- Rivelazione –

(Dettato ad Anita Wolf nel 1969)

 

Idealizzare l’Essere di Dio, la Sua Divinità, lo si può fare anche tramite ciò che Egli presenta di Sé, tramite Gesù, nel mettere in pratica la Sua essenzialità che è insita nelle Sue sette Caratteristiche, una inscindibile dall’altra, delle quali nessuna può essere presa a se stante. Qui presentate tutte e sette in tre cicli tramite lo svelamento, passo passo, dei ventuno capitoli (3x7) del Vangelo di Giovanni per un’ulteriore comprensione spirituale, spiegati versetto per versetto.

 

 

Le sette Caratteristiche di Dio

 alla Luce della rispondenza spirituale del Vangelo di Giovanni

Ordine – Volontà – Sapienza – Serietà – Pazienza – Amore – Misericordia

ovvero:

Il Vangelo di Giovanni alla triplice Luce delle sette Caratteristiche di Dio

 

 

Titolo originale: “Wenn ihr nicht werdet wie die Kinder

Traduzione: Ingrid Wunderlich

 

L’originale edito dal circolo degli amici di Anita Wolf - C/o Jurgen Herrmann

Hohenfriedberger Strasse, 52 - 70499 Stuttgart

Email:   bestellung@anita-wolf.de.

Sito:           http://www.anita-wolf.de

 

Questa edizione in lingua italiana è stata curata dal gruppo:

‘Amici della nuova Luce” – www.legamedelcielo.it

Contatti:  info@anitawolf.it

 

Introduzione al testo  (di A. Wolf)

 

Due parole (dagli Amici della Nuova Luce): – Se qualcuno pur conoscendo la profondità delle innumerevoli Rivelazioni comunicate a così diversi mistici, non ha ancora compreso che il Vangelo di Giovanni fu un’Opera ricevuta dall’Alto, pur nella sua essenzialità biografica-narrativa, con questo testo dettato ad A. Wolf dovrà pur ricredersi. Ogni parola, quando viene dalla ‘Luce’, essendo proveniente dallo Spirito del Creatore, ha una sua essenzialità spirituale, e perciò, per rispondenza, solo chi è dall’Alto può comprenderne una parte della sua ermeticità. Purtuttavia, anche la lettura delle spiegazioni può aiutare a voltarsi verso la verità, a lode e gloria del nostro Signore e Padre, Gesù Cristo, immolato per tutti noi. – Un testo che avrebbe dovuto avere il secondo titolo proposto:

“Il Vangelo di Giovanni alla triplice Luce delle sette Caratteistiche di Dio”

 

 

 

Indice

                   Prima parte  (Vangelo di Giovanni / cap. 1-7)

Cap. 1         Ordine

Cap. 2         Volontà

Cap. 3         Sapienza

Cap. 4         Serietà

Cap. 5         Pazienza

Cap. 6         Amore

Cap. 7         Misericordia

 

                   Seconda parte  (Vangelo di Giovanni / cap. 8-14)

Cap. 8         Ordine

Cap. 9         Volontà

Cap. 10       Sapienza

Cap. 11       Serietà

Cap. 12       Pazienza

Cap. 13       Amore

Cap. 14       Misericordia

 

                   Terza parte  (Vangelo di Giovanni / cap. 15-21)

Cap. 15       Ordine

Cap. 16       Volontà

Cap. 17       Sapienza

Cap. 18       Serietà

Cap. 19       Pazienza

Cap. 20       Amore

Cap. 21       Misericordia

 

Appendice       I partners di Dio

 

 

Prima Parte

 

cap. 1

ORDINE

«Quanto son numerose le tue opere,

o Eterno

Tu le hai fatte tutte con sapienza».

[Salmo 104, 24]

1. La prima domanda dalla prefazione [Gv. 1,118 – ‘Prologo’] ci fa riconoscere che il Dio-UR ha composizione diversa delle Sue Caratteristiche, che quella che era da rivelare al popolo dei figli. Ma viene data la conoscenza sul collegamento esistente in UR delle Sue Entità e Caratteristiche, anche se questa viene trasmessa ai figli solo lentamente, passo dopo passo; questo per la loro Benedizione sulla maestosa Via dell’Ordine.

2. L’inizio del Vangelo di Giovanni mostra la linea dell’Ordine-Ur. Là una cosa segue l’altra senza che le singole parti ottengano un rango speciale. La santa Via dell’Ordine indica da quale Fondamento-Ur ed Essere-Ur risulta la via della vita delle creature-figli. Appunto dall’ORDINE, di cui testimonia il primo capitolo di Giovanni, GESU’ stesso si sceglie i discepoli. Dapprima Egli edifica.

3. L’introduzione è imponente, sovente incompresa. «In Principio era la Parola e la Parola era con Dio ed era DIO» [Gv 1,1]. Qui si tratta della Potenza che è personalmente efficace. La conferma: «Ogni cosa è stata fatta per mezzo di essa; e senza di essa neppure una delle cose fatte è stata fatta» [Gv. 1,3].

4. L’Essere o ‘l’Essendo’ si mostra di conseguenza dapprima come Parola, …per i figli. Questa, venendo dal Pensiero-Ur, era il punto centrale del Suo sistema di Potere e portava in Sé la rivelazione della Sua profondità ed altezza, l’ampiezza e la vicinanza di Spazio e Tempo: le quattro Dimensioni della Divinità-UR. Questi erano la Fonte [Gn. 2,10] dalla quale mediante la Potenza sorse ogni Creazione, la Vita e la Luce, …per gli uomini, rivelata come ‘Parola’, come ‘FIGLIO’.

5. Il Germoglio della Creazione era il ‘Pensiero-Ur’, anche il germoglio per la Parola, a cui seguirono le Azioni. Quindi nella Creazione anche la Vita e la Luce, rivelata per i figli come Trinità. Appunto, la Luce illumina; perciò da UR sorse al terzo Posto il Redentore come ‘Luce’. Ma non fu quasi riconosciuta. ([Gv. 1,5]: «La Luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno accolta»)

6. Il Battista testimonia dell’Ordine di Dio; lui conosce il decorso dello sviluppo. In Gesù egli vede DIO e dice magnificamente: «Dopo di me verrà colui che è stato prima di me; perché lui era prima di me. E dalla sua pienezza tutti noi abbiamo avuto grazia su grazia» [Gv. 1,16].

7. Egli rivela che dapprima doveva venire la Legge, il portatore dell’Ordine, Mosè; dopo, GESU’ ([Gv. 1,17]: «Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo»). Quando dice nel versetto 18: «Nessuno ha mai veduto Iddio», allora è una Verità che non tradisce la Grazia. Questo riguarda quegli uomini che intenzionalmente non hanno riconosciuto Dio, che non Lo hanno voluto riconoscere.

8. Ma «…gli angeli vedono del continuo la faccia del Padre mio che è nei cieli» [Matt. 18,10], cioè i fedeli patriarchi e molti altri che prima di Gesù hanno veduto Iddio, rispettivamente secondo la propria conoscenza. Perciò vale anche eternamente quella contemplazione che si riflette nel cuore di un figlio, perché ‘dall’Immagine’, dalla quale Dio ha creato i figli, risulta ogni vera contemplazione spirituale.

9. Il Battista portava in sé la contemplazione, altrimenti non avrebbe potuto testimoniare ‘dell’angelo di Dio’. Lui dice: «E io non Lo conoscevo» (l’Uomo Gesù), «…ma Colui che mi ha mandato a battezzare con l’acqua, Costui ha detto a me: ‘Colui sul quale vedrai lo spirito scendere e fermarsi, è quel che battezzerai con lo Spirito Santo’. E io ho veduto ed ho attestato che questi è il Figliuol di Dio». [Gv. 1,33-34].

10. Quindi lui ha veduto Dio, altrimenti non avrebbe potuto dire: ‘Colui che mi ha mandato!’. Lui testimonia anche dalla propria conoscenza nei versetti 1,12-14: «Ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figliuoli di Dio, a quelli, cioè, che credono nel suo nome; i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne; né da volontà d’uomo, ma son nati da Dio». Questo riguarda la nascita dalla Luce.

11. Oh, l’esteriore percorre la via della Legge dell’Ordine terreno; l’interiore la via dell’Ordine della Luce. Questa è ‘la grande Magnificenza’ che abbiamo veduto [Gv. 1,14], quella Legge-Spirito che l’uomo deve dapprima avere con la Grazia, prima che possa attingere alla Verità. La Magnificenza menzionata si riferisce alla ‘contemplazione nella Luce’, perché l’esteriore del Redentore era nato senza Magnificenza, …in una stalla.

12. È giusto: Gesù ha portato l’Amore di Dio; ma come PAROLA ha portato la Rivelazione-Ur, il Creatore dell’Infinito, il quale edifica tutte le Opere, nell’ORDINE. Così Paolo glorifica appunto ‘le meravigliose Vie di Dio’, [Rom. 11,33]. E come UR ha creato come Creatore tutte le sue Opere magnificamente in e dall’Ordine, parimenti anche il Salvatore, come Sua prima azione, operò la scelta del Suo seguito: ‘i discepoli’.

 

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cap. 2

VOLONTA’

«Io prendo piacere

a far la Tua volontà,

mio Dio»

[Salmo 40,8]

1. Le nozze di Cana. In questa, fu rivelata la seconda Caratteristica, la VOLONTA’? – Risposta: ‘Là ha operato l’Amore; Gesù ha aiutato la gente!’, la via è resa molto facile e non fa riconoscere null’altro. Se ora ‘in Lui abitava corporalmente’ tutta la Pienezza della Divinità, allora in tutto il Suo Essere devono agire anche tutte le Caratteristiche. Soltanto - sul piano – ogni volta ne compare in particolare una sola Caratteristica. Qui la Volontà!

2. Maria ha fatto notare per amore la mancanza del vino. In ciò si mostra che l’Amore senza le altre Caratteristiche appare appunto imperfetto. Maria non sapeva se Gesù stesso aveva visto le brocche vuote, anche da lontano, e lei non presagiva che il Signore aveva aspettato intenzionalmente. Perciò, nonostante il buon amore, era stato sbagliato farGlielo notare.

3. Il Signore la rimprovera anche, dicendo che ‘la sua ora non era ancora venuta’ [Gv. 2,4]. E non l’Amore dice: ‘Donna che cosa ho a che fare con tre?’. Il Signore sa che il padre della sposa vuole risparmiare, e così è bene ammonire costui tramite l’attesa. Questo avviene nella continuazione dell’Ordine del Creatore, nel quale ora compare la Volontà per l’Opera: il Signore aiuta – tramite il Miracolo – grazie alla Sua Volontà! La Volontà, quindi, non viene rivelata tramite l’Amore, ma questo tramite la Volontà.

4. Nella Pienezza di Dio il Signore abbraccia il tutto con il Suo sguardo. Quando Maria si piega umilmente sotto la Parola apparentemente dura, il padre della sposa non ha più nessuna avarizia, avviene il Miracolo. Il Salvatore non Si lascia sedurre dall’amore simbolizzato in Maria per comunicare anzitempo la Sua Volontà. La Volontà-Ur sa meglio come il Pensiero e la Parola si lasciano formare nell’Azione. [Gv. 2,7-11]

5. La Volontà Si manifesta ancora più chiaramente nella purificazione del tempio. L’Ira di Dio s’infiamma quando Egli vede l’abominio del tempio ([Gv. 2,13-14]: «Or la Pasqua era vicina e Gesù salì a Gerusalemme. E trovò nel tempio quelli che vendevano buoi e pecore e colombi, e i cambiamonete seduti. E fatta una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori dal tempio, pecore e buoi; sparpagliò il denaro dei cambiamonete e rovesciò le tavole»). Allora l’Amore del Salvatore resta del tutto in secondo piano; la Santità fa volteggiare la sua sferza [Gv. 2,15]. Sembra strano che non risparmia i commercianti e i cambiavalute, ma caccia quelli con i colombi senza castigarli. Chi non riconosce qui la Volontà abituata alla Salvezza, che rimanda nei suoi confini ciascuno secondo la misura della trasgressione? Gli uni attraverso la Parola, gli altri attraverso l’Azione,… con la verga?

6. La Sua PAROLA era la verga volteggiata con Indulgenza e Pazienza su tutti i mercanti di colombi per via degli animali innocenti. Giovanni scrive onestamente in questa scena: «Lo zelo della tua casa mi consuma!» [Gv. 2,17] Questo valeva per il tempio, del quale ‘non sarà lasciata pietra sopra pietra che non sia diroccata’? – Oh, no! Valeva per i cuori dei figli, per la ‘Casa della Verità e della Purezza’! Perché: «Io sono un Dio geloso!» [Es. 20,5].

7. Questo Zelo di Dio era la maestosa VOLONTA’ che ha purificato il tempio di Gerusalemme come simbolo esteriore. Qui anche l’Amore fornisce la sua parte nel pieno diritto. I mercanti del mondo devono riconoscere che sul ‘Campo dello Spirito’ non possono commerciare come vogliono; per loro, un’educazione dolorosa, ma salvifica.

8. Ma non soltanto questo. In tal modo il Signore ordina il Santuario. Egli ristabilisce di nuovo l’Ordine. Quello che non ci deve stare lo caccia fuori grazie alla Sua VOLONTA’. Anche la Sapienza coopera già, mentre i mercanti di colombi vengono solo cacciati fuori. E quale santa-alta Serietà si distingue in questa scena.

9. Il Salvatore passava maestoso attraverso la (Sua) casa, serio il Suo sguardo, grave la Sua parola, inequivocabile la Sua azione! Anche nello Scettro c’era la Pazienza, perché, la Pienezza della Sua Divinità era nella Forza; – (allora) non poteva distruggere subito il tempio per via della sua impudicizia? Oh, la Misericordia frenò l’Ira, nonostante sarebbe stato giustificato. Dio sa appunto, ‘di qual natura è l’uomo’. [Salmo 103,14]

10. Solamente la maestosa VOLONTA’ si erge in questo evento nella fase introduttiva dell’avvenimento, perché nella Divinità-UR essa regna come prima Caratteristica, ma con l’Ordine è il Principio del CREATORE, la prima Camera del Cuore-Ur. Naturalmente sarebbe da obiettare che la Bibbia è da interpretare sia così che diversamente. Chi però riconosce dall’Edificazione, Direzione, Decorso e Meta anche il Pensiero, la Parola, l’Azione e la Conseguenza dalla Divinità-UR, per quanto gli uomini ne siano capaci, costui si rende conto in quale Magnificenza si rivela la Vita di GESU’, … per i figli e per la Creazione nei tre anni d’Insegnamento per tre volte tutte le sette Caratteristiche.

 

 

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Cap. 3

Sapienza

«La Sapienza di Dio è grande,

ed Egli è potente!»

[Eccl. 15,18]

1. La Vita di Gesù rivela le fondamenta dell’Opera: le Condizioni-UR, che non sono mai rovesciate, e la Legge della libertà. Entrambe agiscono nella più sublime armonia di equilibrio creativo ed attraverso tutte le Caratteristiche, queste derivate così: da UR dalla Volontà, per i figli dall’Ordine, relativamente come primi Raggi della Vita fondamentale.

2. Dio insegna la rinascita dall’acqua e dallo Spirito [Gv. 3,5]. Nicodemo rappresenta il figlio che riconosce ed ama Dio, e fa persino qualcosa nei confronti del Salvatore che poteva nuocergli mondanamente: va di notte per ricevere l’Insegnamento! Gli manca ancora la Luce, la SAPIENZA, che avrebbe dovuto insegnargli che poteva visitare il Signore di giorno: e non gli sarebbe successo nulla.

3. Con l’opinione odierna sulla rinascita e sulla reincarnazione si nota quanto in lui manca di molto la Sapienza. Non al Signore! Tutte le domande di Nicodemo, colmo di conoscenza mondana, vengono superate dalla ‘forza della Sapienza celeste’. Quanto è povera la conoscenza dell’uomo, che non dovrebbe mai essere scambiata con la Sapienza di Dio, risulta dalla domanda, se la rinascita dovesse nuovamente avvenire nel ventre materno [Gv. 3,4].

4. Non è una domanda a trabocchetto, come lo farà più tardi qualche templare; Nicodemo vuole appunto imparare, e il Signore si occupa di lui. Egli fa splendere la Sua Sapienza fin dove il templare la può afferrare. Sì: acqua e Spirito! Acqua, il secondo elemento della Divinità-UR, che vale anche per il battesimo; Spirito, la Parte del Sacerdote in UR, che benedice, battezza spiritualmente ed aiuta con ‘l’Acqua della Vita’.

5. Da questo risulta la rinascita, il riottenere quella nascita di Luce, unita con il riottenere l’alta SAPIENZA del Cielo. Quando l’anima si immerge nel suo spirito e si lascia istruire da DIO, allora raggiunge per se stessa una nuova Vita. Lascia cadere la conoscenza e riveste l’abito della sapienza. È questo che il Signore chiama ‘la rinascita da Acqua e Spirito’.

6. Anche gli ultimi versetti testimoniano della SAPIENZA che nel primo anno del Signore cade nella terza parte. Il Battista scuote i cuori incaparbiti degli uomini [Gv. 3,22-28]. ‘Colui che ha la sposa, è lo sposo’, lo esclama forte [Gv. 3,29].

7. Questa naturalezza è forse Sapienza? Oh, il Battista lo ha spiegato agli ascoltatori che cosa significhi ‘sposa’, e dello sposo ha detto qui unicamente per il mondo: «Lui deve crescere – naturalmente per gli uomini – ma io devo diminuire» [Gv. 3,30]. La mia parola può scomparire, ma voi dovete sentire la Parola dello Sposo!

8. Un insegnamento per gli oratori che sono innamorati solo dell’amore. Il Battista l’aveva; egli si mette del tutto indietro nel momento in cui compare il SIGNORE, anche se può ancora dire di se stesso: «Chi è dalla terra è dalla terra e parla dalla terra. Colui che viene dal Cielo è sopra tutto; ed Egli è al di sopra di tutti e testimonia di ciò che ha sentito e udito [Gv. 3,31]. Questo è da considerare: «Ma alla Sapienza è stata resa giustizia da tutti i suoi figli» [Luca 7,35]. Quella Luce maestosa, ‘che l’oscurità non ha compreso’, viene oltraggiata e rappresentata come superflua.

10. Che cosa sarebbe un amore senza Luce? Chi desidera raggiungere la ‘rinascita da Acqua e Spirito’, non deve mai riferirsi ad una Parte singola della Divinità-UR. UR è perfetto nell’Essenza delle sette Stelle, che Egli ‘tiene unite nella Sua Destra’ [Apoc. 2,1]. Non si raggiungerà la perfezione creativa senza tutte le Caratteristiche.

11. La seconda Camera del Cuore di UR si apre magnificamente, lo Spirito di Sacerdote, come apparve ad Abraham quale ‘re di Salem’, Melchisedec come SALVATORE per gli uomini [Ebr. 6,20]. EGLI, che non battezza con l’acqua planetaria, ma con lo Spirito Santo, con l’Acqua della Vita, con la Forza dell’Aiuto, di cui ogni essere umano e ogni figlio di Dio ha tanto bisogno. Oh, in LUI c’è il senso ‘qui sta la SAPIENZA”.

 

 

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Cap. 4

Serietà

 «Se vuoi servire Dio,

fallo con serietà»

[Siracide. 18,23]

1. Dall’alta Porta del Cielo di Dio penetrano tutti i sette Raggi nel buio, in quei cuori che non riconoscono la loro povertà. La SERIETAviene dal proposito sommamente sacerdotale del Cuore di Melchisedec. Il Salvatore viene a Sichar, i discepoli corrono avanti nella città per annunciarLo [Gv. 4,5]. Il Signore li segue apparentemente stanco.

2. Quello che è difficile da comprendere non tocca l’Uomo Gesù. Chi sa che la Sua via terrena include e compie il Sacrificio-UR, ne comprende anche il simbolo: è il mondo a stancarLo. Perciò Egli si siede su un pozzo e si fa dare dell’acqua dalla donna, dall’amore. Il Segno per ‘il verace Figliuol dell’uomo’.

3. Di solito viene interpretato come se GESU’ avesse dovuto sperimentare il mondano. Questo è pensato in modo errato. Davvero! Chi è davvero come il Signore? ‘L’Uomo’ è menzionato in modo secondario, materiale; nella fase iniziale del disvelamento sta il ‘Figlio, la riconciliazione, l’espiazione per gli uomini’! Interpretato così, Dio fa riconoscere e sperimentare la Magnificenza nel Signore.

4. In questo vale che Egli ‘per via degli uomini’ fa riconoscere la stanchezza dal Sacrificio-Serietà. E quanto è magnifico: l’amore – qui la donna pagana – aiuta! Lei ha una brocca, un vaso da attingere! L’amore attinge dalla misericordia, affinché il Sacrificio possa essere compiuto dall’alta SERIETA’. Soltanto - la SERIETA’ dà all’amore la capacità e la forza, indicato come un vero esempio di Vita.

5. La donna si rivolge a Gesù come a un giudeo, che a quel tempo secondo la fede erano ‘privilegiati’ [Gv. 4,9], mentre lei stessa si fa riconoscere come pagana: una figlia del mondo. Che la samaritana non fosse mondana, lo dimostra il fatto che in Sichar è stata la prima che Lo ha potuto incontrare. E nonostante le circostanze, lei ha una buona fede, e viene anche consolata [Gv. 4,17-18].

6. Già opera questa consolazione. Il Salvatore le dice: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è che ti dice: ‘Dammi da bere’, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato dell’acqua viva!» [Gv. 4,10]. Un linguaggio serio, accoppiato magnificamente con la Sapienza. ‘Egli ti darebbe l’Acqua viva’ si riferisce in modo retroattivo al capitolo precedente, dove in primo piano sta la Sapienza.

7. La donna è impressionata, il seme germoglia nel suo cuore. Lei chiede ancora perché non può comprendere il tutto: «Sei tu più grande di Giacobbe, nostro padre, che ci dette questo pozzo?» Da Giacobbe conosce l’autentica fede, dato che i samaritani erano appunto il rimanente delle dieci tribù naufragate (722 a. C. ). Nella fede, quindi, non era una pagana.

8. Da questa scena del pozzo dovrebbero imparare quelli che giudicano troppo facilmente, tutti coloro che non si recano nella loro regione, nella quale probabilmente non potrebbero prosperare. Il Salvatore, che conosce l’anima e ciò di cui ha bisogno, parla con la donna com’è comprensibile per lei. La Sua Parola rimarrà comunque impressa per sempre nell’anima.

9. «Signore, tu sei un profeta!» [Gv. 4,19], esclama lei, ma non le è chiaro dove Dio sarebbe da adorare. Così anche adesso – quasi sempre con falso fervore – viene venerato questo e quello; e chi non sa seguire, vale come dannato. Questo fervore e la Parola della SERIETA’ che il Salvatore porta, sono difficili da colmare. Dio non condanna la ‘pagana’; Egli le mostra, come e dove Dio fosse da adorare, e cioè non in questo o in quel luogo, non così o diversamente, ma ‘Dio nello Spirito, e coloro che Lo adorano, bisogna che Lo adorino nello spirito e nella verità!’ [Gv. 4,24]

10. Questa verità è meravigliosa; chi la conosce, e di conseguenza fa bene, costui adora! La Parola in cui cade la Semenza di Dio, scava profondamente. La pagana sa che il Messia ha da venire (v. 25); e quello che è rimasto negato a quasi tutti i giudei, ai cosiddetti veri credenti, la Rivelazione di GESU’ di Se stesso: qui - la pagana può sperimentarLo – perché è veramente credente.

11. «Sono Io che parla con te!» [Gv. 4,26]. Contemporaneamente, il volto del Signore è santo-serio, affinché la donna, come anche i discepoli ritornati dalla città, non domandano. Il maestoso ATMA di UR soffia su di loro. E la donna, sconvolta, dimentica la brocca – allora l’utensile domestico più importante – e corre dalla sua gente per testimoniare del ‘Cristo’ [Gv. 4,29].

12. La SERIETA’ forma anche il seguito. I discepoli hanno portato con sé del cibo e lo offrono al Salvatore: «Maestro, mangia». E LUI: «Io ho un cibo da mangiare che voi non sapete» [Gv. 31,32]. Si presuppone che Egli intenda il ‘Pane dal Cielo’. Forse anche questo, per quanto la Sua indicazione possa valere per gli uomini. Ma più profondamente Egli intende il ‘Cibo-Sacrificio’, che Egli darà quale cibo. (la Croce)

13. Questo assume valore nel versetto 34: «Il Mio cibo è fare la Volontà di Colui che mi ha mandato, e di compiere l’Opera Sua!». UR, come Sacerdote, il Quale darà e compirà il Sacrificio, Lui stesso! Proprio così: «Non dite voi che ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: «Alzate gli occhi e mirate le campagne come sono già bianche da mietere» (v. 35), questo testimonia dell’alta SERIETA’. I quattro mesi corrispondono alla quadruplice Entità-Ur; il raccolto dell’ultimo tempo, contemporaneamente la Sera della Creazione, in cui la Misericordia nel suo colore regale bianco terrà anche l’ultimo raccolto del Giorno.

14. Quanto si rileva fortemente la SERIETA’ nell’avvenimento con il Regale, non per ultimo la serietà della fede [Gv. 49-53]. Non era preteso troppo che il superiore del mondo doveva credere alla Parola e non al Miracolo? ([Gv. 4,48]: «Perciò disse: Se non vedete segni e miracoli, voi non crederete».). ‘Va, il tuo figliuolo vive!’. L’uomo, funzionario (Cornelio) e dignitario – ferito qui e là, pieno di paura per il suo figliuolo – lui crede: non crede nel segno, ma a quella Parola: ‘Và!

15. Lui sapeva bene Chi era il Salvatore; ma,… il mondo? Infatti, tornato a casa, quando nota che il suo bambino era guarito nella stessa ora di quando il Maestro aveva detto: ‘Il tuo figliuolo vive!’, allora credette con lui tutta la sua casa. Questo poteva succedere solamente perché quel romano non aveva mai dimenticato il Signore; e questo per lui non sempre era stato facile. Il suo comando pretendeva molto da lui. Ciononostante, il Signore rimase nel suo cuore, impresso seriamente nella sua memoria. Lui Lo adorava in spirito e nella verità.

 

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Cap. 5

Pazienza

 

«Poiché tu hai serbato la parola della mia costanza,

anch’io ti preserverò dall’ora della prova».

[Apoc. 3,10]

1. La terza Camera del Cuore di Dio nella quale il santo Sangue della Vita di UR era defluito nell’Opera, viene di nuovo accolto, che – fortificato, …benedetto attraverso il Creatore e la Parte del Cuore Sacerdotale, porta di nuovo a Casa, nel Cuore e nel Regno di UR, il popolo-figlio.

2. Un uomo può forse afferrare la PAZIENZA di Dio? E se fosse, allora dovrebbe esserle aggiunto l’Amore. Ambedue sono il ‘Battito del Cuore di quella terza Camera’, dalla quale DIO è venuto sulla Terra. La PAZIENZA veglia su tutti i figli. Qualcuno viene messo duramente alla prova nella pazienza (vedi Giobbe); chi resiste sempre in questa prova?

3. Il Signore va a Betesda [Gv. 5,2]. Ecco che da trentotto anni c’è uno che attende presso l’acqua, aspettando se non fosse lui una volta il primo al quale spetterebbe l’acqua benedetta. Certamente avrà sovente mormorato, non venendo mai abbastanza veloce presso la vasca e che gli altri ed i sani non si occupavano mai di lui. Duri di cuore, …indifferenti: ‘Che ci importa del malato!’. – Così passano oltre a lui.

4. Ad un tratto Uno si china su di lui. Il malato è meravigliato che esiste ancora della compassione. Gli Occhi profondi, rivolti a Lui, o… questi possono già essere stati una consolazione. GESU’ domanda: «Vuoi guarire?» [Gv. 5,6]

5. Non era superfluo domandarlo? Il malato poteva vedere in ciò anche un dileggio. Invece no! – Nonostante la mancanza di ritegno degli uomini, lui non si è indurito; principalmente è il Volto maestoso, la gentilezza della domanda, lo spinge a rispondere in modo più dettagliato [Gv. 5,7]. L’accusa: ‘Signore, non c'è persona che mi aiuti’, è giustificata. Fa pensare il fatto che lui non dice ‘nessuno’, ma ‘alcuna persona’. Questa è una dimostrazione che in tutto l’abbattimento e l’afflizione non ha perduto la sua fede, …certamente debole.

6. Perciò il Salvatore sceglie quest’uomo come segno per insegnare al mondo circostante la pazienza, per testimoniare subito della ricompensa che viene data alla PAZIENZA. Stanno lì, i discepoli ed un paio di credenti, ed anche altri che discutono: ‘A lui non avrebbe aiutato nemmeno la vasca, per questa era già troppo tempo malato!’. Per fortificare i credenti, per togliere la maschera agli avversari, per proclamare la loro assenza di compassione, per questi motivi segue ‘il miracolo della Pazienza’.

7. «Alzati, prendi il tuo letto e va!» [GV. 5,8]. La Volontà del Creatore si posa paralizzando su tutti gli ascoltatori, ma non sul malato. Lui, come simbolo per la Pazienza, vede la Luce degli Occhi maestosi, si sente toccato dalla mano di un angelo. E lui si alza, …guarito! Come con la donna di Sichar, colui che ora è guarito è profondamente commosso; qui per via della guarigione su se stesso.

8. È sabato, un giorno di riposo. Per tendere una trappola al Nazareno, per questo va bene il giorno, e il guarito viene avvertito: «Non devi portare il tuo letto» [Gv. 5,10]. Quest’avvertimento è subdolo, il guarito non lo prende neanche sul serio, anche se lo si interroga sul suo Guaritore miracoloso, anche se non Lo nomina. Tuttavia nel cuore gli sta davanti l’Immagine: ‘DIO mi ha guarito!’

9. Dato che lui crede questo, può ancora una volta incontrare il Signore, in cui si dimostra che il malato – bensì paziente – non viveva particolarmente puro prima della malattia. Si stupisce che quest’Uomo giovane, appena trent’anni, sappia questo. Perché il Salvatore dice: «Bada, sei stato guarito, d’ora in poi non peccare più, che non ti accada di peggio» [Gv. 5,14].

10. Poi segue l’Insegnamento – quasi sempre incompreso – del rapporto fra Dio come Padre, e il Figlio; una noce dura per i farisei offesi. La PAZIENZA viene rivelata magnificamente, soprattutto in quello che verrà detto nel giudizio [Gv. 5,22-29]. Solo per via degli ascoltatori il Signore fa la differenza fra Sé come Uomo e la completa Pienezza della Divinità che ‘abita in LUI corporalmente’. Diversamente non Lo si sarebbe compreso, e persino in tal modo viene schernito con intenzione, perciò la comprensione perduta.

11. DIO fa i conti con i superbi, che testimoniano di se stessi: «Se io testimonio di me stesso, allora la Mia Testimonianza non è vera» [Gv. 5,31]. Com’è da intendere? Letteralmente, oppure no? Ma: «Se Io testimoniassi di me stesso, allora gridereste subito: ‘Una propria testimonianza non è vera!» [Gv. 5,21]. – Ma voi testimoniate di voi stessi, soprattutto delle vostre ‘buone azioni’, che non varranno nulla dinanzi a Dio!’

12. Lui mette la Sua Testimonianza di fronte a quella del Battista [Gv. 5,33-36]. Il Salvatore ha molta Pazienza con questa gente superba, che inoltre disprezza il povero popolo nel fare i conti già ora, per toccare la loro coscienza pietrificata. Loro domandano ed istigano chi avesse mai testimoniato del Nazareno. «I tuoi miracoli? Li compi solo con il potere di Satana! Dietro a te sta Beelzebub!» [Matt. 12,24]

13. «Io ho una Testimonianza maggiore» [Gv. 5,36] Dio giura per Sé stesso, perché su di Lui non vi è uno maggiore [Ebrei 6,13 o Gn. 22,16]; così, nessun’altra Testimonianza vale oltre la Sua Propria! Non per prima la Testimonianza dei Suoi miracoli, bensì quella della Parola! E che cosa rispondono i simulatori? ‘Questo, ognuno lo può dire di sé!’ (v. 18). Il loro scherno non si riversa su Dio, ricade come rugiada di farina sui simulatori, …per la loro salvezza avvolta ancora nella Pazienza.

14. Il Salvatore non lascia stare i tumultuanti; con Pazienza mostra loro la loro via sbagliata. Voi volete essere dei sacerdoti? Lo chiedono i Suoi occhi. «Io vi dico: voi non avete mai sentito la Voce di Dio né avete mai visto la Sua Figura, e in voi non dimora la Sua Parola, perché non credete a COLUI che Egli ha mandato!» [Gv. 5,37-38]. Se Lo riconosceste, allora…

15. «Voi cercate nelle Scritture perché pensate che vi sia dentro la vita eterna, ed è lei che testimonia di Me!» [Gv. 5,39]. Come dotti delle Scritture dovreste riconoscere che il NAZARENO è il MESSIA che le vostre Scritture hanno annunciato. Ma allora perdereste la vostra buona vita e i chili grassi, e che i poveri uomini non s’inchinerebbero più dinanzi a voi. Questo è troppo. Perciò il Signore aggiunge ancora:

16. «Voi non volete venire a me, cosicché poter avere la vita» [Gv. 5,40]. Lui si riferisce alla Sua Serietà: «Non dovete credere che Io vi accuserei davanti al Padre, davanti alla Giustizia. Vi è uno che vi accusa, il Mosè, nel quale sperate» [Gv. 5,44-45]. Mosè? Certo, davanti al popolo viene menzionato come uno che avrebbe parlato con Dio. Ma per loro stessi lui è il Mosè morto da tempo, cosa che il Salvatore rivela qui:

17. «Ma se non credete alle sue Scritture, come crederete alle Mie Parole?» [Gv. 5,47]. Questa domanda era un fuoco d’incendio, ma nata comunque dall’infinita PAZIENZA. Dio non condanna i malvagi, Egli li istruisce solamente, li guida su una via dove Lo possono comunque trovare un giorno. Santa Pazienza, magnifica è la tua essenza!!

 

 

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Cap. 6

Amore

 

«Nessuno ha un amore più grande di

Colui che lascia la sua vita per i suoi amici».

[Giov. 1,13]

1. LAmore di Dio si mostra nella nutrizione dei cinquemila uomini. A causa di loro si domanda: «Dove compriamo il pane, affinché questa gente abbia da mangiare?» Il Salvatore non lo dice come inserito nella parentesi, per mettere alla prova Filippo (versetto 5,6) Nessuno doveva aggrapparsi al Suo miracolo; perciò il Signore fa come se dovesse investigare ciò che doveva succedere.

2. Compaiono quattro cose: Del pane per duecento denari! ‘Due’, gli alti Fondamenti di UR della Creazione; ‘cento’ vale per l’unità di questi due insieme; ‘denari’, il denaro del salario giornaliero che viene dato ad ognuno che sta nel ‘Lavoro di Dio’. Come quarta cosa ancora, il ‘Pane’, nota come segno della Parola vivente verace. Ma ancora:

3. ‘Cinque pani d’orzo’; l’orzo è veramente un cibo per animali. Qui indica i cinque sensi della materia. E ‘due pesci’ (versetto 9). Questo è l’Amore di Dio che racchiude nel primo ed ultimo ‘due’ il mondano. Dopo il Signore ordina di raccogliere i pezzi avanzati. Era necessario? Tutta questa gente non doveva consumare anche gli ultimi pezzi? No! Loro sciupano il Dono di Dio. E non meno di ‘dodici ceste’ ne vengono raccolte.

4. Questo si riferisce alle tribù d’Israele, ma rappresentano le dodici Pietre fondamentali della Città di Dio [Apoc. 21,14]. Tutti sono entusiasti, e il Salvatore dev’essere il Re. Dato che questo desiderio danneggerebbe il popolo, «Egli si ritirò di nuovo su un monte, tutto solo» [Gv. 5,15]. Il monte è la Sua maestosità che possiede unicamente Lui, quella Luce-Ur, il cui Nucleo rimane sempre nascosto alle creature.

5. I discepoli Lo cercano; vanno in mare, …scelgono la vitalità, che esiste unicamente nel Maestro. «Or avevano già vogato circa venticinque o trenta stadi[1]»[Gv. 6,19], quel numero con il quale il Signore fu tradito [Matt. 26,15]. Per i fedeli discepoli, ‘gli stadi di distanza’ erano come la loro via di Luce sul campo (materia) del lavoro: la loro incarnazione.

6. L’avvenimento indica che nella materia si eleva qualche corrente di vita. ‘Un gran vento’ [Gv. 6,18] getta la barca di qua e di là. Quando l’uomo ha paura e a questo si aggiunge qualcosa di inusuale, si sente vicino alla morte. Qui è il Signore che ‘videro camminare sul mare’ [Gv. 6,19]. Non è strano il vedere in Lui dapprima ‘un fantasma’ [Matt. 14,26]. Ma Egli li calma e, …anche il mare.

7. «Sono Io, non temete» [Gv. 6,20]. Una magnifica consolazione! Nella tempesta della vita di questo mondo compare il Signore, meno nel miracolo di vederLo, che prevalentemente nella Sua Parola: ‘Sono Io, non temete!’. Sì, quando si invoca, quando Dio ci viene incontro sulla via della nostra vita, allora ‘presto la nostra barca tocca terra’ [Gv. 6,21]. Allora dall’Amore di Dio e dalla fede in LUI si è trovata quella via che conduce a terra, alla salvezza.

8. Il nutrimento ha anche portato qualcosa di bello: ‘il popolo cerca il Signore!’ [Gv. 6,24]. Dato che non Lo hanno trovato sulla ‘loro spiaggia’, nella piccolezza della loro anima, nel dimenticare tutti i Doni, viene su di loro il ricordo e vogano sul mare. Una testimonianza d’amore senza pari: – da Dio, all’uomo, e da costui sulla via di ritorno verso di Lui!

9 . Loro avevano notato in quale modo Gesù era venuto a Capernaum (versetto 25); perché i discepoli erano andati senza di Lui. Non era giunta nessun’altra nave. Per girare (per la via di terra) intorno al mare, ci sarebbe voluto troppo tempo. «Maestro, quando sei giunto qua?» [Gv. 6,25]. Sopraffatti dal miracolo del cibo, in più, ora, dal presunto ‘cammino intorno al mare’, si schierano più fittamente intorno al Signore.

10. Lui dice: «Voi mi cercate non perché avete veduto dei miracoli, ma perché avete mangiato dei pani» [Gv. 6,26]. Ma è un povero mucchio la gente che pensa al materiale. Perciò alcuni rispondono: «I nostri padri mangiarono la manna, come si sa che Mosè diede loro il pane che vien dal cielo» [Gv. 6,31]. Il Salvatore spiega loro che questo non lo ha fatto Mosè, ma ‘Il pan di Dio è quello che scende dal cielo’, (versetto 32,33). Sì, …il Pane di Dio, il Suo Amore, che dà la Vita al mondo, morto in sé.

11. Questo AMORE di Dio richiama il desiderio: «Signore, dacci sempre di codesto pane» [Gv. 6,34]. Anche se alcuni in ciò pensano di calmare la loro fame, questo è perdonabile, e il Salvatore non li rimprovera. Il Suo Amore copre la mancanza, mentre Egli dice di Se stesso: «Io sono il Pane della Vita; chi viene a Me non avrà fame, e chi crede in Me non avrà mai sete!» [Gv. 6,35].

12. Il Signore può pretendere che si comprenda questa Parola? Non lo pretende! Lui sa come sono da interpellare i poveri d’anima e i ricchi del mondo. Certi desiderano volentieri conoscere l’enigma della Parola, nell’autentico amore per il Signore; certi esaminando o dubitando, qualcuno domandando anche per cattiveria. Coloro che amano o esaminano, imparano facilmente a comprendere; quindi la Sua risposta è piuttosto rivolta a coloro che dubitano e ai cattivi, …per salvare anche questi.

13. In un lungo discorso descrive che EGLI venne dal Cielo per la Volontà del Padre, per adempiere il Suo Amore e inoltre: «…che Io non perda nulla di tutto quello che Egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno» [Gv. 6,39]. La Sua Volontà di Creatore, la Pazienza, ha mandato l’Amore come Figlio, per riconciliare tutti.

14. Coloro che mormorano, s’inquietano che ‘il figlio del falegname’ dice di sé di essere il Pane della vita (versetti 41 e 42). Anche il seguito si svolge su questa base: qui l’Amore di Dio, – di là coloro che scherniscono e dubitano (versetti 43-59). Oh, l’Insegnamento non era stato facile, persino una parte dei discepoli è adirata (versetto 60). Nonostante ciò, per Misericordia, l’Amore usa lo Scettro, per effetto anche dalla Pazienza.

15. «Questo vi scandalizza?» [Gv. 6,61]. Perché rinnegarLo dove Egli non ha mai parlato dal mondo, ma dallo spirito? «È lo spirito che vivifica; la carne (materia) non giova a nulla! Le parole che vi ho dette, sono spirito e vita» [Gv. 6,63]. Ma anche questo Insegnamento non va bene per tutti. Che cosa si fa con lo spirito, se non si riesce ad amare il mondo? «…e molti si trassero indietro». [Gv. 6,66]

16. Allora il Signore chiede ai dodici se anche loro volessero ritirarsi. Soltanto loro ricompensano il Suo Amore. «Signore, da chi ce ne andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna, e noi abbiamo creduto ed abbiamo conosciuto che tu sei il Santo di Dio, che tu sei Cristo, il Figlio dell’Iddio vivente» (Gv. 6,68-69]. Una testimonianza che il mondo concede molto raramente al Signore.

17. Simbolo: Persino dei dodici ce n’è uno che sceglie per sé le monete d’argento, invece del Pane della vita. Gesù lo chiama ‘un diavolo’ [Gv. 6,70]. È questo, Amore? Sì, è la Chiamata dell’AMORE: “Ritorna indietro, puoi diventare un figlio dell’Altissimo, se vuoi, se ti lasci compenetrare dall’Amore di Dio”. Comprendiamo noi nel nostro tempo la ‘chiamata dell’Amore’? – Ognuno può dare la risposta a se stesso.

 

 

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Cap. 7

 Misericordia

«Voglio Misericordia

 e non sacrificio»

[Matt. 9,13]

1. Nella potente ‘Predica del monte’ [Matt. cap. 5] si trovano le dieci beatitudini. In ciascuna – diversa dalle altre – sono uniti causa ed effetto: «Beati i misericordiosi, perché gli sarà fatta misericordia» [Matt. 5,7]. Il Signore parla raramente della Misericordia, menziona più spesso la Volontà di Dio, quella Caratteristica, che nella Sequenza-Ur sta al primo posto.

2. Sbagliato! Così le altre sei Caratteristiche non avrebbero il loro diritto. L’eterno Custode della Sua Santità dà ad ogni figlio ciò che gli serve per il suo sviluppo: ad uno questo, all’altro quello, e sempre nel Suo Tempo. Così è con l’ultimo Raggio di Luce-UR, sovente coperto e, nonostante ciò, agendo magnificamente.

3. Gesù ora dimorò in Galilea. I figli di Giuseppe Lo provocano ([Gv. 7,3-5]. «Partiti di qua e vattene in Giudea, affinché i tuoi discepoli vedano anch’essi le opere che tu fai. Poiché nessuno fa cosa alcuna in segreto, quando cerca d’esser riconosciuto pubblicamente. Se tu fai codeste cose, palesati al mondo. Poiché neppure i suoi fratelli credevano in lui».) Non subito riconosciuta, ma proprio qui opera la MISERICORDIA. Per risparmiare i cattivi, il Signore rimane lontano dalla Giudea. Dice ai fratelli: «Il Mio tempo non è ancora giunto, il vostro tempo invece è sempre pronto» [Gv. 7,6]. Egli opererà dalla Pienezza della Sua Divinità come, quando, dove, per chi è necessario. Gli uomini si lasciano sospingere dai loro giorni utilizzandoli per molte cose, meno per la loro salvezza.

4. Ecco ciò che Lui manifesta: «Il mondo non può odiare voi (che siete attaccati alla veste del mondo); ma odia Me perché Io testimonio di lui che le sue opere sono malvagie» [Gv. 7,7] Il Salvatore intende l’atteggiamento mondano. Lui fa precedere i fratelli ([Gv. 7,6]: «Salite voi alla festa…»). Il segno è del tutto magnifico: ‘Il mondo non vi odia, potete fare tutto quello che volete; ma Io vi seguo per proteggervi, nonostante la vostra animosità e mondanità ([Gv. 7,10]: «Quando i suoi fratelli furono saliti alla festa, anche lui vi salì, non pubblicamente, ma quasi in segreto»). ‘L’andare quasi in segreto’ offre compassione. Agire in segreto, quanto segretamente ci si rivela, …è comunque la Corona su ogni Opera.

5. Che molti si occupano del Signore, lo conferma il versetto 12 E circolavano molte voci al suo riguardo in mezzo alle folle. Alcuni dicevano: “È buono!”, altri dicevano: “No, anzi inganna la gente”») . Sono rappresentati entrambi i campi: l’amico e il nemico. I nemici contestano, gli amici si tengono indietro, per paura delle loro autorità. Non è ingiustificato! La grande verità di Luce è un abominio per i superiori, dato che scoprirebbe le loro manchevolezze e crimini. Chi dice la verità, è un nemico dei bugiardi.

6. All’improvviso il Signore entra nel loro tempio, nel momento in cui molta gente si è radunata. Ed Egli predica, …liberamente ed apertamente! Egli indica da dove proviene la Sua Dottrina [Gv. 7,16]. E dato che i farisei condannavano ancora la Sua Testimonianza della vasca di Bethesda (cap. 5), Gesù parla perciò del Suo onore e quello loro.

7. Per liberarli dalla loro cattiva via, Egli dice apertamente che davanti al popolo viene salmeggiato, ma negli angoli bui della casa e del cuore infrangono la legge: «Mosè non vi ha dato egli la legge? Eppure nessuno di voi mette in pratica la legge! Perché cercate di uccidermi?» [Gv. 7,19]. Questo riguarda la legge: ‘Non uccidere!’. Chi conosce il numero dei morti a carico dei potenti del mondo?

8. Viene contraddetto che nessuno cercava di ucciderLo (v. 20). Invece la guarigione del paralitico il Sabato era un pretesto per eliminare il Salvatore. Nel commentare la circoncisione quando appunto cadeva il giorno di Sabato, Egli li accusa, accusa la loro attività esteriore, in più il Sabato, che doveva essere ‘santificato’. Che Egli avesse guarito tutto un uomo il Sabato, per loro era trasgressione della legge ([Gv. 7,22,23]: «Se una persona riceve la circoncisione di Sabato, perché non sia violata la Legge di Mosè (Lev. 12,3), perché vi sdegnate contro di me perché ho risanato di Sabato una persona intera?).

9. E’ Misericordia farlo notare ai superiori: «Non giudicate secondo l’apparenza, ma giudicate con giusto giudizio» [Gv. 7,24]. Oh, sì, quando un ricco agisce contro la legge, viene coperto segretamente, contro del buon denaro; ma non appena un povero che non può pagare nulla, commette un’ingiustizia, sovente per bisogno, viene impiegata la severità della legge. Anche questa ipocrisia viene scoperta. Cosicché, c’è da stupirsi se i superiori odiano Colui che ‘dice la Verità’?

10. Alcuni di Gerusalemme domandano se Egli fosse Colui che i superiori volevano condannare a morte, oppure se Egli fosse davvero il Messia. La risposta è: «No, Egli non lo è; noi sappiamo da dove viene. Il Cristo verrà da un luogo sconosciuto…», contraddicendosi ancora [Gv. 7,25-27]. Ma Lui riferisce che anche la Sua Città sarebbe sconosciuta, perché: «…Io sono venuto da lui, (da Dio) ed è lui che Mi ha mandato! [Gv. 7,29].

11. Per ore la discussione prosegue. I templari si ritirano, perché il ‘Nazareno’ sa tutto, anche per via del popolo, come se non si dovesse avere nulla a che fare con quell’uomo del tutto normale. Proprio questo rende stupita la gente. Ci si domanda: «…Quando il Cristo verrà – come dicono i farisei – farà più miracoli che costui non abbia fatto?» [Gv. 7,31]. Mettere le mani su Gesù, ora non era riuscito, anche se Egli stava ed insegnava in mezzo a loro, …nell’area del tempio.

12. Va ancora oltre. Rimane incompreso (al popolo) che «Voi mi cercherete e non mi troverete; e dove Io sarò, voi non potete venire» [Gv. 7,33-36]. L’ultimo giorno della festa Egli li attira con la Misericordia: «Chi crede in Me, come dice la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno» [Gv. 7,38]. È inteso il tocco dello Spirito a coloro che giungono alla vera fede.

13. L’opinione su di Lui è differente. Per alcuni Egli è un profeta, per altri è il CRISTO; i nemici lo negano in base alla Parola che il Salvatore non verrebbe da Nazareth, ma Egli è di Betlemme. Si tace che di qua stesso il Signore era nato, e quindi sarebbe originario di quella comunità. Di nuovo Lo si vuole afferrare, ma il ‘Suo tempo’ non è ancora venuto (v. 44).

14. Le guardie vengono insultate dai capi: «… “Perché non Lo avete condotto?”» [Gv. 7,45]. È facile a dirsi, quando il popolo è accampato intorno a Lui come un cerchio stretto. ‘Dobbiamo uccidere la nostra propria gente?’. Solo Nicodemo che era stato dal Signore [Gv. cap.3], li ammonisce severamente: «La nostra legge giudica forse un uomo prima che sia stato udito e che si sappia quel che ha fatto?» [Gv. 7,51]. Lui ha riconosciuto la Misericordia del Signore, gli altri conoscono solo il contrario.

15. Nicodemo indica quindi la giustizia e la Misericordia del Nazareno. Loro agirebbero contro, se volessero giudicare qualcuno, oppure condannare a morte colui che non si fosse difeso. Per preservare i capi dall’infrazione della legge – intanto – perciò il Salvatore non era da catturare. I fratelli d’ufficio attaccano Nicodemo: «Sei anche tu della Galilea? Investiga, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta» [Gv. 7,52].

16. La Luce ed il mondo si stanno di fronte, combattendo: – l’ingiustizia e la santa MISERICORDIA! «Chi ha orecchi per intendere, ascolti ciò che lo Spirito – appunto la Misericordia dice alle Chiese» [Apoc. 2,29].

 

 

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Seconda Parte

 

cap. 8

Ordine

«Quel che Egli fa è splendore e magnificenza,

e la sua Giustizia dimora in eterno»

[Salmo 111,3]

 

1. È lodevole seguire l’Ordine di UR, anche se per gli uomini, ciò non sempre è gradevole. Tuttavia, ascoltare attentamente la Parola di Dio e fare secondo questa, non è difficile, ma i colori seducenti della materia tentano, e non si fa caso ai ‘colori raggianti della Luce-Ur’. E molte altre cose, …come allora, così oggi.

2. Nel capitolo precedente domina l’ingiustizia e gli sviluppi hanno mostrato chi agiva contro la Legge dell’ORDINE. E l’adultera? L’adultero che ne fa parte viene coperto, …dai templari. E il Signore? Dapprima Egli lascia agire gli oscuri; soltanto, come sempre, …Egli compare quando Lo si crede molto lontano.

3. Una donna viene portata alla morte[2] [Gv. 8,2-3]. Dato che appunto sta arrivando LUI, si vuole catturarLo con le domande. Ogni risposta può essere una trappola: «… nella legge, Mosè ci ha comandato di lapidare una tale donna; che cosa ne dici Tu?» [Gv. 8,5]. Già il fatto che qui i templari parlano di una sola parte[3] di coloro che infrangono la Legge, ciò contraddice proprio quella Legge. Perciò il Signore fa valere a modo Suo il Suo Ordine.

4. Qui non avrebbero aiutato molte parole, perché per via dell’odio e della cattiveria si sarebbe ascoltato solo a metà. Perciò il Salvatore si china a Terra, che Egli ha benedetto dal Suo creatività, e scrive …formule sconosciute [Gv. 8,6]. Chi conosce i geroglifici? I ‘maestri di molte Scritture’ non sanno cosa farsene con la scrittura del Cielo, perciò devono farsi istruire dall’odiato Nazareno. Quale onta per loro! Innanzitutto, Egli dovrà correggersi parlando.

5. Il Salvatore guarda a lungo la Scritta. Il Suo ‘alzarSi’ (v. 7) significa: ‘Egli ora raddrizza di nuovo l’Ordine!. E non soltanto questo: lo splendore e la magnificenza delle sante Leggi risplendono dalle parole che Egli dice: «Chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra su di lei!» E ora Si china e continua scrivere nella sabbia (v. 8). Oh, Maestro, come li hai svergognati, tutto il Consiglio del tempio, attraverso la Tua risposta e attraverso la Tua azione! Non lo aveva anche insegnato Mosè? Da Dio…?

6. Gli Occhi del Salvatore si posano sulla donna. Egli sa che soltanto la leggerezza, e non un cuore cattivo era stata la spinta a certe cose che sarebbe stato meglio non averle fatte. Chi è senza peccato? «Nessuno ti ha condannato? Dove sono i tuoi accusatori?» [Gv. 8,10]. Salvata dalla morte e dall’onta, Maria Maddalena può ancora dire solamente: «’Signore, nessuno!’. E Lui le disse: ‘Neppure io ti condanno!», ma anche qui il gentile ammonimento: «…non peccare più!» [Gv. 8,11].

7. I templari ritornano; si vuol sapere com’è finita la faccenda. Gesù fa i conti con i cattivi: ‘Mi volete di nuovo catturare e non credete, che Io so tutto?’. – «Io sono la Luce del mondo, chi Mi segue, non camminerà nella tenebra, ma avrà la Luce della Vita» [Gv. 8,12[. Chi la possiede, non scaverà una grave fossa; riconoscerà l’Ordine della santa Legge ed agirà di conseguenza.

8. I farisei riprendono ciò che è stato: «Tu testimoni di te stesso; la tua testimonianza non è verace!» [Gv. 8,13]. Il Salvatore taglia in due il loro cattivo verme: «Voi giudicate secondo la carne, …secondo il vostro arbitrio; io non giudico nessuno!» [Gv. 8,15]. Io riedifico tutti i poveri, li conduco via dalla via errata sulla strada della Luce. La direzione indica verso ME!

9. Un tribunale pretende due testimoni, ma per la donna non ce n’era nemmeno uno. Indicando ‘il Padre’ (v. 18), loro lo scherniscono: «Ma dov’è? Noi conosciamo il padre Giuseppe» [Gv. 8,19]. Sì, voi conoscete l’onesto che viveva nell’Ordine del Cielo; ma voi, adulteri della legge, non Mi troverete quando Me ne andrò via da voi, e allora ‘morirete nel vostro peccato’ (v. 21). Una Parola giusta, pesante!

10. Loro domandano stando in agguato: «Si ucciderà forse Egli stesso?» [Gv. 8,22]. Dato che il loro odio sprizza al Cielo, il maestoso ORDINE e li rimanda alla loro situazione. Voi siete progenie del diavolo [Gv. 8,44]. «Voi siete di quaggiù; io sono di lassù, dal mio regno. Voi siete di questo mondo; Io non sono di questo mondo» [Gv. 8,23]. La Risposta alla domanda chi Egli fosse suona quasi allegra: «Sono per l’appunto quel che vado dicendovi» [Gv. 8,25]. Si nota che la vera risposta rimane incompresa, …perché non si vuole comprendere.

11. Il Signore scopre la loro falsità e in tal modo fa riconoscere chi Egli è. Fra le pecore nere ci sono delle smarrite che sono da salvare. Perciò quella Parola: «Il Padre non mi ha lasciato solo, perché io faccio del continuo le cose che Gli piacciono» [Gv. 8,29]. L’Ordine del Creatore!

12. È ciò che UR, nel Suo Amore, ha dato come incarico per la materia. ‘Il Padre in me, – Io e il Padre siamo Uno – Chi vede Me, vede il Padre’, sono precise testimonianze, Chi era ed è Gesù:

Lui è tutta la Pienezza della Deità!

13. Diversi cominciano a credere (v. 30). Il Signore aiuta magnificamente: ‘Dovete diventare liberi’ (v. 31): dal disordine, dal Consiglio del Tempio, dall’animico del mondo, dall’operare ingiusto – stando magnificamente liberi in questo: «Se dunque il figlio…», la riconciliazione, «…vi farà liberi, sarete veramente liberi» [Gv. 8,36].

14. In un lungo discorso ai ritornati, che arrabiati non sanno che cosa devono fare o non fare per rovinare Colui che dice la verità, Egli continua a dire quanto falsamente continuano ad appoggiarsi sulle Scritture, sul padre Abraham e molto ancora. Gesù mette tutto in piazza [Gv. 8,37-45]. Come disse sovente che non era venuto per i sani, ma per i malati, per i ‘…perduti della casa Israele’ [Matt. 15,24], così ora esclama ai caparbi:

15. «Chi di voi mi può accusare di un peccato? Se dico la verità, perché non mi credete?» [Gv. 8,46] E’ meraviglioso! Prima la domanda agli uomini: ‘Chi è senza peccato, scagli la prima pietra!’. E tutti se ne andarono via; ognuno sapeva di essere empio. Unicamente il SIGNORE può testimoniare di Sé: “Io sono senza peccato!”. Voi lo sapete, solo, non volete credere!

16. Solo la pura perfidia può dire: «Sei un samaritano, ed hai un demonio» [Gv. 8,48]. È quasi da non credere che a ciò il Signore non se ne va, ma rivela piuttosto il mandato del Suo Amore-Ur: «In verità, in verità, se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte» [Gv. 8,51]. I templari sanno che la morte del corpo è un cambiamento, e i patriarchi, Mosè e tutti i profeti, avevano parlato dell’immortalità dello spirito e dell’anima, della ‘vita presso Dio nell’eternità’.

17. Solamente, essi contraddicono per disturbare Dio nella Sua calma di Salvatore, affinché EGLI abbandoni la via dell’Ordine. Perciò ridono di Lui: «Abraham sarebbe appunto morto, proprio come tutti gli uomini» [Gv. 8,52]. L’Onore di Dio, il Suo splendido maestoso Piano dell’Ordine, non viene riconosciuto. E che il Salvatore dice di aver visto Abraham, li fa stare attoniti. «Tu…? Non ancora cinquantenne, ed avresti visto Abraham che ha vissuto circa duemila anni fa?» [Gv. 8,57]. ‘Bugiardo, ingannatore che confondi il popolo!’ (v. 59)

18 «Prima che fosse Abraham, io sono» [Gv. 8,58]. Anche questo testimonia che il Signore è DIO stesso, UR nel Suo Amore, come propria missione, come ri-Conciliatore. Qui Egli non dice: ‘Io sono il figlio’, come lo insegna il dogma: ‘nato da Dio’. Si legge precisamente: ‘Io sono!’. Dal Mio Ordine ho creato il mondo, questa Terra sulla quale ho scritto per Compassione l’Ordine della Legge, che voi non avete osservato. Voi siete di questo mondo, ma non dalla Mia TERRA! – Questa è la differenza.

19. Ma dato che i templari non hanno mai riconosciuto le Parole di Gesù e il non detto dei Suoi occhi, perciò ora prendono delle pietre per colpirLo. Sta scritto: «Ma Gesù si nascose» (v. 59). Egli è andato via? È fuggito come un uomo? Oppure era diventato all’improvviso invisibile? Sì, se avesse abbandonato il tempio come uomo, Lo avrebbero catturato. Lui fa loro sentire sensibilmente la loro impotenza nei Suoi confronti. Per la loro salvezza Dio si rese invisibile.

20. Quello che i materialisti volevano distruggere, la donna e Lui, DIO lo ha ri-ordinato sulla Sua via.

 

 

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Cap. 9

Volontà

«Sia fatta la volontà del Signore!»

[Atti Ap. 21,14]

1. In molte occasioni viene detto: ‘Coloro che fanno la Volontà del Padre’; oppure: 'la Tua Volontà sia fatta!’. Dalla VOLONTA’ viene compiuto il maestoso divino Atto della redenzione. Paolo dice in 1° Cor. 4,20: «Il regno di Dio non consiste nel parlare, ma in potenza», con ciò intendeva le chiacchiere di molta gente, ma mai la ‘Parola del Signore’. È giusto che abbia detto ‘Forza’ invece che ‘Volontà’? I seguaci di Gesù dovevano diventare forti nella fede, come anche nelle buone opere.

2. Certamente il Signore nelle Sue buone Opere fa dei Passi da Cielo che gli uomini non possono raggiungere, ma ciascuno può mettere i piccoli piedi sulla via dell’Altissimo e seguirLo. Ciò non significa che possono essere fatti dei miracoli come lo ha fatto il Signore. Ciò che è di DIO, resta di Dio! Dopodiché, l’uomo non deve che tendere le sue piccole mani. Come qui:

3. «…Un nato cieco è accovacciato lungo la via» [Gv. 9,1]. Era una cattiva usanza – a volte pure oggi – che malati, ciechi, poveri, venissero considerati come ‘peccatori’, i quali sarebbero diventati così unicamente attraverso i loro peccati. Come dunque è ora con un nato cieco che da poppante non aveva conosciuto nessun peccato? Anche i discepoli, nonostante i molti buoni Insegnamenti, erano catturati da questa follia: «Maestro, chi ha peccato: lui oppure i suoi genitori, per essere nato cieco?» [Gv. 8,2]

4. ‘Non conoscete la Mia Dottrina?’. Chiede Gesù con sguardo severo. ‘Siete forse senza peccato, perché potete vivere senza peccati?’. È un seguito al precedente capitolo, dove l’Ordine ha giudicato il giudizio del mondo. Ora la Volontà di Dio sgombera il male dei pensieri. Nello sguardo del Salvatore sta la Compassione, e il povero cieco viene prima confortato, affinché pensasse: ‘Che cosa ne posso io che sono nato cieco?’. Allora sente quella soave Voce:

5. «Né lui né i suoi genitori hanno peccato, ma è così affinché siano rese manifeste le opere di Dio in lui!» [Gv.9,3]. La superstizione rende oscura la Dottrina di Dio. Questo si trova nella Parola: «Devo fare le Opere di Colui che Mi ha mandato finché è giorno, arriva la notte in cui nessuno può agire» [Gv. 9,4]. Magnifica è qui la Volontà del Creatore! Le Opere che portano l’aiuto ai superstiziosi, agli arroganti, agli smarriti, sono la Volontà di UR, che Egli compie attraverso il figlio, …attraverso la riconciliazione, finché è giorno!

6. Che cosa valeva per il cieco la Parola ‘giorno’? (per lui) Non esisteva differenza fra sonno ed essere sveglio. Ora accanto a lui c’è un Uomo che parla una volta del giorno. Quale nostalgia risveglia nel cieco! Lui Lo sente: «Finché Io sono nel mondo, sono la Luce del mondo» [Gv.9,5]. Fiducia! E il grido di nostalgia per la Luce e per il giorno riempie il cuore del povero uomo.

7. Il Signore fa qualcosa che non viene quasi compreso. L’eterno vero Portatore della Volontà ha bisogno di impressionare, facendo dalla terra e dalla Sua saliva un impasto che spalma sugli occhi ciechi? Oppure è un simbolo, come dire: “Quello che proviene dalla Mia bocca, è puro; anche quello che ho preso dalla Terra che Io ho benedetto!”. Ma perché il cieco non è guarito subito? (v. 9,67)

8. Perché, avendo chiesto per via del peccato e, per via delle spie che inseguono il Signore ad ogni passo, per questo il cieco viene in più mandato a Siloe, dove deve lavarsi nella vasca. Vedete, voi ascoltatori, voi guastatori, Io posso imporre la mano, devo dire una sola parola, si deve soltanto toccare la Mia veste, proprio così posso servire con un segno. Ma la guarigione avviene sempre attraverso la Volontà del Creatore, che Io porto in Me! – Quindi l’indovinare: ‘È il cieco, oppure no? E chi lo ha guarito?’. Colui che ora vede, pronuncia il nome di Gesù e in quale modo lo aveva fatto guarire (v. 8-12). Le spie lo portano al Consiglio del tempio; si deve finalmente trovare qualcosa per far cadere in trappola il Nazareno! Che il Signore sceglie così volentieri il Sabato per compiere dei miracoli, lo si sa da tempo.

9. Non presagiscono che il Sabato di UR, il settimo giorno della prima Settimana-Atto-Anno, possiede la Misericordia come fondamento. Questo dovrebbe essere per loro una lezione. Invece: «Quest’uomo non è da Dio, perciò non osserva il sabato» [Gv. 9,16]. Alcuni farisei si mettono ora apertamente dalla parte del Nazareno: «Come può compiere tali segni un uomo peccatore?» [Gv. 9,16] Le parti si separano nel disaccordo. Ebbene sì! – Pochi stanno dalla parte del Salvatore, ma questi sono i più preziosi, dai quali si può sperare ancora qualcosa di buono.

10. Gli altri rifiutano che il guarito sia stato cieco. Solo dopo che i genitori testimoniano della cecità del loro figlio, la cosa non può essere scavalcata. I genitori stessi non hanno visto la magnificenza della Volontà di Dio sul loro figlio. Perciò per paura dicono davanti al tribunale del tempio: «Lui è abbastanza grande, domandate a lui, lasciate che parli lui per se stesso» [Gv. 9,21,22].

11. Non solo Gesù viene perseguitato, …no, coloro che credono in Lui vengono messi al bando. Perciò dei dieci lebbrosi che dopo la guarigione andarono ad annunciarsi dal medico del tempio, nove non sono tornati per ringraziare il Signore per la Sua buona Azione (Luca 17,15-19). Così qui anche i genitori sono impauriti, e manca loro la fiducia in COLUI che ha tolto la cecità al figlio, che potrebbe assolutamente proteggerli.

12. Insistono sul guarito: «Da’ a Dio l’onore! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore» [Gv. 9,24]. Ma costui non si lascia intimidire. Sta lì diritto, e come ex-cieco può dire: «Se lui è un peccatore non lo so, …non avendolo mai visto, mai sentito di lui; una cosa so, che ero cieco e ora ci vedo» [Gv. 9,25].

13. Con buona volontà l’uomo non abbandona il GUARITORE, non permette che si parli male di Lui. Se una volta i superiori fossero stati lungo la via ed avessero sperimentato la guarigione, parlerebbero diversamente, anziché assillarsi nel modo di come il Signore si sarebbe potuto catturare. Ma se il guarito si contraddice, allora è possibile mettere una nuova trappola per il Maestro.

14. L’uomo sa come agiscono i templari. Sulla via, stando seduto per così tanti anni, lo ha sentito diverse volte. Quindi è in guardia, …per sé e per il Guaritore! «Ve l’ho già annunciato precisamente, per quanto ne sono in grado come ex-cieco. Che cosa volete sentire un’altra volta? Volete diventare anche voi suoi discepoli?» [Gv. 9,27]

15. Un sottile scherno, per cui i farisei litigano che lui fosse ben il Suo discepolo, ma loro sarebbero i discepoli di Mosè il quale avrebbe parlato con DIO. Non si saprebbe nulla del Nazareno che avesse mai parlato con Dio (v. 28,29). – Il guarito è stupito: «Ah, è così? Non sapete da dove Egli venga, ed ha aperto gli occhi miei?» Dalla forza di volontà che lo sovrasta, lui dice che dei credenti in Dio fanno la Volontà di Dio, e non si era mai sentito che qualcuno avesse guarito un nato cieco senza essere di Dio (v. 30.33).

16. Il tribunale colpisce: «Tu sei del tutto nato nei peccati, altrimenti, …saresti diventato cieco? – E tu vuoi insegnare a noi?» [Gv. 9,34]. Purtroppo essi non hanno nessun diritto di uccidere l’uomo, perciò lo spingono via. Lui è contento che sia sfuggito e cerca il Salvatore. E la Guida di Dio gli fa anche trovare il Salvatore, oppure, detto così: ‘Il Signore gli va incontro’. Ecco però la difficile domanda:

17. «Credi nel figlio, il mandato di Dio?» [Gv. 9,35]. Ah, questo dev’essere LUI; …altrimenti? Chi potrebbe fare tali miracoli? Non c’è nessuno! «Signore, chi è, affinché io creda in lui?» [Gv. 9,36].La nostalgia fluisce dalla domanda. Lui presagisce che Costui lo ha salvato dal Consiglio del tempio. E il Signore gli conferma: «Colui che parla con te!» [Gv. 9,37]. Quanto è maturata l’anima dell’uomo attraverso la guarigione – ben miracolosa – è da cogliere dalla sua risposta, semplice e ferma: «Signore, io credo!». E adora apertamente il Messia [Gv. 9,38].

18. Nuovamente la Volontà di Dio si rivela alla fine del capitolo: «Sono venuto in questo mondo per il giudizio, affinché coloro che non vedono, vedano, e coloro che vedono diventino ciechi» [Gv. 9,39]. Oh, il Salvatore raddrizza, questo è il Suo Giudizio! I ciechi nel corpo e nell’anima devono diventare vedenti. Chi però crede di sapere tutto da se stesso nell’arroganza, costui è cieco; non afferrerà mai la Verità.

19 . Lo sentono i farisei migliori che avevano seguito il Salvatore. «Ma siamo ciechi anche noi?» [Gv. 9,40]. Ora notano che cosa intende il Salvatore. E Lui aiuta: «Se foste ciechi, non avreste nessun peccato!» [Gv. 9,41]. Questo lo aveva indicato magnificamente anche all’inizio: ‘Né lui né i suoi genitori hanno peccato!’ (v.9,2). «Ma se ora dite che siete vedenti…», conoscendo tutte le vostre Scritture, Mosè e anche i profeti, «…per questo il vostro peccato rimane!», …fino a quando non diventerete veramente vedenti, e allora vedrete Chi vi ha parlato! (v. 41).

20. Ecco che qualcuno può essere guarito dalla cecità dell’anima, poiché la VOLONTA’ di DIO li ha toccati.

 

 

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Cap. 10

Sapienza

«Vi darò dei pastori

che vi pasceranno con conoscenza

ed intelligenza».

[Ger. 3,15]

1. Nella Magnificenza della Volontà si è concluso un grande resoconto (cap. 9). Dio ha lasciato riconoscere una Caratteristica dopo l’altra. Quindi vale: «Anche il solido fondamento di Dio rimane fermo, portando questo sigillo: – Il Signore conosce quelli che son suoi» [2° Tim. 2,19].

2. Alcuni cristiani non sanno che la Parola del buon Pastore proviene dalla Sapienza. Innanzitutto, …già il primo versetto dice che il ricco in sapienza ‘entra in un ovile attraverso la porta e mai attraverso il tetto’. E così pure: Non chiunque può usare senz’altro la porta; davanti sta un ‘guardiano’, un angelo oppure magari anche il Maestro stesso che esamina se è un vero pastore che vuole andare dalle pecore [Gv. 10,2-3]

3. Il vero Pastore precede e chiama, affinché il gregge trovi la sua via verso il pascolo. Le pecore seguono la Sua voce (v. 10,4). Si parla senza senso di ‘pecore stupide’, ma questo non è vero. ‘Loro conoscono il loro pastore e non seguono nessun forestiero’, e si lasciano accudire dal cane del pastore, ma fuggono davanti a un forestiero.

4. Se nell’introduzione si fosse mostrato l’Amore, allora forse si sarebbe compreso il Signore. Viene misconosciuto il discorso della Sua Sapienza (dal v. 6). Certo, è difficile da comprendere «Io sono la porta per le pecore» [Gv. 10,7]. Quale alta Sapienza è in questa Parola: «Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e omicidi; ma le pecore non li hanno ascoltati» [Gv. 10,8].

5. Il Signore intendeva forse i patriarchi, Mosè, i profeti, gli inviati della Luce? Certamente no! Il ‘tutti’ indica quelli che hanno oscurato la Parola di Dio e dei santi Comandamenti ne hanno fatto delle prescrizioni per il loro dominio. Costoro sono intesi! E che serve molta conoscenza, quindi sapienza, per comprendere la parabola del Pastore, lo spiega il testo che segue.

6. «Io sono la porta», viene ripetuto; «Se qualcuno entra attraverso di Me, sarà beato ed entrerà ed uscirà e troverà pastura» [Gv. 10,9]. Gesù si chiama spesso la ‘Luce del mondo’; è comprensibile che, con ‘l’entrare e diventare beati’, Egli si riferisce al Suo Regno. Mette in guardia dai ladri che possono entrare di nascosto nell’ovile.

7. «Io sono il buon pastore. Il buon pastore lascia la sua vita per le pecore» [Gv. 10,11-12]. Il Signore mette insistentemente in guardia dai mercenari che fingono con parole vanitose come se fossero dei pastori autentici. Tali, ma non tutti, …soltanto loro non sono figli di Dio; sono mercenari che insegnano cete cose e le credono anche. Del tutto diversamente il nostro Salvatore.

8. «Io conosco i miei e i miei conoscono me» [Gv. 10,14]. Qui non dice nulla dei vanitosi, ma parla del gregge. La ripetizione che Egli lascia la Sua vita per le pecore, dipende dalle chiamate con le quali viene interrotto. Egli fa magnificamente riconoscere che non respinge nessuno da Sé, che anche i forestieri che non vogliono sapere nulla del Creatore, sono figli Suoi.

9. Infatti: «Ho ancora altre pecore che non sono di questo ovile» [Gv. 10,16]; i figli di questo mondo, come l’aveva detto ai templari: ‘Voi siete dal basso’ (v. 8,23). Ma non li condanna. No: «Devo condurre qui costoro, e loro sentiranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge e un solo pastore» [Gv. 10,16]. La differenza: le prime pecore ascoltano, le seconde lo devono prima fare. Con ciò Egli intendeva i pagani? Oh, la Sapienza va più in profondità. Quelli che si staccano dalla Luce, che per educazione o ateismo non riconoscono DIO, sono intesi. Ma chi vuole saperlo? La maggior parte semina disaccordo. (v. 10,19-20); altri credono nel Pastore (v. 10,21).

10. Egli viene circondato nel cortile del tempio. Su nessun uomo si era così in disaccordo come su di Lui. ‘«Quanto tempo fermi le nostre anime? Se sei Cristo, allora diccelo apertamente» [Gv. 10,24]. Per secoli si attendeva COLUI che i profeti avevano annunciato. E ora? Se Lo è, se Lo si uccidesse, allora saremmo perduti. Ma se Lui non Lo è, allora non Lo si deve seguire!

11. La parabola del Pastore passava di bocca in bocca. Egli la riporterà per coloro che non l’hanno sentita loro stessi. Dapprima il Signore informa i nemici e coloro che cercano. ‘Sovente Mi avete domandato chi Io fossi e non ho nascosto da dove sono venuto e che cosa voglio compiere nel mondo. Soltanto…’

12. «Voi non credete! Le opere che faccio nel nome del Padre testimoniano di me!» [Gv. 10,25]. Su ciò il ripetuto avvertimento: «Voi non credete perché non fate parte delle mie pecore» [Gv. 10,26], di coloro che già Mi riconoscono. Poi, a tutti coloro che erano venuti alla festa e che pendevano dalle Sue labbra, che volevano tanto volentieri appartenere a Lui, la grande Chiamata del Salvatore.

13. «Le mie pecore sentono la mia voce, ed io le conosco e mi seguono, ed io do loro la vita eterna! Non moriranno mai, e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre che me le ha date. È più grande di qualunque cosa, e nessuno può strapparle dalla mano del Padre.

Io e il Padre siamo uno!» [Gv. 10,27-30].

14. Questa Luce splende profondamente in quei cuori che si aprono alla Sapienza di Dio. Dato che per i cattivi è il contrario, perciò levano nuovamente delle pietre per gettarGliele. Deve agire qui il soave Amore? L’uomo sceglie volentieri la cosa più facile. Quanto è vera la Parola del Signore:

«La Sapienza è stata giustificata dalle opere sue!» [Matt. 11,19]

15. Allora il Signore chiama Se stesso la Sapienza, perché Gli si voleva male, e va dai peccatori e gabellieri. Oh, quell’antica Parola è giusta: «Quanto Egli ha amato tutti i popoli!» [Deut. 33,3]

16. «Per quale opera mi volete lapidare?» [Gv. 10,32]. Si mostra forse, qui, ciò che è nel Piano di Dio? Sì: – l’AMORE! «Per via delle buone opere nessuno alza una pietra contro di te. Ma tu sei un uomo come noi e parli un linguaggio che non comprendiamo. Tu bestemmi Dio; perciò lo facciamo!» [Gv. 10,33].

17. Qui si rivela ancora una Parola incompresa. I superiori si sono sempre elevati verso il popolo, si sono fatti passare per dèi. Il Signore rende tutto palese! Era scritto nella Legge, cioè così dagli uomini, che dovessero comunque morire e andare a fondo come tiranni (Salmo 82,6-7).

18. Se nella falsa interpretazione vi fate chiamate dèi e dimenticate che dovete morire, mentre DIO, l’Altissimo, non muore mai, come potete dire di Me: «Tu bestemmi Dio! Perciò Io dico: Io sono il Figlio di Dio» [Gv. 10,36]. Se sono un Uomo come voi, allora anch’Io sono un Figlio dell’Altissimo. Se ora non facessi delle buone Opere, allora non dovreste crederMi.

19. «Ma se non volete credere a me, allora credete nelle opere, affinché riconosciate e crediate, che il Padre è in me ed io in Lui» [Gv. 10,38]. Sì, voi siete creature, figli di Dio, non dovete mai chiamarvi dèi, perché nessun Dio muore e nessun Dio deve nascere! Io, il Salvatore, sono però nel Padre, non accanto a Lui come ogni altra creatura-figlio; e il Padre è in Me!

20. Negli uomini si riflette la Parola e l’Essenza del Padre, Egli è troppo grande da poter dimorare in voi. Ma voi in Lui, …dov’è la vostra eterna dimora. Io stesso sono Uno con il Padre: Io in Lui ed Egli in Me! Una maestosa Entità! L’intera Pienezza di Dio non può essere scissa in due Persone, altrimenti non sarebbe una Pienezza intera! Io e il Padre siamo Uno – ma non per nulla come si cerca volentieri di rappresentare – soltanto di un pensare, così: «Chi vede Me, vede il Padre» (cap. 14,9).

21. In verità, se si cercasse e si amasse la Sapienza – sarebbe facile riconoscere la Verità, perché il Salvatore è reale. Ma come allora, si dice anche oggi di credere se stessi simili a Dio, considerando il ‘Figlio’ come riconciliazione, solamente come ‘Uomo’, anche se come Uno che è nel Posto più alto. E perfino questo: Egli è un Maestro nella fila di molti maestri! Invece Cristo dice: «Nessuno si faccia chiamare maestro, Io solo sono il vostro Maestro; voi tutti siete fratelli» [Matt. 23,8-10].

22. Così ognuno voglia far regnare in se stesso la Sapienza, per appartenere al gregge del Signore per conoscenza e per amore.

 

 

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Cap. 11

Serietà

 «Il Signore è vicino a tutti coloro

che Lo invocano con serietà».

[Salmo 145,18]

 

1. Chiunque indaghi con serietà la vita di sacrificio di Gesù, giungerà inevitabilmente alla consapevolezza che si tratta di un pieno impegno di tutta la Sua maestosità, soprattutto nella successione con cui UR si rivela come Salvatore: la Caratteristica che Egli tiene nella Sua Destra ‘uniti’, i Suoi spiriti, stelle o fiaccole (Ap. 2,1).

2. La resurrezione di Lazzaro. – Martha testimonia di una alta serietà; perché opera contro ogni legge terrena. È incomprensibile il perché il Signore che ama Lazzaro e le sue sorelle (Gv. 11,5), non corre a Betania per aiutare l’amico malato (v. 11,6). Chi conosce la storia, comprende facilmente (v. 40), che proprio così doveva avvenire la rivelazione della Sua magnificenza.

3. Egli parla con i discepoli. Loro Lo avvertono di non partire per la Giudea (v. 11,8), questa volta Lo avrebbero catturato. Che cosa ne sapete voi della Mia via? «Non ha il giorno dodici ore? Chi cammina nel giorno, non si urta; perché vede la luce del mondo» [Gv. 11,9]. Egli, Lui stesso la Luce, in questo senso è anche ‘il Giorno’! Chi non ha la ‘Mia’ Luce, cammina nella notte del mondo, si urterà contro questo e in esso. Questa introduzione si trova davvero su una base di maestosa SERIETA’. La LUCE richiede la decisione e, …accetta la stessa.

4. «Lazzaro, il nostro amico, dorme, ma Io vado per svegliarlo»’ [Gv. 11,11]. Quanto poco i Suoi discepoli sono penetrati nella serietà della Sua Dottrina, da Maestro, lo testimonia la risposta che un malato, quando dorme, migliorerebbe presto. Per non pesare troppo su di loro, il Signore rivela che ‘Lazzaro era morto’ (v. 11,14).

5. E chi è in grado di comprendere ciò che segue? – «È bene per via di voi che non c’ero, affinché crediate» [Gv. 11,15]. Essi avevano sperimentato molti miracoli, e nonostante ciò alla loro fede manca il pieno vigore. Qui avviene qualcosa che rimane sovente inosservato. I discepoli temono per il loro Signore. La Giudea è un terreno ardente, …anche per loro. Sovente sono già stati scherniti e infastiditi, perché sono i discepoli di Gesù. Se si cattura il loro Signore, con loro non si farà molte storie.

6. Ma nessun forte Pietro, nessun amabile Giovanni …un serio combattente, ma Tommaso chiamato il dubbioso, dice: ‘Andiamo con lui, affinché moriamo con lui (v. 11,16). I discepoli avevano soppesato che non volevano seguirLo in Giudea. Tommaso aveva svergognato quelli che oscillavano.

7. Arrivao vicino a Betania. La casa del lutto è colma di gente. Strano, non la lodata Maria (Lc. 10,42), ma Martha corre incontro al Signore, invece Maria rimane in casa. Con Martha si tratta di serietà. Quale salda fede ha lei! Oh, dapprima: «Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto». Ma subito la grande testimonianza:

8. «Ma io so pure che ciò che tu chiedi a Dio, Lui te lo darà» [Gv. 11,21-22]. Una speranza segreta oscilla nell’anima di Martha. È del tutto comprensibile che con la parola: «Tuo fratello deve risorgere» [Gv. 11,23], lei crede che Lui parlasse del Giorno del Giudizio. Il fratello è morto da quattro giorni; nel paese caldo una salma è già decomposta. Ma che cosa è per il Creatore un tempo terreno…?

9. «Io sono la resurrezione e la vita. Chi crede in me, vivrà; e anche se morrà – non morirà mai più». Su questo la domanda: «Lo credi tu?» [Gv. 11,25-26]. E ora l’eminente testimonianza di una donna: «Signore, sì, io credo!» Lei va a prendere Maria. Peccato che quest’ultima non rimane con il Maestro, ritorna nella casa; Martha rimane lì! Certi bisbigliano che Egli avrebbe guarito dei ciechi, paralitici ed altri. Perché non ha aiutato quello di Betania? (v. 11,28-37) Allora il Signore si adira. La Sua Serietà abituata alla salvezza appare apertamente sul piano. Egli sta lì, ferreo; come sperimentato ben raramente, Egli guarda oltre a tutti e da Lui fluisce la Potenza del Creatore.

10. «Togliete la pietra!» [Gv. 11,39] Allora sulla folla si espande il terrore. Si retrocede, ma solo fino al punto affinché si possa vedere e sentire ancora tutto. Che anche Martha si spaventi, è comprensibile. Che cada al Giudizio, e poi, guai a lei! «Lui puzza già», osa dire. La Destra soave di Gesù si posa confortante sul suo capo:

11. «Non ti ho detto se tu credessi, vedresti la magnificenza di Dio?» [Gv. 11,39-40]. Allora il suo spirito crede, la sua anima giubila, e ordina di rotolare via la pietra dalla tomba. Un silenzio senza fiato. Dimenticando la paura di ammalarsi, tutti si avvicinano, vedono e sentono come il Signore alza gli occhi, …nella Sua propria elevatezza di Creatore, ma per via degli uomini dice:

12. «Padre, Ti ringrazio che mi hai esaudito! Per il popolo che sta tutto intorno, l’ho detto, affinché credano che Tu Mi hai mandato». Poi con voce alta, che le spie sentano le Sue parole: «Lazzaro, vieni fuori!» [Gv. 11,41-43]. Ci si prende per le mani, ci si appoggia l’uno all’altro per lo spavento. Ancora avvolto dai teli mortuari, il defunto esce dalla tomba come uno spirito.

13. Gli occhi di Martha sono fissi sul Signore. Quando cadono i teli, Lazzaro sta lì come prima della malattia; Martha e molti altri che credono almeno per via del miracolo, si inginocchiano. Sì, …nell’avvenimento vibra un’inaudita Serietà. Per così dire, qui la Potenza e là la fede! Martha lo ha creduto seriamente, altrimenti non avrebbe mai osato far aprire la tomba di suo fratello alla presenza delle molte spie del tempio.

14. Si è scampati per un pelo al pericolo; ma lei ha creduto seriamente. Allora si è rivelata la Magnificenza di Dio. Quanto grande era stato il pericolo per lei, per il Signore, per tutta Betania, risulta da ciò che segue: – Alcune spie corrono all’alto Consiglio, gli altri rimangono per vedere che cosa succederà ancora.

15. Un terrore e un interrogarsi. «Che cosa c’è da fare? Quest’uomo fa molti segni. Se lo lasciamo così, tutti crederanno in lui; allora verranno i romani e ci prenderanno il paese e la gente» [Gv. 11,47-48]. La preoccupazione non è ingiustificata. Alcuni alti romani credevano nel Signore, e se fosse andato da loro, Lo avrebbero portato da tempo a Roma come ‘l’unico-vero Dio.

16. Ma manca la maturità e, …il santo ‘Compiuto’! Perciò è possibile che Caifas, un uomo superbo, arrogante, ora possa dire: «Per noi è meglio che muoia un solo uomo per il popolo, piuttosto che tutto il popolo si rovini» [Gv. 11,50]. Lui pensa certamente al popolo, ma se a causa del miracolo di Betania tutta la gente e i romani avrebbero creduto nel Salvatore, allora loro, i templari, sarebbero stati superflui; allora non sarebbero stati più i temuti e i rispettati; allora avrebbero perduto dignità, funzione e denaro.

17. Lui non sa nulla dell’alta via di Sacrificio di Dio. Perché altrimenti, …pur se insensibile, anche un Caifas insieme all’alto Consiglio non si sarebbero rinchiusi, non avrebbero soppesato e litigato, come si potesse ottenere ‘Lui’, senza istigare il popolo, soprattutto, senza che i romani andassero contro di loro. La maggior parte dei templari non erano molto amati, davano molto fastidio all’occupazione.

18. «Ma Gesù non camminò più liberamente fra i giudei, ma se ne andò in una regione vicino al deserto, in una città chiamata Efrem, e restò lì con i Suoi discepoli» [Gv. 11,54]. Ah, …il tempo del ritorno non è ancora concluso, la Serietà-Sacrificio è ancora pronta, …per tutti! Il templare riconosce inconsapevolmente che sarebbe meglio che morisse UNO, per tutti, che tutti per uno!

19. Quindi, anche nell’alto Consiglio regna una serietà, cioè quella di uccidere con tutti i mezzi Gesù di Nazaret. Si stanno di fronte una maestosa Serietà ed un grossolano egoismo. Ci si domanda, ci si spia e si propone di attendere la festa dei pani dolci: la Pasqua! Verrà certamente di nuovo nel tempio, e allora deve andare nella loro rete di cattura, nel ‘comandamento mondano’, cioè: «…se qualcuno avesse saputo dove Egli fosse, che lo indicasse, affinché lo afferrassero» [Gv. 11,56-57].

20. Quanto fosse misero tutto il loro pensare e volere, a loro non venne in mente. Lo hanno sempre voluto catturare, qui, in mezzo al popolo, oppure quando Si teneva nascosto con i pochi in qualche luogo. Le spie sapevano sempre dove Lui era e chi stava con Lui, ma non hanno mai potuto mettere le mani su di Lui.

21. Chi segue il Salvatore con autentica serietà e crede come Martha; chi si mette ripetutamentye sulla via con tutta la serietà per aprire la propria povera tomba, sperimenterà la rivelata Magnificenza per la maestosa Serietà di UR!

 

 

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Cap. 12

Pazienza

«Il Signore ha pazienza con noi!»

[2° Pietro 3,9]

1. Quanto pesa la PAZIENZA per il perfezionamento, lo testimonia la Bibbia: «Ma per questo mi è stata fatta Misericordia, affinché Gesù Cristo dimostrasse in me per primo tutta la sua longanimità, ed io servissi d'esempio a quelli che per l'avvenire avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna» [1° Tim. 1,16]. Chi non vuole credere in queste Parole?

2. La Pazienza opera subito all’inizio del capitolo 12 per colui che tradirà il Signore. Lazzaro, il risvegliato, ha invitato il Signore. Il padron di casa siede accanto a Gesù; Martha Lo serve di animo lieto, mentre Maria prende un’intera libbra di unguento delizioso ed unge i piedi al Signore. Lui la lascia fare. Dove si serve con ‘il tutto’, si rivela tutto l’Amore di Dio!

3. Giuda in sé non è un uomo cattivo, solo malato nell’anima dalla brama per il denaro, dice che l’unguento lo si avrebbe dovuto vendere per trecento denari (in rapporto alle 30 monete d’argento…) per il bene di molti poveri (v. 12,1-6). Con ciò copre la sua avarizia, ma non la può nascondere davanti al Maestro. Non viene respinto bruscamente, ma Egli dice:

4. «Lasciala fare in pace! Lo ha conservato per il giorno della mia sepoltura. Perché dei poveri li avete sempre con voi, ma non avrete sempre me» [Gv. 12,7-8]. O Giuda, riconoscerai troppo tardi la Pazienza che ti è stata dimostrata; voi altri fuggirete oppure vi allontanerete e non Mi farete ciò che degli amici fedeli donano al defunto come ultimo dono: …spezie per la tomba!

5. «È arrivata molta gente, in parte per il Signore, in parte per vedere Lazzaro» [Gv. 12,9]. Si vuole uccidere entrambi perché il tempio si svuota sempre di più; la cassetta per Dio non si riempie abbastanza, il popolo è attaccato a grappoli al Nazareno. Ora soprattutto per via di Lazzaro. ‘Quindi si vorrebbe uccidere anche il testimone di una resurrezione’ (v. 12,10-11). E’ spiegabile che molti credevano per via del grande miracolo.

6. Si corre avanti e indietro, verso Gerusalemme. L’ultima via in questa città! Il Signore è DIO! Lui può cambiare la strada! Lui può conservarSi la Creazione senza la croce! Invece con la croce Lui va incontro al figlio perduto, come PADRE (Lc. 15,20)! Questo è il fatto decisivo nell’alto percorso del Sacrificio, e perciò in questa entrata in Gerusalemme la Pazienza si trova sul Vessillo divino.

7. «Osanna! Lodato sia Colui che viene nel Nome del Signore, il Re d’Israele!» [Gv. 12,13]. Gli alti romani lo sanno meglio dei giudei: ‘Questo re non è del nostro mondo!’. Quindi lasciano esclamare la gente. E, …LUI? Presto al posto delle palme prenderanno delle verghe, e invece di gettare dei mantelli sulla via GLI strapperanno la veste dalle spalle[4]. Quanta Pazienza ci vuole per non intervenire? Il Signore della Creazione, come simbolo della Pazienza, si serve di un asino e cavalca attraverso i vicoli di Gerusalemme, su al Tempio [Gv. 12,14]. Persino i discepoli potranno comprendere il simbolo solo molto più tardi [Gv. 12,16].

8. I templari si consigliano pieni di rabbia. ‘Non riuscite a fare niente, tutto il mondo Gli corre dietro’ [Gv. 12,19]. Tutto il mondo…! Dei greci si spingono vicino per vedere l’Uomo, il più importante della storia dei tempi. Lui sta in mezzo al popolo, davanti alle porte del tempio ed indica loro apertamente ciò che Egli si è scelto.

9. «È giunto il tempo che il Figlio dell’uomo venga trasfigurato. In verità vi dico: A meno che il chicco di grano non cada nella Terra e muoia, allora rimane da solo; se invece muore, porta molti frutti» [Gv. 12,23-24]. Nella Terra, il santo Terreno di UR, in questo deve cadere il grano! Quante volte il Signore usa le parole ‘chicco di grano’ e’ Terra’, quando si parla dello spirituale.

10. Morire sotto la superficie ed attendere pazienti. Perciò ancora la Parola di Grazia: «Chi ama la sua vita, la perderà, chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà nella vita eterna. Chi Mi vuole servire, mi segua: e dove sono io, là devono anche essere i miei servitori» [Gv. 12,25-26]. Oh, sì, il Padre metterà in fila i figli, dove possono risplendere le loro candele.

11. Arriva qualcosa di difficile, quasi sempre interpretato mondanamente. «Ora la mia anima è rattristata!» [Gv. 12,27] Può l’Iddio rattristarSi perché ha scelto la via del Sacrificio per Sé? Questo sarebbe un controsenso. Se Egli lo ha fatto dalla Magnificenza della Volontà, allora la tristezza sarebbe sbagliata. – No! Egli ha raccolto la tristezza della materia e l’ha caricata in anticipo sulla Sua croce. Di ciò si tratta nel discorso coperto.

12. Se Dio ha preso su di Sé l’umano, allora non Lo si deve mettere sul gradino dell’anima di un uomo. Chi lo fa, pecca contro la Santità di Dio. Di questo il Signore dice: «Tutti i peccati vengono perdonati, ma non quello contro il Santo Spirito, …né in questo né in quello avvenire» [Matt. 12,31-32]. Perché? Perché avevano detto del Salvatore: «Lui ha uno spirito impuro!»? [Mc. 3,30]

13. Gli altri testi indicano che soltanto per via degli uomini Gesù dice che perdonerebbe anche ciò che ‘sarebbe peccato contro il Figliuol dell’Uomo’, quello che gli uomini fanno contro uomini. Certamente ci si deve pentire, ci si deve correggere, chiedere il perdono al prossimo, al quale si fa del male e – naturalmente – …a DIO !

14. Lui stesso è lo SPIRITO SANTO; e dato che Lo si bestemmiava ‘impuro’, Costui perciò diede quella dura Parola: ‘Questo non verrà perdonato! – Allora non si può soltanto congiungere le mani in modo pio; ci si deve voltare completamente dal mondo, Lo si deve soprattutto amare per via della Sua Maestosità, perché chi ama, rispetta anche! Su questa base il peccato contro lo Spirito Santo verrà anche una volta perdonato.

15. Chi vuole pressare Dio in una norma, nella propria opinione, chi Lo umanizza, pecca contro il Suo altissimo Spirito. Questo non sarà nemmeno perdonato nell’aldilà, poiché giungendo alla conoscenza solo là, l’anima dovrà distogliersi dal suo errore. Quanto è difficile però!! Appunto questo, il Santo ha circondato anche nell’afflizione della Sua anima. Ma, …spiegarlo agli uomini? Sì, sta scritto:

16. «…E che cosa devo dire?» [Gv. 12,27]. Questa non è una irresolutezza. Che cosa devo dire, affinché riconosciate la Mia Santità e la Mia via di sacrificio? Questo è il senso della domanda. Per non provocare ora i templari, che è EGLI stesso, Dio e Padre, perciò: «Padre, se vuoi, togli da me questo calice…» [Lc. 22,42]. Chi percepisce che Egli non abbia detto questo per via di Sé? Se diversamente, allora non sarebbe stato aggiunto: «…ma non la mia, ma la tua volontà sia fatta!» [Lc. 22,42].  «Per questo sono venuto in quest’ora (in questo tempo)!» [Gv. 18,27]

17. Era il tempo alto, altissimo, che Dio stesso è andato incontro al povero figlio (Lucifero) e a tutti quelli che una volta si sono staccati dalla Luce (i caduti). Il tempo del Giorno della Creazione, ‘l’Alto Mezzogiorno’, era passato, in cui voglio ‘incamminarMi’, e ‘dato che il Figlio era ancora lontano …’ Questo ha anche a che fare con tutte le Parole del nostro Signore, soprattutto con quella potente: «Padre, glorifica il Tuo Nome!» [Gv. 12,28]

18. Egli mostra loro che esiste un solo Dio e Padre, anche se ora sta nascosto nell’involucro dell’Uomo. Ecco la voce dal Cielo: «Io l’ho glorificato e Lo voglio nuovamente glorificurare!» [Gv. 12,28]. Una volta nella caduta della Creazione ai precipitati era chiaro che potevano sminuire solo se stessi, ma mai la Magnificenza del Creatore e dei figli fedeli.

19. Adesso, ciò viene rivelato di nuovo sulla Terra, per tutti, sia per i fedeli, sia per i deviati. Ora il Dare-Sacrificio verrà adempiuto, …sul GOLGOTA! Nella misera conoscenza questa voce si chiama ‘Tuono’, o ‘un angelo’ (v. 11,29). Si presenta l’alto Consiglio. Questi che si contraddicono, non sono i proclamatori dell’Osanna, sono dei succubi istigati del tempio, perciò la domanda posta sovente, chi Egli Fosse e che cosa volesse.

20. Allora Gesù se ne va ancora una volta. Oltre ai discepoli desidera esprimerlo a molti, prima di lasciarli attraverso la Croce (v. 12,29-37). Che Dio avesse abbagliato loro gli occhi, la conoscenza, non dev’essere inteso come se poi gli uomini non avessero nessuna colpa. Non è un peccato se molti superiori pur credendo nel Salvatore, per via del Consiglio non lo abbiano confessato apertamente per non cadere al bando? (v. 11,42)

21. Questa non è una ‘fede da Martha’, manca la pazienza! Essi preferirono la funzione (religiosa nel Tempio) e il mondo. Così lo è per molti cristiani, nonostante essi sapessero che esisteva un solo Dio; ma la fede non andava oltre. Alcuni superiori seguivano il Salvatore, e ancora una volta parlò (ad alta voce) la Pazienza:

22. «Chi crede in me, non crede in me ma in Colui che mi ha mandato! Chi vede me, vede Colui che mi ha mandato» [Gv. 12,44-45]. Non può essere detto più chiaramente, che il Signore, senza spaventare i Suoi ascoltatori, si è rivelato come DIO e PADRE.

23. In segreto si temeva che il Salvatore fosse in grado di aprire i pensieri, come con la tomba di Lazzaro. Ai superiori va perciò un’ultima chiamata: «Non sono venuto per giudicare il mondo, ma per rendere beato il mondo» [Gv. 12,47]. …i suoi poveri figli!

24. «Chi mi disprezza e non accoglie le mie parole, ha già il suo Giudice: la PAROLA, che Io ho detto che lo giudicherà nel giorno del giudizio» [Gv. 12,48]. Lui ripete il collegamento fra Lui, il Salvatore, e il ‘Padre nel Cielo’ (v. 49,50).

25. Santa Pazienza, incommensurabile nel tuo alto operare! Provocata dai potenti del mondo, pretesa dai poveri che non comprendono la maestosa Luce. E ci sei sempre! Senza stancarTi, parli e operi nello

Spazio e nel Tempo, di Eternità in Eternità!

 

 

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Cap. 13

Amore

 «L’Amore non cesserà mai!»

[1° Cor. 13,8]

1. «Ascolta Israele! Devi amare Dio, tuo Signore, di tutto cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente e con tutte le tue forze» [Deut. 6,4-5]. Questa è la Legge più nobile. L’altra le è simile. «Ama il prossimo tuo come te stesso. Non è un altro Comandamento maggiore di questo». [Lev. 19,18; Mc. 12,29-31].

2. La seconda Opera d’Amore nella vita di Gesù! Non che fosse solo ora la seconda. Essa è a misura per il tempo in cui Dio è venuto nel mondo come Uomo. La Cena si adegua magnificamente, e il servizio di Gesù nell’Opera dell’Amore. «Dato che Gesù si era reso conto che era giunto il Suo tempo» [Gv. 13,1], si può pensare che Egli si fosse reso conto di ciò che avrebbe portato con sé. Oh, no! Egli ha indicato il Suo Tempo-Ur, cosa che si manifesta chiaramente dalle Sue parole ai discepoli.

3. '«…che egli sarebbe uscito da questo mondo per andare dal Padre», non risolve il dogma di una trinità che contraddice tutti i ‘Comandamenti del SIGNORE’. Ma è vero questo: ‘Io ed il Padre Siamo Uno!’ (Gv. 10,30). Per la Salvezza di tutti, l’Amore è disceso come Uomo; ‘l’Andare dal Padre’ significa il ritorno dell’Amore nella cerchia delle sette Caratteristiche di UR.

4. «…Come egli ha amato i suoi, che erano nel mondo, così egli li ha amati fino alla fine» [Gv. 13,1]. Il Golgota era la fine? Lo sarebbe stata l’Ascesa al Cielo? Oppure, il non fluire la Fonte della Sua Parola nel nostro tempo? Se non è così, quale fine è intesa? Quella del Creatore, …oppure delle Sue opere?

5. Oh, oggi a Dio viene smembrato ancor più di come Gli venne strappato l’abito dalle spalle sotto la Croce (impregnato di sangue raggrumato attaccato alle ferite). Si dice già che in Lui ci fossero i contrari, per mettere Se stesso alla prova. Che ne è della Parola: «…com’è perfetto il Padre vostro nel Cielo?» (Mt. 5,48). Che cosa dell’altra: ‘Chi può accusarMi di aver peccato?’ (Giov. 8,46 – vedi cap.8,15) Si sta trascinando la Divinità giù nel povero umano!

6. La Cena (ultima), …nemmeno questa era la prima che Dio ha dato (Gen. 14,18), bensì è la prima che diventa la Pietra finale nel percorso del Sacrificio del Maestro per la materia. Nel Vangelo di Giovanni non viene menzionato ciò che sta scritto in Luca: Del pane come offerta di Sacrificio, e del Vino come simbolo di Redenzione! Chi separa queste due offerte, separa per sé il Sacrificio e la Liberazione

7. Il Signore conosce l’animo di Iscariota, e anche ciò che, coperto dalla Magnificenza di UR, ha la Pienezza in Lui: «…il Padre come Misericordia aveva dato tutto in Lui» [Gv. 13,3], l’Amore come Riconciliazione. Solo dalla conoscenza può germogliare la verità. L’Amore (il figlio) fa ciò che la Misericordia (il Padre) ha previsto come incoronamento.

8. Il Signore si alza dopo la cena, si toglie il soprabito e si cinge con un grembiule. Il simbolo: può cadere l’involucro con cui ha nascosto la Sua Divinità per via degli uomini. L’Opera è già compiuta – con la Cena; quello che segue per il mondo: il Getsemane e il Golgota, è rivelazione, è lo spogliamento del Sacrificio di UR per tutto il povero caduto.

9. E il grembiule? Era necessario rivestirsi nuovamente con una copertura finché non fosse avvenuto il santo ‘è compiuto!’? Un grembiule era una copertura del servitore quando lavava i piedi agli ospiti del proprio padrone! Lo doveva fare anche il Salvatore? Oppure in tal modo ha mostrato ad un mondo ciò che è autentico Amore? Il versetto 14-17 ne dà il chiarimento.

10. I discepoli nei tre anni hanno imparato molto, con la differenza che Egli era il Maestro, loro gli allievi. Perciò Pietro si difende che il Signore compie un servizio da servo. Ma ecco: «Quello che faccio io, non lo comprendi ora; ma lo saprai dopo» [Gv. 13,7]. Dopo, …quando sarà passata l’afflizione della croce! Al suolo, sul quale giace la Benedizione ed è appiccicato il sudiciume, la Terra di Dio e il mondo degli uomini, a ciò è fissato il piede degli uomini. Qual santo simbolo!

11. Lo fa riconoscere il dialogo. Quando Pietro se ne rende conto e vorrebbe essere lavato da capo a piedi, il Signore dice: «Chi è lavato, non deve lavare altro che i piedi, perché è del tutto pulito» [Gv. 13,10]. Chi si libera del mondano, è libero nella sua anima (mani) e nel suo spirito (testa). Solo uno non si è purificato: Giuda! La ricompensa da traditore lo ha incatenato alla rovina del suo mondo. E malgrado ciò, anche lui sente la Parola:

12. «Capite voi ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e fate bene, perché lo sono anche. Dato che ora Io, vostro Signore e Maestro, vi ho lavato i piedi, così anche voi dovete lavarvi i piedi l’un l’altro» [Gv. 13,12-14]. Dovete aiutarvi e sopportarvi reciprocamente. Perché: «Vi ho dato un esempio, che facciate come io vi ho fatto. Il servo non è maggiore del suo signore, né l’apostolo maggiore di colui che lo ha mandato. Se lo sapete, sarete beati quando lo farete» [Gv. 13,15-17].

13. Le frasi marcanti incidono che non sarebbe necessario interpretarle. Come queste: «Non lo dico di tutti voi; Io so chi ho eletto, ma dev’essere adempiuta la Scrittura: ‘Colui che mangia il Mio pane, Mi calpesta con i piedi» [Gv. 13,18]. Sì: l’ingratitudine è la ricompensa del mondo! Ma quella indicazione che solo pochi sarebbero eletti, non tutti, non si riferisce al fatto che Dio chiama solo alcuni dalla fila; i non eletti non avrebbero poi nessuna colpa.

14. Chi bada alle parole, ha sentito ed ha accolto la chiamata di Dio. Giuda ha solo ascoltato, quindi non può rimanere nel seguito di Gesù. Non lo si dovrebbe intendere diversamente, e che la Scrittura avesse da adempiersi, suona come costrizione. Soltanto, …l’insondabile maestoso ‘Devo!’ di UR è la rivelazione della Volontà del Suo Dominio! E perciò non esiste nessun ‘obbligo’, come lo ha creato l’uomo.

15. Nell’insegnamento ai discepoli il Maestro da’ a tutti gli uomini la dimostrazione chi EGLI è e quello che succederà nel Suo percorso sacrificale. La scena del tradimento conferma il Suo Amore. Egli non contende con Giuda, ma: «Quello che devi fare, fallo presto» [Gv. 13,27]. Con ciò, …il Signore vuole abbreviare il Suo tempo di sofferenza? Forse, …solo se si considera Gesù come Uomo. Ma allora non Lo si vedrebbe in modo autentico, non così come, che cosa e chi, Egli è realmente.

16. No, …intanto per via dei discepoli, e perché è venuto il ‘Suo tempo’, perciò adesso: ‘fallo presto’! Inoltre il Signore sa precisamente che cosa sta succedendo attorno a Lui, sia nell’alto Consiglio, che nella materia o nella Luce. EGLI conosce la Sua Creazione; e la sua Luce compenetra l’Empireo. La materia e, …il povero piccolo cuore degli uomini.

17. I discepoli ignorano ancora Giuda, benché fosse sempre stato un outsider. Il male, rappresentato in lui simbolicamente, se ne va; non può sopportare l’Amore santo, soave, che attira e chiama, che appiana la via di ritorno al Padre, anche al più maligno. Quindi gli undici discepoli possono passare nell’altra sfera. Viene aperta una porta superiore di conoscenza. E loro, …vi entrano.

18. «Ora il figlio dell’Uomo è glorificato, e Dio è glorificato in lui. Se Dio si è trasfigurato in lui, Dio lo trasfigurerà anche in Se stesso» [Gv. 13,31-32]. Trasfigurare = svelare; cosicché, ‘Figlio e Padre’, in Sé, tutta la Pienezza della Divinità! Questo dapprima ha certamente spaventato i discepoli; anche se hanno creduto che il loro Maestro è al di sopra di tutto. …ma, …(essere) anche DIO stesso? Perciò la Parola del PADRE è: ‘Cari figlioletti!’. Ah, chi non vorrebbe afferrarlo?

19. «Cari figlioletti, ancora per poco son con voi» [Gv. 13,33]. Non è una contraddizione verso Matteo 28,20: ‘Ecco, Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo’. Nella prima sta il corporale, nella seconda l’eterno in principio. Per questo motivo i discepoli adesso non possono andare là dove andrà il Maestro.

20. «Vi do un nuovo comandamento» [Gv. 13,33]. I (due) Comandamenti di base che Egli ha già insegnato (Marco 12,29-30) e c’erano già al tempo di Mosè, sono quindi stati dati semplicemente di nuovo, perché il Sinai e questi due Comandamenti erano stati quasi dimenticati. Perciò: ‘Un nuovo Comandamento!’. Più giusto: ‘nuovamente’, affinché non vada del tutto perduto.

21. Se Dio stesso li ha rivelati nella prima parte della Bibbia, allora nella seconda parte della Bibbia Egli stesso porta di nuovo il santo Comandamento dell’amore, non invano: «In ciò ognuno riconoscerà che siete Miei discepoli, se vi amate l’un l’altro». [Gv. 13,35].

22. Gli undici non sono ancora del tutto compenetrati nell’essenza del Maestro, allora Egli continua ad insegnare, affinché Lo possano riconoscere anche se accanto a Lui si trova l’ombra del Getsemane e del Golgota. Qui non soltanto Tommaso (Gv. 11,16), …nessuno Lo vorrebbe lasciare.

23. Per amore per …i figlioletti, Pietro lo vorrebbe testimoniare che lui starà contro un mondo pieno di nemici. La volontà è buona, ma, …il compierla? (Rom. 7,18) Oh guaio! – «Il gallo non canterà, prima che tu non mi abbia tradito tre volte» [Gv. 13,38].

24. Quanto amaramente si conclude il capitolo dell’Amore. Quante volte DIO è stato tradito! ‘Io sarò’ (di Pietro), …lo soffia via il vento. Tuttavia l’AMORE del SALVATORE rimane, nonostante Giuda, nonostante il grido del gallo e di tutta l’imperfezione dei discepoli, i quali fuggono durante l’arresto e non hanno il coraggio della Maddalena che va alla tomba, nonostante la sorveglianza dei romani. Nonostante tutto, Gesù annuncia tutto quel Discorso di congedo (cap. 14-15-16), il Suo Amore ed anche la Misericordia, il Sacrificio di UR e la sua conseguenza.

Chi ha l’amore, ha anche Dio!

 

 

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Cap. 14

Misericordia

 «Con immensa Compassione,

 Io ti raccoglierò!»

[Isaia 54,7]

1. La Provvidenza di Gesù si manifesta come ammonendo: «Il vostro cuor non si turbi!» Accennato per i fedeli quando la paura li dividerà. La fede è il motivo nel quale si devono poi ritrovare di nuovo; è meno inteso il mondo, ma: «Nella Casa del Padre Mio ci sono molte dimore…» [Gv. 14,1-3], là vivrete in eterno senza paura né preoccupazione; perché Io tornerò per condurvi là.

2. Loro dovrebbero sapere dove va: la via da dove Egli viene; il Suo Regno, la Sua via del Sacrificio [Gv. 14,4]. La cena, il lavaggio dei piedi, li ha confusi. E’ comprensibile che Tommaso dica: «Signore, noi non sappiamo dove vai; e come possiamo sapere la via»? [Gv. 14,5]

3. Il Volto serio. Ah, …loro sentono che qualcosa di terribile sta per accadere. Perciò Tommaso in sé pensa bene: ‘Non ci hai detto nulla, hai solo accennato’. – Oh, voi, istruiti da ME stesso, e non sapete questo? «Io sono la via e la verità e la vita, nessuno viene al Padre se non tramite me» [Gv. 14,6].

4. Ho sempre parlato dello spirito, che il mondo passerà e rimarrà esistente solo il Regno. Ora, alla fine, il Signore toglie la benda, proprio come prima durante la Cena, gli abiti, l’avvolgimento, e si dà a riconoscere, anche se per tre anni ha parlato del Figlio e del Padre come, ma non quali due Persone.

5. «Se Mi aveste conosciuto, anche il Padre Mio conoscereste, e d’ora in poi Lo conoscete e L’avete visto» [Gv. 14,7]. Ma i discepoli non vedono una seconda Persona, quindi questo ‘Ora Lo avete visto’ è da riferire a Lui stesso. «Allora Filippo chiede: ‘Signore, mostraci il Padre, e ci basta!’» [Gv. 14,8]. Allora potremmo testimoniare del Padre. Filippo ha ragione con quest’opinione – in senso modano. Soltanto:

6. «Da quando sono con voi, e non mi conosci, Filippo? Chi vede me, vede il Padre; come mai dici: ‘Mostraci il Padre’?» [Gv. 14,9]. Si tralascia volentieri questo versetto oppure non gli si dà il valore che merita, cioè la cosa perfetta: ‘Io stesso sono vostro Padre e vi voglio raccogliere con immensa Compassione', nel Mio Regno come Casa del Padre vostro.

7. Inoltre Egli dice anche, ‘che ciò che dice e fa, è la Parola e l’Opera del Padre’, ma fondato su: «Non credi che io sono nel Padre e che il Padre è in me?» [Gv. 14,10]. Se fossero due Persone il Salvatore non avrebbe potuto parlare così: ‘Lui in Me ed Io in Lui’, soprattutto perché lo ripete: «Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in Me! Almeno, credete in me per via delle opere». [Gv. 14,11].

8. Appunto queste due parole fanno vedere nel Signore tutta la Pienezza della Divinità (Col. 2,9). Il cristiano di oggi non lo vuole riconoscere ed interpreta per sé falsamente ciò che segue: «Chi crede in Me, farà anch'egli le Opere che Io faccio e ne farà di maggiori» [Gv. 14,12]. Cioè: ‘Quello che fate voi, dev’essere considerato maggiore perché viene dalla vostra debolezza. Mentre Io lo faccio dalla Mia FORZA!’. – Le Opere di Dio, restano sempre al di sopra di ogni opera dell’uomo. Perciò:

9. «Quello che chiederete nel mio nome, io lo voglio fare, affinché il Padre sia onorato nel Figlio» (non tramite Lui) [Gv. 14,13-14]. In ciò vale una cosa: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti» [Gv. 14,15]. Anche qui l’inadempiuto: Egli non parla dei ‘Comandamenti del Figlio’, perché esiste un solo tipo di Comandamenti, perciò è espressamente rivelato: ‘Io e il Padre siamo Uno; chi vede Me, vede il Padre!’

10. Segue ancora qualcosa di incompreso: «Voglio pregare il Padre ed Egli vi manderà un altro Consolatore, che rimanga con voi in eterno» [Gv. 14,16]. Gesù non è ora più di un Consolatore? Ah, loro saranno impauriti di perdere il loro Signore. Ciò, è come con quel ‘Vi dò un nuovo Comandamento!’ già dato da tempo, ma dimenticato e soffiato via; così anche la consolazione, allorquando il Signore morirà sulla Croce.

11. Oh, Lui non viene certo dimenticato, ma regneranno dei dubbi. Quindi ‘un altro Consolatore’ è anche dato solo nuovamente di nuovo. Questo si riferisce pure al Santo Spirito. Dio è Spirito e Santo! Se Egli manda da Sé lo Spirito, allora con ciò si collega anche la Sua Santità, indipendente dal fatto che i discepoli non diventano santi.

Santo è unicamente il Signore!

12. Ma tutti coloro che riceveranno ‘lo spirito’, saranno santificati attraverso la Misericordia, adagiati nel Regno che testimonia del ‘rimane con voi eternamente’. Il Salvatore parla dello «…Spirito della verità che il mondo non può ricevere, perché non Lo vede e non Lo conosce. Ma voi Lo conoscete; perché rimane con voi e sarà in voi» [Gv. 14,17]. Sì, …la Sua Parola dimorerà sempre con loro, e dalla Sua Forza compiranno apparentemente ‘opere maggiori’.

13. La Misericordia diventa più chiara. «Non voglio lasciarvi orfani; Io vengo a voi» [Gv. 14,18]. Lui c’è ancora. Solo più tardi i fedeli sapranno tutto di Lui; anche, che la Forza di Dio può abitare in loro, l’Immagine del loro Maestro. Questo resterà inciso in loro, un marchio della Santità, dell’alta Consolazione e della Croce!

14. «Ancora un poco, allora il mondo non Mi vedrà più; ma voi Mi vedrete, perché Io vivo ed anche voi vivrete» [Gv. 14,19]. Un ‘poco’ riguarda il Getsemane e il Golgota. Con il: ‘Voi Mi vedrete’, è inteso che in quel tempo (quello del Getsemane e del Golgota) avrebbero avuto davanti a loro la Sua immagine, mentre la Pasqua avrebbe portato la più bella Consolazione: ‘Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo!’ (Mt. 28,20)

15. La ripetizione del comandamento è un accompagnamento alla Parola che più tardi dovrà aiutare i discepoli, solo che non viene riconosciuto chiaramente. Perciò Giuda (non l’iscariota) fa la domanda. Egli c’è, loro Lo vedono! Non è chiaro il ‘Noi, il Padre ed Io’, nel versetto 23. Dato che dapprima il Signore parlava dell’unità del Padre e del Figlio, il ‘noi’ non è adeguato, soprattutto perché si parlava di ‘chi ama Me’ (Gv. 14,21).

16. Quel che segue non è da togliere dal ‘noi’, benché suona così: «La Parola che sentite non è Mia, ma del Padre che Mi ha mandato» [Gv. 14,24]. Questo è letteralmente in contraddizione con ciò che sta scritto in Giov. 1,1-5. È necessario spiegare il perché il Signore non è stato ancora pienamente compreso dai Suoi discepoli; anzi, …solo dopo l’Ascesa giungeranno alla conoscenza superiore. E quanto magnificamente parla qui la Misericordia.

«Vi lascio la Pace, vi do la Mia Pace.

Non ve la do come la dà il mondo.

Il vostro cuore non sia turbato!» [Gv. 14,27].

17. Anche qui una contraddizione letterale al versetto 23, al 24 e al 26. O è da valere l’IO e il MIO, il sempre sottolineato, oppure anche un ‘Noi’. Allora dovrebbe significare: ‘Il Padre vi dà la Pace …’

18. Proprio nei discorsi del congedo, quando si tratta di riconoscere Gesù completamente, la traduzione lascia molto a desiderare, più il ‘nuovamente controllato e testo autorizzato dal DEVI’. Manca la linea unitaria, quando – se lo si legge superficialmente – non si sa pareggiare i differenti versetti. Ma questo è possibile, perciò ‘Cercate (e non leggere solamente) nella Scrittura’ dallo spirito che il Signore, l’UNICO DIO, ha dato ai discepoli e a tutti coloro che prendono a cuore la Parola; ‘cercate e troverete!’

19. I discepoli vogliono comprendere volentieri la Parola del Maestro. Hanno seguito Lui, ‘l’Uomo’, indicibilmente al di sopra di tutti gli uomini. Quanto il riccamente adornato Caifas è proceduto contro Gesù con maestosa ricchezza di parola? Quanto la brama di potere di Erode contro quella soave Guida del loro Signore? Quanto il dominio dei romani contro i Suoi miracoli? Tuttavia, … LUI è anche, ancora un Uomo, quindi non completamente riconoscibile.

20. Perciò il Salvatore ripete quello che è in sé è chiaramente comprensibile, …con una frase: «Avete (quante volte) udito che ho detto: Io andrò via e ritorno di nuovo a voi. Se Mi amaste, vi rallegrereste che ho detto: ‘Io vado al Padre’, perché il Padre è maggiore di Me» [Gv. 14,28].

21. Egli ritorna per quaranta giorni. Anche questo è un Simbolo della Quadruplicità-Ur. Dopo altri dieci giorni Egli manda il Consolatore. Non è sbagliato considerare in questo i Dieci Comandamenti. «Non dovete credere che Io Sia venuto per abolire la Legge o i profeti; …ma per adempiere» [Matt. 5,17]. Con ciò il Signore ha confermato il Suo Sinai.

22. ‘Se Mi amaste!’. Quanto delicatamente, misericordiosamente, il Signore accarezza quelle ferite dell’anima che il Golgota li confonderà del tutto. Gli undici si spaventano. ‘Signore, ma noi Ti amiamo! Abbiamo abbandonato casa, moglie e figlio ed abbiamo seguito TE!’. Egli vede i pensieri interrogativi e risponde consolando:

23. «Ora ve l’ho detto prima che avvenga, affinché crediate! Non parlerò più molto con voi; perché arriva il principe del mondo il quale non ha nulla in me» [Gv. 14,29-30]. Il principe del mondo, …una creatura alla quale come CREATORE ho dato la vita per prima!

24. Alla fine ‘il mondo’, coloro che si siedono sui loro alti seggi, deve riconoscere ciò che era successo in quel tempo: Getsemane – Golgota – Resurrezione – Ascesa al Cielo! Quello che la Misericordia ha una volta deciso nel Consiglio superiore di quei sette angeli-principi, l’AMORE lo prese nella Sua croce e lo portò in Alto, nella santa Altura della Luce,

«Beati sono i misericordiosi;

perché al loro Misericordia sarà fatta!» – [Matt. 5,7]

 

 

 

 

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Terza Parte

 

cap. 15

Ordine

«Tu sei un aacerdote nell’eternità

secondo l’ordine di Melchisedec».

[Ebrei 5,6]

1. «Nessuno può mettere un altro fondamento che quello già posto, cioè Gesù Cristo» [1° Cor. 3,11]. «'Io sono la vera vite e mio Padre è il vignaiolo» [Gv. 15,1]. Dato che i discepoli erano ancora presi dall’umano, si legge nuiovamente di ‘Io e il Padre’. Io, l’Amore, sono la vera Vite e la Misericordia custodisce lei e la sua via. Questo è inteso.

2. I successori sono i tralci ‘in Lui’; e qui si rivelano le Magnificenze di Dio. Tralci non buoni vengono tolti. Non viene detto ciò che avviene con questi; ma non certamente, sono dannati nell’eternità. E’ comprensibile che «…i tralci buoni vengano purificati…», migliorati, «…per aumentare la fertilità…», le buone azioni. [Gv. 15,2].

3. Per rendere forti i discepoli, vengono lodati. «Voi siete già puri…», naturalmente «…per via della Parola che il Signore ha predicato» [Gv. 15,3]. Non è ancora un proprio merito; ma qui è dato il FONDAMENTO, la santa via dell’Ordine, sulla quale più avanti gli apostoli potranno agire. L’esempio li rende più confidenziali con l’Insegnamento. Sì, senza DIO nulla è fatto, senza la Redenzione non potrebbe essere nemmeno raggiunto nulla! Solo «…nella vite il tralcio può maturare» [Gv. 15,4-5].

4. Ma questo: «Chi non rimane in Me, viene gettato via come un tralcio e si secca; e li si raccolgono e li si gettano nel fuoco e devono bruciare» [Gv. 15,6]. Non ‘consumare’, ma da affinare come l’oro nel fuoco (Apoc. 3,18). Fa certamente male quando si deve lasciare stare tutto ciò che rovina la via verso la Luce. Ma quando si è diventati puri, allora splende anche la propria Luce.

5. Viene scoperto il falso ‘Dio in noi!’. – «Se rimanete in me, e le mie parole in voi» [Gv. 15,7], significa che nel Cuore di Dio Padre vi è spazio in abbondanza per tutti i figli, nel piccolo cuore di figlio non può dimorare la Pienezza della Divinità. Per questo la Parola di Dio, la Sua santa Immagine, secondo la quale siamo fatti! Allora c’è naturalmente molto da richiedere, che il Signore esaudirà.

6. Tutte le richieste? No! L’uomo chiede molto di ciò che aggrava la via del ritorno a Casa. Questo non viene esaudito, per la sua benedizione. Nella giusta richiesta il «Padre viene onorato e il richiedente porta molto frutto» [Gv. 15,8]. Per questo il gentile ammonimento di «…badare all’amore, … di osservare i Comandamenti» [Gv. 15,9].

7. Questo è da assoggettare all’Ordine? Certamente! Il Fondamento del quale parla Paolo, è il santo Ordine, con il quale Dio come SALVATORE ha cominciato e completato la Sua Via, …per tutti (Rom. 11,32). Chi riconosce questo, «…avrà in sé la gioia di Gesù e sarà perfetto» [Gv. 15,11]. Non, perfetto così com’è perfetto il Padre nel Cielo, perciò si parla anche sempre del ‘sarà’ quando ci si riferisce alla creatura, mentre per Dio significa il santo ‘È’.

8. Il Maestro chiama i discepoli ‘i Suoi Amici’, non più servi, nemmeno fratelli. Sono deposti arroganza e sottomissione.

«Nessuno ha un amore più grande di colui

che lascia la sua vita per i suoi amici!» [Gv. 15,13].

9. Dopo, di nuovo quella severa indicazione: «Non voi avete scelto me; ma io ho scelto e vi ho costituiti affinché andiate e portiate molto frutto, affinché, se chiederete al Padre nel nome mio, Egli ve lo darà» [Gv. 15,16].

10. Oh, sì, Mi avete seguito, ma Io vi ho chiamato, perché Io vi ho conosciuto. Voi Mi avete riconosciuto attraverso il Mio Amore. Questo è detto con il versetto. E’ singolare che il Signore adesso non rilascia nessun Comandamento, quel maestoso ‘tu devi!’, ‘tu dovresti’, ‘è bene se lo facessi’… – No, qui si manifesta l’Ordinante, il Creatore, il Quale dall’Ordine e dalla Volontà dice sì questo: «Io vi ordino», ma che cosa? Il servizio da servo, oppure, …l’amore dell’amicizia?

11. «…che vi amiate l’un l’altro!» [Gv. 15,17]. Nell’accrescimento viene fatto appello all’amore per il prossimo, mentre prima Gesù sovente aveva parlato dell’amore per Dio. Quando hanno bisogno l’uno dell’altro, quando, dipendenti da se stessi devono completare la via da apostolo, risulterà quanto segue. Sono stati avvertiti e preparati.

12. «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato Me» [Gv. 15,18]. Il Signore percorre la via della Croce per e prima di tutti. Gli amici seguono, così o così (vedi Gv. 21,18-22). I superiori che Lo odiano per via della verità gettano anche qualche sasso davanti ai piedi dei discepoli. Soltanto, …che EGLI li raccoglierà, anche le spine, portando tutto l’odio raccolto sulla Sua Croce.

13. Viene aggiunta una Rivelazione della Luce. Da dove proviene l’uomo? Dato che il Salvatore chiama ‘amici’ i suoi discepoli e già puri, allora essi provengono da un’altra origine che i mondani, i quali pensano ad onore, potere e ricchezza. I figli della Luce provengono dalla Luce, quegli altri provengono dalla tenebra, di cui il Salvatore ha parlato sovente. Ai discepoli viene dato il grande conforto:

14. «Se voi foste del mondo, allora il mondo vi amerebbe; ma dato che non siete del mondo, ma Io vi ho scelti dal mondo (separati), perciò il mondo vi odia» [Gv. 15,19]. Voi siete dall’Alto. La radice della vostra Patria sporge giù nel terreno; altrimenti non Mi avreste riconosciuto. Ma la via è livellata anche per ‘le altre pecore’, …se lo vogliono. Perciò qualche fariseo si è dichiarato per il Signore. Dapprima solo per il potere e l’onore, e poi è andato da LUI, per ereditare Verità e Luce.

15. ‘Io vi ho scelto dal mondo!’. DIO ha creato questa possibilità già prima della caduta della figlia; ha previsto le vie per i figli della Luce, per i lontani che devono ancora arrivare nella Casa del Padre. I discepoli si sono staccati da tutto ciò che il mondo può dare, ma non per propria forza, ma perché il SIGNORE ha dato la Forza dal Suo Spirito per il distacco.

16. E’ comprensibile che oltre alla volontà di non abbandonare il Signore, la paura si allarga sempre di più. ‘Che cosa sarà di noi? Egli non scopre ciò che succederà’. – «Se hanno perseguitato me, allora perseguiteranno anche voi; se hanno mantenuto la mia parola, allora manterranno anche la vostra» [Gv. 15,20].

17. Allora tremò anche un cuore forte. Quelli della Galilea hanno già notato come i giudei li hanno perseguitati. ‘E …ora? I buoni discorsi del Maestro sono così difficili’. Ebbene, …vedremo! Nei pensieri risuona la Parola: «Ma tutto questo ve lo faranno per via del mio nome, perché non conoscono Colui che mi ha mandato» [Gv. 15,20].

18. Nel Nome di Gesù saranno torturati a morte degli uomini, altri messi su un alto seggio, e questo, perché non hanno voluto conoscere né Cristo né la Sua Missione, né COLUI di Cui il Signore parlava come PADRE. Dio è stato pressato nella piccola forma d’un uomo. Ci si è dimenticati di penetrare nella profondità della conoscenza (Rom. 11,33-36). Ad ogni costo, non si è voluto salire; molti non lo hanno potuto non a causa del pensare tiepido, ma perché non lo hannosentito diversamente. E nonostante ciò, …che cosa dice adesso il Signore?

19. «Se Io non fossi venuto e non lo avessi detto loro, allora non avrebbero nessun peccato; ora non potranno presentare nulla per scusare i loro peccati» [Gv. 15,22]. Che cosa significa questa frase? ‘Se non fossi venuto’, si riferisce alla Parola (Giov. 1,1) che era stata annunciata in ogni tempo. Chi non sente mai nulla di Dio, non può credere in Lui. Il Signore lo perdona. Secondo il tempo, Egli intende i superiori insieme al popolo al quale Egli ha parlato, nel quale Egli ha operato i Suoi miracoli.

20. Un giorno non servirà a nulla dire: ‘Signore, Ti sei atteggiato come un uomo, …non ho compreso’. – (il Signore risponderà): “Tu hai sentito la Mia Parola; hai visto ciò che ho fatto, che nessun uomo era in grado di fare. Solo, non hai voluto sapere chi Io ero!”. – Anche questo non scuserà: ‘Ho sempre creduto in Dio, soltanto, non nel Dio Gesù’. Oh, no! «Chi odia Me, odia anche il Padre Mio» [Gv. 15,23].

21. L’Amore opera ciò che prevede la Misericordia. ‘Io e il Padre siamo Uno; Io in Lui, Egli in Me!’. Per i figli significa: ‘Voi in Me, la Mia Parola in voi!’. Per questo motivo il Salvatore non dev’essere separato dal Dio-Padre, come sta scritto: «Tu, Signore, sei nostro Padre e Redentore» [Isaia 63,16]; questo è il Tuo Nome in ogni tempo, lì sta scritto così chiaramente: ‘Tu sei’, e non : ‘Voi siete’.

22. La ripetizione nel versetto 24 si basa su una domanda interposta di un discepolo. ‘Si odia l’Amore ed anche la Misericordia di Dio. I superiori avrebbero allora lapidato una donna? Avrebbero messo al bando gente che crede in Gesù ed inventato nei templi dei pensieri di omicidio, per procurarsi traditori per poco denaro?’. Questo è l’odio di cui parlava il Maestro.

23. Come si nota che la Scrittura verrà compiuta, anche qui non c’è nessun obbligo: «...affinché sia adempiuto quanto era scritto nella loro legge, odiandomi senza motivo!» [Gv. 15,25]. Ciò è riferito a Davide, che in mezzo a molti nemici aspettava inutilmente’l’Aiuto. Davide non sempre è stato giusto verso Dio; lui stesso ha da ascriversi qualche disgrazia (Salmo 69,5: «O Dio, tu conosci la mia follia, e le mie colpe che non ti sono occulte».)

24. In pienissima profondità ci si riferisce unicamente a GESU’! Egli viene odiato senza motivo, ma si cerca un motivo per rovinarLo. Dato che era abbastanza difficile per i discepoli di Gesù, a qualcosa di difficile segue di nuovo qualcosa di buono. «Ma quando verrà il Consolatore che vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli testimonierà di Me» [Gv. 15,26]. ‘Allora saprete ciò che Io vi avevo da dire, …il Mio Io ancora misterioso’.

25. DIO è ‘lo Spirito della verità’; solo la verità può consolare gli uomini. ‘Io ho sempre parlato ed agito nel vero, nessuno ha dimostrato un Mio peccato’ (vedi vers. 13,5). ‘Se quindi le Mie parole rimangono in voi’ (Gv. 15,7), allora la verità è sempre con voi; e questa vi consolerà. Allora «…testimonierete anche, perché siete stati con me fin dal principio!» [Gv. 15,27].

26. Questo versetto finale è un mistero, ma è da interpretare secondo la Luce. ‘Dal principio’ non vale quindi solo per gli anni della Missione d’insegnamento, ma: ‘Voi non siete di questo mondo, come non lo sono Io. Io sono proceduto dal Padre come Amore, voi dal Regno della Luce. Là siete stati con Me fin dal principio della vostra Vita. Mi avete seguito dall’inizio, quando passavo come Salvatore attraverso i paesi. Avete percorso la Mia via ed avete seguito il Mio piede. Perciò potrete anche testimoniare!’

27. Prima che avvenga il ‘è compiuto!’, Gesù ordina la via ai Suoi discepoli, come ha fatto fin dal principio: «E ne costituì dodici per tenerli con sé». [Mc. 3,14].

 

 

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Cap. 16

Volontà

«Egli ci ha fatto conoscere

 il mistero della sua Volontà,

giusta il disegno benevolo».

[Efes. 1,9]

1. Quale grazia al fianco di un Dio, …nella notte del grave Sacrificio! Allora c’è da dire: «…perché è bene che il cuore sia reso saldo dalla Grazia…» [Ebr. 13,9] Dalla Cena, circondati dall’Amore di Dio, non sentono ancora ciò che li aspetta.

2. «Vi ho detto queste cose affinché non vi scandalizziate» [Gv. 16,1]. Non è inteso lo scandalizzarsi umanamente; piuttosto qui vale già: «…Se sei il Cristo, allora aiuta te stesso e noi» [Lc. 23,39]. Ah, chi lo avrebbe pensato? Discorsi portentosi, grandi azioni, e ora…? «Vi metteranno al bando. Verrà il tempo in cui chi vi ucciderà crederà di fare un servizio a Dio. E perciò vi faranno questo, perché non conoscono né il Padre Mio né Me» [Gv. 2,3].

3. Questo va oltre il tempo degli apostoli. Si alzava il crocifisso, ma senza amore né misericordia si assisteva a come un uomo bruciava o moriva sul tavolo della tortura: ‘Nel Nome di Dio!’. In quelle torture non vi era la Parola del Signore ‘beati i misericordiosi, perché avranno Misericordia’ [Matt. 5,7].

4. I primi martiri non erano ‘nel Nome di Dio’, perché la Dottrina del Dio-uno e del Salvatore era nota solo in Palestina. Tuttavia la frase (Gv. 2,3) …valeva anche per gli apostoli. «Vi ho detto questo, affinché, quando verrà il tempo, ve lo ricordiate…» [Gv. 16,4], affinché preparati del tutto in questo modo, si staccassero più facilmente dal mondo.

5. Ma esprimendo questo: ‘Se avessimo saputo fin dall’inizio ciò che ci sarebbe capitato nel camminare con Te, allora ...’, seguì: «…Non ve l’ho detto dall’inizio perché Io ero con voi» [Gv. 16,4]. ‘Se lo aveste saputo subito, senza il Mio insegnamento, senza riconoscere le Mie azioni, non avreste seguito la Salvezza che è la vostra parte dal Regno di Luce’.

6. Dopo tre anni, uniti al sicuro col Signore, essi si trovano ancora lontani dall’ultima altura della conoscenza. La volontà di Gesù abituata alla Salvezza copre le manchevolezze, l’umano nell’uomo. Solo con il Suo cordoglio dice: «Ma ora vado da Colui che Mi ha mandato, … e nessuno fra di voi Mi chiede ‘Dove vai?’» [Gv. 16,5]

7. Si è parlato sovente dell’origine e della natura di Gesù; ora che cade la decisione, i Suoi discepoli pensano solo a se stessi. «Proprio perché vi dico il futuro, perciò siete tristi?» [Gv. 16,6]. Io, per via di voi. Vedete la serietà di ciò che ho da eseguire dalla Mia Volontà? Soltanto, …voi non chiedete di Me! Tuttavia, la Volontà, di sacrificare il Suo Amore per loro, dice:

8. «Per voi è bene che Io Me ne vada, perché se non vado, allora non verrà a voi il Consolatore; ma se Io vado, Io ve Lo voglio mandare» [Gv. 16,7]. Quanto è meraviglioso! Il Signore non deve portare per Sé la Croce, perché sarebbe un controsenso. Per voi, per i figli, per i mondani, per il figlio perduto, per tutti Io percorro la via; e con ciò viene su tutti la Misericordia, …come Consolatore! Non è una consolazione se nessun figlio va perduto?

9. La Volontà giunge magnificamente sul Piano, soprattutto perché il Signore è il Consolatore e il Mandante. È strano che «…il Consolatore punirà il mondo, il peccato, la giustizia e il giudizio» [Gv. 16,8]. Ma non dovrebbe punire la Volontà di Dominio di Dio? Perché lo deve fare il Consolatore? O tu, eterna Magnificenza!

10. Nessuno eviterebbe il giudizio se agissero solo l’Ordine del Creatore e la Sua Volontà che hanno iniziato l’ultima parte della vita del Maestro. Come una volta nel Consiglio della Corona all’ultima Caratteristica viene consegnato l’Ultimo, perciò ad essa le viene assegnata come conforto a punire il peccato. Questo è giusto così: perché è l’Amore a sacrificarsi (Gv. 16,19-11). La caduta della prima figlia ha fatto scaturire l’ingiustizia. Con ciò non è detto che i soli mondani sarebbero ora senza colpa né peccato. ‘Voi non …avete solo udito. Voi avete anche visto!’

11. Ci sarebbe da discutere sul Getsemane e sul Golgota, ma «…voi ora non lo potete» [Gv. 16,12]. E’ abbastanza presto per sapere quando accadrà. I versetti 13 e 14 non sono ripetizioni dello ‘Spirito della Verità’. È un’indicazione, i discepoli Lo possono percepire in se stessi tramite quella parte del loro spirito che ogni uomo ha ricevuto. Se lo si sveglia, allora esso opera anche; se lo si soffoca, allora all’uomo la conoscenza rimane lontana.

12. Lo Spirito di Dio opererà attraverso lo spirito dei discepoli, come se agissero da se stessi. Il mistero di come la santa Volontà possa operare anche nell’uomo. Sì: «…egli prenderà del mio e ve l’annuncerà» [Gv. 16,15]. Il Mio Spirito lo rivelerà in voi, non solo per ‘anche’, bensì per testimoniarlo ‘poi’!

13. Dato che ancora erano impediti nella conoscenza, fu detto loro: «Per un po’ non mi vedrete», …quando il Mio corpo giacerà nella tomba; «…ma ancora un po’ di tempo, allora Mi vedrete» [Gv. 16,16]; – «…perché Io vado al Padre» [Gv. 16,17). Allora sapranno chi era il Padre (Gv. 14,8-9). Infatti, ‘l’altro poco’ è la rivelazione della Magnificenza. ‘Molto è stato trovato, eppure ci sono ancora molti che cercano, che non comprendono cosa intende il Maestro’ (Gv. 16,17-19).

14. Ciò che è la Gioia del Cielo è il peso del mondo; la tristezza dei credenti dev’essere mutata in gioia. «…piangerete e vi lamenterete, ma il mondo gioirà»[Gv. 16,20]. ‘Quando Io sarò morto sulla Croce come un uomo, allora – penseranno – di averMi eliminato per sempre!’ – Oppure no? – Oh, la paura colpirà gli assassini, e quelle masse che hanno gridato il ‘crocifiggilo!’. Ma quando comparirà la (vera) PASQUA al firmamento del Cielo, allora gioirete …ancora di più, allorquando la vostra opera sarà completata nel mondo.

15. «… In quel giorno non Mi chiederete niente» [Gv. 16,23]. Allora si penserà alla Pentecoste. Questo è inteso, ma solo secondariamente. ‘Giorno’ significa conoscenza superiore. E dato che il Signore ha parlato così spesso della dipartita al Padre, profondamente riconosciuto per tutti i figli, quindi con la loro dipartita è inteso ogni giorno nel quale possono abbandonare questo mondo ed entrare nel Regno di Luce. Quindi allora non avranno appunto nulla da chiedere; allora essi saranno i conoscitori.

16. Ora segue una piccola, ma sommamente giusta resa dei conti per la salvezza dei discepoli. La strada per il perfezionamento è riconoscere gli errori e poi evitarli. «Fino adesso non avete chiesto nulla nel Mio Nome …» [Gv. 16,24]. Ciò era necessario, dato che camminavano al fianco del Maestro, e sovente erano condotti e nutriti da LUI?

17. Ah, ora lo ammetteranno. Nonostante lo stupore e l’ammirazione, un po’ alla volta era diminuito il: ‘Signore, daccelo Tu!’. Dal momento che camminavano con Lui, non avevano considerato il chiedere e il ringraziare. Ora, il Salvatore non lo calcola come peccato, la Sua Volontà-guaritrice elimina questo deficit, come insegna ciò che segue.

18. «… Chiedete, allora otterrete, cosicché la vostra gioia sia perfetta» [Gv. 16,24]. Quale Volontà si mostra qui dall’Amore! Persino il giorno prima dei Suoi dolori vitali Egli pensava alla gioia dei ‘Suoi figlioletti!’. Chi assomiglia a questo? Nessuno! «Vi ho detto queste cose tramite i proverbi, ma verrà il tempo ... quando lo annuncerò liberamente dal Padre mio» [Gv. 16,25].

19. Alcuni lettori della Bibbia vedono solo ciò che è nascosto: Figlio e Padre. Ci si dimentica in quale tempo, a chi e il perché il Salvatore si è rivelato come l’unico Dio secondo il comandamento di base: ‘Io sono il Signore, tuo Dio’, …ma ‘Tu, Signore, sei nostro Padre e nostro redentore, …ed Egli si chiama Padre-eterno’ (Isaia 63,16).

20. Indicato finora nei proverbi e negli esempi perché il tempo e voi uomini ‘non lo potevate ancora comprendere’ (Gv. 16,12), quando si compirà il Tempo di DIO, il Salvatore si rivelerà come eterno-PADRE. Vale ancora: «Io non vi dico che voglio pregare il Padre per voi. Lui stesso, il Padre, vi ama…» [Gv. 16,26-27]. Questo riguarda ciò che è stato menzionato prima come ‘Cari figlioletti ’.

21. Ci si meraviglia che su questo punto il Signore abbia sottolineato sovente che Egli «…era proceduto dal Padre e sarebbe ritornato di nuovo a Lui» [Gv. 16,27-28]. Tuttavia ciò era necessario, perché i discepoli, abbagliati dal potere della propria conoscenza, chiudevano gli occhi della loro anima. Ancora non potevano salire sull’ultimo gradino della loro scala al Cielo, …e tuttavia erano già saliti molto in alto.

22. «Ora parli liberamente, …ora sappiamo che tu sai ogni cosa e non hai bisogno che qualcuno ti domandi; perciò crediamo che tu sei proceduto da Dio» [Gv. 16,29-30]. Adesso si può dire: «Nulla può separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù». [Rom. 8,39]. Allora ciascuno vuole testimoniare per Lui come sta verso di Lui. È stata questa una gioia per il Signore? Non poteva Egli esigere, …più di quanto aveva dato quell’ora in conoscenza?

23. «Adesso credete?» [Gv. 16,31]. ‘Sovente avete vacillato, avete avuto paura, voi piccoli nella fede’ (come in Matt. 8,26). Sovente l’ho detto non solo in una parabola, ma chiaramente nella Parola. In questo ‘adesso credete?’ non c’è solo la domanda, ma anche, se credete nel Salvatore come il FIGLIO del Padre; così si giunge molto più profondamente nel motivo più profondo della via del Salvatore.

24. Dato che non conoscevano ancora perfettamente la ‘Pienezza della Deità’. perciò nell’ora del massimo bisogno della Croce non sarebbero stati capaci di impegnarsi fino all’ultimo. Loro lo credevano soltanto che lo sarebbero stati. E tuttavia: «L’ora è già arrivata, che sarete dispersi, ognuno nel suo, e Mi lascerete solo. Ma Io non sono solo, perché il Padre è con Me» [Gv. 16,32]. ‘Nel suo’ = non fuggire nella famiglia, né a casa tra i propri averi, no! …(ma) nel loro punto di vista, nella confusione, nel: ‘chi lo avrebbe pensato?’

25. Solo questo è da menzionare. Infatti, alla deposizione nella tomba seguirono, eccetto Giuseppe di Arimatea e Nicodemo, solo alcune donne (Luca 23,55) e nessun discepolo. Non è nessun peso che sarebbe da caricare; tuttavia, …le donne, quasi sempre disprezzate, seguiranno il Salvatore fin nella tomba, e (ciò) perché non significa nessun peso, …non ancora – la poca fede e il nascondersi. Perciò il Salvatore dà loro ancora un ultimo grande conforto dalla Magnificenza della Sua Volontà.

26 «Di questo ho parlato con voi, che abbiate pace in ME. Nel mondo avrete paura; ma siate consolati, Io ho vinto il mondo!» [Gv. 16,33]. Con questa santa assicurazione Egli conclude i tre anni d’Insegnamento. Nel mondo i discepoli e i credenti avranno sovente paura; ma il ‘Io vi consolo!’ sarà più grande della paura. La Verità di Dio splenderà sempre a coloro che credono in Lui con ferma volontà.

27. La Volontà-UR ha già racchiuso nella Sua vittoria la figlia smarrita nella materia. Infatti, se fosse riferito solo al Golgota, ciò avrebbe dovuto esprimerlo con: ‘Io vincerò il mondo’. Invece: «Io ho!». Già compiuto, prima che avvenisse il grido sul Golgota! Nella seria pace di una eternità rivelata, dell’ESSERE-Divinità, la santa Presenza di UR era in tutte le cose e in ogni tempo!

Donare la redenzione a tutta la Creazione,

è Volontà di Dio!

 

 

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Cap. 17

Sapienza

 

«La parola di Dio è la sapienza della fonte!»

[Siracide 1,5]

1. Il Cantico della Sapienza. Si preferisce molto di più bagnarsi nei leggeri discorsi d’amore, che sopportare i duri panni di una sapienza. Quello che dice il Salvatore, che ‘la Sapienza deve lasciarsi giustificare dai suoi figli’ (Matt. 11,19), lo ha riconosciuto anche Paolo.

2. «O profondità della ricchezza e della sapienza e della conoscenza di Dio! Quanto imperscrutabili sono i suoi giudizi e imperscrutabili le sue vie! Poiché: ‘Chi ha conosciuto il pensiero del Signore?’. Oppure: ‘Chi gli ha dato qualcosa per il primo ed abbia ricevuto il contraccambio? Poiché da lui, per mezzo di lui e per lui son tutte le cose. A lui sia la gloria in eterno! Amen!» [Rom. 11,33-36]

3. L’alto discorso sacerdotale. Paolo confessa: «Tu sei un Sacerdote nell’eternità secondo l’ordine di Melchisedec» [Ebr. 5,6]. Quando, tramite questa Scrittura, corre quel filo rosso che il Salvatore – per gli uomini solo un Uomo, ma per Se stesso il santo ‘Io sono’ perché segue come conclusione di un discorso – è come una preghiera al Padre?

4. La preghiera dell’unico vero sommo Sacerdote è un discorso dell’Amore alla Misericordia. Penetra fino all’inferno, per toccare ancora una volta il figlio lontano, prima che il Padre faccia quel Passo, fino al punto, dove il figlio smarrito sosta nell’ostinazione.

5. Ah, è troppo orgoglioso per venire lui stesso; vuol conservare il suo apparente dominio. Ma questo non è più possibile. Il Sacrificio-Ur da portare su al Golgota come ultima conseguenza, come Sacerdote, che ha da sacrificare e, contemporaneamente, essere come Agnello del Sacrificio, questo esige la fine: «Padre, è giunta l’ora, che Tu glorifichi il figlio Tuo, affinché il figlio Tuo glorifichi anche Te» [Gv. 17,1]

6. La trasfigurazione sovente menzionata è l’apertura del mistero: ‘Io nel Padre e il Padre in Me’ (Gv. 10,38 – 14,10 - 17,21)! Una pienezza della Divinità, non più Entità! Nemmeno la seconda frase sospende questo: «Poiché Tu gli hai dato potere su ogni carne, affinché Egli dia la Vita eterna a tutti coloro che Tu gli hai dato» [Gv. 17,2].

7. Volentieri viene interpretato che ‘tutti quelli che Tu Mi hai dato’, sarebbero solo coloro che credono in Cristo, che appartengono solo a quella Chiesa o setta. (vedi l’appendice ‘I partner di Dio’). Ma quando si tratta della Potenza di Dio, come espressamente menzionato, allora, vicinissimo, sta scritto ‘ogni carne’. Questo significa, tutte le creature figli, …senza eccezione.

8. Il ‘tutto’ dato da Dio, non conosce mai ‘questi’ o ‘quelli’, dato che altrimenti la rivelazione non sarebbe vera. Inoltre non vi è indicato alcun numero che la Misericordia avrebbe consegnato all’Amore, per la riconciliazione e per l’espiazione dei poveri caduti, per tutti coloro che hanno avuto la vita da Dio. E chi non l'ha avuta da Lui, …la radice della Vita?

9. «Ma questa è la Vita eterna…» [Gv. 17,3], in Dio e da Lui stesso! Che cosa esiste nell’incommensurabile maestoso infinitum, che la Potenza del Creatore-UR non abbia creato? EGLI è la Vita! EGLI ha creato dal nulla il Suo popolo di figli. EGLI gli ha insufflato, al ‘figlio’ (non solo in Adamo), l’Atma vivente’, allora fu un’anima vivente, una creatura, che attraverso la forza vitale di Dio poteva riconoscere se stesso e Lui.

10. «…che riconoscano Te, che Tu sei unicamente il vero Dio, e Colui che Tu hai mandato, Gesù Cristo» [Gv. 17,3] non si lascia interpretare superficialmente. Se il Padre è l’unico vero Dio, allora un dogma non può insegnare nessun ‘Dio-Figlio’, perché allora sarebbero due Déi, e questo è ‘assolutamente’ assurdo! Nessuna Chiesa ha potuto spiegare finora ragionevolmente tre déi in una Persona (Trinità).

11. ‘Qui sta la mente e la sapienza’ (Apoc. 17,9). L’unico vero Dio ha i Suoi sette Spiriti, le Sue Caratteristiche, una l’ha mandata nella materia, l’AMORE! Non perché fosse maggiore delle altre, ma perché il sesto Giorno della Creazione ha per Dominante l’Amore. Questo segue alla Pazienza ed è l’ultima (Caratteristica) prima della Misericordia. Racchiusa da queste due, l’Amore prende come Figlio, come riconciliazione, la sua via del Sacrificio. Questo il Signore dice di Sé e del ‘Dio unico e vero’.

12. La reciproca trasfigurazione (v. 17,4-5 / glorificazione) non ha bisogno di altra interpretazione, ma certamente anche quella «…chiarificazione (glorificazione) che Io ho avuto presso di Te, prima che il mondo fosse». Prima che UR esclamasse il ‘fiat’, vi erano già le Caratteristiche della Sua Potenza e Magnificenza di Creatore. Allora non esisteva ancora nulla di coperto che più tardi sarebbe accaduto per i figli e per la loro salvezza. Essi infatti furono posti sulla via dello sviluppo per vedere un po’ alla volta la ‘piena chiarezza’ (glorificazione), per quanto sopportabile alle creature-figli e riconoscessero la Divinità sul fondamento di ‘Padre-figlio’.

13. «Io ho rivelato il Tuo nome agli uomini che Tu mi hai dato del mondo. Erano Tuoi e Tu me li hai dati, e loro hanno conservato la Tua Parola» [Gv. 17,6]. Sembra come se Dio si rivelasse per la prima volta. Ma Egli si è sempre rivelato, altrimenti al tempo di Gesù non sarebbe esistito nessun Insegnamento di un Dio-uno. La prima parte della Bibbia non soltanto per questo è testimonianza.

14. E’ come nel Nuovo Testamento, il nuovo Comandamento dato nuovamente. L’antica maestosa Chiarezza era stata offuscata. Questo significa: che inoltre, ‘loro erano Tuoi’, tutti figli Tuoi; e Tu, eterno vero Iddio, ‘Me li hai affidati’ nel Sacrificio al Tuo Amore. Coloro che ‘hanno conservato la Tua Parola’ opera qui in modo come se fossero intesi solamente coloro che Lo seguivano attraverso i paesi: uomini, donne ed anche bambini.

15. Non sarebbe questo uno scarso risultato lo sforzo fatto dalla Divinità per la redenzione di tutti? Oh, …come tutti i Soli, stelle e pianeti, sono l’intero infinitum, così ne fa parte la grande schiera dei figli, che ‘nessuno può contare’ (Apoc. 7,9 - Dan. 7,10). I figli della Luce hanno da tempo riconosciuto ‘la Parola’, che riguarda anche il versetto 7 e 8.

16. Il resto ha bisogno di spiegazione. «Io prego per loro e non per il mondo» [Gv. 17,9]. Dove rimangono qui ‘le pecore perdute dell’altro ovile’? (Gv. 10,16) Questo agirebbe come una contraddizione. Ma non ce n’è nessuna! ‘Il mondo passa con le sue gioie’. Viene sempre scelta la parola ‘mondo’ quando si parla del perituro. Il Signore qui intende che il mondo non rimane esistente, il mondano, dato che i figli della materia vi si aggrappano e vogliono sapere così poco della Luce, della Parola di Dio. Per tutto questo ogni richiesta sarebbe espressa inutilmente. Perciò non viene nemmeno pronunciata.

17. Si deve esplorare profondamente il sommo Sacerdote-Gesù, per comprendere ciò che si trova nella Sua espressione. Ma questo è comprensibile: «Tutto ciò che è mio, è Tuo, e quel che è Tuo, è mio; ed Io sono trasfigurato in loro» [Gv. 17,10]. Il Tuo e il Mio in una mano! Tu, magnifica Rivelazione! Per contro, ciò che segue è di nuovo più difficile.

18. «Io non sono più nel mondo; ma loro sono nel mondo ed Io vengo a Te. Santo Padre, ricevi nel Tuo Nome coloro che Tu Mi hai dato, affinché siano uno come lo siamo noi» [Gv. 17,11]. Nel Suo Spirito Egli non è comunque nel mondo, nell’interiorità dell’immergersi in Sé anche come Uomo, così distante da tutto ciò che è dinanzi a Lui, da ciò che sprofonda dietro di Lui. Ma non è sprofondata la via sulla quale il ‘Figlio’ conserva per Sé i figli di Dio e i poveri.

19. Nessuno di loro è perduto; tutti sono adagiati nel ‘LUSTRUM’ (Sacrificio di Dio), con e senza conoscenza o volontà, eccetto ‘il figlio perduto’ (Gv. 17,12). Se viene detto ‘figlio’, allora è chiaro che prima del Golgota non può essere incluso che solo quest’unico figlio per il quale si svolge l’intera via del Sacrificio, perché egli ‘sta ancora lontano’.

20. Il seguito è comprensibile (Gv.17,13-16) soprattutto: «Non chiedo che Tu li prenda dal mondo, ma che li preservi dal male» [Gv. 17,15]. Da quale? In collegamento con il mondo, il male è da riferire unicamente all’anima, ma con la certezza della salvezza: «Loro non sono del mondo, come anch’Io non sono del mondo» [Gv. 17,15-19], il Signore lo ha già indicato prima.

21. Una dichiarazione di salvezza viene colta da ciò che segue: «Santificali nella Tua verità; la Tua parola è verità» [Gv. 17,17]. Chi vuole formare da ciò la ‘santità degli uomini’? – Santificali, …rendili puri nella Luce della Tua Verità, lavati nel Sangue dell’Agnello! Questo verso non lo si deve comprendere diversamente. Perché DIO è Santo, EGLI solo è la Santità! Nessuna creatura è santa, altrimenti dovrebbe essersi creata da sé. Soltanto la Grazia:

22. «Io stesso Mi santifico per loro…». Questa auto-santificazione non è da interpretare diversamente. Così anche questo verso significa che Egli non è nessun’altra Persona che Dio stesso. Ma i figli fedeli vengono ora «…santificati da Lui, …nella verità» [Gv. 17,19], quindi non nella loro essenza come creature. Questo non avviene nemmeno solo ora, retro agendo in eoni di tempi, ma viene fatto di nuovo, perché attraverso il Sacrificio devono ora essere portati anche i perduti. Appunto così:

23. «Io prego non solo per loro, ma anche per quelli che attraverso la mia parola crederanno in me» [Gv. 17,20]. Questo non vale nemmeno soltanto per l’avvenire, altrimenti i profeti avrebbero vissuto e operato del tutto inutilmente, ma: «Affinché siano tutti uno, come Tu, Padre, sei in me ed io in Te» [Gv. 17,21]. Il seguente, «…che anche loro siano uno in noi», significa appunto, che anche gli smarriti di un tempo devono giungere nella ‘Casa del Padre’, poiché: un solo Pastore, un solo gregge.

24. La ripetizione dell’essere uno (v. 21, 22) è un Insegnamento d’esempio, che l’uomo non si debba stancare di chiedere nuovamente, se è necessario. Non DIO ha bisogno di una ripetizione, ma si deve considerare questo: ‘Pregate senza sosta’ (1° Tess. 5,17). La ripetizione della preghiera, sopratutto dell’intercessione, contiene la dedizione a Dio e l’amore per il prossimo.

25. Il Salvatore non dice tutto questo per Sé e a causa di Sé, nemmeno ad una seconda persona; è il dialogo interiore fra l’Amore e la Misericordia, che crea piena chiarezza per il Sacrificio di UR. è il segno come si deve pregare. Quanto questo sia difficile per l’uomo, indica quanto segue:

26. «Padre giusto, il mondo non Ti conosce, ma io Ti conosco, e questi (i fedeli) riconoscono che Tu mi hai mandato». Presto vedranno ciò che ha da significare: Mandante, Mandato, Sacerdote e Sacrificio, …in uno! – «…affinché l’amore, con il quale Tu mi ami, sia in loro ed io (la Figliolanza, la Parola) in loro» [Gv. 17,26].

27. Il Discorso portentoso primordiale, come nessun uomo ha mai pregato, la cui maestosa profondità di Sapienza non la si può facilmente esaurire, è terminata. E nonostante ciò, tutto viene rivelato, …a colui che vuole! Oltre ai discepoli, lo ha profondamente afferrato Paolo, come egli scrive:

«Ora a Dio, l’eterno Re,

l’immortale ed unico Sapiente,

siano rese onore e gloria nell’Eternità! Amen!». [Tim 1,17]

 

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Cap. 18

Serietà

«Vedi la benignità e la severità di Dio».

[Rom. 11,22]

1. La benignità di Dio si può rivelare più profondamente che nella Serietà? Questa, determinante in UR come Creatore e Sacerdote, portando le Caratteristiche come Dio e Padre, è l’ago sulla bilancia fra Maestro d’opera e l’opera, fra il Redentore e colui che è da redimere.

2. Seria è la via di Gesù nel Getsemane, …nel vedere il giorno seguente. Il Suo occhio riposa colmo di Benignità sui dormienti. «Oltre il fiume Kidron» [Gv. 18,1] è un simbolo: davanti a Lui la regione della Città del mondo, e ‘di là’, cioè, ‘Io non sono più nel mondo’ (v. 17,11), è il Giardino di Dio! Là Egli conduce i Suoi passi e, …attende il traditore, così come Egli ha aspettato Sadhana che si è allontanata dalla Vita per diventare essa stessa un dio, …e non lo è diventata!

3. L’Amore parla tre volte alla Misericordia: ‘Come vuoi Tu!’ (v. 14,36 – 14,39 – 14,44) è un impegno per i fedeli, per i caduti, per la figlia smarrita! E tre volte Egli risveglia i discepoli (Marco 14,32-42). Ora sentono la disgrazia, l’oscurità, nessuna stella nel Cielo, nessun rumore tutt’intorno. Oppure, …ecco un rumore! Passi da marcia – nel mezzo della notte – già sono vicini. Il Maestro va all’ingresso, prima ancora che i discepoli se ne avvedano.

4. Giuda sa che loro si soffermavano sovente nel giardino. E vi erano poste delle spie dove il Salvatore sarebbe andato dopo cena. Essi arrivano, …con fiaccole ed armi, come se dovessero incontrare un grande nemico. Sono moltissimi che devono catturare il Maestro. Sì, Lui è assai noto, Egli ha un Potere così inaudito; allora pochi riuscirebbero a fare soltanto poco (v. 18,2-3).

5. «Chi cercate?» [Gv. 18,4] Un’ultima domanda al mondo, come se Dio non lo sapesse. ‘Perché non venite di giorno?’. Loro non lo sanno. Giuda ha dimenticato ciò che aveva sperimentato con il Signore. Da parte sua non era un tradimento per tradire; lui voleva costringere Gesù ad usare il Suo Potere di Dio, per far cadere Roma insieme al tempio. Tutte le buone Parole del dominio dello Spirito, del Regno del Padre, gli erano adesso secondarie. Il regno dei giudei di questo mondo, su Roma e su tutti i nemici; …questa era la meta del ribelle.

6. Il Signore non si nasconde, cosa che sarebbe possibile nel giardino buio, ma dice: «Sono Io! …» [Gv. 18,6], quando chiedono il Suo nome. E’ mai successo che un uomo si presenti così? Loro sanno ciò che può fare il Salvatore; «…e cadono». Lui ripete la domanda: «Chi cercate?» [Gv. 18,7] e si pone davanti ai discepoli che – sveglissimi – si accorgono finalmente di ciò che stava per accadere.

7. «Lasciate andare costoro» [Gv. 18,8]. Solo uno che voleva morire con Gesù viene trascinato per un po’. Gli altri fuggono. Pietro osa colpire. Ma davanti al Signore sta chiaramente l’esempio del figlio perduto quando si è trattato del figlio che ritorna (Luca 15,20), per la nostalgia, che mentre va dal padre questi va incontro al figlio. Questa è la Serietà del Sacrificio nella massima conseguenza.

8. Perciò Egli protegge i Suoi discepoli, perciò Egli guarisce ancora l’orecchio del servo (Luca 22,51). Nessuna spada; …solamente la Serietà del Sacrificio redime! «…non devo forse bere il Calice che il Padre Mio Mi ha dato?» [Gv. 18,11]. Il Calice della Pazienza, la Corona della Misericordia, accolgono l’Amore di Dio il cui segno è la Croce! Questa conseguenza della Creazione è santa-seria!

9. Sono una grande schiera. Questi, ‘vincono un uomo’, …pensano. Un impegno senza pari! Ma come da Pilato: ‘Non avresti nessun potere su di Me, se non ti fosse dato dall’Alto’ (v. 19,11). Il Salvatore sta lì maestoso; e i soldati sono caduti davanti alla Sua maestosa Serietà (v. 19,5). Ora comincia il dramma della Creazione, come non ne è mai esistito nessuno più portentoso prima, né mai più vi sarà.

10. Anche tutto questo è un simbolo (rispondenza) che dapprima si conduca Gesù dal sommo sacerdote che ha ordinato ‘il colpo’, anche se sa chi è il Salvatore. Non gli è andata giù che proprio adesso stesse arrivando il Messia, dove per lui vi era così tanto in gioco. Infatti, la sua ‘apertura’ e i ‘segreti’ contro Roma erano noti da tempo. Da questo ‘superiore mondano’ (Hanna, suocero di Caifa) viene condotto il ‘Signore della Creazione’ il cui ‘abito’ è la Sua dignità sacerdotale. (Gv. 18,12-13).

11. Questo mondano aveva consigliato di ucciderne uno, per salvare tutto il popolo (Gv. 18,14). Questo non lo si può comprendere politicamente o mondanamente, meno ancora per via della fede; non è mai da giustificare! In questa ‘altissima tensione’ fra lo Spirito e il mondo cade il tradimento di Pietro (Gv. 18,15-18). Certi pensano – non del tutto sbagliato – che questo sia più grave di quello del politico Giuda che voleva impiegare la Forza miracolosa del Maestro.

12. Pietro rinnega qui per la propria protezione. Certamente ha osato penetrare nella corte; lui è conosciuto e perciò è da scusare. Il tumulto è grande; ognuno guarda alla porta dove dietro a questa cosa potesse succedere. E, …che cosa succede?

13. «Hanna, il presidente nel Sinedrio, comincia ad interrogare Gesù» [Gv. 18,19]. Come tutore legale del diritto dei loro statuti, nessuno deve poter dire di aver agito senza un interrogatorio. Serio, maestoso, nonostante le mani legate, il Salvatore dà una risposta che a costui, che sapeva tutto del Nazareno, penetra nell’anima. Inutile la sua domanda, ma, …non la risposta di DIO!     

14. «Io ho parlato liberamente e pubblicamente davanti al mondo; ho sempre insegnato nella scuola e nel tempio, dove tutti i giudei si radunano, e non ho detto nulla di nascosto. Che cosa mi domandi? Chiedilo a quelli che hanno udito; questi sanno ciò che ho detto» [Gv. 18,20-21]. Nessun uomo avrebbe osato nei confronti di Hanna parlare così. Ma il Salvatore, è un Uomo, uno come tutti?

15. L’indicazione al discorso pubblico ‘…non nel segreto’, colpisce il mondano in mezzo al volto. Il Sinedrio aveva sempre tenuto i Consigli in segreto; mentre al popolo si portavano prediche e comandi davanti. L’orgoglioso sente il colpo. Un segreto cenno, e il suo servo non è meno dal suo signore, restituisce fisicamente il colpo, …con la mano grossolana, nel santo Volto (Gv. 18,22).

16. E che cosa fa la Serietà, quale vittima? Povera Creatura, che serve un diavolo! Oh, il servo non viene giudicato. Per contro, una seria domanda, che tuttavia è rivolta ad Hanna: «Se ho parlato malamente, allora dimostralo che è male; ma se ho parlato bene, perché Mi colpisci?» [Gv. 18,23]. Un fuoco dagli occhi di Dio brucia il cuore del superiore. Velocemente manda il Signore da Caifa (Gv. 18,24).

17. La notte fa posto al giorno. I mondani sono così confusi, che non vanno nel tribunale dove Caifa fa portare il Salvatore. Non si è nemmeno soffermato con Lui, come segno che non vuole avere nulla in comune con il ‘Nazareno’ davanti al peso della propria coscienza per, …paura.

18. Pilato, informato al meglio, esce. Necessariamente si deve piegare al popolo, adesso, …prima della Pasqua, dove i Romani dovevano tenersi pronti già da cento anni. Si sono sempre avuti disturbi ed allarme. Dato che lo sa, lui stesso lo ha sperimentato ed ha anche sentito molto su Gesù, perciò sta in guardia.

19. «Quale accusa portate contro quest’Uomo?» [Gv. 18,29]. Lui finge di non sapere nulla. Deve tenersi libero: loro, i giudei, non devono uccidere nessuno, …pubblicamente. Quello che succede in segreto, non riguarda nessuno. Per non vedere la folla e gli inviati del Sinedrio a lui ripugnanti, Pilato entra nella casa con il Prigioniero.

20. Qui si sente liberato; qui – pensa – potrà fare qualcosa per Lui, in cui, certamente, non crede, ma lo vede come un sduperuomo. Chiede come pro forma: «Sei tu il re dei giudei?» [Gv. 18,33]. Qualcuno pensa che si tratti di uno scherzo, ma non lo è. L’incertezza e il sentimento romano di giustizia dominano il Ponzio. La giustizia romana regna ancora su molti popoli.

21. Per rassicurarlo, il Signore chiede: «Lo dici da te stesso, oppure te lo hanno detto altri di Me» [Gv. 18,33]. Lo è, …e Pilato a malapena sa come aiutarsi. Lui è ancora un romano orgoglioso. «Sono un giudeo? Il tuo popolo e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?» [Gv. 18,35].

22. Un errore. Il romano non lo sospetta. Il Signore lo spiegherà chiaramente quel ‘il tuo popolo!’. Oh, no! Umanamente Egli è un galileo ed è sottoposto all’alto Consiglio, perciò non dà nessuna risposta né a lui né ad Erode. Egli pone solo due contro-domande. Dà la risposta al romano. Su ciò che Egli avrebbe fatto, il Signore vi passa sopra. Pilato lo sa molto bene. Ma appunto questo: ‘Non il Mio popolo’ (Osea 1,9).

23. «Il mio regno non è di questo mondo. Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servi combatterebbero, affinché io non sia consegnato ai giudei; ma ora il mio regno non è di qui» [Gv. 18,36]. Il romano lo comprende. Nemmeno i suoi déi vivono nel mondo, al massimo discendono una volta. Perciò quella contro domanda: «Allora sei comunque un re?» [Gv. 18,36]. …comunque, un Dio? …ma quale?

24. Dato che qui sussiste un diritto, anche se magro, il Signore dice nella magnifica Serietà che afferra profondamente il romano: «Tu lo dici! Io sono re! Per questo sono nato e sono venuto nel mondo, per testimoniare per la verità. Chi è dalla verità, sente la mia voce» [Gv. 18,37]. Che cosa? Un vero Dio? Vorrei credere, ma il mondo e i suoi doveri mi hanno affascinato. Quindi: «Che cos’è la verità?» [Gv. 18,38]. ‘L’ho mai sentita? Persino il nostro regime romano è costruito su qualche menzogna! E questo strano popolo? Quante bugie vi ho incontrato! Ora vieni tu e parli di una Verità, …in cui non posso credere?

25. Quest’Uomo – se Egli è l’Uno – ha rivelato con poche parole ciò che Pilato non mai ha sentito per tutta la vita. E Lui, …deve condannarLo lui? No, no! Voi orgogliosi farisei! Il suo sguardo d’aquila vola sulla folla. E così parla la giustizia romana: «Io non trovo nessuna colpa in Lui!» – In più lo sottolinea quattro volte.

26. Viene furiosamente interrotto. – ‘Nessuna colpa? Mentre noi sappiamo, come Lui…’‘Voi avete un’abitudine, che io liberi uno per la Pasqua’. Pilato tenta l’estremo. Non possono essere così sciagurati da non riconoscere l’innocenza del nazareno. E nuovamente, non uno scherzo: «Volete ora che vi liberi il re dei giudei» [Gv. 18,39].

27. ‘Lui mi ha detto che sarebbe un re, non uno di questo mondo. Egli è venuto da voi, allora dovete avere voi il dovere di accettarlo come re’. È per questo che Pilato Lo chiamerà con intenzione ‘Gesù di Nazaret, il Re dei giudei’. Uno nella prigione attendeva il suo verdetto: Barabba, ribelle e omicida. Il verdetto non era ancora stato pronunciato. Pilato aveva già pronto lo scritto per Roma e ora provoca il popolo, che risponde: «Non questo, ma Barabba!» [Gv. 18,40].

28. Pilato non conosce ancora il popolo; come dovrebbe conoscere il Sacrificio, dall’edificio della Creazione di Dio? Perciò è da scusare. Non i giudei! I loro scritti indicano la venuta del Redentore; e il Signore ha operato per tre lunghi anni, come non era mai stato inventato! Il nato cieco ha detto liberamente ai farisei: ‘Se costui non fosse Dio, egli non potrebbe fare nulla’ (Gv. 9,33).

29. Dio guarisce il figlio caduto tramite la Sua Croce, e con lui ogni parte di figli – un terzo – che era co-caduto ciecamente. Ed Egli guarisce ancora tutti quelli che pendono ciechi nella loro follia. Con la SERIETA’, che una creatura non riesce quasi ad afferrare: il Dio-UR ha compiuto la Sua opera miracolosa, come Paolo ha potuto scrivere più tardi:

«Vedi dunque la bontà e la severità di Dio,

la severità verso quelli che sono caduti;

ma verso di te la bontà di Dio,

se pure tu perseveri nella bontà!»  [Rom. 11,22]

 

 

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Cap. 19

Pazienza

«… lasciamo tutto ciò che ci opprime

 e il peccato che ci attornia,

corriamo con perseveranza

nella battaglia che ci sta dinanzi».

[Ebr. 12,1]

1. Il romano sente il grido della vendetta. Essi pretendono un colpevole; l’innocente deve soffrire. Ma, …se Egli possiede quella Forza miracolistica come ha sentito dire, perché Egli stesso non si libera? Il popolo mormora in modo più minaccioso. Per ottenere misericordia per il Nazareno, Pilato cerca ancora l’estremo: Lo fa frustare (Gv. 19,1) e, …stanco com’è, …permette la rude opera dei suoi soldati.

2. «Salve, caro re dei giudei» [Gv. 19,3]. Chi può sopportare in silenzio la flagellazione? Che cos’è Egli, insomma? Pilato esce con Lui, anzi si mette persino accanto a Lui: «Riconoscete che non trovo nessuna colpa in Lui!». E ancora: «Ecco l’Uomo!» [Gv. 19,5]. Gli istigati dal tempio gridano: «… Crocifiggilo! Crocifiggilo!» [Gv. 19,6]. Strano, che i giudei esigano il genere di morte romano. Si conosce solo la lapidazione, che non è comunque migliore della crocifissione.

3. Per la terza volta: «Prendetelo voi e crocifiggetelo, perché non trovo nessuna colpa in lui» [Gv. 19,6]. Quattro volte è rivelato il triplice: la preghiera nel Getsemane, il risveglio dei discepoli, il tradimento di Pietro e: ‘Io non trovo nessuna colpa in Lui!’. La croce dei romani ha spinto così spesso il popolo alla ribellione, appunto, essi la indicano per questo.

4. Tutti hanno paura della legge dell’imperatore, si nascondono dietro la decisione che non possono uccidere. Questo, Pilato non se l’aspettava, che i templari usassero il divieto come aggressione contro il suo potere di Stato. Porta con sé ancora una volta il Prigioniero, per interrogarLo per l’ultima volta. Anche se debole – lui avrebbe potuto agire diversamente: avrebbe solo, …dovuto mandare Gesù a Roma. Ora cerca comunque di salvarLo.

5. Ma è troppo tardi. Il Salvatore tace (v. 8,9). Il romano si sta lentamente arrabbiando. «Non parli con me? Non sai che ho potere di crocifiggerti, ed ho potere di rilasciarti?» [Gv. 19,10]. Oh, no, Ponzio Pilato, non hai nessun potere, né per l’uno né per l’altro! Il popolo non Mi libera, lo vedrai. E la croce…

6. «Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse dato dall’alto; perciò, chi mi ha consegnato a te ha la maggior colpa» [Gv. 19,11]. Chi è costui? Nella successione della Creazione è Lucifero; per il mondo è Caifa l’unico responsabile. Lui conosce la profezia del Messia e quello che il Salvatore ha detto e fatto. Lui, in verità, conosce la Parola: «Eppure, eran le nostre sofferenze ch’egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui s’era caricato; e noi lo abbiamo giudicato castigato e percosso da DIO» [Isaia 53,4]. Ma…

7. «Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità» [Isaia 53,5]. – «Io, Io sono l’Eterno, e fuori di Me non v’è Salvatore» [Is. 43,11]; «Io sono il primo e l’ultimo, e fuori di Me non v’è altro Dio!» [Is. 44,6]. E molto altro ancora. Perciò Pilato viene sgravato. Quello che ricade su di lui, un giorno lo dovrà confessare lui stesso dinanzi a Dio come Giudice.

8. Lui pensa: «Io vorrei liberarLo». Ma ecco, …l’astuzia dei giudei: «Se lo liberi, allora non sei l’amico dell’imperatore. Chi si fa re, è contro l’imperatore» [Gv. 19,12]. Il romano avrebbe quasi riso. ‘Voi? Sempre contro Roma?’. E adesso, …è la sesta ora quando l’alto tradimento porta alla crisi (v. 19,14). Era l’ora sesta il Giorno dell’Amore della Creazione, quando la prima figlia (Sadhana) si elevò contro UR. – Nonostante il grido: ‘Noi abbiamo soltanto l’imperatore!’. Pilato dice nuovamente: «Vedete, questo è il vostro re» [Gv. 19,14].

9. Da tempo si sono ritrovati gli alti templari, impazienti. Perciò Pilato tira così in lungo l’interrogatorio. Vuole stancare il popolo? E alla domanda «…devo crocifiggere il vostro re? …», loro esclamano: «... Noi non abbiamo nessun re oltre l’imperatore!» [Gv. 19,15]. No? Invece esisteva il principato quadruplice, e la dinastia di Erode si chiama propriuo ‘re’. Questo non viene soppesato nel tumulto.

10. Anche Pilato lo ha dimenticato. E lui, il romano libero, sta lì potente con le mani legate, …come il Signore in pesantissime catene. Sua moglie lo aveva avvertito (Mt. 27,19). Allora si lava le mani. «Io non trovo nessuna colpa in Lui!» [Mt. 27,24]. Detto quattro volte.

11. La scena presso Erode non ha agitato il popolo particolarmente. Il molto avanti e indietro intorno a quest’unico Uomo? Il: ‘PrendeteveLo!’, fa esclamare il sommo sacerdote: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli!» [Matt. 27,25]. Non lascia passare un tremore attraverso il popolo? Sotto l’ardente Sole non è come una corrente di ghiaccio, che passa attraverso le file? Il Suo sangue, …su di noi. – Che cosa può significare…?

12. La folla sobillata lo ripete. – Il ‘su di noi’ si è adempiuto, quando i romani distruggeranno la loro città (nel 70 d.C.); ma, …‘sui nostri figli’? Loro caricano il loro peso sui futuri, nati senza colpa, che porteranno la colpa degli avi! Quale nemesi![5]

13. Ora significa soltanto: «Allora crocifiggilo!» [Mt. 27,22-23]. O mondo, non lo comprenderai mai! Coloro che ne afferrano il senso, porteranno questo peso della croce nel cuore. Come scherno si crocifiggono due malfattori, il Salvatore nel mezzo come il peggiore. Nel mezzo, il Mediatore! E non a caso: uno rappresenta gli smarriti, l’altro i fedeli. – Le pecore di entrambi gli ovili.

14. Pilato, arrabbiato con se stesso che come prefetto non ha potuto guidare il popolo, arrabbiato con i sacerdoti, scrive: «Gesù di Nazaret, il re dei giudei» [Gv. 19,19]. Così lui deride i templari. Loro se ne accorgono perfettamente e già esigono il cambiamento. «…lo aveva detto lui di Sé» [Gv. 19,20-21].

15. «Quello che ho scritto, ho scritto» [Gv. 19,20-21]. Il luogo ‘del teschio’ viene sorvegliato. Entrambe le parti, Pilato e l’alto Consiglio, si dividono furibondi. ‘L’iscrizione rimane! Questo lo dovete sapere, voi maligni, che vi chiamate sacerdoti: Roma non ha ancora perduto il potere!’

16. Adesso segue ciò che in genere non viene considerato. I legionari prendono i vestiti di Gesù, e si accorgono che l’Oltraggiato portava un tessuto fine. Un abito, …ricevuto da chi? Costituito da quattro parti. Ognuno ne prende una parte. Sì, la cosa più santa di UR non può essere portato nell’insieme da una creatura-figlio.

17. Il vestito (la tunica), a gonna, è fatta di un solo pezzo. Così UR ha prodotto da una Caratteristica, l’espiazione come ‘Figlio dell’uomo’. L’abito in quattro parti copre il vestito. Quindi la Divinità è contemplabile, qui sopratutto come Salvatore! Quest’UNO non Lo si può dividere, senza strapparlo. Si getta i dadi per quest’unica parte (Gv. 19,23-24).

18. Si fa ancora avanti ‘il tre’: tre preghiere, tre risvegli, tre tradimenti e, …tre deboli donne sotto la croce! Più tardi, alla sera, giunge pure Giovanni. Nei dolori più gravi si può parlare? Oh, la PAZIENZA dalla Sua elevatezza: «,Donna, ecco tuo figlio! Figlio, ecco tua madre!» [Gv. 19,26-27]. Un’eredità meravigliosa, santa! Amatevi l’un l’altro, affinché si sappia che siete i veri figli di Dio!

19. «…Ho sete!» [Gv. 19,27-28]. Di che cosa? Si legge: «Dato che Gesù sapeva che era già tutto compiuto, disse…», la Parola dopo il versetto 30 non era più necessaria. Il Sacrificio-UR era compiuto (Ebr. 9,12). Ma Egli aveva appunto sete di quell’unico figlio, dopo tutti i figli. Invece coloro che sentono le parole, devono ora – come LUI – conservare la Pazienza. «È compiuto!» [Gv. 19,30]

20. «Abramo prese la legna per l’olocausto e la pose addosso a Isacco suo figliuolo». [Gen. 22,6]. Lui diede al figlio l’aceto[6], affinché non sentisse più il suo ultimo dolore. Un pre-simbolo per il Golgota. Anche al Salvatore è stato dato l’aceto. Lo fa uno che arriva all’improvviso alla conoscenza: Chi è che pende così silenzioso alla Croce? E poi la Parola detta per tutto il mondo:

«È COMPIUTO!»

21. Pilato è inquieto. Va su e giù; anche lui ha dolori. Il santo Volto, …non vuol lasciare la sua anima. Ora ritornano già di nuovo, deve far spezzare le gambe ai tre criminali, un dolore tale che – se non già successo – li uccide presto. E’ prossimo il giorno della festività esteriore, allora nessuna salma deve rimanere non sepolta (Gv.19,31).

22. ‘Fate quello che volete!’. – Quando lo si fa, uno vede che il Salvatore è già deceduto. Allora non è più necessario. Per prudenza prende una lancia ed apre il fianco di Gesù. Lui è toccato, soltanto, non lo sa ancora. Se spinge un po’ più profondamente e colpisce il cuore, allora i dolori sono finiti subito. Persino qui si adempie ciò che ha scritto il profeta (Gv. 19,35-37).

23. Non si tolgono i crocifissi senza spezzare loro le gambe. In loro potrebbe essere ancora la vita, e allora un criminale sarebbe di nuovo libero. – Lo si fa per questo, …anche con il Signore? Tutto è guidato dall’Alto, come il Maestro ha detto a Pilato: ‘Non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse dato dall’alto!’

24. Dall’Alto! Dall’Altissimo che risparmia ancora il mondo e il suoi malfattori, che adesso possono compiere il peggio. Quindi nessun ‘compiuto’. Nell’Amore del Sacrificio di Dio questo unico, santo ‘COMPIUTO’! ‘La Terra trema, si fa buio che non si può quasi vedere ancora qualcosa’ (Mt, 27,51-52). Degli scienziati credono che sarebbe stata un’eclisse solare. Possibile! Ma allora, proprio in quel momento? Il Creatore non poteva allora far coincidere il tempo dell’eclisse solare con quel momento della morte sulla Croce, …affinché l’umanità tornasse in sé?

25. Un servitore si precipita nel tempio: ‘Sommo sacerdote! La tenda, …nel santissimo’. – ‘Che cosa c’è?’. – ‘È strappata!’ (Mt, 27,51). Caifa va di là pallido come la cenere. Ecco: il tessuto prezioso è strappato nel mezzo! La tunica del Signore in un sol pezzo è stata strappata; la tenda, anche in un sol pezzo, è divisa in due, giacendo sfrangiata al suolo. Oh oh! Che cosa potrà sentire il cuore duro dell’uomo…

26. Pilato è esausto, vorrebbe aver pace. Allora arriva Giuseppe di Arimatea, un segreto discepolo di Gesù. Pilato lo fa entrare, gli deve qualche buon servizio. Parlano di Gesù. ‘Ti hanno giocato, ora non potevi agire diversamente, eccetto che Lo avessi portato a Roma’. – ‘Chissà! Se anche là non sarebbe stato crocifisso, …non lo so. I templari hanno molto potere, anche a Roma. Sì, si giocano uno con l’altro’.

27. Adesso cosa vuoi?’. – ‘Dammi Gesù, altrimenti Lo gettano in un fosso. Voglio fare l’ultima cosa buona per Lui’ (Gv. 19,38). ‘PrendiLo!’. Il romano fa un sospiro di sollievo. ‘Ora è finita’. …Anche il tormento di coscienza? Giuseppe sente il peso del romano. Se non sapesse che il Salvatore stesso aveva parlato del sacrificio del ‘Figlio dell’uomo’ che era venuto per redimere tutti dal potere delle tenebre, dalla propria scelleratezza, …litigherebbe con il romano.

28. Pilato ha molto bisogno di incoraggiamento. Non dimentica il sogno di sua moglie (Matt. 27,19), e c’è ancora la strana Parola: ‘Colui che Mi ha consegnato a te, ha il peccato più grande’ (Gv. 19,11). Può essere riferito a lui? Può… – Si getta inquieto di qua e di là sul suo giaciglio.

29. Presso l'angolo del muro Nicodemo attende, lui che da giovanissimo (40 anni prima) era stato guidato da ‘Simeone del tempio’[7] sulla buona strada, che di notte era andato dal Salvatore perché aveva riconosciuto LUI, ma come Giuseppe di Arimatea ha dovuto nascondersi dall’alto Consiglio, anche se lui stesso ne faceva parte, ma non era presente all’interrogatorio del Signore.

30. Uno sguardo colmo di lutto. Camminano in silenzio. A quel comandante che aveva esclamato: «In verità, costui è Figlio di Dio» [Matt. 27,54] danno lo scritto del prefetto romano. Prima, il Signore era stato inchiodato brutalmente sulla Croce; adesso, …come se fossero soavi mani di levatrice, Egli viene tolto dal ‘palo dell’onta’. Le donne piangono, gli uomini opprimono il loro sconvolgimento nel petto, quando vedono come Lo hanno maltrattato.

31. Già ci sono spezie, lini bianchi, e il Signore… No! … il corpo viene solo steso e portato alla vicina nuova tomba. Cento libbre di mirra e aloe (circa 45 kg): fede e dolore! Un’unica somma, un unico dono (Gv. 19,39-40). Con questo UNO è finito il capitolo di quella Crocifissione.

32. Il Salvatore ha indicato la distruzione della loro città, del paese, lo spargimento dalla sentenza del destino: ‘Il sangue cada su di noi e sui nostri figli!’. Contro questa sta la Parola del Salvatore: ‘Con la perseveranza guadagnerete le anime vostre’ (Luca 21,19)! Ed è proprio questa che manca a così tanti uomini, anche ai credenti: ‘la pazienza’! Avere pazienza verso ognuno, avere pazienza per la creatura, affidata all’uomo. Giacomo lo ha scritto:

«La pazienza però deve rimanere salda fino alla fine!»  -  [Giac. 1,4]

 

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Cap. 20

Amore

«In questo si è manifestato

l’Amore di Dio: …».

[1° Giov. 4,9]

1. “Il Signore è risorto! Lui è davvero risorto!”, giubilano i credenti ad ogni mattino di Pasqua. L’Amore esige molto, perché con questo, Dio dà anche tutto: ‘Il coprire della Sua Magnificenza, la venuta nel mondo, il Sacrificio e la Croce!’. Come non dovrebbe – Lui – esigere tutto? Certamente l’uomo non può arrogarsi di dare ciò che ha dato il Salvatore: Se stesso! Ma: «Beati sono coloro che osservano i Suoi Comandamenti, affinché abbiano potere sul Regno della vita ed entrino nelle porte della Città» [Apoc. 22,14]. Oh, quale santa LUCE!

2. Al di fuori di Gerusalemme il Signore ha pronunciato la Sua preghiera del Calice (Lc. 23,34), al di fuori Egli è stato crocifisso e sepolto. Chi vuole sperimentarlo, deve, ancor prima, abbandonare nel cuore il mondo e recarsi fuori nella Sua Magnificenza. Lo fa Maria Maddalena, quella donna descritta come peccatrice, senza sapere com’è stata la via della sua vita, e perché – anche molto volentieri – si crede tutto il male dell’altro.

3. «Il primo giorno della settimana alla tomba arriva presto al mattino Maria Maddalena (di Magdàla), dato che era ancora buio, e vede che la pietra era stata rotolata via dalla tomba» [Gv. 20,1]. Quando era ancora buio, mentre i discepoli si nascondevano ancora nel buio del loro corpo. Una donna, non bada al pericolo. Le guardie la potevano arrestare; e già una volta era capitata nelle fauci dell’alto Consiglio. Sarebbe stata liberata di nuovo solo attraverso un secondo Miracolo? Ma la sua via è guidata dalla Luce.

4. Si spaventa quando vede il sepolcro vuoto. ‘Ma dov’è il Signore?’. Il suo cuore si contrae, corre per quanto le è possibile, ritornando in città. Conosce il rifugio dei discepoli. Ci sono proprio Pietro e Giovanni, il più giovane che il Salvatore ama. Lei esclama fuori di sé: «Hanno portato via il Signore dalla tomba e non sappiamo dove Lo hanno posto» [Gv. 20,2].

5. Impauriti, i due si avviano con Maria Maddalena. Non perché Giovanni è più giovane di Pietro e perciò può correre più veloce, no, …è un segno: l’AMORE corre avanti, come il maestoso Amore di UR è venuto come SALVATORE sulla Terra.

6. Giovanni guarda nella tomba. L’amore non ha bisogno di entrarci, perché il SALVATORE è già risorto, …per il mondo, …per gli uomini, …per tutta l‘oscurità! Pietro entra; in quel momento è legato all’esteriore, mentre anche la Maddalena deve rimanere fuori. Che il sudario giaccia lì, pure esso è un simbolo. Il Corpo era stato coperto con il lino, il corporeo; il sudario è imbevuto del sangue del Sacrificio di Gesù. Ci si deve rendere conto di ciò che ha da significare (v. 3-8).

7. Ora la cosa strana: «I discepoli non lo sapevano ancora che e come si doveva adempiere tutta la Scrittura» [Gv. 20,9]. Loro erano persone semplici che conoscevano poco gli scritti del tempio. Ma perché si distolgono di nuovo e se ne vanno via? Ah, che cosa devono fare presso questa tomba vuota! Chissà, devono forse comunicare la faccenda al loro amico romano? Ma al momento non vi è nessuno in città. Anche questo li ha molto oppressi.

8. «Ma Maria stava davanti alla tomba e piangeva fuori» – nella miseria del mondo. – Guarda ancora una volta dentro, ‘«…e vede sedere due angeli in vesti bianche, uno al capo e l’altro ai piedi, dove avevano posto la salma di Gesù» [Gv. 20,9]. Perché i discepoli non vedono gli angeli? Non significa che non fossero ancora maturi, nemmeno che Maria deve essere elevata al di sopra di loro. Tuttavia, …lei rimane nel luogo, aspetta il miracolo della Pasqua che le è ancora sconosciuto.

9. Lei ha così amato il Maestro! E, …ora? Un altro pianto. Allora un angelo dice: «Donna, perché piangi?» «Ah, hanno portato via il mio Signore, e non so dove Lo hanno posto» [Gv. 20,13]. Il mio Signore! Il suo amore viene benedetto, poiché quando ora si volta di nuovo, non sapendo dov’è, vede stare Gesù, ma non Lo riconosce. Oh, sì, …il corpo umano se n’è andato, ci sta DIO, per gli uomini ancora nella loro forma.

10. «Donna, perché piangi? Chi cerchi? …». ‘Sarà il giardiniere’, pensa lei, e ora si stupisce che i legionari non sorveglino più. «… Signore, Lo hai portato via tu? Dimmi dove Lo hai posto; allora Lo voglio andare a prendere» [Gv. 20,15]. Lei, la debole, non pensa che non potrebbe portare da sola una salma, che glielo si impedirebbe ed inoltre la si arresterebbe. No! Il suo amore arde così tanto, …che ogni pensare e ricordare è escluso. Solo ‘il suo Signore’ domina il cuore.

11. Ecco, …un magnifico suono, una chiamata: «Maria!». Il suo nome! ‘Ti ho chiamato con il tuo nome, tu sei Mia’ (Isaia 43,1). Lei si volta. Oh, la voce del suo Signore! Non si chiede se fosse possibile, nemmeno si stupisce. Lei crede, …e ama! – «Rabbuni!» [Gv. 20,16]. Vuole afferrare le Sue mani. «Non mi toccare, perché non sono ancora asceso al Padre mio, ma va dai miei fratelli e dì loro che io vado al Padre mio e al Padre vostro, al mio Dio e Dio vostro» [Gv. 20,17]. Il ‘non Mi toccare’ significa che lei era ancora peccatrice, perciò non doveva? Se così fosse, allora lei non avrebbe potuto incontrarLo per prima. Questo sarebbe stato un privilegio errato.

12. Soltanto che adesso, appunto quando il Salvatore è uscito dall’inferno dove Egli ha portato al ritorno la Sua figlia della Creazione dal Suo santo ‘è compiuto!’, dove Egli è stato completamente DIO[8], allora la donna non Lo deve toccare, …per la sua salvezza e sua benedizione. E’ ancora ‘l’Apparizione’ che lei vede; solo più tardi il Signore si vorrà mostrare ai fedeli, ancora come il Nazareno. Perciò questo ‘non Mi toccare’!

13. L’ascensione ‘…al Padre mio e al Padre vostro’, e ‘…al Dio mio e al Dio vostro’, è un senso ancora molto nascosto. Se Egli stesso è l’unico Dio, per i fedeli è ancora l’ultima coltre non ancora tolta. Così Egli parla ancora come ‘Figlio dell’uomo’, come ‘l’Amore incarnato’, come si esprime magnificamente nel capitolo. Già la scena con Maria Maddalena è un’alta testimonianza di questo amore.

14. Inoltre viene volentieri interpretato che Egli è stato solo un Uomo, il Figlio di Dio, non Dio stesso. Lui chiama i discepoli ‘i Suoi fratelli’, dovendo significare: ‘va dai tuoi fratelli’. Nel cap. 7,5 sono quelli dal primo matrimonio di Giuseppe. Là vale l’espressione ‘fratelli’. Qui Gesù lo dice per un altro motivo. Ho portato il Sacrificio come ‘Figlio dell’uomo’; in questo Sacrificio voi siete i figli di Dio. Per voi, Io sono nuovamente solo ‘il Figlio dell’uomo’.

15. Con questo alto incarico «…Maria Maddalena va a cercare tutti i discepoli» [Gv. 20,18], i quali, eccetto Tommaso, ‘sono radunati dietro le porte chiuse’. Pietro ha già raccontato che la tomba di Gesù sarebbe stata saccheggiata. Allora la paura è ancora più grande. Maria non ha avuto nessuna paura; dolore e amore erano stati maggiori. Perciò lei ha anche visto per prima il Signore. Lei dice loro che cosa era successo. Chi le vuol credere, ancora, …che il loro Maestro sarebbe comparso solo dopo che Pietro e Giovanni erano andati via?

16. ‘E’ vero!’, afferma lei. ‘All’inizio ho pensato che fosse il giardiniere, ma la Sua chiamata “Maria!” quella voce, quell’Amore, …nessun uomo può chiamare così come lo ha fatto Lui quando ha chiamato me al mattino. Ma credetelo!’. Ah: ‘Chi deve aver chiamato il Maestro dalla tomba, come Lui aveva chiamato Lazzaro dalla sua tomba? Ma se Egli è Dio…’, osa una voce, ‘…allora Egli non giaceva nella tomba’. – ‘Sì’, – ‘No’, …chi lo può sapere? E ad un tratto, senza alcun rumore, e il chiavistello è ancora saldamente al suo posto, …EGLI è lì!

17. «La pace sia con voi!» [Gv. 20,19]. Egli mostra le ferite nelle mani, nei piedi, nel fianco, alla fronte. Questo avviene affinché possano credere; perché, …altrimenti? Dio ha bisogno di segni? Deve portarli? Con il Golgota tutto è riparato.

18. Ma i discepoli hanno ancora bisogno del segno. Per questo segue la magnifica frase: «Allora furono lieti di vedere il Signore» [Gv. 20,20]. Un’inaudita fede si svolge nella frazione di un pensiero. Prima ancora impauriti, dubitando del racconto, e poi all’improvviso una beata certezza: è Lui!’

19. Non hanno ancora il coraggio di entrare apertamente nella città. Caifa continua ad indagare, soprattutto per via della tenda strappata. Lui sa benissimo che lo ha fatto DIO! Ma ammetterlo davanti al mondo? No! Questo Nazareno sembra vivere nello Spirito, anche se era stato sepolto come un uomo morto. Si deve dubitare dello Spirito, si deve dire: non esiste proprio! Gerusalemme è quindi ancora la città devastata, dove viene litigato ovunque, …per e contro Cristo.

20. Ma è stato davero il Signore? Non se lo sono semplicemente immaginato, perché Maria Maddalena ha raccontato la sua favola? Una resurrezione, …dopo una tale Crocifissione! Soltanto, …i segni dei chiodi e il saluto e la cara voce, …colma di Conforto. – Dopo loro rimangono ancora nascosti, perché non lo possono afferrare del tutto. Di tanto in tanto uno va a sentire com’è l’umore fra il popolo.

*

21. Il Signore compare nuovamente. «La pace sia con voi!...» [Gv. 20,21]. …è Lui, è Lui del tutto certamente! Il Suo incarico ai discepoli. Se vale verbalmente, soprattutto questo del peccato? Dapprima: «…Come il Padre ha mandato me, così mando voi» [Gv. 20,21]. La Misericordia ha mandato l’Amore per gli smarriti. Nessun altro ordine che questo: “Amate tutti, dovete essere portatori del Mio Amore!’ Quello che Io vi ho insegnato, insegnatelo a tutti quelli che vi verranno assegnati. Ed affinché vi riesca, allora:

22. «…ricevete lo Spirito Santo» [Gv. 20,22]. Impiegate i Miei doni; perché Io sono l’Eterno-Santo, l’Eterno-Unico e Verace! Ma questo: «A chi rimettete i peccati, a loro saranno rimessi; e a coloro che li ritenete, a loro saranno ritenuti» [Gv. 20,23], ma ciò non deve mai valere alla lettera.

23. Dio solo è il Giudice su tutti! Solo chi è senza peccati può perdonare ai peccatori, …oppure no! Ma eternamente è il Signore e la Sua cordiale Misericordia! Per questi non esiste nessun peccato di cui sarà in eterno tenuto conto, altrimenti sarebbe stato inutile il Sacrificio della Croce di Dio! No! …è inteso questo:

24. ‘Chi viene e prega, a costui dovete diminuire il suo peso, soprattutto chi vi ha ferito, offeso. Voi dovete perdonare. Se non lo fate, allora rimane il peccato, …su di voi! Io l’ho vissuto d’esempio; la Mia Croce ha incluso tutti i peccati, anche quando sono da espiare. Questo è il Mio Comandamento che Io vi dò.

25. Tommaso non è ancora arrivato. Non voleva morire con il Signore? (Gv. 11,16) Lui è l’unico che è stato vicino alla morte, arrestato e poi salvato. E’ comprensibile che ora non può credere che il Signore sarebbe risorto. Ci sono abbastanza ingannatori che vorrebbero prendere in giro i discepoli. Lui lo ha vissuto sulla via.

26. Filippo si trova là. «Noi abbiamo visto il Signore» [Gv. 20,25]. ‘Che cosa? Oh, no, i Romani hanno detto che Egli sarebbe morto. Sono stato picchiato perché non ho voluto credere. Dal Getsemane sono stato deportato lontano, finché non è venuto il nostro buon comandante. Lui mi ha salvato, ma ha confermato che il Signore sarebbe stato crocifisso e sepolto. Come avete potuto vederLo dopo?’. – Descrivere Tommaso semplicemente come miscredente, non è né vero né buono.

27. La Bibbia non annuncia il perché egli era assente fra gli altri, non c’è nemmeno un’indicazione che si sia tenuto nascosto da solo, mentre degli altri sta scritto: ‘nascosti per paura’. Dato che voleva morire con il Salvatore, nel senso pieno del co-sacrificio, perciò è stato guidato su una via sulla quale era stato catturato e legato come il suo Signore. Ma quanto è magnifico; il Signore dice di Sé: «Nessuno ha amore più grande di colui che dà la vita per i suoi amici» [Gv. 15,13]. Ma degli amici:

«Sii fedele fino alla morte…» [Apoc. 2,10].

28. Non fino alla morte, come Dio, il Signore, ha fatto per tutti. Questa è la differenza. Nemmeno i martiri successivi, sospendono questa Parola. La morte degli uomini è un destino e una santa Legge per la loro beatitudine; la morte sulla Croce di Dio era e rimane il Sigillo della redenzione.

29. Appunto, anche Tommaso nella volontà di sacrificio fu condotto fino alla morte, e poi salvato, come la morte del corpo dell’uomo è la salvezza dalla materia e da ogni peccato. Perciò è anche comprensibile che Tommaso non può credere subito. Lui va con loro; l’indeterminata nostalgia del suo cuore lo spinge verso gli altri discepoli. E allora succede:

30. «Pace a voi! Tommaso, stendi il tuo dito e guarda le Mie mani, e stendi la tua mano e mettila nel Mio fianco, e non essere miscredente, ma credi» [Gv. 20,26-27]. Non aveva detto che senza questi segni non avrebbe potuto credere? (Gv.20,25) Ora, dalla sua volontà di soffrire anche lui, sale anche la forte fede: «Mio Signore e mio Dio!» [Gv. 20,28]. Questa è la più alta conferma umana su Chi era ed è il Salvatore:

Signore e Dio, …l’UNO !

31. Non solo per Tommaso vale la Parola: «Dato che mi hai visto, Tommaso, tu credi? Beati sono coloro che non vedono, e comunque credono!» [Gv. 20,29]. Gli altri, l’avevano creduto quando Maria Maddalena aveva portato prima la notizia della tomba vuota e poi del Maestro, del ‘Rabbuni’? L’avevano seguita? Loro stessi l’avevano indagato se il Salvatore viveva? No, loro lo hanno creduto solo quando Egli era comparso ed era risuonato il Suo ‘la pace sia con voi’! A questo si dovrebbe pensare, e non a descrivere quell’unico come miscredente, come succede in genere.

32. Chi crederebbe oggi, senza vedere? Non si dice: ‘Dio non esiste! Chi Lo ha visto mai?’. Proprio nel tempo attuale non vale quasi nulla, eccetto quello che si può vedere, sentire o toccare. Tutto il resto è astratto.

33. E sarebbe comunque così semplice, amare e credere in Dio, compresi i ‘molti altri segni’, che il Signore farà per i Suoi discepoli nei quaranta giorni prima della Pasqua fino all’ascesa al Cielo, e «…quello che non è scritto» [Gv. 20,30]. Può bastare ciò che è registrato (v. 31), per realizzare quelle Parole su se stesso:

«Perché è questo l’amore per Dio: che osserviamo i Suoi Comandamenti!

E i Suoi Comandamenti non sono gravosi, poiché tutto ciò che è nato da Dio, vince il mondo.

E questa è la vittoria che ha vinto il mondo!» [1° Giov. 5,3-4]

34. E ancora una meravigliosa Parola come conclusione del capitolo come segno, come i discepoli hanno riconosciuto la Via dell’Amore di Dio, come le si sono dati totalmente. Paolo ha scritto: «Poiché io sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potestà, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura, potranno separarci dall’Amore di Dio per noi, che è in Cristo Gesù, nostro Signore». [Rom. 8,38-39]

 

 

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Cap. 21

Misericordia

«La Misericordia di Dio

passa su tutto il mondo».

[Siracide 18,12]

1. L’ultima grande rivelazione di Dio ai discepoli cade nei loro cuori con il suo bagliore di Grazia. Quello che Paolo può scrivere più tardi è già stato rivelato a coloro nei cui cuori e mani il Signore mette ‘l’Opera del Cristo’. In Ebrei 4 versetto 16, sta scritto:

«Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della Grazia,

affinché otteniamo Misericordia e troviamo Grazia per essere soccorsi al momento opportuno».

2. Poco prima ancora rattristati ed impauriti, ora vanno di nuovo liberi, ma sono andati a Tiberiade nella loro patria di Galilea. Si preoccupano di moglie e figli, e queste, degli uomini; quindi si vuole di nuovo osare una pesca (Gv. 21,1-3). Ma per quanto si sforzano tutta la notte, nessun pesce entra nella grande rete.

3. Dice uno: ‘Inutile, si avvicina il mattino, e allora i pesci vanno più a fondo. Le nostre povere mogli, i nostri poveri figli!’. Stanchi ed oppressi, remano di ritorno alla riva. E, …ed ecco, sta il Signore! Non è ancora molto chiaro, non Lo riconoscono ancora. Lui parla a loro con gentilezza; la Sua voce giunge fino alla nave.

4. «Figli, non avete nulla da mangiare?» [Gv. 21,5]. ‘Figli’, …e non, ‘fratelli’, come viene volentieri rilevato. Si dà a riconoscere ‘il PADRE’, come suona la Sua Indicazione: ‘Voi tutti siete fratelli!’. Uno potrà aver sorriso in silenzio che vengono interpellati come ‘figli’; ma l’onorabilità dell’interrogante permette di dire soltanto un ‘No!’ [Gv. 21,5]. Segue un ordine per loro incomprensibile:

5. «Gettate la rete dal lato destro della nave, allora troverete…» ‘Come? Perché dal lato destro? Quando si fa giorno non c’è nulla da pescare’. Soltanto, …fanno secondo il comando, «…e non la potevano più tirare dalla quantità di pesci» [Gv. 21,6]. A destra, il santo diritto, ‘la Mano destra di Dio!’ (Apoc. 1,16)! Contemporaneamente: ‘Quello che fate nel diritto e in modo giusto, viene benedetto in ogni tempo’. Loro tirano ansimando, e riescono a fatica a trascinare la pesante rete, anche se la corrente è favorevole.

6. E’ un ammonimento, che più tardi avranno molta fatica e giungeranno comunque alla meta? Dio indica le vie, anche se l’uomo non lo vuole riconoscere. E’ un miracolo come ne faceva sempre il Salvatore. ‘Pietro’, gli sussurra Giovanni, ‘è il Signore!’. Sì, è Lui!

7. Dato che il lavoro era faticoso, Pietro aveva gettato via tutti i vestiti. Si vergogna davanti al Suo Creatore? Prende la sua camicia e si getta in mare e nuota l’ultimo tratto fino a terra [Gv. 21,7]. Un simbolo: Pietro aveva rinnegato il suo Signore; appunto questa è la sua vergogna. Essa è da tempo perdonata, perché il pentimento era stato autentico e profondo, …nel disperato pianto.

8. Quando arrivano a riva dove LUI attende, dove Gli vogliono preparare un pasto dalla loro ricca pesca, allora vedono che già arde un fuoco (Gv. 21,9). Dei pesci giacciono sulla brace e c’è del pane. Nonostante ciò il Signore dice: «Portate dei pesci che avete pescato» [Gv. 21,10]. Il simbolo è facilmente riconoscibile.

9. I figli arrivano a casa alla riva destra, dove vengono accolti da DIO, che non ha mai mani vuote. Il Suo fuoco da Creatore indica la via, come a un viandante smarrito la Luce indica la direzione. Dov’è la Luce, là c’è Salvezza! Così appare il Fuoco del Creatore-UR a tutti i figli. Con il Cibo dello Spirito (pesce) vengono saziati, con delle Parole di benedizione (pane) confortati, affinché possano vivere presso di Lui, …per sempre.

10. ‘Portate ciò che voi avete pescato!’. Cioè: ‘Quello che avete potuto conquistare sulla vostra via del mondo, certamente su MIO Ordine e sotto la segreta benedizione della Mia mano destra. Lo voglio posare accanto al Mio che ho preparato prima per voi’. – Questo è il senso del miracolo dei pesci. Ognuno può essere certo che riceve dapprima sempre da Dio, giorno per giorno e un giorno nel Regno. Ma là non si arriva gratuitamente; perché: ‘quello che avete fatto al più piccolo; o: ‘amatevi ed aiutatevi reciprocamente’; e molto di più come concetto di base dell’insegnamento di Dio. E’ questo ciò che il Signore esige: ‘Portatelo qui!’

11. Si potrebbe dire questo: ‘Dato che Gesù ha dato il comando ed anche la benedizione per la pesca, allora era facile portare dal proprio’. – Oh, no, …non è così semplice! L’avvenimento naturale è il riflesso per la fede. Qualche pescatore avrebbe solo riso se qualcuno gli avesse dato l’incarico di gettare le reti pure al sorgere del Sole, come si usava allora.

12. I discepoli stanno ancora al di sotto dell’esperienza dei tre anni di Gesù, della Cena, del Getsemane, del Golgota, della Pasqua e dell’apparizione per due volte. Ora per la terza volta. Quello che secondo la natura mondana non si poteva credere, lo credono. Essi gettarono le loro reti.

13. E il cristiano di oggi? Lui sta ‘al di sotto del suo mondo’. Certo, …si crede in Dio. Ma oggi si crede ancora alla Sua mano miracolosa? È quello che i discepoli portano con gioia. Loro sanno che il Signore li aspetta con i Suoi ricchi Doni. Quale Gentilezza! Egli mette volentieri ‘l’avere’ dei Suoi figli al Suo ‘Avere di Creatore’, che possiede soltanto LUI! Sì: ‘Quanto ama gli uomini', ha detto una volta Mosè nel suo discorso d’addio al popolo.

14. Ma l’avere soltanto è il prezzo della fatica. Così Pietro scende di nuovo nel mare, nella vita, ed aiuta gli altri a tirare la rete a terra. Non hanno mai potuto pescare così tanti pesci; la rete è piena e non si strappa comunque. Di conseguenza non perdono nulla dei Doni di Dio e di ciò che loro stessi hanno potuto conquistare. Portano la loro ricchezza a terra, …indietro nel Regno di Dio.

15. A ciò segue la Chiamata: «Venite tutti e tenete la cena» [Gv. 21,12]. Sono ancora stupiti della loro pesca. «Centocinquantatre grandi pesci!» [Gv. 21,11]. Perché questo viene menzionato così precisamente? E’ una rispondenza della Luce: cento, una unità, anche l’unicità di una rivelazione. Il tre significa la terza apparizione del Signore dopo la Pasqua, con cui viene richiamato alla memoria tutto ciò che Egli ha rivelato e raccomandato ai discepoli nei tre anni d’Insegnamento.

16. E il comandamento oltre quell’autentico Amore di Dio, l’amore per il prossimo, si trova magnificamente sigillato nell’anno del giubileo: ogni cinquantesimo anno, come Dio lo ha raccomandato a Mosè – non per lui –non solo per Israele, altrimenti in Mosè non starebbero già i due Comandamenti di base di Dio (Deut. 6,5). Dio mostra in quella cifra, Se stesso, la Sua rivelazione e come si deve amare il suo prossimo.

17. Al Suo meraviglioso ‘Venite’ (Apoc. 22,17), «nessuno domanda: ‘Ma chi sei?» [Gv. 21,12]. Egli è venuto dietro le loro porte chiuse; ora Egli è qui! Allora non c’è bisogno di nessuna domanda. Loro Lo hanno riconosciuto e prendono ciò che Egli dà: Prima, pane e vino, il Santo di Se stesso, e ora «…pane e pesce» [Gv. 21,13], il Suo e il loro. Giovanni conferma qui «…la terza venuta del loro Signore» [Gv. 21,14].

18. Quello che sembra svolgersi fra Lui e Pietro, è uno dei Suoi esempi più memorabili. Così il Signore non chiede a Pietro soltanto il perché Lo abbia rinnegato, non lo chiede nemmeno ai soli discepoli. Egli lo chiede ad ogni uomo, a te verso di Me: «Mi ami tu? Simon Giona, Mi ami tu?» [Gv. 21,15].

19. Giona è un’indicazione al profeta dell’antico Patto che, nonostante qualche fallimento, annunciò ripetutamente la Parola di Dio, ma che un giorno diventò stanco perché la Misericordia del Padre-Creatore era più grande che ogni diritto di ira e resa dei conti (Giona 4,11). Nemmeno Pietro lo ha del tutto compreso, perciò deve servire qui come esempio.

20. «Sì, Signore, Tu sai che io Ti amo…». quindi: «…Pasci i Miei agnelli» [Gv. 21,15]. – Nel secondo dialogo si legge: «Pasci le Mie pecore» [Gv. 21,16]. Non è una e la stessa cosa? No, gli agnelli sono i giovani, simile a: ‘Lasciate che i bambini vengano a Me’ (Matt. 19,14); le pecore sono gli animali anziani che da se stessi conoscono il loro pascolo e il pastore. Anche questi li deve pascolare colui che ne ha l’incarico.

21. Dalla terza Rivelazione il Signore chiede la terza volta: «Simon Giona, Mi ami tu?» Allora costui diventa triste. Il grido del gallo preme ancor sempre. Soltanto, …il Salvatore lo deve sapere. Quindi si fa coraggio: «Signore, tu conosci tutte le cose, tu sai anche che io ti amo» [Gv. 21,17]. E nuovamente il gentile comando: «Pasci le Mie pecore!»

22. Secondo la triplice rivelazione fino a questo punto di svolta dei discepoli, la domanda e il comando, espresso tre volte con gli agnelli e le pecore c’è un ulteriore significato. Come già indicato, gli ‘agnelli’ si riferiscono ai bambini, ai minorenni e tali che non hanno davvero sentito nulla del Padre-Creatore, e a questo riguardo sono senza peccato, soprattutto, quando possiedono un buon cuore vitale, quindi fanno del bene.

23. Se si aggiunge la magnifica parabola del Pastore fedele (Gv. cap. 10), allora si nota che il primo ‘Pasci le Mie pecore’ vale per quelli secondo il versetto 10,12 – 10,15 e 10,18, le ‘seconde pecore’ per quelli del versetto 10,16: i figli fedeli e i caduti. Tanto magnifico è da riferire la parabola del Pastore nel cap. 21, al popolo dei figli di Dio. Il Salvatore aggiunge ancora un’altra indicazione, a cui non manca la Misericordia, come la parabola del Pastore, come il ‘Pasci i Miei agnelli’ e le due parti di un gregge, le pecore chiare e le scure. Egli dice a Pietro:

 24. «In verità, in verità, Io ti dico: ‘Quando eri più giovane, tu stesso ti cingevi e camminavi dove volevi, ma quando diventerai vecchio, stenderai le tue mani e un altro ti cingerà e ti condurrà dove tu non vuoi’» [Gv. 21,18]. Nel duplice ‘In verità’ è nascosto un profondo senso. In primo luogo riguarda la strada del co-aiuto di uno spirito di figlio della Luce; esso è pronto ad agire secondo la santa Misericordia. Se ora ha adempiuto in parte il suo dovere, viene guidato alla conoscenza più alta e ad adempimenti ancora più difficili.

25. Nel primo ‘In verità’ c’è ancora: ‘Stenderai le tue mani verso di Me ed Io ti condurrò, Io ti cingerò, affinché non cadi più. Il secondo ‘In verità’ vale per il mondo: il suo potere ti legherà e ti condurrà nel carcere dove tu non vuoi andare. Ma con ciò è svelata la testimonianza del primo ‘In verità’.

26. La testimonianza è contemporaneamente confermata che quasi tutti i discepoli, e molti seguaci, verranno catturati ed uccisi (Gv. 21,19). Soltanto, che a ciò è collegato: «Beati sono i misericordiosi, poiché avranno Misericordia» [Matt. 5,7]. Pazienza e Amore, Golgota ed ‘è compiuto!’, sono la Corona dell’Opera di redenzione, la Caratteristica del Padre:

la MISERICORDIA.

27. Nel «SeguiMi!» [Gv. 21,19], dice il secondo ‘in verità’: ‘Come Io Mi sono dato alla Croce, così seguiteMi e non temete di portare i pesi della materia; sia fin ‘nella’ oppure ‘fino’ alla morte, questo lasciatelo a Me!’. Questo vale per tutto il popolo dei figli di Dio; qui Pietro lo deve rappresentare per il mondo. Perciò si volta. Ma tutti indagano in silenzio: chi è inteso?

28. Giovanni, del quale si diceva che ‘il Salvatore lo amasse’, sembrava come se lui non fosse colpito dal difficile futuro. Certo, il Signore amava il più giovane, ma non da preferirlo. Giovanni si era del tutto particolarmente affezionato al Signore, forse, …perché era il più giovane.

29. Ma ha comunque ancora un motivo che irradia dalla ‘Luce’: ogni figlio della Luce accetta appunto un altro compito per il co-aiuto, affinché i poveri possano tutti insieme ritornare a Casa. Giovanni è eletto ad annunciare al mondo il suo ‘Mené tekél’[9], che non sarebbe stato aggravato di poco per il suo caldo amor proprio, come il Sangue era stato testimone della morte corporea, della Sua sofferenza. Dio pareggerà entrambi.

30. Loro non lo sanno ancora, ma anche Giovanni sarà ‘cinto’. Lui sarà trattenuto sull’isola di Patmos[10] fino alla fine della sua vita. Alla cena chiede per compassione: «Signore, chi è che ti tradisce?» [Gv. 13,25]. Nessun altro ha avuto un compassionevole pensiero per il traditore; perché, quanto fu terribile quell’amara conoscenza: ‘Ho tradito un Innocente’ [Matt. 27,4]. –

31. L’indicazione al futuro è molto dura. E’ comprensibile allorquando Pietro lo chiede per tutti loro: «Signore, cosa deve, pure lui?» [Gv. 21,21]. ‘Noi lo amiamo; lui dal suo amore ha somiglianza con Te. Ora dici qualcosa che non possiamo comprendere. Perché dobbiamo soffrire noi e non lui?’

32. La risposta suona quasi dura: «Se Io voglio che rimanga finché Io torni, che ti riguarda? Tu seguimi!» [Gv. 21,22]. Nonostante ciò, è Misericordia. ‘Se Io voglio!’. Si manifesta chiaramente la maestosa Volontà, come indicato non sovente. Questo riguarda il lavoro speciale di Giovanni, e non un elevare al di sopra di tutti che hanno fedelmente seguito il Salvatore. Indica soltanto ciò che ha da eseguire.

33. ‘Che lui rimanga finché Io venga’, è un santo frammento; infatti Giovanni è morto, mentre secondo l’opinione di molti cristiani il ritorno di Dio non è ancora avvenuto. Quindi non si sarebbe adempiuto. Non Giovanni doveva rimanere così a lungo sulla Terra, ma ciò che sarà rivelato tramite lui: «In Principio era la Parola e la Parola era presso Dio e la Parola era Dio» [Giov. 1,1].

34. Quanto poco viene riconosciuta quella Parola ‘…attraverso la Quale tutto è stato fatto, … nella quale era la Vita e la Luce degli uomini, …e è venuta come Luce nell’oscurità, … ma l’oscurità non l’ha compresa’ (Giov. 1,1-5). Non soltanto quelli che sono di mentalità materiale, ah, …ci sono anche molti cristiani che non riconoscono questa Parola: la Vita, la Luce in Cristo, nel Quale – sia ripetuto – ‘abita tutta la pienezza della Deità corporalmente’ (Col. 2,9).

35. Pure così non si vuole comprendere, che oltre alle rivelazioni della Bibbia si proseguirà magnificamente dopo la fine del Vangelo: «Ci sono anche molte altre cose che Gesù ha fatto, ma se dovessero essere scritte una dopo l’altra, penso che il mondo non conterrebbe i libri che sarebbero da scrivere» [Gv. 21,25]. «E questo è esattamente ciò che il discepolo testimonia, colui che ha scritto questo», – cioè il quarto Vangelo della Bibbia; «…e noi sappiamo che la sua testimonianza è veritiera» [Gv. 21,24].

36. Il penultimo versetto, riportato per ultimo, si appoggia alla Rivelazione di Giovanni (l’Apocalisse), cap. 1,1: «Il servo, al quale il Signore manda l’angelo per annunciare la rivelazione» e: «…lui attesta la Parola di Dio e la testimonianza di Gesù Cristo; quello che egli ha visto!» [Ap. 1,2]. Oh, quanto è meraviglioso: nelle due grandi comunicazioni sta la ‘Parola di Dio’, l’origine, su cui Giovanni ci si baserà come Evangelista e come profeta. Non è quella Parola, che, eccola:

‘Dov’è la più grande Misericordia,

regna la più grande verità?’

37. Al tempo di Gesù, in genere, non era possibile scrivere ciò che ‘Giovanni aveva visto’. Per questo, dunque, tutto il magnifico doveva essere sepolto per tutti i tempi? Il Signore avrebbe inutilmente – così tanto – predicato e fatto, che su ciò non avrebbe dovuto esistere nessuna Comunicazione? Per nessun tempo? La Parola di Dio, cominciando dall’Ordine che salì dalla Sua Volontà di Creatore fino a ‘tutte le Opere’ che incoronano la Misericordia, è un ‘eterno Evangelo’ (Apoc. 14,6)[11]. Esso resterà immutabile, esistente in Spazio e Tempo della Sua santa Eternità-UR!

38. Quando esso verrà nuovamente dato, a suo tempo, affinché – come nel Cielo – è da accogliere in tutte le stazioni di mondi, questa è una Faccenda di Dio unicamente! Egli lo ha rivelato di nuovo attraverso i Suoi buoni servi, attraverso le Sue brave ancelle! Chi vi si ribella, si ribella contro ciò che ha fatto, insegnato e dato magnificamente, l’Iddio come Salvatore nel mondo.

«Chi ha occhi per vedere, veda;

chi ha orecchie per udire, oda ciò che lo Spirito dice alle comunità» [Ap. 2,17]

E sta scritto anche:

«Io percorro la via dei tuoi comandamenti, quando tu consoli il mio cuore!» [Salmo 119,32]

*

39. Nessuno dev’essere colpito con il prossimo ammonimento: che unicamente nell’attuale cristianesimo esistono molte vie secondarie. Ciò assolutamente non inteso in malo modo, ma al contrario si vuole evidenziare DIO con ‘opinioni’, comunque, possibilmente starGli accanto. Ciò è la nostalgia di essere strettamente uniti con Dio, ma ci si dimentica che l’uomo non è divino.

40. Tuttavia, se si vuole stare il più vicino possibile a Dio, mentre le comunità e non solo queste sostengono sempre di se stesse che sono solo esse ad avere il privilegio di diventare beati (ved. Z. J.), altri che vogliono rappresentare Dio, sia questo come rappresentanti (qui espressamente non è inteso sua eminenza il papa), sia questi come partner di Dio, allora è seriamente ora di far notare a questi amici, che ognuno che si crede in un alto o superiore privilegio, è caduto in una propria arroganza animica.

41. Non lo si ammetterà mai, ma se si riflettesse quando uno mette se stesso in una priorità, quando spinge uno o tutti gli altri in fondo, cosicché una tale intenzione e rappresentazione di se stessi non è proprio nel senso di Dio, tutti i Suoi insegnamenti di salvezza significheranno il contrario. Il Signore insegna umiltà, e non arroganza. Dove quest’ultima può condurre e conduce anche, inevitabilmente nell’aldilà, lo deve spiegare la prossima ‘immagine’. Possa essere di benedizione per tutti gli amici della Luce.

 

 

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Appendice

 

I partners di Dio

 

«... e così dico a tutti voi: ‘Noi siamo l’unica vera comunità di Cristo! Noi siamo i compagni di Dio!’»

1. Questo suona continuamente dietro al viandante che percorre la sua via a lui completamente sconosciuta. In costui era avvenuto qualcosa. Ma che cosa? Molti volti raggianti si erano alzati verso di lui quando aveva professato l’annuncio. Ma lui aveva anche percepito come alcuni ascoltatori si erano stupiti. Tuttaia questo era secondario per lui. Lui aveva elevato se stesso e la comunità a seggio di Dio; si era seduto come partner accanto a Lui. Quale alto sentimento! E, …ora?

*

2. Ora in lui c’era un vuoto; lui stendeva le sue dita per riprendere di nuovo ciò di cui sapeva chiaramente ma, non ammesso, che non si poteva trattenere qualcosa del passato. Non d’accordo con se stesso, guardava la via che aveva da continuare faticosamente. Fitte nebbie grigie ondeggiavano avanti e indietro, freddi brividi scendevano; era ‘ovatta’, attraverso la quale passava – no – strisciava. Ma ogni passo era amaramente da conquistare.

3. Per quanto tempo aveva camminato così, non lo sa, non ha con sé nessun orologio. Peccato, lo avrà lasciato a casa. Un imperdonabile errore. Oppure… Come la nebbia diventa più lattiginosa, così anche i suoi pensieri. Appena ne ha catturato uno, questo gli svolazza via come un pezzo di carta nella tempesta. Finalmente… Che cosa compare lì davanti? Oh, un muro! Ebbene, allora arriva certamente a casa. I suoi e la comunità saranno sicuramente preoccupati per lui.

4. Fermo! la città nella quale abita, non ha nessun muro. Questo esisteva una volta nel medioevo quando non si conosceva ancora Dio, almeno non in modo giusto. Solo loro, la comunità di Dio che era diventata la sua associazione, solo loro potevano portare Dio più vicino all’umanità. Comunque sia, …lui è lieto di trovare qualcosa di afferrabile, anche se è solo un muro.

5. “O Dio, Ti ho sempre servito con cuore e bocca; ho esortato la comunità di servire Te, a sacrificare a Te. Quindi, conducimi indietro!”. Allora in un punto si apre quel grigio opaco, …pesante; gli si mostra una porta, grande, molto larga, fatta di legno di dentro e di fuori, del tutto erosa. M non importa. Lui bussa con entrambi i pugni. “Fratelli, apritemi!”

6. Viene spinto un piccolo chiavistello, gli si mostra un onorevole volto. “Chi sei e che cosa vuoi?”

- Inconsciamente e, comunque non del tutto, al viandante è sfuggito come se la porta fosse di oro all’interno, almeno molto chiara. I particolari però sono nascosti. “Fammi entrare”, dice lui più con molta autorità, più nel tono, che una richiesta.

- La seconda domanda lo spaventa: “Chi sei? E da dove vieni?”

7. “Non vengo da nessuna parte. Guido la comunità di Dio. Mi sono smarrito nella nebbia grigia. Fammi subito entrare, affinché mi possa ristorare! Poi mostrami la via del ritorno nella mia città, dai miei; la comunità mi sta aspettando”.

- “Per te non c’è nessuna via del ritorno! Ora ti chiedo per la terza e ultima volta: ‘Ma chi sei?’.”

8. “Sono l’unico vero partner di Dio, il che significa: noi, la nostra comunità. Ma dato che guido la comunità, io sono davanti in questa alta leadership. Sì, vero, ti stupisci molto? E’ un santo mistero che gli altri cristiani che non sono così uniti con Dio come noi, non Lo conoscono né Lo comprendono, meno ancora Lo possiedono. Te lo voglio spiegare, …se vuoi”.

- “Ti ascolto”, dice l’onorevole; e i suoi occhi ardono oscuri.

- “Certamente non lo comprenderai, ma dato che sono venuto dalla nebbia – guidato da Dio stesso – così sia!

9. Naturalmente so che le altre congregazioni, di cui ne esistono così tante, credono nell’orgoglio di se stesse, ognuna per sé naturalmente, che sarebbero unicamente ‘loro’ i veri cristiani. Tu lo saprai, abiti appunto anche nel nostro mondo terreno, anche se penso che la tua cittadina si trovi da qualche parte al bordo di un paese. Ebbene, lo lascio agli altri se apparterranno vicino a Dio. Ma noi, gli unici veri partners di Dio, siamo la stazione di mediazione, perché Dio stesso non può occuparsi degli altri. Ovvero, si può dire così: loro Gli stanno più distanti perché non fanno parte di ‘noi’. Quindi Egli guida un Raggio di Grazia anche sugli altri, su di noi, su di me, la guida della nostra comunità.

10. Dimmi: ridi forse di me?”. E’ come un’ira che viene su di lui. “In questo non c’è proprio nulla da ridere; chi lo fa, è eternamente condannato, ricordalo, vecchio mio, e sii avveduto! Ora apri finalmente; ristorami e mostrami la mia via nell’autentico amore cristiano”.

11. Il volto onorevole è cambiato. Oh, è lo stesso, com’era rimane, nondimeno viene rivelata una profonda severità, accoppiata con uno strano tratto intorno a bocca ed occhi, incorniciato dal legno duro del tempo, dietro quel bagliore che il viandante vede e nonostante ciò non può riconoscere. “Per te la porta rimane chiusa, perché per Me non esistono dei partners. Vengono fatti entrare i ‘figli di Dio’, e questi rimangono sempre con Me. Tu vai pure avanti!”. Il piccolo chiavistello tintinna, l’apertura viene chiusa, e al viandante sembra come se un fruscio tonante cada dalla sporgenza del muro in tutta la fitta grigia nebbia.

12. ‘Questo è un uomo duro. Da lui devono abitare i figli di Dio? Vaneggiamento e arroganza. Null’altro! Naturalmente siamo noi i veri figli di Dio perché siamo i Suoi partners. E’ bene che non sono entrato; sarei forse perduto e non avrei mai trovato la via di ritorno a casa’.

13. Lui cerca la via, ma può nuovamente mettere solo un piede davanti all’altro, passo dopo passo. Qualcosa è rimasto: vagamente, come se il muro fosse del tutto vicino a lui. Pah, fantasticheria, deve scegliere un’altra direzione, …per dove? Allora qualcuno lo spinge avanti; voltandosi non vede nessuno. Non c’è nulla da toccare e, malgrado ciò, …c’è qualcuno dietro di lui.

14. “Satana! Alzati! Non hai nessuna parte in me!”. La nebbia inghiotte la sua dura voce. Rimane solo la pressione nella sua schiena; non se ne può difendere. E per quanto tocchi dietro di sé, tocca nel vuoto. Va avanti di malumore. ‘Se solo sapessi che cosa ha da significare dove sono capitato. Sono andato verso casa, lo so ancora. Ma come sono capitato sulla via sbagliata?”. Alloras corre avanti per quanto può, e arriva ad una nuova apertura nel muro. Una stretta porta sembra appoggiata. La apre, vede per il suo spavento, …nulla! L’oscurità gli viene incontro. Ma ecco, un rumore. Suppone che il vecchio lo abbia seguito nella parte interna di questo muro, e ora lo voglia schernire.

15. “Fa Luce!”, chiama.

- Allora, una voce, non la stessa che era alla grande porta, dice: “Tu vieni dall’oscurità, e la trovi. Qui non c’è posto per te!”

- “Non voglio venire da te, voglio andare a casa, ma ho bisogno di un aiuto. Uno dietro al vostro muro me lo ha negato, cosa che non è assolutamente cristiano”.

- “Aiuto? Hai bisogno di aiuto? E come mai?”

16. “Non parlare, e vieni fuori. Mostrami la via!”

- “Non te la posso indicare perché l'hai perduta da tempo. Va avanti!”

- La piccola porta si chiude. Il viandante bussa invano. Continua faticosamente.

- Ancora una volta sente una voce dietro di sé: “I partners di Dio non hanno bisogno di aiuto; perché, come tali, sono così onnipotenti come il Signore!”

17. Per quanto tempo vacilla avanti, colmo di fatica, …non lo sa. Sovente si domanda come ha potuto succedere questo. Non ha fatto tutto bene? Non ha guidato fedelmente la comunità? Non l’ha condotta in alto, dove non sta nessun’altra? Perché il Signore lo ha abbandonato adesso? Guarda di nuovo indietro, ed ecco, come se volteggiasse lontano, infinitamente lontano, una stella, la Terra, sulla quale dopo la resurrezione potrà vivere in eterno con i suoi, accanto a Dio, come la Sua mano destra oppure almeno come la migliore della quale il Signore Si serve.

18. La stella si è già coperta. Fantasia! Ah, ora lo sa, lo ha solo sognato; perché vedere il mondo come una stella lontana, è un sogno. Si strofina inutilmente gli occhi, tende la mano al letto, all’interruttore e, …inutilmente chiama qualcuno. Nulla! Nulla! Una terza apertura nel muro, più una piccola spaccatura, attraverso la quale nessun uomo si può spingere. Sfinito si accascia. Non ne può più.

19. Ma… Una piccola Luce, come una candela da bambola. Vorrebbe giubilare, vi tende la mano, ma non la può afferrare. Qualcuno si siede accanto a lui, invisibile, e parla: “Prima di porre molte domande, ti mostro la tua via, perché ti conosco”.

- “Se è così, sei anche tu un partner di Dio?”

- “No, io sono un figlio del Padre, del Creatore, dell’unico vero, santo, e non vi è nessuno accanto a Lui che da se stesso abbia una parte nel Diritto di Maestà. Non vi è nessuno!

20. Hai visto il mondo da lontano ed hai pensato a un sogno. Oh, non vivi più nel vostro mondo! Dopo il suo calcolo di tempo, sei già da tempo deceduto. Quello che vi siete immaginati, di stare da soli seduti nel governo del Signore, che sareste i migliori, che nessun altro sarebbe degno di presentarsi insieme a voi dinanzi al volto del Signore, e così tante altre arroganze, l’ultima più grande che voi sareste i partners di Dio, questo vi ha spinto via dalla vera via. In te si è adempiuto, nell’aldilà, amico; poiché nessuno rimane a giacere nella tomba, e non esiste mai un dominio senza fine sulla Terra! La TERRA di DIO è la Luce!

21. La grande porta aveva l’aspetto duro e buio dall’esterno, un segno della tua anima. All’interno – ma nulla di te – era chiaro, che non si e voluto riconoscere. Il ‘Vecchio’ era il Signore! Tu non Lo hai conosciuto, e vuoi essere un Suo partner? Ma dimmi: che cosa puoi creare da te stesso? Se non lo puoi, …che cosa sei allora?

22. La seconda apertura del muro ti ha mostrato quanto piccolo hai tenuto il tuo spirito. Non lo hai lasciato operare, perciò la tua anima è molto oscura. Questa seconda voce apparteneva al tuo angelo guida che doveva lasciarti al tuo destino per condurti oltre – solo per la GRAZIA di DIO – fin qui! La stretta fessura attraverso la quale non puoi spingerti, simbolicamente, è il tuo animo. Oh, sì, sulla Terra non eri assolutamente male, hai trovato qualche buona parola, hai anche aiutato, certamente quasi sempre dai doni della comunità, qelli affidati a te.

23. I membri della comunità erano i tuoi servi e le ancelle dovevano obbedirti. Per questo – e dato che ti sei elevato così in alto dinanzi a Dio – ti piaceva chiamare gli altri ‘dannati’, e non battere sul tuo stesso petto; proprio per questo il muro del Cielo è ancora chiuso per te. Ma se entri in te stesso ed ammetti i tuoi errori, allora il vicolo si illuminerà un po’ alla volta. E se arrivi alla quarta povera piccola porta, allora bussa nell’umiltà, ricordatelo! Forse ti sarà aperto”.

24. Silenzio, un grigio crepuscolo e una misera, scarsa via. Il viandante procede piegato…

 

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[1] Stadio: misura di lunghezza presso gli antichi greci, pari a circa 600 piedi, ovvero circa 170-180 metri. (Quindi 30 stadi = circa 5 Km.

[2] Sulla donna adultera, vedi il dettato a A. Wolf in “Dieci piccoli mattoni”, il n.9 “Maria Maddalena

[3] Una parte: cioè che la ‘Legge’ di Mosè non si riferiva alla sola donna, ma anche all’uomo: [Lev. 20,10]: «Chiunque commetta adulterio con una donna sposata, chiunque commette adulterio con la donna del suo prossimo, siano messi a morte l’adultero e l’adultera»

[4] Strappare la veste, è un atto sconosciuto nei Vangeli, ma evidenziato in una rivelazione altrettanto sconosciuta: “Autobiografia di Cristo”, in cui al cap. 9,13-14 Gesù evidenzia quali atroci sofferenze dovette patire anche per questo gesto, poiché dopo la lapidazione, per tutto il tempo del processo e il percorso fino al Golgota, le vesti si erano incollate alle numerosissime ferite, e perciò l’atto di togliergliele fu come uno strappare della carne dalle spalle.

[5] Personificazione della giustizia, in quanto garante di misura e di equilibrio specialmente politico-sociale, e come tale divinizzata nell'antichità classica; modernamente intesa come fatale punitrice della tirannide e dell'egocentrismo attraverso le alterne vicende della storia. Simile a: vendetta.

[6] Il sacrificio di Isacco, una delle più emozionanti pagine comunicate per l’umanità. (vedi “Il patriarca” cap. 21)

[7] Simeone, l’arcangelo della Misericordia compare sulla Terra circa sette anni prima della nascita di Gesù per preparare gli animi dei sacerdoti e di alcuni romani alla Sua venuta. In quel tempo Nicodemo ha venti anni. (vedi l’opera “Da lontano dalla Terra” il cap. 14 e 19)

[8] L’evento dello “…scendere agli inferi” e il suo perché, è narrato nella rivelazione dell’Opera “Golgota”, la terza Pietra miliare della vita di Gesù.

[9] “Mené, Mené, tekél perès (o ufarsin)”: una frase storica presente in Daniele 5,25. Essa comparve in modo soprannaturale sul muo di fronte al re Baldassàr, figlio di Nabucodònosor. Daniele fu l’unico che ne spiegò il significato: Mené = Dio ha misurato il tuo regno e gli ha fissato un termine: Tekél = tu sei stato pesato sulla bilancia e sei stato trovato mancante; Perès = il tuo regno è stato (sarà) diviso ed è stato (sarà) dato ai medi e ai persiani.

[10] Sull’isola di Patmos: vedi l’Opera “Il prigioniero”.

[11] [Ap. 14,6]: «Poi vidi un altro angelo che, volando nel mezzo del cielo, recava un Vangelo eterno agli abitanti della Terra: ad ogni nazione, tribù, lingua e popolo».