Postfazione

 

Alla comprensione dell’opera

Karmatha

 

Un dono, un ineccepibile dono per dare all’umanità degli ultimi tempi incalcolabili tasselli di Sapienza divina, per far conoscere ai figli che seguono Dio e la Sua parola, i misteri del Regno, l’origine della Divinità, le condizioni che hanno portato la caduta di alcuni primi e il necessario cammino da intraprendere per il ritorno dei caduti, ma anche la meravigliosa strada da intraprendere per conoscere sempre più il Padre. Pur se questa, qui sulla Terra, è coronata da spine e cardi, da difficoltà e lacrime, poi di là si potrà ottenere la palma della vittoria, se il sacrificio dell’incarnazione fu fatto per amore, benché senza il ricordo del ‘prima’.

In quest’opera, tramite il cammino di vita spirituale di un piccolo angelo (piccolo per modo di dire), ci vengono comunque rivelati quei rapporti che legano i figli non caduti con la Divinità riconosciuta, la Quale si rivela loro continuamente ad ogni passo intrapreso nella Luce, se essi si sottomettono sempre e comunque secondo le divine Caratteristiche del Padre, presentate nell’intrinseca essenzialità di vita nelle caratteristiche dei primi arcangeli.

Karmatha è uno dei figli di Raphael e di Agralea, di un età indefinita, sebbene indicativamente la sua nascita nello spirito è da porsi dopo il cammino di vita terreno di Gesù. Nell’istruzione, egli sente la spinta a co-portare sulla Terra dove avvenne l’Atto di sofferenza, quanta più Luce per esortare l’umanità al riconoscimento della bontà di un tale Padre così amorevole. Egli stesso è progenie dell’arcangelo dell’amore, Raphael. Eppure, l’essere nato in quella Casa non è sufficiente a concedergli il beneplacito dell’incarnazione, perché la via del mondo terreno è difficile, anche per un figlio della Luce, e perciò, se l’impegno è quello di servire per un’alta causa, necessita in anticipo di una preparazione, al fine di avere quale base anche dalle altre Caratteristiche: pazienza, serietà, sapienza, volontà, ordine e misericordia.

A differenza di altre rivelazioni sull’aldilà in cui il cammino di vita delle anime trapassate avviene in un mondo spirituale alla pari con altre anime in cammino, guidate da Gesù sotto mentite spoglie, fino al Suo riconoscimento, quindi in un piano che consente loro di arrivare a capire ‘la Guida’ quale Salvatore, cioè dalle tenebre alla Luce, qui si è già nella Luce, quella divina in cui gli spiriti non caduti hanno un diretto rapporto col Padre, che si rivela loro in una luce di uno splendore inconcepibile. Perciò anche tutti gli insegnamenti sono con un linguaggio posto su di un altro piano, non usuale, quello del Regno.

Il linguaggio del Regno è complesso, e anche la traduzione a tratti piuttosto difficile, non soltanto per i termini adoperati, ma proprio per il contenuto celeste che presuppone delle basi di conoscenza tratte da altre rivelazioni attraverso cui, dopo aver messo insieme molti tasselli, è possibile intendere gli accenni di una Dottrina rivelata con termini espressi con un linguaggio per gli angeli, seppur concessa all’ascolto dei figli in divenire.

Ad esempio, l’accenno a Sadhana, quale essere creato femminile, che poi si volse in maschile, quale Lucifero, e che apparentemente è in contrasto con altre rivelazioni, presuppone una profondità spirituale di conoscenza che altrimenti non è comprensibile di primo acchito. Eppure è così, poiché nella Luce i tempi non sono comprensibili in anni, ma in eoni. L’entità ‘Lucifero’ è da intendersi che Sadhana, nella sua interiorità si volle presentare ai suoi accoliti come la Deità, il Dio che essi non vedevano, un padre, un maschile, pur rimanendo essenzialmente un’entità femminile.

Un angelo, quale esso era, che terrenamente indichiamo di sesso maschile, ma da intendere al maschile solo nella sua esteriorità, così come volle essere considerato, alla pari di Dio che è al maschile, che lui ben sapeva. E tale situazione restò così per eoni di tempo, durante i quali, prima come Sadhana e poi come Lucifero, il ‘tutto luce’, nel trascinare se stesso e quelli che lo seguivano nella ‘caduta’, non raggiunse profondità non più superabili, e quindi la necessità della relegazione nella materia della Creazione, nella quale tali infinite molteplici entità furono relegate, in stati di durezza diversificati, in rapporto al loro allontanamento dalla Fonte di Luce, quindi, sotto l’aspetto spirituale, in un inferno più o meno profondo, da dove esse tutte sono da considerarsi come una singola anima, oppositrice a Dio, quella cosiddetta di Satana, qui chiamato anche ‘Legione’ (cap. 23,30), che non rappresenta altro che la somma di tutte le entità originarie guidate nell’errata volontà di opposizione, da quella stessa essenzialità originaria femminile che non poté più essere considerata maschile.

Un'altra particolarità presente in quest’opera è il connubio della dualità angelica, presentata nelle coppie degli arcangeli ‘primi’, i quali operano in simbiosi come un'unica entità. Come dire, che mentre la Divinità si consiglia con Se stessa, e crea con la Sua sola individualità, il creato, il figlio, necessita di una compensazione, una spalla, una compagna, una essenzialità femminile in cui rispecchiarsi e con cui operare tutte le scelte di vita per servire la Volontà del Padre. Poiché, solo da una coppia è possibile che possano essere derivati altri figli, quindi non con atti di volontà creativa da una sola entità, ma figli da una dualità, come Legge eterna, compensandosi e confrontandosi a vicenda, donandosi uno all’altra in ogni scelta, per il creare.

Tramite il racconto della guida dello sviluppo di questo piccolo angelo, Karmatha diventa così anche la nostra guida, un’occasione affinché tramite l’insegnamento che viene dato a lui, anche noi possiamo ricevere Luce dai Cieli, sapienza su sapienza, sebbene a tratti così elevata da non essere immediatamente comprensibile senza quella necessaria Luce interiore, se ancora non si è sulla strada dell’amore. E il fatto di affermare che il contenuto di questo cammino spirituale sarà reso noto solo alla fine del tempo, prima del Giudizio annunciato, tempo odierno, deve farci riflettere di quanto vicini siamo all’evento che innescherà il breve tempo della fine.

Al cap. 10,18, il Padre ribadisce un concetto importantissimo, dicendo ai Suoi stessi angeli già perfettissimi: “Cosa vi serve ricevere qualcosa, se questa la potete comprendere solamente in parte?”. E infatti, che senso avrebbe, nell’averci dato il libero arbitrio, se la conoscenza fosse data gratuitamente? Quale merito, se la si ricevesse senza sforzo? Una gioia effimera, un dono come un giocattolo a un bambino di cui presto si stancherà, ed abbandonerà, così come all’origine dei tempi ciò che fu dato di elevatissimo a tutti gli spiriti creati, con la perfezione, fu rigettato in parte, pur avendolo avuto in dono.

Diversamente per la creatura è invece ciò che essa conquista con la propria volontà, con il proprio vivere tramite la ricerca di ciò che desidera, quando si svolge nella perfetta armonia un compito che assume o le viene affidato. Solo dopo, nella sua realizzazione, nel servire, chi ce l’ha commissionato potrà valutare positivamente le capacità e quindi ricompensare adeguatamente, e poi con fiducia affidare compiti più elevati, ma sempre proporzionati alle capacità.

Così è nei Cieli del Regno! Quanto più uno spirito si dona per la buona causa del ‘servire’, tanto più gli sarà data conoscenza per comprendere, e gli saranno affidati compiti più importanti. Così, perfino agli angeli più elevati non sarà mai negata la possibilità di crescere, poiché anche a questi, sebbene essi siano già ripieni di conoscenze oltre ogni limite, anch’essi avranno sempre la possibilità di conoscere sempre più, solo in rapporto al servire; altrimenti, la pura conoscenza dei misteri della Divinità, fine a se stessa, non solo non sarebbe capita, ma rappresenterebbe un dono non compreso nella sua essenzialità e quindi, nel tempo, un bene perso, anziché acquisito.

Per lo stesso motivo, anche la percezione della presenza di Dio nella sfera di vita di ciascun terrestre non può essere uguale, ma sarà sempre proporzionata al suo amore e alla messa in pratica dei Comandamenti, e quindi del servizio prestato al prossimo; quello stesso ‘servire’ che gli farà guadagnare meriti, se meritati. Il cammino di Karmatha ci fa capire anche, quanto sia articolata e profonda la preparazione di un compito ad una sola anima – dall’Alto – che poi dovrà incarnasi, affinché possa andare a buon fine il suo cammino. E quindi anche per noi è da comprendere il significato dell’istruzione dei figli, dei piccoli del nostro mondo, i quali poi, una volta adulti, entrano a far parte di interi popoli, ciascuno nella propria sfera di vita come un tassello indispensabile al buon funzionamento di una famiglia, di una comunità, di un popolo e perfino dell’intera Terra. Se viene a mancare la corretta istruzione, se viene a mancare l’insegnamento dello spirituale, della conoscenza della Divinità, e quindi a una generazione, questa viene portata in secondo piano o negata del tutto, allora già in pochi anni le ‘tenebre spirituali’, dilagano, e il maligno impera, benché apparentemente la vita sembra scorrere come in precedenza, anzi, probabilmente più godereccia.

Perciò, alla generazione degli ‘ultimi tempi’, in cui ci troviamo da oltre un secolo, fu concessa una così vasta rivelazione dei misteri di Dio, non concessa alle generazioni dei secoli passati perché non sarebbe stata né compresa né utile. Ora invece è il tempo in cui a compensare la tenebra spirituale che sempre più avvolge la Terra, è possibile rafforzare l’interiore, per prepararsi ad affrontare un futuro così pregno di profezie, che da tantissime anime terrene viene prospettato terribile e sempre più vicino.

Riuscire a comprendere il perché della necessità di un così approfondito cammino di preparazione di un anima già perfetta, affinché sulla Terra, senza la reminiscenza, riesca a portare a termine il suo compito, e soprattutto affinché non cada nelle grinfie della materia, è l’obiettivo posto con questa rivelazione, ma anche, grazie agli insegnamenti del Padre, perveniamo a una conoscenza ulteriore degli ordinamenti spirituali che vanno oltre i comandamenti. Regole di vita a cui ogni creatura deve tendere per la sua formazione continuamente indirizzata al perfezionamento, e così riuscire a comprendere nella Luce, sempre più un pezzettino delle caratteristiche della Divinità, che si manifesta in quattro Immagini fondamentali: in quella del Padre, come Gesù, per i suoi figli ancora in tenera età o in cammino; poi come Creatore, nella Sua Sapienza e nell’Ordine, che è Tutto in tutti; quindi come Dio-Divinità che come Spirito Santo governa tutto e tutti; e infine come Sacerdote, nella sua essenzialità dell’Amore intrinseco originario, ‘Ur’, oltre i limiti del Tempo e Spazio nell’infinità di ogni essenza di vita.

Fondamentali, come tutta l’intera Rivelazione, sono “l’Introduzione” e “l’Appendice”, in cui in modo sintetico si entra direttamente nella conoscenza del Regno, in cui ciò che viene spiegato non è per un anima in cammino, ma per tutti quei figli non caduti oppure già redenti che nella Città santa, permeati dalla Luce irraggiata dal suo Centro-Ur, vogliono approfondire sempre più l’essenzialità della Divinità e conoscere il perché la guida delle anime-figli, cioè degli spiriti creati originariamente, doveva avvenire così e non altrimenti.

Tra gli insegnamenti di particolare rilievo è da considerare quella al cap. 13,20 in cui viene indicato che la Terra non è l’unico luogo per ottenere la piena redenzione, poiché nella Creazione materiale e spirituale esistono altre sfere dello sviluppo attraverso le quali eoni di spiriti, sia provenienti dalla Luce che dalla materia, possono trovare pieno sviluppo. Ciò perché sarebbe limitativo pensare che per la crescita spirituale di miriadi di spiriti provenienti dal Regno o dai pianeti e dai soli, quindi sia dal piano spirituale che materiale, fosse necessario il passaggio dalla sola Terra, in cui, sebbene ogni 100 anni la popolazione dei sette miliardi si rinnova completamente, sarebbe comunque limitativo se rapportato all’infinità degli esseri che compongono l’intera Creazione materiale e spirituale.

Un ulteriore insegnamento particolarmente utile, è quello sul perché della morte di bambini che a noi spesse volte resta incomprensibile, ma che, così come già insegnato nelle rivelazioni tramite J. Lorber, accade quando si tratta di spiriti della Luce incarnati, la cui morte anticipata serve per preservarli da cadute sconvenienti (cap. 22,30). Oppure di chi muore perseguitato a causa della religione (cap. 9,13-14). Un altro insegnamento ci dà la possibilità di conoscere un altissimo spirito delle tenebre che sta direttamente al servizio di Lucifero, il quale impera sulla nostra Terra – vista da Karmatha come un corpo che gli appare tetro e vuoto’ (cap. 23,21) – e il nostro Sole è di bassissima luce (‘una stella con un po’ di splendore’). Non da meno è l’insegnamento degli angeli, come quello al cap. 24, in cui le elevatissime parole a Karmatha attraversano lo spazio-tempo, ci dà un piccolo quadro delle origini, del Regno e delle cause-effetto delle incarnazioni dal Regno.

Il linguaggio del Padre non è per il nostro mondo, seppur presentato in modo comprensibile, ma è per gli angeli, per gli esseri esistenti da miriadi di anni, che co-reggono la Creazione e ai quali, man mano che l’evoluzione degli eventi procede, vengono messi al corrente di tutte le disposizioni occorrenti per affrontarli al meglio, eventi che il Padre ben conosce in anticipo nella Sua onniscienza, e che quindi preordina tutto affinché sia gestito nel miglior modo possibile dai figli. Ancora una volta, tra i molteplici insegnamenti, viene ribadito che la materia è vita pulsante, che però viene vista in una forma rigida, e oggi sappiamo che è così con la scienza che lo ha confermato e che, se nella Creazione ci fosse un solo atomo morto, allora la Divinità non potrebbe essere Quello che realmente è: un Dio!

Nei Suoi insegnamenti, l’Iddio è Ur, l’Eterno, il non creato che parla ai Suoi figli, e che spiega loro, come anche a noi su questa Terra, i segreti del Regno, il perché della caduta e le motivazioni del perché doveva accadere così e non altrimenti. E che non solo nella perfezione della Divinità una caduta era prevista, ma che essa era indispensabile per la crescita dei figli. Così, con tale loro cooperazione, non soltanto avrebbero dimostrato il loro amore e fedeltà, ma con il recupero del figlio caduto essi avrebbero un giorno ottenuto tutti insieme la gioia di un recupero nell’elevazione della Misericordia e della onniscienza del Padre.

Quanto tempo dura la preparazione di Karmatha non è dato sapere, ma certamente centinaia di anni terrestri, e questo lo si evince da due elementi: il primo è che a un certo punto Sama, la sua compagna di giochi va sulla Terra – quindi incarnata – e poi ritorna (cap. 27,23), e nello svolgimento dei fatti viene mandato sulla Terra Mackarat (cap. 25,11) come Lutero, che com‘è certo, è vissuto dal 1483 al 1546, quindi più di trecento anni prima della conclusione della preparazione di Karmatha nell’ultima Casa, quella della Misericordia, considerando che la sua incarnazione avverrà nel 1800. Perciò è certo che i Tempi di Dio non sono i nostri tempi, e che quindi tutti i rapporti con i tempi terreni che a volte qualche sapientone religioso terreno esprime, sono solo polvere che non ha nessuna realtà con il procedimento dell’Opera della Creazione, in cui certamente la Terra ha assunto un compito importante, ma da non considerarla quale centro della Creazione, poiché il vero Centro è quello divino, da cui si irraggia la Luce della Divinità che dà vita a ogni essere e a ogni essenza.

Un ultimo elemento degno di nota che emerge dagli insegnamenti in quest’opera, è quello sull’incarnazione, tema particolarmente caro alle filosofie orientali, che qui offre notevoli spunti di riflessione, in particolare nell’Appendice, da cui si deduce che essa è da considerare nella sua realtà spiegata, ma da intendere che riguarda tutti i mondi della Creazione, e non soltanto la Terra.

 

Amici della nuova Luce

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