- Rivelazione –

(Dettato ad Anita Wolf nell’aprile 1954 - Hannover)

Elia di Gilead, chiamato il Tisbito, il grande profeta del Vecchio Testamento, nella sua missione come messaggero degli anni senza pioggia nel caso Israele non abbandonasse il culto di Baal sotto il dominio di Ahab, e sua moglie Isebel. Qui viene mostrato come Iddio lotta per ogni anima umana e, per quanto sia rovinata, anche se sono mezzi che noi mondani non sempre comprendiamo. Nella Luce della Grazia di Dio noi vediamo le connessioni della Salvezza.

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IL THISBITO

 

 

 “Nasconditi al Rio Krith,

 mando con te i Miei Corvi,

loro devono provvedere a te!”

Così parlò il SIGNORE,

Nel senso della fede il profeta conduce là il suo bastone

confortato  ben custodito.

E poi - - ?

L’ardente violenza del Sole

Infine non si ferma

Al Rio.

Persino questo deve morire.

“Ora rivolgiti a Warpath!”

Elia cammina senza controbattere,

non diventa preda del dubbio.

E poi - - ?

A fiotti venne la ricompensa per l’obbedienza, -

Già allora.

E così DIO fa ancora oggi!

(Dolfi Koudelka)

 

testo in preparazione

 

INDICE

Cap. 1       Il Thisbito, Som-Hasad ed una storia antica

Cap. 2    Elia corre più veloce di un cavallo. - La santa Luce di Dio e la conversione di Obadja

Cap. 3    Un dominatore indomito

Cap. 4    Isebel inizia il suo reggimento

Cap. 5    La temerarietà di Elia. - Ahab come ometto del Trono. - Il marchio d’infamia della meretrice Babele.

Cap. 6    Idolatria. - Il miglior provvedimento del profeta. - Dio aiuta i Suoi.

Cap. 7    Due martiri - L’ira di Elia  - Come muore uno sgherro.

Cap. 8    L’annuncio di un giudizio - La grande siccità

Cap. 9    La santa Resa dei Conti di Dio.

Cap. 10  Come Elia salva dei buoi ed un intero villaggio.

Cap. 11  La gioia del rivedersi ed il Dio di Grazia di Dio.

Cap. 12  Il ‘Bello’. - Qualcosa di portatori di carichi liberi da carichi.

Cap. 13  Asodja, la vedova di Zarpath - Falsi sacerdoti devono soffrire - Perché Sadrach doveva morire.

Cap. 14  Come viene trasformato un traditore - Una buona ragazza.

Cap. 15  La Fiamma di Dio - La preoccupazione per il fieno di Obadja - Due uomini capo imparano a conoscere Dio.

Cap. 16  Il carro di fieno - Un re vuole scambiare da non-re.

Cap. 17  Una grande resa di conti.

Cap. 18  Il Giudizio di Dio sul Carmel.

Cap. 19  Come Isebel falsifica la Verità - Obadja rimane tranquillo.

Cap. 20  La fedeltà di Obadja, la sua avvedutezza e la fuga di Elia.

Cap. 21  La Predica del Cielo al profeta.

Cap. 22  Il Monte santo di Dio sulla Terra - Elia-Michele.

Cap. 23  Il profeta viaggiatore - Una stolta caparbietà da contadino.

Cap. 24  Come Israele nella valle del Pharphar, due profeti contendono sul monte Hermon.

Cap. 25  Un rapporto intimo con il SIGNORE.

Cap. 26  In Israele viene giudicato male in modo sidonico.

Cap. 27  La lapidazione e la Colonna di Fuoco di Dio.

Cap. 28  Meravigliosa Guida nella gioia e nella sofferenza.

Cap. 29  L’Arco del Patto e la Grazia - La Predica di Dio di un tempo alla comunità di Abele - Gli angeli entrano da Saphat.

Cap. 30  I viaggiatori del Cielo.

 
PERSONAGGI

Il SIGNORE                        – come onnipotente Iddio e buon Padre

Elia                                       – di Gilead, il ‘tisbito’, profeta

Ahab                                    – Re d’Israele, delle dieci tribù

Isebel                                   – moglie di Ahab, figlia del re Ethbaal di Sidone

Obadja                                 – maggiordomo di Ahab e maresciallo al campo

Som-Hasad                         – un oste di Samara

Rebora                                 – la moglie di Som-Hasad

Il BELLO                             – un Angelo, accompagnatore di Dio

Secondo angelo                  – accompagnatore di Dio

Ruben-Heskael                  – sacerdote superiore d’Israele (alto sacerdote)

Malacho                              – sacerdote israeliano nella scuola di Silo

Due martiri                         – sacerdoti israeliani di Silo

100 scerdoti                        – di Israele

Saphat                                  – contadino del paese presso Abel-Mehola

Pelega                                  – moglie di Saphat

Eliseo                                   – il figlio dei due

Josaphat                              – re della Giudea in Israele

Giuditta                               – figlia di Josaphat

Benhadad                            – re della Siria in Damasco

Sumnassa                            – artigiano di Ophra

Tusbala                                – commerciante di Enon

Maggoth                              – commerciante grossista in Samaria ed in Damasco

Ruth                                     – la m oglie di Maggoth e tre figli

Ephraoth                             – un oste di Sebulon

Asdodja                               – la vedova di  Zarpath

Sadrach                               – figlio di Asdodja

Heebar                                 – un ricco contadino di montagna di Megiddo nel Carmel

Rachele                               – la sorella giovane di Heebar

Lubbar e Chraboth            – comandanti sidoniti ed accompagnatori di Obadja

Naboth                                 – un ricco vignaiolo di Jesreel

Simalah                               – la moglie di Naboth

Rebecca                               – la figlia dei due

Un carpentiere                   – con molgie di Gilgal

Una mammina                    – la governante di Ephraot

Una guadia al portone       – presso Som-Hasad

Contadini di montagna e cittadini del Carmel, di Megiddo, Hadad-Rimmon

800 sacerdoti di Asher e di Baal da Sidone

50 sacedoti  maschera serventi  di Sidone

Due sacerdoti superiore   – di Sidone in Zarpath

I cani di Nabot                   – la Mano del Giudizio di Dio.

 

Introduzione al libro (di A.Wolf)

 

Cap. 1

Il Thisbito, Som-Hasad ed una storia antica

 

1. Attraverso il portone di Shekhem cammina un uomo alto, a spalle larghe. Porta un mantello bianco siriano. Ad una stringa di pelle più volte intrecciata pende dalla sua spalla sinistra una sacca da pastore. La sua mano destra tiene saldamente un bastone da montagna, che però non gli serve quasi da sostegno. Dei sandali chiari conciati non impediscono il passo elastico. Una stringa di pelle come quella della sacca da pastore, tiene un abito abbastanza lungo, fatto di lana siriana tinta di un leggero celeste, tenuto strettamente nella vita.

2. L’uomo dà nell’occhio. Molta gente guarda colui che corre. Nessuno lo conosce, ma tutto indica che ha camminato da molto. Se inoltre arriva dal portone di Shekem, la sua via conduceva persino sul Giordano. Strani sono il volto e lo sguardo del forestiero, che passa così facilmente nelle vie, come se conoscesse precisamente la città. Un volto fiero con un paio di occhi chiari, circondati da capelli chiaro castani, delicatamente ondulati, dimostra forza maschile, bellezza ed una superiorità altamente spirituale. Al suo passaggio i samaritani notano che il suo sguardo divampa da profondità oscure, ardenti, da una forza inaudita. Da lontano seguono degli uomini del luogo.

3. Il viandante ha dietro di sé la metà della città e si trova vicino alla fortezza reale. Prima che si diriga verso la successiva larga via principale, che passa in linea diretta alla città da sud est fino alla fortezza, trova una locanda mediamente grande, dove intende andare, perché vi si dirige direttamente. Il guardiano della porta dell’albergo, che domanda il solito ‘da dove? - per dove? - chi sei?’, viene respinto con gesto abituale della mano, ma gli fa un saluto. Il gentile ‘pace sia con te’ ammansisce solo a metà la sua dignità di guardiano colui che si appoggia agli stipiti.

4. L’uomo sembra anche conoscere bene la casa, benché la Samaria non lo abbia mai visto. Passando a destra attraverso il corridoio lievemente illuminato verso il cortile sul retro, si accorge che l’albergo ha molti ospiti, sia dei viaggiatori di passaggio come visitatori di giorno; soltanto le stalle offrono ancora spazio. I suoi occhi chiari notano tutto. Forse fa parte del suo incarico, della sua via, del perché osserva anche queste cose secondarie.

5. Nel cortile gli viene incontro un uomo tarchiato, indubbiamente un israelita. L’arrivato lo saluta con il suo cordiale “La pace sia con te”. - “E con te, forestiero”, risponde l’altro. “Chi sei? Sei già stato registrato? Che cosa posso fare per te?”. Il chiaro sorride un poco. “Molte domande in una volta. Dimmi, sei tu l’oste dell’albergo?”. - “Sì, lo sono”. - “Allora ti ho riconosciuto”. - “Me? -  Quando e dove ci siamo incontrati?”. - “Su questo più tardi. Dammi una camera da non condividere con nessuno. Qui – una buona moneta d’argento di Damasco ti ricompensa. Se ci vuole di più, devi avere il tuo. Fammi portare dell’acqua da bere e da lavare; inoltre del pane e dei frutti”. “Non del vino?”. L’ospite nega.

6. L’oste guarda il forestiero un poco di storto. Chi potrà essere? Inutilmente riflette, di aver già una volta conosciuto questo volto chiaro non usuale del paese. Lui non lo sa. Taciturno indica al forestiero una buona camera, dove non viene infastidito dal vapore della cucina e del cortile. L’oste conosce precisamente il denaro; ha intascato una preziosa moneta d’argento.

7. Nel frattempo sono arrivati quegli uomini che hanno seguito il forestiero nelle vie. Il guardiano della porta si china rispettosamente e senza domanda che era soltanto per il forestiero. Sono delle guardie del palazzo, che spiano quasi giornalmente. Ma oggi il loro arrivo dà nell’occhio, subito dietro al forestiero. C’è qualcosa. Il guardiano dell’albergo per la fortezza di Samaria aiuta volentieri se un ricco deve diventare un poco più leggero, oppure quando - come sembra – deve essere presa una spia. Il tempo è diventato insicuro, da quando il popolo, scisso nella Giudea ed in Israele, ha perduto la forza d’unità.

8. La gente della fortezza entra nella sala dell’albergo, dove si può tranquillamente mangiare, bere e conversare. L’oste, impressionato dagli strani occhi, fornisce risposta alle domande sul forestiero. “Che cosa ne so io? Lui è stanco; verso sera parlerà”. Nella sua tasca nasconde la moneta di Damasco. Lui bada di non parlarne. Perché una decima la pretende il tempio ed un’altra il re. Ahab ha dato l’ordine agli albergatori di interrogare tutti i forestieri, sulla provenienza, la durata della permanenza, lo scopo e la meta del viaggio. In questo modo Ahab incassa non poche tasse e controlla coloro che arrivano e coloro che se ne vanno. Il furbo oste non ci pensa di mostrare la moneta forestiera. Lui porta pane e vino, per cui i vassalli della fortezza lasciano sempre una cattiva moneta. “Ritorniamo; fino ad allora …”

9. L’oste è informato. Ora – ogni volta ha trionfato sulle spie. Chi conosce già il nuovo movimento in Samaria, viene volentieri da lui, sacrifica un buon denaro, per poi andarsene con una gran parte dei suoi tesori. Quello dagli occhi chiari non avrà abbastanza nella sua sacca da pastore in modo che sia di vantaggio consegnarlo. L’oste è anche uno dei pochi che si sono conservati ancora un cuore che teme Iddio.

10. Come spinto da un potere interiore, entra dal forestiero, ma si stupisce, quando scopre costui nella preghiera. “Sei un israelita?”, diventa riservato: “Certo; ti meraviglia tanto?”. - “Bè, il tuo esteriore mi ricorda degli uomini che  una volta sono venuti dal lontano paese del nord. E la tua moneta … Ah, che m’interessa! Io non consegno nessuno. Se le spie di Ahab trovano la loro refurtiva, non posso farci niente”.

11. “Molto vero, Som-Hasad. Ma nessuno mi consegna, perché la Mano di Dio è sopra di me!”. La parola potente contrasta con le gesta umili, con cui il forestiero china la sua nuca. L’oste pensa impressionato: ‘Mi faccio mangiare dal prossimo leone, se questo non è un profeta. Un detto samaritano.

12. “Bevi con me un vino”, lo invita cordialmente. Vorrebbe sapere di più. “Sta sicuro, io …”. - “Tu sei fedele, tu servi il vero Dio ed era giusto da parte tua, di mandare via i cacciatori”. – “Come lo sai?”. - “Io so tutto quello che mi dice il mio Dio!”. Quanta forza colma questa breve parola. Som-Hasad posa con mano tremante la brocca del vino ed il bicchiere sul piccolo tavolo basso.

13. “Tu – tu sei un profeta! Ma bada a te: la Samaria non ha bisogno di profeti! Ahab percorre altre vie”. - “In ogni caso! – Som-Hasad, dimmi_ E’ vero che Ahab desidera la figlia del suo cognato, del re Josaphat di Giuda, in moglie?”. - “Mi stupisce la tua domanda. Che importa questo al profeta di Dio? Non dici che Egli ti annuncia tutto? Dovresti allora anche sapere che cosa succede presso il re”. Som-Hasad è in guardia. Non sarebbe stato bene nascondere i guardiani, affinché potessero ascoltare questo discorso - -?

14. “La tua riflessione è molto oziosa”, dice il forestiero. “Il terreno mi interessa soltanto in quanto che Israele e Giudea si unissero di nuovo. Perciò ho domandato e per dimostrarti che io fossi il profeta del Signore”. - “Sei Micha *, di cui viene riferito molto?”. - “No, non lo sono. Aspetta, lo saprai. Ma ti voglio dire da quando e da dove ti conosco. Ascolta!

15. Più di venti anni fa mio padre viaggiava verso Damasco. Ha preso la via dell’est delle carovane del deserto della Siria, perché le vie laterali sono più facili da percorrere per gli animali da carico che quelle in salita ed in discesa di Canaan. Siete stati attaccati e …”. - “Oh taci, lo so! C’era un forte giovanotto, giusto caduto dal duomo del Cielo e per salvarci. Tu sei il giovanotto, vero? Dimmi, che è così e devi abitare rispettatissimo nella mia casa per il tempo della tua vita!”. - “Sì, io ero quel giovanotto. Soltanto non ero caduto dal Cielo, ma insegno in modo solitario presso la oasi locale. Lo Spirito di Dio mi ha dato l’incarico di salvarvi. Mi erano noti anche i predatori, altrimenti non sareste stati liberati”.

16. “Dimmi il tuo nome. Allora eri scomparso pure così come eri venuto, quando ti volevamo ringraziare”. - “Ritornerò di nuovo da te, allora devi sapere molto. Parla di Ahab; colui che vuole avere la notizia, ci tiene che mi abbia riferito un Som-Hasad”. - “Il mio nome vale tanto?”. - “Oh sì, sei ben conosciuto e si approfitta volentieri della tua disponibilità”. Il petto di Som-Hasad si gonfia d’orgoglio; e dato che è giustificato, l’uomo di Dio non ne ha nulla in contrario. L’oste racconta:

17. “Per via della figlia di Giuda tutto era già stato concordato. Allora Ahab ha conosciuto Isebel, la figlia di Ethbaal, re di Sidone, e se n’è invaghito. Lunghi tratti di carri dovevano mostrare al Sidonita la ricchezza di Samaria. Dopo il quinto messaggio Ethbaal ha mandato a dire che ora il tributo sarebbe sufficiente, Isebel sarebbe stata pareggiata. Con la nuova luna la pagana sarebbe arrivata. Con fervore si prepara la festa”.

18. “L’ho visto quando sono passato nelle vie. La tua casa non ostenta nessun abbellimento”. “Difficilmente lo vedrà! Ahab mi conosce. Ma dato che ha bisogno del mio denaro, posso fare certe cose che preferisco”. - “Per il mondo è giusto, Som-Hasad; spiritualmente governa Dio, Che guida le mani di Ahab. Per questo vivi ancora in pace”. - “Con che cosa lo avrei mai meritato? Sono un oste come tutti gli altri e devo pure vedere il mio vantaggio”. - “Questo può essere, dato che da te i poveri trovano un ingresso e ricevono ciò che tu preservi per diritto ad Ahab. Oltretutto sei benedetto dai tuoi avi”.

19. “Ah, i miei avi!”, con gesto strano l’oste leva in alto le mani. “Infine Israele proviene da Abramo”. - “Non tutti, Som-Hasab. Tu sei un assiro e la tua stirpe era una delle più fedeli per Dio. Certo, sono già passati abbondanti seicento anni, quando allora il tuo avo ha tenuto grande fede al suo principe Paghiel e Mosè.  Se, - lo profetizzo - tu ed i tuoi posteri rimanete fedeli, questo albergo (Giov. 4, 40) vedrà l’Altissimo!”. Sull’oste passa un brivido. Quale potente è entrato presso di lui? Dopo un poco il forestiero domanda, come stesse con la Giuditta.

20. “Lo ha girato bene Ahab; c’è dietro Isebel, che lo ha infatuato e lo vuole portare in Samaria al culto di Baal. Ahab è andato da Benhadad, per offrirgli la bella Giuditta. E’ riuscito con molti tesori. Ahab non ha chiesto se Josaphat voglia dare la sua Giuditta al pagano, se si possa trattare così con la figlia del re. Poi ha impachettato Josaphat con oro ed ha lodato il fasto presso la corte di Damasco, anche che fosse un alto onore, se Giuditta diventasse la regina della Siria. Lui giurava il vantaggio, di accettare due patti, lui con Sidone mediante Isebel, e Josaphat con la Siria mediante Giuditta. Viene raccontato che Giuditte da allora portasse delle vesti stracciate”.

21. Il forestiero ascoltava in silenzio e beveva il resto del vino. “Va bene; quello che Dio vuole, avviene! E’ la Volontà di Dio, se viene venduta così la figlia di  un re della Giudea?”, s’arrabbia Som-Hassad. “No, non così! Nessun uomo è una merce per oro, argento o – patti, che non si possono tenere! Ma Benhadad ha un cuore più giusto di Ahab e Josaphat insieme, anche se costui è un pagano. Inoltre alla figlia del re sarà permesso di servire il nostro Dio nelle sue stanze con un sacerdote. Di questo ne sono del tutto certo”.

22. “Te lo ha detto Benhadad?”. - “Sì”. - “Ma tu sei il suo messaggero?”. - “No! Io sono un messaggero di Dio, il Santo d’Israele! Benhadad mi conosce dal deserto. Lui ha mandato il suo comandante per domandarmi se fosse bene di accettare la figlia di Giudea. Il Signore mi ha detto: ‘Benhadad deve avere Giuditta; lui non la terrà né per oro né per patti come concubina o schiava, ma Io voglio convertire il suo cuore per Me attraverso la donna’. – Quello che il Signore ha detto ancora, lo sperimenterai ancora, Som-Hadad.

23. Portami attraverso il cortile. Dì ai cacciatori, che sarei andato verso la Siria, non avresti trovato nulla da me. Guarda la mia borsa vuota”. - “Io faccio tutto quello che vuoi. – Santo amico, benedicimi”. Som-Hasad s’inginocchia, si sente strano nel cuore. Il forestiero impone le mani sul capo dell’oste. Poi costui lo accompagna attraverso un corridoio, che serve soltanto alla gente di casa. Inosservati arrivano ad una porta e proprio così colui che corre via raggiunge la successiva via, che conduce ai giardini della Samaria, direttamente nella valle del Giordano.

24. Ai guardiani di Ahab non rimane altro che andare via senza aver concluso niente. Il guardiano della porta, che ha già servito il padre di Som-Hasad ed allora era stato salvato, viene a sapere a tempo utile chi era il forestiero. Ora fa il contrario di ciò che era nella sua intenzione. Lui deride: “Vi sarebbe piaciuto di portare colui che non ha mai fatto del male a nessun samaritano, nella vostra fortezza? Inoltre era povero; nella sua borsa c’era soltanto del pane ed un bicchiere vuoto. Non conveniva”. - “Ah, lo prendiamo!”, risponde il maggiordomo Obadja della corte del re, che pure era venuto. “Oppure lui prenderà voi”, schernisce il guardiano. Litigano finché l’oste che arriva finisce la discussione.

25. Ahab s’infuria, quando sente il messaggio di Obadja. “Se sapessi chi era”, esclama, “si potrebbero trarre molte conclusioni! E’ certamente un inviato nascosto sotto semplice abiti da pastore. Perché l’oste non lo ha interrogato?”. - “Lo ha fatto, ma senza successo”. - “Doveva essere consegnato a me; avrei saputo il motivo della visita!”. - “Mio re, dammi licenza di cercarlo. Può aver deviato soltanto per la valle del Giordano. Se non conosce la via, delle domande impediscono il suo veloce piede. Suppongo, che usi il passaggio del Sichem a nord, dove si passa a piedi nell’acqua. Là lo aspetto”.

26. “Bene, Obadja, mi affido a te. Rimani tre giorni, finché non lo hai preso”. Ahab cammina per ore attraverso le magnifiche stanze della sua fortezza. Dei pensieri ed una nostalgia sensuale di Isebel scacciano il suo sonno. Ancora nella notte rilascia un severo ordine agli albergatori di portare direttamente al re ogni forestiero, che tace il nome e lo scopo del suo viaggio, da dove viene e dove andrà. Dato che per il suo matrimonio ha bisogno di molto denaro, impone una punizione a tutti gli albergatori perché Som-Hasad ha mancato di eseguire il suo ordine, che era stato comunicato soltanto a posteriori. Il mormorio fra il popolo diventa più forte. E ci sono molti che sono contro Ahab, che eleva una donna pagana a regina su Israele.

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