- Rivelazione –

(Dettato ad Anita Wolf nel 1949/4950)

 

GETSEMANI

 

La seconda Pietra miliare

dalla Vita di Gesù

 

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«E lasciatili, andò di nuovo e pregò per la terza volta,

ripetendo le medesime Parole»

[Matteo, 26,44]

(testo aggiornato con revisione del dicembre 2019)

«Or vi sono ancora molte altre cose

che Gesù ha fatto, le quali se si scrivessero,

ad una ad una, credo che il mondo stesso

non potrebbe contenere i libri

che se ne scriverebbero».

[Giovanni 21,25]

 

Titolo originale:  Gethsemane

 

Traduzione di Ingrid Wunderlich e Antonino Izzo

Tutte le opere (in lingua tedesca) vengono consegnate gratuitamente agli amici che cercano la Luce

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Questa edizione in lingua italiana è stata curata dal gruppo:

‘Amici della nuova Luce” – www.legamedelcielo.it

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INTRODUZIONE a Getsemani e Golgota  -  (dal primo editore sul testo tedesco)

 

 

«Padre, se possibile, passi oltre da Me

questo calice, ma se non lo è, allora lo bevo»

 

INDICE

Cap. 1        Un angelo ci conduce al Getsemani

Cap. 2        Davanti alla prima Pietra

Cap. 3        Davanti alla seconda Pietra

Cap. 4        Davanti alla terza Pietra

Cap. 5        Il senso dell’avvenimento del Getsemani

 

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Cap. 1

 

 

Un angelo ci conduce al Getsemani

               1.              La preghiera più inconcepibile, la preghiera dell’Universo, viene dallo Spazio-Ur e dal Tempo-Ur. Chi può comprendere la sua grandezza, afferrarne l’Onnipotenza? Non c’è nessuno, nemmeno gli angeli supremi possono contemplare l’innominabile grado di una ‘Pazienza divina’, così com’è rivelata con questa preghiera, la più santa fra tutte quelle mai espresse. Sì, essi – i guardiani del Cielo – sono penetrati nel Mistero; essi guardano! Fin dov’è aperto per loro il Regno, fin là giunge la loro conoscenza e partecipazione, il loro sapere per il sublime di questa Preghiera, e per il frutto che è loro offerto da ciò. Ma gli uomini – impigliati nei vincoli della materia – stanno piccoli e miseri di fronte al Calice della Preghiera che scuote il Cosmo; e resta da attendere presso ogni singolo, in quale modo egli si occupi del grido d’aiuto, affinché gli possa essere data quella potente Pietra miliare, che non assicuri solo la redenzione, bensì che con la sua incrollabile certezza porti con sé la conduzione a casa.

               2.              Il fondamento della Preghiera è il santo Debito di un’Opera della Creazione, illimitata nella Sua Onnisantità; per contro, ciò che è stato rivelato è il santo Credito, tutto comprendente, tutto circondante, tutto preso a un Bene della corona, la Cui magnificenza i Cieli glorificano inutilmente. Nondimeno agli uomini il senso per questo non è chiuso, esso c’è ed è loro aperto; ma solo chi apre a questo totalmente il suo cuore, contempla un raggio di Luce proveniente dall’avvenimento notturno, che verrà sulla sua anima come uno Spirito-Elia, che ascese al Cielo nella tempesta. E questa è la via per la conoscenza: in silenzio, umilmente seguire le orme, rabbrividendo inginocchiati e pregare; pregare nel cuore in quel santo luogo degno di ricordo, dove duemila anni fa, fu depositato il supremo Sacrificio sull’Altare della Creazione.

               3.              Oggi, dopo una lunga epoca e nell’immediato periodo degli ultimi avvenimenti, così come i suoi limiti dati, i cuori degli uomini devono essere chiamati a radunarsi, per vivere il GETSEMANI nello Spirito e nella Verità. Tutti sono chiamati! Chi ascolta, starà subito alla porta aperta, che conduce al santo Giardino di Cristo. Alcuni domanderanno: “Che cosa dobbiamo fare noi, piccoli uomini meschini? Che cosa dobbiamo cercare lì? Non profaniamo noi il luogo solenne con la nostra veste peccaminosa, dove l’inconcepibile, l’inaudito santo Sacrificio-Ur fu riconosciuto e accettato? Difficilmente noi siamo in grado di comprendere anche soltanto un frammento di questo Avvenimento della Creazione, molto meno poi di realizzarlo in noi, così che possiamo attingere dalla sua profondità, e poi, non allontanarcene mai più”.

               4.              Questo linguaggio non è infondato, ma nemmeno eternamente valido. E sebbene per taluni uomini non segua nessuna risposta o soluzione completamente appagante, oppure qualcosa di soddisfacente, il collegamento dallo Spazio-Ur e dal Tempo-Ur produrrà, comunque, anche qui un effetto santificante, non importa se questo è presentito solo vagamente, inconsciamente. – Sì, ‘nondimeno’ sia questa la nostra guida! Comunque sia io rimango sempre in Te ... anche se comprendo ancora poco del santo Mistero. Il nondimeno lo fa fluire nel cuore come un’energia liquida di un santo Fuoco e Luce. Quindi gli uomini devono e possono, hanno il diritto di seguire anche oggi la chiamata che li guiderà al GETSEMANI nello Spirito e nella Verità. – Venite!

*

               5.              Ci sono alcuni che si lasciano guidare volenterosi, e dalla loro schiera, un’anima parla per tutte. La stessa annuncia: “Esitanti, noi stiamo alla porta di quel giardino, dove due anime in ore notturne giocavano la loro posta suprema: Essere o non-essere! – Lentamente oltrepassiamo la soglia, consapevoli che un cherubino in qualunque momento potrebbe sbarrarci la strada, poiché manda luce improvvisa la parola: «Togli i calzari dai tuoi piedi; perché il luogo dove tu stai, è terra santa» [Esodo 2 - 3,5]. – Ci pieghiamo tremando; ci alita incontro il respiro di un’eternità, che un po’, fin dove siamo capaci, ci fa comprendere l’inconcepibile della lotta della preghiera. – Abbiamo la buona volontà. Essa è riconosciuta, basta essa …?

               6.              Sì, essa è accolta in Grazia; poiché vedete, davanti a noi sulla via, sta un amichevole principe della Luce, con un viso santo-serio. Non è il cherubino che chiude le porte del paradiso; egli piuttosto le apre, poiché è il portatore della Pazienza[1], di quella meravigliosa caratteristica di Dio che il santo Orante portò nel Getsemani per il supremo spiegamento di forze e d’azione. Sul petto della veste puramente splendente, riluce il Segno-Ur della Pazienza in oro e rosso. Il Calice, colmo fino all’orlo con il Mistero del Giovedì e Venerdì santo. D’argento sono i suoi calzari, la cintola, la stella sul capo, rosso e argento gli orli della sua veste. Egli stende su di noi, imponenti argentee ali luccicanti di madreperla, e mentre questo accade, ci sentiamo sollevati da terra. Non sappiamo come ci accade. Ma l’angelo lo sa; sul suo volto principesco passa un leggero sorriso. Oh, la Grazia del nostro Signore Gesù Cristo, che è superiore a ogni logica, ci ha resi degni di assistere con sguardo retrospettivo a questa parte determinante della Sua santa Vita di Redentore. Ci parla ora il principe della Pazienza:

               7.              «Venite, voi anime credenti, voglio mostrarvi due vie. – No…», ci raggruppa amichevolmente, quando tutti rimangono dietro di lui in una comprensibile soggezione, «…non dietro di me, ma accanto e intorno a me, dovete camminare. Noi tutti siamo figli di un Padre, anime di un Dio, portiamo in noi lo Spirito proveniente dal Suo Spirito sacerdotale, e siamo proceduti come creature dalla mano del Creatore, forme di Vita provenienti da Ur, l’eterno Santo, l’eterno unico e veritiero. Chi rimane indietro, perderà qualche parola dell’insegnamento, e con ciò, qualche Raggio della benedizione. – Ora fate attenzione!

               8.              La via che io percorro con voi, richiede da voi non soltanto una, bensì la decisione, quel che accadde qui, di cui vi devo svelare il mistero, per quanto le vostre anime siano in grado di sopportarlo. Per voi c’è ancora tempo di tornare indietro. Vedete, la porta è aperta; potete andare, senza che dobbiate perdere la Grazia di Gesù. Voi potete adempiere la via del fanciullo, senza il più interiore Getsemani. Allora sarà sufficiente credere ed essere afflitti col Signore. Ma se rimanete, allora dovrete soffrire con Lui! Vi lascio il tempo».

*

               9.             L’angelo ci conduce in un luogo di riposo, nella cui sfera ci sentiamo stranamente al sicuro. E domandiamo a noi stessi: “Siamo già stanchi, prima che cominci la via vera e propria. Perché il principe celeste ci conduce in questo luogo? – Oppure, la scelta tra il rattristarsi e il soffrire insieme ci costa già fin dal principio così tante forze, perché siamo ancora fanciulli, e dobbiamo prima diventare ragazzi?”. – Abbiamo paura ... e guardiamo indietro!

 

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Cap 2

 

 

Davanti alla prima Pietra

               1.             Fuori, davanti alla porta, conduce l’altra via, il sentiero del con-rattristato. Molti, molti lo percorrono; li vediamo passare a schiere e singolarmente. Vengono alla porta aperta, guardano dentro con facce serie, malinconici e profondamente afflitti. Molti s’inginocchiano, molti si segnano con la croce; alcuni stendono esitanti una mano verso la maniglia, altri piangono. C’è un angelo alla destra della porta, il quale con dolce gesto porge a tutti un poco da bere dal Calice della sofferenza del Signore. Spesso è solo una goccia, che rimane attaccata alle pallide labbra di fanciullo. E ciò nonostante il Calice non si svuota, perché la Terra è ancora in attesa del suo Giorno di redenzione. E tutti quelli che hanno bevuto, e anche quelli che hanno solo portato il Calice alla loro bocca, chinati passano oltre. Sentono il peso della Croce. Ma, …portarla? – Noi ancora non lo sappiamo! Nei nostri cuori deve certo ben venir fuori una disposizione di contribuire a portarla, e a soffrire, poiché il principe proveniente dal Cielo superiore ci fa cenno di seguirlo. Ci guida nel profondo del Giardino. È un sentiero stretto, pietroso, sul quale passarono un giorno i Piedi nudi e stanchi, a disposizione della morte. L’angelo parla; e di nuovo solleva su di noi le sue scintillanti ali. …e ora, …siamo del tutto rapiti dalla Terra.

*

               2.             «Qui», egli accenna a una lastra di pietra liscia, a destra della via, «stava inginocchiato il Figliuol dell’Uomo per la prima volta in quella notte per pregare. Aveva lasciato dietro di Sé i discepoli in due gruppi, gli otto, e i tre, – il maggior numero davanti alla porta, il minore nella maggior vicinanza del santo luogo di preghiera. La separazione non avvenne perché gli otto discepoli valessero di meno, bensì dovevano rappresentare i molti alla porta davanti alla santità del giusto Giudice; i tre, invece, dovevano stare al fianco del forte Combattente. Egli aveva esclamato loro la prima Parola: “Vegliate e pregate, poiché il tentatore è vicino. Lo Spirito è volonteroso ma la carne è debole”.

               3.             Quel giorno, quando la pallida fronte dell’Orante si chinò nello scialbo chiarore della notte sulle mani contratte, quando quelle labbra tremanti, con parole, cercavano una possibile via d’uscita, quando quel Cuore, nell’angoscia mortale, lottava per il ritorno a casa, nel breve tempo della preghiera del Calice gravò sulla Terra il ‘Silenzio del Cielo’. Qui c’era  da attendere, se il Calice di tutte le sofferenze più amare dovesse essere bevuto, oppure no. – Fate attenzione alle Mie parole e indicazioni; esse si riflettono anche nella vostra vita, nel possibile adempimento di un cammino di con- sacrificio.

               4.             Quel giorno per l’angelo e per gli uomini, persino per GESU’ stava invisibile, accanto ‘all’Afflitto fino alla morte’, una figura senza luce e senza ombra. Essa non stava lì per caso; non per comando, non per proprio impulso. Doveva stare secondo la condizione di legge! Immobile guardava giù sull’Inginocchiato. Vedeva la lotta spaventosa, la lotta sanguinosa; – e vedeva l’Umiltà, la Rassegnazione, la Pazienza e l’Amore per la Creazione e per la creatura. Alla decisione erano concessi solo pochi minuti terreni, una decisione che poteva trasformare l’intero Giorno della Creazione, imprimendone di colpo una direzione totalmente diversa. Sospettava quella figura il peso della decisione? Sapeva essa – dopo che all’inizio del Giorno dell’Amore creativo, si valse solo della libera legge della volontà, respinse le condizioni poste giustamente ed equiparanti – ora non poteva più pretendere tributi, bensì doveva adempierli? – Essa lo sapeva! Ma nessuno poteva aiutarla, nessuno aveva il permesso.

               5.             La sua schiera taceva, la Terra, il Cielo taceva! Il Santo-Ur trattenne per pochi minuti terreni i torrenti di vita dalla parte del Suo Cuore di Sacerdote, di Dio e di Padre; solo il torrente di vita di Creatore scaturiva. Nondimeno nessuno dei potenti angeli guardiani stava alla Sua sorgente, per essere mediatore della Creazione; poiché – taceva anche il Creatore! Inquietante era questo silenzio, nel quale soltanto due anime lottavano: il santo Orante – – – e l’ingannatore.

               6.             Anche i discepoli avevano pregato, finché le labbra di Gesù formavano ancora udibili parole. Soltanto, la Sua anima divenne ombrosa per la vicina lotta mortale; così a poco a poco la Sua bocca ammutolì. Tanto più ardentemente supplicava il Suo Cuore. – I discepoli erano stanchi. Il loro cammino era stato lungo, il Sole cocente aveva bruciato, le vie pietrose avevano ferito i loro piedi. E non sentirono più parlare il loro Maestro. Allora cedettero e si addormentarono. Gesù pregò, finché il sudore coprì la Sua fronte. Il silenzio e la solitudine, la sensazione di avere accanto a Sé, un’invisibile, oppresse all’improvviso l’animo Suo. Guardò su, e vide i Suoi dormire. Un dolorante amaro sorriso, e ciò nonostante, d’inesprimibile bontà, passò per pochi secondi sul Suo Volto.  Svegliò i tre discepoli: “Non potete dunque vegliare? Vedete, presto verrà l’ora!”. Spaventati, i dormienti balzarono in piedi.

 

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Cap 3

 

 

Davanti alla seconda Pietra

               1.             Gesù s’inoltrò in profondità nel Giardino, lentamente, stanco del peso del tormento. “La Mia Anima è afflitta fino alla morte”, aveva detto ai discepoli, e li sollecitò a vegliare e pregare. – Vedete, voi anime, il sentiero è terribile, come se fosse caduta una pioggia di sassi; e badate alle spine, che mettono i tralci a destra e a sinistra; gli alti alberi anneriti gettano ombre tenebrose. E guardate la pietra a sinistra, scabrosa, piena di spaccature, erosa dal tempo, una pietra da far paura.

               2.             Qui s’inginocchiò per la seconda volta il Figliuol dell’Uomo, lottando per una Redenzione della Creazione. Egli guardava i discepoli mentre pregava, affinché potessero alleviarGli la Sua lotta nella preghiera, pregando con Lui. Poiché essere abbandonati nella lotta mortale, è la cosa più difficile che una vita possa sopportare. I discepoli anche lo fecero; l’ardente implorazione degli Occhi profondamente tristi, aveva scosso inconcepibilmente i loro cuori. Si sforzarono molto a rimanere svegli. La voce di Gesù lottava con forza con le potenze delle tenebre e con la Decisione-Ur, con la Volontà, con le condizioni dell’Eternità-Ur da Spazio e Tempo, con il Proprio comprensibile scoraggiamento e l’umiltà che stava di fronte a questo, per esercitare la pazienza e sottomettersi. I discepoli comprendevano di questo appena qualcosa, perché la Redenzione non era ancora avvenuta.

               3.             E di nuovo la lotta angosciosa e piena d’umiltà divenne un interiore grido sanguinoso. Non c’erano Parole, – l’Anima si consumava nell’ardente Fiamma dell’ultima dedizione all’Opera. La forza elementare della preghiera fece tremare il Figlio dell’Uomo; essa toccò anche le anime dei discepoli con alito fremente, affinché scacciassero via il sonno, che assaliva i loro corpi stanchi. Per quanto tempo –? Essi non sapevano che cosa aspettava al loro Maestro, sebbene le ombre della morte, date in anticipo, gravassero anche su di loro; essi presentivano solo vagamente il ‘terribile domani’. Essi sedevano lontani dal Signore, per non disturbarLo. Questo era appena accaduto e la Voce supplicante penetrò ai loro orecchi solo più debolmente, li vinse il sonno e non seppero più nulla di ciò che accadde alla scabrosa pietra piena di spaccature.

               4.             Frattanto in angoscia e pena, al Figlio dell’Uomo solitario soverchiò anche lo Spirito in Sé, che legittimamente stendeva la mano alla Potenza-Ur divina e sacerdotale. Ora taceva anche questo ‘Spirito’, dopo che il CUORE precedentemente si era piegato alla forza della prima preghiera. E l’Anima piangeva solo incontro alla terza prova. Gesù percepì ancora una volta il silenzio intorno a Sé, che minacciava di coprirLo con le ali della morte. Il Povero, il Grande, il santo Orante, guardò su. Fra nuvole smembrate, vagava un filo di luce lunare e cadde sull’avvolto dal pesante sogno. Stanco, indebolito dalla lunga via, dalla lotta-Ur per l’unico potere, il Signore, al Quale stanno agli ordini innumerevoli legioni di angeli, si alzò e andò dai Suoi undici fedeli, i quali avevano condiviso con Lui ogni sofferenza per tre lunghi anni, avevano sofferto ogni persecuzione e umiliazione, credendo incondizionatamente con lieto fervore e pieni di fiducia a tutte le Parole pronunciate da Lui, anche se spesso non le avevano comprese. Così la Bontà divina stava in primo piano, quando Egli – svegliandoli – li pregò: Alzatevi, vedete, l’ora è giunta ed è già qui, dove si compirà tutto ciò che è stato profetizzato del Figlio dell’Uomo. Vegliate, presto verrà il traditore. Non volete rimanere presso di Me? Vedete, Io lotto per voi! Ancora un breve tempo, poi tutto sarà superato. Ma la Mia Anima ha paura, perciò pregate con Me!”.

               5.             Già al primo richiamo, i discepoli si erano alzati vergognandosi. Essi domandavano a se stessi: “Come avviene che siamo così deboli e senza resistenza?”. Si schierarono strettamente intorno al Signore, di gran lunga più per ricevere la Sua protezione che per essere a Lui seriamente un sostegno nella preghiera in quest’ora consacrata alla lotta della Redenzione. Quando videro nel languido bagliore di poche stelle il Volto pallido totalmente sfigurato, i loro presentimenti per la lotta e le sue conseguenze, diventarono grandi. Pietro si riprese per primo, e afferrò la spada portata di nascosto sotto il suo mantello. Giovanni vide la mossa. Uno sguardo simultaneo a quello di Gesù, lo convinse subito che la sua spada non poteva dare nessuna svolta all’avvenimento incombente su tutti loro. Con sospiri pesanti egli seguì il Signore, silenziosi e tristi gli altri. Poche ore prima, il Maestro aveva offerto loro nel pane e nel vino il Suo corpo e il Suo sangue come somma per il riscatto di tutti i peccati, presentati dalla caduta della Creazione. Ora tutto questo tornò loro in mente, senza tuttavia riconoscere la santa relazione con la lotta del Getsemani.

               6.             Su grandi e piccoli sassi, tra rovi e piante rampicanti, sul sentiero che sempre più peggiorava, il Figlio dell’Uomo vacillante andava incontro alla Sua ultima lotta della preghiera. Timorosi, stranamente agitati, i discepoli Lo seguirono. Un grande masso di roccia Gli sbarrò la via. Il Signore si volse, e sul Suo volto cadde un raggio pieno della costellazione notturna, che le nuvole per pochi secondi avevano liberato del tutto. A questo punto i discepoli si spaventarono a morte. I loro cuori battevano, ad alcuni tremarono le ginocchia, altri tesero le mani come nella lotta; ma nessuno emise un suono. Gli otto si voltarono indietro, anzi, si afferrarono l’un l’altro per le mani, come se con ciò fossero ora più sicuri, di fronte a quello che sarebbe successo.

               7.             Anche Pietro e i due rimasero indietro di alcuni passi. Era quello il buono, clemente Volto, sempre irradiato da un Amore inconcepibile, e da una comprensione ultraterrena con tutte le debolezze e gli errori umani? Quel Volto, che talvolta si accendeva nel sacro fuoco, quando una cattiveria fatta di proposito bestemmiava la Divinità – quel Capo che si chinava pieno di Misericordia su tutti i malati, oppure, benevolo, con un dolce sorriso, stringeva i fanciulli con braccia redentrici? Quel Volto, già adesso sfigurato, pallido, lacerato dal dolore, con gli Occhi, …nei quali stava il tormento di un martirio…? Cosa – che cosa era accaduto con il loro amato Signore, nel frattempo che si erano addormentati per la seconda volta? Nondimeno, prima che potessero tormentare le loro anime con pensieri autoaccusanti, risuonò loro incontro la Voce consolante: Non temete, poiché non vi abbandonerò! E quando non Mi vedrete più – allora credete: dopo un po’ Io sarò nuovamente con voi. Ora però, il traditore è per la via, quindi vegliate e pregate. Vedete, è la Mia lotta, e la Mia Anima si deve piegare. Ahimè, come sono rattristato, e voi non immaginate che cosa sia. Avete ricevuto la Mia Cena, e uno l’ha disprezzata. Volete ritirarvi da Me?”. – I tre discepoli si affrettarono al fianco di Gesù, gli altri intesero la Parola nel silenzio del giardino, volevano tornare indietro; ma già il Signore si volse alla grande pietra per pregare. E poiché durante i tre anni Egli spesso aveva lasciato indietro i Suoi discepoli per pregare, essi non osarono andar più vicino. Anche Pietro, Giacomo e Giovanni si tennero un po’ indietro sul sentiero.

 

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Cap 4

 

 

Davanti alla terza Pietra

               1.             Il Figlio stava in ginocchio, posava le Mani congiunte sulla pietra e cominciava l’ultima, potente decisiva lotta. Sopraffatti da brividi, afferrati da scuotimenti, i discepoli sentivano la Voce del Signore che ora lottava appassionato e impetuoso, supplicando, ora mormorante stanco morto nella preghiera. La Sua Anima aveva una discussione con la Potenza divina, quella Potenza che non diceva:“Tu devi!”[2] – bensì: “Tu devi!”[3]. – “Tu lo puoi! È bene se lo fai! Sta a Te decidere!”. – Ma proprio in questo stava la Forza costringente, l’impiego nel più alto volontariato!

               2.             La lotta della preghiera era così inesorabile, che il sudore sprigionato si arrossò, e gocce di sangue caddero sulla pietra. Da lungo tempo la bocca contorta dall’inconcepibile pena, non poteva formare più nessuna parola, e solo la domanda di gravità mondiale scuoteva il povero Corpo: Non è possibile? Non c’è altra via, per riportare a Te, o Dio, il Tuo santo Bene e la Tua santa Proprietà ...?. Ecco – i pensieri stanchi cessarono di agitarsi, si attenuò la paura per il proprio tormento puramente umano; e solo l’ultimo, il totale abbandonarsi, il Sacrificio di Sé, rimaneva ancora da compiere.

               3.             I discepoli si difendevano inutilmente dal sonno; anche lo spavento li aveva resi deboli, la mezzanotte era passata, la Voce del Signore andava estinguendosi. Come Gesù se ne accorse, seppe all’improvviso: Devo essere completamente solo ed è la Mia battaglia! Essi non hanno colpa, perché non sono ancora liberi. Così, dunque, devo Io diventare Redentore!”.

               4.             Oltre andò la Sua silenziosa, terribile lotta. Il carico non era quasi più sopportabile. Sotto il suo peso non si piegavano solo le spalle nell’Umiltà, le spalle si piegavano anche nella colpa. Era come se la cortina dovesse essere strappata già adesso, affinché la Luce dell’eternità illuminasse il buio di un’anima e si incrociasse un secondo paio di mani! –Sì, accadde: dita simili a ombre sussultavano un poco, un capo tenebroso si chinava più profondamente, e degli occhi simili alla lava giacevano scrutando sul Volto illuminato dalla spettrale pallida luce notturna, nella più violenta lotta della preghiera. – L’Anima del Figlio dell’Uomo non lo sapeva, ma la Sua purezza percepiva l’ombra, aveva la sensazione che da questa Preghiera dipendesse più che tutto! – Ancora un minuto, un mezzo, …cinque secondi. Ecco che la figura si mise ritta. “Perché?”, echeggiò come un respiro spirituale attraverso la notte satura di temporale. “Non sono io signore della Terra e dello spazio intorno ad essa? Che m’importa dell’Orante che è un Figlio dell’Uomo? Non sono io…?”.

               5.             Il respiro tacque, la voce si frantumò in atomi. L’immensa dedizione non poteva rimanere senza risposta, non senza somma benedizione! Il Cuore era domato, lo Spirito del vincitore stava al fianco dell’anima. Un ultimo scuotimento passò sul figlio come una grossa onda che il Padre aveva dato per il Sacrificio. – Dal Santuario scese giù un raggio di Luce che avvolse l’anima tremante nella Misericordia. E come un potente finale, la Parola dell’Altissimo di tutti gli Oranti, stava nell’eterno Splendore glorioso davanti a tutta la Creazione: Padre, se è possibile, allora passi oltre da Me questo Calice; ma se non lo è, allora lo bevo!”.

               6.             “Allora lo bevo”, riecheggiò attraverso lo spazio-Ur e il tempo-Ur, attraverso Cielo, inferno e mondo, attraverso gli uomini, che solo non lo sapevano ancora. Allora lo bevo!. – La figura senza ombra si sciolse in nebbia davanti alla potenza di questa Parola. La decisione era presa! La Redenzione guadagnata! Ciò che seguiva ancora, il GOLGOTA, era l’impronta sanguinosa del calice della Preghiera! Sì, nel senso dell’accettazione del Sacrificio, la lotta era terminata. Padre, la Tua Volontà sia fatta!”.

               7.             Ora il dramma sanguinoso era inevitabile. Solamente – poteva significare di più, procurare più di quello che era già accaduto, con l’accettazione incondizionata del Sacrificio-Ur che separava ermeticamente l’interiore Figlio dell’Uomo dall’esterno? – Solo perché Cuore, Spirito e Anima di Gesù si erano disposti liberamente a vuotare il calice della sofferenza fino all’ultima goccia, per compensare totalmente il grande debito, l’errore, la somma della colpa del Giorno della Creazione, attraverso il santo Credito dell’adempimento del Sacrificio, l’Uomo Gesù poteva sopportare la terribile durezza della via del Golgota e a star di fronte ai Suoi carnefici senza un suono lamentevole.

               8.             Così – solo così ha portato Lui il peso della Creazione, Lui, davanti al Quale noi per primi al Suo trono, al santo seggio, ci inchiniamo adorando mai senza grande riverenza, perfino quando l’Eterno, Santo-Ur, l’Eterno-Unico e Veritiero, parla a noi come PADRE. Oh, proprio allora nella nostra riverenza divampa l’Amore, poiché il nostro Amore, che noi Gli portiamo legittimo della Creazione, è riverenza! L’Onnisanto-Ur – come puro Amore è venuto sulla Terra dalla parte del Suo Cuore divino, uguale a un figlio di uomo – ha preteso il Sacrificio e – lo ha compiuto Egli stesso. Egli come Uomo ha bevuto il calice in un’immensa, inesprimibile e completamente inafferrabile pazienza.

               9.             Ciò che vi ho rivelato dal passato avvenimento, è sufficiente. Nondimeno ora rimane ancora da illuminare la Pietra miliare, che dovrà diventare una Pietra angolare, affinché non passi più nessun giorno, nessuna ora nella quale non pensiate al Sacrificio, altrimenti non sarete pronti al Sacrificio. Io, l’angelo della Pazienza, non lo posso formare in voi, nemmeno il Padre. Egli diede il Seme, noi ariamo il vostro terreno, lo Spirito di Grazia semina affinché la semenza venga su e porti frutto: è il vostro lavoro, che voi avete da pagare all’Altissimo. Tutte le indicazioni, ammonizioni, suppliche di preghiere, come anche miseria, preoccupazioni e tribolazioni, sono soli, venti e piogge, che il santo Giardiniere manda attraverso i Suoi collaboratori, affinché la buona volontà, la fatica di un uomo possa portare anche frutto. Oggi ricevete esortazioni e indicazioni; essi sono raggi di Luce che vi porta il messaggero di Luce. Così ascoltate ancora».

 

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Cap. 5

Il senso dell’avvenimento del Getsemani

               1.             Noi immaginiamo che ci sia la necessità di una Rivelazione, per comprendere il senso che racchiude il santo Avvenimento. Non dobbiamo passare solo credenti davanti al giardino. – Ora ascoltiamo le parole meravigliose. – «Amici, la prima lastra di pietra levigata, è un grande ostacolo per gli uomini. Anche per voi significa qualche scoglio e – lo è ancora. La pietra è la miseria, non meno la voglia dei sensi. L’anima disunita vi si urta due volte. Quella parte dell’anima, discendente dalla bassezza, dice: ‘Perché Dio mi manda la miseria? Sono io, non credente?’. – Con questa domanda la tentazione rotola la pietra così ben in primo piano, che il figlio vi si deve urtare e ferire. Ma se qualcuno percorre le vie piacevoli delle voglie mondane, nonostante la conoscenza di Dio, e si desta all’improvviso perché la Voce di Gesù lo richiama ammonendo, allora quell’uomo troverà volentieri delle scuse, giustificandosi: ‘Era solo una gioia innocente!’; oppure: ‘Siamo solo  uomini!’. – Con questi pensieri la pietra levigata si fa avanti con l’insinuazione: ‘Non era grave, non era peccato!’.

               2.             Al di sopra di questo è sommersa la Voce lottante e orante del Salvatore, e non la sentite più. Subito cadete nel sonno. Io però, …vi dico:», le parole dell’angelo riecheggiano con grave serietà nei nostri cuori, «…guardatevi da ogni tepore nel servire il Signore; poiché, chi ha portato l’Eterno, Santo-Ur, l’Eterno-Unico e Veritiero stesso, nel suo cristico Giardino, deve vegliare e pregare! Non siate lontani dalla Verità e dalla conoscenza, non abbiate bisogno – come i piccoli e deboli fanciulli, per i quali il peso della Croce è troppo pesante – di passare davanti alla porta, solo credendo. Se la campana vi chiama al servizio, allora correte! Gettate tutto dietro di voi come Lot, il quale non si voltò verso nulla, di ciò che era suo. Se qualcuno ha bisogno del vostro aiuto, sia esso amico o nemico, non voltatevi, né all’avere né al tempo, perché allora vi chiama la Voce del divino Orante: Non potete vegliare? Vedete, l’ora verrà presto!. – Se volete servirvi l’un l’altro nello Spirito e nella Verità, allora non tardate, perché il Signore vi ha destato dal vostro primo sonno. Oppure: ‘L’eterna Anima-Ur dev’essere afflitta fino alla morte’ a causa della vostra indolenza? – Amici, io vi chiamo: seguite le orme del Maestro di tutte le eternità!

               3.             Il superamento vi deve essere facile, poiché chi riconosce queste parole, si trova già da molto tempo nella Scuola privilegiata di Dio, ed ha ricevuto dal Suo Regno una Grazia dopo l’altra – senza interruzione. Vi possono ancora allettare le voglie del vostro corpo, i desideri verso una vita facile? Io vi dico: quando questi vengono ancora su di voi, allora pensate alla prima, la levigata pietra della Preghiera, sulla quale GESU’ ha sacrificato il Suo CUORE. – Questo Egli diede al Creatore! Fatelo anche voi seriamente, allora la voce della Pazienza vi consolerà e vi aiuterà a uscire dalla tiepidezza, come un giorno furono destati i discepoli.

               4.             Eppure con questo non avete ancora completamente raggiunto la vostra meta. Solo adesso comincia la via più difficile, perché vi seducono amici e godimenti. Questo accade spesso in modo tanto innocuo, che difficilmente ve ne accorgete. A ciò è rubata qualche ora, che sarebbe meglio fosse presentata al Signore di tutti gli eserciti. Anche l’anima si concede volentieri un riposo, e dice: ‘Deve esserci una compensazione!’. – Sì, se voi conosceste giustamente la misura e meta di una tale compensazione, allora il termine sarebbe giustificato. Ma voi non siete ancora così avanti: lo sarete quando vivrete conformemente alla Via del Getsemani fino in fondo. Tuttavia, non siate neanche afflitti su di voi, perché i cardi e gli alberi cupi ci devono essere. Le pietre sono i peccati, i rovi, le preoccupazioni della vostra vita, gli alberi, le vostre paure, il che vuol dire: nascondersi, come Adamo ed Eva. Dapprima, superate tutto nell’esteriore, allora giungerete alla seconda pietra della Preghiera.

               5.             La pietra della paura! Erosa dal tempo, ruvida e piena di crepe, – ha raccolto in sé tutta la paura che un giorno colse la prima coppia umana, poiché doveva abbandonare la protezione dell’Eden e stare tremante dinanzi all’Onnipotenza del Creatore. Questa paura venne sull’umanità dal peccato contro lo Spirito Santo. Perciò Cristo lottò nella seconda battaglia della Preghiera con lo SPIRITO in Sé. Poiché fino a quel momento, la santa condizione non era cancellata, e diceva: “Il peccato contro lo Spirito non è perdonato!”. – La Misericordia contrappose: “Se Io, il Padre, do Mio Figlio in Sacrificio per la Creazione, allora il Sacrificio dovrà eliminare tutti i peccati!”. Questa fu l’ultima lotta, il contrappeso delle sette Caratteristiche, compresa la Preghiera del Calice e del Sangue. – Ebbene vedete, molto – molto è da adempiere, a voi dinanzi.

               6.             La Misericordia prima pretende che voi perdoniate ai vostri nemici tutto ciò che vi hanno fatto di male, perché solo con questo, lo spirito in voi diventerà radicalmente vincitore. Bestemmiare il Nome di Dio, rinnegarLo coscientemente, combatterLo con tutti i mezzi, uccidere o rubare agli altri uomini la fede, sono peccati contro lo Spirito Santo. La Misericordia pretendeva dall’Ordine, dalla Volontà, dalla Sapienza e dalla Serietà, in seguito al Sacrificio sanguinoso, la completa assoluzione anche di questi peccati. Le condizioni del Creatore e del Sacerdote in ogni modo non potevano essere revocate, esse potevano solo essere trasformate.

La trasformazione si chiamava: ‘Riparazione’!

               7.             Prima della morte del Redentore, tutti i peccati contro lo Spirito Santo rimanevano non espiati; nessuno era in grado di compensarli. La lotta della preghiera del Cristo nel giardino, e la Sua morte sul Golgota, diedero a tutti i figli, la possibilità di riparare di nuovo questi peccati, di immergere se stessi nel Sangue fluente della Salvezza dell’eterna Misericordia. Altri peccati possono essere perdonati attraverso il giusto pentimento e la volontà di espiazione; questo vuol dire che il Signore condona in Grazie tale colpa. Il peccato dello Spirito invece deve essere espiato col lavoro. Quando tutta la colpa è pagata, essa è cancellata! Che comunque anche su ciò l’Atto di redenzione di Gesù stenda il mantello della Misericordia, questo nasce dalla Pazienza e dall’Amore. Lo Spirito, pregno di Sapienza e Serietà, fu placato dallo Spirito di Sacrificio di Gesù. Egli diede il Suo Spirito senza riserve al santo Sacerdote, Egli stesso divenne il sommo Sacerdote per tutti i figli, e ottenne così il totale ritorno di tutti loro, – senza eccezione – nell’Essenza-Ur della Divinità. Ora, esaminate fino a qual punto avete sopraffatto in voi tutto ciò che il Figlio dell’Uomo superò per tutti.

               8.             Non tenete alle volte in bocca il santo Nome abusivamente, ma avete invece paura di confessare Dio apertamente, per lo più per sciocca vergogna? Come vi potete meravigliare, se all’improvviso il Signore tace e non dà nessuna risposta? – Ciò nonostante nessuna notte è tanto buia, che in essa non fiammeggi un raggio di Luce. Siate pur certi: il Raggio di Luce viene, come cadde allora sul solitario, divino Orante un fascio di Luce lunare attraverso le nuvole smembrate, per scorrere confortante e fortificante intorno al Lottatore. La conoscenza sull’ancora mancante forza della fede, più ancora sulla chiamata, questa vi colpisce, smembra le oscure nuvole delle tenebre. Allora desterà in voi le forze buone, che vi sorprenderete della vostra insicurezza e tiepidezza, della paura e del sonno.

               9.              Non era indebolito anche il Signore per la lunga via, stanco per la dura lotta? Pensate voi che vi debba andare meglio, perché Egli vi chiamò nel Suo giardino? Io vi dico: Il servitore non è maggiore del suo Signore!”. – Se non diventate altrettanto vincitori nella lotta contro la vostra debolezza, contro i peccati, allora pensate alla pietra della paura nella seconda lotta della Preghiera. Però non dite: ‘Questi era comunque il Signore! Noi, siamo solo uomini!’. – Anche gli uomini possono resistere! Giacobbe lottò fino all’alba, finché dovette abbandonare il suo io, totalmente, alla Divinità. Poi poté esclamare: “Io non ti lascerò, finché Tu non mi avrai benedetto!” [Genesi 32,27]. – Pensate anche ai discepoli, la cui fede era così tenuta in conto dal Signore.

             10.            Molti credenti dicono: “Per i discepoli era facile; giornalmente vedevano il Signore, ascoltavano la Sua voce ed erano testimoni delle Sue azioni”. – Ebbene, tali uomini non sanno ciò che dicono! Nessuno di loro, avvolto dall’errore, potrebbe solo una volta fare ciò che i discepoli facevano. Essi seguivano un Uomo all’apparenza povero, senza patria, esteriormente quasi insignificante, il Quale portava loro comunque i Suoi Doni spirituali, non tanto il pane per saziarli. Essi si lasciarono ingiuriare e si trovarono con il Signore in più di un pericolo mortale. Avete voi già sopportato questo, per il Nome di Gesù? E se vi capitasse, potreste tener testa?

             11.            Se le domande troveranno risposta, allora nessuno afferri la spada portata di nascosto, quella parola: “Sì, quando sarà, …lo farò!”. – Che cosa farai amico mio? Sai tu veramente che cosa in seguito farai, oppure: …che cosa potrai fare? – Non lo sai! Poiché lo spirito in verità è volonteroso, ma l’anima è debole! Guardate piuttosto tutti al Volto di Gesù, e con Giovanni comprenderete. Allora pregate: ‘Padre nel Cielo, se un giorno pretenderai questo da me, allora assistimi, …e donami la forza del Tuo Santo Spirito!’.

             12.            Ed essa verrà su di voi, perché avete ricevuto il Pane e il Vino, la Vita e il Perdono. Siete stati riscattati a caro prezzo, davvero, perché questo Ur, nel Quale giacciono innumerevoli compiuti anni della Creazione, ha sacrificato Se stesso per voi, per tutti voi! – Comprendete la potenza di quest’Opera? Potete cogliere con tutti i vostri pensieri e forze dei sensi, il santo, sublime Avvenimento? –

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             13.            La terza via si apre dinanzi a voi. Molti alberi, cupi come la notte, la fiancheggiano. Anzitutto significano paura del Dio vendicativo; ma ora essi sono diventati qualcos’altro. Vi ho detto che con il Signore non dovete soltanto co-affliggervi come quei molti fanciulli che passano alla porta, e dei quali – come avete visto – solo pochi bevono dal ‘Calice delle sofferenze’, ma dovete esser capaci di portare il peso con Lui, diventare co-portatori del Sacrificio. Perché, ora che si tratta della lotta dell’anima, occorre vuotare il Calice di Sangue.

             14.            Voi domandate: ‘Lo dobbiamo vuotare fino in fondo?’. Oh, questa domanda somiglia già a un albero, perché essa è l’incerta, ignota paura del veniente, davanti all’‘essere lasciati soli’, come dovevano provarlo i discepoli, quando ad essi fu preso il loro Signore e Maestro. È anche paura della propria sconfitta. Questo è rappresentato dagli alberi. Le pietre, in verità, corrispondono qui, ripetutamente, ai peccati e a talune voglie dei sensi non superate con abbastanza serietà; in genere, significano scherno, calunnia, sfida contro la Verità e ogni genere di persecuzione. I rovi sono discordia e contesa che gli ultimi dell’inferno spargono tra gli eletti, e nello stesso tempo, sono la grave miseria della Terra che pesa su tutti i popoli.

             15.            Nondimeno vedete, poiché non comprendete precisamente il perché di tutto quest’Avvenimento e perciò vi sembra anche diversa la ‘Visione’, vale a dire la conoscenza, dalle Alture celesti scendono su di voi le Parole consolanti: Non temete, perché Io non vi abbandono! Quando non Mi vedete (proprio quando non comprendete qualcosa) allora credete: fra poco sarò nuovamente con voi!. – Vegliate e pregate, non vi distraete dalla via verso la vita eterna, schieratevi intorno al Maestro. Egli è già con voi. Non Lo sentite? Oh, non appena vi attenete seriamente alle regole, non appena non lasciate impunito nessun pensiero oscuro, nessuna parola inutile, pentendovi sul serio di ogni azione non vera e cercando di riparare, allora l’Onnisanto vi sarà vicino in ogni momento. Egli si rivelerà, perché verace è la Sua Parola!

             16.            Se voi sapeste quale risonanza un ‘io’ vinto con tutte le forze, fa sorgere nel santo Cuore di Ur, nel Santuario e in tutti gli angeli, ora – ora vi pieghereste sulle ginocchia, potendolo percepire, e le vostre labbra sarebbero mute, perché il Fiato di Dio alita sui vostri cuori. –

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             17.            L’ultima pietra è il polo che attira a sé tutto il vacillante, è l’isola di salvezza nell’agitato mare burrascoso di ogni anima. Attraverso il peccato, la paura, la miseria, la persecuzione, attraverso tutte le tentazioni, passa l’ultima, la più difficile via. – Dove perseveranza e fede sono messe alla più dura prova, segue la purificazione dell’oro nel fuoco dell’afflizione e, all’improvviso, anche per voi termina la via della sofferenza. La pietra, sulla quale fu fondata la vita, sta in mezzo a voi. Su di essa – vale a dire sul Signore di tutti gli eserciti – posate le vostre mani giunte, e combattete nell’ultima preghiera.

             18.            Se voi avete consegnato – come il Figlio dell’Uomo – sulla prima pietra il cuore al Creatore, sulla seconda pietra lo spirito al Sacerdote, allora su questa terza pietra, la pietra della salvezza che emerge oltre tutte le risacche, donate la vostra anima e raccomandatela a Dio. La Pazienza e l’Amore la poseranno nel santo Grembo del Padre della Misericordia. Solo allora, allora soltanto riuscirà il supremo, il pieno impegno, la Preghiera per la perfezione:

“Padre, io bevo il Tuo Calice,

ma non come voglio io, bensì come vuoi Tu.

LA TUA VOLONTA’ SIA FATTA!”.

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             19.            Amici miei, su incarico di Colui che ha mandato me, Suo servitore e portatore della Pazienza, per rivelarvi questa Pietra miliare della Sua Vita terrena, vi domando nel Suo sommo Nome, l’Eterno, Santo-Ur, l’Eterno-Unico e Veritiero: ‘Siete disposti d’ora in poi, seriamente, ad entrare nel servizio dell’Altissimo?’. Allora confessate dinanzi al Volto Suo santo che volete portare il peso della Croce, e non solo riconoscere la Croce della Salvezza. Volete non solo co-affliggervi, bensì, anche soffrire insieme. Non solo passare oltre il giardino del Getsemani, riconoscendo, ma piuttosto, confessando che siete disposti a sperimentare, nel giardino di Cristo, le Sue lotte della preghiera, affinché esse risorgano in voi vivamente, e non solo prendendone alcune gocce dal grande creativo Calice delle sofferenze, ma tutto ciò che vi dà da bere lo Spirito, per il comune adempimento dell’Opera.

             20.            Quel che ci si aspetta da voi, può toccare solo ai figli della Luce. Quelli che l’hanno già fatto, stanno davanti al trono di Dio giorno e notte, per adorarLo. Sono coloro che son venuti dalla profonda afflizione e hanno lavato le loro vesti nel Sangue dell’Agnello!

             21.            Il loro Alleluia compenetra tutte le eternità!

             22.            Sia questo il vostro salario: dalla sera di questa Terra, e dal Mattino della vostra Resurrezione, vi è donato un nuovo Giorno».

 

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[1] ‘il principe della Pazienza’: è l’arcangelo Alaniel, sulla Terra incarnato come Giobbe. [vedi ‘Sancto Sanctorum’]

[2] Devi, come necessità imprescindibile.

[3] Devi, come obbligo o dovere morale.