colui che cavalcava il cavallo, e tutti gli uccelli si satollarono delle loro carni»). Ai due gruppi di morti stanno di fronte due gruppi di Giudizio.

8. Non tornarono in vita = hanno perduto la prima porta della salvezza e devono portare il loro inesorabile Armaghedon, secondo il tempo e nel senso simile all’incatenamento di Satana. Questa è la prima risurrezione = vale esclusivamente per la posa dei troni e per la prima condizione del Giudizio, con cui viene anche concluso il “piccolo tempo”. Quello che da ciò accadrà ancora sulla Terra, è lo “spazzare la pula dall’aia di Dio”! ([Matt. 3,12]: «Egli ha il suo ventilabro in mano e netterà interamente l’aia sua, e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma la pula andrà con fuoco inestinguibile»)

9. La prima risurrezione ha un’eterna visione, altrimenti Mosè ed Elia non sarebbero comparsi durante la trasfigurazione di GESU’ ([Luca 9,30]: «Ed ecco, due uomini conversavano con lui, ed erano Mosè ed Elia»). Quello che seguirà alla fine del Giorno, può passare da una seconda morte nella seconda risurrezione, che riceverà certamente la sua Magnificenza. Ma la Corona nella prima morte è la Risurrezione di CRISTO, verso la quale fluisce e spinge ogni Vita. Il seguito testimonia questa immagine.

10. «6Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione. Su loro non ha potestà la morte seconda, bensì saranno sacerdoti di Dio e di Cristo e regneranno con lui quei mille anni» [Ap. 20,6]. – Beati e santi! Due forme di Vita! La differenza consiste nella successione, e che l’essere beati sorge dal co-sacrificio, mentre l’essere santi, dalla Grazia.

11. Colui che partecipa alla prima risurrezione = appunto, inclusa in quella di Gesù; regnare con Lui i mille anni = lo stesso come nel versetto 4. La radice primordiale si trova nella prima ribellione di Sadhana, che non è stata la vera caduta, ma si riflette nella prima morte e, spiritualmente, doveva avere una prima liberazione dalla conseguenza. Tutto ciò che è prima, ha inoltre il suo motivo di verità nel ‘Primo’, in ‘UR’, che Daniele chiama “il Vegliardo” ([Dan. 7,9]: «Io continuai a guardare fino al momento in cui furon collocati dei troni, e un vegliardo s’assise. …»).

12. Su costoro l’altra morte non ha nessun potere. Questo sta sui Piedi di DIO, che sono come ottone! In questo nessuno può scuoterLo; e per quanto è stata terribile la caduta per il Giorno dell’Amore di Dio, era il peggio per i figli caduti – è qualcosa di piccolo contro questa Parola dell’eternità! Non Lucifero, non il peccato né lo smarrimento hanno tale potere durante una vita! Proprio in questo si rivela la vera risurrezione in Gesù, che nella prova della libertà nella Creazione menzionata, il Compimento ha la sua radice di base.

13. Bensì saranno = convocati dall’Alto Sacerdote Melchisedec; come sacerdoti di Dio = adempitori dei Comandamenti alla base delle caratteristiche di Pazienza e Amore; sacerdoti di Cristo = nel pensiero, in parola, nell’azione e la conseguenza porta la meravigliosa Opera di redenzione come Luce ai poveri in spirito, quindi essere seguaci giusti e giustificati.

14. Regnare con Lui = con l’eterno-santo UR, che dalla terza Camera del Cuore di Dio ha compiuto “l’Opera di Cristo”, portando la Creazione in Mani fedeli. La Reggenza qui non ha neppure nessun limite di anni terreni, vale come mille = unica reintegrazione nella sequenza continua: un tutto! L’apostolo dei gentili ha saputo molto di questo Tutto ([1° Cor. 13,10]: «Ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte, sarà abolito»). Ora è ancora necessario di lasciare solo il ‘piccolo tempo’ a coloro che sono legati. Perciò segue con la penultima immagine:

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Parte III / IV

Capitolo 19/f

[Ap.  20,7-10]

La rimanenza del pasto di lenticchie

 

1. Esaù ha rinunciato spensieratamente alla primogenitura per una minestra di lenticchie ([Gen. 25,29-34]: “Or come Giacobbe s’era fatto cuocere una minestra, Esaù giunse dai campi, tutto stanco. Ed Esaù disse a Giacobbe: ‘Deh, dammi da mangiare un po’ di codesta minestra rossa; perché sono stanco’. E Giacobbe gli risposte: ‘Vendimi prima di tutto la tua primogenitura’. Ed Esaù disse: ‘Ecco. Io sto per morire; che mi giova la primogenitura?’ E Giacobbe disse: ‘Prima, giuramelo’. Ed Esaù glielo giurò, e vendé la sua primogenitura a Giacobbe. E Giacobbe diede a Esaù del pane e della minestra di lenticchie. Ed egli mangiò e bevve; poi si levò, e se ne andò. Così Esaù sprezzò la primogenitura»). Questo non è soltanto un avvenimento biblico, ma un riflesso della primogenitura di Sadhana, l’unica (che accade solo una volta), il Duale della Divinità-Ur! Per il potere di cui era affamata, quando ritornaò a Casa dal Campo della Creazione e vide la sua magnificenza subordinata, come il bestiame del campo era subordinato a Esaù, ha rinunciato con disprezzo al diritto come primogenita: “A cosa mi serve un Dono che mi renda dipendente dal Donatore?” («Tanto, devo morire. A che mi serve la primogenitura?»)

2. La minestra rossa poteva calmare la fame solo temporaneamente. La caduta è la minestra di lenticchie, la materia è il piatto. Questo era vuoto con il ‘È compiuto!’. Allora a Sadhana cadde il cucchiaio dalla mano. Ma UR non ha lasciato che si deteriorasse nessun povero resto dal bordo del piatto; perciò Egli ha dato “quel piccolo tempo” per la purificazione, come avverrà:

3. «7Quando i mille anni saranno compiuti, Satana sarà sciolto dalla sua prigione 8e uscirà per sedurre le nazioni che sono ai quattro punti della terra, Gog e Magog, per adunarle per la battaglia, il cui numero è come la rena del mare» [Ap. 20,7-8]. – I mille anni sono qui in aggiunta il tempo di Grazia per la rimanenza di lenticchie; saranno compiuti = pronti per la purificazione; Satana sarà sciolto dalla sua prigione = dall’ingarbugliamento nella materia, da cui i caduti sono da sciogliere.

4. Le nazioni ai quattro punti della Terra = sedurre gli uomini del suolo terrestre è lotta contro la Legge, contro la Giustizia, contro la Verità e contro la Fedeltà. Allora i quattro venti erano stati trattenuti. Ora inizia la battaglia ai quattro punti = i centri di potere stesi su tutta la Terra; la Terra = nella vita legata; Gog e Magog = come dominio del mondo e dei suoi popoli; per riunirli = guidarli con opinione unanime e con dittatura; alla contesa = nella ribellione contro Dio. Gog = dominio senza scrupolo, come martello; Magog = popolo, metallo, che dev’essere forgiato.

5. Quale numero è come la rena del mare che non ha quasi l’aspetto di resti? Il numero sembra sconvolgente, ma così è rivelata la sua scarsità, perché: sabbia = è una cosa inutile; del mare = secondario. In calce sia annotata la discendenza di Abraham come “stelle nel Cielo e sabbia del mare”, secondo il dualismo della Creazione, Luce e tenebra.

6. «9E salirono sulla distesa della terra e cinsero d’assedio il campo dei santi e la città diletta; ma dal cielo discese del fuoco e li divorò» [Ap. 20,9]. – Salirono = trasformare l’era tecnologica della rovina, senza Dio, è un fallimento, perché i quattro venti sconvolgono i quattro punti, per via del “È troppo tardi”.

7. Sulla distesa della Terra = gravato su tutto il mondo. Inoltre: la caduta spinse Lucifero dal centro al bordo più esteso, più largo dello spazio lasciatogli. Accorrono da quest’ampiezza, da questa lontananza da UR; attorniare = spingere alle strette lo spirituale con precetti, voler catturare i credenti con argomenti. Ma il campo dell’esercito dei santi è la Centrale di Forza ([Giov. 7,38]: «Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno!») dove UR ha raccolto l’incommensurabile ricchezza per i Suoi figli fedeli, i quali hanno ricevuto la santificazione, per cui Giovanni li chiama qui, in breve, santi.

8. Città = il luogo dei fedeli, anche la faccenda della fede, in e per la quale i figli hanno la loro sede di pace; diletta = il Santuario di Dio è il più interiore della fede. Proprio questo viene attorniato = profanato; sulla distesa = calpestare, voler far tacere a morte. Ma …

9. Ma cadde = rapida vendetta; fuoco = attraverso il Potere del Creatore, che purifica quei resti, che raggiungeranno un’utilità solamente dopo la seconda morte. Da Dio = la Serietà altamente sacerdotale agisce con la Parte del Diritto nella riparazione! DIO, con la premessa dell’Amore nel Suo Giorno, riporta a Casa, come Gesù, ciò che era perduto sul Getsemani e sul Golgota! Il Sacrificio-Ur è compiuto!

10. Dal Cielo = la conferma veritiera del Compiuto; li consumò = s’incorpora i resti, li riprende tutti nell’esistenza della Creazione. Questo non significa perciò nessuna fondamentale dissoluzione. Quando sarà aperto il nuovo Cielo e la nuova Terra, allora si rivelerà anche la Magnificenza del resto (cap. 21).

11. Il veggente può rivelare su tempi ampiamente estesi dallo spazio-Ur e dal tempo-Ur le premesse per il perfezionamento delle attività di UR. Sono ascesi e caduti dei popoli, dei re, dei potenti, perché tutti si sottomettono solamente all’esistenza, non all’Esistenza-Ur. In poche parole si allinea immagine ad immagine, un Mistero spirituale cosmico, finora come sepolto in una coperta di Mosè. Tutta la Rivelazione rimane riservata al tempo della fine. In questo si manifestano le condizioni-Ur nel santo Governo, come sono date per la benedizione di tutti i figli, e non come unico Dominio al sesto Giorno dell’Amore della Creazione. Questo sta per il Diritto! Perciò, anche sempre: nella Destra, ecc.

12. I versetti 8 e 9 mostrano la fine insieme alla conseguenza del Giudizio finale. Nell’insieme sono da considerare due cose: il tempo dinamico e quello del singolo destino. Il primo, per quanto vale per il tempo della fine, comincia con l’Ascesa al Cielo di Gesù, che è un Garante simbolico per il rimpatrio dei figli. Nella dinamica, il Giudizio è un continuo lento accrescimento che ha a che fare con ‘l’essere giudicato’ del Lucifero personale durante la discesa di Gesù all’inferno.

13. A quel tempo fu giudicato, rialzato di nuovo con tutta la Serietà, nella cui conseguenza la materia subisce il suo vero Giudizio. Nondimeno, nella Rivelazione, dei singoli destini si riferiscono strettamente alle immagini singole. Proprio in questo si rivelano gli Anni-UR, la cui motivazione o edificazione, insieme alla direzione, al decorso e alla meta, riposa sull’Ordine = (Ordnung) = Ur-d-nung = UR e le Sue Entità!

14. Il culmine nel decorso dal singolo, senza pero ostacolare il Giudizio dinamico, comincia con gli esempi della Falce e del Torchio, ed occupa anche ‘l’ampiezza della Terra’, come nell’ultima dichiarazione di guerra contro DIO. Gli stolti non lo vogliono vedere. Se ora la destra di UR muove le ultime “figure dello scacco matto”, non varrà più soltanto la libera volontà, ma piuttosto quella condizione-Ur giuridica: lo dovete vedere e sentire!

15. La gente di vera fede sente da tempo dallo “Spirito di Dio” ([Rom, 8,14]: «Tutti quelli che son condotti dallo spirito di Dio son figliuoli di Dio») quanto fortemente l’uomo e il suo idolo, il suo povero mondo, si trova sotto il peso del Giudizio e, – che il Santo Giudice cammina già sulla Terra, perché la resa dei Conti dell’intera caduta rimane: la separazione delle pecore dai capri è l’Azione assoluta dell’Altissimo Giudice. Sì, il Fuoco di Dio dal Cielo pretende la sua definitiva riparazione. Questa giace nell’epoca che risveglia la paura, il cui tempo è colmo traboccante d’afflizione.

16. La conclusione del Giudizio che fa ancora parte della sesta immagine, dice: «10E il diavolo che li aveva sedotti fu gettato nello stagno di fuoco e zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta; e saranno tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli» [Ap.20,10]. – Innanzitutto, questo vale per il cattivo principio, ma dato che ha un “è venuto”, allora non rimane impersonale. Sin da Satana il male si è perpetrato nei figli da lui sedotti, nei confronti dei quali lui è l’autore della colpa, per cui il male personale si trova davanti al male principale.

17. Nella persona e nel principio sono anche inclusi ‘i diavoli’, caduti per loro propria volontà. Di questo fanno parte ancora tutte le anime che non avranno avuto la prima risurrezione. Fu gettato nello stagno di fuoco e zolfo = non ha nessun altro significato di quello finora, eccetto al personale, proprio. Il tempo vale per il principio, perciò con la bestia viene menzionato contemporaneamente il falso profeta.

18. Essere tormentato = essere senza riposo a causa della propria colpa. Non c’è espressamente nessuno a tormentarli. Può DIO, che chiama a Sé i travagliati e gli aggravati ([Matt. 11,28]: «Venite a me, voi tutti che siete travagliati ed aggravati, io vi darò riposo») formare un tale tormento dal suo Potere? Se avvenisse così, allora la sua durata sarebbe insopportabile! Con ciò la redenzione sarebbe sempre aperta! Ma l’infinito, maestoso Sacrificio di UR ha incluso l’opera della caduta nella redenzione. Mentre invece il pentimento pesa più gravemente che un Giudizio, che veniva appeso al tempo e alla sua conseguenza. L’espiazione è riparazione, che è da esperire nell’Armaghedon come gli amari tormenti.

 

19. Giorno e notte = pentimento e ribellione. Qualche condannato avrà un profondo pentimento; più tardi si vorrà scusare e consegnare una contro-accusa. Perciò giorno e notte. Ma il Giudizio rosicchia, rende inquieti, finché il pentimento diventa più lungo, la ribellione più breve. Sì, – da eternità in eternità (nei secoli dei secoli) = dalla materia fino alla Salvezza del Regno, che porterà la definitiva guarigione anche ai prigionieri nella seconda morte.

20. Se tale eternità valesse come incommensurabile, allora il sacrificio di UR e la redenzione sarebbero delle inutilità. Da/fino = di tempo in tempo! Appena smettono di ribellarsi, per loro ‘l’eternità’ è finita. L’Armaghedon li potrà liberare ([1° Pietro, 4,6]: «Poiché per questo è stato annunciato l’Evangelo anche ai morti; così che anche se giudicati secondo gli uomini quanto alla carne, vivano secondo Dio iguardo allo spirito») e la Campana della Sera li richiameràa a Casa, anche se come ritardatari, ma ancor prima del rimpatrio della figlia della Creazione.

21. Il finale! Scritto quasi senza connessione. Questo è dipeso dalla pienezza schiacciante che Giovanni vede alla fine. E se l’ultima immagine della quarta visione parziale dal terzo tratto della Rivelazione dice:

la definitiva dissoluzione della Creazione materiale significa,

almeno in un certo senso,

che l’abbondanza di cui sopra deve essere riconosciuta.

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Parte III / IV

Capitolo 19/g

[Ap. 20,11-15]

Definitiva dissoluzione della Creazione materiale

 

la pienezza menzionata è almeno da riconoscere come presagio.

1. Invece del genere di interpretazione avuto finora, questa immagine è da considerare solo nella sua interezza. Certo, è già stato dato qualcosa di importante, cominciato dal Sacrificio-UR fino al rimpatrio di Sadhana, dell’amata figlia della Creazione. Questa imponenza non la possono mai del tutto afferrare lingue umane nella loro dialettica. La lingua della Luce – per quanto possibile – viene riconosciuta solo da parte dello spirito.

2. Alla materia è stato dato il cambio, l’Armaghedon è stato accampato davanti al Regno, e alla seconda morte segue la seconda risurrezione, che non ha bisogno di nessun sacrificio. Anch’essa ha la sua base nella risurrezione di GESU’. Il veggente parla sovente di due generi di morte e di risurrezione, ma mai di un sacrificio, che avesse bisogno di una ripetizione.

3. Gesù è andato al Golgota con la colpa dell’intera caduta. Ma hanno portato LUI nella tomba. Uno dei Suoi più santi Simboli! Chi va con Lui al monte del peso e della colpa, del Sacrificio e dell’Espiazione, ha la prima risurrezione e viene pure portato nella tomba di Pasqua. Senza croce si cade nella fossa, nella seconda morte. Attraverso la croce, GESU’ ha aperto la tomba dall’interno, quindi il suo santo Interiore. Coloro che sono caduti nella fossa sono i ritardatari, trascinati da Gesù, perché hanno riconosciuto solo con la loro morte, dell’Armaghedon, nel tormento del loro pentimento. Quelli che sono ‘portati’ alla tomba (inteso spiritualmente) sono i primi.

4. Quale Amore inonda questo Giorno, che dopo la seconda morte, DIO scambia il Trono del Diritto con il “bianco trono della Grazia”! La maestosa differenza è da intendere in modo che i celesti stanno in ginocchio in questa profonda adorazione, per adorare in silenzio. Il bianco Trono di Grazia è la meta raggiunta. Non c’è più nulla da spiegare. Nella Misericordia splendente, che è di colore bianco, compare sul Piano il Padre-Ur.

5. Sprofonda ciò che ha portato all’Amore, miseria e dolori. In questo flutto di Luce la finale resa dei Conti è un ri-prendere, perché nulla rimane indietro, che quelle sostanze di forza già menzionate, che UR conserva nella Sua Fonte. Questa è l’Immagine complessiva, prima che la Campana-Ur suoni la santa Notte, a cui seguirà un nuovo “Sia fatto!”.

6. «11Poi vidi un gran trono bianco e Colui che vi sedeva sopra. Dalla sua presenza erano fuggiti terra e cielo; e non fu più trovata traccia di loro» [Ap.20,11]. – E’ di nuovo l’UNO, l’Eterno-Santo, UR, l’Eterno-Unico e Verace, che raduna intorno a Sé i figli ricchi e poveri ([Giov. 10,16]: «Ho anche delle altre pecore che non son di quest’ovile; anche quelle io devo raccogliere, ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge, un solo pastore»). Nella glorificazione beata, ogni causa e conseguenza è differente, quelle della Misericordia sono uguali ([Matt. 5,7]: «Beati i misericordiosi, perché a loro sarà fatta misericordia »). Quale simbolo! Lei, la Corona dell’Entità-Padre, la quarta Camera del Cuore, conduce il Sangue purificato al Corpo. Perciò sedeva = è pertinente il grande Trono bianco, messo ‘per Diritto’. Giovanni vede la Sua immacolata Dignità.

7. Seduto = Assumere il Nuovo; sul Trono = appoggiato sulla Pertinenza; grande, bianco = eterna Pace; la Terra fugge = il pensare e creare materiale sono scomparsi; il Cielo fugge = quello che gli uomini elevano su di sé come idolo, contemporaneamente quelle sfere che dopo il ‘grande raccolto’ saranno superflui. Profondamente spirituale: Terra e Cielo = la caduta e il Sacrificio della Creazione diventato perciò necessario.

8. La Terra pronunciata prima del Cielo, significa anche = dapprima viene trasformato il Cosmo materiale nel senso di questa Rivelazione, dopo segue il “pre-cortile” del Regno, l’Armaghedon e le parti delle sfere. Ambedue fuggono dinanzi al Volto = davanti a ciò che UR vede e osserva, cioè:

 

La Sua nuova opera!

 

9. Non fu più trovato posto per loro. Compensato nel dare e avere la “Sostanza del Regno” giace sul santo Focolare per il Nuovo (l’Opera) che irradia chiaramente la visione. E ancora: non si pensa più alla caduta, come una colpa pagata o rimessa nella Grazia, non essendo più sollecitata. Rimane soltanto la maestosa Croce come ur-eterno Simbolo dell’Amore e del grande Sacrificio; e alla Sera tutte le moltitudini vedranno solennemente la Sua Benedizione di inaudita Magnificenza.

10. «12E vidi i morti, grandi e piccoli, che stavano ritti davanti al trono; e i libri furono aperti. E un altro libro fu aperto, che è il libro della Vita, e i morti furon giudicati in base alle cose scritte nei libri, secondo le opere loro» [Ap. 20,12]. – I morti, nel punto di vista di quest’immagine, sono coloro della prima e della seconda risurrezione. I grandi, la cui nomina è identica con il grande Trono, sono coloro che sono rimasti fedeli al Regno, i primi. Ma la loro resa dei conti segue per ultima, dato che questi stanno scritti nell’unico Libro della Vita. Il più bello, con cui UR irradia splendidamente il meraviglioso Giorno dell’Amore, viene riservato fino all’ultimo. I piccoli, nominati dopo, vengono giudicati per primi, cosa che dimostra la moltitudine dei libri. Dato che anche loro devono essere inclusi nel bianco trono di Grazia.

11. Un’indicazione: i grandi che sono proceduti prima, da UR e fino a GESU’, sono stati sempre i primi inviati; seguendo loro, tutti i piccoli hanno preso la loro via. Ma da qui vengono preposti, perché UR non può concludere con loro il Giorno, ma soltanto per loro. I Suoi grandi sono i co-concludenti. Qui sta la Parola: “I primi saranno gli ultimi, gli ultimi i primi”. La più sublime Grazia!

12. Stare dinanzi a Dio = i grandi mediante la collaborazione, i piccoli tramite la seconda risurrezione davanti all’Onniveggenza di UR; libri = avvenimenti scritti, legati oppure anche inclusi nell’Opera per ogni morto; aperti = dover confessare ciò che sta scritto nel libro; inoltre in quanto compiuto. L’aprire vale anche per i fedeli, soltanto il “Libro della Vita” dice chiaramente che cosa risulta dalla loro resa dei conti.

13. Non riguarda per nulla che “i morti vengono giudicati”, ma ognuno deve rendere conto per le Opere ([Rom. 2,1-3]: «Perciò, o uomo, chiunque tu sii che giudichi, sei inescusabile; poiché nel giudicare gli altri, tu condanni te stesso, perché tu che giudichi, fai le medesime cose. Or noi sappiamo che il giudizio di Dio su quelli che fanno tali cose è conforme a Verità. E pensi tu, o uomo che giudichi quelli che fanno tali cose e le fai tu stesso, di scampare al giudizio di Dio?»). Il ‘giudicare’ significa veramente, presentare la cambiale (titolo di debito). Soltanto, – non sarebbe il Santo-UR sul Trono della Misericordia, se le cambiali non trovassero nessuna estinzione. Un’oscura parola della Rivelazione annuncia che cosa sta succedendo.

14. «13E il mare rese i morti ch’erano in esso; e la morte e l’Ades resero i loro morti ed essi furono giudicati ciascuno secondo le sue opere» [Ap. 20,13]. – Se questo riguardasse dei morti nuovi, nessun libro sarebbe stato aperto prima. Nella materia tutti erano “i morti” nel senso del peccato. Dato che ora il primo Giudicare della cambiale (titolo di debito) attraverso il libri è passato, segue il secondo nel Titolo di Grazia ([Rom. 11,27]: «Egli allontanerà da Giacobbe l’empietà; e questo sarà il patto con loro, quand’io torrò via i loro peccati»). – Il mare rende i morti = coloro che non sono diventati empi per cattivo istinto, che sono naufragati solamente nell’uccisione della fede a causa dell’abbaglio. Ora sono liberi. Dopo l’ultima resa dei conti non devono ritornare in questo mare.

15. Questo vale anche per i morti della morte, colui che guida nell’errore, e quelli dell’inferno, coloro che rinnegano consapevolmente Dio. La morte li rende = la loro inimmaginabile cecità di fronte a DIO ha cessato; l’inferno li rende = ora sono liberati dal loro oscuro istinto. I due gruppi sono i precipitati con Lucifero, perciò vengono nominati insieme.

16. Furono giudicati ognuno secondo le proprie opere. Qui c’è un parallelismo dell’aprire i libri, perché un giudicare della morte e dell’inferno, viene eseguito dai libri, l’altro dalla resa del mare. Se viene rivelato ancora un peso impressionante, allora corrisponde ai messaggi alle chiese. Là venne menzionata prima la lode, poi l’ammonimento, l’avvertimento, anche la minaccia. Ed anche se quest’ultima fu necessaria, per cui seppero il loro ‘orientamento’, ne vennero però anteposti la lode e l’incoraggiamento.

17. Perciò nel finale dell’ulteriore Esercizio del Diritto: nel primo giudicare l’incoraggiamento dell’assoluta Grazia, nel secondo la santa Serietà, ha ancora da mostrare l’amarezza del Giudizio, mentre dapprima viene certamente dato il peso e infine la Grazia. L’immagine di scambio corrisponde ai due portatori del Fondamento. Già negli ammonimenti si trova la punizione, perché senza premessa di punizione non è necessario nessun ammonimento; mentre la Punizione di Dio cela in sé il più grande Atto d’amore!

18. Il Giudizio dell’aprire dei libri spinge molti morti nuovamente verso l’Armaghedon, per compiere quivi la loro espiazione. Fra questo tempo e quello in cui il mare, la morte e l’inferno rendono i loro morti, si trova come un abisso, non come nel versetto 3. Il giudicare secondo i libri dura fino alla fine della materia. Se qui non sta scritto nulla del fuoco e della rovina, allora è perché la Mano della Grazia si trova al di sopra della Mano del Diritto.

19. Ma nessuno voglia pensare che il tempo del Giudizio non porti dei pesi troppo gravosi! Un tale conto non risulta giusto! “Di eternità in eternità!” porta pianto, miseria, disperata auto-maledizione. Per tali anime questo sarà come delle dure eternità, finché un giorno non splenderà la Grazia attraverso il Potere del Diritto.

20. C’è poi un tempo = la prima resa dei conti; due tempi = giorno e notte; e un mezzo tempo = il tempo spezzato oppure la svolta è passato, così segue il secondo Giudicare delle opere dopo il mare, dopo la morte e dopo l’inferno, perché allora sarà calcolato l’Armaghedon dalla somma della colpa a cui sarà data l’eterna direzione. Questa è la Mano di Grazia su quella del Diritto, il trono bianco al posto di quello del Diritto.

21. «14E la morte e l’Ades furon gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè, lo stagno di fuoco» [Ap. 20,14]. – E’ da osservare che non viene menzionato insieme soltanto il mare. Secondo il cap. 19,20 la bestia e il falso profeta = le sostanze di forza e dell’azione dei caduti vengono gettati vivi, cioè vengono mandati alla trasformazione; invece la morte e l’inferno vengono gettati del tutto = definitivamente tolti. L’altra loro morte perciò non è identica con la seconda morte dei morti, piuttosto è una faccenda del tutto a se stante.

22. Perché: «Io li riscatterei dal potere del soggiorno dei morti, li redimerei dalla morte; sarei la tua peste, o morte, sarei la tua distruzione, o soggiorno dei morti; ma il loro pentimento è nascosto agli occhi miei!» [Osea 13,14]. Ambedue non sono per nulla delle sostanze dell’Opera, ma solo il principio provocato da Lucifero. Non sono nemmeno della parte che UR conserva per la nuova Opera. Perciò vengono gettati nella loro morte = dissoluzione nel nulla, perché è fantasmagorismo.

23. «15E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco» [Ap.20,15]. – Chi crede che ‘qualcuno’ siano delle persone, è molto lontano dalla Luce di Dio. Sembra certamente come se alcuni saranno gettati nello stagno, perché nel Libro della Vita secondo il versetto 12 soltanto i grandi morti hanno i loro nomi. Ma non si dimentichi che ai piccoli morti sia i libri che anche l’Armaghedon, estinguono il titolo di colpa (debito), con cui coloro che oramai sono “liberi dalla colpa” vengono aggiunti nel libro della Vita (anche se come ritardatari), affinché anche loro vivano come cittadini del Regno nello “Spirito di Dio”! ([Rom.14,11]: «Infatti sta scritto: Com’io vivo, dice il Signore, ogni ginocchio si piegherà davanti a me, ed ogni lingua darà la gloria a Dio» – [1° Pt. 4,6]: «Poiché per questo è stato annunciato l’Evangelo anche ai morti; onde fossero bensì giudicati secondo gli uomini quanto alla carne, ma vivessero secondo Dio quanto allo spirito»)

 

Il sacrificio-UR e la redenzione-Golgota,

sono il santo Alfa e Omega della Creazione,

il Verace, l’Eterno dallo spazio-UR ed dal tempo-UR!

 

24. Il ‘qualcuno’ sono cose costrittive: mare, morte, inferno, bestia, ecc., che erano soltanto degli aborti della pazzia luciferina. Tutte cose, queste, presentate da Giovanni come persone allo scopo della miglior comprensione, ma non si troveranno certamente nel libro della Vita, perché non provengono – comunque senza sostanza – dalla Volontà per l’Opera di UR. Nello stagno di fuoco = dissolti attraverso l’eterno Ordine di UR, cessare d’esistere, come una fiamma che muore senza nutrimento. “Se il disegno o l’opera è dagli uomini (cioè dal male), allora sarà sottomesso”.

 

Solo ciò che crea la Volontà di Dio, rimane nell’eternità!

 

25. Proprio questo dimostra magnificamente come la Creazione materiale, ora svuotata da tutti i germi di vita-Ur, muore in sé come involucro senza sostanza né forza, nelle forme auto viventi (figli) oppure incarnati in forme divenute (stelle, ecc.) = non sussisteranno più dinanzi a UR! Questo è il giorno della morte!

26. L’ulteriore imponente Esercizio del Diritto ha raggiunto la sua fine. Il santo Diritto di UR, Egli come unico Creatore, non sarà più aggredito da nessun duale che pretendeva per sé il diritto alla Vita, passando oltre alle Sue condizioni-Ur. EGLI ha espiato, purificato, riedificato e di nuovo riportato definitivamente l’amara caduta nella Creazione, difficilmente comprensibile, tramite il maestoso-santo Atto di Sacrificio!

27. Nel maestoso Giorno di un così inafferrabile AMORE, DIO ha ottenuto la fine dell’Opera. Le Preziosità del Regno che sono giunte nella Rivelazione, diventeranno completamente visibili ed afferrabili soltanto nella nuova, settima Creazione del Sabato. Solo il veggente vede oltre alla santa Notte della Creazione l’inizio di un meraviglioso nuovo Mattino, di un Giorno nel quale saranno offerti ai figli i Frutti del Giorno dell’Amore dalla Camera del Cuore del Padre.

 

“MISERICORDIA”

si chiamerà questa Corona.

 

- - - - - O - - - - -

[indice]

 

Il testo prosegue con la parte IV: “La magnificenza celeste”

 

 

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[1] Ernting: una località della Germania

[2] Fenotipo: (dal greco phainein, che significa "apparire", e týpos, che significa "impronta") si intende l'insieme di tutte le caratteristiche manifestate da un organismo vivente, quindi la sua morfologia, il suo sviluppo, le sue proprietà biochimiche e fisiologiche comprensive del comportamento. Questo termine viene utilizzato in associazione al termine genotipo; dove per genotipo si intende la costituzione genetica di un individuo o di un organismo vivente

[3]  Concetto già espresso in altra rivelazione tramite Jakob Lorber nel 1840. – (vedi “Il Governo della famiglia di Dio” vol. 1 cap.5)

[4] Portare la croce: concetto già espresso in un'altra rivelazione “Autobiografia di Cristo” cap. 12.